Ldb Officina Musei_Zifferano 01
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×

Like this? Share it with your network

Share
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Be the first to comment
    Be the first to like this
No Downloads

Views

Total Views
529
On Slideshare
529
From Embeds
0
Number of Embeds
0

Actions

Shares
Downloads
1
Comments
0
Likes
0

Embeds 0

No embeds

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
    No notes for slide

Transcript

  • 1. Indice del volume Presentazione di Saverio Russo Introduzione di Giuliano Volpe e Maria José Strazzulla Marina Mazzei per la tutela, la conoscenza e la gestione del patrimonio archeologico della Daunia di Giuseppe Andreassi Il contributo di Marina Mazzei nelle ricerche in Daunia di Bruno d’Agostino Un’esperienza di vita tra passato e presente di Enzo Lippolis Gli ipogei di Trinitapoli: parures d’elite ed oggetti d’arte di Anna maria Tunzi Sisto Angelo Angelucci e le prime esplorazioni archeologiche nel Gargano di Vittorio Russi L’archeologia degli Italici fra prassi e teoria: trent’anni di ricerche in Basilicata di Angelo Bottini La Daunia Vetus oggi. Aspetti della cultura di Minervino Murge e di Ascoli Satriano dall’età del Ferro all’età ellenistica di Marisa Corrente e Laura Maggio La Daunia nel quadro del commercio adriatico arcaico di Maria Cecilia D’Ercole Notes sur les vêtements féminins complexes figurés sur les stèles dauniennes di Stéphane Verger Scavi dell’Università di Innsbruck sul Colle Serpente ad Ascoli Satriano dal 1997 al 2002 di Astrid Larcher e Florian Martin Mueller Monumenti, commemorazione e memoria in Daunia: la collina del Serpente di Ascoli Satriano tra età arcaica e conquista romana di Massimo Osanna Le scoperte della Daunia e il contributo di Marina Mazzei alla conoscenza della pittura ellenistica di Angela Pontrandolfo La pittura funeraria della Daunia: elementi iconografici caratteristici nel contesto della pittura apula, magnogreca e mediterranea preromana (IV-III sec. a.C.) di Stephan Steingräber Philippos Laos di Françoise-Hélène Massa-Pairault Immagine, cultura e società in Daunia e in Peucezia nel IV secolo a.C. di Claude Pouzadoux Contesti della ceramica tardo-apula: il ‘caso Arpi’ e la Lucania di Maurizio Gualtieri Dall’abitato alla città. La romanizzazione della Daunia attraverso l’evoluzione dei sistemi insediativi di Maria Luisa Marchi Persistenze e innovazioni nelle modalità insediative della valle dell’Ofanto tra fine IV e I sec. a.C. di Roberto Goffredo Tarda Antichità e Altomedievo in Daunia: alle origini delle indagini archeologiche di Cosimo D’Angela Nuove acquisizioni sull’architettura canosina al tempo del vescovo Sabino di Raffaella Cassano Nuove indagini archeologiche sul Monte Albano di Lucera (campagna di scavo 2004) di Marco Fabbri Itinerari di ricerca archeologica nel Medioevo di Capitanata: problemi scientifici, esigenze di tutela, programmi di politica dei beni culturali di Pasquale Favia Le colonie latine e la romanizzazione della Puglia di Francesco Grelle Una mensa iscritta e altre epigrafi inedite dall’Apulia e dall’Irpinia di Marina Silvestrini Le città della Daunia e l’epigrafia. Progetti di ricerca di Vincenzo Morizio Gli spazi pubblici delle città dell’Apulia et Calabria nelle testimonianze epigrafiche dai Severi a Teodosio di Marcella Chelotti Archeologia e Tutela in Daunia di Pier Giovanni Guzzo Marina Mazzei e la lotta contro il traffico illegale dei beni archeologici di Daniel Graepler Il ruolo dell’Università nel sistema della tutela di Francesco D’Andria Per una ‘archeologia globale dei paesaggi’ della Daunia. Tra archeologia, metodologia e politica dei beni culturali di Giuliano Volpe Strategie di ricerca e tutela dell’insediamento neolitico lungo l’Ofanto di Francesca Radina Contributo alla ricerca sulla ricostruzione dell’ambiente archeologico nei Musei della Puglia di Andrea Zifferero e Maria Rosaria Acquaviva Beni Culturali, Accademia di Belle Arti e Scuola: i progetti e gli sviluppi operativi di educazione museale nelle Marche di Luisa Cataldo e Edvige Percossi Serenelli Mito e danza su vasi apuli da Arpi di Luigi Todisco Il Castello-Museo Nazionale di Manfredonia. Politiche e strategie di funzionamento: memoria e progetti futuri di Ginerva d’Onofrio Archeologia dei luoghi di culto della Daunia: spunti di riflessione di Maria José Strazzulla La catalogazione per la tutela dei beni culturali della Provincia di Foggia di Assunta Cocchiaro e Laura Masiello Edipuglia srl, via Dalmazia 22/b - 70127 Bari-S. Spirito tel. 080. 5333056-5333057 (fax) - http: //www.edipuglia.it - e-mail: edipuglia@email.it
  • 2. Insulae Diomedeae Collana di ricerche storiche e archeologiche 8 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA In ricordo di Marina Mazzei Atti delle Giornate di studio (Foggia 19-21 maggio 2005) a cura di Giuliano Volpe, Maria José Strazzulla e Danilo Leone ESTRATTO Bari 2008
  • 3. Contributo alla ricerca sulla ricostruzione dell’ambiente archeologico nei musei della Puglia di Andrea Zifferero * e Maria Rosaria Acquaviva ** I criteri e le finalità di una ricerca sui Musei della Puglia * Università di Siena; zifferero@unisi.it. ** acquaviv81@yahoo.it. Con grande piacere aderisco all’invito di Giuliano Volpe nel ricordare la figura e l’opera appassionata di Marina Mazzei, introducendo uno scritto, alla cui elaborazione la studiosa scomparsa ha dato il suo contributo. L’idea di affidare un lavoro di tesi triennale sulla ricostruzione dell’ambiente archeologico nei musei della Puglia alla giovane autrice che firma il lavoro, Maria Rosaria Acquaviva, è frutto di una precisa scelta didattica. L’esperienza di chi scrive, infatti, consolidata in dieci anni di docenza nella materia della Museologia e Museografia, all’interno dei Corsi di Laurea senesi in Scienze dei Beni Archeologici e in Archeologia, rappresenta un osservatorio privilegiato per capire e tentare di interpretare le direzioni, le innovazioni di metodo applicate a singoli casi, gli orientamenti della comunità scientifica in materia di valorizzazione dei beni culturali. Tanto per sgombrare il campo da illusioni o fraintendimenti, è opportuno premettere che il panorama italiano, a livello di teoria dell’allestimento museale, è ancora molto deludente: la pratica doverosa della gestione del progetto museologico da parte del principale decisore, cioè dell’archeologo che ha condotto lo scavo, riordinato una raccolta di reperti o assemblato e ricostruito un paesaggio archeologico, è quasi sempre subordinata, a parte rare eccezioni, all’inevitabile frammentazione del contesto e dei significati indotta da un progetto museografico non adeguato. Eppure l’archeologia contemporanea dovrebbe ormai aver raggiunto quello spessore minimo di riflessione teorica, tale da maturare la consapevolezza che esporre significa ordinare i reperti secondo una chiave di lettura suggerita, in misura minore, dagli stessi oggetti e dalle condizioni del loro ritrovamento, in misura maggiore dai significati espressi dal contesto culturale e storico di riferimento. In altre parole, il successo espositivo di un reperto dipende in gran parte dalla qualità e dalla quantità delle relazioni che l’archeologo, estensore del piano museologico dell’allestimento, riuscirà a trasmettere all’architetto responsabile del progetto museografico. Non vi è alcun bisogno di essere seguaci dell’archeologia postprocessuale per capire, per esempio, l’importanza del simbolismo nel rituale funerario etrusco e le interrelazioni dell’architettura dei tumuli con la proiezione in terra dello spazio celeste. Un corredo funerario può offrire innumerevoli soluzioni espositive: dalla più povera, all’interno di una vetrina a parallelepipedo con ripiani, un allestimento in grado di spezzare relazioni, deprimere simboli e nascondere significati, a quella più complessa che, al contrario, li esalta, nel riproporre la posizione degli oggetti all’interno dello spazio sepolcrale ricostruito nella sala del museo, nel far emergere il rapporto tra spazio interno e spazio esterno alla tomba, nel riferire la tomba al contesto più ampio della necropoli. Questo costituisce l’obiettivo principale della riflessione museologica; questo è il prodotto del progetto museologico, che ha soltanto nell’archeologo il principale, se non l’unico, referente. I rapporti tra gli oggetti nella cornice dei contesti, i significati delle ideologie, dei rituali e dei culti, le forme di produzione, accumulazione e consumo, l’acquisizione o il cambiamento dei sistemi alimentari riscontrabili nella ceramica 473 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 4. Andrea Zifferero - Maria Rosaria Acquaviva 1 Paradisi et al. 1996. domestica, la veicolazione e la circolazione delle merci, le forme di commercio e scambio, sono i fenomeni e i processi riversabili nel progetto museologico: soltanto dopo averne chiarite e definite le linee guida, il progetto museologico deve essere discusso e concordato con il referente museografico. Tali passaggi sono necessari per giungere a un allestimento di qualità, all’interno del quale l’ambiente archeologico possa trovare una corretta e naturale espressione ed ostensione. Sarebbe certo riduttivo, tuttavia, pensare di esaurire il lavoro museologico in una variegata proposta di significati, frutto di una riflessione metodologica ben condotta: il criterio museologico alla base dell’allestimento, infatti, deve essere spiegato al visitatore, il più delle volte ignaro del contesto culturale degli oggetti esposti. Soltanto così si porterà a termine una mediazione complessa, il cui esito non è mai scontato e da cui dipende il successo o meno dell’esposizione museale. Il rapporto costante, sempre dialettico e spesso fecondo, tra i due termini, museologia e museografia, è uno dei motivi di fondo dell’insegnamento senese, che viene proposto attraverso uno specifico taglio archeologico. La difficoltà di identificare argomenti idonei, affrontabili con qualche utilità formativa nella tesi conclusiva del triennio da parte di giovani laureandi, insieme alla verificata impossibilità di proporre argomenti troppo complessi come lo sviluppo di una progettazione museale sotto il profilo museologico, ha spinto lo scrivente nella direzione esemplata dal lavoro di Maria Rosaria Acquaviva: l’indagine ragionata della forma degli allestimenti, effettuata con il riconoscimento degli elementi museologici traslati nella corrispondente forma museografica. Questa pratica si è rivelata, col tempo e l’esperienza, una buona pratica, estremamente proficua dal punto di vista didattico perché permette al laureando di apprendere un metodo di lavoro sistematico e al tempo stesso di assumere un atteggiamento critico di fronte all’allestimento, distinto nelle sue componenti di base: l’articolazione del percorso espositivo rispetto alla natura delle collezioni e rispetto allo spazio offerto dal museo; la qualità dei contenuti e dei supporti del relativo sistema informativo. Il tutto avviene con la compilazione di una scheda che è giunta alla sua redazione più o meno definitiva, attraverso una serie di miglioramenti dettati dall’avvicendarsi delle tesi e dall’esperienza accumulata. Le voci della scheda, riproposte in grande sintesi dall’autrice, aiutano il compilatore a interpretare l’allestimento nei dettagli, con l’aiuto del responsabile scientifico del museo. I primi tentativi hanno tracciato una griglia di operatività a livello nazionale, utile a definire un censimento degli allestimenti mirati alla ricostruzione dell’ambiente archeologico: si è perciò lavorato con l’esclusivo invio della scheda per mezzo della posta elettronica, unitamente alla richiesta di attenzione da parte dello scrivente, indirizzata al direttore o al responsabile scientifico del museo, a cui era richiesto di riempire personalmente e in maniera il più possibile esaustiva i campi. Questo modello di operatività ha condotto a discreti risultati statistici, utili in termini di censimento e sufficientemente omogenei da costituire una primissima e grossolana banca dati di riferimento. È così nato il database dei Parchi archeologici italiani, la cui versione digitale è in preparazione, cui è seguito un pregevole lavoro sui Centri Visita, nuova e più dinamica forma di contenitore di servizi museali, derivata nei suoi tratti essenziali dal mondo anglosassone, in forte espansione nel nostro Paese e legata ai Parchi naturali ma in qualche caso impiegata con successo anche nei Parchi archeologici 1. Qualche dato sui Centri Visita può essere utile per sottolineare i limiti del metodo: la ricerca è stata effettuata esclusivamente attraverso il web, sul quale 474 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 5. Contributo alla ricerca sulla ricostruzione dell’ambiente archeologico nei musei della Puglia 2 Del Re 2006. 3 Lenzi, Zifferero 2004; Masiello 2005. 4 Desidero esprimere i più sinceri ringraziamenti nei confronti di quanti, a vario titolo, hanno contribuito alla realizzazione di questo contributo. La dott.ssa Marina Mazzei ha partecipato attivamente alle fasi iniziali del lavoro di censimento, fornendomi indicazioni sull’organizzazione dei poli museali della Provincia di Foggia. Devo profonda riconoscenza al prof. Andrea Zifferero che mi ha indirizzato e seguito in tutte le fasi dell’indagine museologica alla base di questo contributo. Sono grata al prof. Giuliano Volpe, per i preziosi consigli ricevuti, alla prof.ssa Grazia Semeraro per la disponibilità accordatami, a tutti i funzionari della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia da me contattati, in particolar modo, dott. Arcangelo Alessio, Assunta Cocchiaro, Angela Cinquepalmi, Marisa Corrente, Medica Assunta Orlando, Francesca Radina, Anna Maria Tunzi Sisto, Gemma Russo, Donata Venturo, per la cortese collaborazione prestata ai fini di questa indagine. Ringrazio tutti i Direttori e i Responsabili Scientifici dei musei contattati, per l’interesse dimostrato nei confronti di questa ricerca e per la fattiva collaborazione, concedendomi di pubblicare le immagini delle ricostruzioni esposte; non ultimo, il dott. Andrea Ciacci per aver migliorato la forma e il contenuto di questo contributo. 5 Il panorama d’indagine ha preso in considerazione non solo le “strutture museali” in senso lato ma ogni tipologia espositiva, come i centri di documentazione, le mostre permanenti, i centri visita di aree archeologiche, le raccolte comunali, il museo diffuso, in quanto strutture che ospitano esposizioni destinate alla documentazione della storia di un comprensorio. L’indagine ha omesso tutti i restanti musei, sono stati individuati 315 Centri Visita sparsi sul territorio nazionale: ad essi è stata inviata via posta elettronica o, in qualche caso, attraverso la posta cartacea, la scheda di censimento. I dati sono stati elaborati sulla base di 117 schede ritornate al mittente, corrispondenti al 37% dei Centri Visita attivi in Italia 2. Come si può osservare, la prospettiva di potenziale analisi dei fenomeni è molto limitata, sotto il profilo statistico, dalla percentuale delle adesioni al censimento. Tale consapevolezza, cresciuta insieme al tentativo di censire fenomeni museali sui quali esistono dati esigui o difficilmente controllabili, come, p.es., sugli allestimenti storici, hanno ben presto portato a individuare nella scala regionale il livello idoneo di analisi. Un’indagine sugli allestimenti effettuata su questa scala, infatti, riesce a documentare, grazie a sopralluoghi e controlli che abbattono drasticamente la percentuale degli insuccessi (dovuti a schede non ritornate o mal compilate, all’assenza di personale competente a reperire le informazioni richieste ecc.) in fase di censimento. L’impegno di responsabilità assunto dal laureando (di solito proveniente dalla Regione in cui effettua la raccolta delle informazioni), diviene perciò strategico per ottenere risultati congrui, adatti a un commento di tipo museologico e museografico. Una chiave di lettura di dettaglio ancora maggiore si può ottenere con una prospettiva di indagine mirata alla singola Provincia, che è quella ideale per conoscere, p.es., le forme di gestione museale e/o le reti costituite dai sistemi museali. Il fatto di affidare l’indagine a livello provinciale ad un gruppo di laureandi conduce spesso ad un confronto dei dati censiti in fase avanzata del lavoro, con effetti molto rilevanti dal punto di vista didattico, in termini di stimolo e sviluppo di capacità critiche di valutazione e commento, sollecitate dall’attività seminariale. Arrivo quindi alla conclusione, sottolineando come la riflessione sugli allestimenti possa apportare nuovi elementi al dialogo tra discipline umanistiche e tecniche, reso sempre più necessario dal progressivo affinarsi degli strumenti di analisi delle comunità antiche, di cui dispone oggi l’archeologia. Nel caso di una ricerca condotta sugli allestimenti storici ancora presenti nei musei italiani, si è giunti a considerare l’identità di musei miracolosamente conservati nell’allestimento originale, spesso ottocentesco, in qualche caso addirittura settecentesco, quale espressione del pensiero scientifico dell’epoca, di cui la forma museale esemplificava e traduceva i principi. Questa riflessione non è caduta nel vuoto, se il lavoro dell’architetto di oggi ha inteso conservare, in un vero e proprio restauro conservativo di alcune sale del Museo Topografico dell’Etruria a Firenze, la sintesi del pensiero archeologico e lo spirito originale dell’allestimento voluto da Luigi Adriano Milani alla fine dell’Ottocento 3. (A.Z.) Questo contributo 4 presenta gli esiti di una ricerca il più possibile sistematica sui musei istituiti nella Regione Puglia che ospitano ed espongono raccolte archeologiche 5 e propone un’analisi museologica degli standard qualitativi degli allestimenti museali, con particolare attenzione all’utilizzo di ricostruzioni dell’ambiente archeologico, che costituiscono un valido supporto per la contestualizalcuni purtroppo dismessi (p. es. il Museo “Meo-Evoli” di Monopoli (BA), altri chiusi al pubblico per il trasferimento delle collezioni da un ente privato a uno pubblico (p. es. la Collezione “Martini Carissimo” di Oria (BR) o il Museo “Romanazzi-Carducci” di Putignano) e altri ancora in fase di progettazione. 