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Procedimento 9916 2011 memoria difensiva ciampolillo  art.183,6° n.1 12 10 12 -1_
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Procedimento 9916 2011 memoria difensiva ciampolillo art.183,6° n.1 12 10 12 -1_

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Peraltro, le correzioni riguardano solo una piccola parte delle strafalcionerie messe sinteticamente in evidenza nella conferenza stampa di Legambiente del 21/11/2007, non risultando prese in …

Peraltro, le correzioni riguardano solo una piccola parte delle strafalcionerie messe sinteticamente in evidenza nella conferenza stampa di Legambiente del 21/11/2007, non risultando prese in considerazione tante altre parti di cui non era stata fatta esplicita menzione.
In definitiva, nel copia e incolla, i refusi da “refusi veneti” sono diventati “refusi siciliani” e gli autori siciliani, con il citato D.A. n. 43, dopo 7 mesi li hanno corretti facendoli comparire come propri errori di stampa. (sic!)
Ma nonostante questo, alla data del 22/10/2008(*) (dopo ulteriori 7 mesi) sul sito web dell’Assessorato era possibile trovare sì la versione “corretta” del Piano, salvo ad accorgersi che conteneva le stesse precedenti strafalcionerie. (sic!).
Dalla fine di ottobre 2008 sul sito risulta inserita la versione con i “refusi” veneti corretti, ma soltanto il 29/04/2009, con la nota n. 1777, il Capo di Gabinetto dell’ARTA era costretto a comunicare, con malcelato imbarazzo, che la Commissione ispettiva costituita dall’Assessore Interlandi il 22/11/2007 (per dimostrare che il Piano non era stato copiato) “non aveva reso alcuna relazione conclusiva”. Un’affermazione criptica per cercare di stendere il velo su una vicenda insostenibile ed indifendibile.
Per definire tutta la complessa vicenda, dunque, Ciampolillo usò nel suo blog le parole “probabili ipotesi di truffa”. A dire il vero parole appropriate essendovi per la legge “truffa” quando ricorre la condotta di <<chiunque,>> (articolo 640 codice penale). E nei fatti testé narrati sono presenti i seguenti elementi :
- l' “artifizio e il raggiro”, che è quello di chi ha presentato come “sua” un’opera che nient'altro era se non la manipolazione, peraltro incompleta e raffazzonata, di un'opera altrui (e perché allora non usare la parola “plagio” intesa come “appropriazione indebita e divulgazione sotto proprio nome di un'opera altrui o di una parte di essa, specialmente in ambito artistico e letterario”? - vedasi dizionario De Mauro della Lingua Italiana);
- “inducendo taluno in errore”, anzi non “qualcuno” ma l'intera comunità isolana che si affida agli organi istituzionali -e segnatamente a quelli per la tutela della qualità dell'aria- per godere del sacrosanto diritto alla salute (art. 32 Cost.) ;
- “… con altrui danno” : oltre al presumibile danno alla salute derivante dall’ inesistenza sostanziale delle misure di monitoraggio sulla qualità dell’ aria (che nel documento erano calibrate per il Veneto e non per la Sicilia), vi è poi il danno economico alla Regione sicilia che ha investito fondi di bilancio per la produzione di un documento risultato sin da subito posticcio.

