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  1. Storia dell’arte 2012/2013Biennio specialistico : storia dell’arte contemporanea,
  2. El Anatsui, Versatility, 2006alluminio e filo di rame, 487,7 x 584,6 cmLos Angeles, Fowler Museum et UCLA
  3. Subodh Gupta, Very Hungry God, 2006acciaio inossidabilecollezione privata
  4. Arte africana contemporaneaNel XIX secolo fu abolito lo schiavismo, rimpiazzatoprogressivamente, rimpiazzato da un governocoloniale contestato si dall’inizio dagli intellettualilocali. Da questo periodo di stravolgimenti politici etecnologici sono nate le tre tendenze dell’arte visivaafricana: lo sviluppo della fotografia, la resistenzadelle tradizioni locali, cerimonie, maschere, pratichedi guarigione, tessuti e abiti, e l’ emergenza dinuove forme d’arte in pittura, incisione, scultura,arte pubblica e istallazioni. Il tentativo degliolandesi di concorrenza al batik indonesiano haaperto lo sbocco a una nuova tradizione di tessutistampati africani.
  5. ..La fotografia è comparsa nelle città della costaovest dell’Africa dagli anni 1840, praticata daafricani, afroamericani o europei. Le tradizioniafricane del ritratto e dell’illustrazione evitanol’esotismo e il primitivismo già sfruttati daglieuropei. La fotografia è diventata un modoricercato di rappresentazione del sé: nelle caseafricane, le foto mischiano le nozioni di stato, dimoda, di tradizione e di modernità. Tra i ritratistidi primo piano il Maliano Seydou Keita (1921-2001) lavorava a Barnako negli anni 1950.
  6. Zwelethu Mhtetwa, Senza titolo, seie dei tagliatori di canna dazucchero, 2003Fotografia a colori, 14,8 x 19,3 cm, Parigi, Centro Georges Pompidou
  7. La pitturaIl primo pittore moderno dell’Africa Subsahariana autilizzare il cavalletto, la tela e i colori ad olio è stato AinaOnabolu (1882-1963) di Lagos, in Nigeria. Fu seguito daBen Enwonwu (1921-1994), primo artista di reputazioneinternazionale. La pubblicità fatta a questi sviluppi inNigeria, ha avuto seguito in Uganda. Alla fine degli anni1950, un gruppo di studenti guidati da Uche Okeke(1933), Bruce Onobrakpeya (1932) e altri artistiintraprendenti, riforma il programma di studio sotto iltitolo «Natural Synthesis»: ricercano una coerenza tramiti, racconti, arti corporee, sostenendo che questetradizioni possono arricchire l’arte nigeriana moderna
  8. Uche Okeke, Fiori in un vaso, 1960gouache su carta, 56x 38 cmNew York, Skoto GalleryQuesto quadro è un esempio del lavoro dell’artistain questo periodo. Da allora il Nigeria ha vistocrescere il sostegno locale, nazionale e individualedell’arte e in diverse università sono stati creatidei dipartimenti di “belle arti” o di grafica.Intanto, mentre delle scuole d’arte aprono le portein tutti i paesi, l’apprendistato diretto resta unpunto di partenza della pratica delle arti visive,come nelle pitture di insegne del congolese ChériSamba (1956) e del ganiano Kwamw Akoto (1950,conosciuto anche come Almighty God). Ogni tantoappare qualche visonario come Frédéric BrulyBouabré (1923). Della Costa d’Avorio, funzionariocivile, sceglie il disegno, dopo una visionedell’attività cosmica, come guida per comprendereil mondo.
  9. Romuald Hazoumé, La Senegalese, 1992 recipiente di plastica e stoffaRomuald Hazoumé (1962) diventa unartista ritrovando dei volti nei rifuiti diplastica abbandonati a Porto-Novo. Lasua opera è rappresentativa di una nuovagenerazione di artisti, fuori dalletraiettorie di formazione abituali.Hazoumé ha attirato l’attenzione grazie aqueste maschere che non eranodestinate né a essere portate, né apartecipare a delle performances;mettevano semplicemente l’accento sullepossibilità antropomorfiche dei recipientidi plastica buttati via e attiravanol’attenzione sulle enormi quantità dirifiuti accumulati nelle città africane. LaSenegalese porta un pezzo di stoffa comefoulard tradizionale; sebbene ispirata damaschere iniziatiche, questa ha piuttostoun valore sociale e non religioso.