475 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 6. 1. - Scheda di censimento delle ricostruzioni dell’ambiente archeologico nei musei della Regione Puglia. 6 Questo contributo nasce come sintesi di un elaborato di tesi triennale in Scienze dei Beni Archeologici (“Le ricostruzioni dell’ambiente archeologico nei musei della Regione Puglia”), discusso nell’A.A. 2003/2004 dalla scrivente, nell’ambito dell’insegnamento di Museologia e Museografia dell’Università degli Studi di Siena. 7 Lugli 1992; Boralevi, Pedone 1995; Prete 1998, 1125; Forti 1998, 92-93 e 111145; Zifferero 1999, 407-441; Tomea Gavazzoli 2003, Donati 2003. 8 Di Valerio 1999, Forti 1998, 92-93 e 111-145. 9 In questa nota sono contenute tutte le referenze di guide, monografie, notiziari, cataloghi di mostre, articoli e contributi vari relativi ai musei presi in considerazione. Riguardo alle guide ai musei della Puglia, cfr. De Juliis 1979; Regione Puglia 1997; Angiuli 1998; Appiano 2002, Natali 2004; alle guide e cataloghi delle mostre: Fazia 1987; Alessio 1988; Mazzei 1995; Cocchiaro 1996; Jatta 1996²; Defacendis 1999; Russo 1999; Ciancio 2000; Caligiuri 2002; Cinquepalmi, Cocchiaro 2002; Riccardi 2003; a notiziari, articoli e contributi vari sulla problematica museale in Puglia, cfr.: L’Abbate 2001, 116-125; Cassiano 2001, 106110; Fazia 2001, 111-115; Pietropaolo 2001, 130-133; De Paulis 2003, 83-88. 10 Sono ancora pochi i musei che dispongono di un proprio sito web. Al momento le norme per la strutturazione di siti internet museali sono costituite soltanto dall’atto d’indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei (art. 150, comma 6, D.L. n. 112/1998) promulgato dal zazione di alcuni reperti e la documentazione, all’interno di un percorso espositivo, di un sito archeologico 6. Il momento allestitivo esprime la sintesi più delicata dell’intero processo conoscitivo, di cui deve farsi promotore un museo ed è finalizzato ad elaborare un corretto messaggio comunicativo attraverso l’esposizione delle collezioni, dei supporti informativi e di un apparato ricostruttivo dei contesti illustrati 7. I visitatori con poca familiarità con gli oggetti esposti stabiliscono un forte legame con le caratteristiche fisiche dello spazio allestito, creando punti di riferimento per pianificare il proprio circuito cognitivo. L’oggetto musealizzato, a seguito del distacco dal proprio contesto d’origine e la conseguente perdita di parte della sua identità, mostra di sé solo ciò che è percepibile visivamente, cioè la forma ed è grazie al supporto di adeguati strumenti didattici, in primis gli apparati ricostruttivi, che acquista un nuovo linguaggio, «una sorta di metalinguaggio, che sostituisce quello perduto con cui aveva comunicato quando era in uso», interpretato dall’intervento museologico allo scopo di ricontestualizzare un originale ambiente archeologico 8. Materiali e metodi Ai fini di un’analisi museologica descrittiva è stata elaborata una scheda di censimento, che prevede la compilazione di quattro campi informativi: i dati “anagrafici” del museo, la tipologia delle raccolte archeologiche esposte, suddivise per macro-periodi, la tipologia delle ricostruzioni degli ambienti archeologici, i criteri d’ordinamento degli spazi espositivi e la loro superficie (fig. 1). Il reperimento delle informazioni è il risultato di una consultazione preliminare di guide ai musei, su scala nazionale e regionale, collane, monografie, cataloghi, articoli sui musei archeologici della Puglia 9, presenti in letteratura e di una ricerca sul Web attraverso motori di ricerca specifici 10. Successivamente sono stati contattati i Responsabili Scientifici e gli organi amministrativi di competenza degli Enti locali. ed è stata effettuata una visita autoptica per il 60% dei musei campionati. Sono state individuate 69 istituzioni a cui è stata inviata la scheda sinottica: il campione d’indagine è di 61 schede compilate, pari al 90% del totale dei musei presi in considerazione. Le schede sinottiche sono state inserite all’interno di un database informatico, attraverso una maschera d’immissione dati, impostata secondo lo sviluppo della scheda sinottica. È stata, infine, realizzata una carta tematica della Regione Puglia in cui è possibile visualizzare tutti i musei censiti, suddivisi per Province e per tipologia d’or- 476 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 7. 2. - Carta sinottica delle strutture museali della Regione Puglia prese in considerazione per questo censimento: 1) Apricena (FG): Museo Civico; 2) San Severo (FG): Museo Civico; 3) Celenza Valfortore (FG): Raccolta Archeologica Comunale; 4) Troia (FG): Museo Civico; 5) Lucera (FG): Museo Archeologico Civico “Giuseppe Fiorelli”; 6) Foggia: Museo Civico-Pinacoteca; 7) Foggia: Museo Provinciale del “Territorio della Capitanata”; 8) Vico del Gargano (FG): Antiquarium Civico; 9) Vieste (FG): Museo Civico Archeologico “Michele Petrone”; 10) Mattinata (FG): Collezione “Matteo Sansone”; 11) Mattinata (FG): Museo Civico; 12) Rignano Garganico: Museo Civico di Grotta Paglicci; 13) Foggia (fraz.Arpinova FG): Passo Archeologico di Passo di Corvo; 14) Manfredonia (FG): Centro Visite del Parco Archeologico di Siponto; 15) Manfredonia (FG): Museo Archeologico Nazionale; 16) Bovino (FG): Museo Civico “Carlo G. Nicastro”; 17) Ascoli Satriano (FG): Museo Civico “Pasquale Rosario”; 18) Trinitapoli (FG): Museo Civico; 19) San Ferdinando di Puglia (FG): Museo Civico; 20) Barletta (BA): Antiquarium di Canne della Battaglia; 21) Canosa di Puglia (BA): Mostra Archeologica Permanente (Palazzo Sinesi); 22) Canosa di Puglia (BA): Museo Civico; 23) Minervino Murge (BA): Museo Archeologico Civico; 24) Barletta (BA): Museo Civico Archeologico; 25) Trani (BA): Museo Diocesano; 26) Bisceglie (BA): Museo Archeologico Civico “Francesco Saverio Majellaro”; 27) Giovinazzo (BA): Raccolta Archeologica Pro Loco; 28) Ruvo di Puglia (BA): Museo Archeologico Nazionale “Giovanni Jatta”; 29) Bitonto (BA): Museo Civico “E. Rogadeo”; 30) Bitonto (BA): Museo Archeologico della Fondazione “De Palo-Ungaro”; 31) Bari: Museo Archeologico Provinciale; 32) Bari: Museo Diocesano; 33) Gravina in Puglia (BA): Museo Archeologico Civico; 34) Gravina in Puglia (BA): Museo della Fondazione “Ettore Pomarici Santomasi”; 35) Altamura (BA): Museo Archeologico Statale; 36) Acquaviva delle Fonti (BA): Mostra Archeologica Permanente; 37) Rutigliano (BA): Museo Archeologico Civico “G. e P. Didonna”; 38) Conversano (BA): Museo Civico; 39) Gioia del Colle (BA): Museo Archeologico Nazionale; 40) Fasano (BR): Museo Archeologico Nazionale di Egnazia; 41) Ostuni (BR): Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale; 42) Ceglie Messapica (BR): Museo Archeologico Comunale; 43) Latiano (BR): Museo della Fondazione “Ribezzi- Petrosillo”; 44) Mesagne (BR): Museo Archeologico Civico “Ugo Granafei”; 45) Brindisi: Area Archeologica “San Pietro degli Schiavoni”; 46) Brindisi: Museo Archeologico Provinciale “Francesco Ribezzo”; 47) Oria (BR): Centro di Documentazione Messapica; 48) Grottaglie (TA): Museo delle Ceramiche; 49) Taranto: Museo Archeologico Nazionale “Luigi Viola”; 50) Manduria (TA): Mostra Archeologica Permanente “Oltre le Mura”; 51) Manduria (TA): Raccolta Archeologica Comunale “Gatti”; 52) Avetrana (TA): Mostra Archeologica Permanente; 53) Lecce: Museo Archeologico-Pinacoteca Provinciale “Sigismondo Castromediano”; 54) Lecce: Museo del Teatro Romano- Fondazione “Memmo”; 55) Cavallino (LE): Museo Diffuso “Sigismondo Castromediano”; 56) Maglie (LE): Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia “Decio De Lorentiis”; 57) Muro Leccese (LE): Museo Civico di “Borgo Terra”; 58) Gallipoli (LE): Museo Civico “Emanuele Barba”; 59) Alezio (LE): Museo Civico Messapico; 60) Poggiardo-Vaste (LE): Museo della Civiltà Messapica; 61) Ugento (LE): Museo Civico di Archeologia e Paleontologia “Salvatore Zecca”. dinamento giuridico, in cui sono distinti i musei che, in ambito allestitivo, presentino solo raccolte archeologiche da quelli che espongano anche ricostruzioni dell’ambiente archeologico e da quelli attualmente chiusi al pubblico (fig. 2). La nascita dei musei archeologici nella Regione Puglia: dalle collezioni antiquarie al museo diffuso Ministero per i Beni e le Attività Culturali e da alcuni cenni relativi alle tecnologie in uso per la comunicazione museale nel D.M. 25/7/2000. Cfr. Lamberti 2003, 14-16. 11 Guzzo 1999, 65-76. L’istituzione di collezioni e di musei archeologici in Puglia è un fenomeno che si manifesta relativamente tardi, rispetto al contesto italiano, intorno alla prima metà del XIX secolo (figg. 3-4-5) 11. Nel 1820 è istituita a Ruvo di Puglia (BA) una Collezione privata per volere dell’archeologo Giovanni Jatta senior, in cui i vasi sono sistemati secondo un criterio di “bellezza” seguendo il gusto dell’epoca. Il Museo Jatta è tra i pochi in Ita477 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 8. 3. - Il grafico illustra l’istituzione dei musei che presentano raccolte archeologiche nella Regione Puglia, in funzione del tempo, a partire dagli anni Venti del XIX secolo. 4. - Il grafico illustra la suddivisione per Province dei musei archeologici della Regione Puglia. 5. - Il grafico a torta illustra le tipologie di ordinamento giuridico dei musei archeologici della Regione Puglia. 478 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 9. Contributo alla ricerca sulla ricostruzione dell’ambiente archeologico nei musei della Puglia 12 Zifferero 2004, 59-81. Morigi Govi, Mottola Molfino 1996; Visser Travagli 2004, 50-58. 13 lia che conserva ancora oggi la disposizione originaria, di matrice collezionisticoantiquaria. Nel 1991 lo Stato ha provveduto ad acquistarlo, istituendo il Museo Archeologico Nazionale “Giovanni Jatta” 12. Nella seconda metà dell’Ottocento, come conseguenza delle leggi eversive del 1866 che permisero la soppressione degli enti ecclesiastici e l’incameramento da parte del demanio dei loro beni, affidati alle Province, nasce nel 1875 il Museo Archeologico Provinciale di Bari. Il Museo-Pinacoteca “Sigismondo Castromediano” di Lecce fu istituito nel 1868 con delibera della Provincia di Terra d’Otranto, per volere del Duca di Cavallino al quale è ora dedicato e nel 1967 è passato in gestione alla Provincia di Lecce. In questi anni sono istituiti tra i più notevoli musei civici e statali, che costituiscono la “pietra miliare” per la realtà archeologica museale pugliese: il Museo Archeologico Nazionale “Luigi Viola” di Taranto, il Museo Civico “Giuseppe Fiorelli” di Lucera, il Museo Civico di Foggia, il Museo Civico Archeologico di Canosa, il Museo Civico di Barletta e la Casa-Museo “Ettore Pomarici Santomasi” di Gravina in Puglia. Dopo la stasi degli anni a cavallo e immediatamente successivi ai conflitti mondiali, un deciso incremento dell’istituzione di musei civici si manifesta negli anni Settanta, come risposta all’attuazione dell’ordinamento regionale nel 1970 e al trasferimento alle Regioni delle funzioni amministrative statali in materia di musei e biblioteche d’enti locali, stabilito nel D.P.R. 14/1/1972 n. 3 13. Un particolare cenno merita una categoria di musei gestiti dagli Enti privati e dalle Fondazioni, le case-museo, che costituiscono una tipologia espositiva unica nel loro genere. Si tratta di dimore storiche di famiglie agiate, di rilevante interesse storico-artistico, in quanto “contenitori” di suppellettili, mobili d’epoca e delle più varie collezioni: archeologiche, numismatiche, gallerie d’arte, collezioni d’abiti d’epoca, d’armi, di libri e di pergamene antiche, di strumenti vari, esposti secondo criteri tipologici tipici del collezionismo antiquario. In Puglia esistono tre realtà di spiccato pregio come il Palazzo Jatta a Ruvo di Puglia (BA) che ospita anche il Museo Archeologico Nazionale, il Museo della Fondazione “Ettore Pomarici Santomasi” di Gravina in Puglia (BA) e il Museo della Fondazione “Ribezzi-Petrosillo” di Latiano (BR), di recente istituzione. È interessante rilevare come negli ultimi dieci anni nella Regione siano stati istituiti undici musei civici, come risposta ad una politica legislativa di matrice federalista che ha riconosciuto la funzione di valorizzazione alle Regioni e agli Enti Locali, con la L. 59/1997, la cd. “legge Bassanini”, e il conseguente D. Lgs. 112/1998. Talvolta questi musei nascono all’interno di programmi di riqualificazione del territorio, che promuovono lo sviluppo di un turismo culturale. Analogamente sta maturando, però, un motivo di riscoperta autentica della cultura locale, che muove dal recupero dell’identità come reazione all’omologazione culturale: è fondamentale studiare una comunicazione rivolta agli stessi membri della comunità, che ne sono i principali fruitori, per poi rivolgerla a pubblici esterni, di tipo turistico. Nel 2003 è stato inaugurato il Museo Diffuso “Sigismondo Castromediano” di Cavallino (LE), progettato dall’Università degli Studi di Lecce, con due finalità: 479 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 10. Andrea Zifferero - Maria Rosaria Acquaviva diventare un “Cantiere Scuola” per gli studenti della Facoltà di Beni Culturali e la Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Ateneo leccese, e un Parco archeologico per il recupero e la valorizzazione del sito di Cavallino, un insediamento messapico fortificato d’età arcaica. L’aspetto particolarmente innovativo del Museo Diffuso consiste nel suo approccio metodologico, che concilia, all’interno dei percorsi museali, l’archeologia con il paesaggio rurale e con le trasformazioni operate dall’uomo nel corso dei secoli, promuovendone la risorsa storico-ambientale nell’offerta turistica. È stata realizzata all’ingresso del Museo Diffuso una piattaforma sopraelevata per una fruizione dall’alto dell’intero sito archeologico, un “balcone sulla storia”come lo ha definito il prof. Francesco D’Andria, Responsabile Scientifico del progetto, - dove è stato installato un totem multimediale per effettuare una visita guidata virtuale a 360°, attraverso il touch-screen. L’installazione della postazione rientra nel progetto «Land-Lab. Laboratorio Multimediale di Ricerca, Formazione e Comunicazione sui Paesaggi archeologici» (cfr § 4.2.6. e n. 24). Alcuni risultati dell’indagine museologica 14 Morigi Govi, Mottola Molfino 1996; Cabasino 1999, 515-526; L’Abbate 2001, 116125. 