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All’indomani della rivolta di Londra, il premieringlese David Cameron così commentava la devastazionedelle   opulente    v...
sembrano l’ammissione della crisi della politica. In questarelazione proverò innanzitutto a mostrare che la politica nonha...
massa     debitoria       con    nuovo      debito.      Fino    a    quando,spacchettati       i    debiti   e    scoppia...
dalla Cina che, in alcuni settori, è intervenuta direttamentein economia, investendo nelle imprese pubbliche, purlasciando...
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In questa involuzione, il “bel paese” a precederetutti a livello globale è stata l’Italia, dove svalutare tutto ciòche è d...
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Va     sottolineato,     tuttavia,   che   il     grado     diconsapevolezza dell’uomo è tale da permettergli di utilizzar...
occidentali o nei villaggi turistici costruiti sulle loro coste,           ben prima dell’avvento della rete. Credo invece...
Si potrebbe pensare che l’espressione filosofiaorientale faccia genericamente riferimento alla tradizionemistico-religiosa...
torrenti riescono frequentemente a strappare ai rilievipiccole valli pianeggianti e, specie nei pressi dell’Etna, anchepia...
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bellezza       risiede   nel   modo     congeniale      in   cui   vengonocombinate forme attinte così per come esistono i...
benedicendo       il   terreno   pianeggiante   con    acqua    inabbondanza, senza dar vita ad una eccessiva instabilità....
come ad esempio la cupola con l’Arcangelo Gabriele del SanRaffaele a Milano, enormi cattedrali nel deserto, spessofinanzia...
dell’io non è più capace di illuminare altro fuorché i sentieridegli istinti. L’uomo moderno vive così proiettato nel futu...
indebolita la ragione, non si indebolisca anche il desiderio diricerca.            Tuttavia, se la filosofia cerca di risp...
squadre di calcio, e proprio in questa posizione potrebbetornare utile. Nella “Dialettica della Natura”, opera rimastainco...
in   cui   gli   opposti        si    confondono.     L’unica     categoriaammissibile è quindi la mediazione assoluta, de...
Durante il giorno andava in giro con la lanternaaccesa dicendo: “Cerco l’uomo”. Secondo alcuni fu il primo araddoppiare il...
andava in giro dicendo: “Un demone buono è venuto a casamia”.         Definì   l’avarizia   la   metropoli   di   tutti   ...
vivere è un male fu così da lui corretto: “Non il vivere, ma ilviver male”.             Egli diceva che tutti gli elementi...
non chiedeva. E Diogene: “Anche lui chiede, ma avvicinandoil capo, si che gli altri non capiscano”. Discorrendo Platoneint...
replicò: “Da quanti giorni sei venuto giù dal cielo?”. In unmodo simile rispose ad un tale che sosteneva che non esisteil ...
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ebook - Maurizio Parisi - La Tragedia dell'Occidente

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Dialoghi d'Aragona 2011 "Lo spazio umano e le culture mediterranee" - Catania- Novauniversitas - Relazione di Maurizio Parisi

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  1. 1. NOVA UNIVERSITAS DIALOGHI D’ARAGONA – LO SPAZIO UMANO E LE CULTURE MEDITERRANEE LA TRAGEDIA DELL’OCCIDENTEMAURIZIO PARISI 1
  2. 2. All’indomani della rivolta di Londra, il premieringlese David Cameron così commentava la devastazionedelle opulente vetrine per le vie della capitale delcapitalismo finanziario: “Useremo le maniere forti, ma nellanostra società c’è qualcosa che non va”. Nel frattempo in Libia, i ribelli marciavano versoTripoli e, alle auto in fiamme e ai vetri in frantumi, siaggiungevano i loro cadaveri, insieme a quelli dei mercenari,con le stesse armi di fabbricazione occidentale, ai lati dellestrade bombardate dalla Nato, a cuocere sotto il sole deldeserto mangiati dalle mosche. Cosa c’è che non va sedittatori sanguinari vengono prima legittimati con lastipulazione di trattati economici e poi bombardati da quellastessa aeronautica che li omaggiava con parate acrobatiche? Pochi chilometri più a Nord, sotto lo stesso solearroventato sotto il quale è divampata la rivoluzione in tuttoil Nord-Africa, a Lampedusa, Italia, le stesse immagini dimorte. Lungo le spiagge affollate dai turisti, il mare, di tantoin tanto, sottraeva ai pesci e restituiva qualche cadavere,dei migliaia, uomini, donne e bambini, annegati fra le purdocili onde estive del Mediterraneo, a causa delle carenzenei soccorsi, dei rimpalli di responsabilità fra l’Italia e ilpiccolo stato-isola di Malta e della propaganda xenofobadella ricca borghesia italiana. Cosa lega Londra a Tripoli passando perLampedusa? Cosa non va nella nostra società, qual è latragedia dell’occidente? Le parole del primo ministroconservatore David Cameron sono emblematiche perché 2
  3. 3. sembrano l’ammissione della crisi della politica. In questarelazione proverò innanzitutto a mostrare che la politica nonha più risposte perché ha ceduto gran parte del suo spazioal mercato, finendo travolta dalla stessa onda lunga dellacrisi finanziaria, con le conseguenze sociali che stiamovivendo. Tenterò poi di far emergere come la crisi abbiaragioni psicologiche sottostanti la concezione parziale chedello spazio e del tempo ha la tradizione di pensierodell’occidente e come l’architettura possa intendersicompresa in questa crisi. Infine, felicissimo di essereeventualmente smentito, traccerò una possibile via d’uscita,prendendo spunto da Diogene di Sinope, raffigurato nelquadro di John William Waterhouse che accompagna comecopertina questo elaborato e che è il filosofo antico che oggi,a mio avviso, incarna meglio il pensiero del Mediterraneo. Un po’ più ad est di Lampedusa, nelle isole grechedove, col sol estivo, approdano i mega-yacht dei magnati,ha avuto inizio un’altra guerra, senza spargimento disangue, ma con una potenzialità distruttiva di un tipo maivisto prima, quella fra gli stessi magnati della finanza e gliStati. Negli ultimi anni, infatti, anche a causa dell’evasionefiscale, spesso incentivata dai governi stessi, quasi tutti gliStati occidentali si sono indebitati tanto da dover attingeresempre più al mercato finanziario. Il mercato finanziario dalcanto suo sembrava essere un pozzo senza fondo perché,senza regolamentazione, il denaro veniva prodotto tramitespeculazioni su titoli scollegate dall’economia reale, tantoche gli Stati, anno dopo anno, sono andati rifinanziando la 3
