Piano aria regione sicilia anza' salvatore giuseppe ciampolillo procedimento 9916 2011 ctu d'agostino fabio  380 pagine e
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Peraltro, le correzioni riguardano solo una piccola parte delle strafalcionerie messe sinteticamente in evidenza nella conferenza stampa di Legambiente del 21/11/2007, non risultando prese in ...

Peraltro, le correzioni riguardano solo una piccola parte delle strafalcionerie messe sinteticamente in evidenza nella conferenza stampa di Legambiente del 21/11/2007, non risultando prese in considerazione tante altre parti di cui non era stata fatta esplicita menzione.
In definitiva, nel copia e incolla, i refusi da “refusi veneti” sono diventati “refusi siciliani” e gli autori siciliani, con il citato D.A. n. 43, dopo 7 mesi li hanno corretti facendoli comparire come propri errori di stampa. (sic!)
Ma nonostante questo, alla data del 22/10/2008(*) (dopo ulteriori 7 mesi) sul sito web dell’Assessorato era possibile trovare sì la versione “corretta” del Piano, salvo ad accorgersi che conteneva le stesse precedenti strafalcionerie. (sic!).
Dalla fine di ottobre 2008 sul sito risulta inserita la versione con i “refusi” veneti corretti, ma soltanto il 29/04/2009, con la nota n. 1777, il Capo di Gabinetto dell’ARTA era costretto a comunicare, con malcelato imbarazzo, che la Commissione ispettiva costituita dall’Assessore Interlandi il 22/11/2007 (per dimostrare che il Piano non era stato copiato) “non aveva reso alcuna relazione conclusiva”. Un’affermazione criptica per cercare di stendere il velo su una vicenda insostenibile ed indifendibile.
Per definire tutta la complessa vicenda, dunque, Ciampolillo usò nel suo blog le parole “probabili ipotesi di truffa”. A dire il vero parole appropriate essendovi per la legge “truffa” quando ricorre la condotta di <<chiunque,>> (articolo 640 codice penale). E nei fatti testé narrati sono presenti i seguenti elementi :
- l' “artifizio e il raggiro”, che è quello di chi ha presentato come “sua” un’opera che nient'altro era se non la manipolazione, peraltro incompleta e raffazzonata, di un'opera altrui (e perché allora non usare la parola “plagio” intesa come “appropriazione indebita e divulgazione sotto proprio nome di un'opera altrui o di una parte di essa, specialmente in ambito artistico e letterario”? - vedasi dizionario De Mauro della Lingua Italiana);
- “inducendo taluno in errore”, anzi non “qualcuno” ma l'intera comunità isolana che si affida agli organi istituzionali -e segnatamente a quelli per la tutela della qualità dell'aria- per godere del sacrosanto diritto alla salute (art. 32 Cost.) ;
- “… con altrui danno” : oltre al presumibile danno alla salute derivante dall’ inesistenza sostanziale delle misure di monitoraggio sulla qualità dell’ aria (che nel documento erano calibrate per il Veneto e non per la Sicilia), vi è poi il danno economico alla Regione sicilia che ha investito fondi di bilancio per la produzione di un documento risultato sin da subito posticcio.

http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/2014/01/audizione-assessore-lo-bello-dr-capilli.html

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Piano aria regione sicilia anza' salvatore giuseppe ciampolillo procedimento 9916 2011 ctu d'agostino fabio  380 pagine e  Piano aria regione sicilia anza' salvatore giuseppe ciampolillo procedimento 9916 2011 ctu d'agostino fabio 380 pagine e Document Transcript

  • Tribunale di Palermo IA Sezione Civile - Proc. Civile n. 9916/2013 R.G. Ing. Fabio D’Agostino - Via Poggio Ridente 8 - 90137 Palermo - P.IVA 05926780825 fax 091.7486750 – PEC fabio.dagostino@ordineingpa.it Allegato 3 Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione Sicilia
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 7 PREMESSA Negli ultimi anni l’Unione Europea ha definito nuove strategie di controllo della qualità dell’aria, finalizzate a tutelare la salute e l’ambiente mediante la regolamentazione di una vasta gamma di sostanze inquinanti. Tramite un articolato sistema di norme (si veda in particolare la direttiva 96/62/CE) sono stati infatti individuati obiettivi vincolanti per i paesi membri, ed è stato soprattutto messo a punto un sistema di valutazione della qualità dell’aria completo ed efficiente. Va evidenziato che le modalità con cui deve essere fatta tale valutazione non si limitano a semplici misure, ma prevedono anche la combinazione di più tecniche, come l’impiego di modelli di diffusione o l’utilizzo di stime oggettive sulla distribuzione ed entità delle emissioni (inventari delle emissioni). E’ quindi evidente la necessità di mantenersi al passo con l’evoluzione della normativa, sia a livello nazionale che comunitario, aggiornando gli strumenti operativi ed i metodi utilizzati per conoscere e valutare lo stato dell’ambiente. La direttiva 96/62/CE è stata recepita in Italia con il D. Lgs. 4 agosto 1999 n. 351, che ha fissato alcuni principi generali finalizzati a: stabilire gli obiettivi per la qualità dell’aria ambiente al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti dannosi per la salute umana e per l’ambiente nel suo complesso; valutare la qualità dell’aria ambiente sull’intero territorio nazionale in base a criteri e metodi comuni; disporre di informazioni adeguate sulla qualità dell’aria ambiente e far sì che siano rese pubbliche, con particolare riferimento al superamento delle soglie d’allarme; mantenere la qualità dell’aria ambiente, laddove è buona, e migliorarla negli altri casi. Il D. Lgs. n. 351/99, ed i conseguenti decreti di applicazione (D.M. 2 aprile 2002 n. 60 e D.M. 1 ottobre 2002 n. 261), hanno inoltre trasferito a livello regionale specifiche attività relative alla gestione della qualità dell’aria, ed in particolare: l’individuazione di agglomerati e zone di rilievo ai fini della tutela delle popolazioni e dell’ambiente dall’inquinamento atmosferico; l’effettuazione di valutazioni preliminari e di successive valutazioni periodiche che, utilizzando misurazioni e/o tecniche modellistiche, permettano di pervenire alla predisposizione di piani e programmi di risanamento o di mantenimento della qualità dell’aria al fine, rispettivamente, di ricondurre o di conservare i livelli degli inquinanti al di sotto dei valori limite; la chiara, comprensibile ed accessibile informazione al pubblico sulla qualità dell’aria ambiente. La regione in particolare, nell’elaborazione dei piani e programmi citati al punto precedente, deve attenersi ad alcuni principi generali: miglioramento dell’ambiente e della qualità della vita, evitando il trasferimento dell’inquinamento tra i diversi settori ambientali; coerenza delle misure adottate con gli obiettivi di riduzione delle emissioni sottoscritti dall’Italia in accordi internazionali o derivanti dalla normativa comunitaria; internalizzazione della questione ambientale nelle politiche settoriali, al fine di assicurare uno sviluppo sociale ed economico sostenibile; modifica dei modelli di produzione e di consumo, pubblico e privato, che incidono negativamente sulla qualità dell’aria; utilizzo congiunto di misure di carattere prescrittivi, economico e di mercato, anche attraverso la promozione di sistemi di ecogestione e audit ambientale; partecipazione e coinvolgimento delle parti sociali e del pubblico; previsione di adeguate procedure di autorizzazione, ispezione, mo nitoraggio, al fine di assicurare la migliore applicazione delle misure individuate. La Regione Siciliana ha già effettuato, con il D.A. n. 305/GAB del 19 dicembre 2005, la valutazione preliminare della qualità dell’aria ambiente ed una prima zonizzazione del territorio regionale, ai fini della protezione della salute umana e degli ecosistemi. Sono stati inoltre approvati, rispettivamente con il D.D.U.S. n. 07 del 14/06/06 e con il D.D.U.S. n. 19 del 05/09/06, i piani d’azione con i primi interventi relativi alle Aree ad elevato rischio di crisi ambientale di Siracusa (agglomerato IT19R2) e Messina (agglomerato IT19R3). Tali iniziative costituiscono tuttavia soltanto il punto di partenza di un processo che deve essere continuamente verificato, aggiornato ed implementato, man mano che le conoscenze sullo stato di qualità dell’aria e sulle sorgenti di emissione si evolvono, al fine di raggiungere gli obiettivi individuati dall’Unione Europea. Risulta quindi evidente la necessità di dare attuazione ad una politica di settore organica e coerente che necessita tuttavia, per raggiungere i propri obiettivi, di solide fondamenta tecniche e scientifiche. La programmazione e la
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 8 pianificazione regionale infatti, non possono fare a meno di adeguati strumenti conoscitivi di valutazione dello stato della qualità dell’aria (e delle origini dell’inquinamento), a supporto delle scelte e delle decisioni finalizzate alla prevenzione ed al risanamento. Devono essere pertanto avviate azioni finalizzate ad acquisire strumenti conoscitivi indispensabili, in particolare per: la realizzazione e la gestione dell’inventario regionale delle emissioni; lo sviluppo di modelli di trasporto/diffusione delle sostanze inquinanti; l’implementazione e l’utilizzo di algoritmi, tarati sul territorio regionale, per la stima delle emissioni da traffico in connessione con la modellistica sul trasporto e la mobilità; la realizzazione e la gestione di banche-dati sulla qualità dell’aria e sul clima, con georeferenziazione dei sistemi di rilevamento distribuiti sul territorio. Questo spiega perché la regione abbia già avviato, da quasi un anno, un progetto che entro pochi mesi consentirà di disporre di dati aggiornati ed informatizzati sulle fonti di emissioni, e stia attivando specifici progetti di collaborazione (con Università e Arpa Sicilia) finalizzati allo studio ed al controllo della matrice aria. Tali iniziative forniranno un importante contributo ai fini del miglioramento delle conoscenze di base, non solo rispetto allo stato della qualità dell’aria in ambito regionale e in specifiche aree di interesse, ma anche per quanto riguarda il monitoraggio e la gestione del rischio industriale. Questo, infine, è anche il motivo per cui viene istituzionalizzato l’Inventario Regionale delle Sorgenti di Emissioni in Aria ambiente (I.R.S.E.A.), insieme agli inventari provinciali, in attuazione peraltro di quanto previsto dall’art. 281, comma 7, del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152. Il Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente costituisce pertanto uno strumento organico di programmazione, coordinamento e controllo in materia di inquinamento atmosferico, finalizzato al miglioramento progressivo delle condizioni ambientali e alla salvaguardia della salute dell’uomo e dell’ambiente nel territorio della regione, e prevede tutte le iniziative necessarie per dare rapidamente seguito agli adempimenti previsti dalle norme UE e nazionali, soprattutto per quanto riguarda i piani d’azione ed programmi di cui agli articoli 7, 8 e 9 del D. Lgs. 351/99. L’elaborazione di tali strumenti di intervento e risanamento, infatti, è molto complessa in ogni sua fase (programmazione, valutazione, applicazione, verifica), riguarda diverse discipline scientifiche, e coinvolge diversi soggetti, pubblici e privati, interessati alle proposte di risanamento e alla messa in opera dei relativi interventi. Per tale motivo presso il Dipartimento Regionale Territorio e Ambiente viene istituito il Tavolo tecnico regionale di coordinamento sulla qualità dell’aria ambiente, organismo che ha il compito di coordinare – nel rispetto delle competenze proprie dei diversi soggetti istituzionali che operano nel campo della tutela della qualità dell’aria – le iniziative finalizzate a dare attuazione alle norme statali e comunitarie sopra citate per quanto riguarda la tutela della qualità dell’aria ambiente nell’intero territorio regionale. Va evidenziato infine che, nell’attuale formulazione, il Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente costituisce soltanto il primo momento di una complessa ed articolata attività che, con una serie di aggiornamenti (il primo è previsto alla fine del 2008) e tramite i necessari provvedimenti attuativi, si protrarrà nel tempo al fine di: conseguire sull’intero territorio regionale il rispetto dei limiti stabiliti dalle normative europee entro i termini temporali previsti; preservare e migliorare la qualità dell’aria mediante la diminuzione delle concentrazioni degli inquinanti dove si registrano valori prossimi ai limiti; perseguire un miglioramento generalizzato dell’ambiente e della qualità della vita, evitando il trasferimento dell’inquinamento tra le varie matrici ambientali; concorrere al raggiungimento degli impegni di riduzione delle emissioni di gas-serra sottoscritti dall’Italia negli accordi internazionali; favorire l’informazione, la partecipazione e il coinvolgimento delle parti sociali e del pubblico. Il Piano è stato elaborato dagli uffici del Dipartimento Regionale Territorio e Ambiente, che si sono avvalsi della collaborazione di Arpa Sicilia e delle Università di Palermo (Centro Interdipartimentale di Ricerca in Ingegneria dell’Automazione e dei Sistemi) e Messina (Dipartimento di Chimica Industriale ed Ingegneria dei Materiali), che si ringraziano per il supporto tecnico e l’elevato contributo scientifico forniti nella stesura di questo documento. L’Assessore (Avv. Rossana Interlandi)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 9 1 INQUADRAMENTO GENERALE La gestione e lo sviluppo sostenibile delle aree urbanizzate richiedono un corretto controllo delle condizioni ambientali indoor e outdoor, controllo che può essere realizzato attraverso un’analisi integrata dello stato delle diverse componenti ambientali. In questo senso l’aria è tra le tematiche ambientali più trasversali, e come tale richiede azioni integrate per la sua tutela. La procedura teorico-sperimentale per l’analisi dei vari aspetti del controllo ambientale (termico, visivo, acustico, atmosferico, elettromagnetico) richiede l’individuazione e la relativa determinazione quantitativa di parametri guida che esprimono i fenomeni chimici e fisici coinvolti. La messa a punto di strumenti di supporto alle decisioni è pertanto uno stadio fondamentale per il proseguimento di una attenta e moderna analisi dello stato dell’ambiente. Per tali ragioni il Piano regionale di coordinamento per la tutela dell’aria ambiente, che ha efficacia a tempo indeterminato, sarà inserito nel Piano di Tutela e Risanamento Ambientale che avrà come obiettivi generali: la sostenibilità e lo sviluppo; analisi degli indicatori ambientali per lo sviluppo sostenibile; il risanamento della qualità dell’aria; analisi degli inquinanti fisici (rumore, elettromagnetismo e radiazioni ionizzanti) la gestione dei rifiuti; le bonifiche ambientali. 1.1 SINTESI DELLA STRATEGIA DEL PIANO Il risanamento e la tutela della qualità dell’aria costituiscono un obiettivo irrinunciabile e inderogabile in tutte le politiche della Regione Sicilia, anche in considerazione delle importanti implicazioni sulla salute dei cittadini e sull’ambiente. Il rapido sviluppo della regione, caratterizzato da una transizione da un’economia agricola ad una condizione che vede la progressiva affermazione di attività artigianali, industriali e turistiche, ha infatti comportato un aumento della produzione di emissioni inquinanti in atmosfera dovute alle specifiche attività produttive, ai trasporti, alla produzione di energia termica ed elettrica, al trattamento ed allo smaltimento dei rifiuti, e ad altre attività di servizio. Per quanto concerne le emissioni dagli impianti industriali, con l’entrata in vigore del DPR 203/88 (parzialmente abrogato dal D. Lgs. 351/99 e dal D. Lgs. 152/06) e dei decreti attuativi è iniziata, intorno agli anni ’90, la messa in atto di una serie di misure di controllo, attraverso l’utilizzo di materie prime e combustibili meno inquinanti, tecniche di produzione e combustione più pulite ed infine l’adozione di sistemi di abbattimento. Questa strategia ha consentito di conseguire buoni risultati. Tuttavia vi sono zone del territorio regionale o settori produttivi che necessitano di interventi più incisivi ed un’accelerazione delle azioni di mitigazione. Se si analizza l’evoluzione della qualità dell’aria nell’ultimo decennio si vede che si è verificata una netta inversione di tendenza: da un inquinamento dell’atmosfera originato soprattutto dalle attività industriali si è passati ad un inquinamento originato prevalentemente dai veicoli a motore, stante la crescita inarrestabile del parco circolante e della congestione del traffico. Al di là dei provvedimenti amministrativi (ad es. restrizioni alla circolazione) e del miglioramento della tecnologia di combustione, della manutenzione e della qualità dei carburanti, le principali linee di intervento riguardano pertanto interventi strutturali, tra i quali: la realizzazione e l’ampliamento della metropolitana di superficie e tramviaria, con la conseguente trasformazione del sistema mobilità da auto private a mezzo pubblico; lo snellimento del traffico, attraverso la realizzazione di una adeguata viabilità di grande, media e piccola dimensione; il rilancio e potenziamento del trasporto su rotaia e di porti ed interporti. Le competenze in materia di inquinamento atmosferico e di controllo della qualità dell’aria sono distribuite a diversi livelli: protocolli ed accordi internazionali, normativa comunitaria, nazionale e regionale. In quest’ambito, Regione ed Enti Locali, in particolare Province e Comuni, svolgono un ruolo di primaria importanza. Il Decreto Legislativo n. 351/99 “Attuazione della direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente” assegna alla Regione il compito di valutare preliminarmente la qualità dell’aria secondo un criterio di continuità rispetto all’elaborazione del Piano di risanamento e tutela della qualità dell’aria previsto dal D.P.R. 203/88, al fine di individuare le zone del territorio regionale a diverso grado di criticità in relazione ai valori limite previsti dalla normativa in vigore per i diversi inquinanti atmosferici. Questo documento riporta una valutazione preliminare della qualità dell’aria nell’ambito regionale , unitamente ad una prima identificazione e classificazione delle zone del territorio regionale che presentano una qualche criticità definita sulla base dei tre seguenti elementi territoriali:
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 10 superamenti dei valori limite di uno o più inquinanti registrati a partire dai rilevamenti di un insieme significativo di stazioni di misura fisse e mobili afferenti alle reti di monitoraggio della qualità dell’aria presenti nel territorio regionale (gestita da soggetti pubblici e privati); presenza di agglomerati urbani (ovvero di zone del territorio con più di 250.000 abitanti) e/o di aree densamente popolate; caratteristiche dell’uso del suolo (desunte dal CORINE Land cover). L’adozione del presente Piano da parte della Regione Sicilia ha dunque il duplice obiettivo di mettere a disposizione delle Province, dei Comuni, di tutti gli altri enti pubblici e privati e dei singoli cittadini un quadro aggiornato e completo della situazione attuale e di presentare una stima sull’evoluzione dell’inquinamento dell’aria nei prossimi anni (valutazione preliminare). Gli obiettivi del Piano possono essere così definiti: pervenire ad una classificazione del territorio regionale in funzione delle caratteristiche territoriali, della distribuzione ed entità delle sorgenti di emissione e dei dati acquisiti dalle reti di monitoraggio presenti nel territorio regionale; conseguire, per l'intero territorio regionale, il rispetto dei limiti di qualità dell'aria stabiliti dalle normative italiane ed europee entro i termini temporali previsti; perseguire un miglioramento generalizzato dell'ambiente e della qualità della vita, evitando il trasferimento dell'inquinamento tra i diversi settori ambientali; mantenere nel tempo una buona qualità dell'aria ambiente mediante:  la diminuzione delle concentrazioni in aria degli inquinanti negli ambiti territoriali regionali dove si registrano valori di qualità dell'aria prossimi ai limiti;  la prevenzione dell'aumento indiscriminato dell'inquinamento atmosferico negli ambiti territoriali regionali dove i valori di inquinamento sono al di sotto dei limiti; concorrere al raggiungimento degli impegni di riduzione delle emissioni sottoscritti dall'Italia in accordi internazionali, con particolare riferimento all'attuazione del protocollo di Kyoto; riorganizzare la rete di monitoraggio della qualità dell’aria ed implementare un sistema informativo territoriale per una più ragionale gestione dei dati; favorire la partecipazione e il coinvolgimento delle parti sociali e del pubblico Con questo strumento, la Regione Sicilia fissa inoltre la strategia che intende perseguire per raggiungere elevati livelli di protezione ambientale nelle zone critiche e di risanamento. I risultati effettivamente raggiungibili saranno tuttavia limitati dall’ambito delle proprie competenze e dalle disponibilità finanziarie. La Regione Sicilia ha provveduto in molte materie a delegare agli Enti Locali (Province) alcune competenze autorizzative che direttamente incidono sulle emissioni in atmosfera. È evidente, peraltro, che risultati efficaci ed in tempi brevi, non sono conseguibili solo attraverso l’inasprimento di norme e provvedimenti, ma coinvolgendo i cittadini, gli enti pubblici e privati attraverso adeguate prescrizioni ed una seria formazione ed informazione. Un grande sforzo è stato profuso nella costruzione di banche dati per diversi settori. La costruzione di banche dati più complete costituisce, comunque, uno degli obiettivi prioritari del prossimo aggiornamento del Piano. È stato delineato, con la precisione possibile, il quadro degli interventi previsti e necessari per specifici settori produttivi, stimandone l’evoluzione a seguito dell’introduzione di nuovi provvedimenti, già in vigore o in corso di adozione, da parte della Regione, del Parlamento Italiano e dell’Unione Europea. Particolare attenzione è stata rivolta anche ai provvedimenti e protocolli internazionali, non ancora recepiti nel nostro ordinamento legislativo, ma che diverranno operativi nei prossimi anni. Sono stati considerati sia i problemi d’inquinamento strettamente locali, sia quelli di rilevanza globale, ponendo in primo piano i problemi legati ai fenomeni nazionali e internazionali d’inquinamento, quali le emissioni di gas serra e di gas che danneggiano la fascia di ozono stratosferico, le piogge acide, il trasporto transfrontaliero di sostanze inquinanti e lo smog fotochimico. La Regione Sicilia si sta adoperando al fine di mettere a punto misure incisive di riduzione dell’inquinamento prodotto da alcuni settori significativi, ad esempio quello dello smaltimento dei rifiuti, da adottare nel prossimo futuro. Le proposte d’intervento formulate intendono privilegiare un approccio globale al problema al fine di conseguire un miglioramento della qualità dell’aria, evitando soluzioni che comportino benefici rispetto ad un singolo inquinante, o in un ristretto ambito territoriale e ambientale, a scapito di un incremento dell’inquinamento dovuto ad altri inquinanti o in altre aree del territorio. Sono state privilegiate scelte che non comportano, per quanto possibile, trasferimenti limitati di inquinanti ad altri comparti ambientali (cross-media effects) quali l’acqua e i rifiuti, ma anche aumento dei livelli di rumore e di consumo delle risorse. L’approccio seguito è quello della prevenzione e del controllo integrato dell’inquinamento, nello spirito della direttiva europea “IPPC” (Integrated Pollution Prevention and Control), recepita a livello italiano dal D.L.vo 372/99.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 11 Laddove possibile, tenendo conto delle competenze della Regione Sicilia in alcuni settori, obiettivi e tempi di attuazione sono stati precisati in modo dettagliato, affinché in futuro i risultati possano essere facilmente misurati e confrontati. Nella redazione del presente Piano si è privilegiato lo stretto coordinamento con le altre strutture regionali, particolarmente con quelle che si occupano della redazione dei Piani collegati (Piano Energetico Regionale, Piano Regionale di gestione dei rifiuti urbani e speciali, Piano Regionale dei Trasporti, ecc…), prendendo in considerazione i Protocolli internazionali, le direttive europee, la normativa nazionale e regionale di interesse e cercando la collaborazione con le strutture provinciali, l’ARPA SICILIA e le associazioni delle aziende che operano nei settori ritenuti di maggior interesse per il loro apporto rilevante all’inquinamento atmosferico. L’adozione del presente Piano e dei provvedimenti previsti consentirà un forte avanzamento nella direzione del raggiungimento degli obiettivi strategici, comunitari e internazionali, riguardanti la qualità dell’aria nella sua accezione più ampia. I risultati conseguiti saranno suffragati da indici obiettivi, quali per esempio: dati di monitoraggio della qualità dell’aria, qualità e quantità dei combustibili e carburanti impiegati, caratteristiche del parco circolante, etc. Le priorità di intervento indicate nel Piano sono state individuate considerando l’importanza, in termini emissivi di taluni macrosettori e settori produttivi, la zonizzazione del territorio per aree critiche, di risanamento e di mantenimento di cui al D. Lgs. 351/99. Il presente documento di programmazione è organizzato secondo il seguente schema: valutazione preliminare della qualità dell’aria nel territorio regionale: primi elementi conoscitivi; zonizzazione del territorio ed identificazione delle aree di intervento; settori prioritari di intervento:  settore trasporti;  settore energetico;  settore rifiuti; zone soggette a particolari interventi di tutela (Aree a elevato rischio industriale e agglomerati così come definiti dal D.lgs. 351/99). Per tenere conto di eventuali modifiche rilevanti che potranno verificarsi nel territorio, è necessario che il piano sia costantemente aggiornato. Si precisa che la mancata disponibilità di alcuni dati (catasto delle emissioni, dati di qualità dell’aria acquisisti ed elaborati secondo procedure/protocolli standardizzati, etc..) non consente di poter definire attualmente una stesura più avanzata del Piano. Si ritiene che la revisione con cadenza triennale sia una soluzione idonea per sintonizzare le azioni programmate alla evoluzione della situazione ambientale . Considerando che numerose iniziative sono in corso di esecuzione, una prima revisione del Piano sarà effettuata entro un anno dall’approvazione del presente documento. Nelle more dell’aggiornamento, interventi specifici saranno adottati dalla Regione per affrontare e risolvere problematiche ambientali di rilievo. L’iter di revisione del Piano è descritto nel paragrafo 6.7. 1.2 INQUINANTI CHE SUPERANO GLI STANDARD L’analisi della serie storica dei di concentrazione in aria degli inquinanti, registrati dalla rete di monitoraggio regionale e la verifica del superamento dei valori limite prescritti dalla più recente normativa in materia (D.L.vo.351/99, DM 60/2002, DM 261/2002, DL 59/2005, D.L.vo.152/06 e successive modifiche e/o integrazioni) hanno portato alla formulazione delle seguenti valutazioni. I dati di qualità indicano una condizione di inquinamento atmosferico da polveri fini e da ozono nella Città di Palermo e nell’area industriale Priolo G.- Augusta- Melilli. Tale situazione pur non essendo particolarmente critica presenta un trend negativo, e pertanto richiede interventi incisivi e tempestivi. Per quanto riguarda le polveri fini, si evidenzia il superamento degli standard previsti dal DM 60/02 in molte delle stazioni in cui tale parametro è misurato, con particolare riferimento ai comuni di Palermo, Catania e provincia di Siracusa. Relativamente alle polveri PM10, è difficile stabilire la tipologia di misure da adottare dal momento che è oramai dimostrata la natura in parte secondaria di tale inquinante e tenendo conto che il traffico è solo una delle più importanti fonti di produzione. L’altra caratteristica è la dipendenza dei livelli di concentrazione dalle condizioni dispersive dell’atmosfera. Le particelle, infatti, possono essere prodotte e immesse in atmosfera attraverso fenomeni naturali (ad esempio l’erosione del suolo ad opera di agenti atmosferici, emissione vulcanica) o antropogenici (emissioni da traffico e industriali di vario genere). Altro materiale particellare si può formare in atmosfera come risultato di complicati processi chimico-fisici tra gas, oppure tra gas e particelle (ad esempio solfati, nitrati e alcuni composti organici). Le particelle fini hanno la caratteristica di permanere in atmosfera da un minimo di pochi giorni ad un massimo di qualche settimana e vengono rimosse essenzialmente mediante deposizione secca o deposizione umida (nel corso delle precipitazioni) al suolo.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 12 Anche l’ozono è un inquinante di tipo secondario, prodotto da reazioni fotochimiche di trasformazione degli inquinanti primari, quali composti organici volatili e ossidi di azoto. Anche in questo caso, le condizioni meteorologiche hanno un’enorme influenza sulle concentrazioni di tale parametro. In particolare le condizioni atmosferiche che favoriscono la formazione di smog fotochimico e l’aumento delle concentrazioni troposferiche di ozono sono quelle di intensa radiazione solare, temperatura mite o calda e venti moderati. Precursori sono i composti idrocarburici e gli ossidi di azoto presenti nell’aria, anche relativamente distanti dal punto di formazione dell’O3. Dall’analisi dei dati effettuata, l’inquinamento da ozono risulta particolarmente critico in alcune province della Sicilia, con particolare riguardo alle province di Palermo e Siracusa, nelle quali il valore bersaglio per la protezione della salute umana è stato ripetutamente superata nel 2005. Tuttavia, si ritiene che le misure finalizzate alla riduzione di tale parametro inquinante debbano essere applicate sull’intero territorio regionale. Anche per il biossido di azoto sono stati riscontrati superamenti dei valori limite in provincia di Siracusa, oltre che nei capoluoghi di Palermo e Catania. In base alle considerazioni svolte nel Capitolo 4, le azioni di risanamento, finalizzate alla riduzione dei livelli di concentrazione di tale parametro, dovranno essere applicate in tutti i capoluoghi della regione, e estese anche alla provincia di Siracusa. Il quadro appare più confortante per quanto riguarda monossido di carbonio. Dall’analisi dei dati risulta che negli ultimi anni non si sono verificati superamenti. E’ da osservare che anche il monossido di carbonio è un parametro altamente influenzato dalle condizioni meteorologiche per cui, nei giorni più sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti, soprattutto nel periodo invernale, si possono registrare anche picchi di tale inquinante. In corrispondenza delle aree nelle quali dovessero verificarsi nel futuro eventuali superamenti del valore limite, andranno previste misure specifiche finalizzate al risanamento della qualità dell’aria. Per quanto riguarda il benzene, sono stati riscontrati in provincia di Siracusa superamenti del valore limite (aumentato del margine di tolleranza che verrà ridotto di 1 µg/m3 ogni anno, fino a raggiungere il valore limite di 5 µg/m3 nel 2010). Considerando i dati rilevati nell’ultimo triennio, per poter ottemperare al valore limite europeo di 5 µg/m3 nel 2010, dovranno essere effettuate azioni più incisive rispetto alle semplici misure di limitazione del traffico; una di queste potrà essere la riformulazione della composizione dei carburanti, misura che dovrà essere opportunamente programmata a livello nazionale e comunitario. Anche i livelli di biossido di zolfo sono risultati superiori ai limiti di normativa in provincia di Siracusa. Le azioni di risanamento, finalizzate alla riduzione dei livelli di concentrazione di tale parametro, dovranno essere applicate in provincia di Siracusa. Infine i livelli di piombo non destano preoccupazione; dall’analisi dei dati della serie storica e delle campagne conoscitive effettuate, risulta che i valori misurati sono ampiamente al di sotto dei valori limite previsti dal DM 60/02. Per entrambi i parametri, quindi, sarà sufficiente applicare un Piano di Mantenimento dei livelli di concentrazione esteso all’intero territorio regionale. 1.3 MISURE E RISULTATI PREVISTI Il Piano costituisce uno dei necessari quadri di riferimento per lo sviluppo delle linee strategiche delle differenti politiche settoriali, riferite in particolare a trasporti, energia, assetto del territorio, lotta agli incendi boschivi, smaltimento rifiuti, e per l’armonizzazione dei differenti atti di programmazione e pianificazione ai diversi livelli di responsabilità territoriale. Funge pertanto da innesco e sostegno per un processo ampio e concreto di integrazione delle politiche territoriali per uno sviluppo maggiormente sostenibile. Le azioni del piano sono organizzate secondo due livelli di intervento: misure di contenimento dell’inquinamento atmosferico, propedeutiche alla definizione dei piani applicativi; azioni di intervento che prospettano una gamma di provvedimenti da specificare all’interno dei piani applicativi precedentemente concordati. Misure ed azioni (organizzate per settori e per aree di intervento) sono descritte in dettaglio nel Capitolo 6. 1.4 ARTICOLAZIONE DEL PIANO O PROGRAMMA IN FASI
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 13 Il presente Piano di Risanamento e Tutela dell’Atmosfera si propone l’ambizioso proposito di perseguire su tutto il territorio regionale il raggiungimento degli obiettivi di riduzione degli inquinanti così come previsti dalla più recente normativa italiana ed europea e di quella in corso di recepimento, nel pieno rispetto della tempistica evidenziata dalle stesse. Per i singoli parametri inquinanti le azioni del piano, con gli interventi a breve, medio e lungo periodo (Capitolo 6 e Capitolo 7), si devono conseguire, nei tempi sotto indicati e nell’intero territorio della Sicilia, i seguenti risultati (D.M. 60/2002): Biossido d’azoto 1°gennaio 2003 1°gennaio 2004 1°gennaio 2005 1°gennaio 2006 1°gennaio 2007 1°gennaio 2008 1°gennaio 2009 1°gennaio 2010 Limite orario per la protezione della salute umana (1 ora) 270 g/m3 come NO2 da non superare più di 18 volte nell’anno civile 260 g/m3 250 g/m3 240 g/m3 230 g/m3 220 g/m3 210 g/m3 200 g/m3 Limite di 24 ore per la protezione della salute umana (anno civile) 54 g/m3 come NO2 52 g/m3 50 g/m3 48 g/m3 46 g/m3 44 g/m3 42 g/m3 40 g/m3 Limite per la protezione degli ecosistemi (anno civile) 30 g/m3 come N0x Soglia di allarme 400 mg/m3 misurati per tre ore consecutive Biossido di zolfo 1°gennaio 2003 1°gennaio 2004 1°gennaio 2005 Limite orario per la protezione della salute umana (1 ora) 410 g/m3 da non superare più di 24 volte nell'anno civile 380 g/m3 350 g/m3 Limite di 24 ore per la protezione della salute umana (24 ore) 125 g/m3 da non superare più di 3 volte nell'anno civile Limite per la protezione degli ecosistemi Anno civile e inverno (1° ottobre - 31 marzo) 20 g/m3 (19 luglio 2001) Soglia di allarme: 500 g/m3 misurati per tre ore consecutive
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 14 Polveri fini (PM10) Fase 1 2003 2004 2005 2010 Valore limite di 24 ore per la protezione della salute umana 24 ore 60 g/m3 da non superare più di 35 volte nell’anno 55 g/m3 50 g/m3 50 g/m3 da non superare più di 7 volte l’anno Valore limite annuale per la protezione della salute umana Anno civile 43,2 g/m3 41,6 g/m3 40 g/m3 20 g/m3 IPA (Benzo(a)pirene) Obiettivo di qualità (dal 1° gennaio 1999) 1 ng/m3 Benzene Fino al 31/12/2005 1°gennaio 2006 1°gennaio 2007 1°gennaio 2008 1°gennaio 2009 1°gennaio 2010 Valore limite per la protezione della salute umana Anno civile 10 g/m3 9 g/m3 8 g/m3 7 g/m3 6 g/m3 5 g/m3 Piombo All’entrata in vigore del decreto: VALORE LIMITE (ug/m3) All’entrata in vigore del decreto: VALORE DI PARTENZA (ug/m3) 1/1/2005 (ug/m3) 1/1/2010 (ug/m3) Valore limite per la protezione della salute umana Anno 0.8 0.5 0.5 Monossido di carbonio All’entrata in vigore del decreto: VALORE LIMITE (mg/m3 ) All’entrata in vigore del decreto: VALORE DI PARTENZA (mg/m3 ) 1/1/2005 (mg/m3 ) 1/1/2010 (mg/m3 ) Valore limite per la protezione della salute umana Media massima giornaliera su 8 ore 16 10 10 Il Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 183 "Attuazione della direttiva 2002/3/CE relativa all'ozono nell'aria" stabilisce, per l'inquinante ozono:
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 15 Parametro Periodo di mediazione Valore limite Condizioni aggiuntive Data di entrata in vigore del limite Valore Bersaglio per la protezione della salute umana Media massima giornaliera su 8 ore 120 µg/m3 Da non superare per più di 25 giorni per anno civile come media su 3 anni 2010 Valore Bersaglio per la protezione della vegetazione AOT40 da maggio a luglio 18000 (µg/m3 )h Come valore medio su 5 anni 2010 Obiettivo a lungo termine per la protezione della salute umana Media massima giornaliera su 8 ore 120 µg/m3 - - Obiettivo a lungo termine per la protezione della vegetazione AOT40 da maggio a luglio 6000 (µg/m3 )h - - Soglie di informazione Media 1 ora 180 µg/m3 - - Soglia di allarme Media 1 ora 240 µg/m3 - - Limite per la protezione delle foreste AOT40 da aprile a settembre 20000 (µg/m3 )h - - Limite per la protezione dei beni materiali 1 anno 40 µg/m3 - - 1.5 CARATTERISTICHE GENERALI DEL TERRITORIO REGIONALE La Sicilia, l’isola più grande del Mediterraneo, è suddivisa amministrativamente in 9 province di cui quella di Palermo è sia la più estesa che la più popolosa (seguita in entrambe le graduatorie da Catania e Messina). Nonostante sia la regione più estesa d'Italia il numero di Comuni ammonta solo a 390 (circa 1/4 dei comuni lombardi) e la maggior parte delle Province ne ha veramente pochi (Ragusa 12). Da notare infine che in due casi (Caltanissetta e Trapani) il capoluogo provinciale ha meno abitanti di un'altra città presente nel suo territorio. Con una superficie di 25707 km2, la Sicilia rappresenta circa l’8 % del territorio nazionale. La Sicilia è separata, dalla penisola italiana dallo stretto di Messina ( larghezza di 3,4 km) e dal continente africano dal canale di Sicilia (larghezza , 140 km). Le fanno corona a nord-est l’arcipelago delle isole Eolie, a nord-ovest l’isola di Ustica, a ovest le isole Egadi, a sud-ovest l’isola di Pantelleria. La Sicilia è caratterizzata da un insediamento abitativo concentrato nei capoluoghi di provincia e lungo la fascia costiera. Nella tab. 1.1 sono riportati i dati sulla densità di popolazione (Censimento 2001).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 16 Tabella 1.1 – Popolazione residente per sesso, densità per Kmq e popolazione presente per provincia. Censimento 2001 questi dati riportati evidenziano come solo due provincie in Sicilia hanno superato il milione di abitanti, Palermo e Catania sono collocate in due versanti opposti, il capoluogo di Regione nella parte Occidentale e l’altra nella costa Orientale dell’isola ai piedi dell’imponente massiccio dell’Etna, ma è quest’ultima a far segnare nel 2001 la maggiore percentuale di crescita della popolazione residente, segnando un importante 5,4% ed una corrispondente elevata densità media per Kmq. di abitanti. Nel 2001 la provincia di Palermo, oltre all’aumento della popolazione, fa segnare anche un incremento della densità abitativa, ma comunque si rileva solo un lieve incremento percentuale pari al 2,2%. Il capoluogo Peloritano continua a crescere come abitanti nel 2001 e incrementa la sua densità abitativa. Indici positivi valgono per Caltanissetta e Ragusa, mentre per il resto delle provincie i dati rilevati sono decisamente negativi e segnano un –9,2% nel 2001 per la provincia di Agrigento, che continua purtroppo, a perdere sempre più ampi strati di popolazione, soprattutto, di intelligenze professionali ed imprenditoriali a favore delle Regioni del Nord più industrializzate, realizzando una bassa densità rispetto alla media regionale. La provincia che nel 2001 mostra il più basso indice, è Enna. In fig. 1.1 è mostrata la distribuzione provinciale della popolazione per il 2000.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 17 Figura 1.1 - Distribuzione provinciale della popolazione per il 2000 Le pressioni antropiche sono i principali insediamenti produttivi, industriali e turistici della regione, unitamente alle più importanti vie di comunicazione (strade statali e autostrade, porti ed aeroporti) che attraversano il suo territorio. Per maggiori dettagli sul sistema dei trasporti in Sicilia si rinvia all’allegato 1. 1.5.1. Morfologia ed uso del suolo I tratti morfologici della parte del territorio siciliano classificato “montano” sono il prodotto dell’azione concomitante di diversi fattori, tra cui un ruolo primario va senz’altro attribuito alle vicende tettoniche ed epirogeniche, col minor contributo delle oscillazioni paleoclimatiche ed eustatiche. Il paesaggio morfologico siciliano mostra strette analogie con quello appenninico, cui si ricollega geologicamente, in particolar modo per quanto riguarda la fascia settentrionale dell’isola, che costituisce la continuazione della fascia corrugata appenninica, rispetto alla quale si ha stretta analogia e continuità sia dei terreni affioranti che delle relative vicende tettoniche. In relazione con questi fattori determinanti dell’evoluzione morfologica possono distinguersi in Sicilia differenti tipi di paesaggio. Il differente grado di erosione dei terreni completa i tratti morfologici fondamentali dell’area in esame. Nel dettaglio, si nota inoltre una grande eterogeneità di situazioni, dovuta all’accentuata variabilità dei tipi litologici ed alle frequenti deformazioni e dislocazioni che hanno interessato la Regione fino ad epoche recenti. Il sistema orografico di maggiore continuità è quello rappresentato dalla catena settentrionale, che si estende da Messina a Trapani per una lunghezza superiore ai 200 km. Dal punto di vista morfologico si rilevano le seguenti caratteristiche generali: una fascia montuosa (catena settentrionale); una zona vulcanica (Etna); vaste zone collinari; alcune piccole pianure; alcuni laghetti naturali ed artificiali; coste che si sviluppanno per 1.039 km. Complessivamente dunque il territorio della Sicilia si può considerare diviso in tre zone altimetriche: Area nettamente montuosa che occupa il 24% del territorio;
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 18 Area collinare che occupa circa 62% del territorio; Area pianeggiante, che costituisce il 14% del territorio. Figura 1.2 - Regione Sicilia: orografia Per una descrizione di maggiore dettaglio circa la climatologia della Regione Sicilia, si rimanda alla trattazione riportata al paragrafo 2.2. L’uso del suolo è tratto dal CORINE Land Cover (CLC) 2000 (v. Fig. 1.3), un database elaborato nell’ambito del progetto europeo Coordination of Information on the Environment, contenente l’inventario delle caratteristiche biofisiche della copertura del suolo. Il CLC è strutturato in 44 classi divise in 3 livelli. Al primo livello vi sono le classi gerarchiche più elevate di copertura del suolo (es. Urbano, Agricolo, Forestale, ecc.), le altre due classi gerarchiche sono degli approfondimenti via via maggiori (es. Classe 2 Terre agricole, classe 2.1 Seminativi, 2.1.1 Seminativi non irrigati). Nel 2000 il Ministero per l'Ambiente e la Tutela del territorio ha realizzato il IV livello di copertura del suolo per la classe delle aree naturali e seminaturali (Classe 3 della legenda). La definizione del IV livello è avvenuta per via fotointerpretativa da immagini Landsat 5 TM riferibili al 1998. Il IV livello per la classe delle aree naturali e seminaturali è sicuramente un valore aggiunto all'originaria impostazione della legenda del CLC, soprattutto per un territorio quale quello italiano dove le formazioni forestali coprono un gran parte del territorio nazionale.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 19 Figura 1.3 - Il CORINE Land Cover per la Regione Sicilia
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 20 Legenda 111 zone urbanizzate tessuto denso 112 zone urbanizzate tessuto rado 121 aree industriali 122 infrastrutture generiche 123 aree portuali 124 aereoporti 131 aree in costruzione, escavazioni, suoli rimaneggiati 132 discariche 133 aree estrattive 141 aree verdi urbane sportive e ricreative 142 aree archeologiche 211 seminativo semplice, irriguo, arborato;foraggere; colture orticole 211a seminativo con presenza di agrumi 211c seminativo con presenza di ortaggi 211k seminativo con presenza di carrubi 211ko seminativo con presenza di carrubi e olivi 211m seminativo con presenza di mandorli 211mo seminativo con presenza di mandorli e olivi 211o seminativo con presenza di olivi 211om seminativo con presenza di olivi e mandorli 211s seminativo con presenza di serre o tendoni 212 colture in serra e sotto tunnel 212v colture in serra o sotto tunnel con presenza di viti 221 agrumeto 221c agrumeto con presenza di ortaggi 221o agrumeto con presenza di olivi 221s agrumeto con presenza di serre o tendoni 222 vigneto 222m vigneto con presenza di mandorli 222s vigneto con presenza di serre o tendoni 223 oliveto 224 mandorleto 224o mandorleto con presenza di olivi 224v mandorleto con presenza di viti 225 frutteto 225f ficodindieto 225k carrubeto 225m frutteto con presenza di mandorli 225n noccioleto 225t pistacchieto 225v frutteto con presenza di viti 226 legnose agrarie miste 226m legnose agrarie miste con presenza di mandorli 226o legnose grarie miste con presenza di olivi 226v legnose agrarie miste con presenza di viti 227 associazioni di olivo con altre legnose 227a associazioni di olivo conaltre legnose con presenza di agrumi 227k associazioni di olivo con altre legnose con presenza di carrubi 227km associazioni di olivo con altre legnose con presnza di carrubi e mandorli 227m associazioni di olivo con altre legnose con presenza di mandorli 227mk associazioni di olivo con altre legnose con presenza di mandorli e carrubi 227n associazioni di olivi con altre legnose con presenza di noccioli 227v associazioni di olivo con altre legnose con presenza di viti 231 sistemi colturali e particellari complessi 232 seminativo associato a vigneto 232mo seminativo associato a vigneto con presenza di mandorli e olivi 232om seminativo associato a vigneto con presenza di olivi e mandorli 232s seminativo associato a vigneto con presenza di serre o tendoni 311 latifoglie 312 conifere 313 bosco misto 314 aree parzialmente boscate o bosco degradato 321 macchia e cespuglieto 321p macchia e cespuglieto con presenza di palme nane 322 pascolo 323 incolto, incolto roccioso 323p incolto, incolto roccioso con presenza di palme nane 331 aree in erosione, calanchi,rocce 332 alvei fluviali 333 spiagge 411 pantani interni 421 pantani 422 saline 511 laghi naturali e naturali ampliati 512 laghi artificiali 521 lagune 522 Per la regione Sicilia le principali classi di utilizzo del territorio sono così aggregate ai fini del calcolo della Capacità Biologica: 73 % circa del territorio è agricolo; il 7% circa è di tipo boschivo; il 9% è superficie degradata; l’11% è adibito a pascolo. Il deficit/surplus ecologico L’impronta ecologica di una comunità può essere confrontata con la capacità biologica pro capite disponibile nel territorio in cui tale comunità risiede. La capacità biologica viene calcolata secondo la seguente formula: Capacità biologica = Area produttiva x Fattore di rendimento x Fattore di equivalenza Dove il fattore di rendimento è un fattore correttivo che rappresenta la maggiore o minore produttività del paese (nel nostro caso l’Italia) rispetto alla media mondiale, per ognuna delle sei categorie; mentre il fattore di equivalenza rappresenta la capacità di produrre biomassa di una singola categoria ecologica di terreno rispetto alla media mondiale. Questo ultimo è impiegato per rendere confrontabile il valore della capacità biologica con quello dell’impronta e riportare entrambe le grandezze in ettari globali. Per la stima della capacità biologica della regione Sicilia e del Comune di Palermo sono stati impiegati i dati di uso del suolo ricavati dal CORINE Land Cover in formato vettoriale e si è proceduto alla loro sovrapposizione, mediante strumenti GIS, con i limiti amministrativi regionali e comunali. In tal modo risono ricavate informazioni sulla superficie impiegata per ogni tipo di utilizzo.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 21 I valori risultanti dall’elaborazione delle capacità biologiche sono stati raffrontati con il valore dell’impronta ecologica del comune e della regione, calcolando il deficit o surplus come differenza: D = CB – EF ove: CB = capacità biologica del comune / regione EF = impronta ecologica del comune /regione In questo modo è possibile effettuare raffronti tra la superficie teoricamente necessaria a sostenere i consumi, e in generale lo stile di vita degli abitanti di una data regione o comune e la superficie effettivamente a loro disposizione. In particolare, se l’impronta ecologica supera la capacità biologica (D < 0) ci si trova in presenza di un deficit ecologico, qualora invece D sia positivo, la situazione è di maggiore sostenibilità ed è lecito parlare di surplus ecologico. CAPACITA’ BIOLOGICA TOTALE [gha] CAPACITA’ BIOLOGICA PRO CAPITE [gha/ab] IMPRONTA ECOLOGICA PRO CAPITE [gha/ab] SURPLUS ECOLOGICO PRO CAPITE [gha/ab] Sicilia 9.661.993 1,90 3,37 -1,47 Palermo 84.457 0,12 4,08 -3,96 Tabella 1.2 – Capacità ed impronta biologica in Sicilia ed a Palermo La Regione, come già rilevato, ha una impronta meno estesa di quella nazionale, anche se superiore della media mondiale. Comunque si rileva un deficit ecologico pro-capite pari a 1,47 gha/ab. 1.5.2 Verde Urbano e fenomeni di dissesto e processi degradativi dei suoli La presenza di aree verdi all’interno delle città, ha una funzione molto importante, non solo in termini di naturalità e biodiversità, ma anche come contributo essenziale al livello di qualità della vita per le popolazioni. In questo senso aree verdi, anche sottoposte a gradi di artificializzazione molto forti, quali verde attrezzato, giardini, parchi urbani, etc. hanno un’importanza notevolissima dal punto di vista funzionale, senza dimentica la loro funzione di “avvicinamento” culturale alla comprensione dell’importanza degli spazi aperti. Nel caso specifico, Palermo affianca ad una notevole presenza di aree naturali protette, anche una importante presenza di altre aree di verde urbano, che ammontano ad una dotazione di 32,2 mq/abitante. Se si confronta tale dato, desunto dalle elaborazioni ISTAT per i Comuni capoluogo di Provincia, con gli altri Comuni della Regione, si evince che Palermo detiene il primato assoluto. Il dato che fa spiccare Palermo è principalmente quello dei parchi urbani gestiti dal Comune (come segnalato dall’ISTAT) seguito però anche da una importante quantità di aree verdi speciali, come evidenziato in tab. 1.3.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 22 AREE SPECIALI COMUNI Verdeattrezzato Parchiurbani Verdestorico Areediarredourbano Giardiniscolastici Ortibotanicievivai Giardinizoologici Cimiteriurbani Altro Totaleareespeciali (alnettodeicimiteri urbani) Totale(alnettodei cimiteriurbani) Trapani 0,8 - 0,7 0,4 … - - … - … … Palermo 0,5 27,5 0,4 0,9 0,5 0,3 - 0,4 2,1 2,9 32,2 Messina … … … … … … … … … … … Agrigento 1,1 - - 0,3 - - - - - - 1,4 Caltanissetta … … … … … … … … … … … Enna … … … … … … … … … … … Catania 0,2 1,2 0,2 2,5 1,0 0,1 - 0,1 1,5 2,6 6,7 Ragusa 1,2 0,4 1,1 2,1 0,1 - - 0,2 - 0,1 4,8 Siracusa 0,2 0,6 0,3 1,1 0,4 .. - 0,2 - 0,4 2,6 Fonte: ISTAT, Osservatorio ambientale sulle città a) Gli indicatori si riferiscono al verde urbano gestito dal comune Tab. 1.3 - Disponibilità di verde urbano per tipologia per i comuni capoluogo di provincia – Anno 2003 (m2 per abitante) (a) Del resto, come noto, Palermo è caratterizzata da numerosi giardini storici che rappresentano il prolungamento delle Ville Palermitane; oltre alla loro abbondanza bisogna sottolinearne anche la qualità: qualità progettuale, qualità dell’impianto colturale e qualità per l’inserimento in un contesto edilizio, oggi spesso degradato, che trova nel residuo giardino storico il supporto per iniziare a riqualificare la zona di appartenenza. Alcuni giardini storici sono compresi anche all’interno di quelle aree di rilevante pregio paesistico e ambientale che il PRG definisce Parchi Urbani (la Favorita e le Ville settecentesche, l’Oreto, Boccadifalco ex Riserva Reale, a cui si deve aggiungere pur con specifiche caratteristiche, proprio come parco, il parco agricolo di Ciaculli Croce Verde). Sono aree/zone di grande estensione, che in parte rispecchiano un territorio scomparso, ma che singolarmente o nel loro insieme restituiscono il paesaggio naturale di Palermo. Nella varietà di queste aree si incontrano non solo giardini storici ma anche e soprattutto entità agricole; il territorio agricolo, infatti, in prevalenza si manifesta – anche se oramai in estenzione molto ridotta – nelle zone pianeggianti della città. Le colture sono variamente articolate: dall’agrumeto al ficodindieto, dall’orto alle colture intensive, queste ultime in realtà sempre più scarse. Discorso a parte merita l’Orto Botanico palermitano: è un vero polmone verde cittadino dove si ha l’alternanza di varie specie di piante ma anche rappresentazioni artistiche come i busti dedicati a personaggi storici. L’Orto Botanico si estende per 10 ettari e la sua struttura, come gli edifici presenti adibiti alla sperimentazione, furono progettati dall’architetto francese Dufourny. Al suo interno si trovano innumerevoli specie vegetali, a partire da quelle orientali come i bambù e le sudamericane chorisie, tanto per citare quelle poco comuni in Sicilia. A conferma e completamento di quanto esposto, è stata effettuata una elaborazione sulle diverse destinazioni di uso del suolo a partire dalla copertura del suolo Corine Land Cover. Nonostante tale strumento cartografico, risponda ad esigenze di diverso tipo e di diversa scala (si ricorda che l’unità minima cartografabile sono 25 ettari) la sua analisi contribuisce alla comprensione delle caratteristiche del sistema del verde naturale ed artificiale, nel Comune di Palermo. Aggregando le singole voci della carta Corine si evince che la superficie complessiva del tessuto urbano edificato, è pari al 44,5% circa della superficie territoriale totale, le aree vedi urbane ammontano al 2,34% le aree agricole al 17,89% e le aree naturali al 34,79% ad indicare comunque una buona percentuale di aree, quanto meno, non edificate.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 23 CODE Ettari % Descrizione 111 2444,919 15,32% Tessuto urbano continuo 112 4272,711 26,77% Tessuto urbano discontinuo 121 81,356 0,51% Arre industriali o commerciali 122 37,06 0,23% Reti stradali e ferroviarie 123 37,166 0,23% Aree portuali 124 91,835 0,58% Aeroporti 131 82,253 0,52% Aree estrattive 132 42,789 0,27% Discariche 141 336,868 2,11% Aree verdi urbane 142 36,142 0,23% Aree sportive e ricreative 211 89,8 0,56% Seminativi in aree non irrigue 222 2816,642 17,65% Frutteti e frutti minori 223 33,461 0,21% Oliveti 242 6,35 0,04% Sistemi colturali e particellari complessi 312 768,754 4,82% Boschi di conifere 321 448,522 2,81% Aree a pascolo naturale 323 695,392 4,36% Aree a vegetazione sclerofilla 324 1417,989 8,88% Aree a vegetazione boschiva ed arbustiva 331 30,321 0,19% Spiagge, dune e sabbie 332 321,35 2,01% Rocce nude, falesie, rupi e affioramenti 333 1870,975 11,72% Aree con vegetazione rada Fonte: Corine Land Cover2000 Tabella 1.4 - Uso del suolo nel Comune di Palermo - selezione delle sole voci presenti su Corine Land Cover Fenomeni di dissesto e processi degradativi dei suoli I fenomeni di dissesto, sia erosivi che frane ed esondazioni nelle valli minori, sono assai frequenti nei territori ad altitudine più elevata e non di rado imponenti. Vi sono addirittura aree o zone franose che coprono decine e talora centinaia di ettari. L’attuale superficie sottoposta a vincolo idrogeologico, ai sensi della normativa vigente ammonta a km² 12.357 (pari al 48,06% dell’Isola). I territori ad altitudine più elevata sono caratterizzati da boschi ed incolti e da un’estensione limitata dei seminativi e finiscono col presentare condizioni di popolamento repulsive, soccombendo nel confronto con le aree pianeggianti litoranee e soprattutto con i centri urbani maggiori che hanno esercitato ed esercitano l’attrazione più forte. La problematica connessa all’instaurazione di fenomeni di erosione e dissesto idrogeologico del territorio è senza dubbio complessa, a causa delle numerose interrelazioni con fattori di diversa natura non sempre agevolmente individuabili. In ogni caso, è da rilevare un progressivo aggravamento di tali dannosi processi, essenzialmente causati dalla mancanza di un’adeguata e coordinata politica di salvaguardia e tutela delle ottimali condizioni idrogeologiche dei suoli. Tra i fattori che maggiormente hanno contribuito ai fenomeni di erosione ricordiamo: insufficiente copertura boschiva con discrete caratteristiche strutturali e tipologiche; abbandono delle aree marginali a bassa redditività; assenza di opere di sistemazione dei terreni a funzione regimante; adozione di tecniche di lavorazione “a ritocchino” orientate lungo le linee di massima pendenza; progressiva cementificazione degli alvei dei fiumi; elevato indice di torrenzialità dei corsi d’acqua; eccessiva incidenza della rete viaria, anche in zone particolarmente predisposte a fenomeni erosivi; cattiva gestione e manutenzione delle superfici destinate a pascolo. Fra le aree più soggette a fenomeni di dissesto, si possono annoverare le zone collinari interne di matrice fondamentalmente argillosa, a scarsa permeabilità.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 24 1.5.3 Aree protette della regione In fig. 1.4 si riporta la localizzazione delle principali aree protette (parchi regionali, riserve marine, riserve naturali etc...). In Allegato 2 è riportato l’elenco delle aree protette e delle riserve naturali della Sicilia disaggregato per provincia. Figura 1.4 - Aree protette della regione Sicilia
