Provincia Della  Spezia
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Provincia Della  Spezia Provincia Della Spezia Presentation Transcript

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  • Un percorso sempre all’insegna dell’ emergenza
    • La gestione degli RSU costituisce in tutta la Liguria un grande problema che ha prodotto scempi ambientali di notevoli proporzioni. A La Spezia sono numerosissimi specie nelle aree collinari a levante della città, dove il business criminale dei rifiuti industriali l’ ha fatta da padrone. Qui sull’ onda dell’emergenza. RP ed RSU hanno finito per mescolarsi.
    • Ciò è avvenuto nelle discariche di Saturnia, Ruffino - Pitelli, Monte Montada. Vale la pena ricordare anche le discariche di Vallegrande, Vallescura e Valbosca ( rimandamo alla mappa sat della precedente diapositiva). Le citiamo in quanto componente di un carico ambientale purtroppo con pochi paragoni nel Paese.
  • LA LUNGA LOTTA CONTRO GLI INCENERITORI
    • A La Spezia vi è stato un tempo anche per gli inceneritori: in loc. Boscalino uno fu chiuso dalla magistratura nel ’86, l’altro quello di ultima generazione -anche negli anni ‘90 si usava questa espressione- che sarebbe sorto sulle ceneri lasciate dal precedente, fortunatamente non venne mai realizzato.
    • Ciò grazie anche alla mobilitazione dei comitati che fecero emergere con chiarezza che l’ inceneritore proposto dai comuni consorziati (CIR), pur di piccola taglia 130 mila t/a, fosse comunque sovradimensionato rispetto al monte rifiuti allora prodotto (105 mila t/a) e quindi oltre ad averne favorito l’ importazione avrebbe bruciato anche la raccolta differenziata ( RD ).
    • Fu così aperta Valbosca nonostante il parere negativo di alcuni tecnici. In seguito fu anche ampliata e riempita all’inverosimile grazie ad innovative tecniche di coltivazione che grazie all’ insufflazione nei rifiuti di colonie batteriche riducevano il volume della massa organica. Ma anche questo non fu sufficiente e si dovette far ricorso all’export rifiuti che dura tutt’oggi. Nel mentre, a Boscalino, venne realizzato un piccolo impianto di compostaggio che risulta però insufficiente per l’esigenze comprensoriali.
  • IL CDR
    • Fu proprio sul finire degli anni ‘90 che si senti parlare per la prima volta di co-combustione fra combustibile da rifiuto (CDR) e Carbone. Il Comune della Spezia e Provincia costituirono così una commissione di esperti ( professori universitari e membri del CNR ) che la indicarono come strada da seguire sebbene la sperimentazione nella centrale termoelettrica di Fusina ( Ve ) dovesse ancora cominciare.
    • Tale sperimentazione venne condotta in seguito -non senza incontrare difficoltà- dal 2000 al 2006. Oggi la co-combustione CDR- Carbone è diventata processo industriale: il gruppo a carbone dell’ impianto veneto smaltisce 72 mila ton/a di combustibile da rifiuto. ARPA Veneto ha giudicato positivi gli esiti della sperimentazione. Nella sua relazione conclusiva l’Agenzia per la protezione ambientale riporta che l’ impatto generato rispetto al “bianco” ( la combustione del solo carbone) è sostanzialmente ininfluente.
    • Per quanto riguarda le diossine per esempio -misurate con la migliore tecnologia- non si superano mai i limiti di legge ( per nulla rassicuranti quando si parla di sostanze bioaccumulabili, teratogene, mutagene e cancerogene ). Peraltro dalla tabella che sotto riportiamo si rileva che la quantità annua di diossine emesse al camino rispetto al “ bianco “ aumenta di 30 volte.