15 La questione degli scavi clandestini ad opera dei tombaroli e del commercio europeo e soprattutto transoceanico dei corredi sepolcrali di numerose necropoli è il principale male di cui ha sofferto nei secoli scorsi il patrimonio archeologico pugliese, la cui tutela è garantita dalla Soprintendenza non senza qualche difficoltà. Cfr: Graepler, Mazzei 1996; Pessia 2005, 60-63. Gli allestimenti e le problematiche legate alle ricostruzioni dell’ambiente archeologico In Puglia, la maggioranza dei musei istituiti più di un secolo fa si è formata a seguito di collezioni private, il cui gusto antiquario e collezionistico si ripropone ancora oggi nelle esposizioni, con criteri espositivi a prevalente carattere tipologico, in mobili o vetrine d’epoca che non consentono, pertanto, di allestire un percorso espositivo adattabile alle esigenze del pubblico e integrato con supporti didattici, ormai considerati funzionali ai moderni principi d’allestimento museale. Altra problematica comune a molti musei, soprattutto civici, è d’essere ospitati in sedi storiche, cosa che comporta una serie di condizionamenti, dovuti ai vincoli di tutela dello stesso immobile e l’assenza di figure professionali competenti per una gestione scientifica e allo stesso tempo manageriale del museo in questione 14. Talvolta si tratta di reperti archeologici sequestrati e frutto di scavi clandestini, prevalentemente corredi tombali, di cui è possibile conoscere eventualmente la provenienza, ma di cui è stata irrimediabilmente perduta una documentazione stratigrafica, necessaria per ricostruire l’architettura tombale e i processi legati al culto e al rituale funerario 15. Sino agli anni Ottanta, i musei esponevano le proprie collezioni nei medesimi allestimenti realizzati al momento dell’istituzione: il riallestimento delle sale espositive, in una veste museografica moderna, è avvenuto soprattutto nell’ultimo quindicennio (fig. 6). Nell’ultimo decennio, inoltre, si è riscontrata una crescita lineare dei plastici, dei calchi, degli strumenti interattivi, delle ricostruzioni 3D e di quelle virtuali (fig. 7). Leggendo e confrontando gli stessi dati per Province, si osserva come i musei della Provincia di Bari, seguiti da quelli delle Province di Foggia e Lecce detengano il primato della maggiore presenza di ricostruzioni, all’interno dei percorsi espositivi, mentre quelli di Brindisi presentano esclusivamente un numero consistente di plastici e calchi. I musei presi in considerazione per la Provincia di Taranto presentano ben poche ricostruzioni e sono completamente privi dei nuovi stru- 480 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 11. Contributo alla ricerca sulla ricostruzione dell’ambiente archeologico nei Musei della Puglia 6. - Il grafico mette a confronto la data dell’ultimo allestimento delle sale espositive (colonne in grigio scuro) con la data dell’istituzione del medesimo museo (colonne in grigio chiaro). 7. - Il grafico illustra l’introduzione delle varie tipologie ricostruttive dell’ambiente archeologico nei percorsi museali dagli anni Cinquanta ad oggi. menti informatici. Tale risultato è indice di una mancanza di strutture museali adeguate, per esempio la chiusura temporanea del Museo Archeologico Nazionale “Luigi Viola” di Ta- 8. - Il grafico illustra la presenza delle varie tipologie ricostruttive dell’ambiente archeologico all’interno dei percorranto, dal gennaio 2000, per si museali, confrontate per Province. lavori di ristrutturazione e l’allestimento poco adeguato di una piccola parte del materiale archeologico presso Palazzo Pantaleo e, più in generale, uno scarso impegno ad una programmazione culturale integrata (fig. 8). 481 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 12. Andrea Zifferero - Maria Rosaria Acquaviva Di fondamentale importanza si sono rivelate le ricerche sistematiche condotte negli ultimi decenni dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia, molto spesso affidate ad équipes d’archeologi degli Atenei pugliesi, in collaborazione con altre prestigiose Università italiane ed internazionali, che hanno portato alla luce un cospicuo patrimonio di dati sul popolamento di questa Regione. Gli studi e i risultati di tali ricerche sono confluiti come mostre permanenti all’interno dei musei locali e talvolta hanno dato origine all’istituzione ex novo di musei che documentano la storia del proprio territorio, come il Museo Civico “Borgo Terra” di Muro Leccese (LE) e il Museo Diffuso “Sigismondo Castromediano” di Cavallino (LE). Le ricostruzioni dell’ambiente archeologico 16 Questo genere di spettacolo fu inventato in Inghilterra verso il 1796 e poi fu modificato da due distinti pittori francesi, Bouton e Daguerre, ed ebbe luogo per la prima volta in Parigi nel luglio del 1822 con l’esposizione di un quadro rappresentante l’interno della Cattedrale di Cantorbery. 17 Angela 1988, 130-132. 18 I due diorami sono stati commissionati nel 2002 ad un noto Studio di grafica di Firenze, la “Inklink”, dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università degli Studi di Lecce, in occasione dell’allestimento della mostra “Klaohi Zis: il culto di Zeus a Ugento”, in cui è stata esposta, dopo 41 anni dalla sua scoperta, la statuetta bronzea di Zeus Stilita, conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto; l’inaspettato successo della mostra ha consentito di ottenere la realizzazione di un calco da esporre all’interno di un percorso museale dedicato al culto locale della divinità. 19 D’Andria, Dell’Aglio 2002, 48-57. 20 Forti 1998, 92-93. Le riproduzioni in scala, secondo Alfredo Forti, hanno lo stesso valore esplicativo delle ricostruzioni reali ed un forte impatto emotivo sul visitatore. La loro eterogeneità di dimensione impedisce confronti e riferimenti concreti e li oggettiva ad informazione scientifica. I diorami. Il termine diorama (dal greco di£ √r£w “guardare attraverso”) si riferisce ad una forma di ostensione che presenta alla vista dello spettatore, situato nel centro di una sala di forma circolare, l’immagine di grandi fenomeni della natura, del complesso di una città, di una veduta pittoresca, dell’interno di un ambiente ecc. 16. Oggi con diorama s’intende di solito un modello tridimensionale che riproduce fedelmente un certo scenario: presenta, in genere, una forma ad anfiteatro con una parete a semicerchio con raffigurazioni grafiche; uno degli aspetti più interessanti nel diorama è la continuità tra gli oggetti tridimensionali esposti e quelli bidimensionali dipinti 17. Questo espediente è stato introdotto nell’ambiente museologico d’alcuni paesi europei e nord-americani, come una particolare tipologia ricostruttiva; è stato utilizzato tra gli anni Venti e Cinquanta all’interno di musei naturalistici o paleontologici, in cui prevaleva il gusto per l’esotico e solo negli ultimi anni ha abbracciato altre discipline, tra cui la Preistoria. Il diorama è poco frequente all’interno degli allestimenti di raccolte archeologiche, giacché in Italia il suo utilizzo è piuttosto tardo, ed è assente nei musei archeologici della Puglia. Fa eccezione il Museo Civico di Archeologia e Paleontologia “Salvatore Zecca” di Ugento (LE), attualmente chiuso al pubblico per lavori di ristrutturazione della sede, che espone due diorami “alla francese”, vale a dire due enormi opere pittoriche che occupano per intero due pareti di una sala espositiva, ricreando uno sfondo suggestivo, ad impatto tridimensionale, con l’intento di riprodurre il contesto d’appartenenza degli oggetti esposti 18. I due diorami riproducono scene di vita quotidiana riguardanti il culto di Zeus, raffiguranti il temenos all’interno del quale si svolgevano i sacrifici e le libagioni in onore della divinità 19 (fig. 9). I plastici. Il plastico è la rappresentazione in scala naturale o ridotta, in rilievo, in gesso o in altro materiale di un contesto archeologico, sia esso un sito, un edificio, una particolare struttura architettonica o un qualunque oggetto archeologico 20. Si tratta di un supporto informativo, di grande presa per il pubblico per l’immediatezza della comunicazione: per questa ragione, insieme ai costi di realizza- 482 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 13. Contributo alla ricerca sulla ricostruzione dell’ambiente archeologico nei musei della Puglia 9. - Visione d’insieme dei due diorami “alla francese” che documentano il culto messapico della divinità all’interno del recinto sacro, con scene di libagione e di sacrificio (Museo Civico di Archeologia e Paleontologia “Salvatore Zecca” di Ugento, Lecce). zione, è una delle tipologie più utilizzate; permette, inoltre, di introdurre le riproduzioni in scala di contesti archeologici non visitabili o non più visibili nella loro interezza o di ricostruzioni di un determinato territorio. Sono 18 i musei archeologici pugliesi che espongono uno o più plastici all’interno delle sale espositive, pari al 29% del totale dei musei censiti. Complessivamente sono esposti 28 plastici, tra i quali i due più antichi sono stati realizzati nel 1960 per il primo allestimento dell’Antiquarium di Canne della Battaglia (BA) e riproducono l’area dell’Acropoli e lo schieramento dell’esercito annibalico durante la Seconda Guerra Punica. I restanti plastici sono stati realizzati dagli anni Novanta e riproducono principalmente ambienti archeologici d’età preistorica, protostorica e classica: villaggi, capanne, necropoli o singole tombe oppure situazioni di scavo e siti archeologici. Il Museo Civico di “Borgo Terra” di Muro Leccese (LE), inaugurato nell’aprile 2004, espone al centro della sala principale un plastico ricostruttivo che riproduce in scala 1: 20 il borgo medievale fortificato, denominato “Borgo Terra”, prima del cruento attacco sferrato dai Turchi Ottomani alla città d’Otranto nel 1480. Nel 1999, in occasione del restauro del Palazzo del Principe, un’équipe del prof. Paul Arthur ha condotto indagini stratigrafiche che hanno permesso di conoscere le dinamiche storiche del Salento in quel periodo di trapasso tra Medioevo e Rinascimento. L’Università di Lecce ha curato la realizzazione di una mostra permanente, la prima del genere in Puglia, sulla storia di un borgo medievale (fig. 10). 21 Il primo calco fu realizzato a Pompei nel 1863: a Giuseppe Fiorelli, direttore degli scavi, si deve l’idea di riempire con del gesso liquido le cavità lasciate dal disfacimento dei corpi e degli altri materiali organici nelle pomici. I calchi. Il calco è una tipologia di ricostruzione piuttosto semplice da realizzare, in quanto si ottiene una copia dell’oggetto originale attraverso il riempimento dell’impronta ricavata, calcandovi sopra materiale molle 21. Il calco rappresenta una tipologia ricostruttiva di largo consumo: è principalmente usata per riprodurre oggetti che non possono essere direttamente musealizzati, come sepolture in fase di scavo, fornaci o reperti in materiale facilmente deperibile o in cattivo stato di conservazione. Nel territorio regionale analizzato sono 17 i musei che espongono al loro interno uno o più calchi, pari al 24% del totale dei musei censiti. In tutto sono presenti 45 483 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 14. Andrea Zifferero - Maria Rosaria Acquaviva 10. - Particolare del plastico ricostruttivo del borgo medievale fortificato di “Borgo Terra” (XV sec. d.C. ) realizzato dallo Studio RomaTre s.c.a.r.l. (Museo Civico di “Borgo Terra” di Muro Leccese, Lecce). calchi, realizzati soprattutto a partire dagli anni Ottanta, che riproducono ceramiche, fornaci, statue-stele ma soprattutto sepolture d’età preistorica. Ad esempio, il Museo Archeologico Nazionale di Manfredonia ha realizzato nel 2001 tre calchi di stele daunie per la fruizione dell’utenza non vedente, accentuando i rilievi delle decorazioni affinché possano essere percepite grazie al tatto. 22 Becchetti, Lanciano 1999, 443-450. Le stratigrafie. Le stratigrafie sono rappresentazioni grafiche o ricostruzioni reali delle sezioni del terreno, indagate durante lo scavo archeologico, per mettere in luce la stratificazione geologica e antropica, dovuta alla frequentazione umana in un determinato sito, distinguendo gli strati di matrice differente contenenti reperti utili per stabilire una cronologia relativa. Si tratta di un artificio ricostruttivo alquanto specifico, di non immediata percezione per un pubblico ‘non addetto ai lavori’, richiedendo precise conoscenze di stratigrafia e dei processi di sedimentazione dei depositi archeologici 22. Ciononostante, se d’immediata interpretazione grafica, la stratigrafia ha un valore didattico potenzialmente elevato perché rende visivamente l’idea di come si siano susseguite le varie facies culturali dando luogo a stratificazioni del terreno, osservabili nei bacini stratigrafici che sono indagati durante le campagne di scavo archeologico. Sono stati individuati solo tre musei che presentano ricostruzioni stratigrafiche d’ambiente archeologico, pari al 5% del totale dei musei censiti: si tratta dell’Antiquarium di Canne della Battaglia (BA), del Museo Civico Archeologico “Francesco Majellaro” di Bisceglie (BA) e del Centro Visita del Parco Archeologico di Siponto a Manfredonia (FG). La più antica stratigrafia risale al 1960 ed è quell’esposta presso l’Antiquarium di Canne. La colonna stratigrafica riproduce in dimensioni reali il saggio eseguito nei pressi della Porta dell’Acropoli del vicus di Canne, nel corso degli scavi condotti da Fernanda Tinè Bertocchi e costituisce una testimonianza del primo allestimen- 484 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 15. Contributo alla ricerca sulla ricostruzione dell’ambiente archeologico nei musei della Puglia 11. - Visione d’insieme della sezione stratigrafica degli scavi preistorici della grotta S. Croce e del calco dell’impronta di una stuoia in fibre vegetali rinvenuta negli strati di frequentazione neolitica (Museo Civico Archeologico “F. Saverio Majellaro” di Bisceglie, Bari) 23 24 Caligiuri 2002. Prete 1998, 11-25 e 44-58. to, realizzato negli anni Sessanta. Sono documentati 15 livelli stratigrafici e 4 strati principali, per un’altezza complessiva di 3,50 metri; all’interno di ciascuno strato sono stati riprodotti i vari reperti rinvenuti, tra cui quelli ceramici, utili per fornire una cronologia relativa della sedimentazione dello strato. Sono presenti livelli che testimoniano la presenza di un insediamento indigeno dall’età preistorica a quella medievale. Il Museo Civico Archeologico “Francesco S. Majellaro” di Bisceglie (BA) espone accanto ai reperti rinvenuti nella Grotta di Santa Croce, di cui si conoscono gli strati di frequentazione tra l’Età del Bronzo e il Paleolitico Medio, la sequenza stratigrafica della trincea effettuata dagli scavi diretti da Luigi Cardini e Francesco Saverio Majellaro negli anni Cinquanta, ripresi nel 1997 in un lavoro di sinergia tra la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia e l’Università degli Studi di Bari e di Siena. Alla base dei livelli neolitici della colonna stratigrafica è stato posizionato il calco di una sensazionale scoperta avvenuta con la ripresa degli scavi nel 1997: una stuoia in fibre vegetali, conservatasi pressoché intatta, risalente alla prima metà del V millennio (fig. 11) 23. Le ambientazioni e le ricostruzioni 3D. Queste due tipologie ricostruttive sono analizzate insieme, giacché si equivalgono nel loro intento di riprodurre verosimilmente un contesto archeologico: la prima lo fa riallestendo quello che doveva essere il contesto naturale e antropico, la seconda, ricostruendolo così come doveva essere in origine grazie anche all’ausilio dei reperti archeologici, delle fonti scritte e iconografiche. Tali ricostruzioni, che presentano indubbi pregi ai fini della comunicazione, servono ad attirare la curiosità del visitatore, attivando i processi interpretativi degli oggetti esposti, pur incorrendo nel rischio di ricreare un effetto scenografico, con il risultato di distrarre l’attenzione del visitatore dalla percezione del singolo oggetto. È necessario, infatti, che la lettura di un simile apparato ricostruttivo avvenga “ricontestualizzando” l’oggetto all’interno del percorso espositivo, integrandolo con le altre testimonianze esposte per documentare i processi storici e umani 24. Il soggetto principalmente ricostruito è il contesto sepolcrale, nelle sue varie tipologie. Le ambientazioni esposte sono complessivamente 18 e sono presenti in 13 485 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 16. Andrea Zifferero - Maria Rosaria Acquaviva 12. - Particolare della ricostruzione di un telaio verticale di VI-IV secolo a.C. all’interno dell’ambientazione di un’ipotetica stanza del telaio di una casa greca di età classica (Museo Archeologico Nazionale di Gioia del Colle, Bari). 