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MARKETING TERRITORIALE -TRAIETTORIE MODERNE :UN MODELLO DI ANALISI E PROGETTAZIONE  TERRITORIALE. GABRIELE MICOZZI
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MARKETING TERRITORIALE -TRAIETTORIE MODERNE :UN MODELLO DI ANALISI E PROGETTAZIONE TERRITORIALE. GABRIELE MICOZZI

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UN MODELLO DI ANALISI E PROGETTAZIONE TERRITORIALE DA ME IDEATO E COORDINATO. …

UN MODELLO DI ANALISI E PROGETTAZIONE TERRITORIALE DA ME IDEATO E COORDINATO.
( IL MODELLO APPLICATO ALLA PROVINCIA DI ANCONA)
www.gabrielemicozzi.it
http://officinamarketing.blogspot.com/

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  • 1. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 1 Dietro ogni impresa di successo cè qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa. Peter Druker3 3 Peter Ferdinand Drucker (Vienna,19 novembre 1909 - Claremont,11 novembre 2005) è stato un economista e scrittore austriaco natura- lizzato statunitense. Risiedette negli Stati Uniti dal 1937 dopo essere fuggito dalle persecuzioni razziali naziste. Dal 1943 divenne citta- dino statunitense. Autore di fama mondiale per le sue opere sulle teorie manageriali, ha svolto consulenza in tutto il mondo, per imprese di ogni dimensione, per enti governativi e organizzazioni no profit. Ha insegnato Politica e Filosofia al Bennington College e poi, per ol- tre ventanni, è stato docente di Management alla Graduate Business School di New York, dal 1971 è Clarke Professor of Social Scien- ce alla Claremont Graduate School, in California; ha scritto oltre 30 libri e i suoi scritti sono apparsi sulle più celebri pubblicazioni eco- nomiche, come The Economist, The Wall Street Journal e Harvard Business Review. Il 9 luglio 2002 è stato insignito dal Presidente statuni- tense George W. Bush della Medaglia Presidenziale della Libertà (Presidential Medal of Freedom).
  • 2. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 2 LE PERSONE CHE HANNO RESO POSSIBILE IL RAPPORTO DI RICERCA “TRAIETTORIE MODERNE” Comitato Scientifico Filippo Schittone, Direttore Confindustria Ancona, insieme a Enzo Rullani, Presidente Centro Tedis - Venice Internatio- nal University, e Gabriele Micozzi, Docente Marketing - Università Politecnica delle Marche Gruppo di rilevazione ed elaborazione statistiche Stefania Santolini, Sistema Confindustria Ancona, in collaborazione con Sara Mandolini e Valentina Petrini Gruppo intervistatori del Sistema Confindustria Ancona Claudio Andreatini; Francesco Angeletti; Stefano Biondini; Daniela Bussotto; Chiara Catalucci; Paolo Centofanti; Fa- biano Falasconi; Franca Fedeli, Giovanna Gallo; Barbara Gambelli; Marcella Gerini; Federico Giuliodori; Giuliana Giustini; Luca Lanari; Marco Manente; Euro Marchetti; Umberto Martelli; Andrea Mattioli; Antonella Nobili; Roberto Pajola; Simona Pajola; Roberto Pennacchioni; Sergio Pieroni; Giampaolo Santinelli; Stefano Sansonetti; Stefania San- tolini; Ennio Sassi; Domenico Spina; Filippo Schittone; Patrizia Verdolini
  • 3. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 3 PREMESSA Qualcuno ha detto che di fronte al vento del cambia- Non basta più difendere le singole posizioni; occorre mento le persone si comportano in differenti modi: c’è definire una strategia vera e chiara, che impatti trasver- chi erige muri di protezione, per difendere il presente (o salmente sull’intero sistema territoriale ed economico-so- il passato?); altri, invece, costruiscono mulini a vento, ciale. Abbiamo la fortuna di vivere in una realtà per mol- per cogliere al meglio le sfide che il cambiamento impo- ti esempio di qualità di vita, di benessere sociale diffuso ne. Ebbene, l’epoca in cui stiamo vivendo è più di un e di operosità. Confindustria Ancona vuole adoperarsi vento, caratterizzata come è dal concatenarsi di molti perché questo status resista nel tempo, modificandosi, se episodi che modificano irreversibilmente logiche ed as- necessario, anche con discontinuità rispetto a quanto è setti per molto tempo considerati immutabili. Fino ad ora oggi. Perché questo obiettivo diventi realtà, occorre ge- il vento del cambiamento era più brezza che tornado, nerosità, di vedute e di azione! poiché consentiva, per esempio, a tante imprese di evol- vere, giorno dopo giorno, in modo incrementale, all’in- Per queste ragioni abbiamo dedicato energie a questo segna della continuità. Oggi lo scenario è profondamen- rapporto di ricerca che attraversa il nostro mondo asso- te diverso e rimette in discussione ogni certezza. Questo ciativo, fatto perlopiù di piccole e medie imprese. Lo vale a livello globale, in ambito europeo e nazionale; in- mettiamo a disposizione di tutti coloro che intendono, fluisce sulla nostra realtà provinciale, sempre più esposta senza pregiudizi, costruire con noi oggi il nuovo domani - e non da oggi - ad un’accesa competizione tra sistemi di Ancona e della provincia. Per Confindustria Ancona territoriali che fanno della qualità di vita, della mobilità questo rapporto di ricerca rappresenta l’inizio - non il di conoscenze, competenze e persone, dell’attrattività in completamento - di un progetto più ampio e aperto, che genere, criteri alla base di uno sviluppo economico - so- attraversi tutti i soci, anche quelli che non abbiamo potu- ciale duraturo, compatibile e diffuso. to coinvolgere in questa prima fase. Abbiamo pertanto sentito l’esigenza di leggere quello La nostra gente sta invecchiando (lo dicono le statisti- che sta accadendo in quest’epoca, prediligendo i che), “le pance” - così come qualche intervistato ha di- racconti di nostri Colleghi imprenditori che vivono di chiarato - “sono piene”. Elementi questi, sui quali il rap- concorrenza e di competizione. Grazie alle loro opi- porto tornerà a riflettere, che lasciano presagire atteg- nioni abbiamo provato a descrivere le tendenze in atto giamenti più difensivi che propositivi, meno orientati alla nelle aziende, per spiegare dove l’industria locale si definizione del domani. Noi, invece, sentiamo il biso- stia orientando già oggi, come si stia preparando alle gno di capire quale sia la “traiettoria” da seguire, con- sfide del domani. sapevoli che dovremo essere noi stessi, per primi, coe- renti alla linea tracciata e, se necessario, ripensarci. Alla luce delle tendenze industriali in atto ci siamo ferma- “Traiettorie moderne”, in fondo, è il nuovo contributo di ti a riflettere su quale possa essere la traiettoria verso la Confindustria Ancona per chi verrà dopo di noi: se non modernità della nostra provincia. Non è nostra intenzio- costruiamo oggi il domani, difficilmente i nostri giovani ne, infatti, subire passivamente il domani; vogliamo con- cresceranno e vivranno nella terra che noi amiamo, che tribuire subito a delineare la “traiettoria moderna” della ha prodotto tanto ingegno e operosità, che ha saputo Marca anconetana. Siamo infatti preoccupati: crisi eco- coniugare passione per il fare e amore per l’ambiente, nomica a parte - le nubi si addensano anche sulla pro- rispetto per il prossimo ed elevato senso civico. Solo in vincia di Ancona - sono molti i fattori che stimolano in questo humus, ricco di valori e principi, può germogliare noi riflessioni pesanti. Non è certo questa la parte del la libera iniziativa e l’impresa; noi ne siamo consapevoli rapporto di ricerca dedicato all’elencazione dei punti di e non intendiamo rinunciarvi. forza e di debolezza della nostra provincia. È certo pe- rò che l’epoca attuale necessita di risposte corali, condi- Giuseppe Fiorini vise, ambiziose e di largo respiro. Presidente Confindustria Ancona
  • 4. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 4 RINGRAZIAMENTI Se oggi Confindustria Ancona presenta questo rapporto di Ultimo nella citazione ma, come spesso si dice, non ricerca in concomitanza dell’Assemblea pubblica dei pro- ultimo per importanza il Prof. Enzo Rullani2, Presidente del pri Associati, il merito è delle tante persone che, a diverso Centro di ricerca sulle nuove tecnologie della comunica- titolo, hanno dedicato tempo, passione e disponibilità per- zione, TEDIS, presso la Venice International University, ché un’intuizione potesse prendere corpo e acquisire valo- esperto di fama internazionale di economia della cono- re. Il merito va riconosciuto ai trecentosette intervistati, tra scenza. Ne ho apprezzato la visione prospettica, il prag- imprenditori e managers di aziende socie, che hanno su- matismo, la disponibilità al confronto, la capacità di im- bito un vero e proprio attaccato da parte di trenta “uomini mergersi rapidamente in un territorio differente rispetto al (e donne) di associazione”, perché rilasciassero loro le in- Nord Est in cui vive cogliendone a fondo le specificità. terviste e lo facessero tra maggio e giugno. Desiderando ringraziare tutti, uno ad uno, evidenzio al Al grazie per tutti gli intervistati si unisce il ringraziamen- lettore che all’inizio di questo rapporto abbiamo elenca- to proprio agli “uomini e donne di associazione”, a par- to tutti coloro hanno lavorato a questa ricerca. Mi scuso tire dai componenti del Comitato di Direzione, che han- in anticipo con coloro che avessi eventualmente dimenti- no condiviso, all’inizio forse con un pizzico di incredulità cato di citare: tutti sono stati preziosi ed indispensabili ma alla fine con la consapevolezza di aver partecipato per realizzare questo progetto. ad un momento strategicamente importane nella vita di Confindustria Ancona, la realizzazione di questo rappor- Avviandomi alla conclusione, ripeto un concetto in cui to di ricerca. I dubbi erano dei più svariati: “che cosa credo fermamente: “non spetta a noi attori di questa av- emergerà dalle interviste?”, “come potremo omogeneiz- ventura giudicare la bontà del lavoro prodotto. Il giudi- zare le tante informazioni frutto di tante risposte articola- zio è veramente - in questo caso occorre ribadirlo (!) – te?”. Dubbi tutti fugati dal fare corale che ha contraddi- nelle mani del lettore. Quello che posso assicurare a no- stinto in questi mesi l’associazione, dove ognuno ha me di tutti noi attori è l’impegno e l’entusiasmo che ab- messo in campo il meglio della propria professionalità biamo profuso perché “Traiettorie moderne” possa la- per tagliare il nastro di “fine cantiere” nei tempi prestabi- sciare una traccia propositiva nel panorama locale e liti. È così, per esempio, che cito Stefania Santolini: con nella logica del “progetto aperto” delineato dal Presiden- pazienza, giorno dopo giorno, ha costruito un data ba- te Fiorini rappresenti per noi struttura di Confindustria An- se talmente ampio che è stato pressoché impossibile cona lo strumento privilegiato per dialogare continuativa- stamparlo senza dover fare un collage di molti fogli A3. mente con tutti i “nostri datori di lavoro”, i tantissimi im- Altrettanto dicasi di Laura Frontini e Roberta Ranalli, quo- prenditori e managers di aziende che annualmente ci tidianamente pressate per fornire dati specifici sulle rinnovano la fiducia, confermando l’adesione all’Asso- aziende socie comprese nel campione. ciazione. Non ci piacerebbe assistere all’impoverimento del territorio a causa della fuga obbligata di giovani cer- La squadra che ha reso possibile il progetto ha visto an- velli e dell’industria dalla Marca anconetana con desti- che il coinvolgimento di qualche “esterno”, a partire da nazione “il resto del mondo”. Vorrebbe dire regalare il Sara Mandolini che ha collaborato nella predisposizio- futuro della nostra comunità ad altri e, sinceramente, ne di tutta la parte di rilevazione statistica, dei grafici, questo non è quello che auguriamo al nostro territorio”. della tipicizzazione delle risposte fornite dagli intervista- ti. Che dire poi di Gabriele, all’anagrafe Gabriele Mi- cozzi, che per passione e dedizione al progetto è risul- tato un continuo pungolo affinché “Traiettorie Moderne” diventasse realtà nei modi e nei tempi previsti. Micozzi ha contribuito in modo significativo nella fase di imposta- zione del lavoro, nella lettura e nel commento dei dati; è stato uno stimolo continuo, franco e costruttivo, prezioso Filippo Schittone ogni qualvolta l’esigenza fosse il confronto. Direttore Confindustria Ancona 2 Tra i suoi temi di ricerca: economia della conoscenza, rapporto locale-globale, impresa e istituzioni nel passaggio dal fordismo e po- stfordismo, distretti industriali e sistemi locali, terziario innovativo e sentieri di sviluppo dell’economia italiana.Tra le pubblicazioni: Innova- re. Reinventare il made in Italy, Egea, Milano, 2007 (con Monica Plechero); Dove va il Nordest. Vita, morte e miracoli di un modello, Marsilio, Venezia, 2006; Innovare che passione. Quaranta modi di essere creativi nel business dei servizi, Angeli, Milano, 2006 (con Paiola M., Sebastiani R., Cantù C., Montagnini F.); Change. Il paese, l’impresa, le persone, Egea, Milano, 2006 (a cura di, con Gior- gio Brunetti); Il capitalismo personale. Vite al lavoro, Einaudi, Torino, 2005 (con A. Bonomi); Intelligenza terziaria motore dell’economia. Alla ricerca dell’Italia che innova, Angeli, Milano, 2005 (con P. Barbieri P., M. Paiola e R. Sebastiani); Piccole imprese crescono. Fare re- te in un’area metropolitana, Egea, Milano, 2005 (con A. Bonomi); Economia della conoscenza. Creatività e valore nel capitalismo delle reti, Carocci, Roma, 2004; La fabbrica dell’immateriale. Produrre valore con la conoscenza, Carocci, Roma, 2004; The Technological Evolution of Industrial Districts (a cura di), Kluwer, Amsterdam, 2003, con F. Belussi e G. Gottardi; Dopo la grande crescita. Idee e propo- ste per un nuovo percorso di sviluppo dell’economia trevigiana (a cura di), Cedam, Padova, 2000.
  • 5. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 5 INDICE IL MONDO IN CUI VIVIAMO Frasi autorevoli per contestualizzare lambiente in cui limpresa vive, opera e si sviluppa 06 LA PROVINCIA DI ANCONA ALLA PROVA DEI DATI Benchmark con altre province limitrofe e Club dei 15 12 LA PAROLA AGLI UOMINI DI IMPRESA Dove l’azienda anconetana si orienta 26 IMPRESE BEST PERFORMER Approfondimento sulle aziende che rilevano le migliori performance 44 ANCONA: QUALCHE IDEA PER PROGETTARE IL FUTURO 50 AGENDA DEL FARE Possibili priorità da concretizzare in tempi rapidi per fare seguire nuovo sviluppo a vecchio sviluppo 70 APPENDICE STATISTICA 78 BIBLIOGRAFIA 80
  • 6. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 6
  • 7. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 7 Il mondo in cui viviamo Frasi autorevoli per contestualizzare lambiente in cui limpresa vive, opera e si sviluppa. Le dinamiche in corso a livello internazionale e locale sono ormai condivise dalle differenti fonti istituzionali e istituti di ricerca. Ne riportiamo alcune brevi riflessioni al fine di definire il quadro di riferimento in cui opera l’industria e, più in generale, l’impresa. Non abbiamo naturalmente la pretesa di riportare uno scenario esaustivo per il quale rimandiamo ai lavori di seguito citati. Le fonti che riportiamo sono organizzate per orizzonte di analisi: scenario internazionale, nazionale e regionale.
  • 8. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 8 Il mondo in cui viviamo SCENARIO INTERNAZIONALE 2008: INTERNATIONAL MONETARY FUND WORLD ECONOMIC OUTLOOK HOUSING AND THE BUSINESS CYCLE Leconomia del mondo è entrata in uno scenario nuovo e precario. Leconomia americana continua ad essere impantanata nei problemi connessi ai mutui subprime, criticità dapprima limi- tate solo al mercato immobiliare ora condizionanti tutti i set- tori economici su scala mondiale. È probabile che gli effetti sul resto del mondo siano significativi. Prevediamo che la crescita dei Paesi dell’Area Euro diminuisca al 1,4% nel 2008 e 1,2% nel 2009. 9 APRILE 2008: PUBBLICAZIONE DEI TRE PRINCIPALI ISTITUTI CONGIUNTURALI EUROPEI EURO-ZONE ECONOMIC OUTLOOK IFO, INSEE, ISAE Dopo aver conseguito risultati ancora positivi all’inizio del 2008, la congiuntura dell’Area Euro va incontro ad una fa- se di indebolimento per l’influsso negativo proveniente dal- lo scenario internazionale. Condizioni di credito meno favorevoli freneranno gli investimenti 2006: IBM GLOBAL CEO STUDY EXPANDING THE INNOVATION HORIZON Il 65% dei 765 manager intervistati dicono che dovranno fare cambiamenti fondamentali nei loro business (“make you business model deeply different”) nel corso dei due anni futuri. I CEO vedono opportunità da cogliere ed amplificare attraverso una serie di attenzioni ai modelli di sviluppo dell’innovazione: · sviluppo della rete di relazioni nell’ecosistema azienda- le anche su scala globale:“external collaboration is indi- spensabile”; · sviluppo di reti per innovazioni collaborative anche attraverso rapporti più stretti con business partners, clienti, concorrenti. Meno importante sembra la R&D che nasce all’interno dell’impresa; · linnovazione richiede la sponsorship dal vertice del- l’azienda ma implica anche un team strutturato ed organiz- zato per portarla avanti. Facilitatori sono considerati an- che la tecnologia ed i sistemi di integrazione della cono- scenza ma anche i sistemi di incentivazione premianti. Questo consente di:“think broadly, act personally and ma- nage the innovation mix” 8
  • 9. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 9 Il mondo in cui viviamo SCENARIO NAZIONALE 22 MAGGIO 2008: ASSEMBLEA CONFINDUSTRIA INTERVENTO DEL PRESIDENTE, EMMA MARCEGAGLIA La malattia dell’Italia si chiama crescita zero. Il ritorno alla crescita, ad una crescita sostenuta, deve essere il nostro ve- ro obiettivo strategico. Chi non condivide questa priorità gioca contro l’Italia e gli italiani. Su questo non possono più esistere posizioni neutre. Siamo un paese anziano, viviamo di rimpianti e recrimi- nazioni e poco di progetti. Litighiamo spesso sul passa- to, non ci confrontiamo sul futuro. E chi è troppo curioso delle cose del passato - ricorda Cartesio - rischia di diventare molto ignorante di quelle pre- senti. Dobbiamo guardare avanti, alle cose da fare. La pri- ma è sbloccare gli investimenti che sono pronti a partire. Compete anche a noi costruire una società più aperta, trasparente, che non sia preda dei privilegi corporativi. Ma ai giovani dico con altrettanta chiarezza: guardate al- la competizione e al merito come valori positivi, pretende- teli nelle scuole e nelle università, non fatevi sedurre dai cattivi maestri dell’egualitarismo al ribasso che toglie opportunità a chi ha talento, a chi si vuole impegnare e vuole farsi valere. 2008: BANCA D’ITALIA ANDAMENTI MACROECONOMICI, POLITICHE DI BILAN- CIO E POLITICA MONETARIA NELL’AREA DELL’EURO La dinamica degli investimenti in capitale produttivo si è mantenuta più elevata rispetto alla media in Germania e in Spagna (rispettivamente, 7,6% e 8,1%); in linea con quella dell’area in Francia. L’Italia ha invece fatto registrare un ristagno, riconducibi- le in larga misura alla debolezza dell’attività industriale. 2008: BANCA D’ITALIA RELAZIONE DEL GOVERNATORE, MARIO DRAGHI La produttività del lavoro è aumentata a ritmi molto mode- sti, limitando la crescita dell’economia e delle retribuzioni unitarie. Le ultime informazioni disponibili sulla qualità della formazione scolastica, uno dei fattori che nel lungo periodo influenzano l’efficienza produttiva, confermano il ritardo del Paese; i test condotti dall’OCSE nel 2006 segnalano che il livello di apprendimento degli studenti italiani delle scuo- le secondarie rimane basso nel confronto internazionale. 9
  • 10. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 10
  • 11. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 11 Il mondo in cui viviamo La distanza che separa i quindicenni italiani dalla media Una prospettiva analoga coinvolgerebbe l’economia italia- dell’OCSE equivale alle competenze che si possono acqui- na il cui PIL dovrebbe aumentare dell’1,3% in media all’an- sire con un semestre di scuola per le scienze e la lettura e no. Tale previsione potrebbe essere ulteriormente rafforzata con un anno per la matematica. Non raggiungono il livello da una sempre maggiore capacità delle imprese italiane minimo di competenze giudicato necessario in una società di riposizionarsi sui mercati esteri. avanzata il 50,9% dei ragazzi nella lettura e nella com- Se, da un lato, condizioni di cambio più difficili e la sem- prensione dei testi (oltre 6 punti in più rispetto al 2003 ), pre maggiore concorrenza che caratterizza i mercati inter- il 32,8% in matematica e il 25% in scienze (42,8%, 21%, nazionali mettono alla prova il sistema produttivo italiano, e del 23,2%, rispettivamente, nella media dell’OCSE). dall’altro appaiono ancor più evidenti gli effetti sui mercati internazionali legati alla ristrutturazione del nostro sistema DICEMBRE 2007: CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA industriale che comporta un graduale riorientamento di par- CONOSCERE PER CRESCERE te della produzione italiana verso beni con valore aggiunto ISTRUZIONE E SVILUPPO ECONOMICO IN ITALIA più elevato. Pertanto sul fronte della domanda estera si Nel confronto internazionale le imprese manifatturiere italia- prevede una continua accelerazione delle esportazioni ne sono penalizzate da costi extra-aziendali che ne decur- (3,1% nel 2010, 3,6% nel 2011), mentre la crescita gli tano di almeno un quarto la velocità di espansione. investimenti fissi lordi, in linea con quella del PIL, segnala un recupero pur senza raggiungere ritmi di sviluppo partico- L’Italia si affaccia sul 2008 subendo il rafforzamento dell’euro, larmente elevati. la debolezza della locomotiva americana, il petrolio ai massi- Per quanto concerne i consumi delle famiglie il contenimen- mi storici e i rincari di alcune materie prime alimentari, la crisi to dell’inflazione e il buon andamento del reddito disponibi- di liquidità nei mercati monetari. Ma è forte di un favorevole le, favorito dall’evoluzione positiva dell’occupazione, com- cambiamento strutturale: la trasformazione selettiva del mani- portano un’accelerazione del ritmo di sviluppo pari a 1,3% fatturiero all’insegna di innovazione, qualità, riorganizza- nel 2010 e a 1,4% l’anno seguente. zione e nuovi mercati. Per riportare l’economia italiana su un sentiero di alta crescita occorre agire sui limiti strutturali. La ca- renza di diplomati nelle discipline tecnico-scientifiche è già una strozzatura per lo sviluppo. Lo diventerà sempre di più sia perché l’offerta non crescerà nemmeno in misura sufficiente a tener testa al turnover sia perché la domanda è destinata a sa- lire rapidamente. Le nuove produzioni sono a crescente in- tensità di conoscenza e capitale umano. SCENARIO Sul fronte universitario sono urgenti meccanismi premiali nel- REGIONALE la ripartizione dei fondi, occorre rafforzare i poli tecnologi- 2008: CONFINDUSTRIA MARCHE ci e ampliare la rete dei politecnici. Infine, è opportuna la INDAGINE CONGIUNTURALE TRIMESTRALE creazione di un fondo per l’innovazione del sistema univer- sitario. Senza sistemi di valutazione, tuttavia, ogni risorsa Lindustria manifatturiera marchigiana apre il 2008 con aggiuntiva replica le inefficienze e le carenze del sistema un sensibile peggioramento del quadro congiunturale, in attuale. Il CSC stima che un anno in più di istruzione rag- linea con le attese di rallentamento che erano emerse in giunto dall’Italia entro il 2010 accelera il PIL dello 0,4%. chiusura del 2007. Mentre l’adeguamento per il 2020 del livello di apprendi- Secondo i risultati dellIndagine Trimestrale di Confindustria mento italiano a quello dei paesi con la popolazione più Marche, nel trimestre gennaio-marzo 2008 la produzione in- istruita innalza del 15% il PIL, pari a 3.900 €. dustriale ha registrato un calo dell’1,6% rispetto allo stesso periodo dellanno precedente, risultato in linea con quello ri- levato a livello nazionale (-1,6% nel trimestre gennaio-marzo). GIUGNO 2008: PROMETEIA - UNIONCAMERE Le dichiarazioni degli operatori intervistati confermano la SCENARI DI SVILUPPO DELLE ECONOMIE LOCALI progressiva flessione dei livelli di attività produttiva: scende ITALIANE 2008-2011 (GIUGNO 2008) ancora, rispetto al precedente trimestre, la quota di azien- Nel biennio 2010-2011 si dovrebbe assistere ad un più inci- de interessate da miglioramenti dellattività (36% contro sivo miglioramento dello scenario internazionale: tanto il PIL 42% della precedente rilevazione), mentre sale sensibilmen- mondiale quanto il commercio internazionale dovrebbero ri- te la frazione di operatori con livelli produttivi in calo (52% prendere a crescere secondo ritmi più sostenuti. contro 36% della rilevazione del quarto trimestre). 11
  • 12. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 12
  • 13. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 13 La provincia di Ancona alla prova dei dati Benchmark con altre province limitrofe e Club dei 15.
