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Villa Caldogno Nordera
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Villa Caldogno Nordera

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    • 1. Villa Caldogno Nordera Un sito recuperato Corso di Architettura del Paesaggio Anno Accademico 2008-2009 Marco Manzardo 485936 – STB
    • 2. Indirizzo : Via Zanella, 3 Proprietà : Comune di Caldogno, privati (P.Marangoni, M.Sacchetto, U.Zanetti) Catasto : F. 9, sez. A, m. 1/ 2/ 3/ 4/ 6/ 8/ 13/ 15/ 454/ 471/ 474 Coordinate : N45 36 26 E11 30 24 Codice ICCD : A05.00184251 Codice IRVV : 00002613 Informazioni generali Villa Caldogno Nordera è sita in Caldogno, comune di 11.000 abitanti nella provincia di Vicenza, pochi chilometri a nord del capoluogo. L’area è in pianura, e il contesto urbano è fatto di case rade e basse disposte a maglia anch’essa rada. La fabbrica attuale, attribuita ad Andrea Palladio, è stata eretta su un casale preesistente quattrocentesco; l’intera area ha subito nel corso dei secoli stravolgimenti e modificazioni, sino al degrado della seconda metà del XX secolo. Nel 1994-2003 è stato attuato un piano di riqualificazione strutturale globale.
    • 3. Cronologia
      • 1541: l’aristocratico vicentino Losco Caldogno riceve in eredità la corte agricola con un casale e numerosi campi.
      • 1542-45: Palladio inizia la progettazione.
      • 1555-1565: probabile periodo di realizzazione
      • 1567: la villa è abitabile.
      • 1570: data incisa sulla facciata, probabilmente la conclusione delle decorazioni interne.
      • 1635-49: l’arch. Antonio Pizzocaro integra il prospetto posteriore con una terrazza e due torrette; costruisce la nuova barchessa a colonne ioniche.
      • 1676: ampliamento della nuova barchessa.
      • 1762: nuova proprietà, conti Pagello.
      • 1932: viene acquistata dal dott. Ettore Nordera per farne un istituto medico.
      • 1937-39: nuovi corpi di fabbrica sconvolgono l’assetto del parco, riducendolo notevolmente.
      • 1941-44: area requisita dal commando militare.
      • 1963: viene costruita una chiesa, ora distrutta.
      • 1975: l’istituto medico cessa l’attività.
      • 1986: area acquisita dal Comune di Caldogno.
      • 1994-2003: riqualificazione strutturale e nuove destinazioni d’uso.
    • 4.
      • Due anime: luogo di villeggiatura e sede produttiva
      • Gli affreschi di Gian Antonio Fasolo su inusuali soggetti storici (al posto delle consuete figurazioni mitologiche e allegoriche) alludono a luoghi di piacere: musica, passeggiate, danze, giochi.
      • E’ probabile che i Caldogno avessero la residenza a Vicenza, e si spostassero qui solo per periodi di villeggiatura, lasciando un procuratore a dirigere l’attività produttiva.
      • XX secolo
      • 1932: la villa è adibita ad Istituto Medico Psicopedagogico, connesso a quello di Thiene (VI).
      • 1941-44: l’intero complesso è requisito dal commando tedesco, ed ospita un ospedale militare.
      • 1945: riprende l’attività dell’istituto medico.
      • Anni ’70: il comune acquista parte degli annessi del 1937 per la scuola media locale.
      • 1975: l’istituto cessa l’attività: viene meno la manutenzione ordinaria.
      • 1985: Il comune acquisisce il complesso. Uso saltuario e spesso inadatto dell’area.
      • XXI secolo: dopo il restauro strutturale
      • Il salone del piano nobile è destinato ad eventi e conferenze.
      • Le barchesse ed il bunker sono adibiti a spazio espositivo, oltre che a sede della locale sezione Alpini e di altri gruppi giovanili.
      • Nel 2000 si trasferisce nel seminterrato la Biblioteca comunale.
      • Dal 2006 è sede del centro di formazione “C4.CENTRO CULTURA CONTEMPORANEO CALDOGNO”.
      • L’area del brolo ospita la Residenza per anziani “Villa Caldogno”.
      Destinazioni d’uso
    • 5.
      • Iconografia edilizia : corpo semplice con barchesse staccate (in termini palladiani, non è una villa in senso proprio, mancando il collegamento diretto tra residenza padronale e barchesse, e neppure una fabbrica di città o residenza suburbana).
      • Iconografia ambientale : l’edificio rientra nel contesto urbano.
