[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONE                              La nuova politica “ex parte civium”Alla fine de...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONENel 1774 con le Riflessioni di Filangieri il confronto si spostava sul piano ...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEA Napoli le tesi costituzionaliste (Fraggianni) erano molto diffuse e condivi...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEdei fautori della libertà, cessava di essere l’orizzonte di riferimento di un...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEFilangieri distingueva nettamente costituzione e governo, fase costituente e ...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEdato vita a un governo ingiusto fondato “sulle rovine della libertà civile de...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEInvestitura del feudo: Filangieri la definiva una stipulazione solenne con la...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEsulle leggi ; operando in questo modo la magistratura avrebbe ricoperto un ru...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEEra poco utile interrogarsi sul concetto di società       tali.giusta, sull’i...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEFondamentale fu per Filangieri quanto avveniva in America, ma anche la lunga ...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEeguaglianza equa tra i diversi che invece dava lo stesso solo agli stessi): c...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEMa fu soprattutto nelle logge che prese corpo una forte reazione, e non potev...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEprimitivo e uomo sociale.                                   moderna società c...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONELa disuguaglianza di forza non si poteva estirpare da queste primitive societ...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEQuindi bisognava unire realismo all’utopia, andare oltre l’eguaglianza dei di...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEDiversa visione tra Cesare Beccaria e FilangieriBECCARIA                     ...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONECiò era impossibile da realizzarsi in uno “stato di natura”, dove invece regn...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEVoltaire espresse la necessità di questo passaggio in “Dictionnaire philosoph...
[LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEFinalmente dopo decenni di predicazione da parte di filosofi come Grozio, Puf...
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×

SOCIETA' GIUSTA ED EQUA

2,007
-1

Published on


RIASSUNTO DEL TESTO

«Che cosa significa la politica per gli uomini del tardo Illuminismo?» Se ne ha una concezione autonoma? Esistono pratiche, rappresentazioni e discorsi specifici di essa, che la distinguano dalle pratiche, rappresentazioni e discorsi dell'epoca rivoluzionaria? Che peso ha in Italia il linguaggio dei "diritti dell'uomo", nel periodo che va dalla Rivoluzione americana alla Rivoluzione francese? Qual è il contributo dell'Illuminismo italiano all'Illuminismo europeo?

0 Comments
2 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

No Downloads
Views
Total Views
2,007
On Slideshare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
1
Actions
Shares
0
Downloads
66
Comments
0
Likes
2
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

SOCIETA' GIUSTA ED EQUA

  1. 1. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONE La nuova politica “ex parte civium”Alla fine del XVIII secolo, la pratica di un’utopia trovò in filosofi illuministici di cultura giuridica (Filangieri ePagano).Nei loro testi circolavano per la prima volta parole destinate a diventare concetti chiave del moderno linguaggiopolitico come: • Costituzione • Repubblicanesimo • Patriottismo • Società civile • Diritti dell’uomo • Cittadinanza • Governo rappresentativo • Sovranità popolare • Democrazia “pura” o rappresentativa • Eguaglianza, libertà civile e libertà politica.Fondamentali sono le parole autorevoli di un grande storico del diritto (Ajello):“gli illuministi rifiutano l’ideale umanistico - platonico di una repubblica governata dai saggi-giureconsulti,chiamati a rappresentare di volta in volta la communis opinio , tale ideale era stato il presupposto ideologico ditutta la scienza juris del tardo medievale e umanistica. Gli illuministi respinsero la pretesa dei giudici di attingeredalle strutture dell’essere, o quanto meno d’interpretare ed esprimere quelle esistenti. I sacerdotes juris furonoincapaci di rappresentare legalmente l’intero corpo sociale ed accusati di di essere solo portatori di interessiparticolari e limitati al loro status.” 1Le opere del pensiero giuridico illuministico illuministico da Montesquieu a Rousseu, da Beccaria a Filangierianche con differenze e diverse soluzioni prospettate nella critica dell’antico regime (soprattutto contro latradizione dei “forensi”), si ponevano l’obiettivo comune di smascherare gli arcana juris , in un momento storicodell’occidente in cui cominciavano a sgretolarsi gli ordinamenti del passato e si poneva con drammatica urgenzale questione di ridefinire la sovranità non più a partire dall’alto ma dal basso ex parte civium.Non è causale che nella Napoli di fine secolo l’esordio pubblico nella lotta politica di Gaetano Filangieri nel 1774,in occasione dei provvedimenti presi da Tanucci per obbligare i magistrati a motivare per iscritto le lorosentenze. Era questo un vero atto di guerra tra monarchia e corti di giustizia del Mezzogiorno (paragonabile alloscontro avvenuto tre anni prima a Parigi tra il cancelliere Maupeou e i messieur dei parlamenti).Risultarono vani gli appelli di Tanucci contro “l’arbitrio illimitato dei giudici”e il suo invito al Sacro RegioConsiglio di abbandonare quello “stile di oracoli”ricordando che la legislazione è tutta della sovranità; e che ilConsiglio non è che un giudice e che i giudici sono esecutori delle leggi e non autori : il diritto deve esserecerto e definito e non arbitrario. Non era la prima volta che un tentativo di riforma giudiziaria naufragava acausa della corporazione dei magistrati.Dopo l’arrivo di Carlo di Borbone e la fondazione della monarchia nazionale, il progetto di dar vita ad una faseassolutistica si era già arenato una volta di fronte alla resistenza del ministero del togato, secolare detentore delpotere nel Regno insieme alla nobiltà feudataria.Carlo III aveva cercato di porre rimedio alla frammentazione della sovranità reprimendo gli abusi, sciogliendo ilCollaterale, creando la Regia Camera di Santa Chiara, istituendo il nuovo Supremo Magistrato del commercio,dove i mercanti e banchieri affiancavano esperti del diritto, avviando un tentativo di codificazione; poco o nullacambiò.Tutti i maggior esponenti del mondo illuministico italiano denunciarono nel corso del settecento l’anarchia dellapratica della giustizia e la prepotenza dei sacerdotes juris .Filangieri: scrisse Riflessioni contro i togatiMuratori: scrisse Dei difetti della giurisprudenza (1742)Giuseppe Maria Galanti: Testamento forense, legava il sottosviluppo economico e l’arretratezza socialeall’egemonia dei giuristi. In Desrizione dello stato antico e attuale del Contado di Molise, in cui descriveva unsistema complicato ecclesiastico e feudale, nel testo era evidente una società in cui non si può possedere facoltàsenza dipendere dai tribunali; nè essere cittadini senza dipendere da avvocati.Galanti denunciava pubblicamente un malcontento, una realtà fatta di sopraffazioni da riformare, in cuidominavano la palese complicità e gli stretti legami d’interesse tra avvocati e magistrati.ma.ariasrodriguez@gmail.com
  2. 2. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONENel 1774 con le Riflessioni di Filangieri il confronto si spostava sul piano politico, con “principi fondamentalidella politica” che chiamavano in causa “l’opinione pubblica”, con il rispetto della libertà civile del cittadino emostrava a tutti la presenza del “mostruoso dispotismo” dei magistrati (autentici despoti che ignoravano i vincolidi legge, una sorta di dispotismo degli ottimati, molto pericoloso per la libertà dei cittadini in quanto esercitatada un’intera corporazione e non da uno solo.Dietro “l’arbitrio giudiziario”,consentito dalla pratica dell’interpretatio si nascondeva la violazione sistematicadella costituzione stessa dei governi moderati che prevedeva dopo Locke e Montesquieu, la separazione deipoteri al punto di renderli incomunicabili per garantire la libertà civile, i magistrati attraverso l’interpretationavevano usurpatole prerogative del”Sovrano come legislatore”.Il grande errore teorico, che aveva reso possibile questa situazione, si annidava nell’uso distorto della parolaequità da parte dei sacerdotes juris intesa come cosa differente della giustizia (strumento a disposizione delmagistrato per rettificare il carattere astrattamente universale della legge rispetto alla realtà concreta). Ilcontinuo ricorso al meccanismo equitativo per legittimare l’interpretatio aveva consentito la nascita di formenegative di dispotismo giuridico da parte delle grandi corti di giustizia.Intorno a una nuova rappresentazione della società civile, fondata sula nesso che legava l’equità e la giustizia,Filangieri costruirà il gigantesco mosaico della Scienza della legislazione.Si apriva negli anni settanta una nuova stagione nella vita del Regno di Napoli che si sarebbe conclusa nel bagnodi sangue della Repubblica del ’99, con la sconfitta definitiva del mondo dei Lumi.I conflittuali decenni della monarchia autoritaria di Luigi XIV avevano non solo mutato radicalmente la storiaistituzionale della Francia moderna, ma mutato radicalmente la storia istituzionale della Francia moderna,ma cambiato i termini stessi della lotta politica in tutta Europa continentale.La furiosa contesa tra corona e parlamenti esplosa nella seconda metà del secolo, stava mettendo a nudo ilsuperamento del consolidato equilibrio dei poteri dell’antico regime, e stava trasformando brutalmente lamonarchia regia in monarchia dispotica. 2Il governo di Luigi XIV aveva spezzato le vecchie consuetudini e allarmato non solo l’antica nobiltà feudale ostilealla corona e all’apparato burocratico dello Stato francese (che in cambio delle fedeltà all’assolutismo e allamonarchia ricevevano privilegi).La rivolta dei corpi intermedi era cominciata in Francia con la diffusione di una lettura polemica e negativa delleparole “absolu” e “despotique”.Montesquieu: nel libro l’Esprit des lois, in cui rappresentava i corpi intermedi come una componente essenzialedel sistema costituzionale monarchico, indispensabile per garantire la libertà ed evitare ogni forma didegenerazione verso il dispotismo da parte del sovrano.Luis-Adrien Le Paige: nel libro Lettres historiques sur les fonctions essentielles des Parlements, reclamò lacontinuità storica tra i parlamenti e le assemblee legislative delle due prime dinastie dei re di Francia,rivendicando la presenza dell’intera nazione e trasformando la registrazioni delle leggi da semplice atto formalein autentico principio costituzionale.A Napoli l’ideologia del ministero togato trova il suo massimo teorico in Niccolò Fraggianni (giurista, capo diruota del Sacro Regio Consiglio e Delegato della Real Giurisdizione, tutte cariche che lo ponevano ai verticidell’apparato burocratico).Tra il 1740 e 1750 per protestare contro i ricorrenti tentativi di riformare la giustizia nel segno dell’assolutismopiù rigoroso Fraggianni ricorse ai testi dei due francesi e al linguaggio giuspolitico degli atti promulgati daiparlamenti francesi. Egli metteva in guardia il sovrano contro i “riformatori” che considerava dei veri oppressoridella patria, quindi seguire i loro consigli . e cioè avviare una radicale riforma della giustizia tale da inclinare gliequilibri del tradizionale ordo juris e dello Stato di giustizia di origine medievale avrebbe non solo offeso lalibertà, ma creato rapidamente le condizioni per una pericolosa “rivoluzione generale”, continuavadicendo che questi cambiamenti potevano aver senso solo in presenza di un sovrano illegittimo o di un principeche non avesse altro oggetto che dispotismo e forza come Luigi XIV.Per Fraggianni il regno era sussistito per due secoli con queste leggi difettose che fossero, quindi la lorolegittimità derivava direttamente dalla storia, dalla tradizione di ogni singola nazione.La pratica giurisprudenziale dei sacerdotes juris esplicato nei secoli attraverso la scienza juris el’interpretatio rivestivano una funzione di garanzia e di tutela degli equilibri politici, impedendo idispotismi .Secondo Fraggianni l’obiettivo dei riformatori era togliere l’amministrazione della giustizia ai togatiriportandola sotto il controllo del re, in questo modo minacciava la libertà dei cittadini.ma.ariasrodriguez@gmail.com
