UNIVERSITÁ DELLA VALLE D’AOSTA
UNIVERSITÉ DE LA VALLÉE D’AOSTE
ANNO ACCADEMICO 2007/2008
CORSO DI LAUREA IN PSICOLOGIA
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Chi è…Feuerstein?
Reuven Feuerstein nasce in Romania nel 1921 da genitori ebrei.
Trascorre a Bucarest l’infanzia e l’adole...
In questi anni prende corpo la prima formulazione della teoria della
modificabilità cognitiva strutturale: solo un’intrins...
Le Basi Teoriche
I concetti di modificabilità cognitiva e ambiente modificante portano a
vedere l’intelligenza come qualco...
Da Piaget a Feuerstein
Secondo Piaget l’individuo apprende attraverso l’interazione con il
mondo: la mente si attiva e agi...
Da Piaget a Feuerstein
Allo schema precedente aggiunge il fattore umano; il mediatore si
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La teoria della Modificabilità Cognitiva
Strutturale (M.C.S.) e della pedagogia
della Mediazione (E.A.M.) di Feuerstein
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I “criteri della mediazione”: come
creare un buon canale di
comunicazione
L’Intenzionalità e Reciprocità: è la consapevole...
I “criteri della mediazione”: come
creare un buon canale di
comunicazione
La Mediazione dell’Individualità e Differenza Ps...
Le Funzioni Cognitive:
strumenti di pensiero
Le Funzioni Cognitive rappresentano gli elementi basilari del pensiero umano....
Le Funzioni Cognitive
La mappa cognitiva
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suddivisi attraverso alcuni...
I Sistemi Applicativi del
Metodo Feuerstein
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(Learning ...
Alcuni Strumenti LPAD
a) Test per la valutazione della modificabilità del pensiero inferenziale
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Metodo Feuerstein
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Alcuni Strumenti del PAS
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Presentazione feuerstein 2

  1. 1. UNIVERSITÁ DELLA VALLE D’AOSTA UNIVERSITÉ DE LA VALLÉE D’AOSTE ANNO ACCADEMICO 2007/2008 CORSO DI LAUREA IN PSICOLOGIA IL METODO FEUERSTEIN Docente : Prof.ssa Alessandra Tasso Relatore : Sergio Chieregato
  2. 2. Chi è…Feuerstein? Reuven Feuerstein nasce in Romania nel 1921 da genitori ebrei. Trascorre a Bucarest l’infanzia e l’adolescenza. Successivamente comincia ad insegnare in una scuola per figli di deportati da Auschwitz e a contatto con questi ragazzi, il cui sviluppo cognitivo è fortemente condizionato dai gravissimi traumi psicologici, matura il suo interesse per la psicologia dell’apprendimento. Nel 1944 viene arrestato e internato in un campo di concentramento, da cui riesce fortunosamente a fuggire, imbarcandosi per il futuro stato di Israele. Qui comincia ad occuparsi, all’interno dell’Organizzazione Aliyah, dei bambini scampati alla persecuzione nazista che affluiscono ad Israele da ogni parte del mondo. Tra il 1950 e il 1954 incontra migliaia di adolescenti provenienti da Asia, Europa, Africa, assistiti dall’Organizzazione.
  3. 3. In questi anni prende corpo la prima formulazione della teoria della modificabilità cognitiva strutturale: solo un’intrinseca e potente capacità di modificarsi, può spiegare come bambini e adolescenti travolti da eventi così catastrofici come quelli dell’olocausto riescano a tornare poi a una vita normale fatta di giochi, studio e progetti per il futuro. Accostatosi alla psicologia, approfondisce lo studio dei processi cognitivi e si laurea sotto la guida di Piaget presso il Jean Jacques Institute di Ginevra, conseguendo quindi il dottorato presso la Sorbona di Parigi nel 1970. Oggi Reuven Feuerstein insegna Psicologia dell’Educazione presso l’Università Bar Ilan di Tel Aviv e presso il George Peabody College della Vanderbilt University di Nashville in Tennessee. L’attività iniziata all’interno dell’Organizzazione Aliyah per la gioventù e proseguita poi presso l’HWCRI (l’istituto di Ricerca Hadassah Wizo Canada) è culminata nel 1992 con l’apertura dell’ICELP (l’International Center for Enhancement of Learning Potential) Il 29 Ottobre 1999 riceve presso l’Università degli Studi di Torino la laurea ad honorem.