  4. 4. massa debitoria con nuovo debito. Fino a quando,spacchettati i debiti e scoppiate le bolle, gli Statimaggiormente indebitati sono rimasti in balia dei grandiinvestitori, che hanno accumulato capitali tali da distorcere ilmercato e parimenti una forza contrattuale senzaprecedenti. Forza contrattuale che si è tradotta nellarichiesta di tagli di spesa come garanzia, con seguentedifficoltà per i cittadini di accedere ai servizi e perdita diposti di lavoro. Negli ultimi decenni, inoltre, la produzione deipaesi occidentali era crescente e il sistema sembrava andarenel senso della piena occupazione. Tuttavia con laglobalizzazione, cadute gran parte delle barriere tecniche etecnologiche, la concorrenza di molti paesi che prima eranomercati, soprattutto dell’Asia, ha determinano la caduta deiprofitti delle imprese occidentali, tanto che la produzioneCinese si appresta a superare quella degli U.S.A, il cui livellodi disoccupazione accertato rasenta ormai le due cifre,quanto la disoccupazione europea. Per di più, il fatto che ingenti capitali sianodiventati liberi di spostarsi da un capo all’altro del globo allavelocità di un click, ha indotto molti a ritenere il successo diun territorio meramente una questione di appetibilitàrispetto ai flussi di capitali, limitando il ruolo della politicaalla gestione dei servizi essenziali. Molti Stati che, suldogma che il privato possa fare tutto in maniera piùefficiente, avevano già deregolamentato e privatizzato, lohanno fatto ulteriormente. Dogma, ad esempio, non seguito 4
  5. 5. dalla Cina che, in alcuni settori, è intervenuta direttamentein economia, investendo nelle imprese pubbliche, purlasciando libertà ai privati. Senz’altro, l’economia cinese è cresciuta anche acausa di uno sfruttamento disumano del lavoro che vadenunciato, tuttavia credo che non si possa ridurre l’enormesviluppo di un così vasto e popoloso territorio, in così pocotempo, alla sola assenza di tutela del lavoro. Non solo, comespecificherò nel proseguo, la creatività, cioè altresì lacapacità d’innovazione produttiva, è una questione culturale,ma credo che, anche dal punto di vista meramenteeconomico, il successo di un territorio non possa costruirsilimitandosi ad inseguire i flussi di capitale, rinunciando adun ruolo attivo della politica e magari smembrando gli Statia seconda della competitività della singola zona. Creando occupazione tramite imprese pubbliche, laCina ha favorito la circolazione della ricchezza,predisponendo un territorio fertile anche per il privato. Percontro in occidente, il dogma dell’efficienza del profitto èstato smentito dalla necessità di intervento pubblico persalvare grandi istituti di credito dalla bancarotta, spessofraudolenta, e dalla crescita della forbice tra ricchi e poveri,dimostrando che, senza un controllo politico, l’egoismoeconomico conduce all’illegalità e alle concentrazioni. Nonostante ciò, oggi, non è tuttavia prioritarioipotizzare che se anche esistessero mercati globali efficienti,ma privi della funzione redistributiva dello Stato, una quotadi disoccupazione sarebbe necessaria per alimentare il 5
  6. 6. profitto e tenderebbe ad aumentare man mano che siimplementa la tecnologia e si ridimensiona il ruolo dellafinanza perché, prima che il sistema imploda su se stesso, ildogma della crescita illimitata cozza con la limitatezzadell’ambiente. I disastri nucleari, come quello di Fukushima, sonotristemente emblematici perché evidenziano, da un lato,come la potenza della natura resti superiore a qualsiasitecnologia e, dall’altro, come la natura sia la nostra casaoriginaria. La natura ha un valore inestimabile nonsemplicemente perché è ciò che utilizziamo per esisterecome individui, ma perché la materia che forma l’ambienteesterno è la stessa che ci costituisce. Fra quelle forzeimmani, si annida un fragile ecosistema, di cui noi stessisiamo espressione, anche se spesso ce ne accorgiamo soloquando siamo costretti ad evacuare le zone contaminatedalle radiazioni, per non subire mutazioni genetiche. Non si vuole demonizzare la molla del profitto, solodenunciare gli eccessi nel santificare il privato, checonducono a non considerare che l’unico modo per eliminarei riflessi negativi della competitività è la mediazione dellapolitica. L’occidente è in crisi perché alla società liquida harisposto con la politica liquida. E che la politica sia liquida,ancor prima che dalle dichiarazioni dei leaders politici,emerge dalle università, ad esempio in sociologia, dovesempre più ci si limita a descrivere la società e sempremeno si immaginano nuove forme di convivenza. Ciò che,più o meno surrettiziamente, sfugge sotto l’egida della 6
  7. 7. scientificità è che, essendo l’uomo creativo, i paradigmi nonsono mai neutrali, ma costituiscono una posizione politica:rinunciare alla critica equivale a legittimare le istituzionivigenti, salvo rimanere senza parole quando la storiariappare specchiandosi nel sangue delle rivoluzioni. Ma soprattutto, le rivoluzioni non sono separabilida quei sistemi di equazioni con cui si interpretano i rapportieconomici nella stragrande maggioranza delle facoltà dieconomia. Quei modelli costruiti sull’assunzione che l’essereumano sia homo oeconomicus, cioè dotato delle capacità dicalcolo di un computer e rapportato al mondo in manieraesclusivamente acquisitiva (massimizzazione profitto). L’uomo economico non ha bisogno della politica emen che meno del confronto con se stesso o con la naturaper dare un senso alla propria esistenza, perché il senso ègià dato dal mercato. Tuttavia, come dimostrano le crisi e lerivoluzioni, i rapporti economici sono anche rapporti umani ebasare l’intera teoria economica sulla massimizzazione delprofitto significa disconoscere, non solo che la razionalitàumana è limitata e l’uomo non è un computer, ma ancorprima che ciò che caratterizza l’essere umano è lamolteplicità dell’esperienza, l’emotività. Oltre alle previsionierrate, succede allora che, quando dalle facoltà di economia,passando per le banche, si giunge alla società, lacompetitività, osannata nei manuali, si trasforma in odio. La società moderna è malata perché il denaro damezzo è divenuto fine, colonizzando l’immaginario collettivoe meccanizzando i rapporti sociali. L’altro esiste 7
  8. 8. esclusivamente in quanto competitor o nella misura in cuisia strumentalizzabile e inevitabilmente il senso diinsicurezza finisce per attanagliare tutti, a partiredall’attività lavorativa, fino a contaminare le relazioniinterpersonali e il modo di pensare e di essere. Nonostante la tecnologia, l’orario di lavoro, cosìcome la morte sul lavoro, è aumentato, mentre i managerguadagnano migliaia di volte di più di un operaio. Le formegiuridiche di organizzazione flessibile del lavoro finiscono perpiegare la vita dei precari in misura tale che l’alienazioneoggi non sta più tanto nelle condizioni di produzione dellefabbriche, quanto nel fatto che catena di montaggio èdiventata l’intera organizzazione del lavoro globalizzato e ilsingolo lavoratore non conosce se, dove e per chi lavorerà,né tanto meno il prodotto del suo lavoro. Invece di proteggere le persone contro la paura,garantendo un minimo di certezze, i governi la alimentano,appellandosi ad una maggiore flessibilità in tutti i settori giàregolati dalle forze di mercato e delegando le funzioni socialialle organizzazioni umanitarie, alla Caritas o magari allasussidiarietà di qualche stravagante filantropo, salvo poirichiamarsi ad esigenze di controllo sui devianti, come imigranti o i disoccupati e tutti gli esclusi, per i quali nonrestano che le maniere forti di cui parlava Cameron: uncarcere sovraffollato. Men che meno le istituzioni internazionali sonostate capaci di attenuare i conflitti e anzi spesso li hannoalimentati, perché mosse dalle medesime logiche 8
