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  • 1.  PERLAPPUNTO n.1 VERSIONE 1.7 design Simone Cingano 112 pagine interne + 4 pagine copertinaPERLAPPUNTO 1
  • 2. PERLAPPUNTO PERLAPPUNTOn.1 AUTUNNO2009 Hannocollaboratoaquestonumero l’Università degli Studi di Genova il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Genova l’associazione culturale Il Rasoio il sito internet www.benessere.com Hannoprestatoilloropreziososupporto Paola Pastorino Erika Musso Luca Policastro SviluppoGrafico Simone CinganoPERLAPPUNTO PERLAPPUNTO 2
  • 3. INDICE 4 Editoriale di Maria Elena Buslacchi L’INTERVISTA 7 Robert Brandom: Towards an Analytic Pragmatism di Davide Costa MENTEECORPO 30 Il corpo e la mente. Corpo(ral)mente di Maria Elena Buslacchi 34 L’appunto del medico: che cos’è davvero la ghiandola pineale di Luca Bavassano 37 Rapporto mente-corpo e benessere psico-fisico di Eleonora Maino 45 Di che cosa parliamo quando parliamo di IA? di Matteo Casu 57 Idee affetti e neuroni: cosa ha da dire Spinoza sulle neuroscienze di Andrea Sangiacomo 67 Il divenire-animale e il post-umano di Paolo Vignola 81 Chi dice : “ho fame”? lo stomaco o il cervello? Aspetti fisiologici della digestione di Franca Granero Fabbri 87 Yoga: uno sguardo da Oriente di Alice Cervia 91 Consigli di lettura a cura di Linda Lovelli FILOSOFIANELMONDO 97 La comunità dei pensanti. Appunti sul Festival di Filosofia di Modena 2009 di Paolo Vignola RUBRICHE/SINESTESIE102 Alterità, incontro, Nausea di Francesco Ferrari RUBRICHE/ISOGNIDELL’OROLOGIAIO106 Come e perché comunicare l’Europa. Una porta aperta verso i nostri valori comuni di Giuseppe La Rocca RUBRICHE/SOSTENIAMO110 Il consumo critico e i Gruppi di Acquisto Solidale di Alice Cervia PERLAPPUNTO 3
  • 4. EDITORIALE EDITORIALEFondare una rivista non è un passatempo, e nemmeno un divertimento. Se siamo quia scrivere queste parole è perché in molti ci siamo rosi il fegato per i ritardi, i pro-blemi, le difficoltà di organizzazione e di comunicazione degli intenti. Avevamo unobiettivo: scrivere di filosofia senza trattarla in modo autoreferenziale, rendendolaaccessibile - e interessante! - per un pubblico abbastanza ampio, ed evitando allostesso tempo di scadere nella banalità. Forse questo è l’unico proposito che abbiamorispettato. Spesso si parte con un’idea ben precisa di ciò che si vuole ottenere, senzarendersi conto che una creazione è un processo dinamico e in buona parte incon-trollabile, che prende vita tra le mani dei suoi autori e che spesso tenta di sfuggirne.E di questo ci siamo accorti in più di un anno di lavoro, che ha visto momenti di en-tusiasmo, di sconforto, di abbandono, di ripresa e di grande determinazione. Quasinessuno dei membri della redazione è riuscito a mantenere la costanza che si eraripromesso, ma quasi tutti hanno potuto comunque contribuire proficuamente allatravagliata nascita di Perlappunto. Per questo i ringraziamenti vanno in particolarea Paolo Vignola, che non si è mai stancato di seguire il progetto, anche quando le riu-nioni di redazione si tenevano in due o tre perso-ne al massimo sui gradini di Balbi 4, a SamueleDellepiane, a cui l’interesse per la rivista haimposto salti mortali tra la stesura della tesidi laurea e il lavoro, a Simone Cingano, nostrografico paziente e comprensivo, e a tutti i mem-bri dell’associazione culturale Il Rasoio.Perché quindi fondare una rivista? L’idea è natadalla consapevolezza che la filosofia per moltiè qualcosa di fumoso e complesso, spesso ri-condotto agli studi di storia della filosofia fattial liceo. La nostra convinzione è invece che lafilosofia sia innanzitutto un atteggiamento,un modo di pensare che mette in gioco le co- PERLAPPUNTO 4
  • 5. EDITORIALEnoscenze pregresse, il senso critico, la curiosità per il nuovo ed una certa diffidenzanaturale. Per questo può essere applicata a qualunque tema, e non dev’essere con-finata al mondo di pochi esperti, ma aperta a tutti. Certo, la lettura delle pagine cheseguono non apparirà semplice e scontata ad ognuno di noi, ma la questione è so-spesa. Perlappunto è un dialogo. Perlappunto: si dice di non gettare le perle ai porci,ma chi sa chi sono i porci? E chi può vantare la fortuna di possedere queste perle disaggezza?Ad ogni articolo sarà associata, online (su www.perlappunto-lab.blogspot.com), unadiscussione, perché si possa riprendere il filo del discorso e trovare spunti di rifles-sione nel confronto, sia tra specialisti che con i non addetti ai lavori. Per questo in-terpelleremo su grandi temi - come quello del rapporto tra mente e corpo in questoprimo numero - importanti nomi della filosofia contemporanea e professionisti dialtre discipline, ricercatori e studenti, appassionati e cultori. Con il solo requisitodella serietà (ma non necessariamente della seriosità!).Perlappunto, in sostanza, è una proposta: un invito ad osservare e a pensare, a fer-marsi a riflettere sulle curiosità del mondo, del linguaggio, delle pratiche dell’uomo.Un appello alla messa in discussione e alla tematizzazione della realtà e dell’attua-lità, che non sia vano sproloquio ma analisi profonda, secondo diverse prospettive.Cerchiamo un’osservazione dall’interno e dall’esterno dei fatti, aspiriamo a renderesfaccettata la visione della realtà, troppo spesso appiattita su immagini semplicisti-che. Per farlo, abbiamo bisogno che le pagine di Perlappunto siano solo un punto dipartenza, e che l’impegno ce lo mettano i lettori. Non stiamo cercando di cambiare ilmondo, non abbiamo l’ambizione di migliorarlo con questi scritti, ma siamo convintidi poterlo rendere, almeno in piccola parte, più consapevole di se stesso.Perlappunto, passaparola. Maria Elena Buslacchi PERLAPPUNTO 5
  • 6.  L’INTERVISTA PERLAPPUNTO 6
  • 7. L’INTERVISTA Davide Costa Towards an Analytic Pragmatism: un’introduzione all’inferenzialismo semantico di R. BrandomL’università di Genova ha ospitato nelle idee principali che furono proposte a Pra-giornate dal 20 al 23 Aprile 2009 il conve- ga, ha proposto papers e relative discussio-gno dedicato alla figura di Robert Bran- ni nelle seguenti aree tematiche: Modality,dom: “Towards an analytic pragmatism, intentionality and discoursive practice; Lo-Workshop on Bob Brandom’s recent phi- gic, semantics and the theory of meaning;losophy of language”. Il convegno è nato Intentionality and the philosophy of mind;con l’intento da parte del comitato scien- Pragmatism and metaphysics.. Il comitatotifico di approfondire il tema dell’“Analitic scientifico, composto interamente da stu-pragmatism” nei suoi legami con l’infe- diosi italiani, si è preoccupato di allestirerenzialismo e con le altre discipline filoso- una giornata introduttiva al workshop infiche, per dare continuità alla discussione cui sono stata presentate alcune delle ideefilosofica sperimentatasi nel convegno di cardine della filosofia di Brandom. I relato-Praga (2007) “Between saying and doing: ri, tra cui lo stesso R. Brandom e DanielleTowards an analytic pragmatism”. Macbeth (Haverford College), provenivanoNel 2006, con le John Locke Lectures, R. per la maggior parte da università europeeBrandom ha gettato le fondamenta per (Germania, Olanda, Italia, Francia, Polonia,una visione del linguaggio il cui scopo è di Repubblica Ceca, Svezia, Inghilterra), oltreconciliare il pragmatismo classico con la che da Giappone e Sud Africa, il che con-tradizione semantica della filosofia analiti- ferma l’avvenuta diffusione delle idee delca. L’“Analityc Pragmatism” condivide con filosofo americano nei contesti filosoficil’inferenzialismo l’idea secondo la quale i europei e, in particolare, in quelli italianivocabolari logico, modale, normativo e in- – tendenza che solo una decina di anni fatenzionale esprimono un significato che è non si sarebbe certo potuta rilevare, comeimplicito nelle inferenze materiali piutto- mostra la ancora scarna e nascente lettera-sto che in quelle formali. Ma esso fornisce, tura in lingua italiana su Brandom e sulleinoltre, nuove possibilità per comprendere sue idee.l’empirismo, il naturalismo e il funziona-lismo in epistemologia ed il loro apparato Dalla parte dell’uditorio, il convegnoconcettuale. ha visto la partecipazione di docenti, stu-Il workshop genovese, che ha rappresenta- denti e dottorandi in discipline filosofiche,to l’occasione di discutere e sviluppare le ma non solo, appartenenti a università ita- PERLAPPUNTO 7
