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La Chiesa di San Terenziano

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Attività realizzata nell'ambito dell'I.R.C., a cura della prof.ssa Patrizia Acquatici.

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  • 1. 26 Traccia 26.wma A cura dell’Insegnante di Religione Patrizia Acquatici Anno scolastico 2006-07 1
  • 2. 2
  • 3. La chiesa dedicata dal 996 ai Santi Eusebio e Terenziano e a Maria Vergine, sorge sulle rovine di un’antica cappella del castello di Corviaco (Cavriago) ed è situata al centro del paese, in Via della Repubblica, di fronte a Piazza Zanti. 3
  • 4. 4
  • 5. Il sagrato della chiesa di San Terenziano, rappresenta il cuore verde di Cavriago e da sempre è considerato luogo di ritrovo per i suoi abitanti. Il parco della chiesa in primavera si riempie di colori e l’aria ha il profumo dei fiori dei tigli, il cinguettio degli uccelli, che sotto sera ritornano nei nidi, fa pregustare quella pace che ti avvolge quando entri nella chiesa. Al centro, proprio davanti alla porta, sorge un antico pozzo con l’obelisco sormontato da una croce. 5
  • 6. 6
  • 7. In realtà non ci sono documenti che certifichino le origini di San Terenziano, si suppone che fosse di origini romane, essendo il suo nome latino. A confermare questa tesi sta il fatto che l'imperatore Augusto, mandò in quegli anni delle famiglie a colonizzare la Tuscia. In particolare una colonia di più di seimila persone si stabilì a Todi. Si pensa che l'incontro con la fede cristiana avvenne direttamente dal Vangelo di Gesù e dall'esempio degli Apostoli. Fu così che a Todi la comunità cristiana crebbe proprio sotto la protezione dell'autorità che San Terenziano rappresentava: divenne infatti Vescovo di Todi. Nel compiere la sua missione, esortava i suoi fratelli al comandamento dell'amore secondo cui lo Spirito è unico e le attribuzioni diverse. Della sua attività si dovettero accorgere i sacerdoti pagani, di Todi, che cominciarono a osservare attentamente la comunità cristiana, così profondamente in contrasto con il culto degli dei. La rivalità arrivò al punto che il sacerdote pagano del tempio di Giove, il cui nome era Flacco, denunciò (o fece denunciare) il Santo Vescovo all‘Imperatore Adriano. Quest'ultimo inviò così a Todi il proconsole della Tuscia, Leciano che lo condannò al martirio. 7
  • 8. IL MARTIRIO (Copia della leggenda della biblioteca Laurenziana di Firenze) Il 30 luglio, 85 anni dopo la morte di Gesù Cristo, sotto l’Imperatore Adriano, il vescovo Terenziano venne arrestato e condotto di fronte a Leciano, proconsole della Tuscia.” Vecchio, svelaci i misteri della tua religione” chiese Leciano “e spiegaci il motivo per cui, in tua presenza, gli dei immortali non hanno alcun potere ed i nostri sacerdoti e le nostre vergini non riescono ad emettere i responsi.” Terenziano rispose: ” Distogli lo sguardo dal culto degli idoli e potrai conoscere la verità. Il demonio ti possiede e ti impedisce di conoscere il tuo Salvatore, morto e risorto per la salvezza del mondo.” A tale risposta Leciano, dopo avergli fatto colpire la bocca con una pietra, lo fece spogliare ed ordinò che i sacerdoti approntassero l’occorrente per il sacrificio al cospetto delle statue di Giove ed Ercole, quindi, rivolgendosi a Terenziano, ingiunse: “Tutto e pronto, sacrifica!” Questi per tutta risposta, alzati gli occhi al cielo, così pregava: ”Signore Dio, siano confusi coloro che adorano gli idoli e si gloriano delle loro immagini”. All’istante Flacco, uno dei sacerdoti divenne cieco, le statue andarono in frantumi e l’occorrente per i sacrifici disperso. Viste queste cose, Leciano ordinò che Terenziano fosse steso su un aculeo, aggiungendo:” Mostraci ora la tua arte magica!” “ Cada su di te il castro di Cristo, Figlio del Dio vivente” , fu la risposta del Santo. Leciano lo fece frustare e mentre il suo corpo veniva dilaniato, Terenziano così pregava: ”Gloria a Te, Gesù benedetto, che ricolmi di benefici coloro che sperano in Te. 8
