• Share
  • Email
  • Embed
  • Like
  • Save
  • Private Content
Marziale Febbraio 2010 Da Web
 

Marziale Febbraio 2010 Da Web

on

  • 1,908 views

 

Statistics

Views

Total Views
1,908
Views on SlideShare
1,908
Embed Views
0

Actions

Likes
0
Downloads
0
Comments
0

0 Embeds 0

No embeds

Accessibility

Upload Details

Uploaded via as Adobe PDF

Usage Rights

© All Rights Reserved

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Processing…
Post Comment
Edit your comment

    Marziale Febbraio 2010 Da Web Marziale Febbraio 2010 Da Web Document Transcript

    • FEB B RA IO 201 0
    • EDITORIALE Il Paese, che per anni ancora è vissuto nella bambagia del neo-liberismo, del neo-con, del neo- brut, del neo-madeinitaly, del neo-cler ecc.ecc., pare stia incappando ora, dopo soli 18 anni, nello stesso brutto finale della Prima Repubblica. E mentre l assetto economo-socio-filo-politico vigente si sfalda anche sotto i colpi di cattivissi- mi giornalisti rompiballe, i paesi franano, le veline ballano sui tavoli, gli operai ballano sui tetti, le massaggiatrici fanno il loro santo lavoro. Ma a noi va bene così, no? Intanto, con non poche difficoltà, la vostra amata Redazione è arrivata a pubblicare finalmente anche il numero di febbraio! Godetevi questo viaggio simil-giornalistico che vi porterà da Vancouver a Via Rosa Raimondi Garibaldi (what??), dall etere radiofonico fino ai misteriosi soffitti della vostra classe! Buona Lettura.. (Nicolò Scarano) la Redazione de -IlMarziale- SOMMARIO: REDAZIONE: Matteo Iafrati (Capo Redattore) V C Agnese Pagliarini IV C Attualità e Scuola: Emanuele Antonioni IV C Pag. 3 Giacomo Emanuele Di Giulio IV C Maria Sabato IV A Arte e cultura: Peter Buttaroni IV H Pag. 13 Livio Ricci VA MusiKultura: Giulia Ricca VA Pag. 21 Valerio Burli VA Nicolò Scarano VC Curiosità e svago Elena Farroni Gallo VC Pag. 25 Monica Di Lorenzo IV H Davide Scalia III F Scienza e Tecnica: Federico D Alessio IV F Pag. 28 Marzia D Alessio IV F Sara Giustinelli IV G Alunnate e professorate David Braschi IV G Silvia Orengo IV B Giacomo Ercolani III B 2 Viktorie Ignoto IV D Marco Improta II B Elena Lunghi II A
    • Attualità e Scuola Attualità e Scuola Avete partecipato al sondaggio? Ecco i risultati! Alla fine del precedente numero era presente un sondaggio che vi chiedeva di esprimere la vost ra opinione riguardo il m iglioram ent o dell assem blea d ist it ut o, e alla possibilità che venga trasformata in una giornata di didattica alternativa. Ecco i risultati: - per quant o riguarda la prim a dom anda che chiedeva se eravat e d accordo nell int egrare le at t ivit à aut ogest it e nell assem blea d ist it ut o le rispost e sono st at e: si: 73% no: 9% indifferente: 18% - la seconda domanda chiedeva se queste attività vi avrebbero invogliato a partecipare: si: 78% no: 11% indifferente: 11% - poi vi veniva chiesto quale avreste preferito venisse integrata: film: 26% attività sportive- tornei: 40% dibattiti: 11% conferenze: 1,7% lezioni non didat t iche : 12% nessuna:1,7% musica: 7% - infine vi veniva chiesto cosa ne pensavate riguardo la partecipazione obbliga- toria dei rappresentanti di classe: si: 43% no:46% indifferente: 11% vi ringraziamo per la numerosa partecipazione al sondaggio e per la serietà impiegatavi. Monica Di Lorenzo IV H 3
    • Attualità e Scuola Cambiare la scuola: sogno o realtà? Dopo aver fatto un piccolo sondaggio tra i rappresentanti di classe chiedendo le loro opinioni riguardo la scuola dei nostri giorni, abbiamo raccolto qualche idea per poterla migliorare. Una delle proposte più frequenti è stata quella di poter incrementare la visione di film riguardanti le materie che studiamo ogni giorno: in questo modo i ragazzi potrebbero essere più motivati e potrebbe crescere l interessamento all argomento. Questo è ottenibile anche con dibattiti, leggendo giornali e parlando delle notizie di attualità: così si incentiverebbe la riflessione a riguardo e la capacità dello studente di interloquirne con gli altri. Le proposte sono state numerose, come: fornire una cultura politica allo studente, informando proposte sono state numerose, come: fornire una cultura politica allo studente, informandolo già dal primo anno; dare più spazio ad attività motorie, specializzandosi ad esempio in un determi- nato sport, e organizzarne tornei ; attivare dei test didattici annuali per i professori, con relativa pa- gella, dove varrebbero anche le assenze e i ritardi, proprio come succede per noi. Ma la proposta più rivoluzionaria, che cambierebbe il nostro modo di concepire la scuola, è quella di crearne una a tempo pieno. In modo che finite le lezioni non ci sarebbe bisogno di studiare, perché sarebbe stato già fatto a scuola, tutti insieme, e con gli insegnanti a portata di mano, pronti ad aiutare. Ma per realizzare questo progetto, se mai ci sarà la volontà, ci vorrà ancora molto molto tempo. Monica Di Lorenzo IV H Attenti ai TELESCHERMI! Storia di un viaggio mentale. E della dolce estenuante droga che l ha provocato: la chiamano disservizio . La visione, nella mia adorata classe, del film 1984 , tratto dall omonimo celeberrimo distopico romanzo di George Orwell, mi ha fatto pensare. Ho pensato che ultimamente vanno un sacco di moda le teorie del complotto. Dai magistrati politicizzati alle escort nei letti; dai redivivi COMUNISTI! (dove??chiamatemi, suvvia! 34034 .) dediti al culto 4
    • Attualità e Scuola dell odio, all improbabile concorrenza della CIA nella distruzione del regime democri- stiano; dai laboratori SEMPRE occupati per le SOLITE classi, alla paura per i VELENOSI articoli del Marziale (cosa?? chi? io??). Ho pensato che sarebbe stato bello crearne una tutta mia, di Teoria del Complotto. Per farlo, mi sono ispirato proprio alla trama dai colori plumbei del romanzo di Orwell. In questa storia, per l appunto, il bruttarello e malaticcio Winston è vittima consapevo- le (uno dei pochi ad essere consapevoli, per sua sfortuna) di un regime dittatoriale inscalfibile, basato su: l adorazione, addirittura l Amore, centralizzato, verso un solo personaggio, il Grande Fratello (sì, proprio lui, proprio quello di Mauro il Nazi Capelluto e Cristina la Tettona); una tecnoburocrazia infallibile, capace di modificare, nell interesse del GF, anche il passato NON IDONEO al Regime. Il controllo continuo e totale dei cittadini grazie a una fusione futuristica fra TV LCD e telecamera (manco la Apple..) chiamata TELESCHERMO. Giustappunto, ho alzato lo sguardo, in classe, e ho scorto quell altro ritrovato tecnolo- gico. Quella macchina silenziosa, quella rossa spia sempiterna, quella presenza un po inquietante sopra le nostre teste. Sfuggendomi, sul momento, il nome del suddetto artifizio, il collegamento con l esperienza audiovideo è stato fulmineo. Quello è un TELESCHERMO! , ho pensato. Quello è un TELESCHERMO, direttamente cablato con chissà quale ufficio della Segreteria! Che dico, del Preside! Che dico, del Ministero! Che dico,.. Arrivato a pensare che la mia aula fosse LIVE con Dio Padre, o addirittura (!!) col Premier, decisi di non andare oltre con l immaginazione. Giusto per evitare una scon- sigliata sovraeccitazione cerebrale. Sì, quel TELESCHERMO ci controlla, proprio come in 1984 . Spia ogni nostro movimento, ogni nostra parola un po più colorita , ogni nostra buo- na o cattiva interrogazione. Spia quello che pensiamo, come ci comportiamo, come INTERagiamo. L unica differenza con il teleschermo del romanzo, praticamente, è che il nostro non proietta nulla. E che invece di non potersi spegnere, non si può proprio accendere, nonostante quel- la maledetta spia rossa (neanche il cuore rivelatore di Poe turbava in tal modo le coscienze..) ne certifichi l esistenza in vita. E da dedurne, in effetti, che qui al Vailati di Genzano non siamo mica nell efficienza tecnologica del meraviglioso 84! Qualcuno, una volta, ha provato anche ad accenderlo, il teleschermo.. E ci è riuscito! Da esso era uscita magicamente una luce di forma rettangolare, prontamente spal- matasi sul giallastro muro di fronte. 5