25 Gli affreschi, acquistati dallo Stato italiano nel 1956, sono stati distaccati dalle pareti della grotta originaria dall’Istituto Centrale del Restauro di Roma, e dallo stesso restaurati sino al 1958. Hanno rappresentato l’Italia all’Esposizione Universale di Bruxelles nel 1958, riscuotendo grande successo. In seguito sono stati esposti ai Mercati Traianei a Roma, ad Atene, a Bari ed a Lecce per ritornare a Gravina nel 1968, dove sono tuttora conservati, presso il locale museo. musei, pari al 21% del totale dei musei censiti: si tratta di una tipologia ricostruttiva introdotta nei musei della Puglia soltanto nell’ultimo decennio. La prima realizzazione è stata una sepoltura con corredo tombale, databile al IVIII sec. a.C., ricostruita nel Museo Civico di San Severo (FG) e realizzata nel 1995. Il Museo Archelogico Nazionale di Gioia del Colle (BA) espone un’ambientazione, realizzata nel 2004 per la mostra “I fili della meraviglia” nell’ambito dell’iniziativa ministeriale “Moda Costume Bellezza nell’Italia antica”, che riproduce verosimilmente una stanza del telaio di una casa greca d’età classica, con la ricostruzione di un telaio verticale di VI-IV sec. a.C. (fig. 12). Le ricostruzioni 3D privilegiano i complessi architettonici e gli ambienti tombali: sono presenti in 12 musei, pari al 18% del totale dei musei censiti e sono state introdotte dalla fine degli anni Novanta. La più antica ricostruzione tridimensionale è stata realizzata nel 1968 in due vani al piano terra del Museo della Fondazione “E. Pomarici Santomasi” di Gravina in Puglia (BA) e riguarda un intero complesso architettonico ipogeico: la Cripta rupestre di San Vito Vecchio, con affreschi bizantineggianti datati al XIII-XIV secolo 25. Il Museo Civico di Foggia, nella sezione archeologica dedicata a Marina Mazzei in cui è ripercorsa la storia della Daunia antica, propone grazie ad un moderno allestimento museografico la ricostruzione tridimensionale di due importanti testimonianze provenienti da Arpi, un importante centro dauno, fondato nel IX secolo. La prima riguarda la Tomba dei Cavalieri (fine IV sec. a.C.), caratterizzata da importanti pitture che rimandano alla tradizione pittorica d’influenza campana, ed è stata interamente smontata e ricostruita all’interno di una sala al piano terra del museo. La seconda riguarda l’Ipogeo della Medusa (III-II sec. a.C.), di cui è stata ricostruita la camera funeraria e l’ingresso monumentale, inserendo gli elementi architettonici conservati. 486 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 17. Contributo alla ricerca sulla ricostruzione dell’ambiente archeologico nei musei della Puglia 13. - Ricostruzione grafica virtuale dell’ingresso e della camera sepolcrale dell’Ipogeo della Medusa (III-II sec. a.C.) (Museo Civico di Foggia). Il museo, inoltre, presenta un plastico ricostruttivo del villaggio neolitico trincerato (5000-3500 a.C.) rinvenuto in località Passo di Corvo, dove è stata ricostruita una capanna neolitica, a grandezza naturale, con pozzi, covoni di fieno, silos e recinti per gli animali 26. All’interno di una sala è stata installata una postazione informatica per la visita guidata virtuale della sezione archeologica del museo. 26 Lo scavo venne iniziato negli anni ’60 da John Bradford, autore della scoperta dei villaggi trincerati del Tavoliere grazie all’interpretazione di foto aeree, e fu completato tra il 1965 e il 1982 con un’esplorazione sistematica condotta dal prof. Santo Tinè dell’Università degli Studi di Genova. È stato realizzato negli anni ’90 il Parco Archeologico in cui è possibile osservare dall’alto le tracce archeologiche dei resti dei fossati circolari a “C” e i resti di una capanna rettangolare absidata, con pavimento lastricato, muri con zoccolo in pietra realizzato con la tecnica “a spina di pesce” e tetto a doppio spiovente. La comunicazione multimediale: le ricostruzioni virtuali e gli strumenti interattivi. I sistemi interattivi, introdotti all’interno dell’esposizione museale nell’ultimo decennio, si rivelano uno strumento didattico funzionale a un grado di coinvolgimento percettivo maggiore del pubblico, favorendo un processo d’apprendimento differenziato e adeguato all’interesse dell’utente. Le ricostruzioni virtuali sono una tipologia di supporto didattico, introdotto nei musei della Puglia a partire dalla fine degli anni Novanta: attraverso lo studio del contesto archeologico e naturalistico, l’analisi dei dati e dei materiali rinvenuti e utilizzando le potenzialità degli strumenti informatici, consentono di riprodurre integralmente strutture non più visibili o parzialmente distrutte o di ricostruire, ad esempio, ambienti in grotta, villaggi, complessi architettonici, attraverso illustrazioni grafiche o filmati multimediali. I musei che presentano ricostruzioni virtuali corrispondono al 10% del totale dei musei censiti. Le ricostruzioni grafiche, contenute all’interno dei pannelli esplicativi, restano il mezzo più versatile ed efficace per una divulgazione didattica, soprattutto per i costi contenuti di realizzazione, pur avendo minore impatto emotivo nel visitatore (fig. 13). Queste ultime sono, inoltre, utilizzate come base per le applicazioni multimediali: percorsi multimediali, ricostruzioni 3d, animazioni, video o dvd. 487 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 18. Andrea Zifferero - Maria Rosaria Acquaviva 27 Riguardo al progetto “Landlab” cfr. D’Andria F., Semeraro G. 2006, The LandLab project. Multimedia Laboratory for research, education and communication regarding archaeological landscapes, in Archaeological Computing Newsletter, 64, June 19-22 oppure visita l’indirizzo: http:// landlab.unile.it. Il Museo Civico di “Borgo Terra” di Muro Leccese (LE) offre al visitatore la possibilità di “passeggiare” virtualmente tra i vicoli del sito fortificato di Borgo Terra, la cui ricostruzione virtuale è stata curata dal Laboratorio d’Archeologia Medievale dell’Università degli Studi di Lecce: sono stati realizzati alcuni filmati multimediali che riproducono la vita quotidiana all’interno del Borgo, l’impianto urbanistico, le attività produttive e quelle commerciali. È possibile visionare dei trailers all’interno del sito web del museo. Il Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia “D. de Lorentiis” di Maglie (LE), espone contenuti di rigore scientifico con linguaggi diversificati e con un allestimento museografico fortemente didattico, grazie a un ambiente distensivo, quasi ludico, che permette al visitatore di ripercorrere le tappe dell’evoluzione del Salento meridionale dall’epoca cretacica sino alle soglie dell’età del Ferro, aprendo cassetti, sbirciando in fori luminosi, ascoltando il commento di una ricostruzione audiovisiva, giocando con la multimedialità delle stazioni informatiche. In genere, per “strumenti interattivi” s’intende una tipologia di strumenti tecnologici avanzati e presenti all’interno di musei tecnico-scientifici. In questo caso si fa riferimento a quegli strumenti informatici di recente introduzione all’interno delle sale espositive dei musei archeologici: le postazioni PC o i totem che consentono al visitatore di interagire mediante il “touch-screen”, al fine di effettuare una visita virtuale tra le sale del museo o visionare filmati o altro materiale d’approfondimento. Dal 1999 sono solo 11 i musei archeologici della Puglia, corrispondenti al 18% del totale dei musei indagati, ad aver introdotto all’interno delle sale espositive le postazioni informatiche o i totem. Alcuni di questi totem rientrano in uno degli obiettivi della comunicazione multimediale, una delle attività di un progetto avviato dall’Università degli Studi di Lecce nel 2003, che ha come scopo la valorizzazione e fruizione del Patrimonio culturale, storico-artistico e archeologico della Puglia e della Sicilia, mediante l’utilizzo di tecnologie avanzate. Si tratta del progetto “LAND-LAB Laboratorio multimediale di ricerca, formazione e comunicazione sui Paesaggi archeologici” che, oltre alla realizzazione di un Sistema Informativo multimediale, promuove la comunicazione dei beni culturali, attraverso la ricostruzione scientifica dei contesti archeologici e dei paesaggi antichi e la realizzazione di “prodotti di comunicazione diversificati” a seconda del tipo di fruizione e della tipologia d’utente 27. Ad esempio, per il Museo Provinciale “S. Castromediano” di Lecce sono stati progettati nuovi totem multimediali a “didattica aumentata”, interattivi, con visione stereoscopica e con un doppio livello informativo: un primo livello con informazioni generiche e un secondo livello, più approfondito e scientifico, che prevede la possibilità di consultare schede d’approfondimento. È prevista, inoltre, l’installazione di un “periscopio virtuale” che permette di esplorare un modello 3D in “stereoscopia naturale”, attraverso il movimento del proprio corpo ed utilizzando una consolle ergonomica per il controllo della navigazione. È stato raggiunto un accordo con le istituzioni pubbliche delle aree coinvolte nell’attività di ricerca (Province di Brindisi, Lecce, Taranto) per l’installazione di una serie di totem multimediali, all’interno dei musei locali, che permettono al visitatore di conoscere i risultati delle attività promosse dal progetto e di visionare contenuti multimediali interattivi dei principali siti archeologici, oggetto delle 488 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 19. Contributo alla ricerca sulla ricostruzione dell’ambiente archeologico nei musei della Puglia attività di ricerca. I musei che dispongono, o disporranno a breve di questi totem sono il Museo Diffuso di Cavallino (LE), il Museo Archeologico della Civiltà Messapica di Vaste (LE), di Acquarica (LE), il Centro di Documentazione Messapica di Oria (BR). Sono state realizzate delle applicazioni multimediali fruibili attraverso i totem e sottoforma di trailers sull’home page del sito web: si tratta di video tradizionali o stereoscopici sui principali insediamenti messapici indagati e ricostruiti, un film-layer sul mestiere dell’archeologo e un modello interattivo 3d di un quartiere della città messapica di Cavallino nel VI secolo, interamente navigabile e con schede d’approfondimento. Prospettive future 28 La nuova Provincia è stata istituita con la L. 148/2004: diventerà operativa secondo i termini di legge nel 2008 ed è attualmente in attesa dello Statuto. La Provincia comprende 10 comuni. Di questi, sette provengono dalla Provincia di Bari: Andria, Barletta, Bisceglie, Canosa di Puglia, Minervino Murge, Spinazzola e Trani; altri tre dalla provincia di Foggia: Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia e Trinitapoli. Considerando il livello attuale, gli standard qualitativi degli allestimenti museali pugliesi possono subire un decisivo miglioramento, ai fini della comunicazione e fruizione, grazie alle moderne tecnologie multimediali: gli stimoli alla crescita si presenteranno ogni volta che i musei saranno coinvolti dagli Enti locali e dagli Enti di ricerca in progetti di programmazione culturale che mettono in moto processi dinamici d’interazione col pubblico e con il territorio che li ospita. In un futuro ormai prossimo sono molti gli eventi, le iniziative, i fattori che modificheranno i risultati di questa indagine conoscitiva e, in generale, il panorama museale della Regione. Sono elevate le aspettative per la riapertura al pubblico di alcuni musei, che rappresentano le “pietre miliari” del panorama museale pugliese: si tratta del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, la cui riapertura è ormai prossima, il Museo Archeologico Provinciale di Bari e il Museo Civico “G. Fiorelli” di Lucera (FG). Un altro potenziale miglioramento o senz’altro un cambiamento può derivare dalla costituzione della sesta provincia pugliese, la Provincia di Barletta-AndriaTrani (BT) che potrebbe, pertanto, comportare l’esigenza di affermare la propria ragion d’essere attraverso l’identità culturale del comprensorio, promuovendo il proprio patrimonio culturale 28. Sono diverse le iniziative in cantiere o già in corso di realizzazione per l’istituzione di nuovi centri museali. La Regione ha concesso i finanziamenti al Comune di Trani (BA), per la realizzazione di un percorso turistico integrato che prevede l’istituzione di un museo archeologico nell’ala nord del Monastero di Santa Maria di Colonna e al Comune di Ginosa (TA) per il nuovo allestimento del Museo Civico del Territorio per l’istituzione del Sistema “Conca delle Gravine”, che prevede un circuito museale costituito da un museo centrale, collocato a Ginosa, e da poli periferici, presso i Comuni di Laterza e Castellaneta. Il Comune di San Vito dei Normanni (BR) ha ottenuto il finanziamento per il progetto di “Museo Diffuso” per l’insediamento arcaico messapico in località Castello d’Alceste, interessato da anni da campagne di scavo condotte dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Lecce. Il progetto prevede la realizzazione di strutture didattico-illustrative, di laboratori e dell’archeodromo, tutte rivolte ai visitatori e agli addetti ai lavori e mira a diventare un modello di parco archeologico d’avanguardia in grado di proporre temi di fruizione attuali. Ad Altamura (BA) è in progettazione la costituzione della “Fondazione del489 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 20. Andrea Zifferero - Maria Rosaria Acquaviva 29 Bagdadli 1998; Kotler 1999; Bagdadli 2001. 30 Il concetto di “museo diffuso”, rielaborato dall’architetto Fredi Drugman sul finire degli anni Novanta, è stato impiegato ufficialmente per la prima volta in una legge della Regione Marche del 1997. Sulle problematiche relative al Museo Diffuso, cfr. Davis 2002; Kotler 1999; Steiner 2004. 31 De Varine, Jalla (ed.) 2005. L’esperienza degli ecomusei nasce in Francia all’inizio degli anni Cinquanta, grazie all’intuizione del museologo Henri Riviére. Diffusi dapprima in Francia e in Canada, sperimentati poi in molti altri paesi europei e in situazioni territoriali diverse, si stanno affacciando sulla scena italiana solo negli ultimi anni come una delle forme più innovative nella difficile coniugazione di conservazione e sviluppo, cultura e ambiente, identità locale e turismo. La Regione Piemonte, per prima, ha creato le premesse per tutelare e valorizzare le specificità del proprio territorio approvando la legge istitutiva degli ecomusei L.R. 31/1995. l’Uomo di Altamura e delle Orme dei Dinosauri” e la creazione del “Museo dell’Uomo” presso Palazzo Baldassarre, insieme alla tutela e alla promozione della cava Pontrelli, dove sono visibili le “orme” per permettere la fruizione di questo bene culturale, che possa fungere da volano per lo sviluppo culturale e turistico della Regione. Per un miglioramento degli aspetti gestionali dei musei, sarebbe auspicabile la creazione di networks museali, che si sono rivelati una strategia risolutiva per alcune Province e Regioni italiane centro-settentrionali 29. La Provincia di Lecce ha approvato nel 2005 il progetto “Sistema dei Musei”, denominato “Atlante 2005: Sistema Museale Provinciale”, finanziato dalla Regione Puglia che sarà presumibilmente realizzato entro il 2008. Da alcuni anni e in misura crescente, l’attenzione di chi si dedica alla valorizzazione del patrimonio culturale è stata attratta dal patrimonio non musealizzato, presente “sul territorio”, che comprende anche la cosiddetta cultura immateriale e il paesaggio antropico. Oggi è sicuramente acquisita la consapevolezza che il paesaggio costituisce una componente fondamentale del patrimonio culturale, sia a livello di tutela che a livello di valorizzazione e quindi di progettazione culturale: da qui la crescente nascita di musei diffusi ed ecomusei. L’espressione “museo diffuso” è un concetto italiano piuttosto recente, nato per esprimere lo stretto rapporto che intercorre tra il museo e il territorio ed è, in un certo senso, “fratello minore” del concetto di ecomuseo 30. La definizione più appropriata per definire un ecomuseo resta quella dell’etnografo e museologo Henri Rivière: “Uno specchio dove la popolazione si possa guardare per riconoscersi e nel quale possa cercare i valori delle proprie radici” 31. Quindi ecomuseo come documentazione dell’ambiente naturale, storico, culturale, etnografico, economico di una determinata zona che invece di essere rinchiuso tra le mura di un edificio è distribuito nell’ambiente, in maniera reale, nella realtà specifica che lo ha sviluppato e conservato nel corso della storia. In questo senso, la Puglia ha avviato una nuova politica di programmazione culturale del territorio, promossa grazie alla comunione d’intenti delle istituzioni pubbliche, delle Università locali, della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia e, non ultime, delle Fondazioni. Tra le iniziative svoltesi nel 2006, va ricordato il Convegno «Archeologia, paesaggi, ambiente: per una nuova politica dello studio, gestione e valorizzazione culturale del territorio» tenutosi il 1 ottobre a Bari, all’interno della manifestazione «Mediterre. Fiera dei Parchi del Mediterraneo», e il Workshop Nazionale sulla Valorizzazione del Territorio «Il paesaggio culturale nella riqualificazione del territorio», tenutosi a Cavallino (LE) il 6-7 dicembre, con la presentazione del progetto del «Sistema Ecomuseale Salentino (S.E.SA)»: una chiave di sviluppo, quella del rapporto tra archeologia, paesaggio e ambiente, sempre più strategica per il futuro della ricerca