  • Diossine emesse in un anno a Fusina
  • Piano di rifiuti
    • Nel luglio del 2001 finalmente venne presentato il piano di gestione dei rifiuti adottato poi nel 2003. Piano che come Associazione dei Comitati Spezzini rigettammo sin dall’inizio per i seguenti motivi:
    • 1) classificava l’area di Pitelli -divenuta di competenza del Ministero dell’Ambiente perchè sito ad alto rischio di interesse nazionale- come idonea ad ospitare gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti. Si pensò a Saturnia per la discarica di servizio ed ai Bacini cenere dell’ Enel per l’impianto di trattamento
    • 2) era ed è incentrato sul ciclo integrato finalizzato al recupero energetico. Ammesso che questo sia possibile in qualche realtà italiana ed europea vedremo che nel caso spezzino è assolutamente inesistente. Per cui è bene definire il ciclo integrato per quello che poi chiaramente si rivela : raccolta poco differenziata, trattamento meccanici ad alto dispendio energetico, produzione di frazioni da avviare ad inceneritori veri o mascherati.
  • IL CONTENZIOSO
    • Quanto al primo punto vi è da dire che la protesta delle comunità del Levante spezzino e l’ opposizione del Ministero dell’Ambiente costrinsero il Comune della Spezia a negare alla Provincia l’ uso dei siti da lei prescelti. L’ Ente preposto alla gestione dei rifiuti dovette così “ripiegare” sul già esistente impianto di Bonassola per la discarica di servizio e su S. Stefano per l’impianto TMB. Scelta quest’ ultima che spinse i comitati a ricorrere al TAR.
    • Il contenzioso che ne derivò vide schierati i Comitati da una parte, la Provincia ed il Gestore dall’altra. Inizialmente furono i primi a prevalere quando ottennero la sospensiva dei lavori e ragione nel giudizio di merito ma poi ebbero a soccombere al CDS. L’ organo superiore della Giustizia Amministrativa riconobbe loro solo il diritto a difendere il proprio territorio lasciando aperta la possibilità di intentare una rischiosa causa per danni. Il vizio nell’ iter autorizzativo rilevato dal TAR che consisteva nella mancata comunicazione pubblica del progetto fu agevolmente sanato ex post con la proposizione della stessa ai soggetti ricorrenti.
  • INAUGURAZIONE Il fatto curioso è che nell’estate scorsa ( 2008 ), prima della sentenza definitiva del CDS, l’ impianto venne inaugurato …. in un contesto d’ altri tempi …., con i notabili, il vescovo, i politici, mancavano giusto i gendarmi con i pennacchi e la banda!! Per i comitati fu un giorno infausto in quanto l’evento segnava l’ affermarsi di un modello di gestione dei rifiuti che porta all’ incenerimento ed al fallimento della raccolta differenziata ( RD).
  •  
  • LA RACCOLTA DIFFERENZIATA E LA FILOSOFIA DELLE “R” E DELLE “I “
    • Consapevoli dei danni ambientali e sociali derivanti da tale scenario non abbiamo smesso di proporre un approccio totalmente diverso da quello propedeutico al ciclo integrato. Non ideologico come i fautori dell’incenerimento affermano strumentalmente, ma semplicemente dettato dal buon senso. Un progetto di gestione del rifiuto che risponde alla filosofia delle R Riduzione della produzione a monte (anche ispirata ad una decrescita più o meno felice), il Recupero di materia (entrambi privilegiati dalla Direttiva europea n. 98/ 2008) , del Riciclo spinto tramite il porta a porta ed ancora delle I: quelle di Innovazione ( si intenda nel campo dei materiali: da tempo hanno fatto l’ingresso nel mercato le cosiddette bioplastiche derivanti da polimeri vegetali e non dal petrolio)- e di Informazione.
