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    • Psicologia dei gruppi: teorie e tecniche Prof.ssa Angela FEDI NOTA: alcuni lucidi sono tratti dal testo “Psicologia sociale” di Palmonari, Cavazza, Rubini, ed. Il Mulino, Bologna 2002, altri liberamente adattati o tratti dai testi citati
    • Organizzazione del corso Il corso prevede Lezioni ed esercitazioni sui principali costrutti della teoria psicosociale dei gruppi. Nella seconda parte del corso si approfondiranno, anche con l’ausilio di esperti, alcuni contesti ed utilizzi particolari dello strumento gruppo (gruppo di lavoro, gruppo di terapia, nella ricerca, nell’azione sociale…)
    • Programma Brown, R. (2000). Psicologia sociale dei gruppi. Bologna: Il Mulino E poi, a scelta, una delle seguenti aree: AREA GRUPPO DI LAVORO Quaglino G. P., Casagrande S., Castellano A. M., (1992). Gruppo di lavoro, lavoro di gruppo. Milano: RaffaelloCortina Editore AREA GRUPPI E SOCIETA’ (PARTECIPAZIONE/GRUPPI DI AZIONE) Fedi, A., Mannarini T. (2008), Oltre il NIMBY: La dimensione psicologico-sociale della protesta contro le opere sgradite. Milano: FrancoAngeli oppure Bonomelli R., Fedi A. (2008). Lutto, protesta, democrazia: per una lettura psicosociale di Madres de Plaza de Mayo, H.I.J.O.S. e Herman@s. Napoli: Liguori Editore. AREA CLINICA/LAVORO SOCIALE Fedi A. (a cura di), (2005). Partecipare il lavoro sociale (introduzione, prefazione, capp. 1, 2, 3, 6, 8). Milano: FrancoAngeli oppure Kaneklin, C. (1993). Il gruppo in teoria e in pratica. Milano: Raffaello Cortina editore
    • Elementi per una definizione di gruppo Destino comune (Lewin)  es: gli ebrei nell’Europa nazista Struttura sociale (Sherif)  es: la famiglia Interazione faccia-a-faccia (Bales)  es: il piccolo gruppo Autocategorizzazione (Turner, Tajfel)  un gruppo esiste quando due o più individui percepiscono se stessi come membri della medesima categoria sociale… in più: relazione con altri gruppi (Brown)  …e quando la sua esistenza è riconosciuta da almeno un’altra persona
    • Una definizione imprescindibile nell’ottica psicosociale è quella di Lewin (1948) secondo cui un gruppo è una totalità dinamica, cioè un’entità diversa (non superiore) rispetto alla somma degli individui che la compongono. Il criterio fondamentale per la definizione di un gruppo è l’esistenza di interazione o di altri tipi di interdipendenza fra i membri  la somiglianza non è sufficiente a definire un gruppo Non c’è alcuna limitazione numerica una definizione di gruppo
    • L’entitatività Deriva dall’aspetto di “totalità” indicato da Lewin. È il grado in cui un aggregato sociale è percepito dagli osservatori come avente la natura di un’entità, dotata di un’esistenza reale. Emerge dai principi gestaltici di somiglianza, prossimità, destino comune e organizzazione. Se presenti, gli elementi che compongono l’entità diventano interdipendenti. NB: percezione ma anche ricadute comportamentali (vd. favoritismo ingroup)
    • Il continuum “comportamento interpersonale - comportamento di gruppo” Comportamento intergruppo Comportamento interpersonale Almeno due categorie sociali identificabili assenti presenti Grado di variabilità negli atteggiamenti/ comportamenti dei singoli alto basso Grado di variabilità negli atteggiamenti/ comportamenti di un individuo vs. membri degli altri gruppi alto basso
    • L’appartenenza a gruppi sociali (da Voci, 2003) Il bisogno di appartenere: spinta istintiva a formare e mantenere relazioni interpersonali durature, positive e significative; bisogno di contatto sociale regolare con le persone a cui siamo legati. Da dove nasce? Spiegazioni evoluzionistiche (Bowlby, 1969, 1988; Caporael, 1997) Teoria dell’identità sociale Teorie motivazionali dell’appartenenza: bisogno di autostima, bisogno di sicurezza (riduzione dell’incertezza soggettiva), equilibrio tra bisogno di assimilazione e di differenziazione (distintività ottimale)
