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ANZA’,TOLOMEO,SANSONE,GULLO,INTERLANDI,ITALCEMENTI,ZUCCARELLO,D’ANGELO,ANGELA BIANCHETTI, ELETTRODOTTO, ENEL, Erin Brockovich, Gianluca Rossellini, Giusy Pollino, induzione magnetica, ITALCEMENTI, Luigi Maximilian Caligiuri, PACE DEL MELA, SACELIT, TRALICCI, TUMORI,BRUNO, CUTINO, ENEA,ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2009, BODY CENTER,ISOLA DELLE FEMMINE,LUCIDO MARIA STELLA, LOTTIZZAZIONE LA PALOMA, LUCIDO, MAFIA, PALAZZOTTO, POMIERO, PORTOBELLO, RISO, UFFICIO TECNICO COMUNALE,VOTO DI SCAMBIO,AIELLO MARIA,AIELLO PAOLO,BATTAGLIA ROSALIA,CARDINALE,CUTINO MARCELLO,GIUCASTRO,GUTTADAURO,LUCIDO SALVATORE,BOLOGNA, PAL_azzotto,PELOSO,CALTANISETTA,PORTOBELLO,Riso Napoleone,Riso Rosaria,ISOLA DELLE FEMMINE,REGGIO CLABRIA,SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE,MAFIA,INFILTRAZIONI MAFIOSE,COPACABANA,POMIERO,BRUNO
Roberto Cappelletti, LUCIDO ANTONINO RISO NAPOLEONE LUCIDO MARIA STELLA BODY CENTER ENEA CIMITERO DECADENZA AREA LOTTO 7 A DETERMINA DEL 3 SETTORE N.40, LUCIDO ANTONINO RISO NAPOLEONE LUCIDO MARIA STELLA BODY CENTER ENEA CIMITERO DECADENZA AREA LOTO 7 A DET DEL 1 SETT N.157
SENTENZA 864 2013,BRUNO FRANCESCO,BRUNO PIETRO,MOROSINI,STEFANO GALLINA,ENEA VINCENZO,ISOLA DELLE FEMMINE,SAN LORENZO 1,SAN LORENZO 2,LO BONO VINCENZO,RENAULT 18/TL,8 GIUGNO 1982,TAORMINA GIUSEPPE,ENEA PIETRO,ISOLA DELLE FEMMINE, FIAT 124 BIANCA,D’AGOSTINO BENEDETTO BENNY,MUTOLO,NAIMO,ONORATO,PROCEDIMENTO PENALE 4538 1993 R.G.N.R.,LO PICCOLO,RICCOBONO,MICALIZZI,BRUNO PIETRO,ADDIO PIZZO 5,COPACABANA,BADALAMENTI,VASSALLO GIUSEPPE,TROJA ANTONINO,BRUNO GIUSEPPE, SCALICI SALVATORE,COSTA CORSARA,AIELLO GIUSEPPE BENITO,ALIMENA GIUSEPPALO CICERO,POMIERO GIUSEPPE,LUCIDO,CATALDO,CARDINALE,B.B.P.,BRUNO GIOVANNI FACIAMACCHIATA,D’AGOSTINO VINCENZO,CARDINALE GIUSEPPA,RICCOBONO CATERINA,UVA MARIA,IMPASTATO GIOVANNI,CONIGLIO MARIA CONCETTA,

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  • 1. REPUBBLICA ITALIANA GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA PARTE PRIMA PALERMO - VENERDÌ 7 MAGGIO 1999 N. 21 SI PUBBLICA DI REGOLA IL VENERDI' DIREZIONE, REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE: VIA CALTANISSETTA 2/E - 90141 PALERMO INFORMAZIONI TEL 6964930 - ABBONAMENTI TEL 6964926 INSERZIONI TEL 6964936 - FAX 6964927 AVVERTENZA Il testo della Gazzetta Ufficiale è riprodotto solo a scopo informativo e non se ne assicura la rispondenza al testo della stampa ufficiale, a cui solo è dato valore giuridico. Non si risponde, pertanto, di errori, inesattezze ed incongruenze dei testi qui riportati, nè di differenze rispetto al testo ufficiale, in ogni caso dovuti a possibili errori di trasposizione Programmi di trasposizione e impostazione grafica di : Avv.Michele Arcadipane SUPPLEMENTO ORDINARIO La parte copiata è alle pagg. 2-4 e 6-7 SOMMARIO ASSESSORATO DELL'AGRICOLTURA E DELLE FORESTE DECRETO 22 aprile 1999. Programma pluriennale regionale attuativo del Regolamento CEE n. 2080/92 per il PAg biennio 1998/99. ASSESSORATO DELL'AGRICOLTURA E DELLE FORESTE DECRETO 22 aprile 1999. Programma pluriennale regionale attuativo del Regolamento CEE n.2080/92 per il biennio 1998/99. L'ASSESSORE PER L'AGRICOLTURA E LE FORESTE Visto lo Statuto della Regione; Visto il Regolamento CEE n.2080 del 30 giugno 1992, che istituisce un regime comunitario di aiuti alle misure forestali nel settore agricolo; Visto il Regolamento CE n. 746 del 24 aprile 1996, recante modalità di applicazione del 1
  • 2. Regolamento CEE n. 2078/92 relativo a metodi di produzione agricola compatibile con esigenze di protezione dell'ambiente e con la cura dello spazio naturale; Visto il Regolamento CE n. 231/96 del 7 febbraio 1996, che sostituisce i valori in Ecu indicati nel Regolamento n. 2080/92. Vista la nota n. 37780 del 30 dicembre 1997, con la quale è stato trasmesso il nuovo testo del Programma pluriennale regionale di attuazione del Regolamento CEE n. 2080/92 per il biennio 1998/99 al Ministero per le politiche agricole, il quale in data 20 gennaio 1998 ha provveduto a darne comunicazione alla Commissione europea per la relativa approvazione; Viste le informazioni complementari rese sul programma della Regione; Vista la delibera della Giunta regionale n. 48 del 9 marzo 1999 di approvazione del programma sopracitato; Considerato che il Comitato permanente forestale nella seduta tenuta a Bruxelles in data 24 marzo 1999 ha approvato il nuovo testo del programma pluriennale regionale del Regolamento n. 2080/92, tenendo conto delle informazioni complementari; Considerato che il nuovo testo del programma di attuazione del Regolamento n. 2080/92 sostituisce il precedente programma regionale, approvato con decisione C(94) 1315/15 del 20 maggio 1994, scaduto il 31 dicembre 1997; Considerata l'urgenza di rendere operativo il nuovo testo del programma pluriennale regionale del Regolamento n. 2080/92 per il biennio 1998/99, come approvato dal Comitato permanente forestale, nelle more della decisione della Commissione europea; Decreta: Articolo unico In relazione alle premesse, viene reso operativo il nuovo testo del programma regionale attuativo del Regolamento CEEn. 2080/92 che fa parte integrante del presente decreto. Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana. Palermo, 22 aprile 1999. CUFFARO Allegato REG. CEE. N. 2080/92 - PROGRAMMA PLURIENNALE REGIONALE 1. QUADRO CONOSCITIVO GENERALE DEL TERRITORIO 1.1 Generalità Posta al centro del bacino mediterraneo, la Sicilia, con i suoi 25.708 Kmq., risulta nel contempo la più estesa Regione italiana e la più grande isola del mare Mediterraneo. Essa rimane divisa, dalla penisola italiana, dallo stretto di Messina che nel suo punto minimo misura la larghezza di 3,4 Km.; dal continente africano è divisa invece dal canale di Sicilia che, sempre nel punto minimo, misura una larghezza di 140 Km. Le fanno corona a nord-est l'arcipelago delle isole Eolie, a nord-ovest l'isola di Ustica, a ovest le isole Egadi, a sud-ovest l'isola di Pantelleria. Le coste hanno uno sviluppo di 1.039 Km. e lungo di esse di trova maggiormente accentrata la popolazione nonché le colture più progredite. Dell'intero territorio isolano la collina interessa circa il 62%, la montagna il 24% e la pianura il 14%. I fenomeni di dissesto, sia erosivi che frane ed esondazioni nelle valli minori, sono assai frequenti 2
  • 3. nei territori ad altitudine più elevata e non di rado imponenti. Vi sono addirittura aree o zone franose che coprono decine e talora centinaia di ettari. I territori ad altitudine più elevata sono caratterizzati da boschi ed incolti e da un'estensione limitata dei seminativi e finiscono col presentare condizioni di popolamento repulsive, soccombendo nel confronto con le aree pianeggianti litoranee e soprattutto con i centri urbani maggiori che hanno esercitato ed esercitano l'attrazione più forte. La problematica connessa all'instaurazione di fenomeni di erosione e dissesto idrogeologico del territorio è senza dubbio complessa, a causa delle numerose interrelazioni con fattori di diversa natura non sempre agevolmente individuabili. In ogni caso, è da rilevare un progressivo aggravamento di tali dannosi processi, essenzialmente causati dalla mancanza di un'adeguata e coordinata politica di salvaguardia e tutela delle ottimali condizioni idrogeologiche dei suoli. Tra i fattori che maggiormente hanno contribuito all'interessarsi di fenomeni di erosione ricordiamo: - insufficiente copertura boschiva con discrete caratteristiche strutturali e tipologiche; - abbandono delle aree marginali a bassa redditività; - assenza di opere di sistemazione dei terreni a funzione regimante; - adozione di tecniche di lavorazione "a ritocchino" orientate lungo le linee di massima pendenza; - progressiva cementificazione degli alvei dei fiumi; - elevato indice di torrenzialità dei corsi d'acqua; - eccessiva incidenza della rete viaria, anche in zone particolarmente predisposte a fenomeni erosivi; - cattiva gestione e manutenzione delle superfici destinate a pascolo. Fra le aree più soggette a fenomeni di dissesto, si possono annoverare le zone collinari interne di matrice fondamentalmente argillosa, a scarsa permeabilità. Si può tuttavia affermare che gran parte della superficie dell'isola è potenzialmente interessata alla problematica in esame. L'attuale superficie sottoposta a vincolo idrogeologico, ai sensi della normativa vigente ammonta a Kmq. 12.357 ed è così suddivisa: Provincia Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani TOTALE Superficie Superficie Incidenza sottoposta Kmq % a vincolo Kmq 3.042 11,83 1.515 2.128 8,28 877 3.552 13,82 1.425 2.562 9,97 1.397 3.247 12,63 2.550 4.992 19,42 3.189 1.615 6,28 297 2.109 8,20 514 2.462 9,58 593 25.709 100,00 12.357 Superficie Incidenza vincolata/ % Superficie % 12,26 49,80 7,10 41,21 11,53 40,12 11,31 54,52 20,64 78,53 25,81 63,88 2,40 18,40 4,16 24,37 4,80 24,09 100,00 48,06 3
  • 4. 1.2 Aspetti climatici La Sicilia grazie alla sua posizione geografica, gode di un clima particolarmente mite che consente una vegetazione rigogliosa in tutte le stagioni dell'anno; la sua forma triangolare, ed il suo sistema montuoso determinano la sua suddivisione in tre distinti versanti: - il versante settentrionale, da Capo Peloro a Capo Boeo, della superficie di circa 6.630 Kmq. (fig. 1); - il versante meridionale, da Capo Boeo al Capo Passero, della superficie di circa 10.754 Kmq. (fig. 2); - il versante orientale dal Capo Passero al Capo Peloro, della superficie di circa 8.072 Kmq. (fig. 3). (Figure omesse) La distribuzione delle piogge nei tre distinti versanti ha, in genere, caratteristiche diverse in dipendenza della esposizione dei versanti stessi e dei venti in essa predominanti. Le precipitazioni non appaiono così scarse come si potrebbe pensare e la loro quantità è fortemente influenzata dall'altitudine: dalle piane costiere dei lati sud-ovest ed est dell'isola ove si è al di sotto dei 500 mm. annui, si sale ad oltre 1.100 mm. sui rilievi dominanti Palermo sui Peloritani e sulle Caronie, mentre infine si toccano i 1.400 mm. sul monte Etna. Il carattere fondamentalmente mediterraneo del clima dell'isola evidenzia una concentrazione di pioggia nelle stagioni autunnale ed invernale, particolarmente in quest'ultima, ed una deficienza di precipitazione nelle altre due stagioni, specialmente durante l'estate. La quantità di pioggia appare molto variabile da un anno all'altro e le piogge, spesso concentrate in brevi, talora brevissimi tempi, assumono carattere di particolare violenza. Nel versante meridionale i valori delle precipitazioni medie annue e stagionali si mantengono inferiori agli analoghi valori degli altri versanti mentre le maggiori precipitazioni medie ricadono nel versante settentrionale, negli intervalli di quota compresi fra 250 e 750 m. Soprattutto per il versante meridionale la stagione estiva risulta povera di piogge e con lunghi periodi di siccità. Nella tab. A per il periodo 1931-1988 sono riportati i dati delle precipitazioni medie mensili ed annue, il numero dei giorni piovosi e le medie stagionali per tutto il territorio isolano in tre fasce altimetriche distinte in montagna, collina e pianura. Le temperature risultano generalmente molto elevate su tutta l'isola. Le minime assolute sono per lo più poco distanti dallo 0, eccezione fatta per l'alta montagna, mentre in estate la media delle massime è sempre i 35 C e la media annua oscilla tra un minimo di 11 ed una massimo di 19 C. Tabella A PRECIPITAZIONI MEDIE MENSILI ANNUE Territorio Gen. Feb. Mar. Apr. Mag. Giu. Lug. Ago. Sett. Ott. Nov.Dic .Anno mm. mm. mm. mm. mm. mm. mm. mm. mm. mm. mm. mm. mm. Montagna Collina Pianura Sicilia 134 108 88 110 109 99 75 94 93 73 51 72 52 40 31 41 41 36 22 33 25 16 10 17 8 5 1 5 16 12 6 11 56 47 36 46 76 65 63 68 122 110 88 108 141 122 100 21 873 733 571 727 4
  • 5. Numero medio dei giorni piovosi Territorio Montagna Collina Pianura Sicilia Medie stagionali Territorio Montagna Collina Pianura Sicilia Gen. gg. 12 9 9 10 Feb. gg. 8 8 8 8 Mar. gg. 10 6 6 7 Apr. gg. 8 5 5 6 Mag. gg. 5 2 3 4 Giu. gg. 1 2 1 1 Precipitazioni Inverno Primavera Estate mm. mm. mm. 385 187 49 330 149 33 264 105 18 326 144 34 Lug. gg. 1 1 1 1 Ago. gg. 2 1 1 1 Sett. gg. 3 4 2 3 Ott. gg. 8 6 5 6 Nov. gg. 10 8 6 8 Dic. gg 12 9 9 10 Giorni piovosi Autunno Inverno Primavera Estate mm. gg. gg. gg. 255 33 23 5 223 28 14 4 189 26 15 3 222 29 18 4 Anno gg.. 80 61 56 65 Autunno gg. 22 23 14 20 Tab. B Temperature medie mensili Territorio Gen. Feb. Mar. Apr. Mag. Giu. Lug. Ago. Sett. Ott. Nov. Dic. Montagna Max Min. Max Min. Max Min. Collina Pianura Max e min. 11,3 4,7 12,3 5,8 12,7 6,4 11,9 4,5 12,7 5,9 13,4 6,0 14,2 6,1 15,1 6,7 11,5 7,2 Temperature medie stagionali 17,1 8,1 13,5 8,5 16,5 9,0 21,3 11,6 22,7 12,7 22,9 13,0 27,0 16,0 23,5 17,5 27,7 17,3 29,9 18,9 31,8 21 32 19,5 29 19 32 21 32 20 26,2 16,4 27,5 18,0 28,0 18,1 21,6 12,5 22,5 14,6 23,4 14,9 16,7 9,4 11,5 10,9 18,8 11,3 11,6 6,1 13,5 7,3 13,9 7,5 Temp. Medie 5
