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Spiriti e angeli tra paura e conforto
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Spiriti e angeli tra paura e conforto

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Similitudini e confronti tra credenze popolari e contenuti della fede cristiana

Similitudini e confronti tra credenze popolari e contenuti della fede cristiana

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  • 1. Venerdì 21 dicembre 2012 - ore 17.30 - 19.00 Auditorium "Robert Diemoz" Porcia
  • 2. Il termine spiritoLeggende friulaneMitologie anticheTeologia cristiana
  • 3. b. Anima, come principio di vita religiosa emorale: fortificare con la meditazione lo s.contro le tentazioni; la vittoria dello s. sugliistinti, sul peccato; darsi, essere dedito allecose dello s.,c. Principio di vita intellettuale, comefunzione e facoltà estetica: le attività dellos.;elevare lo s. con la musica, conl’arte; nutrire lo s. con lo studio.d. In più diretta contrapp. al corpo, cioè allaparte materiale dell’uomo: il conflitto tra s.e materia; non bisogna badare soltanto allenecessità del corpo ma anche a quelle dellospirito
  • 4. 3. Con sign. più ristretto:a. L’animo dell’uomo, inteso soprattutto comecomplesso delle facoltà psichiche, intellettuali eaffettive:b. Vivacità e prontezza intellettuale, rapidità esicurezza nel rendersi conto delle situazioni enell’affrontarle: è un ragazzo pieno di s. (o tuttos.), che si farà certamente strada nella vita; è unuomo di s. e saprà comprendere la tua particolaresituazione;c. Disposizione all’arguzia e all’ironia, sensodell’umorismo, capacità di scherzare e stare alloscherzo: una persona che ha dello s., molto s., pocos.; mancare, essere privo di s.; un uomo di s., brillantee divertente;d. In musica, con spirito, didascalia che prescrive unaesecuzione vivace e brillante di una composizione odi un passaggio musicale
  • 5. spìrito (ant. e poet. spirto) s.m. [dal lat. spirĭtus - «soffio,respiro, spirito vitale» ]a. Entità priva di ognicarattere di corporeità ematerialità, principioimmortale di vita: Dio è puros.; lo s. del bene, del male;non com., anima individuale,principio della vita fisica epsichicadell’individuo: rendere los. o rendere lo s. a Dio,morire.
  • 6. spìritoNella fede e nella teologiacristiana, S. Santo, terza personadella Trinità, principio di salvezza edi una profonda trasformazionemorale dell’uomo: attraverso di luisi manifesta e si sviluppa, nellacomunità dei credenti e nellastoria, l’azione della potenza e dellagrazia divina; è spessorappresentato con simboli, quali lalingua di fuoco della Pentecoste, lacolomba, il vento, ecc.:
  • 7. spìrito la discesa dello S. Santo sugli apostoli, nella Pentecoste; i doni dello S. Santo, infusi da Dio nell’anima umana (sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio); e con inversione nella posizione dei due termini: limovitori del cielo ..., naturati del’amore del Santo Spirito, fanno la loro operazione (Dante); la chiesa di Santo S.,Borgo Santo S., a Firenze;
  • 8. spìritoanche, denominazione di altriesseri immateriali per loronatura (come gli angeli) odistaccati dalla materia a cuierano uniti (come le animedelle persone morte): gli angelisono puri s.; s. beati, le animedei beati in paradiso;s.infernali, s. maligni, idemonî; s. dannati, le anime dicoloro che sono condannatialle pene infernali.
