Emozioni steca 1

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Emozioni steca 1

  1. 1. EMOZIONI
  2. 2. “Non bisogna farsi trascinare dalle emozioni” “E’ meglio decidere a mente fredda” “Occorre separare il cuore dalla ragione” Emozione vs. Pensiero/Ragionamento “Ci ragionai su e mi calmai”
  3. 3. “Tutti sanno che cos’è un’emozione, fino a che non si chiede loro di definirla. In questo caso sembra che nessuno lo sappia” (Fehr e Russell,1984, p. 464) EMOZIONI Affetto Stato d’animo Sentimento Umore
  4. 4. Le emozioni sono risposte complesse ad eventi particolarmente rilevanti per la persona, caratterizzate da determinati vissuti soggettivi e da un’articolata reazione biologica Le emozioni sono risposte intense, temporalmente circoscritte e di breve durata
  5. 5. EMOZIONI ed UMORE Stati d’animo e Umore (mood) sono caratterizzati da: bassa intensità lunga durata decorso temporale meno definito originano da eventi meno specifici, circoscritti e chiaramente identificabili (anche la pioggia può condizionare il nostro umore…) Secondo Davidson (2001) le emozioni influenzano principalmente le azioni delle persone, mentre gli stati d’animo influenzano maggiormente i processi attentivi e valutativi.
  6. 6. EMOZIONI e SENTIMENTI Come gli stati d’animo sono più duraturi e meno circoscritti temporalmente delle emozioni A differenza degli stati d’animo i sentimenti sono focalizzati e sono rivolti in maniera relativamente stabile verso uno specifico oggetto o una classe di oggetti (si provano sentimenti verso qualcuno o qualcosa)
  7. 7. Stati d’animo e sentimenti possono, in determinate circostanze, “predisporre” a determinate emozioni Es. L’inasprirsi di un umore depresso può sfociare in tristezza se ci capita di dover affrontare delle difficoltà lavorative Es. Un sentimento di amore per qualcuno può sfociare in momenti di intensa gioia, se la persona amata ci sorprende con un regalo desiderato e inatteso
  8. 8. EMOZIONI e AFFETTO Affetto è un termine molto ampio e generico, usato solitamente per indicare il carattere “non-cognitivo” (e quindi affettivo) dell’esperienza emotiva, e che concerne principalmente la qualità positiva o negativa degli eventi che danno luogo alle emozioni
  9. 9. STRUTTURA e ORGANIZZAZIONE delle emozioni MODELLI DIMENSIONALI MODELLI CATEGORIALI
  10. 10. MODELLI DIMENSIONALI I modelli dimensionali individuano una serie di fattori, o dimensioni, che definiscono uno spazio affettivo universale all’interno del quale è possibile collocare le diverse emozioni. • Gran parte dei modelli dimensionali ipotizza l’esistenza di due dimensioni: la similarità tra le emozioni è indicata dalla loro vicinanza FATTORE 2 all’interno dello spazio affettivo definito dai due fattori FATTORE 1 + + -
  11. 11. Mappa affettiva di Barrett e Russell (2009) ELEVATA ATTIVAZIONE Teso Nervoso Stressato Attivato Eccitato Entusiasta Sconvolto Felice VALENZA NEGATIVA Triste Contento Depresso Sereno Annoiato Stanco Rilassato Calmo BASSA ATTIVAZIONE VALENZA POSITIVA
  12. 12. Watson e Tellegen, 1985 AFFETTIVITA’ POSITIVA + AFFETTIVITA’ NEGATIVA + - •Le tendenze a sperimentare affetti positivi e negativi variano indipendentemente •Esistono stati emotivi complessi, in cui coesistono positività e negatività