  • 6. Territorio assoluti Inverno . Max Min. Max Montagna 46,8 11,6 11,2 Collina 47 12,8 7,2 13,3 Pianura 47,1 1,5 Sicilia 46,9 12,6 6,6 Primavera Estate Autunno annuali Temp Min. Max Min. Max Min. Max Min. Max Min. media 6,7 17,5 8,6 28,6 17,9 21,5 12,7 19,8 11,4 15,6 6,6 17,1 9,3 29,1 19,8 20,5 14,5 19,9 12,4 16,1 6,6 18,3 9,7 30,5 18,9 23,4 14,7 21,4 12,6 17 6,5 17,6 9,2 29,4 18,8 21,8 13,9 20,4 12,1 16,2 Nella tabella B sono riportate le temperature medie e le medie dei massimi e dei minimi determinate dalle osservazioni relative al 1931-1988, nella stessa sono riportate anche le temperature medie massime e minime stagionali, annuali ed assolute, oltre alla temperatura per le tre fasce altimetriche. 1.3 Aspetti idrologici A grandi tratti la situazione delle acque in Sicilia risulta la seguente: - l'apporto meteorico medio è, di circa 18,8x10 mc/anno corrispondenti a circa 730 mm. in altezza d'acqua sul suolo, ma un volume di 12,4x10 mc./anno viene perso per evapotraspirazione. Il deflusso naturale (in assenza di vincoli) risulta quindi di 6,4x10 mc./anno di cui 4,9x10 mc. defluiscono a mare portati dai corsi d'acqua e 1,5x10 mc. sfociano a mare attraverso le falde sotterranee. Nel deflusso dei corsi d'acqua è altresì compreso il drenaggio delle falde sotterranee che si valuta essere 1x10 mc. circa. Pertanto il bilancio delle acque sotterranee sarebbe di 2,5x10 mc./anno. Il deflusso naturale, ossia la risorsa globale media, è stato considerevolmente modificato dai prelievi in atto che ammonterebbero, nell'anno medio a circa 1,9x10 mc./anno. 1.4 Aspetti morfologici I tratti morfologici della parte del territorio siciliano classificato montano sono il prodotto dell'azione concomitante di diversi fattori, tra cui un ruolo primario va senz'altro attribuito alle vicende tettoniche ed epirogeniche, col minor contributo delle oscillazioni paleoclimatiche ed eustatiche. In linee generali, il paesaggio morfologico siciliano mostra strette analogie con quello appenninico, cui si ricollega geologicamente, in particolar modo per quanto riguarda la fascia settentrionale dell'isola, che costituisce la continuazione della fascia corrugata appenninica, rispetto alla quale si ha stretta analogia e continuità sia dei terreni affioranti che delle relative vicende tettoniche. In relazione con questi fattori determinanti dell'evoluzione morfologica possono in Sicilia distinguersi differenti tipi di paesaggio. Il differente grado di erosione dei terreni completa i tratti morfologici fondamentali dell'area in esame. Nel dettaglio, si nota inoltre una grande eterogeneità di situazioni, dovuta all'accentuata variabilità dei tipi litologici ed alle frequenti deformazioni e dislocazioni che hanno interessato la Regione fino ad epoche recenti. Il sistema orografico di maggiore continuità è quello rappresentato dalla catena settentrionale, che si estende da Messina a Trapani per una lunghezza superiore ai 200 Km. 1.5 Aspetti idrogeologici 6
  • 7. Le falde acquifere di maggiore importanza, a cui si ricollegano le principali manifestazioni sorgentizie sono contenute nei terreni permeabili "in grande". Si tratta generalmente di falde profonde negli acquiferi di natura vulcanica o calcarea, di potenzialità elevata, come dimostrano i valori di portata delle sorgenti da esse alimentate ed il grande volume complessivo dello sfruttamento mediante pozzi profondi. Falde acquifere poco profonde, di potenzialità molto più limitata, sono generalmente presenti nei terreni permeabili per porosità delle zone collinari e delle pianure; ad esse risultano collegate scarse e modeste manifestazioni sorgentizie ed il loro sfruttamento avviene prevalentemente mediante pozzi. Falde profonde di limitata estensione sono presenti nei depositi alluvionali grossolani di fondovalle dove raggiungono potenze ed estensioni non trascurabili, come in alcune fiumare dei Peloritani. Sono inoltre presenti discrete falde confinate nei livelli ghiaioso-ciottolosi intercalati o soggiacenti ai depositi alluvionali fini che riempiono i fondovalle dei corsi d'acqua della Sicilia centromeridionale. Falde freatiche di modesta entità si hanno anche nei depositi sabbioso - conglomeratici tortoniani affioranti nella parte centro-settentrionale dell'isola e nel versante settentrionale dei Peloritani, dove però possono anche passare localmente a falde profonde. 1.6 Idrografia superficiale La rete idrografica siciliana, tranne poche eccezioni è costituita da corsi d'acqua a carattere stagionale che hanno spiccato carattere torrentizio accentuato dalla impermeabilità o scarsa impermeabilità delle formazioni geologiche presenti e dalla distribuzione delle piogge, nulle o quasi per molti mesi dell'anno, spesso concentrate in pochi giorni. L'isola ha tre versanti principali, il settentrionale o tirrenico, il meridionale o mediterraneo, l'orientale o ionico. I corsi d'acqua principali del versante settentrionale, oltre alle "fiumare" (torrenti molto brevi che caratterizzano i monti Peloritani, Nebrodi ed in parte anche le Madonie) sono rappresentati dal F. Pollina, F. Grande o Imera, F. Torto, F.S. Leonardo, F. Oreto ed il F. Freddo. Molto più importanti, sia per la lunghezza del percorso che per le portate e le possibilità che offrono le loro acque ad essere utilizzate a scopo irriguo, sono invece i fiumi del versante meridionale, rappresentati dal F. Belice Destro, F. Platani, F. Salso, F. Gela e F. Dirillo, e quelli del versante orientale rappresentati dal F. Anapo, F. Simeto e F. Alcantara. Scarsi e di poca importanza i laghi naturali, come il laghetto di Preola e Gorghi Tondi nei pressi di Mazara del Vallo e di Pergusa nei pressi di Enna. Il fiume maggiore è il Simeto, che ha origine nei Nebrodi e recapito nel Mar Ionio, con una bacino imbrifero di 4.186 Kmq. i suoi affluenti principali sono il Dittaino, il Salso e il Gornalunga. 1.7 Lineamenti geologici e pedologici La struttura geologica della Sicilia risulta costituita, nelle grandi linee, da una zona di affioramento di terreni autoctoni profondi, indicati come Complesso basale, da una zona di affioramento di terreni sovrastanti ai precedenti ma alloctoni, appartenenti a differenti unità geotettoniche (Complessi panormide, sicilide, calabride, antisicilide e post-antisicilide), e da una zona di affioramento di terreni autoctoni più recenti e più elevati di quelli alloctoni, indicati come Complesso postorogeno. Dal punto di vista dei terreni, in Sicilia sono presenti situazioni e caratteristiche particolari e tipiche. La pedogenesi è dominata dal fattore climatico e dalla natura della roccia madre da cui i suoli hanno ereditato in gran parte i caratteri. La morfologia e la vegetazione sono poi altri due fattori che hanno influito sull'evoluzione dei suoli. Il panorama pedologico insulare risulta quindi caratterizzato da un'estrema varietà di suoli che coprono tutta la vasta gamma che va dai tipi meno evoluti ai tipi più evoluti. Si passa dai suoli di origine calcarea del Ragusano, agli agrumeti terrazzati lungo la fascia costiera settentrionale e orientale e lungo le pendici dell'Etna con suoli di origine basaltica, o al susseguirsi di ondulazioni argillose nelle zone interne. La grande estensione di affioramenti argillosi influenza la natura e le 7
  • 8. caratteristiche di gran parte dei suoli. 2. ELEMENTI CONOSCITIVI DELLA REALTA' AGRICOLA Secondo i più recenti dati Istat (Censimento generale dell'agricoltura 1991) la superficie territoriale della Regione, pari a complessivi 2.570.631 Ha., risulta costituita per il 24% da aree montuose, per il 62% da aree collinari e per il rimanente il 14% da territori pianeggianti. Sempre secondo i dati ISTAT 1991 la superficie agricola totale, relativa a 404.204 azienda, ammonta a 1.913.841 Ha., di cui la S.A.U., pari a Ha. 1.598.900 è costituita per 50% da seminativi e per 20% da prati-pascoli permanenti, mentre la restante superficie è occupata da coltivazioni legnose quali vite, olivo, agrumi ed altri fruttiferi. Per quanto attiene in particolare ai seminativi, questi attualmente sono rappresentati in maggior misura dai cereali che occupano una superficie di 456.208 Ha.; incidenza percentuale inferiore hanno, in ordine, le colture foraggere, le ortive, le leguminose da granella e le coltivazioni floricole. Fra le colture arboree le più diffusa risulta essere la vite con 174.278 Ha.; seguono gli impianti olivicoli, gli agrumeti e le altre coltivazioni legnose. L'agricoltura delle aree costiere presenta caratteri, notevolmente diversi da quella delle aree interne. Lungo le zone costiere troviamo la quasi totalità delle superfici pianeggianti dell'isola fra le quali la Piana di Catania, di Gela, la costa sud del trapanese e altre aree pianeggianti variamente distribuite lungo il litorale. In tale aree le favorevoli condizioni pedo climatiche, la maggiore disponibilità di acque irrigue e le migliori condizioni socio economiche hanno favorito l'affermazione delle colture a più alto reddito quali gli agrumi nella piana di Catania e nel palermitano, la vite nel trapanese, l'olivicoltura intensiva lungo la costa sud-ovest dell'isola, le colture in serra nel marsalese e nel ragusano, le colture orticole (carciofo, pomodoro, melone, fragola, ecc.) nella zona di Buonfornello, Piana di Gela, nel trapanese e nell'agrigentino. Le cosiddette "aree interne", che costituiscono circa l'80% del territorio regionale, presentano risorse fisico-ambientali assai difformi comprendendo le zone montane della Sicilia (Etna, Peloritani, Nebrodi, Caronie, Madonie, Sicani, Erei, Iblei) e la media ed alta collina dell'ennese, del nisseno, dell'agrigentino, del palermitano, del catanese e del siracusano. Gli ordinamenti produttivi caratterizzanti l'agricoltura di tali aree risultano essere: il cerealicolo, cerealicolo-zootecnico e zootecnico specializzato. In talune zone, si riscontrano anche gli ordinamenti agrumicolo, olivicolo e frutticolo. La coltivazione principale è il grano che si avvicenda con l'erbaio di veccia, con il prato di sulla, con il riposo pascolativo e più raramente con altre colture leguminose e ortive, anche se con la pratica del set-aside a rotazione si è ridotto l'avvicendamento tradizionale, a favore del maggese nudo che esplica un'azione non certo favorevole per la stabilità dei versanti. L'indirizzo cerealicolo-zootecnico si distingue dal cerealicolo per la presenza nell'azienda di bestiame da reddito; di norma bovini allevati con il sistema stabulo o semistabulo, e per la maggior incidenza fra le coltivazioni da rinnovo delle foraggere. L'ordinamento zootecnico, pur presentandosi con caratteristiche talvolta assai difformi, si riscontra in maniera diffusa anche se le maggiori concentrazioni si rilevano nell'area dei Nebrodi, delle Madonie, nell'alta collina del palermitano, dell'ennese e del ragusano. Dati riepilogativi dell'agricoltura siciliana (Istat - Censimento 1991) Indicatori Totale AG CL CT EN ME PA RG SR TP Superficie totale 1.918.632 231.684 164.313 260.833 223.881 215.783 360.208 141.949 145.947 174.034 (ha) 8
  • 9. SAU 1.600.362 200.649 141.140 193.395 195.402 170.481 290.964 127.912 126.106 154.313 Incidenza 0,83 SAU 0,87 Aziende (n.) 59.434 33.888 57.037 29.267 65.654 62.881 27.411 28.894 42.309 406.776 0,86 0,74 0,87 0,79 0,81 0,90 0,86 0,89 Sup. media 3,9 aziendale 3,4 Erbacee avv.te (ha) 802.992 103.357 108.050 98.733 131.465 26.169 167.530 68.425 45.148 54.113 Arboree (ha) 480.076 87.298 25.783 66.186 20.291 61.149 58.315 28.737 46.002 86.314 Erbacee perm.ti (ha) 317.294 9.994 7.307 28.476 43.645 83.163 65.119 30.750 34.955 13.885 Ortive (ha) 33.170 4.362 2.812 2.645 Cereali (ha) 476.803 69.251 68.877 63.153 74.556 10.292 103.014 24.963 25.188 37.509 4,2 3,4 6,7 927 2,6 2.316 4,6 5.425 4,7 8.641 4,4 2.827 3,6 3.216 Fruttiferi 79.095 (ha) 18.285 7.937 9.017 Agrumi (ha) 101.687 4.197 36.925 3.243 10.815 10.392 8.293 25.289 1.959 Olivo (ha) 120.799 19.654 6.103 9.504 26.085 20.592 8.217 8.998 13.073 5.506 3.116 70.580 Vite (ha) 174.092 573 6.665 8.574 45.027 11.116 10.372 1.653 16.494 4.975 6.853 21.796 4.925 8.336 531 Ovini (n.) 1.292.666 106.278 65.720 196.118 273.752 241.805 197.816 18.335 42.419 50.423 Bovini (n.) 466.089 13.531 11.694 47.270 89.903 98.804 84.536 77.939 34.259 8.153 Nell'area di montagna il sistema di allevamento più frequente è quello brado o transumante, con pascolamento nelle zone di collina dall'autunno alla primavera ed in montagna dalla primavera all'autunno; in estate vengono utilizzate anche le ristoppie delle plaghe cerealicole collinari. Gli allevamenti bradi utilizzano i pascoli, il sottobosco, le foraggere del seminativo, le ristoppie, i terreni incolti; gli allevamenti semibradi e stabuli, oltre al foraggio verde, sfruttano i mangimi concentrati. I pascoli naturali, a causa dell'eccessivo sfruttamento, appaiono spesso degradati, risultando poveri di essenze pabulari e, di contro, abbondanti di erbe infestanti e cespugliosi; nella flora erbacea ormai prevalgono le graminacee annuali diffusesi con la disseminazione fisiologica e favorite dal più intenso pascolamento delle specie poliennali. L'ordinamento arboricolo, nelle "aree interne" dà luogo all'azienda specializzata per il nocciolo 9
