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    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 CORSO DI PSICOLOGIA COGNITIVA A.A. 2008/2009 PRIMA PARTE Ilaria Cutica cutica@psych.unito.it
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 PSICOLOGIA SCIENTIFICA E PSICOLOGIA INGENUA Cosa differenzia la psicologia dalle attribuzioni che tutti facciamo alle altre persone (sulle loro motivazioni, emozioni, intenzioni….)? Essere una scienza permette di fare affermazioni provate sperimentalmente. La differenza è data dal metodo di generazione e di controllo delle spiegazioni. Le caratteristiche di un esperimento sono di avere una definizione degli oggetti da indagare e degli elementi che possono influire su tali oggetti. Si chiamano variabili: V. dipendente: (oggetto di indagine) la prestazione psicologica misurata; V. indipendente: (elemento o fattore che può influire sull’oggetto di indagine) il fattore manipolato dallo sperimentatore.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 PSICOLOGIA SCIENTIFICA E PSICOLOGIA INGENUA Facciamo un esempio: Mi chiedo se vedere una persona che gesticola mentre parla può aiutare la comprensione e la memorizzazione di un discorso. Credete sia vero? La vostra risposta è un esempio di psicologia ingenua Come possiamo rispondere alla domanda con la psicologia scientifica? Qual è la variabile indipendente? Qual è la variabile dipendente?
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Esempio concreto: esperimento sull’influenza dei gesti nell’apprendimento • Ipotesi sperimentale: i gesti facilitano l’apprendimento. • Ipotesi Nulla: i gesti non hanno effetti sull’apprendimento. Non ho valori percentuali da attribuire, come posso fare per sapere se la mia ipotesi è provata o no? Devo utilizzare una convenzione Confronto con appositi test statistici le prestazioni dei due gruppi. I test danno un valore, che corrisponde alla probabilità che la prestazione dei due gruppi sia equivalente. Per convenzione in psicologia si usa il valore di 0.05%. Date le prestazioni dei due gruppi, c’è una possibilità del 5% che le prestazioni siano equivalenti. Se il valore è superiore (la possibilità è superiore al 5%) allora si dice che l’ipotesi non è confermata.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 CENNI DI STORIA DELLA PSICOLOGIA
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 CENNI DI STORIA DELLA PSICOLOGIA • La psicologia nel pensiero greco: La realtà viene percepita correttamente? Che cos’è la coscienza? Qual è la natura della mente e dei processi mentali? Socrate Platone (il pensiero può spiegare ogni cosa, la scienza non ha valore, la mente equivale all’intelletto) Aristotele (l’uomo è oggetto di studio naturale, studia le leggi del pensiero, tra cui l’associazione) Ippocrate (prospettiva biologica, osservazioni sul cervello) • Dal Medioevo al Rinascimento: L’uomo non appartiene alla natura • Con il Rinascimento il sovrannaturale viene meno Cartesio: dualismo, consegna il corpo allo studio naturale vieta lo studio del pensiero alla scienza, consegnandolo alla filosofia Meccanicismo: il corpo è un “meccanismo perfetto”
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 • La fondazione delle scienze dell’uomo: Settecento: empiristi: l’esperienza è l’unica fonte di conoscenza; il comportamento si struttura sulla base dell’esperienza individuale; non esistono fattori innati che determinano il comportamento Ottocento: (1) psicologia fisiologica dimostra l’importanza della sperimentazione (ad es., nella psicofisiologia dell’udito). In parte viene recuperato il dualismo cartesiano (2) psicoanalisi: dall’osservazione clinica deriva teorie sullo sviluppo mentale e sulle nevrosi. Priva di esperimenti, le teorie si fondano su intuizioni cliniche. Il metodo freudiano è il metodo introspettivo, ma si cade nel “paradosso della psicologia”
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 COMPORTAMENTISMO Dopo la psicologia clinica introspezionista è la corrente predominante dagli anni Venti ai Sessanta, specie negli USA Radici nelle ricerche su apprendimento e riflessi condizionati, e nel quadro storico che punta all’azione e al pragmatismo (accredita la psicologia come scienza utile). Watson (1913) Ridefinisce l’oggetto di studio della psicologia: non la coscienza e i suoi contenuti privati, ma il comportamento osservabile e misurabile. No all’introspezione, sì ai metodi oggettivi Mettono l’accento sulle condizioni di scientificita’, ossia sui metodi che distinguono una prospettiva dall’altra; l’unico criterio per distinguere la scienza è vedere come una certa conoscenza è stata raggiunta.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Condizioni di scientificità: • Osservabilità di input e output • Il comportamento è inteso come risposta a stimoli ambientali identificabili e quantificabili. Es: Teoria di James-Lange sulle emozioni (derivano dal processo comportamentale innescato dallo stimolo). Altri esponenti: Skinner. Introduce il concetto di rinforzo (premi, punizioni). Apre allo studio del comportamento relazionale. Dollard e Milller: introducono l’apprendimento sociale (1941), studiando frustrazione, aggressività, conflitto, ricompense sociali. Il principio guida dell’apprendimento è l’IMITAZIONE SOCIALE: poiché il bambino viene rinforzato nelle prime risposte di imitazione, acquisiamo la tendenza all’imitazione sociale.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 PSICOLOGIA EVOLUTIVA (Jean Piaget) Contemporanea al comportamentismo Come si studia l’intelligenza nel bambino? No metodo comportamentista (registrazione di risposte comportamentali) No introspezione Piaget inventa il colloquio clinico: si dà un compito al bambino mentre lo si fa parlare, per trarre dall’osservazione delle 2 cose insieme il suo livello di sviluppo cognitivo. Le domande e la procedura sono vincolate. Il caso più noto è il Compito di Conservazione. Con bambini molto piccoli si usa il metodo osservativo. N.B. Nessuno di questi due metodi, secondo quanto detto prima, è scientifico in senso stretto.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 COGNITIVISMO Reazione alla ristrettezza del comportamentismo e della concezione S-R Ha inizio durante la Seconda Guerra Mondiale, con gli studi sulla presa di decisione e sui tempi di reazione dei piloti (situazioni ricche di variabili e di informazioni), che dimostrano l’inadeguatezza del paradigma S-R. Come si studiano i processi mentali? Attraverso esperimenti che devono avere due caratteristiche: INTERSOGGETTIVITA’ = L’esperimento deve aver esiti indipendenti dalle caratteristiche personali dello sperimentatore: chiunque deve poterlo ripetere RIPETIBILITA’ L’esperimento deve poter essere ripetuto a piacimento variando tutte le condizioni che non siano state considerate essenziali
