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    Project Work Open Government Data Project Work Open Government Data Document Transcript

    • Master in Diritto e Management della Pubblica Amministrazione Anno 2011/2012 Project Work di Ilaria Botti Tutor accademico Prof. Pier Franco Camussone“Open government data” e l’iniziativa della Provinciaautonoma di Trento: l’uso dei dati per una Pubblica Amministrazione di qualità
    • IndiceIntroduzione………………………………………………..3Capitolo 1…………………………………………………...81.1 Cos’è l’Open Data?..........................................................81.2 Una definizione generale……………………………...111.3 L’Open Data in Italia…………………………………14Capitolo 2………………………………………………….192.1 Perché fare Open Data?..............................................192.2 Case study: il portale geocartografico del Trentino………………………………………………...25Capitolo 3………………………………………………….293.1 Progetto Open Government Data Trentino: statodell’arte e avanzamento…………………………………..293.2 L’approccio “Open Data”: un metodo di gestionedella qualità nella Pubblica Amministrazione…………..33Conclusioni………………………………………………..37Bibliografia………………………………………………..39 2
    • IntroduzioneQuesto project work nasce dall’idea che l’innovazione nei processi di e-government sia uno strumento di trasformazione per la Pubblica Amministrazioneed un volano per la crescita economica del territorio. Per dimostrare la validitàdella mia tesi ho quindi analizzato l’iniziativa della Provincia Autonoma di Trentoin tema di Open Government Data.L’innovazione della Pubblica Amministrazione è diventato un tema centrale neldibattito sulla crescita e lo sviluppo del Paese, soprattutto a partire dall’istituzionedell’Agenda Digitale Italiana con il decreto del Ministero dello SviluppoEconomico del 1 marzo 2012 che ha individuato sei aree strategiche su cuiintervenire: alfabetizzazione informatica e competenze digitali, e-commerce, e-government e open data, infrastrutture e sicurezza, ricerca e innovazione, smartcities1. L’elaborazione dell’Agenda Digitale ha visto la partecipazione sia digruppi di lavoro di “esperti”, sia dei rappresentanti della società civile, distakeholders e di semplici cittadini interessati ai temi in discussione. Il grandeinteresse suscitato dall’iniziativa (nell’arco di un mese, dall’11 aprile al 15maggio, sono stati recepiti circa 500 contributi) ha dimostrato ancora una voltaquanta attenzione ci sia verso le politiche di modernizzazione che riguardano, inmodo particolare, il rapporto tra cittadini, imprese e la Pubblica Amministrazione.In un’indagine del 20102 sugli ostacoli al cambiamento della PA, alla domanda -“quali tra i seguenti sono i fattori che maggiormente hanno frenato ladigitalizzazione della Pubblica Amministrazione e non hanno permesso alletecnologie di sviluppare la loro grande potenzialità di semplificazione erazionalizzazione dei processi?”- gli intervistati rispondevano che al primo postoc’era la “mancata coerenza tra innovazione organizzativa e innovazionetecnologica”, a seguire la “scarsa regia complessiva delle azioni e frammentazionedegli investimenti” e le “scarse competenze ICT dei dipendenti pubblici e la1 “Partendo da un’analisi del contesto Nazionale, sono state analizzate le principalimotivazioni frenanti lo sviluppo della cosiddetta network society, individuando le prioritàe le modalità di intervento per elaborare una propria strategia di recepimentodell’Agenda Digitale, che permetta all’Italia di crescere puntando sull’economiadigitale”. http://www.agenda-digitale.it/agenda_digitale/2 A. Margheri “Liberiamo la PA: indagine sugli ostacoli al cambiamento della PA”,Formez PA 3
    • dipendenza dall’offerta”. L’attenta lettura di queste informazioni ci fornisce unquadro abbastanza chiaro della situazione: in Italia nel 2011 sono stati spesi circa5,6 mld di euro in ICT per la Pubblica Amministrazione e, di questi, quasi il 60%sono andati nell’acquisto di beni e servizi mentre il restante 40% è stato impiegatonelle telecomunicazioni. Dal 2005 al 2011 la spesa Ict è passata da 6.296 a 5.578milioni di euro3, una cifra certamente inferiore rispetto ad altri Paesi europei comedimostrano i dati dell’European Information Technology Observatory (EITO).Tuttavia, per valutare il livello di informatizzazione della PA dovremmoconsiderare quanto vengono utilizzati i servizi prodotti tramite l’uso di ICT:emerge allora che “ancora troppo scarsa è l’attenzione verso le aree di maggiorimpatto innovativo come i servizi digitali interattivi. Solo 5 Regioni su 21consentono in buona parte i pagamenti online, mentre ancor più bassa è lapercentuale di servizi on line per le imprese, offerti solo dal 9% dei Comuni e dal30% delle Province. Dalla persistente difficoltà delle amministrazioni dicomunicare fra loro, di interconnettersi , di condividere linee strategiche e modellidi governance, derivano inefficienze di sistema difficilmente quantificabili, checomunque pesano sui budget delle Amministrazioni per non meno del 5% dellaspesa complessiva, pari a circa 156 milioni di euro. Alla scarsità di fondi siaggiunge la resistenza al cambiamento, da cui deriva anche una bassa capacità, daparte della Pa, di ottimizzare i finanziamenti disponibili, tanto che almeno il 20%della spesa impegnata sull’Ict non si traduce poi in spesa effettiva”4.La Commissione Europea, da sempre attenta a valorizzare il potenziale offertodalle tecnologie dellinformazione e della comunicazione, nel 2010 ha varato unambizioso piano d’azione, inserito nella Strategia Europa 2020 per una crescitaintelligente, sostenibile e inclusiva, che individuava sette aree prioritarie: lacreazione di un mercato unico del digitale, una più estesa interoperabilità, unamaggiore fiducia in Internet e nella sua sicurezza, una rete molto più veloce,investimenti più consistenti nel settore ricerca e sviluppo, un miglioramentodellalfabetizzazione e dellinclusione digitali, luso delle tecnologiedellinformazione e della comunicazione per sostenere le sfide che la società sitrova ad affrontare come il cambiamento climatico e linvecchiamentodemografico. Per il Commissario Neelie Kroes, l’Agenda Digitale rappresenta un3 Assinform, Rapporto Osservatorio ICT nella PA, novembre 2011.4 Angelucci P. - Presidente Assinform -, Rapporto Osservatorio ICT nella PA, novembre2011. 4
    • elemento base della sostenibilità socio-economica5. Questi obiettivi sfidanti hannoinnescato una serie di interventi attuativi: la Francia ha aumentato la quota diinvestimenti in infrastrutture ICT portandola a 4,5 milioni di euro, più di quantoprevisto dal rapporto “Investir pour l’avenir”; in Germania, il progetto “DigitalDeutschland 2015” per la creazione della banda ultralarga, prevede di generare 1milione di nuovi posti di lavoro in tutta Europa; la Gran Bretagna ha varato ilpiano “Digital Britain” dal momento che la sua “Internet economy” vale oggi il7,2% del PIL nazionale; la Spagna, entro il 2015, vuole destinare il 4% del PIL alsettore dell’innovazione tecnologica. E l’Italia? Fig.1 Circolo virtuoso dell’economia digitaleAbbiamo già detto del varo dell’Agenda Digitale e dell’impegno nel recepire leindicazioni della Commissione: con il decreto n. 179 del 18/10/2012, denominato“Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”, il Governo ha indicato qualiinterventi verranno realizzati per l’attuazione concreta di quanto previsto inambito europeo. In particolare, nel capitolo del decreto dedicato5 Vedi fig. 1: www.europa.eu (IP/10/581) 5
    • all’Amministrazione digitale, all’art. 9 – “Pubblicazione dati e informazioni informato aperto” – si legge che : “i dati e le informazioni forniti dalla pubblicaamministrazione dovranno essere obbligatoriamente pubblicati in formato aperto(cd. open data). In questo modo sarà possibile ampliare fortemente l’accesso ainformazioni di pubblica utilità, favorendone il riutilizzo per analisi, servizi,applicazioni e soluzioni, con sensibili ricadute dal punto di vista della crescitaeconomico-sociale. Tali dati avranno una licenza d’uso aperta e saranno dunqueutilizzabili – in primis da persone affette da forme di disabilità sensoriali - senzaalcun tipo di restrizione”. L’obbligo normativo era già stato ribadito nel decretolegge n. 83/2012 in cui, all’art. 18, si prevedeva che “la concessione dellesovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese e l’attribuzione deicorrispettivi e dei compensi a persone, professionisti, imprese ed enti privati ecomunque di vantaggi economici di qualunque genere di cui all’art. 12 della legge7 agosto 1990, n. 241 ad enti pubblici e privati, sono soggetti alla pubblicità sullarete internet.” Fondamentale, però, è stata la previsione più generale del decreto n.179 perché ha escluso qualsiasi tipo di fraintendimento nella scelta, da parte dellaPubblica Amministrazione, di applicare i principi dell’Open Government Data atutte le “informazioni di pubblica utilità” (principio dell’open by default) e,inoltre, ne ha motivato l’esigenza per le conseguenti “ricadute dal punto di vistadella crescita economico-sociale”.Riconosciuta, quindi, l’importanza e il valore di questo “metodo” sia in termini ditrasparenza e di accesso, sia per l’impatto prodotto sullo sviluppo del Paesebisogna considerare anche quali saranno le ricadute sulle Amministrazioni. Se,infatti, i dipendenti pubblici avvertono fortemente la mancanza di “coerenza trainnovazione organizzativa e innovazione tecnologica”, non possiamo nonconsiderare nella nostra analisi gli aspetti che riguardano le strutture organizzativeadattate ai nuovi processi informativi.Molti sono gli studi che si pongono l’obiettivo di dimostrare gli effetti positividell’Open Data sull’economia, sulla crescita occupazionale, sulla produttività e lacompetitività6, mentre sembra non esserci una valutazione delle implicazioni perla Pubblica Amministrazione se non in termini di miglioramento della6 Secondo l’analisi a cura della Commissione europea, il valore di mercato del riusodell’informazione del settore pubblico è stimato intorno ai 140 miliardi di euro all’annonell’Unione.Vickery G., Review of recent studies on PSI re-use and related marketdevelopments, Information Economics Paris, 2010. 6