http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/2014/01/audizione-assessore-lo-bello-dr-capilli.html

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  • 1. 1 TRIBUNALE CIVILE DI PALERMO TRIBUNALE CIVILE DI PALERMO Sez. I – Giudice d.ssa MAISANO MEMORIA ES ART. 183, 6° COMMA, N. 1 PER Il sig. CIAMPOLLILLO GIUSEPPE, rappresentato e difeso dall’ avv. Giacomo Cirincione [Cod. Fisc. CRNGCM54B24G273O, Partita I. V. A. 03300570821, giusto mandato a margine dell’ atto di costituzione e risposta, - convenuto, CONTRO Anza’ Salvatore, nata a Patti (ME) il 21 aprile 1955 residente a Palermo in via Umbria n. 6 [cod.fisc. NZASVT55D21G377B], rapp.to e difeso dall’ avv. Salvatore Ferrara e dall’ avv. Giuseppe Ugo Abate, - ricorrente, PREMESSO il ricorso ai sensi dell’ art. 702-Bis c.p.c. notificato l’ 08 novembre 2011 da Anzà Salvatore il quale chiede al Tribunale di Palermo di condannare il convenuto Ciampolillo Giuseppe al <<… risarcimento del danno alla sua reputazione, personale e professionale>>, avendo premesso che il sig. Ciampolillo ha condotta nei suoi confronti una campagna denigratoria attraverso alcuni siti internet nei quali pubblica articoli diffamatori e denigratori contro di lui e l‘ ufficio che egli stesso dirige; ritenuto impugnativamente quanto dedotto da parte avversa; il sig. Giuseppe Ciampolillo, ad integrazione e precisazione dell’atto di costituzione e di risposta, eccepisce e deduce : Avv. Giacomo Cirincione Corso Calatafimi 487 90129 PALERMO Tel./fax 0916571800 - 3200332451 e-mail cirincionegiacomo@libero.it P.E.C.: giacomocirincione@pecavvpa.it
  • 2. 2 le dichiarazioni del sig. Ciampolillo, espresse attraverso la pubblicazione on- line sul blog da lui curato non integrano affatto gli estremi del reato di diffamazione ai sensi dell’ art. 595 c.p manifestandosi esse nell’ ambito del diritto di critica e di cronaca il quale agisce come esimente di una eventuale – e tutta da accertare- responsabilità per danni derivanti dalla lesione del diritto personale all'onore ed alla reputazione. Nel caso de quo è indubbio che ricorrano le condizioni tutte elaborate dalla costante e più aggiornata giurisprudenza e dottrina, e cioè : la verità oggettiva della notizia pubblicata; l'interesse pubblico alla conoscenza del fatto; la cd. pertinenza ed infine la correttezza formale dell'esposizione (la cd. continenza). I fatti oggetto dell’ asserito danno alla sua reputazione lamentati del dr. Anzà riguardano la questione del pet-coke, materiale fortemente tossico se liberato in atmosfera, per l’ uso del quale la Italcementi SPA aveva chiesto l’autorizzazione per il cui rilascio l’ Anzà convocò il 4 luglio del 2007 una “conferenza di servizi”, e il “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’ aria della Sicilia”. Non vi è dubbio che per sono oggettivamente veri i fatti riportati dal sig. Ciampolillo nelle dichiarazioni contestate dal ricorrente, come già si è affermato in atto di costituzione: che cioè si giunse alla malaugurata autorizzazione a favore dell’ Italcementi per l’ uso del pet-coke dopo che si svuotò di sostanza la conferenza di servizio in cui tutti i soggetti interessati si riunirono ma nessuno disse niente, come se di fronte agli interessi in gioco, fosse ammissibile non dire niente, non porre a confronto le proprie posizioni, non chiedere informazioni ed assicurazioni. L’ interesse pubblico in quella
  • 3. 3 seduta necessitava certamente di comportamenti attivi mentre il silenzio e l’ astensione non possono essere l’espediente cui si ricorre per trarsi d'impaccio: chi doveva tutelare i cittadini siciliani –massimamente proprio l’ Anzà- non poteva nascondersi dietro il silenzio e il non intervento. Quello che contava non era risultare presenti alla seduta e poi guardarsi attorno, ma curare gli interessi rappresentati operando affinché quelli privati della società commerciale non soverchiassero il diritto alla salute dei cittadini di Isola delle Femine e dei comuni limitrofi. Pur non avendo titolo a presenziare a quell’ incontro, Giuseppe Ciampolillo, animato da forte senso civico, si è poi mosso a tutela di questi interessi sollevando dubbi, denunce, interrogativi contro cui l’ Anzà non ha mai voluto rispondere, chiarendo, per esempio, che senso avesse la conferenza di servizi del 4 luglio 2007 da lui convocata quando è indubbio e dimostrato (doc. n. 12 prodotto agli atti di causa) che egli stesso era a conoscenza che sulla richiesta della Italcementi SPA per l’ uso del pet-coke