    • Attualità e Scuola Chi assistette al prodigio potè solo essere ri- masto sbalordito, estasiato, WOW! Come mi aspettavo, subito i dissidenti furono minacciati di nota, sospensione per giunta! Tutta questa frutta di punire e nascondere, per la mia personale Teoria del Complotto, non era altro che un ulteriore prova, se non una conferma. Infine però, l eco di Dare ad ogni cosa il giu- sto nome.. (direttamente dalla scena più drammatica di Into the Wild) ha toccato anche le mie meningi viaggiatrici , e ho deciso, final- mente, che il nome di quella macchina del Complotto è, -spero lo abbiate già capito-, proiettore . Il proiettore che tutti noi abbiamo in classe ovviamente non ci spia, non ha una telecame- ra al posto dell obiettivo, non ha microfoni al posto dei pulsanti di accensione, non è uno strumento di oppressione né di spionaggio. Il proiettore che tutti noi abbiamo in classe, però, non si può accendere. E ci chiediamo perché, dopo 5 estenuanti me- si di costante presenza sulle teste di ogni a- lunno. Per i proiettori sono state spese risorse economiche di un certo peso, sono stati im- piegati tecnici, sono state spostate classi intere dalle aule (seppure solo per un ora..). Ed ora pare quantomeno strano che tutto ciò rimanga fermo lì, sospeso in aria, con il rischio che l attrezzatura si rovini, venga usurata dal tempo, o vandalizzata dall incivile di turno, se non deportata in migliori località (dove sarebbe sicuramente utilizzata in più occasioni) dal ladruncolo dell estate. Sembra che il problema sia questo epico collaudo . Che dovrebbe essere effettuato da questi eroici tecnici (troppo impegnati!), adde- strati specificatamente a premere per primi, con speciali tecniche manuali, il pulsan- te di accensione di codesti macchinari. (Dovrebbe..??) Noi, oltre a sollecitare la Segreteria a fare uno squilletto a questi specialisti della messa a punto , non possiamo far altro che essere fiduciosi in un pronto interven- to . (Un pronto intervento che, praticamente 1 giorno prima dell uscita del Marziale, è arrivato!) E che il Nerboruto ce la mandi buona! (Ce l ha mandata, ce l ha mandata, grazie NERBORUTO!) 6 Nicolò Scarano VC
    • Attualità e Scuola Un operazione di trasparenza Dal momento che il bilancio scolastico è pubblico e come tale può essere consultato, il Marziale ha deciso di rendere noto il rendiconto dell'esercizio finanziario dell'anno scolastico passato, per mettere in evidenza soprattutto le spese e gli impegni che sono stati presi col fondo studentesco, il NOSTRO fondo. Bisogna chiarire che il fondo ha validità annuale, quindi la gestione del fondo di quest'anno scolastico (inteso come 2009/2010) è iniziata nel Gennaio 2009 ed è ter- minata nel Dicembre 2009. Con le nuove iscrizioni degli studenti agli anni successivi il fondo verrà aggiornato. Tornando alle nostre disponibilità attuali, che ammontavano a 10095 euro, esse han- no subito variazioni in quanto sono state fatte numerose spese (controllabili nello schema allegato). E' da ricordare che grazie al fondo studentesco è stato possibile pagare il sig. Lepore Antonio, responsabile della pulizia del palazzetto dello sport di Genzano, permetten- do quindi agli alunni della succursale di svolgere la normale didattica di Ed.Fisica. Prima del Consiglio d'Istituto del 22 Febbraio 2010 la somma rimasta dopo le varie spese elencate nel bilancio ammontava a 5750 euro, soldi che sono stati prontamen- te impegnati prima che la regione li "congelasse", in virtù delle nuove normative che ha imposto alle scuole. Per l'impegno sono state prese in considerazione tutte le varie proposte che non noi rappresentanti, ma NOI studenti, abbiamo insieme pensato. Colgo l'occasione per invitarvi a partecipare numerosi alla prossima assemblea, dove parleremo, tra le tante cose, di come sono stati utilizzati gli ultimi soldi disponibili! Vi annuncio solo che a breve avremo una lieta sorpresa all'interno delle nostre aule... Per qualsiasi chiarimento o dubbio riguardo il bilancio potete scrivere all'indiriz- zo ilmarziale@gmail.com o parlare direttamente con lo staff del Marizale o con i rap- presentanti d'Istituto. Lorenzo Spi- niello VC 7
    • Attualità e Scuola 8
    • Attualità e Scuola 9
    • Attualità e Scuola Donne: a voi il Lazio! E partita la grande lotta per il comando della regione Lazio. Dopo lo scandalo che ha colpito l ex presidente Marrazzo si torna a votare il 28 e il 29 Marzo. Per la prima volta il presidente regionale sarà una donna. La sfida, infatti, si tiene tra due grandi signore del mondo della politica e del lavoro. A Via Rosa Raimondi Garibaldi, sede della Presidenza della Regione Lazio, prenderà po- sto, fra poco più di un mese, o Renata Polverini o Emma Bonino, le due sfi- danti maggiori. Emma Bonino, 62 anni, è stata per an- ni ai vertici dei Radicali Italiani insieme a Marco Pannella, Commissario Euro- peo dal 1995 al 1999 e Ministro per le Politiche Europee del 2° governo Pro- di(2006-2008). E appoggiata da PD, IDV, Sinistra Ecologia e Libertà e da altri partiti minori (sempre del centro- sinistra). La candidatura è avvenuta in modo quantomeno inaspettato dato che la suddetta non fa parte del partito maggiore della coalizione. Il PD, infatti, ha avallato il suo nome solo dopo aver subito il no di Nicola Zingaretti, il quale ha preferito continuare il suo lavoro nella provincia di Roma. Il nome della Bo- nino ha fatto storcere il naso a molti del PD. Forse perché una persona così è difficile da trovare nelle liste del partito guidato da Bersani. Il suo program- ma si basa sulle energie rinnovabili, sulla riorganizzazione della sanità laziale, su una ricerca di diminuzione della disoccupazione e su un miglior funziona- mento globale della regione e di tutti gli organi ad essa connessi. Il punto più importante del suo programma è comunque un no netto al ritorno del nuclea- re. La Bonino ha comunque ammesso che non sarà possibile, almeno per il momento, diminuire le tasse regionali a causa del debito di oltre 10 miliardi lasciato dalle precedenti (Storace e Marrazzo) La presentazione della lista è stata effettuata il 12-02-10 (posteriormente alla stesura dell articolo). Il nome nuovo voluto nella lista dalla Bonino è quello di Ilaria Cucchi, la sorella di Ste- fano (il ragazzo ucciso in carcere dopo essere stato arrestato per spaccio). Questa scelta ha creato polemiche poi messe a tacere. A sfidare la Radicale c'è Renata Polverini. L ex capo dell'UGL (Unione Gene- rale del Lavoro), 48 anni, è appoggiata da PDL, UDC, La Destra e dai rima- nenti partiti minori del centro-destra. L'ex-sindacalista è stata fortemente volu- 10 ta dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,
    • Attualità e Scuola il quale crede che la Polverini sia la persona adatta per continuare la conquista amministrativa del Lazio, dopo la vittoria di Alemanno al comune di Roma 2 anni orsono. L a candidata ha comunque già fatto capire di avere una propria testa e di saper pensare in modo autonomo. Due settimane fa ha aperto ai Dico (Diritti e Doveri delle persone stabilmente conviventi) creando non poche frizioni all interno del suo schieramento, soprat- tutto da parte dell'UDC. Nel suo programma compaiono maggiori diritti per i lavoratori e una diminuzione delle tasse regionali per le società che assume- ranno nuovi dipendenti. Compare inoltre il nucleare, fortemente voluto dai suoi compagni di governo, nonostante inizialmente la Polverini pensava non fosse necessario. I sondaggi, in una regione di solito rossa , danno in vantaggio la Bonino di 2 o 3 punti percentuali, anche se tutti i casi giudiziari inerenti al PD stanno facendo aumentare le preferenze verso la Polverini. Compare come candidato, inol- tre, il terzo incomodo Michele Baldi, che non possiede i mezzi della Bonino e della Polverini ma si sta proponendo tramite radio e tv locali riscuotendo an- che un discreto gradimento, quantificato intorno al 4-5% del- le preferenze. Ovviamente, chiunque sarà il Presidente, si spera faccia il be- ne della regione, e non soltanto i propri comodi, come è già ac- caduto e ancora accade nello Stato Italiano. Giacomo Emanuele Di Giulio VC 11