    • “reputazione” (applicando il principio di trasparenza intesa come “accessibilitàtotale”) e di risparmio. Nel mio lavoro proporrò, invece, una chiave di lettura cheaffronta il tema dell’Open Government Data come un’opportunità per la PA nellagestione delle attività interne e nella razionalizzazione dei processi alla luce deglistrumenti forniti dal Total Quality Management. 7
    • Capitolo 11.1 Cos’è l’Open Data?Le Pubbliche amministrazioni producono, raccolgono, elaborano e diffondono unagrande quantità di informazioni (basti pensare semplicemente alle anagraficomunali o alle banche dati del catasto) e svolgono, dunque, anche il ruolo dicertificatori e gestori di dati. Attraverso alcuni esempi possiamo identificare levarie fasi che coinvolgono l’Amministrazione in questi processi: • produzione dati: il rilascio del documento di identità o di un’autorizzazione a costruire; • raccolta dati: il censimento della popolazione su un dato territorio o la mappatura delle aree boschive protette; • elaborazione dati: le statistiche riguardanti la popolazione o i bollettini meteorologici; • diffusione dati: gli albi pretori comunali o la pubblicazione degli orari di apertura delle farmacie sui siti web istituzionali;Tutte queste attività fanno parte del lavoro quotidiano degli Enti pubblici, ma finoa pochi anni fa, non rientravano in un sistema più ampio di trattamento delleinformazioni pensato per “sfruttarne il potenziale e contribuire alla crescitaeconomica e alla creazione di posti di lavoro”. Secondo le modalità di riutilizzodei documenti contenenti dati pubblici prodotti dalle Amministrazioni nellambitodei propri scopi istituzionali, il cosiddetto Public Sector Information (PSI), laDirettiva europea 2003/98/CE7 definisce i concetti di “dato pubblico” e “riusodellinformazione pubblica”.IL Dlgs. n. 36 del 2006 e s.m.i., nel recepire la direttiva, fornisce la definizione di:- documento (informazione pubblica): la rappresentazione di atti fatti oinformazioni e qualsiasi raccolta dei medesimi a prescindere dal supporto7 La direttiva ha come obiettivo quello di agevolare la “creazione di prodotti e servizi acontenuto informativo, basati su documenti del settore pubblico, estesi allinteraComunità, nel promuovere un effettivo uso, oltre i confini nazionali, dei documenti delsettore pubblico da parte delle imprese private, al fine di ricavarne prodotti e servizi acontenuto informativo a valore aggiunto e nel limitare le distorsioni della concorrenza sulmercato comunitario”. 8
    • (cartaceo, elettronico, sonoro, visivo, audiovisivo) in possesso di Enti pubblici.Ad esempio, sono documenti sia le leggi, sia i dati contenuti nelle banche datidegli Enti;- riutilizzo: l’uso del dato in possesso di enti pubblici da parte di persone fisiche ogiuridiche a fini, commerciali o non commerciali, diversi dallo scopo iniziale peril quale il documento che lo rappresenta è stato prodotto nellambito dei finiistituzionali. Inoltre, si precisa che l’individuazione dei documenti oggetto diriutilizzo deve escludere quelli che, per il tipo di riutilizzo o per le modalità concui si intende realizzarlo, potrebbero violare:- il diritto di terzi al segreto industriale, statistico e commerciale;- il diritto alla proprietà intellettuale;- il diritto alla riservatezza dei dati personali ai sensi del D. Lgs. 196/03 e s.m.i;- il diritto a un processo equo;- la sicurezza pubblica, la difesa nazionale, lo svolgimento di indagini penali odisciplinari.Non tutti i dati, dunque, possono essere resi disponibili, ma gran parte di essi sonogià accessibili e molti altri ancora potrebbero esserlo se le PubblicheAmministrazioni avviassero una strategia “Open Data”. I dati, per considerarsiaperti in base agli standard internazionali, devono essere: • completi (esportabili, utilizzabili on line e off line, integrabili e aggregabili con altre risorse e diffusi in rete); • primari (i dati devono essere presentati in maniera sufficientemente granulare); • tempestivi (gli utenti devono essere messi in condizione di accedere e utilizzare i dati presenti in rete in modo rapido e immediato, massimizzando il valore e l’utilità); • accessibili (i dati devono essere resi disponibili al maggior numero possibile di utenti senza barriere all’utilizzo e senza il ricorso a piattaforme proprietarie, senza alcuna sottoscrizione di contratto, pagamento, registrazione o richiesta); • leggibili da computer (è necessario che i dati siano machine-readable, ovvero processabili in automatico dal computer); 9
    • • in formati non proprietari (i dati devono essere codificati in formati aperti e pubblici, sui quali non vi siano entità - aziende o organizzazioni - che ne abbiano il controllo esclusivo); • liberi da licenze (i dati aperti devono essere caratterizzati da licenze che non ne limitino l’uso, la diffusione o la redistribuzione); • riutilizzabili (gli utenti devono essere messi in condizione di riutilizzarli e integrarli, fino a creare nuove risorse, applicazioni e servizi di pubblica utilità); • ricercabili (i dati devono essere facilmente identificabili in rete, grazie a cataloghi e archivi facilmente indicizzabili dai motori di ricerca); • permanenti (le peculiarità descritte devono caratterizzare i dati nel corso del loro intero ciclo di vita)8.8 Formez PA, Vademecum Open Data: come rendere aperti i dati delle PubblicheAmministrazioni, pagg. 20-21, versione beta, 2011. 10
    • 1.2 Una definizione generalePer Open Data, letteralmente “dati aperti”9, si intendono dunque informazionipubblicate in formato tale da poter essere trattate senza il vincolo delladisponibilità di uno specifico software e con il consenso10 affinché possano essereriusate dagli utenti. Questi dati possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati eridistribuiti da chiunque e, al più, vincolati alla necessità di citarne la fonte(attribuzione) e di condividerli con lo stesso tipo di licenza con cui sono statioriginariamente rilasciati (condivisione allo stesso modo)11. Ai dati vengonoquindi associate delle caratteristiche (formati) che ne definiscono laclassificazione secondo il modello delle “5 stelle” proposto da Tim Berners-Lee12: Dati grezzi disponibili sul web, ma in formati che non ne consentonoun’estrapolazione immediata (word, pdf, gif, jpeg); Dati strutturati disponibili sia in formati aperti che proprietari, ma chene consentono l’elaborazione automatica (excel, open office calc, ecc.); Dati strutturati disponibili in formati aperti e leggibili da computer(CSV, XML, RTF, ecc.);9 Il concetto di “dato pubblico” all’art. 1 del dlgs. N.82 del 07/03/2005 (“Codicedell’Amministrazione Digitale” – CAD) è definito come “il dato conoscibile dachiunque”.10 Si parla in questo caso dell’attribuzione di licenze d’uso ai dati rilasciati in formatoaperto per consentire l’utilizzo di quegli stessi dati, nel rispetto del diritto d’autore. Nellamaggior parte delle legislazioni nazionali ci sono diritti di proprietà intellettuale dei datiche impediscono a terzi l’uso, il riutilizzo e la ridistribuzione dei dati senzaun’autorizzazione esplicita. Perciò, anche nei casi in cui l’esistenza di diritti è incerta èimportante applicare una licenza per motivi di chiarezza. (Open Data Handbook -http://opendefinition.org/licenses/)11 In base alla “Open Knowledge Definition”: http://opendefinition.org/.12 T. Berners-Lee, “Linked Data – Design Issues”, W3C, 18/06/2009,http://www.w3.org/DesignIssues/LinkedData.html 11
    • Dati collocati all’interno di database che usano un formato universalestandard sia per la sintassi che per la semantica (RDF); Dati collegati ad altri dati (linked open data) per fornire il contesto(RDF + URL).Questo schema si pone alla base dei principi che caratterizzano lOpenGovernment Data riassumibili nella “Open Definition”:1)disponibilità e accesso: i dati devono essere resi disponibili nel loro complesso,per un prezzo non superiore a un ragionevole costo di riproduzione,preferibilmente mediante scaricamento da Internet. I dati devono essere inoltredisponibili in un formato utile e modificabile;2)riutilizzo e ridistribuzione: i dati devono essere forniti a condizioni tali dapermetterne il riutilizzo e la ridistribuzione comprendendo la possibilità diassociarli ad altre basi di dati;3) partecipazione universale: tutti devono essere in grado di usare, riutilizzare eridistribuire i dati. Non devono essere poste discriminazioni di ambiti di iniziativain riferimento a soggetti o gruppi. Per esempio, il divieto di utilizzare i dati perscopi commerciali o le restrizioni che permettono l’uso solo per determinati fini(quale quello educativo) non sono contemplabili13.Per chiarire meglio questi principi è utile spiegare che la pubblicità el’accessibilità che, in particolare riguardano le informazioni detenute e prodottedalle Pubbliche Amministrazioni, sono solo una premessa dell’approccio OpenGovernment Data. Bisogna ricordare, infatti, che in Italia con la Legge del 7agosto 1990 n. 241 sono state introdotte nell’ordinamento “nuove norme inmateria di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documentiamministrativi”. All’art. 1 la norma, modificata ed integrata in base alla L.15/2005, prevede che “l’attività amministrativa persegue i fini determinati dallalegge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di pubblicità e ditrasparenza, secondo le modalità previste dalla Legge nonché dai principidell’ordinamento comunitario’’. Inoltre, all’art. 22 si precisa che “al fine di13 Open Definition: http://okfn.org/opendata/ 12
    • assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa e di favorirne lo svolgimentoimparziale è riconosciuto a chiunque vi abbia interesse diretto, concreto e attualeper la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il diritto di accesso ai documentiamministrativi”14.La trasparenza, intesa come "accessibilità totale (…) delle informazioniconcernenti ogni aspetto dell’organizzazione, degli indicatori relativi agliandamenti gestionali e all’utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioniistituzionali, dei risultati dell’attività di misurazione e valutazione” (dlgs.150/2009, articolo 11, comma 1) diventa una nozione diversa e più ampia diquella originaria. Si impone cioè all’Amministrazione non solo di agirecorrettamente, ma di “consentire, stimolare e facilitare i cittadini nelle attività dicontrollo continuo dei processi decisionali all’interno delle istituzioni, a tutti ilivelli amministrativi e attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie”15.Rispetto al modello del Freedom of information Act, che prevede un accessogeneralizzato da parte di chiunque (any person), il diritto di accesso, in Italia, èsin dallinizio legato al possesso di una "situazione giuridicamente rilevante"16.Nel 2009 il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, aveva lanciato la "OpenGovernment Directive" aprendo la strada ad una nuova politica di trasparenzadellAmministrazione e promuovendo la creazione del portale data.gov (per laprima volta negli Stati Uniti è stato nominato un direttore dell’informatica e delletelecomunicazioni, un “Chief Information Officer” federale). Diversi Governinazionali hanno poi creato siti web per distribuire una parte dei dati raccoltisecondo i principi dellOpen Government Data17. In Europa, non mancanoiniziative in tal senso e, tra le più significative, sono da segnalare senz’altro ilportale del Governo inglese (data.gov.uk) e quello della municipalità di Vienna(http://data.wien.gv.at/).14 Un diritto riconosciuto per salvaguardare posizioni giuridicamente rilevanti chepreesistono, quali diritti soggettivi ed interessi legittimi, e che attraverso laccessovengono salvaguardati.15 Associazione Italiana per l’Open Government , Come si fa Open Data? Istruzioni perl’uso per Enti e Amministrazioni Pubbliche, pag. 7, Maggioli Editore, 2011.16 La Convenzione europea sull’accesso ai documenti ufficiali (Tromsø 2009) riconosceun generale diritto d’accesso ai documenti detenuti dalle PA,senza discriminazioni diqualsiasi tipo (art.2) e senza dover supportare la richiesta con un interesse specifico(art.4).17 Un elenco di oltre 200 cataloghi locali, regionali e nazionali di dati aperti è disponibilesul progetto open datacatalogs.org - sorgente, che vuole essere un elenco completo dicataloghi di dati da tutto il mondo. 13
    • 1.4 L’Open Data in ItaliaIn Italia, con il Codice dell’Amministrazione Digitale - CAD (D. Lgs. n. 82/2005)è stato introdotto nell’ordinamento il principio di “disponibilità dei dati pubblici ”(art. 2, comma 1, e declinato dall’art. 50, comma 1, del CAD) che consiste nellapossibilità, per soggetti pubblici e privati, “di accedere ai dati senza restrizioninon riconducibili a esplicite norme di legge ” (art.1, lett. o). Con la successivaemanazione del D. Lgs. n. 235/2010, le Amministrazioni sono state ancora unavolta invitate ad aprire il proprio patrimonio informativo ed a implementare ladottrina dell’Open Data. L’art. 52, comma 1-bis del CAD, prevede infatti che “lepubbliche amministrazioni, al fine di valorizzare e rendere fruibili i dati pubblicidi cui sono titolari, promuovono progetti di elaborazione e di diffusione deglistessi anche attraverso l’uso di strumenti di finanza di progetto ”, utilizzandoformati aperti18 che ne consentano il riutilizzo.La Regione Piemonte è stata la prima a varare una legge sugli Open Data: con ladelibera di Giunta regionale 36 - 1109 del 30/11/2010, dal 23/12/2011 è in vigorela Legge regionale n. 24 - “Disposizioni in materia di pubblicazione tramite la reteInternet e di riutilizzo dei documenti e dei dati pubblici dellamministrazioneregionale” – con la quale si assicura la disponibilità, la gestione, laccesso, latrasmissione, la conservazione e la fruibilità dei dati in modalità digitale(www.dati.piemonte.it)19. Non sono mancati, poi, i cataloghi nazionali (CNR,Camera dei Deputati, Funzione Pubblica, INPS, ISTAT, Ministero della salute,Ministero dello sviluppo economico, Open Coesione) e quelli territoriali (comunidi Bologna, Firenze, Milano, Roma, Torino; la provincia di Roma; la regione18 I formati in cui si pubblica un informazione, cioè la base digitale in cui sonomemorizzate le informazioni, possono essere "aperti" o "chiusi". Un formato aperto èquello in cui le specifiche per il software sono a disposizione di chiunque, a titologratuito, in modo che chiunque possa usarle senza limiti di riutilizzo imposti dai diritti diproprietà intellettuale. Il vantaggio di formati di file aperti è che permettono aglisviluppatori di produrre software e servizi che utilizzano questi formati. Questo riduce alminimo gli ostacoli per il riutilizzo delle informazioni. (Open Data Handbook -http://opendefinition.org/)19 Una sintesi delle leggi regionali in materia di Open Data è disponibile qui:https://maps.google.it/maps/ms?msid=211764030347800570969.0004ba524e5b9196aac1b&msa=0 (a cura di E. Belisario). 14
    • Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Toscana, Veneto)20; numerosi anche iconcorsi di idee nati per incentivare e promuovere il riutilizzo dei dati pubblicicon lo scopo di creare nuovi servizi (nel 2011: Torino Open Data Contest; nel2012: Apps4Italy, OpenApps Lombardia, Hack4School). Esiste, inoltre, unacommunity formata da ricercatori, analisti e semplici cittadini interessati al temadell’Open Data che ha attivato diversi spazi di discussione pubblica on-line (dasegnalare: Spaghetti Open Data e Open Knowledge Foundation). Il portale delGoverno italiano, www.dati.gov.it, è senz’altro il principale strumento diaggregazione delle iniziative a livello nazionale oltre che fonte di conoscenza e disupporto per utenti e Pubbliche Amministrazioni. Molto interessanti sono lerilevazioni proposte all’interno del sito che mostrano lo stato dell’Open Data inItalia21. Fig. 2 Chi rilascia più dataset? (aggiornato al 30/10/2012)20 Un elenco completo e costantemente aggiornato dei datasets pubblicati è disponibile aquesto indirizzo web:http://www.dati.gov.it/cerca/type/dataset?solrsort=ds_created%20desc21 Vedi le Fig. 2 e 3. 15
    • Fig. 3 Quanti sono i dati aperti in Italia? (aggiornato al 30/10/2012)In ambito legislativo, le ultime disposizioni introdotte dal D. L. 18 ottobre 2012,n. 179, “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”, se approvate senzaulteriori modifiche, apporteranno alcune significative variazioni al CAD. Inparticolare, viene previsto che siano sostituiti:- art. 52 comma 1, “…le pubbliche amministrazioni pubblicano nel proprio sito web, all’interno della sezione“Trasparenza, valutazione e merito” i regolamenti che disciplinano l’esercizio della facoltà di accesso telematico il riutilizzo, compreso il catalogo dei dati e dei metadati in loro possesso”. Si potrà quindi avere una mappatura, a livello nazionale, del catalogo dei dati e dei metadati22 detenuti dalle Pubbliche Amministrazioni;- art. 52 comma 2, “I dati e i documenti che le amministrazioni titolari pubblicano, con qualsiasi modalità, senza l’espressa adozione di una licenza di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36, si intendono rilasciati come dati di tipo aperto…”. Viene sancito qui il principio dell’open by default.- articolo 68, comma 3: “ Agli effetti del presente decreto legislativo si intende per: a) formato dei dati di tipo aperto, un formato di dati reso pubblico, documentato esaustivamente e neutro rispetto agli strumenti tecnologici22 Con il termine metadato si intende l’informazione che descrive un insieme di dati. Nelcaso specifico dei metadati descrittivi, essi costituiscono un livello di informazioni checorredano il dataset, ne esplicitano alcune caratteristiche e ne rendono più semplicel’identificazione. Per agevolare la reperibilità dei dataset e la loro interoperabilità èimportante utilizzare elementi descrittivi come titolo, descrizione, link, indicazione dellalicenza, periodo di validità, ente gestore, formato ecc. (Vademecun Open Data:http://www.dati.gov.it/sites/default/files/VademecumOpenData.pdf) 16