  13. 13. MISURARE LE EMOZIONI ESPERITE con strumenti carta-matita Positive and Negative Affect Scale (PANAS – Watson et al., 2000) Il presente questionario contiene un certo numero di aggettivi che descrivono differenti sentimenti ed emozioni. Leggi ciascun aggettivo e segna la risposta che ritieni appropriata, nello spazio vicino alla parola. Indica il grado in cui ti senti nello stato indicato dall'aggettivo generalmente, cioè nella media delle situazioni. 1 (per nulla) – 5 (estremamente) INTENSITA’ 1 (mai) – 5 (sempre) FREQUENZA Interessato Angosciato Eccitato Turbato Forte Colpevole Spaventato Ostile Entusiasta Orgoglioso _____ _____ _____ _____ _____ _____ _____ _____ _____ _____ Irritabile Vigile Vergognoso Ispirato Nervoso Determinato Attento Agitato Attivo Timoroso _____ _____ _____ _____ _____ _____ _____ _____ _____ _____
  14. 14. PRINCIPALE CRITICA AI MODELLI DIMENSIONALI: Non sono in grado di cogliere le differenze qualitative fondamentali tra i diversi stati emotivi Eccitato Attivato Lieto Felice Anche se collocate nello stesso quadrante, corrispondono a stati emotivi diversi
  15. 15. MODELLI CATEGORIALI I modelli categoriali ipotizzano che emozioni differenti sono fenomeni qualitativamente distinti Individuano categorie discrete di emozioni, ognuna delle quali rappresenta una famiglia di emozioni, ovvero un insieme di esperienze emotive accomunate da un ampio numero di caratteristiche Gioia provata per il raggiungimento di obiettivi personali Gioia provata per i successi di un nostro amico Condividono molte caratteristiche che ne fanno due esemplari della categoria emozionale “gioia”
  16. 16. Come si individuano le categorie di emozioni? MODELLI CATEGORIALI basati sul linguaggio naturale basati su fattori biologici
  17. 17. Modelli categoriali basati sul linguaggio naturale •Si analizza la struttura della conoscenza delle emozioni, chiedendo alle persone di raggruppare in categorie i termini che si riferiscono alle emozioni •Le ricerche hanno riscontrato una organizzazione gerarchica che includeva un livello di base composto da cinque emozioni: rabbia, paura, gioia, amore e tristezza
  18. 18. Modelli categoriali basati su fattori biologici •Diverse emozioni corrispondono a meccanismi biologici distinti (in particolare specifici circuiti neurali) •I circuiti neurali specifici per le varie emozioni si sono sviluppati come adattamento evolutivo alle circostanze ambientali che la specie umana ha dovuto affrontare frequentemente nel corso della sua evoluzione. Ne deriva che le emozioni hanno un carattere di universalità
  19. 19. Le COMPONENTI delle emozioni EVENTI EMOTIGENI REAZIONI FISIOLOGICHE VALUTAZIONE COGNITIVA MOTIVAZIONE COMPORTAMENTO RISPOSTE ESPRESSIVE VISSUTO SOGGETTIVO “Sono molto arrabbiato; mi hanno rubato la macchina e dovrò ricomprarla” “Avevo molta paura e il cuore mi batteva forte” “Sono spaventato. Con quel gesto voleva minacciarmi e io non sarò in grado di difendermi” “Avevo perso ogni altra ragione. Ero spinto solo dalla rabbia” “Gli saltai al collo dalla grande gioia” “Sgranai gli occhi e rimasi a bocca aperta per la grande sorpresa” “Mi sento triste, a modo mio”
  20. 20. I VARI APPROCCI TEORICI CHE SI SONO SUSSEGUITI NELLO STUDIO DELLE EMOZIONI HANNO DIVERSAMENTE POSTO L’ACCENTO SULL’UNA O SULL’ALTRA COMPONENTE LA TRADIZIONE EVOLUZIONISTICA LA TRADIZIONE DEI FISIOLOGI e NEUROLOGI LA TRADIZIONE COGNITIVISTA
  21. 21. LA TRADIZIONE EVOLUZIONISTICA LA TRADIZIONE DEI FISIOLOGI e NEUROLOGI LA TRADIZIONE COGNITIVISTA
  22. 22. Le emozioni sono universali? La TRADIZIONE EVOLUZIONISTICA Charles Darwin, L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali (1872) Le espressioni facciali delle emozioni: a) mostrano nei neonati e nei bambini la stessa forma che hanno negli adulti b) sono identiche in persone nate cieche e in individui normovedenti c) sono simili in razze e gruppi umani molto diversi e geograficamente distanti d) assumono una forma simile in molti animali, specialmente nei primati Le espressioni emotive si sono evolute per assolvere funzioni adattive e i risultati di questo processo sono analoghi in tutte le specie umane e, almeno in parte, nelle specie animali superiori