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 CONCETTI CHIAVE: (1) Il comportamento si spiega in base alla conoscenza di cui un agente dispone. (2) Tale conoscenza consiste in rappresentazioni mentali della realtà, definite in forma simbolica o proposizionale. (3) L’uomo è visto come “elaboratore di informazioni” Apprendimento: Tolman. Esperimento su ratti in un labirinto: i ratti rispondono a ostacoli improvvisi, e percorrono il labirinto anche a nuoto, dopo aver imparato il percorso. L’apprendimento è spiegabile ipotizzando anche obiettivi e rappresentazioni spaziali.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 BASI DEL COGNITIVISMO E DELLA SCIENZA COGNITIVA Miller, Galanter, Pribram, (1960), Piani e struttura del comportamento Il comportamento è un processo organizzato a più livelli, che vanno tutti indagati. E’ un insieme di piani d’azione, che gestiscono l’ordine in cui devono essere svolte le operazioni. L’unità elementare del comportamento è un circuito a feedback: TOTE TEST: Conforme alle aspettative/richieste? SI EXIT NO OPERATE: compiere un’operazione per conformarlo
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 L’UOMO COME ELABORATORE DI INFORMAZIONI • Gli esseri umani sono esseri autonomi e dotati di intenzionalità; • La mente elabora simboli; • Vi sono diversi tipi di processi che operano sui simboli, manipolandoli e trasformandoli. Broadbent (1958): le attività cognitive sono una sequenza seriale di stadi di elaborazione. MA: gli individui non sono organismi impreparati e passivi: ogni stimolo entra in contatto con le esperienze passate, le aspettative dell’organismo, etc.. Neisser (1976): l’attività cognitiva è sia guidata dai dati, dagli stimoli esterni, sia dalle conoscenze precedenti della persona. Scopo delle ricerche in psicologia è specificare i processi di manipolazione dei simboli e la tipologia delle rappresentazioni mentali coinvolte in tali processi
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 SCIENZA COGNITIVA Dalla prospettiva dell’elaborazione di informazioni derivano almeno tre distinti modi concreti di fare ricerca: - psicologia cognitiva sperimentale; - scienza cognitiva; - neuropsicologia cognitiva La scienza cognitiva si fonda sulla metafora della mente umana come hardware di un calcolatore. L’uomo è considerato come una struttura per codificare informazioni provenienti dal mondo esterno, elaborarle internamente, e infine trasmetterle di nuovo all’esterno. Oggetto di indagine = cognizione, intesa come capacità astratta realizzabile in diversi sistemi materiali, che siano cervelli o hardware di computer. Gli esperimenti hanno per meta il simulare su un computer un dato comportamento umano, come ad esempio la soluzione di problemi.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 I NEURONI, LA TRASMISSIONE SINAPTICA, IL CERVELLO
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 I NEURONI I neuroni sono classificati in 3 categorie: -Neuroni sensoriali trasmettono al sistema nervoso centrale gli impulsi ricevuti dai recettori. -Neuroni motori trasportano i segnali in uscita dal cervello o dal midollo agli organi effettori, che sono muscoli e ghiandole. -Gli interneuroni ricevono i degnali dai neuroni sensoriali e mandano impulsi ad altri interneuroni o ai neuroni motori Un fascio di assoni è un nervo, che può essere composto da centinaia o migliaia di assoni di neuroni.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Neuroni e sinapsi I neuroni sono composti di un corpo cellulare, di una serie di ramificazioni, i dendriti, che ricevono gli stimoli in ingresso, e di un assone (ramificato) che trasporta gli stimoli in uscita. Al termine dell’assone c’è la sinapsi.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 POTENZIALI D’AZIONE L’informazione viaggia lungo i neuroni sotto forma di impulso elettrochimico che corre dai dendriti verso la fine dell’assone. Questo impulso mobile si chiama potenziale d’azione. E’ dovuto a un polarizzazione della membrana cellulare del neurone. Quando il neurone è a riposo, la membrana è polarizzata con cariche positive all’esterno, e negative all’interno. Quando il neurone viene stimolato, la differenza di potenziale cambia: le cariche positive passano all’interno, e quelle negative all’esterno direzione
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 COME SI CREA L’IMPULSO ELETTRICO? Quando gli ioni positivi e gli ioni negativi si spostano da una parte all’altra della membrana, cambia la polarizzazione della membrana (depolarizzazione), e si genera il potenziale d’azione. La velocità dell’impulso nervoso varia da 0.9 a 90 metri al secondo, in funzione di: 1. Diametro dell’assone; 2. Presenza o meno di una copertura di un leggero strato lipidico, detto guaina mielinica. direzione
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 TRASMISSIONE SINAPTICA La giunzione sinaptica è importante perché è qui che i neuroni comunicano. Un neurone si attiva quando la stimolazione che lo raggiunge attraverso le sinapsi multiple supera un certo livello di soglia E’ un principio d’azione del tipo tutto o nulla. Quando l’impulso elettrico arriva alla fine del neurone, stimola le vescicole sinaptiche che rilasciano piccole quantità di neurotrasmettitori.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 SPAZIO SINAPTICO Le molecole del neurotrasmettitori si diffondono nello spazio sinaptico e si legano ai recettori o neurorecettori (azione chiave-serratura) Alcuni neurotrasmettitori hanno effetto eccitante, altri inibente. In ogni istante si verifica una somma di tutti gli effetti,eccitatori e inibitori, che giungono sulla membrana del neurone ricevente.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Il cervello Il cervello è composto da uno strato esterno, la corteccia cerebrale (materia grigia) formato dai corpi dei neuroni, e da uno strato interno formato soprattutto da assoni. Tutti i sistemi sensoriali trasferiscono informazioni ad alcune aree specifiche della corteccia; anche i movimenti sono controllati da aree specifiche. Il resto è composto da aree di associazione, che gestiscono attività cognitive quali memoria, pensiero e linguaggio. Il cervello ha due emisferi, il sinistro e il destro, simmetrici, con una profonda divisione nel senso sagittale. L’emisfero destro gestisce la parte sinistra del corpo e viceversa. Ogni emisfero è diviso in 4 lobi: frontale, parietale, occipitale e temporale.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Funzioni dei lobi Lobi frontali: abilità di pensiero astratto, organizzano il comportamento in sequenze logiche e in serie temporale, inibiscono risposte automatiche inappropriate agli stimoli ambientali, comprensione del linguaggio (sn). Lobi parietali: elaborano le informazioni somatosensoriali primarie (cioè quelle provenienti dalla cute, dai muscoli e dalle articolazioni). Lobi temporali: riconoscimento e classificazione degli oggetti, memoria a lungo termine, produzione del linguaggio (sn), informazioni uditive primarie. Lobi occipitali: elaborano le informazioni visive primarie e poi le inviano in avanti, sia al lobo parietale che a quello temporale. NB: Aree associative: mettono insieme le informazioni che hanno attivato i neuroni delle aree primarie. Le frontali sono importanti nei processi di alto livello intellettuale: ragionamento, apprendimento, problem-solving. Le posteriori servono a riconoscere gli stimoli, a dare loro un senso.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 LA SENSAZIONE E LA PERCEZIONE