    • Attualità e Scuola Neve, ghiaccio, ed infine sangue. Tragica morte alla vigilia delle olimpiadi di Vancouver. 12 Febbraio 2010. Le tranquille e beate nevi di Van- couver sono state scosse da una terribile tragedia: l'a- tleta Georgiano di slittino Notar Kumaritashvili ha perduto la vita a seguito di un gravissimo incidente in pista. A quanto pare l'atleta ha perso il controllo del singolare mezzo ad una velocità di circa 140 km/h andando poi a schiantarsi su uno dei pali di sostegno della pista. Purtroppo, nonostante i repentini soccorsi, per l'uomo non c'è stato nulla da fare; il tutto a pochis- sime ore dalla cerimonia di inaugurazione dei giochi. Irakly Japaridze, capo della nazionale Georgiana, ha così commentato: Non sappiamo cosa fare, siamo tutti sotto shock. Non sappiamo se partecipare alla cerimonia inaugurale oppure lasciare i Giochi. Non so come sia morto, ma posso dirvi questo: la pista era veramente terribile". Ad avvalorare le affermazioni del Georgiano ci sono anche altri avvenimenti, primo fra tutti l'incidente ai danni di Armin Zoeggler, l'italiano aveva infatti perso a sua volta il controllo dello slittino, ma per sua fortuna era riuscito a rimanere attaccato ad esso, scivolando così per più di duecento metri, ma rimanendo illeso. Subito la faccenda è stata archiviata come frutto dell'errore umano, ma ciò che dovrebbe vera- mente far scalpore sono le pietose misure di sicurezza in cui versava la pista al momento dell'in- cidente: l'uscita della curva infatti non era stata minimamente protetta, così come è indicibile che un pilastro come quello che ha causato la morte di Kumaritashvili sia stato lasciato comple- tamente scoperto e privo di protezioni morbide. Ovviamente i responsabili della sicurezza hanno immediatamente rassicurato gli atleti dicendo che si sarebbero subito adoperati per rendere maggiormente sicura la pista. Questo però dovreb- be fare riflettere ampiamente su di un argomento spesso trascurato: il potere distruttivo dell'in- differenza. Infatti l'attenzione e la cura per le orme spesso potrebbero salvare moltissime vite umane, ma questa viene completamente trascurata in nome di un' efficienza migliore e di una vocazione al dio danaro; così abbiamo case costruite con la sabbia, strade distrutte ed inagibili, edifici pubblici fatiscenti ed anche piste inefficienti. Eppure a nessuno importa nulla. Non im- porta nulla, in realtà, finché non arriva il morto di mezzo e allora si corre ai ripari, si promette di sistemare quello che non funziona correttamente, ma questo non basta. Non basta infatti a ridare la vita a chi paga ingiustamente il prezzo delle inadeguatezze altrui, non basta a restituire la gioia alle famiglie distrutte e non basterà all'appena trentunenne Kumaritashvili a rivedere anco- ra tutto quello che amava. 12 Emanuele Antonioni IVC
    • Arte e Cultura Arte e Cultura Poesia L amore nonostante la delusione La sezione Poesia del Marziale nel mese dell amore sarà dedicata ad un sentimento differen- te da quello che coinvolge un uomo ed una donna, in quanto si parlerà del rapporto difficile tra un figlio e un padre. Il figlio in questione è Umberto Saba, che nella poesia Autobiografi- a, racconta la difficoltà di interagire con una figura paterna che gli è venuta a mancare nella sua formazione di adolescente e di uomo. L amore in questo caso viene visto attraverso il filtro del dolore. Umberto Saba nasce a Trieste nel 1883. di origine ebraica, rifiutò il cognome del padre, che lo aveva abbandonato prima che nascesse e assunse, in omaggio alla madre e alla badante, il cognome di Saba ( pane in ebraico). Conobbe il padre solo da adulto. Fu soldato nella Prima Guerra Mondiale, ma non fu inviato al fronte. Dopo la guer- ra aprì una libreria antiquaria che costitui- sce per lui rifugio e mezzo di sostenta- mento. La sua opera più importante è il Canzoniere , nel quale raccoglie tutta la sua produzione poetica di vent anni . Per- seguitato dal Fascismo, ebbe forti crisi nervose che dovette curare con intense sedute psicoanalitiche. Con la promulga- zione delle leggi razziali è costretto a rifugiarsi prima a Parigi poi a Firenze, dove Montale e altri intellettuali antifa- scisti lo proteggono. Nell ultimo decen- nio di vita, pubblica numerose raccolte poetiche. Nel 1953 è ricoverato in una clinica romana per i problemi psicologici. Successivamente, quando muore la mo- glie Lina, si stabilisce a Gorizia dove rimane fino alla morte, avvenuta nel 1957. Autobiografia Mio padre è stato per me l assassino ; fino ai vent anni che l ho conosciuto. Allora ho visto ch egli era un bambino, e che il dono ch io ho da lui l ho avuto. 13
    • Arte e Cultura Aveva in volto il mio sguardo azzurrino, un sorriso, i miseria, dolce e astuto. Andò sempre pel mondo pellegrino; più d una donna che l ha amato e pasciuto. Egli era gaio e leggero; mia madre Tutti sentiva della vita i pesi. Di mano ei gli fuggi come un pallone. Non somigliare -ammoniva- a tuo padre : ed io più tardi in me stesso lo intesi: Eran due razze in antica tenzione. Saba è profondamente ferito a causa dell abbandono della figura paterna. Il sonetto è caratte- rizzato da parallelismi usati per delineare la personalità del padre. Lo rappresenta come un assassino in quanto la sua assenza fu dannosa e procurò diversi problemi all interno del nu- cleo familiare. In particolare alla madre, la quale sentiva su di se tutti i pesi della vita ed in più il fallimento di un rapporto. Dalla frase Di mano ei gli sfuggì come un pallone sembra quasi che la donna si senta responsabile di non aver saputo tenere bene stretta tra le mani la palla. Pur avendo incontrato il padre solo a 20 anni e ritenendo responsabile delle sue difficol- tà, Saba non riesce ad odiarlo. Riconosce in lui l incoscienza di un bambino e la leggerezza dell irresponsabilità. Solo dopo aver riconosciuto in lui il suo stesso sguardo azzurrino , com- prende che le parole di odio di sua madre derivavano solo dalla incapacità di averlo amato e della difficoltà di essere amata. In conclusione si può considerare questa poesia come una sorta di presa di coscienza di una realtà, per troppo tempo insabbiata, all interno di un io ferito. Nel contempo ha, però, un valore catartico, in quanto libera l autore dai suoi fantasmi e resti- tuisce nuova luce ad un periodo della vita trascorso nel buio. Elena Farroni Gallo VC 14
    • Arte e Cultura Arte Le Classique approda a Roma Dal 9 al 14 febbraio presso il teatro Quirino di Roma, la compagnia mo- scovita Le Classique è stata ospitata per la tournèe italiana. Il direttore arti- stico del balletto di mosca è Elik Meli- kov e Alexander Vorotnikov ne è attualmente coreografo e maître de ballet. Vorotnikov ha adattato e rinno- vato per la compagnia la Trilogia Ciaikovski (Il Lago dei Cigni , Lo Schiaccianoci , La Bella Addormenta- ta), liberandole da vecchi manierismi: diversamente dalla vecchia trama, l amore vincerà sul male. Il sipario si apre e siamo subito calati nell atmosfera festosa del castello del principe Siegfried che, compiuto il ventunesimo anno di età, viene spinto dalla Regina Madre a scegliere una moglie. Il giovane non mostra interesse per nessuna ragazza presentategli. Dopo la festa si reca sulle rive di un lago per una battuta di caccia. Qui uno stormo di cigni si trasforma in un gruppo di graziose fanciulle fra le quali spicca Odet- te.Tra i due è amore a prima vista ma c è un ostacolo da superare: il sortilegio del malvagio Rothbart che la costringe alla metamorfosi e che può essere spez- zato solo grazie ad una esclusiva promessa d amore. Il mago cerca di scongiurare questo pericolo facendo sedurre il principe da sua figlia Odile, identica ad Odette nell aspetto ma opposta nella personalità. Sigfried cade nel tranello ma preso dal rimorso corre al lago: il forte sentimento vincerà sul male. L importante scuola di Mosca è molto evidente nelle donne, ma gli uomini sono semplicemente insuffi- cienti a mio avviso. Il principe Siegfried, interpretato da Andrei Shalin, non fa altro che camminare per quasi tutte le due ore di spettacolo, e il passo a due con la bellissima Odette-Odile (Nadejda Ivanova, foto) risulta uno splendido assolo di lei. Marzia D Alessio IVF 15
