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Report truffe assicurative

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  • 1. Report a cura di Maurizio De Dominicis Truffe assicurative in Italia: Analisi socio economica e possibili rimedi. www.thinkthanks.it
  • 2. A Leonardo: Il sorriso di un figlio vale più di tutte le paure di un papà. Se mi voltassi indietro rifarei la cosa più bella….metterti al mondo. Ogni giorno scopro qualcosa di te: mi ami, mi sfidi e io comprendo e perdono. Perdonami tu, pero, se a volte non sono ciò che vorresti. Ce la metto tutta, ma non sono perfetto, nessuno lo è. Cio che e perfetto e il mio amore per te: IO TI AMERO’SEMPRE... MDD 2
  • 3. Indice 1. Introduzione 2. Un quadro comparativo 3. Il fenomeno in Italia 4. Mezzogiorno, truffe e Criminalità organizzata? 5. Asimmetrie informative e moral hazard 6. Gli interventi di contrasto e il D.L. 145 7. Che cos'è lo scoperto? 8. Ultimo aggiornamento IVASS 9. Conclusioni 10. Postfazione del curatore Maurizio De Dominicis 3
  • 4. 1. Introduzione Il business assicurativo in Italia è costretto a fronteggiarsi con un numero sempre più frequente di frodi, stando ai dati diffusi dalle associazioni di categoria e dai più importanti istituti di ricerca nazionali. Il fenomeno interessa, in particolare, molte aree del Mezzogiorno e obbliga sempre più spesso le compagnie assicurative a “chiudere a tamburo battente”. Una decisione imposta, dunque, che si scontra con la necessità di garantire il servizio offerto, con gli obblighi contrattuali assunti e con le disposizioni di legge che impongono ai cittadini una copertura assicurativa. Ne consegue una traslazione dell’attività agli agenti, che si occupano, così, di gestire il portafoglio clienti per altri 15-16 mesi in attesa di nuova collocazione”1. Le compagnie assicurative, dunque, non possono fare altro che aumentare le tariffe e bloccare gli sconti promozionali delle agenzie. Diretta conseguenza di tali scelte è una disdetta massiva e, quindi, la chiusura definitiva di molte sedi assicurative. La ricerca verso possibili soluzioni sembra sempre più complessa ed è resa ulteriormente difficile dalla scarsa efficacia delle procedure di vigilanza che non controllano adeguatamente l’entità e la gravità dei sinistri. Di contro le compagnie proseguono nella loro – in parte silenziosa – fuga. Nell'agosto del 2010, a titolo di esempio, Ina Assitalia ha diramato una circolare destinata alle proprie agenzie pugliesi, calabre e campane. Nel documento, si legge, “l’andamento complessivo dell’Agenzia generale viene seriamente compromesso a causa dei margini fortemente negativi espressi dai portafogli gestiti da alcuni produttori”2. Su questi portafogli sono stati, successivamente, predisposti una serie di interventi, volti a migliorarne le condizioni di redditività. Il presidente di Ania, Associazione nazionale fra le Imprese Assicuratrici, Aldo Minucci, afferma che la copertura assicurativa interessa 43,5 milioni di veicoli, con il risarcimento di 3,7 milioni di sinistri (per un valore complessivo di 15 miliardi di euro), mentre in Francia i veicoli assicurati sono 39,4 milioni, con 1,7 milioni di 4 1 MANCUSO D., 2012, Sud_Europa, n. 46. 2 La Repubblica, 2 agosto 2010.
  • 5. sinistri risarciti, per un valore complessivo di 6,5 miliardi di euro. Il fenomeno raggiunge picchi particolarmente rilevanti in Italia meridionale, sia per numero di sinistri, sia per i costi elevati dei risarcimenti dei danni. L’Ania auspica un intervento degli organi centrali dello Stato per la creazione di un'agenzia pubblica per l'accertamento e il contrasto delle frodi assicurative, con il supporto economico delle imprese del settore assicurativo, che non vuol gravare sul bilancio dello Stato, soprattutto in un’epoca in cui la parola “tagli” è all’ordine del giorno per supportare le difficili condizioni del contesto sociale. Il fenomeno delle frodi assicurative ha ripercussioni su tutti gli assicurati, dal momento che la compagnia si troverà costretta a rivalersi sui suoi clienti indistintamente pur di non fallire; si genera, così, un circolo vizioso che provoca continue esternalità negative sul sistema imprenditoriale e sulle famiglie a vantaggio esclusivo di coloro che organizzano, mettono in piedi e portano avanti comportamenti fraudolenti. In questo contributo si tenterà di approfondire il tema delle speculazioni ai danni delle compagnie assicurative, con particolare attenzione ai rimedi, nazionali e internazionali, che la teoria3 e la pratica economica hanno previsto e prevedono al fine di arginare il problema. 5 3 CUOCCI V., Dall'assicurazione obbligatoria RC auto alla no-fault insurance. Uno studio comparativo dei sistemi di traffic accident compensation, vol. 44, Giuffrè Editore, 2013.
  • 6. 2. Un quadro comparativo Le frodi assicurative sono un fenomeno riferibile a ciascun tipo di assicurazione: possono manifestarsi sin dalla sottoscrizione del contratto e non solo in fase di presentazione di richieste di indennizzi alla compagnia. La truffa può avere inizio allorché si forniscano false informazioni all’atto della sottoscrizione di una polizza, nel momento in cui si simula un evento degno di intervento di indennizzo o nelle occasioni in cui si tende ad ingigantire le conseguenze dello stesso. A frodare, però, non è solo il sottoscrittore della polizza assicurativa, ma anche un soggetto terzo, sia nel caso in cui ci siano vere e proprie organizzazioni dietro la simulazione di eventi, sia nelle occasioni in cui si manifestino comportamenti opportunistici in presenza di reali accadimenti rientranti nell’oggetto dei contratti assicurativi. Il quadro evidenziato di ricercatori, dalla cronaca e dai report delle stesse compagnie assicurative è ricco di esempi, talvolta clamorosi, di comportamenti sleali, volti all’ottenimento di benefici non dovuti a danno delle compagnie assicurative o di altri contraenti. Talvolta le esperienze internazionali ci forniscono delle esemplificazioni di frodi assicurative, che si installano tra il comico e l’incredibile e che vanno dai danni a passeggeri mai esistiti in autovetture coinvolte in incidenti, a morti mai avvenute. Di seguito alcuni esempi forniti dalle associazioni delle compagnie assicurative: Nel Regno Unito un uomo ha finto la sua morte per annegamento. Una volta rintracciato a Panama, dove viveva con sua moglie grazie alle somme riscosse da quest’ultima per un’assicurazione sulla vita, entrambi sono stati arrestati e condannati a vari anni di reclusione. In Slovenia tre uomini hanno sottoscritto più polizze assicurative sulla loro vita e per infortuni, prima di recarsi in Canada dove hanno messo in scena una serie di incidenti automobilistici. Una volta scoperti, sono stati costretti a restituire non solo le somme ricevute dalle diverse compagnie assicurative, bensì anche le spese sostenute dalle stesse compagnie nelle attività di accertamento degli eventi accaduti. 6
  • 7. In Francia un famoso chirurgo ha fatto richiesta di risarcimento danni dopo un incidente con gli sci, dovuto ad un fuoripista. Vista la mancata copertura da parte della sua polizza, ha deciso di riproporre la richiesta, incolpando un altro sciatore. L’attività investigativa della compagnia assicurativa ha fatto emergere quanto accaduto e ha negato l’erogazione delle somme richieste per l’infortunio subito. In Pennsylvania undici persone hanno avanzato richiesta di risarcimento danni durante un viaggio in un autobus del servizio di trasporto pubblico locale. Le indagini hanno mostrato che l’incidente non era mai avvenuto e che, per giunta, l’autobus negli orari indicati stesse viaggiando senza passeggeri a bordo. In Florida il proprietario di una imbarcazione ha provato ad esercitare i propri diritti su una “assicurazione vita” per sua moglie, adducendo la morte della stessa per annegamento in seguito ad una tempesta. I dati raccolti dalla compagnia assicurativa hanno mostrato che non c’è stata alcuna tempesta nel periodo indicato e che il corpo della donna non è mai stato ritrovato. La definizione più diffusa di frode, consiste “nell’esito possibile di una fattispecie di asimmetria informativa”4. L’ottica fornita, invece, dal codice penale5 inquadra la frode assicurativa tra i delitti contro il patrimonio e la definisce come l’azione di chi “distrugge, disperde, deteriora od occulta cose di sua proprietà, falsifica o altera una polizza o la documentazione richiesta per la stipulazione di un contratto di assicurazione” per poterne trarre un vantaggio diretto o per altro soggetto, nell’ambito di un contratto assicurativo. La frode rientra, dunque, in una serie di comportamenti che vengono fatti risalire al concetto di asimmetria informativa6, il cui manifestarsi porta al fallimento di 7 4 BUZZACCHI L. - SIRI M., «Crisi, efficienza ed equità nel mercato dell’assicurazione obbligatoria RC Auto», intervento all’Incontro su Antitrust e Regolazione, Milano 22 giu., 2001. 5 Art. 642. 6 PORRINI D., Frodi nell'assicurazione RC Auto: analisi economica e possibili rimedi. Rivista di Politica Economica, 92(3/4), 2002, pp.109-138.
  • 8. mercato, come dimostrato da autorevoli studiosi, premiati con il Nobel a inizio secolo7. Nell’ambito dello spazio definitorio dell’asimmetria informativa si intagliano l’adverse selection e il moral hazard. Nella prima fattispecie il processo di selezione di un contraente ha luogo sulla base di un set di informazioni non completo, che non conduce alla corretta stima delle caratteristiche di rischiosità. Nel secondo caso, invece, gli individui pongono in essere delle azioni che, non essendo osservabili dalle controparti, hanno effetto sul livello di rischio manifestatosi. In entrambe le ipotesi, in sintesi, ciò che manca è la completezza delle informazioni, il cui supporto avrebbe consentito di stimare correttamente il livello di rischiosità di un contraente o di verificare la veridicità delle azioni realizzate dai sottoscrittori delle polizze. Le due sopramenzionate modalità di inquadramento della frode assicurativa consentono di categorizzare8 la frode in quattro diverse tipologie di azioni sottostanti: - da configurazione contrattuale: il soggetto fornisce informazioni mendaci, o quantomeno incomplete, per intervenire a proprio vantaggio sull’inquadramento del livello di rischiosità; - da rappresentazione del sinistro: l’attore dichiara un accadimento in maniera diversa da quanto manifestatosi nella realtà per ottenere un beneficio non dovuto; - da simulazione del sinistro: il soggetto favorisce il verificarsi di un accadimento nella realtà, per appropriarsi in maniera indebita di un beneficio; - da sfruttamento di un sinistro: l’attore pone in essere dei comportamenti tali per cui il danno emerge con maggior rilevanza rispetto a quanto accaduto nella 8 7 "The Sveriges Riksbank Prize in Economic Sciences in Memory of Alfred Nobel 2001", Nobel prize in Economics to Akerlof, G., Spence, M., Stiglitz, J. E. for their “analyses of markets with asymmetric information”. Nobelprize.org. Nobel Media AB 2013. 8 CHIAPPORI P.A., «Asymmetric Information in Automobile Insurance: an Overview», in DIONNE G. e LABERGE-NADEAU C. (a cura di), Automobile Insurance: Road Safety, New Drivers, Risks, Insurance Fraud, and Regulation, Kluwer, Boston, 1998, pp. 1-12.
  • 9. realtà, al fine di accrescere il beneficio che riceverà in virtù del contratto in essere. I comportamenti fraudolenti sopra descritti operano a danno delle compagnie assicurative senza distinzione di localizzazione, sebbene l’incidenza varia da paese a paese in virtù delle diverse tipologie di contratto sottoscritte. Il panorama europeo presenta un’incidenza delle frodi pari a circa il 10%9 in termini di media complessiva e senza tener conto delle diverse modalità contrattuali. La ricerca realizzata dalla Federazione Europea delle Compagnie Assicurative ha mostrato i seguenti risultati per gli ultimi anni: Paese Caratteristiche rilevanti Quantificazione Regno Unito Aumento del numero di frodi scoperte +7%; circa 3.000 frodi a settimana Germania Forte rilevanza delle frodi su smartphones e tablet danneggiati o sottratti 50% dei casi rilevati rappresentano frode Svezia Danneggiamento autovetture per incendi In media un incendio fraudolento al giorno; complessivamente oltre il 10% di frodi Francia Forte incremento delle frodi individuate Sono salite a circa 100 le frodi giornaliere Finlandia Diffusione delle frodi in aumento del 25% Oltre una persona su quattro è a conoscenza di un evento fraudolento segnalato Tabella 1: Alcune caratteristiche dei fenomeni fraudolenti in Europa (fonte: Insurance Europe Report 2013) I dati sopra presentati sono solo alcuni tra i più rilevanti in Europa, ma consentono di mostrare come il trend di frodi assicurative sia in costante crescita e, inoltre, rappresenti un fenomeno variegato e connesso a molteplici modalità di azione. La diversità di azione comporta anche il coinvolgimento di numerosi soggetti, sia tra coloro che organizzano le azioni fraudolente, sia tra i soggetti impegnati nella lotta a 9 9 Insurance Europe, Report 2013 on Fraud
  • 10. tale dilagante fenomeno. In particolare, gli studiosi del settore10 hanno distinto due concetti rilevanti: lo script e il network. Il primo consiste in tutto ciò che è necessario per commettere una frode, vale a dire una serie di azioni propedeutiche alla commissione delle azioni che portano al sorgere di un beneficio non dovuto. Questi “piani d’azione” sono uno strumento anche per i soggetti che mirano a prevenire tali attività, in quanto consentono di ricostruire gli attori coinvolti in tale organizzazione e le variabili che favoriscono il riconoscimento di indennizzi liquidabili e indennizzi da etichettare come frutto di fraudolenza. Il secondo dei concetti richiamati in precedenza è il network, che racchiude tutti i soggetti direttamente e indirettamente coinvolti nelle azioni fraudolente, sia tra coloro che pianificano o realizzano le azioni, sia tra coloro che, per contro, si adoperano per combattere tale fenomenologia. In dettaglio, si fa riferimento ai soggetti che organizzano le attività in questione e mettono a punto veri e propri “team di azione”11 che, replicando lo stesso piano più e più volte al giorno, ottengono l’effetto, tra le altre cose, di ampliare le conseguenze economiche sull’intero comparto. Il network, naturalmente, comprende anche le numerose compagnie assicurative e, soprattutto, tutte le associazioni che esse stesse istituito per poter contrastare le azioni fraudolente. In particolare esistono associazioni nazionali e internazionali, il cui agire sta mettendo in piedi un sistema che, dati alla mano, riesce a contrastare con sempre maggior efficacia gli illeciti. Tra le associazioni più attive in tal senso è d’uopo sottolineare le azioni poste in essere sia in fase di analisi dei dati, sia per l’attivazione di meccanismi di difesa, ad opera del Bureau of Insurance (negli Stati Uniti), dell’Insurance Europe (in Europa), dell’Association of British Insurers e dell’Insurance Fraud Bureau (entrambi nel Regno Unito), del Forensic (in Francia) e dell’Insurance Council of New Zealand. Al network così delineato vanno aggiunti altri soggetti, in primis gli organismi di stato a supporto della giustizia (è, ad esempio, 10 10 LEVI M. e BURROWS J.,‘Measuring the Impact of Fraud in the UK: A Conceptual and Empirical Journey’, British Journal of Criminology 48(3): 293–318, 2008; LEVI M., Organized fraud and organizing frauds Unpacking research on networks and organization. Criminology and Criminal Justice, 8(4), 2008, pp. 389-419. 11 Insurance Fraud Bureau, 2012.
  • 11. notevole il supporto dell’FBI al Bureau of Insurance negli Stati Uniti), poi le numerose imprese di software e i centri di ricerca che sono stati coinvolti nelle azioni preventive e per l’individuazione delle frodi. Infine, non va dimenticato il pubblico, vale a dire quell’insieme di soggetti che, oltre a essere potenzialmente coinvolto nelle attività in questione, può rappresentare uno degli elementi in grado di ridurre il numero di frodi, visto il sorgere di strumenti che tendono a favorire la segnalazione di eventi volti alla frode. Per un dettaglio sugli interventi di tali soggetti nella predisposizione dei meccanismi di contrasto si rinvia alla parte di questo report dedicata ai meccanismi di contrasto. Ciò che emerge dalle analisi diffuse dalle organizzazioni sopracitate è la presenza di un trend dotato di più variabili crescenti. Difatti, le frodi sono in costante aumento in Europa12, sia in termini di volume, sia in termini di valore, ma è in aumento, altresì, il numero di soggetti che contribuisce – talvolta anonimamente – all’individuazione delle azioni fraudolente. Nel 200013 i dati mostravano una media pari al 10% di speculazioni, cui si aggiungeva una percentuale di casi border line per i quali non è stato possibile procedere con l’individuazione dell’azione fraudolenta, ma che sarebbe probabilmente rientrata in tale categoria in una misura pari a un ulteriore 4%14. I numeri appena elaborati si riferiscono al contesto statunitense, ma una ulteriore ricerca conferma un andamento simile in Europa15, anche per quanto concerne il tasso di frodi potenzialmente non scoperte, che appaiono in misura leggermente superiore16. I dati in Europa assumono dimensioni più rilevanti – e preoccupanti – per quanto concerne l’avanzamento di questo trend di attività fraudolente a danno delle 11 12 Association of British Insurers, maggio 2014. 13 DERRIG R.A., Insurance fraud. Journal of Risk and Insurance, 69(3), 2002, pp. 271-287. 14 ibidem. 15 SHILLER J., The impact of insurance fraud detection systems. Journal of Risk and Insurance, 73(3), 2006, pp. 421-438. 16 ARTIS M., AYUSO M e GUILLEN M., Detection of automobile insurance fraud with discrete choice models and misclassified claims. Journal of Risk and Insurance, 69(3), 2002, pp. 325-340.