    • Lo sviluppo di gruppo (Tuckman & Jensen 1977) La vita dei gruppi passa attraverso 5 stadi: stadio di forming (formazione)  dipendenza e orientamento stadio di storming (conflitto)  conflitti stadio di norming (normativo)  coesione e scambio stadio di performing (prestazione)  role-taking e problem solving stadio di adjourning (sospensione)  disimpegno progressivo (piccoli gruppi)
    • Lo sviluppo di gruppo (Worchel et al. 1991, 1992) (grandi gruppi) periodo di malcontento evento precipitante identificazione di gruppo produttività di gruppo individuazione declino
    • La socializzazione di gruppo (Levine & Moreland, 1994) L’individuo può passare attraverso 5 fasi della socializzazione di gruppo: 1) esplorazione 2) socializzazione 3) mantenimento 4) risocializzazione 5) ricordo
    • La socializzazione di gruppo (Moreland e Levine 1989; Levine e Moreland 1994) Per rendere più facile la sua entrata nel gruppo il newcomer può: Condurre un efficace processo di ricognizione Giocare il ruolo di nuovo membro Cercare referenti di fiducia Collaborare con gli altri newcomer Esistono diversi tipi di newcomer: membri istituenti visitatori trasferiti sostituti neofiti regolari
    • L’esclusione morale (da Ravenna, 2004) Esclusione di determinati individui o gruppi da una comunità morale. Indicatori specifici di esclusione morale (cognitivi, morali, affettivi): Valutazione distorta dei gruppi; confronti a vantaggio del Sé; ampliare il bersaglio Disprezzo e denigrazione degli altri; deumanizzazione; profanazione; (Bandura) approvare apertamente comportamenti distruttivi; modificare i propri standard morali; attuare confronti vantaggiosi; accelerare il ritmo delle azioni dannose; biasimare la vittima Timore della contaminazione
    • L’esclusione morale (da Ravenna, 2004) … ma ci sono anche criteri ordinari rintracciabili nelle relazioni, negli scambi interpersonali, negli atteggiamenti e nelle credenze: pensiero di gruppo; deindividuazione; adesione a ideologie trascendenti; sprofondamento morale; distanza psicologica; condiscendenza; confronti poco lusinghieri; doppio standard; spostamento della responsabilità; diffusione delle responsabilità; occultare gli effetti del comportamento dannoso; ricorso a eufemismi; normalizzazione della violenza; idealizzazione della violenza; contenimento temporale; orientamento tecnico; trasformazione del danno in routine
    • L’esclusione morale (da Ravenna, 2004) Focus sull’attore sociale 1. disimpegno morale (Bandura): disattivazione selettiva del giudizio morale Ristrutturazione cognitiva: giustificazione morale; uso di eufemismi; confronti vantaggiosi Meccanismi che distorcono rapporto azione/effetti: spostamento della responsabilità; diffusione della responsabilità Meccanismi che producono una specifica rappresentazione della vittima: deumanizzazione; attribuzione di colpa 2. Concezione non integrata Sé/ altri 3. Bisogni e caratteristiche personali: fragilità o ipertrofia del Sé; ricerca di eccitazione, bisogno di potere, sadismo; personalità autoritaria; chiusura mentale e dogmatismo; orientamento alla dominanza sociale Focus sull’influenza sociale (Milgram e Zimbardo) Deindividuazione e adesione ai ruoli sociali Ruolo della situazione e norme sociali
    • Il ruolo Definizione Insieme di aspettative condivise rispetto al modo in cui dovrebbe comportarsi un individuo che occupa una certa posizione nel gruppo A che cosa serve una divisione in ruoli? • Permette una vita di gruppo prevedibile e ordinata; è funzionale al conseguimento degli scopi di gruppo (Brown, 1988) Levine e Moreland (1990): in quasi tutti i gruppi è possibile distinguere tre ruoli: leader, nuovo arrivato, capro espiatorio
    • Il sistema di status Definizioni  • Si riferisce alla posizione occupata dall’individuo nel gruppo, unitamente alla valutazione di tale posizione in una scala di prestigio (Scilligo, 1973) • Il pattern generale di influenza sociale fra i membri di un gruppo (Levine e Moreland, 1990) • Uno status elevato è rivelato da due indicatori fondamentali: • Tendenza a promuovere iniziative (idee ed attività) • Consenso sulla valutazione del prestigio connesso alla posizione dell’individuo nel gruppo (Brown, 1988) • Le differenziazioni di status sono funzionali rispetto al bisogno di prevedibilità e ordine
