Aspetti economici del federalismo
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Aspetti economici del federalismo

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Aspetti economici del federalismo Aspetti economici del federalismo Presentation Transcript

  • Aspetti economici del federalismo: il dualismo italiano nel contesto dell’Europa e del Mediterraneo Amedeo Lepore, Ca’ La Gironda, 24 febbraio 2007
  • Il Mezzogiorno d’Italia Centre Nord Roma Milano Torino CAMPANIA SARDEGNA SICILIA Firenze Venezia CALABRIA PUGLIA Una situazione di «sviluppo frenato»  che perdura Persistenza di un ritardo nell’offerta di servizi collettivi in generale, di servizi di pubblica utilità in particolare I costi della transizione economica si rivelano ancora particolarmente elevati Presenza diffusa di discontinuità tecnologiche e produttive MOLISE BASILICATA
  • Il divario Nord-Sud dall’Unità d’Italia al 1950
    • I fattori che hanno fatto aumentare il divario tra il Nord e il Sud:
    • - La liberalizzazione e l’abbassamento delle tariffe doganali (con l’Unità d’Italia)
      • - L’industrializzazione e lo sviluppo delle grandi imprese nel Nord-Ovest (nel periodo giolittiano)
      • - La politica di sviluppo demografico e il blocco delle migrazioni interne ed esterne (nel periodo fascista)
  • L’intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1998)
    • Le principali norme per il Mezzogiorno:
    • Istituzione della CASSA PER IL MEZZOGIORNO (1950)
        • - Fase infrastrutturale (1950 –1957)
        • - Fase di industrializzazione (1958 –1970)
        • - Fase mista di incentivi settoriali (1971- 1992)
          • Interventi i tutti i settori suscettibili di sviluppo
          • Distorsione degli incentivi, come nelle zone del terremoto dell’Irpinia
  • L’intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1998) Le principali norme per il Mezzogiorno: Messa in liquidazione della Cassa per il Mezzogiorno (1984) Agenzia per la promozione dello sviluppo (1986) Abolizione dell’intervento straordinario e dell’Agenzia (1993) Costituzione del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e Coesione (1998) presso il Ministero del Tesoro
  • L’intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1998)
    • L’impegno finanziario non è stato rilevante
    • e, peraltro, non è stato bene utilizzato:
        • - 245.000 miliardi dal 1950 al 1990
        • (a prezzi 1990)
        • - di cui, solo 185.000 utilizzati
        • - meno di 5.000 miliardi all’anno
        • (2,6 miliardi di euro)
  • L’intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1998)
    • Forte rilevanza dell’intervento sostitutivo, anziché di quello aggiuntivo
    • Grande rilevanza degli investimenti per infrastrutture (acquedotti
    • e fognature: 1/3-1/2, negli anni ‘60-’70)
    • Forti investimenti nell’industria di base, ad alta intensità di capitali e con scarsi effetti indotti
        • (Poli di sviluppo o “ cattedrali nel deserto”)
  • L’intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1998) Tuttavia, il “nuovo meridionalismo” nato nel dicembre 1946 aveva puntato , come ricordava Pasquale Saraceno , su “un modello di sviluppo economico del Paese che fosse alternativo a quello che aveva governato la nostra economia dal sorgere dello Stato unitario, un modello secondo il quale si sarebbe svolta non solo la ricostruzione postbellica, ma anche l’espansione della nostra economia al di là della ricostruzione” . La SVIMEZ , di cui ricorre questo mese il 60° anniversario , avrebbe messo in pratica l’idea di un intervento straordinario legato alla “tematica dello sviluppo e non a quella dell’ assistenza ”.
  • L’intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1998)
  • L’intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1998) Secondo la SVIMEZ, solo un consistente sviluppo dell’economia reale del Mezzogiorno , a partire dalla sua industrializzazione , avrebbe potuto condurre il Sud fuori dal sottosviluppo e renderlo soggetto autonomo e autopropulsivo del suo approdo a una piena modernizzazione del sistema economico e sociale, nel quadro di quello italiano . Tuttavia, i progressi compiuti nei decenni precedenti, a cominciare dai grandi miglioramenti conseguiti fino agli anni settanta, si rivelarono “insufficienti a colmare i preesistenti divari con le regioni centro-settentrionali” (SVIMEZ, 1978).