  • 9. Finalmente conosco la Tua benedizione.“ Ancor più adirato Leciano fece porre dei carboni ardenti ai suoi fianchi e con tono di scherno chiedeva: “Dov’è il tuo Signore?” A lui prontamente il Santo:” E' con me e se crederai in Lui troverai misericordia.” Irritato da tale risposta e dall’ostinazione di Terenziano, dopo aver ordinato che la sua lingua amputata fosse calpestata al cospetto dei presenti, Leciano divenne muto e successivamente mentre, facendo gesti con le mani, dava ordine di ricondurre Terenziano in prigione, stramazzò al suolo privo di vita. L'indomani Flacco, il sacerdote degli idoli miracolosamente divenuto cieco, sapute queste cose corse incontro a Terenziano mentre veniva tradotto in piazza per essere martirizzato, e prostratosi ai suoi piedi lo implorava dicendo: “Ti scongiuro per il Dio vivo che tu predichi! Oggi, in visione, ho visto un uomo bellissimo che mi ha detto: recati dal vescovo Terenziano se vuoi essere illuminato”. Terenziano inginocchiatosi pose le mani sugli occhi di Flacco esclamando: “Ti illumini Gesù che è la vera luce” . Flacco, guarito all’istante, proclamava: ” Ora credo in Gesù Cristo Figlio di Dio che mi ha ridato la vista” e dopo aver ricevuto il battesimo lo seguì. Entrambi furono decapitati, per ordine di Leonzio rappresentante dell’Imperatore, il 1° giorno di settembre, fuori dalle mura cittadine nei pressi della riva del Tevere. La notte successiva, il presbitero Esuperanzio ed una certa Lorenza andarono a raccogliere i corpi dei santi e li seppellirono a otto miglia dalla città di Todi in un luogo chiamato Colonia meglio conosciuto con il nome di Petroso. Qui abbondano i benefici di Dio. 9
  • 10. 10
  • 11. A Pavia il 17 novembre 996, la contessa Rolenda figlia del re d’Italia, Ugo di Provenza, vedova del conte Bernardo, firma un atto alla presenza del notaio Gerolimo, col quale dona a Paulone, uomo che la serve fedelmente, una corte, un castello e una cappella dedicati ai santi Eusebio e Terenziano e a Maria Vergine, in località Cavriago. Della Cappella dedicata a San Terenziano questa è la citazione più antica, anche se si presume che esistesse una cappella a partire dal IX secolo. Si parla già delle terre di San Terenziano nel 781, quando Carlo Magno confermando i possedimenti delle Chiese di Reggio e Parma, ne stabilisce i confini utilizzando l’idrografia. Cavriago viene divisa in due parti dal torrente “Rio”, a destra le terre di S.Terenziano destinate alla diocesi di Reggio, a sinistra le terre di S.Nicolò destinate alla diocesi di Parma. Nel 1111, in un diploma di Enrico IV, Cavriago appare tra i possedimenti della diocesi di Parma, mentre nel 1168 risulta divisa tra Parma e Reggio. 11
  • 12. Della cappella ottoniana non rimangono tracce visibili, se non forse a livello di fondamenta. Si conservano invece i resti di una successiva ristrutturazione romanica, a tre navate, liturgicamente orientata, cioè con absidi rivolte a est, e l’entrata a ovest, come si costruiva nel periodo medievale. La chiesa era lunga 12 metri e larga 7,30, di cui è ancora visibile una parte del muro settentrionale a spina-pesce. Nel 1141 papa Innocenzo II, nomina la cappella di SanTerenziano, affermando in un documento la sua appartenenza alla Diocesi di Parma. Pochi anni dopo, in una bolla di Lucio II, si dice che la chiesa è filiale della pieve di Modolena, quindi appartiene alla Diocesi di Reggio. 12
