Introduzione all'Urbanistica

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Introduzione all'Urbanistica

  1. 1. Upta Corso di Laurea in Urbanistica e Scienze della Pianificazione territoriale e ambientale / AA 2003-04 Corso zero di Introduzione all’Urbanistica docente: Daniela Lepore obiettivi e oggetto del corso di Introduzione all’Urbanistica ovvero… A che serve questo corso? Fonti: V. Andriello, La forma dell’esperienza, Franco Angeli, Milano 1997; Id, dispense degli anni 2000-2003: A. Bagnasco, Fatti sociali formati nello spazio, Franco Angeli, Milano 1994; A. Cusinato, “ Materiali didattici del corso di economia 2003 novembre urbana 2001-2002”, IUAV, claSPUT ; CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica C. Lévi-Strauss, Tristi tropici (1955), tr.it., Il Saggiatore, Milano 1960 1
  2. 2. Questo corso serve a cominciare a ragionare di due cose con cui “fare i conti” per i prossimi tre anni. In due parole: città urbanistica e La città, infatti, può essere vista, insieme, come: – un fenomeno molto complesso, e difficile da definire, – qualcosa che tutti (ri)conosciamo, ciascuno a modo suo L’urbanistica, per parte sua, è alquanto sfuggente. Per esempio, ci accorgeremo che non è affatto semplice rispondere a domande del tipo: Che cos’è l’urbanistica? Cosa rispondiamo? Una scienza? Una tecnica? Un’arte? E, comunque, questa … cosa è nata quando? e perché? E qual è il rapporto fra urbanistica e città? O, ancora, che relazione c’è tra pianificazione, urbanistica e città? 2 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  3. 3. la città è indefinibile? «Una città (e ogni tipo di città) è ciò che una società storica decide che la città (e ogni città) sia» Questa non-definizione (di Manuel Castells) è estrema, ma è anche significativa. E si potrebbero citare molte altre non-definizioni. Sembra, infatti, che la difficile definibilità della città sia un problema noto agli studiosi delle molte discipline che di essa trattano o che comunque si confrontano con la città. che fa il paio con una particolare definizione di urbanistica e con molte le discussioni … D’altra parte, sono state proposte molte, e molto diverse, definizioni speciali, più o meno parziali, di cosa una città sia, alcune molto interessanti e note. E di ognuna si può discutere la pregnanza, l’utilità, i problemi sollevati. 3 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  4. 4. città vs non-città Se, per esempio, si insiste sul contrasto città/campagna, la città è vista come qualcosa che emerge contro uno sfondo rurale. L’accento, inoltre, può essere messo sugli aspetti – fisici: addensamento di edifici – economici: addensarsi di attività – sociali: addensarsi di gruppi, famiglie e individui – culturali e simbolici: la città-santuario, modello del cosmo … o anche, ovviamente, su più aspetti insieme. Altri studiosi, in vari campi, confrontano la città con altre forme di insediamento umano, insistendo sulla grandezza della città, o sulla sua varietà. Altri autori ancora hanno invece sottolineato la speciale organizzazione di questo particolare aggregato di persone, case, monumenti, merci e istituzioni: l’esistenza di un salto, non dimensionale ma politico, tra il villaggio e la città. … E si potrebbe continuare a lungo. 4 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  5. 5. definizioni olistiche 1 Qui sosteniamo che le definizioni più utili (su cui riflettere di più) per un urbanista (o un planner) sono quelle che insistono sulla indivisibilità di aspetti fisici, spaziali, e sociali, sul carattere olistico dell’esperienza urbana. Ovvero, le definizioni della città come un fatto sociale formato nello spazio, parafrasando il titolo di un libro di Aldo Bagnasco. « Non conosco migliore definizione della città come fenomeno culturale di quella dell’antropologo Ulf Hannerz: un posto dove si trova una cosa mentre se ne sta cercando un’altra» scrive Bagnasco. «Naturalmente questo significa che in città ci si può perdere. Significa, però, anzitutto, che la città è stata nella storia la madre di tutte le innovazioni » Ma che c’entrano fra loro imprevedibilità/innovazione – la serendipity – e città? 5 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  6. 