  4. 4. Le Basi Teoriche I concetti di modificabilità cognitiva e ambiente modificante portano a vedere l’intelligenza come qualcosa che si può anche insegnare, facendo riferimento a ciò che si può acquisire attraverso gli stimoli ambientali. L’intelligenza non è un fattore predeterminato e stabile, ma un elemento in continua evoluzione. In questo processo evolutivo è fondamentale il ruolo dell’adulto. (Zona di sviluppo prossimale di Lev Vygotskij e allo scaffolding di Jerome Bruner) L’intelligenza è caratterizzata dalla plasticità: “è un processo sufficientemente vasto da comprendere un’ampia varietà di fenomeni che hanno in comune gli aspetti dinamici e i meccanismi dell’adattamento”; e può essere definita come: “la propensione di un organismo a modificare se stesso quando si confronta con i bisogni di accomodamento che si vengono a creare in rapporto ai differenti contesti di esperienza” (PIAGET)
  5. 5. Da Piaget a Feuerstein Secondo Piaget l’individuo apprende attraverso l’interazione con il mondo: la mente si attiva e agisce in relazione al numero di stimoli a cui le è data occasione di rispondere. Stimolo Organismo Risposta Tanto maggiore è la quantità di stimoli cui un organismo è sottoposto, tanto più numerose sono le risposte, tanto migliore è l’opportunità di sviluppo mentale. Il suo è un approccio “individualistico” in cui la mente ha un percorso da seguire, e questo percorso viene attivato e guidato dall’interno; l’intervento esterno si limita agli stimoli presenti nell’ambiente, l’apprendimento procede “di scoperta in scoperta”, ogni stadio può essere raggiunto solo se quello precedente è stato superato. Ritiene che la mente raggiunga e superi i vari stadi dello sviluppo fino a raggiungere lo stadio del pensiero formale. Esistono le “età d’oro” per lo sviluppo E’ inutile forzare il naturale sviluppo dell’individuo.
  6. 6. Da Piaget a Feuerstein Allo schema precedente aggiunge il fattore umano; il mediatore si interpone tra lo stimolo e l’organismo, e tra l’organismo e la risposta: Stimolo Fattore umano Organismo Fattore umano Risposta Non c’è situazione alla quale la mediazione non possa portare aiuto: non è mai troppo tardi per intervenire. Gli stadi dello sviluppo non sono né categorici né obbligatoriamente in rigida sequenza (Luria, 1960; Luria, 1977). “Ero il braccio destro di Piaget, ma mi sono distaccato da lui quando ho capito che prendeva in considerazione solo l’aspetto biologico. Piaget descriveva l’evoluzione dell’individuo attraverso passaggi fissi, ordinati secondo una sequenza immutabile. In più considerava l’importanza della mediazione; riteneva che la persona fosse un organismo e come tale, solo interagendo con il mondo, finisse con l’imparare. Io credo invece che non tutti gli individui raggiungono tutti i passaggi, e che la sequenza non sia fissa. Inoltre, senza negare il fattore biologico, non ne faccio il centro della mia teoria: secondo me è più importante la trasmissione culturale. Certo, il bimbo, è esposto al mondo. Ma solo il mediatore gli può dare gli strumenti di pensiero, e mostrare il significato emotivo e morale dell’oggetto.”
  7. 7. La teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale (M.C.S.) e della pedagogia della Mediazione (E.A.M.) di Feuerstein La Modificabilità Cognitiva: capacità degli esseri umani di cambiare la struttura stessa del loro funzionamento cognitivo con lo scopo di adattarsi alle situazioni che si evolvono nel corso della vita. Il Potenziale d’apprendimento: è un insieme di comportamenti virtuali latenti che richiedono un certo impegno per essere resi manifesti. La Propensione all’apprendimento: la modalità con cui la mente si modifica positivamente. Il Funzionamento: è la parte di potenziale messa in atto, cioè resa manifesta, osservabile dall’esterno. L’esistenza di un divario tra potenziale e funzionamento è la prassi. La Mediazione: si intende quell’intervento, intenzionale e attivo, che l’educatore offre alle persone con cui interagisce, con l’obiettivo di sviluppare al meglio le loro potenzialità e di portarle gradatamente a raggiungere un livello di autonomia quanto possibile piena e completa.
