Cause inondazione  25 ottobre
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Cause inondazione  25 ottobre Cause inondazione 25 ottobre Document Transcript

  • Bruno VivaldiCome avvengono frane ed inondazioni – Cause ambientaliHo già accennato tempo fa su informAzione sostenibile ( link :http://www.informazionesostenibile.info/wp-content/themes/infosostenibile2008/images//2009/10/pinete-di-liguria.pdf ) acome le variazioni del microclima della fascia costiera ligure possano influire sututti gli ecosistemi dellentroterra, causando dissesto idrico, con conseguentifenomeni di inondazioni e frane . (per le 5 terre vedasi pagina regionale de “LaNazione” del 22 febbraio 1993....)La presenza dei manufatti (ponti, strade, ecc.) che impediscono o intralciano lacorretta regimazione delle acque, costituisce soltanto un ulteriore problema, manon è sicuramente la causa principale dei disastri .La risposta immediata e coordinata alle emergenze da parte degli organi disoccorso è sicuramente importante nella salvaguardia delle vite umane e dellecose , ma ha anchessa una carattere secondario se non si fa nulla per prevenire idisastri , quindi unazione fattiva finalizzata ad eliminare alla radice le cause cheproducono le situazioni a rischio. Quanto si afferma non vale solo per la Liguria,ma anche per tutti gli altri luoghi dove avvengono fenomeni simili; difatti, se sianalizzano i territori colpiti da eventi calamitosi legati a eccezionali precipitazioni,si troverà comunanza di squilibri ambientali legati allo stesso tema che tratteremoin questo scritto.Purtroppo i meccanismi che regolano il clima sono complessi e sinergici, per cuinon è facile sintetizzarne unesposizione che non rischi di essere noiosa edingarbugliata, ma in natura tutto è interdipendente e frutto di molte variabili .PremessaIn questo pianeta, innegabilmente, il clima, parlando in modo grossolano , èregolato da due fattori principali: la posizione del sole e la vegetazione (vedasi illink: http://www.terredelsud.org/clima.php .)La posizione dellastro che ci regala luce e calore varia rispetto alla Terra secondole fasi dellorbita ed influisce sul clima differenziandosi nelle varie latitudini; cosìabbiamo stagioni differenti e contrapposte nei due emisferi ed una certa stabilitàtermico/climatica sullequatore . In pratica, quando in Europa è estate, nel suddellAfrica è inverno e viceversa, mentre sulla linea equatoriale è costantementecaldo .Le masse oceaniche fungono da importante contenitore ed ammortizzatoretermico , nonché da “polmone” per la regolazione dellatmosfera, partecipandoallo scambio biologico dei gas ed allossigenazione dellaria grazie anche allaconsistente biomassa della popolazione fotosintetica marina (alghe, idrofite, ecc)Le masse vegetali, invece , hanno la capacità , tra le altre, di produrre ossigeno edi “smontare” gli ossidi di carbonio , quindi di mantenere una certa tipologia diatmosfera che è attualmente vivibile dagli altri esseri viventi, compreso luomo. Manon tutti tengono in seria considerazione il ruolo fondamentale della vegetazionenella regolazione del clima in ogni zona del pianeta ed in particolare sulle terreemerse . In questa sede sarebbe troppo complesso entrare nel merito generale ditutti i fattori che influenzano le varie fasce climatiche, ma ci soffermeremo suBruno Vivaldi – cause ambientali delle inondazioni pagina 1