  • 8. L’INTERVISTAliane e straniere, che hanno sviluppato e ma infatti il “metodo socratico” di Sellars,continuato la discussione anche al di fuori cioè quel metodo che “serve allo scopo didelle sedi ufficiali del workshop. Visto l’in- rendere esplicite le regole che abbiamoteresse che si è creato attorno al convegno, adottato per il pensiero e l’azione” . ForsePerlappunto ritiene opportuno introdurre è il caso di ricordare che Sellars è, tra tuttiin modo generale le idee di Brandom, in gli autori statunitensi, quello che più am-particolare l’inferenzialismo semantico, e piamente si rifà a Kant, anzi, quello il cuiproporre l’intervista al filosofo realizzata scopo esplicito era «spostare la filosofiadalla dott.ssa Silvia Panizza nelle date del analitica dalla fase humeana alla fase kan-convegno. tiana». Kant, Frege e Wittgenstein vengono così filtrati attraverso la lettura di Sellars; e in particolare i “giochi linguistici” di Wit- tgenstein vengono in parte abbandonati a favore della centralità del “gioco di chiede- re e dare ragioni”, che è il vero segno della Da Making it explicit a Between razionalità e del linguaggio” Saying and Doing: una panorami- (C. Penco, “Ragione e pratica sociale”, Rivi- ca sull’inferenzialismo semantico di sta di filosofia, 3, 1999: p. 467-489). R. Brondom. L’inferenzialismo si occupa dell’uso e del “Making it explicit” e “Articulating Reasons” contenuto dei concetti. La sua idea por- tante è che i significati delle espressioniInsieme a John McDowell, Robert Brandom linguistiche devono essere concepiti neiè uno dei filosofi emergenti della reazione termini dello specifico ruolo che svolgonoal naturalismo filosofico; seguace di Wilfrid nel ragionamento. La strategia brandomia-Sellars, è l’autore americano che più si av- na è pragmatista poiché assegna prioritàvicina al dialogo con la filosofia continen- alla pratica applicativa dei concetti, rico-tale e propone una rivalutazione di Kant e struendo a partire da questa il contenutoHegel nella filosofia analitica. Gli autori a e non viceversa. Questo tipo di pragma-cui Brandom fa riferimento sono Kant, Fre- tismo concettuale si propone di spiegarege e Wittgenstein, in prospettiva storica; la conoscenza che (la credenza che, l’af-Dummett, Rorty, Lewis e Chastain, per ciò fermazione che) le cose stanno in un cer-che riguarda il dibattito contemporaneo. to modo nei termini di saper come, di co- noscenza del modo in cui (di come essere “A partire da questi riferimenti storici, la in grado di) fare qualcosa. In questo sensoriflessione filosofica viene filtrata attra- dobbiamo confrontarci con il contenutoverso alcune intuizioni essenziali di Wil- di proposizioni concettualmente esplicite,frid Sellars, filosofo pragmatista e fonte di partendo da ciò che è implicito nelle prati-ispirazione principale del libro Making it che dell’usare espressioni, fare appello oexplicit, e dello stesso titolo. Il titolo richia- acquisire credenze. Potremmo riassumere PERLAPPUNTO 8
  • 9. L’INTERVISTAquesto approccio con lo slogan di Wilfrid stiche né discorsive. Brandom tenta di di-Sellars “ Afferrare un concetto è afferrare scostarsi da Wittgenstein affermando chel’uso di una parola”. il linguaggio non è un aggregato eteroge- neo, ma ha un centro: le pratiche inferen-Ciò che distingue le pratiche specifica- ziali di produrre e consumare ragioni sonomente discorsive è, per Brandom, la loro il centro urbano della regione delle prati-articolazione inferenziale. I concetti, che che linguistiche.vanno valutati per il loro ruolo nel ragio- I contenuti proposizionali diventano cosìnamento, ricevono contenuto, in partico- alla portata di coloro che partecipano allelare, dalle pratiche di dare e richiedere ra- pratiche linguistiche. Ad esempio, la sem-gioni. Rendere esplicito qualcosa significa plice capacità di discriminare le cose ros-presentarlo in una forma in cui contem- se da quelle che non lo sono non significaporaneamente serve da ragione e richie- ancora essere consapevoli di esse in quan-de ragioni: una forma in cui possa servire to rosse. “La discriminazione mediantesia da premessa che da conclusione di una la produzione di risposte ripetibili (chepremessa. Un enunciato potrebbe essere operatarisulta così essere il punto “Afferrare un anche da una macchina concetto èmedio tra le sue condizio- o da un piccione) ha unni e le sue conseguenze di effetto di cernita sugli sti-applicazione. Un parlantecompetente deve sentirsi afferrare l’uso moli che la producono, e in questo senso li classifi-responsabile di ciò che logiustifica a fare una de- di una parola” ca, ma non si tratta anco- ra di una classificazioneterminata asserzione e di Wilfrid Sellars concettuale”(Brandomquel che ne consegue. Dire 2002, pag 26). Potremmoche le cose stanno in un certo modo signifi- anche immaginare una pratica normativaca assumere un particolare tipo di impegno secondo la quale la risposta appropriatainferenzialmente articolato, proponendo alle cose rosse sia emettere un certo suono.ciò che si dice o si pensa come premessa Ma non ci troveremmo ancora nell’ambitoconfacente per ulteriori inferenze, vale a del concettuale. “L’aquaintance intenzio-dire autorizzando a usarlo come premessa, nale, potremmo dire parafrasando Rus-e assumendosi la responsabilità di dimo- sell, a differenza di quella estensionale èstrare il proprio titolo a tale impegno, di una prerogativa delle creature provvistegiustificare la propria autorità nelle circo- di linguaggio. Esse sono le uniche in gra-stanze opportune, di solito presentando la do di dare espressione a un contenuto colpropria affermazione come conclusione di trattarlo in modo inferenzialmente signifi-un’inferenza da altri impegni di tale tipo ai cativo. (Picardi Eva, in R. Calcaterra, a curaquali si ha titolo. di, Pragmatismo e filosofia analitica, Mace-Le pratiche che non comprendono l’esame rata, Quodlibet, pag. 155). Un pappagallodelle ragioni non sono pratiche né lingui- addestrato a dire “è rosso” di fronte a cose PERLAPPUNTO 9
  • 10. L’INTERVISTArosse non comprende le proprie risposte, logica delle ragioni alle inferenze formal-sebbene esse possano significare qualcosa mente valide. Il pregiudizio fondamentaleper noi. In questo caso, per produrre un alla base di questo tipo d’approccio è ciòresoconto occorre avere il concetto di “co- che Sellars ha battezzato come “il dogmalore”. Il pappagallo non può considerare “è ricevuto”, ovvero l’idea per cui l’inferenzarosso” come incompatibile con “è blu”, né che trova espressione in “Piove dunque lesa che segue da “è scarlatto” e implica “è strade saranno bagnate” è un entimema.colorato”. Data questa delimitazione infe- L’approccio formalista vede nell’adesione arenziale del concettuale, dovrebbe apparir- questo tipo di inferenze la credenza in unci chiaro che per padroneggiare un concet- condizionale. Così, l’inferenza dell’esempioto dobbiamo padroneggiarne molti, perché precedente viene intesa come se compren-afferrare un concetto significa afferrare desse implicitamente il condizionale “Sealmeno una parte delle sue relazioni infe- piove le strade saranno bagnate”. Aggiuntarenziali con altri concetti. questa premessa, l’inferenza diventa unoIl tipo di inferenze che Brandom ha in schema formalmente valido di eliminazio-mente e che costituisco la materia pri- ne del condizionale. Il “dogma” esprimema dell’inferenzialismo semantico sono l’adesione ad un ordine di spiegazione chele inferenze materiali. Brandom presenta considera tutte le inferenza buone o cat-l’inferenza materiale come quel “tipo di tive solo in virtù della loro forma logica,inferenza la cui correttezza determina il mentre il contenuto delle asserzioni che necontenuto concettuale delle sue premes- fanno parte sarebbe rilevante solo per lase e delle sue conclusioni”(Brandom 2002, verità delle premesse (implicite).pag. 60). Consideriamo, ad esempio, l’ infe- L’approccio inferenzialista rifiuta il “dog-renza da “Princeton è a est di Pittsburgh” ma” privilegiando l’idea che si debba attri-a “Pittsburgh è a ovest di Princeton”. È il buire una comprensione della logica di tipocontenuto dei concetti ovest e est che ne fa implicito che si manifesta nella capacità diuna buona inferenza. L’adesione a questo saper riconoscere buone o cattive inferen-tipo di inferenze costituisce, a parere di ze materiali. Seguendo Sellars, BrandomBrandom, parte della comprensione e della sostiene che le regole materiali sono es-padronanza di quei concetti, in modo del senziali per il significato quanto le regoletutto indipendente da qualunque compe- formali, perché contribuiscono a precisaretenza logica specifica. dettagliatamente “la struttura architetto-Spesso, dice Brandom, l’articolazione in- nica all’interno degli archi portanti dellaferenziale viene identificata con quella forma logica”. Secondo Sellars, un’espres-logica e le inferenze materiali vengono sione possiede un contenuto concettualedunque considerate una categoria deriva- che le deriva dall’essere inserita in inferen-ta, ma questo non è altro che un equivoco ze materiali. In termini tradizionali, tantoderivante dall’uso del concetto di logicità in il contenuto dei concetti quanto la loronessi di circostanze e conseguenze di appli- forma logica sono determinati dalle regolecazione che restringono la nozione di forza della comprensione. PERLAPPUNTO 10