    • necessari per la fruizione dei dati stessi; b) dati di tipo aperto, i dati che presentano le seguenti caratteristiche: 1) sono disponibili secondo i termini di una licenza che ne permetta l’utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali; 2) sono accessibili attraverso le tecnologie dellinformazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, in formati aperti ai sensi della lettera a), sono adatti all’utilizzo automatico da parte di programmi per elaboratori e sono provvisti dei relativi metadati; 3) sono resi disponibili gratuitamente attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, oppure sono resi disponibili ai costi marginali sostenuti per la loro riproduzione e divulgazione. L’Agenzia per l’Italia digitale può stabilire, con propria deliberazione, i casi eccezionali, individuati secondo criteri oggettivi, trasparenti e verificabili, in cui essi sono resi disponibili a tariffe superiori ai costi marginali.” E’ stata, cioè, fornita una definizione standard di dati di tipo aperto e di riutilizzo: dati che possono essere riutilizzati da chiunque e per qualunque scopo, che siano “machine readable” (ovvero, processabili in automatico) e a costo zero. In questo caso, il Legislatore va anche oltre quanto previsto dalla normativa comunitaria vigente (direttiva 2003/98/CE)23 che non prevede ancora né l’obbligo di pubblicazione in formato “machine readable”(si parla solo di pubblicazione “in un formato preferibilmente elettronico”), né un limite tariffario ai costi marginali di riproduzione e diffusione dei dati pubblici (va ricordato che, nel 2011, dopo una consultazione aperta ai cittadini, l’Open data strategy europea ha avviato la proposta di revisione della Direttiva, che va in questa stessa direzione ma che non è stata ancora ratificata)24.La costituita Agenzia per l’Italia Digitale avrà il compito di provvedereall’attuazione delle norme e di controllare l’operato delle Amministrazioni.Dovrà, inoltre, fornire le linee guida nazionali in materia (con regolamentoattuativo) per dare uniformità alla regolamentazione e gestire eventuali eccezioni.23 Tremolada L., Un taglio allo spread digitale, Il Sole 24 ore, 07/10/2012.24 Tra le proposte della Commissione c’è anche quella di estendere il campo diapplicazione della strategia Open Data alle biblioteche, ai musei e agli archivi. Ildocumento di revisione della Direttiva è disponibile qui:http://ec.europa.eu/information_society/policy/psi/docs/pdfs/directive_proposal/2012/it.pdf 17
    • Inoltre, produrrà un documento annuale di programmazione e un rapporto finalesugli obiettivi raggiunti presentata al Ministro competente per l’innovazione.Questa attività di monitoraggio è stata pensata soprattutto come strumento di“accountability” verso la società civile. Le riforme contenute nel decretodovranno poi passare al vaglio dell’applicazione all’interno delle PubblicheAmministrazioni e sappiamo già quanto ritardo ci sia stato nell’attuazione dellenorme previste dal CAD. 18
    • Capitolo 22.1 Perché fare Open Data?Una Pubblica Amministrazione può decidere di attuare la strategia Open Datanon solo perché lo impone una norma (su questo basti ricordare quanto accadutocon la L. 15/1968 che introduceva l’autocertificazione e che è rimasta quasi deltutto inapplicata fino agli anni 90’ tanto da dover costringere l’attuale Governo adinserirla nel decreto “Semplifica Italia”), ma per una serie di motivi che attengonoal suo stesso funzionamento; gli Enti pubblici, in particolare, hanno obblighispecifici che non appartengono all’impresa privata: 1) il dovere della trasparenza, 2) la garanzia della sicurezza e della confidenzialità (la privacy e la protezione delle informazioni), 3) l’archiviazione dei dati a lungo termine e la tutela della loro integrità;Dal punto di vista dei benefici, dunque, l’Open Data costituisce un processo dimiglioramento per la “reputazione” dell’Amministrazione nei confronti deicittadini. Consentire l’accesso alla “conoscenza digitale” significa permettere atutti non solo di utilizzare l’informazione pubblica, ma di poter condividere eriusare quella materia prima per altri scopi: il controllo sull’operato degliamministratori è uno degli aspetti dell’Open Government Data che si affianca allapossibilità di produrre nuovi servizi per la collettività con importanti ricadutesull’economia del territorio. L’apertura dei dati, inoltre, contribuisce ad accrescerela partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini nelle fasi decisionali della vitademocratica. Potremmo perciò affermare che tutti questi elementi rappresentanodegli effetti positivi “verso l’esterno”. Quali sono, invece, i vantaggi “versol’interno” per la Pubblica Amministrazione?L’informazione gestita e prodotta dal settore pubblico (Public Sector Information– PSI) ha un enorme valore economico e possiede determinati requisiti, tra cui: 1) ha le caratteristiche dei beni dell’informazione digitale (non rivale nel consumo e difficilmente escludibile) e, in alcuni casi, potrebbe essere considerata un bene sperimentale (come un bene pubblico impuro: ciò che conta è se e come la PSI è resa disponibile per il riuso); 19
    • 2) i suoi elementi costitutivi vanno separati dagli elementi relativi alla sua distribuzione (formati, licenze, tariffe, ecc.); 3) è l’Amministrazione pubblica il soggetto che decide della sua regolamentazione.Oggi la PSI, nella maggior parte dei casi, è fruibile dagli utenti come benepubblico grazie alla presenza di cataloghi on-line o come bene “di nicchia”laddove viene richiesta una tariffa per il rilascio dei dati e per l’autorizzazioneall’utilizzo (registri aziendali, dati catastali, ecc.). Ma, quali sono i costi effettiviche un’Amministrazione deve sostenere per rendere disponibile l’informazionepubblica?L’Open Data, in termini di analisi dei costi/benefici, viene spesso affrontato contimore perché implica una razionalizzazione del lavoro che coinvolge tutti i livellidell’Amministrazione. Le principali “paure” riguardano soprattutto la qualità deidati, i metadati e la loro comprensione, l’impatto economico reale, il businessprivato (coesistenza di un servizio pubblico e di uno privato), la competizione dialtri attori (in particolare di altre amministrazioni) e l’accountability25. Tuttavia,possiamo dimostrare che queste “minacce” non rappresentano un limite, ma anziun’occasione per innovare i processi organizzativi e tecnologici. Fig. 4: The hard shell of Open Government (B. Lutz, 2012)25 La figura 4 individua le principali barriere per la realizzazione di una strategia OpenData nella Pubblica Amministrazione austriaca, ma il modello è replicabile anche altrove. 20
    • L’attuazione di una strategia Open Data prevede il coordinamento del personale(sia in termini di risorse che di formazione professionale), la definizione di lineeguida, l’estrazione e la manipolazione dei dati da pubblicare e la gestione di unapiattaforma web (il catalogo dei dati). I costi di avvio vengono però superatidall’esistenza di rilevanti economie di scopo se legate ad altri progetti diinnovazione, dalle economie di scala (costi medi decrescenti per la pubblicazionedei dati) e dall’aumento dell’efficienza (automatizzazione del processo di rilasciodei dati)26. L’Ente pubblico che detiene e pubblica i dati può abbattere del tutto icosti di negoziazione e transazione ed ha la possibilità di focalizzaremaggiormente la propria attività favorendo, ad esempio, lo scambio di dati trauffici diversi. In questa operazione, non solo i costi marginali di riproduzionetenderanno a zero, ma, soprattutto, saranno già coperti i costi fissi (la raccolta,catalogazione e gestione dei dati è “pagata” dalle tasse dei cittadini e delleimprese). Infatti, l’informazione pubblica è già disponibile e non va creata27, maanzi spesso è solo inutilizzata o non possiede i requisiti necessari (qualitativi,legali, tecnici, ecc.) per poter essere divulgata. Il valore dei dati aumenta quantopiù essi sono correlati ad altri dataset (si parla in questo caso di Linked OpenData)28. Si generano in questo modo delle esternalità positive che producononuovi beni “a valle” (servizi e attività economiche, nuovi posti di lavoro, ecc.) eche distribuiscono i benefici.Passare da una politica di riutilizzo della PSI chiusa e/o a pagamento alla strategiaOpen Data aperta e gratuita può implicare una valutazione di sostenibilitàeconomica. Secondo Houghton , autore di uno studio commissionato dal Governoaustraliano nel 201129, un’analisi di impatto della PSI deve tener conto dei ricavi26 R. Iemma, Informazione del settore pubblico: orientamento europeo e attuali tendenze,Cosa cambia con la nuova Agenda digitale Italiana, 25/10/2012, Roma.27 “I dati…sono normalmente creati dai cittadini stessi nell’adempiere ad obblighi di variogenere e spendendo tempo e denaro. In un simile scenario, il valore aggiunto del ruolopubblico potrebbe essere quello di restituire agli stessi cittadini un insieme di dativerificati e organizzati. E – in una sorta di versione digitale della parabola dei talenti – ilpeggior errore sarebbe quello di chiudere in un cassetto il patrimonio informativoricevuto in custodia dai cittadini”, Linked Open Data Italia, Libro bianco per il riutilizzodell’informazione nel settore pubblico, pag. 22, maggio 2012.http://www.scribd.com/fullscreen/95026108?access_key=key-ffpju5fpzlun3wthmy528 http://www.regesta.com/2012/11/06/anche-in-italia-gli-open-data-sono-linked/29 Houghton J., Costs and benefits of Data provisions – Report to the Australian NationalData Service, Victoria University Melbourne, settembre 2011. 21