  • UN MEDIOCRE 23.5 %
    • E’ IL DATO MEDIO DI RACCOLTA DIFFERENZIATA NELLA PROVINCIA DELLA SPEZIA
  • COMUNE DI S. STEFANO MAGRA
  • COMUNE DI ARCOLA
  • COMUNE DI ARCOLA
  • COMUNE DI ARCOLA INTERNO DI UN CASSONETTO
  • COMUNE DI LERICI INTERNO DI UNA PZZERIA
  • COMUNE DI ARCOLA INTERNO DI UN CASSONETTO
  • S. TERENZO KANGURI
  • COMUNE DI AMEGLIA
  • COMUNE DI AMEGLIA
  • COMUNE DI LA SPEZIA
  • Obiettivi che non sono irraggiungibili
    • Purtroppo l’assoluta insipienza di chi è deputato a gestire i rifiuti, insieme alla commistione tra politica e lobbies inceneritoriste hanno dato i loro tristi risultati: le province liguri hanno raggiunto un tasso di raccolta differenziata molto basso e non in linea con le normative. La Spezia è per esempio al 23.5 %. Quasi 25 punti in meno rispetto al limite previsto per il 2009, 35 rispetto al 2011 ( Finanziaria 2007) e 40 rispetto al limite previsto per il 2012 ( D.Lgs 152/2006 – Decreto Matteoli ).
  • Il CRACK FINANZIARIO DEL GESTORE ACAM
    • Il cammino per arrivare almeno al rispetto della normativa nazionale è dunque difficilissimo anche in considerazione del fatto che il gestore Acam si trova in una situazione finanziaria a dir poco disastrosa con un deficit di oltre 380 milioni di euro e con gravi difficoltà a chiudere il bilancio dell’anno in corso.
    • Situazione che ha richiesto l’ intervento di Filse la finanziaria regionale per lo sviluppo che ha erogato 4 milioni di euro e ne ha sottoscritto 10 come fidejussione a garanzia delle banche. Questo dopo che il piano industriale dell’ azienda consortile è stato approvato da tutto il centrosinistra ed anche da una lista civica. Il centrodestra si è pilatescamente astenuto.
  •  
  •  
    • 0.586 le tonnellate annue di rifiuti procapite nella città della Spezia
    • ( fonte Legambiente)
    • 10000 il numero di persone interessate dal nuovo progetto di raccolta porta a
    • porta
    • 0.586 x 10000 =
    • 5860 t/a quantità di rifiuti prodotte in media da 10000 persone
    • (5860 ton.) O,45 % la percentuale sul monte rifiuti prodotto (130.000 T/a). Per dire meglio:
    • sui rifiuti prodotti nei comuni che conferiscono a Saliceti
    • 3809 le tonnellate selezionate con una raccolta differenziata del 65 %
    • 2,7 % l’ incremento di RD prevista con la sperimentazione su 10 mila abitanti
    • 105.000 le tonnellate di rifiuti indifferenziati a fronte di una RD del 23.5%
    • 36 i mesi alla scadenza del 1° Gennaio 2013 entro la quale raggiungere il
    • 65% di RD
    • 105000-25000 le tonnellate di indifferenziato totale meno le tonnellate di
    • indifferenziato che andrà ad Albiano Magra
    • 80000 –3809=76191 le tonnellate da avviare a Saliceti a partire dal 1° marzo 2010
    • 72382 le tonnellate da avviare a Saliceti a partire dal 1° maggio 2010
    • 3809 le tonnellate annue differenziate da 10000 persone con una RD
    • del 65%
    • 317.5 le tonnellate mensili differenziate da 10000 persone con una
    • RD del 65%
    • 2178 - 1453 abitanti dei comuni di Varese Ligure – Deiva Marina
    • 667 - 724 Carro – Maissana
    • 223.071 abitanti nella provincia della Spezia
    • 218049 abitanti che conferiscono a Saliceti ( Costa Mauro e Scarpino )
    • 127776 le tonnellate da trattare a Saliceti
    • Frazioni componenti il 65%:
    • Carta - metalli - plastiche Conai -umido
    • Frazioni componenti il restante 35%
    • Secco indifferenziato ( poliaccoppiati, cellulosa, plastiche varie, materie tessili, altro )
    • Inerti
    • 18 progetti da 10.000 persone ogni 2 mesi per 5860 tonnellate corrispondono alle 105000 ton.
    • PREVISIONE AL 1° GENNAIO 2013
    • Il 65% equivale a 68250 ton/a, il restante 35% a 36750 ton/a da trasformare in CDR o da
    • avviare in discarica.
