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  • 1. TEMPORARY SHOP TRA COMMERCIO E COMUNICAZIONE
  • 2. HEIDEGGER CARTESIO “ESSERE E TEMPO” Nell’ultimo periodo storico è Zygmunt Bauman il pensatore che meglio di altri ha saputo cogliere l’essenza del nostro tempo e la temporaneità come marchio di fabbrica della società contemporanea.
  • 3. La sua teoria della “società liquida” descrive la fine della società di “produttori”, dove il tempo dell’attesa aveva un valore riconosciuto, e l’inizio della società di “consumatori”, dove il soddisfacimento di un desiderio non è che un breve momento prima del nuovo incalzante desiderio, che spesso non corrisponde ad un reale bisogno.
  • 4. Il Temporary Shop è un fenomeno tipico della società liquida, in particolare nella versione pop up o in quella moving store. Gioca infatti sui tre tasti della liquidità: - Velocità - Mutevolezza - Interattività
  • 5. IL TEMPORARY SHOP COME ULTIMO CONFINE DEL RETAIL E NUOVA FRONTIERA DELLA COMUNICAZIONE
  • 6. Nel panorama del moderno retail, un approfondimento merita la formula dei negozi “a tempo”. E per una duplice ragione: - si tratta dell’unica vera novità degli ultimi anni (il Temporary shop fa la sua comparsa nel 2003) - il loro successo di pubblico è così straordinario che assistiamo quasi quotidianamente ad una nuova apertura.
  • 7. perfettamente incardinato nella logica “intrattenimento, esperienza, sorpresa” il temporary shop, standard o nella variante del pop up store, è un negozio la cui lunghezza di vita è predeterminata e molto limitata nel tempo: - un giorno - qualche settimana - qualche mese - mediamente per 30 – 40 giorni viene aperto con l’obiettivo di giocare sulla curiosità indotta proprio dalla sua principale caratteristica: la temporaneità.
  • 8. La cronistoria del pop – up inizia in Gran Bretagna nel 2003. Importato negli Stati Uniti, questo nuovo formato distributivo riscuote un tale successo da richiamare addirittura l’attenzione del Setting Retail in Motion, che nel 2007 gli dedica interamente una fiera.
  • 9. IL TEMPORARY SHOP IN ITALIA Ottimo successo di pubblico Dopo la fase sperimentale, stiamo già vivendone la maturità in varie forme: • lancio di un nuovo prodotto • operazione di consolidamento del brand, • un’iniziativa speciale, • offerte promozionali • sperimentazione di un nuovo servizio, di un nuovo concept o di un nuovo format, • strumento per giocare nell’ambito del retail, senza doversi sobbarcare delle ingenti spese di avviamento di un negozio, o di un network di negozi, proprio; Il Temporary shop è entrato a far parte a pieno titolo del complesso processo di strategie di comunicazione aziendale.
  • 10. CONCLUSIONI Il pop up retail o Temporary Shop è indubbiamente il fenomeno del momento: • piace ad un pubblico giovane, esigente ed attento alle più piccole novità; • è il giusto mezzo per i brand emergenti e cult, i brand cioè più attenti alle applicazioni di marketing non convenzionale. • E’ una formula meno impegnativa di altre dal punto di vista delle risorse finanziarie necessarie per avviarlo e non è questione da poco in un mercato asfittico e reduce da una crisi di dimensioni epocali. •Il consumatore è alla continua ricerca di punti vendita che siano capaci di soddisfare il suo bisogno di novità, di esclusività e, soprattutto di interattività
  • 11. Per qualsiasi tipo di azienda oggi il problema è vendere. Vendere significa saper analizzare un consumatore in continua evoluzione, essere in grado di capirlo e di soddisfarlo.
  • 12. Milano è la capitale italiana, e una delle capitali mondiali, del temporary shop.
  • 13. PERCHE’ - È città del business per eccellenza - È città con vocazione internazionale - È città della moda e del design, fiore all’occhiello dell’industria italiana - È città di transito - È città dello shopping (quadrilatero e oltre)
  • 14. LO SVILUPPO DEI PROSSIMI ANNI Premessa • Il Temporary shop non è un anomalia nell’evoluzione del retail o delle forme di comunicazione. • Non è neanche un fenomeno connesso alla crisi economica degli ultimi anni, che può averne tutt’al più accelerato la progressione.