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 LA SENSAZIONE Come definireste la sensazione? Impressione soggettiva di uno stimolo. Le sensazioni hanno comunque una relazione con il tipo e l’intensità dello stimolo che le genera. C’è una soglia assoluta di percezione di uno stimolo, un intervallo compreso tra 2 valori, una soglia iniziale, il limite basso, e una soglia terminale, il limite alto. La psicofisica studia le relazioni tra la sensazione e lo stimolo fisico che la produce. Utile per determinare il valore soglia assoluto, cioè quell’intensità di stimolo a cui i soggetti rispondono positivamente per il 50% delle volte. Può esser soggetta ad errori se si presentano ai soggetti stimoli non in ordine casuale. Utile anche per il valore soglia differenziale, cioè il valore della differenza minima percepibile tra due stimoli.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 AUTORI PRINCIPALI WEBER: la soglia differenziale nel peso è una costante che dipende dal peso degli oggetti che si devono distinguere. FECHNER: l’intensità dello stimolo varia con progressione geometrica, mentre l’intensità della sensazione corrispondente varia con proporzione aritmetica. MA entrano anche in gioco altri fattori, legati alla presa di decisione studiati dalla Teoria della Detezione del Segnale. Il soggetto ha 4 possibilità: (A) Di fronte a uno stimolo reale, dire che c’è (hit); (B) Di fronte a nessuno stimolo, dire che non c’è (rifiuto corretto); (C) Di fronte a uno stimolo reale, dire che non c’è (omissione) (D) Di fronte a nessuno stimolo, dire che c’è (falso allarme). Alcuni tendono a dare più le risposte affermative, altri le negative.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 LA PERCEZIONE Gli stimoli ambientali agiscono sugli organi di senso che inviano informazioni nervose al cervello dando luogo alle sensazioni. Tuttavia noi non abbiamo a che fare con sensazioni isolate, ma con percezioni: vediamo oggetti e persone; ascoltiamo suoni,brani musicali, parole, riconosciamo oggetti, profumi, etc…. La percezione è una organizzazione immediata e significativa dei dati della realtà, possibile perché segmentiamo il flusso continuo dell’esperienza in unità distinte. Le principali teorie della percezione sono:
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 1.REALISMO INGENUO I percetti sono una riproduzione fedele della realtà: c’è corrispondenza tra realtà fisica e realtà fenomenica. Secondo la psicologia del senso comune, esisterebbe una perfetta corrispondenza tra realtà percettiva e realtà fisica; è un atteggiamento definibile come realismo ingenuo: il modo che ci circonda è così come lo percepiamo. La psicologia scientifica ha adottato un atteggiamento diverso: il mondo percettivo non è la copia diretta dell’ambiente, ma il risultato di una serie di mediazioni e di attività svolte dall’organismo: realismo critico. Per il realista critico la percezione è una costruzione attiva alla quale contribuiscono sia l’ambiente fisico che il sistema percettivo. Limiti del realismo: gli studi sulle illusioni ottiche hanno dimostrato lo scarto tra realtà fisica e realtà fenomenica: • assenza fenomenica in presenza di oggetti fisici • presenza fenomenica in assenza di oggetti fisici • discrepanza tra oggetti fenomenici e oggetti fisici
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 2. TEORIA EMPIRISTA (von Helmholtz, 1867) La abilità percettiva è innata o acquisita con l’apprendimento? La percezione si impara grazie all’esperienza passata: le sensazioni elementari (corrispondenti ai dati sensoriali) mediante i processi di associazione, e in virtù dell’esperienza, sono sintetizzate nella percezione di oggetti ed eventi. La percezione è quindi composta da una serie di sensazioni elementari (luminosità, colore, grandezza per la percezione visiva, etc..) Il meccanismo è così accurato e automatico che non ci rendiamo conto del processo inferenziale: per questo Helmoltz ha definito tali inferenze inconsce. N.B Anche Hebb sostiene la tesi empirista. Le esperienze percettive determinano delle modificazioni successive nel tessuto nervoso centrale, creando connessioni nuove e via via più stabili.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 3. SCUOLA DELLA GESTALT Wertheimer (1912), Koffka (1935), Kohler (1940). Posizione innatista: i processi percettivi sono governati da principi innati che guidano e danno un senso alla percezione del mondo fenomenico. Si contrappone alla teoria empirista: la percezione è un processo primario, non è costituita da sensazioni elementari, e non dipende dall’esperienza. Gestalt = “forma globale”: il tutto è più della somma delle parti, e l’atto della percezione è un atto globale. Ciò che appare nel campo percettivo sono stimoli con una forza intrinseca. La percezione dipende da tale forza, cioè dalle caratteristiche dello stimolo, che emerge come una unità strutturata. La mente organizza gli stimoli in modo da cogliere una serie di regolarità: organizza i percetti.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 4. MOVIMENTO DEL NEW LOOK Secondo il movimento del New Look la percezione è un processo prevalentemente guidato dalle esperienze precedenti, dalle informazioni di contesto, dalle aspettative della persona. Cosa significa? Per capirlo dobbiamo parlare del costruttivismo. Secondo il costruttivismo: ● Non esiste un’unica realtà, nemmeno quella che percepiamo con gli organi di senso. Interpretazione soggettiva della realtà. Esempio: Effetto Pigmalione; Profezia che si autoavvera. ● I fenomeni non vanno studiati in ottica di causalità lineare (=cercare le cause di un certo fenomeno), ma di causalità circolare. Principio di Equifinalità.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 ● La mente umana viene studiata nella sua totalità, concentrandosi il più possibile sulla complessità delle iterazioni. Anche l’essere umano viene visto nelle sue relazioni con gli altri. La percezione è guidata dalle esperienze precedenti, dalle informazioni di contesto, dalle aspettative della persona. Bruner (anni 40-50) e Gregory (anni 70): - l’essere umano è attivo nel processo di percezione; - la percezione non è data solo dallo stimolo ma dall’interazione tra stimolo e conoscenze; Tale interazione avviene per mezzo di processi inferenziali. - la percezione è soggetta ad errori proprio perché dipendente dalla conoscenza. Studi di PALMER (1975) e di BRUNER e POSTMAN (1949) dimostrano che l’informazione dei sensi è incompleta, e che il contesto serve alla corretta percezione.