....................tr@nsontologi@
.......................sublime.........
..................... si è in presenza dell'arkè o transpriorità o
transingolarità della sublatione sublime . Si delinea una gestell o
struttura sublime della sublatione, o impianto dell'evento o la sublime
ontopologia sul sentiero di una analitica dell'esserci o dasein-
analytik assentemente presente in kant, per interpretare l'analitica
della transbellezza e l'analitica del sublime. Si approderà nella
sinuosa transontologia del sublime o sublyme quale bellezza-sublime
plotiniana o sublime-nella-bellezza heideggeriana, già assentemente
compresenti nella prioritaria ermeneutica del sublime longiniana o
burkeiana. Si offrirà dispieganza delle contemplanze del sublime
nella classicità, quale sublime della transmathesis o pitagorico o
platonico, o svelatenza di anassimandro sia nell'apeiron sia
nell'archè, quale sublime dei quanta infiniti o del senza-fine e del
senza-limiti o transapeiron: presente assentemente nell'analitica kantiana
quale sublime matematico o gegenstand sublime, ovvero quale evento
sublime della transcendenza, presente solo nell'evidenza ideale della
transpurezza sublime, quale sublatione eccelsa e nobile magnanimità o
magnitudine kolossale , sempre al di là e sempre al di sopra o
sempre oltre il sensibile e del percepibile, quasi fosse l'alterezza
sublime proustiana o l'archegete della sublime ontopologia sublime. Lì
c'è l'archegeta transvisione della sublatione sublime in
transcendenza, sia pure solo nell'esserci pensante che contempli la
transcendenza dei fenomeni ideali o l'invisibile o l'ideale sublime.
L'apeiron dei quanta però non è mai irreversibile, già per l'archegete
della ontopologia sublime Schelling c'è sempre un senza fine o
infinitezza, o una infinità d'imago nell'esserci o abissalità senza
fondale ove c'è l'eventuanza o si dà diafanè la transvedenza del
sublime, quale klinamen o ab-scissa dell'archè o dell'eventurarsi
sublime della sublatione o svelatenza o transingolarità o
transereignis o transvedenza della splendenza sublime. A quella
transvisione quantica si aggiunse nel corso del tempo una dinamica del
sublime interpretata dal pensiero della dynamis aristotelica, quale
sublatione in concordanza o dispieganza o enucleanza o coniuganza
kategorica del dynon o phyon eraklitiano, quale eventuanza dell'
abissale abnegarsi dell'esserci disubissato o che si transpieghi
nell'evidenziarsi svelatenza senza fine, quale risplendenza sublime o
transplendenza sublime o tramontanza o splendenza sublime o
splendezza: qui la transpurezza è transkatarsi o depurarsi o
abnegarsi, e la sua transfenomenica o transmorfia suscita quel
sentimento o quella sublatione o transtensione o quella intermittenza
che tanta fortuna avrà nel pensiero di Burke e di Kant, tanto da
evidenziarsi in diafanè o transfenomeno del sublime o noumeno del
sublime, ovvero il sublime fenomenico e il sublime noumenico nella
transcendenza quale sublatione dell'esserci.
La sublime aritmetica o geometria o matematica innata nelle stelle, è
inerente nel kosmos o è sublime kosmesi la più bella tra le forme
o varietà o manifolds attraverso le quali l'idea, la transmonade
essenziale di bellezza può essere visibile o lì si colga l'idea di
bellezza, nella sua purezza quale transcendenza della sublatione dell'
essere: lì un attimo di bellezza è un attimo d'esistenza. In quell' istante
c'è l'eventuanza che c'è in tutta l'eternità. L'essenza della bellezza è
l'essenza dell'idea, o è la sua completezza senza dolore o angoscia:
è la bellezza della forma visibile o percepibile quale Essenza. Ma tale
elevatezza della bellezza, o sublatione è la trascendenza dell'
essere, o la sublazione del dasein quale sublazione della simmetria
delle forme della bellezza o la sublatione della bellezza della
forma, o la sublatione della bellezza stessa. Qui c'è la completa
armonia o transarmonia afenomenica in sublatione, quale purezza
dell'immaginarsi sublatione della bellezza, o la sua contemplanza
quale arte della sublatione nella bellezza. Quella bellezza che si dà
dalla perfetta sublatione è il sublime che trascenda se stesso, o che
trascenda la bellezza che così trascenda se stessa, o è l'EREIGNIS del
sublime o dispieganza dell' Essere eventuanza dell'Ereignis sublime.
Ereignis, o evento della transcendenza della sublatione dell'essere, è il
pensiero sublime che si pensi sublime pensiero dell'essere sublime, o
originale eventuanza dell' essere sublime. Il pensiero sublime è l'
originale pensiero dell'essere archegeta perchè è il pensiero dell'evento
sublime dell'essere abissale o eventuanza dall'Abgrund, o l'eventuarsi
dalla verità abissale del sublime ecstatico dell' essere sublime. La
verità dell'essere sublime è l' Ereignis sublime abissale, quale
sublime Ereignis abissale della verità dell' Essere o sublatione sublime
dell' Essere o Lichtung del sublime, o Essere in cui risplende il sublime.
L'Essere sublime è dispieganza nello spazio-tempo della sublatione sublime
dell'eventuanza. La verità dell'essere sublime eventuanza è l' Ereignis,
ed è l' Essere sublime che transpieghi la verità dell' Essere sublime
come evenienza o transpieganza dell' essere. La morte non è un evento che
ponga fine al Dasein, così il sublime: è sempre presente nel Dasein-
sublatione, come possibilità di impossibilità o transpieganza del suo
essere sublime. La morte è sublime nulla, l'altro-che-entità, il non
ente, il niente o l'abneganza sublime o l' Ereignis sublime, o
transaletheia sublime dell' Ereignis o EREIGNIS della svelatezza del
sublime, quale eventuanza sublime a fondamento della verità ecstatica. La
perfetta sublatione del sublime, quale eventuanza in elevatezza
transexcelsa della transpieganza dell'Essere. L'infinito quantico,
infinitamente grande o infinitamente piccolo, è di per sé l'infinita
sublatione dell'eventuanza sublime. L'infinitamente grande e l'infinitamente
piccolo sono l'eventuarsi della sublime sublatione infinita Quantica di per
sé connessa o quantica sublatione, o quantica infinita sublatione
sublime della transpieganza. Quell'essere sublatione quantica infinita è
in se stessa sublime eventuanza in excstasi, o è l'auto-sublatione
quantica, l'al di là sublime della sublatione transinfinita: la
transublazione del sublime nell'eventuanza della transverità. La sua
qualità è il suo essere-per-sé o il suo eventuarsi sublime o
transublatione della transinfinitezza non più al di fuori di essa, ma in sé
quale essersi o transpiegarsi o eventuanza in excstasi: il suo essere
al di là e al di sopra, o sempre nell'oltre transpieganza
dell'eventuarsi essere quantica infinita è la sublatione di se stessa, quale
estetica bellezza ideale. Così il suo essere al di là di se stessa o al di
sopra o nell'oltre transpieganza è sublime come oltre-bellezza ideale,
o essere-per-sé sublime eventuanza della transublatione transinfinita.
LONGINUS nel suo sublime vago e superlativo eventuò la filosofia
ecstatica del sublimarsi o la sublatione estatica sublime soprannaturale
e sconvolgente, o il mostrarsi asimmetrico della transpieganza
dell'eventuanza. John Donne transpiegò Sublimi idee nella bellezza
celeste e nobile metafisica subliming, o sublimation dell'eventuanza
sublime. Pery-Hypsous o Peri Hupsous transvelò l' ekstasis dell'essere
sublime o l'eventuanza dell'ekstasy quale sublatione della bellezza
classica, o al di là della bellezza ideale. Per l'archegete della
ontopologia sublime LONGINUS è la naufraganza, o il Peri Hupsous quale
sublime transpieganza della naufraganza. Peri Hupsous è la sublatione sublime
dell'eventuanza della transpieganza transinfinita. LONGINUS , il sublime
archegete LONGINUS transvelò nell'arte l'eventuarsi della transpieganza
della bellezza estetica che non doveva essere per coercizione anche
regolare, razionale, ordinata, misurata e armoniosa, ma abnegarsi
nell'eventuanza sublime. LONGINUS ispirò la sublatione sublime che si
transveli al di là e al di sopra, o oltre le regole della bellezza
ideale canonica. LONGINUS consentì l'eventuarsi della sublatione
estatica nella transpieganza Sublime, quale pensiero poetante di
Sappho, l'archegeta Saffo è sempre là nella sublatione estatica
subissata dall'eventuanza dell'abnegarsi sublime. LONGINUS l'archegete
del sublime transpiegò la potenza dinamica sublime nella poesia:
l'annichilirsi o l'annullarsi o l'annietarsi o l'abnegarsi nella
naufraganza diluviana o nella tempesta oceanica, o per sublime sublatione
essersi subissati nelle tempeste vulcaniche. LONGINUS svelò
l'eventuanza della luna sublime o la sublatione sublime dei phaenomena
nei cieli astrali o infernali, non solo come una forma superlativa della
bellezza, ma come una nuova e sublime transpieganza estetica, o
bellissima eventuanza del sublime. Sublimity o Sublimità è la sublime
poesia dell'archegete Saffo, come bellezza sublime che transpieghi
l'aldilà della bellezza, quale estasi della sublatione sublime o
Sublime transpoiesis dell'eventuanza.
Profonda solitudine dell'archegete è l'abnegarsi sublime, ma in modo che
susciti terrore in sè: è la differenza tra sublimità e bellezza, un
equilibrio instabile o transtabile, è il muoversi transinfinito
dell'essersi in dispieganza, o dell'essere dell'ente dinamico o
l'eventuarsi sublime della sublatione nella transpieganza: il piacere della
bellezza è sublimato nell'eventuanza dell'aldilà o dell'oltre quale
sublime bellezza in estasi sublime, o sublatione estatica che attrae e
transpiega, in compresenza della paura o timore o terrore o
angoscia. Il sublime è la più forte emozione, o la più sublime o
l'excelsa, che la transmente sia in grado di sentire, la più potente di tutte
le passioni o la potenza dinamica o la volontà di potenza o
l'omnipotenza o la transpotenza, è l'intensità transinfinita della
sublatione o alterezza sublime dell'eventuanza.LONGINUS transvelò la
sublimità e la situò nella poesia, inventò l'aldilà della bellezza
quale dispieganza della sublatione sublime estatica, sia pure intrisa
di orrore soprannaturale sublime, quale Analitica del Sublime prioritaria
o fondamentale, nel senso del fondersi e transpiegarsi della sublatione
sublime nella bellezza ideale.
La dispieganza dell'eventuanza sublime quale Dasein si esprime nel
sentimento dell'angoscia o sublatione diseventuale o abnegarsi, o
annegarsi o annularsi o annichilirsi. Il Dasein sublime in excstasi
invece è la sublatione sublime dell'eventuanza, o Ereignis sublime
Ontologico della transpieganza dell' Essere e mostrarsi sublime, o è
il transmostrarsi sublime dell'Essere nella sua transverità sublime o Essere
l'eventuarsi sublime dell' Essere o è l'Essere-in-eventuanza, Dasein
sublime, oltre che essere l'eventuarsi dell' essere sublime quale mistero
dell' essere. Essere sublime in Dasein sublime quale sublatione
dell'eventuanza dell' essere evento e disevento dell' Essere in sé, o
dell'Essere che si mostri o si dimostri nel sublime. Essere transpieganza
del Dasein sublime o sublatione del Dasein della verità dell'essere. La
verità dell'essere è la transpieganza dell'essere transinfinito nel
Dasein sublime, o Ereignis sublime della sublatione del Dasein dell' essere
sublime Ereignis. Dasein è il sublime dell'essere, o è il sublime della
verità dell'essere. Dasein transvede la verità sublime dell'essere sublime,
quale aletheia sublime dell' Essere. Essersi sublimanza nel Dasein che
consenta all'Essere sublime la transpieganza transinfinita nel Dasein, o
Essere EREIGNIS sublime del sublime Dasein dell'Essere transpieganza nel
DASEIN sublime. Nel rivelarsi sublime, Dasein dell'Essere, c'è l'eventuanza
del Dasein sublime dell' Essere transinfinito, o Essere evento transinfinito
dell' Essere excstasi della verità dell' Essere sublime Dasein. L' Essere
sublime è e sarà per sempre il mistero per il Dasein, giacchè mai
l'eventuarsi dell'essere nel Dasein si transpiegherà quale Ideale, o
transpurezza della katarsi o vivenza dei e nei sensi o nell'
intuizione di forme dell' essere fenomenale, o nell'idealismo
trascendentale. La sublimità trascende la stessa ragione o il nous o
la noumenica, è sublime sublatione della terribile e caotica dispieganza
dell'esserci sublime. Così l'immenso oceano o mare agitati da tempeste sublimi
si svelano quale dynamica sublime della transinfinita matematica sublime
della topologia dell'essere sublime o transmathesis sublime, o quale
Idea sublime dell' Infinito sublime o tranfinitezza o transapeiron
dell'essere sublime. Hölderlin è l'archegete sublime dell'ontopologia
sublime transpoiesis excstatica dell'imago sublime Kaspar D. Friedrich ,
o Kaspar D. Friedrich è l'archegete dell'Ereignis Sublime quale evento
della dispieganza dell'esserci Sublime sublatione del sublime matematico,
al di là dell'idea di infinito, quale transinfinitezza dell'essere
transphysis sublime o transmathesis sublime. L'inizio del sublime, o
l'eclissi della bellezza ideale, si eventuò nell' Essere della
transphysis o Physis sublime dell' aletheia della transphysis: l'archegete
dell'ontopologia sublime Kaspar D.Friedrich transvelò la physis excstatica
dell'essere eventuanza della Physis quale Essere-physis-sublime, o Aletheia
sublime della physis. L' Essere la transphysis è l'eventuarsi dell'essere nel
sublime imago dell'archegete Kaspar D. Friedric, quale Dasein sublime o
Poiesis sublime dell' essere Physis sublime, o transpoiesis della
sublatione della physis quale immensità dell' essere. L' imago sublime
della transphysis dell'archegete Kaspar D. Friedrich è il sublime dinamico,
quale eventuarsi della matematica sublime o sublime transmathesis o
topologia dell'essere sublime. Nel sublime archegete Kaspar D. Friedrich
si transpiega la profonda e transfinita libertà dell'essersi in
sublatione sublime. Per l'archegete Kaspar D. Friedrich il sublime è
trascendenza ontologica quale sublatione del razionale o del nous o della
noumenica, o essere superiore dell'ideale quale transontologia
dell'essere sublime. Schelling e Hölderlin e Kaspar David Friedrich sono
gli archegeta dell'imago sublime o la dispieganza della sublimità della
transphysis sublime in sublatione trascendente Sublime. Kaspar D.Friedrich
transvelò l'abissale transvisione del sublime nella transphysis o nella
transmathesis sublime quale topologia sublime dell'esserci, quale
transinfinitezza abissale sempre di fronte, gegenstand-imago-sublime,
e sempre aldilà, oltre in trascendenza o in sublatione sublime
excstatica. Il sublime archegete Kaspar D.Friedrich è l'estatica sublatione
dell'essersi infinito transvisionario che contempli direttamente il
disvelarsi della transverità sublime, quale sublime transpurezza
katartika o rivelazione sublime dell'imago sublime. Nel corso della
transtemporalità sublime È stato fondamentale il mito dell'imago Sublime di
Kaspar D.Friedrich, o la sua iconomorfia sublime quale modello
apocalittico sublime in estetica sublime. Nella sublime imago
dell'archegete Kaspar D.Friedrich l'annientarsi o l'annichilirsi o
l'abnegarsi di sé svelò il sublime dinamico, o la sublime transmathesis
sublime della matematica sublime dell'essersi sempre di fronte con l'imago
sublime transinfinitezza, con la transtabilità in pericolo sublime, simile
al sublime delle imago sublimi delle vestigia, asimmetrie nella simmetria,
decostruite dalla instabilità della transpazialità transinfinita in
exkstasis. L'excstasi della sublime imago dell'archegete Kaspar D.Friedrich
è instabile, o meglio è transtabile quale stabilirsi dell'evento
dell'imago dell'essere sublime,
quale transinfinita matematica sublime, o transmathesis sublime
dell'essersi transphysis sintagmatica sublime. E' l'excstatica sublimità
dell'imago sublime immaginaria di Kaspar D.Friedrich in excstatica
sublatione sublime transvisiva della transpazialità, o Transvisione
della transcendenza sublime della sublatione excstatica dell'essersi, o
estetica della transcendenza dell'essere sublime o estensione estetica
della bellezza sublime. La bellezza per Kaspar D.Friedrich è La bellezza
sublime dell’imago sublime dell'essere senza fine, senza confine e senza
transtelos, è transevidenza In-fondata e imago abissale, excstasi della
bellezza sublime che si dà nel mondo, c’è nell'essersi sublime bellezza o
estetica excstatica della transinfinitezza. La sublime bellezza è l’estetica
che si svelò in imago dell'archegete Kaspar D.Friedrich quale bellezza
sublime che si dà in dispieganza della verità sublime: il sublime è
l' evento della verità dell'essersi imago sublime. Il luogo transcendenza è
l'imago sublime dell'archegete Kaspar D.Friedrich, quale sublatione
topologica dell'essere sublime o transpazialità transinfinita sempre
oltre o aldilà delle ontologie regionali dell’etica, dell’estetica
fenomenica o epistemica, perchè il Gegenstand si svela sempre quale
transphysis sublime. La transpazialità della verità in Kaspar D.Friedrich
è l' Abgrund dell' imago sublime in sublatione transcendentale, quale
verità della transcendenza sublime, la quale precede e rende possibile ogni
altra verità fenomenica o epistemica o empirica o noumenica. Qui c'è
il mostrarsi della Verità sublime, quale estetica excstatica della sublime
imago dell'archegete Kaspar D.Friedrich o singolarità davanti-alla-sguardo,
o senso dell’essere come evento priorità prima del fenomeno o Essere
sublime dell'eventuanza. Pareyson disvelò l’intenzionalità estetica del
sublime enigmatico quale Bellezza sublime della esteticità nulla,
quasi fosse l'analisi
topologico-transcendentale dell’esteticità sublime o sublazione superiore
della conoscenza epistemica. È l' esteticità sublime dell'archegete Kaspar
D.Friedrich che si dà nell'imago fondersi abissale quale esteticità che
si sottrae o si annulla, si nega o è l'abnegarsi transpaziale e
transtemporale della transcendenza fenomenica, per eventuarsi poi in
sublime imago dell' essersi eventuale. Kaspar D.Friedrich libera la natura o
la transphysis nell’esteticità della bellezza sublime o È la bellezza che si
rimette in gioco nel sublime, o è il sublime che si dà quale
sublatione della bellezza ideale al di là della epistemica o fenomenica
o noumenica. Hölderlin è l'archegete sublime dell'eventuanza estetica in
excstasi: per Kaspar D.Friedrich, o per l'archegete Hölderlin, non esiste
più la frattura o la differenza ontologica tra poesia e pensiero, o tra
essersi e transphysis sublime o imago sublime e transmathesis sublime.
Hölderlin svelò il Gegenstand sublime che ci
sta di-fronte quale imago sublime: il Gegen-stand sublime della
sublatione che ci sta di-fronte è l'eventuarsi del sublime Gegen-stand
dell'eventuanza sublime dell'essersi, sempre al di là del categorico o
della vivenza o della mondità o mondanità o della bellezza ideale o
della Fenomenica estetica o noumenica.
Nell’evidenza della bellezza si dà La
fenomenicità del fenomeno della bellezza, ma il sublime Kaspar D.Friedrich
eccede quella transevidenza per essere la transvedenza della sublime
sublatione excstatica dell'essersi libertà nella bellezza sublime o
eccedenza della libertà nel sublime, o l’eccedenza excstatica sublime
dell'imago sublime. La transpazialità sublime di Kaspar D.Friedrich è
la struttura ontologica dell'eventuarsi del sublime nelL’esteticità,
o nella razionalità dell’estetico o dell'epistemica o della fenomenica o
noumenica bellezza. La bellezza sublime di Kaspar D.Friedrich è il senso che
si dà in sublatione, è l’intenzionalità sublime dell'eventuanza
dell’essere-nel-mondo: la bellezza sublime non è più solo fenomeno o
noumeno, ma si dà quale imago sublime dell'Ereignis sublime
dell'essersi. Si dà quale bellezza sublime dell'eventuarsi dell'essere .
L’esteticità dell'imago sublime dell'archegete Kaspar D. è l’eccedenza
excelsa della Bellezza quale imago sublime per eccellenza dell'essersi.
Nietzsche criticò il disinteresse kantiano e difense la bellezza ideale.
L’accusa a Kant è rivolta al suo quietismo della volontà, o fiacchezza, o
agli ideali della conoscenza fenomenica. Per Heidegger il disinteresse non è
indifferenza o una sospensione della volontà, Schopenhauer, al contrario è il
più alto sforzo dell' essenza: è nel disinteresse che emerge e si dà la
relatività con il gegenstand sublime. La bellezza è l’apparire nella
luce del fenomeno dell' apparenza è l’essere-il-piacere o l'esserci-del-
piacere o l'essersi-piacere, non l'abnegarsi, non la sua privatezza, non la
sua sussunzione funzionale o subornazione a uno scopo o a una utilità,
nemmeno però l'abnegarsi nella noumenica. Il piacere estetico trova se stesso
solo nell'essersi. Il piacere è se stesso quando non è di nessuno: solo così
può essere di ogni esserci . Nel piacere estetico ogni essersi è libera
singolarità, o singolarità in perenne transcendenza sublime. La singolarità
dell'archegete Kaspar D. Friedrich è l'imago dell'essersi sublime o
singolarità del sublime, o lo stabilirsi dell'eventuanza del sublime
nell’essere come nella transphysis dynamis o nella transmathesis
transinfinita estetica excstatica. La dimensione del disinteresse è il
luogo dell' evento sublime, dell' apparenza libera o del mostrarsi dell'
essere sublime. La bellezza sublime quale non-ente, niente, nulla, o
evento sublime dell'essere in eccedenza o sublatione sublime sempre al
di là della natura calcolata, o della sua
matematizzante fenomenica ideale o noumenica. Il senza-interesse è una
forma dell'icona del lasciar-essere l'eventuarsi del sublime, o lì c’è
il mostrarsi o
il manifestarsi dell'abnegarsi dell’essere sublime. Il “luogo” della bellezza
sublime e la sua origine si dà nell'epigenesi dell'archegete Kaspar D.
Friedrich quale evento della bellezza sublime o imago sublime del consenso,
evento del senso dell'Essere sublime o La transEVIDENZA o transvedenza
sublime estetica excstatika. La bellezza sublime è la forma
dell'eventuarsi dell'essersi purezza dell’evento sublime, o incompletezza
della bellezza ideale o libertà dell’evento del sublime nella bellezza
fenomenica, categoriale, noumenica, quale Gegenstand sublime o singolarità
o transmonade sublime. L’esteticità dell'imago dell'archegete Kaspar D.
Friedrich é la sublime libertà dell’evento sublime della sublatione
sublime nella bellezza. L’evento sublime nella bellezza è la purezza
dell'imago dell'archegete Kaspar D. Friedrich: è la vaga erranza e
naufraganza nel mondo, è la singolarità sublime dell'evento nella bellezza,
è il nulla o l'abnegarsi dell'essersi. La potenza dynamis sublime
intensità dell’evento senza fine, senza transtelos, senza translogos, è la
libertà sublime dalla cronotopia e dalla kronologia della mondità o della
mondanità. L’evento sublime è la differenza ontologica dal fenomeno o
noumeno del sublime. La sublime bellezza dell'imago dell'archegete Kaspar D.
Friedrich è l’al di là del fenomeno e del noumeno, è l’al di là della
temporalità, transinstabile equilibrio del nulla sublime senza fine e
senza perché, o solo epigenesi dell'Ereignis sublime Singolarità. La
sublime bellezza si dà nella singolarità o nella transcordanza, quale
concordanza dell’evidenza del sublime nella bellezza.
La bellezza sublime è il mostrarsi dell'evento dell'essersi quale evento
del sublime nella bellezza estetica, o singolarità sublime nella
bellezza quale enigma dell'essersi: esteticità della imago della
singolarità sublime.
La singolarità sublime si dà nella bellezza quale evento dell'essersi
senza fine, senza nulla, senza tempo. È fondamento
dell' eterno ritorno del sublime nella bellezza.
La sua singolarità a-temporale non rappresenta più nulla, è solo se
stessa, pura apparenza o evento della singolarità sublime: aldilà del
fenomeno della purezza o noumeno. È la singolarità
che eventua se stessa, fonda la sublimità dell'evento dell'essere. Qui è la
singolarità sublime a gettarsi o abnegarsi nella dispieganza dell' eidos,
o evidenziarsi o mostrarsi nella bellezza ideale. L’eidos dell'imago
sublime dell'archegete Kaspar D. Friedrich, o della singolarità iconica
Kaspar D. Friedrich è La sublime bellezza che si eventua aldilà della
purezza fenomenica o noumenica, quale evento sublime di-fronte, o Gegen-
stand-sublime infondatezza. Nella Recherche Proust disvelò il pensiero poetante
della bellezza sublime:
È l’essersi-com-presi dal sublime nella bellezza o dell' essere sublime che
c'è o si eventua dal nulla, così che è la bellezza sublime a pensarsi e a
farci pensare.
La bellezza ideale Platonica svelò la sua essenza nell’apparire, nell’essere
la più
apparente o apparenza ideale, evidenza della purezza, invece l'archegete
del sublime Proust dis-velò La verità sublime nella bellezza, aldilà
dell'adeguatezza ideale. La verità sublime
non è più la Platonica visione ideale, o la fenomenica o noumenica
purezza
ma la singolarità dell'evento sublime nella bellezza: l’essere è l'evento
sublime nella sua singolarità o alterezza o sublatione sublime. Kaspar D.
Friedrich E' IL PENSIERO DELl'icona sublime nelLA BELLEZZA non più
ideale, ma singolarità dell'evento della dissonanza nella consonanza, quale
transonanza sublime, o discordanza nella concordanza quale
transcordanza sublime. Rimbaud è l'archegete sublime della singolarità
sublime della transpoiesis
o Silesius con la sua bellezza sublime che si dà senza perchè,
quale Gegenstand sublime dell'eventuanza, o Proust con lo stile come
visione sublime: l'alterezza o la sublazione sublime Proustiana svelò
l'evidenza dolorosa, quale verità sublime inedita che dischiude l'evento
sublime dell'esserci: e adesso, guardate! Ed ecco che il mondo, il quale non è
stato creato una volta per tutte, ma lo è ogniqualvolta sorge un nuovo evento
sublime ci appare nella sua differenza ontologica perfettamente sublime.È
proprio la sublime differenza che crea l’evidenza della verità sublime,
capace di vedere e sentire più profondamente le differenze:la sublime bellezza
dello stile è il segnale che il pensiero si elevi, che abbia scoperto e
stabilito i nessi tra eventi sublimi e fenomeni sublimi e noumeni sublimi
che la contingenza lasciò separati. Una imago o una icona o un quadro di
Kaspar D. Friedrich è nella sublime bellezza un evento sublime del pensiero
poetante: tra il transvisibile sublime il pensare sublime c'è l'evento
sublime dell'essere luce del pensiero, la luce si pensa o si eventua nel
pensiero poetante dell'esserci. L’immagine dell'imago dell'archegete
Kaspar D. Friedrich non è una simulazione del mondo sensibile o simulazione
dell’idea Platonica, è Essa stessa un’idea sublime o l'idea del sublime
quale estetica excstatica, o meglio il pensiero della sublazione sublime
oltre la categorialità fenomenica o noumenica o epistemica. Nel colore
sublime di Kaspar D. Friedrich c’è il pensiero sublime. La pittura sublime
di Kaspar D. Friedrich, per l'archegete dell'ontopologia sublime Proust, non
solo pensa, ma è l'eventuanza dell'essere sublime. Nel sublime gli
infiniti vortici viventi abitano il caos, l' invisibile, l'indicibile. Il
pensiero sublime abita il colore o abita il suono quale translogos estetico
exstatico, i colori pensano, i profumi raccontano mondi e idee, il colore
pensa da sé. L’esserci sublime dell'archegete Kaspar D. Friedrich non è
altro che il suo essere evento sublime, o della sublatione creata dal
sublime. La sublime imago di Kaspar D. Friedrich si dà come evento sublime
del sublime. È la singolarità sublime che crea se stessa ed è la verità
della singolarità sublime, quale estetica estatica dell’evento sublime o
il rivelarsi o mostrarsi o abnegarsi o manifestarsi dell'Estetica della
Transcendenza sublime. La bellezza sublime ha sempre avuto una relatività
con la verità, Platone ne svelò la visibilità o luminosità o splendezza.
Platone Ideò La bellezza della verità nell’apparenza. L’adaequatio di res e
intellectus, nella bellezza, è un’intuizione eidetica libera della presenza
fenomenica o noumenica. La bellezza sublime è invece sempre eccedente, è
l'excstasi della sublatione nel suo esserci. La bellezza sublime è nel luogo
in cui non ha luogo nulla, nulla che non sia l’aver-luogo del luogo stesso, una
figura che si configura e si costella, quando sono sospesi significato,
causalità,cronologia e intenzionalità. La bellezza sublime è il Gegen-stand
della transpazialità: un difronte o rivelarsi senza Grund, o senza fondo
o senza fondatezza. Per l'archegete Kaspar D. Friedrich la sublime bellezza
è l’eccedenza excstatica dell'eventuanza. Non è mai una semplice presenza
ideale, o fenomenica o noumenica o epistemica. Kaspar D. Friedrich è
l’evento sublime della singolarità del sublime, o la Differenza
ontologica del pensiero sublime poetante, è l'Essere sublime. L'essere
Differenza è l'evento dell'ontopologia sublime. Più nel profondo è l’Essere
sublime che si dà, quale eventuanza sublime. C’è un’apertura, una
fessura, una piega ontologica che lascia dispiegare l’essere sublime. In
tali eventi sublimi l’essere è la stessa Differenza. L’essere è l’essere
dell'eventuarsi del sublime. Il sublime è l’aldilà ontologico dell’eventuanza
dell'essersi. Nello spazio sublime dell'archegete dell'ontopologia sublime
Kaspar D. Friedrich La bellezza è il ‘caos’ ed è singolarità: o meglio è
il kaosmos nella transingolarità o l'indeterminatezza quale transapeiron
nell'archè prioritaria, o caos nell’assenza del fondamento o nella
singolarità della bellezza sublime della transphysis come l’al di là di ogni
principio del piacere. La singolarità sublime Si dà e si immagina senza alcun
modello, esprime l'evento sublime Kaspar D. Friedrich nelle singolarità e
nelle differenze, dispiega la curvatura della sublatione sublime dell'ab-
Grund excstatico, ove c'è la dispieganza degli eventi sublimi. Kaspar
D. Friedrich è la singolarità dell’evento sublime nella bellezza, la
singolarità della differenza dell'eventuanza. The Sublime Is Kaspar D.
Friedrich. Ma nessuno si è mai chiesto del perchè esista una musa
della bellezza e non ci sia una transmusa dell'eventuarsi del
sublime. Forse il pensiero dell'archegete Plotino viene in sublata
svelatenza: già Sul sublime-nella-bellezza o sublime-in-svelatezza e
sublatione Plotino iniziò con il rifiutare la tradizionale classicità della
bellezza come armonia e proporzione, e sostenenne che quella pare riferirsi o
situarsi esclusivamente alla simmetria. Al contrario, la bellezza risiede
innanzi tutto negli oggetti e nelle qualità , in quanto ogni allontanarsi
dalla transmonade verso la molteplicità equivale a un perdersi in
perfezione. Epigenesi della bellezza-sublime è l’imprimersi di una forma o
l'evidenziarsi dell’idea pervasa da sublazione spirituale soprasensibile o
sopraelevatezza transexcelsa o svelatenza del sublime-nella-bellezza.
Plotino ripresentò la tematica dell' anagogica della bellezza Platonica,
là ove l'eterno ritorno dell’anima verso la transfera delle idee si evidenzi
con la contemplanza e sublanza, rivolta a forme di bellezza spirituali e
immateriali o sublazioni ideali. Platone situò la contemplanza della
bellezza in sé, divina e monade quale forma della bellezza o dell'
evidenziarsi transvisibile nell'ideale dalla transmente, quale
armonia invisibile o armonizzarsi o transonanza musicale o musica
della natura stessa o svelatenza o sublatione della physis o essere
estatico-nel-mondo dell'essere. L'evidenziarsi del fenomeno musicale
ontologico, coniugato alla struttura temporale del suono, o alle specificità
estetiche, e recettive o al percepirsi dimensionale dell’ascolto è il
gettarsi dell'interesse o il mettersi in luce o il costituirsi dei nessi che
coniugano le categorie concettuali tradizionalmente impiegate dalla
fenomenologia della musica in sublationi estetiche del suono sublime. La
musica o un suono? Cosa c'è in risonanza o ci sia nell'eventuarsi in
transonanza? I possibili eventi o interpretazioni? All’origine, la musica
pare risolversi tutta nella filosofia, come modello dell’attività del
relazionarsi o dell' armonizzarsi dei suoni dall'acuto al grave,
all’intonazione del modello scalare: il filosofo è già musicista, come narrò
Platone Fedone nel sogno fa già musica altissima o sublatione sublime. Nel
Sofista la filosofia è musica, perché evidenzia le modalità dell'accordarsi
e dispiegarsi nella completezza. Musica e filosofia sono l’interpretazione
pitagorica dei paradigmi di relatività del fondarsi, al di là del
relazionarsi mondano ma quale sublime sublatione. Filosofo e musicista
sono una destinanza nell’oblio: hanno una vocazione per la musica ma si
dedicano alla filosofia o viceversa. Sono persi o presi in una
naufraganza che sfugge: le relazioni fra musica e filosofia si svelano
nell'eventuarsi della transpoiesis sublime, o nel crearsi della
sublatione estetica estatica. Lì la filosofia è musica o la musica è il
mondo che canta, e la musica è il sublimarsi nella filosofia, ma con
profonda asimmetria sublime. Quel situarsi sublime in sublatione estatica
è l'eventuarsi di una tragicità immanente, quasi una destinanza che
ancora è in attesa di una risposta che non si è data e non si darà
mai. Problematica o interpretazione che viene in luce o è l'eventuarsi
della musica sublime all’interno della bellezza estetica della musica
stessa, Quale transonanza excstatica della sublatione musicale o il
sollevarsi sublime della biforcazione tragica, nella quale il filosofo vede
scissa la transmonade musicale o dell'INDETERMINAtezza Sublime della
transonanza o transvisibilità ideale poetante. Lì c'è l'evento sublime che
si eventua in trascendenza ontologica, o la transontologia sublime dell'
Essere Kaspar D. F. è l'evento che dispiega la verità sublime ed è il
fondamento del sublime o
autosvelamento dell'essere che è senza fine. Kaspar D. Friedrich è la
struttura ontologica della sublatione sublime, è ontologicamente inseparabile
dal sublime perché è l'essere eventuanza del sublime dell'essere.
L'immagine ontologica dell'essere sublime è l'archegete Kaspar D. Friedrich
che si eventua nell'imago sublime ontologicamente, secondo il sublime
dell'essere o l'eventuarsi dell'essersi. L'accadere della verità sublime
è l'evento dell'essere sublime, è l'evento che si eventua, è l'increspatura
dell'onda, l'abisso di cui non si può mai trovare il fond-o-amento: c'è
l'archegete Kaspar D. Friedrich Dietro l'immagine del sublime o nell'abisso
del non-fondamento sublime o la stabilità strutturale dell'archegete
dell'ontopologia sublime René Thom!
L'ì c' è un continuo abnegarsi nell'abisso del non-fondamento, la vertigine
del sublime, Niente sublime, destinanza sublime insensata, atroce,
inafferrabile, Vuota abissalità della sublatione sublime vertigine
dell'Abisso. Il darsi sublime ed abissale del suono, al di là della bellezza
musicale quale sublazione estatica del sublime nella transonanza sfugge
ad ogni semplificazione logica, ed è irriducibile ad una sistemica formale o
adeguatezza ideale. Gli aspetti udibili, quali ritmo, forma, densità o
rarefazione di eventi sonori, sono la morfologia del suono estetico-musicale
in evidenza spaziale ideale o eventuarsi ontologica, quale opera
eventuale transpoietica, mistica e fisica, tattile e riflessiva in evidenza
o un eventuarsi sublime dell'indeterminata sublatione. La fenomenica
è il mostrarsi del sonoro quale purezza del suono. Un suono non possiede
nulla, nè ha il suo essere nel fenomeno sonoro. La struttura ontologica
della musica è la transonanza sublime dell'eventuarsi dell'essere o la
transarmonia sublime, lì c’è una strutturarsi dell'eventuarsi della
transtemporalità. L’indeterminatezza sublime si eventua nelle consonanza
dell' altezza, durata, timbro, intensità per eventuare dissonanze o
transonanze quale s-fondatezza dell’eventuarsi excstatico dell'estetica
della bellezza musicale, o l’idea della bellezza o la fine dell’estetica o
l’essenza estetica, o il suo essere-per-i-sensi o estetica del fenomeno
creativo. La composizione musicale quale evento sublime è l'eventuarsi
della decostruzione della transmathesis sublime:
matematica sublime dell'excstatica estetica
mistica di eventi della verità. Gli eventi sonori sublimi o cromodinamici
sublimi
della transtemporalità musicale sono la disvelanza del sublime nella
bellezza , o è l’eventuarsi del sublime essere dispieganza della
singolarità. La transtemporalità nella musica sublime è la transonanza
sublime dell'eventuarsi o abnegarsi, sistole e diastole, dell'essersi,
è transpazialità o insorgenza di fenomeni o noumeni, è immanenza di
presenza e assenza, o eventi sublimi assentemente presenti o presentemente
assenti, oltre la simmetrica bellezza ideale; è il vuoto abissale sublime
che accoglie l’eventualità del mostrarsi, o il manifestarsi transpazio-
temporale dell’evento transpoetanza. La bellezza sublime risiede nelle
composizioni timbriche in assenza di strutture di referenza; nell’accadere
discontinuo di suoni e silenzi sublimi; nell’emergenza delle transonorità dalla
risonanza o dissonanza creata dagli eventi transarmonici. Il tempo musicale
della bellezza ideale si disvela così quale misura vuota, come se fosse
bolla fullerenica o transmonade che scoppia sulla superficie del silenzio: il
centro attorno a cui gravitano tutte le forze, le diramazioni, le infinite
possibilità, è sublime silenzio. Il silenzio è transcentro abissale
immobile, é spinta ad agire, impulso, motore immobile della dynamis sublime,
quale eventuanza della transmathesis sublime: il silenzio sublime è il
fondamento abissale, principio o priorità della musica sublime, il suono
sublime esiste, si manifesta, si espande e si esaurisce è il mostrarsi della
dinamica sublime o cromodinamica sublime.
La dinamica sublime del mostrarsi ed abnegarsi dell'evento musicale, o
manifestarsi del fenomeno o noumeno sonoro è l'eventuarsi dell' essere e non
è altro che il sublime. Il suono sublime ha una eccedenza excstatica che
non si lascia imbrigliare nelle simmetrie matematiche: l’evento della
transonanza sublime è la dispieganza degli eventi sonori sublimi
misteriosi, il suono si eventua in latenze cromodinamiche che consentono
all'esserci di ascoltarsi, di scoprirsi, di incontrare se stesso, attraverso le
dispieganze che il suono dell’evento sonoro sublima aldilà della parola, della
semantica di referenza. La musica è Il dispiegarsi della transtemporalità
dell'evento dell'essersi sublime, o struttura ontologica transarmonica
della temporalità sublime. Il tempo della musica sublime è la temporalità
musicale dell'eventuarsi ed abnegarsi dell'essersi sublime: la musica
sublime è la disvelanza della bellezza al di fuori della purezza o
transvisibilità, quale sublime bellezza che vola lontano dall’ideale
apparenza fenomenica o noumenica per eventuarsi in excstatica catarsi
sublime, o l’idea di un sublime musicale o transfonico. La sublazione
sublime o transexcelsa dell'archegete Leibniz si svela invece nell'
essere della transmonade o archemonade quale intenzionalità ontologica-
metafisica. Leibniz ideò l'epigenesi: nulla c'è senza il sublime
matematico, o nulla c'è senza il sublime nella bellezza o il
sublime nella transmonade. La sublatione transexcelsa si eventua già
nella transmonade o archemonade quali singolarità o punto
métaphysique, o sublation dei metafisici punti prioritari dell'essere
delle transentità. Qualsiasi transentità che è di per sé è costituito come
transmonade. Leibniz svelò la sublatione excelsa della transelevatezza del
sublime nella bellezza, non c'è bellezza senza sublime e non c'è
sublime senza bellezza, anzi solo il nulla è senza sublime bellezza.
Il sublime è già nella bellezza, giacchè la sublatione si eventua nella
transmonade afenomenica quale transexcelsa transinfinita nell'archemonade,
o transapeiron sublatione nella sigolarità sublime della bellezza, non
dopo o nel futuro nè post, ma sempre nella priorità transinfinitezza
della sua essenza. Il fenomeno della sublazione dinamica si transevidenzia,
quale ideale della bellezza sublime, solo dopo essere già stato
sublatione della transmonade sublime. Leibniz ci dà la svelatenza della
sublatione o sublazione o essere eventuanza sublata, quale essere
sublime o sublimanza che si sottrae sublime o è l'abnegarsi in
transinfinita sublazione, o transublazione transexcelsa o sublanza o
transublanza o elevazione o sollevamento o transelevatezza, che possano
essere più facilmente comprensibili in termini di sublimanza, una sublime
sublatione della transvisione estetica: la sublazione è la sublimanza
della bellezza, la sublazione leibniziana è la sublimanza della
transmonade, è la sublimanza dell'esserci, la sublimanza del dasein, è
la sublimanza dell'intenzionalità sublime nella bellezza estetica, è la
transexcelsa sublimanza dell'eventuanza dell'essere.
L' up-sollevamento o Aufhebung è solo la sublation ideale dell'
entità o superentità o ontica, giammai la sublazione exstatica della
sublimanza ontologica dell'eventuanza dell'essere. Dopo l'idea della natura
attiva, come slancio della sublazione sublime nella bellezza
transestetica, l'archegete dell'ontopologia sublime Leibniz svelò anche la
sublatione dinamica o dynamis sublation del sublime dinamico, lì lo
slancio è la gettanza della sublimanza o della sublazione dell'essere.
Quella è la caratteristica fondamentale della transmonade in sublazione,
quale struttura ontologica dello slancio della sublimanza. Se si interpreta
l'essenza della sublatione quale transmonade in sublimanza quale
slancio dell' essere sublime, quale transperfezione o transcompletezza
della transmonade sublime l'intenzionalità sarà la sublazione
excstatica o la gettanza della sublatione o lo slancio sublation
del sublime. Leibniz pensò anche la sublatione fenomenica o noumenica o
epistemica o ontica, ma la sublazione ontologica del Dasein, la
costituzione dell'esserci quale essere sublime in sublimanza svelò
all'archegete dell'ontopologia Leibniz il modello per la comprensione della
sublation-monadology: una transmonade sublime indivisibile e completa,
paragonabile alla dasein-sublation. Quell' idea di essere una metafisica
sublation in sublatione metafisica o transcendenza quale transublatione
o in transublimanza è la struttura fondamentale della transmonade sublime,
o l'idea di essere transublation senza limiti o sublatione
dell'infinito o del transapeiron o del transfinito quale
transinfinitezza della transublimanza del Dasein sublime, quale idea
della sublatione dell' essere o essere inteso come Dasein estatica del
sublime o Dasein-sublation-Leibniziana ontologica del sublime nella
bellezza. La transmonade ontologica è lo slancio della
sublation-dasein e non deve essere intesa come una speciale forza dello
spirito, ma in una modalità ontologicamente strutturale: la monade non è
anima, al contrario l'anima è una possibile morfogenesi della monade. La
dinamica della sublatione non è un evento occasionale ma è,
essenzialmente, La struttura ontologica estatica della dynamis-
sublation. Anche per l'archegete Plotino la transvisione della bellezza
sensibile è fondamentale nella katarsi e ascesi e purezza : L’anima
purificata diventa transforma, una ragione, si fa tutta incorporea,
intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte della bellezza
e del sublime-nella-bellezza, la bellezza-sublime dell’anima consiste nel
rassomigliare al dio o nella svelatezza della transmorfia divina, poiché
da lì deriva la bellezza-sublime e la natura essenziale dell' essere.
Transvisione di svelatenza delle immagini della vera fonte della bellezza-
sublime in sé, la bellezza-sublime a tutte le transentità la dà rimanendo
in sé, senza ricevere nulla in sé.
Platone non aveva condannato l’arte mimetica, mimetike techne , ma solo quella
che imiti il sensibile e non il modello intelligibile, o l’idea. Plotino
sostiene che l’ arte si sviluppi da un’idea presente nella transmente capace
di imprimere o transformare: l’arte non è più così imitatio
dell’ingannevole mondo delle apparenze sensibili, né subordinata alla
contemplanze di un’essenza metafisica e sovraindividuale, bensì è in sè
un’idea di bellezza sublime, o è la svelatenza del sublime-nella-bellezza:
una tesi Plotiniana destinata alle poetiche della sublatione platonica ,
per la transvedenza o svelatenza del transmito di Kalypso la
disvelatezza della sublatione sublime-nella-bellezza, quale transbellezza
in transestasy transtabile, diafanè, fluttuante sublazione, phyon o
dynon o transmorfia o transplendenza sublime o splendezza sublime in
sublatione transdelirante assentemente presente, o che si sveli solo
nell'infinito o nella transinfinitezza o nel senza-fine o nell'abisso
del senza-entità della transvedenza o che aleggi sempre entousiasta ,
nella sublatione sempre ab-scissa dell'essere-sublyme in transublimanza
o transexcelsa alterezza, quale svelatenza della bellezza-sublime o
sublime-nella-bellezza, o come disvelò Proklos la sublimanza quale
elevatezza o sublatione sublime della bellezza. Proclo o l'archegete
dell'ontopologia sublime Proklos per primo ideò la sublimanza quale
sublatione o alterezza della bellezza ideale, quale excstasi
excelsa della bellezza nel sublime o sublime nella bellezza, in un
sistema ancora ontotheologico ma che disvelò la sublazione sublime.
La trascendenza della sublazione transestetica è l' infinito sublime,
o transapeiron nell'archè, o trascendenza sublatione del dasein o
struttura ontotheo-logica del sublime: Sublazione sublime dell'
essere Divina khora o il nulla sublime al di là dell' essere bellezza
ideale, o il vuoto abissale quale nulla sublazione del nulla, quale
transpazialità in sublatione sublime o Divinità che c'è ma sempre
al di sopra o come l'al di là nel mezzo del dasein, o essere
sublime sublatione nella bellezza ideale. La trascendenza della sublation-
dasein transeleva, dà la transelevatezza dell'alterezza dell' essere, quale
Dasein-sublation sublime sempre al di là e al di sopra della bellezza
ideale platonica o kantiana, per essere sempre una sublatione mistica
che trascenda l'estetica del cielo e della terra, o del kosmo
quale armonia kosmetica. Proklos ideò la purezza della sublatione
cosmica quale trascendenza del dasein sublime quale trascendenza
della sublazione, o transublatione sublime sempre aldilà dei
modelli ideali della bellezza Platonica, o quale decostruzione della
mistica Platonica o della visione estetica dionisiaca. Proklos svelò
l'idea del sublime quale trascendenza dell'alterezza o della
sublazione mistica, per disvelarsi nella transfera cosmica, e
transformare anche la Divina bellezza, una tesi incredibile o inaudita
per un neo Platonico. Lì il sublime è sublatione come un grande
Daimon, che l'archegete Proklos immagina come una cosmica sublatione
dell'universo sublime.
La Trascendenza della sublatione è la transinfinitezza anche
nella profondità dell'essere abissale, o transinfinito sublime del
dasein-sublation , in una discendente spirale per essere l'essere di per
sé sublime sublatione che soggiorni nella bellezza ideale. Il Sublime
è in grado di tornare in se stesso, è sublatione transinfinitezza per
l'archegete Proklos, e se ritorna in se stesso è perfetto da sé,
soggiorna in sè o nella bellezza ideale, è l'essere in sublazione dell'
essere nel non-essere o nell'essere dell'entità o nel niente o nel
nulla. Essere la sublatione sublime dell'Essere: così parlò però
per prima Kalypso. Il transmito del sublime iniziò con la
transvedenza della sublatione sublime, quando tutti fuggirono dalla
distruzione o dalla katastrophè. Solo l'eroe della naufragranza
svoltò altrove, quale prima katastrophè sublime, verso il transmito
della Nympha Kalypso, la dea della bellezza sublime diafanè in
sublatione o la singolarità primigenia della transmusa del sublime.
Gli dèi della bellezza Olimpica o la dea della lucentezza o della
splendezza, desolati, disvelano la destinanza della naufraganza in un
isola boscosa quale ombelico di tutti i mari. Una dea sublime abita o
soggiorna nella transradura sublime figlia di Atlas, il mago o padre
della magia o dei miraggi sublimi. E' la transmusa della
transvedenza abissale che abita le profondità dell'isola di Ogigia, è
la Nympha del sublime o la Nympha Kalypso, è la dea dell' essere
sublime o Kalypso distesa nel mare sublime, con brezze ariose, oltre
l'oceano sconfinato, superiore, immersa nel mare e nella transonanza dei
gabbiani, sulle violette increspature dell'oceano. Là la Nympha Nello
spazio della transradura sublime interna accoglie l'eroe della
naufraganza, lei stessa la dea sublime, cantando con una bella voce,
una sublime armonia afenomenica o transonanza o transcordanza, alla sua
transvedenza, diafanè, transvisibile in una navetta dorata. L'ingresso è
diafanè malvarosa in transvedenza e profuma di cipresso, sotto gli
archi delle cave c'è una vasta distesa, o sublatione della
transpazialità, di giardini di vite: qui ha avuto inizio la vicenda o il
transmito della sublatione sublime, come le acque cristalline e violette
in diafanè, lì nella meraviglia per la transvedenza dell'essere sublime.
Kalypso la sublime dea si svelò quale sublatione faccia a faccia in
nobile alterezza, quasi estranea all' eroe della naufraganza, ma dentro
la singolarità quale sublazione transinfinita nell'archè: seduta
sulla riva o sulla transradura transpaziale abissale in transplendenza e
sublatione e pianse nel suo cuore con lacrime, sospiri, dolori,
doglianze. Kalypso la sublatione del sublime in transonanza e
transcordanza con l'ermeneuta Hermes, seduto in sedia lucente, iniziò a
interrogare o interpretate la dea della sublatione sublime: Quale è
la missione qui, Hermes, dio della bacchetta dorata? Lei è la dea della
sublime accoglienza o coniuganza sublime che consenta alle desideranze
delle sublationi sublimi con ambrosia, mescolata con nettare di
malvarosa. Kalypso la dea sublime della sublatione al Dio ermeneuta
Così si svelò: La dea Kalypso della sublatione sublime transradura
transpaziale abissale Ogigia, mondità sublime e subliminare e luogo di
vento e onda che transconcorda in transonanza. Dea sublime, notte-
tempo, dopo aver trascorso il giorno seduta sulla spiaggia rocciosa
sublime, e soggiornato in transcordanza con uno spargimento di
lacrime e angosce e doglianze in contemplanza transvedenza così parlò
Kalypso: Ascolti infelice eroe della naufraganza. Venga qui e prenda
gli strumenti di bronzo, tagli e costruisca in elevatezza, in modo tale
che si possa procedere nel nebbioso oceano. Io stessa le darò vestiti da
indossare e invierò un giusto vento che le consenta la sublatione sano e
salvo la salvezza, grazie alla sublime divinità. Le sue parole finì,
così parlò la sublatione sublime ed uscì rapida in volo: Dea della
sublatione sublime o dell'abisso sublime, così sconcertante e così
pericolosa. Sublimi parole della sublatione o così parlò Kalypso dal
sorriso sublime e carezzevole più solenne e più temibile e più beata
degli dèi, in seno nelle insenature abissali sublimi transinfinite
della divinità della sublime Dea Kalypso, mentre le sue ancelle
transversavano nettare e ambrosia. Kalypso la dea sublime della
sublatione parlò così. Allora, la mente è saldamente fissata nell'eterna
sublatione del ritorno? Và eroe della naufraganza e la gioia sublime
sia lì, al di là nella sublime sublatione. Così parlò Kalypso la
transmusa della sublatione sublime e affondò il sole e le tenebre, quindi
il piacere l'un l'altra con le Nymphe in lungo mantello argentato,
grazioso e delicato: un bel giro d'oro in cingoli sulla sua vita e una
sciarpa scivolò sulla sua testa. Poi transformò la mente dell'eroe della
naufraganza per la partenza. Lei gli donò una grande ascia di bronzo,
facile da esercitare, con doppia lama, bella e lucida, transportò di gran
lunga alberi ad alto fusto in piedi lì, torreggianti in abete bianco,
pronti per restare a galla facilmente in transequilibrio transtabile.
Kalypso diafanè sorgeva nella transplendenza, tornata ad essere la dea
dell'eterno ritorno del sublime, iniziò ad abbattere alberi. Quindi la dea
del sublime attraversò le transtringhe e li connesse in
transcordanza o in esattezza, in una armonia invisibile di coniuganze
sublimi transvisibili. Nel frattempo la dea del sublime transportò
frammenti di veli per le vele della navetta dell'eterno ritorno
sublime e la chiamò Lady Kalypso; bagnò e rivestì in dolci indumenti
profumati l'eroe della naufraganza e a bordo gettò un' altra e più
grande fragranza per un giusto vento caldo e gentile! Che cosa sarà di
me? Così parlò Kalypso: che cos'è che si dà nel giorno sublime?
che cos'è che si dà nel tempo sublime? che cos'è che dà i sogni sublimi?
che cos'è che dà l'universo sublime? che cos'è che dà la notte sublime?
che cos'è che dà le stelle sublimi? che cos'è che dà alle pupille il
sublime? che cos'è che dà il sublime? che cos'è che dà il mito del
sublime? che cos'è che dà il silenzio sublime? che cos'è che dà l'anima
sublime? l'essere sublime? essere assentemente presente nel sublime o
essere presentemente assente nel sublime? La transvedenza diafana
dell'essere sublime dell'essere o essere il sublime dell'essere o
essere sublime in essere? Tenera è la morte sublime, tenera è la
morte quando s'annuncia con le stelle sublimi, quasi fossero pupille
volanti del sublime. Oh quanti giorni ancora e poi il nulla sublime?
Si vedranno le pupille sublimi nella notte sublime, quando saliranno
al cielo quali stelle, oh le regalo il nulla sublime, perchè si
possa colmare d'infiniti baci, mah i sogni che aleggiano la morte
sono già giunti in punta di piedi, prima della fine dei tempi,
quando la follia approda al mattino, prima che la luna sublime eclissi
e il sole canti le lodi al cielo. Oh arriverò a sognare il vuoto
sublime, pieno di sublime, denso di sublime? Ah essere più
imprevedibile delle onde, più libera dei sogni, più lontana delle
galassie, quale essenza errante nell'universo del tempo sublime, ah
l'abisso sublime dei sogni ove ogni luce narra la transinfinità
sublime, quale essenza che possiede in sé l'indeterminatezza del
sublime. Nell'anno della morte e della creatività venne la dea del
sublime per l'ultima volta, nei secoli, tra un secolo, così parlò
Kalypso, avrà un quarto d'ora ancora soltanto e così nei secoli che
seguiranno: saranno transinfiniti quarti lunari sublimi per
transinfiniti secoli sublimi. Venne dalla bianca neve per la
naufraganza nel mare del sublime, ove è inebriante naufragare, per
l'ultima volta, nel secolo di un tempo sublime al tramonto, quale
splendenza sublime o quale archè dell'essere sublime o quale nuova
inizialità dell'esserci sublime, sì ma con chi? Poiesis sublime o
transpoiesis, come la dea del sublime nel deserto, come la dea nel
nulla sublime si svelò nella transplendenza, solo di sé ma non disse
nulla disvelò la sua misterica bellezza sublime. Ah solo un tempo
sublime ci dà la vivenza sublime, mentre gli universi si giocano
l'esistenza. Ah a volte la sera sublime viene d'incanto, senza la
transvedenza mondana, senza pace, senza terrore, senza volare. Si
ascolta la transonanza del sublime con il senso dell'attesa delle
parole dell'incanto, che fu sublime, in un epochè di dasein e di
morte. Lì si sogna la dea degli eventi sublimi, senza averla mai
vista, nè udito il fascino della sua transphonè, ma la si sogna
così come è in transvedenza: sublime, altera, fin al punto
d'infilzare i cuori con la luce dei suoi occhi e lasciare alla deriva
gli esseri della speranza. Sublime l'accolse morente, dopo la
battaglia e l'incontrò di notte alla luce degli incanti sublimi:canti?
Le chiese. Mai, rispose. Ah le stelle , non sono mai lì per
rispondere ai sogni sublimi dell'essere. Ah perchè c'è la
transvedenza stellare? Perchè c'è la transvedenza nel mondo? Perchè
d'improvviso, d'incanto, senza attendere né preghiere nè desideri? perchè
quando la luce scompare e le ali della notte paiono avvolgere ogni
orizzonte, ogni evento, ogni tempesta, solo allora la stella del
creato lancia al mondo la sua seducenza sublime e fa volare i sogni
nella transmente senza luce nè splendore? perchè l'altera si disvela
verso sera, quando ogni speranza del giorno è nulla e induce a pensieri
disperati e disperanti? perchè la stella è indifferente ai giorni a
alle notti e all'essere e alla morte? E appare solo quando la sua
intenzionalità lo desideri? Ah essere accolti nel genio sublime della sua
essenza e con sorpresa,
quasi fosse una guerra lampo: alle domande rispose con un sorriso
sublime e indicibile: chi credi che decida? La dea del sublime da
sola, giacchè è inizialità dell'erranza sublime: gli eventi sublimi
sono già nella transmente, perchè transinfinita e sempre oltre gli
altri genii. Ah volare oltre l'orizzonte per assistere all'evento
del sublime, ma la notte dissipa le sue ombre e le ali non
spuntano al calar del sole, forse sarà per un'altra sera, quando
l'atmosfera brillerà di nuovo con la luce sublime e l'incanto svelerà
all'essere i misteri sublimi del mondo, solo allora la dea del sublime
accoglierà la desideranza, perchè solo allora la dea sublime desidererà
salvarci. Oh già l'universo imbruna e aldilà del tempo scelto dagli
eventi i venti secolari trascorrono, col senso del sublime nulla:
prima? Chissà? Poi? Ci sarà? Forse la sua transvedenza diafana lascerà
credere d'essere lì per il nulla ed invece è con la testa nei suoi
pensieri e con la transmente nei pensieri della divinità sublime, con
il corpo nei desideri e con la transmente nei pensieri del nulla
sublime, del niente sublime ma mente sapendo di mentire, senza venire
al mondo, senza essere presente all'essere quale sublime transpoiesis
in estasi sublime, quale splendenza in estasi tra i sentieri che si
biforcano, l'invisibile presenza della divinità sublime s'eleva e
indica la via della sublime destinanza, aldilà sublime o
là nelle colline tra il mare e il cielo, lì la dea del sublime
offrirà i suoi doni all'essere che lasciò la sua vita agli inferi,
per svelare il sorriso della seducenza sublime, che riempì la
transmente, ogni attimo, dal fuggente al mai giunto in prossimità degli
eventi sublimi. Non c'è più la desideranza: è la flebile luce che
s'offre alla assurda essenza del bruciare per esistere. Ah l'estasi
sublime è svanita nel nulla, nel niente si vive una sola volta, la
prossima non ci sarà: né in cielo, né nel creato dell'evidenza ideale.
Ah l'estasi sublime che si lascia consumare piano, quasi fosse
prelibata delizia della notte sublime, la quale arriva in punta di
piedi e mai lascerà l'essere silente, con i suoi occhi splendendi più
delle stelle vicine o che brillano in lontananza siderale. Si desidera
allora aprire la porta ed uscire dall'incubo che assale ogni orizzonte
e lascia solo il nulla, quale unica consolazione della sera che arriva
prima del brillio stellare e si lascia andare alla deriva: non si gioca
più con la sorte, né si ascolta più la voce delle illusioni, si
ignora l'assenza assoluta, si mitiga il vuoto con il vento dell'evidenza
ideale, si lascia alle lusinghe il tempo necessario per sparire. Da
lontano si sogna le estati senza estasi, senza parole per parlare al
cuore più profondo degli universi e si chiede a chi lì vi abiti, per
quale ragione la luce abbia abbandonato la sua essenza estatica ed
ora opprima quale ferita della transmente? Ah come è sublime amare
quando si pensa al suicidio al mare, ah il tempo dell'esserci può
essere letale. Lì lunghi anni son trascorsi d'incanto sublime solo
per attenuare il risveglio: la sera sublime richiama le sue stelle e
la luce raccoglie le sue ultime transvisioni, per sparire e
riposare, ah dove andare? Se chi si vuol raggiungere ama il sublime
errare? Altrove? Là ove la voce non risuona mai nell'udito della
transonanza? E i transensi si perdono tra transinfinite varietà come
fiori senza profumi e lumi con la forma delle ombre sublimi? Addio ai
pensieri che giocano solo con le illusioni e lasciano all'incanto il
sublime: tanti anni luce saranno mitiche immagini sublimi? ah il profumo
della partenza è sublime o è intenso come quello del suo arrivo.
Sublime giacchè si sogna d'essere aldilà dei paradisi perduti per
delirare con il peccato e il senso dell'essere sublime, in un mondo
sublime che parlerà alla sera sublime e alla luna? Mai si saprà.
Con i raggi di luce sublime, unico regalo della dea della desideranza
sublime, la transmente naufraga nel tempo sublime: nell'essenza
dell'essere sublime, quale abisso ob-scuro sublime che scava dentro
l'exsistenza per colmare il niente sublime. Ah l'abisso sublime che
s'insinua denso d'oscurità, abitato dalla dea del sublime più atroce,
quale assenza assoluta dello s-guardo astrale o della transvedenza,
che male, ora, ma non vale, presto sarà diverso, lì nell'universo
sublime che non c'è più, nè mai più ci sarà, chissà? Lì la sera
sublime del dì della transonanza si ascoltano i passi della
transcordanza sulla catastrofe sublime, con i pensieri del corpo più
dolce dei sogni: solo lì tra la luna che s'imbruna e la sera sublime
del dì dell'evento sublime della splendezza, lì sorgerà quella luce
sublime che incanta anche la notte più buia e più tersa dell'anno
sublime: chi sparirà per primo? Forse chi apparirà tra un mito e un
sogno? O chi lancerà un sussurro più profondo d'un abisso sublime? Oh
la vertigine sublime dell'assenza com-prende i transensi e l'essere
sublime vacilla sull'orlo della voragine transinfinita e guarda il
nulla sublime abissale attante in deriva dell'universo: là ove è perso
ogni transenso e il sublime regna con l'assoluto. Ah ci fosse almeno
il tempo per osservare la fine dell'essere nella profondità sublime
abissale dell' essenza sublime con quella leggerezza che invita al
disincanto sublime , oggi non si sarebbe più qui a tremare per il
niente che s'inabissa nell'essenza dell'essere e lo riempie di sublime,
con la densità che rende estatica anche la bellezza terribile del
sublime: perchè la catastrofe sublime che tutto divora ora dimora nel
nulla sublime abissale. Lì là in fondo nell'abissale icona
dell'essenza del sublime o transvedenza diafana del sublime, là
nell'abissale catastrofe sublime in diafanè nell'essenza dell'essere
sublime abita sovrana. Ah l'angoscia sublime che pervade l'essere
sublime, quando il nulla precipita nell'abissalità e naufraga con
l'estasi sublime. Là lì si abita nel vuoto sublime catastrofico
che inabissa il transenso del niente sublime, il sommerso che inabissa
l'immerso sublime: è la catastrofe della transmorfia sublime che
capovolge l'essere e lascia prevalere il niente sublime. E' una
piccola increspatura che dà l'entusiasmo al nulla sublime, nella
transvedenza in luce diafana inabissando l'essenza della storia e il
transenso della storia, quale storia del transenso del sublime
nulla. Lì là ove abitano coloro che son morti per la dea del
sublime. Lì non c'è paradiso, né inferno, né limbo, né purgatorio
si abita il luogo del sublime in fiore: non è un luogo sacro
giacchè la dea del sublime li ha sacrificati, è una transtopia
d'attesa della divinità sublime o una transpazialità abissale sublime:
si è abbandonati lì per sempre e non si desidera l'eterno ritorno
nel mondo , né si aspira ad un altro mondo. La transvivenza
continua lì tra il colore e i profumi della dea del sublime che li
circonda con l'unica consolazione possibile: essere sublimi nella transtopia
sublime dell'essere sublime o nella transpazialità abissale sublime?
Perchè la dea del sublime li cura come se fossero in estasi abissale
sublime? Fiori sublimi tra fiori sublimi? Ah lì l'assenza invade la
transmente e la riempie di presenze simili all'assenza o al nulla
sublime. A niente giova pensare quale sarà la destinanza, in una
esistenza ove al nulla succeda il nulla, senza posa, né timore che al
transenso del niente prevalga una ipotetica salvezza. A cosa pensare
quando nulla è possibile per sedurre l'essere sublime? E' meglio
chiudere la transmente per precludere qualsiasi desideranza per placare i
dolori del senso del nulla sublime. Ancora un attimo e tutto
scomparirà e i ricordi saranno abitati dalle presenze fantasma parlanti
la lingua dei morti. Si spera d'accedere subito alle prossime stagioni,
senza attendere eventi che preannuncino già incontri nefasti. Alle volte
è possibile ascoltare la transonanza della voce sublime e lontana, ma
il transenso dei desideri è sempre rivolto verso altre stelle con la
transmente ancora densa di transcordanza di pensieri inutili e si decide
di lasciare a chi sappia meglio abitare il mondo, la gloria, la
destinanza. Mai più si sognerà l'essenza degli sguardi, mai più
s'ascolterà la transonanza della voce che chiama, perchè da sé non si
sente troppo desiderata, mai più il vuoto denso d'essenze sarà abitato dalla
luce generata dal nulla sublime abissale: ah dea del sublime, ah dee
perchè avete abbandonato l'esserci? Lì l'incanto c'è quando la
splendenza sublime si sveli e s'elelevi più bella delle meraviglie del
mondo, ignari del
perchè si lascia partire un soffio di desideranza che increspa ed
aleggia, d'improvviso l'immensità vacilla, barcolla, danza all'interno del
sublime transequilibrio ed ancora di più la transonanza incanta, quasi
ci fosse una transintenzionalità con il soffio della transvivenza: quasi
volesse danzare tra le onde sublimi in transcordanza. Ah mai
illusione balenò all'orizzonte più terribile e sublime: d'incanto così
all'improvviso ci fu la transmorfia sublime degli eventi: d'impeto
ammainò e riversò la sua essenza sublime nelle acque agitate e
tempestose: un immenso fragore s'udì in tutti i luoghi del globo e la
dea del sublime inabissò tracimando con moti ondosi altisonanti mai
visti, né uditi in transonanza transudita: quel che fu la più
transtabile che si conoscesse s-pro-fondò negli abissi con la sua
sublime transvivenza glaciale. Ah la catastrofe sublime: un soffio può
far capovolgere le immensità più eccelse, tanto da generare l'attante
della transmorfia sublime che farà naufragare l'esserci: è il soffio
dell'essere sublime che genera la catastrofe sublime per mutarsi in
essere abissale sublime. Ah il soffio di desideranza dell'essere sublime
si dà quale catastrofe sublime, prossimità del naufragare, quale
destinanza dell'essere per la morte sublime. Alla presenza dell'essenza
sublime della transonanza dell'incanto, al balenare del miraggio
sublime immenso e transinfinito l'essere sublime è in diafana
transvedenza quale estasi sublime, quale respiro che sente la
vicinanza del sublime, ma quel soffio farà vacillare l'immensa la
sublime e transinfinita esistenza glaciale. L'equilibrio fondante la
transtabilità dell'esistenza dell'essere sublime si svelerà oscillante e
transonante. Una transonanza transinfinitesima genera l'abisso sublime
ove l'essere sublime naufragherà: dall'incanto sublime alla morte
sublime: dal miraggio sublime al naufragio sublime. Ah l'abisso
sublime che si disvela nella sua ellittica curvatura sublime: si vive
solo la superfice del mondo trafitti dal raggio del nulla sublime ed è
subito morte sublime, l'essere sublime è solo sulla transvarietà
transferica trafitto dal raggio abissale sublime ed è subito sublime
abissale in diafana aldilà. La dea sublime distese le sue intime
essenze mentre disvelò al transtempo il suo essere nuda al mondo.
Ahah essere in nuce, ah essere in luce: lunghi anni sulle ali
dell'estate sono state le sole volte in cui la vita sorse senza
dinieghi né divieti. Ah le ore grandi come un secolo, ah le cose
piccole come galassie, si svelarono diafane in transvedenza animate come
nuvole d'un giorno assolato e solo, scorto dietro l'angolo della morte
sublime. Lì la sorte verrà ancora a spiegare la transmente, mentre
le nubi lanciano al mondo ombre colme d'attesa e di tormenti. Si
transente già la gioia che s'avvicina a passi lenti. Ma menti? Ah le
montagne viola o lillà, la notte sublime lì là in prossimità della
mondità con la velocità della destinanza, più rapida d'un uccello da
preda, prenda, prenda, predante la preda fuggitiva lì là, che al
fine si dà, giacchè non ce la fa. Si farà ancora in tempo a spengere
le luci prima del sonno dell'attesa e del riposo: denso di sogni ed incubi
e vuoti di mente. Lì è ancora giorno e il sole tarda a tralasciare,
sarà ancora preda della nostalgia della bella estate che si svela alla
sera sublime con l'abito delle stelle fisse, mobili, cangianti ma senza
tanti allori per piangere e per sognare: con la sorte oltre la morte
sublime. Avrò ancora sogni da vendere e gioie da acquistare, ma non
so più se c'è la diafana tranvedenza o se la luce segua ancora il
destino dei viventi o la nostalgia dei morti. Proverò ad essere
una tranvedenza con la sera dietro le spalle e la notte sublime e buia
quale transvivenza, ma sarà una nube nera come l'incanto della morte
sublime ad avvisare le ultime speranze con il fascino del nulla sublime.
Ahah udrò ancora il sole cantarmi le melodie dell'armonia afenomenica
della transonanza in diafana tranvedenza che lascia al mondo il mistero
dell'evento sublime, ma all'ultima ora la destinanza sublime sorprenderà
con la fantasia dei fiori e la luna da sola apparirà all'orizzonte
degli eventi sublimi: lascerà sognare senza fare del male: con la follia
sublime negli occhi: ah come è vuota la notte sublime senza i sogni
del transdicibile. Ora son trascorsi millenni luce e dell'attimo del
cosmo e dell'universo non c'è traccia: nulla, né del destino, né della
transvivenza così densa, così tersa, così casta, così vicina al nulla
sublime e senza fasti. Qui correrò ancora un'altra volta per
raggiungerla con le ali del destino sublime e l'ultimo raggio che
provenga dall'aldilà sublime e insegua senza sosta una luce sublime e
misteriosa e senza transenso, poi mi volterò ancora una volta per
vedere gli occhi di chi decise la sorte del mondo, prima che sia
fuori per sempre e transenta il transaudibile con la musica della
transonanza o la la transcordanza sulle note del nulla sublime, o con
i sogni sublimi abitati dagli occhi dell'essere sublime: lei è sublime,
è la risonanza della transonanza in transcordanza, amante del disordine,
in lei c'è la leggerezza ma anche la tristezza d'una nuvola a
primavera, lei è sublime amante della transvedenza, in lei c'è la luce
ma anche il buio atroce d'una nebbia subliminare, lei è sublime nemica
delle tenebre: è caotica come il sole, ma le piace il perielio sublime
di venere, non saprei bene se le piace la nostalgia della pace o
l'ira della vittima che tace, ma sublime lei è e sarà, non mi
sogni più, ho le labbra grosse da attraversare, la sera o al
mattino: non fa differenza, tanto ci sarà sempre chi avrà gli occhi
per ridere e lo sguardo finto metallo. Ogni sera al tramonto alzi
gli occhi al cielo e pensi: quando era sublime la mia giornata,
tant'è che non riuscivo mai a sapere quando il lunedì venisse, c'è,
ci sono? Sì, sì, ancora un altro poco ed andrò a dormire, sognerò gli
occhi tristi della sera e la luna sublime mi farà compagnia, col
raggio blu dell'estate e col raggio rosa dell'autunno, ma non mi sogni
più, non farà bene sostare sulle piazze di notte e cantare come i
grilli dei conventi e le sere passate ad urlare: dio, dio, non
molestare gli organi e i letti e le strane passioni dei gatti. AH
gli occhi di metallo lucido li ho visti una domenica pomeriggio in
vitro, in vetro, dietro le vetrate virtuali, ma non mi sogni mai
più, o i sogni sublimi non ci lasceranno più. Sublime è il
tramonto dei sogni: è il tramonto sublime dei sogni. Fra un poco
verrà la sera ed uscirai di qui libero come gli uccelli del mare
che vanno a pescare di notte il sangue blu, ma non ci sarà più.
Adoro ancora la sera restare a guardare la notte sublime e più buia,
con le stelle annoiate d'essere fisse e il creato che è lì che attende i
desideri dei nostri sogni sublimi. Ancora una volta e tutto sarà
scomparso sulla faccia della terra: non c'è più pioggia, non c'è più
luce, non c'è più un dio che produca un miracolo stanco o appena più
in linea con l'orizzonte e l'universo, ah mi sentii persa tra le
sublimi transcordanze come una gru a primavera, ma c'era il sole e
c'era il mare e a me veniva voglia di cantare le nenie da bambina,
quando l'età incrina e la soglia tra la vita e la morte torna a
vacillare. E' la transonanza sublime. Ancora un solo attimo e poi si
potrà morire: mi guardò per l'ultima volta con gli occhi più lucenti
della transfera del circolo polare artico , ma non si smosse dalla
destinanza. Subì ancora una volta la sorte avversa: aveva un diadema
con la veste più vaporosa della serata, di quelle che quando
ballano fanno vacillare il mondo e il cuore, e si inizia a tremare
come se si fosse sottozero all'equatore. Oh la musica era bella sì,
ma si cantava da folli, si suonava la transonanza dell'infanzia
maledetta e le vesti che volavano sublimi e senza senso, ma
quella notte sublime non si lasciò alla sorte il privilegio di fare le
scarpe. Capii all'improvviso che il tempo della giovinezza era pallido
e il tempo del sorriso già dietro le spalle dei vecchi platani d'un
giardino verde e rosa, blu e glicine, sublime lillà, lì là quando
sorgerà ancora il tempo della pazienza fuggitiva e secolare, quando la
sorte guarirà gli incubi che accompagnano la luce del giorno. Quando
verrà? Ora che non ci sarò più? Oh spinga, spinga forte: la
navetta dovrà tremare con la forza d'urto delle corazze e la
bellezza sublime degli sguardi di fanciulle prima che per loro sia
già sera o notte sublime e fonda: addio, addio, affondi pure
negli abissi sublimi del tempo, tanto non ci sarà mai
più chi le darà la luce sublime dell'inverno a sole spento, oh
mare, mare non mi lasciare di notte a naufragare, con le stelle
della notte sublime che guardano le volte del creato tutte le volte
che il loro sorriso si volge al passato, oh non gridi invano, tanto
gli astri sono tutti folli, oggi ti dicono che potrai trovare i
tuoi sogni nel cassetto, domani nel letto e un altro giorno ancora non
si sa dove o si speri o si spara. Oh attenda pure un altro anno,
tanto dovrà arrivare ancora con lingue piene di vento e la chioma
nera e china e bianca, come l'alba sublime, ah ci sono giorni in
cui la sera non arrivi mai e il tramonto duri il transtempo
transinfinito che serve per morire, nascere e rivivere in altri luoghi,
in altri mari, in altri mondi o in altri universi sublimi, senza
sentirsi persi, né tremanti di gioia o di paura, ma solo vuoti, soli,
come il sole nella transradura abissale della foresta sublime e
nera, nel cuore del continente più antico d'ansie e di timori sublimi,
come quando pare che non ci sia più niente da fare per restare
ancora in vita. No, non mi sogni più con la gioia sublime del
cuore e il sorriso perso per strada mentre si cercavano le viole.
Non è ancora giunto il transtempo in cui la notte sublime avrà lasciato
le sue spoglie alle stelle e vestirà la corolla con i fiori roridi di
pianto. No , non mi sento stanca: è solo il soffio della vita che
accompagna la notte sublime con il dolore della morte sublime e al
mattino fugge via, con la velocità dei sogni sublimi. E' sveglio?
sono le otto del mattino e la sua sorte sta partendo, non so più dove andare
ed ho una gran voglia di morire, ma fra poco sognerò di entrare in quella luce
che fin allora mi uccise tutti i sogni a occhi chiusi e a occhi aperti. Ma,
la prego, non apra, perchè è la morte che attende con l'arma bianca e nera
vicino al mare, oh no, no, non so soffrire, ma fra poco morirò e mai più la
rivedrò, la sogno sempre, sempre, oh come è dolce il tempo, oh come è forte il
vento, ma fermare non si può e dove andrà, non lo so, ma non si volti mai,
non si giri e ri-giri mai, giammai vorrò che i suoi sogni siano spenti come i
miei, non si fermi più. Sento già suonare. Quella porta è già aperta e il sole
del transinfinito già splende in altomare, mi vien voglia di gridare, ma la
mia voce non suona più, le mani e i piedi sono immobili, come il respiro, il
mio povero cuore non mi batte e ri-batte più ed il mitico corpo già si sente
giù, giù, giù fin nell'abisso, da dove non non si sale più su, sussù non
lasci, non lasci, ma non si fermi, continui almeno lei a sognare, ad occhi
chiusi o ad occhi aperti, tanto per sognare il sublime non serve guardare.
Oh mi spinge oltre quel tempo della vita mortale, lì ove le onde
fuggitive e stanche varcano le soglie dei sogni e sostano un istante
transinfinito per contemplare le bellezze sublimi lunari o lunatiche? Oh
si lasci guardare, è bella solo come il sole all'alba, che non guardo
mai, perchè mi piace di più sognare il sole tramontante, con i suoi
raggi sublimi ultraviolentiviola che volano da qui a lì senza il timore
delle distanze o degli ostacoli o delle remore o dei dinieghi . Lei ci
ri-penserà, si dà? si darà ? si sottrae, si kripta, si dekrypta, si
vela e si disvela, è la verità bellezza, la legge dura della
dolcezza del sublime, un nobile fenomeno della seducenza astrale, le
stelle son lì solo per farsi con-templare, guai a chi pro-getti la
prossimità, ikaro-docet? così la finirà di farsi del male da soli? così
parlò Kalypso prima del diluvio universale, niente male, aldilà delle
stelle e non solo quelle, ma di sola bellezza non si salva il mondo. Oh
non è così? Oh è dolce come il mare salato, ma di dolcezza si vive
una sola volta. Oh si regali un sogno sublime abissale o vuoto come
la grazia pregnante dell'universo denso d'incubi e di orrorose tragicità. Oh
faccia sognare il sublime della transplendenza per irradiare
l'intermittenza aurorale del miraggio boreale quale brillanza astrale, ma
di luci soffuse e terse si può anche perire o svenire, o sbranare
dall'eroina versus semidei.Ohh, oh si lasci affondare: è sublime come le
stelle, ma quelle non se ne stanno lì a guardare: son fisse, mai
fesse, ma fissate, replicanti, in armonia afenomenica transonante la
medesima melodia armoniosa e tediosa mormorante: domani, domani? sì, domani,
potrà annegare o volare, o morire o soffrire, ma non lasciare, non
lasci mai più, le stelle amano essere viste a distanza siderale, guai
a toccare il fondale universale, si può s-pro-fondare nell'abisso
sublime, senza mai più tornare tra l'aurora e l'infinito o
transinfinito: è finito? è già tutto irreversibile abissale? Oohh non
lasciare, anzi si lasci attraversare senza fiatare, come già si
lasciano oltrepassare i suoi occhi dalle intermittenze delle desideranze,
che danze! E' finita: con il sorriso sornione della perfida albione,
appena baciata dalla fortuna bendata, anzi cieca come la sua anima dis-
animata, che corre e fugge via, per non tornare mai alla deriva, strane
onde fuggenti, saranno le superonde della stranezza sublimi che spezzano
e frantumano la transpazialità -transtemporale, ma così difficili da
catturare dai miti sublimi? Quanti quanti ancora? Chissà, è
l'indeterminatezza sublime della stranezza, bellezza, che spro-
fondatezza. Ora e mai più non ha più senso ascoltare le voci degli abissi
sublimi della memoria dei ricordi diafani, non ha più senso alleviare con il
miele eterno l'eterno ritorno, sì ma dove? Si è soli con la
desideranza della morte sublime, ah si inveisce ogni volta , quando appare il
sublime ed abissale sguardo, non ha più senso spendere le lacrime della
noia senza ascoltare la voce dell'aurora: che sale saliente ogni volta che
l'esserci sublime muore. Ora ho anche io lasciato alle luci della
notte sublime il vago sopore dell'anima morente, in mente, ah verrà la
morte ed avrà gli occhi dell'eternità sublime. Si ascolta sempre la
voce dell'anima: in silenzio: senza il clamore dell'eternità sublime. No
non ci sono più sogni da vendere, nè vendette da sognare, nè ricordi
sublimi da regalare a chi viene e và soltanto per mostrare il volto del bene o
il volto del male o ambedue anfibologici, la sapienza consiglia di
sorridere, sempre, o per lo più ogni tanto: almeno quando la presenza della
transvivenza sfiora il fiore del tramonto sublime: chi rimpiangerà mai più i
giorni lontani dell'infinito ritorno del sublime? In un giorno di maggio ci fu
l'inizio della fine: una sola volta vidi volare la luce dell'eternità , quando
la sera svelò lo sguardo della morte sublime, con gli occhi sublimi della
divinità: non c'è più quella sera rischiarata dalla voce luminosa della
tempesta sublime e perciò perfetta, non c'è più tempo per sognare una
luce antica e amica che ri-veli il transenso dell'essere e, o, la deriva
dell'infinito transinfinito ritorno che mai, se mai, verrà senza arrivi e senza
partenza, ma solo una vaga presenza, come la luce sublime dei suoi occhi di là
, dall'abysso infinito che mai lascerà, libero d'essere simile ai sogni
pensati nel buio della notte sublime. Non ha più senso ascoltare il colore dei
suoi occhi, se la sera la noia assale ed invade la memoria sognante, nel vuoto
spazio della notte sublime c'è il nulla sublime che canta con la voce
della seducenza astrale in transonanza: solo la transcordanza della morte
ci può salvare, nel vuoto eterno del nulla sublime, una sola transonanza
che canti: una canzone in transcordanza: su, sussù, non tremi, le stelle
non stanno lì solo a guardare, la dea del sublime non ci ha abbandonato abita
lì là in un campo di ogigia, la xhorà del sublime, lillà in un campo di
ogigia la xhorà sublime abita Kalypso la sublime dea della diafanè,
lì là ove la dea si getta in transplendenza in un campo, in una
transradura fiorita di lillà , di ogigia la transpazialità abissale del
sublime, lì scende in campo insieme all'eroe della naufraganza, là in
una transradura luminosa in transplendezza di ogigia, la xhorà lillà.
