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Edicole Sacre nel territorio: aspetti di storia e religiosità popolare nel lughese
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Edicole Sacre nel territorio: aspetti di storia e religiosità popolare nel lughese

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Tesi di laurea triennale sulle edicole votive (edicole sacre, pilastrini, madonnine, cunicelle, tabernacoli....) e sul loro significato storico e culturale. Evoluzione del senso del sacro …

Tesi di laurea triennale sulle edicole votive (edicole sacre, pilastrini, madonnine, cunicelle, tabernacoli....) e sul loro significato storico e culturale. Evoluzione del senso del sacro nell'immaginario popolare e significato geospaziale dell'edicola votiva come tipo architettonico: le edicole sacre e la loro collocazione geografica come testimoni del tempo. Aspetti artistici e di cultura popolare.

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  • 1. Università Alma Mater Studiorum di Bologna Facoltà di Lettere e Filosofia Corso di laurea in Storia Contemporanea TESI DI LAUREA EDICOLE SACRE NEL TERRITORIO Aspetti di storia e religiosità popolare nel lugheseCandidato: DANESI ILARIA Relatore: PANCINO CLAUDIA a.a. 2011/2012
  • 2. INDICERINGRAZIAMENTI………………………………………………………………………………………………….p.4 Cap.1 INTRODUZIONE……………………………………………………………………………………….p.5 Cap.2 IL CUORE DEI PILASTRINI: LE TARGHE DEVOZIONALI……………………………………...p.15 Cap.3 SULLE IMMAGINI DEVOZIONALI E SULLA DIFFUSIONE DEL CULTO MARIANO………………………………………………………………………………………………………p.39 Cap.4 EDICOLE VOTIVE, ARTE E RELIGIOSITA’ POPOLARE………………………………………p.48 Cap.5 EDICOLE VOTIVE DEL COMUNE DI LUGO……………………………………………………..p.68 5.1 Le edicole del territorio lughese……………………………………………………………….p.69 5.2 Appendice……………………………………………………………………………………...…p.72 5.3 Catalogazione…………………………………………………………………………………...p.73 Cap.6 CONCLUSIONI……………………………………………………………………….……............p.151BIBLIOGRAFIA……………………………………………………………………………………...…………...p.156 3
  • 3. RINGRAZIAMENTIDesidero ringraziare innanzitutto la Prof.ssa Pancino, relatore di questa tesi, per lagrande disponibilità e cortesia dimostratemi, e per tutto l’aiuto fornito durante la stesura.Ringrazio il Prof. Mengozzi, a cui si deve la proposta di un percorso online sul territorio,appendice di questa tesi.Un ringraziamento è rivolto a coloro i quali mi hanno supportato e consigliato durante ilcorso della ricerca, e in particolare Don Antonio Renzi, Don Davide Sandrini, GiuseppeBellosi, Oriana Morelli, Giuseppe Martini, Giuliano Montanari, Gloria Pagani, per il tempoche mi hanno dedicato.Un ringraziamento particolare va a Nicola Pasi e Roberta Darchini, per avergenerosamente messo a disposizione la loro ricerca “I Segni della Memoria”, riferimentodi fondamentale importanza per la stesura della catalogazione qui presente.Ringrazio familiari, parenti e amici che hanno accompagnato gli anni di studi di cuiquesta tesi è corollario finale.Ringrazio infine gli abitanti del Comune di Lugo che ho avuto modo di intervistare, e chesono in fondo i veri protagonisti di questo lavoro. 4
  • 4. INTRODUZIONE 5
  • 5. INTRODUZIONE si irradiava in un forese finalmente bonificato, nuovamente centuriato, punteggiato di pievi.Oggetto di questa tesi sono le edicole votive, quelleparticolari espressioni di religiosità privata e popolare Per le grandi trasformazioni che il territorio ha subitoche con nomi diversi punteggiano tutto il territorio (le deviazioni fluviali e le bonifiche idrauliche in etàitaliano, urbano e soprattutto rurale, e che in moderna, gli effetti del passaggio delle guerre, laRomagna vengono più comunemente definite pilastrini meccanizzazione dellagricoltura, la nuova viabilità eper la loro forma più diffusa: un pilastro quadrangolare urbanizzazione, le grandi vie di comunicazione) si puòo rotondo, su cui poggia una piccola cella contenente ipotizzare che un gran numero di queste piccoleun’immagine sacra, che in Romagna è con grande strutture siano andate perdute, mentre quelle rimastefrequenza in una targa ceramica, in un numero spesso risultano vuote o non contengono piùabbastanza definito di temi iconografici. limmagine originaria.Lo studio si prefigge di individuare tutti i pilastrini A ciò si affianca la modestissima rappresentazionetuttora esistenti o comunque rintracciabili nei loro resti storica di queste edicole, che le rende a tutti gli effettinel territorio del Comune di Lugo e di costruirne una marginali, ai campi che delimitavano come alla storiacatalogazione; inoltre, di fornire un inquadramento ufficiale.generale di queste forme d’arte e devozione minore,della loro storia e della loro fruizione. PER UNA DEFINIZIONE DI EDICOLA VOTIVACatalogazioni delle edicole presenti in comuni limitrofidella provincia di Ravenna sono state oggetto di Per questi manufatti manca una definizione precisa,pubblicazione anche recentemente, mentre mancava ma è possibile individuare una categoria di monumentiuna descrizione relativa al territorio lughese; territorio di ispirazione devota, voluti e posti in essere dallache, non lontano da Faenza e da Imola, ha potuto gente comune, che si è soliti designare con termini diattingere a targhe ceramiche delle due più fiorenti derivazione di volta in volta popolare/dialettale oppurefabbriche di produzione di immagini nei secoli di colta, che variano da zona a zona e nell’arco delmassima diffusione di queste forme devozionali, tempo.soprattutto Seicento e Settecento, in coincidenza conla fioritura del territorio, che dal suo centro cittadino, Tra questi termini è bene ricordare quelli più diffusi edivenuto un polo commerciale di grande importanza, frequenti: capitello, cappella, celletta, cippo, edicola, 6
  • 6. madonnina, maestà, nicchia, pilastrino, sacello, costruito alluopo ma più comunemente è incavatatabernacolo, targa, verginina. 1 nella parete di un edificio rivolta allesterno. Il termine tabernacolo, il cui significato principale rimanda adAlcune denominazioni sono tipiche di aree specifiche uno specifico arredo sacro atto a contenere la pissidedel nostro paese: pinture o pinturette nelle Marche ( a e il Santissimo Sacramento 3, è di derivazioneidentificarne il carattere di immagine dipinta), evidentemente colta, ma la somiglianza formale dimarginette in area pisana (con uno slittamento di alcune tabernacoli con gli oggetti studiati ha indotto asignificato da immagine a margine, a indicarne la parlare di tabernacolo anche in riferimento ai nostricollocazione), cunnicelle a Bronte. monumenti di devozione, usando il termine comeIl termine capitello è utilizzato con riferimento alla sinonimo di edicola. Appunto, l’edicola, nel significatoparola latina caput, cioè “capo”, “estremità”, “termine”, traslato si configura come un piccolo tempio o nicchiaed ha cioè diretta associazione con il luogo in cui i inquadrante un’immagine, dalla parola latina aedicula,monumenti di questo tipo vengono edificati 2; il termine diminutivo di aedes (“casa” o “tempio”), adibita quindiè tuttora il più usato in Veneto (capitei). Altri termini in origine ad ospitare una statua con funzione cultualecome madonnina, verginina , targa, fanno riferimento o sepolcrale 4 . Dal mondo classico deriva anche ildiretto all’immagine devozionale stessa, in relazione al 3tema iconografico o alla configurazione dell’oggetto. C.PISONI , “Tabernacolo”, in Enciclopedia dell’arte medievale, aPilastrino e cippo rinviano alla forma architettonica del cura di A.M. ROMANINI, vol. XI (2000), coll.55-57. Per i romani ilmonumento, mentre nel caso di nicchia (cunnicella in tabernaculum era la tenda augurale, il luogo dove sisiciliano) si evidenzia lo spazio che ospita l’immagine conservavano gli auspici. Per gli ebrei, il Tabernacolo era ladevozionale; questa può far parte di un manufatto tenda dove, durante il lungo viaggio dallEgitto alla terra Promessa, si conservavano le tavole della legge, il candelabro1 E. MORIGI, Le edicole devozionali. La terminologia, le forme, la e gli arredi sacri. In epoca cristiana, a partire dal IV Conciliofruizione , in (a cura di) E. MORIGI, B. VENTURI , Edicole devozionali Lateranense del 1215, con il nome tabernacolo o ciborio sidel territorio ravennate. Comuni di Alfonsine, Bagnacavallo, indicò il luogo ove si conservava il SS. Sacramento, e inRavenna e Russi, Longo Editore, Ravenna 2004 seguito, per estensione, si cominciò a definire tabernacolo qualsiasi struttura, allinterno o allesterno delle chiese, atta a contenere immagini sacre2 4 G. FRANCESCHETTO, I capitelli di Cittadella e Camposanpiero. G. BENDINELLI, “Edicola”, in Enciclopedia dell’arte antica, classica e Indagini sul sacro nell’alto padovano, Roma, 1972 , cit. in M. orientale, a cura di R. BANCHI BANDINELLI, vol.III(1960), coll.214- MORIGI, Le edicole devozionali...cit.,p.13 216 7
  • 7. termine celletta, che riprende la parola cella, parte espressero in monumenti dalle analogie formali einterna del tempio, dove era custodita la statua della sostanziali con le nostre edicole. Già i romanidivinità. Così anche sacello (sacellum) indica un usavano collocare all’incrocio tra cardo e decumano ilpiccolo luogo chiuso consacrato, una piccola cappella compitum, un cippo, quale segno identificativo delo oratorio. Quanto al termine maestà, deriva dal confine di proprietà: col passare del tempo questolinguaggio colto in riferimento all’impostazione frontale simbolo si coprì di un significato religioso. Le zone didella figura rappresentata, che richiama un modello confine erano infatti sguarnite dalla protezione dei lari,dell’arte imperiale dall’Imperatore in trono in le divinità familiari, e come tali erano vulnerabilimaiestate 5. all’attacco di entità malevole, le più temute delle quali erano gli spiriti dei trapassati. La religione romana eraQuanto detto sulla terminologia rende più semplice fondata su un reciproco rispetto dei limiti e delleun’identificazione d’insieme sulla base di regole stabilite fra umano e divino a cuiclassificazioni strutturali e formali; per quanto corrispondeva la giusta protezione dei numina. 6 I puntiriguarda invece le motivazioni propriamente di confine, rappresentando concretamente il luogo diideologico-religiose, i nostri pilastrini si caratterizzano passaggio tra mondo terreno e “altro”, erano perciò dicome espressione di devozione semplice e destinata fondamentale importanza: i contadini usavanoa pubblica fruizione, che si manifesta nella appendere sugli alberi dei crocicchi o confinali dellecollocazione del manufatto. maschere ornate di corna con valore apotropaico, e iRitroviamo questi segni del paesaggio sul ciglio delle crocicchi stessi diventarono appannaggio dellastrade, negli incroci, volti al pubblico passaggio in protezione di specifici lares, i lares compitales,cortili privati, più raramente in campi coltivati. oggetto di offerte votive.La locazione dei pilastrini non è ovviamente causale Già nel periodo della tarda Repubblica questa usanzae, benché il loro posizionamento attuale non possa votiva cadde in disuso, ma il concetto di confine comeconsiderarsene conseguenza diretta, si riallaccia a area di compenetrazione tra mondo dei vivi e mondotradizioni molto più antiche del cristianesimo, che si dei morti rimase ben vivo nella mentalità della gente comune: non per niente una figura negativa come Ecate veniva definita “signora dei crocicchi”, e durante5 A. MAVILLA , Le maestà nell’alta Val Parma e Cedra, Ravenna, il periodo in cui si credette alle opere nefande della1996, p.29 6 Cfr. H.M.R. LEOPOLD , La religione di Roma, Genova, Fratelli Melita Editori, 1988 8
  • 8. stregoneria si ritenevano gli incroci luoghi frequentati morte e delle antiche usanze tutt’altro cheda streghe e maghi. spaventosa, resa tale solo durante l’età moderna anche per le pressioni culturali della Chiesa ufficiale,Nel medioevo sopravvivevano infatti nelle campagne che fecero via via svanire il ricordo delle motivazionieuropee una serie di rituali cultuali precristiani che la originarie dei riti stessi.chiesa non si curava più di tanto di combattere,considerandoli inizialmente innocui e gradualmente Non solo i crocicchi ma anche i boschi erano fulcro delsuperabili. Così, e come si vedrà fino al Concilio di connubio tra nuovi e antichi culti: nido delle paureTrento, le pratiche divinatorie, i riti agrari di fertilità e ancestrali perché terreno del diverso; 8 ai rami dei lorofecondità, gli interventi magico-terapeutici, non alberi si appendevano immagini sacre, traslando lascomparvero. Vennero in qualche modo cristianizzati devozione dal legno stesso all’icona, che poteva colattraverso una sorta di sovrapposizione, che li spinse tempo trovare altra collocazione in un’edicola oprogressivamente ai margini della legalità, senza però tempietto. Variate sono le raffigurazioni nellache si potesse impedire la sopravvivenza di frange di religiosità popolare romagnola di apparizioni marianepaganesimo a volte così intriso di simboli e formule tra le fronde di un albero, basti pensare alla Madonnacristiane da generare forme di religiosità popolare del Bosco di Alfonsine, alla Madonna dell’Albero aparticolarissime. Ravenna, a quella del Piratello a Imola ecc.Anche nella tradizione romagnola troviamo una serie Forse ancor più dei suoi corrispettivi piùdi documenti che attestano la sopravvivenza di compiutamente architettonici, i tabernacoli arboreipratiche magico-stregoniche rurali perpetuate nei sono espressione non solo dell’immediata religiositàcrocicchi, 7 descrizioni che riflettono una visione della contadina, ma anche di un rapporto tra uomo e ambiente, sentito e personale. Era un rapporto7 Su stregoneria, culti pagani e tradizioni popolari in Romagna: N. vissuto spesso in maniera tragica a causa dellaMASSAROLI, Diavoli, diavolesse e diavolerie nella tradizione dipendenza dagli agenti atmosferici e deglipopolare romagnola. Alla noce di Benevento, in “La Piè”, n.7(1923); M. PLACUCCI, Usi e pregiudizi dei contadini della Romagna,Forlì 1818; P. TOSCHI, Romagna tradizionale, Bologna 1952; 8G.G.BAGLI, Nuovo Saggio di Studi sui Proverbi, gli Usi, i Pregiudizi e V. FUMAGALLI, Il paesaggio dei morti. Luoghi d’incontro tra i mortila Poesia Popolare in Romagna, in “Atti e Memorie della R. e i vivi sulla terra nel Medioevo, in “Quaderni Storici”, n.50,Deputazione di Storia patria per le Province di Romagna”, Ser.III, Bologna ,1982, p. 419vol, IV,1886, rist. an.Bologna, 1987; E. BALDINI , Paura e Maravigliain Romagna, Ravenna, Longo Editore, 1988. 9
  • 9. sconvolgimenti provocati da intemperie e terremoti. attribuzioni particolari, facilmente riconoscibili daiBisogno di protezione dagli agenti esterni che credenti, ognuno deputato ad una particolaredeterminavano la vita contadina e preghiera funzione.genericamente intesa compiutamente cristiana sifondono in questi luoghi di confine. Linvocazione alla protezione della Madonna e dei santi ebbe il culmine in occasione delle pestilenzeLa presenza diffusa di manufatti con immagini sacre del Seicento; ne seguì una venerazione dellesi ha nella nostra regione a partire dal Quattrocento 9, immagini che da popolare divenne ufficiale: si pensi alma in tutto il Paese assume dimensioni ben più ampie culto della Madonna delle Grazie di Faenza , la cuidopo la Controriforma, per limpulso dato dalle effige fu rappresentata su moltissime case della cittàgerarchie ecclesiastiche alla venerazione delle e si diffuse ben oltre i suoi confini.immagini di religiosità popolare in funzioneantiprotestante, con una accentuazione del culto Sbiadita nella cultura ufficiale delletà contemporaneamariano, come vedremo, e una diversificazione a la fede nella capacità taumaturgiche dellinvocazioneseconda dei luoghi, ufficializzando tradizioni di culti religiosa e attenuate molte paure ancestrali grazie allocali con le relative immagini che si diffusero grazie progresso scientifico, non si è tuttavia assistito alalla riproduzione ceramica. cessare della costruzione di edicole , poiché quasi tutti i pilastrini che vediamo attualmente sono di origineDal Cinquecento in poi cè inoltre una fioritura degli otto o novecentesca.Oratori, piccole chiese costruite nelle campagne dalleConfraternite, che sorgono spesso nel luogo dove Sembra pertanto manifestarsi una genericasorgeva precedentemente un tabernacolo con una disposizione d’animo che induce a sacralizzare iimmagine ritenuta miracolosa, collocata poi allinterno luoghi. L’immagine sacra, collocata in un crocicchio,della chiesetta. un bivio, un guado, un crinale, proietta nella topografia del paesaggio naturale e architettonico il luogo diSi sviluppano inoltre dei precisi cliché iconografici per i passaggio tra aree diverse , ed ha valore di presidio,santi: ogni santo è rappresentato con caratteristiche e data dalle implicazioni conflittuali che tali passaggi comportano sul piano simbolico 10 Questo scopo di9 protezione è quel che resta dell’antico significato delle P. GUIDOTTI, Madonne e santi nelle ceramiche devozionali. Una edicole. E’ un senso religioso che nelle campagne, e spia sul mondo di ieri, 1982, cit., cap. I; M. CECCHETTI, Targhe devozionali devozionali dell’Emilia-Romagna, Silvana 10 Editoriale, Milano, 1984, cit., cap. II M.CECCHETTI, Targhe devozionali…, cit.,p.45 10
  • 10. la ricerca sul territorio ha dato modo di attestarlo, FORME E COLLOCAZIONI 11risulta più vivo di quanto l’apparenza non indichi.Defilate anche visivamente dai mutamenti del vivere Ogni qualvolta troviamo unedicola con un’immaginemoderno, queste edicole risultano spesso invisibili agli sacra, non ci sfugge il dato comune di unaocchi del passante ignaro del loro significato. collocazione su di un limite. E questo limite non è tanto e solo fattuale, quanto psicologico : una svoltaEppure nelle campagne si riscontra un perdurare di che impone una scelta ; un varco che incute paura ;questa religiosità semplice che ancora si esprime una soglia che induce al rispetto. O ancora, lanelle processioni del mese di maggio e nella scansione di uno spazio, che si misurava in ore dicommittenza di targhe devozionali ceramiche. E’ una cammino: la fine di una strada o la metà di essa.forma di religiosità popolare che ha sicuramente in Nellesposizione (edicola è qualcosa di esposto) èlarga parte risentito del progresso e degli implicito un valore di messaggio: ledicola (esconvolgimenti oltre che paesaggistici anche sociali e implicitamente il suo costruttore) dice qualcosa a chidel proprio sentire religioso, ma che non ha tuttavia passa.del tutto perso quelle connotazioni originarie dilegame col proprio vissuto quotidiano, col proprio In questo sta la più intima differenza con limmagineterritorio e con le proprie tradizioni, che questa ricerca votiva allinterno dellarredo domestico . La stessasi propone di esprimere. nicchia votiva sopra la soglia di casa, che pure sembra esprimere in modo così domestico un significato devozionale puro e privato, si colloca su un diaframma fra il dentro e il fuori: un dentro protetto e 11 Sulle specifiche tecniche delle edicole votive, diffusione, fruizione : M.CECCHETTI , Targhe devozionali… ; E. MORIGI, B. VENTURI, Le edicole devozionali…; F. S. CUMAN, La pietà popolare nelle edicole sacre, Padova, Centro Editoriale Cattolico Carroccio, 1994; G.TESEI, Le edicole sacre. Gli artistici simboli di devozione nelle vie della Capitale; Casa Editrice Anthropos, 1988; P. GUIDOTTI, Madonne e santi…; (a cura di) P. GUIDOTTI, G. L. REGGI, A. TARACCHINI, Catalogo della Mostra Ceramiche Devozionali nell’Area Emiliano-Romagnola, Imola, Grafiche Galeati, 1976. 11
  • 11. sicuro e un fuori imprevedibile e denso di rischi. La arenaria, al centro è scavato lo spazio in profonditàprotezione dalle volontà malefiche prosegue allinterno per accogliere la targa in ceramica, attorno figurazionicon la collocazione di unimmagine sacra, anche qui simboliche o semplicemente decorative formano lacaratteristicamente, al pianerottolo della prima rampa cornice.di scale, come se anche il passaggio al piano di sopra(passaggio un tempo oscuro, illuminabile con una Slegata da un edificio, limmagine doveva esserecandela che poteva spegnersi allimprovviso per lo protetta; doveva esserle data una casa, in forma dispiffero di una finestra colpevolmente mal chiusa) piccola cella.. La forma più semplice e povera diinnescasse antiche paure, razionali (dei ladri) o meno protezione era il tabernacolo ligneo . Artisticamente(dei morti); mentre linsieme delle nicchie esterne certo non significativo, ha invece importanza storicacostituisce una cintura protettiva corale. Anche nel perché rappresenta la forma più antica: la suanostro territorio, basta allontanarsi di poco dal centro presenza nel paesaggio è documentata almeno dalabitato per vedere apparire le antiche nicchie fin dalle Cinquecento, con stampe che illustrano libri liturgici ecase della prima cintura cittadina, quasi a costituire fogli volanti devozionali. La struttura del tabernacolouna seconda cerchia di protezione, al di là delle ligneo di norma consiste in un tempietto costruito convecchie mura scomparse. Si notano ancora, non a poche assicelle di legno: una per il fondo, una per lacaso, nelle case dangolo, o dove una strada a lungo mensola, due per i fianchi e ancora due per ilsviluppo si immette in unaltra ( con significato del tettuccio a spioventi. Ne risulta quella sorta ditutto analogo , in questo caso, al pilastrino), spesso “casetta”, aperta sulla fronte, molto tipica, fissata adnelle case coloniche di maggiore dimensione, perché, un albero o issata su di un palo ai bordi di un campo oquantunque povera, la targa ceramica non era alla allinterno di un orto, o in molte altre, diverse,portata di tutti. Si può dunque ipotizzare che la nicchia sistemazioni. Per costruirla erano sufficienti le abilitàvotiva domestica rappresenti una forma devozionale più elementari esistenti allinterno della famigliadi confine fra il privato e il pubblico. contadina ; una reticella metallica, una latta ritagliata e verniciata potevano servire come protezione dal ventoNon molto presente in pianura, mentre ha una certa e dalla pioggia. La povertà dei materiali e dei mezzidiffusione nell’Appennino tosco-emiliano, è testimonia sullorigine popolare e spontanea non sololesposizione definita “a frontale” . Si tratta di uno del tabernacolo ligneo stesso, ma del tabernacolosviluppo della più semplice forma a nicchia e, come devozionale in genere, di cui quello ligneo è daquest’ultima, trova collocazione nelle parerti esterne considerarsi la situazione originaria che di solito dàdelle stalle, dei fienili e soprattutto delle abitazioni. Di poi vita a successivi, più solidi, insediamenti , esolito il lavoro è ricavato da un blocco monolitico di rappresenta la struttura elementare a cui si 12
  • 12. richiamano le forme di tutti i tipi di tabernacolo santuari portano dedicazioni mariane che includono ladevozionale, anche quelle più complesse in muratura. dedicazione “arborea” (dell’Olmo, del Faggio,Ne abbiamo reperito, nel lughese, soltanto un dell’Acero, della Quercia, del Piratello, del Melo....) eesempio. ciò fa comprendere come la scelta di un tabernacolo arboreo comporti una particolare convinzione diIl tabernacolo arboreo rappresenta lesposizione di sacralità del luogo o dellimmagine in essaun’immagine sacra in una architettura naturale e primitivamente esposta. Nella ricerca, abbiamostruttura vivente, che richiama immediatamente reperito un piccolo numero di tabernacoli arborei,lalbero sacro di tante religioni , e comunque si ritrova particolarmente suggestivi, specialmente se osservatisui confini , delle proprietà o di spazi territorialmente al sorgere o al calare del sole.significativi. Le cellette rappresentano una forma intermedia fraLalbero confinale, rispetto al legno che regge il pietà privata e struttura di culto . Son piccoli tempiettitabernacolo ligneo, è inamovibile, e garantisce la di modesta altezza, contenenti una piccola camera e“stabilità” dell’esposizione nel tempo. Vengono scelti un altare ; hanno quindi pietra consacrata e sonoquindi alberi perenni , per lo più querce, roveri, olmi, soggette al diritto canonico. Possono rappresentarefrassini; se sono piante utilizzate per sorreggere filari, levoluzione di un precedente tabernacolo per cui lapossono venire potate a fioriera, a nicchia , a devozione popolare ha raggiunto intensità tali dapadiglione. Se si tratta di grandi alberi, limmagine è coinvolgere lautorità ecclesiastica. Quandoposta alla prima biforcazione. Già nei primi tre secoli raggiungono le dimensioni di un edificio ad una navatadopo il Mille era frequentissimo che alberi venissero vengono chiamati oratori.consacrati con la croce, poi con le immagine sacre:stampe, pitture e infine terrecotte. Alla parola pilastrino associamo un piccolo manufatto, la cui altezza è in genere poco maggioreLa dedicazione mariana è sollecitata dal motivo di quella media di una persona, le cui formeiconografico dellalbero di Iesse 12, una figurazione ricordano, in dimensioni ridotte, quelle di uncomposita che risulta dallalbero genealogico di Cristo campanile. E costituito da uno zoccolo che sorreggecon il paleocristiano arbor vitae e che porta alla un fusto a sezione quadrata o rotonda, su cui poggiasommità limmagine della Vergine col Bambino . Molti una cella o un tempietto con una nicchia ( a volte più di una) , coronato da una cuspide , a due o quattro12 H. DELEHAYE, Les légendes hagiographiques, Bruxelles ,1955, spioventi o più raramente emisferica; sulla sommità è cit.p.167 collocata una croce. 13