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 5. APPROCCIO ECOLOGICO E PERCEZIONE BOTTOM-UP (Gibson, 1960) Anche l’ottica ecologica prende le distanze dalla posizione empirista per cui esiste una realtà assoluta, indipendente da chi la percepisce. E’ inoltre attenta alle situazioni naturali più che alle situazioni sperimentali. C’è molta informazione nelle configurazioni di stimoli, i processi centrali sono meno importanti: l’ordinamento ottico contiene tutte le informazioni sull’ambiente. Le informazioni sulla distribuzione degli oggetti nello spazio sono non ambigue. Esempi: (a) Gradiente di tessitura = i dettagli più lontani sono più indistinti e ravvicinati.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 (b) Movimento = cambiamenti e costanze delle configurazioni di stimoli danno informazioni sulla posizione degli oggetti rispetto a noi. (c) Affordance = disponibilità, risorsa o aiuto che l’ambiente offre a un organismo vivente. Sono parametri valutati relativamente all’essere vivente che li utilizza. Il concetto di affordance salda la percezione all’azione: Percepire il mondo in un certo modo serve a potersi muovere nel mondo in modo adatto. Il comportamento di un essere umano è un’ affordance speciale per un cospecifico. E’ il principio base dell’interazione. Per l’approccio bottom-up in un contesto naturale la nostra percezione è accurata: le illusioni ottiche sono in laboratorio.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 TEORIA UNIFICANTE DI NEISSER Neisser (1976) integra le posizioni top-down e bottom-up: è la teoria del CICLO PERCETTIVO. L’essere umano ha schemi di significato (=raccolta di conoscenze) che guidano la percezione in ottica costruttivista. Gli stimoli (affordances) sono elaborati in ottica bottom-up, e creano schemi di significato. Schemi di significato Stimoli ambientali (affordances) Percetto consapevole Seleziona Elaborazione percettiva Definisce o modifica
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 LA COSCIENZA Coscienza coincide con consapevolezza. Che cosa è secondo voi? Di cosa siete consapevoli, coscienti, in questo momento? Abbiamo anche altre conoscenze che in questo momento non usiamo, come la consapevolezza della data di oggi = conoscenze di sfondo. Coscienza è un termine che si usa per far riferimento a capacità, processi, diversi: (A) Consapevolezza percettiva = la consapevolezza degli stimoli che ci circondano. In questo senso, la coscienza è molto legata all’attenzione.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 (B) Controllo. La coscienza è anche controllo delle nostre attività mentali. E’ un monitoraggio continuo dell’attività cognitiva, per indirizzarla verso gli scopi del sistema. In questa accezione viene chiamata metacognizione. E’ la consapevolezza di sé, dei propri pensieri, desideri, motivazioni. La coscienza permette di sperimentare un senso di unitarietà del sé (= di percepirsi come internamente coerenti) e di continuità del sé (= coerenza nel tempo).
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 TEORIA DELLA MENTE Attività di riflessione sulla mente (Flavell, 1979), l’insieme di processi cognitivi di alto livello che permettono di riflettere sulle attività cognitive ed emotive proprie ed altrui. Viene suddivisa in calda (riferita ad aspetti emozionali e/o di personalità) e fredda (riferita ad abilità cognitive e di performance). La metacognizione rende possibile: Pensare i propri e altrui stati mentali Pensare le proprie conoscenze e metaconoscenze Pensare le proprie procedure e strategie di pensiero (apprendimento) Si sviluppa a partire dai 3 anni. In alcune patologie non si sviluppa mai completamente (autismo)
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 L’ATTENZIONE
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 L’ATTENZIONE L’attenzione si divide in: SELETTIVA (o focalizzata), e DISTRIBUITA. L’attenzione selettiva ci permette di focalizzarci su uno stimolo particolare. Si studia presentando 2 stimoli diversi e chiedendo di fare attenzione a uno solo (es: ascolto dicotico). L’attenzione distribuita ci permette di fare più cose contemporaneamente. Si studia presentando ai soggetti 2 stimoli, e chiedendo di fare attenzione ad entrambi. ATTENZIONE SELETTIVA UDITIVA Dagli anni 50 venne studiato il “fenomeno cocktail party” = la capacità di seguire una conversazione tra tante (1) BROADBENT (1958) “Teoria del Filtro”: tutti gli stimoli arrivano in parallelo ai sensi; solo uno accede all’elaborazione, che è seriale. Gli altri restano in una sorta di “magazzino” sensoriale, e saranno elaborati successivamente, oppure eliminati
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 LIMITI del modello di Broadbent: non funziona con stimoli di tipi diversi (es: visivo + uditivo), elaborabili entrambi. (2) TREISMAN (1964) propone che l’elaborazione del secondo stimolo non sia trascurata, ma attenuata. (3) DEUTSCH E DEUTSCH (1963) sostengono un’analisi percettiva completa di tutti gli stimoli, che solo per uno diventa cosciente. ATTENZIONE SELETTIVA VISIVA TREISMAN: propone un modello in due fasi: - una prima rapida fase di elaborazione di tutto ciò che è presentato visivamente in cui gli stimoli sono elaborati in parallelo; - una seconda fase di elaborazione seriale in cui gli stimoli vengono raggruppati in insiemi dotati di senso, di significato. Questa fase dà origine a percetti completi, ed è guidata dall’attenzione focalizzata. Se non avviene gli stimoli restano configurazioni caratteristiche fisiche semplici.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 PROPRIETÀ DELL’ATTENZIONE SELETTIVA (VALGONO PER TUTTE LE MODALITÀ) 1. Filtraggio. L’attenzione selettiva permette di selezionare tra tutti gli stimoli quelli rilevanti; 2. Ricerca. Permette di identificare uno stimolo 3. Integrazione. Permette di mettere in relazione, integrare tutte le caratteristiche dello stimolo; 4. “Effetto priming” per cui l’elaborazione di una informazione precedente influenza l’elaborazione (in questo caso la strategia attentava) per quella successiva. Inoltre l’attenzione può essere orientata volontariamente o automaticamente. - volontariamente se poniamo il focus su un oggetto visivo, o su un suono specifici (vogliamo vedere se quella donna laggiù è la nostra ex compagna di liceo, vogliamo sentire una conversazione dei nostri vicini d’ombrellone). - automaticamente se qualcosa si impone alla nostra attenzione.