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Neuropsicologia sviluppo 2 Neuropsicologia sviluppo 2 Presentation Transcript

  • Gesti, Parole e Prime Combinazioni La comparsa del linguaggio in bambini con sviluppo tipico Spesso i genitori dicono del loro bambino: “non parla, ma capisce tutto e si fa capire”
  • Saper parlare significa anche: • avere intenzione comunicativa • essere esposto a stimoli adeguati • essere in grado di passare dal reale al simbolico • saper ordinare gli oggetti in categorie • accettare regole implicite condivise • saper programmare sequenze fonoarticolatorie complesse • avere una sviluppata discriminazione uditiva • saper ordinare i suoni in un ordine lineare
  • “ I bambini di 2 anni hanno in media circa il 150% della densità sinaptica di un adulto o di un neonato. Dopo i 2 anni l’evento più importante nello sviluppo del cervello non sta nell’aggiunta di strutture, bensì nella sottrazione di tutte quelle connessioni extra. Questo è il processo attraverso il quale l’esperienza scolpisce il cervello nella sua forma matura. I cervelli non evolvono secondo un codice genetico che pianifica tutte e ciascuna connessione sinaptica. Al contrario, lo sviluppo del cervello è il prodotto congiunto della maturazione e dell’esperienza, una danza tra due partners.
  • La maggior parte di questi eventi di modellamento avviene entro una “finestra di opportunità” che raggiunge il suo massimo tra 8 e 48 mesi – precisamente il periodo in cui il linguaggio è normalmente acquisito. È dunque assolutamente cruciale che impariamo ad identificare il rischio per un disturbo linguistico e cognitivo durante questo periodo dello sviluppo, il momento in cui abbiamo la migliore opportunità di intervenire e modificare le vite dei bambini. Da questo punto di vista, i nostri modesti strumenti per la valutazione del linguaggio possono avere importantissime implicazioni” (E.Bates, 1995)
  • Metodologie nello studio del primo linguaggio Quando un bambino è molto piccolo l’espressione delle sue competenze comunicative è fortemente influenzata dal contesto e dalla metodologia di osservazione • Osservazioni in contesti familiari • Interviste e questionari per i genitori • Situazioni sperimentali o di osservazione strutturata
  • Tradizionali domini del linguaggio Fonologia, Lessico, Grammatica, Pragmatica Nuova prospettiva: Interdipendenza fra i domini e continuità nei processi di sviluppo Cognizione, Relazione e Linguaggio sono strettamente legati. Percezione, imitazione e processi simbolici sono le basi con le quali il linguaggio viene “costruito”. Ma nel sistema adulto, altamente automatizzato ed efficiente, i sistemi operano in modo indipendente e con meccanismi propri
  • In quest’ottica il bambino assume un ruolo di creatore delle proprie competenze linguistiche Le differenze individuali vengono riconosciute come vie possibili per arrivare ad un unico obiettivo. Alcune tra le principali cause della variabilità sono : • • • • Le condizioni neurofisiologiche Le variabili socio economiche Lo stile materno Lo stile analitico vs olistico del bambino
  • L’ interesse per le differenze individuali ha portato: 1) a studiare i fattori NON strettamente linguistici coinvolti nel processo di acquisizione del linguaggio ampliando il raggio di osservazione dal bambino a:     i correlati cognitivi l’ambiente sociale e culturale l’input materno gli stili di interazione comunicativa fra l’adulto e il bambino. 2) a esplicitare criteri per l’identificazione precoce di bambini con processi di acquisizione “troppo lontani” dalla “norma”
  • In cammino verso il linguaggio L’influenza delle capacità analizzate nei periodi più precoci può trasmettersi fino alle competenze più avanzate solo attraverso la considerazione delle capacità intermedie. La capacità linguistica si sviluppa attraverso passaggi graduali e sequenziali. Se in ognuno di questi passaggi il bambino riesce a sfruttare al massimo le sue potenzialità e quelle offerte dall’ambiente, il passaggio successivo potrà innestarsi al precedente in modo ottimale. Se ciò non avviene, il ritardo o lo specifico disturbo si trasmette di fase in fase fino a compromettere anche le capacità più evolute.