  • 11. L’INTERVISTAA conferma della priorità delle inferenze nel pensiero e nell’azione, ed io interpre-materialmente corrette su quelle formal- terò il nostro giudizio che A determina ca-mente valide si aggiunge il fatto che, se- sualmente B come l’espressione di una re-condo Brandom, le seconde sono derivabili gola che governa i nostri usi di A e di B”(W.dalle prime, ma non viceversa. Sellars, “Languages, rules and behavior”, in Pure pragmatism and posible words, pag 136).“Dato un sottoinsieme di vocabolario che “ Sellars intende queste asserzioni modalisia privilegiato, o in qualche modo distin- come licenze di inferenza, che esprimonoto, un’inferenza può essere considerata come contenuto di un’asserzione l’appro-buona in virtù della sua forma, rispetto a priatezza dei passaggi inferenziali. Inoltre,tale vocabolario, esattamente nel caso in ritiene che la funzione di tali asserzioni siacui è un’inferenza materialmente buona, di rendere espliciti, nella forma di regolee non può essere convertita in un’infe- asseribili, gli impegni fino a questo puntorenza materialmente cattiva sostituendo rimasti impliciti nelle pratiche inferenzia-nelle sue premesse e conclusioni espres- li. Il metodo socratico serve a porre sot-sioni non appartenenti al sottoinsieme to controllo razionale le nostre praticheprivilegiato con altre espressioni non […]”(Brandom 2002, pag. 63).privilegiate”(Brandom 2002, pag. 62). Brandom afferma quindi che sia l’inferen-Data questa nozione sostituzionale di infe- za “piove, aprirò l’ombrello” sia “piove, lerenza formalmente buona, se ciò che cer- strade saranno bagnate” non sono enti-chiamo è la forma logica, dobbiamo poter memi. Qualcuno sosterebbe ad esempiodistinguere, in via preliminare, una parte che la prima inferenza sarebbe incompletadel vocabolario come peculiarmente logico se non ci fosse il mio desiderio di restareper poi giungere, scovando le caratteristi- asciutto. Ma il fatto che l’aggiunta di unache inferenziali invarianti sotto sostituzio- premessa incompatibile con il mio deside-ne, all’idea di inferenza logicamente valida. rio di restare asciutto infirmerebbe l’infe-Mi sembra opportuno menzionare che alle renza non mostra, secondo Brandom, chetesi correlate per cui i contenuti concettuali questo desiderio svolgesse già il ruolo disono ruoli inferenziali e la nozione genera- premessa implicita.le di inferenza rilevante per tali contenuti L’inferenza materiale non è monotona. Nondeve includere le inferenze materialmente lo è nel ragionamento ordinario, e quasicorrette, si deve aggiungere una terza idea, mai nelle scienze particolari. Il nostro ra-sempre di paternità di Sellars, che conferi- gionamento effettivo permette sempre lasce, secondo Brandom, una direzione inte- costruzione di gerarchie inferenziali conressante a questa linea di pensiero. Sellars, un’oscillazione come questa:in uno dei suoi primi articoli, la espone nel • Se sfrego questo fiammifero asciutto emodo seguente: integro, allora si accenderà. ( p → q )“il metodo socratico ha lo scopo di rende- • Se p e il fiammifero si trova in un cam-re esplicite le regole che abbiamo adottato po elettromagnetico molto forte, allo- PERLAPPUNTO 11
  • 12. L’INTERVISTA ra no si accenderà. ( p ˄ r → ¬ q ) tosto che nei termini di rappresentazione.• Se p e r e il fiammifero è in una gabbia La capacità di condurre tale ragionamento di Faraday, allora si accenderà. non deve essere identificata in modo esclu- (p˄r˄s→ q) sivo con la padronanza di un calcolo logico.• Se p e r e s e nel locale non c’è ossigeno, Oltre al ragionamento teoretico e pratico allora non si accenderà. che ricorre a contenuti costituiti dal loro ( p ˄ r ˄ s ˄ t → ¬ q) ruolo nelle inferenze materiali, c’è un ge- nere di razionalità espressiva che consisteIn questi contesti non è possibile, per Bran- nel rendere espliciti, nella forma di conte-dom, salvare la monotonicità avvalendo- nuti asseribili, gli impegni inferenziali im-si di clausole ceteris paribus. Tali clausole pliciti che conferiscono un contenuto.sono problematiche in quanto non sonoeliminabili: non possono essere espresse Questi tre temi, presenti in Frege e in Sel-esplicitamente sotto forma di una serie di lars, forniscono gli elementi a partire daipremesse addizionali perché, oltre alla ne- quali si sviluppa l’inferenzialismo contem-cessità di una lista potenzialmente infinita poraneo, ma è nel lavoro di Dummett chedelle condizioni che vorremmo escludere, rintracciamo la possibilità di ridefinirlil’appartenenza a questa lista sarebbe inde- perspicuamente all’interno di un modellofinita. Non possiamo specificare in antici- generale dei contenuti concettuali. Secon-po cosa vi comparirà. Affermare “ceteris pa- do tale modello l’uso di una qualunqueribus, q segue da p” significa che “q segue da espressione linguistica, o concetto, ha duep a meno che non vi sia qualche condizione aspetti:infirmante o interferente”. Ma ciò equivale 1. le circostanze in cui l’uso, il proferimen-a dire che q segue da p tranne nei casi in to o l’applicazione di tale concettocui, per qualche ragione, q non segue da p. sono corretti.L’inferenza materiale 1 va bene così com’è. 2. le conseguenze appropriate della suaMa se vogliamo riconoscere il fatto che essa applicazione.possa costituire la base di una gerarchiaoscillante di inferenze, è possibile farlo ri- “Benché Dummett non compia tale passo,formulandola così come segue: 1° Se sfrego questo modello può essere messo in rela-questo fiammifero asciutto e integro, allo- zione con l’inferenzialismo mediante ilra, ceteris paribus, si accenderà. principio che il contenuto cui si è vincolati dall’uso del concetto o dell’espressione può Abbiamo, così, delineato le tre tesi essere rappresentato dall’inferenza cui im-che, in modo generale, permettono di de- plicitamente si aderisce mediante talefinire l’aspetto centrale dell’inferenziuali- uso, ciò l’inferenza dalle circostanze ap-smo à la Brandom: propriate di applicazione alle conseguenze appropriate di tale applicazione”(BrandomIl contenuto concettuale può essere inteso 2002, pag. 68-69).in termini di ruolo di ragionamento piut- PERLAPPUNTO 12
