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Ragazzi di bottega
 

Ragazzi di bottega

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    Ragazzi di bottega Ragazzi di bottega Presentation Transcript

    • Scuola Primaria di Monchio delle Cortianno scolastico 2012 – 13Progetto realizzato in collaborazione con l’Ente Parco dei Cento Laghi
    • “Da cosa nascecosa”ragazzi di bottega
    • Abbiamo fatto un salto nel passato per renderci conto di quanto e di comelhomo habilis, luomo costruttore, in ogni tempo abbia dato prova della suaintelligenza: luomo tecnologico capace di modificare, trasformare oggetti,abitudini, stili di vita.Nella realtà dei nostri paesi e delle famiglie sono ancora vivi i ricordi esignificative le testimonianze di questi “ragazzi di bottega”.Gli oggetti hanno subito trasformazioni, sono segni concreti della storia, delprogresso e dellevoluzione.Il vecchio e il nuovo, il passato e il presente come premesse per il futuro.Abbiamo scelto, tra ciò che poteva essere argomento di riflessione, i bisogniprincipali e la cura della persona.La storia del pane e del bucato, dunque, sono stati gli argomenti da cui ricavaretestimonianze e vissuti.Costruire, realizzare a mano o con laiuto delle macchine azioni complesserestano sempre le migliori espressioni delluomo in ogni tempo.La bottega artigianale, oggi come ieri, è luogo magico dove nascono cose belle,utili e importanti.Anche il bambino è artigiano del suo divertimento, è inventore dei suoi giocattolicostruiti con materiali di fortuna e che sono espressione della sua creatività edella sua fantasia.Le insegnanti
    • “CANAPINO”Parole - chiave:canapa, raccolta,gramla, canavòj,fibre, aspa, fuso,rocca, telaio,navicella, ordito...Della canapa la raccoltasi fa ancora come una volta,si raccoglie a Bazzanopoi si tesse tutto a mano.Liberati i canavòjci restano le fibre,asciugate e pettinatele parti buone son salvate.Della rocca e del fusola signora fa buon uso,ogni filo è intrecciatocon esperienza lavorato.Prima a destra e poi a manca,la navicella mai si stanca,or l’ordito s’è formatoRaffaella ha ben lavorato!
    • La lavorazione della canapaI semi di canapa si interravano in primavera, lepiantine crescevano anche un metro e mezzo; quandoavevano raggiunto questa altezza venivano tagliate, silegavano a fasci e si mettevano a macerare perquaranta giorni in buche piene dacqua scavate nelcampo. Per aiutare la macerazione, si mettevano deisassi sopra i fasci per farli stare sottacqua. Venivanopoi stesi ad asciugare e, una volta secchi, si liberavanodalla spoglia con un attrezzo chiamato "gramla“. Perrenderli più sottile, venivano filati e avvolti in ungomitolo da uno strumento di legno detto "aspa“.Seduta a un grande telaio, costruito artigianalmente,la tessitrice sapientemente otteneva delle tele chevenivano usate per fare lenzuola e asciugamani.
    • A Currada……il mulino
    • Testimonianza di un nonno“Nelle aie si stendeva lo sterco di muccache seccava chiudendo le fessure fra isassi.Sopra vi si stendevano i covoni.Veniva anche la macchina da battere, il“fogon”.In quei giorni c’era festa grande.Tutte le persone si radunavano nelle aie esi aiutavano l’un l’altra: con le forchebisognava accatastare gli steli del granoda usare come paglia nelle stalle durantel’inverno.Il primo pasto per le mucche era fieno,poi paglia.Sul lastricato si stendevano coperte elenzuola vecchie per raccogliere il grano“pulito “.Venivano i “Toschi” a dorso d’asino con gli“scorbei” (ceste) carichi di fichi e unascodella di grano si scambiava con unascodella di frutti.Il grano si lasciava disteso sulle aie circadieci giorni a seccare bene, quindi venivamesso nei sacchi che portavamo al mulinoda “Pelèt” alla Trincera a farlo macinare”.
    • Con la scuola siamo andati a vedere il mulino diCurrada.Appena arrivati abbiamo fatto le presentazionipoi il signor Gandini ci ha fatto toccare ilfrumento, era una bella sensazione sentire ilgrano nelle mani.Ci ha spiegato che una volta i chicchi della spigaerano di meno e più piccoli, poi i contadini lohanno migliorato incrociando delle specie.Questo mulino si trova in una casache di fuori sembra nuova, maquando si entra di sotto si capisceche è molto vecchia dai pavimentidi mattoni cotti, dalle porte edalle pareti impolverate di farina.