  23. 23. Charles Darwin, L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali (1872) Quelle che chiamiamo espressioni delle emozioni sono, secondo Darwin, degli atti motori che nella storia delle specie hanno accompagnato o sono stati parti di comportamenti con un elevato valore adattivo Il digrignare/mostrare i denti della rabbia Preparazione di un atto motorio: l’attacco
  24. 24. Altre emozioni hanno conservato la loro funzione originale Espressione facciale della paura Modifica l’interfaccia sensoriale del nostro organismo (allargamento degli occhi e del naso) con il mondo esterno: - incrementando il campo visivo totale - rendendo gli occhi capaci di movimenti più rapidi e dando loro la possibilità di intercettare stimoli periferici - aumentando la velocità e il volume del respiro inalato, con una conseguente maggiore ossigenazione del cervello. In questo modo ci prepara ad affrontare la minaccia percepita
  25. 25. Nel corso dell’evoluzione della specie, accanto o in sostituzione alla loro funzione adattiva originaria, le espressioni delle emozioni hanno assunto una funzione comunicativa, finalizzata a indicare esteriormente lo stato emotivo provato dall’individuo Se osserviamo queste espressioni sappiamo che qualcosa di negativo sta accadendo o sta per accadere …
  26. 26. Le teorie psicoevoluzionistiche o neoevoluzionistiche Come Darwin ritengono che le emozioni siano associate alla soddisfazione di bisogni universali, connessi alla sopravvivenza della specie e dell’individuo Tomkins (1984): le emozioni (affetti) sono come schemi innati di risposta, “ospitati” nelle aree subcorticali del cervello, e finalizzati a garantire la sopravvivenza dell’organismo. Gli affetti primari sono: rabbia, interesse, disprezzo, disgusto, paura, gioia, vergogna e sorpresa Izard (1991): la vita emozionale si sviluppa da dieci emozioni primarie: interesse, gioia, sorpresa, disagio, rabbia, disgusto, disprezzo, paura, vergogna e colpa. Ogni emozione è attivata da categorie di stimoli rilevanti per la sopravvivenza e il benessere dell’individuo; ciascuna rappresenta un processo che coinvolge il sistema nervoso e specifiche riposte motorie ed espressive. MAX e AFFEX: strumenti per la codifica delle espressioni facciali delle emozioni
  27. 27. Ekman (1994): l’esperienza emotiva umana è riconducibile ad alcune famiglie di emozioni di base, o primarie, implicate nella gestione di situazioni che hanno una chiara connessione con la sopravvivenza individuale e della specie: rabbia, gioia, tristezza, paura, disgusto e sorpresa. Ogni famiglia è costituita da un tema comune, biologicamente radicato in programmi di risposta innati, e da numerose variazioni, che derivano dall’esperienza e dalle influenze culturali. Le emozioni più complesse, o secondarie, derivano dalla mescolanza delle emozioni primarie
  28. 28. Plutchik (1994): otto emozioni primarie relative a specifici comportamenti adattivi finalizzati a gestire determinate situazioni Comportamenti adattivi Incorporazione Rifiuto Protezione Distruzione Riproduzione Reintegrazione Orientamento Esplorazione Emozioni Accettazione Disgusto Paura Rabbia Gioia Tristezza Sorpresa Anticipazione
  29. 29. Caratteristiche delle emozioni primarie ESPRESSIONI UNIVERSALI PRESENZA IN ALTRI ANIMALI MECCANISMI FISIOLOGICI DISTINTIVI ANTECEDENTI SPECIFICI E UNIVERSALI COERENZA TRA I VARI ASPETTI DELLA RISPOSTA EMOTIVA INSORGENZA RAPIDA E SPONTANEA BREVE DURATA ASSENZA DI VALUTAZIONE COGNITIVA O VALUTAZIONE COGNITIVA AUTOMATICA E INCONSAPEVOLE
