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SOCIETA' GIUSTA ED EQUA
 

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RIASSUNTO DEL TESTO

«Che cosa significa la politica per gli uomini del tardo Illuminismo?» Se ne ha una concezione autonoma? Esistono pratiche, rappresentazioni e discorsi specifici di essa, che la distinguano dalle pratiche, rappresentazioni e discorsi dell'epoca rivoluzionaria? Che peso ha in Italia il linguaggio dei "diritti dell'uomo", nel periodo che va dalla Rivoluzione americana alla Rivoluzione francese? Qual è il contributo dell'Illuminismo italiano all'Illuminismo europeo?

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    SOCIETA' GIUSTA ED EQUA SOCIETA' GIUSTA ED EQUA Document Transcript

    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONE La nuova politica “ex parte civium”Alla fine del XVIII secolo, la pratica di un’utopia trovò in filosofi illuministici di cultura giuridica (Filangieri ePagano).Nei loro testi circolavano per la prima volta parole destinate a diventare concetti chiave del moderno linguaggiopolitico come: • Costituzione • Repubblicanesimo • Patriottismo • Società civile • Diritti dell’uomo • Cittadinanza • Governo rappresentativo • Sovranità popolare • Democrazia “pura” o rappresentativa • Eguaglianza, libertà civile e libertà politica.Fondamentali sono le parole autorevoli di un grande storico del diritto (Ajello):“gli illuministi rifiutano l’ideale umanistico - platonico di una repubblica governata dai saggi-giureconsulti,chiamati a rappresentare di volta in volta la communis opinio , tale ideale era stato il presupposto ideologico ditutta la scienza juris del tardo medievale e umanistica. Gli illuministi respinsero la pretesa dei giudici di attingeredalle strutture dell’essere, o quanto meno d’interpretare ed esprimere quelle esistenti. I sacerdotes juris furonoincapaci di rappresentare legalmente l’intero corpo sociale ed accusati di di essere solo portatori di interessiparticolari e limitati al loro status.” 1Le opere del pensiero giuridico illuministico illuministico da Montesquieu a Rousseu, da Beccaria a Filangierianche con differenze e diverse soluzioni prospettate nella critica dell’antico regime (soprattutto contro latradizione dei “forensi”), si ponevano l’obiettivo comune di smascherare gli arcana juris , in un momento storicodell’occidente in cui cominciavano a sgretolarsi gli ordinamenti del passato e si poneva con drammatica urgenzale questione di ridefinire la sovranità non più a partire dall’alto ma dal basso ex parte civium.Non è causale che nella Napoli di fine secolo l’esordio pubblico nella lotta politica di Gaetano Filangieri nel 1774,in occasione dei provvedimenti presi da Tanucci per obbligare i magistrati a motivare per iscritto le lorosentenze. Era questo un vero atto di guerra tra monarchia e corti di giustizia del Mezzogiorno (paragonabile alloscontro avvenuto tre anni prima a Parigi tra il cancelliere Maupeou e i messieur dei parlamenti).Risultarono vani gli appelli di Tanucci contro “l’arbitrio illimitato dei giudici”e il suo invito al Sacro RegioConsiglio di abbandonare quello “stile di oracoli”ricordando che la legislazione è tutta della sovranità; e che ilConsiglio non è che un giudice e che i giudici sono esecutori delle leggi e non autori : il diritto deve esserecerto e definito e non arbitrario. Non era la prima volta che un tentativo di riforma giudiziaria naufragava acausa della corporazione dei magistrati.Dopo l’arrivo di Carlo di Borbone e la fondazione della monarchia nazionale, il progetto di dar vita ad una faseassolutistica si era già arenato una volta di fronte alla resistenza del ministero del togato, secolare detentore delpotere nel Regno insieme alla nobiltà feudataria.Carlo III aveva cercato di porre rimedio alla frammentazione della sovranità reprimendo gli abusi, sciogliendo ilCollaterale, creando la Regia Camera di Santa Chiara, istituendo il nuovo Supremo Magistrato del commercio,dove i mercanti e banchieri affiancavano esperti del diritto, avviando un tentativo di codificazione; poco o nullacambiò.Tutti i maggior esponenti del mondo illuministico italiano denunciarono nel corso del settecento l’anarchia dellapratica della giustizia e la prepotenza dei sacerdotes juris .Filangieri: scrisse Riflessioni contro i togatiMuratori: scrisse Dei difetti della giurisprudenza (1742)Giuseppe Maria Galanti: Testamento forense, legava il sottosviluppo economico e l’arretratezza socialeall’egemonia dei giuristi. In Desrizione dello stato antico e attuale del Contado di Molise, in cui descriveva unsistema complicato ecclesiastico e feudale, nel testo era evidente una società in cui non si può possedere facoltàsenza dipendere dai tribunali; nè essere cittadini senza dipendere da avvocati.Galanti denunciava pubblicamente un malcontento, una realtà fatta di sopraffazioni da riformare, in cuidominavano la palese complicità e gli stretti legami d’interesse tra avvocati e magistrati.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONENel 1774 con le Riflessioni di Filangieri il confronto si spostava sul piano politico, con “principi fondamentalidella politica” che chiamavano in causa “l’opinione pubblica”, con il rispetto della libertà civile del cittadino emostrava a tutti la presenza del “mostruoso dispotismo” dei magistrati (autentici despoti che ignoravano i vincolidi legge, una sorta di dispotismo degli ottimati, molto pericoloso per la libertà dei cittadini in quanto esercitatada un’intera corporazione e non da uno solo.Dietro “l’arbitrio giudiziario”,consentito dalla pratica dell’interpretatio si nascondeva la violazione sistematicadella costituzione stessa dei governi moderati che prevedeva dopo Locke e Montesquieu, la separazione deipoteri al punto di renderli incomunicabili per garantire la libertà civile, i magistrati attraverso l’interpretationavevano usurpatole prerogative del”Sovrano come legislatore”.Il grande errore teorico, che aveva reso possibile questa situazione, si annidava nell’uso distorto della parolaequità da parte dei sacerdotes juris intesa come cosa differente della giustizia (strumento a disposizione delmagistrato per rettificare il carattere astrattamente universale della legge rispetto alla realtà concreta). Ilcontinuo ricorso al meccanismo equitativo per legittimare l’interpretatio aveva consentito la nascita di formenegative di dispotismo giuridico da parte delle grandi corti di giustizia.Intorno a una nuova rappresentazione della società civile, fondata sula nesso che legava l’equità e la giustizia,Filangieri costruirà il gigantesco mosaico della Scienza della legislazione.Si apriva negli anni settanta una nuova stagione nella vita del Regno di Napoli che si sarebbe conclusa nel bagnodi sangue della Repubblica del ’99, con la sconfitta definitiva del mondo dei Lumi.I conflittuali decenni della monarchia autoritaria di Luigi XIV avevano non solo mutato radicalmente la storiaistituzionale della Francia moderna, ma mutato radicalmente la storia istituzionale della Francia moderna,ma cambiato i termini stessi della lotta politica in tutta Europa continentale.La furiosa contesa tra corona e parlamenti esplosa nella seconda metà del secolo, stava mettendo a nudo ilsuperamento del consolidato equilibrio dei poteri dell’antico regime, e stava trasformando brutalmente lamonarchia regia in monarchia dispotica. 2Il governo di Luigi XIV aveva spezzato le vecchie consuetudini e allarmato non solo l’antica nobiltà feudale ostilealla corona e all’apparato burocratico dello Stato francese (che in cambio delle fedeltà all’assolutismo e allamonarchia ricevevano privilegi).La rivolta dei corpi intermedi era cominciata in Francia con la diffusione di una lettura polemica e negativa delleparole “absolu” e “despotique”.Montesquieu: nel libro l’Esprit des lois, in cui rappresentava i corpi intermedi come una componente essenzialedel sistema costituzionale monarchico, indispensabile per garantire la libertà ed evitare ogni forma didegenerazione verso il dispotismo da parte del sovrano.Luis-Adrien Le Paige: nel libro Lettres historiques sur les fonctions essentielles des Parlements, reclamò lacontinuità storica tra i parlamenti e le assemblee legislative delle due prime dinastie dei re di Francia,rivendicando la presenza dell’intera nazione e trasformando la registrazioni delle leggi da semplice atto formalein autentico principio costituzionale.A Napoli l’ideologia del ministero togato trova il suo massimo teorico in Niccolò Fraggianni (giurista, capo diruota del Sacro Regio Consiglio e Delegato della Real Giurisdizione, tutte cariche che lo ponevano ai verticidell’apparato burocratico).Tra il 1740 e 1750 per protestare contro i ricorrenti tentativi di riformare la giustizia nel segno dell’assolutismopiù rigoroso Fraggianni ricorse ai testi dei due francesi e al linguaggio giuspolitico degli atti promulgati daiparlamenti francesi. Egli metteva in guardia il sovrano contro i “riformatori” che considerava dei veri oppressoridella patria, quindi seguire i loro consigli . e cioè avviare una radicale riforma della giustizia tale da inclinare gliequilibri del tradizionale ordo juris e dello Stato di giustizia di origine medievale avrebbe non solo offeso lalibertà, ma creato rapidamente le condizioni per una pericolosa “rivoluzione generale”, continuavadicendo che questi cambiamenti potevano aver senso solo in presenza di un sovrano illegittimo o di un principeche non avesse altro oggetto che dispotismo e forza come Luigi XIV.Per Fraggianni il regno era sussistito per due secoli con queste leggi difettose che fossero, quindi la lorolegittimità derivava direttamente dalla storia, dalla tradizione di ogni singola nazione.La pratica giurisprudenziale dei sacerdotes juris esplicato nei secoli attraverso la scienza juris el’interpretatio rivestivano una funzione di garanzia e di tutela degli equilibri politici, impedendo idispotismi .Secondo Fraggianni l’obiettivo dei riformatori era togliere l’amministrazione della giustizia ai togatiriportandola sotto il controllo del re, in questo modo minacciava la libertà dei cittadini.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEA Napoli le tesi costituzionaliste (Fraggianni) erano molto diffuse e condivise tra i togati e in vasti settoridell’opinione pubblica, esse si scontravano con il nascente partito dei filosofi illuministi (nascita della figura del“giureconsulto filosofo” tra cui si ricorda Francesco Mario Pagano), che criticavano queste tesi e avevano presoatto della crisi della Scientia juris .Il mestiere di giurista inizia ad essere influenzato dai metodi di ricerca delle scienze naturali: da interprete ascienziato scopritore del comportamento umano; lo studio della “natura delle cose”come fonte primaria deldiritto ridimensionava le fonti del Corpus juris; dalla interpretatio si passava alla demonstration .La nuova figura del filosofo illuminista venne ulteriormente definito da Filangeri all’interno delle Riflessionicome cosmopoliti, amatori della libertà civile, individuavano nell’opinione pubblica l’interlocutore principale.Gli obiettivi principali erano di svelare i meccanismi di potere, educare il popolo anche attraverso l’uso diopuscoli e libri, e soprattutto intraprendere la riforma della legislazione.I saperi specialistici e gli interessi corporativi erano da considerare cose del passatoScontro tra :Fraggianni: fermo agli insegnamenti di Montesquieu, ribadiva i timori contro l’eccessivo ed inquietantefervore riformisticoFilangieri : scriveva La scienza della legislazione con l’intento di indicare cosa bisogna fare per realizzareuna società più giusta ed equa. In questo testo affronta i temi delle vicende drammatiche dellarivoluzione americana , la critica radicale dell’antico regime si accompagnava alla descrizione analiticadi un nuovo modo di pensare la legislazione, il potere, la natura stessa delle costituzioni.La critica del modello costituzionale britannico: la rivoluzioneamericana come laboratorio politico 3La Scienza della legislazione reca tracce profonde della rivoluzione Americana : una legislazione capace di creareuna società giusta coniugando la libertà e l’equità , i diritti dell’uomo con lo sviluppo economico e la giustiziasocialeTra Filangieri e Benjamin Franklin (intorno al 1780) nacque una profonda amicizia e reciproca ammirazionecementata da una comune militanza massonica, cessata solo dalla prematura scomparsa di Filangieri nel 1788(l’ultima lettera di Franklin conteneva una copia della costituzione federale degli Stati Uniti).Filangieri visse intensamente, soprattutto sul piano intellettuale la rivoluzione delle colonie inglesi, per luil’intero equilibrio politico, sociale ed economico mondiale gli sembrava in discussioneDi fronte alla crisi di fine secolo dell’Europa gli Stati Uniti rappresentavano un modello futuro della civiltàoccidentale: gli eredi migliori di un glorioso passato e un laboratorio politico per il futuro.Un modello in cui vi era la necessità di dare al popolo la distribuzione delle cariche al fine di attuare ilprincipio democratico, cercando di far coincidere l’inevitabile amore dei singoli per il potere con gliinteressi generali.L’ammirazione non cessava neppure di fronte al franco dissenso verso la promulgazione di leggi ritenute da luisbagliate come la pena di morte prevista per i disertori.Su un punto Filangieri era assolutamente intransigente nel prendere le distanze dall’esperienza americana: laschiavitù nella nuova patria degli uomini liberi.Gli pareva inaccettabile che mentre nella vecchia Europa le leggi si dichiaravano a favore della libertàdell’uomo.Le pagine di sdegno restano tra le più belle ed intense mai scritte in quegli anni dagli illuministi contro i “dirittiinviolabili dell’umanità e della ragione”.Per Filangieri non era solo importante la vittoria di un pugno di uomini contro un gigante oppressore, ma l’iniziodella fine dell’imperialismo britannico e la messa in discussione del brutale colonialismo del vecchio mondocondotto da secoli con spietatezza nel nome di una civilizzazione iniqua.Fondamentale fu l’ampiezza dell’informazione e i pregi di un sistema di comunicazione allargato alle elitesurbane e già di tipo internazionale fondato sulle gazzette, che sarebbe divenuto in breve tempo il nucleofondamentale del linguaggio politico moderno.Con la Dichiarazione di Indipendenza il 3 luglio 1776 la gloriosa tradizione repubblicana inglese,identificata con il modello del governo misto che aveva rappresentato grazie a Montesquieu la bandierama.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEdei fautori della libertà, cessava di essere l’orizzonte di riferimento di un largo settore del fronteprogressista.I nuovi repubblicani radicali, negando l’autorità del parlamento londinese e alimentando la polemica con uncostante riferimento ai diritti dell’uomo e ai ideali illuministici, si accingevano a sperimentare oltreoceanoistituzioni e forme di governo più sensibili alle istanze egualitarie e democratiche.Con la pubblicazione sulla “Gazzetta Universale” della Dichiarazione di Indipendenza essa si diffuse in tutta lapenisola.Il testo formulato dal più illuminista tra gli americani Thomas Jefferson citava:“…..noi riguardiamo come verità evidenti per se stesse che tutti gli uomini sono stati creati uguali , che hannoricevuto dal loro creatore certi diritti inalienabili, che nel numero di questi diritti sono la vita, la libertà e laricerca della felicità, che per assicurare tali diritti sono stati istituiti governi tra gli uomini e che non traggono illoro giusto potere fuorchè dal consenso di coloro che son governati, ed ogni volta che una forma di governodiventa distruttiva di detti fini, il popolo è in diritto di alterarla o di abolirla e d’instituire un nuovogoverno.Gli americani avevano realizzato il “governo rappresentativo” come unica soluzione possibile per dareconcreta forma istituzionale alla sovranità popolare.Di pari passo alla critica e al superamento del modello di governo misto inglese nasceva la creazione delmoderno costituzionalismo fatto di testi scritti e deliberati dai congressi delle 13 repubbliche che mettevano inchiaro la differenza esistente tra carta costituzionale e il governo di una nazione, tra i diritti inalienabili enunciatinella dichiarazione dei principi del potere legislativo.Un aspetto del successo dell’opera di Filangieri è dovuto dalla polemica contro il costituzionalismo britannico,fatto di leggi scritte e consuetudinarie, fondato sul principio del governo misto.L’analisi di Filangeri dei difetti e delle contraddizioni si articolano in 3 gravi vizi: 1. la rivendicazione da parte della corona della totale indipendenza del potere esecutivo dal parlamento. Questo difetto poteva trovare soluzione separando chiaramente i compiti del potere giudiziario dall’esecutivo, in modo da affidare ad organi distinti in funzione di limite e di garanzia. 4 2. la capacità della corona di esercitare una sorta di “doppia influenza” sul parlamento, che nascondeva una componente segreta e pericolosa, in grado di distruggere la libertà del popolo senza che la costituzione ne venga alterata. Il sovrano poteva comprare i voti dei parlamentari, in quanto era “l’unico amministratore delle rendite nazionali”, e anche “il distributore unico di tutte le cariche civili e militari”. La storia inglese è piena di esempi di sovrani che avevano manipolato a piacimento il parlamento senza scatenare guerre civili. Così avevano fatto intelligentemente Elisabetta e soprattutto Enrico VIII. Assai diversa sarebbe stata la sorte di Giacomo II se avesse praticato “l’arte di corrompere l’assemblea che rappresenta la sovranità”, e non sfidando sul piano formale il parlamento come incautamente fecero Giacomo I e Carlo I. Porre rimedio a questa situazione comportava interventi strutturali che coinvolgevano la natura e la stessa composizione del parlamento. Filangieri contestava il presunto diritto esclusivo del sovrano inglese a nominare i membri della Camera alta. La Costituzione andava riformata per consentire alla Camera dei Comuni di respingere le pressioni della corona e anche per arrivare a sostituire “un’assemblea di cittadini ad un congresso di cortigiani”. Ciò comportava una revisione dei meccanismi elettorali della rappresentanza popolare, anche per evitare il dilagare della corruzione, molto diffuso con Giorgio III. 3. l’incostanza della costituzione.Il potere costituente del popolo legislativo, sovrano che in America, attraverso le assemblee legislative, consacrala nascita del moderno costituzionalismo.Filangieri tra i primi in Europa iniziò un dibattito sulla natura delle “leggi fondamentali” ( che cosa è unacostituzione? Quale rapporto esiste tra il potere legislativo e le leggi ordinarie? A chi spetta quello che noi oggichiamiamo il potere costituente? Può un governo misto dare vita a una costituzione chiara e costante neltempo?)Il caso americano stava dimostrando come fosse possibile a una libera comunità politica, attraverso i suoirappresentanti , creare democraticamente una costituzione, arrivando a formulare per la prima volta nella storia,un documento scritto e sintetico capace di racchiudere i principi fondamentali necessari a regolare la vita di unpopolo.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEFilangieri distingueva nettamente costituzione e governo, fase costituente e fase di governo ordinario, normaleproduzione legislativa del parlamento e fase straordinaria.Per Filangieri : “ la legislazione non deve, né può distruggere la costituzione; deve solo riparare ai suoi difetti, si èdetto che il diritto di alterare le leggi fondamentali che la determinano non si può togliere al congresso senzadistruggere la natura stessa della costituzione.Emergono le preoccupazioni per garantire la vita politica e parlamentare di una costituzione rigida, intesacome un “piccolo codice scritto”, sintetico, chiaro, razionale; un testo non solo fondamentale per garantirel’ordinata vita politica di una nazione, ma capace di fornire garanzie nei confronti del dispotismo. Profondamentediverso dal costituzionalismo misto e consuetudinario della tradizione britannica, dove la continua fluttuazionetra i diversi corpi che si dividevano l’autorità (che da Carlo I a Giorgio III aveva causato disordini sociali epolitici), che aveva favorito, secondo Filangieri, le antiche polemiche dei teorici dell’assolutismo contro ilfrazionamento della sovranità, e il regno dell’anarchia , della confusione, lo scatenamento della guerra civile e ildominio del più forte.Il vecchio modello costituzionale britannico aveva esaurito la sua funzione storica di fronte alle potenzialitàdemocratiche e libertarie del nuovo repubblicanesimo americano.Il mostro feudaleContro Montesquieu e il costituzionalismo cetuale. La denuncia del mostro feudale e della monarchiatemperata.All’interno dell’opera “scienza della legislazione” era costruita da un lato la critica dell’antico regime europeo, delsuo ingiusto ordine sociale e politico, del suo costituzionalismo corporativo e consuetudinario, dall’altro laformulazione di precise indicazioni legislative per costruire una società a partire da una legislazione rifondatasui valori e sui principi dell’illuminismo di fine secolo. 5Mentre Montesquieu ragionava “piuttosto sopra quello che si è fatto, che sopra quello che si dovrebbe fare…”. ANapoli sia Nicolò Fraggianni che la nobiltà feudale era ricorsa alle pagine del libro “l’esprit des lois” perrivendicare la legittimità dei propri privilegi.Dopo la guerra dei “sette anni” la questione feudale non si limitava a questioni politiche e giuridiche ma anche atematiche sociali ed economiche. I lavori di Mably, Ferguson, Linguet, Robertson (1765/1769) e Adam Smith(1766), sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, avevano messo in relazione il sempre più evidentesottosviluppo e l’arretratezza dell’agricoltura continentale, rispetto all’Inghilterra e alle colonie americane con ilpersistere della feudalità.Filangieri aveva fatto proprie le indicazioni di Smith, e all’interno della “scienza della legislazione” avevadedicato alle leggi politiche ed economiche una richiesta di aumento dei piccoli proprietari creando un liberomercato della terra, e rendendo disponibili i beni ecclesiastici (inalienabili) e trasformando i feudatari inproprietari. Era necessario per attuare ciò era necessaria la soppressione delle istituzioni cardini della feudalità: • primogeniture • i fedecommessi (causa delle miserie)Gli attacchi di Filangieri ai baroni feudali e al ceto togato attraverso “Riflessioni politiche sull’ultima legge delsovrano che riguarda l’amministrazione della giustizia” scatenò una violenta reazione. Contro di lui si scagliòanche un letterato Giuseppe Grippa, che rilanciò le teorie costituzionaliste di Montesquieu, che affermava cheera fondamentale la presenza dei corpi intermedi (nobiltà feudale) che garantivano la libertà in Europa,difendere la monarchia e le leggi fondamentali di antico regime. Per Grippa distruggere le basi economiche dellafeudalità significava attentare alla libertà e favorire il dispotismo, quindi il pericolo era la scomparsa dellamonarchia lasciando il posto alle violenze e all’anarchia dei governi popolari, e al pericoloso repubblicanesimodemocratico dei piccoli proprietari terrieri.Filangieri nel 1783 affrontò la questione feudale sul piano giuridico e politico cercando di riflettere sul nesso tralibertà e uguaglianza, e sulla legittimità del potere dei baroni, con la pubblicazione del terzo volume dedicato alleleggi criminali.Il merito di quest’opera stava nella capacità di cogliere i processi storici e politici di un epoca di profondetrasformazioni, in cui a garantire “equità, libertà e sicurezza” non è più la liberta feudale, bensì l’autoritàlegale del monarca: il governo by law che deve succedere al governo by will.Mostro feudale: per Filangieri oltre che uno ostacolo allo sviluppo economico, era la causa di gravi problemi dilibertà e di giustizia destinati a suscitare una precisa riflessione politica sulla natura del governo monarchico inantico regime. Diceva che il mostro feudale aveva devastato l’Europa e andava incenerito, perché nei secoli avevama.