Yom Ha Shoah: la sceneggiatura

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Yom Ha Shoah: la sceneggiatura

  1. 1. 27 Gennaio 1945 - Liberazione di Auschwitz 27 Gennaio 2008 - Giornata della memoria Yom Ha Shoah A chi ha saputo perdonare, ma non dimenticare
  2. 2. 2 Script della presentazione teatrale “Yom Ha Shoah” Prima Edizione ne ”Gliscuolamedia,” Gennaio 2008 La biblioteca che c’è Casa EditriceScuola Media Griffini - via Olimpo, 6 - Casalpusterlengo – Lodi Sito Casa Editrice:www.griffini.lo.it Si ringraziano per la fattiva collaborazione i docenti di Lettere della terza C ed E e i docenti di Strumento delle classi ad Indirizzo Musicale.
  3. 3. 3 27 Gennaio:Giorno della MemoriaIl prossimo 27 gennaio sarà celebrata nel mondo l’ottava Giornata della memoria, a sessantatre anni dal giorno della liberazionedei prigionieri di Auschwitz.A distanza di tanti anni rimane il dovere di ricordare quei milioni di persone, uomini, donne e bambini, per il novanta per cento ebrei (ma non sidevono dimenticare le migliaia di vittime tra gli zingari, gli omosessuali, gli oppositori politici e altre minoranze etniche e religiose) che morirono neicampi di concentramento.L’Italia ha istituito il «Giorno della memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici neicampi nazisti» con la legge 20 luglio 2000, n. 211.L’art. 1 definisce le finalità del Giorno della Memoria: «ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italianadei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, sisono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».L’art. 2 prevede che in tale giorno vengano organizzati momenti di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole dei due ciclidi istruzione, «affinché simili eventi non possano mai più accadere». Ma questo «mai più» rischia di rimanere un semplice auspicio, dati gli eventitragici che continuano ad accadere in varie parti del mondo.Nella Dichiarazione del Foro Internazionale di Stoccolma sull’Olocausto si legge: «Di fronte ad un’umanità ancora segnata dal genocidio, dalla puliziaetnica, dal razzismo, dall’antisemitismo e dalla xenofobia, la comunità internazionale condivide una responsabilità solenne nella lotta contro questimali».Le scuole italiane anche quest’anno si impegneranno in manifestazioni e attività mirate all’approfondimento degli eventi ricollegabili con l’Olocausto,accogliendo il monito sempre attuale di Primo Levi: ricordare la tragedia dei campi nazisti, non arrendendosi all’oblio, al potere anestetizzante deglianni, soprattutto quando i testimoni diretti di simili tragedie saranno a loro volta scomparsi.La Scuola Media “Griffini” di Casalpusterlengo per il 26 Gennaio ha preparato un momento di riflessione in cui sono state proposte letture emusiche che commentano uno degli eventi tragici della storia del Novecento: il genocidio degli Ebrei. Una serata dedicata a” quelli hanno saputoperdonare ma non dimenticare ”perché la Memoria, come afferma Amos Luzzatto significa ”scavare nel passato in modo selettivo per cercarvi nontanto le gesta degli eroi sui campi di battaglia quanto gli esempi di solidarietà e di cooperazione; esempi forse rimasti nell’ombra ma non per questomeno rilevanti, forse al contrario. E’ questa infine quella Memoria che può diventare uno strumento di fiducia nel domani”.È questa la Memoria che ci accingiamo a celebrare il 27 gennaio 2008. Prof. Piero Cattaneo Dirigente Scolastico della Scuola Media “ Griffini” di Casalpusterlengo
  4. 4. 4Auditorium della Scuola Media Griffini 27 Gennaio 2008- Giornata della memoria Script della presentazione teatrale “ Yom Ha Shoah”Auditorium scuolaLuci soffuse. Telo abbassato. L’orchestra è posizionata a sinistradel palco. Gli orchestrali portano sul braccio una fascia sulla qualevi è stampato il numero di matricola del campo.Parte degli alunni sono seduti sui gradini della scala centraledell’auditorium e indossano magliette colorate; i restanti sonoseduti,nella posizione del fiore chiuso, in ordine sparso al centrodell’auditorium, tengono in mano la foto senza volto e indossanomagliette bianche.Le luci si abbassano, inizia la colonna sonora (tema di Schindler’ s ” A chi ha saputo perdonare, ma non dimenticare”.list- violino) e vengono proiettate sullo schermo la presentazione ela citazione (prime due diapositive):.Dopo 10 secondi, un musicista esegue la musica di sottofondo; leluci si accendono mentre gli alunni seduti si alzano, si dispongono infile serrate al centro dell’auditorium (gambe divaricate, occhichiusi) e si coprono il viso con la foto; gli alunni seduti sui gradiniscendono a rompere le file serrate, recitando la citazione di cui ” A chi ha saputo perdonare, ma non dimenticare”.sopra e invitano i compagni ad aprire gli occhi, accompagnandoliverso i lati dell’auditorium a formare due semicerchi; due alunniposizionano microfoni e leggii davanti ai semicerchi.Le luci si abbassano e contemporaneamente vengono proiettate in