    • Arte e Cultura L uomo che cammina. Ho sentito parlare per la prima volta di Al- berto Giacometti, pittore e scultore nato a Basilea nel 1901, grazie ad una recente noti- zia circa una sua scultura intitolata L Hom- me qui marche , venduta all asta per 72 mi- lioni di euro. L opera di Giacometti mi ha subito affascinato per l originalità della for- ma espressiva, frutto di una sensibilità senza pari e di una concezione dell arte in comple- to disaccordo con i suoi contemporanei. Il suo pensiero può essere riassunto in questa frase paradossale: Tutta l arte consiste nel riuscire a cogliere la forma dell occhio. L occhio ha sempre un aria fredda e distante, è ciò che contiene a determinarlo. Ma la diffi- coltà di esprimere realmente questo che si può chiamare Dettaglio è la stessa di tradur- re, di comprendere l Insieme. Se guardo in faccia, dimentico il profilo. Se guardo il pro- filo dimentico la faccia. Tutto diventa di- scontinuo e non riesco più a cogliere l insie- me. Ecco il riassunto di una lunga intervista rila- sciata da Giacometti a Pierre Schneider che ben descrive il suo percorso artistico e il sim- bolo dell uomo che cammina. LAVORA DAL VERO? Quando ero un fanciullo ho cominciato abbastanza presto a disegnare dal vero, avevo l impressione di dominare a tal punto il soggetto da poter fare esattamente tutto quel che volevo. Ero così presuntuoso, a 10 anni Verso i 14 anni ho cominciato a fare della scul- tura, un piccolo busto. E anche qui tutto andava magnificamente! Dominavo la mia visio- ne. È durato fin verso 18 anni, quando ho avuto l impressione di non saper più fare niente! La realtà mi sfuggiva. Cercavo di fare il mio autoritratto dal vero, ed ero cosciente dell assoluta impossibilità di trasferire ciò che vedevo sulla tela. La linea - lo ricordo be- nissimo - la linea che va dall orecchio al mento, ho capito che non avrei mai potuto copiar- la come la vedevo, che era, per me, nell ordine dell impossibilità assoluta(l impossibile consiste nel fatto che questa linea, che sembra così lunga, debba occupare sulla tela uno spazio così esiguo. È dunque impossibile tracciare su una tela una linea di 3 centimetri che sembri lunga 20 centimetri), allora ho abbandonato la pittura dal vero, e anche la scultura. LEI HA PROVATO QUEL ALLORA PROVAVA UN CERTO NUMERO DI ARTISTI, CHE PER QUESTO HANNO ABBANDONATO COMPLETAMENTE LA RAPPRE- SENTAZIONE DELLA REALTÀ? 16
    • Arte e Cultura Sì, certo. Mi sembrava assurdo correre dietro a una cosa votata in partenza allo scacco tota- le. Mi sono detto che, se volevo continuare, l unica possibilità che avevo era di rifare a me- moria. Per dieci anni non ho fatto altro che ricostruire. Erano oggetti più che sculture. Era dunque un periodo piuttosto felice, ma sapevo che qualsiasi cosa volessi, sarei stato costretto un giorno a sedermi davanti a un modello e a cercare di copiare quel che vedevo. Anche se non c era nessuna speranza di riuscita. Lo temevo, ma lo speravo. Perché le opere astratte che facevo in quel periodo erano esaurite, una volta per tutte. E continuare sarebbe stato pro- durre sempre opere di quel tipo.( In un'altra intervista Giacometti racconta di come qualsiasi modello copiasse a memoria si riduceva sempre ad un oggetto simile ad una piastra con due fessure ). QUANDO HA RICOMINCIATO A «SEDERSI DAVANTI AL MODELLO»? Un giorno, avendo dimenticato l impossibilità di fare qualsiasi cosa dal vero, ho deciso di prendere un modello, ma dopo otto giorni mi arresi! La figura era troppo complicata ed inve- ce di veder sempre più chiaro, vedevo sempre meno chiaro.( )Prima c era una realtà cono- sciuta o banale, diciamo: stabile? Tutto questo è completamente finito nel 1945. Ad esempio, mi sono reso conto che tra il fatto di andare al cinema e quello di uscirne non c era interru- zione; andavo al cinema, vedevo quel che succedeva sullo schermo, uscivo, e niente mi stu- piva, nella strada o in un bar... DUNQUE NESSUNO SCARTO TRA L IMMAGINE SULLO SCHERMO...e la realtà della strada: la mia visione del mondo era una visione fotografica, come ritengo sia più o meno per tutti, non crede? Non vediamo mai le cose, le vediamo sempre attraverso uno schermo. E allora, di colpo, c è stata una scissione. Lo ricordo benissimo, accadde a Mon- tparnasse uscendo, sul boulevard, ho avuto l impressione di esser davanti a qualcosa di mai visto, un cambiamento completo della realtà... e al tempo stesso il silenzio, una specie di incredibile silenzio. E questo ha avuto uno sviluppo. Ogni giorno mi svegliavo nella mia camera, c era la sedia con un asciugamano sopra, e questo mi impressionava, perché tutto aveva l aria di un immobilità assoluta come una perdita di peso. L uomo implicava l idea della meccanica. La coscienza che ognuno, in quasi tutto ciò che diceva, fosse come un mec- canismo. Sì, dei meccanismi incoscienti, come la gente per strada, che va e viene... un po come le formiche, ognuno ha l aria di andare per conto suo, tutto solo, in una direzione che gli altri ignorano. Si incrociano, si sorpassano... senza vedersi. O girano attorno a una donna. Una donna immobile e quattro uomini che camminano in un rapporto più o meno stretto con la donna. Mi resi conto che avrei potuto fare solo una donna immobile e un uomo che cam- mina. E INFATTI SEMBRA CHE NON POSSA MAI RAGGIUNGERE LA PROPRIA META. E LEI, LA SENTE ACCESSIBILE LA SUA META? Assolutamente no. Cerco di fare quel che trent anni fa mi sembrava impossibile. E lo con- sidero altrettanto impossibile di allora e perfino del tutto impossibile. L unica cosa che mi appassiona è cercare comunque di avvicinarmi a queste visioni,varrebbe per me la pena di lavorare... solo per la visione che ho del mondo esterno e delle persone. L apparizione talvol- ta credo di riuscire a coglierla, ma poi la riperdo e questo mi sprona a lavorare incessante- mente. Andrea Pelliccia II B 17
    • Arte e Cultura Frequenze alternative Spesso, trovandoci in macchina o mentre passiamo del tempo libero a casa, ci capita di metterci ad ascoltare quella piccola sca- tola che trasmette quotidianamente musica e notizie di tutti i generi: la radio. Forse oggi, nell era di internet, di Sky e del ventu- ro Ipad, non ci entusiasma più di tanto, ma forse sarete incuriositi dalla sua storia Fu il 23 dicembre dell inizio del 20esimo secolo che il il canadese Reginald Fes- senden ebbe la geniale idea di servirsi del telegrafo senza fili (già ideato da Mar- coni e Tesla, ma fino ad allora usato solo con segnali morse) per trasmettere nel raggio di un chilometro un breve messaggio vocale, o meglio, la prima forma so- nora a onde elettromagnetiche: ed è a questa data che si attribuisce la vera na- scita della radio. Solo sei anni dopo lo stesso Fessenden mandò in onda il primo programma radiofonico completo di parlato e di musica. Da quel momento iniziò a costruirsi un immagine della radio destinata a lasciare un impronta nitida nel 900, a cambiare il modo di vivere di mezzo mondo. E dagli anni 20 in poi che grazie ad essa inizia a diffondersi il fenomeno mediatico: informazioni ed eventi provenienti da tutto il globo vengono messi in onda ; molti critici ritengono il ruolo della radio come pari all invenzione della stampa. Infatti essa viene diffusa in tut- te le scuole d Italia, permettendo agli studenti di migliorare la lingua solamente ascoltando. La voglia di conoscenza cresce e le masse si ritrovano sempre più spesso unite nelle piazze o nei luoghi pubblici: così moltissimi giovani, uniti dagli stessi ideali, trovano in questo mezzo il primo interesse condiviso. In poco tem- po, questo efficiente apparecchio inizia a ricoprire diverse funzioni: infatti sorgo- no centinaia di stazioni che trasmettono programmi politici, musicali, informativi o religiosi. Ha un enorme successo la BBC in Inghilterra, conquistandosi il primo posto, così come una primordiale RAI in Italia. Con l avvento della televisione nel 54 la radio subisce una piccola crisi, poiché si ritrova davanti ad un avversario che grazie all unione di video e suono fornisce una vera novità per gli spettatori, avendo quindi un enorme successo. Sì può dire però che la nostra protagonista riesce a reggere la concorrenza, non solo avvian- do intere programmazioni 24 ore su 24, ma anche trasformandosi in portatile, e specializzandosi nei costumi popolari: infatti sviluppa il suo punto di forza proprio nel rapporto diretto con gli ascoltatori, permettendo la partecipazione di questi, mentre la nostra TV ha spesso reso il suo pubblico spento ed acritico. Gli anni 60 e 70 sono quelli delle rivolte giovanili, della contestazione e dell autonomia di pensiero. Così si moltiplicano in modo vertiginoso migliaia di radio libere in tutto il mondo. Inizia a questo punto la rivoluzione delle radio pirata. 18