  3. 3. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEA Napoli le tesi costituzionaliste (Fraggianni) erano molto diffuse e condivise tra i togati e in vasti settoridell’opinione pubblica, esse si scontravano con il nascente partito dei filosofi illuministi (nascita della figura del“giureconsulto filosofo” tra cui si ricorda Francesco Mario Pagano), che criticavano queste tesi e avevano presoatto della crisi della Scientia juris .Il mestiere di giurista inizia ad essere influenzato dai metodi di ricerca delle scienze naturali: da interprete ascienziato scopritore del comportamento umano; lo studio della “natura delle cose”come fonte primaria deldiritto ridimensionava le fonti del Corpus juris; dalla interpretatio si passava alla demonstration .La nuova figura del filosofo illuminista venne ulteriormente definito da Filangeri all’interno delle Riflessionicome cosmopoliti, amatori della libertà civile, individuavano nell’opinione pubblica l’interlocutore principale.Gli obiettivi principali erano di svelare i meccanismi di potere, educare il popolo anche attraverso l’uso diopuscoli e libri, e soprattutto intraprendere la riforma della legislazione.I saperi specialistici e gli interessi corporativi erano da considerare cose del passatoScontro tra :Fraggianni: fermo agli insegnamenti di Montesquieu, ribadiva i timori contro l’eccessivo ed inquietantefervore riformisticoFilangieri : scriveva La scienza della legislazione con l’intento di indicare cosa bisogna fare per realizzareuna società più giusta ed equa. In questo testo affronta i temi delle vicende drammatiche dellarivoluzione americana , la critica radicale dell’antico regime si accompagnava alla descrizione analiticadi un nuovo modo di pensare la legislazione, il potere, la natura stessa delle costituzioni.La critica del modello costituzionale britannico: la rivoluzioneamericana come laboratorio politico 3La Scienza della legislazione reca tracce profonde della rivoluzione Americana : una legislazione capace di creareuna società giusta coniugando la libertà e l’equità , i diritti dell’uomo con lo sviluppo economico e la giustiziasocialeTra Filangieri e Benjamin Franklin (intorno al 1780) nacque una profonda amicizia e reciproca ammirazionecementata da una comune militanza massonica, cessata solo dalla prematura scomparsa di Filangieri nel 1788(l’ultima lettera di Franklin conteneva una copia della costituzione federale degli Stati Uniti).Filangieri visse intensamente, soprattutto sul piano intellettuale la rivoluzione delle colonie inglesi, per luil’intero equilibrio politico, sociale ed economico mondiale gli sembrava in discussioneDi fronte alla crisi di fine secolo dell’Europa gli Stati Uniti rappresentavano un modello futuro della civiltàoccidentale: gli eredi migliori di un glorioso passato e un laboratorio politico per il futuro.Un modello in cui vi era la necessità di dare al popolo la distribuzione delle cariche al fine di attuare ilprincipio democratico, cercando di far coincidere l’inevitabile amore dei singoli per il potere con gliinteressi generali.L’ammirazione non cessava neppure di fronte al franco dissenso verso la promulgazione di leggi ritenute da luisbagliate come la pena di morte prevista per i disertori.Su un punto Filangieri era assolutamente intransigente nel prendere le distanze dall’esperienza americana: laschiavitù nella nuova patria degli uomini liberi.Gli pareva inaccettabile che mentre nella vecchia Europa le leggi si dichiaravano a favore della libertàdell’uomo.Le pagine di sdegno restano tra le più belle ed intense mai scritte in quegli anni dagli illuministi contro i “dirittiinviolabili dell’umanità e della ragione”.Per Filangieri non era solo importante la vittoria di un pugno di uomini contro un gigante oppressore, ma l’iniziodella fine dell’imperialismo britannico e la messa in discussione del brutale colonialismo del vecchio mondocondotto da secoli con spietatezza nel nome di una civilizzazione iniqua.Fondamentale fu l’ampiezza dell’informazione e i pregi di un sistema di comunicazione allargato alle elitesurbane e già di tipo internazionale fondato sulle gazzette, che sarebbe divenuto in breve tempo il nucleofondamentale del linguaggio politico moderno.Con la Dichiarazione di Indipendenza il 3 luglio 1776 la gloriosa tradizione repubblicana inglese,identificata con il modello del governo misto che aveva rappresentato grazie a Montesquieu la bandierama.ariasrodriguez@gmail.com
  4. 4. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEdei fautori della libertà, cessava di essere l’orizzonte di riferimento di un largo settore del fronteprogressista.I nuovi repubblicani radicali, negando l’autorità del parlamento londinese e alimentando la polemica con uncostante riferimento ai diritti dell’uomo e ai ideali illuministici, si accingevano a sperimentare oltreoceanoistituzioni e forme di governo più sensibili alle istanze egualitarie e democratiche.Con la pubblicazione sulla “Gazzetta Universale” della Dichiarazione di Indipendenza essa si diffuse in tutta lapenisola.Il testo formulato dal più illuminista tra gli americani Thomas Jefferson citava:“…..noi riguardiamo come verità evidenti per se stesse che tutti gli uomini sono stati creati uguali , che hannoricevuto dal loro creatore certi diritti inalienabili, che nel numero di questi diritti sono la vita, la libertà e laricerca della felicità, che per assicurare tali diritti sono stati istituiti governi tra gli uomini e che non traggono illoro giusto potere fuorchè dal consenso di coloro che son governati, ed ogni volta che una forma di governodiventa distruttiva di detti fini, il popolo è in diritto di alterarla o di abolirla e d’instituire un nuovogoverno.Gli americani avevano realizzato il “governo rappresentativo” come unica soluzione possibile per dareconcreta forma istituzionale alla sovranità popolare.Di pari passo alla critica e al superamento del modello di governo misto inglese nasceva la creazione delmoderno costituzionalismo fatto di testi scritti e deliberati dai congressi delle 13 repubbliche che mettevano inchiaro la differenza esistente tra carta costituzionale e il governo di una nazione, tra i diritti inalienabili enunciatinella dichiarazione dei principi del potere legislativo.Un aspetto del successo dell’opera di Filangieri è dovuto dalla polemica contro il costituzionalismo britannico,fatto di leggi scritte e consuetudinarie, fondato sul principio del governo misto.L’analisi di Filangeri dei difetti e delle contraddizioni si articolano in 3 gravi vizi: 1. la rivendicazione da parte della corona della totale indipendenza del potere esecutivo dal parlamento. Questo difetto poteva trovare soluzione separando chiaramente i compiti del potere giudiziario dall’esecutivo, in modo da affidare ad organi distinti in funzione di limite e di garanzia. 4 2. la capacità della corona di esercitare una sorta di “doppia influenza” sul parlamento, che nascondeva una componente segreta e pericolosa, in grado di distruggere la libertà del popolo senza che la costituzione ne venga alterata. Il sovrano poteva comprare i voti dei parlamentari, in quanto era “l’unico amministratore delle rendite nazionali”, e anche “il distributore unico di tutte le cariche civili e militari”. La storia inglese è piena di esempi di sovrani che avevano manipolato a piacimento il parlamento senza scatenare guerre civili. Così avevano fatto intelligentemente Elisabetta e soprattutto Enrico VIII. Assai diversa sarebbe stata la sorte di Giacomo II se avesse praticato “l’arte di corrompere l’assemblea che rappresenta la sovranità”, e non sfidando sul piano formale il parlamento come incautamente fecero Giacomo I e Carlo I. Porre rimedio a questa situazione comportava interventi strutturali che coinvolgevano la natura e la stessa composizione del parlamento. Filangieri contestava il presunto diritto esclusivo del sovrano inglese a nominare i membri della Camera alta. La Costituzione andava riformata per consentire alla Camera dei Comuni di respingere le pressioni della corona e anche per arrivare a sostituire “un’assemblea di cittadini ad un congresso di cortigiani”. Ciò comportava una revisione dei meccanismi elettorali della rappresentanza popolare, anche per evitare il dilagare della corruzione, molto diffuso con Giorgio III. 3. l’incostanza della costituzione.Il potere costituente del popolo legislativo, sovrano che in America, attraverso le assemblee legislative, consacrala nascita del moderno costituzionalismo.Filangieri tra i primi in Europa iniziò un dibattito sulla natura delle “leggi fondamentali” ( che cosa è unacostituzione? Quale rapporto esiste tra il potere legislativo e le leggi ordinarie? A chi spetta quello che noi oggichiamiamo il potere costituente? Può un governo misto dare vita a una costituzione chiara e costante neltempo?)Il caso americano stava dimostrando come fosse possibile a una libera comunità politica, attraverso i suoirappresentanti , creare democraticamente una costituzione, arrivando a formulare per la prima volta nella storia,un documento scritto e sintetico capace di racchiudere i principi fondamentali necessari a regolare la vita di unpopolo.ma.ariasrodriguez@gmail.com