6. serendipity « I meccanismi elementari in gioco sono sostanzialmente due, fra loro collegati. La varietà di esperienze che la città gli consente, la molteplicità di situazioni diverse nelle quali si trova coinvolto permettono all’uomo della città nuove sintesi culturali inattese. In secondo luogo, la città è abbastanza ampia, contiene un numero sufficientemente grande di persone da far sì che il casuale sintetizzatore possa avere la probabilità di incontrare qualcun altro capace per affinità di recepire, e disposto a coltivare insieme a lui le possibilità della nuova sintesi. In questo modo nasce una sub-cultura: una corrente artistica come un settore di nuovi servizi o un movimento politico. A volte un elemento culturale così nato si sviluppa al punto da uscire dalla sua nicchia e imporsi alla società. Altre volte, si rileva un cattivo affare per tutti, deperisce e muore» (Bagnasco p. 85, nero mio). 6 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  7. 7. natura o cultura? Esperienza, uomini-cittadini, culture, ciclo della vita. Tutti questi termini ci portano a un’altra, famosa, definizione, di Claude Lèvi-Strauss. Arriviamoci seguendo attentamente il ragionamento proposto dal grande antropologo, che sottolinea come la città sia materializzazione dei rapporti fra uomo e natura, e anche di azioni umane inconsce, oltre che consapevoli. «Da tempo … non adoriamo più il sole e abbiamo smesso di attribuire ai punti cardinali qualità magiche» – scrive Lévi-Strauss – «Ma per quanto il nostro spirito euclideo sia diventato ribelle alla concezione qualitativa dello spazio, non possiamo impedire che i grandi fenomeni astronomici… influiscano sulle diverse zone della terra con un coefficiente impercettibile ma indelebile … Niente di tutto questo traspare nel comportamento ragionevole di ogni individuo. Ma la vita urbana offre uno strano contrasto» . Proviamo allora a vedere in dettaglio di che “contrasto” si tratta. E dove porta il fatto di riconoscerlo. 7 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  8. 8. Lévi-Strauss «… Benchè essa rappresenti la forma più complessa e raffinata della civiltà, l’eccezionale concentrazione umana che si realizza su un piccolo spazio, e la durata del suo ciclo fanno sì che nel crogiuolo precipitino attitudini inconsce, ognuna infinitesimale, ma che, secondo il numero di individui che le manifestano … possono produrre grandi effetti. Tale è l’espandersi della città … fenomeno incomprensibile se non si riconosce questo privilegio, o questa schiavitù, delle città che, come un microscopio …, fa sorgere sul filo della coscienza collettiva il brulichio microbico delle nostre ancestrali e sempre vive superstizioni. D’altra parte, si tratta proprio di superstizioni? In talune predilezioni o tendenze vedo piuttosto il segno di una saggezza che i popoli selvaggi hanno spontaneamente praticata, mentre la ribellione moderna è la vera follia. … Quale logorio, quale irritazione inutile ci risparmieremmo se accettassimo di riconoscere le condizioni reali della nostra esperienza umana e pensassimo che non dipende da noi liberarci interamente dai suoi limiti e dal suo ritmo? Lo spazio ha dei valori suoi propri, come i suoni e i profumi hanno dei colori e i sentimenti un peso. Questa ricerca di corrispondenze non è un gioco poetico o una mistificazione … essa offre allo studioso un terreno nuovo, la cui esplorazione può ancora procurargli ricche scoperte. …» 8 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  9. 9. segue Lévi-Strauss «…l’opera del pittore, del poeta e del musicista, i miti e i simboli del selvaggio, ci devono apparire se non come una forma superiore di conoscenza, almeno come la più fondamentale, la sola veramente comune, di cui il pensiero scientifico costituisce soltanto la punta acuminata, più penetrante perché affilata sulla pietra dei fatti (sia pure a prezzo di una perdita di sostanza) … Il sociologo può apportare il suo contributo a questa elaborazione di un umanesimo globale e concreto. Infatti le grandi manifestazioni della vita sociale hanno in comune con l’opera d’arte il fatto che nascono a livello dell’inconscio… le une sono prodotte “dal” pubblico, e le altre “per” il pubblico, e questo pubblico costituisce il denominatore comune di entrambe, e determina la condizione della loro creazione. Non è dunque in senso metaforico che si ha il diritto di confrontare – come spesso è stato fatto – la città a una sinfonia o a un poema; sono infatti oggetti della stessa natura. Più preziosa ancora, forse, la città si pone alla confluenza della natura con l’artificio». (Lévy-Strauss 1955, p. 119, nero mio) 9 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  10. 