Applicazioni web e SaaS, considerazioni. [Report]

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Claudio Rava, claudio.rava(at)gmail.com …

Claudio Rava, claudio.rava(at)gmail.com

Progetto di esame, corso Tecnologie e Applicazioni per l'Internet, Politecnico di Milano.
Analisi della Web Trend Map 4, in particolare dell'Application Line.

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  • 1. -577215-596265WebTrendMapsClaudio RavaCorso di: “Tecnologie, applicazioni e servizi per l’internet”Anno Accademico 2009-20101765303752850“Application Line”<br />Sommario TOC o " 1-3" h z u 1.Introduzione PAGEREF _Toc265279981 h 31.1.L’evoluzione del Web PAGEREF _Toc265279982 h 31.2.Web Trend Map e confini dell'analisi PAGEREF _Toc265279983 h 42.Applicazioni web PAGEREF _Toc265279984 h 52.1.Definizioni PAGEREF _Toc265279985 h 52.2.Storia PAGEREF _Toc265279986 h 62.3.Architetture e modelli di funzionamento PAGEREF _Toc265279987 h 82.4.Tecnologie PAGEREF _Toc265279988 h 82.5.Piattaforme di fruizione PAGEREF _Toc265279989 h 92.6.Esigenze sociali ed economiche PAGEREF _Toc265279990 h 102.7.Criticità del modello SaaS PAGEREF _Toc265279991 h 112.8.Ambiti di utilizzo PAGEREF _Toc265279992 h 122.8.1.Consumer PAGEREF _Toc265279993 h 122.8.2.Business PAGEREF _Toc265279994 h 133.Scenario attuale PAGEREF _Toc265279995 h 143.1.Definizione del campione di analisi dell’offerta PAGEREF _Toc265279996 h 143.2.Modello di valutazione dell’offerta PAGEREF _Toc265279997 h 153.3.Risultati dell’analisi PAGEREF _Toc265279998 h 163.3.1.Google PAGEREF _Toc265279999 h 163.3.2.Microsoft PAGEREF _Toc265280000 h 183.3.3.Zoho PAGEREF _Toc265280001 h 193.3.4.Aviary PAGEREF _Toc265280002 h 203.3.5.Salesforce.com PAGEREF _Toc265280003 h 213.3.6.37signals PAGEREF _Toc265280004 h 233.4.Modelli di business PAGEREF _Toc265280005 h 244.Il futuro delle applicazioni web PAGEREF _Toc265280006 h 254.1.Punto di vista tecnologico PAGEREF _Toc265280007 h 254.2.Tendenze del mercato PAGEREF _Toc265280008 h 284.3.I sistemi operativi online e i web application store PAGEREF _Toc265280009 h 285.Conclusioni PAGEREF _Toc265280010 h 31<br />Introduzione<br />L’evoluzione del Web<br />Da quando, nel lontano 1991, Tim Barnes-Lee e i ricercatori del CERN misero online il primo sito internet ad oggi, il World Wide Web ha subito un cambiamento tale da rivoluzionare completamente la percezione che abbiamo di esso. Sono cresciuti esponenzialmente i nodi della rete che lo compongono e sono cresciute altrettanto esponenzialmente le persone che lo utilizzano, si sono moltiplicati gli strumenti costruiti su di esso che ne hanno esteso le potenzialità e sono anche aumentati i modi in cui tutto ciò viene fruito. Ma la base del web, gli standard che il CERN stabilì, e che oggi sono mantenuti dal W3C, salvo piccole evoluzioni necessarie a seguire le nuove esigenze che si sono venute a creare negli anni, sono rimaste sempre gli stessi: TCP/IP, HTTP e HTML rappresentano ancora oggi le fondamenta su cui poggia il web e che ci permettono di fare cose che solo 20 anni fa sembravano fantascienza.<br />176593580645Eppure se osserviamo cosa è internet oggi e cosa rappresenta per la società in cui viviamo, è difficile credere che stiamo parlando della stessa cosa che 20 anni fa permetteva di produrre siti come quello della Figura 1. <br />Figura 1 – Screenshot del primo sito internet (6 agosto 1991)Con il passare del tempo e la nascita di nuove tecnologie ed esigenze da soddisfare, il web ha intrapreso un cammino evolutivo che l’ha portato ad essere da un semplice strumento di pubblicazione di pagine ipertestuali, a un contenitore di file multimediali di qualsiasi tipo, arricchendo sempre più le scarne pagine tipiche degli albori di internet con immagini, video, musica, video e animazioni. <br />Siamo agli inizi di quella che in letteratura viene definita “era del web”, un momento di forte discontinuità con il passato, che però ancora non viene compreso realmente nella sua portata, anche a causa della difficoltà per l’utente comune con scarse conoscenze informatiche di partecipare attivamente alla creazione di contenuti. Si nota subito però come internet rappresenti un mezzo in continua evoluzione grazie alla modularità ed estendibilità del suo linguaggio, che riesce bene a soddisfare le necessità di comunicazione e interazione che prima del suo avvento erano decisamente più inaccessibili. Alcune aziende si appropriano subito di questo “nuovo mondo” investendo capitali o fondando società nate esclusivamente per operare in internet.<br />Tutto questo interesse porta allo sviluppo di nuove tecnologie che migliorano sempre più la fruizione di contenuti sempre più complessi, e che permettono anche all’utente finale di poter generare facilmente i propri contenuti. Da una semplice piattaforma di pubblicazione di pagine statiche, il web diventa una vera e propria piattaforma applicativa su cui vengono erogati servizi e che mette a disposizione una serie di tecnologie aperte e condivise che permettono di sviluppare vere e proprie applicazioni web complesse, sempre più simili ad applicazioni desktop native. Le pagine diventano dinamiche, e una serie di linguaggi di scripting permettono l’integrazione delle applicazioni con le basi di dati. Le pagine web diventano più belle e usabili, in pochissimo tempo i contenuti generati aumentano in maniera esponenziale e internet diventa un vero e proprio canale di comunicazione, anche personale. La letteratura indica questo periodo, che dura tutt’ora, come “Web 2.0” mettendo appunto l’accento su principi quali la condivisione, la co-creazione e socialità: internet è ora una rete di persone e non più una rete di calcolatori. Come visto le applicazioni, in questo contesto moderno, rappresentano le fondamenta con cui oggi internet riesce ad offrire una serie di servizi che stanno alla base di molti cambiamenti sociali ed economici che la società del nuovo millennio ha fatto propri.<br />Web Trend Map e confini dell'analisi<br />L'analisi dell'importanza delle applicazioni web verrà studiata in seguito prendendo come base di riferimento la Web Trend Map di iA Inc. In particolare in questa mappa farò riferimento a quella che da loro stessi viene definita Application Line, che racchiude i prodotti, le aziende e i personaggi che hanno segnato la storia delle applicazioni web e che hanno messo le basi per possibili evoluzioni future delle stesse.<br />Entrando più nel dettaglio dell'Application Line, si nota come al suo interno vengano raccolte diverse categorie di nodi che rendono questa linea molto eterogenea e che mi hanno costretto a limitare i confini della mia analisi per cercare di non divagare troppo in argomenti molto diversi tra loro.<br />Ho provato ad identificare le diverse caratteristiche di ogni nodo cercando di racchiuderli in 4 categorie fondamentali:<br />Applicazioni web-based: vengono qui racchiuse tutte le applicazioni pensate per essere fruite attraverso un web browser e che risiedono quindi in internet, o al massimo all'interno di una intranet aziendale.<br />Al suo interno possiamo trovare buona parte del mondo Google, con le varie Google Apps, Google Translate, Google Code, iGoogle, Analytics, Feed Burner ecc, insieme ad altri ottimi esempi di applicazioni web di altri produttori quali Basecamp, Delicious, Yahoo Mail e infine Hotmail e Office Live di Microsoft.<br />Applicazioni desktop che utilizzano internet: sono normali applicazioni che girano native sui computer degli utenti ma che forniscono un servizio che presuppone, o che viene erogato attraverso internet. <br />Sono riportati esempi quali Google Desktop, Google Toolbar, Google Earth e Google Sketchup (che, seppur pensata per un uso esclusivamente offline, in Google viene vista come strumento particolarmente indicato per predisporre gli edifici visualizzati con Google Earth), oppure il famosissimo MSN Messenger di Microsoft che è stato ed è tutt'ora molto diffuso tra i giovani per scambiare messaggi di testo con amici.<br />Piattaforme di sviluppo di applicazioni web: rientrano in questa categoria piattaforme quali: Amazon S3, un Web Service molto usato che fornisce spazio di storage “a consumo” sul quale ci si può basare per costruire le proprie applicazioni web; Adobe Flash, che rappresneta senza dubbio il più diffuso strumento di creazione di Rich Internet Application e piattaforme di streaming audio/video; Android e iPhone che permettono attraverso i loro Software Development Kit e i loro Application Store online di creare e di distribuire facilmente applicazioni ai rispettivi dispositivi mobile, e infine Facebook, che rappresenta una interessante piattaforma per creare applicazioni sociali distribuibili attraverso il suo social network e che ha rappresentato la fortuna di diverse aziende come Zynga, conosciuta in quanto produttore del famoso gioco Farmville che spopola tra le nuove generazioni.<br />Browser: entrano infine nella linea, anche le applicazioni che permettono la fruizione dei contenuti del web e che spesso rappresentano un vincolo o un fattore abilitante per la corretta visualizzazione di determinate applicazioni e siti (anche se non dovrebbe essere così). Rientrano in questa categoria i browser attualmente più famosi, quindi Internet Explorer, Mozilla Firefox, Google Chrome e Opera.<br />ApplicationLineBrowserPiattaforme di sviluppo di applicazioni webApplicazioni desktop che usano internetApplicazioni Web<br />In un quadro così variegato di categorie ho scelto di limitare i confini della mia analisi considerando principalmente le applicazioni web-based, in quanto credo siano la categoria più significativa per spiegare gli impatti economici e sociali che le applicazioni hanno portato sia nel mondo consumer che nel mondo del business. <br />Premetto che non seguirò pedissequamente l'application line nella mia analisi, ma cercherò di ragionare sullo stato dell'arte che le applicazioni web possono offrire oggi al mercato, perchè, per forza di cose, la linea non riesce a tener conto di tutti gli aspetti che sarebbe utile toccare.<br />Applicazioni web<br />Definizioni<br />Una delle maggiori criticità che compaiono nell'analisi del settore delle web application è quella di riuscire bene a definire che cosa è una web application, visto che, come ho già descritto, il web al giorno d'oggi è composto quasi esclusivamente di web application in senso lato. Per delimitare meglio il campo di definizione possiamo fare riferimento a Wikipedia (2010) che definisce una Applicazione web in questo modo:<br />Un applicazione web è uno strumento/servizio che viene fruito esclusivamente attraverso un browser web e che permette all’utente di interagire con esso al fine di fornire un valido aiuto nello svolgimento dei propri compiti specifici.A web application is an application that is accessed over a network such as the Internet or an intranet. The term may also mean a computer software application that is hosted in a browser-controlled environment, or coded in a browser-supported language, and reliant on a common web browser to render the application executable.http://en.wikipedia.org/wiki/WebAppNonostante questa definizione riassuma bene il concetto tecnologico che sta dietro ad un webapp, credo che essa pecchi dal punto di vista delle funzionalità che una web application offre. Seguendo pedissequamente la definizione di Wikipedia si potrebbero considerare applicazioni web anche per esempio un moderno sito di una testata giornalistica, che in molti casi non è altro che un applicazione CMS farcita di contenuti. Esso però non rappresenta uno strumento con cui l’utente può svolgere qualche compito operativo, se non soddisfare il suo fabbisogno informativo e al limite lasciare un commento inerente a ciò che legge. <br />La definizione che intendo dare di Web Application è invece la seguente:<br />Con questa definizione, che tralascia in gran parte gli aspetti tecnologi, si può distinguere meglio tra quelli che normalmente vengono definiti siti informativi, come blog, testate giornalistiche, siti istituzionali, e via dicendo, e quelli che vengono invece definiti siti dispositivi, che offrono all’utente un interazione più avanzata e una serie di servizi che meglio si sposano col concetto di applicazione moderna. <br />Naturalmente questa distinzione è prettamente utilitaristica ai fini della mia analisi e può essere facilmente criticata se si intende analizzare nella loro complessità l’interezza delle web application che popolano oggi internet.<br />Saas is software that is deployed over the internet and/or is deployed to run behind a firewall in your local area network or personal computer. With SaaS, a provider licenses an application to customers as a service on demand, through a subscription or a “pay-as-you-go” model.http://en.wikipedia.org/wiki/Software_as_a_serviceAltro termine che spesso si sente utilizzare ultimamente è quello di Software as a Service (SaaS), che fa riferimento alla modalità commerciali con cui queste applicazioni vengono distribuite:<br />Prendendo come base la definizione tecnologica, funzionale e commerciale diventa più chiaro nel complesso il quadro in cui le web application sono considerate.