  5. 5. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEFilangieri distingueva nettamente costituzione e governo, fase costituente e fase di governo ordinario, normaleproduzione legislativa del parlamento e fase straordinaria.Per Filangieri : “ la legislazione non deve, né può distruggere la costituzione; deve solo riparare ai suoi difetti, si èdetto che il diritto di alterare le leggi fondamentali che la determinano non si può togliere al congresso senzadistruggere la natura stessa della costituzione.Emergono le preoccupazioni per garantire la vita politica e parlamentare di una costituzione rigida, intesacome un “piccolo codice scritto”, sintetico, chiaro, razionale; un testo non solo fondamentale per garantirel’ordinata vita politica di una nazione, ma capace di fornire garanzie nei confronti del dispotismo. Profondamentediverso dal costituzionalismo misto e consuetudinario della tradizione britannica, dove la continua fluttuazionetra i diversi corpi che si dividevano l’autorità (che da Carlo I a Giorgio III aveva causato disordini sociali epolitici), che aveva favorito, secondo Filangieri, le antiche polemiche dei teorici dell’assolutismo contro ilfrazionamento della sovranità, e il regno dell’anarchia , della confusione, lo scatenamento della guerra civile e ildominio del più forte.Il vecchio modello costituzionale britannico aveva esaurito la sua funzione storica di fronte alle potenzialitàdemocratiche e libertarie del nuovo repubblicanesimo americano.Il mostro feudaleContro Montesquieu e il costituzionalismo cetuale. La denuncia del mostro feudale e della monarchiatemperata.All’interno dell’opera “scienza della legislazione” era costruita da un lato la critica dell’antico regime europeo, delsuo ingiusto ordine sociale e politico, del suo costituzionalismo corporativo e consuetudinario, dall’altro laformulazione di precise indicazioni legislative per costruire una società a partire da una legislazione rifondatasui valori e sui principi dell’illuminismo di fine secolo. 5Mentre Montesquieu ragionava “piuttosto sopra quello che si è fatto, che sopra quello che si dovrebbe fare…”. ANapoli sia Nicolò Fraggianni che la nobiltà feudale era ricorsa alle pagine del libro “l’esprit des lois” perrivendicare la legittimità dei propri privilegi.Dopo la guerra dei “sette anni” la questione feudale non si limitava a questioni politiche e giuridiche ma anche atematiche sociali ed economiche. I lavori di Mably, Ferguson, Linguet, Robertson (1765/1769) e Adam Smith(1766), sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, avevano messo in relazione il sempre più evidentesottosviluppo e l’arretratezza dell’agricoltura continentale, rispetto all’Inghilterra e alle colonie americane con ilpersistere della feudalità.Filangieri aveva fatto proprie le indicazioni di Smith, e all’interno della “scienza della legislazione” avevadedicato alle leggi politiche ed economiche una richiesta di aumento dei piccoli proprietari creando un liberomercato della terra, e rendendo disponibili i beni ecclesiastici (inalienabili) e trasformando i feudatari inproprietari. Era necessario per attuare ciò era necessaria la soppressione delle istituzioni cardini della feudalità: • primogeniture • i fedecommessi (causa delle miserie)Gli attacchi di Filangieri ai baroni feudali e al ceto togato attraverso “Riflessioni politiche sull’ultima legge delsovrano che riguarda l’amministrazione della giustizia” scatenò una violenta reazione. Contro di lui si scagliòanche un letterato Giuseppe Grippa, che rilanciò le teorie costituzionaliste di Montesquieu, che affermava cheera fondamentale la presenza dei corpi intermedi (nobiltà feudale) che garantivano la libertà in Europa,difendere la monarchia e le leggi fondamentali di antico regime. Per Grippa distruggere le basi economiche dellafeudalità significava attentare alla libertà e favorire il dispotismo, quindi il pericolo era la scomparsa dellamonarchia lasciando il posto alle violenze e all’anarchia dei governi popolari, e al pericoloso repubblicanesimodemocratico dei piccoli proprietari terrieri.Filangieri nel 1783 affrontò la questione feudale sul piano giuridico e politico cercando di riflettere sul nesso tralibertà e uguaglianza, e sulla legittimità del potere dei baroni, con la pubblicazione del terzo volume dedicato alleleggi criminali.Il merito di quest’opera stava nella capacità di cogliere i processi storici e politici di un epoca di profondetrasformazioni, in cui a garantire “equità, libertà e sicurezza” non è più la liberta feudale, bensì l’autoritàlegale del monarca: il governo by law che deve succedere al governo by will.Mostro feudale: per Filangieri oltre che uno ostacolo allo sviluppo economico, era la causa di gravi problemi dilibertà e di giustizia destinati a suscitare una precisa riflessione politica sulla natura del governo monarchico inantico regime. Diceva che il mostro feudale aveva devastato l’Europa e andava incenerito, perché nei secoli avevama.ariasrodriguez@gmail.com
  6. 6. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEdato vita a un governo ingiusto fondato “sulle rovine della libertà civile del popolo, e dei sacri diritti della corona.Un governo dove dominava la violenza quotidiana, la pratica della disuguaglianza di fronte alla legge e l’arbitriopiù sfacciato nei tribunali”. “la natura non ci ha fatti per essere il trastullo di pochi uomini potenti , ma ci hasomministrato tutti i mezzi necessari per esseri liberi e felici”Privilegi della giustizia feudale: al barone era concessa la nomina del magistrato cui spettava fare le indagini egiudicare sui reati avvenuti nel feudo. In questo modo il magistrato diventava un “miserabile e vile mercenariodel barone” ricattato sul piano economico dal suo datore di lavoro, minacciato dal potere di revoca dell’incarico,incapace di garantire una giustizia autentica e autonoma.Filangieri li descriveva senza onore, senza ricchezza, senza lumi, privi della confidenza del popolo e incapaci diprocurarsela, non hanno altro talento se non quello che si richiede per vessare, opprimere, rubare e per favorirechiunque è potente e calpestare chiunque sia debole.Il loro compito di amministrare la giustizia per conto del feudatario si fermava a volte alla sola ricerca delleprove della consapevolezza del reo ottenute con tutti i mezzi, dalla prigione alla tortura; da quel momentosubentrava il barone che trattava con l’incriminato una ricompensa economica in sostituzione della pena, nonmeno scandaloso era il privilegio di concedere la grazia ( Filangieri: “questo diritto che appena è compatibile conla sovranità, questo diritto del quale i re rare volte ne fanno uso per non moltiplicare i delitti con la speranzadell’impunità; il favorito del feudatario, il complice dei suoi delitti, lo strumento dei suoi attentati è sicuro dirimanere impunito perché sa che la sua condanna sarà seguita dalla grazia, mentre l’uomo onesto che ha resistitoai capricci del suo signore , sa di essere perduto se si troverà avvolto nei legami della giustizia e nelle trame diuna violenta ed arbitraria procedura”)Processo: Esistevano 3 gradi di appello contro una sentenza ritenuta ingiusta.I primi 2 erano di fronte ad altri giudici ma sempre pagati dal barone, l’appello finale davanti ai tribunaliprovinciali del re pareva inventato apposta per scoraggiare ogni volontà di sottrarsi all’ingiustizia dei ministridei baroni .I giudici nominati dal sovrano erano costretti a valutare sulla base dei documenti processuali raccolti in 6precedenza. Nel caso in cui il primo procedimento fosse dichiarato formalmente irregolare il rimedio previsto,per Filangieri, era il peggiore dei mali, entrava in scena il titolare della pubblica accusa, l’inquisitore del re, conil compito di istruire il nuovo processo destinato a diventare una sorta di allucinante inferno in terra per coloroche pensavano di sfuggire alla giustizia feudale.Per Filangieri l’inquisitore era l’uomo più vile e più ladro della provincia, un subalterno che non solo è pagato dalgoverno, ma che paga per poterlo servire; che esercita ignominiosamente un ministero che ricercherebbe moltaonoratezza, ma che è divenuto infamante, insensibile a tutti i sentimenti di pietà, di onore e di giustizia.Come atto preliminare l’inquisitore ordinava la preventiva carcerazione dei numerosi testimoni, di rei, dicomplici. Poi seguiva la ricerca di prove con ogni mezzo per coinvolgere il maggior numero di persone cuiproporre il “mercato”e lo scambio in denaro per uscire indenni dal processo. Si può definire tragico lo scenariodella giustizia dell’antico regime.Per Filangieri l’obiettivo primario dei “diritti sacri della civile libertà”in un regime monarchico allaormai necessaria riforma della giustizia, al superamento dei privilegi cetuali che attribuivano ai corpiintermedi frammenti fondamentali della sovranità, mascherandone gli interessi corporativi in nomedella difesa delle libertà costituzionali.Sovranità e distribuzione dei poteri: Dopo Bodin, Hobbed e Rousseau nessuno dubitava più che essa dovesseessere una e indivisibile. Altra cosa era la distribuzione dei poteri in funzione di garanzia come avevano spiegatoLocke, Bolingbroke e Montesquieu: “in ogni specie di governo l’autorità deve essere bilanciata ma non divisa; lediverse parti del potere devono essere distribuite ma non distratte”.Per Filangieri è esemplare è il caso del governo di tipo democratico dove il popolo da se stesso amministrala sua sovranità, attraverso una costituzione, capace di fissare i limiti e le forme del potere legislativo edesecutivo e i compiti dei magistrati e dei pubblici funzionari, questo atto non farebbe altro che distribuirel’esercizio delle diverse parti del potere, ciò non dividerebbe la sovranità che resterebbe unicamente nel popolo.Europa dell’antico regime feudale: specie di governo che divide lo Stato in tanti piccoli Stati, la sovranità intante piccole sovranità; che smembra dalla corona quelle prerogative che non sono comunicabili, che nonripartisce l’esercizio dall’autorità, ma divide e aliena il potere stesso, che dà al popolo molti tiranni invece di unsolo re e al re molti ostacoli al fare il bene.Questa monarchia feudale usurpa i diritti del popolo e del principe, c’è una dipendenza della monarchia senzal’attività della sua costituzione e le debolezze della repubblica senza la sua libertà.ma.ariasrodriguez@gmail.com
  7. 7. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEInvestitura del feudo: Filangieri la definiva una stipulazione solenne con la quale il sovrano dona o vende ad unprivato cittadino e ai suoi discendenti gran parte della sua autorità sopra un’altra porzione di cittadini, i qualisenza il loro consenso, vengono degradati dalla loro politica condizione e condannati a nuove servitù, obbligati anuovi doveri, strappati dalla immediata giurisdizione del monarca e trasferiti sotto quella di un uomo che essierano nel diritto di considerare come loro uguale.Il più grande pensatore dell’Europa era Locke, in lui Filangieri traeva gli argomenti contro il diritto di conquistaposto a fondamento dell’assolutismo regio e delle pretese baronali, e il principio della sovranità popolare e dellanatura pattizia e consensuale del potere politico tra uomini liberi ed uguali in grado di mettere in dubbio che ilmonarca fosse il proprietario assoluto della sovranità.Per Filangieri anche se l’uso della forza lo abbia fatto salire sul trono senza il consenso del popolo, egli non saràmai il sovrano dello Stato ed egli ne sarà il nemico, ed ogni atto della sua sovranità sarà un atto illegittimo, ilpopolo è l’unico che possa legittimare l’esercizio nella persona dell’amministratore che noi chiamiamo re.Sovranità del popolo: la tesi della sovranità del popolo e della figura del re come semplice amministratore eraapprofondita nella trattazione dei cosiddetti delitti di lesa maestà in antico regime. Se sacro era il dovere delcittadino di non attentare mai alla sovranità che non si può violare senza distruggere la società, altra cosa eral’attacco personale al re.Nella repubblica romana, dove era chiara la sovranità del popolo, i delitti di lesa maestà erano circoscritti alsovvertimento delle leggi fondamentali e alla conseguente violazione della “libertà civile”dei cittadini.Solo con Augusto e con l’impero il germe del dispotismo aveva cominciato ad insinuarsi, dando corpo ad unaestensione arbitraria del numero e della natura dei reati di lesa maestà e confondendo il diritto di critica conla difesa della sovranità. In antico regime l’alto tradimento veniva considerato ogni tipo di reato contro il re,non c’era nessuna differenza tra reati d’opinione, la conoscenza di un complotto o la partecipazione ad unaazione sovversiva. L’uso politico del reato di lesa maestà aveva mutato la doverosa difesa della sovranità inun’arma nella creazione del dispotismo.La figura del re come amministratore soprattutto a Napoli dopo i tentativi d’inizio secolo di procedere allacreazione di una monarchia assoluta delineava la futura creazione di una monarchia ben costituita dacontrapporre alla monarchia feudale dove era evidente il dominio della corona, il dispotismo dei baroni e 7l’arbitrio dei magistrati. Con questo progetto sarà rilanciato da tutti i protagonisti del tardo