Cecilia Di Linda Ferri Milano Libri - Presentation Transcript
ISBN ISBN 978-88-7641-851-8 pagine 304
EDIZIONI E/O
editore prezzo 18 euro
CECILIA
di Linda Ferri
presentazione da MILANO LIBRI
Edizioni E/O Via Verdi 2, 20122 Milano
Via Gabriele Camozzi, 1 - data prevista: 16 aprile 2009
00195 Roma
Tel. (+39) 06 3722829
Fax (+39) 06 37351096
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Ufficio Stampa: Ester Hueting
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pubblicato Titolo
13 febbraio 2009 CECILIA
CECILIA di Linda Ferri- E/O editore autore
EDIZIONI E/O LINDA FERRI
Cecilia è una ragazza romana di famiglia nobile
che si converte al cristianesimo.
Siamo nel II secolo d.C., sotto Marco Aurelio. Cecilia ha
quindici anni e racconta il suo mondo con sensibilità e
freschezza: l'amore felice che la lega alla sua nutrice Carite
e al padre Paolo, medico filosofo e magistrato di Roma;
l'affetto profondo e contrastato per la madre Lucilla;
le sue amiche, le passioni, i matrimoni e i tradimenti
di cui sono protagoniste queste giovani donne.
Attraverso tutte queste relazioni, attraverso il confronto
con la cultura del suo tempo, Cecilia cerca se stessa.
In una società maschile, cerca un posto come donna.
In un'epoca d'angoscia, di presentimento della fine,
cerca una via di luce.
Penserà di averla trovata nell'amore per un uomo,
e poi in una nuova fede.
\"Cecilia\" è la storia di un'anima, il percorso di una personalità
insieme inquieta, forte e commovente, di una nuova identità
femminile.
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Linda Ferri
Linda Ferri autrice
di romanzi
Linda Ferri è nata a Roma e si è laureata in Scienze politiche a Parigi
e in Filosofia della storia a Firenze.
Dopo aver a lungo lavorato come editor di letteratura ha pubblicato
il suo primo romanzo, “Incantesimi” (Feltrinelli 1997).
Sempre per Feltrinelli ha pubblicato il suo secondo romanzo,
“Il tempo che resta”, una raccolta di racconti.
I suoi libri per bambini, di cui è anche illustratrice, sono stati tradotti
in diverse lingue.
sceneggiatrice
Ha firmato le sceneggiature dei film Voglio una donna, La stanza
del figlio di Nanni Moretti, Luce dei miei occhi e La vita che vorrei
di Giuseppe Piccioni e Anche libero va bene di Kim Rossi Stuart.
autrice
di libri
per bambini
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Vengo dalla letteratura e dalla traduzione, Spesso lo sceneggiatore si chiede: e adesso, cosa mi serve?
e per il cinema ho scritto pochissime cose, ma con A seconda della risposta, inventerà o troverà una scena,
la fortuna di lavorare insieme ad autori e registi un’immagine che rispondano allo scopo. Quando scrivo i miei
di grande qualità. La mia è dunque un’esperienza libri, mi sembra di affidarmi invece al processo inverso.
atipica, molto personale, non so quanto generaliz- Ho prima un’immagine, solo dopo mi chiedo cosa significhi,
zabile o interessante per gli altri. o dove mi porterà.
Cercherò di rispondere brevemente a queste due
domande:
Cosa può portare uno scrittore al cinema? Quali
sono le differenze tra la scrittura letteraria e quella
cinematografica?
Di getto alla prima domanda risponderei: lo scrittore è uno che ha delle storie
da raccontare e se per un tempo il cinema italiano ha un po’ sofferto di que-
sta mancanza, ora mi sembra che “la storia”, e di conseguenza la sceneggia-
tura, abbiano riacquistato un ruolo centrale nel farsi di un film.