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 ATTENZIONE DISTRIBUITA Si applica quando 2 compiti vengono eseguiti simultaneamente. Due compiti interferiscono nella misura in cui: - usano la stessa modalità di stimolo (visiva o uditiva), - si affidano a codici mnemonici collegati (verbale o visivo), - richiedono risposte che coinvolgono gli stessi sistemi. L’apprendimento modifica molto le prestazioni individuali nei compiti doppi: quando uno dei due compiti è o diventa automatico, l’attenzione distribuita funziona meglio.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 PROCESSI AUTOMATICI E CONTROLLATI P. automatici: veloci, non richiedono molte risorse attentive, generalmente inconsapevoli, consentono di svolgere altri compiti contemporaneamente. P. controllati: lenti, richiedono grande impiego di risorse sia attentive sia cognitive, consapevoli, difficilmente consentono di svolgere altri compiti contemporaneamente. MA anche nei casi in cui i 2 compiti non siano automatici, ma siano compiti complessi si ha una interferenza strutturale, perché i due compiti condividono lo stesso meccanismo (ad esempio verbale, o acustico, o visivo). Anche in questi casi l’apprendimento migliora le prestazioni. Questa considerazione è legata a un altro tipo di interferenza, detta da risorse. Si ha interferenza da risorse quando le operazioni che compiamo non sono automatiche e richiedono una certa quota di attenzione; questo riduce la quantità di risorse ancora a disposizione del sistema.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 APPRENDIMENTO
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 APPRENDIMENTO ASSOCIATIVO: IL CONDIZIONAMENTO CLASSICO Nel condizionamento classico l’animale (o l’essere umano) associa uno stimolo ad una data risposta. Si chiama anche apprendimento stimolo-risposta Il cane saliva quando vede il cibo = Risposta Incondizionata Ogni arrivo di cibo è preceduto dal suono di un campanello Esposizione ripetuta Il cane saliva quando sente il campanello = Risposta Condizionata Cibo= stimolo Incondizionato Campanello = stimolo Condizionato
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 MODIFICAZIONI DEL CONDIZIONAMENTO (1) ESTINZIONE La risposta condizionata si estingue gradualmente quando non viene più presentato lo SI dopo lo SC. Resta però facilitata al riapprendimento. (2) CONTROCONDIZIONAMENTO E’ possibile modificare l’associazione appresa associando lo SI ad un diverso tipo di SC. PRINCIPI DELLE ASSOCIAZIONI TRA STIMOLI - Recenza dell’associazione - Frequenza dell’associazione - Generalizzazione: quando si è appreso a rispondere una RC a un dato SC, è probabile che si risponda con la stessa RC anche a stimoli simili, ma non uguali, a quel SC. L’addestramento alla discriminazione insegna che stimoli simili allo SC non sono seguiti dallo SI.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 CONDIZIONAMENTO OPERANTE (Tolman, Skinner) L’apprendimento S-R non comprende tutti i tipi di apprendimento per associazione. Si può apprendere anche come influenzare l’ambiente, associando un proprio comportamento a un evento ambientale: condizionamento operante. Primi esperimenti dall’800, con la “gabbia di Thorndike” che dimostra l’apprendimento della relazione tra un comportamento (premere la leva) e un esito (apertura della porta). Apprendimento per prove ed errori Quando un certo comportamento è seguito da un evento positivo, c’è da aspettarsi che l’animale ripeta più spesso quel comportamento.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Skinner introduce i concetti di rinforzo e di punizione. Rinforzo = conseguenza di un’azione che aumenta la possibilità che l’animale la attui; positivo = quando causa un evento positivo negativo = quando evita un evento negativo Punizione = conseguenza di un’azione che diminuisce le probabilità che l’animale la attui. Il concetto di rinforzo permette lo studio della vita sociale, e la influenza, (es. teorie educative) Es: comportamento superstizioso impotenza appresa
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 OLTRE IL CONDIZIONAMENTO • Anni ’50: l’apprendimento per condizionamento non esaurisce tutti i tipi di apprendimento. • Tolman, tramite esperimenti con ratti che avevano appreso come uscire da un labirinto, dimostra che gli animali avevano appreso non una sequenza motoria, ma una rappresentazione spaziale del labirinto. • L’apprendimento coincide con la costruzione di mappe cognitive, rappresentazioni mentali temporali e spaziali. • L’apprendimento latente dimostra l’esistenza delle mappe la sola esposizione all’ambiente , senza rinforzo, consente l’apprendimento.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 APPRENDIMENTO SECONDO I COGNITIVISTI Prende le mosse dalla posizione del comportamentismo, ma vi aggiunge la necessità di prevedere una rappresentazione mentale della situazione che permette di creare l’associazione tra SI e SC. CIOE’: l’animale impara l’associazione tra suono e cibo quando può predire che al suono seguirà il cibo. Predizione = aspettativa (rappresentazione mentale della situazione) NB: ricordiamo che per il cognitivismo il soggetto è attivo nella costruzione della realtà: (1) seleziona gli S a fronte di un continuum percettivo; (2) dà loro un significato. Inoltre gli individui hanno priorità e piani (gerarchia del comportamento; unità TOTE).
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 In quest’ottica, apprendimento = costruzione di schemi mentali che riguardano la struttura astratta di una determinata situazione, o evento, o stato di cose. “schemaschema” = struttura che organizza la conoscenza che consente di mettere rapidamente in relazione quello che esperiamo con quello che è nella nostra conoscenza. “astrattaastratta” = generale quanto basta per poter essere applicata a tutta una serie di situazioni, o casi simili; le differenze vengono poi specificate via via da valori specifici per quella situazione. Il concetto di schema risale agli anni Trenta (Bartlett) = modalità strutturate attraverso cui le aspettative e le conoscenze degli individui influiscono sul loro modo di strutturare, e quindi di ricordare, le informazioni (es fiaba dei nativi americani).
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 APPRENDIMENTO PER INSIGHT (GESTALT) Insight = comprensione improvvisa ed intuitiva della soluzione di un problema, si verifica quando l’individuo mette da parte il procedimento adottato in precedenza. L’insight segue a una ristrutturazione del problema: percepire in modo nuovo il problema o gli strumenti a disposizione. E’ legato alla creatività. Avviene attraverso la capacità di anticipare percorsi di soluzione, e di visualizzare le conseguenze della proprie azioni. Esempio di un esperimento di Kohler sulle scimmie (1917).
