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    Raccolta covile _1_cartagloria Raccolta covile _1_cartagloria Document Transcript

    • LE RACCOLTE DEL COVILECARTAGL ORI AArgomenti tipografici antibodoniani # Numeri 539, 584, 600, 609, 613, 619, 633. Firenze MARZo MMXI www.ilcovile.it f
    • ☞ La cornice di copertina è ripresa da Speculum peregrinarum quaestionum, di Bartholomei Sibille, 1534.
    • INDICE N° pag Siti freschi. Giò Fuga Type 539 1 Tributo a Hermann Zapf. GIANGIORGIO FUGA 1 La rima. sonetto XL di Edmund Spenser (traduzione di Rodolfo Caro- 584 1 selli) Cartagloria. La foglia aldina; persistenza di un ornamento SERGIO 2 CASTRUCCI Siti freschi. Le « Editions du Jobet » di J.André STEFANO BORSELLI 600 1 Cartagloria. La ritirata delle vignette STEFANO BORSELLI 2 Cartagloria. Random Fonts & Random Layout STEFANO BORSELLI. 609 1 testo versione inglese. 5 I Caratteri Fraktur e l’anima tedesca. STEFANO BORSELLI 613 1 Caratteri per l’Avvento. 619 1 Lettere al direttore. 2 Siti freschi. Typographie & Civilisation. 633 1 Cartagloria. Frederic Goudy, un maestro della tipografia americana. 1 JEAN-CHRISTOPHE LOUBET DEL BAYLE
    • N° 539 Anno IXRISORSE CONVIVIALIRACCOLTE DA STEFANO BORSELLI 1 Il Covile 2 30 Agosto 2009 NEWSLETTER APERIODICA ESCE QUANDO DEVEPenetriamo nuovamente in epoche che non aspettano dal filosofo né una spiegazione né una trasformazione del mondo, ma la costruzione di rifugi contro l’inclemenza del tempo Nicolás Gómez Dávila Siti freschi (18) bambino sulla riva del mare, co- G iò Fuga Type struendo le torri facendo gocciolare acqua e sabbia. Eh sì, era proprio un genio...” Come anticipato nel n° 532 ritorniamo su temi tipografici, lo facciamo segnalando il blog Giò Fuga Type1, curato da un altro2 straordinario creatore di font italiano, Giangiorgio “Giò” Fuga e ricco di infor- d mazioni sull’arte. La menzione ci permette T ributo a Hermann Zapf anche di presentare il grandissimo Her- di GIANGIORGIO FUGA mann Zapf, “un tradizionalista” ed “un Fonte: Giò Fuga Type blog, url: blog.giofugatype.com innovatore moderno allo stesso tempo”, che ci va venire in mente un suo noto con- […] Nato a Norimberga l8 novembre 1918 nazionale e la sua “ermeneutica della con- è sposato con la calligrafa e disegnatrice di tinuità”. Ma prima ancora una lettera su caratteri Gudrun Zapf-von Hesse, vive a Gaudì, questa volta dell’entusiasta Pier Darmstadt in Germania. Ha imparato la Luigi Tossani: calligrafia da autodidatta guardando i libri di Rudolf Kock e Edward Johnston. Zapf “Gaudì? Barcellona, senza di lui, sa- ha avuto una illustre carriera nella proget- rebbe una città come tante altre... tazione dei caratteri e degli artefatti tipo- noiosa, perfino. Casa Baillot, e la Pe- drera, con le belle terrazze e quei grafici che si estende per oltre cinquanta comignoli stupendamente folli... tut- anni rimanendo un tradizionalista ma riu- to, facciate (ricordo le linee curve... scendo ad essere un innovatore moderno al- più che liberty, forse un neo-ba- lo stesso tempo. Hermann Zapf, che è rico- rocco?) interni, decori, parla di sana nosciuto come uno dei leader mondiali del e funzionale esagerata creatività, ar- type designer e della tipografia, dopo aver monia e fantasia. Il parco Guell con progettato numerosi caratteri romani, greci dentro la casina bellissima, anche e arabi ha sofferto le ferite della lama a senza andare a rivedere le foto ricor- doppio taglio della venerazione, visto che i do le persianine graziosissime... tutti suoi caratteri, che includono i tipi Palatino luoghi dove sogno di abitare. ed Optima, sono stati oltre che i più ammi- La Sagrada Familia? quando sono ar- rati anche i più imitati. Lesempio più noto rivato davanti, mè mancato il fiato. è il Book Antiqua, distribuito con Microsoft Lidea è stupenda. Non è il castello Office che è considerato un vero proprio della strega... ma quello fatto dal plagio del suo Palatino. Proprio per questo, nel 1993 egli rassegnò le dimissioni dal- lATypI (Association Typographique In- 1 URL: http://blog.giofugatype.com/ ternationale) per quello che considerava un 2 Vedi N° 531. atteggiamento ipocrita sulla copiatura non Questa Newsletter viene inviata di tanto in tanto alle circa 110 persone che si sono volontariamente iscritte e che il curatore ha liberamente accettate. Chi, per qualsiasi motivo, non volesse più riceverla non esiti a scrivere a il.covile@gmail.com: sarà prontamente cancellato dall’indirizzario. (“Let him depart; his passport shall be made, and crowns for convoy put into his purse.” ) I numeri arretrati sono disponibili a www. stefanoborselli. elios. net/news/index. html. Font utilizzati: per la testata i William Morris della P22 Type Foundry, per il testo i Fell Types realizzati da Igino Marini, www.iginomarini.com.
    • 1 Il Covile 2 N° 539autorizzata da parte dei membri del- data sul principio dell’acquisito delle licen-lATypI. za dei disegni tipografici su una base di non esclusività, in modo da creare un semplice a rapporto daffari senza restrizioni tra le parti. Il rapporto con ITC continuò, con laOltre ai già citati Palatino e Optima, Zapf progettazione dei ITC Zapf Internationalha disegnato altri famosi caratteri tra i quali nel 1976 e ITC Zapf Chancery nel 1978.ricordo Melior, Virtuosa, Aldus e Kompakt, […]Nel 1977 Zapf, Burns e Herb Lubalincreati allinizio della sua carriera. Questi fondarono a New York una società denomi-sono stati progettati principalmente per la nata Design Processing International perLinotype. Poiché suoi disegni sono stati, e sviluppare software tipografici per compu-sono tuttora, una componente essenziale di ter. Dopo la morte di Lubalin nel 1981, laogni ben pianificata offerta tipografica, i società divenne Zapf, Burns & Company.concorrenti della Linotype hanno prodotto Con la morte, nel 1991, di Burns, che eradei cloni virtuali di caratteri tipografici di stato responsabile della commercializza-Zapf per i propri clienti. Dopo aver visto zione, la società si sciolse in quanto Zapfcosa accadeva in quel periodo, Zapf conclu- non voleva gestire un’azienda americanase che non era né intelligente né proficuo dalla Germania e non voleva vivere a Newcontinuare una carriera di progettazione di York. Iniziò, invece, a sviluppare, in col-caratteri che poi gli altri plagiavano, per- laborazione con una ditta tedesca di softwa-tanto nella metà degli anni ‘60 smise la re, un programma di typesetting chiamatoprogettazione commerciale. Hz-program, ma tale società fallì nella me- tà degli anni ’90 e il progetto si fermò. AMS-Euler Un carattere tipografico che potrebbe supe- rare la popolarità della sua prima terna di Optima, Palatino e Melior si è sviluppato in un progetto per sostenere ancora un altro software. Nei primi anni ’90 Zapf sviluppa un carattere tipografico “corsivo dritto” chiamato AMS-Euler per lAmerican Ma- thematical Society. Si è trattato di un pro- Ornamenti disegnati da Zapf per Zapfino getto di collaborazione col professore Do- nald Knuth, della Stanford University, e unPassò più di un decennio prima che Zapf giovane studente, David Siegel, che ha con-progettasse un nuovo carattere tipografico, vertito i disegni di Zapf in caratteri digitaliin occasione della fondazione della ITC utilizzando il METAFONT. Questo caratte-(International Typeface Corporation) nel re cerca di emulare lo stile della calligrafia1971 da parte di Aaron Burns, che convinse di un matematico che scriva entità matema-Zapf della propria filosofia aziendale fon- 2
    • 30 Agosto 2009 1 Il Covile 2tiche sulla lavagna, che è dritto, piuttosto maggior parte delle lettere e una massicciache inclinato. serie di swash e legature. Tuttavia il proces- so di digitalizzazione e di implementazione della font si rivelò proibitivo in termini di tempo e tutto fu sospeso fino al 1997 quan- do Zapf portò i suoi disegni e le prime digi- talizzazioni di Siegel alla Linotype.ZapfinoNel 1992 Siegel scrisse a Zapf, spiegando lasua idea di riprodurrere la grafia in un font.Per rendere un font calligrafico quanto piùrealistico possibile, spiegò, le lettere e le lo-ro variabili alternative devono cambiarecontestualmente e variare anche con lal- Esempio d’uso di Zapfino: si notinotezza dalla linea di base, come con la nor- le varianti di forma della stessa letteramale scrittura a mano. Tutto ciò sarebbestato realizzato con un nuovo software in Hermann Zapf e la Linotype si miserovia di sviluppo. Zapf era incuriosito dalli- d’accordo sul produrre quattro alfabeti cal-dea, ma aveva anche seri dubbi sul risultato. ligrafici eliminando alcune lettere e sosti-La risposta a questultima preoccupazione tuendole con delle nuove. Così nacque ildi Zapf è stata la prima digitalizzazione di suo carattere calligrafico Zapfino, che divi-un piccolo pezzo di calligrafia contenuto in so in quattro font PostScript fu origina-uno sketchbook che Zapf aveva conservato riamente rilasciato nel 1998 e ridisegnatomentre era militare. La stessa calligrafia era nel 2003 per sfruttare le nuove potenzialitàstata il modello per il Virtuosa Script, che offerte dal formato digitale dei font Open-era stato punzonato e fuso in caratteri di Type. Il carattere ha riscosso uno straor-piombo nel 1948. Sapere che la proget- dinario successo in tutto il mondo. Anche setazione del Virtuosa era stata compromessa il risultante font OpenType, Zapfino Extra,a causa delle restrizioni che comportavano i ha notevolmente più glifi, comprese moltecaratteri in metallo convinse Zapf che «[…] legature e variabili della stessa lettera. Conforse questo nuovo software potrebbe questa tecnologia è più semplice rendere piùconsentire di effettuare in un font prati- veritieri i caratteri calligrafici digitalizzati.cabile la calligrafia […]» . Così progettò Convertire il disegno originale in un fontcentinaia di caratteri basati sulla calligrafia, OpenType è stato un compito monumenta-compresi molti modelli alternativi per la le, ma il tour de force di Zapf, in collabora- 3
    • 1Il Covile 2 N° 539zione con la Linotype design sotto la dire-zione di Akira Kobayashi, ci è riuscito. [...]G I AN GI O R GI O F U GA — 8 novembre 2008 mI l [mio] GFT Venexiano I vari tipi di legature: standard, a nodo di ponte, esselonga Fonte: http://blog.giofugatype.com/?page_id=756 Particolare di questo carattere è la presenzaIl GFT Venexiano (1996 - 2004) nasce dal- nella versione Expert di molte legature elo studio approfondito di tipi storici della nessi anche nel maiuscolo, oltre alla pre-cultura rinascimentale veneziana, come i senza del maiuscoletto e dei numeri saltel-caratteri di Francesco Griffo e di Nicolas lanti (old style). Nella nuova versione inJenson. Inoltre sono state studiate iscrizioni formato OpenType denominata GFT Vene-lapidarie del Rinascimento presenti nella xiano Plus (2004-2008), oltre ad essere in-città di Venezia e nel comprensorio laguna- globate tutte le forme presenti nellExpert,re. vi sono ulteriori legature e nessi tipografici, abbreviazioni latine e tutte le accentazioni utilizzabili in un alfabeto latino. Inoltre so- no state inglobate le forme del GFT Vene- xiano Square (2004). Il GFT Venexiano ri- sulta pertanto indicato per tutti i lavori edi- toriali, paraeditoriali e nellimmagine coor- dinata. G. F. Primi schizzi e prima digitalizzazione della let- tera “S”Le sue forme con “occhio medio grande”favoriscono una migliore leggibilità anchenei corpi piccoli senza però perdere in ele-ganza. Ogni glifo è stato disegnato con sen-so di naturalezza e non di squilibrio o forza-tura tra i segni che lo compongono, e il rap-porto delle lettere tra loro, anche tra tondo Legature e nessi tipografici delle maiuscole.e corsivo o maiuscoletto, è armonioso. 4
    • N° 584 Anno XRIVISTA APERIODICADIRETTA DA STEFANO BORSELLI d Il Covilef¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬ 19 aprile 2010 RISORSE CONVIVIALI E VARIA UMANITÀPenetriamo nuovamente in epoche che non aspettano dal filosofo né una spiegazione né una trasformazione del mondo, ma la costruzione di rifugi contro l’inclemenza del tempo Nicolás Gómez Dávilaa Questo numero XXXXXXXXXXXXXXXXX Edmund Spenser (1552-99), grande poeta del Rina-Due rubriche. La Rima si adatta al risveglio scimento inglese (che, si ricorda, ha la sua maggioreprimaverile con un sonetto amoroso di Rodolfo fioritura nella seconda metà del ‘500) è stato denomi-Caroselli (da Edmund Spencer). Segue Carta- nato “the poets’poet”, “il poeta dei poeti” per la piace-gloria, la rubrica di argomenti tipografici inau- volissima musicalità e la viva, affascinante bellezzagurata nel n° 542 ma anticipata dai nn. 531, 532 delle immagini. La sua fama poggia soprattutto sule 539: questa volta il conduttore è un nuovo poema allegorico incompiuto “The Faerie Queene”, di formale ispirazione ariostesca. Notevolissimi sono,collaboratore, Sergio Castrucci, membro di una però, anche gli 88 sonetti di stile petrarchesco raccoltiimportante famiglia di tipografi fiorentini, che nel ciclo degli “Amoretti” (1595), di cui presento quici narra la storia della fogliolina che trovate un esempio, e che hanno per argomento l’amore per lasempre a sinistra dei titoli di capitolo e che do- futura moglie Elizabeth Boyle.ra in poi saprete chiamare per nome. N Si noti che il sonetto inglese (o elisabettiano), affer- matosi ad opera del Surrey già nella prima metà delZZZZZZZZZZZZZZZZZ ‘500, differisce da quello petrarchesco (2 quartine se-L a rima K guite da 2 terzine) in quanto composto da 3 quartine più un distico. Il verso è il pentametro giambico (diecizzzzzzzzzzzzzzzzz sillabe di cinque piedi con alternanza vocale non ac- centata/accentata) che assomiglia (nonostante la suaSonetto XL monotonia) all’endecasillabo italiano tronco. (R.C.) EDMUND SPENSER, traduzione di RODOLFO CAROSELLIGuardatela graziosa e sorridente e ditemi chi mai la può eguagliare Mark when she smiles with amiable cheer, ché sotto i cigli suoi sì dolcemente And tell me whereto can ye liken it: When on each eyelid sweetly do appear ella infinite grazie sa celare. An hundred graces as in shade to sit.Al mio modesto ingegno uguale appare Likest is seemeth in my simple wit al sole più brillante dellestate: Unto the fair sunshine in summer day: passata la tempesta sa donare That when a dreadful storm away is flit, Through the broad world doth spread his goodly ray: il suo bel raggio a voi dovunque siate: At sight whereof each bird that sits on spray,per cui sul ramo ogni augel notate And every beast that to his den was fled ed ogni bestia in tana rifugiata Comes forth afresh out of their late dismay, che uscendo ancor, ché più non son turbate, And to the light lift up their drooping head. alzano al sol la testa reclinata. So my storm-beaten heart likewise is cheered, With that sunshine when cloudy looks are cleared.Sì a me sallieta il tempestato core rasserenati i guardi al mio splendore. Il Covile è una pubblicazione non periodica e non commerciale, ai sensi della Legge sull’Editoria n. 62 del 2001. Redazione: Stefano Borselli (direttore), Riccardo De Benedetti, Pietro De Marco, Armando Ermini, Luciano Funari, Giuseppe Ghini, Ciro Lomonte, Ettore Maria Mazzola, Alzek Misheff, Pietro Pagliardini, Almanacco romano, Gabriella Rouf, Nikos A. Salìngaros, Stefano Serafini, Stefano Silvestri, Francesco Borselli, Iacopo Cricelli, Massimiliano Domi - nici. Copyright 2010 Stefano Borselli. Email: il.covile@gmail.com. Arretrati disponibili a www.ilcovile.it. Font utilizzati: per la testata i Morris Roman di Dieter Steffmann e i Morris Ornament della HiH Retrofonts, per il testo i Fell Types realizzati da Igino Marini, www.iginomarini.com.
