Natural disasters

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  • 1. “Natural disasters, economics development and humanitarian aid” Articolo tratto dall American Economic Association
  • 2. ABSTRACTI disastri naturali influenzano da sempre le nostre vite , più passa il tempo e più si evolvono letecniche di prevenzione,previsione,risposta all emergenza e superamento dellemergenzasopratutto nei paesi più ricchi.I paesi più ricchi spesso danno aiuti umanitari ai paesi che sono colpiti da disastri e non sono ingrado da soli di dare soccorso e ritornare alla vita normale,in questo breve testo analizzeremo inparticolare questo fattore degli aiuti umanitari.PRIMA PARTETra il 1980 e il 2004 sono state registrate morti dovute ai disastri per un totale di 2 milioni, mentrecirca 5miliardi di persone sono state colpite da circa 7000 disastri. I costi economici sonoconsiderevoli e sono in crescita, i danni di questi disastri ammontano a circa 1trilione di dollari.Le morti e i danni sono si causa della natura ma sono aggravati da scelte dell uomo come si evincedalla storica lettera che Rousseau inviò a Voltaire dove mette in evidenza che i disastri sono fattinaturali ma la costruzione di insediamenti in zone non idonee sono un atto delluomo che provoca incaso di disastro un maggior numero di morti.Alcuni studiosi come Spence e Coburn distinguono 3 fattori che contribuiscono al disastro, lacasualità del disastro,la popolazione esposta allevento e la vulnerabilità di quella popolazione.Il primo evento in cui lo stato si assunse la responsabilità di rispondere allemergenza e dellaricostruzione fu il terremoto di Lisbona(Portogallo) nel 1755 e la città fu ricostruita per resistere aisuccessivi terremoti. Uno dei motivi per lefficacia della risposta allemergenza è il fatto che ilPortogallo era uno stato relativamente ricco e che stava subendo un processo di modernizzazioneistituzionale, dai cui si può dedurre che limpatto del disastro è un fenomeno sociale legato allaricchezza del paese.
  • 3. Dove succedono i disastri?Sono aumentati nel tempo?I Criteri del CRED per definire un disastro sono i seguenti: più di 10 vittime, più di 100 colpiti osfollati, governo dichiara stato di emergenza o richiede aiuti internazionali.La registrazione dei disastri può essere falsata in quanto nei paesi industrializzati la registrazioneminuziosa viene fatta anche dei più piccoli eventi mentre in altri paesi magari dittatoriali no,comunque il database CRED rimane il più attendibile. Da questo database vediamo che, nonostanteil numero dei disastri sia aumentato del 5%negli ultimi anni e il numero dei colpiti del 4%, ilnumero dei morti solo dello 0,1% ad eccezione dell Africa che ha avuto un incremento maggiore.Laumento della popolazione può portare ad un aumento dei disastri perchè porta più persone adessere esposte- se la popolazione aumenta di 10milioni i disastri aumentano in media di uno 0,9%.LAsia risulta essere quella più colpita e con più morti ma il tasso di morti più elevato è in Africamentre il tasso di persone colpite è più alto in Asia.Dal punto di vista economico non sembra esserci un legame tra lesposizione ai disastri e losviluppo economico in quanto Europa e Giappone sono spesso colpiti da disastri cosi come i PVS.Il rischio mortalità è più basso nei paesi sviluppati ad esempio negli USA il 33%della popolazionevive in zone ad alto rischio ma solo 1% è a rischio di morte, mentre molte persone sono morte nelcentro Africa anche se erano zone a basso rischio. Ciò dimostra che i paesi sviluppati sono riusciti aproteggersi meglio.Cosa caratterizza i paesi che sono vulnerabili ai disastriI paesi ad alto reddito possono adottare misure per limitare gli effetti dei disastri, gli edifici possonoessere meglio costruiti,lagricoltura può essere irrigata per limitare le perdite in caso di necessità,oppure può disporre di sistemi di allarme che possono salvare vite come nel caso degli uragani.Inoltre i paesi più sviluppati una volta accaduto il disastro possono