    • non riscossi e dei risparmi annui per l’Amministrazione pubblica (ad esempio,l’abbattimento dei costi di transazione), ma anche dei risparmi ottenuti dagli utentisia per l’eliminazione delle tariffe, che per il tempo guadagnato nella ricerca deimateriali e nella richiesta di licenze. Come rappresentato nella figura 5, l’autorefocalizza la sua ricerca sui costi e sui benefici per l’organizzazione, per gli utenti eper il tessuto economico in generale sia singolarmente, che in maniera globale. Fig. 5: rappresentazione analisi costi/benefici della PSISarebbe più difficile, invece, applicare al paradigma Open Data il concetto di ROI(Risultato operativo/Capitale netto investito operativo), cioè quell’indicatorequantitativo economico-finanziario che misura la redditività del capitaleinvestito30. Per la Pubblica Amministrazione è necessario, infatti, tener conto ditutti quegli indicatori qualitativi (trasparenza, partecipazione, sviluppo delterritorio, ecc.) che si legano ai fattori quantitativi e che alimentano il cosiddetto“ecosistema Open Data”. Gli attori coinvolti nell’intero ciclo di vita dei dati sonole Pubbliche Amministrazioni, le aziende e le comunità ma, in primo luogo, sonogli enti pubblici che detengono il patrimonio informativo e che possono innescareun processo virtuoso di riutilizzo dei dati. Per fare ciò, è necessario implementareuna strategia partecipativa basata su tre elementi31: 1)l’analisi,30 “Il risultato operativo è pari alla gestione operativa (conto economico), mentre ilcapitale investito netto operativo misura il totale degli impieghi caratteristici al netto degliammortamenti e degli accantonamenti, ossia l’Attivo Totale Netto meno gli Investimentiextracaratteristici (investimenti non direttamente afferenti all’attività aziendale, adesempio immobili civili). Nell’analisi economico/finanziaria di un investimento,quest’ultimo è da valutare positivamente se il valore del ROI ottenuto è almeno pari osuperiore al tasso medio di interesse sul capitale (debito)”. Bonelli U., Il ROI degli OpenData. Questo Sconosciuto!, in Tech Economy, giugno 2012.http://www.techeconomy.it/2012/06/01/il-roi-degli-open-data-questo-sconosciuto/31 Napolitano M., Ecosistema Open Data, in de.straba.us, febbraio 2012.http://de.straba.us/2012/02/22/ecosistema-open-data/ 22
    • 2)il miglioramento, 3)la disseminazione.Come mostra la figura 632, i “data prosumers” sono il punto di partenza di questopercorso. I funzionari pubblici sono quelli che, all’interno dei loro uffici, non sololavorano quotidianamente con i dati, ma li producono, li rielaborano e lidiffondono. All’interno delle loro strutture offrono un servizio ai cittadini epotrebbero facilmente individuare sia eventuali criticità del sistema, siaevidenziare targets di miglioramento. Fig. 6: strategia partecipativaRiassumendo quanto detto finora, possiamo concludere che i vantaggi per laPubblica Amministrazione, derivanti dall’attuazione dell’approccio Open Datasono diversi e possono avere effetti a più livelli33. Abbiamo così individuato agrandi linee:- la possibilità di accrescere la trasparenza, la partecipazione e la collaborazione secondo i principi dell’Open Government;32 Ibidem.33 Vedi la fig. 7. Associazione Italiana per l’Open Government, Come si fa Open Data?Istruzioni per l’uso per Enti e Amministrazioni Pubbliche, pag. 27, Maggioli Editore,2011. 23
    • - la capacità di produrre valore economico per il territorio favorendo iniziative imprenditoriali e promuovendo la creazione di idee innovative; - l’opportunità di riformare l’organizzazione e i processi amministrativi per l’erogazione di servizi pubblici. Fig. 7: I benefici interni ed esterni dell’approccio Open Data Impatti interni alla PA Impatti esterni alla PA BeneficiMonetari Non Monetari Monetari Non Monetari(benefici (benefici non (benefici (benefici nonquantificabili quantificabili) quantificabili quantificabili)economicame economicamente) nte)Risparmi dal Maggiore Risparmi Maggioremancato trasparenza; derivanti trasparenza esviluppo di Maggiore dall’acquisto quindiapplicazioni e partecipazion di dataset maggioreservizi; e dei cittadini; pubblici; fiducia nelRisparmi Vendita di sistema;nella gestione applicazioni Miglioredei database; web e/o di allocazione diRisparmi per servizi risorseminori costi realizzati con pubbliche;di analisi e i dati liberati; La maggiorereport; quantità diMaggiori informazionientrate può inciderederivanti dalla suivendita comportamentparziale/totale i delledei dati; persone/azien de; Sviluppo di nuovi servizi informativi; 24
    • 2.2 Case study: il portale geocartografico del TrentinoUno degli ambiti in cui la strategia Open Data ha un valore molto importante èquello delle politiche legate all’informazione territoriale. Per essere in grado diprogettare, attuare e monitorare delle politiche ambientali efficaci, l’UnioneEuropea si è dotata di una “struttura comune” per i dati territoriali34. In base allaDirettiva INSPIRE - Infrastructure for Spatial Information in Europe –(2007/2/EC del 14 marzo 2007 recepita in Italia con il D.Lgs. 32/2010)35, gli Statimembri hanno l’obbligo di: - garantire che i dati territoriali siano archiviati, resi disponibili e conservati al livello più idoneo, al fine di evitare duplicazioni (non è richiesta la raccolta di nuovi dati spaziali, ma qualsiasi dato territoriale dovrà adeguarsi alle indicazioni della direttiva); - rendere l’informazione territoriale, proveniente da fonti diverse, compatibile e utilizzabile in un contesto transfrontaliero, in modo da garantire continuità e condivisione sia di informazioni che di applicazioni; - agevolare la ricerca dei dati spaziali attraverso la creazione di servizi di rete (servizi di ricerca, consultazione, download, conversione, ecc.). I dati devono essere facilmente individuabili, adatti ad un uso specifico e facili da comprendere.La Direttiva è rivolta soprattutto alle Pubbliche Amministrazioni, principaliutilizzatori dell’infrastruttura di dati territoriali per l’attività di analisi evalutazione relativa alle politiche di intervento in diversi settori (agricoltura,34 I dati territoriali sono tutti quei dati che “attengono, direttamente o indirettamente, auna località o un’area geografica specifica” (Art. 3 co. 2 Direttiva 2007/2/EC). Lecategorie tematiche sono riportate negli allegati alla Direttiva:I: sistemi di coordinate, sistemi di griglie geografiche, nomi geografici, unitàamministrative, indirizzi, parcelle catastali, reti di trasporto, idrografia, siti protetti;II: elevazione, copertura del suolo, orto immagini, geologia;III: unità statistiche, edifici, suolo, utilizzo del territorio, salute umana e sicurezza, servizidi pubblica utilità e servizi amministrativi, impianti di monitoraggio ambientale,produzione e impianti industriali, impianti agricoli e di acquacoltura, distribuzione dellapopolazione-demografia, zone sottoposte a gestione/limitazioni/regolamentazione e unitàcon obbligo di comunicare i dati, zone a rischio naturale, condizioni atmosferiche,elementi geografici meteorologici, elementi geografici oceanografici, regioni marine,regioni biogeografiche, habitat e biotopi, distribuzione delle specie, risorse energetiche,risorse minerarie;35 Disponibile al link: eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2007/l_108/l_10820070425it00010014.pdf 25
    • ambiente, economia, energia, sviluppo regionale, trasporti)36, ma è stata adottataanche in favore dei cittadini, delle imprese, delle università, dei centri di ricerca edelle organizzazioni non governative.Il 17 febbraio 2012 la Provincia Autonoma di Trento, a seguito della delibera n.195/2012, ha avviato la pubblicazione e diffusione di alcuni dati geografici dellaSegreteria S.I.A.T. (Sistema Informativo Ambiente e Territorio) nell’ambito delprogetto di innovazione denominato “Geo-catalogo semantico” – SGC37. Il portalegeocartografico Trentino, come si legge nella presentazione, “raccoglie una seriedi sistemi per la visualizzazione e linterazione con i dati cartografici del territoriotrentino”(http://www.territorio.provincia.tn.it/portal/server.pt/community/portale_geocartografico_trentino/254). In via sperimentale, sono stati messi a disposizione161 dataset, con licenza d’uso CC038, “voci” che costituiscono il 40% delpatrimonio di dati del Sistema Informativo Ambiente e Territorio della SegreteriaS.I.A.T. e che hanno le caratteristiche degli Open Government Data (sono LinkedOpen Data, cioè “dati aperti facili da trovare, facili da integrare, conformi aglistandard”39). Il progetto del portale geocartografico del Trentino è interessanteperché ci fornisce un esempio di quello che potrebbe essere un metodo di lavoroper promuovere l’Open Data all’interno delle Pubbliche Amministrazioni.Proviamo quindi ad analizzare le varie fasi del processo che ha coinvolto, inprimo luogo, il S.I.A.T.: istituito nel 1990 nell’ambito del progetto“Informatizzazione e Trasparenza” (vedi la L. P. 7/1990) fin dall’inizio ha avutocome scopo quello di “costituire una biblioteca informatica territoriale integrata36 Nel Rapporto del 2010 sul monitoraggio e lo stato di attuazione della direttivaINSPIRE in Italia si legge: “Tra i benefici economici che deriveranno dalla realizzazionedi un’infrastruttura integrata dei dati territoriali e ambientali si possono menzionare, inparticolare, la razionalizzazione degli investimenti economici e delle spese operative,conseguente all’eliminazione di duplicazioni di infrastrutture, e la possibilità di otteneresignificative economie di scala”.http://www.minambiente.it/export/sites/default/archivio/allegati/vari/INSPIRE_Country_Report_ITALY_2010.pdf37 Un progetto gestito dall’Agenzia per l’Innovazione di Informatica Trentina, incollaborazione con il Dipartimento Innovazione e I.C.T. - Segreteria S.I.A.T., TrientConsulting Group srl., Università degli Studi di Trento e Fondazione Bruno Kessler.38 Si è scelto di utilizzare questo tipo di licenza che consente di condividere, copiare,distribuire e riusare quei dati, di creare nuovi servizi (anche a scopo commerciale) basatisu quei dati (concetto di “pubblico dominio”). Dal momento del rilascio, però, la PubblicaAmministrazione non ha più la responsabilità sull’evoluzione e sull’utilizzo di quei dati.(http://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/)39 Schvaiko P., Geo-catalogo semantico: sperimentazione Open Government Data,presentazione in occasione del workshop “Open Government Data: rilascio dei primi datigeografici in Provincia”, 27/02/2012. 26