  • 9. spìritoPer estens., anima, ombradi persona defunta che siimmagina o si credeancora vivente di unaesistenza non più legata alcorpo:monumenti funebri in cuisembrano aleggiare gli s.dei grandi ivi sepolti; Ebbiin quel mar la culla, Ivi erraignudo spirito Di Faon lafanciulla (Foscolo, conriferimento a Saffo);
  • 10. spìritonella pratica dellospiritismo: evocare glis., mettersi incomunicazione con glispiriti.Più genericam., fantasma,spettro: un castelloinfestato dagli s.; credereagli s., all’esistenza deifantasmi; avere pauradegli s.;
  • 11. spìritoanche, genio, ossiaessere immaginario, dinatura immateriale esoprannaturale, che invarie religioni, miti ecredenze popolari, siritiene costituisca ilprincipio vitale di unelemento dellanatura: lo s. dellaforesta, del mare
  • 12. creatura affascinante emisteriosa, la cui origine èantichissima, in quanto puòessere fatta risalire, comevedremo, al culto delle antichedee presenti presso lepopolazioni del Neolitico. […] Leantiche dee gradualmente sisono ritirate nel profondo dellegrotte e delle foreste, presso icorsi d’acqua e le sorgenti o sullerocce delle montagne, dovesono sopravvissute fino ai nostrigiorni nelle leggende e nellefiabe
  • 13. Le Aganes di Anduins eranostreghe buone, pericolosesolo per le bambine belle ebionde che si fosseroavvicinate agli specchid’acqua presso cui esseabitavano: le rapivano e leportavano nella loro grottaper farne delle Agane. Ma latestimonianza, diinformatrice, sembrapiuttosto afferibile agli‘esseri della paura’(spauracchi etc. e relativafunzione educativa)
  • 14. Emerge chiaramente il rapporto acqua, grotta, ritrovamentoarcheologico, folklore, che ho cercato di rilevare anche in Friuli ed inmodo particolare in Carnia, dove le tracce di antichi insediamenti e ledivinità acquatiche e boscherecce romane e preromane sono confluitenelle leggende relative. […] Grotte e cavità hanno ospitato di frequentel’uomo preistorico e protostorico e la fantasia popolare, dimentica divicende così lontane, ha fatto il resto, popolando le caverne di esserifantastici e spesso mostruosi e forgiando toponimi ad essi ispirati»;cfr. Lunazzi, Aganas,
  • 15. Aguane - anguaneVecchie leggende diffuse soprattuttonelle zone montane del Friuli e delTriveneto, ma presenti anche nel folcloredella Laguna di Grado e Marano, parlanodelle Anguane.Lantico termine aiguana lo si puòtrovare nel De Ierusalem celesti, operascritta da Frate Jakomin da Verona(Giacomino da Verona) nel XIII secolo. Leanguane sono presenti nella celebre, eantichissima, Saga dei Fanes, raccontomitologico delle Dolomiti, conosciutosoprattutto nella versione scritta da KarlFelix Wolff nel 1932. Languana (dallat. aqua=acqua, con sonorizzazionedella q, infisso nasale n, aggiunta delsuffisso an, desinenza femminile a) notacome Agana nelle tradizioni friulane ecarniche, è una ninfa tipica dellamitologia alpina.
  • 16. AnguaneA seconda delle varie località o leggende, leAnguane si presentano con particolaritàdifferenti le une dalle altre, in generevengono rappresentate come spiriti affinialle ninfe, caratterialmente si fondono con leondine o altre figure della mitologiagermanica e slava. In alcune leggende siafferma che fossero donne morte di parto ofanciulle, o anime di bambine nate morte;meglio ancora benandanti al femminile (nateavvolte dal sacco amniotico). In altre storie etradizioni sono viste come donne dei boschidedite ad un culto pagano ( unendo il mitoalla realtà delle religioni sciamaniste vive inFriuli e in Carnia sino al XVII secolo) masempre considerate figure non umaneappartenenti al mondo degli spiriti.
  • 17. Molto spesso venivanodescritte come giovanidonne, molto attraenticapaci di sedurre gli uomini,oppure si presentavanocome esseri per metàragazze e per metà rettile, ingrado di lanciare forti grida(in Veneto esisteva, fino apoco tempo fa, il detto "Sigàrcome nanguana", gridarecome unanguana). In altrestorie sono delle anzianemagre e spettrali, che giranodi notte e che si dileguanoprima che chi le incontrapossa vederle in viso.
  • 18. Vestite, nelle leggende friulane, quasi sempre di bianco, nelle altretradizioni invece, amano molto i colori brillanti e accesi, come ilrosso e larancione (ma raramente appaiono indossando stracci dicolore nero). In ogni caso tutte le leggende sulle anguane diconoche in queste creature, sono presenti uno o più tratti non umani,per esempio: piedi di gallina, di anatra o di capra, gambesquamate, una schiena "scavata" (che nascondono con delmuschio o con della corteccia).
  • 19. Laltro elemento comune su cuitutte le leggende concordano è chele anguane vivono presso fonti eruscelli e sono protettrici delleacque. Si dice che dei pescatoririvoltisi a loro con rispetto, abbianoavuto in cambio molta fortuna. Sinarra anche di come abbianoinsegnato agli uomini molte attivitàartigianali tradizionali, quali lafilatura della lana o lacaseificazione, ma guai se nonveniva mostrata riconoscenzaall’anguana per i suoi insegnamentio gli uomini rompevano il pattostretto con ella, questa se neandava, offesa, senza insegnare loropiù niente.
