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Questo Learning Object muove dall’esigenza di approfondire l’analisi del terzo e più importante romanzo di Italo Svevo, caratterizzato da una struttura fortemente sperimentale, da un tono ricco di spunti ironici e da tematiche estremamente attuali

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    Svevo Svevo Presentation Transcript

    • Autore: Luca GervasuttiDescrizione del Learning Object Questo Learning Object muove dall’esigenza di approfondire l’analisi del terzo e più importante romanzo di Italo Svevo, caratterizzato da una struttura fortemente sperimentale, da un tono ricco di spunti ironici e da tematiche estremamente attuali
    • Autore: Luca GervasuttiObiettivi del LO • Saper individuare la poetica dell’autoree le principali tematiche sviluppate nel suoromanzo principale • Acquisire un metodo per la letturaanalitica di un’opera letteraria • Saper ricavare elementi di attualitàdall’esame dei testi, con particolare riferimentoalla tematica dell’inettitudine
    • Autore: Luca GervasuttiItalo Svevo (pseudonimo di Ettore Schmitz) nacquenel 1861 a Trieste, città cosmopolita e fervida di trafficisotto il regime austroungarico. Di famiglia ebrea diagiati commercianti, viene messo in collegio inBaviera. Tornato a Trieste a 17 anni per completaregli studi commerciali, in seguito al fallimentodellindustria paterna, nel 1880 si trova nella necessitàdi trovare un lavoro: entra come impiegato allaviennese Banca Union, dove resterà ventanni. Nelleore libere dal lavoro si dedica allo studio del violino e,soprattutto la notte, a scrivere.Nel 1892 pubblica Una vita , romanzo che guadagnaqualche segnalazione, ma passa sostanzialmenteinosservato.Nel 1896 sposa una cugina, Livia Veneziani, figlia diun ricco industriale e lanno dopo nasce la figliaLetizia.Nel 1898 esce il secondo romanzo, Senilità,pressoché ignorato da critica e pubblico. Dopo che ilsuocero gli chiede di lasciare la banca e di diventaresocio nella sua fabbrica di vernici sottomarine, Svevoviaggia spesso per lEuropa e si occupa intensamentedellazienda. Ma la sua vocazione letteraria e il piaceredella scrittura sono più forti della delusione che è in luiper lindifferenza che lo circonda.
    • Autore: Luca GervasuttiNel 1906 siscrive alla Berlitz School per migliorare il suoinglese, che gli è necessario nei rapporti di lavoro e conosceun insegnante irlandese eccezionale: lo scrittore James Joyce.Fra il 1908 e il 1910 Svevo legge Freud e libri di psicoanalisi.Ma non ha molta fiducia nellapplicazione terapeutica dellapsicoanalisi e scrive che Freud è più importante per iromanzieri che per gli ammalati.Intanto, con lo scoppio della guerra, la fabbrica di vernici èferma: cè molto tempo libero e il romanzo torna a prendereforma in Svevo. Nel 1919 inizia a scrivere La coscienza di Zenoche viene pubblicato, sempre a spese dellautore, nel 1923.Lanno dopo Joyce, che si è trasferito a Parigi e che èentusiasta del libro, ne parla ai suoi amici, letterati italianisti,che vogliono conoscere la sua opera. Nel 27 La coscienza diZeno viene tradotto in Francia e Svevo si batte per lariabilitazione dei primi due romanzi, annegati nelloblio dellacritica italiana. In un clima di rinnovata fiducia continua ascrivere novelle, poi inizia un nuovo romanzo. Un banaleincidente automobilistico ha conseguenze definitive: Svevomuore nel settembre del 1928 a Motta di Livenza. Ha 67 anni.