    • Il fiumeIl fiume Enzagià scorreva con potenza.Nel suo letto tanto grandepassava i boschi e poi le lande.Portava sassi, fogliamee anche pesante legname.Nel suo corso ininterrottogalleggiava un tronco rotto.Formava ghiaia e sabbia fineper le case e le cantine.Con quell’acqua a tutta forzal’energia mai non si smorza.Porta l’acqua nel canaleche gran forza dà alle pale!
    • Il genero del mugnaio ci ha fatto vedere unbellissimo disegno che rappresenta gliingranaggi del mulino e le diverse parti che locompongono.Peccato che il mulino non fosse in funzione, mail fango, portato dalle alluvioni, aveva intasatola gora.Questo tubo porta l’acqua dentro il mulino e la forza dell’acqua famuovere gli ingranaggi che a loro volta fanno girare le macine.
    • Questo mulino ha la mola di sotto “fissa” .In altri mulini la macina di sotto si muovemolto lentamente.Fra le due macine scende leggera la farina.Ci sono diversi tipi di macine: per il grano,per il mais, per le castagne...Le macine ogni tanto vanno pulite: ci hannofatto vedere un attrezzo (argano) persollevarle; si spazzolano e a volte bisognaanche approfondire i solchi consumati con unoscalpello.Davanti alle macine c’era una tendina, ilmugnaio ci ha detto che durante lamacinazione lui tira la tendina perché “lafarina è timida”.Una volta i sacchi di frumento venivanoportati a spalla in alto dentro latramoggia, oggi c’è una pompa che aspirai chicchi e li porta su.
    • Dentro il mulino c’erano oggetti tutti infarinati: setacci, palette euna bilancia per pesare i sacchi che si chiama bascula, lì accantoc’erano anche i pesi.
    • Uno alla volta ci hanno fatto salireper vedere il grano dentro latramoggia. Non vedevo l’ora chearrivasse il mio turno.Anche nel Comune di Monchio c’erano tantimulini, purtroppo non sono più in funzione. Alcunisono stati trasformati in abitazioni, altri sonoabbandonati. Quello della Trincera è abbastanzavicino alla scuola e al torrente dove d’estateandiamo a fare il bagno, ci sono tante cascate eio mi diverto ad andarci sotto.
    • Il macinino del caffèAbbiamo pensato che il macinino del caffè funziona come un piccolo mulino. Cambia la forza che lo fagirare: nel mulino è quella dell’acqua, nel macinino è quella muscolare. La forza fa comunque girare degliingranaggi che riducono in polvere dei semi!Storia del macininoTanto tempo fa la pianta del caffè non esisteva in Europa. L’abbiamo conosciuta soltanto dopo lascoperta dell’America. Per ottenere una bevanda con i suoi semi occorre macinarli. Il primo a inventareil macinino fu un fabbro inglese. Molto tempo dopo è stato creato il macinino elettrico.Al giorno d’oggi solo i bar macinano il caffè all’istante, nelle case le nostre mamme utilizzano caffè giàmacinato. Nelle cucine delle nostre nonne, però, spesso sono in bella mostra i vecchi macinini, chetestimoniano il passato e alcuni esemplari sono proprio belli, come questi di Antonia….
    • “Sono un macinino da caffè a forma di scatola. Davantiho un cassettino estraibile dove scende il caffè macinato.Sono di legno, alcuni miei amici invece sono di metallo.Nella parte in alto sono scavato e in quel buco mi mettono ichicchi di caffè. Io li macino con un ingranaggio e litrituro, ma qualcuno deve girare la mia manovella. Sonostato fatto a mano da un sapiente falegname. Cigolo un po’perché la mia rotella gira e gratta”.“Io sono il tosta - orzo, sono tutto di ferro perché mi mettevano sulla stufa. Sono unapentola molto bassa con il coperchio sigillato, ho solo una finestrina che si apre e si chiude permettere e togliere l’orzo. All’interno la mia paletta, girata all’esterno da una manovella,mescola i semi così non bruciano. Ho il manico molto lungo per non scottare”.