  • 15. IL TEMPORARY SHOP SI INSERISCE NEL SOLCO DELLA TRADIZIONE DEL COMMERCIO DI STRADA E TROVA NEGLI AMBULANTI – VENDITORI ITINERANTI – GLI ANTESIGNANI. Pensiamo alla variante del pop up store, con i container o altri manufatti che si montano, e si smontano dopo l’evento, e vediamo plasticamente raffigurata l’origine storica del temporary shop (fin dai tempi del Re Sole)
  • 16. ASSOTEMPORARY ISTRUZIONI PER L’USO
  • 17. TIPOLOGIE ASSOCIATIVE (inserite nei dipartimenti previsti dallo Statuto) a. Titolari di spazi per uso vendita (Temporary Shop) b. Titolari di spazi per uso espositivo (Showroom Temporaneo) c. Attività di servizi connessi d. Attività di business center (uffici temporanei) (progetto di sviluppo che si realizzerà nel 2010)
  • 18. TIPOLOGIE PARTNER a. Aziende Italiane ed Estere b. Agenzie di comunicazione c. Enti, Istituzioni, Camere di Commercio
  • 19. SERVIZI Consulenza Tecnica gratuita I fondamentali per avviare un attività di Temporary Shop e simili Rapporti istituzionali - Regione, Provincia, Comune. - Camera di commercio Consulenza Legale Contratto tipo - consulenza amministrativa e fiscale Visibilità Internazionale Data base Assotemporary Inserimento nel sito associativo
  • 20. CORSI DI FORMAZIONE VENDITA – VISUAL MERCHANDISING MARKETING – COMUNICAZIONE CONVENZIONI SPECIFICHE ARREDAMENTO SPAZI – CATERING ORGANIZZAZIONE EVENTI UFFICIO STAMPA – P.R. MAGAZINE ON LINE “ASSO DI MODA IL SOCIO ASSOTEMPORARY È ANCHE SOCIO CONFCOMMERCIO / UNIONE DEL COMMERCIO DI MILANO E PUÒ BENEFICIARE DEI SERVIZI E DELLE CONVENZIONI DA ESSE OFFERTE. LA DIREZIONE DI ASSOTEMPORARY GESTISCE ANCHE ASSOMODA, UNA DELLE PRINCIPALI ASSOCIAZIONI DEL SETTORE MODA, PERTANTO IL SOCIO PUÒ BENEFICIARE DELLE NATURALI SINERGIE TRA IL MONDO DELLA MODA E QUELLO DEL TEMPORARY.
  • 21. IL PENTALOGO DEL TEMPORARY SHOP 1. Per l’attività di vendita il temporary retailer si impegna ad osservare le norme statuali, regionali e comunali che disciplinano gli orari degli esercizi commerciali. 2. Nello svolgimento dell’attività di vendita il temporary retailer si attiene scrupolosamente alla normativa concernente le vendite straordinarie, nelle diverse fattispecie di “vendite promozionali” e di “liquidazione”. 3. Per quanto concerne l’attività relativa ai saldi di fine stagione, i temporary retailer ne osservano i limiti temporali e le prescrizioni inerenti la corretta effettuazione delle operazioni connesse. 4. Riguardo alle attività svolte direttamente dalle aziende clienti, il temporary retailer esercita gli opportuni controlli, intervenendo, se necessario, per evitare azioni ed iniziative non corrette e/o inopportune. 5. Le attività svolte nell’ambito dei temporary shop si armonizzano con le altre attività commerciali, senza creare disagio o situazioni di concorrenza sleale nei confronti degli altri operatori commerciali. Concorrono inoltre, in una logica di retailtainment, a vitalizzare l’attività delle vie cittadine e dei luoghi in cui sono attivi.
  • 22. VODAFONE GABETTI TESCOMA LUIS VUITTON CHANEL NOCOCERAM FIAT 500 SAECO MURSIA HENKEL ITALIA VETT REPLAY GUCCI DUREX LAVAZZA CARLSBERG BENETTON OVS INDUSTRY MACEF PHILIPS DIABLO ROSSO PIRELLI SONG WIRED POKETO LE MOUSTACHE MOTOROLA M&M’S SPAZIO TOKIO THIERRY MUNGLER PARFUM ALIXIR OASIS NIVEA SAHRAI LAMBORGHINI CORRAINI JACUZZI SANSON NIKE PUMA LAGO VETT TINCATI LAGOSTINA SWITZERLAND CHEESE MARKETING ITALIA FESTINA TATIANA PRADA KICKERS NESTLE’ LANCOME COSTA CROCIERE CENCI LEVI’S COLGATE LA PERLA HERMES

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