  • 13. Verso il 1178 nasce una controversia che vede coinvolti i canonici di Parma gli uomini di Cavriago e l’Arciprete. I Vescovi delle due diocesi intanto continuarono a litigare fino all’anno 1184, anno in cui Papa Lucio III conferma Cavriago tra i possedimenti del monastero di S.Tommaso di Reggio. La cappella di S.Terenziano non era dotata del fonte battesimale, né del cimitero e nemmeno di un prete, ma era servita da chierici tra i quali eleggevano un rettore. Solo nel 1348, la comunità di S. Terenziano avrà un proprio officiante: Guglielmo degli Orsi di Barco, canonico della pieve di Modolena. Nei due secoli che seguono la chiesa viene ricordata raramente nei documenti e comunque sempre incidentalmente. Cavriago intanto è coinvolta nelle lotte sorte all’inizio del 1482 tra gli Estensi, il Duca di Milano, i Fiorentini, i Bentivoglio da una parte e i Veneziani appoggiati dal papa Sisto IV e i Genovesi dall’altra; per i quali scesero poi in campo tra gli altri, i conti Rossi di Parma e GuidoTorello dei signori di Montechiarugolo. 13
  • 14. Fu proprio durante queste battaglie che i Cavriaghesi si videro così distruggere il castello e buona parte del borgo. Ritornerà sul proprio feudo Teofilo Calcagnini, di origine ferrarese, di cui rimane lo stemma dal leone illeopardito ancora oggi utilizzato dal Comune di Cavriago. Durante la visita del vescovo Cervini, 1543, si notifica che la chiesa di S.Terenziano appare molto mal ridotta, a tal punto che la cappella maggiore minaccia di crollare. Cinquant’anni dopo , nel 1593, negli atti della visita del vescovo Rangone non vi sono appunti negativi sulla condizione della chiesa, mentre si passa ad elencare gli Lo stemma di Teofilo Calcagnini altari esistenti: l’altare maggiore, quello dedicato alla B. Vergine, quello dedicato alla Natività, un altro dedicato alla Madonna e quello dedicato a S. Lucia. 14
  • 15. La costruzione dell’attuale Chiesa, risale ai primi anni del seicento L’architetto reggiano Francesco Pacchioni nel 1615 insieme a Vincenzo Salustio, fecero il disegno e diedero tutte le direttive necessarie per la nuova fabbrica. Le fondamenta in parte già gettate ed in parte preesistenti condizionano il Pacchioni, che in quel tempo dirigeva anche i lavori di costruzione della basilica della B. V. della Ghiara a Reggio. 15
  • 16. La fabbrica è a croce latina, appena accennata da una leggera sporgenza del transetto. E’ a tre navate ed ha un presbiterio quadrangolare con ai lati due sagrestie. Sopra il presbiterio s’innalza la cupola con tiburio, che termina con una lanterna. Il fonte battesimale è posto sotto l’arcata dell’angolo di sud-ovest, dove si trova attualmente. 16
  • 17. Vi sono due porte d’ingresso, una a sud e una in facciata, e ad ogni campata laterale corrisponde una cappella. Esiste un rilievo della pianta della chiesa, fatto durante la visita del vescovo Marliani nel 1664, dal quale si ricavò il disegno qui a fianco, che è stato effettuato con una certa esattezza. 17
  • 18. Dal 1666 al 1668 gli uomini di Cavriago ricostruirono a loro spese il Campanile, rinascimentale nella concezione architettonica. Dallo spessore dei muri si suppone che sia stato costruito sulle fondamenta di una struttura precedente di epoca medievale. Nel 1689 venne arricchito dell’orologio, come servizio reso a tutti i cittadini del paese. 18
  • 19. Dai Documenti sulla ricostruzione della torre campanaria “Sul campanile fatto a spese pubbliche à fundamentis, e perfezionato l’anno 1668 vi sono due campane: una grossa, l’altra piccola, e nel mezzo v’è un orologio che batte su la grossa, con la sua mostra fuori comprato, e posto sù l’anno 1689” (Pellegrino Martinelli, 1694) Quando Domenico Martinelli di Nonantola era Rettore della Chiesa di San Terenziano, il campanile venne ricostruito su nuove fondamenta. Il 22 ottobre data la Benedizione…. “si principiò a fondare la torre e la prima pietra la misi cò Domenico Martinelli. Un sasso grosso nel cantone presso la chiesa verso sera a basso braccia dieci, ed il fondamento è largo dieci liste di pietra, cioè cinque quadrilli” Alla fine del mese di settembre dal 25 in poi… “si coperse il campanile nuovo… si finì di stabillire il campanile… e il 13 ottobre si principiò di forare l’uscio del campanile”. Entro l’anno 1668 la torre è perfezionata. . 19