    • Le norme di gruppo Definizioni Le nome costituiscono aspettative condivise rispetto al modo in cui dovrebbero comportarsi i membri del gruppo (Levine e Moreland, 1990); riguardano un set di comportamenti e opinioni cui ci si aspetta che i membri si uniformino Permettono di definire la “latitudine” entro la quale sono accettate le differenze individuali Non hanno lo stesso carattere di obbligatorietà per tutti i membri: le persone di status elevato sono più vincolate alle norme centrali Che cosa succede a chi non rispetta le norme? I devianti ricevono più comunicazioni; questo stato termina quando essi si riavvicinano alle opinioni della maggioranza. Se invece persistono nella posizione assunta, il gruppo finisce per abbandonarli a se stessi
    • Come si producono le norme nei gruppi? sono imposte dal leader o da autorità esterne  norme istituzionali derivano dalla contrattazione dei membri  norme volontarie si diffondono tra i membri del gruppo  norme evolutive i primi pattern di comportamento si stabilizzano in norme (“si è sempre fatto così”) script che precisano i comportamenti adatti nelle varie situazioni  matrice cognitiva delle norme
    • A che cosa servono le norme? Cartwright e Zander (1968) individuano quattro funzioni: • Avanzamento del gruppo: le pressioni verso l’uniformità possono servire al raggiungimento degli obiettivi • Mantenimento del gruppo: alcune norme, come ad esempio le richieste per incontri regolari, permettono al gruppo di preservarsi • Costruzione della realtà sociale: formazione di una concezione comune della realtà sociale, utile per fronteggiare situazioni non familiari e come riferimento per l’autovalutazione individuale • Definizione dei rapporti con l’ambiente sociale: permettono di definire le relazioni con altri gruppi, organizzazioni, istituzioni, e stabilire quali gruppi siano “alleati” o “nemici”
    • Il conformismo può essere dovuto a: • cambiamento percettivo o cognitivo personale  accettazione • condiscendenza pubblica  compiacenza • motivazioni di tipo affettivo  convergenza Perché gli individui si conformano? Secondo Festinger (1950) ci sono due processi soggiacenti: a) la costruzione sociale della realtà b) la presenza di uno scopo di gruppo importante Il conformismo evita anche il “ridicolo sociale” (Deutsch e Gerard, 1955)
    • L’influenza della minoranza: due processi o uno? Modelli duali. Moscovici (1976): le minoranze producono conversione (cambiamenti privati di opinioni) producendo processi di pensiero qualitativamente differenti Anche secondo Nemeth (1986) l’influenza minoritaria dà luogo a modalità di pensiero più creative e divergenti Modelli monofattoriali. Latané e Wolf (1981): la differenza tra influenza maggioritaria e minoritaria sta nel numero delle fonti
    • Potere = capacità di influenzare o vincere le resistenze degli altri, assicurandosi comportamenti di adesione o acquiescenza- compiacenza Autorità = legittimità dell’esercizio del potere che si fonda su regole stabilite e rispetto ad un certo campo di attività Controllo = modalità con cui viene valutato il conseguimento degli obiettivi predefiniti e si assicura il rispetto di un certo patto sociale che lega fra loro gli attori Leadership = comprende gli aspetti precedenti, ma è una specifica forma di influenza caratterizzata dalla capacità di determinare un consenso volontario, accettazione soggettiva e motivata delle persone rispetto a certi obiettivi del gruppo o dell’organizzazione
    • Il potere nel gruppo Definizioni Capacità di influenzare o di controllare altre persone (Levine e Moreland, 1990). Secondo French e Raven (1959), il potere costituisce una influenza potenziale di O su P (French e Raven, 1959) E’ necessario tenere in considerazione il fatto che, nella realtà, il potere raramente deriva da un’unica fonte; le relazioni fra O e P sono caratterizzate da molte variabili, ciascuna delle quali può essere una base di potere.