  • 13. I materiali sono poveri e dipendono dalla zona; più funzione di allontanamento di forze del male laddovespesso di macigno scolpito sono quelli lungo le vie ledicola veniva collocata sul luogo di un fatto didell’Appennino tosco-emiliano, in muratura di laterizio sangue. Un voto o una grazia ricevuta erano un altroinvece quelli della pianura, con molte eccezioni e non motivo frequente che portava persone devoterari casi di muratura mista. Sembrano ispirati ai allerezione di un pilastrino. Ma un ruolo importantecampanili e come questi evolvono nelle linee e nel che il pilastrino acquisiva era quello di punto digusto, più sinuoso o più squadrato. In quelli del nostro riferimento per segnalare strade e distanze nel mondoterritorio, la tipologia maggiormente frequente è una preindustriale. Nel rintracciare i pilastrini ancoracostruzione a pilastro in mattoni, a fusto quadrato esistenti, molte ricerche concordano nell’osservarne lasormontato da una cella quadrangolare, anchessa collocazione su strade esistenti all’inizio del secolocostruita semplicemente in mattoni o talora più XIX o molto più antiche, 13 in particolare su strade unraffinata. Spesso fra il fusto e la cella cè una cintura in tempo di rilevante importanza per i transiti e oggirilievo; gli spioventi del tetto possono essere scolpiti relegate a un traffico locale e secondario; questi umilioppure sormontati da coppi come la copertura delle manufatti quindi possono dirci molto sullecase. In alcuni casi la modesta cuspide è costruita con modificazioni del territorio.mattoni digradanti, che realizzano un profilo a spigoli.La produzione dei materiali per i pilastrini dovevacoinvolgere le fornaci, che accanto al lavoro serialedella produzione dei laterizi, dovevano riservare unospazio, più specialistico, per pezzi "su misura"necessari ad assemblare un pilastrino, come cornicivariamente modanate, mensole, tempietti, cuspidi. Main molti casi i pilastrini erano costruiti con materiali direcupero, mattoni e coppi ricavati dalla costruzione odemolizione di una casa, come ancora oggi ci vieneraccontato.La dislocazione dei pilastrini nel territorio riflette icriteri che abbiamo già ripetutamente indicato:biforcazioni, incroci, ponti, margini; si possono 13ritrovare in stretta vicinanza di un albero. La funzione A. BOLOGNESI, Tabernacoli e religiosità popolare nel territorio diprotettiva generica delle immagini sacre si univa alla Montale, Comune di Montale, 31 ottobre 2005 14
  • 14. IL CUORE DEIPILASTRINI:LE TARGHEDEVOZIONALI 15
  • 15. IL CUORE DEI PILASTRINI: LE TARGHE È stato detto che “la distinzione tra immagine diDEVOZIONALI devozione e immagine di culto è resa dinamicamente possibile dall’intervento della categoria della popolarità” 2, è infatti attraverso il manifestarsi dell’attenzione collettiva cheIntrinsecamente legata alla sacralità dell’edicola un’immagine di culto può divenire popolare evotiva è l’immagine devozionale in essa quindi essere riprodotta e diffusa come oggetto dicontenuta. Generalmente rappresentata da una devozione privata; allo stesso modo è per puratarga o da una scultura a tuttotondo forza popolare che un’immagine della devozioneappositamente realizzata, l’immagine devozionale privata può venire accolta ufficialmente in areaè destinataria delle preghiere dei fedeli e nella ecclesiastica come oggetto di pubblico culto3, dalsua evoluzione storica e artistica è racchiuso il momento che dà vita per sua stessa natura asenso proprio dell’edicola come emblema di manifestazioni rituali non solenni, che peròreligiosità popolare: per questo motivo d’ora in richiamano la partecipazione della collettivitàavanti col termine “edicola sacra” e relativi all’intorno.sinonimi intenderemo indicare la strutturaarchitettonica e l’immagine ad esso connessa. La sua popolarità si esprime nella sostanziale limitatezza di archetipi stilistici: molto di radoCome detto le edicole devozionali vere e proprie infatti, l’immagine sacra della targa è“si distinguono da altre immagini o strutture un’immagine originale, è al contrario prassi delledevozionali di carattere privato, per la volontà di maestranze artigiane ricopiare su ceramica scenedar luogo a un monumento destinato ad una e figure tratte da incisioni a stampa, in cui lafruizione pubblica”, 1 anche qualora questo scelta del soggetto è in gran parte affidata allarappresentasse la commemorazione di un evento committenza. E’ facile notare come normalmenteprivato. questa prediliga immagini tratte dalle devozioniQuesta fruizione pubblica non è sottolineata locali o archetipi iconografici particolarmente noti.esclusivamente dalla loro locazione, ma anchedalla scelta dell’immagine che essi custodiscono. 2 A. VECCHI , Il culto delle immagini nelle stampe popolari, p.39, Firenze 19681 3 E. MORIGI E B. VENTURI (a cura di), Edicole devozionali…Cit.p.17 M. CECCHETTI , Targhe devozionali…cit.p.35 16
  • 16. Il grande rilievo che la targa ha avuto nel BEATA VERGINE DEL MOLINO DI LUGO 6paesaggio urbano e rurale ovviamente respingel’esclusività di cause prettamente tecniche ,comeil principio di “riproducibilità”, e comporta unariflessione sul “ricorso all’archetipo” comecarattere proprio della prospettiva popolare direligiosità: come ogni altra immagine devozionalela targa si propone infatti non come “strumento” o“metodo di devozione”, ma come semplice“oggetto” o “affermazione radicale di religiosità” 4.Come osserva Maria Cecchetti, 5 la targa nondescrive il processo proprio dell’arte “alta”, in cuil’autore esprime all’interno dell’opera la suaindividuale concezione del mondo, ma viceversaun prodotto artistico che risponde ad un“significato” univoco, precostituito, nei confronti diogni considerazione filosofica e teologica. L’immagine della Madonna del Molino è unaEcco che si rivela quindi particolarmente tavola in gesso conservata nell’omonimointeressante l’analisi degli archetipi che dominano Santuario di Lugo a lei dedicato. La targa hala scena artistica della zona esaminata. origini sconosciute, ma è quasi certo che si tratti di una copia da originale rinascimentale, come attesterebbero alcuni elementi e stilemi tipici della produzione artistica dell’epoca presenti 6 Sulla Beata Vergine del Mulino di Lugo: A. GOLFIERI , La Madonna del Molino protettrice della città di Lugo: sunto storico, Lugo4 A.VECCHI , Il culto delle immagini…cit. p.23 1896; Madonna del Molino: Lugo, (a cura di) DON T.5M.CECCHETTI,Caratteri popolari…cit.p.41 CAVALLINI, G. MAGNANI , Imola, 1993 17
  • 17. nell’immagine 7. La Vergine è raffigurata a tre duca Ercole d’Este, venuto a conoscenza deiquarti, seduta, con il Bambino poggiato sulle numerosi miracoli, assecondò il desiderio deiginocchia frontalmente, entrambi preziosamente sudditi erigendo una cappella; tuttavia, quando siornati e incorniciati sullo sfondo da festoni floreali. sparse la notizia che questa sarebbe stata costruita sul luogo del prodigio e affidata aiL’origine del culto, risalente alla fine del XV Domenicani, incontrò l’opposizione della suasecolo, ci è nota grazie alla cronaca di Gian stessa gente, in quanto la zona del MolinaccioBattista Bolognesi8, notaio lughese dell’epoca al era ritenuta pericolosa, luogo di delitti e spiritiservizio degli Estensi. Non è da escludere tuttavia maligni. Il popolo insistette per affidare la custodiache il Bolognesi stesso sia stato influenzato nel della sacra immagine ai Frati Minori di Lugo, e unsuo narrare da credenze precedenti. Secondo la sostenitore della causa, Gian Paolo Rondinelli,leggenda, in data 17 maggio 1496, un mercante decise con un atto di forza di trasportarla difaentino di ritorno da Ferrara cadde con il suo persona nella cittadina; ma l’impresa gli fucarro in un canale nella zona del Molinaccio, nei impedita dall’improvvisa ribellione al galoppo delpressi di Lugo, infrangendo un’immagine in gesso proprio cavallo imbizzarrito e dalla contemporaneadi Vergine con Bambino che portava con se’. perdita di vista e udito, effetti miracolosi cheRitenendo impossibile ripararla l’abbandonò sul terminarono altrettanto fulmineamente una voltaluogo dell’incidente, ma alcuni giovani pastorelli desistito dal suo intento. Il 27 aprile 1497una volta trovatala ne rimisero insieme i pezzi, e l’immagine venne così affidata alla nuova chiesala riposero in un tabernacolo ligneo di Santa Maria Nuova ,custodita dai Domenicani,appositamente costruito. L’immagine, tornata a che vi edificarono vicino un piccolo convento.nuova vita, improvvisamente cominciò a Venne poi incoronata nel 1856 da papa Pio IX,risplendere di una luce tanto intensa da mentre nel 1939 iniziarono i lavori per la nuovacostringere i giovani alla fuga, attirando chiesa, terminata nel 1943.immediatamente le attenzioni dei devoti dei paesilimitrofi, che vi attribuirono poteri miracolosi. Il7 B. VENTURI , Edicole e immagini devozionali tra realtà storia etradizione in Edicole votive…(a cura di) MORIGI E VENTURI cit.,p. 438 Cfr. A. GOLFIERI, in La Madonna del Molino protettrice…cit.,pp.181-187 18
  • 18. MADONNA DEL FUOCO DI FORLì 9 secoli: ancora oggi l’immagine è conservata nel duomo cittadino. La Madonna del Fuoco di Forlì è una xilografia impressa su carta tra la fine del XIV e gli inizi del XV, la più antica che si conosca in Italia 11. Secondo Sergio Fabbri 12 la sua nascita va attribuita per affinità stilistica al maestro Michele di Matteo, attivo a Bologna tra 1410 e 1469, oltre che a Venezia e Siena. La composizione ricalca lo schema del polittico gotico, con al centro la Vergine che tiene in braccio il Bambino sul proprio fianco destro, mentre intorno, all’interno di scomparti delimitati da colonne tortili, sono rappresentate scene tratte dal Vangelo (l’Annunciazione e la Crocifissione), coppie diSecondo quanto narrato da Giovanni di Mastro Santi e Martiri, gli Apostoli, Santa Dorotea e forsePedrino nella sua Cronica, 10 nella notte tra il 4 e la Vegine. Al centro la Madonna, coronata, ha alleil 5 febbraio 1428, a Forlì, un incendio proprie spalle il sole e la luna antropomorfizzati.distrusse una scuola lasciando intatti solo i muri eun’immagine in carta della Madonna. Questa, Sovente si assiste ad una commistioneritenuta miracolosa, fu trasportata in cattedrale la iconografica tra la Madonna del Fuoco di Forlì edomenica seguente. Il 20 ottobre 1636 venne l’omonima Madonna di Faenza.inaugurata, per la Madonna del Fuoco, unagrande cappella; divenuta poi patrona della città edella diocesi di Forlì, fu oggetto di culto edevozione per molti9 Sulla Madonna del Fuoco di Forlì: S.FABBRI, La Madonna delFuoco di Forlì fra storia, arte e devozione, Cesena, 200310 S. FABBRI, La Madonna del fuoco di Forlì,. p.15 nota 1: GIOVANNI 11 B. VENTURI, Edicole e immagini…cit.,p.38DI MASTRO PEDRINO, Cronica, I (1411-1436), II (1437-1464) 12 S. FABBRI, La Madonna del Fuoco…cit.,pp.13-50 19
  • 19. MADONNA DEL FUOCO DI FAENZA13 distrutto: tutto tranne l’immagine sacra. La targa divenne immediatamente oggetto di devozione e le si attribuirono guarigioni miracolose, venne eretto un altare sul posto e la devozione della Madonna del Fuoco venne ufficializzata. Nel 1570 si costruì una chiesa per ospitare i molti fedeli che giungevano in pellegrinaggio, chiesa oggi scomparsa. Dal 1609 la festa liturgica della Madonna del Fuoco di Faenza si celebra il 2 agosto. L’immagine è stata spostata dal monastero di Santa Cecilia a quello di Santa Caterina a seguito della soppressione Napoleonica del primo nel 1798; quindi collocata nella sua odierna casa, la chiesa di San Domenico, nel 1811. Iconograficamente l’immagine originaria raffiguraIl 2 agosto 1567, in una casetta dell’oggi vicolo la Vergine con una stella sulla spalla sinistra, ilUbaldini, nei pressi del monastero domenicano di Bambino alla propria destra con in mano un globoSanta Cecilia, un incendio generato da una sormontato da croce. È un dipinto probabilmentecandela si espanse nella casa vicina. Nella risalente al XV-XVI secolo, di stilestanza dimorava una vedova, la quale conservava bizantineggiante, forse quindi di provenienzaun’immagine della Madonna con Bambino dipinta ravennate.su legno appesa alla parete. L’incendio divampò E’ interessante sottolineare come l’essenzatutta la notte, prima di essere spento l’indomani. miracolosa della Madonna del Fuoco venisseNon fece vittime, ma tutto andò completamente confermata dalla Chiesa con particolare celerità rispetto alle tendenze del periodo storico, in cui si13 Sulla Madonna del fuoco di Faenza: A. DOLCINI , I sacri fuochi di assiste ad una maggior regolamentazione daForlì e Faenza, Faenza, 1997; I sacri fuochi di Forlì e Faenza: arteper la fede: immagini sacre antiche e moderne, Forlì, 1998. parte del governo ecclesiastico in tema di nuove 20
  • 20. santità e devozioni. Sul fatto forse pesano anche BEATA VERGINE DELLE GRAZIE DIle circostanze storiche: a Faenza era attivo un FAENZA15vivace movimento riformatore e antiecclesiastico(e come tale contrario alla sacralizzazione delleimmagini), abbastanza compatto da sfuggirealmeno parzialmente al giogo dell’inquisizione. Ilmiracolo venne quindi sfruttato per un definitivoregolamento di conti con i riformatori faentini :daun lato da parte delle autorità ecclesiastichecattoliche cittadine; dall’altro da parte delle masseper isolare, subordinandolo al clero, quello cheera il gruppo dirigente cittadino. 14 A Faenza il culto per la Beata Vergine delle Grazie risale ai primi del XV secolo. La Cronica Conventus Sancti Andreae de Faventia composta nel convento dei Domenicani verso la fine del XV secolo 16, riporta la leggenda della sua origine: nel 1412 , mentre la peste sconvolgeva la città, una matrona di nome Giovanna raccontò di 15 Sulla Beata Vergine delle Grazie di Faenza: A. SAVIOLI , L’immagine della Beata Vergine delle Grazie di Faenza e le sue14 S. BOESCH GAJANO E L. SEBASTIANI (a cura di), Madonne di città e derivazioni , Firenze 1962; La Madonna delle Grazie di Faenza:Madonne di campagna. Per un’inchiesta sulle dinamiche del notizie storiche, a cura dell’Arciconfraternita della Beata Verginesacro nell’Italia post-tridentina, in Culto dei santi. Istituzioni e delle Grazie, Faenza, 2000 16classi sociali in età preindustriale, L’Aquila, Japadre, 1984, pp. F. LANZONI , La Cronaca del Convento di Sant’Andrea di Faenza,615-647 Città di Castello 1911 21
  • 21. aver visto la Madonna che , con le braccia aperte quale cercavano riparo i fedeli. 18 Alla Madonnae stringendo tre frecce spezzate per mano, le delle Grazie in questa sua nuova veste vennedisse che la collera divina si sarebbe ugualmente consacrato un altare nella chiesa Di S.Andrea inspezzata se il vescovo avesse indetto un digiuno Vineis (l’attuale San Domenico) il 12 maggiouniversale ed una processione penitenziale per 1420, e da qui il culto ha avviato la sua diffusione.tre giorni consecutivi. La visione della donna Molte volte ancora la città di Faenza si è rivoltavenne ascoltata e l’impegno immediatamente alla Vergine delle Grazie. Dopo il 1630 , quandoassolto, liberando la città dal terribile morbo. la città si salvò dalla peste, la Madonna venneAl termine della pestilenza fu dipinta un’immagine incoronata, proclamata patrona e protettrice delladella Madonna su un muro della chiesa di città, di cui le furono offerte le chiavi in unaSant’Andrea, come voto per la liberazione dalla solenne cerimonia avvenuta il 18 maggio 1631.calamità. L’affresco, di mano ignota ma Ancora, in occasione del terribile terremoto cheapparentemente dipinto da maestro di cultura colpì Faenza nel 1781, in cui vi furono gravissimitardogotica veneta, venne poi staccato dal muro e danni ma non vittime, il Magistrato fece voto allatrasportato in cattedrale, e probabilmente proprio Madonna che per cinquant’anni, nell’anniversarioin quell’occasione andarono perse la metà del terremoto (4 aprile), si sarebbe celebrata unainferiore del corpo e gran parte delle braccia, festa in suo onore (festa che si celebra ancorsenza che tuttavia questo possa far dubitare oggi, in aggiunta alla festa omonima delladell’iconografia tipica con sei frecce, in quanto seconda domenica di maggio). A seguitoampiamente attestata sin dal XVI secolo. 17 dell’epidemia di colera che andava diffondendosi per l’Italia, nel 1836 una seduta consiliare deciseAll’epoca, l’immagine della Madonna protettrice, di esporre grandi rilievi in terracotta raffiguranti laraffigurata secondo questa tipologia, era molto Vergine sulle mura cittadine. L’immagine,comune: veniva chiamata Madonna della riprodotta in sei copie e murata l’anno seguenteMisericordia e la caratteristica che la nelle porte della città, fu realizzata da Doncontraddistingueva erano le frecce dell’ira divina Valenti, e presenta al centro un ovale raffiguranteche si spezzavano contro la sua veste, sotto alla l’apparizione della Madonna a Giovanna, sullo17 18 Ivi p.16 nota 5 B. VENTURI, Edicole e immagini, cit., p. 39 22
  • 22. sfondo una torre merlata del ponte romano oggi BEATA VERGINE DEL PIRATELLO DI IMOLA20non più presente, e agli angoli quattro medaglionicon mezzobusto dei santi patroni faentini: Savino,Pier Damiano, Emiliano e Terenzio. 19L’immagine è ancor oggi una delle più diffuse,tuttavia ci si imbatte spesso in una Madonna delleGrazie, il cui attributo fondamentale rimangono lesei frecce spezzate, rappresentatasemplicemente a mezzobusto, o sorretta da unanuvola.E’ stata proclamata il 25 marzo 1931, inoccasione del III centenario della primaincoronazione, “Patrona Principale della città edella Diocesi”, titolo confermatole da Papa Pio XIche la volle nuovamente incoronata a suo nome. Principale fonte per la genesi di questo culto sonoL’antica immagine, riportata su tavola nel 1948, è le Cronache Forlivesi di Andrea Bernardi 21,oggi venerata nella cattedrale della città. secondo cui il 27 marzo 1489 un’immagine della Madonna, dipinta dentro la nicchia di un pilastro costruito vicino ad un pero sulla via Emilia, avrebbe parlato ad un pellegrino di passaggio, il cremonese Stefano Mangelli, svelando il desiderio di essere onorata in quel luogo. 20 Sulla Beata Vergine del Piratello di Imola: P. BEDESCHI, L’origine del culto della Madonna del Piratello e le sue oscurità: note critiche, Bologna 1965; B. VENTURI, Edicole ed immagini…cit.,pp.46-47 21 Andrea Bernardi, Cronche Forlivesi dal 1476 al 1517, pubblicare ora per la prima volta di su l’autografo, a cura di19 Ibid. G.Mazzantini , Bologna , 1895-1897 23
  • 23. Comandato quindi al pellegrino di diffondere tra le marzo 1483. Il pilastrino sarebbe stato quindi genti la sua volontà, lo indirizzò ad Imola, costruito successivamente sul luogo della visione, riempiendogli le braccia di rose di bellezza mai ad ospitare un’immagine più pregevole e non vista e rare in quella stagione, perché non deperibile. Questo affresco è tutt’ora conservato dubitassero della sua visione. Dopo che il nel Santuario del Piratello di Imola ed il suo Mangelli ebbe parlato col Governatore, una modello ha trovato larghissima diffusione nelle processione si recò al pilastrino, e molti prodigi si zone attorno alla città. verificarono, generando il culto per la Madonna del Piratello. Esistono tuttavia diverse lacune nella storia dell’origine di questa leggenda, a partire dallo stesso nome, rinvenuto in più versioni nei documenti antichi: Peradello, Peradelle, Pyradello, Paradello, Paratello, Pradello, Pratello, Pradel (dialettale). E’ però probabile che esso derivi da “Peradello”, il nome di un fondo esistente nella stessa località già molto tempo prima del racconto del Mangelli. 22 Anche la datazione è incerta, difatti alcuni cronisti di pochi anni successivi al Bernardi parlano di un’immagine di carta collocata sul pero precedentemente a quella che parlò al Mangelli dal pilastrino. Sulla base delle sue ricercheBedeschi ritiene di doversi riferire a questa primaimmagine, anticipando la data del miracolo al 27 22 P. BEDESCHI, L’origine del culto della Madonna del Piratello e le sue oscurità: note critiche, Bologna, 1965 24
  • 24. MADONNA DEL BOSCO DI ALFONSINE 23 quellIddio, il quale è larbitro sì della vita, che della morte dognuno, che una di quelle piante che si tagliavano, investita nello stesso tempo da più gagliardi colpi venne a cadere come allimprovviso con tutto il corpo et un suo grosso ramo percosse così malam[en]te, in testa un povero contadino che con un altro compagno saffaticava con la scure alla piè dun albero vicino per atterrarlo che vi rimase morto sotto miseram[en]te. Chiamavasi egli Domenico poco in testa...”24 Così esordisce nelle primissime pagine il “manoscritto Fiori”, documento oggi perduto di cui si conserva copia in due esemplari alla Biblioteca Classense di Ravenna , a cui dobbiamo le notizie sulla genesi della venerazione alla Madonna del Bosco, mentre la data la morte del bracciante, 10 aprile 1714, ci giunge dal registro dei morti della chiesa arcipretale di Alfonsine. La nascita del culto si lega dunque ad un evento luttuoso: durante la potatura nella tenuta “LaSi tratta, come per la B.V. Del Molino, di un caso di Raspona” di Alfonsine di proprietà dei Marchesidevozione popolare locale che è diventata oggetto di Spreti, il contadino Domenico Pochintesta perse laculto ufficiale. “Verso la fine di marzo dellanno 1714 si vita a causa della caduta di un grosso ramo. Come dafaceva taglio di pia[n]te per commando, e servizio de usanza in questi casi, per allontanare la disgrazia eSig.ri Spreti nel bosco di una sua tenuta, detta la commemorare il defunto, venne collocata su un alberoRaspona [...]. Accadde dunq[ue] per disposizione di attiguo al luogo dell’incidente un’immagine sacra, su23 iniziativa del fattore dei marchesi, Matteo Camerani, Sulla Madonna del Bosco di Alfonsine: MARIA ELISABETTAANCARANI ,Per Grazia Ricevuta, Ed. Il Girasole maggio 2001; A. 24SAVIOLI, Catalogo degli ex-voto di Madonna del Bosco, in Studi AGOSTINO ROMANO FIORI ,Origine e progresso della devozione eRomagnoli, XIX (1968) pp.253-257; Il Sacro, Le Opere e i giorni: concorso alla Immagine della B.V. del Bosco alle Alfonsine,per una storia della devozione popolare nei dipinti votivi della cosiddetto “Manoscritto Fiori”, 1715, cit. in M. ANCARANI, PerMadonna del Bosco, Alfonsine, 1983 Grazia Ricevuta…”p.17 25
  • 25. che donò una maiolica di sua proprietà raffigurante la costruirono a venerazione dellimmagine un altareVergine col Bambino : “un quadretto di maiolica in artigianale e due strutture che raccoglievano “voti,bassorilievo con doppia cornice ottagonale; la Vergine tavolette, archibugi, pistole spezzate, grucce, vezzi divi era figurata seduta col Bambino in braccio, coralli, anella, ed altri ornamenti femminili. Né aappena coperto da una benda a lombi, e la madre con decorare il quadretto mancarono appresso bei doni,manto arabescato a fiori e coronata siccome il fra quali un cristallo da ricoprirlo che mandava la pietàBambino” 25. Questa immagine col Bambino della contessa Samaritani ravignana” 27.semisdraiato corrisponde ad un archetipo diffusissimo,in molteplici varianti, che origina dal modello Ben presto cominciarono le controversie per ilrinascimentale di un anonimo scultore lombardo 26. possesso dell’immagine. La prima, fra la famiglia Spreti, proprietaria del fondo, e la Diocesi di Faenza, siIl luogo era molto frequentato poiché da lì partiva “il risolse in modo “miracoloso”. Infatti, nel luglioPassetto”, il traghetto per attraversare il Po di 1715 il Vescovo di Cervia Mons. Camillo Spreti, siPrimaro, ora Reno, e in breve si diffuse la convinzione fece consegnare le offerte , comunicando al cardinaledelle virtù dellimmagine. Nell’estate del 1714 , Piazza lintenzione di dedicare alla Madonna unaAntonia Battaglia, di Piangipane, malata ed inabile , chiesa. Limmagine fu richiesta dal Vicario generale dichiese aiuto alla Vergine , ottenendo la guarigione; Faenza, Mons. Picarelli, tramite larciprete diallo stesso modo guarì l’anno seguente una giovane Fusignano e provicario di Alfonsine Don Francescoalfonsinese. Camerani fu convinto a ricollocare Maria Rocchi. Quando il 16 agosto don Rocchi sil’immagine, dallalbero su cui era stata presentò per portare con sé limmagine a Faenza,provvisoriamente installata, sull’albero originario, tentò invano di staccarla dall’albero natio. Molta gentespoglio e pericolante: alla collocazione della sacra si era radunata all’intorno, e il fatto fu tramandatoeffigie questo immediatamente tornò a nuova vita. come nuovo miracolo ed indiscutibile segno dellaUna terza guarigione “miracolosa” si verificò nel volontà divina. Viste le ulteriori controversie sorte fra laLuglio 1715 per la malattia del figlio del notaio famiglia Calcagnini, forte del giuspatronato sulla chiesaravennate Andrea Baldassarre Bonanzi , che si parrocchiale alfonsinese, e gli Spreti, la questione fuaffrettò ad “autenticare” la grazia. Si creò una grande presentata a Roma, su richiesta di don Tosini parrocoaffluenza di fedeli, che di Alfonsine. La Sacra Congregazione dei Vescovi e dei Regolari di Roma il 17 giugno 1717 sentenziò che25 G. F. RAMBELLI, Notizie Historiche della Beata Vergine del Boscoche si venera tre miglia lontano da Alfonsine, Imola 1834, cit. in 27ANTONIO SAVIOLI, L’immagine della madonna del bosco e la sua G.F. RAMBELLI, Notizie Historiche…,cit.,p.7, cit., in M. ANCARANI,tradizione iconografica, in Il sacro, le opere e i giorni…cit.,p.11 Per grazia ricevuta…cit.,p.2126 Cfr. M.CECCHETTI, www.ceramichedevozionali.it 26