  • 20. Nel 1817 don Luigi Brandani della Fossa, Arciprete di San Terenziano, farà rifondere le tre campane esistenti con l’aggiunta di una nuova . La prima campana con 4 figure: il Crocifisso, San Carlo, la Madonna del Rosario e San Prospero. La seconda campana con 4 figure : le tre Croci della Crocifissione , il Rosario, San Terenziano e San Sebastiano. La terza campana con 4 figure: la Crocifissione, la B.V. della Ghiara, San Terenziano e Sant’ Antonio abate. La quarta campana con 4 figure: il Crocifisso, il Rosario, S.Terenziano, un santo Vescovo e martire con il saio da frate. La prima campana è detta Terenziana, la seconda Luigia, la terza Giovanna, la quarta Maria. 20
  • 21. Il primo coro quadrangolare venne sostituito, dal prevosto Antonio Boncompagni nel 1750, da un secondo a semicerchio, rendendolo così di forma absidale. L’abside di forma circolare venne completato poi con un bellissimo coro a stalli in noce intagliata. Nel 1762, si avviarono nuovi lavori di restauro ed il tinteggio della Chiesa. 21
  • 22. Nel 1818 iniziarono i lavori di consolidamento perché la Chiesa e la torre furono gravemente danneggiate da un terremoto; in seguito, si approfittò del cantiere per rifare la facciata secondo lo stile neoclassico. Nel 1926 il parroco Giuseppe Bozzani iniziò i lavori di restauro, il pavimento fu abbassato di 26 cm. 22
  • 23. La facciata fu eseguita dalla ditta Cooperativa Cementori di Reggio con grande finezza e armonia delle linee e grande eleganza nella costruzione delle finestre e della cartella soprastante la porta maggiore, di antica forma settecentesca. Anche la decorazione pittorica dell’ interno si ispira allo stile barocco e talvolta allo stile rococò. 23
  • 24. 24
  • 25. La chiesa conserva la struttura basilicale a croce latina, a tre navate con abside semicircolare e presbiterio leggermente sopraelevato. Al centro del presbiterio la mensa. 25
  • 26. Sul presbiterio si alza la cupola con tiburio, che termina con una lanterna. 26
  • 27. Sul lato sinistro del transetto l’Altare Maggiore, che risale al XIX sec. E’ in legno intagliato con motivi di festoni vegetali. Due teste di angioletti arricchiscono le volute laterali, gli altri angeli a figura intera, sembrano reggere il piano della mensa. 27
  • 28. Vicino all’Altare Maggiore, la lampada sempre accesa indica la presenza del Santissimo nel tabernacolo. Il tabernacolo in legno dorato risale al XIX sec. 28
  • 29. Dietro l’Altare Maggiore, il quadro di Girolamo Massarini del 1861, raffigura la Beata Vergine che porge il Bambino a Sant’Antonio da Padova, San Sebastiano legato alla colonna, San Giovanni Evangelista nell’isola di Patmos e in fondo San Mauro che segna un infermo. In alto una gloria d’angeli. 29
  • 30. Il quadro del Massarini è sormontato da un’ancona della seconda metà del XVII sec., di autore reggiano ignoto, le colonne in legno sono dipinte di verde. La parte superiore, è in stucco bianco con fregi dorati. Sui semitimpani due angioletti: uno regge il turibolo l’altro la navicella. 30
  • 31. Sotto il quadro del Massarini, paliotto del XVII sec. di autore emiliano sconosciuto. Al centro riporta la figura monocroma di Maria con il Bambino, mentre ai lati sono rappresentati San Domenico e Santa Caterina. (Dopo gli ultimi restauri, è stato collocato per errore dietro l’altare del Santissimo, ma da sempre si trovava sotto l’altare della Madonna del Rosario). 31
  • 32. Ai lati della mensa, si trovano due portelle in noce che risalgono al XIX secolo, di artigiano emiliano. Nello scudo del fastigio si legge, in quella di destra: “R.S.”(Sacre Reliquie), in quella di sinistra “O.S.” (Oli Santi). 32