e della tutela nella Regione. (M.R.A.) Le foto sono a cura dell’autore: la foto n. 12 è stata realizzata su concessione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia; tutte le altre su gentile concessione dei Responsabili dei Musei, che cordialmente ringrazio 490 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 21. Contributo alla ricerca sulla ricostruzione dell’ambiente archeologico nei musei della Puglia Abbreviazioni bibliografiche Alessio A. (ed.) 1988, Il museo di Taranto; cento anni di archeologia, Taranto. Angela A. 1988, Musei e mostre a misura d’uomo, Roma. Angiuli E. (ed.) 1998, I Musei del territorio, Bari. Appiano A. 2002, Musei in tasca. Guida all’arte e all’archeologia in Italia, Roma. Bagdadli S. 1998, Il museo come azienda. Management e organizzazione territoriale al servizio della cultura, Milano. Bagdadli S. 2001, Le reti dei musei. L’organizzazione a rete per i beni culturali in Italia e all’estero, Milano. Baldacci V. 2004, Il sistema dei beni culturali in Italia, Firenze. Becchetti E.A., Lanciano P. 1999, La decodificazione dei dati scientifici, l’uso del linguaggio e il percorso espositivo, in Francovich R., Zifferero A. 1999 (vedi), 443-450. Boralevi A., Pedone M. (eds.) 1995, L. Becherucci. Lezioni di Museologia (1969-1980), Firenze. Cabasino E. 1999, Percorsi formativi e nuovi profili professionali per la gestione dei beni culturali e ambientali in Italia, in Francovich R., Zifferero A. (vedi), 515-526. Caligiuri R. (ed.) 2002, Guida del Museo Civico Archeologico “F. S. Majellaro”, Quaderni del Museo Civico, 1, Bisceglie. Camera di Commercio di Lecce (ed.) 2001, Salento. Fascino Mediterraneo, Lecce. Cassiano A. 2001, Il museo provinciale di Lecce, in Gelao C. (vedi), 106-110. Ciancio A. (ed.) 2000, Museo Civico Archeologico. Gravina in Puglia, Gravina. Cinquepalmi A., Cocchiaro A. (eds.) 2002, Egnazia. Trenta secoli di storia, Bari. Cocchiaro A. (ed.) 1996, Brindisi romana. L’area archeologica di San Pietro degli Schiavoni, Brindisi. D’Andria F., Dell’Aglio A. (eds.) 2002, Klaohi Zis: il culto di Zeus a Ugento, Cavallino. D’Andria F. (ed.) 2005, Cavallino. Pietre, case e città della Messapia arcaica, La mostra, Mottola. D’Andria F., Semeraro G. 2006, The LandLab project. Multimedia Laboratory for research, education and communication regarding archaeological landscapes, in Archaeological Computing Newsletter, 64, 19-22. Davis P. 2002, Musei e ambiente naturale, Bologna. De Varine H., Jalla D. (eds.) 2005, Le radici del futuro. Il patrimonio culturale al servizio dello sviluppo locale, Bologna. De Juliis E. (ed.) 1979, I musei della Regione Puglia, Bari. Defacendis S. 1999, San Ferdinando di Puglia. Gli Ipo- gei di Terra di Corte e il Museo Civico, San Ferdinando di Puglia. Debbia S., Grossi R. (eds.) 1998, Cantiere Cultura. Beni culturali e turismo come risorsa di sviluppo locale: progetti, strategie, esperienze, Milano. Del Re A. 2006, Centri Visita ai raggi X, Parchi, 49, 2006, 29-40. De Paulis N. 2003, Ugento e l’amata statua di Zeus, Archeologia Viva, XXII, 101, 83-88. Di Valerio F. (ed.) 1999, Contesto e identità. Gli oggetti fuori e dentro i musei, Bologna. Donati F. 2003, L’archeologia e i suoi musei, Pisa. Fazia G. 1987, Il museo civico di Foggia, Milano. Fazia G. 2001, Il museo civico di Foggia, in Gelao C. (vedi), 111-115. Fazia G. 2002, Foggia. Luoghi e itinerari alla scoperta della città e dei dintorni, Milano. Forti A. 1998, Orientamenti di museografia, Firenze. Francovich R., Zifferero A. (eds.) 1999, Musei e Parchi Archeologici, IX Ciclo di Lezioni sulla Ricerca Applicata in Campo Archeologico, Firenze. Gelao C. (ed.) 2001, Musei 2000, Formazione universitaria e professionalità museale. Problematiche di gestione dei musei centro-meridionali, Atti del XXV Convegno Nazionale A.N.M.L.I. (Bari 9-11 Novembre 2000), Firenze. Giannichedda E. 2001, La conoscenza archeologica come criterio per una valorizzazione del territorio: il caso ligure, in Di Gangi G., Lebole M.C. (eds.) 2001, La gestione del territorio. Memoria, partecipazione, sviluppo della ricerca, Cuneo, 163-174. Graepler D., Mazzei M. (eds.) 1996, Provenienza: sconosciuta! Tombaroli, mercanti e collezionisti: l’Italia archeologica allo sbaraglio, Bari. Guzzo P.G. 1999, Il Museo archeologico: quadro istituzionale e possibili scenari di sviluppo in Europa in Francovich R., Zifferero A. (vedi), 65-76. Jatta G. 1996², Catalogo del Museo Jatta. Con breve spiegazione dei monumenti da servir di guida ai curiosi, (Iˆ ed. Napoli 1869), Bari. Kotler N. e P. (eds.) 1999, Marketing dei musei. Obiettivi, traguardi, risorse, Torino. L’Abbate V. 2001, Il museo civico di Conversano, in Gelao C. (vedi), 116-125. Lamberti C. 2003, Il web del museo: proposte per uno standard, Nuova Museologia, 9, 14-16. Lenzi F., Zifferero A. (eds.) 2004, Archeologia del Museo. I caratteri originali del museo e la sua documentazione storica fra conservazione e fruizione, Atti del Convegno (Ferrara 5-6 aprile 2002), Bologna. Lugli A. 1992, Museologia, Milano. Maggi M. 2001, Ecomusei, Musei del territorio, musei d’identità, Nuova Museologia, 5, 9-11. 491 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 22. Andrea Zifferero - Maria Rosaria Acquaviva Masiello E. 2005, Firenze. Il restauro e il riallestimento della Sala X del Museo Archeologico Nazionale, Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, 1, 2005, 467-470. Mazzei M. (ed.) 1995, Manfredonia Castello. Museo Nazionale, Foggia. Morigi Govi C., Mottola Molfino A. M. (eds.) 1996, La gestione dei Musei Civici. Pubblico o privato?, Torino. Mottola Molfino A. M. 2004, L’etica dei musei. Un viaggio tra passato e futuro dei musei alle soglie del terzo millennio, Torino. Natali V. (ed.) 2004, Musei di Puglia. Guida ai musei e alle aree archeologiche della Puglia, Bari. Paradisi S., Traverso E., Zifferero A., Archeologia nel parco, Archeo 210, 1996, 62-85. Pessia L. 2005, Gli scavi archeologici clandestini, Ribalta di Puglia, 26, 60-63. Pietropaolo L. 2001, Il museo civico di Lucera, in Gelao C. (vedi), 130-133. Prete C. 1998, Aperto al pubblico. Comunicazione e servizi educativi nei musei, Firenze. Regione Puglia (ed.) 1997, Il semprinsieme dei Musei di Puglia, Molfetta. Riccardi A. 2003, Gli antichi Peucezi a Bitonto. Documenti ed immagini della necropoli di via Traiana, Bari. Russo S. (ed.) 1999, Museo del Territorio. Provincia di Foggia, Foggia. Steiner F. 2004, Costruire il paesaggio, Milano. Tomea Gavazzoli M. L. 2003, Manuale di Museologia, Milano. Touring Club Italiano (ed.) 2001, Guide d’Italia. Lecce e Provincia, Milano. Visser Travagli A.M. 2004, Il museo civico: attualità di un modello superato, in Lenzi F., Zifferero A. (vedi), 50-58. Zifferero A. 1999, La comunicazione nei musei e nei parchi: aspetti metodologici e orientamenti attuali, in Francovich R., Zifferero A. (vedi), 407-441. Zifferero A. 2004, Allestimenti museografici e identità storica dei musei, in Lenzi F., Zifferero A. (vedi), 59-81. 492 STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA DAUNIA. In ricordo di Marina Mazzei - © 2008 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it
  • 23. ARCHAIA Case Studies on Research Planning, Characterisation, Conservation and Management of Archaeological Sites Edited by Nicolò Marchetti Ingolf Thuesen BAR International Series 1877 2008
  • 24. This title published by Archaeopress Publishers of British Archaeological Reports Gordon House 276 Banbury Road Oxford OX2 7ED England bar@archaeopress.com www.archaeopress.com BAR S1877 ARCHAIA: Case Studies on Research Planning, Characterisation, Conservation and Management of Archaeological Sites © the individual authors 2008 ISBN 978 1 4073 0357 4 Layout editing: Ivano Devoti Text editing: Benedetta Panciroli Revision of the English texts: Richard Hugh Barnes, Rachael J. Dann, Inge Demant Mortensen Editorial assistant: Susanne Kerner Printed in England by Alden HenDi, Oxfordshire All BAR titles are available from: Hadrian Books Ltd 122 Banbury Road Oxford OX2 7BP England bar@hadrianbooks.co.uk The current BAR catalogue with details of all titles in print, prices and means of payment is available free from Hadrian Books or may be downloaded from www.archaeopress.com
  • 25. From archaeological parks to the enhancement of archaeological landscapes: new directions in Italian heritage management   Andrea Zifferero Abstract The purpose of this study is to highlight the current state of archaeological parks in Italy. Despite the relevant wealth of Italian archaeological and environmental heritage, Italian legislation has not yet produced an acceptable juridical framework that correctly identifies nature, function, purpose and management solutions of archaeological parks. The results prospected by environmental conservation seem to better fit the needs of archaeology. Our work analyses the potential role of archaeological research using multidisciplinary perspectives, for creating new integrated forms of environmental/archaeological conservation and enhancement. Some projects are presented to the reader, in order to illustrate the results of an integrated investigation of vegetation surrounding the archaeological sites, directed to define the steps of domestication of plants, through the analysis of germplasm. These experiences lead to new, integrated proposals for the protection of both cultural and environmental heritage. 1. The purpose of this contribution Terms such presentation or even better interpretation have a long tradition in the topic of European and overseas archaeological practice: their use is closely related to the results of the archaeological investigations made public. These terms fit into the framework of British archaeology, from around the beginning of the 1970s, in the practice of communicating the topics of nature and wilderness to the increasing number of visitors to the US national parks, after World War II (Binks et al. 1988; Gross and Zimmerman 2002: 32-33; Gross et al. 2006). A gradual introduction of these topics into the practices of European archaeology led us to explain the wide and rapid establishment of the visitor centres inside archaeological sites and parks: if the centre is the hub of the park’s interpretive program where trained staff help the visitors start their trip with the aid of exhibits, relief models, audio-visual programs and publications, the success of such actions in the field of archaeology is evident (Mills 1999; Gross 1999: 483). The difficult practice of attracting visitors to an archaeological site to its contents and significance has stimulated a wide range of contributions, starting from the complicate challenge produced by the site: we can say, beyond any reasonable doubt, that actual interpretation in archaeology spread to European countries from Britain, both in theory and in practice (Zifferero 2003). In contemporary society, archaeological parks are the tools to promote any conservation-based action, allowing at the same time the diffusion of the environmental, historical and cultural values of an area. Their existence and operation play a strategic role in landscape planning and management: the relationship between scientific research and conservation such as urban and landscape planning finds great support in archaeology, following an awareness that is slowly spreading in Italy. Archaeology may possibly share contacts with disciplines that rule urban and land- scape planning, not only in terms of developing policies that include archaeology at the base of public works, urban planning and soils government: its main role, as I shall try to show, is in the conservation and increasing value of ancient landscapes survival within the contemporary landscape (Lenzi 1999). The subject of archaeological parks in Italy was discussed about ten years ago, on occasion of the 9th Summer School in Archaeology at the Certosa di Pontignano, promoted by the University of Siena, devoted to the theme of Museums and Archaeological Parks (Francovich and Zifferero 1999). The scientific discussion started from the exceedingly low profile of the archaeological park within current Italian legislation on archaeological heritage; at the same time, the first experience in planning and laying out archaeological parks offered the chance for the first up-to-date review of the subject. In those years, some high profile regional projects, originating from the framework of regional governments like the System of Archaeological Parks in Sicily (L.R. 20/2000, ‘Sistema Integrato di Parchi Archeologici in Sicilia’), were proposed to the scientific community. 2. Archaeological Parks in Italy: a synthesis The actual mainstream of conservation in Italy points towards the planning and active management of the environment, attempting to create a balance between humans and nature: the tool for conservation of the wilderness is the national law on protected areas (L. 394/1991), which inspired the whole section of laws promoted by Italian regional councils. Current policy in the conservation of nature has developed a different trend, that has abandoned the exclusive ecological interest to consider a park a useful tool to protect biodiversity and local and traditional human approaches to obtain resources from the environment in
  • 26. Andrea Zifferero order to survive. A shared definition of the park in Italy is ‘the juridical-administrative asset of a territory with special environmental and human features, that are protected in a compatible reciprocity rule’ (Giacomini and Romani 1992: 65). A natural park is then a way to govern a territory, in which humans and nature may find a balance. The pathway of the archaeological park, on the contrary is certainly much more tormented: the problem is worth a brief digression. A formal definition of archaeological park was introduced in Italy in 1999 within the new comprehensive law on cultural and landscape heritage (T.U. 490/1999, Article 99c): the archaeological park is part of a territory with relevant archaeological characteristics, such as historical, landscape or environmental features, organized like an open-air museum, with the support of planned pathways and teaching aids. This definition has been transcribed in the actual law on cultural and landscape heritage (D.L. 42/2004, ‘Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio’, Article 101e). The national law has come later than in some regional councils (e.g., among them the formal institution of archaeological parks in the Marche Region, in Central Italy: L.R. 16/1994), that issued local laws strongly inspired by the first national law on the conservation of landscapes, even in presence of monuments (L. 431/1985) and by the already mentioned national law on environmental conservation (L. 394/1991). This definition has certainly made progress inside the national law, even though it still lacks a more defined profile, being a juridical and institutional subject. This gap causes a serious weakness in the profile and management of archaeological parks, still in need of real autonomy in terms of management and development. The profile of the archaeological park introduced in 1999 defines a close relationship of the archaeological site with both landscape and environment: a feature that, under the same legislation, distinguishes the park from the site (area archeologica): in the same paragraph (T.U. 490/1999, Article 99b), the archaeological site is defined as a site comprehending the remains of a building complex, originally defined by its function and final destination. It is intuitive, therefore, that a park has to be connected with landscape and environment: under different conditions it is merely an area archeologica. A further difference between park and site is the association of the park with the action of conservation and diffusion of its values to the public, a very different and distinctive element in comparison with the site. In this section of the law the park is clearly assimilated to an open-air museum, whose features, purposes and organization have a long and persisting tradition in Northern Europe, if compared with the archaeology of the Mediterranean area (Ruggieri Tricoli 2000: 114-145). The concept of enhancement (valorizzazione), such as the close relationship between a site and the environment (in the sense of nature, before landscape), has clearly derived from the sensibility to nature introduced by the national law 112/1998, related to cultural features (D.L. 112/1998, Article 148). The definition of both the site (area archeologica) and archaeological park (parco archeologico) expresses the concept of the value of a single public good, therefore bringing value from the historical, artistic