      • L’area è organizzata secondo gli assi longitudinali sud/nord , con sostanziale continuità tra le planimetrie seicentesche e la situazione attuale.
      • La villa
      • Locazione eccentrica, a ridosso della strada comunale ed in linea col muro di cinta, dovuta al casale preesistente; condiziona l’organizzazione dello spazio aperto.
      • Blocco compatto, con un seminterrato di servizio in cui sono ancora ben visibili le fondamenta del casale preesistente, un piano nobile rialzato ed il solaio adibito a granaio.
      • La facciata principale guarda a sud ; una scalinata conduce alla loggia centrale con tre archi a cornici bugnate.
      • La facciata nord ripete l’impostazione della principale, gli archi però sono ciechi e ospitano porta e finestre. Nel XVII sec. vengono aggiunte due torrette sporgenti ai lati ed una terrazza.
      Il sito
    • 6. Il sito: il parco e gli annessi
      • Paesaggio: parco di circa 10.000 mq. con vialetti che collegano le diverse strutture.
      • L'ingresso principale sul lato ovest introduce all’ area di pertinenza diretta ed alla facciata sud della villa, con giardino (sulla cui conformazione non abbiamo fonti, ma si suppone un'organizzazione geometrica e razionale dello spazio, e la sobrietà e semplicità tipica dei giardini palladiani) , brolo (frutteto) ed orto . L’ arredo statuario seicentesco dei Bendazzoli, connesso col ciclo di affreschi, sottolinea gli ingressi.
      • L’area è delimitata da un muro di cinta.
      • In origine il settore rustico si trova a nord, a cento metri circa dalla villa.
      • Il materiale scavato per il seminterrato della villa viene accumulato in una collinetta ad est, oltre le attuali barchesse, ed ospiterà la ghiacciaia.
      • Mappa idrografica del 1601 (in alto a dx): più antica rappresentazione iconografica della villa, attesta le barchesse colonnate a nord e ad est, ed alcuni fabbricati lungo il perimetro ad ovest ( colombara , tezza, stalla ). A sud è attestato il brolo.
      • Mappa del 1624 (a fianco): riporta la pianta della villa e certifica la presenza di due edifici di servizio a est, a ridosso della fabbrica principale. L'area verde a nord è attraversata da un corso d'acqua che alimenta la peschiera .
    • 7. Il sito: il parco e gli annessi - 2
      • Nel 1635-49 tutte le fabbriche rurali vengono spostate da nord e da ovest verso est, per liberare la vista della facciata principale dalla strada: stalla e colombara vengono annesse alla barchessa esistente.
      • Mappa del 1696 (a sx): scompare il rustico in asse orizzontale con la villa, demolito nel 1678. Si conferma l'asse longitudinale sud/nord che collega l'ingresso al brolo, il probabile giardino antistante, il salone centrale, la peschiera, il cortivo e l'ingresso nord.
      • Tra fine ‘600 e inizio '700 gli annessi agricoli vengono demoliti e ricostruiti . La barchessa attuale viene completata nel 1719.
      • Mappa del 1644 (copia del 1738, a dx): illustra ad est, oltre la barchessa, un probabile giardino all'italiana ; in uno spazio rettangolare è inserita una forma ellittica, piena d'acqua, i cui due assi principali definiscono i viali.
      • Successive modifiche non determinano grandi cambiamenti sino al 1931.
    • 8.
      • Litografia del 1847 di Marco Moro, da G.Pullé, Album di gemme architettoniche , Venezia
      • Veduta della facciata sud della villa, con una piattaforma piastrellata ad uso agricolo
      XIX secolo
    • 9.
      • Dopo la Prima Guerra Mondiale, l’antico assetto del parco risulta già perduto: desolazione del quadro d’assieme, area verde incolta, degrado delle architetture.
      • Veduta dalla strada.
      • Il complesso dal cancello sud, risalta il volume della villa rispetto alla barchessa, non ancora sopraelevata. Area verde incolta e priva d’alberi; sullo sfondo il nuovo campanile della chiesa parrocchiale ancora in costruzione.
      Foto d’archivio: 1920
    • 10.
      • Anni ‘30-’40
      • Nel periodo 1937-39 si edificano a sud nuovi padiglioni e una residenza per le suore, ad ovest edifici scolastici; i rapporti spaziali tra villa e campagne sono compromessi.
      • Il complesso delle barchesse ad est viene sopraelevato di un piano, ed il portico chiuso con vetrata.
      • Il canale a nord viene deviato e la peschiera interrata.