  • 14. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 14 La provincia di Ancona alla prova dei dati Nel panorama odierno le imprese italiane si apprestano ad In definitiva, a nostro avviso, il Club dei15 funge da spac- affrontare una profonda fase di trasformazione, alla ricerca di cato autorevole ed estremamente rappresentativo del mani- un nuovo posizionamento competitivo in un contesto economi- fatturiero italiano; costituisce un osservatorio privilegiato per co nazionale connotato da forti criticità, suscettibili di penaliz- garantire un confronto più diretto tra il sistema economico - zare il nostro Paese, rispetto alle principali economie europee. industriale anconetano e quelli delle province italiane pari- Questa tendenza non si concretizzerà con la stessa intensità e menti caratterizzate da elevata industrializzazione. con la medesima tempistica in tutte le economie territoriali, da- ti i distinti modelli di sviluppo conosciuti dalle province italia- ne. Per questo, propedeuticamente all’analisi qualitativa su un campione di aziende socie di Confindustria Ancona, abbia- mo ritenuto opportuno verificare alcune caratteristiche e dina- miche della provincia di Ancona confrontandole con: POPOLAZIONE a) le restanti province delle Marche; b) altre province che esprimono capoluoghi di Regione, RESIDENTE pertanto affini, oltreché per vicinanza geografica, per ruolo MEDIAMENTE POPOLATA, LA PROVINCIA DI ANCONA amministrativo nell’ambito della regione di competenza (Bo- VEDE LA DISTRIBUZIONE DEGLI ABITANTI CONCENTRA- logna, Firenze, Genova, Perugia e Pescara); TA SOPRATTUTTO SULLA COSTA. È L’IMMIGRAZIONE c) altre province le cui territoriali di Confindustria fanno par- CHE ALIMENTA L’INCREMENTO DEMOGRAFICO. te del Club dei 15. Il Club è costituito dalle Associazioni industriali delle 15 pro- Rispetto alle altre province della regione… vince italiane con più elevato tasso di industrializzazione: at- · provincia più popolosa; tualmente sono (in ordine alfabetico) Ancona, Belluno, Berga- · maggiore densità abitativa; mo, Biella, Brescia, Como, Lecco, Mantova, Modena, Porde- · tasso di urbanizzazione elevato. none, Prato, Reggio Emilia, Treviso, Varese e Vicenza3. Con 470.716 residenti al 31 dicembre 20074, Ancona5 I criteri in base ai quali sono stati individuati i membri del non solo è la provincia più popolosa delle Marche6, ma Club all’atto della sua costituzione sono stati: presenta anche una densità abitativa (240,59 abitanti per · alto reddito (20 mila€ per abitante (primo quartile per l’Italia) kmq) superiore a quella media regionale (pari a 196,24 · contributo dell’industria (comprese costruzioni) al valore ag- abitanti per kmq). In realtà, nel 2007 l’incremento demo- giunto superiore al 35%; la UE vanta una media del 29% (Ita- grafico deriva dalle immigrazioni, che risultano largamente lia 28%) ed individua la soglia dei territori industriali al 30% superiori alle emigrazioni ed in sensibile crescita rispetto al- · quota dell’occupazione industriale superiore al 40%; la UE l’anno precedente7. presenta una media del 27% (Italia 31%). Nato dall’esigenza di condividere problemi ed esperienze che contraddistinguo- Rispetto alle altre province del Club dei 15… no le aree a forte vocazione manifatturiera, tale organismo si · provincia meno popolosa della media; propone di valutare la fattibilità di sinergie, volte a rafforzare i · tasso di urbanizzazione più contenuto. servizi erogati alle aziende associate, e di valorizzare la rap- presentatività dei territori industriali, sia all’esterno, sia in seno Rispetto al dato medio (560.000 abitanti) delle altre pro- al sistema confederale. In effetti, a prescindere da alcune spe- vince che compongono il Club dei 15 Ancona risulta meno cificità territoriali e specializzazioni settoriali e distrettuali, la densamente popolata; si posiziona in nona posizione. I quasi totalità delle questioni che riguardano i 15 sistemi indu- centri più popolati sono Bergamo, Brescia, Treviso, Varese, striali sono comuni. In tutti questi territori sono le attività manifat- Vicenza che risultano avere una popolazione mediamente turiere a determinare l’andamento dell’economia, a prestare superiore di circa il 100% rispetto a quella anconetana. un contributo decisivo al processo di creazione della ricchez- za, a garantire occupazione e performance di rilievo sui mer- Rispetto alle province che esprimono capoluoghi di Regio- cati esteri, ad assicurare elevati livelli di benessere e di qualità ne (Abruzzo, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria)… della vita. D’altro canto, i fabbisogni che consentono il mante- · solo Pescara ha meno abitanti. nimento di alti tassi di crescita nel contesto di una marcata vo- Anche concentrando l’analisi sulle province che esprimono cazione industriale sono notevoli: il territorio deve maturare la capoluoghi di Regione solamente Pescara ha meno abitan- consapevolezza della centralità dell’industria, il lavoro deve ti; le prime tre province hanno oltre il doppio degli abitanti divenire sempre più qualificato e tutte le infrastrutture devono ri- di Ancona. Bologna è la più popolosa in assoluto con sultare conformi ad una domanda intensa e crescente. 949.000 abitanti. 14
  • 15. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 15 La provincia di Ancona alla prova dei dati ETÀ MEDIA DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE ANCONA INVECCHIA RAPIDAMENTE, REGALANDO IL PROPRIO FUTURO AD ALTRI: CON UNA POPOLAZIO- NE ANZIANA È PIÙ DIFFICILE INNOVARE, INTRODURRE TECNOLOGIE E RESTARE AL PASSO CON I TEMPI. Rispetto alle altre province della regione… · saldo naturale minore in assoluto; · massiccia presenza di ultra sessantacinquenni; · prevalenza della componente femminile. Come avviene ormai da 20 anni, il saldo naturale8 risulta negativo in tutte le province marchigiane. In particolare, Ancona rileva la variazione più significativa (-662). A con- ferma del dato di cui sopra la ripartizione della popolazio- A testimonianza del fenomeno in atto, Ancona si conferma ne per classi di età evidenzia una massiccia presenza di ul- come la provincia tra quelle del Club dei 15 con il saldo tra sessantacinquenni (22,83%), rispetto all’incidenza dei naturale peggiore; per converso, Brescia, Vicenza, Treviso giovani con meno di 24 anni (19,21%). Non a caso il e Bergamo si distinguono per un saldo naturale positivo di 51,3% della popolazione è costituito dalla componente notevole consistenza. femminile: analogamente alla media nazionale (51,4%) la maggiore consistenza di donne è tipica delle società a più Rispetto alle province che esprimono capoluoghi di Regione forte invecchiamento ed è strettamente correlata alla mag- (Abruzzo, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria)… giore longevità femminile rispetto a quella degli uomini. · solo Pescara ha un saldo negativo inferiore ad Ancona. Rispetto alle province del Club dei 15… Se analizziamo le province che esprimono capoluoghi di Re- · saldo naturale decisamente inferiore alla media; gione, rileviamo che esistono alcune province per cui il dato è · ammontare della componente femminile allineata ancora più evidente (Cfr. Bologna, Genova e Firenze) dove il al dato collettivo. numero di morti superano di gran lunga quello delle nascite. 3 Questo gruppo coincide in larga misura con quello denominato province della solidità industriale nell’ambito del rapporto Censis e delle Unione Province d’Italia denominato L’ECONOMIA DELLA PROVINCIA - LA NUOVA CARTA SOCIO ECONOMICA DEI TERRITORI ITALIANI, presentato a Roma il 27 Giugno 2007. Le province inserite in questo cluster sono: Ancona, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Modena, Pavia, Padova, Parma, Prato, Reggio Emilia, Teramo, Treviso, Varese, Verona, Vicenza. Il gruppo delle “province della solidità industriale” risulta fortemente caratterizzato dagli indicatori economici, che attestano innanzitutto una rilevante presenza del settore manifatturiero in termini di valore aggiunto prodotto. In modo speculare, il gruppo si caratterizza in negativo, rispetto alla media provinciale nazionale, per quanto riguarda la quota di Pil riferibile al settore del commercio e dei servizi. A ciò si aggiunge l’elevato valore delle esporta- zioni e la netta propensione all’impiego dei risparmi in investimenti produttivi. Gli alti tassi di attività e di occupazione, nonché il ridotto livello di disoccupazione, atte- stano infine la solidità del locale mercato del lavoro. Il gruppo è formato da 19 province, in cui risiedono più di 11,4 milioni di abitanti, pari al 19,5% della popola- zione nazionale. Si tratta del territorio che rappresenta il cuore produttivo del Paese, che si estende dalla fascia pedemontana lombarda (da Varese a Bergamo, Bre- scia, Cremona, Mantova) fino alle province venete di Verona, Vicenza, Treviso e Padova, con prolungamenti nell’Emilia (Parma, Reggio Emilia, Modena), cui si ag- giungono le province industriali di Prato, Ancona e Teramo. Questo cluster si colloca nel quadrante caratterizzato da una spiccata vivacità socio-economica, da alta densità soggettuale e ragguardevole ricambio demografico, correlati con un elevato grado di autonomia impositiva e finanziaria delle amministrazioni provinciali. 4 Al 31 dicembre 2007 (Fonte: ISTAT) la popolazione residente nelle Marche ha registrato un ulteriore incremento (+16.965 residenti, pari all’1,1%) dopo quello del 2006 (+7.200 abitanti, pari allo 0,5%). 5 Come afferma Unioncamere “dei 49 comuni che costituiscono la provincia solo 6 superano la soglia dei 20 mila abitanti e in essi si concentra una quota comples- siva di popolazione del 59,11%, percentuale che nel periodo 2003/2006 si presenta in lieve diminuzione; tale tasso di urbanizzazione presenta valori superiori a quelli del Centro (33,97%) ma inferiori a quelli dellintera nazione (47,19%).” 6 La distribuzione a livello provinciale assegna il 30,3% della popolazione residente ad Ancona, seguita da Ascoli Piceno (24,9%), Pesaro Urbino (24,2%) ed infine Macerata (20,6%). 7 Nella fattispecie, con 6.321 unità, in rialzo di circa 1.500 nuovi residenti, Ancona si colloca al 30° posto nella relativa graduatoria, dato invariato rispetto al periodo precedente. 8 Saldo naturale: differenza tra il numero dei nati in Italia o all’estero da persone residenti ed il numero dei morti, in Italia o all’estero, di residenti in Italia. 15
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  • 17. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:43 Pagina 17 La provincia di Ancona alla prova dei dati INDICATORI ECONOMICI IN UN PERIODO DI CRESCITA DELLA COMPETITIVITÀ A LIVELLO INTERNAZIONALE E NAZIONALE, LA PROVIN- CIA DI ANCONA SEMBRA AMPLIFICARE LA DINAMICA POSITIVA DI CRESCITA DELLA RICCHEZZA MA MENO DI QUANTO ACCADE NELL’AREA “CLUB DEI 15”. Rispetto alle altre province della regione… · valore assoluto del PIL 2007 superiore al dato medio regionale e nazionale; · variazione percentuale del PIL positiva. Le informazioni disponibili sull’andamento della ricchezza pro capite nel 2007 confermano un posizionamento prege- vole per la provincia di Ancona. Il PIL pro capite dello scor- so anno ha raggiunto quota 29.125,50 €, superando quel- lo medio regionale e nazionale. Anche in termini di variazioni percentuali, la performance di Ancona si è rivelata migliore di quelle relative alle Marche e all’Italia9. Rispetto alle altre province del Club dei 15… · valore del PIL 2005 inferiore al dato medio relativo alle province in esame; · variazione percentuale del PIL 2005-2004 negativa. Tuttavia, nell’ambito del Club dei 15 sono numerose le pro- Rispetto alle province che esprimono capoluoghi di Regio- vince che superano la performance ottenuta da Ancona, ne (Abruzzo, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria)… raggiungendo valori di PIL decisamente più elevati. Nella · Bologna best performer come PIL pro capite con un valore fattispecie, sono notevoli le performance registrate dalle di 32.653 €. province di Brescia, Bergamo, Biella che, a differenza di Ancona, rivelano variazioni percentuali del PIL positive nel Anche le province che esprimono capoluoghi di Regione periodo 2005-2004. Il PIL procapite del 2004, pari a assunte a riferimento registrano variazioni positive del PIL, in 26.386 €, nel 2005 è sceso ad un valore pari a particolar modo Bologna e Genova. 26.143 €. Quest’ultimo valore è significativamente inferiore In termini assoluti il valore del PIL procapite di Bologna e di al PIL medio procapite 2005 delle province appartenenti al Firenze, rispettivamente con 32.653 € e 31.118 €, risulta- Club dei 15 pari a 27.207 €. no molto maggiori rispetto al valore di Ancona. 9 Fonte Unioncamere: “In provincia di Ancona sono localizzate 41.917 imprese. La composizione settoriale del tessuto produttivo locale evidenzia una maggiore componente agricola rispetto alla media del Paese (19,9%, contro il 18,13%); interessanti sono anche la presenza delle aziende commerciali e creditizie. Il com- mercio, con più di 11.400 imprese iscritte, è il settore numericamente più consistente e rappresenta circa il 27,33% di tutte le attività, in linea con i valori italiani. Anche lindustria si mantiene sui livelli medi italiani. Lartigianato (29,2%) riveste maggiore importanza rispetto a quanto si osserva in Italia, pur rimanendo ben al di sotto del dato regionale (32,65%). La struttura per età del tessuto imprenditoriale di Ancona mostra una prevalenza di imprese presenti sul mercato dal 1990 al 1999 (38,3% contro il 37,44% rilevato a livello nazionale), così come è abbastanza consistente la presenza di medie aziende e ditte individuali. La dinamica im- prenditoriale data dal tasso di evoluzione nel 2006 registra un valore di 0,91 (contro il precedente 2) è inferiore al valore nazionale (1,39%) e questo a causa del tasso di natalità (8,02) e del tasso di mortalità (7,11). La densità imprenditoriale si attesta a 9 imprese ogni 100 abitanti, valore superiore sia a quello nazionale (8,7), che a quello del Centro (8,46), ma decisamente inferiore al dato regionale (10,36). Sono poco più di 15.000 le aziende agricole censite nella provincia, pari al 22,7% del totale registrato nelle Marche; decisamente elevata appare, inoltre, la quota di superficie agricola utilizzata (82,5%), con dimensioni delle aziende che sono tra 1 e 10 ettari nell84% dei casi. Sono 591 gli esercizi turistici complessivi della provincia. Con 49.258 posti letto Ancona si pone al 42° posto nazionale.” 17
  • 18. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 18 La provincia di Ancona alla prova dei dati VALORE DELLE ESPORTAZIONI ANCONA, PROVINCIA FORTEMENTE INFLUENZATA DAL COMMERCIO INTERNAZIONALE: CIRCA 40€ SU 100€ DI VALORE AGGIUNTO PROVENGONO DALLE VENDITE DI PRODOTTI ALL’ESTERO. Rispetto alle altre province della regione… · elevata propensione all’export, seconda nelle Marche; · ampio grado di apertura. Il ruolo che il commercio internazionale riveste per lo svilup- po e la crescita economica della provincia di Ancona può essere sinteticamente espresso attraverso la propensione al- l’esportazione10 e il grado di apertura11, indicatori il cui va- lore risulta nettamente superiore al dato medio nazionale12. In ambito regionale, solo la provincia di Ascoli Piceno ottie- ne valori più elevati per gli indicatori in esame (nella fatti- specie, 46,4 contro 40,3 con riferimento alla propensione all’export; 78,1 contro 66,5 quanto al grado di apertura). Questo è connesso alla maggiore diversificazione produtti- va della provincia di Ascoli rispetto a quella di Ancona, concentrata sulla meccanica e su altri settori ancora con margini di internazionalizzazione significativi. Rispetto alle altre province del Club dei 15… · valore delle esportazioni inferiore alla media del Club dei 15. Rispetto alle province che esprimono capoluoghi di Regione (Abruzzo, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria)… Con riferimento al Club dei 15 Ancona, con 4,4 miliardi di · solo Bologna ha un valore superiore ad Ancona di esporta- euro, denota un valore delle esportazioni inferiore alla me- zioni pro capite. dia, mentre risaltano le performance di Bergamo, Brescia e Vicenza che realizzano esportazioni per un ammontare su- periore a 10 miliardi di euro. Viceversa, quanto al confronto con le altre province che espri- Se ponderiamo il valore delle esportazioni con la popolazio- mono capoluoghi di Regione, solo Bologna e Firenze supera- ne residente, solamente Prato (9.118 €), Como (8.300 €) e no in valore assoluto le esportazioni di Ancona, mentre Geno- Biella (7.916 €) hanno valori delle esportazioni inferiori a va, Perugia e Pescara si collocano a livelli decisamente inferio- quelle di Ancona (9.464 €). Reggio Emilia risulta prima nella ri. Considerando le esportazioni pro capite, invece, Bologna è graduatoria, con 14.943 € di esportazioni pro capite. la sola superiore ad Ancona con un valore pari a 10.247€. 10 Propensione all’esportazione: incidenza percentuale delle esportazioni sul valore aggiunto. 11 Grado di apertura: somma delle importazioni e delle esportazioni, in rapporto percentuale al valore aggiunto. 12 Per quanto riguarda gli scambi con lestero, sempre secondo il dati UNIONCAMERE, la provincia di Ancona, nel 2006, ha esportato merci per un valore di circa 4.395 milioni di euro (per il 81% con lEuropa, il 8% con lAmerica e l7,61% con lAsia), risultando la 22° provincia italiana nella relativa graduatoria nazionale. Le importazioni, invece, sono state meno numerose (poco più di 2.829 milioni di euro e provenienti dallEuropa, per il 41,56%, ed America 4,2%). La propensione al- lesportazione (35,8% nel 2003 e 36,4% nel 2004, 13,94 nel 2005) torna superiore al dato nazionale (24,84%) con un valore di 38,43%, così come il tasso dapertura che assume un valore pari a 63,17 contro il precedente 58,53% risulta superiore al dato nazionale 51,29%. Nelle relative graduatorie Ancona si pone rispettivamente in 19° e 28° posizione. Le merci più richieste sono gli apparecchi per uso domestico, macchine per lagricoltura e gli impieghi speciali. Il settore me- talmeccanico assorbe il 79,55% dellexport totale della provincia, esportati prevalentemente in Francia, Regno Unito, Germania, Spagna e Russia (al settimo posto). Le merci importate più importanti sono il petrolio ed i prodotti chimici. Ai primi posti della classifica dei paesi da cui si importa troviamo due paesi asiatici, Arabia Saudita e Iran, seguiti da due paesi europei, Germania e Francia, e Cina. 18
  • 19. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 19 La provincia di Ancona alla prova dei dati REDDITO Rispetto alle altre province del Club dei 15… · Lecco, prima, supera Ancona di oltre 3.500 € per reddito medio per contribuente; DELLE FAMIGLIE · distribuzione del reddito meno disomogenea nel territorio. Per quanto concerne la classifica nel Club dei 15 Ancona su- IN VIRTÙ DEL SISTEMA PRODUTTIVO, ANCONA VAN- pera solo Belluno (16.046 €). La prima in questa classifica è TA UN REDDITO MEDIO SUPERIORE A QUELLO DELLE Lecco (20.063 €) seguita da Varese (19.127 €) e Como MARCHE13, MA È SOLO 57° IN ITALIA NELLA CLASSIFI- (19.094€). Rispetto agli altri territori Ancona evidenzia tuttavia CA DELLE PROVINCE PER TASSO DI CRESCITA DEL RED- una maggiore omogeneità di distribuzione del reddito nella DITO PER CONTRIBUENTE (1999 –2007). provincia: all’interno delle prime province risulta estremamente elevata la differenza tra i comuni (Es.: nella provincia di Como Rispetto alle altre province della regione… il comune più ricco è Campione d’Italia con un reddito di · reddito medio superiore al dato regionale. 32.776€ e l’ultimo in classifica è Val Rezzo con 4.326€). In termini quantitativi il reddito medio per contribuente nella Rispetto alle province che esprimono capoluoghi di Regio- provincia di Ancona corrisponde a 16.513 € pari ad una ne (Abruzzo, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria)… crescita solo dell’1,8% dal 1999 al 2007. Questo valore · migliore di Perugia e Pescara ma inferiore come valori as- all’interno della provincia ha ampi margini di variazione: soluti a Bologna, Genova e Firenze. Come tassi di crescita Ancona è il primo comune in questa classifica con solo Pescara fa peggio. 19.407€ e Poggio San Marcello l’ultimo comune con Nel confronto con gli altri capoluoghi di Regione il valore 11.211 €. Questo valore medio pone la provincia di Anco- del reddito per contribuente di Ancona risulta superiore ai na al 57° posto in Italia come tasso di crescita del reddito valori espressi da Perugia (15.251 €) e Pescara (14.233 €) medio per contribuente e al 1° nella regione (sia come tas- ma inferiore a Bologna (20.890 €), Genova (19.042 €), e si di crescita che come valori assoluti) precedendo Pesaro Firenze (18.888 €). Queste tre province nella classifica in Urbino (14.432 €), Macerata (14.226 €) e Ascoli Piceno base ai tassi di crescita del reddito per contribuente (1999- (13.544 €). Per un’analisi più dettagliata del territorio della 2007) risultano rispettivamente 4° (Genova : +9,6%), 13° provincia si veda la tabella in Appendice. (Bologna: +6,8 %) e 17° (Firenze: +6,1%). 13 Classifica riportata dal Sole 24 ore del 18 Agosto 2008, n. 227 19
  • 20. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 20 La provincia di Ancona alla prova dei dati MERCATO vemente migliore rispetto a quella regionale e decisamen- te più favorevole rispetto a quella nazionale. DEL LAVORO Rispetto alle altre province del Club dei 15… · tasso di occupazione superiore alla media nazionale; · incidenza di occupati nel terziario conforme alle altre IL QUADRO COMPLESSIVO CHE SCATURISCE province in oggetto; DALL’ANALISI DEI PRINCIPALI INDICATORI RILEVATI · divario tra uomini e donne allineato a quello delle altre NEL 2007 MOSTRA UNA SITUAZIONE PER LA province. PROVINCIA DI ANCONA PIUTTOSTO CONFORTANTE. La distribuzione accennata nel paragrafo precedente vale Rispetto alle altre province della regione… per tutte le province che aderiscono al Club dei 15. Nel · tasso di occupazione maggiore nella regione; panorama dei 15 Ancona ottiene il primato con il 61,22% · prevalenza di occupati nel terziario; di occupati nel settore terziario sul totale (seguita da Nova- · ampio divario tra uomini e donne in fatto di occupazione. ra, con il 60,66%). Nel 2007 il tasso di occupazione della popolazione Rispetto alle province che esprimono capoluoghi di Regio- compresa tra i 15 e i 64 anni raggiunge quota 66,2% ri- ne (Abruzzo, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria)… spetto al 58,7% del dato nazionale, confermandosi supe- · percentuale di occupati nel settore terziario inferiore rispet- riore al valore attestato per le altre province della regio- to agli altri capoluoghi. ne. La distribuzione della popolazione occupata nei tre macrosettori economici mostra una prevalenza del terzia- Ancora più marcata risulta la differenza tra occupati nel ter- rio, seguito dall’industria e, da ultimo, dall’agricoltura. ziario e nell’industria con riferimento alle province che espri- Inoltre, il quadro del mercato del lavoro della provincia di mono capoluoghi di Regione oggetto dell’indagine, le cui Ancona evidenzia un ampio divario tra uomini e donne in percentuali relative al comparto terziario oscillano tra il termini di occupazione, nonostante la situazione risulti lie- 62,91% (Perugia) e il 78,99% (Genova). 20
  • 21. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 21 FORMAZIONE Similmente accade alle altre province (tranne Pescara), che pure riscontrano una maggiore dotazione di istituti scolastici e un maggior afflusso di iscritti, pur non raggiungendo i ANCONA, SEMPRE PIÙ CONSAPEVOLE CHE LA livelli di realtà quali Bergamo e Brescia. QUALITÀ DELLE RISORSE UMANE E L’EFFICIENZA DEI PROCESSI FORMATIVI RAPPRESENTANO ELEMENTI Nell’ottica di rendere più chiaro e di diretta percezione il ESSENZIALI DELLA COMPETITIVITÀ DI UN SISTEMA confronto tra la provincia di Ancona, il suo sistema econo- ECONOMICO. mico-sociale e gli altri mondi statistici presi a paragone, ab- biamo sviluppato alcune mappe di posizionamento che Rispetto alle altre province della regione… consentissero di verificare le seguenti differenze tra le varie · maggiore dotazione organica delle scuole statali per province prese a confronto: grado di istruzione; · maggiore consistenza degli iscritti. · prima mappa: incrocia il PIL procapite e la percentuale di iscritti alle scuole statali ogni 100 abitanti. Rispetto alle altre province della regione, Ancona rileva in In linea di massima individua una diretta proporzionalità tra le primis una maggiore dotazione organica delle scuole stata- due variabili per tutte le province. li per ordine e grado di istruzione (dalle scuole dell’infanzia Questo non si verifica per le province di Ancona e Vicen- fino alle scuole secondarie di 2° grado). za, dal momento che alla percentuale superiore di studenti Di riflesso, registra anche una maggiore consistenza di iscritti non corrisponde un’analoga grandezza superiore per iscritti con riferimento a ciascun istituto scolastico. il PIL procapite Rispetto alle altre province del Club dei 15… · seconda mappa: posiziona le province rispetto a PIL proca- · dotazione organica delle scuole statali inferiore alla media; pite e valore delle esportazioni pro capite. · minore consistenza degli iscritti. In questa mappa si evidenzia un posizionamento di Ancona vicino a quello di Prato, Lecco e Varese: tutte queste province Nell’ambito del Club dei 15 Ancona si caratterizza per hanno valori ridotti di PIL procapite ed esportazioni procapite. una dotazione organica di istituti scolatici e per una consi- Al contrario, province come Reggio Emilia, Vicenza e Mode- stenza di iscritti lievemente inferiori rispetto alla media. na hanno un elevato valore di entrambe le variabili Diversamente, le province di Bergamo e Brescia spiccano tra le altre quanto ad entità di iscritti alle scuole statali e di- · terza mappa: incrocia PIL procapite e percentuale di occu- sponibilità di infrastrutture scolastiche. pati nell’industria sulla popolazione residente. Anche in questa rappresentazione Ancona, insieme con Rispetto alle province che esprimono capoluoghi di Regione Novara e Como, sembra in una posizione distaccata ri- (Abruzzo, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria)… spetto alle altre province avendo un basso PIL procapite re- · dotazione di istituti scolastici e numero totale di iscritti supe- lativo ed una limitata percentuale di occupati nell’industria riore a Pescara, ma inferiore agli altri capoluoghi esaminati. rispetto alla popolazione residente. 21
  • 22. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 22 La provincia di Ancona alla prova dei dati PIL PROCAPITE CONFRONTO TRA CONSISTENZA ISCRITTI ALLE SCUOLE STATALI E PIL (anno 2005) DELLE PROVINCE DEL CLUB DEI 15 34.000,00 32.000,00 MO 30.000,00 MN RE BS 28.000,00 NO BG PN VI BL 26.000,00 BI TV AN LC PO 24.000,00 VA CO 22.000,00 20.000,00 10,0000 11,0000 12,0000 13,0000 14,0000 15,0000 Consistenza iscritti scuole statali ogni 100 abitanti (anno 2006-2007) PIL PROCAPITE CONFRONTO TRA VALORE DELLE ESPORTAZIONI E PIL (anno 2005) DELLE PROVINCE DEL CLUB DEI 15 34.000,00 32.000,00 MO 30.000,00 MN BS NO 28.000,00 BG RE VI BL PN 26.000,00 PO AN TV LC VA 24.000,00 22.000,00 20.000,00 9,00 10,00 11,00 12,00 13,00 14,00 15,00 Valore delle esportazioni procapite (anno 2006) PIL PROCAPITE CONFRONTO TRA CONSISTENZA ISCRITTI ALLE SCUOLE STATALI E PIL (anno 2005) DELLE PROVINCE DEL CLUB DEI 15 34.000,00 32.000,00 MO 30.000,00 MN RE BS 28.000,00 NO BG PN VI BL 26.000,00 BI TV AN LC PO 24.000,00 VA CO 22.000,00 20.000,00 10,0000 11,0000 12,0000 13,0000 14,0000 15,0000 Consistenza iscritti scuole statali ogni 100 abitanti (anno 2006-2007) 22
  • 23. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 23 La provincia di Ancona alla prova dei dati TENORE DI VITA ANCONA GUADAGNA LA 30° POSIZIONE IN ITALIA In sostanza, Ancona registra la propria migliore performance CON RIFERIMENTO ALLA QUALITÀ DELLA VITA: PREGE- nell’ambito dei “servizi ambiente e salute”, per i quali ottiene VOLE RISULTATO NELL’AMBITO DELLE 103 PROVINCE la 18° posizione, mentre è 58° in fatto di “ordine pubblico”. ANALIZZATE CHE, PERÒ, NON DEVE ILLUDERE. Con specifico riferimento all’indicatore “tenore di vita” Lec- Secondo un’analisi condotta da Il Sole 24 Ore14, la provincia co (9°) è la prima delle territoriali rientranti nel Club dei di Ancona si colloca in 30° posizione nell’ambito di una gra- 15, seguita da Varese, Prato, Novara e Brescia. Ancona, duatoria riferita alla qualità della vita, che vede al primo posto 46°, è l’ultima del gruppo dei 15. la provincia di Trento e all’ultimo quella di Agrigento. Guardando i sottoindicatori relativi a “tenore di vita” è evi- Se tuttavia consideriamo che Ancona nel 2006 era in 20° dente come Ancona sia 29° a livello nazionale per ricchez- posizione e nel 2001 addirittura 10° è evidente la perdita di za prodotta, 30° come risparmi, 77° come valore degli as- competitività piuttosto significativa. segni per chi è a riposo e 64° come costo dell’abitazione Tale risultato scaturisce dall’analisi e dalla comparazione di a metro quadrato. una serie di indicatori (quali tenore di vita, ordine pubblico, Questi indici la fanno collocare al 10° posto come ric- affari e lavoro, popolazione, servizi ambiente e salute, tem- chezza prodotta tra le province del Club dei 15 ed al 9° po libero), per ciascuno dei quali è attribuito ad ogni pro- posto come risparmi. vincia italiana un determinato punteggio15. Rispetto alle altre province della regione, invece, Ancona ri- sulta prima per ricchezza prodotta e risparmi, 3° per costo Indicatori Posizione di AN dell’abitazione ed ultima per l’assegno per chi è a riposo. Tenore Vita 46 Affari e Lavoro 56 Rispetto invece alle province che esprimono capoluoghi di Servizi Ambiente e Salute 18 Regione, Ancona è migliore rispetto a Bologna, Firenze, Ordine Pubblico 58 Genova e Perugia per costo dell’abitazione. Popolazione 42 Tempo libero 25 Con specifico riferimento all’indicatore “Affari e lavoro”, tra le territoriali del Club dei 15 Belluno è prima a livello naziona- le, seguita da Modena, Reggio Emilia, Biella e Lecco. Tenore di Vita Posizioni assolute Anche in questo caso Ancona risulta ultima rispetto a tutte le Lecco 9 altre territoriali del Club dei 15 mentre in ambito regionale Varese 10 risulta 2° per giovani occupati; per lo stesso indice, rispetto Prato 13 alle altre province che esprimo capoluogo di Regione, inve- Novara 14 ce è posizionata dopo Bologna e Firenze. Brescia 17 Posizione AN Affari e lavoro Posizione AN rispetto al Club dei 15 Tenore di Vita rispetto al Club dei 15 Belluno 1 Imprese registrate 12 Modena 10 Iscrizioni/cancellazioni 14 Reggio Emilia 11 In cerca di lavoro 12 Biella 17 Giovani occupati 15 Lecco 18 14 Dossier realizzato dal Sole-24 Ore: da oltre 15 anni, misura la vivibilità delle 103 province italiane attraverso una serie di dati statistici elaborati in 36 classifiche. Dal reddito alloccupazione, dalla natalità alla sanità, dai reati alle opportunità per il tempo libero, ecco il nostro ritratto dellItalia. 15 Tutte le classifiche sono in ordine decrescente direttamente proporzionale alla qualità della vita, pertanto la prima di ogni classifica sarà la migliore e l’ultima la peggiore. 16 In particolare, in termini di ordine pubblico meglio di Ancona per furti denunciati in casa ogni 100mila abitanti si comportano altre 54 province (Es.: Ancona ha 224,73 furti contro i 146 di Ascoli Piceno ed i 162 di Macerata). Sempre in termini di ordine pubblico Ancona risulta 83° in Italia come trend dei delitti denunciati: ponendo il valore 2002 pari a 100 il numero indice che risulta dalla classifica del Sole 24 ore del 2007 è pari a 138, 78. 23
  • 24. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 24 La provincia di Ancona alla prova dei dati Nell’ambito dell’indicatore “Affari e lavoro” Ancona è pre- occupantemente quartultima tra tutte le provincie italiane per tasso di natalità delle imprese rispetto alle cancellazioni delle stesse (analisi ott. 2006 - sett. 2007): il rapporto rile- vato per Ancona è infatti di 1,06. In Italia peggio di Anco- na si posizionano solamente Biella, Livorno e Trieste. Il capoluogo marchigiano sale, invece, al 10° posto nel- l’ambito dell’indicatore “Servizi ambiente e salute”17 per la presenza di infrastrutture in base all’indicatore Tagliacarne, non distante in graduatoria da Varese (prima classificata al- l’interno del Club dei 15 e 2° in ambito nazionale). Infrastrutture Posizione assoluta Varese 2 Novara 5 Ancona 10 Prato 20 Como 30 Per quanto riguarda il dato di misurazione dell’ordine pubbli- co, Ancona è migliore rispetto sia al campione delle provin- ce che esprimo capoluoghi di Regione sia a molte delle pro- vince le cui Associazioni territoriali rientrano nel Club dei 15. Rispetto al Club dei 15 Ancona risulta avere posizioni di vantaggio anche per il numero di laureati, il numero di ex- tra UE regolari e l’offerta di tempo libero. Preoccupante in- vece è la posizione di Ancona per il rapporto giovani-an- ziani (Ancona è 72° in Italia, con un rapporto di 0,68 per- sone di 15-29 anni ogni over 65). La tabella successiva fornisce una descrizione sintetica del- le varie posizioni che le province prese a termine di con- fronto con quella di Ancona hanno ottenuto rispetto ad al- cuni dei parametri presenti nel succitato studio realizzato da Il Sole 24 Ore. In blu sono evidenziate le posizioni attribuite alle altre province migliori rispetto a quelle rilevate per la provincia di Ancona. 17 Questo indicatore è fortemente influenzato dalla valutazione delle rete ferroviaria per la quale Ancona è considerata 1° in Italia. Tuttavia, se si scompone ul- teriormente l’indice e si prende in considerazione l’indice di dotazione della rete stradale nelle province italiane, Ancona precipita al 43° posto dopo le pro- vince di Pesaro Urbino e Ascoli, mentre solo di poco precede quelle di Macerata. L’analisi prospettica, che tiene conto delle opere in corso, la pone addirit- tura in peggioramento, collocandola per il futuro al 47° posto in Italia. 24
  • 25. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 25 La provincia di Ancona alla prova dei dati TENORE DI VITA AFFARI E LAVORO Assegno Ricchezza Abitazione Imprese Iscrizioni/ In cerca Giovani Risparmi per chi è prodotta (costo mq) registrate cancellazioni di lavoro occupati PROVINCE a riposo 1 Ancona 29 30 77 64 50 100 32 49 2 Pesaro 57 34 73 71 14 63 23 53 3 Macerata 60 38 70 19 33 96 32 35 4 Ascoli Piceno 61 51 72 30 27 58 63 63 5 Belluno 13 61 54 36 75 96 1 20 6 Bergamo 14 12 14 88 47 35 9 24 7 Biella 37 41 11 36 10 101 48 18 8 Brescia 9 15 21 91 21 38 23 38 9 Como 44 36 12 83 42 72 27 15 10 Lecco 24 20 48 68 49 91 13 5 11 Mantova 10 46 40 68 45 49 9 17 12 Modena 4 17 18 93 5 93 7 21 13 Novara 35 28 8 36 58 83 47 30 14 Pordenone 36 48 45 43 53 66 29 12 15 Prato 33 18 16 50 2 83 59 60 16 Reggio Emilia 16 22 25 61 17 61 2 11 17 Treviso 23 26 41 80 20 51 19 9 18 Varese 34 31 7 61 37 82 27 1 19 Vicenza 11 35 28 76 27 88 23 10 18 Bologna 3 4 10 99 18 77 8 3 19 Firenze 5 10 20 100 6 83 42 42 20 Genova 49 19 4 96 29 93 53 55 21 Perugia 59 49 64 71 25 33 55 52 22 Pescara 69 53 68 36 37 35 70 72 SERVIZI/AMBIENTE ORDINE PUBBLICO POPOLAZIONE TEMPO LIBERO Extra UE Rapporto Laureati rispetto Infrastrutture Indice Sintetico regolari/ Indice sintetico giovani/anziani ai giovani Popolazione 1 Ancona 10 58 72 17 31 25 2 Pesaro 72 38 57 15 11 45 3 Macerata 98 20 70 14 13 18 4 Ascoli Piceno 78 39 61 22 44 48 5 Belluno 102 6 78 36 52 50 6 Bergamo 38 82 27 90 24 33 7 Biella 62 49 89 71 56 49 8 Brescia 70 83 32 99 2 21 9 Como 30 66 44 99 42 72 10 Lecco 49 56 40 53 48 65 11 Mantova 86 64 65 93 9 44 12 Modena 74 93 61 58 7 14 13 Novara 5 92 61 75 40 33 14 Pordenone 100 41 54 49 3 53 15 Prato 20 88 44 92 1 20 16 Reggio Emilia 84 70 56 87 4 31 17 Treviso 59 50 37 57 6 41 18 Varese 2 87 51 61 55 59 19 Vicenza 58 46 32 78 25 37 20 Bologna 12 103 96 72 19 4 21 Firenze 26 98 85 25 9 1 22 Genova 11 101 101 9 52 7 23 Perugia 33 65 65 30 11 36 24 Pescara 20 95 50 4 74 47 25
  • 26. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 26 La parola agli uomini di impresa Dove l’azienda anconetana si orienta Il campione intervistato ha compreso 306 aziende, pari a circa il 40% del totale dei soci diretti di Confindustria Ancona. Il numero dei dipendenti che le aziende coinvolte nell’indagine rappresentano è di 38.941 unità, ossia l’80% del totale dei dipendenti delle imprese associate a Confindustria Ancona.