  • 13. L’INTERVISTAIl modello bidimensionale di Dummett è tività linguistiche in cui il parlante è impe-una generalizzazione del modo standard di gnato socialmente, questo comporta a suaspecificare i ruoli inferenziali dei connet- volta una visione olistica del linguaggio. Lotivi logici introdotto da Gerard Gentzen. stesso Brandom afferma che:L’applicazione al contenuto proposizionaleespresso da un enunciato è immediata. Ciò “la semantica inferenzialista ha schietto carat-che corrisponde ad una regola di introdu- tere olista: secondo la spiegazione inferenziali-zione per un contenuto proposizionale è un sta del contenuto concettuale, non è possibileinsieme di condizioni sufficienti per asserirlo, avere alcun concetto a meno di averne molti,ciò che corrisponde ad una regola di elimi- perché l’articolazione del contenuto di ciascunnazione è l’insieme di conseguenze necessarie concetto dipende dalle sue relazioni inferen-della sua asserzione, ciò che segue dal farlo. ziali con altri concetti. […] L’olismo concettualePer Brandom, queste sono due caratteristi- non è una scelta a cui ci si possa sentire spintiche fondamentali dell’uso delle espressio- indipendentemente dalle considerazioni cheni linguistiche, ma il legame tra rilevanza conducono ad una concezione inferenziale delpragmatica e contenuto inferenziale de- concettuale; piuttosto, è una conseguenza di-riva dal fatto che asserire un enunciato retta di tale approccio”(Brandom 2002, pag. 25).equivale ad assumere implicitamente unimpegno verso la correttezza dell’inferen- Io credo che uno dei principali motivi delza materiale dalle sue circostanze alle sue rifiuto brandomiano dell’impostazioneconseguenze di applicazione. Possiamo so- molecolare à la Dummett sia rintracciabilestenere con [Penco 2004 e 2009] che Bran- in una delle principali difficoltà con cui ildom ha sicuramente contratto un debito molecolarista ha a che fare: “il paradossocon Dummett, ma ne ha anche superato, dell’inferenza”:non sappiamo se correttamente, un tabù.Dummett ha definito il significato come “Se in un’inferenza la conclusione non è con-giustificazione anche perché riteneva che tenuta nelle premesse, essa non può esserele conseguenze di un enunciato siano un valida; e se la conclusione non è diversa dalleinsieme aperto e troppo vasto per poter premesse essa è inutile; ma a conclusione nonservire da criterio definitorio del signifi- può essere contenuta nelle premesse ed esserecato. La semantica inferenziale, analoga- anche nuova; quindi le inferenze non possonomente alla teoria giustificazionista di Dum- essere insieme valide e utili”(Cohen, Nagel,mett, si propone come un’alternativa alla 1934, pag. 173).semantica modellistica. Comprendere il si-gnificato è impegnarsi in una rete di diritti Credo che Brandom ritenga il paradossoe impegni: il significato di un enunciato de- dell’inferenza un limite che una teoria delriva dall’intreccio delle diverse prospettive significato non dovrebbe presentare. Uncon cui i parlanti si impegnano sulla rete di limite che, come la sua soluzione, è legatoinferenze a esse connesse. Questo compor- ad un determinato modo di intendere ilta che il significato dipende da tutte le at- linguaggio. Credo che sia su queste basi che PERLAPPUNTO 13
  • 14. L’INTERVISTABrandom critichi il sistema di Dummett di- to sulla nostra attività di “tenere i punti”cendo che delle azioni altrui, come si tengono i punti delle azioni altrui nel baseball. Siamo fon- “è un ideale del tutto particolare quello che damentalmente degli scorekeepers, perso-sarebbe realizzato da un sistema di contenu- ne che si segnano i punti per ogni azioneti concettuali tale che le inferenze materiali che fanno gli altri partecipanti al gioco”implicite in ogni sottoinsieme di concetti rap- (Penco, 1999,in Rivista di Filosofia, 3, Dic.,presentassero un’estensione conservativa dei pp.467-486). Ad esempio, se qualcuno as-concetti restanti nel senso che non sarebbe serisce “questa stoffa è rossa” dovrebbeautorizzata alcuna inferenza, in cui interve- aggiungere al proprio punteggio “questanissero solo i concetti restanti, che non fosse stoffa è colorata”. Questo è un esempio ingià autorizzata dai soli contenuti associati a cui compiere una mossa obbliga un gioca-quest’ultimi. Un sistema del genere è un’idea- tore ad essere disposto a compierne anchelizzazione perché i contenuti di tutti i suoi con- un’altra. Per questa ragione, possiamo con-cetti sarebbero già palesi. Nessuno rimarrebbe cepire l’esecuzione di un’asserzione comecelato, in modo da poter essere rivelato […] tra- “l’assunzione di un genere particolare diendo conclusioni cui non si era in precedenza atteggiamento normativo nei confronti diconsapevoli di essere autorizzati o impegnati un contenuto inferenzialmente articola-da qualche insieme di premesse. […] Questa ti”. Assumere un impegno significa esseretrasparenza completa degli impegni e dei titoli disposti ad accettare le conseguenze infe-è in un certo senso una proiezione ideale della renziali di un’asserzione. Avere titolo perpratica socratica che trova i contenuti e gli im- un’asserzione significa avere delle ragionipegni usuali bisognosi di essere confrontati tra da offrire per essa, antecedenti inferenzia-loro, mettendo in evidenza caratteristiche infe- li, relazioni a contenuti che possono servi-renziali da essi possedute di cui non eravamo re come premesse da cui derivare il titolo alconsapevoli”(Brandom 2002, pag.78-79). contenuto originario. Questi due aspetti della dimensione L’idea di Brandom è stata di scindere normativa sono interconnessi. I titolo diin due parti la nozione di asseribilità. Più cui si parla, sono titoli per assunzione diprecisamente, dove i teorici dell’asseribiltà impegni. Possiamo dire che due contenutiricorrono ad un solo tipo di status norma- asseribili sono incompatibili quando l’im-tivo (giustificazioni o ragioni sufficienti pegno nei confronti di no preclude il titoloper asserirlo) Brandom prende in consi- all’altro. “Questa stoffa è rossa” sottrae ilderazione due generi di status normativo: titolo all’impegno che si assumerebbe conl’impegno e il titolo. Secondo Brandom, l’enunciato “questa stoffa è verde”.nessun insieme di pratiche può essere Brandom, infine, crede che le dif-considerato un gioco di dare e richiedere ficoltà legate ad un’impostazione olisticaragioni a meno che non includa il ricono- possano essere superate studiando le di-scimento dei suddetti status normativi. Il namiche sociali dello scambio di opinio-gioco di dare e richiedere ragioni “è basa- ni come convergenza verso i significati. PERLAPPUNTO 14
  • 15. L’INTERVISTASecondo Brandom, possiamo assumere Between saying and doing:due tipi di attitudine nei confronti delleasserzioni di ciò che le altre persone di- In La filosofia e lo specchio della natura, R.cono. Possiamo attribuire una credenza o Rorty ci ha consegnato l’immagine di unasottoscriverla. Un resoconto de re di una cre- tradizione filosofica dominante, di cui ladenza esprime il fatto che chi riporta una filosofia analitica ha o avrebbe rappresen-credenza altrui non la sottoscrive, mentre tato l’ultima istanza, eretta sull’idea chevale il contrario con la credenza de dicto. l’essenza del linguaggio fosse la rappresen-La distinzione in questione arricchisce tazione del mondo. Secondo la suddetta tra-l’idea dell’attività sociale del dare e richie- dizione, le parole e le asserzioni si riferisco-dere ragioni, in quanto introduce l’invito no rispettivamente ad aspetti del mondo ea riflettere su ruolo che possono avere i a fatti. Rorty ci ha mostrato che una siffatta“diversi punti di vista” nell’ambito dei di- concezione del linguaggio viene contra-ritti e degli impegni ad asserire qualcosa, stata dalla visione pragmatista, secondonell’ambito dello scorekeeping. “This should la quale le nozioni rappresentazionali delbe enough1 to face the above mentione riferimento e della verità sono fondate suproblem of defining communication in a la nozione primaria di uso del linguaggio,holistic vision: communication does not come affermare ed inferire.require the previous sharing of common Between sayin and doing (BSD) sviluppa incontents, but it is a process in which spea- una prospettiva storica la contrapposizio-kaers converge towards the same concepts ne tra il pragmatismo e la filosofia anali-in the activity of attributing and underta- tica. Il progetto in BSD è motivato da unaking commitments to certain inferences particolare concezione della storia dellaand substitutions”(Penco, Assertion and filosofia analitica. Secondo Brandom, lainference, in Proceedings of the Workshop on tradizione semantica in filosofia analiticaBob Brandom’s Recent Philosophy of Language: si è concentrata sulla possibilità di ridurretowards an analytic pragmatism (TAP-2009) o ricostruire i vocabolari a partire da unoGenoa, Italy, April 19-23, 2009). base. Questa tendenza è alla base di dueAsserire e inferire sono pratiche intima- espressioni fondamentali in filosofia qua-mente correlate. L’asserzione è la pietra li l’empirismo e il naturalismo. Entrambiangolare nella semantica e nella pragma- hanno tentato di mostrare come i problemitica inferenzialista. Nella nuova terminolo- legati ad un vocabolario potessero esseregia di Between saying and doing l’asserzione ricostruiti con l’appello ai significati di undiventa “the minimal kind of doing which vocabolario filosoficamente privilegiato,conuts as saying”(BSD 42). Parlando in ter- in cui la logica compare come un aiuto in-mini semantici, possiamo dire che solo ciò dispensabile e come una fonte di legittima-che può stare in relazioni inferenziali può zione. Tali programmi si differenziano percontare come il contenuto di un’asserzio- il tipo di vocabolario che ritengono esserene. il privilegiato. L’ empirismo si appella al vocabolario osservativo, mentre il natura- PERLAPPUNTO 15