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEdato vita a un governo ingiusto fondato “sulle rovine della libertà civile del popolo, e dei sacri diritti della corona.Un governo dove dominava la violenza quotidiana, la pratica della disuguaglianza di fronte alla legge e l’arbitriopiù sfacciato nei tribunali”. “la natura non ci ha fatti per essere il trastullo di pochi uomini potenti , ma ci hasomministrato tutti i mezzi necessari per esseri liberi e felici”Privilegi della giustizia feudale: al barone era concessa la nomina del magistrato cui spettava fare le indagini egiudicare sui reati avvenuti nel feudo. In questo modo il magistrato diventava un “miserabile e vile mercenariodel barone” ricattato sul piano economico dal suo datore di lavoro, minacciato dal potere di revoca dell’incarico,incapace di garantire una giustizia autentica e autonoma.Filangieri li descriveva senza onore, senza ricchezza, senza lumi, privi della confidenza del popolo e incapaci diprocurarsela, non hanno altro talento se non quello che si richiede per vessare, opprimere, rubare e per favorirechiunque è potente e calpestare chiunque sia debole.Il loro compito di amministrare la giustizia per conto del feudatario si fermava a volte alla sola ricerca delleprove della consapevolezza del reo ottenute con tutti i mezzi, dalla prigione alla tortura; da quel momentosubentrava il barone che trattava con l’incriminato una ricompensa economica in sostituzione della pena, nonmeno scandaloso era il privilegio di concedere la grazia ( Filangieri: “questo diritto che appena è compatibile conla sovranità, questo diritto del quale i re rare volte ne fanno uso per non moltiplicare i delitti con la speranzadell’impunità; il favorito del feudatario, il complice dei suoi delitti, lo strumento dei suoi attentati è sicuro dirimanere impunito perché sa che la sua condanna sarà seguita dalla grazia, mentre l’uomo onesto che ha resistitoai capricci del suo signore , sa di essere perduto se si troverà avvolto nei legami della giustizia e nelle trame diuna violenta ed arbitraria procedura”)Processo: Esistevano 3 gradi di appello contro una sentenza ritenuta ingiusta.I primi 2 erano di fronte ad altri giudici ma sempre pagati dal barone, l’appello finale davanti ai tribunaliprovinciali del re pareva inventato apposta per scoraggiare ogni volontà di sottrarsi all’ingiustizia dei ministridei baroni .I giudici nominati dal sovrano erano costretti a valutare sulla base dei documenti processuali raccolti in 6precedenza. Nel caso in cui il primo procedimento fosse dichiarato formalmente irregolare il rimedio previsto,per Filangieri, era il peggiore dei mali, entrava in scena il titolare della pubblica accusa, l’inquisitore del re, conil compito di istruire il nuovo processo destinato a diventare una sorta di allucinante inferno in terra per coloroche pensavano di sfuggire alla giustizia feudale.Per Filangieri l’inquisitore era l’uomo più vile e più ladro della provincia, un subalterno che non solo è pagato dalgoverno, ma che paga per poterlo servire; che esercita ignominiosamente un ministero che ricercherebbe moltaonoratezza, ma che è divenuto infamante, insensibile a tutti i sentimenti di pietà, di onore e di giustizia.Come atto preliminare l’inquisitore ordinava la preventiva carcerazione dei numerosi testimoni, di rei, dicomplici. Poi seguiva la ricerca di prove con ogni mezzo per coinvolgere il maggior numero di persone cuiproporre il “mercato”e lo scambio in denaro per uscire indenni dal processo. Si può definire tragico lo scenariodella giustizia dell’antico regime.Per Filangieri l’obiettivo primario dei “diritti sacri della civile libertà”in un regime monarchico allaormai necessaria riforma della giustizia, al superamento dei privilegi cetuali che attribuivano ai corpiintermedi frammenti fondamentali della sovranità, mascherandone gli interessi corporativi in nomedella difesa delle libertà costituzionali.Sovranità e distribuzione dei poteri: Dopo Bodin, Hobbed e Rousseau nessuno dubitava più che essa dovesseessere una e indivisibile. Altra cosa era la distribuzione dei poteri in funzione di garanzia come avevano spiegatoLocke, Bolingbroke e Montesquieu: “in ogni specie di governo l’autorità deve essere bilanciata ma non divisa; lediverse parti del potere devono essere distribuite ma non distratte”.Per Filangieri è esemplare è il caso del governo di tipo democratico dove il popolo da se stesso amministrala sua sovranità, attraverso una costituzione, capace di fissare i limiti e le forme del potere legislativo edesecutivo e i compiti dei magistrati e dei pubblici funzionari, questo atto non farebbe altro che distribuirel’esercizio delle diverse parti del potere, ciò non dividerebbe la sovranità che resterebbe unicamente nel popolo.Europa dell’antico regime feudale: specie di governo che divide lo Stato in tanti piccoli Stati, la sovranità intante piccole sovranità; che smembra dalla corona quelle prerogative che non sono comunicabili, che nonripartisce l’esercizio dall’autorità, ma divide e aliena il potere stesso, che dà al popolo molti tiranni invece di unsolo re e al re molti ostacoli al fare il bene.Questa monarchia feudale usurpa i diritti del popolo e del principe, c’è una dipendenza della monarchia senzal’attività della sua costituzione e le debolezze della repubblica senza la sua libertà.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEInvestitura del feudo: Filangieri la definiva una stipulazione solenne con la quale il sovrano dona o vende ad unprivato cittadino e ai suoi discendenti gran parte della sua autorità sopra un’altra porzione di cittadini, i qualisenza il loro consenso, vengono degradati dalla loro politica condizione e condannati a nuove servitù, obbligati anuovi doveri, strappati dalla immediata giurisdizione del monarca e trasferiti sotto quella di un uomo che essierano nel diritto di considerare come loro uguale.Il più grande pensatore dell’Europa era Locke, in lui Filangieri traeva gli argomenti contro il diritto di conquistaposto a fondamento dell’assolutismo regio e delle pretese baronali, e il principio della sovranità popolare e dellanatura pattizia e consensuale del potere politico tra uomini liberi ed uguali in grado di mettere in dubbio che ilmonarca fosse il proprietario assoluto della sovranità.Per Filangieri anche se l’uso della forza lo abbia fatto salire sul trono senza il consenso del popolo, egli non saràmai il sovrano dello Stato ed egli ne sarà il nemico, ed ogni atto della sua sovranità sarà un atto illegittimo, ilpopolo è l’unico che possa legittimare l’esercizio nella persona dell’amministratore che noi chiamiamo re.Sovranità del popolo: la tesi della sovranità del popolo e della figura del re come semplice amministratore eraapprofondita nella trattazione dei cosiddetti delitti di lesa maestà in antico regime. Se sacro era il dovere delcittadino di non attentare mai alla sovranità che non si può violare senza distruggere la società, altra cosa eral’attacco personale al re.Nella repubblica romana, dove era chiara la sovranità del popolo, i delitti di lesa maestà erano circoscritti alsovvertimento delle leggi fondamentali e alla conseguente violazione della “libertà civile”dei cittadini.Solo con Augusto e con l’impero il germe del dispotismo aveva cominciato ad insinuarsi, dando corpo ad unaestensione arbitraria del numero e della natura dei reati di lesa maestà e confondendo il diritto di critica conla difesa della sovranità. In antico regime l’alto tradimento veniva considerato ogni tipo di reato contro il re,non c’era nessuna differenza tra reati d’opinione, la conoscenza di un complotto o la partecipazione ad unaazione sovversiva. L’uso politico del reato di lesa maestà aveva mutato la doverosa difesa della sovranità inun’arma nella creazione del dispotismo.La figura del re come amministratore soprattutto a Napoli dopo i tentativi d’inizio secolo di procedere allacreazione di una monarchia assoluta delineava la futura creazione di una monarchia ben costituita dacontrapporre alla monarchia feudale dove era evidente il dominio della corona, il dispotismo dei baroni e 7l’arbitrio dei magistrati. Con questo progetto sarà rilanciato da tutti i protagonisti del tardo Illuminismo italianoil tema della libertà civile ( intesa come regno della legalità, stato di diritto e di garanzia per tutti i cittadini,destinato a sfociare nella richiesta dell’eguaglianza di fronte alla legge).Quando i cittadini vivono “tranquilli” sotto la protezione delle leggi questa tranquillità è chiamata libertà civile.Filangieri si apprestava a definire un primo abbozzo di monarchia costituzionale: “si chiama monarchia quelgoverno dove regna uno solo, ma con alcune leggi fondamentali.La natura della monarchia richiede che vi sia tra il monarca e il popolo una classe o un rango intermediodestinato non ad esercitare alcune delle porzioni di potere, ma a mantenere l’equilibrio e che vi sia un corpodepositario delle leggi, mediatore tra sudditi e re. I nobili compongono questo rango intermedio e i magistrati ilcorpo depositario delle leggi.Le leggi devono fissare i privilegi e i diritti degli uni e le funzioni degli altri, devono fissare i limiti di ciascunaautorità nello Stato, devono dichiarare quali siano i veri diritti della corona e quale il ministero dell’individuo chela porta, devono determinare fin dove debba estendersi il potere legislativo e dove debba cominciare e finirel’esecutivo. Determinare tutto ciò che riguarda le magistrature”.Nella monarchia costituzionale costruita per evitare il dispotismo e garantire la libertà civile di tutti i cittadini,l’unica carica di tipo ereditario era quella del Re. Nessun privilegio del sangue e della nascita era accettabile (nelcaso dei corpi intermedi). Magistrati e nobili dovevano rispondere personalmente del loro potere politico “lericompense sono dovute alle azioni, le cariche al talento e al merito di esercitarle”.Differenza tra Filangieri e Montesquieu:Montesquieu parla di “monarchia temperata”, essa era interna alla logica di antico regime, “senza nobiltà disangue non esisteva la monarchia stessa, abolire in una monarchia le prerogative dei signori, del clero e dellanobiltà si avrebbe uno Stato popolare o meglio uno Stato dispotico”.Filangeri: parla di "monarchia ben costituita”. Filangeri rivolgeva ai baroni l’appello ad accettare latrasformazione dei feudi in libere proprietà private, contribuendo in tal modo allo sviluppo dell’agricolturanazionale, all’accumulo delle ricchezze, alla creazione di un vero mercato fondiario, divenendo finalmente unavera élite naturale rispettata da tutti. Faceva un’attenta riflessione sui magistrati che non dovevano arbitrarema.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEsulle leggi ; operando in questo modo la magistratura avrebbe ricoperto un ruolo allo stesso tempo di garanziacostituzionale e di equilibrio dei poteri.La legittimità del potere veniva sempre dal basso.Filangieri era un pensatore repubblicano e radicale, condannato a operare in un contesto storico dominato dallacrisi dell’antico regime e in una Napoli dove le riforme avevano nemici ovunque.Non bisogna trarre in inganno gli elogi a Federico II e alla grande Caterina per aver avviato riforme legislative èevidente l’orrore del giovane filosofo napoletano per le figure di despoti come Giuseppe II.Il dispotismo inteso come espressione di un che si poneva al di sopra delle leggi liberamente accettate da unacomunità politica, restava pur sempre il vero polo negativo.Filangieri fu il massimo rappresentante del nuovo repubblicanesimo del tardo Illuminismo, sensibilealla difesa dei diritti dell’uomo e all’affermazione di un preciso progetto costituzionale.Era fondamentale come si esercitava l’autorità, il rispetto decisivo da parte del potere delle garanziedella legge: la salvaguardia, prima di ogni cosa della libertà civile e dei diritti dei singoli cittadini.Benché fosse evidente la simpatia verso l’esperimento democratico americano credeva che ogni forma digoverno avesse vantaggi e svantaggi, quindi non sempre una repubblica democratica poteva garantire meglio idiritti dell’uomo, la cittadinanza e lo stato di diritto rispetto ad una monarchia costituzionale.“in ogni società ci sono due forze: una fisica (l’uomo) e una morale (governo).Il vantaggio di una “monarchia ben costituita”: “…è che la forza morale si trova combinata con la minorequantità di forza fisica. Nella democrazia la forza morale è unita alla massima forza fisica”.La monarchia ben costituita poteva rappresentare il vantaggio di una maggiore certezza nel rispetto della legge edella libertà civile dei cittadini qualora si fosse approdata a una costituzione scritta e costante all’americana.Restava pur sempre il problema della partecipazione dei cittadini al potere legislativo e alla formazione dellavolontà politica. Filangieri ed altri illuministi affidavano l’esercizio della sovranità popolare all’opinionepubblica. 8Per poter realizzarsi necessitavano 2 condizioni a cui Filangeri dedicò il quarto volume della Scienza dellalegislazione : • istruzione e educazione pubblica del popolo : necessitava di un diretto impegno del governo e doveva coinvolgere il maggior numero di individui, allargandosi a tutti i ceti sociali, nelle forme e nei modi più appropriati alla condizione di appartenenza dei soggetti. • garanzia della libertà di stampa : si fondava sul presupposto illuministico (Kant) che l’uso pubblico e critico della ragione in ogni campo rappresentava uno strumento per il progresso e l’emancipazione dell’umanità.La Scienza della Legislazione ebbe in Italia e all’estero un successo straordinario a fine secolo e divenne ilmanifesto del pensiero politico del tardo Illuminismo europeo, colpiva tra l’altro la forte e dichiarata polemicacon Montesquieu, uno dei personaggi chiave del dibattito giuspolitico europeo del Settecento.Però accanto alle critiche Filangeri aveva per Montesquieu pubblici e sinceri riconoscimenti (“… questo tratto digratitudine è un tributo che io offro ad un uomo che ha pensato prima di me e con i suoi errori mi ha istruito emi ha insegnato la strada per trovare la verità”).MONTESQUIEU FILANGERIIndagare sulle garanzie di libertà nel mondo moderno Individuare un nuovo ordine giuridico capace di dar vita ad una società più giusta ed equa che metteva al primo posto i diritti dell’uomoPrima metà del Settecento, in cui prevaleva la Tardo Illuminismo la crisi del meccanicismo fisico-razionalità di tipo meccanicistico, cartesiano e matematico di tipo galileiano e newtoniano, ilnewtoniano che mutava dall’immagine di un ordine trasformismo delle specie animali, la scoperta dellanaturale fisso ed immobile il modello per comprendere dimensione storica della natura, la definizione su cosaanche l’ordine politico-sociale: l’universo-macchina si dovesse intendere per scienza avevano incrinato lacon le sue ferree leggi matematiche serviva alla precedente razionalità e di conseguenza anche l’ordinecomprensione razionale delle immutabili leggi sociali e pubblico e sociale pareva suscettibile di cambiamenti.delle scienze umane.Percepiva la realtà come un soggetto dato e definitivo Mirava ad individuare le regole e i principi di unale cui leggi eterne e razionali andavano indagate e futura legislazione universale e cosmopolita, piuttostocomprese in termini sociologici e storici. che studiare lo spirito e la natura delle leggi in quantoma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEEra poco utile interrogarsi sul concetto di società tali.giusta, sull’importanza di elaborare una legislazioneche assumesse come valori fondativi ultimi la giustizia Punti di riferimento società civile, diritti dell’uomo ee i diritti dell’uomo. giustizia.Per lui la storia e la natura avevano prodotto certirapporti di forze e creato situazioni di dominio. Sensibilità per argomenti come la natura del potere costituente, il complesso rapporto tra sovranitàPoco interesse per l’analisi dei meccanismi del popolare e costituzione.mutamento delle costituzioni e del potere costituente. Presenza di una costituzione scritta e sintetica di principi e di leggi fondamentali sul modello americano, il suo interesse per questioni che noi oggi chiamiamo la verifica di costituzionalità delle leggi ordinarie.La legge rappresentava per Filangieri il mezzo per garantire la libertà civile e i diritti dell’uomo in una societàgiusta ed equa, ma rimane uno strumento fortemente condizionato dal contesto storico, la cui forma eramutevole e revocabile nel tempo della volontà politica.Una perfetta legislazione non era mai esistita e probabilmente non sarebbe mai esistito, tuttavia i dirittifondamentali dell’uomo erano un punto fermo per costruire legislazioni a favore dell’emancipazione umana.Filangieri proponeva la creazione di un nuovo potere costituente capace di produrre una “pacifica rivoluzione”.Formulò la proposta di ricorrere alla creazione di una nuova magistratura : il censore delle leggi.Questa magistratura aveva il compito di segnalare al legislatore quando una legge cominciava ad essere“in contraddizione coi costumi, col genio, con la religione”.Doveva garantire l’omogeneità e l’efficienza dell’intero corpus legislativo.I censori avevano il compito di indicare la corretta interpretazione dei provvedimenti legislativi rispettoalle leggi fondamentali ed eventualmente proporne la eliminazioneI poteri reali dei censori erano volutamente limitati : essi non potevano concretamente abrogare nessuna legge, 9la loro funzione è consultiva, per non ledere la principale funzione della facoltà legislativaLa costruzione del nuovo costituzionalismo: sciabilità massonica edeguaglianzaBisogna ricordare che la Scienza della Legislazione fu scritta in un periodo particolare nella storia del modernocostituzionalismo occidentale: tra due rivoluzioni, quella americana e quella francese; in un’epoca di crisi, ditransizione e di rapidi mutamenti.Con le sue riflessioni Filangieri contribuiva a chiarire de finitamente il senso moderno di “piccolo codice a partedelle vere leggi fondamentali”.Filangieri come Rousseau nel Contratto sociale e i rivoluzionari americani, preferiva sottolineare il carattereartificiale e volontario, politico prima che storico e giuridico, dell’elaborazione di una costituzione.Egli era convinto che il ricorso della corporazione dei magistrati e degli aristocratici di sangue seguaci delcostituzionalismo dell’antico regime minava alle fondamenta tutta la sua idea di una nuova scienza dellalegislazione da fondare ex novo sulla base dei diritti dell’uomo e dei nuovi principi illuministici.All’uso più ampio della parola costituzione, come regolamento e forma di governo di un corpo politiconaturalmente sviluppatosi nel tempo, egli anteponeva l’uso legale del termine, inteso come legge scritta dacontrapporre al primato dei costumi e delle consuetudini. Questo uso si era affermato a partire dalla metà delXVI secolo nell’ambito del diritto canonico per indicare le leggi della Chiesa, degli ordini religiosi e, primaancora, come tramite per la stesura degli antichi statuti comunali in età medievale.In antico regime i due usi parevano il più delle volte confondersi in definizioni generiche, come quella formulatada Bolingbroke nel 1727, nella celebre opera “the British Constitution: Or, the Fundamental Form of Governmentin Britain” che tanto influenzò Montesquieu , oppure nella definizione di Vattel che diceva “chi formula laCostituzione dello Stato non era altro che il regolamento fondamentale che determina la maniera in cui deveessere esercitata” (pur precisando la differenza tra potere legislativo, forma di governo e Costituzione, nonscioglieva i dubbi sulla forma e natura di quest’ultima).Solo le vicende americane erano in grado di imporre una svolta decisiva e i contenuti del moderno pensierocostituzionale.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEFondamentale fu per Filangieri quanto avveniva in America, ma anche la lunga militanza nell’ordine massonico.Alla fine del 700 nelle logge napoletane erano presenti tutti i massimi esponenti della Repubblica letteraria, granparte del ceto dirigente e delle élites urbane della Capitale. Il fenomeno era catalizzatore una peculiare culturailluministica in cui si mescolavano, rinnovandosi, sia gli antichi ideali del giusnaturalismo, sia la volontà diriforma politico sociale dei nuovi lumi, sia l’ideologia del progresso del movimento scientifico, dando vita ad unasensibilità religiosa del tutto nuova (rifletteva in modo diverso il rapporto tra morale e politica).Filangieri (“novello Filandro” dato dal suo istitutore monsignor Luca Nicola De Luca) sperimento, attraversol’esperienza di massone, la nascita di una religione dell’umanità. Le logge gli apparvero uno straordinariolaboratorio politico, che prefigurava nel segreto delle sue pratiche, formalmente aperte a chiunque, un nuovoordine sociale rispetto alle tradizionali logiche “cetuali” e corporative dell’antico regime, trasformando i sudditiin cittadini liberi ed eguali.I massoni con il giuramento attribuivano un carattere sacrale di legge ai loro regolamenti, attraverso cui questesocietà private si reggevano e governavano costituzionalmente.Lo “spirito repubblicano” presente nelle logge conobbe una fase nuova grazie agli scritti di Jonh Locke e di JamesAnderson (Constitution of the Free-Mason, 1727).La traduzione di Locke in francese, ad opera di David Mazel, diffusa attraverso la loggia di Amsterdam (bienAimée), forzava volutamente in senso radicale del pensiero e contribuiva ad avviare un ripensamento critico delvecchio repubblicanesimo classico, rielaborato in Italia nell’età di Macchiavelli.Negli anni ’70 il fenomeno di politicizzazione della massoneria europea, si accompagnava sia alla riflessione sugliesiti della guerra dei Sette anni, che aveva cambiato gli equilibri europei ponendo all’attenzione modelliistituzionali e culturali di potenze inattese come Russia e Prussia, e alla meditazione della crisi del modellocostituzionale britannico.Nel continente nella massoneria templare (della Stretta Osservanza) la lettura di critica al dispotismo, di cui“Della Tirannide” di Vittorio Alfieri, aveva fatto nascere il desiderio di fondare uno Stato massonico, una terralibera costituzionalmente governata da leggi scritte (come quelle dei regolamenti massonici).“la Libertas Americae” doveva diventare lo stimolo contro il dispotismo in Europa, solo Lessing nel 1778, nei 10“dialoghi” in cui ebbe il coraggio di ironizzare sui fratelli che “in Europa combattono per gli Americani”, tuttavia ilnuovo mito americano scatenava sogni e passioni sociali.Richard Price e Paine erano impegnati al servizio della Rivoluzione Americana. Paine era impegnato nella loggiaparigina “Neuf Soeurs”, con cui Filangieri, Franklin, Jean-Antoine Gauvin Gallois (traduttore francese de lascienza della legislazione) avevano relazioni. Questa loggia aveva anche contatti con i due “venerabili” CharlesDupaty e Claude Pastoret che furono decisivi negli anni prima della rivoluzione del 1789.La fusione tra il mondo illuministico e la vita intellettuale del mondo delle logge, due mondi dalle origini diversee che per molto tempo si erano ignorate portò a maturazione, in particolare a Napoli, molti temi presenti nellaScienza della Legislazione, tra cui l’uguaglianza; fu proprio la massoneria ad innescare il dibattito settecentescosull’argomento, come risulta da documenti e testimonianze delle logge.Nei cerimoniali d’iniziazione e nelle riunioni: era prassi comune ricordare agli apprendisti che tutti i fratellierano uguali. Unica distinzione ammessa era in funzione della virtù e del talento, non certo della nascita.Dall’esterno ci furono relazioni preparate dalle autonomie ecclesiastiche per denunciare e processare le attivitàsegrete dei fratelli.Accanto a quelle che potremmo definire le pratiche egualitarie delle logge si sviluppò a Napoli una riflessioneteorica che non si limitava a riassumere le tradizionali posizioni di Platone, Aristotele, Cicerone, dello stoicismo edel cristianesimo primitivo, sino alle più recenti interpretazioni rinascimentali e dei pensatori della Riforma.Antonio Genovesi ( titolare della cattedra di etica all’Università napoletana nel 1745, e maestro diFilangieri) nella Diceosina o sia della filosofia del giusto e dell’onesto tirava le fila sulla secolare discussionesui caratteri e forme dell’eguaglianza, rilanciando per intero le riflessioni di Aristotele (che in “Politica” spiegavache a seconda del contesto storico e delle necessità del momento, era necessario servirsi ora dell’eguaglianzanumerica ora di quella basata sul merito; il problema nasceva dalla constatazione sviluppata nell’”EticaNicomachea” in cui “ tutti concordano che nelle ripartizioni vi debba essere il giusto secondo il merito, però idemocratici lo vedono nella libertà, gli oligarchici nella ricchezza o nella nobiltà di nascita, gli aristocratici nellavirtù. Quindi il giusto è in un certo senso una proporzione.In Politica “ la giustizia , nella concezione democratica, consiste nell’eguaglianza secondo cui il numero e nonsecondo il merito, con la conseguenza che la folla sarà sovrana e che fine della città e giusto sarà quello che saràparso ai più.”Genovese per i suoi scolari riassumeva che:”… l’Egualità tra due cose può aversi o nel numero, o nel peso, o nellamisura, o nella stima”.Nei primi casi si parla di un’eguaglianza aritmetica: in cui veniva privilegiato il principio d’identità, cioèdando lo stesso a tutti. Ben più importante gli pareva l’eguaglianza di stima (in greco significava una forma dima.