  • 10. nella zona dei Nebrodi, dei Peoloritani e nel versante orientale dell'Etna, per il pistacchio in territorio di Bronte e per la vite nella zona di bassa collina del nisseno, dell'agrigentino, del palermitano e del catanese. L'indirizzo specializzato agrumicolo è localizzato per il limone nel palermitano e nel messinese, per l'arancio nel catanese, nell'ennese e nel siracusano. Le piantagioni di olivo e di mandorlo, specialmente nelle zone di montagna e di alta collina, si presentano degradate, conservando tuttavia una funzione protettiva e paesaggistica; sono però presenti, in alcune aree specifiche, oliveti specializzati. 3. LA SITUAZIONE FORESTALE SICILIANA Le fonti storiche note non ci dicono molto su quale sia stata la situazione forestale siciliana nell'antichità. La massima espansione forestale in Sicilia pare che risalga al "postglaciale catatermico subtlantico", databile verso l'800 A.C. per cui, data l'antichità del popolamento umano della regione, le cenosi che si costituirono divennero ben presto da climaticamente condizionate ad antropicamente alterate. La pressione demografica sempre più crescente col volgere dei secoli, ha allargato l'areale agricolo a spese del bosco fino ai limiti delle possibilità agronomiche. Così che i boschi divennero ovunque sempre più rari, dalla riva dei mari ai monti. E dove forse crescevano rigogliose pinete e querceti si formarono campi destinati all'agricoltura ed al pascolo brado. Il notevole mutamento climatico che succedette al postglaciale catatermico (caratterizzato da notevole aumento della temperatura, della luminosità, da prolungate siccità estive), i tagli disordinati, il sovraccarico pascolivo, sempre più pressante ed indiscriminato, restrinsero ulteriormente l'areale boschivo a lembi sparsi relegati alla sommità dei monti. Per avere un'idea di quanto è rimasto del patrimonio forestale di origine naturale nella nostra regione si riportano i dati ISTAT riferiti al 30 giugno 1947. Superficie per forma di governo Provincia Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani TOTALE Fustaie 86 1.432 10.325 1.402 5.896 4.460 303 209 857 25.060 Ha Cedui 720 326 11.937 2.171 29.464 13.565 246 1.672 482 60.583 Totale Ha 806 1.758 22.262 3.573 35.360 18.025 549 1.971 1.339 85.643 Questi popolamenti sono localizzati, in prevalenza, sull'Etna e lungo la dorsale settentrionale, da Peloritani alle Madonie, e in minor misura sui rilievi più importanti centro meridionali dell'isola con propaggini che giungono fino a Pantelleria dove esiste soprassuolo modesto naturale di pino marittimo. Fanno eccezione le sugerete dei territori comunali di Niscemi e Caltagirone, frammiste alla coltura agraria, che occupano un vasto pianoro degradante dolcemente verso il mare. Le specie legnose che li compongono, pur essendo numericamente limitate, sono di alto interesse economico e scientifico. 10
  • 11. Dal 1948 in poi è stata intrapresa una lenta ma continua opera di riforestazione inquadrata nell'ambito delle sistemazioni idraulico - forestali dei bacini montani e dei comprensori di bonifica; opera che, con alterne fortune, e pur se non esente da critiche da parte di ecologi, naturalisti ed agronomi, ha permesso di estendere la superficie boscata dagli Ha. 85.643 del 1947 agli attuali Ha. 283.080. I tipi di bosco che sono venuti fuori da quest'opera di rimboschimento sono in genere dei boschi misti di conifere e latifoglie. Tra le conifere la predominanza, a seconda dell'altitudine e della stazione, è dei pini mediterranei, quali il d'Aleppo, il domestico, il marittimo, e quindi il pino laricio e il pino nero var. Villetta Barrea: è stato inoltre impiegato estesamente con un certo successo il cipresso comune, mentre tra le conifere esotiche i migliori risultati, anche se contenuti, sono stati ottenuti con il cipresso dell'Arizona e il cedrus atlanti-ca. Deludente è il risultato invece ottenuto con Pinus radiata che aveva destato in un primo tempo qualche speranza. Nell'impiego delle latifoglie, l'opera di riforestazione è stata ostacolata dalla modestissima entità di specie tra cui scegliere, ed ha trovato e trova aspre critiche nell'opera fin qui eseguita. Una delle specie più impiegate, l'eucalipto, sia per la formazione di boschi puri, che consociata, oltre a tradire, quanto ad accrescimenti, l'entusiasmo iniziale, viene ora posta sotto accusa da ecologi e naturalisti, come prosciugatrice di falde acquifere, e desertificatrice del territorio. Tra la specie impiegate per la formazione di boschi misti insieme alle conifere abbiamo il frassino minore, l'acero campestre, il castagno, l'ontano napoletano e qualche altra specie d'impiego molto limitato. Le specie indigene quali le querce (leccio, roverella e cerro), il carrubo, il faggio sono state poco impiegate principalmente per motivi pedologici, per le difficoltà di attecchimento iniziale e per la lentezza degli accrescimenti. I boschi, con una superficie di Ha. 283.080 rappresentano dunque, circa l'11% della superficie territoriale, e sono a loro volta così percentualmente suddivisi (fig. 4): - conifere: 16,0% - latifoglie: 39,3% - misti conifere e latifoglie: 21,3% - boschi degradati: 23,4% I boschi siciliani sono governati per il 77,7% a fustaia, per il 22,3% a ceduo (fig.5). (Figure 4, 5 e 6 omesse) Nei confronti della proprietà, su un totale di 283.080 Ha. di bosco si ha, approssimativamente, che il 48,63% appartiene al demanio regionale, contro il 34,85% di proprietà di privati o enti e il 16,51% di demanio comunale (fig.6). Purtroppo, la maggior parte dei boschi non sono da ritenersi consorzi vegetazionali in equilibrio con l'ambiente. Infatti, una larga percentuale di essi è costituita da nuovi impianti, più o meno giovani, ancora ben lungi dal potere rappresentare complessi boscati "climax" trovandosi, in atto, nel migliore dei casi, nelle prime fasi di adattamento pedoclimatico. Per la caratteristica geografica (vicinanza ai tropici) e topografica (netta maggioranza della zona collinare sulla pianura e sulla montagna) in Sicilia i boschi naturali, anche se degradati, possono ancora trovarsi insediati con discreta presenza quasi esclusivamente sugli alti versanti e sulle creste delle principali catene montuose (Peloritani, Gruppo Etna, Madonie - Caronie, Nebrodi), con scarsa presenza sulle catene montuose secondarie (Iblei, Sicani), mentre sono quasi del tutto assenti sui monti Palermitani e sugli Erei. 11
  • 12. In pratica, relativamente alle zone fitoclimatiche, salvo per talune pinete litoranee, da potersi considerare naturalizzate se non proprio naturali, e per certe modeste estensioni di sugherete nella zona centrale dell'isola, e per qualche altro raro caso, si può affermare che i boschi naturali in Sicilia sono concentrati tra il Castanetum e il Fagetum. Differente è la situazione per quanto concerne i boschi artificiali i cui impianti, salvo qualche esempio di cucitura tra lembi residui di boschi naturali, soprattutto nella zona del Castanetum, sono stati effettuati nella zona fitoclimatica del Lauretum (la Sicilia è compresa per oltre l'85% nella seconda zona del Lauretum - sotto-zona calda e media) su più o meno vaste superfici prima agricole e poi abbandonate da coltivatori. Inoltre, non è da sottovalutare la ritrosia dei proprietari privati ad effettuare azioni d'imboschimento, in assenza di specifiche garanzie in merito alla reversibilità della destinazione colturale delle superfici, successivamente al completamento del ciclo produttivo del bosco. Indubbiamente, tuttavia, il primo passo da compiere per il miglioramento del patrimonio boschivo è la conversione dei cedui in fustaia, unitamente ad eventuali coniferamenti. Tale operazione, incontra nei privati notevoli remore dovute soprattutto alla lunga azione di risparmio, cui gli stessi sarebbero costretti. Si ritiene, pertanto, anche in considerazione delle difficili condizioni pedoclimatiche esistenti nell'isola, di richiedere l'elevazione dei livelli massimi d'aiuto, così come previsto dall'art. 3 lettera d) ultimo comma del Regolamento. Si riporta la suddivisione per provincia delle formazioni forestali siciliane. Formazioni forestali (Ha) N. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Boschi Alto fusto PROVINCIA degradati Conifere Latifoglie Conifere e latifoglie Agrigento 1.484 9.836 2.449 3.591 Caltanissetta 493 2.079 8.249 2.334 Catania 16.250 5.130 9.013 10.017 Enna 2.896 1.643 1.994 8.349 Messina 14.932 5.122 13.866 15.004 Palermo 19.594 9.768 11.482 12.656 Ragusa 0 5.710 219 3.003 Siracusa 2.929 4.688 288 867 Trapani 7.715 1.350 580 4.453 TOTALE 66.293 45.326 48.140 60.274 Ceduo 1.255 3.682 7.556 6.752 28.966 13.489 0 1.347 0 63.047 Sup. compl.d'ord. boscat i 18.615 16.837 47.966 21.634 77.890 66.989 8.932 10.119 40.098 283.080 4. IL REG. CEE N. 2080/92 NELLA PRIMA FASE DI APPLICAZIONE IN SICILIA Il Programma pluriennale regionale Reg. CEE n. 2080/92 della Sicilia, redatto ai sensi dell'art. 4 del medesimo regolamento, ha trovato piena e compiuta applicazione relativamente alla prima fase di attuazione. Nella sua prima formulazione le previsioni finanziarie erano di gran lunga superiori a quelle che poi, in sede di riparto delle risorse, sono state assegnate alla Regione siciliana. Infatti dai prospetti finanziari del programma, elaborati sulla base di una serie di valutazioni condotte dagli uffici preposti alle predisposizione del programma, emergeva un fabbisogno finanziario, per interventi, di 12
  • 13. circa 300 miliardi di lire. In sede di assegnazione tale richiesta è stata soddisfatta per un ammontare intorno al 28% della richiesta originaria ragguagliando la somma di L. 82.725 mld. ca, divenuta poi, a causa delle fluttuazioni di cambio Lira/Ecu L. 74 mld ca. Tale scarto ha indotto l'Amministrazione all'accoglimento di una parte della richiesta di aiuti al fine di assicurare copertura finanziaria ai beneficiari. Un dato va sottolineato, a riprova della giustezza delle previsioni contenute nel programma, e cioé quello relativo alla totalità delle domande pervenute agli uffici. Infatti la cifra complessiva di richiesta di aiuti ragguagliava, tenuto conto di quelle accettate e quelle non ammesse, all'incirca i 300 miliardi preventivati. Ciò dimostra come l'Amministrazione regionale avesse colto appieno le esigenze di intervento che derivavano dal territorio e che gli obiettivi prefissati di superfici da rimboschire e migliorare erano in realtà alla portata dell'Amministrazione stessa. Conseguentemente, per ogni annata, sono state istruite ed autorizzate ai lavori tutte le richieste rientranti nella disponibilità finanziaria programmata per l'annata di riferimento, mentre sono stati restituiti i progetti che non sono stati presi in considerazione per insufficienza di fondi al fine di consentire per ciascuna annata una pari opportunità di adesione al regolamento da parte di tutti coloro che avessero interesse. Per una più efficace comprensione di quanto esposto si riportano alcuni dati di sintesi relativi all'attuazione del Reg. n. 2080/92, specificando che i dati relativi ai collaudi e quelli relativi alle domande ammesse per l'anno 1997 sono in corso di aggiornamento. IMBOSCHIMENTI Domande pervenute Anno n. ha Domande ammesse mil. lire n. Progetti collaudati ha mil. lire n. ha mil. Lire 1994 634 9.610 81.218 159 2.023 13.108 105 1.281 8.695 1995 748 11.353 86.383 169 1.992 13.743 109 1.164 8.401 1996 509 7.672 66.485 274 3.172 23.952 29 428 3.077 1997 761 9.816 86.678 -; - -; - -: - MIGLIORAMENTI Domande pervenute Anno n. ha Domande ammesse mil. lire n. Progetti collaudati ha mil. lire n. ha mil. Lire 1994 247 2.274 11.246 28 900 2.703 23 604 2.096 1995 281 2.831 15.720 63 1.717 4.143 47 950 1.857 1996 264 2.621 9.734 1.651 5.372 7 105 338 1997 223 7.942 30.782 -; - - 68 -: - - 13