  • 12. compagnie assicurative, perché i valori in Europa sono pressoché raddoppiati17. È interessante comparare questa misura con i furti presso la distribuzione al dettaglio, il cui tasso ha registrato una crescita pari a circa la metà. Ne consegue un’attenta valutazione delle motivazioni per cui tale fenomeno è in costante crescita, vale a dire cosa c’è dietro la spinta a frodare da parte degli assicurati. In primis, da oltre 5 anni18, i crimini non violenti – tra cui rientrano le frodi assicurative – vanno di pari passo con l’andamento economico e il loro incremento procede allo stesso ritmo dell’incremento della disoccupazione19. La recessione che da ciò consegue incrementa il rischio di attività fraudolente, come sottolineato da studi radicati già verso la fine del secolo scorso; tale correlazione è forte in più paesi, anche appartenenti ad aree geografiche diverse20. I dati supportano la relazione appena mostrata anche negli ultimi anni, con un aumento delle azioni poste sotto osservazione in quanto “sospette” e un incremento della quota di azioni dichiarate fraudolente tra quelle sottoposte a verifica. Un ulteriore elemento a supporto di quanto sopra esposto proviene dagli attori delle azioni fraudolente, poiché è in crescita il numero di accadimenti imputati a soggetti che si imbattono in frodi per la prima volta rispetto a soggetti già precedentemente individuati quali “professionisti” di truffe alle compagnie assicurative. Percezioni e reazioni delle persone di fronte all’argomento frodi assicurative sono come a un bivio in questi ultimi anni, in quanto è in crescita il numero di persone (+34%) che considera “accettabile” il compimento di atti che portano a frodi assicurative e, parallelamente, è in costante aumento (+500%) il numero di chiamate volte a segnalare comportamenti fraudolenti per poter porre un freno a essi. 12 17 Association of British Insurers, maggio 2014. 18 Association of British Insurers, luglio 2009. 19 Organisation for Economic Co-operation and Development (2009), ‘Economic Outlook’, 85, June, 2009. 20 SCORCU A. E CELLINI R., ‘Economic Activity and Crime in the Long Run: An Empirical Investigation on Aggregate Data’, International Review of Law and Economics, 18, 1996, pp. 279 – 292; TSUSHIMA M. ‘Economic Structure and Crime: The Case of Japan’, Journal of Socio-Economics, 25:4, 2002, pp. 497-515; BUONANNO P. e MONTOLIO D., Buonanno, ‘International Review of Law and Economics, 28, 2008, pp. 89-97.
  • 13. Inoltre, sebbene l’ammontare complessivo del denaro utilizzato come indennizzo sia in crescita, sono in forte aumento singole richieste di importo molto basso, a testimoniare sia la presenza di “esordienti” nelle domande di indennizzo, sia il ricorso ad attività fraudolente su prodotti di più comune utilizzo, quali televisori, smartphones, tablet e altri piccoli elettrodomestici. Un’interessante analisi mostra anche quali sono state le motivazioni e le modalità d’intervento che hanno spinto i soggetti a compiere azioni fraudolente e, per giunta, a renderle accettabili in termini di comprensibilità agli occhi dei terzi, o, quantomeno, al limite dell’accettabilità. Figura 1: Tipologie di azioni fraudolente in Europa fonte nostra elaborazione su dati Association of British Insurers, 2009 Come si evince dal grafico, sono più numerosi i casi in cui l’azione fraudolenta avviene “a valle” dell’intero processo e ciò mostra un’ispirazione opportunistica e un’impostazione meno “professionale” di quanto accade, invece, con coloro che attuano un comportamento a danno delle compagnie assicurative sin dall’atto della sottoscrizione della polizza. 13
  • 14. 3. Il fenomeno in Italia Le attività assicurative in Italia presentano dati in linea con quanto accade in ambito europeo21 ed extraeuropeo22, sebbene esistano delle caratteristiche che rendono unico lo scenario degli ultimi anni. Le richieste di indennizzo, difatti, restano a un livello tra i più alti al mondo, ma nel periodo 2011-2013, le compagnie assicurative italiane sono riuscite a migliorare questo indicatore sensibilmente rispetto alle altre realtà europee. In particolare, la riduzione si è registrata nel Ramo R.C. autoveicoli terrestri, anche in virtù di una riduzione dell’utilizzo dei mezzi di trasporto privati, in virtù dell’aumento del prezzo dei carburanti e dell’incremento dell’impatto della crisi economica. Al miglioramento ottenuto, vanno sommati quelli connessi alle acquisizioni infra- settore e all’efficienza operativa: lo scenario così descritto, rende l’Italia l’unico paese ad aver conseguito performance positive rispetto ai tre indicatori individuati. Altro fattore che ha inciso positivamente sui risultati registrati è l’introduzione di nuovi strumenti per la prevenzione dei furti di autovetture e per il monitoraggio dell’utilizzo delle stesse, di cui si parlerà più avanti, allorché si presenteranno le modalità di contrasto e gli interventi legislativi. L’effetto combinato delle novità appena citate e della riduzione dell’utilizzo delle automobili ha ridotto il numero di furti e il numero di frodi connesse al Ramo assicurativo in questione. Va aggiunto che i miglioramenti registrati hanno anche portato delle condizioni più vantaggiose per i contraenti oltre che per gli assicuratori. Il punto su cui appare necessario un ulteriore intervento del sistema d’imprese del comparto assicurativo è il contenimento di determinati costi, sebbene alcune recenti operazioni di acquisizione abbiano favorito una maggior scalabilità delle attività realizzate. La riduzione dei costi comporterà, inoltre, l’ottenimento di disponibilità finanziarie utili alla realizzazione di investimenti su cui il comparto è ancora indietro rispetto ad altri paesi, vale a dire gli strumenti tecnologici che, a loro volta, potranno 14 21 Association of British Insurers, maggio 2014. 22 Capgemini, World Insurance Report, 2013.
  • 15. migliorare le condizioni di operatività. Allo stesso tempo le nuove tecnologie in cui intervenire potranno favorire lo sviluppo di strategie di crescita mediante i nuovi canali (internet e mobile)23, al pari di quanto avviene in altre realtà europee. Nel panorama internazionale l’Italia occupa un ruolo di rilievo anche per ciò che concerne il volume d’affari, essendo il quinto maggiore mercato europeo, limitatamente alle assicurazioni diverse da quelle del Ramo vita. Il risultato, pur essendo positivo in termini assoluti, è tuttavia poco incoraggiante in chiave internazionale, in quanto l’indice di penetrazione è molto più basso rispetto ad altre realtà europee, seppure di dimensioni minori, quali l’Austria, la Danimarca e la Svizzera. Figura 2: Premi assicurativi raccolti in Europa nel 2012 fonte: Insurance Europe, August 2013 15 23 ANIA,”Italian Insurance Report”, 2012.
  • 16. Per analizzare nel dettaglio e con un approccio quantitativo il fenomeno delle frodi assicurative in Italia è necessario, invece, partire da alcune considerazioni. Due su tutte sono le informazioni più rilevanti, vale a dire il tasso di crescita di sinistri falsi e l’ammontare degli stessi; entrambi sono andati aumentando nel tempo, sin dagli anni ’90, ma i ritmi di crescita non sono assimilabili, in quanto se il numero di sinistri fraudolenti è sempre cresciuto con un ammontare alquanto contenuto, le richieste di indennizzo misurate in valore sono aumentate a un tasso quadruplo rispetto ai volumi. Ciò conduce l’analisi verso l’individuazione della causa principale di fraudolenza, cioè l’intervento illecito sulle evidenze atte alla determinazione di un danno incrementato subito dall’assicurato24 e da indennizzare in misura maggiore. Un focus può essere, altresì, realizzato mediante l’analisi dei dati relativi alle frodi in Italia, così come raccolti e pubblicati annualmente dall’IVASS25. In Tabella 1 si rappresentano in termini aggregati per regione il numero dei sinistri connessi con reati, riguardanti i seguenti settori: Ramo R.C. autoveicoli terrestri, Ramo Corpi di veicoli terrestri, Ramo Incendio ed elementi naturali e Ramo Altri danni ai beni. 16 24 PORRINI D., Frodi nell'assicurazione RC Auto: analisi economica e possibili rimedi. Rivista di Politica Economica, 92(3/4), 2002, pp. 109-138. 25 Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (http://www.ivass.it/ivass/imprese_jsp/HomePage.jsp).
  • 17. Tabella 2: Numero di sinistri connessi con reati (cfr. 2010-2011) fonte: nostra elaborazione su dati Isvap Come emerge dai dati appena esposti, nel 2011 sono stati rilevati 63.693 sinistri fraudolenti in Italia, mentre nel 2010 ne erano stati accertati un numero significativamente maggiore (83.466); il decremento verificatosi riguarda circa una frode su quattro. Fanno eccezione a questo trend benefico per le compagnie assicurative e per l’intero apparato socio-economico che, a cascata, ne subisce le conseguenze, alcune regioni. Difatti per quanto riguarda l’Italia settentrionale, mostrano un trend negativo Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta. 17
  • 18. Nell’Italia centrale la maglia nera spetta a Umbria, Marche e Toscana e nel Mezzogiorno si distingue l’Abruzzo: queste le regioni che hanno fatto registrare significativi incrementi nei fenomeni speculativi. Risultano particolarmente preoccupanti i picchi raggiunti in Umbria (+70,40%), Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta (+62%). Per fornire una spiegazione di dettaglio ai differenziali regionali sulla distribuzione del “Numero dei sinistri connessi con i reati”, esistono due chiavi interpretative, basate sulle impostazioni messe a punto dall’Ania, dall’Ivass (e, in precedenza, dall’Isvap). Figura 3: Numero di sinistri connessi con reati Andamento 2010-2011 - fonte: nostra elaborazione su dati Isvap La rappresentazione grafica dei dati presentati nella precedente Tabella 1, mostrano con maggior evidenza il calo nel numero di sinistri fraudolenti intercorso tra gli anni 2010 e 2011, mettendo, inoltre, in evidenza la distribuzione di questa tipologia di sinistri nelle diverse regioni del paese. La Campania (-41%), la Liguria (-36%), il Trentino Alto Adige (-30%) e la Sardegna (-27%) mostrano i miglioramenti più significativi in termini di riduzione del numero di sinistri di matrice fraudolenta. 18
  • 19. Prima tra le fonti di settore presa in considerazione è il Rapporto Ania (2013), che pone in correlazione il fenomeno delle truffe con il contenzioso legato ai sinistri r.c. auto, in particolar modo con quello civile. Al fine di analizzare il fenomeno dal punto di vista territoriale, l’Ania ha effettuato una serie di rilevazioni ad hoc, presso un ampio campione di imprese assicuratrici (oltre il 60% in termini di quota di mercato) delle cause civili pendenti nel 2011, rilevando anche la tipologia di esito per quelle chiuse durante l’anno (Tabella 2). Regione Distribuzione % totale cause civili pendenti davanti ai giudici di pace Cause chiuse con transazione / rinuncia agli atti del giudizio vs totale cause civili pendenti Cause chiuse con la soccombenza della compagnia vs totale cause civili pendenti Cause chiuse con la vittoria della compagnia vs totale cause civili pendenti Cause chiuse con la soccombenza della compagnia vs cause chiuse decise dal giudice Totale cause civili pendenti davanti ai giudici di pace vs totale sinistri gestiti Campania 61,60% 50,70% 14,30% 4,50% 76,00% 50,60% Puglia 10,80% 41,90% 16,40% 7,50% 68,50% 16,00% Sicilia 7,40% 39,70% 15,10% 8,40% 64,40% 6,80% Lazio 6,50% 30,70% 12,00% 6,70% 64,00% 4,50% Calabria 3,90% 50,40% 22,10% 5,40% 80,30% 12,90% Toscana 2,30% 41,80% 15,10% 10,50% 58,90% 2,20% Altre 7,50% 41,05% 15,74% 10,01% 56,56% 7,00% Totale 100,0% 46,8% 15,0% 5,9% 71,6% 7,7% Tabella 3: Distribuzione cause civili e loro andamento per regione fonte nostra elaborazione su dati IVASS 19
  • 20. Tra i dati presentati sono particolarmente rilevanti i casi in cui le compagnie assicurative escono sconfitte dal giudizio, rispetto alle cause chiuse dal giudice; la media palesatasi per l’Italia è pari al 70%, con picchi dell’80% in Calabria. Dati altrettanto preoccupanti riguardano le cause chiuse con la soccombenza della compagnia a confronto con il totale delle cause civile pendenti, la cui media nazionale è pari al 15%, anche in questo caso con un picco in Calabria del 22%. Da questa indagine sono emerse alcune evidenti anomalie, in particolar modo, in alcune regioni del Sud Italia. In queste aree, infatti, oltre a concentrarsi un numero elevatissimo di cause civili pendenti presso i giudici di Pace (le sole Campania, Puglia e Calabria raccolgono oltre il 75% di tutte le cause civili pendenti nazionali), si registra anche una più elevata incidenza di cause che hanno visto la compagnia soccombente rispetto al valore mediano nazionale (e, parallelamente, un’incidenza più bassa di cause che hanno visto la compagnia assicuratrice come parte vincitrice). I dati emersi da questa prima porzione di analisi non trovano un’adeguata sponda, qualora si analizzano i dati regionali dei tribunali non si osservano andamenti particolarmente difformi a livello territoriale. 20
  • 21. Figura 4 Distribuzione % delle cause civili pendenti davanti ai giudici di pace nel 2011 fonte nostra elaborazione su dati Ania (2013) In dettaglio, delle oltre 240 mila cause civili pendenti davanti a un giudice di Pace circa 150 mila sono concentrate in Campania (oltre il 60% sul totale nazionale) e, di queste, 108 mila nella sola città di Napoli. Di quelle rimanenti, altre 26 mila riguardano la Puglia (circa l’11% del dato nazionale), mentre 18 mila sono quelle presenti in Sicilia (7,40%), oltre 15.000 nel Lazio, con un particolare peso per la città di Roma, e quasi 10 mila in Calabria. Le rimanenti regioni d’Italia si suddividono in modo uniforme “appena” 23 mila procedimenti, con pesi sul totale nazionale che raramente superano l’1%. Per avere un’idea più chiara di quanto il fenomeno sia concentrato territorialmente è possibile rapportare il numero delle cause civili pendenti al numero di sinistri accaduti nell’anno. Tale indicatore assume un valore pari a oltre il 50% in Campania, il 16% in Puglia e il 13% in Calabria, mentre nel resto d’Italia si osservano incidenze di gran lunga inferiori (con un valore mediano per l’Italia pari all’1,7%). 21
  • 22. L’analisi dei dati dell’Ania prosegue con l’osservazione delle cause civili pendenti davanti ai giudici di pace, che, alla fine dell’anno 2011, rappresentano circa il 47% si concludono con una transazione o per rinuncia agli atti del giudizio. Figura 5: Cause chiuse con transazione o rinuncia agli atti rispetto a totale cause civili pendenti nel 2011 - fonte Ania (2013) In questo caso non si osservano particolari differenze negli andamenti registrati a livello regionale: i valori più elevati (attorno al 50%) si osservano in Piemonte, ma anche in Campania, Calabria e Basilicata. Un’osservazione a più ampio respiro mostra un andamento che, eccezion fatta per il Friuli-Venezia Giulia, oscilla tra il 30,8% della Valle d’Aosta e il 52,8% del Piemonte, in contrasto con le forti oscillazioni evidenziate, invece, in relazione alle cause pendenti. Sulla base dei dati diffusi da Ania, al 2012, il 21% della cause civili risulta, invece, chiuso con giudizio del giudice di Pace e più in particolare, oltre il 70% di queste si è concluso con la soccombenza della compagnia. Ma se si escludessero dalla media i valori registrati in alcune regioni come la Campania, la Calabria, la Puglia, la 22
  • 23. Basilicata e l’Abruzzo la percentuale delle cause terminate a sfavore delle compagnie scenderebbe al di sotto del 60%. In particolare in Calabria tale percentuale è pari a circa l’80% (a Crotone si arriva ad oltre il 90%); in Campania e a Napoli si raggiunge il 76% mentre a Roma, Milano e Torino il valore è circa il 60%. La panoramica appena introdotta non può che proseguire con un’analisi delle casistiche dei risultati dei giudizi pendenti a favore o a sfavore delle compagnie assicurative. Figura 6: Confronto tra cause civili chiuse a favore o a sfavore delle compagnie assicurative nel 2011 - fonte Ania (2013) I dati rappresentati nel grafico sopra esposto, mostrano una diffusa e totale preponderanza dei casi in cui le compagnie assicurative soccombono rispetto alle controparti nei giudizi chiusi rispetto al numero di cause civili pendenti. Fra tutte spiccano le differenze emergenti in Calabria, dove le compagnie assicurative soccombono in circa 4 casi su 5 e in Abruzzo, Basilicata e Marche, dove è circa 23
  • 24. doppio il numero delle occasioni in cui le controparti riescono ad avere la meglio sulle compagnie assicurative. Gli oltre 60.000 sinistri fraudolenti registrati nel 2011 sono un dato rilevante nella stima dell’ingente somma di denaro indebitamente sottratta alle compagnie assicurative. Se a questo dato si affianca la considerazione tale per cui oltre 5.000 euro sfumano in spese legate ai “professionisti del crimine” si riesce a definire il modo in cui i crimini in questione indicano pesantemente sui conti delle imprese assicurative e, di riflesso, sulla ridefinizione periodica delle tariffe. Le conseguenze dei comportamenti fraudolenti sono molteplici e, proprio come nella definizione data in precedenza di network di soggetti coinvolti direttamente e indirettamente, anche in questo caso è necessario individuare chi viene colpito dagli effetti delle attività illecite a danno delle compagnie. Le considerazioni che seguono sono generalizzabili e, quindi, valide a prescindere dal contesto geografico di riferimento, in quanto frutto delle relazioni che, inevitabilmente, si instaurano tra i diversi attori in ambito assicurativo. I soggetti maggiormente sfavoriti dalle azioni fraudolente sono le compagnie assicurative e i contraenti “onesti”, che subiscono impatti economici diretti. Rispettivamente, infatti, le compagnie assicurative versano indennizzi di entità maggior rispetto a quanto normalmente prevedibile in termini di rischiosità, nonché in misura superiore in confronto a ciò che realmente avrebbero dovuto pagare. Questa conseguenza si ribalta in maniera pressoché immediata sui contraenti26, che vedono il premio assicurativo crescere per effetto della necessità di riequilibrare il bilancio tra premi e indennizzi da parte delle compagnie. Qualche dato dallo scenario europeo può mostrare con maggior enfasi l’impatto delle attività fraudolente: - l’associazione degli assicuratori danesi ha affermato che le compagnie assicurative si sono viste richiedere circa 70 milioni di euro per accadimenti fraudolenti; 24 26 SHILLER J., The impact of insurance fraud detection systems. Journal of Risk and Insurance, 73(3), 2006, pp. 421-438.