  30. 30. Programma delle espressioni facciali delle emozioni Le configurazioni espressive facciali per manifestare le emozioni sono: gestalt unitarie universalmente condivise sostanzialmente fisse di natura categoriale specifiche per ogni emozione controllate da specifici e distinti programmi neuromotori innati Invariabilità culturale delle espressioni facciali delle emozioni e universalità della loro produzione e riconoscimento
  31. 31. La teoria neuro-culturale di Ekman Ogni emozione attiva uno specifico programma facciale, attraverso una serie di “istruzioni” codificate dal sistema nervoso e da quello endocrino, che la dota di invariabilità ed universalità. L’espressione delle emozioni, tuttavia, è regolata da una serie di display rules (regole d’espressione), apprese nel corso dello sviluppo individuale e specifiche dei diversi contesti culturali: - Accentuazione (per intensificare l’espressione) - Attenuazione (per rendere meno intensa l’espressione) - Neutralizzazione (per inibire l’espressione) - Simulazione (per nascondere un’emozione si assume l’espressione che ne caratterizza un’altra)
  32. 32. rabbia gioia tristezza paura disgusto sorpresa Materiale iconografico utilizzato da Ekman
  33. 33. Facial Action Coding System (FACS): analisi di singoli movimenti muscolari facciali definiti unità di azione. Ogni unità d’azione è definita da un numero e un nome (es. “movimento che gonfia le guance”, “movimento che genera fossette”). Da sole o in combinazione, le unità d’azione consentono di coprire tutte le espressioni facciali visibili http://www.cs.cmu.edu/afs /cs/project/face/www/facs. htm
  34. 34. http://www.youtube.com/wa tch?v=fV48HByutJc http://www.benjaminbuttonfx.com/ http://www.ted.com/talks/ed_ulbrich_shows_how_benjamin_button_got_his_face.html
  35. 35. Critiche metodologiche ai lavori di Ekman le fotografie mostravano espressioni “pure” scelta forzata tra alternative
  36. 36. Ricerche recenti mostrano che: il grado di riconoscimento è maggiore quando attore (colui che esprime le emozioni) e decoder (colui che deve riconoscere le emozioni espresse) appartengono alla stessa cultura - Dialect Theory il grado di riconoscimento diminuisce notevolmente quando, al posto di espressioni prototipiche, si utilizzano immagini tratte da situazioni quotidiane, nelle quali si riscontrano spesso pattern espressivi incompleti
  37. 37. Scoprire le espressioni ingannevoli - Morfologia: alcuni muscoli sono scarsamente controllabili dalla persona - Simmetria: le espressioni sincere sono più simmetriche di quelle insincere - Durata: più lunga o più breve nelle espressioni false di quella caratteristica delle espressioni sincere (da 1 a 5 secondi) - Pattern temporale: più fluido e graduale nelle espressioni sincere. METT (Micro Expression Training Tool): strumento sviluppato da Ekman (2003) per valutare ed incrementare la capacità di identificare le espressioni facciali delle emozioni di base
  38. 38. Ipotesi del feedback facciale Sono le espressioni a causare le emozioni (e non viceversa), in virtù di solide connessioni fra le componenti emotive dovute a programmi neuromotori innati per le emozioni di base Nella sua versione più debole tale ipotesi sostiene che il feedback facciale possa amplificare (vs. attenuare) l’intensità dell’emozione, se viene esagerata l’espressività in senso compatibile (vs. incompatibile) con l’emozione stessa
  39. 39. ELEVATA ATTIVAZIONE . . . . .. . . . VALENZA NEGATIVA . . VALENZA POSITIVA . . .. . . . BASSA ATTIVAZIONE . .