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 25 1.6 QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO 1.6.1 Il contesto europeo In materia di tutela dell’ambiente si è riscontrato in Europa un salto di qualità quando il trattato sull'Unione ha conferito rango politico agli interventi in campo ambientale. Questa evoluzione è proseguita con il Trattato di Amsterdam che ha posto, tra le priorità assolute, il raggiungimento di un livello elevato di protezione dell'ambiente. Il Quinto programma di azione ambientale “Per uno sviluppo durevole e sostenibile” ha stabilito i principi di una strategia europea per il periodo 1992-2000, segnando l’inizio di un’azione comunitaria orizzontale che tiene conto di tutti i fattori di pressione sull’ambiente (industria, energia, turismo, trasporti, agricoltura). L'integrazione della problematica ambientale nelle altre politiche è diventata obbligatoria per le istituzioni comunitarie, ed è stata oggetto di vari atti comunitari, tra cui la comunicazione del maggio 2001 sulla strategia europea per lo sviluppo sostenibile. Il Sesto programma d’azione per l’ambiente, adottato con la Decisione n. 1600/2002/CE del Parlamento e del Consiglio del 22 luglio 2002, definisce le priorità dell’Unione europea fino al 2010. Per realizzare tali priorità vengono proposte alcune linee d’azione: migliorare l'applicazione della legislazione ambientale, operare con il mercato e con i cittadini e aumentare l'integrazione della componente ambientale nelle altre politiche comunitarie. Per cercare di conseguire l'obiettivo che l’Unione Europea si è fissata nell'ambito del Protocollo di Kyoto sulla riduzione dei gas serra, è stato adottato un programma sui cambiamenti climatici che individua, in particolare nei settori dell'energia, dei trasporti, dell'industria e della ricerca, i campi d’azione prioritari (ratifica dell’Italia con Legge n. 120 del 01/06/02). La Comunità è anche parte contraente della Convenzione di Ginevra sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza, oltre che sui protocolli internazionali sul contenimento delle emissioni inquinanti responsabili dei fenomeni di acidificazione, eutrofizzazione e smog fotochimico che danno attuazione alla convenzione. In questo ambito, la legislazione comunitaria ha come obiettivo prioritario la lotta contro le emissioni prodotte dalle attività industriali e dai trasporti. In materia di trasporti, la strategia è basata su diversi elementi, tra cui la riduzione delle emissioni inquinanti dei veicoli (marmitta catalitica, revisione periodica), la diminuzione dei consumi delle autovetture (in collaborazione con i costruttori automobilistici) e la promozione di veicoli puliti (misure fiscali). Con riferimento alla limitazione delle emissioni da altre attività, vanno citate la direttiva 1999/13/CE sulla limitazione delle emissioni di composti organici volatili dovute all’uso di solventi organici in talune attività e in taluni impianti, la direttiva 1999/32/CE relativa alla riduzione del tenore di zolfo in alcuni combustibili liquidi, nonché la direttiva 2001/80/CE concernente l’aggiornamento della direttiva relativa alla limitazione delle emissioni in atmosfera originate dai grandi impianti di combustione di recente emanazione . Infine, va menzionata la direttiva relativa ai tetti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici, e precisamente biossido di zolfo, ossidi di azoto, composti organici volatili e ammoniaca (direttiva NEC, National Emission Ceilings), anch’essa di recente emanazione (direttiva 2001/81/CE). Per migliorare la qualità dell'aria, nel maggio 2001 è stata adottata una strategia globale denominata programma CAFE, Clean Air For Europe, mentre a partire dal 1996 sono state emanate quattro direttive europee. In particolare, oltre alla direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria (la cosiddetta “direttiva quadro sulla qualità dell’aria”), sono state emanate tre “direttive figlie” concernenti i valori limite di qualità dell’aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo (direttiva 1999/30/CE), il benzene e il monossido di carbonio (direttiva 2000/69/CE) e la direttiva per ridurre la concentrazione dell'ozono nell'aria ambiente (direttiva 2002/3/CE). Per finire non vanno dimenticate le connessioni con la direttiva 96/61/CE sulla prevenzione e controllo integrato dell’inquinamento (direttiva IPPC, Integrated Pollution Prevention and Control), riguardante le attività con elevato impatto ambientale, soprattutto industriali. La direttiva è stata recepita con il D.Lgs. 372/99 per gli impianti esistenti. L’elenco non esaustivo delle principali norme europee per il comparto aria è riportato nel capitolo 4. 1.6.2 La normativa nazionale Le prime disposizioni di legge in materia di inquinamento atmosferico emanate in Italia risalgono al 13 luglio 1966 con la pubblicazione della legge n. 615. Prima di tale data esistevano soltanto delle norme applicabili indirettamente e comunque prive di organicità tra cui gli artt. 216 e 217 del testo unico delle leggi sanitarie del 1934, inerenti le industrie con lavorazioni insalubri e gli artt. 674 e 734 del codice penale. Il quadro normativo di riferimento per la tutela della qualità dell'aria trova oggi fondamento nella normativa comunitaria così come recepita dal legislatore nazionale. L'attuazione dei principi e disposizioni è invece demandata - in ottemperanza a quanto previsto dal d.lgs. 112/98 ("Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 26 Regioni e agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59") - alle Regioni e alle Province autonome. Da ultimo, è stato recentemente pubblicato il D.M. n. 60/2002 che recepisce (ai sensi dell'art. 4 del d.lgs. 351/99) alcune direttive comunitarie che fissano i valori limite per taluni inquinanti (biossido di zolfo, biossido di azoto, ossidi di azoto, materiale particolato, piombo, benzene e monossido di carbonio). Con riferimento all’atmosfera, la normativa che maggiormente impatta con le attività a livello regionale e locale, è il D.Lgs. 351/99, che ha recepito la direttiva europea 96/62/CE in materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria; a sua volta, quest’ultima prevede l’emanazione di una serie di atti normativi successivi tra cui: il DM n. 60 del 02 aprile 2002 “Recepimento della direttiva 1999/30/CE del Consiglio del 22 aprile 1999 concernente i valori limite di qualità dell’aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo e della direttiva 2000/69/CE relativa ai valori limite di qualità dell’aria ambiente per il benzene ed il monossido di carbonio” (previsto dall’art. 4 del D.Lgs. 351/99). DM n. 261 del 1 ottobre 2002 “Regolamento recante le direttive tecniche per la valutazione preliminare della qualità dell’aria ambiente (previsto dall’art. 5 del D.Lgs. sopra citato), i criteri per l’elaborazione del piano e dei programmi di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351”. Decreto del Ministro dell’ambiente 20 settembre 2002, che stabilisce le modalità e le norme tecniche per l’approvazione dei dispositivi di misurazione quali metodi, apparecchi, reti e laboratori (art. 6, comma 9). Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 183 "Attuazione della direttiva 2002/3/CE relativa all'ozono nell'aria". Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 “Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento”. Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale”. (G.U. n. 88 del 14 aprile 2006 – suppl. ord. n. 96) Pure recepita con D.Lgs. 372/99 è la direttiva IPPC, limitatamente alle emissioni degli impianti esistenti, come anche la direttiva 1999/32/CE relativa alla riduzione del tenore di zolfo in alcuni combustibili (DPCM 395 del 7 settembre 2001). Per una trattazione di maggiore dettaglio sulla normativa inerente la qualità dell’aria e le emissioni in atmosfera si rimanda al Capitolo 4. http://serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm 1.7 AMMINISTRAZIONI COMPETENTI La definizione dei piani applicativi, misure e azioni trova riferimento tecnico nel presente piano ed è regolamentata con le modalità individuate al paragrafo 6.2.1.3.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 27 1.8 INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO E PER GLI ORGANISMI INTERESSATI Una moderna gestione dell’ambiente richiede una partecipazione consapevole dei cittadini e la condivisione di obiettivi di razionalizzazione e contenimento dei consumi, in particolare di quelli energetici e di protezione dell’ambiente. È noto che in questo campo - anche per effetto dell’eredità del passato - si registrano resistenze e pregiudizi e vi è la necessità di offrire una informazione corretta e di promuovere, anche nell’ambito delle altre politiche di settore, un’adeguata informativa rivolta agli operatori del settore esistenti e potenziali.Tali azioni devono tendere non solo a facilitare la conoscenza degli obiettivi e delle proposte di intervento contenute nel Piano, ma anche a motivare le persone. A questo scopo, la Regione Sicilia promuoverà - direttamente o finanziando comuni, consorzi, associazioni - iniziative di comunicazione mirate a realizzare campagne di informazione e sensibilizzazione sullo sviluppo sostenibile rivolte ai cittadini e a specifici gruppi di interesse, circa i contenuti, gli obiettivi e le proposte del programma, comprensive dell’informazione tecnico-scientifica. Il presente documento sarà trasmesso dapprima agli altri Assessorati della Regione Sicilia (Agricoltura e Foreste, Turismo Comunicazioni e Trasporti, Beni Culturali, Industria, ecc.), maggiormente interessati ai risultati del Piano ed alle misure che ne conseguono. Saranno, inoltre, opportunamente informati gli operatori economici, in particolare, le associazioni di categoria, in quanto i loro associati sono direttamente coinvolti nelle misure di riduzione delle emissioni da impianti industriali e da impianti di combustione. Fondamentale è l’informazione alla popolazione sulla qualità dell’aria, sulle previsioni e sugli interventi necessari alla riduzione delle emissioni. Si organizzeranno campagne di sensibilizzazione nelle scuole. La comunicazione deve conseguire i seguenti obiettivi: promuovere l’importanza delle azioni di piano attraverso un’azione di sensibilizzazione mirata alle attività maggiormente inquinanti; responsabilizzare tutti i cittadini affinché contribuiscano e partecipino al processo di riduzione delle emissioni di inquinanti, fornendo loro informazioni facilmente utilizzabili; enfatizzare l'impegno ambientale nel quadro di una visione globale del problema (sviluppo sostenibile). La Regione Sicilia si impegna inoltre, in collaborazione con Province, Comuni e Arpa Sicilia, a mettere a disposizione del pubblico e degli organismi interessati i dati aggiornati sulla qualità dell’aria relativamente agli inquinanti normati, rendendo pubblici i livelli di concentrazione degli inquinanti e fornendo, nel caso di superamento delle soglie di allarme, informazioni aggiuntive sui superamenti registrati, previsioni per i giorni seguenti, indicazioni sui possibili effetti sulla salute e sulla condotta raccomandata, indicazioni in merito alle principali fonti inquinanti ed azioni raccomandate per la riduzione delle relative emissioni. Il DM 60/02 ha introdotto nuovi obblighi anche in materia di informazione al pubblico, con l’indicazione della tipologia e della frequenza di aggiornamento dei dati che devono essere forniti al pubblico. La tab. 1.5 riporta sinteticamente le informazioni che la Regione è tenuta a trasmettere alla popolazione ai sensi del decreto citato e del D.Lgs. 351/99. Inquinante Tipo di informazione Frequenza di aggiornamento dell’informazione Competenza Livelli di SO2 Giornaliera; oraria, se possibile, avendo a disposizione valori orari Regione SO2 Informazioni di cui all’allegato I, sezione III Solo in caso di superamento della soglia di allarme Regione Livelli di NO2 e NOX Giornaliera; oraria per quanto riguarda NO2, se possibile, avendo a disposizione valori orari di NO2 Regione NO2 e NOX Informazioni di cui all’Allegato II, sezione III Solo in caso di superamento della soglia di allarme Regione PM10 e PM2.5 Livelli di materiale particolato Giornaliera Regione Pb Livelli di Piomb o Trimestrale Regione Benzene Livelli di benzene relativi ai 12 mesi precedenti Trimestrale o se possibile mensile Regione CO Massima media mobile su 8 ore Giornaliera, oraria (se possibile) Regione Tabella 1.5 - Informazioni al pubblico (artt. 11, 16, 23, 28, 33, 37 del DM 60/02 e art. 11 D.Lgs 351/99)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 28 Alla luce di quanto esposto sopra, le informazioni da fornire sono numerose, in particolare, è obbligatorio: informare il pubblico secondo le indicazioni del DM 60/02; verificare il rispetto dei limiti di attenzione/allarme per O3 previsti dal Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n.183. verificare il rispetto dell’obiettivo di qualità per gli IPA previsto dal DM 25/11/94. L’informazione al pubblico fino ad oggi veniva effettuata in base alle indicazioni del DM 20/05/91 (“Criteri per la raccolta dei dati inerenti la qualità dell’aria”), alla data di stesura del presente Piano, abrogato quasi per intero. Tale decreto prevedeva (art. 4) che “le reti di rilevamento automatiche devono essere dotate di un idoneo sistema di informazione, di carattere divulgativo, per i cittadini tale da permettere una semplice interpretazione dei dati, da realizzare secondo le modalità e i contenuti indicati dal Ministero dell’Ambiente”. L’art. 7 del DM 20/05/91 istituiva “il Centro Operativo Provinciale (C.O.P.), ossia un centro operativo di raccolta dati a livello provinciale al quale trasferire i dati di tutte le postazioni ubicate sul territorio”. Il Centro Operativo Provinciale era tenuto a svolgere le seguenti funzioni: gestione tecnico-operativa delle reti pubbliche; supervisione del sistema di rilevamento; valutazione igienico sanitaria dei dati provenienti dalle reti. L’art. 9 del DM 20/05/91 stabiliva, inoltre, che “la rete di rilevamento dovrà permettere la trasmissione in tempo reale dei dati relativi agli inquinanti al fine di accertare il superamento dei livelli di attenzione e allarme. Il superamento dei livelli di attenzione e di allarme deve essere notificato in tempo reale alle autorità designate”. A tale scopo era stato istituito un bollettino quotidiano, tuttora trasmesso alle autorità competenti territorialmente (Sindaco, Assessori all’Ambiente del Comune e della Provincia, AULSS, ecc.), al fine di intraprendere eventuali azioni di contenimento dell’inquinamento, e alla stampa per la divulgazione delle informazioni al pubblico. Nella regione Sicilia queste funzioni erano esercitate dalle Province. Nel corso degli ultimi anni i dati rilevati dalle reti sono stati acquisiti dalla regione Sicilia che ha svolto compiti di analisi ed elaborazione attraverso i Dipartimenti Arpa Provinciali. La metodologia di trasmissione delle informazioni è stata mantenuta e implementata con l’inserimento, negli Annuari dei Dati Ambientali, di dati relativi all’intero territorio della Sicilia. I dati ambientali sono stati elaborati e sintetizzati mediante diagrammi e tabelle. I nuovi obblighi normativi hanno reso necessaria una rivisitazione sia del formato del bollettino informativo quotidiano (ex “COP”), sia delle informazioni da rendere accessibili al pubblico. Per quanto concerne il primo, si è fatto riferimento ai nuovi valori limite introdotti dal DM 60/2002, optando per quelli che hanno un tempo breve di mediazione (orario, 8 ore o giornaliero), poiché tengono conto degli effetti dovuti all’esposizione acuta, almeno per quanto riguarda SO2, NO2, PM10 e CO. Nel caso di benzene e benzo(a)pirene si è optato per un aggiornamento della media annuale, mentre per quanto riguarda l’ozono, si è tenuto conto dei livelli di attenzione/allarme (180/240 µg/m3 ) previsti dal Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n.183. Per quanto riguarda il PM10, la Regione Sicilia si doterà di analizzatori automatici che permetteranno di verificare giornalmente i livelli in aria di tale inquinante. Il grafico mostrerà l’aggiornamento sulle concentrazioni di PM10 rilevate nei capoluoghi siciliani il giorno antecedente a quello di visualizzazione, e fino a dieci giorni precedenti. Questo strumento permetterà di informare la popolazione e fornirà un utile strumento agli enti preposti per l’attuazione dei provvedimenti di limitazione della circolazione. Un altro utile strumento che sarà realizzato è il “Bollettino Meteo PM10 Sicilia”, che permetterà di prevedere le concentrazioni di tale inquinante per il giorno successivo e fino a due giorni seguenti a quello di emissione. Il Bollettino nascerà per informare giornalmente la popolazione (specie le fasce più sensibili) dello stato effettivo della qualità dell’aria e per prevedere le concentrazione delle polveri sottili per il giorno in corso, il giorno seguente e una tendenza per i giorni successivi. Il Bollettino sarà disponibile in internet (come primo metodo di diffusione) al sito www.arpa.sicilia.it e realizzerà la previsione su zone della regione Sicilia, tracciate secondo l’esperienza degli anni passati, riguardo ad aree che hanno mostrato andamenti simili. La zone interne a scarsa densità demografica o antropica che mostrano una qualità dell’aria migliore caratterizzate da un sistema di significative circolazioni atmosferiche non saranno prese in considerazione. Anche le isole minori non saranno prese in considerazione. Il Bollettino Meteo PM10 Sicilia suddividerà le concentrazioni previste in 3 fasce: buona < 50 mg/m3 ;
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 29 scadente tra i 50 e i 100 mg/m3 ; pessima > 100 mg/m3 . Uno strumento analogo, il “Bollettino Ozono”, verrà realizzato durante il periodo estivo per informare la popolazione sui livelli di ozono registrati e previsti per i giorni successivi, offrendo la possibilità agli enti preposti di attuare i provvedimenti finalizzati al contenimento del rischio sanitario per la popolazione esposta. Si intendono applicare gli indici qualitativi (di stress, di qualità o di vulnerabilità), in grado di offrire una rappresentazione sintetica dello stato della qualità dell’aria, ed inserire nei siti web della Regione Sicilia e da Arpa Sicilia un bollettino informativo quotidiano sulla base di nuove indicazioni normative o tecnico-scientifiche. I dati di qualità dell’aria potranno essere visualizzati in tempo reale su un Sistema informativo territoriale in corso di implementazione che potrà essere visualizzato sul sito web della Regione Sicilia e di Arpa Sicilia.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 30 2 – ELEMENTI DI SINTES I SULL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO Nel presente capitolo viene inquadrata la situazione del sistema aria sul territorio regionale. Viene valutata l’entità della pressione esercitata sul territorio dalle diverse fonti di emissione sia di origine antropica che naturale (anche se l’inventario regionale delle emissioni in atmosfera è in avanzata fase di elaborazione). Poiché le postazioni di rilevamento della qualità dell’aria non possono essere rappresentative della distribuzione di livelli di concentrazione degli inquinanti al di fuori dell’agglomerato o zona di pertinenza; sulla parte di territorio regionale non coperta da monitoraggio sistematico saranno applicati modelli di simulazione e/o tecniche di stima per la valutazione della qualità dell’aria. 2.1 FONTI DI EMISSIONE DI INQUINANTI NELL’ARIA: STIME APAT La qualità dell’aria è il risultato di un equilibrio complesso tra gli apporti diretti degli inquinanti emessi in aria, ciò che chiamiamo le emissioni di inquinanti, e tutta una serie di fenomeni ai quali gli inquinanti sono sottomessi una volta che si trovano in atmosfera: il trasporto, la dispersione (i venti e le turbolenze all’origine della diluizione delle emissioni) la deposizione e infine le trasformazioni chimiche (per esemp io sotto l’effetto dell’irraggiamento solare come la produzione dell’ozono estivo a partire dagli ossidi di azoto e dagli idrocarburi). E’ per questo che non bisogna confondere le concentrazioni nell’aria ambiente degli inquinanti [espressi per esempio in microgrammi per metro cubo (µg/m3 ) o per un indice di qualità dell’aria], che caratterizza la qualità dell’aria respirata, e le emissioni di inquinanti (di cui le quantità sono espresse in grammi, chilogrammi o tonnellate) scaricate da una fonte data ( un camino, un tubo di scappamento,…) durante una durata determinata (ora, anno,…). Dalle emissioni dipende la qualità dell’aria, anche se non c’è un legame semplice e diretto tra i due elementi. A partire dalle emissioni di inquinanti equivalenti in luogo e intensità, i livelli degli inquinanti nell’ambiente possono variare di un fattore venti seguendo le condizioni meteorologiche più o meno favorevoli alla dispersione e dunque alla diluizione, o al contrario alla concentrazione di questi inquinanti. La conoscenza di queste emissioni è dunque primordiale per il monitoraggio della qualità dell’aria” (AIRPARIF, 2005). Alla data di elaborazione del presente Piano, la Sicilia si sta adoperando alla redazione dell’inventario delle emissioni a livello regionale quale strumento conoscitivo, la cui importanza è stata ribadita dal D. Lgs. n. 351 del 4/08/1999, e dal D.M. 60/02 secondo quanto previsto dall’allegato 2 del DM 261/2002. Infatti, una delle principali novità introdotte dalla nuova normativa consiste nell’integrazione delle informazioni derivanti dalla misura degli inquinanti e da due nuovi strumenti: l’inventario delle emissioni (ARTA) e la modellistica numerica ambientale (ARPA Sicilia). Tali importanti strumenti sono in avanzato stato di progettazione da parte dell’Assessorato Territorio ed Ambiente ed in corso di realizzazione da parte di ARPA SICILIA. La sua realizzazione sarà completata presumibilmente entro la fine del 2007 (Allegato 8). L’inventario contiene il censimento delle sorgenti, le quantità annue di inquinanti emessi da tutte le sorgenti di emissione in atmosfera ivi comprese quelle dei principali insediamenti produttivi. Per la costruzione dell’inventario regionale le emissioni sono state suddivise come puntuali o come lineari/nodali (arterie e nodi di comunicazione). Per la costruzione dell’inventario per particolari infrastrutture (porti, aeroporti, traffico veicolare, etc..) sono stati e saranno utilizzati specifici modelli per la stima delle emissioni. La stima delle emissioni in aria di gas inquinanti, gas serra, composti organici persistenti e metalli pesanti si basa su una metodologia consolidata, rispetto alla quale la ricerca continua ad affinare strumenti e metodi. Il progetto CORINAIR (COoRdination-INformation-AIR), promosso e coordinato dalla Comunità Europea nell’ambito del programma sperimentale CORINE (COoRdinated Information on the Environment in the European Community), ne è l’asse portante dal 1985, anno in cui è stato realizzato il primo inventario italiano armonizzato a livello europeo. Il principale obiettivo della prima fase delle attività di tale progetto, al quale hanno partecipato tutti i Paesi membri della Comunità, è stato la realizzazione di un inventario prototipo delle emissioni di Ossidi di Zolfo (SOX), Ossidi di Azoto (NOX) e Composti Organici Volatili (COV) riferito all’anno 1985, da utilizzare come base scientifica per la scelta delle politiche ambientali in materia di inquinamento atmosferico. L'inventario del ‘90 ha opportunamente rivisto la metodologia applicata nel 1985, estendendo il numero di inquinanti considerati e cioè SO2, CO, CO2, NH3, N2O, NOX, CH4, composti organici volatili non metanici (COVNM), ampliando il numero di attività censite ed armonizzando ulteriormente i metodi di stima delle emissioni in Europa. La classificazione delle fonti di emissione, adottata nell’ambito del progetto è definita in termini di “Macrosettori”. Ciascuna delle 11 voci di questo livello è suddivisa in settori (in tutto 76) che sono a loro volta suddivisi in attività (in tutto 375). Gli 11 Macrosettori CORINAIR sono: 1. Centrali Elettriche Pubbliche, Cogenerazione e Teleriscaldamento 2. Combustione Terziario ed Agricoltura 3. Combustione nell’industria 4. Processi produttivi 5. Estrazione e distribuzione di combustibili fossili
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 31 6. Uso di solventi 7. Trasporto su strada 8. Altre fonti mobili 9. Trattamento e smaltimento rifiuti 10. Agricoltura e silvicoltura e cambiamento del suolo 11. Natura La suddivisione territoriale utilizzata nel progetto CORINAIR considera quattro livelli di unità territoriali e individua, per l’Italia, le entità geografico-amministrative corrispondenti: livello 1: gruppi di regioni (Italia settentrionale, centrale, meridionale e insulare); livello 2: regioni; livello 3: province; livello 4: comuni. Il progetto CORINAIR, realizza l’inventario delle emissioni per le unità territoriali di livello 3. Di seguito di presentano le stime APAT regionali di CH4, CO, CO2, COVNM, N2O, NH3, NOX, SO2 e PM10 relative agli anni 1990 1995, 2000 e 2003. In linea generale si ricorda che, a partire dalla metà degli anni ’80, le emissioni di biossido di zolfo sono state fortemente ridotte, grazie all’introduzione negli usi civili ed industriali di combustibili a basso tenore di zolfo e del gas naturale, praticamente privo di zolfo. Questo, insieme ad altre misure di intervento sui processi (miglioramento dell’efficienza, processi meno inquinanti) e/o sulle emissioni (abbattimento degli inquinanti ai camini) ha portato, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, ad un generalizzato contenimento delle emissioni da fonti fisse di altri inquinanti, tra cui gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio, i composti organici. Relativamente alle emissioni dal settore trasporti, l’aumento del numero di veicoli e del consumo di combustibili ha controbilanciato l’effetto positivo dovuto alla diffusione di veicoli meno inquinanti; questo, oltre ad aumentare le situazioni di congestione con i connessi disagi, ha fatto permanere i problemi legati alle emissioni di inquinanti caratteristici del traffico. 2.1.1 EMISSIONI DI PARTICOLATO (PM10) L’indicatore rappresenta una stima, regionale e disaggregata per provincia e per settori delle emissioni di PM10 (polveri di dimensioni inferiori a 10 µm) per valutarne l’andamento nel tempo. Il particolato è costituito dall’insieme di tutto il materiale non gassoso, generalmente solido, in sospensione nell’aria. Le polveri da dimensione inferiore a 10 µm hanno origine sia naturale sia antropica. Le particelle di origine naturale sono generate dall’erosione dei suoli o dei manufatti (frazione più grossolana) da parte di agenti atmosferici, dal trasporto di sabbia proveniente dal Sahara, dal materiale inorganico prodotto da agenti naturali (vento e pioggia), dall’emissioni vulcaniche e dalla produzione di aerosol (marino e biogenico) (frammenti vegetali, polline, spore). Una parte consistente delle polveri presenti in atmosfera ha origine secondaria ed é dovuta alla reazione di composti gassosi quali ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca e composti organici. Nelle aree urbane il materiale particolato può avere origine da lavorazione industriali (cantieri edili, fonderie, cementifici), dall’usura dell’asfalto, dei pneumatici, dei freni, delle frizioni e dalle emissioni di scarico degli autoveicoli, in particolare quelli dotati di motore diesel. Le polveri hanno una notevole rilevanza sanitaria per l’alta capacità di penetrazione nelle vie respiratorie. Le stime effettuate sono relative solo alle emissioni di origine primaria, mentre non sono calcolate quelle di origine secondaria così come quelle dovute alla risospensione delle polveri depositatesi al suolo. La Direttiva LCP 2001/80/CE indica i valori limite di emissioni di polveri per combustibili solidi, liquidi e gassosi nei grandi impianti di combustione e la Raccomandazione 2003/47/CE fornisce orientamenti per gli Stati Membri nell’elaborazione del piano nazionale di riduzione delle emissioni nei grandi impianti individuati nella Direttiva citata. Il DM 60 del 02/04/02 introduce i “valori limite” per il PM10 che sono entrati in vigore dal 01/01/2005 (fase 1) e che verranno ulteriormente ridotti a partire dal 01/01/2010 (fase 2). La Figura 2.1. raffigura l’andamento nel tempo delle emissioni provinciali di PM10 per ciò che concerne gli anni che vanno dal 1990 al 2003. La tabella 2.1. riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990, 1995, 2000 e 2003. Dall’analisi della Figura 2.1. che riporta la distribuzione provinciale di emissioni da PM10 con il relativo andamento negli anni 1990, 1995, 2000 e 2003 si nota un aumento nelle stime realizzate ed una natura eterogenea del particolato PM10. I settori che incidono maggiormente sono: Settore 7: Trasporti stradali con un valore di 2931,22 t/anno; Settore 11: Altre sorgenti di Emissione ed assorbimenti con 12933 t/anno. Per quanto riguarda il settore trasporti il particolato può avere origine dall’usura dell’asfalto, dei pneumatici , dei freni, delle frizioni e dalle emissioni di scarico degli autoveicoli, in particolare quelli dotati di motore diesel. Per il settore Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti il particolato ha origine naturale, ne fanno parte le polveri sospese, il materiale organico disperso dai vegetali (pollini e frammenti di piante), il
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 32 materiale inorganico prodotto da agenti naturali (vento e pioggia), dall’erosione del suolo o dei manufatti (frazione più grossolana) ecc. I valori di emissioni rilevati dalle tabelle associate alle figure sopra descritte riportano flussi elevati di PM10 che hanno un impatto certo sull’ambiente circostante. Questo sarà uno dei settori emissivi su cui nei prossimi anni si dovrà agire per programmare delle azioni di contenimento di emissione di flussi relativi al PM10. Trend di emissioni di PM10 (t/anno) 0 1000 2000 3000 4000 5000 6000 1990 1995 2000 2003 Figura 2.1:Trend emissioni provinciali PM10 PROVINCIA 1990 1995 2000 2003 Agrigento 1268,578 1345,498 1306,662 2119,59 Caltanissetta 1813,127 2208,624 1037,241 1499,53 Catania 2134,604 1979,869 2045,997 3367,94 Enna 617,539 631,543 703,821 1387,57 Messina 4681,447 5093,808 4527,814 5346,48 Palermo 3677,369 3134,272 2585,221 4916,44 Ragusa 755,129 717,665 808,137 1354,09 Siracusa 3922,626 3765,140 2537,957 2686,23 Trapani 1482,004 1473,539 1365,514 3187,63 TOTALE 20.352,42 20.349,96 16.918,36 25865,50 Tabella 2.1: Trend emissioni provinciali di PM10 (t/anno) PM10 (t/anno) Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Totale Combustione-Energia ed industria di trasformazione 1 54.86 146.33 0.65 0.22 297.12 182.95 0.14 396.31 21.42 1100 Combustione-Non industriale 2 39.72 39.60 107.79 53.16 63.41 75.02 33.46 25.52 43.63 481.31 Combustione-Industria
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 33 3 49.01 11.90 151.60 13.79 56.96 110.25 86.75 58.93 91.99 631.18 Processi produttivi 4 97.07 39.28 120.60 36.90 117.32 189.96 146.20 310.21 98.15 1155.69 Trasporti stradali 7 205.18 98.15 233.73 100.65 1158.26 365.17 103.35 212.23 454.50 2931.22 Altre sorgenti mobili 8 262.64 138.35 152.07 119.88 54.90 238.58 79.21 47.55 248.46 1341.64 Trattamento e Smaltimento Rifiuti 9 25.07 27.74 15.22 44.06 0.85 54.17 13.24 8.45 16.86 205.66 Agricoltura ed Allevamento 10 32.48 37.96 62.26 31.34 70.56 23.58 24.48 8.84 24.24 315.74 Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti 11 1060 750 1684 694 2673 2458 677 1343 1594 12933 Tabella 2.2: Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali PM10 t/anno (2003) 2.1.2 EMISSIONI MONOSSIDO DI CARBONIO (CO) L’indicatore fornisce una stima delle emissioni provinciali di CO e la relativa disaggregazione settoriale per valutarne l’andamento nel tempo. Il monossido di carbonio è un gas inodore ed incolore e viene generato durante la combustione di materiali organici quando la quantità di ossigeno a disposizione è insufficiente. La principale sorgente di CO è rappresentata dal traffico veicolare (circa l’80% delle emissioni a livello mondiale), in particolare dai gas di scarico dei veicoli a benzina. La concentrazione di CO emessa dagli scarichi dei veicoli è strettamente connessa alle condizioni di funzionamento del motore; si registrano concentrazioni più elevate con motore al minimo ed in fase di decelerazione, condizioni tipiche di traffico urbano intenso e rallentato. Utilizzando le stime elaborate dall’APAT, si è fornita una descrizione dei quantitativi di CO emessi in Sicilia dal 1990 al 2003. La Direttiva 98/77/CE è relativa alle misure da adottare per ridurre le emissioni dei veicoli a motore e la 97/687CE attiene all’emissione di inquinanti gassosi e particolato. Altri riferimenti normativi concernono le emissioni da processi di combustione, tra cui l’incenerimento dei rifiuti (DM n. 503 del 19/11/1997) e la combustione in impianti industriali (DM 12/07/90 e D. Lgs. N. 372, in recepimento della Direttiva 96/61/CE sull’approccio integrato). La Figura 2. presenta il trend delle emissioni provinciali di CO per ciò che concerne gli anni che vanno dal 1990 al 2003. La Tabella 2.3 riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento. Dalla Figura 2.2 si nota come a livello provinciali dal 1990 al 1995 le emissioni di CO siano rimaste praticamente costanti, nel 2000 subiscono una diminuzione fino ad oltre il 30% per poi aumentare nel 2003. Questa riduzione è facilmente leggibile dalla Tabella 3 associata alla figura descritta. Dall’analisi della Tabella 4 si evince che i macrosettori produttivi che incidono maggiormente nell’emissione di CO sono principalmente i trasporti stradali (83597,16 t/anno) con percentuali relative elevate in tutte le province, ed anche in buona parte il macrosettore relativo al Settore 11( Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti) (411985 t/anno).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 34 Trend di emissioni di CO (t/anno) 0 50000 100000 150000 200000 250000 1990 1995 2000 2003 Figura 2.2: Trend emissioni provinciali CO PROVINCIA 1990 1995 2000 2003 Agrigento 52534,87 52427,16 35726,73 55114,44 Caltanissetta 35345,03 33810,61 21951,82 40849,66 Catania 124607,32 121104,71 85009,17 130914,09 Enna 20558,17 20709,83 15381,11 28136,41 Messina 95925,57 100545,46 81116,58 197999,96 Palermo 151747,50 148328,36 100583,40 169331,52 Ragusa 35939,33 36947,46 25577,50 43080,3 Siracusa 58498,89 57311,42 37834,90 57006,27 Trapani 65216,18 66194,24 45362,69 101537,57 TOTALE 640372,88 637379,3 448543,905 823970,22 Tabella 2.3: Trend emissioni provinciali di CO (t/anno) CO (t/anno) Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Totale Combustione-Energia ed industria di trasformazione 1 274.04 616.85 11.20 3.73 1422.03 910.72 2.48 1741.95 108.67 5091.67 Combustione-Non industriale 2 935.18 934.36 2531.89 1251.45 1482.34 1772.32 785.87 600.18 1027.76 11321.35 Combustione- Industria 3 505.56 13.88 367.30 126.75 83.30 727.99 870.03 611.00 3650.73 6956.54 Processi produttivi 4 58.80 46.61 756.03 0 558.40 103.45 694.25 307.94 95.95 2621.43
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 35 Trasporti stradali 7 1206.59 923.70 2586.54 570.12 58760.29 4328.08 702.68 2758.13 11761.03 83597.16 Altre sorgenti mobili 8 6043.96 3183.81 3499.42 2758.69 1262.78 5490.21 1822.85 1093.62 5717.70 30873.04 Trattamento e Smaltimento Rifiuti 9 144.36 159.74 87.66 253.71 4.88 311.91 76.26 48.65 97.09 1184.26 Agricoltura ed Allevamento 10 330.70 386.43 633.84 319.06 718.35 240.06 249.25 90.02 246.80 3214.51 Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti 11 27557 20425 65457 14068 99000 84666 21540 28503 50769 411985 Tabella 2.4: Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali CO t/anno (2003) 2.1.3 EMISSIONI DI SOSTANZE ACIDIFICANTI (SOX, NOX, NH3) L’indicatore fornisce una stima delle emissioni regionali di sostanze acidificanti SO2, NOx ed NH3, espresse come equivalenti acidi (H+/kg) e le relative disaggregazioni macrosettoriali, al fine di verificare l’andamento nel tempo, il raggiungimento degli obiettivi fissati dal protocollo di Goteborg ed il rispetto dei limiti definiti dalla normativa europea (Direttiva NEC). Il biossido di zolfo (SO2) è il naturale prodotto di ossidazione della zolfo e dei composti che lo contengono allo stato ridotto. E’ un gas incolore e di odore pungente. Le principali emissioni di biossido di zolfo derivano dai processi di combustione che utilizzano combustibili di tipo fossile (gasolio, olio combustibile, carbone), in cui lo zolfo è presente come impurità e dai processi metallurgici. Una percentuale molto bassa di biossido di zolfo nell’aria (6-7%) proviene dal traffico veicolare, in particolare dai veicoli con motore diesel. La concentrazione di biossido di zolfo presenta una variazione stagionale molto evidente, con i valori massimi nella stagione invernale, laddove sono in funzione gli impianti di riscaldamento domestici. Il biossido di zolfo era ritenuto, fino agli anni ’80, il principale inquinante dell’aria ed è certamente tra i più studiati, anche perché è stato uno dei primi composti a manifestare effetti sull’uomo e sull’ambiente. Tuttavia, oggi, il progressivo miglioramento della qualità dei combustibili (minor contenuto di zolfo nei prodotti di raffineria, imposto dal D.C.P.M. del 14 novembre 1995 e dal D. LGS.66 del 21 marzo 2005) insieme al sempre più diffuso uso del gas metano, hanno diminuito sensibilmente la presenza di SO2 nell’aria. Gli ossidi di azoto (NOx) si formano principalmente dai processi di combustione che avvengono ad alta temperatura. In particolare, il biossido di azoto è da ritenersi fra gli inquinanti atmosferici maggiormente pericolosi, sia perché è per sua natura irritante, sia perché da inizio, in presenza di forte irraggiamento solare, ad una serie di reazioni fitochimiche secondarie che portano alla costituzione di sostanze inquinanti quali l’ozono, complessivamente indicate con il termine di “smog fotochimico”. Un contributo fondamentale all’inquinamento da biossido di azoto e derivati fotochimici è apportato, nelle città, dai fumi di scarico degli autoveicoli. L’entità delle emissioni può, in questo caso, variare anche in funzione delle caratteristiche, dello stato del motore e delle modalità di utilizzo dello stesso, (valore della velocità, accelerazione ecc.). In generale l’emissione di ossidi di azoto, in modo particolare per il biossido di azoto, è maggiore quando il motore funzione ad elevato numero di giri (arterie urbane a scorrimento veloce, autostrade ecc.). L’ammoniaca (NH3) proviene in gran parte dalle fonti di origine agricola, dall’allevamento e dai trasporti stradali. Si può rilevare la presenza di ammoniaca nell'atmosfera molto facilmente grazie al suo odore penetrante. Gli usi dell'ammoniaca sono innumerevoli, è una sostanza estremamente importante in campo industriale: come base per fertilizzanti agricoli, come componente per vernici, nell'industria cartaria come sbiancante, ecc.. Utilizzando le stime elaborate da APAT si è rappresentato il trend emissivo dal 1990 al 2003 di SO2, NOx ed NH3, nonché la disaggregazione macrosettoriale al 2003. Gli obiettivi fissati dal Protocollo di Goteborg, nell’ambito della Convenzione di Ginevra sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero a lunga distanza (1999) sono i seguenti: a) SOx: valore limite 500 kt b) NOx: valore limite 1.000 kt c) NH3: valore limite 419 kt I limiti nazionali di emissione da raggiungere entro il 2010 fissati dalla Direttiva NEC (2001/81/CE) sono: SOx = 475 kt, NOx = 990 kt, NH3=419 kt (APAT, 2003). Questo indicatore verrà aggiornato periodicamente ogni anno. Le emissioni di gas acidificanti sono espresse in tonnellate (t) emesse ogni anno e per valutare l’andamento complessivo vengono utilizzati i fattori di conversione in equivalenti acidi (H+ ). Tali fattori sono quelli utilizzati dall’Agenzia Europea dell’Ambienti: SOx=31,25; NOx= 21,74; NH3=58,82.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 36 La Figura 2.3 raffigura l’andamento nel tempo delle emissioni provinciali di sostanze acidificanti espresse come equivalenti acidi (H+ /kg) per ciò che concerne gli anni che vanno dal 1990 al 2003. La tabella 2.5 riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990, 1995, 2000 e 2003. Per chiarezza di calcolo in questa tabella si sono riportati anche le emissioni relative alle singole sostanze che contribuiscono alle emissioni di sostanze acidificanti in atmosfera (SO2, NOx ed NH3). La Tabella 2.6 rappresenta la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di sostanze acidificanti riferite al 2003. Le emissioni nazionali sono disaggregate secondo la nomenclatura delle attività Selected Nomenclature Air Pollution (SNAP97), adottata dalla metodologia CORINAIR (“Atmospheric Emission Inventory Guidebook”, terza edizione 2002 EMEP/CORINAIR). Dall’analisi dei trends, come risulta dalla Figura 2.3, si nota come la provincia di Messina ma soprattutto la provincia di Catania abbiano dei valori elevati di emissione di sostanze acidificanti, soprattutto da contributo di SO2. Questo è dovuto principalmente all’attività vulcanica che come è noto risulta essere un’attività non continua sia in termini di portate emesse che in termini di frequenza temporale dell’attività, dagli impianti per la produzione di energia, dalla combustione di carbone, gasolio ed oli combustibili, dagli impianti industriali, dal riscaldamento domestico. Osservando la disaggregazione macrosettoriale rappresentata in Tabella 2.6, si nota che, oltre alla già citata attività di origine vulcanica, i macrosettori che maggiormente contribuiscono alla formazione delle emissioni acidificanti sono la combustione e gli impianti energetici, i trasporti stradali, l’agricoltura e l’allevamento distribuite rispettivamente in maniera disomogenea sull’intero territorio regionale. Trend di emissioni provinciali in equivalenti acidi (H+/kg) (t/anno) 0 10000000 20000000 30000000 40000000 50000000 60000000 1990 1995 2000 2003 Figura 2.3: Trend emissioni provinciali in equivalenti acidi (H+ /kg) (t/anno) H + /kg 1990 1995 2000 2003 Agrigento 505533,20 486850,12 375914,26 637588,90 Caltanissetta 3040360,53 2519255,6 735229,66 2932471,60 Catania 52688490,82 52472522,8 52338774,9 52849037,28 Enna 332623,74 306718,55 229843,82 348009,75 Messina 12015493,14 12319775,4 12547685,3 12229361,29 Palermo 1806514,63 1349932,89 900777,64 2048578,44 Ragusa 414260,94 349762,67 326420,69 426168,20
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 37 Siracusa 4253822,14 2756052,89 2092618,25 4060766,82 Trapani 403608,23 361731,156 292798,13 760217,52 TOTALE 75460707,39 72922602,1 69840062,7 76292199,8 Tabella 2.5:Trend emissioni provinciali in equivalenti acidi (H +/kg) (t/anno) H+ /kg (t/anno) Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Combustione-Energia ed industria di trasformazione 1 106765 448753.51 684.24 227.90 676226.1 195778.7 151.72 1187899 8684.43 Combustione-Non industriale 2 4655.54 4722.10 13073.63 6365.51 8723.91 8022.16 3739.61 2787.22 4865.24 Combustione-Industria 3 20685.4 1303.78 15874.31 5505.01 5075.98 30714.89 35181.12 25083.71 7251.90 Processi produttivi 4 4714.54 30782.91 3638.73 1125.63 122886.9 6281.003 11625.88 351748.9 286.21 Trasporti stradali 7 42322.4 21283.31 109315.5 23065.49 410073.9 135414.7 19646.26 46538.75 129083.8 Altre sorgenti mobili 8 7207.92 5904.32 13103.14 3182.91 363323.2 22764.47 2227.19 13852.74 71107.48 Trattamento e Smaltimento Rifiuti 9 2504.38 8232.18 7929.51 1139.70 29584.91 10322.05 2065.21 75554.63 2600.96 Agricoltura ed Allevamento 10 121353 75121.05 147249.6 96565.89 99554.02 204005.4 147120.4 92664.8 100911.1 Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti 11 154418 155371.44 311805 104815.9 766678.5 507592 96128.95 379833 286633.9 Tabella 2.6: Disaggregazione macrosettoriale emissioni in equivalenti acidi (H+/kg) (t/anno) (2003) SOx=31,25 1990 1995 2000 2003 Agrigento 6402,44 4695,62 3521,08 3258 Caltanissetta 81357,57 69261,70 17223,31 13141 Catania 1665863,08 1662318,51 1661051,24 1206 Enna 1161,10 574,45 118,21 255 Messina 338525,18 347905,86 358838,56 33771 Palermo 25616,24 15207,69 6913,02 5509 Ragusa 2639,95 1030,91 1029,97 808 Siracusa 102440,29 62105,20 48903,72 44321 Trapani 2391,37 1197,79 255,12 2511 TOTALE 2.226.397,21 2.164.297,72 2.097.854,23 104780 Tabella2.7: Trend emissioni provinciali di SOx (t/anno)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 38 NOx=21,74 1990 1995 2000 2003 Agrigento 10763,90 10855,27 8938,84 14172,43 Caltanissetta 12581,45 13551,57 6934,94 14254,29 Catania 21833,84 17046,67 14301,85 28620,42 Enna 6.636,14 6634,28 5.393,60 9610,17 Messina 58530,26 59763,35 54823,84 70457,55 Palermo 38066,54 32032,74 23528,07 46672,21 Ragusa 6070,52 4993,98 4.838,22 8818,18 Siracusa 31735,39 25528,38 20022,78 34934,02 Trapani 12994,71 12924,37 10687,90 26344,03 TOTALE 199212,75 183330,60 149470,05 253883,3 Tabella 2.8:Trend emissioni provinciali di NOx (t/anno) NH3=58,82 1990 1995 2000 2003 Agrigento 1.214,72 1770,12 1216,42 2200 Caltanissetta 3815,30 1023,74 786,06 1363 Catania 2645,39 2626,23 2040,14 2867 Enna 2585,34 2457,29 1851,29 1748 Messina 2790,44 2524,01 2416,01 2018 Palermo 3033,67 3031,30 2945,35 3968 Ragusa 3134,09 3552,83 3214,06 2584 Siracusa 6165,18 4425 2194,52 1701 Trapani 788,39 736,56 892,06 1917 TOTALE 26.172,51 22147,07 17555,92 20365 Tabella 2.9:Trend emissioni provinciali di NH3 (t/anno) 2.1.4 EMISSIONI DI PRECURSORI DELL’OZONO (NOX e COVNM) L’indicatore fornisce una stima delle emissioni di NOx e COVNM a livello regionale e la relativa disaggregazione settoriale per valutarne le pressioni e il loro andamento negli anni a fronte degli obiettivi internazionali di riduzione delle emissioni (Protocollo di Goteborg e Direttiva NEC). Come indicato in precedenza, la valutazione delle emissioni avviene attraverso opportuni processi di stima che si basano su fattori d’emissione ed indicatori di attività. Per i precursori dell’ozono troposferico la metodologia utilizzata é quella indicata dal Progetto CORINAIR dell’Agenzia Europea dell’Ambiente. Il problema dell’ozono troposferico riveste notevole importanza sia nell’ambiente urbano, dove si verificano episodi acuti di inquinamento, sia nell’ambiente rurale, dove si verifica un impatto sulle coltivazioni. Le emissioni dei precursori dell’ozono troposferico hanno anche una rilevanza transfrontaliera. Le reazioni fitochimiche, attivate dalla luce solare, trasformano alcuni degli inquinanti primari presenti nell’atmosfera in inquinanti secondari, tra cui l’ozono, che per il suo elevato potere ossidante ha effetti dannosi sulla popolazione, sull’ecosistema e sul patrimonio storico-artistico. I principali responsabili della formazione dell’ozono troposferico sono gli ossidi di azoto e i composti organici volatili diversi dal metano che attraverso processi di fotodissociazione danno origine a una miscela di composti ossidanti. I precursori dell'ozono sono rilasciati in atmosfera sia naturalmente (es. composti aromatici di origine vegetale) che per la combustione civile ed industriale (NOx da traffico, riscaldamento, produzione di energia) e per l'uso di sostanze chimiche volatili (solventi, carburanti ecc.). La formazione dell'ozono è quindi dipendente dalla concentrazione dei precursori e dall'intensità dell'irradiazione solare; è pertanto un'inquinante stagionale caratteristico delle stagioni tardo-primaverile ed
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 39 estiva e delle ore più calde ed assolate della giornata. Le concentrazioni di Ozono sono influenzate anche da diverse variabili meteorologiche, come l'intensità della radiazione solare e la temperatura. Pertanto la sua presenza è variabile nell’arco della giornata e delle stagioni. Il periodo critico per tale inquinante è tipicamente quello estivo, quando le particolari condizioni di alta pressione, bassa umidità, elevate temperature e scarsa ventilazione favoriscono il ristagno e l'accumulo degli inquinanti e il forte irraggiamento solare innesca le reazioni fotochimiche responsabili della formazione dell’Ozono: normalmente i valori massimi sono raggiunti nelle ore più calde della giornata, dalle 12 alle 18 per poi scendere durante le ore notturne. Al contrario in inverno si registrano le concentrazioni più basse, soprattutto a causa del limitato irraggiamento solare. I motivi che rendono necessari il monitoraggio dell’ozono e la riduzione delle sue concentrazioni in atmosfera sono numerosi. La presenza di elevati livelli di ozono, a causa del suo alto potere ossidante (per effetto dell'ossigeno nascente che si libera quando la molecola si dissocia), danneggia la salute umana, ma anche quella degli animali e delle piante (ne influenza la fotosintesi e la crescita, entra nel processo di formazione delle piogge acide, con danni alla vegetazione ed ai raccolti), deteriora i materiali (danni al patrimonio storico-artistico) e riduce la visibilità. Le fonti principali di questi inquinanti sono:i trasporti e le fonti fisse di combustione, più l’uso dei solventi per quanto riguarda i COVNM. Le emissioni dei precursori di ozono sono espresse in tonnellate (t) emesse ogni anno e possono essere aggregate usando il Tropospheric Ozone-Forming Potential (TOFP), potenziale di formazione di ozono troposferico. Tali fattori di conversione sono quelli utilizzati dall’Agenzia Europea dell’Ambiente nei rapporti ambientali e sono validi soprattutto per la valutazione aggregata a livello europeo. Per il calcolo del TOFP i fattori di conversione utilizzati sono i seguenti: NOx= 1,22; COVNM = 1 (APAT, 2003). La Figura 2.4 rappresenta l’andamento nel tempo delle emissioni provinciali di COVNM ed NOx espresse come TOFP per ciò che concerne gli anni che vanno dal 1990 al 2003. La Tabella 2.10 riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990, 1995, 2000e 2003. Per chiarezza di calcolo in questa tabella si sono riportati anche le emissioni relative alle singole sostanze che contribuiscono alle emissioni dei precursori dell’ozono in atmosfera (COVNM ed NOx ). La Tabella 2.13 rappresenta la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di sostanze precursori della formazione di ozono troposferico riferite al 2003. In tabella 10 è possibile confrontare i valori di emissioni provinciali dei precursori dell’ozono (espresse come TOFP) afferenti ai diversi macrosettori. Le emissioni nazionali sono disaggregate secondo la nomenclatura delle attività Selected Nomenclature Air Pollution (SNAP97), adottata dalla metodologia CORINAIR (“Atmospheric Emission Inventory Guidebook”, terza edizione 2002 EMEP/CORINAIR). La Figura 2.4 rappresenta il trend delle emissioni provinciali di COVNM ed NOx, espresse come Potenziale di formazione dell’ozono troposferico (TOFP) per gli anni che vanno dal 1990 al 2003. Le emissioni di precursori dell’ozono (NOx e COVNM) espresse come potenziale di formazione dell’ozono troposferico (TOFP) restano costanti dal 1990 al 1995 per poi diminuire fino al 2003. La Tabella 2.13 rappresenta la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di TOFP; da questa si evince come i macrosettori che maggiormente influiscono nella formazione dei precursori dell’ozono sono i trasporti stradali, le altre sorgenti mobili e l’uso di solventi. Considerando i singoli componenti sia per gli NOx che per i COVNM influiscono maggiormente il Settore 11:Altre sorgenti di emissione ed Assorbimenti; il Settore 6:Uso di solventi; il Settore 7: Trasporti stradali. Dalla Tabella 2.13 dei valori di emissioni provinciali di TOFP per macrosettore si rileva come anche gli altri macrosettori siano delle sorgenti importanti (emissioni biogeniche, processi produttivi, uso di solventi,…).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 40 Trend emissioni provinciale in TOFP (t/anno) 0 20000 40000 60000 80000 100000 120000 140000 1990 1995 2000 2003 Figura 2.4:Trend emissioni provinciali in TOFP TOFP 1990 1995 2000 2003 Agrigento 26570 26951,70 21392,55 23413,64 Caltanissetta 27917,13 28242,49 17246,10 24343,03 Catania 58008,94 55032,60 40456,49 50821,71 Enna 13714,78 13515,31 10889,35 15023,11 Messina 99020,63 101031,24 90959,25 125125,39 Palermo 85824,13 77318,02 57978,31 76087,33 Ragusa 16961,32 15649,87 13160,30 15572,91 Siracusa 65354,40 57301,72 43031,68 59095,26 Trapani 32548,63 32701,30 25163,13 44073,44 TOTALE 425919,96 407744,25 320277,16 433555,83 Tabella 2.10:Trend di emissioni provinciali in TOFP (t/anno) COVNM=1 1990 1995 2000 2003 Agrigento 13438,04 13708,26 10487,15 6123,28 Caltanissetta 12567,76 11709,58 8785,48 6952,8 Catania 31371,65 34235,67 23008,23 15904,8 Enna 5618,69 5421,49 4309,16 3298,7 Messina 27613,72 28119,95 24074,17 39167,18 Palermo 39382,95 38238,07 29274,06 19147,23 Ragusa 9555,28 9557,21 7257,66 4814,73 Siracusa 26637,22 26157,10 18603,89 16475,76 Trapani 16695,08 16933,58 12123,89 11933,72 TOTALE 182880,40 184080,91 137923,70 123818,2 Tabella 2.11:Trend di emissioni provinciali in COVNM (t/anno)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 41 Tabella 2.12:Trend di emissioni provinciali in NOx (t/anno) TOFP (t/anno) Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Combustione-Energia ed industria di trasformazione 1 1269.75 4512.42 38.69 12.90 7482.615 4224.94 8.579 11488.19 500.72 Combustione-Non industriale 2 288.034 289.41 802.75 391.089 518.14 509.48 236.2 177.0142 305.97 Combustione-Industria 3 1157.35 72.71 892.86 306.69 279.54 1723.434 1995.205 1405.083 414.433 Processi produttivi 4 208.009 1109.63 425.15 108.79 3570.08 481.65 201.32 9528.109 302.0032 Trasporti stradali 7 4988.45 3103.38 13497.5 2082.804 27050.06 16427.09 3402.614 5552.022 10378.4 Altre sorgenti mobili 8 664.97 481.15 928.379 314.57 25588.3 1732.778 288.404 1202.93 5257.681 Trattamento e Smaltimento Rifiuti 9 345.20 200.34 336.526 162.91 166.97 472.76 132.59 187.91 331.053 Agricoltura ed Allevamento 10 19.61 21.90 27.83 27.58 30.888 27.91 17.25 7.52 14.12 Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti 11 8860.64 10220.71 18526.56 6569.46 44702.49 29636.23 5484.19 21506.16 16239.73 Uso di solventi 6 5467.55 3827.36 15108.66 4920.656 14607.47 20569.57 3746.491 5238.80 10207.33 Tabella 2.13: Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali TOFP t/anno (2003) 2.1.5 Emissioni di gas serra anidride carbonica (CO2 eq): CO2, CH4, N2O L’indicatore considerato fornisce una stima delle emissioni regionali di CO2 e la relativa disaggregazione settoriale. E’ finalizzato a verificare il raggiungimento dell’obiettivo individuato dal Protocollo di Kyoto. L’inasprimento dell’effetto serra,ovvero del riscaldamento dello strato inferiore dell’atmosfera, è probabilmente da attribuire in gran parte alle emissioni di anidride carbonica (CO2), connesse principalmente ad attività antropiche (impianti per la produzione di energia, impianti industriali, trasporti) e segnalatamente all’utilizzo dei combustibili fossili. Contribuiscono all’effetto serra anche altri inquinanti come il metano(CH4), il protossido di azoto (N2O), gli Fgas o gas fluorurati (HFCs, PFCs, SF6). NOx=1,22 1990 1995 2000 2003 Agrigento 10763,90 10855,27 8938,84 14172,43 Caltanissetta 12581,45 13551,57 6934,94 14254,29 Catania 21833,84 17046,67 14301,85 28620,42 Enna 6.636,14 6634,28 5.393,60 9610,17 Messina 58530,26 59763,35 54823,84 70457,55 Palermo 38066,54 32032,74 23528,07 46672,21 Ragusa 6070,52 4993,98 4.838,22 8818,18 Siracusa 31735,39 25528,38 20022,78 34934,02 Trapani 12994,71 12924,37 10687,90 26344,03 TOTALE 199212,75 183330,60 149470,05 253883,3
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 42 Si è scelto di rappresentare il trend e la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni di CO2eq calcolate come somma pesata dagli inquinanti che maggiormente contribuiscono allo sviluppo dell’effetto serra, dando risposta così al bisogno informativo richiesto dal protocollo di Kyoto sulla riduzione della CO2eq. In particolare per il calcolo di questo parametro si sono sommati i valori di CO2 con quelli di protossido di azoto moltiplicato per il fattore numerico 310 e con il metano moltiplicato per il fattore numerico 21. Utilizzando le stime elaborate dall’ APAT,si è fornita una descrizione dei quantitativi di CO2 emessi in Sicilia,nel 1999. Il protocollo di Kyoto, ratificato dall’Italia con la legge n. 120 del 01/ 06/02,ed entrato in vigore nel febbraio 2005,individua come obiettivo per l’Italia la riduzione dei gas serra nel periodo 2008-2012 del 6,5% rispetto al 1990. Il protocollo stesso prevede complessivamente per i paesi industrializzati l’obiettivo di riduzione del 5.2%, mentre per i paesi dell’Unione Europea una riduzione complessiva delle emissioni pari al 8%. La delibera CIPE approvata il 19 dicembre 2002,relativa alla revisione delle linee guida per le politiche e misure nazionali di riduzione delle emissioni dei gas serra, istituisce un Comitato Tecnico Emissioni Gas Serra al fine di monitorare l’attuazione delle politiche di riduzione delle emissioni. Questo indicatore verrà aggiornato periodicamente ogni anno. I macrosettori di maggiore rilevanza per le emissioni di (CO2 eq): sono generalmente rappresentati da: agricoltura; trattamento e smaltimento dei rifiuti; centrali termoelettriche; combustione industria; estrazione, distribuzione combustibili fossili; natura. Le emissioni di gas sono espresse in tonnellate di CO2 equivalente per ogni anno. Il valore equivalente è calcolato moltiplicando le emissioni di ogni gas per il Global Warming Potential (GWP),potenziale di riscaldamento globale di ogni specie in rapporto al potenziale dell’anidride carbonica. La fig. 2.5 rappresenta il trend delle emissioni provinciali di CO2eq negli anni che vanno dal 1990 al 2000. I valori di emissione provinciali di CO2eq dissociati per contributi degli inquinanti (CO2, CH4, N2O) sono rappresentati nella tab. 2.5. Per la presentazione dei dati relativi alle disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di CO2eq è stata utilizzata la classificazione IPCC (milioni di tonnellate di CO2 equivalente annue), in riferimento alle Linee Guida dell’IPCC (“Revised 1996 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories”, IPCC/OECD 1997). Questa rappresentazione è stata riportata in fig. 2.5. In tab. 2.14 si sono riportati i valori di concentrazione dei singoli inquinanti contribuenti alle emissioni di CO2eq disaggregati per macrosettore secondo la classificazione CORINAIR.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 43 Figura 2.5 - Trend emissioni provinciali CO2eq t/anno (1990-2000)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 44 CO2eq 1990 1995 2000 Agrigento 2197865 2480185 2699620 Caltanissetta 4052851 5541255 3740573 Catania 3784939 3202954 3297634 Enna 1115891 1156233 1254035 Messina 9188443 11110629 15749149 Palermo 7668132 7010964 6775893 Ragusa 1746236 1441086 1567153 Siracusa 10675541 10606711 13597868 Trapani 1688996 1745812 1870103 CO2 1990 1995 2000 Agrigento 1884985 2120689 2361891 Caltanissetta 3784905 5264274 3482865 Catania 3169501 2600919 2691982 Enna 679702.2 754019.3 864570.9 Messina 8544647 10497432 14986728 Palermo 6903897 6242867 5901209 Ragusa 1315038 922706.9 1089424 Siracusa 10171925 10171672 13166401 Trapani 1459081 1513118 1591000 CH4=21 1990 1995 2000 Agrigento 5738.856 8823.439 7426.895 Caltanissetta 4863.413 6134.724 5462.938 Catania 16150.64 16434.42 17050.33 Enna 13331.64 11262.49 11501.54 Messina 17227.89 14450.04 18421.24 Palermo 20593.76 20850.42 24493.42 Ragusa 9904.398 11223.11 10570.9 Siracusa 8474.652 10190.83 9623.651 Trapani 5475.339 5842.2 6675.347 N2O=310 1990 1995 2000 Agrigento 620.5288627 561.9479513 586.3340093 Caltanissetta 534.8851987 477.9085027 461.2461222 Catania 891.2070781 828.7467369 798.7582625 Enna 503.9505308 534.5221709 477.1998236 Messina 909.709563 999.1823193 1211.530604 Palermo 1070.212643 1065.28455 1162.330474 Ragusa 720.0204964 911.9162392 824.9688717 Siracusa 1050.479991 713.0045368 739.9058186 Trapani 370.7521244 354.865365 448.131483 Tabella 2.14 - Trend emissioni provinciali CO2eq t/anno (1990-2000)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 45 Figura 2.6 - Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali CO2eq t/anno (2000)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 46 AG CL CT EN ME PA RG SR TP Agricoltura 162305.8 115725.4 219082.1 284306.9 390254.4 380294.5 379657.3 182778.5 115070.7 Altre emissioni ed assorbimenti 44222.05 38211.44 -30424.8 18892.73 -1591.88 13497.4 34861.81 33447.2 47760.24 Altre sorgenti e macchinari mobili 182653.2 89144.06 372263.7 74313.45 2120902 404336.1 88904.56 204515.2 218916.4 Combustione dell’industria e impianti energetici 723668.5 2692801 0 46053.21 11005954 2128269 0 10364002 0 Estrazione o distribuzione di combustibili fossili ed energia Geo 108920.9 113286.8 393234.3 182159 227436.5 194160.7 93373.19 89258.74 103549.5 Impianti di combustione non industriali 355555.9 27505.19 213832.5 13363.42 108066.9 437359.1 257196.9 1052527 65219.02 Processi produttivi (combustione dell’industria manifatturier a) 386481 144459.9 98727.24 19354.45 226542.3 470211.7 270944.9 937074.9 62128.16 Processi produttivi (combustione senza contatto) 5992.172 18214.3 16704.7 2396.374 32299.09 20378.2 4790.64 67868.7 7586.813 Trasporti stradali 625893.3 437779.3 1731376 581140.2 1701421 2382197 380682.6 573983.9 1150462 Trattamento dei rifiuti e discariche 162305.8 115725.4 219082.1 284306.9 390254.4 380294.5 376957.4 182778.5 11507.7 Uso di solventi ed altri prodotti 44222.05 38211.44 -30424.8 18892.73 -159188 13497.4 34861.81 33447.2 4760.24 Tabella 2.15 - Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali CO2eq t/anno (2000) Dall’analisi della fig. 2.5, si evince come le emissioni di CO2eq nel decennio che va dal 1990 al 2000 siano in aumento in quasi tutte le province. In generale a livello regionale le emissioni di CO2eq sono aumentate di quasi il 17% circa nel suddetto decennio. La prossima stima verrà realizzata per il quinquennio 2000-2005 e permetterà di comprendere meglio il fenomeno e di controllarne l’andamento/crescita adottando piani e programmi di intervento in linea con le prescrizioni del protocollo di Kyoto ratificato a livello nazionale italiano nel febbraio del 2005. Tra i macrosettori produttivi che nel 2000 hanno inciso maggiormente nell’emissione di CO2eq sono la combustione nell’industria e gli impianti energetici e in minor misura i trasporti stradali. Le stime elaborate da APAT quantificano le emissioni totali di CO2eq per il 2000 in 50.552.048 t. La stima riferita al 2000 mostra un incremento sostenuto delle emissioni prodotte nelle province di Messina, Siracusa, Trapani, Enna ed Agrigento, una diminuzione nelle province di Palermo, Catania, Ragusa e Caltanisssetta. 2.1.6 Emissioni di Benzene (C6H6) L’indicatore fornisce una stima delle emissioni di (C6H6) e la relativa disaggregazione settoriale; l’indicatore è finalizzato a valutarne l’andamento nel tempo.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 47 La metodologia utilizzata per la stima di questo tipo di emissioni si basa su fattori di emissione e indicatori di attività sviluppati nell’ambito del progetto CORINAIR dell’agenzia europea per l’ambiente. Le emissioni di benzene hanno origine principalmente dai trasporti, da alcuni processi produttivi e non ultimi dai sistemi di stoccaggio e distribuzione dei carburanti ( stazione di servizio, depositi). Perciò che concerne i trasporti si distinguono due tipi di evaporazioni: a motore acceso ( che rappresenta la totalità delle emissioni ) e a motore spento. Utilizzando le stime fornite dall’APAT (2004) si rappresentano i risultati per la Sicilia e le sue province. In Italia la L.413 del 4/11/97 ha imposto quantitativi massimi di benzene e di idrocarburi aromatici totali nelle benzine con e senza piombo pari rispettivamente all’1% e 40% in volume ( v/v ). Il DM 60 del 2/04/02 introduce il valore limite per il benzene che entrerà in vigore solo a partire dal 1/1/2010. questo indicatore verrà aggiornato periodicamente ogni anno. L’unità di misura è tonnellate/anno ( t/anno ). La fig. 2.7 raffigura l’andamento nel tempo delle emissioni provinciali di benzene perciò che concerne gli anni che vanno dal 1990 al 2000. La tab. 2.16 riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990, 1995 e 2000. La fig. 2.8 rappresenta la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di benzene riferito al 2000. In tab. 2.17 è possibile confrontare i valori di emissione provinciali di benzene afferenti ai diversi macrosettori. Le emissioni nazionali sono disaggregate secondo la nomenclatura delle attività Selected Nomenclature Air Pollution ( SNAP 97 ), adottata dalla metodologia CORINAIR ( “Atmospheric Emission Invotory Guidebook”, terza edizione 2002 EMEP/CORINAIR ). Figura 2.7 - Trend emissioni provinciali C6H6 t/anno (1990-2000)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 48 C6H6 1990 1995 2000 AG 358.6243697 268.3153 119.5611 CL 242.3497769 188.3714 98.69495 CT 819.7746988 639.3696 293.8947 EN 127.0459643 96.42862 42.4023 ME 613.8371592 518.1238 312.2842 PA 958.1221877 736.7385 335.8084 RG 227.0227645 177.1835 85.11327 SR 530.6974771 429.9083 232.302 TP 442.4676974 319.7144 143.0687 Fonte: elaborazione ARPA Sicilia su dati APAT (2004) Tabella 2.16 - Trend emissioni provinciali C6H6 t/anno (1990-2000) Figura 2.8 - Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali C6H6 t/anno (2000)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 49 AG CL CT EN ME PA RG SR TP Processi produttivi (combustione senza contatto) 0.04 24.46 0.40 0.04 31.62 0.07 0.02 107.50 0.05 Estrazione e distribuzione di combustibili fossili ed energia geotermica 0.20 0.26 0.44 0.08 0.42 0.53 0.12 0.65 0.18 Uso di solventi ed altri prodotti 2.58 3.03 8.30 2.16 4.24 7.74 1.86 2.28 3.02 trasporti stradali 95.18 65.50 256.67 34.97 146.40 299.26 74.06 96.99 110.60 Altre sorgenti e macchinari mobili (off-road) 21.56 5.44 28.08 5.15 129.60 28.21 9.05 24.83 29.21 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati APAT (2004) Tabella 2.17 - Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali C6H6 t/anno (2000) La fig. 2.7 mostra come il benzene dal 1990 al 2000 sia in continuo riduzione. Infatti le emissioni di benzene sono diminuite negli anni 90 sia per la riduzione del benzene nei combustibili, sia per il rinnovo del parco autovetture. Nei prossimi anni sono attese ulteriori riduzioni nel settore dei trasporti stradali in conseguenza del rinnovo del parco autovetture. Settore che rappresenta il maggiore strumento di pianificazione per ridurre l’impatto di questa tipo di sorgente che incidono non poco sui livelli di qualità dell’aria così come definiti dalla recente normativa. Dall’analisi della fig. 2.8 che segue, si evince che i settori produttivi che incidono maggiormente nell’emissione di (C6H6) sono i trasporti stradali ed in genere le sorgenti mobili così come anche i processi produttivi per le tre province delle aree a rischio di crisi ambientale ( Messina, Siracusa, Caltanissetta ). 2.1.7 Emissioni inquinanti nei centri urbani della regione Sicilia La qualità dell’aria nei centri urbani rappresenta uno dei temi di maggiore criticità ambientale, la cui causa va ricercata nelle emissioni prodotte dal traffico, dai riscaldamenti domestici e dalle attività produttive. Attualmente, in corrispondenza delle aree urbane, i trasporti costituiscono, su base annua, la principale fonte di emissione di inquinanti come ossidi di azoto, composti organici volatili tra cui benzene, monossido di carbonio, polveri PM, in particolare PM10, e CO2. Questo, unitamente al fatto che i veicoli emettono praticamente al livello del suolo, li rende le fonti di impatto più importanti a scala locale. A ciò si aggiunga che a volte le condizioni meteorologiche sono favorevoli alla stagnazione dell’aria: vengono così favoriti i processi di accumulo degli inquinanti nonché le reazioni chimiche che portano alla formazione di inquinanti secondari come l’ozono e la componente secondaria del PM10. Per quanto concerne i veicoli a motore, due sono le principali tipologie di emissioni in atmosfera: quelle generate dalla combustione e quelle prodotte dall’evaporazione del carburante, soprattutto dai veicoli con motore a benzina. Le emissioni evaporative, che mediamente negli ambiti urbani rappresentano una quota pari a circa il 35% delle emissioni di NMVOC emesse da traffico, sono dovute quasi esclusivamente alle benzine. Esse si manifestano prevalentemente nel periodo estivo e sono una causa importante della formazione dello smog fotochimico, che si manifesta con valori di concentrazione in aria molto elevati, soprattutto nelle ore centrali della giornata. I composti organici volatili, in gran parte idrocarburi, sono emessi nell’atmosfera per evaporazione del carburante dai serbatoi degli autoveicoli (ma anche dei ciclomotori e motoveicoli), ovvero nel corso delle consegne alle stazioni di servizio e durante il rifornimento dei veicoli a motore. Emissioni evaporative si verificano anche durante l’esercizio, ad esempio, dal carburatore. Uno degli obiettivi da perseguire è quello di aumentare la quota della flotta veicolare conforme agli standard di emissioni atmosferiche più recenti (e più stringenti) per i nuovi veicoli. Bisogna valutare quanta parte della flotta veicolare risulta essere conforme agli standard di emissioni più recenti (e più stringenti) per i nuovi veicoli. La Direttiva 1998/69/CE impone riduzioni del 30% delle emissioni di CO e del 40% dei COV e di NOx rispetto a Euro 2; limiti di emissione più restrittivi sono previsti a partire dal 2005. Normative corrispondenti sono state adottate per gli autocarri, gli autobus e i motocicli; in particolare, per i veicoli commerciali nuovi sono previsti limiti di emissione dal 1997 e il processo di progressiva riduzione delle emissioni per chilometro percorso fissato dalla normativa comunitaria si dovrebbe concludere nel 2009. Sono stati aggiornati i dati relativi alle stime delle emissioni da trasporto stradale. In questo documento si riportano i dati sulle emissioni degli inquinanti significativi da trasporto stradale riferibili agli anni 2003, 2004 e 2005. Si è continuato anche per l’anno 2006 il popolamento di un indicatore specifico delle emissioni da trasporto stradale, sviluppato per la prima volta in regione Sicilia dall’ARPA Sicilia nel 2004 stimando le emissioni relative all’anno 2003. In particolare per ciò che concerne le emissioni da trasporto stradale, si è utilizzata la metodologia “COmputer Programme to calcolate Emissions from Road Transport” COPERT (EEA, 2005). Valutare la dimensione della flotta veicolare privata (automobili e veicoli motorizzati a due ruote), in quanto “driving factor” o forzante per la domanda di trasporto stradale, e le pressioni ambientali da essa determinate.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 50 L’indicatore descrive l’evoluzione del parco dei veicoli stradali, automobili e veicoli commerciali, responsabili di gran parte dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra e di inquinanti del settore dei trasporti. La dimensione della flotta veicolare privata (automobili e veicoli motorizzati a due ruote) è un importante driving factor per la domanda di trasporto stradale e le pressioni ambientali da essa determinate. È dimostrato che un maggiore possesso di auto private ne determina un maggiore utilizzo, mentre può avere effetto opposto sull’utilizzo del trasporto pubblico. La tabella 2.17 mostra la composizione del parco veicolare per l’anno 2005. Il trend relativo al parco veicolare in Sicilia (2004-2005) continua ad essere caratterizzato, così come già riportato nel precedente periodo (2003-2004) dall’aumento delle autovetture diesel e delle moto; altresì si riscontra una diminuzione delle autovetture alimentate a benzine e GPL così come dei veicoli commerciali leggeri. Tabella 2.17 – Composizione del parco veicolare in Sicilia nel 2005 Fonte: Elaborazione su dati ACI, 2006 TIPOLOGIE VEICOLARI PROVINCE Autovetture Veicoli Commerciali Leggeri Veicoli Commerciali Pesanti BUS MOTO Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Urban Extraurb Agrigento 170.398 68.400 7.936 1.320 17.070 8394 179 375 29.617 Caltanissetta 101.234 39.641 4.294 859 8.263 3712 83 122 15.050 Catania 484.311 161.781 26.074 3.638 41.521 17628 667 916 117.743 Enna 62.724 26.050 3.035 591 6.415 1948 82 329 8.576 Messina 278.645 83.129 8.652 2.759 22.163 8696 357 586 63.249 Palermo 515.512 150.867 11.005 6.055 31.600 13463 460 2.018 127.546 Ragusa 126.456 53.112 5.440 1.072 16.433 5470 136 142 24.715 Siracusa 164.059 63.270 6.641 1.113 15.104 4661 141 189 39.204 Trapani 177.521 65.432 7.665 1.646 19.428 8592 193 271 30.245 TOTALE 2080860 711682 80742 19053 177997 72564 2298 4948 455945 Valutare i consumi di carburante (Benzina, Gasolio, GPL), in quanto “driving factor” per le pressioni ambientali determinate dal suddetto consumo. L’indicatore descrive i consumi di carburante, responsabili di gran parte dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra e di inquinanti del settore dei trasporti. I consumi di carburanti costituiscono il principale fattore che determina la pressione ambientale in termini di emissioni in atmosfera. La distribuzione provinciale dei consumi di carburante in Sicilia, ripartiti per tipologia di carburante (benzina, gasolio, gpl) permetterà di valutare il rispettivo contributo per la stima delle relative emissioni. La Delibera CIPE 123/2002 fissa obiettivi settoriali di emissione di gas-serra, strettamente connessi ai consumi di combustibili fossili. Il grafico 2.9 riporta l’istogramma relativo ai consumi di carburante registratisi in Sicilia nel 2005 suddiviso per provincia. Nella tabella 2.18 sono espressi in termini quantitativi le tonnellate di carburante consumato. Dal grafico 2.9 risulta un maggiore consumo totale di carburante nella provincia di Catania; le percentuali consumate di ciascun carburante sul totale sono comunque pressoché costanti per ogni provincia. Dalla tabella 2.18 si nota come a fronte di elevati consumi di benzina e di gasolio si registrano limitati consumi di gpl; le cause vanno ricercate essenzialmente nel numero piuttosto esiguo di veicoli (peraltro solo autovetture e veicoli commerciali leggeri) alimentati con gpl.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 51 Figura 2.9 – L’istogramma illustra i consumi di carburante registrati nel 2005 nelle province siciliane Consumi provinciali di carburante in Sicilia - Anno 2005 0 100000 200000 300000 400000 500000 600000 700000 800000 900000 [t] GPL Gasolio Benzina Fonte: MSE, 2006 Tabella 2.18 – Consumi di carburante registratisi in Sicilia nel 2005 [t] Benzina Gasolio GPL Agrigento 72756 99606 13474 Caltanissetta 42828 53580 6859 Catania 294215 441745 76683 Enna 23128 47480 20730 Messina 142619 195259 22503 Palermo 251395 236328 53148 Ragusa 103174 137535 26657 Siracusa 60782 123732 13475 Trapani 85629 121655 17131 TOTALE 1076526 1456920 250660 Fonte: MSE, 2006 2.1.8 EMISSIONI DI SOSTANZE INQUINANTI DA TRASPORTO STRADALE (NOX , COVNM, CO, SOx, PM): trend e disaggregazione settoriale L’indicatore fornisce una stima delle emissioni di NOX, COVNM, CO, SOx, PM da trasporto stradale a livello regionale e provinciale per valutarne le pressioni e il loro andamento negli anni, al fine di ridurne l’impatto.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 52 Il settore trasporti è responsabile del 61% delle emissioni nazionali (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, 2006). Per questo, in attesa che venga costruito un inventario regionale delle emissioni, l’ARPA Sicilia ha aggiornato le stime di inquinanti emessi dal macrosettore del trasporto stradale nel 2005 mediante l’adozione della metodologia COPERT III. Le figure (2.10-2.14) rappresentano le emissioni settoriali dei principali inquinanti in Sicilia (CO, NMVOC, PM, SO2, NOx) secondo la metodologia COPERT nel 2005. Nelle tabelle (2.19 -2.23) sono riportati i quantitativi di inquinante emessi in atmosfera dalle varie categorie veicolare in ciascuna provincia. La figura 2.15 riporta il trend relativo agli anni 2003-2005 in Sicilia relativo alle emissioni dei singoli inquinanti analizzati. Di seguito vengono rappresentate le emissioni atmosferiche dei principali inquinanti nelle nove province siciliane; si precisa che il calcolo è effettuato per i cinque inquinanti sopra citati riportando, oltre alle quantità annuali, anche le percentuali di impatto, per singolo inquinante, generate dalle diverse tipologie veicolari. Dalla figura 2.15 si nota come sia netta la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti emessi dal settore del trasporto stradale negli anni che vanno dal 2003 al 2005. In particolare si nota come le emissioni di CO, NOx, NMVOC, PM da trasporto stradale diminuiscono in ciascuna provincia. In controtendenza le emissioni di SO2 da trasporto stradale che aumentano leggermente in ciascuna provincia. Emissioni di CO Dai diagrammi riportati nella figura 2.10 si ricava che le autovetture (soprattutto quelle alimentate a benzina), costituendo la maggior parte del parco veicolare in tutte e nove le province, contribuiscono in larga misura alle emissioni di monossido di carbonio; basta osservare come in ogni provincia superano tutte l’80%. Scarso è invece il contributo dei veicoli commerciali (leggeri e pesanti) alle emissioni di CO. Autobus e motocicli influiscono poco sugli scarichi di CO nonostante i secondi siano in numero piuttosto elevato, ma sono caratterizzati da minori potenze in termini di cilindrate. Gli autobus, sia extraurbani che urbani e rurali, non raggiungono l’1% in nessuna provincia. Dalla tabella 2.19 si osserva per lo più la stretta relazione tra le emissioni di CO e il numero di autovetture dal momento che le troviamo maggiormente concentrate nelle grandi città. Emissioni di NOx I risultati che si ricavano dalla lettura dei diagrammi riportati nella figura 2.11 mettono in evidenza la forte influenza dei motori diesel sulle emissioni di ossidi di azoto; una buona fetta è infatti attribuibile ai veicoli commerciali pesanti (solo motori diesel). Per quanto riguarda le autovetture con motore diesel i valori si attestano intorno a una media per le province di poco più del 10%; l’impatto di quelle alimentate a benzina è invece più che dimezzato rispetto a quanto si era stimato per l’ossido di carbonio. Le auto alimentate con GPL presentano un impatto limitato sulle emissioni di ossidi di azoto le cui percentuali eguagliano pressoché quelle degli autobus. Scarsissima infine l’immissione in atmosfera di ossidi di azoto da parte dei motocicli. Anche in questo caso i carichi maggiori si riscontrano nelle grandi città a conferma ancora una volta della forte influenza del numero dei veicoli sul funzionamento del modello COPERT III. Emissioni di SO2 Dall’osservazione dei diagrammi riportati nella figura 2.12 riguardanti le emissioni di biossido di zolfo, analogamente con quanto ottenuto per gli ossidi di azoto, la maggior parte di esse provengono dai veicoli alimentati a gasolio; in particolare l’impatto medio delle autovetture diesel nelle province si aggira intorno al 25%; questa media è inferiore di pochi punti percentuale rispetto alle autovetture alimentate a benzina. Per quanto riguarda i veicoli commerciali pesanti, per i quali ricordiamo si sono considerati solo quelli alimentati a gasolio visto il numero notevolmente esiguo dei motori a benzina, il loro impatto è certamente notevole in confronto al numero. Infine decisamente poco rilevanti sono le emissioni di biossido di zolfo per quanto riguarda autobus e soprattutto i motocicli. A conferma della forte influenza dei motori diesel sulle emissioni di biossido di zolfo, osserviamo come nelle province di Caltanissetta e Siracusa i quantitativi relativi alle autovetture diesel risultano maggiori rispetto a quelli dovuti alle auto alimentate a benzina sebbene risultino in numero maggiore delle prime. Emissioni di NMVOC Si rileva immediatamente come le percentuali relative risultano simili a quelle calcolate per le emissioni di monossido di carbonio. Anche in questo caso infatti le autovetture sono le principali responsabili dell’inquinamento di NMVOC proveniente da traffico veicolare, in particolare quelle alimentate a benzina. I valori percentuali si aggirano intorno al 75%. Le percentuali per le altre province ricadono tutte all’interno di questo intervallo limitato, a testimonianza del fatto che il notevole impatto delle autovetture sulle emissioni di NMVOC è un dato che si riscontra in tutte le province. I veicoli commerciali incidono poco sulle emissioni di NMVOC, anche se si nota in tutte le province che le emissioni da veicoli commerciali pesanti sono circa quattro volte superiori di quelle relative ai leggeri (anche sei volte maggiori come si evince dalle emissioni di NMVOC registrate nella provincia di Agrigento). Ridotti risultano gli apporti di NMVOC in atmosfera da parte degli Autobus. Infine per quanto riguarda i motocicli contribuiscono in maniera limitata alle emissioni di NMVOC