  5. 5. 5sequenza le tre parole chiave ( genocidio – olocausto – shoah: 3 Primo lettore: Frijodia); quattro lettori spiegano l’etimologia delle parole e il loro Genocidio deriva dal greco (ghénos, razza, stirpe) e dal latinosignificato. (caedo,uccidere); il termine definisce “l’insieme degli atti commessi con lintenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso". L’Olocausto è riconosciuto universalmente come un genocidio e da alcuni storici come una forma estrema di genocidio o addirittura come un fenomeno unico nella storia. Secondo lettore: Tedeschi Andrea Il governo del Terzo Reich dal 1938 iniziò l’annientamento sistematico degli Ebrei. Questo progetto fu denominato “soluzione finale”. La soluzione finale si articolava in quattro fasi: schedare le vittime, spogliarle dei loro beni, ridurre la loro libertà di movimento, e infine deportarle per l’eliminazione. Nel 1944 dopo la liberazione ,ad opera degli alleati, si stimò che furono sterminati, da 5 a 7 milioni di Ebrei. Terzo lettore: Bozzi Gli Ebrei sopravvissuti definirono lo sterminio del loro popolo con il termine “Olocausto” (dal greco holos "completo" e kaustos "rogo"). Il significato del termine inerisce alle vittime sacrificali prescritte dalla Torah, il libro sacro degli Ebrei, come offerte a Dio. Nel 1946 l’ONU definì il genocidio degli Ebrei come un crimine deliberato e intenzionale perpetrato nei confronti del popolo ebraico. Oggi gli Ebrei preferiscono usare il termine Shoah per definire lo sterminio del loro popolo nei campi di concentramento, un termine
  6. 6. 6 libero da ogni implicazione teologica. Shoah significa “ distruzione, annientamento, demolizione “spirituale e fisica “ di un uomo.Le luci si accendono e un lettore si avvicina al microfono e legge la Quarto lettore: Landoni Stefanomotivazione della serata. Dedichiamo questa serata ai popoli che ancora oggi vivono situazioni di oppressione, perchè dalla riflessione sul passato possa nascere la consapevolezza che non sempre la storia è automaticamente maestra di vita. Evitare che gli errori della storia si ripetano dipende dalla nostra coscienza individuale: non essere indifferenti, studiare il passato, leggere il presente senza superficialità e senza pregiudizio. Le voci che sentiremo questa sera sono le voci di un popolo che è stato sterminato dalla nostra indifferenza.Le luci si spengono; inizia il primo intervento musicale econtemporaneamente il reportage (sette foto: da dia 6 a dia 13: Leleggi razziali); dopo il fermo immagine della ultima foto( famigliaebrea con stella), tre alunni si avvicinano ai microfoni, accendono lepile e leggono il testo “Che cos’è un ebreo” tratto da “Unsacchetto di biglie” di J.Joffo. 6°Lettore: Ghilardi Francesca5°Lettore: Sgariboldi Andrea Ma cosa sta succedendo? Ero un bambino, io, con delle biglie, delle manate, delle corse, deiMamma tira con il filo. Un colpo di denti a livello del tessuto ed ecco fatto, sono giocattoli, delle lezioni da studiare, papà era parrucchiere, i miei fratelli pure, la mammastampigliato; con due dita della mano che ha appena cucito, la mamma dà un colpetto sulla cucinava, alla domenica papà ci portava a Longchamp a vedere i ronzini e a prendere aria,stella, come una sarta di lusso che termina il punto difficile. E’ stato più forte di lei… durante la settimana andavo a scuola, ecco tutto, e improvvisamente mi appiccicano qualchePapà apre la porta mentre mi infilo la giacca… centimetro quadrato di stoffa e divento ebreo.A meno di duecento metri c’è il cancello della scuola, il cortile con i castagni neri in questa Ebreo. Cosa vuol dire, in primo luogo? Che cosè un ebreo?stagione… Sento la collera che raddoppia per la rabbia di non capire.Ci sono dei gruppi sotto il portico, altri corrono, girano a tutta velocità tra i piloni che «Hai visto il suo naso?»sostengono il tetto. In rue Marcadet cera un manifesto sopra il negozio di scarpe, proprio allangolo, un“ Ehi, ragazzi, avete visto Joffo?”… manifesto molto grande, a colori. Ci si vedeva su un ragno che strisciava sul globo terrestre,Si è formato un cerchio e io ne ero il centro. un grosso ragno peloso con la testa duomo, una brutta faccia con gli occhi stretti, le orecchieKraber ha sorriso subito, la lampada gli illuminava il viso. a sventola, la bocca labbruta e un naso orribile a lama di scimitarra. Sotto, cera scritto“Non sei mica solo, in seconda ce ne sono che l’hanno uguale”
  7. 7. 7Dall’ombra, dietro viene un movimento e compaiono due visi, non sorridenti questi. qualcosa come: «Lebreo che cerca di possedere il mondo». Ci si passava spesso davanti con“ Sei un giudeo, tu?” Maurice. Non ci faceva né caldo né freddo, non eravamo noi quel mostro! Non eravamoDifficile dire di no quando lo porti scritto sul risvolto della giacca. ragni e non avevamo la faccia così, grazie al cielo: io ero biondiccio, con gli occhi azzurri e“Sono i giudei che hanno fatto venire la guerra”… il naso come tutti gli altri. Quindi era semplice: lebreo non ero io. Ed ecco che, improvvisamente, quel cretino mi diceva che avevo il naso come sul manifesto! E tutto perché avevo una stella.7°Lettore: Marchesi FrancescaQuel che mi rimane di quella mattina… più che lindifferenza degli adulti, è quellasensazione di impotenza a comprendere. Avevo lo stesso colore degli altri, la stessa faccia,avevo sentito parlare di religioni diverse e mi avevano insegnato a scuola che della gente siera battuta per cose del genere, in passato. Ma io non avevo religione, il giovedì andavoaddirittura alloratorio con gli altri ragazzini del quartiere, si giocava a pallacanestro