      • Nuovo disegno delle aree verdi , con siepi e specie arboree non idonee: il filare di cipressi lungo il muro di cinta ovest, ad esempio, crescerà a dismisura sino ad impedire la vista della villa da più punti, isolandola dal contesto urbano adiacente. Nuovi vialetti, funzionali ma senza valenza estetica o prospettica.
      • 2° Guerra mondiale: costruzione dell’ospedale militare tedesco; ghiacciaia ampliata in bunker di circa 400 mq.
      • Anni ’50-’80
      • In prossimità del cancello ovest viene costruita una cabina ENEL , che per diverso tempo ha occluso la vista della villa.
      • Nel 1963 viene eretta una chiesa , ora eliminata.
      • Nel 1985 il parco risulta senza alcun disegno, con alberature posizionate casualmente. Il brolo è popolato da piante ornamentali disorganizzate. E’ scomparso il cortivo a nord.
      Alterazioni della continuità paesaggistica nel XX secolo
    • 11.
      • Tutela errata causa il lento ma sistematico impoverimento delle strutture
      • Primo decreto di vincolo notificato nel 1910 e rinnovato nel 1926; villa descritta come generico “palazzo”. Attivato quasi esclusivamente per gli affreschi (attrib. a Veronese, Fasolo, Carpioni).
      • Nel 1932, al passaggio di proprietà da Pagella a Nordera, lo Stato non esercita il diritto di prelazione , giudicando la nuova destinazione d’uso compatibile con la conservazione ed il decoro del monumento.
      • Anni ‘30: il degrado di coperture e affreschi è evidente e la Soprintendenza sollecita interventi, che Nordera rinvia al futuro privilegiando le funzionalità dell’istituto medico. Poche fonti – documenti, planimetrie - sui numerosi interventi di adattamento della villa e annessi.
      • Anni ‘40: l’occupazione militare dell’area accelera il decadimento.
      • 1961-63: nasce l’Istituto Regionale per le Ville Venete, si avvia il restauro degli affreschi e il consolidamento delle murature della fabbrica principale, senza però risolverne i gravi dissesti statici.
      • 1975-95: uso saltuario delle strutture, nessuna manutenzione ordinaria, stato assai precario . Vengono effettuate solo riparazioni straordinarie, circoscritte ai danni della copertura della villa. Gli annessi hanno già subito crolli della copertura e versano in totale abbandono.
      • Situazione attuale
      • L’area è sottoposta a vincolo ai sensi della legge n. 1089/39 ( Tutela delle cose d’interesse storico o artistico ), con decreto del 13/02/1981. Ogni intervento deve essere approvato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza .
      • Rientra nell’elenco delle 24 Ville Palladiane del Veneto , dichiarate Patrimonio dell’umanità ( World Heritage List ) dall’UNESCO nel 1996, con codice 712bis.
      La tutela
    • 12.
      • Il restauro è stato reso possibile dall’accordo di programma siglato nel 1994 tra Soprintendenza, Comune e Regione sulla base della Legge speciale n.145/92, ed è stato promosso da soggetti pubblici e privati.
      • Radicale ristrutturazione strutturale, date le precarie condizioni del sito. L’obiettivo è recuperare le funzionalità compromesse degli edifici, adeguandoli a nuove destinazioni d’uso, e nel parco ripristinare il rapporto spaziale tra brolo-giardino-cortivo-peschiera-labirinto.
      • Progetto di R. Toffoluti, A. Dalla Vecchia, S. Ceccato; impresa I.A.R. di Rovigo.
      • Demolizione degli interventi incompatibili, risanamento e consolidamento delle murature, della copertura e della terrazza esterna. Recupero degli ambienti interni e degli affreschi. Adeguamento degli impianti.
      La riqualificazione della villa
    • 13.
      • Progetto di P. Ricatti, U. Riva; strutture di F. Zaupa; impianti B. Frinzi
      • Rimossa la sopraelevazione del colonnato e le vetrate al pianterreno, riportando la fabbrica alla forma settecentesca. Rifacimento della copertura crollata.
      • Alla barchessa colonnata viene annessa a sud la fabbrica con la torre colombara; ad est si la fabbrica si allinea con lo spigolo dell’ex Casa delle Suore e col nuovo edificio della Sala Polifunzionale. Il complesso attuale si estende su 1600 mq.
      • Adeguamento del bunker alla nuova funzione di sala espositiva.
      La riqualificazione degli annessi
    • 14. La riqualificazione del parco
      • Progetto di D. Dal Toso con R. Zattra.
      • Morfologia quanto più vicina possibile al presunto assetto originario, in assenza di fonti precise. Il recupero si è basato sugli elementi caratterizzanti presenti, eliminando quelli incongruenti e ridefinendo spazi prativi geometrici e lineari.