disporre di un sistema disoccorsi migliore e più rapido cosi da limitare le conseguenze negative.Per contro, gli individui più poveri solitamente hanno case di bassa qualità,hanno pochi risparmi esono senza assicurazione, un terzo della popolazione che vive nei paesi a basso reddito subisce i 2/3dei danni(morti,colpiti e economici) derivanti dai disastri.Nello studio dei disastri bisogna tenere conto di variabili dipendenti come la magnitudo eindipendenti come variabili economiche e politiche potenzialmente collegate alla vulnerabilità aidisastri. Per misurare il reddito si usano dati della World Bank e per misurare la variabile politica siusa un altra variabile per indicare il grado di responsabilità del governo basato su qualità dei servizipubblici,infrastrutture.Rispondono meglio ai disastri i paesi democratici o gli altri?Amartya Sen ha fatto uno studio comparato tra lIndia democratica e la Cina e il governo Indianorisulta essere più efficace e rispondere meglio ai disastri.Dal 1960 ad oggi, nonostante laumento della popolazione, non cè stata la tendenza allaumentodelle vittime nei disastri e ciò può essere dovuto allo sviluppo che hanno avuto i paesi. LEuropa elAsia avrebbero dovuto avere un 30% in più di disastri. In particolare i paesi sviluppati grazie allaprevenzione e ad una migliore risposta alle emergenze hanno registrato un meno 25% di disastri.
  • 4. Questi dati vengono falsati perchè i paesi più poveri spesso non registrano i disastri e perciò ci puòessere una sottostima che porta a ridurre linfluenza del reddito sui disastri.Limpatto dei disastri sulleconomia non è chiaro, da una parte potrebbe essere favorevole perchè ilPIL crescerebbe grazie agli sforzi per la ricostruzione,(le perdite di capitale fisico e umano non sonoparte del PIL) , però la perdita di produttività potrebbe ridurre il PIL.Disaster reliefMolte persone colpite dai disastri vivono in paesi poveri dove non sono in grado di dare unarisposta efficace allemergenza: qui dovrebbero giocare un ruolo fondamentale le nazioni più ricche.Principalmente gli aiuti umanitari vengono dati per emergenze di alto profilo e che sono sotto laluce dei riflettori e importanti per la politica a discapito di altri disastri o problemi maggiori cheperò non sono sotto la luce dei riflettori...Gli aiuti si sospetta che vengono dati ai paesi con cui si hanno importanti rapporticommerciali,paesi amici o importanti per la politica estera..Chi dà laiuto chi lo riceve e quanto?Secondo il DAC(Development Assistance Committe) tra il 1995 e il 2004 gli aiuti internazionali perle emergenze ammontano a 4,6miliardi di dollari costanti allanno, gli Stati Uniti sono il più grandedonatore e contano circa il 33% dell aiuto, mentre lEuropa nel suo totale 57% di cui i Paesi Bassi,Regno Unito, Francia, Svezia, Norvegia, Germania che contribuiscono con un 6-9%, altriimportanti donatori sono Canada, Austria e Giappone.Questi aiuti sono stati dati allAfrica per il 40%,allAsia per il 35% e allEuropa per il 19%( in questidati non sono presenti gli aiuti privati cioè dati tramite Oxfam, Croce Rossa Internazionale, Unicef).Gli individui provati hanno contribuito con un 10% dal 2000 al 2004.Perchè i paesi forniscono aiuto nei disastri?La motivazione umanitaria dell aiuto è dare aiuti là dove possono essere efficaci, quindi seguendoquesto ragionamento laiuto verrebbe dato nei paesi a basso reddito a seguito di grossi disastri, perònei paesi a basso reddito c è una alto livello di corruzione che rende poco efficaci gli aiuti..Gli aiuti si danno dove si conosce che è avvenuto il disastro, pertanto quelli sotto i riflettori deimedia potrebbero ottenere più soldi. I disastri potrebbero destabilizzare il governo perciò un aiutoad un governo amico potrebbe aiutarli a rimanere al potere, mentre se laiuto viene dato ad ungoverno non amico potrebbe destabilizzarlo..Inoltre gli aiuti vengono usati per proteggere investimenti esteri perciò viene portato aiuto versoquei paesi dove i donatori hanno una grossa posta in gioco.