Illuminismo italianoil tema della libertà civile ( intesa come regno della legalità, stato di diritto e di garanzia per tutti i cittadini,destinato a sfociare nella richiesta dell’eguaglianza di fronte alla legge).Quando i cittadini vivono “tranquilli” sotto la protezione delle leggi questa tranquillità è chiamata libertà civile.Filangieri si apprestava a definire un primo abbozzo di monarchia costituzionale: “si chiama monarchia quelgoverno dove regna uno solo, ma con alcune leggi fondamentali.La natura della monarchia richiede che vi sia tra il monarca e il popolo una classe o un rango intermediodestinato non ad esercitare alcune delle porzioni di potere, ma a mantenere l’equilibrio e che vi sia un corpodepositario delle leggi, mediatore tra sudditi e re. I nobili compongono questo rango intermedio e i magistrati ilcorpo depositario delle leggi.Le leggi devono fissare i privilegi e i diritti degli uni e le funzioni degli altri, devono fissare i limiti di ciascunaautorità nello Stato, devono dichiarare quali siano i veri diritti della corona e quale il ministero dell’individuo chela porta, devono determinare fin dove debba estendersi il potere legislativo e dove debba cominciare e finirel’esecutivo. Determinare tutto ciò che riguarda le magistrature”.Nella monarchia costituzionale costruita per evitare il dispotismo e garantire la libertà civile di tutti i cittadini,l’unica carica di tipo ereditario era quella del Re. Nessun privilegio del sangue e della nascita era accettabile (nelcaso dei corpi intermedi). Magistrati e nobili dovevano rispondere personalmente del loro potere politico “lericompense sono dovute alle azioni, le cariche al talento e al merito di esercitarle”.Differenza tra Filangieri e Montesquieu:Montesquieu parla di “monarchia temperata”, essa era interna alla logica di antico regime, “senza nobiltà disangue non esisteva la monarchia stessa, abolire in una monarchia le prerogative dei signori, del clero e dellanobiltà si avrebbe uno Stato popolare o meglio uno Stato dispotico”.Filangeri: parla di "monarchia ben costituita”. Filangeri rivolgeva ai baroni l’appello ad accettare latrasformazione dei feudi in libere proprietà private, contribuendo in tal modo allo sviluppo dell’agricolturanazionale, all’accumulo delle ricchezze, alla creazione di un vero mercato fondiario, divenendo finalmente unavera élite naturale rispettata da tutti. Faceva un’attenta riflessione sui magistrati che non dovevano arbitrarema.ariasrodriguez@gmail.com
  8. 8. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEsulle leggi ; operando in questo modo la magistratura avrebbe ricoperto un ruolo allo stesso tempo di garanziacostituzionale e di equilibrio dei poteri.La legittimità del potere veniva sempre dal basso.Filangieri era un pensatore repubblicano e radicale, condannato a operare in un contesto storico dominato dallacrisi dell’antico regime e in una Napoli dove le riforme avevano nemici ovunque.Non bisogna trarre in inganno gli elogi a Federico II e alla grande Caterina per aver avviato riforme legislative èevidente l’orrore del giovane filosofo napoletano per le figure di despoti come Giuseppe II.Il dispotismo inteso come espressione di un che si poneva al di sopra delle leggi liberamente accettate da unacomunità politica, restava pur sempre il vero polo negativo.Filangieri fu il massimo rappresentante del nuovo repubblicanesimo del tardo Illuminismo, sensibilealla difesa dei diritti dell’uomo e all’affermazione di un preciso progetto costituzionale.Era fondamentale come si esercitava l’autorità, il rispetto decisivo da parte del potere delle garanziedella legge: la salvaguardia, prima di ogni cosa della libertà civile e dei diritti dei singoli cittadini.Benché fosse evidente la simpatia verso l’esperimento democratico americano credeva che ogni forma digoverno avesse vantaggi e svantaggi, quindi non sempre una repubblica democratica poteva garantire meglio idiritti dell’uomo, la cittadinanza e lo stato di diritto rispetto ad una monarchia costituzionale.“in ogni società ci sono due forze: una fisica (l’uomo) e una morale (governo).Il vantaggio di una “monarchia ben costituita”: “…è che la forza morale si trova combinata con la minorequantità di forza fisica. Nella democrazia la forza morale è unita alla massima forza fisica”.La monarchia ben costituita poteva rappresentare il vantaggio di una maggiore certezza nel rispetto della legge edella libertà civile dei cittadini qualora si fosse approdata a una costituzione scritta e costante all’americana.Restava pur sempre il problema della partecipazione dei cittadini al potere legislativo e alla formazione dellavolontà politica. Filangieri ed altri illuministi affidavano l’esercizio della sovranità popolare all’opinionepubblica. 8Per poter realizzarsi necessitavano 2 condizioni a cui Filangeri dedicò il quarto volume della Scienza dellalegislazione : • istruzione e educazione pubblica del popolo : necessitava di un diretto impegno del governo e doveva coinvolgere il maggior numero di individui, allargandosi a tutti i ceti sociali, nelle forme e nei modi più appropriati alla condizione di appartenenza dei soggetti. • garanzia della libertà di stampa : si fondava sul presupposto illuministico (Kant) che l’uso pubblico e critico della ragione in ogni campo rappresentava uno strumento per il progresso e l’emancipazione dell’umanità.La Scienza della Legislazione ebbe in Italia e all’estero un successo straordinario a fine secolo e divenne ilmanifesto del pensiero politico del tardo Illuminismo europeo, colpiva tra l’altro la forte e dichiarata polemicacon Montesquieu, uno dei personaggi chiave del dibattito giuspolitico europeo del Settecento.Però accanto alle critiche Filangeri aveva per Montesquieu pubblici e sinceri riconoscimenti (“… questo tratto digratitudine è un tributo che io offro ad un uomo che ha pensato prima di me e con i suoi errori mi ha istruito emi ha insegnato la strada per trovare la verità”).MONTESQUIEU FILANGERIIndagare sulle garanzie di libertà nel mondo moderno Individuare un nuovo ordine giuridico capace di dar vita ad una società più giusta ed equa che metteva al primo posto i diritti dell’uomoPrima metà del Settecento, in cui prevaleva la Tardo Illuminismo la crisi del meccanicismo fisico-razionalità di tipo meccanicistico, cartesiano e matematico di tipo galileiano e newtoniano, ilnewtoniano che mutava dall’immagine di un ordine trasformismo delle specie animali, la scoperta dellanaturale fisso ed immobile il modello per comprendere dimensione storica della natura, la definizione su cosaanche l’ordine politico-sociale: l’universo-macchina si dovesse intendere per scienza avevano incrinato lacon le sue ferree leggi matematiche serviva alla precedente razionalità e di conseguenza anche l’ordinecomprensione razionale delle immutabili leggi sociali e pubblico e sociale pareva suscettibile di cambiamenti.delle scienze umane.Percepiva la realtà come un soggetto dato e definitivo Mirava ad individuare le regole e i principi di unale cui leggi eterne e razionali andavano indagate e futura legislazione universale e cosmopolita, piuttostocomprese in termini sociologici e storici. che studiare lo spirito e la natura delle leggi in quantoma.ariasrodriguez@gmail.com
  9. 9. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEEra poco utile interrogarsi sul concetto di società tali.giusta, sull’importanza di elaborare una legislazioneche assumesse come valori fondativi ultimi la giustizia Punti di riferimento società civile, diritti dell’uomo ee i diritti dell’uomo. giustizia.Per lui la storia e la natura avevano prodotto certirapporti di forze e creato situazioni di dominio. Sensibilità per argomenti come la natura del potere costituente, il complesso rapporto tra sovranitàPoco interesse per l’analisi dei meccanismi del popolare e costituzione.mutamento delle costituzioni e del potere costituente. Presenza di una costituzione scritta e sintetica di principi e di leggi fondamentali sul modello americano, il suo interesse per questioni che noi oggi chiamiamo la verifica di costituzionalità delle leggi ordinarie.La legge rappresentava per Filangieri il mezzo per garantire la libertà civile e i diritti dell’uomo in una societàgiusta ed equa, ma rimane uno strumento fortemente condizionato dal contesto storico, la cui forma eramutevole e revocabile nel tempo della volontà politica.Una perfetta legislazione non era mai esistita e probabilmente non sarebbe mai esistito, tuttavia i dirittifondamentali dell’uomo erano un punto fermo per costruire legislazioni a favore dell’emancipazione umana.Filangieri proponeva la creazione di un nuovo potere costituente capace di produrre una “pacifica rivoluzione”.Formulò la proposta di ricorrere alla creazione di una nuova magistratura : il censore delle leggi.Questa magistratura aveva il compito di segnalare al legislatore quando una legge cominciava ad essere“in contraddizione coi costumi, col genio, con la religione”.Doveva garantire l’omogeneità e l’efficienza dell’intero corpus legislativo.I censori avevano il compito di indicare la corretta interpretazione dei provvedimenti legislativi rispettoalle leggi fondamentali ed eventualmente proporne la eliminazioneI poteri reali dei censori erano volutamente limitati : essi non potevano concretamente abrogare nessuna legge, 9la loro funzione è consultiva, per non ledere la principale funzione della facoltà legislativaLa costruzione del nuovo costituzionalismo: sciabilità massonica edeguaglianzaBisogna ricordare che la Scienza della Legislazione fu scritta in un periodo particolare nella storia del modernocostituzionalismo occidentale: tra due rivoluzioni, quella americana e quella francese; in un’epoca di crisi, ditransizione e di rapidi mutamenti.Con le sue riflessioni Filangieri contribuiva a chiarire de finitamente il senso moderno di “piccolo codice a partedelle vere leggi fondamentali”.Filangieri come Rousseau nel Contratto sociale e i rivoluzionari americani, preferiva sottolineare il carattereartificiale e volontario, politico prima che storico e giuridico, dell’elaborazione di una costituzione.Egli era convinto che il ricorso della corporazione dei magistrati e degli aristocratici di sangue seguaci delcostituzionalismo dell’antico regime minava alle fondamenta tutta la sua idea di una nuova scienza dellalegislazione da fondare ex novo sulla base dei diritti dell’uomo e dei nuovi principi illuministici.All’uso più ampio della parola costituzione, come regolamento e forma di governo di un corpo politiconaturalmente sviluppatosi nel tempo, egli anteponeva l’uso legale del termine, inteso come legge scritta dacontrapporre al primato dei costumi e delle consuetudini. Questo uso si era affermato a partire dalla metà delXVI secolo nell’ambito del diritto canonico per indicare le leggi della Chiesa, degli ordini religiosi e, primaancora, come tramite per la stesura degli antichi statuti comunali in età medievale.In antico regime i due usi parevano il più delle volte confondersi in definizioni generiche, come quella formulatada Bolingbroke nel 1727, nella celebre opera “the British Constitution: Or, the Fundamental Form of Governmentin Britain” che tanto influenzò Montesquieu , oppure nella definizione di Vattel che diceva “chi formula laCostituzione dello Stato non era altro che il regolamento fondamentale che determina la maniera in cui deveessere esercitata” (pur precisando la differenza tra potere legislativo, forma di governo e Costituzione, nonscioglieva i dubbi sulla forma e natura di quest’ultima).Solo le vicende americane erano in grado di imporre una svolta decisiva e i contenuti del moderno pensierocostituzionale.ma.ariasrodriguez@gmail.com