  • 25. - in Germania ben 4 miliardi di euro sono imputabili a indennizzi per frodi assicurative; - nel Regno Unito le polizze assicurative hanno subito un incremento pari a circa 60 euro per effetto dei maggiori indennizzi che sono stati versati in relazione a eventi connessi a frodi assicurative; - in Svezia un network di soggetti specializzati in frode alle assicurazioni per danni alle autovetture si è reso protagonista di una media di 4 incidenti a settimana, con un impatto tale da variare le condizioni dell’intero mercato delle assicurazioni diverse dal Ramo vita. Per comprendere meglio la dimensione del fenomeno è sufficiente riportare un esempio pratico: nel caso, banalissimo, di un incidente automobilistico, il danno che sic et simpliciter sarebbe rimborsato con 4.778 euro (costo medio), in un contesto fraudolento può arrivare anche a 10.000 euro. I conti sono presto fatti se si considera l’onorario degli avvocati e dei consulenti tecnici, le spese di gestione, nonché le svariate voci di danno risarcibili. Facendo un breve calcolo e sottraendo dai 10.000 euro i 4.778 effettivamente dovuti, la compagnia ci rimette più del doppio. Un prezzo altissimo – che si aggira intorno ai 4 miliardi di euro - se lo si moltiplica per tutte le frodi commesse in un anno. La verifica della veridicità di un accadimento è un processo alquanto lungo che si scontra con la necessità di non indennizzare casi fraudolenti e con la volontà da parte delle compagnie assicurative di liquidare in tempi brevi i danni, al fine di generare customer satisfaction tra i propri assicurati. Inoltre, l’attività di auditing delle attività potenzialmente fraudolente è una procedura costosa – oltre che lunga – e che risulta orientata all’individuazione di indennizzi che in tutto o in parte non sono dovuti. Il principio di efficienza pone l’interrogativo su quest’attività, per il confronto tra costi da sostenere per i controlli e benefici derivanti dagli stessi. La realizzazione dell’equilibrio può avere luogo se, in fase di procedimento giudiziario successivo alla determinazione della frode, la compagnia assicurativa riesce a imputare le spese di controllo sostenute (o almeno parte di esse) al soggetto attore dell’illecito. 25
  • 26. In parallelo le compagnie assicurative devono stabilire un rapporto con gli agenti delle attività di controllo che conduca verso un reale impegno nella prevenzione delle frodi e le ricerche effettuate27 mostrano l’utilità di un incremento dei compensi, quale leva28 per migliorare l’attività posta in essere dagli auditors. Nel momento in cui le compagnie assicurative individuano una frode possono agire in diversi modi; oltre al mancato pagamento dell’indennizzo, difatti, possono annullare il contratto di assicurazione, richiedere l’addebito dei costi sostenuti per le spese di investigazione (esperti nominati per la determinazione della frode), segnalare il soggetto autore della frode alle altre compagnie assicurative per escludere la possibilità di sottoscrizione di nuovi contratti, riportare il caso alle autorità giudiziarie e adire le vie legali. In Nuova Zelanda la locale associazione delle compagnie assicurative ha creato una sorta di hall of fame delle frodi svelate, ribattezzandola Hall of Shame. In questo modo ha mostrato quali sono i crimini più spesso realizzati e con quale frequenza vengono scoperti; inoltre, è al vaglio del Board dell’Associazione, la possibilità di pubblicare i nomi dei frodatori, in modo da rendere ancor più aspra la pena applicata ai casi in questione. Tra le fattispecie maggiormente ricorrenti si ritrovano: - richiesta di rimborso danni reiterata sullo stesso tipo di incidente; - segnalazione di furto di prodotti ad alta tecnologia (tv, smartphone, computer) mai acquistati; - falsificazione delle fatture di idraulici per ottenere risarcimenti maggiorati dalla compagni assicurativa; 26 27 ibidem. 28 KHALIL F., Auditing without Commitment, Rand Journal of Economics, 28, 1997, pp. 629-640; BOYER M. M., Contracting under Ex Post Moral Hazard and Non-commitment, Review of Economic Design, 8, 2003, pp. 1-38.
  • 27. - danneggiamento di opere d’arte possedute in casa a seguito di eventi sismici, realizzati, invece, ad hoc; - mancato introito di affitti dovuto a fenomeni sismici, benché i locatari fossero realmente presenti nelle abitazioni. Stanti le conseguenze negative del manifestarsi degli eventi fraudolenti è necessario pensare a cosa accadrebbe se fosse possibile intervenire ponendo un freno a questo fenomeno dilagante e in costante crescita negli ultimi anni senza sosta e senza distinzione di area geografica, come mostrato dai dati precedenti,. Gli interventi delle compagnie assicurative devono, per giunta, essere nel giusto equilibrio tra costi del controllo, rapidità di esecuzione degli stessi e di liquidazione degli indennizzi, vale a dire di efficienza del processo di auditing e efficienza complessiva dell’attività svolta, anche in considerazione della supervisione degli organismi nazionali e delle pressioni esercitate dai contraenti e dalle associazioni degli stessi. L’esempio di alcune compagnie assicurative tedesche29 può rappresentare una possibile linea guida per porsi nel giusto baricentro tra le forze sopra esposte. Difatti, un assicuratore ha attivato la cosiddetta procedura di intervento third party, in cui un soggetto esterno alla relazione diadica tra compagnia assicurativa e sottoscrittore della polizza, si fa carico dell’acquisizione e dell’analisi dei dati, al fine di determinare quali sono le variabili che permettono di individuare in maniera aprioristica quali casi può essere utile sottoporre a valutazione di veridicità da parte dei soggetti preposti all’auditing. I sistemi di individuazione delle frodi messi a punto dalle compagnie tedesche e dal loro partner industriale hanno beneficiato del supporto di un elevato numero di imprese assicurative ottenendo due vantaggi allo stesso tempo: incrementare la base dati su cui intervenire per la determinazione dei fattori rivelatori delle frodi e ottenere la scalabilità dei costi fissi sostenuti e da sostenere per la predisposizione del sistema in parola. 27 29 Insurance Europe, Report 2013 on Fraud.
  • 28. I risultati sono stati da subito incoraggianti, anche in linea con ciò che era già stato registrato in precedenza30, in quanto c’è stata una netta riduzione dei tempi di verifica degli accadimenti segnalati per la corresponsione degli indennizzi e, soprattutto, è stata ottenuta un’economia per indennizzi da eventi fraudolenti non liquidati pari al doppio del costo di investimento per la realizzazione del sistema posto in essere; in tal senso, quindi, l’investimento messo a punto è rientrato ed ha generato una redditività ulteriore del 100%, per giunta in tempi brevi. Un’ulteriore conseguenza positiva è stata determinata dalla possibilità di ridurre i compensi agli agenti addetti all’auditing, visto che il loro commitment rappresenta una variabile incidente in misura minore sulla qualità del processo di verifica degli accadimenti potenzialmente fraudolenti. In altri contesti geografici, invece, gli interventi si sono mossi in un’altra direzione, vale a dire verso la verifica dell’efficienza dei diversi tipi di controllo che possono essere realizzati sugli interventi additati come fraudolenti; in particolare, sono stati analizzati strumenti quali gli esami medici indipendenti, gli esami medici privati, l’investigazione in loco, il controllo delle attività, la registrazione delle affermazioni e così via. Si tratta, quindi, di elementi che appartengono sia alla categoria dei controlli “investigativi” in senso stretto, sia ai controlli di natura più generica e, talvolta, non connessi alla commissione di atti sospettabili di frode. Le attività di controllo realizzate in maniera generica si sono dimostrate di gran lunga più efficienti31, portando all’individuazione di comportamenti fraudolenti con picchi del 90% dei casi e rendendo, di conseguenza, bilanciato il sistema fra costi dell’attività di controllo e rendimento della stessa. Pessimi, invece, sono stati i risultati delle attività di investigazione classiche, che, in alcuni casi, hanno raggiunto l’obiettivo d’analisi solo nel 41% dei casi. La conseguenza di questo complesso sistema di controlli giace nel payoff che si presenta tra la necessità di pagare un ammontare di denaro aggiuntivo da parte delle 28 30 PANKO R., “Making A Dent In Auto Insurance Fraud,” Best’s Review, October 2001. 31 TENNYSON S. e SALSAS-FORN P., Claims auditing in automobile insurance: fraud detection and deterrence objectives. Journal of Risk and Insurance, 69(3), 2002, pp. 289-308.
  • 29. compagnie assicurative e l’introito che deriva dal sostenimento di tale costo, proprio come accade nella valutazione economica di un qualsiasi investimento. Tenuto conto che in media circa il 20-30%32 degli accadimenti viene sottoposto a verifica, i dati delle compagnie assicurative mostrano come al crescere del potenziale opportunismo da parte dei soggetti assicurati, cresca il numero di controlli posti in essere dalle compagnie assicurative. Naturalmente la percentuale di controlli sale, allorché emergono segnali da variabili riconducibili a comportamenti fraudolenti; tali variabili sono dipendenti dalla tipologia di controllo che la compagnia ha deciso di porre in essere e dalle modalità con cui si sono manifestati gli eventi. In questo scenario le compagnie assicurative, però, si trovano di fronte a una scelta che, talvolta conduce verso un errore; difatti, esse sono maggiormente attente a quegli eventi che solitamente non vengono valutati come fraudolenti, poiché ritengono poco efficienti i controlli realizzati in passato. Così facendo, le compagnie assicurative non pongono la dovuta attenzione agli eventi che, invece, più frequentemente sfociano in attività fraudolente e tendono a investire meno in questa tipologia di controlli, riducendo anche i compensi per gli agenti addetti all’auditing di interventi di questo genere, come segnalato già in precedenza. Ne consegue33 che si presenta una condizione di scarsa incentivazione per gli agenti che operano a contatto con eventi frequentemente fraudolenti e, quindi, forieri di interessi per le compagnie in termini di recupero di indennizzi da non liquidare. In parallelo si manifesta un eccesso di incentivi a soggetti che difficilmente riusciranno a condurre l’impresa verso economie per ciò che concerne indennizzi da non versare. Le due scelte appena analizzate conducono verso la scarsa efficienza, che si presenta in un contesto in cui tanti soggetti sono retribuiti dall’azienda in fase di controllo per l’ottenimento di un minimo risparmio di indennizzi e pochi soggetti ricevono, invece, i dovuti incentivi per favorire il manifestarsi di riduzioni di indennizzi di ammontare più consistente. 29 32 ibidem. 33 CROCKER K. J. e MORGAN J., Is honesty the best policy? Curtailing insurance fraud through optimal incentive contracts. Journal of Political Economy, 106(2), 1998, pp. 355-375; CROCKER K. J. e SLEMROD J., Slemrod, J., The economics of earnings manipulation and managerial compensation. The RAND Journal of Economics, 38(3), 2007, 698-713.
  • 30. 4. Mezzogiorno, truffe e criminalità organizzata? La prima analisi per l’interpretazione delle attività fraudolente si basa su quanto mostrato nella prima parte, vale a dire sull’estensione del panorama di soggetti che commettono tale reato: non più solo “professionisti”, ma anche soggetti spinti dalla necessità di rimpinguare il proprio portafogli o, più semplicemente, ispirati dall’opportunismo di intervenire su accadimenti reali per ottenere da essi un plus. Questo comportamento va diffondendosi sempre più, vista anche la collusione di diversi soggetti, che non si restringono più alla categoria degli assicurati, ma si estende anche a coloro che interagiscono nelle operazioni di valutazione delle attività fraudolenti, quali medici, avvocati e periti. Numerose ricerche hanno dimostrato che l’andamento economico di un paese è direttamente correlato al numero di frodi, comportando, così, nel momento storico attuale, una continua spinta alla realizzazione di comportamenti fraudolenti, quale forma di reddito a compensazione di quanto non percepibile vista l’assenza di attività lavorative. Questo dato è confermato da uno studio realizzato da KPMG su dati ISVAP, in base al quale le compagnie assicurative imputano al contesto socio- culturale la maggior responsabilità del fenomeno, seguita dalla collusione degli attori e dalla presenza di organizzazioni criminali. Le cronache e la giurisprudenza riportano con sempre maggior frequenza casi di diretto intervento delle organizzazioni criminali nella predisposizione e nella realizzazione di comportamenti fraudolenti a danno delle compagnie assicurative. In dettaglio la falsificazione dei tagliandi è uno dei fenomeni di più recente e ampia diffusione, che oltre a ridurre sensibilmente il volume d’affari delle imprese di assicurazione, mette a soqquadro l’intero sistema della responsabilità civile, soprattutto in ambito automobilistico. In più, talvolta, questo crimine, si collega alla sottrazione di tagliandi “in bianco” alle compagnie, con l’ulteriore conseguenza di comportare un diretto coinvolgimento delle imprese assicurative nei procedimenti giudiziari connessi a tale pratica. La spirale della crisi economica e quella della disoccupazione rappresentano terreni fertili per le organizzazioni criminali, in quanto è più facile ingaggiare soggetti da 30
  • 31. coinvolgere in attività fraudolente. Anche in questo caso la cronaca e gli interventi giudiziari fanno da supporto, in quanto sono state messe in luce pratiche volte all’individuazione dei soggetti da coinvolgere in questo sistema, rendendoli vittime di incidenti fasulli e, successivamente, beneficiari di indennizzi che, ovviamente, non finivano nelle tasche di costoro per intero, bensì in quelle delle organizzazioni criminali. Le somme in questione venivano, poi, impiegate nelle molteplici attività caratteristiche del mondo criminale. La seconda chiave interpretativa dei risultati riportati nella parte precedente, spinge a parlare di un vero e proprio business dei sinistri fraudolenti, come una delle attività svolte dalla criminalità organizzata nelle regioni ove è maggiormente persistente e, cioè, nelle regioni del Mezzogiorno e in quelle ove da diversi anni la ‘ndrangheta e/o la mafia hanno trasferito le loro attività: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Liguria; sul punto, si vedano le “Relazioni semestrali della DIA al Parlamento34. Il potere illecito, esercitato dalle organizzazioni criminali, si è diffuso ampiamente nel tessuto sociale e ha influenzato notevolmente l’economia legale, anche attraverso fenomeni di corruzione, soprattutto nei settori toccati direttamente o indirettamente dall’intervento dello Stato. In particolare, le ragioni per le quali la criminalità, negli ultimi anni, si sia dedicata in modo diretto, anche, alla produzione di beni e servizi legali, potrebbero essere cercate nella: a) disponibilità di profitti ingenti da riciclare, non essendo reinvestibili (dati i vincoli all’estensione dei mercati criminali) nelle proprie attività tipiche; b) ricerca di varchi per introdursi in mercati legali in cui ci si ripromette di ottenere profitti elevati; c) necessità, per ottenere consenso sociale, di promuovere attività capaci di assicurare lavoro e reddito alla popolazione nelle zone in cui si esercita il controllo del territorio. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, non è un caso se le attività produttive gestite organizzata dalle organizzazioni criminali siano caratterizzate prevalentemente da processi produttivi ad alta intensità di lavoro, rispetto al capitale, come ad esempio nei settori delle assicurazioni, delle 31 34 Ministero dell’interno, 2013 in http://www.interno.gov.it/dip_ps/dia/page/relazioni_semestrali.html .