  • Indice di industrializzazione (% addetti alle industrie estrattive, manufatturiere, elettricità, gas, acqua, costruzione e installazione impianti sulla popolazione residente) 11,0 11,3 12,8 12,1 11,1 9,3 Italia 13,9 14,6 16,4 15,6 14,9 11,8 Centro-Nord Fonte: ns. elaborazioni su dati ISTAT. Censimento dell'industria, vari anni. 5,7 5,4 6,2 5,4 4,5 4,1 Sud 2001 1991 1981 1971 1961 1951 Province e Regioni
  • PIL a confronto: Mezzogiorno e Italia (a prezzi 1990) Fonte:ISTAT (conti economici regionali) fino al 1996 e stime Svimez per 1997 e 1998
  • Andamento del PIL pro capite del Mezzogiorno (1951-1995) Valore assoluto e livello rispetto al centro-nord Valori assoluti Indice: Centro-Nord=100
  • Prodotto pro capite del Mezzogiorno nel periodo 1951-1995 (a) Calcolato su valori a prezzi correnti - Fonte: Elaborazioni SVIMEZ su dati ISTAT e SVIMEZ
  • Esportazioni delle regioni del Mezzogiorno. Incidenza sul PIL (mld. correnti) Fonte : ISTAT-Svimez
  • Variazione della popolazione residente: 1951-1995 (saggi % medi annui) Fonte : elaborazioni Svimez su dati ISTAT
  • Variazione del prodotto: 1951-1995 (saggi % medi annui) Fonte : elaborazioni Svimez su dati ISTAT e SVIMEZ
  • Variazione del prodotto pro capite: 1951-1995 (saggi % medi annui) Fonte : elaborazioni Svimez su dati ISTAT e SVIMEZ
  • Variazione del valore aggiunto al costo dei fattori a prezzi costanti: 1951-1995 (saggi % medi annui) Fonte : elaborazioni Svimez su dati ISTAT e SVIMEZ
  • Variazione delle unità di lavoro: 1951-1995 (saggi % medi annui) Fonte : elaborazioni Svimez su dati ISTAT e SVIMEZ
  • Variazione del valore aggiunto al costo dei fattori per unità di lavoro a prezzi costanti: 1951–1995 (saggi % medi annui) Fonte : elaborazioni Svimez su dati ISTAT e SVIMEZ
  • Importanza % del prodotto e dell’occupazione: 1951–1995 (i principali settori) (a) Su valori a prezzi correnti (b) Occupati presenti per il 1951 e unità di lavoro per 1995 Fonte : elaborazioni Svimez su dati ISTAT e SVIMEZ
  • Andamento della popolazione residente: 1951 - 1995 Mezzogiorno (scala a dx) e Centro - Nord (scala a sx) Migliaia di unità
  • Tasso di disoccupazione nel periodo 1959 - 1995 (%)
  • Tasso di disoccupazione nel periodo 1951 - 1995 (%)
  • Livello pro capite (Centro - Nord = 100) Quota % sul totale nazionale Investimenti fissi lordi del Mezzogiorno: 1951 - 1995 (a prezzi costanti )
  • Gli investimenti nel Sud (fondi europei messi a disposizione)
  • Fondi strutturali dell’UE
  •  
  • Mezzogiorno e Mediterraneo
  • Mezzogiorno e Mediterraneo L’unitarietà del Mediterraneo , che già Platone immaginò come un grande lago sul quale si affacciavano i popoli come formiche o rane, non è un’invenzione politica, ma un oggettivo dato fisico-geografico , che tende ad associare per “intrinseco meccanismo”, come ha osservato Fernand Braudel , i vari paesi rivieraschi, sia pure diversi per struttura, fede, cultura e tradizioni. Nel Fedro di Platone è scritto: “vivono tra Phasis e le colonne d’Ercole, su una piccola porzione di terra attorno al mare, come formiche o rane attorno al pantano”.
  • Mezzogiorno e Mediterraneo
  • Mezzogiorno e Mediterraneo Un mare dalle dimensioni contenute , una sorta di grande lago, come si è detto. “Grande” per fenici e ebrei, “molto verde” per sumeri ed egizi, “nostro” per greci e romani. Il Mediterraneo ha avuto tre cantori, Braudel, Attenborough (il “primo paradiso”), Matvejevic. Anzi quattro, con Omero e la sua Odissea . Come dice lo scrittore bosniaco nel suo Breviario Mediterraneo, “Il più grande romanzo di formazione, la più grande storia dell'individuo che si avventura nel mondo e ritorna a casa ossia a se stesso, e cioè l'Odissea, non è immaginabile senza il mare. Ma quel mare, il Mediterraneo, è anche il grembo della nostra storia, della nostra civiltà ”.
  • Mezzogiorno e Mediterraneo
  • Mezzogiorno e Mediterraneo Il Mediterraneo non è mai stato semplicemente un mare che separa l’Europa dal Vicino Oriente e dall’Africa, o, come diceva Braudel, una semplice fenditura della crosta terrestre che si allunga da Gibilterra all’Istmo di Suez e al Mar Rosso . Il Mediterraneo è un mare su cui si affacciano terre molto diverse fra loro, modi di vita lontanissimi , separati da dualismi e ostilità connaturati, ma anche uniti nel gioco delle relazioni e degli scambi marittimi, economici e culturali.
  • Mezzogiorno e Mediterraneo Sul Mediterraneo si sono sviluppate civiltà avanzate e civiltà tradizionali , città moderne e metropoli ossificate in un passato immobile, che si sono spesso contrapposte tra loro; ma, soprattutto, il Mediterraneo è un mare che ha formato culture , che le ha divise e le ha unite, che le ha messe in relazione e le ha viste contrapporsi frontalmente. Nel Mediterraneo, infatti, sono nate le grandi culture che hanno dato identità all’Europa e ai Paesi del Sud che si bagnano in esso.
  • Mezzogiorno e Mediterraneo
  • Mezzogiorno e Mediterraneo L’attuale tormentata fase politica internazionale , l’esigenza di sviluppare in profondità l’antico filo del dialogo con le diverse culture di questa parte del mondo , sono gli elementi chiave da considerare per delineare il futuro ruolo del Mezzogiorno nello scenario dei rapporti tra l’Europa e i paesi della sponda sud del Mediterraneo . In effetti, un nuovo e centrale ruolo del Mezzogiorno appare più che mai possibile, anche in questa difficile congiuntura politica ed economica, se l’Unione Europea terrà fede all’obiettivo di intensificare il suo sforzo in favore dello sviluppo delle politiche euromediterranee , nella prospettiva di offrire un forte contributo alla distensione del clima politico e sociale.