    • che raccolga e condivida informazioni aggiornate sul territorio per consentireunaccurata politica di gestione e pianificazione territoriale”40. La suaorganizzazione interna si articola su più livelli e comprende: - il Gruppo Guida Interdipartimentale (costituito dai Dirigenti generali dei 9 Dipartimenti a cui afferiscono le Stazioni) che decide collegialmente sugli indirizzi, le risorse e le attività strategiche del S.I.A.T.; - le Stazioni che creano e gestiscono dati geografici per la propria gestione interna e inoltre concorrono ad alimentare il S.I.A.T. con i propri dati; - la Segreteria S.I.A.T. che coordina operativamente le attività trasversali, predispone e propone le regole, le specifiche e le strategie al Gruppo Guida.In particolare, la Segreteria S.I.A.T. ha coordinato le azioni relative alla messa inopera del portale geocartografico ed ha stabilito criteri e standard diimplementazione con la collaborazione di Informatica Trentina s.p.a. che, a suavolta, ha predisposto le tecnologie informatiche per la messa a disposizione deidati; le Stazioni, invece, collegate alle strutture dipartimentali della Provincia,hanno aderito con i propri dati al progetto adeguandoli agli standard proposti41.L’attività della Segreteria S.I.A.T. si è svolta in varie fasi che hanno riguardato: - la verifica della disponibilità di dati di interesse trasversale; - la definizione di standard per i metadati (l’analisi è stata fatta in base a diverse fonti: Repertorio Nazionale Dati Territoriali, CAD, Catalogo nazionale CNIPA, specifiche nazionali obbligatorie, la Direttiva INSPIRE, OGC e ISO 19100); - la definizione del tipo di licenza da utilizzare per aprire i dati; - l’identificazione dei dati candidati ad essere aperti; - l’aggiornamento dei metadati; - l’adeguamento/l’operatività di un punto d’accesso sul web42.Il lavoro effettuato si è dimostrato efficace dal momento che l’intera “filiera”(analisi-miglioramento-disseminazione) ha funzionato ed ha permesso di40 http://www.innovazione.provincia.tn.it/azioni/territorio/-Infrastrutturazione/pagina9.html41 Ferrari D., Uccelli G., L’esperienza della segreteria S.I.A.T. nell’apertura dei datigeografici, presentazione in occasione del workshop “Open Government Data: rilasciodei primi dati geografici in Provincia”, 27/02/2012.42 Ibidem. I tematismi complessivi presenti nel portale sono 400 e in meno di 2 anni sonostati scaricati più di 9.600 volte (al netto dei dati catastali). 27
    • semplificare e di standardizzare i processi organizzativi interni. Infatti, per quantoriguarda ad esempio la metadatazione, si è scelto di adoperarsi per accrescere ilcoinvolgimento (per le Stazioni è stata avviata una campagna di sensibilizzazionecon incontri di approfondimento sul tema dei metadati, sulla loro utilità, sullenorme che li prevedono e sul come fare a produrli) e aumentare il livello diinformazione (sono state prodotte linee guida dettagliate per la compilazione deimetadati). Ciò ha prodotto una naturale convergenza sul metodo da adottare ed haconsentito di effettuare con successo i primi test sul portale.Inoltre, il criterio adottato per la pubblicazione dei dati è stato quello di partire daidati già potenzialmente accessibili per il pubblico (con autenticazione, ma senzalicenza) e di procedere, poi, con la diffusione e l’aggiornamento del maggiornumero di dati possibili a meno di quelli sensibili e/o coperti da vincoli di varianatura. Questa decisione ha determinato l’emergere di una riflessioneapprofondita circa la qualità dei dati e, quindi, di ciò che si rilascia al pubblico; aivincoli, alla diffusione e alle procedure interne di creazione dei dati che qualchevolta comportano la ridondanza di informazioni. Ripensare le modalità di gestionedelle informazioni ha prodotto, come conseguenza, una migliore automazione deiprocessi di scambio e di riutilizzo delle geo-informazioni.Dal punto di vista “interno”, la maggiore efficienza ha determinato unsignificativo miglioramento delle funzioni tecnico-amministrative con un notevoleimpatto sui tempi di risposta al pubblico e sulla semplificazione delle procedure diricerca dei dati. L’esempio e l’esperienza del S.I.A.T. dimostrano come lacombinazione di commitment politico, coordinamento tecnico della leadership estrategia partecipativa/inclusiva possono produrre un caso di successo. Inoltre, ilportale geocartografico rappresenta “un esempio concreto di sperimentazionedella collaborazione tripolare tra aziende, centri di ricerca e utente pubblico”.Quello che emerge chiaramente è che l’attuazione dell’approccio Open Data nonriguarda solo un cambiamento culturale dell’Amministrazione, ma implica unavisione organizzativa più ampia che tenga conto di tempi, strumenti e procedure adisposizione. Per rispondere alla “mancata coerenza tra innovazione organizzativae innovazione tecnologica” è necessario cercare di interpretare le reali necessità eproblematiche interne agli uffici e proporre soluzioni adatte al contesto nell’otticadel miglioramento continuo. 28
    • Capitolo 33.1. Il progetto Open Government Data in Trentino: statodell’arte e avanzamentoA partire dal 2010, gli Open Government Data (OGD) sono entrati a pieno titolotra le azioni di innovazione promosse dalla Provincia Autonoma di Trento – PAT,nel quadro più ampio del settore “competitività” che “raggruppa i progettifinalizzati ad accelerare linnovazione del tessuto produttivo locale - affiancandoai tradizionali incentivi nuove forme di cooperazione territoriale,internazionalizzazione ed integrazione con lesterno - ed il rinnovamento dellaPubblica Amministrazione attraverso ladozione delle ICT”43.In quest’ottica, con la delibera n. 2577 (19/11/2010) della PAT, gli OGD vengonodescritti come “un’iniziativa…completamente allineata con il terzo pilastrodell’Internet del futuro ossia l’Internet dei contenuti e della conoscenza (Internetof contents and knowledge)”44. Nello stesso documento si fa riferimento a unaserie di “passaggi” necessari per lo sviluppo del progetto lungo tre aree diintervento (area tecnologica, area di governance e area dello sviluppo di servizi) eche si succedono in questo modo: 1) accesso agli archivi dei diversi enti pubblici ed archiviazione; 2) pulizia dei dati e creazione di “link” semantici tra gli stessi; 3) organizzazione e aggregazione dei dati; 4) creazione di interfacce web ed API45; 5) gestione operativa di una piattaforma web fruibile dagli utenti46.Inoltre, l’enorme spinta prodotta dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna a livellointernazionale, ma anche a livello nazionale dalla nascita del primo portaleregionale dei dati aperti realizzato dal Piemonte nel maggio 2010(www.dati.piemonte.it), hanno fatto sì che si sviluppasse un “movimento” civico43 http://www.innovazione.provincia.tn.it/azioni/competitivita/44 Delibera 2577 del 19/11/2010, allegato: “Una strategia di legislatura per l’innovazionesui servizi abilitata dall’Information & Communication Technologies (ICT)”, pag. 21.45 LAcronimo API (Application Programming Interface) indica il modo in cui iprogrammi per computer comunicano tra di loro. Può essere inteso come lo strumento cheun programmatore usa per inviare istruzioni tra i programmi.46 Delibera 2577 del 19/11/2010, allegato: “Una strategia di legislatura per l’innovazionesui servizi abilitata dall’Information & Communication Technologies (ICT)”, pagg. 21-22. 29