10. definizioni olistiche 2 E allora ecco la conclusione di Lévi-Strauss «Agglomerato di esseri che racchiudono la loro storia biologica entro i suoi limiti e la modellano con tutte le loro intenzioni di creature pensanti, la città, per la sua genesi e per la sua forma, risulta contemporaneamente dalla procreazione biologica, dall’evoluzione organica e dalla creazione estetica. Essa è, nello stesso tempo, oggetto di natura e soggetto di cultura; individuo e gruppo; vissuta e sognata; cosa umana per eccellenza» (Lévi-Strauss 1955, p. 119, nero mio) 10 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  11. 11. esperienza e conoscenza 11 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  12. 12. acquaintance Della città, esiste innanzitutto una conoscenza comune, generica (acquaintance): “sensuale”, “esperienziale”. (Andriello 2003) Sensuale nei vari significati che si possono dare a questa parola: si tratta infatti di una conoscenza legata ai sensi (vedere, sentire, odorare, toccare) ma anche ai sentimenti (quello che uno sente per i posti in cui vive). Yi Fu Tuan parla di topophilia, “il legame affettivo fra le persone e un luogo o un assetto dello spazio”. Il carattere esperienziale di questa conoscenza ha proprio a che fare con il fatto che siamo dentro la città, che – vivendoci –sperimentiamo dolori e gioie, proviamo piaceri e repulsione, cumuliamo, o disperdiamo, memorie e affetti. E in questo veniamo “aiutati”, o anche “ostacolati”, dai posti dove queste cose accadono. 12 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  13. 13. odori Quando ero in campo di concentramento mi sembrava di sentire l’odore della bacallaneria , l’odore del baccalà secco messo in ammollo, delle olive piccanti nelle bacinelle con l’aglio, il limone, le erbe, il peperoncino o l’erboristeria, melissa e camomilla, o il Rapido, odore di cuoio, tacchi di gomma, la latteria, il panificio, la taverna tra vino e aceto; mi mancava perfino l’odore dei pulitori di metalli, o dello sparto del negozio di scarpe di corda all’angolo.... Manuel Vasquez Montalban, Il pianista, 1985 13 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  14. 14. topophilia Io amo la mia città, ma non saprei dire esattamente che cosa amo. Non credo che sia l’odore. E sono troppo abituato ai monumenti per aver voglia di guardarli. Amo certe luci, alcuni ponti, delle terrazze di caffè. Amo molto passare in una stradina che non vedevo da molto tempo… Notare attentamente che la città non è sempre stata quello che era. Ricordarsi, per esempio, che Auteuil è stata a lungo campagna… (d’altra parte, ad Auteuil c’è ancora una cremeria che continua a chiamarsi la Fattoria di Auteuil). Ricordarsi anche che l’Arco di Trionfo fu costruito in campagna (in realtà non era campagna, era piuttosto l’equivalente del Bois de Boulogne, ma in ogni caso non era davvero città). Ricordarsi anche che Saint Denis, Bagnolet, Aubervilliers sono città più importanti di Poitiers, Annecy o Saint Nazare. Ricordarsi che tutto quello che si chiama “faubourg” si trovava all’esterno della città (faubourg Saint-Antoine, faubourg Saint-Denis, faubourg Saint-Germain, faubourg Sain-Honoré). Ricordarsi che se si dice Saint-Germain-des-Pres è perché c’erano dei prati. Ricordarsi che originariamente un boulevard è un viale alberato che gira intorno a una città e che di solito occupa lo spazio dove c’erano le antiche mura. E con l’occasione ricordarsi che erano fortificate. George Perec, “La ville”, Espèces d’espaces, 1974 14 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  15. 