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEeguaglianza equa tra i diversi che invece dava lo stesso solo agli stessi): come la chiamava Aristotele egualità diproporzione, vale a dire che quel “che mi dai stia ai miei bisogni come sta ai tuoi quel che ti do io”.Questo secondo tipo era un modo più equo che rispecchiava meglio la realtà sociale o l’oggettiva differenza tra gliindividui.Per Genovesi l’equalità perfetta tra quello che si dà e quello che si riceve, questa egualità si chiamagiustizia equità, cioè uguaglianza.Nelle logge inglesi, il principio di eguaglianza di stima dominò la vita interna ridefinendo fin dal principio letradizionali gerarchie sociali, nobili, ricchi borghesi, esponenti delle professioni,, mercanti impararono aconvivere e a praticare nel segreto delle logge i principi della cittadinanza egualitaria garantita dallecostituzioni.L’identità massonica stava nella convinzione che il merito non è con la nascita, questo doveva costituirel’elemento fondamentale dell’ordinamento sociale e politico.A Napoli, in un contesto storico che vedeva per la prima volta l’avvento di una grande monarchia nazionaledecisa a riplasmare, attraverso l’assolutismo, il vecchio ordine sociale, molti esponenti della più antica nobiltà disangue entrarono nelle logge, assumendone il più delle volte il comando e la direzione intellettuale, con lasperanza di rilanciare la loro storica funzione politica ai vertici della società. Fautori di una inedita “vera nobiltà”,di una “nobiltà virtuosa”,che rafforzava e accompagnava il decoro delle origini con la pratica della virtù civica,essi fecero pubblicamente propri i principi di competenza, della professionalità e del talento.Da ricordare il principe di Sansevero che aveva la direzione dell’intero movimento massonico del mezzogiorno,in quanto all’inizio era ancora presente sullo stesso piano l’importanza dei natali illustri con la fama di uomovirtuoso e sapiente, dopo pochi decenni però il merito e la virtù scalzarono definitivamente il primato di sangue.Alla fine del secolo, proprio all’interno della massoneria sarebbe partita la battaglia finale contro i diritti disangue, il principio di ereditarietà e dei privilegi feudali a opera di aristocratici come Filangieri.La storia dell’eguaglianza nel Settecento conobbe il suo momento decisivo con la pubblicazione delle opere di 11Jean- Jacques Rousseau che costituivano una sfida frontale e decisiva per la stessa identità profonda deimassoni. Le famose riflessioni sulla storia della disuguaglianza come segno del moderno male socialestoricamente espresso attraverso l’inarrestabile intreccio tra le prime forme di divisione del lavoro, la nascita delmio e del tuo, lo sviluppo delle scienze e delle arti, del commercio e delle ricchezze, e quindi del lusso, checomportava inevitabile corruzione, il crescente disagio umano verso una civiltà delle apparenze in cuidominatori e dominati mostravano di aver perso per sempre la loro primitiva umanità di uomini liberi, autonomied eguali, suonavano come aperta e clamorosa condanna della civiltà dell’Occidente.La corrosiva ed affascinante critica della modernità da parte del ginevrino rivela impietosamente lecontraddizioni e il volto oscuro di un progresso economico e materiale che stava mutando l’originariaessenza umana della persona, dal buon selvaggio all’infelice e alienato borghese dei grandi agglomeratiurbani europei (una forza misteriosa sembrava all’opera per negare dalle fondamenta la politicità dell’uomo,quel suo essere, come spiegava Aristotele, “zoon politikòn” : individuo naturalmente dotato di volontà e dipossibilità di scelta ).Con Rousseau il repubblicanesimo degli antichi riappariva sulla storia armato di nuove e più potentiargomentazioni filosofiche.Laddove Montesquieu, nell’Esprit des lois indicava nel regime misto inglese e nella costituzione della GranBretagna l’unica forma moderna del repubblicanesimo, Rousseau parlava di democrazia diretta, rivisitataalla luce della volontà generale e del governo legittimo, il nesso tra ricchezza e corruzione, la denunciadel talento come fonte di disuguaglianza e freno al diffondersi delle virtù civiche, la critica dellarappresentanza politica e del lusso corruttore dei costumi civici.Questo destava inquietudine in ogni settore della vita politica ed intellettuale del continenti, soprattutto tra iphilosophes, che misero al bando sia il discorso sulle scienze e sulle arti sia quello tra le disuguaglianze tra gliuomini con l’accusa di aver ceduto al primitivismo e di aver elaborato come scrisse perfidamente Voltaire: “lafilosofia di un pezzente che vorrebbe che i ricchi fossero derubati dai poveri…””…a leggere il vostro libro vienevoglia di camminare a quattro zampe”.In Italia da Nord a Sud furono pronunciate parole sprezzanti contro i velenosi scritti del ginevrino che mettevanoin dubbio decenni di sforzi da parte dei protagonisti della Repubblica letteraria volti a promuovere lo sviluppoeconomico e sociale della penisola proprio attraverso la diffusione delle scienze e delle arti e del commercio. DaAntonio Genovesi a Isidoro Bianchi, da Gianrinaldo Carli a Pietro Verri, l’Illuminismo italiano fece murocontro quelle critiche verso la modernità che invece trovavano subito orecchie attente e sensibili nel mondocattolico.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEMa fu soprattutto nelle logge che prese corpo una forte reazione, e non poteva essere diversamente se si esaminacon attenzione la filosofia della storia enunciata sin dalle prime Constitution di Anderson.La conoscenza in tutte le sue forme: dalla geometria all’architettura, dalla vecchia alchimia alla nuova chimica, losviluppo delle nuove scienze naturali e delle moderne professioni costituiva la rigenerazione dell’uomo e dellascienza massonica.Verso questa precisa scelta di campo si erano indirizzati i contributi di fratelli autorevoli e Gran maestridell’ordine: Desaguliers (newtoniano), Ramsay (fautore dell’enciclopedismo settecentesco), Franklin( padre dell’elettricismo).La stessa logica egualitaria dei massoni, ridefinita a partire dalla stima, dal merito e del talento era messa indiscussione dai paradossi rousseauiani. Nelle logge la nuova gerarchia che si legittimava sulla base del talento, inumerosi “frères à talens”che lavoravano nel teatro, nella musica, nella letteratura, nella pittura, non amavanocerto il rozzo primitivismo teorizzato dai seguaci dal ginevrino, diffidenti verso ogni forma di genio e di possibiledifferenziazione sociale.La risposta più organica all’egualitarismo e al repubblicanesimo degli antichi, nuovamente messo in campo daRousseau, venne dalle logge napoletane e soprattutto da Francescantonio Grimaldi .Francesco Grimaldi era un raffinato studioso, Venerabile maestro della loggia “L’humanitè”, pubblicò nel 1779tre volumi, dal titolo Riflessioni sopra l’ineguaglianza tra gli uomini ( che per intelligenza e cultura sarebbepotuto diventare uno dei testi chiave del pensiero politico europeo, ma era un testo molto lungo) in cui poneva intermini del tutto originale la questione delle origini e delle cause della disuguaglianza, rovesciando le tesi diRousseau, con un risultato non meno inquietante delle ipotesi confutate.Grimaldi voleva rifondare per la prima volta in Italia le stesse basi teoriche della riflessione politica deicontemporanei: “il Teatrise on Human Nature”di Hume, il crudo realismo del “Principe” di Macchiavellicostituivano le stelle polari di una scienza empirica della politica decisa a operare su fatti concreti, studiandosulla base di apporti di discipline come la medicina, l’anatomia comparata, la fisiologia, la chimica, l’etnologia, lastatistica, “l’essenza morale, fisica e politica della scienza umana”, in modo realistico e non con i modimoderni di alcuni filosofi della politica in vena di utopie, in quanto bisogna considerare gli uomini perquello che sono e non come potrebbero o dovrebbero essere. 12Con questo spirito scientifico Grimaldi procedeva a quella che noi definiremmo la “falsificazione” delle ipotesi diRousseau circa “l’uguaglianza che la natura ha messo fra gli uomini e sulla disuguaglianza che essi hannoistituita” mediante la nascita della moderna società civile.RUOSSEAU GRIMALDIAveva ipotizzato l’esistenza di un uno “stato natura” Polemizzava contro la rappresentazione delladove individui isolati, indipendenti, liberi, eguali e disuguaglianza e si rallegrava del fatto che l’ipotesifelici come potevano essere solo gli uomini senza dello“stato di natura”avesse finalmente subito recenti ebisogni e senza contatti con i propri simili, vivevano dure smentite ad opera di Voltaire e degli illuministiprivi dell’angoscia del tempo e quindi della morte, cui scozzesi.era subentrata per “cause esterne” dovute alle scoperte Però bisognava provare scientificamente che lo statodella metallurgia e dell’agricoltura, alla divisione del di naturale dell’uomo è la società e che l’uomo piùlavoro e all’appropriazione del suolo, una nuova età colto, più scienziato, più distinto nella società civilecontraddistinta dalla disuguaglianza morale. nono è che un essere che sente, pensa, vuole com’èQuest’ultima era il frutto negativo delle convenzioni, di il selvaggio più stupido e brutale.una società civile governata dalla legge dell’apparire e Da sempre esiste la disuguaglianza fisica tra gli uomini,del mascheramento, del dominio di pochi su molti. ed è provata da una sterminata letteratura scientifica,Se nello “stato natura” la disuguaglianza fisica tra che si porta appresso una disuguaglianza morale.individuo ed individuo era “appena sensibile”, nella La vera storia della disuguaglianza va definita comesocietà moderna creata dallo sviluppo economico, dalle una complessa miscela tra le potenzialità fisiologichericchezze, l’apparizione della “disuguaglianza di ogni individuo e i condizionamenti che subiva damorale”aveva cambiato tutto procurando infelicità ed parte del clima, dell’ambiente, della storia e dellaalienazione all’interno di una logica evolutiva perversa cultura delle nazioni a cui apparteneva.sino al raggiungimento della fase ultima e drammatica L’uomo era sempre stato lo stesso, un misto di natura edel dispotismo, quando paradossalmente, l’umanità storia dove regnava la diversità.tornava al punto di partenza tutti di nuovo eguali, La disuguaglianza era il destino dell’uomo.questa volta non per legge di natura, ma per volontà di Una società senza gerarchie non era mai esistita e maiun uomo solo. sembrava poter esistere.Una delle poche prove portate da Rousseau fu l’uso: del Disuguaglianza rivista partendo dalle opere diselvaggio, descritto nella letteratura dei viaggiatori, scienziati, di Macchiavelli e di Vico.come mito e buono, e indicato come una testimonianza Ne risultava una radicalizzazione di stampovivente di una fase evolutiva intermedia tra uomo conservatore delle tesi illuministiche a favore dellama.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEprimitivo e uomo sociale. moderna società civile. L’analisi scientifica di Grimaldi si concentrava sulle società dei selvaggi e sulle indicazioni da trarre sui testi dei viaggiatori. Il buon selvaggio diventava un essere abietto, cattivo, violento, sanguinario, come realmente appariva a molti esploratori, la disuguaglianza fisica, la forza e la violenza degli individui predominavano sulla disuguaglianza morale, lasciando campo libero all’istinto della specie, al bisogno di sussistere, agli aspetti più animaleschi e ripugnanti dell’umanità.Per Grimaldi le assurde pretese di eguaglianza politica avevano prodotto solo sanguinose “rivoluzioni politiche”e nuovi dispotismi: l’ingloriosa fine dei “livellatori inglesi”, lo strazio di Masaniello, e la ferocia mostrata deilazzaroni napoletani nulla aveva insegnato agli utopisti sognatori di improbabili repubbliche fondate sullacomunità dei beni o sul mito dell’uguaglianza naturale degli uomini.Grimaldi guardava con preoccupazione la nuova rivoluzione dei coloni americani, con le speranze di “palingenesisociale”, un segnale allarmante gli era parso la rivendicazione voluta da Jefferson nella Dichiarazione diIndipendenza circa il “diritto di essere felice”.Questa richiesta posta tra i diritti naturali dell’uomo gli pareva priva di senso e molto pericolosa, come in generetutta la recente retorica giusnaturalistica dei diritti dell’uomo che tanto piacevano agli allievi di AntonioGenovesi, suoi fratelli nelle logge di rito inglese (che dicevano che “Quando fosse vero che la natura ci desse undiritto alla felicità, ci dovrebbe dare una forza fisica o morale corrispondente al desiderio di conseguirla; inveceGrimaldi ribadiva che alcuni uomini mostravano di avere questa forza fisica e morale).Con le Riflessioni di Grimaldi l’Illuminismo italiano trovava la prima importante lettura moderata e conservatrice, 13capace di integrare le ragioni politiche e giuridiche del costituzionalismo cetuale di Montesquieu con unaorgogliosa rivendicazione della disuguaglianza morale e politica delle èlites: le vere protagoniste della nascita inOccidente della moderna società civile.Al di là di alcune specifiche questioni Filangieri non condivideva quasi nulla delle tesi di Rousseau né diGrimaldi.Come Grimaldi e tutti gli illuministi italiani, anche Filangieri contestava apertamente i paradossi del grandeginevrino contro la modernità ed a favore del mito del buon selvaggio.Analizzando le “origini delle società civili”, egli confutava l’ipotesi di uno stato di natura prima dell’avvento dellasocietà civile in cui vivevano felici, liberi e indipendenti i primi uomini. A suo parere il selvaggio andavaconsiderato alla stregua di un “uomo degenerato, un uomo che vive contro il suo istinto, contro la suadestinazione; in poche parole la rovina, la degradazione della specie umana piuttosto che il simulacro della suainfanzia.FILANGIERILE “ORIGINI DELLA SOCIETA’ CIVILE” cioè prima dell’avvento della società civile era una società nella quale nonsi conosceva altra disuguaglianza che quella che nasceva dalla forza e dalla robustezza . Questa era una società icui membri non avevano ancora rinunciato alla loro naturale indipendenza, non avevano ancora depositato laloro forza tra le mani di uno o più uomini, non avevano ancora affidato a questi la custodia dei loro diritti, nonavevano ancora messo sotto la protezione delle leggi la loro vita, la loro roba il loro onore.Questa è una società nella quale ciascuno era sovrano perché indipendente, magistrato perché custode edinterprete della legge che portava scolpita nel cuore, giudice perché arbitro dei litigi che nascevano tra lui e glialtri.Filangieri sottolineava l’assenza di ogni forma di disuguaglianza morale in questa fase della vita dell’uomo.In polemica con Grimaldi rilanciava l’eguaglianza morale di tutti gli uomini in ogni stadio dell’evoluzionedella specie, facendone la chiave di volta della sua interpretazione del patto sociale.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONELa disuguaglianza di forza non si poteva estirpare da queste primitive società , con il tempo e lo sviluppo dellepassioni avrebbe prodotto disordini.L’eguaglianza morale, non potendo reggere a fronte della disuguaglianza fisica, doveva soccombere sotto lapreponderanza della forza.L’uomo più debole era esposto ai capricci del più forte. Bisognava porvi un rimedio. L’unico rimedio e che datoche non si poteva distruggere la disuguaglianza fisica senza rinunciare all’eguaglianza morale. Per esseretranquilli bisognava non essere indipendenti. Era fondamentale creare una forza pubblica che fosse superiore adogni forza privata. Questa forza pubblica si doveva comporre dall’aggregato di tutte le forze private. Eranecessaria la presenza di una persona morale che rappresentasse tutte le volontà, che avesse tra le mani tuttequeste forze.Era fondamentale che questa forza pubblica doveva essere unita a una ragione pubblica, la quale dovevafissare i diritti, regolare i doveri, mantenere l’equilibrio tra i bisogni di ogni cittadino con i mezzi persoddisfarli, che compensasse il sacrificio dell’indipendenza e della libertà naturale con l’acquisto di tuttigli strumenti propri per ottenere la conservazione e la tranquillitàLa società civile nasceva per garantire l’esistenza stessa dell’eguaglianza morale.Per questo il capovolgimento delle idee di Grimaldi era netto, ma anche la presa di distanza da Rousseau chevedeva nella modernità il male e la fonte della disuguaglianza morale.Filangieri dopo la lettura del secondo trattato sul governo civile di Locke, ripercorreva la questionedell’eguaglianza, adattando alla polemica continentale e italiana il linguaggio e le soluzioni del filosofo britannico.La rappresentazione di uno stato naturale, dove uomini liberi, eguali e indipendenti davano vita, proposta daGrimaldi.Il mantenimento nella società civile dei caratteri fondamentali dell’originaria “eguaglianza morale”, di cui parlavaLocke, prendeva il posto della disuguaglianza morale di Rousseau.Per Filangieri l’uguaglianza morale era l’uguaglianza dei dirittiFilandieri indicava nel modello repubblicano delle colonie americane l’autentica speranza di un avveniremigliore, quel popolo libero e commerciante stava sperimentando il tentativo di coniugare ricchezza e virtùattraverso la formulazione di una costituzione rispettosa dei diritti dell’uomo. 14La ricchezza in sé non era più il male assoluto.Per Filangieri le ricchezze nel mondo antico derivavano dalle guerre mentre nel Settecento (anche per Grimaldi egli illuministi scozzesi) la produzione di ricchezza si fondava sul lavoro quotidiano, sul progresso scientifico esulla crescita delle economie nazionali senza ricorrere alla violenza.Per Filangieri : 1. il principio che la ricchezza corrompe un popolo solo quando essa è ingiustamente ripartita 2. un popolo ricco poteva non solo aver più facilmente accesso alla felicità, soddisfacendo i bisogni materiali, ma anche nella pratica delle virtù, poiché vivere virtuosamente rendeva felici e la ricchezza consentiva di accedere più facilmente alla felicità (attraverso donazioni ad ospedali, accademie e università).La causa della corruzione non deriva dallo sviluppo ma dall’accesso di pochi e l’eccesso della miseria dimolti.La personale riflessione di Filangieri sull’eguaglianza della ricchezza poteva avvenire solo con la nascita di unarepubblica e non attraverso il rilancio anacronistico e impraticabile molto lontane dalle sue propostecostituzionali e legislative di tipo comunista della “Repubblica” di Platone o con il ricorso alle leggi agrariedell’Antica Roma imponendo con la violenza “l’eguaglianza precisa delle fortune e dei fondi.Però lo sviluppo aveva messo in atto un processo irreversibile, da qui la conclusione che non fosse possibileottenere una precisa eguaglianza nelle famiglie di uno stato.Tuttavia ciò non impediva di adottare una politica costituzionale e di garantire le condizioni sociali necessariealla pratica delle virtù civili, intese come libera partecipazione alla vita della comunità.Filandieri affermava che non era necessario che i cittadini siano ugualmente ricchi, ma che le ricchezze sianoequabilmente diffuse.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEQuindi bisognava unire realismo all’utopia, andare oltre l’eguaglianza dei diritti civili e politici di cui parlavaLocke nel suo Secondo trattato sul governo, bisognava allargarle alle tematiche sociali ed economiche.Bisognava distinguere quando era necessario il concetto di eguaglianza come equità (nel campo sociale edeconomico) dal concetto di eguaglianza aritmetica ( nel campo politico e civile).Filangieri era consapevole che gli uomini non erano mai stati eguali e mai lo sarebbero stati se non creando, conla forza e la violenza, situazioni di palese ingiustizia.L’unica politica realmente possibile era quella di combattere gli eccessi della disuguaglianza, riducendone lapresenza e gli effetti.Grimaldi (realismo politico) predicava la rassegnata accettazione delle naturali differenze in ognicampo.Rousseau e Mably (utopismo radicale)che invocavano il ritorno all’uguaglianza degli antichi.Filangieri affidava alla nuova politica illuministica, fondata sul governo e sulle leggi, il compito di ridurrecon tutte le armi possibili la disuguaglianza dei moderni e i suoi effetti drammatici e disumani, destinatiinevitabilmente a moltiplicarsi con la crescita economica e lo sviluppo delle “scienze e delle arti”.La scuola giusnaturalistica napoletana e la fondazione storica efilosofica dei diritti dell’uomoPer Filangieri la centralità dei diritti dell’uomo rappresentava una delle chiavi di lettura della Scienza dellalegislazione, precisava il diritto di resistenza dei coloni americani e quindi la legittimità della loro rivoluzione:“i coloni devono avere diritti e prerogative comuni, e tra questi il diritto più prezioso è la proprietà e la libertà didisporre di quello che era loro.Questi diritti l’uomo li acquista con la nascita e la società e le leggi li devono garantire. I diritti formano la nostraesistenza politica come l’anima e il corpo formano l’esistenza fisica. Questi diritti preziosi che non potrebbero 15essere tolti senza scioglierci dal nodo che ci unisce allo Stato, questi diritti dal cui possesso non ci può mai essereinterdetto, e l’esercizio ci può essere sospeso per un bisogno urgente, inevitabile ed universale dell’intero corposociale, al contrario, quando questa causa non esiste (come nel nostro caso), quando questa divinità chesi chiama interesse pubblico non può essere interamente placata da questo violento e spaventevolesacrificio, allora la soppressione anche solo momentanea di questo esercizio, diviene un’ingiustiziaspaventevole, un attentato pericoloso, un’oppressione manifesta.La teoria dei diritti dell’uomo per il filosofo napoletano per il rispetto dei diritti, la cui violazione da parte delgoverno inglese costituiva non solo il motivo principale per l’esplosione rivoluzionaria e della fondazione dellanuova Repubblica americana, ma anche il punto di riferimento nel definire i rapporti tra gli individui, tra essi e ilpotere politico, tra i popoli e tra gli Stati e le loro controversie.Filangieri nell’indicare le strade necessarie per costruire un giusto ed equo ordine politico e commercialeinternazionale, rilanciava il postulato etico dell’eguaglianza naturale degli uomini inteso come eguaglianza deidiritti anche nel settore dei conflitti commerciali.Per evitare le guerre determinate da forme esclusive dell’imperialismo economico andava applicato il principiosecondo cui una giusta idea del “commercio vuole che tutte le nazioni si riguardino come una società unica, tutti imembri devono avere eguali diritti di partecipazione ai beni di tutte le altre.Nel terzo volume della Scienza della legislazione, del 1783, interamente dedicato alle Leggi criminali, ogni paginadi quel trattato si fondava sul patto ideale tra liberi ed eguali e sulla garanzia fornita dalla legge positiva circa ilrispetto dei diritti naturali che ogni individuo portava con sé dalla nascita.