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Spunti teologici sulla madre di Dio

Spunti teologici sulla madre di Dio

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  • 1. Meter Theon = Madre di Dio L’iscrizione dell’icona non serve in verità a far riconoscere il personaggio ma a proclamare anche con la scrittura e la Parola, la verità di fede. Non si tratta cioè di una didascalia, ma di una homologia, ossia di una professione di fede attraverso la quale il credente proclama: Io credo che questa donna è la Madre di Dio !
  • 2. Orientamentiteologici attuali
  • 3. Maria vergine, la quale allannunzio dellangeloaccolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio eportò la vita al mondo, è riconosciuta e onoratacome vera madre di Dio e Redentore. Redenta inmodo eminente in vista dei meriti del Figlio suo ea lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, èinsignita del sommo ufficio e dignità di madredel Figlio di Dio, ed è perciò figlia prediletta delPadre e tempio dello Spirito Santo; per il qualedono di grazia eccezionale precede di gran lungatutte le altre creature, celesti e terrestri (LG 53).
  • 4. Non c’è nessun dogma mariologico: c’è un solo dogmacristiano, il cui oggetto è Dio Salvatore (Eb 11,6), cioè il Cristo. Maria si trova implicata nel Cristo,come parte integrantedella salvezza in Gesù Cristo.
  • 5. • Renè Laurentin solleva a questo riguardo il problema del linguaggio, in quanto ritiene l’espressione “dogma mariano”impropria: isola la Vergine Maria e rischia di tagliare i legami con Cristo e con la Chiesa; adoperarla significherebbe entrare, almeno formalmente e linguisticamente, nell’empasse di una mariologia chiusa in se stessa.
  • 6. Il dogma è: - per il suo contenuto, unaverità rivelata;- per la sua forma, unaproposizione dottrinale;- per la sua validitàoggettiva, un enunciatoinfallibile di fede;- per la sua pretesasoggettiva di validità, unanorma che impegna, sulpiano della coscienza, ognifedele della Chiesa;- per il suo sviluppo, unaprecisazione che la Chiesafa nel corso della sua storiae nel suo itinerario di fede“sotto” la Parola di Dio.
  • 7. Per la tradizionecristiana, il gremboverginale di Maria,fecondato dalpneuma divinosenza interventoumano (cf. Lc 1,34-35), è divenutocome il legno dellacroce (cf. Mc 15,39)o le bende dellasepoltura (cf. Gv 20,5-8), motivo e segnoper riconoscere inGesù di Nazaret ilfiglio di Dio.
  • 8. Se la fonte primaper incontrare lafede è certamentela Scrittura,tuttavia, laParadosis Ecclesiaeveicola al credentela vivente realtàdel passato e istillaun habitus mentaleche lo rende docileall’azione delloSpirito.
  • 9. L’ermeneutica oggi considera ledifficili questioni del linguaggiousato e del momento storiconella formulazione del dogma.I teologi sostengono che, purnella intangibilità dellautenticocontenuto di fede, esso èsempre suscettibile di diversemodalità di approccio e diuna lettura sempre nuova,essendo il nocciolo dogmaticosempre nuovo e vitale,partecipando dell’evento-misterodell’autocomunicazionedell’Unitrino.
  • 10. In tale contesto, è perciòvalida la proposta diunermeneutica globale:fedeltà al passato,risposta al presente, cuideve seguire il momentodella comprensione delpassatoe del presente nellaprospettiva del futuro.Non quindi solaScriptura, sola Traditio, osolum magisterium, manemmeno sola existentiao sola experientia.
  • 11. Nella teologia ecumenicacontemporanea si avvertel’esigenza di integrare ognidogma nell’insieme di tutti idogmi (prestando attenzioneal principio della «gerarchiadelle verità») e l’insieme deidogmi nella totalità delladottrina e della vita ecclesiali(paradosis). Nello stessotempo si ha la convinzioneche «ogni dogmaecclesiastico non è maisoltanto conclusione di unadiscussione, ma sempreanche un nuovo inizio».
  • 12. La verità èsempre una e idiversi misterihanno unnexus tra loroma inriferimento aun princeps:Gesù CristoSalvatoreassoluto dellastoria umana.
  • 13. Oggi si assiste ad una positiva riscoperta erivalutazione del linguaggio simbolico come via feconda per accostarsi alla realtà trascendente.
  • 14. In mariologia i simboli, i tipi, le figure, le icone teologiche che siriferiscono alla Madre del Signore, infatti, sono così numerose ediversificate, da far pensare a un ginepraio inestricabile, per cuidiventa necessario apprendere lalfabeto del linguaggio simbolicoprima di intraprendere la lettura dei “testi mariani” (dogmatici,teologici, liturgici...) scritti con tale sistema linguistico.