<br />Storia<br />La storia evolutiva delle applicazioni web segue in maniera parallela quella dello sviluppo di internet e delle tecnologie su cui esso si fonda. Volendo ricostruire in una scala temporale la loro storia dobbiamo partire da metà circa degli anni ’80, quando iniziarono ad essere rilasciate le prime applicazioni client-server, che superavano il vecchio concetto di mainframe e segnavano il passaggio da un architettura centralizzata ad una architettura distribuita.<br />Le applicazioni client-server erano applicazioni residenti sul server centrale a cui si accedeva attraverso una interfaccia lato client, installata su tutte le macchine utilizzatrici, che usava un protocollo di comunicazione proprietario. Qualunque aggiornamento, patch o modifica dell’applicativo server side, si trasformava nell’esigenza di installare versioni aggiornate su tutte le workstation degli utenti dell’applicativo stesso, introducendo quindi un onere non indifferente per lo sviluppatore e un tempo di adeguamento degli utenti molto alto. Erano comunque applicazioni che rispondevano molto bene alle esigenze di usabilità degli utenti, fornendo nel tempo interfacce sempre più belle e complete ma allo stesso tempo semplici da usare.<br />30803851465580Con l’arrivo del web, nei primi anni ’90, e delle sue tecnologie come l’HTML, vennero superati alcuni limiti di questo paradigma: iniziarono ad essere sviluppate le prime web application che risiedevano sempre sul server centrale, ma che generavano il loro output in modo dinamico in un documento web standard, ovvero una semplice pagina HTML, destinata ad essere interpretata da un client universale che era il web browser. In questo modo venivano superati i problemi di aggiornamento dell’applicazione e dei vari client, semplificando di molto i processi di upgrade e delivery ed abbattendo in maniera significativa i costi. L’introduzione di metalinguaggi come l’XML, divenuto standard web nel 1998, permise inoltre la codifica di un meccanismo sintattico che consentì una sempre maggiore estensione delle possibilità di marcatura dei documenti HTML, nonché estese l’ambito di scambio di informazioni tra sistemi diversi, anche al di fuori del contesto del web. Al contempo però si perse qualcosa in termini di usabilità poiché le applicazioni risultavano molto meno interattive degli applicativi client-server, e la loro interfaccia era molto spartana. <br />Rimaneva quindi la necessità di riuscire a creare applicazioni sempre più complesse e multimediali, più simili possibili a quelle che gli utenti erano abituati ad usare. Si sono quindi introdotti veri e propri linguaggi di scripting come il Javacript (1999), interpretabili da tutti i browser, nonché plugin come Flash (1996) che permettevano di introdurre un buon grado di multimedialità all’interno dei documenti web. Le applicazioni divennero via via più complesse, permettendo un ottimo grado di interazione real-time da parte dell’utente, e offrendo una interfaccia sempre più usabile ma allo stesso tempo ricca di contenuti che andavano oltre il semplice testo scritto. Nelle applicazioni moderne, chiamate appunto RIA (Rich Internet Application) è possibile trovare immagini, filmati, menu animati, interfacce ad hoc e tutta una serie di oggetti multimediali che ne rendono l’esperienza d’uso sempre migliore. Grazie a frameworks di sviluppo come AJAX (2005) che racchiudono molte di queste tecnologie in modo da rendere più semplice la programmazione di RIA, si è avuta una vera discontinuità nella storia delle web application, catapultandoci in quello che oggi viene definito Web 2.0: oggi spesso le applicazioni sono dei mash-up, ovvero un collage di servizi disponibili liberamente (o meno) su internet, che permettono allo sviluppatore di poter ri-usare il lavoro fatto da altri e agevolando quindi enormemente il processo di sviluppo dell’applicazione e diffondendo l’uso delle web application, tanto da incominciare a preoccupare i players che si sono fossilizzati su un modello di sviluppo esclusivamente offline.<br />Con la diffusione del paradigma del Cloud Computing (2009), si può tranquillamente dire che oggi la rete è diventata una enorme piattaforma applicativa standardizzata su cui ognuno può sviluppare la propria applicazione e distribuirla con un modello SaaS in maniera veloce, economica ed efficiente.<br />4070985180340Architetture e modelli di funzionamento<br />Nella realizzazione di un applicazione web moderna diventa fondamentale la progettazione di una struttura architetturale dei sistemi informativi sottostanti ad essa, che riesca a supportare bene le esigenze funzionali e di flessibilità che le webapp richiedono. <br />Architettura N-tiers-1009652467610Una web application è solitamente costituita da N livelli di elaborazione, chiamati tiers, che rappresentano una scomposizione logica e spesso fisica in cui i sistemi informativi sono strutturati. Come si vede dall’immagine, lo strato dei dati, della logica applicativa e della presentazione sono separati all’interno del sistema, ed è il web server che si occupa di rendere disponibile verso l’esterno le pagine HTML risultato delle elaborazioni dei server applicativi. In questo modo i documenti web possono essere raccolti dall’utente grazie a un semplice web browser installato sul client, che altro non fa se non tradurre quel documento e renderizzarlo sullo schermo dell’utente, in maniera molto semplice ed estremamente leggera. La gran parte del lavoro necessario ad eseguire il software viene quindi fatta in remoto, riducendo di molto il carico sul client e semplificando enormemente operazioni di manutenzione, aggiornamento e delivery dell’applicazione web.<br />Il paradigma di gestione del sistema informativo che oggi sta riscuotendo più successo e che sembra possa tracciare la via evolutiva futura, è quello del Cloud Computing. Esso permette di gestire in maniera semplice le risorse hardware necessarie all’applicazione, costruendo una infrastruttura virtuale sopra ad esse che rende lo strato logico del software su cui gira l’applicazione indipendente dallo strato fisico sottostante. In questo modo è possibile per lo sviluppatore gestire e allocare le risorse in maniera molto più flessibile, seguendo le esigenze dell’applicazione stessa e superando i limiti fisici che l’hardware pone. Le applicazioni diventano quindi portabili su hardware e sistemi diversi molto più facilmente, perché girano dentro macchine virtuali, e sono accessibili attraverso internet distribuite con il modello Software as a Service. <br />Il cliente che userà l’applicazione web non si dovrà preoccupare in alcun modo dell’installazione e della gestione dell’applicazione sul proprio client, ma si limiterà ad accedere da remoto all’interfaccia attraverso il browser, a tutto vantaggio della semplicità di utilizzo.<br />Tecnologie <br />Ho gia descritto il ruolo fondamentale che le tecnologie web hanno ricoperto nello sviluppo delle applicazioni web verso le RIA, sottolineando però come esse non siano l’unico fattore determinante per spiegare lo stato dell’arte attuale delle webapp, ma siano necessariamente accompagnate da un cambio di paradigma nello sviluppo e nell’uso che oggi viene fatto delle applicazioni web. <br />Concentrandosi sul lato client, una delle tecnologie che ha segnato indiscutibilmente la storia recente delle web application è AJAX (Asynchronous Javascript and XML). Come dice il nome, essa in realtà non è altro che la combinazione di tecnologie già esistenti, come Javascript e XML, che si basa su uno scambio asincrono dei dati in backgroud tra browser e server web, grazie a un oggetto che prende il nome di XMLHttpRequest. In questo modo il codice XML con cui l’applicazione comunica al server, può essere scambiato in maniera selettiva solo nella porzione di pagina interessata e indipendentemente dall’uso dell’applicazione stessa, in modo da rendere l’interazione con la webapp il più simile possibile a quella di una normale applicazione offline. Le prestazioni della web application vengono quindi incrementate, oltre a ridurre sensibilmente il carico di lavoro del server che può ora concentrarsi su attività a maggiore richiesta elaborativa, anche grazie all’uso di caching lato browser. Vengono inoltre potenziate le modalità di interazione tra la webapp e l’utente, permettendo per esempio di navigare menu contestuali, o fare drag&drop tra oggetti all’interno dell’interfaccia delle pagine, in maniera molto più naturale e semplice.<br />Un'altra tecnologia che ha fatto da padrona per lo sviluppo di applicazioni RIA è certamente Flash. Essa è un plugin da installare sul browser che permette ad esso di codificare nuovi tipi di oggetti che il linguaggio HTML, almeno fino all’introduzione del prossimo HTML 5, non permette di riconoscere. In particolare con Flash è possibile combinare testo, immagini, animazioni, suoni e video per realizzare pagine web multimediali che graficamente non hanno nulla da invidiare alle applicazioni tradizionali. Una delle più interessanti particolarità di Flash è quella di possedere un potente linguaggio di scripting, ActionScript, grazie al quale si possono creare menu interattivi, sistemi di navigazione, GUI, interi siti web e persino dei complessi giochi fruibili attraverso il semplice browser.<br />Dal punti di vista della programmazione web, sono stati inoltre recentemente creati numerosi framework di sviluppo che permettono di avere una buona struttura di supporto per la realizzazione delle webapp. Lo scopo di questi framework è quello di risparmiare allo sviluppatore la riscrittura di codice già steso in precedenza per compiti simili. Questa circostanza si è presentata sempre più spesso man mano che le interfacce utente sono diventate sempre più complesse, o più in generale man mano che è aumentata la quantità di software con funzionalità secondarie simili. Essi inoltre forniscono un aiuto importante nell’implementazione e nella gestione di alcuni aspetti critici delle web application, come ad esempio la sicurezza, l’accesso al database, la mappatura dell’URL, la caching, i template grafici e anche la creazione e fornitura di web service associati.<br />Piattaforme di fruizione <br />Un aspetto che bisogna necessariamente tenere in considerazione quando si progetta una applicazione web, è il modo in cui questa applicazione verrà poi fruita dall’utente finale. Se fino a poco tempo fà l’unico modo di accedere al web era attraverso il proprio PC di casa o dell’ufficio, oggi esistono invece una serie di device che hanno un browser integrato e che permettono di accedere alle applicazioni web anche in mobilità. Certamente gli smartphone sono il fenomeno più eclatante della crescita del mobile browsing, con un tasso di crescita che è diverse volte superiore a quello registrato sull’ormai maturo desktop browsing, specialmente se si considerano le applicazioni con finalità sociali, ma non solo quelle. Ma oltre agli smartphone stanno ultimamente facendosi largo anche netbook, tablet, televisioni, autoradio e tutta una serie di altri strumenti tecnologici che consentono la navigazione e l’utilizzo delle webapp. E’ chiaro quindi come sia necessario progettare l’interfaccia della propria applicazione tenendo conto di tutti questi possibili scenari, al fine di offrire un esperienza d’uso soddisfacente a prescindere dal mezzo utilizzato, avvicinandosi sempre più al concetto di convergenza tecnologica.<br />Le differenze sostanziali tra la fruizione di una applicazione sviluppate per il desktop e una pensata per uno smartphone moderno non stanno nelle tecnologie utilizzate, bensì sia nelle dimensioni dello schermo, sia nel metodo di input che questi due mondi offrono. L’utilizzatore di un iPhone si aspetterà di usare una webapp che abbia dei pulsanti adatti a un interazione touch, che non necessiti di continui zoom per leggere il testo e che permetta magari di sfruttare le particolarità del proprio hardware come l’accelerometro, la geolocalizzazione tramite GPS, la fotocamera e via dicendo. La maggior parte delle web application oggi non sono ancora ottimizzate per l’utilizzo con altri device oltre al PC, anche perché fino ad ora il loro tasso di penetrazione sul mercato era scarso, ma il trend sta rapidamente cambiando.<br />Un altro canale che ultimamente sta prendendo piede per le applicazioni più blasonate, è la distribuzione tramite application store di mini-applicazioni di terze parti che estendono le funzionalità dell’applicazione di cui offrono supporto, o che magari la personalizzano a seconda delle esigenze di alcuni particolari utilizzatori. Possiamo trovare esempi del genere in prodotti come le Google Apps, le quali offrono il Google Apps Marketplace che è uno store in cui vengono distribuite, e spesso vendute, applicazioni che si appoggiano ai servizi di Google rivolti al mondo enterprise, personalizzando magari le esigenze della singola azienda che usa i servizi di posta, calendario e documenti che compongono una parte rilevante dell’offerta del gruppo. Un altro esempio significativo si può trovare per Salesforce.com, con AppExchange, che mette a disposizione degli utilizzatori del noto CRM più di 1000 applicazioni di terze parti che offrono servizi aggiuntivi a quelli offerti dall’azienda stessa.