Luna? Sì, ci siamo andati!

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Il libro inizia con La corsa alla Luna, una cronologia della gara tecnologica e politica fra Stati Uniti e Unione Sovietica per raggiungere la Luna negli anni Sessanta, quando l'esplorazione spaziale beneficiava dei generosi finanziamenti e degli incentivi derivanti dal suo uso come strumento di propaganda per entrambi i contendenti. Il capitolo rende chiaro che un complotto in effetti ci fu: quello russo per fingere di non aver mai tentato di portare sulla Luna un cosmonauta.

Il testo prosegue con Come ci siamo andati: una descrizione di una missione tipica del progetto Apollo, che permette al lettore di prendere dimestichezza con i veicoli e la terminologia che compariranno nella discussione delle varie presunte anomalie presentate come prove dai "lunacomplottisti".

Il terzo capitolo, Le prove degli sbarchi, presenta i principali fatti verificabili – spesso poco conosciuti – che documentano e confermano la realtà delle sei missioni lunari Apollo, per tagliare la testa al toro: se esistono prove schiaccianti dell'autenticità degli sbarchi, vuol dire che tutte le varie anomalie asserite dai sostenitori della messinscena sono fasulle. L'esatta ragione per cui ogni singola anomalia è fasulla verrà esaminata in dettaglio in seguito, ma già così si parte da un dato di fatto risolutivo.

Si passa poi a Tesi di complotto, promotori e diffusione, che è un'esplorazione delle grandi tesi di cospirazione, presentandone le origini, la loro popolarità secondo i rilevamenti dei sondaggi in vari paesi, i principali sostenitori e le loro varie categorie più o meno estreme.

Il quinto capitolo (Presunte anomalie fotografiche) presenta e chiarisce le principali critiche fatte dai "lunacomplottisti" alle fotografie delle missioni lunari, cogliendo l'occasione per descrivere la tecnologia fotografica che ha permesso di far pervenire fino a noi circa ventimila immagini straordinarie dalla superficie di un altro corpo celeste.

I quattro capitoli successivi (Presunte anomalie in video e filmati, Presunte anomalie tecnologiche, Presunte anomalie fisiche, Altre presunte anomalie) esaminano e smontano sistematicamente le presunte prove di falsificazione snidate dai sostenitori della messinscena nei video e nei filmati (e anche qui viene descritta la tecnologia video e cinematografica utilizzata all'epoca), le presunte anomalie o impossibilità tecnologiche, quelle fisiche e quelle di vari altri generi ricorrenti nelle argomentazioni lunacomplottiste.

Nel capitolo Realtà alternative vengono esaminate e confutate le principali spiegazioni di come sarebbero andate realmente le cose secondo i lunacomplottisti.

In UFO e allunaggi, il libro si occupa di quel gruppo di tesi che contraddice tutte quelle precedenti e sostiene che le missioni lunari ci furono eccome, ma fu tenuto nascosto il loro incontro con entità extraterrestri.

Il libro include anche una miniguida, Come discutere con i lunacomplottisti, che offre qualche consiglio tattico per le discussioni con dubbiosi e

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Luna? Sì, ci siamo andati!

  1. 1. –1 Paolo Attivissimo LUNA? Sì, ci siamo andati! Le risposte ai dubbi più frequenti sugli sbarchi lunari Edizione 2011 B Ledizione digitale aggiornata di questo libro è scaricabile gratuitamente presso http://complottilunari.infoIn copertina: Gene Cernan durante la sua terza escursione sulla superficie della Luna du-rante la missione Apollo 17, dicembre 1972. Limmagine è tratta dalla foto NASA AS17-140-21391. La porzione superiore del cielo è stata aggiunta dallimpaginatore per esigenzegrafiche. Credit: NASA.In quarta di copertina: lautore insieme a Buzz Aldrin, uno dei due protagonisti del primosbarco sulla Luna. Credit: Andrea Tedeschi Photography (www.andreatedeschi.ch). Sullosfondo: fotografia della Luna di Fabrizio Mele.
  2. 2. 2 – Luna? Sì, ci siamo andati!Permesso dautoreIl testo originale di questo libro è © 2009-2011 by Paolo Attivissimo. Alcuni diritti sonoriservati. Some rights reserved.ISBN 978-1-4475-6428-7Questopera è distribuita alle seguenti condizioni, basate sulla licenza Creative Com-mons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia. I dettagli legali diquesta licenza di distribuzione sono disponibili in italiano presso http://creativecom-mons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/legalcode. In sintesi, chiunque è libero di riprodurre,distribuire, tradurre, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, ese-guire e recitare, purché senza lucro o profitto, questopera alle seguenti condizioni: – Attribuzione. La paternità dellopera va attribuita a Paolo Attivissimo e si deve in- dicare il sito http://complottilunari.info come fonte. Non si deve fare nulla che sug- gerisca che lautore avalli il modo in cui viene usata lopera o chi la usa. – Senza lucro o profitto. Non è permesso usare questopera per fini commerciali. Senza lautorizzazione scritta esplicita dellautore, non è permesso vendere questopera o farsi pagare per la sua stampa, duplicazione o distribuzione, ma si è liberi di stamparla, duplicarla o distribuirla a titolo gratuito. – Non opere derivate. Non è permesso alterare o trasformare questopera, né usarla per crearne unaltra. Ne è però permessa la traduzione fedele e integrale.È permessa la deroga a ciascuna di queste condizioni se si ha il permesso esplicitoscritto del titolare dei diritti.Ogni volta che si usa o distribuisce questopera, questo va fatto secondo i termini diquesta licenza, che va comunicata con chiarezza. In ogni caso, è possibile concordarecon il titolare dei diritti anche utilizzi di questopera non previsti da questa licenza.Questa licenza lascia impregiudicati i diritti morali.Gli usi consentiti dalla legge sul diritto dautore e gli altri diritti non sono in alcunmodo limitati da quanto sopra. È specificamente consentita la libera citazione, anchedi ampi brani, purché siano indicati fonte e autore.Questopera si avvale del diritto di citazione a scopo accademico e di critica previsto dal-lArticolo 10 della Convenzione di Berna sul diritto dautore.Photo credits: All photographs of Apollo hardware and missions are courtesy of NASA un-less otherwise noted. Cartoons are © Moise and are used with permission. Other picturesare used to the extent allowed by fair use.
  3. 3. Introduzione – 1IntroduzioneSono ormai trascorsi quarantanni da quando luomo mise piede per laprima volta sulla Luna. Molti di noi, me compreso, vissero quel momen-to straordinario come cronaca che riempì i giornali e ci regalò una not-te insonne indimenticabile di fronte alle immagini, in diretta da unaltro mondo, che ci arrivavano in casa attraverso il nebuloso baglioredel teleschermo.Ma ormai per un numero crescente di persone quellimpresa è storia:sbiadita, confusa, lontana, conosciuta per sentito dire, riportata superfi-cialmente dai media. Se lidea di andare sulla Luna è già di per sé incredi-bile, mitica e irreale nella sua grandiosità, quella di averlo fatto negliormai lontani anni Sessanta del secolo scorso – e di non averlo più fattoda allora – per molti è comprensibilmente difficile da accettare.Questo libro è dedicato a chi vuole capire come andarono realmente lecose e vuole risposte ai propri dubbi, alimentati magari dalle accuse dichi, per proprio tornaconto economico o per brama di sminuire la gran-dezza altrui e sopperire alle proprie pochezze, si dichiara rabbiosamentesicuro che fu tutta una messinscena.Ai cosiddetti “lunacomplottisti” a coloro che sono impermeabili a ogni ,argomentazione, già convinti di sapere tutto e con i quali è inutile discu-tere, dedico invece il mio compatimento, perché sono incapaci di gioiredi unavventura esaltante che è una delle poche imprese di pace per lequali il ventesimo secolo ha speranze di essere ricordato dalle generazio-ni future come qualcosa di più che un susseguirsi di guerre, devastazionie genocidi.Ma queste pagine non sono semplicemente una pedante confutazionedi tesi eccentriche. Sono anche una celebrazione di un istante irripetibile.Perché ci saranno altri traguardi, altre missioni, altri atterraggi su mondiremoti, ma lo sbarco sulla Luna del luglio del 1969 è e resterà sempre ilprimo contatto delluomo con un altro mondo. Sarà sempre il primo mo-mento in cui lumanità ha dimostrato, sia pure per un istante, di saper la-sciare la propria fragile culla.
  4. 4. 2 – Luna? Sì, ci siamo andati!Che incredibile privilegio vivere proprio in quellunica, minuscola frazio-ne della Storia nella quale questo è avvenuto, poter stringere la mano edire grazie a chi ha compiuto unimpresa che per millenni è stata purosogno, al di là delle possibilità del più potente dei re, degli imperatori edei faraoni. Camminare sulla Luna. Questo libro è il mio piccolo omaggioal coraggio e allingegno di tutti coloro che hanno trasformato quel so-gno in realtà. In pace, per tutta lumanità.RingraziamentiVorrei ringraziare tutti i lettori e autori del blog Complotti Lunari e in par-ticolare Hammer, Trystero, Papageno, Tukler, Cesare Guariniello e LucaBoschini per laiuto nelle ricerche, per la verifica dei dati e per aver snida-to molti miei errori e refusi. Quelli che restano sono esclusivamente colpamia.Un grazie speciale va a Terry Watson, a Eric Jones dellApollo Lunar Surfa-ce Journal e ai membri del forum Project Apollo, per la loro disponibilitànel ricercare e verificare le informazioni tecniche più stravaganti, e a Ni-cola Colotti, Fabio Letta, Milco Margaroli, Rodri Van Click, Andrea Tede-schi, Luigi Pizzimenti e Roberto Crippa, che mi hanno dato modo diconoscere e intervistare Buzz Aldrin, Charlie Duke e Walt Cunningham.Dedico questo libro ai miei genitori, che mi svegliarono per farmi assiste-re alla diretta RAI dello sbarco sulla Luna, e a mia zia Iris, che mi regalònegli anni Settanta una copia del meticoloso resoconto delle missioniApollo scritto da Peter Ryan, The Invasion of the Moon 1957-70. Questi dueeventi mi hanno contagiato per sempre con la passione per lepopeaspaziale. Quel libro è ancora qui con me mentre scrivo queste pagine: iltempo ne ingiallisce i fogli ma non il fascino.Distribuzione libera e gratuitaLedizione digitale di questo libro è liberamente duplicabile e distribuibiletale e quale (ma non avete il permesso di spacciarla per vostra o di stam-parla per rivenderla; il diritto dautore resta in vigore). Non lho scritta perdiventare ricco, ma per dare al maggior numero possibile di persone loc-casione di conoscere i fatti e sbugiardare i contaballe spaziali.
  5. 5. Introduzione – 3Tuttavia scrivere un libro tecnico costa tempo e fatica, e comperare ma-nuali, DVD e documentazione costa soldi. Quindi se vi va di darmi unamano, non dico certo di no: potete farlo segnalando errori o frasi nonchiare, contribuendo con indagini per ampliarlo oppure offrendomi untrancio di pizza e una birra tramite una donazione via Paypal come in-centivo per scrivere altri libri. I dettagli sono sul sito Complottilunari.info.Indirizzi Internet abbreviati con TinyurlQuasi tutti gli indirizzi Internet delle fonti citate sono indicati nella formaabbreviata generata con Tinyurl.com per renderli più leggibili e agevolar-ne la digitazione per chi adopera ledizione cartacea di questo libro.Commenti, correzioni e aggiornamentiQuesto libro è un progetto in continua lavorazione. La documentazioneprodotta dalle missioni Apollo è tuttora oggetto di studio scientifico e lenuove missioni lunari automatiche ci offrono dati aggiornati e riscontriche vengono aggiunti man mano che si rendono disponibili.Inoltre i lunacomplottisti sinventano una tesi nuova ogni giorno, per cuiè possibile che non troviate qui lo sbufalamento di una specifica asser-zione. In tal caso, avvisatemi scrivendo a contatti@complottilunari.info. Setrovate errori, segnalatemeli allo stesso indirizzo; correzioni e aggiorna-menti verranno introdotti nella prossima edizione.Immagini, filmati e documenti di supportoIl formato cartaceo e, in misura minore, quello elettronico limitano laquantità, qualità e risoluzione delle immagini e non permettono di inclu-dere filmati, molto utili per chiarire alcuni concetti. Così ho preparato unaraccolta di immagini, documenti e video come supplemento a questo li-bro. Le istruzioni per ottenere questo materiale sono su ComplottiLuna-ri.info.