L'essere sublime si getta sul campo di ogigia la xhoràlillà, lì là la
ricamata seducenza della dea del sublime si svela e disvela nella
transcordanza sublime che seduce la dea Kalypso-lillà , in una transradura
sublime fiorente di ogigia la sublime xhoràlillà, lì là ove l'essenza
della dea sublime si getta, si dà , sì, sissì, la rugiadosa transradura
sanguigna, ruggiosa, brillosa, luminosa, transplendente, seduce lì la dea del
sublime in un campo di ogigia la xhoràlillà, lì là si disvela l'aletheia
sublime, la verità sublime si svela in una transradura di lillà , l' essenza
della dea sublime si svela sul campo, si dà in campo lì là, sì in quella
divina transradura sublime il padre o la madre sono figli dell'essere
sublime, o sono figli di se stessi, la madre è figlia dell'essere sublime,
o la madre è figlia di sè, così come iddio è figlio di se stesso o il dio è
figlio dell'essere o la dea madre è figlia di se stessa o la madredea
madreperlacea è figlia dell'essere sublime: la natura della dea sublime è
figlia dell'essere
sublime, la physis sublime della divina è figlia di sè e si dà da sè ,
sì, si svela da sè , si getta da sè, si pro-getta da sè in un campo di lillà ,
si fonda da sè in una transradura radiosa in transplendenza diafana di ogigia
xhoràlillà lì là. Ah essere figli della transradura sublime vuota, sgombra,
libera, disertata,annullata, annichilita, svuotata, diradata, diafana in eterna
diradanza e transplendenza, figli della transpregnanza sublime della
divina splendenza, figli della sua desideranza sublime, figli della sua
ontogenesi o dell'essere sublime transpregnante che si dà da sè o dà sè
o dà la transpregnanza all'essere sublime. Ah la fanciulla
transpregnante dell'essere sublime che dà luce e dà alla luce figli dell'essere
sublime pregnante, o dell'essere sublime in estasi sublime in un campo di
ogigia la xhoràlillà, lì là solo la dea del sublime ci può creare.
Ah essere disvelanza sublime della transmonade vuota in exstasy
sublime, quale deliranza che danza nella diradanza sublime dell'aletheia
dell'essere sublime, senza il nulla, senza altri dei, né altri eroi,
né entità o superentità, solo il suo evento sublime che si dà: viene
in sogno l'evento sublime della dea sublime che si dà nella diradanza
che danza con l'imago dell'eternità transvedenza. Viene in sogno con la
luce dell'eterno ritorno della transvedenza, all'alba di un altro
giorno sublime con solo un ultimo desiderio nei pensieri, ma non
viene mai in mente, né oggi né mai. Lì i sogni si svelano con lo
sguardo della diafana transplendenza del sublime nella bellezza, o
dell'essere sublime nella bellezza dell'ente ideale, o con la
luccicanza sublime dell'exystenza senza presenza, o solo con l'assenza
sublime, mentre sussurra sempre ai transensi di svelare solo l'imago
della diafana transvedenza: tanto per la ricerca del tempo
dell'eventuale ritorno c'è sempre innanzi l'infinitezza o la sublime
transinfinitezza. Ho solo un sogno da raccontare, ma non lo svenderò
per qualche virtù virtuale, ho troppi sensi nascosti e silenti e
inauditi e indicibili: forse un giorno aleggerà nella mondità la sua
eterna presenza, ma è già sera, è già troppo tardi per credere ancora
alle fabule con o senza dormienti, senza sogni. Una sola volta, se mai
ci sarà, forse verrà la dea del sublime con in seno un sogno senza
senno, insensato, ma non ci sarà più il tempo per sognare l'imago
imaginaria degli eventi, giacchè non c'è più il tempo imaginario
dell'imago eventuale. A nulla pensa il nulla sublime che sogna o
immagini l'evento sublime del suo infinito ritorno dall'abisso animato,
ove la luccicanza dell'evento sublime si dà, senza nulla chiedere,
sino al terminale dei nostri sogni insonni salienti abyssali, come
una kuspyde sublime imaginaria che attrae il chiasma eventuale, ahhh
l'evento sublime dell'essere chiasmale, sublime interattanza
dell'interagenza kuspydale, ewentuanza sublime, l'essere sublime s'eventua
da sè, senza la legge che non c'è, senza il translogos che non
c'era, senza il dio che mai ci sarà. Ah l'essere sublime
s'eventua aldilà del dio che non c'è più, ah l'essere sublime si
dà luce da sé, senza il dio del bene e del male che non c'è
mai più, ah l'essere sublime s'eventua aldilà del bene e del male
che non c'è più. L'essere della sublimanza si dà alla luce da
sé, aldilà del dio dell'eterno ritorno che non c'è mai più. Ah
l'essere sublime si dà luce e si darà alla luce aldilà del tempo
che non c'è, aldilà del tempo dell'eterno ritorno che non ci sarà
mai più. Madre sublime della sublymanza, oh eventuanza sublyme nei
suoi occhi c'è l'essenza della nostra morte eterna, non saprei come
e senza un perchè, né saprei come mai la notte sublime si nascose
nel letto delle nuvole e si rivelò all'alba con il raggio di luce
sublyme di un tempo che fu e che sarà: oh quante volte gli
occhi hanno visto l'invisibile sublyme senza scorgere la disvelanza
sublyme dell'essere? A chi si rivolga il tempo quando pensi alla
destinanza e giochi con le sorti degli universi? La dea sublyme
non gioca mai con la mondità, ma soffia le sue auree sublymi nei
pensieri delle stelle che mai guardano a ieri, ma illuminano i
sentieri della destinanza sublyme dell'essere. Madre della sublymanza
ed eterna eventuanza che guardi e contempli senza parole e getti
e lanci i segni degli ewenti sublymi della destinanza senza
deklyni, come il volgersi dell'eventuarsi astrale degli immensi ed
infiniti universi, né replicante o klonante come le stagioni del
cuore della natura, o le intermittenze sublymi della notte o
del giorno in disperanza disanimata della destinanza della sublatione
sublyme. Ma solo lì la singolarità sublyme dell'evento dà alla
luce la destinanza dell'excstasy sublyminare che dagli abyssi sublymi
sorge, si dà in risplendenza, si ewentui quali luci della vivenza
sublyme delle aurore senza più le scorie di ieri e senza più le
pre-visioni del domani: oh madre sublyme della destinanza dia
all'essere l'ewentuanza o l'invisibile sogno sublyme, affinchè
l'esserci possa raggiungere le lontananze sublymi delle luci boreali
e naufraghi nel sublymynare abysso degli ewenti waghi, ewanescenti ma
pregnanti di miraggi della desideranza sublyme. AH ascoltai la
sera sublime con i pensieri rivolti verso le veglie ed ora si è qui
ad attendere gli ewenti sublymi velati di presagi e ricordi. Non
saprei quando possa durare l'attesa dei sogni sublymi, né se la
notte sublyme della destinanza salvi dalle spire degli abissi della
sublimanza, ma se la madre dell'eterna sublymanza e della destinanza
sublyme disvelasse agli sguardi il tramonto e giammai invocasse il
deklyno eterno degli abissi sublymi, l'eternità abiterà le menti
sublymi quale gioia sublyme senza fine e senza fini, e grazia
sublyme fluttuante nelle tempeste di tutti i wenti degli ewenti
abissali della destinanza sublyme. Ora si è oltre gli ewenti sublymi
della destinanza abissale, trascorsi all'ombra degli abyssi tenebrosi
e il sentiero abissale non svela radure sublymi della transplendenza,
ma solo abyssi sublymi ove possa naufragare la destinanza senza
ritorni ewentuali. Oh che i volti sublymi che giungano in-contro
siano l'eventuarsi dell'esserci, e se così non fosse e mai vada
si sia preda della destinanza abissale sublyme, altro tempo non è più
necessario per calpestare il nulla sublyme o il niente abyssale che
svuoti le sfere della mondità abissale senza anime né sensi. SI
attenderà che l'ewento sublyme dell'essere si sveli dagli abyssi
sublymi con le luci delle aurore delle destinanze: meglio il
bagliore sublime della sublazione dell'ewentuanza dell'essere che la
lenta transcendenza negli abissi kaosmici: così parlò Kalypso la sublime
dea o musa o transmusa dell'eventuanza. Le interpretazioni della
transestetica transestatica quella transplendenza della sublazione
dell'eventuanza sublime dell'abissalità transgettano nel pensiero in
mondità. Quel che seguirà è intriso di quella transpregnanza e
transalienza in transplendenza sublime o transplendezza dell’essere, o
storia dell'oblio dell'essere sublime o storia dell'eventuanza della
sublatione sublime. L'essere sublime è il nullo fondamento di una nullità
sublime. Il Dasein sublime è l'evento fondamentale della gettatezza sublime
dell'esserci: essere-nel-mondo è l'essere nel sublime o essere
nell'excstatica transradura sublime o Lichtung sublime dell'essere, o nella
verità sublime dell'eventuanza dell'essere o nell'eventuanza excstatica
del sublime come cura sublime dell'esserci sublime. Nel sublime star-
fuori nella transradura il Dasein-sublime, o L'essere-nel-mondo-sublime,
soggiorna in excstasi nella sublime naufraganza abissale. Il soggiornare
sublime nella naufraganza abissale è la sublime transradura della
sublatione ove abita poeticamente la sublime eventuanza dell'essersi
sublime, lì l'essere dimensiona l'excstaticità della eventuanza della
sublatione sublime. È solo con tale sfondo abissale e transinfinitezza
dell'essere in sublatione che si eventua la verità sublime dell'essere. La
bellezza ideale o fenomenica o noumenica o epistemica si dà ragione e
propone fini, impone regole, dispone mezzi e adatta ogni cosa ai modi
dell'azione, si dispiega ed è ovunque ed in priorità un porre-innanzi, una
presentanza del dominio imperativo categorico in ideale transcendenza. La
bellezza mondana ha agito troppo e pensato troppo poco, giacchè la
definizione di fini, di mete e di mezzi è sin dall'epigenesi inadeguata nell'
abnegarsi in eventuanza della sublatione sublime o Ereignis sublime:
nessuno ideò la bellezza dell'evento o l'eventuarsi della bellezza,
giacchè lì
c' è l' eventuanza del sublime o la sublatione sublime dell' Essere o
l'essere che si eventua nel sublime. L'evento sublime dell'essere
transgetta l'eventuanza della sublatione dell'essere nel sublime:
l'evento sublime è il mostrarsi o manifestarsi nell'evento, o nella
struttura ontologica dell'evento, nella dispieganza della verità sublime
dell'essere e consentì di pensare l'essere nella sua eventuanza. È
l'essere sublime che si eventua nel sublime, in una transradura sublime
dell'essere evento della sublatione sublime. L'eventuanza del sublime
abita poeticamente sia la fondatezza che l'essere fondamento infondato o Ab-
Grund sublime, ogni fondazione è inadeguata all'essere come fondatezza del
sublime, giacchè ogni fondazione non può che ridurre l'essere ad entità: il
pensiero sublime pensa la verità sublime dell'essere, giammai la verità
della metafisica della bellezza estetica ideale o la tecnica del
disvelamento, ma la verità come aletheia sublime transpoiesis della
disvelatezza sublime. Anche la physis, la sorgenza-di-per-sé, è sublatione
sublime abnegarsi dal nascondimento al mostrarsi o manifestarsi sublime;
nella sublime disvelatezza si fonda la sublime téchne: la téchne è la
poietica sublime della sublatione dell'eventuanza sublime dell'essersi, è
la sublime disvelanza, la dispieganza sublime, la disvelanza sublime ove
accade l'eventuanza dell'aletheia sublime, la sublime verità della
sublatione dell'essersi. Gestell sublime che si disveli sublatione sublime
della Gestell della disvelatezza dell'eventuanza della disvelatezza sublime,
o aletheia del sublime quale cura o custodia di ciò che è libertà sublime o
sublime disvelatezza. Il sublime è là ove c'é il pericolo e lì c'è la
sublatione sublime che salva la verità sublime dell'essere o l'
eventuanza sublime: solo il Dio o la dea del sublime può salvare
l'eventuarsi sublime dell'essersi. La storia della metafisica della bellezza
ideale fenomenica o noumenica epistemica è la storia della
dimenticanza dell'essere sublime, quindi storia del nichilismo estetico, storia
dell'oblio del sublime o della differenza ontologica della sublatione sublime
dell'essere. La metafisica della bellezza ideale ideata da Platone evidenzia
nell'essere la sola idea estetica o fenomenica, o noumenica epistemica.
Platone ideò l'idea dell'evidenza dell'essere che è l'entità stessa dell'ente,
o l'essere dell'ente o idea a priori platonica quale idea dell'ente nel
suo essere ente dell'essere bellezza estetica che si mostri nei fenomena.
È l'inizio della bellezza ideale metafisica, Nietzsche ne rappresenta
l'estrema completezza, come volontà di potenza dinamica della bellezza
fenomenica, cioè dell' estetica fondamentale della bellezza dell'ente o
dell'essere entità. L'essere entità in Nietzsche è ancora la bellezza
fenomenica ideale o noumenica epistemica sia pure la purezza-gaia-
scienza nietzscheiana. Platone ideò l'archetipo della metafisica della
bellezza e Nietzsche pensò l'essere assolutamente in senso platonico e la
metafisica della bellezza tragica, apollinea o dionisiaca, nell'ideale
interpretanza platonica, quale adequatio, estetica metafisica della bellezza
ideale fenomenica, con l'essere entità: Nietzsche è l'ultimo metafisico
della analitica della bellezza ideale. È l'essere bellezza ideale
dell'entità
di Nietzsche che si dà quale estetica ideale nichilista o volontà di potenza
dinamica, o eterno ritorno dell'ideale bellezza fenomenica; pensare l'essere
quale bellezza ideale estetica dell'ente è la volontà di potenza dinamica
dell'eterno ritorno della metafisica della bellezza fenomenica dell'essere
entità, bellezza ideale del mondo immagine. Nietzsche ideò così il
nichilismo della bellezza quale estetica del non-ente, del niente, del
nulla o la bellezza dell'essere dell'ente nella sua relatività con l'estetica
del nulla, o bellezza del nichilismo o ideale bellezza del ni-ente o
nichilismo della bellezza fenomenica o noumenica epistemica. È la Gestell
del sublime o il suo eventuarsi quale sublatione del nichilismo o la
nientità dell'ente, quale transradura della verità sublime dell'essere che si
eventua quale eventuanza della sublime sublatione della grande potenza del
nulla che dispiega La verità sublime, la destinanza sublime, la transradura
sublime dell' essere sublime o
l’eventuarsi dell’essere libertà sublime. La differenza ontologica del
sublime è la struttura ontologica sublime dell’essere.
Platone ideò il fenomeno dell'evento dell’essere entità quale fondamento
dell’apparenza, o evidenziarsi
dell’essere bellezza delle entità: l’evento del sublime si iscrive ancora
nel fenomeno del sublime sia pure nella purezza fenomenica ermeneutica.
Ernesto Grassi e Luigi Pareyson svelarono nell'estetica della bellezza del
Dasein la purezza o la priorità dell' a-priori, o la struttura
ontologica o la filosofia ermeneutica della verità inesauribile. Verità e
interpretanza infinita della differenza ontologica, quale priorità della
fondatezza dell’estetica della bellezza: è l'ermeneutica fenomenica di
Pareyson dell’essere bellezza ideale della libertà o l’essere entità nel
suo essere svelato quale verità, o mostrarsi o manifestarsi bellezza della
purezza ideale dei fenomena, l’ente dell’essere verità dell’essere.
Hölderlin eventuò la transpazialità del sublime o dell’abitare poeticamente
la naufraganza della transtemporalità, o la naufraganza dileguante del
sublime che è l'abnegarsi verso l'epigenesi prioritaria densa e intrisa
di pregnanza sublime o sublime presagio, si è nel sentiero in cammino
verso l'eventuanza sublime che viene o verrà a salvarci: non è più
l’immagine o l'imago del sublime ad essere pensata a partire dalla bellezza,
quanto l'estetica della bellezza ideale fenomenica della bellezza ad essere
pensata a partire dall’icona o imago o immagine dell'eventuanza del
sublime che verrà a salvarci, anche là ove c'è il pericolo o il
terrore o l'angoscia o la tragedia. L’immagine o l'imago del sublime non
si nasconde più nell'oblio ideale fenomenico, o nella purezza della
bellezza visibile o evidente nell'idea dell'essere entità, è perciò
invisibile o afenomenica o anoumenica o aepistemica e asimmetrica o
incalcolabile, indicibile, inaudita, indecidibile, incommensurabile. L’essersi
disvelato nel sublime consente all'essere d'essere l'eventuanza sublime
dell'Ontopologia Del Dasein sublime, e non più solo l'ideale fenomeno
dell'essere entità della bellezza ideale della purezza della
transcendenza noumenica o epistemica o metafisica della bellezza
dell’esserci, quale Metaphysik des Daseins. Lì il sublime Dasein si
eventua nella sublatione sublime dall'Abgründ sublime quale eventuanza
sublime della purezza della bellezza ideale, o eventuarsi del Dasein
sublime. Nietzsche e prima di lui Leibniz idearono il nulla quale
fondatezza estetica sia del fenomeno della bellezza sia della sublime
bellezza: nihil est sine ratione, anche la purezza fenomenica della
bellezza sublime. Niente è senza translogos o ideale o noumenico o
epistemico, neanche l'essere dell'entità. Leibniz disvelò l'eventuarsi
della bellezza sublime quale verità sublime che non si dà più come
adaequatio rei et intellectus, ma quale disvelanza dell'essere
transmonade sublime, quale svelatezza che eventui anche il fenomeno o
il noumeno o l'epistemè dell’evidenza ideale dell’essere dell'entità. Tale
sublime svelatezza è la verità sublime dell’essere sublime, o verità
ontopologica sublime. Tra verità sublime
ontologica dell'eventuanza dell'essere e verità ontica della bellezza ideale
dell’ente si dà la differenza ontopologica sublime dell' essere. L’essere
sublime si dà nell'eventuanza quale svelatezza che consenta la sublatione
sublime. Lo svelarsi del sublime nella bellezza ideale fenomenica o
noumenica epistemica dell’entità è l’essenza della fondatezza dell'essersi
eventuanza sublime: lì c'è il non-ente, niente, nulla o verità sublime che si
biforchi in ontica fenomenica ideale della purezza della bellezza e
transcendenza ontopologica o transontologia sublime dell'eventuanza. La
svelatezza, il mostrarsi o il manifestarsi dell'evento sublime nella
bellezza ideale è consentita dall'abnegarsi sublime della differenza
transontologica della sublatione sublime: quell'eventuanza è la
fondatezza della differenza ontopologica quale trascendenza sublime della
sublatione dell’esserci. L’esserci è l'eventuanza sublime della trascendenza,
l’esserci trascende, perché mai si adegua all’entità, ma l' eventua nella
sublatione o nella svelatezza dell'essere sublime nella bellezza. La
trascendenza ontopologica è il sublime nella bellezza: trascendenza o
sublatione sublime dell'essere che si dà oltre, aldilà ed al di sopra,
oltrepassa la fenomenica bellezza. È trascendenza sublime cioè sublatione
sublime che trascende la bellezza ideale, oltrepassa il fenomeno della
purezza della bellezza. L’esserci sublime si eventua nella trascendenza
sublime come essere-sublime-nel-mondo, o essere sublime nella purezza e
bellezza della mondità. La sublazione sublime nel trascendere progetta il
mondo sublime: è archegeta dell'ontopologia sublime. Solo il pro-getto
sublime che si dà oltre l’entità consente all’entità di mostrarsi sublime o
manifestarsi o abnegarsi come sublime nella bellezza o archegeta
dell'ontopologia sublime. L’accadere dell'eventuanza sublime progetta l'aldilà
sublime, l' oltre entità, quale sublime dell’essere dell’esserci sublime, o
sublatione sublime dell’essere-nel-mondo-sublime: l’esserci trascende la
sublatione sublime nel suo essere morfogenesi sublime del mondo, archegeta
dell'ontopologia sublime. L’oltrebellezza ideale fenomenica, l'aldilà
della sublatione sublime verso la mondità è la libertà sublime dell'essersi,
è la transcendenza sublime in sè per sé, è la libertà della sublatione
sublime quale libertà in transinfinitezza. Se così non fosse la libertà sarebbe
solo la libertà ideale fenomenica o noumenica epistemica. La libertà sublime
della transcendenza è traninfinitezza sublime della sublatione della
transfinitezza, quale transcendenza autopoietica dell’in-vista-di, l’esserci
sublime si dà nell’eventuanza sublime della transinfinitezza, cioè
nell'essere sublime in se stesso o libertà sublime dell'evento della
transfinitezza sublime. Solo la libertà sublime può eventuare l’esserci
sublime nell'eventuarsi mondo sublime o quale archegeta dell'ontopologia
sublime, nell'abnegarsi e mostrarsi transfinitezza sublime. Il mondo non è
mai in sè sublime, ma si dà o si eventua quale mondità sublime, perché
l’esserci sublime, nella sua trascendenza sublime è l'eventuanza della
libertà sublime, l’esserci sublime può pro-gettare il sublime davanti a sé, e
così una mondità sublime quale eventuarsi dell'essere sublime
transfinitezza o essere archegeta dell'ontopologia sublime.
Nella libertà sublime c'è l’origininale epigenesi della fondatezza sublime,
o ontopologia sublime dell'archegeta. La libertà sublime è libertà della
sublime fondatezza, quale eventuanza della fondatezza s-fondata, quale
eventuarsi sublime dall' abisso sublime, o sublime Ab-grund quale fondale
della transinfinitezza del nulla sublime o essere sublime dell’esserci
transfinitezza Sublime del Dasein. Platone ideò l' evidenza della bellezza
nell'essere dell'ente o suo fenomeno o noumeno epistemico, ma quando
nell'angoscia si eventua o si evoca il nulla l’esserci è in transcendenza
sublime o sublatione sublime della transfinitezza. Come interpretare
allora l'eventuarsi del nulla sublime, o il niente sublime abissale
excstatico della transinfinitezza? Il non-essere sublime in sublatione
excstatca è inaudibile, indicibile, indecidibile,impensabile transinfinitezza
asimmetria o supersimmetrica o transimmetrica angosciosa possibilità del
nulla sublime nella sublime transcendenza dell’esserci transfinitezza in
excstasi Sublime. L’aletheia sublime del nulla sublime è la divelatezza
della verità sublime della transinfinitezza, o la sublatione sublime della
transfinitezza sublime quale nulla sublime, non-ente sublime, niente
sublime, Dasein sublime del nulla abissale: lì la verità sublime o sublime
svelatezza è velatezza dell'excstasi abissale o nulla o niente, ed è
non-svelatezza o non-verità autentica dell’essenza della verità ma nella
transfinitezza della disvelanza in sublatione sublime. Nel velamento
dell’entità, quale fenomeno ideale della bellezza si dà
il mistero dell'eventuanza della sublatione sublime. L’esserci sublime
cura e custodisce l'evento sublime dal nulla o dal niente o dalla
bellezza ideale fenomenica, o dalla non-svelatezza o dalla non-verità
autentica del non-ente. L’autentico evento sublime o della verità sublime
è il mistero sublime della transinfinitezza. La non-verità è la naufraganza
o l'erranza abissale, o l'abnegarsi dell'Essere nell'entità fenomenale
della bellezza ideale. Ma quale evento sublime si dà nella verità quando
nella verità
si coniughi svelatezza e non-svelatezza? Che verità c'è nell'eventuanza della
bellezza ideale fenomenica intrisa di sublatione sublime, o del nulla
abissale denso e pregnante di eventi dell'essersi? Lì il Dasein sublime
si eventua quale differenza transontologica della transinfinitezza, o come
abissalità tragica del sublime Dasein o excstatico Ereignis sublime o
Ereignis della transinfinitezza del nulla abissale:
Eregnis sublime dell' Eregnis excstatico abissale. Eraclito svelò la
sublatione sublime quale archegete dell'ontopologia sublime, Hölderlin
disvelò in Eraclito la sublatione sublime dell’ontopologia del sublime.
Hölderlin eventuò il sublime nel mistero o nell'enigma, o nel Perché c’è
il sublime e non piuttosto l'ideale bellezza fenomenica, o noumenica
epistemica, o il niente o il nulla? O perche si dà l'evento della
sublatione sublime dell'aldilà: solo per decostruire la bellezza ideale
fenomenica e superarla? Leibniz e Schelling idearono il mistero o
l'enigma: perchè c'è il nulla sublime o il sublime nulla o il nulla
afenomenico anoumenico aepistemico aermeneutico? Perchè c'è l’angoscia
sublime o la sublime angoscia del nulla? Esistono eventi sublimi, o
anche fenomeni originali, che sfuggono alla comprensione categoriale, o
analitica dell’esserci o del niente o del nulla. Le categorie sono
adeguate solo per la bellezza fenomenica dell’entità mondana, non per
l’esserci sublime o il nulla sublime afenomenico anoumenico aepistemico
aermeneutico. Essere il nulla sublime o essere sublime del nulla, ecco
l'eventuanza ancora indicibile, o indicibile o inaudida o transonanza
dell'eventuanza transmitica archegeta Kalypso. L’essere sublime del nulla
sublime è sempre un evento sublime e giammai un fenomeno o un moumeno,
è l’eventuarsi sublime del Sich-Ereignen, dell’essere eventuanza sublime
del nulla sublime afenomenico anoumenico aepistemico aermeneutico. Solo
quella sublatione abissale sublime consente all’esserci di ergersi aldilà,
o oltre la bellezza ideale fenomenica dell’entità. Hölderlin ideò
l'interpretanza sublime:Non si è più nella vivenza sublimi, bensì è il
sublime che c'è nella vivenza ad eventuare la sublatione sublime, è il
sublime che c'è nel nulla che si eventui quale nichilismo o
decostruzione o sublatione sublime della bellezza ideale fenomenica.
Hölderlin eventuò il sublime nel mito o sublime poesia tragica per la
disvelanza ontopologica o Sublime transpoiesis tragica nel mythos, quale cura
della verità o sublime inlatenza della verità sublime dell’ Essere archegete
dell'ontopologia sublime: nel mito sublime tragico si è stabilito o vi
abita poeticamente l’esserci del Sublime o dell’abisso tragico. Hölderlin
Non disvelò più principi o idee della bellezza o priorità o fenomena o
noumeni epistemici ermeneutici quali paradigmi dell' essere, ma l'esserci
sublime stesso o la singolarità della transinfinitezza quale
eventuarsi sublime dell’essere, o il suo movimento o muoversi nel mostrarsi
sublime, o manifestarsi e abnegarsi o sottrarsi o annientarsi o
annichilirsi nella sublime differenza ontopologica. Hölderlin eventuò
L’apparenza dell’essere sublime, la sua transtabile progettanza che non solo
si dà sempre in sorgenza sublime, ma cura e custodisce la sublatione
sublime nella sua stabilità o transtabilità sublime: essere sublime
significa sublatione dell'ontopologia dell'archegete o è l'eventuarsi della
stabilità strutturale sublime, o stabilità strutturale ontopologica o la
transtabilità sublime della katastrofè sublime. L’essere archegete
dell'ontopologia è L’essere sublime oltre o al di là delL’apparenza e
dell’evidenza fenomenica ideale: l’essere sublime archegete si eventua aldilà
del nascondersi nella latenza della bellezza ideale dell'entità, si dà
quale sublime non-latenza o quale sublime stabilità strutturale
ontopologica in luce che si dà alla luce, o è transtabilità ontopologica
della non-latenza o splendezza sublime. Hölderlin è l'archegete dallo
sguardo più profondo e abissale sublatione sublime. Hölderlin è l'archegete
ontopologico che si getta excstaticamente nell’abisso dell’essere sublime, o
nella tragedia sublime
dell’essere, lì il principio è la fine, la transtabilità è l'abissalità,
l'archè è la transinfinitezza, la bellezza è il sublime, la vivenza è
l'essere per la morte sublime. L’essere sublime è l'eventuanza
dell'aldilà, dell'oltreparenza, sublatione e sublime evento dell'oltrebellezza
fenomenica ideale, transtabilità strutturale ontopologica dell'eventuarsi
sublime nella bellezza, è il mostrarsi o l'abnegarsi o manifestarsi
dell’essere sublime nella bellezza, è l'instabilità strutturale ontopologica
della katastrofè sublime. L’essere sublime si eventua nella bellezza ideale
fenomenica e quella sublatione sublime è l’evento sublime o il mostrarsi,
o l'abnegarsi o il manifestarsi della transpoiesis sublime, quale pensiero
poetante del sublime o poesia pensante del sublime o tragedia sublime, o
instabilità strutturale abissale o indeterminatezza ontopologica del sublime
dispiegarsi della differenza ontopologica sublime. Hölderlin è l'archegete
ontopologico che apre e si apre al sublime, è l'epigenesi del pensiero
poetante sublime o la transtabilità sublime della sublatione sublime, o
la nuova eventuanza sublime della svelatezza della verità quale Ereignis
sublime, o evento sublime della verità dell’essere. Hölderlin è l'archegete
ontopologico dell’Eregnis sublime, è la storia dell’essere sublime quale
destinanza sublime dell’angoscia excstatica sublime. L’ascolto della
transonanza sublime dell’essere sublime è la sublatione sublime dell’onto-
topologia dell'essere sublime, è lo sprofondare abissale nel sublime
dell’essere
aldilà o oltre l’oblio del sublime per eventuarsi transoblio sublatione
della bellezza ideale fenomenica o evento sublime dell’essere-mondo-
ontopologico della transinfinitezza. Hölderlin è l'archegete della sublime
transontologia della differenza. Differenza transontologica è la sublatione
dell'evento dell’essere sublime dall’entità ideale fenomenica o noumenica
epistemica. Di quale evento sublime ontopologico si tratta?La verità sublime è
il mostrarsi, abnegarsi, manifestarsi dell'excstasi della transinfinitezza
dell’essere. Hölderlin è l'archegeta dell' eristica ontopologica sublime
dell'ontopologia sublime della dea Eris
che si eventui quale nullo fondamento o non-fondamento o fondatezza
abissale del sublime, l’essere sublime nel nulla sublime afenomenico
anoumenico aepistemico aermeneutico, o eristica ontopologica dell'essere
sublime nulla sublime. Il sublime si eventua anche nel nulla,
sull’abissale fondatezza, anzi il sublime è il nullo fondamento
dell'essersi o la dismisura del nulla o del niente quale eventuanza
del sublime. Perciò c'è il sublime piuttosto che il nulla, quale differenza
ontopologica che si dà al di là di tutte le differenze del niente, o della
bellezza ideale fenomenica o noumenica epistemica, tale da eclissare
tutti i fenomena. Per l'archegete Hölderlin l’essere è la sublime dinamica
della differenza ontopologica sublime che si dà quale sublatione sublime
della transinfinitezza, l’essere eventuanza sprofonda nell'Essere sublime,
l’essere è il dispiegarsi della differenza sublime nel pensiero poetante
sublime: è il transoblio o sublatione sublime dell’essere. Hölderlin è
l’evento sublime del tragico nulla o evento sublime del nulla afenomenico
anoumenico aepistemico aermeneutico, o l'eventuarsi della verità sublime
quale aletheia sublime del nulla, o non-verità della non-entità. Il
sublime Ge-Stell l'archegete dell'evento è l’essere sublatione sublime
ontopologica del sublime.
@) tr@nsestetic@ excst@tic@
Il sublime dilata le transmittenze del cuore in sistole e diastole,
eventuanza e abneganza, si concentra nell'attenzione della transtabilità
ontopologica e nella transtensione o transvidenza. È stancante: è la
transestetica sublime o transplendenza sublime o transluccicanza
sublime o risplendezza o transrisplendezza sublime o splendenza
della transvidenza sublime dell'eventuanza. La bellezza discioglie la
transpurezza dell'anima : si percepisce una differenza transfenomenica
o una incongruenza transpaziale nella transestetica, presente
nell'epigenesi longiniana del sublime, ma non ancora una differenza
noumenica nella transbellezza o nel sublime. Qui il sentimento o la
transintenzionalità sublime consiste in una vibrazione o alternazione
alternanza rapida dei sensi, o alterità o alterezza o splendenza o
splendezza dell'esserci.
Il dinamicamente sublime o dynon o phyon o splendezza sublime è simile
alla transpotenza transdinamica o transmorfia transevidente in
natura irresistibile e terribile, ma se si è al sicuro, si rimane
disinteressati e perciò non c'è più un ob-getto o gegenstand che
incuti paure. Dio è terribile ma l'uomo non ha paura. Anzi solo la
dea del sublime quale ultima Dea o ultima degli dei ci può salvare,
o solo il sublime o la splendenza sublime salverà il mondo.
Quella è la differenza: il sublime è il coraggio della transpurezza
dell'anima e consente la transevidenza della transtabilità
transepistemica, ma solo perchè c'è l'alterezza dell'esserci o
l'evento della splendezza della transvidenza sublime. La natura è
sublime perché eleva, innalza l'evidenza ideale all'esposizione
eccelsa o la svela nell'eventuarsi della transplendenza o transplendezza,
là ove l' esserci è l'unico capace di comprendere o transvedere la
sublimità, anche al di sopra della stessa natura, quale sublimità
transautentica che si sveli nell'eventuarsi della libertà
transestetica dell'alterezza o nella splendenza sublime. Tale
libertà è l'eventuanza al di là della natura: interagenza
intima tra il sublime o il dinamicamente sublime, è l'ontopologia
della libertà. C'è sublime quale libertà che trascenda la
natura, o sublatione sublime dell'eventuanza ontopologica. Il sublime
dell'evento sublime o la transvedenza delLa sublimità, la sublime
transpurezza, il dinamicamente sublime è sempre in transrelatività o
in transevidenza transkategorica o in interagenza o transagenza con
la libertà. E' la problematica della transdifferenza transkategorica
tra il matematico sublime e il dinamicamente sublime, o della
differenza analitica tra la transbellezza e il sublime:entrambi
esigono l'inclinazione o il klinamen o la transevidenza del trans-
essere e la transensibilità del piacevole; il trans-essere è pensato
nella transpurezza della transvivenza o l'analitica della
transbellezza della natura interessante la transmorfia della
transevidenza o la forma del transente, che esiste che c'è, che si dà
quale esserci o dasein-analytik; il sublime invece si trova
di fronte un gegenstand, sempre non-ente o transente infinito o
transinfinito o transentità abissale senza-fine, senza fondo, un ni-
ente, un nulla afenomenico anoumenico aepistemico aermeneutico, un essere
eventuanza che viene in-contro quale transente informale,
l'infinitezza o l'evento della transinfinitezza, o la completezza
transkategorica della transmonade o dell'arkè o della
transingolarità infinitesima nel suo subliminare ed infinitamente
irreversibile apeiron, nell'essere sempre senza fine e senza un
fine o un transtelos, lì è in interagenza la piacevolezza del
trans-essere con la qualità o in transagenza transevidente, o la quantità
kolossale e magnanima e perciò alta e nobile quale eccellenza o
quale alterezza o quale transevidenza della transplendenza sublime
dell'evento sublime. Nell'analitica della transbellezza c'è la
seducenza quale attrazione transfenomenica, senza la presenza di una
immagine quale transevidenza seducente; la transestetica
transexcstatica sublime invece è presente immediatamente nell'evento
quale compresenza di immagine pensante o come emozione o
transintenzionalità della transevidenza ideale dell' esserci o del non
ente, niente, nulla afenomenico anoumenico aepistemico aermeneutico, sacra
superentità divina, incongruente e incompatibile con le attrazioni e
con la seducenza, anzi prossima al timore e all'angoscia; l'esserci
lì si concentra non soltanto in presenza transtabile del
transente, ma è sospinto al di là , tanto da non afferrare o
percepire la completezza transkategorica dell'arkè o la transevidenza
ideale, quale transingolarità dell'apeiron e per-ciò incapace nel
concentrarsi con il trans-essere, o una desideranza, ed allora si
transevidenzia quale transenso, contrastante, di ammirazione o
tensione o attenzione, quale desideranza anche negativa, o non
desideranza o dispiacere o timore o tremore o paura ed angoscia.
La differenza più importante e più transevidente, sempre transfenomenica
o transkategorica , è quella dell'analitica del sublime o
della transbellezza dell'esserci o dasein-analytik : qui il sublime si
pensa quale transensibilità che si esprima nella sensibilità transestetica,
la quale non desidera concentrarsi in una transevidenza transideale o
non si possa sacrificare nell'evidente: il visibile si concentra
nella bellezza come se ci fosse insistenza dello stesso ob-getto o
intenzionalità transevidente ideale, la transpurezza desidera
un'armonia della transevidenza ideale e completezza fra il principio e
l'inclinazione, perché tutta la transtensione o l'attenzione si trans-
getti, giacchè si transente ancora in incompletezza, quale virtù
non perfetta: svelare la transevidenza del sublime nella transbellezza è
il concentrarsi della transbellezza filosofica o transofia. Infinitezza
sublime, o sublime transinfinitezza dell'eventuanza sublime dell'essere che
si dà oltre o al di sopra o al di là della bellezza ideale fenomenica,
lì la verità sublime si dà al di là quale eventuanza dell'essere sublime
ontopologica. L'eccedenza dell'evento sublime è la verità nella sua
infinitezza o è la paradossalità sublime dell'essere. Schelling ideò una
transcendenza sublime al di là dello spazio e del tempo, quale sublatione
sublime della bellezza fenomenica. Quale analisi della tragedia nella
Poetica, in transalienze o transpregnanze della tragedia, come
nell'esperienza di paure e compassioni che si concentrino in catarsi delle
emozioni. Aristotele appare ob-scuro nello svelare la transevidenza
catartica. C'è la bellezza transevidente ideale e c'è la bellezza-
sublime o plotiniana, due eventi della transingolarità in continuità:
la transbellezza è leggerezza in equilibrio transtabile, è una qualità
debolmente decorativa . Nell'alterezza c'è la più ob-scura bellezza-
sublime o transarmonia afenomenica eraklitiana, la quale si dispiega
in profondità sublime o dynon o phyon e verità, o transbellezza
sublime o evento splendezza. La differenza tra le due estremità, o
meglio la differenza tra i due spazi ontopologici che si incontrino
come in un nastro di Mo@bius, svela l'analitica della
transbellezza dell'esserci: se un fiore, un tramonto, un poema, un dipinto, o
un brano musicale: qualsiasi bellezza possa essere transvisibile anche
come bellezza sublime, o se sia adeguata alla transfenomenica ermeneutica.
Il differenziale nel continuo è evidente nella consapevolezza dell'analitica
transfenomenica del sublime, nella bellezza o della transbellezza nel
sublime, quale evento sublime della splendenza. La transfenomenica
ermeneutica della transbellezza è ontopologicamente connessa con la
profondità e la verità, l'abisso e la svelatezza, e non è una
transbellezza che si adegui nelle transcategorie della transbellezza quale
evento della sublime-bellezza. L'analitica del sublime eventua una
complessità della transbellezza. L'analitica della transestetica del
sublime si evidenzia o emerge come una più complessa ermeneutica della
transbellezza, quale transbellezza filosofica o transofia o trascendenza
o sublatione della transbellezza o sublime bellezza. Quella interpretanza
dell'analisi della transbellezza connessa con i commenti di Aristotele sulla
tragedia possono delineare l'emergere di un nuovo transparadigma.
Nell'Analitica si distingue il sublime dalla bellezza transfenomenica: è
bella la bellezza modello in un ob-getto, quale evidenza ideale o
principio di pensiero nell'ob-getto, senza che l'ob-getto stesso abbia
utilità. Qualcosa è nella sua evidenza ideale bella, in contrastanza ad
utile, ma l'ob-getto in sè è inutile, è disinteressante categoricamente,
mentre dà il piacere. Un fiore è bello per la sua evidente organicità, la
sua simmetria i suoi colori come evidenze ideali utili in un transente, ma
la transentità è essenzialmente inutile: così si pensò la transbellezza
senza telos. Il sublime in contrastanza ontopologica è l'epigenesi
dell'eristica excstatica. È l'evento aldilà del transfenomeno ideale
intuente, o è l'oltre il comprendere apprensivo che incontri qualche
transentità evidente che non si possa razionalizzare o contenere, o quando
Non si possa determinare una epigenesi o principio di organicità che delimiti
la transentità, giacché non si possano determinare i limiti o confini
all'entità quale ob-getto sublime, o evento sublime della
transinfinitezza. Nè si possano determinare i limiti del transente che si
sveli da sè, perché quell'entità, quale gegenstand, sfida l'evidenza
ideale o i poteri di presenza
dell'evidente idea, e quel nesso tra la prote philosophia o ontologia
fondamentale e la theologike episteme o metaontologia o anche il
translogos del concentrarsi delle ontologie regionali, quale interagenza
tra prote philosophia e theologike episteme, o tra ontologia fondamentale e
metaontologia. Heidegger non dispiegò mai quella che si svelò essere
la metaontologia sublime, ma lì c'è l'epigenesi o l' Ereignis sublime o
l’essere-sublime-eventuanza. Già nel concetto aristotelico di physis c'è
in essere il sublime dinamico, quale dynon o evento che si inabissa
o si sottrae senza fine e si sublima nel transinfinito. Che cosa sono i
physei onta? Sono quegli enti che hanno in sé il principio del movimento o la
dynamis sublime, o la transintenzionalità ontologica sublime heideggeriana
della physis o physei onta che si sublimano dinamicamente, quale eterna
presenza o evidenza ideale della transmonade in epigenesi del movimento,
tant'è che l’essere-sublime-eventuanza si transgetti in una ontologia
regionale, o nella transestetica estatica dell’evento sublime: nullo
fondamento di una nullità sublime incompatibile con la bellezza ideale
fenomenica, incongruente come il più grande quasi infinito, apparirà così
il sublime quale grande terrore e stupore; eventi sublimi e varietà
d'evidenze possibili o idee con più alterezza di quella bellezza fatale,
quale aspetto maestoso! Lei transporta una dea, e lei guarda una regina. Ecco
una parola che non svelò alcun particolare della bellezza; nulla o alcuna
evidenza ideale della personalità; nessuno ha detto una parola in
evidenza ideale o immagina brillanti colori, o immagina la fragranza di una
rosa, immagina l' origine della sublymanza, nel senso della sublyme-bellezza:
il costruire un tempio di Zeus, oppure la svelatezza ab-scissa, ovvero il
portare-in-elevatezza una statua di Apollo quale ontopologia dell'archegete,
o il portare in scena una tragedia sublime, non è soltanto l’alterezza di una
splendezza o sublymanza in quanto alterezza: è mitopoiesis o transpoiesis
sublime. Consacrare per l'@rchegete è mitopoiesis sublime quale
sacralità ontopologica, nel senso che nell’offerenza del sublyme il sacro viene
svelato in splendenza o ciò che è sacro è il Dio che viene cercato nella
svelatezza della sua vivenza, o nell'eventuanza in excstasi, dentro la
disvelatezza della sua presenza. Alla mitopoiesis o transpoiesis sublime
o splendezza del Dio, quale Divinità e splendenza in evidenza ideale
svelata nella sublyme-bellezza, non accanto o dietro alle quali ci sia il
Dio, bensì la splendenza evidente, si dà la presenza sublime
transplendente. Ogni evidenza ideale nel senso dell’alterezza
mitopoietica o transpoiesis è sempre ab-scissa eventuata, quale modalità
di evidenza adeguata nel progetto o situarsi e mostrarsi nell' imago-
statua, dicibile e decidibile nel translogos, o concentrarsi della
transinfinitezza nella transmonade. All’inverso una evidenza ideale
adeguata e un situarsi e mostrarsi non sono già una disposizione nel transenso
dell’alterezza che pone-in-transgettatezza; infatti, si evidenzia il
sublime da erigere, da disporre, che possieda già in sé il modello
essenziale del disporre, sia cioè se stesso, in ciò che sia la sua
transonanza sublime. Ma in che modo si raccoglie o si concentri la
transonanza sublime autentica, che dispieghi l'ab-scindere e l'eventuarsi
dell’essere-sublime? Di più, ove si evidenzi idealmente la metaontologia o
metontologia, o transontologia sublime? La meta-ontologica è la transontologia
dell'ontologia o della transepistemica, o della transestetica quali capacità di
comprendere gli eventi sublimi dell'essere, non solo i fenomeni o i noumeni: o è
una metaontologia o transontologica delle singole ontologie o una teoria
ontologica in un’altra. Il metaontologico consiste nella costruzione e
decostruzione o transdecostruzione della transontologia delle ontologie come con
la sublation del rasoio di Ockham: si evidenzia la descrizione della
transontologia sublime quali “distanze sublimi” o “buchi sublimi” o “eventi
sublimi”, strutture transontologiche sublimi inerenti al sublime.Ma c’è anche
una transontologia sublime delle transmonadi e dei transarithmoi, teoria ideata
da Platone e lanciata da Aristotele, è stata dispiegata o evidenziata
idealmente o sviluppata in una ontologia sublime della matematica sublime in
Platone e Aristotele: i numeri sublimi o tutte le singolarità sono
ontologicamente duplex, giacchè sono il translogos il situarsi e
mostrarsi o la ri-unione di ciò che è distinto e distingue ciò che è unito.
La transmonade è ciò che riunifica una molteplicità, o è il situarsi e
mostrarsi della transinfinitezza nella transingolarità, il molteplice che
si kripta o situa per mostrarsi nella sublimità numerica o nell'aritmos,
ed è anche ciò che individua-isola la singolarità nel molteplice. Si è immersi
nella ormai mitica
distinzione tra uno-tutto, o il tutto situato e mostrato nell'uno o il
transinfinito nella transmonade o l'apeiron nell'archè, quale
transingolorarità che differenziò la sublime transinfinitezza nella transmonade,
o l'apeiron nel transarchè. Ora c'è l'ontopologia sublime, l'@rchegete eventua
l'endemonade dalla molteplicità nei due sensi, c'è un solo nome per una
complessità eterogenea, c'è qui la connessione tra transontologia sublime e
ontologie: essere, numero e transestetica sublime. C'è già nella classicità
dell'@rchegete che lo on debba situarsi e mostrarsi quale en, ancora
ermeneuticamente da svelare! Già, CHE COS’È L’ESSERE sublime o l'evento
dell'essere sublime? L’essere sublime è l’essere evento sublime
dell'ontopologia dell'archegeta, giammai del fenomeno ideale o noumenico
epistemico: se c’è l’essere sublime dell'evento ontopologico, non può più
esserci solo il fenomeno della bellezza ideale. Il sublime evento
dell'essere è
indicibile o dicibile solo nell'infinitezza sublime. Già PLATONE ideò
l’essere evidenza della bellezza o l’essere potenza dinamica o L’essere
fenomeno noumenico o L’essere spaziotemporalità kosmica, ma L’esserci
categorico frantumò quell'armonia transestetica ontoteologica. BRENTANO svelò
nella dynamis il movimento frattale dei fenomena frammentati: lì c'è
l'intenzionalità DI UN ESSERE che attrae, l’essere attratte dalla purezza
dell'armonia e perfezione della bellezza consentì ai fenomeni dell’Essere
infinito di Esserci. II pensiero che è pensiero per sé, ha come oggetto ciò che
è di per sé la purezza della bellezza, Se è ciò che c’è di più esteticamente
bello il suo pensiero è pensiero di pensiero della bellezza fenomenica
ideale o noumenica epistemica. ARISTOTELE ideò così la Metafisica della
bellezza, senza immaginare d'aver eventuato la dynamis sublime
dell’essere, per l’ontologia fondamentale c'è finalmente il nesso tra sublime
e matematica sublime o dinamica sublime. L'eventuanza ontopologica
dell'archegete Heidegger è l'unica transontologia sublime metaontologica,
Heidegger ideò esclusivamente la
metaontologia sublime: ovvero la transontologia sublime dell’ontopologia.
Si sa che la problematica
metaontologica dell'archegete Heidegger introdusse per primo la sublime
metaontologia, quale sublime metontologia per precisare e distinguere l'
ontologia fondamentale dalla metafisica: già nel Sein und Zeit distinse le
ontologie regionali, i fenomena ontologici di ciascuna scienza, e l’ontologia
fondamentale,o la transontologia del transenso transestetico dell’essere, quale
priorità o premessa o fondamento delle ontologie regionali fenomeniche anche
estetiche. Heidegger transobliò in sublatione le problematiche di fondazione
delle scienze o delle estetiche nelle transestetiche e tranepistemiche
ontologiche. Heidegger chiarì che ci sia all’interno della metafisica una
distinta o una differenza ontologica sia transestetica sia transepistemica
dell’ontologia fondamentale, connessa transontologicamente alle ontologie
scientifiche fenomeniche o noumeniche regionali: è il transoblio o sublatione
della metaontologia. La metaontologia dell'@rchegete Heidegger è precisamente
quella transontologia sublime che eventua le relazioni con le ontologie
regionali fenomeniche della scienza e dell'estetica, a rigore la metaontologia e
non l’ontologia è la sublime transontologia che sveli le problematiche
ontologiche della scienza, le problematiche dell'estetica o della transestetica
o della transepistemica e che cosa è o sia la metaontologia o il nesso tra
ontologia e metaontologia, quale transontologia sublime dell’essere o la
transestetica dell' essere transontologico. Ma la comprensione ontologica è
possible solo con la problematica transontologica sublime, come metaontologia.
Con metaontologia l'archegete Heidegger ideò il “capovolgimento” o metabolé
sublime dell’ontologia dell’essere sublime, solo così la metaontologia si svela
quale transontologia sublime dell'ontologia fondamentale, quale insieme di
fondazione ed elaborazione dell’ontologia della sublime transtemporalità
Heideggeriana meta-ontologica o transcendenza metaontologica sublime. Heidegger
transobliò quale sublatione dalla metafisica classica la metaontologia e le
transepistemiche o transestetiche, quali transontologie sublimi metaontologiche
dell’essere: la metaontologia svelò l'archegete Heidegger non è una semplice
scienza ontica induttiva, o una semplice sintesi kategorica kantiana che
racchiuda i risultati delle singole scienze, quello che si divide
apparentemente tra diverse ‘discipline’ e etichette è una sola epistemica
ontologica sublime, così come la differenza ontologica è il fenomeno o meglio
l'evento originario dell’esistenza metaontologica dell’essere, quale nesso tra
ontopologia e matematica sublime o l’essere una singolarità transublime.
Heidegger disvelò la sublatione sublime della transontologia o
metaontologia con il pensiero di “oltrepassare la metafisica”, o svelare
la sublazione della metafisica, o l’ontologia della presenza
fenomenica e noumenica quale sublime sublatione transestetica e transepistemica
meta-ontologica, o sublime transontologica transtemporale o transpaziale
Heideggeriana, quale transdecostruzione della metafisica, o
dell’“oltrepassamento
della metafisica”. Heidegger transobliò quale sublatione la connessione tra
ontologia e scienze specifiche, ontologia fondamentale e transestetica e
transepistemica, ma la metaontologia è ancora nell'indeterminatezza
ermeneutica, forse perché la sublime metaontologica è la bellezza ob-scura del
sublime heideggeriano. Heidegger transobliò quale sublatione l'ontologia
fondamentale con la differenza transontologica sublime tra ontologia e
metafisica, o transcronia e transtopia o ontocronia e ontopia quali
transontologia sublime dell’essere in transenso meta-ontologico. Heidegger
distinse sempre l’ontologia dalla meta-ontologia, l’ontologia esistente e
presente, sull’essere in quanto essere nella sua trascendenza ontologica o
dell’essere in transvisione dell’essere stesso o nella transontologia
squisitamente matematica sublime dell’essere che si dà nell'esserci o nel
discreto dei fenomena o noumena, quale Essere matematica sublime o
transpazialità dell’apertura dell’essere transLichtung sublime, quale
transradura della transpaziotemporalità sublime. La sublymanza è in sé una
ab-scissa nella quale un mondo viene svelato dall'archegeta o in dinamica
excstatica e, in quanto svelato, gettato in ab-scissa. Ma che cos’è un
evento-sublime-nel-mondo? Ciò si eventua nella sublatione sublime: il mondo
non è l’insieme delle cose-aderenze sussistenti in quanto risultato di
un’enumerazione, eseguita in dettaglio o anche solo pensata, o fenomena o
noumena. Il mondo mondifica e svela l'esserci sublime quale disvelanza,
abneganza, dispieganza, prossimità, ampiezza e angoscia di ogni @rchegete.
Quell'eventuanza sublime non viene mai incontro come oggetto, ma in sublatione
o è il gegestand in sublatione sublime, trattiene excstatizzati la
transpoiesis dell'@rchegete entro una transonanza, dai quali la grazia che
chiama con un cenno e la sciagura che si abbatte con un colpo, proprie degli
Dèi, hanno il loro evento o il restare-assente, quell'abnegarsi o
eventuarsi è una modalità del sublime in cui il mondo mondifica quale
sublatione sublime. Quei fenomena possono soccombere al disordine ed essere
così un non-mondo: sia mondo o non-mondo, in ogni inoggettualità, più essente
di qualsiasi delle cose sussistenti e sussunte, nelle quali, in modo conforme
alla quotidianità, si crede d'essere di casa. Il mondo, però, è sempre
l'indicibile; nel senso di in-contrastante o contrastanza. Ora, il mondo è
ciò che il sublyme es-pone, cioè si eventua, e-rompe in sublatione e
dispiega la svelatezza in transtabilità sublime, nella dimora sublime
mondificante. Extra-ponendo la sublatione sublyme essenziale della svelatezza-
di-mondo l'@rchegete disvela un vuoto sublime, o un nulla sublime
excstatico quale essere-capace, e forse provoca persino una qualche impressione
fenomenica ideale. Mentre il sublyme in transonanza, libera e custodisce
e cura un mondo, è in ekstasy quella sublatione che si dà oltre il
sussistente: l'indicibile si dà in singolarità nella quale l'abneganza
sublyme si disvela, in virtù dell' ekstasy sublime riesce ad ergersi-fuori
nella svelatezza, e di pro-curarsi la dimensione di sublatione sublyme.
Mentre il sublyme eventua il mondo nella transonanza, crea se stesso, o la
transpazilità ontopologica che situa e mostra da sè, il luogo nel quale
giunge in excstasy l'@rchegete, nel sito-alterezza della sublatione
sublime. L'ab-scissa come sublatione sublime o alterezza excstatika
consacrante si dà quale fondatezza sublime della transinfinitezza,
come disvelata libertà sublime della mondità. Quella eventuanza può
sottrarsi o abnegarsi nell’inessenziale sublime sottrazione-di-mondo e della
decostruzione-del-mondo certamente sussistente, ma che non c’è più, è in
fuga. Quell'eventuanza dell' essere-via non è però un nulla, bensì è la fuga
stessa, è transtabile sublyme ontopologico, e allora tale fuga si trova
ancora soltanto con l’ab-scissa assentemente presente nell’essere-sublyme
o nell'essere la transonanza dinamica transinfinita dell'apeiron
nell'arkè, giacché l’essere-sublyme non può essere afferrato concettualmente
dall’essere-epigenesi, bensì, al contrario, l’essere-epigenesi si eventua si
dà quale essere-sublyme. Per l'eventuanza dell'ontopologia dell'archegete
l’essere-sublyme in transonanza si dà in sublatione sublime quale
abnegarsi situarsi mostrarsi in pietra, legno, metallo, colore, suono e lingua.
Tutti fenomeni dell'ilemorfico che l'archegeta eventua situa mostra entro
una morfogenesi. L’ilemorfica in referenza al sublyme è possibile sempre e in
qualsiasi momento: disvela le interpretanze dell’essersi, lì l’esserci
possiede ogni volta un sua evidenza ideale che si mostra nella sua morfologia,
all’interno di tale morfogenesi, in quanto aderente al gegenstand, può esserci
la pro-gettanza. Quell’interpretanza dell’essere dell’essente non è attinta
dalla sperimentazione del sublyme, però la decostruzione è sublatiome
sublyme sempre e in ogni momento, in virtù dell’essere quale essere-sublyme.
Si delinei l’essere-sublyme quale alterezza o sublatione estatica,
allora con ciò non può intendersi che sia costituito da una ilemorfia, o
non solo e non tanto, giacchè il sublyme è transonanza dell'a-
ilemorfico o immateriale o transcendenza della purezza dell'ente e
del non-ente, quale niente o nulla sublime afenomenico anoumenico
aepistemico aermeneutico. Ma cos' è l'ab-scissa della sublatione sublime in
transonanza sublime? insistenti dissonanze? qualità delle sublimità? Ma
cos' è la sublimità? sublimità dei fenomena noumena? Da secoli sublimità si
riferisce alle specifiche caratteristiche musicali di opere in angularity, o in
dissonanza, per descrivere la musica sublime o metafisica excstasy, lì si
eventua il meraviglioso regno della grazia infinita, la musica quale sublime
sublatione della bellezza o sublimità dell'eventuanza nella transonanza.
Sublimità è la transonanza tra la paura, o la violenta tempesta, o il
pericolo, o l'autentico terrore e l'archegettanza della sublazione
ontopologica, è la musica del diluvio sublime. Musica di un tumultuoso
uragano, o Tempesta in dinamica sublime, o movimento inaudito, o la
stessa violenza della natura o kataclisma sublime. Ma sempre ontopologico
nulla sublime afenomenico anoumenico aermeneutico aepistemico, quale
eventuanza della transinfinitezza o una grande e sublime sinfonia. L'
apprensione lì supera la comprensione, o si dà quale sublatione sublime,
dell' esserci nell'excstatica transcendenza. L' incapacità o l'inadeguatezza
di fronte al gegestand sublime dell'essere transcendenza si dà in angoscia
sublime,
o sensazione del sublime o idea del Sublime, o trascendenza sublime quale
inesorabile cromodinamica sublime in ascesa, o sublatione sublime
dell'archegeta della sublimità: l'apparente consonanza, o l'apparenza
fenomenica, si dà in dissonanza, appare quale excstatica dissonanza nella
consonanza o lì si situa e si mostra in evidenza. Il misterioso
oscillare della transcordanza della transtringa si dà quale differenza
ontopologica musicale, o idea della dissonanza sublime che è però la
transonanza excstatica che si situa nell'esserci con una sempre nuova e
crescente sublatione sublime. Ma chi è la più sublime? La musica sublime o
l'estetica musicale è l' estetica dell'excstasi, o la struttura ontopologica
fondamentale della sublatione sublime dell'eventuanza dell'essersi. Si
eventua lì la sublazione excstatica senza alcuna regolarità o aldilà di
ogni regola ben precisa, al di là dell'ordine kosmico o armonioso, ma che
si eventui quale sublatione delle preesistenze fenomenali o noumeniche.
Accade allora, che l'immaginazione elabori in piena libertà il nuovo senso
dell'esserci, quale transinfinitezza della illimitata sublimità. La libertà
dell'immaginazione è la sublime ontopologia dell'archegeta che si da
quale eventuanza del sublime. Mozart è l'@rchegete sublime o l'archegete
dell'ontopologia sublime della creazione estetica excstatica. L'idea estetica
fenomenica è una sequenza potenzialmente infinita di pensieri legati da nessi,
non tutti logici, o una catena illimitata di pensieri, connessi l'uno con
l'altro, rispondenti all’intenzionalità espressiva dell’@rchegete, non sempre
situabili e di-mostrabili nel translogos evidente. Per ciò l'@rchegete
eventua la sublatione più inquietante o angosciante quella dell'ontopologia
sublime, eventuanza sublime che sorge dinanzi a quelle presenze che, pur
suscitando orrore, spavento o smarrimento, dispieghino paradossalmente un
piacere estetico. L'eventuanza piacevole sorge quando il terrore si attenua e
quando l'@rchegete ammiri anche la dinamica sublime potenzialmente
minacciosa, o la contempli senza paura e senza orrore, anzi l'evento
sublime diventa tanto più attraente per quanto sia spaventevole l'apparenza
dell'onnipotenza della natura. Lo stupore che confini con lo spavento, il sacro
orrore che si provi alla visione di vertici vertiginosi che si elevino fino
nei cieli, di profondi abissi in cui le acque precipitino furiose durante
diluvi sublimi, di una profonda e ombrosa solitudine che ispiri tristi
meditazioni non costituiscano più un timore, sono soltanto una prova
dell'immaginario per l'@rchegete d' essere superiore alla natura kosmica
arnoniosa o dissonante in sè e fuori di sè, sia sinfonica sia operistica.
Grazie alla presenza del sublime possono essere situate e mostrate, o
eventuate in sublatione sublime,dall'@rchegete le sublimi estetiche
transonanze musicali. L'evento fondamentale della musica è il suono. Eulero
scoprì che il suono musicale sorga da vibrazioni isocrone delle onde d’aria.
Tuttavia la divisione del tempo e le proporzioni matematiche non siano
percepibili per la loro rapidità o alterezza o alterità o alternanza, la
matematica sublime mostra e svela il rythmos delle vibrazioni; la bellezza
del suono musicale è già in sè, e la musica, in virtù dei suoi fenomeni sonori
compositivi, è arte bella, e non semplicemente piacevole. Si può avvertire l'eco
della teoria dell'@rchegete Leibniz per cui la percezione cosciente derivi da
una molteplicità infinita di piccole percezioni inconsce: c'è la
transinfinità nella transmonade. Ma il suono è per l'@rchegete Leibniz, la
transpoiesis di un calcolo matematico sublime inconscio afenomenico anoumenico
aepistemico aermeneutico, exercitium arithmeticae occultum nescientis se
numerare animi, non riconducibile a regole matematiche nella rigorosità e
completezza, ma sempre intrise di paradossalità e ideterminatezza
ontopologiche. Il duplice sviluppo, lungo l'asse diacronico della melodia e
lungo l'asse sincronico dell'armonia, la dominante del tema dispiegano la
sublatione sublime cromodinamica della transonanza musicale. Il tema musicale
introduce la coerenza fenomenica noumenica che esprime l'idea estetica
della coerenza fenomenale o noumenica epistemica, ma in quanta
transfiniti, senza alcun limite e tendenzialmente transinfiniti, così
quell'eventuanza consente all'@rchegete di svelare l'ontopolgia sublime,
aldilà dell'ideale estetico fenomenale o della bellezza artistica
dell’intenzionalità compositiva del musicista. Nella musica l'idea estetica, la
presenza delle idee estetiche, può elevarsi fino a diventare sublime, ma con
quei fenomena in fondo non si pensa niente, però per il loro variare vivace
o per l'alterezza o alternanza e per il movimento cromodinamico si
disvela la transonanza sublime. Non è l’armonia dei suoni o delle arguzie o
la bellezza fenomenica a fondersi quale sublime, l'armonia kosmica pare
sia sempre congiunta armonicamente in un alternarsi di tensioni e rilassamenti
delle transtrighe elastiche, o è un movimento dinamico del piacere per un
pensiero che in fondo non rappresenta niente, ma eventua un’attesa del
sublime. L’attesa potrà essere colorata da una cromodinamica sublime, o gamma
illimitata di tonalità transfinite o allusiva, intrisa di sublimi transonanze
ove il ritmo musicale possa eventuare la transpoiesis o la sublatione sublime
con movimenti sublimi tali da dispiegare la complessa sublimanza della
musica, o abneganze pervadenti le strutture ontopologiche delle tematiche:
una connessione profonda tra musica e fenomenica dei movimenti
cromocronodinamici. Ma in quanto si elevi alla bellezza, la musica pare
coinvolgere le idee estetiche e con la sua interna complessità sfugge a
qualsiasi paradigmatica epistemica o noumenica o fenomenica: la musica
si dà nella molteplicità indeterminata di significati in virtù della
morfogenesi dei suoni e delle loro strutture ontopologiche o tematiche
sublimi. Il consenso sublime si mostra o manifesta nell'abneganza capace di
svelare nel pensiero poetante l'ontopologia della libertà, o la sublime
tragedia o la naufragranza eroica e mitica: il sublime si situa nella
musica e fonda la possibilità della composizione musicale con sublatione
sublime più elevata nella sua astrazione con l'eventuanza dell'essersi, perché
la transonanza disvela eventuanze sublimi al di là del fenomenale noumenico
epistemico, la Musica sublime è la transpoiesis pensante per esprimere
l'inesprimibile fantastico o misterico o tragico. PLOTINO è l'@rchegete
delLA MUSICA subLIMe quale transvisione ontopologica dell'eventuanza
dell'esserci aldilà delL'immagine Platonica, quale struttura ontologica
piuttosto che ideale o fenomenale metafisica. L'ontopologia è la transonanza
sublime della sublatione dell'essere, la metafisica è la musica della
bellezza dell'essere che non c'è o c'è solo nell'oblio. Allora che cos'è la
musica sublime? Platone ideò l'enigma: dov'è e com'è la musica che non c'è
qui e dalla quale tuttavia la musica che c'è qui deriva e dipenda? Platone
intuì che possa esserci là dove il pensiero fluttui, senza sforzo sistemico,
senza aspirazioni ontoteologiche ma solo quale eventuanza sublime
dell'essersi. Con l'eventuanza del sublime la problematica si sublima: non
è tanto importante il fenomeno del vedere meglio il visibile, ma di vedere
per la prima volta l'eventuarsi dell'invisibile, o l'invisibilità sublime,
quando si scopra o si sveli la statua della dea lei la transmusa del
sublime si anima, quale sublatione sublime, verità sublime sempre oltre o
aldilà della bellezza ideale fenomenica, anche quando la Verità sublime
sfugge sempre, per un soffio sublime o mistico ove si eventui l'excstasi
sublime, quale sublatione della suprema verità della transonanza. Eraclito
l'@rchegete dell'excstasi della sublatione sublime delLa Musica-Verità è
l'eventuarsi dell'ontopologia sublime, quale transonanza della sublime
matematica sublime, o dinamica sublime. Mozart quale @rchegete della
transonanza sublime è l'eventuanza della dinamica sublime, o la morfogenesi
d'onda o superonda o transonda del caos sublime dinamico, o caosmica
sublime. Lì lo spazio-tempo dinamico, le vibrazioni, le trasformazioni, le
composizioni o proiezioni, i movimenti di cambio o di pura velocità o di
velocità differenziale nello spazio-tempo eventuano la dinamica sublime
della singolarità della transonanza: transfibre sublimi di singolarità
in transtringhe sublimi dispieganti singolarità morphologiche sublimi.
Che cos'è se non l'evento sublime morfologico della transonanza?
L'@rchegete eventua lì
le meta-forme stabili, o equilibri di stabilità o transtabilità sublimi, più
o meno elastiche o singolarità di transfibre di transtringhe Sublimi in
libertà kromokronodynamis: sublazione degli eventi sublimi o eventi di
sublime intensità, colore, densità, morbidezza, leggerezza, Rotondità, eventi
transonanti nell'evento. Così come il sublyme si dà nel mondo, si
eventua nella sua curvatura ellittica o iperbolica o metabolica o
nella varietà chiasmale moebiusiana in relatività transmonadica
delle singalarità virtuali, altrettanto si risprofonda nella pesantezza
della pietra, nella durezza e nella lucentezza del metallo, nella compattezza e
nella duttilità del legno, nello sfavillio e nella cupezza del colore, nella
transonanza del suono e nella forza virtuosa della parola. Tutto ciò viene
in luce per la prima volta nel sublyme, siano gravità, rilucenza, sfavillio,
transonanza? O non è invece il gravare del masso e la lucentezza dei metalli,
l'excstasy in alterezza e sublatione sublime o la duttilità dell’albero, la
luce del giorno e il buio della notte sublime, la fluttuanza delle onde e
il bisbigliare tra i rami? Come si potrà nominare o pensare o intuire,
quale cognizione di adeguatezza sia tutto ciò? La singolarità virtuosa
di quest’insuperabile completezza è la sublatione sublyme e con ciò non
si intende il globo planetario, bensì la completezza, la varietà
virtuosa di mare e monti, di tempeste ed aria, di giorno e notte sublimi,
gli alberi e l’erba, l’aquila e il destriero. Quella sublatione sublyme che
cos’è? Ciò che dispieghi transonanza e completezza e tuttavia sia
reversibile nel chiasma moebiusiano ontopologico, quale eterno ritorno
nell'essere in vista dell'essere sublyme all'indietro e trattenente e
custodente quale abnegarsi e cura autentica dell'evento sublime che è
dispiegato. La pietra grava, mostra pesantezza e proprio così si ritrae in se
stessa; il colore si accende e resta tuttavia chiuso; il suono risuona e
tuttavia non emerge nella svelatezza in completezza. Ciò che emerge nel
disvelato, invece, è esattamente lo schiudersi ed è l’eventuarsi del
sublyme. Tutte le cose rifluiscono nella relativa singolarità virtuale:
nell'ontogenesi delle monadi virtuali che si schiudano c'è il medesimo
incompreso o Non-compreso quale sublyme disvelatezza: qui la sua
excstasy, là la dà come ciò che nella svelatezza si eventui sublime.
La sublatione della sublymanza non è costituita dall'alterezza nel senso di
una ilemorfia, bensì è l'ontogenesi dell' excstaticità instabile o
transtabile, eventua il suo schiudersi come l'a-ilemorfia o la
ilemorfica ob-scura o l'invisibile infinitesima pre-ilemorfica . Mentre in
tal guisa la sublatione della sublymità sveli in sé l'alterezza, getta
se stessa nell'excstasy come nel suo schiudentesi fondamento dell'eventuanza
sublime; una fondatezza dell'@rchegete quale schiudentesi sempre e in modo
conforme o aderente all’essenza, è un fondo abissale sublime. Entrambi gli
eventi essenziali nell’essere-sublyme, quali alterezza e apertura e
transonanza di mondo è la sublatione sublime, quale custodia o abnegarsi
che si schiuda casualmente coniugati nel sublyme e in una referenza conforme
e aderente o inerente kategoricamente all’essenza: entrambi sono quello
che sono soltanto mentre prendono fondo nell’autentico evento fondamentale
dell’essere-sublyme, la sublyme-bellezza, custodisce e cura si mostra e si
rivolge nell'alterezza e non teme alcunché di chiuso, di ascoso anzi svela
la sublatione dell'a-ilemorfico o a-ente, non ente, niente, nulla
afenomenico anoumenico aepistemico aermeneutico. Ma nel suo schiudersi la
sublatione sublime si lascia kriptare vuole essere e riprendersi o abnegarsi
in sé: non può fare a meno del mondo , se deve risplendere nella transonanza
dello schiudersi e del trattenersi: si è nella contesa in contrastanza
eristika, quella contesa è l’intimità della transinfinitezza nell'archè
quale sublyme evento della sublatione è al contempo l'eristika, poiché il
sublyme nel fondamento della sua determinazione è eventuanza in contrastanza,
è l'evento che accende e custodisce la contesa o l'eristika sublyme nella
contrastanza. Poiché l'evento fondamentale dell’essere-sublyme è l'eventuanza
eristica in contrastanza, perché la sublatione del sublime, nel
fondamento del proprio essere, dev’essere excstasi sublime in contrastanza
eristika? In quale evento c'è il fondersi essere-sublyme?
Quella è l'eventuanza del sublyme? il sublyme, quale eventuarsi in
contrastanza eristyka, è prioritariamente e completamente presso Di sè,
solo in dispieganza è autenticamente in ekstasy sublyme. Come accada
l'eventuarsi di quella contesa? L’oscura asprezza e l’attrattiva pesantezza, la
sua irrisolta impellenza e il suorisplendere quale sublatione sublime è la
dissipantesi durezza del suo schiudersi. Ed è di avere limite nel taglio di
contorno, nel taglio verticale e nel taglio orizzontale. Mentre schiudentesi
deve venire l'autoevento nell’aperto, quella eventuanza sublime si dà
intagliata, limitare tratteggiante . Qui, nel tratto fondamentale dell’essere-
sublyme quale contenzione in contrastanza eristika, risiede il fondamento
della necessità e relatività anamorfica o morfologica. Senza svelare ora
l’origine della morfologia: quale evento si disveli in quella contenzione
della contesa in eristika contrastanza? In tanto il sublyme è sublatione o
contenzione in contrastanza, in quanto excstatizza, aprendosi in un mondo.
Ma quella excstasi della sublatione sublime
spinge dentro, sospinge innanzi il sublyme e gli dà la transonanza in una
transradura. È l'ontogenesi entro cui l'alterezza è sublatione sublime schiusa
in modo conforme o aderente o inerente al mondo e il mondo è svelato in
sublatione con-forme-aderente-inerente.La sublatione della sublymanza
dell'archegete fonda l'ontogenesi mentre svela, è la svelatezza della
contrastanza in cui gli eventi e l'esserci giungono a stabilità o
transtabilità, onde sostenerlo:la sublyme bellezza in quanto tempio cura e
custodisce e trattiene la figura del Dio, al contempo, attraverso l’aperto
porticato, lo lascia stare fuori nella radura, solo così c'è il fondarsi del
sacro. Ergendosi in sublimanza sublime nel mondo il tempio si mostra,
si dà, si eventua sublime nell'aprirsi. Attraverso il sublyme, per la prima
volta l'alterezza si fa con-forme o inerenza o aderenza al mondo . Allo
stesso tempo, nella sublatione sublyme le parole accadono virtuose nel
nominare e il dire, attraverso i quali l’essere degli enti viene alla parola
per la prima volta e, insieme con il dicibile, viene al mondo l’indicibile: si
svela l'autopoiesis, vengono coniati in anticipo i grandi concetti dell’essere
eventi del sublime. Nella sublyme-bellezza del pro-gettare e della
transpoiesis e della morfologia in senso plastico-figurativo viene
conquistato, contendendo, la contrastanza eristika, l'ontogenesi e
fondatezza, in cui si fondi l'abitare poetante nell’evento della sublatione
sublime, per aderire l'inerenza kategorica con l'eristica
dell’essere.
L’evento dell’essere-sublyme risiede nella contesa, la quale conquisti in sé,
in contrastanza eristika, la svelata intimità del mondo. Con quella
determinatezza essenziale dell’essere-sublyme viene in stabilità, o
transtabilità sublime, l'alterezza dell'eristica quale virtuosità del
sublyme. Quella è anche la presenza fenomenale dell'aderenza o adeguatezza
consapevole, o consapevolezza dell'adeguatezza quale intuità apprensiva
dell'essere dell'ente o sapere per sè . Di certo si è lontani dalla doxa
e dall'epistemica per cui il sublyme sia l’imitazione di qualcosa di
sussistente o semplice adeguatezza, o aderenza inerente, o sapere per sè
dell'essere delle entità. Ma con ciò l'eventuanza
del sublime come presenza non è in alcun modo superata, bensì soltanto
occultata; infatti, sia che la sublatione sublime avvenga nella vivenza
come “farsi sensibile dell’invisibile”, sia, al contrario, come farsi simbolo
del visibile in un’immagine-sensibile, ogni volta, in simili determinatezze,
si insinua la doxa pregiudiziale, secondo cui la presenza fondamentale del
sublyme sarebbe la presenza intuibile, presenza dell'evidenza ideale
fenomenica, del sapere per sè in adeguatezza con le entità
fenomeniche o le intenzionalità dei fenomeni dinamici della purezza.
Secondo tali paradigmi, senza dubbio autorevolissimi, il sublime della
bellezza o sublime-bellezza significhi sempre e solo autenticità.
Allegoria e simbolo si offrono quali presenze della bellezza-sublyme, nelle più
diverse declinanze, e venga determinata una più elevata formazione plastico-
figurativa. All’interno del sensibile quale fenomeno dell’arte vengono alla
presenza il non-sensibile e il sovrasensibile. Se l'ilemorfico vale come il
sensibile, allora avviene solo il fenomeno che accade sotto i sensi, che è
tale da divenire accessibile attraverso i sensi, ma dell’essere-sublyme non
viene detto nulla; infatti il gravare di una pietra, l’opacità di un colore,
timbro e fluidità di una costruzione linguistica certamente non vengono
sperimentati senza i sensi, giammai attraverso di essi soltanto. Nella sua
disvelatezza e completezza, l'alterezza o la sublatione sublime è tanto
sensibile quanto non-sensibile o insensibile, o a-sensibile, o
anestetica, quale presenza dell'immateriale o a-ilemorfica, an-ilemorfica o
an-ente o non-ente o niente o nulla afenomenale anoumenico aepistemico
aermeneutico. L’introduzione del “sensibile” coglie il poco del qualcosa di
essenziale dell’essere-sublyme, giacchè lì la consapevolezza
dell'adeguatezza, o intuire, entra in crisi, vacilla, è in vertigo
per la presenza della profondità transinfinita della dynamis
virtuosa, quale chiasma dell'anilemorfia, o anentità o non entità o
abgrund o abisso o nullità o senza la fine, apeiron nell'arkè. Fu
così che la distinzione tra sensibile e sovra-sensibile, o anestesia o
anilemorfia o anentità divenne il paradigma per i molteplici tentativi
di interpretazione allegorica e simbolica del sublyme in generale. Già la
distinzione di ilemorfica e morfologica diventa decisiva per ogni successiva
posizione occidentale nei confronti dell’eventuanza sublime, ossia in Platone,
l'ylemorfica, intesa come il sensibile, è stata ritenuta come fenomeno
inferiore di fronte all’idea, intesa come evidenza fenomenica superiore e non-
sensibile, o insensibile o sovrasensibile o anestetica o anilemorfica,
nel pensiero cristiano, il sensibile sublyme si prende cura così dell’aderenza
o inerenza del sensibile: non presenta nulla, non dà niente, si
eventua nella sublatione della nullità abissale. In alterità o
sublatione in essere alterità o alterezza la sublatione eristica della
contesa tra il sublyme eventua la svelatezza, ossia la radura alla cui luce
l’eventuanza sublime venga incontro, quale gegenstand sublime, si fa
incontro transformata dalla sublatione sublime. La sublatione sublime si
eventua, si dà, si mostra, si presenta nel nulla afenomenica
anoumenica aepistemica aermeneutica, o nel niente o nell'anentità o
nell'anilemorfia perché, nella fondatezza dell'@rchegete, non c'è mai un già
stante ed oggettuale o gegenstand, gettato,naturalmente, che sia già sublyme,
non si dia mai o si presenti mai, o lasci intuire la consapevolezza
dell'aderenza o dell'adeguatezza o il sapere per sè, bensì disveli
aldilà o dispieghi oltre o disponga fuori la mondità, lì c' è
l'excstasy in sublatione sublime, è l'excstatica alterezza intuita
solo quale intenzionalità fenomenica o entrambe quelle perché c'è
sublatione eristica della contesa sublime. In virtù della sublatione sublime
o virtuosità sublime dell'eventuanza il sublyme è semplicemente e soltanto
il sè, niente di più e comunque di più della bellezza ideale fenomenale
noumenica. Ma allora cos'è l'eventuanza sublyme? Che sublatione sublime c'è
nella mondità o nell'essersi?Ad onta di molteplici mutamenti, predomina
ancora, fino ad oggi, quell’interpretazione del sublime alla quale Platone, ha
dato l’avvio. In tale epigenesi divenne decisiva quell'apriorità preliminare
del sublime. Dà ciò che si è disvelato intenzionalmente e spontaneamente
dal sussistere naturale, ciò che è autopoiesis dell’esserci è la dinamica
virtuosa che si dà nel fenomeno ontico o ontologico, a maggior ragione
se riproduca fenomena della natura; infatti, quelle sono già copie di quei
modelli che Platone ideò nelle evidenze fenomenali o “idee”. Ciò è
adeguatezza all'essere delle entità, e così anche il sublime, divenne la
riproducibilità di una copia di un modello o di un paradigma, anzi la sua
autentica verità si dà solo quale adeguatezza ed aderenza alla
paradigmatica purezza della trascendenza ideale fenomenica, poiché
l'evidenza delle idee rappresentano l’essente autentico, ciò che le cose sono
in verità, e per ciò il sublime è solo un’eco, una risonanza paradigmatica in
fondo autenticamente irreale. Platone ideò la reversibilità tra ideale e
fenomenale nel sublyme, in contrasto con la costituzione sensibile del
sublyme, si getta in campo la fenomenica per cui si presenti una non-
sensibilità. Grazie alla presenza dell'evidenza ideale il sublyme risulta
volentieri più spirituale dei fenomena tangibili, stacca l’ombra dal fenomeno
e tutt’intorno aleggia un afflato spirituale:il sublyme si sottrae dalla
fenomenica, è purezza in apparenza; il blocco di marmo modellato di una
statua ci dà l'evidenza della vivenza, ove, al contrario, in verità è solo
una gelida pietra. La sublymanza è un’apparenza perché non è il sè che si
presenti, e tuttavia un’apparenza dell'eventuanza, giacché nella presenza dà pur
sempre alla luce l'eventuarsi della transplendezza o dell'insensibilità
spirituale. Interpretanze quelle dell'eventuanza del sublyme: il sublime non è
così più solo fenomeno ideale noumenico, ma ora è la sublatione
dell'eventuarsi dell'essersi in transplendenza. Ogni volta, l’essere sublyme
interpreta nell’uno o nell’altro sempre l'irreale. E nondimeno è verità anche
il contrario. Il tempio che si erge su un promontorio o in una valle in
vertigo, la statua che se ne sta lì nella radura sacra, sono eventi in mezzo
ad altro: terra e mare, sorgenti e alberi, aquile e serpenti e non solo e non
sono mai e in ogni caso semplicemente
sussistenti, ma presidiano il centro nella diradanza quale eventuarsi della
sublatione in dispieganza o transplendezza sublime: sono così più reali di
ciascuna entità, poiché ciascuno può annunciarsi per la prima volta come evento
della splendezza in virtù del sublyme. L'ontogenesi della transplenenza
sublime dell'@rchegete Hölderlin nella sua transpoiesis sublime è più
reale di tutti i teatri, i films e le poesiole, più reale degli edifici in cui
sono sistemate le librerie e le biblioteche, in cui compaiono, tangibili, i
volumi delle sue opere complete. Più reale di tutto ciò è infatti l'evento
dell'autopoiesis della transplendenza dell'@rchegete giacché transgetta
l'ontogenesi sublime inesplorata del mondo, e custodita in seno nelle
insenature mitiche: è davvero l’evento dell’essere-sublatione-sublyme della
splendenza, incommisurabile a ciò che è di volta in volta sussistente e a ciò
che solo nella presuntiva è autenticamente reale; è l’evento della sublatione
sublime che si dà anche quale essere dell'ente o del non-ente, la non-
entità, il niente, il nulla afenomenico aideale anoumenico aepistemico
aermeneutico: non esistono sublimità delle entità, ma soltanto ekstasy
degli eventi sublimi della transplendenza, tali da sollevare il proprio
tempo all’altezza di sé e da trasformarlo con la loro sublatione sublime in
splendezza. Più reale di tutto l’essente consueto è il sublyme evento in
sublatione ontogenica dell’esserci, dell’esser-ci, dell'essersi in
transplendenza. Quella solitudine o singolarità sublime di ogni eventuanza
sublyme è il segno che, nella contesa, si getti in alterezza o in
sublatione nel suo mondo. Il suo starsene lì è l'abnegarsi sublime, è la
contenuta discrezione del ritroso restarsene-in-sé. Il situarsi nell'abnegarsi
sublime però non significa che il sublyme si eccepisca dalla realtà; ciò è
impossibile, giacché è già sospinto innanzi entro tale realtà come il suo
sovvertimento e la sua confutazione. Se le manca la virtù, la potenza, la
dynamis, la transplendezza allora non è più sublyme: l’originalità del
sublyme si dà nella sublatione sublime dell'eventuanza.
L'evento sublime, quale eristica come sublatione fondamentale nell’essere-
sublyme si svela nell'enigma sublime: perché l'eventuanza erystika è la
sublatione dell’essere-sublyme? Quell'enigma in transplendenza sia ora in
cura. La sua splendezza è: l’essere-sublyme è l'eventuanza fondamentale
dell'eristica? Dove, in quale ontopologia il sublyme è transplendenza? Esiste
il sublyme di per sé splendezza, in qualche tempo e da qualche parte? Nondimeno
è fondamentale svelare la splendenza, cosa mai il sublyme sia. La splendezza
sublime resta sempre e soltanto un vuoto sublime, è semplicemente, soltanto e
volta per volta sublyme? che cos'è il sublyme della transplendenza? non più
che vuoto sublime?Mentre si eventui: ha fondamento l’essere-sublyme? che cos'
è sublyme transplendezza, al principio e alla fine? Eristica epigenica della
transpazialità nella cui radura l’evento sublime si mostri, è la splendezza
che si dia nella svelatezza?
Il mondo si fa inascoso e si schiude, ma nell'eventuanza della disvelanza. E
mentre quest’intimità della svelatezza eristica tra il nascondentesi e il
disascondentesi accada, ciò che fin lì valeva come il reale si rende finalmente
svelato come l'evento della sublatione sublime della transplendezza.