  10. 10. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEFondamentale fu per Filangieri quanto avveniva in America, ma anche la lunga militanza nell’ordine massonico.Alla fine del 700 nelle logge napoletane erano presenti tutti i massimi esponenti della Repubblica letteraria, granparte del ceto dirigente e delle élites urbane della Capitale. Il fenomeno era catalizzatore una peculiare culturailluministica in cui si mescolavano, rinnovandosi, sia gli antichi ideali del giusnaturalismo, sia la volontà diriforma politico sociale dei nuovi lumi, sia l’ideologia del progresso del movimento scientifico, dando vita ad unasensibilità religiosa del tutto nuova (rifletteva in modo diverso il rapporto tra morale e politica).Filangieri (“novello Filandro” dato dal suo istitutore monsignor Luca Nicola De Luca) sperimento, attraversol’esperienza di massone, la nascita di una religione dell’umanità. Le logge gli apparvero uno straordinariolaboratorio politico, che prefigurava nel segreto delle sue pratiche, formalmente aperte a chiunque, un nuovoordine sociale rispetto alle tradizionali logiche “cetuali” e corporative dell’antico regime, trasformando i sudditiin cittadini liberi ed eguali.I massoni con il giuramento attribuivano un carattere sacrale di legge ai loro regolamenti, attraverso cui questesocietà private si reggevano e governavano costituzionalmente.Lo “spirito repubblicano” presente nelle logge conobbe una fase nuova grazie agli scritti di Jonh Locke e di JamesAnderson (Constitution of the Free-Mason, 1727).La traduzione di Locke in francese, ad opera di David Mazel, diffusa attraverso la loggia di Amsterdam (bienAimée), forzava volutamente in senso radicale del pensiero e contribuiva ad avviare un ripensamento critico delvecchio repubblicanesimo classico, rielaborato in Italia nell’età di Macchiavelli.Negli anni ’70 il fenomeno di politicizzazione della massoneria europea, si accompagnava sia alla riflessione sugliesiti della guerra dei Sette anni, che aveva cambiato gli equilibri europei ponendo all’attenzione modelliistituzionali e culturali di potenze inattese come Russia e Prussia, e alla meditazione della crisi del modellocostituzionale britannico.Nel continente nella massoneria templare (della Stretta Osservanza) la lettura di critica al dispotismo, di cui“Della Tirannide” di Vittorio Alfieri, aveva fatto nascere il desiderio di fondare uno Stato massonico, una terralibera costituzionalmente governata da leggi scritte (come quelle dei regolamenti massonici).“la Libertas Americae” doveva diventare lo stimolo contro il dispotismo in Europa, solo Lessing nel 1778, nei 10“dialoghi” in cui ebbe il coraggio di ironizzare sui fratelli che “in Europa combattono per gli Americani”, tuttavia ilnuovo mito americano scatenava sogni e passioni sociali.Richard Price e Paine erano impegnati al servizio della Rivoluzione Americana. Paine era impegnato nella loggiaparigina “Neuf Soeurs”, con cui Filangieri, Franklin, Jean-Antoine Gauvin Gallois (traduttore francese de lascienza della legislazione) avevano relazioni. Questa loggia aveva anche contatti con i due “venerabili” CharlesDupaty e Claude Pastoret che furono decisivi negli anni prima della rivoluzione del 1789.La fusione tra il mondo illuministico e la vita intellettuale del mondo delle logge, due mondi dalle origini diversee che per molto tempo si erano ignorate portò a maturazione, in particolare a Napoli, molti temi presenti nellaScienza della Legislazione, tra cui l’uguaglianza; fu proprio la massoneria ad innescare il dibattito settecentescosull’argomento, come risulta da documenti e testimonianze delle logge.Nei cerimoniali d’iniziazione e nelle riunioni: era prassi comune ricordare agli apprendisti che tutti i fratellierano uguali. Unica distinzione ammessa era in funzione della virtù e del talento, non certo della nascita.Dall’esterno ci furono relazioni preparate dalle autonomie ecclesiastiche per denunciare e processare le attivitàsegrete dei fratelli.Accanto a quelle che potremmo definire le pratiche egualitarie delle logge si sviluppò a Napoli una riflessioneteorica che non si limitava a riassumere le tradizionali posizioni di Platone, Aristotele, Cicerone, dello stoicismo edel cristianesimo primitivo, sino alle più recenti interpretazioni rinascimentali e dei pensatori della Riforma.Antonio Genovesi ( titolare della cattedra di etica all’Università napoletana nel 1745, e maestro diFilangieri) nella Diceosina o sia della filosofia del giusto e dell’onesto tirava le fila sulla secolare discussionesui caratteri e forme dell’eguaglianza, rilanciando per intero le riflessioni di Aristotele (che in “Politica” spiegavache a seconda del contesto storico e delle necessità del momento, era necessario servirsi ora dell’eguaglianzanumerica ora di quella basata sul merito; il problema nasceva dalla constatazione sviluppata nell’”EticaNicomachea” in cui “ tutti concordano che nelle ripartizioni vi debba essere il giusto secondo il merito, però idemocratici lo vedono nella libertà, gli oligarchici nella ricchezza o nella nobiltà di nascita, gli aristocratici nellavirtù. Quindi il giusto è in un certo senso una proporzione.In Politica “ la giustizia , nella concezione democratica, consiste nell’eguaglianza secondo cui il numero e nonsecondo il merito, con la conseguenza che la folla sarà sovrana e che fine della città e giusto sarà quello che saràparso ai più.”Genovese per i suoi scolari riassumeva che:”… l’Egualità tra due cose può aversi o nel numero, o nel peso, o nellamisura, o nella stima”.Nei primi casi si parla di un’eguaglianza aritmetica: in cui veniva privilegiato il principio d’identità, cioèdando lo stesso a tutti. Ben più importante gli pareva l’eguaglianza di stima (in greco significava una forma dima.ariasrodriguez@gmail.com
  11. 11. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEeguaglianza equa tra i diversi che invece dava lo stesso solo agli stessi): come la chiamava Aristotele egualità diproporzione, vale a dire che quel “che mi dai stia ai miei bisogni come sta ai tuoi quel che ti do io”.Questo secondo tipo era un modo più equo che rispecchiava meglio la realtà sociale o l’oggettiva differenza tra gliindividui.Per Genovesi l’equalità perfetta tra quello che si dà e quello che si riceve, questa egualità si chiamagiustizia equità, cioè uguaglianza.Nelle logge inglesi, il principio di eguaglianza di stima dominò la vita interna ridefinendo fin dal principio letradizionali gerarchie sociali, nobili, ricchi borghesi, esponenti delle professioni,, mercanti impararono aconvivere e a praticare nel segreto delle logge i principi della cittadinanza egualitaria garantita dallecostituzioni.L’identità massonica stava nella convinzione che il merito non è con la nascita, questo doveva costituirel’elemento fondamentale dell’ordinamento sociale e politico.A Napoli, in un contesto storico che vedeva per la prima volta l’avvento di una grande monarchia nazionaledecisa a riplasmare, attraverso l’assolutismo, il vecchio ordine sociale, molti esponenti della più antica nobiltà disangue entrarono nelle logge, assumendone il più delle volte il comando e la direzione intellettuale, con lasperanza di rilanciare la loro storica funzione politica ai vertici della società. Fautori di una inedita “vera nobiltà”,di una “nobiltà virtuosa”,che rafforzava e accompagnava il decoro delle origini con la pratica della virtù civica,essi fecero pubblicamente propri i principi di competenza, della professionalità e del talento.Da ricordare il principe di Sansevero che aveva la direzione dell’intero movimento massonico del mezzogiorno,in quanto all’inizio era ancora presente sullo stesso piano l’importanza dei natali illustri con la fama di uomovirtuoso e sapiente, dopo pochi decenni però il merito e la virtù scalzarono definitivamente il primato di sangue.Alla fine del secolo, proprio all’interno della massoneria sarebbe partita la battaglia finale contro i diritti disangue, il principio di ereditarietà e dei privilegi feudali a opera di aristocratici come Filangieri.La storia dell’eguaglianza nel Settecento conobbe il suo momento decisivo con la pubblicazione delle opere di 11Jean- Jacques Rousseau che costituivano una sfida frontale e decisiva per la stessa identità profonda deimassoni. Le famose riflessioni sulla storia della disuguaglianza come segno del moderno male socialestoricamente espresso attraverso l’inarrestabile intreccio tra le prime forme di divisione del lavoro, la nascita delmio e del tuo, lo sviluppo delle scienze e delle arti, del commercio e delle ricchezze, e quindi del lusso, checomportava inevitabile corruzione, il crescente disagio umano verso una civiltà delle apparenze in cuidominatori e dominati mostravano di aver perso per sempre la loro primitiva umanità di uomini liberi, autonomied eguali, suonavano come aperta e clamorosa condanna della civiltà dell’Occidente.La corrosiva ed affascinante critica della modernità da parte del ginevrino rivela impietosamente lecontraddizioni e il volto oscuro di un progresso economico e materiale che stava mutando l’originariaessenza umana della persona, dal buon selvaggio all’infelice e alienato borghese dei grandi agglomeratiurbani europei (una forza misteriosa sembrava all’opera per negare dalle fondamenta la politicità dell’uomo,quel suo essere, come spiegava Aristotele, “zoon politikòn” : individuo naturalmente dotato di volontà e dipossibilità di scelta ).Con Rousseau il repubblicanesimo degli antichi riappariva sulla storia armato di nuove e più potentiargomentazioni filosofiche.Laddove Montesquieu, nell’Esprit des lois indicava nel regime misto inglese e nella costituzione della GranBretagna l’unica forma moderna del repubblicanesimo, Rousseau parlava di democrazia diretta, rivisitataalla luce della volontà generale e del governo legittimo, il nesso tra ricchezza e corruzione, la denunciadel talento come fonte di disuguaglianza e freno al diffondersi delle virtù civiche, la critica dellarappresentanza politica e del lusso corruttore dei costumi civici.Questo destava inquietudine in ogni settore della vita politica ed intellettuale del continenti, soprattutto tra iphilosophes, che misero al bando sia il discorso sulle scienze e sulle arti sia quello tra le disuguaglianze tra gliuomini con l’accusa di aver ceduto al primitivismo e di aver elaborato come scrisse perfidamente Voltaire: “lafilosofia di un pezzente che vorrebbe che i ricchi fossero derubati dai poveri…””…a leggere il vostro libro vienevoglia di camminare a quattro zampe”.In Italia da Nord a Sud furono pronunciate parole sprezzanti contro i velenosi scritti del ginevrino che mettevanoin dubbio decenni di sforzi da parte dei protagonisti della Repubblica letteraria volti a promuovere lo sviluppoeconomico e sociale della penisola proprio attraverso la diffusione delle scienze e delle arti e del commercio. DaAntonio Genovesi a Isidoro Bianchi, da Gianrinaldo Carli a Pietro Verri, l’Illuminismo italiano fece murocontro quelle critiche verso la modernità che invece trovavano subito orecchie attente e sensibili nel mondocattolico.ma.ariasrodriguez@gmail.com