Ma non si tratta solo di questo: chi scrive libri dispone solo della lingua per
creare immagini, suscitare emozioni: è costretto a scavare, ad abbattere cen-
sure, perché solo l’andare a fondo lo aiuta. Io credo che nella letteratura non
ci sia mai niente di meccanico, perché l’imitazione della realtà è impossibile,
perché la scrittura illumina invece frammenti di realtà altrimenti invisibili.
Sento che è questa la specificità della letteratura, una specificità che si sta
purtroppo perdendo, ma che proprio perché è anticinematografica, può porta-
re al cinema una ricchezza, un’originalità diverse.
Alla seconda domanda risponderei invece così: nel cinema la scrittura
chiude un processo fatto di discussioni, appunti, idee, profili di personaggi…
In letteratura, invece, dove lo scrivere è tutto, dove lo scrivere è l’inizio
e la fine, ciò che non vive nella frase, non vive affatto. E questo obbliga
a un rigore, all’impossibilità di rimandare le soluzioni, all’urgenza di trovare
il meglio, subito.
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Linda dice:
“Questo romanzo nasce da un innamoramento.
Uno dei molti che Cecilia ha continuato a ispira-
re nei secoli, inanellando le leggende , amplifi-
cando il mito. Una ragazza romana di famiglia
nobile che si converte al cristianesimo.
E poi per un errore d’interpretazione di un passo
della leggenda a lei dedicata, quella ragazza
che diventa patrona dei musicisti.
Una figura esile e bianchissima scolpita nel
marmo quattordici secoli dopo da un artista
ventenne, Stefano Maderno. Nella basilica illu-
minata dai ceri lo lasciarono solo, giorno e notte,
con il corpo di Cecilia appena riesumato dalla
cripta. Un dialogo silenzioso e impressionante
tra due ragazzi, tra la vita e la morte, tra l’arte e
la fede.
La statua da cui Sade rimane folgorato durante
il suo viaggio a Roma: “ Regna una verità così
Ancora oggi la basilica di Trastevere a lei
sconvolgente in quest’opera divina che è impossibile
intitolata si riempe di devoti, drappi ricamati
non rimanerne commossi....Cecilia era piccola, ma
e rose rosse, il 22 novembre, giorno della sua festa.
delicata....un bel fiore reciso quasi sul nascere.....”.
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RECENSIONI SULLA STAMPA-
Cecilia di Linda Ferri, Fabio Volo, RadioDJ, 24 marzo www.radiodenjay.com Podcast > Il Volo del mattino >
Cecilia di Linda Ferri, Benedetta Rinaldi, Radio Vaticana, 24 marzo
*Cecilia di Linda Ferri,di Enzo Di Mauro, Il Messaggero- 13 marzo 2009
*Cecilia di Linda Ferri, Fahrenheit, Radio3-13 marzo 2009
*Cecilia di Linda Ferri, di Paolo Petroni Ansa.it - 10 marzo 2009
* Cecilia di Linda Ferri, di Silvia Ronchey Io Donna - 07 marzo 2009
* Questo mese ho voglia di...Emozionarmi, di Elena Dallorso Donna Moderna - 04 marzo 2009
* Da Linda Ferri l’autobiografia della martire Cecilia, di Fulvio Panzeri Avvenire - 28 febbraio 2009
* La ragazza di marmo, di Tiziana Lo Porto D-La Repubblica - 14 febbraio 2009
*Ferri, Cecilia Metella shock, di Filippo La Porta il Riformista - 14 febbraio 2009
* Una nobile romana di nome Cecilia, di Giuseppe Leonelli la Repubblica - Almanacco dei libri - 07 febbraio 2009
*«Cecilia» di Linda Ferri, di Panorama - 22 gennaio 2009
PRESENTAZIONI IN LIBRERIA
Lunedì 9 marzo, alle ore 18, presso la Feltrinelli P. Colonna a Roma, Linda Ferri ha presentato il suo
ultimo romanzo Cecilia. E’ intervenuto il giornalista Paolo Petroni, mentre Alba Rohrwacher ha letto alcuni
brani tratti dal libro.