  • 20. Nei comuni cimbri veronesi leanguane (in questo territoriochiamate anche Bele Butèle, BelleRagazze), erano un tempo addetteai pozzi e lavavano i panni dellagente delle contrade, ma sirifiutavano di lavare quelli di colorenero. Si racconta anche che esse eranosolite terrorizzare o burlare iviaggiatori notturni, spargerediscordia, in particolare tra ledonne, rivelando segreti epettegolezzi, inoltre, se insultate,erano inclini alla vendetta, portandosfortuna a vita al malcapitato, manon uccidevano mai uomini oanimali.
  • 21. Spesso se incontravano giovani ragazze che siattardano fuori casa la sera le costringevano,vanamente e per tutta la vita, a riempired’acqua cesti di vimini. Altre storie popolariinvece affermano il contrario cioè che fosserole anguane male intenzionate a essereingannate da uomini astuti che le pregavano diriempire un cesto di vimini per trattenerle, finoal sorgere del sole, fuori dalla loro casa doveavevano deciso di accamparsi. (Appunto ancoraadesso in diversi luoghi del Friuli vige lusanzadi lasciare davanti allingresso di casa un cestodi vimini, così languana cercherà invano pertutta la notte, di riempirlo dacqua lasciando inpace gli abitanti della stessa.Queste creature smisero di mescolarsi con gliumani dopo il Concilio di Trento.
  • 22. Le aguane e il bucatoUn tempo molto lontanoviveva nella Buse cjalde enella Busa freda un Popolo diAnguane vestite di verde.Queste uscivano solo nellenotti chiare di luna, il vestitoche indossavano siconfondeva con il prato. LeAguane usavano lavare leloro vesti nelle grottesottacqua, alcune di loroerano molto brave in questolavoro, altre erano indolenti esfaticate.
  • 23. Una di esse, tornata a casa dopoun lungo viaggio aveva un nuovosistema di fare il bucato che, fusubito adottato da tutte le altre,consisteva nello stendere le vestisul prato e invocare gli spiritidellacqua perché arrivasse untemporale, aspettare quindi chelabbondante acqua lavasse i vestitie poi che l’arrivo del sole liasciugasse. Una volta asciuttiraccoglierli per riporli in armadi ecassepanche in questo modo lorosarebbero sempre state felici eriposate.
  • 24. Ma ben presto i contadini dellavalle si resero conto che quando iprati attorno Buse cjalde e Busafreda assumevano quellaspettoparticolare, era il giorno del bucatodelle Aguane, quindi, certamente,entro la notte sarebbe arrivato uncopioso temporale con acqua acatinelle e grandine, a rovinare iloro raccolti di fieno, orzo e grano,per questa ragione, prima diritornare a casa dai campi icontadini che avevano già tagliato ilfieno, lo raccoglievano in covoni,così erano sicuri di non perderlo.
  • 25. I greci conoscevano unaltra categoriadi esseri intermedi tra gli dei e gliuomini, a cui davano grandeimportanza: i demoni (daimones). Laparola greca "daimon" (singolare didaimones) deriva da "daiomai", chesignifica "dividere", distribuire,assegnare, cedere. Lidea di undemone che fosse il costantecompagno di una persona apparve nelV secolo a.C. in Esiodo, e il concettoche demone fosse la causa dellafelicità o dellinfelicità di una personaebbe nel III secolo a.C. una diffusionemolto ampia.
  • 26. I greci, fin dal IV secolo a.C.,facevano sacrifici ad un demone"buono" (agatos), considerato lospirito della casa. Platone nonusa la parola "daimon" senzaqualche ambiguità; in genere èsinonimo di Dio e talvolta con lasfumatura di un essere quasiumano.
  • 27. Nellopera filosoficaplatoniana il "Symposium",Diotima dice che Eros è undemone potente e che glispiriti sono qualcosa tra Dio elumano. Al quesito di Socrate:"Che potere hanno essi,dunque?", Diotima risponde:"Sono gli inviati e gli interpretiche vanno e vengono tra cieloe terra, volando in alto con lanostra venerazione e le nostrepreghiere, e discendendo conle risposte e comandamentidivini".
  • 28. Poiché si trovano fra le duesituazioni essi fondono i duelati insieme e le incorporanoin un grande tutto. Essiformano il mezzo delle artiprofetiche, dei riti sacerdotali,di sacrifici, iniziazioni eincarnazioni, di divinazioni e distregoneria; infatti il divinonon si mescola direttamentecon lumano, ed è soltantoattraverso la mediazione delmondo dello spirito cheluomo, sveglio o dormiente,può avere qualche rapportocon gli dei.