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 LA CATEGORIZZAZIONE Le conoscenze sono organizzate, in categorie. Una categoria è un insieme di concetti (che rappresentano oggetti, eventi, etc..) che condividono le stesse carateristiche essenziali. Come avviene il processo di categorizzazione?
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 CONCEZIONE NATURALISTICA DELLA CATEGORIZZAZIONE: I PROTOTIPI (Rosch) I concetti non sono definiti da elenchi di caratteristiche, ma sono organizzati attorno a un prototipo. Prototipo = l’esemplare più tipico, caratteristico di ciascuna categoria. Le categorie sono definite in modo sfumato (attraggono attorno al centro gli oggetti simili) non hanno confini netti, precisi. Ogni oggetto ha un proprio gradiente di tipicità in base al quale è possibile dare una valutazione di somiglianza (aria di famiglia). Le categorie, tra loro, sono organizzate in modo gerarchico, secondo una struttura a 3 livelli: - un livello sovraordinato (mobili) - un livello di base (sedia, scrivania) - un livello subordinato (sedia da cudina, poltrona)
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 CONCEZIONE CULTURALE DELLA CATEGORIZZAZIONE I principi di categorizzazione dipendono dalla cultura I processi cognitivi non sarebbero dunque universali ma influenzabili e modellabili dalla cultura. Esempio: lingue diverse utilizzano sistemi diversi per categorizzare il colore, suddividendo cioè lo spettro dei colori con modalità proprie (Dani, Nuova Guinea, vs popoli occidentali) MA: Nonostante queste differenze, Berlin e Kay (1969) e Rosh (1973) hanno dimostrato che esistono degli universali nella semantica dei colori, che viene concettualizzata, in tutte le culture, su undici colori di base. Quindi, le variazioni culturali non sono basate su differenze dei processi cognitivi, ma su differenze nello sviluppo della cultura, che a sua volta ha la funzione di dare un senso coerente e condiviso all’ambiente circostante.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 LA MEMORIA Che differenze ci sono tra il concetto di apprendimento e il concetto di memoria?
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 LA MEMORIA: MODELLO DEI MULTI-MAGAZZINI Proposto da Atkinson e Shiffrin (1968). Si fonda sul concetto di “magazzini” della memoria. Ne esistono di tre tipi: -Registro sensoriale. L’informazione resta qui per meno di un secondo, poi si deteriora. Solo le info su cui si focalizza l’attenzione passano invece nel magazzino a breve termine. -Magazzino a breve termine. Mantiene l’info disponibile per qualche secondo. Se operano meccanismi quali la reiterazione, allora l’info passa nel magazzino a lungo termine. Altrimenti viene dimenticata. - Magazzino a lungo termine. Mantiene l’info anche per anni. Ha capacità illimitata.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Registro sensoriale • Esiste un registro sensoriale specifico per ogni senso. • Ha la funzione di mantenere attiva l’informazione anche quando la stimolazione cessa, ‘prolungano’ la durata della stimolazione sensoriale, in modo da favorirne l’ analisi • L’informazione nel magazzino visivo decade dopo 500 millisecondi, in quello uditivo (ecoico) dopo 2 secondi.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Registro sensoriale visivo • Esperimento di Spearling MATERIALE: Matrici 3 x 4 contenenti lettere Presentate per 50 msec COMPITO: Ricordare il maggior numero di lettere Di solito i partecipanti ricordano 4 o 5 lettere (incapacità di riferire un maggior numero di lettere prima della loro scomparsa dal magazzino sensoriale) G P D Q S B T W O T F A
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Resoconto Parziale • Presentazione di un segnale sonoro prima o dopo la matrice di lettere (intervalli che andavano da 100 msec prima a 1 s dopo) • Tre toni diversi per le tre righe di lettere • I partecipanti sono testati a caso (rispetto alle righe) e la quantità totale di informazione viene calcolata moltiplicando per 3 il numero di lettere ricordate RISULTATO: la durata della traccia nel magazzino sensoriale visivo è di circa 500 msec G P D Q S B T W O T F A
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Magazzino a breve termine • Ha capacità limitata, valutata in 7 elementi +/- 2. • Due modi di valutazione e studio della capacità del MBT: - misure di span (Miller, 1956; raggruppamento in chunks = unità nota di informazione basata su precedenti esperienze e apprendimenti o semplice raggruppamento di informazione); - effetto recency.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Evidenze a favore della separazione tra MBT e MLT Si riscontrano nel paradigma di rievocazione libera immediata di liste di parole, in cui è comune osservare i seguenti fenomeni: – EFFETTO DI RECENZA (recency): rievocazione corretta e accurata degli ultimi elementi della lista (sostenuta dal sistema di MBT), – EFFETTO DI PRIORITÀ (primacy): discreta rievocazione dei primi elementi (sostenuta dal sistema di MLT). N.B. Se la rievocazione viene differita di pochi secondi in cui il soggetto viene occupato in compiti interferenti scompare l’effetto recency, mentre permane l’effetto primacy.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Effetto recency e interferenza N.B. Il decremento della curva di apprendimento nelle posizioni iniziali è dato dall’effetto della MLT, e si chiama “effetto primacy”.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Magazzino a lungo termine La permanenza delle informazioni varia da pochi minuti ad anni. Non ne sono noti i limiti. Dal punto di vista neuropsicologico, le info immagazzinate sono nuove attivazioni sinaptiche tra neuroni. Si forma un circuito neurale nuovo, o se ne attiva uno che non era mai stato attivato. Fino ai 24 mesi c’è crescita nelle connessioni sinaptiche, (150% di quelle di un adulto), e si registrano picchi di attività metabolica fino ai 48 mesi. In seguito, una lenta fase di selezione e di eliminazione sinaptica. L’esistenza di un MBT e di un MLT separati è stata confermata da studi neuropsicologici che hanno evidenziato una doppia dissociazione. Pz con amnesia retrograda= danno selettivo MLT Pz con amesia anterograda = danno selettivo MBT
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Limiti del modello dei multi-magazzini 1. Considera il MBT e il MLT come magazzini unitari. E’ stata invece dimostrata l’esistenza di sistemi dedicati a specifiche modalità sensoriali nel MBT, e a tipologie diverse di informazioni nel MLT. 2. La reiterazione non è indispensabile per passare dal MBT al MLT: dipende dal tipo di apprendimento (funziona per liste di stimoli semplici ma non per informazioni complesse). Inoltre si è visto che pazienti con lesioni al MBT riescono a formare nuove tracce mnestiche.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 LA WORKING MEMORY L’ Elaboratore Centrale è un sistema di controllo, un meccanismo ad alto livello che gestisce l’attività decisionale sugli stimoli cui indirizzare: - l’attenzione consapevole (selezione e mantenimento) - i processi di elaborazione. Inoltre, è un meccanismo che si attiva sui conflitti dei livelli inferiori. Successivamente Baddeley (1986) suddivide il circuito articolatorio in due processi: - magazzino fonologico (percezione del linguaggio) - processo articolatorio (produzione del linguaggio)
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Teoria dei Livelli di Elaborazione • Proposta da Craik e Lockhart (1972): esistono diversi livelli di elaborazione dell’informazione, dal più superficiale (relativo alle caratteristiche fisiche dello stimolo) al più profondo (relativo alla dimensione semantica). A un livello profondo corrisponde un apprendimento più stabile. • A questo principio fu aggiunto quello della complessità dell’elaborazione (Craik e Tulving, 1975): a parità di livello di elaborazione, la memorizzazione dipende anche dalla complessità del materiale elaborato (Es: frasi di complessità diversa da completare, con misurazione dell’apprendimento incidentale).