  • I bambini “parlatori tardivi” (PT) Sono parlatori tardivi quei bambini che sviluppano il linguaggio tra 24 e 36 mesi (Rescorla, 1989; Rescorla e Alley, 2001) un’età in cui la maggior parte dei bambini è già in grado di utilizzarlo come uno strumento privilegiato per comunicare con gli altri e per costruire conoscenze sul mondo che li circonda. Da un punto di vista diagnostico non presentano particolari deficit nelle aree uditiva, cognitiva e relazionale.
  • MA Disordini emotivi, attenzionali, comportamentali sono fattori che ricorrono con maggiore frequenza in questa popolazione e costituiscono un rischio per lo sviluppo affettivo, comunicativo e sociale A volte i ritardi o problemi di linguaggio sono la “spia” di problemi cognitivi o affettivorelazionali.
  • La fascia di età tra 24 e 36 mesi è quindi di grande interesse clinico, poiché è appunto all'interno dei cosiddetti ‘Parlatori Tardivi', che la ricerca deve reperire criteri precisi di diagnosi e diagnosi differenziale. È dunque necessario poter disporre di strumenti e metodologie che consentano un’indagine accurata delle diverse competenze linguistiche, sia in produzione che in comprensione, identificando alcuni parametri distintivi, per la diagnosi, diversificati per fasi di sviluppo.
  • La ricerca sui ‘predittori’ dello sviluppo linguistico permette: L’individuazione di competenze precoci che possano risultare predittive del futuro sviluppo linguistico;  è utile sia dal punto di vista diagnostico, permettendo una individuazione precoce dei soggetti a “rischio” sia dal punto di vista terapeutico, permettendo l’applicazione di modalità di intervento centrate specificatamente sulle variabili individuate come precursori (D’Odorico, 2002)
  • INDICI DI RISCHIO dallo studio delle correlazioni tra linguaggio ed altri aspetti cognitivi e ambientali si ha un contributo alla ricerca sui “predittori” e sugli “indicatori di rischio”
  • Dalla letteratura sappiamo che la valutazione dei bambini che parlano in ritardo perché sia funzionale all’identificazione di un eventuale disturbo deve integrare più piani: • Comprensione • Gestualità • Capacità Simboliche • Produzione (fonologia, lessico, morfosintassi)
  • Se linguaggio non si sviluppa isolatamente da altre abilità cognitive dove è possibile evidenziare elementi di continuità nello sviluppo? Attraverso • Lo studio dei rapporti fra modalità gestuale e verbale e fra sviluppo lessicale e grammaticale • Lo studio del ruolo acquisizione linguistica. dell’input nei processi di
  • Negli adulti, il gesto e la parola costituiscono un unico sistema di comunicazione. Gesto e parola co-occorrono durante la produzione perché sono legati e hanno alla base processi cognitivi comuni, anche se le due modalità esprimono aspetti diversi del pensiero (McNeill, 1992; 2001). Nei bambini il linguaggio vocale isolatamente dalla modalità gestuale non si sviluppa
  • Ancora oggi: • difficoltà a considerare il linguaggio separatamente dal parlato; • scarso utilizzo delle conoscenze sui gesti in ambito clinico: per la valutazione e per la riabilitazione
  • Linguaggio Verbale Consapevolezza dell’esistenza degli oggetti Consapevolezza della relazione tra oggetti e persone Consapevolezza di poter operare una rappresentazione simbolica Denominare Usare gesti rappresentativi Azioni con oggetti Indicare Mostrare Vocalizzare Richiedere Manipolare Dall’oggetto alla rappresentazione simbolica
  • Il ruolo dei gesti nell’acquisizione linguistica Alcuni studi hanno descritto come azioni e gesti comunicativi precedano e accompagnino l’emergere delle prime parole (Caselli e Casadio, 1989) e rivestano un ruolo cruciale nel periodo di transizione dalle parole singole agli enunciati di due o più parole (Capirci e al., 1996).
  • Gesti Deittici (performativi) Fin dai primi stadi dello sviluppo il repertorio comunicativo dei bambini comprende elementi vocali e elementi gestuali Tra i 9 e 13 mesi compaiono   RICHIESTA RITUALIZZATA   MOSTRARE   INDICARE   Esprimono soltanto l'intenzione comunicativa del bambino il referente di questi gesti è dato interamente dal contesto Imitazione, Uso di strumenti e Gioco simbolico correlano con l’emergere del linguaggio
  • Gesti deittici (performativi) •RICHIESTA RITUALIZZATA: il bambino si tende verso un oggetto, talvolta con un gesto ritmato di apertura e chiusura della mano; •MOSTRARE E DARE: quando il bambino tende la mano verso l’adulto; •INDICARE: quando indica con un braccio teso e/o indice puntato in una certa direzione, guardando alternativamente l’oggetto e l’adulto.