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEDiversa visione tra Cesare Beccaria e FilangieriBECCARIA FILANGIERIMetteva in primo piano l’elemento sociale e Considerava il diritto di punire un dirittoconvenzionale del diritto di punire, frutto della fondamentale dello stato primitivo che erarinuncia degli uomini nello stato di natura a parte precedente alla società civile.della loro libertà originaria. Era un diritto prioritario per garantire non solo“ fu la necessità che costrinse gli uomini a cedere l’esistenza di tutti gli altri, ma il rispetto stessoparte della propria libertà, ciascuno non ne vuol della legge di natura tra gli individui e tra lemettere che la minima porzione possibile, quella nazioni.sola che basti ad indurre gli altri di difenderlo.L’aggregato di queste minime porzioni possibiliforma il diritto di punire”.Mescolava elementi tratti da Locke, Rousseau per Separava la società naturale (diritti dell’uomo) e ladare sostanza e forma alla proposta di nuovi ideali società civile.umanitari circa la mitezza delle pene e il rifiuto Questi diritti dati dalle 2 società compongono idella pena di morte. diritti sociali quando la società li dà o li difende. Il diritto di punire andava collocato tra i diritti naturali dell’uomoPena di morte: pena di morte:“quale può essere il diritto che si attribuiscono gli replicava affermando che: “l’uomo nello stato diuomini di trucidare i propri simili? Non certamente natura ha diritto alla vita, ed egli non può 16quello dal quale risultano la sovranità e le leggi che rinunciare a questo diritto, ma può perderlo con irappresentano la volontà generale suoi delitti.(Bobbio (in L’età dei diritti) dopo aver dibattuto le ragioni filosofiche, etiche contrarie e favorevoli alla penacapitale, afferma che in ultima analisi contro la pena di morte non resta che ricorrere alle ragioni umanitarie e alcomandamento mosaico che invita a non uccidere i propri simili.)Filangieri dedicava un intero capitolo sulla legittimità della pena di morte correggendo le riflessioni diPufendorf e di Rousseau, ritenute contradditorie anche se espresse a favore della pena capitale e polemizzandocon Beccaria, a cui però si sentiva vicino nella comune battaglia umanitaria per ridurre al minimoindispensabile quel “veleno micidiale”rappresentato dall’abuso della pena di morte in antico regime.Ciò che colpisce nella lettura del trattato di diritto penale di Filangieri è la sua organica completezza, a partire dapochi “principi generali” tratti dalla teoria dei diritti dell’uomo. Filangieri dava ai legislatori il compito di creare ifuturi codici penali.Il filosofo spiegava che la pena non era altro che la “perdita di un diritto”come conseguenza di un delittonato dalla violazione di un patto.Lo scopo della pena doveva mirare sia ad impedire il danno alla società, sia a dissuadere altri dal compierereati.Il significato politico del giusnaturalismo di Filangieri è la sua interpretazione repubblicana e fortementeegualitaria della teoria dei diritti dell’uomo.Nei confronti di una larga adesione del movimento illuministico del Nord della penisola al cosiddetto dispotismoilluminata e alla lettura filo-assolutistica del giusnaturalismo proposta ad esempio da Puferdorf e dalla scuolagiuridica austriaca, Filangieri non esitava a indicare nel diritto do punire (collocato nello stato di natura) unaspetto particolare e decisivo del più grande diritto di resistenza dei cittadini alle violazioni del factumsubiectionis da parte del sovrano.Esplicite erano in tal senso le sue polemiche risposte a Pufendorf e a quanti sostenevano la natura convenzionalee l’attribuzione del diritto di punire alle prerogative della sovranità, affermando che la pena aveva senso elegittima solo come “atto di autorità di un superiore verso un inferiore.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONECiò era impossibile da realizzarsi in uno “stato di natura”, dove invece regnava l’uguaglianza tra gliuomini.Filangieri precisando le implicazioni teoriche nell’intendere il concetto d’uguaglianza: “se si ammetteva che gliuomini erano da considerare uguali nello stato naturale perché hanno eguali diritti, allora è possibile affermare chequalora uno perde un diritto mentre gli altri lo conservano, colui che lo perde non è più naturalmente uguale acoloro che lo conservano. Di conseguenza tutti gli altri che non hanno perduto questo diritto sono superiori a lui, ecome tale possono punirlo, il delitto nello stesso tempo distrugge l’uguaglianza trasmette il diritto di punire”.Le tesi secondo cui il diritto di punire andava considerato uno dei principali diritti naturali dell’uomo era lapremessa per l’eguaglianza di tutti di fronte alla legge. Lo scopo era di garantire la libertà civile, ovvero lasicurezza e la tranquillità di tutti i membri della comunità politica.Per Filangieri era un’ingiustizia contro la società, lasciare al monarca la possibilità di graziare i ministri, generali,cortigiani colpevoli di gravi reati e consapevoli che in un sistema assolutistico e dispotico dove regnava ilprivilegio e la distinzione sociale.L’idea repubblicana dell’individuo come titolare del diritto di punire in quanto uomo si intrecciava alla richiestadi partecipazione diretta all’amministrazione della giustizia risultava ancora più evidente nel volume dellaprocedura penale i cui punti fondamentali erano: • la rivendicazione dei diritti civili e di libertà per gli accusati prima della condanna; • la liquidazione del processo inquisitoriale da sostituire con il processo accusatorio secondo l’antico sistema della Roma repubblicana; • la creazione di giurie popolari; • la revisione dei meccanismi d’appello e di ricusazione dei giudici; • l’umanizzazione della detenzione delle pene, l’abolizione della tortura.L’obiettivo finale doveva garantire sia la maggiore sicurezza per gli innocenti, sia il maggiore spaventoper i malvagi sia il minore arbitrio per i giudici.Filangieri denunciava il processo inquisitoriale definito “un metodo assurdo e feroce che solo il dispotismopoteva ideare” e che la Chiesa cattolica aveva contribuito in età medievale ad affermare in occidente,legittimandolo attraverso procedure previste dal diritto canonico, e distruggendo in un colpo solo gran parte 17delle conquiste di civiltà del mondo antico.Inquisizione: era una procedura senza garanzie per l’imputato, che univa nella stessa persona l’accusa e ilgiudice, essa privava il cittadino di “tutti quei diritti dei quali solo la violenza ci può spogliare”.L’inquisitore deciso a trovare le prove della presunta colpevolezza ricorreva alla carcerazione, alla tortura, agliinterrogativi violenti e ogni umiliazione capace di offendere la dignità umana.Ancora una volta contro Montesquieu che aveva negato potesse aver senso in una grande monarchia modernaripristinare il processo accusatorio romano, in quanto la sua attuazione presupponeva la presenza di un forte“spirito repubblicano” e la diffusione delle virtù civiche del mondo antico, Filangieri replicava che la “libertà diaccusare” da parte di tutti i cittadini faceva parte del diritto di punire e prescindeva dal tipo di forma di governoe dalla sovranità stessa.Filangieri dimostra come la tortura rappresentasse una degenerazione nata con il “dispotismo dei primi Cesari”con l’introduzione della “legge Giulia” che allargava ai reati d’opinione i delitti di ”lesa maestà”. In seguito ibarbari e la chiesa di Roma avevano trasformato la tortura in una strumento di verità e giustizia.Filangieri apparteneva a una nuova generazione di riformatori illuministi che pur utilizzando il linguaggio e glischemi del giusnaturalismo ne trasformava le modalità e gli obiettivi.Il grande problema storico aperto con il moderno giusnaturalismo era la definizione di una nuova cittadinanza(diversa dal modello assolutistico del cittadini-suddito) in cui i diritti dell’uomo attraverso il contratto e lapartecipazione all’esercizio della sovranità, fossero in grado di fondersi con le ragioni della comunità politica esociale costituiva il cuore stesso del pensiero politico del tardo Illuminismo, soprattutto dopo la rivoluzioneamericana.Questo poteva avvenire solo attraverso una radicale riforma legislativa dell’antico regime, come auspicavanoRousseau, Beccaria e soprattutto Helvètius, loro dicevano che si poteva comporre interessi pubblici e privati,coniugare diritti e doveri, individui e sovranità, riconoscendo il legame tra politica e diritto nel mondo moderno.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEVoltaire espresse la necessità di questo passaggio in “Dictionnaire philosophique”in cui faceva chiedere a unpersonaggio ad un saggio bramino indiano in quale stato, sotto quale dominio avrebbe preferito vivere, egli glirispose “dove si obbedisce solo alle leggi”, il personaggio allora gli chiese dove si trovava questo paese, larisposta fu molto significativa: bisognerebbe cercarlo.Filangieri lo trovò trasformando i diritti, sul piano giuridico, da principi universali di morale in diritto positivo,quindi nella costruzione di un edificio legislativo fatto di codici chiari e sintetici, che da un lato riducevano ilruolo della religione a un ruolo ausiliario, dall’altro liquidava la vecchia “scientia juris”, mettendo il legislatore difronte all’assoluta necessità di legiferare su ogni aspetto della società civile, partendo sempre dai diritti.Per meglio apprezzare le forti novità nella Scienza della legislazione in cui era rivendicato il passaggio dal dirittonaturale al diritto positivo bisogna ricordare che le fondamenta teoriche del giusnaturalismo di Filangieri eranomolto differenti da quelle degli altri illuministi europei.Vico: meditò sul rapporto esistente tra “il diritto ideale ed eterno” e quello positivo delle nazioni: il diritto comevalore universale e il diritto come fatto storico prodotto dalla volontà dell’uomo. Riflessione filosofica sullefondamenta del moderno giusnaturalismo e in particolare sui diritti dell’uomo. Era l’unico italiano che si eracimentato con la rinascita del diritto natura e con i “nuovi politici e morali studi, Filangieri ne era l’erede .Gravina: grande giurista a cui spettava il merito di aver avviato la nuova tradizione di studi politici caratterizzatidall’analisi storica e filosofica dei nessi esistenti tra politica e diritto. La fama dei suoi “Originum juris civilis libritres”(1701-1708) avevano imposto la necessità di ricostruire la formazione del diritto romano. Nel “De romanoimperio” e nel De imperio et iurisdiction”aveva tratto dal modello della Repubblica di Roma gli argomenti per unordine giuridico capace di limitare in futuro il potere dei principi. Dalle sue ricerche storiche definiva i diritti e idoveri dei cittadini e nel delimitare i poteri pubblici che avrebbero interessato in seguito i migliori giuristieuropei , soprattutto Montesquieu nell’ Esprit des lois.Il giurista calabrese aveva avviato il discorso sulla ripartizione e l’equilibrio dei poteri, sulla priorità 18dell’ordinamento giuridico in funzione di garanzia costituzionale.Genovesi: fu tra i primi in Italia a combinare il linguaggio tipico della virtù repubblicana con quello dei dirittiindividuali. Egli indagò le “massime del giusto eterno” (espressione di Vico), usando allo stesso tempo il dirittoromano, la scienza newtoniana ( per dare legittimità razionale e scientifica al concetto di legge di natura) e tuttala moderna teoria dei diritti dell’uomo ( Grozio, Puferdorf e Locke) per fondare la moderna “scienza morale”.Francesco Mario Pagano: fondamentale la centralità delle” romane leggi”. Prendeva le distanze da Puferdorf eda Grozio rispetto al loro modo di privilegiare le fondamenta razionali del diritto naturale.John Locke: era il fondatore del pensiero politico moderno per aver concepito la possibile connessione “deicorpi politici e dei diritti dell’uomo”. E’ da lui che Montesquieu aveva appreso “la temperata monarchiacostituzionale” e della divisione dei poteri. Mentre Rousseau apprese: le prime idee dell’eguaglianza, dei dirittidell’uomo e del contratto sociale, l’origine del diritto di proprietà e del diritto di infliggere la pena di morte.Filangieri: proprio da Vico e dalla sua distinzione tra il corso storico delle nazioni e la loro storia ideale edeterna Filangieri ricavò suggerimenti per formulare la sua fondamentale comparazione tra “la bontà assoluta”delle leggi, che si riferivano al diritto naturale, e quella”relativa” delle leggi attinenti al diritto positivo.Oltre la ragion di stato: le basi morali e religioseI tempi per una rivisitazione del modo tradizionale di concepire la politica erano ormai maturi. L’antico regimescricchiolava rilevando con chiarezza gli epocali cambiamenti in corso non solo dal punto di vista sociale, politicoe istituzionale, bensì nel modo stesso di pensare.Nella vecchia Europa di fine settecento si stava preparando ”una pacifica rivoluzione”.Per secoli i principi avevano privilegiato la soluzione di un unico e ossessivo problema: come vincere le guerre edestendere i propri domini.Il sei-settecento aveva condotto le potenze assolutistiche continentali a privilegiare la creazione di grandieserciti stanziali e la costruzione di formidabili arsenali, disinteressandosi della pubblica felicità.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEFinalmente dopo decenni di predicazione da parte di filosofi come Grozio, Pufendorf, Locke e Montesquieu lecose parevano rapidamente cambiare.Era arrivato il momento di superare il caos degli ordinamenti giuridici e di costruire un unico edificio legislativocapace di garantire la felicità pubblica e i diritti dell’uomo.Le condizioni storiche parevano consentirlo in quanto molti ostacoli stavano franando: la nobiltà feudale eraovunque attaccata, i corpi privilegiati dell’antico regime apertamente denunciati per il loro egoismo sociale, lasovranità assoluta dei monarchi messa in dubbio, i costumi e la sensibilità collettiva europea sempre piùorientati verso e a favore delle riforme.Tuttavia la grande riforma legislativa dell’antico regime presupponeva il superamento definitivo di tutto il mododi pensare e di vivere la politica riconducibile all’universo teorico e pratico della “ragione di stato”che avevadominato nei secoli precedenti che come diceva il gesuita Botero nel 1589 che vedeva nello stato un”dominiofermo sopra il popolo da parte del principe”.Quel modo di riflettere e di agire politico, che affidava agli “arcana imperii” e alla sola volontà dei sovrani ilcompito di governare i popoli, pareva a Filangieri appartenente ad un lontano passato.La lotta politica cominciava a svolgersi alla luce del sole, coinvolgendo gruppi e ceti sociali sempre più estesi.Persino i grandi re venivano pubblicamente chiamati a rispondere delle loro azioni. Citando l’episodio del 1775in cui il vescovo di Tours, Jean de Dieu-Raymond de Boisgelin de Cucè, aveva tuonato contro Luigi XVI, il giornostesso della sua incoronazione a Reims.Però cominciava a delinearsi una forte reazione direttamente ispirata ai principi di un crudo e moderno realismopolitico, al ferreo rispetto del primato dell’”essere” nei confronti del “dover essere”, e quindi al rifiuto delpostulato etico dell’eguaglianza naturale tra tutti gli uomini, tornavano sul campo anche tra gli illuministi le tesidi fondo enunciate da Macchiavelli nel Principe.Filangieri al di là dell’ammirazione per lo studioso non esitò a trasformarlo nel nemico dichiarato dei dirittidell’uomo, la storia gli pareva aver finalmente sconfitto per sempre quel modo di pensare alla politica.L’artefice principale del pensiero di Macchiavelli, del tradizionale costituzionalismo inglese fu FrancescantonioGrimaldi.Grimaldi si contrapponeva al modo di concepire la politica da parte di Rousseau (fondato su un’antropologia 19positiva e utopicamente proiettato su n futuro repubblicano ed egualitario), Grimaldi si ispirava al crudorealismo politico, empirico e fattuale di Macchiavelli.Per Grimaldi era inutile interrogarsi su come il “governo dovrebbe essere”, ma “esaminare “come la natura havoluto che fossero”(contenuto nel Principe).Il carattere feroce e conflittuale dell’uomo, la naturale gerarchia tra gli esseri gli parevano dati fuori discussioneormai scientificamente dimostrabili.Dopo aver polemizzato indirettamente con Jefferson circa il carattere di vero e proprio diritto universale di tuttigli uomini alla felicità contenuto nella Dichiarazione d’indipendenza, chiamava in causa lo stesso Filangieriaffermando che bisognava sempre “accomodare l’eguaglianza alla giustizia stabilita, non già stabilire lagiustizia sopra le massime dell’eguaglianza”.Sempre nel 1779 appariva a Napoli l’Elogio di Niccolò Macchiavelli scritto da un altro famoso allievo diGenovesi, Giuseppe Maria Galanti. In questo libro veniva esaltata la figura di Macchiavelli, e ne difendeva lamemoria e lo spirito repubblicano, utilizzando anche le testimonianze di Montesquieu, Rousseau e Linguet i qualiritenevano evidente che nel Principe la satira e non l’elogio della tirannia.Analizzando le forme degli Stati e il dibattito politico dell’epoca egli non vedeva al contrario di Filangieri uncontrasto tra i “diritti del genere umano”, per Galanti Macchiavelli era nel giusto quando affermava una nettadifferenza tra la politica e la morale, la prima giudicava quale l’uomo è nella società, la seconda indicaagli uomini come essi devono essere.Alle spalle mondi questa improvvisa fiammata polemica sul significato autentico dell’eredità machiavellianastava un secolo di lotte contro l’egemonia della ragion di Stato, che si era rapidamente affermato in Europa dopole guerre civili e religiose nel tardo cinquecento e del seicento con la pratica dell’assolutismo.In Italia, nel 1749 Ludovico Antonio Muratori (modenese) nel suo celebre trattato “Della pubblica felicità”,affidava ancora al principe il compito di aprire la strada alla nuova politica antimacchiavelliana destinata aprivilegiare anzitutto il bene della collettività.Sin dal primo Settecento era divenuto chiaro a tutti che esistevano almeno 2 modi di intendere la politica:ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONE 1. la vecchia ragion di Stato 2. una nuova vera politica: secondo Pufendorf, che pure militava nel campo dei teorici dell’assolutismo, una politica il cui scopo stava nella “salus popoli”e nel rispetto dei diritti.A Napoli, nel 1710, fu Paolo Mattia Doria a guidare la rivolta contro i seguaci di Tacito e di Macchiavelli. Neltrattato politico La vita civile questa singolare ed affascinante figura di repubblicano eretico, le cui coraggioseproposte di riforme suscitarono la contemporanea e violenta reazione della monarchia e della Chiesa; rivendicòpubblicamente le ragioni di quella che egli definiva la “vera e retta politica” rispetto alla “maliziosa politica” deiteorici dell’assolutismo.Muovendo da Platone, da Aristotele, da Cicerone, Doria rilanciava la figura del filosofo consigliere del principe,affermando di voler combattere contro quanti ritenevano fosse meglio “considerare l’uomo nello stato che egli è,che in quello nel quale dovrebbe essere”. Quel primo modo di riflettere aveva fatto perdere la virtù, il giusto el’onesto creando gravi guasti nel governo dei popoli e diseducando moralmente le nuove generazioni.Tacito e Macchiavelli ne erano stati i principali responsabili. Macchiavelli autore sia dei Discorsi sia delPrincipe, appariva agli occhi di Doria più una singolare “farmacopea aperta a tutte le ricette” che il perfidoispiratore di governi dispotici.Doria non aveva dubbi sul fatto che la riaffermazione di una concezione della politica fondata unicamente sullaricerca del bene comune, sulla virtù, sul governo della legge, sulla pubblica felicità poteva rinascere e affermarsisolo attraverso il superamento del crudo realismo politico machiavelliano.Antonio Genovesi pose i diritti dell’uomo al centro delle ricerche per la costruzione di una moderna “scienzadella morale”da realizzarsi in tempi brevi, attraverso l’analisi scientifica e razionale della legge naturale. Ilpostulato dell’eguaglianza naturale dei diritti costituiva la base su cui costruire il nuovo edificio della morale.Precisava che “ogni politica, ogni economia che non è fondata sulla giustizia, sulla virtù e sull’onore distrugge sestessa”. Del resto, nel Contratto sociale Rousseau aveva spiegato che solo la volontà generale come frutto di unpatto d’unione tra uomini ritenuti liberi e uguali poteva determinare la nascita del concetto moderno di moralitàe di legittimità nell’agire politico.Era questo il fatto veramente nuovo del moderno giusnaturalismo, i cui fautori s’interrogavano sui nessi esistentitra il diritto e la politica, rivisitando in primo luogo la storia delle diverse teorie sulla morale, le concezioni etichedegli antichi in merito all’uguaglianza naturale tra gli uomini e mettendo al centro del dibattito politico il tema 20dei diritti umani.Ad esempio Aristotele non aveva appreso appieno le potenzialità e il profondo significato morale e politico deldiritto naturale, perché secondo Barbeyrac, aveva negato nelle sue teorie l’eguaglianza dei diritti. Nella suaPolitica, che aveva dominato per secoli il pensiero dei governanti dell’occidente, mancava di quelle solide radicimorali indispensabili per avviare una complessiva rifondazione della politica.Il mondo della massoneria giocò un ruolo indiretto ma decisivo nell’affermarsi di un linguaggio, di una mentalitàcollettiva, di valori e pratiche culturali assai vicine al “moderno spirito repubblicano” che vedeva nell’uguaglianzadei diritti la chiave per ripensare al rapporto tra politica e morale.La comunità massonica è definita la “più forte istituzione sociale del mondo morale del secolo decimottavo” eprefigurava la creazione futura di una società civile diversa rispetto a quella tradizionale d’antico regime.Il popolo delle logge aveva il compito di praticare al suo interno e di far conoscere all’esterno la “philantrophie”,le virtù civiche, il cosmopolitismo, l’amore per la scienza e la tecnica: l’Ordine doveva plasmare una comunità difratelli attraverso il rispetto della sana morale denunciando il repubblicanesimo aggressivo di matricemachiavelliana.In risposta a queste ultime pericolose influenze occorreva che gli “apprendisti”vivessero virtuosamentel’esperienza massonica, e coniugassero il rispetto degli statuti e dei regolamenti con una morale individualeattenta ai doveri dell’amicizia e della fratellanza.In realtà studi recenti di storia sociale e culturale della massoneria hanno documentato quanto fosse differente larealtà rispetto alle enunciazioni teoriche, e quanto assai complessa e contraddittoria sia stata nel concretol’esperienza della fratellanza nel corso del ’700.Negli anni settanta e ottanta, quando Filangieri frequentava la fratellanza, conflitti laceranti e contrapposizionid’ogni genere, tra logge di rito inglese, logge nazionali della Stretta osservanza e il Grande oriente di Francia.Da cosiddetta società depositaria di segreti, la massoneria si avviava a diventare una società segreta, aprendosialle suggestioni del modello settario e cospirativo, alla politicizzazione dei suoi adepti e dei suoi progetti diemancipazione sociale.Dalla predicazione morale si passava alla propaganda e all’azione politica.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEPadre camaldolese Isidoro Bianchi per rispondere alla grave crisi della massoneria europea dopo gli scontriemersi tra radicali e moderati con la rivoluzione americana e la scoperta della congiura degli Illuminati diBaviera, avvenuta due anni prima, con la conseguente reazione dei governi. Il testo “Dell’Instituto dei veri liberimuratori”chiariva che la massoneria era nata “per ricondurre l’uomo alla sua origine bontà”e al rispetto dei suoidiritti naturali, di fronte ad una società occidentale storicamente falsa, corrotta e ineguale.I compiti di natura morale era precisati fin dalle prime costituzioni ai fratelli era vietato di discutere e parlarenella loggia di religione e politica, come se politica e morale fossero due mondi diversi e privi di punti di contatto,erano concepiti come 2 differenti istituzioni.Alla fine del settecento questa radicale divisione si stava annullando soprattutto grazie alla nascita del modernogiusnaturalismo dei diritti; il libro di Bianchi rappresentava la testimonianza dei cambiamenti. massonico attraverso la trasformazione del modo stesso d’intendere il concetto di politica con l’affermarsi dellinguaggio dei diritti anche nelle logge.Isidoro Bianchi cercava invano di fornire risposte plausibili per ribadire la persistente attualità delle antichedistinzioni. Negava quella pericolosità politica che invece era parsa evidente a molti governi di fronteall’appoggio di settori importanti della massoneria alla rivoluzione americana, e soprattutto nel caso degliIlluminati di Baviera, sostenendo che anche i principi e i sovrani erano tra i maggiori protagonisti della vita dellafratellanza. In secondo luogo, l’uso del meccanismo segreto, che veniva rimproverato ai massoni, era statostoricamente usato dai primi cristiani (per difendere i misteri della trinità e della rincarnazione) e sempre nelpassato da scuole filosofiche.Per Bianchi il segreto era un diritto dell’umanità per garantire la ricerca e la diffusione della verità neimomenti difficili della storia.La massoneria non era altro per lui che una semplice associazione di filosofi votati al bene dell’umanità.L’accusa di Bianchi era di aver trasformato in teoria e azione politica le verità morali predicate nelle logge glisembrava infondata se valutata all’interno degli schemi mentali tipici del mondo massonico.L’aspetto più sconcertante dello scritto di Bianchi sta nel fatto che l’autore non si accorse della lettura politica diespressioni come fratellanza, uguaglianza e libertà rispetto alle interpretazioni allora correnti. 