  6. 6. 4 – Luna? Sì, ci siamo andati!In memoriamQuesto libro vuole onorare coloro che hanno pagato il prezzo più alto peresplorare la nuova frontiera, a volte in segreto e spesso senza avere nean-che una nota a piè pagina nella storia.1 Non dimentichiamo mai che chinega gli sbarchi sulla Luna infanga la memoria di queste persone, delleloro famiglie e di tutti coloro che hanno lavorato alle imprese spaziali. Michael J. Adams Michael P. Anderson Charles A. Bassett II Valentin Bondarenko David M. Brown Roger Chaffee Kalpana Chawla Laurel B. Clark Georgi Dobrovolski Theodore C. Freeman Edward G. Givens, Jr. Virgil "Gus" Grissom Rick D. Husband Gregory Jarvis Vladimir Komarov Robert H. Lawrence, Jr. Christa McAuliffe William C. McCool Ronald McNair Ellison Onizuka Viktor Patsayev Ilan Ramon Judith Resnick Francis "Dick" Scobee Elliot McKay See, Jr. Michael J. Smith Vladislav Volkov Ed White Clifton C. Williams, Jr. Ad astra per aspera.1 tinyurl.com/in-memoriam-astronauti.
  7. 7. La corsa alla Luna – 5La corsa alla LunaSiamo negli anni Cinquanta del secoloscorso. Gli Stati Uniti e lUnione Sovieti-ca2 sono acerrimi nemici. Si puntanoaddosso a vicenda migliaia di bombeatomiche, secondo la dottrina della di-struzione reciproca garantita o MutualAssured Destruction, che non a caso siabbrevia in “MAD” ossia “pazzo” , .Le due superpotenze nucleari si sfidanoanche nel cosmo: ciascuna vede nellarealizzazione di voli spaziali una tecnicapiù efficiente per bombardare il nemicoe una dimostrazione potente della su-periorità della propria tecnologia e delproprio sistema sociale. Lo spazio è pro-paganda.Il 4 ottobre 1957 lUnione Sovietica stu-pisce lopinione pubblica mondiale lan-ciando, come preannunciato, il primosatellite artificiale: lo Sputnik 1. Nonpassa inosservato il fatto che lo Sputniksorvola impunemente gli Stati Uniti e Figura 1. Unione Sovietica e Statigli altri paesi del mondo ed è stato lan- Uniti.ciato modificando uno dei missili inter-continentali che la Russia, come gli USA, sta costruendo per recapitarebombe nucleari in pochi minuti sulle città avversarie.2 Allepoca di questi eventi, lUnione Sovietica includeva gli stati che oggi si chiamano Federazione Russa, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Estonia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Lettonia, Lituania, Moldova, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, e Uzbekistan, coprendo 22,4 milioni di chilometri quadrati contro i 9,8 degli Stati Uniti. LUnione Sovietica si dissolse nel 1991. Fonte per limmagine: Wikipedia (commons.wikimedia.org/wiki/ Category:Maps_of_the_world_indicating_one_country).
  8. 8. 6 – Luna? Sì, ci siamo andati!Gli Stati Uniti avviano un piano federale demergenza per riprendersi dal-lo smacco politico di essere stati battuti da quello che ritenevano essereun paese arretrato. Accelerano il proprio embrionale programma spazia-le, che aveva già raccolto alcuni successi, come le prime foto dallo spa-zio,3 e cercano di recuperare il divario accademico, militare e tecnologicoche lo Sputnik ha rivelato così eloquentemente. Ma collezionano inizial-mente soltanto ulteriori umiliazioni.Un mese dopo, il 3 novembre 1957, i sovietici stabiliscono un altro recordcon lo Sputnik 2: il primo essere vivente lanciato in orbita, la cagnettaLaika, destinata a morire dopo poche ore perché non è previsto il rientroa terra. Lo fanno prima ancora che gli americani abbiano lanciato un sa-tellite di qualunque genere.Il 6 dicembre arriva finalmente il primotentativo statunitense. Il missile Van-guard TV3 si solleva di qualche decinadi centimetri e poi esplode misera-mente sulla rampa di lancio, in direttaTV (Figura 2).Gli Stati Uniti riescono a collocare inorbita un satellite, lExplorer 1, il 31gennaio 1958, usando un razzo militareRedstone progettato e modificato daWernher Von Braun, creatore dei fami-gerati missili nazisti V-2 usati su Londrae altre città durante la Seconda GuerraMondiale e passato poi al servizio deimilitari americani. Ma i quattordici chili Figura 2. Kaboom.dellExplorer 1 sono nulla in confrontoai 500 dello Sputnik 2 e dei 1300 dello Sputnik 3, lanciato il 15 maggiosuccessivo.3 Alla fine degli anni Quaranta gli Stati Uniti avevano modificato missili tedeschi V-2 per compiere brevi voli verticali fino a 160 chilometri di quota, portando nello spazio strumenti scientifici e fotocamere, e nei primi anni Cinquanta avevano sviluppato missili per il trasporto di bombe atomiche, come i sovietici. Tuttavia gli Stati Uniti non avevano un lanciatore potente quanto quelli russi perché le loro armi nucleari erano molto più leggere di quelle sovietiche. Paradossalmente, i successi spaziali dellUnione Sovietica furono merito della sua tecnologia inferiore.
  9. 9. La corsa alla Luna – 7Il vantaggio sovieticoAd agosto del 1958, gli Stati Uniti tentano il sorpasso provando a raggiun-gere per primi la Luna con una sonda automatica, Able 1, ma il lancio falli-sce dopo 77 secondi di volo, e falliscono anche i tre tentativi successivi(Pioneer 1, 2 e 3). Invece il 2 gennaio 1959 i sovietici lanciano la sonda Lu-nik 1, che due giorni dopo passa a 6000 chilometri dalla Luna e diventa ilprimo veicolo ad andare in orbita intorno al Sole. Il quinto tentativo lunareamericano, Pioneer 4, entra in orbita solare, ma arriva a non più di 60.000chilometri dalla Luna il 4 marzo dello stesso anno.I sovietici ottengono anche un al-tro primato: raggiungono la Lunacon la sonda Lunik 2 il 13 settem-bre 1959 e neanche un mese dopomostrano al mondo, grazie allasonda Lunik 3, le primissime imma-gini della faccia nascosta del nostrosatellite naturale (Figura 3).Gli americani tenteranno altrenove volte di raggiungere la Lunacon una sonda, ma vi riuscirannosolo cinque anni dopo. Si devono Figura 3. La faccia nascosta della Luna,accontentare di missioni scientifi- fotografata dalla sonda sovietica Lunik 3.che in orbita terrestre, come lEx-plorer 6, che produce una mappa quasi completa delle fasce di Van Allene le prime immagini televisive della Terra dallo spazio. Le scimmietteAble e Baker rientrano a terra indenni dopo due voli suborbitali. Ma lemissioni di prestigio internazionale sono tutte sovietiche.La rincorsa statunitenseNel 1960 gli Stati Uniti riescono a conquistare alcuni primati: il primo sa-tellite meteorologico che produce immagini (TIROS-1, 1 aprile), il primosatellite per intercettazioni radio (GRAB-1, 5 luglio), il primo recupero diun satellite rientrato dallorbita terrestre (Discoverer 13, 11 agosto) e il pri-mo satellite-spia fotografico (Discoverer 14, 18 agosto). Sono record dinatura prevalentemente militare, motivati dalla necessità di rimpiazzare
  10. 10. 8 – Luna? Sì, ci siamo andati!urgentemente con satelliti-spia i segretissimi aerei ricognitori U-2 che,con enorme imbarazzo diplomatico, si rivelano improvvisamente vulne-rabili il primo maggio dello stesso anno, quando uno di questi velivoliviene abbattuto mentre sorvola senza autorizzazione il territorio sovieti-co e ne fotografa le installazioni militari più segrete.E così, ancora una volta, il primato prestigioso e spettacolare spetta allU-nione Sovietica: ad agosto lo Sputnik 5 porta in orbita piante e animali(due cani, Belka e Strelka, quaranta topi e due ratti) e, a differenza dei voliprecedenti, li riconduce sani e salvi a terra.Il primo uomo nello spazioNel 1961 arriva un nuovo clamorosorecord sovietico: il 12 aprile, Yuri Gaga-rin diventa il primo uomo ad andarenello spazio, e lo fa oltretutto com-piendo unorbita intorno al mondocon un volo di 108 minuti a bordo del-la Vostok 1. Gli americani, scioccati (Fi-gura 4) e battuti sul tempo ancorauna volta, rispondono come posso-no, con un quarto dora di volo uma- Figura 4. Shock in USA.no suborbitale da parte di AlanShepard il 5 maggio, perché i loro missili che permetterebbero voli orbi-tali umani continuano a esplodere in volo durante le prove, mentre quellirussi si dimostrano straordinariamente affidabili (almeno in apparenza: ifallimenti vengono tenuti segreti).È con soli quindici minuti di volo spaziale umano al proprio attivo che gliStati Uniti lanciano la sfida lunare allUnione Sovietica. Il 25 maggio 1961,il presidente John Fitzgerald Kennedy annuncia: Credo che questa nazione debba impegnarsi a raggiungere il traguardo, prima della fine di questo de- cennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e riportarlo sano e salvo sulla Terra. Nessun singolo progetto di questo periodo susciterà altrettanta emozione nellumanità o sarà più importante per lesplorazione spaziale a lungo raggio; e nessuno sarà altrettanto difficile o costoso da realizzare.44 “I believe that this nation should commit itself to achieving the goal, before this decade is out, of landing a man on the moon and returning him safely to the earth. No single project in this period will be more impressive to mankind or more important for the long-range exploration of space; and none will be so difficult or expensive to accomplish.”
  11. 11. La corsa alla Luna – 9La strategia statunitense è semplice quanto ambiziosa: definire un traguardograndioso, che faccia colpo sul mondo intero e rilanci limmagine del paese,e che sia sufficientemente lontano e impegnativo da dare tempo allindu-stria aerospaziale nazionale di recuperare il divario che la separa da quellasovietica. Kennedy, però, non vivrà abbastanza da vedere lesito della sua sfi-da: verrà assassinato a Dallas due anni più tardi, il 22 novembre 1963.I russi, intanto, procedono inesorabili con i propri successi. Prima ancorache gli americani riescano a compiere un singolo volo umano orbitale,Gherman Titov ripete ed estende limpresa di Gagarin, effettuando ben17 orbite ai primi di agosto del 1961 nella Vostok 2.Finalmente il 20 febbraio del 1962, quasi un anno dopo il primato russo edopo vari altri voli suborbitali, gli Stati Uniti riescono a compiere un voloorbitale con John Glenn nella capsula Friendship 7. Ma lUnione Sovieticarilancia: ad agosto fa volare due capsule spaziali contemporaneamente(Vostok 3 e 4). I cosmonauti Nikolayev e Popovich si trovano brevementea meno di cinque chilometri luno dallaltro e Nikolayev stabilisce il re-cord di durata: quattro giorni nello spazio, mentre due telecamere lo mo-strano ai telespettatori russi.Nel giugno del 1963, Valentina Tereshkova diventa la prima donna a vola-re nello spazio a bordo della Vostok 6. La Tereshkova è anche il primo ci-vile a compiere una missione spaziale, dato che tutti gli astronautiamericani e cosmonauti sovietici precedenti erano membri delle rispetti-ve forze armate. Da solo, il suo volo di 48 orbite dura più di tutti i voliumani statunitensi effettuati fino a quel momento. Nessunaltra donnavolerà nello spazio per altri 19 anni.Il 12 ottobre 1964 lUnione Sovietica realizza la prima missione con equi-paggio plurimo: la Voskhod 1 porta in orbita ben tre cosmonauti (pigiatie senza tuta, con rischio altissimo, per pura propaganda) prima ancorache gli americani riescano a farne volare due insieme. Anche la primapasseggiata spaziale è un record russo: lo stabilisce il 18 marzo 1965 Ale-xei Leonov sulla Voskhod 2. Gli Stati Uniti si devono accontentare del pri-mo volo di una sonda verso Marte effettuato con successo (Mariner 4).Il primo allunaggio morbido di una sonda automatica e le prime imma-gini trasmesse dalla superficie della Luna sono anchesse un successorusso, con la sonda Luna 9, nel febbraio del 1966.