  12. 12. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEMa fu soprattutto nelle logge che prese corpo una forte reazione, e non poteva essere diversamente se si esaminacon attenzione la filosofia della storia enunciata sin dalle prime Constitution di Anderson.La conoscenza in tutte le sue forme: dalla geometria all’architettura, dalla vecchia alchimia alla nuova chimica, losviluppo delle nuove scienze naturali e delle moderne professioni costituiva la rigenerazione dell’uomo e dellascienza massonica.Verso questa precisa scelta di campo si erano indirizzati i contributi di fratelli autorevoli e Gran maestridell’ordine: Desaguliers (newtoniano), Ramsay (fautore dell’enciclopedismo settecentesco), Franklin( padre dell’elettricismo).La stessa logica egualitaria dei massoni, ridefinita a partire dalla stima, dal merito e del talento era messa indiscussione dai paradossi rousseauiani. Nelle logge la nuova gerarchia che si legittimava sulla base del talento, inumerosi “frères à talens”che lavoravano nel teatro, nella musica, nella letteratura, nella pittura, non amavanocerto il rozzo primitivismo teorizzato dai seguaci dal ginevrino, diffidenti verso ogni forma di genio e di possibiledifferenziazione sociale.La risposta più organica all’egualitarismo e al repubblicanesimo degli antichi, nuovamente messo in campo daRousseau, venne dalle logge napoletane e soprattutto da Francescantonio Grimaldi .Francesco Grimaldi era un raffinato studioso, Venerabile maestro della loggia “L’humanitè”, pubblicò nel 1779tre volumi, dal titolo Riflessioni sopra l’ineguaglianza tra gli uomini ( che per intelligenza e cultura sarebbepotuto diventare uno dei testi chiave del pensiero politico europeo, ma era un testo molto lungo) in cui poneva intermini del tutto originale la questione delle origini e delle cause della disuguaglianza, rovesciando le tesi diRousseau, con un risultato non meno inquietante delle ipotesi confutate.Grimaldi voleva rifondare per la prima volta in Italia le stesse basi teoriche della riflessione politica deicontemporanei: “il Teatrise on Human Nature”di Hume, il crudo realismo del “Principe” di Macchiavellicostituivano le stelle polari di una scienza empirica della politica decisa a operare su fatti concreti, studiandosulla base di apporti di discipline come la medicina, l’anatomia comparata, la fisiologia, la chimica, l’etnologia, lastatistica, “l’essenza morale, fisica e politica della scienza umana”, in modo realistico e non con i modimoderni di alcuni filosofi della politica in vena di utopie, in quanto bisogna considerare gli uomini perquello che sono e non come potrebbero o dovrebbero essere. 12Con questo spirito scientifico Grimaldi procedeva a quella che noi definiremmo la “falsificazione” delle ipotesi diRousseau circa “l’uguaglianza che la natura ha messo fra gli uomini e sulla disuguaglianza che essi hannoistituita” mediante la nascita della moderna società civile.RUOSSEAU GRIMALDIAveva ipotizzato l’esistenza di un uno “stato natura” Polemizzava contro la rappresentazione delladove individui isolati, indipendenti, liberi, eguali e disuguaglianza e si rallegrava del fatto che l’ipotesifelici come potevano essere solo gli uomini senza dello“stato di natura”avesse finalmente subito recenti ebisogni e senza contatti con i propri simili, vivevano dure smentite ad opera di Voltaire e degli illuministiprivi dell’angoscia del tempo e quindi della morte, cui scozzesi.era subentrata per “cause esterne” dovute alle scoperte Però bisognava provare scientificamente che lo statodella metallurgia e dell’agricoltura, alla divisione del di naturale dell’uomo è la società e che l’uomo piùlavoro e all’appropriazione del suolo, una nuova età colto, più scienziato, più distinto nella società civilecontraddistinta dalla disuguaglianza morale. nono è che un essere che sente, pensa, vuole com’èQuest’ultima era il frutto negativo delle convenzioni, di il selvaggio più stupido e brutale.una società civile governata dalla legge dell’apparire e Da sempre esiste la disuguaglianza fisica tra gli uomini,del mascheramento, del dominio di pochi su molti. ed è provata da una sterminata letteratura scientifica,Se nello “stato natura” la disuguaglianza fisica tra che si porta appresso una disuguaglianza morale.individuo ed individuo era “appena sensibile”, nella La vera storia della disuguaglianza va definita comesocietà moderna creata dallo sviluppo economico, dalle una complessa miscela tra le potenzialità fisiologichericchezze, l’apparizione della “disuguaglianza di ogni individuo e i condizionamenti che subiva damorale”aveva cambiato tutto procurando infelicità ed parte del clima, dell’ambiente, della storia e dellaalienazione all’interno di una logica evolutiva perversa cultura delle nazioni a cui apparteneva.sino al raggiungimento della fase ultima e drammatica L’uomo era sempre stato lo stesso, un misto di natura edel dispotismo, quando paradossalmente, l’umanità storia dove regnava la diversità.tornava al punto di partenza tutti di nuovo eguali, La disuguaglianza era il destino dell’uomo.questa volta non per legge di natura, ma per volontà di Una società senza gerarchie non era mai esistita e maiun uomo solo. sembrava poter esistere.Una delle poche prove portate da Rousseau fu l’uso: del Disuguaglianza rivista partendo dalle opere diselvaggio, descritto nella letteratura dei viaggiatori, scienziati, di Macchiavelli e di Vico.come mito e buono, e indicato come una testimonianza Ne risultava una radicalizzazione di stampovivente di una fase evolutiva intermedia tra uomo conservatore delle tesi illuministiche a favore dellama.ariasrodriguez@gmail.com
  13. 13. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEprimitivo e uomo sociale. moderna società civile. L’analisi scientifica di Grimaldi si concentrava sulle società dei selvaggi e sulle indicazioni da trarre sui testi dei viaggiatori. Il buon selvaggio diventava un essere abietto, cattivo, violento, sanguinario, come realmente appariva a molti esploratori, la disuguaglianza fisica, la forza e la violenza degli individui predominavano sulla disuguaglianza morale, lasciando campo libero all’istinto della specie, al bisogno di sussistere, agli aspetti più animaleschi e ripugnanti dell’umanità.Per Grimaldi le assurde pretese di eguaglianza politica avevano prodotto solo sanguinose “rivoluzioni politiche”e nuovi dispotismi: l’ingloriosa fine dei “livellatori inglesi”, lo strazio di Masaniello, e la ferocia mostrata deilazzaroni napoletani nulla aveva insegnato agli utopisti sognatori di improbabili repubbliche fondate sullacomunità dei beni o sul mito dell’uguaglianza naturale degli uomini.Grimaldi guardava con preoccupazione la nuova rivoluzione dei coloni americani, con le speranze di “palingenesisociale”, un segnale allarmante gli era parso la rivendicazione voluta da Jefferson nella Dichiarazione diIndipendenza circa il “diritto di essere felice”.Questa richiesta posta tra i diritti naturali dell’uomo gli pareva priva di senso e molto pericolosa, come in generetutta la recente retorica giusnaturalistica dei diritti dell’uomo che tanto piacevano agli allievi di AntonioGenovesi, suoi fratelli nelle logge di rito inglese (che dicevano che “Quando fosse vero che la natura ci desse undiritto alla felicità, ci dovrebbe dare una forza fisica o morale corrispondente al desiderio di conseguirla; inveceGrimaldi ribadiva che alcuni uomini mostravano di avere questa forza fisica e morale).Con le Riflessioni di Grimaldi l’Illuminismo italiano trovava la prima importante lettura moderata e conservatrice, 13capace di integrare le ragioni politiche e giuridiche del costituzionalismo cetuale di Montesquieu con unaorgogliosa rivendicazione della disuguaglianza morale e politica delle èlites: le vere protagoniste della nascita inOccidente della moderna società civile.Al di là di alcune specifiche questioni Filangieri non condivideva quasi nulla delle tesi di Rousseau né diGrimaldi.Come Grimaldi e tutti gli illuministi italiani, anche Filangieri contestava apertamente i paradossi del grandeginevrino contro la modernità ed a favore del mito del buon selvaggio.Analizzando le “origini delle società civili”, egli confutava l’ipotesi di uno stato di natura prima dell’avvento dellasocietà civile in cui vivevano felici, liberi e indipendenti i primi uomini. A suo parere il selvaggio andavaconsiderato alla stregua di un “uomo degenerato, un uomo che vive contro il suo istinto, contro la suadestinazione; in poche parole la rovina, la degradazione della specie umana piuttosto che il simulacro della suainfanzia.FILANGIERILE “ORIGINI DELLA SOCIETA’ CIVILE” cioè prima dell’avvento della società civile era una società nella quale nonsi conosceva altra disuguaglianza che quella che nasceva dalla forza e dalla robustezza . Questa era una società icui membri non avevano ancora rinunciato alla loro naturale indipendenza, non avevano ancora depositato laloro forza tra le mani di uno o più uomini, non avevano ancora affidato a questi la custodia dei loro diritti, nonavevano ancora messo sotto la protezione delle leggi la loro vita, la loro roba il loro onore.Questa è una società nella quale ciascuno era sovrano perché indipendente, magistrato perché custode edinterprete della legge che portava scolpita nel cuore, giudice perché arbitro dei litigi che nascevano tra lui e glialtri.Filangieri sottolineava l’assenza di ogni forma di disuguaglianza morale in questa fase della vita dell’uomo.In polemica con Grimaldi rilanciava l’eguaglianza morale di tutti gli uomini in ogni stadio dell’evoluzionedella specie, facendone la chiave di volta della sua interpretazione del patto sociale.ma.ariasrodriguez@gmail.com
  14. 14. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONELa disuguaglianza di forza non si poteva estirpare da queste primitive società , con il tempo e lo sviluppo dellepassioni avrebbe prodotto disordini.L’eguaglianza morale, non potendo reggere a fronte della disuguaglianza fisica, doveva soccombere sotto lapreponderanza della forza.L’uomo più debole era esposto ai capricci del più forte. Bisognava porvi un rimedio. L’unico rimedio e che datoche non si poteva distruggere la disuguaglianza fisica senza rinunciare all’eguaglianza morale. Per esseretranquilli bisognava non essere indipendenti. Era fondamentale creare una forza pubblica che fosse superiore adogni forza privata. Questa forza pubblica si doveva comporre dall’aggregato di tutte le forze private. Eranecessaria la presenza di una persona morale che rappresentasse tutte le volontà, che avesse tra le mani tuttequeste forze.Era fondamentale che questa forza pubblica doveva essere unita a una ragione pubblica, la quale dovevafissare i diritti, regolare i doveri, mantenere l’equilibrio tra i bisogni di ogni cittadino con i mezzi persoddisfarli, che compensasse il sacrificio dell’indipendenza e della libertà naturale con l’acquisto di tuttigli strumenti propri per ottenere la conservazione e la tranquillitàLa società civile nasceva per garantire l’esistenza stessa dell’eguaglianza morale.Per questo il capovolgimento delle idee di Grimaldi era netto, ma anche la presa di distanza da Rousseau chevedeva nella modernità il male e la fonte della disuguaglianza morale.Filangieri dopo la lettura del secondo trattato sul governo civile di Locke, ripercorreva la questionedell’eguaglianza, adattando alla polemica continentale e italiana il linguaggio e le soluzioni del filosofo britannico.La rappresentazione di uno stato naturale, dove uomini liberi, eguali e indipendenti davano vita, proposta daGrimaldi.Il mantenimento nella società civile dei caratteri fondamentali dell’originaria “eguaglianza morale”, di cui parlavaLocke, prendeva il posto della disuguaglianza morale di Rousseau.Per Filangieri l’uguaglianza morale era l’uguaglianza dei dirittiFilandieri indicava nel modello repubblicano delle colonie americane l’autentica speranza di un avveniremigliore, quel popolo libero e commerciante stava sperimentando il tentativo di coniugare ricchezza e virtùattraverso la formulazione di una costituzione rispettosa dei diritti dell’uomo. 14La ricchezza in sé non era più il male assoluto.Per Filangieri le ricchezze nel mondo antico derivavano dalle guerre mentre nel Settecento (anche per Grimaldi egli illuministi scozzesi) la produzione di ricchezza si fondava sul lavoro quotidiano, sul progresso scientifico esulla crescita delle economie nazionali senza ricorrere alla violenza.Per Filangieri : 1. il principio che la ricchezza corrompe un popolo solo quando essa è ingiustamente ripartita 2. un popolo ricco poteva non solo aver più facilmente accesso alla felicità, soddisfacendo i bisogni materiali, ma anche nella pratica delle virtù, poiché vivere virtuosamente rendeva felici e la ricchezza consentiva di accedere più facilmente alla felicità (attraverso donazioni ad ospedali, accademie e università).La causa della corruzione non deriva dallo sviluppo ma dall’accesso di pochi e l’eccesso della miseria dimolti.La personale riflessione di Filangieri sull’eguaglianza della ricchezza poteva avvenire solo con la nascita di unarepubblica e non attraverso il rilancio anacronistico e impraticabile molto lontane dalle sue propostecostituzionali e legislative di tipo comunista della “Repubblica” di Platone o con il ricorso alle leggi agrariedell’Antica Roma imponendo con la violenza “l’eguaglianza precisa delle fortune e dei fondi.Però lo sviluppo aveva messo in atto un processo irreversibile, da qui la conclusione che non fosse possibileottenere una precisa eguaglianza nelle famiglie di uno stato.Tuttavia ciò non impediva di adottare una politica costituzionale e di garantire le condizioni sociali necessariealla pratica delle virtù civili, intese come libera partecipazione alla vita della comunità.Filandieri affermava che non era necessario che i cittadini siano ugualmente ricchi, ma che le ricchezze sianoequabilmente diffuse.ma.ariasrodriguez@gmail.com