  • 32. costruzioni, del commercio, dei pubblici esercizi, dei trasporti e dei servizi alle famiglie e alle imprese. In riferimento a ciò è stato sostenuto che la produzione in settori non tradable e in situazioni di assenza di mercato, annulla la pressione competitiva e genera conseguentemente «inefficienza» sia nell’ambito microeconomico sia in quello macroeconomico. Disaggregando il numero dei sinistri connessi con reati, visti in Tabella 1, si ottengono dei focus sui seguenti settori: Ramo R.C. autoveicoli terrestri, Ramo Corpi di veicoli terrestri35, Ramo Incendio ed elementi naturali36 e Ramo Altri danni ai beni37. In riferimento al Ramo R.C. autoveicoli terrestri nel 2011 l’incidenza dei sinistri riconducibili a fenomeni criminosi a danno delle imprese assicurative registra una lieve riduzione rispetto all’anno precedente (Tabella 2). Infatti, tali sinistri sono stati 54.502, con un’incidenza per numero di eventi pari al 2,04% sulla globalità dei sinistri del ramo (2,30% nel 2010), per un importo di 281,9 milioni di euro, pari al 2,42% dell’ammontare complessivo dei risarcimenti (come nel 2010) e all’1,59% dei premi del ramo (1,77% nel 2010). 32 35 In tale ramo è compresa la copertura di ogni danno subito dai veicoli terrestri, esclusi quelli ferroviari. 36 In tale ramo è inclusa la copertura di ogni danno subito dai beni diversi dai beni compresi nei rami Corpi di veicoli terrestri, ferroviari, aerei, marittimi lacustri e fluviali e merci trasportate causato da: incendio, esplosione, tempesta, elementi naturali diversi dalla tempesta, energia nucleare e cedimento del terreno. 37 In tale ramo è inclusa la copertura di ogni danno subito dai beni diversi dai beni compresi nei rami Corpi di veicoli terrestri, ferroviari, aerei, marittimi lacustri e fluviali e merci trasportate causato dalla grandine o dal gelo, nonché da qualsiasi altro evento, quale il furto, diverso da quelli compresi al ramo Incendio ed elementi naturali.
  • 33. Tabella 4 Incidenza dei sinistri connessi a fenomeni criminosi Ramo RC veicoli (2010-2011) – fonte nostra elaborazione su dati Ania (2013) Il raffronto tra il 2010 e il 2011 mostra una sensibile riduzione del numero di sinistri, sia per quanto concerne il dato complessivo, sia per il numero di sinistri connessi a condotte fraudolenti a opera delle parti in causa. Al sensibile successo raggiunto in tal senso non fa seguito, però, un corrispondente miglioramento per ciò che riguarda l’aspetto monetario, rispetto al quale si registra una riduzione molto limitata, pari a circa il 5%. Nel complesso, inoltre, è necessario sottolineare come la condizione delle compagnie assicurative sia ulteriormente peggiorata, a causa dell’aumento che hanno fatto registrare i sinistri in termini complessivi (con un aumento pari al 5%), per un valore pari a quasi un miliardo di euro. Entrando nel dettaglio dell’analisi realizzata a livello territoriale, continua a essere evidente un impatto più marcato del fenomeno in alcune aree dell’Italia meridionale e insulare. Infatti, in Campania si osserva che il 7,32% dei sinistri e l’8,91% degli importi dei risarcimenti sono riconducibili a fenomeni criminosi a danno delle imprese assicurative (sebbene ciò rappresenti una condizione migliore rispetto all’anno 2010, in cui i due dati erano pari, rispettivamente, al 9,58% e al 10,22%), in Puglia il 6,17% dei sinistri e il 6,08% degli importi (nel 2010 rispettivamente il 5,93% e il 6,24%), in Calabria il 4,52% dei sinistri ed il 6,16% dei risarcimenti (nel 2010 rispettivamente il 4,15% e il 4,52%), in Sicilia il 2,82% dei sinistri e il 4,03% degli importi dei risarcimenti (nel 2010 il 2,84% sia dei sinistri che degli importi) e in Basilicata il 2,85% dei sinistri ed il 3,26% degli importi dei risarcimenti (nel 2010 rispettivamente il 2,52% ed il 3,57%). 33
  • 34. In riferimento al Ramo Corpi di veicoli terrestri, i sinistri ricollegabili a reati a danno delle imprese sono stati 4.275 (Tabella 3), con un’incidenza dello 0,37% sul numero globale dei sinistri del ramo (a fronte dello 0,72% registrato nel 2010), per un importo di 30,9 milioni di euro che rappresenta l’1,74% del valore dei risarcimenti (nel 2010 lo stesso indicatore era pari, invece, l’1,85%) e l’1,08% dei premi del ramo in esame (l’1,13%, invece, nel 2010). I sinistri a carattere criminoso registrano tassi di incidenza più elevati rispetto alla media nazionale in alcune regioni dell’Italia centrale, meridionale e insulare: in Puglia con il 2,31% dei sinistri e il 7,72% dei risarcimenti (nel 2010 erano stati registrati, invece, il 3,66% dei sinistri e il 5,06% dei risarcimenti), in Campania con l’1,89% dei sinistri e il 3,91% degli importi dei risarcimenti (a fronte dei dati del 2010 pari, rispettivamente, al 4,11% e al 4,52%), nel Molise con lo 0,70% dei sinistri e il 4,88% dei risarcimenti (rispetto allo 0,71% e all’8,01% nel 2010), in Sicilia con lo 0,72% dei sinistri e il 2,14% degli importi (confrontati con l’1,37% e il 2,12% nel 2010), nel Lazio con lo 0,52% dei sinistri e il 2,11% degli importi (in calo rispetto all’1,22% e al 2,23% nel 2010) e in Calabria con lo 0,40% dei sinistri ed il 3,15% degli importi (rispetto all’1,23% e al 3,13% del 2010). Come evidenzia la tabella che segue (Tabella 5), il trend ricalca, almeno parzialmente, quanto accaduto alla r.c. veicoli, con riduzioni sensibili per quanto concerne il numero di sinistri e riduzioni molto ridotte in termini monetari. Tabella 5: Incidenza dei sinistri connessi a fenomeni criminosi Ramo Corpi di veicoli terrestri - Anno 2011 - fonte: nostra elaborazione su dati Ania (2013) 34
  • 35. In riferimento al Ramo Incendio ed elementi naturali. Nel 2011 i sinistri riconducibili a reati a danno delle imprese in tale ramo sono stati 1.819 (Tabella 4), con un’incidenza dello 0,76% sulla globalità dei sinistri del ramo (erano stati pari allo 0,62% nel 2010), per un importo di 25 milioni di euro, che rappresenta l’1,93% dell’ammontare complessivo dei risarcimenti (il dato era, invece, pari al 2,45% nel 2010) e l’1,08% dei premi del ramo (a fronte dell’1,35% nel 2010). Per questo ramo l’impatto dei sinistri a carattere criminoso è più accentuato in alcune regioni dell’Italia meridionale e insulare (Campania, Calabria, Puglia, Molise, Sicilia e Sardegna). Il confronto con le precedenti categorie (o rami) di assicurazione pone in luce delle dinamiche diverse, in quanto al leggero aumento del numero di sinistri di natura fraudolenta ha fatto da contraltare una netta riduzione del valore dei sinistri della stessa tipologia; simili considerazioni emergono anche guardando al ratio di incidenza dei valori derivanti da sinistri di natura criminosa su quelli totali e sui premi. Tabella 6: Incidenza dei sinistri connessi a fenomeni criminosi - Ramo Incendio ed elementi naturali - Anno 2011 - fonte: nostra elaborazione su dati Ania (2013) 35
  • 36. In riferimento al Ramo Altri danni ai beni. I sinistri collegabili a reati commessi a danno delle imprese assicurative relativi nel 2011 sono stati 3.097 (Tabella 5), con un’incidenza dello 0,42% sul numero totale dei sinistri del ramo (nel 2010 erano stati pari allo 0,44%), per un importo pari a 16,1 milioni di euro, che costituisce lo 0,95% dell’ammontare complessivo dei risarcimenti I dati sono sintetizzati in Tabella 6. Il fenomeno è più accentuato in diverse regioni: Campania, Liguria, Emilia-Romagna, Puglia e Sicilia. Pur rappresentando una categoria eterogenea nel suo interno, non si può prescindere dalla considerazione di questo ramo di attività assicurative, i cui risultati sono di difficile interpretazione; difatti la corposa riduzione del numero di sinistri si contrappone ad un incremento del valore dei sinistri di natura fraudolenta per giunta superiore. L’effetto combinato è, quindi, doppiamente dannoso in termini economici assoluti per le compagnie assicurative, ancor più in considerazione del fatto che la riduzione dei sinistri fraudolenti è stata perfino maggiore della riduzione dei sinistri complessivi. I dati disponibili consentono approfondimenti solo parziali per poter riuscire a fornire una spiegazione netta su quanto accaduto nell’ambito di tale categoria di prodotti assicurativi, soprattutto per le fattispecie definite fraudolente. Tabella 7: Incidenza dei sinistri connessi a fenomeni criminosi - Ramo Altri danni ai beni - Anno 2011 - fonte: nostra elaborazione su dati Ania (2013) 36
  • 37. 5. Asimmetrie informative e moral hazard L’analisi quali-quantitativa realizzata in precedenza sulla base dei dati ufficiali forniti dai massimi operatori del business assicurativo e dalle associazioni di diverse aree geografiche, sottolinea con forza l’impatto che consegue dal fenomeno fraudolento, fortemente diffuso in Italia. In questo contesto le caratteristiche quantitative e qualitative verranno ora poste in relazione alla teoria economica; in particolare, per analizzare i possibili rimedi alle frodi assicurative, si esamineranno le modalità con cui i massimi esponenti della scuola economica, e in particolare macroeconomica, hanno intagliato nell’area delle problematiche derivanti dall’asimmetria informativa. È d’obbligo il richiamo agli studi realizzati da Akerhof, Spence e Stiglitz; emergono, difatti, numerosi elementi utili in questo senso già dalla generica definizione di asimmetrie informative, vale a dire di quelle condizioni in cui i soggetti non dispongono dello stesso ‘pacchetto informativo’, trovandosi, dunque, in una condizione diversa (di vantaggio o svantaggio) per quanto concerne l’assunzione di decisioni. Nella teoria economica, sin dalla seconda metà dello scorso secolo, ciò serve a giustificare i diversi comportamenti, mentre nell’ambito assicurativo38 la frode è giustificabile come quella condotta che porta verso l’azzardo morale (moral hazard); in tal senso, difatti sono inquadrabili i comportamenti delle controparti nei confronti delle compagnie assicurative, quali fatti non osservabili e, conseguentemente, non punibili, come già sottolineato nel paragrafo 1. Due sono le possibili tipologie di soluzioni alle frodi assicurative prospettate dai primi studi in questo ambito39, come problema derivante da asimmetrie informative: la prima tipologia è caratterizzata da soluzioni attuate sulla base dell’osservazione delle richieste di rimborso presentate alla compagnia di assicurazione; la seconda è, invece, caratterizzata da soluzioni di tipo “contrattuale”. Esse si basano quindi sul presupposto che l’assicurato abbia un’informazione privata circa le proprie 37 38 PAULY M. V., Overinsurance and public provision of insurance: the roles of moral hazard and adverse selection. The Quarterly Journal of Economics,88(1), 1974, pp. 44-62. 39 DIONNE G. e DOHERTY N. A., Adverse selection, commitment and renegotiation: extension to and evidence from insurance markets, n. 93-01, 1993.
  • 38. caratteristiche «qualitative» e che l’assicuratore possa venire a conoscenza di queste informazioni attraverso una costosa procedura di monitoring. Applicando tale metodo, sicuramente vengono classificate come richieste fraudolente quelle che, anche se non sono state perseguite legalmente, alla fine sono state ammesse dall’assicurato, ma si aggiunge, poi, un ulteriore problema di misclassification poiché le richieste di rimborso che non vengono individuate come “fraudolente” rientrano nella categoria delle richieste “reali”, anche se all’interno di quest’ultima categoria possono essere ricomprese frodi non individuate. Più specificatamente, in termini di verifica empirica, si deve affrontare il problema di definire la proporzione di richieste fraudolente all’interno del numero complessivo delle domande di rimborso ricevute dalla compagnie di assicurazione e, se si effettua una stima delle frodi contenute all’interno di un campione osservato attraverso l’individuazione di qualche indicatore, si ottiene solamente la proporzione delle frodi individuate che non coincide necessariamente con il valore delle frodi totali. Figura 7 - Modello di Caron e Dionne, 1997 38
  • 39. Può essere utile a questo proposito considerare il modello di Caron e Dionne40, nel quale sono tracciati gli insiemi relativi a: totale delle richieste di rimborso considerate (R); numero delle frodi reali (F); numero di truffe individuate (I); numero corrispondente alle frodi sospette (S). Nella Figura 7, l’insieme F corrisponde a tutte le frodi presenti all’interno delle richieste di rimborso considerate (R); l’insieme I che corrisponde alle frodi individuate è stato disegnato come una parte di F: la corrispondenza tra l’insieme F e l’insieme I è tanto più grande quanto maggiore è la “bontà” delle stime effettuate che consentono di determinare l’insieme I come parte dell’insieme F che rimane invece sconosciuto. Nel grafico appare anche l’insieme S, che corrisponde alle frodi “sospette”, cioè a quelle richieste di rimborso che paiono indicare una certa possibilità, che non è però una certezza stimata, che l’assicurato abbia tenuto un comportamento fraudolento. Alcune delle frodi “sospette” sono delle truffe reali: infatti, parte dell’insieme S si sovrappone all’insieme F, in corrispondenza dell’area denominata “F e S”. A livello di verifica empirica si può supporre che l’insieme F sia composto solamente da frodi individuate, comprese in I, e da frodi sospette, comprese in S. In questo modo dopo la stima dei due insiemi suddetti si considera che il restante insieme F rimanga vuoto, nel senso che si conclude che le richieste di rimborso che non risultino o frodi individuate o frodi sospette siano, di conseguenza, “oneste”. La procedura di monitoring e la successiva stima possono costituire uno strumento che mette in condizione le imprese assicurative di individuare il fenomeno delle frodi e di provvedere in maniera efficace alla sua riduzione. Il secondo tipo di rimedi si basa sull’applicazione di un certo design contrattuale attraverso il quale si cerca, per esempio, di collegare la valutazione dei premi alla reale perdita, diversa da quella osservata. Quest’ultimo tipo di rimedi è particolarmente indicato nel caso di moral hazard ex ante poiché un certo design 39 40 CARON L. e DIONNE G., Insurance fraud estimation: more evidence from the Quebec automobile insurance industry n. 97-21, 1997. THEMA (Théorie Economique, Modélisation et Applications), Université de Cergy-Pontoise; DIONNE G. (a cura di), Handbook of insurance. Kluwer Academic Publishers, 2000.
  • 40. contrattuale, che preveda per esempio forme di assicurazione parziale, come clausole di franchigia e di scoperto, fa sì che una parte del danno venga trasferito sull’assicurato stesso incentivando, così, comportamenti corretti. Un’analisi approfondita delle diverse modalità di intervento a difesa delle compagnie assicurative contro le azioni fraudolente ha reso possibile la definizione della seguente gamma di interventi41 : conciliazione, intervento della tecnologia, investigazione dei crimini, raccolta dati e informazioni, nomina di esperti, intervento giudiziario, intervento legale, supporto mediante la legislazione, condanne penali e comitati speciali di investigazione. 40 41 DERRIG R. A., Insurance fraud. Journal of Risk and Insurance, 69(3), 2002, pp. 271-287.