  12. 12. 10 – Luna? Sì, ci siamo andati!Ma intanto gli americani hanno acqui-sito esperienza con i voli spaziali uma-ni e con le tecniche necessarie per losbarco sulla Luna: fra il 1965 e il 1966,le capsule del programma Gemini (Fi-gura 5) portano coppie di astronauti acompiere cambi di orbita, voli di lungadurata (14 giorni), passeggiate spazialie rendez-vous con attracco, stabilendoanche il record di distanza dalla Terra:durante la missione Gemini 11 (12-15 Figura 5. Capsula Gemini 7.settembre 1966), Charles “Pete“ Con-rad e Richard F. Gordon raggiungono unaltitudine di 1374 km e diventa-no i primi uomini a vedere la Terra come una sfera. Inoltre le sonde auto-matiche Lunar Orbiter eseguono rilievi fotografici della Luna e leSurveyor vi atterrano, saggiando la consistenza del suolo. Il ritardo rispet-to ai sovietici è sostanzialmente recuperato.Invece il programma Apollo, che deveportare lAmerica a camminare sullaLuna, è in crisi profonda. Il 27 gennaio1967 Gus Grissom, Ed White e RogerChaffee periscono nellincendio dellaloro capsula durante unesercitazionesulla rampa di lancio (Figura 6). È unoshock nazionale che impone la drasti-ca riprogettazione del veicolo.Il 1967 vede anche una perdita sovieti-ca: il 24 aprile si verifica la prima mor-te di un uomo durante un volospaziale.5 La Soyuz 1, approntata fret-tolosamente per appagare la fame dipropaganda del governo russo, sischianta al suolo durante il rientro, uc-cidendo il cosmonauta Vladimir Ko- Figura 6. La capsula devastatamarov. dellApollo 1.5 Alcuni ricercatori (per esempio i fratelli Judica Cordiglia) affermano di aver intercettato comunicazioni di altre missioni russe terminate in modo fatale e tenute tuttora segrete. Tuttavia le verifiche incrociate degli storici dellastronautica (James Oberg e altri) non consentono, per ora, di ritenere sufficientemente fondate queste affermazioni.
  13. 13. La corsa alla Luna – 11Apollo, il sorpasso americanoI massicci investimenti statunitensi inizia-no a dare frutti. Dalle paludi della Florida èemerso a tempo di record il colossale cen-tro spaziale Kennedy di Cape Canaveral.Una serie di voli senza equipaggio mette apunto le capsule Apollo, il gigantesco vet-tore lunare Saturn V progettato da Wern-her Von Braun, le infrastrutture di lancio eil personale di supporto.Intanto i russi si aggiudicano un altro pri-mato: il 18 settembre 1968, la sonda auto-matica Zond 5 porta intorno alla Luna iprimi esseri viventi (tartarughe, mosche,tarme della farina e altri) e li fa tornare in-denni sulla Terra. Cosa ancora più impor- Figura 7. Time, 6/12/1968.tante, il veicolo è indubbiamente grandeabbastanza da poter trasportare un uomo.L11 ottobre gli Stati Uniti effettuano il primo volo della capsula Apollocon equipaggio: Walter Schirra, Donn Eisele e Walter Cunningham collau-dano lApollo 7 in orbita terrestre per undici giorni. È il primo volo dellacapsula riprogettata a fondo dopo la tragedia dellApollo 1, la prima mis-sione statunitense con tre membri dequipaggio e il primo lancio conuomini a bordo del vettore Saturn IB (più piccolo del Saturn V lunare).Occorre bruciare le tappe: la CIA sa che i russi stanno tentando in segretodi battere sul tempo lAmerica anche nella corsa alla Luna.Due mesi dopo, la missione Apollo 8 è la prima di un Saturn V con equi-paggio a bordo. È soltanto il terzo lancio di questo vettore, eppure lo-biettivo è già ambiziosissimo: andare trecento volte più lontano di ognivolo umano precedente e portare tre americani a circumnavigare laLuna. Il 24 dicembre 1968, per la prima volta nella storia luomo vede coni propri occhi la Luna da vicino, orbitandovi intorno dieci volte a 110 chi-lometri daltezza e sorvolandone anche la faccia perennemente nascostaallosservatore terrestre.Limpatto emotivo sullopinione pubblica mondiale è enorme, grazie an-che alla diretta televisiva che alla vigilia di Natale permette al mondo divedere la superficie della Luna scorrere fuori dai finestrini della capsula
  14. 14. 12 – Luna? Sì, ci siamo andati!mentre gli astronauti leggono unpasso della Genesi. È la direttapiù seguita della storia fino a quelmomento. Gli astronauti Borman,Lovell e Anders scattano fotogra-fie straordinarie della Terra che sistaglia contro lorizzonte dellaLuna (Figura 8).Il trionfo dimmagine americano,amplificato dalla censura mediati-ca sulle condizioni disastrose del-la missione (vomito e diarreadegli astronauti, perdite di sigil-lante dei finestrini che offuscano Figura 8. Noi. Foto AS8-14-2383.la visuale, accumuli dacqua con-densata in cabina), sancisce almeno agli occhi dellopinione pubblica ilsorpasso della tecnologia spaziale statunitense su quella sovietica.Ma la gara lunare non è ancora conclusa: resta da effettuare lo sbarcovero e proprio, e dietro le quinte lUnione Sovietica non ha affatto rinun-ciato allidea di togliere al rivale questo primato.Il progetto segreto N1-L3LUnione Sovietica ha avviato se-gretamente il progetto N1-L3 perrealizzare un missile, lN1 (Figura9), che è grande quanto il SaturnV americano ed è capace di lan-ciare due cosmonauti verso laLuna in un veicolo, denominatoL3, che include un modulo lunare(Figura 10) concepito per farscendere un singolo cosmonautasulla superficie selenica mentrelaltro lo attende in orbita intorno Figura 9. Preparazione dellN1.alla Luna.
  15. 15. La corsa alla Luna – 13Di tutto questo non si saprà nullapubblicamente per oltre ventanni,ma il governo USA ne è al corrente:i suoi satelliti spia hanno fotografa-to la costruzione dellN1 e delle suegrandi basi di lancio al cosmodro-mo di Baikonur (Figura 1 1).LN1 si rivela però un pantanopolitico di rivalità fra progettisti,finanziato inadeguatamente etecnicamente inaffidabile. I trentamotori del suo primo stadio sonoun incubo da coordinare. Vieneosteggiato dai militari russi perchéè un costoso strumento di propa-ganda privo di applicazioni belli-che, diversamente dai missilispaziali precedenti, di derivazione Figura 10. Il modulo lunare russo (Lunniymilitare. Korabl).Il primo volo dellN1 avviene senzaequipaggio nel febbraio del 1969ed è un fallimento: il missile esplo-de 66 secondi dopo il decollo. Manon se ne parla in pubblico. Anzi,a maggio lUnione Sovietica di-chiara ufficialmente che non ha al-cuna intenzione di mandare deicosmonauti sulla Luna, perché adifferenza degli americani nonvuole rischiare vite nellimpresa, eche userà solo veicoli robotici perlesplorazione lunare. Figura 11. Foto dellN1 presa da un satellite militare KH-4 Corona. Credit: C. P. Vick.Il secondo lancio dellN1, sempresenza equipaggio, è un disastro ancora peggiore: il 3 luglio, pochi giorniprima dello sbarco americano sulla Luna, lN1 ricade pochi istanti dopoessersi librato dalla rampa. Lesplosione delle sue 2600 tonnellate di pro-pellente è la più violenta della storia della missilistica. I satelliti spia statu-nitensi fotografano di nuovo la base di lancio, devastata tanto quanto le
  16. 16. 14 – Luna? Sì, ci siamo andati!speranze russe di arrivare per primi sulla Luna. Anche questo fallimentoviene tenuto segreto. Ufficialmente, per i russi il progetto N1-L3 non esi-ste; proseguirà, sempre in segreto, per qualche anno, collaudando in or-bita terrestre il modulo lunare, ma dopo altri due lanci falliti lN1 verràabbandonato. Nessun russo andrà sulla Luna.Il governo americano sa bene che lUnione Sovietica è ormai fuori dallacorsa, ma non lo annuncia per non rivelare le capacità osservative dei pro-pri satelliti e non smorzare leffetto propagandistico della competizione.Segretamente non cè più fretta di battere i russi, ma ufficialmente cè damantenere una promessa fatta al mondo da un presidente assassinato, eper lopinione pubblica, ignara del disastro dellN1, la gara è ancora assolu-tamente aperta.Le prove generali, poi lallunaggioLa scadenza posta da Kennedy si avvicina rapidamente e il progettoApollo procede a tappe serrate. Nel marzo del 1969, la missione Apollo 9prova in orbita terrestre il modulo lunare, i sistemi di navigazione, le tutelunari e le manovre di attracco. A maggio lApollo 10 vola verso la Luna ecollauda tutte le fasi di uno sbarco tranne lallunaggio vero e proprio. Ilmodulo lunare si sgancia dalla capsula Apollo e porta due astronauti finoa soli 14,4 chilometri dalla superficie della Luna.La missione successiva, lApollo11, porta lumanità sulla Luna, indiretta televisiva planetaria, il 20luglio 1969. Lallunaggio avvienealle 22:17 ora italiana; Neil Arm-strong posa cautamente il piedesinistro sul suolo della Luna alle4:57 del 21 luglio.Armstrong e il collega Buzz Aldrincamminano sul suolo lunare (Figu-ra 12), vi piantano la bandieraamericana, effettuano esperimentiscientifici, raccolgono campioni diroccia lunare e scattano fotografie Figura 12. Buzz Aldrin sulla Luna.
  17. 17. La corsa alla Luna – 15che diverranno storiche, mentre ilterzo astronauta dellequipaggio,Michael Collins, li attende in orbitaper riportarli a casa.Cè un ultimo colpo di coda russo:il tentativo di riportare sulla Terracampioni di suolo lunare, usandoil veicolo automatico Luna 15, ap-pena prima del ritorno della spe-dizione umana americana. Ma lasonda russa si schianta sulla Luna Figura 13. Lequipaggio dellApollo 11: Neilproprio mentre Armstrong e Al- Armstrong, Michael Collins e Buzz Aldrin.drin si apprestano a ripartire con Foto ufficiale, marzo 1969.circa 22 chili di rocce seleniche.6Fra il 1969 e il 1972 gli Stati Uniti effettuano sei sbarchi lunari, progressi-vamente più sofisticati e complessi, nel corso delle missioni Apollo 11, 12,14, 15, 16 e 17, portando sulla Luna dodici uomini e raccogliendo oltre 382chilogrammi di rocce lunari accuratamente selezionate e una quantitàimmensa di dati scientifici la cui analisi prosegue tuttora.Anche lApollo 13 è una missionelunare, ma viene interrotta per loscoppio di un serbatoio dossige-no durante il viaggio verso laLuna. Gli astronauti Lovell, Swi-gert e Haise si salvano fortunosa-mente. La loro odissea catturalattenzione del mondo e sottoli-nea i pericoli dei viaggi spazialiche i successi delle missioni pre-cedenti avevano fatto dimentica- Figura 14. Aldrin, Armstrong e Collins nel 2009, in visita al museo Smithsonian.re a molti.Dal 14 dicembre 1972, quando il geologo Harrison Schmitt e il comandan-te Eugene Cernan risalirono a bordo del modulo lunare dopo tre giorni diesplorazione, nessun essere umano ha più visitato il suolo della Luna.6 Alcune fonti ipotizzano che anche le missioni sovietiche Luna 1969B e 1969C, in aprile e giugno del 1969, furono tentativi di recupero automatico di campioni di suolo lunare (Tentatively Identified Missions and Launch Failures, NASA, tinyurl.com/tentativirussi).