  • quello che succede in pratica nellarco della costa ligure, pesantemente colpitadalle recenti alluvioni .Breve analisi ambientaleLa fascia costiera ligure è un importante punto dincontro tra due grandiecosistemi complessi : quello marino e quello terrestre ; in particolare (perlatitudine e piano altitudinale ) la nostra costa è sede delle sclerofille sempreverdie delle latifoglie termofile . Questi termini significano sostanzialmente che lavegetazione originaria è formata praticamente da piante “a foglia larga” , conpreponderanza sulla fascia più vicina al mare di piante “a foglia rigida” esempreverdi . Un po insolito come concetto, ma fondamentale per capire imeccanismi che agiscono sul clima e sullassetto idrogeologico della Liguria .Le sclerofille (piante a foglia dura ) sono tra laltro anche particolarmente resistential vento di mare che è più “salato” per ovvi motivi, le loro foglie hanno uncontinuo ricambio, quindi spuntano e cadono continuamente formando , semprecontinuamente, uno strato sul terreno detto “humus” che ha innumerevolicaratteristiche , ma a noi interessa sapere in questa sede che forma una sorta di“materassino” che mantiene costanti temperatura ed umidità del terreno ; inoltreimpedisce che limpatto delle gocce della pioggia dilavino il terreno innescandosmottamenti . Limpatto delle gocce che cadono è già smorzato dalle foglie(dure) degli alberi e degli arbusti, per cui ciò che arriva sullhumus è già “filtrato” .Le nostre sclerofille , che poi sono il mirto, il lentisco, il terebinto, il corbezzolo,loleastro, ecc, fino al principe che è il leccio (ci sarebbe anche la quercia dasughero, a dire il vero...., ma è ormai quasi scomparsa ) hanno radici molto potentie sono adatte a formare un reticolo sotterraneo che tiene ben fermo il terreno .Più a monte trovano alloggio anche le piante a foglia più “morbida” checadono- le foglie,ovviamente - nella stagione fredda, consentendo un maggiorepassaggio della radiazione solare laddove linflusso termico del mare siaffievolisce . Naturalmente la perdita delle foglie forma sempre un congruo stratodi humus che preserva il terreno invernale da sbalzi termici ed igrometrici (oltre aripararlo sempre dallimpatto della pioggia, evitando la formazione dismottamenti). Anche questi alberi hanno un apparato radicale di tutto rispettoche svolge una fondamentale azione di tenuta nel terreno dei pendii . Perconoscere meglio questa categoria di piante sarà opportuno citare almenoqualche esempio dei principali esponenti locali degli “alti fusti” : il cerro e laroverella( cugini del leccio nella famiglia delle querce), i frassini (carpinus edexcelsior) lontano, gli aceri ,il ciliegio selvatico ecc. fino alle altitudini del faggio ,ma un ruolo non meno importante viene svolto dalla cosiddetta “macchiabassoarbustiva” composta da uninfinità di specie che hanno un ruolofondamentale nellequilibrio idrogeologico dei nostri versanti . Ci sono poi speciecoltivate, come il castagno, che in alcuni punti hanno assunto il valore di bosco,ma che sono destinate ad una drastica riduzione da fitoepidemie cheimperversano su questi popolamenti a causa dellabbandono delle pratichesilvestri.La nota dolente è costituita dai boschi di Pinus pinaster (una conifera infestantepiantata dalluomo e diffusasi in modo esponenziale) che, con i loro quasitrentamila ettari dei quali oltre la metà nella provincia spezzina, occupanoBruno Vivaldi – cause ambientali delle inondazioni pagina 2
  • indebitamente spazi che, come abbiamo appena appreso, dovrebberoappartenere ad altre essenze .Il meccanismo dello squilibrioCosa succede al microclima locale ? Semplice : le pinete non hannopraticamente humus, per cui il terreno è scoperto, assoggettato a tutte lesituazioni meteorologiche e quando fa molto caldo la terra secca e crepa (èargillosa) e la prima pioggia che arriva sinsinua nelle fenditure e stacca zolle chepoi serviranno come materiale per le frane.Nella prima foto il suolo di una pineta dopo il disboscamento ; nella seconda gli effetti del clima secco suterreni non protetti dallhumusInoltre questa movimentazione del terreno influisce pesantemente sulle faldeacquifere sotterranee, cambiandone il corso ed il recapito ; questo significa chele acque sotterranee possono andare ovunque, quindi alcune “polle” seccano edaltri luoghi non deputati iniziano a ricevere acque, ovvero a formarsi nuovi canaliche spingono zolle, pietre e producono frane per farsi largo . A quanto detto