  • Mezzogiorno e Mediterraneo
  • Mezzogiorno e Mediterraneo Il Partenariato euromediterraneo rappresenta il quadro delle relazioni politiche, economiche e sociali tra gli Stati UE e Paesi terzi mediterranei (PTM). Istituito nel novembre 1995 dalla Conferenza dei Ministri degli Esteri euromediterranei di Barcellona, il Partenariato euromediterraneo riunisce i 25 Stati membri dell’UE e 10 Paesi della sponda sud del Mediterraneo : Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Autorità palestinese, Siria, Tunisia e Turchia. L’obiettivo del Partenariato è di fare del Mediterraneo una zona di stabilità, di pace e di prosperità .
  • Mezzogiorno e Mediterraneo
  • Mezzogiorno e Mediterraneo Per realizzare questo scopo, un programma di obiettivi ed azioni articolato in tre grandi capitoli: - Partenariato politico e di sicurezza , per un’area euromediterranea di pace e di stabilità, basata sui principi del rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e della democrazia (asse “politico”) ; - Partenariato economico e finanziario , per un’area di prosperità, attraverso un’alleanza economico-finanziaria e la progressiva liberalizzazione degli scambi tra l’UE e i suoi partner e tra gli stessi Paesi del Mediterraneo (asse “economico”) ; - Partenariato sociale, culturale e umano , per l’avvicinamento tra i popoli e lo sviluppo degli scambi culturali fra gli attori sociali (asse “culturale”) .
  • Mezzogiorno e Mediterraneo
  • Mezzogiorno e Mediterraneo Oltre alla democratizzazione dei paesi dell’area (il primo “pilastro” su cui si fonda il Partenariato), il P.E.M. ha come obiettivo economico portante la costituzione, entro il 2010, di una zona di libero scambio tra l’Europa e i paesi coinvolti nel progetto . Purtroppo i risultati ottenuti finora sono modesti e si rende necessario un forte rilancio del Partenariato, anche alla luce del realizzato allargamento ad Est dell’Unione . In questo quadro, assume un rilievo particolare anche la questione della dotazione infrastrutturale , senz’altro uno degli elementi strategici del ruolo che il Mezzogiorno d’Italia può interpretare al centro del Bacino.
  • Mezzogiorno e Mediterraneo
  • Mezzogiorno e Mediterraneo Il ruolo di “piattaforma” e di “ponte” con l’Africa e addirittura con l’Estremo Oriente (attraverso il Mar Mediterraneo e Suez), potrà risultare valido solo se a tale funzione di “connessione” e di “raccordo” si accompagnerà un sostanziale rafforzamento del Mezzogiorno . Il nostro Sud potrà assolvere ruoli positivi e strategici solo se nel suo insieme divenenterà più sviluppato dal punto di vista produttivo e compiutamente interconnesso anche tra i propri territori. Solo allora il Mezzogiorno potrà costituire uno snodo della futura crescita in quest’area del Mondo, e non funzionare solo da “manufatto tecnico” (ponte) al servizio delle aree più avanzate dell’Italia e dell’Europa del Nord.
  • Mezzogiorno e Mediterraneo
  • Mezzogiorno e Mediterraneo Anche da questo versante, va vista la scarsa rilevanza che il tema del ritardo del Mezzogiorno - che andrebbe affrontato assieme a quello delle sue necessità e potenzialità di sviluppo - ha registrato negli ultimi anni nel dibattito politico-culturale del Paese e nella politica economica italiana. Le politiche di sviluppo non sono state adeguate , sia nell’ultimo mezzo secolo ( nonostante la fase positiva del primo “intervento straordinario”, dagli anni ‘50 a circa la metà degli anni ‘70), sia nell’ultimo decennio di interventi, la fase dalla cosiddetta “Nuova politica economica”, manifestando un eccesso di ottimismo verso alcuni limitati (e non strutturali) progressi del Sud.
  • La fine della “politica speciale” per il Mezzogiorno
  • Mezzogiorno e Mediterraneo Oggi, le risorse in conto capitale vanno utilizzate per le “gambe tecniche” dello sviluppo nelle aree in ritardo . Infatti, le opere pubbliche condizionano la produttività e l’attrattività dei contesti territoriali , le cui dotazioni – specie quelle per le reti – non possono essere solo funzione dell’ esistente livello di sviluppo , ma devono concorrere ad accelerarlo . In questo quadro, è essenziale la realizzazione dei “Corridoi europei” (la Direttrice UE Berlino-Palermo, il “Corridoio 8” Napoli-Bari-Balcani). Se si vuole puntare su una strategia euro-mediterranea , occorre un consolidamento “logistico” (e ovviamente economico-produttivo) dell’intero Mezzogiorno , per promuovere efficienti collegamenti con il “mare tra le terre”.