  9. 9. economiche e per gran parte sottratte al controllodemocratico. Si pensi alla Banca Centrale Europea, la cuiindipendenza dalla politica si è tradotta in ciò che lemanovre sui tassi e gli interventi sulla massa monetaria,vengono effettuati esclusivamente in reazione ai mercati. Siverifica così che pur di non intaccare minimamente il valoredella moneta, si fanno fallire gli Stati o si condiziona ilsostegno a parametri tali per cui per gli Stati in difficoltàsarebbe preferibile fallire, senza il minimo riguardo per leconseguenze sociali che ciò comporta. La paura finisce così per pregiudicare anche irapporti affettivi, che vengono dimensionati in funzione dellaloro utilità, in modo da poter essere disfatti quando questacessa e prima di essere a propria volta abbandonati. Lafamiglia tradizionale, ad esempio, è in crisi non solo perchécrescere un figlio è diventato un privilegio, ma perché lacompetizione contamina la dimensione affettiva, che vienebasata sulla passione più che sulla compassione. Anche ildesiderio di condividere una vita diventa allora precario, finoa perdersi nell’individualismo proprietario che caratterizza lasocietà moderna, tanto che è verosimile ipotizzare che più leragioni economiche si imporranno su quelle sentimentali, piùlo spazio della famiglia sarà destinato a ridursi, fino a chel’organizzazione familiare si modificherà strutturalmente. L’eclissi della politica determina anche che attivitàdi tipo culturale, non indispensabili alla produzione o chedifficilmente possono autofinanziarsi, cessano di esistere.Alla cultura si sostituisce l’industria culturale, cioè 9
  10. 10. l’entertainment dello sballo, valvola di sfogo dellosfruttamento, funzionale agli interessi delle lobby. I grandi gruppi mediatici privati, tramite l’overdosedi spot, gossip, veline e calciatori, promuovono unimmaginario collettivo sganciato dalla vita reale, specie daiproblemi della gente povera. Tutto ciò che potrebbe metterein discussione lo stile di vita propagandato dai mass mediacommerciali ossia il reality della classe agiata, viene ridottoa barzelletta, facendo perdere coscienza, oltre che delladimensione della cittadinanza, dei misteri fuori nell’universoe dentro di noi. Inoltre, come cercherò di mostrare nel proseguo,stimolando il desiderio continuo di beni, si risponde adun’istanza legata agli istinti, che limita l’empatia umana,riducendola ad una mera funzione cognitiva e privandola delcontenuto affettivo che le è proprio. Si genera così un profondo narcisismo, chedetermina una sorta di regressione a stadi di sviluppoinfantile. L’uomo moderno pensa semplicemente che porsidomande filosofiche sia da “sfigati” o da pazzi, colmando ilvuoto esistenziale drogandosi di emozioni in quei (non)luoghi che la stessa industria culturale fornisce, come igrandi centri commerciali, dove tutto sembra a disposizione,come nel Paese dei Balocchi del Pinocchio di Collodi, in quelpoco tempo libero strappato alla produzione: “Hai torto, Pinocchio! Credilo a me che, se nonvieni, te ne pentirai. Dove vuoi trovare un paese più sanoper noialtri ragazzi? Lì non vi sono scuole, lì non vi sono 10
  11. 11. maestri, lì non vi sono libri. In quel paese benedetto non sistudia mai. “Che bel paese!“ disse Pinocchio, sentendo venirsilacquolina in bocca. “Che bel paese! Io non ci sono statomai, ma me lo figuro…!” “Pinocchio!” disse allora Lucignolo. “Da retta ame, vieni con noi, e staremo allegri”. No, no, no e poi no. Oramai ho promesso alla miabuona Fata di diventare un ragazzo per bene, e vogliomantenere la promessa. Vieni con noi e staremo allegri, gridarono altrequattro voci di dentro al carro. Vieni con noi e staremoallegri, urlarono tutte insieme un centinaio di voci. Pinocchio obbedì. Il carro dell’Omino riprese la suacorsa, e la mattina, sul far dellalba, arrivarono felicementenel “Paese dei balocchi”. […] Intanto era già da cinque mesi che duravaquesta bella cuccagna di baloccarsi e di divertirsi le giornateintere, senza mai vedere in faccia né un libro, né unascuola; quando una mattina Pinocchio, svegliandosi, ebbe,come si suol dire, una gran brutta sorpresa, che lo messeproprio di malumore. E questa sorpresa quale fu? E Ve lodirò io, miei cari e piccoli lettori: la sorpresa fu che aPinocchio, svegliandosi, gli venne fatto naturalmente digrattarsi il capo; e nel grattarsi il capo si accorse...Indovinate un po di che cosa si accorse? Si accorse con suograndissimo stupore, che gli orecchi gli erano cresciuti piùdun palmo. 11
  12. 12. In questa involuzione, il “bel paese” a precederetutti a livello globale è stata l’Italia, dove svalutare tutto ciòche è di interesse collettivo è servito direttamente persfiduciare le persone e per ridurre il numero di voti dacomprare per vincere le elezioni. Come accennato all’inizio,però, sotto quest’aspetto nemmeno la religione e la filosofiasono esenti da responsabilità, come dimostra il fatto chetale regressione culturale è avvenuta col consenso di tuttiquegli intellettuali che hanno continuato a predicare i lorosalmi, mentre accondiscendevano alle leggi ad hoc e aimiserabili imbrogli che hanno insozzato la vita politicaitaliana degli ultimi decenni. I monoteismi presentano la morte come unpassaggio che porta alla continuazione della vita in unordine trascendente. Ciò può fornire un riparo dall’angoscia,ma determina che gli uomini finiscano per staccarsi dalmondo, come se si formasse una realtà parallela personale espesso una doppia morale. Nei conflitti interreligiosi, lamorte dei miscredenti può così diventare legittima mentre,al di là dei fondamentalismi cattolici o islamici, può accadereche gli uomini inizino a porsi di fronte alle cose della vita confatalismo e ignavia. Infatti, se il significato della vita risiedein un ordine trascendente e la morte non ha un valore in sé,allora nemmeno la vita ha un valore in sé e non c’è motivodi amarla nella sua differenziazione. In particolare, se ciòche ci accomuna non è la corporeità, allora non c’è unmotivo in sé per provare compassione per il dolore o digioire per il semplice fiorire della vita degli altri. 12