21Le sue ripetute assicurazioni, secondo cui i massoni “senza mai immischiarsi negli affari politici si sono semprestudiati nel far del bene alla repubblica e ai loro cittadini” e che mai la massoneria avrebbe complottato contro loStato essendo i suoi compiti unicamente morali.La formazione di diverse interpretazioni sul significato unicamente morale della propaganda dei fratelli aprivala strada ai sospetti della Chiesa.La funzione allarmante, ma al tempo stesso stimolante consentì il passaggio dalla morale alla politica, e lamassiccia influenza di gran parte degli Illuministi nella massoneria(Voltaire nel 1778, pochi mesi prima dimorire venne iniziato nella loggia massonica Neuf Soeurs).A partire dalla metà del settecento incominciò l’ostinata lotta alla ragion di Stato e la lettura allo stesso tempopolitica e morale dei diritti dell’uomo.Per Filangieri, grande amico di Bianchi (che diffuse al nord La scienza della legislazione) la politica comericerca della pubblica e privata felicità in una società giusta ed equa costituiva il cuore stesso del suointero progetto.Per Filangieri era fondamentale il riconoscimento del principio della partecipazione alla vita della comunitànelle forme e nei modi più appropriati da parte di tutti gli uomini, se si voleva mantenere in vita ilrapporto tra politica e morale.La richiesta dei governi di proclamare la libertà di stampa nell’Europa d’antico regime si fondava proprio suquesto naturale diritto-dovere dell’individuo alla partecipazione politica. A tal fine andava subito introdotta lalibertà di stampa come premessa indispensabile per il formarsi di una libera opinione pubblica cui tutti potevanoparteciparvi. Il legislatore deve stabilirla, il legislatore deve proteggerla.Anche per Filangieri la nascita dell’opinione pubblica significava una conferma indiretta della sovranità popolaree uno strumento per garantire una valutazione morale dell’azione del principe da parte della società civile.Il quarto libro della Scienza della legislazione era interamente dedicato alla costruzione di un sistema diistruzione pubblica, per creare le condizioni indispensabili ad una libera partecipazione di tutti i membri dellacomunità politica.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONELe celebri conclusioni kantiane secondo cui la politica “doveva piegare le ginocchia davanti allamorale”sono state sottoscritte da Mably, Diderot, Voltaire, Rousseau, Jefferson, Lessing e Filangieri.Essi avrebbero trovato condivisibili anche le aspre polemiche del filosofo tedesco sia contro i teorici del nuovorealismo politico sia contro i “moralisti politici”, quei moderni professionisti dell’arte del governo accusati dicostruire con cinismo e spregiudicatezza la morale necessaria ai loro loschi traffici con il potere.In tutta la Scienza della legislazione Filangieri aveva iniziato la sua attività di filosofo della politica denunciandoglia arcana juris, polemizzando con forte passione civile contro le violenze del processo inquisitoriale,rivendicando la pubblicità e la trasparenza dell’azione penale e la diretta partecipazione nelle forme opportunedei cittadini alla pratica della giustizia. Ancora meno gli piacevano gli arcana imperii (segno e strumento deldispotismo).L’uso del segreto nella sfera pubblica e nell’arte di governo contraddiceva la sua idea repubblicana di individuolibero tra eguali, responsabile delle proprie azioni, titolare di diritti e di doveri esercitati in maniera trasparente.La massoneria funzionava allo stesso tempo come efficace società di mutuo soccorso o come punto d’incontro digruppi alla segreta ricerca di nuove esperienze intellettuali di tipo mistico, occultistico, filantropico, religioso epolitico; Giuseppe II sperò a lungo di organizzare all’interno dell’Ordine il consenso necessario alla sua politica diriforme. Gli insorti americani vi videro il luogo privilegiato per la loro propaganda contro l’Inghilterra. Anche igesuiti dopo la soppressione della Compagnia di Gesù scoprirono nelle logge un possibile rifugio e una potentearma di propaganda per creare una nuova sfera pubblica cattolica capace di dar fiato e vigore alla politica direstaurazione religiosa voluta da papa Pio VI dopo il 1782.Gli Illuministi ultimi ad arrivare, vedevano nelle logge uno strumento per garantire una circolazione e unadiffusione internazionale dei loro discorsi.Filangieri era figlio cadetto dei principi d’Arianello ( titolo concesso da un diploma imperiale di Carlo VId’Asburgo, la famiglia risaliva alla più antica e prestigiosa nobiltà normanna arrivata nel Mezzogiorno al seguitodi Roberto il Guiscardo), nipote dell’arcivescovo di Napoli, Filangieri era stato educato da il precettore don LucaNicola De Luca che gli aveva fatto conoscere i libri di Giannone, Genovesi, ma soprattutto le opere di Anthony 22Ashley Cooper terzo conte di Shaftesbury.Il giovane Filangieri rifletteva sempre più intensamente sul rapporto tra volontà individuale, la politica e imeccanismi del vincolo sociale attraverso la religione.Una religione da riformare in senso civile e da ricondurre al centro della vita politica europea secondo gli schemiprovocatoriamente delineati da Rousseau nella professione di fede del vicario savoiardo e nel Contratto sociale.Filangieri fu il primo in Italia a cogliere nelle logge il luogo ideale per affrontare la questione di una generaleriforma religiosa dell’Occidente.La massoneria gli apparve una società di religione, un’istituzione in grado sia di sanare il crescente bisogno direligiosità dell’èlites, deluse dalle tradizionali confessioni, sia di avviare il mutamento di contenuti e di obiettividella religione popolare.Le logge rappresentavano l’unica alternativa alle Chiese e al cristianesimo.Incompiuto e apparso postumo, il libro quinto della Scienza della legislazione, intitolato Delle leggi cheriguardano la religione era dedicato alla creazione di una moderna religione civile in grado di superare larovinosa logica delle due podestà introdotta dal cristianesimo e in particolare dal cattolicesimo con la suaostinata concezione di una Chiesa separata e contrapposta allo Stato.Filangieri non aveva dubbi sul primato del governo civile rispetto a quello religioso.Un buon legislatore doveva in primo luogo: 1. prevenire i 2 mali estremi, pericolosi sul piano civile e sociale (fanatismo e irreligione) 2. intervenire con leggi per limitare il potere temporale della Chiesa (imporre restrizioni alle differenti forme di immunità, regolare le nomine ecclesiastiche, ridurre il numero eccessivo dei sacerdoti, fare cadere le rendite del sacerdozio, secolarizzare la maggior parte delle proprietà ecclesiastiche).Le violente reazioni dell’Inquisizione e l’immediata messa all’Indice dei 2 primi volumi, dove erano tracciate lelinee guida del progetto complessivo, non fermarono Filangieri dal proporre nel libro quinto una sorta di storianaturale delle religioni in cui illustrare i caratteri originali della nuova religione civile e costruire le modalità diun segreto processo riformatore destinato a coinvolgere lo Stato e la massoneria contro le religioni rilevate.L’origine della religione:L’origine della religione nelle prime società era spiegata come il frutto naturale della paura, dell’impotenza, delladebolezza, che avevano condotto a culti antropomorfi e al politeismo, ma anche “alla luce di quel contrasto difinito e infinito che si osserva nella natura umana” e che produceva nelle menti migliori la necessità d’interrogarsirazionalmente su quell’unica “ignota ed universale forza” che reggeva misteriosamente le sorti dell’universo.Nella fase di transizione dallo stadio barbarico dell’umanità a quello civile, 3 erano le forme di religione:ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONE 1. quella delle “moltitudini”: con la sua fervida fantasia popolare, la teologia poetica e fantastica che dava forma al politeismo. 2. quella del “governo”: con la sua ritualità civile (gli auguri, gli auspici, gli oracoli, le feste, i sacrifici). 3. quella dei “sapienti”: che cercano di correggere le superstizioni e gli eccessi della religione popolari, interrogandosi sulla vera natura teologica delle misteriose forze naturali.La puntigliosa analisi della terza, assai simile per il suo carattere iniziatico e segreto al cristianesimo primitivo ealle pratiche latomistiche e settarie delle originarie logge massoniche, consentiva a Filangieri di chiarire ilcarattere storico e strumentale degli arcana Dei.Gli arcana Dei erano nati inizialmente come conseguenza delle differenze sociali che imponevano ai patrizi“riserbati riti” rispetto alle superstiziose credenze popolari. Con il tempo e i cambiamenti economici e sociali ladisuguaglianza era diventata insostenibile. La soluzione per superare i contrasti era stata l’invenzione dei“misteri”e “l’iniziazione”, utili ad allargare la cerchia degli ammessi ai riti esclusivi senza però mutare la naturaspirituale e elitaria.del politeismo popolare che si sposava con lo smodato potere assunto dal sacerdozio, pronto a usare l’armadell’arcana Dei contro lo Stato, Filangieri proponeva un accordo tra i governi e il mondo massonico perintrodurre una moderna religione di tipo civile.La “volgare religione” era intessuta di continui riferimenti ai miracoli, alle superstizioni, al potere fanatico delsacerdozio, andava revocata, screditata e infine frontalmente attaccata; poi attraverso l’introduzione di nuovi riti,di nuove cerimonie “regolate dalla occulta mano del legislatore”, si doveva procedere alla diffusione della nuovateologia civile.L’obiettivo primario della nuova religione era di produrre ed eternare la virtù e la felicità del popolo.Dove il legislatore non arrivava a imporre comportamenti virtuosi doveva arrivarci la religione.Una idea nobile e sobria della divinità, senza più nulla concedere al fanatismo e ai culti superstiziosi, era in gradodi far osservare comportamenti virtuosi e il rispetto dei doveri sociali.Lo stesso dogma della resurrezione andava interpretato a tal fine.“I templi solenni della nuova religione dovrebbero essere il ricovero dei bisognosi e non l’asilo dei malvagi….ilsacerdozio dovrebbe formare una delle parti più nobili del corpo sociale e non un corpo separato, egli dovrebbeessere il modello dei cittadini e non l’oggetto dei privilegi; egli dovrebbe insegnare agli altri a portare in pace i 23pubblici pesi e non esserne immune; egli dovrebbe inculcare la subordinazione alla legittima autorità e nonesserne sottratto.Filangieri non aveva il minimo dubbio che la religione rappresentasse un fenomeno storico e politico decisivonel mondo moderno. La religione non era da confondere interamente con la politica. Differenti erano le regole, gliobiettivi, la logica stessa attraverso cui entrambi i fenomeni avevano storicamente condizionato lo sviluppo dellesocietà europee.Gli arcana imperii erano differenti dagli arcana Dei, Filangieri riteneva legittimo l’uso dei secondi. La praticadel segreto da parte della fratellanza aveva senso ai suoi occhi solo nel particolare ambito religioso; unaltra cosaera la cospirazione politica, il complotto come quello che stava avvenendo in Germania con l’esperienza degliIlluminati di Baviera.Se fosse rimasto in vita, l’ennesima metamorfosi della massoneria, dopo la rivoluzione francese, da societàreligiosa a esperienza settaria di tipo politico, con la trasformazione di molte logge del Mezzogiorno in clubgiacobini, lo avrebbero probabilmente sorpreso e gli avrebbe creato non pochi problemi sul piano della coerenzateorica coi suoi principi. La lotta contro il dispotismo legittimava il segreto nella lotta politica per la libertà? per ilsuo discepolo Pagano non esitò un attimo a dire di sì.Secondo gli schemi proposti dalla Legge della legislazione la politica andava fatta alla luce del sole, per essere“politica” essa doveva strutturalmente coincidere, nel rispetto dello spirito repubblicano, tutti i cittadini.Del tutto errata e piena di pregiudizi ideologici appare la persistente confusione su aspetti decisivi di tali temialimentata da studiosi, anche prestigiosi, che amano insistere sul carattere utopico, astratto, generico,moralistico, ambiguamente ipocrita della concezione politica dei Lumi. Gli Illuministi, con il loro moralisticodover essere finalizzato a superare le logiche dell’antico regime, sono stati accusati di aver ingenuamente pretesodi cambiare la storia, aprendo la strada alla crisi del mondo contemporaneo, alla stagione inquietantedell’”utopia moderna” e i suoi pericolosi sogni sociali.Al di là dell’originalità teoretiche del discorso politico illuministico che rifletteva per la prima volta sulle formedello Stato ex parte civium alla luce dei diritti dell’uomo, del concetto di sovranità popolare, del contrattosociale, della divisione dei poteri per garantire le libertà individuali.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEL’illuminismo non fu solo un semplice movimento di uomini e idee, talvolta contrastanti e disomogenee, bensìl’ambiziosa creazione di un vero e proprio sistema culturale alternativo a quello dominante nell’antico regime: unsistema complesso che accompagnò la nascita della moderna società civile.L’Umanesimo illuministico, il suo progetto emancipatorio dell’individuo dalle antiche logiche organicistiche cetualie dal principio tradizionali della sudditanza, richiedevano una ridefinizione generale del concetto di pubblico e diprivato, di relazione tra individuo e società a partire da una precisa scala di priorità che metteva sempre al centrol’uomo e i suoi diritti per riflettere sulle funzioni della giustizia, del mercato, della religione, dei nuovi valori socialida contrapporre a quelli tradizionali.Per realizzare ciò la cultura del tardi Illuminismo inventò le moderne forme di lotta politica, trasformò quelle cheoggi chiamiamo le modalità di comunicazione politica tra cui la libertà di stampa e il diritto repubblicano allapartecipazione politica.La nuova politica doveva fare i conti con la nascita dell’opinione pubblica,con il tema del consenso popolare.Filangieri era consapevole dell’importanza positiva, ma anche dei pericoli dell’opinione pubblica, per questochiedeva programmi statali di educazione per tutti i ceti al fine di allargare la libera partecipazione alpubblico, invitava i filosofi alla massima coerenza nel rispetto di un’etica della responsabilità individualeintrisa di senso civico e religioso, il rispetto agli ideali e ai valori del progetto emancipatorioilluministico. Patria o nazione?Il patriottismo repubblicano e costituzionale degli Illuministi italianiPer comprendere le linee direttrici, i caratteri originali e le peculiarità del repubblicanesimo nel Settecento siamocostretti a ricorrere a Franco Venturi (1969) attraverso Utopia e riforma nell’Illuminismo. In quelle pagine siprendeva atto del definitivo superamento, agli inizi del XVIII secolo, del modello repubblicano come realtà 24politica e istituzionale di fronte allo strapotere delle grandi monarchie assolutistiche.Dopo un secolo di guerre e di rivoluzioni in cui il confronto tra le due forme di governo si era sempre risolto afavore delle monarchie.La soluzione adottata in Inghilterra, nel Seicento fu a favore di una monarchia costituzionale, che rilanciava laformula istituzionale di un governo misto e la distribuzione dei poteri e proclamava la tutela dei diritti degliinglesi attraverso il Bill of Rights, aveva dato una prima risposta al problema della libertà di fronteall’assolutismo nelle moderne società commerciali.A partire da quel momento il repubblicanesimo, quello autentico degli antichi, sembrava esser stato sconfitto persempre.Montesquieu riferendosi alle 2 forme di governo repubblicano apparse nella storia diceva: “La democrazia el’aristocrazia non sono stati liberi per la loro natura. La libertà politica non si trova che nei governi moderati.”, gliunici governi che, praticando la distribuzione dei poteri e riconoscendo il principio di legalità, garantivano lalibertà personale.Per Montesquieu gli antichi non conoscevano la distribuzione dei 3 poteri nel governo di uno solo, quindi nonpotevano farsi un’idea giusta della monarchia. Montesquieu non esitava a definire le repubbliche italiane delsettecento alla stregua di “miserabili aristocrazie” che sussistevano solo per la pietà loro accordata e nelle quali inobili senza sentimento di grandezza e di gloria, non avevano altra ambizione, che quella di mantenere la lorooziosità e le loro prerogative.Anche in Francia, dopo gli eccessi dispotici di Luigi XIV, era auspicata il ritorno a una monarchia temperata,fondata sulla costituzione naturale del regno che attribuiva ai corpi intermedi, alla nobiltà ereditaria e ai signorifeudali la storica funzione di assicurare la libertà, limitando il potere del sovrano, quindi tutto ciò rendevaanacronistico il ricorso a forme istituzionali di tipo repubblicano.La morte del repubblicanesimo venne stipulato nel 1748 da Montesquieu nell’Esprit del lois, in cui dichiaròl’avvenuto declino della funzione della virtù, sostituito dall’onore come principio di governo, nelleModerne monarchie temperate chiamate a governare società condizionate soprattutto dal commercio e dallaproduzione e dal consumo piuttosto che dalla guerra. Indicava però l’esprit autentico del repubblicanesimonell’autogoverno, nel primato delle virtù politiche come mentalità, costume e impegno morale dei singoli afavore della collettività, Montesquieu consegnava più o meno consapevolmente ai suoi contemporanei qualcosadi molto simile a un manuale del perfetto repubblicano, l’elogio e l’ammirazione verso il mondo della polis grecae la Roma di Cicerone erano accompagnati dalle severa critica delle arcaiche repubbliche aristocratiche cheancora sopravvivevano a se stesse nell’Europa del sei-settecento.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONENon accennò mai alla gloriosa esperienza comunale di autogoverno e di umanesimo civico delle città italiane nelmedioevo e nell’età rinascimentale, alle oligarchie di Venezia e Genova ancora in vita, meno negative erano igiudizi verso le cosiddette repubbliche federate dell’Olanda, Svizzera e dell’Impero germanico. Però restava laconstatazione di quanto fosse ormai distante il vitale e prospero mondo del repubblicanesimo degli antichirispetto alle moderne repubbliche aristocratiche condannate per la loro natura intrinseca, all’immobilismo persopravvivere.Il fatto che lo schema elaborato da Montesquieu, oltre a rispecchiare fedelmente la realtà storica del momento,prendeva in qualche modo atto anche della nascita in Inghilterra dell’ennesima metamorfosi delrepubblicanesimo classico: una metamorfosi ancora una volta fondata principalmente sul mito di Cicerone, Livioe Sallustio, utilizzati soprattutto sia come critica libertaria e anti-assolutistica, sia come denuncia alla sparizionedelle virtù civiche nelle moderne società commerciali, dove incominciava a regnare indiscusso il primatodell’interesse individuale su quello collettivo. In tal senso era nata con la rivoluzione inglese a metà del seicento,una variante della tradizione repubblicana particolarmente attenta a definire la libertà civile di fronte allamonarchia, per poi allargarsi (a causa del rapido consolidamento del regime monarchico-costituzionale degliHannover) alle esigenze di una critica efficace contro le degenerazioni dei costumi e la corruzione che stavanoaccompagnando la trasformazione della società inglese in una moderna economia di mercato.Gli obiettivi di questo nuovo repubblicanesimo : • denunciare ogni forma di dispotismo, di tirannia, di concessioni all’assolutismo • rivendicare le ragioni della libertà politica • libertà filosofica • tolleranza religiosa e lotta della ragione alla superstizione con toni e accenti già di stampo illuministico.Il realismo politico di Montesquieu si mostrava davvero eccessivo, in Inghilterra nel 1749 ribadivano lanecessità di infondere lo spirito patriottico e repubblicano degli antichi nelle monarchie dei moderni,trasformandole moralmente dall’interno, apparve il celebre volume di Bolingbroke (The Idea of a Patriot King).Nel corso del XVIII secolo in tutta Europa ma soprattutto in Italia si diffuse rapidamente nel linguaggio politicol’espressione “spirito repubblicano”, inteso come mentalità antidispotica, libertaria, costume e modo di viverenonostante la forza e il prestigio dell’assolutismo e il diffondersi del modello della società di corte fondato sullusso e sulla cultura dell’apparenza. 25Venturi ha descritto bene il complesso fenomeno di trasformazione, indagando sul “fermento repubblicano” cheanimò in Francia i “philosophes”e gli uomini dei parlamenti in lotta contro l’assolutismo.Dopo la durissima critica alla ragion di Stato, agli arcana juris, il linguaggio dei diritti dell’uomo elaborato daldiritto naturale dei moderni non poteva più sfuggire al confronto con quanto restava in vita della tradizionerepubblicana. Il costituzionalismo cetuale d’antico regime delle monarchie temperate, il rispetto del principio dilegalità invocato da Montesquieu se da un lato avviava a soluzione la questione della libertà civile, dall’altro latonon affrontavano il gran tema posto dai giusnaturalisti .Alla fine del Seicento John Locke aveva spiegato che la legittimità del potere politico non stava nella forza e neldiritto di conquista, ma nel consenso da parte di uomini liberi e razionali a un patto all’origine di una comunitàindipendente. La finalità principale di questa comunità era il rispetto e la tutela dei diritti naturali dell’individuo.In Europa fu Rousseau a riflettere sul principio di legittimità del potere politico e quindi del governo giusto allaluce di uno spirito repubblicano rinnovato in cui cominciavano a lievitare sempre più forti le esigenze delgiusnaturalismo illuministico dei diritti dell’uomo avanzate dai philosophes come Diderot e Voltaire. Andandooltre lo stesso Locke, che aveva avviato la liquidazione della lettura assolutistica del diritto naturale che affidavaal sovrano la tutela dei diritti individuali.Rousseau attraverso il contratto sociale tra liberi e uguali ridisegnava la concezione di sovranità alla luce dellavolontà generale, ponendo accanto al principio di legalità quello di legittimità.Secondo Rousseau per repubblica non si poteva più solo intendere governo delle leggi, ma occorreva in primoluogo il coinvolgimento del popolo nella loro formulazione: repubblica come volontà generale, autogoverno,partecipazione popolare diretta.Tuttavia se era fuori discussione che “ogni governo legittimo è repubblicano”non tutti i “governi repubblicaniapparsi erano però da considerare legittimi”.Il Contratto sociale che rifiutava la divisione dei poteri, smascherava il meccanismo della rappresentanza comeusurpazione e invocava al suo posto un impossibile ritorno alla democrazia diretta degli antichi, era destinata ama.