or archaeological point of view. In this vision a special importance was reserved to the single monument, without considering its environment, or landscape. This concept, coming from the laws promoted during the Fascist era, was developed by 1985 as a deeper sensitivity towards the context of the object to be protected. This new law (L. 431/1985) acknowledged the Italian Constitution in 1948 (Article 9), concerning the protection of landscape by the Italian Republic. Law 431/1985 marks a sensible step forward: the landscape is identified as a natural context of human communities, which have transformed and shaped it in the course of time. Therefore, it is not necessary that the landscape be protected due to the presence of natural beauty, providing a dynamic context that maintains the traces of the actions of human communities through the centuries. In the same law, historical and Cultural Heritage are protected in archaeological sites (zone di interesse archeologico), being zones of relevant natural interest (Zifferero 1999a). This trend is definitively accepted in Law 394/1991, enacted to give the basic juridical indication of a park aimed at protecting the environment: there it is clearly indicated what a natural park is, how it may be created and implemented, who may be the promoter, how it may be managed and how it may be funded to survive. The main purpose of this law is clearly the protection of the natural environment through conservation of animal and vegetal species, in their biological and geological context: nevertheless, though lacking an explicit indication and juridical definition of archaeological/cultural parks, in this law special attention is devoted to establish an equilibrium between the management of natural resources, in order to reach a specific integration between human communities and the environment, through the protection of anthropological, archaeological, historical and architectural values, such as agriculture, use of woods and traditional pastoral activities (L. 394/1991, Article 1b). The recent ‘Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio’ has evidenced the limited importance of archaeological parks in Italian legislation. It should be said that the analysis of the archaeological landscape, such as the analysis of changes introduced in the natural environment by human communities, has gained more importance: the formation, development and abandonment of landscape has become the main topic of many regional projects (Tozzini 2005, Tozzini 2007, Tosco 2007). At the same time, subjects like urban archaeology, both in the analysis of the centres and peripheries of cities, have contributed to introduce a landscape sensitivity even in the perception of urban or peripheral open spaces, usually set aside for gardens, fields, intensive cultivations like vineyards and olive groves (Ricci 2002). From a scientific point of view, we are now close to considering archaeology as an important way to interpret the evolution of human landscape, such as the effects of human approach to natural environment: this new sensitivity towards the use of landscape in an historical perception, up to the consideration of contemporary landscape as the result of human approaches to nature, has sharpened the tools of archaeology towards a more complete approach to 258
  • 27. From archaeological parks to the enhancement of archaeological landscapes: new directions in Italian heritage management these topics (Cambi and Terrenato 2007). The common interest in the disciplines regulating the conservation of landscape has established, in the last decade, a bond with archaeology, even if the concept of the archaeological park has remained, as we have already seen, at a distance. The protection of the aesthetic values of an area was already covered in Law 1497/1939, through the tool of the landscape territorial plan (piano territoriale paesistico). The delicate matter of the conservation of landscape, such as the development of urban cities and towns was transferred from the State to the Regions in the 1970s. Notwithstanding a more efficient control on protection and enhancement of landscape which should have been promoted by Law 431/1985, introducing a mandatory landscape plan for Regions, the relationship between centre (the State) and peripheries (Regions and townships) was troublesome in terms of landscape protection. A possible solution towards the establishment of general rules to protect landscape was carried out by the T.U. 490/1999, Articles 149-150: the Regions introduced a specific rule on territories including natural landscape or even archaeological features, adopting specific plans (landscape or urban plans), in order to promote conservation and the enhancement of those values. These plans are considered by the State as priorities in the development of local governments, and the townships are obliged to include them in their urban planning. A further step towards a more organic consideration of the subject was promoted by the ‘Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio’: in this juridical corpus the lawyer tried to transfer the imposition of bans in order to protect Cultural Heritage and landscape to the adoption of conservation and development tools, accepted and promoted on different levels of government (State, Regions, townships). The definition of ‘Cultural Heritage’ goes beyond the classical division inside Italian law of cultural and landscape/natural heritage: both are considered Cultural Heritage and State, Regions and local administrations must collaborate to their conservation and enhancement, through integrated plans (D.L. 42/2004, Article 2). Here the term landscape heritage replaces the term natural heritage, showing the importance and priority of defence and conservation of human landscape if compared with the conservation of natural heritage and need of local communities development. Landscape is defined as homogeneous part of a territory, whose features derive from nature and from human history in a integrated relationship (D.L. 42/2004, Article 131). The new perspective of this corpus is therefore more dynamic and moves towards an integrated and sustainable vision of cultural and natural heritage. Among landscape heritage (beni paesaggistici), are considered areas of archaeological interest (D.L. 42/2004, Article 142). The main tool for protection in the ‘Codice’ is the landscape plan (piano paesaggistico): each Region must organize its own plan, subdividing its features on different levels of protection. Only the heritage defined by each plan will be protected and enhanced by the authorities: the plan becomes the principal tool for local government and its action prevails on the urban tools of local townships. The very few cases of active archaeological parks in Italy are complex realities which are worthy of brief analysis. One of the most relevant case studies is the Val di Cornia Parks system (Livorno). Located in Tuscany, along the Tyrrhenian coast, the Val di Cornia Parks system is entirely promoted by local administrations (townships of Piombino, Campiglia Marittima, Suvereto, San Vincenzo and Sassetta), in a vast district, characterized by a small population, concentrated for the most part at Piombino and strongly connected to the iron industry. The privatization of the national iron industry in the 1980s produced a major unemployment crisis, that induced local administrations to address local development elsewhere (Casini and Zucconi 2003). In the 1980s the wealth of natural, archaeological and industrial heritage in the area suggested the fundamental planning of an integrated park system. The connection of local townships in a Land Coordination Committee (Comitato di Coordinamento Territoriale), whose purpose was to integrate actions in terms of the creation of coordinated infrastructures for development, investing both urban and landscape areas, has led to the implementation of park projects (both natural and archaeological), for submission to EU funding, and to create at the same time a public management agency (Parchi Val di Cornia Spa), with a mission of directing and controlling the development of projects and monitoring expenses. At the same time, the agency has had a strategic role in the promotion of other public investments for the parks. Nowadays the agency directs all activities, under the surveillance of the local townships, providing services for the management of the natural and archaeological parks. The active parks at the moment are the Parco Archeominerario di San Silvestro (Campiglia Marittima), the Parco Archeologico di Baratti e Populonia (Piombino), the Parco Costiero della Sterpaia (Piombino), the Parco Costiero di Rimigliano (San Vincenzo), the Parco Naturale Interprovinciale di Montioni (Campiglia Marittima, Piombino and Suvereto, in the province of Livorno, Follonica and Massa Marittima in the province of Grosseto): each park expresses a specific vocation, according to its main features. All the parks are considered autonomous cost centres, being at the same time organized by the agency into two divisions, archaeological and environmental. The experience and the financial results of the agency, created in 1993, has clearly shown that: 1. the agency’s actions, organized as a private agency, even though it belongs to the local townships, with its own technical and administrative personnel, have developed extensive planning for the Val di Cornia, with excellent results in terms of projects funded by the Tuscany Region and EU; 2. the conservation and enhancement of the local environment and archaeological heritage has increased and elongated the tourist season in the Val di Cornia district; 3. park activity has stimulated and promoted employment in businesses connected to environmental and archaeological tourism in the parks (guided tours and assistance to schools with special activities like experimental archaeology, opening of bookshops, restaurants and hostels); 4. park activity has enhanced the management of marine 259
  • 28. Andrea Zifferero tourism, regulating vehicle and camper parking areas and access to seashores of particular environmental value (Parco Costiero di Rimigliano and Parco Costiero della Sterpaia); 5. park activity has helped to highlight local resources (archaeological sites, mining and archaeometallurgical sites, woods, shorelines) as a value to be considered in a whole and integrated action of enhancement. From a strictly archaeological point of view, the opening of the Parco Archeominerario di San Silvestro and of the Parco Archeologico di Baratti e Populonia has indicated a consistent progress in the public management of archaeology in Italy. The first one, opened in 1996, protects an incredibly vast and branching ancient mine, dating from protohistory to contemporary times. The most relevant phases are the Etruscan and medieval mining activities, devoted to the mining and metallurgical smelting of sulphides (mainly copper and lead/silver ores). The Park (450 ha) was founded on the results of archaeological research promoted by the University of Siena inside the medieval Rocca San Silvestro, a mining and metallurgical site whose evidence stimulated the analytical survey of the mining heritage of the district: it has been created by the Campiglia Marittima township, with the urban tools offered by the State to the local governments. The second one opened in 1998, to preserve the archaeological heritage of Populonia, the Etruscan city located along the northern Tyrrhenian coast, famous in the Mediterranean area for its iron-related activities, exploiting ore coming from Elba Isle. The area of the park (about 90 ha: 80 property of the Piombino township, 10 leased by the State, through the Ministero per i Beni e le Attività Culturali to the Parchi Val di Cornia Spa), includes part of the ancient walled city and part of the tumuli and chamber tombs situated along the eastern slopes of the city. The park, at the edge of the Golfo di Baratti, was founded on the results of a long history of archaeological research: it was created by the Piombino township, acquiring most of the archaeological areas from private agencies and therefore obtaining the formal acknowledgement by the Tuscany Region as local interest environmental protected area (ANPIL), according to the regional current law on environmental conservation (L.R. 49/1995) (Casini and Zucconi 2003: 89-96). What gives the ever increasing satisfaction of this parks system to the public is the particular condition guaranteed by the network management of the Parchi Val di Cornia Spa. From the beginning of its activity, the high costs of the archaeological parks sustained by the agency immediately emerged, mainly due to staff and the expense of maintenance at the sites. The published financial and visitor data of the agency clearly show that relatively low income from visitors and high costs of conservation and security of the mines in the archaeological parks are maintained by the income of the coastal parks, mainly based on the services connected to marine tourism (Casini and Zucconi 2003: 119-156). It may be useful to have a general overview of archaeological parks in Italy: we have mainly statistical data, obtained from the first national survey made in 2000-2001 (Paradisi et al. 2002). A new systematic census of information, which has been repeatedly carried out by Claudio Corsi in 2008, provides a comparison with the data edited in 2002. We can say that systematic work is virtually impossible, due to the different sources/quality of information on archaeological parks. Research was first conducted via Web, in order to obtain primary information on active or planned parks: an approach that has been successful in investigating the growing phenomenon of visitor centres connected to natural parks in Italy (Del Re 2006) (Tables 1-3; Figs 1-4). The data indicate an increase in archaeological parks in Italy since 2002, though in many cases, confirmed by more accurate information, simple ‘archaeological sites’ (aree archeologiche) are classified as ‘archaeological parks’ by the State or even by Regions and local townships. A general increase in numbers is observed (78 active parks, 39 projected for a total of 117 parks), with respect to 2002 (57 active parks, 27 projected for a total of 84 parks), but the most impressive data come from Southern Italy and the Isles, where the Apulia Region has created 15 new parks (just 5 in 2002) and the Basilicata Region has practically doubled its parks (7 parks in 2008, against 4 parks in 2002). Sicily, being an autonomous region, is completely independent in managing cultural and natural heritage: most of its 21 projected archaeological parks were created in 2000, on the basis of a specific regional law (L.R. 20/2000). A trend for Southern Italy and the Isles perfectly confirms the elevated and particular concentration of archaeological heritage in those regions: it is nevertheless difficult to demonstrate the effective activity of these parks, considering the very scarce consistency of data related to their management. On the conclusions of this work it is very interesting to observe, if compared with the systematic collection of data carried out for the Lazio Region, the impressive and successful role of the regional authority in promoting natural parks, according to the law on conservation of environment, enacted by the Lazio Region in 1997 (L.R. 29/1997), on the basis of the national law on conservation of nature (L. 394/1991) (Table 4; Fig. 5). The 166,236 ha protected by the Sistema Regionale delle Aree Naturali Protette del Lazio (not including national parks and reserves), is the result of the full application of a law specifically aimed at integrating humans inside a natural environment, through the conservation of anthropological, archaeological, historical and architectural values of areas, with respect of traditional activities connected to the environment. Data collected in Table 4 confirm the substantial presence of archaeological elements inside natural parks and reserves of the Lazio Region. It is also evident that some of them have been created to protect the environment of vast archaeological sites, like the Parco Suburbano Marturanum, created around the Etruscan site of San Giuliano (Viterbo), or the Parco Urbano Antichissima Città di Sutri, extended along the main cemetery and the Roman amphitheatre of the former Faliscan centre of Sutri (Viterbo), along the Cassia route (www.parks.it). 260