  • 14. In sede di applicazione tecnica un problema riscontrato è stato quello dello sfalsamento temporale che intercorre tra le annate relative ad ogni campagna e la disponibilità dei fondi con rendicontazione al 15 ottobre di ogni anno con la paventata indisponibilità degli stessi per le annate successive. In particolare per l'annata 1994 l'istruttoria dei progetti ha avuto inizio come da istruzione impartite dal Ministero delle risorse agricole con nota n. 3072 del 2 maggio 1994, dopo la ricezione delle schede di controllo che sono state trasmesse all'A.I.M.A. a fine annata. Conseguentemente i lavori propedeutici alla piantumazione delle essenze arboree, nella maggior parte dei casi, hanno potuto avere inizio nell'estate 1995. Ritenendo che entro ottobre 1996 (epoca di chiusura del bilancio U.E.) si siano rendicontate buona parte delle pratiche ammesse ai benefici del Regolamento in oggetto e collaudate le opere si arriva ad uno slittamento finanziario di oltre due annate. Tale slittamento è da considerare ormai consequenziale anche per le campagne successive, tenuto conto, peraltro, che la fase istruttoria relativa a ciascuna campagna si presenta piuttosto laboriosa e lunga per l'acquisizione delle necessarie autorizzazioni (certificazioni antimafia, N.O. enti parco e riserve naturali ed altri), di contro l'esecuzione degli impianti trova tempi di attuazione ristretti (novembre/febbraio) legati essenzialmente all'andamento climatico dell'anno. Importante limite allo sviluppo delle misure forestali del Regolamento è stato riscontrato in sede di applicazione nelle difficoltà del reperimento delle piantine forestali. In effetti molti problemi di questo tipo sono collegati alle notevoli adesioni al Regolamento, a cui non è corrisposto un incremento delle produzioni vivaistiche, per l'inevitabile lentezza con cui le produzioni stesse e le strutture di ricerca riescono ad adeguarsi alle mutevoli condizioni di mercato. Del resto, com'è noto, per assicurare il successo degli impianti è necessario disporre di materiale vivaistico adeguato sia in termini quantitativi, sia in riferimento al possesso dei necessari requisiti di natura genetica, morfologica e fisiologica. In considerazione di quanto esposto, non sempre la domanda di piantine ha avuto risposta adeguata conformemente alla legge n. 269 del 22 maggio 1973, problematica, peraltro, riscontrata in quasi tutte le regioni d'Italia. In particolare la Regione siciliana si propone l'adeguamento della normativa regionale in materia vivaistica alla legge n. 269/73. Infine, in ordine alla prima fase di applicazione del regolamento il problema maggiore che la Regione ha incontrato è stato quello della gestione delle liquidazioni degli importi dovuti ai beneficiari tramite l'A.I.M.A. E' opportuno sottolineare che le Amministrazioni regionali hanno sempre soddisfatto e organizzato le liquidazioni come da istruzioni ricevute dall'A.I.M.A. e dal Ministero delle risorse agricole. Pur tuttavia i beneficiari hanno presentato domanda di anticipazione del 30% (sempre secondo i tempi stabiliti) fornendo la polizza fidejussoria e ricevendo l'importo relativo dopo alcuni mesi. Si sono verificati anche dei casi in cui i beneficiari sono stati pagati dall'A.I.M.A. due volte (per l'anticipazione) dovendo poi provvedere, con notevoli problemi, alla restituzione dell'erogazione non dovuta. Altri beneficiari, invece, non sono riusciti ad accedere all'anticipazione, in quanto la maggior parte delle compagnie assicurative hanno ritenuto eccessivamente gravoso il contratto di garanzia imposto dall'A.I.M.A. Tutto ciò ha causato anche ritardi nell'esecuzione dei lavori, per cui le ditte hanno chiesto, e le Amministrazioni hanno accordato, le proroghe al termine di ultimazione dei lavori stessi. In ultimo va menzionato il problema legato al mercato del legno locale che, al momento, è tutto da costruire. 14
  • 15. 5. OBIETTIVI E CRITERI GENERALI DEL NUOVO PROGRAMMA ATTUATIVO DEL REG. CEE N. 2080/92 In coerenza con gli obiettivi e le finalità che discendono dal regolamento n. 2080/92 si vuole, con il presente programma, fornire un ulteriore contributo al raggiungimento degli obiettivi prefissati, e ritenuti prioritari per l'Amministrazione forestale, che puntino a sempre meglio qualificare l'attività propria dell'Amministrazione stessa proseguendo altresì azioni volte al riequilibrio relativo all'utilizzo delle varie misure previste. Al fine di qualificare l'attività forestale saranno introdotte misure che siano fortemente connotate da azioni che puntino ad interventi di conservazione e ripristino ambientale in stretta correlazione con aspetti che hanno riguardo a problematiche riconducibili a temi quali il recupero del paesaggio agricolo e forestale e più in generale nell'accezione ampia del recupero inteso come recupero del paesaggio culturale. L'esigenza del riequilibro scaturisce dalle analisi condotte in ordine all'attuazione dell'originale programma. Infatti si è potuto constatare che maggiore utilizzazione è stata fatta delle misure riconducibili alle azioni cosiddette di imboschimento mentre le misure destinate alle azioni di miglioramento hanno trovato, in questa prima fase, minore diffusione. In ordine agli aspetti più generali riguardanti l'attività dell'Amministrazione volta alla qualificazione dell'azione forestale si ribadisce il concetto di finalizzare le politiche forestali verso una visione ampia e lungimirante di assetto del territorio che veda interventi concepiti in direzione del recupero ambientale attraverso il ripristino del paesaggio culturale forestale ed agricolo. Va altresì sottolineato come le formazioni forestali sono, già adesso, ed ancor più potrebbero essere, importanti presidi della difesa del territorio e dell'equilibrio idrogeologico, oltre che rifugio di flora e fauna e, come prima specificato, elemento fondamentale e significativo del paesaggio oltre che importante volano per la creazione di una filiera produttiva verde. In linea con quelli che sono alcuni passaggi fondamentali per puntare ad uno sviluppo sostenibile si prevede che le future azioni (sia di imboschimento che di miglioramento) assolvano il duplice scopo di funzione naturalistico ecologica - ambientale nelle aree non fortemente antropizzate, mentre in queste ultime si punti all'assolvimento di funzioni ambientale, difesa antinquinamento etc., puntando sempre alla più generale realizzazione del progetto "assetto del territorio". Le azioni individuate dalla Regione siciliana per l'attuazione del Reg. n. 2080/92 sono: a) impianti con specie arboree forestali (imboschimento) su superfici agricole. Gli obiettivi di queste azioni sono individuate in due diversi tipi di impianto: - arboricoltura da legno: coltivazione temporanea (con le possibilità di tornare alle colture agricole dopo il taglio di utilizzazione) di alberi di specie forestali con finalità produttive (legno e/o frutta); - bosco: coltivazione permanente avente come finalità la creazione di popolamenti forestali naturaliformi e polifunzionali da gestire e porre in rinnovazione con la tecnica della selvicoltura naturalistica; b) miglioramento delle superfici forestali. Gli interventi saranno condotti secondo i principi della selvicoltura naturalistica, con l'obiettivo di sviluppare le attività forestali nelle aziende agricole e di migliorare l'efficienza dell'ecosistema bosco in ordine alle molteplici funzioni assegnategli dall'uomo: protezione del suolo, regimazione della acque, paesaggistica, naturalistica, economica, produttiva, ecc. 6. AREE DI APPLICAZIONE DEL PROGRAMMA E PRIORITA' Il regime di aiuti previsto dal regolamento verrà applicato in tutto il territorio regionale. Il rimboschimento delle superfici agricole rappresenta l'intervento più significativo del programma. Nelle aree di montagna il rimboschimento costituisce prevalentemente un importante presidio per la difesa del territorio e per l'equilibrio idrogeologico. Nelle aree di collina e di pianura, dove le condizioni geopedologiche sono più favorevoli, il rimboschimento è orientato verso l'arboricoltura da legno o, nelle zone tradizionalmente vocate, verso l'arboricoltura da frutto - legno. Nelle aree di pianura, dove la funzione di riequilibro ambientale può meglio coesistere con quella 15
  • 16. produttiva, in considerazione di favorevoli condizioni morfologiche e pedologiche, il rimboschimento può orientarsi anche verso l'arboricoltura da frutto - legno creando nel contempo habitat favorevoli alla conservazione e protezione della flora e della fauna selvatica; ed altresì verso la realizzazione di impianti a fasce o siepi alberate aventi lo scopo di creare microclimi più favorevoli per l'agricoltura nonché di assolvere a molteplici funzioni produttive - protettive ecologiche ed ambientali. Il miglioramento delle superfici boschive ha come obiettivo principale il recupero ed il miglioramento di boschi esistenti, riservando particolare attenzione alle sugherete. Nelle aree boscate con presenza di formazioni monospecifiche, dove sussistono le condizioni, il miglioramento è orientato a favorire l'arricchimento floristico. Priorità verrà data alle richieste di contributo a valere sulla misura relativa all'impianto di boschi con essenze autoctone (misura 4b), e tra queste richieste a quelle presentate da autorità pubbliche. Verrà data altresì priorità agli interventi relativi alla trasformazione di un impegno nell'ambito del Reg. CEE n. 2078/92 in impegno di imboschimento nell'ambito del Reg. CEE n. 2080/92 secondo quanto stabilito dal Regolamento (CE) n. 746/96 art. 13. Ciò chiaramente al fine di garantire continuità all'azione intrapresa. 7. LINEE ORIENTATIVE COMPLEMENTARI 7.1 Politica forestale regionale La Regione siciliana in ordine alle politiche forestali vanta una legislazione regionale che, nel corso del tempo, ha anticipato sovente la normativa nazionale prodotta per regolamentare questo particolare ambito. In atto la normativa più recente è riconducibile alla legge regionale 6 aprile 1996, n. 16, che detta norme relativamente al "Riordino della legislazione in materia forestale e di tutela della vegetazione". L'impianto della normativa tende ad individuare i soggetti responsabili delle azioni programmatorie e pianificatorie in materia di «...valorizzazione delle risorse del settore agro-silvo-pastorale, il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni di montagna, l'incremento della superficie boscata, della selvicoltura e delle attività connesse a questa, la prevenzione delle cause di dissesto idrogeologico, la tutela degli ambienti naturali, la ricostituzione e il miglioramento della copertura vegetale dei terreni marginali, la fruizione sociale dei boschi anche a fini ricreativi». La stessa normativa prevede altresì misure volte a disciplinare l'attività forestale in senso stretto (Capo III disciplina degli interventi forestali) ma prevede anche misure destinate a razionalizzare gli interventi di prevenzione e lotta degli incendi, riordino del vincolo idrogeologico, prescrizioni di massima e di polizia forestale, piani di assestamento etc. Altre norme di rilevanza regionale per il comparto sono: - legge regionale 16 agosto 1974, n. 36 "Interventi straordinari nel settore della difesa del suolo"; - legge regionale 29 dicembre 1975, n. 88 "Interventi per la difesa e conservazione del suolo ed adeguamento delle strutture operative forestali"; - legge regionale 21 agosto 1984, n. 52 "Nuovi interventi nel settore forestale". 7.2 Pianificazione territoriale In ordine agli aspetti relativi alla pianificazione territoriale va in primo luogo evidenziato come la legge 18 maggio 1989, n. 183 "Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo" in Sicilia non ha ancora trovato applicazione. Tale norma, com'é noto, prevedeva la predisposizione dei piani di bacino che avrebbero rappresentato un momento pianificatorio alto per la regione ed avrebbero altresì costituito elemento unificante degli strumenti pianificatori e programmatori che ad essi si sarebbero dovuti adeguare. Fatte queste brevi premesse va detto che in materia di pianificazione territoriale lo strumento in atto vigente di rilevanza regionale è costituito dalle "Linee guida del Piano territoriale paesistico regionale" predisposto secondo quanto statuito dalla legge n. 431/85 nonché dalla legge regionale n. 15/91 tenuto conto di quanto previsto dalla legge n. 1497/39. Va da se che per quanto riguarda i piani regolatori generali esiste una copiosissima normativa 16
