La montagna un po piu' al centro

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La montagna, risorsa da rivalutare

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La montagna un po piu' al centro

  1. 1. ITALIA FUTURA Piemonte 1 La montagna un po’ più al centro LA MONTAGNA UN PO’ PIU’ AL CENTRO•Il confronto con le regioni autonome•Da risorsa naturale a risorsa economica da rivalutare•La MONTAGNA al centro delle politiche economiche in Piemonte e nel nostro Paese•La Terza via tra Stato e mercato – cosa ne pensano i premi Nobel•Una risposta: l’Euroregione•Rappresentanti e rappresentati (in montagna)Il confronto con le regioni autonomeDa tempo alcuni gruppi politici (ALPE in Val dAosta e Unione per il Trentino) hanno avviato unariflessione sulle difficoltà attuali e sul destino politico delle cosiddette ‘Terre alte’ che per valori,sensibilità e buone pratiche possono portare un contributo sostanziale ed innovatore alprocesso di ammodernamento del sistema politico, locale e nazionale, oltre che dare rispostecostruttive alla crescente sfiducia nella politica.Riteniamo che anche per ITALIA FUTURA Piemonte sia strategico pensare a una montagnaviva, a una montagna come risorsa e non come a un problema.Possiamo immaginare di creare “qualità della vita” e lavoro secondo nuovi modelli economici,sociali e istituzionali distinti da quelli metropolitani, ma non per questo di minor valore.In un recente incontro svoltosi a Chivasso, libero e informale, organizzato dai movimentiautonomisti valdostano e trentino, sono state gettate le basi per iniziare (nuovamente, come inpassato era già avvenuto ai tempi di Bassetti negli anni ‘70) a pensare le nostre Alpi comelaboratorio di innovazione nelle istituzioni, nell’economia, nella cultura e nella sostenibilitàambientale.E stato chiesto a tutti i partecipanti di provare ad alzare lo sguardo, come fecero con coraggioe lungimiranza in condizioni di clandestinità i ‘Rappresentanti delle Popolazioni Alpine’Chanoux, Page, Chabod, Coïsson, Malan Peyronel e Rollier che stilarono la celebre‘Dichiarazione’ del dicembre del 1943.Marco Cavaletto
  2. 2. ITALIA FUTURA Piemonte 2 La montagna un po’ più al centroSi tratta di un confronto al quale non può, anzi non deve, mancare la voce del Piemonte e,perché no, quella di ITALIA FUTURA, in particolare di ITALIA FUTURA Piemonte, soprattuttoper evitare che largomento venga circoscritto ai soliti temi autonomistici (con scarsa presa perchi non appartiene alle regioni a statuto speciale) mentre invece occorre avere un respiro piùampio, che ci veda protagonisti nellEuro Regione (già pensata anni fa) o nella Macroregioneche abbraccia Piemonte, Val dAosta, Liguria, Cote dazur, Rhone Alp!Da risorsa naturale a risorsa economica da rivalutareLa CRISI economica che sta attanagliando il nostro PAESE sta divorando quel po’ di benessereche l’Italia ha raggiunto negli oltre 60 anni di fatiche e sofferenze, non sempre uguali per tutti eparticolarmente devastanti per quelle popolazioni montane che molto hanno dato alle causenazionali (rammentiamo una per tutte il sacrificio delle divisioni alpine in Russia costituite inmassima prevalenza da gente di montagna …)Per affrontare con senso critico il tema della sopravvivenza della montagna, dobbiamorammentare come gli abitanti di queste zone abbiano vissuto più di altri la tribolazionedell’emigrazione, dell’abbandono dei villaggi, della desertificazione commerciale, dellasoppressione dei servizi.L’emigrazione dalle montagne ha risolto, a buon mercato, le contraddizioni del modello disviluppo italiano (tutto rivolto al modello “urbano”) e dal ’45 ad oggi la repubblica non è statain grado di conservare il livello di servizi essenziali preesistenti, quando ancora esisteva il Regnod’Italia. Tutto ciò non suoni come rivendicazione, ma come constatazione: Le risorse cheAustria, Germania (per la sua Baviera alpina) e Svizzera hanno impiegato per conservare unlivello di efficienza dei servizi in montagna nemmeno è immaginabile, tutto ciò per consolidareuno sviluppo delle loro “terre alte”.Eppure l’Italia ha speso molte risorse nei primi anni del dopoguerra utilizzando la chiavekeynesiana caratterizzata da un alto livello di spesa pubblica e di