Emerge alla luce del giorno ed è splendenza, nella svelatezza, coprimento
e distorsione ed abnegarsi dell’evento del sublime. Nell'eristica sublime
accade la transplendezza della disvelatezza del contrastanza tra inascoso ed
ascoso, il venir fuori di coprimento e accadere in sé è l’accadenza della
splendente verità sublime. L’eventuarsi della verità sublime della
transplendenza, non consiste nella concordanza o aderenza inerente della
bellezza ideale fenomenica, bensì verità è l' accadenza sublime fondamentale
della svelatezza in transplendenza della disvelatezza dell’eventuanza
sublime: in verità si eventua sia l’ascoso sia l'abnegarsi o il
nascondersi, il mistero, la non-verità. Nella sublatione sublyme
dell'eventuanza è in ekstasy l’accadere della verità in splendenza: nel
sublyme, la verità è in transplendenza dell'ekstasy. La sublyme eventuanza
della verità splendezza è l’essenza del sublyme. Verità non è più qui una
qualsiasi verità, un singolo che di vero, qualcosa come un pensiero o un
fenomeno noumenico, un’idea o un valore,che all’incirca vengano in presenza o
inerenti nell'aderenza ilemorfica, bensì si eventua la sublatione sublime
della splendenza verità, la svelatezza sublime: eventuanza del sublyme quale
essere-sublyme. Nel sublyme, la verità accade come eventuanza-disvelanza della
sublatione sublime:lì il sublyme si dà quale evento dell’origine del
sublyme.
La sublymanza è la verità in ekstasy sublime: da una parte il sublime e
dall’altra la verità? E questa viene trapiantata in quella per mezzo del
sublyme? Non è così, il sublyme non sussiste prima della verità, né questa
prima del sublyme, bensì mentre si dà il sublyme, la verità accade si dà e
si eventua nella disvelanza:perché la verità della transplendezza accada
e ci sia l'evento in ekstasy della sublatione sublyme.
Se la verità si eventui in ekstasy in priorità con il sublyme e nel sublyme, e
non è dapprima sussistente da qualche parte, allora dovrà eventuarsi quale
sublatione sublime. Donde viene l’originalità e la singolarità della
disvelatezza dell’evento sublime? Forse, dal nulla? In verità è proprio così,
se con il non-essente si intende quel sussistente che, in virtù del sublyme,
viene sovvertito e confutato come l’eventuarsi dell'essere sublime. La verità
non viene mai desunta dal o sussunta nel già sussistente: la svelatezza
dell’eventuarsi sublime accade mentre viene progettata, in sublatione
sublime eristika.
Tutto il sublyme, nella transplendenza, è ontopoiesis, quale disvelatezza
della completezza: è alterità del consueto ideale fenomenale noumenico. In
virtù del progetto autopoietico, il consueto fenomemo ideale noumenico è
durato fin qui e si dà inessente. L'autopoiesis non è escogitare fenomena a
piacimento, non è un librarsi nell’irreale. Ciò che l'autopoietica in quanto
progetto, tenendo separato, sveli e progetti in anticipo, disveli, si dà
prioritariamente nell’eventuanza della splendenza sublime. La verità sublime
quale evento della disvelatezza accade nel progetto,nella sublatione sublime
della splendezza dell'autopoiesis. In transplendenza excstasy quale
sublatione sublyme della verità, il sublyme è inerente o aderente
all’eventuanza: non è puro arbitrio ricondurre l'architettonica, la plastico-
figurativa e la musicale all'autopoietica e alla poesia?
Sarebbe così se le si volesse interpretare a partire dalla parola: la parola,
la “poesia”, è di per sé un evento dell'@rchegete progettante
dell'ontopoiesis. L'eventuanza del sublime è la sublatione sublime
dell'autopoiesis: il sublyme è l'ontopoiesis, l'eventuanza del sublyme quale
sublatione eristica sublime. Senza lo sguardo o l'essere-in-vista-
dell'essere nell’essenza sublime dell'autopoiesis, non si apprende
l'evento sublime della verità, non si afferra in quale senso la sublymità
sia l'eventuanza della verità splendezza. L’eventuarsi sublime
dell'ontopoiesis si dispiega nella transonanza: ontopoiesis o l’eventuanza
del sublyme è la transplendenza ab-scissa dell’essere sublime. Ma cosa
significa essere eventuanza della splendenza sublime? Quell'eventuarsi, qui,
si dà nella differenza sublime. Ma perchè se l' essere sublime lo si
percepisca a fatica, sebbene sia o è più prossimo nell’essere, quale
transinfinitezza nell'archè? L’essere è quell'eventuarsi sublime disascoso
o svelato ed ascoso. L’esserci sublime è di per sé in virtù
dell’essere-sublime: l’essere eventuanza in libertà, essere il fondamento,
la fondatezza, l'evento della singolarità splendezza iniziante che si
dà o si eventua quale dinamica della transplendenza ontopologica. Con
l'eventuarsi della fondazione dell'@rchegete si dispiega la splendezza
ontogenica nella singolarità in transcendenza, o sublatione sublyme in
autopoiesis della transonanza dell’essere, il progettare la svelatezza
come l’alterezza della transplendenza quale alterità dal consueto ideale
fenomenico noumenico. Il progetto dell'@rchegete eventua la splendezza
liberamente o la sublatione sublime, la quale non solo non comparve mai dal
sussistente e dal consueto ideale fenomenale noumenico e nemmeno può essere
lì compresa. Il progetto è alterezza della transplendenza ab-scissa
quale sublatione sublime della gettatezza della fondatezza. Così
l'@rchegete dispiega l'alterezza sublime nell'ontogenesi di fondazione della
transplendezza. La verità sublime della svelatezza è sempre disvelatezza
della sublatione eristika, in cui l’eventuanza sublime si situi nella
stabilità strutturale o nella transtabilità sublime e lì si kripti o
dekripti quale abnegarsi e schiudersi nella transplendenza. In tale
eventuanza la sublatione sublime si dà sempre gettata in quell’oscuro
abisso? Entrambi gli eventi dell’essere sono possibili solo se l’esserci-
sublyme sia transplendenza nella sublatione eristica sublime, ovvero si dà
nel meson quale eventuanza per l’esserci. Mentre l’essere-sublyme è la
sublatione sublime eristika, si eventua la transonanza sublyme. Nel progetto
autopoietico dell'@rchegete, alterità dal consueto ideale fenomenico
noumenico, la svelatezza si getta sempre svelata nell'eventuanza
sublime della transplendenza, sempre progettata in anticipo, il progetto
ontopoietico è splendenza dell’esser-ci-sublyme: l'eventuanza eristica nella
sublime svelatezza excstatica è e si dà-in-transonanza quale sublyme-
bellezza della transplendenza, o eventuanza eristica della transinfinitezza
nella singolarità e c'è lì solo se il sublyme saprà essere sublyme. Il
sublyme è già sempre gettato nella sua sublatione sublime eristica. Hölderlin è
l'@rchegete che autopoietizza il sublyme della transplendenza. Ma
quell'eventuanza in splendezza è sublyme, in modo conforme aderente e
inerente all’eventuanza, è ontopoiesis. Se però il progetto è autopoiesis,
allora la splendezza non sarà qualcosa di fenomenico ideale noumenica, ma la
svelatezza dell’esserci sublyme, già in transplendezza. Ciò in cui il
sublyme è gettato è l'excstasy della transplendenza, lo schiudentesi
fondamento su cui la gettatezza dell'@rchegete viene a riposare. Il progetto
dell'@rchegete aderisce all'inerenza dell’evento della transplendenza, è ab-
gettanza della splendenza, progetta solo se dall’ascoso fondamento trae fuori
una svelatezza, se ciò si dà-in-dinamica si dà-in-transonanza nel
fondamento abissale quale destinanza ascosa e da disascondere. Nel progetto
dell'@rchegete, fa ingresso nella disvelanza, al fondo, non un che di
estraneo, bensì solo l'evento, fin qui ascoso,dell'esserci sublyme. Il progetto
dell'@rchegete viene dal nulla aideale afenomenico anoumenico aepistemico
aermeneutico, non discende dal fin qui vigente; viene dal nulla sublime perché
in aggettanza, trae fuori l’eventuanza sublime ascosa e trattenuta destinanza
della transplendenza e la getta nella fondatezza e la fonda in senso
autentico, quale progettare la sublatione sublime della transonanza è al
contempo, essenzialmente il fondare la transplendezza. La svelatezza può
così eventuarsi splendezza della verità, in tal senso può accadere, solo
se il progetto dell'@rchegete è un progetto fondante la transplendezza
sublime. Ma fondante lo è mentre si dà la splendenza dell'evento sublime
schiudentesi nella sublatione sublime, nella sua eristica sublime col
mondo progettato. Poiché il sublyme in transplendenza è autopoiesis, è
transonanza, è progettante fondare dell'@rchegete, o autoevento della
transonanza nell'alterezza e nella svelatezza, cioè la verità della
transplendenza nell'eristica transinfinita della sublatione sublime
dell'essersi. La verità della splendenza accade solo quale svelatezza, si
eventua in ekstasy solo nella splendezza della sublatione sublyme.
L’eventuanza del sublyme, come transonanza dell’essere, è il fondamento della
sublatione sublyme della transplendenza. L’essere del sublyme non consiste nel
fatto che è sussistente come entità ideale fenomenica noumenica, ma che si
eventui in transplendenza della disvelanza dell’essere sublatione sublyme.
Perciò il sublyme è l'eventuarsi della transplendenza della sublatione
excstatica dell'essersi, senz’altro, quale eminente alterezza, solo così è
stabile in sé ed è transtabilità della transplendezza che si eventui dal
nulla senza più alcun fenomeno o ideale noumenico o ermeneutico
epistemico. L’eventuanza del sublyme è sublatione sublyme della transplendezza
perché il sublyme è in essere l'eventuarsi della splendezza della verità
nel pensiero poetante, nell’intrapresa o transpresa o intenzionalità sublyme.
La sublymanza è l'ontogenesi della verità della transplendenza, è
un'eventuanza della sublatione, il sublyme è la verità splendenza, è il
fondamento dell'@rchegete sublime: ma il sublyme c'è? Esiste il sublyme di per
sé? cos'è il sublyme? Nel sublyme è in ekstasy l’accadenza della
transplendenza della verità, nella sublatione sublyme la verità splendezza è
in ekstasy. La sublymanza della verità è l’eventuanza del sublyme. La
sublymanza è la verità in ekstasy: il sublime è la verità. Donde viene ? Forse,
dal nulla sublime? è proprio così quell’oscuro abisso eventua la sublatione
sublyme. L’inizio del sublyme è sempre la libertà dell'@rchegete, quale
excstasy dell'esserci sublime. L’eventuanza del sublyme quale ekstasy della
transplendenza s' eventua in verità splendezza quale @rchegete, ed è
l’origine sublyme di Hölderlin: è l’essere-sublime che eventui l’aletheia
ontopologica quale sublymanza dell’essere nel sublyme. C’è l’interessere tra le
varietà di verità della transplendenza e c’è l’interesserci epistemico nel
senso che tutte le varietà-verità si danno, si offrono alla mondità quale
comprensione del mondo, mentre l'esserci comprende l'essere in transcendenza
excstatica immaginaria, o in transcendenza ontica o fenomenica noumenica
ideale, o analitica dell’essere delle entità, quale prova ontologica o
ontopologica o ontoteleologica o transontologica dell’esistenza dell’essere-
sublyme, o quale transcendenza transepistemica dell’esser-epistemè-del-
sublyme o dell’essere transepistemica transontologica del sublyme. Anzi solo la
verità ekstatika del sublyme discopre sia la transermeneutica sia la
transepistemica transontologica dell’essere sublyme dell’esseRe, mentre la
metafisica della verità o l'analitica o la fenomenica o l'ontica della
verità si adeguano al paradigma trascendente della metafisica
analitica. Qualora si desideri comprendere l’essere sublyme delle entità
mondane è consentito anche privarsi dell’ontologia per affidarsi alla classica
ermeneutica epistemica, o alla transcendenza epistemica o alla
trascendenza analitica o alla trascendenza fenomenica per discoprire solo
le verità delle entità della mondanità, o le verità metafisiche o le
verità trascendenti analitiche fenomeniche ideali: l’ontopologia
fondamentale del sublyme, la domanda sull’essere-sublyme dalla quale il pensiero
sorge, viene invece declinata come analitica esistenziale del sublime, come
descrizione accurata del sublime, rigorosa, ontologica della dimensione ontica
del sublime in cui il fare e l’essere-sublyme quotidiano degli esseri si svolge
quale transcendenza del sublime o transcendenza ontologica immaginaria
del sublyme. Esserci nel sublyme, quale dasein nel sublyme, esistere nel
sublime, o abitare poeticamente il mondo-tempo nel sublyme, è declinato da
Heidegger in transcendenza excstatica del sublyme, dopo essere sempre
stato solo analizzato in trascendenza dinamica o trascendenza analitica
fenomenica noumenica kantiana, lì l'esserci o il dasein o l’esistenza è una
posizione, quindi una problematica delle categorie di Aristotele, tradotte da
Boezio in praedicamenta o pre-dire o prevedere : la prima categoria è la
sostanza, o l'essere un praedicamentum, ma
l’esistere non è un predicato, lì si nasconde una ontologica fondamentale, e
fondamentalmente distruttrice dell’ontologia, o decostruzione ontopologica
per cui il gegenstand sublime è inafferrabile o indicibile o invisibile
o inconoscibile, di cui conosciamo solo le idealità fenomeniche noumeniche
della transcendenza, e che spesso sconfina nella teoria dell’impossibilità
dell’ontologia o dell'impensabile epistemico del noumenico: le cose sono in
sé le persone sono per sé, perché essere come verità e identità è dei
trascendentali, o summa genera dei medievali. L’essere è una singolarità
sublime della transepistemica e per ciò transontologica. Il sublime della
sublatione della singolarità sublime transepistemica transontologica si
svela nell' esistenza dei numeri sublimi, o gli angoli e altre entità
matematiche, o le menti e le emozioni, o la bellezza sublime, ma con
differenze sublimi dalle transentità del gegenstand.
L’eventuarsi sublime è un abneganza del numero sublime: qui evento
sublime e numero sublime sono un' essere singolarità sublime della
transcendenza della sublatione sublime. Sublime è l'essere @rchegete che
getti la fondatezza dei numeri sublimi, perché il numero sublime
dell’essere si può dire che c'è, della storia si può dire che ha una storia,
dell’io che sia idendità, della bellezza che sia ideale o vaga o
aderente o adeguata e ciascuno di essi può essere pensato in relazione agli
altri:l’essere in relazione al numero sublime, e il numero in relazione agli
enti, la storia in relazione agli enti, e la bellezza in relatività al
vaga o aderente o adeguata o fenemenica o ideale o kategorica. Il
sublime dell’essere sublatione della transplendenza è l'eventuarsi della
transcendenza ontopologica della sublime bellezza e per ciò anche la
dispieganza transepistemica fenomenica, quale ontopologia della
transestetica. Il sublime di quella trascendenza fenomenica analitica
dell'in-vista-della-pro-spettiva è lo sguardo della trascendenza fenomenica
ideale noumenica, o essere in-vista-della-prospettiva della transcendenza
excstatica immaginaria ontopologica, quale pensiero poetante del sublime che
osi inoltrarsi nella più originaria problematica del gegenstand sublime,
quale contrastanza nell'essere dell'ente sublime in transcendenza o
sublatione sublime spazio-temporale. L’ontopologia del sublime è quindi
possibile solo o ancora come transcendenza o sublatione del sublime, giacchè la
filosofia del sublime è ontopologia della sublatione sublime o della
transcendenza della transpurezza o dell'essere-in-vista di prospettive
transcendenti del sublime: la transcendenza temporale sublime si eventuò
dalla transcendenza del sublime dell’esserci, ma in-vista-di-prospettiva
ontopologica si presentò solo quale transcendenza analitica fenomenica
ideale noumenica del sublime dell’esserci. Ciò che è ontopologicamente più
sublime, talmente sublime da essere il sublyme, è transontologicamente il più
sublime, anche perché non sembra aver bisogno di essere pensato, talmente è
splendezza aderente inerente alla sublatione sublime dell'esserci, ed è
la disvelatezza sublime, o è la transcendenza del sublyme quale
excstasy transdinamica della mondità o dell'ontopologia sublime del mondo-
esserci-mondo-in-libertà. Heidegger ha svelato e disobliato nel transoblio il
darsi e l'eventuarsi del transublime, quale transesserci-ontopologico che
transceli o transkripti in sè e per sè transenigmi su transenigmi. Se
l'eventuanza transontologica dell'essere e dell'esserci preceda e transcenda,
quale priorità-in-transcendenza, ogni distinzione tra anima e corpo, se
l’evento della sublatione sublime dell’Esserci si eventui nella sua
transplendezza, l’analitica esistenziale o l'analitica dell'esserci o la dasein-
analytik precederà translogicamente, transfenomenicamente, analiticamente,
onticamente, transepistemicamente e sopratutto transontologicamente ogni
scienza, o epistemica e ogni sapere fenomenico ideale o ontico che si voglia,
o ogni transcendenza transfenomenica o transcendenza ontica o ideale
noumenica. Fra le strutture ontopologiche della sublatione sublime o gestell-
sublyme dell'esserci sublyme nel mondo–sublime ci sono l’in-essere-sublyme, il
con-essere-sublyme, l’essere-per-il-sublyme. Esserci-sublyme e mondità-sublime
non si trovano in prossimità l’uno accanto all’altra ma l’esserci-sublyme è la
mondità dell’essere-sublyme, perché l’essere soli è un fenomeno noumenico
deficitario del con-essere. La sublatione sublyme è un evento costituente dell'
essere-alla-fine-senza-fine dell'archegete sublyme che disveli l’alterezza
della transplendezza sublime, sempre incompiuta indicibile ed inaudita
quale futuro-anteriore della transcendenza excstatica dell'evento sublime, o
transcendenza-che-si-eventui quale esserci sempre in vista dell'evento
sublyme, mai solo del fenomemo sublime dell'evento. Lì il chiasma
qualità-quantità si dà quale transinfinità, o non-finito o senza-la-fine
o senza telos o negazione kategorica qualitativa del finito aderente o
gegenstand, giacchè alla fine c'è sempre un oltre, un aldilà della
sublatione o un essere-in-vista-dell'evento della transcendenza sublyme,
o in transcendenza abissale sublyme: ma una ontopologia della
transcendenza è ancora kriptata e non ancora gettata in vista per la
trascendenza fenomenica ideale noumenica o trascendenza analitica. Se il
fenomeno ideale noumenico primigenio della temporalità originaria e autentica è
la sublatione sublime, l’esserci-sublyme è possibilità sempre in
transcendenza della singolorità sublime, o in vista dell'evento della
sublatione sublyme tant'è che il sublyme sia l'eventuarsi della
trascendenza nella purezza, o semplice possibilità d’esserci della
transcendenza sublyme, una eventuanza sempre sublime sublatione della
transplendenza o d' essere sempre in vista della transcendenza abissale e
senza fine, o senza la fine e sempre nell'indeterminatezza o della
transcendenza indeterminata. L’esserci-sublyme non ha una fine, bensì c'è
nel finito, è finito nell'infinito è transinfinitezza nel finito: è
transinfinito sublime nella monade infinitesima, excstasy sublime della
mondità, è excstasy della sublatione sublime dell'esserci transplendezza, è
transcendenza transinfinita nel finito o nell'apriorità o nell'arkè o
nella transcendenza paradigmatica; ed è quell'essere-in-vista-della-
transcendenza sublime che la Cura è la cura sublime dell' essere-sublyme-
transcendenza-sublyme della singolarità in sublatione sublime della
splendezza della transcendenza. La Cura è il tempo sublime excstatico, anche
nella sua fenomenica ideale noumenica e quindi ontica e ontologica; la Cura è
la sublatione sublime dell’essere transplendenza che sempre c'è senza-fine; la
Cura è la transtemporalità sublime ekstatica come eventuanza della sublatione
sublime della transpaziotemporalità, che si riveli senso dell’autentica cura
quale excstatico esserci-sempre-in-vista-della-transcendenza sublyme.
L’esserci-sublyme come Cura si declina negli eventi della sublatione
sublime, del com-prendere, del poetare e l'eventuarsi dell’essere-sublyme
della transplendezza o dis-chiusura, non solo curiosità fenomenica ideale
noumenica del sublime, ma muoversi dinamico della sublatione splendezza
dell'essere-senza-fine o essere-sempre-in-vista-della-transcendenza sublyme,
eventuanze della transplendezza sublime. Il sublime ontopologico si dà
anzitutto e per lo più nella Singolarità sublime densamente transinfinita
o pregnante di transinfinità, che svela la differenza ontopologica
sublime tra spazio-tempo endemonade e spaziotempo extramonade, quale
esserci-sublatione-sublime nella mondità di un senza-fine. Heidegger è
l'@rchegete in risonanza con l'excstasy sublime: la singolarità sublime è un
evento della sublatione sublime differenzale, ma è dispiegante, per
l'abnegarsi sublime, del fenomeno ontologico del costituirsi dell’esserci
sublyme. Autenticità e inautenticità del Dasein-sublyme svelano in sè senso
fenomenico, noumenico e ontologico, o differenze ontopologiche dell' abitare
sublime, poeticamente sublime il mondo sublime. Eventuanza sublime è la
differenza nell'ontopologia del sublyme tra paura e angoscia, quale
transcendenza della sublatione sublime della singolarità sublyme. Mentre la
paura sorge sempre dalla presenza del fenomeno ideale noumenico ermeneutico
epistemico, l’angoscia si dà dalla sublatione sublime dell' essere nella
vivenza sublime, la paura assale quando si è di fronte ad un ente o
fenomeno noumenico mondano sia pure sublime. L’angoscia si dà in sublatione
dall’essere-nel-mondo o essere-nell'abisso-abgrund-senza-fondo-senza-fine
sublime. La sublimità dell’angoscia è l’essere-sublatione-sublime, la
transcendenza della singolarità sublime nel mondo-sublime, quale essere
sempre in apprensione dell'in-vista-della-transcendenza-sublyme: lì c'è
la transcendenza dell'angoscia quale essere-sempre-in-vista-dell'evento
sublime del niente, del non-ente, del nulla sublime afenomenico aideale
anoumenico aermeneutico aepistemico. La Gettatezza–sublyme dell'essere-sublyme-
@rchegete, quale transcendenza della gettanza sublyme si mostra in
sublatione sublime dell'excstasy la gnostica-Heideggeriana, dispiegata quale
abnegarsi sublime dell’esserci sublime e non può perciò essere una cadenza da
un più puro e superiore stato-originario del quale non si abbia né fenomenica
ontica, né comprensione ontologica, sia pure velato essere nel mondo,
quale essere in vista della transcendenza del sublime, quale
fondamento dell'@rchegete, di un essere-sublyme originario in transcendenza
della sublatione sublime della singolarità. La cadenza o l'abnegarsi
sublime, la gettanza o pro-gettanza sublime disvela l'eventuarsi della
trascendenza transtemporale della sublatione dell’esserci-sublime. Il
fondamento sublime dell’esserci-@rchegete, come essere nel mondo, è la
transtemporalità del sublime quale ekstasy dell'ontocronia o transcendenza
temporale o sublatione sublime della transtemporalità, la sua
transtabilità sublime come apertura mai chiusa e mai compiuta, la sua
transinfinità e transplendenza, il suo essere-senza-la-fine fondata
sull'abgrund sublime dell'@rchegete, sul senza fondamento quale esserci-
sublime-@rchegete che non ha tempo ma è transtemporalità
della vivenza-sublime, vissuta, aperta, in eristica transplendezza, nella
transcendenza transpazio-temporale della sublatione sublime immaginaria.
Non è che l’esserci-@rchegete riempia con le sue istantanee una stringa
elastica o dinamica o un segmento sussunto, o che dispieghi o estenda il
sè, sì che il suo essere abneganza sia fin dall'arkè costituito come
estensione o transcendenza exstatica dell'evento sublyme. Nell’essere
dell’esserci c'è già l'eventuarsi dell'abneganza ontopologica sublime, o la
fenomenica ideale della nascita e della morte. L’esserci sublime ontico o
fenomenico esiste per nascita, e per nascita muore anche proprio nel senso
dell’essere-alla morte. Entrambi sono, finché l’esserci esiste, possibile
eventuanza sublime dell'essere in vista della transcendenza dell’essere
sublatione sublime dell’esserci, quale cura della gettanza degli
eventi dell' @rchegete in transcendenza o sublatione sublyme. Nascita e morte
si coniugano nell’esserci, nella singolarità sublime in transplendenza o in
sublatione sublime o in transcendenza di gettanza e sfuggenza o abneganza
o eventuanza-essere-alla-morte, quale transcendenza della singolarità
sublyme. In cura sublime l’esserci è il sublime, è la transcendenza o
sublatione sublyme. La transonanza sublime, la transtemporalità sublime
dell’esserci-@rchegete è da sempre e senza-fine, per sempre nella
transcendenza transtemporale exstatica della sublatione sublime, è il
coniugarsi della struttura ontopologica sublime, o gestell-sublime, con la
dinamica-sublime e matematica-sublime della transtemporalità, ontopologia
sublime del Dasein-sublyme e excstasy-sublyme, o transcendenza dinamica
del sublime, sia pure quale risonanza sempre in vista della transcendenza
fenomenica ideale noumenica dinamica per la transcendenza epistemica, o
com-prensione della sublime-temporalità-in-excstasy o ontocronia-sublime. Il
tempo-sublyme non è né oggettivo né soggettivo, né naturale né della physis ma
dell'esserci sublime quale ontocronia-in-estasy:enigma sublime della
transtemporalità-sublyme sempre senza-fine, quale transcendenza enigmatica
della ontocronia sublime . Un enigma che si chiarisce com-prendendo che il
tempo, o la transpazialità o il transpaziotempo, o la transcendenza
ontokronotopica non siano una entità fenomenica ideale noumenica, ma un
accadenza di eventuanze nel mondo, una transcendenza transpazio-temporale,
un eventuarsi della transontocronia dell'excstasy sublyme, in sublatione
sublime della transplendezza nell’esserci-sublyme in cura, destinato a finire
senza la fine e sapiente di tale transinfinitezza poiché si dà verità del
sublime, c'è transcendenza dell'aletheia sublime solo nella misura o
dismisura e fintanto ché vi è la sublatine sublime dell’esserci. L’essere nel
mondo dell’esserci si dà nel suo abitare poeticamente il sublime, o essere-
in-vista-della-transcendenza sublyme: la sua fondatezza si eventua
nell’ontologia dell’esserci-@rchegete, o meglio la sua transcendenza
fondante si dà nella sublatione sublime dell'esserci, nella struttura
ontopologica della transcendenza sublyme, nell'eventuare una struttura
ontopologica sublime quale offerenza di senso al mondo sublime, senza-fine,
senza fondale, abissale Gegestand sublime, non una cosa, una sostanza o un
oggetto, ma si dia come attuatrice di intenzionalità nel plesso della
transcendenza della singolarità sublime, giacchè ogni entità nel suo essere
differenza dall’esserci si sveli come insensata, destituita di qualunque
senso, ci sia cioè solo la sublatione sublime della transcendenza
sublime. L' acosalità afenomenica aideale anoumenica aermeneutica aepistemica
dell’esserci-sublime, sia quale matematica infinita sublime, sia quale dinamica
excstatika sublime è la fondatezza della trascendenza della singolarità
sublime nel suo essere-sublime-transpaziale, quasi la dispieganza kantiana del
dasein quale essere-nello-spazio: l’esserci sublime, nel suo essere-nel-mondo, è
transpaziale o dasein-transpaziale-sublyme-in-estasy, l’esserci sublime
occupa, letteralmente, lo spazio del sublime. Non è affatto sussunto nella
porzione spaziale riempita dal suo corpo. La transpazialità dell’esserci-sublyme
non consiste in un semplice occupare luoghi, ma nell’eventuanza della
sublatione sublime che si dispieghi nella transradura sublime della
transplendenza, illuminandola. Ecco perché l’esserci-sublyme è nel contempo
sublime transpaziale originale e la sublatione sublime della transpazialità.
Lì si disvelò la transcendenza sublime ontopologica: quale nuova teoria
dell'esistenza o dasein-analytik, che presenti l' ontopologico
dell'esserci, che si disveli dalla critica epocale dell'ontoteologia, dal
nuovo senso di esistenza o dasein-analytik-ermeneutica, o situanza,
determinazione completa, riflessione, forma, simbolo, esistenza, ovvero la
problematica di una ontologia trascendentale delle categorie o la stessa
ontologia dell'ente fenomenico ideale noumenico, o una ontologia della
trascendenza. L'Analitica della bellezza ma sopratutto l'analitica del
sublime svela un'immagine estetica-ontopologica della dimensione profonda
dell'ontopologia della libertà: una nuova prospettiva capace di estendere
l'ontologia del fenomeno nell'estetica è una dimensione del fenomeno che può
rivelarsi solo al di fuori dell'epistemico conoscitivo, quale singolarità in
trascendenza dell'ente o estensione quantitativa e qualitativa che si coniuga
con la bellezza della forma, quale esistenza e aderenza nel gegenstand
ontologico della ontologia del soprasensibile. L' estetica svela il paradigma
di un evento della tanscendenza o ereignis del sublime: eventuanza che
non è né natura né libertà e che si presenta come un fondamento indeterminato,
è la transcendenza-sublyme ontopologica della libertà sublime. Fenomenica e
Razionalismo sono inadeguati per l'eventuarsi della trascendenza-sublime
ontopologica della sublatione sublime. La transpazialità dell'esserci
nell'analytik-dasein, o l'immagine quale singolarità sublime in
transcendenza, è sublatione sublime nell' intenzionalità, quale
transcendenza sublime della transpazialità: è l'origine della dinamica
sublime della transcendenza ontopologica quale dispieganza della
sublimità transpaziale. Il sublime in campo in sublatione sublime eventua
la transplendenza quale transcendenza transpaziale, e che tutti gli eventi
sublimi si svelino quali transcendenze del transpazio. Lo spazio sublime
può essere Un campo di transestetica ove gli eventi sublimi sono presenti
nella transcendenza transtemporale e transpaziale, ma possono essere
transcendenze fenomeniche come un fenomeno ontico, o ontopologico della
singolarità in transcendenza quale transcendenza della libertà ontopologica.
La libertà sublime è l'essere-in-un-mondo per essere la transcendenza,
o la sublatione sublime della libertà. Se l’esserci-sublyme è transpazio-
tempo-sublime, o transontocronia sublyme in estasy lo è perché è una sublatione
sublime transpazio-temporale, come eventuarsi sublime dell’essere dell'esserci
sublime, quale transtemporalità o transpazialità sublyme abissale ove si
teme di perdere il senso dell'essersi. La qualità del sublime consiste
nell'essere transestetica excstatica della sublatione dell'eventuanza
sublime, al di là dello stesso tempo ideale fenomenico noumenico, è l'
illimitata transpazialità dell'evento sublime dell'essere transplendenza
sublime. Ma l'eventuarsi transestetico dell' essere sublatione sublime è la
transinfinitezza illimitata del dinamicamente sublime nella natura, è la
transphysis dinamicamente sublime. Se la natura è la sublatione del
dinamicamente sublime, deve essere più attraente del fenomeno ideale della sua
bellezza, l'infinito stesso è più seducente del finito o dell'adeguatezza
aderente fenomenica, giacchè essere sublime transinfitezza dispiega eventi
sublimi al di sopra della natura, in sublatione sublime quale transgravità
nella sublimità al di là dell'estetica fenomenica ideale noumenica. Ma essere
il fondamento dell'evento sublime transestetico è la sublatione sublime che dà
la più sublime transexcstasi estetica della sublimità del nulla sublime dell'
Essere
nulla, al di là di se stessa in transinfinito, che è sublime abisso: le
fondamenta sublimi dell'archegete sono le sublationi sublimi del fondamento
sublime della transbellezza sublime transinfinita. La sublatione sublime non
consiste soltanto nel rapporto di esporre la stima del servizio del ragionevole
nella presentanza della natura, per una possibile supersensible situanza. Lo
stupore,il terrore, il timore o le miriadi emozioni che assalgono nella
salienza o nel salire al cielo, o nell'odissea transpaziale siderale, o
nell'abnegarsi negli abissi di gole profonde e
rapide torrenziali di uragani in-furia, o inoltrarsi nei silenti meandri in
ombra profonda, o soli con la propria malinconia: tutto ciò, quando si è in
sicurezza esistenziale, non è nulla che incuta paura, è piuttosto
l'intenzionalità sublime d' essere superiore al naturale, per disvelare una
migliore sublatione della sensazione della bellezza del ben-essere. Per la
fantasia l'adeguatezza con la ragione è la bellezza estetica, ma
paradossalmente anche
l'inadeguatezza della fantasia, giacchè lì c'è ancora l'idea della
limitatezza finita del sublime, o non s'mmagina la transinfinitezza della
sublimità. L'@rchegete fonda la sublimità nell'oceano nel tempo della
naufraganza, o negli spazi sublimi astrali, o si dà quale fondarsi della
sublime eventuanza dell'entusiasmo, o evento nell'anima dell'essere sublime.
Nulla di più grande può esserci e nulla è impossibile: l'entusiasmo
dell'@rchegete è il sublime, perché è una intenzionalità della sublatione
sublime, o una gettanza sublime o uno slancio di misura più forte e più
duratura oltre ogni
ragionevole possibilità fenomenica ideale noumenica. Tale sublime
intenzionalità dell'@rchegete è nobile alterezza o sublatione sublime
transestetica excstatica, è l'estetica sublime dell'@rchegete, nulla di più
nobile e più eccelso, è l' Essere Sublime al di là dell'ideale e
fenomenica bellezza noumenica, quale sublimità Impetuosa, tensione dell'
immaginazione nell' essere sollevati in sublatione sublime excstatica, o
transequilibrio della transtabilità strutturale ontopologica. Così il sublime
dell'@rchegete
conferisce al suo esserci la sensazione d'essere illimitato, transinfinito, o
in sublatione infinita, quasi non ci fosse più, o non c'è più, nulla di
più sublime. La transVISIONe al di là di tutti i limiti della sensibilità
ideale fenomenica noumenica consente all'@rchegete di affondare, naufragare e
fondarsi in sublatione sublime o in transplendenza entusiasmante e
transdelirante o transmania. La gioia nel sublime è sempre sublime, sia
nella singolarità o nella transmonade che nella mondità o mondanità,
perchè lì la dimensione è transinfinita e transinfinitesima, aldilà del
translogos fenomenico ideale noumenico frattale dell'arithmos. Burke ideò il
delizioso orrore, o la tranquillità nel terrore, quali ossimori fenomenici
esistenziali dell'intenzionalità sublime nel ben-essere-sublime dell’esserci:
nel sublime c'è l'apprensività, l'intuizione e la comprensione
dell'intenzionalità sublime della kurvatura dello spazio-tempo cosmico e
kaosmico, cronologico irreversibile e kairologico reversibile nel mikro
e nel macro transinfinito e transinfinitesimo. Forse chi per primo
eventuò la differenza tra spazio tempo endemonade in supersimmetria con
lo spazio tempo della mondità disvelò il sublime leibniziano o
meglio, la domanda leibniziana risuona: perchè esiste il sublime
piuttosto che il nulla, perchè c'è la bellezza piuttosto che il
niente, perchè si dà il sublime piuttosto che la bellezza,
perchè c'è l'evento del sublime, perchè c'è l'excstasy sublime,
perchè c'è la fenomenica sublime o la noumenica sublime o la
metafisica del sublime o l'analitica del sublime o l'ermeneutica del
sublime o la mitologia del sublime o l'ontoteologia o l'ontica del
sublime? Quando si svelino quelle domande si è di fronte
all'eventuanza leibniziana del sublime immaginario. Leibniz ideò
nell'apocatastasi, Apokatastasis sublime, dei salti, dei varchi, dei momenti
di sospensione, ed è lí che si nasconde Dio, con il suo disegno lungimirante.
Ciò che sembra un continuum in realtà è un discretum, l'apparente ripetizione
dell'identico non impedisce lo sviluppo di transinfinitesime virtualità
nascoste: lì si kripta il sublime transinfinitesimo e si svela in
una spirale che ascenda verso l'apocatastasy arcana e sublime, o transmente di
Dio o essere sublime apocatastasy nella transmente di Dio, quale
supersimmetria tra la transmonade divina e la transmonade mondità
nell'endemonade transinfinitesima del dasein-analytik, quale sublatione
sublime o asimmetria o contemplatezza riflettente. Ma c'è anche il nulla
sublime ed il nulla è il nulla nell'endemonade divina o della
mondità o dell'esserci, quale transinfinitamente niente o nulla
abissalità sublime dell'essere che c'è, si eventua, si dà quale nulla
sublime afenomenico aideale anoumenico aermeneutico aepistemico, o essere
sublime dell'@rchegete che si getta nel fondamento, nel fondo dell'essere
quasi ci fosse una specie di doppiofondo, una bistabilità abissale o
transtabilità sublime che si eventui dal nulla sublime liberamente, è
l'eventuarsi del mondo dal nulla sublime in modo perfettamente razionale e
legittimo, quale doppiofondo. Fondamento della ragion d'essere dell'@rchegete.
Ma fondamento del fondamento è la libertà sublime, il mondo è fondato sulla
libertà sublime della purezza dell' evento sublime, paradossale eventuanza
quale variante leibniziana dell' onpotologia del nulla sublime: eventi della
sublime accadenza, si dispiegano dall'eventuarsi dal nulla sublime, o
meglio dalla transmente sublime divina della transmusa Kalypso, in
sublatione sublime: s'est trouvé tout inventé dans l'entendement divin avec une
infinité d'autres, parce que cette suite d'evenements non è verità sublime? Ed
è la libertà sublime, che c'è in sublatione sublime, priva di crepe e
fratture entro cui spiri il vento della transinfinitezza sublime o del
sublime transinfinito della libertà sublime del transtempo, o l'oggetto
infinito quale gegenstand transinfinito o ob-getto sublime di
Ricoeur declinato secondo paradigmi e stilemi sublimi, o essere l'esistenza
temporale sublime dell'excstasi dell'apokatastasy leibniziana, o di
Agostino il quale nei suoi celebri paradossi sulla temporalità sublime
disvelò l'esistenza di un oggetto sublime quale infinito sublime
paradoxale: il tempo sublime non è mai quello che è, non è presente quando è
presente, non è passato quando è passato, e quindi pretendere di misurarlo è
come pretendere di misurare ciò che si sottrae a qualsiasi misura, giacchè si
svela sempre quale dismisura sublime paradoxale. Aristotele nella
Poetica ideò: l'imitazione è anzitutto imitazione di azioni che per loro
natura scorrono lungo l'asse del tempo, ma azioni il cui contenuto è il mito
sublime, la mitologia sublime della musa Kalypso, giacchè fondata
sul gegestand infinito o con possibili interpretanza transinfinite. La
poetica-sublime e la physis-sublime si svelano in due transtopie
ontopologicamente separate, distinte e incongruenti, ma in un chiasma
moebiusiano, la poetica-sublime svela eventi che sono per l'esserci
sensibilità e destinanza, la physis-sublime invece si dà quale tempo
o misura del movimento nello spazio o dynamis sublime, perciò la
differenza è fenomenologica o ontica, ma non ontologica nel senso
della dynamis dell'essere dell'endente, quali eventi del sublime,
eventi che disvelano una struttura ontopologica: sono ontopologia della
disvelatezza della transplendenza o sublatione sublime della luce, quale
ermeneutica della differenza, per cui il senso si mostra negli opposti come
altro da sé, inesauribile, eventuanza dell' abnegarsi. Excstasi della
sublatione del sublime quale interpretanza transinfinita che disveli
l'infinito trascorrere della formattanza sublime della sublatione della
transplendenza: eventuarsi sublime che si eventui, nient'altro che evento,
evento sublime che differisce da qualsiasi altro evento l'abbia preceduto quale
fenomenico ideale noumenico. C'è verità sublime là ove si sostenga che il
mondo sia sensato e sensibile, e c'è verità sublime là dove si sostenga
che il mondo non abbia sensibilità ma solo il fenomeno ideale
noumenico, o la metafisica della verità epistemica: non si pensi
l'essere sublime che è e insieme l'essere che non è. Parmenide ideò così la
metafisica della verità, o il pensiero ideale dell'essere: è la metafisica
della verità che pensi l'essere epistemico e mai l'excstasy sublime
dell'essere abissale, endepigenesi del nihilismo, quali phenomena della
sublime disvelatezza. I phenomena sublimi degli eventi sublimi, quali
endemorfie nella spazialità transinfinita o interpretanza transinfinita, si
disvelano sempre irrudicibili al pensiero calcolante epistemico, anzi
la loro disvelanza è una continua decostruzione della endedynamis
sublime: sia quale cronocromodinamica quantica, sia quale ontodinamica
sublime o ontokronia del endeniente, del non-ente, del nulla afenomenico
aideale anoumenico aermeneutico aepistemico. Quella endedinamica sublime
svela l'ontocronia nihilista dell'excstatica sublime Dasein-analytic,
quale ontopologica sublime del Dasein-analytic: il Dasein quale essere-
nella-verità del sublime Dasein. I phenomena degli eventi nihilisti sono
sempre endefenomeni sublimi del non-ente, dell' endeniente, del nulla,
comprensibili senza gli strumenti dell' endelogos o della sensibilità
o della congruenza intuitiva, giacchè lì l'endentità non c'è, anzi lì
si disvela solo l'abissalità excstatica dell'essere-sublyme quale Essenza
e essenziale Ontogenesi del Nihilismo. Heidegger gettò il nulla sublime
quale excstatica progettanza dell'essere: il Nothing sublime si dà, si
eventua quale evento dell' endenulla sublime, anzi solo il nulla
sublime getta la profondità abissale sublime, quale ab-senza delle
endentità spazio-temporali sensibili o endepistemiche della metafisica
della endeverità o dell'endelogos. I phenomena degli eventi nihilisti
sublimi ex-sistono, nella loro Ex-sistenza che disveli la struttura
ontopologica dell'essere sublime eventuanza existenziale ex-sistenza, quale
pro-gettanza-re-gettata presentemente assente dal nulla abissale sublime.
Heidegger pensò così all' endenulla quale evento abissale della
sublatione sublyme dell'ontodynamis. La rosa è senza perchè, fiorisce perché
fiorisce, quale auto-manifestarsi endentità dell'excstasy temporale o
exstatica della transcendenza, in una danza cosmica che libera la luminosità
intrinseca o la translucenza o auto-organizzazione, o Ereignis
sublime o kronotopodynamica nella physis sublime o endedinamica sublime
della endemondità. Perché c'è l'essere sublime quale eventuanza del Nulla
sublime? Nulla evento afenomenico aideale anoumenico? Perché c'è l' essere
sublime quale eventuarsi della sublatione sublime del Nulla? Transplendenza
sublime dell’essere-sublyme? Lichtung-sublyme o transTemporalità-sublime o
transpazio libero del transtempo sublime in excstasy, Lichtung sublime nella
transRadura del sublyme nell'estasy sublyme? Per l@rchegete Heidegger lo
spazio accade, l’ek-sistere si dà nella transcendenza
sublime del transpazio in vista dell' endemondo sublime, è la continuità
e differenza ontopologica fra l’analitica esistenziale e l’ontopologia del
sublyme. Ma che cos’è il disvelarsi in excstasy della sublatione
sublime dell’essere-sublyme? Anzi che cos’è l'ende-gettanza della splendenza
dell’essere-sublyme nel sublime? È la gettatezza-della-verità della destinanza
dell’essere nell’aletheia sublime fondale, grund sublime ed abgrund sublime,
del sublyme che eventui, si dà, si getti nell' endemondità. L’essere
sublatione sublime si eventua nel sublyme quale aletheia, disvelatezza
dell’ontopologia dell’essere, dell’esserci, dell’essere dell'endentità mondane:
tutte endevarietà compresenti nella gettatezza-del-sublyme quale aletheia
sublime ontopologica dell’essere ontoikona, ontoimagine, ontoimago, ontopoiesis
sublimi. Il sublime delle endevarietà ontopologiche della endeverità dell’essere
si danno, si eventuano, si gettano quale fondale o fondamenta dell'@rchegete
della sublatione sublime. Lì là l'@rchegete è sempre in-essere-in-vista-
della transcendenza sublime. Come mai solo la sublatione sublyme riesce a
transcendere, o ad essere-in-vista-della-transcendenza dell'essere, o ad
essere-in-vista-dell'essere dell'esserci quale dasein-analytik, o in
transvedenza dell'essere-dell'endente nella sua purezza transcendente,
quindi a transcendere sempre il corso della transtemporalità o
dell’ontocronia? Tra le tante ipotesi quella più ontopologica è la messa in cura
della endeverità dell’essere quale contemplanza della curvatura dello
spaziotempo del passato, memoria, del presente, relatività o
interagenza, del futuro, eterno ritorno della sublatione sublime. Solo
nel sublyme l’aletheia ontopologica si cura, si getta, si eventua, si fonda
quale @rchegete: giacchè l'endintenzionalità sublime si dà, si
eventua quale transcendenza dell'essere-sempre-in-vista-dell'essere o
transvedenza dell'esserci o del non ente o dell'endeniente o del nulla o
dell'abisso, ma si dà anche quale paradoxa, giacchè l'intenzionalità del
nulla è niente o meglio è il sublyme, quale transcendenza
dell'endintenzionalità dell' endeniente o dell'abisso o della singolarità
abissale presente, passata e futura. L’essere nella gettatezza-della-
sublymanza o della sublatione sublime cura da sé l’essere-sublyme, senza la
cura ontocronica, anzi si cura senza l'endefenomenica endideale endenoumenica
endepistemica endermeneutica, getta la sua cura della sua verità sublime da sé
quale transplendenza transontopica che abita poeticamente il vuoto cosmico o la
transradura ontopologica, quale endegettanza dell'essere-in-vista-
dell'essere-sublyme o transvedenza del sublime. È la sublatione sublyme
della transvedenza sublime dell'essere-sempre-in-vista-dell'essere che viene-
incontro in enderistica sublime, che si disvela per essere contemplata quale
fondatezza dell'@rchegete, così si dà, si cura nella sua futura-anteriorità-
gìà-stata e sempre ontopologicamente presentemente assente o sempre in-
vista-della-transcendenza-sublime o transvedenza sublime. Nel suo essere già-
stata si getta nella transontokronia anche quale endob-getto, gegenstand
sublime, contra-ada, contra-stanza, contro-in-stanza, controistanza fondale
sublime che si getta nello sguardo sempre di fronte, quale endegettanza della
endeverità sublime dell’@rchegete che si dà quale evento sublime
dell'essere-in-vista-dell'essere sublime o transvedenza. Il sublyme, la
gettanza fondale della aletheia-sublime si dà e si cura da sé quale essere-
sublyme o essere-gettatezza della sublatione sublyme, si eventua sempre
quale ontopologia dell’evento-verità, aldilà di tutte le interpretanze infinite,
giacchè nel sublyme è in ekstasy o si getta, si dà, si cura l’evento della
verità ontopologica della transplendenza o dell’essere sublime dell’aletheia o
dell’essere-sublyme-della-verità-nella-physis. Anche quando l'erhabene non è
più una endentità mondana ontoteologica, o quando si è abbandonati all’oblio
dalla mondanità, anche allora la bellezza-sublyme si dà alla contemplanza,
giacché la sua destinanza si getta e si cura da sé, si eventua nella physis-
sublyme quale evento sublime della transvedenza o dell'essere-in-vista-
dell'essere-sublyme nell'endeverità ontopologica. È la gestell-erhabene
dell'@rchegete che si dà e si cura e si getta da sé: l’alterezza poietica
nella transradura della physis eventua l’evento sublime della verità
dell’essere-sublyme, ma discopre e dispiega nello stesso tempo la destinanza
sublime dell’aletheia della sublatione sublyme, è la gestell sublime
dell’essere-nella-physis, è l’alterezza della destinanza dell’evento sublime
della verità ontopologica nella transradura fondale, ove l’@rchegete possa
abitare poeticamente nel sublime, anzi l’essere sublime in excstasy disvela
la libertà d’essere al sublyme, ma nel contempo nell'essere-in-vista-
dell'essere dispiega libertà d’essere al mondo, lascia liberi gli dei di
fuggire senza perdere la sua originalità, libera il nihilismo della tecnica nel
clonarsi senza decostruirsi nella sua gestell, nella sua struttura ontopologica,
libera l'endemondanità e il suo tramonto, giacchè l’evento sublime della
libertà si getta e si cura quale libertà ontopologica dell’essere-sublyme della
verità-destinanza che si eventui nella physis-sublyme per la splendezza libera
della physis di esserci, giacchè c'è lì sempre la transvedenza sublime o
l'essere-in-vista-dell'essere-sublyme. Anche quando il sublyme si sottrae
nell'abnegarsi sublime per svelare libertà e dispiegamenti mondani
all'endentità endefenomeniche endideali endenoumeniche endermeneutiche
endepistemiche nella loro volontà di potenza, e abiti dis-ascosto nella
sublatione sublime, assentemente presente, quale transvedenza dell’essere-
sublyme nella sua varietà d’essere-evento-della-verità sublime, quale
aletheia della destinanza della libertà sublime, o abiti kriptato
l'endevarietà della curvatura sublime immaginaria del transpazio-tempo, o
l'endintenzionalità del nulla sublime o dell'abissalità della
transplendenza sublime. Il suo essere dis-ascosto si eventua nel sottrarsi o
abnegarsi sublime, l'eventuarsi aldilà, è sempre la transvedenza sublime o
l'essere-in-vista-dell'essere-sublyme quale gettanza o transcendenza della
sublatione sublime. La transplendenza della sublymanza ontopologica
dell’@rchegete nella-physis-sublyme è l'endintenzionalità sublime dell'
endeniente o del senza-fondo o della singolarità vuota attante nella
sua vertigo sublime. Il sublyme si eventua non solo nel fondale, nel grund
quale ekstasy degli eventi sublimi della verità, ma nel contempo
simultaneamente, anzi kairos-logicamente, nell’abgrund, quale transvedenza o
essere-sempre-in-vista-dell'essere sublime sublatione. Il sublime abisso
ontopologico ha sempre diffuso il senso di timore del nulla o del niente, invece
l’abisso è proprio l’assenza del non-ente, l’annichilirsi del nulla per
disvelare libertà d’essere l'endemondità e l’esserci dell'endentità
endefenomeniche endideali endenoumeniche endermeneutiche endepistemiche
comprensibili. L’essere-sublyme dell’abisso, o l'endintenzionalità sublime del
nulla o dell’ab-grund eventua l’endikona della transradura ontopologica quale
transontopia dell’essere sublime inenarrabile, inaudita, inaudibile, indicibile,
indecidibile, mai completamente interpretabile, né epistemicamente fondabile
nelle endekategorie endefenomeniche endideali endenoumeniche imperative della
volontà di potenza metafisica trascendentale fenomenica, giacchè lì c'è
sempre la transvedenza sublime o l'essere-in-vista-dell'essere-sublyme
quale transcendenza sublyme. Gli eventi della sublatione sublime, o le
endintenzionalità della transcendenza o tranvedenza o dell'essere-in-vista-
dell’essere abisso ontopologico della physis-sublyme, disvelano la comprensione
dell’essere sublyme, in endinamica sublime, in interagenza tra l’essere e la
sua transradura vuota transontopica, quale curvatura transinfinitesima o
quale presente dell'interagenza o quale futuro dell'infinito sublyme.
Solo l' erhabene dell'@rchegete, quale sublatione sublime in ekstasy
dell’essere del sublyme consente alla transvedenza o all'essere-sempre-in-
vista-dell'essere-sublyme di accogliere l’ascolto del sublyme che si getta
nell’abisso della transradura ontopologica, per gettare le fondamenta del
fondale dell’essere-sublyme, quale transikona della physis-sublyme,
dell'endemondo, dell’interagenza transontopica in transcendenza sublyme. Ma
quella transikona non è mai epistemicamente presente, si disvela solo nel suo
essere indisascosta o dis-ascosta nell'abnegarsi sublime: ontopologicamente
inaudita e inaudibile per i più ed indicibile quale endintenzionalità
sublime del nulla abissale sempre in-vista-dell'essere, sublatione
sublime solo per il dasein presente evidentemente, l’interagenza sublime
del dasein-analytik consente all’evento sublime dell’essere abissale di
gettarsi nell’excstasy dell’aletheia in transvedenza dell’essere-sublyme-in-
vista-dell'essere. Solo l'@rchegete disvela il mistero o l’enigma del sublyme,
giacchè è l'esserci che comprende l'essere-in-vista-dell'essere o in
sublatione sublime della transcendenza sublyme: la sublymanza ama nascondersi
o abnegarsi o essere sempre indisascosta, ma nel medesimo istante, per
paradosso, l’essere-sublyme ama disvelarsi, ama discoprire la sua transradura
abissale, è l'eventuarsi sublime che si dà sempre al di là quale
transvedenza o essere-sempre-in-vista-della-physis-sublyme
transontopica, la sua gestell sublime ontokronokairoslogica o
ontokairostopica. Solo così l’essere-sublyme dell'@rchegete si dispiega
all’infinito nel transapeiron, nell'eventuanza senza-limiti, nel sub-lime, ma
la sua gettanza quale sublatione sublime fonda il fondale ontopologico,
transontopico altrochè epocale ontocronico, si dà e si eventua per
raccogliersi-in-un-confine, si getta per eventuare la gestell sublime, la
struttura ontopologica dell’interagenza con la physis: delimita la
transpazialità del sentiero ininterrotto della destinanza dell’essere sublime,
configurazione endikonica della transradura ontopologica, ove l’essere possa
abitare poeticamente sublime, sempre in-vista-dell'essere-sublyme o nella
transvedenza sublime. Solo con l’essere-sublyme si eventua la disascosità
dell’aletheia sublime, mai adeguata nell'abnegarsi sublime, sempre sottratta
all’evidenza dell'endemondità, ma transvisibile alla contemplazione quale
sublatione sublime della transvedenza o dell'essere-in-vista-dell'essere,
inaudita ma udibile, paradossale o enderistica ma morfo-genica per la destinanza
e l’interagenza dell’@rchegete. Lì in quel paradosso o enderistica sublime la
verità della sublatione sublime è dis-ascosta, anzi l’aletheia si disvela
quale abnegarsi-dis-verità o essere-sublyme della dis-aletheia dell’essere-
sublyme, si discopre quale dis-invelamento della gestell-sublyme o struttura
ontopologica dis-invelata della dis-verità della transvedenza sublyme o
essere-in-vista-dell'essere. La verità nel sublyme si eventua quale aletheia-
della-dis-invelatezza-dell’essere sublime, o meglio quale verità-dis-ascosta-
della-dis-invelatezza dell’essere-sublyme, giacchè il sublyme ama la
disinvelatezza o l'abnegarsi, ma ama nel contempo la dis-ascosità della
disvelatezza dell’aletheia della transvedenza o dell’esseRe-in-vista-
dell'essere-sublyme. Nella sua enderistica sublime del nascondersi e disvelarsi,
o abnegarsi ed eventuarsi, la disascosità della verità dell’@rchegete-essere-
sublyme getta nella transradura le fondamenta del sentiero della destinanza
ontokronotopica, quale gestell sublime dell’essere-sublyme, o meglio
nell’essere-sublyme è in excstasy l'eventuarsi della verirà dis-
ascosta della dis-in-velatezza o abnegarsi sublime, o che nell’essere-sublyme
vi è custodita e curata l’aletheia-dis-ascosta della dis-in-velatezza
dell’essere-sublyme-in-vista-dell'essere sublime. Quando l'@rchegete in
sublatione sublime si dà è in estasy la verità dis-ascosa della dis-
in-velatezza dell’essere-sublyme, ed è quell’aletheia che si disvela nella
transradura vuota e che traccia il sentiero ininterrotto della destinanza
dell’essere-in-vista-dell'essere-sublyme o transvedenza. L’interagenza e
l’enderistica della verità-dis-ascosità dell'@rchegete getta le fondamenta
dell’endimagine della mondità o della sua bellezza: la sublatione della
bellezza-sublyme è, sarà, fu l'endevarietà della verità-dis-ascosità custodita
e curata nell’excstasy quale transvedenza o dell’essere-sublyme-in-vista-
dell'essere. Quella interagenza consente al sublyme di essere-sublyme
dall’esserci-sublyme-bellezza: o meglio solo quando la sublymanza è in
estasy quale essere-verità-dis-ascosa della dis-in-velatezza, o che
almeno quell’aletheia vi abiti poeticamente, solo allora la verità è sublyme
e il sublyme è la verità dell’essere-sublyme-in-vista-dell'essere.
Lì si dà, si eventua il sublyme o il sublyme si dà quale
excstasy: l’origine o l’originalità del sublyme è il sublyme
della verità dis-ascosa della dis-in-velatezza dell’@rchegete-essere-sublyme,
custodita e curata nella transradura ove si disveli la destinanza dell’essere-
in-vista-dell'essere o la transvedenza del sublime. Sublatione sublime
della transplendenza quale endeverità ontopologica in excstasy nella
mitopoiesis o nell' aletheia dell’essere-sublyme nell'endemito, lì la verità
è in excstasy quale eventuanza della transvedenza o dell'aletheia-in-
dis-ascosità-dis-in-velatezza. L'ontopologia del sublyme abissale, della
fondatezza del sublyme, dell’aldilà quale sublyme-essere-in-vista-dell'essere:
transmito del sublyme o della transmusa sublime Kalypso è l'eventuanza
della transvedenza del sublyme, la transmitika del sublyme è l'eventuarsi
dell’Essere-sublyme, o dell’eterno ritorno del transmito o della transonanza
transinfinita dell’essere nel sublyme, nella latenza dell'abnegarsi,
custodita, curata per eventuarsi nella sublatione endemitica del sublyme-essere-
in-vista-dell'essere.
L'eventuarsi del sublyme è l'evento della transradura dell’Essere sublime,
dell’Essere diradato, sgombro, libero d’Essere nell’abisso sublyme-essere-in-
vista-dell'essere sublatione sublime, senza nulla, senza niente, senza-fine,
senza tramonto, senza eclisse. Nessuno è libero di svelare la transvedenza
dell'eventuanza dell’ontopologia del sublyme-essere-in-vista-dell'essere, aldilà
della fenomenica ideale noumenica in transcendenza sublyme, oltre la
metafisica nichilista endekategorica, endepistemica, paradigmatica. Non c’è né
l’ontopologia dell’essere-sublyme, né la sublatione del sublyme o l'eventuanza
endemitika del sublyme o il disvelarsi della transmusa sublyme Kalypso
quale esserci-in-vista-dell'essere.
L'eventuanza del sublyme si fonda sulla sublatione sublime della libertà sublyme
in transcendenza sublyme, o nell'essere-in-vista dell'essere-in-libertà
sublime: senza essere liberi di contemplare la transvedenza o il sublyme-
essere-in-vista-dell'essere, non c’è sublyme ma solo trascendenza quale
esserci in-vista-dell'endente: la sublatione sublime del sublyme-essere-in-
vista-dell'essere è l'eventuarsi sublyme della libertà d’Essere in
transplendenza o transvedenza o dell’Essere-in-vista-dell'essere-sublyme.
Il sublyme c’è quando l’essere si dà dinanzi nella sublatione sublime
transvedenza dell’Essere-in-vista-dell'essere-evento che si eventui in
transcendenza sublyme e si dà, si getta nella transradura, nell'ontopologia
dell’Essere sublime, quale ontopologia dell’Essere-in-vista-dell'essere-
poetante, che si eventui nella ontovarietà della gettatezza del transmito
del sublime o transmusa sublyme in Kalypso ove c'è la transradura poetante
che custodisce, kriptata, latente l'abnegarsi nella cura dell’Essere-in-vista-
dell'essere-sublyme in transvedenza sublyme. Lì negli spazi-sublymi kaosmici
ove l'@rchegete si getta dinanzi, in eventuanza davanti l’Essere-sublyme-
in-vista-dell'essere sublatione sublime della transvedenza: transpazialità
del sublyme che l’esserci si trova di fronte, lì l'@rchegete non si situa o
si mostri di fronte ad un orizzonte del mondo, o ad una prospettiva mondana,
o ad un tramonto o eclisse cosmici, ma nelle transvedenze sublimi dell’Essere
abitato poeticamente dall’orizzonte e dalla prospettiva dell’Essere senza-fine,
senza declino,senza tramonto, senza eclisse, quale eterno ritorno della
transvedenza dell’Essere-sublyme-in-vista-dell'essere.
Solo così si eventua la sublatione della sublymanza, e gli eventi della
sublymità della Physis-sublyme:il sublyme non si trova mai di fronte
all’eclisse, al tramonto, alla fine della storia, del tempo, dello spazio, del
kosmo è sempre in transcendenza sublime o in-vista-dell'essere-
sublyme o transvedenza della sublatione del sublime. Nel sublyme-essere-in-
vista-dell'essere c’è l’eterno ritorno della differenza ontologica tra il
fenomeno e l'evento: non il nulla o il niente, ma l’Essere-sublyme-in-vista-
dell'essere che ci viene in-contro, quale transvedenza o l’Essere-in-vista-
dell'essere-sublyme che si getta nell'abnegarsi ed eventuarsi, in
transplendenza per abitare l’Essere-sublyme che contempli la transradura
sublyme-dell'essere-in-vista della transvedenza della sublatione sublime.
L'eventuarsi sublime della sublymanza è la sublatione sublime della differenza
che si eventui nell’ontopologia poetante,
quale eventuanza che abiti la transvedenza kaosmica. L'eventuanza sublime del
sublyme è la sublatione dell’Essere-in-vista-dell'essere che contempla
l’essere di fronte, quale evento sublime in excstasi nella transradura, ove
non ha mai abitato né l’endentità, né l’Esserci, né l'endemondità, né la
metafisica, né la fenomenica ideale noumenica, ma solo la transvedenza
dell’Essere-sublyme-in-vista-dell'essere che ci viene in-contro, in
enderistica sublime quale eterno ritorno del sublyme-essere-in-vista o la
transvedenza. L'eventuanza transmitika di Kalypso o del sublyme è la
sublatione sublime delle endepigenesi del sublyme, per abitare la transradura
del sublyme, si eventua nella transvedenza quale Essere-sublyme-in-vista-
dell'essere, Essere sublatione sublime che viene incontro, Essere sublime
che abita l’Essere, Essere che si incontra kriptato nell’Essere sublyme della
diradanza sublyme. L' ontopologia ove l’Essere sublime viene in-contro in
transvedenza e ci abita è il sublyme: l'ontopologia del sublyme è la sublyme
ontopologia dell'evento del sublyme, solo nell' ontopologia del sublyme la
sublatione sublime si eventua quale evento del sublyme, giacchè solo lì è
libera d’essere evento excstatico del sublyme. Il transmito dell'evento ove
il sublyme ci viene incontro, o dove l’essere in-contra l’essere che si eventua
ed abita l’essenza del pensiero poetante, è la sublatione del sublyme, perché
quella prossimità dell’essere con la sua ikona che si getta nell'eventuanza e la
abita è sublyme, indicibile, inaudita transplendenza excstatica erystyka.
Kalypso, transmusa mitika del sublyme si dà sempre quale miraggio o
aurora boreale iperborea, la sua sublatione sublyme è l'eventuanza degli
spazi liberi, abitati solo dall’Essere sublime che ci viene in-contro, quale
sublyme senza-la-fine, mai nullità, e nel contempo eristika excstatica:Essere
sublime che si incontra nell’essere che si getta ed abita, nella
transplendenza, l’Essere poetante. Le varietà degli eventi del venire
incontro in sublatione sublime dell’Essere sono transinfinite, indicibili,
senza-fine, senza eclissi: perché gli eventi del sublyme sfuggono alla
classificazione dell’imperativo kategorico del rigore razionale o della
metafisica ideale fenomenica. Gli eventi del sublyme sono sempre in relatività
con gli eventi e le ontovarietà dell’Essere sublime che ci viene incontro, che
si eventua quale libertà ontopologica: si incontra l’Essere in excstasi
eristyka, si contempla la libertà d’essere kaosmica, la sublatione del sublyme
ontopologico ove l’Essere si dispone nella transplendenza, nell’ascolto,nella
transvisione, nel pensiero poetante dell’Essere di fronte, dinnanzi, davanti che
ci viene incontro in sublatione sublime eristika, nella sublymanza
kaosmica. L'eventuanza sublyme è l'eventuarsi nelle radure, dei vuoti
ontopologici della sublymità, ove l’essere sublime dell'@rchegete si eventui
per essere contemplato e per abitare poeticamente l’essere di fronte, oltre che
abitare poeticamente solo il mondo, la Physis, il kosmo. Quando un evento, una
transradura, un vuoto sono abitate poeticamente dall’Essere sublime che si getta
e che viene in-contro all’Essere, si eventua il sublyme e la sua sublatione
sublime quale eventuanza sublyme del sublime abitare poeticamente l’Essere
poetante, in libertà, in verità, in prossimità con l’Essere-sublyme. La libertà
sublyme della sublymanza si eventua negli eventi del sublyme, della sua
sublatione, della sua transplendenza qui ed aldilà del mondo quale ontopologia
sublyme, anzi meglio sublyme spazio vuoto, la transradura ove è custodito,
curato, evocato e contemplato il sublyme: l’Essere sublime che viene incontro
per abitare poeticamente, non solo il mondo, ma la sublatione dell’Essere,
l’eventuarsi dell’Essere, l’Essere poetante, l’Essere ontopologico, l’Essere-
sublyme.
Si eventua così nel transpazio e nel transtempo del mondo la differenza
ontopologica: si dà l'ontopologia dell’Essere-sublyme, di là e di qua
dell'ontopologia fluttuante del mondo dell’Esserci, del mondo virtuale, del
mondo immaginario, del mondo poetante.
L'essere-sublyme si getta nella mondità anche quale sublatione sublime del
mondo caotico o mondo cosmico, mondo caosmico, mondo excstatico. Quale
fondamento della verità sublime dell’Essere-sublyme la sua sublatione sublime
dà la transplendenza al kaos, all’invisibile, all’indicibile, all’inaudito:
l’unico sublime che ci possa salvare o curare nel mondo dell’aldilà.
L'ontopologia dell’essere-sublyme è la sua tranvedenza dell’Essere che
transcenda l’Esserci,ma non è l’Essere ontopologico o poetante. Quelle
ontovarietà dispiegano la complessità della fondatezza dell’Essere-sublyme nel
mondo virtuale e disvelano quanta volontà di potenza ci sia nel sublyme.
Nell’Essere-sublyme, l’Essere non si adegua, in verità né all’Esserci, né
all’Essere ontopologico o poetante. Nel sublyme il mondo non ritrova
l’adeguatezza metafisica, epistemica, razionale, poetica, estetica, etica con il
mondo dell’Esserci, né con l’Essere nel mondo cosmico, immaginario, virtuale,
kaosmico. Ma quella differenza ontopologica dell’adeguatezza non trascura
l’ortogonalità della volontà di potenza metafisica del sublyme, anzi dà senso,
identità, trascendenza. L’Essere-sublyme è la misura della completezza: del
kosmo che c’è e del mondo che non c’è, o è invisibile, indicibile, inaudito,
excstatico; l’Essere-sublime è anzi l’eventuanza che dà senso, stabilità e
soprattutto e per lo più dà l’impianto, la Gestell al mondo dell’Esserci,
dell’Essere qui, dell’Essere là, dell’Essere aldilà. L'ontopologia del sublyme
quale eventuanza del sublyme è la Gestell-sublyme del mondo e dell’Essere
sublatione sublime, quale Esserci che ci viene in-contro in sublatione
eristyka nella sua morfogenesi-sublyme di Essere transplendenza: perciò da
contemplare quale transmusa Kalypso. Giacchè solo quell’Essere è sublatione
della physis-sublyme che ci potrà salvare, o curare, o consolare, o guidare nel
destino nella sorte, nell'endemito del sublyme.
L'ontopologia dell’Essere-sublyme è la sublatione sublime nella transtabilità
dei sentieri che si biforcano o che ritornano su di sè come in un
nastro di Mobius: c’è la superficie della Gestell-sublyme fondante il mondo
dell’Esserci, virtuale, estetico, cosmico ma c’è nel medesimo istante o in
sublatione enderistica l’Essere sublime che ci viene incontro nel vuoto
ontopologico, nella transradura libera dal nichilismo, nella singolarità
kaosmica del nulla, quale Gestell-sublyme: sublatione-dell'Essere, gegenstand
sublime, Essere sublime che ci incontra e si eventui, si getta nell’Essere
così come nell’Esserci, per abitarvi con la transplendenza del sublyme o
dell’Essere sublatione sublime, o per abitare poeticamente le insenature
sublimi di Kalypso. L'eventuanza del sublyme è stata, ed è, sempre
interpretata quale volontà di potenza della metafisica: non c’è una transvedenza
poetante del sublyme, né una sublatione ontopologica, né una sublatione del
sublyme, né un'eventuarsi ontopologico del sublime nel mondo o nella mondanità.
Il futuro della libertà sublyme si presenta nel plesso, o nel chiasma,
dell’Essere evento della Gestell sublyme dell’Esserci e del mondo, e sublatione
sublyme dell’Essere-sublyme che ci si in-contra, che si eventui in-contro,
quale transonanza dell’Essere-sublyme sempre eternamente ritornante
nell’aldiqua dall’aldilà, sempre nell'eventuanza transinfinita della
transmusa Kalypso.
@@) tr@nsdyn@mis sublime
....L'@rchegete Eraclito eventuò in priorità l’essere sublime, poi la dynamis
sublime. Eraclito fonda la transdinamica sublime dell'eventuarsi
dell’essere nel nulla. Il pensiero sublime dell'@rchegete Eraclito è ancora
poetante ma nello stesso tempo è anche la prima singolarità sublime della
sublatione sublime eristica: vi è l'abnegarsi della dynamis sublime. La
dynon-sublime è la dea sublime dell'esserci sublime, lì la
singolarità sublime è completezza, lì la singolarità sublime si
dà, si eventua quale differenza dell'ontodynamica della physis
sublime, lì c'è l'autodynamica sublime della differenza nella singolarità,
lì c'è l'abissalità sublime dell'essere nell'endente o l'evento
sublime dell'essere nell'endentità mondane, lì c'è il kryptarsi
dell'essere nelle singolarità della physis sublime, lì c' è il tramonto
o meglio c'è l'insorgenza senza eclisse dell'astrophysis che dà luce e
si dà alla luce senza tramontare, c'è la sublatione sublime della
transplendezza. Non c'è orbita o gravità ma solo il soggiornare
sublime senza fine, o il sorgere della purezza della transcendenza
della physis sublime in relatività con la disvelatezza sublime e
l'oblio. L’idea è la dynamis sublime dell’essere stesso in sé e per sé, come
ciò che è aletheia o disvelatezza sublime o verità aristocratica e
sacerdotale, nobiltà sublime. Eraklyto evocò la sibilla dalla bocca
delirante e senza sorriso, nè seducenza né profumata. Il divo svelò
l’oracolo in Delfi senza parole e senza latenze, ma pro-gettò la
sublatione sublime:tutto quel che si contempla e apprende si lascia lì,
tutto quello che non si vede o che è indicibile o inaudito lo si
porta via giacchè è sublime. L'eventuanza dell'@rchegete Eraclito si
svelò con l’endintenzionalità o una sacralità pensante, fu la rivelazione
della sublatione sublime. Eraclito svelò la verità sublime nell'endelogos,
benché la verità sublime eterna, non la si comprenda mai, né prima di
udirla né dopo: così è il mondo, giacchè si è ignari da svegli,
come nei sogni sublimi, tale verità riflette la physis sublime in ogni
endente, quale stabilità della physis-endarchê-ontopologica, ma non c'è
risonanza anche se si ascolta, sì è presenti, ma assenti. Sublime è il
pensiero, è l' ascolto della transonanza endinamica della physis
sublime che raccolga l’intima natura della physis kryptata, giacchè ama
nascondersi. E si dà o si eventua solo nella dynamis sublime o
l'enderistica endinamica della physis sublime, è l'ontogenesi che
riveli la fenomenica degli dei e l'ontopologia della libertà
dell'esserci, quale fondamento della mondità eleusina. Eraclito ideò
la endinamica sublime dell'eristica in accordo o in discordanze
discordi, quale bellissima estetica e sublime armonia, concorde pur
discorde: armonia sublime della transonanza, come nell’arco e nella lira,
questi infatti trasformandosi sono quelli, e quelli a loro volta,
trasformandosi, sono la dynamis sublime, concorde e discorde, armonica e
disarmonica, dinamica sublime ontopologica-cosmologica che svela la
struttura ontopologica della dinamica sublime cosmica; il suo eventuarsi
quale caos trova nella singolorità sublime la dinamica strutturale
ontopologica latente, profonda, invisibile, l’armonia sublime invisibile è la
più pregnante o ontopologica, è transvisibile. La via in su e la via in
giù sono identiche o invarianti nella dynamis sublime ontopologica,
così com' è invarianza sia il principio sia la fine nella transfera.
Quella dynamis sublime del mondo è la completezza per tutti, non c'è né
una per gli dei né una per gli esseri animati o inanimati, ma c'è sempre
stata ed è e sarà fuoco vivo in eterno, che al tempo sublime si accenda e al
tempo si spenga. Dinamica sublime in sublatione di tutte i fenomena col
fuoco e del fuoco, con tutti i fenomena con l’oro e dell’oro. Mutamenti
sublimi dinamici del fuoco: prioritario oceano, del mare una metà terra,
l’altra soffio kosmico della dynamis o cosmogonia della physis
sublime. Il kosmos dinamico sublime è la physis sublime che si
dà, si eventua in una sublime dinamica strutturalmente transtabile,
si rivela in dynamis sublime della physis-endarchê-sublime, eventuarsi delle
sublimi metamorfosi degli eventi dell'ontogenesi dinamica abissale: come
gli insondabili confini abissali sublimi dell’anima transinfinita. Eraclito
disvelò così gli inesauribili movimenti dell'essere dell'endente, quale
dynamis della physis sublime cosmica, quale struttura ontopologica della
bellezza-sublime della divinità o assolutezza dell'armonia interpretata
nell'enderistica della dynamis sublime: le fanciulle, lungo la via della
divinità, con la desideranza sublime in sè si inoltrano nella Notte sublime
verso la transplendenza. Alla porta dei sentieri della Notte sublime e del
Giorno le fanciulle persuadono Dikê nel consentire l'eventuarsi del sublime,
per la strada maestra che conduce e seduce, infine, verso la sublime dea o
Verità sublime, la quale svela la sublatione sublime: o sublime che
giungi, rallegrati, poiché la destinanza sublime ti svelò il sentiero della
sublatione sublime. La divinità sublime parmenidea è rivelazione della
Verità sublime. Le qualità dinamiche dalla dea sublime della Verità, o
della Alêtheia sublime si svelano nella sua ontopologica disvelatezza
della dinamica sublime. La dea è e si manifesta, si dà o si
eventua nella dynamis sublime. Essere è pensare la dinamica sublime:
quali siano le vie di ricerca sublimi, l’una è e non è possibile che
non sia, è il sentiero della Persuasione, perché svela la dynamis
sublime della Verità, l’altra non è e non sia, è un sentiero ove nulla si
apprende, non si può conoscere ciò che non è, né esprimerlo. Infatti la
stessa dynamis sublime è pensare ed essere. La rivelazione della dinamica
sublime della Verità, affidata all'endemythos svela la sublatione sublime
dell’essere, l’altra il nulla sublime che non è; è l'indeterminatezza dinamica
dell'eristica sublime giacchè che svela l’essere sublime quale
transplendenza, è l’essere che non può non manifestarsi nel pensiero quale
endinamica sublatione sublime dell' esserci. Essere la dynamis sublime
o essere la verità sublime dinamica della disvelatezza disvela sia
l’endente, ciò che è, sia tutto ciò che è immutabile, senza fine, eterno,
quale transtabile physis sublime, assentemente presenti, l’essere è pro-
posto come lo sfondo che accoglie, sublima tutte le endentità, la dinamica
sublime si dà quale molteplice delle endenti presenti e assenti, lontani e
vicini; la transtabilità dinamica della physis-endarchê sublime disvela
l’assoluta dynamis nell’essere sublatione sublime: annichilisce il nulla,
ma dal nulla sublime si eventua l’essere, o della transcendenza dinamica
della sublatione sublime dall’essere al nulla o dell’essere nella cosmologia
sublime o sublime proximità accanto all’essere, un non-essere quale
endentità di modelli cosmogonici sublimi. In relatività con l'eventuarsi
cosmica dell’essere sublime Senofane ideò la singolarità dell'essere
sublatione sublime, quale divinità della mondità sublime dell’essere.
È l'eventuarsi del pensiero poetante sublime nell’essere sublime, quale
sublatione dell’essere sublime, o in transonanza nel nulla sublime che non
è: è l’incertezza che getta la naufraganza dissennata, si è trascinati,
sordi e ciechi, sbalorditi e senza giudizio, lì essere e non-essere sono
sublimi e non sono la sublimità, perciò per il sublime c’è un percorso
reversibile, che ci sia il sublime che non è! Ma il sublime è
l’occhio che non veda, l’orecchio che non senta le risonanze o la lingua
che non parli, ma con la purezza excstatica della sublatione sublime
dinamicamente disvela l' ontopologia sublime. È la dea della verità del
sublime che soggiorna senza eclisse, senza tramonto e in transplendenza
che svela la purezza dell'essere sublatione sublime, senza coniugare essere e
nulla, o la follia dell' essere in interagenza con il non-essere.
L'@rchegete Eraclito eventuò l'enderistica dinamica della physis sublime
che si dà nella transplendenza, e si disvela quale dea aleteia
dell’essere sublime: è l’essere sublime, senza fine, perché è
transquantika sublime e singolarità dinamica della sublatione sublime. Quale
è l'epigenesi della dynamis sublime o transdynamica transublime? Dal non-
essere o dal nulla sublime non è consentito né dirlo né pensarlo, perché
non è possibile né dire né pensare
che non sia la dynamis della sublatione sublime dell'esserci. Quale
eventuanza se si disvelasse dal nulla sublime? Perciò c'è l'eventuarsi che
c'è, o non sia per nulla.
E' dall’essere dynamis della sublatione sublime che si eventuerà la
transplendenza soggiornante senza fine e senza eclisse, in
relatività con la disvelatezza e l'oblio, l'abneganza e l'eventuanza:
l’essere si eventua con l’essere, è senza principio e senza fine. L’essere nel
quale si eventui la sublatione sublime è il pensare:nient’altro o è o sarà
all’infuori dell’essere, la dynamis sublime dell'esserci è nascere e
perire, essere e non-essere, o insorgere o soggiornare nel sublime o
kronodinamica o transdinamica transublime, endynamis sublime, o endapeiron
sublime. L’essere sublime è senza fine, non si eventua più il nulla, né
c'è l'abnegarsi nel nulla in presenza della transtabilità della sublatione
sublime; è singolarità dinamica sublime in transplendenza, disvelanza
della dea della disvelatezza sublime, tra l’essere e il nulla non c'è che
un sentiero dinamico disvelante la physis sublime o la transphysis
dell’esserci sublatione sublime. La transdynamis sublime c'è , si dà, si
eventua: come può non-essere ciò che è? L’eventuanza della dynamis sublime
non si svela che nell'abissalità sublime: ex nihilo nihil , l’eventuarsi
della transgenesi sublime del nulla dal nulla sublime si eventua
quale tramonto dell’essere sublime, ma l'esserci sublatione sublime che
mai tramonta, che soggiorna è la dynamis della sublatione sublime della
transplendenza della physis sublime, quale svelatezza della dea sublime o
la sua sublime verità. L’essere sublime soggiorna nel vuoto della physis
sublime dinamica, stabilmente senza eclisse e senza fine, atemporale,
senza la fine, eternamente senza tramonto con la sua dynamis della
sublatione sublime, endicona del sublime, imago sublime della dynamis,
immagine sublime: l’essere della physis sublime o dynamis sublime
disvelante, o abnegante, occultante, disorientante, accadente esserci nella
physis sublime quale sublatione sublime dell’essere sublime. L’essere è
sublime eventuanza . La dea sublime della verità non trema e si dà
nell'evento della sublatione sublime. Il transmythos della dea sublime si dà
in splendezza nell'archè-physis, quale transcendenza della ontopologia
sublime, quali eventi sublimi dinamici: il sublime è l'eventuarsi
dell’esserci della dynamis della sublatione sublime in relatività e in
transequilibrio transtabile con la transphysis dell’essere Aletheia
sublime, verità sublime dinamica, sempre in splendenza e senza tramonto,
senza fine, quale alternarsi di luce e notte sublime, quale evenTuArsi
sublime ONTOpOloGICA della sublimità della PHYSIs Sublime o transphysis
transublime. Il sublime della Physis sublime è l'ontopologia della
sublimità dell’abisso cuspidale, della fondatezza, dell’aldilà ontodynamica
sublime, è la radura dell’Essere sublime, dell’Essere libero d’Essere
nell’abisso sublime, senza nulla, senza niente, senza fine, senza tramonto,
senza eclisse: è la sublime dynamis d’Essere. Il sublime c’è nell’Essere
transphysis dynamica che si dà, si getta nell'eventuarsi nella transradura,
nella ontopologia dell’Essere, quale ontopologia dell’Essere sublime dinamico,
il Gegengrund sublime della dynamis sublime è la transradura dinamica che
custodisce la cura dell’Essere dynamis della transphysis, lì l’Essere è
abitato dynamicamente dall’orizzonte dell’Essere senza fine, senza
declino,senza tramonto, senza eclisse, quale Essere sublime della dynamis
transphysica. Nella sublatione sublime della dynamis c’è la differenza
ontopologica che si eventua nell’ontopologia dinamica, quale eventuanza che
abita il transkaosmico della transphysis dynamica sublime. La sublime
dynamica della Physis sublime è l’Essere dinamico di fronte, quale dinamica
della transradura. Essere dynamis sublime che ci si viene in-contro, quale
transphysis sublime dynamica. La sublime transdynamica della Physis è la
transphysis dynamica, quale Essere dynamico e sublime Essere transublime
che ci si viene incontro, Essere che abita l’Essere, Essere nell’Essere
sublime della Physis dynamica. L'ontopologia ove l’Essere dynamico ci si
viene in-contro e ci abita è il sublime della dynamis: l'ontopologia del
sublime dynamico è la sublime eventuanza della sublatione sublime della
transphysis dynamica, solo nell'ontopologia del sublime dynamico si
eventua la sublatione sublime della sublimità transdynamica della
transphysis, giacchè solo lì è dinamicamente essere sublatione sublime del
transublime della transphysis dynamica, lì ove il sublime della
dynamis ci si viene incontro, o dove l’essere in-contra l’essere dynamico che
si eventua ed abita il pensiero poetante della dynamis della sublatione
sublime, lì gli eventi del sublime della transphysis dynamici, sacri,
oscuri, misterici, kriptati, nella prossimità dell’essere con la sua endikona
si gettano in eventuanza e abitano la sublimità dynamica indicibile,
inaudita, con paradigmi transfisici transcosmici, la sublatione sublime del
transublime è l'eventuarsi dei transpazi dynamici, abitati solo dall’Essere
sublime dynamico che ci si viene in-contro, quale Gegenstand sublime o
fondale sublime dynamico transphysico, mai nullità, e nel contempo Essere
sublime che si incontra nell’essere transdynamico che si getta ed abita, nella
contemplazione, l’Essere dynamis della transphysis. Le varietà dell'eventuarsi
incontro dell’Essere sublime dynamico sono infinite, indicibili, senza
eclissi, senza fine, perché la sublatione del sublime della dynamis
sfugge alla classificazione dell’imperativo transcategorico del rigore
razionale, o della metafisica transideale fenomenica nichilista. Gli eventi del
sublime della dynamis sono sempre in relatività con gli eventi e le
ontovarietà dell’Essere sublime transdynamico che ci si viene incontro, che si
eventui quale dynamis sublime ontopologica: si incontra l’Essere sublime
dynamico, si contempla la dynamis d’essere sublime transkaosmica. L'eventuanza
del sublime-trans-dynamis transublime si dà nella transpazialità
ontopologica, ove l’Essere sublime dynamico si dispiega nella
transcontemplanza, nell’ascolto,nella transvisione, nella transensibilità e nel
pensiero poetante transdynamico dell’Essere sublime di fronte, dinanzi,
davanti che ci si viene incontro, nella Gegenstand sublime o fondale
dynamico della transphysis transkaosmica. L'eventuarsi della sublatione
sublime del transublime-dynamis è la transplendezza delle transradure, dei
vuoti ontopologici della Physis-dynamis, ove l’essere sublime si eventui per
essere transcontemplanza e per transabitare transdynamicamente l’essere di
fronte, oltre che abitare dinamicamente solo il mondo, la Physis-dynamis
sublime, il transkosmo.