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 53 con percentuali simili in tutte e nove le province. Come per gli altri inquinanti precedentemente calcolati, anche in questo caso le maggiori quantità di NMVOC provengono dalle grandi città dove è concentrata la maggior parte delle unità veicolari. Emissioni di PM Si è già accennato al fatto che il modello COPERT III stima le emissioni di particolato totale per i soli veicoli diesel. In effetti le polveri generate dal traffico riguardano sia il contributo delle emissioni prodotte dalla combustione veicolare (polveri exhaust), che quello delle emissioni prodotte dall’usura dei freni, degli pneumatici e del manto stradale (polveri non-exhaust); il software stima soltanto la prima tipologia di polveri le quali sono principalmente collegate al parco veicoli a gasolio essendo trascurabile l’apporto delle polveri exhaust da parte dei veicoli a benzine. Si osserva immediatamente dai diagrammi riportati nella figura 2.14 che le maggiori emissioni si hanno per le autovetture e i veicoli commerciali pesanti. In generale in tutte e nove le province i rapporti delle emissioni rimangono pressoché costanti; non si notano sostanziali differenze nelle emissioni fra una provincia e l’altra. Dalla tabella 2.23 possiamo osservare i quantitativi in peso di polveri totali emesse; è necessario precisare che le emissioni valutate riguardano le polveri totali senza distinzione dimensionale, tuttavia la bibliografia riporta che la componente ‘fine’ è quella decisamente maggioritaria (anche superiore al 90%) fra le polveri totali exhaust. Si evince chiaramente come in tutte le province i maggiori contributi provengono principalmente dalle autovetture e dai veicoli commerciali pesanti con una leggera preponderanza delle autovetture. Figura 2.10 – Emissioni di inquinanti in Sicilia – anno 2005 [t] Emissioni di CO nella provincia di Agrigento 16797,56 650,98 938,40 296,14 252,51 371,38 76,25 1546,12 0,00 5000,00 10000,00 15000,00 20000,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DI CO 80,26% 3,11% 4,48%1,41%1,21%1,77%0,36% 7,39% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di CO nella provincia di Caltanissetta 9902,88 373,86 513,73 176,23 120,35 324,82 18,91 396,71 0,00 5000,00 10000,00 15000,00 20000,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t] EMISSIONI % DI CO 82,71% 2,04% 4,60% 1,44% 0,86% 3,15% 0,19% 5,02% Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Passenger Cars Benzina Light Duty Vehicles Diesel Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Benzina+Diesel Buses Benzina Motorcycles Emissioni di CO nella provincia di Catania
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 54 4 9 7 8 4 , 3 8 1 5 6 5 , 8 9 3 3 8 2 , 5 3 9 1 1 , 7 9 6 1 3 , 3 6 1 3 9 6 , 7 4 1 3 4 , 2 8 1 6 0 4 , 3 5 0 , 00 5 00 0 , 00 10000,00 15000,00 200 00, 0 0 B e n z i n a D i e s e l G P L B e n z i n a D i e s e l D i e s e l B e n z i n a + D i e s e l B e n z i n a E M IS S I O N I D I C O N E L L A P R O V IN C IA D I A G R IG E N T O [t] EMISSIONI % DI CO 83,82% 2,64%5,70%1,54%1,03%2,35%0,23%2,70% Passenger Cars Benzina PassengerCarsDiesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel BusesBenzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di CO nella provincia di Enna 6335,71 246,17 363,63 132,86 91,83 165,17 36,57 548,42 0,00 5000,00 10000,00 15000,00 20000,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina Passenger Cars Passenger Cars Passenger Cars Light Duty Vehicles Light Duty Vehicles Heavy Duty VehiclesBusesMotorcycles EMISSIONIDI CO NELLA PROVINCIA DI ENNA [t] EMISSIONI % DI CO 82,14% 2,08% 4,61%1,56%1,03%3,78% 0,28%4,51% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di CO nella provincia di Messina 26 874, 59 7 93 ,5 8 1003,87 701,81 3 29 ,4 9 678,00 80,1 0 2182,61 0 , 00 5 00 0, 00 10000,00 15000,00 200 00, 0 0 Benzina Dies el G PL Benzina Dies el Dies el Benz ina+Diesel Benzina EMISSIONI DI C O NELLA PROVINCIA DI MESSINA [t] EMISSIONI % DI C O 82,14% 2 , 0 8 % 4,61%1,56%1,03%3,78%0 , 2 8 % 4,51% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di CO nella provincia di Palermo 48215,02 1419,36 1331,15 1522,08 447,26 1066,82 223,37 5816,21 0,00 5000,00 10000,00 15000,00 20000,00 Ben zin a Diesel GPL Ben zin a Diesel Diesel Benzina+Diesel Ben zin a EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI PALERMO [t] EMISSIONI%DI CO 82,14% 2,08% 4,61%1,56%1,03%3,78% 0,28% 4,51% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di CO nella provincia di Ragusa
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 55 12734,78 513,16 656,62 269,84 244,77 421,29 43,94 940,70 0,00 5000,00 10000,00 15000,00 20000,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONIDI CO NELLA PROVINCIA DI RAGUSA [t] EMISSIONI % DI CO 80,47% 3,24% 4,15%1,71%1,55%2,66%0,28% 5,94% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di CO nella provincia di Siracusa 17846,27 1279,93 175,61 287,51 215,59 366,26 42,76 1445,61 0,00 5000,00 10000,00 15000,00 20000,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONIDI CO NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t] EMISSIONI % DICO 82,39% 5,91% 0,81%1,33%1,00%1,69%0,20% 6,67% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di CO nella provincia di Trapani 17507,30 620,73 936,14 424,72 284,23 711,24 56,99 1388,66 0,00 5000,00 10000,00 15000,00 20000,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina Passenger Cars Passenger Cars Passenger Cars Light Duty Vehicles Light Duty Vehicles Heavy Duty VehiclesBusesMotorcycles EMISSIONI DICO NELLA PROVINCIA DI TRAPANI [t] EMISSIONI % DI C O 79 , 83% 2 , 8 3 % 4,27%1,94%1,30%3,24%0 , 2 6 % 6 , 3 3 % Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007) Tabella 2.19 – Emissioni di CO nella regione siciliana espresse in tonnellate/anno per il 2005. AG CL CT EN ME PA RG SR Trapani Benzina 16797,56 9902,88 49784,38 6335,71 26874,59 48215,02 12734,78 17846,27 17507,30 Autovettu re Diesel 650,98 373,86 1565,89 246,17 793,58 1419,36 513,16 1279,93 620,73 GPL 938,40 513,73 3382,53 363,63 1003,87 1331,15 656,62 175,61 936,14 Legg.Benz. 296,14 176,23 911,79 132,86 701,81 1522,08 269,84 287,51 424,72 Veicoli Comm. Legg.Diese l 252,51 120,35 613,36 91,83 329,49 447,26 244,77 215,59 284,23 Pes.Diesel 371,38 324,82 1396,74 165,17 678,00 1066,82 421,29 366,26 711,24 Buses Benzina+ Diesel 76,25 18,91 134,28 36,57 80,10 223,37 43,94 42,76 56,99 Motocicli Benzina 1546,12 396,71 1604,35 548,42 2182,61 5816,21 940,70 1445,61 1388,66 TOTALE 20929,34 11827,49 59393,31 7920,36 32644,06 60041,27 15825,08 21659,53 21930,01
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 56 Figura 2.11 - Emissioni di NOx nelle province siciliane nel 2005 – [t] Emissioni di NOx nella provincia di Agrigento 1851,92 889,07 230,02 31,75 355,42 1213,30 279,37 22,32 0,00 500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 Benzina Diesel G PL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina Passenger Cars Passenger Cars Passenger Cars Light Duty Vehicles Light Duty Vehicles Heavy Duty VehiclesBusesMotorcycles EMISSIONI DINO X NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DI NO X 38,00% 18,24% 4,72% 0,65% 7,29% 24,90% 5,73%0,46% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NOx nella provincia di Caltanissetta 1088,81 508,70 127,15 18,06 169,90 791,61 65,03 45,98 0,00 500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DINO X NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t] EMISSIONI % DI NOX 38,68% 18,07% 4,52% 0,64% 6,03% 28,12% 2,31% 1,63% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NOx nella provincia di Catania 5 6 9 9 , 8 2 2 0 7 8 , 2 7 8 8 3 , 9 3 1 0 2 , 5 3 8 5 8 , 3 8 3 2 6 1 , 4 7 4 5 1 , 9 8 3 0 7 , 9 8 0 , 0 0 50 0,00 1000,0015 00, 002 00 0 , 0 025 00, 003 00 0 , 0 0 B e n z i n a D i e s e l G P L B e n z i n a D i e s e l D i e s e l B e n z i n a + D i e s e l B e n z i n a EMISSIONI DI NO X NELLA PRO VINCIA DI AGRIG ENTO [t] EMISSIONI % DI NO X 41,77% 15,23% 6,48% 0,75% 6,29% 23,90% 3,31%2,26% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NOx nella provincia di Enna 706,17 337,39 89,91 14,26 131,47 403,38 131,61 19,19 0,00 500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 Ben zin a Diesel GPL Ben zin a Diesel Diesel Benzina+Diesel Ben zin a EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI ENNA [t] EMISSIONI % DINO X 38,52% 18,40% 4,90% 0,78% 7,17% 22,00% 7,18%1,05% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NOx nella provincia di Messina
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 57 2941,78 1067,98 243,22 79,25 459,10 1652,20 269,24 206,61 0,00 500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 Ben zin a Diesel GPL Ben zin a Diesel Diesel Benzina+Diesel Ben zin a EMISSIONI DINO X NELLA PROVINCIA DI MESSINA [t] EMISSIONI % DI NOX 42,52% 15,43% 3,52% 1,15% 6,63% 23,88% 3,89%2,99% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NOx nella provincia di Palermo 1441,62 691,18 163,74 30,28 341,48 937,30 150,50 21,82 0,00 500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 Ben zin a Diesel GPL Ben zin a Diesel Diesel Benzina+Diesel Ben zin a EMISSIONI DINO X NELLA PROVINCIA DI RAGUSA [t] EMISSIONI % DI NO X 38,16% 18,30% 4,33% 0,80% 9,04% 24,81% 3,98% 0,58% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NOx nella provincia di Ragusa 5181,57 1896,91 331,87 171,35 643,73 2501,58 812,79 250,78 0,00 500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 Benzina Diesel GP L Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DINOX NELLA PROVINCIA DI PALERMO [t] EMISSIONI % DI NO X 43,95% 16,09% 2,81% 1,45% 5,46% 21,22% 6,89%2,13% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NOx nella provincia di Siracusa 1790,65 953,47 14,37 32,50 295,03 862,18 148,69 11,93 0,00 500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 Benzina Diesel GP L Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina Passenger Cars Passenger Cars Passenger Cars Light Duty Vehicles Light Duty Vehicles Heavy Duty VehiclesBusesMotorcycles EMISSIONI DI NOX NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t] EMISSIONI % DI NO X 43,58% 23,21% 0,35% 0,79% 7,18% 20,98% 3,62% 0,29% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NOx nella provincia di Trapani
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 58 1 9 3 5 , 9 1 8 4 1 , 4 6 2 3 4 , 7 9 4 8 , 3 1 4 0 1 , 3 7 1 5 4 6 , 4 7 2 0 0 , 9 8 4 0 , 1 8 0 , 00 50 0, 0 0 100 0,00 1500,002 0 0 0 , 0 02500,003 0 0 0 , 0 0 B e n z i n a D i e s e l G P L B e n z i n a D i e s e l D i e s e l B e n z i n a + D i e s e l B e n z i n a E M IS S I O N I D I N O X N E L L A P R O V I N C IA D I T R A P A N I [t ] EMISSIONI % DI NOX 36,88% 16,03% 4,47% 0,92% 7,65% 29,46% 3,83%0,77% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007) Tabella 2.20 – Emissioni di NOx nelle varie province espresse in tonnellate nel 2005 AG CL CT EN ME PA RG SR TP Benzina 1851,92 1088,81 5699,82 706,17 2941,78 5181,57 1441,62 1790,65 1935,91 Autovetture Diesel 889,07 508,70 2078,27 337,39 1067,98 1896,91 691,18 953,47 841,46 GPL 230,02 127,15 883,93 89,91 243,22 331,87 163,74 14,37 234,79 Legg.Benz. 31,75 18,06 102,53 14,26 79,25 171,35 30,28 32,50 48,31 Veicoli Comm. Legg.Diesel 355,42 169,90 858,38 131,47 459,10 643,73 341,48 295,03 401,37 Pes.Diesel 1213,30 791,61 3261,47 403,38 1652,20 2501,58 937,30 862,18 1546,47 Buses Benzina+Diesel 279,37 65,03 451,98 131,61 269,24 812,79 150,50 148,69 200,98 Motorcycles Benzina 22,32 45,98 307,98 19,19 206,61 250,78 21,82 11,93 40,18 TOTALE 4873,17 2815,22 13644,3 1833,38 6919,38 11790,5 3777,93 4108,82 5249,48
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 59 Figura 2.12 - Emissioni di SO2 nelle province siciliane nel 2005 – [t] Emissioni di SO2 nella provincia di Agrigento 20,93 34,83 2,69 0,33 9,56 15,79 3,57 0,56 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DI S O2 NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DI SO 2 23,71% 39,47% 3,05% 0,38% 10,83% 17,89% 4,04% 0,63% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di SO2 nella provincia di Caltanissetta 12,63 18,78 1,37 0,22 4,28 9,76 0,94 0,49 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DISO2 NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t] EMISSIONI % DI SO 2 26,05% 38,75% 2,83% 0,45% 8,83% 20,13% 1,94% 1,02% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di SO2 nella provincia di Catania 87,61 145,52 15,33 0,65 40,57 77,44 10,89 7,90 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina Passenger Cars Passenger Cars Passenger Cars Light Duty Vehicles Light Duty Vehicles Heavy Duty VehiclesBusesMotorcycles EMISSIONI DI SO2 NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DISO 2 22,70% 37,71% 3,97% 0,17% 10,51% 20,07% 2,82%2,05% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di SO2 nella provincia di Enna 6,81 16,36 4,14 0,13 4,39 6,66 2,44 0,51 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 Ben zin a Diesel GPL Ben zin a Diesel Diesel Benzina+Diesel Ben zin a EMISSIONI DISO2 NELLA PROVINCIA DI ENNA [t] EMISSIONI % DI SO 2 16,43% 39,48% 10,00% 0,31% 10,60% 16,06% 5,88%1,24% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di SO2 nella provincia di Messina
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 60 4 2 , 3 8 6 4 , 1 1 4 , 4 9 0 , 4 2 1 8 , 5 5 3 2 , 6 0 5 , 7 0 3 , 8 6 0 , 00 10,00 2 0, 0 0 30,0 0 40,0 0 50, 00 B e n z i n a D i e s e l G P L B e n z i n a D i e s e l D i e s e l B e n z i n a + D i e s e l B e n z i n a E M IS S I O N I D I S O 2 N E L L A P R O V IN C IA D I M E S S I N A [t ] EMISSIONI % DI S O2 24,63% 37,25% 2,61% 0,24% 10,78% 18,94% 3,31%2,24% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di SO2 nella provincia di Palermo 7 4 , 2 8 8 1 , 7 3 1 0 , 6 1 1 , 1 5 1 8 , 5 6 3 6 , 1 4 1 0 , 2 7 4 , 3 8 0,00 10, 00 20,0 0 3 0, 0 0 4 0, 0 0 50, 00 B e n z i n a D i e s e l G P L B e n z i n a D i e s e l D i e s e l B e n z i n a + D i e s e l B e n z i n a E M IS S I O N I D I S O 2 NE L L A P R O V INC IA D I P A L E RM O [t] EMISSIONI % DISO 2 31,32% 34,47% 4,48% 0,48% 7,83% 15,24% 4,33%1,85% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di SO2 nella provincia di Ragusa 3 0 , 6 9 4 6 , 4 2 5 , 3 2 0 , 2 7 1 5 , 6 9 2 1 , 9 3 3 , 4 4 0 , 4 6 0 , 0 0 10,00 20, 00 30, 00 40, 00 5 0 , 0 0 B e n z i n a D i e s e l G P L B e n z i n a D i e s e l D i e s e l B e n z i n a + D i e s e l B e n z i n a EMISSIONI DI S O 2 NELLA PRO VINCIA DI RAG USA [t] EMISSIONI % DISO 2 24,71% 37,37% 4,28% 0,22% 12,63% 17,66% 2,77% 0,37% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di SO2 nella provincia di Siracusa 19,05 55,87 0,85 0,26 15,55 23,21 3,31 0,33 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DI SO2 NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t] EMISSIONI % DI S O2 16,09% 47,17% 0,72% 0,22% 13,13% 19,60% 2,79% 0,28% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di SO2 nella provincia di Trapani
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 61 25,47 38,02 3,42 0,23 12,32 23,86 2,86 0,72 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DISO2 NELLA PROVINCIA DI TRAPANI [t] EMISSIONI % DI SO 2 2 3 , 8 2 % 35,57% 3 , 2 0 % 0,21% 11,53% 22,32% 2,67% 0,67% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007) Tabella 2.21 – Tonnellate di SO2 immesse in atmosfera nel 2005 AG CL CT EN ME PA RG SR TP Benzina 20,93 12,63 87,61 6,81 42,38 74,28 30,69 19,05 25,47 Autovetture Diesel 34,83 18,78 145,52 16,36 64,11 81,73 46,42 55,87 38,02 GPL 2,69 1,37 15,33 4,14 4,49 10,61 5,32 0,85 3,42 Legg.Benz. 0,33 0,22 0,65 0,13 0,42 1,15 0,27 0,26 0,23 Veicoli Comm. Legg.Diesel 9,56 4,28 40,57 4,39 18,55 18,56 15,69 15,55 12,32 Pes.Diesel 15,79 9,76 77,44 6,66 32,60 36,14 21,93 23,21 23,86 Buses Benzina+Diesel 3,57 0,94 10,89 2,44 5,70 10,27 3,44 3,31 2,86 Motorcycles Benzina 0,56 0,49 7,90 0,51 3,86 4,38 0,46 0,33 0,72 TOTALE 88,26 48,48 385,91 41,44 172,09 237,12 124,21 118,43 106,89
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 62 Figura 2.13 - Emissioni di NMVOC nelle province siciliane nel 2005 – [t] Emissioni di NMVOC nella provincia di Agrigento 2 6 1 4 , 1 9 1 2 5 , 2 9 1 0 3 , 6 2 4 5 , 0 1 3 9 , 8 2 1 9 2 , 9 0 3 2 , 4 0 1 7 7 , 5 2 0 , 00 50 0, 0 01000,001500,0020 00 , 0 0 2500,003000,0 0 3 50 0, 00 B e n z i n a D i e s e l G P L B e n z i n a D i e s e l D i e s e l B e n z i n a + D i e s e l B e n z i n a E M IS S I O N I D I N MV OC N E L L A P R O V IN C IA D I A G R IG E N T O [t] EMISSIONI % DINMVOC 78,49% 3,76% 3,11% 1,35% 1,20% 5,79% 0,97%5,33% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NMVOC nella provincia di Caltanissetta 1516,82 71,25 57,22 27,70 19,05 168,14 6,89 54,94 0,00 500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 3500,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DI NM VOC NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t] EMISSIONI % DINMVOC 78,92% 3,71% 2,98% 1,44% 0,99% 8,75% 0,36% 2,86% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NMVOC nella provincia di Catania 8 0 0 4 , 9 8 3 0 3 , 9 1 3 9 5 , 7 8 1 3 2 , 6 1 9 6 , 6 3 7 2 1 , 2 1 4 6 , 2 1 2 5 5 , 7 8 0 , 00 50 0, 0 01000,001500,002000,0 0 2500,003000,0 0 3 50 0, 00 B e n z i n a D i e s e l G P L B e n z i n a D i e s e l D i e s e l B e n z i n a + D i e s e l B e n z i n a E M IS S I O N I D I NMVOC N E L L A PR O V IN C IA D I A G RI GE N T O [t] EMISSIONI % DI NMVOC 80,39% 3,05% 3,97% 1,33% 0,97% 7,24% 0,46% 2,57% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NMVOC nella provincia di Enna 1 0 0 7 , 3 7 4 7 , 1 1 4 0 , 4 7 2 0 , 1 2 1 4 , 8 4 8 5 , 3 1 1 7 , 0 8 5 7 , 5 9 0 , 00 50 0, 0 0100 0,0 01500,002 0 0 0 , 0 0 2 50 0 , 003 0 0 0 , 0 0 3 50 0 , 00 B e n z i n a D i e s e l G P L B e n z i n a D i e s e l D i e s e l B e n z i n a + D i e s e l B e n z i n a E M IS S I O N I D I NMVOC N E L L A P R O V IN C IA D I E N N A [t ] EMISSIONI % DI NMVOC 78,10% 3,65% 3,14% 1,56% 1,15% 6,61% 1,32%4,46% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NMVOC nella provincia di Messina
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 63 4136,44 151,21 109,59 101,53 51,56 341,62 27,64 276,55 0,00 500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 3500,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DI NMVOC NELLA PROVINCIA DI MESSINA [t] EMISSIONI % DI NMVOC 79,61% 2,91% 2,11% 1,95% 0,99% 6,57% 0,53%5,32% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NMVOC nella provincia di Palermo 72 43 ,27 267,33 149,29 2 2 1 , 2 3 73,0 9 556,69 98,2 0 652,17 0 , 00 500,00 100 0,0 01500,002 0 0 0 , 0 0 2 50 0 , 003 0 0 0 , 0 0 3 50 0 , 00 Benzina Dies el G PL Benzina Dies el Dies el Benz ina+Diesel Benzina E MIS S IO NI DI N MV OC N E L L A P R O VI N CI A DI P AL E R M O [t] EMISSIONI % DI NMVOC 78,21% 2,89% 1,61% 2,39% 0,79% 6,01% 1,06%7,04% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NMVOC nella provincia di Ragusa 2009,97 99,98 73,62 39,15 38,41 219,72 16,58 109,36 0,00 500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 3500,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DINMVOC NELLA PROVINCIA DI RAGUSA [t] EMISSIONI % DI NMVOC 77,11% 3,84% 2,82% 1,50% 1,47% 8,43% 0,64% 4,20% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NMVOC nella provincia di Siracusa 2595,25 202,29 8,15 40,92 33,02 192,28 16,94 193,45 0,00 500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 3500,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DI NMVOC NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t] EMISSIONI % DI NMVOC 79,07% 6,16% 0,25% 1,25% 1,01% 5,86% 0,52%5,89% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di NMVOC nella provincia di Trapani
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 64 2744,63 118,90 105,61 61,06 45,27 361,06 21,99 150,35 0,00 500,00 1000,00 1500,00 2000,00 2500,00 3000,00 3500,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DI NMVOC NELLA PROVINCIA DI TRAPANI [t] EMISSIONI % DINMVOC 76,05% 3,29% 2,93% 1,69% 1,25% 10,00% 0,61% 4,17% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007) Tabella 2.22 –Carichi di NMVOC espressi in tonnellate immessi in atmosfera nel 2005 AG CL CT EN ME PA RG SR TP Benzina 2614,19 1516,82 8004,98 1007,37 4136,44 7243,27 2009,97 2595,25 2744,6 Autovetture Diesel 125,29 71,25 303,91 47,11 151,21 267,33 99,98 202,29 118,90 GPL 103,62 57,22 395,78 40,47 109,59 149,29 73,62 8,15 105,61 Legg.Benz. 45,01 27,70 132,61 20,12 101,53 221,23 39,15 40,92 61,06 Veicoli Comm. Legg.Diesel 39,82 19,05 96,63 14,84 51,56 73,09 38,41 33,02 45,27 Pes.Diesel 192,90 168,14 721,21 85,31 341,62 556,69 219,72 192,28 361,06 Buses Benzina+Diesel 32,40 6,89 46,21 17,08 27,64 98,20 16,58 16,94 21,99 Motorcycles Benzina 177,52 54,94 255,78 57,59 276,55 652,17 109,36 193,45 150,35 TOTALE 3330,73 1922,00 9957,12 1289,90 5196,15 9261,27 2606,80 3282,30 3608,8
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 65 Figura 2.14 - Emissioni di PM nelle province siciliane nel 2005 – [t] Emissioni di PM nella provincia di Agrigento 154,32 65,79 92,07 12,76 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 Benzina Diesel GP L Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina Passenger Cars Passenger Cars Passenger Cars Light Duty Vehicles Light Duty Vehicles Heavy Duty VehiclesBusesMotorcycles EMISSIONI DIPM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DIPM (solo motori diesel) 47,49% 20,25% 28,33% 3,93% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di PM nella provincia di Caltanissetta 86,70 31,27 63,44 2,76 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 Benzina Diesel GP L Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 46,52% 16,78% 34,04% 1,48% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di PM nella provincia di Catania 381,21 160,01 2 67 ,5 2 1 9 ,3 8 0,00 50, 00 100,00 150,00 2 0 0 , 0 0 250,00 3 0 0 , 0 0 B e n z i n a D i e s e l G P L B e n z i n a D i e s e l D i e s e l B e n z i n a + D i e s e l B e n z i n a E M IS S I O N I D I P M (so lo m ot ori d iesel ) N EL LA P RO VIN CIA DI A G R I G E N T O [ t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 45,23% 18,98% 31,74% 2,30% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di PM nella provincia di Enna 57,32 23,71 32,37 6,18 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 Benzina Diesel G PL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI ENNA [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 47,78% 19,77% 26,98% 5,16% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di PM nella provincia di Messina
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 66 186,43 86,14 131,80 11,54 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI MESSINA [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 43,90% 20,28% 31,03% 2,72% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di PM nella provincia di Palermo 319,71 115,06 204,57 40,30 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI PALERMO [t] EMISSIONI %DI PM (solo motori diesel) 46,59% 16,77% 29,81% 5,87% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di PM nella provincia di Ragusa 125,60 63,93 77,48 6,88 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 Benzina Diesel GP L Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DIPM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI RAGUSA [t] EMISSIONI % DIPM (solo motori diesel) 45,79% 23,31% 28,24% 2,51% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di PM nella provincia di Siracusa 129,33 56,96 70,82 7,01 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 48,97% 21,57% 26,81% 2,65% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Emissioni di PM nella provincia di Trapani
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 67 145,24 73,89 127,43 9,29 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 Benzina Diesel GPL Benzina Diesel Diesel Benzina+Diesel Benzina EMISSIONIDI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI TRAPANI [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 40,70% 20,71% 35,72% 2,60% Passenger Cars Benzina Passenger Cars Diesel Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Benzina Light Duty Vehicles Diesel Heavy Duty Vehicles Diesel Buses Benzina+Diesel Motorcycles Benzina Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007) Tabella 2.23 – Quantità di particolato in tonnellate emesso in atmosfera nel 2005 nelle province siciliane AG CL CT EN ME PA RG SR TP Benzina 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 Autovetture Diesel 154,32 86,70 381,21 57,32 186,43 319,71 125,60 129,33 145,24 GPL 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 Legg.Benz. 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 Veicoli Comm. Legg.Diesel 65,79 31,27 160,01 23,71 86,14 115,06 63,93 56,96 73,89 Pes.Diesel 92,07 63,44 267,52 32,37 131,80 204,57 77,48 70,82 127,43 Buses Benzina+Diesel 12,76 2,76 19,38 6,18 11,54 40,30 6,88 7,01 9,29 Motorcycles Benzina 0,00 2,19 14,78 0,38 8,80 6,65 0,43 0,00 0,95 TOTALE 324,93 186,35 842,90 119,96 424,71 686,30 274,31 264,12 356,81
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 68 Figura 2.15 – Trend emissioni provinciali di inquinanti da trasporto stradale (2003-2005) Trend emissioni provinciali di CO (2003-2005) Trend emissioni provinciali di NOx (2003-2005) Trend emissioni provinciali di SO2 (2003-2005) Trend emissioni provinciali di NMVOC (2003-2005)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 69 Trend emissioni provinciali di PM (2003-2005)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 70 Il parco veicolare circolante è stato successivamente analizzato in funzione dell’anno di immatricolazione dei veicoli, al fine di definire lo stato di anzianità dei mezzi (ricavato dalla data di prima immatricolazione) e stabilire l’ammontare dei mezzi conformi ai regolamenti legislativi europei di riduzione delle emissioni (i cosiddetti veicoli “Euro”). Si definiscono “conventional” (“convenzionali” o “non catalizzati”) e “non conventional” (“non convenzionali” o “catalizzati”) le tipologie di veicoli che rispondono ai seguenti criteri: sono detti “conventional” o “non catalizzati” se immatricolati dal 1900 al 1991 (per i veicoli ad alimentazione diesel), dal 1900 al 1992 (per i veicoli ad alimentazione a benzina e GPL), dal 1900 al 1998 (per ciclomotori e motoveicoli); sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “EURO I” se immatricolati a partire dal 1992 (per i veicoli diesel), dal 1993 (per i veicoli a benzina e GPL); sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “EURO II” se immatricolati dal 1997 al 2000 (per i veicoli diesel, GPL e benzina); sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “EU RO III” se veicoli leggeri immatricolati dal 2001 al 2004 (per alimentazione diesel, GPL e benzina), se veicoli pesanti immatricolati dal 2001 al 2005; sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “EURO IV” se veicoli leggeri immatricolati a partire dal 2005 (per alimentazione diesel, GPL e benzina), se veicoli pesanti immatricolati dal 2006 al 2008; sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “EURO V” se veicoli pesanti immatricolati dopo il 2008; sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “97/24/EC Stage I” se ciclomotori o motocicli immatricolati a partire dal 1999; sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “97/24/EC Stage II” se ciclomotori immatricolati dopo il 2001. Si ricorda che nel nostro paese gli standard europei di riduzione delle emissioni Euro I sono entrati in vigore negli anni 1992-93, gli standard Euro II nel 1997 (per ciclomotori e moto nel 1999), gli standard Euro III nel 2001. Si analizza l’andamento delle nuove immatricolazioni di veicoli verificatesi negli ultimi anni, al fine di valutare l’orientamento del parco verso i nuovi veicoli a minor impatto ambientale e le categorie veicolari che ne sono state maggiormente coinvolte. Se si considera il parco veicolare disaggregato per provincia e per tipologia realtivo alle autovetture immatricolate negli anni 2001, 2002 e 2003 si può fare riferimento alla tab. 2.24. AG CL CT EN ME PA RG SR TP EURO I 38.114 21.980 98.697 13.122 57.825 104.297 28.657 36.689 39.766 EURO II 59.394 36.119 135.847 21.572 88.559 164.199 41.911 56.397 57.939 EURO III 32.559 21.801 83.331 12.979 56.417 116.910 24.678 31.432 33.507 Convenzionali 21.238 11.685 67.756 7.313 25.556 41.454 18.798 19.386 21.290 ECE 15/00-01 5.921 3.205 27.880 2.223 11.782 21.581 5.349 6.247 6.763 ECE 15/02 5.286 2.795 20.241 2.080 9.134 17.188 3.934 5.078 5.563 ECE 15/03 6.454 3.777 23.449 2.738 10.482 19.420 4.718 6.198 7.197 ECE 15/04 59.931 35.264 176.188 21.909 92.214 165.819 45.532 60.341 64.056 PRE ECE 8.032 4.251 35.608 3.411 16.533 32.886 7.116 7.950 10.038 Non Contemplato 2 174 106 4 4 0 219 2 2 Non identificato 209 0 1.282 35 1.076 1.170 0 321 358 Totale Complessivo 237.140 141.051 670.385 87.386 369.582 684.924 180.912 230.041 246.479 Tabella 2.24- Parco veicolare autovetture 2003 (Fonte Arpa Sicilia su dati ACI, 2005)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 71 Negli ultimi anni si è verificato un parziale rinnovo del parco veicolare circolante nella Regione Sicilia ma la situazione vede ancora una quota significativa di veicoli non catalizzati. Se si fa riferimento, a titolo di esempio, alle serie storiche dei dati della Provincia di Messina forniti dall’ACI si può osservare che nel corso dell’ultimo decennio il parco veicoli circolanti in provincia di Messina, come del resto quello a livello nazionale, ha subito una profonda modificazione: il tasso annuo medio di rinnovo del parco in questo periodo risulta attorno al 3% all’anno, ma è passato dal 2% del 94 all’8% del 98 sulla spinta delle incentivazioni alla rottamazione (tab. 2.15). Anno 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Numero veicoli 86.047 88.188 88.127 88.814 95.668 95.724 98.238 101.55 4 103.97 5 107.89 4 109.658 Tasso annuo di incremento 2% 0% 1% 3% 8% 3% 3% 2% 4% 2% 2% Tabella 2.25- Tasso annuo medio di rinnovo del parco La fig. 2.16 riassume la suddivisione del parco veicolare provinciale in convenzionali (non catalizzati) e catalizzati (Euro I-II-III), nel 2003. Parco veicolare 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 140.000 160.000 180.000 AG CL CT EN ME PA RG SR TP EURO I EURO II EURO III Convenzionali Figura 2.16– Suddivisione del parco circolante provinciale (2003) La composizione del parco circolante provinciale nell’anno 2003 suddiviso in categorie veicolari, è riportata sempre in Allegato 4 (un grafico per ogni provincia). Le province con il numero maggiore di veicoli risultano essere Palermo, Catania e Messina, inferiori le province di Agrigento Trapani e Siracusa e infine Caltanissetta Ragusa e Enna. La provincia della Sicilia con la quota maggiore di veicoli convenzionali (non catalizzati) nella composizione del parco circolante risulta essere Catania. Analizzando in dettaglio i dati relativi al 2005 riportati in allegato si può constatare che la quota di veicoli Euro 0 è inferiore alla metà dei veicoli circolanti. I veicoli Euro II sono i più numerosi dopo quelli Euro 0 in tutte le province. Dall’analisi del parco circolante nella regione Sicilia, suddiviso per singola provincia, si può notare come ad una progressiva diminuzione di veicoli cosiddetti “convenzionali” (non catalizzati) corrisponda un aumento di veicoli catalizzati (Euro II in particolare. Il comportamento degli ultimi anni delinea un quadro di potenziale rinnovo del parco circolante che al 2005 non si era ancora completato. Emissioni di gas serra (CO2, CH4, N2O) dal settore dei trasporti, per modalità L’indicatore riguarda la presenza in atmosfera di gas climalteranti. Dei sei gas presi in considerazione dal Protocollo di Kyoto, in questa sede si considerano i tre principali: anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O). La legge 120/2002 ratifica il Protocollo di Kyoto, impegnando l’Italia a ridurre le proprie emissioni, entro il 2008- 2012, del 6,5% rispetto al 1990. La delibera CIPE 123/2002, che assegna a ciascun settore economico un obiettivo di emissione per l’anno 2010, prevede per i trasporti una crescita del 30,1%.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 72 Obiettivo del presente paragrafo è quello di valutare le emissioni di gas serra prodotte dal settore dei trasporti al fine di verificare il raggiungimento degli obiettivi nazionali e internazionali di riduzione delle emissioni entro il 2010. Le unità di misura sono milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente (MtCO2eq) e percentuale (%). La fig. 2.17 mostra la distribuzione delle emissioni di CO2eq per le diverse tipologie veicolari. Si osserva come la tipologia veicolare relativa alle autovetture rappresenti quella a più alta incidenza emissiva in rapporto al totale emesso dal settore dei trasporti stradali. Rispetto al 2003 i valori di CO2eq emessa dal settore del trasporto stradale per l’anno 2004 sono in crescita, in contrasto con la riduzione programmata nell’ambito degli accordi internazionali (Kyoto). Fonte: ARPA Sicilia, 2006 Figura 2.17 - Totale emissioni di CO2eq da trasporto stradale per modalità (2004) Gli studi indicano che le particelle più fini provocano gli effetti più devastanti per la salute, le fonti, le caratteristiche e gli effetti sulla salute del PM10 e del PM2.5 (particelle con diametro aerodinamico di 10 e 2.5 m rispettivamente) sono molto differenti. In particolare le particelle più fini possono più facilmente penetrare nei polmoni e quindi è più probabile che procurino effetti a breve ed a lungo termine come disturbi respiratori, disfunzioni polmonari, alterazione dei tessuti polmonari e morte prematura. I diversi effetti del PM sulla salute, da quelli meno seri a quelli più gravi, sono associati alla natura chimica e fisica (e quindi anche morfologica) dei suoi componenti. La dimensione della particella è mo lto importante sia in termini della più profonda penetrazione nei polmoni sia perché le particelle più fini trasportano generalmente inquinanti tossici dell’aria come metalli pesanti e composti organici. Le emissioni di particolato, presentate per PM, PM10 e PM2,5, sono relative alle sole emissioni da combustione. Le emissioni totali di particolato sono state derivate sommando alle emissioni da combustione il contributo originato da abrasione e consunzione di freni, gomme e manto stradale. Di seguito si rappresentano i fattori medi di emissione stimati per PM, PM10 e PM2,5 e per categoria veicolare. Il confronto delle singole grandezze permette di determinare il contributo specifico di ogni categoria veicolare in relazione alle componenti freni, gomme, manto stradale.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 73 Figura 2.18 - Fattori di emissione di Polveri PM suddivisi in categorie veicolari e tipologia emissiva (fonte ANPA- IIASA-TNO) Figura 2.19- Fattori di emissione di Polveri Fini PM10 suddivisi in categorie veicolari e tipologia emissiva (fonte ANPA-IIASA-TNO)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 74 Figura 2.20 - Fattori di emissione di Polveri Fini PM2,5 suddivisi in categorie veicolari e tipologia emissiva (fonte ANPA-IIASA-TNO) I grafici evidenziano come le diverse categorie veicolari abbiano fattori di emissione molto diversificati a seconda della tipologia emissiva originaria del Particolato: per Polveri Totali PM la categoria veicolare che presenta fattori di emissione più elevati è rappresentata dai veicoli commerciali pesanti che presentano valori 6 volte maggiori di autovetture e commerciali leggeri e addirittura 12 volte maggiori di ciclomotori e motocicli. La componente emissiva prevalente è rappresentata dalla consunzione dei pneumatici (gomme); per Polveri Fini PM10 la categoria veicolare che presenta fattori di emissione più elevati è rappresentata dai veicoli commerciali pesanti che presentano valori 5 volte maggiori di autovetture e commerciali leggeri e addirittura 12 volte maggiori di ciclomotori e motocicli. La componente emissiva prevalente è rappresentata dalla consunzione dei pneumatici (gomme) e dall’abrasione del manto stradale (strada); il contributo dovuto al logoramento dei freni è circa la metà di quello dovuto a gomme e strada; per Polveri Fini PM2,5 la categoria veicolare che presenta fattori di emissione più elevati è rappresentata dai veicoli commerciali pesanti che presentano valori 5 volte maggiori di autovetture e commerciali leggeri e addirittura 13 volte maggiori di ciclomotori e motocicli. La componente emissiva prevalente è rappresentata dall’abrasione del manto stradale (strada) ed in misura minore dalla consunzione dei freni (freni). Il contributo dovuto al logoramento dei freni è circa un terzo di quello dovuto ad abrasione stradale. I fattori di emissione di particolato evidenziano anche il peso delle diverse categorie veicolari rispetto all’emissione annua complessiva, assegnando, sia per le Polveri Totali (PM) che per le due frazioni fini (PM10 e PM2,5) una maggiore responsabilità a carico degli autoveicoli, seguiti dai veicoli commerciali pesanti e bus, dai veicoli commerciali leggeri e dai ciclomotori. Il forte peso della categoria autovetture è data dall’elevata numerosità di tale tipologia nel parco veicolare regionale, rispetto ai veicoli commerciali leggeri e pesanti e ai mezzi di trasporto pubblico. Si ricorda, infatti, che i veicoli commerciali (soprattutto pesanti) presentano fattori di emissione per le Polveri fino a 6 volte maggiori di quelli degli autoveicoli ma la loro consistenza nel parco veicolare è molto ridotta rispetto alle autovetture. 2.1.9 Concentrazioni dei metalli pesanti. Analisi dei dati rilevati a Palermo nel 2007 La determinazione delle concentrazione dei metalli pesanti è stata condotta dal dipartimento di Chimica Analitica dell’Università di Palermo nel 2007. In questa prima fase le analisi hanno riguardato esclusivamente il piombo, il rame, lo zinco ed il cadmio, catalitico delle marmitte. Dall’andamento delle misure si rileva la bassa presenza di tutti i metalli ricercati incluso il Pb che ormai è essenzialmente assente dalle benzine; una eccezione sembra lo Zn che a cospetto di valori di centesimi di g/m3 degli altri metalli raggiunge anche valori di 56.7 di g/m3 nel campione 2 restando generalmente 3-4 volte superiore alle concentrazioni degli altri metalli. Cd in piccole quantità accompagna probabilmente lo Zn.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 75 Campione Centralina filtri Pb g/m3 Cu g/m3 Zn g/m3 Cd g/m3 1 Unità d'Italia 501-502 0,028 0,090 0,143 - 2 Unità d'Italia 512-513 0,069 0,022 56,670 0,014 3 Castelnuovo 541-542 0,016 0,022 0,082 - 4 Castelnuovo 536-537 0,012 0,024 0,069 - 5 Di Blasi 531-532 0,012 0,024 0,069 - Tabella 2.26 - Riepilogo analisi dei metalli pesanti Determinazione cationi ed anioni Sono stati analizzati n.9 filtri in fibra di vetro relativi al campionamento di PM2.5 presso la cabina “Castelnuovo” e n. 9 filtri in fibra di vetro relativi al campionamento di PM10 presso la cabina “Unità d’Italia”. Per ciascun filtro è indicato: codice filtro, data campionamento, peso iniziale medio del filtro, peso finale medio del filtro, volume d’aria campionato in Nm3 ed il valore di PM2.5 e di PM10. I filtri sono stati conservati a temperatura < 4 °C e così trattati: sono stati inseriti in 18 provette in plastica e successivamente trattati con 5 ml di acqua distillata prefiltrata a 0,2 µm di cui si conosceva la composizione ionica; ed inoltre è stato calcolato e detratto il contributo ionico (rilevante) dovuto al filtro di vetro. Le provette chiuse sono state sonicate per 20 minuti e successivamente previa filtrazione a 0,2 µm il liquido d’estrazione è stato iniettato nell’apposito sistema cromatografico.Di seguito si riportano i dati analitici in tabella dei campioni di particolato PM10 della centralina di piazza Unità di Italia, e di piazza Castelnuovo, PM 2.5. filtro data Nm3 PM10 NO3 - Cl- SO4 2- Na+ NH4 + K+ Mg2+ Ca2+ 491 16.10.06 53,05 35 2,01 0,24 4,88 1,71 0,18 0,07 0,18 1,34 492 17.10.06 52,76 31 1,07 0,48 2,26 2,70 0,16 0,08 0,20 1,05 493 18.10.06 52,50 33 2,20 0,85 3,46 1,70 0,04 0,07 0,18 1,20 519 13.11.06 52,61 41 2,22 4,17 1,38 3,45 0,04 0,06 0,34 1,25 520 14.11.06 51,72 44 4,19 1,71 1,87 2,60 0,08 0,10 0,21 1,41 521 15.11.06 51,89 45 4,36 1,12 2,24 2,16 0,07 0,10 0,23 1,44 537 01.12.06 50,93 46 6,35 0,12 3,00 1,33 0,37 0,16 0,15 1,47 538 02.12.06 51,17 49 5,20 0,06 3,96 1,12 0,41 0,16 0,14 1,45 539 03.12.06 51,24 48 4,50 0,27 4,92 1,40 0,72 0,26 0,14 1,24 Tabella 2.27- Concentrazione degli ioni presenti nel PM10 – Centralina piazza Unità di Italia filtro data Nm3 PM2.5 NO3 - Cl- SO4 2- Na+ NH4 + K+ Mg2+ Ca2+ C522 16.10.06 52,71 25 0,09 1,84 1,82 0,97 0,05 0,05 0,07 0,27 C523 17.10.06 52,44 21 0,25 0,60 4,96 0.95 0,85 0,15 0,07 0,37 C524 18.10.06 51,94 24 0,31 1,03 3,26 1,19 0,73 0,10 0,07 0,41 C550 13.11.06 52,03 18 0,68 0,95 0,88 0,86 0,04 <0,01 0,09 0,23 C551 14.11.06 51,23 25 0,44 1,10 1,81 0,95 0,11 0,06 0,07 0,33 C552 15.11.06 51,15 24 <0,01 0,94 5,70 1,36 0,73 0,12 0,10 0,47 C568 01.12.06 50,66 30 <0,01 2,92 2,38 1,17 0,53 0,21 0,07 0,44 C569 02.12.06 51,60 32 <0,01 2,35 3,24 1,21 0,62 0,25 0,08 0,39 C570 02.12.06 50,91 34 <0,01 2,15 4,93 1,15 1,05 0,37 0,07 0,42 Tabella 2.28 - Concentrazione degli ioni presenti nel PM2.5 – Centralina piazza Castelnuovo
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 76 % ioni su PM10 altro 71.96% sodio 5.10% solfati 7.68% nitrati 8.26% cloruri 2.48% calcio 3.23% magnesio 0.49% potassio 0.28% ammonio 0.53% Figura 2.21 - Grafico a torta delle percentuali ioniche presenti nel PM10 – Centralina piazza Unità di Italia % ioni su PM2,5 solfati 12,53% altro 72,24% sodio 4,30% ammonio 1,98% potassio 0,51% nitrati 5,73% cloruri 0,94% calcio 1,45% magnesio 0,31% Figura 2.22 - Grafico a torta delle percentuali ioniche presenti nel PM2.5 – Centralina piazza Castelnuovo I grafici sopra riportati sono stati costruiti calcolando la media dei valori in percentuale con l’intento di verificare se nelle due frazioni di particolato vi siano significative differenze nella composizione ionica. Dal confronto si nota che nella frazione PM2.5 v’è un aumento di ammonio e di solfati mentre gli altri ioni sono inferiori ai valori riscontrati nella frazione PM10. Rimane di fatto inalterata la percentuale del residuo non ionico costituente il resto della frazione di campione di particolato sottile che risulta essere circa il 72%. Determinazione IPA nel particolato atmosferico Per quanto riguarda la frazione organica la classe degli idrocarburi policiclici aromatici costituisce una frazione molto piccola della massa totale del particolato atmosferico (<0.1%) ma ha un importante interesse tossicologico, in relazione all’attività mutagene e cancerogena di alcuni IPA.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 77 Nelle figure seguenti si riportano i contenuti percentuali di IPA in diversi campioni provenienti dalle centraline Di Blasi (D), Unità di Italia (U) nei diversi giorni della settimana. % IPA nel particolato 0,000 0,025 0,050 0,075 0,100 D-513-gio D 548-ven D-550- sab D-247-gio D-565- Ven D-564- Mer D-512- Mer U-541- Mar U-542- Merc 12,10,06 16,11,06 18,11,06 7,12,06 8,12,2006 06,12,06 11,10,06 05,12,06 06,12,06 Campioni Figura 2.23- Percentuale di IPA nel particolato per diversi giorni della settimana per le centraline Di Blasi (D) e Unità di Italia (U). Esistono evidenze sperimentali che indicano che miscele di IPA sono cancerogene per l’uomo. Il benzo(a)pirene è il composto più ampiamente studiato dal punto di vista tossicologico e più frequentemente determinato nelle varie matrici ambientali perché il più pericoloso. In particolare l’EPA (United States Environmental Protection Agency) ha identificato tra gli idrocarburi policiclici aromatici 16 composti prioritari.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 78 1 = non classificabile come cancerogeno per l’uomo 2A = probabile cancerogeno per l’uomo 2B = possibile cancerogeno per l’uomo Tabella 2.29 – Potenza cancerogena Gli IPA vengono prima estratti in bagno ad ultrasuoni con cicloesano, la soluzione così ottenuta viene ridotta a piccolo volume (ca. 0,25 ml) ed addizionata di 4 idrocarburi aromatici deuterati utilizzati come standard interni (acenaftene d10, fenantrene d10, risene d12 e perilene d12). La soluzione così ottenuta viene analizzata tramite gascromatografo dotato di rilevatore allo spettrometro di massa che consente un elevata capacità risolutiva e basso limite di rilevabilità. D-512 D-513 D 548 D-550 D-564 D-247 D-565 U-541 U-542 naftaline 18,89 10,20 12,03 2,45 36,12 36,01 25,16 11,66 35,68 acenaftilene 1,81 0,84 0,62 0,71 1,92 1,95 1,54 1,12 1,22 Acenaftene 0,33 0,35 0,62 0,96 0,64 0,40 0,47 0,16 0,50 Fluorene 0,39 0,13 0,14 0,01 0,52 0,30 0,30 0,16 0,24 Fenantrene 0,92 0,73 0,66 1,05 2,10 1,75 1,33 0,63 0,77 Antracene 0,06 0,09 0,11 0,13 0,24 0,23 0,15 0,11 0,13 fluorantene 1,50 1,19 2,22 2,22 4,23 3,18 2,61 0,88 0,95 Pirene 2,32 1,81 3,91 3,75 7,01 5,29 4,14 1,31 1,39 benzo(a)antracene 0,60 0,45 2,45 1,70 2,68 1,16 1,51 0,98 1,01 risene 1,36 1,21 3,13 2,10 4,16 4,19 2,02 1,40 1,53 benzo(b)fluorantene 0,85 0,69 2,89 2,40 2,75 2,04 1,66 1,16 1,49 benzo(k)fluorantene 0,48 0,33 1,49 0,61 1,22 1,42 0,79 0,62 0,99 benzo(a)pirene 0,38 0,16 1,93 1,06 1,60 1,67 1,08 0,69 0,94 terilene 0,09 0,04 0,27 0,17 0,25 0,44 0,18 0,14 0,20 ideno(1,2,3cd)pyrene 0,28 0,17 0,86 0,72 0,88 0,79 0,57 0,30 0,53 dibenzo(a,h)anthracene 0,03 0,06 0,38 0,15 0,21 0,18 0,10 0,07 0,08 benzo (g,h,i) perilene 0,99 0,47 2,67 1,69 3,32 2,68 1,74 1,23 2,22 Tabella 2.30 - Concentrazione degli IPA (ng/m3 ) nel particolato per le centraline Di Blasi (D) e Unità di Italia (U) 12Adibenzo(a,h)antracene 0.12Bindeno(1,2,3,cd)pirene 12Abenzo(a)pirene 0.12Bbenzo(k)fluorantene 0.12Bbenzo(b)fluorantene 0.011crisene 0.12Abenzo(a)antracene 1pirene 1fluorantene 1antracene 1fluorene Potenza cancerogena Classe IARCComponente
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 79 12 9 24 19 34 28 20 11 14 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 11,10,06 12,10,06 16,11,06 18,11,06 06,12,06 07,12,06 08,12,2006 05,12,06 06,12,06 D-512-Mer D-513-gio D 548-ven D-550-sab D-564-Mer D-247-gio D-565-Ven U-541-Mar U-542-Merc Campioni Figura 2.24 - Concentrazione degli IPA totali (ng/m3 ) nel particolato in funzione del giorno della settimana per le centraline Di Blasi (D) e Unità di Italia (U) 0,00 0,50 1,00 1,50 2,00 2,50 11,10,06 12,10,06 16,11,06 18,11,06 06,12,06 07,12,06 08,12,2006 05,12,06 06,12,06 D-512-Mer D-513-gio D 548-ven D-550-sab D-564-Mer D-247-gio D-565-Ven U-541-Mar U-542-Merc Campioni Figura 2.25 - Concentrazione del benzo(a)pirene (ng/m3 ) nel particolato in funzione del giorno della settimana per le centraline Di Blasi (D) e Unità di Italia (U). Attualmente la normativa italiana prevede un limite di legge solo per il benzo[a]pirene (DM 25/11/1994), stabilendo che la sua concentrazione nel PM10 deve rispettare l’obiettivo di qualità di 1 ng/m3 come valore medio annuale, valore da non superare al fine di minimizzare il rischio associato all’esposizione. Il marcato gradiente stagionale e spaziale delle concentrazioni degli IPA, appare riconducibile alla riduzione dei volumi di traffico nei periodi estivi rispetto a quelli invernali, alle emissioni degli impianti di riscaldamento in inverno, alle condizioni meteoclimatiche estive più favorevoli alla dispersione degli inquinanti rispetto ai mesi freddi dell’anno (caratterizzati da periodi di inversione termica e quindi con scarsa dispersione degli inquinanti) nonché alla degradazione subita dagli IPA per opera della temperatura elevata, dell’irraggiamento solare e della presenza di specie chimiche ossidanti quali O3, NO2 in periodo estivo.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 80 0% 20% 40% 60% 80% 100% D-512-Mer D 548-ven D-564-Mer D-565-Ven U-542-Merc acenaftilene acenaftene fluorene fenantrene antracene fluorantene pirene benzo (a) antracene crisene benzo (b) fluorantene benzo (k) fluorantene benzo (a) pirene perilene indeno(1,2,3-cd) pyrene dibenzo (a,h) anthracene benzo (g,h,i) perilene Figura 2.26 - Contributi percentuali dei singoli componenti degli IPA – Centralina Di Blasi ed Unità di Italia. 0,0 6,0 12,0 18,0 24,0 30,0 0,00 0,25 0,50 0,75 1,00 1,25 1,50 1,75 2,00 Fluorantene/pirene Figura 2.27 - Rapporto fluorantene/pirene in funzione del rapporto fenantrene/antracene Il rapporto tra le concentrazioni di fluorantene e pirene risulta essere molto prossimo a 0,6 mentre il rapporto fenantrene antracene risulta prevalentemente al di sotto di 10. Per quanto sopra se ne può dedurre che gli IPA rilevati provengono da fonte autoveicolare; infatti dall’elenco seguente si può, con ottima approssimazione, stabilire, in funzione del rapporto delle concentrazioni dei due composti, quale sia la sorgente responsabile della loro presenza. Fluorantene/Pirene 0,6 emissione da traffico veicolare; Fluorantene/Pirene 1,0 processi di combustione; Fluorantene/Pirene 1,4 combustione carbone e/o legno; Fenantrene/Antracene < 10 inquinamento da combustione; Fenantrene/Antracene <25 - >10 inquinamento da combustione e prodotti petroliferi; Fenantrene/Antracene > 25 inquinamento da prodotti petroliferi. In conclusione si può ipotizzare che gli IPA del particolato nei campioni analizzati derivino sostanzialmente da emissione da traffico autoveicolare. È da verificare se una frazione possa provenire dall’abrasione del manto stradale e da altre fonti periodiche od occasionali.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 81 2.1.10 Campionamenti passivi. Applicazione a Palermo (fonte AMIA Palermo) Per la valutazione dell’inquinamento atmosferico da benzene, biossido di azoto e biossido di zolfo possono essere utilizzati i campionatori passivi. Nell’area urbana della città di Palermo sono stati condotte alcune campagne di indagine nei periodi 1998 e 1999-2000, si riportano alcuni risultati di tali indagini. Campagna di monitoraggio del benzene nel periodo 1998 Il rilevamento è stato eseguito in 45 siti, di cui 7 coincidenti con le altrettante cabine della rete fissa di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico, nel periodo 26/01/1998 ed il 9/02/1998. Per ciascun tipo di inquinante e per ciascun sito sono riportati i valori della concentrazione media in aria sia in forma tabellare che grafica. Sono altresì riportati i valori medi dei principali parametri meteoclimatici (temperatura, pressione atmosferica, velocità e direzione del vento) relativi al periodo di monitoraggio. Il rilevamento degli inquinanti atmosferici è stata effettuata mediante campionatori passivi messi a punto e prodotti dal Centro Ricerche Ambientali di Padova della FONDAZIONE S. MAUGERI IRCCS. In particolare per il rilevamento contemporaneo del biossido di zolfo e del biossido di azoto sono state utilizzate delle cartucce chemioadsorbenti del diametro di 5,9 mm rivestite di 15 mg di tetranolammina. Per il rilevamento del benzene sono state usate cartucce adsorbenti di identiche dimensioni contenenti 530 mg di carbone attivo. Per ciascun punto di monitoraggio sono stati posizionati due campionatori passivi: uno per il rilevamento contemporaneo del biossido di zolfo e del biossido di azoto ed uno per il benzene. Ciascuna coppia di campionatori è stata fissata all’interno di un apposito riparo in materiale plastico che, pur garantendo la necessaria ventilazione dei campionatori, assicura la protezione degli agenti atmosferici, in particolare della pioggia per il campionatore del primo tipo. Tutto il sistema di monitoraggio è stato posizionato ad una altezza compresa tra 2,5 e 3 m dal piano stradale in zona aperta e ventilata ed ancorato, tramite fascetta di serraggio in materiale plastico, prevalentemente ai pali della rete di illuminazione pubblica. I campionatori passivi sono stati esposti per un periodo di tempo compreso tra un minimo di circa 3 giorni ed un massimo di circa 4 giorni. La campagna di monitoraggio ha avuto inizio, contestualmente su tutti i siti prescelti, la mattina del lunedì 26/01/1998 e si è articolata nelle 4 fasi di campionamento riportate nella tabella. . Ciascuna fase, della durata di 4 o 3 giorni, ha coperto rispettivamente il periodo feriale (lunedì-venerdì) o quello festivo (sabato-domenica) diciascuna settimana secondo il calendario riportato nella tab. 2.31. GENNAIO '98 FEBBRAIO '98 26 lun 27 mar 28 mer 29 gio 30 ven 31 sab 1 dom 2 lun 3 mar 4 mer 5 gio 6 ven 7 sab 8 dom 9 lun Fase fase 2 fase 3 fase 4 Tabella 2.31 - Periodo e fasi della campagna di monitoraggio Per ciascun tipo di inquinante monitorato sono stati esposti complessivamente 180 campionatori passivi. La campagna di monitoraggio è stata condotta su 45 punti della città di Palermo, di cui 7 coincidenti con le attuali cabine fisse della rete di monitoraggio. I punti, ad eccezione del nr. 1 (cabina Casa del Sole), ricadono nell’area delimitata a NORD della via Belgio, ad OVEST e a SUD dal viale Regione Siciliana e ad EST dalla zona industriale di Brancaccio.La scelta dei punti è stata effettuata tenendo conto della diversa densità di traffico ed in particolare, per le zone ad intenso, medio e basso traffico, il numero dei siti è stato suddiviso rispettivamente nelle percentuali del 30%, 35% e 35%. Tale criterio di scelta garantis ce una sufficiente rappresentatività dei valori rilevati e al contempo consente di evitare una errata visione, in eccesso o in difetto, dello stato complessivo della qualità dell’aria a Palermo. Risultati e discussione I valori della concentrazione media in aria di benzene, biossido di azoto e biossido di zolfo ottenuti per ciascun sito nelle quattro fasi del campionamento sono riportati geograficamente nelle figg. E’ stato eseguito il confronto dei dati con i valori dell’obiettivo di qualità per il benzene, con i valori limite per il biossido di azoto e con i valori di attenzione per il biossido di zoto, previsti dalla normativa vigente (nel periodo oggetto di indagine). Per il Benzene, nel 1998, l’obiettivo di qualità è stato rispettato nel numero di siti indicato nella tab. 2.32.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 82 Nr. siti entro i limitiObiettivo di qualità Fase 1 Fase 2 Fase 3 Fase 4 10 mg/m3 6 10 20 18 15 mg/m3 20 27 32 30 Tabella 2.32- Fasi della campagna di monitoraggio Per i restanti siti i valori si sono sempre mantenuti oltre i valori degli obiettivi di qualità. In particolare, durante il periodo della fase 1, caratterizzata da una situazione meteoclimatica piovosa ma stabile con venti deboli, i siti nr. 12, 17, 18, 20, 27, 29, 30, 31 e 42 hanno fatto registrare concentrazioni superiori a 25 mg/m3 con valori particolarmente elevati per quanto riguarda il sito 31 (fase 1: 160 mg/m3; fase 2: 331 mg/m3, fase 3: 435 mg /m3; fase 4: 216 mg /m3). In fig.2.39 è riportata una mappa colorata in funzione delle concentrazioni di benzene in mg/m3 relativa alla fase 1. Le mappe relative alle altre fasi sono riportate in allegato 5. Figura 2.28 - Distribuzione della concentrazione media di benzene fase 1 (1998) Biossido di azoto I valori della concentrazione media del biossido di azoto in aria ottenuti per ciascun sito nelle quattro fasi del campionamento sono riportati geograficamente in planimetria. In fig. 2.40 si riporta a titolo di esempio la mappa relativa alle seconda fase.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 83 Anche in questo caso, seppur in entità meno evidente per le peculiarità del processo di formazione del biossido di azoto, dall'esame dei dati si è osservata in generale una riduzione dei valori rilevati nelle fasi successive alla 1 dovuta alle mutate condizioni meteo. Per il biossido di azoto non risulta possibile un confronto diretto dei dati ottenuti (espressi come media giornaliera) con il valore limite previsto dalla normativa vigente nel periodo di indagine (media oraria 200 mg/m3). Pertanto, il codice di colori delle concentrazioni adottato in fig. 2.40 è da ritenersi puramente indicativo ed ha lo scopo di evidenziare soltanto le diverse concentrazioni rilevate. Figura 2.29 - Distribuzione della concentrazione media di biossido di azoto fase 2 (1998) Biossido di zolfo I valori della concentrazione media del biossido di zolfo in aria ottenuti per ciascun sito nelle quattro fasi del campionamento sono stati riportati geograficamente in planimetria. Nella fig. 2.41 si riportano a titolo di esempio i valori relativi alla prima fase del 1998 mentre in allegato 5 si riportano le mappe relative alle altre tre fasi. Anche in questo caso, analogamente al benzene, dall'esame dei dati si è osservata in generale una sensibile riduzione dei valori rilevati nelle fasi successive alla 1 dovuta alle mutate condizioni meteo. Dall'esame dei dati rilevati si è evidenziato che in nessuna fase della campagna di monitoraggio è mai stato raggiunto il valore del livello di attenzione previsto dalla vigente normativa all’epoca della indagine (DM 25/11/94) di 125 mg/m3. In particolare, il valore più alto, rilevato durante la fase 1 presso il sito 17, è di 71,4 mg/m3.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 84 Anche in questo caso, il codice di colori delle concentrazioni adottato in fig. 2.30 ed in allegato 5 è da ritenersi puramente indicativo ed ha lo scopo di evidenziare soltanto le diverse concentrazioni rilevate. Figura 2.30 - Distribuzione della concentrazione media di biossido di zolfo fase 1 (1998) Campagne di monitoraggio del benzene nel periodo 1999-2000 Sono state eseguite quattro campagne di rilevamento del benzene nel periodo 1999-2000 (25/01/1999-06/02/1999, 22/09/1999, 11-25/10/1999, 15/05/2000-05/06/2000 rispettivamente in 50, 30, 55 e 69 punti di misura). Le determinazioni analitiche dei campionatori sono state effettuate presso il laboratorio chimico del Dipartimento Controllo Ambientale e Servizi dell’AMIA ed eseguita secondo la metodica standard. Alcuni dei risultati ottenuti sono riportati nelle figg. 2.31 e 2.32 la cui comparazione consente di valutare il contributo positivo dell’utilizzo delle ZTL (Zone a Traffico Limitato).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 85 Figura 2.31- Distribuzione della concentrazione media di benzene 22/09/1999 (aerea contornata da linea blu chiusa al traffico)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 86 Figura 2.32 - Distribuzione della concentrazione media di benzene 25/10/1999 2.1.10 Simulazioni e mappature a scala urbana. Applicazione nel territorio comunale di Milazzo (ME) L’allegato 1 del DM 261/2002 prevede l’applicazione di modelli di diffusione come un utile strumento per ottenere informazioni su porzioni di territorio in cui non esistano punti di misura, correlazioni tra emissioni ed immissioni (matrici sorgenti-recettori), studiare scenari ipotetici di emissioni alternativi rispetto al quadro attuale e/o passato. In ambito regionale sono state già effettuate applicazioni di modelli di diffusione, si riporta a titolo di esempio un caso studio effettuato sul territorio comunale di Milazzo (ME) ma applicabile a tutto il territorio regionale. L’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente in collaborazione con il DREAM (Dipartimento di Ricerche Energetiche ed Ambientali di Palermo ) ha effettuato la valutazione dell’inquinamento atmosferico da traffico veicolare per differenti scenari nell’ambito del territorio comunale di Milazzo (ME). E’ stato costruito il grafo delle più importanti arterie viarie della città, si è effettuato il rilievo dei flussi e della composizione del traffico e sono state condotte alcune simulazioni con il modello Caline 4 in una griglia di punti. E’ stata infine eseguita l’interpolazione grafica dei valori calcolati al fine di costruire le curve di isoconcentrazione. Si riporta in fig. 2.33 titolo di esempio la mappa delle concentrazione medie diurne nelle peggiori condizioni meteo-climatiche per il parametro CO in mg/m3 .