  • 27. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 27
  • 28. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 28 La parola agli uomini di impresa 1. OBIETTIVI, CAMPIONE, MODELLO DI INDAGINE 1. analisi del quadro strategico: analisi sulla condotta stra- tegica, analisi di mercato, analisi delle strategie di innova- Gli obiettivi del rapporto di ricerca basato su interviste qualita- zione, analisi del contesto, analisi dello scenario territoriale tive al succitato campione di imprenditori e manager apparte- 2. monitoraggio della percezione e delle esigenze informative nenti ad aziende socie di Confindustria Ancona sono stati: sui servizi dell’associazione (non attinente al presente lavoro) 1. verificare le esigenze delle imprese industriali 3. mappatura delle nuove esigenze di servizi (non attinente 2. individuarne i modelli e le tipologie di percorsi di inno- al presente lavoro). vazione in atto, incrociandoli anche con i risultati di gestio- ne 2003-2006 per descrivere le principali macro traiettorie Accanto all’intervista strutturata sono stati condotti anche fo- di riferimento cus group ed interviste in profondità, al fine di individuare 3. analizzare i modelli di relazione e di consenso con gli segnali deboli, atteggiamenti, problematiche complesse ed stakeholders articolate, non prevedibili in un questionario strutturato. 4. delineare il percepito delle imprese nei confronti del con- testo, mappandone le minacce e le opportunità percepite La struttura del campione è stata sviluppata in modo tale da 5. Estrapolare le best practice ed i modelli eccellenti attuati rappresentare l’universo degli associati. Per questo il cam- in alcune aziende pione ha compreso 306 aziende che pesano circa il 40% 6. porre i prodomi di un progetto comune, che coinvolga sul totale dei soci diretti. Il numero dei dipendenti che le l’intero tessuto economico, al fine di proporre un disegno aziende coinvolte nell’indagine rappresentano è di 38.941 strategico per lo sviluppo economico e sociale della provin- unità che corrisponde all’80% del totale dei dipendenti del- cia nel suo complesso. le imprese socie di Confindustria Ancona. Il metodo di raccolta delle informazioni è stato l’intervista diretta Anche il peso delle aziende analizzate in base ai contribu- dei referenti aziendali da parte dei responsabili dell’Associa- ti associativi incassati dall’Associazione è pari a oltre zione. In totale sono stati coinvolti 30 funzionari appartenenti a l’80% sul totale. tutte le aree funzionali del Sistema Confindustria Ancona. L’intervista è stata condotta attraverso un questionario strut- Dall’analisi della distribuzione geografica delle imprese del turato in 3 parti: campione oggetto dell’indagine emerge come la maggiore CONFRONTO TRA DISTRIBUZIONE TERRITORIALE DELLE AZIENDE CHE COMPONGONO IL CAMPIONE E DISTRIBUZIONE DELLE AZIENDE ASSOCIATE AZIENDE CAMPIONE AZIENDE ASSOCIATE ZONA (valore percentuale) (valore percentuale) Ancona 24,2% 29,5% Fabriano 7,8% 8,2% Fuori provincia 1,0% 1,7% Jesi 26,1% 25,0% Osimo 26,8% 22,8% Senigallia 14,1% 12,7% TOTALE 100,00% 100,00% DIPENDENTI DELLE AZIENDE CAMPIONE - DISTRIBUZIONE PER ZONA TERRITORIALE ZONA DIPENDENTI DIPENDENTI (valore assoluto) (valore percentuale) Ancona 8414 21,6% Fabriano 16026 41,2% Fuori provincia 1093 2,8% Jesi 6587 16,9% Osimo 4904 12,6% Senigallia 1917 4,9% TOTALE 38941 100,00% 28
  • 29. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 29 La parola agli uomini di impresa concentrazione in termini numerici spetti ai comuni di Osi- Nella tabella che segue vengono confrontate le distribuzioni mo (26,8%) e Jesi (26,1%), ai quali seguono quelli di Anco- territoriali dei dipendenti delle aziende campione e delle azien- na (24,2%), Senigallia (14,1%) e Fabriano (7,8%). Se ana- de associate a Confindustria Ancona. Dal confronto emerge un lizziamo il campione secondo la distribuzione territoriale del peso maggiore della zona di Fabriano da imputare al fatto che numero di dipendenti, il 41,2% lavora nelle aziende della zo- nel campione sono state inserite alcune grandi aziende ivi loca- na di Fabriano, il 21,6% lavora nella zona di Ancona, il lizzate che hanno una presenza, relativamente al numero di 16,9% a Jesi, il 12,6% a Osimo e il 4,9% a Senigallia. dipendenti, al di sopra della media. CONFRONTO TRA DIPENDENTI DELLE AZIENDE CAMPIONE E AZIENDE ASSOCIATE DISTRIBUZIONE PER ZONA TERRITORIALE DIPENDENTI AZIENDE CAMPIONE DIPENDENTI AZIENDE ASSOCIATE ZONA (valore percentuale) DELTA (valore percentuale) Ancona 21,6% 22,8% -1,2% Fabriano 41,2% 34,9% 6,3% Fuori provincia 2,8% 3,5% -0,6% Jesi 16,9% 16,9% 0,0% Osimo 12,6% 15,3% -2,7% Senigallia 4,9% 6,6% -1,7% TOTALE 100% 100% 0,00% CONFRONTO TRA DISTRIBUZIONE DELLE SEZIONI MERCEOLOGICHE DELLE AZIENDE CHE COMPONGONO IL CAMPIONE E DISTRIBUZIONE DELLE AZIENDE ASSOCIATE DIPENDENTI AZIENDE CAMPIONE DIPENDENTI AZIENDE ASSOCIATE SETTORE (valore percentuale) (valore percentuale) Meccanica 33,33% 25,79% Costruzioni impianti e tecnologia avanzata 8,96% 8,43 % Legno e arredo 8,24% 5,91 % Plastica e gomma 4,66% 4,28 % Alimentari vario 3,58% 2,52 % Estrattiva 3,23% 2,77 % Informatica 3,23% 4,03 % Trasporti conto terzi 2,87% 3,02 % Turismo 2,51% 2,52 % Abbigliamento 2,51% 2,39 % Chimica 2,51% 2,89 % Strumenti musicali 2,15% 1,38 % Cartotecnica 1,79% 1,89 % Consulenza 1,79% 9,69 % Calzature 1,43% 1,26% Navalmeccanica 1,43% 1,13 % Maglierie 1,43% 1,01 % Articoli religiosi 1,43% 1,26% Trasporto viaggiatori su gomma 1,43% 1,26 % Grafica 1,08% 4,15 % Molini e pastifici 1,08% 0, 88% Calcestruzzo 1,08% 0,63 % altre aziende settori vari con peso <1% 8,26% 13,71% TOTALE 100,00% 100% 29
  • 30. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 30 La parola agli uomini di impresa Quanto, invece, alla classificazione del campione per settore di attività, la maggioranza delle imprese intervistate operano nel- l’ambito della meccanica (33,3%), delle costruzioni di impianti a tecnologia avanzata (8,96%), del legno e arredo (8,24%) e della plastica e gomma (4,66%). Il confronto della distribuzione percentuale per settore tra campione e l’universo evidenzia una sostanziale sovrapposizione dei valori di riferimento. 2. PERFORMANCE ECONOMICHE DEL CAMPIONE Per interpretare meglio le risposte rilasciate dagli intervistati, abbiamo deciso di avvalerci anche delle performance che le aziende del campione hanno registrato in termini di bilancio relativamente al periodo 2003-2006. Questo è stato possibi- le grazie all’accordo intercorso con la CCIAA di Ancona che ha consentito l’accesso e l’interrogazione alla propria banca dati Telemaco che ha permesso di indagare sull’andamento sia dei fatturati sia degli utili aziendali; di seguito richiamiamo i principali trend economici rilevati. 1. In merito al trend di crescita del fatturato, emergono risultati decisamente confortanti: il 22,04% del campione vanta un tasso di crescita del fatturato compreso tra il 25% e il 50%; il 20,43% registra una crescita compresa tra il 10% e il 25%, mentre un 8,06 % mostra trend di sviluppo tra il 50% e il 75%. TASSO DI CRESCITA FATTURATI 2003-2006 % IMPRESE -100% ≤ tasso di crescita fatturato < -75% 1,08% -75% ≤ tasso di crescita fatturato < -50% 1,08% -50% ≤ tasso di crescita fatturato < -25% 3,23% -25% ≤ tasso di crescita fatturato < -10% 6,99% -10% ≤ tasso di crescita fatturato < -5% 6,99% -5% ≤ tasso di crescita fatturato < 0% 3,23% 0% ≤ tasso di crescita fatturato < 5% 7,53% 5% ≤ tasso di crescita fatturato < 10% 7,53% 10% ≤ tasso di crescita fatturato < 25% 20,43% 25% ≤ tasso di crescita fatturato < 50% 22,04% 50% ≤ tasso di crescita fatturato < 75% 8,06% 75% ≤ tasso di crescita fatturato < 100% 4,84% tasso di crescita fatturato > 100% 6,99% TOTALE 100,00% È interessante notare come il 12% delle imprese abbia avuto tassi di crescita complessivi nell’arco temporale considerato del 75% mentre il 23% del campione abbia avuto una diminuzio- ne del fatturato nello stesso periodo Con specifico riferimento ai tassi di crescita dei fatturati per set- tore merita evidenziare come gli stessi siano stati particolarmen- te significativi in alcune aziende del settore meccanico, della gomma plastica ma anche della consulenza e del turismo. 30
  • 31. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 31 La parola agli uomini di impresa TASSO DI CRESCITA -100% ≤ tasso di 0% ≤ tasso di TASSO DI CRESCITA SETTORE FATTURATO crescita FATTURATO crescita FATTURATO FATTURATO < -100% < 0% < +100% ≤ 100% Abbigliamento 0% 67% 33% 0% Alimentari vario 0% 40% 60% 0% Articoli religiosi 25% 75% 0% 0% Calcestruzzo 0% 100% 0% 0% Calzature 0% 67% 33% 0% Cartotecnica 0% 0% 100% 0% Chimica 0% 0% 100% 0% Consulenza 0% 33% 33% 33% Costruzione impianti 0% 31% 69% 0% Dolciaria 0% 50% 50% 0% Estrattiva 0% 0% 100% 0% Grafica 0% 0% 100% 0% Informatica 0% 25% 75% 0% Legno e arredo 0% 13% 81% 6% Maglierie 0% 33% 67% 0% Meccanica 0% 21% 68% 11% Media e comunicazione 0% 100% 0% 0% Molini e pastifici 0% 50% 50% 0% Navalmeccanica 0% 0% 100% 0% Plastica e gomma 0% 17% 67% 17% Strumenti musicali 0% 50% 50% 0% Trasporti conto terzi 0% 50% 50% 0% Trasporto viaggiatori su gomma 0% 25% 75% 0% Turismo 0% 0% 75% 25% Varie 0% 0% 100% 0% Vini e liquori 0% 0% 100% 0% 2. Del tutto differente appare lo scenario per quanto concerne TASSO DI CRESCITA FATTURATI 2003-2006 % IMPRESE il tasso di crescita degli utili, con riferimento all’analogo perio- do 2003-2006. La concentrazione in assoluto maggiore (pari tasso di crescita utile < -100% 32,80% al 32,80%) si osserva con riferimento alle imprese che rileva- -100% ≤ tasso di crescita utile < -75% 10,58% no un tasso di decrescita degli utili inferiore al -100%: trattasi -75% ≤ tasso di crescita utile < -50% 7,94% di un risultato preoccupante, che indica come la crescita dei fatturati sia spesso stata ottenuta attraverso un’importante sacri- -50% ≤ tasso di crescita utile < -25% 5,29% ficio dei margini di contribuzione. -25% ≤ tasso di crescita utile < -10% 3,70% -10% ≤ tasso di crescita utile < -5% 1,06% È interessante tuttavia notare in questo scenario come vi sia -5% ≤ tasso di crescita utile < 0% 0,00% anche un gruppo significativo di imprese (26,98%) che vanta nel periodo 2003-2006 un tasso di crescita degli utili, supe- 0% ≤ tasso di crescita utile < 5% 2,65% riore al 100%. 5% ≤ tasso di crescita utile < 10% 1,06% 10% ≤ tasso di crescita utile < 25% 1,06% 3. L’analisi consente di evidenziare come le aziende che hanno avuto i tassi di crescita più significativi degli utili nel 25% ≤ tasso di crescita utile < 50% 3,17% triennio 2003-2006 siano quelle di calzature, impianti e tec- 50% ≤ tasso di crescita utile < 75% 1,59% nologia avanzata, estrattive e chimica seguite anche da set- 75% ≤ tasso di crescita utile < 100% 2,12% tori tradizionali come meccanica e maglieria, a conferma tasso di crescita utile > 100% 26,98% delle dichiarazioni rilasciate da alcuni imprenditori operanti TOTALE 100,00% in questi ultimi due settori: 31
  • 32. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:44 Pagina 32 La parola agli uomini di impresa “…si parla tanto di crisi ma noi investiamo ogni anno, ...della crisi praticamente non ce ne siamo resi conto; la nostra da tanti anni, importanti somme in ricerca, comunicazione azienda guarda al futuro; quest’anno siamo cresciuti del 18%; e marketing... i prossimi 3 anni vogliamo mantenere questo passo…“ COMPOSIZIONE DEL CAMPIONE SUDDIVISO PER SETTORE SECONDO IL TASSO DI CRESCITA DELLUTILE (2003–2006) % AZIENDE IN % AZIENDE IN CALO % AZIENDE IN CRE- % AZIENDE IN CRE- SETTORE TOT CALO (< -100%) ( -100%<X<0%) SCITA (0%<X<100%) SCITA (> 100%) abbigliamento 75% 0% 0% 25% 100% alimentari vario 80% 20% 0% 0% 100% articoli religiosi 75% 25% 0% 0% 100% calcestruzzo 0% 100% 0% 0% 100% calzature 33% 0% 0% 67% 100% cartotecnica 50% 50% 0% 0% 100% chimica 0% 60% 0% 40% 100% consulenza 33% 33% 0% 33% 100% costr.impianti 12% 35% 0% 53% 100% dolciaria 50% 50% 0% 0% 100% estrattiva 13% 38% 13% 38% 100% grafica 33% 33% 33% 0% 100% informatica 33% 44% 0% 22% 100% legno e arredo 31% 50% 6% 13% 100% maglierie 67% 0% 0% 33% 100% meccanica 29% 17% 20% 35% 100% media e comunicazione 100% 0% 0% 0% 100% molini e pastifici 100% 0% 0% 0% 100% navalmeccanica 100% 0% 0% 0% 100% plastica e gomma 33% 25% 33% 8% 100% strumenti musicali 33% 33% 33% 0% 100% trasporti conto terzi 50% 50% 0% 0% 100% trasporto viaggiatori su gomma 0% 75% 0% 25% 100% turismo 50% 50% 0% 0% 100% varie 25% 0% 0% 75% 100% vini e liquori 50% 50% 0% 0% 100% TOT 33% 29% 12% 27% 100 32
  • 33. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:46 Pagina 33 3. PRIORITÀ STRATEGICHE · La seconda priorità (21,85%) risulta essere la ricerca e svi- Al fine di comprendere la consapevolezza strategica e le prio- luppo, innovazione di prodotto e di processo, segno, come rità delle imprese è stato chiesto al campione quali azioni rite- viene riportato da alcune imprese del campione, di… nesse indispensabili per presentarsi alle sfide di domani. “…un significativo margine percepito di ottimizzazione nella Complessivamente, sono state individuate dieci tipologie di catena del valore e di una preoccupazione significativa da esigenze prioritarie e tra queste tre costituiscono quasi il parte degli imprenditori in termini di assenza di strade, model- 60% delle risposte: li, best practices, interlocutori di riferimento su questo tema”. ESIGENZE, AZIONI PRIORITARIE % · A seguire, una folta schiera di imprenditori intervistati Qualità 8,92 % (13,23%) individua indispensabili azioni sul piano della for- Strategia, marketing, vendita, comunicazione 23,08 % mazione, competenze, organizzazione. Formazione, competenze, organizzazione 13,23 % Le imprese, infatti, lamentano lacune nel sistema scolastico e formativo, che, citando alcune interviste,… Ricerca e sviluppo, innovazione 21,85 % “…troppo spesso non garantisce agli allievi una preparazio- Recupero efficienza 12,00 % ne adeguata al successivo inserimento nel mondo del lavo- Nessuna (inconsapevolezza) 1,85 % ro. In particolare, sono richieste conoscenze più approfondi- Delocalizzazione 2,15 % te e specialistiche, al passo con le esigenze correnti del Logistica 1,23 % sistema produttivo.” Ampliamento gamma (prodotti e servizi) 9,54 % Aggregazioni e acquisizioni 6,15 % · Va di seguito evidenziato anche il tema dell’ampliamento TOTALE 100,00 % della gamma dei prodotti e servizi (citato dal 9,54% dei soggetti del campione intervistati). Come nel caso della stra- · la priorità principale (23,08%) risulta la necessità di presta- tegia, del marketing, della vendita e della comunicazione, re maggiore attenzione ad aspetti inerenti la strategia, il l’esigenza dell’ampliamento della gamma dei prodotti e ser- marketing, la vendita, la comunicazione. vizi deriva dalla necessità di rispondere in maniera puntua- Come hanno riportato alcuni manager intervistati, … le e tempestiva alle richieste del mercato, attraverso un “…le aziende sono sempre più consapevoli che nel conte- assortimento ampio e dettagliato che soddisfi verosimilmen- sto attuale, caratterizzato da maggiore competitività e più te tutti i bisogni dello stesso: accentuata dinamicità, occorre dotarsi di un approccio “…con una gamma ampia siamo più importanti per il clien- customer oriented. Le parole d’ordine sono flessibilità, adat- te, diventiamo dei partner di riferimento; siamo più impat- tamento, sostenibilità, da cui l’imperativo a “produrre ciò tanti sul suo valore aggiunto; questo consente anche di che si è in grado di vendere”, piuttosto che “vendere ad poter investire di più sulla soddisfazione e lo sviluppo della ogni costo ciò che si è prodotto”. relazione con il cliente.” 33
  • 34. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:46 Pagina 34 La parola agli uomini di impresa · Altra esigenza improrogabile (rilevata da circa il 6,15% del campione) consiste nella necessità di procedere ad acquisi- zioni, di stringere alleanze strategiche, ossia di procedere ad una progressiva concentrazione del settore, onde… “…acquisire maggiore potere contrattuale e guadagnare competitività, specie nei confronti dei colossi mondiali che dominano la scena internazionale. Tale aspetto assume, peraltro, maggiore rilievo alla luce del- l’assetto produttivo tipico del contesto locale, per natura caratterizzato da una moltitudine di piccole - medie imprese organizzate in distretti industriali.” Correlata alla questione precedente che, di fatto, mira ad un recupero di efficienza e competitività, appare la conside- razione espressa dagli intervistati in merito all’opportunità di delocalizzare la produzione (circa il 2,15% degli imprendi- tori contattati si dichiara favorevole a valutare ipotesi di delocalizzazione). · Da ultimo, desta preoccupazione anche la totale inconsa- pevolezza seppur riscontrata solo presso l’1,85% del cam- pione, che ammette di non disporre di una chiara percezio- ne delle azioni prioritarie da attuare per il prossimo futuro: “…viviamo alla giornata. Di questi tempi è difficile capire non solo dove andare ma anche chi siamo…” 4. MERCATI DI RIFERIMENTO A questa prima indagine, condotta in via preliminare al fine di cogliere quali siano le priorità di ordine strategico delle aziende della provincia di Ancona, è seguito un quesito finalizzato ad individuare i principali mercati nei quali ope- rano le imprese, ed i modelli di sviluppo perseguiti. L’analisi evidenzia come solo il 20% delle imprese operano nel mer- cato mondiale mentre il 29% si limita ad operare nel merca- to europeo. La maggior parte del campione opera, invece, nel solo mercato nazionale. MERCATI DI RIFERIMENTO % Mercato solamente nazionale 49,87% Mercato nazionale + europeo 29,35% Mercato mondiale 20,78% TOTALE RISPOSTE 100,00% In particolare, con riferimento alle azioni prevalenti che le imprese adottano per conquistare il mercato locale e nazio- nale, vengono indicate azioni tradizionali come “…la partecipazione a fiere di settore, la ricerca e selezio- ne di segmenti medio-alti, l’estensione dei servizi erogati, la customizzazione dell’offerta, la fidelizzazione dei clienti atti- vi attraverso programmi specifici, lo sviluppo di standard qualitativi elevati.” 34
  • 35. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:46 Pagina 35 La parola agli uomini di impresa In sostanza, a fronte della crescita esponenziale dell’offerta, Quanto alle modalità di accesso al mercato europeo, alcu- specie quella a basso costo proveniente dai Paesi asiatici, ne imprese optano per il potenziamento della propria rete le imprese della provincia di Ancona rispondono con una distributiva interna, mentre altre ricorrono… maggiore attenzione al mercato di riferimento e una produ- “…alle alleanze strategiche con strutture in loco per ottene- zione qualitativamente migliore. re contatti diretti con il bacino di riferimento.” MERCATO EUROPEO Da ultimo, tra le scelte implicite all’ingresso nei mercati extra europei, figurano principalmente la delocalizzazione della PAESE % produzione (che, oltre a consentire un recupero di efficien- Albania 1,89% za in termini di costi, permette di guadagnare visibilità sul Austria 0,94% mercato locale) e la partnership stipulata con altre aziende, Bulgaria 2,83% per lo più del territorio di riferimento (in quanto arma vincen- Cipro 0,94% te per accedere al mercato individuato come obiettivo). Francia 12,26% Germania 14,15% Una successiva analisi ha consentito di individuare anche i Gran Bretagna 10,38% principali Paesi in ambito europeo ed extraeuropeo con i Grecia 2,83% quali interagiscono le imprese della provincia di Ancona. Irlanda 2,83% In particolare, con riferimento al contesto europeo, i soggetti Montenegro 0,94% del campione intervistato indicano18 Germania, Francia e Gran Bretagna come principali mercati di esportazione delle Paesi Bassi 3,77% merci, rispettivamente con il 14,15%, il 12,26% e il 10,38%. Polonia 6,60% Portogallo 1,89% Viceversa, sul fronte dei mercati extraeuropei19 spiccano gli Repubblica Ceca 3,77% USA, al primo posto con il 20,0%, seguiti dal Medio Romania 4,72% Oriente con il 16,67% e dalla Cina, che guadagna la terza Russia 6,60% posizione con il 13,33%. Scandinavia 0,94% Serbia 0,94% Spagna 9,43% Svizzera 4,72% Ucraina 2,83% Ungheria 3,77% TOTALE 100,00% MERCATI EXTRAEUROPEI PAESE % Asia 8,33% Australia 1,67% Canada 3,33% Centro America 3,33% Cina 13,33% Corea 5,00% Giappone 3,33% India 6,67% Medio Oriente 16,67% Nord Africa 10,00% Sud America 8,33% USA 20,00% 18 Non si tratta della percentuale di fatturato sviluppato in ogni Paese ma si trat- ta delle percentuali di imprese che operano nei differenti mercati. TOTALE 100,00% 19 Il 20,78% del campione ha dichiarato di operare su mercati internazionali. 35
  • 36. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:46 Pagina 36 La parola agli uomini di impresa 5. MODELLI INNOVATIVI L’analisi è poi proseguita con l’approfondimento del livello di sensibilità degli imprenditori verso il tema dell’innovazione e la verifica dei modelli strategici di innovazione in atto. DISPONIBILITA’ VERSO FORME DI INNOVAZIONE % SÌ % NO TOTALE Disponibilità ad agevolare colleghi con la propria esperienza 37,28% 62,72% 100,00% Innovazioni di processo e tecnologia 49,10% 50,90% 100,00% Innovazioni di prodotto 48,39% 51,61% 100,00% Innovazioni di marketing, comunicazione e vendita 41,22% 58,78% 100,00% Innovazioni organizzative interne 14,70% 85,30% 100,00% Inserimenti di personale 8,96% 91,04% 100,00% Innovazioni organizzative esterne 35,48% 64,52% 100,00% Innovazioni di sistemi informativi 35,13% 64,87% 100,00% 36
  • 37. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:46 Pagina 37 La parola agli uomini di impresa In prima approssimazione si riscontra come la maggioranza Molte aziende hanno già compiuto in termini di processo dei soggetti intervistati non sia disposta ad agevolare un col- difficilmente perfettibili. Viceversa, ottime prospettive si pre- lega imprenditore che decida di affacciarsi negli stessi mer- vedono sul fronte del made in Italy, sinonimo di prodotti cati di competenza, condividendo conoscenze ed esperien- esclusivi, di altissima qualità, per i quali il fattore prezzo non ze maturate: coloro che esprimono parere favorevole rap- costituisce un asset rilevante”. presentano una discreta minoranza, equivalente al 37,28% del campione intervistato. Per molti, inoltre, l’innovazione di prodotto è connessa a Trattasi di un fenomeno grave, frutto di una concorrenza esa- “…dare valori immateriali ed intangibili a tutta l’organizza- sperata, che induce, come viene riconosciuto da molti zione, all’azienda e quindi al prodotto stesso”. imprenditori, “…a schierarsi gli uni contro gli altri, piuttosto che allearsi ed Di seguito sono annoverate le innovazioni di marketing, accrescere il proprio potenziale. comunicazione e vendita, che si collocano in terza posizio- In sostanza, nella cieca ostinazione a contendersi quote di ne con il 41,22% dei consensi. mercato sempre più ridotte, molti rinunciano a stringere alle- A questa dichiarazione di intenti si contrappone tuttavia la anze strategiche, foriere di probabili ulteriori conquiste com- non volontà delle imprese anconetane di rafforzare le speci- merciali ed in ogni caso utili anche nello sviluppo di possi- fiche competenze interne di marketing. bili modelli innovativi collaborativi”. A conferma di ciò, secondo una recente indagine condotta dalla Camera di Commercio di Ancona, risultano molto esi- Quanto, invece, alle strategie di innovazione, quelle che in gue le richieste di personale specializzato nelle attività di assoluto riscuotono maggiore successo sono le innovazioni di marketing e comunicazione (per un’incidenza sulle assunzio- processo o tecnologia, indicate dal 49,10% dei soggetti inter- ni pari al 0,3%). vistati. Tale risultato corrisponde, peraltro, a quanto rilevato in Tra l’altro, la scarsa attenzione delle imprese della provincia sede di analisi delle azioni prioritarie da attuare: anche in di Ancona verso queste competenze specifiche assume quella fase, infatti, gli imprenditori intervistati insistevano sulle ancora più evidenza dal confronto con quanto accade nel innovazioni di processo, intese come premessa indispensabi- resto del Paese, dove si registra una percentuale dell’1%. le per guadagnare e mantenere competitività. Solo in quarta posizione compare l’innovazione organizza- Similmente, altro aspetto dal quale si desume non sia più tiva esterna, intesa come alleanze con altre imprese, con un possibile prescindere, consiste nell’innovazione di prodotto, punteggio pari a 35,48%. indicata come prioritaria dal 48,39% del campione. In definitiva, trova conferma quanto esposto nei paragrafi In realtà secondo molti intervistati precedenti, dove si evidenziava una certa resistenza oppo- “…l’innovazione di prodotto è destinata ad assumere mag- sta dalle imprese a qualunque forma di aggregazione, vis- giore rilevanza rispetto a quella di processo. suta come limite alla propria autonomia. Assunzioni programmate nella Assunzioni Incidenza Marche Centro Italia provincia di Ancona nel 2007 2007 su assunzioni Professioni della ricerca 208 2,6 522 6048 26190 e della progettazione Professioni per linnovazione 205 2,6 667 4231 19123 nel processo produttivo Professioni per il marketing 22 0 0,3,3 92 1083 6723 e la comunicazione Professioni per linnovazione 9 0,1 37 195 1738 nella logistica Professioni legate alla gestione 0 0 8 242 1123 delle risorse umane TOTALE 444 5,7 1326 11799 54897 TOTALE HIGH SKILLS 1404 17,9 4280 31218 152312 TOTALE ASSUNZIONI 7858 25125 173533 839455 Fonte: Camera di Commercio di Ancona, elaborazione su dati Unioncamere nazionale 37