Quando una transradura, un vuoto sono abitate transdynamicamente dall’Essere-
@rchegete-sublime che si eventui e che viene in-contro all’Essere, si eventua
il sublime e la sublatione sublime del transublime transabitare
dinamicamente l’Essere dynamis, in libertà, in verità, in prossimità con
l’Essere dynamica sublime.
La libertà della sublatione sublime del transublime della Physis-dynamis si
eventua nelle transradure della splendezza sublime, qui ed aldilà del mondo,
anzi lì c'è l'ontopologia del sublime, lo spazio vuoto, la radura, la
transpazialità libera dalla transmondità ove è custodito, curato, evocato e
transcontemplato il Gegenstand sublime o il fondale transphysico: l’Essere
sublime che viene incontro per transabitare dynamicamente, non solo il mondo,
ma la transikona dell’Essere sublime, la sublatione dell’Essere sublime,
l’Essere transdynamis, l’Essere ontopologico sublime. Si eventua così nel
transpazio e nel transtempo del mondo la differenza ontopologica: l'ontopologia
dell’Essere sublime di là, e di qua l'ontopologia del mondo dell’Esserci
sublime, del mondo transvirtuale, del mondo dynamico sublime. Il mondo
dell’Essere sublime si getta nella transmondità anche quale mondo sublime,
mondo transcaotico o mondo transcosmico, mondo transcaosmico, mondo
transdynamico, mondo transexcstatico e si dispiega transdinamico in
sublatione sublime. Quale fondamento della verità dell’Essere dynamico sublime
la sublatione si dà transinvisibile, transindicibile, transinaudita, l’unica
che possa salvare o curare dell’aldilà, della dynamis sublime. L'ontopologia
dell’Essere sublatione sublime della trascendenza dell’Esserci, è l’Essere
sublime ontopologico dynamico. Quell' ontovarietà dispiega la complessità della
fondatezza dell’Essere sublatione sublime nella Physis-dynamis
transexcstatica. Nell’Essere sublime, l’Essere sublime non si adegua, in
verità né all’Esserci, né all’Essere ontologico o dynamico. Nel sublime non si
ritrova mai l’adeguatezza metafisica, epistemica, razionale, dynamica, estetica
con il mondo dell’Esserci, né con l’Essere nel mondo cosmico. Ma quella
differenza ontopologica dell’adeguatezza non trascura l’ortogonalità della
volontà di potenza metafisica del sublime, anzi dà senso, identità e
trascendenza. L’Essere sublime, quale essere nel mondo sublime è la misura di
tutto: del transkosmo che c’è e del mondo che non c’è, o è transinvisibile,
transindicibile, transinaudita, transexcstatica; l’Essere sublime è anzi l’unico
evento gravità che dà transenso, transtabilità e soprattutto e per lo più dà il
transimpianto, la sublatione, la transGestell sublime dell’Esserci, dell’Essere
qui, dell’Essere là, dell’Essere aldilà. L'ontopologia del sublime, quale
sublatione sublime della Physis sublime è la Gestell-sublime del mondo e
dell’Essere, quale Esserci che ci si viene in-contro nella sua morfogenesi d'
Essere sublatione sublime.
Giacchè solo l’Essere è il sublime della physis che ci potrà salvare, o curare,
o consolare nella destinanza sublime della sublatione.
L'onTopologia dell’Essere sublime è la transtabilità dei transentieri che si
biforcano: c’è la superficie della Gestell della sublatione sublime
dell’Esserci transdynamico, transestetico, transexcstatico ma c’è, quale eterno
ritorno nella superficie transimmetrica, l’Essere sublime che ci si viene
incontro nel vuoto ontopologico, nella transradura dynamica dal nichilismo,
nella singolarità transkaosmica del nulla, quale Gestell sublime o sublatione
sublime dell'Essere. Essere sublime che ci si incontra e avviene, si eventua
nell’Essere ma anche nell’Esserci, per abitare con il senso del sublime della
Physis o dell’Essere sublatione sublime. L'eventuanza del sublime è
transpotenza senza fine, una dynamica del sublime ontopologica della
sublatione sublime dell’Essere sublime. Il futuro sublime si eventua nel
transplexo, o nel transchiasma, dell’Essere della Gestell sublime
dell’Esserci, è sublatione della Gegenstand sublime o fondale transphysico
dell’Essere sublime che ci si in-contra, che si eventua in-contro, quale
transonanza dell’Essere sublatione sublime nell’aldiqua dall’aldilà. L’Esserci
sublime che ci si viene in-contro, quale Gegenstand sublime o fondale
transphysico è eventuanza di dismisura, la transmisurata ontopologia del sublime
e della sublatione sublime che transabita dynamicamente l’Essere sublime,
oltre che il mondo e l’Esserci sublime, si transeventua quale transtabilità del
transKaos, morfogenesi transvisibile dell’invisibile, transkoinè dynamica
dell’indicibile, dell’inaudito, transmistero dell’indecidibile, transmistico
svelato del sublime transinfinito vuoto della singolarità del sublime, quale
evento del sublime. L'eventuarsi dell’Essere sublime è la sublatione sublime
dell’abbandono, della kriptazione, della translatenza, del transoblio
dell’Essere sublime ontopologico nell’Essere sublime, quale Esserci
sublatione transfinita, transmitica, transindicibile, transinaudita.
L’Essere sublime che viene in-contro o che si in-contra è l’essere che dalla
latenza kriptata, transcustodita, transcurata, della transradura onTopologia
dell’Essere sublime, si transeventua quale transmisura del transtempo e del
transpazio, della dynamis e della transestetica excstatica, del transkosmo e
del transKaos. Ma quella transgettatezza dell’Essere sublime non è
semplicemente imperativo metafisico della volontà di transpotenza, è solo la sua
metamorfosi altrimenti il sublime sarebbe una delle transvarietà
transermeneutiche, transepistemiche, transestetiche: l’Essere abneganza ed
eventuanza, quale sublime dell’Essere sublazione dà transtabilità alla più
transcomplessa Ontopologia della dynamis sublime.Aldilà della bellezza ideale
noumenica, anzi quale sublazione transeventua ora l’una ora l’altra o
transannienta quale abneganza sia la endemonade, sia l’alterità sublime
ontopologica che si dà, che ci si viene in-contro, che si in-contra nei
transentieri ininterrotti del sublime, quale metastabilità del transKaos,
eventuanza dell’Essere sublatione sublime che dà transenso all’Esserci sublime,
alla transvivenza, alla transmondità, all’aldilà. L’Essere sublime che si in-
contra si getta nell’Esserci, nel transmondo, nella transvivenza quale
eventuanza transtabile dell’Essere annienta il Kaos, il nulla, il niente
oltrechè l’Esserci preesistente, per fondare l'onTopologia del sublime dal
nulla, dal transinvisibile, dal transinaudito, dal vuoto transcosmico.
L'onTopologia dell’Essere sublime che ci si in-contra transabita
transmistericamente il fondamento dell’Essere sublazione sublime dell’Esserci
della transvivenza del transmondo: eventua la transtabilità della Gestell
sublime, quale eventuarsi in-contro della sublatione sublime che ci si in-
contra nell’Essenza dell’Essere sublime. La transtabilità dell’Essere sublime
è l'eventuanza del sublime quale transkaos e transonanza che si eventui
davanti di fronte al transKaos, per Essere sublime Gestell ontopologica della
transradura, del vuoto dell’invisibile, dell’indicibile, dell’inaudito:
l'eventuanza del sublime è la sublatione dell’Essere di fronte al transKaos,
quale Essere sublime che ci si viene in-contro e che si in-contra
nell'eventuarsi della transvivenza, dell’Esserci, della transmondità dynamica
sublime. L'eventuanza del sublime è la sublatione sublime della metastabilità
dell’Essere sublime che si mostri,si dà, si transeventua, ci in-contra nella
transfondatezza dell’Essere sublime, dell’Esserci quale transvivenza, del
transmondo, dell’Essere sublime aldilà.
Il sublime-dynamis è il transentiero ininterrotto del Gegenstand sublime o
fondale transphysis: eterno ritorno della transonanza dell’Essere sublime che
ci si viene in-contro, e che si eventui alla sublatione dell’Essere sublime che
si in-contra di fronte, dinanzi, quale transevento dell’Essere sublime. Il
transgettarsi incontro nella metastabilità della sublatione sublime, quale
eventuanza della transmisura della sublime Ontopologica sublatione, del sublime
Gegenkaos Essere di fronte, davanti, incontro al transKaos del transmondo. Ma si
transeventua anche nella sublatione dell’eventuanza del fondamento dell’Esserci
e della transvivenza in-contro all’Essere sublime, quale onTopologia
dell’Essere sublime o transvarietà dell’Essere ontopologico. L'eventuanza
del sublime eventua l'incontro nel transentiero dell’Essere sublime. Il
sublime è la sublatione sublime ontopologica. I transentieri del sublime sono
la transonanza dell’eterno ritorno dell'eventuanza del sublime-dynamis.
Il sublime è l’onTopologia dell’Essere quale evento metamorfico che dà
ortogonalità all’abisso cuspidale, dà la transvisione dell’Essere sublime
all’invisibile, dà ascolto al silenzio inaudito, dà transenso al sublime che
eventui transentieri dell’essere sublime nell’Abgrundynamis, nel senza fondo
delle fondamenta dell’Essere: il sublime è la Gestell-dynamis
dell’Abgrundynamis, transimpianto della metastabilità che s’eventua nei
transentieri dell’abisso cuspidale. La sublatione del sublime è la sublatione
dynamica dell'ontopologia dell’essere sublime. Il sublime è la metastabilità, la
Gestell dell’abisso cuspidale, dell’Abgrundynamis, dell’aldilà che si
transeventua quale vuoto transcosmico, transradura dell’invisibile, silenzio
dell’inaudito, transindicibile. Il dynamico del sublime è la transonanza
dell’eterno ritorno dell’Essere sublime che si eventui nella sublatione sublime-
dynamis. Il sublime dynamico è la Gestell-dynamis sublime nell’Abgrundynamis,
quale ortogonalità senza fondo nell’aldilà, oltre l’orizzonte, oltre il
tramonto, oltre la fine, oltre l’eclisse. Il dynamico del sublime, la Gestell
sublime, l’impianto sublime ove l’Essere abneganza si eventui dall’aldilà, ci
viene in-contro e si incontra nella Gegenstand sublime o fondale
transphysico, quale Essere sublime aldilà che si eventui di fronte, davanti,
dinanzi quale invisibile, indicibile, inaudito del sublime nella dynamis,
nell’Estetica Excstatica. Il sublime dynamico si eventua sempre aldilà della
metafisica ideale dell’aldilà, nella varietà ontoteologica o Teontologia:evento
che si incontri nei transentieri dynamici dell'abneganza ed eventuanza della
sublatione dell’Abgrundynamis, dell’Essere sublime abissale cuspidale che si
in-contra nella transradura ontopologica, nel vuoto ontopologico, transcosmico,
nelle singolarità nichiliste della transcronotopia dynamica transimmaginaria.
La differenza ontopologica tra il dynamico del sublime e il sublime si
transeventua nella differenza tra l’Esserci metafisico e l'onTopologia
dell’Essere sublime che ci viene incontro, che si in-contra, di fronte quale
Gegenstand sublime o fondale transphysico dell’aldilà, dell’abisso
sublime, quale matastabilità, Gestell sublime dell’Abgrundynamis. La
sublatione del sublime dynamico è l’immagine dell’Essere sublime che ci si
in-contra di fronte, immagine transdynamis. Il sublime è la dynamis
dell’abisso cuspidale che ci sta sempre di fronte, ci transabita e che ci si
in-contra quale aldilà. Ma il dynamico del sublime si dà quale metastabilità,
transimpianto, struttura ontopologica, in qualità di salvezza, cura, pensiero
poetante dynamico della Physis sublime dell’Essere sublatione sublime: nella
sua transvarietà di dynamis, di transimmagine dell’Essere sublime. Anzi il
dynamico del sublime con la sua dynamis si disvela sempre dalla metastabilità
dell’abisso cuspidale, dell’invisibile, dell’indicibile, dell’inaudito,
dell’aldilà i quali si eventuano di fronte, davanti, in-contro alla mondanità, e
si eventuano nella sua transfondatezza senza essere mai fondati. Il sublime è
transdynamico, è più dynamico delle transimmagini del mondo: la sublatione del
sublime è la dynamis della metafisica nichilista, è più dynamica, giacchè
abbandona le transimmagini del mondo per eventuarsi in-contro nelle
transimmagini dell’Essere sublime. Il sublime non è stato, e non sarà mai una
nuova metafisica, se mai è la Teontologia, senza essere ontologica: si
transeventua invece quale alterità, senza essere differenza, e quale relatività
senza essere dispiegamento. Il dynamico del sublime è la transradura ove si
eventui e si incontri sempre di fronte l’evento dell’immagine dell’Essere
sublime. La sublatione del sublime è l'eventuarsi dell’immagine dell’Essere
sublime che si dispiega dall’abisso cuspidale, dall’aldilà, dall’invisibile,
dall’indicibile, dall’inaudito: che decostruisce il transtempo e l’immagine del
mondo, dell’Esserci. Il dynamico del sublime dispiega il transpazio alla
dynamis che si transeventua dalla metastabilità dell’Abgrundynamis, ma non dà
fondatezza alla Grundynamis sublime: si svela in-contro, di fronte, in
relatività, quale immagine dell’Essere sublime mai fondata, né fondabile dalla
immagine del mondo, o dell’Esserci, o della Physis sublatione ontopologica della
dynamis, quale transvarietà dell' Ikona-dynamis del sublime dynamico. Il
dynamico del sublime della Physis è l'eventuarsi della differenza dell’Essere e
del suo eventuarsi nel mondo, nella Physis sublime transcosmica: in qualità di
transimmagine dell’Essere che si transeventua, quale Essere sublime metastabile
della transvarietà dell’Abgrundynamis, nella sua transvarietà della
transgettatezza nell’Esserci, o dell’Essere sublime nel mondo. Mai Essere o
volontà d’Essere mondità dell’immagine dell’Essere. Daseyn e dynamis sono i
sentieri della sublatione dynamica del sublime ove si eventua l’in-contro la
Gegendynamis della Physis sublime ontopologica. Lì la transonanza
dell’Essere sublime che ci si in-contra, dà transenso in relatività con
l’ontopologia dynamica della Physis sublime. L'eventuanza di quell’in-contro
si in-contra nella transonanza del sublime, quale immagine d’Essere sublime
che si eventua di fronte all’immagine del mondo o dell’Esserci: dynamis
sublime che si eventui in-contro al Daseyn sublime. Il dynamico della
sublatione sublime della Physis è l' onTopologia ove la sublatione sublime si
eventua quale dynamis del Daseyn sublime, o dell’immagine del mondo, attraverso
l’immagine dell’Essere sublime in relatività con l’immagine dell’Essere che si
eventui dall’aldilà, dall’invisibile, dall’abisso cuspidale, Abgrundynamis-
sublime, indicibile. Ma il dynamico della sublatione sublime della Physis
ontologica è anche l'onTopologia transtabile della abgrundynamis sublime:
immagine dell’abisso dell’Essere o dell’Essere abissale che si eventui nella
sublatione sublime, o transcendenza ontopologica o struttura ontopologica del
sublime o essere-sublime-nel-mondo. Dasein sublime o la struttura
ontopologica della sublatione sublime o transcendenza sublime dell' essere, o
transcendenza quale essere-sublime-nel-mondo o sublime transcendenza
dell'essere, quale transcendenza del Dasein sublime o Transzendenz-des-
Daseins sublime. Dasein è la sublatione d' essere sublime che transcenda tutti
gli esseri, Dasein sublime quale transcendenza nel mondo o la transcendenza
sublime del Dasein sublime. La transcendenza sublime è la transcendenza
della sublatione d' essere in interagenza transpazio-temporale o
transcendenza spaziotemporale sublime in interagenza con l'essere
ontopologico: quale caos della notte sublime,in interagenza con il mondo del
sublime.Il mondo è transtempo-spazio-sublime.
In qualità di abgrundynamis sublime il dynamico del sublime si metastabilizza
in gestelldynamis sublime, transikona della sua struttura ontopologica, ove s'
eventua l’incontro tra l’Essere sublime, dynamis sublime e l’immagine
dell’Esserci sublime.Il dynamico del sublime della Physis è al tempo stesso
stabile ed instabile:la sua transtabilità è relativa all’Essere sublatione
sublime che si transeventua quale essere sublime, dall’abisso sublime
dell’Essere ci viene incontro e in-contra l’Esserci ed il mondo, la Physis
sublime e la sua struttura ontopologica. E’ transtabile nella Gestell sublime
dell’immagine dell’Essere sublime ma instabile nell’Abgrundynamis sublime,
intermittenza della Gegendynamis, quale transonanza dell’Essere sublime
dynamico della Physis.L’anfibologia del dynamico sublime dà alla sua
Gestelldynamis sublime l’eventuanza della metastabilità in relatività con
l’ontopologia, con l’immagine dell’Esserci e del mondo sublime. Quella
differenza è la sublatione sublime dell'eventuanza, perché dispiega la
biforcazione tra l’immagine del sublime e l’immagine del mondo del sublime della
Physis. Il sentiero nel dynamico sublime dell’immagine della sublatione sublime
della Physis è stato interrotto, quale immagine dell’Essere sublime che si getta
nella immagine del sublime non è più presente né nel mondo, né nel dynamico
mondo, né nel mondo transdynamico, né nell’Esserci dynamico sublime della
Physis. Solo la libertà eventuerà nel futuro un’immagine del sublime quale
eventuanza dell’Essere sublime, che si disveli dall’abisso cuspidale
dell’aldilà. Solo così il dynamico della sublatione sublime della Physis,
quale immagine o transimmagine del sublime transeventua la sublatione sublime
del sublime della Physis.Nel sublime della Physis si transeventua l'evento,
quale immagine dynamica del sublime che dà la dismisura non solo al mondo,
all’immagine del mondo, all’Esserci, alla dynamis, al nulla sublime
dell’Essere, ma la sublime dynamica disvela la verità, custodisce conserva,
accudisce, consacra e contempla. L’eventuanza ontopologica nella differenza
dynamica del sublime della Physis dà la dismisura dell’Essere sublime quale
sentiero, transdinamica di svelatezza della transdynamis sublime, di
contemplanza che dekripti l’evento dell’incontro che ci si incontra nel chiasma
dell’Essere sublime, quali immagine in relatività con l’Essere sublime
ontopologico. Quell' eventuanza nel campo dynamico del sublime della Physis, si
transeventua quale transPhysis o transkoinè, disvela la differenza ontopologica
tra l’Essere-sé dell’Esserci nel mondo e l’esser-sé quale transdynamis sublime,
nella sublatione sublime della Physis c’è sempre la transvarietà
dell'onTopologia dell’Essere: transSeyn sublime, transDaseyn sublime,
transdynamis sublime ove l’Esserci o l’Essere è indeterminato, ma sempre in
relatività quale transDynamis sublime, Esserci sempre nell’Essere-sè e
nell’Essere al di là dal sé, transdynamis, senza paradossi di identità o di
principi logici di contradizione, anzi quelle transevenienze non fanno altro che
confortare la dynamica del sublime della Physis.
L’eventuanza dynamica del sublime ontopologico della sublatione del sublime
della Physis dà la dismisura dell’ indeterminatezza, del transinvisibile, del
transinfinitesimale, dell’indicibile, dell’inaudibile della transdynamis
dell’adilà, dell’aldilà del mondo e del nulla sublime, dell’aldilà del tempo e
dello spazio, dell’aldilà in excstasi, dell’adilà della transdinamica e
dell’estetica excstatica. Nell’eventuanza ontolopogica quelle transvarietà
sono transeventi dell’immagine dynamica del sublime che dà la dismisura
dell’Esserci, quale Essere-sé nell’Essere sublime, nel mondo sublime, nella
Physis sublime. L'eventuarsi del sublime è transdynamico sublime della Physis,
quale transevento della sublatione-dynamis, transdinamica dell'Essere sublime
in qualità di transvarietà dinamica: transEsserci, Essere sublime, Essere in
relatività con l’Essere aldilà. La sublatione sublime della dynamis
dell'Essere sublime è transdynamica sublime della Physis, o di quella
transimmaginaria, transvirtuale, decostruttiva, transdynamica, transestetica
excstatica. Il dynamico del sublime quale sublatione transdynamica del sublime
della Physis sarà così il fondamento della eventuanza sublime della
transdynamis: quale transdynamica dell'Essere, quale transdynamis sublime,
Esserci sublime, Essere alterità nell’aldilà, Essere sublime dell’Essere
eventuanza sublime; l'ontodynamico del sublime così è, non l’unico, ma il più
evidente nella sublatione sublime, sia Gestell-sublime, sia Gegen-Gestell-
sublime o meglio, e di più, è il Gegen-Stell-sublime, l’impianto del sublime
della Physis, struttura ontopologica che ci si viene incontro dall’adilà,
dall’alterità, ma che ci si in-contra nel sentiero dell’Essere sublime.La
singolarità dynamica è l’essere purezza sublime dell'endemonade. Il sublime
dynamico della transdynamis visibile e invisibile ama svelarsi o disvelarsi,
o abnegarsi ed eventuarsi quale transdynamis sublime dell'@rchegete
Eraclito nelle dinamiche immateriali, fisiche dell’esserci. Non solo fisica
sublime ma struttura ontopologica della dynamis sublime. L'essere dinamica
sublime degli eventi nella dynamis è la transvisione di Platone che dalla
non presenza si dà nella presenza, è transpoiesis della dynamis. Anzi la
physis sublime, il sorgere di per sé, è una dynamis sublime, è transpoiesis
sublime. La physis sublime è anzi dynamis nel senso più alto e nobile e
sublime. E' il disvelamento dynamico dell' aletheia, verità della dynamis
quale sublatione sublime, o verità in dynamica aletheia. Giacché nella
disvelanza si fonda ogni dynamica, c'è il fondersi del sublime.
L’evento della dynamis dispiega il suo essere nella sublatione ove c'è l'
accadenza dell'abneganza e disvelatezza, ove accada la verità sublime della
transdynamis. Ma il disvelamento della dynamis non si dispiega in evidenza,
bensì è transtabilità kriptata nella kronotopia dinamica per eventuarsi
custodito in un altro disvelamento o GESTELL sublime, l’abnegarsi ed
eventuarsi della dynamis nella physis come disvelatezza dell'evento della
dynamis, o costellazione in cui accada la sublatione sublime dell’essere
verità della transdynamis. L'@rchegete Holderlin ideò che là ove c’è il
pericolo là c'è la dynamis sublime che salva, nel pericolo si mostri, si
dà, si eventui l’essere sublatione sublime, l'eventuanza sublime che ci si
salva non si dà al di fuori della dynamis. Anzi, si fonda nella sua
eventuanza, quale soggiornare senza tramonto o dynamis, là ove la verità
sublime si dà come aletheia, come svelatezza della dynamis, là ove già da
tempo soggiorna la dynamis e l’apertura alla transdynamis, si fonda la
sublatione della dynamica, lì il grande sentiero non ha porte, miriadi di
strade vi sboccano, quando si attraversa quella porta senza porta, si cammina
liberamente tra cielo e terra. Si eventua nel mondo la transdynamis
sublime, quale esserci di una relatività tra la transinfinitezza e l'
aletheia della dynamis del cuore che non trema, della disvelatezza di quella
transradura della transplendenza, o dynamica transradura luminosa non-dicibile
del soggiornare nel mondo senza eclisse e senza fondatezza in naufraganza
sublime. Come ci si può nascondere davanti all'eventuanza che mai tramonta o
dynamis, eventuarsi che mai tramonta, evento sublime che transtabile sorge,
emerge? Eraclito l'@rchegete ideò la dynamis della physis o insorgenza, il
sempre perdurare disvelamento in contrastanza eristica dell’occulto. Ma il mai
tramontante disvelò sia la disvelatezza che il nascondersi, o abnegarsi o
eventuarsi. La physis ama nascondersi, eventuarsi, abnegarsi, la physis ama la
transdynamis della sublatione sublime del nascondersi e del disvelarsi,
non-nascondimento e occultamento sono in relatività transdinamica spazio-
temporale. La physis è l'emergere ed è metamorfosi metabolica o
katabolica o transbolica dell'eventuarsi e dell'abnegarsi, il sorgere è
altrettale già sempre incline al chiudersi. Disvelamento e Nascondimento non
sono pensati come due eventi distinti o differenti, bensì come una sola e
medesima transdynamis, nella loro transtabile e irriducibile differenza
ontopologica, la dynamis di astrophysis, quale transdynamis della physis. La
physis è la transplendenza sublime dell'ontopolgia ove l’esserci @rchegete
fonda l' abitare poetante. In ciò sorge e si eventui la physis nascondente e
proteggente. Sublatione sublime ove l’esserci fonda l'abitare poetante nel
mondo. Ma cos’è il mondo? Lì è ove si eventuino le dinamiche sublimi della
dynamis. Da lì si può interpretare il mondo che non sia già aperto, ma che
invece si apra a partire da un fondo che sia costantemente chiuso, mondo e
astrophysis sono diversi l’uno dall’altro e tuttavia mai separati. Cioè il
mondo si fonda sull'astrophysis e l'astrophysis sorge attraverso il mondo, c'è
un chiasma sublime. Mai il mondo potrebbe disvelarsi se non dal richiudersi o
abnegarsi dell'astrophysis. La transplendenza nella quale le dinamiche si
elevano in sublatione sublime negli eventi. Nella transdynamis la sublatione
sublime innalza l’alterità al di sopra di sè. Mondo e astrophysis sono sempre
in dinamica sublime transeristica, poiché come tali si eventuano nella
dynamis in abnegarsi ed eventuarsi, illuminazione e nascondimento nel corso
della dynamica, si dà la singolarità dynamica che è contrasto che concorda e
dalla dynamis l’armonia più bella è sublime, quell’armonia è la sublatione
fondamentale con cui la physis si dispiega e disveleli la dynamis degli
eventi. Analogamente la sublatione sublime seduce e at-trae le singolarità,
quale transeristica della Verità tra rivelazione e nascondimento: la dynamis
sublime della sublatione della disvelatezza dynamica della singolarità
eventua il mondo, ma l’eventuarsi del mondo è solo uno degli eventi
fondamentali dell’essere dynamis sublime, nell'abnegarsi la dynamis si ritira
e nel sottrarsi e ritirarsi si dà o emerge l'astrophysis. Eraclito
l'@rchegete Pensò la dynamis sublime quale più potente armonia nascosta di
quella che si dia nei fenomeni, quale sublimità degli eventi. L’Ereignis
sublime è l’evento della dynamis, l'eventuarsi dell’Ereignis si disvela o si
cela nell'abneganza: lo svelarsi e il ritrarsi, la disvelatezza e la velatezza
della Physis, dell’Aletheia sublime, dell’essere e della verità sublime. Quella
sublime dynamica è la Physis, che si eventua quale sublatione
dell’Ereignis sublime dal quale la Dynamis sublime si eleva, si sublima per
imprimere il suo movimento sublime. Dynamis sublime dell’esserci è la
sublatione sublime, Dynamis è l'evento del sublime, è l’Ereignis sublime del
MUTAMENTO della transdynamis sublime. Il mutamento della sublatione sublime
dynamizza gli eventi e i fenomeni, è Aperta all’Aperto, si eventua
nell'abnegarsi nei fenomena, si manifesta e si mostra nel mondo quale
Ereignis sublime della dynamis. Allora l’essere dynamico @rchegete è
l’Ereignis-dynamis, è l’Ereignis-dynamis sublime dell’essere dynamico:
l’Ereignis-dynamis della sublatione sublime si eventua nella Lichtung-
dynamis, nell'ontopologia della silente ferma calma dove da sempre l'@rchegete
ERACLITO la contemplò quale dynamis dell'alterezza, dell'insorgenza che
mai tramonta, o è metabolica o transbolica in mutamento dynamico, o
transeristico fluire e trasformarsi di tutti gli eventi e fenomena. La
quiete che si dia nei fenomena, non è altro che un instabile equilibrio fra
forze e interagenze eristiche della dynamys disvelata. La verità sublime che
la dynamis eventua è che nei endefenomena vi è una dynamis che li sovrasti.
Eraclito svelò per primo l'ontopologia della dynamis, giacchè l'@rchegete
ERACLITO ideò l'ontopologia della physis, prima di lui la dynamis
sublime è indicibile, inaudita, incredibile, mitologica poietica,
indicibilità e innominabilità fisica e metafisica, ermeneutica certamente
non-epistemica e non-metafisica, è intraducibile e difficile da comprendere,
dopo l'eventuarsi può essere pensata già come sublatione sublime della
Dynamis sublime vuota. Il vuoto, o nulla sublime della dynamis, è la dynamis
del Vuoto sublime Dynamis o l'evento che non c’è, quale instabile o
transtabile dynamica sublime del vuoto o increspatura della dynamis del
vuoto, del nulla sublime. Il vuoto dynamico non esiste: esiste solo ciò
che è. Ma ciò che è esiste solo in quanto viene dal vuoto sublime dynamico. Il
vuoto della dynamis non esiste, non può essere in alcun modo afferrato, però
si dà quale essere dynamis o evento della dynamis sublime dell’essere,
quale instabile e dynamico movimento del vuoto dynamico della physis
sublime, è l’eccedenza della natura che genera e distrugge, è in gioco o scende
in campo la sublatione della sublime potenza della dynamis. Ogni
singolarità si eventua quale sublatione sublime, o dismisura o smisurato o
il sublime dynamico. Negli eventi sublimi la dismisura, lo smisurato si
eventuano nella discontinuità o rottura dynamica, o della dismisura sublime
o physis, l’essere nel fui, l’essere già da sempre ciò che è, la perfezione
dynamica sublime dell’essere, il già da sempre completezza nel movimento
dynamico: non ha inizio, e ogni evento sublime si dà in quell'origine in-
principiata, è l’origine dynamica perché conprende in sé tutto il
movimento, è sempre in se stessa dynamis sublime. L’eventuanza è il caos-
dynamis, configura il caos come lo spalancarsi, aprirsi, è nella dynamis della
sublatione sublime; quindi l’origine è intemporale. Dentro il kaos si
struttura stabilmente la dismisura dynamica e la misura, ma l’apertura
originaria è originaria nel senso che non c'è tempo, si è sempre lì. Eraclito
ideò la dynamis sublime del kaos come physis sublime Smisurata e senza misura,
autosufficiente in sé, smisurata giacchè senza fondatezza o abissalmente
fondata nella physis dynamica eccedente, incommensurabile aldilà di un
possibile modello epistemico, quale sublatione sublime dynamis-ontopologica,
una ontopologia della dynamis o sublime ontopologia dell'essere dynamis
quale misura dello smisurato: la dynamis è misura di tutti i fenomena ma è
misura dello smisurato nel senso che definisce la misura, è lo sfondo del
meson aristotelico, perché il kaos è l'apertura, nel suo dispiegarsi,
manifesta, mostra i fenomena in sublatione sublime. La singolarità sublime
dynamica è incommensurabile, è misura dello smisurato, misura i fenomena ne
riconosce la dispieganza, il ritmo, la scansione,il kairos-dynamis, il movimento
dynamico sublime. Aristotele ideò il kairos-dynamis stabile nelle dinamiche
della physis o cosmesi: l'anelito infinito, la dynamis infinita, il sentirsi
nulla di fronte alla Dynamis sublime, quale singolarità del nulla, o nulla
dynamico e smisurato o dismisurato, quale nulla dynamico. Non c'è misura
nella potenza della Dynamis: non si afferra mai e se la si trovi, si inabissa e
si disperde nel labirinto Dynamico silenzioso e disperante, nel transapeiron.
La dismisurata dynamis è la misura della sublatione sublime della physis, si
dà dall'ontopologia della dynamis sublime, dall'infondatezza. L'ontopologia
della dynamis sublime
è l'infondatezza di quel nulla sublime ove si eventuò la dynamis del
mondo, si svelò, si eventuò sullo sfondo della infondatezza, è sul
transfondale della dynamis sublime. La grande formula leibniziana, perché c'è
l'essere dynamis sublime piuttosto che niente, è la formula ontopologica che
eventua anche la dynamis degli eventi sublimi e dei fenomena, oltre la
mathesis sublime o la matematica sublime. Per svelare quel movimento non si
sublima più dall’iniziale impulso, ma dall’assoluta quiete o transtabilità
sublime dell’assoluto movimento della dynamis. Qui giganteggia l'@rchegete
Leibniz, o la sua dynamis nell’evanescenza Dynamica sublime: cos’è il
virtuale sublime, se non Dynamis? Dynamis sublime sarà allora la curvatura
spaziotemporale della virtualità cosmica ontopologica della dismisura. Il
senza-fondamento della dynamis è l'evento della sublatione sublime per i
fenomena, o curvatura spaziotemporale, dynamis della physis.La dynamis
sublime è la transfondatezza dell’@rchegete della curvatura dello
spaziotempo dei fenomena, di ogni evento o fenomeno ontopologico, o la
sublatione sublime della STRUTTURA DINAMICA sublime degli eventi. La
struttura ontopologica della dinamica sublime è la purezza della
transcendenza dal non-essere all'essere, o dall'essere al non-essere sublime
ontopologico. Dynamis sublime che includa il movimento dell'essere e del non-
essere, o la dynamica dell'essere-non-essere ontopologica.
Nell'essere esiste il movimento, l'essere è, ma il non-essere non è una sorta
di nulla che aleggi là per là nel vago, anzi la stessa struttura ontopologica
dell'essere dynamis include l'alterità o la sublatione sublime. Non solo
il non-essere è, il non-essere è l'altro, è la sublatione sublime. Dynamis
sublime è l'alterità o l'insorgenza del non-ente che mai tramonta. Il
non-essere è l'alterezza sublime-dynamis. Platone ideò l'essere del non-
essere quale dynamis, anche solo ideale o eidos del non-essere, figura del
non-essere, dynamis immaginaria senza la presenza dell'entità. L'essere è
il non-essere quale dynamis sublime dell'alterità, così il movimento della
dynamis dell'essere e del non-essere. Per Aristotele invece la dynamis tra
l'essere e il non-essere ontologica, o metafisica di essere dynamis, si
converte in epistemica o fenomenica. Aristotele ideò la dynamis quale
movimento, trasformazione, cambiamento o movimento della physis mobile: là c'è
qualcuno o qualcosa che si muove dall'essere al non-essere; ma chi si muove
dynamicamente? Aristotele pensò all'esserci della potenza, dynamis, o essere
alterità. E' lì che il movimento è l'essere-in-atto, quale momento dell'essere
e momento del non-essere, dynamis, potenza della physica metafisica o fisica
dell'esserci, è una struttura ontologica; una struttura ontologica dinamica, o
metafisica dinamica o teoria dell'atto e della potenza. La potenza o dynamis è
la possibilità, la potenzialità che ha la dynamis di un mutamento della physis-
sublime dell'@rchegete Eraclito, poiché il fuoco non è staticità, ma sublatione
mutevole. Eraclito ideò la dinamica sublime dell’essere fondatezza degli
eventi e dei fenomena: un continuo flusso, panta rei, o essere sublatione
sublime, volto nascosto della Natura transmicromacroscopica. Anassagora ideò
l'ilemorfia infinitamente divisibile,sia nello spazio che nel tempo, ma quella
divisione generò un sistema infinito, ulteriormente divisibile all’infinito,
quale infinita varietà di tutti i fenomena. Solo l’equilibrio disvelò un cosmo
ordinato, ma con equilibrio instabile, per cui ci fu il continuo cambiamento,
mutamento e movimento dei fenomena; l’archè dei fenomena si inscrisse nei
numeri, intesi quali punti geometrici, raffigurabili spazialmente, esistenze
quasi fisiche, con precise figure geometriche. Lo spazio, che contenga in sé sia
gli stazionari che i fenomena in movimento, può essere sia pieno che vuoto, ma
la physis è il primo manifestarsi dell’essere nella Metafisica. Platone è
matematico sublime, Aristotele invece è fisico, non mitico, ma dynamico
sublime, dove il dynamaion equivalga al pensiero. Il dynamaion è ciò che di per
sé non è niente, è ciò che ancora non è, ma nello stesso tempo è il paradigma
che non può essere emerso dal niente, e perciò generò autodynamicamente i
Titani: Oceano, Yperìon, Divina, Fluente, Norma, Memoria, Ispirazione e Cronos,
è il fenomeno mitologico del tempo in Cronos che odiò i suoi figli
giganti e non consentì loro di venire alla luce, imprigionandoli, kryptandoli,
le gocce del suo sangue sono ontodynamiche nel senso che eventuano le
Erinni, i Giganti e le Ninfe, dalla schiuma del suo mare sgorgò e si
eventuò Afrodite la dea dell'estetica excstatica, e le stelle quale corona
del Cielo, Atlante offrì transtabilità alla volta stellata, e soffrì scosso
dai colpi di Zeus contro i Titani, Zeus si scagliò dal Cielo per colpire i
Titani, gettò la luce della transplendenza per annichilire i miti della
preesistenza, Zeus divorò o ingoiò Metis, così evitò d' essere detronizzato o
annihilito a sua volta dinamicamente. Cronos conquistò il mondo divorando e
kryptando, in dinamica abneganza. Il figlio Zeus non venne divorato o
annichilito o annientato per la genialità sublime della madre Fluente,
nessuno fu estraneo alla dynamis sublime mitica, che annichilì perfino il Caos
genesi della dynamis eterna e senza fine , indistruttibile e kaos-cosmo,
antico, principio di tutto e di tutto fine, cosmo-archè, che si avvolge come
transfera, dimora degli dei beati, che cammina con vortici di rombo, custode
celeste e terrestre che tutto circondi, che ha nel seno sublime l’intollerabile
sublatione della Natura, scura, indomita, svariata, cangiante, sublime
transvedenza che tutto vede, che si dà quale Cronos-dynamis, beato, demone
supremo dell'instabilità del tempontopologico trascendente e fenomenico.
L’elevazione o sublatione sublime excstatica della temporalità si eventuò
sublime dynamica da sé, tale che fu transvedenza con l’occhio dell’anima della
bellezza sublime. La via è una fuga da singolarità a Singolarità, la sublatione
sublime verso la contemplanza excstatica grazie alla immensa potenza
dell’Essere dynamis: l' inconoscibilità e l'indicibilità non consentirono né
discorso né scienza, nè epistemica nè ermeneutica, ma solo una
contemplanza che si dia al di là
delle categorie della comprensione, giacchè la dynamis sublime è in-formale,
cioè, si trova al di là, oltre e al di sopra nell'essere ontopologico;ogni
esserci che si trovi nell’universo è in bellezza sublime ontopologica, capace
di contemplare la transvisione della transplendenza sublime. L'
excstaticità sublime dell'@rchegete Plotino è la dynamis excstatica sublime
del suo non essere, o non avere nessuna composizione, può eventuarsi quale
transarchè della potenza o dynamis della sublatione sublime di tutti gli
eventi o i fenomena. L'@rchegete dynamico del fondamento della dynamis
excstatica che eventui l’essere, si trovi al di là dell’Essere e al di là della
potenza quale autodinamica o autodeterminazione o dynamis della purezza
sublime. La trascendenza della dynamis o sublatione sublime consente di
comprendere la potenza:tutti eventi eventuati da lì, perché non c'è
limitatezza di forma, è Dynamis sublime perché fu il nulla, tutto può
abnegarsi ed eventuarsi, affinché l’Essere sublime possa esistere, non è
Essere, semmai è l'epigenesi dell’Essere, contiene se stessa, include in sé
tutti gli eventi sublimi, in verità tutti i fenomena in trascendenza, un
movimento orientato verso un fine, senza la fine è il post-eventum della
potenza inesauribile della physis sublime. La physis dynamica sublime quale
movimento del kosmos o cosmesi della curvatura della physis, quale fondamento
d’essere ontopologico degli eventi e dei fenomena, o un' interpretanza
paradigmatica della physis Ontopologica, perché è l’essere, o gli enti o
l'archêphysis. L'apeiron illimitato, infinito, indeterminato, senza fine,
privo di limiti, qualitativi e quantitativi o dynamis del caos o
differenza sublime tra archê ontopologica e translogica, o dynamis
ontopologica, è la sublatione sublime della Fisica o l'infinito quale
transarkè, poiché non è possibile né che esista invano, né che convenga
un'altra potenza o dynamis. Tutto è transarchè o deriva dal suo eventuarsi,
ma dell'infinito non vi è principio, perché altrimenti avrebbe un limite, è
ingenerabile, poiché il generato ha una fine, è la dynamis dell'infinito:
non vi è priorità, ma pare essere l'archè transinfinito d’ogni fenomeno e
comprenda in sé tutti i fenomena all'infuori dell'infinito. E' la dynamis
della sublatione sublime, è immortale e imperitura, l'apeiron nell'archè non
rinvia ad altra fondazione, tanto nella dimensione spaziale, o in quella della
potenza, o dynamis di stabilità contro la minaccia del nulla, senza morte e
senza distruzione, physis-dynamis-apeiron quale eventuanza che si dà al di là
o transcendenza dynamica della temporalità. Alla illimitata potenza o dynamis
è consentita una infinita ed eterna virtualità di movimento infinito,
quale fondatezza delle interazioni: nell'infinito sublime, o moto eterno, sono
possibili miriadi o innumerevoli transkosmoi o Micromacrocosmi o l’eternità
del movimento, per cui si eventui la transformazione della physis o la
potenza dinamica della sublatione sublime della physis; ma che cosa è
l’essere-dynamis della physis? è l'excstasi sublime dell'@rchegete nei riti
misterici eleusini e matematico astronomici o la poetica sublime,
ascetica, orgiastica del culto di Dioniso? Dioniso-Zagreus frantumato in
infiniti astrophysis dai Titani ri-sorge autodynamicamente, dalle ceneri,
portando in sé, nell’oscura dynamis propria dell’involucro corporeo i Titani
quali forze telluriche o sismiche dynamiche: la sua luce dynamica,
immortale daimon si inabissò nell'esserci quale entousyasmos
ontodynamico. Da lì quale transonanza dynamica l'ontodynamis si eventuò quale
eventuanza e fenomena delle muse armoniche dell'aritmos: poiché si
transvedeva che le note e gli accordi musicali consistessero nei numeri e tutti
i fenomena si dimostrono loro a immagine dei numeri, e che i numeri fossero
ciò che è priorità in tutta quanta la realtà, pensarono che i fenomena dei
numeri fossero fenomena degli eventi della mondità e quindi il cielo fosse
armonia della bellezza sublime nel numero. E le concordanze che riuscissero a
mostrare fra i numeri e gli accordi musicali e i fenomena del cielo e l’intero
ordinamento dell’universo, le raccolsero e le sistemassero in dynamica
coerenza, i fenomena in muovono nel cielo dovessero essere dieci; ma la
visione ne mostrò solo nove, allora introdussero la decimAntiterra, l’armonica,
la dynamica matematica degli intervalli musicali o matematica dei fenomeni
astrali, quale paradigma per svelare la natura delle endentità ideali,
priorità della dynamis metafisica o epistemica ontologica delL’univeso,
quale contemplanza della bellezza-sublime o struttura dynamica divina. La
contemplanza dynamica del Cosmo o kosmos-dynamis fu l'armonia quale
struttura ontologica della bellezza sublime. La sibilla in excstatica
deliranza eventuò la sublatione sublime dell'@rchegete in deliranza
dynamica sublime, l'@rchegete in Delfi non nascose, ma eventuò la dynamis
sublime della physis-archê o del kosmos-dynamis o della dynamis-armonica
ontopologica o essere dynamicamente nel cosmo. E' la dynamis cosmica
dell’esserci che si nasconde, si krypta e si dekrypta, si eventui
nell'abneganza astro-fisica del kosmos in relatività o interagenza con la
potenza o
dynamis cosmica, o l’essere-singolarità ontodynamica nella sua infinità, o
essere sublatione sublime dynamica transpazialità cosmica. Essere-dynamis come
transpaziotempo dynamico dell'eventuarsi che è, e può essere mondontopologico.
La dynamis sublime ontopologica svela l' ontopologia della physis e si dissipa
nel tramonto o nell'abneganza, nel klynamen, nell'insorgenza o dissolvenza o
divengenza o mutare continuamente, così sempre sono invarianze immobili durante
il ciclo dynamico della physis cosmica, l’apeiron-dynamis è l’alternarsi
lineare al ciclo cosmico e l’introduzione di una forza-dynamis o apeiron-
dynamis, o un vortice-dynamis d'infiniti fenomena eterni nello spazio vuoto.
Che cos' ideò il dio o la dea della dynamis? che cosa nasconse
quell’enigma? pseudès dòxa? La dynamis sublime è impronunciabile, indicibile,
non può esserci né discorso, nè pensiero? il bello è un fenomeno che è di
ciò che bello non è? Per nulla. Platone ideò l’essere dynamis illuminato
dalla verità e dall’essere, quale potenza della trascendenza. Essere per sé
dell'essere dynamis, l'essere in potenza o dynamis e l'essere in atto o
dynamis attante. I confini del sublime non si trovano, qualora si cercassero,
talmente sono profondi, abissali, dismisurati, transinfiniti: la dynamis
contiene in sé la bellezza in sé, màthesis della dynamis o dynamis physis.
Ogni màthesis dynamizza una conoscenza preesistente: màthesis o epistemik
physis in relatività dynamica o perfezione cosmica, ogni fenomeno fisico può
essere dynamico o potenza con in sé il principio di ogni mutamento, di ogni
moto e priorità di mutamenti. Gottfried Wilhelm Leibniz ideò la dinamica
sublime dell'@rchegete Leibniz, spiegò il moto quale dispieganza di forze,
dynamis, si fondò sull'idea di dinamiche sublimi o fondamenta dinamiche. Ma la
dinamica d'attrazione non era riducibile in un equilibrio statico. L'@rchegete
René Thom svelò che non sia possibile pensare nulla senza la matematica
sublime o ontopologica: l’essere è la singolarità transinfinita della
transplendenza, è la luce, è la dynamis sublime che trattiene la volta
celeste e con-tiene insieme, non è semplice fondale o sfondo. L’infinità
sublime è pura potenzialità, o sublatione sublime o transcendenza della
purezza-dynamis o evidenza fenomenica, quale pura potenzialità o
dynamis matematica sublime delle dinamiche: una variazione, fluttuazione non
misurabile, un non-nulla al di sotto della misura, può determinare l’evoluzione
di una dinamica, le dinamiche non-lineari cambiano la dynamis delle variabili
spazio temporali o lo spazio-tempo della fisica o l' epifenomeno del
movimento ontogenico. Le varianze della curvatura dello spazio nella relatività
spazio-temporale ad intervalli infinitesimali dell’analisi non standard si
ispirò al transinfinitesimale dell'@rchegete Leibniz. Nel P. Philateti
l'@rchegete Leibniz ideò gli spazitempi sublimi postrelativistici di Kaluza.
La singularité physique della dynamis della verità come un tenere-per-vero
fonda la dynamis sublime o l' essere volontà di potenza, in tale
consapevolezza si erge dinanzi all'endente della metafisica dinamica, è
quell'evento Ereignis-dynamis nel quale la verità sull'endente muta e si spinge
nella dynamis infinita sublime. Un evento fondamentale della dynamis o
potenza non conosce fini in sè, ai quali giungere per fermarvisi, ma può solo
ritornare in se stessa, senza che il movimento del mondo sfoci in qualche stato
finale, sussistente in sè. E poichè l'attuarsi perenne e senza fini della
dynamis è finito l'endente del ritorno deve essere eterno.Tale dynamis è
costruttiva, poichè costruisce ciò che ancora non è presente, curando il
fondamento; è distruttiva o decostruttiva poichè in ogni costruire è implicato
il distruggere. La dynamis è l'elevarsi in alto del sublime infinito o la
sublatione sublime dell'essere dynamis, o eventuarsi della dynamis
dell'essere sublime. Nella dynamica sublime è l'endente-dynamis dell'essere-
dynamis: l'ente in quanto ente è tale solo grazie all'essere; l'essere dynamis
sublime in un ente dynamico. L'essere dynamis si fondò su quello che fra
gli enti è il più ente dynamico. Perciò nella metafisica l'essere è impensato;
ma anche la svelatezza dell'ente è impensata, poichè la metafisica pensa, sì,
l'ente dynamico e non la dynamis delle entità, è l'eventuanza
dell'abneganza o del sottrarsi dell'essere e dell' abbandono dell'entità o
velatezza dell'essere dynamis, o l'oblio dell'essere dynamis. L'eventuanza
dell'essere-dynamis è il sublime dell'essere della dynamis. L'eventuarsi
dell'essere sublatione sublime della dynamis la fondatezza dell'essere
sublime. All'inizio l'essere si apre nella transradura come schiudimento o
physis e svelamento o alètheia sublime nella transtabilità dynamica, è
stabile sublatione sublime che traspone qualcosa nel "fuori" e supera così
dynamicamente il niente o l'endente. L'eventuanza dell'essere sublime è la
dynamis dall'essere che si eventua nella fondatezza quale dynamis sublime
che si sveli insorgente dynamica dal nulla sublime. Perchè vi è dynamis
sublime e non piuttosto il nulla sublime? L'essere dynamis sublime è un
fondare, e il fondare eventua in sè l'eventuanza dell'essere sublime in
sublatione sublime del niente. Per l'@rchegete Leibniz, la Dynamis sublime è
l'estremo scatenamento dynamico dell'essere nell'enticità, in virtù del quale
quest'ultima diventa la razionalità scientifica o epistemica dynamica e
che trasforma il mondo in una immensa dynamis della volontà di potenza. Di
tale evento dynamico nell'aperto della transradura dynamica è custodita
l'essere la dynamis sublime: l’essere sublime del movimento. Platone ideò il
movimento come un non-essere, perché differente da quell’essere, la cui
immutabilità è sempre e ovunque presente il mondo delle strutture immutabili
quali numeri sublimi, o la misura dell' armonia o ordine e bellezza o
L’EvENtuanZA DEL sublime MOVIMENTO dynamico. Ma che cos’è il movimento sublime?
Non è, semplicemente, un non-essere-qui. Ma non è neanche solo un essere-qui.
Infatti se il movimento si dà è insieme qualcosa che è qui e non è più qui:
sono le aporie della sublatione sublime o del muoversi o dynamis o matematica
e fisica sublime. Platone ideò la purezza ideale dei fenomena della
dynamis sublime, l’universo non è che movimento incessante pensiero del
pensiero dynamico: poiché l’essere dynamis sublime si dà o si eventua in
transinfinitezza e il suo essere sublime si dà in una pluralità di eventi
connessi, è transinfinita dynamis sublime transapeiron, illimitato, giacchè
se avesse limiti, allora avrebbe qualcosa fuori di sé o il non-essere-in-sè.
Tutta la physis è sublatione sublime, è mobilità, anzi è l’attuanza della
dynamis sublime. L'evento sublime è la dynamis della sublatione sublime
o l'indeterminatezza, è indeterminatezza transintenzionale sublime, vi sono
eventi nella indeterminatezza o transattanze della purezza immateriale,
quali fondamento endogeno dell'essere Dynamis sublime, l' essere è ontopologico
perciò il suo sublime è il tutto! Sublime profondità dello spazio
cosmico. L' equilibrio dinamico fra sublatione sublime e transinfinitezza
nella transpazialità vuota si dà quale evento di uno spazio-tempo tangente a
curvatura nulla. Ciò disvela un intorno di transinfinitesimo evento della
sublatione sublime della dynamis cronotopica. La distanza cronotopica fra
due eventi è una geodetica dello spazio-tempo. Lo spazio-tempo curvo è un
evento sublime spazio-temporale delle varietà differenziabili o dynamis-
physis. La fisica sublime è una dynamis sublime o movimento di una
potenza, Il cambiamento è una sublatione dal non essere all’essere oppure
dall’essere al non essere, Il tempo e lo spazio sono grandezze continue quindi
anche il movimento è continuo, movimenti, spazi e tempi sono divisibili
all’infinito: in mezzo agli istanti c’è sempre un tempo.Esistono infiniti
transinfiniti, Infinito in atto e infinito in potenza, transinfinitezza
transpaziale: è Leibniz o l'@rchegete della physis sublime a disvelarlo. La
sublime fisica dinamica ontopologica ove l'essere sublime dynamico è
l'essere sublime matematico, la struttura ontopologica è la struttura
dell'Essere dynamis che eventua la transvarietà dell'Essere, qualitativo,
mobile, nobile e variabile. Non c'è una matematica sublime della qualità,
neanche un sublime del movimento. Non vi è movimento sublime né numeri
sublimi transinfiniti: è impossibile dare una deduzione matematica della
qualità dinamica, non c'è una adaequatio della dynamis. Platone ideò
un universo sferico sorretto dal niente, dal nulla sublime o una potenza
dynamica. Ciò-che-si-muove-da-sè si muove secondo impetus imaginatio, o
dynamis sublime. La priorità ideale fenomenica è immaginata sferica, o
dynamis immaginarie vertiginose o dinamica del moto nel sublime essere,
o essere nello spazio-tempo. Che cos’è il sublime movimento? Che cos’è il
movimento della sublatione sublime del movimento dinamico? Il movimento
sublime è il movimento dell'essere Dynamis o dinamica sublime. Nel Sofista
Platone ideò la dynamis sublime, o la natura di ciò che è in movimento dal
nulla sublime all'essere. Aristotele fu rapsodico, non sistematico
nell’elaborare Che cosa sia l’essere? L’essere è virtualità sublime o
dynamis, la dynamis è archè tes metabolès, priorità della sublatione
sublime, l'eccedenza della potenza dinamica, la potenza che si transformi in
attuanza o è l'immagine del sublime. Eventuarsi sublime in sé o sublatione
sublime dinamica della potenza, lì ogni evento ha una struttura ontopologica:
la dynamis, l'enérgheia e l'entelécheia. La dynamis sublime ontopologica
dynamis-energheia-entelécheia, si eventua in sublatione sublime situata nell'
ontopologica transtabile biforcazione dell'essere. L'eventuanza ontopologica si
dà in sublatione sublime dinamica dell'essere. Dynamis della sublatione
sublime o eventi sublimi della biforcazione ontopologica, o il mutamento
ontopologico. PLATONE ideò l'essere quale dynamis della sublatione sublime:
ciò che è, è ciò che ha potenza di esserci, dynamis ontopologica fondamentale,
d y n a m i s
che è atto, o fondamento della fisica sublime o l a p o t e n z a c h e a t t
r a v e r s a e pervade o g n i a t t o della physis, è l’ontopologia
dell’immediato tramonto, tenersi e at-tenersi, man-tenersi o essere la
transtabilità nella priorità e nel più
fondamentale significato dell’essere, poiché l’essere dynamis è la purezza
dell' essere, fulminea, abbagliante transvisione della dynamis ontopologica d'
essere evento della sublatione sublime, indeterminatezza nella
transpazio-temporalità sublime. Priorità ontopologica della dynamis sublime
quale fondatezza dell' essere dynamis. Essere sublime è l'essere transtabile,
costante e continuo, che continuamente è, continuamente è presente, presenza.
Se la dynamis è l'eventuarsi della sublatione sublime, o l'evento
dell'aletheia sublime, ci sarà il SublImE deLL'ONToPOlogiA, che è il
manifestarsi dinamico in essere della sublatione sublime dinamica, quale
eventuanza più profonda del fenomeno del movimento ATTO E POTENZA IN ESSere-
Dynamis o la potenzialità. La dynamis è fenomenica trascendentale o ontologia
fondamentale. L'ontologia è fondamentale perché lì c'è l'eventuarsi dell'
Essere dynamis sublime. Il problema per la fenomenica è come catturare il
movimento di forma, da potenziale ad attuale, o movimento ontologico
nell'Essere, di un movimento dynamico-essere-sé o ONTOLOGIA DELla FENOMENIcA
DInamis o movimento eterno, ove il tempo sia il movimento, il suo essere
misurabile, cioè numerabile il movimento.
L'infinito del tempo si dà tanto verso il passato quanto verso il futuro. Per
Platone il mondo è intriso di divino, mosso dall' invisibile e la struttura del
cosmo è eterna: il tempo non esiste, il passato perché non c'è più, il futuro
perché non c'è ancora, il presente non è nel tempo perché separa ciò che è
passato da ciò che è futuro, il tempo non è nell'istante, perché l'istante è
dynamis sublime. Il futuro e il passato sono sublimità del presente. Le
sublationi temporali excstatiche sublimi si ispirarono al Timeo di Platone, lì
la vera dimensione ontologica del mondo è quella dell'eterno sublime; è solo
la dimensione del cosmo e dell'essere fisico sublime. In Plotino la sublatione
sublime si svelò nell'essere indivisibile sublime, o sublime infinitamente
divisibile. Se c'è un movimento sublime c'è dynamis sublime o ontodinamica
dell'essere dell'endente, quale cronodinamica sublime dell'essere con
struttura ontopologica infinitamente divisibile, c'è una aporia, il passato è
presenza di transinfinità sublimi, gli eventi sublimi del passato sono l'
essere transinfinito, transapeiron, essere senza limiti, senza la fine o
abisso cuspidale sublime. Il tempo sublime è la sublatione dell'essere,
niente è misurabile se non dalla transmente, niente è misurabile se non c' è la
transmente dell'esserci sublime. C'è sublime asimmetria tra passato e
futuro:l' asimmetria metafisica fondò la metafisica della struttura fisica
del mondo, o l'eventuarsi di transinfiniti transinfinitesimi sublimi. La
fisica sublime c'è perchè c'è la sublatione sublime, si svolge, si dà quale
movimento di una sua potenza, o dynamis sublime o la sublime ontodinamica
dell'essere dell'endente transtabile nel transpaziotempo sublime. Leibniz
ideò la dynamis sublime dell'essere dell'endente in una temporalità
sublime extatica plotiniana quale disvelatezza della verità sublime o
aletheia, o ontodinamica sublime della kronodinamica dell' endemonade.
Leibniz o l'@rchegete Plotino eventuarono la sublatio sublime del non-
ente, del niente, del nulla sublime abissale cuspidale, quale
interspazio del finito ove abiti l'infinito o transapeiron nell'archè,
o transpazialità sublime finita ove si dà l'infinita transtemporalità,
quella si eventua in ontopologia della sublatione sublime qualitativa,
e lì si eventua l'endemonade leibniziana o il Syntagma Philosophico
della kronotopiadynamica. Leibniz disvelò così la transTemporalità
Ontopologica quale kronodinamica sublime della verità o disvelatezza
plotiniana, o ontopologia della verità sublime dell'ontopologia del
transtempo ontodynamico, o ontopologia della sublatione sublime
nonlineare o ab-scissa dall'esserci ontopologia della curvatura del
transtempo o del transpaziotempo sublime. Leibniz immaginò fosse possibile
una ontodinamica sublime transinfinita in uno spaziotempo finito o
definito in endemonade, quale transapeiron nell'apriori o transarchè
sublime o Spaziotemporalità sublime. L'idea che la relatività possa essere una
teoria geometrica dello spazio tempo sublime è una disvelanza
dell'ontologia della verità sublime, quale transTEMPORALità sublime
ONTOpOloGIcA del transpazioTempo sublime Ontopologico, o in relatività
all'excstasi sublime dell'esserci: le transvarietà , quali endemonadi del
transpaziotempo ontopologico, in excstasy sublime TRANScendenti transfinite
è già presente nell'@rchegete Leibniz nel suo paradigmatico Tempo-Evento
nello spazioTempo-Immaginario, quale nonlineare ontopologia dell'evento
sublime dell'endemonade. La nonlineare ontopologia sublime plotinoleibniziana
svela una nonlineare transpaziotemporalità ontopologica in transcedenza
transfinita, quale sublatione sublime della dynamis sublime
transpaziotemporale ontopologia ontodinamica dell'esserci. Leibniz svelò
l'infinito o l'infinitesimo nell'evento sublime della sublatione sublime
della dynamis temporale finita, quale transpaziotemporalità ontopologica
dell'evento sublime dell'esserci ontodynamico denso di transinfinite
dimensioni, non solo quelle immaginate o quantiche della compresente
m-theory, anzi quella non è altro che una transingolarità della pl-
theory, quale ontodinamica sublime della multy-super-dimensionalità
dell'ontopologia
Nonlineare della Curvatura del transpazioTempo, o nonlineare dynamica delle
superdimensioni sublimi dell'endemonade. La nonlineare chaotica ontodynamica
lì trovò la sua ontogenesi fino al Lorenz-model, ove c'è lo
strange-attractor della celebre butterfly: eventi infinitesimi posso creare
ontodinamiche imprevedibili ed indicibili. Lorenz modellò i suoi paradigmi
sulla pl-theory o pl-Ontology dei creodi sublimi delle Monadi. Il sublyme
è la gestell dell’essere-nella-physis, è l@rchegete che eventui la sublatione
della aletheia-della-dis-invelatezza-dell’essere, quale verità-dis-ascosta-
della-dis-inleratezza dell’essere-sublyme, giacchè il sublyme ama la
disinvelatezza, ma ama anche la dis-ascosità della disvelatezza dell’aletheia
dell’esseRe. Nella sua transeristica dell'eventuanza ed abneganza, del
nascondersi e disvelarsi la disascosità della verità dell’essere-sublyme eventua
nella transradura le fondamenta del sentiero della destinanza ontokronotopica
dinamica, quale gestell dell’essere-sublyme o dell'@rchegete-essere-sublyme, lì
è in excstasy sublime la verirà dis-ascosta della dis-in-velatezza, o che
nell’essere-sublyme vi è custodita e curata l’aletheia-dis-ascosta
della dis-in-velatezza dell’essere-sublyme. Nell'@rchegete c' è in excstasy
sublime la verità dis-ascosa della dis-in-velatezza dell’essere-sublyme, ed è
quell’aletheia che si disvela nella transradura vuota e che traccia il sentiero
ininterrotto della destinanza della transdynamis sublime. L’interagenza e la
transeristica di quella verità-dis-ascosità eventua le fondamenta della sublime
bellezza o la sublatione sublime dinamica della transestetica excstatica: la
bellezza sublime è, sarà, fu la transvarietà della verità-dis-ascosità custodita
e curata nell’excstasy sublime dell’essere-sublyme. Quella interagenza
consente al sublyme di essere-sublyme dall’esserci-@rchegete quando la
sublymanza è in excstasy sublime, quale essere-verità-dis-ascosa della
dis-in-velatezza, o che l’aletheia sublime vi abiti poeticamente, solo allora
la verità è sublyme e il sublyme è la verità della sublatione
dell’essere-sublyme. Lì si dà il sublyme o il sublyme si dà quale
excstasy sublime: l’originalità del sublyme o dell'@rchegete è il sublyme
della verità dis-ascosa della dis-in-velatezza dell’essere-sublyme, custodita e
curata nella transradura ove si disveli la destinanza della dynamis-sublime
ontopologia del sublyme abissale cuspidale,della fondatezza del sublyme
,dell’aldilà quale sublyme.
L' eventuanza della sublatione sublyme è la dynamis-sublime nella transradura
dell’Essere, dell’Essere diradato,sgombro,libero d’Essere nell’abisso cuspidale
sublyme, senza nulla, senza niente, senza-fine, senza tramonto, senza eclisse.
Il Gegen-Stell sublime dell'@rchegete, la struttura ontopologica del sublime è
la metastabilità o transtabilità sublime che ci viene incontro, quale eventuanza
sublime che ci incontra nella sublime ontodynamica della Physis o nel nulla
sublime, o nel kaos sublime, o nell’abisso cuspidale sublime, o
nell’Abgrundynamis sublime. L'eventuarsi metastabile dell’aldilà, o la
transtabilità della sublatione sublime dell’alterità che ci si incontra
sempre di fronte abissale si eventua di fronte e ci si incontra dall’alterità
dall’aldilà, e viene ad abitare ontodynamicamente il dynamico campo della
storia mitika dell’Essere animato.Solo il sapere dell’Essere consente di essere
sempre di fronte ed incontro all’Essere mitiko nell’equilibrio del campo
ontodynamico del mithos che consentirà di decostruire e creare il sentiero
della storia del mithos della Physis. Il sapere dell’Essere mitiko si dispiega
nel campo ontodynamico del mithos della Physis quale creazione della storia
mitika del mithos, che dà fondatezza, getta nel mondo e nell’immagine del mondo
mitiko le kategorie del mithos e la verità dell’Essere animato.
Il sapere dell’Essere mitiko che ci viene in-contro e ci incontra nel campo
ontodynamico del mithos della Physis, quale sapere mitiko dell’Essere animato,
che getta nella storia mitika del mithos della Physis la sua creatività, la sua
verità, la sua missione dell’Esserci, la sua immagine del mondo. Quella sapienza
mitika dell’Essere mithos della Physis che si eventua sempre di fronte, quale
Essere animato trascendente la semplice volontà di potenza metafisica
teokratica, o nichilista o sinergetica kosmica per dispiegare, nel campo
ontodynamico del mithos che crea la storia sulla volontà di verità del mithos,
e sulla volontà animata, o volontà mitika della storia mitika.
Mai sarà animata una nuova ontologia, ma è già trascendenza e tramonto della
metafisica nichilista, epistemica, ermeneutica, paradigmatica che disvela
l’immagine del mondo quale creatività dell’immagine della storia della globalità
del mondo.
La volontà di verità mitika fonda la Teontologia, quale sapere dell’Essere
animato nel campo sacro del mithos che crea la storia del mithos e l’immagine
della storia dell’Esserci globale del kosmo: la storia mitika della Physis quale
misura della storia del mondo, quale ATTRATTORE STRANO della dynamis.
Prima di Leibniz non esisteva una teoria dei fondamenti della ragione: il primo
assioma logico dei fondamenti della razionalità moderna è rinvenibile nella
frase leibniziana: "nihil est sine ratione", niente è senza ragione ovvero
nessun ente può esistere senza un fondamento, senza una razionalità.
Ma quando si opera l' oltrepassamento della metafisica e quando si attua la
"differenza ontologica", è ancora fondamentale quell'assioma leibniziano e,
successivamente, hegeliano ? Le conoscenze razionali sono confutabili sia
attraverso la messa in crisi dei fondamenti sia attraverso la costruzione di una
metafisica che pone ai fondamenti originari dei problemi irrisolvibili,
aporetici e paradossali.La logica è entrata in crisi irrimediabilmente.Tale
crisi era già, in origine, permanente?
La risposta è forse rinvenibile nella contrapposizione tra il nihil est sine
ratione leibniziano e A.Silesio per cui la rosa è senza perché; poiché fiorisce
di sé, non gliene cale; non chiede d'essere vista.Ora, di queste
contemporaneità, sorgenti in simultanea, tra nascita dei fondamenti e crisi
degli stessi è intrisa la storia della dynamis.E' la storia della dynamis che si
ripete e che si ritrova ad un bivio, ad una biforcazione.
Fin dall'origine, nella dynamis è presente questa biforcazione o differenza
ontologica originaria: quale coesistenza di due dynamis dell'ente e l'eristica
quale dinamica interna, dis-cordia dell'entità. Dynamis è disposizione l’in sé
l’oggettivo per Aristotele; è l’astratto universale in generale, l’idea, ed è
solo potentia. Invece l’energheia, la forma, è attività, ciò che si realizza, la
negatività in un rapporto di sé, unificazione di dynamis energeia e entelechia.
Per Hegel questa sostanza assoluta è in sé e per sé e non ha bisogno di alcun
elemento ylemorfico. I due modi della rappresentazione dell’assoluto sono la
ragione pensante e l’eterno cielo. L’in sé, l’oggetto è solo dynamis, il
possibile.In accordo con l’interpretazione attivistica dell’ontologia anche
nella definizione di dynamis
o non sono pensati come due avvenimenti distinti e semplicemente
giustapposti, bensì come una sola e medesima dynamis, tenendo sempre presente
la loro irriducibile differenza ontologica, la dynamis di astrophysis/mondo
e mondo/astrophysis quale dynamis della physis. La physis illumina ad un tempo
ciò su cui e ciò in cui l’esserci fonda il suo abitare. In ciò che sorge è
presente l'astrophysis come nascondente proteggente. Su di essa l’esserci fonda
il suo abitare nel mondo. Ma cos’è il mondo? è il luogo dove cadono le
dinamiche essenziali della dynamis. Da ciò si può pensare che il mondo non sia
già aperto, ma che invece si apra a partire da un fondo che resta costantemente
chiuso, mondo e astrophysis sono essenzialmente diversi l’uno dall’altro e
tuttavia mai separati. Cioè il mondo si fonda sull'astrophysis e l'astrophysis
sorge attraverso il mondo. Mai il mondo dunque potrebbe aprirsi se non a partire
dal richiudersi in sé dell'astrophysis. La relazione nella quale le
dinamiche si elevano all’autoaffermazione della propria essenza . Nella
dynamis ognuno porta l’altro al di sopra di ciò che esso è. Mondo e
astrophysis sono sempre in dinamico conflitto, poiché solo come tali
prendono il loro posto nella dynamis di illuminazione e nascondimento. Ma
sarebbe sbagliato pensare che il mondo sia solo l’aperto corrispondente
all’illuminazione e l'astrophysis solo chiuso corrispondente al nascondimento,
poiché la dynamis giunge al culmine nella semplicità di ciò che è intimo, per
questo nel corso della dynamica, ha luogo la singolarità dynamica . Ciò che è
opposto concorda e dalla dynamis l’armonia più bella è sublime,
quell’armonia è il modo fondamentale con cui la physis si dispiega e disveleli
la dynamis degli eventi e l'astrophysis. Analogamente at-trae i
contendenti verso l’origine della loro singolarità o quale eristica della
Verità tra rivelazione e nascondimento: la dynamis in quanto disvelatezza
dynamica della singolarità espone un mondo, ma l’esposizione di un mondo è
solo uno dei due caratteri fondamentali di quell’essere dynamis, ciò in cui
la dynamis si ritira e ciò che in questo ritirarsi essa lascia emergere è
l'astrophysis. Eraclito Pensò la dynamis quale sublime e più potente
armonia nascosta di quella che appare nei fenomeni o negli eventi.
L’Ereignis è l’evento della dynamis e con cui l’Ereignis si disvela o
ritorna: lo svelarsi e il ritrarsi, cioè la disvelatezza e la velatezza della
Physis, dell’Aletheia, dell’essere e della verità. Quella natura dynamica è
la Physis, che poggia su quell’Eriegnis dal quale la Dynamis originaria si
leva per imprimere il suo moto. Dynamis dell’esserci è l'astrophysis, poiché
l'astrophysis, come Dynamis originaria è l'evento dell'astrophysis è
l’Ereignis del MUTAMENTO della dynamis. Il mutamento dell'astrophysis chiama
e dynamizza è Aperto all’Aperto, fa si che nei fenomena si manifesti il
mondo quale Ereignis della dynamis. Allora l’essere dynamico sarebbe un
modo dell’Ereignis-dynamis e non l’Ereignis-dynamis un modo dell’essere
dynamico. Così l’Ereignis-dynamis si eventua nella Lichtung-dynamis, nel
luogo della silente ferma calma dove da sempre ERACLITO
la contemplò quale dynamis dell'alterezza, dell'insorgenza che mai
tramonta o è metabolica in mutamento dynamico o eristico fluire e
trasformarsi di tutte le astrophysis. Lo stato di quiete che appare, nei
fenomena, non è altro che un instabile equilibrio fra forze e interagenze
eristiche della dynamys disvelata. La verità che la dynamis annuncia è che
il conflitto dei fenomena è solo apparente, in quanto gli opposti sono una
sola e medesima eventualità, in quanto al di là vi è una dynamis che li
sovrasta. Eraclito svelò per primo l'ontologia della dynamis, giacchè
ERACLITO dispiegò l'ontologia della physis e dell'astrophysis, prima di
lui la dynamis è indicibile, inaudita, incredibile, mitologica poietica:
indicibilità e innominabilità fisica e metafisica o forse solo
ermeneutica certamente non-epistemica e non-metafisica, è intraducibile e
difficile da comprendere, necessaria di un pensiero e di un pensare diverso
per essere colta nella sua essenza, ma che può essere pensata già come
comprensione della Dynamis vuota. Il vuoto, questo nulla della dynamis, è
ciò che la dynamis è come recipiente che contiene non consiste affatto
nell'ilemorfica ma nel Vuoto Dynamis o ciò che non c’è, quale instabile
dynamica del vuoto o increspatura della dynamis del vuoto, del nulla.
Il vuoto dynamico non esiste: esiste solo ciò che è. Ma ciò che è esiste solo
in quanto viene dal vuoto dynamico. Il vuoto della dynamis non esiste, non
può essere in alcun modo afferrato, però fa essere dynamis o evento della
dynamis l’essere, quale instabile e dynamico movimento del vuoto dynamico
della physis è l’eccedenza della natura che genera e distrugge è in gioco o
scende in campo la sublime potenza della dynamis. Ogni singolarità ha a
che fare con lo smisurato o il sublime dynamico. Nei momenti estremi lo
smisurato si presenta nella forma di una discontinuità, di un’apparizione e di
una rottura dynamica o della dismisura sublime o physis, l’essere nel fui,
l’essere già da sempre ciò che è, la perfezione dynamica dell’essere, il
già da sempre compiuto nel suo movimento dynamico: non ha inizio, e ogni evento
astrophysico si inscrive in quell' inizio, origine in-principiata, non
discende dall’origine: si è l’origine dynamica perché contiene in sé tutto il
suo movimento, è sempre in se stessa dynamis. L’origine è il caos-dynamis, e
la configura del caos è l'astrophysis, come lo spalancarsi nel momento dello
spalancarsi, mi apro, mi spalanco, è nella dynamis dello spalancarsi; quindi
l’origine è intemporale. Dentro il kaos si struttura stabilmente la dismisura
dynamica e la misura, ma l’apertura originaria è originaria nel senso che non
c'è tempo, si è sempre lì. Eraclito Pensò la dynamis del kaos come physis e
astrophysis Smisurate e senza misura, autosufficienti in sé, smisurate
giacchè senza fondatezza o abissalmente fondate nella physis dynamica
eccedente, incommensurabile aldilà di un possibile modello epistemico, ma
solo quale dynamis-ontologica, una ontologia della dynamis o un'ontologia
dell'essere dynamis quale misura dello smisurato: la dynamis è misura di
tutti i fenomena ma è anche misura dello smisurato nel senso che definisce
la misura: è lo sfondo della meson aristotelica, perché il kaos è
l'apertura, nel suo dispiegarsi, manifesta anche i fenomena in un ordine
astrophysico. La singolarità dynamica è incommensurabile, è misura dello
smisurato, misura tutte i fenomena o meglio le definisce ne riconosce
l'andamento, il ritmo, la scansione, il kairos-dynamis, il momento dynamico
opportuno. Aristotele stabilisce quando il kairos-dynamis sia stabile nelle
dinamiche astrophysiche della physis o cosmesimo: l'anelito all'infinito, la
dynamis dell'infinito, il sentirsi nulla di fronte alla Dynamis sublime,
quale singolarità del nulla, o nulla dynamico e smisurato o dismisurato che
appare come nulla dynamico, nel senso di dynamis inafferrabile e
immaginaria. Non c'è una misura mondana della potenza della Dynamis: non si
afferra mai e che in un punto e non la si trovi, si inabissa e si disperde
come in un labirinto Dynamico silenzioso e disperante nell'apeiron. La
dismisurata dynamis è la misura dell'astrophysis, nata dall'ontologia della
dynamis, dalla sua infondatezza. L'ontologia della dynamis è l'infondatezza,
dal suo nulla dynamis il mondo dell'astrophysi si dà, si eventua è sullo
sfondo della sua infondatezza, è anche sullo sfondo della sua dynamis. La
grande formula leibniziana, perché l'essere dynamis piuttosto che niente è una
formula ontologica che eventua anche la dynamis fenomenologica. Per
spiegare il moto non si ragiona più a partire dall’impulso, ma dall’assoluta
quiete o dall’assoluto movimento della dynami. Qui giganteggia Leibniz, o la
dynamis nell’evanescenza Dynamica sublime: cos’è il virtuale, se non
Dynamis. Dynamis sarà allora la curvatura spaziotemporale della
virtualità cosmica o astrophysis ontologica della dismisura. Il senza-
fondamento della dynamis è l'evento per una ermeneutica
dell'astrophysis o per i fenomena della curvatura spaziotemporale
possibile o dynamis della physis. La dynamis è l’artefice della
curvatura dello spaziotempo dell'astrophysis degli stessi fenomeni
epistemici o della spiegazione di un fenomeno, di ogni
fenomeno ontologico o il senso dell' esserci della STRUTTURA DINAMICA
degli eventi. La struttura ontologica della dinamica è la purezza
della transcendenza dal non-essere all'essere, o dall'essere al non-essere
ontologico.
Dynamis che include il momento dell'essere e del non-essere o la dynamica
dell'essere-non-essere ontologica.
Nell'essere esiste il movimento, l'essere è ma il non-essere non è una sorta
di nulla che aleggi là per là in modo vago, anzi la stessa struttura
ontologica dell'essere dynamis includa l'alterità. Non solo il non-essere è,
il non-essere è l'altro. Dynamis è dire che è altro o l'insorgenza del
non-ente che mai tramonti. Il non-essere è l'altra dynamis. Platone
Afferma l'essere del non-essere quale dynamis, anche solo quale ideale
o eidos del non-essere, figura del non-essere, dynamis immaginaria senza
la presenza dell'entità. L'essere è il non-essere quale dynamis
dell'alterità. Platone pensò così il movimento della dynamis
dell'essere e del non-essere.
Per Aristotele invece la dynamis tra l'essere e il non-essere ontologica
o metafisica di essere dynamis si converte in una epistemica o
fenomenica astrofisica. Aristotele pensò la dynamis quale movimento,
trasformazione, cambiamento o il movimento della astrophysis sempre
mobile: c'è qualcuno o qualcosa che si muove dall'essere al non-essere; ma
chi si muove dynamicamente? Aristotele pensò all'esserci che ha la
potenza, dynamis, di essere alterità. E che il movimento è un modo di essere-
in-atto, dynamei ontos entelekeia a ateles, quale momento dell'essere e
momento del non-essere, dynamis, potenza dell'astrophysica metafisica o
una astrofisica dell'essere, è una struttura ontologica; una struttura
ontologica dinamica, o metafisica dinamica o teoria dell'atto e della
potenza. La potenza o dynamis è la possibilità, la potenzialità che ha la
dynamis di un mutamento della physis di Eraclito, poiché il fuoco non è una
sostanza
statica, ma sempre mutevole, Eraclito postulò una dinamica dell’essere, alla
base di tutti i fenomeni: uno stato continuo di flusso , panta rei, o
essere, la faccia nascosta della Natura,
macroscopica e microscopica. Anassagora propose non solo che la materia fosse
infinitamente divisibile,sia nello spazio che nel tempo, ma che la divisione
generasse un sistema infinito ulteriormente divisibile all’infinito, quale
infinita varietà di tutti i fenomeni, fisici. Solo l’equilibrio tra di
loro può generare un cosmo ordinato, ma è un equilibrio instabile, per cui il
mondo è in continuo cambiamento: la discordia è necessaria perchè vi fosse
mutamento e movimento
dei fenomeni naturali, l’archè dei fenomeni però si incentrò nei numeri
interi, intesi come punti geometrici,
raffigurabili spazialmente, esistenze aventi consistenza fisica,
secondo precise figure geometriche.
L’esistenza dello spazio, che contiene in sé sia
gli oggetti stazionari che quelli in movimento, e perciò può essere sia pieno
che vuoto, ma la physis è la prima manifestazione dell’essere nella
Metafisica aristotelica interpretata da un fisico, non un matematico.
Platone è un matematico. Aristotele invece, non usa il discorso mitico, ma
concetti come dynamis o energheia, dove il dynamaion
equivale quasi a ciò che viene pensato nella methexis. Il
dynamaion è ciò che di per sé non è niente, è ciò che
ancora non è, ma nello stesso tempo è il paradigma di
qualcosa che non può essere emerso dal niente, prende vita genera
autodynamicamente i Titani: Oceano, Yperìon, Divina, Fluente, Norma, Memoria,
Ispirazione e Cronos, si dà il fenomeno mitologico del tempo in Cronos
che odia i suoi figli giganti e non consente loro di venire alla luce,
imprigionandoli, kryptandoli, le gocce del suo sangue sono ontodynamiche
nel senso che generano le Erinni, i Giganti e le Ninfe, dalla schiuma del
suo mare sgorga nasce e si dà o si eventua Afrodite e le stelle
quale corona del Cielo, Atlante sostiene la volta stellata, geme scosso dai
colpi di Zeus contro i Titani, Zeus si scaglia dal Cielo per colpire i Titani,
getta la luce che annichilisce i miti, Zeus divora o ingoia Metis ed
evita di essere detronizzato, Cielo chiude i figli che ha generato nel seno.
Cronos conquista il mondo divorando e kryptando. Il figlio Zeus non viene
divorato per la ribellione della madre Fluente, nessuno è estraneo alla
dynamis mitica, che scuote perfino il Caos genesi della dynamis eterna e
senza la fine , indistruttibile e kaos-cosmo,
antico, principio di tutto e di tutto fine,
cosmo-archè, che si avvolge come sfera intorno alla terra,
dimora degli dei beati, che cammina con vortici di rombo,
custode celeste e terrestre che tutto circondi,
che ha nel petto l’intollerabile necessità della Natura,
scuro, indomito, svariato, dalle forme cangianti,
che tutto vede, che hai Cronos per figlio, beato, demone supremo della
instabilità del tempo ontologico trascendente e fenomenico. L’elevazione
estatica della temporalità consiste in uno sforzo dynamico dell’anima di
unirsi a sé, di distaccarsi da tutto quanto possa essere ostacolo, in modo tale
che sia in grado di vedere con l’occhio dell’anima la bellezza sublime.
La via è una fuga da singolarità a Singolarità, la risalita verso la
contemplazione estatica grazie alla immensa potenza dell’Essere dynamis: la
sua inconoscibilità e la sua indicibilità non consenteno né discorso né
scienza, nè epistemica nè ermeneutica, ma solo una contemplazione che
vada al di là
delle categorie della comprensione in quanto la dynamis è in-formale, cioè,
si trova al di là o nell'essere ontologico;ogni essere che si trovi
nell’universo è in bellezza sublime ontologica, capace di contemplare la
visione luminosa perennemente illuminata. La metafisica di Plotino è la
dynamis estatica grazie al suo non essere, al suo non avere nessuna
composizione, può diventare il principio della potenza o dynamis di tutti i
fenomena. Questo è possibile soltanto in quanto la dynamis rimane in sé,
indifferente , una sorgente che origina tutti i fiumi pur rimanendo sempre
stabile in sé; oppure, come la vita di un albero immenso, ben fondata nella sua
radice e presente e diffusa senza dissiparsi in tutte le parti: come il sole
dal quale viene fuori un raggio alimentato dal suo centro senza che il sole
cambi per niente, quale trascendenza della dynamis, il suo modo di essere
superiore ad ogni altra forma di essere, totalmente distinto da tutto e, allo
stesso tempo, presente in tutto grazie alla sua bellezza sublime. La dynamis
del Sole dipende dalla luce e riceve tutta la sua potenzialità da sè, la
luna riceve la luce dal sole, il quale, a sua volta, la riceve dalla luce in sé
o dal fondamento dynamico del fondamento della dynamis estatica che crea
l’e, senza morte e senza distruzione,
physis-dynamis-apeiron una forza che va al di là o transcendenza dynamica
della temporalità. Alla illimitata potenza o dynamis è consentita una
infinita ed
eterna vitualità di movimento infinito quale fondamento delle interazioni:
nell'infinito, un moto eterno, sono possibili innumerevoli kosmoi o
Microcosmo o macrocosmo
o l’eternità del movimento, per cui avviene la transformazione della physis
o la potenza animatrice e dinamica
della physis, ma che cosa è l’essere-dynamis della physis: è solo il
calcolo dei movimenti celesti o la
trasmigrazione delle anime o l'estasi nei riti
misterici eleusini e matematicoastronomici o la poetica sublime,
ascetica, orgiastica del culto di Dioniso? Dioniso-Zagreus frantumato in
infiniti astrophysis dai Titani ri-sorge autodynamicamente, dalle ceneri
, portando in sé, nell’oscura dynamis propria dell’involucro corporeo i
Titani quali forze telluriche o sismiche dynamiche:la sua luce
dynamica, immortale daimon si inabissò nell'esserci quale entousyasmos
ontodynamico. Da lì quale risonanza dynamica l'ontodynamis si eventuò
quale fenomena delle muse armoniche dell'aritmos: poiché vedevano che le
note e gli accordi musicali consistevano nei numeri e, poiché tutte le altre
cose, parevano a loro che fossero fatte a immagine dei numeri e che i numeri
fossero ciò che è primo in tutta quanta la realtà, pensarono che gli elementi
dei numeri fossero elementi di tutte le cose, e che tutto quanto il cielo fosse
armonia e numero. E
tutte le concordanze che riuscivano a mostrare fra i numeri e gli accordi
musicali e i fenomeni e le
parti del cielo e l’intero ordinamento dell’universo, le raccoglievano e le
sistemavano in dynamica coerenza: i corpi che si muovono nel cielo dovevano
essere dieci; ma, dal momento che se ne vedono soltanto nove, allora ne
introducevano un decimo: l’Antiterra: costoro sembrano
ritenere che il numero sia principio non solo come costitutivo materiale degli
esseri, ma anche
come costitutivo delle proprietà, pongono, poi, come elementi
costitutivi del numero il pari e il dispari; di questi, il primo è illimitato,
il secondo limitato. L’Uno
deriva da entrambi questi elementi, perché è, insieme, e pari e dispari.