  • 26. la sacra immagine rimanesse dovera, e che con le MADONNA DEL MONTICINO DIofferte raccolte ,oltre al contributo dei marchesi Spreti, BRISIGHELLA28le si erigesse una chiesa decorosa.I lavori per la chiesa iniziarono nel 1717 e terminarononel 1721. Il culto fu ampio per tutto il secolo ma siaffievolì dal 1830 , per l’abbandono da parte deicappellani della residenza presso il santuario,devastata dall’umidità ,e per il decadimento dellafamiglia Spreti. Il santuario fu preda di svariati furti, inaggiunta allo spoglio già subito dalle truppenapoleoniche. Si salvarono tuttavia numerosi ex-voto,tuttora conservati e visibili nella chiesa attuale. Dallafine dell’Ottocento in avanti, con il mutato climaculturale e l’abbandono del “Passo” per la costruzionedi un ponte, il santuario decadde ulteriormente e nel1910 venne ceduto dagli Spreti alla diocesi diFaenza. In piena prima guerra mondiale gli alfonsinesidecisero di costruire un nuovo tempio, approfittando diun indennizzo dovuto alla demolizione dell’originarioper l’ampliamento dell’argine del fiume. La nuovachiesa, edificata nel 1929, andò distrutta daibombardamenti del ’44. Ricostruita nel 1952 , al suo Il culto nasce da un’edicola posta su una stradainterno conserva ancora l’immagine originaria, d’ingresso delle mura di Brisighella nel XVII, l’oggidanneggiata ma nel complesso scampata ai scomparsa Porta Bonfante. La targa di Madonnabombardamenti, grazie al parroco dell’epoca ,che la con Bambino che racchiudeva , vantava poterinascose in un rifugio sotterraneo al di sotto della miracolosi, generando l’attenzione degli abitanti.Canonica, questa invece andata completamente Per questo motivo l’8 settembre 1662, giornodistrutta. 28 Sulla Madonna del Monticino di Brisighella: P. ALPI, L. MALPEZZI, Il santuario del Monticino in Brisighella. Cenni storici- preghiere, Faenza 1996; A. POMPIGNOLI, La Madonna del Monticino, Imola, 1996; B. VENTURI, Edicole e immagini...cit.,pp.44-45 27
  • 27. dell’anno in cui tuttora se ne celebra la festività, MADONNA DEI SETTE DOLORI 30venne ricollocata in un piccolissimo oratorioappositamente costruito nelle vicinanze. Il colle ,chiamato fino a quel momento “Cozzolo” o“Calvario” fu ribattezzato “il Monticino”. Nel 1759al posto della piccola cappella venne inauguratoun vero e proprio santuario, e quivi l’immagine fusolennemente incoronata.La tipologia d’immagine, una Madonna amezzobusto che con la destra tiene in piedi ilBambino mentre con la sinistra lo abbraccia, ètutt’ora molto diffusa in ambito emiliano-romagnolo, e se ne conoscono numerose variantisempre sullo stesso modello, ma con nomidifferenti: Madonna del Conforto nella Chiesa deiCappuccini a Imola ; Madonna dellaConsolazione a Rocca delle Caminate a Forlì;Madonna delle Grazie a Tredozio; Madonna dellaProvvidenza o “Marconcina” a Imola, B.Vergine Si tratta in questo caso di una devozione diAuxilium Cristianorum a Castel d’Aiano; Beata diffusione mondiale molto seguita anche inVergine della Salute a Solarolo; Beata Vergine Romagna, la cui rappresentazione mostra Ladel Soccorso a Bagnara di Romagna, e infine Vergine Maria in atteggiamento afflitto, con ilBeata Vergine di Sulo a Filetto. 29 cuore esposto sul petto, da cui si irradiano sette spade. 30 Sulla Madonna dei Sette Dolori (Addolorata): G.D. GORDINI, La festa dell’addolorata nella storia, in Ross zetar d’Rumagna, 1969;29 B. VENTURI, Edicole e immagini…cit.,p.45 B. VENTURI , Edicole e immagini…cit.,p.50 28
  • 28. In epoca medievale, poiché erano state fissate a VERGINE IMMACOLATA33sette le gioie, si decise di adottare il medesimonumero, in ambito cristiano già denso disignificato, anche per la venerazione dei dolori diMaria, corrispondenti alla profezia di Simeone 31sul destino della Madre di Dio: fuga in Egitto;smarrimento di Gesù dodicenne nel Tempio;cattura di Gesù; flagellazione e coronazione dispine; crocifissione; morte e trafittura del costato;deposizione dalla croce e sepoltura. 32 La patria del culto è l’Olanda, dove un sacerdote,Giovanni de Counderberghe, istituì questa piapratica nel 1491 fondando un santuario. Alla suadiffusione contribuì l’Ordine dei Servi di Maria ,un cui convento si trovava anche , probabilmentedalla fine del XV secolo, a Russi, poco distanteda Lugo, dove la festa dell’Ordine Servita si ètramutato nell’odierna festa cittadina, celebrata la Esistono diverse varianti iconograficheterza domenica di settembre. dell’Immacolata, riconducibili a culti differenti. Tra le più diffuse, quelle dell’Immacolata Concezione, 33 Sulla Vergine Immacolata e sue derivazioni iconografiche : R. LAURENTIN, Maria, chiave del mistero cristiano: la più vicina agli uomini perché la più vicina a Dio, Cinisello Balsamo 1996; Breve storia della Beata Vergine Immacolata di Lourdes: con lode e litanie proprie, Vercelli 1889; Storia di Nostra Signora di Lourdes, narrata ai suoi devoti, Firenze 1890; R. LAURENTIN, Lourdes.Cronaca di un mistero, Milano 1996; P. GUIDA, Caterina Laboure e le31 “E anche a te una spada trafiggerà l’anima” Luca, 2, 34-35 apparizioni della Vergine alla Rue du Bac: per una rilettura del32 E. CAMPANA, Maria nel culto cattolico, I, Torino-Roma, 1933, messaggio della Medaglia Miracolosa, Cinisello Balsamo, 1997.pp.328-329. 29
  • 29. della Madonna della Medaglia Miracolosa e della preghiera, così come la vide vestita Bernadette, eVergine di Lourdes, spesso difficilmente la sua diffusione iconografica si accompagna adistinguibili l’una dall’altra a causa delle quella del culto, indubbiamente tra i più sentiti acontaminazioni reciproche, tutti riconducibili al livello popolare. Sicuramente più riconoscibile laculto dell’Immacolata. Madonna della Medaglia Miracolosa, che stando alla leggenda il 27 novembre 1830 apparve aFu il pittore spagnolo Francisco Pacheco del Rio Santa Caterina Laboure nella Cappella di Rue dua codificare nel Seicento gli attributi iconografici Bac, a Parigi, e le diede il compito di far coniaredell’Immacolata, precedentemente rappresentata una medaglia che indossata avrebbe elargito alnell’atto di calpestare il serpente dell’Eden: la portatore grandi grazie. La medaglia presenta daVergine Immacolata è una giovinetta vestita di un lato l’immagine della Madonna con il capobianco, coperta da un manto azzurro e con la vita circondato da dodici stelle, le braccia apertecinta da un cordone francescano a tre nodi, le verso il basso e i palmi, da cui escono fasci dimani sul petto o giunte in preghiera, il capo cinto luce, rivolti al riguardante. Il serpente è ai piedida una corona di dodici stelle e sotto i piedi la della Vergine mentre sul bordo della medaglia èfalce lunare con le punte rivolte verso il basso , riportata questa invocazione: ‘ O Maria concepitasimbolo di castità.34 Oggigiorno si assiste ad un senza peccato, pregate per noi che ricorriamo aprevalere della versione iconografica di Lourdes, Voi”. Sul retro, circondato da dodici stelle, sonoestrapolata dalle descrizione di Santa Bernadette impresse la lettera M sormontata da una croce eSoubirous. Come è noto, nel 1858 (11 febbraio – due cuori, uno circondato di spine e l’altro trafitto16 luglio ) la Vergine apparve ripetutamente a da una spada. Come detto, spesso si assiste adBernadette in una grotta, a Lourdes, con queste una commistione tra le tre figure, benchésembianze: “ una veste bianca chiusa da un l’immagine più diffusa rimanga quella di Lourdes,nastro azzurro, un velo bianco sulla testa e una nei casi più eclatanti raffigurata all’interno di unarosa gialla su ogni piede…un rosario in mano” 35. struttura architettonica che riprende la grotta dellaViene rappresentata con le mani giunte in visione.34 J. HALL, Dizionario dei soggetti e dei simboli dell’arte,Longanesi, 200735 R. LAURENTIN, Lourdes. Cronaca, cit., p.78 30
  • 30. MADONNA DEL BUON CONSIGLIO 36 La devozione per questa Vergine risale almeno al 1356 e si è sviluppata a partire dal Santuario di Genazzano a Roma, eretto su unantica chiesa del X secolo. Nel 1630 papa Urbano VIII sostenne che limmagine era venuta da paesi lontani e nel 1730 si precisò la provenienza da Scutari, trasportata dagli angeli con al seguito i due pellegrini Giorgi e De Sclavis. Questa leggenda è nota presso gli albanesi che invocano questa madonna col titolo di Signora dAlbania. Il culto si è particolarmente diffuso in area fiorentina, da cui si è propagato fino allEmilia Romagna attraverso la circolazione di stampe; è piuttosto frequente sullAppennino. Limmagine della Madonna del Buon Consigliorappresenta la Madonna con il Bambino alla suasinistra che abbracciandola le cinge il collo col bracciodestro; entrambi sono sovrastati da unampia aureola.Deriva da un affresco di autore ignoto, secondo alcuniappartenente allarte romana del XIII secolo, secondoaltri opera tardo bizantina con influssi di scuolaveneta.36 Sulla Madonna del Buon Consiglio: G..MALIZIA, Il Santuario delBuon Consiglio a Genazzano, in A. RAVAIOLI ( a cura di ) Santuaricristiani del Lazio, Roma 1991, pp 319-329; R. ARULI, Immaginidevozionali a Budrio, in Le tracce del sacro, pp.88-90 31
  • 31. MADONNA DEL CARMINE O DEL CARMELO MADONNA DEL ROSARIO 37 Nelliconografia originale è rappresentata seduta,Culto legato ai Carmelitani, ordine mendicante, sorretta da una nuvola e circondata di rose, con ilrappresentato dallo scapolare, dono della Vergine Bambino in braccio alla propria sinistra e un rosarioallordine stesso, in una apparizione nel 1251. nella mano destra. Spesso è accompagnata da sanIconograficamente è rappresentata in piedi col Domenico e santa Caterina da Siena., una delle piuBambino in braccio, entrambi incoronati e con lo importanti patrone dellOrdine Domenicano, a cui ilscapolare in mano. culto del rosario è intimamente legato. La caratterizzazione data dalloggetto ( lo scapolare, il rosario) fa sì che qualsiasi effige della Madonna possa definirsi Madonna del Carmine o del Rosario . Nelle 37 Sulla Madonna del Rosario: E.MORIGI , B.VENTURI, Edicole devozionali.., cit, p. 37 e pag.47. 32
  • 32. targhe che si rinvengono nelle edicole è sufficiente regge un libro, con laltra sostiene il Bambino che, inlaggiunta pittorica di uno di questi oggetti per piedi, si protende in un abbraccio. Il modello , insuggerire la dedicazione. diversi tipi iconografici, ha avuto larga diffusione nel Seicento: analoga ad esempio è liconografia della Madonna del Rio. Le varianti sono molte e dal XVIII secolo spesso entrambe le figure sono BEATA VERGINE DELL’ARGININO 38 incoronate. Per lo “slancio gotico” del Bambino, si vorrebbe vedervi una derivazione quattrocentesca 39, ma non si hanno notizie sicure sul prototipo. Liconografia ha forti analogie con una Madonna col Bambino in alabastro di Diego de Siloe, cinquecentesca, conservata al Victoria Albert Museum di Londra. L’immagine originaria del Santuario dellArginino è stata arricchita da due corone d’oro, donate come ex- voto dalla comunità voltanese, con possibile maggior contributo di una famiglia, per la protezione durante la seconda guerra mondiale; di tale promessa alla Vergine vi è traccia in un diario dellallora parroco Don Proni conservato nella parrocchia di Voltana. Il Santuario dell’Arginino fu costruito in sei anni su unQuesta immagine è venerata nel Santuario terreno di proprietà dei conti Emaldi, col contributo deldell’Arginino nei pressi di Voltana, dedicato alla conte capitano Marco e col concorso dei fedeli, eMadonna della Consolazione. La Vergine è aperta il 2 novembre 1727. Il santuario è consacratorappresentata a mezza figura; con la mano sinistra alla Madonna della Consolazione, come attesta una tavola lignea commemorativa ancora conservatavi, e38 Sulla Beata Vergine dell’Arginino: deve il suo nome al podere “Arginino” su cui sorse lawww.ceramichedevozionali.com a cura di MARIA CECCHETTI; chiesa, dal latino agger, argine, con evidenteANTONIO SAVIOLI, Limmagine della Madonna dellArginino diVoltana, in 250° Anniversario della Chiesa dellArginino 1727 - riferimento alle antiche bonifiche del territorio. Tutta la1977, n. unico; IVO TAMPIERI, Stradario forse di Lugo, Tipolitografia zona sud del territorio lughese infatti origina daCortesi di W.Berti, Lugo 2000, cit.pp.126-127 39 M. CECCHETTI, Targhe devozionali.., cit., p.60 33
  • 33. depositi alluvionali dei fiumi Senio e Santerno BEATA VERGINE DI SAN LUCA DInellantica palude selvosa, costellata da alture su cui BOLOGNA40sorsero le prime pievi, navigabile con barche a fondopiatto; le bonifiche e le deviazioni dei corsi dei fiumi(in particolare del Santerno, deviato più volte, lultimanel 1783) nellarco di quattro secoli hanno dato alterritorio lassetto attuale. Il mancato sviluppo delterritorio circostante fece sì che il Santuario restasseisolato nella campagna. Nel dopoguerra per iniziativadel parroco Don Pier Ugo Poggi il Santuario furestaurato, con inaugurazione nel 1957, e fuadempiuta la promessa con la collocazione delle duecorone auree. La B.V. dellArginino viene celebratacon una festa di alcuni giorni che si conclude il 15 diagosto, giorno dellAssunzione. L’immagine della Madonna di San Luca di Bologna è un dipinto in tela su legno, raffigurante una Vergine con il Bambino in braccio, 40 Sulla Beata Vergine di San Luca: M. FANTI, La madonna di san luca nella leggenda e nella tradizione bolognese, Il Carrobbio, 1977; M. CECCHETTI, Targhe devozionali…,cit.,p.219; M. BACCI, Il pennello dell’evangelista: storia delle immagini sacre attribuite a San Luca, Pisa 1998; G.L. MASETTI- ZANNINI, La Madonna di San Luca; un santuario e una comunità, in Santuari locali e religiosità popolare nelle diocesi di “Ravennatensia”, cit. pp. 205-217. 34
  • 34. appartenente al tipo della Odighitria (colei che scritto da Graziolo Accarisi 42in cui si riportanoindica la via), in cui la Vergine con la mano destra tradizioni orali sul culto, già da tempo radicato. Laindica nel Bambino la via da seguire ai propri divina immagine, dipinta da San Luca, sarebbefedeli. La tipologia è detta di “San Luca” ed stata conservata precedentemente in Santa Sofiaidentificata come tale a Bologna dalla metà del a Costantinopoli e portava con se’ un’epigrafeXVI secolo, in quanto, secondo, una tradizione che ne richiedeva la collocazione in una chiesacristiana risalente al VI secolo, l’evangelista dedicata all’evangelista sul Monte della Guardia.Luca, patrono dei pittori, ne realizzò di sua mano Un pellegrino chiese ed ottenne permesso diuna in questa posa. Alcune radiografie hanno prendere l’immagine e cercare il Monte; giunto arecentemente scoperto che l’immagine Roma incontrò il nobile bolognese Pascipoveroconservata nell’omonimo santuario Bolognese dei Pascipoveri che lo indirizzò al Colle dellanon è in realtà la prima, ma si sovrappone ad un Guardia nei pressi di Bologna, dove l’immagine fumodello bizantino appartenente allo stile accolta. Il Santuario a lei dedicato fu fondato nelmetropolitano (fine IX-X secolo). La redazione XII secolo da una giovane devota di nomeattuale si collocherebbe invece tra XII e XIII Angelica che si era ritirata a vita eremitica sulsecolo , e sembra ascrivibile a mano occidentale, colle e vi aveva fatto edificare una piccola chiesa.forse italiana, probabilmente influenzata dalle La comunità del colle si trasformò in monastica,Madonne bizantineggianti dette “Madonne dei mentre il culto rimase limitato sino al 1433,Crociati”. Non si conosce l’anno in cui fu portata a quando , nel timore di una carestia, ilBologna, forse in occasione dei pellegrinaggi o giureconsulto citato Graziolo Accarisi propose aldelle crociate a cui certamente i bolognesi Consiglio degli Anziani di recare in processioneparteciparono; tuttavia quella che era solo una solenne l’immagine, imitando quanto fatto daitradizione, l’origine orientale della Madonna, fiorentini con una loro “Madonna di San Luca”. Il 4sembrerebbe ora confermata dalle scoperte luglio i confratelli di Santa Maria della Morte siscientifiche. 41 Il documento più antico di cui siamoin possesso risale soltanto al 1459 ed è un codice 42 G. ACCARISI, Historicus contextus trium Bononiensis Civitatis gloriarum hoc est templi D.Marie Virginis de Monte divinitus constructi, Imaginis eiusdem Deiparae quam D.pinxit Lucas miraculose acquisitae, Vexillique Aureae flammae dono regio41 B. VENTURI, Edicole e Immagini...cit.,pp. 48-49 recepti, Bologna, 1665. 35
  • 35. recarono al santuario per portare l’effigie in città, MADONNA PATRONA DI FUSIGNANO 43e la successiva processione coincise con iltermine delle piogge torrenziali. Da allora il cultosi diffuse, rinnovato ogni anno da una sentitissimaprocessione e da altre discese in città in caso diparticolari pericoli, e suggellato dall’incoronazionedel 1603 per opera dell’arcivescovo cittadinoAlfonso Paleotti. L’immagine oggigiorno diffusanelle targhe devozionali ha caratteri decisamentepiù occidentali rispetto all’originaria, mal’impostazione iconografica rimane la stessa.Vista la diffusione di questo modello nel Seicentoè assai probabile che l’iconografia sia statamediata nei secoli da alcune stampe. Fino al 1570 patrono di Fusignano era S.Giovanni Battista, ma dalle cronache apprendiamo che in tali anni la città di si era ingrandita e perciò fu ampliata anche la chiesa arcipretale, ampliamento che si accompagno ad un incoraggiamento verso il culto della Vergine Maria Immacolata, scevra dal peccato originale come da istruzioni del Concilio di Trento. Gli abitanti di Fusignano, attraverso il Consiglio generale cittadino, decretarono la Vergine protettrice della 43 Catalogo del Museo Civico San Rocco di Fusignano, Arti Grafiche Stibu, 2007 36
  • 36. città e del suo territorio al pari del Santo, e ritrovata sul mercato antiquario dopo che fubenché nella chiesa arcipretale si trovassero già sottratta da un pilastrino del paese. L’immaginealtre immagini mariane dal titolo del Rosario, del curiosamente presenta nella corona dieci stelle,Carmine , ecc, vollero una nuova immagine da anziché le dodici volute dall’iconografiavenerarsi sotto il titolo dell’Immacolata dell’Immacolata di ispirazione biblica. LaConcezione. ne furono presentate diverse, e la Madonna Patrona Fusiniani è conosciuta eprescelta fu una piccola tela, dipinta ad olio da un venerata anche al di fuori del territoriopadre cappuccino, Francesco da Ferrara, fusignanese: è patrona della chiesa di Purocielo,predicatore che si dilettava nel dipingere nelle colline di Brisighella, ed anche nella chiesaMadonne che lasciava in dono alle chiese ove si di S.Maria degli Angeli (chiesa dell’Osservanza arecava per la sua missione, come nel caso di Brisighella) era venerata un’immagine identica,Fusignano (1570). L’immagine, adorata sotto il scomparsa alcuni anni fa.titolo della SS.Concezione di Maria, dispensandoai suoi devoti molteplici benefici e miracoli, fuincoronata di stelle. Nel 1630 la popolazione fece Purtroppo in molti dei pilastrini catalogati le targhecostruire una nuova cappella, mentre dal 1807 la originarie non sono più presenti, vittime del tempotela è inserita in uno scrigno argenteo (chiamato o più facilmente del valore commerciale che le hacon termine dialettale “scaranèna”) di preziosa rese ambite prede dei ladri. Sono state il più delleoreficeria. La protoimmagine è stata riprodotta in volte sostituite da targhe ceramiche del tuttomateria e con tecniche diverse. Assai diffuse simili, talvolta da più povere immagini a stampa.furono le incisioni, specialmente ad opera della Alcuni manufatti poi sono stati spostati, a causa dicalcografia Marabini di Faenza del sec. XIX. Si incidenti stradali o perché d’ostacolo ai mutamentinota anche una buona produzione di ceramica. urbanistici ,e solo dalle testimonianze dei localiMons. Savioli ha negli anni raccolto numerose possiamo ricostruirne la locazione originaria.immagini a documentazione del culto: tra queste Tutto ciò concorre a rendere più difficile l’analisiparticolarmente interessante una targa in iconografica delle targhe devozionali, ancheterracotta policroma su ingobbio eseguita a perché occorre specificare che coloro i qualiFaenza nella seconda metà del XVII secolo venerano questi oggetti talvolta sonocontenuta in una nicchia lignea datata 1671 e inconsapevoli delle implicanze iconografiche 37
  • 37. nascoste dietro ad ogni immagine, ma spessosono loro stessi, siano gli artigiani, i committenti, iproprietari, i devoti ecc., a decidere esplicitamentetramite un’iscrizione la sua denominazione,indipendentemente dalle caratteristicheiconografiche e talvolta in relazione nonall’immagine stessa ma alla provenienza. 44Escludendo difatti i culti più diffusi, facilmentericonoscibili anche da chi non ha un’approfonditacultura storico-artistica o religiosa, per i verifruitori delle edicole devozionali un’immaginedella Madonna, qualsiasi sia il suo appellativo, èsemplicemente un’immagine mariana, e pocoimporta che in un’altra località la stessa immaginevenga venerata con un nome differente.44 B. VENTURI, Edicole e immagini…cit., pp.34-35 38
  • 38. SULLE IMMAGINIDEVOZIONALI E SULLADIFFUSIONE DELCULTO MARIANO 39
  • 39. SULLE IMMAGINI DEVOZIONALI E aprendo così un’epoca di forti tensioni che nel nostro Paese ha visto prevalere il cattolicesimo e con essoSULLA DIFFUSIONE DEL CULTO l’immagine della Vergine.MARIANO Si può affermare che l’età della controriforma è stata una delle epoche di più aspro confitto tra la cultura delle classi dominanti e quella delle classi popolari. DaCome si è visto, la quasi totalità delle edicole riporta una parte riti e credenze ammessi e ortodossi,un’immagine mariana, confermando il ruolo di dall’altra quella variegata molteplicità di tradizioni, viveassoluta protagonista delle devozioni, contadine e soprattutto nelle aree marginali, che Lutero enon, che la Vergine ricopre. Il protagonismo mariano Borromeo pur in due distinte direzioni cercarono diagli occhi dei contemporanei può apparire del tutto muovere verso una controllabile uniformità 2.naturale, a maggior ragione alla luce del cattolicesimoitaliano, prevalentemente di tipo culturale o “etnico”, Sforzi i cui frutti dovevano mostrarsi solo dopo diversoderivato cioè da consolidati meccanismi di tempo a giudicare dalle cronache dell’epoca, cheappartenenza sociale, ascritta più che scelta, ereditato descrivono zone extraurbane lasciate al degrado,alla nascita insieme alle altre forme di appartenenza senza un controllo del governo diocesano reale, néidentitaria 1. In realtà il culto della Vergine si è una netta distinzione tra sacro e profano, clero eaffermato attraverso fasi storiche travagliate, laicato.passando per contenziosi teologici che hanno messoa repentaglio la sua legittimità e quella delle stesse Attraverso le visite pastorali, una nuova figura dicellette erte nelle campagne, prima di vederla trionfare sacerdote incaricata della cura animarum si andò ain ambito cattolico come interlocutore prediletto della sostituire ai curati periferici, che non avevano ladevozione popolare. preparazione per diffondere i contenuti della religione ufficiale, in una miriade di chiese canonicamenteIl culto mariano ha infatti straordinaria diffusione in officiate e oratori privati particolari che rientravanoambito post-tridentino, incoraggiato dall’autorità nelle gerarchie sociali e politiche della zona. In primoecclesiastica cattolica, da un lato per incanalare inuna direzione dottrinalmente riconosciuta le 2 La religione della Controriforma e le feste del Maggioreminiscenze pagane, dall’altro in aperto contrasto nell’appennino tosco .emiliano, in “Critica storica”, XVIII (1981),con le proposte iconoclastiche della teologia riformata, pp.202-222. A.PROSPERI, Eresie e devozioni. La religione italiana in età moderna, Vol. III, Isola di Liri, Edizioni di Storia e Letteratura, 20101 P. APOLITO, La religione degli italiani,Roma, 2001, p.13 40