  • L’ INDICAZIONE assume un ruolo “speciale”   due diversi intenti comunicativi:   intenzione richiestiva per richiedere un oggetto o un’azione desiderati   intenzione dichiarativa per condividere con l’interlocutore l’interesse/attenzione su un evento esterno
  • Un décalage temporale tra i due usi Indicazione richiestiva piu’ precoce rispetto a quella dichiarativa: questa sembra quindi implicare capacità cognitive e relazionali piu’ complesse (es. autismo). Perucchini, 1997
  • L’ INDICAZIONE conserva uno “status “ particolare: il controllo visivo sull’interlocutore si evolve con l’età   A 12 mesi i bambini guardano l’interlocutore dopo aver indicato un bersaglio   A 16 mesi   il bambino guarda il partner prima di produrre il gesto   Nei mesi successivi   aumentano gli sguardi multipli al partner in accompagnamento al gesto Franco e Butterworth,1996
  • Fra 12 e 18 mesi stretti parallelismi fra le prime produzioni verbali e le produzioni non verbali:   AZIONI CON OGGETTI   SCHEMI DI GIOCO SIMBOLICO   GESTI RAPPRESENTATIVI   PAROLE RAPPRESENTATIVE
  • PAROLE RAPPRESENTATIVE Routines: PIU’, CIAO, NO Azioni/oggetti: AHM, PALLA Persone: MAMMA, NONNA GESTI RAPPRESENTATIVI Routines/Convenzionali/Culturali BUONO,CIAO,NO Azioni/oggetti MANGIARE,DORMIRE,TELEFONARE Attraverso questi elementi il bambino “nomina”, “racconta” o “chiede” qualcosa Caselli et al. 1993
  • Nel secondo anno di vita (12 - 18 mesi), non sembra esserci una netta distinzione tra gesti e parole ll primo repertorio comunicativo dei bambini comprende elementi vocali e elementi gestuali Questo periodo è stato definito da alcuni "bimodale" (Abrahamsen, 2000)
  • I gesti hanno un ruolo fondamentale nelle prime fasi di acquisizione lessicale 1. I gesti sono prodotti insieme a vocalizzi o parole e con lo sguardo rivolto all’interlocutore 2. Forti correlazioni tra parole comprese e gesti prodotti 3. I significati compresi sono prodotti nella modalità non verbale 4. Graduale processo di decontestualizzazione
  • Il ruolo del gesto nelle fasi successive: le prime combinazioni Iverson et al. 1994; Capirci et al. 1996 12 bambini italiani osservati in due momenti dello sviluppo a 16 e 20 mesi   Obiettivi: •Analizzare i rapporti tra gesti e parole: repertorio e uso •Analizzare le combinazioni prodotte 
  • COMBINAZIONI UNIREFERENZIALI I due elementi, vocale e gestuale, hanno lo stesso significato e l’uno rinforza l’altro Crossmodale: “ahm”/MANGIARE ;“ciao”/CIAO BIREFERENZIALI I due elementi hanno significati diversi e uno aggiunge informazione rispetto all’altro:   Crossmodale: INDICA/ “l’altro”(un biscotto); “nanna”/INDICA un piccione  Unimodale : - gestuale : INDICA/SI’ - vocale : “pappa più”
  • A 16 mesi La metà dei bambini hanno più gesti che parole, gli altri mostrano il profilo opposto Quasi tutti i bambini producono più spesso gesti che parole Frequenti combinazioni bireferenziali gesto-parola A 20 mesi Quasi tutti i bambini hanno più parole che gesti Tutti i bambini producono più spesso parole che gesti Raddoppiano le combinazioni bireferenziali gesto-parola Compaiono frequenti combinazioni bireferenziali parola-parola
  • Riassumendo:   I primi enunciati, prodotti sia a 16 che a 20 mesi infatti sono principalmente cross-modali, ovvero composti di una parola rappresentativa e un gesto deittico, in particolare l’indicazione. A 16 mesi I bambini per comunicare usano per lo più la modalità gestuale, anche nei pochi casi in cui il repertorio del bambino contiene un maggior numero di parole differenti che gesti. Non si osservano enunciati di due parole, ma i bambini con l’uso del gesto mostrano tuttavia di essere in grado di combinare due concetti anche se non nella stessa modalità comunicativa.