dietroalla chiesa, mi piaceva quello e anche lora della merenda, labate ci dava un abbondantespuntino, del pane nero con la cioccolata ripiena, la cioccolata delloccupazione con dentrouna pasta bianca, un po collosa e vagamente dolce. Certe volte ci aggiungeva anche unabanana rinsecchita, una mela... La mamma era tranquilla quando ci sapeva lì, preferiva cosìche vederci correre per le strade o gironzolare tra i robivecchi della porta Saint-Ouen ocercar legna nei cantieri in demolizione per costruirci delle capanne o delle spade.E allora, dovera la differenza?Le undici e mezza…Mi vesto ed esco. Fa freddo, Maurice mi aspetta… Non ci parliamo. Non ne vale la pena.Assieme, risaliamo la strada. «Jo!»Qualcuno mi corre dietro. È Zérati.Ha il fiato corto. In mano tiene un sacco di tela chiusocon un cordino. Me lo tende.«Facciamo cambio.» Non capisco subito. «Con checosa?»Con un dito eloquente indica il risvolto del mio cappotto. «Con la tua stella.»Maurice non dice niente, aspetta sbattendo uno contro laltro i tacchi delle scarpe.Mi decido improvvisamente. «Daccordo.»È cucita a grossi punti e il filo non è molto solido. Passoun dito, poi due e strappo.«Ecco.»Gli occhi di Zérati brillano.La mia stella per un sacchetto di biglie. Fu il mio primo affare.Le luci si spengono, inizia il secondo intervento musicale econtemporaneamente scorrono dodici foto del reportage(Evacuazione dei ghetti e Inizio del viaggio: da dia 14 a dia 25);dopo il fermo immagine (salita sul treno); successivamente lamusica sfuma, le luci si spengono e due lettori si avvicinano ai
  8. 8. 8microfoni per leggere il testo “ Il treno” tratto da “ La Notte deigirondini “ di J. Presser e da “ Essere senza destino” di I. Kertész8° lettore: Ghidelli Emanuele 9°Lettore: Ferrari DafneIl treno. Questa parola mi perseguita : doveva venire, è venuta, e mi rimarrà addosso finoalla fine di questo racconto… Il mattino dopo ci hanno fatto iniziare il viaggio molto presto. Sotto un bellissimo soleIl treno per me è diventato il simbolo dellinfelicità e del dolore, della morte, dellessenza estivo, il treno è partito davanti al cancello, sul binario della ferrovia suburbana - era unostessa del Male. di quei treni merci con un sacco di vagoni color rosso mattone, chiusi sopra e sui lati. SuIl treno, il treno. Arriva e parte; ma più insopportabile dei suoi arrivi e delle sue partenze è la ciascuno dovevamo starci in sessanta, oltre al bagaglio…sua regolarità. Che soffi la tempesta, o nevichi, o grandini: il treno parte. Nessun allarmeaereo lo ferma: il treno parte. I nostri alleati riducono in polvere interi A quel punto hanno chiuso gli sportelli scorrevoli alle nostre spalle, dallesterno hannonodi ferroviari, macinano ponti e tettoie, officine di riparazione, materiale rotabile: dato dei colpi di martello, poi si sono sentiti dei segnali, dei fischi come quelli usati dima il treno parte… solito per i treni, uno strattone: e siamo partiti I ragazzi e io ci siamo messi comodi, nelIl treno ne porta via di qui migliaia e migliaia, senza sosta, e tutti fanno il loro primo terzo del vagone che avevamo occupato…lavoro e nessuno dice no; non una traversina viene asportata, non una viteallentata. Appena saliti vicino ad alcune feritoie situate molto in alto sui due lati, delle specie diIl treno è il diavolo. Quando emerge dalle tenebre annunciato dal chiarore torbido dei suoi finestrini… erano stati accuratamente bloccati con del filo spinato.fanali, quando dà vento, in fischi striduli, al suo trionfo su di noi, quando scivola lentolungo la banchina, pulsando e sbuffando, per arrestarsi poi in mezzo a getti di vaporeardente e a vibrazioni sorde, appare come un mostro preistorico dalla forza immensa,come un drago uscito da un mito crudele. Eccolo,sta in mezzo al campo quasi evocatodagli inferi con un incantesimo…Ed allora, non appena questo demone è scaturitotuonando dallabisso, e si è fermato in attesa, ognuno sente che la sua silenziosa presenzaè altrettanto fatale quanto gli squilli laceranti delle trombe del Giudizio… Il trasportoc’era sempre: il treno può forse ritardare di un’ora ma viene.Le luci si spengono, inizia il terzo intervento musicale econtemporaneamente scorrono 42 foto del reportage(Arrivo e ingresso nel campo: da dia 26 a 68); dopo il fermoimmagine (appello uomini dopo selezione), le luci si accendono e trelettori si avvicinano ai microfoni per leggere il testo “Arrivo alcampo “tratto da “ Essere senza destino” di I. Kertesch, da “ LaNotte “ di E. Wiesel, da “ Se questo è un uomo” di Primo Levi