  • 16. L’INTERVISTAlismo fa riferimento al vocabolario della ve ad ottenere il chiarimento in questione,fisica o delle scienze naturali. Essi conver- dobbiamo, però, poi spiegare il ruolo infe-gono maggiormente nell’individuare quali renziale di queste espressioni. Ma il ruoloforme di discorso siano da ritenersi proble- inferenziale di un’espressione non puòmatiche. Entrambi considerano gli aspetti essere spiegato sena fare riferimento allenormativi, modali, semantici e intenzionali informazioni collaterali. Quindi, postularecome oggetti di ricostruzione. il significato non è sufficiente per rendereBrandom presenta un nuovo apparto te- conto dell’uso. 3. La critica di Wittgensteinoretico detto “meaning-use analysis”, all’idea di postulare il significato per spie-che egli considera come una possibilità gare l’uso. Ciò presupporrebbe che tutti glidi estendere, o di correggere, il progetto usi del linguaggio siano modi di esplicita-classico in filosofia analitica. Tale apparato re un’unica pratica.: rappresentare stati diè sorto dal ripensamento delle idee, degli cose. Brandom vede in Wittgenstein coluiesempi e delle argomentazioni proposte in che ha posto fine alla speranza di poterMaking it explicit (MIE). Possiamo, quindi, costruire una teoria sistematica del signi-leggere BSD sia come un nuovo progetto ficato, consegnando gli studi filosofici sulin grado di svilupparsi autonomamente sia linguaggio ad una prospettiva storica, an-come una nuova chiave di accesso alle idee tropologica, pratico sociale, in cui demisti-esposte precedentemente in MIE. ficare le ambizioni dei filosofi.Brandom, d’accordo con Rorty, conside- L’dea che anima l’argomentazione di Bran-ra l’errore della filosofia analitica un ber- dom è di evitare il contrasto tra la seman-saglio che il pragmatismo ha il potere di tica formale e l’accento posto da Wittgen-abbattere o modificare. L’apporto della stein sull’uso di un’espressione in quantotradizione pragmatista deve essere quello chiave per comprenderne il significato. Ladi riuscire a fare spostare l’attenzione dal relazione tra vocabolari a cui pensa Bran-significato all’uso, di sostituire la preoc- dom non è né di traducibilità né di riduci-cupazione per i problemi semantici con bilità o sopravvenienza. Egli è alla ricercaquella per la pragmatica. Brandom indi- di una relazione in cui un vocabolario pos-vidua tre linee argomentative a favore di sa permettere a qualcuno di dire cosa biso-questo spostamento: 1. La critica di Sellars gna fare per essere considerati come unaall’empirismo: il vocabolario fenomenico persona che padroneggia quel vocabolario.in quanto vocabolario base non è autono- Prediamo, ad esempio, le abilità pratichemo. 2. L’adozione del punto di vista della coinvolte nella percezione: ciò che faccia-critica di Quine all’empirismo, che si basa mo quando riconosciamo qualcosa comesu ciò che Bradnom chiama “metodologi- rosso è sufficiente per affermare che quelcal pragmatism”, il punto di vista per cui il qualcosa è rosso. Queste abilità sono indi-compito primario di una teoria del signifi- spensabili a quella ulteriore di riconoscerecato è di spiegare, codificare o illuminare che qualcosa sembra rosso. Infatti, senzal’uso delle espressioni linguistiche. Quine l’abilità di riconoscere qualcosa come ros-sostiene che se il postulare i significati ser- so è impossibile disporre dell’abilita che ci PERLAPPUNTO 16
  • 17. L’INTERVISTApermette di affermare che qualcosa sem- P1. In secondo luogo, egli sostiene che perbra rosso. Ciò mostra che il vocabolario l’esercizio dell’abilità P1 in modo appro-osservativo o fenomenico non è un voca- priato e nelle giuste circostanze, si puòbolario indipendente, ma è fondato su un esercitare un altro insieme di abilità, P2. P2vocabolario in cui riportiamo le percezioni. si ottiene con un’elaborazione algoritmicaLa risposta brandomiana alla sfida di Wit- a partire da P1. in fine, Brandom argomen-tgenstein è l’”analitic pragmatism”. Come ta che le abilità elaborate P2 risultano suffi-ho detto, Brandom incorpora le intuizioni cienti per l’uso del vocabolario base.delle critiche pragmatiste del tipo: l’unica Brandom comincia con un’alasi relativa-spiegazione ci potrebbe essere per come mente semplice del vocabolario logico deiun dato significato viene associato un vo- condizionali. La visione Brandomiana deicabolario si trova nell’utilizzo di questo vo- condizionali, esposta già in MIE, si con-cabolario. Egli non accetta di dover sceglie- centra sul fatto che le locuzioni logichere tra un’impostazione semantica stretta- permettano di esprimere le pratiche ma-mente formale e una terapia pragmatista teriali senza essere necessarie per potervidestinata ad operare caso per caso. Il cuo- prender parte. Brandom assume che l’as-re dell’ “Analitic Pragmatism” consiste serzione sia una componente essenzialenell’idea per cui la relazione tra significato per qualsiasi pratica linguistica e che essae uso debba essere spiegata nei termini di e l’inferenza si presuppongano a vicenda.due componenti pragmatiche: (i) quali tipi Nessuno può affermare di padroneggiaredi abilità e pratiche debbano essere posse- una pratica senza padroneggiare anchedute da un soggetto affinché esso appaia l’altra. Il concetto fondamentale di infe-come qualcuno in grado di dire cose dotate renza è quello di inferenza materiale, indi significato. (ii) ciò che si deve dire per cui il vocabolario logico non si verifica (inpoter specificare in modo appropriato tali sostanza). Partecipare ad una pratica infe-pratiche e abilità. renziale richiede la capacità di “approvare”Le soluzioni Brandomiane ai problemi o “accetta” inferenze materiali. Brandomrelativi ai vocabolari hanno il sapore di caratterizza talvolta la suddetta capacitàargomenti trascendentali, perché mostra- come una risposta differenziale a inferen-no come i suddetti vocabolari sono, in un ze materiali, come la capacità di trattarle ocerto senso, già implicitamente presenti in considerarle buone inferenza. Ci si potreb-ogni pratica linguistica autonoma di sorta. be aspettare che la risposta differenzialeIl duro lavoro di tali analisi è ovviamente conti come avallo solo se siamo nell’ambitoquello di precisare il senso di “già implici- delle pratiche sociali, ma tale qualifica nontamente presente. La forma generale delle è esplicitamente fatta qui. Il punto crucialespiegazioni di Brandom contiene tre passi. è che il vocabolario logico non è richiestoIn primo luogo, egli sostiene che non si può in atti di avallare le inferenze materiali. Lespiegare un qualsiasi vocabolario auto- capacità reciprocamente necessarie pernomo, senza impegnarsi in una pratica o fare affermazioni e ad approvare inferenzeesercitando delle capacità, che chiamiamo possono essere algoritmicamente elabora- PERLAPPUNTO 17