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 87 Fig. 2.33 - Mappa delle concentrazione medie diurne di CO nelle peggiori condizioni meteo-climatiche
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 88 2.1.11 Emissioni di inquinanti da altre infrastrutture dei trasporti L’Assessorato Territorio e Ambiente si è già attivato al fine di elaborare la stima e valutazione dell’inquinamento proveniente da infrastrutture portuali ed aeroportuali. Nella prossima revisione del Piano saranno presentati i primi risultati di tali attività. 2.1.12 Emissioni di inquinanti da impianti di riscaldamento. Mappature urbane L’organizzazione di un valido programma di lotta contro gli inquinamenti atmosferici è evidentemente subordinata alla predisposizione di studi e ricerche al fine di stabilire il carattere dell’inquinamento, la sua entità e la sua distribuzione spaziale. Si dispone qui di seguito un breve esame delle fonti di inquinamento atmosferico, tenendo conto in particolare dell’analisi delle fonti della “contaminazione di fondo”, che è presente in misura variabile in tutti gli altri agglomerati urbani e comprende essenzialmente i prodotti della combustione degli impianti di riscaldamento ed i gas di scarico dei motori a scoppio. Si osserva che negli ultimi anni un notevole passo avanti è stato fatto nel campo degli impianti di riscaldamento con la sostituzione degli impianti a gasolio con quelli a metano, con la conseguente riduzione dell’SO2 immessa nell’atmosfera. Infine gli impianti industriali, quando esistono, si aggiungono o si sovrappongono alla contaminazione di fondo, e la contaminazione globale che ne deriva assume nelle diverse località aspetti vari per tipo, grado ed estensione. Generalmente, e ciò è sempre vero per la Sicilia, gli impianti di produzione sono concentrati in aree (A.S.I.), fissate da piani regolatori relativamente distanti dai centri abitati, consentendo un più facile controllo dei prodotti emessi. Le imprese, inoltre, investono sui sistemi di depurazione delle effluenze al fine di limitare le immissioni in atmosfera. Il processo metodologico e valutativo ha esaminato l’inquinamento atmosferico causato dal traffico veicolare e da quello indotto dalle attività antropiche insediate nell’area stessa. I principali elementi di valutazione sono. situazioni d’insediamento esistenti; tipologie architettoniche e di trasporto quali: geometria ed altezza degli edifici; tipologie viarie; flussi di traffico (correlati alla tipologia dei mezzi); nodi di traffico; peculiarità di sviluppo. In riferimento al grado di conoscenza degli elementi principali (ed in funzione di questi), si è proceduto all’esame dei dati sperimentali storici relativi e disponibili su aree urbane e perturbane compatibili e coerenti per tipologia viaria / urbanistica e per regime di traffico, allo sviluppo di correlazioni; alle proiezioni d’impatto; alla definizione dei vincoli che vanno garantiti e previsti. La sequenza d’analisi è stata sviluppata sui seguenti elementi: Concentrazione; Traffico; Tipologia viaria; Periodo stagionale; Densità edilizia e coefficiente volumico; Dati meteoclimatici; Parametri fisico-tecnici degli edifici. I parametri più significativi sono SO2, NO2 e CO. Gli impianti di riscaldamento contribuiscono circa il 5% per gli ossidi di zolfo, il 4% per quelli di azoto ed il 3% per il monossido di carbonio. Le emissioni di inquinanti da impianti di riscaldamento a gasolio sono di tipo stagionale, cioè limitato al periodo inve rnale, ed interessano i bassi strati dell’atmosfera sovrastante i grossi centri urbani, dove è massiccio l’addensamento delle sorgenti di inquinamento. Esso trae origine dalle condizioni di esercizio degli impianti termici e dal tipo di combustibile impiegato. La qualità e quantità degli effluenti sono direttamente influenzati dal tipo di fonte energetica utilizzata, cioè di combustibile, come può osservarsi nella tab. 2.33.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 89 Tipo di inquinante Fonti di combustione Carbone Nafte Gas Acidi Organici 15.000 6.000 0,50 Aldeidi 1.000 400 0,50 Ammoniaca 1.000 400 0,10 Idrogeno Solforato 500 250 tracce Materie Organiche 10.000 2.000 0,50 Materiali Solidi 100.000 400 tracce Ossidi di Azoto 4.000 3.000 3,00 Ossidi di Zolfo 20.000 9.000 0,20 Tabella 2.33 - Tipo e quantità di inquinanti immessi giornalmente nell’aria da una comunità di 100.000 ab, secondo le fonti di combustione (KG.) L’effluente maggiormente prodotto, nel caso di impianti di riscaldamento funzionanti a gasolio, è SO2 per cui viene assunto come elemento tracciante per la valutazione dell’inquinamento atmosferico da impianti di riscaldamento. La determinazione delle quantità di SO2 da detti impianti e la distribuzione al suolo è stata oggetto del presente studio. Ai fini della valutazione dell’incidenza dei prodotti combustivi degli impianti termici sull’inquinamento urbano, assume notevole importanza il regime di funzionamento degli impianti. Il cattivo funzionamento è dovuto, oltre che all’impiego di combustibile inadatto, anche a difetti di progettazione e dei materiali, e di tiraggio della canna fumaria. Per ovviare a questo inconveniente il legislatore già con il D.P.R. 24/05/88 n. 203 prescriveva le temperature di esercizio, i criteri di ventilazione dei locali caldaia, i tipi di combustibili consentiti, le dimensioni dei camini e indica con appositi regolamenti anche le operazioni necessarie per manutenzione e controllo degli impianti. Per calcolare la quantità di SO2 immessa nell’atmosfera (costituenti gli input nel modello di Gifford - Hanna) e quindi il grado di inquinamento dovuto agli impianti termici, è necessario conoscere il consumo stagionale dei combustibili usati per il riscaldamento degli edifici. Quindi la valutazione teorica del grado di inquinamento atmosferico delle aree urbane causato dal riscaldamento degli edifici si basa sulla conoscenza dei consumi di combustibili, da cui si può risalire alla quantità di SO2 immessa nell’ambiente. Al fine di ottenere la mappa di emissione il territorio è stato suddiviso in un reticolo a maglia quadrata. Ciascuna maglia del reticolo comprende una definita area geografica in cui cade un certo numero di sorgenti puntiformi uniformemente distribuite (impianti di riscaldamento degli edifici). L’insieme di queste piccole sorgenti rappresenta una sorgente-area il cui effetto complessivo (coefficiente di emissione in µg/m2 *sec) è quello corrispondente ad una sorgente ideale equivalente posta al centro della maglia. Anche per questa tipologia di sorgente antropica di inquinanti è stoto condotto uno studio del territorio comunale di Milazzo (ME), In base ad un’analisi dettagliata delle caratteristiche orografiche dell’area di Milazzo e del suo sviluppo urbanistico, si è suddiviso il territorio in un reticolo a maglie quadrate di lato 500 m. I criteri di scelta del reticolo tengono conto essenzialmente di due fattori: esistenza di un asse preferenziale di sviluppo urbanistico proliferazione di fasce di edilizia spontanea lungo le varie reti esterne Quindi il coefficiente di emissione delle sorgenti-area su definite è funzione: della quantità di SO2 emessa per riscaldare di 1°C un metro cubo di volume edificato; della zona climatica; della densità edilizia effettiva; del microclima del territorio. La distribuzione al suolo di SO2 può essere ottenuta realizzando una mappa della zona in studio, in funzione del diverso livello di inquinamento potenziale, conoscendo le caratteristiche e la quantità di emissioni. La mappatura della zona in esame, può essere realizzata sviluppando il calcolo della ricaduta al suolo dei vari contaminanti atmosferici mediante l’uso del modello matematico di Gifford – Hanna. Tale modello è adatto alla stima previsionale dell’inquinamento atmosferico di impianti di riscaldamento. Per il caso di recettori all’interno di una città la componente dell’inquinamento dell’aria urbana, dovuta a sorgenti distribuite, è fortemente influenzata dalla intensità delle emissioni e dalla velocità media del vento.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 90 I valori ottenuti sono risultati sempre minori dei limiti di normativa e possono lasciare presumere un rischio contenuto per la popolazione esposta. La percentuale di impianti funzionanti a gasolio è notevolmente ridotta a favore degli impianti di riscaldamento a metano che non producono SO2. Il risultato è stato quindi quello di ottenere un notevole abbattimento di SO2 nel territorio, che pertanto diventa quasi esclusivamente dovuto agli impianti industriali della zona. Al fine di valutare gli inquinanti prodotti dagli impianti di riscaldamento alimentati a metano ci si è riferiti ai dati di consumo annuale di tale gas. In particolare sono stati presi in considerazione i consumi di gas annuali con riferimento spaziale. I valori a disposizione per ciascuna area rappresentano i mc consumati durante l’anno all’interno di ciascuna area. Per valutare l’emissione del CO e dell’NOx è stato adottato il metodo proposto dal CORINAIR per gli impianti per uso civile e con potenzialità inferiore ai 50 MW. L’emissione media oraria di CO di ogni cella è stata determinata considerando che il numero di ore di funzionamento giornaliero degli impianti di riscaldamento previsto dalla normativa in base alla zona climatica è pari ad 8 ore. I risultati relativi alle diverse simulazioni di emissione atmosferica degli inquinanti sono stati riportati sotto forma di emissione media (CO ed NOx) al suolo su un dominio esteso. Anche in questo caso i valori ottenuti possono lasciare presumere un rischio contenuto per la popolazione esposta. 2.1.13 Inquinamento proveniente da altre aree esterne Molti dei fenomeni atmosferici di maggiore rilevanza ambientale e sanitaria sono connessi all’inquinamento fotochimico da ozono e dal materiale particolato, in particolare nelle frazioni fine PM10 ed ultrafine PM2,5. Recenti studi hanno messo in evidenza il peso determinante dei processi di produzione secondaria delle polveri, analoghi a quelli che portano alla formazione dell’ozono. Sia l’ozono troposferico che il materiale particolato sono quindi manifestazioni del medesimo problema di inquinamento, esteso a larga scala. A tal fine si promuoverà la costituzione di un tavolo di coordinamento tecnico che coinvolgendo l’ARPA Sicilia e l’Agenzia Ambientale di Calabria, porti all’avvio di un progetto per la realizzazione di un servizio di valutazione, previsione e supporto alla gestione della qualità dell’aria a scala extraregionale. Tale sistema, utilizzando metodi di modellazione, combinati con la meteorologia, gli inventari delle emissioni ed i sistemi di misurazione, consentirà di: eseguire con continuità una valutazione della qualità dell’aria estesa a tutto il territorio, individuando gli agglomerati e le zone dove gli obiettivi di qualità dell’aria non sono rispettati; prevedere l’evoluzione degli episodi di inquinamento; eseguire l’analisi degli scenari a lungo termine e su larga scala ed a breve termine su scala limitata. 2.1.14 Inquinamento generato da eventi naturali Le fonti dell'inquinamento atmosferico sono molteplici. Si possono individuare fonti di origine naturale, come le emissioni legate a effetti vulcanici o alle reazioni di decomposizione di materiali organici naturali che avvengono nelle paludi, nelle torbiere e così via. L’inquinamento atmosferico ascrivibile ad eventi di tipo naturale rileva, nel caso del territorio siciliano, uno specifico interesse rispetto allo studio dell’aerosol marino e delle emissioni vulcaniche. Ogni fonte di emissione è caratterizzata da una serie di fattori che riguardano: a) la natura della sostanza o delle sostanze contemporaneamente immesse nell'atmosfera; b) la quantità e la durata dell'emissione; c) le modalità con le quali questa emissione avviene; d) la localizzazione dell'emissione; e) la porzione di atmosfera direttamente interessata all'emissione. Saranno realizzati alcuni campionamenti di aria e di polveri, attivando l’aspirazione dell’aria solo quando il vento soffierà in determinate direzioni, al fine di distinguere tre situazioni emissive diversificate: urbana+industriale, indifferenziata, aerosol marino oppure urbana+industriale, indifferenziata, vulcanica. In Sicilia le attività vulcaniche dell’Etna e dello Stromboli effetti ambientali che possono esser così riassunti: Etna: colate laviche, incendi boschivi, emissioni di gas in atmosfera, deposizioni di ceneri, danni a persone, edifici, infrastrutture. Stromboli: colate laviche, emissione di gas in atmosfera, deposizione di ceneri.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 91 2.2 ANALISI DEI DATI METEOCLIMATICI 2.2.1 Introduzione La caratterizzazione meteoclimatica della regione Sicilia è stata condotta al fine di individuare le informazioni necessarie alle applicazione dei modelli di previsione e di simulazione della qualità dell’aria. A tale scopo sono stati analizzati i dati delle varie reti di rilevamento comprendendo anche quelli delle stazioni dell’Aeronautica Militare. Lo studi si articola in varie fasi di analisi. Preliminarmente sono state descritte le reti di rilevamento, sono stati analizzati i dati delle stazioni e sono state elaborate alcune carte tematiche. Sono state quindi definite le caratteristiche del clima a livello locale e regionale. 2.2.2 Rete di rilevamento e sue finalità L’assessorato Agricolture e foreste ha predisposto un della Regione Sicilia ha predisposto un Atlante climatologico e la Carta Climatica della Sicilia frutto delle elaborazioni climatologiche territoriali svolte anche con l’ausilio di opportune tecniche di spazializzazione dei dati puntuali. I dati di base sono quelli del trentennio 1965-1994 relativi a 125 stazioni pluviometriche e 55 termopluvometriche del Servizio Idrografico Regionale (fig. 2.34). Le carte tematiche sono state realizzate alla scala 1:25000. Alle stazioni del Servizio Idrografico si aggiungono altre stazioni di rilevamento dei parametri climatici (includendo anche intensità e direzione del vento, pressione atmosferica, radiazione globale, ecc…) gestite da enti locali, università e privati, distribuite su tutto il territorio regionale. Le stazioni presenti sul territorio regionale sono in grado di garantire il monitoraggio in continuo dei principali parametri agro-idro-meteorologici del territorio della Sicilia con un’adeguata risoluzione spaziale e temporale, allo scopo di: caratterizzare il territorio dal punto di vista climatico in un ottica di lungo periodo (studio, pianificazione territoriale e progettazione, analisi statistica); supportare l'attività meteorologica ed agrometeorologica nelle sue azioni quotidiane; supportare talune scelte decisionali di enti preposti alla gestione o all’utilizzo del territorio quali Consorzi di Bonifica, Comunità Montane, Genio Civile, Operatori agricoli, ecc.; supportare l'azione di organismi di pronto intervento nella gestione delle situazioni di allerta meteorologica, idrologica ed ambientale. L’integrazione delle stazioni in un’unica rete può costituire un adeguato compromesso in grado di assolvere alle molteplici esigenze di varie categorie di utenti.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 92 Stazione pluviometrica Stazione termopluviometrica Figura 2.34 - Distribuzione delle stazioni del Servizio Idrografico Regionale La Carta climatica della Sicilia consiste in diversi tematismi, alcuni dei quali alla scala 1:250000 (temperatura e precipitazioni medie annue) altri, in forma di carte ancillari (di accompagnamento alla principale), alla scala 1:1500000 (quinto, venticinquesimo, cinquantesimo, settantacinquesimo e novantacinquesimo percentile delle precipitazioni totali annue, temperatura media delle minime nel mese più freddo, media delle massime nel mese più caldo, evapotraspirazione potenziale media annua e alcuni indici climatici). L’Atlante climatologico, oltre a comprendere tutte le rappresentazioni cartografiche ora dette, contiene ulteriori particolari elaborazioni (altri indici climatici, distribuzione spaziale dei valori mensili di temperatura ed evapotraspirazione potenziale, ecc.). In accordo con l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, secondo cui “il clima è costituito dall’insieme delle osservazioni meteorologiche relative ad un trentennio”, è stato preso in considerazione il trentennio disponibile più vicino, che va dal 1965 al 1994, sulla base dei dati già pubblicati dal Servizio Idrografico Regionale. Delle numerose stazioni presenti in Sicilia, come già detto ne sono state scelte 55 termopluviometriche e 125 pluviometriche. Questa selezione è stata fatta preferendo quelle stazioni che consentissero la maggiore copertura possibile del territorio regionale, individuate possibilmente tra quelle che presentavano l’intero trentennio climatico. Sull’archivio provvisorio è stata avviata una procedura automatizzata di controllo di qualità dei dati, per verificarne l’attendibilità. Sono stati condotti due tipi di controllo di qualità dei dati meteorologici; il primo, consistente nel cosiddetto controllo climatico, si basa sul confronto tra il dato in esame e alcune soglie climatiche, considerate come i limiti al di là dei quali è rilevante la probabilità che esso sia errato; il secondo tipo di controllo (controllo spaziale) mette in relazione i dati rilevati nello stesso momento in diverse stazioni, ubicate su siti vicini e confrontabili e aventi quindi caratteristiche climatiche simili, determinandone il grado di correlazione. Attraverso questi controlli è stato possibile scartare i dati non attendibili e passare così alla fase di ricostruzione statistica dei dati.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 93 La distribuzione spaziale delle elaborazioni climatologiche Per passare da una serie di dati puntuali a una distribuzione continua nello spazio, che consenta la rappresentazione cartografica dell’andamento delle diverse grandezze meteo-climatiche si possono impiegare diversi metodi. Tra i più diffusi si ricordano ad esempio la media aritmetica (il più semplice), la media mobile pesata, in cui il peso è in genere l’inverso della distanza elevato a potenza, le tecniche delle isoiete e dei topoieti. Negli ultimi anni, anche in climatologia si fa ricorso sempre più spesso ai metodi geostatistici, che oltre all’interpolazione dei i dati puntuali, mediante l’impiego di appropriati algoritmi di calcolo, danno pure la possibilità di un’analisi statistica, sia a monte che a valle del processo di spazializzazione. In proposito, il metodo del Kriging sembra presentare le migliori possibilità applicative in climatologia; per tale ragione esso è stato qui utilizzato per l’interpolazione dei dati delle precipitazioni. I risultati ottenuti, confrontati con i dati puntuali sulle singole stazioni e con le conoscenze del territorio regionale sembrano confermare la validità dell’applicazione di tale metodologia per l’interpolazione spaziale dei totali annui di precipitazioni. In ogni caso esso si è ritenuto di privilegiare tale metodo rispetto ad altri che, provati nella fase iniziale delle elaborazioni (ad esempio media mobile pesata con l’inverso della distanza al quadrato o alla quarta potenza) avevano portato a risultati comunque accettabili. Per l’interpolazione dei dati di temperatura, considerata l’elevata correlazione con la quota di tale parametro, almeno per quanto riguarda i valori medi, che poi sono quelli elaborati, è stato invece utilizzato il metodo del gradiente termico verticale medio (0,5°C/100 m di quota, per le temperature medie annue) attraverso l’impiego del DEM (Digital Elevation Model) prodotto qualche anno fa dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e Ambientali. Purtroppo non è stato possibile applicare in parte o in tutto tale metodologia alle precipitazioni, in quanto in tal caso la correlazione con la quota non è mai costante e definita su tutto il territorio, come invece succede, appunto, per le temperature. Le elaborazioni anzidette sono state effettuate utilizzando alcune funzioni offerte dagli strumenti GIS (sistemi informativi geografici). Nel caso oggetto di studio è stato soprattutto utilizzato il software ARC-VIEW con l’estensione SPATIAL ANALYST, mentre solo per qualche applicazione sono state utilizzate anche alcune particolari funzioni di ARC-INFO. Le carte di base ottenute attraverso tali metodologie sono: temperature medie annue e mensili, precipitazioni medie annue, precipitazioni annue a diversi livelli di probabilità: 5°, 25°, 50° (mediana), 75° e 95° percentile. A partire da esse, attraverso ulteriori elaborazioni, sono poi state ottenute molte altre carte derivate: escursioni termiche medie annue, temperature massime nel mese più freddo, temperature minime nel mese più freddo, evapotraspirazione potenziale mensile e annua, indici climatici di Lang, De Martonne, Emberger, Thornthwaite, Rivas- Martinez. Carta delle precipitazioni annue La carta riporta i valori mediani (50° percentile) dei totali annui delle precipitazioni del trentennio 1965-1994. Per quanto anche in questo caso si tratti di una carta di tipo generale, essa dà già la possibilità di una migliore conoscenza delle caratteristiche pluviometriche delle diverse aree, soprattutto se a essa si affiancano i grafici che schematizzano la distribuzione mensile dello stesso parametro. Anche in tal caso vale il criterio della similitudine già detto, per cui in aree con analoghe caratteristiche pluviometriche risulta più agevole la scelta delle stazioni rappresentative dell’area di interesse in modo da accedere successivamente alle analisi probabilistiche a livello puntuale (singolo sito di rilevazione). Ciò, appare peraltro ancora più valido e interessante, qualora si consideri che la distribuzione mensile delle precipitazioni annue risulta in Sicilia raggruppabile in tre tipologie che poco, tuttavia, differiscono tra loro, e tutte comunque riconducibili al tipico clima mediterraneo. Carte di elaborazione probabilistica delle precipitazioni totali annue Oltre alla carta ora detta, sono state anche effettuate delle elaborazioni cartografiche sulla base dello studio probabilistico delle precipitazioni totali annue. Si tratta di un arricchimento dell’informazione di tipo pluviometrico che ci consente di conoscere l’entità delle precipitazioni annue a diversi livelli di non superamento, secondo il significato già visto prima, nella parte metodologica. Carte di elaborazione probabilistica delle precipitazioni totali annue Oltre alla carta ora detta, sono state anche effettuate delle elaborazioni cartografiche sulla base dello studio probabilistico delle precipitazioni totali annue. Si tratta di un arricchimento dell’informazione di tipo pluviometrico che consente di conoscere l’entità delle precipitazioni annue a diversi livelli di non superamento, secondo il significato già visto prima, nella parte metodologica.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 94 Sul territorio regionale sono presenti altre stazioni meteorologiche ed agrometeorologiche come indicato in tab. 2.34. TRAPANI BIRGI 154 SICILIA TP TRAPANI 7 37° 55' 12° 30' AM PALERMO PUNTA RAISI 157 SICILIA PA CINISI 21 38° 10' 13° 5' ENAV MESSINA 164 SICILIA ME MESSINA 59 38° 12' 15° 33' AM PIETRANERA 230 SICILIA AG SANTO STEFANO QUISQUINA 158 37° 30' 13° 31' RAN GELA 168 SICILIA CL GELA 11 37° 5' 14° 13' AM SANTO PIETRO 231 SICILIA CT CALTAGIRONE 313 37° 7' 14° 31' RAN LIBERTINIA 232 SICILIA CT RAMACCA 183 37° 32' 14° 34' RAN COZZO SPADARO 175 SICILIA SR PORTOPALO DI CAPO PASSERO 46 36° 41' 15° 8' AM AM = Rete sinottica del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica militare ENAV = Ente nazionale di Assistenza al Volo RAN = Rete Agrometeorologica Nazionale dell’Ufficio Centrale di Ecologia Agraria Tabella 2.34 - Rete regionale stazioni La dotazione strumentale è costituita da sensori in grado di acquisire i parametri indicati nelle tabb. 2.35 e 2.36. Sensori installati Intervallo di acquisizione Tipo di misura Massimi e minimi Unità di misura Temperatura aria a 2 m 60 min. Istantanea si °C Precipitazione a 2 m 10 min. Totale no mm Umidità relativa a 2 m 60 min. Istantanea si % Velocità del vento a 10 m 10 min. Media no m/s Direzione del vento a 10 m 10 min. Istantanea no gradi Pressione atmosferica 60 min. Istantanea si hPa Radiazione globale 60 min. Totale no KJ/m² Tabella 2.35 - Configurazione Stazioni Trapani, Palermo, Messina, Gela, Cozzo Spadaro
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 95 Sensori installati Intervallo di acquisizione Tipo di misura Massimi e minimi Unità di misura Temperatura aria a 2 m 60 min. Istantanea si °C Temperatura aria a 5 cm 60 min. Istantanea si °C Temperatura suolo a -10 cm 180 min. Istantanea si °C Temperatura suolo a -50 cm 180 min. Istantanea si °C Precipitazione a 2 m 10 min. Totale no mm Umidità relativa a 2 m 60 min. Istantanea si % Velocità del vento a 10 m 10 min. Media no m/s Direzione del vento a 10 m 10 min. Istantanea no Gradi Pressione atmosferica 60 min. Istantanea si hPa Radiazione globale 60 min. Totale no MJ/m² Eliofania 60 min. Totale no Ore Bagnatura fogliare 60 min. Totale no Ore Tabella 2.36 - Configurazione stazioni Pietranera, Santo Pietro E Libertinia Figura 2.35 - Ubicazione Stazioni RAN Obiettivo della Regione Sicilia è di mettere in rete tutte le stazioni al fine di creare una rete di monitoraggio integrata soggetta a verifiche periodiche ed a validazione e certificazione dei dati che potrà: garantire l’affidabilità dei dati e dei prodotti elaborati; migliorare il servizio verso l’utenza; favorire l’omogeneità dei comportamenti del personale preposto alle attività di manutenzione stazioni, acquisizione, validazione e diffusione dei dati. La rete sarà composta da: stazioni periferiche di rilevamento; rete di telecomunicazione; centro di acquisizione elaborazione dati con sede a Palermo. Le stazioni periferiche di rilevamento e la rete di telecomunicazione potranno costituire la rete di telemisura. Le stazioni saranno suddivise essenzialmente in 4 categorie: stazioni agro-meteorologiche; stazioni meteorologiche; stazioni idrometriche; stazioni idrometeorologiche.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 96 Alcune delle stazioni fungeranno da ripetitori radio garantendo le telecomunicazioni dei dati. Il personale provvederà quotidianamente alle operazioni di acquisizione ed archiviazione dei dati monitorati dalle periferiche della rete in tempo reale, verificandone l’integrità e la consistenza temporale ed analizzando i valori con l’ausilio di programmi che evidenziano: ripetitività dei dati, superamento di valori soglia e presenza di aberrazioni. Ulteriori controlli verranno operati confrontando anche graficamente la consistenza e l’evoluzione temporale dei fenomeni tra stazioni circostanti o tra diversi parametri meteorologici correlati. Sempre a cura del personale addetto saranno periodicamente eseguiti presso la stazione meteorologica gli interventi di manutenzione atti a garantire il corretto funzionamento dei sensori, la loro sostituzione in caso di guasto, o il loro controllo in caso di dubbio funzionamento. 2.2.3 Considerazioni climatiche sulla Sicilia La climatologia è la scienza che studia i macroclimi ed i microclimi. Per macroclima si intende l’effetto risultante dalla combinazione dei vari fattori meteorologici che caratterizzano una regione in un lungo periodo; per microclima invece si intende l’effetto risultante dei vari fattori meteorologici che caratterizzano una piccola area del territorio. I fattori meteorologici sono: la temperatura dell’aria, le precipitazioni, la pressione atmosferica, l’umidità relativa, lo stato del cielo, il regime dei venti, la radiazione solare. La combinazione dei vari fattori in un preciso istante fornisce la condizione del tempo. L’analisi di queste condizioni può avere risvolti applicativi molto vasti e interessare numerosi campi delle attività umane, come la gestione del territorio nei suoi vari aspetti, la salvaguardia dell’ambiente e tutte le attività di programmazione, sia a livello politico che tecnico. La conoscenza dettagliata del clima in tutte le sue manifestazioni consente di guardare i fenomeni atmosferici più come risorsa utile che come avversità. Tra i settori maggiormente interessati alla climatologia ricordiamo: l’agricoltura, sia a livello di programmazione in generale, sia per la scelta della destinazione nei diversi comprensori; la protezione dalle avversità atmosferiche, attraverso l’individuazione dei migliori mezzi necessari a limitarne i danni; l’idrologia, in relazione alla problematica dei dissesti e della conservazione del suolo ad alla gestione delle risorse idriche; la protezione dell’ambiente, sia agricolo che urbano, anche in relazione alla diffusione di sostanze inquinanti. In agricoltura disporre di studi climatici dettagliati consente di definire specificamente e con precisione la vocazionalità dell’ambiente nei confronti di una determinata coltura. E’ noto, infatti, che aree anche geograficamente vicine possono presentare differenze climatiche talvolta consistenti, soprattutto in dipendenza di una differente situazione orografica o topografica. Non tenere conto di questi elementi può comportare scelte sbagliate, con notevoli ripercussioni economiche ed ambientali. La conoscenza approfondita dell’andamento di alcuni elementi meteorologici (radiazione solare, vento, ecc.) può essere di grande aiuto, inoltre, per la definizione dei criteri costruttivi degli apprestamenti protettivi (serre, tunnels, ecc.). Un altro settore, assai caro soprattutto all’agricoltura del Meridione, in quanto legato ai problemi della cronica e crescente carenza d’acqua, è quello dell’idrologia. L’acqua è una risorsa insostituibile e preziosa, anche perché, purtroppo, limitata e sempre più contesa tra i diversi ambiti delle attività umane. Per questo è necessario gestirla in modo ottimale. Studio del clima I principi della climatologia trovano, oggi, ampia applicazione in varie branche della scienza, quali la geomorfologia, l’agricoltura, la biologia, l’ecologia, la bioclimatologia, ecc.. Il clima è uno dei fattori che condizionano le caratteristiche del paesaggio terrestre, sia sotto l’aspetto panoramico che dal punto di vista degli equilibri biologici. La morfologia superficiale della terra è continuamente modificata dall’erosione esercitata dal vento e dalle acque meteoriche, talvolta in forma rovinosa: frane, spostamento di litorali, dilavamento di terreni agrari, ecc.. Le condizioni atmosferiche e quelle del suolo (umidità, temperatura, pedologia) influenzano lo sviluppo e la crescita delle piante, la produzione di vegetali e, quindi, la loro distribuzione sulla crosta terrestre. Le caratteristiche fisiche dell’Habitat sono in stretta correlazione con la ripartizione delle specie animali nelle varie parti della terra e ne influenzano la mobilità: fauna stanziale o migrante. Ai vari elementi climatici è stata sempre riconosciuta un’azione importante nel rapporto con gli organismi. Questa constatazione, che ha avuto alterne vicende, torna oggi più che mai alla ribalta riconoscendo in questi elementi una concausa nella patogenesi di alcune forme morbose e, per altro aspetto, in azione di medicina preventiva e terapeutica.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 97 Le informazioni della climatologia dinamica (inversione di temperatura, stabilità dell’aria, rosa dei venti, precipitazioni) permettono di individuare le condizioni meteoclimatiche critiche nei riguardi della salvaguardia dell’ambiente dall’inquinamento atmosferico. La conoscenza dell’evoluzione del clima nel tempo costituisce la base per prevedere le mo dalità dei fenomeni di diffusione e, quindi, per intervenire opportunamente al fine di evitare manifestazioni pericolose. Inoltre un’analisi basata sui dati rilevati in periodi temporali superiori ai dieci anni può consentire di effettuare una razionale localizzazione delle aree industriali. Tra le modalità ed i criteri utilizzabili per valutare il clima, possiamo sinteticamente citare: a) metodo analitico; b) metodo degli indici climatici; c) metodo sinottico o genetico. Il metodo analitico prevede il calcolo delle medie (giornaliere, mensili od annue) dei principali elementi del clima (temperatura, insolazione, precipitazioni) considerandoli separatamente ed elaborando delle tabelle. Confrontando i risultati per località diverse, si può mettere in evidenza l’appartenenza a determinatati tipi climatici. In base a questo metodo il clima di una data località o zona geografica può essere definito come “l’insieme delle condizioni meteorologiche che influiscono costantemente e spiccatamente sulla morfologia, idrografia e vegetazione del territorio e che quindi possono considerarsi tipiche”. Il metodo degli indici climatici consiste nel costruire degli indici empirici che esprimono l’effetto complessivo dei singoli elementi climatici. Esso, infatti, si basa sulla considerazione che i diversi parametri climatici non concorrono singolarmente a definire il clima di una qualsiasi località, bensì combinandosi tra loro nel modo più vario possibile, anche se si assumono soltanto i valori medi. Il metodo sinottico si inquadra in una linea di ricerca, abbastanza recente, la quale analizza i principali elementi della circolazione atmosferica generale e ne studia la ripartizione media sulla superficie terrestre, oppure considera la distribuzione media stagionale delle principali masse d’aria. In relazione a quest’ultimo metodo si può introdurre un altro concetto di clima basato sulla individuazione della sequenza degli strati dell’atmosfera al di sopra di un luogo, presi nella loro successione abituale. Il metodo analitico, pur costituendo un utile primo approccio, non è completo sia perché considera solo alcune variabili, prese in modo indipendente, come caratterizzanti il clima, sia perché si basa sui valori medi, i quali possono in alcuni casi non essere significativi. Il metodo sinottico ha d’altra parte l’inconveniente di non delimitare i singoli tipi climatici mediante valori numerici e neppure con formule, per cui l’appartenenza di una stazione ad un tipo di clima o ad un altro simile può essere dedotta in via approssimativa; è, poi, un ostacolo rilevante il fatto che la rete di osservazioni sinottiche comprende semplicemente le stazioni dell’aeronautica Militare. Lo studio climatologico di località o aree geografiche mediante la determinazione di un indice climatico più o meno emp irico consente di migliorare od integrare le informazioni desunte con gli altri metodi. Indici climatici Una classificazione della superficie terrestre in tipi climatici può essere ottenuta basandosi su una particolare caratteristica del clima, per esemp io la marittimità, che si presenta con diversa intensità nelle varie parti della terra, o su un fattore ecologico sfavorevole che fa sentire la sua influenza sia sulla litosfera che sulla via vegetale e sulle attività umane e può condizionare l’ambiente a volte a tal punto da rendere impossibile la vita, come è il caso dell’aridità dei deserti. Per stabilire una graduatoria dell’intensità con cui si ripartiscono i suddetti fattori, si elaborano particolari indici climatici a cui si fanno corrispondere determinati tipi di clima: marittimo, di transizione, continentale od umido, semiarido, arido. In particolare sono stati presi in esame l’indice di marittimità K nella forma elaborata dal climatologo russo N.N. Ivanow (1959) e l’indice di umidità globale I del climatologo americano C.W. Thornthwaite (1955). Nelle tabb. 2.37 -2.39 è indicata la distribuzione per tipo climatico.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 98 Distribuzione per tipo climatico Debolmente marittimo (A) I - Arido Lampedusa II - Semiarido Ustica, Palermo P.R., Trapani, Gela aeronautica, Pantelleria Debolmente continentale (B) I - Arido Cozzo Spadaio II - Semiarido Stromboli, Isola delle Femmine, Capo San Vito, Marsala, Mazzara del Vallo, Licata III - Da subumido a subarido Ganzirri, Messina, Tindari, Cefalù, S.Marina Salina Debolmente continentale (C) I - Arido Gela idrografico II - Semiarido Palermo Osservatorio, Partitico, Sciacca, Catania, Agrigento, Siracusa, Vittoria III - Da subumido a subarido Ciminna, Partanna, Acireale V - Umido San Fratello IX - Per umido Floresta Moderatamente continentale (D) II - Semiarido Castelvetrano, Caltanissetta, Caltagirone III - Da subumido a subarido San Giuseppe Iato, Taormina, Corleone, Piedimonte Etneo, Lercara Friddi, Prizzi, Bidona, Racalmuto, Mineo IV - Da subumido a umido Ficuzza, Petralia Sottana, Piano del Leone, Piazza Armerina VI - Umido Linguaglossa, Zafferana Etnea, Enna Moderatamente continentale (E) II - Semiarido Mazzarino III - Da subumido a subarido Palermo ist. zoot., Monreale, Gioia Bassoria, Monterosso Almo, Ragusa V - Umido Viagrande VII - Umido Nicolosi Tabella 2.37 - Distribuzione per tipo climatico Tipo climatico K% Tipo climatico K% 1 estremamente oceanico < 47 6 debolmente continentale 101 - 121 2 oceanico 48 – 57 7 moderatamente continentale 122 - 146 3 moderatamente oceanico 57 – 68 8 continentale 147 - 177 4 marittimo 69 – 82 9 fortemente continentale 178 - 214 5 debolmente marittimo 83 – 100 10 estremamente continentale > 214 Tabella 2.38 - Tipo climatico Tipo climatico 1% Per umido 100 e oltre Umido 80  100 Umido 60  80 Umido 40  60 Umido 20  40 Da umido a subumido 0  20 Da subumido a subarido -33  0 Semiarido -66  -33 Arido -100  -66 Tabella 2.39 - Tipo climatico
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 99 2.2.3.1 Caratteristiche generali La Sicilia grazie alla sua posizione geografica, gode di un clima particolarmente mite che consente una vegetazione rigogliosa in tutte le stagioni dell’anno; la sua forma triangolare, ed il suo sistema montuoso determinano la sua suddivisione in tre distinti versanti: - il versante settentrionale, da Capo Peloro a Capo Boeo, per circa 6.630 km²; - il versante meridionale, da Capo Boeo al Capo Passero, per circa 10.754 km²; - il versante orientale dal Capo Passero al Capo Peloro, per circa 8.072 km². D'estate, quando l'Anticiclone si estende, la regione entra nella zona delle alte pressioni. La prima conseguenza è che vengono a cessare i venti dominanti e a stabilirsi venti locali, quali le brezze. Nella fascia costiera la temperatura inferiore del mare nelle ore centrali della giornata tende a stabilizzare le masse d’aria e ad impedire lo sviluppo di celle temporalesche. La distribuzione delle piogge nei tre distinti versanti ha, in genere, caratteristiche diverse in dipendenza della esposizione dei versanti stessi e dei venti in essa predominanti. Le precipitazioni non appaiono così scarse come si potrebbe pensare e la loro quantità è fortemente influenzata dall’altitudine: dalle piane costiere dei lati sud-ovest ed est dell’isola ove si è al di sotto dei 500 mm annui, si sale ad oltre 1.100 mm sui rilievi dominanti Palermo sui Peloritani e sulle Caronie, mentre infine si toccano i 1.400 mm sul monte Etna. Il carattere fondamentalmente mediterraneo del clima dell’isola evidenzia una concentrazione di pioggia nelle stagioni autunnale ed invernale, particolarmente in quest’ultima, ed una deficienza di precipitazione nelle altre due stagioni, specialmente durante l’estate. La quantità di pioggia appare molto variabile da un anno all’altro e le piogge, spesso concentrate in brevi, talora brevissimi tempi, assumono carattere di particolare violenza. Nel versante meridionale i valori delle precipitazioni medie annue e stagionali si mantengono inferiori agli analoghi valori degli altri versanti mentre le maggiori precipitazioni medie ricadono nel versante settentrionale, negli intervalli di quota compresi fra 250 e 750 m. Soprattutto per il versante meridionale la stagione estiva risulta povera di piogge e con lunghi periodi di siccità. La Sicilia, come altre aree mediterranee, risulta particolarmente interessata da potenziali fenomeni di desertificazione, che conducono alla perdita irreversibile di suolo fertile. Il clima delle aree montuose, con forti escursioni diurne e piogge più abbondanti, è condizionato dall’altitudine e dall’esposizione, che variano fortemente da luogo a luogo. La temperatura non è governata solo dalla normale diminuzione con la quota. Infatti a questa si associa anche il fenomeno dell’inversione termica, per cui l’aria più fredda e quindi più pesante tende a raccogliersi a fondovalle, specialmente durante l’inverno. L’aria più rarefatta e trasparente determina una intensa radiazione globale che nel periodo estivo è causa di una magiore nuvolosità rispetto alla pianura, per lo sviluppo di cumuli di origine termoconvettiva che possono portare precipitazioni sotto forma di locali rovesci. L’inverno è caratterizzato da maggiore serenità. La neve permane per qualche settimana a quote più elevate durante il periodo invernale. La particolarità del litorale è determinata dalla vicinanza al mare, la cui influenza e i cui venti umidi e le brezze penetrano abbastanza nell’interno del territorio. L’alternanza delle brezze nella fascia litoranea è tipica del periodo caldo in situazioni prevalentemente anticicloniche, quando l’assenza di correnti di circolazione generale, attiva le circolazioni locali dovute alle discontinuità termiche fra mare e terra. Durante il giorno si sviluppa la brezza di mare che raggiunge la massima intensità nelle ore pomeridiane. La brezza notturna è perpendicolare alla costa. 2.2.3.2 Le precipitazioni La precipitazione media annua (fig. 2.36), considerando i dati del periodo 1965-94 (fonti: Ufficio Idrografico di Palermo, ed al.), se si considera l’indice 95 percentile varia da poco più di 500 mm riscontrabili nella parte più meridionale della Regione Sicilia (provincia di CL) fino ad oltre 2.000 nella zona dell’Etna (CT).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 100 Figura 2.36 - Distribuzione delle precipitazioni medie annue (95 percentile) per il periodo 1965-1994 Se si considera l’indice 5 percentile varia da poco più di 100 mm riscontrabili nella parte più meridionale della Regione Sicilia (provincia di CL) fino ad oltre 1.000 nella zona dell’Etna (CT). Figura 2.37 - Distribuzione delle precipitazioni medie annue (5 percentile) per il periodo 1965-1994 L’andamento delle precipitazioni medie annuali si può ritenere crescente da Sud a Nord. Alla relativa uniformità della pianura e delle zone collinari, si contrappone una notevole variabilità riscontrabile nella fascia montana. Notevole è l’incremento nel cono dell’Etna rispetto alle aree circostanti.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 101 La distribuzione delle precipitazioni nel territorio della Sicilia è in parte determinato dalla configurazione orografica che influenza il regime delle precipitazioni, anche per quanto riguarda la loro intensità. Il numero di giorni piovosi annui (fig. 2.38) assume un andamento sul territorio simile a quello delle precipitazioni ossia decrescente verso sud fino, con valori compresi tra i 30-40 giorni nella pianura di Catania ed in provincia di Ragusa, tra i 70 e i 80 giorni nella fascia settentrionale e generalmente superiori a 90 giorni nelle zone montane della provincia di Messina. Figura 2.38 - Distribuzione dei giorni piovosi medi annui per i periodi 1965-1994 2.2.3.3 Le temperature Con l’ausilio delle carte delle temperature medie, delle massime nel mese più caldo e delle minime nel mese più freddo e della carta delle escursioni termiche medie annue è possibile evidenziare un maggiore livello di approfondimento sulle differenze climatiche esistenti tra le diverse aree territoriali, in relazione agli effetti che alcune caratteristiche geografiche e topografiche esercitano sull’estrinsecazione dei valori termici giornalieri (temperature massime e minime diurne). Dalla distribuzione dei valori di temperatura su base stagionale si evince che, per quanto riguarda i valori massimi nel mese più caldo (fig. 2.39), le temperature più elevate vengono misurate aree estese in provincia di Trapani, Caltanissetta e Siracusa, con valori medi superiori a 32°C in estate. Queste sono zone dell’entroterra caratterizzate da debole circolazione o aree esposte a venti di Libeccio in provincia di Trapani e di Scirocco nelle altre. Valori leggermente inferiori si osservano i litorali e nelle zone che beneficiano della brezza di mare. Un settore più fresco è la l’area dell’Etna, nella quale la temperatura diminuisce abbastanza regolarmente con la quota.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 102 Figura 2.39 - Distribuzione della media delle temperature massime del mese più caldo per i periodi 1965-1994 Se nel periodo invernale la debolezza dei venti e il grado di umidità delle masse d’aria presenti nei bassi strati delle aree di pianura, favoriscono l’aumento della concentrazione di sostanze inquinanti nei bassi strati dell’atmosfera, nel periodo estivo favoriscono condizioni di afa (atmosfera calda e umida) e di conseguente disagio fisico. L’aumento delle temperature e dell’insolazione favoriscono inoltre la crescita di pericolosi inquinanti secondari quali l’ozono. In autunno e in inverno (fig. 2.40) l’area a temperature massime più alte si sposta sulla lungo le fasce costiere dato che tali zone subiscono quindi un raffreddamento inferiore. Figura 2.40 - Distribuzione della media delle temperature massime invernali per uno dei mesi invernali (febbraio) per i periodi 1965-1994
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 103 In inverno (fig. 2.41) le temperature minime risultano più elevate nelle stazioni litoranee. Le più basse minime si osservano sui rilievi al di si sopra di una certa quota. Figura 2.41 - Distribuzione della media delle temperature minime del mese più freddo per i periodi 1965-1994 Carta delle temperature medie annue Tale carta, ancorché di tipo generale, fornisce già una buona idea sulla diversificazione climatica della regione. A parte la possibilità di un uso diretto dei dati in essa presenti, per gli scopi che richiedono solo un livello minimo di approfondimento, essa, attraverso un criterio di similitudine, può anche servire come base per la scelta delle stazioni meteorologiche che meglio rappresentano l’area di interesse. In fig. 2.42 è facile riscontrare valori più elevati lungo la fascia costiera che vanno progressivamente decrescendo andando verso le aree interne ed ancora maggiormente nelle zone montuose (Madonne, Nebrodi Peloritani) e vulcaniche (Etna).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 104 Figura 2.42 - Temperature medie annue Per quanto concerne le escursioni termiche medie annue (fig. 2.43) è facile riscontrare valori più contenuti lungo la fascia costiera (13-15 gradi) e valori sensibilmente più elevati nelle zone montuose (Madonne, Nebrodi Peloritani) e vulcaniche (Etna). Figura 2.43 - Escursioni termiche medie annue
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 105 2.2.3.4 Peculiarità del clima della Sicilia e Schede del Profilo Climatico della Sicilia (Fonte ENEA) Per ciascuna località è data una scheda divisa in due o tre pagine, secondo la disponibilità dei dati. La struttura delle pagine è fissa. La prima contiene l’intestazione completa della scheda e le tabelle con i valori numerici delle grandezze disponibili; le altre danno grafici ed istogrammi delle stesse grandezze. La terza pagina manca del tutto se non sono disponibili i dati di copertura del cielo, vento e precipitazioni. Intestazione Dati del comune - Nome - Altitudine - Coordinate geografiche - Zona climatica - Gradi – giorno Profilo climatico Riporta un grafico con la classificazione dei mesi ed una tabellina con il tipo di profilo e la percentuale di anno in cui è necessario riscaldare (RISC) o raffreddare (RAFF) per garantire il comfort ambientale. Temperature mensili Valori medi mensili di : - temperatura minima MIN MEDIA - temperatura massima MAX MEDIA - temperatura media MEDIA Valori estremi mensili di : - temperatura minima MIN ESTR - temperatura massima MAX ESTR intesi come quei valori che si verificano in media almeno una volta all’anno. Sole e nuvole Valori medi mensili di : - Eliofania (durata giornaliera dell’insolazione) - Radiazione solare al suolo sul piano orizzontale (giorno medio mensile) - Decimi di cielo coperto - Numero di giorni sereni (copertura del cielo <= 4 decimi) Vento - Le due direzioni di provenienza più frequenti in ciascun mese - Velocità media nel mese - Velocità massima del mese (= media + deviazione standard) - Numero di giorni ventosi nel mese (velocità medi a > 3.3 m/s) Precipitazioni - Valore medio mensile dei mm di pioggia + neve e grandine fuse - Numero di giorni piovosi (precipitazione totale giornaliera > 1 mm) Umidità Valori medi mensili minimo e massimo di umidità relativa ricavati dalle formule psicometriche. Per la Sicilia sono disponibili le schede relative alle località indicate nella seguente immagine.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 106 Figura 2.44 – Ubicazione località stazioni Carte degli indici climatici Gli indici climatici sono delle particolari elaborazioni con cui si riassumono, in uno o pochi numeri e/o simboli, le condizioni climatiche di una località, utilizzando soltanto alcuni principali parametri meteorologici (in genere, temperatura e precipitazioni). Le carte ottenute sono relative a cinque diverse classificazioni climatiche, proposte negli anni passati da diversi climatologi, geografi e botanici che si sono occupati dell’argomento: indice pluviometrico di Lang, indice di aridità di De Martonne, quoziente pluviometrico di Emberger, indice globale di umidità di Thornthwaite e indice bioclimatico di Rivas- Martinez. L’ultimo indice è stato elaborato in considerazione delle sempre più frequenti segnalazioni e richieste da parte di molti studiosi e tecnici, che affrontano lo studio sulle conoscenze del territorio in chiave bioclimatica, guardando quindi principalmente alle interazioni fra clima e biosfera, vegetali in particolare. L’utilità di queste carte, come peraltro dei dati puntuali, consiste nella definizione sintetica delle specificità climatiche delle distinte zone dell’Isola, secondo diversi approcci metodologici messi a punto dai vari Autori nel tempo, che nel caso specifico sono caratterizzati da livelli di complessità crescente, nell’ordine di elencazione visto sopra. Come già indicato nel volume “Climatologia della Sicilia”, gli indici di classificazione che sembrano interpretare meglio la situazione regionale, sono quelli proposti da De Martonne, da Thornthwaite e da Rivas-Martinez. La classificazione di Lang appare infatti poco adatta a distinguere le diverse aree dell’Isola, tendendo ad enfatizzare l’aridità mentre all’opposto quella di Emberger tende ad ampliare eccessivamente le classi di clima umido, raggruppando situazioni mesoclimatiche caratterizzate da evidenti diversità.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 107 Figura 2.45 - Indici climatici: Pluviofattore di Lang Figura 2.46 - Indice di aridità di De Martonne
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 108 Figura 2.47 - Quoziente pluviometrico di Emberger Disponendo di serie storiche complete di dati solo per la temperatura dell’aria e le precipitazioni, almeno relativamente ad una rete di stazioni di densità accettabile, la scelta ricade su quelle equazioni che utilizzano soltanto questi due parametri, quale ad esempio quella di Thornthwaite (1957). Il bilancio idrico del suolo secondo Thornthwaite-Mather è stato tra l’altro indicato come metodo standard per il calcolo del regime idrico dei suoli a livello tassonomico, dalla Soil Taxonomy, del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti d’America, (U.S.D.A.) (1975). Figura 2.48 - Indice globale di Thornthwaite-Mather
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 109 Figura 2.49 - Indice bioclimatico di Rivas-Martinez Evapotraspirazione e desertificazione I fattori che influenzano i processi di desertificazione sono di diversa natura, ma riconducibili in gran parte al clima e alle attività antropiche. Alcune di tali cause sono state già considerate dalla Regione Siciliana in una prima proposta metodologica per la realizzazione di una carta regionale della vulnerabilità alla desertificazione. E’ già però in corso un’analisi più dettagliata, che consideri ulteriori importanti aspetti del fenomeno: incendi a carico della vegetazione, salinizzazione, pressione di pascolamento, perdita di sostanza organica, ecc.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 110 Figura 2.50 - Carta delle aree vulnerabili alla desertificazione Carte dell’evapotraspirazione potenziale annua La disponibilità di dati climatici, pedologici e colturali consente lo studio delle condizioni idriche dei suoli e rappresenta uno degli strumenti più validi per un corretto e razionale uso della risorsa acqua in campo agronomico e territoriale, indicando in particolare la presenza di zone più o meno deficitarie dal punto di vista della disponibilità idrica, e permettendo, nel contempo, di classificare i territori in base al livello di marginalità pedoclimatica. Lo studio del bilancio idrico dei suoli di un ambito territoriale, specie se questo è vasto ed eterogeneo, comporta sempre delle inevitabili semplificazioni dei fenomeni fisici e i dei processi fisiologici che interagiscono nel sistema terreno – pianta - bassa atmosfera. Tali considerazioni conducono alla scelta di una metodologia che utilizzi delle relazioni empiriche per il calcolo del bilancio idrico, in particolare per quanto riguarda l’evapotraspirazione potenziale (ETP). L’applicazione dei risultati di questa elaborazione risulta utile per conoscere le potenziali perdite evapotraspirative che caratterizzano le diverse aree territoriali della regione a livello annuo. L’utilità principale consiste, ad esempio, nella possibilità di valutare i diversi ambienti, in relazione ai fabbisogni annui di acqua irrigua e consente quindi di definire le caratteristiche progettuali delle strutture di raccolta e degli impianti di distribuzione della stessa. Le carte mensili oltre a consentire un maggiore dettaglio per gli stessi scopi ora detti, permettono di definire più correttamente i parametri che caratterizzano la distribuzione dell’acqua nel corso della stagione irrigua, sia a livello aziendale che a livello consortile. E’ bene sottolineare ancora una volta che trattandosi di informazioni climatiche, e quindi medie, le carte danno la possibilità di conoscere la situazione che normalmente si verifica in una zona, e quindi trovano possibilità applicative nelle fasi di stima, pertanto a priori, dei fenomeni studiati. Riguardo agli aspetti gestionali lungo la stagione corrente, l’utente, pur potendo trarre delle buone informazioni di massima dalle carte dell’evapotraspirazione potenziale, dovrà comunque valutare la situazione del presente (dato meteorologico), con altri strumenti operativi (modelli di bilancio idrico), che consentono un affinamento della tecnica irrigua, anche attraverso eventuali confronti con il dato climatico presente nella carte stesse. Infine, anche in questo caso va ricordato che i valori riportati sulle carte sono quelli medi annui.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 111 Figura 2.51 - Evapotraspirazione potenziale – Medie annue 2.2.3.5 Precipitazioni di massima intensità e loro frequenza probabile L’analisi degli eventi pluviometrici intensi può essere eseguita elaborando i dati annui di precipitazione di massima intensità per le durate di 1 ora e 1 giorno, delle serie storiche dal 1965 al 1994. La legge utilizzata per rappresentare la distribuzione empirica delle frequenze delle piogge massime è quella del valore estremo di Gumbel, ricorrentemente impiegata nella regolarizzazione delle stesse. L’elaborazione statistico-probabilistica permette di stimare le altezze massime di precipitazione per assegnati tempi di ritorno che, come noto, rappresentano il numero medio di anni entro cui il valore di pioggia calcolato, viene superato una sola volta. In conclusione è possibile redigere le carte regionali della piovosità per le durate ed i tempi di ritorno esaminati ovvero delle altezze di pioggia che, per le durate di 1 ora e 1 giorno, ci si attende non vengano superate, a meno di un rischio valutato attraverso il tempo di ritorno (10, 50 e 100 anni). Sono state elaborate carte tematiche indicanti medie mensili e medie decadiche di piovosità ed anche carte tematiche indicanti i giorni piovosi mensili e decadici. Tali elaborati sono omessi dal presente documento. 2.2.3.6 Individuazione e caratterizzazione delle condizioni meteorologiche tipiche e/o frequenti sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti Gli enti gestori delle stazioni meteorologiche presenti in tutto il territorio regionale; forniscono i dati di direzione e velocità del vento al fine di determinare i parametri micrometeorologici secondari (in particolare: stabilità atmosferica) e per lo studio delle caratteristiche di ventilazione delle varie zone della regione. La stabilità atmosferica può essere caratterizzata con diversi metodi, fra questi in particolare quelli basati su: - il numero di Richardson dei flussi, Rf , ovvero il rapporto tra il tasso di dissipazione (o produzione) di turbolenza termica e il tasso di turbolenza dovuta a sforzi tangenziali di scorrimento (rispettivamente Rf < 0, = 0 e > 0 per condizioni instabili, neutre e stabili); - la lunghezza di Monin-Obukhov, L che può definirsi come l’altezza sopra il livello del suolo per cui la produzione di turbolenza meccanica eguaglia quella termica (1/L < 0, =0 e > 0 rispettivamente per condizioni instabili, neutre e stabili); - metodi empirici, tra cui il più famoso è lo schema di Pasquill, presentato nella tab. 2.40, i cui parametri di riferimento sono l’intensità del vento al suolo, la radiazione solare e la copertura del cielo. Metodi alternativi a quello di Pasquill utilizzano il valore della deviazione standard della direzione orizzontale del vento, il cosiddetto ‘sbandieramento’, oppure la valutazione del gradiente termico verticale, zT  / , grandezza direttamente connessa al significato fisico di stabilità atmosferica (tab. 2.41).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 112 Insolazione (W/m2 ) Stato del cielo notturno Velocità del vento al suolo (m/sec) Forte >700 Media 350 - 700 Debole <350 Copertura >4/8 Copertura <4/8 <2 A A - B B 2 – 3 A - B B C E F 3 – 5 B B - C C D E 5 – 6 C C - D D D D >6 C D D D D A= instabilità forte, B= instabilità media, C= instabilità debole, D= neutralità, E= stabilità debole, F= stabilità forte Tabella 2.40- Definizione delle classi di stabilità di Pasquill Grado di stabilità Categoria di Pasquill Deviazione standard  Gradiente termico verticale zT  / (°C/100m) Instabilità forte A 22,5° <-1,9 Instabilità media B 17,5° - 22,5° da -1,9 a -1.7 Instabilità debole C 12,5° - 17,5° da –1,7 a –1,5 Neutralità D 7,5° - 12,5° da –1,5 a –0,5 Stabilità debole E 3,75° - 7,5° da –0,5 a 1,5 Stabilità forte F <3,75° >1,5 Tabella 2.41 - Definizione delle categorie di stabilità in funzione della fluttuazione della direzione orizzontale del vento e del gradiente termico verticale Le diverse definizioni, in effetti, non sono del tutto coincidenti (soprattutto perché le grandezze che individuano le classi hanno significati diversi) per cui può accadere che la medesima situazione atmosferica venga attribuita, a seconda del metodo utilizzato, a due classi di stabilità distinte. Nel volume 15 dell’ENEL e SMAM “Caratteristiche diffusive dei bassi strati dell’atmosfera” sono riportati i dati concernenti la distribuzione delle frequenze mensili, stagionali ed annuali delle classi di stabilità della Regione Sicilia. Le tabelle di ENEL SMAM saranno implementate in un database relazionale per poter effettuare ulteriori elaborazioni statistiche ed elaborazioni grafiche. I dati più significativi sono: stabilità verticale dell’atmosfera, direzione del vento e velocità del vento. I dati sono relativi alle stazioni indicate anche in tab. 2.42 e fig. 2.52.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 113 REGIONE INDICATIVO NUMERICO e NOME DELLA STAZIONE LATITUDINE LONGITUDINE ALTITUDINE (m) 400 USTICA 38° 42' 13° 11' 250 405 PALERMOPUNTA RAISI 38° 11' 13° 06' 21 410 PALERMO BOCCADIFALCO 38° 07' 13° 19' 105 416 STROMBOLI 38° 48' 15° 15' 4 420 MESSINA 38° 12' 15° 33' 59 428 TRAPANI CHINISIA 37° 53' 12° 32' 74 429 TRAPANI BIRGI 37° 55' 12° 30' 7 430 MARSALA 37° 48' 12° 27' 1 434 PRIZZI 37° 43 13° 26' 1034 436 SCIACCA 37° 31' 13° 05' 113 440 LICATA 37° 05' 13° 55' 134 442 GIBILMANNA 37° 59' 14° 01' 800 444 FINALE 38° 01' 14° 10' 35 450 ENNA 37° 34' 14° 17' 940 453 GELA 37° 05' 14° 13' 11 457 MONTE ETNA 34° 41' 14° 59' 1881 459 CATANIA SIGONELLA 37° 24' 14° 55' 22 460 CATANIA FONTANAROSSA 37° 28' 15° 03' 11 462 AUGUSTA 37° 14' 15° 12' 7 464 SIRACUSA 37° 03' 15° 16' 2 470 PANTELLERIA 36° 49' 11° 58' 191 480 COZZO SPADARO 36° 41' 15° 08' 46 SICILIA 490 LAMPEDUSA 35° 30' 12° 36' 16 Tabella 2.42 – Stazioni per le quali sono state calcolate le classi di stabilità I numeri che precedono il nome della stazione sono quelli di identificazione utilizzati dal Servizio Meteorologico A.M. Fig. 2.52 - . Ubicazione stazioni