  9. 9. 910°Lettore: Bertuzzi Fabio 11° Lettore: Scolaro Alessandra…Da fuori udivo invece avvicinarsi dei colpi, il crepitare degli sportelli, il rumore In meno di dieci minuti tutti noi uomini validi fummo radunati in un gruppo. Quellouniforme con cui i viaggiatori premono per scendere dal treno, e allora pensai che non cera accadde degli altri, delle donne, dei bambini, dei vecchi, noi non potemmo stabiliredubbio, eravamo giunti proprio alla meta. Naturalmente ero felice, però mi sembrava di allora né dopo: la notte li inghiottí, puramente e semplicemente. Oggi però sappiamo cheesserlo in modo diverso da come lo sarei stato solo il giorno precedente, anzi, quello prima in quella scelta rapida e sommaria, di ognuno di noi era stato giudicato se potesse o noancora. Poi anche sul nostro sportello si sentì il rumore di un attrezzo e il portellone lavorare utilmente per il Reich; sappiamo che nei campi rispettivamente di Bunapesante fu fatto scorrere da uno o forse più persone. Monowitz e Birkenau, non entrarono, del nostro convoglio, che novantasei uomini eCome prima cosa ho sentito le loro voci. Parlavano tedésco, o una lingua molto simile, e lo ventinove donne, e che di tutti gli altri, in numero di piú di cinquecento, non uno erafacevano tutti contemporaneamente, o almeno così sembrava. Da quello che capivo, vivo due giorni piú tardi. Sappiamo anche, che non sempre questo pur tenue principio divolevano che scendessimo, solo che intanto si infilavano loro stessi dentro il vagone; per il discriminazione in abili e inabili fu seguito, e che successivamente fu adottato spesso ilmomento, comunque, io non riuscivo a vedere niente. Ma già girava voce che le valigie e i sistema più semplice di aprire entrambe le portiere dei vagoni, senza avvertimenti népacchi dovessero rimanere sul treno. Più tardi - così fu dichiarato, tradotto e riferito di istruzioni ai nuovi arrivati. Entravano in campo quelli che il caso faceva scendere da unbocca in bocca - tutti avrebbero ovviamente riavuto le cose di loro proprietà, ma prima lato del convoglio; andavano in gas gli altri.queste dovevano passare la disinfestazione e, quanto a noi, ci aspettava un bagno: in effetti, Così morí Emilia, che aveva tre anni; poiché ai tedeschi appariva palese la necessità storicaanchio ritenevo che fosse proprio ora. Solo a quel punto le persone del posto si sono di mettere a morte i bambini degli ebrei. Emilia, figlia dellingegner Aldo Levi di Milano,avvicinate nella bolgia generale e io sono riuscito a vederle. Sono rimasto piuttosto che era una bambina curiosa, ambiziosa, allegra e intelligente; alla quale, durante il viaggiosorpreso, perché dopo tutto era la prima volta in vita mia che vedevo - così da vicino - dei nel vagone gremito, il padre e la madre erano riusciti a fare il bagno in un mastello di zinco,veri detenuti, con le divise a righe, la testa rasata a zero, i berretti rotondi dei delinquenti. in acqua tiepida che il degenere macchinista tedesco aveva acconsentito a spillare dalla locomotiva che ci trascinava tutti alla morte. Scomparvero così in un istante, a tradimento, le nostre donne, i nostri genitori, i nostri figli. Quasi nessuno ebbe modo di salutarli. Li vedemmo un po di tempo come una massa oscura allaltra estremità della banchina, poi non vedemmo piú nulla.12°Lettore: Tavazzi GiorgiaMai dimenticherò quella notte la prima notte al campo, che ha fatto della mia vita lunganotte e per sette volte sprangata.Mai dimenticherò quel fumo.Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volutedi i fumo sotto un cielo muto…Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono… la mia anima e i miei- sogni, chepresero il volto del deserto.Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.La baracca dove ci avevano fatto entrare era molto lunga. Sul tetto qualche lucernarioazzurrato. Era quello laspetto che deve avere lanticamera dellinferno.Le luci si spengono, inizia il quarto intervento musicale esuccessivamente scorrono 31 foto del reportage (L’annullamentodi un uomo: da dia 69 a 100); dopo il fermo immagine (bambini filo
  10. 10. 10spinato), due lettori + voce esterna si avvicinano per leggere iltesto “L’annullamento di un uomo” tratto da “Se questo è un uomo“ di P. Levi.Lettore: voce esterna 13° Lettore: Guselli MarcoAllora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per Abbiamo ben presto imparato che gli ospiti del Lager sono distinti in tre categorie: iesprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi criminali, i politici e gli ebrei. Tutti sono vestiti a righe, sono tutti Haftlinge, ma i criminaliprofetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Piú giú di cosí non si può portano accanto al numero, cucito sulla giacca, un triangolo verde; i politiciandare: condizione umana piú misera non cè, e non è pensabile. Nulla piú è nostro: ci un triangolo rosso; gli ebrei, che costituiscono la grande maggioranza, portano la stellahanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ebraica, rossa e gialla. Le SS ci sono sí, ma poche, e fuori del campo, e si vedonoascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, relativamente di rado: i nostri padroni effettivi sono i triangoli verdi, i quali hanno manodovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sí che dietro al nome, qualcosa ancora di libera su di noi, e inoltre quelli fra le due altre categorie che sinoi, di noi quali eravamo, rimanga. prestano ad assecondarli: i quali non sono pochi.Noi sappiamo che in questo difficilmente saremo compresi, ed è bene che cosí sia. Ma Ed altro ancora abbiamo imparato, piú o meno rapidamente, a seconda del carattere diconsideri ognuno, quanto valore, quanto significato è racchiuso anche nelle piú piccole ciascuno; a rispondere «Jawohl», a non fare mai domande, a fingere sempre di avere capito.nostre abitudini quotidiane, nei cento oggetti nostri che il piú umile mendicante possiede: Abbiamo appreso il valore degli alimenti; ora anche noi raschiamo diligentemente