  18. 18. 16 – Luna? Sì, ci siamo andati!Esplorazioni post-ApolloDopo le visite degli astronauti statunitensi la Luna è stata oggetto di nu-merose altre esplorazioni di vari paesi, ma soltanto da parte di veicolisenza astronauti a bordo.Fra il 1970 e il 1976, le sonde automatiche della serie Luna dellUnioneSovietica vi atterrarono, ne riportarono sulla Terra piccoli campioni diroccia e ne percorsero la superficie per vari chilometri, conducendo ana-lisi del terreno e trasmettendo a Terra migliaia di immagini.A parte Russia e Stati Uniti, nessun altro paese, finora, è riuscito nellim-presa di un allunaggio morbido con o senza equipaggio. Ma Giappone,Stati Uniti, Europa, Cina e India hanno effettuato e tuttora effettuano det-tagliate esplorazioni della Luna mediante sonde automatiche collocate inorbita intorno al nostro satellite (Muses-A, Clementine, Lunar Prospector,Smart 1, Selene/Kàguya, Change, Chandrayaan, Lunar ReconnaissanceOrbiter). Giappone, India e Stati Uniti hanno inoltre fatto precipitare in-tenzionalmente sulla Luna dei veicoli spaziali automatici (Selene/Kàguya,Chandrayaan, LCROSS), creando crateri artificiali e sollevando nubi di pol-vere in modo da poter analizzare a distanza le proprietà del suolo lunare.Grazie allenorme quantità di dati scientifici raccolta da queste sonde, oggidisponiamo di una cartografia altimetrica estremamente dettagliata del-lintera superficie lunare e ne conosciamo in buona parte la geologia. È inquesto modo, per esempio, che si è scoperto che cè acqua sulla Luna.Lesplorazione della Luna continua: per i prossimi anni sono previste variemissioni nazionali e private con veicoli robotici in grado di allunare. Manon ci sono piani concreti per un ritorno delluomo. Dopo lApollo, la pre-senza umana nello spazio è rimasta confinata alle immediate vicinanzedella Terra, con frequenti voli russi, statunitensi e cinesi, molti dei qualihanno coinvolto astronauti di altri paesi. Passando dalla competizione allacooperazione, Russia, Stati Uniti, Canada, Europa e Giappone hanno effet-tuato missioni congiunte e costruito la Stazione Spaziale Internazionale,abitata permanentemente ormai da dieci anni e orbitante intorno alla Ter-ra a circa quattrocento chilometri di quota. Ma nessuno si è spinto oltre.I sei sbarchi lunari umani delle missioni Apollo, visti allepoca come prelu-dio a unesplorazione spaziale sempre più ampia da parte di astronauti,oggi sembrano essere destinati a restare unici nel loro genere ancora alungo: straordinari balzi in avanti la cui promessa è stata poi abbandonata.
  19. 19. Come ci siamo andati – 17Come ci siamo andatiPer capire le tesi di messinscena lunare e soprattutto le relative smentiteoccorre conoscere per sommi capi la terminologia, la tecnologia e losvolgimento di una missione lunare Apollo. Questo capitolo è basato sul-la missione Apollo 11, la prima a portare luomo sulla Luna.Il lanciatore Saturn VIl missile Saturn V, insieme al veicoloApollo (Figura 15), è un colosso alto111 metri e pesante circa 3000 ton-nellate. È tuttora il veicolo spazialepiù potente mai realizzato.È composto da tre stadi, sopra i qualicè lApollo, contenente tre astronau-ti. In cima al missile cè poi un razzo,il Launch Escape System, da usare persalvare la capsula con gli astronautiin caso demergenza al decollo.Il primo stadio, lS-IC, ha un diametrodi 10 metri e cinque enormi motoriF-I che consumano 13,3 tonnellate dicherosene e ossigeno liquido al se-condo, portando il Saturn V a unaquota di circa 68 km e a una velocitàdi circa 9900 km/h in poco più didue minuti e mezzo, dopo i quali lostadio viene sganciato e ricade nel-lOceano Atlantico. Figura 15. Il Saturn V dellApollo 11 sulla piattaforma di lancio. Dettaglio della foto S69-38660.
  20. 20. 18 – Luna? Sì, ci siamo andati!Il secondo stadio, denominato S-II, usa idrogeno eossigeno liquidi per alimentare i suoi cinque moto-ri J-2 e proseguire la corsa verso lo spazio, raggiun-gendo una velocità di quasi 25.000 chilometri lorae una quota di circa 182 chilometri nove minutidopo il decollo, per poi essere sganciato come lostadio precedente. Da soli, questi due stadi rappre-sentano i nove decimi del peso complessivo delSaturn V.Per raggiungere la velocità di 28.000 km/h neces-saria per orbitare intorno alla Terra a 188 km diquota occorre anche la spinta del terzo stadio, lS-IVB, il cui unico motore J-2, a differenza dei prece-denti, è riavviabile a comando.Poco meno di dodici minuti dopo il lancio, gliastronauti sono in orbita di “parcheggio” terrestre,dove effettuano vari controlli dellefficienza dei si-stemi di bordo. Dopo unorbita e mezza, a dueore e 44 minuti dalla partenza dalla Florida, vieneriavviato per quasi sei minuti il motore del terzostadio, che accelera il veicolo fino a 39.000 km/hin direzione della Luna, lontana in quel momento403.000 chilometri (la distanza Terra-Luna variaperiodicamente da 363.100 a 405.700 km da cen-tro a centro).Il veicolo a questo punto ha la configurazionemostrata in Figura 17 e procede per inerzia, a mo-tori spenti, verso la propria destinazione, rallen-tando progressivamente per via dellattrazionegravitazionale della Terra per poi riaccelerare av-vicinandosi alla Luna. Durante i tre giorni di viag-gio gli astronauti, assistiti dai computer di bordoe dalle osservazioni e misurazioni effettuate daTerra, compiono lievi correzioni di traiettoria euna manovra estremamente delicata di sgancio,rotazione e riaggancio per predisporre il veicoloApollo alla missione lunare e abbandonare il ter-zo stadio del Saturn V. Figura 16. Un Saturn V.
  21. 21. Come ci siamo andati – 19Il veicolo ApolloI tre astronauti viaggiano nel modulo di co-mando (Command Module o CM, la parteconica in alto in Figura 17), largo quattrometri e alto tre e mezzo, con uno spazioabitabile di circa 6 metri cubi, inferiore aquello del vano di carico di un furgone eprivo di servizi igienici (vengono usati sac-chetti per raccogliere i rifiuti solidi e untubo per quelli liquidi). È dotato di piccolirazzi di manovra, di uno scudo termico perdissipare il calore prodotto dal rientro nel-latmosfera terrestre e di tre paracadute: èinfatti lunica parte del veicolo che torna aTerra.Dietro di loro cè il modulo di servizio (Ser-vice Module o SM, la parte cilindrica in altoin Figura 17), che contiene il propellenteper il motore primario e per i sedici motoridi manovra (quattro gruppi di quattro, di-sposti a croce) e gran parte dellossigeno,dellacqua, dellalimentazione elettrica e deisistemi di comunicazione necessari per lamissione.Allinterno di una carenatura aerodinamica(mostrata in trasparenza in Figura 17), chelo raccorda allo stadio S-IVB, cè il modulolunare (Lunar Module o LM), ossia il veicoloutilizzato da due dei tre astronauti perscendere sulla Luna e ripartirne.Dato che viene utilizzato soltanto nel vuotodello spazio, il modulo lunare non ha biso-gno di avere una forma aerodinamica e perridurre il propellente necessario è stato pri- Figura 17. Dallalto: CM, SM, LM evato di ogni peso superfluo: sono stati sa- S-IVB.crificati persino i sedili degli astronauti, cheinfatti pilotano stando in piedi.
  22. 22. 20 – Luna? Sì, ci siamo andati!Il modulo lunare è alto 7 metri,pesa complessivamente circa 15tonnellate ed è diviso in due stadi,mostrati separati in Figura 18.Lo stadio di discesa (Descent Stage)è la parte inferiore ottagonale: haun motore per frenare la discesaverso la Luna, quattro zampe dat-terraggio ammortizzate e vani percontenere strumenti scientifici, ac-qua, propellente e, dallApollo 15 inpoi, lautomobile elettrica Rover.Lo stadio di risalita (Ascent Stage)contiene la stretta cabina degliastronauti, le provviste (ossigeno,cibo e una riserva dacqua), i com- Figura 18. Spaccato del modulo lunare.puter di bordo, gli impianti radio eTV, il motore di risalita, i sedici mo-tori di manovra (disposti a gruppidi quattro come nellSM) e i relativiserbatoi di propellente.Sul lato anteriore del modulo di ri-salita, gli astronauti hanno due fi-nestrini triangolari per vedere ilsuolo lunare durante la discesa eun portello da attraversare carponi,indossando uningombrante tuta,per raggiungere la superficie dellaLuna usando una scaletta collocatasu una zampa dello stadio di disce-sa, come mostra in Figura 19 le-semplare conservato al NationalAir and Space Museum di Wa-shington, D.C. A fine escursione, gliastronauti ripartono a bordo dellostadio di risalita, usando lo stadio Figura 19. Un LM mai utilizzato.di discesa come rampa di lancio.
  23. 23. Come ci siamo andati – 21Manovre e rendez-vous vitaliIl successo della missione e la sopravvivenza degli astronauti dipendonoda alcune manovre molto delicate di sgancio e riaggancio durante ilviaggio e di rendez-vous (incontro in orbita) intorno alla Luna.Come mostra la sequenza di Figura20, durante il viaggio verso la Luna,circa tre ore dopo il decollo, il modu-lo di comando e quello di servizio(denominati complessivamente CSM,Command and Service Module) sisganciano dal resto del veicolo (ilterzo stadio e il modulo lunare)usando i razzi di manovra e lo prece-dono di alcuni metri.La carenatura del modulo lunare, divi-sa in quattro pannelli, viene espulsa,scoprendo il modulo lunare. Gli astro-nauti ruotano il CSM di 180 gradi,puntandone il muso verso il modulolunare (LM). Poi pilotano il CSM in Figura 20. Estrazione del modulo lunare.modo da agganciare il LM ed estrarlodal terzo stadio. Il CSM e il LM proseguono verso la Luna, mentre il motoredel terzo stadio viene riacceso per fargli cambiare traiettoria: viene manda-to a orbitare intorno al Sole oppure, nelle missioni dalla 13 in poi, a schian-tarsi sulla Luna per creare un sisma artificiale, registrabile dai sismograficollocati dalle missioni precedenti e utile per sondare la struttura internadel corpo celeste.A questo punto il CSM e il modulo lunare sono collegati da un tunnel dipassaggio, che nei giorni successivi viene aperto. Il LM viene attivato, verifi-cato e preparato per la discesa sulla Luna. Man mano che il veicolo si avvi-cina alla sua destinazione, leffetto frenante della gravità terrestre siattenua e la velocità aumenta grazie allattrazione gravitazionale lunare. Gliastronauti devono puntare di nuovo allindietro lApollo per accendere piùvolte il motore principale del modulo di servizio e frenare la caduta, men-tre sono dietro la Luna, collocando gradualmente il veicolo in unorbitaquasi circolare intorno al satellite, a una quota variabile fra 114 e 138 km e auna velocità di circa 5900 km/h.
  24. 24. 22 – Luna? Sì, ci siamo andati!I due astronauti che dovranno camminare sulla Luna si trasferiscono nelmodulo lunare, lasciando nel modulo di comando il loro collega, e sgan-ciano il LM. Dopo una breve ispezione visiva e una prova finale dei siste-mi di bordo, puntano il LM in modo che lo stadio di discesa sia orientatoin avanti e ne accendono il motore.Sulla Luna non cè atmosfera che permetta planate o luso di paracadute:la manovra dipende dal perfetto funzionamento dellunico motore di di-scesa, che deve ridurre la velocità da 5900 km/h a zero nel corso di dodi-ci minuti e poi consentire al modulo lunare di restare librato sopra lasuperficie per il tempo necessario per trovare un punto sicuro per latter-raggio. I margini di riserva sono ridottissimi.Raggiunta la superficie lunare, gliastronauti compiono una o piùescursioni per effettuare attivitàscientifiche (la Figura 21 mostraAldrin durante la missione Apollo11), seguiti da una telecamera chetrasmette in diretta verso la Terra.Usano tute dotate di un sistemadi sopravvivenza autonomo e,nelle missioni più sofisticate, unveicolo elettrico che consentespostamenti di vari chilometri. Ilrecord di durata è dellApollo 17,con oltre 22 ore in tre uscite. Figura 21. Buzz Aldrin sulla Luna. Dettaglio della foto AS11-40-5872.Gettando fuori dal veicolo tutta lazavorra possibile, i due astronautiripartono usando il modulo di risalita: devono farlo in un istante ben pre-ciso per poter incontrare il CSM che sta orbitando intorno alla Luna e ag-ganciarlo.Se lunico motore di risalita non si accenderà al momento esatto, reste-ranno intrappolati sulla Luna. Se il motore non erogherà la spinta giustao i calcoli della manovra risulteranno errati, orbiteranno con la traiettoriasbagliata o si schianteranno. Se il rendez-vous fallirà, saranno condannatia perire mentre il loro collega rimasto in orbita li abbandonerà per torna-re da solo sulla Terra.