era stata già avviata da circa sei mesi la procedura A.I.A., prevista dal Dlgt 592005, art. 5 n. 14, che per legge assorbe e supera ogni altra conferenza di servizi ? Il comitato Isola Pulita, di cui il Ciampolillo è stato sempre uno dei più attivi componenti, aveva o no di ché sentirsi allarmato di fronte al modo in cui era (anzi non era) stata tutelata la salute degli abitanti di Isola delle Femine, pubblicando infine la narrazione dei fatti, insieme ai commenti critici all’ operato di alcuni protagonisti della vicenda, fra cui l’ Anzà, di modo che ognuno dei lettori potesse conoscere il rischio per la salute a cui andava incontro, rafforzando così anche l’area del dissenso e la speranza di una migliore salvaguardia ? Interesse pubblico alla conoscenza dei fatti e diritto di critica che
  • 4. 4 ritroviamo in una dimensione ancora più allargata anche nella seconda vicenda su cui verte il ricorso dell’ Anzà: quella che ha posto in gioco la qualità dell’ aria di tutti i siciliani. Se sol si considera che notoriamente in Sicilia si concentrano le industrie più inquinanti e pericolose dalle raffinerie di petrolio, ai gasdotti ed altre produzioni chimjiche che infestano l’ aria di città come Gela, Augusta, Priolo, Milazzo, per includere anche lo stesso cementificio di Isola delle Femmine dove si fa uso, come detto, del pet-coke, ben si comprenda come fondamentale sia poter misurare lo stato chimico-fisico dell’atmosfera, così come viene accertato per legge da un ente al di sopra di ogni altro interesse com’ è quello istituzionalmente il governo della regione. Ed è di nuovo l’ Anzà –pagato o non pagato per l’opera realizzata, ha poca importanza- a condurre una delle più spregiudicate operazioni nella storia della Regione Sicilia. La copiatura, per altro grossolana e a tratti paradossale, dell’ importante documento da altro analogo proveniente dalla regione Veneto. Documento neppure sottoposto a correzioni prima di essere pubblicato talché ripetutamente in esso si parla della regione veneta anziché di quella siciliana (per esempio a pag. 207 si legge <<… bacino aerologico padano>>). Non a caso la stampa locale e nazionale ne hanno tratto motivo di meraviglia e di preoccupazione. Così è stato per la trasmissione satirica “Striscia la notizia”.con un servizio della giornalista Stefania Petix. A lei, che lo intervistava in televisione sull’ incredibile copiatura dei due documenti, lo stesso dr. Anzà non dà alcuna risposta esauriente e lui, che è responsabile del progetto, tende a “lavarsene le mani” così: <<Il piano è stato fatto da molte persone. E alcune lavorano all’ università: probabilmente non apprezzano la differenza fra consiglio regionale e assemblea regionale… >>. Ma stava
  • 5. 5 proprio all’ Anzà la competenza di indirizzare prima, e rivedere poi, quanto scritto dai vari collaboratori ed emendarlo fino a farne un documento veramente utile per la collettività e specificamente per i soggetti pubblici e privati che possono farne strumento di consultazione. Dire allora che egli non ha vigilato, non ha visto, non ha curato è dire, in buona sostanza, che non ha fatto quel che la sua posizione di responsabile del progetto richiedeva. Sintetizzare questo concetto con la parola “inettitudine” -riferito ovviamente a questa vicenda-, ha reso controparte ancora più agguerrito fin a chiedere al G.I. di censurare il vocabolo dalla pag. 9 della comparsa di costituzione e di risposta del sig. Giuseppe Ciampolillo. Istanza alla quale ovviamente il convenuto ribadisce la sua opposizione. E per maggiore conoscenza dei fatti, si riporta anche la fedele trascrizione del servizio della giornalista Alessandra Pinella del TG3 della R.A.I. andato in onda il 27 novembre 2007. [ CONDUTTORE IN STUDIO ] : <<... La regione aveva approvato il piano della qualità dell'aria: una buona notizia ma ora c'è il sospetto che quel piano sia stato copiato dalla regione Veneto e per di più con sviste gravi ed evidenti come vedremo nel servizio di Alessandra Pinella [ ALESSANDRA PINELLA, autrice del servizio radio-giornalistico ] << Una descrizione paesaggistica che con la Sicilia non c'entra nulla. Eppure, a leggere il piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell'aria adottato il 9 agosto scorso in Sicilia, si scopre l'isola come una regione del Nord d'Italia. Tra le citazioni del piano, “il sistema aerologico padano” della regione siciliana; le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi presenti nei centri storici dei comuni siciliani; l'inquinamento per l'eccessivo uso del riscaldamento dovuto al clima rigido
