30 anni dalla parte del torto marcio Intervento Adci in CGIL - 15 luglio 2013

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perpetuare gli stereotipi di genere è una forma di violenza che vìola princìpi costituzionali.
Nelgi ultimi 30 anni questa violenza è stata commessa sulle donne italiane dall'intero sistema dei media a cui si è aggiunta, negli ultimi 20, la partecipazione straordinaria delle stesse Istituzioni.

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30 anni dalla parte del torto marcio Intervento Adci in CGIL - 15 luglio 2013

  1. 1. Art Directors Club Italiano 15 LUGLIO 2013 – CAMERA DEL LAVORO
  2. 2. Art Director Club Italiano L’IMMAGINE E IL POTERE – TRENT’ANNI DALLA PARTE DEL TORTO MARCIO.
  3. 3. 46 donne uccise dal partner nel primo quadrimestre 2013
  4. 4. 13.696 vittime di violenza domestica hanno chiesto aiuto ai centri Donne in Rete nel 2010. 15.201 vittime di maltrattamenti si sono rivolte a centri anti violenza nel 2012
  5. 5. 4800 le denunce per stupro nel 2010, secondo Istat.
  6. 6. Secondo addetti ai lavori solo una vittima di stupro su dieci sporge denuncia.
  7. 7. In Italia una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni è stata vittima di violenza fisica o sessuale. (Istat 2006)
  8. 8. Esiste una relazione….
  9. 9. …tra questi risultati…
  10. 10. …e il modo in cui i media e la pubblicità rappresentano la donna?
  11. 11. Se una pubblicità più responsabile potesse migliorare le attuali statistiche, anche solo di una piccola frazione, varrebbe comunque la pena impegnarsi tutti.
  12. 12. PER QUESTO, IL MANIFESTO DEONTOLOGICO DELL’ADCI. Presentato, il 4 aprile 2011 al Consumers’ Forum nell’ambito del convegno “Il consumo dell’immagine della donna”. Pubblicato su Il Sole 24 Ore Il Manifesto indica le linee guida per una comunicazione più corretta, più responsabile, civile. È possibile scaricarlo QUI
  13. 13. UNO DEGLI OTTO PUNTI: PUDORE. Consideriamo la sessualità libera da condizionamenti un grande valore, per la donna e per l’uomo. Il nudo in sé non può recare offesa, come l’arte stessa ci ha insegnato attraverso innumerevoli esempi
  14. 14. UNO DEGLI OTTO PUNTI: PUDORE. Ma giudichiamo profondamente scorretto ridurre i corpi umani a oggetto sessuale da abbinare a un prodotto in modo incongruo e pretestuoso. Questo schema pavloviano è, oltre che inefficace nel promuovere l’autonomo valore del prodotto, immorale, perché svilisce l’esperienza e l’identità umana.
  15. 15. COSA SIGNIFICA RIDURRE IL CORPO UMANO A OGGETTO?
  16. 16. ESEMPI DI CAMPAGNE SOSPESE GRAZIE A IAP IN TEMPI BREVI: 8-12 gg DALL’ISTANZA ALLA DECISIONE DEL GIURI’
  17. 17. ESEMPI DI AREA “GRIGIA” – NON NORMATA
  18. 18. C’È UNA RELAZIONE DIRETTA TRA VIOLENZA SULLE DONNE E IL MODO IN CUI IL SISTEMA DEI MEDIA LE RACCONTA?
  19. 19. È violenza arrecare un danno fisico o psicologico a un altro individuo.
  20. 20. È violenza anche ostacolare il pieno sviluppo della persona, permettendo il perpetuarsi di stereotipi che imprigionano le donne in ruoli limitanti. E qui i colpevoli abbondano.
  21. 21. Il sistema dei media (che comprende anche la pubblicità) ha di fatto perpetuato due ruoli gabbia per la donna, negli ultimi trent’anni.
  22. 22. La Mamma libro di scuola anni ’60 del Novecento.
  23. 23. La Mamma. Pubblicità del III Millennio in Italia.
  24. 24. L’Amante insegna di garage anni ’50 del Novecento.
  25. 25. L’Amante pubblicità prima decade III Millennio.
