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Dentisti e HIV: la pronuncia del garante per la privacy

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Articolo di “Più Salute”. …

Articolo di “Più Salute”.
Il caso è stato sollevato dall’Nps, l’associazione di persone sieropositive, che ha segnalato all’Autorità garante della privacy che “uno studio dentistico raccoglieva informazioni sull'Hiv mediante la distribuzione di un questionario al momento dell'accettazione dei pazienti”, una raccolta generalizzata e ingiustificata di informazioni delicatissime.
Un dato che non può essere richiesto quando il paziente arriva in studio per la prima volta, ma solo in un secondo momento e solo se può determinare la scelta della terapia.

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  • 1. 1_51_marzo:Layout 1 23/02/10 09:55 Pagina 10 A cura di Paolo Sardegna E tu come la pensi? Giusto che i dentisti chiedano s IL CASO Il caso è stato sollevato dall’Nps, l’associazione di persone sieropositive, che ha segnalato all’Autorità garante della privacy che “uno studio dentistico raccoglieva informazioni sull'Hiv mediante la distribuzione di un questio- nario al momento dell'accettazione dei pazienti”, una raccolta generalizzata e ingiustificata di informazioni deli- catissime. Un dato che non può essere richiesto quando il paziente arriva in studio per la prima volta, ma solo in un secondo momento e solo se può determinare la scelta della terapia. Come giudica questa sentenza? Sì Non posso non condannarla. Le premesse dell’ordinanza ovviamente sono tutte cor- rette: sì al consenso informato del paziente, sì ovviamente a esigenze di sicurezza e igiene a prescindere dallo stato di salute dell’inte- ressato. Quanto al resto noi come associa- zione non possiamo esimerci dal contestare. Ma perché è così importante sapere prima se il paziente ha l’Hiv? L’ac- cusa che vi viene rivolta è che la vostra sia un’azione discri- minatoria non fondata su una reale necessità. E invece la necessità c’è, eccome! Soprattutto per quel che concerne gli interessi del paziente. Quest’ultimo, se affetto da Hiv, ha per ovvie ragioni già delle disfunzioni sue. La terapia che io vado a prescrivere può variare molto in base a quest’informazione. Se gli metto le mani in bocca devo poter sapere se i livelli di piastrine sono sotto la norma e dunque se il ri- schio di emorragia è più alto. Vi si chiede solo di porre questa domanda in un secondo momento e non tramite questionari. Non capiamo davvero cosa cambi tra il primo e il secondo incontro. Noi non facciamo discriminazioni, ma pensiamo solo a salvaguardare la salute dei nostri pazienti. Del resto se uno è diabetico, ce lo dice subito, perché non dovrebbe essere lo stesso con l’Hiv? Il timore di essere contagiati non c’entra. Noi siamo sempre attenti a prescindere, considerato il fatto che qualcuno potrebbe anche mentire sul proprio stato di salute. Credo sia una questione di rispetto nei confronti di tutti: dei pazienti in primis, degli ausiliari che lavorano presso gli studi e infine di noi dentisti. La vostra categoria lamenta il fatto di dover sottostare a un Roberto Callioni numero abnorme di leggi e sottoleggi. Che ne pensa? Presidente di Andi, l’asso- ciazione nazionale dei den- Sono numerosissime le regole cui dobbiamo sottostare. Prima di poter tisti italiani, il sindacato più aprire uno studio dentistico è infatti necessario soddisfare diversi requisiti rappresentativo di categoria per ottenere le autorizzazioni regionali. Com’è giusto che sia. Peccato però che conta il maggior numero di che i Nas vengano da noi, da quelli in regola a fare i controlli (che sono iscritti. Callioni risiede a Ber- tanti), e non vadano dagli abusivi. Purtroppo in Italia il problema del- gamo, dove svolge la libera pro- l’abusivismo è una realtà molto seria che deve essere combattuta più effi- fessione in via esclusiva. cacemente. Autore di numerose pubblica- zioni, relatore a convegni è anche membro dell’Istituto Su- periore di Sanità
  • 2. 1_51_marzo:Layout 1 23/02/10 09:55 Pagina 11 Più Informata Marzo 11 o subito al paziente se ha l’Hiv? LA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA “Nel primo colloquio con il paziente - ha spiegato l'Autorità garante della privacy - una volta acquisito il consenso al trattamento dei dati personali, il medico deve raccogliere solo le informazioni sanitarie necessarie ad assicurare una corretta assistenza medica. L'esigenza di raccogliere informazioni sull'Hiv fin dal momento dell'accettazione non può essere giustificata neanche dalla necessità di attivare specifiche misure di protezione per il contagio, poi- ché la normativa di settore prevede che tali misure siano adottate a prescindere dalla conoscenza dello stato di sieropositività”. No Alcuni dentisti definiscono que- st’ordinanza “una grande limi- tazione per la professione poiché, in questo caso, la pri- vacy rischia di creare un danno allo stesso paziente dato che la presenza dell’infezione può compromettere il successo di un percorso terapeutico”. Su questo non c’è dubbio, ma quello che noi contestiamo sono le moda- lità in cui vengono raccolti i dati sensibili relativi alla salute. Il rapporto tra medico e paziente deve essere fiduciario; in alcuni studi, invece, i que- stionari vengono raccolti dal personale infermieristico senza nessun ri- spetto per la privacy. In altri ancora persone sieropositive sono state rimbalzate perché “lo studio non era attrezzato per far fronte a una pato- logia simile”. Che vuol dire? Dica la verità, lei pensa che molti medici si trincerino dietro al “percorso terapeutico” per nascondere il fatto di non ve- dere di buon grado il paziente Hiv. Inutile nasconderlo. C’è ancora una grossa fetta di medici che ha ancora delle paure ancestrali quando si parla di Hiv. E c’è un altro dato da tenere in considerazione: se si sparge la voce che quel dentista “apre” anche ai sieropositivi, si può determinare un danno al portafoglio clienti. Eppure i dentisti si lamentano di dover sottostare già a un sacco di regole. Sarà anche vero ma il punto è un altro: che senso hanno le regole se le sanzioni in essere poi non vengono applicate quando la norma viene tra- sgredita? La colpa, in primis, è degli Ordini professionali che non appli- cano i regolamenti. Se un loro iscritto sbaglia, deve pagare, altrimenti c’è il rischio che passi un messaggio sbagliato. Com’è la situazione negli altri Paesi europei? E dove sta l’Italia rispetto a questi? C’è ancora molto da fare anche nel resto d’Europa, vero è che l’Italia ha un ulteriore aggravante: ha smesso di parlare di Aids. La soglia di atten- Matteo Schwarz zione si è abbassata, così presso l’associazione si presenta un numero cre- Avvocato romano, offre consu- scente di persone che ha contratto il virus senza essere né tossici né lenza legale gratuita alle per- prostitute o gay. La verità? Non esistono più categorie a rischio, siamo sone con Hiv, attraverso la tutti nella stessa barca. onlus Nps (Network persone sieropositive)

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