    • Vicino ai mulini spesso c’erala “gora”, un laghetto perraccogliere l’acqua, che cosìacquistava maggiore potenzadi caduta. Questa gora eraspesso utilizzata dallemassaie per risciacquare ilbucato “grosso” (lenzuola).Una nonna racconta……“mi mettevo un cappello per ripararmidal sole e mi portavo uno straccio damettere sotto le ginocchia per nonsentire i sassi. Portavo i panni da lavarein una cesta che appoggiavo sul capo.Prima di tornare a casa si cercava difar asciugare i panni stesi sull’erbaperché pesassero di meno.Intanto noi donne cantavamo persentire meno la fatica”.
    • IL BUCATO A MANOI panni venivano sgrassati in casa con unsapone speciale: soda caustica e cotichedi maiale bollite. Li mettevano poi dentroa un bigoncio (soj) di legno (più tardi dialluminio), che in fondo aveva in buco perlo scolo dell’acqua. Sul bigoncio venivastesa una tela di juta o canapa chefaceva da filtro alla cenere e all’acquabollente che vi si versavano sopra.L’acqua di cenere (ramm) venivautilizzata anche per lavarsi i capelli, lirendeva lucidissimi!Dopo averlo sciacquato nella gora, neltorrente oppure nel lavatoio del paese,e asciugato, il bucato veniva stirato.Questa operazione era compiuta sultavolo della cucina sopra una coperta dilana con un ferro che conteneva al suointerno la brace tolta dalla stufa.
    • Nel 1677 fu inventatoun sistema per lavare ipanni, o piuttosto persciacquarli. Si trattavadi un cestello dicordame che venivafatto ruotare a manosotto un getto d’acqua.Nel 1874 un americanocostruì una lavatrice perfare un regalo a sua moglie.Si trattava di un barile dilegno riempito con acquacalda saponata. I pannivenivano scossi da un assedotato di lunghi pioli, che simuoveva manualmente inalto e in basso. Unostrizzatore, inventato nel1861, è stato poi aggiuntoalla lavatrice.Nel 1860 esisteva unalavabiancheria costituita da unagabbia ottagonale in legno (nellaquale venivano messi i panni dalavare), inserita in una scatola piùgrande, sempre in legno, riempitacon acqua e sapone. Una manovellafaceva quindi ruotare la scatolapiù piccola.Piccola storiadella lavatriceVerso il 1900 le vasche di metallohanno sostituito quelle di legno. Lecinghie di azionamento hanno resopossibile luso dei motori inizialmentea benzina o a vapore finoall’introduzione del motore elettrico.
    • A Monchio……il forno
    • Il sei dicembre, eravamo andati al forno.Il fornaio Aurelio ci ha spiegato come si fa il pane:si versa l’acqua sul fondo della macchina, poi si aggiungonola farina, il lievito e il sale.Si accende la macchina che impasta e si lascia lavorare.
    • Poi ci ha fatto vedere i diversi tipi di impastatrice.Serve per gliimpastimorbidissimicome il panettoneServe per gli impastiduri come lefocacce, le micchebianche o nere.Serve per gliimpasti molli comefiloni e rosette.
    • Per fare le rosette, Aureliousa questo attrezzo particolare.Dopo aver dato le varie forme all’impasto, Aurelio lemette tutte in fila su dei ripiani e poi le inforna. Ilforno deve essere a una temperatura di 350°. Il fornofunziona a gasolio. Collegato al forno c’è un tubo chetrasporta l’acqua e un vaporizzatore crea un caloreumido che evita al pane di diventare troppo secco.IL RINFRESCO DEL LIEVITOAlle sette del pomeriggio circa si fa il rinfresco del lievito: dell’impastousato per fare il pane, ne viene lasciata una parte alla quale si aggiungonoaltro sale, acqua e farina.
    • Testimonianza di una nonna“Un tempo……il pane si faceva in casa. Nei paesi c’eranodiversi forni che servivano a più famiglie.Oggi solo qualcuno conserva la tradizione. AMonchio esisteva un forno a legna che servivamolte persone: era il forno di “Baldo”. Neglianni ’50 è stato aperto quello in piazza cheora è gestito dalla famiglia Fortini.Il forno si puliva con lo “spazzone”: unbastone con dei cenci sulla punta. Si bagnavail forno. Era caldo quando i mattonirefrattari diventavano bianchi. Davantiall’imboccatura si accendeva la “fogada” perfar crescere di più il pane e perché fosse piùcotto”.