  26. 26. Nemmeno i mezzi di informazione ne escono molto bene.
  27. 27. “Con riferimento alla rappresentazione delle donne nei media, nel 2006 il 53% delle donne apparse in TV era muta, mentre il 46% era associata a temi di sesso, moda, bellezza e solo il 2% a temi sociali e professionali” Relatrice speciale Onu – missione in Italia
  28. 28. E le Istituzioni non si sono limitate a latitare
  29. 29. Aula della Camera Semideserta durante la lettura della relazione sulla violenza sulle donne. (maggio 2013)
  30. 30. CONSEGUENZE
  31. 31. GLOBAL GENDER GAP REPORT 2012 L’ITALIA È 98 POSIZIONI DIETRO AL BURUNDI PER OPPORTUNITA’ ECONOMICHE RISERVATE ALLE DONNE
  32. 32. PERMETTIAMO ALLE DONNE DI STUDIARE NON NE IMPIEGHIAMO LE POTENZIALITA’ NE LIMITIAMO CARRIERA E REMUNERAZIONE
  33. 33. LA QUESTIONE NON È CENSURARE LA “GNOCCA” O POLEMIZZARE CON GLI IMBECILLI
  34. 34. LA QUESTIONE È RISPETTARE LA COSTITUZIONE. Art.3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
  35. 35. LA QUESTIONE È RISPETTARE LA COSTITUZIONE. Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società
  36. 36. LE DONNE HANNO IL DIRITTO DI ESSERE RAPPRESENTATE COME ESSERI UMANI E NON COME POLPA ESPOSTA
  37. 37. SERVE UNA NARRAZIONE E UNA PROPOSIZIONE PIU’ RICCA, VARIA E VERA DI MODELLI FEMMINILI.
  38. 38. SERVE INTEVENIRE SULL’INTERO SISTEMA DEI MEDIA POCO UTILE LIMITARSI ALLA SOLA PUBBLICITA’ Pubblicità Rai Uno
  39. 39. SERVE UN MONITORAGGIO QUALITATIVO DELLA PUBBLICITA’
  40. 40. DUE DOMANDE FONDAMENTALI •  Quanto sono davvero frequenti le pubblicità che concorrono alla formazione di stereotipi di genere discriminanti?" •  Da quali investimenti economici sono sostenuti?" " " " Servono risposte oggettive. Sia per amore della verità libera da pregiudizi, sia per elaborare strategie e interventi davvero mirati.!
  41. 41. L’OBIETTIVO •  Analizzare qualitativamente una serie di campagne pubblicitarie televisive per evidenziare gli abusi e le discriminazioni nei confronti della donna •  Trasformare i risultati dell’analisi qualitativa in numeri che possano fornire spunti di riflessione significativi
  42. 42. SERVE UN ANALOGO CONTROLLO QUALITATIVO DA PARTE DEL MINISTERO PER LE PARI OPPORTUNITA’ PER CONFRONTARE I RISULTATI
  43. 43. I CREATORI DI CONTENUTI PUBBLICITARI CAPACI NON TEMONO NEMMENO LE RESTRIZIONI ECCESSIVE. “Si parla di denigrazione sessuale quando non sussiste nessun legame naturale fra il sesso della persona e il prodotto pubblicizzato” (DDL “discriminazione donne e media” Art 2 d – 22 maggio 2013)
  44. 44. PERCHÉ SIAMO CAPACI DI RACCONTARE:
  45. 45. Sito per le mamme.
  46. 46. Guanto casa dalla presa sicura.
  47. 47. Assorbenti interni.
  48. 48. Deodorante alla maratona di NY
  49. 49. Ventole per la cucina
  50. 50. Wonderbra.
  51. 51. Ancora Wonderbra
  52. 52. MENTRE QUALUNQUE IDIOTA È IN GRADO DI REALIZZARE QUESTE CAMPAGNE PUBBLICITARIE
  53. 53. RINGRAZIAMENTI Annamaria Arlotta, Giovanna Cosenza, Giovanna Maggioni, Donatella Martini, Loredana Lipperini, Annamaria Testa, Tiziana Scalco, Giorgia Vezzoli, Lorella Zanardo. Per avermi consigliato. Supportato. E soprattutto per avermi ascoltato ed essersi sempre dimostrate aperte al confronto senza pregiudizi. Benché sia un uomo e un pubblicitario. massimo.guastini@adci.it: Presidente Art Directors Club Italiano.
  54. 54. Art Directors Club Italiano 15 luglio 2013
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