PROSSIME PRESENTAZIONI:
1 aprile a Verona, Libreria Rinascita
2 aprile a Bologna, Libreria Feltrinelli di P. Ravagnana- presentazione di Valerio Massimo Manfredi
16 aprile a Milano, Librera Milanolibri, Via Verdi 2
Maggio: da confermare le date per Firenze, Venezia, Napoli , Lecce e Torino
per altre rassegne stampa e aggiornamenti: www.edizionieo.it
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di ENZO DI MAURO, venerdi 13 marzo 2009
LA RICCA e prestigiosa iconografia intorno alla fanciulla romana Cecilia dal Raffaello della Pinacoteca di Bologna
al Domenichino nella chiesa di San Luigi dei Francesi ha trovato il suo punto più alto e credibile in una scultura
dell’artista barocco Stefano Maderno che non si smette di ammirare in Trastevere, il quartiere dove la martire
cristiana visse e abitò con i genitori prima di convolare a nozze, assai controvoglia, col nobile Valeriano e prima
dell’estremo sacrificio mediante decapitazione. A quella statua, e specialmente a quel volto ripiegato come a voler
custodire per sempre la bellezza e la grazia di un incontro risolutamente voluto e cercato con l’unico, col vero Dio,
Linda Ferri ha ora dato e offerto parole, vita, gesti, sentimenti, sconcerti, ostinazioni, ribellioni seppure nell’obbe-
dienza a un destino, anzi a una luce che atterra e resuscita. Dal remoto, perduto terzo secolo e poi attraverso
l’istantanea barocca fermata come dal vero, il bagliore di quell’esistenza nutrita dal mito e dalla leggenda assorbe
tutto il quotidiano a lei e a noi lettori consentito.
La procedura di Cecilia (edizioni e / o, pagg. 285, euro 18,00), vale a dire il suo schema, è semplice, lineare, privo
di inciampi.
È intanto un romanzo scritto in prima persona sotto forma di diario, diviso in tre parti, ognuna delle quali segnata
da una diversa gradazione di luce. Dapprincipio, si tratta di una luce indiretta, sghemba, per via di sogni che asse-
diano l’adolescente inquieta e pronta a respingere le cose di senso comune, ad esempio le vulgate educative uffi- Santa Cecilia, Raffaello,
ciali e celebrative del tempo. Com’è stato possibile, domanda al precettore scandalizzato e incredulo per tanta Pinacoteca di Bologna
tracotanza, avere potuto eroicizzare il pio Enea che, all’amore di Didone, ha preferito la fondazione di un impero?
Quasi a cogliere qui, in questo peccato d’origine, la fragilità e la transitorietà dell’impresa e a indicare la supremazia
inaudita di un altro impero che non è fatto per questa terra e che questa terra non sopporta. E tuttavia, per Cecilia,
è ancora la stagione dell’incertezza, dell’esitazione, del dubbio, del timore di diventare donna e di andare in sposa.
L’eternità le si presenta per frammenti, mediante la musica e la poesia. Nella seconda parte, già maritata, la fanciul-
la stenta a riconoscere la Cecilia di prima e persino la stessa sua grafia di un tempo, stretta ora nel tempo della
schermaglia e di quel mistero che rimane per lei il matrimonio e il rapporto con l’altro, con l’estraneo, con l’“involu-
cro visibile” di quei due corpi che si toccano lasciando, dopo, un senso di “solitudine” più grande e di reciproca
repulsione. È, del romanzo, la sequenza più breve, al pari di una nube d’angoscia passeggera, pronta infine a la-
sciar posto alla luce fortissima, definitiva, coatta della grazia che viene a completamente rapirla, a spezzarla in due,
a condurla alla vita nuova. Il sogno diventa visione, profezia. “Vedo il mondo”, dice, “per la prima volta”. Per la pri-
ma volta vede gli schiavi, i miserabili, gli ammalati, gli stranieri. L’arresto, gli interrogatori, il martirio rappresentano
un’appendice inevitabile, si potrebbe aggiungere necessaria e urgente. Appunto: “Il cerchio si è chiuso. Fuori non
Santa Cecilia, Domenichino,
esiste. Forse non è mai esistito. Non esiste Roma né io per lei”. Linda Ferri, in una nota, confessa di avere scritto Chiesa San Luigi dei Francesi,
Cecilia grazie a un “innamoramento” per questa figura di giovane donna che, a causa di una curiosa svista filologi- Roma
ca, è diventata la protettrice della musica e del canto.