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 114 Le classi di stabilità di Pasquill modificate, calcolate nell’ambito di uno studio condotto sui dati di tutte le stazioni, secondo la tab. 2.43, saranno riportati nella prima revisione del presente Piano. Giorno Notte Radiazione solare W/m2 Nuvolosità ottavi >750 600<<750 450<<600 300<<450 150<<300 <150 Tramonto Alba 0-3 4-7 8 0<<1 A A A B B C D F F D 1<<2 A A B B B C D F F D 2<<3 A B B B C C D F E D 3<<4 B B B B C C D E D D 4<<5 B B C C C C D E D D 5<<6 C C C D D D D D D D >6 C C D D D D D D D D Tabella 2.43 - Definizione delle categorie di stabilità in funzione della fluttuazione della direzione orizzontale del vento e del gradiente termico verticale Tipicamente le classi stabili (E e F) favoriscono la formazione di inquinanti primari e sono collegate a scarsa ventilazione e a notti serene con forte inversione termica; le classi neutre (D) sono collegate a situazioni ventose e/o con cielo coperto, favorevoli alla dispersione degli inquinanti; le classi instabili (A, B e C) sono causate da forte irraggiamento solare e scarsa ventilazione, sono situazioni di rimescolamento atmosferico, che però possono essere collegate a formazione di inquinanti secondari se accompagnati da scarsa ventilazione. I risultati dello studio saranno interpolati geograficamente al fine di fornire una distribuzione delle classi di stabilità atmosferica. Saranno forniti anche i dati riassuntivi sulla ventilazione media e sulla percentuale di calme per le varie stazioni. 2.2.3.7 Condizioni meteorologiche tipiche e/o frequenti favorevoli alla formazione di inquinanti secondari Nel documento EPA “Guideline for developing an Ozone Forecasting Program” del Luglio 1999 si propongono vari metodi per la previsione degli episodi acuti di concentrazione di Ozono. Tra i più semplici c’è il metodo dei “Criteri” (4.1.3), che suggerisce di partire dall’individuazione di alcuni parametri meteorologici correlati ai superamenti di determinate soglie di inquinamento. Come primo criterio si ricorda che spesso la temperatura al di sopra di una certa soglia è ben correlata con i massimi di concentrazione di Ozono, e si individua la soglia in 28°C. Tale valore è solo indicativo in quanto bisognerebbe trovare i valori più adeguati per ogni zona e ogni mese e valutare contemporaneamente la ventilazione. L’andamento ed il trasporto di ozono nel periodo estivo è legato anche ai regimi di brezza, dominanti a scala locale nel periodo caldo, con la classica alternanza giornaliera tra circolazione di mare e di terra. L’andamento dell’ozono, strettamente legato alla radiazione solare, sembra risentire di questo scambio di circolazione tra il giorno e la notte. In base a quanto riportato in precedenza risulta evidente che nella Sicilia le zone con ventilazione più scarsa sono anche le più esposte al raggiungimento di temperature estive elevate. Una prima stima dell’esposizione delle varie aree della regione a concentrazioni elevate di ozono può quindi essere una valutazione della frequenza con cui una soglia di temperatura elevata (28°C per esempio) viene superata nel semestre più caldo. E’ in corso di elaborazione la stesura di mappe del territorio regionale in cui saranno definite le aree che corrispondono alle stazioni meno ventilate, e in particolare quella relativa alla distribuzione della classe A. Infine è in corso di elaborazione anche una mappa della Sicilia in cui sarà riportata la % dati > 28°C , per i dati orari. Per un’analisi più approfondita dei fenomeni considerati saranno individuate le stazioni più rappresentative della reale circolazione delle masse, d’aria anche attraverso un’attenta analisi della topografia che in una regione come la Sicilia gioca un ruolo importante nella concentrazione e dispersione degli inquinanti.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 115 2.3 ELEMENTI DI SINTESI RELATIVI ALLA VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ DELL'ARIA “Ozono troposferico nei mesi estivi, PM10 (materiale particellare di dimensione inferiore ai 10 milionesimi di metro) nei mesi invernali: sono gli inquinanti che periodicamente, oramai da diversi anni, salgono alla ribalta delle cronache per le elevate concentrazioni in atmosfera, concentrazioni spesso superiori ai valori limite per la protezione della salute umana e degli ecosistemi imposti dalle direttive europee. A questi si aggiunge il biossido di azoto (NO2), le cui concentrazioni attuali fanno prevedere che non sarà facile rispettare i valori limite che andranno in vigore a partire dal 2010. Sono questi gli inquinanti dell’aria “critici”, su cui si appunta l’attenzione dell’Unione Europea per la difficoltà che si riscontra in molti Stati Membri – Italia compresa – di rispettarne i valori limite” (APAT, 2007). Dal confronto con i dati di qualità dell'aria rilevati nel 2006 dalle stazioni di rilevamento gestite da enti pubblici (comuni, province, regione) con quelli già pubblicati e rilevati nel precedente anno (2005), si rileva come la qualità dell'aria generalmente sia peggiorata nelle diverse realtà del territorio urbanizzato siciliano (zone industriali e ambito urbano). In particolare si é riscontrato un aumento dei superamenti dei limiti di legge per ciò che concerne le concentrazioni di PM10 nelle principali aree urbanizzate della Sicilia, nonché, in misura meno rilevante, delle concentrazioni di NO2. Rimane ancora grave la situazione relativa ai superamenti delle concentrazioni di SO2 nelle aree a rischio di crisi ambientale, ove si sono registrati soglie di allarme superate. Anche le concentrazioni di ozono non rispettano i valori limite di informazione e di allarme nell'area a rischio di crisi ambientale di Priolo; nella città di Palermo così come a Messina non si sono registrati superamenti della soglia di informazione, in netto miglioramento rispetto alla situazione del 2005. Solamente per le concentrazioni del monossido di carbonio e del benzene non si rileva alcun superamento dei valori limite imposti dalla normativa vigente, nonostante il limite sia stato ulteriormente abbassato rispetto al 2005 per le concentrazioni di benzene. Di seguito si rappresentano in tabella i limiti di concentrazione in aria di inquinanti nel rispetto della normativa vigente: Inquinante Periodo di riferi-mento del limite limiti per il 2002 (entrata in vigore del DM 60/02) limiti in vigore nel 2006 Limite giornaliero 65 (35)* 50 (35)* PM10 (µg/m3 ) Limite annuale 44,8 40 Benzene (µg/m3 ) Limite annuale 10 9 Monossido Carbonio (mg/m3 ) Valore giornaliero su 8 ore 16 10 Limite orario NO2 280 (18)* 240 (18)* Limite annuo NO2 56 48Ossidi di Azoto (µg/m3 ) Soglia di allarme (limite orario) 400 400 Limite orario 440 (24)* 350 (24)* Limite giornaliero - 125 (3)*Biossido di Zolfo (µg/m3 ) Soglia di allarme (limite orario) 500 500 Soglia di informa-zione (limite orario) 180 180 Soglia di allarme (limite orario) 240 240 Ozono (µg/m3 ) Massimo sulla me-dia di 8 ore 120 120 Tabella 2.44 - Limiti di concentrazione in aria di inquinanti 2.3.1 Rete di monitoraggio della qualità dell'aria La rete di monitoraggio della qualità dell’aria rappresenta uno degli strumenti di conoscenza di base sul territorio, indispensabile e fondamentale per la pianificazione e la programmazione degli interventi. La conoscenza sempre più dettagliata dell’intero sistema ambientale, del suo stato e delle sue tendenze evolutive, è fondamentale e indispensabile per l’individuazione di interventi strategici capaci di orientare lo sviluppo verso la
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 116 sostenibilità. Per poter quantificare, valutare e controllare lo stato dell’ambiente e il suo costante mutamento occorre individuare quali siano gli ambiti tematici prioritari, le attività antropiche e i relativi impatti sul territorio, per individuare quindi gli obiettivi e valutare costi e benefici delle politiche da adottare. I dati delle misurazioni, opportunamente elaborati, permettono di giudicare lo stato di qualità ambiente con riferimento ai valori limite. La conoscenza della qualità dell’aria in relazione alle attività umane e produttive che si svolgono nel territorio regionale, è di notevole interesse in quanto permette alle autorità competenti di valutare lo stato di inquinamento dell’ambiente e di trovare gli strumenti che consentano di conciliare la produzione con la salvaguardia dell’ambiente e della salute dell’uomo. I livelli di concentrazione in aria degli inquinanti sono monitorati presso le stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria, facenti parte della più ampia e complessa rete di controllo della qualità dell’aria presente in ambito regionale e gestita da Enti Locali (Provinciali, Comunali, …) e da privati. Il DM 20/05/1991 (abrogato dal D.Lgs. 351/99) definiva le caratteristiche delle reti di monitoraggio della qualità dell’aria, classificandone le stazioni di misura secondo quattro tipologie di localizzazione: A: background urbano B: residenziale non direttamente influenzate dal traffico veicolare C: traffico D: extraurbane per studiare l’inquinamento fotochimico Gli obiettivi di una rete per il controllo della qualità dell’aria si possono riassumere in quattro punti: Verificare e documentare il rispetto ovvero il superamento dei valori limite fissati dalla vigente normativa e darne comunicazione alle autorità competenti; Diffondere ai cittadini i valori dei livelli di inquinamento registrati giornalmente Individuare la dinamica dell’inquinamento ed i periodi critici, nonché fornire elementi per trovare le cause che le determinano Fornire uno strumento per migliorare la gestione del territorio per quanto concerne gli aspetti dell’inquinamento atmosferico. Le Direttive 99/30/CE e 00/69/CE, recepite dal DM 2 aprile 2002, n. 60, forniscono indicazioni circa il numero minimo di punti di campionamento per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle, il piombo, il monossido di carbonio e il benzene. La determinazione del numero dei siti deve fare riferimento a due parametri: la protezione della salute umana e della vegetazione. La Direttiva 02/3/CE sull’ozono individua invece almeno quattro tipologie di stazioni dipendenti dalla finalità della misurazione: stazioni di tipo urbano, di tipo suburbano, ai margini di agglomerati urbani e in stazioni di tipo rurale, al fine di individuare la dinamica di formazione e trasporto di questo inquinante. La rete di rilevamento della qualità dell’aria della Sicilia è attualmente costituita da stazioni, delle quali alcune sono localizzate in punti di monitoraggio assimilabili a posizioni di misura dell’inquinamento atmosferico derivante dal traffico veicolare, da attività industriali ed altre dell’inquinamento atmosferico di fondo o di background, distribuite territorialmente. Le reti di rilevamento Pubbliche (Provincia e Comune) fisse esistenti coprono un bacino di utenza che corrisponde a gran parte della popolazione siciliana e comprendono le province di Messina, Siracusa, Caltanissetta, Agrigento e i comuni di Palermo e Catania, Le altre province, tranne la provincia di Catania, sono dotate solo di mezzi mobili. Le reti di rilevamento private più significative, sono quelle a servizio delle Centrali Termoelettriche. Da ricordare inoltre la Rete AGIP di Gela e la Reti della Cementerie di Porto Empedocle e di Augusta e del CIPA di Siracusa. Nelle tabelle allegate, viene riportata la configurazione attuale delle reti pubbliche e private sia per quanto riguarda il rilevamento dei parametri chimici che per quanto riguarda il rilevamento dei parametri meteorologici. Inoltre vengono riportate, per ogni centralina, sia le coordinate geografiche sia i parametri rilevati (chimici e meteorologici). E’ da notare che la provincia di Siracusa, dove maggiormente si è sentita la necessità di un controllo (è bene ricordare a questo proposito che la zona di Siracusa-Priolo –Melilli-Augusta è stata dichiarata già nel 1990 area ad elevato rischio ambientale), è l’unica provincia in cui si sia attuata una interconnessione tra la rete pubblica (Provinciale) e le reti private (ENEL e CIPA) dando vita così ad una Rete di rilevamento maggiormente rappresentativa, sia per numero di postazioni che per i parametri rilevati, in termini di conoscenza dei reali livelli di inquinamento sul territorio. La rete di rilevamento pubblica fa capo all’amministrazione provinciale di Siracusa e consente di tenere sotto controllo sia l’inquinamento urbano, dovuto essenzialmente, al traffico veicolare, che quello di tipo industriale; le postazioni fisse sono principalmente collocate nell’area urbana di Siracusa e presso i maggiori centri industriali.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 117 Le Reti private, come precedentemente detto, fanno capo all’ENEL e al CIPA anch’esse dislocate su tutto il territorio provinciale laddove le sorgenti di inquinamento, costituiti da insediamenti produttivi particolarmente inquinanti o di dimensione significativa, mettono a rischio la salute umana e gli ecosistemi. Oltre alle stazioni della rete fissa le Province sono dotate di mezzi mobili utilizzati per la realizzazione di campagne specifiche su tutte le parti del territorio regionale. Gli inquinanti monitorati sono per la maggior parte dei casi quelli primari e solo in alcuni casi viene monitorato l’ozono. Si riporta in fig. 2.53 lo schema generale dell’architettura proposta dall’ARPA Sicilia per il Sistema di Rilevamento Regionale della Qualità dell’Aria e nella fig. 2.54 lo schema di Gestione del Sistema. Figura 2.53 - Schema Generale Architettura di Sistema Il COPA, dislocato presso alcuni dei Dipartimenti Provinciali ARPA, si occupa principalmente del controllo sul funzionamento della rete necessario a garantire l’ottenimento dei valori e l’attendibilità degli stessi. Figura 2.54 - Schema Gestione Sistema di Rilevamento Regionale della Qualità dell’Aria
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 118 Dopo l’acquisizione delle coordinate delle centraline di monitoraggio dell’area di interesse, si è realizzata una cartografia georeferenziata con l’indicazione delle postazioni della centraline della rete interconnessa Provincia-Eurogen. La fig. 2.55 illustra la dislocazione delle centraline sul territorio regionale (pubbliche e private): alcune zone risultano completamente “scoperte”, altre invece, come ad esempio le aree urbane di Palermo, Catania, Pace del Mela e Messina e la provincia di Siracusa e Caltanissetta presentano un numero considerevole di siti di misura. Per ovviare a tali lacune e al fine di rispondere ai requisiti richiesti dalla nuova normativa in tema di monitoraggio della qualità dell’aria, la Regione Sicilia si sta adoperando alla redazione del piano di ottimizzazione della rete di monitoraggio regionale (paragrafo 7.1.2). Figura 2.55 Mappatura stazioni per inquinante aggiornato all’anno 2005 Stazioni di rilevamento del CO Stazioni di rilevamento del NOx Stazioni di rilevamento del PM10 Stazioni di rilevamento del Benzene Stazioni di rilevamento del SO2 Stazioni di rilevamento dell’Ozono
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 119
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 120 Tabella 2.45 – Stazioni di monitoraggio e inquinanti monitorati (Anno 2006)* Porto Empedocle_1: HC, NOx, O3, PM10 Condrò: NOx, PTS, SO2 Porto Empedocle_3: NOx, PM10 Messina (Archimede): C6H6, CO, NOx, PM10, PTS AgrigentoCentro:HC, NOx, O3, PM10, CO, SO2 Messina (Caronte): C6H6, CO, NOx, PM10, O3, SO2 AgrigentoMonserrato: NOx, PM10, SO2 Messina (Minissale): CO, NOx, PM10, PTS, SO2 Agrigento_Valle_dei_templi: NOx, PM10, SO2 Milazzo (Capitaneria di Porto): NOx, PTS, SO2 Sciacca: NOx, PM10, CO Pace del Mela (Mandravecchia): HC, NOx, PTS, SO2 Canicatti: NOx, PM10, CO, O3 S. Filippo del Mela: NOx, PTS, SO2 Licata: HC, NOx, O3, PM10, CO, SO2 S. Lucia del Mela: NOx, PTS, SO2 Raffadali: C6H6, NOx, PM10, CO Messina (Boccetta): C6H6, CO, NOx, PM10 Cammarata: O3 RETEPROVINCIALEDI MESSINA Messina (Università): C6H6, CO Bivona: O3 Belgio: HC, CO, NOx, PM10, PTS, Pb, SO2, pH Siculiana: O3 Boccadifalco: BTX, CO, Cd, Ni, NOx, O3, Pb, PM10, SO2 RETEPROVINCIALEDIAGRIGENTO Lampedusa: O3 Giulio cesare: HC, CO, NOx,PM10,PTS,SO2, metalli pesanti Agip mineraria:PM10, SO2 Indipendenza: CO, NOx, PM10, PTS, SO2, metalli pesanti Agip pozzo 57:SO2 Torrelunga: CO, NOx, PM10, PTS, Pb, SO2 Cimitero farello:SO2 Unità d'Italia: CO, NOx, PM10, PTS, Pb, SO2 Corso Vittorio Emanuele:C6H6, CO, HC, NOx, O3, PM10, PTS Castelnuovo:BTX,HC,CO,NOx,PM10/2,5,O3,PTS,SO2,met.pes Liceo scientifico:SO2 RETECOMUNALEDI PALERMO Di Blasi: BTX, CO, NOx, PM10/2,5 , PTS, As, Cd, Ni, Pb, SO2 Minerbio:CO, PTS, SO2 Augusta: HC, H2S, NOx, PM10, PTS, SO2 Ospedale V. Emanuele:C6H6, CO, HC, NOx, O3, PM10, PTS Belvedere: HC, H2S, NOx, PM10, PTS, SO2 Cavour: CO,O3, PTS, SO2 San Cusmano: BTX, HC, H2S, NOx, PM10, PTS, SO2, O3 Gori: CO, NOx, PTS Melilli: HC, H2S, NOx, PM10, PTS, SO2, O3 Venezia: CO, HC, NOx, O3, PTS, SO2 RETE INDUSTRIALE PROVINCIADI SIRACUSA Priolo: HC, H2S, NOx, PM10, PTS, SO2, O3 Turati: CO, PTS ScalaGreca: HC, CO, H2S, NOx, O3, PTS, SO2, PAN RETEPROVINCIALEDI CALTANISSETTA Capuana: CO, NOx Acquedotto: HC, CO, NOx, O3, IPA, PM10, PTS, SO2 Librino: BTX, HC, CO, NOx, O3, PM10 Bixio: HC, NOx, IPA, PM10, SO2 P. Giovanni XXIII: HC, CO, NOx, SO2, PM10 Specchi: BTX, NOx, PM10, SO2 V. Messina: HC, CO, PM10 Teracati: BTX, CO, IPA, PM10 P. A. Moro: HC, CO, NOx, O3, PM10 Tisia: CO, NOx, SO2 V. Passo Gravina: HC, CO, NOx, SO2 RETEURBANA DELLAPROVINCIA DISIRACUSA Floridia: CO, NOx, SO2 V.le F. Fontana: HC, CO, NOx, SO2, PM10 V.le Vittorio Veneto: HC, CO, NOx, SO2, PM10 P. Europa: HC, CO, NOx, SO2, PM10 P. Gioeni: HC, CO, NOx, SO2, PM10 P. Michelangelo: HC, CO, NOx, SO2, PM10 P. Stesicoro: BTX, HC, CO, NOx, SO2, PM10 V. Giuffrida: BTX, HC, CO, NOx, SO2, PM10 * Per una maggiore informazione relativa alle stazioni di monitoraggio e alla loro relativa ubicazione consultare www.brace.sinanet.apat.it. Osp. Garibaldi: HC, CO, NOx, SO2, PM10 Zona Industriale: HC, CO, NOx, SO2, PM10 P. Risorgimento: HC, CO, NOx, SO2, PM10 RETECOMUNALEDICATANIA V.le della Regione: HC, CO, NOx, SO2, PM10 Fonte: ARPA Sicilia su dati BRACE, 2007
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 121 Lampedusa e Linosa Comprensorio del Mela Figura 2.56 - Stazioni di monitoraggio (pubbliche e private) della qualità dell’aria in ambito regionale Rete della Provincia Regionale di Palermo La Provincia Regionale di Palermo non ha una rete di rilevamento ma è dotata di due mezzi mobili che negli ultimi anni ha effettuato campagne di rilevamento nei seguenti comuni: - Comune di Partinico; - Comune di Sciara; - Comune di Termini Imerese; - Comune di Ficarazzi; - Comune di Bagheria; - Comune di Carini; - Comune di Misilmeri. - Comune di Partinico Nel territorio di Termini Imerese è presente la rete ENEL composta da n. 5 centraline per i parametri chimici e n. 1 centralina per il rilevamento dei parametri meteorologici. Il Comune di Palermo è dotato di 10 centraline (gestite dall’AMIA) per il rilevamento degli inquinanti chimici derivanti dal traffico veicolare di cui 2 rilevano anche i parametri meteorologici. In aggiunta si è dotato di una stazione meteorologica dislocata a Bellolampo. La rete comunale è dotata anche di: - centro di raccolta ed elaborazione dati CRED (ubicato a Brancaccio); - punti remoti di accesso alla banca dati di cui 3 ubicati in Uffici comunali e uno c/o gli Uffici della Provincia; - punti di diffusione delle informazioni al pubblico, ubicati all’interno delle stazioni ferroviarie Notarbartolo e Centrale. Rete della Provincia Regionale di Agrigento La Provincia Regionale di Agrigento è dotata di una rete di monitoraggio della qualità dell’aria costituita da n. 6 stazioni fisse per il rilevamento dei parametri chimici, e di 4 stazioni fisse di monitoraggio dell’ozono e dei parametri meteorologici.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 122 Il Comune ha una rete di monitoraggio costituita da 3 stazioni fisse di cui una rileva anche i dati meteorologici. La Provincia è inoltre dotata di un mezzo mobile per il rilevamento sia dei parametri chimici che di quelli meteorologici. Rete della Provincia Regionale di Caltanissetta La Provincia Regionale di Caltanissetta ha una rete di monitoraggio costituita da 11 stazioni fisse per il monitoraggio dei parametri chimici, di 3 stazioni meteorologiche e di una unità mobile per il monitoraggio dei parametri sia chimici che meteorologici. Rete della Provincia Regionale Provincia di Catania La Provincia Regionale di Catania non è dotata di rete di rilevamento fisse ne di mezzi mobili per il rilevamento degli inquinanti atmosferici. Di contro il Comune di Catania ha una rete di monitoraggio composta da 17 stazioni fisse, opportunamente dislocate sul territorio comunale, in grado di rilevare in continuo e in modo automatico i valori delle concentrazioni nell’atmosfera dei parametri chimici. Inoltre possiede due stazioni per il rilevamento dei parametri meteorologici. Rete della Provincia Regionale di Enna La Provincia Regionale di Enna non è dotata di reti di rilevamento fisse ma è dotata di una unità mobile per il rilevamento sia dei parametri chimici che di quelli meteorologici. Rete della Provincia Regionale di Messina La Provincia Regionale di Messina è dotata di una rete di rilevamento della qualità dell’aria costituita da 16 postazioni fisse, ubicate su vari comuni della provincia, e da 2 laboratori mobili. Nel territorio di San Filippo Del Mela è presente inoltre la rete ENEL composta da n. 5 centraline per i parametri chimici e n. 1 centralina per il rilevamento dei parametri meteorologici. Anche se l‘area del Comprensori del Mela è stata dichiarata soltanto nell’anno 2002 area ad elevato rischio di crisi ambientale , la zona è monitorata da parecchi anni da una rete di rilevamento interconnessa costituita da n. 14 stazioni chimiche e da n. 1 stazione meteorologica, in particolare 5 stazioni chimiche più una stazione meteo fanno parte della rete di qualità dell’aria della centrale Eurogen S.p.a di S. Filippo del Mela S.N. Staz.di monitoraggio Parametri monitorati Latitudine Longitudine (10) Valdina SO2 38°11’36’’ 15°22’14’’ (8) S. Pier Niceto SO2 38°11’14’’ 15°20’08’’ (6) Pace del Mela SO2 38°10’52’’ 15°17’35’’ (18) S.F. del Mela SO2 38°10’25’’ 15°16’19’’ (5) Milazzo SO2 38°13’52’’ 15°14’58’’ (16) Stazione Meteo VV.DV.sigma,TA,PA,UM ,PIOGGIA,IRR. 38°12’56’’ 15°17’14’’ Tabella 2.46 – Stazioni dell’area del comprensorio del Mela Le restanti 9 stazioni chimiche fanno parte della rete qualità dell‘aria della Provincia di Messina: N.S. Staz.di monitoraggio Parametri monitorati Latitudine Longitudine (3) S. Filippo. del Mela SO2 NO2 38°10’37’’ 15°16’17’’ (2) S. Lucia. del Mela SO2 NO2 38°09’40’’ 15°16’35’’ - Milazzo ospedale SO2 NO2 38°11’20’’ 15°15’12’’ (11) Archi SO2 NO2 38°11’45’’ 15°16’35’’ (17) Milazzo porto SO2 NO2 38°13’16’’ 15°14’35’’ (7) Pace del Mela SO2 NO2 38°10’59’’ 15°17’49’’ (13) Giammoro SO2 NO2 38°12’07’’ 15°19’04’’ (3) Condirò SO2 38°10’04’’ 15°19’33’’ (15) Valdina SO2 38°12’40’’ 15°21’44’’ Tabella 2.47 – Stazioni dell’area del comprensorio del Mela Si riporta di seguito la cartografia con l’indicazione delle postazioni delle centraline della rete di monitoraggio interconnessa Provincia-Edipower
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 123 Figura 2.57 - Stazioni di monitoraggio (pubbliche e private) del Comprensorio del Mela (ME) Rete della Provincia Regionale di Trapani La Provincia regionale di Trapani non è dotata di rete di rilevamento fisse ma è dotata di una unità mobile per il rilevamento sia dei parametri chimici che di quelli meteorologici, che da informazioni assunte dal responsabile, oggi è praticamente dismesso. Rete della Provincia Regionale di Ragusa La Provincia Regionale di Ragusa non è dotata di rete di rilevamento fisse ma è dotata di una unità mobile per il rilevamento sia dei parametri chimici che di quelli meteorologici. La stessa ha effettuato negli ultimi anni le seguenti campagne di monitoraggio:ù Campagna di Ragusa Campagna di Marina di Ragusa Campagna di Ispica Campagna di Ragusa Campagna di Comiso Provincia di Siracusa La Provincia di Siracusa è quella dove il programma di interconnessione delle reti di rilevamento dell’inquinamento atmosferico ha coinvolto maggiormente sia i gestori delle reti pubbliche (Provincia Regionale) che quelli Privati (ENEL e CIPA). La Provincia Regionale ha una rete di monitoraggio costituita da 7 stazioni fisse, opportunamente ubicate in alcuni comuni della provincia, per il rilevamento dei parametri chimici e da 3 stazioni per il rilevamento dei parametri meteorologici.. L’ENEL possiede 6 stazioni fisse, ubicate in varie località della provincia, per il rilevamento dei parametri chimici e 1 stazione per il monitoraggio dei parametri Meteorologici. La rete CIPA è costituita da 11 stazioni fisse, ubicate in località della provincia, per il rilevamento dei parametri chimici e di 1 per il rilevamento dei parametri meteorologici. Il S.O.D.A.R.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 124 Altro strumento utile per la valutazione della qualità dell’atmosfera è il S.O.D.A.R.. che fornisce indicazioni sulle stratificazioni termiche esistenti nei bassi strati atmosferici, per cui indirettamente permette l’acquisizione di informazioni sulla dispersione degli inquinanti; infatti prevede lo studio della stabilità atmosferica, della turbolenza e dei movimenti convettivi. Questi elementi, uniti a delle doti di praticità, completezza e costi limitati, lo rendono idoneo a integrare una rete di monitoraggio atmosferico. Il SO.D.A.R. è una tipica strumentazione di telesondaggio, che invia in atmosfera un impulso con portante di frequenza compresa tra 1 kHz e 3 kHz e riceve un segnale retrodiffuso. Può presentare tre configurazioni: - Monostatica: l’antenna ricevente e la trasmittente coincidono; - Bistatica: un’antenna trasmette l’impulso in atmosfera, un’altra riceve il segnale di ritorno; - Pluristatica: un’antenna trasmette l’impulso, e due o più ricevono il segnale retrodiffuso. L’intervallo di altezza esplorato varia da 500 a 1000 metri, con risoluzione di 30 metri. La singola scansione può avere durata (3 o 6 secondi) in dipendenza dallo strato di atmosfera sotto studio. Le perturbazioni prodotte dalle disomogeneità atmosferiche sull’onda acustiche incidente vengono analizzate per fornire misure in continue del vento e della turbolenza. Dai tracciati facsimile e dai corrispondenti diagrammi dei venti, si nota come lo strato di inversione termica impedisca il movimento verticale delle masse d’aria. Questo risultato induce a considerare il SO.D.A.R. come uno strumento adeguato allo studio della diffusione degli inquinanti in ambiente urbano, sia nel contesto di una rete di monitoraggio, sia in previsione della creazione di un modello previsionale di diffusione. Altri strumenti di remote sensing per lo studio dei bassi strati dell’atmosfera sono il R.A.S.S , il RA.D.A.R, e il LI.D.A.R, qui brevemente descritti. Il R.A.S.S. (Radio Acoustic Sounding System) è costituito da un generatore di onde acustiche e da un ricetrasmettitore radio. Sfruttando l’effetto Doppler, permette di tracciare il diagramma delle velocità di propagazione dell’onda acustica alle diverse quote. Poiché tale velocità è funzione della radice quadrata della temperatura dell’aria, il R.A.S.S. fornisce, in definitiva, il profilo della temperatura in quota. Il LI.D.A.R. (LIght Detection And Ranging) trasmette all’atmosfera un fascio laser che nel suo cammino interagisce con le molecole d’aria, particelle sospese e gocce di pioggia. Il fascio riflesso viene analizzato al fine di rilevare la presenza e la concentrazione delle particelle di interesse. E’ utilizzato inoltre per lo studio degli aerosol. Il RA.D.A.R (Radio Detecting And Ranging) trasmette e riceve segnali a microonda e viene utilizzato per lo studio delle turbolenze nell’ABL. E’ in grado di fornire addensamenti di umidità. Obiettivo dell’Assessorato è quello di presentare (nel sito web di ARPA SICILIA) il database in rete delle stazioni di monitoraggio della Sicilia che conterrà le informazioni anagrafiche e tecniche delle stazioni di monitoraggio, suddivise per ambito territoriale provinciale. Utilizzando la banca dati BRACE, nella quale sono stati introdotti dagli Enti Gestori i dati e i metadati di qualità dell’aria aggiornati all’anno 2005, si sono individuati il tipo di inquinante misurato stazione per stazione. In base alla popolazione presente in ogni agglomerato e dei rispettivi analizzatori, si è calcolata la percentuale di popolazione monitorata sul totale della popolazione presente in tutti gli agglomerati, inquinante per inquinante. L’indicatore proposto fornisce una descrizione complessiva della risposta alla popolazione monitorata presente negli agglomerati, così come definiti dalla Regione Siciliana, seguendo l’allegato XII del DM 60/02 (2004). La tab. 2.48 fornisce la percentuale della popolazione monitorata presente negli agglomerati sul totale del territorio zonizzato, ed in particolare sugli agglomerati per i quali è previsto il monitoraggio per la misura di concentrazioni in aria di anidride solforosa, biossido di azoto, monossido di carbonio, polveri totali sospese, polveri sospese con diametro aerodinamico inferiore a 10 micron, benzene, ozono. La fig. 2.58 rappresenta la zonizzazione del territorio siciliano secondo il D. Lgs. 351/99 approvata con D.D.G. del Dipartimento Regionale Territorio del 19 dicembre 2005. Dalla tab. 2.48 si evince un miglioramento nella copertura di monitoraggio della qualità dell’aria nelle zone definite dalla Regione Siciliana, in termini di percentuale di popolazione monitorata presente nelle stesse zone.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 125 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati APAT, 2004 Figura 2.58- Zonizzazione in agglomerati (D. Lgs. 351/99) approvata con D.D.G. del 19 dicembre 2005 (2006) Inquinante monitorato % popolazione monitorata presente negli agglomerati Anidride solforosa (SO2) 89.95 % Biossido di azoto (NO2) 89.95 % Monossido di carbonio (CO) 79.62 % Polveri sospese con diametro aerodinamico inferiore a 10 micron (PM10) 79.62 % Benzene (C6H6) 85.48 % Ozono (O3) 89.95 % Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori (2006) Tabella 2.48 – Percentuale della popolazione monitorata presente negli agglomerati sul totale del territorio zonizzato (2005) 2.3.2 I principali inquinanti atmosferici Nel presente paragrafo si propone in forma tabellare un riassunto dei livelli medi dei principali inquinanti atmosferici monitorati presso differenti realtà ambientali e le linee guida di esposizione stilate dall’OMS per escludere significativi effetti sulla salute umana (WHO, 1999). Si tratta di una raccolta eterogenea di dati provenienti da paesi e situazioni differenti, monitorati secondo tempi e metodiche diverse e quindi aggregati e confrontati con un certo grado di arbitrarietà. Lo scopo principale è di fornire, in
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 126 mancanza di dati più precisi e attendibili, un quadro sintetico della situazione di massima che è presumibile attendersi in differenti contesti ambientali (livelli naturali, zone rurali, aree di fondo e urbane di differenti realtà socio-economiche). Le linee guida stilate dall’OMS, ed elencate nella tab. 2.43, rappresentano i livelli medi di esposizione (a breve, medio e lungo termine) al di sotto dei quali non sono riscontrabili significativi effetti sulla popolazione. Si tratta di valori di esposizione definiti in condizioni standard sulla base di ricerche epidemiologiche e che quindi come tali non sono direttamente confrontabili con i valori ambientali medi registrati dal sistema di monitoraggio di uno specifico contesto ambientale. Il superamento nel breve periodo dei valori indicati nelle linee guida OMS non implica che gli effetti negativi ad essi associati vengano necessariamente riscontrati ma determina solo un incremento del rischio relativo. Si ricorda inoltre che le linee guida non sono limiti per sé, e quindi normativa vincolante, ma rappresentano standard a cui gli stati fanno riferimento tenendo conto anche di fattori addizionali quali il livello prevalente di esposizione, i livelli naturali di fondo, le condizioni ambientali medie e gli aspetti socio-economici (WHO, 1999). Ossidi di zolfo (SOX) Sono costituiti essenzialmente da biossido di zolfo (SO2) e in minima parte da anidride solforica (SO3); rappresentano i tipici inquinanti delle aree urbane e industriali dove l'elevata densità degli insediamenti ne favorisce l'accumulo soprattutto in condizioni meteorologiche di debole ricambio delle masse d'aria. L’emissione di anidride solforosa deriva dal riscaldamento domestico dai motori alimentali a gasolio, dagli impianti per la produzione di energia, ed in generale dalla combustione di carbone, gasolio ed oli combustibili contenenti piccole percentuali di zolfo, dalla produzione dell'acido solforico, dalla lavorazione di molte materie plastiche, dall'arrostimento delle piriti, dalla desolforazione dei gas naturali. L’emissione naturale di anidride solforosa proviene principalmente dai vulcani. Le emissioni naturali ed antropogeniche di questa specie sono all’incirca dello stesso ordine di grandezza Le situazioni più serie sono spesso verificate nei periodi invernali ove alle normali fonti di combustione si aggiunge il contributo del riscaldamento domestico. E’ comunque da notare che in seguito alla diffusa metanizzazione degli impianti di riscaldamento domestici il contributo inquinante degli ossidi di zolfo è notevolemte diminuito nel corso degli anni. Il biossido di zolfo (SO2) è un gas dal caratteristico odore pungente; le emissioni di origine antropica di sono dovute prevalentemente all'utilizzo di combustibili solidi e liquidi e correlate al contenuto di zolfo, sia come impurezze, sia come costituenti nella formulazione molecolare del combustibile (gli oli). L’anidride solforosa è un gas fortemente irritante e già a 3 ppm se ne apprezza l’odore pungente. Gli effetti nocivi conseguenti alla sua inalazione interessano le mucose delle prime vie respiratorie e può causare costrizione dei bronchi in soggetti predisposti, anche a concentrazioni dell’ordine delle centinaia di ppb A causa dell'elevata solubilità in acqua l’SO2 viene assorbito facilmente dalle mucose del naso e del tratto superiore dell'apparato respiratorio (solo piccolissime quantità raggiungono la parte più profonda del polmone). L'SO2 reagisce facilmente con tutte le principali classi di biomolecole: in vitro sono state dimostrate interazioni con gli acidi nucleici, le proteine, i lipidi e varie altre componenti biologiche. Fra gli effetti acuti imputabili all'esposizione ad alti livelli di SO2 sono compresi: un aumento della resistenza al passaggio dell'aria a seguito l'inturgidimento delle mucose delle vie aeree, l'aumento delle secrezioni mucose, bronchite, tracheite, spasmi bronchiali e/o difficoltà respiratoria negli asmatici. Fra gli effetti a lungo termine ricordiamo le alterazioni della funzionalità polmonare e l'aggravamento delle bronchiti croniche, dell'asma e dell'enfisema. I gruppi più sensibili sono costituiti dagli asmatici e dai bronchitici. E' stato accertato un effetto irritativo sinergico in seguito all'esposizione combinata con il particolato, probabilmente dovuto alla capacità di quest'ultimo di veicolare l'SO2 nelle zone respiratorie profonde del polmone. Ossidi di azoto (NOX) Gli ossidi di azoto, monossido (NO) e biossido (NO2), che, essendo presenti contemporaneamente nell'aria, sono comunemente indicati come NOx e si formano da tutti i processi di combustione che avvengono ad alta temperatura. L'ossido di azoto è un gas inodore e incolore che costituisce il componente principale delle emissioni di ossidi di azoto nell'aria e viene gradualmente ossidato a NO2. Il biossido di azoto ha un colore rosso-bruno ed è caratterizzato ad alte concentrazioni da un odore pungente e soffocante. Il monossido di azoto si forma per reazione dell’ossigeno con l’azoto, nel corso di qualsiasi processo di combustione che avvenga in aria e ad elevata temperatura (T>2000°C); l’ulteriore ossidazione del monossido di azoto produce anche tracce di biossido di azoto, che in genere non supera il 5% degli NOx totali emessi. Le fonti antropiche, rappresentate da tutte le reazioni di combustione, comprendono principalmente gli autoveicoli, le centrali termoelettriche e il riscaldamento domestico. Le emissioni naturali di NO comprendono i fulmini, gli incendi e le emissioni vulcaniche e dal suolo. Le emissioni antropogeniche sono principalmente dovute ai trasporti, all’uso di combustibili per la produzione di elettricità e di calore ed alle attività industriali. Forti quantità sono prodotte dai motori delle automobili, dagli impianti termici e dalle industrie che producono composti azotati. Si calcola che in Italia siano immessi nell'aria, a opera dell'uomo, 1,9 milioni di tonnellate l'anno di ossidi di azoto, metà dei quali prodotti dagli autoveicoli. Negli ultimi anni le emissioni antropogeniche di ossidi di
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 127 azoto sono aumentate notevolmente e questa è la causa principale dell’incremento della concentrazione atmosferica delle specie ossidanti. L’NO2 è circa 4 volte più tossico dell’NO. I meccanismi biochimici mediante i quali l’NO2 induce i suoi effetti tossici non sono del tutto chiari anche se è noto che provoca gravi danni alle membrane cellulari a seguito dell'ossidazione di proteine e lipidi. Gli effetti acuti comprendono: infiammazione delle mucose, decremento della funzionalità polmonare, edema polmonare. Gli effetti a lungo termine includono: aumento dell'incidenza delle malattie respiratorie, alterazioni polmonari a livello cellulare e tissutale, aumento della suscettibilità alle infezioni polmonari batteriche e virali. Il gruppo a maggior rischio è costituito dagli asmatici e dai bambini. La pericolosità degli ossidi di azoto e in particolare del biossido, è legata anche al ruolo che essi svolgono nella formazione dello smog fotochimico. In condizioni meteorologiche di stabilità e di forte insolazione, le radiazioni ultraviolette possono determinare la dissociazione del biossido di azoto e la formazione di ozono, che può ricombinarsi con il monossido di azoto e ristabilire una situazione di equilibrio. In presenza di altri inquinanti, quali per esempio gli idrocarburi, l’ozono e altri radicali liberi prodotti per reazioni di fotodissociazione, possono innescare un complesso di reazioni chimiche che portano alla formazione dello smog fotochimico. I costituenti principali di tale smog, oltre all’ozono, sono le aldeidi e i perossiacilnitrati (PAN), composti altamente tossici, che risultano essere intermedi di reazione o prodotti secondari. La produzione di smog fotochimico dipende quindi dalle concentrazioni in atmosfera degli ossidi di azoto e degli idrocarburi ed è strettamente legata alle emissioni dovute al traffico veicolare. Monossido di carbonio (CO) Il monossido di carbonio, CO, si forma durante la combustione delle sostanze organiche, quando questa è incompleta per difetto di ossigeno. La quantità maggiore di questa specie è prodotta dagli autoveicoli dal trattamento e smaltimento dei rifiuti e dall'industria (impianti siderurgici e raffinerie di petrolio). Nettamente minore è l'emissione di CO dalle centrali termoelettriche e degli impianti di riscaldamento, perché la combustione è meglio controllata. Tra i motori degli autoveicoli, quelli a ciclo Diesel ne emettono in minima quantità, perché la combustione del gasolio avviene in eccesso di aria. Le emissioni naturali del monossido di carbonio comprendono l’ossidazione del metano e degli altri idrocarburi naturalmente emessi nell’atmosfera, l’emissione diretta dalle piante e l’attività microbica negli oceani. Le emissioni naturali ed antropogeniche di questa specie sono globalmente dello stesso ordine di grandezza. Il monossido di carbonio è un gas incolore, inodore e fortemente tossico: esplica la sua azione sull’uomo formando con l'emoglobina un complesso irreversibile che inibisce il trasporto di ossigeno nel sangue, causando problemi al sistema respiratorio e, ad elevate concentrazioni, la morte per asfissia. L'affinità del CO per l'emoglobina è di oltre 200 volte superiore a quella dell'ossigeno: la carbossiemoglobina che si forma impedisce l'ossigenazione dei tessuti: i primi sintomi dell'avvelenamento sono cefalea e vertigine. Forti concentrazioni di CO in ambienti chiusi, provocate dal cattivo funzionamento di stufe e scaldabagni (generalmente per cattiva installazione o per otturazione dei camini) o dal funzionamento di motori, provocano la morte in breve tempo: 90 minuti in presenza di 1000 ppm di CO. Concentrazioni inferiori danno esito letale dopo alcune ore: ma il fatto che il monossido di carbonio sia inodoro impedisce alle vittime, colpite inoltre da sonnolenza, di avvertire il pericolo e di aerare il locale. L'esposizione prolungata a concentrazioni di 50 ppm (valore che viene spesso superato nelle vie a forte traffico) è notevolmente dannosa. Gli effetti sanitari sono essenzialmente riconducibili ai danni causati dall'ipossia a carico del sistema nervoso, cardiovascolare e muscolare. Comprendono i seguenti sintomi: diminuzione della capacità di concentrazione, turbe della memoria, alterazione del comportamento, confusione mentale, alterazione della pressione sanguigna, accelerazione del battito cardiaco, vasodilatazione e vasopermeabilità con conseguenti emorragie, effetti perinatali. I gruppi più sensibili sono gli individui con malattie cardiache e polmonari, gli anemici e le donne in stato di gravidanza. La quantità di CO emessa dagli scarichi degli autoveicoli è negli ultimi anni diminuita a causa della migliorata efficienza dei motori, del controllo delle emissioni autoveicolari e dell’utilizzo di marmitte catalitiche. Attualmente, la concentrazione atmosferica localizzata di questo inquinante risulta in genere in diminuzione. La concentrazione atmosferica di CO è di circa 120 ppb nella troposfera non inquinata e di 1-10 ppm nell’aria inquinata di aree intensamente urbanizzate. Il ruolo del monossido di carbonio nella chimica troposferica delle aree industrializzate è di trascurabile importanza, data la scarsa reattività di questa molecola. Il tempo medio di residenza del CO in atmosfera è di circa quattro mesi, e quindi il monossido di carbonio può essere utilizzato come tracciante dell'andamento temporale degli inquinanti primari al livello del suolo. Ozono (O3) La quasi totalità della riserva planetaria di ozono si trova localizzata fra i 15 e i 50 Km di altezza, in una zona chiamata stratosfera, e in particolare nella fascia compresa fra i 20 e i 30 Km, detta appunto ozonosfera. La quantità di ozono presente nella stratosfera viene mantenuta costante mediante un equilibrio dinamico fra la reazione di formazione e quella di fotolisi. La formazione predomina ad un altitudine superiore ai 30 Km, dove la radiazione UV avente lunghezza d’onda inferiore ai 242 nm dissocia l’ossigeno molecolare, largamente presente, in ossigeno atomico; questo si combina
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 128 rapidamente con un’altra molecola di ossigeno a formare la molecola triatomica dell’ozono. L’effetto netto della reazione è la conversione di tre molecole di ossigeno in due molecole di ozono. Le molecole di ozono formate assorbono a loro volta la radiazione solare di lunghezza d’onda compresa fra 240 e 320 nm, subendo fotolisi e dando luogo ad una molecola ed un atomo di ossigeno. Questo assorbimento della radiazione solare ha l’importantissimo effetto di schermare la terra da più del 90% delle radiazioni UV dannose per la vita sul nostro pianeta. Nella troposfera, ed in particolare in vicinanza del suolo, le radiazioni ultraviolette ad elevata energia necessarie per la formazione di ozono dalla fotolisi dell'ossigeno sono quasi totalmente schermate, e quindi questo meccanismo di formazione non è attivo. I livelli troposferici naturali di ozono sarebbero dunque molto bassi e legati al minimo scambio esistente fra la stratosfera e la troposfera e all'attività fotochimica associata ai processi emissivi naturali. In condizioni naturali, cioè, l’ozono sarebbe quasi del tutto confinato in una zona non a diretto contatto con la vita. L’alterazione dell’equilibrio naturale avvenuta nel corso degli ultimi decenni ha provocato l’attivazione di fenomeni fotochimici di notevole entità in prossimità del suolo, con produzione di quantità rimarchevoli di ozono; la concentrazione di fondo di O3 è infatti più che raddoppiata nell'ultimo secolo e, nelle aree urbanizzate ed industrializzate è aumentata dell’1-2% annuo nel corso dell’ultimo decennio. In particolare, in condizioni di smog fotochimico i livelli di ozono possono raggiungere concentrazioni molto elevate (150-200 ppb) e quindi questa specie deve essere considerata non solo un inquinante della troposfera, ma anche un pericolo per la salute e per l'ambiente E’ un gas bluastro dall'odore leggermente pungente che non viene emesso come tale dalle attività umane. E' infatti un tipico inquinante secondario che si forma nell'atmosfera in seguito alle reazioni fotochimiche a carico di inquinanti precursori prodotti dai processi di combustione (NOX, idrocarburi, aldeidi). Le concentrazioni ambientali di O3 tendono pertanto ad aumentare durante i periodi caldi e soleggiati dell'anno. Nell'arco della giornata, i livelli sono bassi al mattino (fase di innesco del processo fotochimico) raggiungono il massimo nel primo pomeriggio e si riducono progressivamente nelle ore serali con il diminuire della radiazione solare. Nella troposfera la sorgente principale di ozono è rappresentata dall'ossigeno atomico messo a disposizione dalla fotolisi del biossido d'azoto. I processi che determinano la produzione di biossido d’azoto, e quindi di ozono, vanno sotto il nome di processi radicalici fotochimici, nell’ambito dei quali l'ozono rappresenta la specie fotochimica più importante. L’ozono viene rimosso per fotolisi e per reazione con composti organici volatili e con ossidi di azoto Lo smog fotochimico, oltre a effetti irritanti e tossici sull'uomo (occhi e vie respiratorie) provoca danni particolarmente gravi alla vegetazione. La concentrazione dell'ozono nell'atmosfera è rilevata come indice della presenza di smog fotochimico: l'OMS ha stabilito un massimo di 0,1 ppm. La concentrazione di ozono di origine naturale varia tra 0,01 e 0,04 ppm; in alcune città della California sono state raggiunte punte di 0,9 ppm, mentre nelle grandi città italiane difficilmente sono stati superati gli 0,3 ppm. Gli effetti irritanti dell'ozono (bruciore agli occhi e irritazione alla gola) si manifestano già alla concentrazione di 0,1 ppm. Gli effetti biologici nocivi dell’ozono sono legati alle sue proprietà ossidanti. Per quanto riguarda la salute umana, l’ozono in concentrazione superiore agli 80 ppb ha effetti acuti sui polmoni, le cavità nasali e la gola (ma i soggetti sensibili, ad es. gli asmatici, risentono degli effetti dell’ozono anche a concentrazioni più basse). Per quanto riguarda la vegetazione, l’effetto ossidante della molecola si esplica nell’inibizione della fotosintesi e del trasporto delle sostanze nutrienti dalle radici alle foglie e nell’accelerazione del l’invecchiamento. L’ozono provoca inoltre danni ai materiali ed ai monumenti, causando un depauperamento del patrimonio culturale ed artistico, nonchè ingenti perdite economiche. Tra gli effetti dell’ozono troposferico sull’ecosistema bisogna anche annoverare il suo contributo all’effetto serra, dovuto alla capacità di questa molecola di assorbire nell’infrarosso (l’effetto di una molecola di ozono è pari a circa 2000 volte quello di una molecola di anidride carbonica). Oltre ad essere un prodotto dell'inquinamento fotochimico, l’ozono è anche un precursore di radicali OH, e quindi un iniziatore di processi fotochimica. Il ruolo di questa specie nei processi di inquinamento fotochimico ossidativo è quindi di primaria importanza. La concentrazione di ozono in atmosfere inquinante può variare da qualche ppb a 200-250 ppb. La concentrazione di fondo di questo inquinante varia invece, alle nostre latitudini, fra i 30 ed i 70 ppb, a seconda del periodo dell’anno A livello cellulare l'O3 agisce ossidando i gruppi sulfidrilici presenti in enzimi, coenzimi, proteine e acidi grassi insaturi interferendo così con alcuni processi metabolici fondamentali e provocando il danneggiamento delle membrane degli organelli cellulari. Il bersaglio principale dell'O3 è l'apparato respiratorio dove i danni principali sono a carico dei macrofagi e delle pareti delle piccole arterie polmonari. Gli effetti acuti comprendono secchezza della gola e del naso, aumento della produzione di muco, tosse, faringiti, bronchiti, diminuzione della funzionalità respiratoria, dolori toracici, diminuzione della capacità battericida polmonare, irritazione degli occhi, mal di testa. Le conseguenze a seguito di esposizioni a lungo termine (croniche) sono: fibrosi, effetti teratogeni, effetti sulla paratiroide e sul sistema riproduttivo. Il ruolo dell'O3 nell'eziologia dei tumori polmonari non è stato ancora completamente chiarito. Particolato atmosferico (PM) Viene così identificato l'insieme di tutte le particelle solide o liquide che restano in sospensione nell'aria. Il particolato sospeso totale rappresenta un insieme estremamente eterogeneo di sostanze la cui origine può essere primaria (emesse come tali) o derivata (da una serie di reazioni fisiche e chimiche). Una caratterizzazione esauriente del particolato sospeso si basa oltre che sulla misura della concentrazione e l’identificazione delle specie chimiche coinvolte anche sulla
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 129 valutazione della dimensione media delle particelle. Le particelle di dimensioni maggiori (diametro > 10 m) hanno un tempo medio di vita nell’atmosfera che varia da pochi minuti ad alcune ore e la possibilità di essere aerotrasportate per una distanza massima di 1-10 Km. Le particelle di dimensioni inferiori hanno invece un tempo medio di vita da pochi giorni fino a diverse settimane e possono venire veicolate dalle correnti atmosferiche per distanze fino a centinaia di Km. La principale conseguenza ambientale per una data regione geografica è che la concentrazione di particelle grossolane è meno uniforme di quelle più fini. La dimensione media delle particelle determina inoltre il grado di penetrazione nell’apparato respiratorio e la conseguente pericolosità per la salute umana. Il monitoraggio ambientale del particolato con diametro inferiore a 10 m (PM10) può essere considerato un indice della concentrazione di particelle in grado di penetrare nel torace (frazione inalabile). La determinazione delle particelle con diametro inferiore a 2,5 m, frazione respirabile (PM2,5), è inoltre un indice della concentrazione di una serie molto eterogenea di composti chimici primari o derivati in grado di raggiungere la parte più profonda del polmone. Tra i composti primari, cioè emessi come tali, vi sono le particelle carboniose derivate dalla combustione di legname e dai fumi dei motori diesel; nella seconda categoria, cioè tra i composti prodotti da reazioni secondarie, rientrano le particelle carboniose originate durante la sequenza fotochimica che porta alla formazione di ozono, di particelle di solfati e nitrati derivanti dall’ossidazione di SO2 e NO2 rilasciati in vari processi di combustione. Le fonti antropiche di particolato sono essenzialmente le attività industriali ed il traffico veicolare. Stime preliminari dell’ANPA a livello nazionale (con riferimento al 1994) indicano per i trasporti un contributo alle emissioni intorno al 30% rispetto al totale; gli impianti di riscaldamento contribuiscono per circa il 15%; le emissioni da fonte industriale (inclusa la produzione di energia elettrica) danno conto di quasi il 50% delle emissioni di PM10. Per quanto riguarda le emissioni di polveri da traffico, sono soprattutto i veicoli diesel a contribuire alle emissioni allo scarico, e tali emissioni nei centri urbani risultano grosso modo equiripartite tra auto e veicoli commerciali leggeri da una parte, e bus e veicoli commerciali pesanti dall’altra. Un’altra fonte significativa di emissione di PM da attribuire al traffico è quella dovuta all’usura di freni, gomme, asfalto stradale. Sempre nei centri urbani, una frazione variabile, che può raggiungere il 60-80% in massa del particolato fine presente in atmosfera è di origine secondaria, ovvero è il risultato di reazioni chimiche che, partendo da inquinanti gassosi sia primari (cioè emessi direttamente in atmosfera come gli idrocarburi e altri composti organici, gli ossidi di azoto, gli ossidi di zolfo, il monossido di carbonio, l’ammoniaca) che secondari (frutto di trasformazioni chimiche come l’ozono e altri inquinanti fotochimici), generano un enorme numero di composti in fase solida o liquida come solfati, nitrati e particelle organiche. Nella maggior parte delle città si registra un incremento percentuale significativo della frazione PM10, anche in presenza di una diminuzione della quantità totale di particolato. Nelle città in cui sono monitorate entrambe le frazioni di particolato (PST e PM10), e in alcuni casi studio specifici, è stato registrato un rapporto percentuale del PM10 sul particolato totale variabile dal 40 all’80%. La concentrazione media della frazione respirabile PM2.5 risulta essere generalmente pari al 45-60% della frazione inalabile PM10. Ai fini degli effetti sulla salute è quindi molto importante la determinazione delle dimensioni e della composizione chimica delle particelle. Le dimensioni determinano il grado di penetrazione all'interno del tratto respiratorio mentre le caratteristiche chimiche determinano la capacità di reagire con altre sostanze inquinanti (IPA, metalli pesanti, SO2). Le particelle che si depositano nel tratto superiore o extratoracico (cavità nasali, faringe e laringe) possono causare effetti irritativi locali quali secchezza e infiammazione; quelle che si depositano nel tratto tracheobronchiale (trachea, bronchi e bronchioli) possono causare costrizione e riduzione della capacità epurativa dell'apparato respiratorio, aggravamento delle malattie respiratorie croniche (asma, bronchite ed enfisema) ed eventualmente neoplasie. Le particelle con un diametro inferiore ai 5-6 mm possono depositarsi nei bronchioli e negli alveoli e causare infiammazione, fibrosi e neoplasie. Il particolato fine può anche indurre indirettamente effetti sistemici su specifici organi bersaglio a seguito del rilascio nei fluidi biologici degli inquinanti da esso veicolati. I gruppi più sensibili sono costituiti dagli asmatici e dai bronchitici. E' stato accertato un effetto sinergico in seguito all'esposizione combinata di particelle sospese e SO2. Idrocarburi (HC e NMHC) E' un complesso insieme di composti organici che si trovano nell'aria in fase gassosa e/o particolata. Le fonti antropiche sono costituite soprattutto dagli autoveicoli, dagli impianti termici, dalle centrali termoelettriche e dagli inceneritori di rifiuti. In genere si usa distinguere tra metano (CH4) e gli altri composti organici, genericamente definiti come idrocarburi non metanici (NMHC). All'interno della grande ed eterogenea classe degli idrocarburi non metanici sono compresi anche gli inquinanti non convenzionali quali il benzene e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Benzene (C6H6) Il benzene è invece una molecola stabile e relativamente inerte e non ha un ruolo significativo nei processi di inquinamento secondario. Proprio per la sua stabilità e per la prevalente antropicità delle sue sorgenti questa specie può essere utilizzata come tracciante dell'andamento temporale degli inquinanti primari al livello del suolo. La concentrazione di benzene nelle aree urbane varia fra le poche unità e le poche decine di ppb
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 130 E' un liquido incolore e dotato di un odore caratteristico. Il benzene è un idrocarburo aromatico tipico costituente delle benzine. Gli autoveicoli rappresentano quindi la principale fonte di emissione: in particolare, circa l'85% viene immesso nell'aria con i gas di scarico e il 15% rimanente per evaporazione del combustibile e durante le operazioni di rifornimento. L'intossicazione di tipo acuto è dovuta all'azione del benzene sul sistema nervoso centrale. A concentrazioni moderate i sintomi sono stordimento, eccitazione e pallore seguiti da debolezza, mal di testa, respiro affannoso, senso di costrizione al torace. A livelli più elevati si registrano eccitamento, euforia e ilarità, seguiti da fatica e sonnolenza e, nei casi più gravi, arresto respiratorio, spesso associato a convulsioni muscolari e infine a morte. Fra gli effetti a lungo termine vanno menzionati interferenze sul processo emopoietico (con riduzione progressiva di eritrociti, leucociti e piastrine) e l'induzione della leucemia nei lavoratori maggiormente esposti. Il benzene è stato inserito da International Agency for Research on Cancer (IARC) nel gruppo 1 cioè tra le sostanze che hanno un accertato potere cancerogeno sull'uomo. Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) Gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono composti organici la cui struttura è caratterizzata dalla fusione di due o più anelli aromatici. Gli idrocarburi policiclici aromatici possono derivare da sorgenti naturali (alghe, microrganismi, piante, incendi) ma la principale sorgente atmosferica è di origine antropica ed è la combustione incompleta degli idrocarburi. Sono costituiti da due o più anelli aromatici condensati e derivano dalla combustione incompleta di numerose sostanze organiche. La fonte più importante di origine antropica è rappresentata dalle emissioni veicolari seguita dagli impianti termici, dalle centrali termoelettriche e dagli inceneritori. Nelle aree urbane la fonte principale di idrocarburi policiclici aromatici è rappresentata dagli scarichi autoveicolari. Gli idrocarburi policiclici aromatici si sono rivelati potenti cancerogeni, favorendo tra l'altro l'insorgere di tumori polmonari. Inoltre, assieme all'ossido di carbonio e al piombo tetraetile, gli idrocarburi, concorrono, a livello cellulare, al blocco enzimatico della catena respiratoria. In particolare il benzopirene, è dotato di forte azione cancerogena, soprattutto sulla cute e sulle strutture dell'apparato respiratorio. Gli IPA sono stati i primi inquinanti atmosferici classificati come cancerogeni e tra questi, quelli costituiti da quattro o più anelli aromatici sono ritenuti i più pericolosi. La legislazione italiana prescrive che nelle principali aree urbane siano determinate la concentrazione delle "polveri respirabili" (particelle con diametro aerodinamico inferiore a 10 µm) e la concentrazione in aria del solo Benz(a)Pirene (BaPy), che è il più potente cancerogeno tra gli idrocarburi policiclici aromatici non sostituiti, quantunque le specie appartenenti alla classe degli IPA classificate come possibili cancerogeni siano ben sette. Data la stabilità della loro struttura, gli idrocarburi policiclici aromatici risultano piuttosto inerti. In atmosfera questi composti si trovano principalmente nel materiale particellare: benché essi vengano emessi in fase vapore, infatti, a causa della loro bassa tensione di vapore, condensano rapidamente e si adsorbono sulle particelle carboniose. Gli idrocarburi policiclici aromatici sono molto spesso associati alle polveri sospese. In questo caso la dimensione delle particelle del particolato aerodisperso rappresenta il parametro principale che condiziona l'ingresso e la deposizione nell'apparato respiratorio e quindi la relativa tossicità. Presenti nell'aerosol urbano sono generalmente associati alle particelle con diametro aerodinamico minore di 2 micron e quindi in grado di raggiungere facilmente la regione alveolare del polmone e da qui il sangue e quindi i tessuti. Oltre ad essere degli irritanti di naso, gola ed occhi sono riconosciuti per le proprietà mutagene e cancerogene. E’ accertato il potere cancerogeno di tutti gli IPA a carico delle cellule del polmone, e tra questi anche del benzo(a)pirene (BaP) (gli IPA sono stati inseriti nel gruppo 1 della classificazione IARC). Poiché è stato evidenziato che la relazione tra BaP e gli altri IPA, detto profilo IPA, è relativamente stabile nell'aria delle diverse città, la concentrazione di BaP viene spesso utilizzata come indice del potenziale cancerogeno degli IPA totali. Metalli Pesanti Alla categoria dei metalli pesanti appartengono circa 70 elementi (con densità > 5 g/cm3 ), anche se quelli rilevanti da un punto di vista ambientale sono solo una ventina. Tra i più importanti ricordiamo: Ag, Cd, Cr, Co, Cu, Fe, Hg, Mn, Pb, Mo, Ni, Sn, Zn. Le fonti antropiche responsabili dell'incremento della quantità naturale di metalli sono principalmente l’attività mineraria, le fonderie e le raffinerie, la produzione energetica, l’incenerimento dei rifiuti e l’attività agricola. I metalli pesanti sono presenti in atmosfera sotto forma di particolato aerotrasportato; le dimensioni delle particelle a cui sono associati e la loro composizione chimica dipende fortemente dalla tipologia della sorgente di emissione. Le concentrazioni in aria di alcuni metalli nelle aree urbane e industriali può raggiungere valori 10-100 volte superiori a quelli delle aree rurali. Piombo (Pb) La principale fonte di inquinamento atmosferico è costituita dagli scarichi dei veicoli alimentati con benzina super (il piombo tetraetile veniva usato come additivo antidetonante). Con il definitivo abbandono della benzina “rossa” i livelli di piombo nell’aria urbano sono diminuiti in modo significativo. Le altre fonti antropiche derivano dalla combustione del
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 131 carbone e dell'olio combustibile, dai processi di estrazione e lavorazione dei minerali che contengono Pb, dalle fonderie, dalle industrie ceramiche e dagli inceneritori di rifiuti. Il Pb assorbito attraverso l'epitelio polmonare entra nel circolo sanguigno e si distribuisce in quantità decrescenti nelle ossa, nel fegato, nei reni, nei muscoli e nel cervello. L'intossicazione acuta è rara e si verifica solo in seguito all'ingestione o all'inalazione di notevoli quantità di Pb. La tossicità del Pb può essere spiegata in parte dal fatto che, legandosi ai gruppi sulfidrilici delle proteine o sostituendo ioni metallici essenziali, interferisce con diversi sistemi enzimatici. Tutti gli organi costituiscono potenziali bersagli e gli effetti sono estremamente vari (anemia, danni al sistema nervoso centrale e periferico, ai reni, al sistema riproduttivo, cardiovascolare, epatico, endocrino, gastro-intestinale e immunitario). I gruppi maggiormente a rischio sono costituiti dai bambini e dalle donne in gravidanza . Il livello di piombo nel sangue è l’indicatore più attendibile delle esposizioni ambientali a questo inquinante e le linee guida dell’OMS propongono un valore critico pari ad una concentrazione di 100 g/l. Alcuni studi condotti su bambini indicano che una ricaduta al suolo giornaliera superiore a 250 g/m2 è responsabile di un significativo incremento di piombo nel sangue. SO2 g/m3 NO2 g/m3 CO mg/m3 PTS g/m3 PM10 g/m3 Livelli naturali 0.4-9.4 0.06-0.14 Aree isolate o di fondo - media 24 h - media anno < 5 Aree rurali - max 1 h - media 7 h - media 24 h - media anno 5-25 (1) Aree urbane città europee - max 1 h < 60 - media 8 h < 20 - media 24 h < 500 200-400 - media anno < 100 50-150 20-98 Aree urbane paesi industrializzati - media 1 h 940 - max 1 h 75-1000 - media 24 h 400 - media anno < 100 20-90 18-47 Aree urbane paesi via di sviluppo - media 24 h < 125 - media anno 20-40 > 200 > 300 > 100 Note (1) a causa della notevole capacità di dispersione delle polveri fini i valori medi registrati nelle aree rurali sono spesso comparabili con i valori minimi delle adiacenti aree urbane (fino a 100 Km di distanza); (2) la maggior parte delle misurazioni si riferiscono al benzo(a)pirene (BaP) assunto come indicatore del profilo IPA; (3) si tratta di “misurazioni spot” in differenti città europee e statunitensi e non riferibili con precisione ad un tempo di mediazione di 1 ora. PM2.5 g/m3 O3 g/m3 C6H6 g/m3 IPA ng/m3 Pb g/m3 Livelli naturali 40-70 ~ 0 6 *10 -4 Aree isolate o di fondo - media 24 h 0,51 - media anno < 1 (2) Aree rurali - max 1 h 200-520 - media 7 h 40-100 - media 24 h 1.5 - media anno (1) 1-5 Aree urbane città europee - max 1 h 300-400
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 132 - media 8 h - media 24 h < 120 1-10 - media anno 3-6 (2) Aree urbane paesi industrializzati - media 1 h 60-100 0,17-0,18 (3) - max 1 h < 400 - media 24 h < 120 2,8-40 - media anno 11-30 1-6 (2) Aree urbane paesi via di sviluppo - media 24 h - media anno Note (1) a causa della notevole capacità di dispersione delle polveri fini i valori medi registrati nelle aree rurali sono spesso comparabili con i valori minimi delle adiacenti aree urbane (fino a 100 Km di distanza); (2) la maggior parte delle misurazioni si riferiscono al benzo(a)pirene (BaP) assunto come indicatore del profilo IPA; (3) si tratta di “misurazioni spot” in differenti città europee e statunitensi e non riferibili con precisione ad un tempo di mediazione di 1 ora. SO2 g/m3 NO2 g/m3 CO mg/m3 PTS µg/m3 PM10 µg/m3 Linee guida OMS - media 10 min 500 - media 15 min 100 - media 30 min 60 - media 1 h 200 30 - media 8 h 10 - media 24 h 125 - media anno 50 40 - altro (1) (1) (2) Note (1) non esistono indicazioni precise sul tempo minimo di esposizione per evitare significativi effetti sulla salute; (2) il valore di PM2,5 (polveri inalabili) è considerato il miglior indicatore per prevenire eventuali rischi sanitari: non sono state fornite precise linee guida a breve o a lungo termine ma è raccomandata la minor esposizione possibile con elevata presenza di SO2 e metalli pesanti aerodispersi; (3) raccomandato nell’edizione del 1987; le più recenti ricerche considerano questa linea guida superflua perché il livello di protezione per la media di 8 h è preventivo anche nei confronti di eventuali esposizioni a breve termine (e quindi comprensivo anche della media di 1 h); (4) non applicabile: benzene e benzo(a)pirene (BaP) sono stati inseriti da IARC (International Agency for Research on Cancer) nel gruppo 1 cioè tra le sostanze ad accertato potere cancerogeno per cui non è possibile definire i livelli minimi accettabili di esposizione; (5) il livello di Pb nel sangue è l’indicatore più attendibile delle esposizioni ambientali; le linee guida indicano un valore critico di concentrazione nel sangue pari a 100 g/l e quindi su questa base è stata proposta la stima del valore di concentrazione media annuale in aria. PM2.5 µg/m3 O3 µg/m3 C6H6 µg/m3 IPA ng/m3 Pb µg/m3 Linee guida OMS - media 10 min - media 15 min - media 30 min - media 1 h 150-200 (3) - media 8 h 120 - media 24 h - media anno 0.5 (5) - altro (2) (4) (4) Note