  • 17. regionale in vigore. Sempre in materia di pianificazione territoriale alcune funzioni sono svolte dalla Provincia regionale così come prevede l'art. 12 della legge regionale n. 9/86. 7.3 Tutela ambientale e del paesaggio, protezione della natura In materia di tutela ambientale il legislatore regionale ha prodotto numerose leggi. Di seguito si elencano le principali: - legge regionale 6 maggio 1981, n. 98 "Istituzione nella Regione siciliana di parchi e riserve naturali"; - legge regionale 9 agosto 1988, n. 14 "Modifiche ed integrazioni della legge regionale n. 98/81"; - testo coordinato della legge regionale n. 98/81 con la legge regionale n. 14/88, con la legge regionale n. 71/95 (Disposizioni urgenti in materia di territorio ed ambiente), con la legge regionale n. 16/96 e con la legge regionale n. 34/96. Va in ultimo ricordato che tra le competenze attribuite alle province regionali, dalla legge regionale 6 marzo 1986, n, 9 "Istituzione della provincia regionale", vi è quella relativa alla "...Organizzazione del territorio e tutela dell'ambiente" prevista all'art. 13 punto 3) lettere d) ed e) sempre della legge citata. 8. INTERVENTI PREVISTI DAL PROGRAMMA 8.1 Imboschimento delle superfici agricole 8.1.1 Definizione di superficie agricola Ai fini dell'applicazione del Regolamento, si considera superficie agricola il terreno agrario utilizzato anche in modo estensivo alla data del 31 luglio 1992 e quindi: - seminativi già coltivati a cereali, legumi, piante foraggere, industriali e orticole etc.; - seminativi temporaneamente a riposo (terreni nudi o lavorati che entrino nell'avvicendamento) compresi i terreni che hanno usufruito del regime di aiuti previsti dal Reg. CEE n. 1272/88 (setaside), purché il periodo di impegno (5 anni) sia terminato o sia stato interrotto (dopo almeno 3 anni) al momento della presentazione della domanda; - orti familiari; - prati permanenti e pascoli; - pascoli arborati e radure di complessi boscati degradati con densità inferiore al 50%; - coltivazioni con piante legnose agrarie (frutteti, vigneti, vivai, ecc.). 8.1.2 Imboschimento delle superfici agricole Sulle superfici agricole così come definite al paragrafo precedente sarà possibile intervenire mediante due diversi tipi di impianto: - arboricoltura da legno; - bosco. Il primo impianto è riconducibile alle misure 1, 2, 3, 4a e 5 mentre il secondo alla misura 4b. L'attuazione di ciascuna misura viene prevista nella relativa scheda tecnica riportata più avanti. A) Arboricoltura da legno Si tratta di una coltivazione temporanea (con la possibilità di tornare alla coltura agricola dopo il taglio di utilizzazione) di alberi di specie forestali, da gestire con tecniche derivate in parte dalla selvicoltura (cicli produttivi lunghi, diradamenti ecc.) in parte dall'agricoltura (sesti geometrici, controllo delle infestanti e dei patogeni eventuali concimazioni ed irrigazioni etc.), con finalità produttiva (generalmente produrre legname e/o frutta). Rispetto al vecchio programma, si ritiene opportuno: - incoraggiare maggiormente gli impianti lineari di filari o siepi alberate (permettendone il governo a ceduo e con una larghezza convenzionale di m. 6 per filare unico), i quali potrebbero avere nella realtà siciliana un importante ruolo ambientale e di integrazione dell'agricoltura. Esperienze ormai consolidate anche in Italia hanno evidenziato le molteplici funzioni di siepi e filari: produzione di legna da ardere ed eventualmente da lavoro, difesa dal vento e creazione di un microclima più favorevole per le colture, rifugio per la fauna (tra cui gli insetti utili per l'agricoltura, dai predatori agli impollinatori), difesa dall'erosione spondale, filtrazione (effetto "tampone") degli inquinanti 17
  • 18. penetrati nel terreno a seguito del massiccio uso di fertilizzanti e pesticidi; - limitare la mescolanza delle specie in relazione alla superficie da impiantare, al fine di avere significativi gruppi monospecifici; - ridurre la percentuale di impiego delle specie minori; - uniformare il limite minimo di superficie accorpata, allo scopo di ottenere adeguate superfici rimboschite. Le operazioni più significative, ammesse a beneficiare del regime di aiuto, per il rimboschimento comprendono: - decespugliamento e spietramento; - aratura del terreno (o diverse metodologie di lavorazione andante) o, in alternativa lavorazione localizzata (a gradoni, a strisce, a buche) e tracciamento dei sesti d'impianto; - messa a dimora delle piantine; - realizzazione viali parafuoco e punti d'acqua; - viabilità di servizio; - recinzione della piantagione. - sistemazione idraulica superficiale; B) Bosco La finalità è la creazione di popolamenti forestali naturaliformi (per composizione, struttura e densità), polifunzionali e permanenti (cioé non più passibili di trasformazione d'uso del suolo), da gestire e porre in rinnovazione con le tecniche della selvicoltura naturalistica. Allo scopo di costituire popolamenti il più possibile in equilibrio con le condizioni ambientali della stazione di impianto (quota, esposizione, clima, geomorfologia, suolo) e che necessitano quindi di bassi apporti di energia dall'esterno per il loro mantenimento: - potranno essere impiegate solo specie autoctone, sia arboree (leccio, roverella, cerro, frassino, sughera, agrifoglio, betulla dell'Etna, carrubo, faggio ecc.) che arbustive (lentisco, terebinto, erica, biancospino, fillirea ecc.), e tra queste almeno il 5% dovrà essere costituito da specie destinate all'alimentazione della fauna selvatica (corbezzolo, ginepro, melo selvatico, mirto, nespolo, olivastro, perastro, pero selvatico, sorbo ecc.); - gli impianti dovranno essere misti (a meno di casi particolari, come alcuni rimboschimenti in alta quota, al limite della vegetazione), e la mescolanza delle specie, in numero limitato, dovrà realizzarsi possibilmente per gruppi monospecifici. Trattandosi di impianto irreversibile il proprietario del terreno rimboschito dovrà segnalare all'U.T.E. la variazione di coltura (da terreno agricolo e bosco d'alto fusto). Gli incentivi agli investimenti per l'imboschimento delle superfici agricole sono concedibili agli imprenditori agricoli singoli o associati, alle persone fisiche e giuridiche ed alle autorità pubbliche. 8.2 Miglioramento delle superfici forestali Per quanto concerne il miglioramento delle superfici boschive, l'obiettivo principale sarà quello di incentivare il recupero e il miglioramento dei boschi esistenti, nonché dei rimboschimenti eseguiti da oltre dieci anni, anche con contributi pubblici, in considerazione del fatto che per questi ultimi si è in presenza di impianti per lo più abbandonati per la scarsa convenienza economica, purché non trattasi di giovani colture. Gli interventi saranno condotti secondo i principi della selvicoltura naturalistica con la finalità di fare evolvere le formazioni forestali verso popolamenti il più possibile equilibrati come composizione, struttura e densità, senza tuttavia trascurare gli aspetti produttivi, con l'obiettivo di migliorare l'efficienza dell'ecosistema bosco, esaltando le funzioni regimanti del deflusso delle acque e protettive del suolo, nonché quella paesaggistica, naturalistica, turistico-ricreativa e didattico culturale; è prevista inoltre l'adozione di misure finalizzate alla prevenzione degli incendi. In particolare nei rimboschimenti di pini mediterranei, di pino laricio, di pino radiata e di altre conifere dovrà tendersi alla creazione di boschi misti mediante diradamenti e piantagione o semina nelle radure ove possibile di latifoglie naturali della flora locale, o di specie dell'alta macchia mediterranea. 18
  • 19. Le operazioni più significative, ammesse a beneficiare del regime di aiuto, per il miglioramento, prevedono le seguenti tipologie di intervento: - miglioramento dei boschi degradati sia per scarsa che per eccessiva densità; - miglioramento dei boschi danneggiati da attacchi parassitari; - conversione dei boschi cedui invecchiati in fustaia; - rinnovamento e miglioramento delle sugherete; - potenziamento e manutenzione della viabilità forestale; - fasce tagliafuoco e punti d'acqua. Gli incentivi agli investimenti per il miglioramento delle superfici boschive, sono concedibili esclusivamente agli imprenditori agricoli e loro associazioni. 8.3 Condizioni di carattere generale A) Istanza Le richieste di finanziamento saranno ritenute ammissibili a condizione che: - vengano presentate all'ufficio preposto al ricevimento entro il termine assegnato, complete di tutta la documentazione prevista; - i terreni oggetto degli interventi siano nella piena disponibilità del richiedente; - nelle superfici agricole interessate dal rimboschimento sia stata attuata una produzione agricola alla data del 31 luglio 1992; - le opere di rimboschimento non comportino mutamenti di destinazione di opere di investimento fondiario realizzate negli ultimi cinque anni, con contributi pubblici. La spesa massima ammissibile a finanziamento per i diversi interventi, al netto del premio per i mancati redditi e le cure colturali, non potrà superare annualmente 200.000 ECU per i beneficiari singoli e 300.000 ECU per gli associati ed autorità pubbliche (enti locali e regionali). B) Limiti di superficie In considerazione della situazione boschiva e fondiaria regionale, si prevede un limite minimo di superficie accorpata pari a 5.000 mq., sia per gli interventi di imboschimento che per quelli d'ampliamento di boschi già esistenti, nonché una superficie minima aziendale di intervento pari a 1,5 ettari. Tali limiti sono estesi anche per gli interventi di miglioramento boschivo. I limiti minimi di superficie sono considerati al lordo delle distanze di rispetto dei confini, dalle strade, dalle ferrovie, dagli elettrodotti, ecc. Per quanto riguarda l'arboricoltura lineare, inoltre: - si fissa la misura di sei metri come larghezza convenzionale per il filare unico e distanza massima tra due filari affiancati di specie legnose; - saranno ammessi impianti con un numero minimo di due filari fino ad un massimo di tre filari di specie arboree legnose. Al fine di ottenere significativi soprassuoli, senza trascurare l'arricchimento floristico, le superfici da impiantare, ad eccezione di quelle interessate dalla misura 4b (bosco), dovranno essere costituiti: - almeno per il 75% da una o più specie rappresentative in numero massimo di tre per ogni dieci ettari o frazioni con una superficie minima accorpata di 0,5 ettari; - una quota non superiore al 25% da specie minori; - la superficie massima accorpata di impianto monospecifico o monoclonale, per motivi paesaggistici fitosanitari, ecologici e di mercato, non potrà superare i 10 ettari nel caso di impianti con cloni di pioppo ed i 5 ettari negli altri impianti; - tra una piantagione accorpata monospecifica o monoclonale, di superficie uguale ai 5 o 10 ettari (cloni di pioppo) rispettivamente, ed un'altra, anche preesistente, di medesima specie o clone, dovrà essere lasciata una fascia libera da vegetazione arborea, larga almeno 20 metri. Un impianto monospecifico o monoclonale, di superficie uguale a tali limiti, dovrà comunque avere una distanza di almeno 10 metri dai confini di proprietà. C) Materiale di propagazione vegetale L'elencazione del materiale di propagazione è rinviato all'emanazione della successiva circolare 19
  • 20. esplicativa. Il materiale di propagazione dovrà provenire esclusivamente da vivai autorizzati e dovrà essere accompagnato dalla documentazione relativa all'idoneità sanitaria ed alla provenienza, nonché da quanto previsto dalle normative in materia emanate dall'Unione europea, dallo Stato ed eventualmente dalla Regione siciliana. Per quanto attiene la fornitura di materiale di propagazione di specie non disciplinato dalle normative vigenti, si potrà fare ricorso ai vivai del Corpo forestale regionale. E' ammesso l'uso di piante micorizzate che dovranno, in ogni caso, essere accompagnate da certificato di provenienza e di garanzia. Non è ammessa l'utilizzazione di materiale di propagazione proveniente da vivai di produzione propria. D) Norme a carattere generale E' facoltà dei competenti uffici regionali escludere la destinazione arboricoltura da legno in stazioni ad eccessiva pendenza od insufficiente fertilità, nonché escludere l'impiego delle specie non compatibili con la stazione di impianto. Gli impianti ad indirizzo bosco e gli impianti di arboricoltura da legno in pieno campo realizzati con gli aiuti previsti dal presente regolamento dovranno essere governati ad alto fusto; sarà ammessa la ceduazione degli impianti di eucalipto, degli impianti lineari (siepi e filari) non finalizzati alla produzione di legnami e degli impianti di specie secondarie consociate alle specie principali. I boschi realizzati con l'attuazione del regolamento CEE n. 2080/92 saranno permanentemente assoggettati alle norme forestali, ivi comprese le operazioni previste per gli interventi selvicolturali. I terreni agricoli che fruiscono dei benefici per l'imboschimento dei terreni agricoli ai sensi del regolamento CEE n. 2080/92 non possono usufruire dei contributi per i medesimi interventi derivanti da altre leggi regionali, nazionali e comunitarie. Non saranno ammessi imboschimenti di terreni agricoli né interventi di miglioramento se in contrasto con quanto previsto dagli strumenti di pianificazione in atto vigenti; la compatibilità degli interventi in progetto con le previsioni degli strumenti pianificatori dovrà essere certificata dal progettista nella relazione tecnica. Nell'ambito della spesa massima ammissibile per ciascuna misura, il contributo pubblico relativo alle opere accessorie degli interventi (chiudende, viabilità, viali parafuoco, ecc.), sia per gli interventi di imboschimento che per quelli riguardanti il miglioramento dei boschi, non potrà comunque superare il contributo relativo ai costi degli interventi silvocolturali. Non saranno, altresì, ammissibili: Per gli interventi di imboschimento - l'impianto di latifoglie da frutto (misura 5) nel caso di terreni già destinati a colture arboree di qualsiasi natura, se non nella fase calante della produzione; - l'impianto di pioppeti che insistono su terreni precedentemente interessati dalla stessa coltura; - le spese di espianto (comprese l'asportazione o la triturazione delle ceppaie) relative a colture arboree o arbustive (da frutto o da legno) preesistenti; - le spese supplementari legate all'impiego di specie micorrizzate; Per gli interventi di miglioramento - interventi in impianti realizzati nella prima attuazione del regolamento CEE n. 2080/92; - interventi nelle giovani colture forestali realizzati con l'aiuto di fondi pubblici; - interventi di miglioramento negli arboreti da legno con produzione di frutta, in quanto questi popolamenti sono considerati impianti già produttivi; - le utilizzazioni di boschi maturi al taglio; - la ricostituzione dei boschi distrutti da incendio o da calamità naturali nell'ultimo decennio. 9. SCHEDE TECNICHE DELLE MISURE PREVISTE DAL PROGRAMMA 9.1Imboschimento delle superfici agricole MISURA 1 Imboschimento su terreni agricoli di latifoglie a rapido accrescimento (pioppo, ecc.). 20