  • A 20 mesi Il sistema comunicativo gestuale si riorganizza conseguentemente all’accrescersi del repertorio verbale grazie anche alle maggiori capacità articolatorie del bambino. Si nota un aumento dei gesti di indicare che giocano un ruolo fondamentale nella possibilità di stabilire l’attenzione congiunta e nell’inizio dell’acquisizione lessicale. I gesti rappresentativi invece in questa fase decrescono, sostituiti dalle loro controparti verbali, le parole. Quando i bambini passano dalla produzione di enunciati composti di una sola parola ad enunciati di due parole il gesto sembra avere un ruolo di propulsore di queste prime combinazioni. I bambini producono combinazioni di parole solo dopo aver prodotto combinazioni gesto parola bireferenziali
  • MacArthur - Bates Communicative Development Inventory Uno degli strumenti di valutazione più diffusi nel mondo è il MacArthur –Bates Communicative Development Inventory (MCDI), che raccoglie dati sulle conoscenze lessicali nelle prime fasi evolutive (Fenson et al. 1993). Questo strumento è molto affidabile nel descrivere lo sviluppo linguistico dei bambini e la validità delle osservazioni dei genitori è stata ampiamente verificata.
  • Il Primo Vocabolario del Bambino (Caselli e Casadio, 1995; Caselli, Pasqualetti, Stefanini, 2007) Ideato e realizzato in parallelo in due versioni italiana e americana, oggi è adattato in più di 40 lingue ed è molto utilizzato per studi di tipo cross-linguistico Permette la raccolta di campioni ampi e rappresentativi ma si presta anche alla descrizione del profilo di un singolo bambino E’ possibile confrontare i questionari rispetto ad un ampio database che permette di capire se un determinato bambino è adeguato per la sua età cronologica, se presenta un ritardo che lo colloca in una situazione “a rischio” o se necessita di un monitoraggio nel tempo.
  • Il Primo Vocabolario del Bambino Questionario per i genitori. Due schede: "Gesti e Parole", per bambini tra gli 8 e i 17 mesi, "Parole e Frasi", per quelli tra i 18 e i 30 mesi. Entrambe comprendono, nell'ultima pagina, una stessa scheda informativa per la raccolta di informazioni relative alla storia del bambino e dei genitori. Il campione normativo della scheda “Gesti e Parole” è formato da 315 bambini italiani di età compresa tra 8 e 17 mesi (Caselli e Casadio, 1995). Il campione normativo della scheda “Parole e Frasi”, formato in origine da 386 bambini italiani di età compresa tra 18 e 30 mesi (Caselli e Casadio, 1995) oggi è stato esteso a circa 900 bambini tra 18 e 36 mesi; è stata anche standardizzata una forma breve del questionario (Caselli et al. 2007).
  • In ambito clinico lo strumento è ampiamente utilizzato in progetti di screening e per lo studio e la valutazione di bambini a rischio o con problemi di linguaggio.
  • Il Questionario PVB ci permette di raccogliere indicazioni su: • il rapporto comprensione produzione • il numero totale di parole conosciute • la composizione del vocabolario • la completezza e la complessità frasale • il livello di decontestualizzazione • l’utilizzo di gesti • il gioco simbolico • l’imitazione quali comportamenti osservare direttamente
  • la scheda “Gesti e Parole” 8-18 mesi lettura incrociata di: • Comprensione (come indice globale e predittivo) • Produzione vocale • Produzione gestuale (alta correlazione con comprensione; gesti diversi corrispondono a differenti livelli cognitivo- simbolici).
  • Gesti e Parole Parte 1: Comprensione "globale" del linguaggio parlato (due sezioni). Parte 2:  Frequenza con cui il bambino denomina e produce parole su imitazione  Una lista di vocabolario comprendente 408 parole, ripartite all'interno di 19 categorie semantiche (capisce/dice) Parte 3: "Azioni e Gesti", suddivisi all'interno di 5 categorie (G: deittici, convenzionali, iconici; A: con oggetti, su bambole e pupazzi; facendo finta, imitazione)
  • Per riassumere: NELLO SVILUPPO TIPICO  Esiste una correlazione positiva tra precoce comparsa della comprensione e precoce comparsa dell’indicazione (Bates et al. 1979);  Capacità di gioco e uso di gesti sono più legati al dominio della comprensione che a quello della produzione (Tamis-LeMonda e Bornstein, 1990; Fenson et al., 1994);  Numero dei gesti (deittici e referenziali) prodotti a 16 mesi, predicono numero di parole prodotte a 20 mesi e le combinazioni gesto-parola prodotte a 16 mesi predicono la produzione linguistica totale a 20 mesi (Capirci et al., 1996)
  • Imitazione L’imitazione svolge un ruolo fondamentale nel passaggio dalla comprensione alla produzione Decontestualizzazione Inizialmente le prime parole accompagnano determinati schemi di azione. Il bambino usa le parole per 1. accompagnare un’azione che sta compiendo 2. ricordare o anticipare la stessa azione 3. designare azioni, agenti, oggetti 4. categorizzare nuovi oggetti, eventi, persone
  • Sviluppo atipico • Bambini PT osservati a 24 mesi mostravano un uso più frequente dei gesti del gruppo di controllo (per livello si vocabolario). Una seconda osservazione a 36 mesi ha evidenziato che la maggiore produzione gestuale a 24 mesi era presente solo nei bambini allora definiti Late bloomers. • I bambini invece con problemi più persistenti non differivano relativamente all’uso di gesti a 24 mesi e presentavano un problema di comprensione linguistica, già evidente alla prima osservazione. Rescorla e Goossens, 1992 Thal e Tobias 1992
  • Thal e Tobias (1992): solo i bambini Late Bloomers usano la comunicazione gestuale con frequenza e varietà maggiori rispetto ai bambini normali
  • Analisi produzione gestuale e vocale in interazione con le madri a 20 e 24 mesi di età 11 bambini con ritardo di linguaggio (sulla base del vocabolario espressivo misurato con il PVB, Caselli e Casadio, 1995) 11 bambini con sviluppo tipico del linguaggio   •gesti deittici •gesti referenziali •sguardi rivolti alla madre •combinazioni gesto-parola associate con lo sguardo rivolto alla madre. Fasolo e D'Odorico (2002)
  • A 20 mesi   I bambini RL usavano: •meno gesti di indicazione •meno gesti referenziali •meno combinazioni gesto-parola associati allo sguardo rivolto alla madre A 24 mesi   Nessuna differenza fra i due gruppi
  • Risultati diversi da Thal et al. per differenze metodologiche fra i due studi tra cui: •la diversa classificazione dei comportamenti gestuali prodotti? •l’ età in cui i bambini sono stati osservati? •le caratteristiche del disturbo: questi bambini erano Late Bloomers o futuri DSL? Necessità di studi longitudinali Necessità di unificare criteri di trascrizione, analisi e classificazione dei gesti Necessità di studiare precocemente la comprensione verbale
  • Uso dei gesti nei bambini più grandi durante un compito di conservazione piagettiano • Church e Goldin Meadow (1986): bambini tra 5 e 8 anni, tra i bambini più piccoli che sbagliavano il compito di giudizio non sempre c’era coerenza tra vocale e gestuale. Spesso il gestuale esprimeva contenuti corretti ed indicava un avvicinamento allo stadio cognitivo successivo (gesto come base per l’apprendimento) • Evans Alibali McNeil (2001): bambini DSL tra 7 e 9 anni usano un linguaggio verbale più semplice ma veicolano attraverso i gesti significati diversi e più complessi (competenza espressa vs posseduta) I rapporti tra gesti e parole si modificano con lo sviluppo e i gesti sembrano assolvere a funzioni cognitive oltre che comunicative e linguistiche
  • Quali indicazioni per la valutazione e per la diagnosi?   E' necessario osservare con attenzione non solo i comportamenti verbali dei bambini che arrivano in valutazione, ma anche la loro produzione gestuale.   I gesti possono concorrere alla diagnosi precoce di bambini con ritardo o con disturbo di linguaggio (tipi e frequenze; assenza/età di comparsa): •funzioni comunicative dell' indicazione (richiestiva/dichiarativa) •gesti convenzionali •gesti iconici •combinazioni gesto-parola Considerare i rapporti fra comprensione e produzione, sia vocale che gestuale. Sono necessari strumenti di osservazione e valutazione della modalità gestuale (oggi ancora scarsi) che siano agili e mirati e che adottino criteri di analisi e classificazione analoghi a quelli utilizzati per la modalità verbale