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IL RIFORMISTA di FILIPPO LA PORTA, venerdi 13 marzo 2009
Cecilia di Linda Ferri (e/o) è soprattutto un romanzo “emotivo”, prima ancora di essere un romanzo
storico o biografico.
Nasce infatti dall’emozione ustionante che le ha dato un’opera d’arte, la statua seicentesca di Santa Cecilia di Stefano
Maderno, custodita a Roma nella chiesa omonima. L’artista scolpì a soli 24 anni la statua, ispirandosi direttamente al corpo
allora rinvenuto della santa: poggiata su un fianco, il volto rivolto a terra. Solo attraverso un recente restauro possiamo ve-
dere la scultura nella sua abbagliante bellezza e poi questo volto, semi-nascosto agli astanti. È come se la Ferri avesse volu-
to cominciare da lì, dal bisogno di raccontare l’altro lato, con pudore e in modo partecipe. Così scorre davanti a noi la vita
di Cecilia Metella, giovinetta vissuta nel secondo secolo dopo Cristo (Marco Aurelio imperatore), rampolla di una nobile
e ricca famiglia romana, educata sui testi classici dell’antichità e convertita al cristianesimo, santa, vergine e martire.
Dall’ansia per un matrimonio imposto alle gelosie violente e infine alla rivelazione. Sarebbe fuorviante qualsiasi analogia
con Le memorie di Adriano, in cui la Yourcenar ricostruisce meticolosamente l’universo tardo-classico, per ritrovarvi i ca-
ratteri di una malinconica e adulta visione laica del mondo. La Ferri aderisce al suo personaggio seguendone fedelmente
la curva del destino, senza eccessive preoccupazioni filologiche (anche se ovviamente si è documentata) e senza cercare
in esso delle risposte ai nostri dilemmi. La narrazione è lineare, casta. Alla protagonista sono imprestati modi di esprimer-
si un po’ antiquati, forse per evitare un rischio di eccessivo appiattimento sul presente: dirà che la musica «placa i tumulti
della mia natura », mentre delle azioni «non serviranno a scongiurare il suo biasimo».
Ma ciò che rende credibile ogni pagina e ogni dialogo del libro è proprio il rapporto di intimità che la Ferri stabilisce
con Cecilia. Anche a noi accade di scoprire, insieme a lei, la verità eversiva del cristianesimo, di quel sentimento di fraterni-
tà che all’improvviso rende il nostro prossimo più reale e le cose piccole misteriosamente eterne! E anche se le obiezioni Santa Cecilia, Guido Reni
del suo giudice non sono così infondate (i pagani sentivano tutta la “follia” della Buona Novella, quell’invito a perdersi per
ritrovarsi in Cristo) il libro mette bene in luce la novità scandalosa dei Vangeli, e cioè l’Incarnazione, il dio che si fa
carne (riscattandola), contro una cultura gnostica che crede al corpo prigione dell’anima e all’esistenza come caduta.
È vero che poi il cristianesimo stesso ha offuscato negli anni il sentimento della bellezza del mondo, ma è tema che merite-
rebbe una considerazione a parte. Questo romanzo mi ha evocato un altro bel libro uscito un anno fa, Louise di Eliana
Bouchard, sulla moglie di Guglielmo Il Taciturno, sempre in fuga e perseguitata, sempre dalla parte degli umiliati e offesi,
avversa a guerre e fanatismi.
In entrambe le figure si può percepire una radice, in parte oscurata, della nostra stessa civiltà, una razionalità diversa.
Una idea femminile dell’esistenza e delle relazioni tra esseri umani, che si contrappone quasi naturalmente alla Sto-
ria e alla logica della forza.