  • 29. Vi sono molti spiriti e Eros(Amore) è uno di loro. NellaStoà e nel Platonismo delperiodo di mezzo vieneelaborata una maggioredifferenza fra gli dei e idemoni: i primi vengonoconsiderati le forti potenzedelluniverso che si tengono aldi sopra delle sofferenze edelle posizioni dellumanità,mentre i secondi (i demoni),abitano il regno intermediotra lolimpo ed il genereumano, e si uniscono aglispiriti della natura nelle fonti,nelle piante e negli animali.
  • 30. Secondo tale concezione, lospirito delluomo, il suo"genio" ed il suo "Spiritobuono", sono anchessidemoni come gli altri spiritiche abitano laria. Dopo lamorte delluomo essidivengono Lemurs o Lares(dei della casa), oppure seerano cattivi, larvae, cioèspettri e fantasmi.
  • 31. Divinità romane di probabile origineetrusca, i Lares si dividevano in duesottocategorie tutelari: quellicompitales proteggevano i crocicchi,quelli familiares custodivano gliambienti domestici.La dualità dei Lari deriva dal mito:Lara o Lala era una ninfa dell’anticoLazio che rivelò a Giunone l’amore diGiove per la ninfa Giuturnae perciò ilpadre degli dei le strappò la lingua.Affidata a Mercurio per essereimprigionata negli Inferi, venne daquesta divinità trasportatrice messaincinta contro la sua volontà e partorìdue gemelli, i Lari appunto.
  • 32. Raffigurati come uominicon cornucopia, i Larifamiliari erano venerati nellarario, una nicchia postanell’atrio della casa. Gli sioffrivano frutti(soprattutto fichi) elibagioni quotidianamentema in particolare nei giornipiù importanti come leCalende, le Idi e le None.Ogni ricorrenza e vicendadomestica era sotto la lorocura: il matrimonio, ilpassaggio dall’adolescenzaall’età adulta.
  • 33. Plutarco, vissuto tra il I ed il II secoloa. C. ideò il seguente ordine delmondo: in cima allordine cosmico cisono gli dei visibili, i cui corpi celestiappartengono allelemento delfuoco; sotto di loro i demoni cheappartengono allaria; ancora più inbasso gli spiriti degli eroi defunti cheappartengono allacqua e infine gliesseri umani, animali e piante con laloro natura di terra.Secondo Plutarco, i demoni non sonoimmortali, ma possono vivere permigliaia di anni. Quando essimuoiono, spesso si scatenanotemporali o epidemie di peste.
  • 34. Il neoplatonismo, invece,ha questa visionecosmologica: allapice visono gli dei superiori che,con saggia provvidenza,dettano ordini a tutte lecose e muovono nel cieloi corpi celesti. I demonisono considerati dallafilosofia neoplatonicacome esseri provvidenzialiche sono protettori eguardiani di particolariproblemi umani.
  • 35. Presso gli antichi romani i genierano in origine gli dei dellacasa. Letimologia di questonome è in riferimento a gegnere(procreare o generare), cosicchéil genio rappresenta innanzituttoil potere riproduttivo del padredi famiglia. Il letto matrimonialesi chiamava genialis lectus, inriferimento non soltanto alvigore sessuale, ma anche a ciòche oggi chiameremmo vitalitàpsichica, temperamento evivacità.
  • 36. Per i romani, specialmentelabitazione era sotto— latutela di diversi geni: Vestaproteggeva il focolare, i Penatiproteggevano gliapprovvigionamentialimentari, il Lar assicurava lafortezza e poi vi erano imembri defunti della famigliache continuavano a viverenella casa con i viventi. Lastatuetta del genio del padredi famiglia normalmente stavapresso il focolare in cucina edanche la madre di famigliaaveva uno spirito guardianochiamato Giunone.
  • 37. Dal III secolo a.C. non solo ilcapofamiglia, ma ogniuomo aveva il suo genio edogni donna la sua Giunonee ciascuno offrivadeterminati sacrifici al suogenio ad una festa nelgiorno del propriocompleanno. I paganicredevano che il genionascesse con la specificapersona e che fosse larbi-tro della sua sorte.