  • 5. -La gravità dei disastri e notizieNegli USA i disastri che sono stati annunciati dai media hanno ricevuto in media il 39% di un aiuto,mentre quelli che non sono stati presi in considerazione solo il 13%, i disastri con più morti e feritihanno ricevuto il 9% in più di aiuti rispetto ad analoghi disastri.Lannuncio delle notizie di disastri è condizionata dalla vicinanza geografica e culturale con il paesecolpito.Per verificare ulteriormente questo fattore, cioè l influenza dei notiziari sugli aiuti, si può guardareun altro studio che ha visto che se le notizie del disastro sono affiancate da notizie importanticoncorrenti il disastro riceverà meno aiuti.Inoltre lattenzione dei notiziari è data ai disastri più eclatanti (terremoti e vulcani), e non a disastrialtrettanto gravi tipo la siccità.SECONDA PARTEI disastri naturali si è visto che sono in aumento a causa dellincremento della popolazione ma nellamaggior parte del mondo(sviluppato) i morti sono aumentati di pochissimo rispetto a quanto ci sipoteva immaginare.Un rapido aumento della popolazione a livello mondiale si é verificato agli inizi del novecento perpoi aumentare ancora dagli anni sessanta in poi ed esso è seguito di pari passo ad un innovazionetecnologica, scientifico/culturale, ad un miglioramento delle condizioni di vita generalizzato ed unsistema burocratico/politico più efficiente. Questi quattro fattori a mio avviso hanno contribuito piùdi tutti gli altri fattori influenti a far ridurre il numero dei morti e limitare il numero dei feriti neidisastri.Inoltre ad oggi quasi tutti gli Stati sono dotati di un sistema di risposta alle emergenze denominatoin Italia e Europa “Protezione Civile” che ha lo scopo di tutelare lambiente,vite,beni e insediamentie interviene non solo nella fase emergenziale ma anche in fase di previsione e prevenzione.Credo a questo punto che sia fondamentale prima di andare a vedere come intervengono gli aiutiumanitari a livello mondiale analizzare velocemente come è organizzata la risposta ai disastri inItalia , con ciò capiremo che sono solo pochi anni che abbiamo un sistema di risposta adeguato alleemergenze...La Risposta ai disastri in ItaliaIl territorio italiano è ad alto rischio disastri(alluvioni,terremoti,vulcani etc...) ma dalla costituzionedello Stato italiano ben poco è stato fatto se non negli ultimi 20 anni.Addirittura fino al 1919 il governo Italiano non reputava che fosse tra i compiti dello Stato aiutarela popolazione colpita dai disastri ma doveva essere lo spirito di beneficenza delle persone aportarsi aiuto reciproco.Nel 1919 con il r.d.l. 1915 lo Stato si fa carico della risposta ai disastri e affida il coordinamento alministero dei lavori pubblici (in Portogallo lo Stato si occupava della risposta ai disastri dal 1755).Successivamente a questa legge ne sono seguite altre in particolare negli anni 70-80 ma che sonorisultate inefficaci con lalluvione di Firenze,terremoto in Friuli e terremoto dell Irpinia, solamentenel 92 con la legge 225 viene istituito il Servizio Nazionale di Protezione Civile e successivamenteavvengono delle modifiche per portare una risposta più pronta come il decentramento dellecompetenze con il d.l.112 del 98 e la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001. Infine nel2008 proprio poco prima del terremoto dellAbruzzo viene emanata una direttiva importantissimadel Dipartimento di Protezione civile in cui si assegnano compiti ben specifici ad ogni EnteIstituzionale che fa parte del sistema di risposta alle emergenze.