    • Arte e Cultura Una storia vera che ben rappresenta la situazione è raccontata nel film di Richard Curtis I love Radio Rock : un gruppo di DJ che vuole opporsi al sistema decide di trasmettere - da una barca nel mezzo del Mare del Nord - il ribelle pop e rock su tutta l Europa. In un Inghilterra che impediva di divulgare gruppi come Beatles e Rollng Stones, ormai 25 milioni di persone ascoltavano questi pirati. Un film sicuramente avvincente, nel quale i diversi episodi a bordo della nave diventano piena espressio- ne dei forti contrasti generazionali e sociali del tempo. Alla fine del 900 si registra un calo di ascolti: sembra veramente la fine del mito che ha regnato per quasi un secolo. In effetti, nella concorrenza con la televisione di ulti- ma generazione, la radio si è rivelata perdente; ma grazie alle novità delle webradio e alla possibilità di interagire con i deejay forse si sta aprendo una nuova era di ascolti ad oltranza: dopotutto la cara vecchia radio ci regala sempre delle belle emozioni, senza anestetizzarci nei con- fronti dell attualità: quante volte le notizie ci giungono più dettagliate e veritiere dai suoi mi- crofoni, rispetto a ciò che sappiamo dalla te- levisione? Dove altro possiamo far sentire la nostra voce, senza cen- sure preventive, su qualsiasi argomento, in rigorosa diretta? playlist: My generation - The who Little wing - Jimi Hendrix Silvia Orengo IV B 19
    • Arte e Cultura Hai un forte caratterino & bel faccino ? Non basta! Opportunità e Inganno nel mondo del- lo spettacolo I requisiti minimi per aspiranti modelli/e Ripescando l ormai perseguitatissimo Mr.Oscar Wilde (sono ormai 3 numeri di fila che viene citato in vari articoli), possiamo affermare che chiunque voglia costruirsi ad arte il proprio destino, può riporre qualche speranza su di una agenzia di modelli/e. Resta solo da vedere se l agenzia a cui affidiamo i nostri sogni non ce li lasci tali. Difficile stabilire dei criteri in questo senso. Ormai è un dato di fatto che ogni agenzia farebbe spendere fior di quattrini di corsi anche al magnifico Dorian Gray (poveraccio, non riusciamo proprio a lasciarli in pace :p). Questo perché è necessario un minimo di formazione professionale (i costi? partono dai 3000euro, book compreso, se si è fortunati). Spesso queste agenzie hanno il pessimo vizio di dileguarsi una volta terminato il corso. La giustificazione è sempre la solita: al momento le sue caratteristiche non sono richieste dal mercato . Quindi l investimento , con tutto l impegno impiegato, spesso si rivela infruttuoso. Infatti, prima di lasciarci vigliaccamente in balia di fal- se speranze, le agenzie serie dovrebbero dichiarare l assenza d una garanzia in campo lavorativo. Sarebbe maggiormente corretto lasciar frequentare i corsi diret- tamente agli eletti . Ma la domanda principale è: che doti deve avere un/a modello/a? Principalmente due: bellezza fisica e un forte carisma. Una spiccata personalità (costituente, tra le altre cose, lo charme) enfatizza la bellezza. Non è complemen- tare, ma è racchiusa in essa. Carismatica è una persona capace di risplendere d un forte fascino. Sa ascoltare e porsi, conservando tuttavia la forte personalità, in sintonia con la gente: cosa difficilissima perché si rischia di venir invece accu- sati di vanitosa superbia e apparire odiosi. Sovente non basta la fortunata combinazione forte caratterino & bel faccino ma occorre cogliere anche la circostanza favorevole. Questo di certo non significa accettare le famose proposte indecenti , che purtroppo infangano il mondo dello spettacolo, e partecipare a delle prodezze sotto le lenzuola con il primo fotografo che capita a tiro (a meno che non si voglia una carriera da escort che, tra l altro, sembra essere promossa dal nostro caro Berlusconi). Oltre dell ignobiltà del ge- sto, siate certi che non è una scorciatoia al sicuro successo. Cogliere l attimo più propizio è un arte che pochi conoscono.. diciamo che occorre molto intuito e una certa conoscenza (e conoscenze :p) del mondo della moda. Questo non è certamente il mondo vellutato che molti immaginano: è saturo di squali, e vi sopravvive solo il più forte. Quando vi troverete ad affrontare con lo sguardo l obiettivo, quando percepirete sulla vostra pelle tutti i riflettori puntati ad- dosso, quando verrete spietatamente giudicati da dei critici così critici che sareb- bero capaci di trovare un pelo nell uovo, saprete finalmente di che cosa parlo. 20 Viktorie Ignoto IV D
    • MusiKultura Cinque valide cover ed una da dimenticare. Un consiglio : se nella prossima versione di latino non sapete come tradurre alcune parole scrivete " na na na ". Questa la soluzione adottata da Vasco Rossi nel portare all'italiano il testo di " Creep ", hit mondiale dei Radiohead ( da Pablo Honey, loro primo album, 1993 ). Ora, lo sappiamo tutti, il Blasco è il Blasco : ha il suo stile, le sue iterazioni, la sua aria da perenne ubriaco, e che piaccia o meno, il suo sound è rimasto pressoche invariato nel tempo, segno che il pubblico apprezza e compra. I Radiohead invece, e questo forse non lo sanno tutti, sono esattamente all'opposto: ogni loro album è completamente differente dal precedente; sono artisti della ricerca sonora, dell'evoluzione, del divenire. Si ha difficoltà quindi a capire che relazione ci sia tra loro e cosa, coverizzandoli, Vasco voglia dirci. Se voleva rendere un omaggio, di sicuro non ci è riuscito: l'arrangiamento del brano è stato modificato a sua immagine e somiglianza : da un " 16 step " ( un tempo medio - veloce ) il ritmo è stato rallentato per farne una classica " ballad" come ce ne sono già tante nel repertorio del cantante emiliano, dove però si rimane basiti è nella trasposizione del testo. " Creep " originariamente è la storia di uno " sfigato " innamorato di una ragazza bellissima ( nel testo è un " angel "), desideroso di una perfezione ideale solo per essere notato da lei che, puntualmente, fugge da lui; " Ad ogni costo " ( questo il titolo della versione di Vasco ) è un vago, straziante, monologo su un altrettanto vago tradimento, con buona pace di Thom Yorke e compagni. Fare una cover non è un lavoro facile, bisogna avere cognizione di causa nel maneggiare materiale altrui e farlo proprio, ma sopratutto per fare una cover valida serve una valida motivazione. Eccovi quindi 5 cover valide con 5 valide motivazioni. 1 Il cambio di genere Frank Zappa - Starway to heaven - live- da: The best band you never heard in your life 1991 Frank Zappa è stato un genio. Ha una discografia enorme, non c'è genere che non abbia affrontato con successo, ha sempre lavorato con musicisti eccezionali, ha creato brani di una complessità incredibile ( è stato l'unico capace di usare i tempi " irrazionali " ). Frank Zappa è stato anche un pazzo. In alcuni canzoni ci sono voci narranti come nei film, ha spesso trattato temi assurdi ( la mamma eschimese che ammonisce il figlio di star lontano da dove vanno gli husky e non mangiare la neve gialla, o la suite orchestrale dedicata a Venezia intitolata " Questi cazzi di piccione ") o 21
    • MusiKultura scabrosi ( in un brano, piuttosto lungo, inneggia continuamente al fatto che abbia " una minchia tanta ", si, ha origini italiane ), suona la chitarra e altre decine di strumenti nelle posizioni più assurde, dirige la band come un 'orchestra. Questa cover di un classico del rock inizia reggae, diventa ska e finisce be - bop : quando si dice libertà d'interpretazione... Il famoso assolo è riservato alla sezione fiati. 2 Essenzialità Peter Gabriel - Heroes da: Scratch my back 2010 ( potete trovare il brano anche nella compilation musicforrelief.org scaricabile online. il cui ricavato sarà donato alle vittime del terremoto di Haiti ) Peter Gabriel è lento a pubblicare album : l'ex Genesis ci ha messo 7 anni per dare alla luce questo suo ultimo " Scratch my back " composto unicamente da, guarda che caso, cover. L'approccio è particolare : le costruzioni sonore sono ridotte al minimo indispensabile, niente batteria ne basso ne chitarre, solo archi, piano e voce, il disco assume così una sensazione d' intimità e a - temporalità, come se l'artista fosse vicino a noi e stia " ricordando" i brani. Allo stesso tempo la veste essenziale degli arrangiamenti risalta le melodie originali ripulendo le canzoni di tutti gli orpelli che "nascondono" le note più importanti, quelle della voce. Si cerca, insomma di togliere il velo di Maya. Heroes, altro capolavoro immortale della storia del rock, nacque della mente di David Bowie quando vide due giovani baciarsi vicino al muro di Berlino ( siamo nel 1977 ); il testo esprime i desideri e le speranze della coppia, che nel loro bacio si isola dal resto ( "And the guns shot above our heads and we kissed,as though nothing could fall" ). Gabriel elimina l'incessante chitarra di Rober Fripp e carica il brano di pathos cinematografico grazie ad una splendida sezione d'archi. Poi c'è anche la sua voce, e se vi si mozzerà il fiato è per colpa sua. 3 L'omaggio rispettoso Morgan - Un giudice da: Non al denaro, non all'amore, nè al cielo 2005 Morgan, prima di finire a fare il giudice a X - Factor e fare uso della polverina di Pollon per darsi l'allegria, era un bravo musicista ed arrangiatore, tanto che Dori Ghezzi, vedova dell'immenso e , purtroppo, defunto Fabrizio de Andrè gli chiese, nel 2005, di re - incidere uno degli album più belli del poeta genovese, quel " Non al denaro, non all'amore nè al cielo " frutto della rielaborazione de " L'antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.Il risultato onora l'originale senza stravolgerlo, grazie all'intervento " filologico " che rispetta ogni nota del disco del 1971, e tende a mettere in luce nuove sfumature grazie alle moderne tecnologie che donano pulizia e definizione. Nelle registrazione sono stati utilizzati tutti strumenti originari dell'epoca, l'unico che non è stato possibile re - incidere è la voce di Faber, per cui a sostituirla, ci sarà quella dell' ex - Bluvertigo ( 22 sempre Morgan per chi non lo sapesse ) e il risultato, per i più affezionati all'originale può spiazzare.