  • 38. Dal III secolo a.C., quando lacultura romana incontrò quellagreca, sincominciò a credere che ilgenio fosse immortale ed il geniusloci divenne il genio della città,della scuola e del Senato. Acontatto con la filosofia greca, ilgenio italico perse la suacomponente iniziale di vitalitàfisica e di principio di vitalismoerotico e fu visto come il nucleopsichico spirituale immortale,Platone, nellopera Timeo, enunciala sua dottrina secondo la qualeogni persona possiede un daimondivino, che è la componente piùnobile della sua psiche
  • 39. Nellopera De genio Socratis diApuleio, si distinguono due geni chevivono negli umani: il primo è custodeetico immortale ed amico interiore diuna persona specifica e il secondo è ilportatore della concupiscenza ed ènegativo. Il pensiero pagano è intrisodi astralismo ed è giustamenteaffermato che non si può conoscerein profondità il pensiero antico se nonsi conosce lastrologia, per cui lideadel genio si associò con lideaastrologica di un fato personale,generato dalla data di nascita, ed èper questo che venivano offertisacrifici al proprio genio personale nelgiorno del compleanno.
  • 40. Nacrolio, nel suo "la tumola",afferma che ogni persona è unacombinazione di quattro daimoni:il primo è eros; il secondo è il suoparticolare destino, che è stabilitoda Dio, il terzo daimon, che hauna natura marcata dallaposizione del sole nelloroscopo einfine lultimo daimon è Tycle,cioè la fortuna, che dipende dallaposizione della Luna. Come si può facilmente dedurre,langelologia della New Age, oggicosì diffusa sul mercato, si ispiraallastrologia ed è quella cheriprende i temi meno illuminatidei pagani.
  • 41. A stento ci raffiguriamo le cose terrestriscopriamo con fatica quelle a portata di mano ma chi può rintracciare le cose del cielo ? (Sap 9,16)
  • 42. Oggi si preferisce mostrarsi forti espregiudicati, atteggiarsi a positivisti, salvopoi prestar fede a tante gratuite ubbiemagiche o popolari, o peggio aprire lapropria anima […] alle esperienzelicenziose dei sensi, a quelle deleterie deglistupefacenti, come pure alle seduzioniideologiche degli errori di moda, fessurequeste attraverso le quali il Maligno puòfacilmente penetrare ed alterare l‘umanamentalità.(PAOLO VI, 15 novembre 1972).
  • 43. Angelo viene dal latinoangelus, che ricalca il grecoanghelos, che significa uninviato, un messaggero, unemissario. Esso è utilizzatoper tradurre l‘ebraico mal’akche possiede il sensoordinario di messaggero o diambasciatore ed è impiegatoin senso figurato perdesignare l‘angelo del Signoreo tutti quegli esseri che fannoparte della cortedell’Onnipotente.
  • 44. Nella Bibbia cristianaparticolarmente rivelativa èla dichiarazione chel‘angelo custode Raffaele-Azaria fa a Tobia e ai suoiamici sostenendo che laragione della sua missioneè l‘amore di Dio: “quandoero con voi, io stavo con voinon per bontà mia, ma pervolontà di Dio: lui dovetebenedire sempre, a luicantare inni” (Tb 12,18).
  • 45. (Giacobbe )Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra,mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angelidi Dio salivano e scendevano su di essa (Gn 28,12)
  • 46. In verità in verità iovi dico: vedrete ilcielo aperto e gliangeli di Dio salire escendere sopra ilFiglio dell’uomo(Gv 1,51)
  • 47. Negli scritti di Bernardo di Chiaravalle (†1153) l’operato degli Angeli custodiconsiste nel salire e scendere dal cielo,secondo le parole stesse di Gesù (Gv1,51). Essi svolgono un ministero dimediazione tra Dio e gli uomini. Quandocontemplano Dio si sono mossi sulla viaascendente che porta alla beatitudineceleste; quando essi si volgono verso laterra con compassione per venire innostro soccorso percorrono la viadiscendente. Così facendo, gli Angeliimitano l’esempio di Cristo, divenendocome lui servitori dell’uomo, affinchél’uomo si elevi e salga fino a Dio. In talsenso sono compagni degli uomini e loroservi, in ossequio alla volontà di Dio.
  • 48. I messaggeri divini sollecitano gliumani a convertirsi al Padre diGesù Cristo rispondendo allachiamata dello Spirito Santo. Intal modo collaboranoattivamente al cammino storicodell‘umanità e del cosmo inattesa della venuta gloriosa diCristo. Le potenze angelicheaiutano gli uomini a ritrovare ilsenso vero e profondo della lorostoria: riconoscere la signoriaassoluta di Cristo e accogliere lasua parola di salvezza.