il fondoun fazzoletto, una vecchia lettera, la fotografia di una persona cara. Queste cose sono della gamella dopo il rancio, e la teniamo sotto il mento quando mangiamo il pane per nonparte di noi, quasi come membra del nostro corpo; né è pensabile di venirne privati, nel disperderne le briciole. Anche noi adesso sappiamo che non è la stessa cosa ricevere ilnostro mondo, ché subito ne ritroveremmo altri a sostituire i vecchi, altri oggetti che sono mestolo di zuppa prelevato dalla superficie o dal fondo del mastello, e siamo già in grado dinostri in quanto custodi e suscitatori di memorie nostre. calcolare, in base alla capacità dei vari mastelli, quale sia il posto più conveniente a cuiSi immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le aspirare quando ci si mette in coda.sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomovuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accadefacilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potrà a cuorleggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinità umana; nel casopiú fortunato, in base ad un puro giudizio di utilità. Si comprenderà allora il duplicesignificato del termine « Campo di annientamento », e sarà chiaro che cosa intendiamoesprimere con questa frase: giacere sul fondo.Haftling: ho imparato che io sono uno Haftling. Il mio nome è 174517; siamo statibattezzati, porteremo finché vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro.14° Lettore: Zani MarcelloIl Blockaltester (il kapò) ha chiuso la porta Tagesraum-dormitorio e ha aperto le altre dueche dal Tagesraum e dal dormitorio dànno allesterno. Qui, davanti alle due porte, stalarbitro del nostro destino, che è un sottufficiale delle SS. Ha a destra il Blockaltester, asinistra il furiere della baracca. Ognuno di noi, che esce nudo dal Tagesraum nel freddodellaria di ottobre, deve fare di corsa i pochi passi fra le due porte davanti ai tre,consegnare la scheda alla SS e rientrare per la porta del dormitorio. La SS, nella frazione di
  11. 11. 11secondo fra due passaggi successivi, con uno sguardo di faccia e di schiena giudica dellasorte di ognuno, e consegna a sua volta la scheda alluomo alla sua destra o alluomo allasua sinistra, e questo è la vita o la morte di ciascuno di noi. In tre o quattro minuti unabaracca di duecento uomini è «fatta», e nel pomeriggio lintero campo di dodicimilauomini. Io confitto nel carnaio del Tagesraum ho sentito gradualmente allentarsi lapressione umana intorno a me, e in breve è stata la mia volta. Come tutti, sono passato conpasso energico ed elastico, cercando di tenere la testa alta, il petto in fuori e i muscolicontratti e rilevati. Con la coda dellocchio ho cercato di vedere alle mie spalle, e mi èparso che la mia scheda sia finita a destra. A mano a mano che rientriamo nel dormitorio,possiamo rivestirci. Nessuno conosce ancora con sicurezza il proprio destino, bisognaanzitutto stabilire se le schede condannate sono quelle passate a destra o a sinistra. Ormainon è piú il caso di risparmiarsi lun laltro e di avere scrupoli superstiziosi. Tutti siaccalcano intorno ai piú vecchi, ai piú denutriti, ai piú «mussulmani»; se le loro schedesono andate a sinistra, la sinistra è certamente il lato dei condannati.Le luci si spengono, inizia il quinto intervento musicale esuccessivamente scorrono 18 foto del reportage (Nel campo:illavoro e la fame: da dia 101 a 119); dopo il fermo immagine(deportati durante la pausa pranzo), un lettore si avvicina perleggere il testo “La fame” tratto da “Anni di infanzia di J.Oberski.15° Lettore: Esposti RiccardoIn questo campo mangiavo pochissimo. La mamma diceva che dovevo mangiare di più,altrimenti mi sarei ammalato. Ma io non avevo fame. Un giorno, dopo il pranzo, la mammami portò nel posto dove stavano i pentoloni del cibo. Erano grossi pentoloni di ferro.Cerano molti bambini lì. La mamma disse che dovevo aiutarli a riportare le pentole incucina. Le domandai se sarebbe venuta anche lei, ma lei rispose che non si poteva. Dovevosemplicemente afferrare uno dei pentoloni da un lato e aiutare a portarlo; gli altri loreggevano dallaltra parte. Poi saremmo tornati indietro tutti insieme e lei sarebbe stata lìad aspettarmi. Io non avevo nessuna voglia di farlo, perché bisognava traversare il recintoe fare tutta quella strada. E lì era pieno di soldati con i fucili. Forse non ci avrebbero piùlasciati tornare indietro. Ma la mamma disse che lo dovevo fare, tutti i bambini dovevano aturno dare una mano a riportare i pentoloni e siccome io non lo avevo mai fatto finora,adesso toccava a me aiutare, per una volta. Cominciai a piangere e a dire che davvero nonvolevo. Ma la mamma mi carezzò la testa e disse che dovevo farlo per amor suo.Altrimenti gli altri si sarebbero arrabbiati con lei, se io non volevo aiutare. Dissi che lavreifatto il giorno dopo. Ma non si poteva. Dovevo farlo subito.Il manico era troppo alto per