    • MusiKultura " Un giudice " delle 9 canzoni, è quelle che è stata, forse, più " rimaneggiata ", l'arrangiamento è infatti ora più elettronico, strizzando l'occhio ai Kraftwerk. Il risultato è comunque piacevole. Morgan sa il fatto suo, o almeno lo sapeva. 4 L'omaggio irrispettoso The flaming lips - Money da: ...doing The dark side of the moon 2009 I Flaming Lips sono una band di pazzi americani che sul palco indossano tute da astronauta, gonfiano bambole gonfiabili e suonano con mani di plastica giganti. Un loro concerto va visto, fosse solo per il divertimento che procura, se ci si aggiungiamo poi che oltre alla goliardia, sono anche un gruppo originale ( fanno una specie di rock psichedelico ammodernato con punk ed indie ), il prezzo del biglietto vale la spesa. Costante tipica della loro produzione, oltre ad album dai nomi assurdi ( "Yoshimi Battles The Pink Robots", " In a priest driven ambulance" ) è la rivisitazione in chiave " loro " di classici del rock con spudorata libertà dileggiatrice, causando a volte le ire dei fan e degli autori degli originali. Stavolta l'hanno fatta grossa, talmente grossa che gli è venuta ( abbastanza ) bene : " Dark side of the moon " dei ( bisogna dirlo ? ) Pink Floyd è simbolo di un'era, che rimane immortale tra le generazioni; un disco carico di significati e messaggi universali di cui i Flaming Lips sembrano farsi beatamente beffa e considerare solo l'iniziale " inno " alla follia ( "I've always been mad, I know I've been mad, like the most of us...very hard to explain why you're mad, even if you're not mad..." ) che se nell'originale era sotto voce qui è ben udibile, come per giustificare tutto quello che succederà dopo. Da " Breathe " che da pacifica intro diventa un brano quasi tribale, agli orologi di " Time " che diventano sirene industriali e colpi di tosse. Money da quasi - blues in 7 / 8 diventa una specie di colonna sonora elettronica da videgioco del Game Boy, quindi scordatevi l'assolo e beccatevi la voce monotona del vocoder. I Flaming Lips sono in lista per il coraggio. 5 Un nuovo significato Johnny Cash - Hurt da: American IV: The man comes around 2002 Il brano originale chiude " The Downward Spiral " , album iniziatore dell' industrial , rumoroso genere nato dai Nine Inch Nails ( autori dell'album e del brano in questione ) capace di unire il rock e l'elettroncia più acida. La canzone è tragica : un tossicodipendente si buca nuovamente e l dolore lo fa render conto di ciò che è diventato e di come sia rimasto solo ( What have I become? my sweetest friend everyone I know goes away in the end2 ), ma alla fine c'è anche il desiderio di ricominciare una vita migliore milion miles away.... Johnny Cash è stato la leggenda del country; ha incarnato lo spirito del sogno americano avendo una vita piena di avventure, relazioni, figli, prima di spengersi, 4 mesi dopo l'amata ultima moglie, per complicazioni dovuti al diabete nel 2003. Questa cover acustica, che ripulisce l'originale dell'elettronica e delle dissonanze, è23 l'ultimo brano che ha inciso prima di serrare le labbra per sempre, quando i dottori già gli avevano comunicato che gli restavano pochi mesi di vita.
    • MusiKultura Nella sua voce, c'è l'ineluttabilità, la rassegnazione di chi sa che l'ultima battaglia non si può vincere, ma anche la luce di chi non ha rimpianti e la speranza di ricominciare di nuovo, forse, milion miles away... Il brano, sopratutto se ascoltato insieme al video, è tremendamente commovente; l'originale impallidisce e perde il suo significato autodistruttivo in nome di una nuova personalità, certo non più allegra ma sicuramente più emozionante. Vasco, queste sono cover con un senso. Andatevele a sentire sulla pagina facebook del Marziale, ad ogni costo. Valerio Burli VA Clown & Fobie Le fobie (dal greco phobos ,ossia paura ): sono tante, tantissime, troppe, riguardano di tutto e di più. Ma cos è una fobia? Una fobia è una paura ec- cessiva, irrazionale, incontrollabile e persistente anche in età adulta verso oggetti, persone o situazioni particolari. I sintomi sono fiato corto, batticuo- re, aumento della sudorazione, vertigini e, delle volte, attacchi di panico. Alcune sono estremamente note come: la claustrofobia, ossia la paura degli spazi chiusi; l acrofobia, la paura delle altezze; e l aracnofobia,il terrore dei ragni. Altre, invece, sono completamente sconosciute anche se molto diffu- se. Tra quest ultime si trovano le fobie più strane e particolari : ed è proprio tra queste che si trova l argomento dell articolo! Per rimanere in tema di ma- schere,trucco e scherzi, tipi- che del periodo carnevale- sco, tratterò della coulrofo- bia, ovvero la paura dei clown (o,all italiana, pa- gliacci). Al contrario di co- me si possa pensare, questa fobia è molto diffusa. Come 24 per tutte le altre, non è possi- bile spiegarne esattamente la causa, ma è invece possibile fare delle
    • Curiosità e svago supposizioni. La più quotata moti- va con un trauma, subìto in età infantile, forse dovuto alla visione di film horror con un antagonista pagliaccio. Proprio tra questi clown traumatizzanti troviamo Pennywise, personaggio del film It , ispirato all omonimo roman- zo di Stephen King; ma anche Jo- ker, il famosissimo cattivo di Bat- man. Il motivo per cui un clown dovrebbe far paura? Beh, le mani e i piedi sproporzionati possono essere segno di comicità per un adulto, ma anche segno di mostru- osità per un bambino. Non credia- mo però che questa fobia sia solo da bambini: il pesante trucco, il naso rosso e la parrucca celano completamente l identità del clown, rendendo impossibile riconoscerlo nel ca- so che uhm insomma potete immaginare! Inoltre, il riso abbonda sulla bocca degli stolti ma anche su quella degli psicopatici (ne è l esempio per- fetto il già citato Joker). Infatti,per il loro trucco,sembra che i pagliacci ridano, e ridano, e ridano sempre, senza avere un motivo. Nel caso che siate diventati improvvisamente diffidenti verso i clown, vi segnalo un carinissimo sito www.ihateclown.com che spiega perché unirsi nel- la lotta anti-clown con ben 34 ragioni (purtroppo il sito è in inglese e richie- de quindi un po di sforzo). A chi invece crede ancora che non si possa aver veramente paura dei pagliacci, consiglio la visione del video Coulrophobia- Lady is scared to deth of clowns su youtube. Comunque sia.. non credo ci sia nulla niente di divertente in un clown al chia- ro di luna, su una strada isolata.. Marco Improta II B 25
