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  • 1. L'apprendimento della lettura Relazione del dottor Domenico Cappellucci In occasione della presentazione del progetto NATI PER LEGGERE a Pescara e Provincia L'apprendimento della lettura è diventato, per i pediatri di base, un elemento nuovo che si è inserito nella nostra attività portando con sé una serie di conoscenze, dalla psicologia evolutiva del lattante alla neuropsicologia, alla psicolinguistica, che si intersecano tra loro e inseriscono nel nostro bagaglio culturale elementi nuovi dello sviluppo cognitivo del bambino e di prevenzione per i possibili meccanismi di un possibile disagio adolescenziale. L'interessamento della lettura nei bambini probabilmente non è una novità in sé per sé, è un qualcosa di tralasciato nel tempo, soffocato dai rumori della società e dai motori del cambiamento (tv, computer, telefonia ecc.) che oggi sovrastano il nostro silenzio interiore e ne determinano il malessere emotivo. I bambini stanno perdendo la loro inventiva, l'autonomia e la capacità critica. L'emotività innata in tutti noi, dovrebbe invece spingerci ai rapporti empatici più stretti con i nostri bambini, saper inventare racconti fantastici che potrebbero rafforzare i nostri legami con loro e svilupparne l'alfabetizzazione emotiva. Leggere e raccontare storie è semplicemente un "atto d'amore". I dati provano che leggere ad "alta voce" comporta un precoce sviluppo del linguaggio sia espressivo che percettivo ed un aumento del capitale sociale. I bambini giungono alla scuola primaria già con le competenze necessarie alla processazione del testo con effetti di comprensione del linguaggio duraturi nel tempo. La lettura comincia prima che i bambini incomincino a leggere. L'acquisizione delle competenze può essere sintetizzata in: -sviluppo del linguaggio orale; -competenza fonologica; -conoscenza del linguaggio scritto (convenzioni della scrittura, funzioni della scrittura, alfabeto). Tutto ciò è influenzato da: -capacità innate del bambino; -qualità e quantità del linguaggio ascoltato in famiglia; -desiderio di apprendere del bambino; -esposizione del bambino ad attività letterarie. Leggere ad alta voce deve essere soprattutto il passatempo preferito dai genitori, e la risposta, come pubblicato da Silverstein, è nel bambino che richiede continuamente la lettura da parte del genitore e nel numero di libri posseduti. Pamela High con il Child-Centered Literacy Orientation dimostra come le medesime attività favoriscano lo sviluppo del linguaggio, sottolineando quanto il vocabolario espressivo dei bambini, sottoposti al follow-up, si fosse arricchito con molte delle parole presenti proprio nei libri regalati dal pediatra al bilancio di salute. I vari tipi di insegnamento di lettura sviluppatisi nel tempo vedono dal 1980 Stanovich come sostenitore del metodo Top-Down, dove l'apprendimento della lettura si basa direttamente nel portare il bambino alla comprensione del significato del testo e alla sua riproduzione, piuttosto che arrivare alla lettura dall'apprendimento 1
  • 2. delle lettere dell'alfabeto con più stadi di apprendimento lessicale e fonologico come voleva il superato metodo Bottom-Up. Sulzby sostiene che i bambini tendono direttamente a riprodurre la storia basandosi sulle immagini dialogate, tentando inizialmente la descrizione delle stesse, cercando di ordinarle poi con ovvi insuccessi, e riuscendo infine a raccontare perfettamente la storia ordinando in successione esatta le immagini riportate sul testo, ed il loro linguaggio comincia a rassomigliare al linguaggio formale del testo. Tutto ciò è avvalorato dagli studi da cui si evince che la lettura dialogica, al contrario di quella tradizionale che ha la valenza delle filastrocche, sviluppa da un lato il monologo, che aiuta il bambino alla costruzione della storia, e dall'altro il dialogo, che sulla descrizione degli oggetti comporterà le regole del linguaggio scritto. Le mamme possono essere catalogate in quelle ad etichettatura verbale (denominazione degli oggetti), quelle a domande sul cosa è, e quelle a domande sul dove è. Sono le seconde, cioè quelle a livello socio-culturale più elevato a far sviluppare maggiormente il linguaggio produttivo e le capacità lessicali del bambino. Ma perché così precocemente? I bambini sono poi così in grado di afferrare concetti linguistici e sintattici da quando sono così piccoli?1 È il caso di fare un passo indietro e di ricercare nella psicologia del lattante così ben descritta da Winnicott i motivi dell'apprendimento precoce. Egli sostiene che la vita psichica del