  • 38. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:46 Pagina 38 La parola agli uomini di impresa Seguono le innovazioni in termini di analisi strategica e 6. IMPRESA E SOVRASISTEMI DI RIFERIMENTO gestione delle informazioni, che complessivamente ottengo- Gli imprenditori sono stati invitati anche ad esprimere un no il 35,13% dei consensi. Evidentemente è matura nella parere in merito al sistema politico nazionale, a quello loca- coscienza collettiva delle imprese la consapevolezza del le, finanziario, scolastico-formativo e competitivo, al fine di ruolo strategico che, ad oggi, assume la gestione della consentire di declinare le richieste più urgenti provenienti dal conoscenza. Infatti, come indicano alcuni imprenditori: mondo delle imprese verso gli altri stakeholders. “…ogni giorno transitano in azienda milioni di informazioni, In particolare, le urgenze più significative del sistema industria- che opportunamente rilevate e gestite consentono di acqui- le della provincia di Ancona sembrano rivolte al sistema poli- sire un patrimonio di conoscenze dal valore inestimabile. tico nazionale, al sistema finanziario ed al sistema scolastico. Così, scopo fondamentale del sistema di knowledge mana- gement che abbiamo sviluppato (Ckm) è quello di acquisire In sintesi, queste sono le priorità delle imprese della provin- informazioni e conoscenze approfondite sul target di riferi- cia di Ancona: mento, in modo da poterne anticipare o gestire i bisogni in “…modificare la politica industriale, avvicinare il sistema relazione all’offerta di prodotti e servizi aziendali”. finanziario e scolastico e universitario alle imprese...” Per converso, risulta scarso l’interesse degli imprenditori per PRIORITÀ DELLE IMPRESE % innovazioni organizzative di carattere interno (menzionate dal 14,70% del campione) le quali, sostanzialmente, riguar- Sistema politico locale 16,14% dano l’assetto organizzativo futuro, l’inserimento eventuale Sistema politico nazionale 26,48% dei figli, la distribuzione dei ruoli e delle responsabilità. Sistema finanziario 24,96% Tale fenomeno appare del tutto allineato alla tendenza cor- Sistema scolastico 23,29% rente, che vede gli imprenditori eludere e, in alcuni casi, Sistema competitivo 9,13% rifiutare il tema del passaggio generazionale. Nella fattispe- TOTALE 100,00% cie, la resistenza di cui sopra si manifesta nel fatto che appena il 45% dei soggetti intervistati ha introdotto figli in In aggiunta, nel tentativo di approfondire l’indagine svolta e azienda, la cui età, peraltro, risulta piuttosto elevata. rendere esplicite le attese del tessuto imprenditoriale locale, con riferimento a ciascun contesto sono stati individuati alcu- Correlato al precedente, anche il quesito relativo alle prospet- ni temi ricorrenti sui quali, evidentemente, si concentra l’inte- tive di inserimento di nuovo personale riscuote scarsi consensi: resse degli intervistati. appena l’8,96% del campione intervistato dichiara di attribui- In primis, per quanto concerne il contesto locale, le esigen- re al tema carattere strategico e comunque di predisporre a ze prioritarie espresse dagli imprenditori riguardano le infra- breve programmi di inserimento strutturati in modo consapevo- strutture21 (che si configurano al primo posto con il 56,90% le a fronte anche di piani strategici formalizzati20. di interventi), seguite a breve distanza dal rapporto con gli Molti infatti dicono: enti (istanza presentata dal 43,10% del campione). “…penseremo ad assumere quando serve… In definitiva, gli imprenditori lamentano scarsa sensibilità e …tante volte non abbiano neppure il tempo di delegare, conseguenti scarsi investimenti nelle infrastrutture, ritenute insegnare e formare le nuove risorse”; premessa indispensabile allo sviluppo economico-produttivo “…di stage se ne fanno troppi e troppo brevi… di qualsiasi contesto territoriale. …non si riesce a valutare le risorse… Al contempo, gli stessi protagonisti del sistema produttivo ...spesso sono inoltre poco seguite… locale denunciano la debolezza del rapporto con gli enti ...non sanno nulla dell’azienda… locali, che spesso derogano dal prestare supporto alle …e si perdono opportunità… imprese, anzi talvolta l’attività imprenditoriale viene conside- …non hanno voglia di lottare e sacrificarsi”. rata, come riportato da alcuni intervistati: 20 Come confermato dall’indagine Excelsior della Camera di Commercio delle 6270 nuove assunzioni previste per il 2008 limitate sono quelle relative ai settori indu- striali in senso stretto: 1940 riguardano il settore del turismo, 1670 il commercio, 1470 il credito e le assicurazioni. Si tratta tuttavia per lo più di contratti a tempo determinato o stagionali. Lo stesso studio mostra invece come siano in calo le richieste di personale sia specializzato che generico nei settori industriali, in particolare nel tessile - abbigliamento, nella produzione di elettrodomestici, nella fabbricazione di macchinari industriali. 21 Il Rapporto sulla qualità della mobilità nelle province italiane elaborato dall’ACI e EURISPES ha stilato una “Graduatoria delle province italiane relativa all’Indice di Qualità della Mobilità” (basato su 40 indicatori base) che pone Ancona al 34° posto in Italia, ultima tra le realtà marchigiane. L’IQM, Indice di Qualità della Mobi- lità Provinciale, è stato calcolato applicando il Classification Method - Revised 1®1, metodo di classificazione utilizzato dalla Industrial Relations Section della Prin- ceton University, New Jersey - Usa, nello studio Quantitative Analysis of Modernization and Development, effettuato da Harbison, Murhnic e Resnick nel 1970. Fu utilizzato, poi, nel 1975 presso la FAO da E. Szczepanik per uno studio su Agricultural Policies at Different Levels of Development. Il Classification Method - Revi- sed 1®1 si costruisce sulla base di innumerevoli indicatori statistici che, attraverso una sintesi, forniscono un unico valore (indice) rappresentativo del fenomeno preso in esame. L’esame della classifica riporta tra i primi venti posti ben dieci province dell’Italia centrale (nell’ordine, Siena, Pisa, Terni, Lucca, Arezzo, Perugia, Massa, Firenze, Pesaro ed Ascoli Piceno), sei del Nord-Ovest (Aosta, Mantova, Trento, Biella, Cuneo, Brescia) e quattro del Nord-Est (Parma, Ravenna, Udine e Bologna). 38
  • 39. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:46 Pagina 39 La parola agli uomini di impresa “…un fastidio per la collettività. Girando il mondo ti rendi conto come in alcuni sistemi competitivi in grande crescita sia in Europa, come la Spagna, sia in altre parti del mondo, come l’Asia, avviene un sinergico patto di collaborazione tra le istituzioni al fine di favorire lo sviluppo economico e progettuale del Paese. Scuola, finanza, industria e decisore pubblico lavorano ad un medesimo progetto. Da noi esisto- no tanti progetti frammentati che vengono poi contraddetti quando cambiano i vertici politici di Comuni, Province, Regioni e Stato”. CONTESTO LOCALE % Infrastrutture 56,90% Rapporto con Enti 43,10% TOTALE 100,00% Lo stesso difetto di supporto alle piccole-medie imprese rile- va con riferimento allo scenario politico-nazionale, dove tale aspetto figura tra quelli più salienti: il 48,85% del campione intervistato invoca un maggiore intervento degli enti a sostegno delle realtà imprenditoriali e della crescita economica. Ancora elevato risulta il bisogno di efficienza e stabilità (51,15%), a livello politico-nazionale, che rivendicano gli imprenditori, in quanto presupposto di un’economia sana e prosperosa e progettuale. SISTEMA POLITICO NAZIONALE % Supporto alle PMI 48,85% Efficienza, stabilità 51,15% TOTALE 100,00% Quanto al contesto politico-locale, ricorrono invece nuova- mente i temi delle infrastrutture e del rapporto con gli enti, che suscitano l’interesse degli intervistati rispettivamente per il 77,08% e il 22,92%. Di notevole interesse sono pure le informazioni elaborate con riferimento al sistema finanziario, per il quale gli impren- ditori auspicano maggiore trasparenza e competitività (richiesta formulata dal 59,15% del campione) e maggiore attenzione ai progetti di sviluppo delle piccole-medie impre- se (istanza presentata dal 40,85% dello stesso). Come affermano alcuni intervistati, “…troppo spesso gli istituti bancari concedono finanziamenti esclusivamente sulla base delle disponibilità finanziarie in atto, piuttosto che valutare le effettive potenzialità dei progetti di svi- luppo presentati… …non condividono con noi nessun proget- to di sviluppo del territorio e nessun rischio, non supportano l’in- novazione ed i veri innovatori”. “…Molte aziende sottocapitalizzate hanno bisogno di progetti di ingegneria finanziaria per affrontare con successo il futuro”. “…Banche: non fare troppi danni. Le aggregazioni tra ban- che non sono virtuose”. 39
  • 40. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:47 Pagina 40 La parola agli uomini di impresa SISTEMA FINANZIARIO % SISTEMA COMPETITIVO % Trasparenza e competitività 59,15% Partnership e collaborazione 65,00% Attenzione ai progetti di sviluppo delle PMI 40,85% Correttezza e trasparenza 35,00% TOTALE 100,00% TOTALE 100,00% Altro tema rilevante è quello che riguarda il sistema scolasti- 7. PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZA co e formativo, che al momento non risulta erogare una for- L’analisi si è conclusa con alcuni quesiti le cui risposte sono mazione specifica e coerente (opinione rivelata dal 65,36% volte a fornire delle indicazioni di sintesi sulla percezione degli intervistati) e non prevede proficue e sistematiche col- dello scenario territoriale. Nella fattispecie, abbiamo inda- laborazioni con il mondo del lavoro (secondo quanto gato sui principali punti di forza e di debolezza riscontrati, espresso dal 34,64%). sulle principali opportunità e minacce percepite e sulla mis- Nella fattispecie, gli imprenditori dichiarano di aver bisogno sione strategica del territorio prospettata. di manodopera più qualificata e specializzata e, di conse- guenza, chiedono programmi scolastici più allineati e con- PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZA % formi alle effettive esigenze delle imprese. A conferma di Punti di debolezza sociali ed economici 53,41% quanto sopra, suggeriscono di Punti di forza sociali ed economici 65,59% “…instaurare collaborazioni più fattive con gli istituri scola- stici tramite tirocini formativi o project work presso le azien- Si osserva come i punti di forza sociali ed economici com- de di 6-12 mesi; occorre anche ridefinire i programmi for- plessivamente rilevati (65,69%) prevalgano sulle corrispetti- mativi, preparare i professori meglio e valutare in modo ve aree di debolezza (53,41%), a testimonianza che, nono- costante la loro adeguatezza. stante il trend crescente della congiuntura economica sfavo- Spesso un cattivo insegnante determina non solo un pessimo revole, gli imprenditori credono ancora nelle potenzialità del lavoratore ma anche un pessimo uomo. Al contrario, un’in- sistema produttivo locale. segnante competente e motivante determina spesso il suc- cesso di una cariera…” Entrando nel merito dei principali punti di debolezza segnala- ti, ricorrono alcuni dei temi trattati in precedenza, quali quello SISTEMA SCOLASTICO E FORMATIVO % del supporto alle piccole-medie imprese e delle infrastrutture. Collaborazione 34,64% Formazione specifica e coerente 65,36% PUNTI DI DEBOLEZZA % TOTALE 100,00% Infrastrutture 30,87% Da ultimo, alcuni riferimenti al sistema competitivo, per il Frammentazione del sistema produttivo 26,85% quale emerge chiaramente l’esigenza di stringere alleanze Supporto alle PMI e rapporto con enti 32,21% strategiche (65%), capaci di conferire ai player maggiore Sistema scolastico e formativo 10,07% potere contrattuale, e di operare in un contesto fondato sulla TOTALE 100,00% correttezza e sulla trasparenza. In particolare come afferma- to da uno degli intervistati: Nello specifico, il 32,21% dei soggetti intervistati contesta “…la società è investita da forze evolutive sempre più impe- il mancato sostegno prestato alle imprese e il deludente rap- tuose, che incidono sul mercato dell’offerta e su quello della porto con gli enti incaricati della programmazione e della domanda. progettualità del territorio. La globalizzazione, le nuove tecnologie, la liberalizzazione dei mercati e la convergenza tra settori limitrofi costituiscono Il 30,87% del campione oggetto dell’indagine denuncia i principali fattori che governano lo scenario imprenditoria- l’inadeguatezza delle infrastrutture, che allo stato attuale le. Questo causa, specie nei settori più esposti, un innalza- risultano incompatibili con prospettive di sviluppo economi- mento del tasso di mortalità delle aziende (soprattutto quelle co del territorio. di piccole dimensioni). Resistono alla competizione soltanto le imprese che operano Altri ancora (26,85%) ravvisano nell’eccessiva frammenta- in più mercati e risultano dotate di ingenti risorse e di poten- zione del sistema produttivo locale un limite alle potenzia- ziale competitivo. Pertanto, in considerazione dell’assetto lità di crescita, in quanto le piccole-medie imprese rischia- frammentato del nostro sistema produttivo l’opportunità di sti- no di essere fagocitate dalla competizione globale, se non pulare accordi e partnership tra gli operatori assume un si organizzano altrimenti attraverso qualche forma di colla- carattere decisamente strategico”. borazione. 40
  • 41. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:47 Pagina 41 La parola agli uomini di impresa Tra i punti di debolezza viene riconfermato con forza il siste- Per questi motivi, gli imprenditori reclamano a gran voce l’in- ma scolastico e formativo (10,07%), che non adempie alle tervento del sistema politico, perché fornisca loro il suppor- richieste del mondo del lavoro, alla costante ricerca di per- to necessario ad affrontare una competizione sempre più sonale qualificato e specializzato, accentuata ed aiuti a posizionare le produzioni europee nel “…di intelligenze costruttrici del futuro”. mercato complessivo del mondo”. Viceversa, sul fronte opposto dei fattori chiave di successo MINACCE % del contesto territoriale di riferimento, spicca fra tutti il meri- Concorrenza e globalizzazione 29,03% to di figure imprenditoriali capaci e la voglia di fare, il Perdita di competitività 11,61% coraggio, la capacità di lottare della manodopera. Assetto produttivo e delocalizzazione 34,19% In termini quantitativi, il 45,90% dei soggetti intervistati rico- Sistema economico e politico 25,16% nosce elevate capacità e competenze ai vertici delle impre- TOTALE 100,00% se e attribuisce estrema rilevanza al capitale umano impie- gato, anche se necessitano, come rilevano molti, di Per converso, altri scorgono nella globalizzazione e nella con- “…inserimenti strategici, innovativi, talvolta anche destabi- seguente apertura dei mercati una notevole opportunità. Gli stes- lizzanti.” si Paesi intesi da alcuni come minacce sono al contempo consi- derati come opportunità, in quanto racchiudono un potenziale Proprio la configurazione tipica del sistema produttivo costi- enorme in termini di mercato; alcuni, infatti, dichiarano che tuisce, secondo una folta rappresentanza (22,95%), un ulte- “…sono dieci anni che stiamo lavorando per conquistare riore punto di forza della provincia di Ancona. i mercati oriental... ...ora abbiamo un grosso bagaglio di esperienza”. PUNTI DI FORZA % In definitiva, i soggetti intervistati riconoscono come princi- Figure imprenditoriali e manodopera locali 45,90% pali opportunità: in primis, il tessuto imprenditoriale e la con- Contesto territoriale ancora ricco di valori 9,29% figurazione del sistema produttivo (30,17%), a cui seguono Sistema produttivo diffuso, e flessibile nelle difficoltà 22,95% le potenzialità del territorio (26,72%), la globalizzazione e Tessuto sociale, cultura industriale, qualità della vita 21,86% l’apertura ai mercati esteri (25,00%) e l’orientamento alla Totale 100,00% qualità e all’innovazione (18,10%). Oltre al dato sulla glo- balizzazione, contrasta con quanto emerso in precedenza Consistente è pure la percentuale (21,86%) di quanti identi- anche quello relativo al tessuto imprenditoriale e all’assetto ficano nel tessuto sociale e nella cultura industriale un ulterio- produttivo locale: da un lato, alcuni lo ritengono una minac- re elemento a favore del contesto produttivo locale. cia (34,17%), dall’altro, esiste chi lo reputa un’opportunità Da ultimo, come quarto punto di forza, anche se di impatto (30,17%), anche se, in definitiva, sono i primi a prevalere. decisamente inferiore rispetto ai precedenti il 9,29%, rileva il contesto territoriale di riferimento, inteso come localizza- Viceversa, riceve ulteriore conferma il dato relativo al conte- zione, specificità culturali e origini. sto territoriale che, secondo il parere degli imprenditori, con- sente significative opportunità 8. MINACCE ED OPPORTUNITÀ “…per centralità rispetto al Mediterraneo ma soprattutto per Diversamente da quanto rilevato con riferimento ai punti di la solidità ancora dei valori di riferimento”. forza e di debolezza, gli imprenditori recepiscono l’ambien- te esterno come prevalentemente ostile (55,56%), piuttosto Da ultimo, emerge uno spiccato orientamento del tessuto che come fonte di opportunità (41,58%). imprenditoriale alla qualità e all’innovazione, nella convinzione che queste costituiscano le armi migliori per presentarsi alla cre- I principali timori che attanagliano il tessuto imprenditoriale scente sfida competitiva e mantenere la posizione acquisita. locale sono l’assetto produttivo e la delocalizzazione (34,19%), la concorrenza serrata e la globalizzazione OPPORTUNITÀ % (29,03%), il sistema economico e politico instabile e scarsa- Globalizzazione e apertura ai mercati esteri 25,00% mente progettuale (25,16%) e la perdita di competitività Potenzialità del territorio 26,72% (11,61%). Evidentemente, i soggetti intervistati vivono la glo- balizzazione come una minaccia. Molti, infatti, dicono che Tessuto imprenditoriale e configurazione del “…non vediamo un vero progetto industriale europeo… sistema produttivo 30,17% …le imprese locali sono costrette a delocalizzare la produ- Orientamento alla qualità e allinnovazione 18,10% zione, perdendo, talvolta, in termini di standard qualitativi. TOTALE 100,00% 41
  • 42. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:47 Pagina 42 La parola agli uomini di impresa A completamento dell’analisi appena proposta riportiamo alcune delle affermazioni a nostro avviso particolarmente signifi- cative per quanto concerne le minacce e le opportunità percepite dagli imprenditori e manager intervistati. MINACCE OPPORTUNITÀ · Le distanze da alcuni centri, i relativi disagi infrastrutturali e · La firma “Made in Marche”, come espressione di serietà, le modalità di mobilità disponibili sono un gap (200 km etica, valori umani, può essere un’opportunità di marketing Bologna/250 km Firenze): questo limita le nostre potenziali- per vendere la nostra terra. La qualità della vita è un patri- tà. Mancano le dorsali per bypassare l’Appennino. monio da difendere, tutelare con forza, da migliorare. · Ancona, al pari delle Marche, soffre l’ingranaggio Dobbiamo vendercela. ”Regione, Provincia, Comuni”: dove non c’è stessa azione · Chi ha ruolo di vertice nella filiera industriale dovrà essere politico-partitica, l’ingranaggio si inceppa ed il mondo produt- “polmone” dei più piccoli. tivo paga dazio. · Noi, in azienda, abbiamo vinto la sfida creando aggre- · È grave la debolezza dei docenti, spesso sono autoreferen- gazioni e network tra imprese. ziali, non conoscono il mondo reale. Abbiamo necessità di · Avrà un ruolo importante l’onda lunga del turismo prove- fare formazione interna. C’è povertà professionale diffusa. niente da Toscana e Umbria, ma solo sull’entroterra. · Università di Ancona: deve essere più attrattiva, diventan- Sulla costa si è già fatto quanto era possibile; di più mi pare do sempre più di nicchia. difficilmente percorribile. · Servono figure professionali di adeguato livello. Non · Sono elevate le potenzialità del Porto di Ancona perché bastano investimenti spot. ha una propria vocazione rispetto al Mediterraneo; è però · Punti di debolezza: debito pubblico; delinquenza, scuola che fondamentale un’alleanza sul territorio: unica opzione è non funziona; giustizia che non funziona. Infrastrutture obsolete. dare immediatamente concretezza al Distretto del Mare; · Occorre meno ostilità preconcetta alle imprese/imprendito- non può essere mero strumento politico e centro di potere. re: è un problema ideologico, non della gente comune. Deve essere fattivamente a fianco delle aziende navalmec- · Manca visione e progetto del territorio; si va avanti spesso caniche, nautiche e delle filiere con l’improvvisazione. · Una delle opportunità è il coraggio, la voglia di lottare e la · Non sappiamo vendere il territorio: serve marketing territoria- buona volontà che la gente tuttora dimostra di possedere. le. Ancona non è città attrattiva; è una città lenta. · Siamo stati aiutati da ICT/informatica per i rapporti con · Oggi siamo a rischio di “demanifatturizzazione”. Perplessità fornitori: tutte le nostre macchine hanno teleassistenza e pos- sul turismo, perché non basta in termini né occupazionali né siamo essere presenti in ogni parte del mondo 24 su 24. di produzione ricchezza. · Sarebbe opportuno creare un network di imprese eccellen- · Difficoltà di reclutamento per il settore: non c’è la “fame” per ti locali; noi attualmente siamo costretti a lavorare con forni- sacrificarsi. La pancia è piena: difficoltà al cambiamento. tori di fuori regione. È un problema culturale. · Attenzione! Siamo una regione non autosufficiente dal punto di vista energetico! Abbiamo un Governo Regionale, timido, che ha paura di decidere. 42
  • 43. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:47 Pagina 43 9. MISSIONE DEL TERRITORIO Nell’ultima parte delle ricerca gli imprenditori sono stati invi- Di seguito (20,95%), gli imprenditori identificano nell’inno- tati ad esprimere la loro opinione in merito a quella che vazione, nella crescita delle competenze, nel know how ritengono la missione futura del territorio. Nella fattispecie, strutturato, nella meritocrazia e nella managerializzazione la moltitudine degli apporti forniti è stata classificata secon- ulteriori elementi a sostegno dello sviluppo economico futuro do cinque categorie, in modo da consentire una lettura del territorio: immediata del percepito degli imprenditori. “…centrale sarà il ruolo assegnato alle conoscenze, alle competenze, alle capacità dei protagonisti del sistema pro- Merita rilevare che solamente il 50% degli intervistati ha duttivo, alla capacità di fare formazione reale e non solo espresso il proprio parere in merito a testimonianza che percorsi formativi che servono esclusivamente ai docenti, molti hanno difficoltà ad individuare una chiara riflessione di professori e consulenti… carattere strategico. ...dobbiamo impegnarci a costruire le braccia e i cervelli del Sempre più frequentemente futuro ed inserirli in percorsi progettuali in reti mondiali”. “…noi figure al vertice delle imprese siamo costretti dalla gravità degli eventi dell’oggi a concentrarci su orizzonti tem- In terza posizione compare il supporto rivendicato dalle pic- porali di breve periodo, trascurando di definire la rotta, cole-medie imprese, in termini di infrastrutture e servizi a ossia di pianificare e fissare obiettivi a lungo termine”. valore aggiunto (20,27%). Evidentemente, gli imprenditori avvertono un certo vuoto a livello di Pubblica Analizzando i contributi ricevuti sul futuro del comprensorio, Amministrazione e reclamano maggiore assistenza all’attivi- emerge che gli imprenditori auspicano, in particolare, tà imprenditoriale. “…una comunicazione più efficace ed una politica di mar- keting più consapevole, le quali sappiano valorizzare le Di nuovo, tra le strategie individuate al fine di resistere alla peculiarità del territorio e del suo tessuto produttivo… sanguinosa competizione in atto ricorre l’opzione di istaura- …dobbiamo fare marketing territoriale nel mondo… re preziose collaborazioni con partners che operino nel …far conoscere le nostre colline, la nostra gente, i nostri medesimo settore (18,92%): prodotti, le nostre origini… “…spesso la piccola dimensione delle imprese locali costi- …in un mondo massimificato dobbiamo parlare una lingua tuisce un limite alla proficua permanenza sul mercato; o noi unica diversa… imprenditori saremo in grado di mettere da parte il nostro …dobbiamo fare sistema e non vendere i singoli comuni ma orgoglio e diffidenza verso gli altri o saremo spazzati via tutta la provincia e le Marche”. dalla tempesta”. In definitiva, circa il 29,05% degli imprenditori complessiva- mente intervistati attribuisce a tale aspetto carattere strategi- Da ultimo, alcuni ritengono che convenga ritagliarsi delle co, nella più assoluta convinzione che questo sia l’elemento nicchie di mercato alle quali offrire prodotti di eccellenza, al di differenziazione che consentirà di rafforzarsi nell’attuale riparo dalla più spietata competizione, che imperversa nei contesto competitivo. settori di fascia medio-bassa (10,81%). STRATEGIE DA SVILUPPARE PER LANCIO TERRITORIO % 1 Sviluppo eccellenze di nicchia nel mercato internazionale 10,81 2 Creare reti tra sistemi economici produttivi, pubblici, finanziari, servizi nel territorio e con i territori eccellenti del mondo attraverso un approccio dinamico 18,92 3 Innovazione, crescita delle competenze, know how strutturato, meritocrazia, managerializzazione 20,95 4 Supportare la crescita delle imprese medio-piccole con servizi e infrastrutture a valore aggiunto 20,27 5 Comunicazione ed attrattività del territorio attraverso una specifica politica di comunicazione, marketing e salvaguardia delle proprie specialità e la difesa delle risorse ambientali, culturali e sociali 29,05 TOTALE 100,00 43
  • 44. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:47 Pagina 44 Imprese Best Performer Approfondimento sulle aziende che rilevano le migliori performance
  • 45. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:47 Pagina 45ce
  • 46. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:47 Pagina 46 Imprese Best Performer Di seguito si indicano brevemente le strategie, i comporta- Nel nuovo capitalismo delle reti che distribuisce competen- menti e le specificità delle imprese (26,98% dell’intero cam- ze e funzioni all’interno e all’esterno del circuito proprietario, pione) che nel periodo 2003–2006 hanno registrato un stabilendo un confine labile - superabile - tra ciò che sta (tem- tasso di crescita dell’utile oltre il 100%, che di seguito defi- poraneamente) dentro e ciò che sta (temporaneamente) niremo “imprese best performer”. Questo al fine di fornire fuori, la logica organizzativa con cui viene gestita la rete alcune possibili chiavi di lettura e modelli di riferimento. In interna, rivolta ai dipendenti ai servizi direttamente controlla- questa logica il capitolo propone una selezione di afferma- ti, tende inevitabilmente ad assomigliare a quella che si usa zioni dichiarate dagli intervistati “best performer”, suddivisa nella rete esterna, rivolgendosi ai fornitori e ai professionisti in più macro-argomenti, con l’intento di individuare alcune indipendenti della filiera.” Anche con riferimento alla missio- traiettorie moderne possibili e replicabili in altre situazioni. ne strategica che le imprese migliori intendono perseguire emerge, innanzitutto, Analizzando i dati qualitativi emersi dalle interviste possia- mo verificare come in tutte le “best performer” sia evidente “…la volontà di creare reti tra sistemi economico-produttivi, un approccio allo sviluppo di una rete di conoscenza diffu- pubblici e finanziari, che consentano di dotare le imprese sa. “Le reti che servono - afferma Rullani - devono fornire le degli strumenti necessari a sostenere la sfida globale”. conoscenze e le relazioni giuste per far fronte ai due "moto- ri" dellattuale sviluppo economico: la globalizzazione e la Allo stesso tempo le aziende auspicano una maggiore smaterializzazione nella produzione di valore economico. aggregazione tra i protagonisti del sistema produttivo, che 46
  • 47. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:47 Pagina 47 Imprese Best Performer permetta loro di guadagnare maggiore potere contrattuale e · Il servizio è fondamentale; abbiamo sviluppato un vero net- mantenere competitività. Tale aspetto assume, peraltro, rilevan- work di magazzini così da servire i clienti in 24 ore. za cruciale, in considerazione dell’eccessiva frammentazione · Abbiamo puntato all’innovazione di prodotto attraverso la che caratterizza il tessuto produttivo locale. A conclusione del massima customerizzazione: il prodotto mirato alle esigenze capitolo indichiamo, con la succitata selezione di affermazioni specifiche del singolo cliente. più significative raccolte durante le interviste agli esponenti · Ci siamo evoluti passando dai volumi alle piccole serie di delle “imprese best performer”, le cinque principali reti emerse alta qualità, pensate per anticipare i bisogni del cliente con velocità. 1 RETE DELLE RELAZIONI DI VENDITA: DAL PRODOTTO AL CLIENTE 2 RETE DELLE COMPETENZE INTERNE · L’azienda si è spostata dal prodotto al cliente: volevamo e · La nostra imprese è diventata captive delle migliori intelli- vogliamo servire i primi player a livello mondiale, rimettendoci genze e competenze. in discussione ogni volta, in ogni settore. · Abbiamo deciso di tenere nel territorio la testa e le mae- · Non parliamo più di servizio, ma di servizi, perché lavoran- stranze ad alto valore aggiunto. do a fianco dei nostri clienti dobbiamo essere capaci di forni- · Con competenze elevate siamo in grado di prendere deci- re loro soluzioni complesse e complete, che vanno dalla pro- sioni molto rapide. gettazione al macchinario finito, con valori aggiunti che spa- · Abbiamo anche organizzato soluzioni per ospitare chi ziano dalle tecnologie al design. lavora con noi al fine di tenere vicino a noi i migliori. 47
  • 48. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 48
  • 49. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 49 Imprese Best Performer · Abbiamo programmato un costante miglioramento dei pro- · I siti locali restano se efficienti. Laddove manca efficienza, cessi e l’ottimizzazione dei costi. Abbiamo integrato le com- la dovremo trovare. petenze con le soluzioni organizzative ed informatiche: sup- · Ai nostri fornitori chiediamo di passare da contoterzista a ply chain, SAP, sistemi di business intelligence. specialista. · Non è più il mondo per l’imprenditore individuale; bisogna · Noi vorremmo fornitori che ci spingessero all’industrializza- saper CONVIVERE, CONDIVEDERE, COLLABORARE. zione avanzata. · Il sistema industriale locale e, più in generale, le Marche 3 RETE DELLE PROGETTUALITÀ: DA PRODOTTI A SOLU- devono riconvertirsi velocemente da “cinesi d’Europa a ZIONI, CON PROGETTAZIONE CREATIVA E FLESSIBILE California del mondo”. · Presentarsi ai mercati non più con prodotti, ma con “solu- · I fornitori devono crescere qualitativamente e innovativamente. zioni” sviluppate attraverso un network coordinato di com- · È fondamentale salvaguardare il distretto prediligendo la petenze. multifornitura e, soprattutto, selezionando i fornitori che sono · Noi, di fatto, assembliamo componenti reperibili nel mer- in grado di seguirci all’estero. cato ma le integriamo con il nostro sapere: elettronica, soft- ware e tutto quello che possiamo mettere in campo. · Lavoriamo per progetti, ossia piccoli lotti ma ad alto valo- re aggiunto; ogni volta in settori differenti; individuiamo in modo veloce le opportunità di mercato nel mondo, creando gruppi progettuali per poterle coglierle. · Perseguendo la frontiera dell’efficienza tecnologica è necessario avere pluricompetenze e visione integrata; que- sto sposta la logica aziendale da prodotto di massa a pro- duzioni più evolute, complesse e flessibili: si parte dal pre- sales, per poi lavorare in termini di comunicazione e marke- ting, fino alla formazione dei nostri clienti. · La nostra strategia è differenziare, fare qualità, non pensa- re ai volumi, puntare a prodotti con valore aggiunto pensa- ti in modo intelligente. · Abbiamo organizzato un team di Market Managers spe- cializzati per incrementare l’intelligenza strategica della nostra impresa. · Noi ragioniamo su alleanze commerciali con i produttori · Nostro obiettivo è ricercare la specializzazione produttiva, del Nord Italia per andare all’estero. Se tutto andrà bene ricercare prodotti che sempre più abbiano successo nel sod- decideremo uno scambio di azioni. disfare le nicchie mondiali. · È indispensabile fare alleanze su ingegnerizzazione, mar- · In Europa stiamo passando da azienda di prodotto ad keting, commerciale. azienda servizio. La prima fase dell’alleanza potrebbe essere sviluppare un nuovo marchio per l’export dove far confluire prodotti tra 4 RETE DEI VALORI TERRITORIALI loro complementari e specifici per l’estero; la seconda, poi, · Insieme al nostro brand, con la nostra filosofia e la cultura lo sviluppo di una holding per lo scambio di partecipazioni dell’ospitalità promuoviamo, insieme all’azienda, anche il e la pianificazione di nuove e ulteriori alleanze. nostro territorio e le Marche; per attrarre intelligenze abbia- · Le concentrazioni a valle (clienti) e quelle a monte (distribu- mo anche dovuto recuperare case per ospitare chi lavora tori) obbliga ad operare in termini di concentrazioni e/o con noi. integrazioni tra noi produttori. · Prima dei nostri prodotti vendiamo l’idea della specificità · Stiamo puntando sull’ampliamento del mercato: in Cina culturale del nostro territorio. con un impianto di alta qualità riusciamo a servire anche il · Noi vogliamo lavorare con chi fornisce le migliori oppor- Giappone. tunità possibilmente in questo territorio. · Per sviluppare uno stabilimento in Cina abbiamo creato squadra ad hoc. 5 CONTROLLO DI UNA RETE A VALORE AGGIUNTO DI Abbiamo selezionato 10 ingegneri della nostra provincia, SPECIALISTI A LIVELLO MONDIALE che sono stati istruiti per un anno. L’essere in Cina, tra l’al- · Nelle Marche resta parte del centro nevralgico della nostra tro, ci consente di comprare in questo momento materiale realtà che si è trasformato nel tempo da manifattura a real- direttamente in loco, con risparmi del 30%, perché bypas- tà di comando, di ricerca. siamo la rete commerciale cinese in Europa. 49
  • 50. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 50 Ancona: qualche idea per progettare il futuro 22
  • 51. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 51
  • 52. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 52 Ancona: qualche idea per progettare il futuro 1 LE DUE CHIAVI DEL FUTURO: a) investire in conoscenze originali, che possano diventa- PIÙ CONOSCENZA E PIÙ RETI re idee di business non facilmente imitabili dai concorrenti Sempre più spesso ci capita di interrogarci, non senza low cost, che ormai le imprese incontrano sempre più qualche preoccupazione, sul futuro che ci attende. Da mil- spesso sui mercati; le segni percepiamo che il “capitalismo di territorio”, che b) estendere le reti di approvvigionamento, di produzione e ha portato l’Italia fuori dalla crisi del fordismo, è oggi se- di commercializzazione a cui l’impresa ha accesso, pas- riamente messo in discussione dalle dinamiche della glo- sando da una dimensione locale a una nazionale, interna- balizzazione. E questo vale sicuramente anche per la pro- zionale e alla fine globale. vincia di Ancona. Le imprese intervistate vivono quotidia- namente questa sfida. Tutte le imprese intervistate, dal più al meno, sono impegna- Le imprese, infatti, devono ormai guardare sempre più spes- te su questi due fronti. Per quanto riguarda le conoscenze, in so a quello che accade oltre i confini del territorio, perché la certi casi si tratta di fare innovazione tecnologica, nel pro- partita della concorrenza si gioca a tutto campo, integrando prio campo, prima e meglio dei concorrenti. Ma quello che il vicino e il lontano, senza barriere precostituite. I distretti si conta è soprattutto l’innovazione di uso, che usa conoscen- scompongono e si allargano, diventando poco a poco nodi ze di vario tipo (non solo tecnologiche) per fornire valore al di reti assai più ampie e complesse; i settori non sono più cliente, lavorando sulla qualità del prodotto, sul suo signifi- ben demarcati come un tempo. Al contrario, si ibridano tra cato, sui servizi associati, su soluzioni flessibili e creative. loro, mescolando processi, prodotti e idee di diversa prove- Ossia su “buone idee” che il cliente sia disposto a ricono- nienza, dando così luogo a sviluppi imprevisti. scere e pagare. In effetti le risposte delle imprese testimonia- Molte delle vecchie distinzioni, che abbiamo ereditato dal- no una attenzione che si rivolge in primis all’innovazione di la storia e cristallizzato nelle rappresentazioni della teoria, marketing e di prodotto (considerata prioritaria dal 33% del non reggono più: la tecnologia irrompe nei settori tradizio- campione) anche se l’attenzione verso i processi e verso la nali, superando la barriera tra high tech e low tech, rime- tecnologia in senso stretto prevalgono nel 18% dei casi. scolando le carte tra settori che una volta sembravano ap- partenere a logiche ben distinte. Nelle filiere il piccolo (for- L’interesse per le reti emerge, invece, dal fatto che il 14% nitore) si lega col grande (committente), le imprese che svol- delle imprese intervistate danno priorità a rapporti di col- gono le lavorazioni collaborano a tutto campo con quelle laborazione, essendo anche disposte a mettere la propria che forniscono idee, conoscenze, servizi. E questo modo di esperienza a vantaggio di altri. Ed è testimoniato anche produrre diventa la regola man mano che si espande la dalla rilevanza data alle innovazioni organizzative ester- produzione a rete, basata sulla specializzazione delle com- ne (13%) e ai sistemi informativi (13%) che una volta ave- petenze e su estese catene di outsourcing. Il risultato, in ter- vano un rilievo soprattutto interno (sistemi di programma- mini di valore, è che l’industria non è più soltanto o princi- zione e controllo, contabilità), ma che oggi possono di- palmente identificabile con la fabbrica, il capannone, il ventare un punto di appoggio importante per arricchire i magazzino; diventa un sistema molto più complesso e arti- rapporti rivolti ai fornitori, ai clienti, agli interlocutori pre- colato, che mette in movimento catene estese di fornitori, al- senti nel territorio (centri di ricerca, pubblica amministra- leati, applicatori, distributori, clienti e che, in ciascuna fase zione, banche, consulenti ecc.). di questa catena, somma aspetti materiali e immateriali, as- Come controprova di questa propensione verso l’esternaliz- sociando le prestazioni fisiche del prodotto materiale con i zazione, c’è il fatto - piuttosto significativo - dello scarso ri- significati, le esperienze e i servizi associati al prodotto. lievo dato dalle imprese alle innovazioni organizzative in- terne e all’inserimento di personale, considerati prioritari so- L’indagine che abbiamo realizzato, su un campione significa- lo dal 5% e dal 3% (rispettivamente) degli intervistati. tivo di imprese socie di Confindustria Ancona, ci restituisce il senso di questa ricerca di strade nuove, in cui l’impresa si tro- Le reti, su cui le “buone idee” devono correre, possono es- va ad esplorare un terreno diverso dal passato. Le voci rac- sere di varia natura. Ma sono ormai divenute, nel tempo, colte su questo versante - delle cose da fare, dei cambiamen- abbastanza estese. Solo un terzo del campione serve il ti da introdurre nei modelli di business esistenti - sono tante e mercato locale, con poche puntate oltre i confini provincia- diverse ma, nonostante la polifonia delle tante idee e appli- li e regionali. Quasi il 70% del campione opera sul merca- cazioni, tracciano comunque una traiettoria, perché si muo- to nazionale. Di questi, una parte pari al 40% del campio- vono quasi tutte nella stessa direzione. Un punto di arrivo ne lavora anche sul mercato europeo. Un po’ meno (29%) strategico ambizioso, che va oltre i risultati raggiunti finora, ha ormai sviluppato una dimensione di mercato che lo por- mettendo insieme due innovazioni molto impegnative: ta ad operare nel mondo, nei mercati extra-europei. Il presente capitolo è stato redatto dal Prof. Enzo Rullani, Presidente Centro Tedis - Venice International University e coordinatore scientifico del presente rapporto di ricerca. 22 52
  • 53. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 53 Ancona: qualche idea per progettare il futuro Dal punto di vista dei Paesi, abbiamo un modello di export piuttosto differenziato, perché non c’è un mercato prioritario prevalente, ma Germania, Francia, Gran Bretagna, Spa- gna, Stati Uniti e Medio Oriente si contendono la pool po- sition, con una quota vicina al 10% delle risposte, con una leggera prevalenza della Germania (14%). Anche Cina, Russia e Polonia hanno ormai un gruppo di imprese, abba- stanza numeroso, che le considerano uno sbocco priorita- rio, segnalando l’importanza dei cambiamenti che sono in- tervenuti negli ultimi anni. Semplificando, possiamo dire che in provincia di Ancona, dal punto di vista dei mercati di sbocco, abbiamo un’econo- mia tripartita: a fronte di un terzo del sistema che lavora su base locale, dal lato opposto abbiamo un altro terzo che si avvia ad avere una capacità di vendita e di movimento a scala globale. A metà del guado sta il terzo restante, l’eco- nomia di mezzo che possiamo immaginare in una fase di transizione, in lento movimento tra il locale e il globale. Ci sono però tantissime modalità di essere presenti sui mer- cati esteri: l’indagine fornisce una rappresentazione molto articolata, che va dalla mera presenza nelle fiere di settore a modalità più impegnative e durevoli (investimenti diretti di produzione, investimenti diretti nella rete commerciale, joint ventures, alleanze, reti di approvvigionamento stabili, rela- zioni dirette e continuative con clienti fidelizzati). Non esiste, insomma, un modello prevalente o “superiore” (in linea di principio) di allargare le reti e il proprio ambito di relazioni, propagando e valorizzando le conoscenze che ad esse si appoggiano. Quello che conta è che, per l’una o per l’altra via, le “buone idee” (prodotti, soluzioni, servizi, significati ecc.) arrivino a contattare tutti i clienti po- tenziali che possono trarre vantaggio da quell’idea e che, dunque, sono disposti a pagare al produttore il prezzo cor- rispondente. Marchi, brevetti, reti commerciali, una gamma diversificata di applicazioni possono essere i moltiplicatori scelti per mettere insieme i due elementi essenziali del nuo- vo modello di business: reti sempre più estese e conoscen- ze sempre più originali. 2 UN MOTORE A DUE TEMPI Reti e conoscenze sono, in questo senso, due risorse com- plementari, non alternative, anche se le singole imprese in- tervistate, a seconda dei casi, mettono l’accento sull’una o sull’altra. In realtà si tratta di due risorse strettamente colle- gate, che si richiedono e si sostengono a vicenda. Il motore che manda avanti lo sviluppo è, infatti, un motore a due tempi: ad ogni passo che accresce le competenze e le conoscenze disponibili deve seguire un passo che espande le reti funzionali alla loro propagazione, riducen- do i rischi e abbattendo i costi di produzione. È in questo modo che l’investimento fatto in conoscenze ori- ginali diventa sostenibile, nel lungo periodo: facendo ren- 53
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  • 55. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 55 Ancona: qualche idea per progettare il futuro dere le conoscenze stesse grazie all’effetto che le reti han- Bisogna dare un nome al porto di arrivo. E lo hanno fatto no su costi e ricavi.Per diverse ragioni. Innanzitutto, se le re- gli intervistati stessi, uno dei quali ha detto: in prospettiva, ti a monte sono sufficientemente ampie, è possibile ridurre i dobbiamo smettere di essere i “cinesi d’Europa” e proporci costi e i rischi della produzione di nuova conoscenza, gra- di diventare la “California del mondo”. zie alla possibilità di specializzarsi in una funzione di ec- cellenza e di usare fornitori specializzati e co-produttori per Un cambiamento decisivo per il nostro posizionamento di tutto il resto. In secondo luogo, se le reti a valle sono abba- mercato: non più vantaggi competitivi basati su conoscen- stanza estese, diventa possibile moltiplicare, grazie alla lo- ze importate, da applicarsi a lavoro disponibile a basso ro ampiezza, i ricavi ottenuti dalle applicazioni della cono- costo, ma vantaggi competitivi ancorati alla produzione di scenza, utilizzata per aumentare i volumi e per servire mer- idee nuove, che abbiamo imparato a produrre e far frutta- cati ed esigenze differenziate. re, compensando in questo differenziali di costo del lavoro L’investimento fatto nella costruzione di un sistema efficiente (e di altro genere) che ormai non giocano più a nostro van- di reti a monte e a valle è spesso la premessa - per azien- taggio, ma sono pericolose leve competitive in mano a de grandi o piccole - per affrontare con buone speranze di nuovi concorrenti low cost. Le nuove idee, ovviamente, non successo l’innovazione che porta a prodotti, servizi, solu- nascono dal niente, ma dall’elaborazione delle competen- zioni originali da fornire ai potenziali clienti. ze prodotte dalla storia e dalla re-invenzione dei precedenti D’altra parte, è anche vero il contrario: l’investimento fatto modelli di business. Bisogna certo recuperare alcuni ele- nella produzione di conoscenze originali può essere una ri- menti dei vantaggi competitivi ereditati dal passato (le nic- sorsa chiave per stabilire alleanze e forme convenienti di chie, la qualità, l’attenzione al cliente, la flessibilità), collo- divisione del lavoro nei mercati a monte e a valle, alimen- candoli però all’interno di una nuova cornice, dove conta- tando per questa via l’ulteriore crescita della rete. no le idee di cui si è portatori e le reti a cui si ha accesso. Ecco la cifra della trasformazione in corso: spostare in alto l’asticella perchè, in ciascuna impresa si produca un nume- In questo accelerarsi del tempo, che rimette in discussione ro maggiore di buone idee (originali e dotate di valore per i “fondamentali” di un mondo che sembrava solido e ac- il cliente), propagandole ad ampio raggio con un sistema quisito, molti vecchi equilibri cadono, rendendo deperibili esteso di reti, in modo che rendano. idee e rendite di posizione che sembravano garantite. La Che si tratti sia di “avvicinare le produzioni ai mercati di forza delle cose ci porta, insomma, lontano dal nostro vendita” sia di passare “dal prodotto di massa a produzio- consueto modo di lavorare e di competere. L’Asia - con i ni più evolute e complesse”, come ci è stato detto, le impre- suoi costi sproporzionatamente bassi e con i suoi tassi di se intervistate sono consapevoli del salto di qualità, da fare crescita sproporzionatamente alti - sta diventando il nuovo sui due fronti sopra richiamati. Un salto che quasi sempre è baricentro dell’economia mondiale, specialmente in cam- in programma e che, dal più al meno, quasi tutte stanno po manifatturiero e specialmente per i prodotti di massa già sperimentando. Ciascuna impresa ha, come è naturale, (ma non solo per questi). Nessuno dei vantaggi che hanno una sua precisa visione delle priorità, che differenzia le segnato la geografia competitiva nel secolo scorso resterà strategie enunciate e i percorsi intrapresi. Ma non è diffici- indenne da questo terremoto. le, scavando un po’, trovare una chiave comune. Sui due punti che confermano quanto abbiamo detto: il maggiore Tutto passa rapidamente e - come direbbe Woody Allen - impegno che le imprese si sentono di assumere sul fronte se Dio è morto, anche noi non ci sentiamo tanto bene. della produzione di conoscenze utili al cliente, spostandosi Eppure, dopo lo sviluppo non ci sarà il non-sviluppo, la dalla vendita del prodotto a quella del servizio, o di solu- decrescita, annunciata e auspicata da nuovi apprendisti zioni; e l’impegno - altrettanto importante – che tendono ad stregoni23. Ci sarà, invece, un altro sviluppo: un diverso assumere sul fronte dell’internazionalizzazione, ossia delle modo di dare senso al lavoro, alla produzione, al consu- reti, sviluppando le forme di partnership, alleanza, investi- mo. E di dare forma alla concorrenza. Mantenendo in mento diretto che più servono nei singoli casi. marcia la macchina della produzione. 3 CONTINUITÀ E DISCONTINUITÀ: Ecco la sfida che dobbiamo raccogliere: quella di immagi- COME SARÀ LO “SVILUPPO DOPO LO SVILUPPO” nare, progettare e condividere un disegno che prepari lo Nel percorso di costruzione del futuro che abbiamo davan- sviluppo dopo lo sviluppo, dando forma riconoscibile e ti, il motore a due tempi che espande insieme conoscenza governabile ad una discontinuità nel percorso evolutivo co- e reti è destinato a portarci lontano. Ma verso dove? Verso nosciuto sin qui, in termini di qualità, competenze, merca- quale modello di produzione e di business? ti, vantaggi competitivi. Latouche S., La scommessa della decrescita, Feltrinelli, Milano, 2007 23 55
  • 56. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 56 Ancona: qualche idea per progettare il futuro 4 IL CALABRONE CHE VOLA (NONOSTANTE TUTTO) le competenze e i mercati di sempre. Bisogna invece stabi- È un disegno che richiede un progetto e che richiede condi- lire una distanza progettuale tra vecchio e nuovo che con- visione. Due cose che da noi è più difficile che altrove spo- senta di utilizzare l’eredità del passato utilizzandola verso sare alla meccanica dello sviluppo. nuovi punti di orientamento, alla ricerca di nuove possibili- Abbiamo, infatti, alle spalle un modo di produrre valore e tà e nuove traiettorie. di crescere che la teoria economica non ha ancora capito Dalle interviste si ricava quanto il senso di questa disconti- tanto bene, ma che ha funzionato egregiamente nella prati- nuità necessaria sia entrato nella vita di tutti i giorni, ispiran- ca. Finora, almeno. Sarà capitato a tutti di sorridere sulla do molte delle scelte compiute. Le imprese – anche quelle metafora del calabrone24 che vola contraddicendo le (sup- che hanno avuto successo - non possono stare ferme ripro- poste) leggi della fisica, secondo cui, fatti i dovuti calcoli, ponendo sempre gli stessi modelli di business e gli stessi non dovrebbe volare. Però lui - per fortuna - quelle leggi prodotti/mercati. Volenti o nolenti devono reagire, e reagi- non le conosce. E ci prova. Scoprendo che è possibile. scono, ad una situazione competitiva che è diventata flui- In effetti è una metafora che rende conto del modo sponta- da. Vedono la concorrenza crescere, alimentata dal rapido neo, non progettato, con cui lo sviluppo è andato avanti fino- propagarsi delle tecniche di produzione moderna nei Paesi ra: senza un disegno consapevole e condiviso, ma trovando low cost. I margini ricavabili sui mercati tradizionali ne sof- la sua fisionomia e il suo senso ex post, man mano che pren- frono di conseguenza. È una morsa a cui le nostre imprese deva forma compiuta sul territorio. Niente di male, fino a che riescono a sottrarsi solo contrattaccando sul terreno dell’in- il motore dello sviluppo spontaneo va avanti da solo. novazione e della qualità. Ma quando il motore si ferma, quando il contesto in cui ci si deve muovere cambia, bisogna avere un progetto. 5 IL RIPOSIZIONAMENTO IN CORSO PRODUCE DIFFE- Per riparare il motore in panne bisogna capire bene dove RENZE, PIÙ CHE IDENTITÀ mettere le mani: quali pezzi vanno cambiati e quali no. Sotto la pressione della nuova concorrenza, le aziende – E qui tutti i nodi vengono al pettine. Perché chi crede al un po’ tutte - stanno cambiando. Ma lo fanno in modo dif- “declino” dirà che bisogna cambiare tutto, e ricominciare ferenziato, caso per caso. In questo cambiamento, non da capo. Mentre chi, al contrario, crede nelle virtù della emergono modelli distrettuali o di settore “vincenti” e model- piccola impresa in quanto tale dirà che bisogna soltanto li “perdenti”. Piuttosto possiamo leggere nel campione tanti attendere tempi migliori. E poi tutto si aggiusterà, all’inse- percorsi e tanti risultati individuali. gna della continuità. L’idea che emerge dall’indagine fatta in provincia di Anco- La prima cosa che si percepisce, analizzando i tassi di in- na, è un’altra: chi sta davvero in trincea, impegnato a re- cremento 2003-2006 del campione esaminato, è l’estre- spingere ogni giorno la concorrenza, sa che ambedue le ma varietà delle performances in termini di crescita del fat- strade sopra richiamate - il rovesciamento radicale del mo- turato e di crescita degli utili. Su ambedue i versanti, per- dello di sviluppo, da una parte, e la continuità “a prescin- formances estremamente negative si accompagnano a per- dere”, dall’altra - non portano a niente. formances eccezionalmente positive, con una limitata con- In effetti, le imprese reali vogliono cambiare e stanno gior- centrazione intorno ai valori medi. no per giorno cambiando: la loro attenzione al nuovo respin- In termini di fatturato, la crescita nel periodo è stata general- ge di fatto l’idea consolatoria che il mondo possa continuare mente buona: se si considera il 25% (in tre anni) di una soglia ad andare avanti così, senza scostarsi troppo da quello che soddisfacente di crescita delle vendite, troviamo che poco più già conosciamo. In questa ricerca del nuovo, tuttavia, non del 40% del campione sta sopra questa soglia. Metà di que- pensano affatto di ricominciare da zero (chi potrebbe davve- sta percentuale riguarda imprese che hanno superato la soglia ro farlo?). Piuttosto, tutte basano la costruzione del nuovo mo- del 50% di crescita, ossia imprese che hanno realizzato un’ot- dello di business, che hanno intenzione di realizzare, sulla re- tima performance sul terreno delle vendite. interpretazione del vecchio, partendo dalle esperienze e dai Se i fatturati crescono abbastanza bene, nei tre anni dal legami ricavati dal passato. Tra cui il territorio. 2003 al 2006, questo non accade agli utili. Qui la diver- Nessuno pensa davvero di tagliare le radici con la propria genza tra il gruppo delle imprese che migliorano i risultati storia o col territorio di origine: ma ci si rende sempre più (poco più di un terzo del campione) e il gruppo di quelle che conto del fatto che, in un mondo che cambia a ritmi sem- li peggiorano (i restanti due terzi) è ancora più marcata: infat- pre più veloci, non basta andare avanti sulla traiettoria con- ti, è molto elevata la percentuale (33%) delle imprese che ri- solidata, e rassicurante, della continuità che ripropone – ducono il loro utile del 100% (o più), mentre sono solo il 27% con qualche aggiustamento minore - i prodotti, le pratiche, le imprese che, dal lato opposto, lo raddoppiano (o più). 24 Giacomo Becattini, il più illustre – insieme a Giorgio Fuà – tra i teorici dei distretti e dell’economia diffusa, ha dedicato appunto al calabrone che vola (nonostante tutto) uno dei suoi ultimi libri: Becattini G., Il calabrone Italia. Ricerche e ragionamenti sulla peculiarità economica italiana, Il Mulino, Bologna, 2008. 56