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CECILIA nell’arte e nei secoli
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Una nobile romana di nome Cecilia, di Giuseppe Leonelli la Repubblica - Almanacco dei libri
07 febbraio 2009
Questo romanzo, scrive l’autrice, «nasce da un innamoramento», il più recente incantesimo prodotto dal riverbero, attraverso i secoli,
dell’esistenza storica di una fanciulla romana, Cecilia, di famiglia nobile, vissuta sotto Marco Aurelio e Comodo, nell’età in cui lo stato è
ancora solido, ma è cominciata “l’età dell’ansia”: le coscienze si scoprono disarmate, colpite da qualcosa che somiglia a una vertigine dis-
solutoria, le prime avvisaglie della bufera che travolgerà il grande impero. Allorché il libro si apre, Cecilia ha quindici anni, poco più che
una bambina, ma, per le usanze del tempo, già donna e matura per il matrimonio. Le prime due parti del romanzo costituiscono la delica-
ta, trepida storia di un’anima alla ricerca di se stessa e del suo posto in una società maschilista. Accanto a Cecilia, che ha ricevuto un’edu-
cazione accurata, si muovono personaggi come il padre Paolo, la madre Lucilla, la nutrice, le amiche, i fratellini invissuti, i servi di casa, il
marito Valeriano, grande amore, poi delusione crudele per Cecilia. È un piccolo universo lontanissimo da noi, eppure sotto molti aspetti,
vicino: un gruppo di famiglia in un interno di secoli fa, la parte in cui la Ferri dà il meglio di sé, orchestrando invenzioni e facendo proprie
suggestioni, alcune delle quali ricordano certi racconti di Anna Banti. Preparato dall’iniziazione della madre al culto d’Iside, nella terza
parte avverrà l’incontro di Cecilia con il cristianesimo, un fiotto di luce che irradia l’anima della fanciulla («Mi perdevo nella musica, ora
mi perdo in Dio»), presto martire e santa, celebrata nella basilica di Trastevere e elevata a patrona dei musicisti. Nel racconto dei partico-
lari della conversione s’accende qualche barbaglio oleografico, redento dal finale di schietto sapore onirico.
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Cecilia di Linda Ferri, di Paolo Petroni Ansa.it 10 marzo 2009
E' quasi una moda, negli ultimi anni, che per di più, curiosamente, arriva dall'America, quella di romanzi ambientati nell'antica Roma.
Ma questo di Linda Ferri è diverso, non si incentra su una grande avvenimento storico e personaggi che abbiamo studiato a scuola, ma
su una qualsiasi ragazza e poi donna di nobile famiglia, attraverso cui raccontarci, in prima persona, in forma di diario, una giovinezza,
un'educazione sentimentale, rapporti famigliari e vita quotidiana al tempo di Marc'Aurelio. Un romanzo documentatissimo, ovviamente,
come dimostra la pur essenziale bibliografia finale, sostanzialmente letteraria, e che dovrebbero leggere i giovani nelle scuole proprio
come introduzione non didattica al mondo romano, con precisi accenni alla Atene in decadenza dell'epoca, ai culti orientali che prende-
vano piede, da quello di Iside con tanto di suo tempio, sino al Cristianesimo, perseguitato ferocemente, con spietate condanne a morte
tra le belve del circo, e celebrato e vissuto nelle case private. L'autrice, che ha al suo attivo racconti e un altro romanzo e ha scritto tra
l'altro le sceneggiature di La stanza del figlio di Moretti come di Anche libero va bene di Kim Rossi Stuart, confessa infatti che Cecilia
nasce dal fascino della stupenda statua del Maderno nella chiesa romana della Santa Martire, divenuta protettrice dei musicisti, per un
errore di traduzione dal latino di un passo della sua leggenda.