    • Autore: Luca Gervasutti
    • Autore: Luca Gervasutti La Coscienza di Zeno è l’autobiografia, seppur fittizia, dello stesso protagonista, Zeno Cosini, il quale, spinto dal suo psicanalista, si mette a scrivere la storia della sua vita e il corso della sua nevrosi. Già nel titolo appare evidente che Svevo vuole sottolineare, con il personaggio di Zeno, la pluralità e l’ambiguità dell’Io. Il termine coscienza può avere, infatti, due significati ambivalenti e contraddittori: può essere intesa come coscienza morale o come consapevolezza delle proprie azioni. Il vero punto di vista dell’autore non viene mai alla luce. E per questo che Svevo utilizza la tecnica dell’ io narrante , cioè del protagonista narratore. Così facendo crea volutamente una sorta di equivoca ambiguità tra autore e voce narrante. E’ proprio perItalo Svevo con la moglie questo motivo che possiamo parlare di “opera aperta”: il lettore deve completare il romanzo con il suo apporto personale, interpretando i fatti e le parole, decifrando i numerosi simboli cosparsi nel romanzo.
    • Autore: Luca GervasuttiPerché Svevo decide di trasmettere un messaggiodeliberatamente ambiguo? Si potrebbe rispondere chel’opera aperta è una delle forme tipiche della narrativanovecentesca: il romanzo ottocentesco era esplicativo,quello del Novecento è invece interrogativo. C’è peròanche un’altra spiegazione: Zeno è sia protagonistache narratore, ma essendo colpito da nevrosi (malattiache comporta l’allontanamento dalla coscienza deglieventi più traumatizzanti, che vengono perciò sepoltinell’’inconscio e dal quale riemergono mascherati nellinguaggio oscuro e simbolico dei sintomi di talemalattia) non è un narratore attendibile dei fatti chesono in relazione con la sua nevrosi.Se sono inattendibili l’esposizione dei fatti e la lorointerpretazione proposte da Zeno, e se l’autore noninterviene in prima persona a proporre una versioneplausibile degli eventi narrati, al lettore non resta cheavanzare in prima persona delle ipotesi interpretative.La coscienza di Zeno appare per questo un’operaaperta: un’opera, cioè, in cui il lettore è invitato acollaborare alla costruzione del senso.
    • Autore: Luca GervasuttiIl vizio del fumo è il primo tema trattato da Zeno Cosini, ionarrante del romanzo, nel diario che egli scrive su consigliodello psicoanalista, il dottor S., per guarire dalle fissazioniche lo tormentano: la scelta è indotta proprio dal dottore,che lo invita "a iniziare il suo lavoro con unanalisi storicadella sua propensione al fumo”. Nel testo che tipresentiamo scopriamo che il protagonista è un accanitofumatore fin dalla adolescenza e che ha iniziato a fumarecon un sigaro lasciato in giro per casa dal padre. Malaspetto che subito viene evidenziato da egli stesso è cheappena creatosi il vizio, Zeno cerca invano di liberarsene. Iltentativo dura moltissimi anni, e non si realizza mai,neanche dopo essersi recato in una clinica specialistica,pur di scappare dalla quale corrompe linfermiera. Ilcontinuo rimandare un evento è tipico del nevrotico, checosì, in questo caso, può gustare sempre di più lultimasigaretta.