  • 40. luogo questa costellazione di chiese minori venne proprio la coincidenza della festa del santo e delrecuperata come spazio sacro esclusivo, superando tradizionale corteggiamento amoroso in cui i giovanil’usanza di ospitare genti e attrezzi di lavoro e all’alba raccoglievano frasche e mazzi di fiori daproibendone l’ingresso nelle ore notturne. Inoltre “le portare sulla soglia delle innamorate.cerimonie sacre allargano lo spazio sacro al di fuoridella chiesa, estendendo di conseguenza le regole Anche il nobiluomo veneziano Marcantonio Michiel invalide all’interno di essa” 3, ed è qui che si inserisce una lettera da Roma del 4 maggio 1519 riporta che “illa figura della Madonna. primo giorno di maggio si andarono a vedere i favori fatti dagli innamorati alle loro innamorate, cioè le porteSe i retaggi del paganesimo con i suoi culti agresti dorate e ornate di fronte e corone di fiori con sonettierano fino a quel momento più o meno tollerati dalla attaccati, e davanti alle porte allori ed altri alberiChiesa ufficiale, la ventata rigorista che il Concilio di piantati, con i tonchi dorati, con quaglie, pernici, pezzeTrento porta con se’ investe le pratiche tradizionali e si di damasco, di raso, di velluto attaccate ai rami, conesprime anche nella rigida proibizione di nuovi culti e imprese [scritte simboliche di omaggio. ndr], e altrepreventivo sospetto verso ogni episodio miracoloso. mille fantasie” 5In quest’ottica una delle tradizioni più radicate che si Non vi è stupore né condanna alcuna nelle parole diviene a modificare è sicuramente quella del Maggio. Il uno e dell’altro, a dimostrazione che anche gli uominimese di maggio infatti, tradizionalmente visto come di Chiesa accettavano in questi anni un rito antico edperiodo dell’anno dedicato ai riti dell’amore e della amabile di corteggiamento, e a sottolinearefecondità che sfociava per sua natura in ulteriormente il netto cambiamento di fine secolo. Lomanifestazioni di tipo carnevalesco, non poteva sforzo di cristianizzazione del rito da parte dellesottrarsi all’occhio vigile della Riforma Cattolica. gerarchie ecclesiastiche passa attraverso l’invito a dirigere alla Vergine Maria gli omaggi e le offerteGià prima del Concilio ai riti “pagani” di fertilità si era floreali che i giovani avevano sino allora lasciato sottoassociata la ricorrenza di San Giacomo Apostolo nel le finestre delle ragazze. 6giorno del primo Maggio. Nei Fasti (1516) 4 delcarmelitano Battista Spagnolo Mantovano, si ricorda È in particolare il grande protagonista del secolo di parte cattolica, Carlo Borromeo, a scagliarsi con3 Ibidem, p. 84 5 Cfr B.MANTOVANO, Die Fasti des Baptista Mantuanus vn 1516 M. SANUTO, Diarii, XXVII, Venezia 1890, col. 273, cit., inals volkskundliche Quelle, Textauswahl, Übersetzung und O.NICCOLI, La vita religiosa nell’Italia moderna. Secoli XV-XVIII,Kommentar von Hans Trumpy, Nieuwkoop, B. De Graaf, 1979, Roma, Carocci, 1998, p.181 6cit., in A. PROSPERI , La religione della Controriforma…cit.,p.18 O. NICCOLI, La vita religiosa…cit.,p. 181 41
  • 41. energia contro il Maggio pagano, lasciandoci pagine Ancora il Borromeo: «Accedit praeterea tum vulgitra le più indicative nel suo Memoriale rivolto alla sua clamor, rum bellicorum instrumentorum, vehemensdiocesi milanese, stravolta dalla recente pestilenza: strepitus… et comessationes deinde et compotationes«Mondo adultero, mondo ingrato, mondo inimico di fiunt, quibuscum ebrietates, obscene dicta,Dio, mondo cieco et pazzo, mondo brutto, usanze di inhonestate actiones, perniciosae ad omnia operamondo pestifere, pernitiose et detestabili…Dunque carnis illecebrae et alia plurima mala perpetuosiano lontani da voi quei costumi pagani, quelle coniucta sunt» 10.Insomma, un insieme di pratichericreationi dissolute delle genti che non hanno né immorali e l’ombra della superstizione sono alla basecognitione di Dio né speranza d’altra vita che di della netta condanna del Cardinale al Maggioquesta presente. SI scancellino affatto le memorie et contadino.vestigii dei pagani» 7. Al posto degli alberi pagani, il religioso suggeriva diPer il Borromeo, come specifica il V Concilio erigere il Santo Albero della croce: «Arborum praeteraProvinciale (1579) 8, il primo Maggio non può che loco, excitati imitatione sancti illius Apostoli Philippi,essere esclusivamente ricorrenza dei santi Filippo e qui pro Dei gloria cruci affixus est, sacrosanctamGiacomo, e l’usanza “ut incisae arbores frondescentes arborem crucis, in qua auctor humanae redemptionisper urbes, oppida, vicos et pagos, in plateis ac triviis pependit Christus Dominus, tanto religiosius locisludibundo spectaculo erigantur” da estirpare conspicuis publice erigant, quanto inutilius olimimmediatamente per salvaguardare la moralità delle profanas eas arbores frondescentes erexerint» 11.sue genti. Condanna applicata a Concordia (1587), aPiacenza e Savona (1589), a Ferrara e Cremona Come suggerisce Adriano Prosperi quindi «l’albero(1599) e ancora fino al 1642, quando il vescovo di della croce è scelto…non tanto per il tenue legameCeneda riprovava con particolare asprezza che ai che esso poteva suggerire con la figura di San Filippo,rami del maggio venissero appesi doni «per sedurre quanto perché permetteva di conservare l’immaginegli animi delle ragazze» 9. stessa dell’albero pur dotandola di valori simbolici radicalmente diversi». Rifarsi all’albero della croce,7 10 Memoriale di monsignore illustrissimo, et reurendissimo Acta Ecclesiae Mediolanensis, a Carolo cardinali S. Praxediscardinale di S. Prassede, arciuescouo, al suo diletto popolo della archiepiscopo condita, Federici card, Borromaei archiepiscopicittà et diocese di Milano, in Milano, appresso Michel Tini, Mediolani iussu undique diligentius collecta, & edita, Mediolani,stampator del seminario, 1579, cit., in A.PROSPERI, La ex officina typographica quon. Pacifici Pontij impressorisreligione…,cit,p.19 archiepiscopalis, 1599, p. 212 cit., in A. PROSPERI, La8 A.PROSPERI, La religione…, cit. p. 19 religione…,cit.p.199 11 O.NICCOLI, La vita religiosa…, cit., p. 181 Ibid. 42
  • 42. simbolo vegetale già carico di una tradizione tele o altri drappi, finché si pongano le asse», inricchissima 12, significava «accentuare il carattere chiese separate in due parti ben distinte.cristiano dei riti della fecondità e della fertilità checaratterizzavano tradizionalmente il periodo tra le Di rado in realtà si trovano nei testi dei prelatiRogazioni e L’Ascensione». 13 controriformisti alternative in grado di polarizzare i comportamenti tradizionali fino a cambiarne iL’usanza contadina prevedeva ancora sin dal significati profondi. Lo stesso invito del Borromeomedioevo che una giovane donna venisse nominata sull’albero della croce appare isolato e non si è inContessa di Maggio, e, adorna di rami fioriti, venisse grado di individuarne il rapporto con laaccompagnata per la città da un corteo che chiedeva contemporanea diffusione della “vera croce” o conai passanti un’offerta in denaro, ma, come scrive a forme di devozione popolare che mostrino l’avvenutametà del Seicento Antonio Masini 14 nella sua Bologna fusione tra i due riti : ad esempio, riporta semprePerlustrata «hora si fanno Altarini con Imagini Prosperi, le processioni di S.Pellegrino in Alpe doveSacre», alle quali i fedeli venivano invitati ad offrire nel mese di maggio i fedeli asportavano fronde da unafiori ed elemosine. grande croce di faggio a cui attribuivano virtù protettive dei raccolti. 15 Più spazio nella normativaDi fronte a questi altari si indirizzavano o facevano ecclesiastica trovarono il collegamento tra i maggi e letappa le processioni, anch’esse regolate dalla norma feste pagane e la decisa ostilità contro ogni forma ditridentina, sempre in un’ottica di controllo del governo teatralità popolare in occasione di feste e processioni.ecclesiastico sulle peculiarità locali. Si richiedevanopertanto percorsi brevi, onde evitare ogni pretesto per Altrove, ad esempio in Francia, per impedire lasoste con i consueti rischi di promiscuità ed eccessi raccolta di fiori durante la celebrazione del maggio sialimentari; l’iniziativa era riservata ad alcuni ordini e organizzarono addirittura veglie notturne 16confraternite religiose e la sua pratica rigorosamente (mobilitazioni che ebbero per altro l’effetto imprevistoregolamentata dai vescovi ; nelle sue Avvertenze di mantenere viva la memoria dell’antica festaBorromeo intimava «proveggasi ad ogni modo che le proibita); in Italia invece non ci fu unadonne vi facciano oratione separate dagli uomini, con contrapposizione così netta, piuttosto un’abile 15 A.PROSPERI, La religione…, cit. p. 2112 16 Cfr. A. S.RAPPOPORT, Medieval legends of Christ, London, R. MUNCHEMBLED, culture popolaire et culture des élites dan laNicholson and Watson, 1934, p.210 France moderne (XVe-XVIIIe siècles). Essai, Paris, Flammarion,13 A.PROSPERI, La religione…, cit, p.20 1978, cit., in A. PROSPERI, La religione...cit.p.2314 A. MASINI, Bologna perlustrata , I, Bologna 1666, p.299 43
  • 43. sovrapposizione di forme cristiane alle tradizioni iconografia dai capelli sciolti e capo coronato di stelle;contadine. e come detto si ha il mese del maggio 17.Ne furono autori i gesuiti. Fu ad essi che si dovette Il culto del rosario ci porta direttamente all’altrol’idea di sostituire sistematicamente la Madonna alle aspetto fondamentale nel trionfo della devozionefigure femminili destinatarie dei riti di fertilità, e fu mariana, ovvero la frattura religiosa tra cattolici esempre ai gesuiti che si dovette, tra la fine del protestanti. Penetrata alla fine del Quattrocento negliSeicento e la metà del secolo XVIII, la devozione del ambienti che già sentono la necessità di unamese “mariano”. Anche l’antica teatralità delle religiosità interiore, proprio grazie al suo poggiare sucerimonie agresti trovò un punto di raccordo, pur un senso nuovo, patetico ed intimo del dramma dellasempre regolamentato, nel teatro, tanto importante nei Passione e della Redenzione, La Madonna delcollegi e nell’opera missionaria gesuita. Rosario sarà fulcro dello scontro tra cattolicesimo e protestantesimo in tema di rappresentazioneAltrettanto importante per la diffusione del culto dell’immagine sacra e legittimità di un culto alternativomariano e nello specifico della Madonna del Rosario, a quello del Cristo 18.fu un evento contingente come la grande battaglia diLepanto. Il culto della Madonna del Rosario era in Come si è detto infatti i cori del rosario venivanorealtà largamente praticato nel tardo medioevo, ma prevalentemente recitati ad alta voce e in comunioneconosce una rinnovata fortuna a seguito della vittoria, sociale o almeno familiare. Tale pratica aveva peròavvenuta proprio il giorno della festa della Madonna svuotato, specialmente tra le classi meno colte, ildel Rosario, e quindi attribuita alla sua intercessione. significato profondo della meditazione sui misteri dellaQuella del rosario è una devozione alla portata dei vita di Cristo e della Vergine, «che costituiva il cuoresemplici: la recita collettiva dei cori non richiede uno della pietà confraternale del rosario…e si era andatasforzo individuale e risulta a carattere fortemente esaurendo, sostituita dalla semplice enunciazione esociale, divenendo il primo collante del culto mariano. dalla ripetizione meccanica delle preghiere a cui si aggiungeva, alla fine, la recitazione o il canto delleAd essa si associano altre devozioni che litanie lauretane» 19. Era divenuta così, quella delcontribuiscono a costruire una religiosità rosario, il simbolo per eccellenza di una preghieraspiccatamente femminile: alla venerazione del cuore meccanica, ripetitiva, non compresa, a cui si affidavadi Gesù si affianca quella del cuore di Maria; al cultodel Buon Pastore, quello della Divina Pastora; la 17 O.NICCOLI, La vita religiosa…, cit., p. 180devozione dell’Immacolata dilaga con la sua 18 Cfr. NICCOLI, La vita religiosa…cap.5 e in particolare p.179 19 Ibidem, p. 179 44
  • 44. un valore e da cui si attendeva un risultato sicuro in Di pari passo cresceva la polemica sull’uso delleragione dell’esatto adempimento di certe regole. Era immagini, che poneva in questione l’idea stessa dila preghiera patrocinata dalla confraternita dell’ordine religione, la possibilità di rappresentazione delleinquisitoriale ed arroccata attorno al Papa, i divinità, le modalità di relazione tra uomo e Dio.domenicani; era la preghiera che si rivolgeva allaMadonna come mediatrice, quando per Lutero e La dottrina ufficiale più o meno diffusamente accoltaCalvino solo Cristo poteva svolgere questa funzione; era quella di san Gregorio Magno che giustificava leper giunta era una preghiera la cui mediazione poteva immagini come idiotarum libri, livello di scritturaliberare le anime del Purgatorio. 20 inferiore che necessitava comunque per essere intesa dell’aiuto e dell’interpretazione di chi sapeva leggere eAl rosario e alla Madonna la fazione protestante scrivere. Ma alle immagini, accusate di essere paganeopponeva l’universalmente riconosciuta preghiera del o superstiziose, la cultura umanista protestantePater Noster, intesa come discorso individuale, oppose il culto della parola 21. Uno scritto del 1522 diinteriore e ragionato. Carlostadio invita apertamente all’iconoclastia 22, in quanto le immagini erano strumento del clero perEra una tematica particolarmente sentita; i verbali mantenere il popolo nell’ignoranza. Zwingli inveivadell’inquisizione ci raccontano di discussioni contro le immagini, che portavano l’uomo a volgersiviolentissime per le strade in presenza di immagini dal mondo interiore a quello esteriore; nel cuorevotive alla Madonna e di conseguenti processi. dell’Europa protestante le chiese venivano spogliateFu Erasmo da Rotterdam il più feroce accusatore del delle tavole fino a quel tempo venerate e persinorosario, delle reliquie, del culto di madonne e santi, Dűrer, le cui opere vennero salvate dall’intervento didelineati dall’ironia pungente del grande pensatore Lutero, era tormentato dai dubbi sul ruolo del pittore.come una semplice deformazione delle pratiche Per contro la XXV sessione (1563) del concilio dilegittime del buon cristiano, un tradimento al Trento ribadì la legittimità del culto delle immaginifondamento del cristianesimo stesso, ovvero lasalvezza che si doveva all’unica mediazione delCristo. 21 A. PROSPERI, La questione della preghiera nelle polemiche religiose del ‘500 italiano, in Eresie e devozioni., cit., p. 167 22 A.BODENSTEIN VON KARLSTADT, Von Abtuhung der Bylder und das keyn Bedtler unter den Christen seyn soll, Wittenberg, Nickell20 A.PROSPERI, La preghiera nelle polemiche religiose del Schyrlentz, 1522, cit. In A. PROSPERI, La questione dellaCinquecento italiano, in Eresie e devozioni…pp.165-184 preghiera…cit.p.168 45
  • 45. conformemente al secondo concilio di Nicea (783) 23. esempio dai Gesuiti. Così, mentre la diffusione delAl clero cattolico faceva obbligo istruire i fedeli sul libro a stampa si associava allo sviluppo della letturasignificato da attribuire alle immagini e al ruolo stesso come fatto individuale e silenzioso, si aveva undegli intercessori presso Dio, combattendo al tempo parallelo sviluppo della costruzione mentale distesso abusi e superstizioni, immagini dottrinalmente immagini, libera o guidata lungo i solchi di istruzioniscorrette, indecenti o passibili di interpretazioni apposite» 24.erronee. Nuovi miracoli o nuove reliquie venivanoammessi solo previo attento esame delle autorità Solo con la normativa tridentina si impose unareligiose, e si moltiplicarono gli interventi teorici e distinzione tra ciò che poteva essere conservatopratici circa l’arte sacra nonché gli interventi diretti sul privatamente e quel che invece era esposto:patrimonio artistico e il decoro degli edifici locali. distinzione necessaria per il diffondersi del collezionismo, per il conflitto tra culto della bellezza eLa funzione delle immagini consisteva nell’istruire, ma severa moralità controriformista, per la necessità dianche nel suscitare e nutrire la devozione. Il controllo risponde alle accuse protestanti contro l’immoralitàsulle immagini giovava dunque ad incanalare le forme cattolica, per l’esigenza pedagogica di indirizzare ledella devozione popolare: di conseguenza il discorso immagini pubbliche all’educazione del popolo, in unaiconografico acquisiva particolare rilevanza. La Chiesa proliferazione, controllata, di segni di devozione.provvedeva a proporre temi, idee e sentimenti, daassecondare in forma pubblica o privata. Ovviamente il confine tra diffusione e controllo è labile, e una cosa erano le caute distinzioni dei«La presenza dell’immagine è quella di teologia, un’altra l’indirizzo che i conflitti religiosiun’interlocutrice silenziosa alla quale ci si può assumevano nella via sociale, affidati alla mediazionerivolgere in ogni momento…con lei si sviluppa un di predicatori dai toni accesi e dalla vasta popolarità.dialogo che può essere collettivo e corale o Nella seconda metà del Cinquecento, nelle zoneindividuale e segreto. Sono forme antiche di dialogo, maggiormente toccate dai contrasti sul valore dellecompresenti ma non ugualmente apprezzate e immagini, si assistete ad un proliferare di santuari eincoraggiate: fu proprio nel corso del XVI secolo che il immagini miracolose, le cui origini si legarono agli annidialogo silenzioso, tutto mentale, ottenne un della contestazione aperta da parte della minoranzariconoscimento e un incoraggiamento dai settori più riformista, come nel caso del culto della Madonna delsensibili e dinamici del mondo ecclesiastico, per Fuoco di Faenza.23 G.FILORAMO, D.MENOZZI (a cura di), Storia del Cristianesimo. L’età 24moderna, Bari, Laterza, 1997 A.PROSPERI, La questione…, cit., p. 310 46
  • 46. La volontà di contrastare le idee protestanti, e diristabilire una tradizione di funzione protettiva diintercessione della Madonna, incentivò la produzionedi immagini sacre, in un sistema in cui il miracolosonon scomparve, al contrario conobbe una diffusionecapillare, semplicemente divenendo prerogativa delmondo ecclesiastico, che ne rivendicava l’esclusivocontrollo. Un sistema di cui la Madonna, proprioperché Madre e capace di anteporsi all’ira divina,rappresentava la più efficace delle rappresentazioni. 47
  • 47. EDICOLE VOTIVE, ARTE E RELIGIOSITA’ POPOLARE 48
  • 48. EDICOLE VOTIVE, ARTE E classi subalterne, in posizione dialettica con quelle egemoniche. Classe subalterna che in questo casoRELIGIOSITA’ POPOLARE coinciderebbe con quella contadina.Il rapporto tra arte religiosa popolare e arte religiosa Losservazione di queste forme di arte minorecolta è un aspetto non marginale del più generale rivendica un inserimento a pieno diritto nel concetto dirapporto tra cultura popolare “subalterna”, e cultura cultura di ogni attività delluomo, a cominciare dalledotta, “egemonica". sue attività materiali , dal lavoro manuale delle arti eMadonne e santi dei nostri tabernacoli esprimono dei mestieri fino allo stesso paesaggio come sintesil’aspetto religioso di quella cultura popolare che viene culturale della vita delluomo; e comporta una ricercageneralmente presentata, sulla linea dell’ delle influenze reciproche fra cultura popolare, e 1 cultura “alta”.interpretazione gramsciana ,come espressione delle Ricerca di estrema difficoltà perché , come affermava1 2 Nella concezione gramsciana, il folklore può esser considerato Ginzburg , “cultura dominante e cultura popolare come la “concezione del mondo e della vita”, in grande giocano una partita ineguale, i cui dadi sono truccati” , misura implicita , di determinati strati (determinati nel tempo essendo la storia dei poveri ben raramente scritta, e e nello spazio) della società, in contrapposizione (anch’essa incertamente tramandata. per lo più implicita, meccanica, oggettiva) con le concezioni del mondo “ufficiali”…che si sono succedute nello sviluppo storico” (A. GRAMSCI ,Quaderno 27, 1975, vol. III, p. 2311). Il e progressiste, determinate spontaneamente da forme e popolo non può avere concezioni del mondo elaborate, condizioni di vita in processo di sviluppo e che sono in sistematiche e organizzate, in quanto le risorse per produrre contraddizione, o semplicemente diverse, dalla morale degli questa elaborazione sono nelle mani dei ceti dominanti. Per strati dirigenti” (ibid., p. 2313). In quanto “riflesso delle questo il folklore si configura come “agglomerato indigesto di condizioni di vita culturale del popolo”, il folklore manifesta frammenti di tutte le concezioni del mondo e della vita che si dunque una differenza irriducibile rispetto al progetto sono succedute nella storia, della maggior parte delle quali, culturale egemonico: ne rappresenta il limite, il segnale che anzi, solo nel folclore si trovano i superstiti documenti mutili esso non riesce mai completamente ad esaurire la pensabilità e contaminati” (Q27, ibid, p. 2312).In altre parole, il folklore si della vita. costituisce per “caduta” di elementi residuali e talvolta 2 fossilizzati della cultura alta. Tuttavia il folklore non è soltanto C. GINZBURG, Introduzione, in P. BURKE, Cultura popolare un deposito inerte di disorganiche sopravvivenze , ma è in nellEuropa moderna, Oscar studio Mondadori, 1980. grado di esprimere “una serie di innovazioni, spesso creative 49
  • 49. Le più importanti riflessioni storiografiche sul rapporto andata costituendosi sugli studi della tradizionetra cultura popolare (anche nella sua accezione più popolare, che lo stesso Gramsci aveva definito comeriduttiva di cultura materiale) e cultura “alta” sono una pratica erudita di raccolta del pittoresco, priva disorte nel ventennio ’60-’80. Pur essendo tutt’ora punti rapporti con i problemi della comprensione storica.di riferimento fondamentali che hanno avuto il merito Nel dopoguerra, altri si lanciavano in quella chedi riscoprire il punto di vista delle classi subalterne, i Alberto M. Cirese ha definito “la nuova tematica socio-lavori di quegli anni possono risentire, agli occhi dei culturale”: vale a dire il tentativo di collegare lo studiocontemporanei, della forte caratterizzazione “di della cultura popolare a una più vasta comprensioneclasse” figlia delle tensioni sociali del periodo. Non è storica e socio-politica delle condizioni di vita dei ceticompito di questa ricerca occuparsi di questo dibattito, subalterni.di natura più prettamente antropologica, ci limitiamo acitare i capisaldi di una storiografia che ha visto Nella demarcazione tra autentiche elaborazioni dellegrande partecipazione nel nostro Paese. Le note dal classi subalterne e prodotti fittiziamente “popolari” stacarcere di Antonio Gramsci, le ricerche di Ernesto de il nuovo, grande interesse per il folklore di questa 3 storiografia: mentre la “cultura di massa” è artificiosa eMartino sulla religiosità e la magia nel Sud, ma anche ha effetti alienanti e di ottundimento ,al contrario, ilun romanzo come “Cristo si è fermato ad Eboli” di folklore è vero, genuino e in un certo senso “naturale”.Carlo Levi , hanno insegnato a guardare con ottica L’interesse per la categoria di “popolare” si estendeantropologica le realtà italiane specialmente nel oltre l’ambito prettamente storico, basti pensare alleMeridione, superando gli steccati di una disciplina ricerche di Dario Fo sull’autonomia della culturaprevalentemente filologica e classificatoria che era 4 “bassa” o l’opera di un’intellettuale come Pier Paolo Pasolini, la cui poetica è interamente incentrata sulla3 De Martino vede nel folklore sia un riflesso e un supporto 4 ideologico dell’oppressione delle classi subalterne, sia, al Ricerche sfociate nella sua produzione teatrale e in particolare tempo stesso, un potenziale veicolo di emancipazione , nel Mistero Buffo: una cultura che nasce dal basso e si individuando forme di “folklore progressivo”, in cui i codici alimenta dei ritmi del lavoro e della vita reale, e su cui la espressivi tradizionali venivano creativamente piegati ad cultura dominante interviene con intenti di controllo , ovvero esprimere contenuti di contestazione sociale, manifestando alimentandosene ma sempre modificando e rendendo esplicitamente la volontà delle plebi rustiche del Mezzogiorno irriconoscibile la più stretta origine popolare di “irrompere nella storia” (E. DE MARTINO E, Il calendario del Popolo, n.7, 1951-1952). 50