    • denominato Trentino Open Data (TOD) “con lintenzione di stimolare ilcoinvolgimento e la diffusione della cultura Open Data agli attori territoriali e allacittadinanza”47.Nel 2011, a seguito della delibera n. 1510 (07/07/2011) della PAT, sono statedefinite le azioni operative e gli standard di riferimento (Linked Open Data) per losviluppo di progetti di innovazione con lo scopo di “valorizzare il patrimonioinformativo della PA al fine di aumentare la trasparenza, semplificare e renderepiù efficiente il sistema pubblico e fornire risorse informative ai settori produttivial fine anche di stimolare lo sviluppo economico sociale del territorio”48. Ilrecepimento della normativa ha così dato il via alla fase di sperimentazione per ilrilascio e la pubblicazione dei primi dati geografici a cura del S.I.A.T. di cui si èparlato nel capitolo precedente.Nell’ambito del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), sempre alla finedel 2011, il bando per progetti di innovazione dei servizi abilitata dall’ICTindicava i Linked Open Data tra i criteri preferenziali per la valutazione delleproposte49. Un impulso determinante nell’uso della domanda pubblica perstimolare la competitività e l’innovazione è arrivato, poi, con la manovrafinanziaria 2012 della PAT che ha previsto di “accelerare la messa a disposizionedel patrimonio informativo della Pubblica Amministrazione (Open GovernmentData) in modo aperto e riutilizzabile a beneficio dei cittadini e delle imprese, anche come generatore di opportunità per le imprese di realizzare nuoviservizi”50; è stata così annunciata la “definizione delle linee guida per lapubblicazione dei dati della Provincia, identificazione dei set di  dati da pubblicare con priorità rispetto alla ricaduta in termini di opportunità di riutilizzo da parte delle aziende trentine e pubblicazione di un sottoinsieme didati”51. La L.P. 16/2012 - Disposizioni per la promozione della societàdellinformazione e dellamministrazione digitale e per la diffusione del softwarelibero e dei formati di dati aperti – ha sancito all’art. 9 co. 1 che “la Provincia, in47 http://rsc.taslab.eu/trentino-open-data48 Delibera n. 1510 del 07/07/2011, allegato “Una strategia di legislatura perl’innovazione sui servizi abilitata dall’Information & Communication Technologies (ICT)– Relazione finale fase di Assessment e pianificazione – Aree di innovazione di servizio,infrastrutture abilitanti e iniziative progettuali”, pag. 32.49 http://www.innovazione.provincia.tn.it/in_evidenza/pagina18.html50 Giunta di programma, Indicazione delle priorità e degli interventi strategici per il 2012,pag. 5, 6-7/02/2012. http://www.innovazione.provincia.tn.it/notizie/pagina447.html51 Ibidem. 30
    • attuazione del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codicedellamministrazione digitale) e del decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36(Attuazione della direttiva 2003/98/CE relativa al riutilizzo di documenti nelsettore pubblico), assicura la disponibilità, la gestione, laccesso, la trasmissione,la conservazione e la fruibilità in modalità digitale dei dati pubblici e deidocumenti contenenti dati pubblici di cui è titolare”52. Anche nell’ambito delleiniziative per l’amministrazione digitale contenute nel Piano di miglioramentodella Pubblica Amministrazione (2012-2016), viene ribadito che “in Trentino, datempo, si è compreso come investire in ICT sia una straordinaria leva perfavorire la crescita e lo sviluppo, un investimento sull’utilizzo estensivodell’informatica e dell’ICT mirato anche a sostenere ed accompagnare ilprocesso di riforma in atto della Pubblica Amministrazione Trentina…La nuovaarchitettura istituzionale e, complessivamente, l’intero progetto diriorganizzazione del settore pubblico provinciale rende evidente la necessità chetale processo di riforma sia sostenuto da un forte investimento in tecnologieinformatiche per rendere condivise e aperte le banche dati (secondo l’approccio“open data” al fine di rendere liberamente accessibili tutte le informazioni delleIstituzioni pubbliche, fruibili e interscambiabili on-line), per efficientare edammodernare la macchina amministrativa rendendola trasparente e aperta aicittadini ed alle imprese, fornendo altresì sempre nuovi servizi secondo formeinnovate di comunicazione, anche con l’obiettivo di contenere i costi difunzionamento della Pubblica Amministrazione e di concorrere a migliorare laqualità della vita dei cittadini”53.Durante il periodo di stage effettuato presso Informatica Trentina s.p.a., a partireda giugno 2012, ho potuto partecipare ai lavori di preparazione per l’elaborazionedelle Linee guida e per l’individuazione dei dataset da aprire come già anticipatonel corso del workshop “Open Government Data: rilascio dei primi dati geograficiin Trentino”. L’obiettivo di quest’attività è andato nella direzione di: 1) accelerare la messa “in linea” dei dataset; 2) mettere a disposizione un ampio patrimonio di dati; 3) fornire dati aggiornati;52 Legge Provinciale 27 luglio 2012, n. 16 - Disposizioni per la promozione della societàdellinformazione e dellamministrazione digitale e per la diffusione del software libero edei formati di dati aperti - (b.u. 31 luglio 2012, n. 31).53 Piano di miglioramento della Pubblica Amministrazione per il periodo 2012-2016,Relazione di accompagnamento, pag. 21, 23/07/2012. 31
    • 4) condividere le priorità relative alla scelta di quali “dataset” mettere in linea; 5) gestire il cambiamento organizzativo (change management); 6) mettere a disposizione dati “linkabili” da più fonti (Pubblica Amministrazione, Imprese e Comunità); 7) promuovere l’innovazione come ulteriore fattore di accelerazione54.L’attività da me svolta, in collaborazione con l’Incarico speciale in materia diinnovazione – Direzione generale PAT, ha riguardato in particolare l’analisi dellostato dell’arte e del contesto dell’ecosistema produttivo trentino. Si è stabilito,dunque, di classificare, raccogliere e documentare la normativa vigente inProvincia di Trento in materia di Open Government Data e di ICT (strategie,infrastrutture, iniziative progettuali); è stata avviata una mappatura dei progettilegati all’utilizzo di Open Data/Linked Open Data fornendone unarappresentazione dettagliata circa la denominazione, lo stato di avanzamento, isoggetti coinvolti, gli scopi; infine, è iniziata un’attività di individuazione delleprincipali aziende operanti sul territorio che, avendo il know-how necessario,hanno già partecipato ad iniziative progettuali correlate al tema degli OpenData/Linked Open Data o che hanno manifestato un interesse per lo sviluppo disoluzioni applicative in questo ambito. Per quanto riguarda, invece,l’individuazione dei dataset da “aprire” è stata realizzata (dapprima attraversol’esame dei siti web della PAT) una mappatura delle strutture provinciali,dell’organizzazione interna, delle relative competenze e della tipologia di datiprodotti/gestiti. Il criterio adottato è stato quello di considerare che, laddove i datifossero già disponibili per la consultazione sul web, si potesse ipotizzare che leverifiche circa la possibilità di pubblicazione fossero già state effettuate; in questocaso, dunque, la conversione di quei dati in un formato aperto sarebbe giàpotenzialmente praticabile.54 Bressan I., Domanda pubblica innovativa come leva per la competitività e la crescita:Open Data, presentazione in occasione del workshop “Open Government Data: rilasciodei primi dati geografici in Provincia”, 27/02/2012. 32
    • 3.2 L’approccio “Open Data”: un metodo di gestionedella qualità nella Pubblica AmministrazioneA livello generale, la metodologia standard elaborata dal gruppo di lavoro delWorld Wide Web Consortium (W3C)55, prevede che la strategia Open Data seguadiversi passaggi: - identificare i dati della PA che si possono rendere disponili sul web; - pubblicare i dati grezzi sul web; - creare un catalogo con la documentazione di ciò che è disponibile; - ripubblicare i dati in formato aperto e linkabile.In Italia esistono ormai diverse esperienze “collaudate” circa la realizzazione diprogetti Open Data che hanno applicato lo schema del W3C adattandolo alproprio contesto organizzativo. Tuttavia, malgrado le evidenze concrete circal’utilità e le ricadute positive dell’apertura dei dati pubblici, c’è ancora una certariluttanza da parte delle Amministrazioni e una serie di timori in vistadell’applicazione delle norme che impongono questo cambiamento culturale eorganizzativo. E’ possibile, dunque, adottare i principi della qualità comepresupposto necessario per avviare la strategia Open Data?Il Total Quality Management (TQM) nasce per gestire in maniera sistematica laqualità del sistema aziendale e l’innovazione continua. A partire già dagli anni90’, alla Pubblica Amministrazione viene richiesto di essere sempre più efficiente,veloce, accessibile, trasparente e competitiva. Questi requisiti vengonoulteriormente affermati in una direttiva del 2006 del Ministro per le riforme el’innovazione con la quale si chiede l’impegno di tutte le Amministrazioni nelpromuovere la qualità dell’organizzazione e dei servizi attraverso “percorsi dimiglioramento continuo e autovalutazione”56. Nel marzo 2009, la L. 15 introduce“sistemi interni ed esterni di valutazione del personale e delle strutture, finalizzatiad assicurare l’offerta di servizi conformi agli standard internazionali di qualità” eil Dlgs. n. 150 impone “misure per garantire elevati standard qualitativi ed55 Bennett D., Harvey A., Publishing Open Government Data, W3C Working Draft, 8September 2009. http://www.w3.org/TR/gov-data/#concepts56 Dipartimento della Funzione Pubblica, Direttiva del Ministro per le riforme e leinnovazioni nella Pubblica Amministrazione per una Pubblica Amministrazione diqualità, 21/12/2006. http://www.funzionepubblica.gov.it/TestoPDF.aspx?d=16743 33