  • 6. 6 dell'isola; la Sicilia trasformata in una regione a statuto ordinario; e per ultimo un link che richiama la regione Veneto. Sembrerebbe dunque un piano interamente copiato da quello della regione Veneto e peraltro bocciato dall' Unione Europea. L'appello di Legambiente: <<noi chiediamo all'assessore regionale, che riteniamo persona assolutamente responsabile, di revocare immediatamente questo piano, che ha adottato con un decreto il 9 agosto scorso, per passare immediatamente alla redazione di un piano di risanamento vero. E chiediamo all'assessore di individuare le gravi responsabilità.>> Per l'assessore regionale al territorio ambiente si tratta di un errore dovuto all'urgenza: <<Errori dovuti alla fretta, senza altro: perché il piano della qualità dell'aria ha fatto... la mancanza del piano ha fatto sì che la Sicilia incorresse in procedura di infrazione. Per cui il piano sarà verificato. Nomineremo se è il caso una commissione - chiamiamola d’ inchiesta interna- per verificare questi errori. Poi, magari chi sa, potremo scoprirne qualche altro: magari di avere, non lo so, preso come riferimento i ghiacciai dell'Antartide.>> Come si vede l’ assessore dell’ epoca tenta di minimizzare, con grave imbarazzo, la responsabilità del team di esperti guidato dall’ Anzà e anticipa l’ avvio di una indagine interna. Certo non era il caso di chiudere l’ intervista con una battuta sull’ Antartide, ben sapendo che quel documento appena pubblicato diventa uno strumento di misurazione e di riferimento per enti come le Aziende sanitarie locali, gli ospedali, le scuole, i cantieri per le opere pubbliche. Appare evidente la anche la preoccupazione del comitato Isola Pulita, da tempo in attesa di conoscere anche le indagini sull’ aria in quella
  • 7. 7 zona in cui già si utilizzava il pet-coke. In conclusione risulta ampiamente dimostrato come sul blog curato da Giuseppe Ciampolillo ricorrano proprio quelle condizioni (la verità oggettiva della notizia pubblicata; l'interesse pubblico alla conoscenza del fatto; la cd. pertinenza ed infine la correttezza formale dell'esposizione, cd. continenza) che ben consentono di dire che egli ha esercitato il suo diritto di cronaca e di critica e non ha assolutamente sconfinato nell’ asserita, e gratuita, diffamazione del dr. Anzà. Il quale, per altro, per l’ insistenza che fa sulla esistenza del reato consumato, sembrerebbe altalenare, in alcuni momenti, fra la domanda di risarcimento del danno e la richiesta di condanna per il reato di diffamazione. Ora, poiché è cosa ben diversa essere condannato al risarcimento del danno in sede civile e l’ essere condannato per aver commesso un reato, cogliendo lo spirito della ricercata precisione delle parole fatto proprio dall’ Anzà, non possiamo non sottolineare che al massimo egli poteva dire che i fatti da lui narrati “astrattamente” avrebbero potuto intergare gli estremi del reato di diffamazione ai sensi dell’ art. 595 c.p.; giammai concludere che <<… è di tutta evidenza che le suddette dichiarazioni [quelle riportate nel blog Isola Pulita, n.d.r.] erano del tutto gratuite ed infondate ed integrano gli estremi del reato di diffamazione ai sensi dell’ art. 595 c.cp. sia per la presenza dell’ elemento oggettivo che di quello soggettivo. Gli articoli per cui è causa presentano, infatti, gli elementi strutturali del reato di diffamazione on line …>> L’ affermazione dell’ Anzà è ingiusta ed avventata poiché nel nostro ordinamento giuridico il reato è tale soltanto in esito all’ accertamento giudiziale confermativo di fatti e circostanze che fino a quel momento sono
  • 8. 8 “notizie di reato” (e di fatti con sentenza il Giudice può dichiarare che il reato non sussiste). A partire da queste ultime, si procede con indagini finché il processo dichiarerà se reato veramente vi fu. Ma nel caso della diffamazione, l’ avvio delle indagini è sottoposto alla condizione che vi sia querela della persona offesa: senza di essa né si svolgono indagini, né prende avvio l’ azione penale. E l’ Anzà non ha mai sporto querela alcuna contro il Ciampolillo. Dunque se manca la querela, se non c’è azione penale, come può egli affermare nel suo scritto difensivo, alle pagg. 10 e 11, che i fatti riferibili a Giuseppe Ciampolillo <<… è di tutta evidenza… [che] integrano gli estremi del reato >> ? Tale precipitosa e ingiusta affermazione supera per gravità il lamentato uso delle