  • 49. Nel 740 a. C. il profeta Isaia ebbe unavisione sublime. Alcuni serafini con sei ali,due coprenti il volto e due i piedi del Verboincarnato e le altre due servivano a volare,circondavano il trono del Signoreproclamando ―Santo, santo, santo ilSignore degli eserciti! Tutta la terra è pienadella sua gloria(Is 6,3). Questi spiritiardenti d‘amore per Dio manifestano ediffondono Deus caritas est, rivelando cosìil senso della loro esistenza. La loro ragiond‘essere, il principio e la fine di ogni loroatto e sempre Dio, è sempre in relazionecon il pensiero e il progetto e la volontà delSignore del cosmo e della storia.
  • 50. Il fatto che fosse ben viva la fedenegli angeli custodi tra le comunitàebraico-cristiane al tempo di Gesù ètestimoniato da Lucanegli Atti degli apostoli quando Rodericonosce la voce di Pietro edesclama:«È il suo angelo!», perché nonpoteva credere alla sua liberazione(At 12,13).Per san Giovanni Crisostomo èquesto l’argomentodecisivo sull’esistenza degli angelicustodi .
  • 51. Gli angeli aiutano, sostengono eservono Cristo, l’autore dellasalvezza (Eb 2,10). «Dall’Incarnazioneall’Ascensione, la vita del Verboincarnato è circondata dall’adorazionee dal servizio degli angeli». Sembraquasi che il Nuovo Testamento nonabbia più bisogno di una mediazioneangelica (1Tm 2,5) inquanto ora il Figlio unigenito ci rivelail Padre (Gv 1,18): « Poichétu gli hai dato potere sopra ogniessere umano, perché egli dia la vitaeterna a tutti coloro che gli hai dato »(Gv 17,2).
  • 52. «Tuttavia gli angelinon possono mancare perchéappartengono alla gloriacelestedel Figlio dell’uomo esoprattutto perché rendonovisibile il caratteresociale del regno dei cieli,verso cui il cosmo dev’esseretrasformato».
  • 53. Non bisogna peròdimenticare che l’ideadell’angelo custode, megliodell’angelo guida e aiuto, èpresa dal giudaismo e sifonda in Mt 18,10: «Guardatevi di nondisprezzare uno solo diquesti piccoli, perché io vidico che i loro angeli nei cielivedono sempre la faccia delPadre mio che è nei cieli ».
  • 54. Nel 1986 Giovanni Paolo II nellasua catechesi sugli angeli mettein evidenza anche la lorofunzione di testimoni nelsupremo giudizio divino sullasorte di chi ha riconosciuto o harinnegato il Cristo: « Chiunque miriconosceràdavanti agli uomini, anche il Figliodell’uomo lo riconoscerà davantiagli angeli di Dio; ma chi mirinnegherà davanti agli uominisarà rinnegato davanti agli angelidi Dio » (Lc 12,8-9).
  • 55. Anche Giovanni Crisostomo (†407) ha chiaramente presente ilmodo simbolico per descrivere le―caratteristiche fisiche degliAngeli che sono incorporei.Parlando dell’attribuzione delle aliai puri spiriti dice : ―non perchégli angeli abbiano le ali, maperché tu sappia che essi lascianole regioni superiori e il soggiornopiù elevato per avvicinarsi allanatura umana; così le aliattribuite a queste potenze nonhanno altro senso che indicare lasublimità della loro natura.
  • 56. Labito completo monastico è quelloche, più di ogni altro, viene definito"Angelico ". Nel Medio Evo, periododella massima interpretazionesimbolica, tale abito era il simbolodegli Angeli; infatti esso è compostoda un cappuccio che ricopre il capo,uno scapolare che scende fino aipiedi, un mantello (pallio o cocolla)che si stende sulle braccia; questi trevestiti, ciascuno dei quali è doppioperché ha due facce o lati,simboleggiano le sei ali che velanocompletamente i Cherubini e iSerafini.In questo particolare tratto da un affresco di Andrea di Buonaiuto (capitolo di S.Maria Novella, Firenze, 1365-67) i cani (Domini-canes) difendono le pecore (i fedeli) dalle volpi (gli eretici)
  • 57. San Bonaventura daBagnoregio († 1274)afferma spiegandol’unione spirituale di unmonaco col suo angelocustode: "Gli spiritiAngelici ardono di unmeraviglioso fuoco, cheinfiamma le anime deglieletti e le fa penetrarein Dio".