    • Forme del potere (French e Raven, 1959) Il potere di ricompensa: si basa sull’abilità di O di dare o promettere ricompense, materiali o simboliche, a P Il potere coercitivo: la base del potere è nella minaccia o attuazione di sanzioni punitive di O su P Il potere legittimo: P ha interiorizzato norme che stabiliscono che O ha il diritto legittimo di influenzare P, ad esempio in base a una designazione sociale (elezioni) Il potere d’esempio: si basa sull’identificazione di P con O Il potere di competenza: P ritiene O un esperto in un determinato ambito, ed ha fiducia che O dica la verità Critiche: la tipologia di French e Raven non considera né i rapporti economici, né le motivazioni di chi accetta la fonte di influenza
    • La leadership Definizioni La leadership implica l’influenza di un membro del gruppo sugli altri (rispettivamente, leader e seguaci) in vista del raggiungimento degli obiettivi del gruppo (Hollander, 1985) Il leader è colui che mostra più iniziativa nel dirigere, suggerire, consigliare, proporre idee rispetto agli altri membri del gruppo; occupa una posizione elevata nella gerarchia di status e ricopre una posizione centrale nella rete di comunicazione nel gruppo (Turner, 1991) Moscovici (1976) propone una distinzione tra influenza e potere, in riferimento ai processi di influenza sociale minoritaria e maggioritaria: mentre la prima produce accettazione soggettiva, la seconda implica coercizione e acquiescenza pubblica
    • Su cosa si basa la capacità di influenzare? La teoria del “grande uomo”  Esistono alcuni tratti di personalità che distinguono i leader dagli altri: un individuo con tali caratteristiche è un leader “naturale” indipendentemente dalla situazione  I tratti più tipici di un leader: propensione alla responsabilità ed alla esecuzione del compito, tenacia nel perseguire gli obiettivi, originalità nell’affrontare i problemi, tendenza a prendere l’iniziativa, fiducia in sé, capacità di tollerare le frustrazioni, abilità nell’influenzare gli altri… (Stodgill,1974) Critiche: I comportamenti delle persone variano a seconda delle situazioni ed i tratti non sono statici ma dinamici (Hollander, 1985)
    • Dalla ricerca di alternative alla teoria del “grande uomo” derivano due sviluppi teorici: lo studio delle funzioni del leader e l’approccio situazionista Lo studio delle funzioni e dello stile di leadership Bales e Slater (1955) distinguono due tipi di funzioni del leader: Leader socioemozionale: presta attenzione ai sentimenti dei membri del gruppo; è teso ad assicurare armonia nel gruppo Leader centrato sul compito:concentrato sulla realizzazione del compito e sull’organizzazione del lavoro di gruppo Secondo gli Autori, i due ruoli sono complementari, e difficilmente possono essere svolti dalla stessa persona
    • Approccio situazionista Si fonda sull’idea che in situazioni diverse il leader deve assolvere funzioni diverse. Tale ruolo può quindi essere assunto da diversi membri del gruppo, caso per caso Esperimento di Carter e Nixon (1949): variando il tipo di compito, osservano che persone diverse emergono come leader Fattori situazionali collegati all’emergere di un leader: natura del compito; presenza nel gruppo di un membro con esperienza di leader, grandezza del gruppo, stabilità ambientale…
    • Critiche all’approccio situazionista: trascura le caratteristiche delle persone con ruoli di leader la definizione della situazione (centrata sulle richieste relative al compito) è riduttiva e considera poco elementi importanti come la storia, la struttura, le risorse del gruppo
    • Modello della contingenza (Fiedler, 1964) Idea interazionista: l’efficienza del leader dipende dalla corrispondenza fra stile adottato e controllo della situazione Stile di leadership misurato mediante punteggio Lpc (Least Preferred Co-worker): descrizione su scale bipolari (collaborativo / non collaborativo; amichevole / ostile…) del collaboratore con cui la persona trova più difficile lavorare Alto Lpc = leader centrato sulle relazioni Basso Lpc = leader centrato sul compito Fattori presenti nella situazione: Qualità dei legami leader membri Livello di struttura del compito (es., chiarezza dello scopo) Potere del leader (es., controllo di sanzioni e premi)
    • Le ricerche compiute sulla base del modello di Fiedler hanno evidenziato che le combinazioni efficaci di stile di leadership e situazione sono le seguenti: Leadership centrata sulla relazione + Controllo moderato della situazione Leadership centrata sul compito + Controllo alto o basso della situazione Problemi: Il punteggio Lpc rimanda per alcuni aspetti ad una stabilità comportamentale del leader, che ricorda in parte le teorie dei tratti
    • Modelli transazionali Si centrano sulla relazione bidirezionale fra leader e membri del gruppo Dinamica processuale: il leader può influenzare i membri del gruppo, e questi ultimi possono influenzare, con le loro aspettative e le loro richieste, il leader stesso. E’ perciò riconosciuto un ruolo più attivo ai membri del gruppo Esempio: Studio di Merei (1949) in una scuola materna. Bambini più grandi, introdotti in un gruppo esistente, divennero leader solo se prima di introdurre innovazioni di gioco furono capaci di adattarsi alle norme, al comportamento ed alle “tradizioni” del gruppo esistente.