    • Autore: Luca Gervasutti Lultima sigaretta (da La coscienza di Svevo , cap.III) Ricordo di aver fumato molto, celato in tutti i luoghi possibili. Perché seguito da un forte disgusto fisico, ricordo un soggiorno prolungato per una mezzora in una cantina oscura insieme a due altri fanciulli di cui non ritrovo nella memoria altro che la puerilità del vestito: due paia di calzoncini che stanno in piedi perché dentro cè stato un corpo che il tempo eliminò. Avevamo molte sigarette e volevamo vedere chi ne sapesse bruciare di più nel breve tempo. Io vinsi, ed eroicamente celai il malessere che mi derivò dallo strano esercizio. Poi uscimmo al sole e allaria. Dovetti chiudere gli occhi per non cadere stordito. Mi rimisi e mi vantai della vittoria. Uno dei due piccoli omini mi disse allora:- A me non importa di aver perduto perché io non fumo che quanto moccorre. Ricordo la parola sana e non la faccina certamente sana anchessa che a me doveva essere rivolta in quel momento. Ma allora io non sapevo se amavo o odiavo la sigaretta e il suo sapore e lo stato in cui la nicotina mi metteva. Quando seppi di odiare tutto ciò fu peggio. E lo seppi a ventanni circa. Allora soffersi per qualche settimana di un violento male di gola accompagnato da febbre. Il dottore prescrisse il letto e lassoluta astensione dal fumo. Ricordo questa parola: assoluta! Mi ferì e la febbre la colorò: un vuoto grande e niente per resistere allenorme pressione che subito si produce attorno ad un vuoto.http://www.radio.rai.it/radio3/terzo_anello/alta_voce/archivio_2003/eventi/2003_01_01_coscienza_zeno/index.cfm# 9.40
    • Autore: Luca GervasuttiQuando il dottore mi lasciò, mio padre (mia madre era morta da molti anni) con tanto di sigaro inbocca restò ancora per qualche tempo a farmi compagnia. Andandosene, dopo di aver passatadolcemente la sua mano sulla mia fronte scottante, mi disse:- Non fumare, veh! Mi colseuninquietudine enorme. Pensai: ´Giacché mi fa male non fumerò mai più, ma prima voglio farlo perlultima volta. Accesi una sigaretta e mi sentii subito liberato dallinquietudine ad onta che la febbreforse aumentasse e che ad ogni tirata sentissi alle tonsille un bruciore come se fossero state toccateda un tizzone ardente. Finii tutta la sigaretta con laccuratezza con cui si compie un voto. E, sempresoffrendo orribilmente, ne fumai molte altre durante la malattia. Mio padre andava e veniva col suosigaro in bocca dicendomi:- Bravo! Ancora qualche giorno di astensione dal fumo e sei guarito!Bastava questa frase per farmi desiderare chegli se ne andasse presto, presto, per permettermi dicorrere alla mia sigaretta. Fingevo anche di dormire per indurlo ad allontanarsi prima. Quella malattiami procurò il secondo dei miei disturbi: lo sforzo di liberarmi dal primo. Le mie giornate finironocollessere piene di sigarette e di propositi di non fumare più e, per dire subito tutto, di tempo intempo sono ancora tali. (...) Sul frontispizio di un vocabolario trovo questa mia registrazione fatta conbella scrittura e qualche ornato:´Oggi, 2 Febbraio 1886, passo dagli studi di legge a quelli di chimica.Ultima sigaretta!!’. Era unultima sigaretta molto importante. Ricordo tutte le speranze chelaccompagnarono. Mero arrabbiato col diritto canonico che mi pareva tanto lontano dalla vita ecorrevo alla scienza chè la vita stessa benché ridotta in un matraccio. Quellultima sigarettasignificava proprio il desiderio di attività (anche manuale) e di sereno pensiero sobrio e sodo. Persfuggire alla catena delle combinazioni del carbonio cui non credevo ritornai alla legge.
    • Autore: Luca GervasuttiPur troppo! Fu un errore e fu anchesso registrato da unultima sigaretta di cui trovo la dataregistrata su di un libro. Fu importante anche questa e mi rassegnavo di ritornare a quellecomplicazioni del mio, del tuo e del suo coi migliori propositi, sciogliendo finalmente le catenedel carbonio. Mero dimostrato poco idoneo alla chimica anche per la mia deficienza di abilitàmanuale. Come avrei potuto averla quando continuavo a fumare come un turco? Adesso che sonqui, ad analizzarmi, sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poterriversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenutoluomo ideale e forte che maspettavo?Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello dicredersi grande di una grandezza latente. Io avanzo tale ipotesi per spiegare la mia debolezzagiovanile, ma senza una decisa convinzione. Adesso che sono vecchio e che nessuno esigequalche cosa da me, passo tuttavia da sigaretta a proposito, e da proposito a sigaretta. Che cosasignificano oggi quei propositi? (...) Penso che la sigaretta abbia un gusto più intenso quandèlultima. Anche le altre hanno un loro gusto speciale, ma meno intenso. Lultima acquista il suosapore dal sentimento della vittoria su se stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e disalute. Le altre hanno la loro importanza perché accendendole si protesta la propria libertà e ilfuturo di forza e di salute permane, ma va un po più lontano.
