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Europa, quale futuro?
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Presentazione in occasione del convegno a Frascati del 28 giugno 2018 organizzato dal Gruppo Esperantista Tuscolano. Invitato d'eccezione Franco Cardini

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    Europa, quale futuro? Europa, quale futuro? Presentation Transcript

    • Europa: quale futuro? Lingua, storia e cultura prima della finanza Federico Gobbo Università degli Studi dell'Aquila & Università degli Studi di Torino Frascati, 28 giugno 2013
    • Prima la diagnosi, poi la prognosi Per vedere quale futuro è possibile per l'Europa (prognosi) analizziamo la situazione delle politiche linguistiche europee attuali (diagnosi). Presupposto: l'Unione Europea non implode nonostante la crisi economica e la disaffezione dei cittadini europei semplificabile in: ● Unione Europea = banche, spread, finanza...
    • La moneta e le lingue ufficiali Vediamo alcuni esempi di carta moneta di alcuni Stati del mondo a confronto con l'UE: ● sterlina inglese ● franco svizzero ● yuan cinese ● euro La moneta è una prova evidente e molto semplice delle politiche linguistiche ufficiali.
    • Sterlina inglese Il Regno Unito sulla carta moneta è monolingue
    • Franco svizzero In evidenza, dal taglio da 10 franchi: ● il recto ● il verso La Svizzera sulla moneta è quadrilingue
    • Yuan cinese ● recto: cinese (cerchiato in verde) ● verso: tutte le altre lingue della Cina (riquadro in viola)
    • Yuan cinese (dettaglio del verso) Tante lingue, con i rispettivi alfabeti
    • Vecchio taglio da 5 euro (recto) ● 2 alfabeti (freccia arancione) ● 5 sigle della Banca Centrale Europea (in verde)
    • Vecchio taglio da 5 euro (verso) La Bulgaria (paese membro) protesta per la mancanza del cirillico
    • Nuovo taglio da 5 euro (recto) del 2013 ● 3 alfabeti (latino, greco e adesso cirillico) ● 9 sigle della Banca Centrale Europea
    • Nuovo taglio da 5 euro (verso) Tanto spazio vuoto, nessuna lingua...
    • 3 modi di scrivere "euro" ufficiali Nelle lingue europee si trovano 7 modi diversi. 1. euro 2. ευρώ 3. евро 4. ейро 5. еуро 6. ewro 7. evro
    • Le lingue principali degli Stati Europei
    • La "questione delle lingue" nella UE è ancora un tabù Le lingue ufficiali sono 23 come recita la targa del Parlamento Europeo. Il 1 Luglio (tra 3 giorni!) diverranno 24, perché la Croazia entra nella UE quale 28-esimo membro.
    • Lo strano caso del croato Quando la Croazia è diventata paese candidato c'è stata la proposta di adottare non il croato ma una varietà scritta di serbo-croato-bosniaco (sigla: BHS), già usata al Tribunale dell'Aia per i crimini di guerra della ex-Jugoslavia. Argomentazione: "tanto lo capite tutti quanti, e riduciamo i costi quandi entreranno Serbia o Montenegro." fonte: Augustin Palokaj, Croatian to become 24th EU language, EUObserver, 24.11.10
    • La protesta croata La Croazia ha protestato vivamente, con le seguenti argomentazioni: ● tutti hanno la loro lingua ufficiale, perché noi no? (eccezione: il Lussemburgo) ● anche i cèchi e gli slovacchi hanno lingue simili mutualmente comprensibili passivamente, ciononostante sono due lingue ufficiali distinte! ● il referendum pro UE rischiava di non passare!
    • Prime riflessioni 1. L'analisi della carta moneta dell'euro mostra il tabù sulle politiche linguistiche UE 2. L'allargamento non si ferma: le lingue ufficiali sono oggi 23, dopodomani 24, tra 20 anni quali e quante? 30? Russia? Turchia? Israele? Situazione sempre più complessa 3. Il caso croato mostra che non è mai una questione finanziaria ma sempre culturale
    • Una politica linguistica europea deve tener conto di tutte le lingue europee Per la Commissione Europea, esistono: 1. le lingue ufficiali (23, presto 24) 2. le lingue "regionali e minoritarie di comunità indigene" (oltre 60, ufficiali localmente, quali sardo, basco, gaelico, catalano) 3. le lingue "delle comunità immigrate" (quali? quante? Non si sa, non si dice!) fonte: http://ec.europa.eu/languages/languages-of-europe/index_it.htm
    • Le lingue di comunità indigene Nel 2010 l'ufficio per le lingue minori (EBLUL) è stato chiuso, ufficialmente per problemi di fondi. L'UE tende a delegare le politiche di queste lingue agli stati membri. Paradosso! Certe più parlate delle ufficiali (es. maltese o estone): ● catalano, basco e galiziano (Spagna), ● gallese e scozzese gaelico (Regno Unito) Alcuni chiedono lo status di lingue "co- ufficiali".