  12. 12. 12me. I ragazzini più grandi portavano la pentola. Io non dovevo far altro che metterci soprauna mano. Dissi che in questo caso non cera nessuna necessità che andassi con loro, ma lamamma disse che dovevo dimostrare che facevo del mio meglio.La mamma mi fece uncenno di saluto e rise. Al cancello del recinto dovemmo aspettare un bel po. Poi aprirono. Isoldati sollevavano il coperchio di ogni pentola e ci guardavano dentro. La nostra nonaveva coperchio così potemmo passare subito. Dovevamo percorrere un pezzo di strada.Poi si arrivava alla baracca delle cucine. Lì faceva un caldo terribile. Sulla porta cera unuomo che aveva addosso solo un paio di calzoni. Ci mostrò dove dovevamo deporre ilpentolone. Disse anche che dovevamo far subito ben bene la pulizia delle pentole. Ci fu ungran baccano. I bambini facevano rumore con i coperchi. Luomo domandò se cerano altribambini. Poi richiuse la porta. Alzò una mano e contò fino a tre. Dimprovviso ci fu ungran silenzio. Tutti i bambini si chinarono sullorlo dei pentoloni. Alcuni non toccavano piùper terra con i piedi. Si vedevano solo le loro schiene curve e le gambe. Teste e bracciaerano scomparse. Io avrei volentieri dato una mano a pulire, ma non sapevo che cosa fare.E luomo aveva molta premura. Mi misi accanto al nostro pentolone e cercai di guardareoltre lorlo. I bambini che lo avevano portato se nerano già andati. Ora stavano ripulendoneun altro. Luomo mi venne vicino. Aveva la barba nera e i baffi. Guardò nella pentola e poiguardò me. Aveva visto che io non avevo aiutato a pulire. Mi domandò se andava bene. Iofeci cenno di sì, ma lui disse che io non arrivavo allorlo. Mise una pentola più piccolarovesciata accanto al pentolone. «Mettiti lì sopra». Guardai oltre lorlo. Sulla parete internadel pentolone cerano ancora molti avanzi gialli di patate.Le luci si spengono, inizia il sesto intervento musicale econtemporaneamente scorrono 41 foto (La liberazione: da dia 120a 161); dopo il fermo immagine ( incendio del campo), due lettori +voce esterna si dirigono verso i microfoni e leggono il testo “Liberazione” tratto da “La notte” di E. Wiesel; “ Essere senzadestino” di I. Kertesch e “Un sacchetto di biglie” di J.JoffoLettore: voce esternaI superstiti raccontano che ci sono diversi modi per sopravvivere al campo di 16° Lettore: Pedrazziniconcentramento: ascoltiamo una testimonianza… Il 5 aprile la ruota della Storia girò. tra pomeriggio inoltrato ed eravamo tutti in piedi nel blocco aspettando che una SSSta di fatto che, anche in prigionia, la nostra immaginazione rimane libera. Per esempio, venisse a contarci, ma tardava a venire. Un tale ritardo non si era mai verificato asono riuscito ad arrivare al punto che, mentre le mie mani erano affaccendate con la pala o la memoria di Buchenwald: doveva essere successo qualcosa.zappa con movimenti dosati con parsimonia e sempre limitati allo strettissimo indispensabile Due ore dopo gli altoparlanti trasmisero un ordine del capo del campo: tutti gli ebrei
  13. 13. 13- io ero come assente. Tuttavia la fantasia non è poi sconfinata, esistono - come ho avuto dovevano recarsi sul piazzale dellappello. Era la fine! Hitler stava per mantenere la suamodo di provare - delle barriere. Infatti, a dire il vero, con lo stesso sforzo avrei potuto promessa.ritrovarmi ovunque, a Calcutta, in Florida, nei luoghi più belli del mondo. Ma questo non era I ragazzi del nostro blocco si diressero verso il piazzale: non cera altro da fare, visto cheabbastanza serio, non era credibile - diciamo così - quindi il più delle volte mi ritrovavo Gustav, il responsabile del blocco, ci parlava col suo bastone... Ma, lungo la strada,semplicemente a casa mia. Certo, anche in questo cera dellaudacia e non meno di quanta ve incontrammo dei prigionieri che ci sussurrarono:ne fosse nella fantasia di traspormi per esempio a Calcutta; ma nellimmaginarmi a casa - Tornate al vostro blocco. I tedeschi vi vogliono fucilare. Tornate al vostro blocco e nontrovavo ancora una certa modestia, diciamo una specie di lavoro che rendeva corretto il mio muovetevi.sforzo e quindi in qualche modo lo avvalorava. Per esempio, mi è stato ben presto chiaro che Noi ritornammo al blocco, e apprendemmo strada facendo che lorganizzazione dia casa non avevo vissuto veramente, che non avevo utilizzato veramente le mie giornate e resistenza del campo aveva deciso di non abbandonare gli ebrei e di impedire la loroche cera tanto, tantissimo di cui pentirsi. Cerano delle pietanze - come mi tornò in mente - liquidazione. Il 10 aprile eravamo ancora ventimila nel campo, fra cui qualche centinaioche avevo spiluccato con aria schizzinosa per poi respingerle, semplicemente perché non mi di ragazzi. Decisero di evacuarci tutti in una sola volta, fino a sera; poi avrebbero fattopiacevano e in questo momento mi apparve come una mancanza, incomprensibile e saltare il campo. Eravamo quindi ammassati nellimmenso piazzale dellappello, in file diirreparabile… Inoltre a casa certe cose mi avevano sempre fatto innervosire, anzi mi cinque, aspettando di vedere aprirsi il portone, quando allimprovviso le sirene si misero aavevano persino fatto paura - per quanto ridicolo possa essere - come determinate materie, i urlare. Allarme. Ritornammo nei blocchi. Era troppo tardi per farci evacuare quella sera, eprofessori, le ínterrogazioni, leventualità di fare brutta figura e, per finire, mio padre quando levacuazione fu rinviata al giorno dopo. La fame ci attanagliava: non avevamo mangiatodovevo comunicargli un voto: adesso continuavo a evocare quelle paure per il puro nulla da ben sei giorni, tranne un po derba e