investimenti, ma non per lamontagna. Essa fu abbandonata per scelta dai centri finanziari e dal Potere.Ma questo mondo, questo “nostro” mondo, ha cominciato a precipitare quando in Italia ildebito pubblico ha cominciato ad assumere dimensioni ragguardevoli, quando l’etica dellapolitica si è allontanata dall’Amministrazione, quando evasione fiscale e corruzione hannocaratterizzato il dibattito politico, senza peraltro riuscire a contenere tali fenomeni negativi,dimenticandosi però dei veri temi della convivenza civile e tra questi il tema della sopravvivenzain montagna, anzi, della montagna!Eppure la Costituzione del 1946 all’articolo 44 prevede adeguato sostegno alla montagna: ilCostituente si rese conto in quell’epoca che le sorti del nostro Paese dovevano passare ancheattraverso il consolidamento dell’economia montana e delle foreste. La legislazione nazionaledi riferimento (la 1102/71, la 97/94) consentì un discreto posizionamento del tema montagna neldibattito più complessivo, ma con l’avvento della seconda repubblica questo tema divenne uncosto sociale improduttivo (anche la stessa terminologia parlava più di compensazione che dipromozione e sviluppo …). Il sacrificio della montagna però non è servito a nulla; anzi, è costato molto denaro alle cassestatali, in termini di risarcimenti per danni derivanti da dissesto idrogeologico, frane, alluvioni,tutti fenomeni indotti dall’abbandono della montagna.Marco Cavaletto
  3. 3. ITALIA FUTURA Piemonte 3 La montagna un po’ più al centroAnche le scelte dell’ultimo governo Berlusconi con il decreto legge dell’estate scorsa inriferimento al ridimensionamento dei piccoli comuni (che appunto stanno quasi tutti nelle terrealte) è andato nella direzione di ulteriormente penalizzare la montagna; eppure la Costituzioneparla chiaro: dal 2009 i 50 milioni di euro (previsti dalla Legge Carlotto, la 97/94) sono statiazzerati mentre le regioni, alle prese con bilanci assolutamente deficitari riducono sempre più ilsostegno alle Comunità montane. Ciò nonostante, le stese regioni se possono cercano disfruttare la montagna a loro vantaggio; il caso della Regione Piemonte, guidata da coloro chespesso e forse a sproposito parlano di montagna senza però considerarla con atti concreti, èemblematico. Mentre ogni anno il flusso di cassa diminuisce vistosamente a favore dellosviluppo dei territori montani, la Regione Piemonte raddoppia la tassa sul canone idroelettricoche gli è valso un incremento di 14 milioni di euro per il solo 2011. Questa è un’entratatotalmente prodotta in montagna e per questo motivo una percentuale significativa dovevaritornare alla montagna.Sempre per rimanere in Piemonte, le nostre montagne producono in valore un miliardo e 50milioni di energia idroelettrica. Possiamo rivendicare, anche come forza politica nascente, cheuna quota significativa di questa risorsa possa rimanere nelle terre che hanno prodotto e checontinuano a produrre questo patrimonio?Tra l’altro, gli enti locali e le Regioni come la nostra possono rivendicare un ruolo forte, se sololo volessero, perché nelle direttrici del Trattato di Lisbona alla montagna (e per l’Italia significail territorio alpino, il territorio appenninico e le isole che abbiano altimetrie di un certo livello)vengono riservate quote significative di risorse per il suo sviluppo.La MONTAGNA al centro delle politiche economiche in Piemonte e nel nostro PaeseNegli ultimi anni, si aperto un nuovo percorso in cui la montagna potrebbe giocare una partitafondamentale, con il sistema delle istituzioni, che oggi sono deboli e quasi per nulla incidenti,ma che domani potrebbero ritornare ad essere protagoniste dello sviluppo del territorio.Perché è nelle Alpi (e negli Appennini per quelle regioni del centro Italia) che si trova il naturalebagaglio di risorse che garantiranno il futuro stesso del Paese e del Piemonte. Nelle Terre Altesi trovano i "pozzi di petrolio", dal legno allacqua. Biomasse, fotovoltaico, idroelettrico, eolicosono i settori che vedranno direttamente impegnate le istituzioni montane (non importa secomunità montane, Unioni di comuni o "Agenzie di sviluppo del territorio montano"),riconoscendole titolari di nuove e diverse funzioni in materia di energia e