15. riferimenti “Anche di questa (baraonda) ne ho vista ben poca! So che io, in quanto a me, abito in Boddeh Stritt centoventisei...” “Bayday Street” la corresse suo marito. “Te l’ho detto migliaia di volte”. “Boddeh Stritt”, riprese lei con aria di scusa. Lui si strinse nelle spalle. “E’ un nome così strano...via del bagno, in tedesco. Ma eccomi qua. So che c’è una chiesa in una certa strada qui a sinistra, il mercato della verdura è a destra, dietro a me ci sono i binari della ferrovia e la sassaia, e davanti a me, pochi isolati più in là, c’è una certa vetrina di un negozio che ha una specie di imbiancatura a calce - e nella calce, delle facce, come quelle che disegnano i bambini. All’interno di questo recinto c’è tutta la mia America, e se mi avventurassi oltre sarei perduta. Anzi”, rise, “dovessero mai lavare quella vetrina, forse non riuscirei più a trovare la via di casa”. Henry Roth, Chiamalo sonno, Garzanti, Milano 1986 (or. 1934) 15 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  16. 16. ricordi E’ piuttosto in questa seconda maniera, più spontanea, più libera, che ho scoperto Nantes. … A undici anni non avevo alcuna idea dei monumenti più o meno notevoli che avrebbe potuto contenere. … Andavo all’avventura, come un piccolo selvaggio, … lasciandomi impregnare senza distinzioni dalle sue diverse masse di pietra, dai suoi squarci di luce e dai suoi percorsi di acqua, dalle trincee ombrose delle sue strade incassate, come ci si impregna di un paesaggio ... Entravo solo dove avevo qualcosa da fare … ovvero quasi da nessuna parte. E’ così che ho visitato la cattedrale… solo a 25 anni, e che il castello … non l’ho visto mai ... Come tante abitudini, buone e cattive, prese in questa città di formazione, questa inclinazione all’incultura, questa ripugnanza a visitare “i monumenti e gli oggetti d’arte” mi sono rimaste a vita. A volte le ho combattute, per cattiva coscienza o conformismo: non sono convinto di avere mai tratto grande profitto dal farmi violenza e dal rompere una inveterata abitudine a passeggiare in una città come dentro un giardino. Più sensibile… all’odore, all’alito, alla grana della pelle di una città che non ai gioielli di cui ella va fiera, così isolati dalla sua sostanza che talvolta danno l’impressione di essere amovibili. Julien Gracq, La forme d’une ville, 1985 16 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  17. 17. tra abitudine e orgoglio “Uno dei motivi per cui sto a New York è che ormai conosco New York come le mie tasche. Non conosco Parigi, non conosco Denver, non conosco Maui, non conosco Toronto e così via. Sto qui per mancanza di meglio. A New York non c’è quasi nessuno che non dica di volersene andare. E’ da trentacinque anni che sto pensando di andarmene. Sono quasi pronto.” “A Brooklyn c’è tutto. Ci sono anche i torrenti. La gente non lo sa. Ci sono anche le cascate...e nessuno sa dove. E’ semplicemente un posto fantastico, un grande e bellissimo quartiere. C’è di tutto. Pianure, altopiani, bassopiani, boschi. E persino paludi. (Stacco ). In confronto agli altri quartieri Brooklyn è più grande...ed è anche il più anticonfromista” Paul Auster, “Blue in the Face”, Smoke, 1995 17 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  18. 18. gente per strada 18 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  19. 19. gente al parco 19 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  20. 20. gente al bar 20 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  21. 21. knowledge C’è poi un’altra forma di conoscenza: il sapere esperto, o meglio i molti saperi, più o meno scientifici e specialistici, che cercano di descrivere la città e il suo modo di funzionare, di capirli, di estrarre da descrizioni e spiegazioni delle regolarità, delle teorie, e a volte delle indicazioni per gli “altri”, su cose e modi per fare. Questi saperi esperti, nati in epoche diverse, nel tempo hanno sviluppato e sedimentato ciascuno i propri strumenti e linguaggi o veri e propri codici: tecniche di indagine, immagini, metafore, modi per restituire risultati dell’indagine, per esprimere intenzioni e prospettive future, di singoli, di gruppi o perfino in nome di una collettività. L’urbanistica utilizza una serie di saperi di questo tipo, e si è formata dall’incrocio di alcuni di essi, in un particolare momento storico per le città. 21 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  22. 22. planning language 22 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  23. 