    • Autore: Luca GervasuttiZeno si rivolge a facoltosi medici, riempie libri e addirittura pareticon la sigla U.S. (Ultima Sigaretta), ma non riesce a smettere. E’evidente che in realtà Zeno non ha intenzione di guarire dal viziodel fumo. Le sigarette rappresentano una volontà di autoaffermazione soprattutto nei confronti della figura paterna, figuraallo stesso tempo amata e odiata (come si vedrà nel branosuccessivo). L’argomento serve a Svevo anche per evidenziarequella dimensione di inettitudine che è una caratteristica delprotagonista de La coscienza di Zeno: la malattia della volontàdell’io narrante trova dunque conferma anche nelle pagine che hailetto, venate di brillante umorismo.
    • Autore: Luca GervasuttiIl secondo tema trattato dal protagonista è anchesso legato al vizio del fumo: infatti Zeno cerca dispegnere lultima sigaretta anche il giorno della morte del padre. Il rapporto con il genitore è il primodi una lunga serie di rapporti ambigui raccontati da Zeno: tra padre e figlio vi è una forte ostilità,Zeno gioca continuamente a provocare il padre, il quale da parte sua non cerca di comprendere ilfiglio, anzi lo disprezza per il suo carattere troppo ironico. La situazione ha una svolta solo il giornoin cui il padre, per un edema polmonare, è costretto a letto, e Zeno si dedica a lui giorno e notte: unasera, nel tentativo di impedirgli di alzarsi dal letto, il figlio lo trattiene, ma il padre in un ultimoimpeto di forza, rizzatosi nel letto, alza la mano verso Zeno per colpirlo... e muore.Come vedrai nel testo che riportiamo, il protagonista vede nel gesto una punizione, ultima ed eterna,del padre: e questo crea in lui un forte senso di colpa per avere desiderato la morte del genitore.
    • Autore: Luca GervasuttiLo schiaffo(da La coscienza di Svevo , cap.IV)La notte fu lunga ma, debbo confessarlo, non specialmente affaticante per me e per linfermiere.Lasciavamo fare allammalato quello che voleva, ed egli camminava per la stanza nel suo strano costume,inconsapevole del tutto di attendere la morte. (...)Il dottore (...) mi esortò a dirgli che si forzasse di restarepiù a lungo nel letto. Mio padre ascoltava solo le voci a cui era più abituato, la mia e quelle di Maria edellinfermiere. Non credevo allefficacia di quelle raccomandazioni, ma tuttavia le feci mettendo nella miavoce anche un tono di minaccia.- Sì, sì, - promise mio padre e in quello stesso istante si levò e andò allapoltrona. Il medico lo guardò e, rassegnato, mormorò:- Si vede che un mutamento di posizione gli dà unpo di sollievo. Poco dopo ero a letto, ma non seppi chiuder occhio. Guardavo nellavvenire indagando pertrovare perché e per chi avrei potuto continuare i miei sforzi di migliorarmi. Piansi molto, ma piuttosto sume stesso che sul disgraziato che correva senza pace per la sua camera. Quando mi levai, Maria andò acoricarsi ed io restai accanto a mio padre insieme allinfermiere. Ero abbattuto e stanco; mio padre piùirrequieto che mai. Fu allora che avvenne la scena terribile che non dimenticherò mai e che gettò lontanolontano la sua ombra, che offuscò ogni mio coraggio, ogni mia gioia. Per dimenticarne il dolore, fu duopoche ogni mio sentimento fosse affievolito dagli anni.Linfermiere mi disse:- Come sarebbe bene se riuscissimo di tenerlo a letto. Il dottore vi dà tantaimportanza!http://www.radio.rai.it/radio3/terzo_anello/alta_voce/archivio_2003/eventi/2003_01_01_coscienza_zeno/index.cfm#5 puntata 3.18