bambino possa essere divisa in tre fasi: - dipendenza assoluta; - dipendenza relativa; - indipendenza. Sono le prime due fasi le più cruciali dove si impernia il meccanismo del dialogo madre-bambino, di tipo verbale e non verbale, da cui scaturirà il meccanismo di apprendimento linguistico. Nella prima fase Winnicott sostiene quanto gli stimoli non verbali (le carezze, il seno, l'attenzione affettiva durante i riti materni nell'atto di accudire il bambino) sviluppano nel neonato il sé ben differente dall'io che si svilupperà nella fase successiva. Il lattante sviluppa la sua esistenza psichica grazie a queste attenzioni e soprattutto agli scambi ritualizzati verbali che cominciano a subentrare quando la madre inizia all'atto del risveglio o in base ai richiami del piccolo ad assumere un tono di voce particolare, con giri di parole o sillabe vezzeggiativi, stereotipati e ridondanti che si 1 Il neonato viene finalmente visto dalla Mahler e da Winnicott come "attivo" nel rapporto relazionale madre-bambino e non più dal punto di vista strettamente psichico, come da Freud e Klein. Il neonato della Mahler vive una fase di autismo normale (mancanza di consapevolezza dell'oggetto) e di onnipotenza allucinatoria condizionata (consapevolezza che la soddisfazione dei bisogni venga dall'esterno). Winnicott, contrariamente a Klein che evidenzia l'io del bambino, parla del "sé" come sentimento di vissuto continuo; sottolinea l'unità dialogica in cui la madre interpreta i bisogni del bambino e l'holding in cui il bambino fa distinzione fra esterno e interno. Bowbly -> imprinting (attaccamento) bisogno primario innato per l'autoconservazione; (attaccarsi, succhiare, seguire, piangere, sorridere); a differenza degli altri animali il bambino riconosce la madre prima di attaccarsi. Piaget -> nei primi tre mesi di vita hanno luogo due avvenimenti importanti: 1. il passaggio da una attività biologica ad una psichica; 2. l'inizio della differenziazione tra il processo di assimilazione (in cui il bambino ingloba in schemi già presenti i nuovo dati), e il processo di accomodamento (in cui i nuovi dati modificano gli schemi già posseduti) 2
  • 3. accentuano nelle ultime sillabe o parole. Questo innesca il linguaggio comune che porta il bambino a sviluppare il balbettio o lallazione che è alla base del protolinguaggio così ben descritto da Steven Pinker. Nella fase successiva il bambino comincia a rendersi conto di tutto ciò che lo circonda, si sviluppa finalmente l'io, egli cioè si rende conto di essere una entità distinta dalla madre che diventa, a sua volta, attore di tutti gli eventi che lo circondano. La descrizione degli eventi, l'alternanza dei turni, il mostrare immagini, l'empatia, innescano il gioco del linguaggio che spinge la madre a stimolare continuamente il proprio piccolo. Quando questo non avviene, il pediatra deve stare ben attento ai riferimenti materni, in quanto il bambino potrebbe essere ad alto rischio per difficoltà emotive future. Tornando a Steven Pinker, dicevamo che il bambino ha già iniziato il protolinguaggio, che secondo l'autore è alla base di tutte le lingue visto che inizia allo stesso modo in tutti i bambini. A questo punto Pinker, sulla scia di Chomsky (di cui egli stesso è forte sostenitore), ritiene che i centri sintattici del bambino siano già geneticamente predeterminati, tanto che il balbettio stesso sarebbe una specie di frobbing, con il quale i bambini giocherellano cercando di organizzare un loro manuale di istruzioni. Probabilmente, secondo lo stesso, un bambino e un cane, in questa fase, comprendono la stessa cosa, cioè una serie di bla-bla intercalate da una parola chiave, come potrebbe essere il loro nome. Tuttavia il cucciolo d'uomo riesce, con il balbettio, a risalire dall'ultima parola (parola chiave) fino alla ricostruzione del significato della frase. A 18 mesi il bambino si esprime con la sintassi, a tre anni circa impara una parola all'ora. Veniamo ora alle considerazioni dei nostri studiosi. Raffaele Simone ci descrive come, in quanto primati, abbiamo utilizzato in periodi ancestrali prevalentemente la vista come organo di senso, probabilmente il migliore per garantire la nostra sopravvivenza. La nascita del linguaggio e la scoperta della scrittura e successivamente la rivoluzione portata dalla stampa, hanno invece determinato lo sviluppo della visione alfabetica dove vista e udito devono assolutamente essere complementari. Ciò ha determinato nel tempo il passaggio da una intelligenza simultanea ad una intelligenza sequenziale più elaborata. I motori del cambiamento (tv, computer, video-games ecc.) stanno decisamente determinando una trasformazione in senso opposto, e cioè verso una visone non alfabetica. Secondo Simone le differenze tra visone e lettura sono le seguenti: Visone Lettura ritmo veloce (eterotrainato) lento (autotrainato) correggibilità no sì (si può tornare indietro) convivialità sì no (si legge in solitudine) multisensorialità sì (emozioni) no (fase visiva -> uditiva) livello iconicità alto (l'immagine si può capire anche senza discorso -> immaginazione) basso (stimolo immaginazione) Rita Valentino Merletti, esperta di letteratura per l'infanzia, sottolinea alcune norme fondamentali per effettuare una buona lettura ai nostri bambini. 3