patrimonio forestale.In primo piano ci sono le biomasse. In Piemonte ci sono 900mila ettari di foreste, la maggiorparte in montagna, di cui due terzi gestibili per lo sviluppo della filiera legno. La relazioneprogrammatica sullenergia della Regione Piemonte stima una disponibilità di circa 2 milioni ditonnellate lanno di legno, ovviamente rispettando i criteri di massima sostenibilità per ilterritorio e lambiente (non si tratta di taglio incontrollato, ma di corretta gestione forestale).Sullidroelettrico si gioca laltra grande partita, in cui è necessario bloccare le pericolose spiraliin cui sono venuti a trovarsi i Comuni montani (generalmente soggetti “deboli” vista la lorodimensione media) nel corso degli ultimi ventanni, troppo spesso saccheggiate della risorsaidrica per grandi o piccoli impianti che solo in qualche caso hanno garantito uno sviluppoMarco Cavaletto
  4. 4. ITALIA FUTURA Piemonte 4 La montagna un po’ più al centropluriennale del territorio.La montagna può ancora offrire energia grazie anche al fotovoltaico e al mini eolico, duesistemi che possono dare contributi modesti ma significativi nella produzione di energiaelettrica, producendo un reddito che rimarrebbe ancorato al territorio montano.Già perché oggi le grandi centrali idroelettriche, produttrici di grosse quantità di energiaelettrica, producono reddito ma al territorio montano non restituiscono quasi nulla!Ma da esplorare vi sono altre importantissime opportunità: in molti Comuni montani delPiemonte ad esempio stiamo assistendo a un "ritorno" da parte di persone che erano emigratenei decenni del dopoguerra, che oggi lasciano le città o il fondovalle, per risalire in zonemontane dove acquistano e ristrutturano case abbandonate. Occorre favorire questocollegamento tra una offerta imponente (nell’ordine di alcune migliaia di abitazioni darecuperare) e una domanda che si sta facendo sempre più esigente. Spesso sono giovani cheinsediano nuove imprese, non soltanto agricole, artigianali o turistiche, ma anche collegate allenuove tecnologie, grazie al divario digitale ridottosi negli ultimi anni e alle possibilità deltelelavoro. Questi edifici, opportunamente ristrutturati possono essere riclassificati in Classe Ao A+, e quindi godere di esenzioni fiscali che riducono al 45% il costo effettivo del recupero,grazie alle recentissime norme introdotte dal governo Monti.E … , se questa non è economia …!Questi sono argomenti, da quelli relativi alla produzione di energia da fonti rinnovabili alrecupero del patrimonio edilizio esistente, che ben si accoppiano con la valorizzazione dellepeculiarità produttive di questo territorio, nella valutazione di cosa oggi vale la Montagna.Sappiamo che la qualità, quasi sempre accostata a produzioni quantitativamente modeste,trovano in montagna i luoghi ideali per la loro produzione; dalle erbe officinali ai frutti di bosco,dagli allevamenti delle razze da carne, alla produzione di latte per la caseificazione, da unturismo capace di valorizzare le località anche meno attrattive per gli sport invernali, ma capacidi offrire tranquillità, alla cultura capace di esprimersi in lingue antiche ma pur sempre praticate(dall’occitano, al ladino). Tutto ciò è montagna .Ma purtroppo siamo stati troppo abituati nel corso del finire del secolo scorso a trattare quasiogni argomento in termini di valore economico. Se questo è il paradigma di riferimento alloraproviamo a vedere quanto “pesi” la trascuratezza dell’ambiente montano, perché è questa ladirezione che un movimento politico, che vuole innovare in tutti i settori, deve impegnarsi perconsentire al Paese di ristabilire un equilibrio tra la montagna e gli altri territori fortementeantropizzati. La montagna non dovrà più essere il luogo delle vacanze da rapina, ma il luogo acui occorre restituire in primo luogo dignità e poi anche ricchezza.Potremmo domandarci il perché, ma credo che la risposta sia sotto gli occhi di tutti.La mancata cura del bosco, dei versanti, produce frane e smottamenti; il mancato taglio delsottobosco e dei prati produce paglie impermeabili all’assorbimento delle acque cheincrementano il tempo di corrivazione1 producendo ingenti danni nelle valli, nei fondo valle,1 Tempo di corrivazione del bacino In termini generali, il tempo di corrivazione è il tempo impiegato da una goccia d’acqua che cade in un punto qualsiasidel bacino imbrifero per raggiungere la sezione di chiusura del bacino. Il tempo di corrivazione del bacino è il tempo impiegatoda una goccia che cade nel punto idraulicamente più lontano del bacino per raggiungere la sezione di chiusura. E’ quindi ilmassimo tempo di corrivazione tra tutti i punti del bacino. Più è alto il tempo, per effetto dell’assorbimento da parte delMarco Cavaletto