  • Mezzogiorno e Mediterraneo Il riassorbimento del divario tra il “debole” Sud e il “forte” Nord comporterà sforzi impegnativi e lunghi , la cui durata dipenderà dall’entità dei “differenziali di crescita” Nord-Sud che si riuscirà a realizzare nelle due macro-regioni d’Italia. Ma proprio perché tempi e risorse sono fattori e vincoli reali, è questo il momento di porsi obiettivi strategici importanti, concentrando su di essi l’impegno, per puntare, nel lungo periodo, all’unificazione anche economica del nostro Paese .
  • Mezzogiorno e Mediterraneo Quest’obiettivo ha rappresentato dagli anni ’40 il sogno del “nuovo meridionalismo” nazionale ed europeista, di Pasquale Saraceno, Donato Menichella, Rodolfo Morandi, Francesco Giordani, Giuseppe Cenzato, e, poi, di Manlio Rossi Doria, Vincenzo Caglioti, Giorgio Sebregondi, Francesco Compagna, Gabriele Pescatore, Salvatore Cafiero e di tanti altri, con i quali la SVIMEZ ha scritto pagine decisive della storia italiana ed europea .
  • Mezzogiorno e Mediterraneo
  • Mezzogiorno e Mediterraneo Se guardiamo alla storia di lunga durata , vediamo che il destino del Mezzogiorno e quello del Mediterraneo hanno sempre proceduto insieme, nel bene e nel male. Quando il Mediterraneo è stato al centro dei traffici del mondo, anche il Mezzogiorno ha conosciuto le sue pagine più positive. Quando il Mediterraneo, invece, è andato in crisi, anche il Mezzogiorno ha vissuto periodi bui. Adesso, dopo lungo tempo, il Mediterraneo torna ad essere uno snodo del pianeta, un grande crocevia internazionale e, dunque, anche il Mezzogiorno , assieme a tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, può riconquistare la sua centralità mediterranea : di un comune mare di pace e di relazioni internazionali. Mezzogiorno e Mediterraneo, Mediterraneo ed Europa .
  • Mezzogiorno e Mediterraneo
  • Mezzogiorno “problema aperto” Corrado Barbagallo nel 1948 rilevava come una delle fondamentali condizioni sfavorevoli per la diffusione dell’industria fosse la mancanza di capitali e, in particolare, la “riluttanza dei capitalisti a investire il loro denaro in imprese industriali, che debbano aver sede nel Mezzogiorno”. Tale contrarietà, infatti, discendeva “dalla convinzione che quaggiù una qualsiasi impresa industriale è costosa, faticosa, probabilmente destinata all’insuccesso per la mancanza di quegli elementi, che con frase oscura gli economisti sogliono denominare fattori agglomerativi ”.
  • Mezzogiorno “problema aperto” Allora, se in altri tempi il permanere del divario tra Nord e Sud ha comportato la prevalenza di una politica assistenziale e improduttiva, oggi a maggior ragione occorre interrogarsi , come faceva Saraceno , sulla possibilità di impiegare le risorse pubbliche disponibili “al fine di creare quella convenienza ad investire che mancava nel Mezzogiorno” . Il Rapporto sull’economia del Mezzogiorno 2006 e i nuovi materiali predisposti dalla SVIMEZ in occasione del suo 60° anniversario (in particolare, l’elaborato relativo a L’evoluzione macro-economica del Mezzogiorno e del Centro-Nord 1951-2005 ) offrono l’opportunità concreta di riprendere a discutere di questo problema quanto mai aperto e niente affatto superato, dopo un sessantennio di storia italiana.
  •  
  • Rapporto SVIMEZ 2006 I dati del Mezzogiorno al 2005
  • Rapporto SVIMEZ 2006
  • Rapporto SVIMEZ 2006 Un Mezzogiorno in recessione all'interno di un Paese che ristagna . Questa è la fotografia che emerge dal Rapporto della Svimez sull'economia del Mezzogiorno . Nel 2005 il Sud è peggiorato rispetto al 2004 in PIL e occupazione , crescendo per il secondo anno consecutivo meno del Centro-Nord. Il PIL per abitante è rimasto a 16.272 euro, pari al 60,3% del Centro-Nord (26.985 euro). A livello regionale, al Sud sono cresciute solo Abruzzo (+2,1%), Sicilia (+2,8%) e Sardegna (+0,9%).
  • Rapporto SVIMEZ 2006 Sul versante occupazionale, il Sud ha perso, nel 2005, 20mila posti di lavoro (a fronte di un aumento di 179mila unità nel Centro-Nord), che salgono a 69mila se si considera il periodo 2002-2005 (in cui il Centro-Nord registra +700mila nuovi addetti). Il tasso di attività scende di due punti al Sud, a dimostrazione di un crescente effetto scoraggiamento che induce le fasce più deboli a non cercare più lavoro. E come a livello nazionale e in controtendenza rispetto agli scorsi anni, riprende a crescere il lavoro atipico (+16mila unità). Spina nel fianco, ancora una volta, il sommerso , che colpisce quasi 1 lavoratore su 4 (23%), percentuale che scende al 10% nel Centro-Nord.
  • Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno +3,4 +1,3 -0,3 0,0 CRESCITA DELL'ECONOMIA NEL 2005
  • 1,1 1,8 1,7 1,5 3,1 1,6 0,2 0,1 1,4 0,0 Mezzogiorno Centro-Nord 1,0 CRESCITA DEL PIL 2,7 2,0 2,2 2,7 2,4 1,1 0,7 0,7 -0,3 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno
  • Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno OCCUPAZIONE Mezzogiorno Centro-Nord
  • TASSO DI ACCUMULAZIONE Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno MEZZOGIORNO CENTRO-NORD
  • IL DUALISMO Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno PIL PRO CAPITE TASSO DI DISOCCUPAZIONE TASSO DI OCCUPAZIONE 60,3 293,9 71,6 100,0 100,0 100,0
  • PIL PRO CAPITE IN PPA Tasso di crescita m.a. 1995-2003 Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno Nuovi paesi membri UE 5,7% Altre Aree Ob. 1 UE a 15 4,8% Mezzogiorno 3,6%
  • PERCORSI DI SVILUPPO Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno
  • LE AREE DELLA COMPETITIVITA’ Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno INNOVAZIONE – R&S RISORSE E FORMAZIONE VITALITA’ ECONOMICA
  • TASSO DI ACCUMULAZIONE UE 25 Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno 19,3 19,2 29,7 SPAGNA 22,3 PORTOGALLO 23,8 GRECIA 27,1 IRLANDA SLOVACCHIA 28,6 26,4 REP. CECA SUD CENTRO NORD
  • L’INTEGRAZIONE INTERNAZIONALE Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno QUOTA ESPORTAZIONI DEL SUD SU COMMERCIO MONDIALE 0,4% INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI PER ABITANTE NEL SUD 16 $ NEL CENTRO-NORD 271 $ UE a 25 900 $ IRLANDA 5.200 $
  • LE AGEVOLAZIONI DELLA L. 488/92 NELL’INDUSTRIA E NEI SERVIZI (mln €) Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno 6,6 2005 1.163,3 2004 1.305,1 2003 1.907,0 2002 2.796,6 2001
  • SPESA DELLA P.A. IN CONTO CAPITALE 2004 Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno SPESA BASE nel SUD 11,6 mrd € nel NORD 32,9 mrd € SUD / ITALIA 26,1% SPESA ADDIZIONALE nel SUD 9,8 mrd € nel NORD 3,9 mrd € SUD / ITALIA 71,5% SPESA COMPLESSIVA nel SUD 21,4 mrd € nel NORD 36,8 mrd € SUD / ITALIA 36,8%
  • PORTI HUB (TRANSHIPMENT) E FEEDER Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno
  • INDICI SINTETICI DI DOTAZIONE DEI NODI DI SCAMBIO (ITALIA=100) Rapporto SVIMEZ 2006 sull'economia del Mezzogiorno 121,1 20,1 Indice sintetico 101,1 98,0 Porti 112,6 77,0 Aeroporti 156,1 Centro- Nord 1,1 Sud Centri intermodali
  • * Previsioni Fonte: ISTAT, Unioncamere
  • Fonte: ISTAT
  • Fonte: ISTAT
  • Fonte: ISTAT
  •  
  • Mezzogiorno (*) Valore aggiunto 2005 pro capite – Dato ISTAT Valore aggiunto pro capite regionale Valore aggiunto pro capite comunale MEDIANA MEZZOGIORNO: € 11.969 € 15.443 Basilicata € 21.770 ITALIA (*) € 14.845 Sicilia € 16.952 Sardegna € 14.359 Puglia € 17.402 Molise € 14.890 Campania € 14.050 Calabria € 18.246 Abruzzo V.A. pro capite Regione € 73.711 Pozzilli (IS) Comuni “TOP-FIVE” – V.A. pro capite € 99.905 Pettoranello del Molise (IS) € 63.302 Campochiaro (CB) € 69.068 Sarroch (CA) € 62.972 Atessa (CH) € 5.073 San Martino di Finita (CS) € 4.723 Petruro Irpino (AV) Comuni “DOWN-FIVE” – V.A. pro capite € 4.677 Trenta (CS) € 4.981 Altofonte (PA) € 4.805 San Lorenzo Bellizzi (CS)
  •  
  • “ Una politica di ‘coesione’ – in Italia e nell’Unione europea, e guardando entrambi al futuro dei rapporti anche con i Paesi e con le economie del Mediterraneo – potrà definirsi veramente tale non se aiuterà con risorse pubbliche solo gli ultimi (in Italia il Mezzogiorno; nell’Europa a 25 i soli Paesi dell’Est), ma se si dimostrerà capace di stimolare e sostenere l’ambizione e l’impegno di ciascun territorio , che si trova sempre collocato ad un diverso livello di una ideale “scala” o “griglia” capace di misurare il benessere raggiunto e quello più elevato cui tendere . Ed ambizione ed impegno di ciascun territorio non può non essere quello di accelerare la propria velocità di crescita , in una sorta di maratona ad inseguimento ” (Nino Novacco - 2004)
  • I Fondi strutturali: le novità per il periodo 2007-2013
  • La politica di coesione Art. 130A del Trattato dell’Unione Europea: “ Per promuovere uno sviluppo armonioso dell’insieme della Comunità , questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economia e sociale. In particolare la Comunità mira a ridurre il divario tra le diverse regioni e il ritardo delle regioni meno favorite , comprese quelle rurali”
  • La politica di coesione L’obiettivo dei fondi strutturali è proprio quello di sostenere e finanziare , assieme agli Stati Membri, tutte quelle azioni intese a creare le condizioni necessarie ad uno sviluppo duraturo e sostenibile . La riforma dei fondi strutturali, avviata nel 1988 e ripresa nel 1993 dall’Unione Europea per il periodo 1994/99, rifinanziata per il periodo 2000-2006 e in corso di programmazione per il periodo 2007-2013, costituisce una tappa importante nel rapporto tra le istituzioni comunitarie e le singole regioni per la definizione delle politiche di sviluppo dell’Unione Europea .