  13. 13. A mio avviso, ad esempio, è proprio per questeragioni che la dottrina sociale della chiesa e la vita di Gesùsono costrette a cedere il passo rispetto alla tradizionedogmatica e al Cristo in croce. Si può dubitare sul fatto chela chiesa cattolica abbia speranza di salvarsi tramitecredenze vecchie di millenni e tramite le nuove crociatecontro il preservativo, gli omosessuali, le coppie di fatto, laricerca scientifica, l’eutanasia e via dicendo, in un mondodove ad essere globale è anche la circolazione delle idee. Maa prescindere da ciò, come proverò a chiarire nel proseguo,credo che prima di ogni religione venga la religiosità, che è ilportato delle capacità empatiche che l’uomo possiede inquantità tale da costituire una qualità rispetto agli altrianimali. Qualità sacra, tramite la quale è come se la stessanatura acquisisse consapevolezza, permettendo all’energiache la costituisce di dispiegarsi nell’amore. In primo luogonell’amore per i propri simili, di cui si condividono leidentiche sensazioni e rispetto ai quali l’empatia puòdivenire la simpatia di cui parlavano i filosofi ben prima dellosviluppo delle neuroscienze. I monoteismi, assumendo l’idea che esista unordine trascendente e trasformandolo nel luogo dellasalvezza, ereditano la stessa impostazione e gli stessiproblemi della filosofia occidentale. Il pensiero occidentaletende infatti a situare il fondamento della realtà in un ordineassoluto e/o assolutizzare la mente, mentre il corpo vieneridotto a peccato, apparenza o sensazione passiva. Latradizione occidentale tende cioè a caratterizzarsi in senso 13
  14. 14. soggettivistico, perché conosce riducendo la complessitàtramite forme che interagiscono meccanicamente, prodottein uno spazio e in un tempo ideali, indipendenti dal corpo edal mondo. La conoscenza per gli occidentali ricalca unarelazione di tipo visivo, dove soggetto ed oggetto non sicontaminano e che opera come se si apponesse una grigliasul mondo, eliminando la vitale distanza fra la realtà e larappresentazione di essa. Peraltro, assumendo che l’ordine ideale possacorrispondere con l’ordine della natura, la filosofia è statasoppiantata dalla tecno-scienza, che ne ha fatto proprio ilmetodo, affinandolo tramite la matematizzazione erendendolo utilizzabile tramite la tecnologia. Anche lascienza, quindi, non può che operare in maniera parziale ein un’ottica di breve periodo perché, come approfondirò nelproseguo, la natura non va intesa in maniera meccanica madialettica. Né, dall’altro lato, le complesse dinamiche chel’interconnessione universale è capace di creare possonoessere sussunte in leggi sperimentali, se non ancora neitermini di mera utilità dei paradigmi. Tuttavia, ciò che è importante rilevare ai fini diquesto lavoro è che alla filosofia non è rimasto allora checercare di ritagliarsi uno spazio legittimando logicamente taliprocedimenti, fino a predicare che l’essere sia fisso eimmutabile, senza che ciò abbia impedito che nella maggiorparte delle università le problematiche non solo economiche,ma anche sociologiche, psicologiche e giuridiche venganorisolte sempre più spesso applicando modelli matematici. Ha 14
  15. 15. invece determinato che metodi e scopi dell’attività scientificanon abbiano più un rapporto diretto con i bisogni degliuomini, perché con la morte della parola si perde ladimensione qualitativa, vitale ed esistenziale. Per di più per questa via, la filosofia è stataspiazzata dalla scienza, ad esempio perché gli scienziatihanno scoperto che i neutrini vanno più veloce della luce operché pur registrando la presenza di buchi neri disseminatiper l’universo, non sono in grado di definire scientificamentelo stato della materia ivi risucchiata, oppure perché sonoconcepibili geometrie non euclidee. Si potrebbe continuarecon altri esempi, ma il punto decisivo è, a mio avviso, che ilpensiero stesso si può spiegare scientificamente comeintimamente legato al corpo e quindi all’ambiente. Decisivoanche perché potrebbe (ri)aprire qualche via alla filosofia. Quando si considera l’ambiente, l’errore che spessosi fa è vederlo esclusivamente come un oggetto, che noninfluisce sulla soggettività. Invero, è solo considerando lasoggettività come intimamente legata al corpo e quindiall’ambiente che emergono lo spazio e il tempo nella loroforma originaria e inseparabilità. La struttura degli individui si è differenziata econtinua a differenziarsi a partire dall’ambiente. L’ambientenon solo seleziona i geni mutati casualmente, ma ne puòprovocare una diversa espressione tramite meccanismi dinatura adattativa, un po’ come affermava Lamarck o comesuccede nella Metamorfosi di Kafka, ma con evidenze di tiposcientifico. Infatti, secondo gli studi di epigenetica, termine 15
  16. 16. che deriva da epigenesi, impiegato da Aristotele perdenotare la generazione di individualità a partire dal nonformato, la presenza o l’assenza di certi fenomeni esterni èin grado di operare un condizionamento sul genoma,determinando l’attività di alcuni geni e la quiescenza di altri,senza influire sulla struttura di base del DNA. I cambiamentiepigenetici si conservano nella divisione cellulare, durante ilcorso della vita di un organismo e si ritiene che, qualora unamutazione epigenetica sia coinvolta nella riproduzione,possa anche essere ereditata dalla generazione successiva. Nemmeno la consapevolezza necessita di un saltotrascendentale, perché la natura che si manifesta nellesensazioni, nell’uomo diventa consapevole differenziandosinell’empatia. L’empatia si è sviluppata probabilmente apartire dal rapporto che lega la madre a quanto nasce dalsuo grembo, costituendo una sorta di istinto della specie,che deve essere stato per lungo tempo l’unico legamesociale. Non è sconosciuta in filosofia dove, col terminesimpatia, gli antichi designavano la capacità delle cosenell’universo di influenzarsi a vicenda. Di simpatia, conriferimento all’uomo, ne hanno parlato anche Adam Smith eDavid Hume, mentre oggi le neuroscienze, in particolare ungruppo si scienziati italiani afferente all’università di Parma,affermano di avere individuato il luogo dell’empatia neineuroni specchio, cioè neuroni che si attivano sia quandoosserviamo un nostro simile compiere una certa azione, chequando siamo noi a compiere quella stessa azione. 16
  17. 17. L’empatia svolge, innanzitutto, una funzionecognitiva, facendo si che le sensazioni acquistino oggettività,trasformandosi in significati di base che precedono illinguaggio. La sensazione opera, cioè, attivamente nel modoin cui strutturiamo i concetti perché, tramite la mediazionedell’empatia, le esperienze corporee danno vita ad unprimordiale senso di sé, inseparabilmente accoppiato alsenso dell’altro, che precede e rende possibile qualsiasilinguaggio. Questa funzione mediatrice corrisponde a quellache Adam Smith denominava simpatia, ma che equivale allapura e semplice capacità di metterci nei panni dell’altro,senza necessariamente condividerne le sensazioni epermettendoci, ad esempio, anche di godere sadicamentedel dolore altrui. La discontinuità rispetto al mondo opera quindi giàa livello del sé e, anche se forme di razionalità sono possibilisenza linguaggio, quello che noi chiamiamo pensiero è ildono di poter dar veste al sé tramite la memoria e i simboli.Le idee di spazio e di tempo rappresentano una modalità diinterpretazione della realtà perché, rispetto al sé, il tempo èla vitalità dello spazio. L’io può essere inteso come luogodello sviluppo del sé e qualsiasi linguaggio è metaforico estoricamente determinato nella semantica, cosi come nellagrammatica e nella sintassi. Il linguaggio non è né innato, né esclusivodell’uomo, come hanno messo in evidenza le ricerche sullacapacità di imitazione che i neonati hanno delle espressionifacciali degli adulti o quelle sulla capacità di alcune specie 17