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONErivelarsi inadeguato ad assecondare la nascita o la trasformazione di quei governi repubblicani ancora esistentinell’Europa del XVIII secolo.Laddove Rousseau sognava e predicava la creazione di utopiche comunità politiche in cui il popolo e sovranoerano la medesima cosa, i ripetuti fallimenti delle riforme istituzionali delle piccole e rissose repubblichearistocratiche nella seconda metà del Settecento s’incaricò di smentirlo nei fatti. Da ricordare la Repubblica diGinevra ( guerra civile tra patrizi e borghesi per allargare la partecipazione al potere, la riforma fallì nel 1782 acausa degli interventi delle monarchie confinanti), tentativi di riforma a Genova, Venezia e Amsterdam.Ovunque le antiche repubbliche aristocratiche, sotto il peso della loro secolare storia, si scoprivano incapaci dirinnovarsi e di aprirsi alla realizzazione del nuovo ideale repubblicano di Rousseau, sensibile alle istanzedemocratiche della sovranità popolare.Senza la rivoluzione americana e la Dichiarazione d’indipendenza de 1776 il richiamo alla pratica delle virtùdegli antichi e a quello spirito repubblicano avrebbe tardato molto.Anche se è vero che la rivoluzione americana deve molto alla cultura dei “Lumi”, altrettanto certa è la funzioneche quell’evento ebbe nella storia del repubblicanesimo e della cultura politica del tardo Illuminismo.Il repubblicanesimo ispirato alla democrazia diretta degli antichi rilanciato da Rousseau e Mably, ostile allacorruzione dei moderni e alla produzione di ricchezze, trovò un rivale sul piano politico e istituzionalenell’affermazione dei meccanismi rappresentativi della sovranità popolare elaborati dagli americani.Paine nel 1790 in Right of Man spiegava che il repubblicanesimo dei moderni non aveva senso se si continuava arifiutare il progresso e a contrapporre la volontà politica della storia, in accordo con le tesi dei fautori dellademocrazia diretta e dei critici della ricchezza unicamente come fonte di corruzione. I diritti dell’uomo potevanoesprimersi attraverso la divisione del lavoro, l’evoluzione della civiltà occidentale, la rappresentanza. Affermavache una repubblica ”is not any particular form of government” . 26La Scienza della legislazione era letta dai contemporanei non solo come un testo costituzionale, ma come un librorepubblicano. Filangieri aveva posto come obiettivo primario di ogni governo legittimo (quindi di naturarepubblicana)al di là della forma istituzionale, il principio di legalità, il rispetto dei diritti dell’uomo, ilriferimento costante alla sovranità popolare; lo aveva fatto criticando la “monarchia temperata” di Montesquieu,il governo misto, il carattere consuetudinario della costituzione inglese, il diritto di conquista, la concezione dellapolitica e del potere sulla base dei rapporti di forza, schierandosi a favore dell’uguaglianza dei diritti umani, inpolemica con il principio ereditario dei feudatari e dalla nobiltà.A differenza della Francia e di altre nazioni del continente, che non avevano mai avuto una tradizione specifica inquesto campo, l’Italia poteva vantare esempi gloriosi di autogoverno di tipo repubblicano sin dal medioevo. Lasecolare presenza di liberi comuni e piccole repubbliche aveva segnato profondamente i caratteri e la mentalitàdei popoli che abitavano nella penisola.Tuttavia non era il modello amato dagli uomini dei Lumi, in quanto l’antica libertà dei comuni era difesa con learmi contro gli imperatori germanici e il papato e si era trasformata in anarchia politica e sociale, in violentalotta tra fazioni, tra guelfi e ghibellini, tra popolo e signori, degenerando tra il Quattrocento e il Cinquecento inristrette oligarchie non sensibili alle virtù civiche, all’eguaglianza dei diritti e all’esigenza di allargare la cerchia dicoloro in grado di godere la moderna libertà civile e politica.Dopo il crollo dell’Impero romano, secondo il ginevrino, in Italia era iniziata una stagione di felicità ad operadella fusione tra i popoli conquistatori del nord e le popolazioni italiche.Il rapido mutamento del contesto storico e la mancata creazione di una grande federazione delle piccolerepubbliche italiane per proteggersi dall’esterno e cementare i necessari equilibri sociali all’interno avevanoportato a far prevalere nelle istituzioni di autogoverno cittadino gli egoismi individuali, le logiche di ceto, la lottadi frazioni.Con il Rinascimento e il Settecento la tradizione repubblica aveva consumato per intero le sue prospettive dilibertà.Questa frammentazione fu ancora più evidente nel Triennio rivoluzionario e repubblicano, infatti la conquistadei francesi fece riaffiorare la frammentazione attraverso guerre tra le varie cittàIl tentativo di fondere anche nella penisola, come era avvenuta in Francia una grande “repubblica moderata,unitaria e federale” non avvenne a causa della sopravvivenza delle repubbliche già esistenti.Nella cultura meridionale era stata avviata una riflessione critica destinata a sfociare nella fondazione dellascuola giusnaturalistica napoletana, che rappresenterà le origini intellettuali del repubblicanesimo dei modernielaborato dagli uomini dei Lumi a Napoli.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEAlla base della riflessione teorica stava il modello repubblicano della Roma di Cicerone e del diritto romano. Illinguaggio delle “virtù”e della “corruzione”venne preso dalle fonti della storia greca e romana (non attraverso“Discorsi”o nei testi dell’umanesimo rinascimentale).Rispetto a Macchiavelli, che aveva indicato come obiettivi primari del suo repubblicanesimo la pubblica libertà,il vivere libero senza essere dominati da alcuno, affidando una funzione decisiva ai crudi rapporti di forza, allibero dispiegarsi dei conflitti sociali come avveniva nel governo misto.Il repubblicanesimo degli illuministi sviluppava per intero la sua logica libertaria nel giusnaturalismo dei dirittiuniversali dell’uomo.Filangieri collocava al centro della riflessione il pensiero costituzionale con funzione di limite all’agire politico edi garanzia rispetto ai diritti. Nel libro quarto della Scienza della legislazione, 1785, denuncia la federepubblicana, la delicata questione Delle leggi che riguardano l’educazione, i costumi e l’istruzione pubblica.Il problema dell’educazione non riguardava più ristrette èlites, ma settori sempre più ampi della società. Lanascita dell’opinione pubblica, la necessità di provvedere all’emancipazione di larghe fasce di quello che AntonioGenovesi definiva il “ceto mezzano”,in vista di una sempre più larga partecipazione politica all’esercizio dellasovranità, il complesso rapporto tra il rispetto dei diritti e la necessità di promuovere nuovi vincoli sociali.Anche Montesquieu, seppur riferendosi al repubblicanesimo degli antichi, ne era convinto, egli scrisse:” è nelgoverno repubblicano che si ha bisogno di tutta la potenza dell’educazione”.In quegli stessi anni in cui si arenavano i tentativi di riformare in senso maggiormente democratico le istituzionidelle arcaiche repubbliche di Genova e di Venezia e si diffondevano le tesi moderate di Grimaldi a favore di una“rinnovata nobiltà repubblicana”, capace di coniugare virtù civili e privilegio di sangue, mentre Filangieririfiutava la società d’antico regime.Dopo le interpretazioni assolutistiche del diritto naturale di Hobbes e Pufendorf, che attribuivano direttamenteal sovrano assoluto e alle pratiche di disciplinamento sociale il compito di creare il corpo politico e assicurare lastabilità e l’organicità della società con la tutela dei diritti. 27Nel corso del Settecento erano emerse altre possibili letture, a Napoli, Genovesi, aveva insistito sul caratterespontaneo e naturale dell’armonia sociale; da buon seguace di Locke, gli era parso sufficiente riconoscere illegame dei diritti con la legge di natura per conseguire l’obiettivo di dare legittimità a un futuro ordine politicosociale più giusto ed equo. L’idea dell’armonia sociale come fatto etico, naturale e spontaneo, diffusa all’inizio delsecolo da Shaftsesbury e rilanciata da Diderot, aveva fatto conoscere una rinnovata concezione repubblicanadella virtù come amore per la patria, della comunità cosmopolita degli uomini liberi ed eguali, insistendo sullanaturale vocazione sociale del soggetto titolare di diritti.Ma negli anni settanta e ottanta incominciarono a porre alla base dell’agire politico le passioni e gli interessi. Untesto che colpì Filangieri era stato il De l’homme, di Helvètius, apparso postumo nel 1772. le tradizionali idee deifilosofi dell’utilitarismo, tra cui spiccavano gli illuministi scozzesi, che meditavano sull’interazione sociale apartire dal dominio delle passioni, si arricchiva di indicazioni circa la perfettibilità dell’essere umano e quindisulla funzione strategica dell’educazione pubblica e in particolare della legislazione per creare le condizioni diuna società più giusta ed equa.Per Helvètius, spettava al legislatore il compito di far convergere gli interessi particolari nella logica virtuosadegli interessi collettivi (questo era il modello con cui la gloriosa Repubblica romana se era retta, affidandosi auna apposita legislazione nel campo dei costumi e dell’educazione per modificare i comportamenti e trasformarel’egoistico amore per sé in passione per la patria comune).Filangieri condivideva con Helvètius il principio che non fosse il pubblico riconoscimento dei diritti e doveri degliindividui a tenere spontaneamente unita una comunità politica, ma le passioni e gli interessi appositamenteindirizzati dalle leggi.Ciò nonostante Filangieri prendeva le distanze dal repubblicanesimo degli antichi così forte in Francia (dopoRousseau e Mably) e rifiutando la strada di Helvètius a favore del modello classico e tradizionale delle piccolerepubbliche povere e guerriere contro quelle ricche e dedite ai commerci.Filangieri era consapevole della differenza che ci deve essere tra l’educazione pubblica degli antichi e quellodell’educazione pubblica dei moderni; era diverso cimentarsi con un popolo che si occupa solo di armi e deilavori nei campi con una repubblica di poche migliaia di cittadini (esempio repubblica di Sparta), diverso eraoccuparsi di una moderna monarchia con più milioni di sudditi, una nazione contemporaneamente guerriera eagricola, manifatturiera e commerciante.Anche se gli obiettivi e gli scopi rimanevano quelli dell’antica Roma la diversità del contesto storico imponevauna diversa modalità dei programmi educativi. L’educazione nei grandi popoli e nelle moderne nazioni perconiugare lo spirito pubblico degli antichi con le ricchezze dei moderni doveva coinvolgere tutti, poiché se unasola classe di cittadini venisse esclusa dalla pubblica educazione il piano di Filangieri sarebbe imperfetto evizioso e si sarebbe perso l’occasione di creare un forte vincolo sociale, l’unione sociale era il principale obiettivoma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEdopo aver chiesto il superamento delle gerarchie di sangue e del modello corporativo. Occorreva forgiare il“carattere nazionale” di una comunità politica di tipo repubblicano di liberi e uguali nei diritti, insegnare aicittadini a considerarsi tutti ”membri di uno stesso corpo, figli di una stessa madre e individui di una solafamiglia”.Filangieri proponeva la realizzazione di ordine giuridico e una società in cui le differenze e le disuguaglianze, perquanto riconosciute ineliminabili, fossero comunque sopportabili, attenuate, ridotte: basate sul riconoscimentodel talento naturale e della virtù degli individui, e dell’interesse prioritario della collettività a servirsi di questeloro qualità secondo uno schema che verrà formalmente riconosciuto dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomonel 1789.La riforma del meccanismo educativo:richiede che tutti gli individui della società possano parteciparvi, ma ciascuno secondo le sue circostanze e ladestinazione. In tal senso l’educazione doveva allo stesso tempo essere”universale”, ma non uniforme, pubblicama non comune. Filangieri pensava ad una precisa ripartizione del popolo in 2 classi di riferimento per la naturadegli studi e i programmi di formazione: 1. i giovani assegnati a seguire corsi di stampo professionale, destinati a lavorare nell’agricoltura, nelle manifatture, nel commercio e nell’artigianato. 2. riservata alla preparazione di coloro che si sarebbero dedicati alle “arti libere” (medici, avvocati, magistrati, uomini politici, sacerdoti).Ciò che rendeva omogeneo i programmi di tutti gli allievi era l’insegnamento comune dei principi della moraleuniversale.Ai maestri (considerati un ordine della magistratura tra i più rispettabili dello Stato) spettava il compito diricordare agli allievi la funzione straordinaria che la comunità politica aveva attribuiva all’educazione pubblica.Alla lettura dei romanzi per fanciulli ( veicolo di propaganda illuministica ) affidava il compito strategico diiniziare i giovani a discorsi morali. 28Filangieri precisava che le 2 classi, in cui sono stati divisi gli individui della società non riguardava il loro statopolitico, ma la loro destinazione; non la condizione in cui sono nati ma quella la quale le circostanze lidestineranno.Il modello di società aperta, dinamica, dove le distinzioni sociali erano frutto del merito, del talento, delle virtùpersonali erano indicate in base ai meccanismi di selezione dei giovani. Nell’infanzia era il padre a decidere aquale delle due classi iscrivere il figlio. Nel caso della seconda classe, quella che indirizzava alle carriereprestigiose e ai mestieri più remunerativi, i costi erano a carico delle famiglie, mentre per la prima classe erainteramente a carico dello Stato.Differente era il discorso per quei giovani di talento che per motivi economici e sociali erano costretti ad andarenella prima classe, in questo caso scattava la solidarietà repubblicana e il principio dell’eguaglianza delleopportunità, Filangieri pensava a qualcosa di simile alle borse di studio a carico dell’amministrazione, se nedoveva occupare un apposito “magistrato supremo dell’educazione della provincia”, al figlio del contadinosarebbe così stata concessa la possibilità di assumere il posto che gli spettava nella società.A metà degli anni ottanta, da buon repubblicano e lettore sempre più attento e partecipe dei libri dei pensatoriradica inglesi non esitò ad attaccare l’assolutismo d’antico regime consigliando di abolire le truppe perpetue ededucare il popolo.Contro Rousseau e i suoi seguaci ( che avevano sminuito l’importanza delle scienze e delle arti come armi adisposizione nella difesa della libertà, della civiltà e del benessere di un popolo ) il filosofo napoletano nonesitava a scrivere parole di fuoco: “gli apologisti dell’ignoranza non avrebbero mai dovuto ignorare i molteplici einnegabili rapporti che ci sono tra l’istruzione pubblica e l’opulenza pubblica, tra lo stato di sapere e dei lumi diun popolo e quello della sua industria e delle sue ricchezze”.Per Filangieri in una società civile l’istruzione diventa essenziale contro il dispotismo ed è alla base delle virtùcivili dei cittadini.Nella riforma del sistema della pubblica educazione un posto rilevante era riservato ai costumi , eranecessario pensare ad interventi legislativi mirati, in grado di riformare gradualmente gli aspetti obsoletiadattandoli ai diritti individuali con l’esigenza di forti vincoli sociali.Sin dal primo volume, in polemica con Montesquieu, Filangieri aveva negato l’esistenza di 3 forze motricidell’agire umano a seconda delle forze di governo: 1. la virtù nel governo repubblicano 2. l’onore nel governo monarchico 3. la paura nel governo dispotico.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEIn realtà il motore era sempre lo stesso: l’amore del potere come espressione dell’amore di sè. Era compitodelle leggi dirigere questa passione per renderla utile, lo stesso amore del potere che in una repubblica liberarende il cittadino virtuoso e amante della patria, lo fa diventare un mostro in un governo dispotico.Per Filangieri alcune di queste passioni avevano l’effetto terribile di “armare un popolo contro un altro popolo,generare stragi e guerre, santificare tirannie e muovere masse inferocite come i seguaci dell’ordine di Maometto;altre più positivamente spingevano all’eroismo, al martirio, all’esercizio della libertà e delle virtù repubblicane.Filangieri dedicava attenzione a 2 passioni dei popoli dell’antichità ritenute attuali a fine Settecento: 1. l’amor di patria 2. l’amore per la gloriaper Filangieri solo in una repubblica libera, aperta alla partecipazione di tutti e indirizzata al bene comune, ilpatriottismo dei moderni avrebbe fatto rinascere lo spirito pubblico degli antichi e la pratica delle virtù civilil’amor di patria verrebbe da tutte le parti sostenuto e diffuso.Patriottismo :attraverso la pubblicazione di storie cittadine piene di patriottismo, si celava un forte sentimento di rivolta e diopposizione verso il tentativo finale delle monarchie assolute, appoggiate dal riformismo di settori del mondoilluministico di imporre il controllo dal centro verso le periferie.Non vi era dubbio che la brusca accelerazione del processo di riforme messe in atto negli anni ottanta daGiuseppe II, Vittorio Amedeo III, Ferdinando IV e Pietro Leopoldo, con l’obiettivo di modernizzare, centralizzareed uniformare l’apparato statale anche in periferia eliminando quel poco che restava degli antichi privilegi dellacomunità, sottraendo in tal modo potere e prestigio ai notabilati, proprio in un momento di forte crescitaeconomica e civile delle province e di aspra polemica verso le capitali, alimentava la riscoperta della patria come“terra dei padri” da difendere ad ogni costo.Basta leggere il volume di Gianbattista Roberti dell’amore verso la patria, per trovare tutti i punti di unpatriottismo dall’arcigno volto conservatore, contrario all’Illuminismo, abilmente capace di mettere insiemel’opposizione repubblicana al dispotismo dei sovrani assoluti con il culto della piccola patria intesa come ilrispetto della tradizione, dei costumi, del lignaggio, della venerabile memoria dei padri. 29Di fronte alla crisi dell’antico regime che si manifestava anche attraverso la crisi d’identità dei vecchi gruppisociali, la rottura dei vincoli comunitari e corporativi, denuncia e rifiuto di un passato dove la libertà di pochiaveva significato l’oppressione di molti, personaggi come Agostino Paradisi, Gianbattista Giovio e lo stessoRoberti rivisitavano il mito patriottico e repubblicano dei piccoli comuni aristocratici dell’Italia medievale.Spesso a fomentare le forme più conservatrici di questo patriottismo erano i superstiti della Compagnia di Gesù,sciolta nel 1773 da papa Clemente XIV su pressione dei sovrani, era stata la prima vittima delle politicheassolutistiche delle grandi monarchie europee. Il conte Gherardo d’Arco denunciava i gesuiti come propagatoridel patriottismo, inteso come spirito di insubordinazione, di ambizione e di interesse.In realtà il patriottismo era un fenomeno assai antico, da lontano veniva la contrapposizione tra: 1. una concezione della patria, intesa come terra dei padri, luogo dove si nasce, sentimento profondo di appartenenza, vincolo sociale fondato sull’amore e il rispetto per la tradizione e i costumi di una comunità. Si avvicinava pericolosamente a quello di nazione al suo primitivo significato di comunità etnica. 2. concezione di illuministi tra cui Filangieri, che identificavano la patria come istituzione politica, comunità repubblicana di uomini liberi e eguali nei diritti, soggetti solo alle leggi che essi si erano dati. Radici nella Repubblica romana.Robert Filmer, 1680, considerato tra le fonti più autorevoli in età moderna di chiarire il significato della parolapatria, nel testo il Patriarca, or the Natural Power of Kings.In quel celebre testo(cui polemizzarono Locke e Sidney) erano ribadite: la centralità del principio ereditario e latesi che il vero patriota non poteva che essere monarchico, in quanto la patria intesa come terra dei padriattribuiva il potere di governare ai patriarchi, al re in primo luogo come pater patriae.Shaftesbury aveva gettato semi preziosi per la comparsa del moderno patriottismo cosmopolita e repubblicano.Denunciava gli errori dei seguaci di Filmer, insistendo sulle ambiguità della lingua inglese dove mancava laparola patria, ma soprattutto sul fatto che ogni potere assoluto distruggeva l’amore stesso per la patria.Paola Maria Doria ( Vita civile)attribuiva al patriottismo degli antichi una funzione per far nascere una nuovapolitica contro l’assolutismo e la ragione di Stato.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEVico (in Scienza nuova) aveva una posizione diversa rispetto a Doria. Nel suo libro emergeva il mitico amor dipatria repubblicano, le virtù civiche degli antichi e dei Romani erano smascherate alla luce di una cruda erealistica ricostruzione storica della lotta feroce tra patrizi e plebei, una lotta che pareva confermare l’intuizionedi Filmer, rivelando che la “vera patria” nella Roma arcaica era sempre stata “interesse di pochi padri”.Genovese fece un ulteriore salto di qualità, avvicinò il concetto di patria a quello di nazione. Già alla fine deglianni sessanta egli aveva piena consapevolezza che la natura autentica del patriottismo stava diventando unterreno di lotta politica. Anche di fronte a un governo tirannico era innegabile che quel sentimento continuasse afermentare e ad agire nel profondo degli animi, Genovesi se ne era convinto meditando sul “diritto dicittadinanza”Montesquieu nell’Esprit des lois aveva dichiarato che l’amor di patria non poteva essere altro che l’amore per larepubblica, l’amore per la virtù politica e per l’eguaglianza, irritando in tal modo i fautori della monarchia.In Italia forti reazioni nella Napoli di Ferdinando IV e di Maria Carolina furono suscitate dalla costosa edimponente riforma militare che doveva dotare il Regno di un grande esercito nazionale.Tutto il processo che obbediva alla logica della costruzione di un moderno Stato assoluto del Regno di Napolienergicamente avviata sin dal1734 da Carlo III, incontrò violenti reazioni.Il disgusto verso l’imposizione di una ferrea disciplina, la richiesta di una professionalità, l’attenzione verso ilmerito e la competenza ossessiva predicata nelle nuove scuole militari costruite a Napoli già negli anni diTanucci e si estesero rapidamente indebolendo dall’interno il processo delle riforme.Nonostante l’invito dei nobili riformatori volevano proseguire nell’educazione militare della nobiltà la reazioneguadagnò sempre più terreno. Il leader dei togati napoletani Fraggianni (seguendo l’esempio dei parlamentiparigini)si era appellato alla “nazione”e al rispetto dell’antica “costituzione naturale del Regno”, per contestare ilprocesso assolutistico di creazione di un moderno apparato burocratico controllato dalla monarchia, negli anniottanta lo stesso appello lo fece la nobiltà di spada contro le riforme militari.Abituati da secoli alla pluralità e al conflitto di potere tra togati, baroni e monarchia, al rifiuto di controlli troppo 30diretti dal governo centrale sulle periferie, la politica di accentramento e la forzatura disciplinare imposta dagli“stranieri” che si erano impadroniti della corona vennero denunciate appellandosi alla nazione, alla sua storiasecolare, alle sue abitudini, ai suoi costumi e in particolar modo alle sue gerarchie.Il popolo napoletano, la nazione napoletana, l’opinione pubblica napoletana, la patria napoletana cominciava adessere sempre più la stessa cosa ogni volta che si trattava di denunciare le riforme che parevano minacciareprivilegi e abitudini secolariEvidente è la forte polemica di Vincenzo Cuoco ( nel Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli ) contro ilpatriottismo cosmopolita del tardo illuminismo napoletano, in particolare contro Francesco Maria Pagano, essorappresenta il drammatico esito finale di una lunga e tormentata disputa. Cuoco accusò i seguaci di Filangieri diaver separato arbitrariamente, nei decenni che precedettero la rivoluzione a Napoli, il concetto di patria daquello di nazione inventandosi un falso e astratto patriottismo repubblicano e costituzionale per nulla rispettosodella storia del Regno di Napoli. Cuoco parlava spesso di “orgoglio nazionale”, di “avvilimento della nazione”ferita dal cosmopolitismo degli illuministi accusati di aver favorito frivole manie per le mode degli esteri, esoprattutto di aver appoggiato le riforme accentratrici della corona contro quel che restava del vecchio sistemadelle autonome “libertà municipali”. Cuoco facendo riferimento al concetto di nazione come entità naturale, diindividualità storica, comunità allo stesso tempo spirituale, culturale e politica rilanciato dal dibattito politicodagli eventi rivoluzionari soprattutto in Francia, distingueva tra: 1. un patriottismo autentico e positivo: incentrato sul concetto di nazione, rispettoso della storia, delle tradizioni popolari. 2. un patriottismo tutto politico: costituzionale, artificiale, falso, imposto dall’alto, inventato nei dibattiti di quelle società popolari che egli disprezzava ritenendoli covi di opportunisti e sfaccendati.Sia Filangieri che Pagano avevano intraprese la questione di come dare corpo e identità comune alla nazionenapoletana di fronte alla crisi dell’antico regime al di là delle evidentissime differenze tra regione e regione(Pagano non si stancava di ripetere che un abitante delle montagne dell’Abruzzo differisce da un pugliese quantoun tedesco da un siciliano).Filangieri dedicò un intero capitolo al “genio ed indole dei popoli”, spigando che un conto era il rispetto dellepeculiarità delle nazioni frutto della storia, della geografia, del clima, altra cosa era la ricerca necessaria dielementi comuni del genere umano come diritto naturale dei popoli.