  • 6. Con questo cenno storico ho voluto mettere in evidenza che è sì importante vedere cosa succede alivello mondiale ma è altrettanto bene sapere che fino a pochi anni fa anche il nostro Stato“sviluppato” non aveva un sistema di risposta ai disastri adeguato.Rispondono meglio ai disastri i paesi democratico o dittatoriali?La risposta ai disastri non dipende dalla struttura politica dello Stato (se è democratico,dittatorialeetc...) bensì dipende da quanto uno Stato è in grado, con piani di emergenza, risorse, educazionedella cittadinanza e un coordinamento dei soccorsi adeguato, di rispondere ad un’ emergenza.Un paese dittatoriale del terzo mondo secondo me è più in grado di rispondere all emergenza di unanalogo paese neo-democratico del terzo mondo, in quanto come ben sappiamo i paesi che sononeo-democrazie(es. Iraq) hanno grossissime difficoltà nella gestione dello Stato già in tempinormali figuriamoci se avviene un disastro.Invece un governo dittatoriale se è interessato a rispondere allemergenza può disporre di unastruttura sicuramente più solida e reperire più facilmente le risorse.Aiuti internazionali in caso di disastroGli aiuti umanitari internazionali in caso di disastro sono una pedina fondamentale per prestaresoccorso e ritornare alla normalità per tutti i paesi poveri del mondo che non sono in grado con leloro risorse di far fronte alle emergenze.La Comunità Europea da metà anni novanta inizia a pensare a come poter rispondere in manieracongiunta alle emergenze naturali e agli attacchi terroristici, ma viene subito messo in un cassettoquesto progetto perchè era più urgente arrivare alla moneta unica e attivare altri progetti.Dopo lattacco alle torri gemelle di NewYork, la Comunità Europea ha capito la necessitàimminente di creare una struttura per la risposta alle emergenze allinterno del Europa e per leemergenze “estere”. Nel novembre 2001 viene istituito il Coordinamento della Protezione civileeuropeo e viene istituito ECHO che comprende due dipartimenti Protezione Civile e Aiutiumanitati.ECHO si avvale di numerosi partners (organizzazioni internazionali, ong, etc...) ai quali elargiscefondi per la risposta alle emergenze.(1)Questo è il sistema con il quale la Comunità Europea risponde alle emergenze interne ed esterne,ma la decisione su quali emergenze intervenire è una questione politica.I MOTIVI CHE SPINGONO I PAESI A DARE AIUTI INTERNAZIONALI:Secondo larticolo dell Economy American Association gli aiuti umanitari vengono dati spesso apaesi con i quali il donatore ha rapporti economici importanti: se c’è stato un passato coloniale, sec’è amicizia tra i due governi, se hanno uno stesso colore politico,sela lingua parlata è la stessa e c’è vicinanza geografica con il paese colpito.(1)Anche a mio avviso spesso viene dato laiuto umanitario per aumentare i rapporti soprattuttoeconomici tra i due paesi e vengono dati anche aiuti ad alto impatto mediatico per aumentarelimportanza internazionale dello stato donatore ma di poca efficacia (basta pensare allinterventodello Stato Italiano ad Haiti).“ La missione della Cavour ad Haiti comporterà costi elevati ma anche positive ricaduted’immagine per l’Italia e costituirà una vetrina per la nostra industria hi-tech del settoreDifesa. Roma poi ha deciso di non aggregare la Cavour alle forze statunitensi (che coordinano tuttigli interventi internazionali e controllano lo spazio aereo haitiano) ma la missione italiana verràgestita congiuntamente con il Brasile che ad Haiti ha la guida della missione dell’Onu. Un’operazione quindi al fianco degli Usa ma che sottolinea l’indipendenza dell’intervento italiano
  • 7. e rinsalda i rapporti con il Brasile, resi più nervosi negli ultimi tempi dalla richiesta diestradizione del terrorista Cesare Battisti.”