  • Le politiche nazionali
    • In questo quadro, vanno inserite le misure concrete a livello nazionale (i centoventi miliardi di euro di investimenti nel Sud, i crediti d’imposta, il cuneo fiscale differenziato e le zone franche urbane) e le novità decise dal governo per le politiche di sviluppo del Mezzogiorno ( il rifinanziamento per sette anni - anziché tre - del Fondo aree sottoutilizzate, in relazione al nuovo ciclo comunitario 2007-2013, e la disponibilità di importi finanziari pluriennali a partire già da quest’anno ). Eppure, sono proprio queste scelte che cominciano finalmente a prefigurare una “programmazione unica” per la politica nazionale e comunitaria, a richiedere una selezione molto forte e una concentrazione degli interventi previsti e delle relative risorse.
  • Le politiche nazionali
    • Questo metodo innovativo, però, da solo non basta. Il dualismo meridionale necessita di una politica di dimensioni macroeconomiche , che si ponga un compito di largo respiro, come era nelle intenzioni del “nuovo meridionalismo” di un sessantennio fa, per mettere al centro dell’azione di governo, a tutti i livelli, le nuove opportunità di sviluppo degli investimenti e del mercato (a partire da quella offerta dal possibile raccordo tra Europa e Asia, attraverso il bacino mediterraneo) e avviare così il percorso di lunga lena della definitiva scomparsa del divario.
  •  
  • La politica di coesione Quali sono i fondi? Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR): infrastrutture, investimenti produttivi, PMI, Istruzione, Sanità, R&S, Turismo e Beni Culturali Fondo Sociale Europeo (FSE): formazione, aiuti all’assunzione dei lavoratori, adeguamento delle strutture formative e pari opportunità
  • La politica di coesione Fondo Europeo di garanzia e orientamento agricolo (FEOGA): ammodernamento strutture agricole, trasformazione, promozione e commercializzazione dei prodotti locali, tutela dell’ambiente rurale, prevenzione catastrofi naturali nelle zone ultraperiferiche Strumento finanziario di orientamento della pesca (SFOP): flotta da pesca, acquacoltura e fascia costiera, attrezzature dei porti da pesca, trasformazione e commercializzazione del pesce, prospezione dei mercati
  • La politica di coesione Politica di coesione = Politica regionale = Fondi strutturali I fondi strutturali: Fse (dal 1958), Feoga (dal 1958), Fesr (dal 1975), Fondo di coesione (dal 1993) - La politica di coesione inizia negli anni ‘60, ma viene rilanciata dall’AUE del 1986, per compensare le regioni più deboli dall’introduzione del mercato unico europeo. - Riforma dei fondi strutturali del 1988 - Nel 1988 i fondi strutturali coprivano il 15% del bilancio CE, nel 1992 sono passati al 30% (e sono poi rimasti a questo livello) Quattro periodi di programmazione: 1988-1992 - cinque anni 1993-1999 - sette anni 2000-2006- sette anni 2007-2013- sette anni
  • I principi guida dei fondi strutturali 2007-2013 Concentrazione: un’impostazione più strategica, che consolida le priorità dell’Unione sia a livello geografico (80% circa del finanziamento destinato alle regioni meno sviluppate), sia dal punto di vista tematico (strategia incentrata sugli obiettivi di Lisbona e Göteborg). Semplificazione: riduzione del numero di regolamenti; meno obiettivi – meno Fondi; programmazione; soppressione della suddivisione in zone, programmi sostenuti da un unico Fondo; gestione finanziaria più flessibile; proporzionalità in materia di controllo, valutazione e monitoraggio; ammissibilità delle spese. Decentramento: ruolo più incisivo delle regioni e dei soggetti locali.
  • Concentrazione Territoriale. La nuova geografia delle disparità
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  • Scenari in rapida trasformazione per le politiche regionali [Terzo Rapporto di Coesione, pag. 20] “ L’allargamento condurrà ad un ampliamento dei divari di sviluppo , ad uno spostamento verso est del problema delle disparità e ad una più difficile situazione occupazionale : i divari socioeconomici raddoppieranno e la media comunitaria del PIL per abitante si ridurrà del 12,5%. Inoltre, l’Unione dovrà fronteggiare la più rapida ristrutturazione economica derivante dalla globalizzazione, l’ulteriore apertura dei mercati internazionali , la rivoluzione tecnologica , lo sviluppo dell’economia e della società della conoscenza , l’ invecchiamento della popolazione e la crescita dei flussi migratori ”. Gli scenari dell’allargamento Le trasformazioni strutturali
  • “ La conoscenza è il cuore della strategia di Lisbona. La generazione, la disseminazione e l’uso della conoscenza sono il mezzo attraverso cui le attività economiche operano e si sviluppano. Facilitare l’accesso alla finanza ed ai mercati, promuovere i servizi di supporto alla produzione , rafforzare i legami fra le imprese e le attività scientifiche , dotare le persone delle giuste abilità attraverso l’ istruzione e la formazione , incoraggiare l’adozione di nuove tecnologie ed incrementare gli investimenti in R&S sono tutti elementi chiave per migliorare il contesto produttivo e stimolare l’innovazione”. Integrare le politiche di coesione e la strategia di Lisbona [Terzo Rapporto di Coesione, pag. 101] Le politiche di coesione sono strettamente interrelate alle esigenze di rilancio e innovazione dell’intera economia europea. La strategia di Lisbona è stata recentemente rilanciata dalla Commissione, anche con il lancio di un Programma comunitario.