  • 41. 6. Gli interventi di contrasto e il D.L. 145 La frode assicurativa è un reato contro il patrimonio, raramente perseguito. Ciò nonostante nel 2013, come evidenzia la relazione annuale Ivass, “i dati forniti dalle imprese indicano un aumento delle attività di contrasto alle speculazioni: i sinistri esposti a rischio frode sono passati dai 400mila del 2012 ai 460mila del 2013, con un incremento, in termini assoluti, intorno al 15% che sale al 16,5% se rapportato ai sinistri perseguiti nel 2013”. I motivi della mancata denuncia di un evento fraudolento sono molteplici: per le compagnie assicurative non è sempre facile individuare una truffa ai suoi danni e spesso l’ammontare della speculazione è minimo e la tendenza è a non denunciarla. Negli ultimi anni le Istituzioni hanno manifestato una maggiore sensibilità verso il problema. Si è compreso, infatti, che il costo pagato dalla società per far fronte ai sistemi speculativi è troppo alto, senza contare che non siamo in linea con i numeri degli altri paesi europei. Le normative emanate o al vaglio del Parlamento volte ad arginare tale piaga sono numerose. L’ultimo provvedimento adottato dal Governo in ordine di tempo è il decreto legge 145 del 23 dicembre 2013, convertito in legge lo scorso febbraio. La norma, meglio nota come “Destinazione Italia”, prevedeva all’art. 8 alcune disposizioni in materia di Rc auto. Proprio l’Art. 8 “Disposizioni in materia di assicurazione r.c. auto” è stato soppresso sebbene preveda importanti novità da noi analizzate. 41
  • 42. Andiamo per ordine: 1)Aumento dei massimali di garanzia. La nuova disciplina modifica l’art. 128 del codice assicurativo disponendo che “per i veicoli a motore adibiti al trasporto di persone classificati nelle categorie M2 e M3 ai sensi dell’art. 47 del decreto legislativo del 30 aprile 1992 recante il Nuovo Codice della Strada, i contratti devono essere stipulati per importi non inferiori a 10 milioni di euro per danni alle persone e 1 milione di euro per danni alle cose, indipendentemente dal numero di danneggiati”. 2)Scatola nera. L’installazione sulle vetture di apparecchi elettronici volti a registrare l’attività del veicolo rappresenta per le compagnie assicurative un valido strumento di contrasto alle truffe. Una sorta di Grande fratello delle auto in grado di spiegare natura, causa e modalità di ogni incidente. In tal modo sarà impossibile per l’assicurato truffare. 3)Banca dati testimoni. Il dl 145 aggiunge all’art. 135 del codice assicurativo i commi 3bis, 3ter e 3quater volti a precludere l’ammissibilità di testi qualora non siano stati identificati dalle autorità competenti al momento del verificarsi del sinistro. Non sono ammesse, dunque, le testimonianze non indicate sulla denuncia di sinistro. Al giudice, poi, spetta il compito in fase di procedimento civile di accertare che i testimoni non siano già stati chiamati come tali in altre cause e, ove riscontri la ricorrenza dei nominativi in più di tre procedimenti negli ultimi cinque anni, a lui spetta il compito di trasmettere l’informativa alla Procura della Repubblica competente per ulteriori accertamenti. 4)Risarcimento in forma specifica. Il decreto legge prevede la riparazione immediata a opera di ditte convenzionate con la compagnia assicurativa del bene danneggiato. In tal modo non vi è circolazione di denaro con l’assicurato che, se in buona fede, avrà tutto l’interesse a vedere il suo bene riparato nel minor tempo possibile. Di 42
  • 43. contro la compagnia assicurativa avrà l’obbligo di garantire la riparazione per almeno due anni. 5)Obbligo di riparare il veicolo. Finora all’assicurato è stato riconosciuto il diritto di scegliere se riparare oppure no il proprio bene senza rinunciare al risarcimento. Con il decreto legge 145 solo quando il cliente dimostra di aver ripristinato la situazione quo ante al sinistro, allora otterrà dalla compagnia assicurativa la somma di denaro necessaria per risarcire il danno. 6)Divieto di cessione del diritto al risarcimento. La disciplina introduce l’art.150ter: la compagnia assicurativa può vietare al momento della stipula del contratto al proprio assicurato di cedere il diritto al risarcimento a terzi. 7)Stop ai colpi di frusta non accertati. Eliminando il comma 3quater dell’art. 139 del codice assicurativo (“la lesione è risarcita solo a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strutturalmente accertata l’esistenza della lesione”) e sostituendolo con l’obbligo da parte del Ctu di verificare solo strumentalmente il danno, la lesione non potrà essere risarcita. Le modifiche apportate dal dl 145 al codice assicurativo e in taluni casi anche al codice civile sono evidenti; i vantaggi derivanti da tali indicazioni di legge non ricadono solo sulle imprese, ma anche sui contraenti di polizze che per ogni clausola sottoscritta possono beneficiare di agevolazioni economiche, connesse alla riduzione dei premi assicurativi da corrispondere all’atto della stipula o del rinnovo del contratto. Ognuna delle disposizioni elencate nel dl 145 prevede uno sconto sulla polizza pari al 5-10%. Se tutte le opzioni fossero cumulabili fra loro, la riduzione del premio assicurativo ammonterebbe al 20% e ciò consentirebbe alle nostre polizze di equipararsi alle altre europee. Gli aspetti positivi di tali procedure sono molteplici: una maggiore celerità nella risoluzione del problema, una evidente economia di spesa e una drastica, si spera, riduzione dei sinistri fraudolenti. Né le compagnie, né gli 43
  • 44. assicurati, però, hanno l’obbligo di sottoscrivere contratti che prevedano clausole contenenti tali disposizioni. E’ evidente, però, che l’assicurato in buona fede non dovrebbe avere nulla da obiettare. In regioni come la Campania, dove si registrano i maggiori casi di sinistri fraudolenti, il fenomeno dovrebbe scemare drasticamente e, di conseguenza, dovrebbero diminuire anche i premi assicurativi. Con l’emanazione del decreto legge “Destinazione Italia” il legislatore ha finalmente preso atto del problema: le compagnie assicurative da sole non possono far fronte alle frodi e, al contempo, alla riduzione dei costi delle polizze, ma non è l’unico provvedimento significativo emanato dal Parlamento. Il decreto legge 179/2012, convertito con legge 221/2012 ha istituito presso l’Isvap, ora Ivass, l’AIA, l’archivio informatico antifrode volto a prevenire e contrastare le frodi nel ramo Rc auto. L’AIA, utilizzando come fonte primaria le segnalazioni effettuate alla banca dati sinistri gestita dall’Ivass, avrà la possibilità di consultare – tramite collegamento telematico – l’archivio nazionale veicoli e l’archivio degli abilitati alla guida, il Pubblico registro automobilistico, gli archivi del Fondo di garanzia vittime della strada e dell’Ufficio centrale italiano, la base dati degli attestati di rischio nonché ulteriori banche dati pubbliche e private per acquisire quei dati ritenuti utili ai fini antifrode. La commissione che ha elaborato e analizzato i dati, composta dai rappresentanti designati dal Ministero dello Sviluppo economico, dal Ministero dell’Interno, dal Ministero dell’Economia e della Finanza, dal Ministero della Giustizia e da Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Isvap, nonché Ania e Consap, collabora con l’autorità giudiziaria ai fini dell’azione dell’esercizio penale per il contrasto alle frodi assicurative. Secondo uno studio pubblicato da Kpmg nel 2011, circa il 62% delle compagnie ritengono questo strumento un valido esempio di contrasto alle frodi. Un altro provvedimento ancora al vaglio del Parlamento è l’istituzione di un’Agenzia anti-frode. Una sorta di Authority, di commissione al pari di quella istituita per l’anti-corruzione e presieduta attualmente da Raffaele Cantone. La volontà di attivare tale organo c’è da tutte le parti chiamate in causa, ma è ancora difficile individuare gli organi che dovranno presiedere tale istituto, bisogna risolvere i problemi di conflitti fra enti, nonché le questioni legate alla privacy dei contraenti. La maggior parte delle compagnie 44
  • 45. assicurative ritiene, infatti, che il controllo e la vigilanza sull’Agenzia spetterebbero a un’istituzione ad hoc (il 53%) mentre solo una parte minoritaria del campione analizzato da Kpmg (il 23% e il 12%) ritiene che dovrebbe essere affidata rispettivamente a Ivass oppure Ania. Questi sono solo alcuni dei provvedimenti adottati o dal Parlamento italiano, basti pensare al decreto legislativo del 2012, sempre in tema di Rc auto. Le Istituzioni stanno prendendo coscienza dei fenomeni fraudolenti e la lotta a tali speculazioni diventerà sempre più insistente fin quando non raggiungeremo i livelli di contrasto europei. Vero è, come abbiamo visto nei precedenti capitoli, che anche in Europa le frodi sono all’ordine del giorno e che non sempre è facile intervenire. Ma quali sono le procedure adottate a livello internazionale? Gli interventi più vicini alle modalità di controllo consolidate nel tempo sono legate a investigazioni dirette on field; questo tipo di approccio sta assumendo sempre più una veste sistemica, in quanto non sono più le singole compagnie assicurative a muoversi con i propri mezzi per le attività investigative, ma sono stati messi a punto dei team specializzati, organizzati dalle associazioni di imprese di assicurazione e, talvolta, supportate o completamente gestite dai corpi di polizia statali. Il ruolo di questi ultimi è particolarmente rilevante nel Regno Unito e negli Stati Uniti e ha portato anche alla creazione di database comuni, al fine di mettere a sistema le informazioni in loro possesso. “Nel corso del 2013 - si legge nella relazione annuale Ivass – sono continuati i lavori in ambito di Global Systemically Important Insurers G-Slls relativi all’individuazione delle entità assicurative a rilevanza sistemica. Nel concreto, l’attività di vigilanza dovrà estendersi a tutte le entità del gruppo in grado di incidere sul profilo di rischio degli assicuratori sistemici; questi ultimi dovranno, inoltre, dotarsi di un piano per la gestione del rischio sistemico (Systemic Risk Management Plan) che conterrà le misure volte a ridurre, attenuare o gestire la rilevanza sistemica del gruppo. Gli assicuratori sistemici, in coordinamento con le autorità di vigilanza, dovranno elaborare dei piani di risanamento (Recovery plans) e dei piani di gestione del rischio di liquidità; dovranno inoltre essere predisposti a cura delle rispettive autorità di vigilanza dei piani di risoluzione (Resolution plans): i piani, nel loro insieme sono 45
  • 46. volti a garantire che la soluzione di situazioni di crisi possa realizzarsi nel rispetto degli obiettivi di stabilità finanziaria e di protezione degli assicurati”. Tra le misure più adottate e che appaiono come maggiormente efficaci c’è il ricorso alla tecnologia, vale a dire la registrazione dei dati circa i contratti in essere, gli assicurati e gli eventi soggetti a valutazione, al fine di delineare un modello che possa mettere in correlazione diverse variabili e trarre rapidamente conclusioni circa la potenziale fraudolenza. Questa procedura segnala gli eventi per i quali è necessaria un’investigazione accurata e riduce il rischio di incappare nei cosiddetti falsi positivi. L’attenzione posta verso questo approccio ha favorito lo sviluppo di un mercato di software impiegabili a tale scopo e ha reso degni di commercializzazione anche gli stessi database da inserire all’interno dei software, in quanto maggior contenuto informativo può rafforzare il procedimento di individuazione di variabili e migliorare, quindi, il funzionamento dell’intero processo di controllo. L’approccio qui descritto ha portato a risultati positivi in termini di efficienza, poiché la riduzione dei falsi positivi ha ridotto i costi e non ha avuto impatto negativi sulla soddisfazione degli assicurati ai quali doveva essere liquidato l’indennizzo spettante. L’Association of British Insurers ha pubblicato i risultati di una ricerca, in base alla quale il numero di frodi identificate a valle dell’applicazione del software è cresciuto del 4% dopo un anno e del 16% dopo due anni, con importanti conseguenze in termini di riduzione dei costi per indennizzi legati ad accadimenti fraudolenti. Parimenti sono calati gli indicatori delle presunte frodi non identificate e tale trend prosegue ulteriormente, proprio in virtù del rafforzamento della base di dati conseguito. L’approccio al software si muove lungo il percorso tracciato negli anni precedenti dalla predisposizione di modelli statistico-matematici che realizzavano la valutazione del rischio sulla base di un punteggio assegnato a ciascuna delle variabili individuate e ponderava il peso di ogni valutazione per giungere a una classificazione complessiva del livello di rischiosità. Questa modalità di intervento, tuttavia, lasciava ampi spazi alla mancata individuazione di numerosi casi di frode che sfuggivano a tale meccanismo, data la forte componente soggettiva che si riscontrava nella valutazione. L’impiego dei software non è a esclusivo beneficio delle compagnie 46
  • 47. assicurative, in quanto anche coloro che si trovano coinvolti in incidenti possono accedere alle banche dati messe a disposizione dalle proprie compagnie assicurative, al fine di verificare la possibilità di essere inconsapevolmente parte, o meglio controparte, di un’azione fraudolenta. Le associazioni svolgono un’attività di teaching per le compagnie assicurative che necessitano di incrementare il proprio bagaglio conoscitivo per la riduzione dell’impatto delle frodi e per facilitarne l’identificazione. Durante queste attività vengono trasferite conoscenze di ordine generale, ma anche indicazioni circa le modalità operative con cui intervenire per poter porre freno all’indebito indennizzo delle azioni fraudolente. Queste attività vengono, inoltre, supportate anche dai corpi di polizia degli stati in cui le associazioni operano, nell’ambito di appositi framework legislativi. Il più recente tipo di interventi di contrasto alle azioni fraudolente è, invece, di matrice anglosassone e consiste nell’istituzione di linee telefoniche dedicate alla segnalazione anonima di frodi da parte di chiunque entri in possesso di informazioni in merito. In tale modo il concetto di network presentato inizialmente si espande oltremodo, ma soprattutto, garantendo l’anonimato a chi realizza la segnalazione, si favorisce un processo che, sebbene sia stato lanciato di recente, sta già producendo i primi benefici risultati. Questa impostazione pone le basi anche su ricerche precedentemente realizzate, secondo cui un sempre crescente numero di persone ha contatti con soggetti che hanno posto in essere azioni fraudolente. Lo strumento in questione prende il nome di cheat-lines, come gioco di parole tra chat line (visto lo strumento telefonico) e cheat (termine che in inglese indica un comportamento illecito); l’applicazione di questo tipo di procedura di prevenzione è già attiva da qualche anno nel Regno Unito e in Scandinavia. Il successo di questa iniziativa è testimoniato da alcuni dati in merito al numero di segnalazioni giunte, il cui andamento è in crescita a ritmi superiori al 30% e presenta una telefonata ogni ora circa in una delle linee telefoniche attivate nel Regno Unito. La relazione tra le compagnie assicurative e il pubblico è, inoltre, ancor più stretta se si considerano alcune attività definite di mapping, vale a dire volte alla realizzazione 47