<br />Questi store, oltre ad essere una discreta fonte di guadagno per l’azienda che li gestisce, rappresentano anche un’ottima possibilità per i piccoli sviluppatori di applicazioni di terze parti di acquistare visibilità ed essere remunerati del loro lavoro.<br />Esigenze sociali ed economiche<br />I motivi per cui il Software as a Service sta avendo sempre più successo col passare del tempo sono imputabili principalmente a due ragioni: da una parte vi è certamente il raggiungimento di una maturità tecnologica che come abbiamo visto ha portato alla creazione di UI sempre più ricche, di Web Service e API utilizzabili da chiunque, di una maggiore integrazione tra le applicazioni e i sistemi informativi, browser e computer sempre più performanti e, cosa da non dimenticare, la banda larga che, magari non ovunque, ma continua ad aumentare in diffusione e velocità. Dall’altra parte vi è invece una ragione funzionale: sono cambiate drasticamente le esigenze del mercato, tanto da far risaltare gli evidenti limiti delle applicazioni offline tradizionali, provocando una sorta di “frustrazione” nel loro utilizzo.<br />Entrando più nel dettaglio, possiamo dividere le nuove esigenze in due categorie:<br />Esigenze sociali<br />Maggiore cooperazione: è emersa sempre più la necessità di collaborare e condividere informazioni con altre persone, al fine sia di ridurre il carico e la difficoltà del lavoro, sia di aumentarne la qualità. Sotto la spinta dei social network è diventata fondamentale la creazione di una rete sociale con cui confrontarsi continuamente e scambiare opinioni.<br />Look & Feel: interfacce sempre più semplici da utilizzare, quindi alla portata di tutti, e interazioni con le applicazioni in maniera simile a come l’utente si aspetta di fare con le applicazioni desktop.<br />Ubiquità: possibilità di accedere alla propria applicazione in qualunque posto ci si trovi e da qualunque dispositivo si abbia a disposizione.<br />Restare aggiornati: l’utente è ormai soggetto a un eccesso di informazioni e si aspetta che le proprie applicazioni siano sempre on-line, aggiornate con gli ultimi dati disponibili.<br />Esigenze economiche<br />Riduzione sforzi, che si traducono spesso in costi, di installazione, di esecuzione e di manutenzione dell’applicazione e del sistema informativo necessario a supportarlo.<br />Diminuzione del parco macchine aziendale e consecutivamente dei responsabili IT ad esso dedicati, in un ottica di minimizzazione dei costi del settore IT. Con il Saas l’unica infrastruttura di cui l’azienda ha bisogno è la connessione ad internet.<br />Certezza della spesa: con il modello “pay-as-you-go” tipico del SaaS, l’azienda riesce a preventivare meglio i suoi costi, pagando solo ciò che realmente utilizza. Questo porta a una maggiore razionalizzazione ed efficienza della spesa IT.<br />Flessibilità operativa: il paradigma del Cloud Computing, con la sua possibilità di allocare dinamicamente le risorse “on demand”, permette all’azienda di seguire in maniera migliore i picchi di domanda, evitando fenomeni di mancata disponibilità del servizio in momenti critici.<br />Si nota bene come il Software as a Service arrivi a soddisfare dei bisogni che il software tradizionale fa fatica a raggiungere per come intrinsecamente è pensato nel suo utilizzo. Il semplice fatto di essere fruito online apre uno spiraglio di possibilità che vengono sempre più ritenute fondamentali sia dagli utenti consumer sia dall’utenza business.<br />Criticità del modello SaaS<br />Viste le premesse sembrerebbe quindi logica e naturale l’evoluzione che vede il passaggio da applicazioni offline ad applicazioni web. In realtà il SaaS si porta appresso alcune criticità a cui bisogna porre particolare attenzione:<br />Personalizzazione: seppur si stiano facendo considerevoli sforzi nella realizzazione di architetture “multitenant”, la possibilità di personalizzare un applicazione web rispetto alle esigenze dell’utente finale è in media ancora modesta, soprattutto in ambiti di nicchia o in casi in cui siano necessarie particolari soluzioni integrate ad hoc. Vanno quindi valutati di volta in volta, oltre ai costi associati al passaggio a SaaS, anche l’impatto che questo provoca al differenziale competitivo dell’azienda, considerando con attenzione l’integrazione di questi servizi con l’infrastruttura esistente; ha senso sfruttare il SaaS solo se impatta su funzioni che sono ritenute una commodity per l’utilizzatore.<br />Continuità del servizio: demandando a una società esterna la gestione dell’infrastruttura a supporto dell’applicazione bisogna prestare particolare attenzione ai Service Level Agreement (SLA) concordati al momento del contratto. Deve essere garantita la continuità nella fornitura del servizio che è un fattore critico perché impatta in maniera diretta sulla produttività dell’utilizzatore. Va sottolineato inoltre come anche un semplice guasto alla linea internet può causare lo stesso effetto.<br />Sicurezza: il fatto che tutta l’operatività dell’applicazione venga distribuita attraverso internet, comporta l’esposizione a tutti i pericoli legati alla sicurezza informativa delle reti. Diventano importanti quindi tutte le misure atte ad aumentare la difficoltà di intercettare i dati scambiati, usando protocolli cifrati come l’SSL o le chiavi crittografiche, mantenere l’autenticità e l’integrità dei dati, ma anche assicurarsi che il fornitore sia strutturalmente pronto ad affrontare attacchi DDoS ai propri server. Un attacco portato a segno potrebbe avere impatti rilevanti sull’azienda che magari si vede sottratti dati strategici molto importanti o vede interrotta la fornitura del servizio con conseguente perdita di operatività.<br />Data portabilità e privacy: la gestione dei dati, la loro proprietà e il loro trattamento sono oggi diventati un tema cruciale per tutte le società che decidono di affidarsi al Cloud Computing. E’ sulla capacità di gestire queste tematiche e sull’affidabilità che queste aziende trasmettono al cliente che si gioca buona parte del successo del SaaS. <br />Come dichiara la FTC a seguito dell’annuncio di indagini nel gennaio 2010: <br />“La capacità dei servizi di cloud computing di raccogliere un quantitativo crescente di dati dei propri utenti e di immagazzinarli in un archivio principale si coniuga all’incredibile facilità di condividere gli stessi con un numero infinito di individui. Purtroppo, questo metodo di comunicazione genera per sua stessa natura il rischio che tali dati vengano utilizzati da terzi in maniere che esulano dalle intenzioni originarie dei loro proprietari e che non sono comprensibili dai consumatori.” (Federal Trade Commission, 2010)<br />Viene quindi richiesta massima trasparenza su come i propri dati vengono gestiti. L’utilizzo di tecnologie di scambio di dati che non prevedano la trasmissione delle credenziali (es. OAuth) stanno sempre più prendendo piede tra i servizi web, garantendo la portabilità dei dati sotto maggiori standard di sicurezza.<br />Cultura: un fattore sottovalutato che spesso frena la diffusione di software web è la mancanza di cultura da parte degli utilizzatori degli stessi, sia verso i vantaggi che essi portano, sia verso i rischi intrinseci nel loro utilizzo. Un recente studio dell’Osservatorio del Politecnico di Milano sulla conoscenza del fenomeno del Software as a Service tra le PMI italiane, mostra come più della metà delle imprese di fronte a offerte di cloud computing non sappia nemmeno di cosa si stia parlando. Ad avvalorare questa tesi è anche una recente ricerca a livello Europeo condotta dalla BSA:<br />“Quasi il 20% dei cittadini europei ha ammesso di non essere a conoscenza se i propri dati personali si trovino " nel cloud" , con un 60% che risponde di non sapere nemmeno che cosa ciò significhi” (Business Software Alliance, 2010) <br />Dati che diventano ancora più significativi passando al mercato consumer, dove la consapevolezza del fenomeno è ancora più carente, come mostrano i continui allarmi relativi ad un uso sconsiderato di applicazioni web, soprattutto relative al mondo dei social network.<br />Ambiti di utilizzo<br />La diffusione di web application tocca oggi numerosi settori sia del mercato consumer sia del mercato business, anche se spesso è difficile tirare una linea che divida nettamente questi due tipi di mercati. Ecco alcuni tra i più famosi esempi di web application che si stanno ritagliano un ruolo importante in questi due settori, divisi per categorie di utilizzo:<br />Consumer <br />Social Network: è forse oggi il settore che sta avendo il maggiore successo e il maggiore grado di crescita. Facebook, Twitter, MySpace, Friendfeeed, Google Buzz, Windows Live Space, e una miriade di altri strumenti hanno invaso ormai la vita delle persone, anche quelle che facevano fatica ad avvicinarsi ad internet, offrendo dei luoghi di ritrovo e di scambio di informazioni basate sul concetto di una rete sociale di amici, mettendo per la prima volta le persone al centro di internet.<br />Mail: è stato uno dei primi campi ad essere invaso dalle web application, a partire dai servizi di webmail offerti dai provider internet, passando per il boom di Hotmail dei primi anni 2000, arrivando fino a quello che oggi viene individuato come stato dell’arte dei client web quale è Gmail di Google. Oggi i maggiori player sul mercato sono appunto Google, Yahoo e Microsoft.<br />Foto: Flickr (acquistata da Yahoo) ha segnato la storia della condivisione e della catalogazione di foto sul web, senza dimenticare il peso dell’ottimo Picasa. Vi sono stati poi un proliferarsi di strumenti di manipolazione di foto e immagini, come Aviary, Picnik, SumoPaint e addirittura la discesa in campo di software house leader del settore offline, come Adobe col suo Photoshop Express, in un settore che ormai offre delle alternative molto valide ai software di fotoritocco.<br />Video: YouTube ha compiuto da poco 5 anni, tagliando i traguardi pazzeschi di circa 2 miliardi di video visti ogni giorno e 24 ore di upload di filmati ogni secondo, che lo fanno diventare sempre più un competitor rilevante per il mondo della televisione. Non bisogna dimenticare poi servizi come Vimeo e Hulu che, soprattutto in America, stanno avendo molto successo.<br />Musica: la musica ha trovato fin da subito il suo habitat naturale su internet, a partire dai tempi di Napster. Oggi esistono web application come Last.fm, Pandora, Jamendo, e altre, che permettono di ascoltare musica da radio in streaming e consigliano nuovi ascolti creando playlist in base ai gusti alle preferenze del singolo utente.<br />Giochi: grande successo hanno avuto anche i giochini in flash prodotti sia stand-alone, sia inglobati all’interno di social network come Facebook. Si tratta nella maggior parte dei casi di giochini semplici e divertenti, a cui stanno però ultimamente affiancandosi prodotti più complessi come per esempio Quake Live e FifaOnLine, vere e proprie trasposizioni di giochi tradizionali di successo.<br />Business <br />PIM: l’offerta in questo settore è molto ampia, con programmi di gestione della mail, dei calendari, di servizi di instant massagging e di gestione dei contatti. Le Google Apps sono sicuramente un esempio calzante di come questi software stiano avendo sempre più consenso nel mondo aziendale, così come possiamo trovare ottimi esempi nell’offerta di Zoho, di Microsoft e di Yahoo.<br />Produttività da ufficio: se MS Office è ormai di fatto lo standard delle suite da ufficio offline, nel mondo delle web application ci sono molti player che vorrebbero accaparrarsi quote di mercato in un settore che potrebbe garantire una posizione strategica nel mercato dei servizi SaaS. Anche qui Google propone un offerta molto buona col suo Google Docs, che viene ormai usato spesso sia in ambito aziendale sia in ambito consumer, in particolare per le sue capacità di lavoro collaborativo; Microsoft ha appena lanciato Office Live e Docs.com (in collaborazione con Facebook) per rispondere all’offensiva di Google, mentre un altro player con un offerta molto completa in questo campo è Zoho.<br />ERP: quello dei gestionali web-based è un settore che si sta affacciando sempre più verso il mercato SaaS, vista anche la sua necessità di essere gestito via browser da postazioni diverse. A frenarlo sono sempre state le evidenti differenze in funzionalità e usabilità rispetto ai più blasonati SAP, Oracle e via dicendo. Ultimamente l’offerta si è fatta sempre più interessante, sfornando prodotti come OpenBravo che hanno alzato l’asticella dello standard di ERP opensource, basandosi su un interfaccia finalmente usabile, anche se magari indirizzati più verso PMI che verso grandi aziende che gestiscono enormi moli di dati.<br />CRM: uno dei primi settori enterprise che sono stati toccati dal fenomeno cloud e che ne hanno trainato lo sviluppo nel loro settore. E’ storia il successo di Salesforce.com, sopravvissuta al periodo della bolla internet e affermatasi oggi come una delle maggiori realtà del mondo del SaaS, quotandosi in borsa e divenendo un vero e proprio caso-studio.