  8. 8. Il ruolo del “mediatore” nell’interazione formativa “Nella mia teoria ho incorporato molti elementi di Piaget, ma il ruolo del mediatore, che propone una qualità di interazione tra l’individuo e il mondo, mi si è chiarito solo quando ho cominciato a lavorare con bambini di provenienza diversa….L’apprendimento dei bambini che vivevano nei piccoli villaggi di montagna era migliore di quello dei ragazzi di città. Mi chiedevo il perché: questi bambini di città avevano tanti stimoli, tante cose da vedere, giornali avevano una esperienza straordinaria, elevati livelli di socializzazione, erano controllati dalla società, avevano visto tutto… ma avevano gravi difficoltà di apprendimento. Gli altri vivevano in villaggi senza carta, senza giornali, ma imparavano più velocemente; malgrado la povertà di stimoli, erano stati bambini “mediati”. C’erano i nonni, le zie nubili, tutto un mondo che mediatizzava questi bambini. Nelle città era già in atto la disintegrazione della famiglia patriarcale e questi bambini avevano subito il mondo senza mediazioni,” (Feuerstein, 1993)
  9. 9. I “criteri della mediazione”: come creare un buon canale di comunicazione L’Intenzionalità e Reciprocità: è la consapevolezza del ruolo del mediatore e la presenza di una buona risposta da parte del soggetto. La Mediazione del Significato: si realizza quando il mediatore trasmette il significato e gli obiettivi di un’attività mostrando interesse e coinvolgimento emotivo. La Mediazione della Trascendenza: compare quando il mediatore fa in modo che un’esperienza di apprendimento immediato si stacchi dal contesto e ne superi i fini immediati. La Mediazione del Sentimento di di Competenza: fornisce il supporto per diventare consapevoli di quanto si sa già e di utilizzare al meglio le proprie competenze. La Mediazione della Regolazione del Comportamento: si punta a fare in modo che ad ogni attività vengano dedicati tempo ed energia sufficienti. La Mediazione del Sentimento di Condivisione: è collegata all’interdipendenza tra mediatore e soggetto. Bisogno di cooperazione.
  10. 10. I “criteri della mediazione”: come creare un buon canale di comunicazione La Mediazione dell’Individualità e Differenza Psicologica: il mediatore, promuovendo il senso di “unicità” del soggetto lo incoraggia a raggiungere il suo personale potenziale. La Mediazione della Ricerca, Scelta, Pianificazione e Conseguimento degli Scopi: si ottiene incoraggiando il ragazzo ad individuare gli obiettivi che si pone e le strategie necessarie al suo ottenimento. La Mediazione nella Creazione di un Sentimento di sfida verso se stessi con l’obiettivo di migliorarsi: consiste nel fare in modo che il ragazzo provi soddisfazione nell’affrontare compiti nuovi e difficili che impegnano le facoltà intellettive. La Mediazione nella Coscienza della Modificabilità: le persone nascono con un’innata propensione al cambiamento. La Mediazione nell’ Individuazione dell’Alternativa Ottimistica: ci si immagina che il successo sia raggiungibile ci si dedicherà al lavoro con profondo impegno. La Mediazione nel Sentimento di Appartenenza: il bisogno di relazioni sociali e di legami affettivi è insito nella natura umana.
  11. 11. Le Funzioni Cognitive: strumenti di pensiero Le Funzioni Cognitive rappresentano gli elementi basilari del pensiero umano. Sono suddivise in tre fasce e ne vengono evidenziate le possibili carenze: a) input (relative alla raccolta delle informazioni che dall’ambiente giungono alla mente), se carenti provocano alterazioni quantitative e qualitative a livello della raccolta dei dati: il ragionamento si baserà su dati insufficienti e/o errati, di conseguenza è molto probabile che fornisca risposte inadeguate; b) elaborazione (relative al lavoro eseguito dalla mente sulle informazioni stesse per utilizzarle nella soluzione dei problemi), se carenti compromettono l’utilizzazione delle informazioni raccolte nella fase di input, anche se la raccolta era stata efficace; c) output (relative alle modalità di comunicazione all’esterno delle soluzioni ottenute nella fase di elaborazione), viene compromessa la comunicazione delle soluzioni cui si è giunti nella fase di elaborazione. MODELLO CIBERNETICO “In qualunque persona, anche se con basso livello di astrazione, solo una parte delle funzioni cognitive è carente; la sua stessa sopravvivenza è determinata dalla presenza di tutta una serie di abilità esistenti e ben funzionante, comunque, le carenze non sono irreversibili e la loro reversibilità è stata più volte dimostrata.”