  • 48. e alla diffusione di mappe che descrivono le aree in cui più frequentemente vengono messe in atto delle azioni che possono coinvolgere i soggetti locali in simulazioni di incidenti, sempre a scopi fraudolenti. Quest’iniziativa è, al momento, diffusa soltanto nel Regno Unito. A chiusura dell’analisi degli strumenti di controllo è opportuno segnalare come un approccio che proponga il giusto mix tra le diverse strumentazioni messe a disposizione possa rappresentare una soluzione soddisfacente, almeno stando anche a ciò che viene suggerito sia in teoria sia in pratica; difatti, va delineandosi un sistema a tre livelli, in cui il possesso di una mole più imponente di dati, la condivisione delle informazioni e la realizzazione di azioni collettive, contribuisce alla predisposizione di azioni che sono maggiormente efficaci. In compenso, però, va sottolineato come le complessità contrattuali e tecniche, unite alla necessità di investimenti e di risorse non sempre disponibili, comportino delle difficoltà nella realizzazione di questi interventi. Contro le difficoltà oggettive, l’unione dei soggetti direttamente interessati al contrasto alle frodi assicurative, può rappresentare la soluzione, in quanto, al contempo, rappresenta un prerequisito per la condivisione di informazioni, idee e risorse, e costituisce una necessità per poter rendere scalabile l’investimento da realizzare, favorendone così l’implementazione. Non bisogna infine dimenticare l’impegno profuso dall’Unione Europea che ha adottato la direttiva 2014/51/UE, un passo in avanti importante per l’introduzione del Solvency II, la normativa “che innoverà profondamente la regolamentazione prudenziale delle imprese di assicurazione le quali dovranno possedere cuscinetti di protezione patrimoniale non più in misura fissa, ma ancorati ai rischi di impresa, a quelli assicurativi veri e propri e a quelli di investimento. Grazie all’approvazione della direttiva Omnibus II il nuovo regime dovrà essere recepito negli ordinamenti nazionali entro il 31 marzo 2015, con applicazione effettiva da gennaio 2016”. Anche l’Ivass ha fatto la sua parte adottando alcuni Regolamenti significativi. Il primo, entrato in vigore il 31 ottobre 2013, ha abrogato la disciplina risalente al 2006 in tema di sanzioni amministrative e ha riscritto, in modo più dettagliato le procedure sanzionatorie. Il secondo Regolamento, entrato in vigore lo stesso giorno del primo, 48
  • 49. ha ridefinito le procedure disciplinari degli intermediari assicurativi, trasferendo la competenza al Servizio Vigilanza Intermediari Assicurativi. Un altro importante contributo dell’Ivass si ha con il Regolamento entrato in vigore il 17 dicembre 2013 teso a snellire le operazioni liquidatorie delle assicurazioni. Fra le attività che più interessano gli addetti ai lavori c’è il Risarcimento diretto, per il quale all’Ivass spetta il compito di definire il nuovo modello dei rimborsi e la dematerializzazione del contrassegno in ambito di assicurazione Rc auto per il quale l'Istituto ha fornito il parere previsto al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che hanno emanato il decreto 110/13. Il processo di dematerializzazione si dovrà concludere entro due anni. 49
  • 50. 7. Cosa è lo “scoperto”? Lo scoperto assicurativo è una clausola simile a quella della franchigia, alla quale talvolta si può incrociare nella medesima polizza, per calcolare il risarcimento che l'assicurato deve poi rendere alla sua compagnia. Come la franchigia, infatti, lo scoperto stabilisce nel momento della stipula del contratto di assicurazione una percentuale del risarcimento danni che va coperta dall'assicurato invece che dall'assicuratore. A differenza della franchigia lo scoperto ha un valore percentuale, da calcolare in base al danno causato nell'incidente. Come ragione della sua esistenza, la franchigia ha lo scopo di evitare alla compagnia di assicurazione il risarcimento dei danni minori, mentre lo scoperto ha la funzione di stimolare gli assicurati ad una maggiore prudenza su strada, mettendo a loro carico sempre una percentuale del danno, a prescindere dall'entità dell'indennizzo finale. La differenza maggiore, rispetto alla franchigia, è proprio questa: della franchigia, assoluta o relativa, si conosce l'importo anche prima dell'incidente. L'importo dello scoperto invece, può essere calcolato soltanto dopo che il sinistro ha avuto luogo. Alla parte di risarcimento a carico dell'assicurato generalmente si associano due valori: uno assoluto ed uno percentuale, che derivano proprio dall'intreccio dello scoperto e della franchigia, quindi di un valore espresso in termini percentuali e di un valore assoluto (numerico). Tra i due si applicherà poi a carico dell'assicurato quello dei due il cui valore (assoluto) risulterà più elevato (e quindi più favorevole per la compagnia d'assicurazione). Quindi, ipotizziamo una franchigia di 500 euro e uno scoperto del 10% e vediamo in quali casi si applica l'uno e in quali l'altro. Se l'incidente causa alla compagnia di assicurazione un risarcimento per 1000 euro di danni recati a terzi, il 10% calcolato su questo totale ammonterà a 100 euro, somma inferiore a quella della franchigia. In questo caso, applicando il principio che abbiamo spiegato sopra (si applica il valore che risulta più alto) va applicata la franchigia e non lo scoperto. Al contrario se il danno causato ammonta alla cifra di 10.000 euro, il 10% risulterebbe di 1000 euro. Sempre con lo stesso metodo, quindi, non vanno più applicati i 500 euro di franchigia ma i 1000 euro dello scoperto, che è la somma di cui l'assicurato, nei confronti dei terzi danneggiati, risponderà in prima persona. Nel caso, invece, di 50
  • 51. moral hazard ex post l’inserimento di clausole che determinino un’assicurazione parziale non è il rimedio considerato ottimale: il meccanismo per cui l’assicurazione parziale è efficace per ridurre il moral hazard ex ante, trasferendo parte del danno sull’assicurato, non può avere l’effetto di limitare un comportamento che si realizza dopo la stipulazione del contratto ed, anzi, l’assicurazione parziale può addirittura avere l’effetto perverso di incoraggiare comportamenti fraudolenti. Un altro provvedimento adottato negli Stati Uniti, che ha avuto effetti in termini di lotta alle frodi, è stato il cambiamento del sistema di attribuzione della responsabilità in caso di incidenti automobilistici da un sistema tort, caratterizzato dal fatto che un guidatore viene ritenuto responsabile per i danni arrecati ad altri nel caso in cui abbia tenuto un comportamento negligente, ad un sistema no fault, cioè letteralmente non basato sulla colpa. Secondo la letteratura di analisi economica del diritto un sistema no fault presenta il vantaggio di incentivare gli individui ad un comportamento diligente (Chiancone e Porrini, 1998). Questa tesi è stata sostenuta anche per quanto riguarda la condotta degli automobilisti ed in particolare esisterebbe una connessione tra un sistema di responsabilità basato sulla diligenza nella guida ed il tasso di incidenti automobilistici (Cummins e Weiss, 1991) Pare però difficile affermare che il sistema di attribuzione della responsabilità possa influenzare il comportamento di guida poiché gli automobilisti finiscono comunque per subire le conseguenze negative degli incidenti stradali da loro causati. In particolare (Porrini, 2002,«Frodi nell'assicurazione RC Auto: analisi economica e possibili rimedi». Rivista di Politica Economica, 2002, 92.3/4: 109-138) si è dimostrato che all’introduzione di un sistema no-fault negli USA è corrisposto un incremento degli incidenti mortali. In particolare, la caratteristica del sistema tort di richiedere in sede di giudizio alla vittima di un incidente la prova della negligenza del guidatore per avere il rimborso dei danni è stata una delle cause alla base del cambiamento di sistema negli USA, per le pesanti conseguenze in termini di allungamento dei tempi, ’aggravamento delle spese processuali ed, infine, le compensazioni spesso solo parziali dei danni subiti dalle vittime di incidenti stradali. Va però specificato che il sistema no fault ha assunto dell’esperienza statunitense caratteristiche particolari poiché è stata contemporaneamente istituita 51
  • 52. un’assicurazione obbligatoria first party. Tale assicurazione copre i danni subiti dallo stesso assicurato: quelli di carattere fisico senza limiti; quelli di carattere economico con dei limiti quantitativi; non c’è, invece, copertura per quelli di tipo immateriale. In pratica il sistema così delineato presenta i vantaggi di un tipo di assicurazione diretta, poiché viene negata ai danneggiati la possibilità di rivalersi sul responsabile dell’incidente per danni alle persone inferiori ad una certa soglia. Per quanto riguarda la lotta alle frodi, si possono sottolineare gli effetti che derivano da un sistema di assicurazione first party. In pratica nel grafico 2, lo schema che mostra il funzionamento di un assicurazione di tipo third party risulta modificato perché l’assicurazione viene stipulata dallo stesso danneggiato al quale poi è anche indirizzato l’eventuale risarcimento. Si possono quindi applicare i rimedi nell’ambito del design contrattuale, utilizzando clausole di rivalsa e franchigie con un notevole vantaggio in termini di riduzione di quella parte dei sinistri con danni alle persone riconducibili a comportamenti fraudolenti, per esempio legati ad un gonfiamento della richiesta di rimborso. Ancora, la fissazione di una soglia nell’applicazione di tale sistema consente di eliminare il problema dei piccoli rimborsi, e conseguentemente anche l’esigenza di investigare i comportamenti fraudolenti di piccola entità, con una maggiore incentivazione per le imprese assicurative ad investire nel perseguimento delle frodi di maggiori dimensioni. Come è noto, le compagnie nella maggior parte dei casi, in Italia, si sono già dotate di strutture organizzative e risorse dedicate al monitoraggio e al contrasto delle frodi. Tuttavia gli strumenti già adottati risultano ancora inadeguati per fattori esogeni (assenza di un censimento di ‘professionisti’ delle frodi) ed endogeni, a causa della mancanza di sistemi integrati di reportistica e track record sui clienti. Questi elementi determinano azioni ritardate e poco incisive. Per potenziare l’efficacia degli strumenti a livello accentrato si potrebbe prendere spunto dal complesso di regole che governa il mondo bancario e finanziario per la gestione del rischio di credito, facendo ricorso, ad esempio, a strumenti equivalenti ai SIC (Sistemi Informativi del Credito). In tal caso si dovrebbe prevedere anche nel settore assicurativo, ramo R.C. Auto compreso, l’utilizzabilità in via preventiva delle informazioni contenute nei database (con effetti sulla selezione della clientela) e la valenza ‘probatoria’ degli indicatori ai fini della gestione del processo 52
  • 53. di liquidazione. Il decreto Legge n. 40 del 13 dicembre 2013, in riferimento alla RCA, in riferimento al contrasto alle frodi attribuisce un ruolo rilevante all’azione testimoniale in caso di sinistri. Viene sancito il principio in base al quale, fatte salve le risultanze contenute in verbali delle autorità di polizia intervenute nel luogo dell’incidente, l’identificazione dei testimoni deve risultare dalla denuncia di sinistro o dalla richiesta di risarcimento dei danni. L’identificazione avvenuta in un momento successivo comporta l’inammissibilità della prova testimoniale addotta. Inoltre, in corso di giudizio, il giudice, ove riscontri la presenza di testimoni che negli ultimi tre anni siano stati testimoni in almeno tre cause nel settore di infortunistica stradale, trasmette l’informativa alla Procura della Repubblica competente. Ciò per consentire ulteriori accertamenti e, in particolare, per verificare l’attendibilità del testimone e per assumere eventuali misure coercitive. Sono previsti poteri di controllo e monitoraggio dell’IVASS sull’osservanza di tutte le prescrizioni, su cui l’Istituto relazionerà in Parlamento. Le disposizioni approvate dal Governo introducono poi un termine di decadenza per le proposte di risarcimento. In tale decreto, vengono, inoltre, previsti termini più lunghi nell’ambito del procedimento di risarcimento; in particolare, è innalzata da 5 a 10 giorni la disponibilità dell’impresa di assicurazione ad ispezionare le cose danneggiate oggetto di richiesta di risarcimento. Infine, la particolare procedura (sospensione dei termini per concludere il procedimento, presentazione di querela contro il danneggiato) prevista nel caso siano stati accertati l’esistenza di significativi parametri per temere fenomeni fraudolenti è estesa anche in presenza di altri indicatori di frode, quali ad esempio le indicazioni emerse dai dispositivi elettronici installati negli autoveicoli (scatola nera). 53
  • 54. 8. Ultimo aggiornamento IVASS L’analisi svolta si conclude con una panoramica dei dati relativi all’anno appena conclusosi, sulla base delle informazioni recentemente fornite dall’IVASS42. Il primo dato rilevante riguarda l’andamento dei mercati assicurativi su scala internazionale, in quanto si evince una condizione di miglioramento che è partita sin dal 2011. Difatti la raccolta premi è cresciuta in termini reali, nell’ordine del 2,9%; questo andamento ricalca il dato positivo già registrato per il ramo danni, mentre rappresenta una positiva inversione di tendenza per il comparto vita, che aveva fatto registrare dei lievi cali in precedenza. La rilevazione si basa sull’andamento dei mercati dei paesi OCSE e l’andamento medio nasconde numerosi dati importanti, utili soprattutto a mettere in luce le difformità tra le diverse aree. A conferma di ciò, basta osservare i dati concernenti la raccolta dei premi per il settore vita, le cui oscillazioni vanno dal +44% del Lussemburgo al -14% dell’Olanda, passando per il +12% della Norvegia e il -10% della Grecia, con una media complessiva pari al +1,5%. Il dato riguardante l’Italia è molto lontano dall’andamento medio OCSE, con un calo pari quasi all’8%. ‐20  ‐10  0  10  20  30  40  50  LUSSEMBURGO  COREA DEL SUD  CILE  NORVEGIA  BELGIO  POLONIA  IRLANDA  MESSICO  REGNO UNITO  ISRAELE  STATI UNITI  MEDIA PONDERATA OCSE  DANIMARCA  GIAPPONE  SVIZZERA  MEDIA OCSE  ISLANDA  GERMANIA  SLOVACCHIA  SLOVENIA  FINLANDIA  SVEZIA  REPUBBLICA CECA  CANADA  ESTONIA  TURCHIA  AUSTRALIA  ITALIA  PORTOGALLO  AUSTRIA  GRECIA  FRANCIA  SPAGNA  UNGHERIA  PAESI BASSI  44,4  21,9  20,9  12,6  11,7  11,6  11,2  10,1  6  4,8  3,8  2,9  2,6  2,6  2,4  1,5  0,9  ‐0,9  ‐1,7  ‐1,8  ‐2,3  ‐2,3  ‐2,3  ‐3,1  ‐4,7  ‐5,8  ‐7,6  ‐7,8  ‐9,2  ‐9,3 ‐10,1 ‐10,4 ‐11,3 ‐13,7  ‐14,9  Figura 8: Tassi di variazione in termini reali della raccolta per il settore vita (Fonte IVASS 2014) 54 42 IVASS, 2014, Relazione sull’attività svolta dall’Istituto nell’anno 2013.