  18. 18. animali di inventare semplici simboli per comunicare, adesempio, quando avvistano un predatore. Certamentenessun animale ha una consapevolezza tale da inventarelinguaggi complessi, ma certi primati possono apprendere eutilizzare linguaggi umani, come quello gestuale e utilizzarlianche in assenza di stimoli, come se acquisissero unrudimentale pensiero. All’opposto, recentissimo èl’agghiacciante caso, scoperto a Bari, di una bambina cheper i primi sette anni di vita era stata tenuta dai genitori incattività, insieme ad un cane: la bimba ne aveva imitato icomportamenti e sapeva solo mangiare nella ciotola eabbaiare. Come su accennato, tuttavia, l’empatia possiedeanche un contenuto affettivo proprio e originario, così comeaveva sostenuto Hume, utilizzando anch’egli, in maniera piùappropriata, il termine simpatia. Alla tendenza a portarsi aldi là del proprio io, si accompagna cioè la capacità diprovare le stesse sensazioni dell’altro, come se l’esperienzasi trasmettesse e si creasse una intersoggettività. All’internodel sé si sviluppa così la dialettica istinti/empatia, chedetermina il carattere del pensiero. Alcune tendenze diquesta dialettica verranno tratteggiate nel proseguo,affrontando il tema del rapporto che lega pensiero edambiente, anche con riferimento all’architettura. Quello cheva evidenziato adesso è che un sostegno a quanto diremoce lo offrono di nuovo le neuroscienze quando affermanoche l’esperienza plasma il cervello modificando,aggiungendo o eliminando sinapsi neuronali. 18
  19. 19. Va sottolineato, tuttavia, che il grado diconsapevolezza dell’uomo è tale da permettergli di utilizzarei simboli anche criticamente, di modo tale da portare allacoscienza i condizionamenti sia interni che esterni. Così ilsoggetto può esistere e può sviluppare la propria umanitàpromuovendo un linguaggio legato all’empatia più che agliistinti. Le risposte stanno nel sentiero che le domandeaprono e per ciò bisogna impedire che la parola vengastrumentalizzata e tecnicizzata oltremisura, affinché si possarealizzare cultura nel senso pieno del termine. Va da sé cheinvece di criticare chi è “iperformato”, tutta la societàumana dovrebbe tendere alla educazione continua. Ciò trovaperò anche fondamento nel fatto che l’empatia, per nonessere offuscata dalla tradizione o assorbita dagli istinti epotersi sviluppare pienamente in simpatia, deve esserecoltivata e ciò può avvenire con la libera ricerca e lo studio. Da questa prospettiva, si può comprendere anchel’importanza di un mezzo di comunicazione di tipoorizzontale quale internet, che non solo permette l’accessoad una mole sterminata di informazioni e il loro scambio intempo reale a livello globale, ma permette la condivisionedelle idee. Non credo, tuttavia, che la rivoluzione del Nord-Africa sia da ascrivere esclusivamente ad internet, che pureè stato determinante. Ancor prima, credo che si tratti di unarivoluzione che nasce dall’occidentalizzazione e dallaconseguente frana dei valori legati alla tradizione islamica: igiovani tunisini o egiziani desiderano la libertà, compresaquella di consumare, che hanno visto sui canali televisivi 19
  20. 20. occidentali o nei villaggi turistici costruiti sulle loro coste, ben prima dell’avvento della rete. Credo invece che, in paesi come l’Italia, grazie ad internet, si possa, se non ricreare un luogo in cui si acquisisce la coscienza sociale, ampliare i contenuti della cittadinanza, tramite la partecipazione e il confronto. Come il vetro, che pur essendo trasparente costituisce pur sempre una barriera, similmente le relazioni sulla rete non possono essere piene e spontanee, ma la piazza del comizio o la sede di partito avevano cessato di essere il luogo della politica, in favore dei salotti e dei talk- show televisivi, ben prima dell’avvento della rete e anzi, sempre più spesso, la trasparenza che caratterizza internet permette di farne il mezzo per organizzare, incontri, eventi, manifestazioni, rivoluzioni reali. Per certi versi simile a quella sopra tratteggiata con l’ausilio delle neuroscienze1 è la posizione della filosofia orientale, secondo la quale non esiste uno spazio proprio dell’uomo, nemmeno nella sua mente: da un lato, qualsiasi cosa l’uomo definisca essere non può mai comprendere l’essere perché tutto è interdipendente e in divenire, dall’altro, in questa dinamica il soggetto stesso è ricompreso. Ciononostante, non si ricade nell’oggettivismo perché si ritiene che la realtà stessa diventi consapevole nel sé, tramite un’intuizione che è anche azione perché corporea, ma che precede la predicazione logica.1 Si ringrazia Giuseppe Mento, neurologo presso il dipartimento di neuroscienze dell’Universitàdi Messina, per i consigli e la supervisione. 20
  21. 21. Si potrebbe pensare che l’espressione filosofiaorientale faccia genericamente riferimento alla tradizionemistico-religiosa e alla varietà di sfaccettature da essaassunta, dall’India al Giappone nel corso dei millenni. Perfilosofia orientale si intende, invece qui, precisamente, unascuola filosofica, anche se il termine orientale, può non venirvolentieri accostato a quello di filosofia da coloro checonsiderano la filosofia come qualche sorta di metodo.Eppure quei pensatori accomunati sotto il nome Scuola diKyoto a cui, in questa sede, si farà cenno soltantogenericamente, a prescindere dal fatto che siano riusciti omeno nell’impresa, si proponevano proprio di fare filosofianel senso occidentale del termine, sebbene coniugandolacon la cultura orientale e in particolare con lo Zen. Come siavrà modo di chiarire nel proseguo, infatti, pur rinunciandoall’idea di un essere assoluto, essi non rinunciarono aricercare un fondamento. Il pensiero occidentale è un pensieroprevalentemente tecnico, che fu ideato per rispondere aproblemi pratici e precisamente ai problemi che poneval’ambiente del Mediterraneo nel quale la filosofia nacque. LaGrecia non è molto diversa dalla Sicilia. La Sicilia si erge inuna posizione centrale nel Mediterraneo, di cui è l’isolamaggiore. Il territorio è collinare, sono pochi i rilievi chesuperano i 2000 metri, così come sono poche le pianure e ifiumi. Al contempo però, la pendenza delle colline non è taleda impedire il pascolo o la coltivazione dell’ulivo, della vite,degli agrumi e di molte varietà di alberi da frutto. Inoltre, i 21