qualche buccia di patata trovata vicino alledivertimento di riviverle e di sorriderne. Ma la mia occupazione preferita consisteva cucine. Alle dieci del mattino le SS si sparpagliarono per il campo e si misero a spingerenellimmaginare e ripetermi continuamente unintera giornata a casa, senza lacune, se le ultime vittime verso il piazzale dellappello. Il movimento di resistenza decise allora dipossibile dal mattino fino alla sera e di farlo limitandomi comunque a fatti modesti. Perché entrare in azione. Uomini armati sorsero allimprovviso un po dappertutto. Raffiche,mi sarebbe costata troppa fatica immaginare una giornata eccezionale, magari addirittura la scoppi di bombe a mano. Noi ragazzi restammo sdraiati per terra nel blocco. La battagliagiornata ideale - e così immaginavo semplicemente una giornata brutta, la sveglia al mattino non durò a lungo. Verso mezzogiorno tutto era ritornato calmo; le SS erano fuggite e ipresto, la scuola, limbarazzo, il pranzo cattivo, e qui nel campo di concentramento resistenti avevano preso la direzione del campo. Verso le sei del pomeriggio il primorealizzavo tutte le innumerevoli opportunità che non avevo saputo cogliere, che avevo carro armato americano si presentò alle porte di Buchenwald. Il nostro primo gesto dirifiutato o magari nemmeno notato, e le realizzavo, oserei dire, il più compiutamente uomini liberi fu quello di gettarci sulle vettovaglie Non pensavamo che a quello, né allapossibile. Ne avevo già sentito parlare e adesso potevo testimoniarlo io stesso: davvero, vendetta, né ai parenti: solo al pane. E anche quando non avemmo più fame non ci funeppure i muri opprimenti di una prigione possono frenare il volo dellimmaginazione. Il nessuno che pensò alla vendetta. Il giorno dopo, qualche giovanotto corse a Weimar aproblema era soltanto questo: se mi spingevo fino a dimenticare persino le mani, allora la raccogliere patate e vestiti, e qualche ragazza, ma di vendetta nessuna traccia. Tre giornirealtà ben presto tornava a imporsi con grande vigore e determinazione perché, malgrado dopo la liberazione di Buchenwald io caddi gravemente ammalato: unintossicazione. Fuitutto, qui continuava a esistere. trasferito allospedale e passai due settimane fra la vita e la morte. Un giorno riuscii ad alzarmi, dopo aver raccolto tutte le mie forze. Volevo vedermi nello specchio che era appeso al muro di fronte: non mi ero più visto dal ghetto. Dal fondo dello specchio un cadavere mi contemplava. Il suo sguardo nei miei occhi non mi lascia più.Lettore: voce esternaEcco tutto.Oggi ho quarantadue anni e dei bambini. Tre bambini.Guardo mio figlio come mi guardava, trentanni fa, mio padre e mi viene una domanda,idiota forse, come tante domande.Perché ho scritto questo libro? Certo, è una domanda che avrei dovuto farmi prima diincominciare, sarebbe stato più logico ma le cose non avvengono spesso logicamente, mi èuscito come una cosa naturale, mi era forse necessario. Mi dico che lo leggerà più tardi equesto mi basta. Lo respingerà, lo considererà un insieme di ricordi stantii o, al contrario, cirifletterà, adesso tocca a lui giocare questo gioco. In ogni caso, immagino di dovergli dire
  14. 14. 14stasera, allora in cui entrerà nella sua camera a fianco della mia, "Bambino mio, prendi latua sacca e 50.000 franchi (vecchi) e parti." A me è successo, è successo a mio padre e miinvade una gioia senza limiti a pensare che a lui non succede.Il mondo andrà meglio?Guardando dormire mio figlio non posso che augurarmi una cosa: che mai provi il tempodella sofferenza e della paura come lo ho conosciuto io durante quegli anni.Ma cos’ ho da temere? Cose del genere non si riprodurranno più, mai più.Le sacche sono in solaio e ci resteranno per sempre.Forse...L’ultimo lettore spegne le luci dei leggii; due alunni tolgono dalpalco i due leggii e si dirigono verso i lati dei semicerchi; mentreinizia la musica finale (Corale di Bach), vengono proiettate leultime due diapositive; dalle loro postazioni, uno a uno fluiscono glialunni mentre il faretto illumina il centro del palco.Ciascun alunno porta un sasso; depone il sasso al centro del palco aformare un cumulo di sassi e subito dopo si siede assumendo laposizione del fiore chiuso; l’ultimo alunno pone sul cumulo un lumeacceso. La musica scema, il palco si illumina ( luci soffuse).Dopo il fermo immagine dell’ultima foto, gli alunni chiusi nella Nasceranno da noi/uomini migliori./La generazioneposizione a fiore si schiudono mentre recitano i versi della poesia che dovrà venire/sarà migliore/di chi è nato dalla terra,/dal ferrodi Nazim Hikmet. e dal fuoco./Senza paura e senza troppo riflettere/i nostri nipoti si daranno la mano/e rimirando/le stelle dei cielo diranno:/« Comè bella la vita! ». Intoneranno una canzone nuovissima, profonda come gli occhi delluomo,/fresca come un grappolo duva, una canzone libera e gioiosa./Nessun albero
  15. 15. 15 ha mai dato/frutti più belli. E nemmeno/la più bella delle notti di primavera/ha mai conosciuto questi suoni,/questi colori,/Nasceranno da noi uomini migliori./La generazione/che dovrà venire sarà migliore/di chi è nato/dalla terra,/dal ferro e dal fuoco.Inizia l’ultimo intervento musicale. Scorrono sullo schermo leimmagini dei volti ritrovati dei sopravvissuti/ragazzi.