  • 55. Per quel che riguarda il pagamento dei sinistri, anche in questo caso i dati sono fortemente oscillanti e vanno dall’incremento del 43% fatto registrare in Lussemburgo al calo del 31% in Portogallo; l’Italia presenta una variazione in aumento dell’1,5%, lontana dalla media dei paesi OCSE (che si attesta al 5,7%) e dei paesi europei (in crescita per il 6%). ‐40  ‐30  ‐20  ‐10  0  10  20  30  40  50  LUSSEMBURGO  PAESI BASSI  CILE  REPUBBLICA CECA  SPAGNA  SVEZIA  ISLANDA  SLOVENIA  BELGIO  NORVEGIA  SLOVACCHIA  DANIMARCA  MESSICO  ISRAELE  GRECIA  FINLANDIA  TURCHIA  REGNO UNITO  CANADA  FRANCIA  AUSTRALIA  GIAPPONE  ITALIA  STATI UNITA  COREA DEL SUD  UNGHERIA  ESTONIA  POLONIA  IRLANDA  AUSTRIA  SVIZZERA  GERMANIA  PORTOGALLO  43,5  20,3  16,5  13,1  13  13  12,6 12,4 12,3 11,9 11,2  9,2  8,6  8,6  7,9  7,7  6,2  3,9  3,3  2,4  1,6  1,5  1,5  1,5  ‐0,5 ‐0,7  ‐0,9  ‐0,9  ‐1,1  ‐3,8  ‐5,5 ‐10,7 ‐30,9  Figura 9: Tassi di variazione delle uscite per pagamenti in termini nominali nel settore vita fonte IVASS 2014 Lo scenario è meno ondivago per quanto concerne il settore danni, dove la media per la raccolta premi è di poco superiore allo 0,5% (a differenza della sopracitata media in termini reali del 2,9%) e sintetizza l’estremo positivo della Corea del Sud (+15%) e quello negativo della Svezia (-19% circa). ‐20  ‐15  ‐10  ‐5  0  5  10  15  20  COREA DEL SUD  TURCHIA  IRLANDA  NORVEGIA  ESTONIA  CANADA  CILEA  AUSTRALIA  BELGIO  ISRAELE  MESSICO  STATI UNITI  GERMANIA  SVIZZERA  MEDIA PONDERATA OCSE  FRANCIA  POLONIA  MEDIA SEMPLICE OCSE  DANIMARCA  ISLANDA  AUSTRIA  PAESI BASSI  FINLANDIA  SLOVENIA  LUSSEMBURGO  REPUBBLICA CECA  REGNO UNITO  SPAGNA  ITALIA  SLOVACCHIA  PORTOGALLO  GRECIA  UNGHERIA  SVEZIA  15,2  11,4  10,4  8,6  8,4  6,3  5,8  5,5  4,5  4  3,9  3,5  3,2  3,1  2,9  1,1  1  0,6  0,4  0,2  0  ‐1,7 ‐2,3  ‐2,8  ‐3,4 ‐4,5  ‐4,6  ‐4,7 ‐4,7  ‐4,8  ‐6,3 ‐8,7 ‐10,2 ‐18,8  Figura 10: Tassi di variazione in termini reali della raccolta per il settore danni fonte IVASS 2014 55
  • 56. In queste misurazioni l’Italia si presenta con un calo del 4,8%, cui si affianca un calo del 2,2% per il pagamento dei sinistri nello stesso settore. Il dato in questione è poco allineato alla media rilevata dallo studio OCSE, che mostra un incremento del 2% considerando tutti i paesi dell’area OCSE e pari, invece, all’1% con riferimento ai paesi dell’area europea. ‐40  ‐30  ‐20  ‐10  00  10  20  30  40  50  60  CILE  SVEZIA  TURCHIA  FRANCIA  NORVEGIA  POLONIA  BELGIO  COREA DEL SUD  AUSTRIA  SLOVACCHIA  SVIZZERA  PAESI BASSI  STATI UNITI  UNGHERIA  MESSICO  REGNO UNITO  CANADA  GERMANIA  ISRAELE  REPUBBLICA CECA  SPAGNA  SLOVENIA  ISLANDA  PORTOGALLO  FINLANDIA  ITALIA  DANIMARCA  ESTONIA  LUSSEMBURGO  IRLANDA  GRECIA  AUSTRALIA  57  29,4  23,3  14,3  10,5  10,2  8,8  7,6  6,5  5,4  3,7  3,4  2,7  2,6  2,3  1,1  0,8  0,3  0,2  0,1  ‐0,6  ‐1  ‐1,2  ‐1,4  ‐1,4  ‐2,2  ‐7,1  ‐12,1 ‐19,8 ‐21,8 ‐25,2 ‐31,3  Figura 11: Tassi di variazione delle uscite per pagamenti in termini nominali per sinistri nel settore danni - fonte IVASS 2014 Lo scenario assicurativo italiano si è modificato in questi ultimi anni, non solo per i dati mostrati poc’anzi, ma anche per quanto concerne gli operatori, il cui numero è in costante calo. A testimonianza di ciò, in un decennio gli operatori assicurativi operanti sul territorio nazionale si sono ridotti da 189 a 131, con una riduzione netta pari a poco più del 30%. Ciò non sta a significare che c’è stato un costante abbandono del mercato da parte degli operatori, in quanto il dato è frutto anche delle operazioni di accorpamento verificatesi nel tempo, come già detto nel paragrafo 3. Un ulteriore dato importante è rappresentato dal numero di imprese che possono essere definite “multiramo”, pari a solo il 10%. 56
  • 57. Nel panorama così descritto vanno, però, inserite alcune considerazioni di maggior dettaglio in termini di ricadute economiche sull’attività svolta dalle compagnie assicurative italiane. In particolare, viene valutato l’impatto di uno degli strumenti di più recente introduzione, vale a dire il risarcimento diretto. La Convenzione fra Assicuratori per il Risarcimento Diretto (CARD) è stata lanciata nel 2007, ma ha cominciato a fornire i primi risultati incoraggianti nel 2010, quando oltre la metà dei sinistri veniva rimborsata mediante CARD. Da quel momento in poi, però, l’utilizzo di questa procedura è andata calando e nel 2013, il dato è calato fino in prossimità dei livelli del 2008 in termini di valore e al 2009 in termini di numerosità dei casi. Tuttavia, i risultati, seppur positivi, restano un parziale avvicinamento agli obiettivi prefissati negli anni addietro, data la perpetrazione di comportamenti opportunistici e l’assenza di incentivi verso le prassi virtuose poste in essere. Nel complesso, però, i sinistri continuano a calare, soprattutto nel ramo r.c. auto, che è da sempre l’attività di più difficile gestione per gli operatori del comparto assicurativo. Un primo dato rilevante riguarda la riduzione del volume d’affari per i premi r.c. auto, il cui calo continua inesorabilmente (-7,5%), dopo un accenno di ripresa nei due ultimi anni (2011 e 2012); il canale che paga maggiormente questa diminuzione è quello delle agenzie, la cui quota continua ad erodersi, ormai, dal 2009. La vendita diretta e, soprattutto, i nuovi canali basati sulle più recenti tecnologie hanno, in parte, contribuito a queste risultanze e, come segnalato nel paragrafo3, le compagnie assicurative italiane dovrebbero puntare maggiormente su queste nuove forme di contrattualizzazione, che stanno mostrando risultati positivi. La loro quota, infatti, è cresciuta dal 5 all’8% negli ultimi anni e i trend mostrati in altri paesi industrializzati, lasciano immaginare, con un buon grado di certezza, una continua evoluzione lungo questo percorso. Un’analisi territoriale rispetto alla r.c. auto, realizzata dall’IVASS in tutte le città capoluogo di provincia in Italia, ha fatto registrare sensibili riduzioni del numero di sinistri, in misura sempre superiore al 10%, con eccezione della provincia di Trento, dove il calo si è fermato al 9%. Nella tabella che segue i dettagli delle riduzioni. 57
  • 58. Province Variazione sinistri (in volume) Variazione sinistri (in valore) Torino -30,2% -27,8% Aosta -18,7% -11,3% Genova -23,4% -13,0% Milano -25,1% -19,0% Bolzano -11,6% -2,2% Trento -9,1% -13,1% Venezia -21,9% -18,7% Trieste -24,5% -20,8% Bologna -17,4% -13,1% Ancona -20,7% -14,5% Firenze -20,9% -23,0% Perugia -22,9% -14,3% Roma -23,8% -17,4% Napoli -33,9% -33,6% L’Aquila -31,4% -28,1% Campobasso -32,0% -11,9% Bari -31,1% -20,1% Potenza -30,8% -32,1% Reggio Calabria -29,1% -14,3% Palermo -27,1% -11,6% Cagliari -27,9% -17,4% Media Capoluoghi -25,9% -20,5% Media nazionale -24,0% -20,3% Tabella 8: Andamento r.c.a. nel biennio 2012-2013 La miglior performance in termini di volumi e di valori si registra a Napoli, dove si sono ridotti di un terzo i sinistri; simili riduzioni si sono manifestate a Potenza e L’Aquila, quindi in aree solitamente additate per lo scarso virtuosismo degli assicurati. 58
  • 59. Figura 12: Relazione tra la variazione del numero dei sinistri e la variazione del valore degli stessi nel biennio 2012-2013 (Fonte IVASS 2014) Il grafico di dispersione qui rappresentato rappresenta degli andamenti non lineari in alcuni casi, in quanto le positive performance di alcune aree (Napoli, Potenza, L’Aquila e Torino) si presentano sia per quanto concerne il ridotto numero di sinistri, sia per il calo degli indennizzi che le compagni assicurative hanno versato, in maniera del tutto simile. In altre aree, invece, la forte riduzione del numero di sinistri non si accompagna ad una similare diminuzione dell’ammontare del valore dei sinistri, come a Campobasso, Reggio Calabria, Palermo e Genova. Molte le città che presentano risultati medi, ma equilibrati ed in linea con la media dei capoluoghi (indicata con M1) e con quella nazionale (indicata con M2), come Milano, Roma, Venezia e Perugia. Ridotte, ma sicuramente equilibrate, le variazioni presentatesi a Trento, Bologna ed Aosta. Singolare, infine, il caso di Bolzano, dove un calo dell’11% del numero dei sinistri è stato associato ad una riduzione del 2% del valore dei sinistri rimborsati. 59
  • 60. Le considerazioni sopra esposte richiedono delle analisi approfondite, in quanto il dato di sintesi nasconde gli effetti combinati (e contrastanti) dell’incremento del valore medio dei sinistri con la riduzione degli stessi in termini di volume, soprattutto per quanto concerne i casi che mostrano discrepanza nei due andamenti. In parallelo alle riduzioni appena analizzate non si è manifestato, però, un calo dei premi assicurativi di pari importo, visto che le riduzioni oscillano tra il 2 e l’11%. Nella tabella che segue, l’andamento dei premi riferiti al periodo 2012-2013. Province Riduzione del premio medio Torino -6,1% Aosta -11,2% Genova -9,6% Milano -2,6% Bolzano -6,0% Trento -6,9% Venezia -9,6% Trieste -9,6% Bologna -10,9% Ancona -7,6% Firenze -4,4% Perugia -7,4% Roma -6,9% Napoli -6,4% L’Aquila -2,5% Campobasso -7,4% Bari -3,9% Potenza -5,6% Reggio Calabria -4,6% Palermo -2,9% Cagliari -10,8% Media Capoluoghi -5,8% Media nazionale -7,7% Tabella 9: Andamento r.c.a. nel biennio 2012-2013 (Fonte IVASS 2014) 60
  • 61. Hanno particolare rilievo i cali ridotti in città come L’Aquila, Bari e Reggio Calabria, viste le positive performance in termini di riduzione di sinistri. Nel complesso, però, si riscontrano miglioramenti dovuti ai recenti interventi delle compagnie assicurative, che hanno messo a frutto la costruzione della Banca dati sinistri, costituita grazie alle informazioni fornire dalle imprese assicurative operanti in Italia e con sede nello stesso paese. L’archivio così costituito ha consentito, grazie anche ai dati messi a disposizione dalle forze dell’ordine e da appositi soggetti individuati dai dispositivi di legge di più recente introduzione, di migliorare l’attività di investigazione, volta a ridurre gli interventi fraudolenti. È per questo che il numero di interrogazioni del sistema è quasi quintuplicato rispetto al 2012; allo stesso scopo l’IVASS ha istituito uno strumento che integra ed elabora i dati a disposizione (l’Archivio Integrato Antifrode - AIA), in modo da favorire una più rapida ed approfondita individuazione dei casi di sospetta fraudolenza. L’alimentazione di questi registri diventa, dunque, cruciale e per tale motivo è stata prevista l’obbligatorietà43 della predisposizione di resoconti annuali da parte delle compagnie assicurative, circa la loro attività di contrasto agli atti fraudolenti. C’è da sottolineare, però, che poco meno della metà delle imprese ha rispettato tale obbligo nel 2013 e, quindi, che c’è ancora molto da fare per sensibilizzare circa l’utilità di questo strumento e la necessità di partecipazione da parte di tutti gli operatori del settore. Queste considerazioni risultano in linea con quanto sta accadendo nello scenario internazionale, dove sempre più spesso le banche dati stanno fornendo dei risultati incoraggianti in termini di lotta alle attività fraudolente, con forme sempre più innovative e integrative di diverse fonti di informazione, come evidenziato dai casi neozelandesi e britannici messi in luce nel paragrafo 3. I risultati registrati possono, con tutta probabilità, rappresentare uno stimolo verso una più profonda partecipazione, considerando i dati riguardanti l’analisi dei casi esposti a rischio frode; si evidenzia, infatti, un sensibile aumento, a conferma di due tendenze: l’efficacia delle attività di contrasto e la crescita del numero di soggetti che, 61 43 Art. 30, comma 1, del d. l. n. 1/2012, convertito con modificazioni in legge n. 27/2012.
  • 62. stanti le condizioni economiche del paese, puntano a cercare negli indennizzi assicurativi una fonte di sostentamento, seppur di breve periodo. L’aumento in questione è pari, difatti, al 15% visto che i sinistri a rischio frode sono passati da 400.000 a 460.00044. All’esposizione al rischio frode mostrata dai dati precedenti, si affianca il numero dei sinistri che sono stati oggetto di ulteriori attività investigative; anche in questo caso è stato registrato un aumento, seppur di misura ridotta, dato che dalle 232.000 occorrenze del 2012, si è passati alle 235.000 del 2013, con un aumento superiore all’8%. Il numero degli interventi di contrasto da parte delle compagnie assicurative aumenta particolarmente se si tengono in considerazione anche i casi di frode emersi in fase liquidativa; questo tipo di attività fraudolenta ha fatto registrare un aumento del 30%. Ancor più forte è l’incremento che ha interessato le frodi non derivanti dalla simulazione dei sinistri o dalla modifica alle fattispecie ad essi legati, ma dalla predisposizione di aspetti contrattuali e non contrattuali volti all’ottenimento di indebiti vantaggi. Per questa misura, difatti, l’aumento delle frodi è pari al 35,5%. Le aree interessate dalla realizzazione di queste attività fraudolenti sono sostanzialmente invariate rispetto ai dati dello scorso anno ed emerge una certa uniformità territoriale. Risulta, però, interessante sottolineare come uno degli obiettivi auspicati in passato per le compagnie assicurative sia stato realizzato; il riferimento è alla riduzione dei costi da frode, che sono calati di ben 6 milioni di Euro rispetto all’anno 2012, con un miglioramento in termini percentuali del 3%. Per ciò che concerne il futuro, inoltre, una ulteriore strada da percorrere è rappresentata dalla dematerializzazione del contrassegno, che si verificherà nel giro di due anni e consentirà di ridurre il sempre crescente numero di tagliandi falsi in circolazione, come illustrato nel paragrafo 3. Infine, un ulteriore spiraglio verso il miglioramento delle condizioni operative delle imprese assicurative risiede nel forte contrasto che si è posto ai fenomeni di imprese online che, raggiravano i clienti, danneggiando l’intero comparto assicurativo. Tali 62 44 IVASS, 2014, Relazione sull’attività svolta dall’Istituto nell’anno 2013.
  • 63. attività fraudolente riguardavano non soltanto compagnie assicurative inesistenti, ma anche imprese che emulando i nomi di operatori realmente esistenti, truffavano i sottoscrittori di polizze e danneggiavano immagine e relazioni delle imprese concretamente operanti. 63
  • 64. 9. Conclusioni Le frodi nel settore assicurativo sono un fenomeno sempre più diffuso a livello globale e preoccupante per gli impatti sulla gestione e sul risultato tecnico delle compagnie. Principali cause del fenomeno sono il contesto sociale e culturale e il malcostume la mancanza di senso civico. Le difficoltà nel contrastare e prevenire le truffe stanno nel fatto che nella maggior parte dei casi le frodi sono “occasionali”. Una dinamica che alimenta il circolo vizioso, frodi – aumento dei costi di liquidazione per le imprese – aumento delle tariffe applicate agli assicurati, che si è particolarmente accentuato nell’attuale congiuntura economica. Nel Mezzogiorno, spesso la frode assicurativa è una delle attività economiche svolte dalla criminalità. Come è noto, l’attività della mafia nei mercati legittimi «spiazza» i rivali imponendo in numerose industrie barriere all’entrata effettive, sia nei mercati dei prodotti, sia in quello del lavoro. Sotto molti aspetti, questi mercati sono di gran lunga meno contendibili nelle regioni colpite dal crimine organizzato piuttosto che nelle altre. In alcuni casi estremi, nei quali la mafia riesce a controllare sia il lato dell’offerta, sia quello della domanda dei beni: i mercati (sia il mercato della corruzione, sia quelli normali) sono soppressi e si afferma un’organizzazione economica gerarchica, nella quale imprese esterne al cartello o gli entranti potenziali sono costretti a fronteggiare costi di transazione molto elevati. Questo ambiente istituzionale è una fonte di inefficienza ed inefficienza, nonché di distruzione del “capitale sociale” esistente. Il fenomeno della frode assicurativa, in sintesi, ha rilevanti effetti a livello macroeconomico dato che le frodi assicurative causano un sostanziale incremento dei costi per le compagnie assicuratrici che, a loro volta, reagiscono aumentando i premi a carico degli assicurati, provocando effetti negativi dal lato dei prezzi e del costo della vita in generale. Il fenomeno, nonostante importanti innovazioni sul versante delle politiche di contrasto continua a cresce a causa di fattori diversi che trovano terreno fertile nelle difficoltà socioeconomiche che caratterizzano il nostro paese. La criminalità organizzata fa leva sulle sofferenze territoriali in diversi contesti economicamente depressi e nei quali anche grazie alle truffe riesce ad alimentare i suoi giri di affari. In tali contesti cresce un network ampio e complesso di truffatori i cui affari illeciti impattano gravemente sui costi delle assicurazioni. 64
  • 65. Come si è visto le nuove tecnologie e l'utilizzo incrociato delle banche dati sia all'interno dei singoli Stati sia a livello internazionale tra banche dati di Stati diversi, rappresentano dei veri e propri argini alla ulteriore affermazione del fenomeno. Molto importanti le indicazioni che giungono dall'analisi comparativa del contrasto in altri paesi, sebbene queste informazioni mostrino quanto ancora il nostro paese debba recuperare in questa direzione. All'estero il coinvolgimento degli assicurati nella lotta alle frodi è un meccanismo che comincia a dare i suoi frutti mentre in Italia manca un meccanismo premiante visto che la riduzione dei sinistri non incide sulla riduzione in pari misura dei premi. Molto rilevanti sono le disposizioni normative e le innovazioni introdotte su questo versante, sebbene i dispositivi legislativi siano ancora in fase di maturazione. E certamente le politiche e gli strumenti di contrasto dovranno fare affidamento oltre che su un nuovo contesto normativo più favorevole anche e soprattutto sulla possibilità di costruire un unico fronte comune costituito dalle compagnie assicurative. Un fronte comune che nel tempo deve generare strumenti e scelte comuni per opporsi con efficacia alle frodi assicurative. All'alleanza tra le compagnie deve seguire anche quella tra consumatori e compagni assicuratrici al fine di saldare un unico muro contro le frodi. Più volte in questo report si ricorre al concetto di rete rispetto all’insieme di attori che a diverso titolo intervengono nella lunga filiera delle truffe assicurative e ai loro rapporti. In particolare si ricorre a due concetti chiave: da un lato si parla di network delle truffe assicurative, dall’altro si ricorre all’espressione meno neutrale di "capitale sociale". La presenza di capitale sociale è inversamente proporzionale alla diffusione e al radicamento di fenomeni legati al mondo dell’illegalità quindi anche alle truffe. Le regioni e i territori ricchi di capitale sociale sono contesti dotati di anticorpi in grado di frenare la diffusione di fenomeni devianti. Il "capitale sociale" in questo approccio è sinonimo di civicness (senso civico) e di rispetto per le regole. Di qualche interesse per la spiegazione del fenomeno e della sua maggiore diffusione in contesti privi o dotati di un "capitale sociale" debole è il concetto di unsocial capital45. Tale espressione sottolinea come la presenza di contesti sociali molto strutturati in termini di relazioni, come quelli riscontrabili nell regioni del 65 45 LEVI, M. “Social and Unsocial capital: A review Essay of Robert Putnam’s making Democracy Work”, Politics & Society, vol. 24, n. 1, 1996.