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 133 (1) non esistono indicazioni precise sul tempo minimo di esposizione per evitare significativi effetti sulla salute; (2) il valore di PM2,5 (polveri inalabili) è considerato il miglior indicatore per prevenire eventuali rischi sanitari: non sono state fornite precise linee guida a breve o a lungo termine ma è raccomandata la minor esposizione possibile con elevata presenza di SO2 e metalli pesanti aerodispersi; (3) raccomandato nell’edizione del 1987; le più recenti ricerche considerano questa linea guida superflua perché il livello di protezione per la media di 8 h è preventivo anche nei confronti di eventuali esposizioni a breve termine (e quindi comprensivo anche della media di 1 h); (4) non applicabile: benzene e benzo(a)pirene (BaP) sono stati inseriti da IARC (International Agency for Research on Cancer) nel gruppo 1 cioè tra le sostanze ad accertato potere cancerogeno per cui non è possibile definire i livelli minimi accettabili di esposizione; (5) il livello di Pb nel sangue è l’indicatore più attendibile delle esposizioni ambientali; le linee guida indicano un valore critico di concentrazione nel sangue pari a 100 g/l e quindi su questa base è stata proposta la stima del valore di concentrazione media annuale in aria. Tabella 2.49 – linee guida OMS 2.3.3 Dati storici di qualità dell’aria: gli ambiti urbani ed extra-urbani La qualità dell’aria negli ambiti urbani ed extra-urbani è monitorata attraverso:  reti di monitoraggio della qualità dell’aria, dotate di postazioni fisse di misura (descritte al paragrafo 2.3.1);  laboratori mobili che svolgono campagne periodiche di verifica della qualità dell’aria in ambiti territoriali non serviti dalla rete fissa;  campagne di biomonitoraggio e bioaccumulo;  mappature del territorio con campionatori passivi (nella maggioranza dei casi per la misura del benzene). L’analisi dei dati relativi ai livelli di concentrazione in aria degli inquinanti, registrati negli ultimi anni, è stata condotta su un numero limitato di stazioni di misura ritenute significative in quanto rappresentative delle tipologie territoriali ed emissive. Al fine di ottenere una rappresentazione di sintesi, sono stati mediati e rappresentati su grafico i valori dei parametri statistici sopra indicati per categoria di stazioni: background urbano, di traffico ed extra-urbane, per gli inquinanti convenzionali e non. Le elaborazioni prodotte hanno l’obiettivo di:  evidenziare, in modo sintetico e comprensibile, l’andamento temporale dei livelli di inquinamento registrati negli ultimi anni presso le stazioni di monitoraggio della regione Sicilia;  caratterizzare, inquinante per inquinante, i livelli di concentrazione media che si registrano nel corso dell’anno- tipo, rispetto alle tre tipologie di stazioni di misura individuate. 2.3.3.1 Concentrazione in atmosfera di biossido di zolfo (SO2) Il biossido di zolfo è generato da fonti naturali, quali le eruzioni vulcaniche, e da fonti antropiche, quali i processi di combustione industriali, in particolare le centrali termoelettriche nonché, in misura più ridotta, gli impianti non metanizzati. Questo è sicuramente l’inquinante più conosciuto, ed è stato uno dei primi ad essere monitorato. Ha, però, perduto l’importanza di un tempo, collocandosi su valori piuttosto modesti, almeno per ciò che concerne le aree urbanizzate; questo grazie anche alla riduzione del tenore di zolfo nei combustibili per uso civile ed industriale. La finalità dell’indicatore consiste nel verificare se le concentrazioni in aria di biossido di zolfo non oltrepassino i valori limite prescritti dalla normativa vigente. Utilizzando i dati rilevati dai comuni di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l’anno 2006, è stato verificato il rispetto del limite orario di protezione della salute umana il cui valore, da non superarsi per più di 24 volte nell'anno civile, è pari a 350 µg/ m3 (D.M. 2 aprile 2002, n. 60). Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti, dalla Provincia Regionale di Siracusa, dalla Provincia Regionale di Caltanissetta, dalla Provincia Regionale di Agrigento, dalla Provincia regionale di Messina, dal Comune di Catania Direzione Tutela Ambientale per la città di Catania, e infine dall’AMIA s.p.a. per il Comune di Palermo (2006).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 134 La tabella 2.50 sintetizza il numero dei superamenti del limite orario di biossido di zolfo rilevati nel 2006, per la protezione della salute umana. Dall’analisi della tabella che segue, si rileva come l’inquinamento da biossido di zolfo incida maggiormente nelle aree di tipo industriale, ed in misura minore anche nelle aree urbane. Inoltre, si può notare come le concentrazioni medie annuali di biossido di zolfo in aree metropolitane come quella di Catania si mantengano ad un livello basso; stessa cosa non può dirsi per il comune di Palermo. Rispetto ai dati del 2005, ove erano assenti i dati di diversi gestori, si nota comunque un peggioramento generale. Si sono verificati tre superamenti della soglia di allarme di 500 µg/m3 nel comune di Pace del Mela nel 2006. Tabella 2.50: Superamenti del Limite orario di biossido di zolfo (SO2) per la protezione della salute umana (2006) N. di superamenti del limite orario per la protezione della salute umana 350 µg/m3 per il 2006 (max 24 volte nell’anno) Comune di Catania 0 Comune di Palermo 6 (Castelnuovo) Provincia di Siracusa (Urb + Ind) 1 (Melilli), 21 (San Cusmano), 1 (Scala Greca) Provincia di Messina 44 (Pace del Mela Mandravecchia– 3 superamenti soglia allarme ), 19 (San Filippo del Mela), 1 (Santa Lucia del Mela), Provincia di Caltanissetta* 4 (AGIP_Mineraria) Provincia di Agrigento 0 ARPA Sicilia (rete ENVIREG) 7 (C.da Gabbia (ME) Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori reti pubbliche (2007) * escluso le città di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile I dati di Palermo (tab. 2.51) talvolta mostrano un decremento che può essere attribuito all’introduzione negli usi civili ed industriali di combustibili e carburanti a basso tenore di zolfo e del gas naturale, praticamente privo di zolfo. 2001 2002 2003 2004 Stazioni µg/m3 Boccadifalco (1) 2 2 2 Indipendenza 5 4 6 6 Giulio Cesare 7 9 9 8 Castelnuovo 9 10 7 11 Unità d'Italia 5 7 6 7 Torrelunga 7 5 5 3 Belgio 7 7 5 4 Di Biasi - 9 9 13 Tabella 2.51- SO2 Concentrazione media annuale nel comune di Palermo (limite per la protezione degli ecosistemi =20mg/m3 ) 2.3.3.2 Concentrazioni in atmosfera di particolato (PM10 ) Per PM10 si intende materiale particellare con diametro uguale o inferiore a 10 µm. Le sorgenti emissive antropiche principali, in ambiente urbano, sono costituite dagli impianti di riscaldamento civile e dal traffico veicolare. È opportuno ricordare che anche le eruzioni vulcaniche assumono un ruolo di primo piano; infatti, le ceneri vulcaniche contengono una frazione di particolato che viene rilevata dagli analizzatori di PM10. Ma anche gli incendi boschivi, la risospensione delle polveri e l’aerosol marino sono fonti naturali di PM10. La finalità dell’indicatore consiste nel verificare se le concentrazioni in aria di PM10 non oltrepassino i valori limite prescritti dalla normativa vigente. Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l’anno 2006 è stato verificato il rispetto del limite della media giornaliera, il cui valore, da non superarsi per più di 35 volte nell'anno civile, è pari a 50 µg/ m3 (D.M. 2 aprile 2002, n. 60). La tabella 2.52 sintetizza il numero di superamenti del valore limite della media giornaliera (da non superarsi più di 35 volte nell’arco di un anno) registrati nel 2006. Il D.M. 60/02 ha stabilito che la concentrazione media annua per il PM10 non debba superare il valore limite di 40 µg/m3 in vigore dal 01/01/2005. Dalla tabella 2.12 si rileva come il valore limite della media giornaliera venga superato diverse volte
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 135 e in postazioni di misura differenti sia nel comune di Palermo che di Messina e Siracusa; lo stesso si ripete nelle stazioni posizionate nel comune di Porto Empedocle. Rispetto ai dati del 2005, si nota un peggioramento dello stato di qualità dell’aria concernente le concentrazioni di PM10. Solo nel caso del comune di Catania non si riscontrano superamenti dei limiti di legge in netto miglioramento rispetto all’anno precedente. Tabella 2.52 : PM10, numero di superamenti del valore limite della media giornaliera (2006) N° Superamenti del valore limite della media giornaliera 50 µg/m3 per il 2006 da non superare per un max di 35 volte nell’anno Comune di Palermo Boccadifalco: 18 (17), Indipendenza: 38 (33), Giulio Cesare: 65 (61), Castelnuovo: 57 (53), Unità d’Italia: 80 (75), Torrelunga: 27 (26), Belgio: 89 (84), Di Blasi: 210, CEP: 49 (47) Comune di Catania Europa: 22; Stesicoro: 2; Giuffrida: 12; Regione: 8; Zona Industriale: 1; Risorgimento: 2 Provincia di Agrigento Agrigento Giardino Botanico: 2; Canicattì: 13; Licata: 24; Monserrato: 7; Porto Empedocle_1: 61; Porto Empedocle_3: 42; Raffadali: 6; Sciacca: 2. Provincia di Siracusa Rete Ind. Augusta: 8; Ciapi: 51; Priolo: 15; Melilli: 16; San Cusmano: 13; Belvedere: 16 Provincia di Siracusa Rete Urb. Acquedotto: 10; Teracati: 282; Bixio: 154; Specchi: 109 Provincia di Caltanissetta* Ospedale-Gela: 25 Provincia di Messina Caronte: 7; Archimede: 53; Boccetta: 1 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti da enti gestori di reti pubbliche (2007) * escluso le città di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile Nella tab. 2.53 seguente sono mostrati gli andamenti degli ultimi anni registrati nelle centraline di Palermo. VL + MDT 46,4 ug/m3 VL + MDT 44,8 ug/m3 VL + MDT 43,2 ug/m3 VL + MDT 41,6 ug/m3Stazioni 2001 2002 2003 2004 Boccadifalco 26 28 29 28 Indipendenza 33 38 34 32 Giulio Cesare 40 45 45 42 Castelnuovo 45 44 41 39 Unità d'Italia 45 43 41 40 Torrelunga 34 32 31 29 Belgio 34 32 39 38 Di Blasi 49 46 43 Tabella 2.53 – PM10 – concentrazione media annuale (valore limite annuale per la protezione della salute umana = 40 mg/m3) La Regione Siciliana sta provvedendo alla elaborazione degli andamenti temporali, delle medie annuali e del 98° percentile, degli ultimi anni al fine di valutare il trend delle concentrazioni sia negli ambiti urbani (più o meno esposti al traffico veicolare), ma anche in quelli extra-urbani. Il DM 60/2002, (art. 38) indica la possibilità di valutare il livello di polveri totali sospese partendo dai dati di PM10 e moltiplicando gli stessi per un fattore pari a 1.2. Le polveri totali sospese ed il PM10 mostrano un andamento discontinuo nelle varie stazioni. Tale andamento si registra per tutte le tipologie di stazioni di misura. 2.3.3.3 Concentrazione media annuale del biossido di azoto (NO2) Il biossido di azoto è un inquinante secondario, generato dalla reazione tra il monossido di azoto (NO) e le sostanze ossidanti. È strettamente connesso al traffico veicolare, che introduce in atmosfera l’NO. Le altre sorgenti principali sono gli impianti di riscaldamento civile ed industriale e le centrali di produzione di energia. Lo scopo attribuito all’indicatore consiste nel verificare che le concentrazioni in aria di biossido di azoto non oltrepassino i valori limite prescritti dalla normativa vigente.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 136 DESCRIZIONE: Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l’anno 2006, è stato verificato il rispetto del limite orario per la protezione della salute umana, il cui valore è pari a 240 µg/m3 per l’anno 2006 da non superare per più di 18 volte per anno civile (D.M. 2 aprile 2002 n. 60). UNITÀ di MISURA: Microgrammi al metro cubo (µg/m3 ). FONTE dei DATI: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti, dalla Provincia Regionale di Siracusa, dalla Provincia Regionale di Caltanisetta, dalla Provincia Regionale di Agrigento, dalla Provincia regionale di Messina, dal Comune di Catania, Direzione Tutela Ambientale per la città di Catania, dall’AMIA s.p.a. per il Comune di Palermo (2006). NOTE TABELLE e FIGURE: La tabella 2.10 riporta il numero complessivo di superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana, registrati rispettivamente nelle città di Catania e Palermo e nelle province regionali di Siracusa, Messina, Caltanissetta e Agrigento nel 2006. STATO e TREND: Analizzando i dati di qualità dell’aria rilevati nel 2006, si evince come i valori più alti si registrano nelle città di Palermo e Catania in postazioni ubicate nelle zone centrali e pertanto più soggette all'inquinamento da traffico. Per il 2006, il valore limite delle concentrazioni medie orarie è pari a 240 µg/m3 , da non superarsi per più di 18 volte. La tabella 2.54 sintetizza il numero di superamenti che si sono verificati nel 2006; in nessun caso è stato superamento il limite di legge. Rispetto ai dati del 2005, si nota un leggero peggioramento per la città di Palermo. Nessun superamento della soglia di allarme di 400 µg/m3 si è verificato nel periodo considerato. Tabella 2.54: Biossido di azoto (NO2), superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana (2006) N° Superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana Per l’anno 2006 il valore limite è pari a 240 µg/m3 (max 18 volte nell’anno) Comune di Catania 3 (Michelangelo) Comune di Palermo 1 (Boccadifalco), 3 (Castelnuovo), 2 (Di Blasi), 1 (Unità d’Italia) Provincia di Siracusa (Urb +Ind) 5 (Scalagreca), 9 (Specchi) Provincia di Caltanissetta* 1 (Via Venezia) Provincia di Messina 0 Provincia di Agrigento 0 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori (2007) * escluso le città di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile L’Assessorato Territorio e Ambiente e ARPA Sicilia stanno provvedendo alla elaborazione degli andamenti temporali, delle medie annuali e del 98° percentile, degli ultimi anni al fine di valutare il trend delle concentrazioni sia negli ambiti urbani (più o meno esposti al traffico veicolare), ma anche in quelli extra-urbani. In Palermo i dati storici dal 2001 al 2004 mostrano un andamento irregolare del biossido di azoto nel valore della media annuale. Tale andamento non si manifesta in maniera uniforme per tutte le stazioni di monitoraggio. Stazioni 2001 VL+MDT 58 µg/m3 2002 VL+MDT 56 µg/m3 2003 VL+MDT 54 µg/m3 2004 VL+MDT 52 µg/m3 Boccadifalco [12] 19 15 19 Indipendenza 42 59 57 58 Giulio Cesare 73 73 84 71 Castelnuovo 57 67 58 62 Unità d'Italia 51 70 70 55 Torrelunga 50 45 41 40 Belgio 54 60 55 48 Di Biasi - 67 73 71 Tabella 2.55 – Concentrazione media annuale( valore limite per la protezione della salute umana nel 2010= 40 mg/m3 ) 2.3.3.4 Concentrazioni in atmosfera di Ozono (O3) L’ozono è un inquinante secondario, generato dalla trasformazione degli ossidi di azoto e dai composti organici volatili (detti inquinanti “precursori”) reattivi in presenza di radiazione solare anche a distanze notevoli dalle sorgenti primarie. E’ strettamente correlato alle condizioni meteoclimatiche, infatti, tende ad aumentare durante il periodo estivo e durante le ore
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 137 di maggiore irraggiamento solare. L’ozono, inoltre, è responsabile, in presenza di talune sostanze organiche, del fenomeno dell’inquinamento fotochimico. L’indicatore proposto è finalizzato a valutare che le concentrazioni in aria rispettino i limiti introdotti dalla normativa vigente. DESCRIZIONE: Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l’anno 2006 è stato verificato il rispetto del livello di attenzione delle concentrazioni medie orarie, il cui valore limite è pari a 180 µg/ m3 (D.M. 16/05/1996). UNITÀ di MISURA: Microgrammi al metro cubo (µg/ m3 ). FONTE dei DATI: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti dagli enti gestori di Reti pubbliche per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico (2006). NOTE TABELLE e FIGURE: La tabella 2.56 riporta il numero complessivo di superamenti del livello di attenzione delle concentrazioni medie orarie nel 2006. Al riguardo, è opportuno specificare che il “livello di attenzione”, indicato anche come “livello per l’informazione della popolazione”, non rappresenta una condizione di rischio ma la possibilità di un aggravarsi del fenomeno nel caso continuassero, per più giorni, condizioni atmosferiche sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti che contribuiscono alla formazione dell’ozono. STATO e TREND: Dall’analisi della tabella 2.56 dei superamenti si nota un peggioramento con superamenti della soglia di attenzione e della soglia di allarme. Il comune di Palermo in controtendenza fa registrare un netto miglioramento azzerando il numero di superamenti riscontrati nel 2005. Rimane grave la situazione relativa all’area a rischio di Priolo, dove la presenza di un’elevata concentrazione di precursori nonché delle particolari condizioni atmosferiche causa l’innalzamento dei valori di concentrazione dell’ozono. Valori limite di ozono, obiettivo lungo termine e valore target per la protezione della salute umana Obiettivo Livello di concentrazione (µg/m3 ) Tempo medio Limite di informazione 180 1 ora Limite di allarme 240 1 ora Obiettivo lungo termine 120 Media su 8 ore, max giornaliero Valore target 120 Media su 8 ore, max giornaliero (EEA, 2005) Tabella 2.56: Ozono (O3), numero di superamenti della soglia di informazione (2006) Concentrazione media di 1 ora: 180 µg/m3 Comune di Catania Moro: 1 Comune di Palermo 0 Provincia di Agrigento Cammarata: 4 Provincia di Caltanissetta Ospedale V. Emanuele: 1; Via Venezia: 3 Provincia di Messina 0 Provincia di Siracusa (Urb + Ind)* Priolo: 11 (2); Melilli: 81 (17); San Cusmano: 51 (5) Acquedotto: 3; C.da Fusco: 33 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti dagli Enti Gestori (2007) * tra parentesi i superamenti della soglia di allarme media oraria > 240 µg/m3 L’Assessorato Territorio e Ambiente e ARPA Sicilia stanno provvedendo alla elaborazione degli andamenti temporali, delle medie annuali e del 98° percentile, degli ultimi anni al fine di valutare il trend delle concentrazioni sia negli ambiti urbani (più o meno esposti al traffico veicolare), ma anche in quelli extra-urbani. Nel territorio del comune di Palermo (tab. 2.57), l’ozono mostra un andamento irregolare nel valore della media annuale per entrambe le tipologie di stazione di misura.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 138 Boccadifalco Castelnuovo Soglia Limite Unità di misura Periodo 2001 2002 2003 2004 2001 2002 2003 2004 AOT4O (prot. vegetaz.) mg/m3 h maggio-luglio 31922 28074 53943 27653 325 74 4768 2151 AOT4O (prot. foreste.) mg/m3 h aprile-settembre 52845 65336 91556 34461 689 129 6475 3011 Conc. Media annuale mg/m3 anno civile 82 88 91 74 29 30 (35) 38 Tabella 2.57 – Ozono O3 – Valori rilevati per anno e per stazione (D. L.vo 21/05/2004 n.183) Per la stazione di background urbano i livelli di concentrazione medi annuali vanno da 70 a 90 µg/m3 . Le stazioni soggette alle emissioni da traffico veicolare presentano medie annuali variabili tra 30 e 40 µg/m3 . 2.3.3.5 Concentrazioni in atmosfera di monossido di carbonio (CO) In ambiente urbano, la sorgente antropica principale da cui è generato il monossido di carbonio (CO) è costituita dagli autoveicoli a benzina durante il funzionamento a basso regime. Pertanto, le maggiori concentrazioni di CO, nelle città, si registrano nelle zone congestionate dal traffico veicolare. Contribuiscono ulteriormente all’emissione di CO, se pure in minor grado, gli impianti di riscaldamento e alcuni processi industriali. L’indicatore proposto è finalizzato a verificare il rispetto, in ambiente urbano, degli obiettivi statuiti dalla normativa. DESCRIZIONE: Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria delle province di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l’anno 2006, è stato verificato il rispetto dei superamenti del valore limite orario su 8 ore per la protezione della salute umana, pari a 10 mg/m3 (D.M. 2 aprile 2002 n. 60). UNITÀ di MISURA: Milligrammi al metro cubo (mg/m3 ). FONTE dei DATI Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti dal Co mune di Catania, Direzione Tutela Ambientale, dall’AMIA s.p.a. e dalle Province di Agrigento, Caltanissetta, Messina, Siracusa (2006). NOTE TABELLE e FIGURE La tabella 2.58 fornisce una rappresentazione congiunta del numero di superamenti della soglia di attenzione, registrati rispettivamente nelle città di Catania, Palermo e nelle province regionali di Siracusa, Messina, Caltanissetta e Agrigento nel 2006. La media massima giornaliera su 8 ore viene individuata esaminando le medie mobili su 8 ore, calcolate in base a dati orari e aggiornate ogni ora. Ogni media su 8 ore così calcolata è assegnata al giorno nel quale finisce. In pratica, il primo periodo di 8 ore per ogni singolo giorno sarà quello compreso tra le ore 17.00 del giorno precedente e le ore 01.00 del giorno stesso; l’ultimo periodo di 8 ore per ogni giorno sarà quello compreso tra le ore 16.00 e le ore 24.00 del giorno stesso. STATO e TREND Nessun superamento della soglia d’allarme e del valore limite su 8 ore, che per il 2006 è pari a 10 mg/m3 , è stato registrato a Palermo, Catania e Caltanissetta nonché nella Province di Siracusa nel periodo considerato; stesso risultato era stato ottenuto dall’analisi dei dati relativi al 2004 e 2005. Tabella 2.58: Superamenti della media max giornaliera su 8 ore (2006) Superamenti del limite orario per la protezione della salute umana 10 mg/m3 per il 2006 Comune di Catania 0 Comune di Palermo 0 Provincia di Siracusa (Urb + Ind) 0 Provincia di Messina 0 Provincia di Caltanissetta* 0 Provincia di Agrigento 0 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori reti pubbliche (2007) * escluso le città di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile L’Assessorato Territorio e Ambiente e ARPA Sicilia stanno provvedendo alla elaborazione degli andamenti temporali, delle medie annuali e del 98° percentile, degli ultimi anni al fine di valutare il trend delle concentrazioni sia negli ambiti urbani (più o meno esposti al traffico veicolare), ma anche in quelli extra-urbani. Nelle centraline di Palermo il monossido di carbonio mostra un andamento decrescente sia nel valore della media annuale che per la massima media su 8 ore (tab. 2.59) per tutte le tipologie di stazione di misura.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 139 Stazioni 2001 2002 2003 2004 Boccadifalco 2 2 1 1 Indipendenza 7 10 5 5 Giulio Cesare 12 8 7 7 Castelnuovo 8 11 6 5 Unità d'Italia 9 10 7 8 Torrelunga 4 6 5 5 Belgio 7 9 5 7 Di Blasi 8 7 6 Tabella 2.59– CO Massima media su 8 ore (mg/m3) rilevata dal 2001 al 2004 2.3.3.6 Concentrazioni in atmosfera di benzene (C6H6) Il benzene è un idrocarburo aromatico volatile. E’ generato dai processi di combustione naturali, quali incendi ed eruzioni vulcaniche, ed inoltre è rilasciato in aria dai gas di scarico degli autoveicoli e dalle perdite che si verificano durante il ciclo produttivo della benzina (preparazione, distribuzione e l'immagazzinamento). Considerato sostanza cancerogena, riveste un’importanza particolare nell’ottica della protezione della salute umana. L’indicatore proposto è volto a verificare che le concentrazioni in aria di benzene non oltrepassino i valori limite prescritti dalla normativa vigente. DESCRIZIONE: Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l’anno 2006 è stato verificato il rispetto del limite della media annuale (D.M. 2 aprile 2002, n. 60). UNITÀ di MISURA: Microgrammi al metro cubo (µg/ m3 ). FONTE dei DATI: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti, dagli Enti gestori delle reti pubbliche (2006). NOTE TABELLE e FIGURE: La tabella 2.60 riporta i superamenti registrati nell’anno 2006. STATO e TREND: Il D.M. n. 60/02 ha introdotto un valore limite per la protezione della salute umana pari a 5 µg/m3 come media annuale da raggiungere entro il primo gennaio 2010, a cui si aggiunge un margine di tolleranza di 5 µg/m3 fino al 31 dicembre 2005. Dal primo gennaio 2006, e successivamente ogni 12 mesi, il valore è ridotto secondo una percentuale costante per raggiungere lo 0% di tolleranza al primo gennaio 2010. Pertanto, sino al 1 gennaio 2006 il valore limite per il benzene coincide con il valore previsto per l’obiettivo di qualità dal D.M. 25 novembre 1994. Dalla tabella che segue si evince che le concentrazioni medie annue di benzene risultano, per l’anno 2006, inferiori al valore limite di 9 µg/m3 . Nelle aree urbane si raggiungono tuttavia picchi orari di concentrazione di alcune decine di microgrammi al metro cubo. Tabella 2.60: Benzene numero di superamenti del valore limite (2006) N° Superamenti del valore limite annuale 9 µg/m3 per l’anno civile 2006 Comune di Palermo 0 Comune di Catania 0 Provincia di Agrigento 0 Provincia di Caltanissetta* 0 Provincia di Messina 0 Provincia di Siracusa 0 ARPA Sicilia (rete ENVIREG:c.da gabbia, Fosfogessi, Monte Tauro) 0 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti da enti gestori di reti pubbliche (2007) * escluso le città di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile Nel territorio urbano di Palermo il Benzene ha mostrato un trend decrescente in due stazioni e crescente nella terza (tab. 2.61).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 140 Stazioni 2002 2003 2004 Boccadifalco 2.11 2.1 1.7 Castelnuovo 7.52 5.5 5.2 Di Blasi 10.33 8.2 10.5 Tabella 2.61– Benzene C6H6 Concentrazione media annuale 2.3.3.7 Anno-tipo Al fine di evidenziare i differenti livelli che si registrano mediamente nel corso dell’anno solare è in corso di effettuazione l’elaborazione dell’anno-tipo per i due inquinanti primari CO e C6H6, dovuti alle emissioni del traffico veicolare e la correlazione nell’andamento temporale delle concentrazioni delle due sostanze in aria, per le stazioni di background urbano e di traffico urbano. Per le stazioni di background urbano e di traffico urbano si effettuerà l’elaborazione dell’anno-tipo per il biossido di azoto, derivante in parte dalle emissioni del traffico ed in parte dai riscaldamenti domestici, al fine di evidenziare i differenti livelli che si registrano mediamente nel corso dell’anno solare. Anche l’elaborazione dell’anno-tipo per le polveri totali sospese e le polveri fini PM10, sarà effettuata solo per le stazioni di background urbano e di traffico urbano, al fine di evidenziare i differenti livelli che si registrano mediamente nel corso dell’anno solare. L’anno-tipo dell’ozono sarà posto in raffronto con quello del biossido di azoto nelle stazioni extra-urbane. La dinamica di formazione e trasformazioni dei due inquinanti è strettamente connessa e nota: in condizioni meteorologiche di stabilità e di forte insolazione, le radiazioni ultraviolette possono determinare la dissociazione del biossido di azoto e la formazione di ozono, che può ricombinarsi con il monossido di azoto e ristabilire una situazione di equilibrio. 2.3.4. Integrazione della rete di rilevamento dell’inquinamento atmosferico mediante tecniche e strumenti di biomonitoraggio Con il termine di “Biomonitoraggio” si intende il monitoraggio dell’inquinamento mediante organismi viventi. Le principali tecniche di biomonitoraggio consistono nell’uso di: - organismi “Bioaccumulatori” (organismi in grado di sopravvivere in presenza di inquinanti che accumulano nei loro tessuti; con il loro uso è possibile ottenere dati sia di tipo qualitativo che quantitativo); - organismi “Bioindicatori” (organismi che subiscono variazioni evidenti nella fisiologia, nella morfologia o nella distribuzione spaziale sotto l'influsso delle sostanze presenti nell'ambiente). Spesso non si conosce nulla riguardo la presenza delle migliaia di molecole sintetiche veicolate in atmosfera, trasportate dall'acqua, deposte al suolo, delle quali sono ignote non solo la pericolosità e il grado di biodisponibilità (se una sostanza inquinante non è biodisponibile non risulta dannosa per l’organismo) ma, nella maggioranza dei casi, sono sconosciuti anche il nome, la formula chimica, l’origine. Tanto meno si conosce il comportamento di queste molecole nell’ambiente, nelle varie condizioni meteorologiche, le loro modalità di assunzione e i loro effetti sugli esseri viventi, le sinergie e le reazioni che esse provocano all’interno di questi. Le maggiori difficoltà nelle misurazioni dirette delle alterazioni ambientali si verificano in presenza di basse concentrazioni di inquinanti propagati da sorgenti puntiformi o diffuse, spesso discontinue, le cui sostanze immesse nell’ambiente subiscono trasformazioni ignote. Queste difficoltà possono essere superate con l’uso degli organismi viventi bioindicatori che, seppure non in grado di definire le sostanze tossiche presenti nell'ambiente, sono capaci di rilevare gli effetti tossici che queste sostanze hanno su di essi. Il biomonitoraggio, rispetto alle tecniche analitiche tradizionali, ha il vantaggio di fornire stime sugli effetti combinati di più inquinanti sugli esseri viventi, ha costi di gestione limitati e dà la possibilità di coprire con relativa facilità vaste zone e territori diversificati, consentendo una adeguata mappatura del territorio (APAT). Ad integrazione della rete di monitoraggio con centraline e tecniche classiche di tipo chimico (esistente e/o in via di implementazione), nelle aree industriali dovrà essere sviluppato un sistema di controllo basato su tecniche di 1 dal 15/02/02 2 dal 20/02/2002 3 dal 29/03/02
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 141 biomonitoraggio per l’analisi di componenti degli ecosistemi reattivi all’inquinamento atmosferico (nello specifico, organismi bioaccumulatori e bioindicatori quali licheni e piante vascolari), per la stima di deviazioni da condizioni normali. Le attività si dovranno articolare in due tipologie: - biomonitoraggio di elementi in traccia aerodispersi mediante organismi bioaccumulatori in situ; - biomonitoraggio di ozono troposferico mediante vegetali indicatori. I dati ricavati dovranno essere elaborati attraverso analisi multivariata della matrice dei siti di campionamento e dei metalli, al fine di individuare clusters di metalli con simili patterns e/o eventuali gradienti di deposizione. Tutti i dati saranno trattati con programmi di cartografia GIS computerizzata, per la visualizzazione dei tassi di dispersione dei metalli dalle fonti note e da quelle prevedibili e per la visualizzazione della distribuzione aereale di ozono troposferico. Gli obiettivi ed i risultati da ottenere sono: - una mappatura, in tempi abbastanza contenuti ed attraverso una significativa densità di punti-misura, delle deposizioni atmosferiche di metalli a diverse scale territoriali; - la possibilità di individuare i patterns geografici del trasporto e della deposizione dei metalli e di valutare l’affidabilità di modelli diffusionali; - la possibilità di verificare, su lunghi periodi, l’efficacia di misure eventualmente introdotte per la riduzione delle emissioni di metalli; - la valutazione di trends temporali ad intervalli di almeno un anno; - l’individuazione di aree a maggiore ricadute per l’eventuale localizzazione di strumenti di rilevazione e/o lo sviluppo di ricerche epidemiologiche. Potrà inoltre essere valutata la possibilità di attivare progetti di biomonitoraggio, i quali attraverso la valutazione analitica dei tassi di concentrazione degli inquinanti atmosferici presenti nei liquidi ematici e negli essudati da siero (latte) di animali utilizzati in ambito zootecnico (bovini, ovini, caprini, suini, altro), ed assunti attraverso i processi di bioaccumulo, bioconcentrazione e biomagnificazione, possano condurre alla determinazione del livello di polluzione nelle predette aree. 2.3.5 Dati storici di qualità dell’aria: Gli ambiti produttivi L'art. 7 della legge n. 349/86 prevedeva che i territori caratterizzati da gravi alterazioni degli equilibri ecologici nei corpi idrici, nell'atmosfera o nel suolo, tali da comportare un rischio per l'ambiente e per la popolazione, fossero dichiarati "Aree ad elevato rischio di crisi ambientale", al fine di predisporre per essi un vero e proprio programma di tutela e salvaguardia. Il 30 novembre 1990, con D.P.C.M., i territori ricadenti nei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia, Solarino, Gela, Butera e Niscemi sono stati dichiarati "Aree ad elevato rischio ambientale". Nel 1995 le parti hanno sottoscritto un accordo di programma per l'area a rischio della provincia di Siracusa e per quella di Gela, al fine di gestire in modo unitario ed integrato l'attuazione del piano e tutte le problematiche ambientali dell'area. Con decreto del Presidente della Regione del 23 gennaio 1996, sono stati approvati gli accordi di programma e sono stati istituiti i comitati di coordinamento. L'art. 72 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, sostituisce l'art. 7 della legge n. 349 e delega alle regioni le competenze in campo di aree a rischio. La Regione siciliana, ai sensi del decreto legge n. 112/98, con Decreto del 4 settembre 2002 ha dichiarato area ad elevato rischio di crisi ambientale il comprensorio del Mela. Con decreti dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente n. 189 e 190/GAB dell'11 luglio 2005, i territori dei comuni di Siracusa, Augusta, Melilli, Floridia, Solarino, Priolo,Gela, Niscemi e Butera sono stati nuovamente dichiarati aree ad elevato rischio di crisi ambientale. Nell'anno 2005, con delibera di Giunta di governo n. 306 del 29 giugno 2005, è stato istituito l’Ufficio speciale per le aree ad elevato rischio di crisi ambientale, ai sensi dell'art. 4, comma 7, della legge regionale n. 10/2000. Alcuni dei compiti demandati all'Ufficio speciale sono: l'acquisizione delle informazioni sullo stato dell'ambiente nell'area ai fini dell'attuazione dei piani di risanamento; esprimere parere preliminare su qualsiasi provvedimento di competenza della Regione e degli enti locali relativamente a problematiche ambientali, o comunque, con implicazioni ambientali, inerenti l'area a rischio o relative all'attuazione dei piani di risanamento; curare l'attività straordinaria e sperimentale per il miglioramento ed il potenziamento dell'azione di risanamento tramite l'impiego coordinato di più strutture operative anche appartenenti a diversi Assessorati o sviluppando rapporti con le Università. L'ufficio verifica la compatibilità degli interventi con il risanamento ambientale e con il carico ambientale dell'area interessata dal progetto. Essa è finalizzata all'individuazione, descrizione e quantificazione degli effetti che un determinato progetto, opera o azione, potrebbe avere sull'ambiente, inteso come insieme delle risorse naturali di un territorio e delle attività antropiche in esso presenti. La conoscenza ad oggi acquisita sulla qualità dell’aria nei distretti produttivi ed industriali necessita di alcuni approfondimenti, specie per gli ambiti territoriali sopracitati che sono ritenuti prioritari. Si riportano a titolo di esempio alcuni dati dell’area del Comprensorio del Mela.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 142 Rete di rilevamento del Comprensorio del Mela Milazzo e San Filippo del Mela I dati acquisiti, relativamente alla zona di interesse hanno riguardato: - Medie orarie di concentrazione di SO2 dal 01/01/2004 al 31/12/2004 (rete Provinciale). Relativamente alla centralina di monitoraggio di san Filippo del Mela una ulteriore elaborazione ha fornito le medie giornaliere di concentrazione di inquinanti; - Medie delle concentrazioni medie giornaliere di SO2 dal 1992 al 2000 (rete Provinciale); - SO2 - 98° percentile delle medie giornaliere rilevate nell’ arco di un anno dal 1991 al 2000 (rete Provinciale); - SO2 - 98° percentile delle medie giornaliere rilevate nell’ arco di un anno dal 1991 al 2000 (rete Eurogen); - NO2 - 98° percentile dal 1995 al 2000 (Rete Provinciale); - PTS concentrazione medie dal dal 1992 al 2000 (Rete Provinciale); - PTS – 95° percentile dal 1992 al 2000 (Rete Provinciale); - Concentrazione al suolo di SO2 dal 2001 al 2003 (rete Eurogen); - Dati relativi al flusso veicolare “Comune di Milazzo”. Nei graficiche seguono sono stati riportati i valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 relativamente agli anni 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, e per le stazioni di rilevamento San Filippo Del Mela e Milazzo della Eurogen S.p.a. STAZIONE DI SAN FILIPPO DEL MELA Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 1998 0 50 100 150 200 1 23 45 67 89 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 331 353 Giorni ugr/m3 Grafico 2.1 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno 1998.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 143 Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 1999 0 50 100 150 200 250 300 1 23 45 67 89 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 331 353 Giorni ugr/m3 Grafico 2.2 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno 1999. Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 2000 0 50 100 150 200 250 300 1 23 45 67 89 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 331 353 Giorni ugr/m3 Grafico 2.3 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno 2000.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 144 Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 2001 0 50 100 150 200 250 300 1 23 45 67 89 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 331 353 Giorni ugr/m3 Grafico 2.4 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno 2001. Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 2002 0 50 100 150 200 250 1 23 45 67 89 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 331 353 Giorni ugr/m3 Grafico 2.5 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno 2002. STAZIONE DI MILAZZO
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 145 Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 1998 0 20 40 60 80 100 1 23 45 67 89 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 331 353 Giorni ugr/m3 Grafico 2.6 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno 1998. Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 1999 0 10 20 30 40 50 60 70 80 1 23 45 67 89 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 331 353 Giorni ugr/m3 Grafico 2.7 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno 1999.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 146 Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 2000 0 20 40 60 80 100 1 23 45 67 89 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 331 353 Giorni ugr/m3 Grafico 2.8 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno 2000. Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 2001 0 10 20 30 40 50 60 70 1 23 45 67 89 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 331 353 Giorni ugr/m3 Grafico 2.9 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno 2001.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 147 Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 2002 0 20 40 60 80 100 1 23 45 67 89 111 133 155 177 199 221 243 265 287 309 331 353 Giorni ugr/m3 Grafico 2.10 - Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno 2002. Dopo aver reperito i dati della rete di rilevamento provinciale e quelli dell’Eurogen, relativamente alle concentrazioni di SO2, si è approfondita l’analisi ambientale, del Comune di Milazzo, attraverso l’acquisizione dei dati relativi al flusso veicolare delle maggiori arterie stradali. Tabella 2.62 – Medie delle concentrazioni medie giornalierie.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 148 Grafico 2.11 - Medie giornalierie delle concentrazioni di SO2. Tabella 2.63 – 98° percentile delle concentrazioni medie giornalierie Tabella 2.52 – 98° percentile delle concentrazioni medie giornalierie
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 149 Grafico 2.12 – 98° percentile di NO2. Tabella 2.64 – Concentrazioni medie di PTS Grafico 2.13 – Concentrazione media di PTS
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 150 Grafico 2.14 – 95° percentile di PTS Nella tab. 2.65 sono indicati, espressi in i valori limite di SO2 e quelli riscontrati nelle varie postazioni negli anni 2001- 2003. Tabella 2.65– Valori limite di SO2 e quelli riscontrati nelle varie postazioni negli anni 2001-2003 Oltre all’acquisizione dei dati ambientali si è proceduto all’acquisizione dei dati cartografici. Sono inoltre disponibili gli andamenti delle concentrazioni medie orarie di SO2 dell’anno 2004, rilevati dalle centraline di Milazzo Porto, San Filippo del Mela e Santa Lucia del Mela. L’elaborazione dei dati rilevati dalle centraline sopradette nel periodo gennaio-dicembre 2004, in base a quanto previsto dal DM. n. 60 del 2/4/2002 ha fornito le seguenti indicazioni: Postazione di S. Filippo del Mela SO2 : sono stati registrati n. 1 superamenti del valore limite (350 µg/m3 come media oraria, da non superare più di 24 volte nell’anno). Postazione di S. Lucia del Mela SO2 : sono stati registrati n. 8 superamenti del valore limite (350 µg/m3 come media oraria, da non superare più di 24 volte nell’anno). Postazione di Milazzo – Porto SO2 : è stato registrato n. 1 superamenti del valore limite (350 µg/m3 come media oraria, da non superare più di 24 volte nell’anno). In fig. 2.59 sono riportati i dati di SO2 relativi alla centralina Milazzo Porto per quanto concerne l’anno 2004 mentre in fig. 2.60 quelli di San Filippo del Mela.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 151 Pr ovincia Reg io nale di Messina Dip ar t im en to Am b ie nt e 1° Ufficio Dirigen ziale 0.0 100.0 200.0 300.0 400.0 500.0 600.0 Milazzo Porto - media oraria Parametro: SO2 (µg/m³), periodo: 01 gen 2004-31 dic 2004 Figura 2.59 - Andamento di SO2 (µg /m 3 ) per l’anno 2004 Pr ovincia Reg io nale di Messina Dip ar t im en to Am b ie nt e 1° Ufficio Dirigen ziale 0.0 100.0 200.0 300.0 400.0 500.0 600.0 S.Filippo del Mela - media oraria Parametro: SO2 (µg/m³), periodo: 01 gen 2004-31 dic 2004 Figura 2.60 - Andamento di SO2 (µg /m 3 ) per l’anno 2004 Campagne di misura eseguite da ARPA Sicilia nel comprensorio del Mela. Nel corso degli anni più recenti i Dipartimenti ARPA SICILIA Provinciali hanno avviato alcune campagne di misura degli inquinanti nelle aree del territorio della Sicilia nelle quali sono presenti le attività produttive di maggiore rilevanza. In particolare, si riporta quanto è stato recentemente rilevato nell’area (a cura della Direzione Generale ARPA Sicilia, Struttura Tecnica IV Atmosfera). Si riportano a titolo di esempio i dati acquisiti in una delle sette campagne mensili effettuate nell’area del Mela (24/04/2005 – 19/10/2006); i report relativi a tutte le campagne effettuate sono pubblicati sul sito di arpa Sicilia http://www.arpa.sicilia.it/tematiche/aria/lab_mobile.htm. Nella zona sono presenti le centraline fisse precedentemente indicate. Di seguito vengono riportati dati di sintesi ottenuti in base a rilievi dei sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni e/o a stime relative ai principali agenti inquinanti per le aziende che rappresentano le principali sorgenti fisse di inquinamento atmosferico.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 152 Tabella 2.66– Monitoraggio delle emissioni (2005) Andamento degli inquinanti nel periodo di misura Esaminando gli indicatori proposti dalla normativa appare evidente come la scala temporale adeguata per una valutazione della qualità dell’aria è generalmente quella annuale. Tuttavia, una campagna di misura condotta per un periodo più breve, può essere utile in un’ottica di approccio preliminare alla caratterizzazione dei livelli di inquinamento nel luogo soggetto all’indagine. I dati, rilevati dalla strumentazione installata sul laboratorio mobile, sono stati trasferiti, via modem, al centro elaborazione dati (C.E.D.) allocato negli uffici della direzione generale A.R.P.A. Sicilia e qui elaborati e rappresentati, per una immediata lettura, tramite grafici e tabelle. I risultati sono stati confrontati, al fine di verificarne il rispetto, con i valori limite di qualità dell’aria indicati nelle normative vigenti. In materia di livelli di attenzione e di allarme, le medie orarie e giornaliere sono state confrontate con gli obiettivi di qualità previsti dal D.M. 2/04/2002 n. 60. In generale, l’evoluzione temporale dei diversi inquinanti monitorati è rappresentata con l’utilizzo di grafici relativi a: concentrazioni medie orarie: evoluzione oraria dell’inquinante nel periodo di misura; concentrazioni medie sulle 8 h: ogni valore è ottenuto come media tra l’ora h e le 7 ore precedenti l’ora h; concentrazioni medie giornaliere: evoluzione giornaliera dell’inquinante ottenuta mediando i valori delle concentrazioni dalle ore 0.00 alle ore 23.00 dello stesso giorno; giorno tipo: evoluzione media delle concentrazioni medie orarie nell’arco delle 24 ore. Si fa inoltre presente che l’ora a cui sono associati i dati è quella solare e che le concentrazioni sono normalizzate a 20°C e 101.3 kPa. In sintesi sono stati predisposti i seguenti grafici: concentrazioni medie giornaliere, orarie e giorno tipo per il biossido di zolfo (SO2); concentrazioni medie giornaliere, medie sulle 8 ore e giorno tipo per il monossido di carbonio (CO); concentrazioni medie orarie, giornaliere e giorno tipo per il monossido di azoto (NO); concentrazioni medie orarie, giornaliere e giorno tipo per il bionossido di azoto (NO2); concentrazioni medie orarie, medie sulle 8 ore, medie giornaliere e giorno tipo per l’ozono (O3); concentrazioni medie orarie, giornaliere, e giorno tipo per i BTX; concentrazioni medie sulle 3 ore, medie giornaliere e giorno tipo per gli idrocarburi non metanici (NMHC); concentrazioni medie orarie, giornaliere, e giorno tipo per il PM10. Biossido di Zolfo (SO2) Il valore massimo orario delle concentrazioni rilevate è stato di 75,96 µg/m 3 (3 maggio ore 9), mentre il massimo valore medio giornaliero è stato di 15,66 µg/m 3 rilevato in data 28 aprile. Sono pertanto largamente rispettati il valore limite orario (350 µg/m 3 ) e il valore limite sulle 24 ore (125 µg/m3 ) per la salute umana, nonché il valore della soglia di allarme misurato su tre ore consecutive (500 µg/m 3 ).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 153 Non si è ritenuto utile calcolare il 98° percentile delle medie sulle 24 ore (D.P.C.M. 28 marzo 1983) per il limitato periodo di rilevamento. Monossido di carbonio (CO) Il valore della media massima giornaliera su 8 ore è di 0,96 mg/m3 rilevato in data 11 maggio 2005. Questo valore risulta largamente inferiore a quello limite per la protezione della salute umana (10 mg/m3 ) di cui al D.M. 60/02. Le concentrazioni rilevate come media di 1 ora e media di 8 ore calcolate sono al di sotto del valore limite di accettabilità delle concentrazioni e dei limiti massimi di esposizione di cui al D.P.C.M. 28 marzo 1983. Monossido di azoto (NO) Il monossido di azoto non è soggetto direttamente a normativa. Ciò nonostante risulta interessante conoscere gli andamenti orari delle sue concentrazioni, poiché oltre a trasformarsi in tempi brevi in NO2, la sua presenza influenza i processi fotochimici che determinano la produzione di O3 troposferico. Il valore massimo orario raggiunto durante la campagna di monitoraggio è stato di 28,68 µg/m3 rilevato in data 11 maggio alle ore 8.00. Biossido di azoto (NO2) I livelli di biossido di azoto (NO2), registrati durante il periodo di misura, sono stati molto contenuti. Le concentrazioni medie orarie sono al di sotto sia del valore limite orario per la protezione della salute umana che della soglia di allarme misurata su tre ore consecutive. Il valore massimo orario raggiunto è stato 70,21 µg/m3 , rilevato il 3 maggio 2005 alle ore 9; che quindi risulta essere largamente inferiore al limite orario di 200 µg/m 3 fissato dal D.M. 60/02. Così come per il biossido di zolfo, anche in questo caso non è stato calcolato il 98° percentile delle medie sulle 24 ore. Ozono (O3) Poiché la formazione di ozono (O3) è legata all’intensità della radiazione solare, le concentrazioni più elevate si riscontrano d’estate, che, quindi, risulta essere il periodo più significativo per eseguirne le misure. In ogni caso, in riferimento al D. Lgs. 21 maggio 2004 n.183, non si è mai assistito al superamento del livello della soglia di informazione (180 g/m³ di media oraria). Inoltre le concentrazioni medie sulle 8 ore non hanno mai superato il valore previsto dalla normativa come obiettivo a lungo termine per la salvaguardia della salute umana (120 g/m³). Il valore di concentrazione orario più elevato è stato di 126,87 µg/m3 , rilevato 11 maggio 2005 alle ore 16.00, mentre il valore massimo raggiunto dalla concentrazione mediata sulle 8 ore è stato di 117 µg/m 3 anch’esso rilevato in data 11 maggio 2005. Da notare il classico andamento ciclico, associato alla luce diurna, di questo inquinante fotochimico. Benzene, Toluene, XILENI (BTX) La media oraria delle concentrazioni di benzene, unico inquinante tra i tre sottoposto a normativa, calcolata su tutto il periodo di monitoraggio è stata di 4,28 µg/m3 , quindi largamente al di sotto del limite normativo. In effetti, il valore obiettivo da raggiungere per il benzene, calcolato come media annuale delle concentrazioni orarie rilevate, è fissato, dal D.M. 60/2002, in 10 µg/m3 , considerando il margine di tolleranza previsto per l’anno 2005. Nel breve periodo di rilevamento si sono verificati 2 superamenti orari di questo valore in data 24 aprile 2005 alle ore 9.00 e 10.00, altri 2 superamenti in data 26 aprile 2005 alle ore 8.00 e alle ore 20.00, ed infine un superamento in data 9 maggio 2005 alle ore 21.00. Il massimo valore di concentrazione orario è stato di 15,49 µg/m3 , rilevato il 26 aprile alle ore 8.00. Idrocarburi non Metanici (NMHC) Come indicato in precedenza (vedi par. “Normativa in materia di inquinamento atmosferico”), per gli idrocarburi non metanici, il valore obiettivo, valutato su un periodo di mediazione di 3 ore consecutive, è fissato dal D.P.C.M. del 28/3/83 in 200 g/m³. Tale valore viene adottato soltanto nelle zone e nei periodi dell’anno nei quali si sono verificati superamenti significativi dello standard dell’aria dell’ozono, che, durante questa campagna di monitoraggio, non sono mai stati riscontrati.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 154 Tuttavia vanno evidenziati: elevate punte di concentrazioni orarie rilevate durante l’intera campagna di monitoraggio; l’elevato valore di concentrazione media oraria riferita all’intero periodo, che è stata di 288 g/m³; i numerosi picchi di concentrazione di idrocarburi aromatici verificatisi in concomitanza con i picchi di idrocarburi In particolare, l’11 maggio 2005 si è verificato il valore più alto della media su 3 ore consecutive, 1899 g/m³, superiore più di nove volte il limite suddetto, ed un valore di concentrazione media oraria di 3180 g/m³ rilevato alle ore 3.00. Particolato Fine (PM10) Durante la campagna di misura non si è verificato il superamento del valore limite medio giornaliero per la protezione della salute umana, fissato dal D.M. 60/2002 in 50 g/m³. Il valore massimo di concentrazione oraria è stato di 117,45 g/m³ rilevato 11 maggio 2005 alle ore 13.00, mentre il massimo valore medio giornaliero è stato di 41,18 g/m³ rilevato il 12 maggio 2005. Monossido di carbonio (CO ). Figura 2.61 – Monitoraggio CO Figura 2.62 – Monitoraggio CO- media giornaliera
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 155 Figura 2.63 - Monitoraggio CO – media oraria Studio di simulazione di dispersione atmosferica degli inquinanti effettaute dal DREAM dell’Università di Palermo Di seguito si riportano i risultati relativi alle simulazioni di diffusione atmosferica degli inquinanti effettuate dal DREAM dell’università di Palermo. In particolare sono riportati i risultati sotto forma di: Concentrazione media al suolo di SO2 su un dominio esteso (simulazioni effettuate con il modello ISC3). Concentrazione media al suolo di SO2 su un dominio esteso per differenti periodi mensili e valore medio relativo ai primi 6 mesi dell’anno (interpolazioni effettuate a partire dai dati rilevati dalle centraline di monitoraggio). Concentrazione media al suolo nell’area oggetto di studio su dominio locale. I risultati della simulazione sono confrontabili con i dati rilevati con le centraline di monitoraggio e con i dati della campagna dell’ARPA. La mappa visualizzata mostra che già a poche centinaia di metri di distanza dai camini la concentrazione al suolo si riduce di 4 volte rispetto al valore massimo ottenuto in corrispondenza delle vicinanze dell’impianto. Tale valore massimo, in ogni caso, risulta di entità non superiore rispetto ai limiti di legge. I valori massimi di concentrazione di SO2 che si ottengono dalle simulazioni rispetto al valore limite per la qualità dell’aria dal D.M. 2 aprile 2002, n. 60 (350 µg/m3 come media oraria da non superarsi più di ventiquattro volte per anno civile, e 125 µg/m3 come media giornaliera da non superarsi più di tre volte per anno civile), risultano evidentemente contenuti. Le soglie di concentrazione di 100 e di 50 µg/m 3 non vengono mai superate (in ambito urbano), secondo le simulazioni eseguite, mentre la soglia di 5 µg/m 3 viene superata per diverse ore/anno ed anche nel centro urbano. Per tale inquinante è possibile quindi evidenziare uno stato di carico ambientale generato significativo ma non superiore ai limiti di normativa. Sulla base delle impostazioni definite per il modello, il considerare inerti gli inquinanti analizzati non influisce in maniera apprezzabile sui risultati. Se si effettua una simulazione relativa all’SO2, considerando una trasformazione chimica in atmosfera con cinetica di trasformazione pari ad un tempo di dimezzamento (parametro di half-life) pari a 4 ore, generalmente accettata per tale inquinante in condizioni atmosferiche medie, si può ipotizzare qualitativamente la coincidenza dei valori. Per un confronto di tipo quantitativo dovrebbero essere applicati alcuni indicatori statistici.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 156 Fig. 2.64 - Impianti industriali - media dei primi 6 mesi dell’anno - mappa di concentrazione di SO2 (mg/m3 ) Figura 2.65 - Simulazione con ICS3: mappa di concentrazione media di SO2 (mg/m3 )
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 157 Convenzione ARTA- Dipartimento ITAF- UNIPA, D. R. S. n° 473 del 8 giugno 2005", Progetto di Monitoraggio Biologico degli Inquinanti Atmosferici nel "Comprensorio territoriale dell'Area a Rischio di Crisi Ambientale di Pace del Mela mediante l’utilizzo di organismi lichenici" La rete di monitoraggio è stata pensata e progettata con lo scopo di coprire una porzione di territorio interno ad un raggio di 25 Km dal comparto industriale di Milazzo. La rete di monitoraggio biologico ha interessato una porzione di territorio pari a circa 15.000 ettari escluso le aree di bianco previste Le mappe ricavate nell’ambito dello studio rappresentano i risultati dell’analisi spaziale eseguita per tutti i metalli pesanti monitorati e per entrambi i cicli di campionamento. Sono mappe tematiche bidimensionali che mettono in evidenza con differenti gradazioni di colori la distribuzione spaziale degli elementi chimici sul territorio. La scala cromatica va dal verde (minore concentrazione) al rosso (maggiore concentrazione). Per ciascun elemento chimico è stata creata una scala “ad hoc” funzione dei valori fatti registrare dall’elemento in questione, per permettere il confronto dei risultati tutti i valori sono espressi in Parti Per Milione (ppm). 2.3.6 Il monitoraggio delle piogge acide Nel territorio regionale il monitoraggio delle piogge acide non è stato effettuato in maniera sistematica e diffusa ma si dispone di dati acquisiti in campagne di monitoraggio limitate nello spazio e nel tempo. Si riportano a titolo di esempio i dati acquisiti da studi effettuati nell’area metropolitana di Palermo. 2.3.6.1 Misura dell’acidità delle piogge a Palermo (fonte AMIA Palermo) La misura dell’acidità delle piogge è stata effettuata presso le cabine di piazza Giulio Cesare e via Belgio. I risultati ottenuti negli anni 1997, 1998, 1999 e 2000 sono riportati in forma tabellare, con istogrammi o grafica. Nella tab. 2.56 si riportano i risultati dal 1997 al 2000. Cabine GIULIO CES ARE BELGIO 1997 1998 1999 2000 1997 1998 1999 2000 Numero eventi piovosi 31 56 68 58 61 67 70 67 Giorni di funzionamento 243 303 362 365 365 334 343 366 pH minimo 4,16 4,45 4.18 4.48 5,06 4,89 4.86 4.58 pH massimo 9,14 9,74 7.74 8,35 8,1 7,9 7.23 8.62 % Campioni con pH <.5,6 41,2 12,8 29.4 29.4 3,2 17,2 18.3 24.3 % Campioni con 5,6 < pH < 6,5 26,5 30,5 34.9 57.3 41,5 46,4 51.9 33.6 % Campioni con 6,5 < pH < 8 28,4 54,3 35.7 26.8 54,7 36,4 29.8 25.7 % Campioni con pH > 8 3,9 2,4 0 2.4 0,6 0 0 2.9 Conducibilità minima 1,2 12,9 1.8 1.6 1,3 1.9 5.9 10.2 Conducibilità massima 693 600 498 586 312 488 258 278 Numero misure valide di pH 102 164 235 201 159 140 104 115 Numero misure valide di conducibilità 97 162 235 201 154 139 102 112 Tabella 2.67– Riepilogo annuale acidità piogge Dai dati riportati nella tab. 2.67 risulta che il valore minimo di pH dell'anno 1998 è stato rilevato presso la stazione di Giulio Cesare il 12/10/98 con un valore di pH = 4,45 nel 200 il valore più basso è stato registrato nella stessa stazione con il valore di 4,48. Dal confronto dei dati risulta che la percentuale di campioni di piogge acide (pH < 5,6) tra il 1997 ed il 2000 è aumentata presso la cabina di Belgio mentre è diminuita presso la cabina di Giulio Cesare. Presso quest'ultima cabina si è avuto un aumento della percentuale dei campioni con pH compreso fra 6,5 e 8 e quindi una successiva diminuzione. Questa variazione per la cabina di Giulio Cesare potrebbe essere imputata alla perdita di dati verificatasi nel corso del 1998 in corrispondenza di quei mesi in cui nel 1997 sono stati registrati eventi piovosi più acidi (in particolare nel mese di agosto 1997). Nel territorio di Palermo i valori di pH delle piogge sono principalmente alcalini, probabilmente per la presenza di particelle di aerosol marino, di calcite e di dolomite.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 158 CAPITOLO 3 – CARATTERIZZAZIONE DELLE ZONE 3. 1 PRIMA ZONIZZAZIONE a sensi del D. Lgs. n. 351/99 In ottemperanza all’art.5 del dlgs n.351/99, la regione, laddove non siano disponibili misure rappresentative dei livelli degli inquinanti, dovrà provvedere ad effettuare,una valutazione della qualità dell’aria ambiente ed individuare le zone in cui i livelli superano i valori limite (artt. 7, 8 e 9). Le zone o gli agglomerati così individuati dovranno dotarsi, per la valutazione della qualità dell’aria, di una rete di monitoraggio o secondo i casi potranno avvalersi di altri metodi di stima. Il dlgs 351/99 ha individuato per i vari inquinanti, due soglie di valutazione (inferiore e superiore) che delimitano 3 fasce di concentrazioni da confrontare con le medie annuali delle concentrazioni rilevate; da tale confronto potrà individuarsi la tecnica di valutazione della qualità dell’aria da impiegare nell’area cui i dati si riferiscono: In particolare se: Il livello dell’inquinante è maggiore della soglia di valutazione superiore La valutazione della qualità dell’aria dovrà essere effettuata mediante monitoraggio in continuo Il livello dell’inquinante è minore della soglia di valutazione inferiore La valutazione della qualità dell’aria potrà essere effettuata tecniche modellistiche; Il livello dell’inquinante è compreso tra le due soglie di valutazione La valutazione della qualità dell’aria potrà essere effettuata combinando le due tecniche precedenti Occorre sottolineare a questo punto che, ai sensi del dlgs 351/99, per effettuare la verifica di eventuali superamenti della soglie di valutazione è richiesta una disponibilità di dati relativi agli ultimi 5 anni. E’ noto che la Sicilia, ancora, non è dotata di una Rete regionale per il rilevamento dell’inquinamento atmosferico e pertanto non è stato possibile effettuare una valutazione globale della qualità dell’aria sull’intera regione. Sono però presenti in Sicilia, come ampiamente descritto nei paragrafi precedenti, 4 reti provinciali (Agrigento, Siracusa, Messina e Caltanissetta), 2 comunali (Palermo e Catania) e alcune reti private (ENEL, AGIP, CIPA, Italcementi) di cui quelle presenti nella provincia di Siracusa sono interconnesse alla rete pubblica. Pertanto, da una analisi dei dati prodotti dalle reti pubbliche, dopo elaborazione agli standard del DM 60, è stato possibile effettuare, per alcune aree di territorio, la zonizzazione di cui agli artt. 7, .8 e 9 del dlgs n.351/99. In questo caso, per la determinazione della distribuzione spaziale delle concentrazioni è stata essere utilizzata la combinazione misura + interpretazione. Si è assunto, allora, che la rete coprisse e fosse rappresentativa dell’intero territorio preso in esame (nel nostro caso il territorio provinciale oppure quella parte del territorio provinciale per cui si è ritenuto che la rete fosse rappresentativa). La tecnica su esposta è stata impiegata per la mappatura degli inquinanti in particolari aree a rischio e per la individuazione di eventuali superamenti dei valori limite ai fine della zonizzazione di cui agli artt. 7, 8 e 9 del dlgs n.351/99. Per le aree non coperte da reti di rilevamento e dove non sono disponibili misure rappresentative dei livelli di inquinanti, è stato necessario effettuare la zonizzazione ricorrendo ad altri metodi (es. metodi di misura indicativi basati sull’uso di mezzi mobili, autorizzazioni, inventario delle emissioni…….). Poiché, come già precedentemente accennato, non si dispongono di dati su tutta la regione, si sono adottati i seguenti criteri per effettuare una prima zonizzazione. In primo luogo sono state prese in considerazione le Aree a Elevato Rischio Ambientale di Siracusa, Caltanissetta e Milazzo. Le tre aree sono, peraltro, coperte da reti di rilevamento pubbliche (provincia, ARPA (rete Envireg). Occorre rilevare la rete della provincia di Messina negli ultimi anni è stata spesso non operante. Nelle stesse aree sono presenti alcune reti private di cui è stato, in prima approssimazione, tenuto conto dei dati forniti (ENEL, EdiPower, AGIP, CIPA). Sono state altresì prese in considerazione anche alcune aree ad elevata concentrazione industriale. In prima approssimazione sono state prese in considerazione: le zone ad alta concentrazione industriale ed in particolare quelle denominate “Aree a elevato rischio industriale”; le zone che pur non portando questa denominazione presentano una considerevole presenza di impianti industriali che per entità o per tipo di produzione rappresentano un potenziale rischio di inquinamento; i territori dei comuni scarsamente popolati e con scarsa concentrazione industriale; inoltre, occorre far notare che negli gli agglomerati sono stati inseriti anche i territori dei comuni confinanti con le grosse aree metropolitane per i quali è previsto o è prevedibile uno sviluppo industriale o antropico in grado di produrre un notevole inquinamento atmosferico. All’interno di tali zone sono stati individuati gli agglomerati così come definiti dal D.lgs. 351/99.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 159 Provincia di PALERMO : Agglomerato A1: Palermo, Villabate, Altofonte, parte del Comune di Monreale (inquinamento dovuto principalmente a traffico automobilistico) Agglomerato A2: Termini Imprese (inquinamento dovuto principalmente a alla CTE ENEL) Agglomerato A3: Isola delle Femmine, Capaci, Carini (inquinamento dovuto principalmente a traffico automobilistico(A 29 ) a alla Cementeria ITALCEMENTI) Agglomerato A4: Partinico (Distilleria Bertolino), Montelepre, Giardinello, Borgetto Provincia di CALTANISSETTA: Agglomerato R1: Butera, Gela, Niscemi (area a elevato rischio industriale); Provincia di SIRACUSA: Agglomerato R3: Priolo, Augusta, Melilli, Floridia, Solarino e Siracusa (area a elevato rischio industriale); Provincia di Agrigento: Agglomerato A5: Agrigento, Porto Empedocle (CTE ENEL, Cementeria), Canicattì Provincia di MESSINA: Agglomerato R3: Messina, Condrò, Gualtieri Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, San Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto (area a elevato rischio industriale); Provincia di CATANIA: Agglomerato A6: Catania, Misterbianco, Motta S. Anastasia Provincia di Ragusa: Agglomerato A7: Ragusa (Polo Chimico e Cementeria) Provincia di Trapani: Agglomerato A8:Trapani, Custonaci (notevole presenza di cave di marmo), Castellammare, Alcamo (presenza di cantine e distillerie) Disponibilità dei dati In merito alla disponibilità dei dati si rileva la non continuità temporale degli stessi (ovviamente ci si riferisce alle aree coperte da Reti di rilevamento) e pertanto la non piena utilizzazione degli stessi (per esempio la Rete della provincia di Messina non ha prodotto dati con regolarità negli ultimi anni). Formato dei dati A causa del lungo lasso di tempo intercorso tra l’emanazione del dlgs 351/99 e uno dei decreti di attuazione dello stesso (DM 60/2002), si è in presenza di un periodo di transizione di circa 3 anni durante il quale i dati rilevati devono essere trattati sia secondo quanto previsto dal dlgs 351 (valori limite, valori guida, livelli di attenzione e di allarme) sia secondo quanto introdotto dal DM 60/2002. Rappresentazione cartografica della zonizzazione Una volta definite le zone sono state realizzate: 1. cartografia globale della Regione Siciliana con l’individuazione di tutte le zone; 2. cartografie relativamente alle nove province Regionali. Si riportano di seguito le sopracitate elaborazioni cartografiche.