    • A Vecciatica……il falegname
    • Oggi siamo andati a Vecciatica a trovare il falegname. Si chiamaGiampiero ed è molto simpatico e molto istruttivo. La maestra Paola hadisegnato Pinocchio su un pezzo di legno e lui lo ha intagliato con loscalpello, poi Filippo ha fatto il Grillo Parlante. Io ho fatto la scarpa diCenerentola. Abbiamo mangiato la torta al cioccolato e la moglie diGiampiero ci ha offerto anche il succo di frutta. Siamo tornati in classee abbiamo mangiato il pranzo al sacco perché fuori fa molto freddo,infatti stanotte è nevicato!
    • Il nostro GeppettoCome Geppetto nella bottegaanche Giampiero del tempo impiegaa costruire un bel burattinocon un pezzo di legno di pino…Ma aspetta un momento: quello è Pinocchio,con un bel “buč” al posto dell’occhio!I suoi attrezzi ci ha fatto provaree abbiam persino imparato a piallare.Nella bottega polverosalui lavora senza posa…Filippo ha pensato…e così ha disegnatoun grillo parlantetutto pimpante!
    • La maestra ha disegnatoPinocchio su un pezzo dilegno.Giampiero lo ha ritagliatocon il bindello.Alla fine ha fatto il suomarchio a fuoco sulretro.Anche noi abbiamo intagliato il legno con gliscalpelli.Io ho fatto una mela.Il falegname ci ha fatto vedere tutti i suoiattrezzi e le sue macchine.C’era anche una macchina che serve per piegarele punte della sega del bindello.C’era l’incudine e io e Matteo abbiamo fatto imaniscalchi con un martello e un pezzo di ferro.
    • Testimonianza di un nonno“Il falegname del passato lavorava tutto amano. Quando si trattava di lavoripesanti, come fare portoni o armadi,bisognava mandare giù grosse viti, chedovevano penetrare profondamente nellegno, con il cacciavite a mano. E finché sitrattava di legno di abete poteva anchepassare, ma quando si trattava dicastagno, noce o quercia bisognavamettercela tutta, specie se le viti eranogrosse e lunghe. Di sudore ne colavaparecchio! L’attrezzatura era compostada strumenti per segare, piallare,ridurre, misurare e tracciare, forare erifinire. Avevo, ricordo, la matita rossa eblu sull’orecchio che mi serviva per lamisure. Non mancava il banco da lavoro,lungo e pesante con ai lati le morse perpoter stringere e tener fermo il legno dalavorare.Gli strumenti da lavoro dovevano esseremantenuti in perfetto stato, venivanoaffilati con una pietra abrasiva; i dentidelle seghe con lime triangolari”.
    • Anche i bambini……piccoli artigiani
    • La pirlàca“Eravamo veri e proprigiocolieri, riuscivamo a fargirare trottole in ogni luogo.Forse meno bravi sui libri,ma lo stesso molto invidiatiper le nostre abilità. Latrottola, una volta lanciata,riusciva a girare sulle mani,sulle ginocchia e sulla puntadelle scarpe. Alla domenica,molto spesso, nelle primeore del pomeriggio, primadella dottrina, ci si davaappuntamento sul sagratodella chiesa per assisterealle esibizioni dei ragazzipiù bravi”.Il trattorino di Giacomo“Mio papà aveva costruito un trattorinocon un rocchetto di legno. Le ruoteerano bucate perché vi passava dentroun elastico bloccato al di fuori di ognunadelle ruote. Sopra l’altra ruota avevamesso un tappo fatto di candela ebucato da cui usciva l’elastico che siattorcigliava all’estremità di un chiodo.Facendo girare il chiodo con la mano,l’elastico si attorcigliava e si srotolavalentamente facendo così scivolare ilrocchetto – carretto sul pavimento”.La macchinina“Quando la nonna avevafinito il filo per cucire siutilizzavano i rocchettiinsieme a una tavoletta percostruire una macchinina”.
    • Il carretto“Uno dei giochi preferiti dalla miamamma era quello di costruire insieme aicugini dei carretti in legno persfrecciare nelle strade in discesa delpaese. Con assi di legno costruivano ilpianale e come ruote utilizzavano deicuscinetti a sfera che portava loro lo zioVittorio. Il volante era una corda legataalle estremità delle ruote e i freni erano…le suole delle scarpe!!!”.La slitta“Per costruire la slitta avevamo bisognodell’aiuto di un adulto. La cosa difficile erarealizzare in legno i due sci che andavano fissatinella parte inferiore. A volte si mettevanoaddirittura dei tondini di ferro e allora sullaneve si volava!”.I cerchi di ferro“Un altro bellissimo gioco di movimento eracorrere per le strade guidando con un bastoneun cerchio di metallo, riciclato da una vecchiabotticella”.