    • Occorre conoscere il costo di un punto di raccolta differenziata
  • IL PIANO INDUSTRIALE DI ACAM
    • Un piano che secondo chi l’ ha votato dovrebbe salvaguardare l’ occupazione .. pur prevedendo che il gruppo venga assorbita da una multi utility forte. I comitati dubitano che ciò avvenga a meno di forti tagli all’ occupazione e svendite del patrimonio dell’ azienda e dei comuni consorziati. Il gruppo romagnolo Hera con il quale sono stati avviati i primi contatti pare abbia individuato un maggior numero di esuberi (oltre 300) rispetto a quelli che il commissario Strozzi -chiamato a risollevare le sorti di ACAM- ha indicato, e cioè 194 .
    • Oltre a questo aspetto negativo nel piano si parla di una cessione definitiva della rete gas ad Eni ( all’ Ente energetico era già andato il 49 % ) e dell’acquisto della rete idrica da parte dei comuni per 186 milioni di euro.
    • La vetusta rete idrica spezzina passerà direttamente  ai Comuni ( x 160 milioni di euro) insieme al debito prodotto da Acam Acque.  Cioè a noi cittadini !!  che eravamo convinti che in un territorio molto ricco di acqua    -mai e poi mai-     il Gestore avrebbe accumulato del passivo.
    •  
    • L' operazione Acam Hera all' insegna del   "privatizzo la possibilità di fare profitto e socializzo le perdite"    ha fornito quindi le prime indicazioni.
    •  
    • Un’ ultima considerazione:     gli oltre mille     lavoratori-elettori   costano alla Società pubblica  3.8 milioni di euro al mese    ovvero  circa 45 milioni di euro all' anno.   E’ da qui che viene  il deficit unito all' incapacità di realizzare utili .  Ma sarebbe come dichiarare che il Re è nudo! Gli swap sottoscritti da spregiudicati manager, le numerose consulenze, le esternalizzazioni ( pratiche assolutamente deplorevoli ) e  l' export rifiuti  ( causato dalla sacrosanta opposizione dei comitati all' impiantistica incentrata sul ciclo integrato ) hanno avuto un peso relativo sul deficit di ACAM. 
    •  
  •  
  • a
  • PREVISIONI TUTT’ALTRO CHE CONFORTANTI
    • SOPRATTUTTO PER CIO’ CHE ATTIENE ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA. CONTINUERA’ IL COSTOSO EXPORT DEI RIFIUTI ALMENO PER TUTTO IL 2010
  • Non si parla invece di investimenti che lascino pensare ad una precisa volontà di incrementare la RD. Una genialata:
    • i cassonetti per plastica e vetro verranno sostituiti in tutto il territorio da un unico multi materiale!! Se davvero un punto di RD costa 250 mila euro ( come affermato dai vertici ACAM ) solo per rispettare i limiti previsti al 2012 sono necessari 10 milioni di euro che devono essere messi a bilancio nei prossimi 36 mesi .. Si tratta più o meno della stessa cifra che probabilmente spenderemo nel 2010 per smaltire il CDR, e la F.O.S. fuori provincia. Un recente accordo con la Regione Toscana ci consentirà di avviare all’ impianto di Albiano Magra (MS) 25 mila ton. di secco indifferenziato.
    • Questo trasferimento si è reso necessario in quanto l’ impianto di TMB di Saliceti non può ancora far fronte alla quantità che risulta a valle di una raccolta differenziata al 23.5 % circa 105 mila ton. E’ opportuno ricordare che il crack finanziario di Acam ha determinato qualche effetto positivo: la rinuncia alla costruzione di un biodigestore anaerobico con annessa centralina per bruciare biogas, in località Pomara ( Pian di Pitelli ) e l’ampliamento della discarica di Le Gronde a Bonassola previsto dal piano rifiuti per smaltire la F.O.S. proveniente dal biossidatore di Saliceti. I costi per quest’ ultimo intervento erano stimati in circa 10 milioni di euro a fronte di una nuova capacità di conferimento di 110 mila mc .. operazione dal punto di vista dei costi / benefici assolutamente sconveniente. Anche la F.O.S. dovrà quindi essere esportata.