  10. Arte e apartheidNell’Africa del Sud del XIX secolo, le tradizioni dellapopolazione nera esprimono la discriminazione sessuale,l’iniziazione alla maturità, la guerra e la gerarchia sociale.Nelle regioni rurali e nei municipi neri cresce l’interesseper la pittura, la scultura, le arti grafiche e le istallazioni.Alcuni artisti come Gérard Sekoto (1913-1933) sono alloracostretti a vivere e lavorare in Europa. Sotto il regimedell’apartheid si considerava poco prudente insegnarel’arte ai neri africani nonostante si siano sviluppati deiprogetti artistici cono il sostegno dei bianchi, come ilPolly Street art Centre di Johannesburg negli anni 1950 ol’Arte Centre Rorke’s Drift nel Natal negli anni 1960. Dopola chiusura di Polly Street alcuni artisti bianchi come BillAinslie (1934-1989) aprono il loro atelier agli artistiafricani tra i quali David Koloane (1938)
  11. Jackson Hlungwanu, Il trono diJackson, 1989legno e acciaio, 120x70x80 cmGauteng, Randburg Gallery Questi artisti e altri tra i quali Penny Siopsis (1953) e Jane Alexander (1959) mettono in evidenza le ferite dell’apartheid mentre le fotografie di Zwelethu Mthethwa (1960) rivelano la continuazione dell’eredità ineguale. Allo stesso momento, nel Transvaal rurale, Jackson Hlungwanu (1923-2010) continua il suo lavoro di guarigione del mondo costruendosi una propria New Jerusalem. Il Trono di Jack è un esempio tipico della sua scultura rude e possente.
  12. Romuald Hazoumé, ARTicle 14, 2005istallazioneLondra, October Gallery
  13. L’artista e l’operaHazoumé è nato a Porto-Novo (Repubblica del Benin), una cittàcosmopolita dalle radici storiche essendo stata il porto principaledell’impero di Oyo e mercato di tutti i tipi, anche di schiavi. Questaregione è il soggetto di Hazoumé. Negli anni 1980 la sua opera harisonanza internazionale e nel 1992 è consacrato dalla mosra «Out ofAfrica» alla galleria Saatchi a Londra e nel 2007 è premiato a Kassel.ARTicle 14 deve il suo nome all’ipotetico articolo 14 delle costituzioniafricane: «Sbrigatela da solo». L’istallazione è un omaggio ai mercantidi strada che lottano per la sopravvivenza nelle città dell’Africaoccidentale. È anche una critica al consumismo e alla globalizzazione:calzoncini da calcio, portatili, giochi di plastica o DVD sono importati inAfrica. Hazoumé mette l’accento sull’ineguaglianza del commercio traEuropa e Africa che oltretutto invade di rifiuti il continente. Il riutilizzodegli oggetti di recupero mette anche in evidenza la capacità delpopolo africano di sbrigarsela con poco. Dietro al carretto si vedonodelle fotografie panoramiche di mercati di strada che in qualche modocontrastano con l’immagine del carretto.
  14. Yue Minjun, Esecuzione, 1995olio su tela, 150 x 300 cmcollezione privata
  15. L’arte dell’Estremo OrienteLa vendita di Esecuzione di Yue Minjun (1962)per 5,9 milioni di dollari da Sotheby’s a Londranel 2007, ne fa l’opera più cara d’artecontemporanea cinese. La sua somiglianza conLos fucilamientos de 3 mayo di Goya, illustral’influenza dell’iconografia occidentale inOriente. Il volto con le pupille chiuse e il risofisso (autoritratto) è il motivo ricorrente dellacomposizione; suggerisce la dissimulazione delleemozioni.
  16. CinaL’arte contemporanea cinese, ancora giovane, ha giàpassato diverse tappe. La politica di liberalizzazione deglianni 1970 ha condotto a un periodo di attività frenetica.Gli artisti hanno arricchito la loro ispirazione delleperformances e delle mostre che gli davano per la primavolta accesso all’arte contemporanea occidentale e hannosperimentato ogni stile e mezzo. Tuttavia, dopo lemanifestazioni brutalmente represse di piazza Tienanmennel 1989, si pongono sempre di più la questionedell’identità culturale. Appare la «pop art politica» cheporterà alla pop art e al «realismo cinico» che si interessadirettamente alle questioni sociopolitiche. Artisti comeZhang Xiaogang (1958) si interessano al passato del loropaese in opere come quele della serie «Bloodline» (1997);ma il governo che considera sovversiva l’artecontemporanea, impedisce a questi artisti di esporre inpubblico.