  • 29. From archaeological parks to the enhancement of archaeological landscapes: new directions in Italian heritage management environmental and hydraulic engineers, geologists, agronomists and historians. 2. Nowadays, systematic knowledge of landscape use is much more difficult, even though we have satellite technology at our disposal for investigating areas, if compared with the knowledge of countryside expressed by the precise registration of estates, properties and cultivated areas in the detailed maps of the 17th and 18th centuries. The precision of such registrations reflects a real population density in the country, while the effects of abandonment tend to increase difficulties in studying the landscape (abandonment of the ancient road network, increasing extension of wooded areas, reduction of cultivated areas and so on). 3. These difficulties elevate landscape protection and conservation costs and generally induce a selective protection action; these actions are usually promoted by large estates on more or less extended areas, in order to maintain a traditional identity with the production and locations. 4. Relating traditional identity to respective areas is the purpose of the project, in order to stimulate individual acts of conservation promoted by actual owners, based on sensitivity for protecting and restoring landscape with traditional methods. 5. The final goal of the project is the convergence of local landscape protection with economic sustainability induced by the conservation of traditional methods of cultivation and cultivars, giving a stronger and effective identity, in terms of attracting tourism, to Chianti wine and oil, nowadays menaced by the consequences of globalization. The Progetto di Paesaggio Chianti has been adopted by the province of Florence as a landscape management plan, according to the regional law of landscape protection and management: its features provide a work model that may be shared in other case studies. The link in the interpretation of archaeological data and the agrarian use of landscape has been further studied by some research experiences, the results of which may be useful to enhance our practices or models of landscape protection, conservation or restoration. The first research was carried out in the 1980s and 1990s in the north-western part of the province of Rome, in the format of the Monti della Tolfa – Valle del Mignone Project. Today this area maintains a remarkably high level of environmental preservation, thanks to negligible human influence, even though it is not yet recognized among the natural parks and reserves of the Lazio Region. These conditions have induced the survival of some relics of the Etruscan and Roman archaeological landscape, mainly around the open sites, through an extended network of terraces and containing walls, made of local stone, giving the picture of a relevant intensive agricultural activity between the end of the 7th century BC up to the Imperial age (Zifferero 1999b). The strong impact of the Etruscan cultivations, promoted by local communities under the economic and political control of the nearby city of Caere, along the middle Tyrrhenian coast, developed between the late Orientalizing period and the Archaic age (end of the 7th — end of the 6th century BC). This activity bears witness to an extended net- 3. Towards new directions in archaeological and environmental conservation: from the Progetto di Paesaggio Chianti to the VINUM and ELEIVA Projects The Italian trend to consider the preservation of the environment as a basis for protecting the archaeological/historical landscape at a regional/local level, has many consequences for the problem under consideration. First of all, a new perspective on landscape conservation can be mentioned. As we have seen from the general context of current legislation, new directions can be seen in the development of tools for urban and landscape planning; these tools emphasize the context rather than the single objects to be preserved. The desire expressed by several scholars in several disciplines to consider landscape as not only something to be protected through bans but as a developing trend, is to make people aware of and respect the landscape and to improve the features created by local communities in the course of the centuries. It is worth mentioning the Progetto di Paesaggio Chianti, a model of active landscape conservation, developed in Tuscany by a group of scholars under the direction of architect Paolo Baldeschi, from the University of Florence (Baldeschi 2000). This project came into being by the abandonment of the Chianti area (Florence), after the suppression of the mezzadria (sharecropping), a historical system of renting estates to private farmers, carried out until World War II in many areas of Tuscany. This system produced an incredibly concentrated and functional system of cultivation in the estates, with people assuring a very high level of landscape protection through dry walls, terraces for vineyards and olive groves, the local dominant cultivations, with a diffused control of surface waters. Its suppression, carried out in the 1960s, induced the general abandonment of the countryside with an associated reduction in productivity: local traditional cultures were abandoned and an incredibly vast heritage of knowledge dissolved. The contemporary history of the Chianti area has been marked by a general growth of tourism in the area, in the provinces of Florence and Siena, accompanied by the rebirth of intensive cultivation that introduced widespread use of mechanical technology in substitution of human manpower. The actual picture offers therefore an evolving landscape, in which the traditional and historical ways of cultivating were abandoned for modelling a new landscape, more suitable to mechanical cultivations: large fields with rows of vines and open fields with concentrated olive groves, instead of cultivated terraces and walls separating and protecting fields from geological disruption. The team of scholars at work analysed the Chianti district (Florence), focusing on the following points: 1. The historical and technical review of agricultural techniques has given an articulated identity and development to the traditional forms of production in the Chianti area, starting to the late medieval age with the beginning of typical vineyards and olive groves; the need for an interaction among disciplines has clearly emerged from the shared work of landscape architects, 261
  • 30. Andrea Zifferero work of rural open sites, probably stimulated by an intense cultivation of vines, olive groves, and cereals, producing open landscapes on a hilly district, naturally covered with woods and rich in surface waters. This impact (integrated by the systematic cutting of forests), probably induced the first hydro-geological disruption, caused by the nature of local, very rich in clay, sedimentary soils (originating from flysch), and produced by surface waters. It is interesting to observe that this field system was utilised and continued to be used during the Roman conquest, at the beginning of the 3rd century BC, through an articulated system of villas, often superimposed or built near Etruscan open sites. The strong contraction of the Roman settlement system in the early medieval age induced the abandonment of the Etruscan and Roman field system, provoking an intense geological disruption, still operating nowadays in the fields along the southern slopes of the Monti della Tolfa area (Zifferero 1999b). The possibility of giving a chronological order to these phenomena in the investigated area has given a new perspective to local environmental conservation, through a more intense perception of the reaction of nature to human pressure and, at the same time, has conferred to landscape archaeology a strategic role in landscape planning. On the basis of these experiences the Insegnamento e Laboratorio di Etruscologia e Antichità Italiche (ILEAI) of the University of Siena (Department of Archaeology and History of Arts), has developed two research projects, intending to investigate the origins of and reasons for the persistence of the grapevine and olive plants in the vegetal landscape of Etruria, using the recently developed techniques of DNA research on genoma. The question at the base of both projects is that, according to the archaeological traces left by human activities on sites, even the environment may conserve in the actual natural vegetation some characteristics developed and implemented by the occupation and activity of an archaeological site (Ciacci and Zifferero 2005). Regarding the grapevine plants, these characteristics have to be searched for in the domestication of wild grapevine plants (Vitis vinifera subsp. sylvestris), or, on the contrary, in the actual form of wild plants descending from domestic plants cultivated in antiquity. The analysis of wild grapevine germplasm, performed by the botanists and molecular biologists of the University of Milan, if related to the investigation of the archaeological sites, may distinguish, with relative accuracy, the genetic characteristics of domestication activities (selection of the best plants for grape production or graft among cultivars and wild plants), promoted by ancient communities settling on nearby sites. Interaction among scholars has focused on the cultivation techniques and, above all, the possible morphology of ancient vineyards (Ciacci et al. 2007). One of the most important results of the VINUM Project is the identification of possible relics of Etruscan or Roman age vineyards, still surviving in districts of high profile environmental conservation, consisting in plants of wild grapevine bound to maple, elm or oak trees, which have guaranteed their survival. The archaeological bond between these plants and the ancient sites is revealed by the presence of grapevine presses, usually identifiable by the stone supports of the wooden arms of the press, made of local limestone, usually well preserved. The Project, carried out during 2004-2007 in Southern Tuscany and Northern Lazio investigated several areas connected with the archaeological evidence of wine production in Etruscan and Roman ages, which had excellent fieldwork conditions in areas with elevated environmental conservation. In many cases, the systematic research on wild grapevine populations, still surviving on archaeological sites, showed an incredibly relevant presence of this species in the Monti della Tolfa area (Rome), still connected to the most important Etruscan sites of the ancient territory controlled by Caere. The research methods adopted in fieldwork were inspired by the ‘site catchment analysis’ developed by the practice of economic geography adopted by British archaeology in the 1970s (Ciacci and Zifferero 2007: 249-272). It was therefore possible to demonstrate that wild grapevine plants related to protohistoric, Etruscan and Roman sites (above all open sites, closely connected to agricultural production or those sites that provided grapevine seeds or presses), have developed, since antiquity, some differences in germplasm, if compared with those plant populations not connected with human communities: it is therefore presumed that the actual genetic asset of the populations nearby archaeological sites has been modified by the pressure exerted by the domestication (Imazio et al. 2007). The same basic principles of the VINUM Project have been considered in the formulation of the ELEIVA Project, promoted by ILEAI in 2007 and directed by Andrea Ciacci: the project aims to investigate the relationships between actual olive cultivars and the wild populations of oleasters, still present in nearby archaeological sites. A similar analytical process and the previous experiences of the VINUM Project have convinced us to select research areas where the ties between Etruscan and above all Roman period sites, terrace walls and oleasters are still visible. The southern slopes of the Monti della Tolfa area (Rome) provide again consistent evidence for discussion: the link between Etruscan open sites, Roman villas and wild olive trees has been maintained by the actual landscape, though threatened by hydro-geological disruption (Vallelonga and Zifferero in press). acknowledgements I wish to thank Claudio Corsi, Alice Del Re and Carmine Sanchirico, for having helped me to revise and to update the files of the single parks in Italy, as well as for the help in the layout of both tables and figures. Arch. Sabrina Tozzini has offered several pieces of precious information about the juridical interpretation and practices in town and landscape planning, in connection with the parks. The English version of this contribution has been kindly revised by Ellen Beranek. References Baldeschi, P. (ed.), 2000, Il Chianti fiorentino. Un progetto per la tutela del paesaggio (Roma, Bari: Laterza) 262
  • 31. From archaeological parks to the enhancement of archaeological landscapes: new directions in Italian heritage management Binks, G., Dyke, J., Dagnall, P., 1988, Visitors Welcome. A manual on the Presentation and Interpretation of Archaeological Excavations (London: English Heritage) Cambi, F., Terrenato, N., 2007, Introduzione all’archeologia dei paesaggi (Roma: Carocci) Casini, A., Zucconi, M., 2003, Un’impresa per sei parchi. Come gestire in modo imprenditoriale e innovativo il patrimonio culturale e ambientale pubblico (Milano: Il Sole 24 Ore) Ciacci, A., Rendini, P., Zifferero, A. (eds), 2007, Archeologia della vite e del vino in Etruria (Siena: Ci.Vin) Ciacci, A., Zifferero, A. (eds), 2005, VINUM. Un progetto per il riconoscimento della vite silvestre nel paesaggio archeologico della Toscana e del Lazio settentrionale (Siena: Ci.Vin) Ciacci, A., Zifferero, A., 2007, ‘Il “Progetto VINUM”: prime considerazioni conclusive’ in A. Ciacci, P. Rendini, A. Zifferero (eds) Archeologia della vite e del vino in Etruria (Siena: Ci.Vin), pp. 249-272 Del Re, A., 2006, ‘Centri Visita ai raggi X’, Parchi 49, pp. 29-40 Francovich, R., Zifferero, A. (eds), 1999, Musei e Parchi Archeologici. IX ciclo di lezioni sulla ricerca applicata in Archeologia, Certosa di Pontignano (Siena), 1521 dicembre 1997 (Firenze: all’Insegna del Giglio) Giacobini, V., Romani, V., 1992, Uomini e Parchi (Milano: Franco Angeli) Gross, M., 1999, ‘Techniques, Materials and Trends in Open Air Interpretation in US National Parks’ in R. Francovich, A. Zifferero (eds) Musei e Parchi Archeologici. IX ciclo di lezioni sulla ricerca applicata in Archeologia, Certosa di Pontignano (Siena), 15-21 dicembre 1997 (Firenze: all’Insegna del Giglio), pp. 483-495 Gross, M., Zimmerman, R., 2002, Interpretive Centers. The History, Design, and Development of Nature and Visitor Centers (Stevens Point: UW-SP Foundation Press) Gross, M., Zimmerman, R., Buchholz, J., 2006, Signs, Trails, and Wayside Exhibits. Connecting People and Places (Stevens Point: UW-SP Foundation Press) (3rd edition) Imazio, S., De Mattia, F., Grassi, F., Labra, M., Failla, O., Scienza, A., 2007, ‘“Progetto VINUM”: metodi di analisi del menoma e primi risultati’ in A. Ciacci, P. Rendini, A. Zifferero (eds) Archeologia della vite e del vino in Etruria (Siena: Ci.Vin), pp. 238-248 Lenzi, F. (ed.), 1999, Archeologia e Ambiente (Forlì: A.B.A.C.O.) Mills, N., 1999, ‘From Archaeological Sites to the Creation of Thematic Museums and Parks. An Overview from Britain’ in R. Francovich, A. Zifferero (eds) Musei e Parchi Archeologici. IX ciclo di lezioni sulla ricerca applicata in Archeologia, Certosa di Pontignano (Siena), 15-21 dicembre 1997 (Firenze: all’Insegna del Giglio), pp. 297-311 Paradisi, S., Traverso, E., Zifferero, A., ‘Archeologia nel Parco’, Archeo 210, pp. 62-85 Ricci, A. (ed.), 2002, Archeologia e Urbanistica (Firenze: all’Insegna del Giglio) Ruggieri Tricoli, M.C., 2000, I fantasmi e le cose. La messa in scena della storia nella comunicazione museale (Milano: Edizioni Lybra Immagine) Tosco, C., 2007, Il paesaggio come storia (Bologna: Il Mulino) Tozzini, S., 2005, I paesaggi dell’archeologia. Strategie e sinergie nel progetto dei parchi (Ph.D. diss., University of Florence) Tozzini, S., 2007, ‘Tra azione museologica e azione programmatica: sinergie da inseguire nel progetto paesaggistico per i parchi archeologici’ in G. Ferrara, G.G. Rizzo, M. Zoppi (eds) Paesaggio. Didattica, ricerche e progetti, 1997-2007 (Firenze: Firenze University Press), pp. 291-301 Vallelonga, F., Zifferero, A., in press, ‘Archeologia dell’olio e dell’olivo nel Lazio settentrionale’ in A. Ciacci (ed.) Eleiva, Oleum, Olio. Alle origini del patrimonio olivicolo toscano. Proceedings of the International Conference at San Quirico d’Orcia 2007 Zifferero, A., 1999a, ‘Archeologia e ambiente: note sulla situazione italiana, tra necessità di conservazione e prospettive di ricerca’ in F. Lenzi (ed.) Archeologia e Ambiente (Forlì: A.B.A.C.O.), pp. 319-328 Zifferero, A., 1999b, ‘Il contributo dell’archeologia alla pianificazione territoriale: il Parco dei monti della Tolfa’ in B. Amendolea (ed.) Carta archeologica e pianificazione territoriale. Un problema politico e metodologico (Roma: Fratelli Palombi Editori), pp. 74-82 Zifferero, A., 2003, ‘Archeologia sperimentale e parchi archeologici’ in P. Bellintani, L. Moser (eds) Archeologie sperimentali: metodologie ed esperienze fra verifica, riproduzione, comunicazione e simulazione. Atti del Convegno, Comano Terme – Fiavè (Trento, Italy, 13-15 settembre 2001) (Trento: Provincia autonoma di Trento), pp. 49-76 263