  25. 25. Come ci siamo andati – 23Completato con successo il ren-dez-vous (Figura 22, tratta dallamissione Apollo 11), gli astronautilunari ritornano nel modulo dicomando insieme al proprio cari-co di rocce, fotografie e riprese ci-nematografiche e sganciano lostadio di risalita del modulo luna-re, che ricade sulla Luna, mentregli strumenti collocati sulla super-ficie selenica trasmettono i propridati agli scienziati sulla Terra.Dopo un periodo di riposo e veri-fica dei sistemi, gli astronauti or-dinano al modulo di comando eservizio di riaccendere il propriomotore principale per acceleraree lasciare lorbita lunare, tornandoverso la Terra, dove arrivano dopocirca tre giorni di viaggio.Rientro roventePoco prima di raggiungere lat- Figura 22. Il LM risale dalla Luna. Dettagliomosfera terrestre, anche il modu- della foto AS11-44-6643.lo di servizio viene sganciato. Delcolosso alto 111 metri partito pochi giorni prima resta a questo punto sol-tanto una piccola capsula conica alta tre metri e mezzo, che precipita acirca 38.000 km/h e non ha motori di frenata.Per rallentare può sfruttare esclusivamente lattrito con laria: la capsula sidispone con lo scudo termico in avanti e lapice allindietro, per reggeretemperature fino a 2700°C, e deve infilare una traiettoria il cui angolodeve essere compreso fra 5,5 e 7,5 gradi. Se langolo è troppo basso, rim-balzerà nellatmosfera e si perderà nello spazio; se è troppo alto, il caloresarà eccessivo e distruggerà prematuramente lo scudo termico, trasfor-mando capsula e astronauti in una meteora incandescente.
  26. 26. 24 – Luna? Sì, ci siamo andati!Questa fase del rientro sottopone inol-tre gli astronauti a una decelerazioneviolenta (fino a 7 g, equivalenti ad averesette volte il proprio peso normale) egenera un muro daria ionizzata che peralcuni minuti blocca le comunicazioniradio: da terra non cè modo di conosce-re lesito della manovra fino a quando lacapsula rallenta tanto da poter aprire ipropri paracadute stabilizzatori, a circa7000 metri di quota, e le comunicazioniriprendono. I tre paracadute primari siaprono a 3000 metri daltezza.La capsula effettua un ammaraggio (Fi- Figura 23. Ammaraggio dellApollogura 23) nellOceano Pacifico, dove rima- 16. Foto AP16-S72-36293 (dettaglio).ne fino a quando viene raggiunta inelicottero dai sommozzatori di recupero. Gli astronauti vengono caricatimediante un verricello su un elicottero e trasferiti su una portaerei; un al-tro elicottero recupera la capsula e il suo prezioso carico scientifico.Per le prime missioni Apollo chesbarcano sulla Luna, al ritorno gliastronauti indossano tute sigillatenon appena usciti dalla capsula evengono messi in quarantena incamere ermetiche per paura dieventuali germi lunari (Figura 24).Questa precauzione verrà abban-donata a partire dalla missioneApollo 15 e gli astronauti sarannoliberi di partecipare subito ai fe- Figura 24. Armstrong, Collins e Aldrinsteggiamenti organizzati in loro insieme al presidente Richard Nixon.onore.Questo, in sintesi, è lo svolgimento di una missione lunare con le tecno-logie degli anni Sessanta: costi elevatissimi, margini derrore minimi, altepossibilità di fallimento, senza alcuna possibilità di salvataggio, con tuttoil mondo che osserva in diretta TV e il prestigio di una nazione in gioco.È anche per questo che nessuno ha più messo piede sulla Luna.
  27. 27. Le prove degli sbarchi – 25Le prove degli sbarchiLe presunte prove dei sostenitori della tesi di messinscena sono numero-sissime e in una discussione spesso non ci si può soffermare a smontarleuna per una come farà la seconda parte di questo libro. Ma si può usareun altro approccio, che taglia la testa al toro: presentare le prove piùchiare e schiaccianti del fatto che ci siamo andati.Se abbiamo dimostrazioni semplici e inoppugnabili della realtà dellemissioni lunari, è evidente che qualunque argomentazione portata dai“lunacomplottisti” è per forza sbagliata. Perché sia sbagliata lo si potrà ve-dere poi, ma almeno si partirà da questo dato di fatto.Esistono argomentazioni che rendano evidente la realtà delle missionilunari anche a un profano? A prima vista sembra difficile poter dimostra-re un evento accaduto quarantanni fa, su un corpo celeste a 400.000 chi-lometri di distanza da noi, visto che non possiamo andare là a verificaree che la maggior parte delle pezze dappoggio, per così dire, arriva dauna fonte unica e oltretutto di parte: la NASA.Ma la risposta è sì: le prove esistono, anche se non sono quelle che vienespontaneo immaginare, e sono unottima occasione per conoscere me-glio il mondo affascinante dellesplorazione spaziale.La documentazioneIl programma spaziale statunitense ha generato una quantità smisuratadi manuali tecnici e schemi di progetto per ogni più piccolo componen-te dei veicoli, migliaia di articoli scientifici, checklist, procedure, misurazio-ni, bilanci, contratti, ordini dacquisto, rapporti dispezione, cartelleesplicative per la stampa, resoconti di missione, referti medici, analisi dicampioni, trascrizioni integrali delle comunicazioni radio, e molto altroancora (Figure 25 e 26). Questa documentazione include fotografie di al-tissima qualità, dirette radio e televisive, riprese cinematografiche, tele-metrie e registrazioni audio di bordo.
  28. 28. 26 – Luna? Sì, ci siamo andati!Le sei missioni lunari Apollo hannoprodotto oltre 6500 fotografie, insie-me a decine di ore di riprese TV e fil-mati a colori: e questo è soltanto ilmateriale girato sul suolo lunare.Tutto questo materiale è pubblica-mente disponibile da anni a chiun-que su semplice richiesta e dietrorimborso dei costi dei supporti, se-condo le norme di trasparenza delFreedom of Information Act. Inoltreoggi è anche liberamente scaricabileda Internet o acquistabile su suppor-to digitale o in volumi cartacei, comeindicato nella bibliografia in fondo aquesto libro. Risulta coerente e senza Figura 25. Un esempio della vastissimacontraddizioni, salvo gli inevitabili re- documentazione delle missioni: unofusi ed errori minori di qualunque studio sulla scelta dei siti di allunaggio.grande progetto.Questa documentazione viene stu-diata da quarantanni dai migliorispecialisti di tutto il mondo, ed è allabase di innumerevoli innovazioniscientifiche e di tecnologie di usoquotidiano, dai navigatori GPS ai te-lefonini; oggi viene analizzata contecniche che non esistevano allepo-ca e contro le quali non era quindipossibile premunirsi fabbricando unfalso su misura.Se questa massa di dati fosse fasulla,insomma, gli esperti dei vari paesidel mondo se ne sarebbero accorti.Falsificare in modo perfettamentecoerente e a prova di futuro tutte Figura 26. Un altro esempio dellaqueste informazioni sarebbe stato documentazione tecnica pubblicamentepiù difficile che andare sulla Luna consultabile.per davvero.
  29. 29. Le prove degli sbarchi – 27Controlli incrociatiNei quarantanni che ormai ci separano dalle imprese lunari, lerrore tec-nico più grave trovato finora è che la NASA sbagliò nel dichiarare con di-sappunto che non cerano foto del primo uomo sulla Luna, NeilArmstrong, scattate durante la storica escursione, e che tutte le fotogra-fie del primo sbarco mostravano il secondo uomo a mettere piede sulnostro satellite, Buzz Aldrin.Nel 1987 il controllo incrociato fra immagini, trascrizioni delle comunica-zioni radio e resoconti degli astronauti, effettuato dai ricercatori indipen-denti H. J. P. Arnold e Keith Wilson,7 rivelò che alcune foto in realtàritraevano Armstrong, anziché Aldrin come diceva la NASA. Lequivocoera stato facilitato dal fatto che le tute dei due astronauti non avevano isegni distintivi adottati in seguito (dallApollo 13 in poi, la tuta del co-mandante fu dotata di bande rosse) e che il programma dellescursionesulla Luna prevedeva esplicitamente che fosse soltanto Armstrong a fo-tografare il compagno e non viceversa.Ci sono in tutto sei fotografie a fi-gura intera o parziale di Arm-strong sulla Luna: la migliore è laAS11-40-5886 (la Figura 27 nemostra un dettaglio). Certo, non èun granché, ma è meglio di nien-te, e soprattutto dimostra che icontrolli incrociati indipendentieffettuati sui dati delle missionisono efficaci e che la parola dellaNASA non viene presa come orocolato ma sottoposta a continueverifiche.Va sottolineato, inoltre, che la sco-perta dellerrore commesso dallaNASA non è merito dei lunacom-plottisti, ma dei ricercatori espertidi storia dellastronautica e del Figura 27. Neil Armstrong sulla Luna.loro paziente lavoro di verifica e Dettaglio della foto AS11-40-5886.consultazione delle fonti.7 Spaceflight, agosto e dicembre 1987; history.nasa.gov/alsj/a11/a11.5886.html.
  30. 30. 28 – Luna? Sì, ci siamo andati!Purtroppo lerrore è rimasto senza rettifica per diciottanni, per cui anchefonti solitamente rigorose riportano tuttora che non vi sono foto di Arm-strong scattate sulla Luna durante lescursione, arrivando a dire talvoltache il suo compagno Aldrin si rifiutò di fotografarlo per ripicca per non es-sere stato scelto come primo uomo a mettere piede sul suolo lunare.8Le altre immagini lunari di Armstrong sono etichettate AS11-40-5894 (inombra, sottoesposta), AS11-40-5895 (solo le gambe), AS11-40-5896 (anco-ra le gambe), AS11-40-5903 (riflesso nella visiera di Aldrin) e AS11-40-5916(parziale, di spalle). Armstrong è comunque ben presente nelle riprese TVe cinematografiche a colori.Già qui si può fare una riflessione: se le foto del primo sbarco sulla Lunafossero state realizzate in studio a scopo di propaganda, perché mai laNASA non avrebbe creato neanche unimmagine iconica del primouomo sulla Luna da dare in pasto ai media, fornendo invece soltanto im-magini del secondo?Le fotografieMolti pensano che le missioni lu-nari, soprattutto le prime, abbia-no scattato soltanto qualche fotodi bassa qualità, perché i mediapubblicano sempre le solite im-magini e spesso attingono a vec-chie copie analogiche, che hannosubito numerosissimi passaggi diduplicazione, invece di usarescansioni digitali moderne.In realtà la prima missione lunare, Figura 28. Armstrong, Collins e Aldrin esaminano i rullini in formato 70 mm. FotolApollo 11, scattò ben 340 foto NASA AP11-69-H-1247.sulla Luna, usando pellicole sia inbianco e nero sia a colori in grande formato (70 mm, Figura 28), caricatesu speciali fotocamere Hasselblad motorizzate con obiettivi Zeiss di altis-sima qualità (Figura 29): in altre parole, il massimo della tecnologia foto-grafica portatile dellepoca. I viaggi successivi ne scattarono ancora di8 Lo ha affermato per esempio il programma Ulisse, condotto da Alberto Angela, nella puntata trasmessa da Raitre il 22/9/2007 e replicata il 23/5/2009.