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEIl vero patriottismo nel mondo moderno non poteva essere altro che passione e amore per una patriarepubblicana e costituzionale di uomini liberi ed eguali sul piano dei diritti universali, altrimentirischiava di degenerare in passione negativa, in una pericolosa fonte di guerre e di ingiustizie.Il suo maestro di studi universitari, Antonio Genovesi, aveva ragione a segnalare l’esistenza di un senso diappartenenza naturale che accompagnava la vita della comunità. Nondimeno, quel modo di concepire la patriaispirato dal bisogno di riandare costantemente con la mente ai ricordi dell’infanzia, alla memoria dei padri che sicelava da sempre sotto il nome di nazione, nulla a che vedere con l’autentico amor di patria propagandato dagliilluministi, inteso come semplice amore per la repubblica e le sue leggi.Opinione pubblica:Questo patriottismo andava consapevolmente introdotto, diffuso, fatto circolare nell’opinione pubblica ( ilfenomeno dell’opinione pubblica apparì in Europa nella seconda metà del Settecento).Filangieri aveva subito colto la sua funzione politica e costituzionale, come possibile forma di espressione direttadella sovranità popolare nei confronti del dispotismo. Contro gli arcana imperii e la ragione di Stato della vecchiapolitiche delle monarchie assolutistiche lui indicò quali fossero le condizioni sul piano giuridico per garantireuna corretta, libera, egualitaria e trasparente partecipazione di tutti i cittadini agli stessi meccanismidell’opinione pubblica: • alla teoria dei diritti dell’uomo • indicando nella concessione della libertà di stampa • equa distribuzione delle ricchezze, per evitare concentrazioni di potere • impegno verso la pubblica istruzioneper Filangieri la nascita della pubblica opinione e del libero mercato non doveva rappresentare un problemaall’origine di nuove fonti di disuguaglianza e di dominio, ma da considerare un’occasione di emancipazione e diprogresso, se opportunamente interpretate e regolate dalla politica attraverso interventi legislativi ispirati all’ideadella costruzione di una nuova società civile più giusta ed equa, definitivamente autonoma dello Stato assoluto e 31dal suo ingiusto ordine sociale.Il dover essere rispetto all’essere (che caratterizzava l’identità della cultura del tardo illuminismo) ispirava lanecessità di abbandonare l’antica strategia di riforme dall’alto a favore di una concezione repubblicana di riformedal basso.L’opinione pubblica era una potente autorità morale e politica ma anche una istituzione disponibile ad”esseremaneggiata e diretta”, i primi a muoversi in questa direzione furono i “messieurs”dei parlamenti francesi con i loroappelli al popolo, alla nazione, autoproclamandosi i rappresentanti legittimi della volontà popolare della loropolitica di contestazione dell’assolutismo.Chiesa :nel 1775 la Chiesa prese coscienza delle novità introdotte dalla comparsa della sfera pubblica. Alla terribileInquisizione, cui l’assolutismo aveva limato gli artigli, restava il compito di reprimere e disciplinare i chiericiall’interno della chiesa.Con l’enciclica di Pio VI (Inscrutabile divinae sapientiae)diretta a smascherare e denunciare la natura demoniacadella cultura dei Lumi; tutte le strutture ecclesiastiche e gli ordini religiosi vennero mobilitati e attrezzati perorientare l’opinione pubblica verso le ragioni della santa sede.La stessa decisione fu presa da parte di molti illuministi di entrare nelle logge per aumentare la possibilità didiffondere le proprie idee.La Scienza della legislazione appartiene di diritto a quell’inattesa e burrascosa stagione di lotta per la conquista ela direzione dell’opinione pubblica. Il libro dedicato “all’educazione pubblica” del 1785, teneva conto dei radicalimutamenti intervenuti nelle forme della comunicazione sociale.Filangieri si chiedeva come si potesse diffondere tra il popolo l’amore per la patria e le sue leggi, come poteraffermare la passione degli individui per la gloria e per le virtù civiche, come poter superare la lunga stagione disudditanza dell’antico regime e forgiare il futuro cittadino senza ricorrere alla violenza e alle rivoluzioniattraverso riforme legislative; per risolvere a tutto ciò il filosofo fece appello agli insegnamenti degli antichi,riflettendo sulle leggi degli antichi in relazione alla concessione dei pubblici onori e dei riconoscimenti per averma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEservito bene la patria, dedicava molte pagine all’analisi “della passione della gloria”, in quanto la ritenevaessenziale per la moderna cultura repubblicana.Nel mondo moderno si erano smarriti i valori delle virtù civiche, dell’interesse collettivo a favore di egoismieconomici individuali, Filangieri riteneva che occorresse ridare al più presto uno spazio adeguato al cultorepubblicano degli eroi che si erano sacrificati per la collettività.Per diffondere questa passione era necessario “rendere rappresentativa la gloria”(bisognava dare una vestemateriale a questo essere morale). Fece una meticolosa rivisitazione delle cerimonie funerarie degli eroi dellapatria nel mondo antico, dell’organizzazione dei giochi dove erano premiati i meriti e il talento, la scelta disoggetti adeguati in campo letterario, nei romanzi, nella poesia, nell’opera musicale organizzati per esaltare levirtù civiche e rafforzare lo spirito pubblico.La proposta più organica ed ambiziosa era quella di riformare le leggi sul teatro.Teatro per Filangieri e Pagano:Esistevano 2 visioni contrastanti sul teatro, da una parte era considerato una scuola di vizi, dall’altra una scuoladi virtù, ed aveva coinvolto diversi uomini dei Lumi come Lessing, Voltaire, Rousseau, Diderot, Marmontel.Marmontel “nell’Apologie du thèatre” del 1758, in risposta alla “Lettre à d’Alembert” di Rousseau aveva riassuntole posizioni di un dibattito secolare sulla funzione e sulla natura del teatro che aveva sempre visto in primo pianol’ostilità della Chiesa e il disperato tentativo degli addetti ai lavori di rivendicare dignità e prestigio sociale. NelXVIII secolo c’era il divieto di Clemente XIII agli ecclesiastici di assistere a pubbliche rappresentazioni teatrali, gliattori erano considerati figure marginali e riprovevoli; sin dal 1746 Voltaire aveva insistito perché si cambiasseatteggiamento e si tornasse a dare loro compiti educativi.In Italia Filangieri si schierò accanto a coloro che credevano alla funzione politica e pedagogica del teatro; eranecessario andare oltre ai tentativi di Corneille, Racine, Maffei e Voltaire i quali narrando con talento le gesta diBruto e Catone, avevano cercato di emulare nelle loro opere le tragedie degli antichi mostrando “ai re e a coloroche li consigliano gli effetti spaventevoli della tirannia e dell’ingiustizia”.Riforma teatrale di Filangieri:Filangieri chiedeva leggi precise, la costruzione di una rete di teatri popolari a spese dello Stato che garantissespettacoli gratuiti a tutti i cittadini, una riforma che trasformasse gli attori e i drammaturghi in “sacerdoti della 32gloria”.La riforma precisava “non dovrebbe solo rendere gli attori cittadini, ma dovrebbe anche impegnarsi aFrancesco Saverio Salfi e Francesco Mario Pagano ( drammaturghi e discepoli di Filangieri ) diedero vitaanche in Italia a un moderno teatro patriottico.Salvi non si limitò a comporre e far rappresentare tragedie dove seguiva i consigli di Filangieri, ma tentò diapprofondire il tema della comunicazione politica e della pedagogia repubblicana attraverso il teatro, nel“Saggio del gusto e delle belle arti” del 1785 indicava 2 punti fermi delle sue ricerche: 1. la natura sociale e politica del linguaggio poetico e letterario 2. differenza tra il teatro in un regime monarchico e il teatro repubblicano.Pagano distingueva una primitiva fase arcaica dell’umanità, in cui il piacere e le sensazioni avevano dominato ildiscorso poetico, e una seconda fase propria delle società civili.Altrettanto chiaramente distingueva il teatro monarchico e il teatro repubblicano:”nelle repubbliche il teatro deve capire il popolo intero; nelle monarchie la sola gente colta e politica. In quelle ilteatro e il foro sono la scuola di un popolo il quale conviene che sia erudito e colto siccome quello che ha dagovernar se stesso; ma nelle monarchie il volgo può essere ignorante e rozzo, come lo è: i lumi e la coltura non glifanno di mestieri.Quale fosse il suo teatro prediletto egli lo rese presto chiaro a tutti dedicando a Filangieri la sua prima tragedia,“Gli esuli tebani”, del 1782, e ribadendo in “Corradino”, del 1789, che la tragedia è un’azione politica, grande,interessante e nazionale recata sulle scene per utilmente commuovere e istruire il popolo.Nelle sue numerose tragedie, Pagano sintetizzava il meglio di quello spirito repubblicano che ormai dominava lascena politica italiana degli anni ottanta di fronte agli entusiasmi suscitati dalla Rivoluzione americana e alcrescente disincanto degli illuministi verso il dispotismo illuminato.Benché i soggetti mutassero con il rapido variare degli eventi, al centro di quelle opere “l’amore della patria”inteso come amore per la libertà, per la repubblica e le sue leggi.Gli esuli tebani che ritornavano di nascosto nella loro città natale per “liberare la patria” dal tiranno Leontidaerano l’occasione per educare il pubblico e far notare la differenza tra il diritto naturale e il diritto positivo, tra lalegge di natura che dava solido fondamento ai diritti dell’uomo e le leggi arbitrarie e ingiuste volute da undespota.Nel Gerbino e nell’Agamennone, scritte nel 1787, venivano denunciati i cortigiani, le passioni funeste dei re,l’uso della tortura, enfatizzati i limiti che il diritto naturale frapponeva al potere del principe.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONENel Corradino, del 1789, in una tragedia che intrecciava amori personali, ad essere posta sul banco degliimputati era la Chiesa, per aver ostacolato la causa nazionale privilegiando un’alleanza con un re straniero controun principe italiano.Del tutto eccentrica risultava la commedia Emilia,del 1792, in cui ironizzava sulle mode francesi, che parevanodilagare a Napoli e in tutta Italia dopo ’89, Pagano scopriva l’esigenza di insistere sulle tradizioni nazionali,associando sempre di più il termine di patria a quello di nazione, replicando con vigore ed ironia a quei “libertiniper moda che affermavano non esserci a Napoli point d’esprit, point de sociètè. E tutto è male.I contenuti del Progetto di costituzione della Repubblica napoletana del 1799; nel titolo X dedicato al temacentrale dell’Educazione ed istruzione pubblica, Pagano rilanciava il progetto di Filangieri. Significativamente,all’articolo 290, compariva l’impegno dello Stato a dar vita a una catena di teatri repubblicani in cui lerappresentazioni sono dirette a promuovere lo spirito della libertà.Riforma della giustizia di Pagano:Accanto all’educazione pubblica ritroviamo la riforma della giustizia, Pagano ne aveva enunciato i principiessenziali all’interno delle” Considerazioni sul processo criminale”, del 1787.Sulla base delle teorie filangieriane di un nuovo diritto penale fondato sui diritti dell’uomo e sulla direttapartecipazione dei cittadini all’esercizio della giustizia.Egli aveva proposto una radicale riforma per sostituire il processo inquisitorio con l’antico processo accusatoriodella Repubblica romana.Nella repubblica la giustizia era affare di tutti, il diritto d’accusa spettava a chiunque, così come era concessa atutti la possibilità di ricusare i giudici per motivi fondati.Ogni dibattimento doveva avvenire in assoluta trasparenza e su un piano di reale parità, i testimoni a favore equelli contro erano interrogati in presenza del reo e della corte, composta in parte da giudici popolari e in parteda giudici togati eletti dal popolo.Il ritorno al processo accusatorio trasformava il dibattimento in una sorta di ideale palcoscenico di fronte a tuttoil popolo elevato a giudice supremo in cui si scontravano su un piano di parità le esigenze sociali di il suo dirittonaturale alla giustizia: da qui l’idea di Pagano che il foro rappresentasse con il teatro l’altra grande scuola divirtù patriottiche.Solo nel processo inglese era sopravvissuto in minima parte il processo accusatorio romano, attraverso le giuriepopolari e la salvaguardia dei diritti della difesa.Per rafforzare la tesi del processo accusatorio, largo spazio Pagano dedicò alla ricostruzione storica della genesi 33del processo inquisitoriale e allo smascheramento politico degli arcana juris che avevano legittimato queltremendo modo di procedere.Pagano era veramente convinto che il processo fosse davvero il metro di giudizio con cui andava misurato evalutato il grado di civiltà di un popolo.Il processo inquisitoriale era iniziato già nella Roma di Cicerone, ai tempi della congiura di Catilina, quandoderogando alla consuetudine, ai soli delitti contro lo Stato si era deciso di applicare la proceduta inquisitorialefatta di segretezza nelle indagini e nella raccolta di testimonianze da discutere dinanzi al senato senza farconoscere prima le testimonianze alla difesa. Questa procedura si era poi allargata a molti altri reati.Pagano non dedicava ampio spazio ai modelli processuali dei barbari (longobardi, normanni e popoli germanici)come i duelli, il giuramento, l’acqua bollente, il ferro infuocato e altri divini esperimenti che erano i mezziadoperati; gli interessava di più chiarire sul piano filologico e storico come si fosse giunti al moderno processoinquisitoriale.in contrasto con molti pareri allora in circolazione, egli non attribuiva la responsabilità ai canonisti, ma aFederico II di Svevia e alla sua implacabile vocazione di dar vita a una moderna monarchia assoluta, in cui ilgiudice rappresentava la volontà e gli interessi del sovrano e non quello del popolo.Nei secoli successivi i giuristi medievali s’incaricarono di dare forma giuridica e legalità della procedurainquisitoriale. Quella procedura non sarebbe diventata il luogo fisico dell’iniquità senza il concorso di quel ferocemetodo introdotto dagli ecclesiastici di obbligare i detenuti a testimoniare contro se stessi con ogni mezzo,torture comprese.Il diritto canonico, nato dal diritto romano per edificare su solide basi la “pontificia monarchia”, nella sua ferocelotta all’eresia come disobbedienza a un potere assoluto, prima ancora che attentato alla fede e ai suoi dogmi,aveva elaborato una concezione unitaria e organica del processo che privilegiava in ogni caso la ricerca delleprove della colpevolezza rispetto alla ricerca della verità.Era giunto il momento di denunciare all’opinione pubblica queste atrocità e chiedere il ritorno a una concezionerepubblicana della giustizia: ad una procedura processuale di tipo accusatorio che limitasse finalmente il poterearbitrario dei togati e il dispotismo della monarchia attraverso la riforma del codice penale e la definizione di unacostituzione in grado di garantire in ogni occasione i diritti del cittadino.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONENon a caso le “Considerazioni”erano dedicate a Luigi de’ Medici, principe di Ottaviano, allora personaggio inascesa nell’ambito del nuovo gruppo dirigente napoletano formatesi dopo la caduta di Tanucci e con la creazionedel Supremo Consiglio delle Finanze, nel 1782: il cuore stesso del riformismo borbonico di fine secolo, cuicollaborava anche Filangieri.Pagano aveva chiaro in mente la differenza tra la difficile situazione della Napoli di Ferdinando IV e l’idealerepubblicano delle riforme proposte. Un conto erano i progetti, altra cosa la loro realizzazione. A tal fine, nelleConsiderazioni egli scriveva praticamente 2 libri: 1. nel primo illustrava come nella Roma di Cicerone si realizzasse per intero l’essenza repubblicana del processo accusatorio, delineando l’obiettivo ideale e finale della riforma 2. nel secondo, chiedeva l’avvio di prudenti, ma significativi interventi legislativi del governo introducendo il meccanismo della doppia ricusazione, la riforma delle udienze provinciali, la trasparenza e la pubblicità del dibattimento, la possibilità di appello a un tribunale supremo della provincia, limitando il processo inquisitoriale ai reati più gravi.L’esplosione della Rivoluzione francese trascinò nel bene e nel male, le sorti stesse del repubblicanesimo italiano.Non c’è dubbio che le vittorie di Napoleone nel 1796 e l’arrivo della grande “Armèe”a Napoli contribuirono a farprecipitare la crisi dell’antico regime e della monarchia borbonica.La riforma repubblicana della giustizia auspicata nei testi di Pagano e di Filangieri trovò la sua integrale eimmediata formulazione nelle leggi del governo rivoluzionario e negli articoli della carta costituzionale del ’99.questo risultato ottenuto fu destinato a durare solo pochi mesi, e a finire tragicamente in un bagno di sangueportandosi appresso la memoria storica del diretto contributo del mondo dei Lumi alla nascita del modernorepubblicanesimo italiano, ripropone agli studiosi il difficile problema di una valutazione equilibrata delleconseguenze positive e negative che l’invasione francese ebbe rispetto il movimento riformatore, e in particolarerispetto a quel patriottismo repubblicano e costituzionale degli illuministi italiani che abbiamo cercato diricostruire attraverso le pagine della Scienza della legislazione.Situazione napoletana, situazione di Pagano:Negli anni ottanta e ancora per qualche decennio successivo, a Napoli, Torino, Milano, Firenze gli uomini dei 34Lumi avevano cominciato a sperimentare un nuovo riformismo dal basso,che puntava sull’opinione pubblica,sulla politica costituzionale, sulla diffusione di uno spirito repubblicano di partecipazione, favorito dallasperimentazione di nuove forme di sciabilità urbane e dalla richiesta di informare ed educare settori sempre piùvasti della società civile.Emblematica testa la vicenda personale di Pagano, destinata ad intrecciarsi con quella di tutti gli illuministinapoletani.Nel luglio del 1789 la corona lo nomina Avvocato dei poveri presso il tribunale dell’Ammiragliato eConsolato del mare, coinvolgendolo direttamente nel processo riformatore.Cinque anni dopo lo ritroviamo a difendere i suoi fratelli massoni della Società patriottica (Lauberg, Massa,Galdi) accusati di cospirazione, di congiura ordita contro la religione, la monarchia e lo Stato.Nel frattempo la situazione era drammaticamente mutata. La trasformazione delle logge in circoli rivoluzionari,l’atteggiamento poliziesco di rigida chiusura dei Borbone delle precedenti esperienze riformatrici, avevanospinto verso la pratica rivoluzionaria ed eversiva, nasceva in quei mesi il movimento patriottico e repubblicanodi matrice illuministica che avrebbe ispirato l’azione politica di molti esponenti delle élites rivoluzionarie delTriennio.Negl’anni precedenti libri come “la Scienza della Legislazione” e i “Saggi politici” erano letti liberamente, a partiredal 1795 vennero pubblicamente denunciati e messi al bando dagli inquisitori di Stato. Questi testi divennero lefonti primarie dei “catechismi repubblicani” e di quei circoli di intellettuali che si stavano organizzando perrispondere all’ondata reazionaria dei governi.Nel 1796 Pagano venne arrestato e incarcerato fino al 1798 per poi andare in esilio, prima a Roma poi a Milano.Nel’99 rientrava a Napoli per far parte del governo repubblicano e trovarvi la morte sul patibolo borbonico.Struttura federale o unitaria della Repubblica da imporre in Italia?Di fronte alla violenza che l’invasione francese e la liquidazione dei vecchi governi avevano creato, alimentandoun dibattito sulla struttura federale o unitaria della repubblica da imporre in Italia, Pagano avrebbe appoggiatol’opuscolo di Matteo Galdi, “Necessità di stabilire una Repubblica in Italia”, in cui sintetizzava le idee e i principidel patriottismo repubblicano e costituzionale degli illuministi esposti nella Scienza della Legislazione. Galdirilanciava la concezione di patria come comunità politica di liberi e eguali, da costruire attraverso unacostituzione democratica che metteva al primo posto la proclamazione dei diritti dell’uomo e dei cittadini, daesercitare attraverso il meccanismo della rappresentanza.Galdi ricostruì l’esperienza storica del repubblicanesimo in Italia fino ai tempi moderni, denunciando i mali chepotrebbe produrre il federalismo in Italia mettendo insieme tanta piccole repubbliche governate da notabili,ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEostili ad ogni potere centrale di natura democratico-rappresentativa (ricorda con orrore: gli Sforza, Visconti,De’Medici, Borgia).Era arrivato il momento di creare una nuova grande patria per tutti. Contro questo progetto si stavanoschierando i reazionari (che auspicavano il ritorno dell’antico regime) e i patrioti moderati (soluzione federalistacome male minore),che vedevano nei patrioti illuministi dei traditori della nazione (giacobini, terroristi).Galdi sosteneva i patrioti unitari, un pò come faceva tutta la propaganda dell’epoca.Dopo il trattato di Campoformido, 1797, con cui Napoleone cedeva Venezia all’Austria, e dopo la tragedia del ’99a Napoli, cambiò ogni cosa. L’Italia veniva spartita tra le grandi potenze con la stessa logica della spartizionepolacca, e la situazione creò sconforto e delusione nel movimento patriottico repubblicano.AlfieriRappresenta le speranze e l’impegno politico dei letterati di fine secolo, la sua vicenda umana e personaleracchiude in sé il dramma del repubblicanesimo illuministico italiano, travolto dagli eventi e dalla storiografiacome grande progetto emancipatorio e di trasformazione della società italiana di antico regime.Era un massone di rito inglese, e aveva le stessa passione di Filangieri per la “libertas americana” e la lotta aldispotismo.Ritroviamo tra i due assonanze di linguaggio, comunanza di principi, somiglianza di temi e soluzioni, leggendo il“Della tirannide” e “Del principe e delle lettere” con la “Scienza della Legislazione”.Come Filangieri aveva abbandonato la prospettiva politica del dispotismo illuminato a favore dello spiritorepubblicano e costituzionale.Nella Della tirannide aveva spiegato che la monarchia era una istituzione tirannica, se non accompagnata da unacostituzione che ne fermasse gli arbitri; i filosofi dovevano rivendicare il governo delle leggi, la libertà civile, unapatria di cittadini, precisando che non esisteva la patria senza libertà. Metteva a confronto le vecchie tirannie conquelle moderne, le seconde erano considerate più efficaci, subdole e pervasive, di quelle antiche.Come filandieri contestava la funzione dei grandi eserciti stanziali che favorivano la nascita delle monarchieassolute a discapito dei governi repubblicani, definiva la professione del soldato la più infame di tutti i mestieri.Anche alla Chiesa non erano risparmiate critiche e sarcasmi per la sua sanguinaria storia di prevaricazione e di 35offese alla libertà.Ma era fermamente contrario alla nobiltà di sangue, al sistema feudale e al principio ereditario, visto come “malseme” che impediva la nascita di una repubblica. Definiva i signori feudali la classe più corrotta, pur essendo unnobile astigiano (1778-rinunciava a tutti i suoi feudi).Diverso compito Alfieri e FilangieriAlfieri svolgeva l’opera di smascheramento storico e psicologico della tirannia.Filangieri e Pagano elaboravano i fondamenti politici e legislativi di una futura repubblica.Anche Alfieri riteneva importante una conquista graduale dell’opinione pubblica, del pensiero del popolo intesocome ceto medio diceva:” la volontà o l’opinione pubblica di tutti mantiene sola la tirannide, la volontà el’opinione di tutti può veramente distruggerla”.Ai filosofi ai letterati spettava il compito di educare le masse e di realizzare quell’egemonia repubblicana eilluministica che attraverso l’uso dei mezzi di comunicazione avrebbe eliminato le tirannidi, senza ricorrere allaviolenza.Anche per Alfieri l’opinione pubblica era un’istituzione politica.Come Filangieri, Alfieri condivideva l’importanza di riformare il teatro, e alla rivalutazione sociale deiprotagonisti di quel mondo mal visto.Erano questi gli anni in cui Alfieri scriveva e faceva rappresentare le sue straordinarie tragedie