  • 18. L’INTERVISTAte nel modo seguente. Armati delle capa- nali siano elaborabili a partire dalle infe-cità in questione e del vocabolario supple- renze materiali essendo allo stesso tempomentare della logica di condizionali ( ‘se... esplicativi di tali inferenze. Questo tipo diallora’), si può quindi affermare condizio- relazione prende il nome di “LX” relationnali della forma ‘se p allora q’ quando si ( L sta per “elaboration” mentre X sta perapprova un’inferenza materiale da p a q, e “explication”). La struttura della relazio-rispondere ad una tale affermazione aval- ne LX tra la pratica e il vocabolario vienelando l’inferenza da p a q. La capacità così generalizzata ai vocabolari modale, nor-elaborata è sufficiente per l’utilizzo logico mativo e intenzionale. Possiamo prenderedei condizionali. In questo senso, il vocabo- come esempio l’autonomia del vocabolariolario logico è implicito in tutte le pratiche modale. In accordo con la “modal Kant-linguistiche e, per questo motivo, il privi- Sellars thesis”, i resoconti non inferenzialilegio riconosciuto al vocabolario logico non possono costituire una pratica discor-nella analisi classica è giustificato. Inoltre, siva autonoma. L’abilità di usare un voca-l’uso del vocabolario logico permette di bolario empirico – descrittivo presupponedire esplicitamente che si appoggia un’in- la comprensione di proprietà rese espliciteferenza affermando il condizionale corri- dal vocabolario modale (come le inferenzespondente, mentre senza di essa non si può controfattuali).che compiere atti di avallare o respingereinferenze. Chiaramente il quadro di fondo “One of the core aspects of Brandom’sè che, nonostante l’approvazione compor- analysis is that the semantic relationsti le parole (quelle nelle premesse e nella between empirical/descriptive, modal,conclusione della deduzione in questione) and normative vocabularies are comple-è, in un certo senso, muta, una semplice af- mentary but not symmetrical: empiricalfermazione. Il vocabolario supplementare vocabulary in fact is expressively weakerdei condizionali è necessario per dare voce than modal and normative vocabularies,a queste azioni, che in precedenza si pote- and by itself, it is unable to count as anva solo eseguire. autonomous discursive practice. Put inBrandom sostiene che, dal momento che la other words, empirical vocabulary is notvalidità delle inferenze materiale è sensibi- self-sufficient to express the relations ofle alle attività inferenziali e linguistiche ad incompatibility and the inferential com-esse connesse, la capacità fondamentale di mitments that are implicit in the practiceaccettare o rifiutare le inferenze materiali of using it. Empirical vocabulary is indeedrichiede abilità di distinguere, nel senso di unintelligible without presupposing a di-rispondere in modo differenziato a circo- scursive practice in which also modal andstanze controfattuali che influenzano l’ap- normative constraints are at work. Hereprovazione di una inferenza materiale da the test-bed for analytic pragmatism is toquelli che non lo fanno. Il ruolo espressivo defend the intelligibility of modal conceptsdella logica viene discusso in un dettagliato against the reductivist arguments of empi-esempio teso a mostrare come i condizio- ricism”. (Daniele Santoro, The Modal Bond PERLAPPUNTO 18
  • 19. L’INTERVISTAof Analytic Pragmatism, in Etica & Politica / dipendenza contestuale.Ethics & Politics, XI, 2009, 1, pp. 385-411). Brandom difende l’idea della “meaning- use analysis” come estensione pragmatistaL’uso di termini modali permette di affer- del paradigma classico in filosofia analiticamare o respingere condizionali contro- contro coloro che avversano i programmifattuali e, quindi, di dire esplicitamente filosofici basati, come è la filosofia anali-quello che si sta facendo nel distinguere le tica, su perniciosi dogmi metafisici. La di-circostanze controfattuali che infermano fesa di Brandom si basa sull’analisi di ciòun’inferenza materiale da quelle che non che rende la metafisica perniciosa. Ciò chelo fanno. contraddistingue la metafisica è il fatto diBrandom sostiene che l’abilità di a trattare privilegiare un vocabolario come “univer-qualcuno come commesso o diritto all’as- sal base languages from which every voca-serzione, può anche essere elaborata nella bulary that is legitimate . . . can be elabo-capacità di usare un vocabolario semanti- rated as a target vocabulary”(223). Abban-co. La base del discorso semantico è la pos- donando questa attitudine, otteniamo unasibilità di trattare due asserzioni come ma- forma difendibile di metafisica, di cui laterialmente incompatibili. Due asserzioni meaning-use analysis dovrebbe essere unp e q si dicono incompatibili se prendere esempio. L’ “analytic pragmatist metaphy-un impegno verso p preclude la possibilità sics” mira a costruire dei vocabolari tecnicidi avere un titolo per q. Il concetto di in- o artificiali, che possano prendere il ruolocompatibilità è anche la chiave per connet- delle lingue base universali, per tentare diter il vocabolario modale a quello normati- esprimere tutti gli altri vocabolari nei lorovo: un soggetto non dovrebbe essersi preso termini. Lo scopo della “analytic pragma-impegni incompatibili. L’incompatibilità tist metaphysics” non è di eleggere alcunilogica e semantica riguarda il processo di vocabolari come i rivelatori della realtà,acquisizione delle credenze. Il tentativo di classificando i rimanenti come legittimi sesviluppare una nuova logica implica la de- sono esprimibili nei termini di quello base.finizione di una logica per lo sviluppo con- Ciò che dobbiamo comprendere è il poterecettuale: rilevare degli impegni incompati- espressivo dei molti vocabolari esistenti.bili ci obbliga a cambiare qualcosa, abbia- Dobbiamo, quindi, sperimentare la possi-mo bisogno di una logica che ci permetta di bilità di individuare più di un vocabolariospiegare questo tipo di processo. come essente in grado di giocare il ruolo diLa nuova terminologia esposta in Between “metaphysical base vocabulary”.Saying and doing non sembra dissipare i Da questa prospettiva, il punto di MIE, nondubbi che erano sorti già ai tempi di Making è quello di dimostrare che il significato è init explicit. Il sistema brandomiano appare realtà metafisicamente determinato dall’più simile alla costruzione di un sistema uso, ma di capire quanto il significato dellemetafisico generale piuttosto che ad un nostre parole possa essere espresso in ter-tentativo di discutere con attenzione le mini di uso. Infatti, le metariflessioni filo-problematiche contemporanee legate alla sofiche in MIE suggeriscono che lo scopo PERLAPPUNTO 19
  • 20. L’INTERVISTAdi Brandom è la costruzione di un model- Brandom, esplicitiamo un’ inferenza con-lo teorico di certe pratiche, per mostrare vertendola da un’inferenza materialmentecome esse possano essere comprese in un corretta ad un’inferenza formalmente cor-certo modo, piuttosto che fornire l’ultima retta. Questo sembra controverso perchèparola sulla natura della rappresentazione se afferrare il ruolo espressivo della logica,o intenzionalità. Quindi, forse, BSD ha sem- ed avere una chiara idea di che cosa signifi-plicemente reso più esplicito (e in minor chi rendere esplicita un’inferenza, implicanumero di pagine) l’intuizione di Brandom afferrare le caratteristiche distintive del-in MIE. la logica, compreso il concetto di validitàAbbiamo appena visto che il punto formale, allora dovremmo rinunciare alladella”meaning-use analysis” non è in pri- priorità del “materiale” sul “formale” permo luogo di difendere la verità di una par- come è proposta da Brandom.ticolare visione filosofica, ma di realizzare Se la logica deve poter esercitare il suo ruo-una sorta di intuizione filosofica. Brandom lo espressivo all’interno della pratica rifles-suggerisce uno slogan per la metafisica siva, abbiamo bisogno di poter individuareanalitica pragmatista: “discriminazioni il contenuto dei nostri concetti malgradometafisiche senza denigrazione” (BSD 229). le differenze di ruolo inferenziale. Ciò sa-Questa stessa visione del linguaggio tra- rebbe necessario perché, come lo stessospare in Articolare le ragioni e, in particolare, Brandom afferma, l’introduzione di nuoviBrandom se ne serve per alleviare le proble- concetti non logici può causare una ristrut-matiche intorno al concetto di armonia. Da turazione dei ruoli inferenziali in modoun lato Brandom afferma che deve esserci non conservativo. La tensione che abbiamo“conservatività” nella pratiche inferenziali rilevato è una tensione tra la richiesta chesia per evitare orribili conseguenze sia per- la logica sia conservativa nell’adempiere alché il vocabolario logico non potrebbe al- suo ruolo espressivo e l’idea, appena men-trimenti svolgere la sua funzione espressi- zionata, della non conservatività legata allava (pag. 75), dall’altro, poco dopo, afferma pratica materiale. Il fine espressivo dellache la conservatività non è un vincolo per logica, esplicitare le inferenze materiali, èl’introduzione o l’evoluzione di un termine nel in contrasto con i suoi stessi vincoli espres-linguaggio. Essa mostrerebbe soltanto che sivi, la conservatività. Ma senza tali vincoli,ci sono concetti che hanno un contenuto l’espressivismo sembra una posizione cheautonomo corrispondente ad un’inferenza include sia la logica sia molto altro.materiale implicita che non è già implicita Credo che le suddetta tensione possa es-in altri concetti in uso, e che è suscettibile di sere, quanto meno, intuitivamente dis-essere sottoposta a “critica socratica”(pag. solta tracciando quello che, a mio parere,77). La nozione di rendere espliciti i nostri dovrebbe essere il compito del filosofoimpegni materiali impliciti diventa, alla Brandomiano. Il filosofo Brandomiano as-luce di ciò, oscura e sembra essere legata somiglia a quello Wittgensteiniano almenopiù di quanto lo stesso Brandom vorreb- in due sensi: (i) Nel rifiutare il tentativo dibe alla nozione di “validità formale”. Per edificare una teoria sistematica del signifi- PERLAPPUNTO 20