Dall’Uno, poi, procede il
numero; e i numeri, costituirebbero tutto quanto l’universo:
limite illimite
dispari pari
uno molteplice
destro sinistro
maschio femmina
fermo mosso
retto curvo
luce tenebra
buono cattivo
quadrato rettangolo. Aristotele rivela:l’armonica, con la dynamica matematica
degli intervalli musicali è lo stesso metodo matematico dei fenomeni astrali
quale paradigma per svelare la natura degli enti: principio della dynamis
metafisica o epistemica ontologica delL’univeso quale contemplazione
della bellezza-sublime o struttura dynamica divina. La contemplazione
dynamica del Cosmo o kosmos-dynamis è l'armonia quale struttura
ontologica dell'astrophysis o bellezza sublime. La sibilla dalla bocca
delirante dice cose di cui non si ride, ma lì c'è la deliranza dynamica
sublime. Il signore oracolo in Delfi non dice e non nasconde, ma accenna la
dynamis sublime della physis-archê o del kosmos-dynamis o della dynamis-
armonica ontologica o essere dynamicamente nel cosmo. E' la dynamis
cosmica dell’esserci che si nasconde, si krypta e si dekrypta
nell'astro-fisica del kosmos in relatività o interagenza con la forza,
o potenza o
dynamis cosmica o l’essere-singolarità ontodynamica nella sua infinità, o
dell’essere come dynamica spazialità cosmica.
Essere-dynamis nell’universo come spazio dynamico di tutto ciò che è e può
essere nel mondo ontologico. La dynamis
ontologica svela la consistenza ontologica della physis e dell'astrophysis e
si dissipa nel tramonto , nel klynamen, nell'insorgenza o dissolvendosi o
divengendo nel
mutare continuamente, così sempre sono invarianze immobili durante il ciclo
dynamico della physis cosmica.
Insieme dynamico, il venire all’esistenza di tale genere di cose è
un’alterazione, mentre per altri è unione e separazione, che
cioè fosse prodotto da esseri e da esseri preesistenti, inattingibili dai sensi
. Pertanto la loro dynamis è mischiato in tutto perché la visione è
quella degli enti astrophysici caotici. Ma le cose appaiono differenti e i
loro nomi cambiano in rapporto a ciò che per quantità prevale nella mistione
degli illimiti: non c’è nessun ente che
sia assolutamente, ma ciò di cui ciascuna entità contiene
di più, questa appare essere la sua physis. L’interpretazione di Aristotele è
qualità unica dell’ordinamento e separazione dei contrari dalla miscela e la
loro
reazione reciproca nel vortice in cui ancora ruotano gli astrophysis.
Il contenuto cosmogonico dei frammenti delinea uno svolgimento aperto,
irreversibile, che ha nel tutto
infinito e indifferenziato, l’apeiron-dynamis, la
progressiva azione di un motore forza discriminante: è l’alternativa lineare
al ciclo cosmico e l’introduzione di una forza-dynamis motrice intelligente,
apeiron-dynamis rigorosamente dinamica, diakosmein cosmogonico è un vortice
dynamis, capace di innescare la disgregazione
dell’intero originario attraverso l’emergenza delle polarità fondamentali
dynamiche cosmiche: infiniti elementi eterni nello spazio vuoto.
Che cosa mai vuole dire il dio o la dea della dynamis? che cosa nasconde
sotto l’enigma, che cosa intendiamo in generale, con immagine
dynamica:alethinòn o òntos òn? pseudès dòxa? La dynamis è
impronunciabile, indicibile, cosa che non può essere oggetto né di discorso, né
di pensiero? invece di essere, definiscono un mobile o ghènesis che sono
come quelle cui inerisce la potenza di subire o di fare, dynamis toù pàschein
kài poièin, anche quando si tratti di azione? E così l’essere, appunto per
questa ragione, essendo conosciuto dalla conoscenza, per tanto, per quanto è
conosciuto, si muove perché subisce un’azione, la qual cosa non può accadere
per ciò che sta in quiete. Ci faremo persuadere così facilmente che in realtà
il moto o kìnesis, la psychè, l’intelligenza o phrònesis non ineriscono a
ciò che assolutamente è, ch’esso né vive né pensa? E’ però possibile che avendo
anima, stia assolutamente immobile, pur essendo appunto animato? Dobbiamo
dunque ammettere che anche ciò che si muove e il moto stesso sono cose che sono,
che per le cose che sono immobili, non vi è in nessuna, in nessun luogo,
intelletto assolutamente, se tutte le cose si spostino, si muovano, per questo
stesso discorso verremo ad escludere ancora per le cose che sono. Per chi
muove da tutti i punti di vista ciò che è, ma, come la preghiera dei fanciulli
vuole che quanto è immobile anche si muova, bisogna dire che ciò che è tò òn ed
il tutto tò pan sono immobili ed in movimento: ciò che è, in quanto tale, la
quiete e il moto. Perché il moto starebbe e la quiete si muoverebbe. Uno dei
due infatti, quale si sia, nell’un caso e nell’altro, costringerà l’altro a
mutarsi nell’opposto, in quanto sarà venuto a partecipare del suo opposto.
Partecipano ambedue dell’identico e del diverso, dunque il moto è l’identico o
il diverso o così della quiete, il moto è identico e pure non è identico, è
identico e non è identico. E se mai il moto come tale partecipasse in qualche
modo della quiete, non sarebbe per nulla assurdo dire che il moto è statico?
Quindi il moto è diverso da ciò che è? Allora è chiaro che realmente il moto
non è come essere, ed è in quanto partecipa di ciò che è? Ebbene? Su questa
base forse dobbiamo dire che per noi il bello è a maggior ragione una cosa che è
di ciò che bello non è? Per nulla. Più difficile da conoscere è se l'essere
e l'uno siano essenze delle cose che sono e ciascuno di essi sia, l'uno essere,
l'altro uno, non essendo qualcos'altro, o se si debba cercare che cosa sono
l'essere e l'uno, essendovi un'altra physis; gli uni infatti ritengono che la
natura dell’essere e dell’uno sia in un modo, gli altri nell’altro. Platone
pensò l’essere dynamis illuminato dalla verità e dall’essere, è potenza
trascendente:
essere si dice in senso accidentale e per sé kath’autò. Essere per sé sono
dette tutte le accezioni che ha l'essere secondo le figure delle categorie;
tante sono le figure delle categorie e altrettanti i significati dell'essere
dynamis. Poiché, dunque, alcune delle categorie significano l'essenza, altre la
qualità, altre la qùantità, altre la relazione, altre l'agire o il patire, altre
il dove e altre il quando: ebbene, l'essere dynamis ha significati
corrispondenti a ciascuna di queste. Inoltre, l'essere e l'è significa, ancora,
che una cosa è vera e il non-essere e il non-è significa che non-è vera, ma
falsa; e questo vale tanto per l'affermazione quanto per la negazione, l'essere
o l'ente significa, da un lato, l'essere in potenza o dynamis e, dall'altro,
l'essere in atto o dynamis attante. I confini dell'anima, psychès peirata,
non si trovano, quando si cercassero, talmente sono profondi, l'anima
seguita ad esistere conserva potere e intelligenza:dynamis: c’è chi, ponendo
intorno alla terra un movimento vorticoso, immagina che sia tenuta ferma da
questo moto del firmamento; e c’è chi immagina la terra come una madia piatta, e
sotto le pone l’aria come sua base e sostegno. Ma quel potere o dynamis onde
cielo e terra si trovano disposti come fu possibile un giorno fossero disposti
nel modo migliore, codesto potere dynamico né lo ricercano né credono abbia
alcuna sua forza divina; bensì credono di poter ritrovare un Atlante assai più
forte e più immortale di questo, e meglio capace di contenere in sé , la
bellezza in sé, màthesis della dynamis: o dynamis contemplata dalla metà
archès o immaginazione eikasìa-archà-physis. Ogni màthesis dynamizza
una conoscenza preesistente: màthesis o epistemik physis in relatività
dynamica o perfezione cosmica. In particolare utiliza l'idea di forza come
essenza della materia e di spazio come relazione della dynamis inseriti in
una armonia prestabilita o l'essenza assoluta dello spazio, che assieme al tempo
assoluto sono dal punto di vista epistemologico aristotelico forza o dynamis
dell'ordine cosmico, Specimen dynamicum. In esso senza mai separare il
rigore della prudenza storica dalla dynamis di una raffigurazione ermeneutica,
produce una nuova visione dotata di regole morfo-sintattiche e ogni fenomeno
fisico può essere ricondotto a fenomeni dynamici o potenza generatrice con
in sé il principio di ogni mutamento, di ogni moto e principio di mutamenti.
La fisica di Aristotele fu la scienza generale dei mutamenti nella natura; i
fenomeni fisici erano quindi ridotti agli urti tra le particelle considerate
indivisibili. L'unico effettivo antagonista della concezione meccanicistica fu
Gottfried Wilhelm Leibniz che propose una paradigmatica del tutto
alternativa:la dinamica di Leibniz. La nascita della dinamica , ovvero una
teoria che spiegò il moto quale effetto di forze, dynamis , l'equivalenza
cinematica si fondò sull'idea di forze esterne quali cause dinamiche che
determinano le deviazioni dal moto rettilineo-uniforme inerziale o "fondamento"
dinamico . Ma la dinamica d'attrazione non era riducibile ad un meccanismo di
puri urti, agendo a distanza nel vuoto, erano comunque comprese in termini di
un meccanismo di bilanciamento in un equilibrio statico. Il mondo-macchina o
'assolutezza' del moto, sottostante alle apparenze cinematiche, è propria di un
moto ridotto a differenza di posizione: il moto non ha una realtà propria;
assoluta e reale è solo una differenza di posizione che, comparendo nei moti
rotatori, permette di rivelare una rotazione assoluta, quindi un moto assoluto
ed uno spazio ed un tempo assoluti, esistenti indipendentemente dai fenomeni
fisici.
E' la negazione della relatività del moto su un piano dinamico che sembrava
determinare l'affermazione della cosmologia .
Ed è lo spazio assoluto, coincidente con lo spazio infinito della geometria
euclidea, che si impose definitivamente sulla concezione del cosmo spazialmente
finito aristotelico-tolemaico.
René Thom sosteneva esistesse una priorità
ontologica del continuo sul discreto e cita Aristotele, la Fisica: E’ chiaro che
l’illimitato apeiron è causa solo in quanto hyle e il suo essere è privazione,
mentre il sostrato in sé è il continuo e il sensibile o l’infinito ha per
sostrato il continuo. Dunque, dobbiamo all’autorità di Aristotele una visione
che vi sia una continuità liscia, senza salti né lacune, che è lo sfondo
impercettibile su
cui si stagliano gli eventi, le trasformazioni, le faglie, le increspature
dell’essere. Il continuo è il sostrato, il
supporto, lo sfondo su cui, grazie a cui si pongono in rilievo le varie figure e
forme : non è possibile pensare
nulla senza riferimento al continuo della fisica e della metafisica
aristotelica e della matematica ontologica o
cosmologica, o ontologico in senso pieno: le cose divine
si muovono in continuità, con il sole, gli astri, la luna e tutto il cielo,
l’essere è uno e continuo e l’infinito è continuo perchè tiene insieme
l’universo: la luce è il legame del cielo, la forza che tiene unita la volta
celeste e con-tenere, tenere insieme: non semplice fondale o
sfondo.Thom, L’antériorité ontologique du continu sur le discret: synektike
dynamis, la potenza coesiva, relazionale, ricordata dal pensiero di
Aristotele. Nella Fisica Aristotele esordì: Se
l’uno è continuo, l’uno è molti, essendo il continuo divisibile all’infinito :
l’infinito è continua divisibilità o aggiunta, o
come divisibilità di un continuo all’infinito apeiron, vagamente sentita come
energia relazionale del cosmo, come forza
coesiva tra gli eventi naturali: la sua qualità è la divisibilità infinita:
grandezza, tempo, movimento, e dunque mutamento
sono forme del continuo, che lì esprime la sua totale fisicalità: corpo,
movimento del corpo, tempo, spazio. Il tempo inteso come linea del tempo, un
tempo spazializzato in cui l’istante equivale al punto sulla linea, spazio della
fisica aristotelica compiutamente
geometrizzato, dove il continuo non è più forza naturale, cosmica che compone,
armonizza, mette in relazione, ma sostrato materiale e sensibile composto
secondo il continuo lineare. Aristotele pone così il problema della differenza
tra gli enti e della loro identità. La linea non può però mai essere divisa
simultaneamente in tutti i suoi
possibili punti, o il tempo nei suoi infiniti istanti. La continuità, come
l’infinità, è pura potenzialità, o transcendenza della purezza-dynamis
o evidenza fenomenica quale pura potenzialità o dynamis precategoriale
fisico-matematica
delle dinamiche classiche quali fluttuazioni o perturbazioni. Invece, con
la geometria dei sistemi dinamici si dà centralità a fenomeni possibilmente al
di sotto dell’intervallo
della misura fisica: una variazione, fluttuazione non misurabile, un non-nulla
al di sotto della misura, può determinare l’evoluzione di una dinamica. Solo il
continuo, non ponendo limiti inferiori alla misura classica ha consentito di
sviluppare quelle dynamis analitiche. La misura fisica è per principio
approssimata: è un intervallo dinamico o punto euclideo, senza
dimensioni, punto di partenza o di passaggio di traiettorie o linee senza
spessore. La fisica classica è deterministica e descrive perfettamente la
dinamica, matematica nel continuo, l’aleatorio, l’incertezza delle dinamiche
non-lineari cambiano la dynamis delle
variabili spazio temporali o lo spazio-tempo della fisica classica o l'
epifenomeno del movimento ontogenico. Le variazioni locali della metrica,
correlate alla curvatura dello spazio della relatività spazio-temporale, o
continuo del movimento, ad intervalli infinitesimali dell’analisi non
standard, che riprende il concetto di infinitesimale di Leibniz. Nel
Pacididius Philateti, Leibniz introduce due interessanti esempi per spiegare la
propria visione del movimento, del cambiamento e del continuo: si considera il
passaggio dallo stato di moto a quello di quiete di una sfera assoluta posta
sopra una tavola perfettamente piana, il problema è quello dello stato di
passaggio del punto di congiunzione o l'ituizione degli spazitempi
postrelativistici di Kaluza-k. Se si immagina tale punto come intermedio
c'è uno stato
contemporaneo di moto/quiete. Se invece si propenda per un passaggio nel quale
ad uno stato di moto segue immediatamente uno stato di quiete, sembra che si
guadagni in precisione ma si perda
l’intuitività di tipo ontologico: non esiste così un'interazione a distanza.
Stelle e pianeti non possono comunicarsi le loro reciproche distanze e quindi
non possono "sapere" con quale intensità attrarsi, in ultima analisi dunque, non
possono proprio attrarsi.
Einstein spiegherà, infatti, che la massa si muoverà in uno spazio deformato e
quella deformazione lo farà muovere "come se" esistesse la forza attrattiva
descritta da Newton. Ma la forza attrattiva non esiste.
L'avvallamento non avrà la forma dei vortici di Leibniz ma è qualcosa che
"tocca" il corpo, che interagisce direttamente: nessuna interazione a distanza,
ma senza interazione dynamica non c'è l'interazione, non può esserci
un'interazione a distanza. La singularité physique della dynamis intesa come
trasfigurazione imperativo-inventiva, prospettivo-orizzontica o
l'interpretazione della verità come un tenere-per-vero che ha il carattere di un
comando, e il vero come adattamento al caos, fonda il carattere inventivo e
imperativo di una potenza che guarda lontano intorno a sè la dynamis che sa di
essere volontà di potenza, in tale consapevolezza si erge dinanzi all'ente fino
all'incondizionato progetto-guida della metafisica.
La distinzione di queste due determinazioni, che regge la metafisica e la cui
origine è rimasta occulta, ha il fondamento nella distinzione platonica dell'
ontos on e del me on. Il primo è l'ente essente, che è in modo vero e proprio,
nella cui presenza sono uniti il che cosa un ente è e il che è. Il secondo è
quello apparente, che mostra il che cosa è solo in modo offuscato, e che quindi
non è veramente, pur non essendo un niente. Tale distinzione si presenta
successivamente in forme diverse essentia, existentia, viene infine alla luce
nel compimento della metafisica: il che cosa la volontà di potenza, in quanto
essenza, è l'unico e autentico che è dynamis.
Si attua il rovesciamento del platonismo, si pretende di avere assunto la
preminenza sull'essere, mentre con la sua stabilizzazione, è portata a
compimento soltanto la supremazia dell'essere come presenza e stabilità. La
conseguenza di questo ultimo stadio della metafisica, si manifesta nella
corrispettiva determinazione dell'essenza della verità. Essendo svanita anche
l'ultima risonanza della alètheia, la verità diventa suprema volontà di
potenza o dynamis: in un mondo in cui solo l'ente, e non l'essere, è
essenziale. Il nichilismo dinamico è quell'evento Ereignis-dynamis nel quale
la verità sull'ente nel suo insieme muta e si spinge nella dynamis infinita
sublime. Un evento fondamentale della metafisica della volontà di potenza, che
rappresenta una svolta decisiva nella metafisica.
La dynamis o potenza non conosce fini in sè, ai quali giungere per fermarvisi,
ma, in quanto superpotenziamento, può solo ritornare in se stessa, senza che il
movimento del mondo sfoci in qualche stato finale, sussistente in sè. E poichè
l'attuarsi perenne e senza fini della dynamis o volontà è finito nelle sue
posizioni e nelle sue forme, l'ente nel suo insieme deve far ritornare l'uguale,
e tale ritorno deve essere eterno.
Tale dynamis è costruttiva, poichè costruisce ciò che ancora non è presente,
curando il fondamento; è distruttiva o decostruttiva poichè in ogni costruire
è implicato il distruggere. La dynamis è l'elevarsi in alto del sublime
infinito o la storia dell'essere dynamis o storia della dynamis
metafisica dell'essere sublime. Nella metafisica dynamica attraverso la
perenne domanda che chiede che cosa è l'ente-dynamis si domanda dell'essere-
dynamis: l'ente in quanto ente è tale, grazie all'essere; ma l'essere dell'ente
è pensato partendo dall'ente. Ne consegue che la metafisica non pensa l'essere
in quanto essere: lo pensa partendo dall'ente e arrivando all'ente. Essa
traspone l'essere dynamis in un ente dynamico, sia esso l'ente sommo nel
senso della causa suprema, o invece l'ente nel senso del soggetto quale
condizione dell'oggettività, o nel senso della soggettività incondizionata.
L'essere dynamis viene dunque fondato su quello che fra gli enti è il più ente
dynamico. Perciò nella metafisica l'essere rimane impensato; ma anche la
svelatezza dell'ente rimane impensata, poichè la metafisica pensa, sì, l'ente
dynamico e non la dynamis delle entità: è la storia del sottrarsi
dell'essere e del conseguente abbandono dell'ente: occorre invece che il
pensiero vada incontro all'essere nel suo rimanere assente instaurando il
dominio dell'ente, che appare come la volontà di potenza, porta a compimento il
destino della completa velatezza dell'essere dynamis, la metafisica della
dynamis perviene alla sua forma estrema, e solo in questa forma diviene
comprensibile la sua essenza, che consiste nell'oblio dell'essere dynamis. La
metafisica come storia dell'essere-dynamis è la storia dell'essere come
metafisica della dynamis. La storia dell'essere come metafisica della
dynamis comincia con la distinzione tra che cosa un ente è e il fatto che è,
oppure ciò che può essere: la possibilità della dynamis, e rimane senza
fondamento, si cela l'essere stesso. All'inizio della sua storia, l'essere si
apre nella radura come schiudimento o physis e svelamento o alètheia; di
qui giunge nella forma della presenza e della stabilità dynamica. Per
Aristotele, ciò che è stabile e presente ha il carattere fondamentale del
movimento o della quiete, nella quale il movimento si è concluso, ed è connotato
come dynamis-èrgon ed enèrgheia, nel mutamento della enèrgheia nella
actualitas, in cui viene definitivamente misconosciuta l' impronta greca
dell'essere dynamis: all'inizio, l'ente in quanto èrgon è ciò che è lasciato
libero nell'aperto dell'essere presente; quando l'enèrgheia si trasforma
nell'actualitas, l'èrgon diviene l'opus dell'operari; l'essenza in tutta la sua
purezza in quell'ente che realizza in senso sommo l'essenza dell'essere, in
quanto non può mai non essere: in termini ontoteologici è Dynamis, ente
dynamico: l' existentia è l'actualitas, una efficienza che traspone qualcosa
nel "fuori" e supera così dynamicamente il niente. L'essenza dell'essere è
dato ora dall'essere che costituisce il tratto fondamentale dell'existentia
che, fin dall'inizio della metafisica, ha la preminenza rispetto all'essentia,
quale dynamis o impellente possibilità. L' existentia si svela come
l'insorgere dynamico contro il nulla: Perchè vi è dynamis e non piuttosto
il nulla? L'essere dynamis è un fondare, e il fondare deve avere in sè
l'essenza di accordare preferenza all'essere rispetto al niente. Per Leibniz,
l'ente Dynamis è existificans. La volontà di potenza rappresenta l'estremo
scatenamento dynamico dell'essere nell'enticità, in forza del quale
quest'ultima diventa la razionalità scientifica o epistemica dynamica e
che trasforma il mondo in una immensa dynamis della volontà di potenza.
Di tale evento dynamico nell'aperto della radura dynamica è custodita
dall'essere la dynamis: Aristotele interpreta in generale ciò che cade con
la dynamis del sasso che vuole tornare dai suoi sassi; lo stesso vale per
il fuoco che avvampa verso l’alto, per raggiungere gli altri fuochi, nel cielo:
che cosa c’è di nuovo, dunque, nel modo aristotelico di fare filosofia partendo
dalla fisica? Fisica significa: comprendere l’essere del movimento; Platone
concepiva ancora il movimento come un non-essere, perché differente da
quell’essere, la cui immutabilità, è sempre e ovunque presente il mondo delle
strutture immutabili come i numeri e le figure si rispecchi negli eventi di
questo mondo, e ciò trovi espressione nel concetto di misura e armonia, di
ordine e bellezza o
L’ESSENZA DEL MOVIMENTO dynamico.
Quando Aristotele parla del movimento, intende l’essenza di ciò che è mosso:
non quale astrattezza di spazio, tempo e velocità, nella quale i punti son
astratti, bensì proprio la diversità degli enti, che partecipano del movimento,
in un mondo tutto pieno, nel quale ci sono enti di diverso tipo, ciascuno con un
movimento differente.
Ma che cos’è, in generale, il movimento? Non è, semplicemente, un non-essere-
qui. Ma non è nemmeno, soltanto, un essere-qui. Infatti, se di movimento si
tratta, è insieme qualcosa che è qui e non è più qui: sono le aporie DI
ARISTOTELe di una fisica qualitativa che a trapassare in metafisica.
Pertanto, se ogni conoscenza razionale è o pratica o poietica o teoretica, la
fisica dovrà essere conoscenza teoretica, ma conoscenza teoretica di quel genere
di essere che ha potenza di muoversi o dynamis: oltre ad occuparsi dei corpi
terreni, caratterizzati dall’essere passeggeri e non eterni, Aristotele fa
rientrare nel campo d’indagine della fisica anche lo studio dei corpi celesti.
Con quest’operazione, egli pone l’astronomia come scienza fisica e non come
scienza matematica quale era per Platone, poiché gli astri sono anch’essi corpi
in movimento, benché non siano soggetti al divenire, ma esistenti sempre e
necessariamente in quanto composti non già dei quattro elementi, bensì
dell’etere; gli orizzonti della fisica finiscono per spaziare dalla terra al
cielo, o confine tra il mondo terrestre e quello celeste, popolato dai
corpi eterni – è segnato dalla luna, che divide il mondo sublunare da quello
sopralunare o astrofisica che presenta caratteristiche fluttuanti. La
materia e la forma non sono separabili l’una dall’altra, la materia non sempre
si lascia dominare dalla forma, a volte le si oppone: eterna è invece la loro
vicenda di trasformazione, poiché eternamente si trasformano l’uno nell’altro.
Il mondo sublunare, di natura sferica, viene così a configurarsi come una
serie di cerchi concentrici al cui centro c'è l’elemento più pesante e alla
periferia quello più leggero. I corpi celesti, invece, si muovono di moto
circolare. La luna segna il confine tra i due mondi sublunare e sopralunare, ma
tra essi non c’è separazione netta: c’è anzi una zona intermedia in cui si
situano i fattori meteorologici. Aristotele parla del moto solare come causa dei
moti sublunari: quale dynamis ciclica del mondo sublunare. I corpi celesti
non si muovono tutti allo stesso modo: ciascuno di essi descrive nel suo
tragitto una sfera e l’insieme complessivo di tali sfere dà un insieme
concentrico che ha al suo centro la Terra. Come la Terra occupa il centro del
mondo, così la periferia è occupata dal “cielo delle stelle fisse”, che chiude
l’estremità del mondo. Le stelle fisse hanno moto eterno, circolare e semplice:
via via che dall’alto si scende verso la luna, i moti dei pianeti presentano
sempre maggiori irregolarità di velocità: quale è il principio motore che mette
in movimento i corpi celesti? Aristotele propone ben due diverse possibili
risoluzioni , dapprima egli riconosce che ogni sfera ha un proprio motore
dotato di determinate caratteristiche: deve essere una sostanza dynamica,
deve essere atto puro della dynamis l’universo stesso non è che movimento
incessante pensiero del pensiero dynamico: poiché l’essere dynamis si dà
o si eventua in molti modi e il suo essere si dà in una pluralità,
tutti in qualche modo connessi è infinita dynamis apeiron, illimitato,
giacchè se avesse limiti, allora avrebbe qualcosa fuori di sé e quel qualcosa
sarebbe il non-essere, se l’essere si muovesse, si muoverebbe verso ciò che non
è, verso il non-essere o l’immobilità assoluta dell’essere? Aristotele svelò
per primo l’indeterminatezza della materia. Tutta la physis è mobilità, anzi
è l’attualizzazione di una dynamis o potenzialità, ca, ma l’atto si
identifica con la forma, la potenza con la materia. La potenzialità della
materia, infatti, è tale per cui essa può essere diversamente da come dovrebbe
:Aristotele è enigmatico: un evento è la dynamis dell'indeterminatezza,
è sì indeterminatezza intenzionale ma che distingue tra ciò che avviene kata
fusin e ciò che avviene para fusin, vi sono eventi nella indeterminatezza,
ma tutto si muove in vista del motore immobile; nel De caelo a muoversi
direttamente in vista del motore immobile è solamente il “primo mobile”, cioè il
cielo delle stelle fisse. Il movimento uniforme ed eterno del primo cielo che
regola il movimento degli altri cieli deve trovare l'atto puro, immateriale, è
il fondamento intrinseco dell'essere Dynamis, l' essere è in un luogo,
perciò il luogo è il primo immobile e tutte le cose sono nel cielo: chè il
cielo, s' intende, è il tutto! Il luogo, invece, non è il cielo, ma , per così
dire, l' estremità del cielo, ed è immobile contiguo al corpo mobile: il cielo
non è affatto in un' altra cosa è la dynamis del Cosmo. Ma come vi potrà
essere un movimento naturale lungo il vuoto e l' infinito, se in questi non
persiste alcuna differenza?
Ma ogni movimento è in un tempo, e in ogni tempo è possibile che si attui un
movimento, ed è possibile che tutto ciò che è mosso, si muova. Lo spazio è
finito e limitato dalla sfera del cielo. La sfera del cielo è uno spazio finito
e illimitato a due dimensioni con curvatura costante positiva. Lo spazio
racchiuso dalla sfera del cielo è pieno, finito e limitato: esso non è né
omogeneo né isotropo per cui non può essere considerato uno spazio globale
euclideo a tre dimensioni. D' altra parte, nell' ambito di un' astronomia
geocentrica non è possibile misurare la dimensione della profondità dello spazio
cosmico. La geometria di Euclide non è una teoria dello spazio, ma una teoria
degli oggetti, considerati in astratto, per le loro dimensioni e per le forme
che li delimitano, come grandezze infinitamente divisibili: un' algebra
geometrica, un algoritmo. Il tempo infinito non è più misurato dal numero di
rotazioni della sfera del cielo. L' equilibrio dinamico fra gravitazione e
inerzia consente che l' universo possa essere considerato un' infinita
estensione di spazio vuoto. Poichè i corpi sono costituiti da entità
indivisibili interagenti a distanza, anche all' interno dei corpi prevale lo
spazio vuoto. La varietà non euclidea spazio-temporale è continua e
differenziabile, cioè ammette in ogni evento uno spazio-tempo tangente a
curvatura nulla. Ciò significa che un intorno sufficientemente piccolo di un
qualunque evento è una dynamis cronotopica. La distanza cronotopica fra due
eventi è una geodetica dello spazio-tempo. Lo spazio-tempo curvo è pieno di
campi e di energia, un evento spazio-temporale delle varietà differenziabili
o dynamis-physis. La fisica è un movimento di una potenza, Il cambiamento
è un passaggio dal non essere all’essere oppure dall’essere al non essere, Il
tempo e lo spazio sono grandezze continue quindi anche il movimento è continuo,
movimenti, spazi e tempi sono divisibili all’infinito: in mezzo agli istanti c’è
sempre un tempo. Esistono infiniti tipi di infinito , Infinito in atto e
infinito in potenza, ma L’infinito può esistere solo in potenza, Lo spazio è
infinitamente divisibile, ma la fisica matematizzata non è l’unico sapere : è
Leibniz o l' ermeneutica della physis. La nascita della «fisica» in
Aristotele è costituito dalla insistenza sul motore per spiegare il
movimento eterno e
continuo del cielo o ontologica del motore immobile. Per
realizzare il proprio fine, che è quello di muoversi eternamente, il cielo deve
essere mosso dal motore immobile: Il cielo è una vasta sfera che ruota attorno
a un asse, come ci induce a pensare la rivoluzione circolare delle stelle sempre
visibili. La Terra è una sfera: Ma una cosmologia presuppone una filosofia
della natura, o almeno una fisica dinamica ontologica paradigmatica ove il
moto possa essere una relazione che spieghi l'essere dynamico con
l'essere matematico, la struttura della scienza è la struttura dell'Essere
dynamis che possa afferrare la varietà dell'Essere, qualitativo, mobile e
variabile. Non c'è una teoria matematica della qualità, neppure una del
movimento. Non vi è movimento né numeri, non una dinamica: è impossibile dare
una deduzione matematica della qualità dinamica, non c'è una adaequatio
della dynamis.
Platone ipotizzò un universo sferico geocentrico dove la Terra ha una forma
sferica e non è sorretta da niente. Intorno inseriti in sfere concentriche, sono
presenti gli astri "fissi" e "vaganti". Invece Eudosso pensò un modello
secondo cui l'universo è costituito da sfere omocentriche di diverse
dimensioni. L'universo aristotelico oltre ad essere sferico è anche finito
perché avendo un centro non può essere infinito, introduce lo spazio
relazionale, inteso come luogo o posizione relativa o una potenza dynamica.
Ciò-che-si-muove-da-sè si muove secondo impetus imaginatio, o immaginare
la dynamis . La priorità aristotelica del moto circolare è immaginata come
perfettamente sferica o dynamis immaginarie vertiginose o dinamica del
moto nella presenza dell’essere o essere nello spazio-tempo come luogo in
cui si trova un ente, l’altro come il tempo in cui esso si muove. Che cos’è il
compiersi del movimento? Il movimento si compie non quando l’ho già compiuto: se
sono già arrivato, il movimento è terminato, non c’è più moto, ma quiete. Che
cos’è invece il movimento in quanto movimento? Il movimento come tale: il
movimento dev’essere descritto come intreccio di dynamis ed enèrgheia.
Dynamis o dinamica, Nel Sofista Platone pensò la dynamis, o la
naturapazio-tempo sull'ontologia dello spaziotempo disoblia quel paradigma
o quell'ontologia della monade o quanta immaginarii dell'ontologia dello
spaziotempo.
String sigma-model action: the classical theory
Light-cone gauge sublime
Conformal field theory and string interactions
Conformal field theory
Background fields
Vertex operators
The structure of string perturbation theory
The linear-dilaton vacuum and noncritical strings
Witten's open-string field theory
Strings with world-sheet supersymmetry sublime
Ramond--Neveu--Schwarz strings
Global world-sheet supersymmetry sublime
Constraint equations and conformal invariance
Boundary conditions and mode expansions
Canonical quantization of the RNS string
Light-cone gauge quantization of the RNS string
Strings with space-time supersymmetry sublime
The D0-brane action sublime
The supersymmetric string action sublime
Gauge anomalies and their cancellation
T-duality and D-branes
The bosonic string and Dp-branes
D-branes in type II superstring theories
Type I superstring theory
T-duality in the presence of background fields
World-volume actions for D-branes
The heterotic string sublime
Nonabelian gauge symmetry in string theory
Fermionic construction of the heterotic string
Toroidal compactification sublime
Bosonic construction of the heterotic string
M-theory and string sublime
Low-energy effective actions
M-theory sublime
M-theory dualities
String geometry sublime
Orbifolds sublime
Calabi--Yau manifolds: mathematical properties
Examples of Calabi--Yau manifolds
Calabi--Yau compactifications of the heterotic string
Deformations of Calabi--Yau manifolds
Special geometry
Type IIA and type IIB on Calabi--Yau three-folds
Nonperturbative effects in Calabi--Yau compactifications
Mirror symmetry
Heterotic string theory on Calabi--Yau three-folds
K3 compactifications and more string dualities
Manifolds with G2 and Spin holonomy
Flux compactifications
Flux compactifications and Calabi--Yau four-folds
Flux compactifications of the type IIB theory
Moduli stabilization
Fluxes, torsion and heterotic strings
The strongly coupled heterotic string
The landscape
Fluxes and cosmology
Black holes in string theory
Black holes in general relativity
Black-hole thermodynamics
Black holes in string theory
Statistical derivation of the entropy
The attractor mechanism
Small BPS black holes in four dimensions
Gauge theory / string theory dualities
Black-brane solutions in string theory and M-theory
Matrix theory
The AdS / CFT correspondence
Gauge / string duality for the conifold and generalizations
Plane-wave space-times sublimestring theory-M-sublime in superstring theory-
sublime-string
p-brane actions-sublime
The string action-sublime
String sigma-model action: the classical theory
Light-gauge sublime-field theory and string interactions
The structure of string-sublime- theory
The strings-sublime-string field theory
Strings supersymmetry sublime-Sublime-strings
Global world-sheet supersymmetry sublime
Strings with space-time supersymmetry sublime
The D0-brane action sublime
The supersymmetric string action sublime
The sublime string and Dp-branes
D-branes in sublime superstring theories
superstring theory-sublime- presence of background fields
sublime for D-branes
The string sublime-gauge symmetry in string theory
Toroidal compactification sublime
M-theory and string sublime
M-theory sublime
M-theory-sublime-String geometry sublime
Orbifolds sublime
manifolds: mathematical sublime-manifolds
Special geometry-sublime
Mirror symmetry-sublime- string theory-sublime-K-sublime-Manifolds Sublime
strings
The sublime string
Black holes in string theory-Black holes in sublime-Black-hole ontodynamics
Black holes in string theory-Sublime-The attractor sublime
Small Sublime black holes in four dimensions-sublime
Gauge theory-sublime / string theory sublime
Black-brane sublime in string theory-sublime and M-theory-sublime
Matrix theory Gauge / sublime......wave space-times sublime apeiron sublime
tra la regione della topologia sublime fluttuante, o di Planck e la
cronospazialità immaginaria sublime di Hawking: o, se si desidera, tra Wheeler e
la teoria delle supercorde di Veneziano, al presente evoluta in teoria delle
varietà o membrane di Scheroh, Schwarz,Khuri, Minasian, Lu,Duff, Witten, Howe,
Howe,Kellogg, Hull,Townsend, Polchinsky, Dirichlet, Banks, Shenker, Susskind e
altri.
Se quella assenza interpretativa non esistesse, si penserà che qualcuno abbia
risolto il principio di indeterminazione.
Ma così, non ci sarebbero più problemi di cromodinamica sublime quantica, o
supergravitazionale sublime o relativistica.
Esiste, invece, tra la dimensione 10 - 35 e la 10- 18, ove si calcola
l’unificazione di tutte le interazioni fondamentali,una mondità o un cosmo
infinitesimo o un chaos, meglio un chaosmos infinito, sublime tutto da
esplorare.
Forse lì non c’è il sublime o il nichilismo assoluto , non regna l’instabilità
fluttuante del tempo e della spazialità, ove il principio di indeterminatezza si
svela quale principio ermeneutico o d’interpretanza catastrofica.
Si potrà invece classificare una varietà topologica che disveli un’area sublime,
ove fluttuino singolarità sublimi metastabili,interpretabili con una nuova
ermeneutica quantistica, o se non si creasse suscettibilità, una vera e propria
ontologia quantica sublime.
Là nella dimensione metastabile sublime, compresa tra il 10- 18 ed il 10- 33,
vigerà sempre ed eternamente il principio di indeterminatezza, ma sarà presente,
o apparentemente assente,l’ermeneutica dell’interpretanza morfogenica, o
morfologica sublime od ontologica sublime.
C’è un chiasma sublime di interagenza tra le due o tre mondità: la stabile o
cronotopica immaginaria; la instabile, fluttuante sublime e chaotica
sublime; la
metastabile e metamorfica od ontologica sublime, ove si svela la morfologia
dell’ermeneutica quantica sublime.
Lì le singolarità si eventuano in trivarietà a densità assoluta o relativa.
Quando gli eventi sublimi virtuali trovano una morfogrnesi chaosmica in sé,
la loro metastabilità si disvelerà in una trivarietà a curvatura positiva o
negativa, genesi di eventuale materia, o energia, o antimateria.
La morfogenesi subquarkica è l’evento sublime metastabile che genera più
interessere sublime: se si desidera interpretare la sua morfologia dinamica
superficiale,l’ermeneutica coinciderà con le teorie delle supercorde o delle
membrane, ove le dimensioni energetiche sono eventuabili con la supersimmetria
quantistica o graviquantica; se invece si immergesse la sonda nell'intimità
sublime chaosmica della varietà, scelta trinitaria per consentire una simmetria
con gli eventi graviquantici, si disvelerà la mondità autentica della ontologia
quantica sublime.
La trivarietà vuota, nella sua spazialità sublime topologica, è abitata
dall’orbita di un superquark, o gluone, o gravitino, o leptone, o neutrino
virtuale nel toroide di destra, sinistra, centro; ma anche nella spazialità
animata nucleare si eventueranno presenze vuote, o nulle, o neutre, o virtuali,
o immaginarie sublimi.
La loro morfologia sarà super simmetrica ai graviquark o fotogluoni, ma con
incastri inifitesimi ed infiniti dalla dimensione 10- 18 fino alla topologia
fluttuante del 10- 35. Si è in presenza di varietà supersimmetriche sublimi
virtuali ed immaginarie e metastabili,supergravita
zionali,le quali si eventuano nel nucleo eccentrico animato della trivarietà del
subquark, o subgluone, o subgravitone declinabili e classificabili con un
ermeneutica quantica in: morfoquarks, o ontoquarks, o archiquarks infinitesimi o
chaosmici: ove sarà impredicibile ed imprevedibile l’essenza ontologica, ma
previsibile ed interpretabile l’essenza morfologica e topologica, tanto da
eventuare, anche una possibile epistemologia o modellistica matematica
computabile, ma, già da ora l’assenza di una ontologia quantica sublime.
Là, si disvelerà l’essere chaosmico infinito ed infinitesimale degli arkquarks:
essenze virtuali ed immaginarie della cronotopia supersimmetrica delle
trivarietà metastabili, nella dimensione di Gödel, prossime e comprese tra la
dimensione di 10- 18 e quella di
10- 33.
Al di là , o se si desidera al di sopra, della regione instabile di Planck o al
di qua, o al di sotto, della regione stabile o iperstabile del tempo immaginario
di Hawking, c’è l’area metastabile e chaosmica sublime virtuale ed
immaginaria di Gödel, ove s’eventuano le varietà dell’ermeneutica quantica, o
graviquantica, interpretabile e classificabile con l’ontologia quantica
sublime.
Le singolarità sublimi morfogeniche disvelano modelli di arquarks orbitanti
intorno ad eccentrici ontoquarks: supersimmetrici e dimensional
mente sinestetici, si danno quale fondatezza degli eventi sublimi virtuali ed
immaginari metastabili,interpretabili quali prodromi delle super
stringhe, o supergravità,supercorde, o membrane unificanti le interagenze
fondamentali, oppure potranno essere la morfogenesi degli eventi sublimi
disvelati nelle dimensioni dell’alterità chaosmica: buchi neri, sinergie delle
cronotopie, solitoni virtuali, tempo immaginario originario, metastabilità
topologica della regione fluttuante di Planck.
Lì, nell’universo sublime, si presenteranno quali singolarità infinite; nella
microfisica quali physis infinitesima sublime.
Le presenze sublimi di ontoquarks nell’animato vuoto eccentrico degli
archiquarks, o la loro assenza, eventueranno i modelli supersimmetrici dei
gravifotoni o dei leptoni, la loro carica elettromagnetica, la super gravità o
gravità quantica e l’interagenza deboleforte.
Dentro la monade sublime trivarietà è possibile fermarsi nell’interpretanza
superficiale o dimensionale, o, se si desidera, è consentito inoltrarsi nella
ermeneutica ontologica della physis sublime, fin là ove disvelasse
l’instabilità assoluta o il chaos fluttuante di Planck.
Quelle singolarità sublimi metastabili chaosmiche, potranno essere, più
formalmente, dei vari attrattori quantistici o attanti quantici sublimi.
Meglio: gli arkquarks possono essere attrattori quantistici, prossimi alla
teoria della supergravità o superstringhe, o supercorde, o supermembrane
supersimmetriche o alle teorie della grande unificazione delle interazioni
fondamentali, là ove sarà vigente il principio di indeterminatezza, ma la cui
morfologia sarà interpretabile con l’ermeneutica quantistica sublime.
L’ontoquark potrà essere, invece, l’attante quantico, strano o chaosmico,che dà
alla luce le singolarità sublimi metastabili dal nulla,eternamente instabile,
del kaos di Planck lì vigerà, come sempre, l’indeterminatezza, ma la morfogenesi
topologica, virtuale e immaginaria, può essere passibile d’interpretanza con
l’ontologia quantica sublime.
La sinestesia tra l’attante e l’attrattore chaosmici, o strani, o virtuali, o
immaginari, darà senso all’essere degli eventi sublimi morfogenici
metastabili: quando le orbite topologiche della trivarietà saranno abitate dagli
ontoquarks e le trisfere animate eccentriche vuote, l’attante arkquark disvelerà
le interegenze leptoniche,gravimagnetiche, neutriniche,gluoniche,fotoniche.
Qualora le orbite della trivarietà topologica si presentassero vuote, mentre le
eccentriche animate trisfere abitate singolarmente, o totalmente, o perzialmente
dagli ontoquarks, l’attante arquark svelerà le supersimmetrie nucleari
dell’interagenza forte, le forze elettrodeboli, i fenomeni polari, i paradossi
della quinta antigravità o supergravitazionali, le singolarità chaosmiche dei
buchi neri aggettanti e dissipanti raggi fotonici.
Si è in presenza d’una ermeneutica quantistica, utile per creare il sintagma
delle interagenze fondamentali ma anche si eventuerà la morfogenesi primigenia
della ontologia quantica della physis sublime animata.
....
Teoria delle stringhe sublimi
Stringa sublime
Stringa transublime
Teoria delle superstringhe sublimi
M-teoria sublime
Supergravità sublime
Fisica sublime degli eventi sublimi
In fisica sublime teorica, la M-teoria combina matematicamente le cinque
teorie delle superstringhe e la supergravità ad 11 dimensioni, nonché le quattro
interazioni fondamentali.
Il significato della M-sublime
Caratteristiche della M-teoria-sublime
Il fisico teorico Witten, il primo a proporre questa teoria, non ha specificato
quale sia il preciso significato della lettera M-sublime..... potrebbe essere
"magia", "matrice" o "mistero"; è stato anche suggerito il significato di
"membrana" o "teoria madre".......la lettera maiuscola M potrebbe essere, se
ruotata di 180°, la W iniziale del cognome ; oppure ancora, starebbe per
"murky", parola inglese per indicare qualcosa di torbido, di difficilmente
visibile...o transvisibile sublime, quindi nè visibile, nè
invisibile..solo forze, niente materia, sia stringhe chiuse che aperte;
incongruenza maggiore: una particella con massa immaginaria, chiamata tachione
sublime o translucenza sublime....Supersimmetria tra forze e materia, con
stringhe sia aperte che chiuse, nessun tachione.....Supersimmetria tra forze e
materia, solo stringhe chiuse, nessun tachione, fermioni privi di massa .....
Supersimmetria tra forze e materia, solo stringhe chiuse, nessun tachione,
fermioni privi di massa con spin in un'unica direzione (chirali) ...
Supersimmetria tra forze e materia, solo stringhe chiuse, eterotiche, cioè le
stringhe che si muovono verso destra differiscono da quelle che si muovono a
sinistra, nessun tachione, gruppo simmetrico.....Supersimmetria tra forze e
materia, solo stringhe chiuse, eterotiche, cioè le stringhe che si muovono verso
destra differiscono da quelle che si muovono a sinistra, nessun tachione, gruppo
simmetrico E8×E8
Un'evoluzione dello spazio-tempo di stringa sublime può essere descritta in
matematica sublime dalle funzioni come Xµ(s,t) che rappresentano il modo in
cui le coordinate (s,t) del piano bidimensionale della stringa variano nello
spazio-tempo Xµ. Una delle interpretazioni sublimi di questo risultato è che
l'undicesima dimensione è sempre presente, ma invisibile,o transvisibile
sublime.... sia perché il suo raggio è proporzionale alla costante di
accoppiamento della stringa, sia perché la teoria tradizionale perturbativa di
stringa presume che sia infinitesimale transmonade sublime. Un'altra
interpretazione è che la dimensione non sia un concetto fondamentale della M-
teoria.
superstringhe sublimi e supergravità..... sono cinque le teorie di
superstringa : tutte consistenti; consistenza è il primo indizio che permette
di pensare che esse siano anche in qualche modo legate l'una all'altra. Come i
loro stessi nomi suggeriscono, alcune di loro sono chiaramente in relazione.....
significa che la descrizione matematica sublime è sicuramente un risultato
quantistico, sia perché si può costruire ogni tipo di spazio sublime . Quindi si
può passare con molta facilità da una teoria all'altra.
superstringhe sublimi...o....M-teoria-sublime .....La teoria rappresenta le
stringhe come oggetti estremamente piccoli e difficili da
"vedere"....transvisibili sublimi ma mai nulli, transmonadi
sublimi...trans-M-theory...
La teoria quantistica adatta e considera, piuttosto che le stringhe, particelle
che si muovono nello spazio-tempo: è ciò che è conosciuto come teoria
quantistica dei campi.
Poiché le stringhe comprendono anche l'interazione gravitazionale.... si muovono
in un campo gravitazionale.
La teoria delle stringhe gode di supersimmetria sublime o trans-M....in 10
dimensioni esistono teorie di supergravità.........con l'ausilio della
topologia sublime ... in uno spazio-tempo 11-dimensionale, si ottiene la
supergravità sublime..... la supergravità 11-dimensionale non è di per se stessa
visibile ma solo transvisibile: M-teoria, in 11 dimensioni ....su un
cerchio si riproduce la superstringa sublime mentre nella sfera o
transfera della transmonade c'è la trans-M-sublime.... applicandole ad un
segmento si ricade nel caso della superstringa transentità ......ob-getti
multidimensionali .....
Le proprietà non perturbative fondamentali delle p-brane derivano da una loro
classe speciale, chiamate p-brane di Dirichlet . Esse potevano essere immaginate
come incapaci di staccarsi da certe regioni di spazio, sebbene perfettamente
libere di muoversi ......il punto terminale delle stringhe è libero di muoversi,
ma nessun "momento" può fluttuare dentro o fuori la parte terminale della
stringa. La T-dualità presuppone l'esistenza di stringhe aperte con posizioni
fissate nelle dimensioni, che non sono altro che trasformazioni di tipo T.
Generalmente, nelle teorie ...si possono immaginare stringhe aperte con
specifiche posizioni del punto terminale in qualcuna delle varie dimensioni: da
ciò si deduce che esse devono terminare su una superficie preferenziale.
Apparentemente questo fatto sembrerebbe rompere l'invarianza relativistica della
teoria, introducendo un paradosso. Anche la dissoluzione di questo paradosso è
affidata al fatto che le stringhe terminano su un ob-getto dinamico sublime p-
dimensionale cioè la Dp-brana.
Ma non tutte le stringhe sono confinate su brane: l’esistenza di stringhe
chiuse, riesce incredibilmente a spiegare anche la debolezza della gravità
rispetto all’elettromagnetismo: la gravità non è più debole
dell’elettromagnetismo, ma semplicemente appare essere tale. Il motivo risiede
proprio nelle stringhe chiuse: la particella elementare responsabile della forza
gravitazionale, il gravitone, essendo corrispondente ad una stringa a loop, non
è in alcun modo legato alla brana ed è per questo motivo che riesce a sfuggirle,
facendo così sembrare meno intensa la forza .
L'importanza delle D-brane deriva dal fatto che esse permettono di studiarne le
eccitazioni o l'exstasy sublime..... la più notevole delle quali è lo studio
dei buchi neri....Strominger e Vafa hanno dimostrato che la tecnica delle D-
brane può essere usata per conteggiare i microstati quantici associati alle
classiche configurazioni dei buchi neri. Il primo più semplice caso esplorato
sono stati i buchi neri carichi estremi statici in 5 dimensioni....Hawking ....
generalizzato ai buchi neri quadridimensionali così come a quelli vicini
all'estremità o rotanti....un notevole successo....una visione sì coerente, ma
solo superficiale ed escludeva la trattazione degli elementi veramente
fondamentali. Per analogia, è come considerare l’acqua come un fluido continuo
ed incomprimibile, situazione inadeguata quando si tratta dell’evaporazione,
ovvero di quei fenomeni a più alta energia, per cui è necessario lo studio dei
comportamenti molecolari.
Così.... evolvessero nel tempo.... mentre la supergravità considera lo spazio-
tempo come un continuo, la teoria delle matrici predice che a piccole distanze
smetta di essere valido ciò che è conosciuto come “geometria non-commutativa”,
qualcosa di molto simile al modo in cui la continuità dell’acqua si interrompe
per cedere il posto alla descrizione molecolare....ovvero c'è sublimità nella
transmonade o nella trans-M-sublime...Gli antichi greci classificati di ogni
numero naturale n come "carenti", "abbondante", o "perfetto" a seconda che s (n)
è stato inferiore, uguale o superiore a 2n. Si noti che il numero 12 ha 6
divisori, e la somma di questi divisori è 28. Entrambe le 6 e 28 sono perfetti
numeri. Let's riferiscono a un numero naturale n come "sublime", se la somma e
il numero dei suoi divisori sono sia perfetto. Do esistono qualsiasi sublime
numeri diversi da 12?
6086555670238378989670371734243169622657830773351885970528324860512791691264
............................transontologia
.......................sublime.........
..................... si è in presenza dell'arkè o transpriorità o
transingolarità della sublatione sublime . Si delinea una gestell o
struttura sublime della sublatione, o impianto dell'evento sul sentiero
di una analitica dell'esserci o dasein-analytik assentemente presente in
kant, per interpretare l'analitica della transbellezza e l'analitica
del sublime. Si approderà nella sinuosa transontologia del sublime o
sublyme quale bellezza-sublime plotiniana o sublime-nella-bellezza
heideggeriana, già assentemente compresenti nella prioritaria ermeneutica
del sublime longiniana o burkeiana. Si offrirà dispieganza delle
contemplanze del sublime nella classicità, quale sublime della
transmathesis o pitagorico o platonico, o svelatenza di anassimandro
sia nell'apeiron sia nell'archè, quale sublime dei quanta infiniti o
del senza-fine e del senza-limiti o transapeiron: presente assentemente
nell'analitica kantiana quale sublime matematico o gegenstand sublime,
ovvero quale evento sublime della transcendenza, presente solo
nell'evidenza ideale della transpurezza sublime, quale sublatione eccelsa
e nobile magnanimità o magnitudine kolossale , sempre al di là e
sempre al di sopra o sempre oltre il sensibile e del percepibile,
quasi fosse l'alterezza sublime proustiana. Lì c'è la transvisione
della sublatione sublime in transcendenza, sia pure solo nell'esserci
pensante che contempli la transcendenza dei fenomeni ideali o
l'invisibile o l'ideale sublime. L'apeiron dei quanta però non è mai
irreversibile, già per Schelling c'è sempre un senza fine infinitesimo,
o una infinità d' imago nell'esserci o abissalità senza fondale ove c'è
l'eventuanza o si dà diafanè la transvedenza del sublime, quale
klinamen o ab-scissa dell'archè o dell'eventurarsi sublime della
sublatione o svelatenza o transingolarità o transereignis o
transvedenza della splendenza sublime. A quella transvisione quantica si
aggiunse nel corso del tempo una dinamica del sublime interpretata dal
pensiero della dynamis aristotelica, quale sublatione in concordanza
o dispieganza o enucleanza o coniuganza kategorica del dynon o
phyon eraklitiano, quale eventuanza dell' abissale abnegarsi dell'esserci
disubissato o che si transpieghi nell'evidenziarsi svelatenza senza
fine, quale risplendenza sublime o transplendenza sublime o tramontanza
o splendenza sublime o splendezza: qui la transpurezza è transkatarsi
o depurarsi o abnegarsi, e la sua transfenomenica o transmorfia
suscita quel sentimento o quella sublatione o transtensione o quella
intermittenza che tanta fortuna avrà nel pensiero di Burke e di Kant,
tanto da evidenziarsi in diafanè o transfenomeno del sublime o
noumeno del sublime, ovvero il sublime fenomenico e il sublime
noumenico nella transcendenza quale sublatione dell'esserci.
La sublime aritmetica o geometria o matematica innata nelle stelle, è
inerente nel kosmos o è sublime kosmesi la più bella tra le forme
o varietà o manifolds attraverso le quali l'idea, la transmonade
essenziale di bellezza può essere visibile o lì si colga l'idea di
bellezza, nella sua purezza quale transcendenza della sublatione dell'
essere: lì un attimo di bellezza è un attimo d'esistenza. In quell' istante
c'è l'eventuanza che c'è in tutta l'eternità. L'essenza della bellezza è
l'essenza dell'idea, o è la sua completezza senza dolore o angoscia:
è la bellezza della forma visibile o percepibile quale Essenza. Ma tale
elevatezza della bellezza, o sublatione è la trascendenza dell'
essere, o la sublazione del dasein quale sublazione della simmetria
delle forme della bellezza o la sublatione della bellezza della
forma, o la sublatione della bellezza stessa. Qui c'è la completa
armonia o transarmonia afenomenica in sublatione, quale purezza
dell'immaginarsi sublatione della bellezza, o la sua contemplanza
quale arte della sublatione nella bellezza. Quella bellezza che si dà
dalla perfetta sublatione è il sublime che trascenda se stesso, o che
trascenda la bellezza che così trascenda se stessa, o è l'EREIGNIS del
sublime o dispieganza dell' Essere eventuanza dell'Ereignis.
Ereignis, o evento della transcendenza della sublatione dell'essere, è il
pensiero sublime che si pensi sublime pensiero dell'essere sublime, o
originale eventuanza dell' essere sublime. Il pensiero sublime è l'
originale pensiero dell'essere perchè è il pensiero dell'evento sublime
dell'essere abissale o eventuanza dall'Abgrund, o l'eventuarsi dalla
verità abissale del sublime ecstatico dell' essere sublime. La verità
dell'essere sublime è l' Ereignis sublime abissale, quale sublime
Ereignis abissale della verità dell' Essere o sublatione sublime dell'
Essere o Lichtung del sublime, o Essere in cui risplende il sublime. L'Essere
sublime è dispieganza nello spazio-tempo della sublatione sublime
dell'eventuanza. La verità dell'essere sublime eventuanza è l' Ereignis,
ed è l' Essere sublime che transpieghi la verità dell' Essere sublime
come evenienza o transpieganza dell' essere. La morte non è un evento che
ponga fine al Dasein, così il sublime: è sempre presente nel Dasein-
sublatione, come possibilità di impossibilità o transpieganza del suo
essere sublime. La morte è sublime nulla, l'altro-che-entità, il non
ente, il niente o l'abneganza sublime o l' Ereignis sublime, o
transaletheia sublime dell' Ereignis o EREIGNIS della svelatezza del
sublime, quale eventuanza sublime a fondamento della verità ecstatica.
La perfetta sublatione del sublime, quale eventuanza in elevatezza
transexcelsa della transpieganza dell'Essere. L'infinito quantico,
infinitamente grande o infinitamente piccolo, è di per sé l'infinita
sublatione dell'eventuanza sublime. L'infinitamente grande e l'infinitamente
piccolo sono l'eventuarsi della sublime sublatione infinita Quantica di per
sé connessa o quantica sublatione, o quantica infinita sublatione
sublime della transpieganza. Quell'essere sublatione quantica infinita è
in se stessa sublime eventuanza in excstasi, o è l'auto-sublatione
quantica, l'al di là sublime della sublatione transinfinita: la
transublazione del sublime nell'eventuanza della transverità. La sua
qualità è il suo essere-per-sé o il suo eventuarsi sublime o
transublatione transinfinita non più al di fuori di essa, ma in sé quale
essersi o transpiegarsi o eventuanza in excstasi: il suo essere al di là
e al di sopra, o sempre nell'oltre transpieganza dell'eventuarsi
essere quantica infinita è la sublatione di se stessa, quale estetica
bellezza ideale. Così il suo essere al di là di se stessa o al di sopra o
nell'oltre transpieganza è sublime come oltre-bellezza ideale, o essere-
per-sé sublime eventuanza della transublatione transinfinita. LONGINUS
nel suo sublime vago e superlativo eventuò la filosofia ecstatica del
sublimarsi o la sublatione estatica sublime soprannaturale e
sconvolgente, o il mostrarsi asimmetrico della transpieganza
dell'eventuanza. John Donne transpiegò Sublimi idee nella bellezza
celeste e nobile metafisica subliming, o sublimation dell'eventuanza
sublime. Pery-Hypsous o Peri Hupsous transvelò l' ekstasis dell'essere
sublime o l'eventuanza dell'ekstasy quale sublatione della bellezza
classica, o al di là della bellezza ideale. Per LONGINUS è la
naufraganza, o il Peri Hupsous quale sublime transpieganza della
naufraganza. Peri Hupsous è la sublatione sublime dell'eventuanza della
transpieganza transinfinita. LONGINUS , il sublime LONGINUS transvelò
nell'arte l'eventuarsi della transpieganza della bellezza estetica che
non doveva essere per coercizione anche regolare, razionale, ordinata,
misurata e armoniosa, ma abnegarsi nell'eventuanza sublime. LONGINUS
ispirò la sublatione sublime che si transveli al di là e al di sopra, o
oltre le regole della bellezza ideale canonica. LONGINUS consentì
l'eventuarsi della sublatione estatica nella transpieganza Sublime,
quale pensiero poetante di Sappho, Saffo è sempre là nella
sublatione estatica subissata dall'eventuanza dell'abnegarsi sublime.
LONGINUS transpiegò la potenza dinamica sublime nella poesia:
l'annichilirsi o l'annullarsi o l'annietarsi o l'abnegarsi nella
naufraganza diluviana o nella tempesta oceanica, o per sublime sublatione
essersi subissati nelle tempeste vulcaniche. LONGINUS svelò
l'eventuanza della luna sublime o la sublatione sublime dei phaenomena
nei cieli astrali o infernali, non solo come una forma superlativa della
bellezza, ma come una nuova e sublime transpieganza estetica, o
bellissima eventuanza del sublime. Sublimity o Sublimità è una sublime
poesia di Saffo, come bellezza sublime che transpieghi l'aldilà
della bellezza, quale estasi della sublatione sublime o Sublime
transpoiesis dell'eventuanza.
Profonda solitudine è l'abnegarsi sublime, ma in modo che susciti terrore in
sè: è la differenza tra sublimità e bellezza, un equilibrio instabile o
transtabile, è il muoversi transinfinito dell'essersi in dispieganza,
o dell'essere dell'ente dinamico o l'eventuarsi sublime della
sublatione nella transpieganza: il piacere della bellezza è sublimato
nell'eventuanza dell'aldilà o dell'oltre quale sublime bellezza in
estasi sublime, o sublatione estatica che attrae e transpiega, in
compresenza della paura o timore o terrore o angoscia. Il
sublime è la più forte emozione, o la più sublime o l'excelsa, che
la transmente sia in grado di sentire, la più potente di tutte le passioni o
la potenza dinamica o la volontà di potenza o l'omnipotenza o la
transpotenza, è l'intensità transinfinita della sublatione o alterezza
sublime dell'eventuanza.LONGINUS transvelò la sublimità e la situò nella
poesia, inventò l'aldilà della bellezza quale dispieganza della
sublatione sublime estatica, sia pure intrisa di orrore soprannaturale
sublime, quale Analitica del Sublime prioritaria o fondamentale, nel
senso del fondersi e transpiegarsi della sublatione sublime nella
bellezza ideale.
La dispieganza dell'eventuanza sublime quale Dasein si esprime nel
sentimento dell'angoscia o sublatione diseventuale o abnegarsi, o
annegarsi o annularsi o annichilirsi. Il Dasein in excstasi invece è la
sublatione sublime dell'eventuanza, o Ereignis sublime Ontologico della
transpieganza dell' Essere e mostrarsi sublime, o è il transmostrarsi
sublime dell'Essere nella sua transverità sublime o Essere l'eventuarsi
sublime dell' Essere o è l'Essere-in-eventuanza, Dasein sublime, oltre che
essere l'eventuarsi dell' essere sublime quale mistero dell' essere. Essere
sublime in Dasein sublime quale sublatione dell'eventuanza dell' essere
evento e disevento dell' Essere in sé, o dell'Essere che si mostri o si
dimostri nel sublime. Essere transpieganza del Dasein sublime o sublatione
del Dasein della verità dell'essere. La verità dell'essere è la
transpieganza dell'essere transinfinito nel Dasein sublime, o Ereignis
sublime della sublatione del Dasein dell' essere sublime Ereignis. Dasein è
il sublime dell'essere, o è il sublime della verità dell'essere. Dasein
transvede la verità sublime dell'essere sublime, quale aletheia sublime
dell' Essere. Essersi sublimanza nel Dasein che consenta all'Essere sublime
la transpieganza transinfinita nel Dasein, o Essere EREIGNIS del
sublime Dasein dell'Essere transpieganza nel DASEIN sublime. Nel rivelarsi
sublime, Dasein dell'Essere, c'è l'eventuanza del Dasein sublime dell'
Essere transinfinito, o Essere evento transinfinito dell' Essere excstasi
della verità dell' Essere sublime Dasein.
L' Essere sublime è e sarà per sempre il mistero per il Dasein, giacchè
mai l'eventuarsi dell'essere nel Dasein si transpiegherà quale Ideale,
o transpurezza della katarsi o vivenza dei e nei sensi o nell'
intuizione di forme dell' essere fenomenale, o nell'idealismo
trascendentale. La sublimità trascende la stessa ragione o il nous o
la noumenica, è sublime sublatione della terribile e caotica dispieganza
dell'esserci sublime. Così l'immenso oceano o mare agitati da tempeste sublimi
si svelano quale dynamica sublime della transinfinita matematica sublime
della topologia dell'essere sublime o transmathesis sublime, o quale
Idea sublime dell' Infinito sublime o tranfinito o transapeiron
dell'essere sublime. Hölderlin è la transpoiesis excstatica dell'imago
sublime Kaspar D. Friedrich , o Kaspar D. Friedrich è l'Ereignis del
Sublime quale evento della dispieganza dell'esserci Sublime sublatione
del sublime matematico, al di là dell'idea di infinito, quale transinfinità
dell'essere transphysis sublime o transmathesis sublime. L'inizio del
sublime, o l'eclissi della bellezza ideale, si eventuò nell' Essere
della transphysis o Physis sublime dell' aletheia della transphysis:
Kaspar D.Friedrich transvelò la physis excstatica dell'essere eventuanza
della Physis quale Essere-physis-sublime, o Aletheia sublime della physis.
L' Essere la transphysis è l'eventuarsi dell'essere nel sublime imago Kaspar
D. Friedric, quale Dasein sublime o Poiesis sublime dell' essere Physis
sublime, o transpoiesis della sublatione della physis quale immensità
dell' essere. L' imago sublime della
transphysis di Kaspar D. Friedrich è il sublime dinamico, quale eventuarsi
della matematica sublime o sublime transmathesis o topologia dell'essere
sublime. Nel sublime Kaspar D. Friedrich si transpiega la profonda e
transfinita libertà dell'essersi in sublatione sublime. Per Kaspar D.
Friedrich il sublime è trascendenza ontologica quale sublatione del
razionale o del nous o della noumenica, o essere superiore dell'ideale
quale transontologia dell'essere sublime. Schelling e Hölderlin e
Kaspar David Friedrich sono l'imago sublime o la dispieganza della
sublimità della transphysis sublime in sublatione trascendente Sublime.
Kaspar D.Friedrich transvelò l'abissale transvisione del sublime nella
transphysis o nella transmathesis sublime quale topologia sublime
dell'esserci, quale transinfinito abissale sempre di fronte,
gegenstand-imago-sublime, e sempre aldilà, oltre in trascendenza o in
sublatione sublime excstatica. Il sublime imago di Kaspar D.Friedrich è
l'estatica sublatione dell'essersi infinito transvisionario che contempli
direttamente il disvelarsi della transverità sublime, quale sublime
transpurezza katartika o rivelazione sublime dell'imago sublime. Nel corso
della transtemporalità sublime È stato fondamentale il mito dell'imago
Sublime di Kaspar D.Friedrich, o la sua iconomorfia sublime quale modello
apocalittico sublime in estetica sublime. Nella sublime imago Kaspar
D.Friedrich l'annientarsi o l'annichilirsi o l'abnegarsi di sé svelò il
sublime dinamico, o la sublime transmathesis sublime della matematica
sublime dell'essersi sempre di fronte con l'imago sublime transinfinita,
con la transtabilità in pericolo sublime, simile al sublime delle imago
sublimi delle vestigia, asimmetrie nella simmetria, decostruite dalla
instabilità della transpazialità transinfinita in exkstasis. L'excstasi
della sublime imago Kaspar D.Friedrich è instabile, o meglio è transtabile
quale stabilirsi dell'evento dell'imago dell'essere sublime,
quale transinfinita matematica sublime, o transmathesis sublime
dell'essersi transphysis sintagmatica sublime. E' l'excstatica sublimità
dell'imago sublime immaginaria di Kaspar D.Friedrich in excstatica
sublatione sublime transvisiva della transpazialità, o Transvisione
della transcendenza sublime della sublatione excstatica dell'essersi, o
estetica della transcendenza dell'essere sublime o estensione estetica
della bellezza sublime. La bellezza per Kaspar D.Friedrich è La bellezza
sublime dell’imago sublime dell'essere senza fine, senza confine e senza
transtelos, è transevidenza In-fondata e imago abissale, excstasi della
bellezza sublime che si dà nel mondo, c’è nell'essersi sublime bellezza o
estetica excstatica transinfinita. La sublime bellezza è l’estetica che si
svelò in imago Kaspar D.Friedrich quale bellezza sublime che si dà in
dispieganza della verità sublime: il sublime è l' evento della verità
dell'essersi imago sublime. Il suo luogo transcendentale è l'imago sublime
Kaspar D.Friedrich, quale sublatione topologica dell'essere sublime o
transpazialità transinfinita sempre oltre o aldilà delle ontologie
regionali dell’etica, dell’estetica fenomenica o epistemica, perchè il
Gegenstand si svela sempre quale transphysis sublime. La transpazialità
della verità in Kaspar D.Friedrich è l' Abgrund dell' imago sublime in
sublatione
transcendentale, quale verità della transcendenza sublime, la quale
precede e rende possibile ogni altra verità fenomenica o epistemica o
empirica o noumenica. Qui c'è il mostrarsi della Verità sublime, quale
estetica excstatica della sublime imago Kaspar D.Friedrich o singolarità
davanti-alla-sguardo, o senso dell’essere come evento priorità prima del
fenomeno o Essere sublime dell'eventuanza. Pareyson disvelò
l’intenzionalità estetica del sublime enigmatico quale Bellezza sublime
della esteticità nulla, quasi fosse l'analisi
topologico-transcendentale dell’esteticità sublime o sublazione superiore
della conoscenza epistemica. È l' esteticità sublime di Kaspar D.Friedrich
che si dà nell'imago fondersi abissale quale esteticità che si
sottrae o si annulla, si nega o è l'abnegarsi transpaziale e
transtemporale della transcendenza fenomenica, per eventuarsi poi in
sublime imago dell' essersi eventuale. Kaspar D.Friedrich libera la natura o
la transphysis nell’esteticità della bellezza sublime o È la bellezza che si
rimette in gioco nel sublime, o è il sublime che si dà quale
sublatione della bellezza ideale al di là della epistemica o fenomenica
o noumenica. Hölderlin è quella imago sublime dell'eventuanza estetica in
excstasi: per Kaspar D.Friedrich, o Hölderlin, non esiste più la frattura
o la differenza ontologica tra poesia e pensiero, o tra essersi e
transphysis sublime o imago sublime e transmathesis sublime. Hölderlin
svelò il Gegenstand sublime che ci
sta di-fronte quale imago sublime: il Gegen-stand sublime della
sublatione che ci sta di-fronte è l'eventuarsi del sublime Gegen-stand
dell'eventuanza sublime dell'essersi, sempre al di là del categorico o
della vivenza o della mondità o mondanità o della bellezza ideale o
della Fenomenica estetica o noumenica.
Nell’evidenza della bellezza si dà La
fenomenicità del fenomeno della bellezza, ma il sublime Kaspar D.Friedrich
eccede quella transevidenza per essere la transvedenza della sublime
sublatione excstatica dell'essersi libertà nella bellezza sublime o
eccedenza della libertà nel sublime, o l’eccedenza excstatica sublime
dell'imago sublime. La transpazialità sublime di Kaspar D.Friedrich è
la struttura ontologica dell'eventuarsi del sublime nelL’esteticità,
o nella razionalità dell’estetico o dell'epistemica o della fenomenica o
noumenica bellezza. La bellezza sublime di Kaspar D.Friedrich è il senso che
si dà in sublatione, è l’intenzionalità sublime dell'eventuanza
dell’essere-nel-mondo: la bellezza sublime non è più solo fenomeno o
noumeno, ma si dà quale imago sublime dell'Ereignis sublime
dell'essersi. Si dà quale bellezza sublime dell'eventuarsi dell'essere .
L’esteticità dell'imago sublime Kaspar D. è l’eccedenza excelsa della
Bellezza quale imago sublime per eccellenza dell'essersi. Nietzsche
criticò il disinteresse kantiano e difense la bellezza ideale. L’accusa a
Kant è rivolta al suo quietismo della volontà, o fiacchezza, o agli ideali
della conoscenza fenomenica. Per Heidegger il disinteresse non è indifferenza
o una sospensione della volontà, Schopenhauer, al contrario è il più alto
sforzo dell' essenza: è nel disinteresse che emerge e si dà la relatività con
il gegenstand sublime. La bellezza è l’apparire nella luce del fenomeno
dell' apparenza è l’essere-il-piacere o l'esserci-del-piacere o l'essersi-
piacere, non l'abnegarsi, non la sua privatezza, non la sua sussunzione
funzionale o subornazione a uno scopo o a una utilità, nemmeno però
l'abnegarsi nella noumenica. Il piacere estetico trova se stesso solo
nell'essersi. Il piacere è se stesso quando non è di nessuno: solo così può
essere di ogni esserci . Nel piacere estetico ogni essersi è libera
singolarità, o singolarità in perenne transcendenza sublime. La singolarità
Kaspar D. Friedrich è l'imago dell'essersi sublime o singolarità del
sublime,
o lo stabilirsi dell'eventuanza del sublime nell’essere come nella
transphysis dynamis o nella transmathesis transinfinita estetica excstatica.
La dimensione del disinteresse è il luogo dell' evento sublime, dell'
apparenza libera o del mostrarsi dell' essere sublime. La bellezza sublime
quale non-ente, niente, nulla, o evento sublime dell'essere in eccedenza
o sublatione sublime sempre al di là della natura calcolata, o della sua
matematizzante fenomenica ideale o noumenica. Il senza-interesse è una
forma dell'icona del lasciar-essere l'eventuarsi del sublime, o lì c’è
il mostrarsi o
il manifestarsi dell'abnegarsi dell’essere sublime. Il “luogo” della bellezza
sublime e la sua origine si dà nell'epigenesi Kaspar D. Friedrich quale
evento della bellezza sublime o imago sublime del consenso, evento del
senso dell'Essere sublime o La transEVIDENZA o transvedenza sublime
estetica excstatika. La bellezza sublime è la forma dell'eventuarsi
dell'essersi purezza dell’evento sublime, o incompletezza della bellezza
ideale o libertà dell’evento del sublime nella bellezza fenomenica,
categoriale, noumenica, quale Gegenstand sublime o singolarità o
transmonade sublime. L’esteticità dell'imago Kaspar D. Friedrich é la
sublime libertà dell’evento della sublatione sublime nella bellezza.
L’evento del sublime nella bellezza è la purezza dell'imago Kaspar D.
Friedrich: è la vaga erranza e naufraganza nel mondo, è la singolarità
sublime dell'evento nella bellezza, è il nulla o l'abnegarsi
dell'essersi. La potenza dynamis sublime intensità dell’evento senza fine,
senza transtelos, senza translogos, è la libertà sublime dalla cronotopia e
dalla kronologia della mondità o della mondanità. L’evento sublime è la
differenza ontologica dal fenomeno o noumeno del sublime. La sublime
bellezza dell'imago Kaspar D. Friedrich è l’al di là del fenomeno e del
noumeno, è l’al di là della temporalità, transinstabile equilibrio del nulla
sublime senza fine e senza perché, o solo epigenesi dell'Ereignis
sublime Singolarità. La sublime bellezza si dà nella singolarità o nella
transcordanza, quale concordanza dell’evidenza del sublime nella bellezza.
La bellezza sublime è il mostrarsi dell'evento dell'essersi quale evento
del sublime nella bellezza estetica, o singolarità sublime nella
bellezza quale enigma dell'essersi: esteticità della imago della
singolarità sublime.
La singolarità sublime si dà nella bellezza quale evento dell'essersi
senza fine, senza nulla, senza tempo. È fondamento
dell' eterno ritorno del sublime nella bellezza.
La sua singolarità a-temporale non rappresenta più nulla, è solo se
stessa, pura apparenza o evento della singolarità sublime: aldilà del
fenomeno della purezza o noumeno. È la singolarità
che eventua se stessa, fonda la sublimità dell'evento dell'essere. Qui è la
singolarità sublime a gettarsi o abnegarsi nella dispieganza dell' eidos,
o evidenziarsi o mostrarsi nella bellezza ideale. L’eidos dell'imago
sublime Kaspar D. Friedrich, o della singolarità iconica Kaspar D.
Friedrich è La sublime bellezza che si eventua aldilà della purezza
fenomenica o noumenica, quale evento di-fronte, o Gegen-stand-sublime
infondatezza. Nella Recherche Proust disvelò il pensiero poetante della
bellezza sublime:
È l’essersi-com-presi dal sublime nella bellezza o dell' essere sublime che
c'è o si eventua dal nulla, così che è la bellezza sublime a pensarsi e a
farci pensare.
La bellezza ideale Platonica svelò la sua essenza nell’apparire, nell’essere
la più
apparente o apparenza ideale, evidenza della purezza, invece Proust
dis-velò La verità sublime nella bellezza, aldilà dell'adeguatezza ideale.
La verità sublime
non è più la Platonica visione ideale, o la fenomenica o noumenica
purezza
ma la singolarità dell'evento sublime nella bellezza: l’essere è l'evento
del sublime nella sua singolarità o alterezza o sublatione sublime. Kaspar
D. Friedrich E' IL PENSIERO DELl'icona sublime nelLA BELLEZZA non più
ideale, ma singolarità dell'evento della dissonanza nella consonanza, quale
transonanza sublime, o discordanza nella concordanza quale
transcordanza sublime. Rimbaud è
la singolarità sublime della transpoiesis
o Silesius con la sua bellezza sublime che si dà senza perchè,
quale Gegenstand sublime dell'eventuanza, o Proust con lo stile come
visione sublime: l'alterezza o la sublazione sublime Proustiana svelò
l'evidenza dolorosa, quale verità sublime inedita che dischiude l'evento
sublime dell'esserci: e adesso, guardate! Ed ecco che il mondo, il quale non è
stato creato una volta per tutte, ma lo è ogniqualvolta sorge un nuovo evento
sublime ci appare nella sua differenza ontologica perfettamente sublime.È
proprio la sublime differenza che crea l’evidenza della verità sublime,
capace di vedere e sentire più profondamente le differenze:la sublime bellezza
dello stile è il segnale che il pensiero si elevi, che abbia scoperto e
stabilito i nessi tra eventi e fenomeni e noumeni che la contingenza lasciò
separati. Una imago o una icona o un quadro di Kaspar D. Friedrich è
nella sublime bellezza un evento del pensiero poetante: tra il transvisibile
sublime il pensare sublime c'è l'evento dell'essere luce del pensiero, la
luce si pensa o si eventua nel pensiero poetante dell'esserci.L’immagine
dell'imago Kaspar D. Friedrich non è una simulazione del mondo sensibile o
simulazione dell’idea Platonica, è Essa stessa un’idea sublime o l'idea
del sublime quale estetica excstatica, o meglio il pensiero della
sublazione sublime oltre la categorialità fenomenica o noumenica o
epistemica. Nel colore sublime di Kaspar D. Friedrich c’è il pensiero
sublime. La pittura sublime di Kaspar D. Friedrich, per Proust, non solo
pensa, ma è l'eventuanza dell'essere sublime. Nel sublime gli infiniti
vortici viventi abitano il caos, l' invisibile, l'indicibile. Il pensiero
sublime abita il colore o abita il suono quale translogos estetico exstatico,
i colori pensano, i profumi raccontano mondi e idee, il colore pensa da sé.
L’esserci sublime di Kaspar D. Friedrich non è altro che il suo essere
evento del sublime, o della sublatione creata dal sublime. La
sublime imago di Kaspar D. Friedrich si dà come evento sublime del
sublime. È la singolarità sublime che crea se stessa ed è la verità
della singolarità sublime, quale estetica estatica dell’evento sublime o
il rivelarsi o mostrarsi o abnegarsi o manifestarsi dell'Estetica della
Transcendenza sublime. La bellezza sublime ha sempre avuto una relatività
con la verità, Platone ne svelò la visibilità o luminosità o splendezza.
Platone Ideò La bellezza della verità nell’apparenza. L’adaequatio di res e
intellectus, nella bellezza, è un’intuizione eidetica libera della presenza
fenomenica o noumenica. La bellezza sublime è invece sempre eccedente, è
l'excstasi della sublatione nel suo esserci. La bellezza sublime è nel luogo
in cui non ha luogo nulla, nulla che non sia l’aver-luogo del luogo stesso, una
figura che si configura e si costella, quando sono sospesi significato,
causalità,cronologia e intenzionalità. La bellezza sublime è il Gegen-stand
della transpazialità: un difronte o rivelarsi senza Grund, o senza fondo
o senza fondatezza. Per Kaspar D. Friedrich la sublime bellezza è
l’eccedenza excstatica dell'eventuanza. Non è mai una semplice presenza
ideale, o fenomenica o noumenica o epistemica. Kaspar D. Friedrich è
l’evento della singolarità del sublime, o la Differenza ontologica
del pensiero sublime poetante, è l'Essere sublime. L'essere Differenza è
l'evento del sublime. Più nel profondo è l’Essere sublime che si dà,
quale eventuanza del sublime. C’è un’apertura, una fessura, una piega
ontologica che lascia dispiegare l’essere sublime. In tali eventi sublimi
l’essere è la stessa Differenza. L’essere è l’essere dell'eventuarsi del
sublime. Il sublime è l’aldilà ontologico dell’eventuanza dell'essersi.
Nello spazio sublime di Kaspar D. Friedrich La bellezza è il ‘caos’ ed è
singolarità: o meglio è il kaosmos nella transingolarità o
l'indeterminatezza quale transapeiron nell'archè prioritaria, o caos
nell’assenza del fondamento o nella singolarità della bellezza sublime della
transphysis come l’al di là di ogni principio del piacere. La singolarità
sublime Si dà e si immagina senza alcun modello, esprime l'evento sublime
Kaspar D. Friedrich nelle singolarità e nelle differenze, dispiega la
curvatura della sublatione sublime dell'ab- Grund excstatico, ove c'è
la dispieganza degli eventi sublimi. Kaspar D. Friedrich è
la singolarità dell’evento sublime nella bellezza, la singolarità della
differenza dell'eventuanza. The Sublime Is Kaspar D. Friedrich. Ma nessuno
si è mai chiesto del perchè esista una musa della bellezza e non
ci sia una transmusa dell'eventuarsi del sublime. Forse il pensiero
di Plotino viene in sublata svelatenza: già Sul sublime-nella-
bellezza o sublime-in-svelatezza e sublatione Plotino iniziò con il
rifiutare la tradizionale classicità della bellezza come armonia e proporzione,
e sostenenne che quella pare riferirsi o situarsi esclusivamente alla
simmetria. Al contrario, la bellezza risiede innanzi tutto negli oggetti e
nelle qualità , in quanto ogni allontanarsi dalla transmonade verso la
molteplicità equivale a un perdersi in perfezione. Epigenesi della bellezza-
sublime è l’imprimersi di una forma o l'evidenziarsi dell’idea pervasa da
sublazione spirituale soprasensibile o sopraelevatezza transexcelsa o
svelatenza del sublime-nella-bellezza. Plotino ripresentò la tematica dell'
anagogica della bellezza Platonica, là ove l'eterno ritorno dell’anima verso
la transfera delle idee si evidenzi con la contemplanza e sublanza,
rivolta a forme di bellezza spirituali e immateriali o sublazioni ideali.
Platone situò la contemplanza della bellezza in sé, divina e monade quale
forma della bellezza o dell' evidenziarsi transvisibile nell'ideale
dalla transmente, quale armonia invisibile o armonizzarsi o
transonanza musicale o musica della natura stessa o svelatenza o
sublatione della physis o essere estatico-nel-mondo dell'essere.