  40. 40. Secondo alcuni siamo più sensibili e responsivi alle emozioni negative (e alle esperienze negative più in generale) perché esse hanno un maggiore valore adattivo Secondo altri la maggiore attenzione attribuita alle emozioni (e alle esperienze) negative e alle loro conseguenze ha fatto sì che esse assumessero una maggiore rilevanza Un esame dei più importanti articoli scientifici a carattere psicologico scritti dal 1887 al 2000, ha evidenziato che 8072 articoli avevano come tema la rabbia, 57700 articoli l’ansia e 70856 articoli la depressione; solo 852 lavori menzionavano la gioia, 2958 la felicità e 5701 la soddisfazione di vita. Gli articoli che trattavano di emozioni negative erano 14 volte superiori a quelli che parlavano di emozioni positive
  41. 41. La teoria dell’ampliamento (broaden) e della costruzione (build) di Barbara Fredrickson Le emozioni positive ampliano il repertorio momentaneo di pensiero ed azione e contribuiscono alla costruzione di risorse personali stabili
  42. 42. Evidenze sperimentali La sperimentazione di emozioni positive amplifica il focus dell’attenzione (es. Basso et al., 1996) e stimola strategie di pensiero creative, diversificate e flessibili (es. Isen et al., 1985; 1987; Estrada et al., 1997) L’induzione di stati emotivi positivi favorisce un più rapido apprendimento e una migliore prestazione intellettiva (es. Bryan et al., 1996) Le emozioni positive contrastano l’effetto di “riduzione” causato dalle emozioni negative, contribuendo a ristabilire determinati parametri fisiologici, come l’attività cardiovascolare (es. Fredrickson et al., 1998)
  43. 43. Un’interessante legame biologico Numerose evidenze empiriche hanno dimostrato come il rilascio di DOPAMINA caratterizzi vari tipi di prestazione cognitiva (maggiore flessibilità, creatività, ecc.) e sia implicata nei processi di apprendimento “tramite premio” L’esperienza di un’elevata affettività positiva si associa al rilascio di dopamina nel sistema mesocortico-limbico e nigrostriatale in vario modo connessi all’attività cognitiva L’influenza dell’affetto positivo sulla performance cognitiva potrebbe verosimilmente essere mediato dal rilascio di dopamina (Ashby, Isen e Turken, 1999)
  44. 44. LA TRADIZIONE EVOLUZIONISTICA LA TRADIZIONE DEI FISIOLOGI e NEUROLOGI LA TRADIZIONE COGNITIVISTA
  45. 45. Fisiologia delle emozioni METODI DI INDAGINE e INDICATORI Resoconti verbali o autovalutazioni dello stato emotivo soggettivo (percezione che i soggetti hanno delle modificazioni corporee connesse alle emozioni) Indici comportamentali, come espressioni facciali e posturali Biosegnali relativi ai cambiamenti fisiologici indotti dal sistema nervoso e dal sistema endocrino
  46. 46. Sistema/Attività Cerebrale Muscolare Cardiovascolare Gastrica Cutanea Oculare Biosegnale Elettroencefalogramma Potenziali evocati Elettromiogramma Frequenza cardiaca Pressione arteriosa Secrezione Motilità Sudorazione Attività elettrodermica Conduttanza cutanea Temperatura Risposta pupillare
  47. 47. Sebbene la ricerca abbia dato contributi importanti, manca ancora una chiara delineazione dei pattern fisiologici distintivi delle diverse emozioni Es. l’aumento della frequenza cardiaca è presente sia nel caso di emozioni negative (come la rabbia e la paura), sia in emozioni positive come la gioia. Esso, inoltre, si associa anche ad uno stato generico di eccitazione, così come alla preparazione ad un evento che richiede un grande sforzo. Di per sé non può essere considerato un segnale distintivo di alcuna emozione.