    • Le lingue delle comunità immigrate Sono tante, da tutto il mondo. No stime ufficiali. Menzioniamo almeno le più importanti: ● arabo (nelle sue numerose varianti), ● turco (comunità forti in Germania e Olanda), ● cinese (ogni Chinatown europea ha la sua), ● swahili (lingua veicolare dell'Africa nera).
    • Caso speciale: lingue non territoriali Lingue come lo yiddish (ebrei askenasiti) e le lingue dei rom e dei sinti (per es., sinti piemontese) non sono legate a un territorio. E' il limite dello ius soli, secondo cui lo status dipende dalla geografia. L'esempio del tedesco: ● lingua ufficiale in Germania e Austria ● lingua minoritaria in Südtirol/Alto Adige
    • Caso speciale: le lingue dei segni Un milione di cittadini non udenti o ipoudenti hanno una lingua nazionale dei segni come madrelingua (sono circa 30). Il 6 giugno 2013 la Commissione europea ha avviato un progetto per permettere la comunicazione tra questi cittadini e le istituzioni UE nelle loro lingue. fonte: Tullio De Mauro, Segni di interesse in Europa, Internazionale, 1005, 21 giu
    • Abbiamo bisogno di tre livelli 1. Non possiamo promuovere una lingua ufficiale sopra le altre, ma dobbiamo istituire un livello nuovo, di lingua federale, che sia L2 di tutti i cittadini europei 2. Dobbiamo tener conto delle lingue regionali, eventualmente co-ufficiali, 3. La tutela della lingua madre è diritto umano fondamentale (Onu, Unesco): la UE deve permettere la preservazione delle lingue altre (di immigrazione, non territoriali, dei segni), le "lingue del cuore" (F.
    • Quale lingua federale per l'Europa? Queste le proposte fatte finora: 1. anglolalia: inglese pigliatutto (Crystal, Van Parijs et al.) 2. trilinguismo oligarchico: inglese, francese, tedesco, o varianti con lo spagnolo (AA. VV.) 3. veteroglossia: latino redivivo (AA. VV.) 4. esoglossia: swahili (Ngũgĩ wa Thiong'o) 5. esperantico: esperanto o "neo-esperanto" europeo (AA. VV.)
    • Scenario 1: anglolalico Argomentazione: "ormai l'inglese ha vinto con la globalizzazione, è diventato lingua franca" Non vale più lo ius soli: inglese lingua panterritoriale. Se il Regno Unito uscisse dalla UE, potrebbe essere preso l'inglese come lingua federale.
    • Uno scenario iniquo L'inglese pigliatutto è iniquo in diversi modi: ● avvantaggia i madrelingua (Regno Unito e Irlanda) ● ragionevole per l'Europa del Nord (Olanda, Germania, Svezia, Danimarca, Norvegia...) ● svantaggia l'Europa del Sud (Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia) e l'Europa dell'Est (Croazia, Repubblica Ceca, Polonia...)
    • Cosa c'è dietro l'inglese pigliatutto? Culturalmente e politicamente, c'è l'idea di una UE filoatlantica: ● rafforza i legami con gli Stati Uniti d'America ● facilita la mobilità transatlantica ma considera l'Europa come un paese post- coloniale del Commonwealth, come l'Australia o la Nuova Zelanda: non accettabile!
    • Scenario 2: trilinguismo oligarchico Argomentazione: "il prestigio passato del francese e del tedesco facciano da scudo contro l'avanzata dell'inglese imperialista" Non chiaro se su base territoriale (tedesco ad Est e francese a Sud?) Non tiene conto delle lingue regionali e delle lingue del cuore (gli altri due livelli): 3+2=5!!!
    • Cosa c'è dietro l'oligarchia? Culturalmente e politicamente, c'è l'idea di una UE come l'impero austro-ungarico: ● da Napoleone al 1914 ha funzionato ● francese e tedesco indubbiamente prestigiose ma l'Europa di oggi non è quella che finì 99 anni fa (1914 - 2013)!