  • 4. L’ambiente deve essere confortevole, raccolto, conosciuto al bambino e soprattutto silenzioso. La lettura ha bisogno di solitudine, priva da ogni stimolo che possa allontanare gli attori (madre e bambino) dalla interazione empatica. I libri devono essere a portata di mano, disposti come i giocattoli, tollerandone il disordine. Mostrare sempre interesse ed entusiasmo, senza imposizioni o verifiche. Ottimo sarebbe conoscere prima il contenuto del testo. Lasciamo inoltre libera scelta dei libri. Spesso può capitare di vedere i bambini scegliere i libri nello scaffale come uno zapping, invitiamoli a leggerne le prime pagine per ottimizzarne la scelta. L'effetto voce, già presente prima della nascita, presuppone una voce calma e rassicurante. Non leggere mai per sé stessi, leggere lentamente cercando di trasmettere la nostra emozione per la storia raccontata, mirando al miglioramento espressivo piuttosto che alla comprensione del testo. Rileggere ogni qualvolta e per tutte le volte che il bambino lo richiede, anche la stessa storia: è la ripetizione del suono che determina lo stimolo fonetico. Programmare i tempi. Non temere i termini difficili. Quanto più il bambino legge tanto più il bambino svilupperà il senso della intertestualità. Ogni testo segue un preciso ordine basato su: - e intanto; - e prima; - e dopo. Essi messi insieme creano la continuità e la discontinuità tematica. Il tema potrà sviluppare o non una sorpresa che a sua volta potrà essere prevedibile, imprevedibile, presentata o disattesa. In pratica il bambino che legge la storia di un eroe, capirà subito che il personaggio sarà sottoposto a dure ed emozionanti prove che supererà facilmente. Vale quindi il principio di accumulazione basato sulle precedenti esperienze di lettura. È quindi il gioco tra i pari e il bambino, quando trascinato dall'entusiasmo di vedere il bambino apprendere, che ci fa capire quanto la lettura dialogata e animata si inserisca in processo sociale, interattivo e olistico. In conclusione, mi permetto di sottolineare un pensiero di Winnicott, che non potrebbe essere più calzante: "i bambini emozionalmente sani imparano a confrontarsi da soli imitando le persone che si prendono cura di loro". 4
  • 5. Bibliografia Rita Valentino Merletti - Leggere ad alta voce- Mondadori ed. 2000 Pasquale Causa - La lettura ad alta voce- Medico & Bambino 611:9/2002 Serenella Corbo Il primo banco di prova delle capacità del bambino-Medico & Bambino 17:7/2003 Giovanna Todini - I distrurbi dell'apprendimento- Medico & Bambino 18:7/2003 Raffaele Simone - La terza fase-Laterza ed. 2000 Daniel Goleman - Intelligenza emotiva- B.U.Rizzoli Saggi ed.2001 Steven Pinker - L'Istinto del Linguaggio-Mondadori 1997 (cap..IX 254-288) Maria D'Alessio - Psicologia neonatale- NIS Bev Zakaluk - Reading acquisition - Language Acquisition - Emergent Literacy - Storybook Reading - The Role of Language in Literacy Acquisition - A theorethical overview of the reading process: factor which influence performance and implications for instruction (www.umanitoba.ca/faculties/education) Norma Dyck - Matthew Effects Macfarlane, Eleanor C. - Children's Literacy Developement: Suggestion for Parent Involevement (http://www.indiana.edu) Gunn B.K., Simmons D.C., Kameenui E.J. - Emergent Literacy: Synthesis of the Research (http://idea.uoregon.edu) M.Silverstein MD. - An English Language Clinic-Based Literacy Program Is Effective for a Multilingual population Pediatrics vol.109 n.5 May2002 Pamela C. High - Literacy promotion in primary care pediatrics: can we make a difference? Pediatrics 105:4 Apr.2000 5
  • 6. Mendelsohn L.A. - The impact of a clinic-based literacy intervention on a language development in inner-city preschool children Pediatrics 107:1Gen2001 6
  • 7. Mendelsohn L.A. - The impact of a clinic-based literacy intervention on a language development in inner-city preschool children Pediatrics 107:1Gen2001 6