  48. 48. I PRIMI MODELLI – I PERIFERALISTI (Lange e James, 1922) evento emotigeno (a) emozione (b) reazione fisiologica (c) a morte di una persona cara Secondo i periferalisti, prima si ha la reazione fisiologica, specifica per emozione, e poi l’emozione b tristezza a c piangiamo c b
  49. 49. “Il senso comune dice che ci accade qualcosa di brutto, siamo dispiaciuti e singhiozziamo (…). [La mia ipotesi] è che ci sentiamo dispiaciuti perché piangiamo, arrabbiati perché ci accaloriamo, impauriti perché tremiamo” (James, 1890) “Cambiamenti corporei seguono direttamente la percezione del fatto stimolante (…) e la sensazione dei cambiamenti stessi mentre si verificano è l’emozione” (James, 1884) STATO FISIOLOGICO SPECIFICO ESPERIENZA DI PAURA
  50. 50. I PRIMI MODELLI – I CENTRALISTI (Cannon (1927) e successivamente da Bard (1934) Critiche ai periferalisti: il SNA reagisce troppo lentamente per spiegare la rapida comparsa delle emozioni (es. ci si può sentire imbarazzati ben prima che compaia il tipico rossore sulle guance) alcuni cambiamenti del SNA (es. la secrezione gastrica che diminuisce nella paura) sono difficili da rilevare introspettivamente alcuni stimoli non emotigeni (es. una corsa nel parco) possono provocare lo stesso pattern di attivazione fisiologica tipico di alcune emozioni, in assenza del relativo vissuto soggettivo non sono stati riscontrati tanti pattern di attivazione fisiologica quante sono le emozioni che possiamo sperimentare
  51. 51. Lo stimolo scatena simultaneamente l’attività del sistema nervoso autonomo e quella del SNC (prima sottocorticale poi corticale), dove ha luogo l’esperienza emozionale (che ha appunto sede nel cervello) SNC STATO FISIOLOGICO SPECIFICO ESPERIENZA DI PAURA
  52. 52. LA TEORIA DI CANNON Stimolo Talamo Emozione Attivazione fisiologica e modificazioni somatiche LA TEORIA DI BARD Stimolo Ipotalamo Emozione Centro per la regolazione omeostatica
  53. 53. MODELLI PIU’ COMPLESSI Il CIRCUITO DI PAPEZ (1937): da un unico centro sottocorticale a un circuito sottocorticale Conoscere Neocorteccia Cingolo Talamo N. ant. talamo Ippocampo Ipotalamo Stimolo Sentire
  54. 54. MODELLI PIU’ COMPLESSI Il CERVELLO UNO E TRINO DI MCLEAN (1970) Neocortecciarazionale Rettiliano primitivo Limbico emotivo
  55. 55. DA UN UNICO CIRCUITO A PIU’ CIRCUITI CEREBRALI – indagini sulla diversificazione neurofisiologica delle emozioni La teoria di Panksepp (1998) - assunti fondamentali: • i processi emotivi umani sono simili a quelli di altri mammiferi • distinti processi emotivi riflettono l’attività di specifici circuiti cerebrali • tali circuiti sono in numero limitato e corrispondono alle emozioni primarie • la loro combinazione, in associazione ai processi di apprendimento sociale, dà origine alle emozioni più complesse
  56. 56. Panksepp ipotizza l’esistenza di quattro circuiti cerebrali, caratterizzati da sei attributi fondamentali: hanno base genetica e assolvono la funzione di rispondere a stimoli connessi a situazioni che rappresentano delle sfide per la sopravvivenza attivano o inibiscono risposte comportamentali e fisiologiche che nella storia della specie si sono dimostrate utili a fronteggiare le situazioni di sfida possono apprendere dall’esperienza, regolando soprattutto la sensibilità agli stimoli emotigeni la loro attività può perdurare anche oltre le circostanze che li hanno attivati
  57. 57. la loro attività può essere condizionata a rispondere a stimoli originariamente neutri (è dunque sensibile all’apprendimento) la loro attività interagisce con i meccanismi responsabili della cognizione, consentendo una selezione più raffinata delle reazioni emozionali. Le risposte emotive, infatti, non sono uniche e fisse, ma ogni circuito ha a disposizione un insieme di risposte possibili, tra le quali di volta in volta si sceglie in base alle circostanze, ai processi di apprendimento e dai feed-back ricevuti in precedenti occasioni
  58. 58. I quattro circuiti cerebrali o “sistemi di comando delle emozioni”: 1) sistema dell’aspettativa (nell’ipotalamo laterale), viene attivato da situazioni di rottura dell’equilibrio omeostatico del corpo a causa di presenza o assenza di incentivi ambientali. La sua funzione è quella di attivare risposte finalizzate a reperire oggetti adeguati a soddisfare i bisogni dell’organismo e quindi a ripristinare l’omeostasi. Le emozioni associate a questo sistema, come la gioia e la speranza, sono tutte positive dal momento che l’aspettativa, nell’ipotesi di Panksepp, è sempre di qualcosa di buono e vantaggioso per l’organismo 2) sistema della rabbia (nell’ipotalamo ventro-laterale e ventro-mediale), genera comportamenti di attacco ed aggressione fisica e verbale, associati ad emozioni negative etichettabili come rabbia e collera