  • 58. La scienza moderna non credeassolutamente che il corso della vitapossa essere interrotto o, per così dire,perforato da potenze soprannaturali. … Èmitologica la rappresentazione delmondo ripartito in tre piani, cielo, terra,inferno: l‘idea di un intervento di forzesoprannaturali nel corso della storia; larappresentazione dei miracoli e, inparticolare, di quello concernentel‘intervento di forze soprannaturali nellavita intima dell‘anima; infine l‘ideasecondo cui l‘uomo può essereposseduto da spiriti malvagi, tentato e BULTMANN RUDOLPH, Jesus Christus und die Mythologie: das Neuecorrotto dal demonio. Testament im licht der bibelkritik , Hamburg, Furche 1964, 11-13.
  • 59. L’esistenza degli spiriti celesti non è una verità opinabile né un mito di unamentalità ingenua prescientifica, ma è un dogma di fede, quindi una veritàchiaramente affermata dalla Bibbia, sostenuta dalle tradizioni ecclesialioccidentali ed orientali e solennemente definita dal magistero della Chiesa.
  • 60. Infatti il Catechismo dellaChiesa Cattolica (CCC 328)afferma espressamente: L’ esistenza degli esserispirituali, incorporei che laSacra Scrittura chiamaabitualmente Angeli è unaverità di fede. Latestimonianza della Scrittura ètanto chiara quantol‘unanimità della Tradizione.
  • 61. L’opera più famosa di S.Agostino, la “Città di Dio”:un’apologia del Cristianesimocontro il paganesimo e lecorrenti filosofiche di queltempo, che a più riprese trattapure il tema degli Angeli (santie reprobi).
  • 62. Nel mondo, tra gliuomini esiste unadivisione profonda nonsempre visibile, che ilsanto Dottorecaratterizza con i nomidelle due città: la “Cittàdi Dio” e la “Cittàterrena”, originate dadue amori contrari. Laprima riunisce tutticoloro che amano Dio“fino all’indifferenza persé”, la seconda quelliche amano se stessi“fino all’indifferenza perDio”.
  • 63. La stessa divisione esiste tra gliAngeli, che sono annoverati,insieme agli uomini, tra i cittadinidell’una o dell’altra città. LaProvvidenza divina, secondol’eterno disegno del Creatore,opera nella storia umanaattraverso i secoli, per il sorgere elo sviluppo della “Città di Dio”,destinata a compiersi nell’armoniadel Paradiso, dove uomini eAngeli eletti saranno eternamenteuniti nel gaudio e nell’adorazionedi Dio, ed Egli sarà “tutto in tutti”(1 Cor 15,28).
  • 64. Nella seconda città, sottomessa aidemoni, domina la superbia. E mentrei cittadini del Cielo hanno “il fuoco delsanto amore di Dio”, gli altri “il fumodell’immondo amore della propriagrandezza”. (Ib., LXI,33,p.575). LaChiesa è tenuta a promuovere la “Cittàdi Dio” nel mondo, ed anche lo Stato,nel pensiero di S. Agostino, deve, perl’interesse temporaneo ed eterno deisuoi sudditi, aiutarli a fare parte dellamedesima città. Il primo argomentoche S. Agostino sceglie di propositoquando inizia a parlare della Città diDio, è la creazione degli “Angeli santi,che costituiscono una gran parte diquesta città; una parte tanto più felice,perché non ha mai provato l’esilio”.
  • 65. Infatti l’intimitàcon il Creatore èl’unica energiache dona agliangeli e agliesseri umani laloro perfezione ela loro felicità.
  • 66. La Sacra Scrittura – ricorda ilsanto Dottore – non nomina gliAngeli quando parla dellacreazione del mondo. E’ certo cheappartengono “all’opera dei seigiorni; ma non è dettoapertamente se e in qualemomento sono stati creati”.Tra le varie ipotesi possibili, S.Agostino predilige quella cheassegna la loro nascita al “primogiorno”, allorché Dio disse: “Sia laluce! E la luce fu”. (Gn 1,3).
  • 67. Se è avvenuto così, allora gliAngeli – deduce il Santo –“sono stati certamente resipartecipi della luce eterna, cheè la stessa Sapienza di Dio, permezzo della quale sono statecreate tutte le cose. Ed èl’unigenito Figlio di Dio”.Illuminati dal Verbo, la “lucevera” (Gv 1,9), gli Angelidovevano essere luce “non inse stessi”, ma in Lui, ossiatrovare tutta la loro perfezionenell’unione col Creatore.