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Secondo queste teoria, la ripetizione semplice non aiuta a codificare e mantenere informazioni nella memoria a lungo termine (reiterazione di mantenimento); le mantiene solo nella WM. E’ piu’ efficace ripetere l’informazione associandola a qualche forma di significato (reiterazione elaborativa). Perché l’elaborazione del significato è più efficace? Probabilmente comporta una rappresentazione ben dettagliata che può costituire tanti legami con le conoscenze che sono già in memoria. Particolarmente utili le associazioni con informazioni che: – riguardano noi stessi. – attivano immagini visive.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 La memoria a lungo termine è il prodotto di tre momenti: • 1. Acquisizione (selezione e codifica) Può essere inconsapevole, come nel condizionamento operante (=apprendere che un dato comportamento porta a ottenere un particolare risultato), o consapevole, quando vogliamo apprendere qualcosa (strategie sono la reiterazione, l’organizzazione del materiale…) • 2. Immagazzinamento (e mantenimento) E’ il consolidamento della traccia mnestica, che dipende da come è stata organizzata l’informazione (cioè dai processi di selezione e di codifica) • 3. Recupero In linea teorica è possibile sempre, ma le modalità di rievocazione influenzano la prestazione. Usualmente si distingue tra rievocazione e riconoscimento.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Mantenimento delle tracce mnestiche Dipende dall’organizzazione, cioè dal tipo di elaborazione delle informazioni. Evidenze sperimentali dimostrano che: - Il materiale organizzato è più facile da apprendere rispetto a quello disorganizzato - Le persone a cui è presentato il materiale disorganizzato tendono ad organizzarlo - L’uso di strategie per organizzare il materiale aumenta l’apprendimento.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Teorie del recupero 1.Tulving (1982): Principio della specificità di codifica Le informazioni sono codificate in relazione al contesto in cui sono presentate. Ogni traccia mnestica è composta da informazioni sullo stimolo target e sul contesto di apprendimento. Se ricreo il contesto di apprendimento il ricordo migliora. Il contesto può essere: - ambientale o estrinseco (es, il luogo in cui avviene l’apprendimento) - situazionale o intrinseco (associazioni che possiamo fare tra elementi che compongono lo stimolo o che sono ad esso associati) - emozionale (Lo stato emotivo e l’umore intervengono SIA al momento della codifica SIA al momento del recupero).
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 Teorie del recupero 2. Teoria dei due processi: rievocazione e riconoscimento Diversi autori (Jones, Baddeley) sostengono che i due processi siano differenti: Rievocazione = ricerca dell’informazione + decisione sull’appropriatezza dell’info recuperata. Riconoscimento = decisione sull’appropriatezza dell’info recuperata. N.B.: - La rievocazione è facilitata sia dal contesto intrinseco che dal contesto estrinseco; - il riconoscimento è facilitato solo dal contesto intrinseco.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 MEMORIA EPISODICA E SEMANTICA La MLT non è un sistema unitario. La distinzione episodica-semantica è stata proposta da Tulving (1972). • La memoria semantica è l’insieme delle conoscenze di un individuo: è la conoscenza cristallizzata, non connotata affettivamente, indipendente da riferimenti spazio-temporali. • La memoria episodica è l’insieme dei ricordi di esperienze di vita di un individuo: eventi che hanno riguardato la propria persona, a cui si è assistito, o che ci sono stati raccontati.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 MEMORIA DICHIARATIVA E PROCEDURALE Proposta da Cohen & Squire (1980) La memoria episodica e la memoria semantica costituiscono la memoria dichiarativa, che riguarda la conoscenza delle cose (= sapere che cosa). La memoria procedurale riguarda il sapere fare certe cose, l’eseguire azioni (= sapere come). E’ possibile passare da un tipo di conoscenza all’altra: dalla dichiarativa alla procedurale (es: guidare la macchina), e viceversa (es: maestro di tennis). N.B.: Studi su pazienti hanno confermato la distinzione: l’amnesia comporta: - compromissione della memoria dichiarativa; - relativo mantenimento della memoria procedurale.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 MEMORIA IMPLICITA E ESPLICITA Proposta da Schachter (1985). Rievocazione e riconoscimento sono esempi di memoria esplicita = il ricordo è consapevole. La memoria implicita si ha quando per una data prestazione non è necessario il ricordo consapevole. Si attiva con l’esperienza sensoriale dell’ambiente e non è accompagnata dalla coscienza di ricordare. “È possibile distinguere tra gli effetti che i ricordi di episodi precedenti esercitano nei confronti del comportamento di un individuo, da una parte, e la consapevolezza che l’individuo possiede a proposito del fatto di stare ricordando degli eventi passati, dall’altra” (Eich,1984) Studi su pazienti amnesici hanno evidenziato che: - la memoria esplicita è generalmente compromessa; - la memoria implicita è generalmente meglio preservata.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 IL RAGIONAMENTO
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 LA TEORIA DEI MODELLI MENTALI La teoria dei Modelli Mentali (Johnson-Laird, 1983), è una teoria generale della rappresentazione mentale della conoscenza, applicabile a diverse attività mentali, dalla comprensione di storie alla risoluzione dei problemi. Secondo questo approccio, nel ragionamento sillogistico si procede così: (1) costruzione dei MM: è la fase della comprensione delle premesse: per ciascuna i sogg. costruiscono un MM che rappresenta lo stato di cose espresso. (2) integrazione dei MM delle 2 premesse in un unico MM integrato che è la conclusione. (3) falsificazione: si cercano controesempi della conclusione trovata.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 IL RAGIONAMENTO DEDUTTIVO Possiamo dividere il ragionamento in 3 tipologie fondamentali: deduzione, induzione e ragionamento quotidiano. Il R. deduttivo è un tipo di pensiero che opera indipendentemente dai suoi contenuti, seguendo regole astratte, valide sempre. Si fonda su regole basate sulla forma piuttosto che sul contenuto I processi deduttivi non accrescono la conoscenza del sistema, perché ogni deduzione è tautologica. La deduzione è un modo di procedere dal generale al particolare, che garantisce la validità delle conclusioni ottenute. Es: Se è giovedì, allora ho lezione E’ giovedì Conclusione: ho lezione
