Gruppi. Appartenenza, pregiudizi e conflitti

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Gruppi. Appartenenza, pregiudizi e conflitti

  1. 1. GRUPPIAppartenenza, pregiudizi e conflitti www.soniaraffa.com
  2. 2. Definizione Il gruppo è un insieme di persone che interagiscono le une con le altre in modo ordinato sulla base di aspettative condivise riguardanti il rispettivo comportamento. www.soniaraffa.com
  3. 3. Classificazioni Gruppo primario: composto da almeno 3 persone che interagiscono per un periodo medio-lungo, sulla base di rapporti faccia a faccia (es. famiglia, piccole comunità, gruppi di pari, ecc.) Gruppo secondario: composto da un numero di persone che interagiscono su basi temporanee, anonime e impersonali. I membri o non si conoscono o si conoscono solo sulla base dei ruoli. www.soniaraffa.com
  4. 4. L’appartenenzaL’appartenenza ad un gruppo può essere determinata da almeno3 fattoriVicinanza: di tipo fisico (coinquilini, abitanti di un quartiere, alunni, ecc)Somiglianza: condivisione di ideali, valori, scopi (associazioni, gruppi religiosi,partiti, ecc)Identificazione: l’appartenenza al gruppo dipende dall’acquisizione di unostatus desiderabile. Non c’è condivisione di idee o bisogni. www.soniaraffa.com
  5. 5. Attraverso un breve accenno alle più rilevanti teorie di psicologia sociale,analizzeremo: La formazione degli stereotipi Il Pregiudizio sociale La discriminazione tra gruppi www.soniaraffa.com
  6. 6. Partiamo dal concetto di identità e di appartenenza socialeIDENTITA’modo in cui ogni individuovede sé stesso come membrodi un gruppo socialemodo in cui l’individuo si relazionacon gli altri membri del proprio gruppoe i membri del c.d outgroupsulla base di norme e codici diComportamento tipici delle dinamichesociali di gruppo. www.soniaraffa.com
  7. 7. IDENTITA’ Il processo di creazione dell’identità si compone di due elementi: Identificazione senso di appartenenza ad una collettività Individuazione riferimento a caratteristiche distintive del proprio gruppo di appartenenza www.soniaraffa.com
  8. 8. APPARTENENZA SOCIALE Comportamento intergruppi insieme di azioni che gli individui appartenenti ad un gruppo, compiono nelle interazioni con un altro gruppo o i suoi membri in termini di appartenenza al proprio gruppo (Sherif, 1969). Relazioni intergruppi sono definite come “relazioni funzionali tra due o più gruppi ed i loro rispettivi membri” (Sherif, 1969) ovvero come “qualsiasi aspetto dell’interazione umana che riguardi individui che percepiscono se stessi come membri di una categoria sociale e che sono percepiti da altri come appartenenti ad una categoria sociale” (Taylor e Maghaddam, 1987). www.soniaraffa.com
  9. 9. STEREOTIPI Immagini delle nostre menti che l’uomo utilizza per razionalizzare la realtà. Il processo di semplificazione mediante immagini mentali consente all’individuo di spiegare la realtà. (W. Lippman nel 1922) Riduce le relazioni tra i fenomeni Decontestualizza i fenomeni Riduce a maschera le identità individuali www.soniaraffa.com
  10. 10. STEREOTIPI Gli effetti provocati dall’uso di stereotipi nei processi cognitivi e relazionali degli individui produce una serie di effetti: La de-individuazione per cui si valuta il comportamento di un individuo in quanto appartenente ad un gruppo e non come singolo, ignorandone le caratteristiche personali e peculiari. Egli diventa il tutto cui appartiene. (Allport) La cristallizzazione della realtà e adozione di atteggiamenti di razzismo o sessismo per difendere la propria posizione sociale, rifiutando cambiamenti ed evoluzione (Adorno). www.soniaraffa.com
  11. 11. PREGIUDIZI Col termine pregiudizio, in psicologia, si intende l’opinione preconcetta che si forma di una persona sulla base di un’opinione comune piuttosto che di informazioni certe e specifiche. E’stato, inoltre, definito come una predisposizione a giudicare in maniera negativa gruppi diversi per etnia, lingua, religione, caratteristiche somatiche, sesso. Ogni definizione data trova, comunque, fondamento comune nella nozione di “giudizio parziale o prematuro”, che spesso è motivato dalla predilezione per un certo punto di vista, ideologia o valore. www.soniaraffa.com
  12. 12. CATEGORIZZAZIONE Stereotipi e pregiudizi sono stati considerati il frutto della combinazione di un duplice processo: categorizzazione sociale e generalizzazione. La categorizzazione sociale è definita come un “sistema di orientamento che contribuisce a definire il posto specifico dell’individuo all’interno della società” (Tajfel, 1981) funzionante sulla base di due azioni: - enfasi delle differenze tra entità appartenenti a categorie diverse e - accentuazione delle somiglianze tra membri della stessa categoria. www.soniaraffa.com