  • 50. critica della modernizzazione di massa e dell’industria mondo contadino periferico e isolatoculturale, alla quale sono contrapposte l’autenticità e (irrimediabilmente svanito a causa dei cambiamenti 6l’innocenza (peraltro irrimediabilmente perdute) di un della modernità), l’assunto non funziona più”.mondo rurale non ancora toccato dal “progresso”.Eppure, ciò che viene meno nel ventennio 1950-70sono proprio quelle condizioni che, nella prospettiva di UN APPARATO MITICO 5Cirese , garantivano l’autonomia della cultura Una chiave esplicativa centrale della religiositàcontadina in quanto cultura subalterna: l’isolamento, la popolare è infatti limmobilismo della società che laperifericità, l’impossibilità di accesso all’istruzione e ai esprime, di tipo economico e politico, ma anchemezzi di comunicazione, in altre parole, le condizioni geografico.che rendevano possibile la corrispondenza fra lacondizione sociale di subalternità e l’esistenza di una Il tempo del contadino è scandito da nascite e morti,“cultura subalterna” distintiva e peculiare, “isolabile” e semine e raccolti, speranze, delusioni, paure,analizzabile nei termini di una cultura in senso successi, sopravvivenze. Il rapporto decisivo fraantropologico. Quando il riferimento non è più un religiosità e cicli naturali si esprime in un apparato mitico in cui lesperienza stagionale del lavoro e5 dellattesa dei risultati è narrata come un alternarsi Cirese riformula i principi gramsciani nella teoria dei dislivelli della morte e della vita, mai interamente prevalenti né interni di cultura: riferendoci “ai comportamenti e alle reciprocamente autonomi. I vivi non smettono di concezioni degli strati subalterni e periferici della nostra riferirsi ai morti, cui non li legano solo affetti e stessa società” ci troviamo di fronte a dislivelli culturali memorie, ma anche uno scambio simbolico di interni, mentre con dislivelli esterni intendiamo il rapporto preghiere da un lato e protezione e garanzie dallaltro. con le “società etnologiche o “primitive””. La cultura La potenza solutrice dei santi taumaturghi , la cui popolare è riconoscibile come tale in riferimento alle efficacia è per il fedele certa, qualora ci si rivolga a condizioni sociali di egemonia e subalternità, come si loro con la devozione e linsistenza necessaria , è in configurano allinterno di concreti contesti storici.. La diversità culturale si accompagna alla diversità della condizione qualche modo una modalità cristianizzata della forza sociale: diversità nella quale “si manifesta la disuguale partecipazione dei diversi strati sociali alla produzione ed alla fruizione dei beni culturali” (cfr. A.M. CIRESE, Cultura egemonica 6 e culture subalterne,cit.p.12, 1971) Cfr. F. DEI, in www.fareantropologia.it consultato il 20/9/2011 51
  • 51. 7 tagliano assi di preminenza sociale e sacrale; poidi protezione sacrale dei morti. Lalternanza vita- pellegrinaggi fuori dallabitato, verso montagne o valli,morte si esprime in un ciclo dellanno diviso in due un altrove che delimita o esorbita da confini ,parti, luna primaverile-estiva, laltra autunnale- uninfrazione controllata; o processioni ”avviluppanti”,invernale; la prima rappresentata da feste diurne, rappresentanti la volontà di proteggere mediante unsolari, che spesso celebrano santi adulti o una rito adeguato unintera zona abitata, rafforzando leMadonna con bambino, figure vitali e feconde; la cinte murarie con un altro muro fatto di preghiere eseconda da feste notturne, con santi bambini o vecchi, con una fortificazione invisibile , effettuate in tempo dio una Madonna senza bambino, figure lontane dalla pestilenza ma riallacciantesi ad antichissimi riti didimensione fecondante. Ma questa dualità non è mai circumambulazione intesi a proteggere la collettivitàrigida, ogni elemento rivela sempre ambiguamente 8laltro, le figure che rappresentano una mediazione fra da ogni tipo di aggressione.opposti diventano centrali.Il ciclo di vita individuale è suddiviso anchesso in fasi,il passaggio fra le quali è rappresentato con precise e LA POPOLARITA’ DELLE TARGHE DEVOZIONALIdense scansioni rituali e sacramentali. Comportamenti Come può quindi essere interpretata limmaginemagico-religiosi si addensano attorno ad ogni devozionale , in particolare nella sua collocazione inpassaggio, accompagnando i sacramenti cattolici con tabernacoli esterni , in luoghi di passaggio? Possiamofunzione di garanzia magico-simbolica. darne una convincente interpretazione in assenza,Se i cicli rituali dellanno e della vita proteggono il come spesso accade, di notizie storiche affidabili etempo della vita sociale e individuale, lo spazio, come dettagliate sullepoca e la ragione della loroambiente della produzione e riproduzione del lavoro, edificazione? E possiamo dare analogo valore adella famiglia , della comunità, è protetto da simboli pilastrini edificati in pieno Settecento, ovveropotenti e comportamenti rituali adeguati: processioni nellOttocento unitario, o nel dopoguerra ?nei paesi in onore di santi patroni, sotto il cui manto Sulla scorta della non ampia massa di studitutta la comunità pone se stessa e lo spazio abitato, disponibili, proviamo quindi a tratteggiare unadelimitato da percorsi processionali circolari, cheseparano labitato dallesterno, o tangenziali, che 87 J. DELUMEAU, La processione come rito protettore , in Rassicurare P. APOLITO, La religione degli italiani…cit.pp.19-20 e proteggere, ed. Rizzoli, 1992, p.146 52
  • 52. possibile linea d’identità squisitamente popolare di essendo in rapporto dialettico con i modi della liturgiaquesta produzione architettonica e artistica minore, ufficiale, è attuazione specifica della pietà privata.sia nel suo rapporto con larte colta, sia nella suadialettica con la religiosità ufficiale, sia in rapporto alla La collocazione delle targhe nei tabernacoli e la suasocietà contadina di cui era espressione, in particolare distribuzione nel paesaggio architettonico e naturalenella realtà emiliano-romagnola. costituisce una vera e propria “segnaletica religiosa”, che interessa primariamente luoghi che sono propri di L’immagine religiosa, specialmente se collocata lungo una concezione topologica dello spazio: limmaginepercorsi di vita quotidiana o in luoghi di quotidiana sacra ha un valore di presidio, date le implicazionifatica, non può essere analizzata solo come conflittuali che comportano sul piano simbolicomanufatto artistico, secondo stereotipi più o meno passaggi fra aree topologicamente diverse.conformi a modelli colti. Occorre analizzare questetestimonianze della religiosità e della ritualità in Sullorigine dei tabernacoli dalla tradizione pagana si èriferimento ai fruitori , e come stimoli offerti al senso già detto nel capitolo introduttivo; ancora piùreligioso soggettivo del passante. Tenendo conto di immediatamente si ravvisa lorigine dei tabernacoliquesto aspetto la targa devozionale non può essere arborei nellalbero sacro dell’idolatria antica,vista solo come simbolo di una cultura o di una riconsacrato alla nuova realtà spirituale prima con lasottocultura, ma anche della personale pietà dei croce e poi le immagini sacre: lalbero (che si rapporta 9 con gli inferi tramite le radici, e col cielo tramite ledevoti. fronde) conserva un’eccezionale polivalenza di significati evocatori (immagine del cosmo, simboloLaggettivo “devozionale” dato alla targa ha come della vita, della fecondità, ricettacolo delle anime deglidetto un preciso fondamento critico, tributario degli 11 10 antenati.) .indirizzi di Alberto Vecchi : allude a quellaspetto dellareligiosità che pur avendo sede pubblica e pur Gli elementi di continuità tra gli antichi culti e credenze non poi così lontane nel tempo, specialmente nelle9 aree marginali, trovano la loro ragione più profonda A. ARDIGÒ, Oggetti devozionali, simboli culturali e soggettività, in nel bisogno di soccorso di fronte al mistero della Ceramiche devozionali dell’Emilia Romagna. Religione arte e solitudine, della notte e del domani; per questo la classi subalterne, Atesa Editrice, 1977, pp.11-1210 11 A. VECCHI, Il culto delle immagini…cit., pp. 39-43. Cfr. M. ELIADE, Trattato di storia delle religioni, Einaudi, 1954. 53
  • 53. strada, il trivio e la porta di casa, simboli e realtà di gerarchica, sempre diffidente per ogni iniziativaluoghi di passaggio, sono posti sotto la protezione autonoma da parte dei fedeli.della divinità. A questo proposito, è importante rilevare, suggerivaQuesta sacralizzazione dei luoghi e questa Guidotti nel 1976, “la nessuna o scarsissima rilevanzaarchitettura minore sorge quasi sempre per volontà di che i tabernacoli hanno nella letteratura ecclesiasticasingoli . Il tabernacolo , e luniverso che porta con se’ , specialmente, almeno fino al Novecento, è moltoè espressione di un mondo rurale (contadino, significativa per la tesi sulla popolarità ex lege di 13artigianale, pastorale) che si presenta in una estrema queste espressioni devozionali”.semplicità di mezzi, di espressione e di elaborazione,in aderenza a sentimenti elementari di ordine biologici, In effetti, linteresse ecclesiastico per i tabernacoli èmagico-religiosi. Espressioni immediate della fiducia ristretto alletà della Controriforma, e fu promossa innelle virtù terapeutiche e consolatrici di alcuni santi, primo luogo da preoccupazioni sullortodossia,una fiducia nelle “cose prodigiose”, una religiosità dovendosi vigilare sul rapporto dei fedeli con ilintesa come speranza di salvezza gratuita, di soprannaturale, per evitare il proliferare diinterventi improvvisi di salvezza o preservazione dal superstizioni, e per controllare le immagini perchémale e dalla morte. “ogni lascivia doveva essere evitata” (questo portò fra laltro alla scomparsa delle immagini della MadonnaIndividuandone ledificazione per iniziativa privata, o che allatta, largamente diffuse nei secoli precedenti ).per ex-voto di singole persone, o per volontàtestamentarie (legati pii), o per devozione di un Come meglio illustrato nel capitolo sul culto mariano, ilsingolo ad un santo omonimo, o più raramente per decreto tridentino, con lintento pedagogico di usare leiniziativa di un vicinato, si può quindi identificare nella immagini come libro per chi non sapeva leggere, portòstoria dei tabernacoli una memoria collettiva di allo sviluppo di una pittura di pietà e legittimò i restauri 12esclusi che non veniva presa in considerazione di opere precedenti, e daltra parte, per contrastare ledalla cultura ufficiale, né laica, né religiosa, idee iconoclaste dei riformatori protestanti, incoraggiòquestultima in particolare, per la sua struttura 13 Ibidem. A proposito di questa “nessuna rilevanza” cita lo12 Hierolexicon sive sacrum dictionarium di DOMENICO MACRI del P. GUIDOTTI, Ceramiche devozionali nell’area emiliano- 1712; il Lessico Ecclesiastico illustrato ,opera redatta da romagnola, Galeati, 1976, p.25 Professori, Doctori e Sacerdoti del 1900, il Rituale Romano 54
  • 54. lo sviluppo del culto delle immagini. Adriano Prosperi nei piccoli artigiani od operai; nella campagna talecita come esemplare il caso di Faenza, dove ad condizione può essere raggiunta dai contadini,unesecuzione degli eretici seguì lorganizzazione del soprattutto coloni a mezzadria in pianura , e piccoliculto dellimmagine della Madonna del Fuoco proprietari in collina; non certo dai braccianti . I mezziscampata ad un incendio (le immagini della vera fede economici per progettare e commissionare unedicola 14 potevano essere in possesso di quello strato di cetonon bruciano) . medio che in città come in campagna si collocava tra i 15 nobili proprietari terrieri e i contadini veri e propriGli studi di Maria Cecchetti individuano i caratteri di 16popolarità delle immagini sacre, nella particolare dallaltra: mercanti, bottegai, artigiani, impiegati . Laforma ceramica che è la targa devozionale emiliano distribuzione di committenze relativamenteromagnola, in una serie di elementi, fra cui la eterogenea avrebbe comportato una partecipazione alcommittenza. La committenza infatti solo raramente è mercato da parte di fabbriche diverse per gradi diespressa dai ceti aristocratici o benestanti (come nei formazione culturale, e con prodotti a costi e qualitàcasi di targhe faentine includenti stemmi nobiliari o di proporzionali. La targa piana dipinta, per lo piùcompagnie religiose), i quali in genere non si rivolgono rivestita del costoso smalto di maiolica, operaallofficina ceramica perché preferiscono la eseguita in unicum da un pittore esperto nelladimensione colta dellincisione a stampa. Le realizzazione di figura e caratterizzata da dedichecommittenze ecclesiastiche hanno carattere privato personali, è oggetto eseguito su singola commissione(come sarebbe confermato dalla frequenza di e nella nostra regione è comune solo allarea faentinaiscrizione dedicatorie che recano il nome di un dove le officine dispongono della relativasacerdote) e “si adeguano ai modi della religiosità specializzazione. Per la maggior parte dei casi ,popolare ripetendone le scelte iconografiche e invece, la targa è un oggetto con modesti costi dicollocative”. La committenza viene quindi individuata produzione. Infatti la targa modellata da stampo, quasi sempre ricoperta del più economico ingobbio, viene14 prodotta serialmente e decorata dal pittore di A. PROSPERI. Il concilio di Trento: una introduzione storica, vasellame senza altra partecipazione di esperti; del Piccola Biblioteca Einaudi, 2001. 16 L. PEDRAZZI, Ceramiche devozionali ,sistema di comunicazioni,15 sistema sociale, In Religione, arte e classi subalterne. M. CECCHETTI , Targhe devozionali…cfr. cap.1 Ceramiche devozionali in Emilia Romagna, ATESA editrice 55
  • 55. vasellame domestico condivide il mercato , nelle attraverso la storia della targa e della sua “fortuna”, dipiazze di paese e nelle feste dei santuari, a volte con cui diamo di seguito una sintesi.lautorizzazione della Chiesa ma senza dubbio fuoridei suoi interessi economici. “Lomogeneità che, sul Fin dallinizio i ceramisti non intesero coniare prodottipiano estetico, mostra la più popolare targa plasticata darte. Le immagini riprodotte nelle targhe moltoda stampo può essere vista proprio come raramente sono originali; la prassi corrente dellespressione di una identità socio-culturale fra ceramista era quella di ricopiare sul vasellame scene 17 e figure tratte da incisioni a stampa. Le scelte dellacommittente, esecutore e fruitore” . committenza daltra parte prediligevano in modo ripetitivo immagini delle devozioni locali e tendevanoCosì, sempre la Cecchetti individua un altro carattere a mantenere vivi alcuni archetipi iconografici; ildi “popolarità” nell’esposizione pubblica della targa, metodo per calco risultava quindi un procedimentouna iconostasi che , pur sorgendo da iniziativa privata, tecnico perfettamente adeguato ad un principio“comporta il consenso corale, se non la formale che garantisce validità e riconoscibilità deicollaborazione, del popolo” e “produce di per sé segni.manifestazioni rituali non solenni, che però segnano inmodo tangibile il fluire attorno della vita quotidiana, La ricerca delle origini delle targhe ceramiche parterichiamando la partecipazione della collettività”; dal disco maiolicato con il monogramma di Cristo“linsediamento architettonico avviene con il contributo conservato al Museo di Cluny, che porta la data 1475;delle esperienze artigianali più prossime, della come i catini ceramici di molta architettura medievalefamiglia, del borgo, del quartiere; cosicché la tipologia era inserito su una superficie muraria, madelle collocazioni porta, nelle forme architettoniche e diversamente da questi era collocato più in basso, inplastiche, nella poetica epigrafica, i segni di una modo da essere ben visibile. Nel Quattrocento e poi 18cultura omogenea”. nel Cinquecento fiorisce in Italia la produzione robbiana, che però conserva i caratteri di cultura altaAltro fondamentale carattere di popolarità è la ed esclude la ripetitività; il contributo robbiano stentò ariproducibilità, che ancora la Cecchetti analizza penetrare in Emilia Romagna e dove lo fece non trovò imitazione nelle fabbriche locali. Le targhe emiliano-17 romagnole erano piuttosto influenzate da scultori M. CECCHETTI, targhe devozionali…cit.p.43 peregrinanti fra Romagna e Toscana, portatori di una18 cultura “barbara” in loro ancora permanente, che Ivi, p.39 trovarono sicuro approdo nelle botteghe ceramiche. In 56
  • 56. unanonima scuola del tardo Quattrocento si trova un attribuito attribuito allo scultore fiorentino Benedettocorpus di plastiche maiolicate con tutti i caratteri che da Maiano, in tre fondamentali tipi iconografici , (illa Cecchetti ascrive al genere-targa: “iconografie marmo originale di uno dei quali è un bassorilievopopolari, accettazione del principio di ripetitività, stiacciato ora alla Gallery of Art of new York ) :comunicazione per simboli terragni ed elementari, fondamentale per la varietà di materiali in cui è statoespressione che scaturisce dal “fare” tradotto, per lampiezza dell area geografica della suanaturalisticamente atteggiato”. Sono Deposizioni, diffusione e per la continuità nel tempo della suaNatività e Madonne plasticate a tuttotondo e ad trasmissione.altorilievo, con incorniciature ceramiche che fannotuttuno con limmagine, con policromia in arancio, blu, Ma cè anche un caso, sia pure eccezionale , in cuibruno, giallo e verde. I primi esempi di ceramica una targa può avere trasmesso unidea compositiva dottenuta da stampo che si conoscano sono la unopera di scultura “alta”. Limmagine è caratterizzatacosiddetta “Madonna Guidi” e la Madonna del Museo dal gesto della Madonna che abbraccia il BambinoBoymans di Rotterdam, il cui prototipo plastico è con il braccio destro, col bimbo in piedi sulla sinistraattribuito a Michele da Firenze, artista “nomade” fra che si protende verso di lei con uno slancio “gotico”,Toscana e Romagna. mentre la madre con laltra mano in basso regge un libro; il volto della Madonna è di tre quarti, il manto èLa produzione quattrocentesca, detta ampio e leggero e si appunta sul petto. Limmagine,“fiammingheggiante” non sembra avere grande che ha molte repliche ancora collocate in zonacontinuità nel Cinquecento, durante il quale però ci fu bolognese, è ripresa con sorprendente analogia in unil passaggio di numerosi archetipi alle botteghe rilevo in alabastro , conservato al Victoria and Albertartigiane dellEmilia Romagna da parte di maestri Museum of London, dello scultore spagnolo Diego dedella scultura rinascimentale, toscani e lombardi. Le Siloe, che ebbe un soggiorno italiano.Madonne prodotte in questo periodo, pur prodotte inserie, hanno un grado di raffinatezza che le identifica Nel Cinquecento poi vi fu anche una produzione dicome “misurate” sulle possibilità economiche della targhe “istoriate” in genere riproducenti stampe dimedia borghesia urbana (policromia naturalistica, Raimondi, Mantegna, Dűrer ma con caratteri dimotivi architettonici con disegno monumentale e raffinatezza e originalità.classico, superfici spesso dorate). Fu nel Seicento che la targa assunse il carattere di unPer liconografia, eccezionalmente importanti sono prodotto dalle più modeste pretese artigianali,figure di Madonna col Bambino risultate da un modello allargandosi la richiesta del mercato e avendosi una più vasta diffusione anche in tabernacoli rurali. 57
  • 57. La popolarizzazione della targa appare come una Le varie fabbriche emiliano-romagnole producevanonetta innovazione, e per lo più simultanea in tutto il ceramiche plasticate serialmente da stampo, conterritorio regionale. Le cause non sono tecniche (non rivestimento ad ingobbio e disegno graffito sottovi erano state innovazioni particolari ), ma sono legate vetrina; esclusivamente faentine erano le targhealla politica che la Chiesa aveva intrapreso dopo il rivestite in maiolica e dipinte in unicum su fondoConcilio di Trento sule immagini di devozione, e bianco. Nel gruppo delle ceramiche plasticate adprobabilmente alle grandi epidemie di peste che ingobbio graffito, in base alliconografia fa gruppo a sésconvolsero l Europa e portarono a un impennarsi Imola.delle pratiche devozionali. Dal Seicento anche la fabbrica faentina sembraE dal Seicento si nota maggiore circolarità fra “alto” e adeguarsi, sotto la spinta della committenza, ad una“basso”, con presenza di nuove immagini e produzione più divulgata; vi furono alcuni grandistratificazione di simbolizzazioni con precisi intenti maestri pittori (Battista Mazzanti, Stefano Accarisi,teologici insieme a concettualizzazioni elementari e Stefano Galamini ;Francesco Cavina, Francescopragmatiche. Le incisioni a stampa del tempo Vicchi) da cui discenderanno scuole che neindividuano uno schema iconologico, e va ricordato perpetuano i modi grafici irrigidendone le cadenzeche la stampa su carta richiedeva un imprimatur formali (lineamenti dei volti segnati con pochi tratti aecclesiastico; mentre sulla targa ceramica tale forma di accento circonflesso, positura dei corpicontrollo era di fatto impossibile. Lo scultore quindi sbilanciata sui fianchi)riproduceva una tantum limmagine della stampa,spesso con semplificazioni compositive o esaltando Nel Settecento la targa plasticata da stampo divieneparticolari, secondo una selezione che ha un elemento sempre più caratterizzante il paesaggiosignificazioni del tutto popolari; poi interveniva il architettonico quotidiano, con uno sviluppopittore-decoratore, con frequenti trasgressioni alla straordinario dei temi iconografici che richiamanosimbologia policroma delliconografia ufficiale, poiché precise devozioni locali; varietà e riproducibilitàlavorava in totale autonomia. Le nuove immagini qualificano la popolarità della targa settecentesca. Inacquero dove vi erano fabbriche e furono disegni uscivano dalle sempre più attive stamperieinizialmente la Madonna del Duomo di Carpi, La B.V. locali e il passaggio allimmagine ceramica cominciavadi San Luca di Bologna, la B.V. Della Ghiara di Reggio ad essere mediato da modellatori in stucco e ancorEmilia e la B.V. Delle Grazie di Faenza ; comparvero, più da intagliatori in legno. Permangono i caratteri dima più rari, alcuni Santi. fissità e frontalità proprie dellimmagine devozionale. Era un fatto comune che una bottega potesse 58
  • 58. appropriarsi del rilevo costruito da unaltra allarea faentina sono targhe del Settecento con lasemplicemente calcando un esemplare già in tecnica ceramica della mezzamaiolica, meno costosacommercio; così può capitare che una targa sia presa rispetto alla maiolica , e con alta qualità pittorica dela soggetto per nuove targhe: ad esempio, la Madonna rivestimento policromo. Sono presenti quasi tutti i tipidel Bosco di Alfonsine, la cui immagine ceramica mariani più tradizionali della regione, ma il piùsecondo la leggenda devota era esposta su un albero straordinario ventaglio di tipologie è nelliconografianel 1715, fu riprodotta a stampa dallincisore Randi, e del massimo culto faentino, quello della Beata Vergineda questa stampa fu poi riprodotta in territorio faentino delle Grazie, che ha come denominatore iconograficoin molte targhe ceramiche. le due terne di frecce scavezzate strette nelle mani della Vergine.Tecnicamente il Settecento vide labbandonodellingobbio di colore terroso in favore di un ingobbio La targa di devozione ottocentesca da popolare tendequasi bianco imitante la maiolica, detto perciò a diventare popolareggiante, acquisendo coscienzamezzamaiolica o bianchetto; e una policromia già allatto della fabbricazione, della destinazionesquillante e intensa, pur con limitata presenza, per sociale del suo mercato; il secolo XIX di nuovo nonmotivi tecnici ,del rosso. Fra le immagini più ricorrenti apporta che uno spiccato processo di serializzazione.si ritrova la madonna del Duomo di Carpi,nella Gran parte della produzione ottocentesca romagnolaparticolare incorniciatura che segue il profilo della è attribuibile alla fabbrica imolese dei Bacci ,che dalmandorla composta da angeli musicanti e più 1874 diviene Associazione Cooperativa Ceramica;raramente la madonna della Ghiara di Reggio Emilia. tale produzione fu contaminata dalla modaMa la produzione emiliana è sovrastata dalla neorobbiana, con diffusione della bicromia bianco-produzione imolese, che aveva un mercato vasto e turchino.capillare. Vi predominava liconografia della Madonnadel Piratello, e altre con temi iconografici più Con ciò iniziò anche la decadenza della targacircoscritti, mentre larghissimo era il mercato dei tipi emiliano-romagnola; la serialità e perfettarinascimentali, spesso adattati alla dedicazione del riproducibilità ora tecnicamente possibili, senza gli“Carmine” o del ”Rosario” semplicemente con effetti del consumo degli stampi, portava allalaggiunta in pittura delle corone o degli scapolari. A sclerotizzazione delle immagini (pur emergendo loForlì la produzione era piuttosto povera come stile di alcuni valenti pittori, di cui ancora non siplasticatura ma raffinata nella policromia; la Madonna identifica il nome : il “Pittore della Madonna del Lago”,del fuoco forlivese si distingue per i simboli il “Pittore del 1836”). La targa industriale passaantropoformizzati del sole e della luna. Riconducibili attraverso un diverso sistema di riproduzione 59