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 La VALIDITA’ della conclusione non implica la VERITA’ della conclusione stessa: Se è venerdì, allora ho lezione E’ venerdì Conclusione: ho lezione la conclusione è falsa, e tuttavia è valida. Gli esempi che abbiamo visto appartengono al ragionamento condizionale, cioè quello del tipo se …allora (che è un tipo di ragionamento DEDUTTIVO). Storicamente la psicologia è stata tentata dall’idea di applicare i sistemi logici a disposizione come teoria esplicativa di come ragionano gli esseri umani. = approccio della logica mentale Questo approccio fornisce una rappresentazione sintattica della conoscenza, senza riferirsi a interpretazioni particolari, ma a una teoria che sia applicabile a molti ambiti.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 LA LOGICA MENTALE Secondo questo approccio, il ragionamento deduttivo si attua attraverso diversi tipi di inferenze. Due di questi sono il modus ponens e il modus tollens. MODUS PONENS: Premesse: Se piove, Anna prende l’ombrello Se p allora q Piove p Conclusione Anna prende l’ombrello perciò q MODUS TOLLENS: Premesse: Se piove, Anna prende l’ombrello Se p allora q Anna non prende l’ombrello non q Conclusione Non sta piovendo perciò non p Il 100% delle persone compie inferenze valide nel modus ponens, circa il 60% nel modus tollens.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 IL RAGIONAMENTO INDUTTIVO Meno indagato rispetto al ragionamento deduttivo. La stessa definizione di induttivo è poco chiara: in linea di massima coincide con un ragionamento che va dal particolare all’universale, e che si fonda quindi su eventi specifici. Non garantisce la validità delle conclusioni. La conoscenza umana è sempre di tipo induttivo: tutte le scienze si basano su esperimenti, cioè conoscenze induttive. Questa riflessione ha portato Popper a elaborare il falsificazionismo.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 IL RAGIONAMENTO SILLOGISTICO Il ragionamento sillogistico I sillogismi sono deduzioni basate su due premesse. Le premesse si possono suddividere in 4 modi: Universale affermativo Tutti gli X sono Y Particolare affermativo Qualche X è Y Universale negativo Nessun X è Y Particolare negativo Qualche X non è Y Un sillogismo classico ha la seguente struttura: Premesse: Tutti gli A sono B Tutti i B sono C Conclusione: Tutti gli A sono C
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 LA TEORIA DEI MODELLI MENTALI (Johnson-Laird, 1983) E’ una teoria generale della rappresentazione della conoscenza, e si applica a diverse attività mentali, dalla comprensione di storie al ragionamento deduttivo. Secondo questo approccio, nella soluzione di un sillogismo si procede così: (1) costruzione dei MM: è la fase della comprensione delle premesse: per ciascuna i sogg. costruiscono un MM che rappresenta lo stato di cose espresso. (2) integrazione dei MM delle 2 premesse in un unico MM integrato che è la conclusione. (3) falsificazione: si cercano controesempi della conclusione trovata. Le prestazioni alle diverse figure sillogistiche dipendono dal numero di modelli che è necessario costruire per trarre la conclusione e verificare la validità.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 IL PROBLEM SOLVING LA TEORIA DELLO SPAZIO PROBLEMICO Newell e Simon descrivono la struttura astratta (=caratteristiche valide per tutti i problemi) di un problema. La struttura oggettiva di un problema può essere descritta come un insieme di stati in sequenza. A ogni stato successivo corrisponde una qualche azione = un operatore che viene applicato allo stato attuale e che ha come effetto il passaggio ad un altro stato. Ad ogni stato si possono utilizzare numerosi operatori. Esperimenti con problemi ben definiti (giochi come la dama e gli scacchi, o problemi di criptoaritmetica), chiedendo ai partecipanti di parlare a voce alta.
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 COSA SIGNIFICA E COSA IMPLICA QUESTO APPROCCIO? 1. Ad ogni stato del problema corrisponde uno stato di conoscenza, ossia una rappresentazione mentale dello stato del problema e degli operatori che si possono applicare per risolverlo. 2. Gli operatori si dividono in operatori legali (che si possono legittimamente applicare) ed operatori illegali (i vincoli espliciti). Esempio dei contenitori di acqua da 8, 5 e 3 litri 3. Ogni problema prevede molteplici percorsi alternativi per giungere allo stato meta. L’insieme di tutti i possibili percorsi alternativi, quindi di tutti gli stati alternativi potenzialmente generabili, è detto “spazio del problema”. 4. Questo modello del problem-solving è ben formalizzabile, e può essere simulato (aggiungendo ulteriori vincoli). Es: Torre di Hanoi
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 ANALISI MEZZI-FINI E’ possibile scomporre la meta finale in una serie di mete intermedie, il raggiungimento delle quali avvicina alla soluzione finale. Le sottomete hanno struttura gerarchica. L’analisi mezzi –fini consiste nel: - notare le differenze tra lo stato attuale e lo stato finale desiderato; - creare una sotto-meta che riduca le differenze tra i due stati; selezionare uno o più operatori che generino tale sottometa. INOLTRE permette di non esaminare tutti i possibili stati alternativi: è una euristica. EURISTICA = regola che fa risparmiare risorse (ALGORITMO = regola che porta alla soluzione vagliando sistematicamente tutte le alternative possibili)
    • Ilaria Cutica_ Psicologia Cognitiva2008/2009 LA TEORIA DELLO SPAZIO PROBLEMICO E’: EFFICACE: perché è predittiva del comportamento umano; è ben formalizzabile ed è stata implementata. LIMITATA perché può trattare solo: a) problemi ben formalizzabili (PROBLEMI A ROMPICAPO), poco familiari, che necessitano di pochissima conoscenza. b) problemi in cui tutta la conoscenza necessaria sia contenuta nella stessa formulazione del problema. c) problemi in cui le richieste (possibili soluzioni) siano poco ambigue; lo stato iniziale, lo stato finale, gli operatori legali e quelli non legali siano specificati.