  13. 13. CATEGORIZZAZIONE Perché è così importante per l’individuo l’appartenenza al gruppo sociale tanto da farlo entrare in conflitto con i membri dei c.d. outgroups? Una prima risposta è stata fornita da Tajfel, il quale nella Teoria dell’identità sociale (TIS) ha spiegato i meccanismi sottesi alle relazioni intergruppi in fenomeni quali il razzismo, la marginalizzazione sociale, le tensioni e i conflitti tra gruppi. Gli individui, secondo lo psico-sociologo, vogliono mantenere un’ identità sociale positiva e lo fanno attraverso tre processi di costruzione e mantenimento dell’identità: - categorizzazione - identificazione - confronto sociale www.soniaraffa.com
  14. 14. CATEGORIZZAZIONE Mediante la categorizzazione, l’uomo costruisce categorie di appartenenza basate su fattori di vario tipo (sesso, etnia, posizione sociale, genere, ecc..). Le categorie tendono ad essere funzionalmente discriminanti ed il meccanismo che ne sta alla base è duplice: massimizzazione delle somiglianze con i membri dell’ingroup massimizzazione delle differenze con gli outgroups. Il processo di identificazione afferisce alla costruzione della propria identità tramite una gerarchia di appartenenze multiple: una persona è al contempo parte di una famiglia, cittadino di una nazione, tifoso sportivo, ecc.. www.soniaraffa.com
  15. 15. CATEGORIZZAZIONE La distinzione tra Noi e Loro, che scaturisce dalla definizione di categorie e confini, si presenta in definitiva come: una necessità cognitiva la produzione di abitudini e schemi sedimentati l’origine di fenomeni di esclusione e di discriminazione. una necessità sociale per definire uno spazio di riconoscimento e di azione che consenta la vita collettiva, lo sviluppo di norme condivise, di solidarietà, di partecipazione. (E. Colombo, 2008). www.soniaraffa.com
  16. 16. CONFRONTO SOCIALE Il confronto sociale rappresenta la fase saliente dell’instaurarsi dei conflitti intergruppi. L’individuo tenderà a favorire il proprio gruppo a scapito dell’outgroup, che verrà svalutato e criticato negativamente. L’uomo ha la necessità di creare per sè un’identità stabile e positiva e mantenerla più a lungo possibile. www.soniaraffa.com
  17. 17. CONFRONTO SOCIALE Quando dal confronto sociale emerge, effettivamente, la specificità positiva del proprio gruppo ne deriva la valorizzazione della propria identità e la conseguente soddisfazione del proprio ego. Al contrario, se l’esito del confronto si determinerà negativo, con una percezione del proprio gruppo inadeguata, l’uomo tenderà ad attivare un meccanismo di cambiamento sociale. www.soniaraffa.com
  18. 18. CONFRONTO SOCIALE Ricerca di “mobilità sociale” migrazione dal gruppo d’origine ad un altro è possibile in proporzione alla permeabilità dell’outgroups e alla flessibilità di valori dell’ingroup. (Tajfel) www.soniaraffa.com
  19. 19. COMPETIZIONE Possiamo osservare come in effetti la competizione per raggiungere un obiettivo cui anche altri aspirano ci rende non solo confliggenti, anche pregiudicanti verso i valori, la cultura e l’identità dell’avversario Classico esempio in tal senso sono le elezioni politiche: un susseguirsi di attacchi al sistema di idee e valori della fazione opposta, che spesso sfocia nell’esibizione trionfale di difetti, amoralità, corruzione dell’avversario politico e della parte di cittadini che rappresenta. Non manca l’appropriazione, da parte dei leader politici e carismatici, dei valori condivisi e delle ideologie. www.soniaraffa.com
  20. 20. COMPETIZIONE Prendiamo come esempio due statisti che hanno rappresentato contrapposti sistemi.Discorso di Saddam Hussein alla George W. Bush al Congresso, 20televisione irachena dopo il primo settembre 2001.attacco dell’esercito Statunitense: "Ognuno nella famiglia del fedele e “Libertà e terrore, giustizia e crudeltà paziente Iraq, oppresso dai suoi sono sempre stati in guerra tra loro, e malefici nemici, deve ricordare e non noi sappiamo che Dio non è neutrale” dimenticare che questi giorni gli “In questo conflitto lAmerica arrecheranno la gloria che merita di fronteggia un nemico che non ha fronte a Dio. Che gli infedeli e i nemici riguardo per le convenzioni di guerra o di Dio e dellumanità possano per le regole morali.” vergognarsene. (…)". www.soniaraffa.com