  • 15. Il titolo Madre di Dio èstrettamente unito aldogma cristologico piùimportante quellodell’unione ipostatica:nella persona (onell’ipostasi) del Figlio diDio sono unite la naturaumana e la natura divina.
  • 16. Per confutare le opinioni deglignostici Apelle e Valentino cheattribuivano a Cristo un “corpoceleste”, Cirillo di Gesulemme (†387) nelle Catechesi spiegò chel’umanazione di Cristo si attuònon in apparenza, né inimmaginazione, ma in tuttaverità. “Non passò per la Verginecome per un canale, maveramente prese carne da lei everamente fu nutrito da lei collatte, mangiando come noi,realmente e realmente come noibevendo”.
  • 17. Perciò il simbolo difedeCostantinopolitano(381):Et incarnatus est deSpiritu Sancto exMaria virgine, ethomo factus este non dia (per)
  • 18. Mentre gli alessandrinisono più disposti adaccettare Maria comeMadre di Dio, gliantiochieni fanno fatica,perché tendono adistaccare il Figlio di Dioda Gesù Cristo, in cui ilFiglio abita come in untempio. Malgrado loscetticismo dei teologiantiochieni, il titoloTheotókos alla fine del IVsecolo è universalmentediffuso in Oriente.
  • 19. Quando Nestorio, patriarca di Costantinopoli dal 428, della scuola antiochena chenon accettava l’unione ipostatica in Cristo (in cui l’unica persona è portatrice degliattributi divini e umani) propose per Maria il titolo Christotókos provocò la decisareazione di Cirillo d’Alessandria.
  • 20. Non diciamo, infatti, che lanatura dal Verbo si sia incarnatamutandosi, né che futrasformata in un uomo,composto di anima e di corpo.Diciamo, piuttosto, che il Verbo,unendo a se stessoipostaticamente una carneanimata da unanima razionale,si fece uomo in modo ineffabilee incomprensibile e si èchiamato figlio delluomo; nonassunse la natura umana solosecondo la volontà e nemmenoassunse un’altra persona.
  • 21. Sono diverse, cioè, le natureche si uniscono, ma uno soloè il Cristo e Figlio che risultada esse; la differenza dellenature non è cancellatadall’unione, ma piuttosto ladivinità e lumanità formanoper noi un solo Signore eCristo e Figlio…;(Non dobbiamo pensare),infatti, che prima sia statogenerato un uomo qualsiasidalla santa Vergine, e che poisia disceso in lui il Verbo: mache, invece, unica realtà findal seno della madre, sia natosecondo la carne, accettandola nascita della propria carne.
  • 22. Theotókos significaletteralmente coleiche ha generato Dio.È chiaro che si trattaunicamente dellagenerazione umana diGesù, non dellagenerazione eternadella SantissimaTrinità. Da Maria ilVerbo “è natosecondo la carne”(Gv 1,14)
  • 23. L’icona ha nella pietà e nelladottrina delle Chiese greco-slaveun posto che non ha equivalenti inoccidente.Nel II Concilio di Nicea (787) vienepresentata la teologia delleimmagini basata sui Padricappadoci attraverso i dottoridell’epoca iconoclasta. Mentrel’Oriente cristiano gli ha riservatosempre un posto importante non èstato così nella Chiesad’occidente.
  • 24. A partire dagli anni 30 delsecolo XX si è manifestato intutto il cristianesimooccidentale un interesse nuovoper la teologia e la liturgiabizantine .Da quegli anni infatti sicominciano ad avvertire nelmondo cattolico e protestantegli effetti della presenza a Parigidi un folto gruppo di teologi epensatori russi ortodossi che, inparte raccolti attornoallIstituto San Sergio, fannoconoscere alla teologiaoccidentale la ricchezza e laprofondità dellesperienzaspirituale bizantina e dellafilosofia religiosa russa.
  • 25. Grazie a Pavel Evdokimov con una sua opera assai diffusa esuggestiva, La teologia della bellezza (1970).viene riscoperta l’icona bizantina. Il suo valore quasisacramentale, il suo significato teologico, la sua qualitàmistagogica convergono nel conferirle valore e dignità, anziuna certa quale superiorità sulla concezione occidentaledellarte sacra.
  • 26. Lo straordinariosuccesso teologico -e spirituale - deltermine icona haportato ad unariduzione disignificato deltermine immagine,come se essoindicasse larappresentazionepuramente esterioredi una realtà,e ad una suanotevole eclisse nellinguaggio religioso.