  • 33. Sul lato destro del transetto si trova l’altare della Madonna del Rosario. Sopra all’altare, vi è un dipinto raffigurante l’Eterno sulle nubi benedicente, con gli angeli e i SS. Domenico e Caterina, del XVII sec., olio su tela di Alessandro Tiarini, eseguito probabilmente durante uno dei suoi due soggiorni reggiani (1619 e 1625-1629). L’ ancona è in stucco bianco con particolari d’orati e colonne di color rosaceo. Sui semitimpani, spiccano due profeti ciascuno affiancato da un angelo e sul timpano due angeli con trombe. 33
  • 34. Davanti alla pala del Tiarini, si trova la statua della Vergine del Rosario con il Bambino in braccio, vestita di bianco con il manto azzurro. 34
  • 35. I misteri del Rosario, ripartiti in tre gruppi di cinque per ciascuna tabella, risalgono al XVII sec. e sono stati dipinti da Alessandro Tiarini. Dovevano essere, in origine, a vivaci colori, ciascuna scenetta è contornata da una cornice rotondeggiante. A destra i misteri Gaudiosi, a sinistra i misteri Gloriosi, in alto sull’ancona i misteri Dolorosi. 35
  • 36. La pala del Tiarini venne commissionata al pittore, dalla Confraternita del Rosario di S. Terenziano, che avendo avuto in eredità una casetta da Andrea Uguzzoli, la vendette (ad un certo Don Andrea Terenziani) e con il ricavato, effettuò due pagamenti, uno al Tiarini per la pala, l’altro per la fabbrica della cappella dell’ altare del Rosario. La spesa complessiva fu di 115 ducatoni da 8 lire ciascuno, pari a lire 920. 36
  • 37. Gli angeli Santa Caterina San Domenico La pala del Tiarini - particolari 37
  • 38. Sotto l’altare della Vergine del Rosario, paliotto in scagliola carpigiana della fine del XVII sec., di uno scagliolista emiliano. Al centro della composizione la figura di S. Giovanni Evangelista 38
  • 39. Nel transetto, sulle porte delle sagrestie, a destra la statua di Sant’Antonio Abate e a sinistra la statua del Sacro Cuore, sormontate da cornici di stucco del XVIII sec., con una ricca decorazione a rilievo, con motivi vegetali. Al centro una conchiglia colma di frutta; opera di scagliolista emiliano anonimo. 39
  • 40. L’interno della chiesa è simile nella struttura alla costruzione del 1600, anche se gli altari laterali sono stati tutti eliminati. Sotto il catino absidale, al centro si trova un quadro raffigurante il Crocifisso e San Terenziano. 40
  • 41. Il dipinto risale alla seconda metà del XVII secolo, è di autore ignoto e raffigura San Terenziano in adorazione del Cristo Crocifisso, a sinistra appaiono due angeli, che reggono su un piatto il simbolo del suo martirio. 41
  • 42. Sul lato destro dell’abside un quadro, di Alessandro Tiarini del XVII sec., raffigurante Maria con in braccio Gesù, San Giuseppe, Sant’Anna, San Lorenzo e Santa Liberata. 42
  • 43. Sulla parete sinistra dell’abside, un quadro del XVII sec., raffigurante San Terenziano sotto la croce, con la mitra e il pastorale; a destra San Francesco. Probabilmente il dipinto si trovava in origine al centro dell’abside, poi sostituito con quello attuale. 43
  • 44. L’abside è stato arricchito da un coro a stalli che risale al 1753. Formato da 18 stalli più la sedia centrale, unica ad avere il postergale intarsiato (vi è raffigurata la chiesa di Cavriago); gli altri stalli e gli inginocchiatoi hanno pannellature mistilinee, tranne quello dello stallo centrale che è intarsiato. 44
  • 45. - Coro particolare – Il postergale della cattedra presenta una singolare tarsia, ricca di significati simbolici. 45
  • 46. - Coro particolare – San Terenziano, il martire di Todi, in ginocchio senza la mitra, retta da un angelo e il pastorale appoggiato in terra, sta implorando la Vergine del Rosario col Bambino in gloria. Sullo sfondo la chiesa è fedelmente riprodotta e si nota che è rimasta praticamente tale, fino ai restauri del 1923 - 46