  31. 31. Le prove degli sbarchi – 29più: la missione Apollo 17, per esempio, tornò sulla Terra con un bottinodi ben 2237 foto lunari.Tutte queste pellicole, tuttoraconservate negli archivi NASA,sono state digitalizzate: le imma-gini sono disponibili via Internetpresso www.apolloarchive.com osul sito eol.jsc.nasa.gov, con risolu-zioni fino a 4400 x 4600 pixel. Il li-bro Full Moon di Michael Light neoffre una riproduzione a risolu-zione ancora superiore. Figura 29. Una fotocamera lunareQueste scansioni di altissima qua- Hasselblad 500EL.lità restituiscono alle immagini icolori e dettagli originali, offrendo una visione assai più completa, frescae spettacolare delle escursioni lunari di quarantanni fa. E le fotografie, ol-tre ad essere una splendida testimonianza, permettono di verificare lacoerenza della documentazione delle missioni lunari attraverso una seriedi controlli incrociati.Per esempio, limmagine AS11-40-5903 (la celeberrima “foto del turista” ,scattata da Neil Armstrong a Buzz Aldrin durante la missione Apollo 11)circola spesso nella forma e con la qualità mostrate in Figura 30. Ma se siconsulta la scansione diretta della pellicola originale (Figura 31) emergo-no colori ben diversi e più vivi e uninquadratura molto più ampia, cheinclude una zampa del modulo lunare e una delle aste utilizzate dal vei-colo come sensore di contatto con il terreno, situate sotto le zampe epiegatesi dopo lallunaggio.La fotografia originale, inoltre, è storta: la fotocamera lunare dellApollo11 non aveva un mirino e gli astronauti inquadravano alla buona, confi-dando nellampio angolo di ripresa dellobiettivo e traguardando lungolasse dellapparecchio fotografico. Di solito il metodo funzionava, ma inquesto caso mancò poco che Armstrong “decapitasse” Aldrin nella mi-gliore tradizione delle foto turistiche (infatti lantenna radio collocata sul-lo zaino è troncata dallinquadratura). Per tutte queste ragioni, questafotografia spesso viene pubblicata nei media raddrizzandola e aggiun-gendo una fetta di cielo finto.
  32. 32. 30 – Luna? Sì, ci siamo andati!Figura 30. La classica immagine di Buzz Aldrin sulla Luna, AS11-40-5903, come la mostra la JSC Digital Image Collection.La scansione di alta qualità rivela dettagli che prima erano cancellati dallec-cessivo contrasto e dalle ripetute duplicazioni e mette in luce la nitidezzadellimmagine fino allorizzonte, senza traccia delloffuscamento atmosfericotipico delle foto scattate sulla Terra: segno di una ripresa fatta nel vuoto. Ladirezione delle ombre e la visibilità dellasta e della zampa del modulo luna-re permettono inoltre di collocare Aldrin rispetto al veicolo.
  33. 33. Le prove degli sbarchi – 31Figura 31. Una scansione migliore e integrale della stessa immagine, AS11-40-5903. Fonte: www.apolloarchive.com.Lastronauta ha il sole alle spalle, ma è illuminato dalla luce solare cherimbalza sul suolo e sulla pellicola protettiva riflettente che riveste il mo-dulo lunare. Emerge anche un particolare prezioso che è poco visibilenella versione di bassa qualità normalmente utilizzata. Nella visiera di Al-drin, infatti, cè il riflesso deformato del modulo lunare e dellastronautache sta scattando la foto, Neil Armstrong. Ingrandendo questa scansione,rovesciandola per togliere leffetto speculare e correggendola digital-mente per toglierne la dominante dorata si ottiene il dettaglio di Figura
  34. 34. 32 – Luna? Sì, ci siamo andati!32, che mostra nitidamente quello che stava davanti ad Aldrin dalla suavisuale: il modulo lunare a sinistra, Armstrong al centro, la bandiera ame-ricana sopra lombra di Aldrin e il telo verticale dellesperimento sul ven-to solare a destra.Figura 32. Il riflesso nella visiera di Aldrin, rovesciato e corretto cromaticamente, mostra la visuale dellastronauta. Credit: NASA, Kipp Teague, Apollo 11 Image Library.Si nota, inoltre, che la porzione di zampa del modulo lunare che si vedenella foto complessiva corrisponde esattamente allimmagine visibile nelriflesso della visiera. Falsificare non una, ma ben 340 fotografie, rendendoleperfettamente coerenti fra loro e rispetto alle comunicazioni radio e alle ri-prese TV e cinematografiche non sarebbe stato certo banale, soprattuttousando le tecnologie analogiche dellepoca. Ma non è tutto.
  35. 35. Le prove degli sbarchi – 33Nellingrandimento emerge un dettaglio invisibile nelle versioni a bassaqualità: un puntino azzurro nel cielo nero. È la Terra. Il punto sta esatta-mente nella posizione del cielo lunare, visto dal luogo dello sbarco, in cuisi trovava il nostro pianeta fra il 20 e il 21 luglio 1969.9 Lo si può verificarecon un buon programma di astronomia.Questo è il genere di controllo incrociato che è possibile effettuare suidati pubblici delle missioni lunari. Quanto sarebbe stato difficile creareuna messinscena tenendo traccia di tutti questi dettagli?La diretta TVIl controllo incrociato si estendeanche alle riprese televisive inviatein diretta dalla Luna (Figura 33). Lefoto furono scattate quasi semprementre gli astronauti erano inqua-drati dalla telecamera portata sullaLuna, per cui sono confrontabilicon le immagini TV. Finora tutti i ri-scontri hanno dato esito positivo.Le riprese TV coprono ogni minuto Figura 33. Un fotogramma della direttadi tutte le passeggiate lunari (ec- dellApollo 11.cetto quella dellApollo 12, la cui te-lecamera si guastò pochi minuti dopo linizio dellescursione): per le missionipiù lunghe ci sono decine di ore, con lunghissime sequenze ininterrotte, tut-te a colori (tranne quelle della prima missione) e tutte disponibili al pubblico,per esempio tramite gli ottimi DVD della Spacecraft Films.Nelle dirette, inoltre, si osservano ripetutamente vari fenomeni che possonoverificarsi soltanto in un ambiente privo daria e con gravità ridotta ed eranoimpossibili da realizzare con gli effetti speciali cinematografici dellepoca,come descritto in dettaglio più avanti.9 In uno specifico punto della Luna, la Terra è sempre nella stessa posizione in cielo, a parte i leggeri spostamenti prodotti dalla cosiddetta librazione, per cui la data ha unimportanza relativa. I dettagli del calcolo sono presso history.nasa.gov/alsj/a11/images11.html. Vista dalla Luna, la Terra ha un diametro quattro volte maggiore di quello della Luna vista dalla Terra: in questa fotografia la Terra appare come un puntino perché è riflessa da una superficie sferica, che rimpiccolisce gli oggetti, specialmente verso il bordo.
  36. 36. 34 – Luna? Sì, ci siamo andati!Le riprese cinematograficheGli astronauti portarono anche ci-neprese professionali con pellico-la a colori in formato 16 mm. LaFigura 34, per esempio, mostraArmstrong mentre scende lungola scaletta del modulo lunare percompiere il primo passo sullaLuna. La prima ora e mezza dellasua escursione insieme ad Aldrinè documentata nitidamente a co-lori su pellicola oltre che nelle Figura 34. Armstrong scende sulla Luna.foto e nella diretta TV. Figura 35. Apollo 11: Aldrin saluta la bandiera mentre Armstrong lo fotografa. Dettaglio tratto dalla ripresa cinematografica su pellicola 16 mm.Anche queste riprese permettono controlli incrociati. Per esempio, la Fi-gura 35 è un dettaglio del fotogramma della ripresa cinematografica delsaluto di Aldrin alla bandiera: è lo stesso istante catturato, da unaltra an-golazione, dalla celebre foto di Figura 36.
  37. 37. Le prove degli sbarchi – 35 Figura 36. Apollo 11: Aldrin saluta la bandiera. Foto AS11-40-5874.Come le dirette televisive, anche questo materiale filmato (tutto pubbli-camente disponibile) mostra fenomeni che si verificano solo in assenzadaria e in bassa gravità, e lo fa con la nitidezza e la ricchezza di coloridella pellicola cinematografica. Un conto, infatti, è nascondere trucchi(per esempio gli ipotetici fili che renderebbero leggeri i movimenti degliastronauti) in unimmagine televisiva sgranata; un altro è celarli allocchioben più acuto della cinepresa. E si pone comunque il problema di doverrealizzare questi presunti trucchi in lunghe sequenze senza interruzioni esenza gli “stacchi” e i cambi dinquadratura che il cinema usa per nascon-derli.
  38. 38. 36 – Luna? Sì, ci siamo andati!Altre fonti informativePer dare unidea di quanto sia ricca la documentazione riguardante lemissioni lunari, va segnalato che la cronologia completa delle escursioni,con le trascrizioni commentate di ogni singola frase pronunciata, fotoscattata e azione effettuata sulla Luna dagli astronauti, è consultabile viaInternet nellApollo Lunar Surface Journal (www.hq.nasa.gov/alsj).Oltre alla manualistica NASA vi sono numerosissimi libri tecnici dedicatialle missioni Apollo e scritti da esperti di astronautica, come lApollo Defi-nitive Sourcebook di Orloff e Harland, How Apollo Flew to the Moon di Da-vid Woods e A Man on the Moon di Andrew Chaikin, e le biografie degliastronauti lunari e dei direttori del Controllo Missione a Houston (Failureis not an Option di Gene Kranz, Flight di Christopher Kraft); di quasi tuttiquesti testi, però, manca una traduzione italiana.10Esiste anche unenorme quantità di materiale filmato riguardante ogniaspetto della progettazione e costruzione dei veicoli e della realizzazionedei lanci spaziali, disponibile sia in forma grezza integrale (presso siti In-ternet come Archive.org e Footagevault.com e in DVD) sia nella veste digrandi documentari come When We Left Earth, In the Shadow of the Moon,For All Mankind, alcuni dei quali sono stati tradotti in italiano.Internet offre anche molti siti specialistici dedicati alla documentazione ecatalogazione minuziosa della storia dellastronautica, come la vastissimaEncyclopedia Astronautica (presso Astronautix.com) e il nostrano Foru-mAstronautico.it. Anche le tesi di messinscena lunare vengono esaminatee smontate in dettaglio dagli esperti in siti come AboveTopSecret.com,Clavius.org, SiamoAndatiSullaLuna.com e molti altri elencati nella biblio-grafia in fondo a questo libro.Verifica incrociata: il ritardo radioUno splendido esempio di come tutto questo materiale tecnico sia esa-minabile, verificabile e coerente, anche in maniere impreviste e poco in-tuitive, arriva da una ricerca condotta proprio in Italia da Luca Girlanda,dellINFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) di Pisa, insieme agli stu-denti del Liceo Scientifico “E. Fermi” di Massa e del Liceo Scientifico “A.10 La bibliografia in fondo a questo libro elenca alcuni testi tecnici disponibili in italiano.
  39. 39. Le prove degli sbarchi – 37Vallisneri” di Lucca,11 che hanno scaricato dal sito Internet della NASA leregistrazioni delle comunicazioni radio delle missioni lunari e hanno no-tato che nelle registrazioni c’è l’eco della voce del Controllo Missione sul-la Terra.Laudio del segnale radio dallaTerra, infatti, arrivava nelle cuffiedegli astronauti e veniva captatoanche dai loro microfoni (Figura37) e quindi ritrasmesso a Terra.Gli studenti hanno misurato ladurata di questandata e ritornoalla velocità della luce: circa 2,6secondi per lApollo 11. Hanno poicalcolato che per produrre que-sto ritardo, la Luna doveva trovar-si a circa 393.000 chilometri didistanza.Ma la Luna varia mensilmente la Figura 37. Neil Armstrong nel LM, stanco mapropria distanza dalla Terra, nel felice dopo la prima escursione umana sullacorso dell’orbita, da 363.100 a Luna. Foto AS11-37-5528.405.700 chilometri. Una variazio-ne non da poco, grazie alla qualeil ritardo di andata e ritorno oscilla fra 2,4 e 2,7 secondi. Quanto distavala Luna il 21 luglio 1969? Ce lo dicono i calcoli degli astronomi: 393.300chilometri. Il ritardo radio presente da quarantanni nella documentazio-ne sonora della NASA, insomma, è proprio quello giusto.Fin qui, direbbe un lunacomplottista, non ci sarebbe voluto molto perfabbricare un falso: sarebbe stato sufficiente inserire un ritardo fisso. Macè di più. Gli studenti hanno ripetuto lesperimento con le conversazionidelle missioni che rimasero sulla Luna per più giorni (Apollo 17) e hannoscoperto che nelle registrazioni originali della NASA il ritardo varia inmodo esattamente corrispondente al variare della distanza Terra-Luna inquel periodo.Se si trattasse di un falso, sarebbe incredibilmente ben fatto.11 Echoes from the Moon, Luca Girlanda, INFN Sezione di Pisa, in American Journal of Physics, settembre 2009, vol. 77, Issue 9, pagg. 854-857, disponibile presso arxiv.org/pdf/0903.3367. La ricerca tiene conto delle variazioni dovute alla rotazione terrestre e del fatto che trasmittente e ricevente non erano nel centro geometrico dei rispettivi corpi celesti.