  16. 16. 16 Bibliografia Musicografia Sukou Quartetto per FlautiA. Frank, Diario, EinaudiJ. Joffo, Un sacchetto di biglie, Sansoni Tema dal Film “Shindler List” : versione per Flauti e Clarinetti versione per 2 Pianoforti a 4J. Presser, La notte dei girondini, Adelphi, mani versione per Violino e bassoI. Kertész, Essere senza destino, versione per ChitarreE. Wiesel, La notte, De Agostini, Adon Olam Quartetto per chitarreP. Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, 3 Danze ebraiche: Sham Hren Golam, Zemer Atik,J. Oberski, Anni di infanzia, La Giuntina, Ose Shalom versione per OrchestraH. Schneider, Il rogo di Berlino, Adelphi, J.S.Bach Corale per OrchestraH. Schneider, Lasciami andare, madre, Adelphi Colonna sonora DVD F. Schubert La morte e la fanciulla Quartetto per archi in ReR. Loy, La parola ebreo, Einaudi, Minore N.14 (D 810N. Hikmet, Poesie, EinaudiB. Bruneteau, Il secolo dei genocidi, Il Mulino Sitografia Alcuni siti italianiL. Malle, Arrivederci ragazzi, Archimede Olokaustos.org. Uno dei siti più aggiornati sul tema. Contiene dati,Lettere di L. Jacobson: dal liceo ad Auschwitz, L’ Arca testimonianze storiche ed informazioni e propone percorsi
  17. 17. 17 tematici per argomento.I. Dische, Le lettere del Sabato, Loescher Olocausto – Seconda Guerra Mondiale . Sito dedicato alla SecondaL. Araldi, Educare alla pace, Mattioli Guerra Mondiale. Contiene un sezione dedicata all’olocausto con schede descrittive dei Lager.F. Ulhman, L’amico ritrovato, Feltrinelli Galleria fotografica di Auschwitz. Contiene una serie di foto deiDestinazione Auschwitz, Proedi Editore luoghi della memoria. Auschwitz-Birkenau. Descrive e da informazioni sui campi diC. Lanzmann, Shoah, Einaudi concentramento ed Auschwitz . Schiavi di Hitler. Museo virtuale della deportazione. Il sito è stato realizzato nellanno 2001 dallIstituto di Storia Contemporanea "Pier Amato Perretta" di Como. Alfabeto di Auschwitz. Si tratta della versione italiana di "An Auschwitz Alphabet" di Jonathan Fallace (www.spectacle.org/695/ausch.html ). E’ un lavoro sull’Olocausto degli ebrei e sul lager di Auschwitz in particolare, che Jonathan ha messo insieme come tributo a Primo Levi. Le foto del reportage fotografico, contenuto nel DVD allegato al testo, si possono reperire nel sito 20th Century History. about.com.Casalpusterlengo, 27 Gennaio 2008
  18. 18. 18 Note Note………………………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………
  19. 19. 19 Anno scolastico 2007/2008: le classi 3^C e 3^E ricordano la Yom Ha Shoah, la Giornata della memoria, che si celebra il 27 Gennaio, giorno della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, dando voce e volto a chi ha vissuto la tragedia dei campi di concentramento. In questa pubblicazione viene presentato il percorso teatrale che ha coinvolto gli alunni nella scelta di musiche, immagini e testi, tratti, questi ultimi, da scrittori che sono stati testimoni diretti del genocidio del popolo ebraico, nella convinzione che ricordare chi è stato dimenticato dalla Storia può diventare un “grido di pace”, un impegno rivolto a ciascuno di noi per mantenere la “Memoria”, per non dimenticare l’ “Indicibile” e al tempo stesso di operare in maniera decisiva a favore dell’armonia fra gli uomini. La presentazione del nostro lavoro teatrale è stata curata dal prof. Piero Cattaneo, Dirigente scolastico della Scuola Media Statale “Griffini” di Casalpusterlengo.In copertina foto di bambini internati nel campo di concentramento di Auschwitz
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