  • I costi nel 2009
    • Nel 2009 abbiamo dovuto inviare fuori regione il CDR prodotto a Saliceti ( circa 10 mila ton. ). Non ai costi previsti, quelli sottoscritti con la società che ha realizzato l’ impianto TMB ma a quelli imposti da Veolia che brucia il nostro CDR nei suoi inceneritori del centro Italia a 112 euro / ton. ( trasporto e smaltimento ). Uno di questi è a Isernia. Se si aggiungono i costi di produzione del combustibile da rifiuto il costo totale arriva a 162 euro/t . Com’ è oggi noto, una quantità ancora imprecisata di secco indifferenziato è stata inviata all’ impianto di trattamento di Albiano Magra e da qui -una volta trattato- nella discarica genovese di Scarpino. A Scarpino sono finite anche circa 15 mila ton. di materiale stabilizzato prodotto a Saliceti secondo un accordo “business to business” con AMIU che inviava al nostro TMB - ma solo per essere essiccate - circa 10 mila ton. di organico risultante dalla spazzatura delle strade genovesi. Un’ ulteriore quantità di rifiuti stabilizzati è andata a Valbosca che secondo articoli di stampa avrebbe dovuto chiudere i battenti sin dal febbraio 2009. Sempre dai giornali abbiamo appreso che i conferimenti potrebbero essere andati ben oltre i volumi autorizzati. A giudicare dall’ attuale profilo della discarica - lato Pitelli- quest’ ipotesi appare alquanto fondata.
  • LA CHIUSURA DEL CICLO RIFIUTI NELLA CENTRALE ENEL E POSSIBILI SCENARI ALTERNATIVI
    • A fronte della su detta gravissima situazione, ACAM ha pensato di chiudere il ciclo dei rifiuti guardando alla soluzione per lei più conveniente: ovvero bruciare il CDR dentro la centrale ENEL. Per ACAM significa risparmiare milioni di euro derivanti dal trasporto e dalla termodistruzione del CDR. Sia nelle previsioni di Piano che fissano la raccolta differenziata al 45.7 % , sia nelle previsioni indicate dal TU ambientale ovvero il 65% al 2012, la produzione di CDR si attesterà a circa 30 mila ton./a. Il 45.7 % infatti corrisponde al tasso di RD che si raggiungerebbe con il recupero negli ecocentri e nei cassonetti stradali di ingombranti, carta, vetro, umido e “plastiche Conai”. Al 65% si giungerebbe poi con il trattamento meccanico biologico che sottrarrebbe un 15 -20 % di acqua e qualche punto in percentuale di metalli. Ciò che resterebbe è appunto un miscuglio di plastica e cellulosa da cui si ricavare CDR -come abbiamo detto nella quantità di 30 mila T/a - Ciò a conferma che i limiti fissati dal decreto Matteoli non chiudono le porte all’ incenerimento anzi sono a questa pratica assolutamente coerenti .
  • VEOLIA
    • Quindi se ACAM non potesse rivolgersi ad ENEL per smaltire le 30 mila tonnellate annue di CDR prodotte, dovrebbe continuare a servirsi di Veolia ad un costo intorno ai 3.36 milioni di euro l’anno ( 30 mila t/a X 112 E/ Ton ). O magari ad altri operatori con costi comunque elevati. Ma è bene precisare che questi dati sono da riferirsi a quanto prevede la normativa nazionale al 2012. Non dobbiamo dimenticarci che attualmente il tasso medio provinciale di RD differenziata è appena al 23.5 % e pertanto la quantità di CDR prodotta sarebbe superiore di almeno il 50 % rispetto a quella che risulterà a regime. I costi da sostenere per il suo smaltimento saranno intorno agli 8 milioni di euro riferiti al trattamento meccanico biologico di circa 85 mila ton/ a di indifferenziato.
    • Inoltre un accordo con Enel permetterebbe all’ Azienda di Via Picco di offrire in dote ad un’ altra multi utility un ciclo rifiuti chiuso ed anche una notevole utenza. Anche ENEL trarrebbe i suoi vantaggi dall’ operazione pur dovendo accollarsi le spese di adeguamento degli impianti. Potrebbe consolidare e persino potenziare la propria presenza nel territorio ( solo 5 anni fa l’Ente energetico intendeva installare un nuovo gruppo a carbone da 600 MW).