<br />Project Management: un altro settore che dispone di un ampia offerta SaaS è quello del project managment, dove la collaborazione tra utenti per la definizione e lo svolgimento dei task risulta fondamentale. Interessante in questo settore l’approccio di 37signals con Basecamp, che offre software minimale e molto semplice da usare, anche molto curato graficamente, puntando più che sulle funzionalità, sull’usabilità e l’esperienza d’uso e che sta avendo molto successo sul mercato.<br />Scenario attuale<br /> Definizione del campione di analisi dell’offerta<br />Come si può notare dalla breve descrizione degli ambiti di utilizzo precedentemente fatta, già oggi il mercato delle web application è popolato da numerosi prodotti che toccano quasi tutti i settori più rilevanti, con altrettanti numerosi player che si spartiscono la torta delle quote di mercato. Cercare di analizzare nella totalità un mercato del genere è un impresa a dir poco ardua e ho quindi pensato di cercare un modo per restringere l’analisi dell’offerta a un campione rilevante di prodotti e di aziende, non guardando però semplicemente al peso che queste hanno nel mercato in termini di fatturato, ma cercando di cogliere il peso per l’utenza e le diverse strategie e vision che questi player adottano col fine di differenziarsi per sopravvivere/consolidarsi in un settore in cui le possibilità di fallire sono altissime.<br />Per far ciò mi sono servito del supporto di un interessante servizio web chiamato Wakoopa che monitora, attraverso un client installato sui computer degli utenti, le abitudini di utilizzo dei vari software tra un discreto numero di persone (nell’ordine delle centinaia di migliaia), offrendo quindi una panoramica statisticamente verosimile delle applicazioni che la gente tende ad usare più frequentemente. In particolare questo servizio permette di classificare sia i software offline sia quelli web-based in base al loro tempo di utilizzo e dare in seguito una valutazione e una recensione delle loro funzionalità, confrontandosi con le opinioni di altri utilizzatori. L’idea che sta sotto a un uso di questi dati è quello di cercare di analizzare se le applicazioni web-based possono essere un degno sostituto dei software tradizionali per le operazioni più comuni che gli utenti svolgono nella quotidianità.<br />Servendomi delle classifiche fornite ho quindi identificato le 6 categorie di software che vengono maggiormente utilizzate dagli utenti:<br />Browser<br />Produttività personale (office, visualizzatori di documenti)<br />PIM (mail, calendario, chat)<br />Social (facebook, twitter, ecc)<br />307086081280Gestori di media (audio, video, foto)<br />Editor Grafici<br />Ho pensato quindi di scartare la categoria dei Browser, in concordanza con il perimetro di analisi che mi ero posto ad inizio progetto, e la categoria Social perché viene già trattata in altre linee di analisi della Web Trend Map. <br />A questo punto ho effettuato delle ricerche finalizzate a trovare quali sono i 3 prodotti che sintetizzano meglio lo stato dell’arte per ciascuna delle 4 categorie rimanenti, prendendo quindi in considerazione le aziende che stanno dietro a questi prodotti. Le intersezioni tra gli insiemi hanno un senso dato dal fatto che alcune aziende hanno un’offerta che spazia in più di un settore, come per esempio Google, che addirittura dopo la recente acquisizione di Picnik si posiziona in tutte le categorie di analisi. <br />Con questa metodologia ho quindi individuato le 4 aziende che rappresentano lo stato dell’arte dell’offerta per quanto riguarda questi settori, che però, come si può ben capire, sono riferiti prevalentemente a un mercato consumer, anche se la divisione non è così netta. Per toccare in maniera più significativa il mercato enterprise ho deciso di introdurre 2 ulteriori aziende di successo: Saleseforce.com che è sicuramente stata l’azienda simbolo dell’offerta SaaS nel settore aziendale, e 37signals, ovvero la società che sta dietro a Basecamp, nota per l’innovazione introdotta nel suo settore e le particolari metodologie di sviluppo di applicazioni utilizzate, seguendo il suggerimento proposto dall’Application Line.<br />In conclusione le aziende che andrò a considerare per l’analisi sono le seguenti:<br />Google<br />Microsoft<br />Zoho<br />Aviary<br />Salesforce.com<br />37signals<br />Prendendo in considerazione le applicazioni che rappresentano lo stato dell’arte dell’offerta di queste aziende andrò quindi a creare un benchmark comune di valutazione, identificando l’approccio con cui ognuna di esse propone la propria offerta.<br /> Modello di valutazione dell’offerta<br />Per valutare questi player nella maniera più strutturata possibile, ho creato un modello personale di valutazione dell’offerta di ognuno di essi, che si prefigge lo scopo di assegnare una valore che và da 1 (peggiore) a 5 (migliore) ad una serie di 6 categorie che ho identificato potessero essere delle buone dimensioni su cui far partire una analisi.<br />Queste 6 categorie sono:<br />Completezza = valutazione della ricchezza generale dell’offerta dell’azienda, determinando la sua presenza nei vari settori software e quindi la possibilità di offrire al cliente un esperienza di utilizzo online quanto più possibile estesa e completa. Viene inoltre effettuata in questa dimensione una comparazione tra le funzionalità offerte dalle webapp create dall’azienda e quelle che ci si aspetterebbe di trovare nei software tradizionali dello stesso settore.<br />Usabilità = valutazione della facilità d’uso del software che costituisce l’offerta dell’azienda, simulando l’uso della stessa da parte di un utilizzatore non abituale. Viene quindi valutato il design dell’interfaccia e i vari accorgimenti estetici che rendono migliore l’esperienza d’uso dell’applicazione. Vorrei far notare che dare una valutazione completamente oggettiva di questa dimensione è abbastanza difficoltoso in quanto potrebbe differire in base all’esperienza d’uso di ogni persona. Rientra inoltre sotto questa dimensione anche una valutazione dell’accessibilità fornita dall’applicazione stessa, che risulta fondamentale per l’utilizzo della stessa da parte di utenti diversamente abili. <br />Sicurezza = identificata precedentemente come uno dei fattori critici del successo di una offerta SaaS, la valutazione sulla sicurezza si basa su parametri come la gestione dei dati personali, con i relativi problemi di privacy che ne derivano, la gestione degli accessi all’interfaccia web e l’uso di tecnologie che rendono più sicuro l’utilizzo dell’applicazione come per esempio il protocollo SSL per la cifratura delle connessioni, oppure il protocollo OAuth per lo scambio sicuro delle credenziali di accesso ai dati, e via dicendo.<br />Integrazione ed interoperabilità = viene valutato in questa dimensione il grado di integrazione che c’è tra i vari applicativi che costituiscono l’offerta dell’azienda, intesa come semplicità di switching, di scambio di dati e di interazione tra le applicazioni della stessa suite. Oltre a ciò valuterò anche la predisposizione dell’azienda a fornire metodi per esportare i propri dati verso altri servizi terzi, mettendo a disposizione i propri servizi mediante Web Service e API pubbliche dedicate.<br />Qualità del servizio = valutazione delle prestazioni percepite utilizzando l’applicazione in termini di reattività nell’uso e velocità nel caricamento di schermate, sottolineando come esse dipendano fortemente dall’infrastruttura informativa dell’azienda, oltre che dalla ottimizzazione dell’applicazione stessa. Verrà poi valutato il livello di servizio offerto al cliente, formalizzato nel contratto di Service Level Agreement sottoscritto, includendo l’assistenza al prodotto sia della stessa azienda sia della comunità che si è venuta a creare dietro ad esso.<br />Costo = valutazione del costo di fruizione del servizio, comparato al costo tradizionale di un applicazione tradizionale dello stesso genere, o al costo di soluzioni simili web-based.<br />Tutti questi risultati verranno poi rappresentati graficamente utilizzando un grafico radar, il quale permette bene di avere una valutazione sintetica dell’offerta di ciascuna offerta in base all’estensione dell’area colorata che lo compone.<br /> Risultati dell’analisi<br />Google <br />33375601578610Google è indiscutibilmente uno dei player di riferimento del mercato SaaS, avendo creduto in questo paradigma già da tempo e basando fortemente il suo business sull’advertising generato dalla ricerca e dall’uso delle sue applicazioni, fino a portarla a diventare il colosso economico che è ora. Spesso le sue mosse hanno segnato dei cambiamenti rilevanti per gli equilibri del web, segnando il punto di riferimento per altri competitor. L’approccio di Google sembra quello di voler fornire un ambiente web completo di tutti i software necessari agli utilizzi della grande maggioranza delle persone, con l’idea, nel tempo, di cambiare il paradigma di uso del computer spostandolo dal mondo offline a quello online, dove detiene sicuramente una posizione rilevante grazie al suo motore di ricerca, vera cash cow dell’azienda. Un altro carattere distintivo della sua offerta, è quello di aggiornare e implementare nuove funzioni nelle sue applicazioni in maniera decisamente rapida, tanto da spingere l’azienda a rilasciare i propri applicativi sotto la dicitura di “perpetual beta”, che sta appunto ad indicare la propensione a uno sviluppo continuativo, come nella più profonda natura del web. Solo in alcune applicazioni che rappresentano ormai lo stato dell’arte nei loro settori, come Gmail, Google Documenti e in generale le Google Apps, la dicitura “Beta” è stata tolta, dando un evidente e significativo segnale al mercato. <br />Completezza: l’offerta dell’azienda e sicuramente tra le più complete in assoluto del mercato. Si possono trovare applicazioni per i più svariati utilizzi: produttività personale (Docs), PIM (Gmail, Calendar, Talk), gestori media (Picasa, Youtube, Books, Reader, News), editor di immagini (Picnik), Social (Buzz, Wave), Publishing (Blogger, Site, Group), Analytics, Advertising, Sviluppo (Code), e altre decine di applicazioni minori che coprono la maggior parte delle esigenze del mondo consumer e anche buona parte di quello enterprise, dove le Google Apps stanno acquisendo sempre più consenso tra le piccole, medie e grandi organizzazioni. Prendendo come esempio le sue applicazioni di riferimento che fanno parte delle Google Apps, si può dire che esse possono competere a tutti gli effetti con le applicazioni tradizionali, offrendo un insieme di funzionalità di tutto rispetto adatte sicuramente alla maggior parte degli utilizzatori di tali software che non posseggono particolari esigenze professionali o di nicchia.<br />Usabilità: le applicazioni hanno quasi tutte un interfaccia gradevole ma minimalista. Si tende a ridurre al minimo ogni orpello non necessario, creando interfacce pulite e funzionali: emblema di questo è il suo motore di ricerca, che offre una schermata semplicissima dove appare il box in cui scrivere e pochissimo altro, per non distogliere l’attenzione dell’utilizzatore su ciò che deve fare. A parte il caso di Documenti, vivamente abbastanza simile alla suite Office, l’interfaccia delle sue webapp si discosta da quella tipica delle applicazioni tradizionali, rendendo necessario un certo tempo di ambientamento, che comunque si rivela essere molto breve. Con l’interfaccia di Wave però si è andati un po’ oltre a questo, fornendo una interfaccia poco intuitiva per un utilizzatore occasionale, seppur decisamente innovativa.<br />Sicurezza: se dal punto di vista dell’adozione delle misure necessarie a garantire la sicurezza delle connessioni e nell’utilizzo delle stesse ci si può dire soddisfatti, visto l’uso di tecnologie come SSL attivo di dafault e OAuth all’interno delle applicazioni più critiche dal punto di vista dei dati scambiati, meno soddisfatti si può essere del trattamento dei dati personali. Più volte è stata tirata in ballo Google per motivazioni inerenti alla privacy e al trattamento dei dati personali, ad esempio la lettura delle mail per fornire pubblicità mirata, oppure la recente inchiesta sull’uso di informazioni non strettamente legate ai propri servizi raccolte dalle Google Cars in giro per il mondo. C’è anche da dire però che essendo catalizzatrice di una mole impressionante di dati, le difficoltà nella loro gestione sono alte, rendendo facile cadere in errore. La stessa azienda sta cercando di rendere più trasparente possibile il modo in cui vengono trattati i dati dell’uteza, fornendo strumenti per tenerli almeno in parte sotto controllo (Google Dashboard).