  • 32. Andrea Zifferero REGION PROVINCE TOWN PARK INCEPTION YEAR SIZE STATUS Emilia-Romagna Modena Castelnuovo Rangone Parco Archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale (1) Emilia-Romagna Piacenza Lugagnano Val d’Arda Parco Archeologico di Veleia (2) Emilia-Romagna Ravenna Ravenna Parco Archeologico di Classe (3) Planned Friuli-Venezia Giulia Udine Aquileia Parco Archeologico di Aquileia (4) Planned Friuli-Venezia Giulia Udine Forgaria nel Friuli Parco Archeologico Culturale di Castelraimondo (5) 2006 Lombardy Brescia Capo di Ponte Parco Archeologico Nazionale dei Massi di Capo di Ponte (6) 2005 Lombardy Brescia Cividate Camuno Parco Archeologico di Cividate Camuno (7) 2002 Lombardy Brescia Manerba del Garda Parco Archeologico della Rocca di Manerba (8) Lombardy Como Alzate Brianza Archeopark di Alzate Brianza (9) Lombardy Lecco Lecco, Galbiate, Garlate, Malgrate, Oggiono, Pescate, Valmadrera Parco di Monte Barro (10) 1983 Lombardy Mantova Bagnolo San Vito Parco Archeologico del Forcello (11) 2006 Lombardy Milan Milan Parco Archeologico dell’Anfiteatro Romano (12) 2004 Lombardy Sondrio Grosio Parco delle Incisioni Rupestri con Rupe Magna di Grosio (13) 1978 Lombardy Varese Biandronno Parco Archeologico dell’Isolino Virginia (14) 2006 Lombardy Varese Castelseprio Parco Archeologico di Castelseprio (15) Piemonte Cuneo Bene Vagienna Riserva Naturale Speciale di Augusta Bagiennorum e Sorgenti del Belbo (16) Piemonte Turin Susa Parco Archeologico di Susa (17) Trentino-Alto Adige Bolzano Senales Archeopark della Val Senales (18) Trentino-Alto Adige Trento Fiavè Parco Archeologico di Fiavè (19) Valle d’Aosta Aosta Aosta Parco Archeologico dell’Area Megalitica di Saint Martin de Corlèans (20) Veneto Rovigo Adria, Ariano nel Polesine, Corbola, Porto Viro, Rosolina Parco Naturalistico Archeologico del Delta del Po (21) Veneto Treviso Revine Lago Parco Archeologico Didattico del Livelet (22) Veneto Venezia Venezia Parco Archeologico Naturale della Laguna di Venezia (23) Table 1 - Archaeological Parks in Northern Italy (2008). 264 2.5 ha 60 ha 90 ha Planned 665 ha 1.1 ha 13 ha 1993 626.13 ha 2001 04 ha 122 ha Planned 1 ha Opening in 2009 Planned Planned
  • 33. From archaeological parks to the enhancement of archaeological landscapes: new directions in Italian heritage management REGION PROVINCE TOWN PARK INCEPTION YEAR SIZE STATUS Abruzzi Chieti Atessa Parco Archeologico Naturalistico di Monte Pallano (24) Abruzzi Chieti Montenerodomo Parco Archeologico di Juvanum (25) Abruzzi L’Aquila Cansano Parco Archeologico di Ocriticum (26) Abruzzi L’Aquila San Vittorino Parco Archeologico di Amiternum (27) Lazio Rome Anzio Parco Archeologico della Villa Imperiale di Anzio (28) Lazio Rome Allumiere, Anguillara Sabazia, Cerveteri, Ladispoli, Manziana, Santa Marinella, Tolfa Sistema delle Aree Archeologiche del Territorio Cerite, Tolfetano, Braccianese (29) Planned Lazio Rome Fiumicino Parco Archeologico del Porto di Traiano (30) Planned Lazio Rome Rome Oasi di Porto (31) Lazio Rome Rome Parco Archeologico della Via Latina (32) Lazio Viterbo Canino, Montalto di Castro Parco Naturalistico Archeologico di Vulci (33) Lazio Viterbo Tarquinia Parco Archeologico di Tarquinia (34) Marche Ancona Castelleone di Suasa Parco Archeologico di Suasa (35) 2000 20 ha Marche Ancona Sassoferrato Parco Archeologico di Sentinum (36) 2006 14 ha Marche Ascoli Piceno Cupra Marittima Parco Archeologico di Cupra Marittima (37) 32 ha Marche Ascoli Piceno Falerone Parco Archeologico di Falerone (38) 30 ha Marche Macerata San Severino Marche Parco Archeologico di Septempeda (39) Marche Macerata Urbisaglia Parco Archeologico di Urbisaglia (40) Marche Pesaro and Urbino Fossombrone Parco Archeologico di Forum Sempronii (41) Molise Campobasso Larino Parco Archeologico di Larino (42) 2004 2000 33 ha 1997 Private 960 ha Planned Planned 40 ha Planned Molise Campobasso Sepino Parco Archeologico di Altilia-Sepino (43) Tuscany Arezzo Cortona Parco Archeologico di Cortona (44) 2004 2002 Tuscany Grosseto Follonica, Gavorrano, Massa Marittima, Montieri Parco Nazionale Tecnologico Archeologico delle Colline Metallifere Toscane (45) Tuscany Grosseto Massa Marittima Parco Archeologico Minerario del Lago dell’Accesa (46) 2001 2 ha Tuscany Grosseto Sorano Parco Archeologico Città del Tufo (47) 1994 70 ha 1994 450 ha 1994 90 ha Tuscany Livorno Campiglia Marittima Parco Archeominerario di San Silvestro (48) Tuscany Livorno Cecina Parco Archeologico di San Vincenzino (49) Tuscany Livorno Piombino Parco Archeologico di Baratti e Populonia (50) Tuscany Massa Carrara Carrara Parco Archeologico delle Cave Antiche delle Alpi Apuane (51) Tuscany Pisa Volterra Parco Archeologico Urbano di Volterra (52) Tuscany Siena Cetona Parco Archeologico Naturalistico di Belverde (53) Tuscany Siena Poggibonsi Parco Archeologico di Poggio Imperiale (54) Umbria Terni Otricoli Parco Archeologico di Otricoli (55) Umbria Terni Sangemini Parco Archeologico di Carsulae (56) Table 2 - Archaeological Parks in Central Italy (2008). 265 Planned 1994 2003 12 ha 20 ha
  • 34. Andrea Zifferero REGION PROVINCE TOWN PARK INCEPTION YEAR SIZE 1990 6128 ha STATUS Basilicata Matera Matera, Montescaglioso Parco Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano (57) Basilicata Matera Metaponto Parco Archeologico di Metaponto (58) Basilicata Matera Policoro Parco Archeologico di Policoro (59) Basilicata Potenza Grumento Nova Parco Archeologico della Val d’Agri (60) Basilicata Potenza Grumento Nova Parco Archeologico di Grumento (61) Basilicata Potenza Vaglio di Basilicata Parco Archeologico di Serra di Vaglio (62) Basilicata Potenza Venosa Parco Archeologico di Venosa (63) Calabria Catanzaro Borgia Parco Archeologico della Roccelletta di Borgia (64) 40 ha Calabria Cosenza Sibari Parco Archeologico di Sibari (65) 168 ha Calabria Crotone Crotone Parco Archeologico di Capo Colonna (66) 20 ha Calabria Reggio Calabria Locri Parco Archeologico di Locri Epizefiri (67) Campania Naples Bacoli Parco Archeologico di Baia (68) Campania Naples Bacoli Parco Sommerso di Baia (69) Campania Naples Bacoli, Naples, Monte Procida, Pozzuoli Parco Regionale Campi Flegrei (70) Campania Naples Naples Parco Archeologico Pausylipon e Grotta di Seiano (71) Campania Naples Pompei, Resina Sistema Archeologico Vesuviano (72) Campania Naples Pozzuoli Parco Archeologico di Cuma (73) Campania Salerno Ascea Marina Parco Archeologico ed Antiquarium di Velia (74) 80 ha Campania Salerno Pontecagnano, Faiano Parco Archeologico di Pontecagnano (75) 22 ha Apulia Bari Barletta Parco Archeologico di Canne della Battaglia (76) Apulia Bari Gioia del Colle Parco Archeologico di Monte Sannace (77) Apulia Bari Gravina in Puglia Parco Archeologico di Botromagno (78) Apulia Bari Gravina in Puglia Parco Archeologico di Gravina in Puglia (79) Apulia Bari Molfetta Parco Tematico Archeologico di Molfetta (80) Apulia Brindisi Fasano Parco Archeologico di Egnazia (81) Apulia Foggia Ascoli Satriano Parco Archeologico dei Dauni (82) Apulia Foggia Foggia Parco Archeologico di Passo di Corvo (83) Apulia Foggia Manfredonia Parco Archeologico di Siponto (84) Apulia Lecce Alezio Parco Archeologico di Alezio (85) Apulia Lecce Cavallino Museo Diffuso di Cavallino (86) Apulia Lecce Lecce Parco Archeologico Messapico di Rudiae (87) Planned Apulia Lecce Muro Leccese Parco Archeologico di Muro Leccese (88) Planned Apulia Taranto Leporano Parco Archeologico di Saturo (89) Apulia Taranto Manduria Parco Archeologico delle Mura Messapiche (90) Sardinia Cagliari Cagliari Parco Archeologico della Necropoli del Colle di Tuvixeddu (91) Sardinia Cagliari Carbonia Parco Archeologico di Monte Sirai (92) Sardinia Cagliari Fluminimaggiore Parco Archeologico Valle di Antas (93) Sardinia Cagliari Pula Parco Archeologico di Nora (94) Sardinia Cagliari Villanovaforru Parco Archeologico di Genna Maria (95) Sardinia Sassari Porto Torres Parco Archeologico di Porto Torres (96) Sicily Agrigento Agrigento Parco Archeologico della Valle dei Templi (97) Sicily Agrigento Cattolica Eraclea Parco dell’Area Archeologica di Eraclea Minoa (98) Planned Sicily Caltanissetta Caltanissetta Parco Archeologico di Sabucina (99) Planned Sicily Caltanissetta Gela Parco Archeologico di Gela (100) Planned Sicily Enna Aidone Parco Archeologico di Morgantina (101) Planned Sicily Enna Piazza Armerina Parco dell’Area Archeologica della Villa del Casale (102) Planned 266 30 ha Planned 27 ha 8000 ha Planned 400 ha n Planned 2003 Planned 1400 ha
  • 35. From archaeological parks to the enhancement of archaeological landscapes: new directions in Italian heritage management Sicily Enna Villarosa, Calascibetta Parco dell’Area Archeologica della Valle del Morello (103) Planned Sicily Messina Giardini di Naxos Parco Archeologico di Naxos (104) Planned Sicily Messina Lipari Parco Archeologico delle Isole Eolie (105) Planned Sicily Palermo San Cipirello, San Giuseppe Jato Parco Archeologico di Monte Jato (106) Planned Sicily Palermo Santa Flavia Parco Archeologico di Solunto (107) Planned Sicily Palermo Termini Imerese Parco Archeologico di Himera (108) Sicily Ragusa Modica, Ispica, Rosolini Parco Archeologico di Cava d’Ispica (109) Planned Sicily Ragusa Santa Croce Camarina Parco Archeologico di Kamarina (110) Planned Sicily Siracusa Lentini Parco Archeologico di Lentini (111) Planned Sicily Siracusa Noto Parco Archeologico di Eloro e Villa del Tellaro (112) Planned Sicily Siracusa Siracusa Parco Archeologico della Neapolis (113) Sicily Trapani Calatafimi Parco Archeologico di Segesta (114) Sicily Trapani Castelvetrano, Campobello di Mazara Parco Archeologico di Selinunte e Cave di Cusa (115) Sicily Trapani Marsala Parco Archeologico di Mozia-Lilibeo (116) Planned Sicily Trapani Pantelleria Parco Archeologico di Pantelleria (117) Planned 140 ha Planned 24 ha Planned Planned 270 ha Planned Table 3 - Archaeological Parks in Southern Italy and Isles (2008). PROVINCE TOWN PARK SIZE in ha Frosinone, Latina Ausonia, Campodimele, Esperia, Fondi, Formia, Itri, Lenola, Pico, Pontecorvo, Spigno Saturnia Parco Naturale Regionale Monti Aurunci (1) 19,374 ha Frosinone, Rome Camerata Nuova, Cervara di Roma, Filettino, Jenne, Subiaco, Trevi nel Lazio, Vallepietra Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini (2) 29,990 ha Frosinone Anagni, Fiuggi, Fumone, Torre Cajetani, Trivigliano Riserva Naturale del Lago di Canterno (3) 1824 ha Frosinone Arce, Ceprano, Falvaterra, San Giovanni Incarico Riserva Naturale Antichissime Città di Fregellae, Fabrateria Nova e del Lago di San Giovanni Incarico (4) 715 ha X Frosinone Posta Fibreno Riserva Naturale del Lago di Posta Fibreno (5) 345 ha X Frosinone Isola del Liri Monumento Naturale Area Verde Viscogliosi ex Cartiera Trito (6) 5.5 ha Latina Formia, Gaeta, Minturno, Sperlonga Parco Regionale Riviera di Ulisse (7) 434 ha land area; 80 ha marine area X Latina Cisterna di Latina Riserva Naturale Giardino di Ninfa (8) 106 ha X Latina Fondi Monumento Naturale Mola della Corte, Settecannelle, Capodacqua (9) 4 ha Latina, Frosinone Fondi, Lenola, Vallecorsa Monumento Naturale di Acquaviva, Cima del Monte, Quercia del Monaco (10) 240 ha Latina Fondi, Monte San Biagio Monumento Naturale Lago di Fondi (11) 1746 ha Latina Sonnino, Terracina Monumento Naturale di Campo Soriano (12) 974 ha Latina Terracina Monumento Naturale Tempio di Giove Anxur (13) 23 ha X Rieti Ascrea, Castel di Tora, Collalto Sabino, Collegiove, Marcetelli, Nespolo, Paganico, Rocca Sinibalda, Varco Sabino Riserva Naturale di Monte Navegna-Monte Cervia (14) 3500 ha X Rieti Borgorose Riserva Naturale Montagne della Duchessa (15) 3543 ha X Rieti Cantalice, Colli sul Velino, Contigliano, Poggio Bustone, Rieti, Rivodutri Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile (16) 3000 ha 267 ARCHAEOLOGY X
  • 36. Andrea Zifferero Rome Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora, Velletri Parco Regionale dei Castelli Romani (17) 12.000 ha X Rome Campagnano di Roma, Castelnuovo di Porto, Formello, Magliano Romano, Mazzano Romano, Morlupo, Riano, Rome, Sacrofano Parco Regionale di Veio (18) 14.984 ha X Rome Guidonia Montecelio Parco Naturale Regionale dell’Inviolata (19) 535 ha X Rome Rome, Ciampino, Marino Parco Naturale Regionale dell’Appia Antica (20) 3500 ha X Rome, Rieti Licenza, Marcellina, Monteflavio, Montorio Romano, Moricone, Palombara Sabina, Percile, Roccagiovine, San Polo dei Cavalieri, Vicovaro, Orvinio, Poggio Moiano, Scandriglia Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili (21) 18.204 ha X Rome, Viterbo Anguillara Sabazia, Bracciano, Campagnano di Roma, Manziana, Rome, Trevignano Romano, Bassano Romano, Monterosi, Oriolo Romano, Sutri Parco Naturale Regionale di Bracciano e Martignano (22) 16.682 ha X Rome, Viterbo Mazzano Romano, Calcata Parco Regionale Valle del Treja (23) 656 ha X Rome Rome Aree Naturali Protette Romanatura (24) 15.529 ha X Rome Anzio Riserva Naturale Tor Caldara (25) 44 ha X Rome Canale Monterano Riserva Naturale di Monterano (26) 1084 ha X Rome Mentana Riserva Naturale Nomentum (27) 850 ha X Rome Mentana, Romano Riserva Naturale Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco (28) 1200 ha X Rome Nettuno Riserva Naturale Villa Borghese (29) 46 ha Rome Santa Marinella Riserva Naturale Regionale di Macchiatonda (30) 244 ha Rome Sant’Oreste Riserva Naturale del Monte Soratte (31) 410 ha X Rome Tivoli Riserva Naturale di Monte Catillo (32) 1319 ha X Rome, Rieti Nazzano, Torrita Tiberina, Montopoli in Sabina Riserva Naturale Regionale Tevere-Farfa (33) 700 ha Rome Cave Monumento Naturale Villa Clementi, Fonte Santo Stefano (34) 6 ha Rome Castel San Pietro Romano Monumento Naturale Valle delle Cannuccete (35) 20 ha Rome Genazzano Monumento Naturale La Selva (36) 25 ha Rome Ladispoli Monumento Naturale Palude di Torre Flavia (37) 40 ha X Viterbo Barbarano Romano Parco Suburbano Marturanum (38) 1220 ha X Viterbo Sutri Parco Urbano Antichissima Città di Sutri (39) 7 ha X Viterbo Acquapendente Riserva Naturale Monte Rufeno (40) 2892 ha Viterbo Bomarzo Riserva Naturale Monte Casoli di Bomarzo (41) 285 ha X Viterbo Caprarola Riserva Naturale del Lago di Vico (42) 3346 ha X Viterbo Corchiano, Gallese Monumento Naturale Pian Sant’Angelo (43) 600 ha X Viterbo Farnese Riserva Naturale della Selva del Lamone (44) 2002 ha X Viterbo Tuscania Riserva Naturale Tuscania (45) 1901 ha X Monterotondo, Sant’Angelo Table 4 - Synoptic view of regional parks system, regional reserves and natural monuments of the Lazio Region, according to the L.R. 29/1997 and subsequent legislative measures, compared with the presence of archaeological elements in the protected areas (2008). 268
  • 37. From archaeological parks to the enhancement of archaeological landscapes: new directions in Italian heritage management Fig. 1 - Archaeological parks in Italy (2008): black dots indicate effectively instituted parks, white dots indicate planned parks. Numbers refer to Tables 1-3. 269
  • 38. Andrea Zifferero Fig. 2 - Archaeological parks in Northern Italy (2008), with Regions indicated: black dots indicate the effectively instituted parks, white dots indicate planned parks. Numbers refer to Table 1. Fig. 3 - Archaeological parks in Central Italy (2008), with Regions indicated: black dots indicate the effectively instituted parks, white dots indicate planned parks. Numbers refer to Table 2. Fig. 4 - Archaeological parks in Southern Italy and Isles (2008), with Regions indicated: black dots indicate the effectively instituted parks, white dots indicate planned parks. Numbers refer to Table 3. 270
  • 39. From archaeological parks to the enhancement of archaeological landscapes: new directions in Italian heritage management Fig. 5 - The Sistema Regionale delle Aree Naturali Protette del Lazio (2008), with Provinces indicated: black dots indicate parks and reserves protecting archaeological sites, white dots indicate parks and reserves devoted exclusively to environmental conservation. Numbers refer to Table 4. 271