  17. Zhang Huan, estratto dallaperformance Family treeNew York, 2008Alcuni artisti si esiliano inOccidente. Zhang Huan (1965)in particolare presenta unaserie di performances: inFamili tree invita tre calligrafi ascrivere dei testi cinesi sul suoviso, fino a che questo nondiventa completamente nero.In occasione dei GiochiOlimpici di Pechino del 2008,alcune restrizioni – almenoquelle che riguardavano l’arteapolitica – si allentano ediversi artisti ritornano in Cina,apportando nuove idee enuove influenze.
  18. La serie «Boodline» di Zhang Xiaogang del 1997
  19. I dettagliI cinesi considerano la società come unagrande famiglia che deve essere unita. Idifensori di questo modello pretendono chegli individui si vedano attribuire all’internodella famiglia delle responsabilità nelle lororelazioni e verso l’esterno passeranno ciò chehanno appreso nel nucleo familiare,collaborando alla pace e all’armonia dellasocietà …. L’artista si interroga su ciò che restadell’individualità in una cultura che dàpriorità ai bisogni della società. Per questaserie si ispira ai ritratti di famiglia realizzati instudio durante la rivoluzione culturale (1966-1976). I membri della famiglia, che sembranomaschere imperturbabili sono praticamenteintercambiabili. Le macchie gialle evocano lemacchie delle vecchie foto, ma potrebberoessere anche macchie di nascita.
  20. Il bambinoIl bambino corrisponde al fulcro delritratto. Lo sguardo dello spettatore èattirato dal suo volto giallo che contrastacon gli altri. I suoi genitali sono visibili eindicano quasi una vulnerabilità delpersonaggio.Dalle orecchie esce una linea rossa chesi ritrova negli altri personaggi erappresenta il legame di sangue che liunisce e in senso più largo i legamistorici e culturali che legano i personaggialla società.
  21. Il modelloUn ritratto del XVIII secolo
  22. GiapponeIn Giappone le arti visive soffrivano da un po’ di tempodel giudizio negativo degli occidentali. Ben che i concettioccidentali abbiano largamente stimolato l’artegiapponese, hanno avuto l’effetto di distruggernel’integrità. Per comprendere l’arte giapponese di oggi,bisogna ricordare questa frattura identitaria. La sconfittadel Giappone alla fine della Seconda Guerra mondiale e ladominazione delle forze culturali e politiche americanehanno pesato sullo sviluppo dell’arte giapponese deldopoguerra. L’apertura del padiglione giapponese allaBiennale di Venezia nel 1956 annuncia il ritorno delGiappone nel mondo artistico internazionale. Ratificatodefinitivamente dieci anni dopo, con la prima mostraGutai a parigi, alla galleria Stadler.
  23. Yayoi Kusama, Camera-specchio (zucca),Se il movimento Gutai costituisce un caso aparte, forse, in generale molti artistigiapponesi sono legati ai movimentid’avanguardia occidentali. Ne risultanoopere come l’istallazione Camera-specchio(zucca) di Kusama (1929). L’operapsichedelica di questo artista rimandaall’arte astratta e op art. Gli specchi dellastanza dal colore di una zucca moltiplicanoall’infinito i pallini che circondano lospettatore sin dal suo ingresso in questospazio.
  24. Mariko MoriA partire dagli anni 1980 l’arte giapponeseeccita la curiosità; appare come unprodotto ibrido di una società dallosviluppo tecnologico estremo, un coacervounico di antico e di moderno. Conl’esplosione della bolla economica neglianni 1990 e la crisi, la società giapponesesi confronta ad una sfida senza precedentie i giovani artisti si interrogano sulla naturadell’identità giapponese. Ne derivanoopere come quelle di Mariko Mori e diTakashi Murakami che hanno allargatol’audience dell’qrte giapponese.