  • I tre obiettivi delle politiche regionali 2007 – 2013 [Reg. Gen. capp. II e III, artt. 3 – 7] Convergenza : sostenere lo sviluppo e la creazione di posti di lavoro negli Stati Membri e nelle regioni meno sviluppate . Competitività regionale e occupazione : anticipare e promuovere il cambiamento al di fuori delle regioni in ritardo di sviluppo. Cooperazione territoriale ed europea : promuovere uno sviluppo armonioso ed equilibrato del territorio dell’Unione. Le politiche di coesione si concentrano su tre obiettivi adottando un sistema più semplice di strumenti (FESR, FSE e Fondo di coesione)
  • Le tre priorità della politica di coesione [Linee guida della strategia comunitaria] Rendere più attraenti gli Stati membri, le regioni e le città migliorando l’accessibilità, garantendo servizi di qualità e salvaguardando le potenzialità ambientali, attraverso: il potenziamento delle infrastrutture di trasporto il rafforzamento delle sinergie tra tutela dell’ ambiente e crescita ridurre l’uso intensivo delle fonti energetiche tradizionali La prima priorità: l’attrattività di nazioni e territori. Il centro della strategia è il rafforzamento delle infrastrutture
  • Le tre priorità della politica di coesione [Linee guida della strategia comunitaria] Promuovere l’ innovazione , l’ imprenditoria e lo sviluppo dell’ economia della conoscenza mediante lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione, comprese le nuove tecnologie dell’IC, attraverso: il miglioramento e l’aumento degli investimenti nella RST , mediante gruppi di eccellenza, accesso delle PMI, capacità di R&S promuovere l’ innovazione e l’ imprenditoria , mediante poli di eccellenza, servizi di sostegno, ecoinnovazioni, sviluppo di nuove imprese garantire l’accessibilità per tutti alla SI migliorando servizi ed infrastrutture migliorare l’ accesso ai finanziamenti per le imprese che investono nella conoscenza e nell’innovazione La seconda priorità: innovazione, imprenditoria ed economia della conoscenza. Il centro della strategia è su RST ed innovazione
  • Le tre priorità della politica di coesione [Linee guida della strategia comunitaria] Creare nuovi e migliori posti di lavoro : facendo in modo che un maggior numero di persone arrivi e rimanga sul mercato del lavoro e modernizzando i sistemi di protezione sociale migliorando l’ adattabilità dei lavoratori e delle imprese nonché rendendo più flessibile il mercato del lavoro aumentando gli investimenti nel capitale umano attraverso il miglioramento di istruzione e competenze migliorando la capacità amministrativa contribuendo a mantenere in buona salute la popolazione attiva con la prevenzione dei rischi e l’adeguamento delle infrastrutture La terza priorità: nuovi e migliori posti di lavoro Governance e partenariato pubblico privato sono principi chiave della nuova strategia comunitaria
  • Il destino delle regioni italiane oggi in Obiettivo 1 [Allegato statistico al TRC] A pieno titolo nell’Obiettivo Convergenza : Calabria (68,1 su EUR 25), Campania (71,5), Puglia (71,3) e Sicilia (71,6) . In phasing out dall’Obiettivo Convergenza : Basilicata (77,3 su EUR 25 e 72,5 su EUR 15). In phasing in nell’Obiettivo Competitività : Sardegna (83,4 su EUR 25 e 76,1 su EUR 15). dati provvisori Data l’evoluzione del PIL per abitante e tenendo conto del cosiddetto effetto statistico [Relazione Reg. Gen. pag. 4] , la Sardegna dovrebbe uscire dall’attuale Obiettivo 1 mentre la Basilicata dovrebbe andare in phasing out
  • Gli articoli 25 e 26 (Titolo 3, Cap. II) della proposta di regolamento prevedono che ciascun Paese membro adotti un Quadro strategico nazionale per impostare la propria strategia e la programmazione operativa globale. Il QSN espone strategie, priorità, obiettivi, elenco dei Programmi Operativi e dotazioni finanziarie per fondo. Per la definizione del QSN sono state definite (febbraio 2005), in Italia, delle Linee Guida approvate dalla Conferenza Unificata. Le Linee Guida stabiliscono fra l’altro che la costruzione del QSN è l’occasione per consolidare e completare l’ unificazione della programmazione delle politiche regionali, nazionali e comunitarie. Il QSN e il percorso nazionale Come si è organizzato il nostro Paese per questa fase preparatoria delle politiche di coesione?