    • Quale governo della città potrebbe riparlare -anche solo in un contesto di propaganda elettorale- di dismissione della centrale ? sapendo che chiudere Vallegrande significherebbe entrare in emergenza rifiuti …?
  • MATRIMONIO CON HERA
    • abbiamo già detto che il gruppo Hera ha formalmente manifestato interesse ad un matrimonio con ACAM. Hera è il gestore del ciclo rifiuti in tutta l’ Emilia Romagna tranne Reggio e Parma dove opera Enìa, ha in esercizio in ogni provincia un inceneritore dove si bruciano RSU ed in un caso anche rifiuti ospedalieri ( Ravenna ). Non è azzardato ipotizzare che questi inceneritori potrebbero divenire la destinazione finale del nostro CDR. Permarrebbero i costi del trasporto ma l’operazione manterrebbe ancora margini di profitto in quanto -anche in questo caso- la nuova multi utility sorta dalla fusione dei due gruppi, servirebbe un bacino di utenza considerevole.
    • Da non sottovalutare poi la possibilità che alla filiera dell’ incenerimento potrebbero ancora arrivare nuove forme di sussidio a sostituire la quota dei Cip6 concessa illegittimamente alla combustione della matrice plastica dei rifiuti, di cui Hera potrà contare sino alla fine del 2009.
    • .
  • VI SONO ALTRI SCENARI
    • Oltre a questo scenario siamo convinti che l’ipotesi di servirsi di una discarica per conferirvi materiale biostabilizzato ancora non è stata abbandonata. In caso di emergenza potrebbe tornare all’ onor di cronaca l’ impianto di Saturnia. Ovviamente le responsabilità di una soluzione così impopolare dovrebbe -a livello politico- essere presa trasversalmente, magari in regime commissariale.
    • Questa è dunque la situazione in atto .. ma l’ opzione inceneritorista, si intenda ora quella dell’ impianto dedicato -se pur lontana sul piano tecnico, politico e burocratico, resta sempre in agguato. I partiti del centro destra non fanno che proporla in ogni occasione nel palese ed indecente intento di favorire la locale azienda leader del settore.
  • BRUCIARE IMPLICA DI DOVER SUPERARE NON POCHI OSTACOLI BUROCRATICI
    • A stoppare la costruzione di un impianto comprensoriale vi è il PTC ed anche una delibera del consiglio provinciale approvata in sede di adozione del Piano dei rifiuti risalente al 2003. Entrambe sanciscono il diniego ad incenerire i rifiuti anche con il fine di produrre energia andando a rafforzare quanto scritto a pag. 215 del Piano stesso.
    • Non di meno le ragioni per cui nel passato l’ inceneritore non venne realizzato restano attuali ed oggi ancor più giustificate:
    • 1) gli obblighi di legge per ciò che riguarda la RD
    • 2) la modesta produzione di rifiuti della Provincia che ci costringerebbe ad importarli da altri ambiti
  • RECUPERO ENERGETICO NELL’ IMPIANTO DI SALICETI
    • Come abbiamo più volte detto in loc. Saliceti nel comune di Vezzano ligure ( SP ) sorge l’impianto per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti (TMB).
    • Da informazioni fornite da Acam Ambiente risulta quanto sia energivoro: impegna infatti quasi in continuo, circa 3 MW/h.  Secondo dati ENEL per produrre 1 MW/h occorrono 4,71 ton /h di carbone. Avendo il CDR un p.c.i. pari alla metà di quello del carbone deriva che per ottenere 1 Mw/h devo bruciare 9,4 T/ h di combustibile da rifiuto.. Quindi per ricavare 3 Mw/h dovrò bruciarne 28,2 T/ h. Più del doppio della quantità corrispondente al 5% del calore introdotto come previsto dalla legge.