  • 27. Ha determinato però altempo stesso unampliamento considerevoledel significato dellicona cheè andato oltre il riferimentoalla sacra icona peresprimere da una partelimmagine di valoregenericamente religioso edallaltra parte ogni tipo, direaltà nella quale si possaritrovare una dialettica tra"visibile concretezza" e"invisibile profondità"
  • 28. Abbiamo così duemodalità teologico-spirituali di uso deltermine icona, chesono diverse anchese in qualche misurasovrapposte: iconanel senso di iconasacra; icona nelsenso di realtàvisibile che rinvia adun significatoteologico salvificogenerale.
  • 29. «Perciò del Dio invisibile nonfare nessuna immagine, mada quando tu vedilincorporeo divenuto uomo,fa limmagine della formaumana; quando linvisibilediventa visibile nella carne,dipingi la rassomiglianzadellinvisibile, quando ciò chenon ha né quantità né misurané figura per leminenza dellasua natura, quando colui cheera in forma di Dio prende laforma di uno schiavo e perquesta riduzione assume laquantità, la miseria e icaratteri del corpo, …
  • 30. …disegna allora sulla tuatavola e proponi allacontemplazione colui che haaccettato di essere visto,esprimi la sua indicibilecondiscendenza, la suaNascita dalla Vergine, ilBattesimo al Giordano, laTrasfigurazione sul Tabor, laPassione che donalimpassibilità, i miracoli, lemanifestazioni della suanatura e della suaoperazione divina, compiuteattraverso le operazioni dellacarne, la tomba salutare delSalvatore, lAscensione alcielo, illustra tutto ciò inparola e in pittura nei libri esulle tavole di legno»(Giovanni Damasceno).
  • 31. Secondo le parole delDamasceno «licona dunque èsomiglianza, modello,rappresentazione che mostraattraverso sé colui di cui essa èimmagine. Licona però non è lostesso prototipo» (PG 94,1337B).La natura dellicona è una natura"relativa", rinvia al prototipo,alloriginale. Ad essa pertantonon va una latreia, ovvero unculto di adorazione che è propriosolo di Dio, ma una proskynèsisschētiché o timētiké, unavenerazione relativa che onoranellicona loriginale.
  • 32. Una volta legittimata lapossibilità delle icone diCristo e della lorovenerazione, è possibilelegittimare quelle dellaVergine e dei santi: «Noifacciamo la proskynesisinnanzitutto di fronte a quellinei quali Dio, il solo Santo,riposa: la santa Madre di Dioe tutti i santi. Per quanto èpossibile essi sono simili aDio, per la loro libera scelta,per linabitazione in essi diDio e delle sue energie.Giustamente li si chiama dèinon per natura, ma pergrazia» (PG 94, 1352)
  • 33. La prima caratteristica dellicona sipuò definire epifanica, giacchémanifesta linvisibile agli occhi dellacarne. Licona infatti cerca dirappresentare o, per meglio dire, direndere visibile attraverso i mezzitecnici e le materie proprie dellartepittorica la verità spirituale, il mondocome appare ai sensi spirituali. Cèinfatti, al di là del cosmo visibile, ilmondo che solo lo sguardo spiritualepuò cogliere, il mondo attraversato etrasfigurato dalla gloria di Dio. Liconaconsente allinvisibile di farsiaccessibile ad ogni uomo, anche se èprivo di occhio spirituale.
  • 34. L’ immagine dellaTheotokos occupa il primoposto dopo quella di Cristoe le fa da pendant; sidistingue dalle icone deglialtri santi e degli angeli siaper la varietà dei tipiiconografici che per il loronumero e lintensità dellaloro venerazione
  • 35. La varietà e ilnumeronon facilita laclassificazionetipologicadelle sacre iconemariane.
  • 36. Tuttavia, si può operareuna generale distinzionetra le icone nelle quali laMadre di Dio èrappresentata in rapportoimmediato o meno con imisteri della vita di Cristo econ le feste dellannoliturgico, spesso basate suivangeli apocrifi, e le iconeche esprimono contenutidella fede, interpretazionispirituali e in ogni casocontemplazioni del ruolodella Vergine Maria inrapporto al Cristo e allaChiesa.
  • 37. La Donna Maria “aveva un’intimità cosìprofonda col suo Dio,che il suo Dio,nell’intimità che aveva asua volta con lei,volle farsi uomodiventando carne dellasua carne”.
  • 38. La naturaumanaportava ilVerbo,ma era ilVerbo chesostenevala naturaumana
  • 39. “E questamaternità diMaria perdurasenza sostedal momentodelconsenso. . . ”
  • 40. Maria ha espressoil suo consensoallarichiesta di Dio, hamesso nel mondol’Unigenito Figliosuo, l’ha accolto,curato ed educato.Con la suapremurosamaternità hacollaborato asottrarre la vita diogni viventealla morte.