  40. 40. 38 – Luna? Sì, ci siamo andati!Omertà perfettaNei quarantanni trascorsi dallo sbarcosulla Luna, non uno dei circa 400.000tecnici civili delle varie aziende aerospa-ziali che lavorarono al progetto Apolloha mai spifferato qualcosa, magari persbaglio o durante un momento dubria-chezza molesta.Nessuno ha mai confessato nulla, nean-che in punto di morte. Nessuno ha mai Figura 38. Alcuni dei tecnici chefatto trapelare qualche dossier dimenti- realizzarono i moduli lunari.cato o una foto compromettente che ri-velasse la messinscena. Neanche la Mafia riesce a ottenere unomertàcosì perfetta.Alcuni lunacomplottisti talvolta annun-ciano di aver trovato documenti, foto ofilmati ufficiali che secondo loro sareb-bero stati falsificati o dimostrerebbero leloro tesi. Ma è sempre emerso che i falsi-ficatori erano in realtà i lunacomplottistio che questi segugi dilettanti avevanopreso un granchio.Inoltre gli omertosissimi tecnici del pro-getto Apollo non sono persone anoni-me e non sono militari, ma civili, pocoavvezzi a mantenere segreti. I loro nomie cognomi sono pubblici. Molti sono an-cora vivi e ben disposti a parlare delleproprie esperienze. Eppure nessun luna-complottista osa accusarli pubblicamen- Figura 39. Rocco Petrone (1926-te di falso facendo nomi precisi. 2006).Per esempio, qualcuno se la sente didire che litaloamericano Rocco Petrone (Figura 39), direttore delle opera-zioni di lancio delle missioni Apollo, fu parte del complotto? O che la-stronauta italiano Umberto Guidoni, che ha avuto come docenti gliastronauti Apollo (in particolare Neil Armstrong), si sia fatto fregare?
  41. 41. Le prove degli sbarchi – 39Il silenzio dei sovieticiCome raccontato nel capitolo Lacorsa alla Luna, anche i sovieticitentarono segretamente di porta-re un cosmonauta sulla Luna e difarlo prima degli americani. Cerain gioco il prestigio politico sullascena mondiale e occorreva sfog-giare tecnologia per far capire aipaesi non allineati che lUnioneSovietica era uno stato potente,moderno e agguerrito con il qua-le conveniva allearsi. Ma limpresafallì e il disastro fu messo a tacere:il governo sovietico finse di nonaverci mai provato. Unumiliazio-ne cocente, costata cifre enormi.Quindi se lUnione Sovietica aves-se scoperto che limpresa ameri-cana era una messinscena – eaveva la tecnologia e le spie perfarlo – avrebbe avuto ottime ra-gioni per rivelarlo al mondo e Figura 40. Corriere della Sera, 21 luglio 1969,umiliare pubblicamente il proprio pagina 2.nemico.Invece non lo fece: anzi, con un gesto senza precedenti, la televisione distato sovietica annunciò lo sbarco americano pressoché immediatamen-te (Figura 40) e trasmise brani della diretta lunare dellApollo 11.Le rocce lunariCapita spesso di sentir citare come prova degli sbarchi umani sulla Lunail fatto che le missioni Apollo riportarono sulla Terra oltre duemila cam-pioni di roccia lunare, per un totale di circa 382 chilogrammi. Che si trattidi reperti geologici non terrestri è confermato dagli esami effettuati daigeologi di tutto il mondo nel corso di quarantanni.
  42. 42. 40 – Luna? Sì, ci siamo andati!La Figura 41 mostra una di questerocce aliene: pesa 269 grammi edè lunga circa nove centimetri. Furaccolta da Dave Scott e James Ir-win durante la missione Apollo 15e battezzata ben presto Pietradella Genesi perché ha circa 4 mi-liardi di anni. È una delle roccepiù antiche esistenti.Ma bisogna fare attenzione con Figura 41. Una roccia lunare.questasserzione: infatti un luna-complottista duro e puro può ribattere che anche le missioni sovieticheautomatiche Luna 16, 20 e 24 riportarono sulla Terra campioni di suololunare, fra il 1970 e il 1976 (Figura 42). Volendo essere pignoli, quindi, lerocce dimostrano che gli Stati Uniti mandarono dei veicoli sulla Luna, manon sono una prova inoppugnabile dello sbarco di astronauti.Andando ad analizzare in detta-glio i fatti, però, emergono diffe-renze importanti che permettonocomunque di includere le roccelunari fra gli elementi a supportodegli sbarchi di astronauti sul no-stro satellite.Innanzi tutto cè la quantità: icampioni di roccia lunare recupe-rati dalle sonde automatiche rus- Figura 42. Una delle sonde sovietiche dellase ammontano in tutto a meno di serie Luna, attrezzata per la raccolta dicinquecento grammi rispetto ai campioni di suolo lunare.quasi quattrocento chili dei cam-pioni statunitensi, a testimonianza del grande divario di prestazioni fra iveicoli americani e quelli russi. Questo dimostra perlomeno che la NASAera capace di far arrivare sulla Luna e di riportare intatto sulla Terra uncarico molto più grande rispetto ai russi: anche 110 chili di rocce in unasola volta, con lApollo 17. Quindi vengono notevolmente indebolite le ar-gomentazioni di chi sostiene che il Saturn V era in realtà un vettore luna-re insufficiente. Se il Saturn V e i veicoli Apollo erano in grado di arrivaresulla Luna e riportarne oltre un quintale di reperti, è ragionevole presu-mere che fossero anche in grado di portarvi almeno un astronauta.
  43. 43. Le prove degli sbarchi – 41Poi cè la qualità: le “rocce” sovietichesono in realtà granelli come quello diFigura 43, che misura due millimetri emezzo (meno di un chicco di riso), esono poco differenziate. Quelle ameri-cane, invece, pesano fino a 11 chili lunae sono molto varie, segno che furonoselezionate e raccolte in punti differen-ti. Come sarebbe stato fatto tutto que-sto? Con la rudimentale tecnologia Figura 43. Un campione di superficierobotica degli anni Sessanta o man- lunare riportato sulla Terra dalla missione automatica sovietica Lunadandoci qualcuno? Mentre gli astro- 20 nel febbraio del 1972.nauti statunitensi fecero trivellazioni ecarotaggi fino a tre metri di profondità, lUnione Sovietica riuscì a fare al-trettanto con una sonda automatica (Luna 24) soltanto nel 1976, e anchein quelloccasione raccolse soltanto 170 grammi di suolo.Cè ancora una cosa. Paradossalmente, il lunacomplottista che dovessecitare i campioni lunari sovietici si tira la zappa sui piedi, perché le rocceriportate sulla Terra dalle missioni automatiche sovietiche sono geologi-camente uguali a quelle delle missioni Apollo e sono differenti da quelleterrestri: questo significa che le rocce russe autenticano quelle americanee quindi impedisce di argomentare che i campioni di Luna riportati dagliastronauti sono dei falsi.Specchi sulla LunaUn altro esempio citato spesso comeprova degli allunaggi è quello dei re-troriflettori laser. Le missioni Apollo 11,14 e 15 collocarono sulla superficie del-la Luna questa sorta di catarifrangentidi precisione (Figura 44).Si tratta di dispositivi passivi, che nonrichiedono energia per funzionare. Diconseguenza, nonostante siano tra-scorsi quarantanni, è tuttora possibile Figura 44. Il retroriflettore della missione Apollo 11. Dettaglio dellacolpirli da Terra con un raggio laser foto AS11-40-5952.
  44. 44. 42 – Luna? Sì, ci siamo andati!molto potente, puntato su coordinate estremamente precise della Luna,e ottenere un riflesso rilevabile. Il tempo che passa fra linvio del raggio eil ritorno del suo riflesso permette di misurare la distanza Terra-Luna conuna precisione dellordine dei centimetri.Va detto che anche i sovietici fecero altrettanto, e senza usare astronauti,con le missioni automatiche Luna 17 e Luna 21, nel 1970 e nel 1973. Quin-di questi retroriflettori non sono una prova rigorosa della presenza diastronauti sulla Luna: dimostrano però che gli Stati Uniti nel 1969 e nel1971 riuscirono davvero a collocare con precisione degli apparati neipunti dove dichiarano di aver effettuato gli sbarchi umani.Foto di oggetti e veicoli sulla LunaUna delle domande più frequenti e spontanee quando si discute di tesidi complotto lunare è “Ma non si può semplicemente puntare un telescopioe vedere se sulla Luna ci sono i veicoli Apollo?”La risposta, purtroppo, è no: non esiste ancora un telescopio sufficiente-mente potente, come spiegato in dettaglio nel capitolo Presunte anoma-lie tecnologiche. Però si può mandare una sonda automatica verso laLuna, fotografare i luoghi dove la NASA dice di aver fatto allunare gliastronauti e vedere che cosa cè.Infatti questo è stato fatto. Nel2009 la sonda Lunar Reconnais-sance Orbiter della NASA (Figura45) ha fotografato i siti degli allu-naggi da 50 chilometri di quota evi ha trovato i veicoli Apollo e an-che le tracce delle impronte degliastronauti, esattamente nei luo-ghi descritti nei documenti pub-blicati quarantanni fa. Figura 45. Disegno del LunarLa Figura 46 mostra unimmagine Reconnaissance Orbiter.del luogo di allunaggio dellApol-lo 17 scattata appunto dal Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO). Al centrosi vede la chiazza chiara della base del modulo lunare e tuttintorno cisono le linee scure formate dai passi degli astronauti e dalle ruote della
  45. 45. Le prove degli sbarchi – 43loro auto elettrica, che hanno smosso la polvere della superficie. SullaLuna non cè vento o pioggia che possa cancellarle, per cui sono ancoralì. Si notano anche alcuni strumenti di misura (i puntini bianchi) e la ban-diera (indicata dalla parola inglese Flag).La sonda LRO ha fotografato anche gli altri siti di allunaggio. La Figura 47mostra la base del modulo lunare dellApollo 11 (la macchia bianca piùgrande, accompagnata dai quattro puntini delle zampe); le frecce indica-no la telecamera, il retroriflettore citato prima (LRRR) e il sismografo(PSE).Figura 46. Immagine del modulo lunare dellApollo 17 scattata dalla sonda LRO nel 2009. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.
  46. 46. 44 – Luna? Sì, ci siamo andati!Figura 47. La base del modulo lunare dellApollo 11, fotografata nel 2009 dalla sonda LRO con il sole radente (sopra) e con il sole alto (sotto). Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.La freccia muta indica la scia dimpronte lasciate da Neil Armstrong percorrere al cratere Little West, a circa 60 metri dal modulo lunare, e scatta-re la foto mostrata in Figura 48, come dichiarato dalle registrazioni dellecomunicazioni radio e dai resoconti di missione.I controlli incrociati, insomma, confermano la coerenza dei dati presenta-ti. E si può fare di più.
  47. 47. Le prove degli sbarchi – 45 Figura 48. Neil Armstrong sul ciglio del cratere Little West. La sottile ombra diagonale sulla destra appartiene allo strumento ALSCC (fotocamera stereoscopica macro per geologia). Foto AS11-40-5961.Si può confrontare la foto della sonda LRO con la mappa dellescursionepubblicata nel 1969 dalla NASA (Figura 49): gli oggetti e i dettagli del ter-reno osservati oggi sono esattamente nelle posizioni indicate allora.Qualcuno potrebbe obiettare che lLRO è una sonda NASA e quindi nonci si può fidare. In realtà lente spaziale statunitense si è occupato esclusi-vamente del lancio: la fotocamera della sonda e linterpretazione dellesue immagini sono sotto il controllo di un gruppo accademico separato,
  48. 48. 46 – Luna? Sì, ci siamo andati!il LROC Science Operations Center, presso lArizona State University, e di al-tri gruppi scientifici.12 Occorrerebbe coinvolgere anche loro nella cospira-zione e ottenerne la perfetta, omertosissima collaborazione, oppureingannare questi esperti così bene da non lasciare la minima traccia dimanipolazione delle fotografie: impresa non banale, trattandosi di spe-cialisti in analisi di immagini digitali. E bisognerebbe falsificare le foto dinascosto ogni volta che la sonda sorvola i luoghi dei sei allunaggi, tenen-do conto in ciascun caso della diversa angolazione del sole.Figura 49. Confronto fra la mappa dellescursione (Apollo 11 Traverse Map, 1969) e la foto della sonda LRO (2009). Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.Certo, queste foto mostrano i veicoli, non gli astronauti: ma chiediamociquanto sarebbe stato complicato mandare sulla Luna un robottino per trac-ciare finte impronte di astronauti, seguendo un percorso da duplicare esat-tamente nei resoconti di missione, nelle foto, nelle dirette TV e nelle ripresecinematografiche, e fare tutto questo sei volte. Il ridicolo è dietro langolo.12 Lelenco completo è presso lroc.sese.asu.edu/EPO/Team/Bios.php.