      • Giardino "storico“ in cui si rapporta la testimonianza del passato con le attuali condizioni climatiche e ambientali: carpini lungo il grande viale principale, oleandri, limoni e melograni in vaso, gelsi, cedri, cipressi, olmi, magnolie, roseti, varietà antiche di alberi da frutta e bambù.
      • Riproposta la corte agricola attestata nella litografia del 1847. Ricostruito anche il vecchio pozzo ellissoidale.
      • A nord è stata dissotterrata e ristrutturata la peschiera palladiana ed il viale acciottolato col ponte, che congiunge la villa all’ingresso nord, ora riaperto: si ricompongono gli assi direzionali sud/nord . Ricostruito anche un piccolo brolo tra peschiera e muro di cinta.
      • Ad est è stato collocato un simbolico labirinto ad erba rasata , prendendo spunto dal giardino all’italiana attestato dalle mappe seicentesche.
      • L’intera area è delimitata dal muro di cinta originale.
      • Dell’ arredo statuario originale sono rimaste solo poche statue su pilastri a guardia degli ingressi.
    • 15. Il labirinto, la peschiera, la facciata nord.
    • 16.
      • Bibliografia sintetica
      • Dallarchitetturalpaesaggio. Catalogo della mostra (Caldogno, 9 settembre-2 ottobre 2005), 2005, Editrice Compositori, Bologna
      • Ottavio BERTOTTI-SCAMOZZI, Le fabbriche e i disegni di Andrea Palladio, raccolti ed illustrati da Ottavio Bertotti Scamozzi , Vicenza, 1796
      • Renato CEVESE, Ville della Provincia di Vicenza. Veneto 2 , Milano, Rusconi, 1971-1980
      • Antonio FRANZINA, Andrea Palladio: le ville , Touring Club, 2003
      • Maurizio GASPARIN e Gianna GAUDINI (a cura di) , Il futuro delle ville venete. La restituzione del patrimonio delle ville venete nell’ambito della tutela dei monumenti e del paesaggio , Caldogno, 2005
      • Albino MUNARETTO (a cura di) , Villa Caldogno , Vicenza, La Serenissima, 2002
      • Albino MUNARETTO (a cura di ), Villa caldogno. Una villa veneta restituita , Caldogno, 2006
      • Galdino PENDIN, Storia di Caldogno , Vicenza, La Serenissima, 1997
      • Siti web d’interesse
      • http://www.cisapalladio.org - Centro Internazionale di Studi di Architettura “Andrea Palladio”
      • http://www.irvv.net – Istituto Regionale per le Ville Venete
      • http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Caldogno - Enciclopedia virtuale
      • http://www.c-4.it/sede.aspx - C4 Centro Cultura Contemporaneo Caldogno
      • http://whc.unesco.org/en/list/712 - UNESCO World Heritage List
      • http://www.dvorci.hr/dokumenti/Clanci/0104_galli.pdf - R. GALLI, S. SCRIMIERI, “ The Veneto villas historical context and the current state”
      • http://www.villevenete.net – Sito promozionale promosso dalla Regione Veneto e dalla Comunità Europea
      Riferimenti bibliografici
      • Sull’attribuzione a Palladio
      • Non compare nei Quattro Libri di Architettura di Palladio, forse per il massiccio condizionamento del fabbricato preesistente, oppure perché potrebbe averla ritenuta troppo giovanile. D’altronde si tratta di una raccolta dichiaratamente non esaustiva.
      • Analogie, in particolar modo nel prospetto anteriore, con ville palladiane quali Villa Saraceno o Villa Muzani.
      • E’ probabile che Caldogno abbia affidato la ristrutturazione della struttura preesistente a Palladio, data la sua parentela con committenti palladiani quali i Muzani e i Godi.
      • Rientra nello schema palladiano della villa con loggia a tre archi: Bertesina (Villa Marcello Curti), Finale (Villa Saraceno).
      • Da Bertotti-Scamozzi apprendiamo come la villa fosse attribuita per tradizione a Palladio, e del suo parere contrario. Egli ha misurato la villa riproducendola in alcuni disegni: facciata anteriore, pianta, sezione.
      • Sul disegno architettonico
      • Non presenta il pronao coronato da frontone, segno più appariscente del classicismo, e pertanto non sarà oggetto di interesse neoclassico. Palladio qui utilizza forme più semplici e non riconducibili a precise premesse antiche.
      • Le stanze non sono perfettamente proporzionate, probabilmente per il riutilizzo delle murature preesistenti.
      Note storiche

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