<br />Integrazione e interoperabilità: particolare attenzione viene riservata agli standard web, su cui l’azienda gioca un ruolo determinante nello sviluppo e nella diffusione. L’integrazione tra i prodotti della propria suite è buona, seppur migliorabile vista la completezza dell’offerta che propongono. Vengono rilasciate inoltr API pubbliche per la maggior parte dei propri servizi, rendendoli dei punti di riferimento per la costruzione di mash-up, come per esempio è sicuramente Google Maps. <br />Qualità del servizio: il campo prestazionale, soprattutto ultimamente, è sempre stato uno dei cavalli di battaglia di Google. Con lo scopo di rendere l’esperienza d’uso il più simile possibile alle applicazioni offline si è puntato molto su tecnologie come AJAX, con l’eccellente esempio di Gmail, per nascondere il più possibile il tempo di trasmissione del dato, rendendo molto interattive le sue applicazioni. Con Documenti e Wave si è arrivati addirittura a un’esperienza d’uso pressoché realtime nella scrittura collaborativa, cosa che nessun altro servizio di successo è riuscito a garantire. Anche i livelli di servizio del gruppo sono molto alti, riuscendo a garantire tempi di uptime assolutamente al top anche per applicazioni consumer, del tutto paragonabili a servizi a pagamento ben più costosi. Il luogo principale dove si fà assistenza all’utenza consumer è un forum interno, che seppur popolato da persone abbastanza preparate, molto spesso non è sufficiente a seguire il cliente in maniera completa. Per le aziende l’assistenza è data invece da fornitori terzi convenzionati che si occupano di configurare e gestire l’account gli account e di integrare e migrare i dati verso la nuova soluzione.<br />Costo: il costo selle applicazione è solitamente nullo, visto che la stragrande maggioranza sono offerte gratuitamente, finanziandosi con la pubblicità. Quelle a pagamento, come Google Apps Premiere, hanno comunque un prezzo che, confrontato con quello di software offline della stessa categoria, permette un consistente risparmio all’azienda. Hanno rilasciato anche qualche applicazione sotto licenza open source.<br />Microsoft<br />34423351757045L’approccio di Microsft, indiscutibilmente il player di maggior successo nel campo del software tradizionale, non è fin’ora stato quello di offrire prodotti SaaS puri, ma piuttosto quello di offrire ciò che è stato definito “Software Plus Service”. Essi non vedono le applicazioni web come dei prodotti sostitutivi alle applicazioni desktop, ma piuttosto come un ottimo complemento, che ne estenda le potenzialità in quegli ambiti in cui il software tradizionale è debole (es. collaborazione). L’esempio di Office Live è calzante: il suo utilizzo è strettamente legato all’acquisto di MS Office, e le funzionalità offerte non sono paragonabili tra i due, sicuramente anche per non cannibalizzare la vendita di software tradizionale, vero core business dell’azienda. Ultimamente, anche grazie al contributo di Ray Ozzie, l’azienda sembra voler spingere sul web molto più di quanto fatto in passato, come denota la milionaria acquisizione di Bing.<br />Completezza: l’offerta del gruppo copre il settore del PIM (Hotmail, Calendario, Contatti), della produttività personale (Office Live, Docs.com), del Social (Live Space), della ricerca (Bing), dello shopping (Ciao.it), della localizzazione (Bing Maps) e dello storage e gestione di foto (Skydrive). Non è quindi volta a soddisfare tutte le esigenze, ma è mirata a un certo tipo di utilizzatore del mercato consumer, giovane e sociale. Sul mercato enterprise invece Microsoft opera più sulla parte di sviluppo delle webapp, fornendo le sue piattaforme e i suoi linguaggi. Le applicazioni sviluppate non brillano per la ricchezza di funzionalità, per i motivi descritti precedentemente, seppur ci si aspetti un loro incremento in futuro, come è appena avvenuto per Hotmail.<br />Usabilità: l’interfaccia usata dai suoi prodotti, in riferimento soprattutto a Office Live, è del tutto identica a quella offerta dalle applicazioni offline (c’è persino l’interfaccia Ribbon). Questo è fatto per spiazzare il meno possibile l’utilizzatore abituale dei propri programmi, rendendo l’uso del servizio web come una continuazione dell’esperienza d’uso del loro software. In alcuni programmi, Hotmail e Bing, l’interfaccia è molto sfarzosa e invadente, un po’ in contrapposizione con l’approccio di Google.<br />Sicurezza: né per la mail ne per i documenti viene usato il protocollo HTTPS e neanche si può selezionarlo tra le opzioni. Non ci sono per ora casi eclatanti di lamentele sul trattamento dei dati personali, ma potrebbe essere dovuto anche al fatto che solo offre i suoi servizi da poco tempo sul web. In linea con i competitor sono comunque il tempo di permanenza dei dati sensibili sui server.<br />Integrazione e interoperabilità: dal punto di vista dell’aderenza degli standard web, Microsoft storicamente è sempre stata abbastanza superficiale. L’utilizzo di Office Live è consentito solo con Internet Explorer, Firefox e Safari, altrimenti non viene nemmeno permesso l’accesso. Fino a poco tempo fa anche Hotmail e altri servizi Windows Live avevano problemi di visualizzazione con browser che non erano Internet Explorer. L’integrazione tra i prodotti tra di loro Live è buona, così come tra i prodotti Bing, anche se sarebbe auspicabile una maggiore integrazione tra queste due famiglie di servizi. Microsoft ha reso disponibili alcune API per i propri servizi, anche se in numero ridotto e forse non credendoci molto, infatti non hanno molto successo.<br />Qualità del servizio: i tempi di uptime sono buoni, riescono a garantire degli SLA ragionevoli; l’assistenza online è piuttosto scarna, però, rivolgendosi a un mercato prevalentemente consumer, non è molto sentita come esigenza. Le prestazioni delle applicazioni web sono invece un po’ meno buone, anche magari a causa della pesantezza delle interfacce utilizzate, facendo percepire il caricamento delle pagine un pò lento, ma comunque mantenendosi a livelli accettabili.<br />Costo: anche Microsoft offre i propri prodotti al mercato consumer in maniera gratuita, ma c’è da considerare il fatto che per esempio Office Live per essere usato necessita di avere la licenza della suite Office originale (anche se con Docs.com non serve). Il costo dello storage è però molto conveniente, offrendo 25GB di spazio gratuitamente per archiviare file, e spazio infinito per la mail; i competitor offrono tutti capacità più basse o comunque a pagamento per arrivare a questi livelli.<br />Zoho<br />Zoho è un azienda indiana fondata nel 2005 che ha da sempre basato il suo business sulla realizzazione di applicazioni web in logica Software as a Service. Divenne famosa per essere una delle prime aziende che riuscì ad offrire un word processor di buon livello, e in seguito una suite office completa, fruibile esclusivamente da un web-browser sia in modalità online sia in modalità offline (grazie Google Gears), il che gli garantì un discreto successo. Il loro approccio segue quello del cloud computing puro, molto simile a quello di Google, anche se il mercato di riferimento è prevalentemente quello del mondo enterprise, dove oggi si sta espandendo. Curiosa la recente (ottobre 2009) scelta imprenditoriale di integrare le proprie applicazioni con le Google Apps, permettendo con un singolo accesso di utilizzare entrambe le suite “concorrenti”.<br />327088547625Completezza: l’offerta dell’azienda è composta da un pacchetto di applicazioni destinate alla produttività e alla collaborazione nel mondo aziendale, ed è forse l’offerta più completa nel mercato sotto questo senso. All’interno della suite si possono trovare un word processor, un foglio di calcolo, un programma per le presentazioni, un CRM, un project managment, un software per le risorse umane e per il recruitment, piattaforme di discussione, wiki, programmi di PIM (mail, calendario, chat, pianificatore), un task manager, un blocco note e altri programmi che coprono quasi tutte le esigenze che una piccola-media azienda può avere. Anche a livello di funzionalità i vari programmi risultano essere molto ricchi, tanto da fare concorrenza spesso ad applicazioni offline ben più balsonate, anche se con tutti i limiti che un approccio web-based porta.<br />Usabilità: con il recente restyling grafico, le Zoho Apps si presentano con un interfaccia pulita e funzionale, dove in poco spazio riescono ad essere racchiuse tutte le funzioni rilevanti per il lavoro, in una serie di menù a tendina che rappresentano un’ottima via di mezzo tra la semplicità e il risparmio di spazio tipica di Google e l’interfaccia Ribbon di Office Live. Tutto è a portata di mano e l’uso delle applicazioni non richiede grossi sforzi di apprendimento. Le barre laterali che curano la condivisione di documenti sono un po’ invadenti, ma è possibile nasconderle facilmente tramite pulsanti (forse non troppo visibili). A volta la coerenza delle interfacce non è omogenea, infatti ci si può trovare di fronte ad applicazioni aggiornate e ad alcune che usano ancora la vecchia interfaccia (es. Sheet), spiazzando l’utente che si aspetta un ambiente di lavoro unico. <br />Sicurezza: dalla pagina relativa alla gestione della sicurezza di Zoho si può capire come l’azienda sia dotata di tutti gli strumenti necessari a garantire una buona sicurezza aziendale e un trattamento corretto dei propri dati, sia a livello di tecnologie, sia a livello infrastrutturale. Il problema sta nel fatto che queste funzioni sono disponibili solo all’utenza pagante, mentre l’utilizzatore non professionale non ha lo stesso livello di riguardo. Se la cosa da un certo punto di vista è accettabile, sarebbe stato auspicabile almeno offrire una connessione cifrata per il servizio di mail.<br />Integrazione e interoperabilità: l’integrazione tra i vari applicativi della suite è buona, si riesce facilmente a passare da un servizio all’altro grazie ad un semplice menù a tendina, e vi è una bella funzione di ricerca unificata con cui si può trovare qualsiasi dato inserito in una qualunque delle applicazioni della suite. Viene inoltre offerta l’integrazione con le Google Apps, compreso il processo di single sign-on basato su OpenID, e sono disponibili API pubbliche per tutti i programmi più interessanti, con la possibilità di usare i servizi di google per dati hostati sui server dei parner, o viceversa utilizzare i dati caricati su Zoho con programmi di terze parti. Sono inoltre stati creati plugin per tutti i browser e per i più famosi programmi di produttività desktop al fine di permettere facilmente la gestione e il caricamento di file su Zoho.<br />Qualità del servizio: le prestazioni delle applicazioni offerte sono tutte in genere buone, seppur non eccelse nella reattività di risposta. L’assistenza viene fornita in via ufficiale tramite mail o tramite telefono, vi sono poi alcuni forum di supporto gestito dalla comunità (e da qualche sviluppatore) dove l’utente comune può chiedere consigli o aiuto.<br />Costo: Le applicazioni offerte da Zoho sono tutte gratuite per l’utenza entry-level che può quindi provarle liberamente, con vincoli però sullo spazio di storage disponibile limitato a 1GB e sulle funzioni avanzate come SSL, revisioni, workspace, upload multipli e console di amministrazione. Il piano prevede poi la distinzione tra utenza professional (1 solo utente ma funzioni avanzate) e utenza business (più utenti con funzioni avanzate) a prezzi che risultano però essere molto competitivi anche rispetto all’offerta già buona di Google (50€/user/anno contro 36€/user/anno, anche se l’offerta è più circoscritta a gruppi di pacchetti), garantendo un cospicuo risparmio alle aziende.<br />Aviary<br />3613785807720La mission di questa azienda è quella di rendere possibile la creazione di contenuti sul web a tutti gli artisti di ogni genere, a partire dai designer grafici fino ai musicisti, con lo scopo poi di condividere le loro creazioni all’interno del sito o sui principali social network, in modo da farsi conoscere. E’ stata una delle prime aziende che ha cercato di creare strumenti per lo sviluppo multimediale fruibili esclusivamente attraverso browser.<br />Completezza: la suite si compone in un image editor chiamato Phoenix, a cui si aggiungono un editor di immagini vettoriali, e editor per effetti e colori, oltre a uno screen capture che definiscono l’offerta per il lato grafico. Dal punto di vista funzionale l’editor grafico è abbastanza ricco, presentando tutti gli strumenti più comuni dei software non professionali, arrivando persino a gestire i livelli come fanno Photoshop e Gimp. Per il lato musicale invece troviamo Roc, un music creator per ora ancora in stato alpha ma utilizzabile, e un editor audio più maturo che prende il nome di Myna, abbastanza apprezzato nel settore, seppur non offrendo un ampio parco di effetti built-in come magari fanno altri software.<br />Usabilità: Le applicazioni sono sviluppate con un interfaccia flash che richiama direttamente il layout standard delle applicazioni offline con la barra dei menù tradizionale. L’aspetto in sé non è molto curato, ma l’interfaccia si rivela semplice e pulita, rendendo l’uso dell’applicazione alla portata di tutti, per lo meno di quelli che conoscono il funzionamento di strumenti del genere. Ci sono però delle incongruenze grafiche tra le applicazioni, dove ognuna usa dei colori diversi o delle posizioni dei menu diversi: si poteva integrare e standardizzare meglio l’aspetto tra le web app che compongono l’offerta, ed evitare magari alcune animazioni dei menù che tolgono qualcosa alla produttività.