E questa sua Cecilia ama la musica, che la consola e la rapisce totalmente quando suona la sua cetra, e si farà cristiana, finendo cattura-
ta dai pretoriani per una spiata del cognato. Ma non vogliamo dire di più, che qui non si parla di santità ma solo di carità e il finale è a
sorpresa. Una giovane assai indipendente per i suoi tempi, grazie a un padre che ''nonostante il suo sesso'' le dà un'istruzione superiore
e una certa libertà; una giovane colta che legge i classici ma anche 'L'arte di amare' di Ovidio, piena di passione che la porta a mettere
tutta se stessa nelle scelte che fa, dal senso di colpa (per la morte d'un piccolo servo) alla religione, dall'amicizia all'amore, che la porte-
rà a sposare Valeriano, uomo ambizioso e poco disponibile, anche se meno duro di quel che appare a un certo punto, con cui l'incontro
potrà avvenire solo sul puro sesso. Un racconto in cui i sogni, come ci insegna la storia e la letteratura dell'epoca, hanno un grande
spazio e aleggia un confronto forte con la morte, a cominciare dal 'rapporto' con la sorellina prematuramente scomparsa. Ma poi la vita
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13 febbraio 2009 CECILIA
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prende il sopravvento, come in queste pagine la figura di questa donna, in bilico tra ieri e oggi, tra introspezione psicologica e ricostru-
zione documentata.
Cecilia di Linda Ferri, di Silvia Ronchey Io Donna 07 marzo 2009
Scherza coi fanti e lascia stare i santi, si diceva una volta. Ma se la santa è una quindicenne di buona famiglia, e
narrare la sua conversione significa attualizzare la vita dell’antica Roma in un bel diario adolescenziale impastato
di lieviti pauperisti e di un piccante rifiuto del mondo maschile, e se la martire si chiama Cecilia e diverrà patro-
na della musica, e se hai già La stanze del figlio di Moretti, perché resistere a un nuovo successo?
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Da Linda Ferri l’autobiografia della martire Cecilia, di Fulvio Panzeri Avvenire 28 febbraio 2009
Al suo secondo romanzo, Linda Ferri stupisce perché ci riporta ad una tradizione di scrittura che ha fortemente inciso nel Novecento e che è stata dimenticata, quel-
la che vede come capostipite una scrittrice del calibro di Anna Banti. Approccia così la figura di Cecilia, una ragazzina che affronta il martirio per non rinnegare la
propria fede, anzi per non viverla di nascosto, ma dichiararla al mondo, non come una tragedia, ma come la storia di un’anima. E’ una figura, quella di Cecilia, alla
quale, nel corso dei secoli, hanno guardato in molti, a partire da un giovanissimo scultore, Stefano Maderno, che quattordici secoli fa, nella Basilica di Trastevere,
accanto al suo corpo riesumato per l’occasione, ne imprime la figura nel marmo, “in un dialogo silenzioso e impressionante tra due ragazzi, tra la vita e la morte, tra
l’arte e la fede”, come sottolinea Linda Ferri. Quel “dialogo silenzioso e impressionante” è anche quello che ha instaurato lei stessa con la figura di Cecilia, che l’au-
trice definisce come “un innamoramento”, tanto profondo da riuscire a rendere credibile nel romanzo e soprattutto ad identificarsi con la prima persona che fa usare
alla sua protagonista molto giovane, senza attualizzazioni, in una sorta di indagine interiore sulla breve vita di una donna che passa dall’irrequietezza dei rapporti
con i genitori, dal dramma di dover sposare un uomo vecchio e brutto, perché imposto dai codici familiari, dalla scelta di un matrimonio che si rivela fonte di infelicità
e di solitudine, fino a giungere alla scoperta di Dio e della fede, nell’abbracciare il cristianesimo in una Roma dove risuona forte la parola della predicazione di San
Paolo.
Linda Ferri, a differenza della Banti, cesella con minor minuzia d’orafo la sua scrittura, perché preferisce restituirci una lezione stilistica che riprende il tono delle fonti
cui attinge per la ricostruzione di questa “vita”, i cui moti interiori sono affidati ai rotoli di un diario, una possibilità che la ragazza sceglie per trovare una fondamento
di chiarezza nel suo vivere tumultuoso, tra ansie e insicurezze, ma anche con una forza e soprattutto la necessità di restare fedele alla sua scelta.