siaggiunga labbandono delle campagne(con la mancata regimazione delleacque sui terrazzamenti) , la formazione di nuove strade e lintubamento deitorrenti .Ma i disastri delle pinete del cosiddetto “pino marittimo” non finiscono certo qui:con il suo apparato radicale molto poco efficiente non trattiene granché il terrenoe la mancanza di humus non forma quella protezione termica necessaria adevitare scambi termici con laria; ne consegue che nelle stagioni fredde le massedi vapore acqueo che arrivano dal mare incontrano aria fredda ed improvvisa (ilsuolo non ha protezione termica), per cui condensano rapidamente producendoveri e propri diluvi che ritornano al mare ; nel caso di connubbio tra situazioniparticolarmente umide e giornate a temperature insolitamente elevate (il 25Bruno Vivaldi – cause ambientali delle inondazioni pagina 3
  • ottobre eravamo attorno ai 20 °C) una nube particolarmente carica di pioggiaarriva dal mare sulla costa ed incontra una corrente ascensionale calda che lasolleva ad altitudini più elevate; contemporaneamente il vento (il 25 ottobrespirava lOstro ) “stira” il cumulonembo allungandolo in linea retta . Il “cappello”della nube stirata (che può trovarsi ad alcune migliaia di metri di altezza rispettoalla base) risente della variazione di quota e si ghiaccia ulteriormente,schiacciando la nube come una spugna e facendole cedere in poco tempo ilsuo immenso carico dacqua lungo la linea retta sulla quale era stata “stirata” :questo effetto assomiglia molto ai monsoni tropicali , fenomenologia diprecipitazione che si autorigenera in loco , moltiplicandone la quantità dacquaspecialmente in funzione dei mutamenti orografici che presentano variazionibariche (della pressione atmosferica )nelle diverse vallate . Questa spiegazione èmolto grossolana, dato che in realtà entrano in gioco anche altri fattori , ma rendeper sommi capi lidea di quanto accaduto .Nella tabella seguente sono evidenziate le variazioni tipiche della temperatura inbase allaltitudine riferite ad un luogo ove a terra ci sono 15°C e possiamo vedereche a soli 3.000 metri di altitudine la differenza in negativo è di quasi 20°c. Altitudine (m) Temperatura(°C) Altitudine (m) Temperatura(°C) Altitudine (m) Temperatura(°C) 0 15,0 5.000 -17,5 10.000 -50, 1.000 8,5 6.000 -24,0 11.000 -56,6 2.000 2,0 7.000 -30,5 12.000 -56,5 3.000 -4,5 8.000 -37,0 13.000 -56,5 4.000 -11,0 9.000 -43,5Questa situazione generale di squilibrio climatico viene amplificata dalla malattiache ha colpito le pinete , il Matsucoccus feytaudi, meglio nota come coccinigliadel pino . Il decorso di tale patologia porta le pinete alla distruzione ed i tronchi,che hanno perso la resina e sono devastati dai tarli (larve xilofaghe di coleotteri) ,diventano molto più leggeri e trasportabili dallacqua, (a questo fattore concorreanche la perdita della corteccia , rendendo i tronchi estremamente lisci escorrevoli )per cui è facile trovarne consistenti cataste ai piedi dei declivi, dovesolitamente scorrono i torrenti .Le “dighe” formate da queste masse di legname occludono la normale portatadei corsi dacqua per poi cedere improvvisamente creando onde di pienaestremamente pericolose . Inoltre nei boschi di pinastro colpiti dalla cocciniglia lepiante morte lasciano considerevoli fosse derivanti dalla marcescenza delleradici. Queste fosse si riempiono di acqua e poi tracimano trascinando fango edetriti a valle, contribuendo a “rompere” lo strato di terreno e formando fiumi difango .In questo scenario hanno poi il sopravvento una serie di piante infestanti e“straniere” (introdotte dalluomo), tra i quali si annoverano le robinie (dette“acacie”) e lailanto; questultimo da considerare con grande attenzione a causadella sua nocività ambientale coadiuvata dalla sua rapidità di espansione .Un altro aspetto importante, legato allinvasione di piante alloctone infestanti èquella dei popolamenti perifluviali ; la cosiddetta vegetazione riparia .Bruno Vivaldi – cause ambientali delle inondazioni pagina 4