  15. 15. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEQuindi bisognava unire realismo all’utopia, andare oltre l’eguaglianza dei diritti civili e politici di cui parlavaLocke nel suo Secondo trattato sul governo, bisognava allargarle alle tematiche sociali ed economiche.Bisognava distinguere quando era necessario il concetto di eguaglianza come equità (nel campo sociale edeconomico) dal concetto di eguaglianza aritmetica ( nel campo politico e civile).Filangieri era consapevole che gli uomini non erano mai stati eguali e mai lo sarebbero stati se non creando, conla forza e la violenza, situazioni di palese ingiustizia.L’unica politica realmente possibile era quella di combattere gli eccessi della disuguaglianza, riducendone lapresenza e gli effetti.Grimaldi (realismo politico) predicava la rassegnata accettazione delle naturali differenze in ognicampo.Rousseau e Mably (utopismo radicale)che invocavano il ritorno all’uguaglianza degli antichi.Filangieri affidava alla nuova politica illuministica, fondata sul governo e sulle leggi, il compito di ridurrecon tutte le armi possibili la disuguaglianza dei moderni e i suoi effetti drammatici e disumani, destinatiinevitabilmente a moltiplicarsi con la crescita economica e lo sviluppo delle “scienze e delle arti”.La scuola giusnaturalistica napoletana e la fondazione storica efilosofica dei diritti dell’uomoPer Filangieri la centralità dei diritti dell’uomo rappresentava una delle chiavi di lettura della Scienza dellalegislazione, precisava il diritto di resistenza dei coloni americani e quindi la legittimità della loro rivoluzione:“i coloni devono avere diritti e prerogative comuni, e tra questi il diritto più prezioso è la proprietà e la libertà didisporre di quello che era loro.Questi diritti l’uomo li acquista con la nascita e la società e le leggi li devono garantire. I diritti formano la nostraesistenza politica come l’anima e il corpo formano l’esistenza fisica. Questi diritti preziosi che non potrebbero 15essere tolti senza scioglierci dal nodo che ci unisce allo Stato, questi diritti dal cui possesso non ci può mai essereinterdetto, e l’esercizio ci può essere sospeso per un bisogno urgente, inevitabile ed universale dell’intero corposociale, al contrario, quando questa causa non esiste (come nel nostro caso), quando questa divinità chesi chiama interesse pubblico non può essere interamente placata da questo violento e spaventevolesacrificio, allora la soppressione anche solo momentanea di questo esercizio, diviene un’ingiustiziaspaventevole, un attentato pericoloso, un’oppressione manifesta.La teoria dei diritti dell’uomo per il filosofo napoletano per il rispetto dei diritti, la cui violazione da parte delgoverno inglese costituiva non solo il motivo principale per l’esplosione rivoluzionaria e della fondazione dellanuova Repubblica americana, ma anche il punto di riferimento nel definire i rapporti tra gli individui, tra essi e ilpotere politico, tra i popoli e tra gli Stati e le loro controversie.Filangieri nell’indicare le strade necessarie per costruire un giusto ed equo ordine politico e commercialeinternazionale, rilanciava il postulato etico dell’eguaglianza naturale degli uomini inteso come eguaglianza deidiritti anche nel settore dei conflitti commerciali.Per evitare le guerre determinate da forme esclusive dell’imperialismo economico andava applicato il principiosecondo cui una giusta idea del “commercio vuole che tutte le nazioni si riguardino come una società unica, tutti imembri devono avere eguali diritti di partecipazione ai beni di tutte le altre.Nel terzo volume della Scienza della legislazione, del 1783, interamente dedicato alle Leggi criminali, ogni paginadi quel trattato si fondava sul patto ideale tra liberi ed eguali e sulla garanzia fornita dalla legge positiva circa ilrispetto dei diritti naturali che ogni individuo portava con sé dalla nascita.ma.ariasrodriguez@gmail.com
  16. 16. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEDiversa visione tra Cesare Beccaria e FilangieriBECCARIA FILANGIERIMetteva in primo piano l’elemento sociale e Considerava il diritto di punire un dirittoconvenzionale del diritto di punire, frutto della fondamentale dello stato primitivo che erarinuncia degli uomini nello stato di natura a parte precedente alla società civile.della loro libertà originaria. Era un diritto prioritario per garantire non solo“ fu la necessità che costrinse gli uomini a cedere l’esistenza di tutti gli altri, ma il rispetto stessoparte della propria libertà, ciascuno non ne vuol della legge di natura tra gli individui e tra lemettere che la minima porzione possibile, quella nazioni.sola che basti ad indurre gli altri di difenderlo.L’aggregato di queste minime porzioni possibiliforma il diritto di punire”.Mescolava elementi tratti da Locke, Rousseau per Separava la società naturale (diritti dell’uomo) e ladare sostanza e forma alla proposta di nuovi ideali società civile.umanitari circa la mitezza delle pene e il rifiuto Questi diritti dati dalle 2 società compongono idella pena di morte. diritti sociali quando la società li dà o li difende. Il diritto di punire andava collocato tra i diritti naturali dell’uomoPena di morte: pena di morte:“quale può essere il diritto che si attribuiscono gli replicava affermando che: “l’uomo nello stato diuomini di trucidare i propri simili? Non certamente natura ha diritto alla vita, ed egli non può 16quello dal quale risultano la sovranità e le leggi che rinunciare a questo diritto, ma può perderlo con irappresentano la volontà generale suoi delitti.(Bobbio (in L’età dei diritti) dopo aver dibattuto le ragioni filosofiche, etiche contrarie e favorevoli alla penacapitale, afferma che in ultima analisi contro la pena di morte non resta che ricorrere alle ragioni umanitarie e alcomandamento mosaico che invita a non uccidere i propri simili.)Filangieri dedicava un intero capitolo sulla legittimità della pena di morte correggendo le riflessioni diPufendorf e di Rousseau, ritenute contradditorie anche se espresse a favore della pena capitale e polemizzandocon Beccaria, a cui però si sentiva vicino nella comune battaglia umanitaria per ridurre al minimoindispensabile quel “veleno micidiale”rappresentato dall’abuso della pena di morte in antico regime.Ciò che colpisce nella lettura del trattato di diritto penale di Filangieri è la sua organica completezza, a partire dapochi “principi generali” tratti dalla teoria dei diritti dell’uomo. Filangieri dava ai legislatori il compito di creare ifuturi codici penali.Il filosofo spiegava che la pena non era altro che la “perdita di un diritto”come conseguenza di un delittonato dalla violazione di un patto.Lo scopo della pena doveva mirare sia ad impedire il danno alla società, sia a dissuadere altri dal compierereati.Il significato politico del giusnaturalismo di Filangieri è la sua interpretazione repubblicana e fortementeegualitaria della teoria dei diritti dell’uomo.Nei confronti di una larga adesione del movimento illuministico del Nord della penisola al cosiddetto dispotismoilluminata e alla lettura filo-assolutistica del giusnaturalismo proposta ad esempio da Puferdorf e dalla scuolagiuridica austriaca, Filangieri non esitava a indicare nel diritto do punire (collocato nello stato di natura) unaspetto particolare e decisivo del più grande diritto di resistenza dei cittadini alle violazioni del factumsubiectionis da parte del sovrano.Esplicite erano in tal senso le sue polemiche risposte a Pufendorf e a quanti sostenevano la natura convenzionalee l’attribuzione del diritto di punire alle prerogative della sovranità, affermando che la pena aveva senso elegittima solo come “atto di autorità di un superiore verso un inferiore.ma.ariasrodriguez@gmail.com
  17. 17. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONECiò era impossibile da realizzarsi in uno “stato di natura”, dove invece regnava l’uguaglianza tra gliuomini.Filangieri precisando le implicazioni teoriche nell’intendere il concetto d’uguaglianza: “se si ammetteva che gliuomini erano da considerare uguali nello stato naturale perché hanno eguali diritti, allora è possibile affermare chequalora uno perde un diritto mentre gli altri lo conservano, colui che lo perde non è più naturalmente uguale acoloro che lo conservano. Di conseguenza tutti gli altri che non hanno perduto questo diritto sono superiori a lui, ecome tale possono punirlo, il delitto nello stesso tempo distrugge l’uguaglianza trasmette il diritto di punire”.Le tesi secondo cui il diritto di punire andava considerato uno dei principali diritti naturali dell’uomo era lapremessa per l’eguaglianza di tutti di fronte alla legge. Lo scopo era di garantire la libertà civile, ovvero lasicurezza e la tranquillità di tutti i membri della comunità politica.Per Filangieri era un’ingiustizia contro la società, lasciare al monarca la possibilità di graziare i ministri, generali,cortigiani colpevoli di gravi reati e consapevoli che in un sistema assolutistico e dispotico dove regnava ilprivilegio e la distinzione sociale.L’idea repubblicana dell’individuo come titolare del diritto di punire in quanto uomo si intrecciava alla richiestadi partecipazione diretta all’amministrazione della giustizia risultava ancora più evidente nel volume dellaprocedura penale i cui punti fondamentali erano: • la rivendicazione dei diritti civili e di libertà per gli accusati prima della condanna; • la liquidazione del processo inquisitoriale da sostituire con il processo accusatorio secondo l’antico sistema della Roma repubblicana; • la creazione di giurie popolari; • la revisione dei meccanismi d’appello e di ricusazione dei giudici; • l’umanizzazione della detenzione delle pene, l’abolizione della tortura.L’obiettivo finale doveva garantire sia la maggiore sicurezza per gli innocenti, sia il maggiore spaventoper i malvagi sia il minore arbitrio per i giudici.Filangieri denunciava il processo inquisitoriale definito “un metodo assurdo e feroce che solo il dispotismopoteva ideare” e che la Chiesa cattolica aveva contribuito in età medievale ad affermare in occidente,legittimandolo attraverso procedure previste dal diritto canonico, e distruggendo in un colpo solo gran parte 17delle conquiste di civiltà del mondo antico.Inquisizione: era una procedura senza garanzie per l’imputato, che univa nella stessa persona