    • Perché l'ancien régime non funziona "Vi sono coloro che rievocano e celebrano l'antica realtà di alcuni imperi o comunità purilingui di stati, la cui ultima incarnazione, per restare ancora una volta nello spazio della nostra Unione, fu quella dell'Impero austro-ungarico. Ma indagini sempre più puntuali, di studiosi anche austriaci, hanno precisato che si trattò di un plurilinguismo territoriale - cuius regio eius lingua - non promosso o facilitato a livello individuale, sicché, pur esibendo i regnanti la personale versatilità e pratica plurilingue, tra i sudditi permanevano accesi antagonismi territorial-linguistici. Il plurilinguismo da proporre e promuovere tra i cittadini dell' Unione non deve lasciarli racchiusi nei contenitori territoriali ma deve mirare a moltiplicare la dotazione linguistica degli individui. La vitalità delle nostre lingue dev'essere affidata all' impegno, all' interesse, alla libera scelta, al libero amore di ciascun individuo." (grassetti miei) fonte: Francesco Sabatini (Crusca), lectio magistralis, Università di Bari, 6 dic 2003
    • Scenario 3: veteroglossia Argomentazione: "il latino è stato lingua veicolare d'Europa dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente fino a tutto il Rinascimento, ed è la base di tutte le lingue europee" Non è chiaro quale latino: la pronuncia restituta o quella ecclesiastica? Ordine delle parole di Cesare e Cicerone o di Pascoli?
    • Cosa c'è dietro la veteroglossia? Culturalmente e politicamente, c'è l'idea di una UE come la romanità cristianizzata: ma l'Europa di oggi non è particolarmente romana (il latino è legato al mondo cattolico, soprattutto per i protestanti e gli ortodossi) Il latino è legato al mondo pre-rivoluzione scientifica, tolemaico - Galileo, Cartesio, Newton scrivono nelle lingue nazionali!
    • Veri parenti ma falsi amici... "Molte parole del latino classico si trovano sì nelle lingue neolatine, ma spesso hanno significato mutato, e diverso nelle diverse lingue. Per esempio, dalla parola latina spes viene sì l'italiano sperare, ma anche lo spagnolo esperar, che significa "aspettare, attendere"; il latino mulier è diventato in spagnolo mujer (donna), mentre in italiano è diventato "moglie", con significato più limitato. La somiglianza fra le parole latine e quelle delle lingue neolatine può assai spesso trarre in inganno" (grassetti miei) fonte: A. Chiti-Batelli, La comunicazione internazionale tra politica e glottodidattica - L'Esperanto, cent'anni dopo, Marzorati: Milano 1987.
    • Scenario 4: esoglossia Argomentazione: "lo swahili non è lingua nazionale di nessuno, bensì lingua veicolare in Kenya e Tanzania; gli europei possono redimere le loro colpe in Africa adottando lo swahili" L'idea è svantaggiare tutti per non avvantaggiare nessuno: lo swahili ha il vantaggio di essere molto regolare
    • Cosa c'è dietro l'esoglossia? Culturalmente e politicamente, c'è l'idea di un nuovo asse geopolitico Europa-Africa. C'è bisogno di un lavoro enorme sul corpus dello swahili per adattarlo a tutti i domini d'uso europei Difficilmente accettabile per gli europei di fare molta fatica per un senso di colpa degli antenati!
    • Scenario 5: esperantico Argomentazione: "l'esperanto è semplice e regolare, ha elementi dalle grandi famiglie linguistiche europee (neolatina, germanica, slava), e funziona ininterrottamente da più di 125 anni" Eventualmente, per non privilegiare gli esperantofoni europei sugli extraeuropei, si può pensare un neo-esperanto europeo.
    • Cosa c'è dietro lo scenario esperantico? L'idea è un nuovo asse geopolitico, dove la UE diventa una specie di Stati Uniti d'Europa. La comunità esperantofona deve rinunciare al suo status attuale di "lingua dell'amicizia internazionale e della pace" perché non sarebbe più una lingua del cuore come oggi Immaginiamo un esercito europeo che parla esperanto, o usi socialmente bassi della lingua
    • Il rischio di un neo-esperanto europeo Per ovviare a questi costi della comunità esperantofona, si dice: "riformiamo l'esperanto". La storia delle lingue ausiliarie internazionali (Ido, Occidental/Interlingue, Novial, Interlingua...) mostra che quando si inizia a toccare la struttura dell'esperanto non si finisce più e la lingua diventa poco o per nulla usabile.
    • Domande? Grazie per l'attenzione! Contatto: Federico Gobbo http://federicogobbo.name/it/