  • 41. In Maria,l’alfabeto della vitaMaria è la prima del lungocorteo di questa umanitàincamminata, caduta maincamminata, prodiga maincamminata: in lei c’èl’alfabeto della vita.Nel patrimonio della primacellula è già contenuto unprogetto, l’energia e i codiciperché la persona futura abbiatutta la sua bellezza e la suapotenzialità, e quellecaratteristiche che la farannounica. Così Maria è come ilDNA della Chiesa e di ognidiscepolo, in lei la Chiesa siforma e si riforma su Maria.
  • 42. Se Maria è «icona delmistero», è ugualmenteicona di ogni discepolo.L’immagine del DNApuò aiutarci a capire inche modo la presenzadi Maria sia operante:non come un modellodi riferimento passivo,non come una sempliceintercessionemisericordiosa, macome forza di vitagerminante.
  • 43. La sua maternità non èconclusa, si occupa ancora econtinuamente di noi, nell’oggidi Dio, ci guida dall’interno,sospingendoci al destino che èil suo. In un lavorio continuo, inuna dinamica creativa, in unagerminazione perenne, inanalogia con l’invisibile efortissimo lavoro che ilpatrimonio genetico della miaprima cellula continua asvolgere in me, nel mioorganismo, nel mio crescere ematurare. La maternità diMaria è il diffondersi delpatrimonio originario delcredente autentico, da lei,prima cellula della Chiesa, aogni cellula del corpo. LaChiesa infatti prolunga Maria,non Cristo. Cristo è il capo diquesto corpo.
  • 44. “Il discorso di fedesulla Vergine Madre ètutto relazionale. Nonsi puòparlare di Mariasenza parlare delmistero del Verboincarnato, e perciòdellaTrinità, dell’uomo edella Chiesa, dellastoria e soprattuttodell’escatologia”
  • 45. “La sua è dunque unamaternità impegnata esignifica ch’ella si occuperàmaternamente dei suoi figli.Il vincolo oggettivo che legala maternitàdivina alla nostra vitacristiana ha dunque, ancorprima che noi ne siamoconsapevoli, da parte dellaVergine, un caratterepersonalistico e non puòessere considerato unrapporto impersonale”
  • 46. “L’esistenza della Vergine–Madre èsegno di tutti i misteri cristiani:del mistero trinitario, per esserefiglia eletta del Padre,madre santa del Figlio, sposaamorosa dello Spirito;del mistero dell’incarnazione, per lasua maternità divina;del mistero pasquale–pentecostaleper il suo essere stata“socia del Salvatore” sotto la crocee compagna degli apostoli nelcenacolo;del mistero della Chiesa, peressere sua madre e suo modello;del mistero della fine, per esseregià assunta nella gloria trinitaria”
  • 47. La maternità iscritta nelcorpo di ogni donna è ilfondamentodella capacità femminile di“farsi spazio accogliente”per l’altro. Questaconnotazione umanasessuatafemminile è un donospeciale di Dioall’umanità. La donnache possiede unaspecificità biologica di uncorpo capacedi dare spazio ad un altroè cifra somigliante delmisterotrinitario.
  • 48. “Si ritienecomunementeche la donnapiù dell’uomosia capace diattenzioneverso lapersonaconcretae che lamaternitàsviluppi ancoradi più questadisposizione”
  • 49. “Assumere un’attitudine maternasignifica offrirsi come grembo cheaccoglie e rigenera” [. . . ]“L’esperienza della maternità, nontanto in terminifisiologici, ma come fattivoorientamento di vita tradottonell’accoglienza enella creatività dell’amore, risulta a talpunto determinante soprattutto per ladonna, che qualora venga disattesa ocontraddetta provoca gravi squilibridalle dolorose ripercussioni personali esociali. Mentre è sintomatico notareche la maternità si dilata per così direall’infinito nelle persone radicate inuna verginità e in una sponsalitàtotalmente dedite alla causa del regno”
  • 50. Ogni anima che crede,concepisce e genera ilVerbo di Dio…Se secondo la carne unasola è la madre di Cristo,secondo la fede tutte leanime generano Cristoquando accolgono la suaparola(S. Ambrogio)
  • 51. Chi non crede che Gesù è Dio non può dire a Maria che è la Madre di DioIl fatto che Dio sia sceso dallasua sovranità, incarnandosinel grembo di Maria, è uninvito per noi a scendere dallanostra superbia, sia neiconfronti di Dio, sia neiconfronti degli uomini. Ilgrande peccato dell’orgoglioè sempre in agguato. Ognigiorno è un combattimentoper restare a galla, per nonessere schiacciato dall’altro,per primeggiare e prevaleresull’altro.