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  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 169 3. 2 VERIFICA DEL SUPERAMENTO DEI VALORI LIMITE La revisione della zonizzazione e l’eventuale identificazione di nuove zone è di competenza della Regione Sicilia ed è legata alla disponibilità di nuove misure o di stime modellistiche, la cui gestione è a carico di ARPA SICILIA. In ragione di ciò, la Regione si avvale del supporto tecnico di ARPA SICILIA e degli Uffici regionali competenti per rivedere periodicamente (ogni 3 anni) la zonizzazione dei regimi di qualità dell’aria nel suo territorio. La prima analisi è la verifica del superamento del valori limite indicati dal DM 60/2002 che, ai sensi del D. Lgs. 351/99, costituisce uno degli elementi conoscitivi per la valutazione del piano (di azione, di risanamento e di mantenimento) da applicare alle zone a diversa criticità ambientale rispetto alla matrice aria, del territorio regionale. Tale valutazione è condotta sulle posizioni puntuali di monitoraggio delle reti regionali di qualità dell’aria. L’articolo 5 del D.Lgs. n. 351 del 4 agosto 1999 assegna alle Regioni il compito di effettuare la valutazione preliminare della qualità dell’aria sul proprio territorio, attraverso l’individuazione di zone a diverso grado di criticità rispetto ai valori limite previsti dalla normativa per i diversi inquinanti atmosferici. In particolare devono essere individuate le zone nelle quali: i livelli di uno o più inquinanti comportano il rischio di superamento dei valori limite e delle soglie di allarme; in queste zone andranno applicati i Piani di Azione; i livelli di uno o più inquinati eccedono il valore limite aumentato del margine di tolleranza o sono compresi tra il valore limite e il valore limite aumentato del margine di tolleranza; in queste zone dovranno essere applicati i Piani di Risanamento; livelli degli inquinanti sono inferiori al valore limite e sono tali da non comportare il rischio del superamento degli stessi; in queste altre zone andranno applicati i Piani di Mantenimento. La valutazione preliminare della qualità dell’aria per quel che riguarda la Regione Sicilia è stata effettuata sulla base dei dati delle stazioni di misura della Rete di Rilevamento della Qualità dell’Aria relative agli ultimi anni. In occasione della prima revisione del piano che eccezionalmente sarà effettuata entro un’anno dalla pubblicazione del presente sarà effettuata la zonizzazione definitiva che terrà conto di una più accurata analisi dei dati rilevati in tutte le stazioni di rilevamento presenti nel territorio regionale. Il D.Lgs. 351/99 e il successivo D.M. 60/02 prevedono che le informazioni provenienti dai punti di campionamento in siti fissi possano essere integrate con quelle provenienti da altre fonti di informazione, quali gli inventari delle emissioni e le tecniche di modellizzazione e di stima obiettiva, con l’obiettivo finale di pervenire ad una adeguata rappresentazione spaziale delle concentrazioni degli inquinanti atmosferici sull’intero territorio regionale. L’allegato X al D.M. 60/02 indica le informazioni generali che devono essere contenute nella Relazione di sulla Qualità dell’Aria per le zone o agglomerati in cui si ricorra a fonti diverse dalla misurazione in siti fissi. In questa fase, al fine della realizzazione di una valutazione preliminare, verranno impiegati i dati disponibili delle Reti di Rilevamento della Qualità dell’Aria, relativamente ai periodi disponibili (almeno cinque anni) per quanto riguarda i parametri convenzionali (SO2, NO2, CO, O3) ed un triennio per quel che riguarda i parametri non convenzionali (PM10, benzene, IPA). Ci si riserva, per la definitiva applicazione dell’art. 6 (individuazione delle zone e degli agglomerati per i quali si rende obbligatorio il monitoraggio della qualità dell’aria), di implementare quest’analisi attraverso l’utilizzo di tutti i dati delle campagne di misura effettuate sul territorio regionale e attraverso l’impiego di modelli, che dovranno essere sottoposti a certificazione da parte del Ministero dell’Ambiente, come previsto dal DM 20/09/02 La valutazione preliminare della qualità dell’aria è stata effettuata verificando se per le stazioni di monitoraggio, vi siano stati dei superamenti dei valori limite previsti dal DM 60/02. Sono stati presi in considerazione sia i valori limite da rispettare entro il 2005, sia i valori limite più i rispettivi margini di tolleranza da rispettare per gli anni precedenti, per stabilire se il percorso di raggiungimento indicato dalla normativa sia attualmente rispettato o meno. La valutazione preliminare presentata non tiene conto dei valori limite per la protezione degli ecosistemi per il biossido di azoto e per gli ossidi di azoto individuati dal DM 60/02, in quanto tale valutazione andrebbe eseguita rispetto a stazioni identificate appositamente secondo i criteri di ubicazione previsti dall’allegato VIII del decreto citato. Quest’analisi sarà effettuata, una volta realizzate la riqualificazione e l’ottimizzazione della rete di monitoraggio come da progetto sintetizzato al paragrafo 7.1.2, e selezionate le stazioni che soddisfino i criteri di microposizionamento indicati dalla normativa. Di seguito viene riportata l’analisi effettuata per ciascun parametro preso separatamente. Questa analisi permette di stabilire in quali stazioni della rete si sono verificati dei superamenti dei valori limite previsti dal DM 60/02 e D.L.vo 21/05/2004, n. 183 e forniscono delle indicazioni sulle aree nelle quali devono essere intraprese azioni finalizzate al risanamento della qualità dell’aria. Per ciascuna stazione di rilevamento, dove possibile, il confronto è stato effettuato secondo tre modalità: tenendo conto del margine di tolleranza (MDT); in condizioni di valore limite a regime con margine di tolleranza nullo; al netto di eventuali eventi eccezionali.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 170 Per le tabelle e i grafici valgono le seguenti osservazioni: tutti i valori sono approssimati alla cifra intera più vicina; il numero dei superamenti è calcolato dopo che i valori di concentrazioni sono stati approssimati come al punto precedente; i valori riportati fra parentesi indicano che la percentuale minima dei dati valicati per l’elaborazione non è stata raggiunta. BIOSSIDO DI ZOLFO Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l’anno 2005, ricavati dalla banca dati BRACE dell’APAT, è stato verificato il rispetto dei seguenti limiti: limite orario di protezione della salute umana il cui valore, da non superarsi per più di 24 volte nell'anno civile, è pari a 350 µg/ m3 (D.M. 2 aprile 2002, n. 60). limite di 24 ore di protezione della salute umana il cui valore, da non superarsi per più di 3 volte nell'anno civile, è pari a 125 µg/ m3 (D.M. 2 aprile 2002, n. 60). Per ciò che concerne la rete provinciale di Agrigento invece non esistono dati utili in quanto la rete non è stata attivata nel 2005. I valori sono misurati in microgrammi al metro cubo (µg/m3). In tab. 3.1 sono riportati i valori limite previsti dal DM 60/02 per il biossido di zolfo, rispetto ai quali deve essere effettuata la valutazione preliminare, ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs.351/99. Nelle stazioni delle Reti di Rilevamento della Qualità dell’Aria, nel 2005 non è stata mai superata, nel periodo considerato, la soglia di allarme pari a 500 µg/m3 misurata su tre ore consecutive; il valore limite orario di 350 mg/m3 e il valore limite sulle 24 ore di 125 mg/m3 sono stati superati nella stazione di San Cusumano in provincia di Siracusa. Il trend, tuttavia, è in miglioramento rispetto al 2004. Sporadici superamenti del valore limite orario di 350 mg/m3 si sono registrati a Melilli e Specchi (tab. 3.2). Nel 2004 il valore limite orario di 380 mg/m3 e il valore limite sulle 24 ore di 125 mg/m3 sono stati superati nella stazione di San Cusumano in provincia di Siracusa e nel porto di Milazzo (ME), nella stazione di Agip – Gela in provincia di Caltanissetta il limite è stato superato 120 volte. Sporadici superamenti del valore limite orario di 380 mg/m3 si sono registrati a in Provincia di Messina e Siracusa.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 171 Tipologia del valore limite Valore limite Valore limite + Margine di tolleranza per ciascun anno Soglia di allarme (3 ore consecutive) 500 g/m3 Limite orario da non superare più di 24 volte per anno civile 350 g/m3 1 gennaio 2002: 440 g/m3 1 gennaio 2003: 410 g/m3 1 gennaio 2004: 380 g/m3 1 gennaio 2005: 350 g/m3 Limite di 24 h da non superare più di 3 volte per anno civile Dal 1 gennaio 2005: 125 g/m3 Limite per la protezione degli ecosistemi Anno civile e inverno: 20 g/m3 Tabella 3.1 – Valori limite previsti dal DM 60/02 per il biossido di zolfo. La tabella 3.2 sintetizza il numero dei superamenti del limite orario e del limite di 24 ore di biossido di zolfo rilevati nel 2005, per la protezione della salute umana. Dall’analisi della tabella che segue si rileva come l’inquinamento da biossido di zolfo incida maggiormente nelle aree di tipo industriale. Infatti nel 2005 si sono registrati dei superamenti sia del limite orario che di quello giornaliero per la tutela della salute umana nonché del limite annuale relativamente alla Provincia di Siracusa. Inoltre si può notare come le concentrazioni medie annuali di biossido di zolfo in aree metropolitane come quella di Catania si mantenga ad un livello basso, così come nel comune di Palermo. Ciò significa che il problema di inquinamento da biossido di zolfo è tipico delle zone industriali e sempre meno delle aree dove le fonti di inquinamento provengono dal traffico piuttosto che dal riscaldamento domestico. Questo tipo di comportamento risulta di carattere generale anche in altre regioni italiane; in Sicilia il problema di biossido di zolfo risulta ancora maggiore nelle aree industriali se paragonato al resto d’Italia. Rispetto ai dati del 2004, si nota un miglioramento nell’area della Provincia di Siracusa. Nessun superamento della soglia di allarme di 500 µg/m3 si è verificato nel periodo considerato. Superamenti del limite orario per la protezione della salute umana 350 µg/m3 per il 2005 (max 24volte) Comune di Catania 0 Comune di Palermo 0 Provincia di Siracusa 2 (Melilli); 18 (San Cusimano);1 (Specchi) Provincia di Messina n.d. Provincia di Caltanissetta n.d. Provincia di Agrigento* - Superamenti del limite di 24 ore per la protezione della salute umana 125 µg/m3 per il 2005 (max 3 volte) Comune di Catania 0 Comune di Palermo 0 Provincia di Siracusa 1 (S. Cusimano) Provincia di Messina n.d. Provincia di Caltanissetta n.d. Provincia di Agrigento* - Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori reti pubbliche * nel 2005 la rete non è stata attivata Tabella 3.2 - Superamenti del Limite orario e del Limite di 24 ore di biossido di zolfo (SO2) per la protezione della salute umana (2005)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 172 Se si fa riferimento al 2004 i dati sono indicati nelle tabb. 3.3 e 3.4. Superamento del limite orario per la protezione della salute umana 380 m3 per il 2004 (max 24 volte) Comune di Catania 0 Comune di Palermo Provincia di Siracusa 0 3 (Melilli), 36 (S.Cusumano) Provincia di Messina* 2 (S.Filippo del Mela), 8 (S.Lucia del Mela), 3 (Pace del Mela – Mandravecchia), 1 (Porto di Milazzo) Provincia di Caltanissetta 120 (Agip Mineria-Gela) Provincia di Agringento** - Tabella 3.3 - Superamento del limite orario per la protezione della salute umana Superamento del limite di 24 ore per la protezione della salute umana 125 m3 (max 3 volte) Comune di Catania 0 Comune di Palermo 0 Provincia di Siracusa Provincia di Messina* 1 (S. Cusimano) 1 (Porto di Milazzo) Provincia di Caltanissetta n.d. Provincia di Agringento** - Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori reti pubbliche (2004) *gennaio-giugno 2004 **periodo di osservazione non rappresentativo (novembre-dicembre 2004) n.d. non disponibile Tabella 3.4 - Superamento del limite di 24 ore per la protezione della salute umana Nell’area metropolitana di di Palermo è stata effettuata un’analisi più dettagliata dei dati come indicato nella tab. 3.5. Stazioni 2001 2002 2003 2004 Boccadifalco 0 0 0 0 Indipendenza 0 0 0 0 Giulio Cesare 0 0 0 0 Castelnuovo 0 0 0 0 Unità d'Italia 0 0 0 0 Torrelunga 0 0 0 0 Belgio 0 0 0 0 Di Biasi - 0 0 0 Tab. 3.5 - SO2 Numero di superamenti del valore limite giornaliero (125mg/m3 ) per la protezione della salute umana (max 3 volte) La situazione che emerge negli ambiti urbani risulta complessivamente positiva; si può affermare che in base all’analisi dei dati considerati non vi è il rischio di superamento per i prossimi anni dei valori limite individuati dal DM 60/02. La situazione riferita ai punti di misura considerati può essere ragionevolmente estesa a tutta l’area regionale. In tutte le aree della Sicilia (escludendo le aree produttive) potrà quindi essere applicato un Piano di Mantenimento contenente misure atte a mantenere o migliorare l’attuale situazione rispetto al biossido di zolfo. BENZENE Il benzene è un idrocarburo aromatico volatile. E’ generato dai processi di combustione naturali, quali incendi ed eruzioni vulcaniche, ed inoltre è rilasciato in aria dai gas di scarico degli autoveicoli e dalle perdite che si verificano durante il ciclo produttivo della benzina (preparazione, distribuzione e l'immagazzinamento). Considerato sostanza cancerogena, riveste un’importanza particolare nell’ottica della protezione della salute umana. L’indicatore proposto è volto a verificare che le concentrazioni in aria di benzene non oltrepassino i valori limite prescritti dalla normativa vigente.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 173 Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l’anno 2005, ricavati dalla banca dati BRACE dell’APAT, è stato verificato il rispetto dei seguenti limiti: limite della media annuale (D.M. 2 aprile 2002, n. 60). I valori sono espressi in microgrammi al metro cubo (µg/ m3 ). I dati sono tratti da elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti, dagli Enti gestori delle reti pubbliche. Il D.M. n. 60/02 ha introdotto un valore limite per la protezione della salute umana pari a 5 µg/m3 come media annuale da raggiungere entro il primo gennaio 2010, a cui si aggiunge un margine di tolleranza di 5 µg/m3 fino al 31 dicembre 2005. Dal primo gennaio 2006, e successivamente ogni 12 mesi, il valore è ridotto secondo una percentuale costante per raggiungere lo 0% di tolleranza al primo gennaio 2010. Pertanto, sino al 1 gennaio 2006 il valore limite per il benzene coincide con il valore previsto per l’obiettivo di qualità dal D.M. 25 novembre 1994. In tab. 3.6 sono riportati i valori limite previsti dal DM 60/02 rispetto ai quali è stata effettuata la valutazione preliminare ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs.351/99, in riferimento al benzene. Il valore limite da considerare fino al 31.12.2005 è pari 10 µg/m3 . Nelle tabb. 3.7 e 3.8 sono riportati i superamenti dei valori limite annuale e giornaliero. Dalla tabella 3.7 che segue si evince che le concentrazioni medie annue di benzene risultano, per l’anno 2005, inferiori al valore limite di 10 µg/ m3 , ad eccezione delle postazioni site nella città di Siracusa. Rispetto ai dati del 2004, si nota l’assenza di superamenti nella città di Palermo. Tipologia del valore limite Valore limite Valore limite + Margine di tolleranza per ciascun anno Valore limite annuale per la protezione della salute umana Anno civile 5 g/m3 1 gennaio 2002: 10 g/m3 1 gennaio 2006: 9 g/m3 1 gennaio 2007: 8 g/m3 1 gennaio 2008: 7 g/m3 1 gennaio 2009: 6 g/m3 1 gennaio 2010: 5 g/m3 Tab. 3.6 - Valori limite previsti dal DM 60/02 per il benzene La tab. 3.7 riporta i superamenti registrati nell’anno 2005. N° Superamenti del valore limite annuale 10 µg/m3 per l’anno civile 2005 Comune di Palermo 0 Comune di Catania 0 Provincia di Agrigento* - Provincia di Caltanissetta 0 Provincia di Messina n.d. Provincia di Siracusa 1(Specchi); 11(Teracati) Provincia di Siracusa (ENVIREG) - Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti da enti gestori di reti pubbliche (2006) * nel 2005 la rete non è stata attivata Tabella 3.7 - Benzene numero di superamenti del valore limite nell’anno civile (2005) Benzene N° Superamenti del valore limite della media giornaliera 10 mg/m3 per l’anno civile 2004 Comune di Palermo (media annuale) 1 (Di Blasi) Comune di Catania 0 Provincia di Agrigento** Provincia di Caltanissetta 0 Provincia di Messina* 0 Provincia di Siracusa 0 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti da enti gestori di reti pubbliche (2004) *gennaio-giugno 2004 **periodo di osservazione non rappresentativo (novembre-dicembre 2004) Tabella 3.8 - Benzene numero di superamenti del valore limite della media giornaliera nell’anno civile (2004)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 174 E’ evidente come il trend, negli ultimi anni, sia globalmente in diminuzione nell’area di Palermo. In tab. 3.9 sono riportati i valori delle medie registrate negli ultimi tre anni nelle stazioni in cui è garantito il monitoraggio di tale parametro. Stazioni 2002 2003 2004 Boccadifalco 2.1 1 2.1 1.7 Castelnuovo 7.5 2 5.5 5.2 Di Blasi 10.3 3 8.2 10.5 Tabella 3.9 - Valori registrati per il benzene (media annuale) L’analisi storica dei dati comunque lascia prevedere che (eccezion fatta per la stazione Di Blasi) non vi saranno per gli anni futuri, per lo meno fino al 2010, superamenti del valore limite medio annuo di 5 µg/m3 . La situazione deve essere attentamente rivalutata dal 2005, quando il margine di tolleranza viene ridotto di 1 µg/m3 ogni anno, fino a che nel 2010 il valore limite sarà fissato a 5 µg/m3 . Considerando i dati rilevati negli ultimi anni, per poter ottemperare al valore limite europeo di 5 µg/m3 nel 2010, dovranno essere intraprese delle azioni più rilevanti rispetto alle semplici misure di riduzione del traffico; una di queste potrà essere la revisione della composizione dei carburanti, misura che dovrà essere opportunamente soppesata a livello nazionale e comunitario. PIOMBO Dai dati disponibili che si riferiscono alle analisi di questo parametro effettuate sul particolato atmosferico, risulta che i valori rilevati risultano già sensibilmente inferio ri al valore limite di 0.5 µg/m3 fissato dal DM 60/02 e che doveva essere rispettato entro il 1° gennaio 2005 (tab. 3.10). Tipologia del valore limite Valore limite Valore limite + Margine di tolleranza per ciascun anno Valore limite annuale per la protezione della salute umana Anno civile 0.5 g/m3 1 gennaio 2002: 0.8 g/m3 1 gennaio 2003: 0.7 g/m3 1 gennaio 2004: 0.6 g/m3 1 gennaio 2005: 0.5 g/m3 Tabella 3.10 - Valori limite previsti dal DM 60/02 per il piombo Il piombo, non è tra i parametri da tenere sotto stretto controllo: la progressiva riduzione negli ultimi anni di tale inquinante è stata determinata dal ridotto tenore di piombo nelle benzine, essendo stato sostituito con altri composti impiegati per incrementare il potere antidetonante, quali alcani ramificati e aromatici tra cui il benzene stesso. I dati rilevati nel comune di Palermo sono indicati nella tab. 3.11 2001 2002 2003 2004 VL+MDT 0,9 g/m 3 Numero rilevamenti VL+MDT 0,8 g/m 3 Numero rilevamenti VL+MDT 0,7 g/m 3 Numero rilevamenti VL+MDT 0,6 g/m 3 Numero rilevamenti Boccadifalco 0.02 114 0.02 170 0.02 182 0.01 96 Indipendenza 0.07 117 0.04 89 0.05 98 0.03 45 Giulio Cesare 0.09 116 0.04 90 0.03 92 0.03 81 Castelnuovo 0.08 117 0.04 90 0.02 92 0.02 75 Unità d'Italia 0.06 88 0.03 89 0.03 93 0.02 45 Torrelunga 0.07 88 0.03 88 0.03 94 0.01 45 Belgio 0.05 87 0.03 90 0.02 91 0.02 30 Tab. 3.11 - Pb –Concentrazione media annuale (valore limite annuale per la protezione della salute umana = 0,5 mg/m3 ) 1 dal 15/02/02 2 dal 20/02/2002 3 dal 29/03/02
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 175 Nel caso del piombo, sarà sufficiente applicare un Piano di Mantenimento dei livelli di concentrazione su tutto il territorio regionale. C’è da sottolineare, inoltre, come le medie calcolate nei periodi considerati siano inferiori anche alla soglia di valutazione inferiore di 0.25 µg/m3 prevista per il piombo, pertanto ai sensi dell’art. 6 del D.Lgs.351/99, non è obbligatorio il monitoraggio in continuo di tale parametro con rete fissa, eccezion fatta per gli agglomerati. MONOSSIDO DI CARBONIO Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l’anno 2005, ricavati dalla banca dati BRACE dell’APAT, è stato verificato il rispetto dei seguenti limiti: i superamenti del valore limite orario su 8 ore per la protezione della salute umana, pari a 10 mg/m3 da raggiungere entro il 1/1/2005 a cui si aggiunge un margine di tolleranza, pari a 6 mg/m3 per i primi 3 anni, con riduzione progressiva (D.M. 2 aprile 2002 n. 60). Il valore limite che è stato preso come riferimento per l’individuazione delle zone da destinare a Piani di Risanamento, Azione o Mantenimento è quello indicato in tab. 3.12, ossia quello individuato dal DM 60/02, pari a 10 mg/m3 , calcolato come massimo giornaliero della media mobile di 8 ore. La verifica del rispetto a tale valore e al valore limite aumentato del margine di tolleranza è stata effettuata per le stazioni della Rete di Rilevamento della Qualità dell’Aria, di cui sopra. Tipologia del valore limite Valore limite Valore limite + Margine di tolleranza per ciascun anno Massimo giornaliero della media mobile di 8 h 10 mg/m3 1 gennaio 2002: 16 mg/m3 1 gennaio 2003: 14 mg/m3 1 gennaio 2004: 12 mg/m3 1 gennaio 2005: 10 mg/m3 Tabella 3.12 - Valori limite previsti dal DM 60/02 per il monossido di carbonio. La tabella 3.13 fornisce una rappresentazione congiunta del numero di superamenti della soglia di attenzione, registrati rispettivamente nelle città di Catania, Palermo e nelle province regionali di Siracusa, Messina, Caltanissetta e Agrigento nel 2005. La media massima giornaliera su 8 ore viene individuata esaminando le medie mobili su 8 ore, calcolate in base a dati orari e aggiornate ogni ora. Ogni media su 8 ore così calcolata è assegnata al giorno nel quale finisce. In pratica, il primo periodo di 8 ore per ogni singolo giorno sarà quello compreso tra le ore 17.00 del giorno precedente e le ore 01.00 del giorno stesso; l’ultimo periodo di 8 ore per ogni giorno sarà quello compreso tra le ore 16.00 e le ore 24.00 del giorno stesso. Nessun superamento della soglia d’allarme e del valore limite su 8 ore, che per il 2005 è pari a 10 mg/m3 , è stato registrato a Palermo, Catania e Caltanissetta nonché nella Province di Siracusa nel periodo considerato (tab. 3.13). ; stesso risultato era stato ottenuto dall’analisi dei dati relativi al 2004 (tab. 3.14). Superamenti del limite orario per la protezione della salute umana 10 mg/m3 per il 2005 Comune di Catania 0 Comune di Palermo 0 Provincia di Siracusa 0 Provincia di Messina n.d. Provincia di Caltanissetta 0 Provincia di Agrigento* - Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori reti pubbliche (2005) *nel 2005 la rete non è stata attivata Tab. 3.13 - Pb – Superamenti della media max giornaliera su 8 ore (2005)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 176 Superamenti del limite orario per la protezione della salute umana 12 mg/m3 per il 2004 Comune di Catania 0 Comune di Palermo 0 Provincia di Siracusa 0 Provincia di Messina* 0 Provincia di Caltanissetta 0 Provincia di Agrigento** - Fonte:elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori reti pubbliche (2005) *gennaio-giugno 2004 **periodo di osservazione non rappresentativo (novembre-dicembre 2004) Tab. 3.14 -CO - Superamenti della media max giornaliera su 8 ore (2004) Il monossido di carbonio è un inquinante originato essenzialmente dal traffico (si rimanda al Capitolo 2per una trattazione più approfondita sulla stima delle emissioni da traffico suddivise per provincia). Per il comune di Palermo è stata effettuata un’analisi più dettagliata dei dati come indicato in tab. 3.15. 2001 2002 2003 2004 Stazioni >16 mg/m3 >10 mg/m3 >16 mg/m3 >10 mg/m3 >16 mg/m3 >10 mg/m3 >16 mg/m3 >10 mg/m3 Boccadifalco 0 0 0 0 0 0 0 0 Indipendenza 0 0 0 0 0 0 0 0 Giulio Cesare 0 2 0 0 0 0 0 0 Castelnuovo (4) 0 0 0 14 0 0 0 0 Unità d'Italia 0 0 0 0 0 0 0 0 Torrelunga 0 0 0 0 0 0 0 0 Belgio 0 0 0 0 0 0 0 0 Di Blasi 0 0 0 0 0 0 0 0 Tab 3.15 - CO: numero di superamenti del valore limite su 8 ore 4 Evento eccezionale dovuto alle emissioni di un gruppo elettrogeneratore a benzina posizionato in prossimità della stazione
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 177 PARTICOLATO PM10 Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l’anno 2005, ricavati dalla banca dati BRACE dell’APAT, è stato verificato il rispetto dei seguenti limiti: limite della media giornaliera, il cui valore, da non superarsi per più di 35 volte nell'anno civile, è pari a 50 µg/ m3 a cui si aggiunge un margine di tolleranza con riduzione annua (D.M. 2 aprile 2002, n. 60). I valori sono espressi in microgrammi al metro cubo (µg/ m3 ). Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti, dagli Enti gestori delle reti pubbliche. I valori limite che sono stati presi come riferimento per l’individuazione delle zone nelle quali applicare i Piani di Risanamento o di Mantenimento sono quelli indicati in tab. 3.16: valore limite di 24 ore da non superare più di 35 volte per anno civile e valore limite annuale. Tipologia del valore limite Valore limite Valore limite + Margine di tolleranza per ciascun anno Limite di 24 h da non superare più di 35 volte per anno civile 50 g/m3 1 gennaio 2002: 65 g/m3 1 gennaio 2003: 60 g/m3 1 gennaio 2004: 55 g/m3 1 gennaio 2005: 50 g/m3 Valore limite annuale Anno civile 40 g/m3 1 gennaio 2002: 44.8 g/m3 1 gennaio 2003: 43.2 g/m3 1 gennaio 2004: 41.6 g/m3 1 gennaio 2005: 40 g/m3 Tabella 3.16 - Valori limite previsti dal DM 60/02 per il particolato (PM10). La tab. 3.17 sintetizza il numero di superamenti del valore limite della media giornaliera (da non superarsi più di 35 volte nell’arco di un anno) registrati nel 2005. Il D.M. 60/02, nell’abrogare gli obiettivi di qualità per il PM10 così come statuiti dal DM 25/11/94, ha stabilito che la concentrazione media annua per il PM10 non debba superare il valore limite di 40 µg/m3 in vigore dal 01/01/2005. Dalla tab. 3.17 si rileva come il valore limite della media giornaliera venga superato diverse volte e in postazioni di misura differenti sia nel comune di Palermo che di Catania e Siracusa. Rispetto ai dati del 2004 (tab. 3.18), si nota un peggioramento dello stato di qualità dell’aria concernente le concentrazioni di PM10.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 178 N° Superamenti del valore limite della media giornaliera 50 µg/m3 per il 2005 da non superare per un max di 35 volte Comune di Palermo** Boccadifalco: 10 (7), Indipendenza: 13 (11), Giulio Cesare: 65 (58), Castelnuovo: 37 (30), Unità d’Italia: 54 (47), Torrelunga: 9 (7), Belgio: 48 (42), Di Blasi: 80 (73), CEP: 31 (26) Comune di Catania Veneto: 36,8 (16); Europa: 29,32 (4); Stesicoro: 31,26 (9); Giuffrida: 42,49 (29); Zona Ind.le: 21,15 (1); Risorgimento: 36,56 (18) Provincia di Agrigento* - Provincia di Siracusa Rete Ind. Augusta: 1; Ciapi: 3; Priolo: 3; Melilli: 3; San Cusmano: 2; Belvedere 3 Provincia di Siracusa Rete Urb. Acquedotto: 1; Teracati: 196; Bixio: 31; Specchi: 55 Provincia di Caltanissetta n.d. Provincia di Messina n.d. Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti da enti gestori di reti pubbliche (2005) * nel 2005 la rete non è stata attivata ** tra parentesi il numero dei superamenti al netto degli eventi eccezionali Tab. 3.17 - PM10, numero di superamenti del valore limite della media giornaliera (2005)) N° Superamenti del valore limite della media giornaliera 55g/m3 per il 2004 da non superare per un max di 35 volte Comune di Palermo*** Ss Boccadifalco:12, Indipendenza:13, Giulio Cesare:45(37), Castelnuovo:41(35), Unità D’Italia:44 (38), Torrelunga: 8 (6), Belgio: 41 (36), Di Blasi: 47 (42). Comune di Catania Piazza Risorgimento: 13; Piazza Stesicoro: 22; Viale V. Veneto – C.so Italia: 26; Piazza Europa: 5; Osp. Garibaldi: 8; Viale della regione: 3; P.A. Moro: 9; Piazza Risorgimento: 13, Zona Industriale: 1; Via Messina: 1; Piazza Michelangelo. 1. Provincia di Agrigento** Provincia di Caltanissetta Centro storico di Caltanissetta: 26; Ospedale di Gela: 12 Provincia di Messina* Liceo Archimede: 22, Bccetta-S. Francesco: 60; Minissale-Via consolare: 23; Caronte Viale delle Libertà: 21. Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti da enti gestori di reti publiche (2004) *gennaio-giugno 2004 **periodo di osservazione non rappresentativo (novembre-dicembre 2004) ***tra parentesi il numero dei superamenti al netto degli eventi eccezionali Tab. 3.18 - PM10, numero di superamenti del valore limite della media giornaliera (2004) Se il quadro globale dovesse permanere allo stato attuale o addirittura peggiorare come è avvenuto negli ultimi anni, vi sarebbe il rischio, ma più che un rischio appare come una certezza, di superare su tutto il territorio regionale il valore limite consentito. Il quadro appare molto critico in molte delle stazioni nelle quali viene effettuato il monitoraggio del PM10. Essendo accertata la natura in parte secondaria di tale parametro, si ritiene opportuno applicare sia misure di contenimento finalizzate alla riduzione su scala regionale del numero di superamenti del valore limite giornaliero (soprattutto durante il periodo invernale), sia misure più generali finalizzate al rispetto del valore limite annuale di 40 µg/m3 entrato in vigore a partire dal 1° gennaio 2005. Per il comune di Palermo è stata effettuata un’analisi più dettagliata dei dati come indicato nelle tabb. 3.19- 3.23.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 179 2001 2002 2003 (5) 2004 (5) Stazioni > 70 µg/m3 > 50 µg/m3 > 65 µg/m3 > 50 µg/m3 > 60 µg/m3 > 50 µg/m3 > 55 µg/m3 > 55 µg/m3 Boccadifalco 3 10 13 19 13 125 23 22 12 9 17 13 Indipendenza 9 27 16 52 16 15 36 35 13 8 28 23 Giulio Cesare 11 59 28 94 43 41 104 102 45 37 66 58 Castelnuovo 25 93 30 72 30 29 69 68 41 35 59 53 Unità d'Italia 27 96 36 88 33 32 73 72 44 38 60 54 Torrelunga 9 28 11 18 8 7 18 17 8 6 11 9 Belgio 8 30 12 37 31 30 67 66 41 36 53 48 Di Blasi - - 33 77 50 47 107 104 47 42 72 67 TOTALE 92 343 179 457 224 213 497 486 251 211 366 325 Tab. 3.19 - PM10: Numero di superamenti del valore limite giornaliero per la protezione della salute umana (max 35 volte) ripartito per stazione Anno Giorno 2001 2002 2003 2004 Totale lunedì 54 59 53 42 208 martedì 37 90 72 53 252 mercoledì 32 89 88 57 266 giovedì 59 80 86 63 288 venerdì 75 62 108 75 320 sabato 50 53 76 46 225 domenica 36 24 14 30 104 TOTALE 343 457 497 366 1663 Tab. 3.20 - PM10: Distribuzione settimanale del numero complessivo di superamenti del valore limite giornaliero (50mg/m3 ) Anno Giorno 2001 2002 2003 2004 Totale gennaio 33 36 25 17 111 febbraio 34 22 18 55 129 marzo 59 51 38 41 189 aprile 7 53 38 19 117 maggio 47 31 69 12 159 giugno 25 30 58 1 114 luglio 13 39 46 15 113 agosto 13 34 21 35 103 settembre 11 26 20 18 75 ottobre 51 39 67 80 237 novembre 44 50 70 34 198 dicembre 6 46 27 39 118 TOTALE 343 457 497 366 1663 Tab. 3.21 - PM10: Distribuzione annuale del numero complessivo di superamenti del valore limite giornaliero (50mg/m3 ) 5 i numeri in rosso indicano il numero di superamenti al netto degli eventi eccezionali
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 180 Boccadifalco Indipendenza Giulio Cesare Castelnuovo Unità d'Italia Torrelunga Belgio Di Blasi 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 Lunedì 3 2 3 3 12 10 7 6 8 7 1 2 5 6 14 6 Martedì 1 1 5 3 17 12 11 8 9 10 3 10 7 16 12 Mercoledì 4 2 7 6 19 9 12 10 13 9 2 2 12 8 19 11 Giovedì 4 4 6 4 19 11 11 10 14 10 6 3 10 8 16 13 Venerdì 8 4 8 5 22 12 13 10 16 12 4 2 12 12 25 18 Sabato 3 2 5 4 14 8 12 9 11 8 2 1 13 7 16 7 Domenica 2 2 3 1 4 3 6 2 4 1 5 5 1 5 TOTALE 23 17 36 28 104 66 69 59 73 60 18 11 67 53 102 72 Tab. 3.22 - PM10 distribuzione media settimanale del numero di superamenti del valore limite giornaliero (50 mg/m3 ) ripartito per stazione Boccadifalco Indipendenza Giulio Cesare Castelnuovo Unità d'Italia Torrelunga Belgio Di Blasi 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 Gennaio 7 11 4 1 5 2 1 8 3 Febbrio 4 5 10 15 6 8 3 6 8 3 Marzo 1 2 3 14 5 4 10 5 8 2 1 5 13 6 Aprile 1 2 2 12 3 6 2 5 3 1 2 5 3 7 3 Maggio 4 1 6 3 13 4 11 3 2 17 16 1 Giugno 4 9 2 8 8 2 17 8 1 Luglio 5 8 1 5 1 7 3 7 3 4 3 1 7 6 Agosto 3 4 4 3 3 5 3 5 3 5 1 2 5 3 7 Settembre 1 5 4 3 3 4 4 3 2 5 4 Ottobre 2 3 5 7 16 10 8 14 10 14 3 7 16 16 16 Novembre 2 1 5 2 18 5 10 6 11 6 3 8 7 13 7 Dicembre 2 2 3 3 6 4 3 5 4 4 2 3 4 8 3 10 Totale 23 17 36 28 104 66 69 59 73 60 18 11 67 53 107 72 Tab. 3.23 - PM10 distribuzione annuale del numero di superamenti del valore limite giornaliero (50 mg/m3) ripartito per stazione IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICI Pur non essendo tra gli inquinanti normati dal DM 60/02 e quindi tra gli inquinanti per i quali è prevista ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs.351/99, la valutazione preliminare, è stata effettuata un’analisi dei dati disponibili di questo parametro finalizzata a verificare eventuali superamenti dell’obiettivo di qualità di 1 µg/m3 , ancora in vigore ai sensi del DM 25/11/94, e del valore limite di 1,5 µg/m3 calcolato come media annua, che sarà introdotto da una Direttiva Europea attualmente in fase di bozza. Tipologia del valore limite Valore limite Valore limite + Margine di tolleranza per ciascun anno Riferimento normativo Obiettivo di qualità Media mobile annuale 1 ng/m3 DM 25/11/94 Valore limite Anno civile 1.5 ng/m3 2005: 1.5 ng/m3 2006: 1.4 ng/m3 2007: 1.3 ng/m3 2008: 1.2 ng/m3 2009: 1.1 ng/m3 Tabella 3.24 - Obiettivo qualità (DM 25/11/94) e valori limite annuo (Direttiva Europea in preparazione) per il Benzo-a- Pirene Sul territorio regionale il monitoraggio degli Idrocarburi Policiclici Aromatici è stato effettuato a Palermo.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 181 E’ in corso di effettuazione l’acquisizione dei dati provenienti da altre campagne di monitoraggio al fine di effettuare una valutazione estesa a livello regionale. Le misure finalizzate alla riduzione degli IPA dovranno essere estese per lo meno ai comuni capoluogo e dovranno essere parallele a quelle applicate per ridurre i livelli di concentrazione del PM10; particolare attenzione dovrà essere rivolta al caso di Palermo presso la stazione Di Blasi. BIOSSIDO DI AZOTO La valutazione preliminare della qualità dell’aria rispetto al biossido di azoto, è stata effettuata verificando se, per il set di stazioni indicate in tab. 3.27, sono stati superati: la soglia di allarme di 400 µg/m3 ,misurata per tre ore consecutive; il limite orario di 200 µg/m3 da non superare per più di diciotto volte l’anno; il valore limite della media annuale pari a 40 µg/m3 da rispettare entro il 1° gennaio 2010. Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l’anno 2005, ricavati dalla banca dati BRACE dell’APAT, è stato verificato il rispetto dei seguenti limiti: limite orario per la protezione della salute umana, il cui valore è pari a 200 µg/ m3 da non superare per più di 18 volte per anno civile; a tale limite, che dovrà essere rispettato al 1/1/2010 si aggiunge un margine di tolleranza di 100 µg/m3 con riduzione annua costante (D.M. 2 aprile 2002 n. 60). I valori sono espressi in microgrammi al metro cubo (µg/m3). Tipologia del valore limite Valore limite Valore limite + Margine di tolleranza per ciascun anno Soglia di allarme* 400 g/m3 Limite orario da non superare più di 18 volte per anno civile 200 g/m3 1 gennaio 2002: 280 g/m3 1 gennaio 2003: 270 g/m3 1 gennaio 2004: 260 g/m3 1 gennaio 2005: 250 g/m3 1 gennaio 2006: 240 g/m3 1 gennaio 2007: 230 g/m3 1 gennaio 2008: 220 g/m3 1 gennaio 2009: 210 g/m3 1 gennaio 2010: 200 g/m3 Valore limite annuale per la protezione della salute umana Anno civile 40 g/m3 1 gennaio 2002: 56 g/m3 1 gennaio 2003: 54 g/m3 1 gennaio 2004: 52 g/m3 1 gennaio 2005: 50 g/m3 1 gennaio 2006: 48 g/m3 1 gennaio 2007: 46 g/m3 1 gennaio 2008: 44 g/m3 1 gennaio 2009: 42 g/m3 1 gennaio 2010: 40 g/m3 Limite per la protezione della vegetazione NOx Anno civile 30 g/m3 19/07/2001 * periodo di mediazione tre ore consecutive Tabella 3.25 - Valori limite previsti dal DM 60/02 per il biossido di azoto. I dati sono stati ricavati da elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti, dalla Provincia Regionale di Siracusa, dalla Provincia Regionale di Caltanisetta, dalla Provincia Regionale di Agrigento, dalla Provincia regionale di Messina, dal Comune di Catania, Direzione Tutela Ambientale per la città di Catania, dall’AMIA s.p.a. per il Comune di Palermo. La tab. 3.26 riporta il numero complessivo di superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana, registrati rispettivamente nelle città di Catania e Palermo e nelle province regionali di Siracusa, Messina, Caltanissetta e Agrigento nel 2005. Analizzando i dati di qualità dell’aria rilevati nel 2005 (BRACE) si evince come i valori più alti si registrano nelle postazioni ubicate nelle zone centrali delle città e pertanto più soggette all'inquinamento da traffico nelle città di Palermo e
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 182 Catania. Per il 2005, il valore limite delle concentrazioni medie orarie è pari a 250 µg/m3 , da non superarsi per più di 18 volte. La tab. 3.27 sintetizza il numero di superamenti che si sono verificati nel 2005; se nella provincia di Siracusa, la normativa è stata rispettata, nella città di Catania, nella città di Siracusa e nella città di Palermo si oltrepassano i limiti di legge, essendo verificatisi rispettivamente n. 3, n. 4 e n. 1 superamenti. Rispetto ai dati del 2004, si nota un miglioramento per le città di Palermo e Catania. Nessun superamento della soglia di allarme di 400 µg/m3 si è verificato nel periodo considerato. N° Superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana Per l’anno 2005 il valore limite è pari a 250 µg/m3 (max 18 volte) Comune di Catania 3 (piazza Giovanni XXIII –Terminal Bus extraurbani e capolinea AMT) Comune di Palermo 1 (CEP) Provincia di Siracusa 4 (Scalagreca) Provincia di Caltanissetta n.d. Provincia di Messina n.d. Provincia di Agrigento* - Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori (2005) * nel 2005 la rete non è stata attivata Tabella 3.26 - Biossido di azoto (NO2), superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana (2005) N° Superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana Per l’anno 2004 Valore limite orario + margine di tolleranza pari a 260 g/m3 (max 18 volte) Comune di Catania 1 (Viale Veneto – C.so Italia), 1 (Piazza Giorni) Comune di Palermo 2 (Indipendenza), 2 (Giulio Cesare), 1 (Castelnuovo), 0 (Unità d’Italia), 0 (Torrelunga), 0 (Belgio), 0 (Di Blasi) Provincia di Siracusa 0 Provincia di Caltanissetta 0 Provincia di Messina* 0 Provincia di Agrigento** - Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori (2005) *gennaio-giugno 2004 **periodo di osservazione non rappresentativo (novembre-dicembre 2004) Tabella 3.27 - Biossido di azoto (NO2), superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana (2004) Dall’analisi dei dati emerge la necessità di prevedere delle misure di riduzione dei livelli di concentrazione di tale inquinante. Tuttavia, se la situazione dovesse permanere allo stato attuale, non vi sarebbe il rischio di superare nel 2010, il tetto dei 18 superamenti per anno del valore limite orario di 200 µg/m3 . Per il comune di Palermo è stata effettuata un’analisi più dettagliata dei dati come indicato nelle tabb. 3.28- 3.36 2001 2002 2003 2004 Stazioni > 290 µg/m3 > 200 µg/m3 >280 µg/m3 > 200 µg/m3 > 270 µg/m3 > 200 µg/m3 > 260 µg/m3 > 200 µg/m3 Boccadifalco 0 0 0 0 0 0 1 1 Indipendenza 0 4 3 11 0 2 2 7 Giulio Cesare 0 13 5 14 1 7 2 6 Castelnuovo 0 8 3 14 0 4 1 8 Unità d'Italia 0 3 2 13 2 12 0 2 Torrelunga 0 10 1 4 0 1 0 0 Belgio 1 5 4 10 0 2 0 2 Di Biasi - - 3 10 1 12 0 3 T O T A L E 1 43 21 76 4 40 6 29 Tab. 3.28 - NO2: Numero di superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana (max 18 volte)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 183 2001 2002 2003 2004 Stazioni µg/m3 Boccadifalco [14] 20 16 21 Indipendenza 68 92 88 93 Giulio Cesare 149 144 144 134 Castelnuovo 92 106 89 98 Unità d'Italia 82 104 97 85 Torrelunga 80 77 67 63 Belgio 96 106 87 83 Di Biasi - 148 163 164 Tab. 3.29 - NOx – Concentrazione media annuale( valore limite per la protezione della vegetazione = 30 mg/m3 ) Anno ORE 2001 2002 2003 2004 TOTALE 1 2 3 4 5 6 7 1 1 2 8 12 6 2 3 23 9 14 20 11 4 49 10 6 27 10 9 52 11 8 19 10 4 41 12 1 3 1 4 9 13 1 1 1 3 14 1 1 1 3 15 1 1 16 17 1 1 2 18 1 1 19 1 1 20 1 1 21 22 23 24 TOTALE 43 76 40 29 188 Tab. 3.30- NO2: Distribuzione giornaliera del numero di superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana(200 mg/m3 )
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 184 Anno Giorno 2001 2002 2003 2004 TOTALE Lunedì 4 11 3 18 Martedì 3 16 6 10 35 Mercoledì 10 14 11 3 38 Giovedì 14 28 8 4 54 Venerdì 7 6 12 10 35 Sabato 5 1 2 8 Domenica TOTALE 43 76 40 29 188 Tab. 3.31 - NO2: Distribuzione settimanale del numero di superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana(200 mg/m3 ) Anno Mese 2001 2002 2003 2004 TOTALE Gennaio 7 7 2 16 Febbraio 4 4 Marzo 4 15 1 20 Aprile 6 7 10 23 Maggio 3 4 7 Giugno 4 3 7 Luglio 2 1 4 7 Agosto 4 3 2 9 Settembre 1 3 1 5 Ottobre 6 32 12 21 71 Novembre 3 7 4 14 Dicembre 3 1 1 5 TOTALE 43 76 40 29 188 Tab. 3.32 - NO2: Distribuzione mensile del numero di superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana(200 mg/m3 ) Tab. 3.33 NO2: Distribuzione settimanale del numero di superamenti del valore limite orario (200 mg/m3 ) ripartito per stazione Boccadifalco Indipendenza Giulio Cesare Castelnuovo Unità d'Italia Torrelunga Belgio Di Blasi Giorno 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 lunedì 1 1 1 martedì 1 1 1 3 3 2 1 1 2 1 mercoledì 1 1 2 2 1 1 1 4 1 giovedì 2 1 1 2 3 3 venerdì 1 2 3 5 1 2 5 2 1 sabato 1 1 domenica TOTALE 0 1 2 7 7 6 4 8 12 2 1 0 2 2 12 3
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 185 Giorno Boccadifalco Indipendenza Giulio Cesare Castelnuovo Unità d'Italia Torrelunga Belgio Di Blasi 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 2003 2004 gennaio 1 1 febbraio marzo 1 aprile 1 1 3 1 1 3 maggio giugno 1 2 luglio 2 2 1 agosto 1 1 1 1 1 settembre 1 1 2 ottobre 1 1 4 3 6 5 5 2 1 3 2 novembre 1 3 dicembre 1 1 TOTALE 0 1 2 7 7 6 4 8 12 2 1 0 2 2 12 3 Tab. 3.34 - NO2: Distribuzione annuale del numero di superamenti del valore limite orario (200 mg/m3 ) ripartito per stazione Stazione Valore Limite più MDT Elemento Inquinante Valore Raggiunto Unità di Misura Data Giorni Ora Giulio Cesare 270 NO2 294 µg/m 3 03/10/2003 Venerdì 11 Unità d'Italia 270 NO2 303 µg/m 3 03/10/2003 Venerdì 10 Unità d'Italia 270 NO2 291 µg/m 3 03/10/2003 Venerdì 11 Di Blasi 270 NO2 277 µg/m 3 27/06/2003 Venerdì 9 Tab. 3.35 - NO2: Superamenti rilevati nel 2003 Stazione Valore Limite più MDT Elemento Inquinante Valore Raggiunto Unità di Misura Data Giorni Ora Boccadifalco 260 NO2 264 µg/m 3 26/10/2004 martedì 12 Indipendenza 260 NO2 271 µg/m 3 08/07/2004 giovedì 9 Indipendenza 260 NO2 267 µg/m 3 19/10/2004 martedì 12 Giulio Cesare 260 NO2 283 µg/m 3 29/10/2004 venerdì 11 Giulio Cesare 260 NO2 279 µg/m 3 29/10/2004 venerdì 12 Castelnuovo 260 NO2 262 µg/m 3 26/10/2004 martedì 10 Tab. 3.36- NO2: Superamenti rilevati nel 2004 OZONO Per quanto riguarda l’ozono occorre fare una dovuta premessa. Il D.Lgs.351/99 all’art. 5, per la determinazione delle zone nelle quali applicare, a seconda della criticità, i Piani di Azione o di Risanamento o di Mantenimento, fa riferimento ai valori limite indicati da decreti da emanarsi a cura del Ministero dell’Ambiente. Il DM 60/02, decreto di recepimento delle Direttive 99/30/CE e 00/69/CE è solo uno di tali decreti e non disciplina il parametro ozono. Tale parametro è stata oggetto del Decreto Legislativo 21/05/2004 n. 183 che ha recepirto la Direttiva 02/03/CE, emanata dalla Commissione Europea nel marzo 2002. Sono stati presi in considerazione:
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 186 Obiettivo Livello di concentrazione (µg/m3 ) Tempo medio Limite di informazione 180 1 ora Limite di allarme 240 1 ora Obiettivo a lungo termine 120 Media su 8 ore, max giornaliero Valore bersaglio da non superare per più di 25 giorni per anno civile come media su 3 anni (dal 2010) 120 Media su 8 ore, max giornaliero (EEA, 2005) Tab. 3.37- Valori limite di ozono, obiettivo lungo termine e valore target per la protezione della salute umana Valore bersaglio: livello fissato al fine di evitare a lungo termine effetti nocivi sulla salute umana e sull’ambiente nel suo complesso, da conseguirsi per quanto possibile entro un dato periodo di tempo. Soglia di informazione: livello oltre il quale vi è un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione e raggiunto il quale devono essere adottate opportune misure. Obiettivo a lungo termine: concentrazione di ozono nell’aria al di sotto della quale si ritengono improbabili, in base alle conoscenze scientifiche attuali, effetti nocivi diretti sulla salute umana e sull’ambiente nel suo complesso. Nelle zone nelle quali è stata superata la soglia di allarme, dovrà essere applicato un Piano di Azione (come previsto dall’art. 7 del D.Lgs. 351/99); nelle zone in cui si è accertato, almeno per tre anni, il superamento del valore bersaglio, andranno applicati i Piani di Risanamento (art. 8, D.Lgs. 351/99). Prima di passare all’analisi dei dati, occorre sottolineare come la natura secondaria dell’ozono implichi che la concentrazione misurata in un punto, purché non di traffico, sia facilmente riconducibile alla concentrazione rilevabili in aree più vaste. Infatti, a differenza del caso degli inquinati primari, l’area di rappresentatività di una misura di ozono risulta estremamente più ampia. A ciò va aggiunto che le condizioni meteorologiche hanno un’enorme influenza sulle concentrazioni di tale parametro. In particolare le condizioni atmosferiche di intensa radiazione solare, temperatura mite o calda e venti moderati favoriscono la formazione di smog fotochimico e l’aumento delle concentrazioni troposferiche di ozono. Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l’anno 2005, ricavati dalla banca dati BRACE dell’APAT, è stato verificato il rispetto dei seguenti limiti: livello di attenzione delle concentrazioni medie orarie, il cui valore limite medio orario è pari a 180 µg/ m3 (D.M. 16/05/1996). I valori sono espressi in microgrammi al metro cubo (µg/ m3). I dati sono tratti da elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti dagli enti gestori di Reti pubbliche per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico (2005). La tab. 3.41 riporta il numero complessivo di superamenti del livello di attenzione delle concentrazioni medie orarie nel 2005. Al riguardo, è opportuno specificare che il “livello di attenzione”, indicato anche come “livello per l’informazione della popolazione”, non rappresenta una condizione di rischio ma la possibilità di un aggravarsi del fenomeno nel caso continuassero, per più giorni, condizioni atmosferiche sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti che contribuiscono alla formazione dell’ozono. Dall’analisi della tab. 3.38 dei superamenti si nota come soprattutto nella Provincia di Siracusa ed in particolare nella postazione di Melilli, e nel comune di Palermo si rilevano delle concentrazioni di ozono che superano la soglia di attenzione. Rispetto ai dati del 2004, si nota un peggioramento dello stato di qualità dell’aria relativamente alle concentrazioni di ozono per la città di Palermo, la città e la provincia di Siracusa. Concentrazione media di 1 ora: 180 µg/m3 Comune di Catania 0 Comune di Palermo 10 (Boccadifalco) Provincia di Agrigento* - Provincia di Caltanissetta 0 Provincia di Messina n.d. Provincia di Siracusa 1(Priolo); 19(Melilli); 14(San Cusmano); 3(Acquedotto) Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti dagli Enti Gestori (2006) * nel 2005 la rete non è stata attivata Tab. 3.38- Ozono (O3), numero di superamenti della soglia di informazione (2005)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 187 Concentrazione media di 1 ora da non raggiungere più di una volta al mese: 200??g/m3 Comune di Catania 0 Comune di Palermo 0 Provincia di Agrigento** - Provincia di Caltanisetta 0 Provincia di Messina* 0 Provincia di Siracusa 8 (Melilli) Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti dagli Enti Gestori (2005) * gennaio – giugno 2004 ** periodo di osservazione non rappresentativo (novembre – dicembre 2004) Tab. 3.39- Ozono (O3), numero di superamenti della soglia di attenzione (2004) Superamenti del Valore bersaglio d'ozono per la protezione de lla salute umana registrati nell'anno 2004 Fonte Dei Dati: Questionari sulla Qualità dell'Aria relativi all’anno 2004 inviati da Regioni e Province autonome, secondo il formato della Decisione 2004/461/CE Informazioni relative alle zone Informazioni relative alle stazioni Superamenti registrati Nome completo della zona Codice della zona Codice EoI della stazione Codice della stazione locale Provincia di ubicazione Tipo di stazione Numero di giorni di superamento per anno civile (media su 3 anni) Anno o anni civili presi in considera zione Palermo,Vill abate, Bagheria, Monreale, Altofonte IT19A1 1908202 PA Boccadifalco PALERMO S 89 2002- 2003- 2004 IT19R2 1908962 Melilli SIRACUSA U 49 2002- 2003- 2004 IT19R2 CIPA Siracusa Belvedere 69 2002- 2003- 2004 IT19R2 CIPA Melilli + Meteo 35 2002- 2003- 2004 Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia, Solarino IT19R2 CIPA Melilli Villasmundo 105 2002- 2003- 2004 Tab. 3.40- Superamenti del Valore bersaglio d'ozono per la protezione della salute umana registrati nell'anno 2004 Nel comune di Palermo è stata effettuata un’analisi più dettagliata dei dati come indicato nelle tabb. 3.41-3.46 Boccadifalco Castelnuovo Soglia Limite Valore (mg/m3) Intervallo di mediazione dei dati 2001 2002 2003 2004 2001 2002 2003 2004 Soglia di Informazione 180 1ora 15 10 57 0 0 0 0 0 Soglia di Allarme 240 1 ora 0 2 2 0 0 0 0 0 Soglia di Protezione della salute 120 8 ore 63 96 139 31 0 0 0 0 Tab. 3.41- Ozono O3 – Numero di superamenti dei valori limiti ripartiti per anno e per stazione (D. L.vo 21/05/2004 n.183)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 188 Anno Giorno 2001 2002 2003 2004 Totale Lunedì 2 2 Martedì 1 1 1 3 Mercoledì 1 4 24 29 Giovedì 3 1 17 18 Venerdì 8 4 7 19 Sabato 2 7 9 Domenica 2 2 TOTALE 15 10 57 0 82 Tab. 3.42- Ozono: Distribuzione settimanale del numero di superamenti della soglia di informazione (180 mg/m3) Anno ORE 2001 2002 2003 2004 Totale 1 0 2 0 3 0 4 0 5 0 6 0 7 0 8 0 9 2 2 10 4 1 10 15 11 5 4 11 20 12 5 2 15 22 13 1 1 7 9 14 2 3 5 15 5 5 16 2 2 17 1 1 18 1 1 19 0 20 0 21 0 22 0 23 0 24 0 TOTALE 15 10 57 0 82 Tab. 3.43- Ozono: Distribuzione giornaliera del numero di superamenti della soglia di informazione (180 mg/m3)
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 189 Anno Giorno 2001 2002 2003 2004 Totale gennaio 0 febbraio 0 marzo 0 aprile 3 7 10 maggio 2 4 6 giugno 1 23 24 luglio 1 13 14 agosto 9 3 7 19 settembre 1 1 ottobre 5 3 8 novembre 0 dicembre 0 TOTALE 15 10 57 0 82 Tab. 3.44- Ozono: Distribuzione annuale del numero di superamenti della soglia di informazione (180 mg/m3) Anno Giorno 2001 2002 2003 2004 Totale lunedì 8 14 20 3 45 martedì 5 10 14 3 32 mercoledì 10 17 18 3 48 giovedì 13 12 21 4 50 venerdì 10 15 19 9 53 sabato 9 14 25 4 52 domenica 8 14 22 5 49 TOTALE 63 96 139 31 329 Tab. 3.45- Ozono: Distribuzione settimanale del numero di superamenti della soglia di protezione della salute (120 mg/m3) Anno Giorno 2001 2002 2003 2004 Totale gennaio 0 febbraio 1 2 3 marzo 4 10 2 16 aprile 2 24 21 1 48 maggio 9 12 26 5 52 giugno 18 10 27 8 63 luglio 11 10 25 15 61 agosto 11 13 23 47 settembre 4 14 4 22 ottobre 8 8 1 17 novembre 0 dicembre 0 TOTALE 63 96 139 31 329 Tab. 3.46- Ozono: Distribuzione annuale del numero di superamenti della soglia di protezione della salute (120 mg/m3) Come evidenziato dalle tabelle, il problema dell’inquinamento fotochimico è esteso a in provincia di Siracusa e nella città di Palermo; la soglia di allarme di 240 µg/m3 , fissata dalla Normativa è stata superata 2 volte presso la stazione di Boccadifalco di Palermo sia nel 2002 che nel 2003. Il problema dell’inquinamento da ozono diviene ancora più esteso considerando i superamenti del valore della soglia di informazione e quella di protezione della salute sia in provincia di Siracusa che in Palermo.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 190 3.3 IDENTIFICAZIONE DELLE ZONE CRITICHE, DI RISANAMENTO E DI MANTENIMENTO A partire dall’analisi dello stato di qualità dell’aria fin qui presentata, per ognuno degli inquinanti SO2, NO2, O3, CO, PM10, benzene e IPA, sono state individuate le postazioni nelle quali si sono verificati superamenti del valore limite e soglie di allarme. In corrispondenza delle aree nelle quali tali stazioni sono ubicate, dovranno essere applicati precisi provvedimenti, azioni dirette e azioni integrate, per il miglioramento dello stato di qualità dell’aria, come precisato nel Capitolo 6. Le aree ricadenti nella zona A, per specifico inquinante, sono caratterizzate dal superamento dei valo ri limite aumentati del margine di tolleranza e/o delle soglie di allarme (nel caso in cui siano previste); in zona B rientrano le aree per le quali sono stati registrati superamenti dei valori limite (senza margine di tolleranza); infine appartengono alla zona C le aree considerate a basso rischio di superamento dei valori limite (assenza di superamenti o superamenti relativi a uno o due anni non recenti). In particolare: per l’SO2 ricadono in zona A le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati, per almeno 3 anni, più di 24 superamenti della soglia oraria aumentata del margine di tolleranza (350 µg/m3 dal 2005 in poi) e/o il superamento per più di tre volte all’anno della soglia giornaliera di 125 µg/m3 ; ricadono in zona B le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati, per almeno 3 anni, più di 24 superamenti della soglia oraria di 350 mg/m3; ricadono in zona C le restanti aree. per l’NO2 ricadono in zona A le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati, per almeno 3 anni, più di 18 superamenti della soglia oraria aumentata del margine di tolleranza (230 µg/m3 nel 2007) e/o il superamento del valore limite annuale aumentato del margine di tolleranza (46 µg/m3 nel 2007); ricadono in zona B le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati per almeno 3 anni, più di 18 superamenti della soglia oraria di 200 µg/m3 e/o il superamento del valore limite annuale di 50 µg/m3 ; ricadono in zona C le restanti aree. per l’O3 ricadono in zona A le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati, per almeno 3 anni, superamenti della soglia di allarme (240 µg/m3 per almeno 3 ore consecutive) e più di 25 superamenti del valore bersaglio di 120 µg/m3 ; ricadono in zona B le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati, per almeno 3 anni, più di 25 superamenti del valore bersaglio di 120 µg/m3 ; ricadono in zona C le restanti le aree. per il CO ricadono in zona A le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati, per almeno 3 anni, il superamento del valore limite aumentato del margine di tolleranza (10 mg/m3 dal 2005 in poi); ricadono in zona B le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati, per almeno 3 anni, il superamento del valore limite di 10 mg/m3 ; ricadono in zona C le restanti aree. per il Benzene (per il quale non si hanno serie storiche più lunghe di 3 anni) ricadono in zona A le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati superamenti del valore limite annuale aumentato del margine di tolleranza (8 µg/m3 , nel 2007); ricadono in zona B le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati superamenti del valore limite annuale di 5 µg/m3 ; ricadono in zona C le restanti aree. per il PM10 ricadono in zona A le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati più di 35 superamenti del valore limite giornaliero aumentato del margine di tolleranza (50 µg/m3 dal 2005 in poi) e/o il superamento del valore limite annuale aumentato del margine di tolleranza (40µg/m3 dal 2005 in poi); ricadono in zona B le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati più di 35 superamenti del valore limite giornaliero di 50 µg/m3 e/o il superamento del valore limite annuale di 40 µg/m3 ; ricadono in zona C le restanti aree.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 191 per gli IPA ricadono in zona A e B le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati superamenti del valore limite annuale di 1 ng/m3 ; ricadono in zona C le restanti aree. La zonizzazione del territorio regionale non può essere tuttavia condotta solo attraverso tali verifiche puntuali, la cui significatività può essere molto limitata spazialmente. Non essendo ancora disponibile un inventario delle emissioni, (in corso di effettuazione) che consenta di ricostruire, Comune per Comune, secondo un intervallo temporale definito (ora, giorno, mese, anno), le emissioni degli inquinanti atmosferici di maggiore interesse (polveri PM, ossidi di azoto, precursori dell’ozono), né tanto meno una valutazione modellistica dei loro livelli di concentrazione al suolo (sarà effettuata nei prossimi mesi), sono stati presi in considerazione, ai fini della zonizzazione anche i seguenti criteri territoriali: il numero degli abitanti la densità di popolazione la localizzazione delle aree produttive di maggiore rilievo Le aree produttive sono state identificate nella prima zonizzazione di cui nel paragrafo 3.1 e trattate a parte, individuando nel Capitolo 6, per ciascuna di esse, le azioni da intraprendere per la riduzione delle specifiche emissioni. Nel paragrafo 3.1sono stati indicati i principali i principali ambiti produttivi presenti sul territorio regionale. Nei tre paragrafi successivi sono indicati i criteri adottati per la definizione delle ZONE A, B e C, effettuata rispetto ad ogni singolo parametro come stabilito ai sensi dell’art. 5 del D. Lgs.351/99. Per la stessa area potranno quindi essere previsti piani ed azioni differenti a seconda della criticità accertata per ciascun inquinante. Per quanto riguarda il monossido di carbonio e il biossido di zolfo la valutazione preliminare effettuata fa ritenere che non ci siano sul territorio regionale zone a rischio di superamento degli standard di qualità. 3.4 ZONE A (ZONE CRITICHE NELLE QUALI APPLICARE I PIANI DI AZIONE) PM10 Appartengono alle ZONE A: 1. le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati superamenti dei valori limite aumentati del margine di tolleranza 2. i comuni capoluogo di provincia 3. i comuni con più di 20.000 abitanti 4. i comuni con densità abitativa maggiore di 1000 ab/Km2 , contermini ai Comuni individuati ai punti 2 e 3 Nella prima revisione del piano che sarà effettuata entro un anno dalla pubblicazione del presente sarà indicato l’elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE A con indicati anche: area, numero di abitanti, densità di popolazione ed eventuali stazioni di qualità dell’aria per il PM10 IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICI Appartengono alle ZONE A: 1. le aree in corrispondenza delle quali è stato superato l’obiettivo di qualità previsto dal DM 25/11/94 2. i comuni capoluogo di provincia 3. i comuni con più di 20.000 abitanti 4. con densità abitativa maggiore di 1000 ab/Km2 , contermini ai Comuni individuati ai punti 2 e 3. Nella prima revisione del piano che sarà effettuata entro un anno dalla pubblicazione del presente sarà indicato l’elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE A con indicati anche: area, numero di abitanti, densità di popolazione ed eventuali stazioni di qualità dell’aria per gli IPA. BIOSSIDO DI AZOTO Appartengono alle ZONE A: 1. le aree in corrispondenza delle quali sono stati superati i valori limite più il margine di tolleranza 2. i comuni capoluogo di provincia Nella prima revisione del piano che sarà effettuata entro un anno dalla pubblicazione del presente sarà indicato l’elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE A con indicati anche: area, numero di abitanti, densità di popolazione ed eventuali stazioni di qualità dell’aria per il biossido di azoto.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 192 OZONO Per quanto riguarda l’ozono, essendo questo un parametro di natura secondaria e non potendolo direttamente correlare alle fonti di pressione, quali il numero di abitanti o la densità abitativa, sono state individuate come aree ricadenti in zona A quelle nelle quali si sono verificati superamenti della soglia di allarme e dell’obiettivo a lungo termine, individuati dalla recente normativa italiana che ha recepito la Direttiva 02/03/CE. Resta inteso che le misure di risanamento dovranno essere attuate a livello regionale come indicato nel Capitolo 6. Palermo,Villab ate, Bagheria, Monreale, Altofonte IT19A1 1908202 PA Boccadifalco PALERMO S 89 2002-2003- 2004 IT19R2 1908962 Melilli SIRACUSA U 49 2002-2003- 2004 IT19R2 CIPA Siracusa Belvedere 69 2002-2003- 2004 IT19R2 CIPA Melilli + Meteo 35 2002-2003- 2004 Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia, Solarino IT19R2 CIPA Melilli Villasmundo 105 2002-2003- 2004 Tabella 3.47 - Elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE A per l'ozono. Nella prima revisione del piano che sarà effettuata entro un anno dalla pubblicazione del presente sarà indicato l’elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE A con indicati anche: area, numero di abitanti, densità di popolazione ed eventuali stazioni di qualità dell’aria per l’ozono. 3.5 ZONE B (ZONE NELLE QUALI APPLICARE I PIANI DI RISANAMENTO) PM10 Appartengono alle ZONE B: 1. le aree in corrispondenza delle quali sono stati superati i valori limite 2. i comuni con densità abitativa maggiore di 1000 ab/Km2 , non compresi nelle zone A Nella prima revisione del piano che sarà effettuata entro un anno dalla pubblicazione del presente sarà indicato l’e lenco dei Comuni appartenenti alle ZONE B con indicati anche: area, numero di abitanti, densità di popolazione ed eventuali stazioni di qualità dell’aria per il PM10. IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICI Appartengono alle zone B: 1. i comuni con densità abitativa maggiore di 1000 ab/Km2 , non compresi nelle zone A Nella prima revisione del piano che sarà effettuata entro un anno dalla pubblicazione del presente sarà indicato l’e lenco dei Comuni appartenenti alle ZONE B con indicati anche: area, numero di abitanti, densità di popolazione ed eventuali stazioni di qualità dell’aria per gli IPA. BENZENE Appartengono alle ZONE B: 1. le aree in corrispondenza delle quali è stato superato il valore limite 2. i comuni capoluogo di provincia 3. i comuni con più di 20.000 abitanti 4. i comuni con densità abitativa maggiore di 1000 ab/Km2 , contermini ai Comuni individuati ai punti 2, 3. Nella prima revisione del piano che sarà effettuata entro un anno dalla pubblicazione del presente sarà indicato l’e lenco dei Comuni appartenenti alle ZONE B con indicati anche: area, numero di abitanti, densità di popolazione ed eventuali stazioni di qualità dell’aria per il Benzene. BIOSSIDO DI AZOTO Appartengono alle zone B: 1. le aree in corrispondenza delle quali sono stati superati i valori limite 2. i comuni con più di 20.000 abitanti 3. i comuni con densità abitativa maggiore di 1000 ab/Km2 , contermini ai Comuni individuati ai punti 1, 2
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 193 Nella prima revisione del piano che sarà effettuata entro un anno dalla pubblicazione del presente sarà indicato l’e lenco dei Comuni appartenenti alle ZONE B con indicati anche: area, numero di abitanti, densità di popolazione ed eventuali stazioni di qualità dell’aria per il Biossido di Azoto. OZONO Sono stati individuate come aree ricadenti in zona B, quelle in corrispondenza delle quali si sono verificati i superamenti del valore bersaglio per la protezione della popolazione individuato dalla Direttiva 02/03/CE. Nella prima revisione del piano che sarà effettuata entro un anno dalla pubblicazione del presente sarà indicato l’e lenco dei Comuni appartenenti alle ZONE B con indicati anche: area, numero di abitanti, densità di popolazione ed eventuali stazioni di qualità dell’aria per l’ozono. 3.6 ZONE C (ZONE NELLE QUALI APPLICARE I PIANI DI MANTENIMENTO) Sono da considerarsi comprese nelle ZONE C tutte le aree non ricomprese nelle zone precedentemente individuate come A e B. 3.7 MAPPATURA DELLE ZONE La zonizzazione preliminare è stata riportata nel paragrafo 3.1. Nella mappa complessiva sono riportate le zone che si prestano a rientrare in zona A e/o B in funzione della popolazione e della densità abitativa.