  • 66. Mezzogiorno italiano, possano rappresentare un terreno molto fertile per fenomeni devianti. La presenza della criminalità organizzata è dimostrazione di quanto il contesto e la sua organizzazione sociale possano influire sul tipo di mercati criminali controllati dai clan. In questo senso la presenza del crimine organizzato determina anche la maggiore diffusione di determinate truffe assicurative rispetto ad altre come l'incendio intenzionalmente provocato di capannoni e impianti industriali o il più recente "sinistro da bagna" (allagamenti intenzionalmente provocati di immobili acquistati dai clan in aste fallimentari). Sarebbe tuttavia difficile sostenere un nesso univoco tra la presenza di truffe e la presenza delle mafie e certamente le pratiche truffaldine quando si manifestano in territori ad alta densità mafiosa ci dimostrano quanto diffusa sia l’illegalità in tali contesti e quanto tali comportamenti oltrepassino i confini delle stesse organizzazioni criminali, interessando soggetti in molti casi estranei alle cupole e ai clan. Seguendo questa linea interpretativa le truffe diventano un campanello di allarme quando si manifestano in contesti che sono per tradizioni dotati di capitale sociale forte come le regioni italiane centro-settentrionali. Il dilagare delle truffe in tali contesti ci mostra la formazione di una zona grigia in grado di promuovere comportamenti devianti senza il rischio di essere inquadrati come fenomeno criminale organizzato ma afferente ad un rango inferiore e in quanto tale meno rischioso. Di certo la professionalizzazione delle truffe può essere letta come costruzione di un terreno d’ingresso in carriere criminali, come porta d’accesso verso crimini più pesanti rispetto ai rischi e alle pene in cui incorrono i truffatori. Le truffe rappresentano un virus kafkiano molto difficile da abbattere, in quanto si annidano all’interno dei gangli burocratici del processo assicurativo. Tale invisibilità, intesa come alta probabilità di farla franca da parte dei truffatori, sommata alle competenze legali e assicurative di chi truffa, ci mostra quanto il fenomeno sia riconducibile ai reati dei colletti bianchi più che al fenomeno mafioso tout court. Come se le truffe andassero strutturando un percorso di terziarizzazione per i manovali dell’illegalità più che per i vertici o per gli esponenti di spicco afferenti alle organizzazioni criminali. Altrettanto rilevante sul terreno dell’interpretazione, sono le ragioni profonde che spingono e che animano i truffatori e sui quali vale almeno la pena soffermarsi e avanzare qualche spiegazione. La diffusione del fenomeno è tale da giustificare una 66
  • 67. interpretazione che inquadra gli operatori assicurativi come “poteri forti” contri i quali è comprensibile schierarsi, in ragione della crisi o come tattica di sopravvivenza specie in contesti che si caratterizzano per assenza di opportunità, alta disoccupazione, sottosviluppo. Tale presa di posizione rappresenterebbe una giustificazione ideologica del comportamento truffaldino teso ad assimilare le assicurazioni alle banche e alle corporazioni fino ad alimentare l’orgoglio del truffatore nell misura in cui non sente di aver danneggiato la collettività ma solo di aver scalfito la credibilità di soggetti forti e comunque in grado di riprendersi. Come si è visto nel presente report le dimensioni del fenomeno invece sono tali da giustificare una maggiore presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica e da stimolare una riflessione continua e approfondita su strumenti e politiche di contrasto più efficaci rispetto a tutto quello già sperimentato fino ad oggi. È evidente che parliamo non solo di interessi contrapposti, perché le truffe assicurative se hanno un merito, paradossalmente tale merito è quello di avvicinare gli assicurati alle assicurazioni. Entrambi, assicurato e assicuratore, in tutti i casi in cui non siano parte della filiera delle truffe, perdono qualcosa nella consapevolezza di assistere insieme ad un fenomeno con gravi ripercussioni sul benessere collettivo. La funzione assicurativa oltre ad essere obbligatoria in molte fattispecie giuridiche è anche un sistema di tutele in tutte le situazioni di rischio verso le persone e i patrimoni ma tale evidenza necessita di un fondamento più forte rispetto a quello dei soli operatori del settore. 67
  • 68. 10. POSTFAZIONE Si stima che oltre il 35% della tariffa di una polizza assicurativa sia dovuto a truffe e speculazioni. Ciò determina un circolo vizioso: si froda perché si ritiene elevato il costo dei premi assicurativi, si alzano i costi dei premi assicurativi perché si froda. Il truffatore ritiene di arrecare un danno alla compagnia assicurativa e non alla collettività, eppure per pagare tale frode la compagnia assicurativa attinge da un fondo rischi che tutti gli assicurati rimpinguano pagando le polizze. Più è alto il rischio truffa, maggiore sarà il premio; ecco perché in Campania per assicurare un’auto occorre un mutuo! Bisognerebbe, dunque, riflettere sull’opportunità di predisporre un intervento strutturale che risolva tale criticità, altrimenti non si potrà assistere alla tanto auspicata e sospirata riduzione dei premi assicurativi. L’assicurazione ha uno scopo sociale: permette di proteggere se e gli altri da eventuali lesioni, ma rischia di diventare un danno per la collettività se non si interverrà sui suoi costi. Il Report da me curato offre un’occasione di confronto fra tutti gli operatori del settore, un modo per tenere alta l’attenzione sul fenomeno e per cercare, tutti insieme, soluzioni, proposte, suggerimenti che possano aiutare le autorità competenti a intervenire in modo sempre più mirato. Le frodi, infatti, colpiscono tutti i rami assicurativi e non sempre è possibile intervenire con gli stessi strumenti. Il dato più importante riguarda il ramo auto, posto che il 77% delle truffe interessa i danni da circolazione stradale. In questo settore la tendenza a frodare interessa un po’ tutti: dal comune cittadino, al professionista, al delinquente abituale. I motivi di siffatta circostanza sono almeno due: in primis, è facile creare l’occasione; in secundis, denunciare un falso sinistro non è percepito dalla collettività come un vero e proprio reato, pertanto viene tollerato e giustificato. Seguono poi gli altri rami: 15% danni elementari, 12% danni speciali, 5% danni alla salute. Se è vero, però, che le truffe automobilistiche sono più frequenti, è anche vero che oggi le compagnie assicurative hanno predisposto strumenti efficaci per scoprirle. Le sole banche dati che ogni assicurazione ormai possiede, permettono in breve tempo di collegare sinistri, assicurati, procacciatori, testimoni e di denunciare episodi fraudolenti. Meno controllabili sono, al contrario, gli incidenti casalinghi, gli incendi o i danni alla 68
  • 69. salute perché manca, al momento, una storicità dei sinistri denunciati. Per comprendere meglio la dimensione del fenomeno è sufficiente riportare un esempio pratico: nel caso, banalissimo, di un incidente automobilistico, il danno che sic et simpliciter sarebbe rimborsato con 4.778 euro (costo medio), in un contesto fraudolento può arrivare anche a 10.000 euro. I conti sono presto fatti se si considera l’onorario degli avvocati e dei consulenti tecnici, le spese di gestione, nonché le svariate voci di danno risarcibili. Facendo un breve calcolo e sottraendo dai 10.000 euro i 4.778 effettivamente dovuti, la compagnia ci rimette più del doppio. Un prezzo altissimo – che si aggira intorno ai 4 miliardi di euro - se lo si moltiplica per tutte le frodi commesse in un anno. Quali, allora, gli interventi necessari per ridurre in modo incisivo le frodi assicurative? Nel report illustro diversi strumenti di prevenzione e di repressione del fenomeno, alcuni dei quali già adoperati, altri sono al vaglio degli esperti, altri ancora potrebbero essere presi in considerazione. E’ evidente che investire sulla prevenzione è la migliore soluzione possibile. Analizzare il mercato nel quale si vuole investire, studiando i possibili assicurati, il contesto sociale, le eventuali possibilità di truffa e selezionare i canali di distribuzione in alcuni casi permette alle assicurazioni di proteggere al meglio i propri interessi. Sempre più compagnie assicurative chiedono ai propri fiduciari di analizzare i danni intrecciando i dati di diversi sinistri al fine di scoprire e denunciare eventuali speculazioni. Utilissimo, a mio avviso, sarebbe la creazione di un’agenzia che possa combattere in modo efficace il fenomeno. Una authority governativa che raccolga le banche dati di tutte le compagnie in modo da facilitare e agevolare il lavoro degli investigatori. Ciò che manca, a dispetto della certezza del diritto, è l’applicazione univoca della legge: normative volte a punire il reato di frode ci sono, ma non trovano uguale interpretazione da parte dei giudici. Ecco, allora, che una truffa gravemente sanzionata in una Regione non viene punita allo stesso modo in un’altra realtà. Non solo, occorrerebbe, probabilmente, una maggiore rapidità dei giudizi, soprattutto laddove il lavoro dell’autorità giudiziaria è supportato da quello investigativo della compagnia assicurativa. In ogni caso, i dati ultimi raccontano che siamo sulla buona strada: oggi su 100 truffe, il 50% si risolve con una confessione da parte dell’autore 69
  • 70. della frode, il 30% con la raccolta di prove schiaccianti e inequivocabili, per il restante 20% si deve ancora lavorare! Maurizio De Dominicis 70
  • 71. BIBLIOGRAFIA - ARTIS M., AYUSO M e GUILLEN M., Detection of automobile insurance fraud with discrete choice models and misclassified claims. Journal of Risk and Insurance, 69(3), 2002, pp. 325-340. - ANIA,”Italian Insurance Report”, 2012. - Association of British Insurers, luglio 2009. - Association of British Insurers, maggio 2014. - BOYER M. M., Contracting under Ex Post Moral Hazard and Non-commitment, Review of Economic Design, 8, 2003, pp. 1-38. - BUONANNO P. e MONTOLIO D., Buonanno, ‘International Review of Law and Economics, 28, 2008, pp.89-97. - BUZZACCHI L. - SIRI M., «Crisi, efficienza ed equità nel mercato dell’assicurazione obbligatoria RC Auto», intervento all’Incontro su Antitrust e Regolazione, Milano 22 giu., 2001. - Capgemini, World Insurance Report, 2013. -CARON L. e DIONNE G., Insurance fraud estimation: more evidence from the Quebec automobile insurance industry n. 97-21, 1997. -CENTORRINO M. e OFRIA F. «Criminalità organizzata e produttività del lavoro nel Mezzogiorno: un'applicazione del modello" Kaldor-Verdoorn"», Rivista economica del Mezzogiorno, n. 1, 2008. - CHIAPPORI P.A., «Asymmetric Information in Automobile Insurance: an Overview», in DIONNE G. e LABERGE-NADEAU C. (a cura di), Automobile Insurance: Road Safety, New Drivers, Risks, Insurance Fraud, and Regulation, Kluwer, Boston, 1998, pp. 1-12. - CROCKER K. J. e MORGAN J., Is honesty the best policy? Curtailing insurance fraud through optimal incentive contracts. Journal of Political Economy, 106(2), 1998, pp. 355-375. - CROCKER K. J. e SLEMROD J., Slemrod, J., The economics of earnings manipulation and managerial compensation. The RAND Journal of Economics, 38(3), 2007, 698-713. - CUOCCI V., Dall'assicurazione obbligatoria RC auto alla no-fault insurance. Uno studio comparativo dei sistemi di traffic accident compensation, vol. 44, Giuffrè, 2013. - DERRIG R.A., Insurance fraud. Journal of Risk and Insurance, 69(3), 2002, pp. 271-287. - DIONNE G. (a cura di), Handbook of insurance. Kluwer Academic Publishers, 2000. - DIONNE G. e DOHERTY N. A., Adverse selection, commitment and renegotiation: extension to and evidence from insurance markets, n. 93-01, 1993. - Insurance Europe, Report 2013 on Fraud. - Insurance Fraud Bureau, 2012. 71
  • 72. - Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (http://www.ivass.it/ivass/imprese_jsp/ HomePage.jsp). - IVASS, 2014, Relazione sull’attività svolta dall’Istituto nell’anno 2013. - KHALIL F., Auditing without Commitment, Rand Journal of Economics, 28, 1997, pp. 629-640. - La Repubblica, 2 agosto 2010. - LEVI, M. “Social and Unsocial capital: A review Essay of Robert Putnam’s making Democracy Work”, Politics & Society, vol. 24, n. 1, 1996. - LEVI M., Organized fraud and organizing frauds Unpacking research on networks and organization. Criminology and Criminal Justice, 8(4), 2008, pp. 389-419. - LEVI M. e BURROWS J.,‘Measuring the Impact of Fraud in the UK: A Conceptual and Empirical Journey’, British Journal of Criminology 48(3): 293–318, 2008. - MANCUSO, 2012, Sud_Europa, n. 46. - Ministero dell’interno, 2013 in http://www.interno.gov.it/dip_ps/dia/page/ relazioni_semestrali.html - Organisation for Economic Co-operation and Development, ‘Economic Outlook’, 85, June, 2009 - PANKO R., “Making A Dent In Auto Insurance Fraud,” Best’s Review, October 2001. - PAULY M. V., Overinsurance and public provision of insurance: the roles of moral hazard and adverse selection. The Quarterly Journal of Economics,88(1), 1974, pp. 44-62. - PORRINI D., Frodi nell'assicurazione RC Auto: analisi economica e possibili rimedi. Rivista di Politica Economica, 92(3/4), 2002, pp.109-138. - SCORCU A. E CELLINI R., ‘Economic Activity and Crime in the Long Run: An Empirical Investigation on Aggregate Data’, International Review of Law and Economics, 18, 1996, pp. 279 – 292. - SHILLER J., The impact of insurance fraud detection systems. Journal of Risk and Insurance, 73(3), 2006, pp. 421-438. - TENNYSON S. e SALSAS-FORN P., Claims auditing in automobile insurance: fraud detection and deterrence objectives. Journal of Risk and Insurance, 69(3), 2002, pp. 289-308. - TSUSHIMA M. ‘Economic Structure and Crime: The Case of Japan’, Journal of Socio-Economics, 25:4, 2002, pp. 497-515. Fonte dati: ISTAT, www.istat.it IVASS, http://www.ivass.it/ivass/imprese_jsp/PageRelazioniDetail.jsp Team di ricerca: Maurizio De Dominicis, Avvocato, Esperto in Diritto delle Assicurazioni; Marco Tregua, Ph.D. in Scienze Aziendali, research fellow presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II"; Serena De Simone, Avvocato, Giornalista professionista; Lucio Iaccarino, Ph.D. in sociologia, Ceo di ThinkThanks, ricercatore senior. 72
  • 73. Think Thanks nasce a Napoli nel 2007 con l’obiettivo di supportare imprese, liberi professionisti, istituzioni e associazioni, grazie agli strumenti della ricerca scientifica e del marketing strategico. Gioco di parole, traducibile con ‘grazie del pensiero’, Think Thanks è ricerca di saperi, esperienze e soluzioni per migliorare le performance economiche dei suoi clienti. La mission di Think Thanks è "l'impresa di fare ricerca quando la ricerca si fa impresa" lavorando sempre in modo sistematico e con un approccio scientifico. Produce contenuti e contenitori della comunicazione ricorrendo alle scienze sociali. Con una rete di oltre sessanta ricercatori tra sociologi, economisti, politologi, urbanisti, antropologi, storici e filosofi è attiva sull’intero territorio nazionale. Grazie alla sua rete, Think Thanks ha prodotto indagini di mercato, piani marketing ed eventi a favore di importanti clienti su scala nazionale e internazionale come Rsa Group (assicurativo), Premio Strega (evento culturale), Italia Futura (advocacy group) e Optima Italia (multiutility), Esseti (farmaceutici), Polo dello Shipping (polo di professionisti), Civil Law (associazione internazionale notai). Ha collaborato con prestigiosi enti come il Master in Criminologia critica dell’Università degli Studi di Padova, la Conferenza Episcopale Italiana, con organizzazioni formative internazionali come Arcadia University. Think Thanks! Agenda, analisi della concorrenza, analisi documentale, analisi organizzativa, analisi statistiche, animazioni grafiche, article marketing, bags, benchmarking, biglietti da visita, bilancio etico, book trailer, brochure, blog, brand identity, cataloghi, cattura dell'attenzione, campagne divulgazione scientifica, campagne elettorali, campagne di prevenzione socio sanitaria, casa editrice, coaching motivazionale, conferenze stampa, congressi, convention aziendali, customer satisfaction, deliberazioni pubbliche, design del servizio, diario etnografico, disegno della ricerca, docufiction, documentari, dossier, eventi, eventi business, fattibilità, format, eventi, flayer, focus group, fiere, formazione formatori, formazione sales manager, gadget, ghost writing, graphic design, guerrilla marketing, immagine coordinata, incontri pubblici, indagini di mercato, insegne esterne, interviste, jingle, logo, marketing delle professioni, marketing sanitario, marketing territoriale, mercati di sbocco, messaggi pubblicitari, mystery shopper, mockumentary, naming, newsletter, networking, non convenzionale, packaging, passaparola, penne, pen drive, posizionamento, pubbliche relazioni, questionari, restyling, retail marketing, sito internet, slide show, town meeting, pricing, piani comunicazione, retail, shooting fotografico, show room, social networking, sondaggi d'opinione, sito, storytelling, still life, spot, target, town meeting, tutorial video, ufficio stampa, video intervista, video istituzionale, web strategy, workshop, zerbino. 73

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