    • d Il Covilef N° 584ZZZZZZZZZZZZZZZZZZ to quindi ad un uso arbitrario o puramente or-C artagloria m namentale. Uno sfaccendato, insomma; gli specialisti lo chiamavano foglia aldina (inglesezzzzzzzzzzzzzzzzzz Aldine leaf, tedesco Aldusblatt, francese feuilleLa foglia aldina. Persistenza di un ornamento. DI SERGIO CASTRUCCI aldine) ma era, sicuramente, un soggetto am- biguo. D’altra parte l’intera storia di questa foglia è ambigua, avvolta di dubbi e di interrogativi, a iniziare dal termine stesso di “foglia”; ma quale foglia? Di quale pianta? Parrebbe trat- tarsi di edera, parente dell’ “edera distin- guens”, segno inciso su antiche lapidi greche e romane con lo scopo, sembra, di evidenziare, separandolo, una parte del discorso; un po’ come le attuali virgolette. ITC Zapf Dingbats – 1978Chi guardi anche solo in maniera distratta ilset di caratteri speciali contenuti nel fontITC Zapf Dingbats sarà subito attratto da unpaio di quei circa duecento simpatici disegni- Epigrafia greca e romana: segni di interpunzione.ni. Foglia d’edera, dunque, ma non quella ben nota a tre o cinque lobi che cresce sui rami sterili bensì l’altra, meno conosciuta, tondeg- ITC Zapf Dingbats (particolare)Ebbene, quei due non sono affatto disegnini edefinirli simpatici è quanto meno improprio:si tratta di due Swarovski in mezzo a un muc-chietto di cocci di bottiglia. Rappresentano inrealtà un unico oggetto in due diverse posturee quando nel 1978, agli albori della graficadigitale, apparve l’ITC Zapf Dingbats, anchetra gli addetti ai lavori quasi nessuno capivacon chiarezza il senso di quell’oggetto difronte al quale erano rimasti stupiti e un po’turbati: mentre tutti gli altri simboli del setavevano un utilizzo facilmente intuibile, que-sto intruso era di oscuro significato e destina- Hedera helix (fonte Wikipedia) 2
    • 19 aprile 2010 d Il Covilefgiante e appuntita dei rami fertili, i rami cheprodurranno fiori insignificanti e frutti vele-nosi. E proprio il duplice e insolito sviluppovegetativo di questa pianta suggerisce l’idea diuna sua doppia natura: “nata due volte” cosìcome la più ambigua e contraddittoria divini-tà antica, Dioniso. Luce e oscurità, calore efreddezza, ebbrezza vitale e soffio mortifero; La celebre marca tipografica di Aldo Manuzioa lui era sacra questa pianta come a lui era sa-cro il serpente che per il suo incedere stri- Vari anni trascorsero prima che dal ferro deisciante e subdolo fu da sempre assimilato al- punzoni si passasse al piombo dei caratteril’edera. mobili e che la “foglia aldina” fosse usata nel- Ma dove la “foglia aldina” appare più am- la comune stampa tipografica come riempitivobigua è nel secondo termine della sua defini- di riga, come separatore di paragrafi o come,zione, in quel riferimento ad Aldo Manuzio, in gruppi multipli, segnale di inizio o fine delcome fosse stato lui ad usare per primo questo testo. Un uso, quasi una moda, che si diffuseornamento. Stanley Morison nel 1923 su fra gli stampatori lungo tutto il corso del cin-Fleuron, trattando di fiori ed arabeschi tipo- quecento; poi, come tutte le mode, già dall’i-grafici, presentava un elenco di ornamenti di nizio del secolo successivo conobbe un rapidostampa e di rilegatura presenti nei libri del declino e sarebbe forse stata dimenticata se nelXVI secolo; a proposito del primo di essi, ap- 1920 non fosse stata riscoperta e rivalutata inpunto la foglia aldina, ne segnalava la presen- occasione dell’incisione dei nuovi caratteriza sulla rilegatura di un libro pubblicato nel Garamond. Da allora la foglia, “nata due vol-1499 dal Manuzio. Trent’anni più tardi, an- te” come il dio cui era sacra, grazie anche allecora il Morison, uno dei più autorevoli esperti nuove tecnologie e al diffondersi dei mezzi didel ‘900 sull’argomento, scrisse che la foglia comunicazione, si andò sempre più afferman-era conosciuta come “aldina” non già perché do. Oggi chi lavora o si diverte col computeril Manuzio l’avesse usata come carattere tipo- ha la possibilità di scegliere fra un discretografico ma perché sovente veniva impressa numero di versioni anche se la migliore, alme-sulle legature in pelle dei suoi libri. I legatori no fra le moderne, ci sembra comunque la no-dunque, e non i tipografi, furono i veri pio- stra, quella del’ITC Zapf Dingbats, capola-nieri del gusto delle decorazioni a motivo flo- voro dell’allora sessantenne Hermann Zapf1.reale: foglie, fiori, frutti oltre a vari ornamen-ti arabescati e di fantasia. Incisi su punzoni,furono chiamati “ferri aldini” o semplice-mente “aldi” ma sono addirittura anteriori alManuzio e non furono certo una sua inven-zione. Una forma di appropriazione indebitaanche se inconsapevole, quella del Manuzio,una sorta di plagio “passivo”: prendersi unmerito che non si ha ma che non si è in condi-zione di rifiutare. E di plagi, più o meno pas-sivi, la storia dei caratteri è piena. 1 Su Hermann Zapf vedi Il Covile N° 539. 3
    • d Il Covilef N° 584Questo distinto signore tedesco nella sua lun- rebbe troppo lontano. Qui si vuole solo osser-ga vita ha disegnato oltre 60 set di caratteri, vare come il destino dei calligrafi sia sempreinizialmente destinati alla stampa tipo-lito- un po’ lo stesso.grafica tradizionale e quindi alla stampa e vi- D’altronde caratteristica di ogni segno cal-sualizzazione digitali. Tutti abbiamo sul no- ligrafico è di essere immediatamente ricono-stro computer qualcuno dei suoi font: uno per scibile dal suo lettore e le differenze fra i varitutti, il “Book Antiqua” che Microsoft intro- caratteri non possono che essere minime; queldusse nel pacchetto Office ricavandolo (co- segno deve, in altri termini, avere un fortepiandolo?) dal suo bellissimo e famoso “Pala- grado di “invarianza”. La foglia non fa ecce-tino”, dedicato al calligrafo del quattrocento zione; a riprova ne abbiamo messe in fila benGiambattista Palatino e da lui disegnato nel tre: la prima, opera dello stampatore Chre-1948. Zapf è il “type designer” più famoso e stien Wechel, è del 1536, la seconda è quellapiù copiato del novecento, il che ha costituito di Jean de Tournes del 1553 e l’ultima è la fo-per lui motivo di soddisfazione e insieme di glia di Hermann Zapf del 1978. Ebbene, nonamarezza. A sua consolazione citiamo qui si può non rilevare, e con un pizzico di mali-un’analoga vicenda occorsa quasi cinquecento zia, che i tre esemplari si somigliano assai.anni prima. Agli albori della stampa un certoFelice Feliciano, poeta, alchimista e calligra-fo (un perditempo, diremmo oggi) coniugòl’estetica dei caratteri tipografici col rigoredella geometria le cui figure, secondo il pre-cetto platonico, erano quelle ottenute con l’e-sclusivo ausilio di compasso e squadra. L’ideache i canoni estetici non potessero prescinde- Della foglia, uno studioso dell’argomento,re da quelli geometrici e ne fossero addirittura Max Caflisch2, si è di recente preso la briga difunzione fu l’idea portante degli artisti-scien- catalogare le versioni più significative dal cin-ziati del ‘400, dal Brunelleschi all’Alberti a quecento ad oggi. Sono un po’ più di unaPiero della Francesca. Ebbene, quell’alfabeto trentina, più o meno come le Variazionigeometrico e dunque “dignissimo” finì, quasi Goldberg. Le antiche, semplici, sontuose eintatto, in un singolare libro che di quell’idea barocche, grasse e magre, destrorse e sini-costituiva la teorizzazione. Il libro era il De strorse, erette, sedute, supine, e le contempo-Divina Proportione e il suo autore, Luca Pa- ranee, un po’ sofferenti, talora anoressiche,cioli, si guardò bene dal nominare il vero tutte comunque fondamentalmente simili. In-ideatore di quei caratteri. Nello stesso libro il sieme alle loro lontane antenate incise su pie-Pacioli commise per la verità un altro e ben tra oltre duemila anni fa, a quelle usate daglipiù grave plagio ma questo discorso ci porte- amanuensi medievali come frivolo segno di interpunzione e a quelle impresse come deco- razione sulle rilegature di pregio, le vediamo nel corso dei secoli apparire e scomparire fa- cendo salti talvolta lunghissimi ma ricompa- rendo poi pressoché immutate. 2 Vedi: Max Caflish, “Pour une typologie de la feuille aldine” a Felice Feliciano, disegno della lettera D cura di Jacques André, in Graphê N° 30, luglio 2005, p. 13-19. Fonte: Wikimedia Commons. URL: https://listes.irisa.fr/wws/d_read/typographie/JA/aldine.pdf 4
    • 19 aprile 2010 dIl Covilef dell’uomo e che non ne generano la creazione ma ne esaltano l’armonia radicandola in qual- che modo nel tempo e nello spazio. Nell’epo- ca in cui vige la dittatura del Risultato e si guarda con sospetto a tutto ciò che a quello non è funzionale, l’ “ornamento”, sacro in ogni tempo, ha vita grama. Foglie aldine antiche (da Max Caflisch) Eppure l’antica foglia d’edera è riuscita, come un cavallo di Troia, a penetrare nella rocca stessa della modernità, nel computer, portan-Ed è la persistenza di quest’immagine che se do con sé i più valenti della schiera degli Zapfper un verso ci sorprende, per un altro ci ras- Dingbats. Non sono entrati, gli eroi, con unsicura. Ritrovarla è come quando, camminan- semplice font, oggetto effimero legato a unado su una grande strada di comunicazione, moda o a una scelta; sono entrati usandovediamo riaffiorare in lontananza una nuova quell’ambizioso progetto illuministico dipietra miliare: ogni volta quella pietra porta standardizzazione che ha nome Unicode 3.inciso un numero diverso a seconda della di- Entro questa sorta di enciclopedia del segnostanza percorsa ma per il resto è identica alla si sta non per essere usati, ma per essere deipassata e alla futura. Quelle pietre, quella pie- modelli di riferimento, dei simboli di un sim-tra ci ha accompagnato fin lì e ci accompa- bolo; una foglia, una freccia, un cuore, cosìgnerà ancora lungo il nostro percorso dando- come ogni lettera, ogni numero, insommaci la sicurezza della continuità. Ecco, il signi- ogni segno riceve un codice che resta tale in-ficato della foglia, quello che nei Dingbats dipendentemente dal suo aspetto e dal suodel 1978 le sembrava mancare, è forse questo: formato, dal calcolatore e dal software usato,la continuità. dalla destinazione e dalla provenienza. La fo- glia aldina, aggrappata insieme agli altri dingbats al blocco codici 2700-27BF4, reste- rà dunque con noi se non per tutta l’eternità, almeno per la durata dell’era informatica... Logo di Unicode Consortium Foglie aldine recenti (da Max Caflisch) per la validazione dei sitiQuando il presente supera il passato senza Ma la gratificazione antropologica che ci dàtuttavia rinnegarlo e ne riconosce assumendo- la foglia è poca cosa rispetto a quella estetica.li in sé i valori, allora, in questa conciliazione, E allora, come si fa con le donne (o con gliè pensabile un rapporto sano con la moderni- uomini, a seconda) guardiamole tutte e sce-tà, una protezione contro gli strappi avan- gliamone una, meglio due. Quelle due guar-guardistici. La foglia fa parte di quel “basso diamole bene, magari in una versione ingran-continuo”, come lo chiamava Jean Starobin- dita, ingigantita, magari proprio le due delloski, di quell’apparato di antichi simboli, litur- 3 Vedi il documento ufficiale, del dicembre 2009. URL:gie, rituali, che stanno sullo sfondo dell’opera http://www.unicode.org/versions/Unicode5.2.0/ 4 Utile: http://www.alanwood.net/unicode/dingbats.html. 5
    • d Il Covilef N° 584Zapf Dingbats. Guardiamole bene ma, atten- quale, in una reserved edition di Adobe Flash,zione, non troppo a lungo. Perché la foglia ha muti vertiginosamente in un turbinio di ver-poteri ipnotici, quasi magici, e potrebbe suc- sioni e di varianti, in un tripudio di sfumaturecedere che pian piano da innocua foglia si tra- e di colori; splendidamente inutile e inattuale.sformi in animale, in due animali, l’adulto e il SERGIO CASTRUCCIcucciolo, due animaletti fantastici, deliziosa-mente orribili, capaci di riaffiorare fra le vo-lute di un incubo notturno. Gli anglosassoni,originali come sempre e inclini alle allucina-zioni, hanno chiamato il segno non “leaf ” ma“heart”, cuore, e in effetti bisogna riconosce-re che l’immagine, dotata di una certa sensua-lità tattile, evoca veramente un minuscolocuore, un cuore per nulla romantico e che po-tremmo, stringendolo fra pollice e indice, NOTIZIA: Sergio Castrucci è nato a Firenze dove hasentirlo sinistramente pulsare. studiato e lavorato presso la Ibm Italia. Attualmente risiede ad Arezzo dove si occupa di informatica. Nel 1999 pubblica, presso l’editore Tallone, il volume Lu- ca Pacioli da ’l Borgo San Sepolcro che riceve buona ac- coglienza dalla critica (Enzo Siciliano, Carlo Carena) e, con l’edizione ampliata del 2003, riceve il Premio Capalbio. All’inizio del 2006 pubblica con le “Edi- zioni della Meridiana” un racconto lungo dal titolo Qualcosa sotto. È autore di testi teatrali e di racconti presenti su varie riviste e antologie. XXXXXXXXXXXXXXXXX La libreria Rondorf, Colonia. Breve nota di botanica Hedera helix L. Ledera comune. Il nome he-E infine vi accorgerete che v’è in questo se- lix deriva dal greco “elissein", cioè avvolgersi,gno qualcosa di ineffabile la cui definizione strisciare sinuosamente. Le ramificazioni lanon può essere lasciata a banali aggettivi; portano a raggiungere anche i 30 metri in al-qualcosa oscillante fra il sublime e il trasgres- tezza, soprattutto su alberi con corteccia ru-sivo e se è vero, come Karl Barth immaginava, gosa che favorisce laderenza delle radici av-che Lassù la liturgia celeste dell’Agnello vie- ventizie. Le foglie dei rami sterili misurano dane scandita dalle note di Bach mentre nella pochi fino a 10 centimetri; sono di colore ver-loro intimità angeli e santi preferiscono ascol- de chiaro le giovani e verde cupo le vecchie.tare Mozart, ebbene, allora è possibile che le La forma varia da cuoriforme, a margine qua-pareti del paradiso siano affrescate da gran- si intero, a lobata con lobi di differente forma.diosi cicli giotteschi ma che nel privato delle Le foglie dei rami fertili sono di forma ovale eloro stanze gli stessi angeli e gli stessi santi, su senza lobi. Persistono sui rami tre anni, rap-grandi monitor extra-piatti si prendano dilet- presentano un luogo di nidificazione per glito della vista di Lei, della “foglia aldina” la uccelli, e sono apprezzate dalle pecore e dalle 6