    • Autore: Luca GervasuttiFino a quel momento io ero rimasto adagiato sul sofà. Mi levai e andai al letto ove, in quel momento, ansantepiù che mai, lammalato sera coricato. Ero deciso: avrei costretto mio padre di restare almeno per mezzoranel riposo voluto dal medico. Non era questo il mio dovere?Subito mio padre tentò di ribaltarsi verso lasponda del letto per sottrarsi alla mia pressione e levarsi. Con mano vigorosa poggiata sulla sua spalla,glielimpedii mentre a voce alta e imperiosa gli comandavo di non moversi. Per un breve istante, terrorizzato,egli obbedì. Poi esclamò:- Muoio! E si rizzò. A mia volta, subito spaventato dal suo grido, rallentai lapressione della mia mano. Perciò egli potè sedere sulla sponda del letto proprio di faccia a me. Io penso cheallora la sua ira fu aumentata al trovarsi - sebbene per un momento solo - impedito nei movimenti e gli parvecerto chio gli togliessi anche laria di cui aveva tanto bisogno, come gli toglievo la luce stando in piedicontro di lui seduto. Con uno sforzo supremo arrivò a mettersi in piedi, alzò la mano alto alto, come seavesse saputo chegli non poteva comunicarle altra forza che quella del suo peso e la lasciò cadere sulla miaguancia. Poi scivolò sul letto e di là sul pavimento. Morto! Non lo sapevo morto, ma mi si contrasse il cuoredal dolore della punizione chegli, moribondo, aveva voluto darmi. Con laiuto di Carlo lo sollevai e lo riposiin letto. Piangendo, proprio come un bambino punito, gli gridai nellorecchio:- Non è colpa mia! Fu quelmaledetto dottore che voleva obbligarti di star sdraiato!Era una bugia. Poi, ancora come un bambino, aggiunsi la promessa di non farlo più:- Ti lascerò moverecome vorrai. Linfermiere disse:- E’ morto.
    • Autore: Luca GervasuttiDovettero allontanarmi a viva forza da quella stanza. Egli era morto ed io non potevo più provargli la mia innocenza!Nella solitudine tentai di riavermi. Ragionavo: era escluso che mio padre, chera sempre fuori di sensi, avesse potutorisolvere di punirmi e dirigere la sua mano con tanta esattezza da colpire la mia guancia. Come sarebbe stato possibiledi avere la certezza che il mio ragionamento era giusto? Pensai persino di dirigermi a Coprosich. Egli, quale medico,avrebbe potuto dirmi qualche cosa sulle capacità di risolvere e agire di un moribondo. Potevo anche essere statovittima di un atto provocato da un tentativo di facilitarsi la respirazione! Ma col dottor Coprosich non parlai. Eraimpossibile di andar a rivelare a lui come mio padre si fosse congedato da me. A lui, che maveva già accusato di avermancato di affetto per mio padre! Fu un ulteriore grave colpo per me quando sentii che Carlo, linfermiere, in cucina, disera, raccontava a Maria: - Il padre alzò alto alto la mano e con lultimo suo atto picchiò il figliuolo. - Egli lo sapeva eperciò Coprosich lavrebbe risaputo. Quando mi recai nella stanza mortuaria, trovai che avevano vestito il cadavere.Linfermiere doveva anche avergli ravviata la bella, bianca chioma. La morte aveva già irrigidito quel corpo che giacevasuperbo e minaccioso. Le sue mani grandi, potenti, ben formate, erano livide, ma giacevano con tanta naturalezza cheparevano pronte ad afferrare e punire. Non volli, non seppi più rivederlo. Poi, al funerale, riuscii a ricordare mio padredebole e buono come lavevo sempre conosciuto dopo la mia infanzia e mi convinsi che quello schiaffo che merastato inflitto da lui moribondo, non era stato da lui voluto. Divenni buono, buono e il ricordo di mio padresaccompagnò a me, divenendo sempre più dolce. Fu come un sogno delizioso: eravamo oramai perfettamentedaccordo, io divenuto il più debole e lui il più forte.