  49. 49. Le prove degli sbarchi – 47Figura 50. Il sito di allunaggio dellApollo 12, fotografato dalla sonda LRO (2009) con il sole basso. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University. Figura 51. Dettaglio del sito di allunaggio dellApollo 12, fotografato dallasonda LRO (2009) con il sole alto sullorizzonte. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.
  50. 50. 48 – Luna? Sì, ci siamo andati! Figura 52. Il sito di allunaggio dellApollo 14, fotografato dalla sonda LRO (2009). Si notano le tracce delle impronte lasciate dagli astronauti e lombra del modulo lunare. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.Indizi, ma non proveFin qui abbiamo visto forti indicatori di autenticità degli sbarchi umanisulla Luna, chiaramente convincenti per chi valuta il quadro generale del-le evidenze. Sono elementi che rendono lidea di una messinscena incre-dibilmente, assurdamente complicata, però non costituiscono proveinoppugnabili in senso stretto. Non certo per un lunacomplottista chenon si vuole arrendere.Quello che serve è qualcosa che dimostri che sulla Luna non cerano im-probabili robot con le zampette che facevano impronte di astronauti, macerano delle persone. Qualcosa che documenti un fenomeno che potevaverificarsi soltanto sulla Luna e sia avvenuto in presenza di astronauti.Qualcosa che preferibilmente non sia fornito dalla NASA.Ce l’abbiamo.
  51. 51. Le prove degli sbarchi – 49L’altimetria di KàguyaLa sonda automatica Kàguya/Selenedell’agenzia spaziale giapponeseJAXA ha trascorso 20 mesi in orbitaintorno alla Luna, terminando la pro-pria missione nel 2009 (Figura 53).Fra i suoi strumenti c’era un altimetrolaser con una precisione verticale di 5metri, che ha permesso di generaremappe digitali tridimensionali molto Figura 53. Disegno della sonda giapponese Kàguya. Credit: JAXA.accurate dellintera superficie del no-stro satellite.13Le dettagliatissime immagini riprese dalla fotocamera installata sulla son-da possono essere combinate con queste mappe in rilievo ed elaboratein modo da creare viste virtuali della geografia lunare reale, prese daqualunque angolazione.L’agenzia spaziale giapponese ha quindi provato a confrontare i propri ri-sultati con quelli della NASA: ha creato, esclusivamente sulla base deipropri dati, una vista virtuale presa dallesatta angolazione dalla quale gliastronauti dellApollo 15 scattarono una serie di fotografie nel luglio del1971. La Figura 54 mostra il confronto. Figura 54. A sinistra, dettaglio della foto AS15-82-11122 scattata nel 1971 dallequipaggio dellApollo 15; a destra, elaborazione grafica digitale realizzata sulla base dei dati della sonda giapponese Kàguya nel 2009.13 I dati sono pubblicamente disponibili presso https://www.soac.selene.isas.jaxa.jp/archive/index.html.en.
  52. 52. 50 – Luna? Sì, ci siamo andati!Loggetto che si vede sulla sinistra nella fotografia della NASA è una par-te del Rover, lauto elettrica usata durante la missione, e le altre foto dellasequenza includono anche lastronauta David Scott che vi sta lavorando,come mostrato dal collage di Figura 55. Figura 55. Collage delle fotografie AS15-82-11120, AS15-82-11121, AS15-82-11122 della missione Apollo 15 (1971). Lastronauta ritratto è David R. Scott.In altre parole, nel 1971 la NASA pubblicò foto delle montagne lunari vi-ste dal suolo che corrispondono esattamente a quello che rileva ogginello stesso luogo una sonda giapponese (non della NASA). E nelle fotodel 1971 cè un astronauta.Si potrebbe argomentare che la NASA forse portò sulla Luna un Rover,un manichino vestito da astronauta e un robot che li mettesse in posa eli fotografasse, ma significherebbe ammettere che lente spaziale statuni-tense era in grado di effettuare missioni lunari complicatissime con cari-chi consistenti. Ma allora, con una capacità del genere, sarebbe stata ingrado di portare sulla Luna degli astronauti veri.Unaltra obiezione possibile è che la NASA potrebbe essere riuscita, neglianni Settanta (quando lelaborazione grafica al computer era agli albori),a inviare sonde automatiche per raccogliere dati altimetrici molto precisidella superficie della Luna o per scattare foto dal suolo, per poi realizzare
  53. 53. Le prove degli sbarchi – 51un set cinematografico che riproducesse esattamente la geografia realedi ciascuno dei luoghi di allunaggio. Ma lidea di riuscire a condurre uno-perazione di questo livello di sofisticazione nel segreto più totale, perben sei volte, coinvolgendo inevitabilmente un altissimo numero di col-laboratori, senza che nessuno commetta mai sbagli o spifferi qualcosa, ecol rischio di fare una figuraccia dinanzi al mondo intero in caso derroreo di smascheramento, pare decisamente irrealistica.Anche in questo caso, sarebbe stato molto più semplice andarci per dav-vero: anche in caso di fallimento, perlomeno non ci sarebbe stato il ri-schio di essere colti a falsificare limpresa.La polvere parabolicaUn altro aspetto delle immaginidelle missioni lunari difficilmentespiegabile dai lunacomplottisti èun dettaglio apparentemente ba-nale: la polvere.Sulla Terra, la polvere che vienesollevata, per esempio dalle ruotedi unauto, resta sospesa nell’aria Figura 56. Polvere sollevata su una stradaa lungo, formando nubi, volute e sterrata. Credit: Rene Cormier,scie lunghe come quelle mostrate Cmgonline.com.in Figura 56.Ma nelle riprese della corsa del-lauto lunare si osserva che la pol-vere molto fine ricade invecebruscamente al suolo, tracciandoun arco parabolico (Figura 57),appunto perché sulla Luna nonc’è aria che ne freni la caduta e latenga sospesa. Quindi le ripresedevono essere state effettuate in Figura 57. Il Rover della missione Apollo 16 solleva la polvere in modo anomalo.un luogo privo di aria. Nel vuoto, Dettaglio di fotogramma tratto dalle ripreseinsomma. in 16 mm.
  54. 54. 52 – Luna? Sì, ci siamo andati!Questo comportamento insolito della finissima polvere lunare si nota an-che quando gli astronauti camminano. A ogni passo, i loro piedi produ-cono un ampio ventaglio di granelli che ricadono bruscamente al suoloe nelle riprese in controluce creano un vistoso riflesso improvviso. È uneffetto riscontrabile molto chiaramente nelle riprese cinematografiche etelevisive14 e con un po di attenzione anche in sequenze di immaginistatiche come la Figura 58. Figura 58. Dettaglio di tre fotogrammi successivi del filmato 16 mm dellApollo 11.Come sarebbe stato possibile ottenere ripetutamente un fenomenodel genere usando gli effetti speciali cinematografici degli anni Ses-santa? Cè chi ipotizza luso di una sabbia pesante e a grana grossa,ma nessuno finora ha saputo dimostrare che questipotetica sabbia sicomporti davvero come mostrato dai filmati lunari, cambiando oltre-tutto riflettività quando viene calciata e diventando molto scura dacerte angolazioni ma luminosissima da altre, come si nota in alcunifilmati.In alternativa, mettere sotto vuoto un intero studio di ripresa, con le foto-camere, le cineprese, le telecamere, le luci e gli operatori, sarebbe stataunimpresa tecnicamente arditissima e un incubo organizzativo, e avreb-be richiesto una camera a vuoto immensa (alcuni filmati, infatti, mostra-no lauto lunare che percorre centinaia di metri). Eppure ancor oggi lacamera a vuoto più grande del mondo, a Plum Brook Station nellOhio,misura soltanto 30 metri di diametro: il modulo lunare, da solo, ne occu-perebbe un terzo. Ancora una volta, sarebbe stato più semplice andaresulla Luna per davvero.14 Alcuni video con esempi del fenomeno sono disponibili presso tinyurl.com/polverelunare.
  55. 55. Le prove degli sbarchi – 53La polvere è un elemento rivelatore anche nei filmati degli allunaggi:quando il modulo lunare sta per toccare il suolo, la si vede schizzar viaorizzontalmente, spinta dal getto del motore, e formare una cortina cheoffusca la visuale (Figura 59). Non appena il motore si spegne, la corsadella polvere cessa di colpo, senza formare volute o sbuffi, e il suolo tor-na ad essere visibile.Confrontiamo questi filmati con ilmassimo esempio degli effettispeciali dell’epoca: 2001 Odisseanello spazio, uscito nel 1968, pocoprima del primo sbarco sullaLuna. Ogni tanto si sente dire chele riprese dei viaggi lunari sareb-bero state falsificate proprio conl’aiuto del suo regista, Stanley Ku-brick, maestro degli effetti specia-li cinematografici. Figura 59. Lallunaggio dellApollo 11.Ma nella sequenza di allunaggiomostrata dal film il comportamento della polvere è in realtà clamorosa-mente sbagliato: la polvere forma volute e rimane in sospensione (Figura60). Segno che la ripresa non è stata fatta nel vuoto, ma in presenza da-ria. Se questo è il massimo che si poteva ottenere con la tecnologia deglieffetti speciali degli anni Sessanta, come avrebbe fatto la NASA a falsifi-care le riprese lunari? Figura 60. Un allunaggio rappresentato in 2001 Odissea nello spazio (1968).
  56. 56. 54 – Luna? Sì, ci siamo andati!Le dimensioni del presunto setChi sostiene la tesi della falsificazione in studio deve anche considerareche molte foto furono scattate in sequenza mentre l’astronauta giravalentamente su se stesso, per cui possono essere composte per formaregrandi immagini panoramiche come quella di Figura 61, tratta dalla mis-sione Apollo 11. Per ottenere lo stesso risultato con gli effetti speciali sa-rebbe stato necessario un set cinematografico di dimensioni enormi. Figura 61. Composizione di una sequenza di fotografie scattate da Neil Armstrong durante la missione Apollo 11 (AS11-40-5930/31/32/33/34/39/40; Moonpans.com).Inoltre lipotetico set avrebbe dovuto ricevere luce ovunque da una sin-gola, potentissima fonte luminosa, per evitare ombre multiple.Non basta. Nelle missioni dotate dellauto lunare Rover ci sono ripreserealizzate con la cinepresa a bordo che durano decine di minuti senza in-terruzioni15 e mostrano il paesaggio circostante che scorre tuttintorno esotto le ruote del Rover, che sollevano la polvere in archi parabolici chericadono bruscamente al suolo. Il set sarebbe stato quindi sottovuoto eavrebbe dovuto avere proporzioni colossali per consentire un tragittodel genere al suo interno. E come illuminare lintero percorso con unasola fonte di luce?Anche senza ricorrere allauto lunare, per la quale qualcuno potrebbeipotizzare sofisticatissimi modellini in scala ridotta, ci sono sequenzecome quella di Figura 62, tratta dalle riprese televisive della missioneApollo 16, in cui si vedono degli astronauti (non simulabili con modellini)che camminano allontanandosi continuamente dalla telecamera senzamai arrivare in fondo all’ipotetico set cinematografico.16È importante ricordare che sulla Luna l’assenza d’aria non offusca gli og-getti lontani e falsa la percezione delle distanze e delle dimensioni; inol-15 Per esempio, la ripresa a colori denominata Traverse to Station 4 della missione Apollo 16 dura 25 minuti ininterrotti.16 La sequenza è consultabile via Internet presso tinyurl.com/houserock.

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