  25. Takashi Murakami, 727, 1996acrilico su tela montata su tavola, 300 x 450 cmNew York, MoMA
  26. ..Quest’opera, una delle prime di Murakami, illustra la sua visioneartistica e la sua tecnica. Mescola elementi artistici occidentali egiapponesi. Il suo titolo rimanda a una marca di cosmeticigiapponesi e a un tipo di aereo a reazione civile. Sembra cheMurakami abbia trovato questa diversità di significato originalee divertente. L’immagine centrale è una delle prime versioni diun suo personaggio ricorrente, Mr DOB, che creò nel 1993.Questa entità ambigua, amalgama di Doreamon (un gatto robotdi una serie manga popolare in Giappone) e del personaggio deigiochi video Sonic the Hedgedog, incarna lo sviluppo complessodei manga e dei film d’animazione giapponesi del dopoguerra. Eguardando bene c’è anche una certa rassomiglianza con MickeyMouse. Per Murakami l’influenza della sottocultura americanasul Giappone del dopoguerra è legato alla stasi della cultura,della società e della politica giapponesi.
  27. Il richiamo alla tradizioneSe la composizione in tre pannellievoca quella dei paraventi giapponesitradizionali, mette anche l’accentosull’aspetto piatto dell’immagine.Spesso Murakami utilizza fondimonocromi per produrre unasuperficie liscia ma come si vede dallapatina, data con diversi strati di pitturaapplicata e grattata, come nei quadrinihonga del XIX secolo. Allo stessotempo l’onda ricorda quelle dellexilografie di Hokusai. Murakamiconfronta lo stile tradizionale almovimento fluido delle animazionicontemporanee e dell’immaginariomanga.
  28. Mr DobIL personaggio di Mr Dob, entità minacciosa checambia in continuazione impregna la societàgiapponese fino a divenire una sorta di referenzaonnipresente. Il nome compare nell’immagine Dsull’oreccchio sinistro, la O è sulla fronte e la Bsull’orecchio destro . È un’abbreviazione di una parolagiapponese dobojite che significa perché e viene daun film d’animazione IL Generale Inakappe.La bocca con i denti appuntiti che fa pensare ad unghigno malevolo è un motivo che si ritrova in diversipersonaggi di Murakami. IL personaggio vuole essereassurdo, aggressivo, ma anche sottolineare l’assenzadi significato del quadro.
  29. CoreaIn Corea del Sud il contesto nel quale i movimenti artisticiemergono maggiormente dopo la guerra di Corea erapuramente locale, come lo erano le fonti artistiche alle qualisi riferivano gli artisti, dalla pittura all’inchiostro e dallaporcellana bianca alla cheramica buncheong. La maggiorparte degli artisti sudcoreani scoprirono l’arte occidentale nelloro paese e più tardi studiando all’estero. I temi di identità,del movimento e della comunicazione saranno esplorati nelcorso degli anni 1990 da artisti il cui lavoro era giàriconosciuto. È il caso della performance Cities on the Move-2727 km Bottari Truck (1997) di Kimsooja (1957). Ma letradizioni coreane restano importanti e alcuni movimenticome il Munginimhoe (gruppo della foresta d’inchiostro) siesprimono con tecniche tradizionali e altri rimandano allapittura popolare.
  30. Kimsooja, Cities on the Move-2727 km Bottari Truck, 1997fotografia della performance da un cortometraggio
  31. Il nomadismo e altri temiL’artista sudcoreana Kimsoja lavora su una vastagamma di media: video, istallazioni,performances e fotografie. Esplora ilnomadismo, il ruolo delle donne nella società ele relazioni dell’individuo con la società e con sestesso. In un tentativo di sottolineare lesomiglianze e le differenze tra le diverse culturee le loro convinzioni spirituali, fa riferimento allacristianità, al buddismo zen, al confucianesimo,allo sciamanismo e al taoismo.
  32. Bottari TruckIn questa performance l’artista è seduta su unammasso di bottari che significa pacchi multicoloriattaccati su un camion. La gente del popolo utilzza ipacchetti per trasportare ogni cosa, ma fare ipacchetti indica che la donna deve partire dalla suacasa. Tranquilla, immobile e solitaria ha percorso2727 km in undici giorni attraverso la Corea nel 1997.Ha rivissuto la sua infanzia nomade seguendo la suafamiglia di militari. Vuole anche dire che il corpo ècome uno dei pacchetti trasportati dal camion. IlBottari Truck è un progetto a lungo termine che haistallato con una struttura di specchi alla biennale diVenezia del 1999 (Dappertutto o Bottari Truck inExile) e l’ha dedicato ai rifugiati del Kosovo. Nel 2005a Colonia in una ex prigione nazista.L’opera è tra l’introspettivo e l’impegno politico,cambiando in continuazione punti di riferimento.Nei cideo si vede la sagoma dell’artista : silhouetteanonima davanti al paesaggio che sfila, potrebbeessere chiunque, un rifugiato dalla guerra, una donnache rientra in famiglia, un emigrante, unvagabondo….