  • 68. Una parte degli Angeli, invece, quelliche noi chiamiamo ribelli, sidistolsero da Dio a si rivolsero a sestessi, che non sono luce. Privatisidella partecipazione alla luce eterna,non furono più luce nel Signore, ma“tenebre in se stessi” . Le tenebre –precisa S. Agostino – non sonoun’essenza, ma la privazione dellaluce, come il male non è un’essenza,ma la privazione del bene. Il Creatoreseparò allora gli Angeli rimasti uniti aLui, che sono luce, dai ribelli che sonotenebre. Questa divisione, secondo S.Agostino, è indicata chiaramente dalversetto della Genesi: “Dio vide che laluce era cosa buona e Dio separò laluce dalle tenebre” (Gn 1,4).
  • 69. I due gruppi angelici sono ben caratterizzati da altri versetti biblici, che il Santo cita diseguito. Agli Angeli della luce, fedeli a Dio, è rivolto l’invito del salmista: “Benedite ilSignore, voi tutti suoi Angeli potenti esecutori dei suoi comandi” (Sal 102/103, 20-21). Agli spiriti ribelli, che non adorano Dio, ma vorrebbero essere essi stessi, siaddice l’invito diretto da Satana a Gesù nell’ultima tentazione nel deserto: “Tuttequeste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai” (Mt 4,9).
  • 70. S. Agostino riflette a lungosul problema – così lodefinisce – della “volontàcattiva” degli angeli che sisono distaccati dal Creatoree tenta di risolverlo con varieargomentazioni. “La volontàcattiva produce l’azionecattiva”, afferma, ma ècostretto ad asserire: “se sicerca la causa efficiente diquesta cattiva volontà non lasi trova”.
  • 71. Conclude: “E’ il vizio dellasuperbia” , che la SacraScrittura definisce come ilprincipio di ogni peccato. E’“l’iniziale disfacimento”–commenta il santo Dottore – diquesti esseri che “non volleromantenere in ordine a Dio ilproprio valore” il postoperfettissimo che li aveva creatidal nulla per beatificarsi in Luied avere in Lui la pienezzadella perfezione e della felicità.Si distaccaronovolontariamente da Dio e sianteposero a Lui.
  • 72. “Non cessarono diessere” , ma “nonraggiunsero la sublimitàdella vita sapiente efelice” che avrebberoavuto nell’unione con ilSignore.Rimane loro la “vitadell’intelligenza” inerentealla propria natura, ma,precisa S. Agostino “instato di insipienza” :hanno perduto, con ilpeccato, la “vitasapiente”, che èsostanzialmente –diremmo noi – la graziadivina, cioè il godimentoprofondo di un dialogoininterrotto con laSantissima Trinità.
  • 73. Perciò la “causa vera dellafelicità degli Angeli buoni èl’essere uniti all’Essereperfettissimo… la causadell’infelicità degli angeli ribelliè l’essersi distolti da Lui e voltia se stessi”
  • 74. In conclusione nel De civitate Dei, Agostino ribadisce la creazionedegli Angeli e la loro partecipazione insieme agli uomini alla città diDio. La loro funzione è di aiutare le persone a raggiungere la felicitàperenne con Dio e la comunione dei Santi. Un compitosoteriologico, ma anche dossologico, perché la loro mansione èsoprattutto quella di lodare Dio.
  • 75. Voi, voi che noi amiamo,voi non ci vedete, non ci sentite,ci credete molto lontanieppure siamo così vicini.Siamo messaggeri che portano la vicinanzaa chi è lontano,siamo messaggeri che portano la lucea chi è nelloscurità,siamo messaggeri che portano la parolaa coloro che chiedono.Non siamo luce,non siamo messaggio:siamo i messaggeri.Noi non siamo niente,voi siete il nostro tutto.Lasciateci vivere nei vostri occhi,guardate il vostro mondo attraverso noi,riconquistate insieme a noilo sguardo pieno damore,allora noi saremo vicini a voie voi a Lui.Wim Wenders, Così lontano così vicino, 1993
  • 76. O santo angelo custode, abbi curadellanima mia e del mio corpo.Illumina la mia mente perché conoscameglio il Signoree lo ami con tutto il cuore.Assistimi nelle mie preghiere perchénon ceda alle distrazionima vi ponga la più grande attenzione.Aiutami con i tuoi consigli, perché vedail bene e lo compia con generosità.Difendimi dalle insidie del nemicoinfernale e sostienimi nelle tentazioniperché riesca sempre vincitore.Supplisci alla mia freddezza nel cultodel Signore:non cessare di attendere alla miacustodia finché non mi abbia portato inParadiso, dove loderemo insieme ilBuon Dio per tutta leternità.Padre Pio da Montalcino

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