  • 59. dellimmagine che non è più la stampa ma la la corporeità e fisicità di matrice contadina volta alla 19fotografia. Inoltre le “nuove” targhe sembrano vincere promozione nei fruitori di emozioni religiose .sulle vecchie per la dimensione consumistica delnuovo mercato, che le predilige acriticamente; il In questa dialettica, senza dimenticare gli internifenomeno assume carattere nazionale. movimenti di interscambio, il carattere creativo devessere rivendicato anche nella corporeità, perchéCon lavanzare del secolo, lo stile delle opere si fa non vi può essere pura passività imitativa quando ci sisempre meno originale ; verso la fine del secolo, la riporta ad una preoccupazione apotropaica etarga assume una dimensione intellettualistica: pittori propiziatoria e a una “mitizzazione” del vissutocome il Marabini o il Calzi si dedicano alla copia di quotidiano.opere famose del passato e finisce la fortuna dellatarga dipinta come “oggetto comune”. I SANTI Un altro carattere di popolarità è esplicito nella scelta dei soggetti. Può stupire la scarsità della figura delCi siamo dilungati in questo excursus storico-artistico Cristo: la preferenza è per figure che “intercedono”anche per mostrare come larte popolare abbia presso Dio o sono dotati di un’autonoma potestà. Si èintrattenuto con larte colta, più o meno intensamente già detto del culto mariano e della sua uniformazionenei vari periodi, un processo di osmosi ; anche “dallalto”, e tuttavia la popolarità della Vergine èquando è di derivazione colta, però, lattributo dovuta anche alla sua immagine di maternità, che laiconografico del popolare è simbolizzazione : accenna Chiesa ha deliberatamente incentivato e che spingeper segni, e quindi approda ad una sua individualità luomo ad identificarla con la propria madre e con laespressiva rispetto al modello colto. Allontanata dal fecondità stessa della sua terra. Ed è facile notarecontesto originario , larte popolare risulterebbe inerzia come i santi adorati dalle genti della campagna sianoespressiva , ma si parla di ripetizione in funzione di santi “artigiani” o ancor più facilmente “contadini”, nonuna collettività da comune destino; lindividualità, certo perché tali furono, ma perché in tal modo furonolunicità irripetibile, sono privilegi dellarte colta.Da un lato sta la dinamica razionalizzante della 19religiosità ufficiale, o meglio dellarte a committenza P. GUIDOTTI, Un rapporto dialettico: arte “popolare” e arteufficiale, col suo carattere tendente al trascendente, al “colta”. Elementi per una analisi del fenomeno religiosocontemplativo, al teorico e al tempo stesso al popolare, in Ceramiche devozionali in Emilia – Romagna.compromesso mondano e allideale estetico; dallaltro Religione Arte e Classi subalterne, cit.p.27, Atesa Editrice 60
  • 60. delineati per un tratto della loro leggenda , non Sono insomma santi che, per un motivo o per unsempre per altro facilmente rilevabile, o per anonime altro, dovevano essere sentiti familiari a chi legava laelaborazioni fantastiche; e sono tutti santi maschili, in propria sopravvivenza all’imprevedibilità degli agenti 20 naturali.conformità con la mentalità agricola .Un elencosommario comprende: SantAntonio Abate, invocato E tuttavia le origini degli attributi iconografici dei santicome protettore degli animali da stalla e da cortile; “campagnoli” sembrano rivelare un carattereSantAntonio da Padova, il santo del pane ; san composito, a sottolineare la commistione alto-bassoVincenzo Ferreri invocato contro le tempeste e nella cultura contadina.protettore dei raccolti; san Francesco dAssisi,contestatore dell incipiente borghesia dei consumi e Un esempio splendidamente indicativo in questodegli sprechi; San Rocco, protettore degli senso è il Sant’Antonio Abate : questi è generalmentespaccapietre, invocato contro la peste e contro la rappresentato in compagnia del fuoco e del maiale esilicosi o malattia di San Rocco, caro per il pane che il considerato protettore degli animali da stalla e dacane gli offre , talora invocato anche contro le cortile.tempeste. San Sebastiano militare di truppa anchegli Gli attributi che accompagnano i santi vengonoinvocato contro la peste (ai due santi in tutto interpretati, qualunque sia la loro origine, in aderenzalappennino e nel piano furono dedicati decine di alla propria esperienza empirica, realistica, comecappellette ed oratori dopo la terribile peste del 1630); espressione della potestà che determinati santi hannoSan Bartolomeo, invocato contro la paura; san su un’area del mondo evocata da quei segni.Cristoforo, che traghetta a spalla e che occupa il postoche in tempi arcaici era stato delle divinità pagane Ludovico Antonio Muratori, seguendo il suo rigorepreposte a tutelare i viaggi. e inoltre San Giovanni teologico e la sua polemica antidevozionalistica , vedeBattista, invocato a testimone di verità sulle piazze dei in questo tipo di lettura l’interesse del “popolomercati al momento dellaccordo (San Giovanni non ignorante” di avere a portata di mano santi specialisti,vuole inganni), e solennizzato con riti legati a una sorta di secondo olimpo di patroni dediti atradizioni solari e culti agresti dalla sera del 24 specifici settori del mondo come gli antichi “falsi Dii”maggio, la cui rugiada ha virtù purificatrici. 2120 21 ibidem L.A. MURATORI, Della regolata devozione, Venezia, 1751,p.224 61
  • 61. 23 Nel caso specifico, allopposto, secondo Muratori la Secondo Charles Cahier, nel suo titolo del 1867 ,fiamma doveva indicare il fuoco di carità del santo, e il occorre partire dalla biografia dei santi e dal loromaiale la sua vittoria sulle passioni. ambito storico , in cui i segni devono richiamarsi aiÈ ovvio, che ci troviamo di fronte non tanto ad una fatti proprio perché devono distinguere il santo,dicotomia rozzo/raffinato , come voleva Muratori, delineando un concetto di “popolare” che va quindi diuomo del Settecento, ma a due intelligenze: la lettura pari passo con la propria riconoscibilità in un datodi quei simboli da parte del volgo non è riconducibile a territorio. Fa quindi ricondurre il simbolo del fuoco almeri interessi pratici e utilitaristici, ma ad una logica “fuoco di Sant’Antonio”, malattia curata dall’ordinepropria della forma mentis concreta del popolo. Il ospedaliero degli antoniani nel XI secolo; il maialesimbolo fuoco letto come carità è figlio dell’intelligenza ricorda un episodio anch’esso legato ai fratilogico-formale, astratta, dell’agiografo sapiente, ma è ospedalieri, ovvero il privilegio loro concesso di lasciarpercepito dal popolo in maniera elementare, come liberi i propri maiali per le strade dei borghi purchè 22 opportunamente segnalati da una campanella al collo;fenomeno fisico del fuoco che arde. inoltre altri due attributi tipici del santo, il tau e il bastone, richiamano l’uno, ancora una volta, Quando poi il segno , elaborato nell’ambito di unacultura astratta e simbolo di qualcosa che lo un’insegna ospedaliera, quindi la cura che il santotrascende, sopravvive al tramonto di quella cultura, ebbe per i deboli; l’altro la vecchiaia del santo, vissuto,può non essere più possibile un’interpretazione colta, secondo la leggenda, per ben 105 anni.diventa altro, può trasformarsi come decorazione e Se si propende come Cahier per una letturasignificato. agiografica, ecco che bisogna supporre un oblio della La rappresentazione popolare e la sua assimilazione biografia stessa in funzione di un’interpretazione arbitraria di quei segni, piegati ai bisogni e allesono anche creazione, una creazione che speranze della povera gente. Espressione quindi,semplicemente subordina l’elaborazioneintellettualistica astratta originaria, per approdare ad concordemente a Muratori, di un sentimento religiosoun “realismo”, ad una immediatezza che appare pragmatico-utilitaristico , non avulso da venature“volgare” all’intelligenza colta che rarefà il dato nelsimbolo. C22 C. CAHIER, Caractèristiques des Saints dans l’art populaire , Paris P. GUIDOTTI , Madonne e santi…cit.p.40 1867, cit.in P.GUIDOTTI , Madonne e santi…cit.p.41 62
  • 62. magiche, ma in questo caso derivato da precise rose e margherite sui carri agricoli (barrocci) e suiindicazioni biografiche e non simbolico-astratte. plaustri delle aie; nel generale anonimato di questi 25 24 umili decoratori si ricordano Maddalena Venturi eAltre ipotesi ,come quella di Hippolyte Delehaye , più Colomba Bassi di Granarolo faentino, decoratriciprudentemente accennano alla possibilità dell’uno e analfabete richieste da tutti i carradori di Romagna fradell’altro processo, a seconda dei casi. Non bisogna fine ottocento e gli anni venti del novecento.dimenticare, infatti , che quando si parla di agiografiasi parla non di una biografia storica , ma di racconti Accanto a questa religiosità che prega per avere, cheessi stessi leggendari , volti a sollecitare , attraverso il mantiene un ruolo preponderante, s’innerva peròmeraviglioso, sentimenti devozionali. anche la preghiera come forma di pietà, di venerazione, più incentrata sul sentimento religiosoSembra quindi più saggia quella lettura simbolica che non sulla salvaguardia della casa e del lavorocomposita, incentrata sulle peculiarità del pensare quotidiano, un atteggiamento di devozione diretta checontadino, non unicamente derivante dall’ignoranza rimanda al mistero cristiano della salvezza.delle fonti originarie, né esclusivamente utilitaria. Indubbiamente questo do ut des è ben presente eradicato nella devozione contadina per sua stessa LE EPIGRAFInatura: si è già ricordata l’origine pagana deitabernacoli e delle processioni, e nelle cavedagne dei Questa devozionalità è immediatamente più esplicitacampi durante le rogazioni si alzavano le invocazioni a nel culto della Madonna, non deputata ad una tutelafame, peste et bello libera nos Domine, a gulgure et esclusiva del mondo contadino, e a cui ci si rivolgevatempestate libera nos Domine. perciò con preghiere di saluto affettuoso ( Vi saluto o Madre Viola -assistetemi innanzi chio moia) ,E la richiesta utilitaristica si rileva anche nella espresso nelle epigrafi che eccezionalmentetradizione di dipingere le immagini di questi santi ( fra accompagnano i tabernacoli. Molto spesso peraltro lecui anche il san Giorgio che uccide il drago e il san epigrafi contengono un invito perentorio al saluto, cheCristoforo che traghetta a spalle ) fra ghirlande di evidenzia immediatamente il ruolo di presidio24 25 H.DELEHAYE, Les légende…, cit, in P. GUIDOTTI, Madonne e L.ORSINI, La culla degli Sforza, in Rivista mensile del TCI, anno santi…cit.,p.44 XXII, n.10-1917 63
  • 63. 27dellimmagine sacra nel passaggio fra luoghi capitelli veneti ; se alcuni mostrano una finalitàtopologicamente diversi. consolatoria ( Qui venga chi mi ama-che pace non haL’invito a salutare Maria è antico nell’epigrafica / Qui venga chi brama-salute e pietà ) molti ripetono lo 26 schema quattrocentesco che intima al passante ditabernacolare. Guidotti rintraccia la più antica fermarsi e salutare rendendo omaggio o addirittura “ilepigrafe in un tabernacolo a Ca di Carpineta , datata dazio” ( O passegger, chiunque tu mai sia, fermati,1442 : prega e porgi lelemosina a Maria; Chi passa perOla tu che passi per la via ferma e saluta questa via, paghi il dazio con unAve Maria; Pensa, o passegger,che passan l ore, quando men si pensa , invito che trascrive con un filtro selettivo e creativo allor si muore) . Non solo preghiera e invocazione allainsieme le parole di dolore biblico di Geremia “o vos divinità dunque, ma obbligo la cui omissione puòomnes qui transitis per viam attendite et videte si est portare disgrazia. Lessenzialità dellazione richiestadolor similis sicut dolor meus” . Le parole bibliche rispecchia fedelmente lelementarità di una vita cherecitate nella liturgia, divennero familiari alla gente che non conosce che lessenziale. E se un sassole adattò al suo particolare sentire, ponendole in proveniente da Chiapporato, nel nostro appennino,bocca alla Madonna Dolorosa . Linvito a fermarsi e sollecita: Và con fede che Dio ti vede, èsalutare è ripetuto nelle rare epigrafi rinvenute, in nellelementarità dei fruitori lorigine di particolari furtigenere molto più recenti ( ottocentesche) riportate dal che avvenivano nel Cinquecento, quando siGuidotti; a volte altri tabernacoli lungo una stessa via registravano “cavamenti degli occhi delle immaginiriportano una risposta che è una domestica familiare sante dei tabernacoli”, che potevano aver motivazionipreghiera Passo per questa via e vi saluto, Maria; Voi diverse, incluse infiltrazioni luterane iconoclaste osalutate Gesù da parte mia”. vendette contro cose care a persone odiate, ma “specialmente, lansia di quei poveri cristi che, timorosiA dimostrare che si tratta di schemi generali può desser veduti nelle loro misere faccende da quegliservire una raccolta, non commentata, di umili occhi immobili scrutatori, cercano di accecarli perinvocazioni poste sui muri dei capitelli veneti eliminare pericolosi testimoni alla corte del cielo,contenuta in un volume a cura di P. Fiorenzo Silvano perché non è ben netta per una psicologia primitiva laCuman a margine di una Mostra fotografica sui 2726 F.S. CUMAN, Voci sui “capitei”, Marostica, Edizioni I.R.S.E.P.S., P. GUIDOTTI, Ceramiche devozional…,cit.,p.22 1988, p. 238. 64
  • 64. distinzione fra limmagine della cosa e la cosa Le immagini devote, popolari per loro “res” in quanto 28 stabiliscono un rapporto diretto tra credente e divinità,stessa” . possono sicuramente in questo senso essere facilmente utilizzate come tassello di un organico sistema di istituzioni e simboli funzionali al controllo daUNA PRIMA CONCLUSIONE parte della Chiesa ufficiale, ma se si allarga il discorso al loro uso e al loro significato per il popolo, nonQueste opere minori, queste edicole , sono quindi possono più essere viste come una mera ricezionepopolari come oggetto concreto , finalità, 30realizzazione (il soggetto delle tavole, il colore, la passiva , perché si inseriscono in una consapevole 31materia usata ecc.), fruizione ; hanno intenti popolari “economia sacra” in cui dipendenza economica,in senso “divulgativo”; i luoghi della produzione, le flussi stagionali e senso religioso si intrecciano.maestranze, sono a tutti gli effetti “popolari”. Proprio nella loro duplice funzione, privata e di Se poi la religiosità popolare è “un’espressione di pubblico annuncio, pilastrini e relative ceramicheaffettività soggettive che vuole accostare il divino 29 esprimono una religiosità semplice e tuttavia intensa.all’orizzonte mentale dell’uomo”, allora la popolarità Con la loro simbiosi tra pubblico e privato essideriva da una precisa modalità espressiva, da un risultano estranei alla problematica che vede o la forte“sentire” per cui la divinità è avvertita vicina, presente divaricazione tra vertici istituzionali e gruppi di base innella dimensione quotidiana dell’uomo. contrapposizione, o la docilità di un popolo fedele ma 32 In questo senso la devozione popolare è trasversale, passivo.vive di un pensiero non dogmatico e non esclusivo diun dato ceto o classe. 30 AAVV, Culture subalterne e domino di classe, in Classe, giugno, 197528 31 Cfr P. GUIDOTTI , Ceramiche devozionali…, cit., cap.I I.POIRIER, Problémes dethnologie économique, in Ethnologie gènérale, Parigi, Enciclopedie de la Pléyade,1968,pag.155529 M. MESLIN , Il fenomeno religioso popolare , in Sacra Doctrina, 32 n. 61, gennaio-marzo 1971 , pag. 8 L. PEDRAZZI, Ceramiche devozionali…cit.p.44 65
  • 65. 33 34 Si può dire anzi, con Zardin , che occorra dare più in terra con mezzi umani . Senza contare, in etàrisalto alle dimensioni collettive e al lato conformistico, contemporanea, forme di iconoclastia di stampogenerale, dei modelli religiosi elementari, concepiti anticlericale, liberale o socialista .come risorse che si possono condividere spartendolefra fruitori immersi nella totalità del corpo sociale, e Tuttavia, man mano che ci si approssima alla fine delche debba essere fatta riemergere in primo piano la Novecento, non solo si risveglia linteresse per lepluralità dei modi concomitanti di “appropriazione”, targhe come attenzione storica allarte popolare,cioè di accoglienza e di adattamento a scopi e creando fra laltro, a testimonianza di una de-secondo regole di lettura fra loro divaricabili, degli sacralizzazione diffusa, il fenomeno degenere delstessi contenuti di una tradizione culturale comune, furto delle immagini originali per alimentarne unportata a contatto con le parti e le diverse articolazioni mercato; ma si assiste anche ad una riesumazione didel corpo sociale. forme che potremmo definire arcaiche, come pellegrinaggi, feste patronali ecc., che vengono riattualizzate o reinventate.Le trasformazioni socio-culturali ed economiche del Non si tratta di anacronismi ma forse, se non altro pernovecento sono state troppo rilevanti perché le forme la popolazione più anziana ancora strettamente legataarcaiche della religiosità potessero sopravvivere. Per il al proprio territorio, di un bisogno delle comunitàprogresso tecnologico, oltre che per i cambiamenti locali di affermare una identità collettiva sentita comenelle classi sociali: la città illuminata di fine Ottocento minacciata da veloci processi di mutamento sociale eera una città più sicura ; linvenzione dellautomobile culturale, e del tentativo di recuperare una dimensionerendeva sicuro il viaggio anche nelle remote religiosa collettiva. La Chiesa stessa riscopre il valorecampagne ; la medicina riusciva a dare rassicurazioni del culto delle immagini sacre contro laper la conservazione della salute, potendosi separare secolarizzazione (“la nostra tradizione più autenticacosì la salute fisica dalla salvezza. Furono in molti, a ,che condividiamo pienamente coi fratelli ortodossi, cicominciare dal XVIII secolo, a cercare sempre meno insegna che il linguaggio della bellezza, messo ala sicurezza nellaldilà e sempre più quella accessibile servizio delle fede, è capace di raggiungere il cuore degli uomini e di far loro conoscere dal di dentro ciò che osiamo rappresentare nelle immagini, Gesù33 Cfr. D. ZARDIN, La “religione popolare” : interpretazioni 34 storiografiche e ipotesi di ricerca .Memorandum, 2001 J. DELUMEAU, Rassicurare...cit.cap.588 66
  • 66. 35Cristo” ) e contro il consumismo (“la riscopertadellicona cristiana aiuterà anche a far prenderecoscienza dellurgenza di reagire contro gli effettidegradanti, e talora spersonalizzanti, delle moltepliciimmagini che condizionano la nostra vita nelle 36pubblicità e nei mass-media”). Esiste però, in aggiunta a tutto questo, anche un“senso del paesaggio” che prescinde da quelloreligioso, e che lo vive come sintesi di storia e culturaumana nellambiente. I pilastrini, con il loro carico disimbologia e la loro distribuzione sul territorio,contribuiscono indirettamente a ridare “senso” ad unospazio e ad un paesaggio stravolto e resoincomprensibile dalla cementificazione.35 GIOVANNI PAOLO II; Duodecimum Saeculum ,Lettera Apostolica, allEpiscopato della Chiesa cattolica per il XII centenario del Concilio di Nicea, 4 dicembre 198736 ibidem 67
  • 67. EDICOLE VOTIVE DEL COMUNE DI LUGO 68
  • 68. LE EDICOLE DEL TERRITORIO modifiche, restauri, talvolta persino spostamenti veri e propri, ed in particolare targhe ed epigrafi vengonoLUGHESE sostituite in caso di furto o viceversa in onore di particolari commemorazioni: non si deve perciò confondere la datazione originaria del pilastrino conNegli ultimi anni, nell’ambito degli studi di quella riportata sulla relativa targa o epigrafe. Ancoracristianistica, si è rivolto particolare interesse al in relazione al problema delle fonti, le testimonianzefenomeno della sacralizzazione del territorio e alla di cui non è stato possibile verificare la veridicitàpercezione individuale e collettiva dello spazio sacro. 1 tramite altre interviste, o che lasciavano in qualcheI maggiori sforzi degli studiosi si sono concentrati sul modo dubbi sull’attendibilità, sono state comunquefenomeno dei santuari, dei quali si è da poco concluso riportate in quanto hanno acquisito valore storicoil censimento per tutte le regioni italiane 2, ma sono come memoria popolare, segnalando tuttavia lestate in larga parte trascurate quelle pratiche cultuali possibili discrepanze con la realtà dei fatti.minori legate alla cosiddetta tradizione popolare. Per quanto riguarda strettamente la materiaA causa della scarsità di fonti scritte ci si è dovuti analizzata, si è già detto della mancanza di unaquindi attenere alle testimonianze orali e fotografiche, definizione univoca ed inequivocabile: nel corso dicon le ovvie problematiche che ne derivano. Le questa ricerca più di un termine è stato utilizzato perscarne informazioni sulla storia dei singoli tabernacoli descrivere quelle che più globalmente si sono definiterinvenuti sono esclusivamente frutto delle brevi “edicole devozionali”; nel caso della catalogazione siinterviste con relativi proprietari, abitanti della zona, è scelto di aderire più specificatamente allaparroci di paese. Proprio a causa della natura orale e composizione architettonica del manufatto,deficitaria delle fonti, alcune schede appariranno distinguendo quindi in tabernacoli a pilastro,puramente descrittive, ed in particolare le informazioni tabernacoli arborei, cellette.cronologiche saranno necessariamente indicativeladdove non si abbiano datazioni precise. Occorre Si è deciso di escludere quelle forme ibride in cuiinoltre ricordare che le edicole sono soggette a all’interno di un cippo commemorativo di un evento luttuoso è presente anche un’immagine devozionale,1 che tuttavia non è preponderante all’interno della Santuari locali e religiosità popolare nella diocesi di composizione, né graficamente né a livello simbolico.Ravennatensia, (a cura di) M. TAGLIAFERRI, Imola, 2003.2 Censimento condotto in collaborazione tra MIUR, CNR e Ecòlefrançaise de Rome. Risultati fruibili sul sito Allo stesso modo sono state escluse dal censimentowww.santuaricristiani.it le nicchie delle abitazioni : benché in molti casi si 69
  • 69. riscontri la medesima funzione evocativa e la due famiglie principali, quella delle targhe plasticatemedesima commistione di pubblico e privato, questa con raffigurazione a rilievo e quella delle targhe pianetipologia è parsa richiamarsi più ad una funzione di con raffigurazione disegnata e dipinta 4. Il terminepresidio domestico, e la grande varietà e targa è usato ad indicare tali ceramiche fin dalle originidisomogeneità degli esempi avrebbe reso oltremodo della loro vicenda critica, mentre l’aggettivodifficoltosa (e non del tutto coerente) la catalogazione. devozionale è più recente 5 ed ha un precisoSe ne sottolinea comunque la vastissima diffusione fondamento critico, perché include la categoria dellanonché la sempre continua committenza, a popolarità, alludendo a quell’aspetto della religiositàdimostrazione di un sentimento che non ha cessato di che, pur avendo manifestazioni in sede pubblica eesistere ma è solo confluito in forme più sobrie e pur essendo in rapporto dialettico con i modi dellapersonali rispetto al tabernacolo, nonché più liturgia ufficiale, è attuazione specifica della pietàpragmaticamente semplici da collocare e conservare. privata. 6Per quanto riguarda invece le targhe devozionali, E’ bene tenere presente che non solo sovente ipresenti in buona parte delle nostre edicole, laddove pilastrini subiscono modifiche e spostamenti , ma chenon vi fossero informazioni aggiuntive per il paesaggio stesso è mutevole e ancor più lo sono itestimonianza diretta dei proprietari ,ci si è attenuti ad suoi confini amministrativi, per loro natura effimeri. Siun’analisi stilistica. Per una maggiore chiarezza si è deciso di suddividere i manufatti in circoscrizioni, indelineano brevemente alcuni cenni su tecniche e quanto il territorio lughese è attraversato da confiniterminologia ceramica. Le tipologie ceramiche diocesani oltremodo frastagliati. Inoltre si è deciso difondamentali sono tre: la terracotta; la terracotta comprendere nel censimento anche quei tabernacolimaiolicata e policroma; la terracotta ingobbiata con locati immediatamente al di fuori degli attuali confinipolicromia sotto vetrina. In quest’ultimo caso si tratta amministrativi, in quanto considerati dagli abitanti, ildi una tecnica più economica rispetto alla maiolica più delle volte ignari di questi limiti invisibili, comevera e propria (che è uno smalto perfettamente facenti parte del proprio territorio.coprente dall’aspetto vetrificato),consistente nelricoprire l’immagine con un fine strato di argilla bianca Proprio considerando la mutevolezza di questio colorabile al fine di conferirgli un aspetto maiolicato manufatti e della loro locazione, un punto die predisporlo alla decorazione 3. Il genere comprende riferimento fondamentale è stato rappresentato dalla 4 M.CECCHETTI, Targhe devozionali...,cit.,p.353 5 Catalogo del Museo Civico San Rocco di Fusignano, (a cura di) E. P.GUIDOTTI, La dimensione popolare…in Mostra..,1976, cit. p.22 6GENNARO, Arti Grafiche Stibu, 2007 A. VECCHI, il culto delle immagini…,cit.,pp.39-43 70