(2).Inoltre è costato moltissimi soldi e la portaerei ha impiegato più di un mese ad arrivare e infine éstata costretta ad ancorarsi al largo di Haiti perché troppo grande per entrare nel porto.Gli USA e gli aiuti umanitari-aiuti allo sviluppo:Con la fine del colonialismo gli Stati Uniti sono la prima nazione che capisce che attraverso l’aiutoeconomico in caso di emergenza e l’aiuto allo sviluppo si può attuare una politica colonialisticaindiretta. Pertanto gli USA fino a pochi anni fa sono stati il principale finanziatore nell’aiuto allosviluppo e nella risposta alle emergenze internazionali con circa 800-900 milioni di dollari donatiall’anno.Questo tipo di politica anche se oneroso ha fatto sì che gli stati uniti riuscissero a farsi “amici”numerosi stati strategici in particolare dal punti di vista militare( Israele) fino alla fine della guerrafredda, per poi successivamente puntare ad aiutare stati “utili” dal punto di vista economico.In particolare gli USA hanno dato negli anni a Israele e Turchia più del quadruplo delle risorse ditutti gli altri stati con analoghe problematiche di reddito a cui gli usa danno sovvenzioni.Gli aiuti umanitari dei privatiOrganizzazioni Internazionali e ONG sono sempre in prima linea nella risposta ai disastri e nellosviluppo economico, ma hanno dei grossi limiti in quanto le ONG spesso non sono abbastanzagrandi da dare un aiuto su larga scala ma solo su progetti mirati e di piccola o media entità, mentrele organizzazioni internazionali hanno il limite che spesso sono finanziate da governi e che pertantoanche il loro aiuto umanitario può essere sì dato in autonomia ma potrebbe essere influenzato nellescelte su dove intervenire dalle politiche econonico/politiche dello stato finanziatore.Come limitare i danni nei disastri naturali?Gli stati dovrebbero puntare, come sostiene anche Elvezio Galanti in un suo recente articolo(3), aduna formazione di base dei cittadini su come comportarsi in caso di emergenza e, successivamente,devono essere gli stessi cittadini a mettersi a lavoro per prestare soccorso e aiutare gli organistatuari che dovrebbero occuparsi di rispondere all’emergenza, questo per il semplice principio disussidiarietà, cioè i problemi prima si risolvono per quanto possibile “in casa” e poi si chiede aiuto.Questa visione può sicuramente essere applicata agli stati sviluppati forse un po’ meno a quellisottosviluppati però come principio può essere valido..Un altro fattore importate deve essere la costruzione di insediamenti umani in zone sicure e noncostruire in zone avverse a disastri naturali quando poi lo stato non é in grado di rispondere ad uneventuale emergenza.Infine per gli aiuti umanitari internazionali sarebbe necessario una presa di coscienza da parte deileader dei principali stati del mondo e iniziare a dare un aiuto anche agli stati che non sonostrategicamente importanti._______________________________________________________________________________1)Economy American Association-“Natural disasters, economics development and humanitarian aid”(2) Panorama. -“la portaerei italiana cavour salpa per haiti” (3) www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it-Articolo di Elvezio Galanti
  • 8. BIBLIOGRAFIA:Panorama,La portaerei Italiana Cavour salpa per Haiti.Il giornale della Protezione Civile,La Resilienza, di Elvezio Galanti.Economy American Association,“Natural disasters, economics development and humanitarian aid”.Sito della Protezione civile italiana, www.protezionecivile.it .Sito aiuti umanitari comunità europea, www.europa.euLAutore dellarticolo Jacopo Caridi nato a Grosseto il 5 gennaio 1989 studente presso lUniversità degli studi diFirenze al corso Development Economics.Segue da anni il mondo del volontariato e del terzo settore con particolare riguardo allo sviluppodelle condizioni di vita dei soggetti vulnerabili in situazioni ordinarie e di emergenza.Appassionato di organizzazione del personale ha creato presso alcune associazioni di volontariatoattività in ambito sociale, sanitarie, formazione in ambito sanitario e di risposta alle emergenze.-Ha partecipato a workshop sul tema Web.2.0 e la risposta alle emergenze a Roma nel 2012.-Ha partecipato alla realizzazione del regolamento organizzazione associazioni di volontariato inambito di Protezione Civile del Comune di Firenze.-Rappresenta un importante Associazione in Regione Toscana per le attività di Protezione Civile inambito di sviluppo del ruolo dei Volontari allinterno del sistema di coordinamento della colonnamobile della Regione Toscana.-Si occupa di un progetto di Formazione all interno del Carcere minorile di Firenze che riguardala tutela della salute.-è stato docente di tematiche inerenti il soccorso laico presso importanti aziende nazionali einternazionali.-ha curato la formazione al soccorso laico di base per lEsercito Italiano Caserma Perotti,Firenze.