  22. 22. torrenti riescono frequentemente a strappare ai rilievipiccole valli pianeggianti e, specie nei pressi dell’Etna, anchepiane più ampie, nelle quali si possono coltivare gli ortaggi. A queste latitudini prevale il sole, che rende leestati lunghe e secche e che durante tutto l’anno non smettedi ritagliarsi spazio fra le nubi, sorprendendo con scorci dibella stagione anche in pieno inverno. Tuttavia, gli invernisono abbastanza piovosi, così come l’inizio primavera e ilfinale dell’autunno, tanto da far crescere una vegetazionecoriacea anche se non lussureggiante, e sempre piùrigogliosa man mano che, salendo dal mare, verso i 600metri, alla macchia mediterranea si aggiunge l’odor dellefelci mischiato a quello dei boschi di castagno. IlMediterraneo non è pescoso come l’Oceano, ma è temperatoe le brezze che salgono dal mare mitigano sia l’afa estiva,sia il gelo invernale. I venti non soffiano in manieratempestosa, mentre le numerose insenature offrono portisicuri per le barche e le navi, senza nebbia e con buonavisibilità, se si escludono i giorni in cui lo Scirocco africanooccupa il cielo con basse nubi, che a volte si fanno d’oratecome un’immagine riflessa del deserto del Sahara, di cuitrasportano la sabbia, che può giungere al suolo mista apioggia. Questa relativa disponibilità della natura, non cosìminacciosa da rendere vana ogni resistenza e costringere adun atteggiamento difensivo, ma nemmeno così docile danon richiedere la trasformazione tramite il lavoro, haplasmato il pensiero occidentale e ciò è massimamente 22
  23. 23. evidente nell’architettura, le cui forme regolari sembrano leforme stesse del Mediterraneo. Connessa al pensierooccidentale c’è quindi un’idea di dominio sulla natura, che siriflette anche nel modo di costruire: come la filosofiaconosce definendo, allo stesso modo l’architettura tende aridurre il mondo a figure primarie, al fine di poterlomodificare, mentre la bellezza viene a coincidere conl’ordine. Pur non producendo la stessa idea di dominio sulmondo, questa volontà è addirittura maggiore nella culturaaraba, nata nel deserto, dove la vita sta solo dal latodell’uomo e dove la popolazione è costretta ad assumere unatteggiamento difensivo per sopravvivere. Ciò ebbe un pesodeterminante nel condurre la popolazione a raggrupparsi intribù piuttosto che dar vita a grandi civiltà e, probabilmente,a darsi un unico Dio che sta al di sopra, piuttosto che nellanatura. Dal punto di vista architettonico, invece, ciò sitradusse nel prevalere di forme tondeggianti come le cupole,come se l’umanità che è assente nella natura venissericercata nelle forme, che fluiscono dall’internodell’individuo, piuttosto che essere funzionali al mondoesterno. Questa volontà di potenza manca, invece, nellacultura orientale, che si è dovuta adattare ad una naturatanto ricca da imporsi, sviluppando un atteggiamentoricettivo, che ha dato vita al particolare pensiero cui suaccennato, così come ad un’architettura che tende a nonsovrapporsi alla natura, lasciando ad essa la bellezza. La 23
  24. 24. bellezza risiede nel modo congeniale in cui vengonocombinate forme attinte così per come esistono in natura.Sia il metodo che il sentimento passano in secondo piano:prevale la ricerca dei dettagli, più che l’armonia che risultasolo dall’insieme, mentre l’artista diventa un mezzo tramiteil quale la natura stessa appare manifestarsi. L’empatia nonviene né offuscata dalla razionalità, né assorbita dagli istinti,come se l’oriente vedesse l’arte come espressione dellanatura per mezzo del sé, mentre l’occidente comeespressione del sé per mezzo della natura e ciò è evidente,ad esempio, nella differenza fra i giardini occidentali e quelliorientali. Il pensiero del Mediterraneo si è sviluppato tramitela razionalizzazione del territorio, a cui è seguita la divisionedel lavoro, i commerci e, con la liberazione delle classidominanti dai bisogni primari, la nascita della polis e dellafilosofia. Inoltre, man mano che la ricchezza si accumulava,lo spirito di competizione ad esso sottostante, si èmanifestato anche nelle crescenti dimensioni enell’esaltazione delle forme delle case, dei templi, dei palazzidelle istituzioni, dei teatri, accanto alla formazione diperiferie il cui unico tema collettivo è dato dalla volontà disopravvivere. Passando per l’impero romano, la razionalità si èspostata dalle sponde del Mediterraneo, sempre più versoNord, dove ha trovato un ambiente meno ospitale ecaloroso, ma per certi versi più sottomettibile, basti pensarealle nubi che coprono il sole per gran parte dell’anno, 24
  25. 25. benedicendo il terreno pianeggiante con acqua inabbondanza, senza dar vita ad una eccessiva instabilità. Ciòha stimolato la forza di volontà e la razionalità è stataportata alle estreme conseguenze, fino alla nascita dellatecno-scienza capitalistica. Si recide così il particolare legame fra pensiero eambiente, che aveva reso equilibrata la cultura occidentale,tanto da divenire guida del mondo. Alla passione per lanatura, che aveva spinto verso le domande filosofiche e cheè pure evidente, ad esempio, nella scelta di posti unici su cuiedificare città come Taormina, che sorge in cima ad unacollina che sprofonda nel mare blu, lasciandosi alle spallespiagge dorate con l’Etna a dominare sullo sfondo, sisostituisce la razionalità strumentale al sistema tecno-capitalistico e la speculazione edilizia. Viene meno anchel’affettività che sta dietro la condivisione degli spazi umani,delle piazzette, dell’intreccio disordinato di viuzze che hannoreso famosa Taormina. Conseguentemente, così come ilconsumare non richiede che si facciano domande sul sensodella vita, il sistema, per minimizzare i costi e massimizzarei profitti, non richiede architetti. Oggi, la costruzione avviene quasi senza piùbadare all’ambiente circostante o alle esigenze umane, main base a progetti standard. Così mentre blocchi di cementodivorano le campagne e deturpano le coste, fino al punto incui le alluvioni causate dai mutamenti climatici nonrestituiscono a “Gaia” ciò gli appartiene, l’architettura, comela filosofia, è costretta a ripiegare in meri esercizi di stile, 25
  26. 26. come ad esempio la cupola con l’Arcangelo Gabriele del SanRaffaele a Milano, enormi cattedrali nel deserto, spessofinanziabili solo con denaro pubblico, che sembrano mettersiin competizione con Dio o voler ingenerare timore negliuomini, piuttosto che ricordare che Gesù nacque in unastalla. Credo che l’architettura, così come la filosofia, pernon estinguersi, debba esercitare una funzione critica, chepromuova un modo di vivere più consapevole, sia delleesigenze umane, sia del valore dell’ecosistema naturale. Inquesto modo l’architettura, specie in paesi come l’Italia,potrebbe recuperare il suo spazio puntando sull’originalitànecessaria per armonizzare le esigenze umane con labellezza che è già contenuta nella natura e nella storia.L’economicità si può ottenere anche valorizzando quanto lanatura già ci offre o riutilizzando sapientemente gli spaziumani. Dal rapporto fra pensiero e ambiente emerge,quindi, come l’occidente abbia privilegiato la tecnicasacrificando la creatività. Ma la tecnica è facilmentescopiazzabile con la globalizzazione, mentre l’oriente puòadesso dispiegare le potenzialità creative proprie di quelbagaglio culturale, che scaturiscono dalla apertura alledomande sul senso che la cultura orientale favorisce. All’occidente resta invece la crisi culturale, che siriverbera anche nella crisi economica e nel modo di abitare:la capacità umana di provare una molteplicità di esperienzetramite l’empatia è offuscata dal tradizionalismo e la luce 26