  5. 5. ITALIA FUTURA Piemonte 5 La montagna un po’ più al centronelle pianure e in città con alluvioni sempre più frequenti e devastanti. La mancata curadel bosco non permette di ricavare dalla biomassa energia verde, ovvero quella ricavata dafonti rinnovabili.Se il paradigma è quello della valutazione economica, c’è da domandarsi se non è quindi meglioimpiegare il denaro, che inevitabilmente deve andare in risarcimenti ai cittadini o alle impresecolpiti da alluvioni e frane, per prevenire i disastri, creando migliori condizioni di vita inmontagna, evitando le frane, regimando le acque superficiali, coltivando il bosco che, oltre allavoro (ogni megawatt installato produce 22 posti di lavoro non nella grande città ma inmontagna!) può produrre energia verde, quella che ci permette di ridurre la dipendenza dalpetrolio, e allo stesso tempo ci permette di mandare minore quantità di CO2 in atmosfera?La Terza via tra Stato e mercato – cosa ne pensano i premi NobelEcco la montagna rappresenta tutto questo: un’opportunità da “sfruttare” in senso buono.Credo che ITALIA FUTURA debba porsi alla testa di un movimento che propugni questo diversomodello di sviluppo, non certamente in contrasto con altri “territori” o altri comparti.Peraltro, anche sotto il profilo economico, occorre tenere a mente i suggerimenti che arrivanoda chi ha teorizzato lesistenza di una terza via tra Stato e mercato. Le intuizioni di ElinorOstrom (premio Nobel per l’Economia)2 ci permettono di capire come una gestione"comunitaria dei beni” possa rimanere sostenibile nel lungo termine. Una lezione di particolareimportanza oggi a proposito dei beni collettivi globali, come latmosfera, il clima o gli oceani,ma per venire più vicino a noi, i boschi, i pascoli, i fiumi, in una parola, la montagna …Le moderne teorie dell’economia dell’ambiente trattano il fenomeno della “tragedy of thecommons”; secondo questa impostazione, se un bene non appartiene a nessuno ma èliberamente accessibile, vi è una tendenza a sovrasfruttarlo. L’individuo che si appropria delbene comune, deteriorandolo, infatti, gode per intero del beneficio, mentre sostiene solo unapiccola parte del costo (in quanto questo costo verrà socializzato). Poiché tutti ragionano nellostesso modo, il risultato è il saccheggio del bene. Analogamente, nessuno è incentivato a darsida fare per migliorare il bene, poiché sosterrebbe un costo a fronte di un beneficio di cui nonpotrebbe appropriarsi che in parte.Il merito di Elinor Ostrom è stato quello di ipotizzare l’esistenza di una “terza via” tra Stato emercato, analizzando le condizioni che devono verificarsi affinché le common properties nondegenerino.Una risposta: l’EuroregioneUn rapporto più equilibrato forse potrà essere cercato in un futuro nemmeno troppo lontanoda istituzioni da un lato più vicine ai cittadini ma maggiormente sensibili all’innovazionenecessaria in un processo di riforma complessiva delle istituzioni. Il dibattito stantio, anzi l’inazione che si riscontra a livello nazionale con la cosiddetta Cartadelle Autonomie (ferma ormai da tempo in uno dei due rami del Parlamento), produceincertezze soprattutto nei comuni polvere (ovvero i piccoli comuni, quelli con meno di milleterreno di gran parte delle precipitazioni, per effetto di una oculata regimazione delle acque, meno pericoli corrono i territori avalle.2 Elinor Ostrom è mancata il 12 giugno 2012. Tra i suoi collaboratori più importanti citiamo il professor Gian Giacomo Bravo,dipartimento Scienze Sociali dell’Università di TorinoMarco Cavaletto