  12. 12. Le Funzioni Cognitive
  13. 13. La mappa cognitiva Gli elementi essenziali di qualunque compito possono essere schematicamente suddivisi attraverso alcuni parametri, sulla base dei quali si possono analizzare ed interpretare le modalità di lavoro richieste, è un quadro di riferimento che prende in considerazione le relazioni esistenti tra le caratteristiche di un compito e le prestazioni di chi lo deve eseguire. Nell’analisi della mappa cognitiva bisogna fare riferimento ai seguenti fattori: 1. Il Linguaggio: verbale, grafico, gestuale, simbolico, numerico; 2. Il Contenuto: intorno al quale l’atto mentale si concentra; 3. Le Funzioni cognitive coinvolte: non esiste una vera interruzione tra le fasi dell’atto mentale, risulta molto utile analizzarle separatamente; 4. L’Operazione Cognitiva: l’atto mentale fondamentale necessario per la risoluzione del compito; 5. Il Livello di Complessità: definito dal numero di informazioni che bisogna trattare per arrivare alla soluzione del problema; 6. Il Livello di Astrazione: la distanza tra l’atto mentale e l’oggetto a cui si riferisce. 7. Il Livello di Efficienza: con il quale l’atto mentale viene richiesto.
  14. 14. I Sistemi Applicativi del Metodo Feuerstein a) Programma di valutazione dinamica del potenziale d’apprendimento (Learning Propensity Assessment Device (LPAD) e (LPAD Basic). Il Programma di valutazione dinamica del potenziale di apprendimento di una persona, valuta quali sono le funzioni cognitive che hanno bisogno di essere rinforzate, e quale percorso deve essere seguito per raggiungere l’obiettivo. Si può individuare: qual è la possibilità ottimale del pensiero nelle condizioni presenti, qual è la possibilità di miglioramento prevedibile attraverso la mediazione, e si forniscono i prerequisiti specifici per ottenere un immediato progresso nel funzionamento mentale, le basi per attuare ulteriori e progressivi miglioramenti. “L’unica valutazione ragionevole nella pratica educativa è quella che misura…i tratti modificabili”
  15. 15. Alcuni Strumenti LPAD a) Test per la valutazione della modificabilità del pensiero inferenziale b) Batteria di Modificabilità Cognitiva (CMB-Cognitive Modifiability Battery) c) “Seria-think” d) Pensiero ipotetico/proiettivo e) Pensiero analogico
  16. 16. I Sistemi Applicativi del Metodo Feuerstein b) Programma di Arricchimento Strumentale (PAS) e (PAS Basic) Si solidificano e si rendono duraturi i progressi ottenuti e si prosegue nel cammino di una sempre maggiore modificabilità e di una sempre migliore utilizzazione del proprio potenziale d’apprendimento. E’ composto da un’ampia serie di esercizi suddivisi in fascicoli, chiamati “strumenti” in quanto sono utilizzati come mezzi (cioè come strumenti) per il potenziamento delle capacità mentali. Non hanno contenuti disciplinari ma puntano all’acquisizione di abilità mentali. Il Programma Basic prevede due categorie di materiale educativo - uno rivolto alla sfera emozionale - l’altro propedeutico agli strumenti PAS Classico
  17. 17. Alcuni Strumenti del PAS Basic Organizzare Punti Basic Orientamento Spaziale Basic Dall’Unità al Gruppo Apprendimento a Tre Canali (modalità integrata) Confronta e Scopri l’Assurdo Identifica le Emozioni Dall’Empatia all’Azione Pensa per imparare a prevenire la violenza Impara a porre domande per la comprensione nella lettura Conosci e identifica
  18. 18. Alcuni Strumenti del PAS Classico Organizzazione di Punti Orientamento Spaziale I Confronti Percezione Analitica Immagini Orientamento Spaziale II Classificazioni Relazioni Temporali Istruzioni Relazioni familiari Progressioni Numeriche Sillogismi Relazioni Transitive Sagome Ogni Programma prevede: -degli obiettivi principali -dei sotto-obiettivi -una natura del compito
  19. 19. esempi
  20. 20. Identifica le emozioni Obiettivi principali: Pensare le emozioni: a) potenziare la capacità di pensare alle emozioni e saperle esprimere per capire se stessi e gli altri; b) saper reagire correttamente agli stimoli che producono reazioni emotive per non rispondere in modo impulsivo e poco costruttivo, modificare (o almeno contenere) gli stati emotivi più frequentemente portatori di stati di disagio. Sotto-obiettivi: -Dare un nome condivisibile alle emozioni e saperle descrivere -Trasmettere il concetto che è possibile riconoscere le emozioni anche - valutandone il grado di intensità -Ridurre l’impulsività nel comportamento emozionale -Accrescere il processo di socializzazione -Fornire strumenti di autogestione emozionale -Stimolare la capacità di scegliere Natura del compito: Il materiale di questo esercizio è formato da una copertina e da 21 pagine, tre per ogni emozione da identificare: tristezza, disgusto, paura, dolore,rabbia,sorpresa e gioia.
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