  27. 27. dell’io non è più capace di illuminare altro fuorché i sentieridegli istinti. L’uomo moderno vive così proiettato nel futuroin maniera passiva, come se il futuro fosse eternariproduzione dell’esistente, perché non riesce a comprendereappieno il presente. Ne consegue un narcisismo che puòdivenire patologico e degenerare in amore per la morte seportato alle estreme conseguenze da una societàinteramente fondata sul possesso, come la nostra. Questa èla tragedia dell’occidente. Non ci può essere convivenzasociale se non si impara prima a convivere con se stessi econ la propria natura. La morale non può basarsi su leggiuniversali astratte, così come qualsiasi ordinamento puòvenir travolto, se il legame sociale non risiede prima nellacultura, intesa come consapevolezza tale da generareaffetto, dei governanti così come dei governati. Credo chesia giunto il momento in cui l’occidente inizi ad apprenderedall’oriente che, per evitare di coltivare il nichilismo comevolontà di potenza, occorre affrontarlo, senza tuttaviaperdere la propria identità distaccandosi dalla vita, masuperandolo con l’amore, proprio come fece Gesù. Non penso che la via per uscire dalla crisi siaquindi rintracciabile in quei filosofi post-moderni, cheevitano di prendere posizione, lasciando di fatto campoaperto alla narrazione tecno-capitalistica. Il fatto che siamorto Dio, non significa sia morta anche la morte e chenell’universo esista solo il consumo. Le domande sull’uomorimangono ed è compito della filosofia assumersi laresponsabilità di ricercare un senso, di modo tale che, 27
  28. 28. indebolita la ragione, non si indebolisca anche il desiderio diricerca. Tuttavia, se la filosofia cerca di rispondere senzarinunciare al principio di non contraddizione non può cheridursi a filosofia della religione o della scienza. Senza unafilosofia della morte si rischia la morte della filosofia. Nonsolo un discorso sulla morte è propedeutico allaresponsabilità, poiché se non esistono limiti non si avverte lafragilità e l’unicità dell’esistenza, ma la morte è l’antagonistadella scienza moderna, perché la prospettiva del mutamentoè quella nella quale si potrebbe discutere su ciò che residuaalla potenza della natura dopo la prepotenza della tecnica.Inoltre, la scienza può dirci qualcosa sulla morte comeevento naturale, ma nulla in quanto esperienza esistenziale.Eppure, la questione della morte, del divenire,dell’incertezza è stata rimossa, e insieme ad essa anche laquestione della vita. La via tradizionalmente alternativa è quella chetenta la comprensione della realtà in maniera dinamica.Tuttavia, in occidente forse questa via non è stata battutafino in fondo perché o si è applicato il metodo dialettico apartire da un principio assoluto o si è riposto il principionella realtà ma non si è applicato il metodo dialettico,oppure si è assolutizzata l’esistenza umana. In questo quadro, tratteggiato con estrema sintesiper le esigenze di questo lavoro, si colloca Friedrich Engels.Engels è uno di quei pensatori il cui valore si apprezza aprescindere dalla finalizzazione, come il mediano delle 28
  29. 29. squadre di calcio, e proprio in questa posizione potrebbetornare utile. Nella “Dialettica della Natura”, opera rimastaincompiuta e pubblicata solo a partire dal 1924, egli siconcentrò soprattutto sulla dialettica come metodo diindagine scientifica e anzi, probabilmente spinto dal fervoresuscitato dalla rivoluzione tecno-scientifica e dal fatto che glipremeva più legittimare la dialettica in funzione politica chefilosofeggiare sul movimento in sé, provò anche amatematizzare il passaggio dalla quantità alla qualità. Gliaspetti più profondi e filosofici del suo pensiero, pur presentie parecchio stimolanti, rimasero meno rifiniti e per granparte furono pubblicati come frammenti. I filosofi orientali provarono invece a dare unfondamento alla loro dialettica, come su accennato, ma unavolta individuato l’uomo come luogo dove la naturaacquisisce consapevolezza, portarono alle estremeconseguenze la dimensione personale, in conformità allatradizione Zen, e per questa via giunsero al nulla assoluto.Filosoficamente, ottennero così una categoria che permettedi criticare qualsiasi altra categoria e di riaffermarel’esistenza, intesa in termini non solo temporali ma spazio-temporali, tuttavia continuarono a non spiegare come sisviluppi la dialettica della natura. Su questa posizione resta dunque possibileinnestare Engels, portandolo alle estreme conseguenze.Infatti, se si assume che la natura operi dialetticamente,non ci si può esimere dal ricercare il fondamento, perchéogni relazione è mediata da unaltra relazione, fino al punto 29
  30. 30. in cui gli opposti si confondono. L’unica categoriaammissibile è quindi la mediazione assoluta, definibile comeenergia o, se si vuole, spirito. Il mediatore assoluto è e alcontempo non è, perché è il movimento che permette ilmescolarsi delle forme nell’universale dialettico e che fa siche la dialettica della natura sia creativa, tanto da creare unessere creativo come l’uomo. Se la materia non fosse in fondo energia non sipotrebbe spiegare il movimento e nemmeno la vita: pure ifilosofi che negano il movimento sono il prodotto dell’energiache muove le galassie e che fece sì che della materia siconcentrasse attorno ad una membrana per resisterenell’ambiente. Anche il sé, come su esposto, è espressionedell’universale dialettico ed è definibile nella coppiaistinti/empatia. Se la consapevolezza servirà solo adalimentare la volontà di potenza, quale sembra essere ladirezione intrapresa col dominio delle tecno-scienze, magaria causa di un corpo meccanico, immerso in un ambientetotalmente controllato, a morire non sarà la filosofia dellospirito, ma lo spirito stesso. All’opposto, se laconsapevolezza diventerà anche amore, allora è come se lospirito si manifestasse tramite l’uomo. La fioritura dellospirito della natura dipende dagli uomini, come Diogene diSinope, coevo di Platone e definito da questi come “unSocrate impazzito”, la cui filosofia coincide con la vita,giunta fino a noi tramite la “Vita dei filosofi” di DiogeneLaerzio: 30