L'evidenziarsi del fenomeno musicale ontologico, coniugato alla struttura
temporale del suono, o alle specificità estetiche, e recettive o al
percepirsi dimensionale dell’ascolto è il gettarsi dell'interesse o il
mettersi in luce o il costituirsi dei nessi che coniugano le categorie
concettuali tradizionalmente impiegate dalla fenomenologia della musica in
sublationi estetiche del suono sublime. La musica o un suono? Cosa c'è in
risonanza o ci sia nell'eventuarsi in transonanza? I possibili eventi
o interpretazioni? All’origine, la musica pare risolversi tutta nella
filosofia, come modello dell’attività del relazionarsi o dell' armonizzarsi
dei suoni dall'acuto al grave, all’intonazione del modello scalare: il
filosofo è già musicista, come narrò Platone Fedone nel sogno fa già musica
altissima o sublatione sublime. Nel Sofista la filosofia è musica, perché
evidenzia le modalità dell'accordarsi e dispiegarsi nella completezza.
Musica e filosofia sono l’interpretazione pitagorica dei paradigmi di
relatività del fondarsi, al di là del relazionarsi mondano ma quale
sublime sublatione. Filosofo e musicista sono una destinanza nell’oblio:
hanno una vocazione per la musica ma si dedicano alla filosofia o
viceversa. Sono persi o presi in una naufraganza che sfugge: le relazioni
fra musica e filosofia si svelano nell'eventuarsi della transpoiesis
sublime, o nel crearsi della sublatione estetica estatica. Lì la
filosofia è musica o la musica è il mondo che canta, e la musica è il
sublimarsi nella filosofia, ma con profonda asimmetria sublime. Quel
situarsi sublime in sublatione estatica è l'eventuarsi di una
tragicità immanente, quasi una destinanza che ancora è in attesa di una
risposta che non si è data e non si darà mai. Problematica o
interpretazione che viene in luce o è l'eventuarsi della musica
sublime all’interno della bellezza estetica della musica stessa, Quale
transonanza excstatica della sublatione musicale o il sollevarsi sublime
della biforcazione tragica, nella quale il filosofo vede scissa la transmonade
musicale o dell'INDETERMINAtezza Sublime della transonanza o
transvisibilità ideale poetante. Lì c'è l'evento sublime che si eventua in
trascendenza ontologica, o la transontologia sublime dell' Essere Kaspar D.
F. è l'evento che dispiega la verità sublime ed è il fondamento del
sublime o
autosvelamento dell'essere che è senza fine. Kaspar D. Friedrich è la
struttura ontologica della sublatione sublime, è ontologicamente inseparabile
dal sublime perché è l'essere eventuanza del sublime dell'essere.
L'immagine ontologica dell'essere sublime è Kaspar D. Friedrich che si eventua
nell'imago sublime ontologicamente, secondo il sublime dell'essere o
l'eventuarsi dell'essersi. L'accadere della verità sublime è l'evento
dell'essere sublime, è l'evento che si eventua, è l'increspatura dell'onda,
l'abisso di cui non si può mai trovare il fond-o-amento: c'è Kaspar D.
Friedrich Dietro l'immagine del sublime o nell'abisso del non-fondamento
sublime o la stabilità strutturale di René Thom!
L'ì c' è un continuo abnegarsi nell'abisso del non-fondamento, la vertigine
del sublime, Niente sublime, destinanza sublime insensata, atroce,
inafferrabile, Vuota abissalità della sublatione sublime vertigine
dell'Abisso. Il darsi sublime ed abissale del suono, al di là della bellezza
musicale quale sublazione estatica del sublime nella transonanza sfugge
ad ogni semplificazione logica, ed è irriducibile ad una sistemica formale o
adeguatezza ideale. Gli aspetti udibili, quali ritmo, forma, densità o
rarefazione di eventi sonori, sono la morfologia del suono estetico-musicale
in evidenza spaziale ideale o eventuarsi ontologica, quale opera
eventuale transpoietica, mistica e fisica, tattile e riflessiva in evidenza
o un eventuarsi sublime dell'indeterminata sublatione. La fenomenica
è il mostrarsi del fenomeno sonoro quale purezza del suono. Un suono non
possiede nulla, nè ha il suo essere
nel fenomeno sonoro. La struttura ontologica della musica è la transonanza
sublime dell'eventuarsi dell'essere o la transarmonia sublime, lì c’è una
strutturarsi dell'eventuarsi della transtemporalità.
L’indeterminatezza sublime si eventua nelle consonanza dell' altezza, durata,
timbro, intensità per eventuare dissonanze o transonanze quale s-fondatezza
dell’eventuarsi excstatico dell'estetica della bellezza musicale, o l’idea
della bellezza o la fine dell’estetica o l’essenza estetica, o il suo
essere-per-i-sensi o estetica del fenomeno creativo. La composizione
musicale quale evento sublime è l'eventuarsi della decostruzione della
transmathesis sublime:
matematica sublime dell'excstatica estetica
mistica di eventi liberi della verità.Gli eventi sonori sublimi o
cromodinamici sublimi
della transtemporalità musicale sono la disvelanza del sublime nella
bellezza , o è l’eventuarsi del sublime essere dispieganza della
singolarità. La transtemporalità nella musica sublime è la transonanza
sublime dell'eventuarsi o abnegarsi, sistole e diastole, dell'essersi,
è transpazialità o insorgenza di fenomeni o noumeni, è immanenza di
presenza e assenza, o eventi sublimi assentemente presenti o presentemente
assenti, oltre la simmetrica bellezza ideale; è il vuoto abissale sublime
che accoglie l’eventualità del mostrarsi o il manifestarsi transpazio-
temporale dell’evento poetanza. La bellezza sublime risiede nelle composizioni
timbriche in assenza di strutture di referenza; nell’accadere discontinuo di
suoni e silenzi sublimi; nell’emergenza delle transonorità dalla risonanza o
dissonanza creata dagli eventi transarmonici. Il tempo musicale della
bellezza ideale si disvela così quale misura vuota, come se fosse bolla
fullerenica o transmonade che scoppia sulla superficie del silenzio: il
centro attorno a cui gravitano tutte le forze, le diramazioni, le infinite
possibilità, è sublime silenzio. Il silenzio è transcentro abissale
immobile, é spinta ad agire, impulso, motore immobile della dynamis sublime
quale eventuanza della transmathesis sublime: il silenzio sublime è il
fondamento, principio o priorità della musica sublime, il suono sublime
esiste, si manifesta, si espande e si esaurisce è il mostrarsi della dinamica
sublime.
La dinamica sublime del mostrarsi ed abnegarsi dell'evento musicale, o
manifestarsi del fenomeno o noumeno sonoro è l'eventuarsi dell' essere non è
altro che sublime. Il suono sublime ha una eccedenza excstatica che non si
lascia imbrigliare nelle simmetrie matematiche: l’evento della transonanza
sublime è la dispieganza degli eventi sonori sublimi misteriosi, il suono
si riempie subito di latenze espressive che consentono all'esserci di
ascoltarsi, di scoprirsi, di incontrare se stesso, attraverso le emozioni che il
suono dell’evento sonoro sublima aldilà della parola, della semantica di
referenza. La musica è Il dispiegarsi della transtemporalità dell'evento
dell'essersi sublime, o struttura ontologica transarmonica della
temporalità sublime. Il tempo della musica sublime è la temporalità
musicale dell'eventuarsi ed abnegarsi dell'essersi sublime: la musica
sublime è la disvelanza della bellezza al di fuori della purezza o
transvisibilità, quale sublime bellezza che vola lontano dall’ideale
apparenza fenomenica o noumenica per eventuarsi in excstatica catarsi
sublime, o l’idea di un sublime musicale o transfonico. La sublazione
sublime o transexcelsa di Leibniz si svela invece nell' essere della
transmonade o archemonade quale intenzionalità ontologica-metafisica.
Leibniz pensò per primo che nulla c'è senza il sublime matematico,
o nulla c'è senza il sublime nella bellezza o il sublime nella
transmonade. La sublatione transexcelsa si eventua già nella
transmonade o archemonade quali singolarità o punto métaphysique, o
sublation dei metafisici punti prioritari dell'essere delle transentità.
Qualsiasi transentità che è di per sé è costituito come transmonade. Leibniz
svelò la sublation excelsa della transelevatezza del sublime nella
bellezza, non c'è bellezza senza sublime e non c'è sublime senza
bellezza, anzi solo il nulla è senza sublime bellezza. Il sublime è
già nella bellezza giacchè la sublation si eventua nella transmonade
afenomenica quale transexcelsa transinfinita nell'archemonade, o
transapeiron sublatione nella sigolarità sublime della bellezza, non
dopo o nel futuro nè post, ma sempre nella priorità transinfinita
della sua essenza. Il fenomeno della sublazione dinamica si transevidenzia,
quale ideale della bellezza sublime, solo dopo essere già stato
sublation della transmonade sublime. Leibniz ci dà la svelatenza della
sublatione o sublazione o essere eventuanza sublata, quale essere
sublime o sublimanza che si sottrae sublime o è l'abnegarsi in
transinfinita sublazione o transublazione transexcelsa o sublanza o
transublanza o elevazione o sollevamento o transelevatezza, che possano
essere più facilmente comprensibili in termini di sublimanza, una sublime
sublation della transvisione estetica: la sublazione è la sublimanza
della bellezza, la sublazione leibniziana è la sublimanza della
transmonade, è la sublimanza dell'esserci, la sublimanza del dasein, è
la sublimanza dell'intenzionalità sublime nella bellezza estetica, è la
transexcelsa sublimanza dell'eventuanza dell'essere.
L' up-sollevamento o Aufhebung è solo la sublation ideale della
entità o superentità o ontica, giammai la sublazione exstatica della
sublimanza ontologica dell'eventuanza dell'essere.
Dopo il chiarimento della natura attiva, come slancio della sublazione
sublime nella bellezza transestetica, Leibniz svelò anche la
sublatione dinamica o dynamis sublation del sublime dinamico, lì lo
slancio è la gettanza della sublimanza o della sublazione dell'essere.
Quella è la caratteristica fondamentale della transmonade in sublazione,
quale struttura ontologica dello slancio della sublimanza.
Se si interpreta l'essenza della sublatione quale transmonade in sublimanza
quale slancio dell' essere sublime, quale transperfezione o
transcompletezza della transmonade sublime l'intenzionalità sarà la
sublazione excstatica o la gettanza della sublatione o lo slancio
sublation del sublime. Leibniz pensò anche la sublatione fenomenica o
noumenica o epistemica o ontica, ma la sublazione ontologica del
Dasein, la costituzione dell'esserci quale essere sublime in sublimanza
svelò a Leibniz il modello per la comprensione della sublation-monadology:
una transmonade sublime indivisibile e completa, paragonabile alla dasein-
sublation. Quell' idea di essere una metafisica sublation in sublatione
metafisica o transcendenza quale transublatione o in transublimanza è la
struttura fondamentale della transmonade sublime, o l'idea di essere
transublation senza limiti o sublatione dell'infinito o del transapeiron
o del transfinito quale transinfinita transublimanza del Dasein sublime,
quale idea della sublatione dell' essere o essere inteso come Dasein
estatica del sublime o Dasein-sublation-Leibniziana ontologica del
sublime nella bellezza. La transmonade ontologica è lo slancio
della sublation-dasein e non deve essere intesa come una speciale forza
dello spirito, ma in una modalità ontologicamente strutturale: la monade non è
anima, al contrario l'anima è una possibile modifica della monade. La dinamica
della sublatione non è un evento occasionale ma è, essenzialmente, La
struttura ontologica estatica della dynamis-sublation. Anche per Plotino
la transvisione della bellezza sensibile è fondamentale nella katarsi e
ascesi e purezza : L’anima purificata diventa forma, una ragione, si fa tutta
incorporea, intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte
della bellezza e del sublime-nella-bellezza, la bellezza-sublime dell’anima
consiste nel rassomigliare al dio o nella svelatezza della transmorfia
divina, poiché da lì deriva la bellezza-sublime e la natura essenziale dell'
essere. Transvisione di svelatenza delle immagini della vera fonte della
bellezza-sublime in sé, la bellezza-sublime a tutte le transentità la dà
rimanendo in sé, senza ricevere nulla in sé.
Platone non aveva condannato l’arte mimetica, mimetike techne , ma solo quella
che imiti il sensibile e non il modello intelligibile, o l’idea. Plotino
sostiene che l’ arte si sviluppi da un’idea presente nella transmente capace
di imprimere o transformare: l’arte non è più così imitatio
dell’ingannevole mondo delle apparenze sensibili, né subordinata alla
contemplanze di un’essenza metafisica e sovraindividuale, bensì è in sè
un’idea di bellezza sublime, o è la svelatenza del sublime-nella-bellezza:
una tesi Plotiniana destinata alle poetiche della sublatione platonica ,
per la transvedenza o svelatenza del transmito di Kalypso la
disvelatezza della sublatione sublime-nella-bellezza, quale transbellezza
in transestasy transtabile, diafanè, fluttuante sublazione, phyon o
dynon o transmorfia o transplendenza sublime o splendezza sublime in
sublatione transdelirante assentemente presente, o che si sveli solo
nell'infinito o nel transinfinito o nel senza-fine o nell'abisso del
senza-entità della transvedenza o che aleggi sempre entousiasta , nella
sublatione sempre ab-scissa dell'essere-sublyme in transublimanza o
transexcelsa alterezza quale svelatenza della bellezza-sublime o
sublime-nella-bellezza, o come disvelò Proklos la sublimanza quale
elevatezza o sublatione sublime della bellezza. Proclo o Proklos per
primo pensò la sublimanza quale sublatione o alterezza della
bellezza ideale, quale exstasi excelsa della bellezza nel sublime
o sublime nella bellezza, in un sistema ancora ontotheologico ma che
disvelò la sublazione sublime. La trascendenza della sublazione
transestetica è l' infinito sublime, o transapeiron nell'archè, o
trascendenza sublation del dasein o struttura ontotheo-logica del
sublime: Sublazione sublime dell' essere Divina khora o il nulla
sublime al di là dell' essere bellezza ideale, o il vuoto abissale
quale nulla sublazione del nulla, quale transpazialità in sublatione
sublime o Divinità che c'è ma sempre al di sopra o come l'al di
là nel mezzo del dasein o essere sublime sublatione nella bellezza
ideale. La trascendenza della sublation-dasein transeleva, dà la
transelevazione dell'alterezza dell' essere, quale Dasein-sublation
sublime sempre al di là e al di sopra della bellezza ideale platonica
o kantiana per essere sempre una sublatione mistica che trascenda
l'estetica del cielo e della terra, o del kosmo quale armonia
kosmetica. Proklos pensò la purezza della sublatione cosmica
quale trascendenza del dasein sublime quale trascendenza della
sublazione, o transublatione sublime sempre aldilà dei modelli
ideali della bellezza Platonica, o quale decostruzione della mistica
Platonica o della visione estetica dionisiaca. Proklos introdusse
l'idea del sublime quale trascendenza dell'alterezza o della
sublazione mistica, per disvelarsi nella transfera cosmica, e
transformare anche la Divina bellezza, una dichiarazione incredibile o
inaudita per un neo Platonico. Lì il sublime è sublatione come
un grande Daimon, che Proklos immagina come una cosmica sublatione
dell'universo sublime.
La Trascendenza della sublatione è transinfinita anche nella
profondità dell'essere abissale, o transinfinito sublime del dasein-
sublation , in una discendente spirale per essere l'essere di per sé
sublime sublatione che soggiorni nella bellezza ideale. Il Sublime è in
grado di tornare in se stesso, è sublatione transinfinita per Proklos,
e se ritorna in se stesso è perfetto da sé, soggiorna in sè o nella
bellezza ideale, è l'essere in sublazione dell' essere nel non-essere o
nell'essere dell'entità o nel niente o nel nulla. Essere la
sublatione sublime dell'Essere: così parlò però per prima Kalypso.
Il transmito del sublime iniziò con la transvedenza della
sublatione sublime, quando tutti fuggirono dalla distruzione o dalla
katastrophè. Solo l'eroe della naufragranza svoltò altrove, quale
prima katastrophè sublime, verso il transmito della Nympha Kalypso, la
dea della bellezza sublime diafanè in sublatione o la
singolarità primigenia della transmusa del sublime.
Gli dèi della bellezza Olimpica o la dea della lucentezza o della
splendezza, desolati, disvelano la destinanza della naufraganza in un
isola boscosa quale ombelico di tutti i mari. Una dea sublime abita o
soggiorna nella transradura sublime figlia di Atlas, il mago o padre
della magia o dei miraggi sublimi. E' la transmusa della
transvedenza abissale che abita le profondità dell'isola di Ogigia, è
la Nympha del sublime o la Nympha Kalypso, è la dea dell' essere
sublime o Kalypso distesa nel mare sublime, con brezze ariose, oltre
l'oceano sconfinato, superiore, immersa nel mare e nella transonanza dei
gabbiani, sulle violette increspature dell'oceano. Là la Nympha Nello
spazio della transradura sublime interna accoglie l'eroe della
naufraganza, lei stessa la dea sublime, cantando con una bella voce,
una sublime armonia afenomenica o transonanza o transcordanza, alla sua
transvedenza, diafanè, transvisibile in una navetta dorata. L'ingresso è
diafanè malvarosa in transvedenza e profuma di cipresso, sotto gli
archi delle cave c'è una vasta distesa, o sublatione della
transpazialità, di giardini di vite: qui ha avuto inizio la vicenda o il
transmito della sublatione sublime, come le acque cristalline e violette
in diafanè, lì nella meraviglia per la transvedenza dell'essere sublime.
Kalypso la sublime dea si svelò quale sublatione faccia a faccia in
nobile alterezza, quasi estranea all' eroe della naufraganza, ma dentro
la singolarità quale sublazione transinfinita nell'archè: seduta
sulla riva o sulla transradura transpaziale abissale in transplendenza e
sublatione e pianse nel suo cuore con lacrime, sospiri, dolori,
doglianze. Kalypso la sublatione del sublime in transonanza e
transcordanza con l'ermeneuta Hermes, seduto in sedia lucente, iniziò a
interrogare o interpretate la dea della sublatione sublime: Quale è
la missione qui, Hermes, dio della bacchetta dorata? Lei è la dea della
sublime accoglienza o coniuganza sublime che consenta alle desideranze
delle sublationi sublimi con ambrosia, mescolata con nettare di
malvarosa. Kalypso la dea sublime della sublatione al Dio ermeneuta
Così si svelò: La dea Kalypso della sublatione sublime transradura
transpaziale abissale Ogigia, mondità sublime e subliminare e luogo di
vento e onda che transconcorda in transonanza. Dea sublime, notte-
tempo, dopo aver trascorso il giorno seduta sulla spiaggia rocciosa
sublime, e soggiornato in transcordanza con uno spargimento di
lacrime e angosce e doglianze in contemplanza transvedenza così parlò
Kalypso: Ascolti infelice eroe della naufraganza. Venga qui e prenda
gli strumenti di bronzo, tagli e costruisca in elevatezza, in modo tale
che si possa procedere nel nebbioso oceano. Io stessa le darò vestiti da
indossare e invierò un giusto vento che le consenta la sublatione sano e
salvo la salvezza, grazie alla sublime divinità. Le sue parole finì,
così parlò la sublatione sublime ed uscì rapida in volo: Dea della
sublatione sublime o dell'abisso sublime, così sconcertante e così
pericolosa. Sublimi parole della sublatione o così parlò Kalypso dal
sorriso sublime e carezzevole più solenne e più temibile e più beata
degli dèi, in seno nelle insenature abissali sublimi transinfinite
della divinità della sublime Dea Kalypso, mentre le sue ancelle
transversavano nettare e ambrosia. Kalypso la dea sublime della
sublatione parlò così. Allora, la mente è saldamente fissata nell'eterna
sublatione del ritorno? Và eroe della naufraganza e la gioia sublime
sia lì, al di là nella sublime sublatione. Così parlò Kalypso la
transmusa della sublatione sublime e affondò il sole e le tenebre, quindi
il piacere l'un l'altra con le Nymphe in lungo mantello argentato,
grazioso e delicato: un bel giro d'oro in cingoli sulla sua vita e una
sciarpa scivolò sulla sua testa. Poi transformò la mente dell'eroe della
naufraganza per la partenza. Lei gli donò una grande ascia di bronzo,
facile da esercitare, con doppia lama, bella e lucida, transportò di gran
lunga alberi ad alto fusto in piedi lì, torreggianti in abete bianco,
pronti per restare a galla facilmente in transequilibrio transtabile.
Kalypso diafanè sorgeva nella transplendenza, tornata ad essere la dea
dell'eterno ritorno del sublime, iniziò ad abbattere alberi. Quindi la dea
del sublime attraversò le transtringhe e li connesse in
transcordanza o in esattezza, in una armonia invisibile di coniuganze
sublimi transvisibili. Nel frattempo la dea del sublime transportò
frammenti di veli per le vele della navetta dell'eterno ritorno
sublime e la chiamò Lady Kalypso; bagnò e rivestì in dolci indumenti
profumati l'eroe della naufraganza e a bordo gettò un' altra e più
grande fragranza per un giusto vento caldo e gentile! Che cosa sarà di
me? Così parlò Kalypso: che cos'è che si dà nel giorno sublime?
che cos'è che si dà nel tempo sublime? che cos'è che dà i sogni sublimi?
che cos'è che dà l'universo sublime? che cos'è che dà la notte sublime?
che cos'è che dà le stelle sublimi? che cos'è che dà alle pupille il
sublime? che cos'è che dà il sublime? che cos'è che dà il mito del
sublime? che cos'è che dà il silenzio sublime? che cos'è che dà l'anima
sublime? l'essere sublime? essere assentemente presente nel sublime o
essere presentemente assente nel sublime? La transvedenza diafana
dell'essere sublime dell'essere o essere il sublime dell'essere o
essere sublime in essere? Tenera è la morte sublime, tenera è la
morte quando s'annuncia con le stelle sublimi, quasi fossero pupille
volanti del sublime. Oh quanti giorni ancora e poi il nulla sublime?
Si vedranno le pupille sublimi nella notte sublime, quando saliranno
al cielo quali stelle, oh le regalo il nulla sublime, perchè si
possa colmare d'infiniti baci, mah i sogni che aleggiano la morte
sono già giunti in punta di piedi, prima della fine dei tempi,
quando la follia approda al mattino, prima che la luna sublime eclissi
e il sole canti le lodi al cielo. Oh arriverò a sognare il vuoto
sublime, pieno di sublime, denso di sublime? Ah essere più
imprevedibile delle onde, più libera dei sogni, più lontana delle
galassie, quale essenza errante nell'universo del tempo sublime, ah
l'abisso sublime dei sogni ove ogni luce narra la transinfinità
sublime, quale essenza che possiede in sé l'indeterminatezza del
sublime. Nell'anno della morte e della creatività venne la dea del
sublime per l'ultima volta, nei secoli, tra un secolo, così parlò
Kalypso, avrà un quarto d'ora ancora soltanto e così nei secoli che
seguiranno: saranno transinfiniti quarti lunari sublimi per
transinfiniti secoli sublimi. Venne dalla bianca neve per la
naufraganza nel mare del sublime, ove è inebriante naufragare, per
l'ultima volta, nel secolo di un tempo sublime al tramonto, quale
splendenza sublime o quale archè dell'essere sublime o quale nuova
inizialità dell'esserci sublime, sì ma con chi? Poiesis sublime o
transpoiesis, come la dea del sublime nel deserto, come la dea nel
nulla sublime si svelò nella transplendenza, solo di sé ma non disse
nulla disvelò la sua misterica bellezza sublime. Ah solo un tempo
sublime ci dà la vivenza sublime, mentre gli universi si giocano
l'esistenza. Ah a volte la sera sublime viene d'incanto, senza la
transvedenza mondana, senza pace, senza terrore, senza volare. Si
ascolta la transonanza del sublime con il senso dell'attesa delle
parole dell'incanto, che fu sublime, in un epochè di dasein e di
morte. Lì si sogna la dea degli eventi sublimi, senza averla mai
vista, nè udito il fascino della sua transphonè, ma la si sogna
così come è in transvedenza: sublime, altera, fin al punto
d'infilzare i cuori con la luce dei suoi occhi e lasciare alla deriva
gli esseri della speranza. Sublime l'accolse morente, dopo la
battaglia e l'incontrò di notte alla luce degli incanti sublimi:canti?
Le chiese. Mai, rispose. Ah le stelle , non sono mai lì per
rispondere ai sogni sublimi dell'essere. Ah perchè c'è la
transvedenza stellare? Perchè c'è la transvedenza nel mondo? Perchè
d'improvviso, d'incanto, senza attendere né preghiere nè desideri? perchè
quando la luce scompare e le ali della notte paiono avvolgere ogni
orizzonte, ogni evento, ogni tempesta, solo allora la stella del
creato lancia al mondo la sua seducenza sublime e fa volare i sogni
nella transmente senza luce nè splendore? perchè l'altera si disvela
verso sera, quando ogni speranza del giorno è nulla e induce a pensieri
disperati e disperanti? perchè la stella è indifferente ai giorni a
alle notti e all'essere e alla morte? E appare solo quando la sua
intenzionalità lo desideri? Ah essere accolti nel genio sublime della sua
essenza e con sorpresa,
quasi fosse una guerra lampo: alle domande rispose con un sorriso
sublime e indicibile: chi credi che decida? La dea del sublime da
sola, giacchè è inizialità dell'erranza sublime: gli eventi sublimi
sono già nella transmente, perchè transinfinita e sempre oltre gli
altri genii. Ah volare oltre l'orizzonte per assistere all'evento
del sublime, ma la notte dissipa le sue ombre e le ali non
spuntano al calar del sole, forse sarà per un'altra sera, quando
l'atmosfera brillerà di nuovo con la luce sublime e l'incanto svelerà
all'essere i misteri sublimi del mondo, solo allora la dea del sublime
accoglierà la desideranza, perchè solo allora la dea sublime desidererà
salvarci. Oh già l'universo imbruna e aldilà del tempo scelto dagli
eventi i venti secolari trascorrono, col senso del sublime nulla:
prima? Chissà? Poi? Ci sarà? Forse la sua transvedenza diafana lascerà
credere d'essere lì per il nulla ed invece è con la testa nei suoi
pensieri e con la transmente nei pensieri della divinità sublime, con
il corpo nei desideri e con la transmente nei pensieri del nulla
sublime, del niente sublime ma mente sapendo di mentire, senza venire
al mondo, senza essere presente all'essere quale sublime transpoiesis
in estasi sublime, quale splendenza in estasi tra i sentieri che si
biforcano, l'invisibile presenza della divinità sublime s'eleva e
indica la via della sublime destinanza, aldilà sublime o
là nelle colline tra il mare e il cielo, lì la dea del sublime
offrirà i suoi doni all'essere che lasciò la sua vita agli inferi,
per svelare il sorriso della seducenza sublime, che riempì la
transmente, ogni attimo, dal fuggente al mai giunto in prossimità degli
eventi sublimi. Non c'è più la desideranza: è la flebile luce che
s'offre alla assurda essenza del bruciare per esistere. Ah l'estasi
sublime è svanita nel nulla, nel niente si vive una sola volta, la
prossima non ci sarà: né in cielo, né nel creato dell'evidenza ideale.
Ah l'estasi sublime che si lascia consumare piano, quasi fosse
prelibata delizia della notte sublime, la quale arriva in punta di
piedi e mai lascerà l'essere silente, con i suoi occhi splendendi più
delle stelle vicine o che brillano in lontananza siderale. Si desidera
allora aprire la porta ed uscire dall'incubo che assale ogni orizzonte
e lascia solo il nulla, quale unica consolazione della sera che arriva
prima del brillio stellare e si lascia andare alla deriva: non si gioca
più con la sorte, né si ascolta più la voce delle illusioni, si
ignora l'assenza assoluta, si mitiga il vuoto con il vento dell'evidenza
ideale, si lascia alle lusinghe il tempo necessario per sparire. Da
lontano si sogna le estati senza estasi, senza parole per parlare al
cuore più profondo degli universi e si chiede a chi lì vi abiti, per
quale ragione la luce abbia abbandonato la sua essenza estatica ed
ora opprima quale ferita della transmente? Ah come è sublime amare
quando si pensa al suicidio al mare, ah il tempo dell'esserci può
essere letale. Lì lunghi anni son trascorsi d'incanto sublime solo
per attenuare il risveglio: la sera sublime richiama le sue stelle e
la luce raccoglie le sue ultime transvisioni, per sparire e
riposare, ah dove andare? Se chi si vuol raggiungere ama il sublime
errare? Altrove? Là ove la voce non risuona mai nell'udito della
transonanza? E i transensi si perdono tra transinfinite varietà come
fiori senza profumi e lumi con la forma delle ombre sublimi? Addio ai
pensieri che giocano solo con le illusioni e lasciano all'incanto il
sublime: tanti anni luce saranno mitiche immagini sublimi? ah il profumo
della partenza è sublime o è intenso come quello del suo arrivo.
Sublime giacchè si sogna d'essere aldilà dei paradisi perduti per
delirare con il peccato e il senso dell'essere sublime, in un mondo
sublime che parlerà alla sera sublime e alla luna? Mai si saprà.
Con i raggi di luce sublime, unico regalo della dea della desideranza
sublime, la transmente naufraga nel tempo sublime: nell'essenza
dell'essere sublime, quale abisso ob-scuro sublime che scava dentro
l'exsistenza per colmare il niente sublime. Ah l'abisso sublime che
s'insinua denso d'oscurità, abitato dalla dea del sublime più atroce,
quale assenza assoluta dello s-guardo astrale o della transvedenza,
che male, ora, ma non vale, presto sarà diverso, lì nell'universo
sublime che non c'è più, nè mai più ci sarà, chissà? Lì la sera
sublime del dì della transonanza si ascoltano i passi della
transcordanza sulla catastrofe sublime, con i pensieri del corpo più
dolce dei sogni: solo lì tra la luna che s'imbruna e la sera sublime
del dì dell'evento sublime della splendezza, lì sorgerà quella luce
sublime che incanta anche la notte più buia e più tersa dell'anno
sublime: chi sparirà per primo? Forse chi apparirà tra un mito e un
sogno? O chi lancerà un sussurro più profondo d'un abisso sublime? Oh
la vertigine sublime dell'assenza com-prende i transensi e l'essere
sublime vacilla sull'orlo della voragine transinfinita e guarda il
nulla sublime abissale attante in deriva dell'universo: là ove è perso
ogni transenso e il sublime regna con l'assoluto. Ah ci fosse almeno
il tempo per osservare la fine dell'essere nella profondità sublime
abissale dell' essenza sublime con quella leggerezza che invita al
disincanto sublime , oggi non si sarebbe più qui a tremare per il
niente che s'inabissa nell'essenza dell'essere e lo riempie di sublime,
con la densità che rende estatica anche la bellezza terribile del
sublime: perchè la catastrofe sublime che tutto divora ora dimora nel
nulla sublime abissale. Lì là in fondo nell'abissale icona
dell'essenza del sublime o transvedenza diafana del sublime, là
nell'abissale catastrofe sublime in diafanè nell'essenza dell'essere
sublime abita sovrana. Ah l'angoscia sublime che pervade l'essere
sublime, quando il nulla precipita nell'abissalità e naufraga con
l'estasi sublime. Là lì si abita nel vuoto sublime catastrofico
che inabissa il transenso del niente sublime, il sommerso che inabissa
l'immerso sublime: è la catastrofe della transmorfia sublime che
capovolge l'essere e lascia prevalere il niente sublime. E' una
piccola increspatura che dà l'entusiasmo al nulla sublime, nella
transvedenza in luce diafana inabissando l'essenza della storia e il
transenso della storia, quale storia del transenso del sublime
nulla. Lì là ove abitano coloro che son morti per la dea del
sublime. Lì non c'è paradiso, né inferno, né limbo, né purgatorio
si abita il luogo del sublime in fiore: non è un luogo sacro
giacchè la dea del sublime li ha sacrificati, è una transtopia
d'attesa della divinità sublime o una transpazialità abissale sublime:
si è abbandonati lì per sempre e non si desidera l'eterno ritorno
nel mondo , né si aspira ad un altro mondo. La transvivenza
continua lì tra il colore e i profumi della dea del sublime che li
circonda con l'unica consolazione possibile: essere sublimi nella transtopia
sublime dell'essere sublime o nella transpazialità abissale sublime?
Perchè la dea del sublime li cura come se fossero in estasi abissale
sublime? Fiori sublimi tra fiori sublimi? Ah lì l'assenza invade la
transmente e la riempie di presenze simili all'assenza o al nulla
sublime. A niente giova pensare quale sarà la destinanza, in una
esistenza ove al nulla succeda il nulla, senza posa, né timore che al
transenso del niente prevalga una ipotetica salvezza. A cosa pensare
quando nulla è possibile per sedurre l'essere sublime? E' meglio
chiudere la transmente per precludere qualsiasi desideranza per placare i
dolori del senso del nulla sublime. Ancora un attimo e tutto
scomparirà e i ricordi saranno abitati dalle presenze fantasma parlanti
la lingua dei morti. Si spera d'accedere subito alle prossime stagioni,
senza attendere eventi che preannuncino già incontri nefasti. Alle volte
è possibile ascoltare la transonanza della voce sublime e lontana, ma
il transenso dei desideri è sempre rivolto verso altre stelle con la
transmente ancora densa di transcordanza di pensieri inutili e si decide
di lasciare a chi sappia meglio abitare il mondo, la gloria, la
destinanza. Mai più si sognerà l'essenza degli sguardi, mai più
s'ascolterà la transonanza della voce che chiama, perchè da sé non si
sente troppo desiderata, mai più il vuoto denso d'essenze sarà abitato dalla
luce generata dal nulla sublime abissale: ah dea del sublime, ah dee
perchè avete abbandonato l'esserci? Lì l'incanto c'è quando la
splendenza sublime si sveli e s'elelevi più bella delle meraviglie del
mondo, ignari
del perchè si lascia partire un soffio di desideranza che increspa ed
aleggia, d'improvviso l'immensità vacilla, barcolla, danza all'interno del
sublime transequilibrio ed ancora di più la transonanza incanta, quasi
ci fosse una transintenzionalità con il soffio della transvivenza: quasi
volesse danzare tra le onde sublimi in transcordanza. Ah mai
illusione balenò all'orizzonte più terribile e sublime: d'incanto così
all'improvviso ci fu la transmorfia sublime degli eventi: d'impeto
ammainò e riversò la sua essenza sublime nelle acque agitate e
tempestose: un immenso fragore s'udì in tutti i luoghi del globo e la
dea del sublime inabissò tracimando con moti ondosi altisonanti mai
visti, né uditi in transonanza transudita: quel che fu la più
transtabile che si conoscesse s-pro-fondò negli abissi con la sua
sublime transvivenza glaciale. Ah la catastrofe sublime: un soffio può
far capovolgere le immensità più eccelse, tanto da generare l'attante
della transmorfia sublime che farà naufragare l'esserci: è il soffio
dell'essere sublime che genera la catastrofe sublime per mutarsi in
essere abissale sublime. Ah il soffio di desideranza dell'essere sublime
si dà quale catastrofe sublime, prossimità del naufragare, quale
destinanza dell'essere per la morte sublime. Alla presenza dell'essenza
sublime della transonanza dell'incanto, al balenare del miraggio
sublime immenso e transinfinito l'essere sublime è in diafana
transvedenza quale estasi sublime, quale respiro che sente la
vicinanza del sublime, ma quel soffio farà vacillare l'immensa la
sublime e transinfinita esistenza glaciale. L'equilibrio fondante la
transtabilità dell'esistenza dell'essere sublime si svelerà oscillante e
transonante. Una transonanza transinfinitesima genera l'abisso sublime
ove l'essere sublime naufragherà: dall'incanto sublime alla morte
sublime: dal miraggio sublime al naufragio sublime. Ah l'abisso
sublime che si disvela nella sua ellittica curvatura sublime: si vive
solo la superfice del mondo trafitti dal raggio del nulla sublime ed è
subito morte sublime, l'essere sublime è solo sulla transvarietà
transferica trafitto dal raggio abissale sublime ed è subito sublime
abissale in diafana aldilà. La dea sublime distese le sue intime
essenze mentre disvelò al transtempo il suo essere nuda al mondo.
Ahah essere in nuce, ah essere in luce: lunghi anni sulle ali
dell'estate sono state le sole volte in cui la vita sorse senza
dinieghi né divieti. Ah le ore grandi come un secolo, ah le cose
piccole come galassie, si svelarono diafane in transvedenza animate come
nuvole d'un giorno assolato e solo, scorto dietro l'angolo della morte
sublime. Lì la sorte verrà ancora a spiegare la transmente, mentre
le nubi lanciano al mondo ombre colme d'attesa e di tormenti. Si
transente già la gioia che s'avvicina a passi lenti. Ma menti? Ah le
montagne viola o lillà, la notte sublime lì là in prossimità della
mondità con la velocità della destinanza, più rapida d'un uccello da
preda, prenda, prenda, predante la preda fuggitiva lì là, che al
fine si dà, giacchè non ce la fa. Si farà ancora in tempo a spengere
le luci prima del sonno dell'attesa e del riposo: denso di sogni ed incubi
e vuoti di mente. Lì è ancora giorno e il sole tarda a tralasciare,
sarà ancora preda della nostalgia della bella estate che si svela alla
sera sublime con l'abito delle stelle fisse, mobili, cangianti ma senza
tanti allori per piangere e per sognare: con la sorte oltre la morte
sublime. Avrò ancora sogni da vendere e gioie da acquistare, ma non
so più se c'è la diafana tranvedenza o se la luce segua ancora il
destino dei viventi o la nostalgia dei morti. Proverò ad essere
una tranvedenza con la sera dietro le spalle e la notte sublime e buia
quale transvivenza, ma sarà una nube nera come l'incanto della morte
sublime ad avvisare le ultime speranze con il fascino del nulla sublime.
Ahah udrò ancora il sole cantarmi le melodie dell'armonia afenomenica
della transonanza in diafana tranvedenza che lascia al mondo il mistero
dell'evento sublime, ma all'ultima ora la destinanza sublime sorprenderà
con la fantasia dei fiori e la luna da sola apparirà all'orizzonte
degli eventi sublimi: lascerà sognare senza fare del male: con la follia
sublime negli occhi: ah come è vuota la notte sublime senza i sogni
del transdicibile. Ora son trascorsi millenni luce e dell'attimo del
cosmo e dell'universo non c'è traccia: nulla, né del destino, né della
transvivenza così densa, così tersa, così casta, così vicina al nulla
sublime e senza fasti. Qui correrò ancora un'altra volta per
raggiungerla con le ali del destino sublime e l'ultimo raggio che
provenga dall'aldilà sublime e insegua senza sosta una luce sublime e
misteriosa e senza transenso, poi mi volterò ancora una volta per
vedere gli occhi di chi decise la sorte del mondo, prima che sia
fuori per sempre e transenta il transaudibile con la musica della
transonanza o la la transcordanza sulle note del nulla sublime, o con
i sogni sublimi abitati dagli occhi dell'essere sublime: lei è sublime,
è la risonanza della transonanza in transcordanza, amante del disordine,
in lei c'è la leggerezza ma anche la tristezza d'una nuvola a
primavera, lei è sublime amante della transvedenza, in lei c'è la luce
ma anche il buio atroce d'una nebbia subliminare, lei è sublime nemica
delle tenebre: è caotica come il sole, ma le piace il perielio sublime
di venere, non saprei bene se le piace la nostalgia della pace o
l'ira della vittima che tace, ma sublime lei è e sarà, non mi
sogni più, ho le labbra grosse da attraversare, la sera o al
mattino: non fa differenza, tanto ci sarà sempre chi avrà gli occhi
per ridere e lo sguardo finto metallo. Ogni sera al tramonto alzi
gli occhi al cielo e pensi: quando era sublime la mia giornata,
tant'è che non riuscivo mai a sapere quando il lunedì venisse, c'è,
ci sono? Sì, sì, ancora un altro poco ed andrò a dormire, sognerò gli
occhi tristi della sera e la luna sublime mi farà compagnia, col
raggio blu dell'estate e col raggio rosa dell'autunno, ma non mi sogni
più, non farà bene sostare sulle piazze di notte e cantare come i
grilli dei conventi e le sere passate ad urlare: dio, dio, non
molestare gli organi e i letti e le strane passioni dei gatti. AH
gli occhi di metallo lucido li ho visti una domenica pomeriggio in
vitro, in vetro, dietro le vetrate virtuali, ma non mi sogni mai
più, o i sogni sublimi non ci lasceranno più. Sublime è il
tramonto dei sogni: è il tramonto sublime dei sogni. Fra un poco
verrà la sera ed uscirai di qui libero come gli uccelli del mare
che vanno a pescare di notte il sangue blu, ma non ci sarà più.
Adoro ancora la sera restare a guardare la notte sublime e più buia,
con le stelle annoiate d'essere fisse e il creato che è lì che attende i
desideri dei nostri sogni sublimi. Ancora una volta e tutto sarà
scomparso sulla faccia della terra: non c'è più pioggia, non c'è più
luce, non c'è più un dio che produca un miracolo stanco o appena più
in linea con l'orizzonte e l'universo, ah mi sentii persa tra le
sublimi transcordanze come una gru a primavera, ma c'era il sole e
c'era il mare e a me veniva voglia di cantare le nenie da bambina,
quando l'età incrina e la soglia tra la vita e la morte torna a
vacillare. E' la transonanza sublime. Ancora un solo attimo e poi si
potrà morire: mi guardò per l'ultima volta con gli occhi più lucenti
della transfera del circolo polare artico , ma non si smosse dalla
destinanza. Subì ancora una volta la sorte avversa: aveva un diadema
con la veste più vaporosa della serata, di quelle che quando
ballano fanno vacillare il mondo e il cuore, e si inizia a tremare
come se si fosse sottozero all'equatore. Oh la musica era bella sì,
ma si cantava da folli, si suonava la transonanza dell'infanzia
maledetta e le vesti che volavano sublimi e senza senso, ma
quella notte sublime non si lasciò alla sorte il privilegio di fare le
scarpe. Capii all'improvviso che il tempo della giovinezza era pallido
e il tempo del sorriso già dietro le spalle dei vecchi platani d'un
giardino verde e rosa, blu e glicine, sublime lillà, lì là quando
sorgerà ancora il tempo della pazienza fuggitiva e secolare, quando la
sorte guarirà gli incubi che accompagnano la luce del giorno. Quando
verrà? Ora che non ci sarò più? Oh spinga, spinga forte: la
navetta dovrà tremare con la forza d'urto delle corazze e la
bellezza sublime degli sguardi di fanciulle prima che per loro sia
già sera o notte sublime e fonda: addio, addio, affondi pure
negli abissi sublimi del tempo, tanto non ci sarà
mai più chi le darà la luce sublime dell'inverno a sole spento,
oh mare, mare non mi lasciare di notte a naufragare, con le stelle
della notte sublime che guardano le volte del creato tutte le volte
che il loro sorriso si volge al passato, oh non gridi invano, tanto
gli astri sono tutti folli, oggi ti dicono che potrai trovare i
tuoi sogni nel cassetto, domani nel letto e un altro giorno ancora non
si sa dove o si speri o si spara. Oh attenda pure un altro anno,
tanto dovrà arrivare ancora con lingue piene di vento e la chioma
nera e china e bianca, come l'alba sublime, ah ci sono giorni in
cui la sera non arrivi mai e il tramonto duri il transtempo
transinfinito che serve per morire, nascere e rivivere in altri luoghi,
in altri mari, in altri mondi o in altri universi sublimi, senza
sentirsi persi, né tremanti di gioia o di paura, ma solo vuoti, soli,
come il sole nella transradura abissale della foresta sublime e
nera, nel cuore del continente più antico d'ansie e di timori sublimi,
come quando pare che non ci sia più niente da fare per restare
ancora in vita. No, non mi sogni più con la gioia sublime del
cuore e il sorriso perso per strada mentre si cercavano le viole.
Non è ancora giunto il transtempo in cui la notte sublime avrà lasciato
le sue spoglie alle stelle e vestirà la corolla con i fiori roridi di
pianto. No , non mi sento stanca: è solo il soffio della vita che
accompagna la notte sublime con il dolore della morte sublime e al
mattino fugge via, con la velocità dei sogni sublimi. E' sveglio?
sono le otto del mattino e la sua sorte sta partendo, non so più dove andare
ed ho una gran voglia di morire, ma fra poco sognerò di entrare in quella luce
che fin allora mi uccise tutti i sogni a occhi chiusi e a occhi aperti. Ma,
la prego, non apra, perchè è la morte che attende con l'arma bianca e nera
vicino al mare, oh no, no, non so soffrire, ma fra poco morirò e mai più la
rivedrò, la sogno sempre, sempre, oh come è dolce il tempo, oh come è forte il
vento, ma fermare non si può e dove andrà, non lo so, ma non si volti mai,
non si giri e ri-giri mai, giammai vorrò che i suoi sogni siano spenti come i
miei, non si fermi più. Sento già suonare. Quella porta è già aperta e il sole
del transinfinito già splende in altomare, mi vien voglia di gridare, ma la
mia voce non suona più, le mani e i piedi sono immobili, come il respiro, il
mio povero cuore non mi batte e ri-batte più ed il mitico corpo già si sente
giù, giù, giù fin nell'abisso, da dove non non si sale più su, sussù non
lasci, non lasci, ma non si fermi, continui almeno lei a sognare, ad occhi
chiusi o ad occhi aperti, tanto per sognare il sublime non serve guardare.
Oh mi spinge oltre quel tempo della vita mortale, lì ove le onde
fuggitive e stanche varcano le soglie dei sogni e sostano un istante
transinfinito per contemplare le bellezze sublimi lunari o lunatiche? Oh
si lasci guardare, è bella solo come il sole all'alba, che non guardo
mai, perchè mi piace di più sognare il sole tramontante, con i suoi
raggi sublimi ultraviolentiviola che volano da qui a lì senza il timore
delle distanze o degli ostacoli o delle remore o dei dinieghi . Lei ci
ri-penserà, si dà? si darà ? si sottrae, si kripta, si dekrypta, si
vela e si disvela, è la verità bellezza, la legge dura della
dolcezza del sublime, un nobile fenomeno della seducenza astrale, le
stelle son lì solo per farsi con-templare, guai a chi pro-getti la
prossimità, ikaro-docet? così la finirà di farsi del male da soli? così
parlò Kalypso prima del diluvio universale, niente male, aldilà delle
stelle e non solo quelle, ma di sola bellezza non si salva il mondo. Oh
non è così? Oh è dolce come il mare salato, ma di dolcezza si vive
una sola volta. Oh si regali un sogno sublime abissale o vuoto come
la grazia pregnante dell'universo denso d'incubi e di orrorose tragicità. Oh
faccia sognare il sublime della transplendenza per irradiare
l'intermittenza aurorale del miraggio boreale quale brillanza astrale, ma
di luci soffuse e terse si può anche perire o svenire, o sbranare
dall'eroina versus semidei.Ohh, oh si lasci affondare: è sublime come le
stelle, ma quelle non se ne stanno lì a guardare: son fisse, mai
fesse, ma fissate, replicanti, in armonia afenomenica transonante la
medesima melodia armoniosa e tediosa mormorante: domani, domani? sì, domani,
potrà annegare o volare, o morire o soffrire, ma non lasciare, non
lasci mai più, le stelle amano essere viste a distanza siderale, guai
a toccare il fondale universale, si può s-pro-fondare nell'abisso
sublime, senza mai più tornare tra l'aurora e l'infinito o
transinfinito: è finito? è già tutto irreversibile abissale? Oohh non
lasciare, anzi si lasci attraversare senza fiatare, come già si
lasciano oltrepassare i suoi occhi dalle intermittenze delle desideranze,
che danze! E' finita: con il sorriso sornione della perfida albione,
appena baciata dalla fortuna bendata, anzi cieca come la sua anima dis-
animata, che corre e fugge via, per non tornare mai alla deriva, strane
onde fuggenti, saranno le superonde della stranezza sublimi che spezzano
e frantumano la transpazialità -transtemporale, ma così difficili da
catturare dai miti sublimi? Quanti quanti ancora? Chissà, è
l'indeterminatezza sublime della stranezza, bellezza, che spro-
fondatezza. Ora e mai più non ha più senso ascoltare le voci degli abissi
sublimi della memoria dei ricordi diafani, non ha più senso alleviare con il
miele eterno l'eterno ritorno, sì ma dove? Si è soli con la
desideranza della morte sublime, ah si inveisce ogni volta , quando appare il
sublime ed abissale sguardo, non ha più senso spendere le lacrime della
noia senza ascoltare la voce dell'aurora: che sale saliente ogni volta che
l'esserci sublime muore. Ora ho anche io lasciato alle luci della
notte sublime il vago sopore dell'anima morente, in mente, ah verrà la
morte ed avrà gli occhi dell'eternità sublime. Si ascolta sempre la
voce dell'anima: in silenzio: senza il clamore dell'eternità sublime. No
non ci sono più sogni da vendere, nè vendette da sognare, nè ricordi
sublimi da regalare a chi viene e và soltanto per mostrare il volto del bene o
il volto del male o ambedue anfibologici, la sapienza consiglia di
sorridere, sempre, o per lo più ogni tanto: almeno quando la presenza della
transvivenza sfiora il fiore del tramonto sublime: chi rimpiangerà mai più i
giorni lontani dell'infinito ritorno del sublime? In un giorno di maggio ci fu
l'inizio della fine: una sola volta vidi volare la luce dell'eternità , quando
la sera svelò lo sguardo della morte sublime, con gli occhi sublimi della
divinità: non c'è più quella sera rischiarata dalla voce luminosa della
tempesta sublime e perciò perfetta, non c'è più tempo per sognare una
luce antica e amica che ri-veli il transenso dell'essere e, o, la deriva
dell'infinito transinfinito ritorno che mai, se mai, verrà senza arrivi e senza
partenza, ma solo una vaga presenza, come la luce sublime dei suoi occhi di là
, dall'abysso infinito che mai lascerà, libero d'essere simile ai sogni
pensati nel buio della notte sublime. Non ha più senso ascoltare il colore dei
suoi occhi, se la sera la noia assale ed invade la memoria sognante, nel vuoto
spazio della notte sublime c'è il nulla sublime che canta con la voce
della seducenza astrale in transonanza: solo la transcordanza della morte
ci può salvare, nel vuoto eterno del nulla sublime, una sola transonanza
che canti: una canzone in transcordanza: su, sussù, non tremi, le stelle
non stanno lì solo a guardare, la dea del sublime non ci ha abbandonato abita
lì là in un campo di ogigia, la xhorà del sublime, lillà in un campo di
ogigia la xhorà sublime abita Kalypso la sublime dea della diafanè,
lì là ove la dea si getta in transplendenza in un campo, in una
transradura fiorita di lillà , di ogigia la transpazialità abissale del
sublime, lì scende in campo insieme all'eroe della naufraganza, là in
una transradura luminosa in transplendezza di ogigia, la xhorà lillà.
L'essere sublime si getta sul campo di ogigia la xhoràlillà, lì là la
ricamata seducenza della dea del sublime si svela e disvela nella
transcordanza sublime che seduce la dea Kalypso-lillà , in una transradura
sublime fiorente di ogigia la sublime xhoràlillà, lì là ove l'essenza
della dea sublime si getta, si dà , sì, sissì, la rugiadosa transradura
sanguigna, ruggiosa, brillosa, luminosa, transplendente, seduce lì la dea del
sublime in un campo di ogigia la xhoràlillà, lì là si disvela l'aletheia
sublime, la verità sublime si svela in una transradura di lillà , l' essenza
della dea sublime si svela sul campo, si dà in campo lì là, sì in quella
divina transradura sublime il padre o la madre sono figli dell'essere
sublime, o sono figli di se stessi, la madre è figlia dell'essere sublime,
o la madre è figlia di sè, così come iddio è figlio di se stesso o il dio è
figlio dell'essere o la dea madre è figlia di se stessa o la madredea
madreperlacea è figlia dell'essere sublime: la natura della dea sublime è
figlia dell'essere
sublime, la physis sublime della divina è figlia di sè e si dà da sè ,
sì, si svela da sè , si getta da sè, si pro-getta da sè in un campo di lillà ,
si fonda da sè in una transradura radiosa in transplendenza diafana di ogigia
xhoràlillà lì là. Ah essere figli della transradura sublime vuota, sgombra,
libera, disertata,annullata, annichilita, svuotata, diradata, diafana in eterna
diradanza e transplendenza, figli della transpregnanza sublime della
divina splendenza, figli della sua desideranza sublime, figli della sua
ontogenesi o dell'essere sublime transpregnante che si dà da sè o dà sè
o dà la transpregnanza all'essere sublime. Ah la fanciulla
transpregnante dell'essere sublime che dà luce e dà alla luce figli dell'essere
sublime pregnante, o dell'essere sublime in estasi sublime in un campo di
ogigia la xhoràlillà, lì là solo la dea del sublime ci può creare.
Ah essere disvelanza sublime della transmonade vuota in exstasy
sublime, quale deliranza che danza nella diradanza sublime dell'aletheia
dell'essere sublime, senza il nulla, senza altri dei, né altri eroi,
né entità o superentità, solo il suo evento sublime che si dà: viene
in sogno l'evento sublime della dea sublime che si dà nella diradanza
che danza con l'imago dell'eternità transvedenza. Viene in sogno con la
luce dell'eterno ritorno della transvedenza, all'alba di un altro
giorno sublime con solo un ultimo desiderio nei pensieri, ma non
viene mai in mente, né oggi né mai. Lì i sogni si svelano con lo
sguardo della diafana transplendenza del sublime nella bellezza, o
dell'essere sublime nella bellezza dell'ente ideale, o con la
luccicanza sublime dell'exystenza senza presenza, o solo con l'assenza
sublime, mentre sussurra sempre ai transensi di svelare solo l'imago
della diafana transvedenza: tanto per la ricerca del tempo
dell'eventuale ritorno c'è sempre innanzi l'infinito o il sublime
transinfinito. Ho solo un sogno da raccontare, ma non lo svenderò per
qualche virtù virtuale, ho troppi sensi nascosti e silenti e inauditi e
indicibili: forse un giorno aleggerà nella mondità la sua eterna
presenza, ma è già sera, è già troppo tardi per credere ancora alle
fabule con o senza dormienti, senza sogni. Una sola volta, se mai ci
sarà, forse verrà la dea del sublime con in seno un sogno senza
senno, insensato, ma non ci sarà più il tempo per sognare l'imago
imaginaria degli eventi, giacchè non c'è più il tempo imaginario
dell'imago eventuale. A nulla pensa il nulla sublime che sogna o
immagini l'evento sublime del suo infinito ritorno dall'abisso animato,
ove la luccicanza dell'evento sublime si dà, senza nulla chiedere,
sino al terminale dei nostri sogni insonni salienti abyssali, come
una kuspyde sublime imaginaria che attrae il chiasma eventuale, ahhh
l'evento sublime dell'essere chiasmale, sublime interattanza
dell'interagenza kuspydale, ewentuanza sublime, l'essere sublime s'eventua
da sè, senza la legge che non c'è, senza il translogos che non
c'era, senza il dio che mai ci sarà. Ah l'essere sublime
s'eventua aldilà del dio che non c'è più, ah l'essere sublime si
dà luce da sé, senza il dio del bene e del male che non c'è
mai più, ah l'essere sublime s'eventua aldilà del bene e del male
che non c'è più. L'essere della sublimanza si dà alla luce da
sé, aldilà del dio dell'eterno ritorno che non c'è mai più. Ah
l'essere sublime si dà luce e si darà alla luce aldilà del tempo
che non c'è, aldilà del tempo dell'eterno ritorno che non ci sarà
mai più. Madre sublime della sublymanza, oh eventuanza sublyme nei
suoi occhi c'è l'essenza della nostra morte eterna, non saprei come
e senza un perchè, né saprei come mai la notte sublime si nascose
nel letto delle nuvole e si rivelò all'alba con il raggio di luce
sublyme di un tempo che fu e che sarà: oh quante volte gli
occhi hanno visto l'invisibile sublyme senza scorgere la disvelanza
sublyme dell'essere? A chi si rivolga il tempo quando pensi alla
destinanza e giochi con le sorti degli universi? La dea sublyme
non gioca mai con la mondità, ma soffia le sue auree sublymi nei
pensieri delle stelle che mai guardano a ieri, ma illuminano i
sentieri della destinanza sublyme dell'essere. Madre della sublymanza
ed eterna eventuanza che guardi e contempli senza parole e getti
e lanci i segni degli ewenti sublymi della destinanza senza
deklyni, come il volgersi dell'eventuarsi astrale degli immensi ed
infiniti universi, né replicante o klonante come le stagioni del
cuore della natura, o le intermittenze sublymi della notte o
del giorno in disperanza disanimata della destinanza della sublatione
sublyme. Ma solo lì la singolarità sublyme dell'evento dà alla
luce la destinanza dell'excstasy sublyminare che dagli abyssi sublymi
sorge, si dà in risplendenza, si ewentui quali luci della vivenza
sublyme delle aurore senza più le scorie di ieri e senza più le
pre-visioni del domani: oh madre sublyme della destinanza dia
all'essere l'ewentuanza o l'invisibile sogno sublyme, affinchè
l'esserci possa raggiungere le lontananze sublymi delle luci boreali
e naufraghi nel sublymynare abysso degli ewenti waghi, ewanescenti ma
pregnanti di miraggi della desideranza sublyme. AH ascoltai la
sera sublime con i pensieri rivolti verso le veglie ed ora si è qui
ad attendere gli ewenti sublymi velati di presagi e ricordi. Non
saprei quando possa durare l'attesa dei sogni sublymi, né se la
notte sublyme della destinanza salvi dalle spire degli abissi della
sublimanza, ma se la madre dell'eterna sublymanza e della destinanza
sublyme disvelasse agli sguardi il tramonto e giammai invocasse il
deklyno eterno degli abissi sublymi, l'eternità abiterà le menti
sublymi quale gioia sublyme senza fine e senza fini, e grazia
sublyme fluttuante nelle tempeste di tutti i wenti degli ewenti
abissali della destinanza sublyme. Ora si è oltre gli ewenti sublymi
della destinanza abissale, trascorsi all'ombra degli abyssi tenebrosi
e il sentiero abissale non svela radure sublymi della transplendenza,
ma solo abyssi sublymi ove possa naufragare la destinanza senza
ritorni ewentuali. Oh che i wolti sublymi che giungano in-contro
siano l'eventuarsi dell'esserci, e se così non fosse e mai vada
si sia preda della destinanza abissale sublyme, altro tempo non è più
necessario per calpestare il nulla sublyme o il niente abyssale che
svuoti le sfere della mondità abissale senza anime né sensi. SI
attenderà che l'ewento sublyme dell'essere si sveli dagli abyssi
sublymi con le luci delle aurore delle destinanze: meglio il
bagliore sublime della sublazione dell'ewentuanza dell'essere che la
lenta transcendenza negli abissi kaosmici: così parlò Kalypso la sublime
dea o musa o transmusa dell'eventuanza.
Le interpretazioni della transestetica transestatica quella
transplendenza della sublazione dell'eventuanza sublime dell'abissalità
transgettano nel pensiero in mondità. Quel che seguirà è intriso di
quella transpregnanza e transalienza in transplendenza sublime o
transplendezza dell’essere, o storia dell'oblio dell'essere sublime o storia
dell'eventuanza della sublatione sublime. L'essere sublime è il nullo
fondamento di una nullità sublime. Il Dasein sublime è l'evento
fondamentale della gettatezza sublime dell'esserci: essere-nel-mondo è
l'essere nel sublime o essere nell'excstatica transradura sublime o
Lichtung sublime dell'essere, o nella verità sublime dell'eventuanza
dell'essere o nell'eventuanza estatica del sublime come cura sublime
dell'esserci sublime. Nel sublime star-fuori nella transradura il Dasein-
sublime o L'essere-nel-mondo-sublime soggiorna in excstasi nella sublime
naufraganza abissale. Il soggiornare sublime nella naufraganza abissale è
la sublime transradura della sublatione ove abita poeticamente la
sublime eventuanza dell'essersi sublime, lì l'essere dimensiona l'estaticità
della eventuanza della sublatione sublime. È solo con tale sfondo abissale
e transinfinito dell'essere in sublatione che si eventua la verità
sublime dell'essere. La bellezza ideale o fenomenica o noumenica o
epistemica si dà ragione e propone fini, impone regole, dispone mezzi e
adatta ogni cosa ai modi dell'azione, si dispiega ed è ovunque ed in priorità
un porre-innanzi, una presentanza del dominio imperativo categorico in
ideale transcendenza. La bellezza mondana ha agito troppo e pensato troppo
poco, giacchè la definizione di fini, di mete e di mezzi è sin dall'epigenesi
inadeguata nell' abnegarsi in eventuanza della sublatione sublime o
Ereignis sublime: nessuno ideò la bellezza dell'evento o l'eventuarsi
della bellezza, giacchè lì c' è l' eventuanza del sublime o la
sublatione sublime dell' Essere o l'essere che si eventua nel sublime.
L'evento sublime dell'essere transgetta l'eventuanza della sublatione
dell'essere nel sublime: l'evento sublime è il mostrarsi o manifestarsi
nell'evento, o nella struttura ontologica dell'evento, nella dispieganza
della verità sublime dell'essere e consentì di pensare l'essere nella sua
eventuanza. È l'essere sublime che si eventua nel sublime, in una
transradura sublime dell'essere evento della sublatione sublime.
L'eventuanza del sublime abita poeticamente sia la fondatezza che l'essere
fondamento infondato o Ab-Grund sublime, ogni fondazione è inadeguata
all'essere come fondatezza del sublime, giacchè ogni fondazione non può che
ridurre l'essere ad entità: il pensiero sublime pensa la verità sublime
dell'essere, giammai la verità della metafisica della bellezza estetica
ideale o la tecnica del disvelamento, ma la verità come aletheia sublime
transpoiesis della disvelatezza sublime. Anche la phisis, il sorgere-di-per-
sé, è sublatione sublime abnegarsi dal nascondimento al mostrarsi o
manifestarsi sublime; nella sublime disvelatezza si fonda la sublime
técne: la técne è la poietica sublime della sublatione dell'eventuanza
sublime dell'essersi, è la sublime disvelanza, la dispieganza sublime, la
disvelanza sublime ove accade l'eventuanza dell'aletheia sublime, la
sublime verità della sublatione dell'essersi. Gestell sublime che si
disveli sublatione sublime della Gestell della disvelatezza
dell'eventuanza della disvelatezza sublime, o aletheia del sublime quale
cura o custodia di ciò che è libertà sublime o sublime disvelatezza. Il
sublime è là ove c'é il pericolo e lì c'è la sublatione sublime che salva
la verità sublime dell'essere o l' eventuanza sublime: ormai solo il Dio
o la dea del sublime può salvare l'eventuarsi sublime dell'essersi. La
storia della metafisica della bellezza ideale o fenomenica o noumenica o
epistemica è la storia della dimenticanza dell'essere sublime, quindi storia
del nichilismo estetico, storia dell'oblio del sublime o della differenza
ontologica della sublatione sublime dell'essere. La metafisica della bellezza
ideale ideata da Platone evidenzia nell'essere la sola idea estetica o
fenomenica o noumenica o epistemica. Platone ideò l'idea dell'evidenza
dell'essere che è l'entità stessa dell'ente, o l'essere dell'ente o idea a
priori platonica quale idea dell'ente nel suo essere ente dell'essere
bellezza estetica che si mostri nei fenomena. È l'inizio della bellezza
ideale metafisica, Nietzsche ne rappresenta l'estrema completezza, come
volontà di potenza dinamica della bellezza fenomenica, cioè della estetica
fondamentale della bellezza dell'ente o dell'essere dell'entità. L'essere
dell'ente in Nietzsche è ancora la bellezza fenomenica ideale o noumenica
o epistemica sia pure la purezza-gaia-scienza nietzscheiana. Platone ideò
l'archetipo della metafisica della bellezza e Nietzsche pensò l'essere
assolutamente in senso platonico e la metafisica della bellezza tragica,
apollinea o dionisiaca, nell'ideale interpretanza platonica, quale
adequatio, estetica metafisica della bellezza ideale fenomenica, con
l'essere dell'entità: Nietzsche è l'ultimo metafisico della analitica della
bellezza ideale. È l' essere bellezza ideale dell'ente
di Nietzsche che si dà quale estetica ideale nichilista o volontà di potenza
dinamica, o eterno ritorno dell'ideale bellezza fenomenica; pensare l'essere
quale bellezza ideale estetica dell'ente è la volontà di potenza dinamica
dell'eterno ritorno della metafisica della bellezza fenomenica dell'essere
dell' ente bellezza ideale del mondo immagine. Nietzsche ideò così il
nichilismo della bellezza quale estetica del non-ente, del niente, del
nulla o la bellezza dell'essere dell'ente nella sua relatività con l'estetica
del nulla, o bellezza del nichilismo o ideale bellezza del ni-ente o
nichilismo della bellezza fenomenica o noumenica o epistemica. È la
Gestell del sublime o il suo eventuarsi quale sublatione del nichilismo o
la nientità dell'ente, quale transradura della verità sublime dell'essere che
si eventua quale eventuanza della sublime sublatione della grande potenza
del nulla che dispiega La verità sublime, la destinanza sublime, la
transradura sublime dell' essere sublime o
l’eventuarsi dell’essere libertà sublime. La differenza ontologica del
sublime è la struttura ontologica sublime dell’essere.
Platone ideò il fenomeno dell'evento dell’essere dell'ente quale fondamento
dell’apparenza, o evidenziarsi
dell’essere bellezza delle entità: l’evento del sublime si iscrive ancora
nel fenomeno del sublime sia pure nella purezza fenomenica ermeneutica.
Ernesto Grassi e Luigi Pareyson svelarono nell'estetica della bellezza del
Dasein la purezza o la priorità dell' a priori, o la struttura
ontologica o la filosofia ermeneutica della verità inesauribile. Verità e
interpretanza infinita della differenza ontologica, quale priorità della
fondatezza dell’estetica della bellezza: è l'ermeneutica fenomenica di
Pareyson dell’essere bellezza ideale della libertà o l’essere dell’ente nel
suo essere svelato quale verità, o mostrarsi o manifestarsi bellezza della
purezza ideale dei fenomena, l’ente dell’essere verità dell’essere.
Hölderlin eventuò la transpazialità del sublime o dell’abitare poeticamente
la naufraganza della transtemporalità, o la naufraganza dileguante del
sublime che è l'abnegarsi verso l'epigenesi prioritaria densa e intrisa
di pregnanza sublime o sublime presagio, si è nel sentiero in cammino
verso l'eventuanza sublime che viene o verrà a salvarci: non è più
l’immagine o l'imago del sublime ad essere pensata a partire dalla bellezza,
quanto l'estetica della bellezza ideale fenomenica della bellezza ad essere
pensata a partire dall’icona o imago o immagine dell'eventuanza del
sublime che verrà a salvarci, anche là ove c'è il pericolo o il
terrore o l'angoscia o la tragedia. L’immagine o l'imago del sublime non
si nasconde più nell'oblio ideale fenomenico, o nella purezza della
bellezza visibile o evidente nell'idea dell'essere dell'ente, e perciò
invisibile o afenomenica o anoumenica o aepistemica e asimmetrica o
incalcolabile, indicibile, inaudita, indecidibile, incommensurabile. L’essersi
disvelato nel sublime consente all'essere d'essere l'eventuanza sublime
dell'Ontologia Del Dasein sublime, e non più solo l'ideale fenomeno
dell'essere entità della bellezza ideale della purezza della
transcendenza noumenica o epistemica o metafisica della bellezza
dell’esserci, quale Metaphysik des Daseins. Lì il sublime Da-sein si
eventua nella sublatione sublime dall'Abgründ sublime quale eventuanza
sublime della purezza della bellezza ideale, o eventuarsi del Dasein
sublime. Nietzsche e Leibniz eventuarono il nulla quale fondatezza
estetica sia del fenomeno della bellezza sia della sublime bellezza:
nihil est sine ratione, anche la purezza fenomenica della bellezza
sublime. Niente è senza translogos o ideale o noumenico o epistemico,
neanche l'essere dell'entità. Leibniz disvelò l'eventuarsi della bellezza
sublime quale verità sublime che non si dà più come adaequatio rei et
intellectus, ma quale disvelanza dell'essere la transmonade sublime,
quale svelatezza che eventui anche il fenomeno o il noumeno o
l'epistemè dell’evidenza ideale dell’essere dell'entità. Tale sublime
svelatezza è la verità sublime dell’essere sublime, o verità ontologica
sublime. Tra verità sublime
ontologica dell'eventuanza dell'essere e verità ontica della bellezza ideale
dell’ente si dà la differenza ontologica sublime dell' essere. L’essere sublime
si dà nell'eventuanza quale svelatezza che consenta la sublatione sublime. Lo
svelarsi del sublime nella bellezza ideale o fenomenica o noumenica o
epistemica dell’ente è l’essenza della fondatezza dell'essersi eventuanza
sublime: lì è non-ente, niente, nulla o verità sublime che si biforchi
in ontica fenomenica ideale della purezza della bellezza e transcendenza
ontologica o transontologia sublime dell'eventuanza. La svelatezza, il
mostrarsi o il manifestarsi dell'evento sublime nella bellezza ideale è
consentita dall'abnegarsi sublime della differenza transontologica della
sublatione sublime: quell'eventuanza è la
fondatezza della differenza ontologica quale trascendenza sublime della
sublatione dell’esserci. L’esserci è l'eventuanza sublime della trascendenza,
l’esserci trascende, perché mai si adegua all’entità, ma lo eventua nella
sublatione o nella svelatezza dell'essere sublime nella bellezza. La
trascendenza ontologica è il sublime nella bellezza: trascendenza o
sublatione sublime dell'essere che si dà oltre, aldilà ed al di sopra,
oltrepassa la fenomenica bellezza. È trascendenza sublime cioè sublatione
sublime che trascende la bellezza ideale, oltrepassa il fenomeno della
purezza della bellezza. L’esserci sublime si eventua nella trascendenza
sublime come essere-sublime-nel-mondo, o essere sublime nella purezza e
bellezza della mondità. La sublazione sublime nel trascendere progetta il
mondo sublime. Solo il pro-getto sublime che si dà oltre l’entità consente
all’entità di mostrarsi sublime o manifestarsi o abnegarsi come sublime
nella bellezza. L’accadere dell'eventuanza sublime progetta l'aldilà sublime,
l' oltre ente, quale sublime dell’essere dell’esserci sublime, o sublatione
sublime dell’essere-nel-mondo-sublime: l’esserci trascende la sublatione
sublime nel suo essere morfogenesi sublime del mondo.@@@) sp@zitempi
sublimi: ....ontopologi@ dell'ontopokroni@
........... PHERECYDES svelò la
differenza ontoteologica o mitologica del Chronos sublime e la
Chthonie o Ground o grund, o meglio ab-grund che spazeggi
ontoteologica o mitopoietica sublime. ANAXIMANDro disvelò l'apeiron
che spazitempeggia quale physis che infiniteggi senza fine, infiniteggia
sublime e dynameggia, mentre Diodorus e Democritus differenziarono
l'apeiron e l'archè che cosmeggi, quale cosmesi o kalousia o
bellezza finita dell'infinito sublime anaximandreo: delicate membrane
spazeggiano ontopologiche, quali varietà sferiche o phenomena, quali imago
dell'ecstasità eonyka che platoneggi o eidousia, o ideale Cronotopia della
Physis Ontopologica. Lo spazio è la libertà che situeggi, Spazeggi,
trascendeggi, ondeggi, campeggi il deieggiare, là ove gli dei sono fuggiti,
Gli spazi lì sublimeggiano. Lo spazio è la libertà che sublimeggi. Nello spazio
il sublime disvela eventi, transcenteggia sublime. Cos'è lo spazio che
sublimeggi? La natura di quell'evento è il sublime. Ma qual è il sublime? Che
cosa ne è del vuoto che spazeggi? Il vuoto è sublime ondeggiare. Il vuoto non
è più nulla, nulleggia. Né è l'evento che decostrueggi, è un' eventità che
sublimeggi, decostrueggia la sublime differenza. L'evento della differenza è
il movimento che disvela le differenze sublimi e sublimeggi o transcendeggi,
è la differenza ontopologica heideggeriana quale struttura ontopologica che
eventeggi l'esserità dell'entità in parausia o sublime parousia, è la
parausia sublime dell' esserità che decostrueggi e fenomeggi, esserità della
purezza della presenza sublime che spazeggi, quale spazità indecidibile
dell'evento che decostrueggi, è in decostruzione là l'ontopologia, cioè
l'ontopologia sublime che transcendeggi sublime ontopologico essere-parausia
stabile della spazità dell'eidousia o entità ideale spaziale, ontologia e
topologia transcendeggiano l'eventità sublime, la struttura ontopologica
del sublime: evento che spazeggi l'Ontopology Dasein. Luogo o Chora che
sublimeggi, è l' eventità, l'eventeggiare della verità che dà la fondatezza
al mondeggiare. La verità che sublimeggi è excstasità, nell'excstasità sublime
della verità quale eventità dell'esserità. Nell'arte sublime che sublimeggi
l'esserità dell'entità nella libertà. L'arte è la spazità sublime che
sublimeggi. Heidegger ricordò l'ondeggiare metafisico aristotelico dello spazio
come insieme di luoghi finiti in grandezza e qualità, lì lo spazeggiare è pura
estensione omogenea, uniforme, calcolata-parcellizzata, per trasformarsi con
Kant in forma prioritaria intuitiva. E' qui che Tecneggi la filosofica. Se
la Tecnica spazeggia, l'arte atarasseggia, epocheggia o sublimeggia: ondeggia
sublime la spazità dell'essere, sublimeggia al di là della sua determinarezza
calcolante; cos'è la spazità sublime che sublimeggi? è lo spazeggiare
dell'esserità sublime, o Dasein che sublimeggi, essercità oesserità che
transcendeggi. Quale spazità che spazeggi. Raum raumt: lo spazio spazeggi, così
come Welt weltet, il mondo mondeggi, spazeggiare la libertà, sfoltire,
diradare, ondeggiare eventi, eventità, transcendeggia l'Esserità e tempità, già
s'in-spaziano: ein-räumen, la Lichtung che sublimeggi, la radura ove abiti
poeticamente la verità o poeteggi, o poieseggi o poeticheggi intesa come
chiasma che chiasmeggi, ontopologia che splendeggi e nascondi, evidenzi e
custodisca in sé il mistero. In L'arte e lo spazio ondeggia lo spazio,
spazeggia, è libertà dispiegante luoghi e la scultura un ondeggiare dei luoghi.
Vuoto ontopologico, ciò-che-dà-spazio, Einräumende che sublimeggi, che raccolga,
la chora sublime del Timeo che platoneggi risonante in Aristotele nella Fisica
come topos, o luogo. In ontopologia sublime della radura sublime ove si possa
fondare l'archè dell'architettura, la sua origine sublime fondata
dall'archegete, è il celebre saggio heideggeriano:Costruire, abitare, pensare
il sublime. Se lo spazio spazeggia quale vivenza, erlebniz che soggiorni e
tempeggi nel mondeggiare, è l'ondeggiare del luogo, o contrada, ondeggiare che
spazeggi in libertà, arcifigura, forma originaria della libertà che spazeggi
libera del movimento che transcendeggi l'esserità sublime o singolarità
che spazeggi, varia, incurveggi nello spazeggiare: lo spazio spazeggia nella sua
libertà e curveggia o echeggia, ondeggia in contrade ove l'esserità vi abiti
poeticamente, o poeteggi il curveggiare. Più filosofica della scienza e più
rigorosa, più vicina all'Essenza della Cosa stessa, è l'arte sublime. L'arte è
lo spazio o sublime che spazeggi o incurveggi spazitempi. Dasein sublime
che sublimeggi o l’essere exstasità o esser-fuori-da, l’esserità dell’esserci
è l’e-stasità che incurveggi spazitempi sublimi: esserità che e-staseggi il
sublime. Spazio sublime del sublime che e-staseggi e incurveggi l’esserità
sublime che spazeggi:essere che transcenteggi e incurveggi Esserità che
spazitempeggi, quale essercità che sublimeggi. E' l’essercità che sublimeggi
l' essere-la-radura-sublime, Lichtung-sein-sublime che spazeggi il sublime,
la radura sublime che sublimeggi e incurveggi esserità sublime, non una
qualità tra le altre, ma la fondamentale dell’essercità sublime che spazeggi
nella radura sublime o Lichtung sublime che incurveggi l’esserità. Nel
pensiero poetante heideggeriano l’esserità si dà sublime, sublimeggia,
transcendeggia sublime nella verità dell’esserità sublime, è nella verità o
eventità che incurveggi spazitempi. Heidegger spazeggia l’esserità e estaseggia
il sublime o transcendeggia l’esserità nella verità, l’esserità si dà e può
darsi soltanto là ove si spazeggia quale sublime svelarsi che sublimeggi e
incurveggi esserità, non c'è senza spazeggiare l’essercità sublime che
sublimeggi. I tigli del castello-giardino e lo sguardo oltre il muro splendono
in brillanza e curveggia nel tempo la Pasqua, o dietro la collina il prossimo
Natale. Dal campo chiasmeggia e curveggia verso la foresta il sublime. Poi c'è
il curveggiare e si saluta in alto. Eventeggiano sul banchetto alcuni grandi
pensieri poetanti, da interpretare. Ogni volta è un enigma o eventità, ma
il curveggiare è in vista, là nel campo della radura sublime ove spazeggia
l'essercità, lì incurveggia il piede sull'estensione della diradanza che
risplendeggi. Tempeggia lì l'essercità, ondeggia l'eventità che curveggi, nei
pensieri poetanti curveggia e ondeggia sul sentiero sublime ove il sentiero
interrotto incurveggia. Il sentiero sublime dell'esserità ondeggia al
curveggiare del pensante poetante come a quello dell'albeggiare.Con il lungo
passare degli anni il curveggiare spesso riecheggia reminiscenze di gioco e di
scelte,quando si è sotto il colpo d' ascia lì nella radura del bosco, lì si
curveggia attraverso boschi e radure sublimi. Qui ondeggia il tempo, la tempità
incurveggia. La Risonanza è nascosta, è invisibile quale splendezza del
curveggiare. E' la cura sublime. Nel corso del tempo curveggia la distesa dei
cieli, si radica nelle tenebre dell'abisso sublime, curveggia nei più alti cieli
elevati e sublimi. Ancora una volta incurveggia per ciascuno che passeggi in
ogni stagione, con una prossimità curveggiante. Se sulle Alpi al di sopra della
foresta il crepuscolo serale nel corso di un crinale collinare è saliente in
estate e curveggia nell'albeggiare, se il vento da Est aleggia, se giorno dopo
giorno la nebbia ondeggia la tristezza sui campi il mondeggiare è L'enigma
sublime dello spazio che tempeggi, o del tempo che spazeggi e ondeggi in un
lungo periodo di tempo. La distesa dell' abitare sublime dà l'eventità che
mondeggi. È solo Dio, è Dio, è il sublime. Sono lì la loro origine. Il pericolo
minaccia. Il Campo sublime percorso riecheggia una vivenza che ama
curveggiare, e spazeggiare in eventità sublimi, è Kuinzige o essercità sublime
invisibile. Nessun curveggiare della tempesta d'inverno emoziona di primavera.
Ma in un'unica armonia, lì echeggia silente il sublime, ondeggia sereno. Il
sapere è serenità sublime che transcendeggi. L' enigma splendeggia nel sublime.
Dietro il castello torreggia S. Martin. Lentamente undici colpi di ore
svaniscono nella notte. Il campanile trema sotto i colpi dell'ora di martello,
la cui risonanza nessuno dimentica. Il silenzio è più silente. È l'anima? È il
mondo? È Dio? è il sublime. Tempeggia il sentirsi a casa, lì ondeggia
l'invisibile sublime o sublime poetante che sublimeggi. Heidegger disvelò
così la Gestell sublime che poieteggi o tempeggi o spazeggi. Gestell sublime
del Dasein che spazitempeggi. Dasein è l'excstasità sublime tempità che
spazeggi: è l'eventità che spazeggi per Heidegger, invisibile poiesis, è
l'invisibile-esserità-sublime, è spazità-sublime che sublimeggi o vuotità
sublime che spazeggi. E' spazità che consenta la risonanza o il Kuinzige o La
Gelassenheit sublime, è la stabilità ontopologica che spazitempeggi, è La verità
dell'eventità, è la Gelassenheit l'abnegarsi sublime che sublimeggi.
Gelassenheit è l'abneganza sublime che spazeggi, la sublime nullità
che nulleggi, lì nulleggia o nienteggia la kronotopia sublime, la verità
della sublime Gelassenheit, veritas sublime che incurveggi o abnegheggi,
sublimi eventità. Meister Eckhart svelò l'idea di Gelassenheit sublime che
nulleggi. Gelassenheit quale Esserità che transcendeggi o nulleggi o nienteggi
nell'abissalità sublime, esserità che spazeggi o vuoteggi o nulleggi
nell'Esserità sublime. Eckhart vuoteggia o vuota la spazità che nulleggi, o
tempeggia nella nullità sublime. Meister Eckhart svelò Il Gelassenheit
sublime che sublimeggi o spazeggi nella nullità che vuoteggi, o nella
nientità
che transcendeggi. Il Gelassenheit di Eckhart è il sublime curveggiare che
nulleggi. Eckhart è l'archegete della sublime INDIFFERENZA che spazeggi
nell'aletheia sublime, eventità del Gelassenheit. Lì curveggiA la sublime
Gelassenheit che poeteggi l'eventità. Dasein sublime che nulleggi o
Esserità-spazità del sublime che spazeggi, o spazitempeggi nell'esserità
risonanza che risoneggi. Esserità sublime che sublimeggi o nulleggi quale
Gelassenheit dell'eventità sublime. Quale sublime Gelassenheit che annienteggi.
Gelassenheit che ANIMeggi la sublime Esserità che sublimeggi. Heidegger svelò il
chiasmepochè del Gelassenheit-Kuinzige che spazeggi, o il Gelassenheit-Kuinzige
che chiasmeggi nella sublime abneganza che nulleggi. La Gelassenheit che
nulleggi o nihileggi il sublime poetante? Gelassenheit che nulleggi quale
sublime che poeteggi? Gelassenheit che spazeggi quale sublime che nihileggi?
Sublime poetante che nulleggi nella spazitempità dell'Esserità Gelassenheit.
Esserità Stabile che spazeggi e incurveggi sublime. Heidegger disvelò il
sublime poetante che nulleggi, è Gelassenheit che spazeggi, o spazitempeggi
e incurveggi l'eventità sublime che transcendeggi il sublime. Heidegger svelò
con l'ontopologia del Gelassenheit l'abnegarsi del sublime, o l'abissalità
che nulleggi il sublime che nihileggi? Gestell sublime che spazeggi l'abneganza
che nulleggi. La filosofia di Heidegger è qui per spazeggiare il fascino
sublime onteologico del sublimeggiare ontopologico, quale ontologousia sublime.
Ge-Stell-sublime che spazeggi l'ontopologia sublime. La sublime abneganza
che nulleggi è l'Esserità Sublime dell'Essere che spazeggi. Gli eventi del
sublime che nulleggi è il pensiero poetante del sublime che poeteggi o
spazitempeggi nella nullità che nulleggi, o nella nientità che nienteggi
o nihileggi nella stabilità che spazeggi l' ontopologia sublime. La differenza
ontopologica del Sublime poetante che nulleggi la spazitempità, è la
Gestell-gelassenheit sublime che spazeggi ontopologicamente. Gestell
ontopologica del sublime che sublimeggi. Gestell sublime che spazeggi in
Gelassenheit che sublimeggi la Gelassenheit poetante. Sublime ontopologia che
spazeggi sublime, dal fascino sublime della Ge-Stell Sublime dell' Esserità.
Gli eventi sublimi spazeggiano la nullità sublime che nulleggi, ma nella
stessa spazitempità che incurveggi il Sublime del dio che ci può salvare o
abnegare in Gelassenheit sublime. L'Ereignis spazeggia il sublime che
sublimeggi nell'Ereignis: sublime che spazitempeggi sublime l' esserità.