    • Teoria di Hollander (1978) La sequenza di adesione iniziale alle norme del gruppo e di successiva introduzione di idee nuove riveste un ruolo centrale Introduce la nozione di “credito idiosincratico”, che il leader deve conquistare nei contatti iniziali con il gruppo Quattro fonti di legittimità: conformità iniziale alle norme di gruppo essere stato scelto dal gruppo competenza rispetto agli scopi del gruppo adesione o “lealtà” alle norme di gruppo
    • I processi di presa di decisione nei gruppi: dall’assunzione di rischio alla polarizzazione Secondo il senso comune, i gruppi sono luogo di ricerca del compromesso: sono perciò poco efficaci nella presa di decisioni Effetto di normalizzazione (Sherif,1935): le risposte di gruppo in una prova di giudizio tendono a concentrarsi attorno alla media dei giudizi individuali Stoner (1961), sulla base di evidenze empiriche inattese, propone una posizione molto diversa: le decisioni prese in gruppo sono decisamente più rischiose delle decisioni che i singoli prenderebbero individualmente Decisione rischiosa = decisione in cui si mette in gioco qualcosa di acquisito, rischiando di perderlo, in vista dell’ottenimento di qualcosa di molto più rilevante
    • Metodologia utilizzata da Stoner Tre fasi: Decisione individuale Subito dopo, formazione di gruppi e decisione di gruppo Nuova decisione individuale dopo alcune settimane Esempio di problema usato da Stoner: Il capitano di una squadra universitaria di calcio, negli ultimi secondi di una partita, giocata contro i più accaniti tra gli avversari dell’istituto, ha la possibilità di scegliere fra due tecniche di gioco: una che quasi certamente porterebbe al pareggio e l’altra che in caso di successo porterebbe ad una vittoria completa ma, in caso di insuccesso, alla totale disfatta Richiesta del compito: valutare la probabilità minima di riuscita considerata accettabile nel consigliare al personaggio principale della situazione di scegliere l’alternativa più rischiosa
    • Risultati ottenuti da Stoner: 12 gruppi su 13 modificarono la decisione iniziale, presa individualmente, verso un maggior rischio. Come interpretare questo spostamento nelle decisioni di gruppo verso la direzione rischiosa? Diffusione della responsabilità: discutendo con altri, un individuo si sente meno direttamente responsabile (Wallach, Kogan e Bem, 1964). Tuttavia, la stessa interpretazione era stata in precedenza avanzata per spiegare perché i gruppi appaiono conservatori nelle loro decisioni Familiarità: la discussione di gruppo aumenta la familiarità dei singoli rispetto a problemi delicati “Rischio come valore”: nel corso della discussione di gruppo, diventa saliente un valore proprio della cultura americana, ossia l’apprezzamento per chi sa correre dei rischi (Brown, 1965)
    • Effetto polarizzazione Moscovici e Zavalloni (1969): Gli effetti della discussione di gruppo sono limitati alle situazioni di assunzioni di rischio? O sono in rapporto ad un processo socio psicologico più ampio? Replica dello studio di Stoner, utilizzando un tradizionale questionario di atteggiamenti invece di dilemmi alla Stoner. Risultato: gli atteggiamenti del gruppo sono più estremi di quelli dei singoli individui che ne fanno parte. L’estremizzazione non è indifferenziata Polarizzazione degli atteggiamenti = incremento dato dal gruppo ad un orientamento già presente nei singoli componenti
    • La polarizzazione viene spiegata mediante confronto sociale centratura sulle relazioni mediante persuasione centratura sui contenuti come differenziazione intergruppi centratura sull’identificazione col gruppo
    • “Group think” (Janis, 1972) Cosa succede quando nei gruppi il conflitto è totalmente assente? Analisi di decisioni “disastrose” prese da gruppi di esperti: ad es., il tentativo americano di invadere Cuba nel 1961 Caratteristiche del processo decisionale Forte coesione di gruppo Isolamento del gruppo rispetto a informazioni esterne Pressione a decidere in tempi brevissimi Quasi sempre, presenza di un leader molto direttivo Conseguenze: Forti pressioni alla ricerca dell’accordo; autocensura; fiducia nella “moralità interna” del gruppo Percezione di unanimità; decisione disastrosa