In questo la lezione della Banti incontra echi della ricerca letteraria di Marguerite Yourcenaur. Trattandosi di una struttura narrativa che prevede il racconto in prima
persona della protagonista, Linda Ferri si ferma alla soglia dell’atto del martirio, anche se Cecilia ne fa partecipe il lettore, in un colloquio che alterna la sua preghiera
e l’evolversi, in forma drammatica, del suo destino, con l’abbandono di tutti, dal marito alla famiglia. Lei ha dalla sua parte quel Dio che è diventata la sua ragione di
vita, quel Dio che la giovane ha imparato a pregare, dopo la guarigione, che sente vivo, reale, in sé, tanto che anche le parole del suo diario ricercano la lingua degli
angeli, per adattarsi ai nuovi segni. Da quando le sembra di vedere il mondo per la prima volta, cerca “le parole semplici per dire la vastità del Cielo”. Farà di questa
semplicità la sua virtù e il suo desiderio, prima del martirio, in un perdersi invisibile e profondo tra “i frammenti di eternità”. E una preghiera: “Mio Dio, bisogna dire
che si crede, sentirti vivo nel tuo cuore, in ogni istante, ora… Bisogna sopportare i tuoi misteri, abbandonarsi al tuo abbraccio, dire che si vuole vivere…”
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La ragazza di marmo, di Tiziana Lo Porto D-La Repubblica 14 febbraio 2009
L’inizio è una statua dello scultore Stefano Maderno che raffigura una giovinetta sdraiata su un fianco, la testa girata, il viso con-
tro il pavimento. La statua è del 1599, la ragazza è Cecilia, nobile romana vissuta nel II secolo sotto Marco Aurelio, convertitasi
al cristianesimo, incarcerata e decapitata, poi divenuta santa per la Chiesa cattolica. È imbattendosi per caso nella statua di Ceci-
lia, nella chiesa di santa Cecilia in Trastevere a Roma, che la scrittrice e sceneggiatrice Linda Ferri ha deciso di farne un romanzo,
restituendo alla fanciulla una vita immaginaria e al tempo stesso possibile. Cecilia è l’appassionante e accurata storia narrata in
prima persona di una quindicenne che cerca la propria identità spirituale, consapevole che ogni mortale ha bisogno dei suoi dèi.
«Per scriverlo ho letto tutto», racconta l’autrice, «molta poesia, molti filosofi, testi di Marco Aurelio, testi cristiani, storici, apolo-
gie, la Bibbia, i Vangeli, libri di storia, monografie. Poi però ho fatto una mia ricostruzione della vita di Cecilia, colpita soprattut-
to dalla potenza della sua conversione, di questo suo bisogno di senso che si traduce in bisogno di religione».
Potenza trasmessa dalla statua di Maderno…
«Sì, per realizzarla riesumarono il corpo di Cecilia, un corpo piccolo rivestito dalla tunica orlata d’oro, con la testa separata av-
volta in un panno. E lasciarono Stefano Maderno, allora ventunenne, lì da solo con il corpo di Cecilia. Mi chiedo quanto potente
deve essere stata la forza della sua ispirazione per trarre da un mucchio di vestiti una statua così meravigliosa».
Come la immagina Cecilia?
«Molto carina, più simile alla statua che alla ragazza che c’è sulla copertina del libro. Piccolina veloce, sveglia. Vedo il suo bel
collo lungo. È appena uscita dall’infanzia. Anche se allora a 15 eri già donna».
Immagina anche un film della vita di Cecilia?«Non lo so. Il libro è talmente interno, è talmente un romanzo dell’anima che per-
sonalmente non riesco a immaginarne un film. Forse qualcun altro riuscirà a immaginarlo.»