  • 47. - Coro particolare - Un angelo regge un cartiglio nel quale è incisa una frase latina che esprime la fede popolare dei Cavriaghesi: “Cupriaci gentem mitis virgo aspice fuso Quam tibi commendat sanguine Pastor amans”, che tradotto recita: “Guarda, o Vergine mite la gente di Cavriago, che a Te raccomanda con il sangue versato, l’amante Pastore (SanTerenziano).” 47
  • 48. - Coro particolare - La Vergine del Rosario col Bambino in Gloria, siede su un trono di nubi, circondate da una aureola raggiata, mentre il Bambino porge il Rosario a sua Madre. 48
  • 49. - Coro particolare- La figura femminile con la rocca in mano, rappresenta Eva intenta ai lavori domestici dopo la cacciata dall’Eden. Caino e Abele non ancora contaminati dal peccato le giocano intorno. 49
  • 50. - Coro particolare - L’immagine rappresenta Apollo intento a suonare la lira, inventata e donatagli da Mercurio. Apollo è divinità della profezia, della poesia e favorisce la filosofia (gli abitanti di Delo dicevano che fosse nato lo stesso giorno in cui nacque Platone). Probabilmente il prevosto Boncompagni, ha voluto inserire qui l ‘immagine di questa divinità pagana, perché simbolo della filosofia e della poesia che egli amava particolarmente. 50
  • 51. - Coro particolare- La figura maschile in abiti settecenteschi, che tiene nella mano destra un bastone e nell’altra una sacca da viaggio, rappresenta il viandante, il pellegrino sulla via della fede. 51
  • 52. Al centro del Coro si trovava un tempo il badalone con leggio intagliato, di epoca posteriore al Coro, forse del tardo ‘700; è a pianta rettangolare con angoli smussati e ornati da paraste rudentate. Attualmente è posto al centro del presbiterio come piedistallo della mensa. 52
  • 53. Nelle navate laterali di destra e di sinistra, un tempo trovavano posto gli altari dedicati alla Natività, alla Madonna e a Santa Lucia. Ora nella navata laterale destra nella seconda arcata si trova un quadro raffigurante San Giovanni Battista, Patrono di Cavriago. 53
  • 54. Nella navata laterale destra, nella terza arcata, si trovano: il confessionale, i quadri di San Pietro, San Paolo, la porta che conduce alla torre campanaria e alla canonica. Il Confessionale in noce, riccamente intagliato, appartiene alla seconda metà del XVIII sec., realizzato dallo stesso autore del coro. 54
  • 55. Il quadro raffigurante San Pietro, risale al XVII sec. di ignoto reggiano, olio su tela. San Pietro, in veste verde con il manto giallo, tiene nella sinistra un libro aperto e con la destra regge le chiavi simbolo del suo primato. La cornice del XVII secolo, è intagliata con motivi di foglie dorate. 55
  • 56. Il quadro raffigurante San Paolo, risale al XVII sec. di ignoto reggiano, olio su tela. San Paolo, in veste verde con il manto rosso, tiene nella destra un libro chiuso (simbolo del Vangelo che ha annunciato ai pagani) e con la sinistra regge la spada, simbolo del suo martirio. La cornice del XVII secolo, è intagliata con motivi di foglie dorate. 56
  • 57. Nella navata laterale destra, nella quarta arcata appeso alla parete sopra l’organo “GEM Mod. Concerto”, un crocifisso in legno del XVIII-XIX sec. La croce finemente intagliata nei terminali dorati, è dipinta in nero, mentre il Cristo è policromo. 57
  • 58. Nella navata laterale sinistra,(prima arcata) dove era stato posto in origine, si trova ancora oggi il fonte battesimale. 58
  • 59. Sul fonte battesimale un rilievo raffigurante il Battesimo di Gesù racchiuso in una ancona eseguita poco dopo il 1906, da un artigiano reggiano, di stucco dipinta ad imitazione del marmo. Il rilievo all’interno, e la pila dell’acqua santa sono probabilmente più recenti (anni cinquanta). 59