  • Pianoregionaledicoordinamentoperlatuteladellaqualitàdell’ariaambiente Servizio3“Tuteladall’inquinamentoatmosferico”–Tel.091-7077585–e-mail:sanza@artasicilia.it194
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 195 La zonizzazione definitiva sarà effettuata dopo aver eseguito un’accurata ricognizione di tutti i dati disponibili e della zonizzazione preliminare. Nelle mappe della zonizzazione definitiva saranno rappresentati, per ogni inquinante, le aree appartenenti alle ZONE A e B; saranno attribuite alla ZONA C le restanti zone. Resta inteso che, ai fini della zonizzazione del territorio, i confini amministrativi del “comune”, seppure utili ai fini dell’applicazione delle azioni, non deve essere confuso con l’agglomerato areologico interessato dal fenomeni dell’inquinamento atmosferico. In altre parole, ai fini della valutazione (monitoraggio) e della gestione (azioni correttive) della qualità dell’aria , in ottemperanza alla normativa (D.Lgs. 351/99 artt. 5,6), occorre che venga superato il concetto di confine amministrativo comunale e si proceda a un coordinamento delle azioni a livello sovracomunale o areale a seconda della criticità della corrispondente area. Sarà redatta una mappa per i seguenti paramentri: benzene, IPA, PM10, biossido di azoto, ozono. La mappatura dell’ozono sarà considerata solo orientativa, in quanto il fenomeno del superamento degli standard di qualità si verifica presumibilmente su un territorio omogeneo comprendente tutto il territorio pianeggiante, collinare e pedemontano della regione Sicilia.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 196 CAPITOLO 4 - QUADRO NORMATIVO DI BASE IN MATERIA DI CONTROLLO DELL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO 4.1 ASPETTI GENERALI Il quadro normativo di riferimento per la tutela della qualità dell’aria trova fondamento nella normativa comunitaria, così come recepita dal legislatore nazionale. In particolare, la direttiva 96/62/CE, recepita in Italia con D. Lgs. 4 agosto 1999 n. 351, ha definito la nuova strategia di controllo della qualità dell’aria attraverso la successiva emanazione di decreti derivati. Tale direttiva definisce, secondo criteri armonizzati in tutti i paesi dell’Unione Europea, il contesto entro il quale operare la gestione della qualità dell’aria, e demanda poi a direttive “figlie” la definizione dei parametri tecnico-operativi specifici per ciascun inquinante. Le modalità con cui effettuare la valutazione non si limitano alla misura ma prevedono una combinazione di tecniche quale l’impiego di modelli di diffusione o di stime oggettive sulla distribuzione ed entità delle emissioni (inventari delle emissioni). Appare quindi chiaro come sia in atto una evoluzione, a livello di strumenti e metodi, per conoscere e valutare lo stato dell’ambiente. Il D. Lgs. 4 agosto 1999, n. 351, ed i conseguenti decreti di applicazione (D.M. 2 aprile 2002 n. 60 e D.M. 1 ottobre 2002 n. 261), in particolare, hanno ricondotto, alle regioni tutte le attività relative alla gestione della qualità dell’aria, ivi comprese: l’individuazione di agglomerati e zone di rilievo ai fini della tutela delle popolazioni e dell’ambiente dall’inquinamento atmosferico; l’effettuazione, nei predetti agglomerati e zone, di valutazioni preliminari e di successive valutazioni periodiche che, utilizzando misurazioni e/o tecniche modellistiche, permettano di pervenire alla predisposizione di piani di risanamento o di mantenimento della qualità dell’aria al fine, rispettivamente, di ricondurre o di conservare i livelli degli inquinanti al di sotto dei valori limite; la chiara, comprensibile ed accessibile informazione al pubblico sulla qualità dell’aria ambiente. Le regioni, nell’elaborazione dei piani sopra citati, devono attenersi, in particolare, ai seguenti principi generali: miglioramento generalizzato dell’ambiente e della qualità della vita, evitando il trasferimento dell’inquinamento tra i diversi settori ambientali; coerenza delle misure adottate nel piano con gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni sottoscritti dall’Italia in accordi internazionali o derivanti dalla normativa comunitaria; integrazione delle esigenze ambientali nelle politiche settoriali, al fine di assicurare uno sviluppo sociale ed economico sostenibile; modifica dei modelli di produzione e di consumo, pubblico e privato, che incidono negativamente sulla qualità dell’aria; utilizzo congiunto di misure di carattere prescrittivi, economico e di mercato, anche attraverso la promozione di sistemi di ecogestione e audit ambientale; partecipazione e coinvolgimento delle parti sociali e del pubblico; previsione di adeguate procedure di autorizzazione, is pezione, monitoraggio, al fine di assicurare la migliore applicazione delle misure individuate. 4.2 NORMATIVA DELLA COMUNITÀ EUROPEA La normativa comunitaria in tema di controllo dell’inquinamento atmosferico è in rapida evoluzione. Si riporta l’elenco delle principali norme della Comunità Europea: Direttive 80/779/CEE, 82/884/CEE, 84/360/CEE e 85/203/CEE (Norme in materia di qualità dell’aria, relativamente a specifici agenti inquinanti, e di inquinamento prodotto dagli impianti industriali). Direttiva 94/63/CE (Controllo delle emissioni di composti organici volatili derivanti dal deposito della benzina e dalla sua distribuzione dai terminali alle stazioni di servizio). Direttiva 96/61/CE (sulla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento). Direttiva 96/62/CE (in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente). Direttiva 1999/13/CE (limitazione delle emissioni di composti organici volatili dovute all’uso di solventi organici in talune attività e in taluni impianti). Direttiva 1999/30/CE (modificata con la Decisione 17 ottobre 2001 n. 744; concernente i valori limite di qualità dell’aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 197 Direttiva 1999/31/CE (relativa alle discariche di rifiuti). Direttiva 2000/25/CE (relativa all’emissione di inquinanti gassosi e particolato ad opera di motori di trattori agricoli o forestali). Direttiva 2000/69/CE (concernente i valori limite per il benzene ed il monossido di carbonio nell’aria ambiente). Direttiva 2000/76/CE (sull’incenerimento dei rifiuti). Direttiva 2001/77/CEE (sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità). Direttiva 2001/80/CE (concernente la limitazione delle emissioni nell'atmosfera di taluni inquinanti originati dai grandi impianti di combustione). Direttiva 2001/81/CE (relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici). Direttiva 2001/100/CE (che modifica la direttiva 70/220/CEE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle misure da adottare contro l’inquinamento atmosferico da emissioni dei veicoli a motore). Regolamento (CE) n. 1484/2001 (che modifica il regolamento (CEE) n. 3528/86 del Consiglio relativo alla protezione delle foreste nella Comunità contro l’inquinamento atmosferico). Direttiva 2002/3/CE (relativa all’ozono nell’aria). Decisione 12 agosto 2002 (che istituisce un meccanismo per l’assegnazione ai produttori e agli importatori di quote di idroclorofluorocarburi per gli anni 2003-2009 ai sensi del regolamento (CE) n. 2037/2000 del Parlamento Europeo e del Consiglio). Decisione 2002/215/CE (di approvazione del quarto emendamento al protocollo di Montreal sulle sostanze che riducono lo strato di ozono). Decisione 2002/358/CE (Approvazione del protocollo di Kyoto). Direttiva 2003/76/CE (che modifica la direttiva 70/220/CEE sulle misure da adottare contro l’inquinamento atmosferico con le emissioni dei veicoli a motore). Regolamento n. 1804/2003 (CE) del 22 settembre 2003 (che modifica il regolamento (CE) n. 2037/2000, per quanto concerne il controllo dell’halon esportato per usi critici, l’esportazione di prodotti e apparecchiature contenenti clorofluorocarburi e i controlli sul bromoclorometano). Direttiva 2003/87/CE (istituzione di un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio). Direttiva 2004/26/CE (Modifica alla Direttiva 97/68/Ce sui provvedimenti contro le emissioni inquinanti dei motori). Direttiva 2004/42/CE (Limitazione delle emissioni di composti organici volatili da pitture e vernici). Direttiva 2004/101/CE (modifica della D. 2003/87/CE relativa allo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra). Direttiva 2004/107/CE (valori obiettivo per la concentrazione nell’aria ambiente di arsenico, cadmio, mercurio, nickel e idrocarburi policiclici aromatici). Decisione 2004/224/CE (valori limite per taluni inquinanti dell'aria ambiente - elenco delle informazioni che gli Stati membri devono comunicare annualmente alla Commissione europea - rif. direttiva 96/62/CE) Decisione 2004/280/CE (Meccanismo per monitorare le emissioni di gas a effetto serra nella Comunità e per attuare il protocollo di Kyoto). Decisione 2004/461/CE (Questionario annuale che gli stati della Comunità devono compilare). Regolamento (Ce) n. 850/2004 (Inquinanti organici persistenti (POPs). Regolamento (Ce) n. 2077/2004 (Modifica Reg. 2037/2000 inerente le sostanze che riducono lo strato di ozono). Regolamento (Ce) n. 2216/2004 (Sistema di registrazione delle quote di emissione di gas ad effetto serra). Regolamento (Ce) n. 2121/2004 (Modifica al regolamento n. 2278/1999 sulla protezione delle foreste contro l'inquinamento atmosferico). Direttiva 2005/13/CE (Modifica della Direttiva 2000/25/CE relativa all’emissione di inquinanti gassosi e particolato ad opera di motori di trattori agricoli o forestali). Direttiva 2005/21/CE (Adeguamento al progresso tecnico della Direttiva 72/306/CE relativa all’inquinamento prodotto da motori diesel). Direttiva 2005/55/CE e Direttiva 2005/78/CE (Provvedimenti contro l’emissione di inquinanti gassosi e del particolato emessi dai motori dei veicoli). Direttiva 2005/166/CE (Modalità di applicazione della Direttiva 2004/280 Ce relativa ad un meccanismo per monitorare le emissioni di gas a effetto serra nella Comunità e per attuare il protocollo di Kyoto). Decisione 2005/381/Ce (Istituzione del questionario per la relazione sull’applicazione della direttiva 2003/87/CE inerente il sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra). Decisione 2005/468/Ce (Decisione relativa alle sostanze che riducono lo strato di ozono: il bromuro di metile).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 198 Direttiva 2006/51/CE (Modifiche alle D 2005/78/Ce e 2005/55/Ce relative ai requisiti del sistema di controllo delle emissioni nei veicoli e le deroghe per i motori a gas). Decisione 2006/61/CE (Firma da parte della Comunità europea del protocollo Unece sui registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti). Regolamento 166/2006/CE (Istituzione di un registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti). Decisione 2006/350/CE (Quantitativi di bromuro di metile consentiti per usi critici nella Comunità tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2006 ai sensi del regolamento (CE) n. 2037/2000 sulle sostanze che riducono lo strato di ozono). Decisione 2006/507/CE (Relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti). Decisione 2006/534/CE (Concerne il questionario relativo alle relazioni degli Stati membri sull’attuazione della direttiva 1999/13/CE nel periodo 2005-2007). Decisione 2006/780/CE (Come evitare la doppia contabilizzazione delle riduzioni delle emissioni di gas serra nell’ambito del sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni per le attività di progetto del protocollo di Kyoto in applicazione della direttiva 2003/87/CE). Decisione 2006/803/CE (Modifica della decisione 2005/381/CE che istituisce il questionario per la relazione sull’applicazione della direttiva 2003/87/CE, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE). Regolamento 2006/842/C E (Regolamento relativo ad alcuni gas fluorurati ad effetto serra). Decisione 2006/944/CE (Determinazione dei livelli di emissione rispettivamente assegnati alla Comunità e a ciascuno degli Stati membri nell'ambito del protocollo di Kyoto ai sensi della decisione 2002/358/CE) Regolamento 2006/1195/CE (Modifica del Reg. 850/2004 sugli inquinati organici persistenti). Regolamento 2006/1366/CE (Modifica del regolamento (CE) n. 2037/2000 relativamente all’anno di riferimento per l’assegnazione delle quote degli idroclorofluorocarburi). 4.3 NORMATIVA STATALE Si riporta un elenco non esaustivo delle norme italiane in materia di inquinamento dell’aria e si effettua una breve descrizione di quelle più significative: Decreto Ministeriale 5 febbraio 1998 (Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22). Decreto Legislativo 16 marzo 1999, 79 (Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica). Decreto Legislativo 4 agosto 1999, n. 351 (Attuazione della direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente). Decreto Legislativo 4 agosto 1999, n. 372 (Attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento). Decreto Ministeriale 3 ottobre 2001 (Recupero, riciclo, rigenerazione e distribuzione degli halon). Decreto Ministeriale 2 aprile 2002, n. 60 (Recepimento della direttiva 1999/30/CE del Consiglio del 22 aprile 1999 concernente i valori limite di qualità dell’aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo e della direttiva 2000/69/CE relativa ai valori limite di qualità dell’aria ambiente per il benzene ed il monossido di carbonio). Legge 6 maggio 2002, n. 82 (Disposizioni urgenti per l’individuazione della disciplina relativa all’utilizzazione del coke da petrolio (pet-coke) negli impianti di combustione). Decreto Ministeriale 2 settembre 2003 (Modalità per il recupero di alcune sostanze dannose per l’ozono stratosferico). Decreto Ministeriale 1 ottobre 2002, n. 261 (Regolamento recante le direttive tecniche per la valutazione preliminare della qualità dell’aria ambiente, i criteri per l’elaborazione del piano e dei programmi di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351). Decreto Legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 (Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti; è richiesto il monitoraggio dell’aria). Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità). Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 171 (Limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici). Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 183 (Attuazione della direttiva 2002/3/CE relativa all’ozono nell’aria) Decreto Ministeriale 31 gennaio 2005 (Emanazione di linee guida per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili, per le attività elencate nell’allegato I del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 199 Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 (Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento). Decreto Legislativo 21 febbraio 2005, n. 16 (Interventi urgenti per la tutela dell’ambiente e per la viabilità e per la sicurezza pubblica). Decreto Legislativo 11 maggio 2005, n. 133 (Attuazione della direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti). Decreto Ministeriale 21 settembre 2005 (Recepimento della direttiva 2005/13/CE relativa all’emissione di inquinanti gassosi e particolato ad opera di motori di trattori agricoli o forestali). Decreto Ministeriale 20 dicembre 2005 (Modalità per il recupero degli idrofluorocarburi dagli estintori e dai sistemi di protezione antincendio). Legge 125 del 6 Marzo 2006 (Ratifica ed esecuzione del Protocollo alla Convenzione del 1979 sull’inquinamento atmosferico attraverso le frontiere a lunga distanza, relativo agli inquinanti organici persistenti, con annessi, fatto ad Aarhus il 24 giugno 1998). Decreto Legislativo 161 del 27 marzo 2006 (Attuazione della direttiva 2004/42/CE, per la limitazione delle emissioni di composti organici volatili conseguenti all'uso di solventi in talune pitture e vernici, nonché in prodotti per la carrozzeria). Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale). Decreto Legislativo 4 aprile 2006, n. 216 (Attuazione delle direttive 2003/87 e 2004/101/CE in materia di scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità, con riferimento ai meccanismi di progetto del Protocollo di Kyoto). 4.4 NORMATIVA DELLA REGIONE SICILIA La legislazione regionale in materia di controllo dell’inquinamento atmosferico è indicata nell’elenco seguente: Legge regionale 18 maggio 1977, n. 39 (che istituisce le Commissioni provinciali per la tutela dell’ambiente e la lotta contro l’inquinamento e ne definisce i compiti). Legge regionale 4 agosto 1980, n. 78 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 18 giugno 1977, n. 39, riguardante norme per la tutela dell’ambiente e per la lotta contro l’inquinamento). Circolare Assessoriale 26 giugno 1989, n. 44062. Circolare Assessoriale 18 settembre 1989, n. 56868 Circolare Assessoriale 9 marzo 1994, n. 18042. Decreto Assessoriale n. 50/17 del 3 febbraio 1995 (Modalità per il rilascio alle imprese delle autorizzazioni previste dagli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 2001). Legge regionale 3 ottobre 1995, n. 71 (che trasferisce alle province la competenza a rilasciare le autorizzazioni in campo ambientale per impianti non sottoposti a procedure di valutazione di impatto ambientale). Decreto Assessoriale n. 409/17 del 14 luglio 1997 (fissa adempimenti a carico delle imprese che generano emissioni diffuse di polveri). Decreto del Presidente della Regione n. 73/GR7/S.G. del 24 marzo 1997 (ai sensi della legge regionale n. 71/95, individua l’elenco delle attività per le quali l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera viene delegata alle province regionali). Decreto del Presidente della Regione n. 374/GR7/S.G. del 20 novembre 1998 (integra l’elenco delle attività già individuate dal decreto del Presidente della Regione n. 73/GR7/S.G. del 24 marzo 1997, per le quali l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera viene delegata alle province regionali). Decreto Assessoriale n. 31/17 del 25 gennaio 1999 (determinazione dei contenuti delle relazioni di analisi alle emissioni in atmosfera effettuate dalle imprese e dagli enti ed organi preposti all’attività di controllo). Legge regionale 27 aprile 1999, n. 10 (che individua sanzioni accessorie a quelle stabilite dall’articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, ed al successivo comma 8 individua la Provincia regionale quale autorità competente a ricevere il rapporto di cui all’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689). Decreto Assessoriale n. 191/17 del 30 marzo 2001 (Adempimenti a carico di imprese a ridotto inquinamento ambientale sostitutivi dell’obbligo di effettuare periodiche analisi delle emissioni). Decreto Assessoriale n. 232/17 del 18 aprile 2001 (Nuove direttive per l’ottenimento di autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, ai sensi del D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203). Delibera di Giunta Regionale n. 306 del 29 giungo 2005 (con la quale è stato istituito l’Ufficio Speciale per le Aree ad elevato rischio di crisi ambientale, ai sensi dell’art. 4 della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10). Decreto Assessoriale n. 305/GAB del 19 dicembre 2005 (con il quale è stata adottata la zonizzazione del territorio della Regione Siciliana, redatta ai sensi degli articoli 7, 8 e 9 del D. Lgs. 351/99).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 200 Note: E’ in via di definizione la nuova normativa regionale di adeguamento ai principi ed ai criteri del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, con la conseguente abrogazione dei D.A. 14 luglio 1997, n. 409/17, D.A. 25 gennaio 1999, n. 31/17, D.A. 30 marzo 2001, n. 191/17, D.A. 18 aprile 2001 n 232/17.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 201 CAPITOLO 5 – ANALISI DELLE TENDENZE 5.1 SCENARI DI RIFERIMENTO PER LA QUALITÀ DELL’ARIA L’indicatore fornisce una stima delle emissioni regionali CO2eq, H+ , TOFP, C6H6, PM10, CO seguendone l’andamento a livello regionale dal 1990 al 2000. Inoltre confronta i valori di riduzione percentuale in questo periodo rapportandoli con quelli stimati a livello nazionale. La metodologia utilizzata per questo tipo di emissioni si basa su fattori di emissione e indicatori di attività sviluppati nell’ambito del progetto CORINAIR dell’Agenzia Europea per l’Ambiente. Le emissioni di benzene hanno origine principalmente dai trasporti e da alcuni processi produttivi e non ultimi dai sistemi di stoccaggio e distribuzione dei carburanti (stazioni di servizio, deposito). Per ciò che concerne i trasporti si distinguono due tipi di evaporazione: a motore acceso (che rappresenta la totalità delle emissioni) e a motore spento. Utilizzando le stime fornite dall’APAT si rappresentano i risultati per la Sicilia e le sue province.Questo indicatore verrà aggiornato periodicamente ogni anno. L’unità di misura è tonnellate/anno (t/anno) La fig. 5.1 raffigura l’andamento nel tempo delle emissioni regionali di anidride carbonica equivalente, di acidi equivalenti, di precursori dell’ozono, di monossido di carbonio, di benzene e di materiale particellare per ciò che concerne gli anni che vanno dal 1990 al 2000. La tab. 5.1 riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990,1995 e 2000. La figura 5.2 rappresenta la percentuale di riduzione delle emissioni del periodo 1990-2000 sia a livello regionale siciliano che a livello nazionale italiano. Le emissioni regionali e nazionali sono disaggregate secondo la nomenclatura delle attività Selected Nomenclature Air Pollution (SNAP97), adottata dalla metodologia CORINAIR (“Atmospheric Emission Inventory Guidebook”, terza edizione 2002 EMEP/CORINAIR). Figura 5.1 – Trend emissioni dei principali inquinanti
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 202 Tabella 5.1 - Trend emissioni dei principali inquinanti in Sicilia t/anno (1990-2000) Figura 5.2 – Trend emissioni dei principali inquinanti La fig. 5.1 mostra come vi sia stata nei dieci anni che vanno dal 1990 al 2000 una continua riduzione di tutte le emissioni. In particolare per le emissioni di TOFP e di CO si nota come la riduzione maggiore sia avvenuta nel passaggio dal 1995 al 2000. Per gli altri inquinanti la riduzione è uguale e quasi costante nei tre break-period che si sono rappresentati. Dall’analisi della fig. 5.2 che segue, si evince come le riduzioni sulle emissioni regionali di PM10, CO, C6H6, TOFP siano in linea con l’andamento di riduzione riscontrato a livello nazionale italiano, anche se i valori di riduzione percentuale sono quasi sempre inferiori a volte fino a raggiungere un terzo della riduzione stessa. Si nota un aumento delle emissioni da metano, di anidride carbonica e di protossido di azoto superiore all’aumento che a livello nazionale si ha nel caso del CO2 e dell’N2O. Nel Capitolo 3, è stato estesamente delineato il quadro della qualità dell’aria a livello regionale, con chiara indicazione delle criticità e delle emergenze ambientali. Per quanto riguarda altre informazioni sui trend è in corso l’acquis izione e l’elaborazione dei relativi dati per l’inserimento nel prossimo aggiornamento del piano. Sebbene il rischio di fenomeni di inquinamento acuto sia prevalentemente significativo per ozono e PM10, il rischio legato all’esposizione della popolazione sul lungo periodo permane anche per inquinanti come NO2 e benzene, mentre si ritiene che gli accorgimenti tecnologici per ridurre l’emissione da fonti mobili, energetiche ed industriali, nonché il miglioramento della qualità dei combustibili, abbiano sensibilmente ridotto l’inquinamento da SO2 e CO.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 203 L’analisi finora condotta è stata focalizzata sui nuovi standard di qualità dell’aria, introdotti dal DM 60/02 e dalla normativa che ha recepito la direttiva 2002/03/CE sull’ozono. Per completare la valutazione dello stato, in base al quale focalizzare le azioni di risanamento e/o mantenimento, si presentano di seguito le elaborazioni condotte sulle serie storiche registrate presso il set di stazioni del Capitolo 3, per la verifica dei limiti di legge ancora in vigore, fino a completo recepimento delle nuove normative europee. In particolare, fino al raggiungimento dei valori limite in senso stretto (senza margine di tolleranza) previsti dal DM 60/2002, per SO2, PTS, CO, NO2 e O3 restano in vigore gli standard di qualità della Tabella A, Allegato I del DPCM 28/03/83, modificati in valori limite dal DPR 203/88. 5.2 SCENARI DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI Per valutare una possibile riduzione delle emissioni inquinanti prodotte in atmosfera dal traffico veicolare, è importante considerare alcuni scenari sia tendenziali, in atto o previsti, sia da attuare. Sul fronte tecnologico, gli scenari che possono ridurre, in modo generalizzato, le emissioni in atmosfera sono individuabili in: 1. miglioramento del parco circolante prodotto dal rinnovo con motori più ecocompatibili (mantenendo invariato il tipo di alimentazione) 2. impiego di carburanti più puliti (gasolio e benzine con specifiche obbligatorie dal 2010, e carburanti modificati: biodiesel, gasolio bianco, etc.) 3. modifica del tipo di alimentazione, privilegiando l’alimentazione a gas (GPL e metano) ed elettrica (o ibrida) 4. miglioramento del parco circolante mediante frequente e accurata revisione (revisione periodica obbligatoria e bollino blu). Tutte queste azioni sono in grado di realizzare un sicuro miglioramento della qualità dell’aria e meritano di essere perseguite, per quanto possibile. Nell’aggiornamento del piano saranno considerati alcuni possibili scenari riferiti ai precedenti 4 punti. Il Comune di Palermo dispone di un sistema semaforico computerizzato, per il monitoraggio in continuo dei flussi di traffico su alcune sezioni stradali dell’area urbana di Palermo; tale sistema consente il conteggio classificato del traffico con risoluzione su base oraria. La disponibilità di una buona base dati di traffico, con flussi veicolari e velocità medie di percorrenza suddivise per categoria veicolare, unita alla conoscenza degli archi stradali appartenenti alla rete viaria urbana ed alla composizione del parco veicolare circolante (fonte ACI), consentirà l’applicazione della metodologia COPERT per la stima delle emissioni da trasporto stradale a differenti scenari urbani.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 204 CAPITOLO 6 - LE AZIONI DEL PIANO Le azioni di risanamento dovranno garantire il rispetto dei limiti in tutte le zone soggette a quanto previsto dall’art. 8 del d. Lgs 351/99, cioè in tutte quelle in cui il superamento dei limiti sia stato misurato o stimato in almeno una maglia territoriale di 1 Km2 all’interno dei comuni compresi nelle stesse, per almeno un parametro. In tutte queste zone le azioni del Piano sono organizzate secondo due livelli di intervento: misure di contenimento dell’inquinamento atmo sferico, propedeutiche alla definizione dei piani applicativi; azioni di intervento che prospettano una gamma di provvedimenti da specificare all’interno dei piani applicativi precedentemente concordati. 6.1 RASSEGNA DELLE MISURE DI CONTENIMENTO DEGLI INQUINANTI ATMOSFERICI Il conseguimento di un miglioramento generalizzato della qualità dell’aria, nonché il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla normativa comunitaria e nazionale, dipende da un complesso di misure a differente scala: nazionale, regionale, locale. L’efficacia delle singole misure o della sovrapposizione di diverse misure applicate su contesti locali è soggetta ad un elevato grado di incertezza. Si riporta una rassegna delle misure utili al contenimento degli inquinanti atmosferici presenti nel territorio siciliano riferibili alla normativa vigente (D.Lgs. 351/99 e DM 60/02). Successivamente verrano proposti i piani di azione studiati per i suddetti inquinanti e per le zone del territorio individuate come critiche per la presenza di inquinanti di natura industriale. L’elenco delle misure riportato non è certamente esaustivo e sarà implementato, in occasione della prima revisione del Piano, in relazione all’evoluzione delle tecnologie, della normativa ed in funzione di un continuo ed efficace monitoraggio delle azioni che verranno attuate. Per quanto riguarda le Aree ad elevato rischio di crisi ambientale, caratterizzate dalla presenza di impianti di notevole impatto ambientale soggetti ad A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) statale, va evidenziato che misure risolutive per la tutela della qualità dell’aria devono essere adottate dall’Autorità competente (lo Stato) nell’ambito delle procedure di cui al D. Lgs. 59/05. 6.1.1 Misure di carattere generale valevoli per tutti gli inquinanti e per tutto il territorio Il trasporto è la fonte principale di inquinamento atmosferico per cui, un’attività volta a conseguire una riduzione della pressione dovuta al traffico veicolare privato, a convertire il trasporto merci da gomma a rotaia o ro-ro ed in generale a favorire l’intermodalità dei vettori di trasporto deve integrarsi con misure più puntuali. Le azioni a livello nazionali sono riferite al tempestivo recepimento delle direttive comunitarie e/o alla loro attuazione con i provvedimenti di tipo statale. Sarà importante che sia garantito il flusso finanziario per la realizzazione delle grandi opere che possono influire sulla qualità dell’aria. La pianificazione regionale potrà avere un ruolo importante attraverso una impostazione dei piani di settore e della loro attuazione. L’attuazione del Piano Energetico Regionale sarà significativa. Il sostegno alle iniziative di certificazione e di agenda 21 possono dare un importante contributo. Le azioni locali sono indirizzate alle misure sul trasporto locale e al traffico (vedasi grandi centri in cui il contributo del traffico locale è comparabile a quello di attraversamento). Una riduzione delle emissioni di inquinanti conseguibile con gli interventi che saranno descritti, consentono la riduzione dell’inquinamento acustico e la riduzione delle malattie cardiovascolari. A. Interventi di natura tecnologico-strutturale: 1. Incentivazione al risparmio energetico 2. Verifica del buon funzionamento degli impianti di riscaldamento e di combustione in genere 3. Bollino blu annuale obbligatorio su tutto il territorio regionale per i veicoli immatricolati nella Sicilia 4. Incentivazione all’uso del metano per gli impianti di riscaldamento e per i grandi impianti di combustione industriale 5. Riduzione dei fattori di emissione per km percorso dai mezzi di trasporto pubblici e privati mediante interventi tecnologici (svecchiamento del parco circolante, trattamento più efficiente dei gas di scarico, utilizzo di carburanti alternativi, aumento di veicoli elettrici,…).
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 205 6. Fluidificazione del traffico dei veicoli a motore mediante interventi di miglioramento della rete stradale (nuove strade, sovra- sotto-passi, ...) 7. Incremento delle piste ciclabili e delle aree pedonali 8. Ampliamento delle aree urbane vietate al traffico veicolare, in particolare quello privato ed in genere ai veicoli a motore più inquinanti (non dotati di marmitta catalitica, di omologazione del motore meno recente, ...) 9. Incremento dell’offerta di mezzi pubblici e miglioramento della qualità del servizio (ferrovia, autobus, metro/bus cittadini) e delle infrastrutture (rete ferroviarie, parcheggi scambiatori, aree di sosta, sistemi informativi, ...), sia per il trasporto di persone, sia di beni 10. Incentivazione alla certificazione ambientale (EMAS, ISO 14000) di imprese, enti e comunità di cittadini con particolare riguardo alle aree a rischio di inquinamento atmosferico. 11. Presenza diffusa su tutta la rete di distribuzione di carburanti di nuova generazione (ad esempio: benzine a bassissimo tenore di benzene e zolfo, biodiesel, gasolio a bassissimo tenore di zolfo, anticipando i tempi previsti dall’Unione europea a partire dal 2005-2009) 12. Verifica degli obiettivi previsti dalla legge 413/97 volta al contenimento delle emissioni evaporative dai sistemi di produzione, stoccaggio e distribuzione degli idrocarburi. 13. Organizzazione capillare del sistema distributivo di carburanti alternativi (elettricità, gas metano, GPL) B. Interventi di mitigazione della domanda di mobilità privata: 1. Ampliamento delle aree pedonalizzate o accessibili ai soli mezzi pubblici, servite da parcheggi scambiatori (possibilmente coperti al fine di ridurre le emissioni evaporative nei periodi estivi) 2. Attivazione di sportelli unici di supporto ai cittadini e alle imprese, fruibili anche da remoto (servizi via internet) e/o da sedi decentrate (es. Comuni periferici) 3. Definizione di accordi con le categorie interessate per razionalizzare i flussi delle merci soprattutto da e per i centri storici, favorendo il trasporto delle stesse con mezzi più eco-compatibili (es. metano) 4. Applicazione di tariffe minori sui biglietti di ingresso a manifestazioni (mostre, fiere, etc.) ai possessori di biglietti di mezzi pubblici 5. Realizzazione di un coordinamento dei Mobility Manager (DM 27/03/98) anche al fine di: Applicare un sistema tariffario integrato connesso alla bigliettazione intelligente Diversificare gli orari di apertura dei grandi centri di aggregazione (es. scuole, centri commerciali, …) Favorire la riduzione dei tempi di percorrenza dei mezzi pubblici e la fruibilità degli stessi da parte dei cittadini, a discapito dei mezzi privati (ad es. attraverso l’estensione delle corse anche a Comuni vicini, parcheggi scambiatori integrati, corsie privilegiate/semafori privilegiati per bus…) Realizzare percorsi ciclabili protetti (zone off-road) da e verso i centri storici, utilizzando ad esempio gli argini di fiumi e canali. Favorire l’applicazione del “car-sharing” e del ”car-pooling” Decentrare alcuni poli di attrazione di cittadini e dotarli di trasporti pubblici possibilmente su rotaia (es. Università). Promuovere il coordinamento tra realtà produttive/erogatrici di servizi presenti nella stessa area territoriale, al fine di creare le condizioni per l’attuazione di servizi di trasporto collettivo. Le misure riguardanti i trasporti sono orientati prevalentemente a favorire la riduzione del traffico privato su strada in ambito urbano e del traffico merci su gomma in ambiente extraurbano. L’applicazione di una seria politica di attivazione di piste ciclabili sarebbe favorita dal clima mite della regione. 6.1.2 Misure da applicare per la riduzione degli inquinanti PM10 e IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) La zonizzazione preliminare, effettuata ai sensi del D. Lgs. 351/99, presuppone azioni mirate al contenimento dell’inquinante PM10 e del Benzo(a)pirene in esso contenuto, da attuarsi: in modo programmato e strutturale sui principali assi viari di attraversamento del territorio regionale, in modo programmato e obbligatorio nei Comuni di fascia A, in base ad accordi locali, nei Comuni di fascia B, per i rimanenti Comuni di fascia C, si consiglia di adottare comunque accordi o provvedimenti di natura volontaria, volti a prevenire l’acuirsi del fenomeno a livello locale e regionale.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 206 Azioni in zone A: Nelle zone A individuate nel Capitolo 3, devono essere predisposti piani di azione costituiti da provvedimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico (“Azioni integrate”), in combinazione con interventi da effettuare in fase di emergenza (“Azioni dirette”), volti alla mitigazione/risoluzione del problema di durata temporale limitata e per porzioni definite del territorio. L’applicazione di efficaci “azioni integrate” deve portare, alla data limite del 01/01/2010, al superamento della necessità di dette azioni dirette, di carattere estemporaneo. Azioni integrate: 1. Presenza nella rete di distribuzione solo di gasolio a basso tenore di zolfo (< 50 mg/kg) 2. Incentivi alla metanizzazione degli impianti di riscaldamento e di centrali termiche industriali e disincentivazione all’uso di combustibili fossili a medio-alto tenore di zolfo (es. oli pesanti, nafte), se non dotati di idonei sistemi di abbattimento delle polveri 3. Intensificazione delle verifiche in strada dei livelli di opacità dei veicoli diesel con particolare riguardo ai mezzi pesanti e commerciali 4. Intensificazione delle verifiche in strada delle prestazioni dei ciclomotori a due tempi. 5. Trasformazione dei veicoli di enti o aziende pubbliche alimentati a gasolio verso combustibili più eco-compatibili (metano-GPL- elettrici) 6. Alimentazione con biodiesel o gasolio a basso tenore di zolfo dei veicoli di enti o aziende pubbliche alimentati a gasolio (autobus, veicoli trasporto rifiuti, autovetture, etc.) 7. Incentivi alla trasformazione dei taxi verso combustibili gassosi, in primis il metano 8. Alimentazione con biodiesel o gasolio a basso tenore di zolfo dei taxi alimentati a gasolio 9. Incenti alla trasformazione dei mezzi commerciali a prevalente azione locale, verso combustibili gassosi, in primis il metano 10. Riduzione dei livelli di emissione di polveri e IPA delle attività produttive esistenti nel territorio anche mediante accordi volontari (es. EMAS e ISO 14000) e regolamentazione del sistema delle autorizzazioni di nuovi insediamenti, al fine di migliorare complessivamente il bilancio di area 11. Attivazione di campagne di sensibilizzazione, educazione e informazione partendo dalle scuole fino a raggiungere il singolo cittadino 12. Realizzazione di barriere sempreverdi ad elevata ramificazione lungo le principali direttrici di traffico 13. Esecuzione delle operazioni di lavaggio frequenti delle strade soprattutto durante i periodi di stabilità atmosferica delle stagioni autunnali, invernali e primaverili 14. Verifica del rispetto del divieto di combustione all’aperto di ramaglie e altri residui vegetali (al fine di favorirne il conferimento a centri di riutilizzo) Azioni dirette: queste azioni vengono messe in atto al fine di impedire il superamento dei 35 giorni all’anno in cui le PM10 risultino eccedere l’indicatore di effetto acuto espresso dalla media giornaliera (dal 2005 è pari a 50 µg/m3 ). Lo scopo è quello di disincentivare la circolazione dei mezzi privati, soprattutto quelli maggiormente inquinanti e di impedire l’accesso a specifiche aree e in determinati periodi a veicoli con scarsa ecocompatibilità (es. non alimentati a GPL/metano, oppure con omologazione non recente del motore). 1. Blocco del traffico per i veicoli commerciali pesanti e autoarticolati ad alimentazione diesel immatricolati prima del 01/10/1997 o comunque non rispondenti alla normativa 91/542/EEC Stage II, all’interno di aree prestabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) a meno che non siano dotati di FAP 2. Blocco del traffico per le autovetture ad alimentazione diesel immatricolate prima del 01/01/1997 o comunque non rispondenti alla normativa 94/12/EC (Euro II) 3. Limitazione degli orari di riscaldamento per impianti termici civili e produttivi funzionanti a combustibili non gassosi, all’interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) a meno che non siano dotati di FAP 4. Blocco del traffico per le autovetture alimentate a benzina immatricolate prima del 01/01/1993 o comunque non rispondenti alla normativa 91/441/EEC (Euro I) 5. Blocco dei motoveicoli/ciclomotori non catalizzati 6. Blocco di attività produttive comportanti l’emissione significativa (> 10 kg/die) di polveri, all’interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) 7. Attuazione di piani di trasporto alternativi, previa opportuna campagna informativa capillare, così come predisposti dai mobility manager 8. Intensificazione della frequenza di lavaggio delle strade
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 207 9. Intensificazione dei controlli sulla circolazione e la sosta da parte delle autorità preposte (vigili, polizia, carabinieri, guardia di finanza) Azioni in zone B: Nelle zone B individuate nel Capitolo 3 devono essere predisposti piani di risanamento costituiti da accorgimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico (“Azioni integrate”) già elencati per le zone A. A differenza delle zone A, non si applicano “azioni dirette”. Azioni in zone C: Nelle zone C individuate nel Capitolo 3, devono essere predisposti piani di mantenimento costituiti da accordi e provvedimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico di carattere generale come elencate al paragrafo 6.1.1. 6.1.3 Misure da applicare per la riduzione degli inquinanti Benzene, Piombo, CO, SO2 La zonizzazione preliminare, effettuata ai sensi del D. L.vo. 351/99, presuppone azioni mirate al contenimento di questi inquinanti da attuarsi: in modo programmato e strutturale sui principali assi viari di attraversamento del territorio regionale, in modo programmato e obbligatorio nei Comuni di fascia A, in base ad accordi locali, nei Comuni di fascia B, per i rimanenti Comuni di fascia C, si consiglia di adottare comunque comportamenti virtuosi di natura volontaria, volti a prevenire l’acuirsi del fenomeno a livello locale, regionale e di bacino aerologico padano. Per quanto concerne le azioni da intraprendere per ridurre le emissioni di questi inquinanti nei centri densamente popolati e sulle grandi arterie di attraversamento del territorio regionale, occorre puntare l’attenzione soprattutto sul traffico privato (benzene, CO), sulla movimentazione delle merci effettuata con automezzi pesanti (SO2) e sui combustibili (SO2) e sul funzionamento ottimale degli impianti da riscaldamento (CO). Le azioni strutturali individuate sono, quelle generali indicate al paragrafo 6.1.1. Per quanto attiene al Biossido di Zolfo (SO2), nonostante i livelli registrati in atmosfera possano ritenersi ampiamente al di sotto delle soglie indicative di un’esposizione cronica critica, in talune realtà, prossime ad aree di tipo industriale e portuale, è possibile che si registrino limitati episodi acuti di inquinamento da SO2. Nelle aree industriali-portuali, è possibile che, in concomitanza di particolari condizioni meteorologiche, si verifichino valori di concentrazione media oraria prossimi al valore limite di 350 µg/m3 (DM 60/2002). Azioni in zona A Qualora si evidenziassero superamenti delle soglie previste, le azioni sarebbe quelle di seguito elencate. Azioni integrate: Tutte quelle indicate nel paragrafo 6.1.1. ed inoltre: 1. Riduzione dei livelli di emissione di SO2, CO, Benzene e Piombo delle attività produttive esistenti nel territorio anche mediante accordi volontari (es. EMAS) e regolamentazione del sistema delle autorizzazioni di nuovi insediamenti al fine di migliorare complessivamente il bilancio di area Azioni dirette: queste azioni dovrebbero essere messe in atto al fine di impedire il superamento dei valori limite e della soglia di allarme. Per il Piombo non si prevedono azioni dirette, in quanto il metallo non è più presente nella formulazione delle benzine e non sono individuabili fonti di emissioni specifiche da particolari attività. Lo scopo è quello di disincentivare la circolazione dei mezzi maggiormente inquinanti e di impedire l’accesso a specifiche aree e in determinati periodi a veicoli con scarsa eco-compatibilità (es. non alimentati a GPL/metano, oppure con omologazione non recente del motore). Nella fattispecie: Superamento soglia di allarme di SO2:
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 208 1. Blocco del traffico pesante e commerciale diesel immatricolato prima del 01/10/1997 all’interno di aree prestabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) 2. Blocco delle autovetture diesel immatricolate prima del 01/01/1997 3. Limitazione degli orari di riscaldamento per impianti termici civili e produttivi funzionanti a combustibili non gassosi, all’interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso), non dotati di sistemi di abbattimento della SO2 4. Blocco di attività produttive comportanti l’emissione significativa (> 10 kg/die) di SO2, all’interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) Superamento valore limite di CO e valore limite annuale di Benzene: 1. Blocco delle autovetture a benzina immatricolate prima del 01/01/1993 2. Blocco dei motoveicoli/ciclomotori non catalizzati 3. Blocco di attività produttive comportanti l’emissione significativa (> 10 kg/die) di CO, all’interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) 4. Limitazione degli orari di riscaldamento per impianti termici civili e produttivi 5. Attuazione dei piani di trasporto alternativi, previa opportuna campagna informativa capillare, così come predisposti dai mobility manager. Azioni in zone B Le zone B sono identificate nel Capitolo 3. Trattasi in questo caso di un pacchetto di accorgimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico “Azioni integrate” a livello regionale (vedi quanto elencato al punto Azioni in zona A). Azioni in zone C Le zone C sono intese come le aree afferenti all’intero territorio regionale, eccezion fatta per le zone B precedentemente trattate. Trattasi in questo caso di un pacchetto di accorgimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico, “Azioni integrate” sovrazonali o a livello regionale come già elencato al punto 6.1.1. 6.1.4 Misure da applicare per la riduzione del Biossido di Azoto (NO2) Come già citato nel Capitolo 2 il biossido di azoto riveste un ruolo fondamentale nei meccanismi di formazione dello smog fotochimico. La zonizzazione preliminare, effettuata ai sensi del D. Lgs. 351/99, presuppone azioni mirate al contenimento di questo inquinante, che comunque negli ultimi anni non ha superato le soglie di allarme pur mostrando superamenti del valore limite orario e di media annuale, con un trend medio in crescita, in modo esteso sull’intero territorio pianeggiante della regione: in modo programmato e strutturale sui principali assi viari di attraversamento del territorio regionale, in modo programmato e obbligatorio nei Comuni di fascia A, in base ad accordi locali, nei Comuni di fascia B, per i rimanenti Comuni di fascia C, si consigliano comunque dei comportamenti virtuosi di natura volontaria volti a prevenire l’acuirsi del fenomeno a livello locale e regionale. Per quanto concerne le “Azioni integrate” da intraprendere per ridurre le emissioni di questo inquinante nei centri densamente popolati e sulle grandi arterie di attraversamento del territorio regionale, occorre puntare l’attenzione soprattutto sul traffico privato con veicoli diesel, sulla movimentazione delle merci effettuata con automezzi pesanti e sul buon funzionamento degli impianti da riscaldamento e degli impianti di combustione in genere. Le azioni strutturali individuate sono quelle citate al paragrafo 6.1.1. Azioni in zona A: Le Zone A sono quelle individuate al Capitolo 3. Trattasi anche in questo caso di un pacchetto di accorgimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico, le così dette “Azioni integrate”che prevedano, oltre alle misure già citate al punto 6.1.1, le seguenti azioni:
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 209 Azioni integrate: 1. Intensificazione delle verifiche in strada dei livelli di emissione di NOX dei veicoli diesel con particolare riguardo ai mezzi pesanti e commerciali. 2. Trasformazione dei veicoli di enti o aziende pubbliche alimentati a gasolio verso combustibili più ecocompatibili (metano-GPL-elettrici-ibridi) 3. Incentivi alla trasformazione dei taxi verso combustibili gassosi, in primis il metano 4. Incentivi alla trasformazione dei mezzi commerciali a prevalente azione locale, verso combustibili gassosi, in primis il metano 5. Riduzione dei livelli di emissione di NOX delle attività produttive esistenti nel territorio anche mediante accordi volontari (es. EMAS/ISO 14000) e regolamentazione del sistema delle autorizzazione di nuovi insediamenti, al fine di migliorare complessivamente il bilancio di area 6. Azioni dirette Queste le azioni che dovrebbero essere messe in atto al fine di impedire il superamento dei valori limite e della soglia di allarme del biossido di azoto: 1. Blocco del traffico pesante e commerciale diesel immatricolato prima del 01/10/1997 all’interno di aree prestabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso). 2. Blocco delle autovetture diesel immatricolate prima del 01/01/1997, all’interno di aree prestabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso). 3. Blocco delle autovetture a benzina immatricolate prima del 01/01/1993 e dei ciclomotori immatricolati prima del 01/06/1999, all’interno di aree prestabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso). 4. Limitazione degli orari di riscaldamento per impianti termici civili e produttivi all’interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) 5. Blocco di attività produttive comportanti l’emissione significativa (> 60 kg/d) di NOX, all’interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) 6. Attuazione di piani di trasporto alternativi, previa opportuna campagna informativa capillare, così come predisposti dai mobility manager. 7. Azioni in zona B Le Zone B sono quelle individuate al Capitolo 3. Trattasi in questo caso di un pacchetto di accorgimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico “Azioni integrate” già previste per le zone A. Azioni in zona C Le Zone C sono quelle individuate al Capitolo 3. Trattasi in questo caso di un pacchetto di accorgimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico “Azioni integrate” sovrazonali o a livello regionale come già elencato al punto 6.1.1. Non sono previste azioni dirette. 6.1.5 Misure da applicare per la riduzione dell’Ozono Premessa metodologica: ai fini della zonizzazione è stato considerato sia il superamento della soglia di allarme pari a 240 µg/m3 su tre ore consecutive, sia il valore bersaglio per la protezione della salute umana (media massima giornaliera su otto ore) pari a 120 µg/m3 da non superare per più di 25 giorni per anno civile (rif. Direttiva 2002/3/CE). Nel caso in cui si sia superata la soglia di allarme si deve applicare il Piano di azione, nel caso si sia superato il valore bersaglio anche per solo un anno va applicato il Piano di risanamento.
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 210 La zonizzazione preliminare, effettuata ai sensi del D. L.vo 351/99, presuppone azioni mirate al contenimento dei precursori dell’ozono (in particolare ossidi di azoto ed alcune categorie di idrocarburi), da attuarsi su tutto il territorio regionale. Nella tabella seguente si riporta la descrizione di alcune misure adottate dalla regione SICILIA per la riduzione delle concentrazioni d'ozono e dei suoi precursori Descrizione della misura Calendari o di attuazione della misura Comuni a cui si applica la misura Riferimenti a Delibere regionali/ordinanz e sindacali etc… 1 Adesione al programma Nazionale I.C.B.I (Iniziativa Carburanti a Basso Impatto Ambientale) per promuovere l'utilizzo del metano e del GPL per autotrazione. Il programma ha previsto lo stanziamento di fondi: • per la trasformazione a gas metano o GPL delle auto non catalizzate, immatricolate fra il 1988 ed il 1995; • per lo sviluppo della rete di distribuzione attraverso la realizzazione di stazioni di rifornimento dedicate per flotte pubbliche. Sono state effettuate complessivamente 432 trasformazioni nel Comune di Catania, 39 trasformazioni nel Comune di Gela e circa 3000 trasformazioni nel Comune di Palermo tra il 2001 e il 2003 Dal 2001 Carini, Palermo, Ragusa, Gela, Siracusa, Solarino, Augusta, Catania, Canicatti’, Condro’ Convenzione di Comuni costituita il 24/09/2001 Nuovo Accordo di programma del 19 ottobre 2005 tra il Comune di Parma (Capofila) ed il MATT (DM Ambiente 24 maggio 2004) 3 Finanziamenti per la realizzazione di progetti relativi a: 1) Trasporto elettrico: Incentivi due ruote 2) Mobility management 3) Taxi collettivo 4) Bus navetta parcheggi scambiatori 5) Acquisto veicoli elettrici e colonnine di ricarica; 6) Campagna promozione servizio car sharing; 7) Mobility manager. 2002 Catania e Palermo Programma Stralcio Tutela Ambientale D.D. 495/SIAR/99 5 Finanziamenti per l'attivazione del servizio di CAR Sharing 2002 Palermo 6 Adesione al Programma nazionale Domeniche Ecologiche. Finanziamenti per la realizzazione di progetti relativi a: •Acquisto biciclette e ciclomotori elettrici; •Attrezzature per il monitoraggio inquinanti (IPA); •Sistema telematico controllo traffico. •Acquisto minibus eco-diesel e ibridi •Acquisto autobus a basso impatto ambientale e veicoli elettrici. 2002 Palermo e Caltanissetta Domeniche Ecologiche D.D. 815/SIAR/00 Azioni integrate Per le azioni volte al contenimento degli ossidi di azoto (NOX) si rimanda al paragrafo 6.1.4. Per quanto concerne gli idrocarburi precursori si individuano, oltre a quelle già citate al punto 6.1.1, le seguenti azioni, mirate soprattutto alla riduzione delle emissioni di idrocarburi: 1. Sostituzione dei ciclomotori a due tempi non catalizzati con ciclomotori a 4 tempi, a GPL e, soprattutto, a trazione elettrica
  • Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” – Tel. 091-7077585 – e-mail: sanza@artasicilia.it 211 2. Sostituzione dei veicoli alimentati a benzina con veicoli alimentati a gas (GPL, metano) o elettrici 3. Estensione dei parcheggi coperti/alberati per ridurre le emissioni evaporative di benzina 4. Riduzione delle emissioni di Idrocarburi (es. solventi) delle attività produttive esistenti nel territorio mediante tecniche di prevenzione ed abbattimento, anche mediante accordi volontari (es. EMAS, ISO 14000). Piena applicazione della direttiva europea sulle emissioni di solventi (1999/13/CE). Regolamentazione del sistema delle autorizzazioni di nuovi insediamenti al fine di migliorare complessivamente il bilancio di area 5. Attivazione di campagne di sensibilizzazione, educazione e informazione partendo dalle scuole fino a raggiungere il singolo cittadino, sulla genesi di questo inquinante, sugli effetti sanitari e ambientali dell’ozono e sul modo per difendersi 6. Incentivazione delle colture di specie vegetali e arboree non produttrici di idrocarburi biogenici precursori dell’ozono (quali i Composti Organici Volatili ed altri): iniziative di piantumazione fino ad arrivare ad un rapporto di 1 albero a cittadino, privilegiando aree sensibili come parchi, scuole, asili, ospedali, ecc. 6.2 INDIVIDUAZIONE DELLE AZIONI DI INTERVENTO 6.2.1 Misure a favore della mobilità sostenibile e della prevenzione e riduzione delle emissioni nelle città ed al controllo delle emissioni dei veicoli circolanti Sulla base delle risultanze dalle informazioni derivanti dalla valutazione preliminare della qualità dell’aria e tenendo conto delle tendenze e degli sviluppi normativi a protezione dell’ambiente e delle popolazioni esposte, risulta indispensabile intervenire in via prioritaria pe