libertarie erepubblicane come Congiura de’ Pazzi, Bruto primo, Bruto secondo, Virginia, dove si interrogavaretoricamente sulla natura repubblicana e costituzionale della patria con chiari accenti illuministi.Nell’89 egli aveva salutato con entusiasmo e grandi speranze la rivoluzione francese nell’ ode “Parigisbastigliato”, così come in precedenza aveva dedicato ai coloni americani l’altra ode “l’America libera”.Nel 1792 scappava da Parigi, inorridito dalle cacce all’uomo nei vicoli da parte di “schiavi scatenati”, quegli stessiche si sarebbero resi protagonisti dell’assassinio del re e dell’aggressione di tutti i possidenti.Il Terrore, l’invasione dell’Italia delle truppe di Bonaparte, Campoformido divennero ai suoi occhi le ulterioriconferme di una tragica illusione.Nel “ Misogallo” Alfieri spiegava che i francesi avevano liquidato con i loro comportamenti l’idea stessa di libertàper i popoli moderni. Con i loro comici e magniloquenti riferimenti alla libertà del mondo antico per giustificarele loro violenze i giacobini rischiavano di uccidere per sempre lo spirito repubblicano cui il grande drammaturgopiemontese aveva dedicato l’intera giovinezza.Da qui la volontà, nel 1792, di distinguere il vero repubblicanesimo italiano da quello falso e demagogicofrancese. Tuttavia l’odio verso i francesi era talmente forte da trascinare con sé tutto quello che restava dlma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEpatriottismo repubblicano e costituzionale del tardo illuminismo italiano. Nelle “Satire” vengono ridicolizzati idiritto dell’uomo, stigmatizzate le polemiche contro la religione e riaffiorano simpatie sempre represse per ilcarattere ereditario della vera nobiltà; ma soprattutto allo spirito repubblicano patriottico di tipo cosmopolitacominciava a sovrapporsi sempre più il primato rancoroso dello spirito nazionale.Nel “Misogallo” la parola patria ( comunità politica e costituzionale) lasciava spazio come per Cuoco alla parolanazione, Alfieri non riusciva più a separare la patria dalla nazione.La nazione francese era descritta in termini negativi, come comunità storica ed etica nemica cui occorrevacontrapporre la nazione italiana.Vale la pena di ricordare, per il suo valore simbolico ed emblematico, che in quell’anno il ’99, in cui I FrancescoMario Pagano fu giustiziato e la Repubblica napoletana schiacciata nel sangue, Alfieri non esitò a gioirepubblicamente all’arrivo degli austriaci e dei russi a Firenze per cacciare i francesi e reprimere i patrioti.I caratteri originali del costituzionalismo illuministico.Dalla “scienza della legislazione” Al “progetto di costituzione napoletana” del 1799“Di tutte le società v’ha dunque una generale costituzione che è risposta dell’unione delle volontà tutte;… essacomprende due principali capi. Primo l’unione delle volontà tutte ad oggetto di conservare i diritti naturali diciascuno; secondo, il modo di riunire codeste volontà e forze di esercitarle.” Pagano.Per spiegare il concetto di costituzionalismo illuministico bisogna partire dal contesto storico in cui nacque “lascienza della legislazione”, cioè nel periodo cruciale tra le due grandi rivoluzioni, quella americana e quella 36francese.La natura, la funzione e i compiti della legge avevano radicalmente ripensati, secondo Filangieri, alla lucedell’esperienza storica dei popoli e soprattutto in vista di un progetto universalistico e cosmopolita dirazionalizzazione complessiva dell’ordine giuridico che non trascurasse alcun aspetto della vita politica e sociale.L’opinione dei giuristi medievali era molto distante da Filangieri, la legge non andava trovata, provata edichiarata, mai fatta o creata d’imperio come espressione politica della sovranità.Il rex facit legem dei teorici dell’assolutismo aveva fatto scuola presso tutti i nuovi fautori della sovranitàpopolare: molto avevano imparato da Bodin e da Hobbes i repubblicani Rousseau e Filangieri.Così come poco utile pareva la strada imboccata da Montesquieu di analizzare, da scienziato sociale freddo edistaccato, lo spirito delle leggi e il loro storico delinearsi.Quest’ultimo modo d’intendere la legislazione aveva fornito solidi punti d’appoggio ai primi nemici di Filangieri, ifautori dell’interpretatio, i sacerdotes juris dell’antico regime capaci di trasformare la legge da strumento dilibertà e di felicità per tutti in un’arma di difesa di pochi privilegiati, lasciando campo libero al dispotismo e allaconservazione delle disuguaglianze in tutte le forme.Era giunto il momento di rilanciare in forme nuove, l’originaria scelta di grandi filosofi della Grecia in favore delgoverno delle leggi rispetto al governo degli uomini.Filangieri conosceva bene le riflessioni di Platone nel “Politico”sui vantaggi e svantaggi che comportava unasimile opzione, condivideva le conclusioni di Aristotele sull’importanza della legge come via maestra delcostituzionalismo per garantire la libertà.Nel tardo Settecento la decisione degli illuministi di ricorrere in primo luogo al diritto e alla legge per limitare ilgoverno, necessitava una presa di coscienza di quanto fosse cambiato il mondo dei moderni rispetto a quellodegli antichi. Prima di rifiutare la modernità, andava esplorata la possibilità di coniugare gli effetti con i dirittidell’uomo e con un possibile progetto emancipatorio dei popoli europei.Polemica di Filangieri con Rousseau e Montesquieu:Rousseau si opponeva al progresso scientifico e alla modernità economica e sociale rilanciando il modello dellademocrazia diretta degli antichi e l’onnipotenza del potere legislativo, mentre Filangieri denunciava il carattereillegittimo ed ingiusto del principio di ereditarietà dei nobili sostenuto invece da Montesquieu.Entrambi i francesi seppur opposte, negavano tutti e due spazio al futuro, a una ragionevole utopia ditrasformazione sociale d’antico regime: 1. Rousseau proponeva un improbabile ritorno al passato.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONE 2. Montesquieu legittimava l’esistente.Filangieri pensava di realizzare una legislazione, partendo da pochi principi e soprattutto dalla teoria dei dirittidell’uomo.Il sistema era una sorta di piramide con al vertice la legge naturale da cui traeva origine e legittimità queiprincipi e quei diritti destinati a essere consacrati sotto forma di norme scritte a divenire “leggi fondamentali”,raccolte in un “piccolo codice” secondo il modello delle costituzioni americane e poi a discendere in tutte le leggiordinarie.La magistratura avrebbe dovuto garantire l’armonia, l’omogeneità, la “bontà assoluta” e “relativa” dellalegislazione in ogni sua parte rispetto ai “principi universali della morale” e a quel diretto naturale che conteneva“ i principi immutabili di ciò che è giusto ed equo in tutti i casi”.Attraverso la “Legge della legislazione”riuscì a definire qualcosa di simile a un moderno Statocostituzionale;capì l’importanza di riflettere su ogni segmento della legislazione, vincolare e influenzareleggi fondamentali e leggi ordinarie, questioni istituzionali e scelte economiche, politiche e sociali,allargando il suo campo d’intervento sull’educazione, sulla religione e sul mercato.Pose in alto i diritti e i principi rispetto alla legge positiva ( intesa come atto politico del legislatore ).La sua visione era troppo distante dal vecchio sistema misto inglese basato sull’ipotesi della divisione dei poteriin funzione di garanzia. Filangieri vedeva in esso la piena legittimazione dell’antico regime, delle suedisuguaglianze cetuali, il trionfo del principio ereditario, attribuendo al re e all’aristocrazia un potere politico chenon gli spettava più.Filangieri aveva spiegato che il regime misto ( King in Parliament ) frazionando la sovranità tra monarca,aristocrazia e popolo, non realizzava una ripartizione equilibrata, unitaria dei poteri per garantire la libertà, pacee sicurezza, anzi causava disuguaglianza.Nello scontro con il massimo costituzionalista inglese Wiliiam Blackstone Filangieri gli contestava incostanzadella costituzione inglese, che non aveva un testo in grado di precisare compiti e funzioni istituzionali. Inoltre 37denunciava i limiti di quel pensiero costituzionale in cui troppo spazio era riservato alle tradizioni, ai costumi, algioco politico delle forze in campo nella difesa della libertà fidando unicamente sulla divisione dei poteri e sullaloro contrapposizione.Secondo l’interpretazione che gli illuministi, di fine ‘700, davano del diritto naturale, la Dichiarazioned’indipendenza conteneva la precisa indicazione di veri diritti soggettivi e non solo suggerimenti di tipo filosoficoe morale; per Pagano la Dichiarazione costituiva il “principale oggetto di ogni regolare costituzione”, in quanto visi trovavano enunciati quei principi fondamentali, anteriori e superiori a ogni legislazione, destinati a guidareogni aspetto della vita delle moderne comunità politiche.Il teso “Costituzione” di Pagano aveva alle spalle una grande tradizione di studi di livello internazionale,rappresenta forse il capolavoro del pensiero politico- giuridico dell’Illuminismo italiano e certamente laconclusione più alta e solenne di tutto un modo di pensare alla tradizione repubblicana e costituzionale delmondo dei Lumi della penisola, affiorano continuamente riferimenti alla “Diceosina”di Antonio Genovesi, alla“Scienza della legislazione”di Filangieri, e alle “Considerazioni del processo criminale”dello stesso Pagano.Non bisogna dimenticare l’importanza e il prestigio della scuola giuridica napoletana attraverso esponenti comeFilangieri e Pagano.Quando, durante i pochi mesi della tragica esperienza della Repubblica napoletana del 1799, su incarico delgoverno rivoluzionario, Pagano si accinse a scrivere il progetto di costituzione, la sua fama internazionale era alculmine. I suoi libri e quelli di Filangieri erano letti e usati in tutto il continente. È pertanto difficile non cogliereuna nota di profondo orgoglio intellettuale e di piena consapevolezza dei propri meriti scientifici nelle parole cheil giurista fu costretto a scrivere al Consiglio degli Juniori per protestare contro un decreto di espulsione,erroneamente inviatogli dagli organi di governo della Repubblica cisalpina al suo arrivo a Milano, dopo esserefuggito da Roma nel 1798.Sin dalle prime righe del suo Rapporto ai membri del governo che dovevano esaminare il testo costituzionale,Pagano rivendicava la sua autonoma funzione di legislatore rispetto ai precedenti esempi francesi e americani.Secondo gli insegnamenti di Filangieri, un conto era la “bontà assoluta”delle leggi, altra cosa era la “bontàrelativa”: non esisteva una costituzione ideale valida in ogni suo aspetto per tutti i popoli e per tutti i tempi.Con garbo, facendo attenzione a non urtare la suscettibilità dei francesi, dal cui esercito dipendeva comunque lasorte della rivoluzione napoletana, Pagano proponeva un disegno costituzionale profondamente diverso nel suoimpianto teorico e filosofico rispetto ai più recenti esempi venuti dalla Francia.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEPagano aveva imparato dalla “Scienza della legislazione” che la costituzione doveva essere un codice scritto conestrema chiarezza, il più possibile rigido e costante nel tempo. La sua struttura doveva essere formulataattraverso un’organica concatenazione di principi e di regole, avendo come riferimento i dirittidell’uomo.Differenze tra le 2 costituzioni secondo Pagano:COSTITUZIONE TERMIDORIANA COSTITUZIONE DI PAGANOConfondeva in più punti diritti e principi, mezzi e L’eguaglianza era considerata un PRINCIPIO,finalità. dotato di forza morale: il primo e più importanteRivelava fragilità e squilibri logici che per Pagano dei principi costituzionali.erano da evitare.La questione dell’eguaglianza era collocata tra i L’uguaglianza è un rapporto e i diritti sono facoltà,diritti. questa distinzione appariva decisiva quando si trattava di giustificare la presenza per la prima volta nella storia in un testo costituzionale, dei doveri accanto all’elencazione dei diritti.La legittimità e la priorità dei doveri rispetto ai Prendeva spunto da Genovesi (in Diceosina)chediritti era necessario per garantire la definiva eguaglianza come un principio“conservazione della società”. fondamentale di giustiziaI membri della Commission des Onze, che nella Elaborò una costituzione più breve, ma molto più“Dèclaration”si erano limitati a separare i diritti articolata.dai doveri Separò i diritti dell’uomo da quello del cittadino e dai diritti del popolo, seguendo uno schema contrattualistico di matrice lockiana che opponeva l’uomo naturale a quello della società civile; tra i doveri tolse il riferimento al popolo ed 38 introdusse i doveri dei pubblici funzionari. Forte accentuazione dello spirito repubblicano, inteso come partecipazione, alla più larga possibile al governo della cosa pubblica.Le sanguinose giornate del Terrore avevano A Napoli la scelta censitaria e le limitazioniindotto i giuristi a tornare indietro rispetto alla dell’elettorato nascevano quasi naturalmente,costituzione giacobina del ’93, introducendo il come sviluppo dell’antico progetto politico deglisuffragio censita rio, limitando la cittadinanza, illuministi italiani,improntato alla gradualità comeescludendo ogni pericoloso riferimento alla metodo espansivo per realizzare una società giustasovranità del popolo. ed equa in grado di garantire i diritti dell’uomo.Abbandono di ogni intervento pedagogico Restrizioni della libertà politica però con uneducativo delle masse popolari rinnovato impegno nel campo dell’educazione pubblica. ( Filangieri: “la libertà di un popolo si difende anche educando”.) Uno dei principali motivi della vigorosa opposizione degli illuministi italiani alle teorie politiche di Rousseaustava nell’avversione alla riproposizione del principio della democrazia diretta degli antichi nel mondo moderno.Contro questa tesi si schierarono Carli, Delfico, Grimaldi e lo stesso Filangieri, mettendo in guardia dai rischi chela moderna libertà civile poteva incorrere di fronte a una malintesa forma di libertà politica alla maniera degliantichi.Pagano aveva messo in guardia dai pericoli delle “pure democrazie”e di un potere legislativo dispotico,legittimamente esercitato in nome del popolo sovrano contro i diritti dell’uomo.Grimaldi nelle sue opere non faceva che ripeterlo (citando episodi della rivoluzione inglese e Masianello) che ilpericolo del dispotismo poteva venire a opera di un solo individuo, così come di un gruppo, ma anche da parte diuna moltitudine.Dibattiti sulle Riforme:A Napoli il dibattito sulle riforme della pubblica istruzione si concluse con la scelta di una gradualeemancipazione popolare attraverso l’educazione.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONENon si poteva concedere il diritto di voto a tutti, come non tutti potevano essere eletti; eliminato il principioereditario occorreva trovare delle alternative, furono presi in considerazione: il principio del merito, la proprietàe il censo. Il popolo per Pagano era formato da una classe aperta, in perenne allargamento, il cui spiritorepubblicano andava educato ai costumi repubblicani.Fondamentale era trasformare la plebe in un popolo consapevole, sorvegliando il comportamento di tutti icittadini.Solo al popolo, consapevole dei suoi diritti, ma anche dei suoi doveri di cittadini, spettava quel tremendo potereconnesso al diritto d’insurrezione, che la costituzione termidoriana aveva cancellato.Rispetto alle costituzioni francesi, Pagano non esitò a mutare i compiti e le funzioni che la Commission des Onzeattribuiva al sistema bicamerale francese, egli ridefinì dalle fondamenta l’organizzazione della giustizia. Netta eclamorosa era la sua presa di distanza dal modello costituzionale elaborato dalla cultura rivoluzionaria europeaè certamente nell’istituzione della Magistratura degli Efori. Lì stavano il suggello definitivo di un modellocompletamente differente di intendere il costituzionalismo moderno.Gli Efori rappresentano il cardine della costituzione napoletana del ’99.Quel tribunale supremo, creato per “la custodia della costituzione e della libertà”, sanciva il carattere peculiarenel modo d’intendere il costituzionalismo da parte della scuola napoletana del diritto naturale.“l’aggiunta fatta da noi alla costituzione francese, con l’introduzione degli Efori per dare una risposta definitiva aquel timore che dobbiamo avere del dispotismo e di ogni potere arbitrario.Come aveva spiegato Filangieri, la pratica costituzionale inglese, fondata sul contrasto e sull’equilibrio automaticodei poteri (che tanto aveva colpito Montesquieu nell’Esprit des lois) convinceva poco e presentava troppi marginid’incertezza e di pericoli.Non che ricorrere al principio della separazione per risolvere il problema delle garanzie costituzionali control’usurpazione dei poteri fosse sbagliato.Pagano criticava la filosofia stessa del costituzionalismo rivoluzionario francese troppo dipendente dalle idee,talvolta inconciliabili, di Montesquieu e di Rousseau. 39Sia dalla costituzione giacobina del ’93, sia in quella termidoriana del ’95, il principio di separazione era statoassunto come punto di riferimento caratterizzante, ma con risultati poco rassicuranti.Nel ’93 prevalse una lettura rousseauiana della costituzione, la proclamazione solenne della divisione dei poteri nonera stata in grado di arginare l’egemonia del potere legislativo e alle manipolazioni che ne faceva il Comitato diSalute Pubblica.Nel ’95, ammaestrati dal Terrore, e nonostante le teorie di Montesquieu sulla divisione fossero state ulteriormenterafforzate, le cose non parevano migliorare, e di fatto si stava andando verso il blocco reciproco delle attività deipoteri.Pagano criticava sia la costituzione del ’93 in quanto: se il potere esecutivo è troppo indipendente dal corpolegislativo, l’Assemblea assorbirà il potere esecutivo e concentrerà in essa tutti i poteri divenendo dispotica.Il caso della costituzione del ’95: i 2 poteri sono indipendenti uno dall’altro potranno sorgere 2 disordini, ol’inazione o la distruzione da parte del potere legislativo del potere esecutivo e giudiziario. 1. Nel mondo antico esistevano già delle istituzioni simili alla Magistratura degli Efori, a Roma esisteva il Tribunato, mentre a Sparta c’era il Consiglio degli Efori, però entrambe le magistrature erano dirette solo contro le usurpazioni del potere esecutivo (all’epoca non esisteva ancora la divisione dei poteri). 2. Il Tribunato prospettato nel Contratto sociale da Rousseau (il quale tra l’altro non accettava il principio della pluralità dei poteri sovrani) era pensato solo per difendere il primato del legislativo dai tentativi autoritari del governo. 3. il Corpo degli Efori della costituzione napoletana ad opera di Pagano nel suo Progetto era un tribunale supremo che avesse la custodia della Costituzione e della libertà. Esso farà rientrare il potere esecutivo nella sua linea se mai l’abbia oltrepassata, esso opporrà un veto al corpo legislativo se in qualche caso usurpi l’esecuzione.Mentre la costituzione dell’anno III (francese) dedicava un intero articolo, il 22 della Dèclaration, al principiodella divisione, facendone il fulcro autentico del suo impianto, in quella napoletana il principio appare dato perscontato ed esplicitamente richiamato in occasione dell’analisi dettagliata dei compiti dell’eforato. La divisionedei poteri senza una suprema corte di giustizia costituzionale capace di imporne il rispetto non avevaalcun senso per Pagano.ma.ariasrodriguez@gmail.com
    • [LA SOCIETA’ GIUSTA ED EQUA] VINCENZO FERRONEAnche a Parigi, in molti cominciavano a rendersi conto che forse non era più sufficiente far riferimento alle soleindicazioni dei due grandi padri del costituzionalismo francese: Montesquieu e Rousseau. Occorreva introdurrenuovi meccanismi e istituti di garanzia costituzionale; tuttavia al termine di un tempestoso confronto, prevalseancora una volta la scelta di privilegiare la strada tradizionale del primato legislativo come ultima fonte di ognilegittimità: l’uomo forte della Commission, Antoine- Claire Thibaudeau bocciò l’ipotesi di Sieyès (Juryconstitutionnaire) di proporre qualcosa di simile a una moderna corte costituzionale,chiedendo chi avrebbe controllato i controllori.In realtà, dietro l’ipotesi di un costituzionalismo basato sul principio di una corte suprema con compiti simili allaMagistratura degli Efori si celava un pensiero giuspolitico molto distante da quello che stava emergendo nellaFrancia rivoluzionaria: un pensiero che veniva da lontano e fondato essenzialmente sulle suggestioni del dirittonaturale, e in particolare, sulla centralità indiscussa dei diritti dell’uomo e sulla necessità d’intervenire nelpotenziale conflitto tra i principi costituzionali e quelli di sovranità della nazione.Cominciava a delinearsi la contrapposizione tra la concezione illuministica del diritto, che poneva i dirittidell’uomo al di sopra della storia, e la concezione storicistica romantica del diritto che legava invece il diritto allastoria e quindi alla sovranità legislativa dei popoli e delle nazioni.La scuola napoletana era quella che con maggio rigore aveva meditato su queste questioni filosofiche e storiche(Gravina e Vico), approfondendo il nesso tra diritto e politica nel mondo moderno, elaborando un’originaleinterpretazione illuministica del costituzionalismo di matrice giusnaturalistica proprio con La scienza dellalegislazione. Uno degli autori chiave del dibattito nel Mezzogiorno era stato John Locke. Sin dagli anni ’30, conl’arrivo a Napoli dei Cappellano maggiore del Regno, Celestino Galiani, le idee del filosofo inglese erano state alcentro di discussioni.Genovese ne aveva rilanciato il contrattualismo e la distinzione tra legge di natura e leggi positive. 1. legge di natura: da cui traevano legittimità i diritti dell’uomo, permaneva ne tempo e agiva in ogni luogo, quale regola eterna, vincolante per il legislatore e per tutti gli esseri umani. (le norme che i legislatori creano a guida delle azioni degli altri uomini e delle proprie devono essere conformi alla legge di natura, cioè al volere di Dio, di cui essa non è che l’espressione). Nessun potere legislativo poteva andare contro le 40 leggi di natura. Prima ancora dell’esercizio della sovranità popolare veniva il rispetto dei diritti dell’uomo.Filangieri riformulò sul piano giuridico, in termini di diritto positivo, questa filosofia politica, sottolineandoquanto fosse necessario che tutte le leggi si ispirassero sempre ai principi del diritto naturale.Anche Pagano nei “Saggi politici” esprimeva questa convinzione scrivendo:” i diritti degli uomini sono nel cure diciascuno scolpiti; l’idea di un ordine morale, prima che si intenda, per tutti si sente”.“la Scienza della legislazione” aveva spiegato la nuova funzione che doveva assumere la costituzione pergli illuministi sotto forma di un testo scritto, rigido, di pochi principi e di leggi fondamentali, superioriper natura alle leggi ordinarie del parlamento.Pagano era andato oltre, nei ”Saggi” aveva che non tutte le leggi civili era legittime e garanti della libertàe dei diritti, quindi si apriva il problema di come assicurare il rispetto dei principi costituzionali da partedel legislatore.Nel “Progetto” del’99 era evidente che per far rispettare una costituzione, in cui erano consacrati norme eprincipi considerati eterni, occorreva un tribunale supremo e dei giudici in grado di esercitare il controllogiudiziario sulle leggi ordinarie prodotte dal potere legislativo. In questo spirito nasceva il Corpo degli Efori,con l’obbligo di “rappresentare al corpo legislativo l’abrogazione di quelle leggi che sono opposte aiprincipi della costituzione. Spettava a questo organo il compito di controllare che la costituzione fosseconservata in tutte le sue parti, intervenendo con decreti esecutivi che cassavano atti e leggi in rotta dicollisione con l’ordinamento costituzionale.In Francia tutto ciò non avvenne, nel 1795, la soluzione trovata fu il ricorso all’articolo 377, l’ultimo del testocostituzionale: “ il popolo francese affida la presente costituzione in deposito alla fedeltà del Corpo legislativo,del Direttorio esecutivo, degli amministratori e dei giudici; alla vigilanza dei padri di famiglia, alle spose e allemadri, all’affetto dei giovani cittadini, al coraggio di tutti i francesi.Una formulazione stupefacente per la sua ingenuità che fa riflettere sulle profonde differnze tra ilcostituzionalismo napoletano e quello francese.ma.ariasrodriguez@gmail.com