  • 60. Nella terza arcata della navata laterale sinistra, un confessionale più semplice del XVIII- XIX sec. e la porta laterale che si affaccia su piazza Zanti. 60
  • 61. Nella quarta arcata, della navata laterale sinistra, sotto la finestra, i due banchi intagliati con ricchi fogliami, risalgono alla fine del XVII sec., di artigiano reggiano ignoto, sono completi di sedile, inginocchiatoio e sostegni laterali. Da una parte intagliati e dall’altra semplicemente sagomati. 61
  • 62. Tarsia dei banchi - Particolare - 62
  • 63. Nelle navate laterali di destra e di sinistra, formelle della Via Crucis in cotto, del XX sec. La dodicesima stazione riporta la crocifissione. 63
  • 64. 64
  • 65. A destra e a sinistra della mensa si trovano le sagrestie dove sono conservati alcuni armadi antichi. 65
  • 66. I due armadi che vediamo qui a fianco, risalgono al XIX sec. di artigiano reggiano ignoto; sono simili, unica differenza nelle cimase, entrambe intagliate. Lo sportello è ribaltabile e sotto lo sportello, tre cassetti. 66
  • 67. L’armadio risale alla fine del XVIII secolo, di artigiano reggiano ignoto. E’ in legno di noce, termina con piedi rastremati e scanalati ed è ornato da triplice pannellatura, sia sui fianchi che su ciascuno dei due sportelli. 67
  • 68. Costruito verso la fine del XVII, inizi del XVIII sec. da un artigiano reggiano, il bancone presenta quattro specchiature con greca e due paraste sporgenti rispetto al resto. Sul bancone è stato posto un altro corpo di stile completamente diverso. 68
  • 69. 69
  • 70. La Chiesa è il centro e il cuore della Comunità Cristiana di Cavriago, qui da sempre hanno luogo tutte le funzioni religiose della Parrocchia. Attraverso il Battesimo bambini e adulti, entrano a far parte della Chiesa. Qui vengono celebrati i matrimoni, i ragazzi ricevono per la prima volta l’Eucaristia e la Cresima. Qui i defunti passano per un’ultima benedizione quando fanno ritorno alla Casa del Padre. Nella Celebrazione Eucaristica la Comunità si sente parte di una Chiesa più grande che è la Chiesa Universale e nel silenzio e nel raccoglimento la gente prega, legge e medita la Parola. 70
  • 71. 1° Ottobre 2000 - Messa d’ingresso del nuovo parroco Don Corrado Botti. Il Vescovo Mons. Adriano Caprioli, presiede la Celebrazione Eucaristica nella Chiesa di San Terenziano, a destra Don Corrado Botti, di fianco Don Battista Cerlini, parroco dal 1971 al 2000. 71
  • 72. Un momento di festa della Comunità. La Sagra di San Terenziano - 1°settembre 2006 - 72
  • 73. Per la costruzione dell’ipertesto abbiamo fatto ricerche: nell’Archivio Parrocchiale di S.Terenziano, in Bibblioteca. Raccolto e scattato tante foto della chiesa di S.Terenziano. Visitato i seguenti siti: http://www.parrocchie.orgcavriagosanterenziano http://www.comunecavriago.re.it http://www.santiebeati.it http://www.liturgie.silvestrini.org Abbiamo inoltre consultato i seguenti testi: LA BIBBIA. Francesco Tarasconi, “PRIMI APPUNTI PER UNA STORIA DELLA CHIESA DI S.TERENZIANO DI CAVRIAGO”. Guida storico-artistica, “LA MADONNA DELLA GHIARA” – COMUNITA’ DEI SERVI DI MARIA del Santuaria della B.V. della Ghiara – Reggio Emilia 1983 – AA.VV. “L’ ORATORIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA IN PRATONERA” Ed Bertani&C. W.Casotti A.Margini G.Riva, “TERRA ROSSA” Cavriago nel Novecento”.Ed.Bertani. La Rivista quadrimestrale “23 Marzo” CAVRIAGO NELLA POLITICA, NELLA CULTURA,NELLA STORIA- Anno XVI n°2. 31Agosto 2004 – Anno XV – n°1. 30 Aprile 2003 – Anno XV n°3. 10 Dicembre 2003 - 73
  • 74. Ringraziamo in modo particolare: Don Corrado Botti Parroco di San Terenziano, per la collaborazione. Nicola Cepelli, per la realizzazione di una parte del servizio fotografico. Domenico Bonibaldoni, per la documentazione fornitaci. 74

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