23. gli urbanisti e la città Questo corso – come altri “pezzi” del corso di laurea – si basa sull’ipotesi che i due tipi di conoscenza citati siano entrambi indispensabili. Sull’idea che la confidenza con la città nasce in primo luogo affinando la conoscenza che di essa abbiamo come abitanti, e come cittadini. Imparando sempre meglio a guardare, ascoltare, afferrare la grana e i tempi della città, lasciandosi prendere dalla città. Imparando a intepretare le esperienze di altre persone che interagiscono nella città, con essa e con gli esperti della città. E rispettando le differenze che esistono fra le persone e le esperienze (compresa la nostra). In questo modo, l’urbanistica – o il planning – potrà essere rielaborazione, insieme, di “fatti” e di sentimenti, nostri e di altri, e contribuirà a fare delle buone città. 23 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  24. 24. jokes??? «Planning is what planner do» Sir G. Vickers, 1968 «If planning is everything, maybe it's nothing» Aaron Wildavsky, 1973 24 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  25. 25. quali expertise per l’urbanista? L’urbanistica è una disciplina recente, legata allo sviluppo e ai problemi della città moderna, ovvero della città trasformata e/o prodotta dalla rivoluzione industriale. Non solo. E’ un sapere nato dall’incrocio, dalla competizione e dalla istituzionalizzazione di diversi approcci alla città. Nella nuova disciplina confluiscono, infatti, non senza conflitti culturali e “professionali”, saperi e poteri di natura diversa e più o meno maturi: scienze e tecniche, ma anche arte e savoirfaire, relativi alla città intesa come fatto fisico (urbs) o come insieme di cittadini (civitas). Le “belle arti” e l’ingegneria, che già prima trattavano di forme, spazi costruiti e infrastrutture, ma anche i saperi “clinici” più recenti, che si misuravano con i nuovi mali della città industriale. E ancora: saperi politico-amministrativi relativi alla gestione e al governo delle città, saperi economico-sociali che analizzano e mettono a punto modelli di sviluppo alternativi, e così via. 25 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  26. 26. definizioni Questa particolare vicenda di formazione del campo disciplinare ci aiuta allora a capire perché, in momenti e contesti differenti, prevalgono significati diversi della parola urbanistica, secondo una oscillazione ben chiara, se si fa attenzione alle varie parole utilizzate nel mondo per indicare questo campo del sapere. In molte lingue, il campo disciplinare ha un nome che urb contiene la radice urb (che indica la città come oggetto fisico): urbanisme, urbanizacion, urbanistica. Altrove la chiave è nella radice plan: piano, inteso in senso plan generale come dispositivo o processo che mette in relazione mezzi e fini: Town planning, Raumplanung. Altri termini sottolineano gli aspetti costruttivi, edilizi: Stadtebau; ideativi e progettuali: (urban) design; organizzativi e amministrativi: amenagement (du territoire). Infine, c’è una storia a sé che ruota intorno al termine civics coniato da Patrick Geddes. 26 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica
  27. 27. glossario  indietro olismo, teorie olistiche Teorie secondo le quali gli organismi sono totalità organizzate non riconducibili semplicemente alla somma delle loro parti. serendipity (di solito non tradotto, o tradotto come serendipità) Atteggiamento assunto per trovare cose di valore, o piacevoli, non cercate (Webster). Fare per caso scoperte piacevoli, l’abilità di farlo (Oxford). Trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne cerca un’altra (Zingarelli). La parola deriva da Serendib (Ceylon, in arabo antico) e fu coniata nel 1745 dal romanziere Horace Walpole, ispirandosi agli eroi di un antico racconto persiano, I tre principi di Serendip, che avevano appunto il dono di fare spesso scoperte per caso. A lungo ignorata, nel 1945, la parola fu ripresa dal fisiologo Cannon e dal sociologo Robert Merton, per indicare l’esperienza (abbastanza comune) per cui l’osservazione di dati imprevisti e anomali stimola lo sviluppo di una nuova teoria o l’ampliamento di una teoria già esistente (Bagnasco). 27 novembre 2003 CdL UPTA / Daniela Lepore /corso zero di introduzione all’urbanistica

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