  • 21. Descrizione dell'intervento Realizzazione di impianti di arboricoltura da legno su terreno preparato meccanicamente e messa a dimora delle piantine. Il terreno sarà preparato con una lavorazione andante profonda seguita da frangizollatura, e se necessario con concimazione di fondo. La messa a dimora delle piantine verrà effettuata nel periodo di riposo vegetativo in numero di 300400 ad ettaro. All'impianto seguiranno i risarcimenti per due anni e le ripuliture per 5 anni. Le cure colturali dovranno prevedere inoltre la potatura, la concimazione, l'irrigazione di soccorso e la difesa fitosanitaria. Prescrizioni tecniche In fase d'impianto: lavorazione andante e concimazione del terreno, messa a dimora, recinzione, viabilità di servizio. Per la manutenzione: - 1° anno: primo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 20%, cure colturali, difesa fitosanitaria, irrigazione di soccorso e concimazione; - 2° anno: secondo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 10%, cure colturali, difesa fitosanitaria, irrigazione di soccorso e concimazione; - 3° anno: cure colturali, difesa fitosanitaria; - 4° anno: tagli di formazione, cure colturali, difesa fitosanitaria; - 5° anno: tagli di formazione, cure colturali, difesa fitosanitaria. Turno di utilizzazione Minimo 10 anni. Beneficiari Imprenditori agricoli a titolo principale che rispondono alla condizioni enunciate all'art. 5, paragrafo 1, lett. a), del regolamento CEE n. 2328/91. Importo dell'aiuto all'imboschimento 4.830 Ecu ad ettaro. NOTE - L'originaria destinazione agricola dell'area d'intervento resta immutata. MISURA 2 Imboschimento su terreni agricoli di eucalipto e/o acacie (eucalyptus globulus, eucalyptus occidentalis, eucalyptus camaldulensis, acacia cianophilla, acacia saligna, acacia melanoxilon, ecc.). Descrizione dell'intervento Realizzazione di impianti arborei su terreno preparato meccanicamente e messa a dimora delle piantine. Il terreno sarà preparato con una lavorazione andante profonda, seguita da frangizollatura o con lavorazioni localizzate a banchettoni, gradoni o buche. La piantagione sarà effettuata in tardo autunno utilizzando 850-1.100 semenzali ad ettaro dell'età di 1-2 anni. Gli impianti non sono ammessi all'interno delle aree destinate a parchi o riserve naturali ed in particolare nelle zone soggette a vincoli paesaggistici. Prescrizioni tecniche In fase d'impianto: lavorazione del terreno, messa a dimora, recinzione, viabilità di servizio, viali parafuoco e punti d'acqua. Per la manutenzione: - 1° anno: primo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 20%, n. 2 cure colturali, manutenzione viali parafuoco; - 2° anno: secondo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 10%, n. 2 cure colturali, manutenzione viali parafuoco; - 3° anno: n. 2 cure colturali, manutenzione viali parafuoco; - 4° anno: n. 2 cure colturali, manutenzione viali parafuoco; - 5° anno: n. 2 cure colturali, manutenzione viali parafuoco. Gli impianti arborei saranno governati a fustaie coetanee e trattati a taglio raso. 21
  • 22. Turno di utilizzazione Minimo 20 anni. Beneficiari - Imprenditori agricoli singoli o associati, persone fisiche o giuridiche. - Autorità pubbliche (potranno beneficiare del solo contributo all'impianto). Importo dell'aiuto all'imboschimento 2.415 Ecu ad ettaro. NOTE - L'originaria destinazione agricola dell'area d'intervento resta immutata. MISURA 3 Imboschimento su terreni agricoli di resinose (pini, cipressi, cedri, ecc.). Descrizione dell'intervento Realizzazione di impianti arborei su terreno preparato meccanicamente e messa a dimora delle piantine. Il terreno sarà preparato con una lavorazione andante profonda seguita da frangizollatura o con lavorazioni localizzate a banchettoni, gradoni o buche. La piantagione sarà effettuata in tardo autunno utilizzando 850-1.100 semenzali ad ettaro dell'età di 1-2 anni. Prescrizioni tecniche In fase d'impianto: lavorazione del terreno, messa a dimora, recinzione, viabilità di servizio, viali parafuoco e punti d'acqua. Per la manutenzione: - 1° anno: primo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 20%, n. 2 cure colturali, manutenzione viali parafuoco; - 2° anno: secondo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 10%, n. 2 cure colturali, manutenzione viali parafuoco; - 3° anno: n. 2 cure colturali, manutenzione viali parafuoco; - 4° anno: n. 2 cure colturali, manutenzione viali parafuoco; - 5° anno: n. 2 cure colturali, splalcature e manutenzione viali parafuoco. Turno di utilizzazione Non prima del 25° anno. Beneficiari - Imprenditori agricoli singoli o associati, persone fisiche o giuridiche. - Autorità pubbliche (possono beneficiare del solo contributo all'impianto). Importo dell'aiuto all'imboschimento 3.623 Ecu ad ettaro. NOTE - L'originaria destinazione agricola dell'area d'intervento resta immutata. MISURA 4 Imboschimento su terreni agricoli di latifoglie o piantagioni miste contenenti almeno il 75% di latifoglie. Descrizione dell'intervento Realizzazione di impianti su terreno preparato meccanicamente e messa a dimora delle piantine. Il terreno sarà preparato con una lavorazione andante profonda seguita da frangizollatura o con lavorazioni localizzate a banchettoni, gradoni o buche. La piantagione sarà effettuata in tardo autunno utilizzando: almeno per il 75% latifoglie (specie principali) in un numero ragguagliato di 850-1.100 semenzali ad ettaro, dell'età di 1-2 anni; per l'eventuale rimanente 25%, altre specie in un sesto modulato in funzione delle essenze impiegate, delle caratteristiche della stazione e delle esigenze specifiche. Con il presente programma si opererà una netta distinzione fra imboschimenti ai fini di produzione legnosa, e imboschimenti con prevalente funzione di conservazione del suolo, di miglioramento paesaggistico, di rinaturalizzazione, ecc. Pur rimanendo la misura unica vengono individuate due sotto misure, 4a e 4b. MISURA 4a 22
  • 23. Arboricoltura da legno Con esclusione di eucalipti ed acacie possono essere impiegate tutte le latifoglie di specie forestali autoctone od alloctone. Nel complesso le latifoglie dovranno essere impiegate in misura non inferiore al 75%, mentre il restante 25% può essere rappresentato da conifere di origine autoctona e/o alloctona, nonché da piante arboree agrarie a duplice attitudine (legno-frutto). MISURA 4b Bosco Gli impianti dovranno essere misti (a meno di casi particolari come alcuni rimboschimenti in alta quota al limite della vegetazione), e la mescolanza delle specie dovrà realizzarsi possibilmente per gruppi monospecifici. Almeno il 75% delle piantagioni di latifoglie dovrà essere costituito da specie autoctone ed il 25% potrà essere rappresentato da specie minori anche arbustive dell'alta macchia mediterranea, (lentisco, terebinto, erica arborea, corbezzolo, alloro, fillirea, ginestra, calicotome spinosa ecc.) nonché da specie legnose agrarie con acclarata valenza paesaggistica nelle aree costiere od interne quali l'ulivo, il pistacchio, il mandorlo, il nocciolo ecc. Prescrizioni tecniche In fase di impianto: preparazione del terreno, messa a dimora, recinzione, viabilità di servizio, viali parafuoco e punti d'acqua. Per la manutenzione: - 1° anno: primo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 20%, n. 2 cure colturali, manutenzione viali parafuoco; - 2° anno: secondo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 10%, n. 2 cure colturali, manutenzione viali parafuoco; - 3° anno: n. 2 cure colturali, manutenzione viali parafuoco; - 4° anno: n. 2 cure colturali, manutenzione viali parafuoco; - 5° anno: n. 2 cure colturali, potature di allevamento e manutenzione viali parafuoco. Turno di utilizzazione Secondo quanto previsto dai regolamenti e dalle tecniche della selvicoltura. Beneficiari - Imprenditori agricoli singoli o associati e persone fisiche o giuridiche. - Autorità pubbliche (possono beneficiare del solo contributo per l'impianto). Importo dell'aiuto all'imboschimento 4.830 Ecu ad ettaro. Negli impianti misti se la latifoglia prevalente è costituita da eucalipto il premio è di 2.415 Ecu/ettaro. NOTE L'originaria destinazione agricola dell'area d'intervento resta immutata per la sottomisura 4a, mentre per la sottomisura 4b, il proprietario del terreno dovrà segnalare all'U.T.E. la variazione di coltura (da terreno agricolo a bosco d'alto fusto). MISURA 5 Imboschimento su terreni agricoli di latifoglie da frutto (castagno, noce, carrubo, ciliegio, gelso, ecc.). Descrizione dell'intervento Realizzazione di impianto di arboricoltura da frutto, nel quale almeno il 25% delle specie arboree prescelte dovrà avere le caratteristiche tipiche del paesaggio agricolo di riferimento, sia nelle aree costiere che in quelle interne. Il terreno sarà preparato meccanicamente con una lavorazione andante profonda, seguita da frangizollatura e livellamento e se necessario concimazioni. Il materiale di propagazione deve essere costituito da piantine non inferiore ad 80 cm. La messa a dimora delle piante, in buche aperte meccanicamente, verrà effettuata nel periodo di riposo vegetativo in numero di 150-250 ad ettaro, con un sesto adeguato alle specie utilizzate nel rispetto della buona tecnica agronomica. La misura 23
  • 24. si attuerà esclusivamente nelle aree idonee alla lavorazione andante. Prescrizioni tecniche In fase di impianto: lavorazione andante e concimazione del terreno, messa a dimora, recinzione, viabilità di servizio. Per la manutenzione: - 1° anno: primo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 20%, cure colturali, difesa fitosanitaria, irrigazione di soccorso e concimazione; - 2° anno: secondo risarcimento fallanze sino ad un massimo del 10%, cure colturali, difesa fitosanitaria, irrigazione di soccorso e concimazione; - 3° anno: cure colturali, difesa fitosanitaria; - 4° anno: tagli di formazione, cure colturali, difesa fitosanitaria; - 5° anno: tagli di formazione, cure colturali, difesa fitosanitaria. Turno di utilizzazione Secondo quanto previsto dalle tecniche agronomiche ed in ogni caso non inferiore ad anni 20. Beneficiari - Imprenditori agricoli singoli o associati, persone fisiche o giuridiche. - Autorità pubbliche (possono beneficiare solo del contributo per l'impianto). Importo dell'aiuto all'imboschimento 4.830 Ecu ad ettaro. NOTE - L'originaria destinazione agricola dell'area d'intervento resta immutata. MISURA 6 Contributo per i costi di manutenzione delle superfici imboschite. Descrizione dell'intervento I nuovi impianti necessitano di cure colturali nella fase immediatamente successiva alla messa a dimora, costituendo uno strumento di protezione di grande efficacia ed utilità specie in ambiente mediterraneo, dove le difficoltà naturali rendono sempre molto problematico l'esito del rimboschimento. Occorre, altresì, effettuare interventi di manutenzione dei viali parafuoco e di risarcimento delle fallanze nonché, nei casi di impianti di particolare pregio, eventuali irrigazioni di soccorso in concomitanza di siccità prolungata e, se necessario, trattamenti antiparassitari. L'esecuzione dei lavori di manutenzione è obbligatoriamente connessa con le misure 1, 2, 3, 4, 5, come specificato nelle relative schede tecniche. Gli aiuti per la manutenzione sono ammissibili limitatamente ai primi cinque anni successivi all'impianto e verranno sospesi qualora l'imboschimento venga seriamente danneggiato o distrutto dal fuoco e non venga ripristinato a spese del beneficiario, e quando le stesse non verranno eseguite. La sospensione del premio per i costi di manutenzione automaticamente determina la sospensione del premio per mancato reddito. Il relativo premio annuale può essere erogato dopo il collaudo degli impianti ad esclusione di quelli con specie a rapido accrescimento, coltivate a ciclo breve (Misura 1). Beneficiari Gli aiuti possono essere concessi agli imprenditori agricoli singoli o associati, alle persone fisiche o giuridiche, con esclusione delle autorità pubbliche. Importi degli aiuti Resinose - 301,9 Ecu/Ha/anno per i primi due anni; - 181,1 Ecu/Ha/anno per i restanti tre anni. Latifoglie e/o miste - 603,8 Ecu/Ha/anno per i primi due anni; - 362,3 Ecu/Ha/anno per i restanti tre anni. MISURA 7 Contributo per mancati redditi. 24