parole che l’ Anzà ha rilevato –come da verbale di causa del 28.12.2011- nell’ atto di costituzione in giudizio del Ciampolillo. E per tale motivo Giuseppe Ciampolillo chiede sin d’ora che siano censurate le ingiuste affermazioni di controparte contenute alle pagg. 10 e 11 del suo ricorso introduttivo. E affinché, infine, appaia all’ Anzà che non sussiste, neppure in astratto, l’ elemento soggettivo del reato di diffamazione anche in riferimento a quanto si afferma alla pag. 9, dal rigo 10° in poi, della comparsa di costituzione e risposta, si ribadisce che il convenuto Ciampolillo Giuseppe rivolge dal suo blog le sue battaglie civili anche contro uomini di poco spessore morale, <<interessati unicamente ai successi personali, non di rado economici>>, i quali in tal modo <<…gettano ignominia sulle pubbliche amministrazioni e generano sfiducia ed abbandono nei cittadini>>. L' affermazione, astratta e non ritagliata sulla persona dell’ Anzà, potrebbe addirittura essere da lui condivisa tanto è di portata generale; essa non dovrebbe nuocere ad alcuno
  • 9. 9 che sia consapevole di appartenere a categorie di uomini ben lontane da tali deviazioni dal senso del dovere pubblico. Per il convenuto gli avversari sono quelli che oggettivamente non realizzano il bene pubblico; peggio se mirano in modo sotterraneo a fini personalistici e privati. Ma egli non fa tautologia delle due affermazione. L’ Anzà non dovrebbe stare all’ erta per scorgere ogni più piccolo errore di linguaggio anche in corso di causa. Dovrebbe invece dimostrare. A sostegno delle sue domande, che il Ciampolillo si è ingiustamente accanito contro di lui, arrecando danno alla sua reputazione, al suo onore, alla sua immagine discendente dalla sua posizione di alto funzionario della Regione Sicilia. Ma quantunque egli si adoperi, la verità reale dei fatti riportati negli scritti del Ciampolillo e il diritto di critica che discende direttamente dall’ art. 21 Cost. << … può essere esercitato [perfino] utilizzando espressioni di qualsiasi tipo anche lesive della reputazione altrui, purché siano strumentalmente collegate alla manifestazione di un dissenso ragionato dall'opinione o comportamento preso di mira e non si risolvano in un'aggressione gratuita e distruttiva dell'onore e della reputazione del soggetto interessato>>. Tanto chiarisce la Suprema Corte di Cassazione in tale sua recente decisione : Cass. civ. Sez. III, 08/05/2012, n. 6902. Ciò perché –interviene un’ altra recente decisine della Corte- <<in tema di diffamazione a mezzo stampa, non sussiste una generica prevalenza del diritto all'onore sul diritto di critica, in quanto ogni critica alla persona può incidere sulla sua reputazione, e del resto negare il diritto di critica solo perché lesivo della reputazione di taluno significherebbe negare il diritto di libera manifestazione del pensiero; pertanto, il diritto di critica può essere esercitato anche mediante espressioni lesive
  • 10. 10 della reputazione altrui, purché esse siano strumento di manifestazione di un ragionato dissenso e non si risolvano in una gratuita aggressione distruttiva dell'onore. >> [Cass. civ. Sez. III, 22-03-2012, n. 4545 (rv. 621644] Giuseppe Ciampolillo ha agito contemporaneamente nell’ ambito del diritto di cronaca e del diritto di critica, come già è stato ribadito in comparsa di costituzione e risposta. Non esercizio di mera dichiarazione di opinione, ma pieno esercizio di esprimere la propria idea –oltre alla puntuale cronaca dei fatti in cui è intervenuto l’ Anzà- su una questione oggettivamente di grande interesse pubblico e condiviso qual’ è il bene della salute, anch’ esso costituzionalmente tutelato. E sebbene il giudizio, come critica, può andare oltre la rappresentazione dei soli fatti (cronaca) esso è meritevole della tutela dell’ art. 21 Cost. <<… poiché il diritto di cronaca non deriva solo da una libertà, ma anche dal dovere di informare la collettività su fatti di interesse pubblico… sarebbe controproducente se si vincolasse il diritto di critica alla “verità” o alla “continenza formale” che si esige nella cronaca, perché non stimolerebbe alcun dibattito. Il diritto di critica non è informazione, ma legittimo attacco>> [ in “Il Diritto di Critica”, sito web “didefa dell’ informazione curato da avv. Antonello Tomanelli del Foro di Bologna : http://www.difesadellinformazione.com/72/il-diritto-di-critica/ ] Palermo 15 ottobre 2012 avv. Giacomo Cirincione

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