  33. Lotus: zone of ZeroDuemila lanterne sospese informa di loto e il suono di cantitibetani, gregoriani e islamiciavviluppavano l’auditorium diLotus: zone of zero nel 2008 allaGalleria Ravenstein diBruxelles. Questa realizzazionemescolava credenze religiose esignificati culturali diversi. Ilfiore di loto simbolizza iconcetti buddisti di purezza e dicausa e effetto. La strutturaforma dei cerchi come il rosonedi una chiesa. Il cerchio è anchealla base dei motivi dell’arteislamica e dei mandala indu ebuddisti.
  34. L’arte dell’America LatinaLa maggior parte delle opere prodotte nel corso del XXsecolo in America Latina esprime la storia colonialedella regione e mira a creare una identità indipendentedi influenza europea. Gli artisti d’America Latina, ingenerale, hanno voluto reinterpretare le origini dellaloro terra. Gli elementi locali ne sono statirappresentati in maniera eclettica e i simboli sono statirivisitati. Così un opera come Abaporu (1928) di TarsilaDo Amaral (1886-1973) ha ispirato il «movimentoantropofago» che mirava a risituare alcuni elementidella cultura europea, in un contesto «più brasiliano».Più recentemente le opere di artisti come VladimirCybil (1967) e Andre Juste (1956) di Haïti o lamessicana Betsabée Romero (1963) hanno restauratol’importanza dei simboli nazionali.
  35. Ciro Meireies, Mission-Mission (come costruire una cattedrale), 1987materiali vari, 235 x 600 x 600 cmZurigo, collzione Daros-Latinoamerica
  36. ..Il brasiliano Cildo Meireles (1948) si interessa all’artepolitica a partire dal colpo di stato militare del marescialloCastelo Branco, sostenuto dagli Stati Uniti nel 1964. Lasua opera rimanda alle pressioni politiche e religiose e lasua realizzazione più conosciuta Mission Mission è unaistallazione che esplora l’azione delle missioni gesuite inParaguay, in Argentina e in Brasile a partire dal 1610. Inquesta opera, un tappeto di 600.000 monetine è stesosotto un soffitto di ossa e questi due elementi sono legatida una colonna di ostie che simbolizza il tentativo deimissionari per salvare la popolazione locale dalcannibalismo convertendoli al cattolicesimo. …
  37. …Numerosi artisti dell’America latina hanno lasciato illoro paese, spesso perché sono stati costretti; questaemigrazione provoca un’ibridazione culturale della loroopera. Nella maggior parte dei casi lamarginalizzazione, la disoccupazione e l’instabilitàpolitica hanno costretto gli artisti all’esilio. L’artistacubana Ana Mendieta (1948-1985) è stata vittimadell’operazione Peter Pan (un programma lanciato agliinizi degli anni 1960 dal governo americano che volevaoffrire un rifugio ai figli delle famiglie cubane opposteal regime rivoluzionario). Questo spostamento le ècostato una grande parte della sua identità culturale espesso nelle sue opere, sculture, fotografie,performances questa esperienza ritorna.
  38. Ana Mendieta She Got Love a TorinoAna Mendieta. She Got Love è una grande retrospettiva europea dedicata all’artista cubano-americana Ana Mendieta (1948-1985). La mostra sarà aperta al pubblico dal 30 gennaio prossimo nei suggestivi spazi della Manica Lunga. Il progetto, a cura diBeatrice Merz e Olga Gambari, si propone di rileggere la figura dell’artista come pioniera della performance e video, body art,fotografia, land art e scultura nel ventesimo secolo. Uno dei contributi unici di Mendieta è la sintesi di queste forme in unlinguaggio visivo fresco che ha influenzato una generazione di giovani artisti. Con oltre un centinaio di lavori realizzati dall’artistatra il 1972 e il 1985, la mostra presenta il suo personalissimo alfabeto visionario e materico, magico e poetico, politico eprogressista. Proprio l’identità femminile di Mendieta ha influenzato il suo lavoro d’artista già a partire dalle radici culturalidell’infanzia a Cuba per estendersi all’artista icona femminile negli Stati Uniti. Nel suo lavoro, Mendieta esplora temi comel’esistenza individuale, vita e morte, violenza, amore, sesso, rinascita e sradicamento, in un modo coerente che trascendel’universale e lo spirituale. Spesso mimetizzando il suo corpo nella Natura, nel vissuto di Mendieta compaiono diversi luoghi, daCuba agli Stati Uniti all’Italia, in una ricerca delle origini personali e collettive. Segno inconfondibile delle sue opere è, infatti,una caratteristica silhouette femminile, un autoritratto essenziale realizzato in terra, fango, piume, fiori, foglie, cenere, polvereda sparo, rami, alberi, conchiglie, erba, ghiaccio, roccia, cera, corteccia, muschio, sabbia, sangue, acqua, fuoco. Queste formeibride di performance, sculture site-specific e documentazione esprimono la sua volontà di ricongiungimento a un’eterna euniversale energia cosmica dove l’elemento umano, quello naturale e quello divino convivono.