    • 19 aprile 2010 dIl Covilefcapre. I fiori maturano in autunno e le bacche II D.C.maturano lanno seguente la fioritura, versoaprile e maggio: ledera è una delle pochepiante con fioritura e fruttificazione che si ve-rificano in due anni differenti. È specie rusti-ca, può vivere qualche secolo e si dice che al-cuni esemplari con il tronco di un metro didiametro siano quasi millenari. In montagnanon si spinge oltre i 1.200 metri. Dellederacomune si conoscono un centinaio di varietà. Fonte: http://www.mieliditalia.it/f_edera.htm. Stele a timpano iscritta di Ulpia Tertullia, Civici Musei di Reggio Emilia.XXXXXXXXXXXXXXXXX 1531Storia per immagini II–I SEC. A.C. Apografo di iscrizione greca su plinto, con due hederae distinguentes, pubblicato da Georg Walther (Gualtherus) 1624. 1536 I SECOLO A.C La pietra esumata da Maillard de Chambure col termine Alisija (=Alesia=Parigi?) che dal 1839 fa discutere gli storici. 7
    • d Il Covilef N° 584 1561 1933 Disegno e modello di Frederic Goudy (sopra) per ledizione (lato) del Fra Luca Pacioli di Stanley Morison New York, 1933. XVII SEC. 2003 The Aldine Leaf, di Andre Chaves, The Clinker Press. 2003. Matrice della University Press di Oxford. Fonte: http://www.theoldschoolpress.com 1839 2008 Fraktur mon Amour, di Judith Schalansky, Princeton Architectural Press, 2008. 8
    • N° 600 ANNO XRIVISTA APERIODICADIRETTA DA STEFANO BORSELLI d Il Covilef¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬ 10 SETTEMBRE 2010 RISORSE CONVIVIALI E VARIA UMANITÀPenetriamo nuovamente in epoche che non aspettano dal filosofo né una spiegazione né una trasformazione del mondo, ma la costruzione di rifugi contro l’inclemenza del tempo. Nicolás Gómez Dávilaa Questo numero.È il n° 600. Celebriamo i due tondi zeri con unnumero dedicato al gusto rococò ed al suo tra-monto. Si inizia con la segnalazione del sito diJacques André1 dal quale prende spunto Cartaglo-ria, la rubrica di argomenti tipografici, che rac-conta, in seconda pagina, della provvisoria Riti-rata delle vignette di fronte al micidiale attaccodella macchina ideologica dell89. NZZZZZZZZZZZZZZZZZZ R isorse convivializzzzzzzzzzzzzzzzzz YLe «Éditions du jobet» di Jacques André. “Sono lieto di annunciare che ho appena mes- so sul mio sito il Tomo I del Manuel typogra- phique di P. S. Fournier (1764) in formato detta opera di Pierre-Simon Fournier, maestro PDF, per schermo o per la stampa, in tre di- della tipografia rococò (limmagine del fronte- verse modalità di presentazione. Ho cancella- spizio del primo volume della sua opera princi- to la versione precedente (novembre 2008) pale parla da sola), le Éditions du jobet offrono che copriva solo circa la metà del Tomo I. al pubblico dominio, in riedizioni curate con […]. Jacques ANDRÉ 8 luglio 2010” grande acribia da André medesimo, rari gioielli come Printers Ornaments applied to the composi- tion of decorative borders, panels and patterns, di Frederic Warde (1928), o Petits jeux avec des or- nements, di Max Caflisch (1965), ed anche utili- tà varie, come le Petites leçons de typographie, Logo delle Éditions du jobet.2 dello stesso André, definite come “IniziazioneLa comunicazione di Jacques André ci dà lop- alle regole dortotipografia (impiego delle ma-portunità di segnalare ai lettori il suo sito, pre- iuscole, del corsivo, ecc.) rivolte agli studenti inziosa risorsa per gli appassionati di storia della scienze, ma accessibili a tutti”. Utilissima anchetipografia: le Éditions du jobet3. Insieme alla la pagina intitolata “Biblioteca Virtuale di Ti- pografia” con una ricchissima bibliografia stori-1 Di solito raccogliamo nella rubrica Siti freschi queste segnala- ca ed i link alle edizioni disponibili in rete.zioni, ma questo è meglio collocato in Risorse conviviali, (lag- Non possiamo concludere questa presenta-gettivo è per noi così importante da comparire nella testata) cheforse inaugura. zione senza osservare che il programma origina-2 Spiega Jacques André: “A proposito del logo: è costituito da rio di Fournier prevedeva un manuale in quattrodue volute classiche del XVIII secolo e dalla ghianda attribuita volumi, ma la morte lo fermò al secondo. Saràal Grandjon (1570, anche se è attestata come punzone dal 1478). ”3 URL: http://Jacques-Andre.fr/ed/index.html. la prossima fatica di Jacques André? Il Covile è una pubblicazione non periodica e non commerciale, ai sensi della Legge sull’Editoria n. 62 del 2001. Redazione: Stefano Borselli (direttore), Riccardo De Benedetti, Pietro De Marco, Armando Ermini, Luciano Funari, Giuseppe Ghini, Ciro Lomonte, Ettore Maria Mazzola, Alzek Misheff, Pietro Pagliardini, Al - manacco romano, Gabriella Rouf, Nikos A. Salìngaros, Stefano Serafini, Stefano Silvestri, Francesco Borselli, Iacopo Cricelli, Massimiliano Dominici. Copyright 2010 Stefano Borselli. Email: il.covile@gmail.com. Arretrati disponibili a www.ilcovile.it. Font utilizzati: per la testata i Morris Roman di Dieter Steffmann e i Morris Ornament della HiH Retrofonts, per il testo i Fell Types realizzati da Igino Marini, www.iginomarini.com. Software: impaginazione OpenOffice.org, immagini GIMP.
    • |(2)|ZZZZZZZZZZZZZZZZZZ stesso creati) servirono ad esprimere, due se-C artagloria m coli fa, sia gli ultimi anni dellAncien Régime sia i primi di unera nuova. Quello che la Ri-zzzzzzzzzzzzzzzzzz voluzione rinnegò della sua opera sono le DI STEFANO BORSELLI “vignette”, vale a dire lo straordinario assor-La ritirata delle vignette. timento decorativo (il cui iniziatore fu il suoQuella dei Fournier è stata una dinastia di tipo- contemporaneo Luce5, stampatore del re).grafi, la più importante della storia francese. Il Queste vignette, componibili come dei carat-padre del più celebre Pierre Simon, Jean Clau- teri tipografici in piombo, dovevano rimpiaz-de, era anchegli nel mestiere. Nel 1825, 60 an- zare le vecchie vignette incise su legno e leni dopo il Manuel di Pierre Simon un altro affascinanti piccole stampe su rame dei mae-Fournier, Henri, stampa sempre a Parigi nella stri alla moda. Il gusto degli ornamenti (ro- cocò), cari alla Pompadour, cedette il posto,sua tipografia in rue de la Seine, un Traité de la sotto Luigi XVI al gusto severo di un decorotypographie, ma ormai i decori sono quasi di- sobrio ispirato dallAntico. […]menticati, il frontespizio è desolato. Pierre-Simon Fournier, detto il Giovane6 (1712-1768) — del quale ci occupiamo qui — pubblica nel 1766 il suo Manuel typogra- phique nel quale cita i migliori maestri di scrittura del Rinascimento: i Palatino (Roma 1545), i Cresci (Venezia 1575), i Francesco Luca (Madrid 1580) e le lettere incise da Theodore e Israël de Bry (Leipzig 1596). Egli conosce il celebre trattato di Geoffroy Tory, il Traité sur la fonderie, limprimerie et le langues anciennes di Gennesner (Leipzig 1742) […].”Per comprendere cosera successo nel frattem-po, facciamo ricorso ad un grande studioso del-la materia, anchegli (come tutti in questa sto-ria, tranne le déesses) incisore e tipografo, Gé-rard Blanchard (1927-1998). Dal suo saggio“Le «Fournier»: caractère du bicentenaire”4 tra-iamo due brevi ritratti: il secondo personaggiolo chiameremo anche a testimoniare. 5 Louis-René Luce, (Parigi, 1695-1774), incisore della Stampe- ria Reale, pubblicò nel 1771 Essai d’une nouvelle typographie ornée de vignettes, fleurons, trophées, filets, cadres et cartels, inventés, des- . Pierre Simon Fournier le jeune. sinés et exécutés par L. Luce, graveur du roi, pour son imprimerie royale. “Sembra che in Francia si sia del tutto di- 6 I soli studi, pubblicati in Francia, che permettono di compren- menticato Fournier, i cui caratteri (da lui dere le dinastie della famiglia Fournier sono in: Jeanne Veyrin- Forrer, La lettre e le texte, trente années de recherches sur lhistoire4 In: Communication et langages. N°82, 4° trimestre 1989. pp. du livre, Edition de lÉcole normale supérieure de jeunes filles,32-48. Disponibile a: http://www.persee.fr. 1987, Paris. N.D.A.d Il Covilef N° 600
    • |(3)| di quella che oggi chiameremmo la grande im- . Antoine François Momoro. postura, porti una maschera: “légers, philo- “Antoine-François Momoro è nato a Besan- sophes aimables, nous voulons paroître philoso- çon nel 1756 e morto sulla ghigliottina nel phes profonds, réfléchis, misantropiques mêmes: 1794, condannato da Robespierre con tutta nous nous refusons de rire quand nous en brûlons una carretta damici herbertisti. denvie; nous, etc. nous, etc. etc.”. Ecco comè Stampatore e fonditore di caratteri come andata: la ghiaccia e funerea bellezza dei ca- professione, arriva a Parigi. Nel 1785 scrive il ratteri del celebrato asse Baskerville-Bodoni- suo Traité élémentaire [...]. Nel 1787 è accol- Didot è potuta diventare norma, facendo sfio- to nella corporazione dei librai e sinstalla rire le pagine stampate, solo insieme allavven- come stampatore-libraio in rue de la Harpe. to dellhomo ideologicus, dal “volto che giam- Ha sposato la figlia di Jean-François Four- mai non rise”.9 Ma lasciamo la parola a Mo- nier7 del quale aggiunge la fonderia di carat- moro, per concludere poi con unimmagine teri al suo fondo commerciale. […] La sua positiva, un lavoro del nostro William Morris ammirazione per Pierre-Simon Fournier è (1834 – 1896), sulla quale ritorneremo. (S. B.) senza limiti e nel suo Traité egli rinvia co- stantemente allopera dellillustre parente. […] . La vignetta in tipografia.10 Nel 1789 Momoro prende partito per la ri- “Ci sono delle vignette in caratteri tipografi- voluzione […] è membro del celebre club dei ci (font) e delle vignette in legno. Cordiglieri. Amico di Herbert, si separa da Le vignette in caratteri tipografici sono Danton e da Robespierre che considera trop- piccole incisioni ornamentali, montate dal po moderati. È inviato molte volte in missio- compositore seguendo la giustificazione del- ne nei dipartimenti francesi ed in Vandea per la sua opera e secondo il suo gusto, disposte sorvegliare le operazioni dei generali. Mem- in testa ad un volume o allinizio di un nuovo bro influente del Consiglio municipale di Pa- capitolo. Queste possono essere di larghezze rigi, è lui che inventa il motto “Liberté, égali- diverse, diverse giustificazioni e diversi dise- té, fraternité”8 che fa incidere sui monumenti gni. di Parigi. Organizzatore di feste, fa imperso- nare a sua moglie Sofia, nata Fournier, la dea Ragione a Notre-Dame, secondo alcuni a Saint-André-des-Arts.”Ci aspetteremmo allora di trovare nel manualedel rivoluzionario antiaristocratico ed anticri-stiano Momoro un pieno dispiegamento di Le vignette in legno o le calcografie servo-quella sensibilità ostile allornamento alla no allo stesso scopo di quelle in caratteri ti-quale accennava Blanchard. Invece no, quan- pografici; ma sono più comunemente utiliz-do Momoro lascia il berretto frigio per ritor- zate. Si collocano in testa ad unopera o ad unnare tipografo, rientra in se stesso e racconta nuovo argomento, alle diverse parti, divisio-in tutta verità come il suo mondo, prigioniero ni, prefazioni, ecc.7 Jean-François Fournier, figlio di Jean-Pierre detto il Maggio- 9 Sono versi di Giosuè Carducci su Giuseppe Mazzini. Ridevanore, fu fonditore del re, a Parigi, nel 1786. È il fratello di Simon- poco anche i giansenisti: il Covile proverà a mettere nel dovuto ri-Pierre e di quel Fournier dAuxerre protettore di Restif de La salto il loro ruolo nella formazione del gusto dellamor vacui.Bretonne […] N.D.A. 10 Voce “Vignette” dal Traité élémentaire de l’imprimerie, ou le8 Pura casualità, ma nello scorso numero Richard Stallman inizia- Manuel de l’imprimeur, di Antoine François Momoro, chez l’au-va la sua conferenza con lo stesso slogan. teur, Paris, 1793, pp. 328-330.10 settembre 2010 Anno X