    • Curiosità e svago L Italia virtuale: che immagine diamo all estero? In Italia i videogiocatori sono moltissimi, ma sono veramente poche le aziende importanti impegnate nella realizzazione di videogames: le più conosciute sono l Artematica ( svilup- patrice di Diabolik: il gioco e di alcuni racing game) e la Milestone ( azienda produttrice dei giochi superbike , moto gp e di vari simulatori di guida). Dunque, lo sviluppo della stragrande maggioranza dei videogiochi è realizzato da aziende estere che scelgono, di pro- pria volontà, i personaggi, l ambientazione e la storia. Per questo sono pochissimi i protago- nisti di origine italiana e pochissime le ambientazioni nel nostro territorio. Allora un po di curiosità vien da sé: gli sviluppatori esteri di quei pochi sopracitati, come ci hanno rappre- sentato? Come ci vedono fuori dal nostro Stivale? Di seguito elencherò i protagonisti italiani e italo-americani o, semplicemente, quei personaggi che hanno dato un tocco di tricolore nelle grandi produzioni straniere! I primi a cui si pensa sono sicuramente gli immortali Super Mario e Luigi. Mario nasce nel 1981, sotto il nome di Jumpman , per far da comparsa nel videogioco Don- key Kong. Poiché non furono concessi i diritti per Braccio di Ferro, inizialmente pensato come protagonista, la Nintendo of America (casa sviluppatrice di Donkey Kong) diede il ruolo principale a Jumpman cambiandone il nome in Mario Mario (nome e cognome) per l incredibile somiglianza con uno dei dirigenti della stessa azienda: un italo-americano di nome Mario Segali. Mario Mario e il fratello Luigi Mario(la scelta del nome Luigi è lega- ta alla presenza di un ristorante italiano Mario and Luigi s nelle vicinanze dello stabili- mento Nintendo) nascono in Calabria e intraprendono insieme il mestiere dell idraulico! Altro personaggio indimenticabile è Marco Rossi, uno dei protagonisti di Metal Slug ! Marco è un italo-americano, ha frequentato l Academy of Special Technologies per poi entrare nell organizzazione speciale Pere- grine Falcons (falconi pellegrini), di cui è diventato presto il leader per le sue grandi abilità. Il nome, Marco , è un omaggio al cartone 3000 miglia alla ricerca della mamma ,mentre il cogno- me , Rossi , è stato scelto perché ritenuto caratteristico del popolo italiano! Seguono poi i personaggi che rappresentano lo stereotipo peggiore dell italiano: il mafioso. Purtroppo ogni volta che si parla di mafia, anche se in America, i protagonisti sono sempre italiani. Tra questi è doveroso citare Thomas Vercetti, protagonista di GTA Vice City, e Thomas Angelo, protagonista di Mafia. 26
    • Curiosità e svago Al contrario, le migliori qualità dell Italia e dell italiano sono rappresentate dal recentissimo Assassin s Creed 2 . Infatti il protagonista è Ezio Auditore, un grande combattente e donnaiolo: caratteristiche, secondo gli stessi sviluppatori, che rappresentano le fantasie sugli italiani. Come se non bastasse, oltre al protagonista nostro connazionale, il gioco è ambientato tutto nella Peni- sola. Sempre dalle parole dei creatori, la scelta di questa ambientazione è stata motivata dall incredibile fascino che ha il nostro paese all estero, il quale ha sicuramente aumentato le vendite. All estero siamo famosi anche per la letteratura, come lo dimostra il recente Dante s Inferno , rappre- sentante una parte dell opera che tanto studiamo a scuola. E su que- sto dobbiamo ritenerci fortunati: mentre chi non conosce la nostra lingua sarà costretto a leggere le numerose citazioni tradotte, perdendo la bellezza della poesia, noi italiani saremo gli unici a poter apprezzare appieno questo videogioco! L Italia, per concludere, viene vista come una terra affascinante e dal grande valore artistico, abitata purtroppo da mafiosi, ma anche da abili combattenti, donnaioli e idraulici! Matteo Cordella IV H 27
    • Scienza e Tecnica Una corsa al nucleare da indagare Scostandoci da articoli di carattere perlopiù tecnico, in questo numero è intentenzione mo- strarvi come degli strumenti di base uniti ad una coscienza critica debbano farci ragionare su ciò che ci circonda, permettendoci di farci una nostra idea ragionata e motivata. Questa introduzione apparentemente immotivata potrebbe trovare un senso alla luce per esempio di queste parole: «Dobbiamo svegliarci dal nostro sonno, adeguarci, perché il futuro è nell'energia rinnovabi- le e nel nucleare - ha detto Berlusconi in conferenza stampa -. Collaboreremo alla realizza- zione di altre centrali nucleari in Francia e in altri Paesi e affronteremo la costruzioni di cen- trali nucleari in Italia, con al nostro fianco la Francia che ci ha messo a disposizione il suo know-how, ciò che ci consentirà di risparmiare diversi anni e iniziare la costruzione delle centrali in un tempo assolutamente contenuto». Il premier ha attaccato la sinistra: «Eravamo protagonisti del nucleare negli anni '70, poi per il fanatismo ideologico di una parte politica abbiamo interrotto la costruzione di due centrali che erano vicine ad essere completate. Ora la Francia con grande generosità apre a noi e ricordiamo che loro hanno la possibilità di produrre l'80% del loro fabbisogno con il nucleare, un'energia pulita in un sistema di sicu- rezza che consente ai francesi di pagare l'energia che consumano la metà di quanto pagano gli italiani». Soddisfatto anche il presidente francese: «Vogliamo sviluppare l'energia pulita insieme agli italiani. Vogliamo lavorare, e così deve fare l'Europa, per rispettare i propri impegni e sviluppare il nucleare e le energie rinnovabili. Per il 2020 bisognerà sviluppare centrali in maniera massiccia e nessuno deve porre veti». Perlomeno siamo o no consapevoli di ascoltare un mucchio di ca .te!!!! Per ovvi motivi di spazio, non potendo riportare tristi episodi della storia del nostro paese inviterei gli interes- sati ad approfondire il referendum sul nucleare del 1987, in modo tale da verificare le affer- mazioni del Cavaliere. Ora, sinceramente signori devo dirvi che trovare le parole per andare avanti non è sempli- ce forse perché non è semplice neanche trovare un punto da cui partire; tornare alla buona cara vecchia fissione nucleare, con delle parole così poi, come poter immaginarsi vittime dell ennesima presa in giro del potere? No, ci sentiamo troppo intelligenti, troppo importanti per crederci gabbati l ennesima volta e quindi..e quindi ci rifugiamo dietro lo scuso dell indifferenza, della disinformazione! Mi dispiace molto, ma mi rifiuto di credere che uno solo di voi -e con voi intendo un artifi- cio letterale utile a fini puramente formali- incalliti del si facile del è pieno di gentaccia che gli getta fango addosso perché vorrebbe il loro posto , si sia fermato a riflette e sia arri- vato con tanta facilità a concordare con un ritorno al nucleare che ha dell assurdo. Non serve certo una spiccata competenza in economia o matematica per capire che una cen- trale a fissione che ha bisogno di costi altissimi per essere costruita, il cui combustibile l uranio- ha decuplicato il suo prezzo da 5$ a 50$ la libra dal 2001 al 2006, ci metterà troppi anni per ripagarsi delle sole spese senza neanche avere un centesimo in attivo sul bilancio! Matteo Iafrati 28 VC
    • Scienza e Tecnica Niente più batterie e caricabatterie? Sogno o son desto? Il Pzt, il materiale più efficiente nel convertire il movimento in elettricità, è stato per la prima volta unito al silicone, diventando flessibile e biocompatibile Un sandwich al silicone farcito con Pzt (titanato zirconato di piombo), un materiale in grado di convertire l energia meccanica del movimento in energia elettrica con un efficienza dell 80%, è stato realizzato dagli ingegneri dell Università di Prince- ton (Usa). I ricercatori hanno reso così il più efficiente tra tutti i materiali piezoelettrici finalmen- te flessibile e biocompatibile. I vantaggi? La sostenibilità e l adattabilità: un simile sistema permette di sfruttare a pieno i movimenti naturali del corpo, come quelli dovuti alla respirazione e alla locomozione, per produrre una grande quantità di energia. Quando un materiale piezoelettrico viene stressato mecca- nicamente, al suo interno si crea una differenza di poten- ziale che può essere utilizzata per produrre corrente elettri- ca. Come ricordato, di tutti i materiali piezoelettrici il Pzt è il più efficiente (anche 100 volte più del quarzo). Il principale ostacolo alla realizzazione di sistema a Pzt flessibile sta però nel fatto che il materiale ha una struttura cristallina; questo significa che si forma a temperature mol- to alte, che sciolgono eventuali substrati flessibili. Ma un docente di ingegneria meccanica (presso l ateneo statunitense di Princeton, appunto), sembra aver trovato il modo di aggirare questo problema, facendo crescere il materiale alle sue classiche temperature e trasferendone poi delle nanostrisce tra due lamine di silicone. Il team punta ora all applicazione di questa tecnologia, dato che gli impianti possono caricare vari tipi di apparati elettrici e possono essere collocati ovunque si produca movimento costante. Grazie alla biocompatibilità del silicone, per esem- pio, potrebbero essere posti vicino ai polmoni e il movimento della respirazione genererebbe elettricità sufficiente a far funzionare un peacemaker in maniera perpetua. Si eviterebbero così gli interventi chirurgici di sostituzione delle batterie usate. I chip potrebbero anche alimentare dispositivi portatili, come riproduttori Mp3, telefoni cel- lulari o pc, che potrebbero caricarsi durante una corsa o una passeggiata. Attualmente, gli ingegneri di Princeton stanno studiando dei prototipi per testare quanta elettricità riescono generare quando sono inseriti nelle scarpe. Federico D Alessio IV F 29