l’accusa e ilgiudice, essa privava il cittadino di “tutti quei diritti dei quali solo la violenza ci può spogliare”.L’inquisitore deciso a trovare le prove della presunta colpevolezza ricorreva alla carcerazione, alla tortura, agliinterrogativi violenti e ogni umiliazione capace di offendere la dignità umana.Ancora una volta contro Montesquieu che aveva negato potesse aver senso in una grande monarchia modernaripristinare il processo accusatorio romano, in quanto la sua attuazione presupponeva la presenza di un forte“spirito repubblicano” e la diffusione delle virtù civiche del mondo antico, Filangieri replicava che la “libertà diaccusare” da parte di tutti i cittadini faceva parte del diritto di punire e prescindeva dal tipo di forma di governoe dalla sovranità stessa.Filangieri dimostra come la tortura rappresentasse una degenerazione nata con il “dispotismo dei primi Cesari”con l’introduzione della “legge Giulia” che allargava ai reati d’opinione i delitti di ”lesa maestà”. In seguito ibarbari e la chiesa di Roma avevano trasformato la tortura in una strumento di verità e giustizia.Filangieri apparteneva a una nuova generazione di riformatori illuministi che pur utilizzando il linguaggio e glischemi del giusnaturalismo ne trasformava le modalità e gli obiettivi.Il grande problema storico aperto con il moderno giusnaturalismo era la definizione di una nuova cittadinanza(diversa dal modello assolutistico del cittadini-suddito) in cui i diritti dell’uomo attraverso il contratto e lapartecipazione all’esercizio della sovranità, fossero in grado di fondersi con le ragioni della comunità politica esociale costituiva il cuore stesso del pensiero politico del tardo Illuminismo, soprattutto dopo la rivoluzioneamericana.Questo poteva avvenire solo attraverso una radicale riforma legislativa dell’antico regime, come auspicavanoRousseau, Beccaria e soprattutto Helvètius, loro dicevano che si poteva comporre interessi pubblici e privati,coniugare diritti e doveri, individui e sovranità, riconoscendo il legame tra politica e diritto nel mondo moderno.ma.ariasrodriguez@gmail.com
  18. 18. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEVoltaire espresse la necessità di questo passaggio in “Dictionnaire philosophique”in cui faceva chiedere a unpersonaggio ad un saggio bramino indiano in quale stato, sotto quale dominio avrebbe preferito vivere, egli glirispose “dove si obbedisce solo alle leggi”, il personaggio allora gli chiese dove si trovava questo paese, larisposta fu molto significativa: bisognerebbe cercarlo.Filangieri lo trovò trasformando i diritti, sul piano giuridico, da principi universali di morale in diritto positivo,quindi nella costruzione di un edificio legislativo fatto di codici chiari e sintetici, che da un lato riducevano ilruolo della religione a un ruolo ausiliario, dall’altro liquidava la vecchia “scientia juris”, mettendo il legislatore difronte all’assoluta necessità di legiferare su ogni aspetto della società civile, partendo sempre dai diritti.Per meglio apprezzare le forti novità nella Scienza della legislazione in cui era rivendicato il passaggio dal dirittonaturale al diritto positivo bisogna ricordare che le fondamenta teoriche del giusnaturalismo di Filangieri eranomolto differenti da quelle degli altri illuministi europei.Vico: meditò sul rapporto esistente tra “il diritto ideale ed eterno” e quello positivo delle nazioni: il diritto comevalore universale e il diritto come fatto storico prodotto dalla volontà dell’uomo. Riflessione filosofica sullefondamenta del moderno giusnaturalismo e in particolare sui diritti dell’uomo. Era l’unico italiano che si eracimentato con la rinascita del diritto natura e con i “nuovi politici e morali studi, Filangieri ne era l’erede .Gravina: grande giurista a cui spettava il merito di aver avviato la nuova tradizione di studi politici caratterizzatidall’analisi storica e filosofica dei nessi esistenti tra politica e diritto. La fama dei suoi “Originum juris civilis libritres”(1701-1708) avevano imposto la necessità di ricostruire la formazione del diritto romano. Nel “De romanoimperio” e nel De imperio et iurisdiction”aveva tratto dal modello della Repubblica di Roma gli argomenti per unordine giuridico capace di limitare in futuro il potere dei principi. Dalle sue ricerche storiche definiva i diritti e idoveri dei cittadini e nel delimitare i poteri pubblici che avrebbero interessato in seguito i migliori giuristieuropei , soprattutto Montesquieu nell’ Esprit des lois.Il giurista calabrese aveva avviato il discorso sulla ripartizione e l’equilibrio dei poteri, sulla priorità 18dell’ordinamento giuridico in funzione di garanzia costituzionale.Genovesi: fu tra i primi in Italia a combinare il linguaggio tipico della virtù repubblicana con quello dei dirittiindividuali. Egli indagò le “massime del giusto eterno” (espressione di Vico), usando allo stesso tempo il dirittoromano, la scienza newtoniana ( per dare legittimità razionale e scientifica al concetto di legge di natura) e tuttala moderna teoria dei diritti dell’uomo ( Grozio, Puferdorf e Locke) per fondare la moderna “scienza morale”.Francesco Mario Pagano: fondamentale la centralità delle” romane leggi”. Prendeva le distanze da Puferdorf eda Grozio rispetto al loro modo di privilegiare le fondamenta razionali del diritto naturale.John Locke: era il fondatore del pensiero politico moderno per aver concepito la possibile connessione “deicorpi politici e dei diritti dell’uomo”. E’ da lui che Montesquieu aveva appreso “la temperata monarchiacostituzionale” e della divisione dei poteri. Mentre Rousseau apprese: le prime idee dell’eguaglianza, dei dirittidell’uomo e del contratto sociale, l’origine del diritto di proprietà e del diritto di infliggere la pena di morte.Filangieri: proprio da Vico e dalla sua distinzione tra il corso storico delle nazioni e la loro storia ideale edeterna Filangieri ricavò suggerimenti per formulare la sua fondamentale comparazione tra “la bontà assoluta”delle leggi, che si riferivano al diritto naturale, e quella”relativa” delle leggi attinenti al diritto positivo.Oltre la ragion di stato: le basi morali e religioseI tempi per una rivisitazione del modo tradizionale di concepire la politica erano ormai maturi. L’antico regimescricchiolava rilevando con chiarezza gli epocali cambiamenti in corso non solo dal punto di vista sociale, politicoe istituzionale, bensì nel modo stesso di pensare.Nella vecchia Europa di fine settecento si stava preparando ”una pacifica rivoluzione”.Per secoli i principi avevano privilegiato la soluzione di un unico e ossessivo problema: come vincere le guerre edestendere i propri domini.Il sei-settecento aveva condotto le potenze assolutistiche continentali a privilegiare la creazione di grandieserciti stanziali e la costruzione di formidabili arsenali, disinteressandosi della pubblica felicità.ma.ariasrodriguez@gmail.com
  19. 19. [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEFinalmente dopo decenni di predicazione da parte di filosofi come Grozio, Pufendorf, Locke e Montesquieu lecose parevano rapidamente cambiare.Era arrivato il momento di superare il caos degli ordinamenti giuridici e di costruire un unico edificio legislativocapace di garantire la felicità pubblica e i diritti dell’uomo.Le condizioni storiche parevano consentirlo in quanto molti ostacoli stavano franando: la nobiltà feudale eraovunque attaccata, i corpi privilegiati dell’antico regime apertamente denunciati per il loro egoismo sociale, lasovranità assoluta dei monarchi messa in dubbio, i costumi e la sensibilità collettiva europea sempre piùorientati verso e a favore delle riforme.Tuttavia la grande riforma legislativa dell’antico regime presupponeva il superamento definitivo di tutto il mododi pensare e di vivere la politica riconducibile all’universo teorico e pratico della “ragione di stato”che avevadominato nei secoli precedenti che come diceva il gesuita Botero nel 1589 che vedeva nello stato un”dominiofermo sopra il popolo da parte del principe”.Quel modo di riflettere e di agire politico, che affidava agli “arcana imperii” e alla sola volontà dei sovrani ilcompito di governare i popoli, pareva a Filangieri appartenente ad un lontano passato.La lotta politica cominciava a svolgersi alla luce del sole, coinvolgendo gruppi e ceti sociali sempre più estesi.Persino i grandi re venivano pubblicamente chiamati a rispondere delle loro azioni. Citando l’episodio del 1775in cui il vescovo di Tours, Jean de Dieu-Raymond de Boisgelin de Cucè, aveva tuonato contro Luigi XVI, il giornostesso della sua incoronazione a Reims.Però cominciava a delinearsi una forte reazione direttamente ispirata ai principi di un crudo e moderno realismopolitico, al ferreo rispetto del primato dell’”essere” nei confronti del “dover essere”, e quindi al rifiuto delpostulato etico dell’eguaglianza naturale tra tutti gli uomini, tornavano sul campo anche tra gli illuministi le tesidi fondo enunciate da Macchiavelli nel Principe.Filangieri al di là dell’ammirazione per lo studioso non esitò a trasformarlo nel nemico dichiarato dei dirittidell’uomo, la storia gli pareva aver finalmente sconfitto per sempre quel modo di pensare alla politica.L’artefice principale del pensiero di Macchiavelli, del tradizionale costituzionalismo inglese fu FrancescantonioGrimaldi.Grimaldi si contrapponeva al modo di concepire la politica da parte di Rousseau (fondato su un’antropologia 19positiva e utopicamente proiettato su n futuro repubblicano ed egualitario), Grimaldi si ispirava al crudorealismo politico, empirico e fattuale di Macchiavelli.Per Grimaldi era inutile interrogarsi su come il “governo dovrebbe essere”, ma “esaminare “come la natura havoluto che fossero”(contenuto nel Principe).Il carattere feroce e conflittuale dell’uomo, la naturale gerarchia tra gli esseri gli parevano dati fuori discussioneormai scientificamente dimostrabili.Dopo aver polemizzato indirettamente con Jefferson circa il carattere di vero e proprio diritto universale di tuttigli uomini alla felicità contenuto nella Dichiarazione d’indipendenza, chiamava in causa lo stesso Filangieriaffermando che bisognava sempre “accomodare l’eguaglianza alla giustizia stabilita, non già stabilire lagiustizia sopra le massime dell’eguaglianza”.Sempre nel 1779 appariva a Napoli l’Elogio di Niccolò Macchiavelli scritto da un altro famoso allievo diGenovesi, Giuseppe Maria Galanti. In questo libro veniva esaltata la figura di Macchiavelli, e ne difendeva lamemoria e lo spirito repubblicano, utilizzando anche le testimonianze di Montesquieu, Rousseau e Linguet i qualiritenevano evidente che nel Principe la satira e non l’elogio della tirannia.Analizzando le forme degli Stati e il dibattito politico dell’epoca egli non vedeva al contrario di Filangieri uncontrasto tra i “diritti del genere umano”, per Galanti Macchiavelli era nel giusto quando affermava una nettadifferenza tra la politica e la morale, la prima giudicava quale l’uomo è nella società, la seconda indicaagli uomini come essi devono essere.Alle spalle mondi questa improvvisa fiammata polemica sul significato autentico dell’eredità machiavellianastava un secolo di lotte contro l’egemonia della ragion di Stato, che si era rapidamente affermato in Europa dopole guerre civili e religiose nel tardo cinquecento e del seicento con la pratica dell’assolutismo.In Italia, nel 1749 Ludovico Antonio Muratori (modenese) nel suo celebre trattato “Della pubblica felicità”,affidava ancora al principe il compito di aprire la strada alla nuova politica antimacchiavelliana destinata aprivilegiare anzitutto il bene della collettività.Sin dal primo Settecento era divenuto chiaro a tutti che esistevano almeno 2 modi di intendere la politica:ma.ariasrodriguez@gmail.com

×