    • La fionda“Un gioco che i maschi sicostruivano spesso era la fionda.Con quella lanciavano sassi aibarattoli e purtroppo anche agliuccellini, a volte poi si rompevaqualche vetro… e allora eranoguai! Si utilizzava un ramobiforcuto, alle due estremitàvenivano fissati due pezzi dicamere d’aria di biciclette. Ametà elastico era fissato unpezzo di pelle ricavato da scarpevecchie, lì si metteva il sasso, sitendeva l’elastico e si lanciava”.L’arco“Per giocare agli indiani, si realizzavano archi e frecce.Bisognava scegliere un ramo di nocciolo e alle sueestremità si fissava uno spago ben teso. Come frecce sicercavano piccoli bastoncini i più dritti possibile.Per completare il gioco si faceva un copricapo di foglie dicastagno con una foglia – penna rivolta verso l’alto”.
    • A Monchio……la centrale a biomassa
    • Siamo andati allaCentrale a biomassa eci hanno fatto vedereun buco dove c’era ilfuoco.C’era una macchina“mangia – legna” cheportava il calore nellenostre case e poi siamoandati nel “cippato”.
    • La centrale a biomassa si trova vicino allascuola.Fornisce il riscaldamento agli edifici pubblicidi Monchio e ad alcune abitazioni.E’ stata costruita da poco tempo per bruciareun combustibile naturale e per tenere puliti iboschi. Infatti sotto una tettoia c’è un grandemagazzino di “cippato”, che è legnasminuzzata dalla macchina cippatrice. Questalegna è costituita dalle ramaglie che altrimentiresterebbero a sporcare i boschi.Il tecnico comunale, che si chiama Sara, ci haspiegato che dal magazzino il “cippato” vienetrasferito in una grande vasca e da qui unnastro trasportatore lo porta fino alla caldaiaquando ne ha bisogno.Lo abbiamo visto in funzione: il rullo giravalentamente e faceva un rumore forte.Livio ci ha raccontato che delle volte ilmeccanismo si interrompe e allora gli arriva unsms e, anche se è notte, deve correre ametterlo a posto.
    • Questa è la grandecaldaia che serve perbruciare il “cippato”.Accanto c’è unaltro macchinarioche trasforma ilcalore prodottoin eccesso inenergia elettrica.
    • A Cozzanello……i pannelli solari
    • Siamo andati a Cozzanello a vederei pannelli solari, erano 4320, ederano grandissimi, sembravano leonde del mare!I pannelli assorbono i raggi del solee trasformano il loro calore inenergia elettrica.Questi pannelli ne producono molta,che viene immessa nella rete. E’considerata un’energia pulita perchénon ci sono immissioni di fuminell’atmosfera.
    • Livio ci ha fatto vedereche c’erano delletelecamere e noi dovevamofare delle facce buffe edentro c’era un computerdove c’era scritto“allarme”.
    • Strada facendo…
    • Lungo la salita c’erano tantissimi fioricoloratissimi, alcuni si potevano mangiare.C’era un prato enorme con mille profumi e lamenta, sotto i pannelli, aveva dellefoglie gigantesche.
    • Siamo andati vicino a una chiesetta cheaveva le sbarre alle finestre, quattrocampane grosse e anche una “casettapiccola” con dentro Maria che tiene inbraccio il Bambino: si chiama “maestà”.
    • Ci siamo fermati al Ponte di Lugagnano.Il ponte è a forma di arco, sopra c’èscolpita la Madonna del Rosario, era moltogrande, tutta bianca, aveva un bel vestito,la collana bianca (rosario), un bel sorriso.La Madonna è pacifica.
    • Gli alunni e le insegnantiAnna Lazzari Marzia GuatteriFilippo Mavilla Loretta ViciniTommaso Mavilla Paola ZanottiMatteo CatellaniLuna FortiniMattia GiorginiAurora Lazzari ringraziano tutte le personeSofia Lazzari che hanno contribuito allaAttilio Lutero realizzazione di questaLorenzo Rossi ricerca.Susanna SantucciFilippo VincettiClarissa ZanniAlessandro GallassiSofia RicciNicolò RighiVeronica ViciniPietro CatellaniAngelica GallassiGiorgio NegriFINE