    • Autore: Luca GervasuttiNel racconto di Zeno la vicenda di ostilità fra padre e figlio viene nascosta dietro l’amore che secondo ilsenso comune deve necessariamente esistere tra il figlio e il genitore. Ma poi ecco la “terribile” esperienza diZeno, che crede di ricevere uno schiaffo dal padre poco prima che questi muoia. Con ogni probabilità il gestodel genitore, ormai privo di coscienza, è dovuto solo a motivi fisiologici: tuttavia Zeno non può fare a menodi interpretarlo come lestrema punizione che il padre ha voluto infliggergli. Il senso di colpa affiora in luiperché egli aveva infatti sostenuto di fronte al medico lopportunità di lasciar morire il padre, ormaicondannato, senza procurargli con cure inutili ulteriore sofferenza.Il lettore deve però prescindere dalla corrispondenza o meno dellinterpretazione di Zeno a una realtàoggettiva: il fatto stesso che il protagonista provi senso di colpa dimostra che egli è colpevole, dal momentoche effettivamente ha desiderato la morte del padre. Dal punto di vista dellinconscio, infatti, non cèdifferenza se levento desiderato si è o no compiuto per responsabilità oggettiva del soggetto.
    • Autore: Luca GervasuttiIl rapporto conflittuale con il padre fa affiorare la parte piùprofonda della personalità di Zeno; infatti, tracciando ilprofilo del padre egli crea il proprio autoritratto soprattuttoper quanto riguarda sentimenti e stati d’animo che prova peril genitore.Una causa della sua malattia è sicuramente il complesso diEdipo: ciò viene subito alla luce anche se il protagonistacontinua a negarlo. Egli oscilla tra conscio e inconscio, odiaprofondamente il padre, lo vede come un nemico; lui, uninetto, e il padre, figura virile e autoritaria.Il dottor S. diagnostica che Zeno è affetto dal complesso diEdipo; e lui maschera invece la sua aggressività in desideriodi innocenza, soprattutto nella scena dove il padre muore egli dà uno schiaffo che “lascia cadere sulla guancia”. http://it.wikipedia.org/wiki/Complesso_di_Edipo
    • Autore: Luca GervasuttiNel capitolo conclusivo (di cui fa parte il brano che leggerai nelleslides successive), Zeno, in seguito alla guerra, racconta di sentirsipienamente guarito grazie ai successi commerciali raggiunti e allaconstatazione che la malattia è condizione di ogni uomo. Identificandoil progresso umano nella creazione di ordigni - comprese le idee - cheimpediscono la soddisfazione delle più intime esigenze, auspicaun’enorme esplosione che riporti la Terra allo stato di nebulosa econsenta agli uomini di ritrovare l’armonia.Il brano contiene una evidente critica nei confronti della societàborghese, ma più che attribuirgli un significato profetico esso va vistoalla luce di tutto il romanzo, in cui consapevolezza e ironia sifondono. Come scrisse il critico Geno Pampaloni, commentandoqueste pagine, “soltanto la fine del mondo potrebbe liberarci dallamalattia. L’uomo moderno, represso dalla inconsapevolezza delproprio stato, incapace d’ironia, non può produrre che catastrofi.Artifici, menzogne e impotenze vanno di pari passo. L’unica etàdell’oro possibile sulla terra è quella dell’uomo che accetta la suaprecarietà e il condizionamento prepotente della vita. Tolleranza,autocoscienza e ironia sono le vie possibili, a portata di mano, dellasalvezza”
    • Autore: Luca GervasuttiLa catastrofe finale(da La coscienza di Zeno, cap.VIII)La vita attuale è inquinata alle radici. Luomo sè messo al posto degli alberi e delle bestie ed hainquinata laria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbescoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. Vè una minaccia di questo genere in aria. Neseguirà una grande ricchezza... nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da unuomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!Ma non è questo,non è questo soltanto.Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che allabestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella compreseche per essa non cera altra possibile vita fuori dellemigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove lesue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa sinterrò e tutto il suo corposi conformò al suo bisogno. Il cavallo singrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali nonsappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.Ma locchialuto uomo, invece,inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se cè stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre mancain chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e luomo diventa sempre più furbo e piùdebole. 14.03