    • Infatti tale quantità è pari a 14 T/h di CDR. Se moltiplichiamo le 28,2 Ton/h X 7300 che sono le ore di funzionamento del gruppo a carbone nel 2007 della centrale ENEL, otterremmo  205860 ton/a di CDR. Che sarebbe la quantità necessaria per pareggiare i costi energetici del TMB di Saliceti.
    • Ricordiamoci però che l’impianto produrrà a regime 30 mila t/a di CDR .. ovvio quindi che parlare di recupero energetico è assolutamente falso anche nel caso si decidesse di importarlo. Infatti anche per produrre il CDR importato si spenderebbe energia. Ciò non significa che ACAM non possa considerare vantaggioso – specie in chiave antiemergenza- smaltire nella centrale di Vallegrande le sole 30 mila tonnellate provenienti da Saliceti.
  • COSA FARE DEI RIFIUTI?
    • Pur consci della gravissima crisi economica di ACAM, delle sue difficoltà ad investire nel breve periodo nella raccolta differenziata, della cattiva qualità del suo servizio (dovuta all' insipienza di chi l' amministra ed agli invadenti interessi partitici), pur consapevoli del disinteresse di una parte rilevante della popolazione spezzina alla buona pratica della selezione dei rifiuti raccomandiamo il massimo sforzo nel perseguire le seguenti politiche: - riduzione a monte della produzione dei rifiuti e recupero di materia nel rispetto delle norme comunitarie e nazionali - l' estensione della raccolta differenziata porta a porta a tutto il territorio
    • - il completamento del passaggio da tassa a tariffa - la ristrutturazione / ricollocazione delle isole ecologiche - la cessazione della produzione del cdr a saliceti - la messa al bando della co-combustione carbone-cdr dal piano rifiuti, dal piano industriale ACAM e dal piano energetico regionale - l' utilizzo dell' impianto di Saliceti come centro di analisi dei flussi, di raccolta, valorizzazione, cernita della “ frazione secca”. - l' utilizzo delle biocelle presenti a Saliceti per il compostaggio di qualità
    • - la realizzazione dell’ impianto di estrusione delle materie plastiche.
    • - la promozione delle cosiddette "bioplastiche"
    • - la riproposizione di campagne d' informazione
  • LE NORME ANTI COMITATI
    • I governi Prodi e Berlusconi - più Prodi che Berlusconi per la verità - in questi ultimi anni si sono dati molto da fare per poter contrastare duramente l’azione dei Comitati che si battono per difendere il loro territorio. Alcune odiose norme sono state approvate cercando di convincere l’ opinione pubblica che comitati ed associazioni altro non fanno che perseguire egoisticamente i propri interessi a danno della collettività ( effetto Nimby ) agitando inesistenti pericoli per l’ ambiente e per la salute degli individui.
    • La loro finalità è quella di inibire la possibilità dei cittadini di agire in giudizio riducendo i termini per i ricorsi ai TAR ed aumentando i costi per i ricorsi alla Giustizia Amministrativa anche in materia di accesso agli atti.
    • Si è poi operato con il preciso obiettivo di criminalizzare i conflitti che possono originarsi dall’ opporsi ad impianti dichiarati strategici ponendo su essi il segreto di Stato. Tra questi sono inclusi tutti i poli energetici, ivi compresi quelli deputati allo smaltimento dei rifiuti.
    • Se a tutto questo aggiungiamo:
    • la proposta di legge n. 2271 del deputato Scandroglio che mette in condizioni un giudice, qualora un ricorso alla giustizia amministrativa "sia respinto perché manifestamente infondato, di condannare le associazioni o i comitati soccombenti al risarcimento del danno, oltre che alle spese del giudizio",
    • si comprende quale svolta autoritaria sia stata impressa a questo Paese dal sistema politico. Non solo nel campo della Sicurezza, dell’ Informazione, della Giustizia ma anche in quello che attiene all’ Ambiente. Soprattutto si comprende cosa può riservare “ad un Paese europeo tra i più evoluti del Mondo” la sempre celebrata democrazia: ieri strumento meno peggio, regola del 51% .. oggi vera e propria forma di dittatura.
    • A cura di
    • Cucciniello Corrado
    • ASSOCIAZIONE
    • COMITATI SPEZZINI
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