  • Lista dei Programmi Operativi Risorse di massima Composizione fra investimenti pubblici ed aiuti alle imprese Indicazioni di pochi obiettivi , coerenti con Lisbona-Goteborg e la SEO, e di indicatori corrispondenti Criteri per la costruzione di meccanismi di premialità Obiettivi programmatici per il FAS Previsioni della spesa settennale , per verificare verificare l’addizionalità (Ob. 1) Risorse per priorità (Ob. 1) Impegni per la valutazione e la capacità istituzionale (Ob. 1) Collegamenti e sinergie con le politiche nazionali (Ob. 1) Cosa c’è nel QSN? I profili strategici: Obiettivi di coesione e competitività Priorità di intervento Integrazione finanziaria e programmatica Integrazione fra politiche regionali e nazionali Governance e capacità istituzionali
    • Accompagnare la politica regionale con un forte grado di condivisione nazionale
    • Introdurre un targeting vincolante per alcuni servizi essenziali
    • Apertura della programmazione e dell’attuazione alle avanguardie culturali, del lavoro e imprenditoriali più innovative
    • Dare priorità più stringenti nei programmi
    • Coinvolgere e promuovere il sistema delle banche attraverso un quadro di certezze
    • Ridurre i residui limiti della governance
    Prime indicazioni strategiche Da alcuni interessanti documenti provvisori del DPS emergono prime indicazIoni di metodo e di strategia sul prossimo periodo di programmazione
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  • Il Mezzogiorno, il Centro-Nord e il federalismo prossimo venturo
    • Considerazioni conclusive:
    • perché l’accento sulla coesione: dal divario alla competitività
    • un problema nazionale ancora aperto , altro che abolizione della”questione meridionale”
    • la “questione settentrionale” è l’altra faccia del dualismo italiano
    • occorre una politica nazionale di lungo periodo
    • il Manifesto del PD accoglie pienamente questo tema, che diviene uno dei 12 punti qualificanti del programma del “nuovo” governo Prodi
  • Il Mezzogiorno al centro delle politiche di sviluppo Il Mezzogiorno rappresenta ancora un “problema aperto” per la società e l’economia italiana, ma oggi può essere visto come un’opportunità per risolvere le contraddizioni del paese . Le diverse politiche finora adottate, pur favorendo il progresso complessivo dei territori meridionali, non hanno sortito l’effetto di modificare un meccanismo diseguale di crescita, contrassegnato da un divario tra la quantità e la qualità dell’evoluzione del Sud rispetto al resto dell’Italia . Nel contesto della competizione globale, quando anche il Centro-Nord ha perduto slancio, condizione essenziale per lo sviluppo e l’integrazione internazionale dell’intera economia italiana è il definitivo superamento del problema meridionale .
  • Il Mezzogiorno al centro delle politiche di sviluppo L’apertura al mercato del Mezzogiorno, come premessa per una crescita autopropulsiva , richiede profonde riforme e strategie di medio-lungo periodo , fondate sulle politiche per la cultura, il talento, la ricerca, la creatività e l’innovazione. La selettività, la concentrazione e l’automatismo nell’impiego delle risorse europee e nazionali sono il principale contributo che può venire dall’amministrazione pubblica al conseguimento di quest’obiettivo. La realizzazione dei fattori agglomerativi fondamentali, come la predisposizione di adeguate piattaforme logistiche, infrastrutture di comunicazione e reti telematiche, è la scelta fondamentale per determinare l’attrazione permanente di capitali, iniziative imprenditoriali e intelligenze nell’area meridionale , per fare del Mezzogiorno e dell’Italia un crocevia ineludibile tra il Mediterraneo e l’Europa, l’Oriente e l’Occidente. Amedeo Lepore
  • Il Manifesto per il partito democratico “ È interesse nazionale dell’Italia valorizzare, in Europa, la sua vocazione mediterranea, tanto più a seguito dell’impetuoso sviluppo dell’Asia. Come principale proiezione dell’Europa nel Mediterraneo, l’Italia può svolgere una funzione politica, economica e culturale di primaria importanza, ed affrontare in forme nuove e più efficaci lo storico squilibrio tra il Nord del Paese e il nostro Mezzogiorno. Noi vogliamo che l’Europa, in particolare grazie all’Italia, operi per trasformareil Mediterraneo da epicentro dei conflitti mondiali a luogo privilegiato del dialogo e della collaborazione tra popoli, culture, religioni, impegnandosi in primo luogo per garantire la sicurezza di Israele e il diritto dei palestinesi ad uno stato pacifico e democratico, per favorire l’ingresso della Turchia nell’Unione europea, per la stabilizzazione dei Balcani e la loro piena inclusione nella casa comune europea”
  • Il Manifesto per il partito democratico “ Noi vogliamo un’Italia più unita , più omogenea sul piano economico e sociale. Per questo mettiamo al centro della nostra azione il Mezzogiorno . Dobbiamo assolutamente cogliere, come nazione, l’opportunità di farne il principale raccordo che, attraverso il Mediterraneo, unisca l’Europa e l’Asia . In questo quadro, la predisposizione di adeguate piattaforme logistiche, infrastrutture di comunicazione e reti telematiche , è fondamentale per attrarre stabilmente capitali e iniziative imprenditoriali. A questo fine vogliamo chiamare a raccolta tutte le migliori energie della nazione , per un progetto che richiede ingenti risorse economiche, ma soprattutto un impegno straordinario per riformare profondamente il settore pubblico, per combattere inefficienze, favoritismi, corruzione e mettere in moto le grandi riserve di ingegno di cui il Mezzogiorno è ricco”
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