    • Autore: Luca GervasuttiAnzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevanoprolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai,lordigno non ha più alcuna relazione con larto. Ed è lordigno che crea la malattia con labbandono dellalegge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altroche psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospererannomalattie e ammalati.Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute.Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza diquesto mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistentisaranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altriun po più ammalato, ruberà tale esplosivo e sarrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suoeffetto potrà essere il massimo. Ci sarà unesplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla formadi nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
    • Autore: Luca GervasuttiLa fase storica in cui Italo Svevo si dedicò alla scrittura era caratterizzata da una profondacrisi sociale (la crisi delle certezze ), che portò luomo alla consapevolezza che non bastavala sola razionalità a spiegare la realtà. A ciò gli scrittori reagirono in modo diverso:DAnnunzio con la teoria del superuomo, Pascoli col mito del fanciullino, Svevo anzichéinventarsi eroi decise di parlare e descrivere luomo in crisi, così comera, dandoneunimmagine in cui gli uomini del suo tempo - obbligati a riflettere su se stessi - nonamarono rispecchiarsi.La tipologia che ne emerge è quella dellinetto, che costituisce il tema cardine di tutta loperasveviana, in pratica delluomo incapace, che non sa vivere e realizzare i suoi progetti.Linettitudine delluomo, secondo Svevo, è una debolezza interiore che rende inadatti allavita, e caratterizza tutti coloro che sono nella società borghese, ma si distinguono da essacome dei diversi, soprattutto perché non ne condividono i valori come il culto del denaro edel successo personale. Questa incapacità di adattarsi alla società diventa nei protagonistisveviani una vera impotenza psicologica, perché non riescono più a identificarsi con lafigura vincente tipica della borghesia, e si auto-escludono, rifugiandosi in mondi fittizi evedendo in ogni altro uomo un antagonista in grado di agire e reagire nelle varie situazioni.
    • Autore: Luca GervasuttiSe inizialmente per Svevo questa figura fu estremamente negativa, lentamente ilsuo punto di vista mutò, perché lanalisi su sé e sugli altri a cui porta la malattiamostrò come fosse relativo il concetto di sanità, perché ognuno ha i suoiproblemi, le sue "inettitudini", ma linetto risulta forse il più avvantaggiato nellavita: infatti, non avendo sviluppato le proprie possibilità in nessun ambito dellasocietà ha in sé un grande potenziale, che lo rende adatto a emergere in qualsiasisituazione. Linetto diventa dunque colui che sa osservare il mondo dal di fuori, epuò criticarlo, evidenziandone i difetti, minando alla base le certezze che loguidano, e per questo diventa un personaggio positivo.Unaltra tematica fondamentale dellopera sveviana, strettamente legata al temaprecedente, è la malattia; lo scrittore triestino sostiene che i veri malati sonocoloro che hanno delle certezze immodificabili su cui basano la propria esistenzae che non sanno analizzare se stessi; pertanto il confine fra sanità e malattia siassottiglia notevolmente, in un clima di malattia universale, in cui tutto è soggettoa una generale degradazione. Questo atteggiamento è sintomo della “crisi dellecertezze” che caratterizza linizio del 900.