  59. 59. I quattro circuiti cerebrali o “sistemi di comando delle emozioni”: 3) sistema della paura (nell’ipotalamo anteroventrale), la cui attivazione dà luogo a emozioni di paura e ansia, media i comportamenti di fuga di fronte a stimoli pericolosi 4) sistema del panico (in alcune aree nell’ipotalamo dorsomediale e nell’amigdala), che viene nettamente distinto dalla paura e che corrisponde più precisamente alla tristezza e al dolore scatenate da situazioni di separazione e di isolamento sociale
  60. 60. Lateralizzazione emisferica •Differenze individuali nell’asimmetria emisferica sono associate a tendenze croniche a sperimentare affetti positivi o negativi Individui con dominanza dell’emisfero sinistro hanno riportato più esperienze affettive positive (Tomarken et al., 1992) Nei neonati una maggiore attivazione frontale destra predice uno stress maggiore in risposta alla separazione dalla madre (Davidson, 1994)
  61. 61. Il ruolo dell’amigdala Lesioni all’amigdala sono associate ad un disturbo nel riconoscimento di espressioni facciali impaurite e alla mancata attivazione di indici fisiologici tipici della paura (aumento della pressione sanguigna, freezing, variazione della frequenza cardiaca) Studi su soggetti sani hanno confermato il ruolo dell’amigdala nella valutazione di informazioni e nella regolazione di comportamenti connessi alla paura: -la stimolazione elettrica dell’amigdala elicita comportamenti tipici della risposta ad uno stimolo spaventoso (es. il riflesso di sobbalzo) -l’esposizione rapida, anche inconsapevole, a volti che provano paura aumenta l’attività dell’amigdala mostra un aumento di attività Il compito di valutazione svolto dell’amigdala avviene molto rapidamente e senza il bisogno di molte informazioni
  62. 62. •L’amigdala è interconnessa con altre regioni del cervello implicate nella risposta emozionale La via rapida e la via lenta della paura Corteccia sensoriale VIA ALTA Talamo sensoriale Amigdala VIA BASSA Stimolo emozionale Risposta emozionale Le afferenze sensoriali ricevute dal talamo sono elaborate dall’amigdala in una forma primitiva, unicamente in relazione alla loro rilevanza emozionale, positiva o negativa, per il benessere dell’individuo.
  63. 63. CORTECCIA TALAMO AMIGDALA La via rapida spiega perché noi possiamo avere paura di qualcosa senza sapere di cosa si tratta (ovvero senza averlo valutato)
  64. 64. CORTECCIA TALAMO AMIGDALA Non c’è da preoccuparsi, è una maschera! La via lenta ci consente di valutare lo stimolo e, in alcuni casi, modificare l’emozione provata
  65. 65. IL CONTRIBUTO DI DAMASIO - “L’Errore di Cartesio”, 1994 STIMOLO L’emozione è un fenomeno mentale che ha come “teatro” il corpo, dal momento che ha origine dall’attività sinergica del sistema integrato mente-cervello e corpo CERVELLO CORPO -PRIMARIE: risposte innate dell’organismo a certe qualità degli stimoli. Cinque gruppi: gioia, tristezza, rabbia, paura e disgusto Sono sempre spontanee poiché dipendono dall’attività valutativa di strutture neurali (tra cui l’amigdala) che attivano delle risposte automatiche e adattive del corpo (la “via rapida”) -SECONDARIE: risposte a stimoli complessi il cui valore emotigeno non è intrinseco ma deriva dall’esperienza dell’individuo. La valutazione avviene a livello della corteccia prefrontale che elabora il valore emozionale dello stimolo (la “via lenta”) e lo trasmette ad altre strutture (tra cui l’amigdala) che innescano un processo emozionale simile a quello delle emozioni primarie
  66. 66. Emozioni - Ragionamento - Decisione •Secondo Damasio il pensiero è costituito in gran parte da immagini connotate emotivamente, la cui funzione principale è quella di anticipare le conseguenze degli eventi. •Nel processo di decisione ha luogo una preliminare selezione automatica che porta a scartare le alternative connotate da emozioni negative. •Tale processo è reso possibile dai marcatori somatici, ovvero risposte somatiche prodotte nell’organismo in risposta ad esperienze emotive precedenti, che differenziano le opzioni in piacevoli e spiacevoli.

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