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La World History: genesi e prospettive
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La World History: genesi e prospettive

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  • 1. LA WORLD HISTORY:GENESI E PROSPETTIVETratto da un saggio di T. Detti
  • 2. IL PROBLEMA Perché l’Europa ha gradualmente conquistato il centro del mondo ed è riuscita asottomettere o egemonizzare le periferie? Nella storiografia occidentale il concetto di globale si intreccia con quello di unità del genereumano, travalica una definizione geografico-spaziale per innalzarsi al livello delle generalizzazioniuniversali e trasformarsi filosofia della storia. Paradigma evolutivo colloca in Occidente il punto di arrivo di un percorso plurimillenario dellaciviltà umana avviatosi in Oriente.Prospettiva religiosa:fratellanza degli uomini nellacomune origine e natura di figlidi DioProspettiva Illuminista: ricercala comune appartenenza«progressiva» al regno dellaragione e della civiltàProspettiva romantica:rivendica le diverse radicistoriche di popoli e nazioni
  • 3. PER UNA FILOSOFIA DELLA STORIA• Nell’ Essai sur les moeurs et l’esprit des nations(1753-1769) Voltaire prende attodell’esistenza di civiltà diverse e talvolta superiori rispetto a quella europea, come nel caso dellaCina della dinastia Tang ri spetto a Carlo Magno. Primo abbozzo di relativismo storico.• Herder nelle Idee per la filosofia della storia dell’umanità (1784-1791) formula il modello,destinato a lunga vita e fortuna, di un flusso del progresso da Oriente verso Occìdente.Sostenitore del principio di una gerarchia spazio-temporale delle civiltà e l’idea di unapreminenza dell’Europa come risultato di un processo storico unitario: strada lineare ed univocache dall’arretratezza conduce alla modernità.• Stesso principio viene mutuato da Hegel, lo spirito del tempo si realizza nella forma dello stato egrandi civiltà che hanno pur raggiunto capaci di raggiungere una forma organizzata moderna diconvivenza civile. Solo con lo stato europeo e germanico si realizza la condizione universaledella libertà.
  • 4. LA CRISI DELL’ETNOCENTRISMO Nel 1907 a William Graham Sumner, risale la prima formulazione del concetto dietnocentrismo: quando «il proprio la vittoria gi apponese a Tsushima contro la Russia zaristaanticipa una incrinatura delle sicurezze eurocentriche. Il tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler (1918-1922), per la prima volta la divisionein civiltà della storia umana (egiziana, babilonese, greco-romana, indiana, cinese, messicana,araba, occidentale) sopravanza nettamente le tradizionali periodizzazioni trasversali e ilparallelismo con gli organismi viventi (e quindi con le dinamiche naturali di nascita, ascesa,declino e scomparsa) conferisce alla storia delle civiltà un aspetto di lotta per la sopravvivenza,di ascendenza vagamente darwiniana. Emergono due paradigmi destinati ad influenzarne profondamente il corso successivo:1. Il primo è quello dello sviluppo separato delle civiltà: i contatti tra di esse sono sporadici edesclusivamente conflittuali, comunque ininfluenti agli effetti della loro evoluzione interna.2. Il secondo è quello, mutuato dall’economia e dalla biologia, il declino di una civiltàcorrisponde all’ascesa di un’altra le «leggi» dello sviluppo e della decadenza sono in qualchemondo inscritte nella matrice originaria di ogni civiltà. Entrambi questi paradigmi si disp iegano estesamente nel monumentale A Study of History diArnold J.Toynbee. Egli compara tra loro i cicli delle civiltà per scoprirne i punti comuni equindi le cause di vittoria e sconfitta. esce dal determinismo biologico e fatalistico. Tra spaziogeografico e insediamento umano si genera una dialettica di challenge e response cherappresenta la chiave dello sviluppo storico delle diverse civiltà; il rapporto con la natura e inparticolare con il clima.