<br />Sicurezza: non essendo strumenti che trattano dati sensibili, il tema della sicurezza non è così fondamentale, e non c’è traccia sul sito di tecnologie particolari per mettersi al sicuro da attacchi esterni. L’accessibilità delle applicazioni è invece decisamente scarsa, non potendo manipolare l’interfaccia flash per renderla leggibile a persone con problemi.<br />Integrazione e interoperabilità: l’integrazione all’interno delle due aree della suite (grafica da una parte e audio dall’altra) è tutto sommato buona, permettendo lo scambio di progetti da una parte all’altra, seppur in maniera non troppo intuitiva. Non ci sono API per questi prodotti, ma l’integrazione con i social network è una parte fondamentale della promozione del lavoro degli artisti che utilizzano questi strumenti, così come lo showcase interno.<br />Qualità del servizio: le prestazioni percepite dall’utente sono in parte condizionate dalla pesantezza dell’interfaccia flash e dal carico elaborativo necessario a trattare file multimediali. La reattività delle applicazioni è quindi un po’ scarsa se confrontata con gli altri player visti, ma tutto sommato accettabile per un software del genere. Ogni programma è accompagnato da tutorial video e guide pratiche che spiegano l’utilizzo e vari trucchi utili, Anche la comunità che supporta il progetto è numerosa, come si nota dai lavori che vengono condivisi all’interno del sito.<br />Costo: a partire da febbraio 2010 la suite è diventata completamente gratuita per tutti gli utenti. Prima bisognava sottoscrivere un abbonamento mensile per poter salvare i lavori creati privatamente, e per avere accesso ad alcune parti del programma. Ad ora la società non ha ancora deciso ufficialmente come proseguire il proprio business model, ma hanno assicurato che non introdurranno più un prezzo per l’utilizzo del loro strumento nel pieno delle sue funzionalità.<br />Salesforce.com<br />Una delle aziende simbolo del successo del paradigma del Software as a Service è sicuramente Salesforce.com. La società è stata fondata nel 1999 da ex dipendenti Oracle, nel periodo in cui si parlava ancora di Software Application Service (ASP) e dove tutto ciò che si faceva in internet era seguito con un hype incredibile; attraversò il periodo nero della bolla internet dei primi anni 2000 in cui la maggioranza delle aziende come lei fallirono, uscendone addirittura più forte di prima, puntando sul fatto di concentrarsi su un determinato prodotto, un CRM /contact manager, che trae grosso vantaggio dalle possibilità offerte da internet e dalle sue metodologie cooperative e costruendo un brand molto forte. La sua strategia però non è quella di focalizzarsi sul settore CRM in modo classico, quanto più quello di offrire una piattaforma software per i propri clienti in grado di supportare, grazie alla sua struttura modulare, diversi tipi di soluzioni SaaS in apparentemente infiniti scenari di business, rendendo il suo prodotto molto meno verticale di quanto in realtà non sembri. Il successo della sua soluzione è stato notevole, tanto che oggi è diventata assolutamente competitiva rispetto ai grossi vendor CRM che dominavano il mercato fino a pochi anni fa, nonostante l’azienda continui a non considerarli suoi diretti competitor, introducendo grossa innovazione nel settore. Nel 2004 è arrivata anche a quotarsi in borsa e oggi ha una base dell’ordine dei 70.000 clienti, composti sia da piccole e medie aziende, che da grosse organizzazioni.<br />3270885-38735Completezza: l’offerta di Salesforce.com, come già accennato, consiste in una soluzione CRM modulare, con particolare predisposizione per supportare la forza vendita (SFA), con una serie di tools dedicati. Le funzioni configurabili inizialmente non sono molte, ma coprono grosso modo tutte le necessità basilari degli utilizzatori. Se ciò non dovesse bastare però, o ci fosse bisogno di soluzioni ad hoc più personalizzate, è presente un marketplace chiamato AppExchange dove sviluppatori di terze parti certificati possono realizzare moduli aggiuntivi personalizzati secondo le esigenze di medie-grosse organizzazioni, o che aggiungono funzioni avanzate come l’integrazione di servizi come Skype, Google Maps, LinkedIn e via dicendo, rendendo la soluzione una vera e propria piattaforma applicativa, favorendo la completezza e la personalizzazione del prodotto. Oggi Salesforce può essere quasi considerato una sorta di sistema operativo di nuova generazione sul quale può girare qualsiasi tipo di modulo sviluppato per essa come una vera e propria applicazione. Per molte aziende ciò risulta essere un buon compromesso nel passaggio da un CRM tradizionale a una soluzione SaaS che tipicamente è meno ricca e personalizzabile.<br />Usabilità: l’interfaccia di Salesforce è molto chiara, pulita e funzionale, risultato di un evidente studio di usabilità tale da rendere il software molto semplice da usare, e dal punto di vista grafico si discosta considerevolmente dalle soluzioni tradizionali di altri vendor, che magari richiedono più preparazione o un periodo di training iniziale per essere compresi a fondo. Si possono personalizzare le voci dei menu e le funzioni in modo da adattarle alle diverse esigenze (grazie all’architettura multi-tenant), e la scelta dei colori aiuta a distinguere l’ambito in cui si sta operando. Sono presenti anche interfacce abbastanza complete per soluzioni mobile, fruibili principalmente da smartphone e palmari, visto che il campo applicativo in cui opera prevede di dedicare una forte attenzione al tema della mobilità.<br />Sicurezza: nel 2007 l’azienda è stata oggetto di un attacco di pishing che ha compromesso le informazioni di contatto di una parte dei clienti e che ha avuto un grande eco sul web. A parte questo fatto però, che è riconducibile principalmente ad errori umani sui quali le tecniche di sicurezza possono fare poco, si può dire che l’attenzione dell’azienda su questi temi è elevata. Le connessioni e le transazioni sono cifrate su protocollo HTTPS, gli accessi all’account sono possibili solo previa attivazione e certificazione della postazione di lavoro e in generale la fiducia nella gestione dei dati personali è alta, grazie anche al brand che la società si è costruita nel tempo.<br />Integrazione e interoperabilità: AppExchange, come detto, permette di sviluppare distribuire moduli che favoriscono l’interoperabilità con altri servizi o con i sistemi già presenti in azienda, rendendo l’adozione del CRM facilmente adattabile ai diversi ambiti lavorativi. Le API disponibili sono ben documentate e molto apprezzate tra gli sviluppatori, nonché in continuo aggiornamento.<br />Qualità del servizio: la politica riguardo i SLA del proprio prodotto si basa su valutazioni derivate dall’importanza del cliente, distinguendo quindi tra clienti che possono accettare SLA più bassi e altri che invece necessitano per forza di cose di alti valori. Questa politica è stata molto criticata prendendo in considerazione la posizione delle PMI che in questo modo sono poco tutelate. Negli ultimi anni si sono avuti anche diversi problemi di system downtime, che in realtà lavorative pesano molto più che in altre situazioni, soprattutto visto che il confronto si fa con soluzioni che lavorano in locale che non soffrono di questi problemi. Le prestazioni dell’applicazione invece sono in genere molto buone, garantendo tempi di risposta più che accettabili. L’assistenza è di buon livello ed è presente una community, SuccessForge, promossa dall’azienda stessa che rappresenta un buon valore aggiunto per l’offerta aziendale.<br />Costo: se confrontata con soluzioni di pari livello Salesforce riesce a garantire un forte risparmio all’azienda ma soprattutto la possibilità di avere una curva dei costi più modulare rispetto alle reali esigenze dell’impresa cliente (di solito si paga rispetto al numero di utilizzatori), cosa che le grosse licenze dei software tradizionali non fanno. Uno dei motivi per cui l’azienda sta avendo sempre più successo è proprio l’ottimo rapporto tra la qualità della soluzione e il prezzo da pagare.<br />37signals<br />33851852313940Pur non essendo una dei top player del mercato SaaS, 37signals si è distinta nel settore come una delle società più innovative e particolari, che hanno sicuramente contribuito a un cambio di visione del mercato stesso. Nata dall’intraprendenza di un gruppo di designer web, la strategia dell’azienda si basa sul fornire software estremamente usabile e semplice, con un design molto curato e chiaro, accompagnando ogni scelta aziendale dal coinvolgimento della comunità attraverso il loro famoso blog Signal vs Noise e a svariati libri; oltre a questo l’azienda è stata anche la creatrice di un framework di sviluppo web opensource che ha avuto molto successo, “Ruby on Rails”, che si basa sugli stessi principi ed è usato per la creazione delle applicazioni della propria suite. L’azienda segue un modello di sviluppo definito “Agile”, che coinvolge quanto più possibile il committente, ottenendo in tal modo una elevata reattività alle sue richieste e diminuendo allo stesso tempo i costi di sviluppo. I suoi applicativi hanno avuto un enorme successo, portando l’azienda a essere leader nel suo settore ma soprattutto avendo un grado di soddisfazione dall’utilizzo elevatissimo.<br />Completezza: Il prodotto più conosciuto e usato dell’azienda è un software di project managment che si chiama Basecamp, che ha avuto ultimamente molto successo tra le piccole e medie imprese, ma anche tra alcuni gruppi di rilievo, come si può vedere dall’a home del sito. A questo si accompagnano altre 3 applicazioni, un software di gestione dei contatti/CRM basilare (Highrise), un software di comunicazione aziendale e chat online (Campfire) e un PIM/information sharing (Backpack). Seguendo la loro filosofia aziendale, i software che compongono la suite non sono farciti di funzioni avanzate o particolarmente ricchi di opzioni, ma non per questo risultano poveri dal punto di vista funzionale. Per esempio Basecamp non contiene neanche un diagramma di Gantt, funzione tipica in praticamente tutti i software di project managment, però sostituisce questa funzione con un sistema di task intelligente e molto semplice da usare, tanto da non farne sentire la mancanza. Questo approccio innovativo è stato molto apprezzato dal mercato. Alcune funzioni però effettivamente mancano e potrebbero farsi sentire nel caso di particolari esigenze. <br />Usabilità: l’usabilità rappresenta sicuramente il punto forte del gruppo. L’attenzione posta sotto questo aspetto è massima, non per niente gli sviluppatori derivano da un gruppo di designer di successo, e il tutto si traduce in una suite facilissima da usare, gradevole da vedere ma allo stesso tempo efficace nei risultati. Le scelte grafiche sono tutte incentrate sulla facilità d’uso e sul rendere meno complicata possibile la presentazione dei risultati, a partire dalla scelta dei colori fino ad arrivare al posizionamento di pulsanti e opzioni. Una pecca sta nel fatto di non avere molti tutorial che spiegano l’utilizzo del software. <br />Sicurezza: tutte le connessioni sono cifrate, anche se l’accesso al software non prevede la certificazione della postazione lavorativa, ma semplicemente un account attivo da parte dell’amministratore della pagina. Non sono inoltre possibili restrizioni particolari sui permessi, ma è possibile solo decidere se rendere accessibili o meno (compresa la modifica) le informazioni all’esterno. In generale l’attenzione alla sicurezza è buona pur senza eccellere. La società è solida e in continua crescita, quindi sono bassi i rischi di perdere i propri dati in seguito a fallimenti o problemi di vari tipi.<br />Integrazione e interoperabilità: Per ora l’integrazione tra i quattro servizi è a livello preliminare, si può passare da un applicazione all’altra con una barra (da installare) nella parte superiore dello schermo ed è implementato il single sign-on; la società ha garantito che al più presto migliorerà questo aspetto. L’interoperabilità verso l’esterno invece è molto buona, sono state create delle API per l’uso dei loro servizi in software di terze parti, come per esempio accade con dei widget della dashboard di MacOS che richiamano i task di Basecamp, o con alcuni moduli per sistemi aziendali, aprendo molte possibilità di integrazione E’ possibile inoltre esportare tutti i propri dati in formato HTML o XML se si decidesse di terminare l’abbonamento.<br />Qualità del servizio: sul sito si può trovare un esauriente sezione dedicata ai problemi, alle FAQ e al supporto fornito dall’azienda, che garantisce risposta ai quesiti entro poche ore. In generale i pareri sulla qualità del servizio sono buoni, così come le prestazioni percepite nell’utilizzo dell’applicazione. La reputazione che l’azienda si è fatta in internet è indice di serietà.