    • |(4)| necessità. Nelle opere, tuttavia, quando si mette una vignetta, nel farlo si devono seguire i seguenti principi. 1°. Mettere sempre le vignette sulle pagine dispari, e quindi non metterle mai sulle pagi- ne pari se non è assolutamente necessario. Il gusto delle vignette sembra attualmente 2°. Mai mettere spazio tra la vignette in le- passare e gli inglesi ci hanno trasmesso questa gno e la linea del titolo corrente, dove di so- avversione contro di esse, come ci hanno fat- lito si trova il numero o folio. to nascere il desiderio di imitarli in tutto: 3°. Proporzionare lo spazio intorno ai fleu- leggeri, filosofi amabili, noi vogliamo sem- rons che si inseriscono, in modo che ve ne sia brare filosofi profondi, riflessivi, financo mi- un poco di più in basso che sopra. santropi: noi ci rifiutiamo di ridere anche 4°. Quando si hanno calcografie da inserire quando ne bruciamo dalla voglia, noi, ecc., dopo i fogli di stampa, lasciare lo spazio noi, ecc., ecc. bianco adatto a tale scopo. 5°. Scegliere dei fleurons meno larghi della pagina in cui si dovranno porre, prenderli di un soggetto analogo alla materia del libro, piacevoli al colpo docchio, e scartare quelli cui il troppo uso ha cancellato le tracce, che diventano pastosi alla stampa.” Di conseguenza ritiriamo le vignette11, per non mettere proprio niente nella testata di un libro. Consultate le Oeuvres de Voltaire, stam- pate a Kelh, dalla Società tipografico-lette- raria, con i caratteri di Baskerville, nel 1780 e negli anni successivi: non troverete una sola vignetta, non un cordon de vignette, non un filet, ad eccezione di quelli detti inglesi, che sono di questo tipo: In questo modo, noi diamo al pubblico sol- tanto il puro testo, e non larghe vignette o Non prævalebunt: la pagina ornata ritorna. grandi ornamenti moltiplicati spesso senza Poems Chosen Out of the Works of Samuel Taylor Coleridge, Kelmscott Press, 1896.11 Nelloriginale: “En conséquence nous retranchons les vignettes”.d Il Covilef N° 600
    • A DIRETTA DA N°609 RIVISTA APERIODICA STEFANO BORSELLI d Il Covilef B¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬ ANNO X RISORSE CONVIVIALI E VARIA UMANITÀ 18 OTTOBRE 2010Penetriamo nuovamente in epoche che non aspettano dal filosofo né una spiegazione né una trasformazione del mondo, ma la costruzione di rifugi contro l’inclemenza del tempo. Nicolás Gómez Dávilaa Questo numero / This issue. tradizione che ha permesso a volte ai dise- gnatori di caratteri di utilizzare (chiaramenteUn altro numero bilingue, dato il particolare tema con discrezione) varie larghezze della stessatrattato. La versione in inglese è a pag. 5. / Another lettera (come alcuni font disegnati e tagliatibilingual issue, given the particular subject. The Eng- da Rudolf Koch). In terzo luogo, per consen-lish version starts on page 5. N tire ai disegnatori di caratteri di inventare nuovi segni (che nessuno osi chiamarli lette- re!) per quanto i progettisti e i tipografi diZZZZZZZZZZZZZZZZZZ mentalità classica possano aborrire lidea.” C artagloria m . LUC DEVROYE & MICHAELzzzzzzzzzzzzzzzzzzRandom Fonts & Random Layout. MCDOUGAL. *** DI STEFANO BORSELLI Successivamente, nel 1995, apparve il lavoro di Luc Devroye e Michael McDougal Random. JACQUES ANDRÉ & BRUNO BORGHI. fonts for the simulation of handwriting 2. Nel sag-Il primo pionieristico studio sullargomento che gio si presentavano, con esempi concreti, duequi trattiamo è del 1989: si tratta di un breve ar- metodi per ottenere una quasi impercettibile dif-ticolo di Jacques André e Bruno Borghi dal ti- ferenza tra ogni istanza della stessa lettera.tolo Dynamic fonts1. In esso venivano esploratele possibilità offerte dalla composizione tipo-grafica computerizzata, che avrebbe permesso direndere gli esemplari di una stessa lettera in untesto diversi ognuno dallaltro. Figura 2. Tratta da Random fonts. Lo scopo, enunciato nel titolo e sostanzialmente raggiunto, era avvicinarsi quanto possibile alla Figura 1. Tratta da Dynamic fonts. scrittura manuale, come esemplificato nel deli-I due autori concludevano: zioso, non solo tipograficamente, “menù to- scano” che gli autori proponevano a pag. 294. “Perché questi font [dinamici]? Primo, per riprodurre la complessità del mondo reale, che è non deterministica (come, ad esempio, . UN PRIMO BILANCIO. la simulazione dei caratteri scritti a mano). Ventanni dopo dobbiamo purtroppo rilevare che In secondo luogo, per far rivivere la vecchia sulla via indicata poco si è avanzato, nonostante le metodologie e gli standard per la de finizione*** Non avrei potuto scrivere questo articolo senza il sostegno dei caratteri abbiano visto un notevole sviluppo3.e i preziosi consigli di Massimiliano Dominici, che qui ringra-zio insieme a Francesco Borselli per la traduzione. 2 Electronic Publishing, Vol. 8(4), 281–294, dicembre 19951 In “Raster Imaging and Digital Typography” ( J. André e R. 3 Vedi lo standard OpenType, in particolare per la scrittura diD. Hersch), Cambridge University Press, 1989, p. 198-204. lingue non occidentali, ma anche per la gestione di legature, Il Covile è una pubblicazione non periodica e non commerciale, ai sensi della Leg- ge sull’Editoria n. 62 del 2001. ☞Redazione: Stefano Borselli (direttore), Ric- cardo De Benedetti, Pietro De Marco, Armando Ermini, Luciano Funari, Giu- seppe Ghini, Ciro Lomonte, Ettore Maria Mazzola, Alzek Misheff, Pietro Pa- gliardini, Almanacco romano, Gabriella Rouf, Nikos A. Salìngaros, Stefano Se- rafini, Stefano Silvestri, Francesco Borselli, Iacopo Cricelli, Massimiliano Dominici. ☞ © 2010 Stefano Borselli. Questa rivista è licenziata sotto Creative Commons Attribuzione. Non commerciale. Non opere derivate 2.5 Italia Li- cense. ☞Email: il.covile@gmail.com. ☞Arretrati disponibili a www.ilcovile.it. ☞Font utilizzati: per la testata i Morris Roman di Dieter Steffmann e i Morris Ornament della HiH Retrofonts, per il testo i Fell Types realizzati da Igino Marini, www.iginomarini.com. ☞Software: impaginazione OpenOffice, immagini GIMP.
    • |(2)| uso di queste tecniche rispetto alliniziale pro- posta André-Borghi, condizionando in qualche modo gli stessi successivi indirizzi di ricerca. In- fatti, secondo Devroye e McDougal: “Non cè bisogno di font random nei testi or- dinari, ma crediamo che ci siano enormi pos- sibilità, come nelle lettere private, la pubbli- cità personalizzata, generatori automatici di lettere tipo, in matematica (testi in cui si vuo- le emulare la matematica alla lavagna), dida- scalie e fumetti di Tintin 5, le strisce in gene- re, menù dei ristoranti, generazione dei cam- pioni di prova per la scrittura di caratteri, si- stemi di riconoscimento, e tutte le applica- zioni che richiedono un contatto umano.” Diversamente noi siamo convinti che il campo di Figura 3. Tratta da Random fonts. “Italian menu”. applicazione naturale di queste nuove possibilitàÈ vero infatti che questi nuovi standard hanno offerte dalla composizione al computer sia pro-permesso, grazie a tecniche complesse e qualche prio la stampa ordinaria, in particolare libri e ri-trucco, di rendere disponibili font con varianti, viste di qualità6, e che i caratteri da trattare conma più per il campo della grafica che per quello algoritmi random non siano bizzarrie “creative” o solo quelli, certo belli ed utili, di tipo script, ma tutti, dai classici con grazie (serif ) come Palati- no, Garamond, Times, ai sans serif come Helve- tica o Arial. . NUOVE TEORIE SULLA BELLEZZA PERCEPITA. Esiste una teoria (per tutti si veda Twelve Lec- tures On Architecture — Algorithmic Sustainable Figura 4. Forme alternative dello stesso carattere Design7 di Nikos A. Salìngaros) secondo la quale in Zapfino, il font script di Hermann Zapf, cè un fondamento biologico-evolutivo alla per- 5. Varianti ornate (swash letters) per fine riga. cezione della bellezza, che si è sviluppata nella contemplazione attiva della natura.delleditoria vera e propria4. E in natura lordine e la simmetria sono ot- tenuti con forme che si ripetono8, ma mai per-. A COSA SERVONO? 5 Il professor Devroye, insegna Computer Science alla Mc-A nostro avviso gli autori di Random fonts ri- Gill University di Montreal, Canada, ma è belga. Il professordussero eccessivamente la portata ed il possibile André insegna a Rennes: questa dei font random appare come una faccenda francofona... 6 Possiamo già annunciare che Il Covile farà con piacere uso diabbellimenti e forme alternative dello stesso carattere. queste tecniche appena saranno disponibili.4 Chi volesse notizie aggiornate sul tema randomized fonts e 7 Editore www.umbau-verlag.com. Si vedano in particolare lesul relativo bagaglio di esperienze e risultati concreti, faccia pagine 32 e 174-175. Il testo si segnala anche per la qualità eriferimento allapposita pagina del sito di Luc Devroye, ric- loriginalità delle scelte tipografiche.chissimo di informazioni sulla tipografia. 8 Spesso la forma si mantiene anche alle scale superiori. SonoURL: http://cg.scs.carleton.ca/~luc/randomizedfonts.html. i frattali: alberi, foglie, paesaggi. Sempre di Nikos A. Salìnga-d Il Covilef N° 609
    • |(3)|fettamente identiche: si pensi alle foglie di una ratteri non sono troppo piccoli, come nella mas-margherita, a prima vista tutte uguali, ma in sima10 che segue, lirregolarità del profilo è benrealtà ognuna unica. visibile. There is hardly anything in the Figura 6. Margherita. world that somePer le stesse ragioni un ordine portato allestre- man cannot makemo è percepito come disarmonico, perturbante, a little worse andalieno. sell a little chea- per, and the peo- ple who consider price only are this mans lawful prey. John Ruskin Figura 8. Carattere IM FELL DW Pica 16.5 punti. Figura 7. Sedie pressofuse. . UNA BUONA BATTAGLIA.Ecco spiegato perché i bibliofili sono così inna- Il nome di John Ruskin non è comparso a caso. Sì, come il grande pensatore inglese denunciava,morati delle edizioni cinque-settecentesche, che lo sviluppo dellindustrializzazione, anche in ti-ritengono insuperate. Non si tratta solo della pografia, si è definito come un processo di perdi-preziosità della rilegatura o della qualità della ta di possibilità espressive e soprattutto di bellez-carta: quelle edizioni primeggiano anche nella za. Ma la composizione al computer può/develettura su schermo LCD. Oppure si consideri il consentire di invertire finalmente quel trend se-fascino e il senso di pace e armonia dei chiostri colare? È stata questa la scommessa di Hermannmedievali, realizzati con colonne una diversadallaltra. Tornando alla tipografia, là dove si ri- Zapf11, unanimemente considerato il più grandecerca il massimo di eleganza a volte si ricorre a disegnatore di caratteri del XX secolo, scom-font volutamente imperfetti, come ad esempio i messa in linea con quella di William Morris e laFell types9, usati normalmente dal Covile. Se i ca- sua Kelmscott Press (1890), come con lopera di Stanley Morison ed il gruppo della rivista Theros si veda A Theory of Architecture, Umbau-Verlag, Solingen, Fleuron (1923-1930).Germania, 2006.9 Superbamente resi in formato digitale da Igino Marini, vedi 10 “È difficile trovare al mondo qualcosa che un uomo nonIl Covile n° 531. I caratteri, creati da maestri olandesi, prendo- possa rifare un po peggio e far costare un po meno, e la genteno il nome da John Fell (1625–1686) che se ne approvvigionò che bada solo al prezzo è preda legittima di costui.”per la nascente Oxford University Press. 11 Vedi Il Covile n° 39.18 ottobre 2010 Anno X
    • |(4)| XXXXXXXXXXXXXXXXXXX ADDENDA. ESEMPI DA UN GRANDE CLASSICO. Figura 9. Colonne di forma varia, simmetricamente distanziate. Da Twelve Lectures.. AUSPICIO.Se si assume che la bellezza richiede un ordi-ne “naturale” e non meccanico, allora non cisi può fermare al font, cioè alla definizionedel carattere, nel quale si dovrà introdurreuna aleatorietà sia di forma, assumendo neglistandard le tecniche di Devroye-McDougal osimili, che di crenatura12 (kerning). È linteraimpaginazione, il layout, che deve diventarerandom: la proposta13 è di rendere disponibileun quid di indeterminazione, una piccola dif-ferenza, anche nella giustezza e nellaltezza Figura 10. Francesco Colonna, Hypnerotomachia Poliphili, Ed. Aldo Manuzio, Venezia 1499.di ogni singola linea, così come nelle di-mensioni di ogni singolo carattere e nella suacollocazione verticale. E le stesse griglie sullequali i caratteri si dispongono non dovrebbe- Figura 11. Ibidem. Ingrandimentoro essere formate di matematiche rette paral- delle prime esse minuscole.lele, ma ricordare quelle tirate a mano o construmenti alla scala umana come riga e squa-dra. Ciò avrebbe unulteriore conseguenzapositiva: farebbe aumentare sensibilmente imargini operativi, i trucchi del mestiere checonsentono ai programmi tipografici la buo-na giustificazione del paragrafo.STEFANO BORSELLI12 Cioè la distanza tra coppie di caratteri, che permette la loroconcatenazione ottica. Una chiara spiegazione della crenaturaa: http://www.giofugatype.com/lettering/lettcre.htm. Figura 12. Ibidem. Lallineamento13 Queste osservazioni vogliono essere anche un messaggio inbottiglia alla benemerita comunità di sviluppatori che produce verticale e orizzontale.software tipografico libero e gratuito, nonché di grande quali-tà, come Latex od OpenOffice. A quando una versione dove trale opzioni del paragrafo oltre a larghezza allineamento ecc,vedremo anche “Attiva simulazione composizione manuale”,magari con valore di variabilità assegnabile? Figura 13. Ibidem. Swash letter.d Il Covilef N° 609