L’esserità sublime spazeggia quale essere in luce e abita nel sublime
dell’essercità: ontopologia che sublimeggi come fondamento-abisso del
sublime. La verità del pensiero poetante dell’esserità sublimeggia già nella
Chora che spazeggi il sublime spaziale. Gegenstand Sublime Dasein o l'esser-
ci Sublime Dasein ontopology, essere-Dasein nell'esserità-sublime quale
esserità-per-la-SPAZIALITA' o Dasein dell'essere lì che spazeggi, al di là del
semplice tempeggiare, per essere spazio-che-tempeggi-in-excstasità
transinfinita. Chora è lo spazio sublime che spazeggia o Platoneggia, il
più abissale sublime che sublimeggi. Nietzsche o il sublime Zarathustra
inondeggiarono quel curveggiare. Così parlò Zarathustra il sublime che
sublimeggi Nietzsche-Zarathustra: fondeggiare sublime dell'ondeggiare che
curveggi. Schelling o Leibniz o La frattalità kronotopica che apeironeggi
di Anaximandro, o i frammenti dell'archè di Anaximandro consentirono
all'Ontopologia degli spazitempi di Anaximandro di dispiegarsi nella vuotità
o nullità SUblime, lì transcendeggiò la PHILOSOPHY della temporalità nel Timeus
Platonico: lì il modello paradigmatico svelò il curveggiare che Platoneggi e
Cosmeggi quale adeguatezza della verità Platonica paradigmatica. E' l'universo
paradigma degli spazitempi Platonici quale estasità exstatica del curveggiare,
o paradigma della physis che transcendeggi e si dà quale fenomeggiare
visibile dell'idealeggiare invisibile, ma intuibile con la metafisica della
verità o logousia animata. Solo così è possibile percepire le differenze
spazitemporali dei phora o dei periodos o delle periphoras o dei
kykleseos: ondeggiare del curveggiare paradigmatico pitagorico dell'identità
tra aritmos e curveggiare degli spazitempi, in un sublime armoneggiare o
cosmeggiare e mousikeggiare, quale perfeggiare o idealeggiare dell'eterno
sphereggiare incurveggiante Platonico. Si dà così l'ondeggiare degli
spazitempi in dinamicheggiare sublime e infinito apeironeggiare
sublime, ma fenomeggia quale discreto e finito, anzi aritmos,
senza ritmo, in stasi inerziale o contrastanza o gegenstand, attimeggiare,
atteggiare, o essere il curveggiare, o fenomeggiare nell'esserci del discreto
quale singoralità temporale della parousia, o apriorità dell'archè della
kronotopia infinita. E' la differenza nella temporalità che si dà quale
aritmos della parousia per curveggiare la transcendenza ed eventuare il
curveggiare che futureggi, o futuro anteriore, o eterno curveggiare o
apokatastasy sublime. Finito ed infinito non sono possibili nella stessa
frazione di tempo: l'apeironeggiare dovrà essere frammentato ed i
suoi frattali fondare la rigorosità e l'esattezza, altrimenti la
divisibilità o l'analitica o la dyairesis o la chiasmepochè infinite
possono creare dei paradoxa spazitemporali infiniti. Aristotele inventò
così le distanze discrete irriducibili nella temporalità, memore
delle omeomerie anaxagoriane, ma sempre nella dynamis dell'essere nella
parousia e di essere nel futuro o nel futuro anteriore. Leibniz svelò una
PHILOSOPHY ontoteologica degli spazitempi quale relatività Leibniziana
della simultaneità degli eventi: Gödel si ispirò a quel paradigma per
incurveggiare l'apokatastasy kaosmika sublime o monadeggiare sublime. Leibniz
curveggiò la relatività della simultaneità degli eventi nella monade
dynamica sublime. Leibniz con la sua ontoteologia della monade
incurveggiò la verità che si eventui sia nei fenomena, sia nelle
verità nascoste o kryptate o non ancora in dis-oblio nell'ondeggiare
sublime ed infinita: è la Leibniz-Theory della Tempità Ontoteologica che
transcendeggi e si dà curveggiante Leibniz-Theory degli spazitempi,
giacchè nella struttura ontopologica della monade non c'è più
differenza sia nell'endogeno che nell'extramonade, che mondeggi, o
incurveggi sublime ed infinita. Leibniz curveggia la struttura ontopologica
degli eventi simultanei degli spazitempi che dynameggi sublime le
endemonadi, o le extramonadi in sistole e dyastole o quali intermittenze
sublimi della struttura ontopologica della monade: è il curveggiare
della tempità o degli spazitempi sublimi, quali eventi virtuali nella monade
sublime o chiasmonade o eventi dynamici sublimi che noumeggino o noeteggino
nel pensiero pensante. Axiomi degli eventi che dinameggino nelle monadi:
lì eventueggiano una cronodinamicità della PHILOSOPHY del Tempo, entità
imaginarie o entità metafisiche immateriali e virtuali, parodossi
curveggianti giacchè le entità nell'immaginaririo non ci sonoo lateggiano
o krypteggiano nella monade sublime che incurveggi. Gottfried Leibniz
pensò quegli assiomi virtuosi e virtuali come paradigmi epistemici o
metaontologie o ontoteologie matematiche, quali axiomi della mathematica
della physis e quindi degli spazitempi sublimi: è il sublime che
spazitempeggi o transcendeggi sublime. Leibniz curveggiò quel paradigma
nell' Analysis Situs, o Geometrya della Situatione emotiva o
cronodinameggiare della monadea, lì gli axiomi della Geometrya Euclidea si
disvelano quali assiomi della metafisica delle verità fenomeniche e
virtuali e perciò assiomi di una geometria immaginaria senza entità
ilemorfiche, quale ondeggiare che incurveggi l'ontoteologia topologica o
metaphysica topologica o geometrica o metamatematica o ontologia della
mathesis della monadea o ontopologia sublime. Leibniz curveggiò le
quantità come se fosse il chiasmepochè o l'apokatastasy della qualità
spaziale e simbolica: l'infinito simboleggiò qualità di logousia virtuale e
così l'infinitesimo, o lo zero della mathesis. Quantità e adeguatezza
degli eventi curveggiano nella qualità della monadea, quale ondeggiante
Philosophya del Tempo che spazitempeggi il sublime che incurveggi la
Classica Philosophya che da Aristotele dominò l' Europa, una versione del
Mythos Rhapsodico di Chronos: quale movimento o dinameggiare immaginario
dell'ondeggiante ontokronia che incurveggi sublime la monadea che
transcendeggi. Leibniz Plotineggiò quasi presago di una virtuale relativity-
theory. Plotino disvelò l'estasità dei tempi dell'essere-purezza che
spazitempeggi sublime, quale autoevento dell'essercità che ondeggi
l'essercità-monadea che sublimeggi. Plotino decostruì sia l'ilemorfica
interpretanza del tempo sia l'idealeggiare o armoneggiare o cosmeggiare
platonica per curveggiare una paradigmatica e ab-stracta interpretanza della
tempità sublime: curveggiò una philosophya del tempo immaginaria, cioè
senza l'entità ilemorfica, Leibniz dispiegò quella intuizione per
curveggiare l'eventità immaginaria nell'end-extramonade virtuale, quale
struttura ontopologica o gestell sublime degli spazitempi immaginari o
metalogica matematica immaginaria, come entità immaginaria sublime. Plotino
curveggiò l’Esserità-purezza-transInfinita in eventità sublime estasità, o
singolarità sublime, quale Abissità vertiginosa sublime, l’Esserità sublime
nella nullità che nulleggi. L’abissità dell’Esserità purezza è il sublime che
sublimeggi e incurveggi più stabile quando c'è Abissità e Silenzio o
transInfinità dell'estasità, o singolarità sublime e vertiginosa Abissità che
abisseggi Sublime, l’Infinità in sè vuotità che vuoteggi: transcendenza sublime
dell'essere-purezza, pensiero pensante sublime, oltre c’è l’abisso sublime
che curveggi. Esserità sublime o abissità transinfinita dell’essere-purezza in
Essere che incurveggi l'Infinito sublime. Platone curveggiò il sublime che
sublimeggiò in Plotino quale essere-purezza che incurveggi nientità: quale
nullità che nulleggi il sublime nell’essere infinito che spazeggi. Infinito che
infiniteggi: l’Infinito sublime che sublimeggi nell’Esserità purezza curveggiò e
Plotineggiò in Leibniz, o nella monade-purezza: il sublime Plotineggiò
L'ESTASItà DEgLi spazitempi sublimi in estasità-purezza, fuori di sé,
Plotineggiò estasità sublime dell'aldilà, dell'atemporalità, della sopra-
temporalità, o della pre-temporalità della flussità, dinameggiò il curveggiare
con la durata spaziale o spazitemporale negli spazitempi che transcendeggino
nell'ondeggiante fluxità sublime eraclitea. Così in ogni ondeggiare è
custodito, curato, sigillato il curveggiare che epocheggi relazioni temporali
di anteriorità e posteriorità in sé: il tempo è un fenomeno sublime che
fenomeggi. I fenomeni flusseggiano in ondeggianti singolarità dell'eventità
monadi e disvelano l'estasità che transcendeggi sublime.
L'intenzionalità longitudinale o ab-scissa si differenzia dall'intenzionalità
transversale o transfinita spazitemporale che intenzioneggi: le due
intenzionalità, longitudinale e trasversale, sono inscindibilmente intrecciate,
sono chiasmepochè che curveggino, ondeggianti fluxità che dynameggino
scorrimenti, allungamenti, dilatanze, distensioni nel tempo come un fenomeno
dinamico temporale o intratemporale. Platone e Aristotele hanno pensato il
tempo-metabolè che tempeggi: qui c'è il rifiuto di fare dell'anima il sito
originario che tempeggi o atarasseggi; senza l'anima che numera e che conti il
tempo, il numero del movimento non c'è; il tempo, per essere, ha da essere
animato; senza l'anima, il tempo esisterebbe solo in potenza, perché ha la sua
origine nei movimenti dimamici. È aderenza al movimento dinamico e non
inerenza animata. Aristotele pensò il movimento dinamico interno dell'anima
come se ondeggiasse in altri movimenti del mondo. Plotino immaginò il tempo
movimento o dynamico curveggiare l'anima che mondeggi. Il tempo non
può essere il movimento, perché il movimento è spazitempeggiare
dell'intenzioneggiare. Plotino incurveggiò il tempo con il movimento della
verità o meglio con la disvelatezza, o alètheia che aletheggi, dell'anima
che animeggi nel mondeggiare. Ma che cosa è il tempo che spazitempeggi nel
sublime che sublimeggi? Non è niente altro che il movimento dynamico del
curveggiare animato, ma l'anima non è nel tempo, è sempre nell'epochiasma che
aterasseggi . Così l'anima ondeggia nel tempo e spazeggia nell'epocheggiare:
movimento dell'anima che spazeggi l'ondeggiare sublime che transcendeggi e si
dà tempeggiante excstasità sublime che sublimeggi: è movimento sublime degli
spazitempi che spazeggi l'atarassità. L'anima spazitempeggia il tempo
dell'epocheggiare, è l'eternità curveggiante che ondeggi: il tempo è nell’anima
che animeggi il mondeggiare, o monadeggi sublime. Plotineggia la sublimità nel
corso del tempo che spazeggi. Il tempo è sublime che sublimeggi l'estasità
che estaseggi: l'attesa, l'attenzione, la memoria che spazitempeggi L'estasità
sublime o spazitempo-estasità che plotineggi, o estasità sublime che
sublimeggi. La tempità sublime si spazitempeggia, il tempo non passa né
dimora, ma sublimeggia. La sublime estasità della spazitempità transcendeggia,
si dà in spazio che spazeggi il sublime che sublimeggi spazitempi. La
sublime spazitempità è fondata nella sublime estasità spazitempità del Dasein-
sublime che sublimeggi:l'attesa, la parousia e la cura che spazitempeggi nel
sublime che sublimeggi, esserità-in-attesa, custodire e presenziare sono
proprio l'esserità-in-attesa o sublime spazeggiare del tempo, ontopologica
spazialità sublime che sublimeggi o Dasein, è il Dasein-sublime che
transcendeggi, dà il tempo o spazitempeggi la transcendenza che transcendeggi
in ondeggiante fluxità dynamica eraclitea sublime. Il tempo è lo spazio che
spazeggi sublime è il sublimeggiare dynamico che transcendeggi. Quella
spazitempità estatica è il sublime che sublimeggi o ontopologia del sublime
che spazeggi. Il tempo ondeggia e curveggia dinamicamente o spazitempeggi fra
essercità e mondeggiare. Mentre per Aristotele lo spazio è finito in estensione
ma continuo e quindi divisibile all'infinito, il tempo è un numero, anzi il
tempo è il numero del movimento dinamico secondo il prima e il dopo, è
l'infinito dinamico. La singolarità dynamica è l’essere sublime che
sublimeggi lo spazio che spazieggi. Il sublime che sublimeggi ama svelarsi o
disvelarsi quale sublime che Eracliteggi o sublime-essercità che spazeggi, o
struttura ontopologica del sublime che transcendeggi. L'esserità sublime che
eventeggi: è ondeggiare dalla non presenza che transcendeggi e si dà nella
parousia, è sublime poiesis dello spazio che spazeggi. Anche la physis-sublime,
l'ondeggiare per sé, è sublime che spazeggi, è poiesis che sublimeggi. La physis
è nobile ondeggiare sublime spazitempo che spazeggi nel transcendeggiare. E'
il disvelamento sublime dell' aletheia che aletheggi, verità del
sublime che sublimeggi quale disvelamento, o verità sublime che spazeggi
l'aletheia che transcendeggi. Giacché nel disvelamento si fonda ogni spazitempo
che spazeggi sublime. L’evento sublime che spazeggi disvela, dispiega il suo
essere sublime nell’ondeggiare lì ove incurveggia disveleggiare e disvelatezza,
dove curveggi la verità del sublime che transcendeggi. Ma il disvelamento
del sublime non si dispiega in evidenza, bensì ondeggi kriptato nella
kronotopia che spazeggi sublime o nel chiasmepochè che curveggi per
eventuarsi custodito e curato in un altro disvelamento o GESTELL sublime
degli spazitempi che spazeggino il sublime nella physis, come disvelatezza
dell'evento del sublime che sublimeggi l’esserità della verità sublime.
Holderlin pensò che là dove c’è il pericolo là c'è anche il sublime che salva
o che sublimeggi, quale soggiornare senza tramonteggiare, è dynameggiare,
là dove si dà come aletheia che aletheggi, ondeggiante svelatezza della
dynamis, là dove già da tempo soggiorni la dynamis che transcendeggi.
Aletheggia l' aletheia della dynamis del cuore che non trema della
disvelatezza in quella radura sublime, o dynamica radura indicibile del
soggiornare nel mondeggiare senza eclisse e senza fondità. Come può
nascondersi davanti a ciò che mai tramonteggi e dynameggi, quello che mai
tramonteggi, quello che sorge, emerge,ondeggia, curveggia Eracliteggia la
dynamis della physis o incurveggia, il disvelarsi in alterità
dell’ondeggiare. Mai tramontante significa disvelatezza e nascondità: La physis
ama nascondersi, la physis ama la dynamis del nascondersi e del disvelarsi,
in relatività dinamica spazitempità che spazeggi il sublime che
sublimeggi. La physis ondeggia e curveggia è metamofosi metabolica o
katabolica, è come tale già sempre epocheggia. Disvelatezza e Nascondità della
nullità che nulleggi. In quell‘esserità sublime si eventua l‘ontopologia
del sublyme che sublimeggi o la sua epigenesi. Esserità che spazeggi il
sublime che transcendeggi lì e si sveli nell‘ontopologia della poiesis, o
dell’ontopoiesis o della transpoiesis. Tale ontopologia ondeggia e curveggia
l‘esserità nel mondeggiare la gestell sublime, o essere solo per la morte della
nullità che nulleggi, quale arte della poiesis sublyme. Quell’ermeneutica
eventua l'ontopologia della transcendenza o ontopologia dell‘immagine
dell‘esserità-nel-mondeggiare. Ma che cos’è l'estasità dell’esserità-sublyme
che sublimeggi? Anzi che cos’è l'ondeggiare dell’esserità-sublyme nel sublime
che sublimeggi? È la gettatezza-della-verità dell’esserità nell’aletheia fondale
che aletheggi, grund ed abgrund, del sublyme che sublimeggi e si dà, si getta
nella mondità ontokronotopica quale spazeggiare che sublimeggi. L’esserità si
eventua nel sublyme che sublimeggi quale aletheia che aletheggi,
disvelatezza dell’ontopologia dell’esserità sublime, dell’essercità sublime,
dell’essere entità sublimi: varietà nella gettatezza-del-sublyme quale aletheia
che aletheggi l'ontopologica dell’essere ondeggiare sublime, ontimagine
sublime, ontimago sublime, ontopoiesis sublime. Il sublime che sublimeggi delle
varietà ontopologiche della verità dell’esserità sublime transcendeggiano, si
eventuano, si gettano quale fondità anche quando gli dei fuggono e il tramonto
dell’occidente si secolarizza, per sempre il sublyme curveggia e intenzioneggia
per essere ondeggiante esserci: mai la verità tramonta, è sempre parousia
sublyme che sublymeggi aldilà dell'agatousia, aldilà delle entità
mondeggianti. Come mai solo il sublyme transcendeggi il corso dello
spazitempeggiare o dell’ontocronia che sublimeggi? Tra le tante ipotesi quella
più ontopologica è la cura ondeggiante della verità dell’esserità che
sublimeggi. Solo nel sublyme l’aletheia aletheggia ontopologica e si cura da
sé, ondeggia e curveggia da sè, fondeggia e si cura senza gli dei
fuggitivi. L’esserità sublime incurveggiala
cura da sé l’esserità-sublyme, senza la cura ontocronica o ermeneutica, anzi si
cura senza l’epistemica ermeneutica, ondeggia la cura della verità da sé,
spazeggia il sublime. È sublyme aletheia che aletheggi si dà e transcendeggi,
si cura da sé quale esserità-sublyme o esserità dell’evento-verità, giacchè nel
sublyme è in ekstasità e ondeggi, si dà, si cura l’evento della verità
ontopologica dell'esserità sublime o dell’esserità dell’aletheia sublime o
dell’esserità-sublyme-della-verità-nella-physis. La spazialità del sublyme si
fonda sulla spazitempità sublime della libertà:la spazialità sublime del sublyme
è la spazitempità sublyme della libertà d’Essere dell’Esserità sublime che
sublimeggi. Il sublyme c’è quando l’Esserità si dà, transcendeggia nella radura
sublime, nell' ontopologia dell’Esserità, quale ontopologia dell’Esserità
poetante che si eventua nella gettatezza sublime che curveggi, è la radura
poetante che custodisce, kripteggia, lateggia, ondeggia la cura dell’Esserità
sublime che sublimeggi. I luoghi del sublyme sono spazitempi che
spazeggiano l’essercità sublime nel mondeggiare, o mondaneggiare, o
tramonteggiare o eclisseggiare, sublime che sublimeggi l’Essere abitato
poeticamente dall’orizzonte e dall’Esserità sublime-senza-fine, senza
declineggiare, senza tramonteggiare, senza eclisseggiare, quale eterneggiare
della risonanza dell’Esserità-sublyme che sublimeggi. Solo così si eventua
l’epocheggiare della sublymanza che sublimeggi la spazialità che spazieggi
la sublymità della Physis. Lì l’Esserità-sublyme non eclisseggia, o
tramonteggia. Nel sublyme che sublimeggi c’è l’ondeggiare differenza
ontopologica tra il fenomeno sublime e l'evento sublime: non la nullità o la
nientità, ma l’Esserità sublime che ondeggi in-contro, l’Esserità sublime che
curveggi, per abitare l’Essere sublime che incurveggi la radura sublyme che
sublimeggi. La spazità sublime della sublymanza è la spazitempità della
differenza che si eventua nell’ontopologia poetante, che abiti il luogo
kaosmico o spazio che spazeggi il sublime. La spazità sublime del sublyme che
sublimeggi è la spazitempità dell’Esserità che curveggi l’essere sublime che
incurveggi la parousia della radura, ove non ha mai abitato né l’entità, né
l’Esserci, né la mondità, né la metafisica, né la teocrazia, ma solo la
transonanza dell’Esserità sublime che ondeggi in-contro, quale curveggiare
sublyme che transcenteggi. La spazità che spazeggi sublyme è la spazitempità
sublyme,o dell'abitare sublime dei luoghi sublimi che sublimeggino il sublyme,
lì incurveggia la transonanza dell' Esserità-sublyme, o Esserità che sublimeggi
curveggiante, Esserità che abiti l’Essere sublime, Esserità che spazeggi il
sublime e ondeggi l’Esserità sublyme della diradanza sublyme che sublimeggi.
L'ontopologia, il luogo ove l’Esserità sublime ondeggia in-contro e ci abiti è
il sublyme che spazeggi l'ontopologia del sublyme, è la sublyme ontopologia
della spazitempità sublyme: solo nell'ontopologia sublyme la spazitempità si
eventua quale spazeggiare sublyme, giacchè solo lì è libera di curveggiare e
di spazeggiare sublyme. I luoghi ove il sublyme ondeggi incontro, o dove
l’essere curveggi l’esserità sublime che si eventua ed abiti la spazità del
pensiero poetante, sono i luoghi del sublyme che spazeggi il curveggiare, perché
l'ondeggiare dell’esserità sublime con la sua ikona sublime getteggi la
parousia e la abiti è sublyme, nell'ondeggiare indicibile inauditeggia,
atarasseggia, epocheggia, chiasmeggia sublime. La spazità sublyme è spazeggiare
gli spazitempi liberi, abitati solo dall’Esserità sublime che ondeggi in-contro,
quale sublyme senza-la-fine, o nullità che nulleggi: Esserità sublime che
incurveggi nell’essere che getteggi ed abiti l’Esserità poetante sublime. Le
varietà dell'ondeggiare-Esserità-sublime infiniteggiano, indicibili, senza-fine,
senza eclisseggiare: perché i luoghi del sublyme sfuggono ondeggianti. Gli
eventi del sublyme che transcendeggi in relatività con gli eventi e le
ontovarietà dell’Esserità sublime si eventeggiano quale libertà
ontopologica: lì ondeggia l’Esserità sublime, s'incurveggia la libertà d’essere
sublime che sublimeggi. I luoghi del sublyme sono gli spazitempi ontopologici
ove l’Esserità sublime dispone il curveggiare, l’ascolto, la visione poetante
dell’Esserità sublime ondeggiante, dinnanzi, davanti che curveggi incontro,
nella sublymanza che sublimeggi. La spazità sublyme è la radura sublime che
vuoteggi o l'ontopologia della sublymità, ove l’esserità sublime si eventui per
essere curvatura e per abitare poeticamente l’essere sublime che ondeggi, oltre
che abitare poeticamente il mondeggiare, Physeggiare, kosmeggiare della
kosmesi o della kalousia-agatousia. Quando un luogo, una radura, una vuotità
sono abitate poeticamente dall’Esserità sublime che curveggi sublime e che
ondeggi in-contro all’Esserità sublime, si eventua il sublyme che spazeggi quale
spazitempità sublyme del sublime abitare poeticamente l’Esserità poetante, in
libertà, in verità, incurveggiante Esserità-sublyme che sublimeggi. L’Esserità
sublime che ondeggi incontro per abitare poeticamente, non solo il mondeggiare,
ma il curveggiare sublime dell’Esserità, la spazità dell’Esserità sublime che
sublimeggi, l’Esserità poetante, l’Esserità ontopologica che spazeggi
l’Esserità-sublyme. Si eventua il curveggiare nella spazità che spazeggi nella
tempità che mondeggi la differenza ontopologica del sublime: parousia
ontopologia dell’Esserità-sublyme, di là e di qua dell'ontopologia fluttuante e
mondeggiante dell’Essercità ondeggiante virtuale, del mondeggiare immaginario,
del mondeggiare ontopologico, del mondeggiare poetante. Il mondeggiare
dell’Esserità-sublyme ondeggia il mondeggiare quale mondeggiare sublime,
mondeggiare caotico, mondeggiare cosmico, estatico. Quale fondeggiare sublime
della verità dell’Esserità-sublyme dà senso al kaos, all’invisibile,
all’indicibile, all’inaudito, all’assenza presente che spazeggi: l’unica che ci
possa salvare o curare nel mondeggiare dell’aldilà. L'onTopologia
dell’esserità-sublyme è l'ontopologia che ondeggi l’Esserità che transcendeggi
l’Essercità, o l’Esserità ontopologica poetante. Quelle ontovarietà dispiegano
il fondeggiare dell’Esserità-sublyme nel mondeggiare virtuale che curveggi
l'ontopologia sublime nella spazità sublime che sublymeggi l’Esserità-sublyme
chiasmepochè della spazità dell’Essercità. Nell’Esserità-sublyme l’Esserità che
ondeggi non si adegua, in verità né all’Esserci, né all’Essere ontopologico o
poetante. Nel mondeggiare sublyme il mondeggiare non ritrova più l’adeguatezza
metafisica estetica con il mondeggiare dell’Esserci, né con l’Essere nel
mondeggiare cosmico, immaginario, virtuale, kaosmico. Ma quella differenza
ontopologica dell’adeguatezza non trascura l’ortogonalità del sublyme, anzi dà
senso, identità e trascendenza. L’Esserità sublyme quale essere che ondeggi il
mondeggiare sublime è la misura che spazieggi: del kosmeggiare che c’è e del
mondeggiare che non c’è, o è invisibile, indicibile, inaudito, estatico;
l’Esserità sublime è anzi l’unica spazitempità che incurveggi e dà senso,
transtabilità e soprattutto e per lo più dà l’impianto, la Gestell del sublime
mondeggiare dell’Essercità, dell’Esserità sublime qui, dell’Esserità sublime là,
dell’Esserità che sublimeggi aldilà. L'ontopologia del sublyme spazeggia
sublyme, è la Gestell-sublyme del mondeggiare e dell’Esserità che ondeggi quale
Essercità che curveggi in-contro nella sua morfogenesi sublyme d' Essere che
spazieggi il sublime. Giacchè solo quell’Esserità è sublymanza della physis che
ci potrà salvare, o curare, o curveggiare ondeggiante della spazità sublyme.
L'onTopologia dell’Esserità sublyme è la bistabilità che spazeggi nei sentieri
che si biforcano: c’è la superficie della Gestell-sublyme che fondeggi il
mondeggiare dell’Essercità che transcendeggi, c'è lo spazeggiare dell’Esserità
sublime che ondeggi incontro nella vuotità ontopologica, nella radura sublime
libera dal nihil, nella singolarità kaosmica della nullità che nulleggi, quale
Gestell-sublyme che spazeggi l'Essere, Esserità sublime che incurveggi e
ondeggi, getteggi l’Essere sublime nell’Essercità che sublimeggi, per abitarvi
con il senso del sublyme o dell’Esserità che transcendeggi. La spazità del
sublyme è stata, ed è,sempre ontopologica nel senso di onTopologia del sublyme
dell’Esserità è parousia nella plessità, o nel chiasmepochè della Gestell
sublyme dell’Essercità, dell’Esserità-sublyme che ci in-contra, che ondeggi in-
contro, quale transonanza dell’Esserità sublime nell’aldiqua dall’aldilà. La
gestell-ikona sarà per sempre l’essere sublime ikona dell’esserità struttura
ontopologica ontopoietica dell’imagine dell’esseRità sublime che sublimeggi.
Ma che curveggi l' ikona che spazeggi la gestell del sublyme? È l’ontopologia
che vuoteggi, radura sublime della vuotità o l’ikona della radura sublyme che
sublimeggi l'essere-in-estasità della nullità che nulleggi o della nientità che
nienteggi, quale ontopologia sublime. Solo il sublime che spazeggi consente
all’essere d’abitare poeticamente la radura-gestell-ontopologica: là
l’imagine dell’esserità sublime si disvela libera mondeggiare ontocronotopica.
Qui si discopre l’ontopologica gestell-sublime o struttura ontopologica sublime
dell’ikona dell’esserità, della spazitempità o sublime-ontocronica. Solo la
gestell-sublime disvela il curveggiare della singolarità che si eventua nel
sentiero ininterrotto nella radura sublime-gestell. Lì l’aletheia sublime della
gestell che spazeggi o la verità della struttura ontopologica consente
all’ikona d’essere-sublyme, e consente alla verità di disvelarsi nella
sublymanza quale eventità della verità, o eventità dell’aletheia o eventità
della disvelatezza della
sublime-gestell dell’esseRità che transcenteggi. La sublymità è la verità o
meglio l’essere-sublyme è l’aletheia della sublime-gestell del curveggiare
dell’esseRità che sublimeggi la verità del sublyme e disveli l’esserità
gestell-aletheia sublime, o la radura ove possa abitare poeticamente l’esserità
ed ove possa aleggiare l’eventità dell’aletheia-sublime, è la sublymanza
della verità dell’ikona dell’abissità sublime, dell’abgrund sublime
dell’esserità: la sublimità è innanzi tutto l’ontopologia della gestell sublime
dell’abissità dell’esseRità che sublimeggi una differenza ontopologica della
verità sublime. L’esserità-sublyme eventua l’aletheia sublime ontopologica quale
sublymanza dell’esserità nel sublyme che sublimeggi o dell’essere ontopologia
sublime. Anzi solo la verità-sublyme discopre l’ontopologia dell’essere sublyme
dell’esseRità che spazeggi il sublime. Ma che cos’è il sublymeggiare
dell’esserità-sublyme? Anzi che cosa getteggi l’esserità-sublyme nella
sublymanza? È la gettatezza-della-verità sublime dell’esserità nell’aletheia
sublime, grund ed abgrund del sublyme che si dà, ondeggi la mondità
ontokronotopica sublime. L’esserità si eventua nel sublyme quale aletheia che
aletheggi,disvelatezza dell’ontopologia dell’esserità sublime,dell’essercità
sublime:tutte varietà compresenti nella gettatezza-del-sublyme quale aletheia
ontopologica dell’esserità ontikona, ontimagine, ontimago, ontopoiesis,
autevento, mitevento, onteventità del sublime che sublimeggi. Sublyme-
estasità delle varietà ontopologiche della verità sublime dell’esserità si dà,
eventeggia, ondeggia quale fondità o fondeggiare nel corso del sublymeggiare
senza mai disertare, anche quando gli dei fuggono o tramonteggino, il sublyme
ondeggia o intenzioneggia per essere il sublime che transcendeggi: mai la
verità tramonteggia, è presente nel sublyme che sublimeggi al di là. Come mai
solo il sublime transcendeggi la spazitempità o l’ontocronia? Tra le tante
ipotesi quella più ontopologica è la cura della verità sublime dell’esserità.
Solo nel sublyme l’aletheia ontopologica si cura da sé, ondeggia, curveggia,
fondeggia e si cura senza gli dei fuggenti. L’esserità ondeggia-la-sublyme-
cura-da-sé che sublimeggi l’essere-sublyme, ondeggia la cura della verità
sublime da sé quale ontopologica che abiti poeticamente la vuotità o la radura
sublime ontopologica ontokronotopica. È l’esserità sublyme che ondeggi-
incontro, che si disvela, si dà, si cura nella futura-anteriorità sempre
ontopologicamente presentemente assente. Nel suo essere già-stata ondeggia e
curveggia l’ontokronia quale sublime che transcendeggi, gegenstand sublime
che ondeggi lo sguardo sempre di fronte quale gettanza della verità sublime. Il
sublyme spazeggia la gettanza fondale della aletheia-sublime si dà e si cura da
sé quale essere-sublyme o essere-gettità-del-sublyme e si eventua sempre quale
ontopologia dell’eventità-verità, aldilà, giacchè nel sublyme ondeggia, si dà,
si cura l’eventità della verità ontopologica del sublime o dell’esserità
dell’aletheia sublime o dell’esserità-sublyme-della-verità-nella-physis. Anche
quando gli dei fuggono si eventua nella physis il sublimeggiare, quale eventità
della verità sublime ontopologica. È la gestell del sublyme che si dà e si cura
e ondeggia da sé: spazeggia e poieteggia nella radura sublime della physis,
eventeggia l’eventità della verità dell’essere-sublyme, incurveggia e dispiega
l’aletheia sublyme, è la gestell che sublimeggi l’esserità-nella-physis, è lo
spazeggiare dell’eventità della verità ontopologica nella radura sublime che
fondeggi e ove possa abitare e poieteggiare il sublime, anzi l’esserità
sublymeggia e ondeggia la libertà d’essere sublyme, incurveggia la libertà
d’essere mondeggiare, ondeggia la libertà degli dei fuggenti, curveggia la
libertà del nihil tecneggiante senza decostrueggiare nella gestell, nella
struttura ontopologica, incurveggia la libertà di mondeggiare o tramonteggiare,
giacchè l’eventità della libertà ondeggia e si cura quale libertà ontopologica
dell’esserità-sublyme-della-verità-curveggiante che eventeggi la physis per
ondeggiare libera physis di esserci anche quando gli dei fuggono. L’esserità-
sublyme dell’abissità, dell’ab-grund eventeggia l’ikona della radura
ontopologica quale ontopologia dell’esserità inenarrabile, inaudita, indicibile,
indecidibile.Per gli eventi dell’esserità abissità ontopologica della physis c’è
l’essere sublyme in ekstasità incurveggiante, in interagenza tra l’essere e la
sua radura vuota ontopologica. Solo il sublyme, l'ekstasità dell’esserità del
sublyme consente l’ascolto del sublyme che ondeggi nell’abisso della radura
ontopologica le fondità del fondale dell’esserità-sublyme, quale ikona della
physis ontopologica. Ma quella ikona si disvela solo nel suo essere: solo al
sublime che spazeggi e che consenta all’eventità dell’essere abissale di
gettarsi nell’ekstasità dell’aletheia dell’esserità sublyme. Solo il sublime
che spazeggi disvela il mistero o l’enigma del sublyme-in-ekstasità: la
sublymanza ama nascondersi o essere sempre ondeggiante incurveggiante,
l’esserità-sublyme ama disvelarsi, ama discoprire la radura abissale, la physis
ontopologica, la gestell sublime ontokronokairoslogica o ontokairostopica. Solo
così l’esserità-sublyme si dispiega all’infinito nell’apeiron, nel senza-limiti,
nel sub-lime, nel senza-fine, quale autevento o ontevento sublime, ma la
gettanza fondeggia il fondale ontopologico, ontochiasmepochè ontocronotopico, si
dà per raccogliersi-in-un-confine, ondeggia per eventuare la gestell sublime,
la struttura ontopologica che spazeggi la physis: incurveggia la spazità del
sentiero ininterrotto dell’essere sublime radura ontopologica ove l’esserità
sublime possa abitare e poieteggiare. Solo con l’esserità-sublyme si eventua il
curveggiare dell’aletheia sublime che aletheggi, mai adeguata, ma sempre
sottratta all’evidenza del mondeggiare, ma visibile, inaudita ma udibile
echeggiante, paradossale o eristica sublime che sublimeggi. Lì la verità
stessa è trans-latente, anzi l’aletheia si disvlela quale trans-verità o essere
sublymanza della trans-aletheia dell’essere-sublyme, si discopre gestell-
sublyme o struttura ontopologica della trans-verità sublyme. La verità nel
sublyme è l'aletheia-dell’esserità, o verità-trans-latente dell’esserità-
sublyme, giacchè il sublyme ama la disvelatezza dell’aletheia sublime
dell’esseRità. Nell' eristica sublime che spazeggi nel curveggiare e disvelarsi
la dislatenza della verità dell’esserità-sublyme ondeggia nella radura le
fondamenta del sentiero dell'ontokronotopica, quale gestell sublime
dell’esserità-sublymanza del sublyme-in-ekstasità o meglio nell’esserità-
sublymanza è in ekstasy sublyme la verirà trans-latente del sublime spazeggiare,
o che nell’esserità-sublymanza vi è custodita e curata l’aletheia-trans-latente
del sublime che spazeggi l’esserità-sublyme. Quando l’inaudito aleggia
nell’essercità è assentemente presente la verità trans-latente dello spazeggiare
dell’esserità-sublyme, ed è quell’aletheia che si disvela nella radura vuota e
che curveggia il sentiero ininterrotto sublime che sublimeggi. L’eristica di
quella verità-trans-latente ondeggia le fondamenta del chiasmepochè sublime
dell’immagine della sua bellezza o kalousia agatousia:la bellezza-sublime è,
sarà, fu la varietà della verità-trans-latente custodita e curata nell’essere-
sublyme che sublimeggi. Lì si dà il sublyme che spazeggi o la sublymanza che
transcendeggi si dà quale sublyme: l’origine o l’originalità del sublyme è il
sublyme della verità trans-latente dell’essere-sublyme, custodita e curata nella
radura ove si disveli il sublime che spazieggi. Spazeggia quella transtabilità
sublyme della verità ontopologica che consenta l’interagenza con l’esserità-
sublyme della verità quale sublymanza dell’essere che eventeggi l’esserità-
sublyme. L’esserità-sublyme eventeggia l’ontopologica dell’eventità della
aletheia-trans-latente, quale gestell sublime dell’esserità-sublyme che spazeggi
l’esserci nella radura vuota e senza limiti, la radura sublime del fondale ove
l’esserità sublime possa soggiornare poeticamente con l’eventità della verità-
disvelatezza-trans-aletheia. Qui nell' ontopologica verità si discopre
ondeggiante aletheia che aletheggi, in velatezza e disvelatezza indicibile ma
sempre sublymanza dell’esserità-sublyme physis. Solo quando l’esserità-sublyme
curveggia e cura l’aletheia, eventeggia la seducenza verso l’esserità-
sublyme, anzi è la verità che seduce l’esserci, è l’aletheia che curveggia il
sentiero ininterrotto della sublyme-esserità. Ontopologia dell’esserità-sublyme
o già la spazitempità quale ikona dinamica che ondeggi, o ikona ontodinamica
che apeironeggi sublime o ikona ontodinamica del trans-apeiron sublime, del
trans-infinito-sublime, della trans-gestell dell’esserità-sublyme. Lì
l’ontodinamica ikoneggia nell’essere-infinito sublime curveggia quale imago
ontodinamica dell’essere-sublyme, o quale immagine ontodinamica dell’apeiron
sublime del pensiero poetante sottratto alla mitopoiesis. Ma in origine l’ikona
ontodinamica ontokronotopica si svela senza differenza ontopologica, quale
sublyme della mitopoiesis dell’apeiron trans-infinita, ove l’ikona del kairos
spazeggi l’imagine della kronotopia transinfinita sublime che sublimeggi.
Solo l’essere-sublyme dell’esserci sottrae all’eternità l’ikona
dell’ontodinamica kronotopica sublime. La frattalità dell’ikona
ontodinamica della spazitempità platoneggia e si differenzia ontopologicamente
in-essere-sublyme dall’esserci, ma in origine ci fu una ontopologia della
gestell sublime ove si eventuò l’ ontopologica dell’esserità-sublyme. O
l’esserità-sublymanza-dell’infinito ontodinamica cronologica della frattalità
spazitemporale, quell’evento inaugura
l’oblio dell’essere-sublymità-dall’essere quale sublyme dell’essere per essere
solo sublime che tecneggi, ove l’ontodinamica infinita dell’ikona si è
dissipata, dissolta, oblieggiò: è l’oblieggiare dell’essere-sublymità-
dall’essere che si dà quale fondatezza. Nel corso del tempo l’essere-sublymità
dall’essere non scompare, ma per fortuna dis-oblieggia: ondeggia nel
tecneggiare per eventuarsi solo nell’ontopologia che sublymeggi-l’essere. È il
dis-oblio della verità che si sottrae dal nihil che tecneggi per gettarsi ancora
quale trans-mittenza intermittente della sublymanza della verità ontopologica
dell’essere-sublyme-esserità. Quella trans-mittenza ama nascondersi
nell’essere-sublymanza quale sublymeggiare che sottrae l’aletheia dall’oblio
tecneggiante, per disvelare l'abissità dell’esserità-sublyme, essere ikona
ontodinamicheggiante dell’ontokronotopia trans-infinita. È lì che l’esserità-
sublyme disoblieggia e ondeggi l’esserità aletheia ontologica aldilà dell’oblio
tecneggiante. Qui eventeggia la differenza ontopologica dell’esserità: nella
transcendenza dell’esserità-sublyme si dà, ondeggia, eventeggia, incurveggia la
verità dell’esserità, aletheggia l’esserità, struttureggia l'ontopologia sublyme
della radura, del kairos, poiesis, ontopoiesis, ikona. Anzi il sublyme della
verità incurveggia le fondamenta del sublymeggiare dell’esserità, quale sentiero
ininterrotto dell’essere che eventeggi l'ekstasità della gestell e della
gegenstand, la physis del grund e dell’abgrund sublime che sublimeggi.
Quell’eventità trans-abissa aldilà del tecneggiare giacché dis-oblieggia il
sublyme, si eventua L’esserità-sublyme che staglieggia o curveggia giacchè si
sottrae all’ontocronia del dicibile: si dà alla physis inaudito,
misterico, indicibile; l’esserità del sublyme curveggia, disvela la verità,
trans-abissa l'aletheia, dis-oblieggia la radura, nel vuoto che vuoteggi, nella
nullità che nulleggi, quell‘enigma è vivenza nell‘essere-per-la-morte del
sublime che sublimeggi. O essere-il-sublymeggiare-della-morte. In
quell‘esserità ondeggia l‘ontopologia del sublyme, lì si svela l‘ontopologia
della poiesis che sublimeggi l‘esserità-abissale o l‘esserità-nell‘abisso,
abgrund che ondeggi le fondamente e curveggi quale fondatezza dell‘esserità o
del sublyme che sublimeggi? Forse ci può salvare l‘essere nel mito della
sublime-bellezza-kalousia quale misura che salverà il mondeggiare
dell‘essercità. L‘esserità curveggia il sublime o l'essere-per-il-sublyme-che-
transcendeggi. Solo l‘esserità sublime ci può salvare, ondeggiante sublime. O ci
salverà nella spazità che spazeggi il sublyme-che-sublymeggi:essere per la
salvezza dell‘essere significa essere per la salvezza del sublyme. Solo il
curveggiare del sublyme può disvelare l’immagine del mondeggiare quale
ontopologia dello spazitempo immaginario da abitare poeticamente, quale
ontopoiesis del sublyme dell’essercità o dell’ontopologia poetante del sublyme,
quale disvelatezza dell’ontopoiesis o nel pensiero-poetante-pensante dell’essere
metastabilità nella struttura ontopologica. L’evento dell’essere sublime si dà
alla luce e dà luce al sentiero ontopologico dell’esserità sublime che
spazeggi. Quale radura vuota che vuoteggi e ondeggi libera, sgombra,
incurveggia l‘ontopologia sublime-in-estasità, si dis-oblieggia. Il sublime è
l'evento dell’essere? Nell’evento del sublyme l’ontopologia degli eventi della
physis disvela l’indeterminatezza dei paradigmi. Già aleggia nell’ontopologia
l’evento sublyme quale aletheia della radura ove si possa abitare poeticamente,
con la cura del sublime assentemente sempre parousia. La differenza ontopologica
eventeggia l’essere che spazeggi per la verità o il curveggiare dell’esserità
nella verità o essere per l’aletheia o essere nell’aletheia, o essere-per-il-
sublyme o essere-nel-sublyme. È l’increspatura curveggiante ontopologica della
diradanza che disveli l’essere sublime dall’oblio, dall'essere curveggiante
essere-nel-nulla o un essere-nel-niente, o meglio l’essere ondeggiante essere-
del-nulla o essere-del-niente per essere sublime che spazeggi il sublime.
L’ondeggiante essere sublime dis-oblieggia dal suo essere-del-nihil, o essere
del nihil che nihileggi, o essere per il nihil per curveggiare e spazeggiare
quale essere-nel-sublime-dell’esserità. La luce dell’essere sublime disvela per
dis-oblieggiare luce dell’essere sublime, non del niente o del non-ente o
dell’entità ontoteologica. È la singolarità della luce sublime della diradanza
che dis-oblieggia: l'ondeggiante vuova diradanza si dà, curveggia quale luce
misterica dell’esserità-sublyme, quale immagine dell’esserità-sublyme che
spazeggia il sublime oltre il nulla, oltre il niente, oltre il non-ente, oltre
l’entità, oltre la morte dell’esserci, oltre il nihil tecneggiante, al di
là del tempo, essere aldilà, essere l’aldilà, essere nell’aldilà, essere per
l’aldilà: essere la poiesis sublime che sublimeggi, essere nella poiesis del
sublime. Solo così l’essere che spazeggi il sublime non è più una delle tante
estetiche del nulla o del niente o del non-ente, ma si disvela quale evento che
spazeggi l’esserità-sublyme ad immagine dell’essere, o dell’immaginario
dell’essere quale ontopologia sublime che spazeggia il sublime, aldilà del
vuoto ontologico. È il dis-oblio dell’esserità sublime che spazeggi? Leibniz
curveggiò lo spazeggiare nel pensiero ontopologico eventuante la presenza
strutturante l'ontopologia che spazeggi il sublime. Là ove l’esserità è la
sublime ontopologia della Gestell sublime, dell’impianto della struttura
ontopologica fluttuante e ondeggiante sublime. Nella struttura ontopologica
dello spazitempo sublime si svela la struttura ontopologica dell’esserci sublime
dell’eventità sublime. La struttura ontopologica transfinita sublime si
disvela nella tempità ontopologica nel tempo vuoto virtuale transfinito, o
vuoto ontopologico che sublimeggi. L’ontopologia delle singolarità sublimi
eventeggia nella Gestell che sublimeggi l'ontopologia fluttuante e ondeggiante
delle singolarità dei sentieri spazeggianti il sublime. C’è l’ontopologia dei
sentieri sublimi nella Gestell sublime che spazeggia la differenza tra
l’ontopologia sublime delle tempità: è l’ontopologia dell’infinitesimo sublime
che dà increspature al vuoto e ondeggi lì sublime nel sentiero dell’essere
sublime ontopologico transfinito, è la differenza quale evento sublime della
tempità mondeggiante. La differenza ontopologica sublime dello spazitempo
curveggia sul campo diverse ontocronie, o un sentiero sublime ove si eventui il
transfinito sublime, isteresi sublime dell’indeterminatezza sublime che
sublimeggi. Lì i creodi ontopologici curveggiano e disvelano l’ontocronia del
sublime che spazeggi ed eventuano così lo spazitempo ontopologico
che transcendeggi. Il sentiero curveggia nel campo della Gestell sublime il
creodo dell’ontocronia fluttuante e ondeggiante tra le differenti spazitempità:
sublime spazitempo transinfinito che transcendeggi nell'ontopologia sublime che
sublimeggi. E’ l’ontopologia dello spazitempo sublime che transcendeggi oltre l'
ortogonalità e si sveli quale ondeggire immaginario, transinfinito che
transcendeggi nel sublime. L’ontopologia dello spazitempo sublime incurveggia
nel campo della Gestell sublime l’ontopoiesi dei sublimi, le singolarità sublimi
trascendenti nel transinfinito sublime,singolarità ontopologiche ondeggiano lo
spazitempo prima che sia spazitempo che mondeggi quale spazitempo dell’esserci
sublime, o spazitempo dell’essere sublime nella mondità, o spazitempo nel tempo
sublime che mondaneggi. Nel campo della Gestell sublime, o struttura
ontopologica sublime, oltre agli eventi ontopologici curveggiano le eventità
sublimi transinfinite del sublime che transcendeggi: è l’eventità sublime dei
sentieri ininterrotti che curveggi quale ontopologia fluttuante e ondeggiante
dell’ontopoiesis del sublime che sublimeggi nel campo della Gestell
transinfinita che transcendeggi il sublime. La Gestell sublime o struttura
ontopologica dei sentieri sublimi incurveggia l’essere sublime transinfinito
della physis sublime nella sua indeterminatezza transinfinita: è l’impianto, la
struttura ontopologica del sublime, la montatura che incurveggi nel campo
sublime la Gestell sublime che sublimeggi Le dimensioni transinfinitesime e
consenta l’eventuarsi delle icone sublimi transinfinite. I modelli ontopologici
sublimi delle icone consentono d’eventuare l'ondeggiare sublime transinfinito
che curveggiano nel campo della Gestell il sublime e disvelano gli attanti
ontopoietici della spazitempità che sublimeggi, o vuoteggi il sublime
ontopologico dello spazitempo sublime metastabile che transcendeggi. L' icona
sublime è una varietà ontopologica sublime che ondeggi di fronte dinnanzi,
sempre davanti, è sempre nel futuro. Nella Gestell sublime o struttura
ontopologica le icone sublimi dei sentieri che sublimeggiano si eventuano nel
vuoto ontopologico ora quali singolarità sublimi, o monadi sublimi
leibniziane, ora in qualità di singolarità immaginarie ontogeniche di varietà
sublimi cuspidali, ellittiche, o entità sublimi immaginarie quali lo spazio
sublime o il tempo sublime. Nell’isteresi degli eventi sublimi della Gestell
sublime, o struttura ontopologica sublime, le varietà sublimi ondeggiano e si
disvelano quali ikone sublimi del vuoto ontopoietico fluttuante e dispiegante
singolarità transinfinite. L' eventuarsi del sublime è il curveggiare delle
parousie kaosmiche, sia in micro che in macro o mega, giacchè i sentieri sublimi
incurveggiano nel campo transinfinito:ogni infinitesimo sublime s'eventua quale
singolarità sublime transinfinita. Giacchè lì la spazitempità si svela in
transcendenza sublime ontopoietica, disvela la differenza ontopologica
attraverso le increspature metastabili che curveggiano
i sentieri sublimi nello spazitempo dell’esserci sublime o nella Gestell
sublime, o struttura ontopologica sublime che sublimeggi: nel disvelare le
singolarità sublimi della spazitempità transinfinita dei sentieri sublimi. Lì
nella Gestell-sublime si eventuano nella gettatezza sublime della
transinfinitezza. Il modello ontopologico consente di eventuare l’oltre sublime,
lì ove echeggia e incurveggia la cromodinamica sublime che disvelerà la
transonanza quale singolarità sublime dell’indeterminatezza nell’intermittenza
sublime della Gestell sublime che transinfiniteggi il sublime: è la singolarità
intermittente della Gestell sublime dell’indeterminatezza quale creodo sublime
ontopologico. Getti sublimi instabili sublimeggiano il nulla sublime che
nulleggi o dal niente che nienteggi o dal nihil sublime che nihileggi sublime
nella transinfinitezza: singolarità-sublime dell'infinito spazitempo sublime, o
cronotopie del sublime? Il chiasma sublime che chiasmeggi può essere il
chiasmepochè sublime stabile e statico o sublime instabile e sublime estasità, o
sublime struttura stabile estasità. L'evento sublime curveggia lo spazitempo-
sublime che si inabissa sublime in singolarità sublimi transinfinite: tali da
creare un curveggiare sublime che sublimeggi una superstringa infinitesima
sublime. La superficie s’increspa o curveggia fino a disvelare lo spazitempo
soggiacente, le subsidenze che ondeggiano, lì s’inabisserà sublime nella
cronotopia sublime. Si eventuerà un chiasma spaziale sublime, eventità del
sublime che transcendeggi. Là si disvela il sublime che s’eventua sublime dalla
nullità, o dal nihil quale chiasma che chiasmeggi il sublime transinfinito.
Sarà quella cronotopia sublime estasità o chiasmepochè ove s’inabissano le
instabili ed ekstatiche sublimità ontopologiche, quale singolarità del chiasma
ontopologico sublime che sublimeggi la singolarità spazitemporale o cronotopia
sublime tempospaziale in macro o nel micro o monade sublime. Sarà cronotopia
sublime disvelata dall'ontopologia sublime. Ma quella spazitempità è
transinfinita con eventi sublimi de-liranti, o nel delirio che delireggi
sublime o sub-limen, cioè di curveggiare oltre la linea dell'orizzonte e quindi
in un altro mondeggiare sublime. Il sublime fenomeggia indecidibile quando si
sveli nel chiasmepochè ontopologica ondeggiante spazitempi, lì ove gli eventi
sublimi dell' ontopologia della monade sublime leibniziana quale microsfera
transinfinita sublime. L'arte del sublime è l'evento sublime che mondeggi. La
verità sublime ondeggia quale verità dell'essere sublime. Nell'arte sublime
curveggia l'essere sublime, è lì sublime l'aletheia che aletheggi:
l'ondeggiante svelatezza sublime dell'essere dell'entità nellA libertà
Spazitemporale. O sublime arte-spazitemporale. L'arte sublime Spazeggia la
Lichtung sublime, la radura sublime o Vuoto sublime o chora che incurveggi, è
l'arte del sublime? E' l'ondeggiante aletheia sublime? la verità sublime
dell'esserità è transinfinita. Heidegger ondeggiò lo spazio come il curveggiare
dell'evento sublime, è l'essere che c’è nello spazio del sublime. Lo spazio
sublime è in Heidegger presente sin da Essere e Tempo, lì Tecneggia come senso
dell’essere dell’esserci. Heidegger curveggiò la spazialità sublime della
spazialità dell'essere sublime. In Essere e tempo c'è la differenza
ontopologica tra mondeggiare e spazeggiare sublime: l’esserci sublime è nel
mondo che sublimeggi. L’esserci sublime è nello spazitempo sublime che
sublimeggi l'esserità-nel-mondeggiare-sublime. Heidegger ondeggiò la spazità
sublime dell'esserità sublime: l’essercità sublime è un mondeggiare sublime che
sublimeggi e curveggi la spazità sublime. L'ontopologia sublime svela
l'esserità sublime che spazeggi l’esserità la tempità sublime che sublimeggi la
spazità o Lichtung sublime, la radura sublime splendente o sublime radura
dell'esserità: spazità diradante ove si possa abitare e poieteggiare
l'estasità sublime. Lo spazio sublime heideggeriano non è altro che l’abitare
poetante sublime, o chiasmepochè che chiasmeggi o curveggi in sè una simmetria,
rigorosità, completezza cosmica che, nella sua essenza, al suo interno ondeggi e
sveli a-simetrie e dissoneggi il sublime, ove soggiorneggi lo spazio del
sublime. Ma lo spazio ed il tempo possono svelare differenze ontopologiche: il
tempo della kosmesi, la bellezza cosmica si eventua in una spazio sublime,
e la kalousia spaziale si disveli nell'ecxstasità temporale sublime che
transcendeggi la kalousia sublime. In principio il sublime incurveggia
ontopologicamente eventi dello spazitempo sublime. Il tempo o dimensione non
spaziale del moto è infinito. Kant intuì il tempo ideale della sensibilità
interna, introducendo così il dualismo tra il tempo psichico, della sensibilità
interna, e il tempo fenomenico categorico: è il tempo astratto, ma c'è il tempo
ontologico e pre-metrico, giacchè il futuro non è mai un' entità. Il tempo o lo
spazitempo è il curveggiare. Da dove ha avuto origine la differenza ontopologica
tra presente, passato e futuro? Perché si ricorda il passato ma non il
futuro? L'evento sublime dell'Esserità sullo spazitempo abisseggia, dà la
visione dell’Esserità sublime dall’invisibile, dà ascolto al silenzio inaudito,
dà senso al sublyme: curveggia i sentieri dell’essere sublime nell’Abgrund-
sublyme, nel senza fondo che fondeggi l’Esserità; il campo sublyme è la Gestell-
sublyme dell’Abgrund-sublyme, incurveggia nei sentieri dell’abisso sublime. Lo
spazitempo del sublyme è l'ontopologia dell’esserità sublime, è la Gestell
sublime dell’abissità, dell’Abgrund-sublyme, radura sublime dell’invisibile,
sublime indicibile. Il sublyme è la transonanza dell’Esserità che ondeggi nello
spazitempo il sublyme. Il sublime è la Gestell nell’Abgrund-sublyme, senza fondo
nell’aldilà, oltre l’orizzonte, oltre il tramonto, oltre la fine e il fine,
oltre l’eclisse. Il sublyme che spazeggi la Gestell-sublyme, l’impianto sublime
ove l’Esserità sublime curveggia, ondeggi dall’aldilà in-contro e si incontra
nella sublyme spazitempità, quale Esserità aldilà che ondeggi, davanti, dinnanzi
quale intervolto, dell’invisibile, indicibile, inaudito del sublyme.Il sublyme-
spaziale è parousia ondeggiante aldilà: eventità che incurveggi nei sentieri
della gettatezza quale Abgrund-sublyme dell’Esserità abissale che ondeggi nella
radura ontopologica, nel vuoto ontopologico, nelle singolarità della cronotopia
sublime. La differenza ontopologica tra il sublime e la sublyme spazità che
eventeggi nella differenza tra l’Essercità sublime dell'onTopologia
dell’Esserità sublime che ondeggi incontro, che si in-contra, di fronte quale
sublymanza dell’aldilà, dell’abisso, quale curveggiante Gestell dell’Abgrund-
sublyme. La sublyme spazità dell’Esserità che ondeggi di fronte: è la sublyme
abissità che curveggi sempre di fronte, ci abita e che curveggi quale aldilà. Ma
il sublyme è parousia della struttura ontopologica, cura, pensiero poetante del
sublyme. La sublyme spazità è l’Esserità-sublyme:curveggiare dell’abisso
sublime, dell’invisibile, dell’indicibile, dell’inaudito, dell’aldilà, è libertà
ondeggiante, è più libertà, sublyme è la libertà dell’Esserità-sublyme che
transcendeggi. Il sublyme è la radura ove incurveggia e ondeggia l’eventità
dell’Esserità sublime. La spazitempità sublyme è il curveggiare della parousia
dell’Esserità sublime che incurveggi dall’abisso, dall’aldilà, dall’invisibile,
dall’indicibile, dall’inaudito: decostrueggia il tempo dell’Essercità, o il
sublyme spazio ondeggia l'Abgrund-sublyme, dà fondatezza o Grund-sublyme,
incurveggia in relatività, quale Esserità che sublimeggi l’Essercità, o la
Physis, Ikona sublyme del pensiero poetante della Physis-sublyme, è la
differenza dell’Esserità sublime che curveggi la Physis dell’Esserità che
eventua l' Esserità dell’Abgrund-sublyme dell’Essercità, o dell’Esserità che
mondeggi la Physis-sublyme-ontopologica. Lì la transonanza dell’Esserità sublime
ondeggia, dà senso all’ontopologia poetante della Physis-sublyme. Ma il campo
della Physis-sublyme-ontopologica è l'onTopologia: immagine dell’abisso
dell’Esserità o dell’Esserità abissale che curveggi il sublyme che sublimeggi
il grund-sublyme o gestell-sublyme, ikona-sublyme della struttura ontopologica
ove incurveggia l’Esserità-sublyme dell’Essercità Physis-sublyme: si eventua
quale essere-sublyme dall’abisso dell’Esserità o Physis-sublyme o struttura
ontopologica. E’ l’Esserità-sublyme quale eventità che ondeggi nel chiasma-
sublyme dell’Esserità ontopologica e eventeggia la Physis o koinè, disvela la
differenza ontopologica della Topologia dell’Esserità sublime: Essercità
nell’Essere-sè e nell’Essere al di là dal sé, senza-fine-sublyme
transinfinitezza della Physis. Una dissonanza sublime cronologica o chronotopia
che dissoneggia o cronotopia sublime. Bachtin mutuò la cronotopia
dall'episteme della physis sublime, è lo spazitempo. Bachtin ondeggia la
cronotopia della narrativa letteraria, il romanzo greco, lì la narrazione è
chiasma del chronos-topos o chiasmepochè della cronotopia estetica sublime
che ondeggi sublime nel tempo e nello spazio. Il sublime poetante della
cronotopia è la relatività del chiasma tra tempo e spazio sublime. Il tempo
ondeggia visibile, lo spaziotempo incurveggia visibile nel tempospazio ed
ondeggia quale cronotopia del romanzo. Nella cronotopia sublime la dimensione
temporale ondeggia visibile nella cronotopia che incurveggi. È l’interagenza
del chiasma sublime cronotopia nel mondeggiare curveggiante in interazione. È
spazitempo della Physis sublyme che spazeggi l'ondeggiare dell’
indeterminatezza, dell’invisibile, dell’infinitesimale, dell’indicibile,
dell’inaudibile, della kalousia, aldilà dell'agatousia, aldilà del mondeggiare e
del nulleggiare, aldilà
del tempo e dello spazio sublime, Esserità sublyme, Esserità in relatività con
l’Essere aldilà. L’ontopologia del sublyme è la spazialità dell’essere nella
physis, o della physis dell’essere sublime che transcendeggi. Il disvelarsi
dell’aletheia ontopologica è l'ondeggiare,il curveggiare la luce, la gettanza
che si dà alla luce nella radura sublime vuota e libera della spazitempità
sublime della physis dell’essere sublime. Il curveggiare della disvelatezza
discopre la spazitempità della physis sublime ontopologica esserità. È la
spazitempità della radura sublime vuota, dello spazeggiare ove abita sublime e
ondeggia l’essere che disvela physis o aletheia dell’esserità, quale
ontopologia poetante, o ontopoiesis sublime dell’esserità nella physis. È lo
spazio che spazeggi l’esserità che ondeggi le fondamenta, s'incurveggi e
decostrueggi la radura sublime della physis e eventeggi in spazitempi della
physis dell’essere e si disveli quale gegenstand sublime, che transcendeggi
l'ontopologia dell’esserità. L’ondeggiare ama disvelarsi nella radura luminosa
della physis dell’essere sublymanza dell’esseRità, o essere l’aletheia
dell’esserità, eventità sublyme. L'ondeggiare ama nascondersi nel sublyme
dell’esserità ontykona della physis per eventuarsi quale svelatezza nel
gegenstand dell'ontopologia sublime dell’immagine dell’esserità. Ma perché
l’ontykona ondeggia quale sublyme dell’esserità che transcendeggi la nullità
che nulleggi, o del niente che nienteggi? Ma perché la differenza ontopologica
incurveggia l’aletheia della physis dell’esserità sublime ikonica della
topologia ontologica dell’esserità. È la physis sublime che si eventua quale
sublymanza sia nella ontocronia che nella ontokairosia o cronotopia sublime che
transcendeggi: nell’ontocronia dell’essere dell’entità, nella ontokairosia
dell’esserità eventità della singolarità sublyme. Spesso ondeggia sia
l’ontocronia della physis della mondità che l’ontokairosa singolarità
dell’esserità, o meglio nel sublyme è assentemente presente l’una o
presentemente assente l’altra nella stessa radura luminosa dell’ontopologia
dell’esserità sublymanza o ontopologia-del-sublyme, ontopologia dell’ikona o
dell’imago dell’esserità o topologia ontologica dell’ontikontopia sublime. È
quella la differenza ontopologica della tempità sublyme: mentre l' ontocronia
incurveggia nella physis mondana o dell’esserci, l’ontokairosia si dà,
si eventua nell’esserità-sublyme. La sublimità per esserci ondeggia
l’ontopologia. Lì l’esserità sublimità ondeggia nell’oblio o nascosta nella
physis mondeggiante, o nell’esserci. Ma l’ontopologia dell’ontikona si sottrae
dalla ontokronia per abitare poeticamente la radura luminosa della sublime
ontokairosa esserità-sublyme-per-l’essere che ondeggi nella physis o mondità, ma
che si differenzia nell'interpretanza infinita, quale ermeneutica ontologica
dell’essere sublyme per l’esseRità. Qui l’impianto, la ge-stell dell’ontopologia
del sublyme si eventua quale sublime ontikona ontopologica ontopoietica, anzi la
gestell, la struttura ontopologica, è l’ontikona dell’esserità sublyme
dell’esseRe, di più è ontopoiesis dell’ikona nella radura vuota ontopologica.
L’ontopologia dell’esserità-sublyme si disvela nell’essere-la-radura, lichthung-
sublime, quale gestell della radura sublime dell’esserità: lì nella spazità
vuota la struttura ontopologica dell’esserità-sublyme soggiorna poeticamente
quale ikona sublime della ontokairosia. L’essere-la-radura sublime del grund
sia dell’abgrund dell’esserità-sublyme, sia fondamento sia abissità
dell’ontopologia del sublyme: lì l'eristica sublime si eventua ikona
dell’aldiqua e dell’aldilà. Solo così L’ontopologia dell’esserità-sublyme
curveggia l’interagenza tra ontokronia e ontokronotopia: nell’essere-sublyme si
eventua l’esserità della ontopologia kronotopica ikonica che dispiega
l’ontocronia iconica già assentemente presente nell’ontocronotopia. Nella physis
sublime c’è l’esserità gestell-ontokronotopica ed ondeggia sia nella gestell-
ontopologica, sia nell’ontopologica gestell-grund o gestell-abgrund, alla
gestell-abissale, alla struttura ontopologica dell’esserità-sublyme nella
gestell che transcendeggi. Ma perché? Forse l’ontopologia dell’esserità-sublyme
eventua la gestell-ontokronotopica della gestell-ikona nell’esserità sublymanza
dell’essere oltre che ondeggi l’esserci. Già c'è l’interagenza del tempospazio o
cronotopia, l’ontopologia dell’imagine-spaziotempo sublime nella
gestell-poetante-pensante dell’essere-sublyme-ekstasità. Lì l’ikona-tempo si
disvela nell'ikona-spazio-tempo, quale ikona spaziotemporale dell’aletheia-tempo
o dell’aletheia-spazitempo curveggiante la gestell-aletheia o gestell-verità o
struttura ontopologica della gestell-sublime, quale gestell-poiesis o gestell-
ontopoiesis della gestell-ikona dell’esserità-sublime dell’ontokronotopia. È la
gestell dell’ontopologia dell’esserità-sublyme che ondeggi quale sublymanza che
transcendeggi, dell’essercità che cura nella radura ontopologica l’eventuarsi
della gestell-ontopoietica. L’esserità-sublyme è l'ondeggiare del mondeggiare,
dell’essercità, della parousia assentemente-presente, dell’esserità che
mondeggia sublime, dell’immagine dell’esserità mondeggiante, dell’imago
dell’esserità, dell’ikona dell’esserità, della gestell della sublymanza, della
struttura ontopologica del sublyme. L’esserità-sublyme è il curveggiare
ontokronotopico della struttura ontopologica dell’esserità, dell’essercità quale
gestell-imago, della gestell-imagine, della gestell-ikona della gestell-
poetante-pensante. È la prova ontopologica dell’esistenza del sublyme o meglio
la prova ontopologica dell’esistenza della gestell-sublyme, della struttuta
ontopologica dell’esserità-sublyme. Non quale prova ontopologica dell’esistenza
del sublime, o quale prova ontopologica della sublimità, giacchè l’essercità
mondeggia nella sublimità è già parousia nell’ontocronotopia mondeggiante, quale
parousia ontokairosa della gestell-sublime dell’esseRità: la sublymanza è l'ex-
stasità ontopologica o estasità che risoneggi o echeggi o ondeggi quando gli dei
sono in fuga dalla physis e dall’aldilà, dalla spazialità e dall’ontocrontopia.
Lì ondeggia l’esserità estasità dell’essere, quale ontopologia dell’estasità
dell’esserità-sublime dell’estasità-sublime-dell’esserità. È l’ondeggiare dalla
nullità, dalla radura vuota e libera, dalla diradanza curveggiante estatica sub-
lime che ondeggi dopo essere stata kriptata nel nulla, nel niente, nel non-
ente, nelle entità, nelle superentità ontoteologiche. Fin allora l’essere fu
assentemente presente quale niente o quale nulla ove abita l’essere kriptato e
obliato: il nulla quale esserci kriptato, il nulla quale evento kriptato
dell’esserità. Il dis-oblio dell’esserità-sublyme ondeggia quale eventità
dell’estasità dell’esserità-in-esserità-sublime che transcendeggi la singolarità
che incurveggi o previene o avviene o perviene, si dà, ondeggia, si dis-abissa,
si dis-oblia quale sublyme in esserirità, si decostrueggia nel nulla, niente-
oblio: lì ove l’esserità si kripta lì si dekripta, lì ove la verità dell’essere
kripteggia, lì decripteggia quale esserità-in-verità o essere-la-verità-
dell’essere-sublyme, o essere-la-disvelatezza-dell’essere-sublyme-che-si-dà
quale sublyme-che-si-eventui dall’essere che ondeggi la verità dell’esserità e
incurveggi l'esserità-sublyme. Nel curveggiare sublyme l’esserità ondeggia la
disvelatezza dell’aletheia della physis-sublyme, vivenza nell‘esserità-
per-il-sublyme. Hölderlin o Leopardi, Friedrich o Turner ondeggiano o disobliano
il sublime dell' esserità estetica, Le sublime est mort, vive le sublime! il
sublime ondeggia nell'esserità, è dissonanza sublime poetante mondeggiante.
Cos’è il sublime che sublimeggi? Kant pensò nella completezza l' essere
sublime nell'immensità della natura o l’infinità stessa nella natura sublime.
Kant ideò un sublime transcendente. Il sublime è sublime che ondeggia il
sublime della trascendenza sublime. Sublime ideale del sublime quale
adeguatezza della verità sublime o sublimità immensa del sublime che mondeggi
sublime lucreziano. Il sublime di Lucrezio è il sublimeggiare della physis
sublime. Il sublime di Lucrezio è la physis-sublime del sublime. Sublime
ondeggiante il sublime che spazeggi il sublime kronotopico della sublimità o
l'intenzionalità del sublime di Lucrezio-sublime o sublime lucreziano, o
infinità della natura, o della physis cronotopica che sublimeggi il sublime
Poetante! Il sublime di Lucrezio è il sublime che spazeggi la physis sublime
che curveggi il sublime mondeggiante la verità sublime: Der Mönch am Meer di
Casper David Friedrich è la sublime cronotopia della physis. Friedrich o Turner
sono il sublime lucreziano del sublime che spazeggi la physis dell’esserità.
Lucrezio è l'instabilità della physis sublime. O essere-per-il-sublyme-della-
morte-nella-physis o essere per la morte del sublyme o essere per il sublyme
della morte, quale morte della nullità o morte della nullità che nulleggi. In
quell‘esserità curveggia l‘ontopologia del sublyme che sublimeggi la kronotopia
sublime. E lì incurveggia l‘ontopologia che curveggi il sublime o l’ontopoiesis
che ondeggi il sublime dell‘esserità mondeggiante o gestell dell‘essere solo per
la morte, o nullità che nulleggi quale sublyme poiesis o della poiesis della
morte del sublyme che transcendeggi. Quell’evento ontopologico della
transcendenza ontopologia dell‘esserità-nel-mondo, incurveggia l‘esserità-nihil
o esserità nihil che nihileggi nel sublime. Può l‘esserità fondarsi
sull‘esserità-nel-mondo che nulleggi? E il sublyme fondarsi sulla sublymanza che
ekstaseggi o la poiesis sulla poiesis che ondeggi, o sul nulla che nulleggi o
sul niente, o sulla katarsy sublyme o sulla gestell-sublime o grund sublime, o
radura sublime o lichtung sublime, può l‘esserità
essere fondata dall' esserità-abissale o dall‘essere-nell‘abissità sublime,
abgrund che curveggi le fondamenta e ondeggi quale fondatezza dell‘esserità
sublime o del sublyme che sublimeggi o della sublyme ekstasità d‘essere l‘ikona
dell‘esserità-nella-mondità o della sublymanza dell'ikona o della imago sublime?
E‘ l‘esserità sublime che ondeggi le fondamenta dell‘essercità e curveggi
L‘esserità gettata nell'essere per la morte sublyme: l‘esserità-per-il-sublyme
può salvare il sublyme nel suo declino verso l‘essere per la morte. Solo così
l‘esserità ci può salvare, Ci salverà dall‘angoscia per la morte del sublime o
della sublimità per la morte o dell‘essere per la morte, o dall'esserci per
la morte. O ci salverà dall‘essere-nella-tempità-della-morte-sublime o morte del
nulla-niente che nulleggi, nella spazità-che-spazeggi il sublime o la cronotopia
del sublime, evento dell'ekstasità o ontoevento della mondità. Dasein che
ondeggi nella radura ove si eventuò poetante l’esserità, l'erranza nel sublyme
curveggia nel tempo della sublime struttura ontopologica dell’ontopoiesis che
transcendeggi sublime. L’evento sublime lì curveggia la radura quale ikona
dell’esserità che ondeggi e dà alla luce e dà luce al sentiero ontopologico
dell’essere sublime che spazeggi la kronotopia sublime. Quale radura vuota e
libera, sgombrata dalle tempità, si disvelerà nell’autopoiesis ontopologica,
L’esserità fonda e ondeggia e dà senso al sublyme, quale curveggiare sublime
estasità del pensiero-pensante dell'ontopologia fluttuante; l’oblio si dis-oblia
curveggiante il sentiero interrotto e ascolta la visione che parla tra gli
interstizi dell’intermittenza dell’essere-poetante sublime. Il sentiero
curveggia l’essere verso la radura e ama kriptarsi ondeggiante nel sublyme:
l’evento dell’esserità sublyme incurveggia la verità ontopologica ed eventui
verità sublimi? Nell’eventità sublyme l’atetheia con intenzionalità ontopologica
degli eventi della physis disvela l’indeterminatezza infinitesima e prossima
alla vuota nullità, lì curveggia l’ontopologia del sublyme prima dell’eventità.
Già aleggia nell’ontopologia l’eventità della physis sublyme, lì ondeggia quale
aletheia della physis che non trema di fronte alla fuga degli dei. La verità
ontopologica incurveggia fondità della radura Sublyme dell’esserità o differenza
ontopologica della physis nell’essere-sublyme che transcendeggi. La differenza
ontopologica curveggiò l’eristica, o l’isteresi ondeggiò quale erranza del
sublyme, lì si eventuò quale esserità dell’essercità, giacchè anche gli dei sono
fuggenti. Si disvelò il curveggiare dell’erranza dell’esserità nell’essere-
sublyme, ma quell’evento ondeggiò la diradanza dell’esserità, dell’essere vuota
nullità che nulleggi, o vuota radura ove si possa abitare poeticamente o
disvelatezza delle risonanze sublimi. Lì nella diradanza della radura si cura
l’abisso dell’essere diradanza ontopologica dell’essere-sublyme-che-
transcendeggi. In quell’esserità nella diradanza dell’essere ondeggiò
l’ontopologia dell’essere per la verità dell’essere nella verità sublime, o
essere per l’aletheia sublime o essere nell’aletheia sublime, o essere-per-il-
sublyme o essere-nel-sublyme. È l’increspatura che curveggi l'ontopologica
diradanza che ondeggi l’essere dall’oblio, dal suo essere stato un essere-nel
nulla o un essere-nel-niente, o meglio l’essere stato compreso quale essere-del-
nulla o essere-del-niente o solo essere dell’entità. L’ikona dell’esserità
sublime si dis-oblia dall'essere-del-nihil o essere del nihilismo o essere per
il nihilismo per ondeggiare quale ikona dell’essere-nella-physis-sublime
dell’esserità, dell’essere sublyme esserità. La luce dell’essere ondeggiò dal
dis-oblio per essere divelanza della luce dell’esserità ontopologica
dell’essere nella radura sublime, o l’ikona dell’essere nella diradanza quale
imago dell’essere-radura sublime dell’essere-diradanza-sublime. Quella gestell
sublime o struttura ontopologica si dis-oblia per essere nella physis sublime,
per essere sublime della physis quale essere sublyme dell’essere che curveggi
l'ontopologia d’essere mondità. È la singolarità della luce sublime della
diradanza che si dis-oblia o si dis-abissa quale ontopologia dell’ikona
dell’essere-sublyme della physis, dell’essere-physis-sublyme, quale curveggiare
in essere dell’imagine dell’essere sublyme, quale ondeggiare dell'esser oltre il
nulla, oltre il niente, oltre il non-ente, oltre l’entità, oltre la morte
dell’esserci, oltre il nihil, al di là del tempo, essere aldilà, essere
l’aldilà, essere nell’aldilà, essere per l’aldilà: essere la poiesis, essere
nella poiesis, essere della poiesis sublime che transcendeggi. Solo così
l’esserità è l’essere-sublyme-dell’esserità ondeggiante l'ontopologia. È il
dis-oblio dell’essere poetante che disvela la physis poetante, il sublyme
poetante della verità poetante o dell'aletheia poetante sublime,l’esserità-
sublyme quale intermittenza dell’esserità sublime o ex-stasità ontopologica o
estasità che risoneggi anche quando gli dei sono in fuga dalla physis e
dall’aldilà, dalla spazità e dall’ontocronia. E' l’essere estasità
dell’esserità, quale ontopologia dell’estasità dell’essere-sublime
dell’estasità-sublime-dell’esserità. È il curveggiare dal nulla, dalla radura
vuota e libera, dalla diradanza estatica sub-lime dell’essere-sublyme-
dell’esserità. Il dis-oblio dell’esserità-sublyme ondeggia l'estasità
dell’essere-in-esserità, si dis-abissa, si dis-oblia quale sublyme essere nel
sublyme che incurveggi l’essere-in-estasità, il sublyme è l’estasità ex-statica
dell’esserità, l’essere che curveggi l’estasità dell’esserità. La tempità quale
ikona dinamica dell’eternità o ikona ontodinamica dell’apeiron o ikona
ontodinamica dell'infinito, la gestell dell’esserità sublyme discopre l’essere
sublyme quale imagine dell’apeiron del pensiero sublyme dell’apeiron kairos o
della kronotopia infinita. Solo la kronotopia sublyme dell’esserci curveggia
l’eternità o la kronotopica ontopologica sublime. È il dis-oblio della verità
che incurveggia dal nihil. È lì che l’essere-sublyme-ontopologia si eventua
all’interno dell'ontologia dell’essere sublyme ekstasità ontopologica del
sublyme. L’essere-sublime staglieggia l' eventità ontocronopica dicibile: si dà
alla physis quale estasità-physis-sublyme, l’esserità del sublime-abissità,
ontopologia del sublime. E lì incurveggia l‘ontopologia dell'estasità-poiesis o
ontopologia dell‘ikona dell‘essere mondità o trascendenza ontopologia
dell‘immagine dell‘essere-mondità, o estasità nella lichtung-abissità o essere-
nell‘abisso, abgrund che incurveggia le fondamenta dell‘essere sublyme? L‘essere
è estasità sublime: l‘essere-per-il-sublyme è l'estasità-sublyme. Solo così
l‘essere estasità Ci salverà, ekstasità-sublime che ondeggi l’essere o
l’esserci sublyme, si dà sublime e dà sublyme la fondatezza dell’esserità
ekstasità dell’essere-mondità:ondeggia l' ontopologia dello spazio-tempo da
abitare poeticamente quale ontopoiesis-estasità o essere sublyme dell’essere
sentiero ininterrotto dell’ontopologia poetante del sublyme. L’evento della
radura estasità ondeggia alla luce e dà luce al sentiero ontopologico
dell’essere radura vuota e libera, sgombra, lì curveggerà l‘ontopologia
dell'estasità, quale sublime estasità. Il sentiero o la radura sublyme ondeggia
verità-dell'estasità ontopologica che transcendeggi sublyme. Ma l’ontopologia
degli eventi della physis curveggia l’estasità infinitesime prossime al vuoto o
in prossimità del nulla o quale transcendenza della mathesis-physis, o
ontopologia che transcendeggi mathesis-physis-estasità del sublyme. Già aleggia
nell’ontopologia del sublyme l'estasità-evento della physis sublyme: giacchè lì
ondeggia l’ontovisione dell’esserità, la visione ontopologica dell’essere-
sublyme, la transonanza ontopologica dell’aletheia dell’esserità
curveggiante l’ontosonanza sublyme, nell’esserità-sublyme-estasità. L’esserità
si getta, si dà, ondeggia nella mondità sublyme o l'estasità sublime
dell’ontosonanza che curveggi l’ontopologia dell’essere estasità sublyme. È
aldilà che trascendeggi l'estasità sublyme dell’essere sublyme. È l’essere-
sublyme dell'estasità: lì nell’abissità della spazità vuota ove l’essere
ondeggia per abitare la mondità, quale essere-sublyme dell’esserità, aletheia
della sublymanza dell’essere-sublyme della sublymità dell’essere estasità. Anche
quando la sublymanza decostrueggia ondeggia estasità. L’ontopologia del sublyme
è la monade sublime che estaseggia il sublime, è la transcendenza transinfinita
ontopologica:Esserità della transcendenza della mathesis che incurveggi
sublime l'estasità della monade sublime che transcendeggi sublime. Lindemann
dimostrò che P-greco, oltre ad essere un numero irrazionale, è anche
trascendente: non è soluzione di alcuna equazione algebrica a
coefficienti razionali: è una monade sublime, è la monade che ondeggi in sé
una polarità interna che tempeggi sublime: interiorità-tempità dell' essere la
monade fenomenica trascendentale, incurveggia in evidenza e decostrueggia
L’epoché fenomenica, è la monade sublime dell'estasità che transcendeggi
l'estasità della monade in estasi? E la fenomenologia dell’essere
trascendentale?La monade dell'estasità Lì incurveggia, lì ondeggia, lì nel
vuoto, lì nella radura sublime si dà gestell-sublyme, lì cura e krypta
l’indicibile sublyme, svela l’evento dell’essere-sublyme o all’essere-che-resta-
invisibile o all’essere-che-resta-inaudito o all’essere-che-resta-indicibile o
che fin allora era-invisibile, era-inaudito, era-indicibile, e che si disveli lì
ed aldilà in essere che si eventui nell’ontosonanza e ontovisione dell’ikona-
essere-sublyme. Lì in quell’essere-per-la-fine o in quell’essere-per-la-fine-
dell’essere che è ancora invisibile-inaudito-indicibile-abissale si disveli
l’evento dell’essere per la fine
della morte, o dell’essere per la fine della morte-del-sublyme, quale
ikonapoetante dell’essere per la vivenza dell’essere o dell’essere per la
vivenza dell’essere-sublyme, o dell’essere per la vivenza del sublyme o
dell’essere per la vivenza della verità nella sublymanza dell’essere sublymità
dell’essere. Lì ondeggia l’evento dell’essere-verità-del sublyme, lì curveggia
il pro-getto ontopologico dell’essere-sublyme-della-verità-dell’essere,
dell’essere-sublyme-dell’aletheia-dell’essere, dell’essere-sublyme-della-
disvelanza-dell’essere. È il curveggiare ontopologico dell’essere che si eventui
lì nell’ondeggiante essere la disvelatezza del sublyme, per essere solo
sublymanza dell’essere e mai più solo sublyme. Lì l’essere in diradanza vuota,
in radura-diradanza s’eventua ontopologico dell’essere sublyme esserità: il
sublyme consente l'ontopologia del sublyme dell’essere-che-mai-non-c’è, ma che
c’è sempre e sempre ci sarà quale sublyme dell’Esserità: quale Ontopologia
dell'estasità. È il dis-oblio dell’Esserità Poetante che disveli la Physis in
estasi sublyme della Verità-Aletheia poetanti, Pensiero Poetante dell’Esserità-
sublyme dell’Esserità Ontopologia o ex-stasità ontologica o estasità della
Physis, della spazità-Ontocronia. Si disvela così l’essere in estasità
dell’essere.Il sublyme è l’estasità ex-statica dell’Essere come Essere-del-
sublyme. Nel sublyme, l’Essere è l’ondeggiare dell’Essere-Aletheia, o è
l’Ontopologia o Lichtung sublyme, Essere-sublyme che incurveggi dal Nulla, dal
Non-Ente, dalla vuota Radura dell’Essere. Così il sublyme ondeggia la verità e
l’Aletheia curveggia il sublyme, l’Essere-sublyme disvela lo spazio libero
dell’Essere, spazio della Radura sublyme. Struttura Ontopologica dell’Essere-
sublyme-Verità. Evento della Gestell dell’Essere che curveggi sublyme, che
ondeggi la luce o dà all’essere-la-luce o si dà quale Essere-nella-luce-
dell’Essere-sublyme Esserità. Ekstasità del sublyme. Ekstasità dell’Essere-
sublyme. Solo con il curveggiare dell’Essere-sublyme è consentita la sublymanza
dell’Esserità sublyme. Ontopologia sublyme della transcendenza spazitemporale
della Verità-Esserità sublyme. Ontopologia della sublyme ontocronia in
transcendenza sublyme: è sublime Radura-Ontopologica o Ontopologia
dell’Esserità-Eventità dell’Essere. La tempità estetica della musica ondeggia
nella sublimità o ontopologia musicale in estasità sublime, quale tempità
interna o ontogenica della musica sublime. La tempità endogenica della musica
sublime incurveggia nella tempità sublime o ontopologia della tempità, si dà nel
tempo, quale ontopologia della musica dell’esserità. La tempità della musica è
il curveggiare della verità dell'esserità, la musica sublime della tempità.