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pubblicato Titolo
13 febbraio 2009 CECILIA
CECILIA di Linda Ferri- E/O editore autore
EDIZIONI E/O LINDA FERRI
Linda Ferri: Cecilia, di Maria Sara De Marco, Eumagazine.ti 24 marzo 2009
Simbolo di conversione al cristianesimo, patrona della musica ed esempio di verginità, Santa Cecilia, prima di divenire Santa,
è stata una donna dal temperamento forte e memorabile. Vissuta sotto Marco Aurelio, nella Roma del II secolo d.C., Cecilia è
nata da una famiglia di nobili origini ed è divenuta moglie del prefetto Valeriano. In realtà, il loro matrimonio non è mai stato
consumato poiché la donna, convertitasi al cristianesimo, ha giurato di rimanere casta per tutta la vita e ha convertito alla re-
ligione cristiana sia il marito che il cognato Tiburzio. Intorno a questa figura mitica e misteriosa, la sceneggiatrice Linda Ferri
ha scritto il suo romanzo pubblicato da E/O, Cecilia. Sarà proprio la ragazzina di quindici anni vissuta nella Roma del II secolo
d.C. a raccontare della sua vita, dei suoi rapporti con l’amata nutrice e con la venerata madre, degli insegnamenti del padre
filosofo, medico e magistrato, e della vita in una società davvero lontana dalla nostra. Cecilia è la presentazione di un’anima
più che di una ragazza che diventa donna, tra le braccia di un uomo importante e in un periodo storico di forti incertezze.
L’anima di cui ci parla Linda Ferri è quella di chi ha bisogno di protezione, di chi è alla continua e disperata ricerca di se stes-
so. Sarà proprio la religione, elemento caratterizzante il personaggio di Santa Cecilia, a rappresentare un rifugio e un insieme
di certezze, per una donna vissuta sotto l’imperatore Marco Aurelio.
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pubblicato Titolo
13 febbraio 2009 CECILIA
CECILIA di Linda Ferri- E/O editore autore
EDIZIONI E/O LINDA FERRI
Cecilia, in una statua il segno di un destino, di Simona Maggiorelli Left -Avvenimenti 13 marzo 2009
E' da sempre la musa dei compositori. Ma la dolce ragazza scolpita in un insuperato classico da Stefano Maderno
non puntava certo a diventare una santa. E' successo per un errore di interpretazione della sua leggenda.
Lo racconta la sceneggiatrice e scrittrice romana.
Questo mese ho voglia di..Emozionarmi, di Elena Dallorso Donna Moderna 4 marzo 2009
Cecilia ha 15 anni, è ricca, istruita (fatto non comune all’epoca) ha un padre severo che le insegna che il primo
dovere è il rispetto verso se stessi e una madre amorevole ma devastata dalla perdita degli altri suoi figli.
Gli anni sono quelli di una Roma già cristiana, sotto l’imperatore Marco Aurelio. Le regole cui deve sottostare una
ragazza, quelle della buona società del tempo: obbedienza, discrezione e il migliore matrimonio possibile. Ma
Cecilia vuole dare parola ai suoi sentimenti, come qualunque altra adolescente. Lo fa scrivendo un diario e lot-
tando contro le regole.
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pubblicato Titolo
13 febbraio 2009 CECILIA
CECILIA di Linda Ferri- E/O editore autore
EDIZIONI E/O LINDA FERRI
«Cecilia» di Linda Ferri, Panorama 22 gennaio 2009
Esce il 13 febbraio da e/o il romanzo Cecilia di Linda Ferri, narratrice e sceneggiatrice per il cinema (La stanza del
figlio). Cecilia, adolescente romana in una illustre famiglia del Secondo secolo dopo Cristo (è figlia del medico filo-
sofo e magistrato Paolo, durante il regno di Marco Aurelio), è una delle martiri cristiane che più hanno ispirato ar-
tisti e leggende. Il suo corpo fu ritrovato nel Cinquecento ancora ricoperto della veste di broccato d’oro con cui
subì il martirio. Ma è la storia di un’anima, non la liturgia, ad affascinare Ferri, che ritrae una giovane donna irre-
quieta in un’epoca di grandi mutamenti.
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