  • 25. Descrizione dell'intervento Il regolamento prevede, a favore di alcuni soggetti, un regime di premi al fine di compensare la perdita di reddito subita, durante il periodo non produttivo delle superfici imboschite. Da tale beneficio restano esclusi i seguenti soggetti: - le autorità pubbliche; - i beneficiari che effettuano l'imboschimento con specie coltivate a ciclo di breve durata (Misura 1); - i titolari di regime di prepensionamento ai sensi del regolamento CEE n. 2079/92. L'erogazione del premio potrà essere effettuata dopo il collaudo dell'impianto e non potrà superare i 20 anni nel caso di impianti riconducibili alle misure 2, 3, 4, e i 10 anni limitatamente alla misura 5 ed ai rimboschimenti con specie micorrizzate. La prima rata del premio può essere erogata dopo il collaudo e verrà sospeso qualora l'imboschimento venga seriamente danneggiato o distrutto dal fuoco e non venga ripristinato a spese del beneficiario; il vincolo relativo alla destinazione del terreno in ogni caso permane per la durata del ciclo economico dell'impianto. Importo dell'aiuto Agli imprenditori agricoli singoli o associati, che ricavano almeno il 25% del reddito complessivo direttamente dall'attività agricola e che hanno coltivato le terre prima dell'imboschimento saranno concessi i premi, aggiornati ai sensi del regolamento CE n. 231/96, come di seguito elencati: ecu/ettaro COLTURA DI RIFERIMENTO Premio in Cereali 555,4 Altri seminativi 362,3 Prati permanenti e pascoli 217,3 Ortive irrigue di pieno campo 724,5 Vigneti 724,5 Agrumeti 724,5 Frutteti 724,5 La destinazione colturale di riferimento, da considerare al fine della determinazione del livello di aiuto, verrà verificata in sede di sopralluogo preventivo. Ai soggetti beneficiari non rientranti nella categoria suesposta, verrà corrisposto un premio per i mancati redditi pari a 181,1 Ecu per ettaro. 9.2Miglioramento delle superfici forestali MISURA 8 Miglioramento delle superfici boschive. Descrizione dell'intervento Nelle fustaie sarà effettuato il taglio ed allontanamento delle piante morte, deperienti e malformate, il diradamento, le spalcature e i necessari rinfoltimenti con postime di latifoglie autoctone per l'arricchimento floristico delle formazioni monospecifiche. Nelle fustaie di conifere che non presentano una sufficiente evoluzione della matrice pedologica e che pertanto non avrebbero attitudine a reperire le piante di latifoglie si potrà procedere al rinfoltimento mediante conifere. Nei cedui si effettuerà l'asportazione dei polloni morti, deperienti, malati, malformati, la succisione o tramarratura delle ceppaie intristite, i necessari rinfoltimenti con postime di latifoglie autoctone per l'arricchimento floristico delle formazioni monospecifiche. Nei boschi cedui da convertire ad alto fusto, l'intervento consisterà nel diradamento selettivo dei polloni rilasciandone un numero adeguato per ceppaia secondo le caratteristiche della stazione e le eventuali diverse prescrizioni dell'autorità forestale. L'intervento verrà completato con l'eliminazione delle piante vecchie, malformate e malate, nonché con i necessari rinfoltimenti. Ai cedui invecchiati, che hanno raggiunto almeno il doppio dell'età del turno e che appalesano segni 25
  • 26. evolutivi verso la fustaia dovrà assegnarsi la priorità nella conversione ad alto fusto. Nei boschi a densità di soprassuolo inferiore al 50% potranno essere ammessi a contributo solo interventi globali che potranno essere ricondotti alla misura 8 per la parte di superficie interessata dal bosco degradato ed alla misura 4 per la rimanente superficie interessata dal nuovo impianto. Nei boschi a fasce-filari frangivento si effettueranno, il taglio e l'allontanamento dei soggetti morti, deperienti e malformati, le spalcature, la ceduazione e la tramarratura delle ceppaie, ed i rinfoltimenti. Non sono ammesse al regime di aiuto, le operazioni che attengono alla normale gestione degli impianti arborei. La preparazione del terreno, nei casi di rinfoltimento, sarà effettuata mediante lavorazione localizzata. Le piantine da collocare a dimora dovranno essere dell'età di 1-2 anni. Le recinzioni saranno ritenute ammissibili soltanto nei casi in cui è previsto il divieto di pascolamento (piantagione, tagli di succisione, riceppature, tramarrature, ecc.) ovvero nel caso di avviamento ad alto fusto nella fase di rinnovazione del bosco. Prescrizioni tecniche Gli interventi previsti successivamente all'impianto consisteranno: - 1° anno: risarcimento sino ad un massimo del 20%, cure colturali; - 2° anno: risarcimento sino ad un massimo del 10%, cure colturali; - 3° anno: cure colturali. L'avviamento ad alto fusto dovrà interessare boschi ubicati in stazioni a buona fertilità. Il piano di avviamento ad alto fusto dovrà contemplare, oltre al taglio di avviamento, anche tagli di diradamento selettivi da praticare dopo 15-20 anni. L'eventuale materiale infetto dovrà essere distrutto per evitare la diffusione dei patogeni. Beneficiari Imprenditori agricoli singoli o associati, che ricavano almeno il 25% del reddito complessivo direttamente dall'attività agricola. Importo dell'aiuto 1.449 Ecu ad ettaro. NOTE Nel caso di conversione ad alto fusto, l'ammissione ai benefici, oltre alle valutazioni tecniche previste per le altre misure, è subordinata all'impegno del richiedente al rispetto del vincolo di non ceduazione. MISURA 9 Rinnovamento e miglioramento delle sugherete. Descrizione dell'intervento La preparazione del terreno sarà effettuata mediante lavorazione localizzata. Le piantine da collocare a dimora dovranno essere dell'età di 1-2 anni. Gli interventi devono perseguire l'obiettivo di ripristinare la naturalità e la potenzialità produttiva delle sugherete, anche con la conversione del governo ceduo in fustaia, con il reinserimento delle specie arbustive proprie del corteggio floristico e la sostituzione degli individui in via di deperimento. Nei casi di cedui misti di sughera con altre specie del quercetum ilicis o dell'oleo ceratonion, per i quali è stata scelta la forma di governo a ceduo composto, (ceduo sotto fustaia) la sughera dovrà costituire la specie prevalente della fustaia. Quanto sopra in armonia con la legge sulla sughera n. 759 del 18 luglio 1956 che fa divieto, tra l'altro, di prevedere il coniferamento in sughereta. Prescrizioni tecniche Gli aiuti previsti successivamente all'impianto consisteranno: - 1° anno: risarcimento sino ad un massimo del 20%, cure colturali; - 2° anno: risarcimento sino ad un massimo del 10%, cure colturali; - 3° anno: cure colturali. 26
  • 27. Beneficiari Imprenditori agricoli e loro associazioni, che ricavano almeno il 25% del reddito complessivo direttamente dall'attività agricola. Importo degli aiuti 3.623 Ecu ad ettaro. NOTE Nel caso di conversione ad alto fusto, l'ammissione ai benefici, oltre alle valutazioni tecniche previste per le altre misure, è subordinata all'impegno del richiedente per il rispetto del vincolo di non ceduazione, nel rispetto della legge n. 756 del 18 luglio 1956. MISURA 10 Viabilità forestale. Descrizione dell'intervento Potenziamento: apertura di piste forestali che dovranno richiedere modesti interventi sul territorio a basso impatto ambientale; è ammessa la realizzazione di m. 50 di pista forestale per ettaro di superficie forestale di riferimento, in superfici boscate accorpate non inferiori a 30 ettari. Miglioramento: adeguamento della viabilità esistente con modesti interventi sul territorio ed a basso impatto ambientale, è ammessa una densità massima di m. 50 di pista esistente da migliorare ad ettaro. Prescrizioni tecniche Le piste forestali dovranno essere realizzate con le seguenti caratteristiche: - larghezza della sede stradale pari a m. 3, con piazzole di scambio; - pendenza ottimale 7% con punte massime per brevi tratti del 14% e tornanti con raggio di curvatura idoneo alla transitabilità degli automezzi di spegnimento contropendenza a monte massima del 20%; - massicciata stradale imbrecciata o realizzata con rosticci di miniera e rullata per uno spessore reso a compattazione di cm. 20; - opere complementari per la regimazione, raccolta e smaltimento delle acque meteoriche quali cunette e tombini; - interventi di completamento e sistemazione a "verde" delle scarpate. Gli interventi miglioratori riguarderanno la larghezza della sede stradale, la diminuzione delle pendenze, le opere di presidio in conformità a quanto richiesto dalle caratteristiche prima menzionate. L'apertura di piste forestali è subordinata alla preventiva autorizzazione delle autorità competenti. L'accesso alla misura sarà consentito soltanto nei casi in cui la progettazione è corredata di tutti gli elaborati di rito. Beneficiari Imprenditori agricoli singoli o associati, che ricavano almeno il 25% del reddito complessivo direttamente dall'attività agricola. Importo degli aiuti Per il potenziamento - 21.735 Ecu/Km. Per il miglioramento - 14.490 Ecu/Km. MISURA 11 Fasce tagliafuoco e punti d'acqua. Fasce tagliafuoco Descrizione dell'intervento Si tratta di operazioni intese a realizzare un preciso obiettivo: la protezione dei boschi dagli incendi. Le fasce saranno ripulite di tutta la vegetazione arbustiva ed erbacea anche sott'albero salvaguardando le piantagioni arboree ed assoggettandole ad interventi di potatura nelle prime branche ed eliminazione delle parti secche o intristite che possono divenire facile esca per gli 27
  • 28. incendi. Lungo i bordi della fascia tagliafuoco, ove le condizioni morfologiche lo impongono potranno essere poste a dimora le specie particolarmente resistenti alla combustione. Non saranno ammessi a beneficiare del regime di aiuti gli interventi riconducibili alla manutenzione ordinaria. Prescrizioni tecniche Le fasce tagliafuoco dovranno essere aperte, per quanto possibile, nel periodo tardo primaverile ed essere collegate alla viabilità forestale rispettando le norme tecniche in materia di larghezza e tenuto conto della direzione dei venti dominanti. Nel caso di elevata pendenza l'intervento dovrà essere effettuato a mano, con l'eventuale ausilio del decespugliatore meccanico. L'operazione potrà essere meccanizzata esclusivamente e nei casi in cui le condizioni geopedologiche e la pendenza del terreno siano tali da non compromettere la stabilità dei suoli interessati. Annualmente tali aree dovranno essere ripulite dalla vegetazione erbacea ed arbustiva presente. Le fasce tagliafuoco dovranno avere una larghezza non inferiore a mt. 10. E' ammessa al regime di aiuto una densità massima di 30 metri lineari per ettaro; ogni iniziativa dovrà prevedere una superficie boscata minima di ettari 20 da proteggere. Punti d'acqua Descrizione dell'intervento Realizzazione e/o ripristino di manufatti per l'accumulo di acqua meteorica o sorgiva. Tali opere saranno ammesse al regime di aiuto se poste a presidio di una superficie boschiva minima di 50 ettari. Prescrizioni tecniche I nuovi punti d'acqua dovranno essere realizzati pressoché interrati, dotati di un canale di scarico delle acque in eccesso e protetti da apposita recinzione. Ogni opera, con capacità di accumulo minime di mc. 250, dovrà essere ubicata in prossimità di piste forestali e in siti comunque idonei per il rifornimento idrico di autobotti ed elicotteri. La stessa dovrà avere un franco minimo di passaggio di mt. 5. Beneficiari Imprenditori agricoli singoli o associati, che ricavano almeno il 25% del reddito complessivo direttamente dall'attività agricola. Importo degli aiuti 181.1 Ecu per ogni ettaro di area boscata. 10. STIMA DELLE SUPERFICI INTERESSATE DAGLI INTERVENTI E RELATIVI COSTI Come già accennato al cap. 4 i tempi di liquidazione dei premi relativi agli interventi realizzati e collaudati, nell'ambito dell'attuazione del 2080, sono stati lunghissimi: quasi 7 mesi, di media, dal momento della trasmissione degli elenchi dei beneficiari al competente organismo statale, e quindi in alcuni casi quasi 2 anni dalla fine dei lavori; il che ha comportato, per molti beneficiari, un pesante ricorso agli istituti di credito, in particolare per gli interventi di impianto. A seguito di recenti comunicazioni ufficiali, si confida comunque che stia ormai finendo il periodo di "rodaggio" sui pagamenti relativi al regolamento CEE n. 2080/92 da parte degli organismi centrali competenti, e che quindi i tempi di liquidazione dei premi si possano presto allineare sui più accettabili termini (1-3 mesi) finora usufruiti dai beneficiari di altri regolamenti. Fatte queste brevi premesse per determinare il budget finanziario del presente regolamento si è proceduto ad una stima delle superfici che potranno essere ancora interessate dalle azioni del regolamento n. 2080/92. L'analisi condotta è derivata dall'osservazione e dal confronto dei dati sinora elaborati dal servizio competente. Così come già evidenziato al cap. 4 si ribadisce il concetto che la previsione originaria dell'Amministrazione regionale nella stima del fabbisogno finanziario e quindi delle superfici interessate all'azione era molto aderente alla realtà isolana. Ad ulteriore conferma di ciò si è verificato analizzando i dati annuali e più specificatamente il 28