Dasein musicale del sublime è sublimeggiare nel tempo, essere enigma sublime.
La musica non pensa, così come la tempità, è il Dasein del sublime che ondeggi
incontro, è parousia sublime, in accordo coi tempi. Dasein sublime musicale è
l'evento che transcendeggi. La musica è sublime verità che tempeggi nel tempo.
La musica è l'esserità che tempeggi. La musica è l'esserità che ondeggi nel
tempo dell'essere sublime pensante pensato al di fuori della tempità
musicale?Sublime tempità musicale. L’estetica della tempità sublime.
L’estetica della monade sublime della cronotopia o kairousia, l’estetica
degli eventi sublimi, degli eventi temporali, degli eventi che transcendeggino
il sublime. Gli eventi del sublime sono eventi dell'esserità o l' evento dello
spazitempo. Tempo degli eventi sublimi è l'eventuarsi dell' esserità nella
verità, è l'essere la verità. Leopardi ondeggiò l'infinità
dell’essere.Parmenide curveggiò l’essere eterno e trascendente. La struttura
stabile della struttura trascendente è la verità sublime. Leopardi incurveggiò
la nullità infinita. Leopardi è il pensiero pensante della nullità, il suo
essere poetante è l'essere pensante. L’interpretanza del Sublime nel pensiero-
poetante di Leopardi è l'interpretanza infinita della nullità, Leopardi
ondeggiò il nulla, Leopardi disvelò la nullità sublime infinita, Leopardi
curveggiò la verità del nulla. Nell' essere Leopardi ondeggiò la parousia
sublime infinita della nullità, l’essere nulla di Nietzsche, nulla sublime
dell'essere, verità dell'essere nientità, l’essere è nulla: l’essere sublime è
il nulla, Leopardi è il poeta del nulla sublime, Leopardi è il Poeta
dell'infinito sublime: l’essere è il non-essere? Poiesis Sublime è la verità
dell’esserità: l’essere è il nulla. Ma è l’essere sublime, è l’esserità
dell’essere:sublime nulla. Dasein sublime dell’esserità dell’essere Sublime.
Sublime essere SublImE DELLA NulliTà. Nihil sublime nell’essere il nulla.
Sublime è il curveggiare dell’essere:l’essere è nulla, è l’essere il nulla,
l’essere ondeggia nel sublime nulla, il curveggiare dell’essere è tempo del
nulla, è il tramonto della verità dell’essere, della tempità: l’essere è il
nulla curveggiante. Aristotele ondeggiò l’essere che non è, quando non è, non è
altro che l’essere nulla, l’essere è nulla. L’essere non è, l’essere è il nulla,
il tempo incurveggia il nulla dell’essere, l’essere è sia il nulla sublime
sia l'ontopologia della verità dell’essere, l’essere è l’essere che è e non è,
è il nulla ondeggiante, essere il curveggiante non-essere. Il curveggiante
essere sublime è la tempità. L’essere nel tempo è il non essere, l’essere nel
tempo è e non è. Sublime è il curveggiare della verità intramontabile
dell’esserità sia dell’essere parousia nell’essere nulla. L’essere Sublime è
l’essere della transcendenza che è fuori dal tempo. Platone ideò l’essere e il
non-essere. L’essere nell’essere, l’essere è e ondeggia non-essere. La
differenza dell’essere sublime è l’esserità, è e non è, è l’esserità Sublime
curveggiante l’essere. Dasein sublime del nihil è il suo essere nihil
ondeggiante. Essere l’essere che si dà al niente, è niente, l’essere è niente.
E' il nihil sublime:è nulla,è niente. Sublime niente è nulla assoluto, il nulla
dell’ente. Plotino e Heidegger ondeggiarono il nulla sublime dell' essere:
l’essere è il nulla, perché è il sublime. Dasein sublime del nulla: l’essere è
il curveggiante non-essere. Sublime libertà infinita dell'essere il nulla. È
l’essere sublime. L’essere sublime è l'ondeggiante nullità. La sublime esserità
dell'evento del nulla: l’essere è l'evento sublime del nulla, verità del nulla
e curveggia dal nulla, è l'evento sublime che incurveggi il nulla.Tal essere-
nihil-ondeggiante. Aristotele ideò la transcendenza dal non essere all’essere
dell'evento sublime dell’essere, l’essere è l'equilibrio stabile dell'evento
sublime dell'esserità. L'angoscia sublime o l’angoscia dell'esserci è l’angoscia
del nulla. L’angoscia ondeggia in sé il niente. Il sublime infinito tra essere e
niente è l’angoscia: l’angoscia del nulla, è il tempo del niente infinito: è
ni-ente. Nietzsche curveggiò l’essere Nihil-poíesis, nihil, nulla. Sublime
nulla che incurveggi il nulla, è curveggiante nulla. Il niente è niente, esserci
il niente-essere, non-essere, Nihil non-essere. Platone ideò l' Armonia tra
essere e il nulla-essere. L'estasità abissale del nulla Platoneggia: l’armonia
che Pitagoreggi è nulla abissale. È armonia dissonante del tragico Dionisiaco,
il quale mostra l’orrore dell’essere oltre. È l’orrore originario del mythos
tragico sublime, è sublime dionisiaco. Platone è orfico-pitagorico, l’entusiasmo
sublime, o essere nel dio, o essere fuori di sé in estasità sublime: è la
sublime estasità che transcendeggi. O estatica dionisiaca sublime tragicità.
Qui l’entusiasmo sublime è essere ondeggiante sublime, è l'evento del sublime
nell’evento sublime del tempo dell' esserità. È Plotineggiare l’ontopologia
platonica del sublime. Platoneggiare la sublime ontopologia di Parmenide:
l’essere è sublime curveggiare dell’esserità. Platone ondeggiò l'essere sublime
dal nulla, l’essere curveggiò in sublime ontopologia. L’essere è verità sublime
che trascendeggi e ondeggi nel nulla, o essere incurveggiante il nulla. IL
SublIme DELl'essere NullA.Heidegger ondeggiò il nulla nell’essere che incurveggi
il nulla come verità sublime dell'esserità. Nietzsche curveggiò il nulla sublime
che incurveggi la tempità. IL pensiero poetante della singolarità sublime
Tempeggia e incurveggia il sublime. Eraclito al di là di Nietzsche ondeggiò
l'ontopologia sublime che curveggi lo spazitempo. Essere arche´che curveggi la
kronotopia sublime. L’infinito è l’infinito sublime degli spazitempi infiniti.
L’infinito essere sublime infinito è l’infinito sublime:essere infinito sublime
dell’infinitità, l’infinita naufraganza è dolcezza della dissolvenza infinita,
infinito è nulla, è essere ondeggiante infinito nulla. Essere nell’angoscia
della nullità,l’angoscia curveggiante dalla visione della nullità poetante. La
verità è nullità. SublImE deLL’Esserità che transcendeggi l’essere nihil, è il
ni-ente Sublime. Parmenide ondeggiò l’essere sublime, è lì l'evento
curveggiante del sublime. Ondeggia lì l’essere sublime che transcendeggi;
l’essere è il sublime dell'evento o esserci per sé nell'evento del sublime.
Sublime evento dell'essere è l'essere che è sublime, l’essere è la struttura
ontopologica del sublime, è il fondamento dell’essere sublime, è l'evento.
L’essere è l'eventuarsi del sublime, la struttura ontopologica dell’esserità, è
la struttura ontopologica dell'evento sublime. L’essere è il suo non-essere. Il
suo essere che transcendeggi sublime nel non essere. Platone ondeggiò l’essere
curveggiante nella tempità, l’essere nel tempo è nulla: è sublime nullità.
L’essere che non è quando non è, non è altro che l’essere nulla, l’essere è
nulla che transcendeggi sublime. L’essere è sublime transcendenza dell’essere
nulla, è l’essere transcendenza sublime dell'evento dell’essere che non è, è Al
di là del nihil, l’essere è sublime transcendenza
dell’essere che non è il nulla, l’essere è sublime transcendenza del nulla,
l’essere è l’essere che non è il non-essere. L’essere è sublime nullità. Sublime
che non è nulla, non è nullità sublime! è sublime nulla, è evento del nulla
sublime! E' il nulla sublime che transcendeggi e incurveggi il nulla nell’essere
nulla, l’essere è la transcendenza sublime del nulla, l’essere sublime è il
nulla. Heidegger ondeggiò la differenza tra l’essere sublime e l’essere niente.
Nella differenza ontopologica l’essere sublime è l’esserità. La verità
dell’essere sublime è, ed è impossibile che non sia, l’essere è sublime.Tutto
l’essere infinito è sublime. La verità del sublime è essere. L’esserità sublime
è l’essere ontopologia sublime. Heidegger curveggiò il sublime essere-evento
della transcendenza ontopologica che curveggi sublime e transcendeggi in verità
dell’essere. L’essere curveggia la verità sublime dell’essere evento del sublime
infinito. Monade sublime infinita nell’infinità sublime, è sublime infinito. Il
sublime infinito dell’essere curveggia l'infinito dell’essere sublime. Il
sentiero dell' essere sublime verità dell’essere è sublime essere della verità,
è Il disvelamento del sublime, è la struttura ontopologica del sublime.Il
pensiero Sublime dell’essere è la verità dell’essere. Nella verità sublime
dell’essere sublime la differenza ontopologica è il che cosa è, è il
che è verità dell’essere o il plesso o La struttura ontopologica. La verità
dell’essere sublime è La verità sublime dell’essere. Ma la verità dell’essere
sublime incurveggia la struttura ontopologica del sublime, è l'eventuarsi del
sublime dal nulla. La verità dell’essere sublime ondeggia dalla nullità, la
struttura ontopologica dell’esserità. Sublime essere nulla. L’essere sublime
incurveggia l' essere quale struttura ontopologica dell’essere singolarità
dell'evento sublime. La struttura ontopologica è la fondatezza del sublime,
perché è il fondamento poetante del sublime, è il sublime evento dell' essere-
nulla, sublime estasità della transcendenza ex nihilo. ChiasMa-plesso del
sublime che ondeggi nella verità dell’essere poietante, La struttura
ontopologica dell’essere quale fondatezza sublime, è l’esserità sublime.
Sublime nulla che nulleggi poietante. Nietzsche ondeggiò il curveggiare della
tempità dal nulla sublime, il curveggiare dell’essere abissità dal nulla,
essere che incurveggi dall'abisso sublime dell'essere, curveggia lì lo
spazitempo dal nulla, essere sublime che incurveggi la kronotopia, nulla
che curveggi il nulla:essere-la-verità che curveggi il nulla e decostrueggi il
nulla, ma curveggiare il nulla è l'estasità sublime della struttura
ontopologica dell’essere estasità che curveggi il sublime, è l' essere che
curveggi l'estasità dello spazitempo sublime. Plesso o chiasma ontopologico che
curveggi lo spazitempo della singolarità sublime: la musica sublime. Ogni
singolarità è un chiasma sublime, ogni accordo, ogni melodia, tema,
variazione, è La musica sublime che curveggi nello spazitempo, è l'evento
che curveggi il sublime. La musica sublime è il flusso che curveggia lo
spazitempo sublime, echeggia e risuona il curveggiare dello spazitempo
sublime. Ogni suono è il curveggiare dal nulla, in cui le stesse note
risuonano, echeggiano e ondeggiano, risuonano i suoni sublimi del curveggiare
ondeggiante poetante, perché La musica è l'estasità del sublime che curveggi
lo spazitempo, è il chiasma sublime del suono e silenzio infinito,
indivisibile. Schopenhauer riecheggiò l’idea e platoneggiò l’idea nella musica
della kalousia. La musica è la struttura ontopologica del curveggiare dello
spazitempo nella musica sublime-kalousia, la struttura ontopologica della
natura sublime o physis sublime, è il fondamento del curveggiare dello
spazitempo sublime: Nei suoni dell’armonia I suoni acuti, più mobili e più
fuggitivi, ondeggiano da vibrazioni che curveggino lo spazitempo del suono
fondamentale, e risuona poetante il curveggiare dello spazitempo. C’è qui
fra toni superiori e Le note più vicine un ondeggiare echeggiante che curveggi
lo spazitempo. Gli intervalli sono paralleli, la melodia, ondeggiante dalla
voce principale, dalla voce alta, dalla voce cantante ondeggi libera e
capricciosa, conservando sempre, dal principio alla fine, la connessione
organica e significativa di un pensiero poetante sublime. Riecheggia nella
struttura ontopologia armonica della musica la curvatura dello spazitempo
sublime, quale ondeggiare della struttura ontopologica della natura che
curveggi o physis sublime. Ondeggiante spazitempo in tendenza infinita, o
essere il curveggiare infinito del sublime, è curveggiare sublime senza
perché. È tendenza sublime infinita oltre la tendenza infinita per essere
transinfinità sublime, ondeggiante infinitità senza perché, senza fine, è La
musica sublime che curveggi lo spazitempo, la struttura ontopologica dell'
Esserità sublime, è la struttura ontopologica della musica sublime: perché è
la musica infinita che curveggi lo spazitempo, tendenza infinita ondeggiante
la musica transinfinita. Ondeggiante consonanza e dissonanza curveggianti
spazitempi, la musica poetante pensante è consonanza della kalousia e
dissonanza o chiasmepochè dell'essere e nulla, La musica è l’esserci
curveggiante del sublime, la musica è l'ondeggiare della verità dell’essere.
La musica pensante è La musica poetante della verità sublime dell’essere
sublime, nella verità dell’essere curveggià da sempre e per sempre il sublime.
C’è la verità sublime che curveggi spazitempi dell' esserci, o del nulla,
incurveggia dal nulla quale increspatura ondeggiante dell'estasità dello
spazitempo dell’essere. Ondeggiante singolarità sublime del suono eterno
curveggia gli spazitempi sonori del silenzio, o accordo, o melodia, è
l'ondeggiare del curveggiare dello spazitempo. La struttura ontopologica
dell’essere Sublime è l’esserità. M. Heidegger ondeggiò il pensiero dell’essere
Sublime. Lì la verità dell’essere sublime è verità dell’essere-verità-sublime.
La dis-velatezza è il sublime. Heidegger disobliò la sublime verità
dell’essere, del dis-velamento sublime dell’essere, l’essere è il sublime che
si eventui quale struttura ontopologica della verità dell’essere. L’essere
ondeggia nel sublime, è il curveggiare nella tempità sublime, è l’essere che
transcendeggi sublime. Heidegger ondeggiò la spazitempità dis-velante sublime,
la Lichtung sublime, la radura sublime. L’essere sublime heideggeriano ondeggia,
si dà, Es gibt, sublime-Lichtung, radura-sublime, è il diradarsi che sublimeggi
l’essere diradandosi: sublime Al di là dell’entità, qui ondeggia sublime
Alterità. C’è Lichtung-sublime. L’essere sublime incurveggia la Lichtung-
Sublime che transcendeggi la Lichtung. La Lichtung è il sublime che
sublimeggi la Lichtung, la radura sublime è la diradanza spazitemporale libera
che transcendeggi la radura, o Lichtung-sublime. La radura sublime è la radura
dell'aletheia sublime. La radura sublime è l'ontopologia sublime delLa
Lichtung, la radura è L’esserità del sublime, è curveggiante spazitempo, il
diradarsi sublime che transcendeggi Il diradarsi dell’essere, è l' essere
alterità: l’essere è l’ondeggiare sublime, è differenza ontopologica sublime
dell’essere. Heidegger ondeggiò nel sublime la verità dell’essere. Eraclito
amò il nascondersi del sublime nell'esserità visibile invisibile. La
spazitempità incurveggia il sublime abitare nella risonanza dell’essere che
echeggi il curveggiare sublime nella disvelatezza. L' essere è spazitempo
sublime o l’essere risplendezza sublime che ondeggi la disvelatezza dell’essere.
L’essere incurveggia l'elevarsi sublime al di sopra in estatica verità
spazitemporale. È il disvelarsi sublime. Lichtung dello spazitempo sublime. Il
sublime ondeggia la Gestalt dell’essere Sublime-ontopologica-Lichtung. L’essere
sublime è niente, l’essere sublime è nihil, è ni-ente, non ente. La Lichtung
sublime dirada l’essere, l’essere è l’essere sublime, è il nulla che nulleggi
sublime, è nulla sublime nell’essere: il curveggiare dell'essere sublime
dall'Abgrund, o abisso sublime. L’essere sublime è Ab-grund, Lichtung abissale
sublime senza perché. L’essere sublime è Ab-grund che sublimeggi il curveggiare
nella Lichtung, sublime Ereignis dell’essere Che incurveggi l'Ereignis
spazitemporale dell’essere, è Ab-grund-sublime. Nell’essere sublime
curveggia la Lichtung, la radura sublime che ondeggi spazitempi, è la radura
Sublime della verità dell’essere, è l’evento sublime che ondeggi il
curveggiante spazitempo della verità dell’essere. Ab-grund sublime è essere
nulla visibile invisibile spazitempo, È l'evento del sublime che transcendeggi
l’essere evento sublime dall' Ab-grund sublime. E' sublime evento spazitempo, è
evento che incurveggi la kronotopia sublime, è sublime evento che sublimeggi
l'Ereignis-Sublime. L’evento sublime abissale eventeggia senza perché, è senza
perché Sublime dell’essere spazitempo. L’evento dello spazitempo sublime che
transcendeggi la verità dell’essere evento sublime.
Comment évaluer musicalement les théories mathématiques de la musique ?
L’exemple de la théorie de Mazzola
Séminaire Musique et Mathématiques
(Ens, 16 avril 2005)
François Nicolas
Résumé
On rappellera qu’une certaine mathématique joue un rôle nécessaire dans
l’intellectualité musicale. On distinguera à ce titre deux affinités électives
(partages d’écriture et de souci logique) et une raisonance privilégiée (le
musicien est à l’école de la mathématique en matière de théorisation) parmi les
différentes manières musiciennes de se mettre à l’écoute de la mathématique.
On interrogera alors la situation singulière où le musicien est confronté à des
théories mathématiques de la musique : comment évaluer musicalement de telles
théories, en particulier ces théories mathématiques qui formalisent des théories
musiciennes « naïves » ?
Même si le musicien, contrairement au mathématicien, soutient que théories
musiciennes et mathématiques ne commutent pas, une théorie mathématique de la
musique peut stimuler le musicien, entre autres par des extensions humoristiques
et des intensions ironiques.
On examinera sous cesdifférents angles la théorie mathématique de G. Mazzola —
The Topos of Music —, tout spécialement ses théorisations du contrepoint, de la
modulation et du geste.
On conclura sur l’intérêt pour le musicien pensif d’une singulière figure
subjective de mathématicien qu’on proposera de nommer intellectualité
mathématique et dont on esquissera les principales caractéristiques.
Enregistrement : http://www.diffusion.ens.fr/index.php?res=conf&idconf=642
Plan
I. Le rôle nécessaire d'une certaine mathématique dans l'intellectualité
musicale.................. 2
I.1. Trois sortes de
raisonances.....................................................................
......................... 2
I.2. Rapports non
symétriques.....................................................................
........................... 2
·
Remarque........................................................................
............................................. 2
I.3. Les affinités électives entre pensée musicale et pensée
mathématique.............................. 2
I.3.a Nombres et
figures ?.......................................................................
............................ 2
·
Nombres.........................................................................
.............................................. 2
·
Figures.........................................................................
................................................ 2
I.3.b Écriture et
logique !.......................................................................
............................. 2
·
Écritures.......................................................................
................................................ 2
·
Logiques........................................................................
............................................... 2
· Deux
vulgarisations..................................................................
.................................... 3
· Égalité de
pensée..........................................................................
................................ 3
I.4. La raisonance privilégiée par intellectualité
musicale...................................................... 3
I.4.a
Rappels.........................................................................
.............................................. 3
· Intellectualité
musicale........................................................................
......................... 3
· Trois
dimensions......................................................................
..................................... 3
I.4.b Le principe du
contemporain....................................................................
.................. 3
· Deux
exemples........................................................................
...................................... 4
I.4.c Se mettre à l’école de la manière mathématique de
théoriser....................................... 4
I.5. Autres raisonances possibles avec les
mathématiques....................................................... 4
I.5.a I. Les deux affinités
électives.......................................................................
............... 4
·
Écritures.......................................................................
................................................ 4
·
Logiques........................................................................
............................................... 4
I.5.b II. La raisonance
privilégiée.....................................................................
.................. 4
· Ce que veut dire
théoriser.......................................................................
...................... 4
I.5.c III. Les autres raisonances
possibles.......................................................................
..... 4
· Penser la musique avec les
mathématiques...................................................................
. 4
I.6. Au
total...........................................................................
................................................. 4
II. Un problème
particulier.....................................................................
.................................. 4
II.1. Rappel : différents types de théories
musicales................................................................. 4
II.1.a Différentes
types...........................................................................
.............................. 4
II.1.b Différents sens de « théorie de la
musique »................................................................ 4
· « La musique » ne voudra pas dire la même
« chose ».................................................. 4
· « Théorie » ne voudra pas dire la même
« chose »........................................................ 4
· ni non plus
« de »..........................................................................
............................... 5
II.1.c Remarque sur la
dissymétrie.....................................................................
................... 5
II.2. Premier éclairage – Un étagement non commutatif de
théories....................................... 5
II.2.a Théorie d’un
modèle..........................................................................
........................ 5
II.2.b Théorie formelle d’une théorie
naïve..........................................................................
5
· Premier résultat, première
question........................................................................
....... 5
II.2.c Un pas de plus : non-
commutativité...................................................................
......... 5
· Détaillons…
................................................................................
.................................. 5
· Objection et
réponse.........................................................................
............................ 5
· Revenons à nos deux
subjectivités...................................................................
.............. 5
II.3. Deux stimulations pour le
musicien........................................................................
......... 6
II.3.a Les extensions
humoristiques...................................................................
................... 6
·
Remarque........................................................................
............................................. 6
·
Exemples ?......................................................................
............................................. 6
II.3.b Des intensions
ironiques ?.....................................................................
...................... 6
·
Exemples ?......................................................................
............................................. 6
II.3.c Évaluation musicienne du caractère fructueux de la
théorie........................................ 6
III. La théorie mathématicienne de la musique par
Mazzola..................................................... 6
III.1. Théorie mathématique et pas seulement
mathématisée.................................................... 6
III.1.a Une théorie mathématisée de la
musique..................................................................... 6
III.1.b Une théorie mathématique de la
musique.................................................................... 6
III.1.c Triplet objet-logique-
stratégie.......................................................................
.............. 6
III.2. Théorie mathématique de théories musiciennes
naïves..................................................... 7
III.2.a Isomorphisme Riemann-
Fux.............................................................................
.......... 7
III.2.b Intérêt pour le
musicien ?......................................................................
...................... 7
III.3. Quatre
exemples........................................................................
...................................... 7
III.3.a La formalisation mathématique des fonctions
harmoniques......................................... 7
· Pourquoi alors privilégier la bande de Möbius plutôt que le
cylindre ?........................ 7
III.3.b La formalisation mathématique du
contrepoint........................................................... 7
III.3.c La formalisation mathématique de la
modulation........................................................ 8
·
Cadence.........................................................................
.............................................. 8
·
Modulation......................................................................
............................................. 8
· Intérêt pour le
musicien ?......................................................................
....................... 8
III.3.d La formalisation mathématique du
geste..................................................................... 8
· Commutativité
mathématicienne.................................................................
................... 8
· Non-commutativité
musicienne......................................................................
................ 9
III.4. Thèse : la musique est intrinsèquement non-
commutative.............................................. 10
IV. Une nouvelle figure de mathématicien et des raisonances d’un type
nouveau................... 10
IV.1. Une intellectualité
mathématique....................................................................
............... 10
IV.1.a
Caractéristiques................................................................
......................................... 10
IV.1.b
Antécédents ?...................................................................
......................................... 10
IV.1.c Analogies avec intellectualité
musicale ?................................................................... 10
IV.2. Raisonances entre intellectualités musicale et
mathématique ?...................................... 10
IV.3. Deux compréhensions duales de la
musique.................................................................. 10
I. Le rôle nécessaire d'une certaine mathématique dans l'intellectualité
musicale
I.1. Trois sortes de raisonances
Il y a trois sortes de raisonances entre musique et mathématiques :
1) deux affinités « électives » entre pensée musicale et pensée mathématique ;
2) une raisonance privilégiée par l’intellectualité musicale se mettant à
l’école de la pensée mathématique ;
3) d’autres raisonances possibles, pour « penser la musique avec les
mathématiques » (c’est-à-dire quand l’intellectualité musicale se met à l’écoute
de la pensée mathématique).
I.2. Rapports non symétriques
Noter : ces rapports ne sont pas symétriques. Je traite ici des raisonances de
la mathématique avec la musique, c’est-à-dire des rapports où les mathématiques
font vibrer la musique, et je laisse aux mathématiciens (cf. le thème de cette
année : les mathématiciens et la musique) le soin de déterminer la capacité
éventuelle de la musique de faire vibrer les mathématiques…
· Remarque
Cf. cette remarque, d’évidence, mais frappante : il n’existe pas de théorie
musicale de la mathématique. Peut-il en exister une ? Est-ce l’ouverture de ce
nouveau chantier que Guerino Mazzola va nous annoncer aujourd’hui ?
I.3. Les affinités électives entre pensée musicale et pensée mathématique
À quoi tiennent-elles ?
I.3.a Nombres et figures ?
On pose souvent que ces affinités tiennent aux nombres et aux figures, c’est-à-
dire à ce qui constituerait les deux objets mathématiques par excellence.
· Nombres
Cf. Pythagore.
D’où une arithmétisation de la musique qui faisait l’admiration du théologien.
Rappelons-nous St Thomas donnant à la théologie la musique pour modèle en raison
de sa docilité devant l’arithmétique :
« La doctrine sacrée est une science. Mais, parmi les sciences, il en est de
deux espèces. Certaines s’appuient sur des principes connus par la lumière
naturelle de l’intelligence : telles l’arithmétique, la géométrie et autres
semblables. D’autres procèdent de principes qui sont connus à la lumière d’une
science supérieure : comme la perspective de principes reconnus en géométrie, et
la musique de principes qu’établit l’arithmétique. Or, c’est de cette dernière
façon [hoc modo] que la théologie est une science. Elle procède en effet de
principes connus à la lumière d’une science supérieure, qui n’est autre ici que
la science même de Dieu et des bienheureux. Et comme la musique s’en remet aux
principes qui lui sont livrés par l’arithmétique, ainsi la doctrine sacrée
accorde foi aux principes révélés par Dieu. » [1]
— Leçon ?
Quand les nombres et l’arithmétique font la mathématique, la musique est
subalternée à la mathématique.
· Figures
Cf. Descartes : Compendium Musicæ (1618)
Rappel : Descartes est parti d’un étonnement philosophique devant le fait que
l’ordre musical des consonances ne suivait pas (plus ?) l’ordre arithmétique des
nombres entiers. Ainsi la tierce supplantait la quarte dans l’ordre des
consonances (après l’unisson, l’octave et la quinte). Or l’intervalle de tierce
est attaché au nombre 5/4 quand l’intervalle de quarte l’est au nombre 4/3 (la
quinte à 3/2 et l’octave à 2/1). Ainsi il est légitime de mettre en parallèle
les deux séries de nombres et d’intervalles suivantes :
1
Unisson
1/1
2
Octave
2/1
3
Quinte
3/2
4
Quarte
4/3
5
Tierce majeure (do-mi)
5/4
6
tierce mineure (mi-sol)
6/5
7
petite tierce mineure (sol-si b)
7/6
8
Grande seconde majeure (si b – do)
8/7
9
Seconde majeure (do-ré)
9/8
10
petite seconde majeure (ré-mi)
10/9
…
…
…
16
seconde mineure (si-do)
16/15
La quarte précédait la tierce jusqu’au XII° siècle, respectant ainsi l’ordre
arithmétique. Or à partir du XIII°, la tierce est passée devant la quarte,
tordant ainsi l’ordre numérique et affirmant une autonomie des lois musicales
par rapport aux lois arithmétiques.
Pour Descartes, ceci est un évènement qui doit mobiliser la philosophie.
Pour rendre raison philosophique à ce nouvel ordre musical, Descartes va
déployer un jeu de figures, en réévaluant les résonances du point du partage du
monocorde :
Il va, à partir de là, être amené à dualiser l’espace du monocorde, et ainsi à
métaphoriser spatialement un partage entre certitude et doute. [2]
— Leçon ?
Quand les figures et la géométrie font la mathématique, la musique n’est plus
subalterne à la mathématique mais à la physique mathématisée.
I.3.b Écriture et logique !
Ma position s’oppose à ces deux types d’explication. Je tiens que la
mathématique ne se caractérise pas par des objets particuliers (et donc pas plus
par les nombres que par les figures [3], mais par la nature ontologique de sa
pensée.
Je pose que les affinités électives de la musique avec les mathématiques
tiennent non à des objets particuliers mais à un double partage en matière de
mode de pensée :
1) un partage d’écriture, c’est-à-dire d’une manière de penser à la lettre ;
2) un partage de souci logique.
Je tiens alors que ces affinités ne disposent nullement la musique en position
subalterne par rapport à la mathématique ou à d’autres sciences, mais en égalité
de pensées.
· Écritures
Il y a un partage d’écriture entre musique et mathématiques.
La musique est le seul art à s’être doté d’une écriture (solfège) propre. Cf.
rôle considérable de cela pour doter la musique d’une consistance de monde [4].
Cf. élément moteur pour étonner Descartes et par là impulser sa philosophie ;
son Abrégé de musique est ainsi constellé d’exemples musicaux tel celui-ci :
De même l’écriture mathématique est l’écriture des sciences, de la physique en
particulier qui n’a pas d’écriture propre…
— Remarque
Il faut en ce point différencier matériau et matière : la musique a rapport
privilégié à la physique de part le caractère acoustique de son matériau (et
aussi de part les corps qu’elle met en jeu) mais la pensée musicale entre en
raisonance avec la pensée mathématique de part sa matière proprement littérale :
les deux pensent « à la lettre ».
· Logiques
Il y a un souci logique en partage entre musique et mathématiques.
La logique musicale n’est pas isomorphe à la logique mathématique. Par bien des
aspects, on pourrait soutenir qu’elle lui est orthogonale, au niveau en tous les
cas des grands principes logiques : identité, contradiction, tiers-exclus.
Le souci logique commun se matérialise ainsi en un partage de la déduction
(partage désignant ici à la fois le commun et la séparation) qui donne d’un côté
le développement musical, de l’autre la démonstration mathématique.
— Trois instances logiques en musique…
Plus généralement, la logique en musique tresse trois instances, non une seule :
— L’écriture comme instance logique du monde de la musique : c’est elle qui
conditionne formellement la cohérence de ce monde singulier. Elle occupe à mon
sens la position du classifieur de sous-objets W dans le topos de la musique…
— La dialectique comme instance logique des pièces de musique : c’est elle qui
conditionne formellement la consistance d’une pièce, la possibilité de son
unité — voir la « logique musicale » au sens plus étroit présenté ci-dessus :
celle du développement… —.
— La stratégie comme instance logique d’une œuvre singulière : c’est elle qui
conditionne formellement l’insistance de cette œuvre, la possibilité qu’elle
soutienne un projet musical propre d’un bout à l’autre de la pièce de musique
qu’elle est également.
La logique en musique opère ainsi à la fois
· comme cohérence d’écriture du monde,
· comme consistance dialectique des pièces,
· comme insistance stratégique de chaque œuvre.
· Deux vulgarisations
Le partage d’écriture et de souci logique entre musique et mathématiques se
vérifie en ceci qu’elles partagent également les mêmes modes de vulgarisation,
si l’on définit la vulgarisation comme une manière de présenter des résultats
musicaux ou mathématiques en faisant l’économie de leur structure écrite comme
de leur déploiement logique :
· Égalité de pensée
Au titre de ces affinités électives, en matière donc de partage d’écritures et
de soucis logiques, la musique n’est pas subalterne de la mathématique ; mieux :
musique et mathématique sont à égalité de pensée.
I.4. La raisonance privilégiée par intellectualité musicale
Elle touche à la dimension proprement théorique de l’intellectualité musicale.
I.4.a Rappels
· Intellectualité musicale
C’est le travail spécifique du musicien pensif (différent du musicien-artisan et
du musicien anti-intellectualité musicale) pour dire la musique qu’il fait.
Les différences entre ces trois types de musiciens se font sur une base
subjective. Elles ne concernent pas directement leurs œuvres musicales.
L’intellectualité musicale naît très précisément après 1750 (grand tournant dans
l’histoire de la musique, une fois la tonalité musicalement fondée, par un
double geste théorique et compositionnel : la même année, 1722 : Traité de
l’harmonie de Rameau et Clavier bien tempéré – premier livre - de Jean-Sébastien
Bach) à l’occasion de la Querelle des Bouffons (à partir de 1752) : c’est Rameau
qui, le premier, l’engage.
· Trois dimensions
Je distingue trois dimensions dans l’intellectualité musicale :
· critique des œuvres musicales
· théorie de la consistance musicale (de ses lois) : « monde de la
musique », ou « langage musical »
· esthétique de son époque (du contemporain, de l’esprit du temps).
Plus précisément, ces dimensions peuvent être nommées comme
· généalogie critique des œuvres,
· archéologie théorique du monde (ou langage) musical,
· historicité esthétique de l’époque.
Ces trois dimensions peuvent être représentées comme un triangle :
mieux, comme un trièdre :
mieux encore comme un nœud borroméen :
L’intellectualité musicale de Boulez est l’emblème du pôle critique, celle de
Rameau du Pôle théorique, celle de Wagner du pôle esthétique et celle de
Schoenberg occupe plutôt le centre de gravité général des intellectualités
musicales :
I.4.b Le principe du contemporain
Un des trois manières de nouer ce nœud, celle où l’esthétique noue critique et
théorique, concerne ce que j’appelle le principe du contemporain et qui énonce
ceci : pour qu’une théorie de la musique contemporaine soit musicienne [5], il
lui faut être une théorie contemporaine. C’est-à-dire qu’on ne peut théoriser la
musique contemporaine de manière pertinente pour une intellectualité musicale
que si la manière de théoriser est elle-même contemporaine.
Le « contemporain » indexe ici ce que j’appelle esthétique c’est-à-dire la
contemporanéité instaurée par une époque de la pensée.
· Deux exemples
· Pour Rameau, une théorie de la nouvelle musique tonale doit être une
théorie cartésienne de la musique.
· Pour Boulez, une théorie du nouveau langage musical sériel doit être une
théorie axiomatisée et formalisée de la musique.
I.4.c Se mettre à l’école de la manière mathématique de théoriser
Cette dimension théorique de l’intellectualité musicale instaure à ce titre une
raisonance privilégiée avec les mathématiques car la mathématique peut servir au
musicien pensif de modèle en matière de théorisation. Il s’agit pour le musicien
moins de prendre appui sur une théorie mathématique donnée (la théorie de
l’intégration par exemple) que sur une manière mathématique de théoriser. Bref,
l’appui relève plus ici de la logique mathématique que de la mathématique
proprement dite.
Pour situer cette raisonance dans son contexte, je soutiens qu’il y a trois
raisonances privilégiées de l’intellectualité musicale, liées à ses trois
dimensions : la poésie (pour la critique), la mathématique (pour le théorique)
et la philosophie (pour l’esthétique).
I.5. Autres raisonances possibles avec les mathématiques
C’est ce que j’appellerai « penser la musique avec les mathématiques » ou mettre
l’intellectualité musicale à l’écoute de la pensée mathématique (elle est à
l’école proprement dite pour ce qui concerne la théorisation).
Cf. la liste de dix-sept thèmes, donnée en février, que je reclasserai et
trierai ainsi :
I.5.a I. Les deux affinités électives
· Écritures
8. Penser l’écriture et la lettre musicales avec l’écriture et la lettre
mathématiques
· Logiques
1. Penser la logique musicale (et donc l’articulation raison/calcul) avec la
logique mathématique
14. Penser le style diagonal de pensée avec la procédure diagonale de Cantor
I.5.b II. La raisonance privilégiée
· Ce que veut dire théoriser
2. Penser le « avec » avec la théorie des modèles
10. Penser le monde de la musique avec la théorie des topos
I.5.c III. Les autres raisonances possibles
· Penser la musique avec les mathématiques
3. Penser la perception musicale avec la théorie des pavages
4. Penser l’audition avec la théorie de l’intégration
5. Penser l’écoute musicale avec la théorie de la différenciation
6. Penser l’écoute à l’œuvre avec les jeux mathématiques de taquins
7. Penser les modalités de l’entendre avec les théories mathématiques de
l’intrinsèque et de l’extrinsèque
9. Penser l’articulation musicale entre écriture et écoute avec l’articulation
mathématique (de la théorie) des ensembles et (de la théorie) des catégories
11. Penser la composition musicale avec les théories mathématiques du local
et du global
12. Penser l’entre-œuvres des concerts avec la théorie des catégories
13. Penser la combinatoire musicale avec l’algèbre
15. Penser le temps musical avec la théorie des équations différentielles
(cf. A. Lautman)
16. Penser la nature musicale avec la théorie des ordinaux et cardinaux (cf.
A. Badiou)
17. Penser les rapports de l’œuvre à son matériau avec la théorie des nombres
surréels (cf. A. Badiou)
I.6. Au total
Raisonances
Elles portent sur
Elles rapprochent :
deux affinités
électives
écritures & soucis logiques
Mêmes types de matières (littérales) ou manières de penser (« à la lettre »)
Mêmes soucis des formes (logiques) de la pensée
pensées musicale & mathématique
une raisonance
privilégiée
ce que veut dire théoriser
L’intellectualité musicale se met « à l’école » de la pensée mathématique
intellectualité musicale (pensée musicienne)
& pensée mathématique
autres raisonances
possibles
[ divers ]
L’intellectualité musicale se met « à l’écoute » de la pensée mathématique
II. Un problème particulier
Que se passe-t-il maintenant pour le musicien pensif quand les mathématiques se
présentent sous cette forme singulière d’une théorie mathématique… de la
musique ?
Ou encore : qu’est-ce que le musicien pensif peut penser pour son compte
subjectif propre avec une théorie mathématique de la musique ?
Mon hypothèse est que le musicien pensif (celui qui déploie une intellectualité
musicale) se trouve ici proprement encombré d’une telle théorie mathématique de
la musique, ne sachant pas plus en faire qu’un sauvage ne le sait le faire d’une
caméra…
II.1. Rappel : différents types de théories musicales
II.1.a Différentes types
« Théorie musicale », c’est-à-dire « théorie de la musique » se dit en
différents sens, si bien qu’il y a différents types de théorie musicale :
Dans le cas précis de l’intellectualité musicale, je parlerai plutôt de
dimension théorique que de théorie proprement dite.
Ex. Boulez : il y a sens à parler de la dimension théorique de sa pensée plutôt
qu’à proprement parler de sa théorie musicale (qui reste inaboutie, indéfiniment
avortée en 1963…).
II.1.b Différents sens de « théorie de la musique »
Dans chaque cas, « théorie de la musique » ne voudra pas dire la même chose car
· « La musique » ne voudra pas dire la même « chose »
Le plus souvent, une théorie mathématique de la musique est une théorie non des
œuvres musicales mais de telle ou telle structure musicale : échelle (cf.
Broué), tempérament (cf. Hellegourach), canons (cf. Andreatta). Ici la musique
est essentiellement un squelette et une tuyauterie… C’est aussi pour cela que
Boulez parle du mathématicien comme occupant pour le musicien la place… du
plombier :
« Ne comprenant pas exactement ce que les musiciens réclament d’eux, ne voyant
pas quel serait le possible terrain d’efforts communs, bien des scientifiques se
récusent à l’avance, ne considérant que l’absurde de la situation : en somme, un
mage étant réduit à quémander les services d’un plombier ! Si, de surcroît, le
mage estime que lui suffisent les services du plombier, la confusion est
totale. » (Leçons de musique, 1976, p. 62)
Pour l’intellectualité musicale, une théorie musicale doit être, pour des
raisons essentielles, normée par les œuvres, lesquelles sont à la fois la base
et le sommet du monde de la musique. La musique, donc, a ici pour cœur et
poumons les œuvres. C’est pour cela que, du point d’une intellectualité
musicale, théorique et critique doivent être noués (et qu’elles le sont par
l’esthétique…).
· « Théorie » ne voudra pas dire la même « chose »
Exemple : les théories musiciennes se présentent pour la logique contemporaine
comme théories « naïves » (ni axiomatisées ni formalisées) et se distinguent de
théories « formelles » et ce même si la théorie musicienne s’est mise, comme
dans le cas de Boulez, à l’école de la théorisation mathématique.
· ni non plus « de »
Exemple : pour une théorie mathématique de la musique, la particule « de »
désigne le rapport à un objet. C’est un génitif objectif : une mathématisation
de la musique, c’est une extension ou une application de la pensée mathématique
sur la musique.
Pour une théorie musicienne de la musique, le même génitif est essentiellement
en intériorité et de type subjectif : il s’agit toujours, peu ou prou, d’une
manière pour la musique de se théoriser via le musicien, de se ressaisir
théoriquement par l’intermédiaire du musicien.
II.1.c Remarque sur la dissymétrie
Existe-t-il une théorie musicale de la mathématique ?! Pas à ma connaissance !
Ce qui relève, une fois de plus, la dissymétrie fondamentale des rapports entre
musique et mathématiques, dissymétrie dont il n’y aurait pas de sens à se
plaindre ; ni d’ailleurs à s’en réjouir : la pensée et l’intellectualité
musicales ne sont ici ni victimes des mathématiques ( !) ni volontairement
serviles à leur égard.
*
Comment s’approprier musicalement une telle théorie mathématique de la musique ?
Cela n’a rien d’évident : d’ailleurs les musiciens ne se précipitent guère pour
se l’approprier…
D’où mes nombreuses discussions avec Guerino Mazzola, en particulier sur ce que
veut dire « musique » en toute cette affaire, aussi bien pour le dire musicien
(ses leçons) que pour le faire musicien (son concert free jazz…). Comment le
musicien se repère-t-il dans ce grand écart entre une théorie de la musique à la
lettre mathématique et une pratique de la musique attachée au corps du
musicien ? Comment l’intellectualité musicale peut-elle s’orienter face à une
musique saisie dans une très étrange pince : celle
· de la lettre mathématique (où le diagramme mathématique remplace la
partition musicale),
· d’un corps physiologique (où le geste du musicien remplace la trace
sonore du corps à corps [6]).
II.2. Premier éclairage – Un étagement non commutatif de théories
Pour m’« orienter dans la pensée », je propose de formaliser — de
« diagrammatiser » — ainsi ce qui à mes yeux constitue un problème (mais n’en
constitue sans doute pas un aux yeux de Guerino Mazzola).
II.2.a Théorie d’un modèle
Diagrammatisons cela ainsi :
Rappel : un intérêt capital de la théorie est ici de produire des enchaînements
déductifs (entre A et B) là où le modèle (musical) n’en comporte pas : il y a au
mieux des successions, mais pas de déductions explicites dans le modèle.
Le modèle musical est constitué d’un champ de « choses » plus ou moins
structuré : des objets harmoniques, ou rythmiques, ou instrumentaux…
II.2.b Théorie formelle d’une théorie naïve
En général, une théorie mathématique de la musique va s’édifier en prenant pour
modèle un champ musical déjà structuré selon ce qu’on appellera une théorie
musicienne « naïve ». D’où le schème étagé suivant :
qui, dans notre situation, signifie ceci :
Ainsi l’intellectualité musicale du musicien transforme un développement musical
en déduction musicienne, et la théorie mathématique transforme cette déduction
musicienne « naïve » en démonstration.
· Premier résultat, première question
Premier résultat : le musicien, réfléchissant sur les œuvres et leurs
développements, bâtit des déductions (voir la place décisive de cette catégorie
dans l’intellectualité musicale de Boulez). Le mathématicien, lui, réfléchissant
sur les développements musicaux et les déductions musiciennes, bâtit des
démonstrations mathématiques.
Le mathématicien offre ainsi au musicien pensif une nouvelle manière de circuler
de a à b et même de a à ß. Comment le musicien va-t-il pouvoir se rapporter à
ces nouvelles flèches ? Vont-elles constituer pour lui de nouvelles déductions ?
II.2.c Un pas de plus : non-commutativité
Pour examiner cela, enrichissons et simplifions notre diagramme :
P et Q ne désignent pas ici les flèches composées F°f et g°G mais les
éventuelles formalisations mathématiques directes (c’est-à-dire ne passant pas
la théorie naïve) des choses musicales a et ß.
La théorie mathématique construit donc une nouvelle flèche G°D°F entre a et b.
Appelons-la un déploiement.
Que faire musicalement d’un tel déploiement ?
Ma thèse fondamentale est la suivante : pour le musicien, ce diagramme ne
commute pas alors que le désir du mathématicien est par contre que ce diagramme
commute. D’où une première très forte dissonance entre désirs musicien et
mathématicien.
Ce discord s’écrira précisément ainsi :
La thèse musicienne sera que déduction musicienne [d] et
interprétation°démonstration°formalisation mathématiques [G°D°F] ne commutent
pas.
· Détaillons…
Qu’en est-il pour l’éventuelle commutation du reste du diagramme ?
— g°d°f / g°G°D°F°f ?
Formellement, si f est un épimorphisme et g un monomorphisme, on peut déduire de
d?G°D°F que g°d°f?g°G°D°F°f.
Qu’est-ce que cela veut dire ? Que même si déduction musicienne et
démonstration-déploiement mathématiques conduisent bien au même objet musical ß,
leurs « logiques » (le sens de l’enchaînement qu’elles conçoivent) restent
cependant de natures différentes.
— g°d°f / Q°D°P ?
Il y a ici encore moins de raison pour que ces deux flèches composées soient
identiques et que les logiques ou sens des enchaînements soient isomorphes.
· Objection et réponse
On peut objecter que la commutativité catégorielle concerne des diagrammes où
deux couples de morphismes convergent sur le même objet :
donc plutôt que
Je soutiendrai que le digramme déduit des précédents par « interprétation » de A
en a (et non plus par « formalisation » de a en A) ne commute pas:
Le point de partage se concentre en effet sur l’hétérogénéité radicale des
« morphismes » d et D qui interdit qu’ils puissent commuter.
· Revenons à nos deux subjectivités
Le désir mathématicien est tout au contraire que le diagramme précédent commute.
Tendons un peu plus le partage des subjectivités :
· l’intérêt pour un musicien d’un tel diagramme est qu’il ne commute pas ;
· à l’inverse, ce qui intéresse un mathématicien dans un tel diagramme,
c’est sa part qui commute ou peut commuter. Pour cela, le mathématicien va faire
« comme si » les différentes flèches étaient composables, donc « comme si » les
différences de « nature » entre flèches pouvaient s’éponger par composition
commutative.
J’oppose à cela la thèse que, par-delà leurs affinités naturelles, par-delà
affinités et raisonances diverses, musique et mathématique à proprement parler
ne composent pas, sont incomposables.
II.3. Deux stimulations pour le musicien
II.3.a Les extensions humoristiques
L’intérêt pour le musicien d’une telle théorie mathématicienne va tenir à tout
autre chose qu’à une pseudo-commutativité. Elle va tenir à la capacité de cette
théorie mathématique de générer de nouvelles structures musicales,
mathématiquement isomorphes et musicalement hétéromorphes.
Cf.
Ici, tout l’intérêt de la théorie mathématique tient pour le musicien non plus à
une commutativité mais à la nature de l’objet musical g ainsi mathématiquement
engendré.
La question pour le musicien va alors prendre la forme suivante :
Soit : comment évaluer musicalement le rapport inattendu déployé par les
mathématiques entre g et ß (via un rapport entre c et b) ? À quel titre musical
g « développe »-t-il ß ? Puis-je théoriser ce développement musical par une
« déduction » musicienne d’ entre c et b ?
L’évaluation musicienne de la théorie mathématique va donc se faire au niveau
des résultats : par évaluation de la qualité musicale des extensions proposées
par la théorie en question.
Ici la mathématique fournit l’occasion de rapprochements musicaux inattendus.
Appelons cela la dimension proprement humoristique (pour le musicien) des
théories mathématiques de la musique puisqu’il s’agit de rapprocher des
lointains.
· Remarque
Guerino thématise cela mathématiquement comme explicitation de la fibre (à
gauche) créatrice d’un voisinage (à droite) d’un point-image a(a) :
· Exemples ?
On va trouver de nombreux exemples de telles extensions humoristiques dans la
théorie mazzolienne.
II.3.b Des intensions ironiques ?
D’où immédiatement la question duale : y aurait-il de même pour le musicien une
dimension ironique des théories mathématiques de la musique qui cette fois
éloigne les proches, qui instaure une distance de pensée au plus près? Bref, au
lieu d’extensions humoristiques, les théories mathématiques de la musique
peuvent-elles fournir au musicien des intensions ironiques ?
Que serait-ce formellement ?
La situation de départ du musicien serait cette fois celle-ci :
celle d’une égale proximité de ß à a et g.
L’intervention de la théorie mathématique aurait désormais pour effet de
déployer un espace intérieur entre ß et g, en sorte de révéler une distance au
lieu même d’une apparente proximité :
Pour le musicien, il s’avèrerait donc que la proximité entre ß et g n’est peut-
être pas celle qu’il pensait, qu’en fait g ne suit pas ß comme ß suit a, bref
que le développement a sauté inopinément des étapes et que la véritable
déduction musicienne devrait concevoir c comme étant quatre fois plus loin de b
que jusque-là considéré.
D’où une intension ironique.
· Exemples ?
La théorie mazzolienne de la cadence à mon sens suggère cette direction…
II.3.c Évaluation musicienne du caractère fructueux de la théorie
Dans les deux cas — extension humoristique et intension ironique — le musicien
évalue la théorie mathématique au regard de ses fruits musicaux pour lui
musicien.
III. La théorie mathématicienne de la musique par Mazzola
III.1. Théorie mathématique et pas seulement mathématisée
Donnons de tout ceci des exemples concrets à partir de la théorie mazzolienne de
la musique, théorie qui relève clairement du type mathématique (plutôt que
musicien) des théories musicales.
Un symptôme très patent du caractère proprement mathématicien de cette théorie
est qu’elle ne vise pas qu’à éclairer la musique mais également à développer les
mathématiques pour elles-mêmes. Les mathématiques, dans cette théorie, se
déploient en-soi et pas seulement « pour la musique ». Ceci est tout à l’honneur
mathématique de ce travail mais crée des difficultés supplémentaires pour le
musicien qui s’y intéresse.
Précisons : il s’agit bien ici d’une théorie mathématique de la musique et pas
simplement d’une théorie mathématisée.
III.1.a Une théorie mathématisée de la musique
Une théorie mathématisée de la musique est une théorie de la musique qui est
mathématiquement formalisée, comme il existe par exemple des théories
mathématisées de l’économie, ou de la circulation des trains, etc. Cette
formalisation est alors stratégiquement ordonnée aux fins du modèle retenu.
III.1.b Une théorie mathématique de la musique
Une théorie mathématique de la musique est aussi mathématiquement formalisé
mais, cette fois, les fins sont pour bonne part proprement mathématiciennes : on
part ici du domaine musical pour examiner les problèmes mathématiques qu’il est
susceptible de susciter. Il s’agit désormais moins de partir de problèmes
musicaux (à résoudre mathématiquement parce qu’on ne saurait pas les résoudre
musicalement) que de problématiser mathématiquement des pratiques et théories
musiciennes en sorte de générer des problèmes proprement mathématiques.
III.1.c Triplet objet-logique-stratégie
La distinction précédente suggère ainsi qu’il faudrait distinguer les types de
théorie, non seulement par leur compréhension propre de « l’objet-musique » mais
aussi par leurs visées stratégiques propres : il est clair qu’une théorie
sociologique de la musique, par exemple a des visées plus sociologiques que
musicales (d’où qu’elle n’apprenne à peu près rien sur les œuvres musicales).
Ainsi une théorie Xienne de la musique se caractériserait par le croisement d’un
type Xien de consistance discursive (tenant à la discipline de pensée
considérée), d’une caractérisation Xienne de son objet et d’un type Xien de
stratégie.
Ou encore : la nature particulière (mathématique, musicienne, sociologique…)
d’une théorie musicale se donnerait dans le triplet d’une consistance, d’un
objet et d’une stratégie.
III.2. Théorie mathématique de théories musiciennes naïves
Autre trait remarquable : la théorie mathématique de Mazzola formalise des
théories musiciennes existantes plutôt que la matière musicale proprement dite.
III.2.a Isomorphisme Riemann-Fux
Ex. Fux et Riemann.
D’où un résultat intéressant — qui intéresse essentiellement la musicologie
historique — : les théories de Riemann et Fux sont isomorphes (au titre, non
trivial, de leurs dichotomies consonances-dissonances [7]). Cette théorie
mathématique unifie ainsi deux types de théories musiciennes selon le diagramme
suivant :
La théorisation dégage ici des enchaînements inattendus entre théories naïves.
C’est un exemple de ce que j’appelle l’humour mathématique : quand le
musicalement lointain est mathématiquement rapproché.
III.2.b Intérêt pour le musicien ?
L’intérêt de tout ceci pour le musicien est de dégager la cohérence sous-jacente
de ses théories naïves. Mais il n’y a pas ici de conséquences pratiques
immédiates car ces pratiques musicales (du contrepoint et de l’harmonie tonale)
sont depuis longtemps obsolètes pour la création artistique.
III.3. Quatre exemples
Prélevons quatre exemples dans cette théorie de Mazzola :
· sa formalisation des fonctions harmoniques,
· sa formalisation du contrepoint,
· sa formalisation de la modulation,
· sa formalisation du geste.
III.3.a La formalisation mathématique des fonctions harmoniques
On a, grâce à une triangulation des fonctions tonales, le ruban suivant :
Rappel : I a deux notes communes avec III et VI, et une note commune avec V et
IV.
Mazzola choisit de privilégier de couper ce ruban au milieu et de recoller I-III
par une torsion (d’où le ruban de Möbius) [8] :
Mais on pourrait tout aussi bien le recoller deux fois plus loin, sans torsion
cette fois (on aurait alors un cylindre).
· Pourquoi alors privilégier la bande de Möbius plutôt que le cylindre ?
Ma compréhension est la suivante.
— La formalisation en bande de Möbius est privilégiée par Mazzola pour des
raisons proprement mathématiques : économie formelle de signes [9]. C’est en
fait cette économie formelle qui conduit à désorienter la polarité grave/aigu
essentielle pour le musicien : elle suppose au départ une indifférence à l’ordre
des fonctions harmoniques — elle traitera par exemple les deux fonctions I et V
comme un ensemble {I, V} sans distinguer alors I-V de V-I (ce qui d’un point de
vue musical est bien sûr tout à fait différent : ouverture/cadence,
tension/détente…) —. C’est donc bien parce que cette « orientation » musicale
déterminante (selon l’ordre temporel de la succession) est effacée au principe
même de la formalisation mathématique retenue que cette formalisation boucle le
ruban en bande de Möbius et retrouve ensuite innocemment la propriété globale de
désorientation qu’elle a implicitement introduite en son point de départ.
— La formalisation en cylindre rend mieux compte de la réalité harmonique d’un
point de vue musical ; le cylindre suggère ainsi, à le parcourir de droite à
gauche, l’enchaînement des fonctions suivantes, où l’ordre temporel est
évidemment déterminant :
III.3.b La formalisation mathématique du contrepoint
Cf. le tore des tierces [10] :
Cf. les dichotomies consonances-dissonances : K={0, 3, 4, 7, 8, 9} et D={1, 2,
5, 6, 10, 11} :
La théorie mazzolienne du contrepoint (plus exactement de la théorie fuxienne du
contrepoint) me semble plus fructueuse musicalement que la théorie mazzolienne
de l’harmonie (c’est-à-dire de la théorie riemanienne de l’harmonie).
Pourquoi ? Parce que dans le cas du contrepoint la logique mathématicienne
adoptée s’éloigne moins de la logique musicienne tant en matière d’objet que de
stratégie. En effet,
1) la formalisation du contrepoint « respecte » plus l’orientation musicale du
grave vers l’aigu (qui est au principe du rapport dissymétrique entre cantus
firmus et déchant) :Mazzola part ici [11] d’un intervalle orienté en sorte de
correctement formaliser le contrepoint à deux voix (de différencier donc cantus
firmus et déchant par une paire ordonnée où les deux termes ne commutent pas…)
quand, au contraire, la formalisation mathématique du « ruban harmonique » (en
bande de Möbius plutôt qu’en cylindre) impose une désorientation du matériau
harmonique (désorientation découlant d’une indifférence à l’ordre successif, au
principe pourtant des fonctions harmoniques considérées) ;
2) la stratégie guidant la formalisation du contrepoint semble guidée par deux
idées :
— unifier théories musiciennes de l’harmonie et du contrepoint ;
— généraliser les lois musiciennes du contrepoint à d’autres « échelles ».
Ces deux visées stratégiques, quoique mathématiciennes, s’avèrent cependant
rester « parallèles » à des visées plus proprement musiciennes.
· La première est un rapprochement humoristique entre théories naïves
éloignées.
· La seconde ouvre à la possibilité d’extensions humoristiques du
contrepoint :
Quel est alors rapport musical entre les deux contrepoints ?! Où l’on retrouve
ce problème, musicalement bien connu : d’un point de vue musical, tout peut se
déduire de tout [12], car la déduction musicale n’a pas la rigueur formelle de
la démonstration mathématique.
Où la « génétique » et la « poïétique » s’avèrent ici de peu d’intérêt : le
chemin qui a permis d’aboutir à B à partir de A n’est pas forcément pertinent
pour décrire les rapports entre A et B, comme le montre l’exemple élémentaire
suivant (autre manière, au demeurant, de souligner que tout ceci ne commute
guère…) :
Où l’on retrouve ce fait que la commutation mathématique (égalité des deux
membres de l’équation) ne s’accorde guère à une non-commutation musicienne (les
rapports musicaux en deux objets d’une partition ne sont que très vaguement
« explicités » par la manière dont le compositeur les a engendrés).
III.3.c La formalisation mathématique de la modulation
Mazzola part de la théorisation (naïve) schoenberguienne des modulations
(Harmonielehre, 1911), en trois moments : neutralisation, accord-pivot sur les
degrés modulants, confirmation cadencielle [13].
Dans la théorie de Mazzola, une modulation est alors la dotation du diagramme
suivant [14] :
où k est une des 5 « cadences » envisageables [15] entre deux tonalités : II-
III, II-V, III-IV, IV-V, VII.
· Cadence
La catégorie de cadence est ici très abstraite de sa réalité musicale : une
tonalité (majeure) est vue comme une simple échelle diatonique qu’un seul accord
(VII° degré) suffit à identifier statiquement. Ici la cadence est une
« représentation résumée de la tonalité » [16]. Elle est mathématiquement
traitée comme une fonction du type « formule cadentielle = f(tonalité) » [17].
Elle n’est pas traitée dynamiquement mais comme un ensemble dont l’ordre est
indifférent : IV-VºV-IV [18].
Or, musicalement, la catégorie de cadence est essentiellement dynamique : si une
tonalité est musicalement identifiée par un accord, c’est plutôt par la septième
de dominante (V7) que par VII qui, musicalement, est tout au contraire l’accord
vague par excellence (septième diminuée).
— Intérêt proprement musical ?
En ce point, il faudrait explorer plus avant cette théorie de la cadence pour en
exhausser le potentiel sans doute d’intension ironique…
· Modulation
En conséquence, la catégorie même de modulation est ici assez distante de sa
réalité musicale. C’est ce qui aboutira à exhausser mathématiquement, dans
l’opus 106 de Beethoven, certaines « modulations » dites
« catastrophiques » [19] : G. Mazzola thématise mathématiquement ces
« modulations » en les attachant à des « cadences » (au sens toujours
mathématique du terme) très particulières.
Où l’on retrouve ce problème récurrent : des mêmes mots — ici « cadence »,
« modulation » — nomment des choses très différentes dans le cadre d’une théorie
musicienne et d’une théorie mathématique de la musique. C’est bien sûr normal,
mais cela implique une très grande attention dans l’interprétation ultérieure
des énoncés.
On constate alors une différence d’accents significatifs : par exemple, pour
l’analyse musicienne du schéma global des tonalités, à la limite peu importe
comment Beethoven module de E en A mais pour le mathématicien, ici ce n’est plus
le cas puisque l’analyse va distinguer minutieusement modulations « quantiques »
et modulations autres.
· Intérêt pour le musicien ?
De nouvelles extensions humoristiques !
Voir ainsi la « démonstration » mathématique qui conduit à la « déduction »
musicienne et au « développement » musical suivant :
III.3.d La formalisation mathématique du geste
· Commutativité mathématicienne
Guerino Mazzola privilégie une formalisation (commutative) du geste
physiologique du musicien :
Mais de quelle musique s’agit-il exactement ici ?
Quel rapport musical y a-t-il entre la musique mathématiquement formalisée à
gauche et la musique improvisée attachée à un corps de musicien à droite ?
Il ne s’agit pas de dresser ici l’objection obscurantiste opposant la mort du
formel à la vie du corporel. Il s’agit tout au contraire de ne pas s’enfermer
dans une dichotomie où il y aurait d’un côté une structure mathématique,
obsessionnellement construite, et de l’autre un corps musicien, hystériquement
livré en garant de la musicalité.
À nouveau, l’hypothèse commutative est au principe de cette démarche
mathématicienne : il s’agit de formaliser mathématiquement les structures
musicales de la partition puis les structures du corps physiologique du musicien
pour en déduire ses mouvements aptes à matérialiser l’exécution (et pourquoi pas
l’interprétation) de la partition de départ. Au total, la composition de ce
parcours doit équivaloir à une flèche directe (celle du bas entre la partition
et le corps de Gould dans le diagramme suivant) :
Je remarquerai cependant qu’on n’a pas ici à proprement parler un corps musical
c’est-à-dire le corps physique du piano — sa table d’harmonie —vibrant sous
l’effet du corps à corps, rayonnant et projettant dans un lieu la trace sonore
de ce corps à corps.
Je pose, en effet, que la musique transite par un corps à corps (« corps-
accord » [20]) sans s’y attacher car la musique me semble un art de l’écoute
plutôt qu’un art du jeu (qu’un art du corps-accord) : la musique procède
essentiellement d’une écoute de la trace d’un corps-accord. Si l’on veut
formaliser le geste musical en musicien, il nous faudrait donc procéder
autrement.
· Non-commutativité musicienne
Concernant le geste, je diagrammatiserai ainsi une conception plus proprement
musicienne :
— Remarques
· Le rapport de la partition au corps du musicien n’est pas univoque,
fonctionnel, car la partition a pour cœur une écriture musicale qui n’est pas
une tablature. La partition ne prescrit donc pas directement un geste du
musicien.
· Le jeu musicien consiste à accorder son corps à un corps instrumental
situé dans une salle. Le jeu est une opération qui convolue un instrument situé
et un musicien.
· Le résultat du jeu est un son rayonné par le corps-accordé dans un lieu
architectural.
· On n’écoute pas le corps du musicien. Concernant le corps instrumental,
on l’entend certes mais on ne l’écoute pas ; ce que l’on écoute, c’est la trace
du corps-accord dans un son situé.
· L’écoute n’est donc écoute ni du musicien, ni de l’instrument, ni du
lieu, ni même du jeu mais plutôt de la trace de ce jeu dans un lieu.
· Écouter, c’est déconvoluer en sorte de dégager à l’intérieur du son
(musical) la trace (du corps-accordé dans le lieu) et de séparer cette trace du
déchet musical. La trace s’affirme par soustraction du déchet.
· Corrolaire : le musicien est le déchet de la musique. La vision de
l’auditeur doit aider à déconvoluer la trace du déchet, non conduire à
s’attacher unilatéralement au corps du musicien en train de jouer…
— Thèse
Je tiens que dans ce diagramme rien ne commute.
En particulier on a : injection ? écoute°adresse°rayonnement !
Plus techniquement, les « convolutions » du diagramme précédant ne sont pas des
sommes ou coproduits, et la partition n’y est pas un produit.
On n’a donc pas le diagramme suivant qui schématise le désir mathématicien d’une
commutation généralisée :
Détaillons.
— La partition
Pour un mathématicien :
Pour un musicien :
La partition n’est pas produit, limite du diagramme {musicien, instrument}. Le
diagramme avec le fichier Midi ne commute pas.
— Le corps-accord
Pour un mathématicien :
Pour un musicien :
Le corps-accord n’est pas somme (coproduit), colimite du diagramme {musicien,
instrument}. Le diagramme avec Modalys ne commute pas.
— La spatialisation
Pour un mathématicien :
Pour un musicien :
La spatialisation n’est pas somme (coproduit), colimite du diagramme
{instrument, salle}. Le diagramme avec la WFS ne commute pas.
III.4. Thèse : la musique est intrinsèquement non-commutative
Au total, non seulement musique et mathématiques ne commutent pas mais en
musique, il n’y aurait guère de commutation.
Soit la nouvelle thèse radicale suivante : la musique est intrinsèquement non-
commutative.
On serait donc bien face à deux types différents d’appréhension du phénomène
musical — un type mathématicien et un type musicien — et les opérations propres
à chacun de ces types ne composeraient pas ensemble, ne commuteraient pas.
À bien y regarder, si musique et mathématique peuvent d’ailleurs raisonner
ensemble (et ce, par-delà les applications bien compréhensibles de l’ontologie à
toute ontique), c’est précisément parce qu’elles ne peuvent composer leurs
matières mais simplement s’entrechoquer, se frotter l’une à l’autre sans que
leurs matières propres se mélangent, se mixent.
IV. Une nouvelle figure de mathématicien et des raisonances d’un type nouveau
IV.1. Une intellectualité mathématique
Je tiendrai, par ailleurs, que Mazzola s’emploie non seulement à établir une
théorie mathématique de la musique mais aussi quelque chose que je propose
d’appeler une intellectualité mathématique.
IV.1.a Caractéristiques
Une intellectualité mathématique se caractériserait par :
· un souci de thématiser les mathématiques qu’on fait ;
· un souci des raisonances mathématiques avec d’autres pensées (et pas
seulement de leurs applications) ;
· la nature même du travail intellectuel : être à la fois plongé dans les
mathématiques et en léger surplomb sur les mathématiques, se tenir au bord du
travail du mathématicien, à la frontière des mathématiques.
· une manière d’introjecter dans la mathématique la réflexion (ou pensée
de la pensée) mathématique, une manière donc de se délimiter à l’écart de
l’épistémologie (comme l’intellectualité musicale peut le faire à l’égard de la
musicologie ou de l’esthétique académique), une manière de déployer une
pensitivité mathématicienne donc.
IV.1.b Antécédents ?
Date de naissance ?
Grandes figures ?
· Henri Poincaré (1854-1912), Hermann Weyl (1885-1955)
· Cas particuliers : les logiciens (Cantor, Gödel…), Grothendieck
(intellectualité a posteriori)
· Aujourd’hui : Alain Connes, René Guitart…
IV.1.c Analogies avec intellectualité musicale ?
Trois pôles comme en musique ? Avec la philosophie, avec la musique (& les arts)
et avec la physique (& les autres sciences) ?
Je me lance :
Nouage borroméen ?…
IV.2. Raisonances entre intellectualités musicale et mathématique ?
La raisonance avec l’intellectualité mathématique de Mazzola dépasse donc
largement l’intérêt musicien pour sa théorie mathématique de la musique.
Cette théorie alimente il est vrai le musicien en nouvelles réflexions, en une
nouvelle compréhension des théories musiciennes naïves, en extensions
humoristiques, en intensions ironiques, etc. Mais faire entrer en raisonance une
intellectualité musicale avec cette intellectualité mathématique n’est pas se
cantonner à tout cela : c’est également faire en sorte que ces deux types
radicalement différents d’intellectualité se frottent l’une à l’autre, comme on
frotte un silex contre un autre, non pour les mélanger mais pour faire jaillir
quelques étincelles aptes à alimenter le feu de la pensée.
IV.3. Deux compréhensions duales de la musique
Ainsi se sont implicitement frottées dans cet exposé deux catégories, à la fois
très proches et cependant radicalement disjointes : la catégorie mathématique de
topos (centrale dans la théorie mazolienne) et la catégorie musicienne de monde
(centrale dans ma propre intellectualité musicale). Je soutiens que la musique
est un monde à mesure de ce qu’elle est comme un topos (analogie) quand Guerino
Mazzola soutient à l’inverse que la musique est un topos, et peut-être
m’accorderait-il alors que c’est pour cela que l’on pourrait en dire qu’elle est
comme un monde… Plus encore, la musique pour moi est un monde essentiellement
non-commutatif quand elle est, pour Mazzola, un topos truffé de commutativités.
D’où la nature très particulière du dialogue entre musicien et mathématicien
pensifs, qui tentent de s’entendre tout en évoluant dans des espaces duaux et
qui, finalement, communiquent par résonances de coups frappés de l’extérieur sur
la membrane enveloppant chacun des deux espaces de pensée.
–––––––
[1] [Sicut musica credit principia sibi tradita ab arithmetico, ita sacra
doctrina credit principia revelata sibi a Deo] (La théologie ; Question 1,
article 2, page 24)
[2] Sur tout ceci, voir mon cours (Ens, 2004-2005) sur l’intellectualité
musicale : www.entretemps.asso.fr/Nicolas/IM, en particulier les 2° et 3°
leçons.
[3] et ce même si, bien sûr, la mathématique pense avec une acuité sans égale
nombres et figures.
[4] Cf. ma conférence (2002) à l’Ehess…
[5] et nourrisse donc la généalogie critique des œuvres
[6] ou le « corps-accord », selon la judicieuse formule de Charles Alunni
[7] The topos of music, p. 635…
[8] The topos of music, p. 322
[9] Où l’on pourrait rappeler (voir mon exposé en février 2005) que la musique
a moins « peur » des réduplications et des risques de redondance que la
mathématique : voir par exemple ce qu’il en est des redondances au principe de
l’écriture musicale…
[10] The topos of music, p. 620
[11] Cf. The Topos of Music, p. 619
[12] Boulez rappelle constamment ce point dans ses Leçons de musique…
[13] The topos of music, p. 565
[14] Pour l’opération de symétrie dans la modulation, voir The topos of music,
p. 567
[15] The topos of music, p. 554
[16] The topos of music, p. 551
[17] The topos of music, p. 551
[18] The topos of music, p. 554
[19] Il est vrai que G. Mazzola reprend ici un terme avancé par le musicologue
Jürgen Uhde en commentaire de l’analyse de l’opus 106 faite par Erwin Ratz (The
topos of music, p. 605) qui y distingue harmoniquement un monde et un anti-
monde…
[20] Je dois à Charles Alunni cette formulation, tout à fait éclairante.
Gli antichi greci classificati di ogni numero naturale n come "carenti",
"abbondante", o "perfetto" a seconda che s (n) è stato inferiore, uguale o
superiore a 2n. Si noti che il numero 12 ha 6 divisori, e la somma di questi
divisori è 28. Entrambe le 6 e 28 sono perfetti numeri. Let's riferiscono a un
numero naturale n come "sublime", se la somma e il numero dei suoi divisori sono
sia perfetto. Do esistono qualsiasi sublime numeri diversi da 12?
Per rispondere a questa domanda, ricordare che, per ogni intero N con il Primo
fattorizzazione
Abbiamo
Inoltre, anche se ogni numero perfetto è di forma (2s - 1) 2s-1 dove 2s - 1 è il
primo. In tal modo un numero perfetto è esattamente un fattore primo dispari.
Supponiamo ora N è divisibile per esattamente k poteri del 2. Ne consegue che s
(N) è divisibile per 2k +1 - 1, che è dispari, quindi questo deve essere un
primo (altro fattore che in due primi dispari). Inoltre, tutti gli altri fattori
di N deve quindi contribuire combinato fattore di 2k a s (N). Ma ogni dispari di
potenza di pd contribuisce un fattore di
per s (N), che può essere solo anche se d è dispari, nel qual caso come fattori
La mano destra fattore può essere anche solo se t è dispari, nel qual caso come
fattori
Tuttavia, i fattori (1 + p) e (1 + p2) non può essere pura sia poteri di 2,
perché se p = 2r - 1 allora 1 + p2 = (2) (2 [2r-1] - 2r + 1) . Pertanto, se il
numero s (2 kg) è perfetto, quindi G deve essere il prodotto di Mersenne primi
distinti pj = 2AJ - 1, quando la somma esponenti aj a k, dove k + 1 è anche un
"esponente Mersenne".
Inoltre, per rendere t (N) perfetto, è necessario per k +1 si è Mersenne prime.
Così, per la costruzione di un esempio di questo tipo, dobbiamo trovare un
esponente Mersenne E che è anche un primo Mersenne, e tali che E-1 è espresse
come somma di esattamente log2 (E +1) -1 distinti Mersenne primi.
Un esempio è E = 3, perché 2 può essere espresso come la somma di esattamente
log2 (4) -1 = 1 Mersenne primi, vale a dire, 2 = 2. Così, abbiamo N = (23-1)
(22-1) = 12. Altri possibili valori di E sono 7, 31, 127, ..? Non è possibile
esprimere il 6 come somma di due numeri primi Mersenne, 30 né come somma di
quattro distinte Mersenne primi. Tuttavia, 126 può essere espresso come somma di
sei Mersenne primi distinti come segue: 61 + 31 + 19 + 7 + 5 + 3. Pertanto
abbiamo
N = (2126) (261-1) (231-1) (219-1) (27-1) (25-1) (23-1)
Pertanto, se si imposta pari al N
6086555670238378989670371734243169622657830773351885970528324860512791691264
riteniamo che s (N) e t (N) sono entrambi perfetti, quindi questo è il secondo
numero sublime. In sintesi, entrambi noti sublime numeri sono basati su un primo
di Mersenne, sotto forma q = 2k - 1 dove k = 2j - 1 è anche un primo e Mersenne
k - 1 è la somma di esattamente j - 1 distinti esponenti Mersenne. L'unica nota
primi q = 2k - 1 con k = 2j - 1 sono tenute da k = 3, 7, 31, e 127. Tuttavia, (7
- 1) non è una somma di due esponenti Mersenne, né (31 - 1) una somma di 4
esponenti Mersenne. Pertanto, le uniche due note sublimi numeri sono basati
sulle somme
(3 - 1) = 2 (127 - 1) = 61 + 31 + 19 + 7 + 5 + 3
Supponendo non ci sono numeri dispari perfetto, non ci può essere di più sublime
anche numeri a meno che non vi sono altri (attualmente sconosciuta) Mersenne
primi esponenti che sono essi stessi Mersenne primi. Dato che gli esponenti
131071 e 524287 hanno già essere controllati, il prossimo possibile esponente
sarebbero 231 - 1, che è 2147483647. Anche con il Test di Lucas-Lehmer Penso che
questo esponente sarebbe una sfida. Avviso che avremmo bisogno non solo di
testare questo particolare esponente, ma tutti gli esponenti meno di questo, al
fine di decidere se questo numero 1 è stato meno espresse come somma di Mersenne
esponenti distinti. L'ordine del giorno possibile esponente sarebbero 261 - 1,
che è certamente di gran lunga fuori portata per qualsiasi noto metodo di
analisi.
Resta a prendere in considerazione la possibilità di un numero dispari sublime
(di nuovo assumendo non perfetta numeri dispari). Con gli stessi argomenti di
cui sopra, anche per numeri sublime, sappiamo che un numero dispari sublime
devono essere di forma
N = qr (p1 p2 ... pt)
dove r = 2j - 2 è uno meno di un primo Mersenne, t = j - 1, e il pi = 2ki - 1
sono distinti dispari Mersenne primi e q è un primo dispari. Inoltre, bisogna
avere
dove (k0 - 1) = k1 + k2 + ... + KT. Per dare un "non-esempio", prendere in
considerazione il caso di q = 5, j = 2. Questo dà r = 2, quindi l'espressione è
sopra (53 - 1) / (5 - 1) = 31, che è una delle prime, sotto forma 2k0 - 1 con K0
= 5. Pertanto, dobbiamo solo esprimere (5 - 1) = 4 come somma di (j - 1)
distinti esponenti Mersenne. Dal momento che j - 1 è pari a 1 in questo caso, è
necessario che il 4 a sua volta essere una esponente Mersenne, vale a dire,
abbiamo bisogno di 24 - 1 = 15 per essere fra i primi, il che naturalmente non
lo è. Se fosse, il numero N = (52) (15) = 375 avrebbero t (N) = 6 e s (N) = 496,
375 e così sarebbe un numero dispari sublime.
Quanto sopra dimostra che il primo passo per trovare un numero dispari sublime è
quello di trovare un primo dispari q e due Mersenne primi m1 = 2j - 1 e m2 = 2k
- 1 tale che (qm1 - 1) = (q - 1) m2. Se si puo 'trovare primi, quindi abbiamo
bisogno di esprimere k - 1 come somma di esattamente j - 1 distinti esponenti
Mersenne. C'è un modo semplice di dimostrare che ciò sia impossibile?
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system. Numeri sublime <br> <br> <br> <br> Per ogni intero positivo n Sia T
(n) il numero di divisori di n, e lasciate che s (n) indicare la somma di quelli
divisori. Gli antichi greci classificati di ogni numero naturale n come
"carenti", "abbondante", o "perfetto" a seconda
che s (n) è stato inferiore, uguale o superiore a 2n. Si noti che il numero 12
ha 6 divisori, e la somma di questi divisori è 28. Entrambe le 6 e 28 sono
perfetti numeri. Let's riferiscono a un numero naturale n come
"sublime", se la somma e il numero dei suoi divisori sono sia
perfetto. Do esistono qualsiasi sublime numeri diversi da 12? <br> <br> <br>
<br> Per rispondere a questa domanda, ricordare che, per ogni intero N con il
Primo fattorizzazione <br> <br> <br> <br> <br> <br> <br> <br> Abbiamo
<br> <br> <br> <br> <br> <br> Inoltre, anche se ogni numero perfetto è di
forma (2s - 1) 2s-1 dove 2s - 1 è il primo. In tal modo un numero perfetto è
esattamente un fattore primo dispari. <br> <br> <br> <br> Supponiamo ora N è
divisibile per esattamente k poteri del 2. Ne consegue che s (N) è divisibile
per 2k +1 - 1, che è dispari, quindi questo deve essere un primo (altro fattore
che in due primi dispari). Inoltre, tutti gli altri fattori di N deve quindi
contribuire combinato fattore di 2k a s (N). Ma ogni dispari di potenza di pd
contribuisce un fattore di <br> <br> <br> <br> <br> <br> <br> <br> per s
(N), che può essere solo anche se d è dispari, nel qual caso come fattori <br>
<br> <br> <br> <br> <br> <br> <br> La mano destra fattore può essere anche
solo se t è dispari, nel qual caso come fattori <br> <br> <br> <br> <br>
<br> <br> <br> Tuttavia, i fattori (1 + p) e (1 + p2) non può essere pura sia
poteri di 2, perché se p = 2r - 1 allora 1 + p2 = (2) (2 [2r-1] - 2r + 1) .
Pertanto, se il numero s (2 kg) è perfetto, quindi G deve essere il prodotto di
Mersenne primi distinti pj = 2AJ - 1, quando la somma esponenti aj a k, dove k +
1 è anche un "esponente Mersenne". <br> <br> <br> <br> Inoltre,
per rendere t (N) perfetto, è necessario per k +1 si è Mersenne prime. Così, per
la costruzione di un esempio di questo tipo, dobbiamo trovare un esponente
Mersenne E che è anche un primo Mersenne, e tali che E-1 è espresse come somma
di esattamente log2 (E +1) -1 distinti Mersenne primi. <br> <br> <br> <br>
Un esempio è E = 3, perché 2 può essere espresso come la somma di esattamente
log2 (4) -1 = 1 Mersenne primi, vale a dire, 2 = 2. Così, abbiamo N = (23-1)
(22-1) = 12. Altri possibili valori di E sono 7, 31, 127, ..? Non è possibile
esprimere il 6 come somma di due numeri primi Mersenne, 30 né come somma di
quattro distinte Mersenne primi. Tuttavia, 126 può essere espresso come somma di
sei Mersenne primi distinti come segue: 61 + 31 + 19 + 7 + 5 + 3. Pertanto
abbiamo <br> <br> <br> <br> N = (2126) (261-1) (231-1) (219-1) (27-1) (25-1)
(23-1) <br> <br> <br> <br> Pertanto, se si imposta pari al N <br> <br>
<br> <br>
6086555670238378989670371734243169622657830773351885970528324860512791691264
<br> <br> <br> <br> riteniamo che s (N) e t (N) sono entrambi perfetti,
quindi questo è il secondo numero sublime. In sintesi, entrambi noti sublime
numeri sono basati su un primo di Mersenne, sotto forma q = 2k - 1 dove k = 2j -
1 è anche un primo e Mersenne k - 1 è la somma di esattamente j - 1 distinti
esponenti Mersenne. L'unica nota primi q = 2k - 1 con k = 2j - 1 sono tenute
da k = 3, 7, 31, e 127. Tuttavia, (7 - 1) non è una somma di due esponenti
Mersenne, né (31 - 1) una somma di 4 esponenti Mersenne. Pertanto, le uniche due
note sublimi numeri sono basati sulle somme <br> <br> <br> <br> (3 - 1) = 2
(127 - 1) = 61 + 31 + 19 + 7 + 5 + 3 <br> <br> <br> <br> Supponendo non ci
sono numeri dispari perfetto, non ci può essere di più sublime anche numeri a
meno che non vi sono altri (attualmente sconosciuta) Mersenne primi esponenti
che sono essi stessi Mersenne primi. Dato che gli esponenti 131071 e 524287
hanno già essere controllati, il prossimo possibile esponente sarebbero 231 - 1,
che è 2147483647. Anche con il Test di Lucas-Lehmer Penso che questo esponente
sarebbe una sfida. Avviso che avremmo bisogno non solo di testare questo
particolare esponente, ma tutti gli esponenti meno di questo, al fine di
decidere se questo numero 1 è stato meno espresse come somma di Mersenne
esponenti distinti. L'ordine del giorno possibile esponente sarebbero 261 -
1, che è certamente di gran lunga fuori portata per qualsiasi noto metodo di
analisi. <br> <br> <br> <br> Resta a prendere in considerazione la
possibilità di un numero dispari sublime (di nuovo assumendo non perfetta numeri
dispari). Con gli stessi argomenti di cui sopra, anche per numeri sublime,
sappiamo che un numero dispari sublime devono essere di forma <br> <br> <br>
<br> N = qr (p1 p2 ... pt) <br> <br> <br> <br> dove r = 2j - 2 è uno meno di
un primo Mersenne, t = j - 1, e il pi = 2ki - 1 sono distinti dispari Mersenne
primi e q è un primo dispari. Inoltre, bisogna avere <br> <br> <br> <br>
<br> <br> <br> <br> dove (k0 - 1) = k1 + k2 + ... + KT. Per dare un
"non-esempio", prendere in considerazione il caso di q = 5, j = 2.
Questo dà r = 2, quindi l'espressione è sopra (53 - 1) / (5 - 1) = 31, che è
una delle prime, sotto forma 2k0 - 1 con K0 = 5. Pertanto, dobbiamo solo
esprimere (5 - 1) = 4 come somma di (j - 1) distinti esponenti Mersenne. Dal
momento che j - 1 è pari a 1 in questo caso, è necessario che il 4 a sua volta
essere una esponente Mersenne, vale a dire, abbiamo bisogno di 24 - 1 = 15 per
essere fra i primi, il che naturalmente non lo è. Se fosse, il numero N = (52)
(15) = 375 avrebbero t (N) = 6 e s (N) = 496, 375 e così sarebbe un numero
dispari sublime. <br> <br> <br> <br> Quanto sopra dimostra che il primo
passo per trovare un numero dispari sublime è quello di trovare un primo dispari
q e due Mersenne primi m1 = 2j - 1 e m2 = 2k - 1 tale che (qm1 - 1) = (q - 1)
m2. Se si puo 'trovare primi, quindi abbiamo bisogno di esprimere k - 1 come
somma di esattamente j - 1 distinti esponenti Mersenne. C'è un modo semplice
di dimostrare che ciò sia impossibile?
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