 
Ogni performance dell’artistasarà presentata come un ambiente profondo e avvolgente raccontato con video, schizzi, fotografie e documenti che creanol’ingresso mentale e fisico all’originale ambientazione del lavoro. Il titolo della rassegna, She Got Love, deriva da una delle operefilmiche di Mendieta in cui l’artista scarabocchia le parole in rosso sangue attraverso una porta bianca. Il film rientra nellaselezione di opere che saranno proiettate nell’ambito della mostra.
In occasione della retrospettiva sarà pubblicato per i tipi diSkira un esaustivo catalogo con testi dei curatori, apparati bio-bibliografici e una ricca selezione di immagini, parte delle qualiinedite.
La mostra corrisponde all’evento dell’anteprima mondiale di Itali-Ana, Mendieta in Rome, un documentario sullaricerca artistica di Mendieta durante gli anni di residenza presso l’American Academy in Rome. Il film, prodotto da CorazonPictures e diretto da Raquel Cecilia Mendieta, verrà proiettato per tutta la durata della rassegna.
La mostra è realizzata instretta collaborazione con l’Estate of Ana Mendieta e la Galerie Lelong.
 
La mostra è realizzata grazie al contributo dellaFondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT e con il supporto tecnico di Kuhn & Bülow Insurance Broker, Berlino
  39. Ana Mendieta
  40. ..
  41. ….
  42. Art ChicanoCon questo termine si designa quella arte dellaregione frontaliera tra Stati Uniti e Messico dovel’unione di due culture ne crea una nuova. Lamaggior parte delle opere della Mendieta sonopubbliche, o meglio create nella strada e inluoghi pubblici.
  43. Fernando Bryce (Perù)
  44. ..Molti paesi dell’America latina hanno soffertto di unsottosviluppo economico, politico e sociale. L’artistaperuviano fernando Bryce (1965) ha elaborato unacritica dei problemi dell’America Latina attraversouna serie di disegni a matita e a inchiostro fondatisulla propaganda del dipartimento della Difesa degliUSA a partire dagli anni 1950. Queste brochuresfacevano la promozione del turismo; la serie «Alsud della frontiera» (2002) mette in discussione glistereotipi e la credibilità dei documenti stampati.
  45. Léon Ferrari, La civiltà occidentalee cristiana, 1965olio su gesso e plastica,200x120x60 cmBuenos Aires Collezionedell’artista L’argentino Leon Ferrari è conosciuto per i suoi soggetti politici e religiosi. In quest’opera Gesù è crocifisso sulla fusoliera di un bombardiere americano, chiara protesta contro l’imperialismo degli USA e in quel caso contro la guerra nel Viet-Nam
  46. L’eredità dei muralistiLa mancanza di sicurezza e la violenza sociale inAmerica latina hanno raggiunto talvoltadimensioni impressionanti, in particolare inVeneziela, in Messico in Equador, in Colombia ein Brasile. Ispirato da David Siqueiros (1896-1974), uno dei grandi muralisti dell’artemessicana, Rafael Cauduro (1950) tratta alcunidei suoi soggetti nel suo affresco Storia dellagiustizia in Messico (2002) commissionato daltribunale supremo del Messico.