  • Prescindendo da tutte le ottime qualità di una corretta vegetazione riparia, inquesta sede saranno considerate soltanto le sue peculiarità in materia di assettoidrogeologico e climatico : alcune specie vegetali , come i salici, hannosviluppato la capacità di resistere fisicamente alle piene fluviali, anche le piùterribili, per cui sono capaci di consolidare efficacemente le sponde evitandocambiamenti di percorso, erosioni e spesso anche le esondazioni , ma questipopolamenti hanno necessità di occupare un determinato habitat e se questo“spazio” è occupato da infestanti che riescono ad avere una crescita maggiorein tempi considerevolmente più ristretti, nella lotta per la sopravvivenza le nostrepiante riparie hanno la peggio e non riescono più ad avere la loro naturaleespansione, quindi a giocare il loro insostituibile ruolo .Purtroppo, le infestanti o le piantagioni di origine antropica non hanno grandichances quando arrivano le piene improvvise perché vengono sradicate eportate nella corrente , contribuendo anche loro allerosione delle sponde edalla formazione di dighe e “tappi” contro i ponti .Le soluzioniIn sintesi, per evitare gran parte degli eventi catastrofici che stannocatratterizzando questo periodo, basterebbe semplicemente applicare le normeforestali (come il disatteso D.M. 22.11.96 che prevede la rimozione delle piantemalate ) ed accedere anche ai contributi previsti per i miglioramenti forestali(Decreto 2 febbraio 2005 , Decreto 23 dicembre 2002 n.44:) , utilizzare la L.R. n° 18del 1996 in attuazione della L. 04.08.1978, n° 440 che consente lutilizzo dei terreniabbandonati ed incolti , impiantare un albero per ogni nato, come previsto ex L.113/92 (che è una norma dal carattere simbolico, ma pone lattenzione sulproblema) , e si scoprirebbe che riqualificare i nostri boschi è meno oneroso cheriparare i danni delle frane e senzaltro meno pericoloso . Parallelamente, occorrepianificare adeguatamente gli interventi negli alvei dei corpi idrici attraverso unostudio progettuale che affronti il problema nella sua complessità e soprattuttonella sua genesi , evitando improvvisazioni e dragaggi localizzati che servono apoco se non si “risolve a monte” . E non si può neppure pensare conconcupiscenza di “approfittarne” per macinare tonnellate di detriti fluviali per“abbassare le quote” e “compensare le spese” perché sarebbe un ulterioredispendio di energie ed inoltre non bisogna dimenticare che le rocce dei nostricorsi dacqua contengono significative quantità di asbesto (amianto) per cui laloro macinazione senza le dovute precauzioni sarebbe un tantino pericolosa .Bruno VivaldiBruno Vivaldi – cause ambientali delle inondazioni pagina 5
  • IMMAGINIesempio di formazione di frana e trasporto occlusivo di legname a vallein questimmagine un crinale forestato da Pinus pinaster mostra un evidente fenomeno erosivo diorigine meteorica con formazione di un nuovo canale di raccolta delle acque . Questi canali hannobisogno di svariati anni di assesto in quanto il terreno è formato da argilla mista a pietre digranulometria abbastanza ridotta da essere trasportate dalle piogge , contribuendo alla formazionedei principi di frana .Qui sopra si notano i tronchi dei pini morti a causa del Matsucoccus (con i tronchi chiari escortecciati) e le parti legnose che vengono trascinate a valle, alcune mettendosi di traverso al corsodel nuovo canale . I tronchi morti in questo modo perdono elasticità e cedono improvvisamentesotto il peso di grandi masse dacquaBruno Vivaldi – cause ambientali delle inondazioni pagina 6
  • si noti come la caduta accidentale di un tronco riduca la sezione del canaleleffetto finale in alveo di un torrente : cumuli di legna che impediscono il corretto deflusso econtribuiscono allesodanzione dellacqua dal suo alveoBruno Vivaldi – cause ambientali delle inondazioni pagina 7