  6. 6. ITALIA FUTURA Piemonte 6 La montagna un po’ più al centroabitanti che, come è noto, sono quasi tutti montani).Anche la discussione apertasi l’anno scorso quando con decreto legge il governo Berlusconidecise inopinatamente di abrogare 1936 comuni (per risparmiare ben 7,5 milioni di euro!) non siè ancora conclusa, vuoi per il cambio di governo, che nel frattempo aveva stabilito di asciugarele province (non potendo abrogarle per legge, essendo questa una materia costituzionale) ,vuoi per l’intreccio con la Carta delle autonomie ancora ferma in Parlamento.Questo clima di incertezza dovrebbe far riflettere una intera classe politica sul fatto che occorramettere mano da subito ad un dibattito approfondito per una vera riforma dello Stato, e dellesue istituzioni locali, più rispondente ai bisogni.In questo quadro, tralasciando per un attimo il tema dei comuni che comunque ha una suarilevanza straordinaria, non sarebbe fuori luogo ripensare ad una ricomposizione dell’istitutoregionale (20 regioni? Che diventano 21 – per effetto del calcolo delle due province di Trento eBolzano – quando si discute di riparto di fondi . ..) sia a livello nazionale (Piemonte-Liguria-ValD’Aosta?) sia in chiave più europea, mica rinunciando alla nostra sovranità nazionale, ma perrendere piò omogenei i territori alpini confinanti sui due versanti, giungendo con apposititrattati internazionali, qualora fosse necessario, ad istituire le macro regioni (che nel casopiemontese potrebbe vedere concordi Piemonte- Liguria-Val d’Aosta, Rhone Alpes, Coted’Azur, così come già è stato abozzato nel 2006/2009 con semplici accordi e con il supportodelle Camere di Commercio di queste aree …).L’Europa tra 20 anni probabilmente vorrà dialogare soltanto più con le macro regioni, ovverocon quelle istituzioni veramente capaci di rispondere con efficacia all’impegno istituzionale,spendendo con altrettanta efficacia le risorse che verranno messe a disposizione.Rappresentanti e rappresentati (in montagna)Nelle 7/8 settimane da quando abbiamo dato vita ad ITALIA FUTURA PIEMONTE ci siamotrovati spesso a dialogare con amministratori pubblici e cittadini provenienti dalle terre alte.Ebbene, il rincrescimento che abbiamo registrato e la insoddisfazione che spesso permea ilragionamento anche di persone capaci e dotate di cultura amministrativa riguarda il livello dirappresentanza, spesso pari a zero, della Montagna.In effetti le leggi elettorali assegnano i seggi (dal Parlamento alle regioni) in base al solo datodemografico; forse occorre ripensare questo elemento e provare ad immaginare, come risultache facciano in Scozia e forse in altri paesi d’Europa, ad una più efficace rappresentanza delterritorio, assegnando alla montagna (o alla collina depressa) una dotazione di un certonumero di seggi.Il paradosso lo si vede nell’attuale Consiglio regionale del Piemonte: su 60 consiglieri, nessunopuò veramente dirsi espressione della montagna, mentre quasi la metà può certamente dirsirappresentante del capoluogo. Se ad esempio anziché 60 eletti ce ne fossero soltanto 1 ogni100mila abitanti, i consiglieri sarebbero 43/44. Se a questo punto 5 o 6 consiglieri fosserosicuramente eletti nelle nuove circoscrizioni alpine (o appenniniche, per Alessandria) tramite unmeccanismo di ingegneria istituzionale che lasciamo agli esperti, probabilmente si otterrebbegià un primo ed importante riequilibrio.Marco Cavaletto
  7. 7. ITALIA FUTURA Piemonte 7 La montagna un po’ più al centroITALIA FUTURA ha interesse, curiosità e voglia di individuare e percorrere la strada di unaprobabile Terza Via, che veda al centro l’individuazione di possibili soluzioni ai temi proposti eche ricomponga in modo più consono il dualismo tra sviluppo e benessere dell’uomo nel suoambiente e “del” suo ambiente? Marco CavalettoNota biograficaMarco Cavaletto attualmente è presidente di PieMonti Risorse, una società voluta dalla delegazione piemontesedell’UNCEM3.E’ stato per 38 anni funzionario della Regione Piemonte (negli ultimi 15 anni con l’incarico, a contratto privatistico,di direttore generale per il Commercio, Artigianato, Turismo e Polizia Locale).E’ tra i fondatori dell’Associazione Italia Futura Piemonte.3 L’UNCEM è l’Unione Nazionale dei Comuni e degli Enti Montani – In Piemonte raggruppa 22 comunità montane e 550comuni.Marco Cavaletto

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