    • |(5)|ZZZZZZZZZZZZZZZZZZE nglish version mzzzzzzzzzzzzzzzzzz. JACQUES ANDRÉ AND BRUNO BORGHI. The first pioneering study on the topic we are Figure 2. Taken from Random Fonts.dealing with is dated 1989: it is a short article byJacques André and Bruno Borghi named Dy- Their goal, clearly expressed in the title andnamic fonts14. In it were explored the chances substantially reached, was to get as close as pos-offered by computerized typographical compu- sible to handwriting, as shown in the not just ty-tation, a tool that would have made possible to pographically lovely “tuscan menu” the authorsset the many exemplars of any single letter in a proposed on page 294.given text all different from one another.. Figure 1. Taken from Dynamic Fonts. The two authors concluded “[...] Why such fonts? First to reproduce the complexity of the real world, which is non-deterministic (e.g. to simulate handwrit- ten characters). Secondly, to revive the old tradition which sometimes allowed typeset- ters to use various (clearly discrete) letter widths (e.g. some type designed and cut by Rudolf Koch). And thirdly, to allow charac- ter designers to invent new signs (one dares not call them letters!) however much classic- ally-minded designers and typographers dis- like the idea [...]”. LUC DEVROYE AND MICHAELMCDOUGAL. Figure 3. Taken from Random Fonts. “Italian menu”.Later on, in 1995, Luc Devroye and MichaelMcDougal released the work Random fonts for . A FIRST BALANCE.the simulation of handwriting15. In this essay the Twenty years have passed and sadly we have toauthors presented two methods of obtaining an admit that little has been done to proceed on thisalmost imperceptible difference between any in- path, although in the meantime the meth-stance of the same letter. odologies and standards for fonts definition have had a significant development16. As a mat-14 In “Raster Imaging and Digital Typography” ( J. André eR.D.Hersch, ed.), Cambridge University Press, 1989, pp. 198-204. 16 See the OpenType standard, especially for writing non-15 Electronic Publishing, Vol. 8(4), pp. 281–294, December Western languages, but also for the management of slurs, em-1995. bellishments and alternative forms of the same character.18 ottobre 2010 Anno X
    • |(6)|ter of fact, it stands true that these new standards Instead, we believe that the natural field of ap-made it possible, thanks both to complex tech- plication for the new possibilities offered byniques and to a few tricks, to make fonts with computerized computation is actual publishing,variations available, but more in graphic art than particularly quality books and magazines 19, andin actual publishing17. that the fonts to be treated with random al- gorithms are not just either “creative” oddities or the useful and pretty script type ones, but their whole set, from the classical serif, like Palatino, Garamond, or Times, to the sans serif, like Hel- vetica or Arial. . NEW THEORIES ON PERCEIVED BEAUTY. A theory exists (see Lectures On Architecture — Figure 4-Alternative shapes of the same character in Algorithmic Sustainable Design20, by Nikos A. Zapfino, Hermann Zapf s script font. Salìngaros) according to which there is a biolo- 5. Swash letters for the end of the line. gical-evolutionary basis to the perception of beauty, a basis which has developed through the. WHAT DO WE NEED THEM FOR? active contemplation of nature. And in nature order and symmetry are ob-In our opinion the authors of Random fonts re- tained with shapes that repeat themselves21, butduced excessively the extent and possible usage are never exactly the same: just think of theof these techniques in respect to the original leaves of a daisy, at first sight all identical, but inproposal by André-Borghi, in some way influen- fact each one unique.cing the same subsequent address of research. Infact, according to Devroye and McDougal: “[...] There is little need for random fonts in ordinary texts, but we believe that there are enormous possibilities such as in private mail, personalized advertisements, automatic form letter generators, mathematics texts in which one wants to emulate blackboard mathemat- ics, captions in Tintin18 and comic strips in general, restaurant menus, the generation of test samples for handwriting character re- cognition systems, and all applications re- Figure 6. Daisy. quiring a human touch.” For the same reasons an order carried to the ex-17 Who woud like to have updated news on randomized fonts 19 We can already announce that Il Covile will use these tech-and the related baggage of experiences and concrete results, niques with pleasure as soon as theyll be available.refer to the appropriate page on the site of Luc Devroye, full 20 Published by www.umbau-verlag.com. See pages 32 andof information on typography. 174-5. We also bring to your attention the quality and origin-URL: http://cg.scs.carleton.ca/~luc/randomizedfonts.html. ality of the typographical choices for this text.18 Professor Devroye teaches Computer Science at McGill 21 Often the shape is maintained even at higher scales. TheseUniversity of Montreal, Canada, but is Belgian. Professor An- are fractals: trees, leaves, landscapes. Again by Nikos A.Sa-dré teaches in Rennes: The whole random fonts story looks lingaros, see A Theory of Architecture, Umbau-Verlag, Solin-like a francophone affair... gen, Germany, 2006d Il Covilef N° 609
    • |(7)|treme is perceived as discordant, disturbing, Back to typography, sometimes, in case the mostalien. elegance is sought, deliberately imperfect fonts are adopted, such as, for example, the Fell types22 normally used by Il Covile. If characters arent too small, as in the common saying shown below, the irregularity of the profile is clearly visible. There is hardly anything in the world that some man cannot make a little worse and sell a little chea- Figure 7. Die casting chairs. per, and the peo- ple who considerHeres why bibliophiles are so in love with thesixteen-eighteenth century editions, which they price only are thisconsider unsurpassed. It is not just the pre- mans lawful prey.ciousness of the binding or the quality of the pa- John Ruskinper: those editions also stand out in reading onthe LCD screen. To make another example, justtake the charm and sense of peace and harmonyof the medieval cloisters, built with all different Figure 9. IM FELL DW Pica (16.5 points) font.columns. . A GOOD BATTLE. The name of John Ruskin didnt appear by chance. In fact, just like the great English thinker denounced, the development of indus- trialization, including typography, defined itself as a process of loss of expressive possibilities and above all of beauty. However is it possible thatFigure 8. Variously shaped columns, symmetrically spaced. computer composition can/should make it pos- From Twelve Lectures. sible to finally reverse this secular trend. This was the gamble of Hermann Zapf 23, unan- 22 Superbly reproduced in digital format by Igino Marini, see Il Covile 531. These fonts, created by Dutch masters, owe their name to John Fell (1625-1686) who decided to use them for the newborn Oxford University Press. 23 See Il Covile 539.18 ottobre 2010 Anno X
    • |(8)|imously regarded as the greatest fonts designer XXXXXXXXXXXXXXXXXXXof the twentieth century, a gamble in line with ADDENDA. EXAMPLES FROM A GREATthe one of William Morris and his Kelmscott CLASSIC .Press (1890), as with the work of Stanley Mor-ison and the group of The Fleuron magazine(1923-1930).. OMEN.If we assume that beauty requires a "natural" or-der and not a mechanical one, then we cant stopat the font, that is the definition of the character,in which we will have to introduce a randomnessboth of shape, taking into the standard the tech-niques of Devroye-McDougal and similar ones,and of kerning24. It is the whole layout whichmust be random: the proposal25 is to make avail-able a quid of uncertainty, a small difference,also in the measure and height of each line, aswell as in the size of each single character and inits vertical position. And the same grids on whichcharacters are disposed should not be formed bymathematically parallel lines, but should re-member those drawn by hand or with human Figure 10. Francesco Colonna, Hypnerotomachia Poliphili,scaled tools as a ruler and a set square. Ed. Aldo Manuzio, Venezia 1499. This would have a further positive outcome:it would significantly increase operating mar-gins, the tricks of the trade that permit typo-graphical programs to achieve the good justifica- Figure 11. Ibidem. Magnification of the first letters “s”.tion of paragraphs.STEFANO BORSELLI Z [24 i.e. the distance between couples of characters, which al-lows their optical concatenation. A clear explanation of kern-ing is available on the Giò Fuga website:http://www.giofugatype.com/lettering/lettcre.htm. Figure 12. Ibidem. Horizontal and vertical alignment.25 These observations also want to be message in a bottle tothe worthy community of developers that produces free highquality typographical software, as Latex or OpenOffice. Whenwill we have a version where between the paragraph options,besides alignment width etc., we will see also “Activate hand- Figura 13. Ibidem. Swash letter “m”.writing simulation”, perhaps with an assignable variability va-lue?d Il Covilef N° 609
    • A DIRETTA DA N°613 RIVISTA APERIODICA STEFANO BORSELLI d Il Covilef B¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬ ANNO X RISORSE CONVIVIALI E VARIA UMANITÀ 10 NOVEMBRE 2010Penetriamo nuovamente in epoche che non aspettano dal filosofo né una spiegazione né una trasformazione del mondo, ma la costruzione di rifugi contro l’inclemenza del tempo. Nicolás Gómez Dávila I caratteri Fraktur e lanima tedesca A cura di Stefano BorselliSe è cosa nota e universalmente risaputa, come direbbeJane Austen, che nel cuore dellanima tedesca cè il a Tanti contro il Fraktur.bosco, meno diffusa è la cognizione che Adolf Hitler Sono qui presentate in forma ridotta e rivista le vociimpiantò il suo funesto quartier generale nella Selva Antiqua, Fraktur e Disputa Antiqua-Fraktur di Wikipedia.Nera proprio allo scopo di uccidere quellanima, comenel 1939 un profetico Ernst Jünger intravedeva e . PREMESSA.narrava ne Le scogliere di marmo. Antiqua, conosciuto anche come carattere ve- Questo numero speciale inizia col racconto di unepisodio della guerra nazista alle tradizioni locali: la neziano, è un carattere creato da Nicolas Jen-proibizione della scrittura gotica, una scrittura così son e diffuso tra il 1470 e il 1600. È stato usatointimamente legata al popolo tedesco da essere stata nelle Aldine, le edizioni di Aldo Manuzio.conservata anche nellemigrazione in America. Ne LAntiqua è modellato come sintesi tra le lette-parliamo a pagina quattro, presentando i Fraktur del- re maiuscole latine e la scrittura carolingia.la Pennsylvania. In settima pagina due artiste con-temporanee raccontano di sé e del loro incontro conquesta forma darte, nato allinsegna del dono: doniche si fanno, doni che si ricevono. N Un esempio del carattere di Nicolas Jenson usato a Venezia intorno al 1470. Il tipo di scrittura Fraktur1 (in inglese Black- letter) fu inventato dalla cancelleria boema di Massimiliano I. Nel 1513 ad opera dello stam- 1 Unutile raccolta di font Fraktur free realizzati da Dieter Steffmann (ne provengono i Kleist-Fraktur del titolo) a: http://moorstation.org/typoasis/designers/steffmann/index.htm . Una bella sezione di TypeOasis dedicata alle Blackletters in generale (non solo Fraktur, ma anche Schwabacher e altro), Il testo di riferimento sui Fraktur della Pennsylvania. corredata di testi introduttivi interessanti a: http://www.moorstation.org/typoasis/blackletter/index.htm. Il Covile è una pubblicazione non periodica e non commerciale, ai sensi della Legge sull’Editoria n. 62 del 2001. ☞Redazione: Stefano Borselli (direttore), Riccardo De Benedetti, Pietro De Marco, Armando Ermini, Luciano Funari, Giuseppe Ghini, Ciro Lomonte, Ettore Maria Mazzola, Alzek Misheff, Pietro Pagliardini, Almanacco romano, Gabriella Rouf, Nikos A. Salìngaros, Andrea Sciffo, Stefano Serafini, Stefano Silvestri, Francesco Borselli, Iacopo Cricelli, Massimiliano Do- minici. ☞ © 2010 Stefano Borselli. Questa rivista è licenziata sotto Creative Commons Attribuzione. Non commerciale. Non opere derivate 2.5 Italia Li- cense. ☞Email: il.covile@gmail.com. ☞Arretrati disponibili a www.ilcovile.it. ☞Font utilizzati: per la testata i Morris Roman di Dieter Steffmann e i Morris Ornament della HiH Retrofonts, per il testo i Fell Types realizzati da Igino Marini, www.iginomarini.com. ☞Software: impaginazione OpenOffice, immagini GIMP.