  • 21. L’INTERVISTAcato per cui Brandom, criticando la teoria as possible. Having done that, one should laydi Dummett, afferma che “Seguendo l’in- down another, perhaps quite different set ofsegnamento generale di Wittgenstein, non premises, and extract consequences from themdovremmo assumere che il nostro schema as rigorously as possible. The point was not insia simile a questo o dipenda da un insie- the first instance to endorse the conclusions ofme soggiacente di contenuti come questo any of these chains of reasoning, but to learnesolo perché siamo obbligati a rimuovere our way about in the inferential field they alltutti i casi particolari in cui lo scopriamo defined, by tracin many overlapping, intersec-venire meno a siffatto ideale”(Brandom ting, and diverging paths through the terrain.2002, pag. 79). (ii) Nell’intendere il linguag- That is how we would learn what differnce itgio come una serie potenzialmente infinita would make, in various contexts, if we were todi giochi linguistici. Il lavoro del filosofo, endorse some claim that figures as a premise income nel caso di quello wittgensteiniano, many of the infernces, and what might entit-non giunge e non può giungere mai ad le us to a claim that shows up as a consequnceun termine. Quest’ultimo è alle prese con in many of the inferences. Actuallt plumpingun linguaggio multiforme governato da for and defending any of these theses is thenpratiche materiali in grado di ricostruire, a subsequewnt, parasitic, and substantially lessmodificare o ristrutturare continuamente inmportant stage of the process. The principall’attività inferenziale ad esso connessa. Ciò aim is not belief, but understanding”(Brandom,fa sì che ci sia continuamente bisogno, di Metaphilosophical reflections on the idea ofvolta in volta, della pratica socratica ai fini metaphysics, in Proceedings of the workshop ondi esplicitare inferenze e di armonizzare gli Bob Brandom’s recent philosophy of language: To-impegni e i titoli ad esse connessi. “Curare wards an analytic pragmatism. Genoa, Italy, Aprili nostri concetti e i nostri impegni inferen- 19-23, 2009, pag 183).ziali materiali alla luce dei nostri impegniasserzionali […] è un lavoro gravoso, che va Questo è lo spirito con cui dovremmo av-affrontato caso per caso”(Brandom 2002, viare le nostre riflessioni sulle relazionipag. 81). semantiche fra differenti vocabolari. InIl linguaggio, per Brandom, non è un fat- questo senso, il compito del filosofo con-to eterogeneo tanto che, in accordo con siste nel vedere come e perché le nostrel’olismo, è disposto a parlare di linguaggi pratiche di “esplicitazione” possano es-piuttosto che di un linguaggio. Nuovi vo- sere elaborate a partire da differenti vo-cabolari, inoltre, possono nascere in ogni cabolari, comprendendo nel concetto dimomento. Dato questo contesto, Brandom vocabolario le pratiche e le abilità che losposa l’impostazione di David Lewis: contraddistinguono. Questa pratica ha lo scopo di fare chiarezza sul rapporto che “He thought what philosophers should do is intratteniamo con i diversi vocabolari, sul-lay down a set of premises concerning some le pratiche discorsive ad essi connesse etopic of interest as clearly as possibile, and ex- sul modo in cui ci rapportiamo ad essi. Latract consequences from them as rigorously possibilità di comprendere non si dà ridu- PERLAPPUNTO 21
  • 22. L’INTERVISTAcendo il linguaggio ad un unico fenomeno, possano essere oggetto di una teoria (senzama sapendo attraversare i confini delle di- ovviamente negare che le espressioni sianoverse pratiche linguistiche. Comprendere dotate di significato)” (Brandom 2002, pag.il linguaggio significa, quindi, arrivare ad 73-74). La logica è forse, per Brandom unouna consapevolezza dell’uso materiale dei strumento utile nello svolgere il compitoconcetti all’interno delle singole pratiche del filosofo per come lo abbiamo descrit-discorsive e a conoscere le loro relazioni. to. È uno strumento con cui sondare, di volta in volta, le nostre pratiche materiali“The distintive kind of semantic understanding che, però, si sottraggono costantemente alI am suggesting […] can be well served by ac- poter essere ingabbiate in un edificio pret-cumulating, particular, local connetions that tamente logico. Un mezzo con cui, in unsupport no antecedent global program and dato momento della nostra pratica, datoperhaps could be predicted by none. Nor must un certo tipo di vocabolario, possiamo in-the search for such semantic relations among terrogarci su quali concetti dovremmo uti-vocabularies and the discursive practices-or- lizzare.abilities they specify or that deply them be L’impresa di Brandom si fonda sulla suamotivated by some deep-seated philosophical concezione fondamentale della pratica lin-anxiety or puzzlement, the proper deflating guistica. Ma, per quanto io possa dire, indiagnosis of which then exhibits or renders the BSD Brandom non offre alcun argomentotask of exploring those relations otiose. Simple a sostegno di tale concezione. Si può legit-curiosity, the desire to deepen our understen- timamente sospettare che Brandom nonding can suffice, for this sort of philosophical abbia saputo dare una risposta alla sfidatheorizing”(Brandom, Metaphilosophical re-flections on the idea of metaphysics, in Pro-ceedings of the workshop on Bob Brandom’srecent philosophy of language: Towards ananalytic pragmatism. Genoa, Italy, April 19-23,2009, pag 184).Il compito del filosofo è, dunque, quellodi accrescere la nostra consapevolezzanell’uso dei nostri concetti, delle nostrepratiche inferenziali, ai fini di perfezionar-le, o “armonizzarle”, nell’ambito, governa-to dalle inferenze materiali, del dare e ri-chiedere ragioni. Brandom rifiuta, dunque,esplicitamente la possibilità di una teoriasistematica del significato: “Chi assumel’eterogeneità del linguaggio in questosenso negherà l’esistenza di significati che PERLAPPUNTO 22
  • 23. L’INTERVISTAdi WIttgenstein. Tuttavia, sembra che egli nian physics. Pragmatism shared with theconsideri la sua risposta a questa sfida original Enlightenment a view about thecome il risultato offerto dalla realizzazione centrality of reason in human life but in andel suo progetto. In questo senso, dobbia- attempt to understand that in the intellec-mo rivolgerci alle sue analisi, attendendo tual context provided by the deliverancesun maggiore affinamento del progetto of the latest and most sophisticated sci-Bramndominao in filosfia. ences, but the sciences in the nineteenth century they were responding to were very different from mathematized newtonian L’intervista physics, Darwin of course was huge but so were the statistical and social sciencesRobert B. Brandom, membro del “Center which arose at that time.for the Philosophy of Science” e di “Ame- Something like a master idea of classicalrican Academy of Arts and Sciences”, è American pragmatism was that the sameDistinguished Service Professor of Philo- processes that produced order out of dis-sophy presso l’università di Pittsburgh. Ha order in evolution were also in play in ordi-inoltre insegnato a Princeton, Berkeley e nary learning processes in individuals, thatpresso University of Mcihigan. Le sue nu- the selection of stable forms and habits bymerose pubblicazioni vertono principal- the extent to which they provided a solu-mente su la filosofia del linguaggio, la filo- tion