  31. 31. Durante il giorno andava in giro con la lanternaaccesa dicendo: “Cerco l’uomo”. Secondo alcuni fu il primo araddoppiare il mantello per la necessità anche di dormircidentro, e portava una bisaccia in cui raccoglieva le cibarie;in un primo tempo si appoggiava al bastone solo quando eraammalato, ma successivamente lo portava sempre, nontuttavia in città, ma quando camminava lungo la strada,insieme con la bisaccia. Si serviva indifferentemente di ogniluogo per ogni uso, per far colazione o per dormirci o perconversare. Mentre faceva colazione nella piazza delmercato, la gente che gli era intorno ripeteva: “Cane” eDiogene: “Cani siete voi che mi state attorno mentre facciocolazione”. E soleva dire che anche gli Ateniesi gli avevanoprocurato dove potesse dimorare: indicava il portico di Zeuse la Sala delle processioni. Una volta aveva ordinato ad untale di provvedergli una casetta; poiché quello indugiava,egli si scelse come abitazione una botte. Fu straordinariamente pronto a rispondere alledomande che gli venivano poste. Catturato dai pirati evenduto come schiavo al suo compratore Seniade disse:“Bada ad eseguire i miei ordini!” E Seniade: “Rimontano ifiumi alle sorgenti”. E Diogene: “Se tu ammalato avessiacquistato un medico, gli obbediresti o gli reciterestirimontano i fiumi alle sorgenti?”. Seniade, invero, lo compròe lo portò a Corinto. Qui gli affidò l’educazione dei figli el’amministrazione domestica. Diogene curòl’amministrazione in ogni riguardo, in modo tale che Seniade 31
  32. 32. andava in giro dicendo: “Un demone buono è venuto a casamia”. Definì l’avarizia la metropoli di tutti i mali.Interrogato sulla sua patria rispose: “Cittadino del mondo”.Diceva che gli oggetti di gran valore si vendono a minimoprezzo, e viceversa: così una statua è venduta per tremiladracme, un quarto di farina per due centesimi. Andavagridando ripetutamente che gli dei hanno concesso agliuomini facili mezzi di vita, ma anche, tuttavia li hanno toltidalla vista umana, perché essi cercano focacce con miele,unguenti e simili. Diceva che l’inintelligenza degli sforzinecessari è la causa dell’umana infelicità e che gli uominigareggiano nel darsi stoccate a vicenda e nello spararsi calcil’un con l’altro, ma nessuno gareggia per diventare buono enobile d’animo. Perciò ad un tale che si lasciava calzare dalservo, disse: “Non sei ancora felice se costui non ti soffiaanche il naso: verrà la perfetta felicità, quando avrai persol’uso delle mani”. Definiva il ventre la Cariddi della vita. Una voltavide un giovinetto arrossire: “Coraggio – gli disse – questo èil colore della virtù”. Ad un giovinetto tutto adornato che glirivolse una domanda, disse che non avrebbe risposto seprima denudandosi non gli avesse mostrato se fosse donnao uomo. Definiva le Etere regine dei re, perché i re fannotutto ciò che vogliono le etere. Sosteneva che nulla si puòottenere nella vita senza esercizio, anzi che l’esercizio èl’artefice di ogni successo. Lo stesso disprezzo del piacereper chi vi sia abituato è cosa dolcissima. Chi gli disse che il 32
  33. 33. vivere è un male fu così da lui corretto: “Non il vivere, ma ilviver male”. Egli diceva che tutti gli elementi sono contenuti inogni cosa e pervadono ogni cosa: così per esempio e nelpane v’è carne e nella verdura v’è pane, perché in tutti icorpi semplici e frugali attraverso invisibili pori penetranoparticelle e diventano vapore. Si meravigliava deimatematici che guardavano al sole e alla luna e nonvedevano la realtà sotto i loro occhi. Definiva “bile” la scuoladi Euclide, la conversazione di Platone “perdita di tempo”.Una volta scorse Platone che in un ricco convito toccavasoltanto olive e disse: “Come mai tu, filosofo che navigastiin Sicilia proprio a causa di siffatte mense, ora che ti sonoimbandite non ne godi?” E lui di rimando: “Ma per gli dei, oDiogene, anche là mi cibavo di olive e di cose del genere”. EDiogene: “Poiché dunque andare a Siracusa? Forse l’Atticanon produceva olive?”. Un’altra volta mentre mangiava fichisecchi incontrò Platone e l’invitò ad assaggiarli. Platoneprese e mangiò, e Diogene: “Avevo detto di assaggiarli, nondi divorarli”. Diogene una volta gli chiese del vino e,contemporaneamente, fichi secchi. Platone gli mandòun’anfora piena di vino, e lui: “Se uno ti domanda quanto fadue più due, risponderai venti? Così né dai nella misura incui ti si chiede né rispondi a quel che ti si chiede”. Durante un ricevimento offerto da Platone adamici che venivano da Dionisio, Diogene calpestando i suoitappeti disse: “Calpesto la vanagloria di Platone”. Qualcunogli fece rilevare che mentre egli era solito chiedere, Platone 33
  34. 34. non chiedeva. E Diogene: “Anche lui chiede, ma avvicinandoil capo, si che gli altri non capiscano”. Discorrendo Platoneintorno alle idee e usando “tavolità” e “coppità” invece di“tavola” e “coppa”, Diogene disse: “Io, o Platone, vedo latavola e la coppa; ma le idee astratte di tavola e di coppanon le vedo”. Pregandolo Egesia di prestargli qualcuno deisuoi scritti: “Sei sciocco, Egesia - disse Diogene - i fichisecchi li preferisci reali, non dipinti, ma la tua pratica di vitavuoi farla sui libri e non nella realtà quotidiana”. A chi glirimproverava l’esilio rispose: “Ma è per questo, odisgraziato, che mi diedi alla filosofia”. Diceva di imitare gliistruttori dei cori: questi infatti danno il tono più alto, perchétutti gli altri diano il tono giusto. Si narra anche cheAlessandro il Macedone abbia detto che se non fosse natoAlessandro, avrebbe voluto nascere Diogene”. Trovava da ridire sulle preghiere degli uomini,osservando che essi non chiedono i veri beni, ma ciò che aloro sembra bene. Una volta vide una donna che supplicavagli dei in atteggiamento piuttosto sconveniente. Desiderandoliberarla dalla superstizione le si avvicinò e le disse: “Nonpensi, o donna, che il dio può stare dietro di te, poiché tuttoè pieno della sua presenza, e che tu debba vergognarti dipregarlo scompostamente?”. Pregandolo gli Ateniesi perchédiventasse iniziato e ripetendogli che gli iniziati ottengononell’Ade un posto privilegiato, Diogene disse: “Sarebberidicolo se Agesilao ed Epaminonda dimoreranno nel brago epersone di nessun conto, ma iniziate, vivranno nelle isoledei beati”. Ad un altro che discorreva di fenomeni celesti, 34
  35. 35. replicò: “Da quanti giorni sei venuto giù dal cielo?”. In unmodo simile rispose ad un tale che sosteneva che non esisteil movimento: si alzò e si pose a camminare. Si tramanda che Diogene sia morto all’età dinovanta anni circa. Diverse versioni corrono sulla sua morte.Una dice che egli dopo aver mangiato un polpo crudo fupreso dal colora e morì. Secondo un’altra, egli morìvolontariamente trattenendo il respiro. Questa versionericorre anche in Cercida di Megalopoli, il quale si esprime neisuoi Meliambi: non più, egli che un tempo fu cittadino diSinope, celebre per il suo bastone, per il doppio mantello eper il vivere all’aria aperta, ma se ne andò al cielo,premendo il labbro contro i denti. I cittadini ornarono il suosepolcro con statue di bronzo, su cui scrissero questi versi:anche il bronzo cede al tempo e invecchia, ma la tua gloria,o Diogene, rimarrà intatta per l’eternità, poiché tu soloinsegnasti ai mortali la dottrina che la vita basta a se stessae additasti la via più facile per vivere. 35

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