  • 57. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 57 Ancona: qualche idea per progettare il futuro Si tratta, dunque, di una evoluzione che mantiene elevata la no rispetto alle strategie e differenze individuali, delle singole crescita (per lo meno la crescita delle vendite) ma a scapito – imprese o al massimo delle singole filiere. L’ordine settoriale, mediamente – del profitto. All’interno di questo trend, tuttavia, dimensionale, territoriale che esisteva in precedenza, con le si segnalano alcune aziende che invece riescono a mantene- sue omogeneità e ricorrenze, viene oggi, giorno per giorno, re margini elevati, che si associano con un percorso rapido de-costruito dall’intensificarsi della concorrenza su base globa- di crescita del fatturato. In particolare, se si considerano i mi- le. Per contro, il capitalismo delle reti che emerge da questo gliori (best performer) e i peggiori (worst) in termini di crescita processo de-costruttivo, ha una trama intessuta a livello di sin- dell’utile, i settori che si segnalano per le performances positi- gole imprese, non più di distretto, di settore o di territorio. È, ve sono quelli della meccanica e della costruzione impianti. infatti, un capitalismo “abitato” dalle imprese che hanno cer- Vanno invece male, sotto questo profilo, i settori alimentare, cato di reagire, portando avanti propri percorsi di innovazio- dell’abbigliamento e anche del turismo. ne, e organizzato dalle reti che collegano i loro interlocutori, In generale, la varianza delle performance - tendente nel tem- locali e non locali. Questo tipo di evoluzione è molto delicata po mediamente a peggiorare per quanto riguarda l’utile - se- e importante per il territorio, perché tende ad aumentare la di- gnala un fenomeno di scomposizione interna del sistema pro- stanza potenziale tra le imprese leader, sempre più impegnate duttivo, in cui le singole aziende - riposizionandosi sul pro- ad operare su un fronte ampio (con molti e diversi interlocutori) prio mercato - separano la propria storia dalle altre. Nello e il sistema territoriale che una volta cresceva ed operava in stesso distretto, in effetti, c’è chi innova e chi no. Nello stesso sintonia con le imprese locali maggiormente dinamiche e in- settore c’è chi si sposta da una parte e chi dall’altra. fluenti. Adesso non tutti i fornitori, i servizi, le istituzioni politi- Le categorie care alle vecchie teorie strutturalistiche (che usava- che e di rappresentanza, non tutte le banche sono pronte a no come variabili esplicative macro-strutture come il settore, la modificare i loro comportamenti per seguire le nuove esigenze dimensione, il luogo) passano in questo modo in secondo pia- e convenienze delle imprese leader. 57
  • 58. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 58 Ancona: qualche idea per progettare il futuro Le imprese leader, in una prospettiva del genere, tendono a È importante vedere quanto gli attori territoriali possano inse- “liberarsi” dalla cornice collettiva in cui erano in precedenza rirsi in questo processo ricostruttivo e quanto le imprese più in- inquadrate e riacquistano possibilità di azione e di differenzia- novative sentano il bisogno di non recidere i legami storici zione individuale. Le forme locali di organizzazione e di azio- che hanno accumulato nel tempo con questi interlocutori. ne non scompaiono dal loro orizzonte strategico, ma diventa- A prima vista, la differenziazione dei percorsi individuali no piuttosto dei second best, soluzioni temporanee o di ripie- delle imprese rischia di far saltare le identità condivise che go che non tengono il passo con il cambiamento in corso. In- hanno preso forma, finora, nella filiera locale, nel territorio vece, le imprese più dinamiche, mentre de-costruiscono i pre- di origine, nel settore di appartenenza. L’innovazione, co- cedenti legami, acquistano la libertà di costruirne altri, che me abbiamo detto, segue adesso percorsi differenziati e in- possono diramarsi in altri luoghi e settori o ad altri tipi di im- dividuali, determinando ritmi e direzioni di evoluzione di- prese. Le forme collettive di azione da esse ri-costruite cessano versi nei modelli di business delle imprese. C’è materia per- di essere legate alla appartenenza “oggettiva” (non scelta) ad ché i traguardi, i comportamenti, gli interessi divergano, an- un certo settore, ad un certo luogo, ad una certa fascia di- che pericolosamente. Questa cesura tra l’interesse della sin- mensionale per diventare espressione di libere aggregazioni gola azienda e l’interesse del luogo o del settore di appar- di interessi e di progetti. Le reti di impresa diventano trans-set- tenenza crea, in effetti, un potenziale conflitto, assai diffici- toriali e trans-territoriali, mettono insieme filiere di grandi e di le da sanare e da gestire. Il suo primo effetto è quello di piccole imprese, collegando attività manifatturiere, di servizio mettere in contrasto le esigenze delle singole aziende con e di ricerca, appunto. Non è un caso se, anche sul terreno quelle del territorio, facendo saltare la convergenza delle della politica economica, si comincia a discutere seriamente diverse visioni sul valore dello sviluppo, una volta conside- di quale sia la forma di intervento più appropriata a questa re- rato come fondamentale bene comune, da tutelare nel no- altà in cambiamento. I distretti cambiano, e tendono a rifoca- me dell’interesse generale. Oggi, in sistemi provinciali co- lizzarsi; emergono le reti, che hanno da poco trovato anche me quello anconetano, dove c’è, in pratica, la piena occu- un riconoscimento legislativo. Ma il punto essenziale è che le pazione e la gente comincia ad assaporare i frutti del con- forme organizzative assunte diventano contingenti, perché quistato benessere, i nuovi insediamenti industriali hanno quello che conta è, come si è detto, attestarsi sulla produzione molto meno fascino di una volta. Non sembrano portare, a rischio di conoscenze originali, che possano essere appog- automaticamente, più redditi o più posti di lavoro - questi giate ad un sistema di propagazione e ri-uso ampio, tale da sono già assicurati dell’esistente - mentre rischiano, agli oc- far rendere gli investimenti cognitivi fatti. Le reti che di volta in chi di una parte della popolazione, di avere effetti negativi volta vengono usate a questo scopo possono, nella realtà, es- in termini di congestione dei flussi e di sovraccarico am- sere molto diverse e possono mutare rapidamente nel tempo. bientale. La crescita estensiva - delle quantità - non seduce Assistiamo ad un processo continuo di formazione e trasforma- più e incontra in effetti sempre maggiori resistenze. Ma og- zione di reti che mettono insieme imprese magari appartenenti gi le imprese che sono più da vicino interessate dal riposi- a settori, territori, fasce dimensionali diverse. Qualche volta si zionamento competitivo globale non sono al servizio della tratta di un addensarsi spontaneo, non programmato, in cluster crescita delle quantità, ma della crescita della qualità: cre- funzionali che attraversano il territorio e i settori tradizionali; al- scita del sapere, della produttività, del valore generato da tre volte le imprese delle nuove reti si collegano per portare al ogni ora di lavoro, da ogni metro quadro di territorio, da successo uno stesso progetto.In un contesto mobile del genere, ogni euro di capitale investito. ciascuna azienda è più libera e più sola. Ma la logica della Separare le traiettorie delle imprese innovative da quelle rete la porta non tanto ad agire da sola quanto a ricercare del resto del territorio - i subfornitori, i lavoratori, i servizi lo- nuove forme di ordine e di legame che possano sostituire le cali - sarebbe dunque un esito deleterio dal punto di vista precedenti. Si tratta tuttavia di forme di ordine e di legame che, della crescita qualitativa dell’intero sistema territoriale. Le in linea di principio, scavalcano i confini territoriali e che pos- imprese maggiormente dinamiche finirebbero per cercare sono essere attratte ancora da un baricentro territoriale solo se altre soluzioni, spostando la loro attenzione verso territori il territorio sviluppa esso stesso innovazioni e accetta cambia- concorrenti, in grado di offrire prestazioni migliori non solo menti tali da rendere conveniente associarlo alle nuove filiere. nelle lavorazioni a basso costo, ma anche nelle funzioni di- rettive, finanziarie, intellettuali e relazionali che sono la par- 6 FILIERE E TERRITORIO VANNO RICOMPOSTI, te “pregiata” della filiera. E che bisogna attrarre o trattene- IN NOME DI UN PROGETTO CONDIVISO re sul territorio provinciale inducendo gli attori del territorio In che misura i fornitori locali, i servizi territoriali, la pubblica a fare la loro parte nei processi di innovazione in corso. In- amministrazione, il mercato del lavoro, le banche del territorio somma, il territorio non deve essere visto come un vincolo o sono capaci di trasformarsi assecondando le nuove esigenze un freno allo sviluppo innovativo, perché questo alla lunga delle imprese e, di conseguenza, essendo scelti dalle imprese incentiverà i piani di delocalizzazione e di sganciamento come partners importanti delle nuove reti? dai legami territoriali da parte delle componenti maggior- 58
  • 59. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 59 Ancona: qualche idea per progettare il futuro mente attive del sistema locale. Il territorio deve invece con- credito che non deve essere lasciata cadere, chiedono che tinuare ad essere, come in passato, una risorsa per chi vuo- il territorio si auto-organizzi, rigenerando quella vitalità inno- le imparare, investire, progredire. È una prospettiva niente af- vativa e le conoscenza che stanno pericolosamente invec- fatto teorica. In effetti, quando si chiede agli imprenditori inter- chiando di fronte ai grandi cambiamenti in corso. Se poi si vistati, quali siano le minacce principali che avvertono, il 34% va a guardare le risposte date dai best performer (selezio- delle risposte richiama problemi di assetto produttivo e proces- nando quelli con la maggiore crescita degli utili nel perio- si di delocalizzazione, che rompono l’assetto territoriale attua- do 2003-2006) prende quota anche un’altra esigenza: si le. Il sistema economico (nazionale e locale), che si avvia ver- demanda al territorio un ruolo più attivo nella creazione di so una perdita di competitività per aumento dei costi e della reti nazionali e internazionali, che consentano alle aziende tassazione, e il sistema politico non aiutano: anzi costituiscono di muoversi in modo più consapevole e sicuro nel mondo, minacce alla competitività aziendale rispettivamente per il collaborando con altri territori. Una logica di vera e propria 12% e per il 25% degli intervistati. Dunque, se un terzo circa rete che l’azienda non pensa di assumere uti singuli ma degli intervistati ha in mente minacce provenienti dall’esterno coinvolgendo forme di imprenditorialità collettiva a cui è, (pensando alla concorrenza sempre più serrata dei paesi presumibilmente, disposta a partecipare attivamente. Ecco, emergenti e all’apertura globale dei mercati), i restanti due ter- in questa confluenza tra vitalità competitiva del sistema im- zi hanno del problema un’altra rappresentazione, per cui la prenditoriale e potenzialità del territorio, la piattaforma su minaccia alla competitività aziendale non nasce dall’esterno, cui trovare la nuova sintesi tra i soggetti che innovano e il ma viene auto-generata dal funzionamento del nostro sistema, loro retroterra. La chiave è quella di un disegno condiviso ossia dalle scelte contrastanti che vedono in ordine sparso le di reciproco avvicinamento, che rendano le imprese leader, singole imprese, le istituzioni della rappresentanza e il sistema i subfornitori, le imprese di servizio, le banche e le istituzio- politico. Incapaci di adottare una visione comune delle cose e ni locali alleati - pur nella reciproca autonomia - nel costrui- dunque di perseguirla con comportamenti convergenti. re reti e modelli di business diversi da quelli ereditati dal Essere consapevoli di questa possibile deriva è importante passato. Un nuovo “patto per lo sviluppo” passa per per prevenirla. Il territorio infatti ha ancora bisogno delle im- un’evoluzione in cui: prese, che sono i naturali snodi di collegamento con le mi- a) le imprese continuano ad utilizzare, per compiti più com- nacce e le opportunità dell’economia globale. E le imprese plessi e impegnativi, le filiere, i servizi, i lavoratori qualifica- possono ancora aver bisogno del territorio, per trovare risor- ti, i centri di ricerca e di formazione, le banche e le infra- se differenziali importanti, da utilizzare nella competizione strutture del territorio, contribuendo con i loro investimenti e globale. In effetti, sono queste le forze che vengono evocate la loro intelligenza progettuale ad alimentare processi locali quando si passa dalle minacce alle opportunità. In questo di apprendimento e di innovazione; caso la forza delle singole imprese rimane in primo piano b) i subfornitori, le imprese di servizi, i lavoratori, i centri di per il 18% delle risposte, da associare con un 25% che cre- ricerca, le scuole di formazione, le banche e le infrastrutture de nelle opportunità rese accessibili dalla globalizzazione e del territorio fanno proprie le esigenze competitive delle im- dalla crescita dei mercati esteri. Ma la maggioranza delle ri- prese più dinamiche e si trasformano di conseguenza, fa- sposte guarda ad altro: alla forza del tessuto imprenditoriale cendo gli investimenti che servono e assumendo i rischi locale (30%), nella sua specificità distintiva (impresa diffusa, conseguenti; radicata nel luogo) e alle potenzialità del territorio (27%) co- c) le associazioni di rappresentanza e la politica fanno da me sistema di idee e di risorse distintive, da rendere ricono- collante e forniscono le necessarie garanzie per mettere in scibili e valorizzare nella concorrenza globale. moto questa evoluzione parallela, fornendo una visione co- Al territorio non si chiede poco: nonostante il bisogno di infra- mune e una governance condivisa alla interdipendenza tra strutture e di servizi utili, le persone intervistate hanno in men- i molti soggetti coinvolti o da coinvolgere. te una strategia che assegna al territorio un ruolo non mera- Il patto per lo sviluppo cambia natura: non si tratta più di mente utilitaristico, centrato sostanzialmente su due funzioni: alimentare la crescita estensiva (più fabbriche, più volumi, a) l’aumento della sua attrattività, che va migliorata in termi- più posti di lavoro), ma di aumentare la sua qualità, ossia il ni di specificità ambientali, culturali e sociali e comunicata suo contenuto di conoscenza e il suo valore. Il territorio ha con opportune politiche di marketing territoriale e di comu- bisogno delle imprese che sono maggiormente impegnate nicazione esterna; sul fronte dell’innovazione per accrescere le conoscenze b) la sedimentazione di una rete di esperienze innovative che originali, i servizi rari e le professionalità localizzate che sa- portino ad una crescita delle competenze, del know how e ranno fattori di attrazione per il futuro. D’altra parte, le im- della professionalità locale, compresa quella manageriale. prese hanno bisogno che il territorio raccolga questi ele- Questo è importante e va sottolineato. Le imprese intervistate menti, li organizzi in modo sistematico nelle sue strutture e li non chiedono al territorio di essere meramente un supporto renda nuovamente disponibili alle imprese, sotto forma di passivo per le loro esigenze. In questo, con una apertura di conoscenze, servizi e professionalità nuovi e abbondanti. 59
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  • 61. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 61 Ancona: qualche idea per progettare il futuro 7 IL CONTESTO DEVE EVOLVERE, territorio sono rimasti vincolati l’una all’altro dalla mancan- USANDO LA “FORZA DEI LEGAMI DEBOLI” za di alternative, stabilendo tra loro una relazione di “mo- Se questo è vero, la domanda da porsi è: come si può riu- nopolio bilaterale”, il conflitto di interessi era forse inevitabi- scire a fare evolvere il contesto in modo da innescare que- le: stava scritto nella ricerca da parte di ciascuno di un po- sta spirale virtuosa di cambiamenti a due facce? tere contrattuale creato sottraendosi al condizionamento La via maestra, certamente, potrebbe essere quella di un della controparte. E contando sulla sua impossibilità di usci- accordo tra le parti in causa, in nome del comune interesse re dalla relazione, cercando altrove quello che la relazione allo sviluppo di qualità. Ma è facile prevedere gli ostacoli non dà. che si frappongono ad un disegno di razionalità collettiva Ma oggi, come abbiamo visto, questa condizione di lega- di questo genere. Ogni percorso verso l’eccellenza compe- me necessario, privo di alternative tende ad attenuarsi e a titiva è infatti necessariamente selettivo, perché deve distin- venire meno per un numero crescente di imprese e per un guere non solo tra chi ha una buona idea e chi non ce numero crescente di territori. Le singole imprese rimangono l’ha, ma anche tra chi investe e assume rischi a proprio ca- solo se il territorio fa quello che serve perché le imprese in rico e chi, invece, preferisce stare alla finestra, tenendosi le esso localizzate rimangano competitivi con altri territori. Ma mani libere. Con il proposito di partecipare ai benefici, se lo stesso vale anche per il territorio: anch’esso può sceglie- ci saranno, ma di non darsi carico - in caso contrario - de- re se “tenersi” le imprese e le persone che ha o avviare un gli investimenti da fare e dei rischi da assumere. processo mirato a sostituirle con altri attori, maggiormente Dunque, lo sviluppo che richiede di fare investimenti e di dinamici. E il territorio – sfruttando la maggiore mobilità e assumere rischi - non solo di essere d’accordo su una piat- fluidità del sistema economico globale - oggi può farlo, in- taforma - è per sua natura selettivo. Per andare avanti su ducendo alcuni tra gli attuali residenti (imprese a bassa pro- una strada del genere bisogna scegliere. Ed è proprio que- duttività, lavori poveri o “fuori mercato”, mestieri parassitari, sto il difficile. L’abbraccio collettivo, il fare squadra tanto percettori di rendite) a chiudere la loro attività o a spostarsi per non lasciare fuori nessuno, sono metodi che difficilmen- altrove. Nello stesso tempo, bisogna che il territorio sia ca- te portano al risultato. pace, con appropriate misure, di attrarre imprese e perso- ne, particolarmente interessanti, dal di fuori. Si tratta di una Esistono altre vie, altri metodi per legare tra loro gli attori prospettiva, a due vie, che è meno astratta di quella che che si alleano in un percorso di innovazione? può sembrare: ci sono Paesi (come Irlanda, India e Cina) In un famoso articolo sulle reti25, il sociologo Mark Grano- che hanno fatto passi da gigante, facendo posto ad impre- vetter ci ha suggerito la risposta. Il titolo dell’articolo enun- se multinazionali provenienti dall’esterno e dedicando a cia la tesi intorno a cui è costruita l’ipotesi di rete: la forza questa politica di attrazione gran parte delle proprie risor- dei legami deboli. La rete è forte grazie al fatto che i suoi se; ci sono altri (Stati Uniti) che vivono da secoli di immigra- legami sono deboli. È questa debolezza che, paradossal- zione e che hanno da tempo imparato a sfruttare crediti e mente, spiega perché molte relazioni a rete hanno una ele- investimenti di capitale, provenienti dal resto del mondo e vata capacità di resistenza e conservano la loro capacità disposti a finanziare la crescita locale, che può così essere di attrazione nel tempo. La ragione è che le parti di una re- superiore ai mezzi di cui il territorio effettivamente dispone. lazione del genere - sapendo quanto il legame sia debole - Dunque, tra territorio e imprese si sta inaugurando una nuo- fanno di tutto per mantenere vivo nella controparte l’interes- va stagione: cresce la distanza, ma anche la reciproca li- se a continuare la collaborazione e la relazione in essere. bertà di stare insieme o di separarsi. I legami si fanno de- Al contrario, i rapporti di puro mercato, in cui ciascuno boli e dunque possono diventare più forti, per dirla con pensa soltanto per sé, sono per definizione precari, contin- Granovetter. È un ripensamento dei rapporti tra imprese e genti. Ma anche quelli garantiti da un potere gerarchico territorio a cui anche la provincia di Ancona deve preparar- ben stabilito possono vacillare e arenarsi nel corso del tem- si, trasformando la minaccia della delocalizzazione (ostile) po: se una parte si lega in modo permanente ad un’altra, in una opportunità di condivisione dei progetti di cambia- infatti, nasce una condizione di “monopolio bilaterale” in mento che sono nell’interesse comune degli innovatori. cui ciascuna parte sa di dipendere dall’altra e viceversa. Il Che si trovano in tutti i settori di attività: nel mondo delle impre- rapporto, in questo modo, tende a sfociare nel conflitto per- se, in quello della cultura, in quello della rappresentanza e del- ché ciascuno cerca di sottrarsi alle richieste della contropar- la politica. Fino a che restano divisi e magari in conflitto tra lo- te per aumentare il proprio potere contrattuale, in un rap- ro, gli innovatori rimangono quasi sempre minoranza nei rispet- porto a cui la controparte non può sottrarsi, se non con co- tivi settori. Ma non è detto che le cose continuino ad andare sti molto elevati. Questa idea si applica anche al rapporto avanti così. È venuto il momento di unire le loro forze, per dare tra impresa e territorio di origine. Fino a che l’impresa e il una prospettiva strategica alla provincia nel suo insieme. Granovetter M., "The strength of weak ties", American Journal of Sociology 78, 6, 1973, pp. 1360-80. 25 61
  • 62. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 62 Ancona: qualche idea per progettare il futuro Il fatto che le imprese oggi insediate nella provincia di An- mento sincrono, o per lo meno convergente, che coinvolge le cona possano avere chances alternative, e che il territorio forze di innovazione presenti sul territorio. Non si tratta di fare possa pensare di attrarre in loco altre attività e altre perso- una mediazione (al ribasso) che accontenti un po’ tutti: ma di ne, sembra a prima vista indebolire i legami tra le imprese puntare ad un riposizionamento che dia chances di competiti- e territorio di origine. Ma, come abbiamo detto, non è ne- vità e di reddito a chi investe e rischia in proprio sulle nuove cessariamente così. In effetti, le imprese che sono state in- opportunità, puntando verso la prospettiva condivisa o almeno tervistate hanno attribuito un grado di priorità piuttosto bas- verso un’evoluzione potenzialmente di interesse generale. Un so al loro rapporto col contesto locale (9%) e col sistema buon punto di partenza per un disegno del genere è quello politico locale (7%). Un interesse assai maggiore è prestato che porta alla superficie la “coscienza di sé” presente nel si- al sistema politico nazionale (26%), al sistema finanziario stema industriale, chiarendo che cosa le imprese pensano co- (25%) e al sistema scolastico (23%). Dietro le quinte rimane me punti di forza da valorizzare nel confronto internazionale. una certa attenzione - non prioritaria - anche per le situazio- Che cosa ne pensano le imprese intervistate? Quali sono se- ni e le regole che, sul mercato, disciplinano la competizio- condo loro gli assets strategici su cui fare leva? ne (9%). Alla politica si chiedono soprattutto infrastrutture e Il massimo dei voti (dal 46% degli intervistati), in questo ambi- dialogo tra imprese ed Enti pubblici. Più importanti appaio- to, viene assegnato agli uomini, ossia alla qualità degli im- no le domande rivolte alla politica nazionale, che riguarda- prenditori e dei lavoratori locali. La qualità del sistema produt- no il supporto alle piccole imprese e la vigilanza sulle rego- tivo, con la sua imprenditorialità diffusa, viene considerata un le del gioco competitivo. Alle banche si chiede trasparenza punto di forza prioritario dal 23% del campione (ma addirittu- e competitività, alla scuola una formazione specifica e coe- ra dal 32% del gruppo dei best performers). rente con la domanda delle imprese sul mercato del lavoro. A fronte di questo “capitalismo dal volto umano” che viene Meno “gettonate”, ma presenti, soluzioni dialogiche di colla- considerato capace di muoversi e innovare, rispondendo ade- borazione e supporto da parte di banche e scuola in rappor- guatamente alle sfide della concorrenza globale, stanno - a to alle imprese. Per il mercato, invece, l’idea chiave che gli giudizio degli intervistati - due fattori importanti di debolezza: imprenditori esprimono è quella di affrontarlo non tanto sul il mancato sostegno politico alle piccole e medie imprese piano formale (correttezza e trasparenza) quando su quello (32%); il mancato adeguamento delle infrastrutture (31%). delle reti, basate su collaborazione e della partnership. Qualche dubbio viene nutrito sulla frammentazione eccessiva del sistema produttivo (richiamata dal 27%), mentre l’inade- In che modo il territorio può trovare spazio in un quadro di guatezza del sistema scolastico e formativo viene considerata valutazioni e aspirazioni del genere? prioritaria solo dal 10% degli intervistati. La scommessa è quella di “mettere al lavoro” i legami de- Da questa auto-rappresentazione che gli imprenditori propon- boli che cominciano ad esserci tra le imprese maggiormen- gono come coscienza di sé, attraverso i punti di forza e di te dinamiche e il territorio. Non per arrivare al loro sciogli- debolezza ricordati, è possibile identificare il sentiero percor- mento, ma per inquadrarli in una logica di rete e dunque di ribile per ricercare - insieme agli altri soggetti del territorio - partnership progettuale. L’impresa motrice, che innova, re- una nuova identità. Il riferimento al ruolo critico degli uomini, sterà se il territorio accetterà di essere esso stesso della par- con la loro intelligenza fluida e creativa, è un punto di ap- tita, portando avanti gli investimenti e prendendosi i rischi poggio importante: qui gli uomini hanno sempre contato mol- che servono allo scopo. È proprio perché quell’impresa po- to, più delle macchine e più dei capitali. L’impresa è stata e trebbe effettivamente allontanarsi alla ricerca di altre possi- rimane “personale”, anche se alcune tra le maggiori imprese bilità, che diventa possibile mobilitare gli attori locali inte- cercano di incrociare questa radice imprenditoriale basata ressati ad essere parte del processo innovativo e a mante- sulla persona con meccanismi organizzativi e di controllo me- nere il rapporto con l’impresa innovatrice. Serve tuttavia un no fluidi e con competenze manageriali provenienti dall’ester- disegno progettuale, una linea di convergenza che consen- no, ancorate a modelli organizzativi più formalizzati. Gli uo- ta di realizzare, a scala locale, l’alleanza degli innovatori. mini, però, possono oggi avere idee e svolgere il ruolo inno- vativo che ad essi devono sempre di più essere attribuiti se 8 SPECIFICITÀ DA MANTENERE: imparano a lavorare in rete. Il rapporto diretto con le cose e QUANDO SI ACQUISTA COSCIENZA DI SÈ con le persone non basta più: non basta per convincere un Il progetto condiviso deve organizzarsi intorno ad una do- cliente che, se sta in America o in Giappone, non può essere manda chiave: come ridefinire l’identità del territorio e co- convinto “toccando con mano” materiali, macchine, processi me raccordare questa identità con i vantaggi competitivi e prodotto finito, per accertarsi della qualità e avere fiducia (differenziali) delle imprese collegate alle molte reti che lo nel modo di lavorare del fornitore. Qualità e fiducia possono attraversano e lo collegano con il resto del mondo? L’identità essere comunicate e garantite solo attraverso linguaggi for- non può essere conservata così com’è, ma nemmeno re-inven- mali che esprimano queste due caratteristiche in linguaggi tata a tavolino. Essa deve emergere da una traiettoria di movi- comuni, di carattere globale e non locale. 62
  • 63. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 63 Ancona: qualche idea per progettare il futuro Man mano che le reti si allargano, gli uomini devono impa- gegneria, dell’informatica, delle nanotecnologie, del bio- rare a lavorare in rete entrando in rapporto con conoscen- tech, e di tutte i promettenti sviluppi del sapere tecnologico ze, macchine, sistemi di azione che non sono gestibili sul fa, dunque, parte dell’evoluzione da mettere in conto per piano dell’esperienza diretta e interpersonale - come si è tutte le imprese, piccole e grandi che siano. E per le attività fatto sinora - ma che richiedono la mediazione di linguaggi una volta considerate tradizionali: ma quanta tecnologica formali e di conoscenze codificate. Linguaggi che riguarda- ormai troviamo nell’attrezzatura di uno yacht, in un ingra- no in primis la tecnologia, certo, ma non solo. Un investi- naggio meccanico o in un processo di lavaggio? Il tradizio- mento importante nei linguaggi (e dunque nelle reti) dell’in- nale ha infatti bisogno della tecnologia e la tecnologia dei 63
  • 64. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:48 Pagina 64 Ancona: qualche idea per progettare il futuro significati e della cultura ereditate dalla tradizione. La rete 9 ALCUNI NODI DA SCIOGLIERE deve mettere in comunicazione questi due ambienti, por- La società e la storia della provincia di Ancona forniscono tandoli a convivere nell’esperienza della stessa persona e argomenti all’idea che questa coesione intorno a valori e nelle specializzazioni presenti nelle reti con cui le singole interessi comuni si può trovare. Purchè la classe dirigente persone lavorano. locale sappia assumersi le proprie responsabilità. Questa Ma certo, i linguaggi tecnologici non sono tutto. Per lavorare prospettiva, secondo le risposte date dagli intervistati, sem- in rete, serve anche altro. Servono, ad esempio, anche i lin- bra capace di crescere e di convincere. Ma, perché si guaggi formali dell’economia, del management, del control- possa fare un passo importante in questa direzione, riman- lo, della logistica, del diritto, dell’estetica e altre forme di sa- gono alcuni importanti nodi da sciogliere. pere che oggi sono ancora troppo spesso presenti solo in Il primo riguarda la quantità e la qualità degli investimenti modo informale, nella testa e nella esperienza di vita di chi destinati a rinnovare e qualificare il capitale umano. intraprende o di chi lavora. Da questo punto di vista, c’è una latente contraddizione tra Il progetto di costruzione di una identità comune passa dun- le risposte che, da una parte, mettono al centro la produ- que per il capitale umano, ma soprattutto per un cambiamento zione di nuove conoscenze, associato allo sviluppo di più rilevante del tipo di intelligenza produttiva ad esso associata. robuste e moderne capacità professionali, mentre, dall’al- L’intelligenza personale deve diventare anche intelligenza di tra, rivelano criteri e comportamenti delle imprese, sul mer- rete, e dunque specializzarsi e integrarsi in sistemi ampi, dove cato del lavoro, che, in prevalenza, sembrano ispirati ad le specializzazioni possano avere le economie di scala per ri- una logica abbastanza diversa. La ricerca mette in eviden- sultare convenienti e sostenibili, nel lungo termine. Il primo pas- za come, ad esempio, le imprese dichiarino la priorità stra- saggio necessario, dunque, è quello di fare evolvere gli uomi- tegica assegnata al marketing e all’innovazione di prodot- ni, dotandoli dei mezzi comunicativi, logistici e di garanzia to. Ma poi, nei dati delle assunzioni (fonte Unioncamere), necessari per farli lavorare in rete. Ma questo non basta: il se- il numero dei professionisti assunti a questo scopo (nel cam- condo step è quello che deve raccordare questo nucleo por- po della ricerca, dell’innovazione, del marketing, della lo- tante (l’intelligenza personale in rete) con le infrastrutture e il so- gistica, della gestione delle risorse umane) rimane esiguo: stegno politico che ancora, nelle risposte date dalle imprese 400 neo-assunti in programma per tutte le imprese della intervistate, vengono valutate come insufficienti, e dunque ca- provincia, solo il 5% del totale. renti rispetto al disegno ambizioso sopra delineato. In generale, l’aumento qualitativo e quantitativo della pro- Tuttavia, la vitalità del territorio si coglie soprattutto guardan- fessionalità del lavoro non riceve ancora una adeguata at- do alla capacità del sistema economico di auto-generare le tenzione nella prassi quotidiana delle imprese. Come forze del nuovo sviluppo: se capitale umano e reti tendono obiettivo prioritario, non è sufficientemente riconosciuto, gradualmente ad integrarsi nella logica dell’economia glo- avendo - nelle risposte - un posto minore nella gerarchia bale e della produzione di conoscenza, esiste un solido ter- delle variabili strategiche ritenute importanti: l’organizza- reno a cui ancorare tutto il resto. Infrastrutture e politica in- zione interna rimane dietro a tante altre funzioni; la forma- dustriale potranno più facilmente allinearsi alle linee di for- zione non ha ancora il ruolo fondamentale che le spette- za scaturite dal circuito innovativo, all’opera sul territorio e rebbe; la politica delle assunzioni guarda in prevalenza nelle imprese. Sempre che questo circuito sia capace di tro- ad altro, essendo orientata alla copertura delle funzioni esi- vare la sua coesione interna e di esprimere chiaramente la stenti invece che allo sviluppo di nuove capacità e attività, propria domanda politica. proiettate oltre l’orizzonte del “business as usual”. L’impren- Il sistema produttivo, per cambiare in modo coeso, e con- ditore finora ha affrontato il problema delle nuove compe- sapevole, deve portare a sintesi interessi e visioni differenti. tenze e delle nuove professionalità mettendo in campo la È molto difficile farlo se le imprese e i gruppi di interessi sua intraprendenza e la sua intelligenza fluida: ma non si non si riconoscono come parti di una comunità di uomini potrà andare avanti per molto su questa base. che, al di là delle diverse funzioni e posizioni di ciascuno, Le aziende hanno effettivamente bisogno di una svolta su condivide certi valori etici. L’etica non riguarda in questo questo terreno, perché i percorsi di innovazione avviati de- caso singoli comportamenti o singole scelte: ma il quadro, vono essere sostenuti dalla creazione di nuove professiona- la cornice di insieme, entro cui comportamenti e scelte si lità manageriali e lavorative, non potendo rimandare - nel- collocano. Questo quadro suggerisce di puntare sulle risor- la stessa misura che in passato - alla vitalità e all’intelligen- se della condivisione e della collaborazione tra soggetti za del solo imprenditore, coadiuvato dalla famiglia. che sono in grado di adottare un metro comune di misura, Nel capitale umano bisogna dunque investire, facendo po- per le cose da fare, e di vedere il senso collettivo, non solo sto all’intelligenza diffusa da far crescere nel territorio. individuale, di quanto si sta facendo. Avendo la pazienza Per adesso siamo ai primi passi di un percorso che deve di fare un passo indietro ogni volta che serve, in attesa che ancora andare avanti, ben oltre quanto già è stato fatto e il progetto condiviso si compia. si sta facendo. Il nodo, in altri termini, resta da sciogliere e 64
  • 65. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:54 Pagina 65
  • 66. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:54 Pagina 66 Ancona: qualche idea per progettare il futuro 66
  • 67. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:54 Pagina 67 Ancona: qualche idea per progettare il futuro non può essere sciolto solo dalla parte delle imprese: serve In effetti, la dimensione delle città marchigiane non è così dif- un impegno corale del territorio al riguardo. Il secondo no- ferenziata da creare una gerarchia metropolitana scontata. In do critico da affrontare è quello dei servizi, ossia delle fun- realtà, ci troviamo di fronte ad un sistema che - come il Veneto zioni immateriali che devono arricchire il valore del prodot- o il Friuli Venezia Giulia - ha un capoluogo poco specializzato to materiale, associandolo a significati, esperienze, garan- in funzioni connettive e di governo e ancora abbastanza simi- zie, personalizzazioni da sviluppare in rapporto al singolo le, quanto a vocazioni e funzioni produttive, alle altre medie e cliente o a gruppi specializzati di utilizzatori. piccole città della regione. Il confronto con altre città capoluo- Nelle filiere globali, le funzioni immateriali - ricerca, idea- go rivela questa condizione non gerarchica della regione: la zione, progettazione, programmazione e controllo, quali- compresenza di molte province con vocazione manifatturiera tà, gestione dell’outsourcing, comunicazione, marchio, lo- (tra cui Ancona) e un sistema di servizi diffuso, ma non ancora gistica, distribuzione, assistenza post-vendita, finanza e si- abbastanza forte e specializzato, come forse l’evoluzione in- mili - hanno ormai assunto una grande rilevanza e sono in dustriale stessa richiederebbe. In sistemi del genere, le funzioni grado di “catturare” valore in misura spesso superiore alle metropolitane - competenze di alta specializzazione e servizi funzioni di fabbricazione del prodotto materiale. “rari” messi al servizio di un vasto bacino di domanda - fanno Non per niente, nelle filiere, sono queste le funzioni princi- fatica a crescere e qualificarsi, in mancanza di baricentri for- palmente svolte dalle aziende leader, che spesso decentra- ti, che gerarchizzino la domanda regionale. Cosicchè quan- no le lavorazioni ad un vasto sistema di subfornitura o a do le imprese locali hanno bisogno di competenze e servizi produttori esteri, magari nei paesi low cost. Non per nien- di questo tipo tendono a rivolgersi ad un’offerta di funzioni te nei paesi industrializzati cresce la quota del lavoro intel- metropolitane fornita da produttori esterni (di Milano, di Ro- lettuale e relazionale, che frutta anche retribuzioni media- ma, per non dire di Londra o di Shangai). mente superiori al lavoro manifatturiero classico. Le Marche sono una piccola regione che, con la sua popo- Queste competenze e questi servizi, specie se richiedono lazione complessiva, non arriva alla scala di una “normale” specializzazioni “rare” o molto focalizzate, non possono metropoli dell’attuale economia globale. Senza coltivare di- svilupparsi economicamente in imprese che sono troppo segni velleitari, però, bisogna anche dire che non è bene piccole o da sistemi produttivi che sono confinati in circuiti affidare all’esterno competenze e servizi specializzati che, locali troppo ristretti: in ambedue i casi manca la scala ne- nelle supply chains trans-territoriali, acquistano sempre più cessaria per fornire sbocchi remunerativi. valore. Si rischia infatti di cedere la “polpa” e di tenersi Questa esigenza di scala chiama in causa il ruolo delle città e l’”osso”, nell’attuale divisione del lavoro. L’evoluzione delle del circuito dei servizi specializzati e “rari” che esse ospitano. imprese manifatturiere verso il valore generato (per il clien- In particolare, in ogni regione, chiama in causa il capoluogo te) dalla qualità, dalla flessibilità e dalla creatività, aumenta regionale o la città comunque più importante della regione, infatti la domanda di conoscenze e competenze specializ- che è in grado di fornire servizi qualificati ad un’area vasta, zate nel campo della ideazione, progettazione, design, di estensione molto maggiore del solo retroterra comunale o approvvigionamento, programmazione e controllo, com- provinciale. Milano e Roma, in Italia, svolgono ruoli metropoli- mercializzazione, marchi e brevetti. Tutte cose che non pos- tani importanti, tali da attrarre la domanda di un territorio va- sono trovare adeguatamente posto in un’azienda di 10 o sto, che, per certe cose, gravita su di loro. Ma, in altre regio- anche di 20 addetti, e che rimandano alla formazione di ni, anche città di media dimensione come Torino, Genova, un nutrito nucleo di imprese specializzate nella produzione Bologna e Firenze servono - nel campo dei servizi “rari” - uno e vendita di servizi B2B, rivolti alla modernizzazione delle spazio metropolitano che va oltre la provincia, specializzan- imprese e delle loro pratiche manageriali. Lo spostamento dosi in attività collegate alla produzione di conoscenza e al- della domanda e del valore verso questo tipo di attività ri- l’investimento nelle risorse connettive (comunicazione, logisti- chiede, da parte del territorio, una risposta meno facile del- ca, garanzia) che tengono insieme le reti. Rispetto ad altre cit- la soluzione che rimanda le proprie imprese a competenze tà capoluogo, Ancona risulta ancora indietro nel processo di e servizi forniti da altre regioni, vicine e lontane. Se non si formazione di imprese di servizi e di competenze immateriali vuole alla lunga indebolire le competenze presenti nella re- a sostegno della struttura manifatturiera, che è stata sinora il gione e ridurre in proporzione la quota del valore “cattura- suo asset produttivo e strategico fondamentale. Nonostante il ta” dalle Marche nelle catene globali di produzione, biso- porto, che qualifica Ancona come un nodo logistico vocato gna immaginare processi di specializzazione di scala me- per tutto ciò che va sul mare, Ancona, pur essendo capoluo- tropolitana tra le città della regione, organizzando un siste- go regionale e svolgendo il ruolo amministrativo che ne conse- ma allargato di servizi per cui la domanda e l’offerta non si gue, non ha la dimensioni e le funzioni per essere una metro- incontrano più all’interno dei circuiti provinciali, ma si muo- poli capace di attrarre una consistente domanda di competen- vono in un’area vasta di riferimento, che comprende le spe- ze e di servizi dal territorio regionale o extra-regionale. La sua cializzazioni sviluppate dalle diverse città, a seconda delle modesta specializzazione nei servizi lo testimonia. vocazioni di ciascuna, o all’esterno. 67
  • 68. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:54 Pagina 68 Ancona: qualche idea per progettare il futuro In particolare, Ancona si trova di fronte due passi importan- Ma le imprese oggi esistenti non sono state in passato sele- ti per andare in questa direzione: zionate per questo scopo. Esse hanno potuto crescere e a) scegliere le proprie vocazioni in termini di area vasta, ri- proliferare nel territorio, usando gratuitamente il “capitale spetto ad altre città della regione e ai grandi fornitori ester- sociale” delle conoscenze e delle relazioni liberamente ac- ni già presenti e attivi in questo campo; cessibili nel distretto o nel sistema locale. Oggi che si tratta b) contribuire insieme alle altre province marchigiane ad in- di investire in nuove conoscenze e in nuove reti di relazio- tegrare le specializzazioni urbane in uno spazio metropoli- ne, si scopre che le imprese non sono attrezzate per far tano che facili l’accesso della domanda all’offerta di servizi crescere notevolmente il capitale investito e dunque la rac- di area vasta, superando i confini provinciali in tutti i casi in colta finanziaria che lo sostiene. cui questi sono troppo ristretti per sostenere lo sviluppo di Molte cose si possono fare al riguardo. Innanzitutto, come competenze e servizi “rari”. abbiamo detto, bisogna rendere convenienti gli investimenti Il nuovo ruolo delle città che cercano le loro vocazioni e le in conoscenza e in relazioni che le imprese e le famiglie si loro reti nello spazio metropolitano diventa un fattore abili- stanno preparando a fare. Non bisogna solo integrare me- tante per le imprese - grandi e piccole - che sono alla ricer- glio il sistema di ricerca con quello di produzione, per ab- ca di competenze e servizi specializzati, su cui non posso- battere i costi del nuovo, o di ampliare le reti che consento- no investire in proprio, ma che possono ottenere da una re- no di sfruttare su larga scala le idee “vincenti”. Si tratta di te di outsourcing bene organizzata a scala metropolitana. fare molto di più, sul terreno dei rapporti con i lavoratori Investimenti nella creazione di reti globali e di conoscenze (formazione, apprendimento on the job) e con i giovani originali non potranno e non dovranno, in effetti, essere fatti (scuola, inserimenti professionali). da ciascuna singola impresa della filiera. In molti casi sa- Bisogna poi mobilitare la finanza disponibile per consentire ranno i leader a fare il primo passo. In altri, dovranno na- un incremento diffuso dell’investimento mediamente fatto scere nuove imprese, specializzate in funzioni (immateriali) dalle imprese. Da questo punto di vista, è necessario pen- che, in un sistema di grande impresa, sarebbero probabil- sare al passaggio generazionale e a forme di inserimento mente rimaste all’interno della manifattura, sotto forma di in azienda dei nuovi soci (managers, fornitori, clienti, con- terziario implicito. E che invece, in un sistema decentrato correnti, lavoratori dipendenti), cercando anche la regia e come il nostro, devono necessariamente prendere corpo al- l’appoggio finanziario delle banche. l’esterno, sotto forma di imprese specializzate nella produ- Per sciogliere il nodo finanziario che oggi frena l’investi- zione e vendita di servizi e conoscenze. Lo sviluppo del mento in nuove idee e in nuove possibilità, è necessario co- nuovo terziario, a scala metropolitana, è dunque importan- minciare a sperimentare forme di finanziamento diverse dal te non perché debba sostituire la manifattura, ma perché - consueto e tali da consentire all’impresa di progettare solu- con il suo sviluppo di competenze e di relazioni - può arric- zioni innovative, contando sull’intervento di una banca ca- chire il valore dei prodotti in uscita dalla fabbrica, consen- pace e disposta a finanziarle. tendo di sviluppare da noi lavori sottratti, per quanto possi- bile, alla pressione competitiva al ribasso che proviene dai 10 IL FUTURO DI ANCONA, paesi low cost. Ancona, come abbiamo detto, è in ritardo TRA DUE POSSIBILI VOCAZIONI su questa strada, rispetto agli altri capoluoghi di regione. L’evoluzione di Ancona, se si vorranno affrontare i tre nodi so- Ma un po’ tutto il sistema marchigiano sembra non avere pra ricordati (capitale umano, servizi, investimenti/finanzia- ancora fatto sufficiente esperienza in questa direzione. Per menti), può seguire due strade abbastanza diverse. Oggi An- avviarsi, bisogna considerare i vantaggi che possono esse- cona ha una doppia vocazione: è città industriale a tutti gli ef- re conseguiti favorendo la nascita di neo-imprese di servizi, fetti, data l’elevata incidenza della manifattura nella struttura che vendano le loro competenze a molti clienti (facendo le produttiva della provincia; ma è anche il nucleo di un possibile necessarie economie di scala) e puntando sulla progressiva spazio metropolitano che stimoli la sua specializzazione in cer- integrazione dello spazio metropolitano a scala regionale o ti campi elettivi: nel campo della manifattura di eccellenza, anche sovra-regionale. Molto si può fare per mettere a sistema certo, ma soprattutto in quello dei possibili servizi rari che po- lo spazio metropolitano dei servizi e delle conoscenze che su- trebbe fornire ad un’area più vasta di quella provinciale. Per pera i confini provinciali e che può dare ad Ancona una fun- adesso la prima vocazione, frutto della storia di sviluppo indu- zione metropolitana ancora non pienamente esercitata. Ma di striale conosciuta nell’ultimo mezzo secolo, prevale sulla secon- questo parleremo tra poco, nel successivo paragrafo. Il terzo da. L’importante è che non la soffochi, perché Ancona e il si- nodo da sciogliere è quello dell’investimento. Tutte le cose di stema regionale hanno bisogno di organizzare le competenze cui abbiamo parlato (produzione di conoscenza originale, al- e i servizi rari in un ambito metropolitano, sovra-provinciale. I largamento delle reti, aumento del capitale umano, nascita di dati ricavati dai confronti inter-provinciali e mostrati nella ricer- un terziario produttivo al servizio della crescita del valore) ri- ca indicano chiaramente questa ambivalenza che è anche chiedono investimenti e sollecitano assunzioni di rischio. una possibile causa di ambiguità strategica nel lungo termine. 68
  • 69. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:54 Pagina 69 Ancona: qualche idea per progettare il futuro Il confronto col cosiddetto Club dei 15 mette in evidenza il di tipo metropolitano, che innerva il sistema provinciale ma sostanziale allineamento della provincia di Ancona sui mo- non solo, allargandosi – nei suoi campi di specializzazione delli occupazionali e culturali tipici dell’industria diffusa: forte - alle altre realtà regionali ed extra-regionali. peso della manifattura, pur in presenza di una crescita conti- Un esempio per tutti: il mare e la specializzazione di com- nua dei servizi; nuclei importanti di fabbriche distribuite nel petenze e funzioni che già Ancona ha in questo campo. In- territorio e nei piccoli centri della provincia; forte immigrazio- dustria nautica e servizi, tra cui anche i servizi logistici le- ne; difficoltà logistiche ecc.. Ma Ancona non è solo una cit- gati al porto, trovano già adesso nel mare la saldatura ne- tà industriale, come può essere Bergamo o Vicenza. È an- cessaria a creare competenze di eccellenza e servizi “rari” che, in nuce, una città terziaria della conoscenza, dei servi- che certo non sono saturati dal solo ambito provinciale. zi e della comunicazione, come accade ad altre città capo- Questa sintesi tra produzione materiale e intelligenza terzia- luogo, con cui è stato effettuato il confronto. Pur avendo al- ria, che si specifica nel rapporto col mare, potrebbe cre- cune delle qualità che identificano le città terziarie degli scere, mettendo la propria capacità creativa al servizio di spazi metropolitani attuali, Ancona è ancora lontana dal un sistema adriatico di area vasta, che si allarga alle rela- modello di città che presidia uno spazio metropolitano di zioni con i Balcani, sull’altra sponda dell’Adriatico. area vasta. Le mancano, al riguardo, le caratteristiche fon- La riorganizzazione degli spazi in senso metropolitano è damentali: forte investimento in funzioni connettive (logisti- destinata ad andare avanti comunque. Ma la cosa migliore che, comunicative, normative); presenza di centri di ricerca che un sistema provinciale possa fare per preparare il pro- e di elaborazione dei significati (media, pubblicità, esteti- prio futuro è di non seguirla, obtorto collo, e di non ostaco- ca); offerta di servizi rari ad un bacino ampio di utilizzatori larla, per inerzia o paura. Prendendo coscienza di sé, biso- che superano i confini dello spazio provinciale. In un certo gna invece prepararla: cominciando col rappresentarla co- senso, insomma, i dati relativi all’esistente collocano Ancona me possibilità condivisa, che non riguarda pochi, ma l’inte- a metà strada: sospesa tra una vocazione industriale che resse generale.Certo, non si può fare questa piccola/gran- proviene dal passato e segna ancora in modo importante il de rivoluzione geografica e funzionale, da soli. Ossia nel presente; e proiettata in avanti verso funzioni maggiormente chiuso di tanti sistemi provinciali che erigono barriere difen- terziarie, che tuttavia non sono ancora oggi abbastanza for- sive, invece di adottare logiche di specializzazione in rete ti da cambiare il carattere prevalente della città. che renderebbero meno costosa ed economicamente reddi- Per il futuro, tuttavia, bisogna legare la vocazione ereditata tizia la conoscenza di ciascuno. In uno spazio metropolita- dalla storia alla nuova, che emerge dalle spinte evolutive in no, domanda e offerta di servizi e competenze rare devo- corso. Il patto territoriale per lo sviluppo deve realizzare in no potersi incontrare in un bacino di mercato ampio, che modo condiviso questa delicata operazione di trasforma- attraversa senza troppi ostacoli i confini provinciali. Non è zione che usa il passato per preparare il futuro. solo nell’interesse di Ancona. L’integrazione dello spazio Come abbiamo già detto, la logica non deve essere quella metropolitano, in un unico e vasto bacino di produzione e di contrapporre due ideologie o due modelli alternativi di di uso di servizi e competenze specializzate, è una costru- città, stressando la contrapposizione tra materiale e immate- zione utile a tutti coloro che usano la rete, non del solo ca- riale, tra industria e terziario intesi in senso tradizionale. poluogo regionale. Anche in questo caso, si tratta di situar- Piuttosto bisogna rafforzare la vocazione industriale, sele- si in una traiettoria di evoluzione che nasce non dal caso e zionando il tipo di attività e di funzioni che può trarre van- dall’inerzia della storia, ma da un progetto condiviso. taggio della presenza, in loco, di una intelligenza terziaria Fatto con chi ci crede e con chi ci sta. 69