    • economici alle funzioni e servizi della PA; modalità di misurazione e valutazionedelle performance organizzative ed individuali per il miglioramento della qualitàdei servizi offerti”. Perché dunque è necessario che anche la PubblicaAmministrazione adotti i metodi e gli strumenti del TQM? Per tre motivifondamentali57: 1) per recuperare o rinforzare il rapporto cittadino-istituzioni attraverso la qualità del servizio intesa come piena rispondenza ai bisogni ed alle attese dei cittadini; 2) per liberare risorse finanziarie attraverso la riduzione dei costi della “non qualità” (stimati mediamente nelle organizzazioni attorno al 10/15 %); 3) per motivare i lavoratori dell’Ente con la partecipazione, il coinvolgimento, la valorizzazione delle potenzialità esistenti.Da una parte è necessario avere un modello organizzativo e gestionale che indichigli scopi da raggiungere, dall’altra è fondamentale costruire un processo chegarantisca la coerenza tra azioni e obiettivi. Il “ciclo di Deming” o delmiglioramento continuo riconosce eventuali scostamenti rispetto agli obiettiviprefissati e cerca di correggerli applicando la formula “Plan: pianificare; Do: farequello che si è deciso; Check: valutare i risultati in base a ciò che si eraprogrammato; Act: standardizzare il processo o ripeterlo” (PDCA)58. Fig. 8: il ciclo di Deming57 Morandini C., La qualità possibile nelle Pubbliche Amministrazioni, presentazione inoccasione del Master in Diritto e Management delle Amministrazioni pubbliche,19/01/2012.58 Vedi figura 8. 34
    • Proviamo ad applicare questa metodologia all’esame di un caso concreto: ilprogetto Open Data del Comune di Bologna (www.dati.comune.bologna.it).Nel febbraio del 2011, le Direzioni del Dipartimento Organizzazione e del settoretecnologie del Comune, valutando l’opportunità di aprire le proprie banche datialla consultazione pubblica, decidono di coinvolgere tutto l’ente nel progetto perdefinire il metodo di lavoro. Attraverso un’operazione di sensibilizzazione einformazione si cerca di capire qual è il livello di conoscenza del tema Open Dataall’interno delle strutture.  PLANSi stabilisce così di formare un gruppo di lavoro interno formato da 26 referenti didiversi settori per realizzare un censimento del portafoglio applicativo dell’ente.L’indagine ha consentito di raccogliere informazioni generali riguardanti gliapplicativi59 (nome, fornitore, anno di installazione, ecc.), di valutare gli aspettiorganizzativi connessi (il numero di utenti, il loro livello di soddisfazione, iprocessi supportati e le modalità di integrazione con altre applicazioniinterne/esterne al Comune) e di avere una prima rilevazione sulla propensioneall’Open Data (il trattamento di dati rilevanti per cittadini, imprese, università eterzo settore)60.  DODopo aver realizzato l’archivio comunale delle applicazioni (complessivamente135), si è potuto costruire l’Open Data Index che tenta di misurare lapropensione alla pubblicazione dei dati da parte di un’applicazione. L’indice, chepuò variare da 0 fino ad un massimo di 100 punti, prende in considerazione perciascuna applicazione 5 parametri: 1) il livello di Open Data già raggiunto e i suoi potenziali per cittadini, imprese e istituzioni; 2) la facilità di esportazione delle informazioni; 3) le tipologie di formati in cui è possibile mettere a disposizione le informazioni;59 “Con il termine applicazione si è inteso indicare sia i sistemi ufficialidellamministrazione, sia i sistemi di automazione individuale (access, excel, ecc..),quando utilizzati in maniera strutturata per svolgere processi ripetitivi”.http://dati.comune.bologna.it/progetto60 “Nel corso dell’indagine sono state infatti raccolte informazioni quali la presenza didati già pubblicati su internet, i formati usati per la pubblicazione e lutilità dei dati adiversi fini, sollecitando il punto di vista del Settore titolare della banca dati, allo scopo dicreare un indice di Open Data capace di misurare la “vocazione” all’opendata di ognisistema informativo oggetto di indagine”. http://dati.comune.bologna.it/progetto 35
    • 4) la qualità dei dati disponibili; 5) la tempestività dei dati disponibili in relazione alle finalità d’uso61.  CHECKI risultati ottenuti hanno permesso di individuare circa 500 dataset potenzialmentedisponibili per la pubblicazione di cui 64 già scaricabili (aprile 2012) dal portaledati.comune.bologna.it. L’obiettivo è quello di arrivare alla fine del 2012 con lapubblicazione di 200 dataset.  ACTIl caso preso in considerazione dimostra come per fare qualità in un Ente pubblicoci sono diverse modalità e strumenti, ma una “strategia integrata” ha sicuramentemaggiori possibilità di raggiungere risultati di eccellenza. Quali sono allora glielementi indispensabili per un progetto vincente?Alla base c’è innanzitutto la volontà politica e la capacità della leadership difornire gli incentivi e il coordinamento tecnico. Ciò, però, non basta se mancaun’adeguata formazione che accresce la cultura interna e veicola il metodo.Inoltre, non si può prescindere da un’adeguata comunicazione tesa ad agevolare laconoscenza e la condivisione (sia dei fattori critici, che dei risultati positivi). Ilmonitoraggio, la rilevazione e l’analisi degli obiettivi raggiunti rappresentano,infine, l’elemento fondamentale per migliorare il processo.61 http://dati.comune.bologna.it/progetto 36
    • ConclusioniOggi viviamo in un’epoca in cui siamo investiti da un’enorme quantità diinformazioni, di notizie e abbiamo la possibilità di condividere il nostro bagagliodi conoscenze con una platea globale grazie all’uso di Internet. Come cittadini,possiamo partecipare alla definizione delle politiche pubbliche e vigilare sullescelte dei Governi. La comunicazione, l’accessibilità e la trasparenza sono ipilastri su cui si fonda questo sistema. L’Open Government Data è un paradigmadi quella che comunemente viene definita la “società dell’informazione” e dalquale non si può prescindere se si vuole perseguire l’obiettivo dell’innovazione.Nel libro intitolato “Democratizing Innovation”, Eric Von Hippel sostiene che“gli utilizzatori di prodotti e servizi, sia imprese che consumatori, sono sempre piùcapaci di innovare per sé stessi”62. Ciò significa che la circolazione e la fruizionedel sapere sono alla portata di tutti ed alimentano la “cultura del dono” (quandoc’è abbondanza di un bene è più facile che questo venga distribuitogratuitamente). In questo contesto, allora, quale ruolo svolge la PubblicaAmministrazione? All’Ente pubblico viene richiesto di fare sempre di più emeglio, ma con meno risorse a disposizione rispetto al passato. Per gestire ibisogni dei cittadini e garantire livelli adeguati di servizio è necessario avere unastrategia coerente e comprensibile. L’Open Data, in questo senso, comporta uncambio di prospettiva perché obbliga a: 1) modificare i sistemi informativi (Linked Open Data, Big Data, ecc.); 2) ripensare i propri modelli organizzativi; 3) tenere conto delle logiche di mercato (competizione); 4) ricostruire le relazioni tra PA e società civile63.In base agli esempi presi in considerazione, tra cui la sperimentazione del portalegeocartografico del Trentino, possiamo affermare con certezza che non bastaavere delle norme chiare per far sì che l’Open Data trovi applicazione all’internodelle strutture. Quello che conta maggiormente è, in primo luogo, una forte spintapolitica associata alla capacità di fornire un quadro metodologico di riferimento.La lezione che abbiamo imparato può essere riassunta con le parole di Giovanni62 Von Hippel E., Democratizing Innovation, MIT Press Book, 2005.63 Benussi L., Dati di tipo aperto: cosa cambia con la nuova agenda digitale italiana,Roma, 25/10/2012. 37
    • Menduni, funzionario del Comune di Firenze che ha collaborato alla realizzazionedel portale dati.comune.firenze.it: “Non basta aprire qualche cassetto e tirare sudue dati in una pagina web (più o meno carina) per fare Open Data. Il lavoro, noil’abbiamo sperimentato in due anni sulla nostra pelle, è soprattutto interno.Pubblicare vuol dire avere una filiera di lavorazione che garantisca il cicloproduzione, esposizione, manutenzione, aggiornamento e riuso…Quindi nuoviprofili di responsabilità dove ogni funzionario titolare di un dato garantisce ilpiccolo tassello certificato di un grande bene di tutti. Questa cosa sembrarelativamente facile ma, al contrario, comporta l’abbattimento di un bel po’ disteccati (e condizionamenti) culturali e organizzativi. Il dato nel cassetto, sulquale solo noi sappiamo mettere le mani, è una tentazione fortissima alla qualeben pochi sanno resistere. Servono regole e servono presto. Ma, soprattutto, civuole un’inversione dei termini del problema. I dati prodotti o processati dentrouna PA, per poter esistere, devono essere intrinsecamente pubblici e aperti.Quindi devono soddisfare i requisiti di qualità che ne garantiscano pienamente lemolteplici funzioni nei confronti della comunità. Devono insomma essere open,anche nella metadatazione, prima ancora di essere pensati, prodotti ed esposti.Questo requisito, lo ripetiamo, va intercettato già alla produzione e non deveessere frutto di successive bonifiche o adattamenti. Open non è dunque la buonavolontà di una singola amministrazione, per quanto virtuosa, ma un modo diprogrammare il lavoro”64.64 Menduni G., Open Data tra regole e sviluppo, Agenda digitale italiana, Ideascale,2012. http://adi.ideascale.com/a/dtd/open-data-tra-regole-e-sviluppo/127165-18808 38
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