to real world problems was commonsfia della mente e la filosofia della logica. to both and one of the master ideas was toA partire dagli anni novanta Brandom si è try and understand all sorts of intelligenceimposto all’attenzione della comunità filo- from the animal to the most sophisticatedsofica internazionale con il suo monumen- scientific on that model.tale “Making it explicit”. It has always seemed to me that the ad- vances in thinking about language andQ: Still on the topic of analytic pragmatism, about projects that were characteristic ofwhat do you think is most important in a analytic philosophy provided special re-pragmatist project? And so what has prag- sources for the pursuit of that pragmatistmatism to gain from the connection with project but that for largely contingent,analytic philosophy? axiological reasons, the people who cared about the one project were not the peopleA: Pragmatism always was a view about who were masters of the other tools. In aus as knowing creatures, as understand- contemporary context I think the mosting creatures, it was always a naturalistic important pragmatist idea is to under-view, I think of it as part of as a second En- stand what we mean or the contents oflightenment, the first Enlightenment had our thoughts in terms of what we do. Thebeen naturalist and empiricist in a way classical pragmatists read that in an instru-that was much informed by the scientific mentalist way, I think they squeezed whatachievements of its days, the early Newto- juice there was out of that idea and it’s not PERLAPPUNTO 23
  • 24. L’INTERVISTAthe most promising way to understand the in independence of one another but clearlykind of normativity, the practical norma- had things to say to one another. The greattivity that articulates our intentionality weakness it seems to me of the anthropo-and discursiveness, there are better ways logical tradition is that it makes nothingof thinking about that now. of the mathematical grip that we’d finallyAnd in the more particular context of phi- gotten on meanings though the modallosophy of language, there’s a kind of se- theoretic logistical tradition and the greatmantic pragmatism that says: let’s look at failing it seems to me of that logistical tra-the social practices that are discursive and ditions is that it has very little to say, andlinguistic practices or the particular abili- what it has to say is not philosophically so-ties that individuals exercise and try and phisticated or promising, about what it issee in a broadly functionalist spirit how in virtue of which we associate the seman-those can confer propositional content, tic interpretants with the primitives, theconceptual content on the doings that play things that we include into that process ofa suitable role in them. recursive generation.And the hope is in that way to be able to So clearly the time has come to bring thesesynthesize the two fundamental traditions traditions into dialogue with one anotherin thought about language that were char- and analytic pragmatism as I’m pursuing itacteristic of the whole twentieth century, is one way of doing that.one that I might identify with Frege, withRussell, with Carnap and Tarski, and with Q: Today in your speech you have beenQuine and David Lewis, that is looking at speaking about how philosophers could orlanguages from a formal-mathematical actually should contribute to cognitive sci-point of view and looking at artificial lan- ence. The other way around, do you thinkguages thinking about how if one associ- philosophy as such has something to gainates semantic interpretants with simple from the connection and collaborationbits of free language one can then generate with cognitive science?a systematic way of associating semanticinterpretants with a whole a range of com- A: I certainly do and there are numerousplex expressions. philosophers who are showing what canAnd on the other hand the other tradition be gained from that. The way I pursuethat is a more anthropological tradition philosophy is not however I think amonglooks at language and discursive practices them. And this is a regard in which I’m outas features of an episode in natural history of step both with a significant traditionand a certain kind of organism, us, that’s in analytic philosophy which has alwaysmuch more the way that classical pragma- cared about the science of its time and, astists thought about it, but Wittgenstein is I indicated earlier, with the pragmatist tra-another avatar of that. dition which followed the EnlightenmentAnd those two ways of thinking about lan- in caring a great deal about the science ofguage were developed and pursued largely the time. PERLAPPUNTO 24
  • 25. L’INTERVISTAThe sense in which I do care about the sci- have to do such that doing that counts asences is that it is the most sophisticated saying, thinking or meaning something”,form of understanding that we have and then we can begin to see the continuityit’s our job as philosophers to understand with the pragmatist tradition.that. Science is also the most spectacular Q: Now, speaking specifically of philosophyand successful social institution of the last of language, do you think that philosophythree hundred years and I think we need of language still has a future and is opento understand that, and how it is connect- to developments in the future or will ited to its cognitive achievements, that is lose ground to cognitive science? In otherachievements in understanding. words, will the development of cognitiveThat’s taking science as a target for under- science render philosophy of language ob-standing, it’s a very different thing to try solete?and incorporate results in primatology, indevelopmental psychology and in psychol- A: I don’t think so, because language loomsogy more generally, in physiology and so so large in cognitive function at any higheron as inputs into philosophical thinking. level so at any levels that are most signifi-I’m inclined to make a relatively sharp dis- cant for thinking about us. Intellectuallytinction between the philosophical ques- the twentieth century was the century oftion of what counts as talking or thinking language, not just in analytic philosophyor meaning meaning that things are thus but absolutely equally in continental phi-and so and empirical research into how losophy.creatures that are evolved, wired up, em- No one’s a more serious philosopher ofbodied and trained as we are managed to language than Heidegger for instance, it’sdo something about that. That last seems a serious topic for him, the emphasis onto me a question of considerable intellec- genealogy and ideology in continental phi-tual import but not to be a core philosophi- losophy is a focus on the way in which forcal question. instance power relations can come to beI’m distinguishing here between saying embodied and encoded in systematicallywhat the trick consists in, the trick of think- discursive structures of communication.ing something, a philosophical question, The entire prior culture in its thinkingand saying how the trick is done, which I about us has come to see the significancethink is an empirical question that phi- of language in transforming us from mere-losophers as intellectuals can be interested ly sentient into genuinely sapient crea-in but as philosophers have no particular tures, so there is no question but languageexpertise in addressing. And this is a ques- is going to continue to be a central focus intion of what do you have to do such as that cognitive science.counts as thinking or saying or meaning And I believe that philosophers of lan-that things are thus and so, that’s the ques- guage bring particular conceptual resourc-tions I’m principally interested in and you es to bear on thinking about language andcould put that in the form: “what do you one of the reasons we do is because our PERLAPPUNTO 25
  • 26. L’INTERVISTAtradition more or less begins with the logi- modal logical vocabulary but the mostcal revolution, the revolution ultimately philosophically important feature of thein semantics that Frege initiated, which modal revolutiongave us our first algebraic grip on notions was the second way when people likeof meaning, and I think we’re in a position David Lewis, