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1 lezione corso_terza_parte

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  • Scopo: Elencare i modi in cui le funzioni esecutive disturbate si manifestano nell’ADHD NOTE DEL RELATORE Esempi pratici dei disturbi elencati possono essere correlati a: Inibizione – fermarsi al semaforo, aspettare il proprio turno Pianificazione – usare la propria agenda, organizzare una cena da cinque portate per sei amici Memoria di lavoro – è relativa a due funzioni: Mantenimento, per es. ricordare il numero di telefono di uno sconosciuto Manipolazione, per es. dover ricordare un numero (es. 149682573) e quindi fare il seguente calcolo: addizionare le ultime due cifre, addizionare le prime due cifre, sottrarre la somma delle ultime due cifre dalla somma delle prime due cifre (la risposta è 5!) Fluidità – capacità di nominare tutti gli animali che iniziano con la lettera “p” Attenzione selettiva – capacità di stare ad ascoltare una conversazione in un ristorante affollato Attenzione sostenuta – capacità di mantenere a lungo l’attenzione, per es. guidare per diverse ore di notte senza addormentarsi Flessibilità cognitiva – capacità di passare da un compito all’altro per poi ritornare al primo, per es. preparare la cena, rispondere al telefono e ritornare ai fornelli sapendo che cosa fare Controllo dell’interferenza – capacità di scrivere una lettera in modo efficace con il televisore acceso Manifestazione dei tre sintomi cardine dell’ADHD Per distrazione (inattenzione) si intende un’interruzione dell’attenzione selettiva, che può avvenire per mancata: Divisione dell’attenzione – non si riesce a spostare l’attenzione dal telefono alla preparazione della cena Focalizzazione dell’attenzione – si perdono i nuovi stimoli mentre si è concentrati sul compito in esecuzione L’iperattività è un livello di attività motoria inadeguato alla situazione – per es. dondolare le gambe mentre si sta seduti a tavola o giocherellare costantemente con gli oggetti sulla scrivania mentre si sta eseguendo un lavoro. L’impulsività si manifesta rispondendo troppo velocemente e quindi facendo errori – per es. il soggetto spara la prima risposta che gli viene in mente. Bibliografia: Testi di neuropsicologia. COLLEGATO a: M1, L2, Eziologia, Neuropsicologia – disturbi delle funzioni esecutive

Transcript

  • 1. Soltanto il 5% dei bambini con iperattività aveva anomalie neurologiche dimostrabili (almeno per quanto riguarda gli strumenti dell’epoca) e quindi la definizione di “Brain Damage” cadde in disuso e venne sostituita con “Disfunzione Cerebrale Minima o Minimal Brain Dysfunction”.
  • 2. • Gli psicanalisti (psichiatri e psicologi) hanno focalizzato l'attenzione sulla "psiche“, sull’inconscio e sul rimosso. • La maggior parte delle malattie mentali, dicevano, derivano da eventi avversi, come traumi dell'infanzia, relazioni fallimentari con i genitori ed esperienze negative nei primi anni. Cenni Storici
  • 3. • Nei decenni ’50-60-70 l’enorme diffusione della psicoanalisi e, più in generale, la interpretazione dei comportamenti devianti come risultato di traumi psicologici, portò a considerare il quadro sindromico dell’iperattività secondario e determinato da fattori ambientali, e comunque psicologici, più che organici. • Infatti nella versione del 1968 del D.S.M. (American Psychiatric Association, 1968) si scelse la definizione "Reazione Ipercinetica dell’Infanzia e dell’Adolescenza" ("Hyperkinetic Reaction of infancy and childhood"). Cenni Storici
  • 4. • L’impostazione clinica che la sindrome fosse una “Reazione Ipercinetica dell’Infanzia e dell’Adolescenza" ("Hyperkinetic reaction of infancy and childhood"), è rimasta per anni, fino a che nel decennio 1980-1990 non si è scelto la definizione di "Disturbo da Deficit d’Attenzione" (Attention Deficit Disorder, o ADD). Cenni Storici
  • 5. • L’adozione di questa nuova chiave di lettura più semplice e descrittiva era conseguente al fatto che l’aspetto principale del disturbo era una “ridotta attenzione”, mentre le implicazioni attribuibili al termine "reazione" presente nella definizione diagnostica precedente, suggerivano un rapporto causa-effetto tra fattori ambientali e comportamento ipercinetico, che però non era sostenuto dai dati scientifici. Cenni Storici
  • 6. …1985: “Disfunzione Cerebrale Minore” : Entità clinica determinata dall’associazione e sovrapposizione di alcuni disordini dello sviluppo: • Disfunzione Neurologica Minore •Disturbo dell’Attenzione ed Iperattività (ADHD) •Disturbo Specifico dell’Apprendimento DSA ADHD DCM L’ADHD è un problema neurobiologico, che si sviluppa nel corso dell’età evolutiva con disturbi psicopatologici e e neuropsicologici. Levi G. 2002
  • 7. CLINICA dell’ADHD FUNZIONI ESECUTIVE e CIRCUITO FRONTO-STRIATALE Per FUNZIONI ESECUTIVE si intendono una serie di compiti eterogenei che hanno come “determinante comune” la necessità di strategie coordinate per il raggiungimento di uno scopo (Luria, 1966)
  • 8.  Attenzione selettiva e sostenuta,Attenzione selettiva e sostenuta,  Inibizione (motoria, cognitiva ed emotiva),Inibizione (motoria, cognitiva ed emotiva),  Pianificazione,Pianificazione,  Memoria di lavoro,Memoria di lavoro,  Flessibilità cognitiva o controlloFlessibilità cognitiva o controllo dell’interferenzadell’interferenza Attenzione e Funzioni Esecutive
  • 9. ANATOMIA dell’ADHD CORTECCIA FRONTALE: Le regioni frontali hanno il ruolo di inibire le RISPOSTE AUTOMATICHE (cioè IMPULSIVE) sottocorticali agli stimoli sensoriali provenienti da sorgenti esterne.
  • 10. ANATOMIA dell’ADHD CORTECCIA FRONTALE: Le regioni frontali hanno il ruolo di inibire le RISPOSTE AUTOMATICHE (cioè IMPULSIVE) sottocorticali agli stimoli sensoriali provenienti da sorgenti esterne.