Ma Che Bel Castello

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Ma Che Bel Castello

  1. 1. Ma Che Bel Castello marcondirondirondello
  2. 2. Il Gioco <ul><ul><li>Preso, forse anche troppo, da certi studi personalissimi che sto conducendo sui Normanni, ho cominciato, in questi giorni, a fantasticare sulla Shiklah di Idrisi e sul suo “Il diletto di chi è appassionato per le peregrinazioni attraverso il mondo”. </li></ul></ul><ul><li>Ho sognato, ad occhi aperti ma anche chiusi, le cose più improbabili: </li></ul><ul><li>Tipo, ricostruire l’Oppidum Triquetrum. </li></ul><ul><li>Molto meno fantasioso sarebbe augurarsi che nei prossimi decenni si possa metter mano (ma una buona mano), anche archeologicamente, su tutto il colle di San Matteo. </li></ul><ul><li>Sarebbe, infatti, interessante capire come veramente stavano le cose nel periodo più fulgido e luminoso del paese, mi riferisco al periodo Arabo-Normanno. </li></ul><ul><li>Per il momento, comunque, ho pensato bene di sopperire a questa crisi da assenza di castello, </li></ul><ul><li>immaginando come poteva essere strutturato il fortilizio. </li></ul><ul><li>Leggendo e guardando piantine ( La mia fonte è “Il castello dei tre cantoni di Scicli e l’analisi stratigrafica delle strutture murarie” di Emanuele Canzonieri), visionando (purtroppo dal di fuori della recinzione) il luogo stesso, ha preso inizio il mio “gioco”. Rimane un dubbio, nato da una discussione con un amico, riguardo il reale perimetro delle mura di cinta. </li></ul><ul><li>In effetti, il castello si dispone longitudinalmente, in perpendicolare all’attuale stradina, lasciando sulla sua destra un grande spazio, oggi quasi del tutto vuoto (esclusa una casa diroccata). </li></ul><ul><li>Cosa c’era in questo spazio? </li></ul><ul><li>Non azzardo ipotesi al di fuori della mia mente. </li></ul>
  3. 4. Comunque è ben facile notare, dalla cartina, che le dimensioni del castello dovevano essere davvero notevoli, soprattutto se confrontate a quelle delle fortificazioni della nostra zona. Questo mio “lavoro” (ma con delle grosse e molto evidenti virgolette) non vuole assolutamente essere una ricerca o uno studio. Molti testi di storia locale, diffusamente presenti nelle case della bella Scicli, parlano ottimamente delle fortificazioni cittadine. Dunque, proseguendo nella passeggiata che da qui a poco vi proporrò, non troverete nessuna descrizione storica. Questo per almeno tre buoni motivi: uno l’ho già detto; poi perché non è mio compito ed infine per non cadere in grotteschi scimmiottamenti. Lo ripeto, il mio è solo un gioco. Concedetemi però una citazione, o forse è meglio dire, un ulteriore invito a ricordare quello che ci ritroviamo tra le mani oggi. Scicli non è veramente nostra, il suo possesso appartiene alla Storia. Scicli è un bellissimo contenitore di racconti, storie antiche di secoli o di qualche anno, una scatola magica che spero continui sempre a raccogliere cose degne di essere ricordate.
  4. 5. Dove eravamo rimasti? Ah già, la citazione: “ Scicli, posta sulla sommità di un monte, è rocca fra le più nobili e zona fra le più pregiate. Distante dal mare tre miglia circa, è paese di singolare prosperità, popolato e rigoglioso, dotato di una campagna fiorente, di mercati a cui affluiscono prodotti di ogni specie; è florido, opulento e fornito di giardini con alberi da frutto di ogni specie. Ci si arriva via mare dalla Calabria, dalla Tunisia, da Malta e da altri territori. I suoi poderi sono fra i migliori, le sue terre coltivate le più pregiate, la vasta campagna molto produttiva: insomma, una situazione di vero benessere. Lungo i suoi fiumi, che abbondano di acque, sorgono numerosi mulini. Presso Scicli si trova la “fonte delle ore” (ayn al-awqat) così detta perché, fenomeno veramente singolare, l’acqua vi scorre solo nelle ore delle preghiere e si prosciuga nelle altre.” (Idrisi, geografo alla corte di Ruggero II) Ed ora, per chi mi vuole seguire, andiamo alla riscoperta del castello…
  5. 6. Comincia il nostro cammino ideale dal primo tornante della “Spana” e qui facciamo conoscenza col colle di San Matteo.
  6. 7. Via San Matteo Una volta giunti in paese, ci avviamo nei pressi del colle di S.Matteo e iniziamo a risalirne l’erta, avventurandoci nel fascinoso viottolo dietro il palazzo Beneventano. Ora vi si chiede solo di rallentare il passo ed osservare ciò che vi sta attorno. Ad un certo punto, dovremo scegliere tra la strada più semplice che conduce all’antica matrice oppure quella più difficoltosa verso la chiesetta di Santa Lucia. Mi prendo la responsabilità di consigliare la seconda opzione…
  7. 8. Incontriamo subito le prime abitazioni rupestri, quasi sullo stesso piano di quella che nella piantina è detta Torre A. Da qui ci affacciamo sulla cava di Santa Maria la Nova e siamo proprio sotto il castello. Lo spettacolo è ammaliante ma occorre salire ancora… … fino a Santa Lucia e poi prendere il sentiero che giunge alla torre normanna. U castiddazzu.
  8. 9. Eccolo, il castellaccio, o quello che ne rimane. Le vaghe sembianze squadrate ricordano senz’altro il periodo normanno. Poco resta dell’imponente struttura ma immutato è il fascino che promana.
  9. 10. Dalla torre si vede parte del tragitto percorso e, ancora più facilmente, la Chiesa del Santo Spirito. Quello che riesce difficile, invece, è immaginare che poco più in alto, dentro la recinzione, sulla sinistra della stradina, c’era il castello dei tre cantoni. Se ne vedono i resti, tra gli arbusti. A centro dello spiazzale c’è la base della torre triangolare. Il nostro viaggio si conclude qui?
  10. 11. Beh, visto che ce l’abbiamo, proviamo ad usarla questa immaginazione: Potevano per caso essere queste le forme del mio castello preferito? Cerchiamo di immaginare, sempre dall’angolazione del Castiddazzu, come si poteva sviluppare la struttura del fratello maggiore, il Castelluccio.
  11. 12. Ma no, facciamo di meglio, ricostruiamo anche l’interno. In linea teorica, partendo dal disegno in cartina, non doveva poi essere così dissimile da come lo immaginiamo, no?
  12. 13. Facciamo che poteva essere qualcosa del genere? Magari con largo utilizzo della fantasia sull’assegnazione delle altezze.
  13. 14. Dunque, dalla torre, forse, avremmo visto qualcosa del genere.
  14. 15. Ora la nostra passeggiata non barocca volge veramente al termine. Mi rendo conto che qualcuno potrebbe anche essersi confuso, dopo tanto utilizzo della fantasia e potrebbero capitare cose tipo…
  15. 16. questa…
  16. 17. … o peggio ancora cose del genere:
  17. 18. In questi casi, se mai dovessero capitarvi, vi consiglio di rispondere a voi stessi: Marcondirondirondà!!!

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