  • 29. numero di richieste pervenute ed i relativi ettari interessati, che mediamente questi ultimi ragguagliano circa i 13.000 ettaro/anno. L'amministrazione, ad oggi, a causa della decurtazione finanziaria prodotta all'originario programma, riesce ad assicurare copertura finanziaria, per ogni annualità a circa il 20% delle richieste pervenute. Ciò premesso si ritiene ragionevole stimare in almeno 20.000 ettari le superfici che potranno essere interessate dagli interventi (imboschimenti e miglioramenti) dal regolamento n. 2080/92 nelle due annualità 1998/99. Tenuto conto che l'attuazione delle misure relative all'imboschimento, previste dal programma pluriennale 1994/96, hanno consentito, in ambito regionale, una utilizzazione alternativa dei terreni agricoli che in percentuale risulta così distribuita: seminativi 50%, prati e pascoli permanenti 20%, coltivazioni permanenti 10%, si ritiene che l'attuazione del presente programma determinerà un'ulteriore sottrazione delle seguenti superfici agricole: S.A.U. RIPARTIZIONE SECONDO L'UTILIZZAZIONE DEI TERRENI (Ha) Seminativi e pascoli 762.012 753.612 EX-ANTE EX-POST Prati e pascoli permanenti 321.689 319.289 Coltivazioni permanenti 451.001 449.801 Tale previsione è confortata anche dalla migliore efficienza raggiunta del servizio preposto all'attuazione del regolamento, che dopo una prima fase di rodaggio, ha superato il primo naturale impatto amministrativo essendo ora in condizioni di funzionare a pieno regime e quindi in grado di assolvere appieno l'impegno burocratico che lo attende. Sulla base di quanto esposto le previsioni di spesa annuali si desumono dalle seguenti tabelle: A - IMBOSCHIMENTO DELLE SUPERFICI AGRICOLE (1 Ecu = L. 1920) MISURE Misura 1 Misura 2 Misura 3 Misura 4 Misura 4 (*) Misura 5 Totale Superficie ha 60 140 600 3.000 600 1.600 6.000 Aiuto unitario Ecu/ha anno 4.830 2.415 3.623 4.830 2.415 4.830 TOTALE TOTALE Ecu Lire 289.800 338.100 2.173.800 14.490.000 1.449.000 7.728.000 26.468.700 556.416.000 649.152.000 4.173.696.000 27.820.800.000 2.782.080.000 14.837.760.000 50.819.904.000 (*) Misura 4* nel caso in cui la latifoglia prevalente è eucalipto. 29
  • 30. B - MANUTENZIONE SUPERFICI IMBOSCHITE (1 Ecu = L. 1920) MISURE Misura 2 1° - 2° anno 3° - 4° - 5° anno Totale Misura 3 1° - 2° anno 3° - 4° - 5° anno Totale Misura 4 1° - 2° anno 3° - 4° - 5° anno Totale Misura 5 1° - 2° anno 3° - 4° - 5° anno Totale Totale 1° - 2° anno otale 3° - 4° - 5° anno Sommano Superficie Aiuto unitario ha Ecu/ha anno TOTALE TOTALE Ecu Lire 136 136 603,8 362,3 82.116,80 49.272,80 131.389,60 157.664.256 94.603.776 252.268.032 582 582 301,9 181,1 175.705,80 105.400,20 281.106,00 337.355.136 202.368.384 539.723.520 3.550 3.550 603,8 362,3 2.143.490,00 1.286.165,00 3.429.655,00 4.115.500.800 2.469.436.800 6.584.937.600 1.552 1.552 603,8 362,3 937.097,60 562.289,60 1.499.387,20 5.820,00 5.820,00 5.341.537,80 1.799.227.392 1.079.596.032 2.878.823.424 6.409.747.584T 3.846.004.992 10.255.752.960 5.820 5.820 5.820 Superficie al netto degli imboschimenti pubblici pari a circa il 3% C1 - PREMI PER MANCATI REDDITI (MISURE 2 - 3 - 4 ANNI 20) (1 Ecu = L. 1920) Ha. BENEFICIARI Imprenditori agricoli singoli o associati Altri beneficiari TOTALE AIUTO UNITARIO Ecu/ha anno Ecu 3.468 600* 2.080.800 3.995.136.000 800 181,1 144.880 SUPERFICIE 4.268 TOTALE TOTALE Lire 278.169.600 2.225.680 4.273.305.600 * Valore medio C2 - PREMI PER MANCATI REDDITI (MISURA 5 ANNI 10) (1 Ecu = L. 1.920) 30
  • 31. Ha. BENEFICIARI AIUTO UNITARIO Ecu/ha anno Ecu 1.232 600* 739.200 1.419.264.000 320 1.552 181,1 57.952 111.267.840 797.152 1.530.531.840 SUPERFICIE Imprenditori agricoli singoli o associati Altri beneficiari TOTALE TOTALE TOTALE Lire * Valore medio D1 - MIGLIORAMENTO DELLE SUPERFICI FORESTALI (1 Ecu = L. 1.920) MISURE Misura 8 Misura 9 Misura 11 TOTALE SUPERFICIE Ha. 3.000 1.000 1.500 5.500 AIUTO UNITARIO Ecu/ha anno 1.449 3.623 181,1 TOTALE Ecu 4.347.000 3.623.000 271.650 8.241.650 TOTALE Lire 8.346.240.000 6.956.160.000 521.568.000 15.823.968.000 D2 - MIGLIORAMENTO DELLE SUPERFICI FORESTALI (1 Ecu = L. 1.920) MISURE Misura 10* Misura 10** TOTALE SVILUPPO KM 100 60 160 AIUTO UNITARIO Ecu/ha anno 21.735 14.490 TOTALE Ecu 2.173.500 869.400 3.042.900 TOTALE Lire 4.173.120.000 1.669.248.000 5.842.368.000 Misura 10* nel caso di potenziamento.Misura 10** nel caso di manutenzione. RIEPILOGO DEL FABBISOGNO FINANZIARIO ANNUALE (1 Ecu = L. 1.920) TIPOLOGIE A Imboschimento delle superfici agricole B Manutenzione superfici imboschite C1 Premi per mancati redditi C2 Premi per mancati redditi D1 Miglioramenti delle superficie forestali TOTALE TOTALE Ecu Lire 26.468.700 50.819.904.000 5.341.538 10.255.752.576 2.225.680 4.273.305.600 797.152 1.530.531.840 8.241.650 15.823.968.000 31
  • 32. D2 Miglioramenti delle superficie forestali 3.042.900 5.842.368.000 46.117.620 88.545.830.016 TOTALE Il fabbisogno finanziario annuale regionale, così come si evince dalla tabella riepilogativa, ammonta a Ecu 46.117.620 pari L. 88.545.830.016, di cui Ecu 37.753.250 pari a L. 72.486.240.000 per lavori (A+D1+D2). Il fabbisogno per il biennio 1998/99, pertanto, ammonta a Ecu 92.235.240 pari a L. 177.091.660.032, di cui Ecu 75.506.500 pari a L. 144.972.480.000 per lavori (A+D1+D2). Il fabbisogno, restringendo la previsione di spesa agli anni finanziari 1998/2001, può essere così articolato in cifra tonda: Annualita' 1998 1999 2000 2001 TOTALE Importo lavori 0 15 75 55 145 Importo prmi 0 1 7 24 32 (Importi in MLD) Fabbisogno totale 0 16 82 79 177 N.B. L'importo indicativo delle spese cofinanziabili è di 10,7 Mecu pari a L. 21.121.051.000 per il 1998 e di 27,5 Meuro pari a L. 53.247.425.000 per il 1999, per un totale complessivo di L. 74.368.476.000. 11. VALUTAZIONE ECONOMICO-SOCIALE DEGLI INTERVENTI E COMPATIBILITA' AMBIENTALE DEGLI STESSI In merito agli aspetti economici, si può stimare che senza gli incentivi previsti dal presente regolamento la conversione delle colture agricole a boschi od arboreti da legno non risulti conveniente, perlomeno in un'ottica di breve periodo, rispetto alle colture a ciclo annuo normalmente praticato, a causa del forte esborso iniziale richiesto al proprietario della posticipazione dei ricavi. In ogni caso, per una valutazione economica di tali investimenti, si deve tenere presente che, oltre ai costi monetizzabili, vi sono soprattutto benefici difficilmente quantificabili in termini monetari; la presenza di ecosistemi forestali efficienti e anche di impianti di arboricoltura da legno con specie idonee avrebbe infatti conseguenze nettamente positive dal punto di vista delle utilità sociali ed ambientali: - protezione e stabilizzazione del suolo; - regimazione delle acque, sia superficiali che profonde; - produzione di ossigeno e regolazione del contenuto di anidride carbonica nell'aria; - mantenimento o miglioramento del paesaggio naturale; - conservazione della fauna e della flora; - fruizione da parte della popolazione, sia turistico-ricreativa che didattico-ambientale. Inoltre i boschi e soprattutto gli impianti di arboricoltura da legno, in grado di fornire quantitativi duraturi di legname da opera, avrebbe conseguenze fortemente positive sul grado di 32
  • 33. approvvigionamento interno di questa risorsa e quindi sulla bilancia commerciale nazionale e comunitaria. Non si può infine dimenticare che il bosco o l'arboreto può essere un importante fattore di sussistenza dell'azienda agricola e forestale a livello familiare, per la vendita e il soddisfacimento del fabbisogno interno di legname, legna da ardere e prodotti secondari. I benefici occupazionali interesserebbero inoltre le imprese di utilizzazione e prima lavorazione forestale, i tecnici impegnati nella progettazione e direzione dei lavori e nell'assistenza tecnica, la manodopera specializzata per la realizzazione degli impianti, le potature, i diradamenti e le altre operazioni colturali, gli operatori vivaistici. In ordine alle ripercussioni sull'ambiente è ipotizzabile che esse siano nel complesso decisamente positive. Nel caso degli imboschimenti realizzati con la finalità di realizzare boschi naturaliformi o anche siepi alberate, il risultato sarà la ricostituzione di un paesaggio più equilibrato nelle sue componenti umana e naturale, soprattutto nelle zone fortemente antropizzate di pianura e collina, con maggiori possibilità di rifugio per la fauna. Anche nel caso dell'arboricoltura da legno, le conseguenze sull'ambiente dovrebbero essere sostanzialmente positive: - l'uso di sostanze chimiche, anche nel caso della pioppicoltura, è nettamente inferiore rispetto alle colture agricole tradizionali; - sarà inoltre incentivato l'impiego di cloni resistenti alle più comuni malattie (che non necessitano di trattamenti antiparassitari in chioma) e soprattutto di latifoglie indigene. 12. COMPATIBILITA' CON LE LINEE DI PIANIFICAZIONE TERRITORIALE La compatibilità territoriale delle iniziative sarà assicurata, consentendo la realizzazione degli interventi soltanto dove essi non risultino in contrasto con gli strumenti urbanistici locali, i piani territoriali paesistici e le norme di tutela delle aree protette. Al riguardo si precisa che quanto previsto dall'art. 5 della legge regionale n. 1591 in materia di divieto di modificazione di assetto del territorio, non si applica all'attività agro-silvo-pastorale. In merito va specificato che il comma XII dell'art. 1 della legge 8 agosto 1985, n. 431, contenente disposizioni sulla disciplina paesaggistica, statuisce che «non è richiesta l'autorizzazione di cui all'art. 7 della legge 29 giugno 1939, n. 1497... per l'esercizio dell'attività agro-silvo-pastorale che non comporti alterazione permanente dello stato dei luoghi...». Inoltre l'art. 6 della legge regionale n. 37 del 10 agosto 1985 prevede che gli interventi agro-silvopastorali non sono soggetti a concessione, autorizzazione o comunicazione al sindaco, né appaiono soggetti ad autorizzazione da parte della competente soprintendenza, non comportando un'alterazione definitiva, permanente o irreversibile dei luoghi. Pertanto, per quanto sopra, la immodificabilità prevista dall'art. 5 della citata legge regionale n. 15/91, non riguarda l'esercizio dell'attività agro-silvo-pastorale. Gli interventi che saranno effettuati in applicazione del presente regolamento saranno del tutto coerenti con le linee del piano forestale nazionale e del piano di massima degli interventi pluriennali per la conservazione e la tutela degli equilibri ambientali in materia di boschi, difesa del suolo e conservazione della natura (legge regionale 16 luglio 1974, n. 36). Gli imboschimenti saranno realizzati in sintonia con le indicazioni del P.F.N., favorendo la diffusione delle latifoglie nobili autoctone, mentre l'impiego delle conifere e degli eucalipti sarà prevista esclusivamente nei casi in cui tali specie possano garantire un'efficace colonizzazione dei suoli, in preparazione della sostituzione graduale con latifoglie autoctone, garantendo in tempi brevi una copertura del suolo idonea alla protezione idrogeologica. Il miglioramento dei boschi esistenti, sarà finalizzato al mantenimento di buone condizioni ecologiche e vegetative, e, così come detto in precedenza, si punterà a fare evolvere le formazioni forestali verso popolamenti il più possibile equilibrati come composizione, struttura e densità. Infine il miglioramento della rete infrastrutturale e della viabilità forestale faciliterà una migliore gestione del patrimonio forestale nonché una maggiore efficacia e tempestività nella difesa 33
  • 34. antincendio. La relazione tecnica, nei casi in cui sono previsti interventi di viabilità, dovrà contenere apposita certificazione, a cura del tecnico incaricato della progettazione, relativo alla compatibilità degli interventi previsti con le norme pianificatorie e programmatorie vigenti. (99.17.823) Torna al Sommario FRANCESCO CASTALDI: Direttore responsabile Redattore MARIA LA MARTINA: Ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana Gazzetta Ufficiale della Regione Stampa della Tipografia Pezzino & F.-Palermo Ideazione grafica e programmi di Michele Arcadipane Torna al menu 34

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