    • |(2)|patore di corte Schönsperger fu infatti realizza- Il XIX secoloto con questi caratteri un pregevole Gebetbuch e, Un apice nella controversia fu raggiunto per lanel 1517, il romanzo Theuerdank. prima volta nellanno 1800, un periodo nella Il nome (dal latino fractus “rotto") deriva storia della Germania in cui si tentò di definireproprio dal carattere spezzato della grafia goti- quali valori culturali fossero comuni a tutti i te-ca e nasce come scrittura di corte elegante. Lu- deschi. Vi fu un grande impegno per definire iso del carattere Fraktur si diffuse nei territori canoni della letteratura nazionale tedesca — adgermanici già nel XVI secolo, soppiantando la esempio per la raccolta di fiabe dei fratelliSchwabacher, e venne particolarmente amato Grimm — e di creare una grammatica tedescanel XVII durante il Barocco. unificata. Nel contesto di queste discussioni, i due caratteri tipografici furono sempre più schierati: lAntiqua venne visto come “non–te- desco” e fu ritenuto rappresentante di caratteri- stiche come “superficiale”, “leggero” e “poco serio”. In alternativa il Fraktur, con la sua scrittura “nera” e densa, fu identificato come Walbaum-Fraktur (1800) portatore di virtù tedesche quali profondità e sobrietà. Dai classicisti ci furono proposte di abban- Durante il romanticismo, dal quale il me-donarla e di passare ad una grafia che sembrasse dioevo veniva esaltato, il font Fraktur ebbe inmeno antiquata, ma nel 1790 la scelta per il più la (storicamente incorretta) interpretazioneFraktur di Johann Hunger, prestigioso editore di rappresentante del gotico tedesco. La madredi Berlino, sancì laffermazione di quello che fu di Goethe consigliò il figlio, che utilizzavail carattere tedesco standard per tutto il XIX lAntiqua, di rimanere — “per amor di Dio” —secolo e fino al XX. tedesco anche nella scrittura delle sue lettere. Goethe naturalmente riprese ad usare il Frak- tur. Anche Otto von Bismarck fu un forte soste- nitore dei caratteri tedeschi: rifiutava di riceve-. LA DISPUTA ANTIQUA-FRAKTUR. re in dono libri tedeschi in caratteri Antiqua e liIn molti paesi europei i caratteri gotici spariro- restituiva al donatore con questa frase: “Deu-no dopo la creazione del carattere Antiqua. Al tsche Bücher in lateinischen Buchstaben lese ichcontrario in Germania entrambi i caratteri coe- nicht!” 2 (Non leggo libri tedeschi in scritturasistettero fino alla prima metà del XX secolo latina!)per assumere anche connotati ideologici, il chediede luogo a lunghe ed astiose dispute su quale Il XX secolofosse il carattere corretto da usare. La disputa tra lAntiqua e il Fraktur continuò Storicamente la disputa ha origine dai diffe- nel XX secolo. Gli argomenti a favore delrenti utilizzi di questi due caratteri nei testi col- Fraktur non erano solamente basati su una per-ti — per i testi Latini, veniva normalmente cezione storica e culturale ma anche sul fattousato il carattere Antiqua, mentre il Fraktur era che il Fraktur veniva considerato più adatto perusato di preferenza per i lavori scritti in tede- le stampa in tedesco e in altre lingue germani-sco. che, essendo più leggibile dellAntiqua per que- 2 Citata in: Adolf Reinecke, Die deutsche Buchstabenschrift, 1910.d Il Covilef N° 613
    • |(3)|sto scopo3. gotica è formata da lettere ebraiche Schwa- Il 4 maggio 1911 un altro picco nella disputa bacher […]». Con questo decreto, il dilemmafu raggiunto durante un voto al Reichstag. La di ‘tedesco’ o ‘moderno’ era risolto. Il gotico,Verein für Altschrift (‘società per lantica scrit- per mezzo di una storia fabbricata, era di-tura’) che sosteneva lAntiqua sottopose una chiarato ‘ebreo’ e condannato; il futuro sa-proposta per renderlo il carattere ufficiale (il rebbe stato del ‘romano’. Come il FührerFraktur era stato il carattere ufficiale della fon- aveva adottato uno stile neoclassico per lar-dazione dellImpero tedesco) e di non insegna- chitettura pubblica, così le parole del Reichre più il Kurrent tedesco nelle scuole. Dopo un Millenario si sarebbero vestite dellautoritàlungo, e in alcuni momenti acceso, dibattito la senza tempo e senza confini delle lettere ‘ro-proposta fu respinta per 85 contro 82 voti. mane’.4” Si suppone che la ragione di questo cambia-Il periodo nazista mento didea sia stata la maggiore comprensibi-Luso del carattere Fraktur fu fortemente diffu- lità dellAntiqua per i popoli non di lingua te-so durante il periodo nazista, ma dopo essere desca che vivevano nelle aree occupate. Questastato propagandato come il solo autentico ipotesi è contraddetta dal fatto che i nazisti ab-esempio di scrittura tedesca fu vietato nel 1941. biano stampato libri, giornali e vari testi desti- “Questo fu lanno della svolta, decisiva quan- nati allestero in Antiqua per molto tempo. Di to repentina, annunciata in un decreto firma- conseguenza, sarebbero stati in grado di stam- to da Martin Bormann: «È falso considerare pare tutto il necessario alle zone occupate senza o descrivere la cosiddetta scrittura gotica co- che ci fosse bisogno di cambiare lo stile di ca- me tedesca. In realtà la cosiddetta scrittura rattere in uso nelle zone di lingua tedesca. Verosimilmente fu Adolf Hitler la causa del divieto. Sembra, infatti, che avesse in antipatia il font Fraktur, come dimostra la seguente di- chiarazione fatta al Reichstag nel 1934: “La vostra dichiarata intenzione di interna- lizzazione del gotico non si adatta a questa età di acciaio e ferro, vetro e cemento, bellez- za femminile e forza maschile, di alzate di te- sta ed intenzioni provocatorie5 […] In un centinaio danni la nostra lingua sarà la lin- gua europea. Le nazioni dellest, del nord e dellovest che vorranno comunicare con noi impareranno la nostra lingua. Il prerequisito per ciò: la scrittura denominata gotica sarà sostituita dalla scrittura fino ad ora denomi- nata latina…” Il decreto di Bormann del 3 gennaio 1941 ini- zialmente proibiva luso dei soli caratteri gotici. Decreto di Martin Bormann del 3 gennaio 1941 che impone lAntiqua come carattere ufficiale Lutilizzo del Kurrent (gotico corsivo) fu proi-3 Hrant Papazian, disegnatore di caratteri di una certa fama, 4 Robin Kinross, Tipografia moderna, Stampa Alternativa &esprime lopinione, motivandola, che il Fraktur sia “inerente- Graffiti, Roma 2005, pagg. 136–137.mente” più leggibile di un font latino. 5 Piacerebbe sicuramente a Gianfranco Fini e ai suoi sodali di(http://www.themicrofoundry.com/ss_fraktur1.html) Farefuturo la retorica marinettiana di questa dichiarazione.10 novembre 2010 Anno X
    • |(4)|bito da una seconda circolare, cosi come quellodel Sütterlin, che era stato introdotto solo dagli I a Fraktur dei “Duch” della Penn-anni venti. Dallanno accademico 1941/42 in sylvania.avanti del solo Normalschrift (“scrittura nor- Riduzione e traduzione della voce Fraktur, di Frederick S.male”) fu permesso luso e linsegnamento. In Weiser, dalla Encyclopedia of American Folk Art,ogni caso il Kurrent rimase ancora in uso fino al http://www.bookrags.com/tandf/fraktur-tf .1945 sulle insegne delle SS e in alcuni altri casi. I Pennsylvania Dutch, cioè gli “olandesi” della Pennsylvania, non sono di discendenza olande-La situazione dopo la Seconda guerra mondiale se (il termine Dutch è qui una corruzione diDopo la Seconda guerra mondiale la scrittura Deutsch), ma da popolazioni emigrate dallareaSütterlin fu ancora una volta insegnata nelle tedesca: soprattutto dal sud della Renania e del-scuole di alcuni stati come scrittura aggiuntiva lAssia, Palatinato, Baden, Alsazia, Svizzera ema non poteva resistere a lungo contro la scrit- Tirolo. Le loro ancora vive tradizioni culturalitura corsiva latina. Oggi al di fuori degli anziani e religiose (in prevalenza sono Luterani, Quac-pochi riescono a leggere la scrittura corsiva te- cheri, Anabattisti, Mennoniti, Amish) risalgonodesca: per molti dei tedescofoni ciò significa allimmigrazione tedesca in America nel secoliavere difficoltà a decifrare lettere, diari o certi- 17° e 18° e la loro lingua è in ultima analisi, unficati dei propri genitori o nonni. derivato del Palatinato tedesco.. UN SUCCESSO INASPETTATO.Fraktur Mon Amour è unopera di Judith Scha-lansky, scritta mentre era una studentessa delprogramma di Communication Design a Po-tsdam. Judith aveva sviluppato una seria passio-ne per i caratteri Fraktur ed era delusa dal tro-vare, su questo genere affascinante, solo libri diriferimento molto datati, concettosi, e in generenon facilmente reperibili; iniziò così a cercarecaratteri tipografici Fraktur disponibili in rete. La fattoria degli Schlichter.Ne scoprì presto centinaia e centinaia, molti dei © Free Library of Philadelphia. (*)quali mai descritti in un libro sulla tipografiaprima dora. Quindi, Judith cominciò a compi- . I FRAKTURlare una propria collezione. Lesito è stato pub- Con questo termine oggi in USA ci si riferisceblicato, in una prima edizione presto esaurita, ai disegni Folk Art fatti dai tedeschi dellada Hermann Schmidt Mainz nel 2006. Il libro Pennsylvania dal 1740 ad oggi, opere che ricor-ha vinto nel 2007 lAward for Typographic Ex- dano la tradizione dei manoscritti miniati deicellence del Type Directors Club di New York. chiostri medievali. Tale legame non può essere stabilito in modo certo, ma ci sono chiare con- nessioni a pratiche contadine europee del XVIII secolo e precedenti: in alcuni cantoni svizzeri i maestri di scuola consegnavano agli allievi, alla fine dellanno scolastico, dei docu- menti di fantasia per i loro imparaticci e da (*) Immagini usate col permesso di Rare Book Department, Free Library of Philadelphia, che ringraziamo per la gentilezza.d Il Covilef N° 613
    • |(5)|questi si è sviluppato il Vorschriften. Circa nellastessa epoca in Alsazia, nella regione tedescadel Palatinato e in altre parti della Svizzera, ipadrini di battesimo consegnavano i doni desti-nati ai bambini avvolti in un saluto chiamatoGoettelbriefe. Nelle aree di insediamento tedesconegli Stati Uniti, le produzioni simili a questesono generalmente definite come Fraktur. Geburts und Taufschein di Schembers Fankhauser © Free Library of Philadelphia. (*) . WANDERER In un primo momento gli scrivani che com- pilavano questo tipo di Fraktur erano maestri di scuola parrocchiale che completavano così il proprio reddito, ma dalla seconda metà del di- ciannovesimo secolo erano generalmente vaga- Haussegen, benedizione della casa bondi6 che vagavano per le campagne offrendo © Free Library of Philadelphia. (*) questo servizio. Molti di questi documenti sono sopravvissuti, nonostante la diffusa tradizione. TAUFSCHEINE di seppellirli con i loro proprietari.I Geburts und Taufscheine, o semplicementeTaufscheine, erano registrazioni di nascita e dibattesimo dei bambini tedeschi della Pennsylva-nia a partire dal XVIII secolo. In essi si nomi-navano i genitori, il luogo del battesimo, il sa-cerdote che aveva presieduto, i padrini e talvol-ta il segno zodiacale del giorno del battesimo (icoloni tedeschi in Pennsylvania usavano unozodiaco lunare che cambiava segno quasi ogni La cassetta degli attrezzi dello scrivano girovago.giorno). I bordi del documento venivano deco- © Free Library of Philadelphia. (*)rati con versi da inni legati al significato delbattesimo e da decorazioni di ogni genere, dagli . VORSCHRIFTuccelli e fiori alle immagini dei padrini. Alcuni maestri di scuola preparavano per gli Già nel 1784, in Pennsylvania le tipografie alunni un libretto di parecchie pagine, cuciteproducevano grandi quantità di questi certifica- insieme per lasciare spazio per ulteriori esempiti decorati. I Taufscheine avevano un mercato di scrittura artistica, con un frontespizio di fan-naturale tra la maggioranza degli iscritti alla tasia col nome del proprietario. Questi eranoChiesa riformata luterana che battezza i neona-ti, mentre i Mennoniti, gli Amish e altri gruppi 6 Anche della figura del viandante, Der Wanderer, cara allareligiosi, che non lo fanno, raramente li hanno letteratura e alla musica tedesca (si pensi al Wilhelm Meister di Goethe, al perdigiorno di Eichendorff, ai Winterreise e aadottati. Die Schöne Müllerin di Shubert), i nazisti tentarono lelimina- zione.10 novembre 2010 Anno X
    • |(6)|conosciuti come opuscoli Vorschrift. Una percentuale elevata di Fraktur incorpo- ra copie di immagini provenienti da altre fonti visive, di tutti i tipi, dai cappotti dei soldati bri- tannici allaquila americana. Le tipografie usa- vano piccole incisioni (xilografie o incisioni in metallo) per aggiungere decori nel Fraktur stampato. Il tipografo Henrich Otto (1733-c. 1800), che ha lavorato a Lancaster, Lebanon, e nelle contee di Northumberland in Pennsylva- nia, ha aggiunto uccelli a molti dei suoi Fraktur. Allo stesso tempo, un motivo di serie è il cuore con fiori che spuntano fuori di esso (e il cuore contiene una frase o due temi relativi al cuore) destinato a rappresentare la sede delle emozioni umane. Le corone sono diventate popolari a causa di un versetto molto amato della Bibbia, “Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita." Simboli religiosi, come la croce, pe- Geburts und Taufschein di Bäcke Bummerschein. (*) rò, si trovano raramente, probabilmente per di- © Free Library of Philadelphia. stinguersi dallarte Cattolica. DallOntario alla South Carolina, i Fraktur I Fraktur sono stati sicuramente un aspetto hanno goduto di grande popolarità tra i coloniimportante dellistruzione elementare dei figli di lingua tedesca che hanno sancito la loro pie-dei tedeschi della Pennsylvania, che nel XVIII tà, così come lamore del colore e della simme-secolo crescevano come adulti in miniatura, ed i tria, insieme alla fantasia nella loro progetta-temi per adulti espressi nella maggior parte de- zione.gli esempi di Fraktur erano, pertanto, opportu-ni. I maestri di scuola li hanno presentati, tutta-via, in modi che piacevano ai bambini, con im-magini fantasiose e colori brillanti. Così il mae-stro guadagnava il favore del bambino e unamaggiore possibilità di veder rinnovato il con-tratto lanno successivo.. ALTRI TEMIGli atti di matrimonio e di morte nel diciottesi-mo secolo non erano comuni come quelli di na-scita, ma comunque abbondanti. Ancora altri ti-pi di Fraktur comprendono lettere damore, Geburts und Taufschein di Cyrus Anspach. (*)Fraktur politici, e tasche a muro per contenere © Free Library of Philadelphia.lettere o altri documenti.d Il Covilef N° 613