  • 70. ricerca inedita “I Simboli della Memoria”, svolta nel1997 da Nicola Pasi e Roberta Darchini 7 : grazie allaloro precisa catalogazione del patrimonio artisticominore lughese è stato possibile confrontare ilpaesaggio delle edicole odierno con quello di finesecolo, valutando così quali di queste si sianoconservate, quali siano andate perdute, quali sianostate restaurate e quali per contro siano stateabbandonate durante questo lasso di tempo. Lefotografie sono tutte originali e realizzate nel corso del2011, salvo i casi, opportunamente segnalati, in cui èapparso utile riportare le istantanee del 1997 delcensimento detto, a titolo di confronto.Un altro prezioso strumento si è rivelato l’utilizzo digoogle maps 8, che , riportando per il comune di Lugofotografie satellitari del 2009, ha dato modo diosservare i mutamenti di questo ultimo , breveperiodo. Anche in questo caso le discrepanze sonostate indicate in scheda.Si è infine deciso di riportare memoria di queitabernacoli che, stando ai due parametri di raffrontosopracitati, erano segnalati sul territorio lughese fino apoco tempo fa e che oggi non risultano più presenti,poiché si ritiene che un segno dell’uomo faccia storiaanche quando non esiste più.7 N. PASI, R. DARCHINI, I Simboli della Memoria,1997. Reperibilepresso Archivio Urbanistico del Comune di Lugo8 http://maps.google.it 71
  • 71. APPENDICE http://maps.google.it/maps/ms?msid=2087366639606591 92474.00048b1c7c6aacb3e79ca&msa=0Preciso intento di questa ricerca è v alorizzare ilpatrimonio storico-artistico rappresentato dalle edicolevotive, per questo sin dal titolo si propone diconsiderare questi manufatti in stretto rapporto colterritorio che li ospita. Come sarà ormai chiaro infatti,la loro stessa esistenza ha ragione d’essere all’internodi una pr ecisa collocazione spaziale che necaratterizza forma, fruizione ed origine: per questo si èdeciso di realizzare una mappa che indichi conprecisione la loro posizione all’interno del complessoreticolo delle nostre strade.Il percorso è reperibile online, e t ramite il servizio digoogle maps offre una panoramica del comune ,in cuile edicole vengono segnalate correlate da anteprimafotografica e descrizione fedelmente riportata dallaschede della catalogazione. La copertura della zonaè pressoché totale e sono implementati i servizi streetview e google earth ,facilmente accessibili grazie alleistruzioni, che permettono attraverso panoramichetridimensionali di “vedere” il pilastrino nella suatangibile collocazione.Sperando così di facilitare la ricerca sul territorio a tuttigli appassionati o s emplicemente di incuriosire chiavesse percorso quotidianamente queste stradesenza mai prestare fino ad oggi particolare attenzionea questi segni della memoria: 72
  • 72. Circoscrizione di VOLTANA .1 VIA GOBBI n.4 .2 VIA PASTORELLA n.29 .3 VIA PASTORELLA .4 VIA FIUMAZZO n.853 .5 VIA FIUMAZZO / VIA PURGATORIO 73
  • 73. .1 VIA GOBBI n. 4 Tabernacolo del XVIII secolo raffigurante la Madonna dell’Addolorata, attualmente inglobato da mura private. Pre- senta una targa devozionale in terracotta a bassorilievo dipinto necessitante di restauro perchè lacunosa in alcune sue parti tra cui il volto. Si tratta di una targa plasticata da stampo, in terracotta ingobbiata con policromia sotto ve- trina. La Vergine è rappresentata a figura intera, su nubi, con le braccia abbandonate verso il basso e le mani giunte. Sul petto convergono le sette spade emblematiche della Madonna dell’Addolorata o Dei Sette Dolori. Lo schema sembra ispirarsi ad un modello, molto replicato in sculture a tuttotondo, dovuto alla bottega dei Ballanti-Graziani. La targa è stata restaurata una prima volta alcuni decenni fa dagli attuali proprietari, secondo i quali il pilastrino fu costruito a seguito della morte di una donna. 74
  • 74. VIA PASTORELLA n.29 .2Tabernacolo a pilastro dellultimo quarto di XX secolo, dedicato allImmacolata Concezione (Madonna di Lourdes) sitonel cortile dellistituto scolastico delle suore paesano. Presenta una scultura a tuttotondo in gesso ,in buono stato diconservazione. La Vergine è rappresentata in piedi su un basamento a sezione quadrata, ha la tunica fermata alla vitada una fascia di colore azzurro e tiene le mani giunte al petto. Il capo è coperto da un velo e circondato dallaureola.Anzichè alla strada in questo caso ci troviamo di fronte ad un’edicola rivolta verso l’edificio, il che si spiega con lafunzione di “protezione” rivolta ai bambini. 75
  • 75. .3 VIA PASTORELLA Tabernacolo a pilastro raffigurante la Beata Vergine dellArginino. Recentemente restaurato per volontà della parroc- chia di Voltana che vi recita il rosario durante l’annuale processione, presenta una targa plasticata a stampo, in ter- racotta, di forma rettangolare e cornice modanata con svasatura verso linterno. La Vergine è rappresentata a mezza figura; con la mano sinistra regge un libro, con laltra sostiene il Bambino che, in piedi, si protende in un abbraccio. Non si tratta della targa originaria e si è persa memoria della nascita del pilastrino e dei suoi costruttori 76
  • 76. VIA FIUMAZZO n. 853 .4In località Chiesanuova è sito questo tabernacolo a pilastro, rinnovato nell’ultimo quarto del XX secolo ma già presen-te quando la famiglia attuale proprietaria acquistò la casa. Ubicato in cortile di casa privata, si presenta sormontato dauna scultura a tuttotondo moderna in materiale e plastico in buono stato di conservazione, raffigurante l’ImmacolataConcezione (Madonna di Lourdes). Annualmente fa qui tappa la processione del rosario. 77
  • 77. .5 VIA FIUMAZZO / VIA PURGATORIO Tabernacolo a pilastro della seconda metà del XX secolo.Presenta una targa plasticata da stampo in gesso, raffig - rante la Beata Vergine del Molino. Oltre alla riproduzione, che si presenta in cattivo stato di conservazione a causa di una crepa trasversale, il tabernacolo presenta sulla facciata una lapide con la seguente incisione: AVE MARIA. A RICORDO DEL CENTENARIO DELL’APPARIZIONE DELLA VERGINE S.S. 1858-1958. 78
  • 78. Circoscrizione diSAN BERNARDINO .6 VIA NULLO BALDINI / VIA DEL PARTIGIANO .7 CARRAIA GHEDINI 79
  • 79. .6 VIA DEL PARTIGIANO / VIA NULLO BALDINI Tabernacolo a pilastro del secondo dopoguerra, in buono stato di conservazione e ubicato in un cortile privato. Pre- senta una targa devozionale in terracotta bassorilievo raffigurante una Madonna con Bambino poggiato sulle ginoc- chia ed intento ad afferrare un rametto di palma. Liscrizione incisa recita "Signore benedici queste case risorte" e si riferisce all’origine del pilastrino. Difatti le case del quartiere furono ricostruite al termine della seconda guerra mon- diale utilizzando le pietre della chiesa antistante, completamente distrutta. Come segno di ringraziamento gli abitanti costruirono il tabernacolo ora inglobato nella recinzione. 80
  • 80. VIA CARRAIA GHEDINI .7Tabernacolo a pilastro della seconda metà del XX secolo dedicato alla Beata Vergine del Piratello di Imola, ubicatonel cortile privato di un podere di campagna. La bella targa da stampo policroma è antecedente, probabilmente ese-guita nella prima metà del XIX dalla fabbrica imolese , sul celebre modello iconografico attribuito a Sano di Pietro. Sulbordo inferiore reca la dedica “B.V. del Piratello”. Stando agli abitanti del luogo la targa si trovava inizialmente appesaall’adiacente albero ed era di proprietà degli allora affittuari del podere. Trasferitesi, i proprietari portarono l’immaginecon se’ ma a seguito di un lutto familiare preferirono privarsene. Venne allora ricollocata sul terreno originario, di pro-prietà della curia, dove venne costruito appositamente il pilastrino che ora la conserva. 81
  • 81. Circoscrizione diVILLA SAN MARTINO .8 via Pigno .9 via Provinciale Bagnara .10 via Sammartina / via P.Bagnara .11 via Lunga Sup. / via Cantoncello .12 via villa / via sammartina .13 via provinciale bagnara .14 via pedergnana superiore .15 via grilli .16 via provinciale bagnara / via fonda- gnolo .17 via provinciale bagnara 52 .18 via tiglio dstro / pedergnana sup. .19 via pilastrino .20 via piratello / via san vitale 82
  • 82. VIA PIGNO n. 2 .8Celletta ubicata in un crocicchio di campagna, presenta al suo interno una targa plasticata da stampo in terracottamaiolicata e policroma, raffigurante la Vergine col Bambino abbracciati, nonché una stampa cartacea raffigurante laMadonna incoronata e altri saltuari oggetti di devozione. Gli abitanti del luogo, località Malcantone, la chiamano “Ma-donna della frae merca”, un intraducibile nome dialettale dato alla strada, e stando ai loro racconti fu costruita in segnodi ringraziamento a seguito di un incidente col carro senza conseguenze gravi. Necessita di restauro e riverniciaturaa causa di graffiti sul lato settentrional 83
  • 83. .9 VIA PROVINCIALE BAGNARA Celletta in buono stato di conservazione che si affaccia sulla via principale di Villa San Marino. Al suo interno sono conservate due immagini: una terracotta maiolicata a bassorilievo della seconda metà di XX secolo, raffigurante la Vergine seduta, a figura intera, con Bambino poggiato sulle ginocchia e chinato in avanti; e una Madonna della Seg- giola. 84
  • 84. VIA SAMMARTINA / VIA PROVINCIALE BAGNARA .10Tabernacolo a pilastro della seconda metà XX secolo, dedicato alla Beata Vergine delle Grazie.La targa ,in terracotta maiolicata e policroma raffigura la Beata Vergine delle Grazie, rappresenta-ta a mezza figura, con corona sul capo, tra le mani due terne di frecce spezzate. Il tabernacolo ha subito re-centemente un’evidente modifica di cella e copertura, come mostrato dal confronto fotografico. Anche l’imma-gine devozionale si presenta diversa rispetto alla precedente, sempre raffigurante la Madonna delle Grazie. 85
  • 85. .11 VIA LUNGA SUPERIORE / VIA CANTONCELLO Tabernacolo a pilastro della seconda metà del secolo scorso, presenta una maiolica tondeggiante di gusto robbiano raffigurante la vergine con bambino. A causa della sua collocazione nei pressi di un incrocio pericoloso non è più tappa delle precessioni mariane, ma la rinnovata presenza di lumini e fiori attesta la cura degli abitanti del luogo per questo manufatto. 86
  • 86. VIA VILLA / VIA SAMMARTINA .12Tabernacolo a pilastro di fine XX secolo, presenta una targa plasticata da stampo in terracotta maiolicata e policroma,raffigurante Madonna con Bambino e l’invocazione “O’Maria, Madre di Dio, Proteggi i nostri Bambini”. Il tabernacoloè stato recentemente restaurato e risulta uno dei meglio curati del comune. Nel 1997 appariva di colore bianco e incattivo stato di conservazione. 87
  • 87. .13 VIA PROVINCIALE BAGNARA Tabernacolo a pilastro di grande eleganza e apparentemente tra i più antichi della zona. A causa di una violenta tem- pesta ha subito recentemente alcuni danni e necessita pertanto di restauro. Presenta una stampa tipografica su carta dietro una grata protettiva. A causa della sua pericolosa posizione non riceve ormai da tempo la visita delle proces- sioni primaverili. 88
  • 88. VIA PEDERGNANA SUPERIORE .14Tabernacolo a pilastro della seconda metà XXmo secolo, dedicato alla Beata Vergine delle Grazie. La targa devozio-nale di fine secolo in terracotta maiolicata e dipinta raffigura la Vergine con le tipiche frecce spezzate ed è sostitutivadella targa originaria, rubata. Il tabernacolo , divelto a causa di un incidente, è stato recentemente restaurato, e vienecurato con particolare affetto dagli abitanti del quartiere che ogni anno a maggio vi recitano il rosario. 89
  • 89. .15 VIA GRILLI Tabernacolo a pilastro datato 1997, accoglie una scultura a tuttotondo in materiale plastico ,rappresentante l’iconogra- fia tipica dell’Immacolata Concezione (Vergine di Lourdes): in piedi su basamento di sezione quadrata , con le mani giunte sul petto e volto contornato da velo ed aureola. L’iscrizione, incisa sulla facciata della targa, recita: “ A ricordo dei fratelli Albonetti Vincenzo e Antonio. Un amico pose. 20- V -1997” ed è evidentemente evocativa dell’evento lut- tuoso che ne ha ispirato la nascita. 90
  • 90. VIA PROVINCIALE BAGNARA / VIA FONDAGNOLO .16Tabernacolo arboreo di grande fascino, si colloca su una vecchia quercia all’incrocio tra due strade e presenta unastampa tipografica inserita in una celletta lignea: la Vergine è rappresentata a mezza figura, seduta con il Bambinosulle ginocchia, e sullo sfondo è raffigurato un paesaggi 91
  • 91. .17 VIA PROVINCIALE BAGNARA 52 Imponente tabernacolo a grotta ubicato nel cortile della chiesa di Villa San Martino. Al suo interno due statue a tutto- tondo in gesso raffigurano come da tradizione la Madonna di Lourdes e , inginocchiata, Santa Benedetta in preghiera. L’epigrafe sovrastante è quasi totalmente illeggibile a causa dell’edera che la ricopre. Un’altra piccola targa indica la grotta come “roccia di Lourdes” 92
  • 92. VIA TIGLIO DESTRO / VIA PEDERGNANA SUPERIORE .18Tabernacolo a pilastro abbattuto nel corso di un incidente stradale, i suoi resti si trovano ancora sul posto, un crocic-chio negli immediati pressi di Villa San Martino, anche se già tecnicamente facente parte del Comune di Sant’Agata.oltre al corpo del pilastrino si è conservata anche la targa devozionale, intatta, raffigurante un volto di Madonna coro-nata di stelle (Madonna Patrona di Fusignano) su tavola in gesso. 93
  • 93. .19 VIA PILASTRINO I resti di questo tabernacolo si trovano su un tratto di strada divisa tra il Comune di Lugo e il comune di Sant’Agata, nella campagna attorno a Villa San Martino. la strada prende il nome proprio dal manufatto di cui riporta notizia anche Ivo Tampieri nel suo “Stradario Forese” del 2000 (ma che raccoglie ricerche decennali): “...quanto al toponimo “Pila- strino” dal quale la strada prende il nome, i più vecchi del luogo mi assicurano che esisteva un pilastrino a metà circa della strada, ora caduto e non più ripristinato.”1 1 IVO TAMPIERI, Stradario forese, guida del Comune di Lugo, cit.p.255, Walberti, Lugo 2000 94
  • 94. VIA PIRATELLO / VIA SAN VITALE .20Tabernacolo a pilastro bifronte, si trova ai limiti del confine comunale di Sant’Agata, nelle immediate vicinanze diLugo,ed è per questo stato inserito nella catalogazione. Presenta due nicche entrambe ornate di targhe raffiguranti laMater Divini Amoris, la prima su targa dipinta a smalto, la seconda in maiolica a bassorilievo di gusto robbiano. 95
  • 95. Circoscrizione di SAN POTITO .21 VIA STORTA n.13 .22 s.p.n. MACALLO / VIA PALLAZZA .23 s.p.n. MACALLO / VIA CONFINE LEVANTE .24 VIA CONFINE LEVANTE .25 VIA CONFINE LEVANTE 96
  • 96. VIA STORTA n. 13 .21Imponente tabernacolo a grotta di stampo moderno dedicato all’Immacolata Concezione (Madonna di Lourdes), re-alizzato nel 1982 dall’artigiano Adriano Zanotti di Cesena, secondo i canoni classici della grotta con le due sculture atuttotondo della Vergine e di Santa Bernadette in preghiera, con l’aggiunta di alcune variati artistiche contemporanee(una fontanella interna e la particolare conformazione della roccia che richiama in certe sue forme altri simboli cristia-ni). Ubicato nel cortile privato della casa natale della Venerata Nilde Guerra, ora in parte adibita a museo della donnain processo di beatificazione, fu voluto dal fratello, che da ateo convinto si convertì qualche tempo dopo la morte ingiovane età della sorella. 97
  • 97. .22 S.p.n. 21 MACALLO E SAN POTITO / VIA PALAZZA Tabernacolo a pilastro degli anni ‘90, in cui non è più presente la targa devozionale originaria né quella successiva- mente posta in sostituzione. Attualmente vi è stata posta una statuina a tuttotondo del Cristo. Il tabernacolo è proprietà della famiglia Martini di Bagnacavallo e come le altre edicole di san Potito accoglie la processione del rosario nell’ul- tima sera di maggio. 98
  • 98. s.p.n. MACALLO / VIA CONFINE LEVANTE .23Tabernacolo a pilastro in buono stato di conservazione, presenta una targa in terracotta dipinta e policroma con cor-nice incisa. La Vergine è rappresentata a figura intera, seduta, col Bambino in piedi sulle ginocchia. Secondo alcuniabitanti del paese il tabernacolo sarebbe stato eretto in memoria di un uomo assassinato da Stefano Pelloni (il Pas-sator Cortese) nell’Ottocento, per aver svelato i suoi movimenti ai militari papalini, ma vi sono buone possibilità che sitratti di una sovrapposizione di notizie tramandatasi erroneamente, in quanto la medesima storia viene riportata peraltre edicole del vicino comune di Bagnacavallo. Come le altre edicole di san Potito è sosta delle processioni che sisvolgono l’ultima sera di maggio 99
  • 99. .24 VIA CONFINE LEVANTE Tabernacolo ligneo a pilastro, collocato sulla sezione attualmente di pertinenza bagnacavallese della via Confine Levante, conosciuta anche come Confine di Lugo. Presenta una targa devozionale in terracotta raffigurante la Ma- donna del Piratello. Le immagini satellitari datate 2009 reperibili online e l’opera già citata di Morigi-Venturi “Edicole devozionali nel territorio ravennate”, ci danno un’idea dei mutamenti nel tempo di questo manufatto. Quando la fami- glia Pirazzini acquistò il podere dai fratelli Bagnaresi l’edicola era già presente, ed era anzi sostitutiva dell’originaria immagine, rubata, ivi posta per un evento di cui si è persa la memoria. Per paura di nuovi furti l’immagine fu allora col- locata all’interno della cella metallica ed inglobata nel tronco di un albero sapientemente potato ora non più presente, sostituita da un cespuglio. Anche la parte lignea del corpo è stata aggiunta di recente, così come la tettoia spiovente. Ancor oggi gli abitanti si riuniscono a maggio per recitarvi il rosario e ricordano come in passato erano soliti concludere le celebrazioni la prima domenica di giugno con una processione guidata da Don Renzi di S.Potito. 100
  • 100. VIA CONFINE LEVANTE .25Così come il precedente anche questo tabernacolo arboreo si trova all’interno dei confini amministrativi di Bagnaca-vallo, ma sorge sulla via dal nome indicativo di Confini di Lugo, altrimenti detta Confine Levante, e per questo motivo èstato inserito nella catalogazione. Il tabernacolo presenta un altorilievo in terracotta policroma, raffigurant la Vergineche abbraccia il Bambino dormiente, a mezza figura. Leffigie è sostitiva di quella originale andata perduta 101
  • 101. Circoscrizione di BELRICETTO .26 VIA FIUMAZZO 102
  • 102. VIA FIUMAZZO .26Tabernacolo a pilastro in buono stato di conservazione e secondo le fonti orali già presente all’inizio del secolo scor-so. Si trova nelle immediate vicinanze dell’antica chiesa paesana e presenta all’interno della nicchia una scultura adaltorilievo in terracotta dipinta, raffigurante la Vergine con Bambino, appoggiato sulla spalla sinistra, ovviamente nonoriginaria. Viene curato dai cittadini che vi porgono omaggi floreali e vi si recano ancora in processione per la tradizio-nale cerimonia del rosario e in altre occasioni particolari. 103
  • 103. Circoscrizione diSANTA MARIA IN FABRIAGO .27 VIA CASAZZA / VIA VIOLA MONDANIGA .28 VIA MONDANIGA .29 VIA CURIEL 20 .30 VIA CURIEL .31 VIA VIOLA MONDANIGA / VIA POLLINA 104
  • 104. VIA CASAZZA / VIA VIOLA MONDANIGA .27Tabernacolo a pilastro datato 1956. Presenta una targa plasticata da stampo della seconda metà del XX secolo, incui la Madonna del Buon Consiglio (Beata Vergine dell’Arginino è rappresentata come da iconografia tradizionale amezza figura, reggente con la mano destra il Bambino, con la destra un libro. L’iscrizione a caratteri applicati recita“Ave Maria Ricordo Missione 1956”. Posta a metà strada tra la chiesa medievale di Campanile e il cimitero del paese,l’edicola riceve la visita delle processioni. 105
  • 105. .28 VIA MONDANIGA Tabernacolo arboreo di recente costruzione, ubicato a fianco della pieve medievale di Campanile. All’interno dell’edi- cola lignea si collocano una Madonna a tuttotondo ed altre piccole attenzioni devote come santini e rosari. Il perfetto stato dell’edicola è ovviamente garantito dalla locazione. 106
  • 106. VIA CURIEL n. 20 .29Semplice tabernacolo a pilastro della seconda metà del XXmo secolo, dedicato all’Immacolata Concezione (Madonnadi Lourdes) , proprietà dell’ente ecclesiastico e ubicato nel cortile della “Scuola Materna Immacolata”. Un’imponentecolonna è sormontata da un basamento a sezione quadrata che a sua volta sostiene la Vergine, in piedi e con le manigiunte al petto, coronata da aureola. Inizialmente il pilastrino si trovava pochi metri oltre e guardava verso la chiesa,una volta spostato è stato volto verso il paese. 107
  • 107. .30 VIA CURIEL Tabernacolo arboreo costruito negli ultimi anni e ubicato nel cortile della chiesa di Santa Maria in Fabriago. Presenta due nicchie ricavate nel tronco, la prima occupata da una scultura a tuttotondo della Vergine, la seconda , non visibile dalla strada perché sul lato opposto, dal San Giuseppe. 108
  • 108. VIA VIOLA MONDANIGA/ VIA POLLINA .31Tabernacolo a pilastro della seconda metà di XX secolo. Il manufatto si presentava in stato di abbandono già alla ca-talogazione del 1997, come si può osservare dalle foto, e si presenta oggi ulteriormente danneggiato. La strada sucui sorge è una stretta viuzza di campagna, nche on riceve più la visita delle processioni. 109
  • 109. Circoscrizione di SAN LORENZO .32 via nuova fiumazzo .33 via mazzola/ via chiesa catene .34 via fiume vecchio .35 via fiumazzo .36 via fiumazzo/ via vecchiofiume .37 via vecchia fiumazzo .38 via 2 agosto .39 via lunga inferiore / via pulina 110
  • 110. VIA NUOVA FIUMAZZO .32Tabernacolo a pilastro dedicato alla Beata Vergine del Molino: in cattivo stato di conservazione presenta una targaplasticata da stampo in cemento dell’ultimo quarto di secolo, anch’essa danneggiata in molte sue parti e probabil-mente originaria. La Vergine è rappresentata frontalmente, a mezza figura, e abbraccia il Bambino, in piedi e ignudo,appoggiato alla sua spalla sinistra. Aureole di perline circondano il capo delle due figure 111
  • 111. .33 VIA MAZZOLA / VIA CHIESE CATENE Tabernacolo a pilastro del secolo scorso, da alcuni anni inglobato in cortile privato. In buono stato di conserva- zione, presenta una targa devozionale in terracotta maiolicata e policroma, con una cornice decorata da frut- ta di gusto robbiano. La Vergine è rappresentata in figura intera, seduta con il Bambino sulle ginocchia che porge le mani ad una colomba. La targa, della seconda metà del XX secolo, proviene da fabbrica faentina. 112
  • 112. VIA FIUME VECCHIO .34Tabernacolo a pilastro , fino a pochi anni fa presentava una stampa della Madonna patrona di Fusignano, attualmentevi è invece posta una stampa della Madonna del Sacro Cuore. E’ collocato nel cortile di una casa attualmente disabi-tata ma sul ciglio della strada. 113
  • 113. .35 VIA FIUMAZZO Tabernacolo a pilastro da molti anni in stato di abbandono, mancante attualmente di targa devozionale e ricoperto di rampicanti. La posizione pericolosa su strada di continuo passaggio ne spiega il pessimo stato di conservazione. 114
  • 114. VIA FIUMAZZO / VIA VECCHIO FIUME .36Tabernacolo a pilastro apparentemente antecedente al XX secolo e forse successivamente restaurato. Attualmente visi trova una semplice stampa cartacea della Madonna del Sacro Cuore. Al loro arrivo gli antichi proprietari ,abitanti lacasa a fianco del pilastrino , vi trovarono un’antica targa rappresentante la Madonna delle Grazie, attualmente conser-vata nell’atrio della propria abitazione per preservarla dai furti. Gli stessi proprietari non hanno informazioni riguardola datazione del tabernacolo stesso, e si può solo ipotizzare che, essendo stata valutata la targa come settecentesca,anche il corpo del pilastrino appartenga al medesimo periodo. 115
  • 115. .37 VIA VECCHIA FIUMAZZO n.19 Tabernacolo a pilastro in cortile privato , quasi completamente ricoperto da rampicanti. La targa plasticata da stampo in gesso, rappresentante la Vergine a mezza figura con in braccio il Bambino, su sfondo architettonico, è stata inte- grata dall’attuale proprietario dopo che la precedente era stata rubata. Non si è in grado di ricostruire l’origine del pilastrino ma è sicuramente antecedente alla seconda guerra mondiale. Come in tutta San Lorenzo si svolgono anche qui le processioni del maggio. 116
  • 116. VIA 2 AGOSTO n 28 .38Tabernacolo a pilastro della seconda metà di XX secolo, ubicato in cortile privato. Presenta una targa plasticata dastampo in cui la vergine è rappresentata a figura intera, seduta col Bambino sulle ginocchia, intento a cogliere unrametto di palma. La targa è in terracotta e risale alla metà del secolo scorso, proveniente da fabbrica imolese. L’iscri-zione recita “Signore, benedici queste case risorte”. La medesima targa è stata rinvenuta nel pilastrino [n.6] di SanBernardino a cui questo sembra rifarsi anche architettonicamente. Si ricorda che anche San Lorenzo venne quasicompletamente rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale 117
  • 117. .39 VIA LUNGA INFERIORE/ VIA PULINA Tabernacolo a pilastro di fine Ottocento, restaurato e spostato di pochi metri rispetto alla collocazione originaria. Presenta una targa maiolicata e riflessata a stampo raffigurante la Beata Vergine del Mulino dell’omonimo santuario lughese. Fu costruito pare in memoria di un abitante del paese, che qui morì a seguito di un incidente col carro mentre trasportava dell’uva. 118
  • 118. Circoscrizione di Bizzuno .40 via canal vecchio / via chiesa catene .41 via santa lucia .42 VIA BIZZUNO / VIA COCORRE .43 VIA QUARANTOLA / VIA BIZZUNO .44 VIA QUARTANTOLA / VIA SANT’ANTONO .45 VIA SANT’ANTONIO .46 CARRAIA SABBIONI .47 VIA QUARANTOLA / VIA ZIRONA .48 VIA PROVINCIALE MAIANO / VIA CANAL- VECCHIO 119
  • 119. .40 VIA CANALVECCHIO / VIA CHIESA CATENE Questo pregevole tabernacolo accoglie una targa devozionale in gesso dipinto dell’ultimo quarto di secolo, raffigurante la Madonna. Il tabernacolo, che nel 1997 si trovava in stato di totale abbandono e ricoperto di edera, è stato ora ripulito e si presenta ornato di lanterne ,fiori e lumini votivi. Secondo gli abitanti del posto fu eretto in segno di ringraziamento a seguito di una caduta da cavallo senza particolari conseguenze. Nella casa a fronte si trova anche una nicchia che guarda sulla strada ,con una targa devozionale ritrovata integra nel fosso dopo il bombardamento che distrusse la casa stessa. Ancora vi si svolgono le processioni mariane. 120
  • 120. VIA SANTA LUCIA .41Tabernacolo a pilastro della seconda metà di XX secolo. In buono stato di conservazione, presenta una targa interracotta policroma raffigurante una moderna Vergine a mezza figura con le mani congiunte al petto. Un tempo lungoquesta via di campagna sfilava una ricca processione, ma da tempo , stando agli abitanti della casa, non si svolge piùalcuna manifestazione di culto. 121
  • 121. .42 VIA BIZZUNO/ VIA COCORRE Tabernacolo a pilastro della seconda metà del XX secolo, presenta una targa plasticata da stampo in gesso, raffig - rante la Vergine seduta ,a mezza figura, che accosta il volto al Bambino posto alla sua destra. Ottimamente conser- vato viene curato dai proprietari del podere in cui è ubicato. 122
  • 122. VIA QUARANTOLA / VIA BIZZUNO .43Tabernacolo a pilastro dedicato alla Madonna del Sacro Cuore, presente almeno dal dopoguerra. Sfoggia una targaplasticata in terracotta maiolicata e policroma, datata 1997. L’iscrizione dipinta sotto l’immagine recita: “ Mater Mi-sericordiae a.d. 1997 Missioni Popolari Bizzuno S.B. Ceramicata”, mentre un’altra iscrizione dipinta sulla facciata “Aricordo della missione popolare 2-9 febbraio 1997. Dio ti ama, Cristo è venuto per te”. Fino a qualche anno fa si pre-sentava dipinto di colore bianco poi deterioratisi. 123
  • 123. .44 VIA QUARANTOLA / SANT’ANTONIO Tabernacolo a pilastro dedicato all’Immacolata Concezione (Madonna di Lourdes) , della seconda metà di XX secolo. Presentava originariamente una scultura a tuttotondo rappresentante la Vergine in piedi su un basamento di sezione quadrata, andata rubata. Attualmente presenta un piccolo altorilievo col volto della Vergine e del Bambino La posizio- ne pericolosa, all’estremità di un incrocio, ne spiega lo stato di degrado. 124
  • 124. VIA SANT’ANTONIO .45Tabernacolo a pilastro dedicato alla Beata Vergine del Molino. In stato di conservazione mediocre, la targa dell’ultimoquarto di XX secolo raffigura l’omonima madonna rappresentata a mezza figura che abbraccia il Bambino in piedi eignudo, poggiato alla sua spalla sinistra. Il tabernacolo è di proprietà di un abitante della vicina Bagnacavallo. 125
  • 125. .46 CARRAIA SABBIONI Tabernacolo a nicchia dedicato alla Madonna del Piratello, datato 1997. Presenta una targa plasticata da stampo in terracotta maiolicata e policroma, proveniente da fabbrica imolese, donata ai proprietari dall’allora parroco Don Renzo in funzione della processione che tuttora passa lungo la via. L’immagine venerata nell’omonimo santuario di Imola è qui arricchita da ornati che si ispirano al frontale d’argento che protegge l’affresco antico. 126
  • 126. VIA QUARANTOLA / ZIRONA .47Tabernacolo a pilastro dell’ultimo quarto di XX secolo. Presenta solo i residui della piccola scultura ad altorilievo, rap-presentante la Vergine col capo reclinato che si accosta al volto del Bambino, che conteneva fino a pochi anni fa. Sipresenta in stato di conservazione mediocre anche a causa della posizione su strada particolarmente trafficata 127
  • 127. .48 VIA BIZZUNO Tabernacolo a pilastro di recente costruzione, presenta una semplice colonna linea, che funge da base per una statua a tuttotondo dell’Immacolata Concezione (Madonna di Lourdes), sormontata da un tettuccio spio- vente. Si trova all’interno del cortile della chiesa parrocchiale. 128
  • 128. VIA PROVINCIALE MAIANO / VIA CANALVECCHIO .49Questa bella celletta si erge immediatamente al di là del confine tra comune di Lugo e comune di Fusigna-no, ma la sua genesi è in qualche modo legata al lughese: difatti il confine fisico è rappresentato da un ca-nale (lungo cui corre appunto via Canalvecchio), e qui pare si arrestò un’epidemia suina che risparmiò le at-tuali terre fusignanesi. Come segno di ringraziamento venne costruita la celletta, che ancora è meta delleprocessioni mariane e che contiene attualmente al suo interno una semplice stampa tipografica della Madonna. 129
  • 129. Circoscrizione di Ca’ di Lugo .50 VIA ASCENSIONE / VIA CENNACHIARA .51 VIA BEDAZZO / VIA SANT’ANDREA 130
  • 130. VIA ASCENSIONE / VIA CENNA CHIARA .50Questo tabernacolo a pilastro in materiale povero della seconda metà del secolo scorso, presenta una scultura ingesso su base lignea in buono stato di conservazione, raffigurante la Madonna con Bambin 131
  • 131. .51 SANT’ANDREA / BEDAZZO Tabernacolo a pilastro dedicato alla Beata Vergine del Molino. In cattivo stato di conservazione, presenta una targa plasticata da stampo in gesso di fine XX secolo, in cui la Vergine è raffigurata a mezza figura mentre abbraccia il Bambino , poggiato in piedi e ignudo sulla sua spalla sinistra. 132
  • 132. Circoscizione di ASCENSIONE .52 VIA FIUMAZZO / VIA PIRATELLO 133
  • 133. .52 VIA FIUMAZZO / PIRATELLO Tabernacolo a pilastro, in buono stato di conservazione, ornato da una scultura a tuttotondo della Madonna in mate- riale plastico. 134
  • 134. Circoscrizione di Lugo Nord .53 VIA CANALE INFERIORE A SINISTRA .54 VIA PIRATELLO 135
  • 135. .53 VIA CANALE INFERIORE A SINISTRA Tabernacolo a pilastro dell’ultimo quarto di secolo, ubicato in cortile privato e in buono stato di conservazione. Quan- do, nel 1962, gli attuali proprietari comprarono la casa, lo trovarono in condizioni mediocri e decisero di rispistinarlo, utilizzando i materiali rimanenti dalla ristrutturazione dell’edificio. Presenta la targa originaria, una terracotta a rilievo dipinta raffigurante la Madonna con Bambino, San Giovannino , San Giuseppe e Sant’Anna del XVIII secolo 136
  • 136. VIA PIRATELLO .54Tabernacolo a pilastro inaugurato nel 2011 in un’area verde all’interno di un centro comerciale. E’ dedicato alla Ma-donna del Molino di Lugo, di cui presenta la classica raffigurazione ceramica. Una targa in ceramica dipinta recita:“Rallegrati o’Maria, piena di grazia”. 137
  • 137. Circoscrizione di Lugo Est .55 VIA DEL PERO .56 VIA DEL PERO 138
  • 138. VIA DEL PERO .55Tabernacolo a pilastro in materiale povero e mediocre stato di conservazione, presenta una stampa tipografica raf -gurante la Madonna. 139
  • 139. .56 VIA DEL PERO Tabernacolo arboreo collocato su un albero al ciglio della strada, nel cortile di un complesso di fabbrica dismesso, ma di proprietà di un’anziana signora abitante nella casa a fronte. Presenta una scultura a tuttotondo della Madonna di Lourdes che le fu donata in gioventù dall’allora parroco del paese, di ritorno da un viaggio alla grotta dell’apparizione 140
  • 140. Circoscrizione di Lugo Ovest .57 VIA PAUROSA / VIA TRENTO .58 VIA PAUROSA 141
  • 141. .57 VIA PAUROSA / VIA TRENTO Tabernacolo a Pilastro dedicato alla Beata Vergine del Piratello, seconda metà del XXmo secolo. Ubicato in cortile privato, presenta una targa plasticata da stampo in terracotta ingobbiata riproducente l’immagine venerata nell’omo- nimo santuario di Imola: in questo modello di targa l’immagine originale è riprodotta in tutti i dettagli , compreso il particolare della mano del Bambino che stringe una cocca del manto materno. L’iscrizione recita “a ricordo della con- sacrazione della parrocchia. 27-9-1959” 142
  • 142. VIA PAUROSA .58Splendido tabernacolo a vela del XVIII secolo, tra i più antichi della zona e necessitante di restauro.Si erge nella zona a Sud del centro abitato di Lugo, dove si estendeva la Massa di Sant’Ilaro, fulcro originario dellacittà.1A.TAMBURINI, N.CANI, Lugo, archeologia e storia di una città e di un territorio,cit.pp.40-44 Walberti, 1991 143
  • 143. Circoscrizione di Lugo Sud .59 VIA SAN GIORGIO .60 VIA SAN GIORGIO / VIA CROCE COPERTA .61 VIA SAN GIORGIO / VIA PECORACOTTA .62 VIA TORRAZA / VIA FELISIO .63 VIA TORRAZZA / VIA MADONNA DELLE STUOIE .64 VIA MADONNA DI GENOVA / VIA ZAGONA- RA 144
  • 144. VIA SAN GIORGIO .59Tabernacolo a pilastro recentemente restaurato. Presenta una piccola immagine di Madonna velata che copre par-zialmente i resti dell’immagine originaria perduta. 145
  • 145. .60 VIA CROCE COPERTA / VIA SAN GIORGIO Tabernacolo a pilastro dedicato alla Beata Vergine del Piratello, della seconda metà del XX secolo. Fu prima spostato, circa vent’anni fa, per scavare il fosso, poi distrutto da un incidente e ricostruito, come attestano le foto. L’attuale targa ceramica ingobbiata e policroma che riproduce l’immagine venerata nel santuario di Imola è anch’essa sostitutiva della targa inizialmente conservata. Nella prima foto , datata 1997, si può apprezzare la forma originaria dell’edicola. 146
  • 146. VIA SAN GIORGIO / VIA PECORACOTTA .61Questo tabernacolo a pilastro è stato recentemente ricostruito dopo anni di totale abbandono (il tabernacolo si pre-sentava sino a pochi anni fa – come dimostra la foto del 1997- totalmente ricoperto di edera impossibile alla vista ed èstato successivamente abbattuto e ripristinato- come mostrano le immagini satellitari del 2009 in cui il tabernacolo noncompare) . In pietra , contiene un’immagine moderna con i volti della Madonna e del Bambino protetti da una grata. Lastrada che prosegue dal lato opposto dell’incrocio, Via San Francesco, è stata ribattezzata Via Pilastrino 147
  • 147. .62 VIA TORRAZZA / VIA FELISIO Tabernacolo a pilastro architettonicamente pregevole ma in cattivo stato di conservazione, Presenta una nicchia co- perta da grata ma mancante attualmente della targa devozionale. 148
  • 148. VIA TORRAZZA / MADONNA DELLE STUOIE .63Questo tabernacolo a pilastro della seconda metà del XX secolo non è più presente in quanto abbattuto: i resti si tro-vano tutt’ora presenti ai piedi dell’albero. Nella prima foto il pilastrino come si presentava nel 1997. 149
  • 149. .64 VIA MADONNA DI GENOVA / VIA ZAGONARA Tabernacolo a pilastro in buono stato di composizione e contenente ancora la targa originaria, questa purtroppo gra- vemente deteriorata. È stato spostato di pochi metri in occasione della costruzione dell’attigua rotonda stradale, ma le pressioni della popolazione locale hanno consentito la sua salvaguardia. Non sono state rinvenute notizie riguardo alla sua datazione ma è sicuramente antecedente alla seconda metà del XX secolo, come attestano le fonti orali. 150
  • 150. CONCLUSIONI 151
  • 151. CONCLUSIONI ma vive la propria religiosità in modo personale. L’evolversi da una società agricola e statica ad unaGiunti al termine della rassegna, vale la pena tracciare moderna e dinamica ha comportato quindi mutamentiun resoconto delle impressioni ricavate dalla ricerca anche nella partecipazione dell’osservante alla vitasul territorio. Una ricerca fatta soprattutto di dialogo parrocchiale del paese, da sempre fulcro e base,con chi il territorio lo vive e lo ha vissuto attraverso i come indicava Le Bras 1, della vita religiosa. Tutto ciò,mutamenti che tanto hanno influenzato il nostro stile di suggerisce Donatella Fantini 2, ha fatto sì che sivita e con esso anche il rapporto col sacro e le sue passasse dalla ritualità vera e propria, chemanifestazioni. comprendeva riti di passaggio, di purificazione o apotropaici, alla ritualizzazione: gli stessi gesti cioèL’universo simbolico, entro cui si muoveva il contadino che un tempo rappresentavano una dimensionedelle nostre campagne, i cui ritmi di vita e di lavoro simbolica e sacrale fortemente partecipativa, hannoerano scanditi dal susseguirsi delle stagioni e dal oggi per molti assunto un carattere di pura routine,suono delle campane, è rimasto ormai solo nella quando non sono scomparsi.memoria di pochi anziani, che ricordano come ilrapporto con il soprannaturale fosse non un fatto Ci sembra che nel perdurare delle principali testimoniprivato, ma impegnasse coralmente tutta la comunità. di questa tendenza, le processioni mariane, con la loro ancora sentita partecipazione popolare,Oggigiorno tale condivisione è venuta meno perché, confluiscano sia l’aspetto puramente religioso sia unassieme alla dilatazione degli spazi e alla contrazione certo senso di tradizione e di appartenenza, quasi unadel tempo che hanno caratterizzato gli ultimi decenni, riproposizione per certi versi nostalgica di gesti legatiil centro degli interessi dei singoli fedeli non sono più all’infanzia e ad una socialità e religiosità comunitariaesclusivamente il proprio paese con la sua specifica che si vanno perdendo. E proprio come tali tuttaviaparrocchia. La vita del parrocchiano, come di ogni queste manifestazioni non vengono svilite, maaltro cittadino, si svolge in gran parte al di fuori di acquistano nuovo senso, come rielaborazione di gestiquesti: le voci dei parroci e degli abitanti delineano e valori che rischierebbero di scomparire del tutto sequesta progressiva perdita da parte della chiesa di non fosse insita nella loro attuazione quellapaese del suo antico ruolo di fulcro nella vitaassociativa dei piccoli centri campagnoli, una forza 1 GABRIEL LE BRAS, Studi di Sociologia religiosa, Milano, Feltrinelli,aggregatrice non solo dal punto di vista strettamente 1969, p. 33religioso. Questo processo di disgregazione ha 2 DONATELLA FANTINI, Aspetti della religiosità popolare fraportato ad una individualizzazione della vita religiosa manifestazioni di fede ed espressione culturale nell’areain cui il fedele non avverte più il vincolo della comunità romagnola dopo il Concilio Vaticano II, in Usi e Costumi di Romagna, a curi di MARIO TURCI, Imola, La Mandragora, 1994 152
  • 152. meccanicità, quel tradizionalismo ma anche quella un ruolo di primo piano nel cuore dei fedeli della zona,partecipazione teatrale e collettiva che ha consentito come dimostrano in gran numero le immagini e leloro di sopravvivere, pur non indenni, al passare dei sculture relativamente recenti che ornano i pilastrinisecoli. rinvenuti.Oggi le processioni non avvengono più Che queste effigi, nei casi dei tabernacoli più curati,necessariamente nei modi e nei tempi tradizionali ( siano puntualmente sostituite ogni qualvolta vengonofissati al 25 aprile e nei tre giorni precedenti rubate per essere vendute al mercato antiquariol’Ascensione, con processioni stazionali durante le minore, è sintomatico dell’importanza loro attribuita.quali si recitavano le litanie dei santi, le invocazioni, Per quanto riguarda i tabernacoli lasciati invece alinfine un elenco di mali da cui si chiedeva la degrado, sono qui abbastanza evidenti i segni lasciatiliberazione), ma continuano ad attirare una moltitudine dal vivere moderno: i pilastrini posti su strade undi fedeli ogni anno, anche se il percorso si è tempo percorse dai viandanti e ora dorsali su cuigeneralmente accorciato e la manifestazione stessa sfrecciano auto ad alta velocità sono i primi ad esserenon ha più la stessa solennità. abbandonati, evidentemente per la pericolosità della loro posizione. Al contrario alcuni tabernacoli diOltre agli antichi riti stagionali perpetuatisi attraverso estrema campagna sono tuttora meta di devozione,le processioni, un altro aspetto della religiosità favorita dall’intimità della locazione.popolare che sopravvive si lega al culto della figura diMaria, ancor oggi una delle devozioni più importanti Se poi un tempo erano costruiti come forma didel mondo cattolico sia a livello ufficiale che popolare. ringraziamento o invocazione di protezione e inIl Concilio Vaticano II, se da un lato ha promosso quanto tali tappa delle processioni, alcuni tabernacoliforme di devozione più sobrie ed incentrate sulla più recenti sono stati al contrario costruiti su percorsifigura del Cristo, ha dall’altro dato vigore, pur scevra già passaggio di processioni, e innalzati proprio perda vecchie pratiche superate, alla devozione mariana; volontà di partecipare attivamente a quellal’esortazione apostolica Marialis Cultus di Paolo VI nel manifestazione di fede.1974 e gli ultimi pontificati l’hanno senza dubbioincentivato. Nei tabernacoli del lughese la Madonna è Di alcuni tabernacoli non si conosce o non sono piùassoluta protagonista, rappresentata generalmente espressamente manifesti committente e motivazionenelle sue varianti locali (specialmente la B.V. del originaria, sono divenuti parte integrante del territorioMolino di Lugo) o come Madonna di Lourdes. In e a questo in realtà appartengono secondo gli abitanti,particolare negli ultimi anni la Vergine secondo la che spesso se ne prendono cura in prima persona, aleggenda apparsa nel sud della Francia sembra avere sottolineare la fruizione al tempo stesso privata e pubblica di queste architetture. 153
  • 153. Si può notare come alcuni pilastrini siano stati lavori pubblici e non; sul ciglio delle strade risultanorinnovati non solamente nelle targhe devozionali ma pericolosi; all’interno dei campi coltivati, già di per se’anche nelle epigrafi, generalmente incise in onore di di diversa dimensione rispetto ai secoli passati,missioni o ricorrenze particolari: occorre perciò ostacolano il passaggio di mezzi agricoli sempre piùprestare attenzione a non confondere l’eventuale imponenti. Ma, a sottolineare come ancora la gente vidatazione dell’epigrafe con quella della costruzione sia affettivamente legata, le autorità comunali sidel tabernacolo. Si tratta comunque, salvo rarissime trovano a dover affrontare l’opposizione dellaeccezioni, di opere della seconda metà del XX secolo. popolazione alla richiesta di spostare questeLa quasi totale assenza di testimonianze più antiche testimonianze per necessità urbanistiche, eha sicuramente risentito tra, le altre cause, dei soprattutto continua, fiorente, la richiesta di ceramichebombardamenti della seconda guerra mondiale che devozionali indirizzate alle meno problematicheingenti danni hanno provocato nelle zone trattate; dei nicchie domestiche.cambiamenti nel territorio; della situazione idrica edelle bonifiche tardive (l’ultima deviazione del Infatti, per quanto riguarda queste espressioni, che siSanterno risale al 1783 con l’immissione nel Po di è qui deciso di non catalogare senza tuttaviaPrimaro nei pressi di Passogatto, l’assestamento ignorarne il fortissimo legame coi tabernacoli per laidrico attuale è stato però completato solo nel primo comune funzione, la richiesta è più che mai viva, ed èNovecento), di alcune fasi di intense lotte sociali d’altronde sufficiente guardarsi attorno percorrendo lesfociate in aperto sfregio delle opere religiose (è il nostre strade per rendersi conto di quante abitazionicaso ad esempio della “settimana rossa”, durante la presentino una nicchia e di quante di queste ospitinoquale sono andati distrutti alcuni oratori delle nostre effettivamente un’immagine devozionale.campagne). Facile notare infine come ben pochi siano Indubbiamente il grande prestigio delle scuolei pilastrini costruiti negli ultimissimi anni. Un certo faentina e imolese influisce sulla diffusione dell’arterinnovamento c’è solo nei tabernacoli arborei, mentre religiosa ceramica nella nostra regione, incentivandol’unico tabernacolo a pilastro di recente datazione è una committenza che si rifà per altro a modelli il piùquello nuovissimo di via Piratello, per altro costruito in delle volte tradizionali. Ma sembrerebbe erratoposizione insolita anch’essa segno dei tempi: una ricondurre il perdurare di un’usanza secolarepiccola aiuola verde all’interno del parcheggio di un esclusivamente a valori artistici, almeno quantocentro commerciale. Ovviamente ciò si accompagna a sublimarlo in un sentire esclusivamente religioso o adquanto detto sul mutamento del ritmo di vita e del una necessità di legame diretto col proprio passato e ilsenso religioso dell’uomo moderno, ed a anche una proprio territorio.motivazione logistica: spesso queste strutture sonod’intralcio ai mutamenti urbanistici e ad eventuali 154
  • 154. In definitiva, si può vedere attorno al culto delleedicole una religiosità autentica, ma una religiositàoggigiorno sempre meno ostentata e intimamentelegata alle tradizioni locali anche da un punto di vistapuramente sociale. Una forma di devozione forseparticolarmente sentita proprio perché vissuta anchecome sporadico richiamo a ritmi di vita più lenti edintensi rispetto alla frenesia quotidiana.Ecco quindi che lo studio di questi manufatti nonabbraccia solo la storia della Chiesa o la storia locale,la storia dell’arte o la storia del folklore, ma si presentacome riflessione aperta ai più svariati stimoli; comeanalisi trasversale all’interno di una societàdall’essenza molteplice più di quanto la definizione di“subalterna” non faccia trasparire; come esperienzatangibile; come studio del territorio sul territorio. 155
  • 155. BIBLIOGRAFIA 156
  • 156. BIBLIOGRAFIAEDICOLE VOTIVE, SPECIFICHE TECNICHE, FRUIZIONE, ASPETTI ARTISTICIAncarani Maria Elisabetta, Per Grazia Ricevuta, Ed. Il Girasole, 2001.Arciconfraternita della Beata Vergine delle Grazie, (a cura di), La Madonna delle Grazie di Faenza: notiziestoriche, Faenza, 2000.Bacci Michele, Il pennello dell’evangelista: storia delle immagini sacre attribuite a San Luca, Pisa, 1998.Bedeschi Pietro, L’origine del culto della Madonna del Piratello e le sue oscurità: note critiche, Bologna, 1965.Bernardi Andrea, Cronache Forlivesi dal 1476 al 1517, pubblicate ora per la prima volta di su l’autografo, (a curadi) Mazzantini Giuseppe, Bologna , 1895-1897.Bianchi Bandinelli Ranuccio (a cura di), Enciclopedia dell’arte antica, classica e orientale, vol.III, Treccani, 1960 .Bolognesi Andrea, Tabernacoli e r eligiosità popolare nel territorio di Montale, Comune di Montale, SettegiorniEditore, 2005.Cavallini Teseo, Magnani Giovanni (a cura di), Madonna del Molino – Lugo, Imola, Galeati, 1993.Cecchetti Maria, Targhe devozionali devozionali dell’Emilia-Romagna, Milano, Silvana Editoriale,1984.Cicognani Giorgio, Gennaro Eloisa (a cura di), Catalogo del Museo Civico San Rocco di Fusignano, Arti GraficheStibu, 2007.Cuman Fiorenzo Silvano, La pietà popolare nelle edicole sacre, Padova, Centro Editoriale Cattolico Carroccio,1994.Darchini Roberta, Pasi Nicola, I Simboli della Memoria, reperibile presso Ufficio Urbanistico del Comune di Lugo,1997. 157
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