    • Processo di categorizzazione (processo fondamentale per l’organizzazione e la comprensione del mondo) Rafforzamento delle differenze percepite fra le categorie (accentuazione) Diminuzione delle distinzioni percepite entro le categorie (assimilazione) (Tajfel 1959) Quali categorie utilizziamo? Bruner (1957): quelle più accessibili (dipende dall’osservatore) e più integrate (con la situazione attuale)
    • Quali fattori consentono di percepire entità discrete (i singoli individui) come gruppi? Campbell (1958): destino comune (azioni o eventi comuni); somiglianza (condivisione di caratteristiche comuni); prossimità (vicinanza fisica). Accessibilità e integrazione variano a seconda delle situazioni e degli obiettivi Non tutte le categorie sono psicologicamente equivalenti (Turner et al. 1987) Teoria dell’autocategorizzazione (SCT): la categoria adottata è quella che minimizza la differenza tra sé e il membro più tipico della categoria di appartenenza e contemporaneamente massimizza la differenza fra questo e il membro prototipico dell’outgroup  RAPPORTO OTTIMALE DI METACONTRASTO Ma…
    • Conseguenze sociali della categorizzazione: tendenza a trattare con maggior favore i membri della propria categoria rispetto all’outgroup  paradigma del gruppo minimo (Rabbie e Horwitz 1969; Tajfel et al. 1971): la sola categorizzazione è sufficiente per suscitare favoritismo intergruppi (discriminazione comportamentale) rafforzamento delle somiglianze all’interno dell’ingroup  in realtà si ha anche effetto di percezione di omogeneità nell’outgroup per  diversa quantità di informazione disponibile all’osservatore (familiarità) oppure  diversa natura della categoria
    • Pensiero categoriale  offuscamento delle differenze tra i membri di uno stesso gruppo Stereotipo di gruppo come: credenze legittimanti  legittimazione dello status quo aspettative  ipotesi di lavoro da verificare o smentire profezie che si autoavverano  effetto Pigmalione
    • I soli processi cognitivi non bastano a spiegare l’asimmetria degli atteggiamenti intergruppi necessità dell’introduzione dell’ IDENTITÀ SOCIALE = parte del concetto di Sé che deriva dalla consapevolezza della propria appartenenza a un gruppo (o più gruppi) sociale unitamente al valore e al significato emotivo di tale appartenenza (SIT, Social Identity Theory, Tajfel 1978) La preferenza per un concetto di sé positivo implica che anche l’ingroup debba essere connotato positivamente
    • Pregiudizio linguistico intergruppi (linguistic intergroup bias) (Maass et al. 1989): termini denotativi di stati psicologici durevoli (più astratti dunque generalizzabili) sono utilizzati per descrivere comportamenti positivi dell’ingroup, mentre per l’outgroup si utilizzano termini più concreti e situazionali. Il contrario accade per comportamenti negativi.
    • Risposte all’ineguaglianza di status: Anche gli appartenenti a categorie di status superiore mostrano orientamenti a proprio favore Se si appartiene a categorie di status inferiore si può abbandonare il gruppo confrontarsi con gruppi diversi o su dimensioni diverse (raramente) mettere in discussione la superiorità dell’outgroup promuovendo un cambiamento sociale. Lo si fa se si riescono ad immaginare alternative in base a: confini relativamente valicabili fra i gruppi differenze di status relativamente instabili percezione dell’illegittimità delle differenze
    • Produttività effettiva = produttività potenziale – perdite per processi imperfetti Richieste del compito Risorse del gruppo Processi di interazione Prestazione osservata di un gruppo in un compito (Steiner 1972) Problemi di coordinamento Dinamiche sociali Perdite di motivazione Inerzia sociale (all’aumentare delle dimensioni di gruppo) Effetto free-rider (non essere indispensabili) Effetto parassita (avere dei compagni che approfittano della propria disponibilità a lavorare per il gruppo) La produttività di gruppo
    • Oltre al social loafing (inerzia sociale) esiste anche un effetto opposto, detto social labouring (laboriosità sociale, aumentato impegno individuale in compiti di gruppo) Fattori principali: l’importanza del compito la salienza del gruppo la possibilità per il gruppo di essere valutato la cultura