    • |(7)| È stato in una progressione naturale chea Due artiste Fraktur. linteresse di Susan è caduto sui Fraktur: linsie- me dei loro versi dispirazione, luso di animaliChe la tradizione dei Fraktur non sia destinata a affascinanti e le belle combinazioni di colori si èperire lo dimostrano non solo i prezzi crescenti di rivelato irresistibile dalla prima volta che ne haqueste opere nel mercato antiquario, ma anche la visto uno. Inizialmente date in dono ad amicipresenza di artisti che hanno ripreso a produrli, speciali e alla famiglia, le creazioni di Susancon laiuto del Web che permette un rapporto di- hanno cominciato rapidamente a diventare de-retto con i possibili clienti, come queste due artiste. siderabile per i collezionisti [...] trovando il lo-Dai loro siti provengono anche gli ornamenti colo- ro posto in vari negozi di musei in tutto il paese,rati di questo numero. tra cui Colonial Williamsburg, The American Folk Art Museum, e il Philadelphia Museum of Art, solo per citarne alcuni. […] Inoltre, a Su- san è stato chiesto di creare un ornamento per. SUSAN DAUL lalbero di Natale nella Blue Room della Casa Sito e © immagini: www.susandaulfolkart.com/about.htm Bianca, che rimarrà nella sua collezione perma- nente.Susan Soloway Daul, cresciuta nei boschi delNew Jersey, ha praticato il disegno e la pitturafin dalla sua prima infanzia. Susan è laureatapresso il Meredith College nel North Carolina,in Religione e Biologia. Ora vive nella campa-gna del North Carolina con il marito (da 32 an-ni) e i loro tre figli, due cani e un gatto, dovegode del creare la sua arte popolare. Le “coseantiche" hanno affascinato Susan tutta la suavita: lei ricorda con affetto i suoi genitori cheaccompagnava a visitare le fattorie dei padrifondatori e nelle innumerevoli ricerche di tesoridel nostro passato. […]10 novembre 2010 Anno X
    • |(8)|. CATHY COLLIER Nel 1993, il business è stato formalmenteSito e © immagini : www.thecountryscribe.com/inside.htm chiamato The Country Scribe (Lo scrivano del paese), ed è diventato un produttore darte al- linterno di un proprio impianto nella proprietà agricola Collier in Mars, Pennsylvania. Cathy unisce il suo stile ai disegni tradizio- nali dei tedeschi della Pennsylvania. In ogni opera darte è evidente lamore per il colore, il disegno simbolico, e la riverenza per Dio che erano una parte così importante della loro cul-Cathy Collier è unartista autodidatta Fraktur tura.con una forte eredità Pennsylvania-tedesca.Nel 1983, dopo aver ricevuto un Fraktur comeregalo di nozze, aspirò a imparare questarte, ecominciò a creare Fraktur dipinti a mano peresposizioni di artigianato locale. Presto, la domanda da parte dei compratorirese necessario il passaggio alla stampa dei dise-gni originali di Cathy .d Il Covilef Wehrlos, doch in nichts vernichtet (Konrad Weiss) N° 613
    • A DIRETTA DA N°619 RIVISTA APERIODICA STEFANO BORSELLI U Il Covile B¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬ ) ANNO X RISORSE CONVIVIALI E VARIA UMANITÀ 7 DICEMBRE 2010Penetriamo nuovamente in epoche che non aspettano dal filosofo né una spiegazione né una trasformazione del mondo, ma la costruzione di rifugi contro l’inclemenza del tempo. Nicolás Gómez Dávila ZZZZZZZZZZZZZZZZZZ Questo numero. YaNumero utile perché in allegato trovate, insieme R isorse conviviali zzzzzzzzzzzzzzzzzzal sesto ABC, dei bei font per i vostri biglietti na- Caratteri per lAvventotalizi; sono di origine tedesca (un popolo maestroin decorazioni, come abbiamo mostrato nel N°613) e sono anche gratuiti, ne parliamo nella ru-brica Risorse conviviali. Cè anche un annuncio ein seconda pagina una lettera al direttore. NOPQPQPQPQPQPRT Firenze. Venerdi 10 dicembre 2010, ore 15. UT Chiesa dei SS. Michele e Gaetano UT in Piazza Antinori. UT Simposio. Il tempio teatino a Firenze nell’età della riforma cattolica. UT U Limmagine sovrastante è uno specimen perT s U luso dei caratteri Deutscher Schmuck (“gioiel-T Diac. Don Federico Pozza ICRSP. Gaetano da U li tedeschi”, i tedeschi chiamano gioielli le de- Thiene protonotaro di Giulio II. Prof. CarloT Cresti. Le prescrizioni tridentine per l’architet- U corazioni natalizie e pasquali) basati su disegniT tura religiosa. Prof. Amelio Fara. La chiesa U di Eduard Ege (1893-1978). Grafico ed illu- stratore Ege ha lavorato ed insegnato a Mona-T teatina di Firenze eMarco Palumbo. L’“angelo- U sa guariniana.Dr. la prima architettura religio- co di Baviera, città della quale nel 1957 haT logia” della cappella Mazzei.Dr. Alessandro U realizzato lo stemma attualmente in uso.T Grassi. La devozione al mistero dell’incarnazio- U ne nella cappella Bonsi.Dr. David Cantina. I La raccolta di ornamenti e di cornici origi-T perduti angeli ribelli di Cecco Bravo.P. Vincenzo U nali di Ege fu pubblicata da Genzsch & HeyseT Cosenza CR. La meditatio mortis nella spiri- U tualità del primo seicento. nel 1922, insieme ad una serie di varie dimen-T Il padre provinciale dei chierici regolari U sioni del carattere Deutsche DruckschriftT teatini conferisce al sindaco di Firenze Matteo U (Heinz König, 1888) e ad un set corrisponden-T Renzi la croce teatinaAuzzi. del maestro U Galeazzo opera te di capilettera, Druckschrift-Initialen; ne ve- dete un esempio nel del titolo della rubrica.T Ore 21. Omaggio Musicale al Cardinale Do- U Disegni e caratteri sono stati digitalizzati eT menico Bartolucci con i Cantori di S. Giovanni U rielaborati da Manfred Klein, prolificissimoT diretti dal maestro Alfonso Fedi. U creatore di font, anchegli tedesco, che li haT U offerti al pubblico dominio con le CondizioniSQPQPQPQPQPQV di utilizzo che trovate più avanti. Il Covile è una pubblicazione non periodica e non commerciale, ai sensi della Legge sull’Editoria n. 62 del 2001. ☞Redazione: Stefano Borselli (direttore), Riccardo De Benedetti, Pietro De Marco, Armando Ermini, Luciano Funari, Giuseppe Ghini, Ciro Lomonte, Ettore Maria Mazzola, Alzek Misheff, Pietro Pagliardini, Almanacco romano, Gabriella Rouf, Nikos A. Salìngaros, Andrea Sciffo, Stefano Serafini, Stefano Silvestri, Francesco Borselli, Iacopo Cricelli, Massimiliano Do- minici. ☞ © 2010 Stefano Borselli. Questa rivista è licenziata sotto Creative Commons Attribuzione. Non commerciale. Non opere derivate 2.5 Italia Li- cense. ☞Email: il.covile@gmail.com. ☞Arretrati disponibili a www.ilcovile.it. ☞Font utilizzati: per la testata i Morris Roman di Dieter Steffmann e i Morris Ornament della HiH Retrofonts, per il testo i Fell Types realizzati da Igino Marini, www.iginomarini.com. ☞Software: impaginazione OpenOffice, immagini GIMP.
    • |(2)|Link. ZZZZZZZZZZZZZZZZZZ PI DeutscherSchmuck sono gratuitamente scaricabili da:www.moorstation.org/typoasis/blackletter/htm/deutscher_schmuck.htm, L ettere al direttore zzzzzzzzzzzzzzzzzzi DeutscheDruckschrift ed i DruckschriftInitialen da:www.moorstation.org/typoasis/blackletter/htm/deutsc Egregio Direttore,he_druck.htm. fortemente colpita dall’articolo che ci ha proposto Gabriella Rouf nel bellissimo nume- ro dedicato a Firenze capitale [v. il N°608 dello scorso 14 ottobre], vorrei fare alcune fu- gaci osservazioni. Circa il Risorgimento e l’Unità d’Italia, è stata tale la forzatura ideologica della realtà storica, che occorreranno tantissime «contro- storie» per gettare luce sugli aspetti nascosti e sui significati falsati. Ricordo di aver letto ne- gli anni 80 Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta di Giuseppe Buttà, memorie di uno «che non Eduard Ege, Stemma ufficiale (dal 1957) tradì», scritte dal punto di vista della parte della città di Monaco. borbonica sconfitta: me ne colpì allora la veri- tà umana, ma anche la stranezza, tanto si eraCondizioni di utilizzo dei font. abituati a pensare che la storia — ideali, ono-“I font di Manfred Klein sono gratuiti per uso privato re, diritto — fosse tutta dalla parte dei Mille.e di carità. Essi sono anche liberi per uso commerciale Le ragioni dei vinti andrebbero sempre esa-— ma se non cè alcun profitto, si prega di fare una minate con grande attenzione, perché è certodonazione ad organizzazioni come Medici SenzaFrontiere. Questi caratteri non possono essere inclusi che la parte vincente dispone degli strumentiin qualsiasi CD di compilation, dischi o prodotti, sia- per cancellarne le tracce.no esse commerciali o shareware, salvo previa autoriz- Ci hanno insegnato che ci è mancata la Ri-zazione concessa. Tutti i caratteri sono stati creati da voluzione francese, e che si deve essere grati aManfred Klein 2001-2008.” Napoleone di avere «modernizzato» l’ItaliaVEDI: http://manfred-klein.ina-mar.com conquistata. Che si era in ritardo sulle istitu- zioni statali, sull’unità nazionale, rispetto al resto di Europa, salvo poi prendere atto che arte e cultura e civiltà ci distinguono dagli al- tri e ci sono invidiate. Mi sembra pertinente per l’Italia intera quanto detto sul Covile a proposito della To- scana: «la sua identità non è riducibile nelle categorie ideologiche costitutive dello stato unitario». Spero che l’articolo corrisponda ad un tas- Eduard Ege. Armi dalla Baviera (1946). sello di un programma di approfondimento dell’intera problematica tutta da scoprire ma ben documentata. (Carolina Bizzarro)d Il Covilef Wehrlos, doch in nichts vernichtet / Inerme, ma in niente annientato (Konrad Weiss Der christliche Epimetheus) N° 619
    • A DIRETTA DA N°633 RIVISTA APERIODICA STEFANO BORSELLI d Il Covilef B¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬ ANNOXI RISORSE CONVIVIALI E VARIA UMANITÀ 4 MARZO 2011Penetriamo nuovamente in epoche che non aspettano dal filosofo né una spiegazione né una trasformazione del mondo, ma la costruzione di rifugi contro l’inclemenza del tempo. Nicolás Gómez Dávila ZZZZZZZZZZZZZZZZZZQ numero è tutto dedicato UESTO allarte tipografica. La segnala- zione di un sito cool di Jean- C artagloria m zzzzzzzzzzzzzzzzzz Christophe Loubet del Bayle ci offre loccasione per un omag- Frederic Goudy, un maestro della tipografiagio al grande Frederic William Goudy (1865- americana. DI JEAN-CHRISTOPHE LOUBET DEL BAYLE1947), degno continuatore di William Morris.In suo onore al posto dei consueti Fell Type uti- Fonte: www.typographie.org, traduzione di G. Rouf.lizziamo i caratteri Goudy Old Style, anche il ca-polettera di questo paragrafo è disegnato da . UN CREATORE PROLIFICO.Goudy: è uno dei suoi Cloister Initials, conside- Molti caratteri tipografici (Goudy Old Style,rati tra i più belli di tutti i tempi. Goudy Handtooled, Goody Sans, ecc.) porta-In ultima pagina Angelo Ciaravella, ferventeiconoclasta bodoniano, senza saperlo parla di no suo nome, eppure luomo è ancora trop-noi come “esteti della tipografia antropomor- po poco conosciuto. Invece la sua opera hafa, che si bea di fronzoli, di barocchismi e le- influenzato notevolmente la tipografia diziosità secentesche” e, a dirla tutta, la cosanon ci dispiace affatto. NZZZZZZZZZZZZZZZZZZ S iti freschi (21) d “NEL SUO LIBRO, ALPHABET AND ELEMENTS OF LETTERING,zzzzzzzzzzzzzzzzzzTypographie & Civilisation www.typographie.org PRESENTAVA SINTETICAMENTE LEVOLUZIONE DELLA LETTE-“Consacré à l’histoire de l’écriture, de l’imprime- RA LATINA, RESPINGENDOrie et des caractères typographiques” Typographie LAFFERMAZIONE DEI GRANDI TEORICI DELLA SCRITTURA& Civilisation fa parte di una costellazione QUALI LEONARDO, TORY Odi siti di argomenti vari, tutti elegantemente DÜRER CHE SOSTENEVANOcurati da Jean-Christophe Loubet del Bayle. CHE LE LETTERE LATINEPer presentarlo ai lettori italiani abbiamo POTEVANO ESSERE SCOM- POSTE IN ELEMENTI GEOME-tradotto uno dei suoi interessanti dossier. TRICI DI BASE. GOUDY RIFIU- TAVA RIGA E COMPASSO. PRE- FERIVA ASSIMILARE A LUNGO LA FORMA DEGLI ANTICHI CARATTERI, PER ESTRARNE LE PROPORZIONI IDEALI.” Il Covile è una pubblicazione non periodica e non commerciale, ai sensi della Legge sull’Editoria n°62 del 2001. ☞Redazione: Stefano Borselli (direttore), Riccardo De Benedetti, Pietro De Marco, Armando Ermini, Luciano Funari, Giuseppe Ghini, Ciro Lomonte, Ettore Maria Mazzola, Alzek Misheff, Pietro Pa gliardini, Alma- nacco romano, Gabriella Rouf, Nikos A. Salìngaros, Andrea G. Sciffo, Stefano Serafini, Stefano Silvestri, Francesco Borselli, Iacopo Cricelli, Massimiliano Do- minici. ☞ © 2010 Stefano Borselli. Questa rivista è licenziata sotto Creative Commons Attribuzione. Non commerciale. Non opere derivate 2.5 Italia Li- cense. ☞Email: il.covile@gmail.com. ☞Arretrati disponibili a www.ilcovile.it. ☞Font utilizzati: per la testata i Morris Roman di Dieter Steffmann e i Morris Ornament della HiH Retrofonts, per il testo i Fell Types realizzati da Igino Marini, www.iginomarini.com. ☞Software: impaginazione LibreOffice, immagini GIMP.