    • Scienza e Tecnica Effetti degli inceneritorialutiario che questi effetti sie questi effetti si siano modificati dati di studi scientifici sulla salute. Come rendere innocui gli inceneritori falsando i dati di studi scientifici. Dopo le varie emergenze rifiuti non si fa altro che parlare delle necessità di smaltimento e purtroppo l unica alternativa proposta dal governo alle discariche sembra essere la costru- zione di inceneritori. In Italia paradossalmente produrre energia elettrica usando questo tipo di impianti è conside- rato (sebbene in violazione delle normative europee in materia) come produrre energia elet- trica da fonti rinnovabili e i CIP6 (fondi destinati alle energie rinnovabili)vengono concessi agli inceneritori. Che i residui urbani debbano essere trattati e smaltiti non è una novità ma bisogna tenere conto delle conseguenze che i metodi scelti portano con sé. È evidente che ricavare energia elettrica bruciando rifiuti non è come ricavare energia elettrica usando il sole e il vento. Nel caso degli inceneritori sembra che non si siano voluti valutare seriamente gli effetti che questi impianti hanno sulla salute. Quali sono questi effetti? Nel Quaderno N. 45 di ingegneria ambientale, documento firmato da Umberto Veronesi, Michele Giugliano, Mario Grasso e Vito Foà, vengono presi in esame 4 studi. Del primo, condotto in Inghilterra dal Prof P.Elliot in prossimità di 72 inceneritori, è riferito che non è stata trovata alcuna diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7,5 chilometri di raggio circostanti gli impianti di incenerimento. Del secondo, condotto nei pressi dei due impianti di incenerimento di Coriano a Forlì, è riferito che lo studio non ha messo in evidenza eccessi di mortalità generale e di incidenza per tutti i tumori. Quanto scritto nel Quaderno n 45 (documento ripreso dalla Regione Sicilia, dalla Regione Toscana e altre Province in Italia.) è totalmente falso. Leggendo gli studi presi in considerazione emerge esattamente il contrario: da quello con- dotto in Inghilterra si evince una diminuzione statisticamente signi- ficativa di tutti i cancri man mano che ci si allontana dagli impianti. Le ricerche condotte a Forlì hanno invece evidenziato che Per il sesso maschile non emergono differenze per quanto attiene la mortalità com- plessiva e la mortalità per tutti i tumori, ad eccezione del cancro al colon retto e prostata. Per il sesso femminile risulta un aumento del rischio di morte per tutte le cause, correlato alla esposi- zione a metalli pesanti, compreso 30
    • Scienza e Tecnica tra il +7% e il +17%. La mortalità per tutti tumori aumenta nella me- desima popolazione in modo coerente con l aumento dell esposizione dal +17% al +54%. In particolare per il cancro del colon-retto il rischio è compreso tra il + 32% e il +147%, per lo stomaco tra il +75% e il +188%, per il cancro della mammella tra il + 10% ed il +116%. Altri studi condotti a Dorog,in Ungheria (dove è attivo un inceneritore che tratta circa 30000 ton/anno) registrano aumenti statisticamente significativi del SMR (tasso di mortalità standar- dizzato) nel sesso maschile per cancro al colon-retto (+38%), per eventi cardiaci (+65%), per eventi cerebro-vascolari (+35%), per malattie polmonari croniche (+42%). Nel sesso femminile si registra un aumento statisticamente significativo del SMR del 49% per eventi cerebrovascolari. Alla luce di questi dati è lecito chiedersi come sia possibile che il Prof Umberto Veronesi, oncologo stimatissimo a livello mondiale, abbia potuto firmare un documento in cui si capo- volgono totalmente i risultati di studi scientifici. La risposta è semplice: conflitto di interessi. Scorrendo la lista dei partner che sostengono finanziariamente la Fondazione Veronesi trovia- mo una certa Veolia Environnement. Veolia environnement è una multinazionale francese che costruisce discariche e inceneritori e che detiene il 49% della Tecnoborgo Spa (società che gestisce l inceneritore di Piacenza) e il 60% di Energonut (che gestisce l inceneritore di Pozzilli in Molise). Il Prof Veronesi e i suoi colleghi non sono stati i soli a modificare e a riportare in modo inesat- to studi scientifici. Per l inceneritore di Albano è accaduta la stessa cosa: il Prof Carlo Perucci incaricato di valutarne l impatto sulla salute, ha predisposto una relazione che ha indirizzato la Conferenza dei Servizi (Regione, Provincia e Comuni) del 20 aprile 2009 verso il parere posi- tivo all impianto. Il documento cita 51 studi internazionali che hanno analizzato la relazione tra i tumori e la vicinanza agli inceneritori e tra questi il lavoro del Prof Elliot, lavoro che il Prof Perucci prende come riferimento per elaborare i suoi calcoli. Calcoli che risultano inesatti rispetto allo studio inglese e che riducono gli effetti sanitari dell inceneritore di Albano di circa 10 volte rispetto al numero di abitanti, di 2 volte in relazio- ne agli anni di esposizione e di 50 volte in termini di rischio sanitario. Magie della statistica. Magie che però non riescono a nascondere la verità: gli inceneritori hanno effetti devastanti sulla salute e sull ambiente ed è sconcertante sapere che per coprire questi effetti sono stati modificati dati di studi scientifici. È necessario che il governo italiano valuti un diverso piano di smaltimento rifiuti che faccia del riciclaggio il suo punto di forza ed elimini gli incentivi per la costruzione di questi ecomo- stri. Allo stato attuale sembra che nulla si muova in questo senso, speriamo in un inversione di rotta prima che sia tardi. Michele Resta V B 31
    • A lunnate e P rofessorate -Rizzoni:( mentre spiega le regole di Rugby) ragazzi non dovete spingere e non si possono dare e ricevere ca**i. (invece di calci) -Romeo: Mi dite chi vi ha dato l autorizzazione a toccare le palle?! -Matteo:(durante il compito di latino) Prof perché tutto attaccato si scrive staccato e staccato si scrive tutto attaccato? -Franci: Stamato troverò dove impiccarti.. Spanò: pure io Borelli: anche io lo voglio morto -Delicati: Ettore, ma la lista che ti avevo chiesto? Ettore: O=O??? Delicati: infatti non te l avevo chiesta -Franci: avete finito? Spanò: Not ancor.. -Franci: Stamato, vuoi che ti faccia saltare in aria?! -Lorenzo: professò, guardi che esiste il participio passato in u . Calabrò: certo, il famoso participio sardo. -Franci: ma da dove vieni tu?! Iacucci: dal mondo di patty. -Vaselli: sono andato a sciare e vostro malgrado sono tornato intero.. Lisa: lo diceva pure la Giorgi -Delicati: mi avete fatto venire il sangue agli occhi -Calabrò: Melaranci non ti inventare che ti sei perso la versione tra i capelli -Lorenzo: non urlerà urlando -Giulia: come fanno dentro la borsa a scippà la macchina?! - Quanto misura un piede nell unità di misura inglese?! 38.5 - In una campagna subacquea vai a caccia di pesci o a dare da mangiare agli anemoni? -Giorgia: Professoressa rifiuto e vado avanti -Alessio: l uomo preferisce i piacevoli frivoli - noi non dobbiamo immaginare Cesare sempre in mezzo ai Galli.. chicchirichì! -Alfiero: lo sai che questa mattina ho visto un gatto che mi guardava in cagnesco?! -Chiara: Alfiè, la Mamone manca! Alfiero: e Babbone?! Il marito della Mamone! -Daniele: L angolo Gattuso -Mamone: il seno di un angolo acuto è uguale alle tette di un angolo furbo -Ameri: Riccardo qual è il movimento pseudopodesco? D Alessio: un movimento da discoteca Mara: sì, tunz tunz tunz para para tunz tunz tunz -Livio: quest opera è molto curata Stilicamente Calabrò: come???? Livio: STI-LI-CA-MENTE -Delicati: Irene come ti chiami? 32
    • This document was created with Win2PDF available at http://www.win2pdf.com. The unregistered version of Win2PDF is for evaluation or non-commercial use only. This page will not be added after purchasing Win2PDF.