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  • 71. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:54 Pagina 71 Agenda del fare Possibili priorità da concretizzare in tempi rapidi per fare seguire nuovo sviluppo a vecchio sviluppo
  • 72. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:54 Pagina 72 I capitoli precedenti indicano che il futuro della provincia di ideale dove insediare nuovi business, progetti innovativi, Ancona passa attraverso un atto tanto doveroso e responsa- avanzati e ad alto valore aggiunto. bile nei confronti della comunità che fino ad oggi ha realiz- zato un modello economico-sociale virtuoso quanto irrinun- Decidere la traiettoria verso la quale può tendere il compren- ciabile ed improcrastinabile: decidere in quale direzione sorio anconetano non è certo atto facile: richiede un alto procedere, con quale strategia territoriale muoversi e dove senso di responsabilità dell’intera classe dirigente; deve orientare le energie migliori delle istituzioni, del mondo della essere tanto corale nell’impegno quanto selettivo nell’indivi- rappresentanza, della politica, dell’economia e della finan- duazione degli asset su cui investire il futuro. za locale. È una decisione da assumersi nella consapevolez- Occorre guardare oltre la siepe leopardiana “che da tanta za che la sfida in atto non consente più di salvaguardare parte de lultimo orizzonte il guardo esclude” e definire il posizioni intermedie. Occorre invece individuare le unicità e futuro delle generazioni che verranno dopo noi: è un dove- le eccellenze locali, valorizzarle perché diventino i veri ele- re morale che compete alla classe dirigente attuale; in menti attrattivi della comunità locale; è necessario costruire assenza di una chiara assunzione di scelta la comunità reti di relazioni, di competenze e di conoscenze vaste, dina- anconetana - sempre più vecchia, come dice l’analisi stati- miche e flessibili, capaci, da un lato, di trattenere il sistema stico-economica che integra questo rapporto di ricerca - assi- industriale già presente nel territorio, consentendogli di cre- sterà passivamente al proprio impoverimento demografico, scere qualitativamente senza fratture con il contesto in cui economico ed intellettuale. In quest’ottica, Confindustria opera; dall’altro, facendo della provincia di Ancona ambito Ancona avanza alcune prime proposte finalizzate a produr- 72
  • 73. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:55 Pagina 73 Agenda del fare re quegli effetti virtuosi che il prof. Rullani, nelle pagine pre- to), che pone il proprio sguardo (la strategia) verso l’alto cedenti, auspica per affrontare “i tre nodi da sciogliere” se (ossia il domani, il futuro). Il leader industriale, infatti, è colui si vuole parlare ancora di sviluppo dopo lo sviluppo: capi- che, autorevolmente, non insegue i fatti, ma li crea, che non tale umano, servizi e investimenti. Solo fornendo risposte a pensa solo ai fatti suoi, ma, appunto va oltre la contingen- questi tre nodi, si potrà delineare il nuovo sviluppo della za immediata e individuale. Questa trasformazione cultura- Marca anconetana: si stanno manifestando forti accelera- le nella classe imprenditoriale, perché avvenga rapidamen- zioni che impattano anche sul sistema economico-sociale te e naturalmente, necessità di un contesto - nel caso di spe- locale, mettendo in crisi certezze consolidatesi negli anni, cie la provincia di Ancona, intesa come mix tra territorio ed aprendo spiragli di luce fino a pochi anni fa non visibili nel infrastrutture, comunità locale, istituzioni, finanza e servizi - comprensorio. Si pensi, per esempio, all’effetto negativo fertile e ideale, dove le idee ed i progetti trovino accoglien- che l’attuale crisi mondiale sta determinando nel mondo za positiva per radicarsi e svilupparsi. Un imprenditore inter- degli elettrodomestici e a quello positivo che contestualmen- vistato ha auspicato che il nostro sistema si trasformi in te determina nel settore della nautica di lusso. “California d’Europa”. La sua affermazione non è dissimile dalla visione che Confindustria Ancona ha della provincia, È opinione diffusa, anche in ambito aziendale, che è sem- perché sia culla di innovazione sistemica, in quanto discon- pre più conveniente rilanciare e reinventarsi giorno dopo tinuità nel sapere e nel saper fare. Grazie all’innovazione giorno, creando uno stacco dal presente ma senza discon- diffusa, infatti, a parità di risorse si fanno più cose (sviluppo), tinuità, anziché difendere le proprie posizioni. o si fanno le stesse con meno risorse (sostenibilità). L’idea di In questa logica, pertanto, occorre un nuovo salto in avanti produrre di più o di produrre meglio (ossia sviluppo e soste- anche del mondo d’impresa locale, oggi contraddistinto da nibilità), proprio grazie all’innovazione, si tradurrebbe inol- molti eccellenti capitani, concentrati più sul business azien- tre in più reddito o più tempo libero (qualità della vita) e in dale che a definire strategie di medio-lungo periodo. La tra- un miglior utilizzo delle risorse (più ambiente). Quello di cui iettoria disegnata soprattutto dai cosiddetti best performer Ancona ha bisogno è diventare culla dell’innovazione in ascoltati in occasione di questo rapporto di ricerca (cfr. 5° modo esteso (per tutti) e persistente (nel tempo). L’idea non è cap.) indica nel passaggio “da capitano d’impresa a leader quella di avere in provincia una sola Microsoft piuttosto che industriale” il cambiamento culturale secondo cui il leader una sola Google; Ancona deve traguardare ad essere culla industriale è colui che va oltre al business (il presente concre- di innovazione sistemica e trasversale, che abbracci l’inter- 73
  • 74. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:55 Pagina 74 Agenda del fare mo mondo imprenditoriale, generando per il territorio il van- a. elettronica taggio competitivo che risiede nella conoscenza, nel know- b. ingegneria ambientale how e si traduce in un valore attrattivo anche nei confronti c. bio-ingegneria di altri sistemi economico-imprenditoriali. Questo significa d. energia. impegnarsi per un territorio dove il circolo virtuoso dell’inno- In questa logica, il polo per l’innovazione proposto da vazione sia strutturale, sia un modo di essere del territorio. Confindustria Ancona nel marzo scorso, può essere il naturale In questo modo la provincia di Ancona avrà al suo interno collegamento facilitatore tra R&D e industria locale; può gene- la capacità di innovarsi, cogliendo costantemente le tenden- rare la necessaria economia di scala “della conoscenza” che ze e sapendo massimizzare il vantaggio competitivo della si addice ad un sistema economico, formativo e industriale, propria massa critica e della propria vocazione. In un simi- come quello locale, contraddistinto perlopiù da piccole e le contesto, chi oggi è capitano d’impresa potrà dedicare le medie dimensioni. Oggi per investire in conoscenza, soprattut- proprie energie non solo al business corrente (la trincea), to in quella avanzata, ossia quella alla base della produzione che insegue la realtà, ma anche alla strategia, che la crea delle “buone idee” (Cfr. capitolo precedente) occorrono ener- secondo un progetto di ampio respiro. Perché questa visio- gie, economiche e non, significative. Per questo mettere a fat- ne - Ancona culla di innovazione sistemica - diventi realtà, tore comune conoscenze e problematiche consente di investire occorre che istituzioni e pubblica amministrazione, banche, in professionalità adeguate. mondo della formazione, della rappresentanza datoriale e Sempre in ambito tecnologico su cui investire, è utile prendere in sindacale, si adoperino alla costruzione di un progetto comu- considerazione le potenzialità derivanti dalla produzione agrico- ne, forte per unità di intenti e per perseveranza nell’inseguirli. la, ben radicata e diffusa nella provincia, tra l’altro in costante fase di qualificazione anche in termini commerciali. Tecnologia Appare pertanto necessaria la definizione di un PATTO TER- e agricoltura, correlate anche ai temi della qualità delle produ- RITORIALE PER IL NUOVO SVILUPPO che: zioni, dell’energia e dell’eco-sostenibilità, possono rappresen- 1. consenta la definizione di un’area vasta sulla costa adria- tare asset su cui investire in formazione avanzata ed R&D tica di cui Ancona, città e provincia, possa rappresentare 6. crei le premesse per investire in: progetti specifici su turi- baricentro multirelazioni, anche con riferimento ai Paesi smo e agro-industria, al fine di rafforzare l’identità e il patri- “oltre Adriatico” ex Balcani; monio di tradizioni locali; eco-innovazioni nel comparto 2. accrediti Ancona città, parimenti agli altri capoluoghi di industriale e manifatturiero in genere Regione, come snodo multiservizi, purché a valore aggiun- 7. tenda ad un sistema formativo selettivo, specialistico, for- to, a supporto dei vari centri industriali presenti in provincia; temente relazionato con il mondo, al punto di consentire pro- 3. veda nel sistema infrastrutturale e nel trasporto pubblico getti di interscambio, anche coinvolgendo l’industria, con i asset indispensabili. sistemi internazionali della formazione In questa logica, logistica, reti e infrastrutture soft, devono 8. dia avvio ad una piattaforma finanziaria innovativa che rappresentare il plus competitivo che differenzi Ancona dal veda nel sostegno iniziale ai soli progetti innovativi credibi- resto del Centro Italia; li delle PMI locali la propria funzione, al fine di certificare la 4. riconosca, senza equivoci, la valenza strategica della bontà e l’eticità di queste iniziative imprenditoriali e conse- risorsa mare. Aldilà delle attività logistico-portuali in essere e guentemente facilitarne la messa in relazione con i centri della timida convivenza fra nautica, navalmeccanica e finanziari di livello nazionale ed internazionali. diportistica con il resto della città, il mare non viene ancora vissuto come patrimonio e volano di sviluppo. Al contrario Se su queste priorità si troverà concreta e piena condivisio- appare disorganico alla città, in alcuni casi, barriera e freno ne, ogni iniziativa sarà dettagliata e calendarizzata in alla sua crescita. modo tale da assicurare sempre il controllo circa lo “stato Dare valenza strategica al mare significa: avanzamento lavoro” da parte di chiunque. a. investire in competenze e tecnologie avanzate per la can- tieristica; Dopo questa prima proposta - definizione e sottoscrizione di b. valorizzare la rete, oggi ancora non emersa, di imprese un PATTO TERRITORIALE PER IL NUOVO SVILUPPO - provia- che possono integrarsi nelle tecnologie del mare; mo anche a declinare alcune idee progettuali secondo una c. investire su progetti distintivi, attinenti alle tecnologie del logica matriciale. mare, strettamente coniugati con la salvaguardia ambienta- Fine ultimo di questo esercizio è quello di tracciare la possi- le e il risparmio energetico bile traiettoria evolutiva del comprensorio, che ad avviso di 5. individui alcuni ambiti tecnologici che diventino campi di Confindustria Ancona dovrà caratterizzarsi per un uso equi- ricerca e sviluppo duraturi nel tempo per il comprensorio. librato del territorio, un’economia sempre più dell’innovazio- Oltre alle succitate tecnologie del mare, Confindustria ne, delle reti e della conoscenza e un ulteriore sviluppo del Ancona propone: benessere socio-economico e culturale. 74
  • 75. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:55 Pagina 75 Agenda del fare Nella matrice che segue, al pari di quanto fatto nelle pagine Sul ruolo etico e sociale dell’impresa occorre investire precedenti, non è stato menzionato un tema caro a molte energie; enti ed istituzioni, ma anche mondo banca- Confindustria Ancona, sul quale appare necessario prestare rio, dovrebbero stimolare con premialità (es.: snellimento attenzioni e dedicare energie speciali: promuovere modelli di procedure burocratiche; maggior attenzione nell’erogazio- imprese virtuose per etica e responsabilità sociale. Su questo ne di finanziamenti) questi approcci virtuosi nelle imprese. tema Confindustria Ancona sta avviando un progetto di comu- È una strada ad oggi non completamente sondata; inizia- nicazione, culturale e di supporto alle aziende socie; l’accor- tive congiunte, in collaborazione con Confindustria do siglato poche settimane fa con le segreterie provinciali sin- Ancona, potrebbero incidere positivamente e diffusamente dacali ne è un primo importante passo. Contrattazione di sui comportamenti gestionali delle aziende. Investire secondo livello, flessibilità, sicurezza nei luoghi di lavoro e for- sull’“etica” significherebbe caratterizzare fortemente la mazione sono i punti cardine dell’accordo, innovativo nel nostra comunità e fare della nostra industria un modello panorama locale e nazionale, che si segnala per la forte con- distintivo ed attrattivo sul quale puntare anche per iniziati- divisione sui contenuti e sulle logiche gestionali dei singoli temi. ve di marketing territoriale. 75
  • 76. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:55 Pagina 76 Agenda del fare NODI LE PROPOSTE OBIETTIVI DA SCIOGLIERE DI CONFINDUSTRIA ANCONA Impegno diretto e diffuso del mondo Confindustria Ancona per collaborare con istituti tecnici ed università, senza peraltro rinunciare a quanto già realizza nell’ambito della formazione. 1. ISTITUTI TECNICI: progettazione condivisa di un corso sperimentale per l’industria; il programma formativo sarà frutto della condivisione tra Istituti e Confindustria Ancona, la quale assicurerà anche docenze e testimonianze dirette da parte di uomini di impresa. All’inizio il progetto sarà sperimentato in 1 istituto tecnico per bacino territoriale coerente con quelli di riferimento ai Comitati Territoriali, poi progressivamente esteso ad altre realtà. 2. UNIVERSITÀ: disponibilità a contribuire alla definizione dei programmi formativo-accademici inizialmente per i corsi di laurea Ridurre la distonia tra in Ingegneria, Economia e Commercio, Giurisprudenza. produzione di nuove In condivisione con l’Università introduzione di materie CAPITALE conoscenze e svilup- di specifico interesse per il mondo industriale, UMANO po di nuove capacità previsione di docenze e testimonianze dirette di uomini di impresa. professionali. 3. PROGETTAZIONE STAGE: sia per diplomati che per Laureati - in sedi estere di aziende socie 4. PROGETTO WORLDWIDE: elaborazione di una banca dati con specifico riferimento alle esigenze di internazionalizzazione delle imprese e l’interesse di studenti stranieri. In questo modo incrociando esigenze commerciali delle imprese con gli interessi di ricerca degli allievi delle migliori scuole del mondo, si potranno sviluppare progetti di collabora- zione per favorire lo studio e l’esplorazione dei mercati, l’analisi dei competitors, la verifica dei canali distributivi. ISTAO: rilanciare la Fondazione voluta con determinazione da Fuà perché diventi centro dell’alta formazione per la classe dirigente e per il passaggio generazionale, il cui raggio di azione sia secondo una logica di area vasta, interregionale sulla dorsale adriatica. PROGETTO TALENTO Confindustria Ancona, entro fine 2009, presenterà un bando di gara Stimolare percorsi per l’assegnazione di una borsa di studio destinata al neolaureato competitivi sani tra gli tecnologo che, secondo predeterminati requisiti, si metterà in eviden- SERVIZI studenti universitari, za. La borsa di studio sarà destinata ad abbattere i costi per lo svol- anche attraverso gimento di un master, coerente con la laurea acquisita, all’estero. borse di studio Condizione per l’erogazione della borsa di studio: terminata questa esperienza, il giovane dovrà rientrare in provincia di Ancona per una esperienza lavorativa. Traiettorie moderne è un progetto aperto al contributo di chi, responsabilmente, vuole impegnarsi a favore del “nuovo sviluppo” della provincia. Ogni contributo in merito può essere inviato all’indirizzo di posta elettronica traiettoriemoderne@confindustria.an.it 76
  • 77. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:55 Pagina 77 Agenda del fare NODI LE PROPOSTE OBIETTIVI DA SCIOGLIERE DI CONFINDUSTRIA ANCONA 1. Fare dell’innovazione la fonte di crescita e di sviluppo del territorio, individuando però alcuni ambiti tecnologici specifici su cui concentrare iniziative e risorse per specializzare (elementi distintivi) il comprensorio. Tra le tante: elettronica, scienze dei materiali, nanotecnologie, bioingegneria, ingegneria ambientale. 2. Polo per l’innovazione: proposto a marzo 2008, assume pienamen- te il ruolo di volano facilitatore per la messa in rete di conoscenze nei più svariati ambiti dell’innovazione, che faciliti anche l’ingegnerizzazione dell’innovazione. La sua implementazione sarebbe propedeutica all’avvio Arricchire il valore di progetti ulteriori che renderebbero la provincia anconetana sede ido- delle produzioni, nea per un terziario più che avanzato. nell’ottica di passare 3. Realizzare servizi ad alto valore aggiunto specifici dalla “manifattura per la cantieristica. tradizionale” È tempo di vedere nel mare un opzione di sviluppo tecnologico, alla “manifattura di servizi ed occupazionale, anziché una barriera naturale intelligente” alla crescita e sviluppo tecnologico del comprensorio. 4. Spostare l’attenzione dalle tecnologie alla tecno-scienza, ossia un mix assai delicato tra tecnologie magari già presenti sul mercato e scienze, meno tangibili ma più fruibili per definire nuove strategie di sviluppo innovativo 5. Avviare un osservatorio sui processi di internazionalizzazione produttiva dell’industria locale. 6. conseguentemente sviluppare strumenti innovativi SERVIZI di esplorazione dei mercati e di analisi della domanda a supporto dell’internazionalizzazione commerciale delle imprese. Con funzioni trasversali 1. Rafforzare la logistica, completando immediatamente le piattaforme ad alto valore aggiun- logistico intermodali già esistenti to, Ancona può ambi- 2. Accelerare gli investimenti in reti e infrastrutture soft, re ad essere baricentro anche al fine di innovare le forme di trasporto pubblico (es.: integrazione della dorsale adriatica, tariffaria tra ferro e gomma; sistemi di localizzazione satellitare) in una logica di multi service di area vasta 1. Finanza innovativa per sostenere in fase iniziale la capacità proget- tuale innovativa delle PMI: in sostanza costituire un fondo, non di grandi Integrare in loco la dimensioni economiche, destinato ad esercitare il ruolo di garanzia finanza d’impresa etica e di qualità del progetto industriale nei confronti delle reti finan- ziarie più strutturate e meno attratte, in una prima fase, da iniziative di valenza locale e di piccole dimensioni (progetti da 1 milione di euro) Dedicare risorse, 1. Promuovere ogni “eco innovazione” per il settore produttivo economiche e umane, ed ambientale per sviluppare progetti 2. Investire su turismo, quale leva di valorizzazione dei luoghi, di medio-lungo perio- dell’ambiente, della tipicità e dell’offerta culturale locale do che incrementino 3. Agro-alimentare come fattore di integrazione del territorio, l’attrattività dell’area rafforzandone l’identità per essere elemento attrattivo dell’area 77
  • 78. 78 Province Popolazione Saldo Densità Percentuale Percentuale Percentuale Percentuale Valore delle Valore delle N. di N. di residente al naturale istituti scola- di iscritti sul di occupati di occupati di lavoratori importazioni esportazioni iscrizioni di cancellazio- 31-12-2005 della stici per totale della sul totale nei servizi subordinati procapite procapite imprese per ni di impre- popolazione popolazione popolazione della sul totale popolazione se per residente residente popolazione della residente popolazione residente popolazione residente confindustriaOK:Layout 1 residente al 31-12-2005 1 Ancona 464.427 -1018 81,06598 13,88% 43,21% 61,22% 6,13% 6.091,50 9.464,34 76,44 172,52 2 Ascoli 3-09-2008 Piceno 380.648 -566 75,435593 14,21% 40,34% 57,89% 6,05% 5.581,18 8.848,11 67,54 176,72 3 Macerata 315.065 -536 77,621335 13,57% 42,31% 52,02% 5,21% 2.487,22 5.445,32 67,06 173,21 16:55 4 Pesaro Urbino 368.669 -118 85,162624 12,90% 43,26% 59,78% 5,96% 1.983,11 5.562,67 64,48 167,05 APPENDICE STATISTICA 5 Belluno 212.216 -870 83,25461 11,81% 44,24% 50,08% 5,02% 4.007,01 11.271,81 111,46 216,55 Pagina 78 6 Bergamo 1.033.848 1680 92,217287 11,88% 45,06% 51,78% 5,99% 7.963,38 11.314,00 74,45 184,42 7 Biella 187.619 -776 81,715592 11,66% 42,53% 55,35% 5,50% 6.095,46 7.916,52 79,50 148,08 8 Brescia 1.182.337 2685 92,761415 12,02% 43,93% 51,33% 6,72% 7.348,06 10.282,74 68,61 179,99 9 Como 566.853 61 98,754878 10,98% 43,40% 59,48% 6,92% 4.913,30 8.300,61 77,21 192,09 10 Lecco 325.039 268 97,113535 11,30% 45,06% 50,19% 7,23% 6.089,78 9.939,61 87,99 221,87 11 Mantova 393.723 -446 94,576748 11,91% 44,71% 51,46% 6,11% 8.935,27 11.476,80 72,59 180,28 12 Modena 665.367 202 88,023151 12,43% 46,27% 52,15% 7,91% 6.828,65 14.347,07 61,37 154,06 13 Novara 355.354 -848 88,99424 11,51% 44,00% 60,66% 5,66% 8.460,66 11.267,29 67,40 163,16 14 Pordenone 300.223 -62 86,295775 11,64% 45,04% 52,69% 5,73% 4.606,35 11.910,17 92,78 221,08 15 Prato 242.497 762 97,545052 11,52% 43,26% 56,40% 7,15% 7.517,55 9.118,61 35,82 83,53 16 Reggio Emilia 494.212 98 94,369295 11,51% 46,80% 51,93% 7,68% 6.272,31 14.943,06 55,42 144,38 17 Treviso 849.355 1859 88,798223 12,08% 46,02% 54,26% 5,94% 6.212,03 11.020,85 73,38 192,64 18 Varese 848.606 391 94,164004 11,57% 45,61% 58,78% 7,02% 6.808,99 10.031,36 78,26 186,63 19 Vicenza 838.737 2103 82,277516 13,29% 44,41% 50,18% 6,67% 8.362,64 14.462,88 76,19 189,03 20 Bologna 949.825 -3207 110,04808 10,09% 47,39% 64,47% 8,59% 5.990,66 10.247,50 72,36 162,20 21 Firenze 967.464 -2344 98,419532 11,42% 44,13% 71,01% 8,57% 5.093,71 7.401,47 66,26 160,74 22 Genova 890.863 -5416 106,88218 9,75% 38,65% 78,99% 5,83% 4.441,64 2.634,02 78,95 171,65 23 Perugia 640.323 -1266 80,371909 13,19% 41,99% 62,91% 6,32% 1.874,30 2.547,74 77,63 192,00 24 Pescara 309.947 -145 74,50649 14,89% 36,29% 73,53% 5,34% 1.584,29 1.237,17 66,23 167,72
  • 79. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:55 Pagina 79 REDDITO PER CONTRIBUENTE E VARIAZIONE COMUNI DELLA PROVINCIA DI ANCONA Comune Reddito 2007 Var.% 99-07 Reddito 2007 Var.% 99-07 Reddito 2007 Var.% 99-07 per contribuente per abitante per famiglia ANCONA 19.407 22,4 14.616 16,8 32.122 4,3 FABRIANO 17.937 18,6 13.682 17,9 32.541 3,5 JESI 17.689 23,9 13.930 23,8 34.347 16,7 FALCONARA MAR. 17.591 21,6 13.100 19,1 31.250 20,1 MONSANO 17.310 25,9 13.351 28,1 35.456 24,1 NUMANA 17.167 19,7 13.724 30,8 28.940 35,7 SIROLO 17.125 33,7 13.479 34,4 30.160 21,9 AGUGLIANO 16.340 23,5 11.846 27,0 31.044 18,3 CAMERANO 16.308 23,7 12.384 23,0 32.640 10,6 OSIMO 16.223 23,3 12.486 27,6 31.095 16,8 MONTEMARCIANO 16.130 22,4 11.492 24,2 27.790 17,1 SENIGALLIA 15.942 24,7 12.263 25,0 28.928 16,2 CHIARAVALLE 15.850 18,6 12.062 16,8 28.479 8,3 POLVERIGI 15.775 28,3 11.816 36,2 30.461 23,4 MONTE ROBERTO 15.726 25,3 11.667 26,1 30.284 13,2 CASTELFIDARDO 15.661 16,6 11.703 18,7 30.505 11,0 OFFAGNA 15.525 26,8 11.698 35,7 30.631 25,6 CERRETO DESI 15.398 18,9 11.600 18,9 29.139 5,8 MONTE SAN VITO 15.337 20,8 11.551 22,5 28.634 14,8 CAMERATA PICENA 15.272 22,6 11.664 26,0 30.251 15,9 MAIOLATI SPONTINI 15.026 21,8 11.427 21,0 29.089 15,2 LORETO 14.980 16,3 11.222 18,6 29.813 21,2 CASTELBELLINO 14.713 21,7 11.206 27,7 27.856 15,4 ROSORA 14.412 20,8 11.389 23,1 28.155 18,3 CASTELPLANIO 14.353 21,6 10.987 20,0 27.131 8,8 SERRA DE CONTI 14.146 25,0 11.223 24,2 28.608 19,5 SAN MARCELLO 14.146 22,6 10.983 27,5 28.951 16,1 SASSOFERRATO 13.716 18,8 10.637 20,3 25.456 16,2 MORRO DALBA 13.593 22,7 10.368 23,9 26.504 12,1 FILOTTRANO 13.422 21,8 10.496 23,0 28.275 11,9 GENGA 13.379 24,0 10.665 24,2 25.864 24,7 MERGO 13.362 16,0 9.670 14,7 25.333 14,7 RIPE 13.073 19,5 9.707 21,7 25.092 14,8 SERRA SAN QUIRICO 13.048 18,2 10.083 16,4 24.336 7,5 OSTRA 12.902 17,0 9.713 15,8 25.447 9,7 CUPRAMONTANA 12.874 14,6 9.785 9,3 24.159 5,8 MONTECAROTTO 12.824 17,9 10.369 15,2 25.502 4,4 SANTA MARIA NUOVA 12.806 17,3 9.633 19,2 25.729 17,0 CORINALDO 12.715 15,8 9.896 15,2 25.582 9,4 SAN PAOLO DI JESI 12.703 3,6 10.070 6,5 24.423 -4,2 BARBARA 12.304 14,8 9.584 16,5 24.586 10,9 MONTERADO 12.269 17,6 9.465 20,5 22.801 9,6 OSTRA VETERE 12.216 13,6 9.431 12,5 26.224 5,5 BELVEDERE OSTRENSE 12.213 15,2 9.602 17,1 26.196 11,5 CASTELLEONE DI SUASA 12.046 20,1 9.120 22,8 23.851 16,0 STAFFOLO 11.951 16,3 8.950 12,7 22.916 8,6 ARCEVIA 11.678 14,4 9.608 13,7 23.850 7,1 CASTEL COLONNA 11.252 17,0 9.017 18,7 22.531 6,2 POGGIO SAN MARCELLO 11.211 14,0 8.546 9,7 20.047 8,8 79
  • 80. confindustriaOK:Layout 1 3-09-2008 16:55 Pagina 80 TESTI DI APPROFONDIMENTO ACI- EURISPES, RAPPORTO SULLA QUALITÀ DELLA MOBILITÀ NELLE PROVIINCE ITALIANE, 13 Settembre 2006 Banca d’Italia, Relazione del Governatore, 2007 Banca d’Italia, Bollettino Economico, n. 51 Gennaio 2008 Banca d’Italia, Bollettino Economico, n. 52 Aprile 2008 Centro Studi Confindustria, “Conoscere per crescere” Istruzione e sviluppo economico in Italia Dicembre 2007 N.1 Censis-Unione delle Province d’Italia, L’economia della Provicia, La nuova carta socio economica dei territori italiani, Mappatura tipologica delle Province, Analisi in componenti principali e cluster analysis, Roma 27 Giugno 2007 Confindustria, Relazione Assemblea Pubblica 2008, Presidente Emma Marcegaglia Centro Studi Confindustria Marche, Indagini congiunturali trimestrali 2008 European Commission, Directorate-General for Economic and Financial Affairs, Economic Forecast Spring 2008 Euro-zone economic Outlook, pubblicazione viene elaborata congiuntamente ed in tempo reale dall’Istituto di studi e previsione economica tedesco IFO, dall’Istituto francese INSEE e dall’Istituto italiano ISAE. IBM GLOBAL CEO STUDY 2006, EXPANDING THE INNOVATION HORIZON ISTAT Conti economici territoriali: stima anticipata della dinamica di alcuni aggregati economici nelle grandi ripartizioni geografiche. Anno 2007, 5 giugno 2008. ISTITUTO GUGLIELMO TAGLIACARNE - UNIONCAMERE, La dotazione delle infrastrutture nelle Province italiane, 2006 Prometeia - Unioncamere, Scenari di sviluppo delle economie locali italiane 2008-2011 (giugno 2008) Unioncamere, Sistema informativo Excelsior, Sistema Informativo per l’occupazione e la formazione, undicesima edizione, 2008 United Nations ,World Economic Situation and Prospects 2008 (United Nations publication, Sales No.E.08.II.C.2), released in January 2008. New York, 2008 World Economic Forum, Annual Report 2006/2007 International Monetary Fund, World Economic Outlook, April 2008 Housing and the Business Cycle