    • |(2)|questo secolo: Camelot (1896), Pabst (1902), Goudy fu tuttavia più che un prolificoCopperplate (1905), Caxton Initials (1905), disegnatore di caratteri. Egli ha usato la suaMonotype 38-E (1908), Kennerley (1911), Fo- fama per stimolare la discussione sull’arterum Title (1911), Goudy Old Style (1915), tipografica. Era anche un pedagogo atten-Goudy Modern (1918), Goudy Open (1918), to, innovativo, sempre pronto ad usare leCloister Initials (1918), Garamond (1921), nuove tecnologie.Goudy Newstyle (1921), Italian Old Style(1924), Goudy Heavy Face (1925), Deepdene(1927), Companion Old Style (1927), Lombar-dic Capitals (1929), Mediaeval (1930), GoudySans (1930), Saks Goudy (1934), Goudy Text(1939), Franciscan (1932), Hadriano (1934),Bertham (1936), Friar (1937), University of Schizzo per il Kennerley Italic (1911).California Old Style (1938), Remington Ty-pewriter (1939), Goudy Thirty (1942). . GLI INIZI A CHICAGO. Horace Hart, già presidente della Lan-ston Monotype così diceva di lui: Goudy nacque a Bloomington, Illinois l’8 Marzo 1865, proprio alla fine della Guerra “Goudy fu sicuramente il più grande desi- civile. Battezzato Frederic William, discen- gner di caratteri americano ed ebbe pochi dente di scozzesi, visse ad Highmore, Dako- eguali nel mondo. Non so quanti caratteri ta fino al 1884, quando lasciò l’agenzia im- inventò, e non sono sicuro che questo sia mobiliare del padre per lavorare a Chicago, importante. Ne disegnò otto, dieci o anche dodici che sono diventati dei classici. Chi allora il centro principale della stampa altro nella storia della tipografia può vanta- americana. Lavorando come assistente per re un simile primato? " varie aziende, si specializzò rapidamente nella realizzazione di annunci pubblicitari. Nel 1892 fondò la rivista Modern adverti- sing che pubblicò pochi numeri. Lavorò an- che per un certo tempo presso un libraio, che gli fece scoprire le realizzazioni della Kelmscott Press di William Morris, oltre alla produzione delle grandi tipografie private inglesi. Le prim e esperienze: The Chap Book - Cam e - lot P ress. Nel 1894, Goudy fondò la sua tipogra- fia. Battezzata Booklet Press, beneficiò del so- stegno finanziario di un insegnante di scuola conosciuto precedentemente, C. Lauron Hooper. Nello stesso periodo due Robert Thom, Frederic e Bertha Goudy. studenti di Harvard, Herbert Stone e In- galls Kimball decisero di avviare una rivistad Il Covilef N° 633
    • |(3)|letteraria, The Chap-Book e affidarono a per riviste, librai ed editori, disegnando co-Goudy l’incarico di stamparla. Questa rivi- pertine o ancora pubblicità.sta d’avanguardia pubblicava testi di Wells, Nel 1897, ha disegnato il suo primo ca-Verlaine, Crane e faceva ricorso ad illustra- rattere, l’Old Style Camelot. Ha insegnatozioni di Toulouse-Lautrec, Bradley e Beard- per qualche tempo presso la Chicago Schoolsley. Goudy che non disponeva all’origine of Illustration (1900) e disegnato i suoi primiche di una tipografia per stampare volanti- caratteri su incarico.ni, apprese molto nello svolgimento di que-sto incarico. . IL PERIODO NEWYORCHESE. Nel 1901 Goudy creò a Hingham The Villa- ge Press, e a lui si unì W. A. Dwiggins, un allievo di Chicago, ma ancora una volta, limpresa non fu economicamente sosteni- bile. Comunque fu allora che Goudy fece la conoscenza di molte personalità dell’am- biente americano della stampa, a comincia- re dai quadri dirigenti dell’American Type Foundery di Boston, Daniel Berkeley Updi- ke e Bruce Rogers. Nel 1904, le sue pubbli- cazioni furono premiate all’Esposizione Universale di St. Louis. Nel 1896, quando si trasferirono nelCaxton Building, Goudy e Hooper ribattez-zarono la tipografia Camelot Press, dal nomedella primo tipografo inglese. Questo è an-che il nome che Goudy dette al primo ca-rattere che ha disegnato. In quel periodoinoltre disegnò molti ornamenti tipografi-ci,.ma l’epoca non era ancora pronta perrealizzazioni grafiche di qualità e la tipogra-fia fallì. Allora lavorò a destra e sinistra, incon-trando in questo periodo Bertha M.Sprinks (1869-1935), con cui si sposò nelmese di giugno 1897 e da cui ebbe un fi-glio, Frederic T., nel 1898 (in seguito ancheuna figlia, Alice). Lavorava come freelance4 marzo 2011 Anno XI
    • |(4)|I prim i o rd ini: ATF & Lanston Mon otype. na. Nel 1913, la fonderia Caslon, acquistò il Nel 1906, la ditta si trasferì a Manhat- disegno di Kennerley e lo diffuse in Inghil-tan, New York. Goudy realizzava allora or- terra: è da questo periodo che data la repu-dini di cui molti provenivano dall’ATF, la tazione di Goudy in Gran Bretagna.più grande fonderia dell’epoca. Nel 1908un incendio distrusse le sue strutture. Ma La périod e ATFpoco dopo, la società Lanston Monotype di Nel 1912 la ditta traslocò sulla MadisonPhiladelphia commissionò a Goudy un ca- Avenue. Progressivamente, il lavoro dirattere originale per la rivista Life. Questo stampa fu preso in carico dalla moglie,carattere, battezzato Monotype 38-E, fu adat- mentre Goudy si concentrava sulla sua atti-tato dalla società di Philadelphia alle esi- vità di disegnatore di caratteri. Tra il 1912 egenze tecniche della sua macchina di com- il 1920, ne disegnò 20 (Goudy Old Style,posizione tipografica. Il risultato non piac- Open Goudy, Goudy Modern ...), di cui 6 perque mai a Goudy, ma conobbe un grande la ATF. Nel 1914 fondò la Village Letterysuccesso presso i tipografi, sotto il nome di Foundery e nel 1915 iniziò ad insegnareGoudy Light o Goudy Old Style. presso la Art Students’League (poi all’Univer- sità di New York). Nel 1918 pubblicò The Alphabet, che completò nel 1922 con The elements of Lettering, come libro di testo per gli studenti sulle origini dei caratteri. Sem- pre nel 1918, lanciò la rivista Typographica nella quale difendeva la sua concezione del- la tipografia.Il gusto per il R inascim ento. Nel 1909-1910, Goudy fece un viaggio inEuropa che ebbe su di lui una grande in-fluenza. Ebbe modo d’incontrare molti ti-pografi inglesi, a partire dal partner di Wil-liam Morris, Emery Walker. Al Louvre,chiese alla moglie di stare di vedetta men-tre lui faceva il ricalco di uniscrizione ro-mana. Fu anche molto colpito dal disegnodelle lettere sui quadri degli artisti del Ri-nascimento. Di ritorno dall’Europa, disegnò per unapubblicazione del suo amico Kennerley,due caratteri: il primo, chiamato Kennerley, Una copertina di F. Goudy (1918).si ispirava a dei caratteri rinascimentalifrancesi, il secondo, nominato Forum siispirava alle iscrizioni della Colonna Traia-d Il Covilef N° 633
    • |(5)|. LA CONSACRAZIONE. L’incend io d el 1939.Nel 1920 divenne direttore artistico della Il 21 ottobre 1935, Bertha morì a Deep-fonderia Lanston Monotype, carica che ha ri- dene. Quella che Bruce Rogers riteneva uncoperto per 27 anni prima di diventarne il grandissimo compositore di testi, non videconsulente artistico. Colse loccasione per il trionfo del marito per i 50 anni di Thecreare per questa società 29 diversi caratteri Village Press. Goudy le dedicò un carattere,(Garamond, Italian Old Style, Goudy Newsty- il Bertham (1936). Nel 1939 i laboratori dile ...). Il suo amico Bruce Rogers disegnò grafica, di taglio dei caratteri, di composi-gli specimen pubblicitari per i primi due. Il zione, di rilegatura, oltre che la tipografia elibretto dell’Italian Old Style è considerato la fonderia furono distrutti in un secondooggi come uno dei più belli mai realizzati incendio. Le associazioni dei tipografi aiu-negli Stati Uniti. tarono allora Goudy a ricostruire un labo- ratorio e ritrovare traccia dei disegni scom-Le critich e d i Morison. parsi. Due anni dopo egli continuava anco- Nel 1920 ricevette finalmente la sua pri- ra rispondere a lettere che arrivavano a se-ma grande consacrazione: la medaglia doro guito della sua richiesta di aiuto.dellAmerican Institute of Graphic Arts (AI-GA). Fu allora che i suoi rapporti conlATF si deteriorarono, così come quellicon Updike e Stanley Morison, il grandeinglese, che stava lavorando con la Monoty-pe Company (inglese), e che dirigeva alloraun programma di produzione di grandi ca-ratteri storici come il Bembo e il Garamond.Morison rimproverava a Goudy di distorce-re i caratteri a cui si ispirava e di aggiunger-vi spudoratamente il suo nome.L’atelier d i Marlboro-on-Hud son. Nel 1924, desiderando disporre di unostudio dove poter disegnare e stampare, maanche incidere le matrici e fondere i carat-teri, si trasferì in un vecchio mulino a Marl-boro-on-Hudson, che chiamò Deepdene. Siprocurò una macchina tedesca per inciderei caratteri e iniziò alletà di 60 anni unanuova professione. Fino alla sua morte, hainciso quasi 50 caratteri, alcuni dei quali Charles E. Pont (1898-1971), Deepdene. Xilografia.sono ormai famosi, come Goudy Text, Tra-jan ..., senza tuttavia rinunciare alla sua at- La Syracuse University acquistò unatività di tipografo, specialista in edizioni li- macchina per incidere, e la mise a disposi-mitate. zione di Goudy, perché potesse riprendere il suo lavoro. L’incendio spinse Goudy a4 marzo 2011 Anno XI
    • |(6)|vendere la sua collezione alla Library of Leggibilità, il suo m otto.Congress nel 1940. In quel periodo pubbli- Goudy è stato anche un difensore dellecò Typologia (1940) e Alphabet and Elements sue idee nella pratica. Componeva manual-of lettering (1942). In precedenza, aveva otte- mente la maggior parte dei suoi libri. Lanuto una cattedra in calligrafia presso la Sy- sua parola dordine era la ricerca della mi-racuse University. Nel 1947, la mostra gliore leggibilità, riprendendo la citazione“Goudyana" venne inaugurata alla sua pre- famosa di Ancillon:senza presso la Biblioteca del Congresso. “Meno locchio è stanco durante la letturaMorì l’11 maggio 1947. Il New York Herald di un libro, tanto più lo spirito è libero perTribune del 13 maggio, riassunse lopinione giudicarlo."generale, dicendo: “Tutti quelli che leggo- La leggibilità secondo lui dipendeva dano hanno un debito verso Mr. Goudy" tre fattori: “Primo, la semplicità, vale a dire utilizzare un carattere privo di tratti inutili, poi il con- trasto, giocando sulla tessitura della linea composta di singoli caratteri, ma anche sul- le larghezze diverse dei caratteri, e infine la proporzione, dato che ogni parte della lette- ra è in relazione con le altre parti di essa e. ARTISTA E TEORICO. con le altre lettere. "Goudy non fu solo un teorico della tipo- “[...] un carattere senza manierismo, facil- mente e piacevolmente leggibile, virile, dallegrafia, ma un artigiano geniale. forme distinte, destinato non a mostrare il I suoi caratteri hanno tutti quell’aspetto talento del suo creatore, ma ad aiutare il let-imperfetto che li distingue da altri tipi di tore. Un carattere deve essere di facile lettu-carattere disegnati per i dispositivi di com- ra, aggraziato, ma non fragile, decorativo,posizione meccanica. Questo effetto era de- ma non sovraccarico, bello individualmenteliberato. Goudy voleva tornare al disegno e in composizione, austero e formale, [...] dioriginale della lettera scritta a mano, ispi- fattura semplice, senza essere rozzo, eleganterandosi alle produzioni del Rinascimento. nella linea e fluido nella forma e, soprattut- to, esso deve possedere questa qualità inesti-Un rito rn o alle origini. mabile chiamata arte — quel qualcosa che Nel suo libro, Alphabet and Elements of passa inconsciamente dallo spirito del crea-lettering, presentava sinteticamente levolu- tore alla sua opera."zione della lettera latina, respingendo laf-fermazione dei grandi teorici della scritturaquali Leonardo, Tory o Dürer che sostene-vano che le lettere latine potevano esserescomposte in elementi geometrici di base.Goudy rifiutava riga e compasso. Preferivaassimilare a lungo la forma degli antichi ca-ratteri, per estrarne le proporzioni ideali. Esempio recente duso dei caratteri Goudy Old Style.d Il Covilef N° 633
    • |(7)| lettori caratteri più leggibili e più belli di quelli fino ad allora disponibili. La stampa è fondamentalmente un’arte pratica, ma il pragmatismo non esclude che le forme dei caratteri possano essere distinte ed eleganti. Per 74 anni, la mia missione è stata quella di soddisfare le esigenze pratiche dei clienti, mantenendo una certa qualità estetica, e ora, con oltre 108 disegni di caratteri a mio credito, sono orgoglioso di dire che non mi sono mai coscientemente lasciato andare a stampare un messaggio solo per servirmene come impalcatura, al solo fine di mostrare il mio talento, o anche a permettere che la mia arte diventasse un fine in sé, quanto in- vece un mezzo per uno scopo auspicabile ed utile. " JEAN-CHRISTOPHE LOUBET DEL BAYLE Charles E. Pont, Frederic W. Goudy. Xilografia. Goudy incoraggiava i disegnatori di ca-ratteri a cercare la bellezza, ma con pruden-za, senza snaturare la lettera e le sue pro- Riferimenti:porzioni, il che minacciava la sua leggibili- Bruckner (D.J.R), Frederic Goudy, Coll. Documentstà. Infine, raccomandava una certa sobrietà of American Design, Harry N. Abrams Publishers, 1990, New Yorknella composizione: egli notava che la bel- Friedl (Friedrich), Ott (Nicolaus) & Stein (Bernard)lezza formale della produzione dei primi (a cura di), Tipografia, quando, chi, come, Konemann,stampatori proveniva in gran parte proprio 1998, Colonia.dai limiti degli strumenti e dei materiali Illustrazioni:utilizzati, che determinavano la maggiore Alcune illustrazioni sono tratte dal lavoro di Bruck-coerenza dell’insieme. ner, altre dalla gentile disponibilità Jean-Christophe Loubet del Bayle e di typesticker,. UN GENIO MODESTO. www.flickr.com/photos/34564322@N03/.Le creazioni di Goudy possono sembraredatate alla nostra epoca. Egli ha tuttavia ap-portato alla tipografia una rilettura perso-nale delle antiche creazioni: "La mia arte è molto semplice. Per quaran- tanni mi sono costantemente impegnato per creare un ambiente favorevole ad una stampa di qualità, per dare ai tipografi e ai4 marzo 2011 Anno XI
    • |(8)| BODONI UN DIAFRAMMA DI FREDDO.  PASSANDO POI DALLA INVENZIONE D E I CA- R AT T E R I A L L A I M PAG I N A Z I O N E R AV V I SIAMO QUI UN ALTRO RISULTATO VERAMENTE VALIDO DELLA RIVOLUZIONE BODONIANA: IL RIPUDIO CIOÈ DELLA DE- CORAZIONE, LA CONDANNA DI QUANTO È SOVERCHIO E FRIVOLO, I MARGINI ASSUNTI NON COME SOLUZIONE DI CONTINUITÀ, ROTTURA DELLA PAGINA, MA COME ATMO - SFERA, DOVE IL CARATTERE ESALTA UNA SUA AUTONOME VITA SPAZIALE E ACQUISTA VALORI PLASTICI INSO- SPETTATI, LAFFERMAZIONE DUN CONCETTO DELLA BEL- LEZZA SEMPLICE ED ESSENZIALE. E A BODONI APPUNTO SI DEVE LECCEZIONALE MERITO DAVER RIPORTATO LA TIPOGRAFIA ALLA SUA NATURA GEOMETRICA, CON UN PROCEDIMENTO DI RAFFINATA RAZIONALITÀ. CIÒ SPIEGA PERCHÉ GLI ESTETI DELLA TIPOGRAFIA ANTROPOMORFA, CHE SI BEA DI FRONZOLI, DI BAROCCHISMI E LEZIOSITÀ SECENTESCHE, VEDONO UN DIAFRAMMA DI FREDDO NELLA CLASSICA SERENITÀ DI BODONI. ANGELO CIARAVELLA° ° Direttore del museo bodoniano di Parma. DISCORSO pronunciato in occasione del centocinquantesimo della morte di Giambattista BODONI. Amilcare Pizzi S.p.A. 1964, Milano. Pd Il Covilef Wehrlos, doch in nichts vernichtet / Inerme, ma in niente annientato (Konrad Weiss Der christliche Epimetheus) N° 633
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