  47. Rafael Cauduro
  48. Vik Muniz, Medusa marinara,1997,fotografia istantanea a colori9x 11 cmNew Yorc, MoMA Vik Muniz (1961) non trova obbiettivi reali nell’arte politica: preferisce donare le opere delle sue mostre alle organizzazioni caritative che si occupano dei bambini brasiliani. Il suo lavoro si appropria spesso delle immagini europee che reinterpreta sotto forma di assemblaggi di oggetti per poi fotografarli. In Medusa Marinara ha disposto in un piatto degli spaghetti e della salsa di pomodoro imitanto la testa di Medusa di Caravaggio.
  49. L’arte indianaLa scena artistica indiana è complessa e composta di operespesso in totale rottura con la tradizione della pittura e dellascultura modernista. Dopo l’indipendenza dell’India nel 1947,le nuove istituzioni artistiche pubbliche e le universitàincoraggiano lo sviluppo di un’arte modernista, al centro di unmercato nazionale in piena espansione. Ma rapidamente ilsilenzio del governo lascia le gallerie prendere piede. Lapittura e la scultura sono quelle più apprezzate dal rigimeconservatore; bisogna attendere gli anni 1990 affinché ilvideo, l’istallazione e la performance facciano la loroapparizione. È allora che la scena artistica indiana diviene piùcomplessa e abbandona definitivamente le preoccupazioniformali del modernismo e le tematiche nazionaliste degli inizi.
  50. ..Nel corso degli anni 1990, con la globalizzazione dell’economiaindiana, l’arte indiana su apre sul mondo: gli scambi artistici simoltiplicano attraverso il mondo e l’arte acuista una nuovavisibilità fuori del paese, soprattutto con le biennali e triennaliinternazionali.Lo sviluppo delle tecnologie della comunicazione permette diintensificare i contatti con le istituzioni artistiche straniere e diottenere dei fondi esterni. Tutto ciò facilita il ritorno di spaziespositivi indipendenti e non commerciali che favoriscono leesperienze degli artisti locali nel campo dei nuovi media,performances e istallazioni.Negli anni 1990, alcuni artisti riconosciuti come Nalini Malani(1946) e Navjot Altaf, entrambe donne, si dedicano al video eall’istallazione. Alla fine del decennio, una nuova generazione diartisti, tra cui Subodh Gupta (1946) e Sonia Khurana (1968), silanciano in esperienze sullo spazio, la performance e le nuovetecnologie.
  51. Subodh Gupta, Curry, 2005acciaio inossidabile, 82 x 102,5 cm
  52. Atul Dodiya, Mahalaxmi, 2002,smalto su saracinesca e altri materiali, 274 x 185 cmcollezione privata All’epoca il mercato nazionale è ancora pauroso e quello nazionale mostra poco interesse. Ma in maggio 2005 con l’espansione dell’economia indiana il mondo internazionale dell’arte si volta verso il sud est asiatico e indiano mentre le case di vendite si interessano più da vicino degli artisti locali come Atul Dodiya (1959) e Rajeev Lochan (1956). Dodiya ha un successo internazionale con i suoi quadri iperrealisti, le sue istallazioni e la serie di pitture che realizza su saracinesche. In questo, la pittura dietro rappresenta tre ragazze che si impiccarono per economizzare al padre il denaro della loro dote. …
  53. Rejeev Lochan, opera della serie «Visionedella realtà», 1998prova fotografica, olio e acrilico,collezione privata Lochan lavora con diversi media sulla percezione delle immagini. «Se la tecnologia mi aiuta ad esprimere la mia arte, io la utilizzo». In questa serie ritocca una fotografia in bianco e nero togliendo gli elementi «indesiderabili» e aggiungendone altri con pittura o pastello.
  54. Nuove forme di espressione artisticaAnche se il mercato dell’arte è sempre dominatodalla pittura, i nuovi media e le istallazioni hannoacquisito un loro posto in India.Sul fondo della prosperità economica e irivolgimenti sociali e politici, l’opera di Navjot Altaf(donna) si interessa ai lavoratori di Mumbai.L’istallazione video Mumbai Meri Jaan del 2004 peresempio rendiconta delle tribolazioni dei migranti edi tre ragazzini di strada, offrendo uno specchiodella negligenza nei confronti delle categoriedisagiate.
  55. ..Il gruppo Raqs media esplora lo spazio urbano,l’esplosione degli stereotipi locali e l’evoluzionedelle modalità di produzione e di condivisionedel sapere, sottolineando spesso il potere chederiva dal controllo dell’identità e dall’utilizzodella nozione di autenticità.
  56. KD Vyas Correspondence: Vol. 1, 2006Raqs Media Collective

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