  • 5. L’UNESCO E LA DIFESA DELLABIODIVERSITA’ History of Mankind fu avviato nel 1946 dal direttore generale dell’Unesco. Il tentativo disopprimere o danneggiare ogni gruppo (etnico, religioso, politico, culturale) componente delgenere umano si configura infatti, non più soltanto come un crimine contro le popolazioni civilima come un crimine contro la «biodiversità», quindi la ricchezza e il patrimonio di tutta l’umanità. Il progetto Unesco riflette fin dall’inizio questa impostazione etica della «human community» emarcia in parallelo al processo storico della decolonizzazione. Ma i risultati appaiono deludenti alpunto che le critiche di descrittivismo, economicismo, eurocentrismo (alla Cina viene riservato il5% dello spazio) l’iniziale autoesclusione del mondo comunista e l’impostazione di fondo deivolumi oscilla tra una trattazione suddivisa per regioni geografiche e lo sviluppo di temitrasversali (demografia, arte, scienza). Evita il piano comparativo del raffronto tra civiltà diverse.
  • 6. PROGETTO UNESCO: LUCIENFEBVRE Lucien Febvre, nel quadro dei primi progetti di un manuale di storia universale dell’umanitàelaborati dall’Unesco, fa ovvia scelta estensiva del panorama di studio in sensoantieurocentrico (la Cina occupa più del 10% del testo). La periodizzazione dovrebbe essere fondata su tre criteri di individuazione delle svolte epocali:1. ridisegno degli equilibri di potere tra civiltà2. aumento dei contatti tra di esse3. comparsa di novità fondamentali in quelle maggiori. Il risultato è una scomposizione della storia umana in sei periodi:1. rivoluzione agricola del Neolitico2. età classica (con le civiltà di Cina, India e Mediterraneo)3. età postclassica (dal 500 d.C. al 1450, contraddistinta dal declino dei grandi imperi edall’espansione dell’Islam)4. l’età di ascesa dell’Occidente (1450-1750)5. quella di egemonia dell’Occidente (1750-1914)6. il XX secolo segnato dalla decolonizzazione, dalla guerra fredda e dall’ascesa economicadell’Asia. La novità del volume risiede piuttosto nella attenzione rigorosamente paritetica che perciascuna di
  • 7. RIFIUTODELL’EUROCENTRISMO Nel clima della guerra fredda la storiografia occidentale da un lato fa un deciso spostamentodi orizzonte verso realtà geografiche fin allora considerate esotiche e marginali, dall’ altro, unorgoglioso rilancio della strada di modernizzazione percorsa dall’Occidente come modellonormativo per i paesi affacciatisi all’indipendenza politica ma ancora in via di sviluppo economico. Ma Il rifiuto dell’eurocentrismo diventa così senso comune, ma sembra produrre una visioneplurale del mondo piuttosto che «una visione storica capace di colle gare tra loro le vicende dellediverse civiltà».Tale incapacità di sintesi è rinvenuta nelle opere di Joseph Needham e Hodgs,iquali,nonostante rivendichino la superiorità scientifica e tecnologica l’uno della cina l’altro dellaciviltà islamica, si arrestano sulla soglia di una comparazione nel merito tra Oriente e Occidente. David Landes sottolinea le chiavi culturali della vittoria dell’europa,come la tradizione giudaica disottomissione della natura, e recupera la dimensione ambientale e «climatica» di Toynbee perspiegare il sostanziale fallimento delle politiche di industrializzazione nei paesi dell’Africasubsahariana: caldo proibitivo e schiavitù.
  • 8. LA NASCITA DEL CONCETTO DI WORLDHISTORY Un secondo e ancor più radicale momento di crisi del paradigma evolutivo si registra tra il 1945 e glianni sessanta: l’etica della human community incarnata dalle Nazioni Unite e il processo didecolonizzazione spostano il punto di vista in direzione del Terzo Mondo, segnando un’attenzionenuova per le civiltà non occidentali spesso coniugata a una critica radicale dei rapporti di dipendenzache l’Occidente instaura con esse. È in tale contesto che, soprattutto con William McNeill, la world history muove i suoi primi passi,cercando nella comparazione un nuovo paradigma interpretativo, più laico e meno deterministico delprecedente. L’interazione tra uomo e ambiente viene posta alla radice delle differenze di genesi esviluppo delle civiltà umane, che però vengono esplorate anche e soprattutto ne i loro punti emomenti di contatto, di scontro, di interazione. In Rise of the West marca tre acquisizioni importanti.1. La prima, di metodo, consiste nel passaggio dalla storia universale alla world history : termine più«laico» e generico, che indica una semplice dimensione spaziale senza ambizioni di modelli sintetici.La storia mondiale si svincola dalla filosofia della storia,rifiuta qual siasi schema evolutivo delleCiviltà.2. La seconda acquisizione, la supremazia militare ed economica dell’Occidente.3. La terza è quella di individuare il motore del progresso negli uomini di frontiera (viaggiatori, mercanti,missionari) che si muovono attraverso i confini delle civiltà: è l’incontro con il «diverso» (commercio,investimenti, guerre, migrazioni, innovazioni ). Anche per McNeill l’ambito di studio è rappresentato dalla «ecumene eurasiatica», è con i prestitidella civiltà cinese che l’Occidente costruisce la propria ascesa
  • 9. MODERNIZZAZIONE ECAPITALISMO La seconda risposta al paradigma della modernizzazione è legata al nome dello storicostatunitense Immanuel Wallerstein: l’approccio di sintesi tra storia e geografia delle «Annales»e di Braudel si intreccia con l’analisi delle dinamiche del capitalismo commerciale, fino adelineare i confini di una «economia- mondo» capitalistica, un sistema multistatale organizzatosecondo una divisione internazionale del lavoro. Wallerstein riverbera così su scala spazialecontinentale gli esiti del grande dibattito storiografico sulla transizione dal feudalesimo alcapitalismo, attribuendo al secondo un’inedita capacità storica di attrazione e inglobamento maponendo anche il problema del nesso tra economia e politica: l’economia-mondo si espandeanche grazie alla forza militare del centro. Lo storico dell’economia come Eric Jones ha invece enfatizzato il vantaggio competitivorappresentato da un ambiente vivibile. Il peso assai maggiore delle catastrofi naturali (e anchedelle invasioni straniere, come quella mongola del XIII secolo) determina in Asiadepauperamento delle risorse, insicurezza degli individui e conseguente soggezione delle attivitàumane al potere. Viceversa in Europa l’articolazione del paesaggio e un sistema frastagliato distati (cinquecento nel XVI secolo) sono all’origine della particolare vivacità di un cetocommerciale in perenne lotta per la propria autonomia contro il potere politico. ma sono sempregli uomini a porvi dei vincoli sotto forma di istituzioni politiche.
  • 10. LA DIALETTICA TRA STORIA E NATURA È soprattutto con Jared Diamond, l’approccio interattivo tra uomo e ambiente raggiunge il puntodi massima ambizione chiave esp licativa dei «destini delle società umane». Nel grano, nelbestiame e nei cavalli addomesticati risiede il vantaggio competitivo dell’Eurasia, ma con unMediterraneo più facilmente percorribile grazie al vento e ai ripari, rispetto alle steppe sterminatedell’Oriente. Acquista così spessore la distinzione tra colture agricole umide (riso) e secche (grano). Lasuperiore durata nel tempo del primo lo rende utilizzabile anche come mezzo di pagamento innatura di tasse e salari, mentre le economie che si reggono sul secondo hanno maggiorinecessità di passare alla moneta. Inoltre le risaie richiedono una presenza più assidua sui campie scoraggiano un sistema di ferma militare: il monopolio della violenza esige quindi unacentralizzazione delle risorse per il reclutamento di forze armate professionali,che è al centro delconfronto tra potere imperiale e locale.
  • 11. CONCLUSIONI L’esercizio della comparazione significa assumere e, nello stesso tempo, far interagire la«biodiversità» della human community: sottolineare le diversità attive dei comportamenti individualie collettivi nei diversi contesti spazio-temporali e, nello stesso tempo, configurarle come potenzialialternative scartate o sconfitte dalla storia, restituendo piena autonomia e dignità alla soggettivitàumana, alle sue scelte e alle sue battaglie. La comparazione interna alla «ecumene eurasiatica»continua a mostrare risvolti nuovi soprattutto nel raffronto tra Europa e Cina:1. la rivoluzione industriale come momento determinante della «grande divergenza»2. i limiti naturali delle economie del suolo3. il vantaggio competitivo rappresentato in Inghilterra dalla disponibilità di carbone (necessario perl’estrazione di energia dal regno minerale)4. la razionalità superiore (almeno fino al 1100 d.Cr.) dello stato sociale cinese rispetto al feudalesimoeuropeo assieme al suo rifiuto di proteggere i ceti mercantili5. il contributo decisivo fornito dal commercio di schiavi allo sviluppo occidentale Ma questo esercizio è ancora agli esordi negli altri spazi della world history. Nondimeno, proprioquesto modo di praticare la comparazione storica, mette in discussione ogni paradigma evolutivo odiffusionista. .

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