<br />Costo: il modello di business dell’azienda è quello tipico del “freemium”, ovvero offre delle feature limitate in modo gratuito per invogliare a provare il programma e soddisfare le esigenze dell’utenza base, per poi proporre a pagamento le feature più avanzate o diversi tagli di utilizzo rispetto al numero di utenti, al numero di progetti hostati o al numero di gigabyte usati. Confrontata con gli altri project managment del mercato l’offerta si posiziona in una fascia intermedia, né troppo conveniente né troppo costosa. Se però si valutano le feature standard offerte rispetto al prezzo al quale vengono vendute il rapporto scende, rendendo abbastanza cari questi software, seppur la qualità di realizzazione e la facilità d’uso in molti casi potrebbero essere un parametro determinante nella scelta. <br />Modelli di business<br />Come si può già in parte vedere dall’analisi precedente, i business su cui si basano i vendor di applicazioni web sono diversi. Cerchiamo brevemente di strutturare meglio il concetto facendo una classificazione un po’ più formale, chiarendo bene come questa non sia una distinzione esclusiva, ma ci si trovi molto spesso davanti a una combinazione di questi modelli, in modo da comporre un offerta il più vicina possibile al profilo delle necessità del cliente.<br />Advertising<br />Uno dei business più seguiti in assoluto sul web è certamente quello della pubblicità, che si può quasi definire la vera base solida su cui internet basa la sua sopravvivenza economica. Questo modello è nato principalmente per supportare i siti web informativi, come news, motori di ricerca, blog, portali e via dicendo, per poi estendersi anche verso le applicazioni web. Nel layout della webapp vengono quindi inseriti dei banner sui quali compare la pubblicità di inserzionisti indipendenti oppure di provider terzi, che vengono remunerati solitamente a seconda dei click effettuati su di esso, oppure, anche se ormai è sempre più raro, per numero di visite. Un tipico esempio di questo tipo lo si può trovare in Gmail.<br />Freemium<br />Questo business model, articolato per la prima volta da Fred Wilson nel 2006 e molto diffuso tra le applicazioni 2.0, ma non solo, si basa sul concetto di offrire un servizio web considerato di base, ovvero con un numero limitato di funzioni adatte a un utenza generalista, per poi offrire a pagamento alcune funzioni più avanzate. In questo modo si riesce ad attirare l’attenzione sul proprio prodotto che essendo gratuito verrò provato da molte persone, per poi basare i guadagni su una percentuale di questi utilizzatori che necessitano professionalmente di strumenti speciali più avanzati. E’ necessario per questo tarare bene quali strumenti offrire gratuitamente e quali a pagamento, per non penalizzare a seconda dei due casi, l’effetto marketing o l’effetto di monetizzazione.<br />Abbonamenti<br />Un altro modello di business che sta avendo sempre più successo associato al paradigma del Software as a Service, è quello dell’abbonamento al servizio offerto. Solitamente viene inizialmente data la possibilità di usare l’applicazione in versione trial, quindi limitata a un certo periodo di tempo, oppure limitata rispetto al numero di utenti supportati o risorse messe a disposizione, scaduto il quale il suo utilizzo è condizionato al pagamento di un canone mensile o annuale. In questo modo viene data la possibilità di provare le piene funzionalità dell’applicazione, per poi, in caso soddisfi le esigenze dell’utilizzatore, remunerare su tutti gli utenti per il suo utilizzo effettivo. Viene data si solito la possibilità di sottoscrivere diversi piani di abbonamento che differiscono per il numero di utenti supportati o per le risorse utilizzate (spazio di archiviazione, banda passante garantita, ecc,).<br />Assistenza e personalizzazione a pagamento<br />Vi è poi un ultima forma di business basata su applicazioni web, utilizzata soprattutto per soluzioni open source o per conto di servizi terzi. Essa a differenza delle forme precedenti, non si basa direttamente sulla vendita dell’applicazione stessa, ma punta ad offrire servizi accessori di contorno all’applicazione che vadano in contro alle esigenze del cliente finale o che ne estendano le possibilità di personalizzazione e adattamento ai sistemi esistenti. Rientrano in questa categoria ad esempio i vari servizi di consulenza, training e assistenza all’adozione di particolari soluzioni SaaS, solitamente richiesti da clienti che non sono in grado di seguire il processo di scelta, implementazione e integrazione dell’applicazione all’interno della propria realtà aziendale. Un esempio di questo tipo lo si può trovare con Openbravo, noto ERP open source web based. Un altro tipo di servizio offerto di solito consiste nella modifica del codice dell’applicazione stessa, che in questo caso deve essere per forza di cose open source, col fine di adattarla alle richieste del cliente o di aggiungere funzioni specifiche per il suo utilizzo. <br />Questo genere di servizi può essere offerto dalla stessa società che sviluppa il software ma anche, a seconda dei casi, da società terze indipendenti oppure da società affiliate con lo sviluppatore originale secondo contratti di partnership.<br />Il futuro delle applicazioni web<br />Punto di vista tecnologico<br />Per analizzare come evolverà il mercato delle web application bisogna partire dalle fondamenta, dalle tecnologie che stanno alla base dello sviluppo strutturale di internet, per poter meglio comprendere quali saranno le basi sulle quali poter sviluppare le nuove generazioni di applicazioni.<br />Vi è una tecnologia che sicuramente rappresenterà l’evoluzione futura delle applicazioni web che è HTML 5, di cui si fa un gran parlare in quest’ultimo periodo per le prese di posizione di alcuni importanti player (Apple vs Adobe).<br />HTML 5 in realtà è un insieme di più tecnologie che è stato necessario introdurre al protocollo HTML 4.01, che tutt’ora è quello su cui il web si basa, col fine di supportare meglio le esigenze che via via la rete sta richiedendo, soprattutto dopo l’esplosione del fenomeno Web 2.0. Così come è successo col suo predecessore, si sta tentando con questa versione 5 di arrivare a una standardizzazione di alcuni tag e alcune metodologie sintattiche per poter rendere universale una pagina web a prescindere del browser utilizzato, purchè questo segua tali standard. Il lavoro sulle nuove specifiche era partito nel lontano 2004, e solo pochi mesi fa, nel marzo 2010 si è arrivato a quello che viene definito dalla W3C un “working draft”, ovvero una bozza preliminare funzionante con la quale si può sperimentare, come già si sta facendo, questo nuovo linguaggio. Il processo di standardizzazione sarà però molto molto lungo: le specifiche per ora sono da considerarsi come un cantiere aperto, soggetto a modifiche e ripensamenti, e si stima che le specifiche non verranno bloccate prima del tardo 2012 e addirittura consigliate da W3C solo nel 2022. Detto questo ci sono già molti browser che stanno offrendo un preliminare supporto all’HTML 5, e nonostante qualche variante “proprietaria” di alcuni tag, si può già oggi creare qualche lavoro basato su tale tecnologia: un esempio eccellente è quello di Mugtug, che con Darkroom e Sketchpad, offre una suite di strumenti di photo editing, oppure come per Clicker, un servizio di streaming video e gestione di contenuti multimendiali che si basa esclusivamente su HTML 5.<br />Le tecnologie che stanno alla base di HTML 5 come detto sono molteplici, ma le più importanti sono:<br />Supporto Audio e Video = sarà possibile inserire all’interno di pagine web elementi multimediali audio e video in modo nativo, come già si fa oggi con le immagini, senza quindi l’uso di plugin come Flash o Silverlight e senza quindi gravare in modo pesante sulle prestazioni del computer client. Questa funzione è stata molto richiesta dal mercato, soprattutto ultimamente quando lo streaming audio-video è diventato un servizio tra i più utilizzati sul web, e le soluzioni già presenti risultavano insoddisfacenti da un punto di vista prestazionale. Assieme a ciò però si è sollevato anche il problema di quale codec usare per la riproduzione di questi segnali, e il dibattito è tutt’ora aperto.<br />WebGL = è una tecnologia che permette di sfruttare direttamente l’accelerazione 3D della scheda video del client all’interno di pagine web, in modo da poter accelerare la visualizzazione di scene complesse e supportare in maniera più fluida animazioni e video. Grazie a questa tecnologia vedremo persino gli attuali giochi 3D complessi girare in remoto tramite browser web, cosa che fino ad ora sembra impossibile viste le scarse performance. Alcuni arrivano ad ipotizzare addirittura un futuro 3D per le stesse pagine web, che si avvicineranno sempre più a una resa grafica paragonabile al mondo reale.<br />Offline Web Storage = uno dei più grandi svantaggi dell’attuale HTML è quello di non supportare la scrittura permanente dei dati all’interno di database locali, rendendo necessaria la realizzazione di workaroud come per esempio sono i cookie. Con questa tecnologia si supererà questa barriera, rendendo possibile persino l’esecuzione di applicazioni web complete senza aver a disposizione la connessione ad internet, in maniera simile a quanto oggi proponeva Google con Gears.<br />Canvas = sono oggetti che permettono il rendering dinamico di immagini attraverso un linguaggio di scripting come può essere per esempio Javascript. Con essi si possono creare dei box programmabili su cui poter generare dinamicamente veri e propri disegni 2D grazie ad API dedicate, favorendo quindi una presentazione migliore dell’interfaccia delle pagine web. Diventa possibile quindi introdurre animazioni, grafici dinamici ed elementi di layout senza ricorrere a immagini statiche, e quindi potendo adattarli a seconda delle esigenze.<br />Drag & Drop = un po’ come era possibile fare con AJAX, ora anche il semplice HTML può permettere il Drag & Drop di oggetti, cosa che favorisce ulteriormente la user experience semplificando allo stesso tempo di molto la vita ai programmatori. Un esempio della loro applicazione di ha con Google Wave, dove è possibile trascinare le Wave dentro le inbox desiderate.<br />Supporto al web semantico = grazie a dei “Microdata” si possono ora assegnare dei significati semanticamente interpretabili a delle parti di codice che prima non lo erano. Questo aiuta i motori di ricerca ed in generale i motori semantici a comprendere il significato delle parole chiave contenute in pagine web, in modo da poterle elaborare al fine di generare un output più simile possibile al ragionamento umano. Si può in sostanza dire che HTML 5 pone le basi per il futuro del web nella direzione del web semantico.<br />Come si vede da questi esempi, che non rappresentano la totalità delle tecnologie supportate da HTML 5, le possibilità che queste aprono allo sviluppo di applicazioni web sono infinite. Avremo applicazioni più belle graficamente e più interattive, che consumano molte meno risorse di calcolo del client favorendo quindi l’uso su strumenti sempre più thin, come gli smartphone, e che potranno essere realizzate in maniera molto più semplice di quanto attualmente si fa. Quest’ultima cosa permetterà anche a persone che fino ad ora sono state lontane dallo sviluppo di applicazioni web, di poter facilmente imparare il loro sviluppo, rendendo sempre più alla portata di tutti la loro realizzazione e favorendo quindi la competizione sul mercato.<br />Un altro settore complementare che sta ricevendo e che riceverà sempre maggiore sviluppo è quello dei web browser. La tendenza a creare versioni sempre più veloci a interpretare il codice javascript o a renderizzare graficamente una pagina web, unita ad accorgimenti per aumentare la sicurezza (come ad esempio l’esecuzione in sandbox separate e protette) porterà sicuramente benefici nella fruizione delle webapp, a tutto vantaggio dell’utilizzatore e della prestazioni che le applicazioni potranno raggiungere.<br />Alcune tecnologie legate a questo aspetto poi promettono una vera e propria rivoluzione: Native Client, ad esempio,è un progetto opensource che promette di far eseguire al browser codice nativo x86 (e nel breve futuro anche ARM), quindi scritto nei linguaggi di programmazione più comuni, in sandbox protette in modo da risolvere eventuali problemi di sicurezza tipici di tecnologie come ActiveX. Questo vuol dire che si potranno fare porting delle tradizionali applicazioni per essere eseguite su browser, oppure sviluppare webapp in linguaggi come C/C++, in modo da accedere direttamente alle risorse del sistema e quindi aumentando enormemente le prestazioni della webapp. Un esempio d’uso di questa tecnologia ha portato a realizzare una versione di Quake II, famoso gioco in 3D, fruibile esclusivamente da un browser web e dalle prestazioni assolutamente soddisfacenti.<br />Tendenze del mercato<br />Oltre all’evoluzione delle tecnologie, è fondamentale osservare le nuove tendenze verso cui spinge il mercato per poter definire un plausibile scenario futuro per le applicazioni web.