  21. 21. COMPETIZIONE Osserviamo in questi estratti proprio quelle dinamiche intergruppi prima evidenziate: delegittimazione dell’avversario; de-individualizzazione del nemico, categorizzazione; massimizzazione dei suoi difetti ed enfatizzazione delle virtù del proprio gruppo. www.soniaraffa.com
  22. 22. DISCRIMINAZIONE La discriminazione è un meccanismo di distorsione cognitiva, combinazione tra giudizi e stereotipi, che proietta su tutti gli individui appartenenti ad una classe sociale i comportamenti attesi da quella classe (Stefano Boni). Giuridicamente può essere: a. diretta o volontaria: quando per religione, convinzioni personali, per handicap, per età o per orientamento sessuale, una persona è trattata meno favorevolmente di quanti sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga. b. indiretta o mascherata: quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri possono mettere le persone (..) in una situazione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone. (Dlgs 9 luglio 2003 n. 216) www.soniaraffa.com
  23. 23. TEORIE PSICO-SOCIALI Tajfel Robbie e Horowitz “paradigma sperimentale dei la condizione necessaria per la gruppi minimali” discriminazione ed il favoritismo Nelluomo è spontanea la per il gruppo di appartenenza è tendenza a costituire gruppi, a l’esperienza di un destino comune sentirsene parte ed a distinguere il – positivo o negativo. proprio gruppo di appartenenza (ingroup) da quelli di non- appartenenza (outgroup) www.soniaraffa.com
  24. 24. TEORIE PSICO-SOCIALI Sherif Gurr e Runciman teorizzarono la c.d deprivazione il conflitto tra gruppi è relativa: l’aggressività verso determinato da conflitto di l’outgroup scelto come bersaglio si interessi e scopi competitivi manifesta nel momento in cui l’individuo ha conoscenza o percezione della discrepanza esistente tra il suo scopi sovraordinati conducono status/condizione e un certo alla cooperazione tra gruppi. standard. Maggiore è la discrepanza maggiore è il disagio. www.soniaraffa.com
  25. 25. TEORIE PSICO-SOCIALI Dollard l’aggressività verso l’outgroup è prodotto da frustrazione (prese ad esempio le azioni razziste nei confronti degli ebrei, dovute, secondo la sua teoria alla frustrazione del popolo tedesco negli anni ’20). www.soniaraffa.com
  26. 26. “L’umanità è tale perché è in grado di distinguere, di definire, didare senso alla realtà ordinandola, nominandolaclassificandola” (E. Colombo, 2008).“I nomi sono segni di segni, con i quali luomo tenta di dare unordine al mondo. (…) Certe profezie apocalittiche di sventurasembrano prendere corpo per la sola tragica forza evocativadelle parole.” (Tina Borgogni Incoccia - 16 aprile 2001. Lunedìdell’Angelo. La Repubblica Letteraria Italiana. ) www.soniaraffa.com
  27. 27. “Fa freddo nello scriptorium, il pollice mi duole. Lascio questascrittura, non so per chi, non so più intorno a che cosa: stat rosapristina nomine, nomina nuda tenemus”. La rosa primigenia esistein quanto nome, possediamo i semplici nomi.(Il nome della rosa, U. Eco, 1980).Eco ci fa riflettere sul senso delle verità assolute, sulle certezze.E in riferimento all’Altro di certezze ne abbiamo molte, tutte dadecostruire. Anzitutto, la certezza che dell’estraneo dobbiamoaver paura e dobbiamo proteggere noi e il gruppo dalla suainvasività.L’Altro diventa, quindi, un nostro concorrente. Ulteriore assiomache rendiamo verità incontrovertibile. www.soniaraffa.com
  28. 28. Doris Lessing, “Le prigioni che abbiamo dentro”:“Se si fa parte di una comunità unita, sai di poterti permettere di non essered’accordo con le idee di quella comunità solo a tuo rischio e pericolo, perchédiventerai un poco di buono, un criminale, un malvivente. (…) Ma c’èsempre una minoranza che non lo fa (…). Dovremmo escogitare i modi pereducare i nostri figli in modo che vadano a rafforzare quella minoranza enon, (…), a riverirne il branco”. www.soniaraffa.com
  29. 29. Bibliografia Introduzione: una riflessione sulla costruzione dei confini sociali e sulla genesi dei processi di identificazione e di esclusione, Enzo Colombo, in Mondi Migranti, 2008. Stereotipi e pregiudizi, B. M. Mazzara, Il Mulino, 1997. Relazioni etniche, stereotipi e pregiudizi. Fenomeno immigratorio ed esclusione sociale, M. Delle Donne, Edup, 1998. Gli atteggiamenti sociali, R. Trentin, Bollati-Boringhieri, 199 www.soniaraffa.com

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