<br />“In three years desktops will be irrelevant, in Japan, most research is done today on smart phones, not PCs”.Sicuramente uno dei trend che maggiormente stanno caratterizzando il mondo dell’internet è l’avvento di sempre più dispositivi pensati per accedere al web in mobilità. Negli ultimi anni ci siamo trovati davanti a un boom di vendite di netbook, cellulari e smartphone con collegamenti sempre più veloci, senza dimenticare la recente uscita dei tablet come l’iPad che puntano a cambiare sensibilmente gli equilibri di mercato visto il volume di vendite, oppure altri sistemi come autoradio e televisioni pensate per accedere in un modo o nell’altro al web e alle sue applicazioni. Guardando i numeri possiamo vedere come solo nel primo trimestre 2010 siano stati venduti 314,7 telefoni cellulari con possibile collegamento a internet e oltre 54 milioni di smartphone. Numeri impressionanti che anche confrontati con il mercato PC sono diversi ordini di grandezza superiori. John Herlihy, il direttore delle vendite online di Google, ha affermato a marzo 2010:<br />E presto sarà così anche da altre parti del mondo visti i tassi di crescita.<br />Assodato questo bisogna quindi pensare di realizzare applicazioni web che siano pensate e progettate per girare su un numero sempre più vasto di dispositivi e in mobilità. E’ necessario un ripensamento dell’interfaccia utente per renderla adattabile all’utilizzo touch in modo da non costringere a continui zoom, è necessario pensare alle enormi opportunità di business create dal fatto che la maggior parte dei dispositivi monterà un modulo GPS e sarà quindi geolocalizzabile, è necessario tenere conto delle dimensioni degli schermi con cui si fruiranno le webapp che potranno variare dai 2-3 pollici degli smartphone fino ad arrivare agli oltre 50 pollici di un televisore, delle differenti capacità elaborative dei device, e via dicendo. <br />La sfida per gli sviluppatori sarà quindi quella di adattare le proprie applicazioni per tutte queste nuove situazioni d’uso.<br />Inoltre una sicura futura tendenza sarà quella di mascherare il più possibile l’applicazione web per farla sembrare una classica applicazione nativa, poiché l’utente cerca un ambiente unico di utilizzo da cui fruire le proprie applicazioni. Già oggi in questo senso si sono fatti molti passi avanti ma in futuro tutto questo sarà molto più accentuato. Per esempio per l’iPad, Apple ha appena rilasciato una libreria chiamata AdLib che rappresenta un framework per creare webapp per Safari Mobile dall’interfaccia identica a quella delle applicazioni native per iPad. Grazie ad essa e all’uso di tecnologie AJAX che mascherano i momenti di caricamento dovuti alla connessione, si ha proprio l’impressione di stare usando una applicazione nativa, perché si riesce a riprodurre completamente lo stile dei menù e l’interazione tipica come lo scrolling touch.<br />I sistemi operativi online e i web application store<br />Se il web sta sempre più conquistandosi un ruolo principale nell’utilizzo del computer, tanto che moltissime persone accendono il loro PC solo per navigare, e le applicazioni tradizionali stanno pian piano tendendo a spostarsi quasi tutte sul web, ha ancora senso oggi avere un sistema operativo complesso, lento ed ingombrante con l’unico scopo di utilizzare un semplice browser web?<br />704852256790Questa domanda se la sono posta anche gli ingegneri di Google, e sono arrivati alla conclusione che i tempi sarebbero maturi per trasformare l’utilizzo tradizionale del PC in qualcosa che ci catapulti direttamente nel web, dove risiedono tutti i nostri dati e le nostre applicazioni, in modo veloce, sicuro e facile. L’azienda sta quindi pensando di fare un ulteriore passaggio per favorire l’adozione di software SaaS nei computer di tutti giorni, trasformando il sistema operativo attuale in qualcosa che è assimilabile soltanto ad un browser. L’idea che sta dietro a ChromeOS, che è il nome di questo progetto, è quella di eliminare tutti gli stack inutili che stanno tra il kernel linux, che gestisce l’hardware del PC, e il browser, con cui si accede ad internet. In questo modo sarebbe possibile accendere il proprio computer e in un tempo di appena 7 secondi trovarsi già operativi sulle proprie applicazioni web, dimenticandosi una volta per tutte i vari problemi di manutenzione del sistema e dei software e concentrarsi solo sull’operatività, resa dal web ubiqua grazie al fatto che tutto è memorizzato sulla cloud remota a cui si ha accesso. <br />Si sta quindi facendo un ulteriore passaggio verso il modello del Software as a Service: dal portare sul web la singola applicazione, si pensa oggi di portare sul web l’intero sistema operativo, a partire dai propri documenti, passando per le applicazioni fino ad arrivare persino alle proprie stampe su carta. Il cambiamento portato da questo nuovo paradigma sarà molto difficile da assimilare da parte del mercato, soprattutto a causa della pervasività delle applicazioni tradizionali, delle scarse prestazioni dei collegamenti ad internet in molte zone del mondo (o addirittura della loro non presenza) e dalla diffidenza della gente nel lasciare i propri dati nella nuvola senza sapere dove risiedono e cosa ne viene fatto. Certo è che l’impatto che ciò potrebbe provocare sul mercato dell’IT e sul modo con cui viviamo l’esperienza d’uso del PC sarebbe drastico. <br />Nel passato sono già stati fatti diversi esperimenti di sistema operativi completamente online, vedi esempi come il famoso EyeOS, anche se si basavano su un approccio un po’ diverso: si tendeva a ricreare sul web un intero desktop tradizionale, trasformando in sostanza tutto il sistema in una complessa e pesante applicazione web che risultava difficilmente gestibile ed usabile, e dove le singole applicazioni web dovevano essere sviluppate all’interno di questa piattaforma. <br />Questi sistemi non hanno probabilmente riscosso il successo sperato sia perché non avevano alle spalle un grosso nome che permettesse di avere una certa visibilità sul mercato, come invece è Google, sia perché partivano dal presupposto di ricreare sul web lo stesso paradigma di interazione del desktop tradizionale, che risultò in fin dei conti poco vincente. L’esperienza d’uso per l’utente finale, seppur sicuramente buona per l’obiettivo che ci si era posti, veniva confrontata direttamente con quella del sistema operativo installato localmente sulla propria macchina, che sicuramente era più prestante, vista la possibilità di accedere direttamente all’hardware, e più coerente all’utilizzo per cui era stato pensato, rendendo quindi il confronto improponibile.<br />L’approccio seguito da Google invece è una sorta di via di mezzo tra questi sistemi e i sistemi tradizionali: esso usa come interfaccia di interazione col sistema un classico browser web, sicuramente molto più prestante e adatto allo scopo, ma soprattutto familiare per chi già utilizza il browser Chrome della società, mentre tutto il lato applicativo è demandato alle webapp che si possono trovare in tutta la rete, esaltando in maniera ancora più evidente le potenzialità del web come piattaforma di sviluppo applicativo. Aggiungendo a questo l’enorme evoluzione prestazionale e tecnica che i browser hanno avuto nell’ultimo periodo e le possibilità che le nuove tecnologie, che abbiamo precedente visto, abiliteranno per la realizzazione delle webapp e per l’esecuzione di codice all’interno del browser, si nota chiaramente che le possibilità aperte da un approccio del genere sono molto più grandi rispetto a quelle dei suoi predecessori.<br />Ad uno scenario di questo tipo, si aggiunge un ulteriore novità che potrebbe sicuramente giovare al progetto, ovvero la nascita dei Web Application Store. Vista il continuo aumento nel numero di webapp sviluppate e viste le dimensioni che ha raggiunto il web, diventato ormai un mare sterminato in cui diventa difficile orientarsi o cercare qualcosa di specifico senza conoscere il nome di un prodotto, si sta pensando di dotare i browser, Chrome in primis (e quindi direttamente ChromeOS), di un application store per agevolare la ricerca e la valutazione delle webapp. Le applicazioni scaricate dallo store verrebbero rese visibili all’interno del browser web, creando un semplice collegamento al servizio stesso, e in pochi minuti e con il massimo della semplicità sarebbero disponibili per l’utilizzo attraverso il browser. Rappresenta un po’ l’ampliamento del concetto degli attuali Store confinati ai singoli prodotti, che ho descritto nel Capitolo 2.5.<br />Sulla scia del successo dell’AppStore di Apple e dell’Android Market della stessa Google, dedicati al mondo degli smartphone mobile, questo marketplace globale consentirebbe al mercato un vantaggio triplice: l’utente sarebbe agevolato nella ricerca dell’applicazione web più adatta al proprio utilizzo, disponendo di un luogo unico di ricerca, e di commenti e recensioni utili per la comparazione delle varie alternative, semplificando moltissimo il processo di valutazione e selezione; lo sviluppatore avrebbe finalmente un canale unico con cui promuovere la propria applicazione e quindi renderla molto più visibile rispetto a quanto non sia possibile fare sul proprio sito del progetto, semplificando inoltre il processo di pagamento del servizio che sarebbe standardizzato e già implementato nello store; il gestore del marketplace infine, riceverebbe una quota concordata dei guadagni degli sviluppatori, ponendosi nella posizione di intermediario nel processo, con tutti i vantaggi che ne conseguono. <br />Sembra quindi uno scenario win-win, fatto per cui sarà molto probabile vedere i vari browser adottare tutti un approccio del genere. Questo però potrebbe causare una frammentazione dell’offerta, che di certo non favorirebbe né gli utenti ne gli sviluppatori. Si potrebbe quindi pensare alla realizzazione di una soluzione unica, opensource e basata su standard aperti, che potrebbe essere implementata indistintamente da tutti i browser, i quali poi si potrebbero spartire i ricavi in base ad accordi, anche se è raro vedere nel mercato soluzioni condivise del genere.<br />Questo servizio potrebbe essere indirizzato soprattutto verso le piccole-medie software house che non hanno la possibilità di essere visibili allo stesso modo di quanto non siano i grossi nomi del settore, causando una spinta propulsiva alla nascita di nuove applicazioni web e a un graduale passaggio quindi a sistemi quasi completamente cloud.<br />Conclusioni<br />Si è quindi destinati ad un futuro in cui le web application sostituiranno completamente i software tradizionali installati sui nostri computer o sui nostri device mobili? <br />Sebbene la spinta in questa direzione sia sempre più forte, ed è quasi certo che buona parte delle applicazioni che useremo in futuro sui nostri dispositivi saranno esclusivamente on-line, credo che sicuramente a breve termine una migrazione totale non potrà avvenire. Sono ancora troppi i problemi infrastrutturali che limitano una diffusione totale del paradigma SaaS: si pensi soltanto alla copertura della banda larga nel nostro paese che, seppur ritenuto uno dei paesi più sviluppati al mondo, presenta ancora delle forti disomogeneità geografiche tali da non riuscire a garantire il 100% di copertura a breve termine, complice l’inerzia politica che rappresenta un freno allo sviluppo del sistema paese. Proviamo quindi a pensare come potrebbe essere la situazione in paesi più disagiati del nostro, dove internet è un lusso per pochi e i computer stanno iniziando solo ora ad avvicinarsi alle case delle persone. Fino a chè il digital divide sarà così accentuato, ogni ipotesi di sviluppo globale in una certa direzione esclusiva deve subire per forza di cose un ridimensionamento.<br />Altro problema grosso è rappresentato dalla affidabilità di soluzioni del genere, che vincolano l’utilizzatore o l’azienda ad accollarsi un rischio di mancato servizio, di perdita dei dati o anche di trattamento di questi dati in modo improprio, che ancora tutti non sono disposti a correre, visti i danni che ciò può causare. La diffidenza di molte persone a concedere a terzi i propri dati personali o aziendali è una delle barriere più forti contro cui il modello del SaaS dovrà lottare.<br />Ultimo punto, ma di certo non per importanza, è che queste soluzioni non sono adatte a tutti i tipi di utilizzi. Ci saranno sempre alcune nicchie che richiedono particolari condizioni operative, particolari prestazioni, particolari personalizzazioni spinte che sono per loro natura incompatibili con un modello applicativo del genere.<br />Si potrebbe muovere l’ipotesi che la maggior parte di questi “freni” saranno superabili col tempo, con l’adattamento e con l’evoluzione tecnologica. Certamente questo potrebbe essere vero, ma non è sempre detto che ciò risulti poi conveniente. L’adozione di software web-based, come tutte le scelte che si fanno, è sempre una valutazione fatta prendendo in considerazione i costi e i benefici. Se i benefici non sono tali da giustificare il passaggio, esso non sarà fatto. E si sa che nel lungo termine è difficile fare previsioni in un mercato come quello informatico dove 10 anni rappresentano una vera e propria Era.<br />Detto questo è ragionevolmente lecito attendersi un futuro sempre più tra le nuvole.<br />Contatti:e- mail: claudio.rava(at)gmail.comLinkedIn:http://it.linkedin.com/in/claudiorava SlideShare:http://www.slideshare.net/itacla Sito Web:http://www.itacla.com/ Twitter:http://twitter.com/itacla368998542259252794635422592518992854225925<br />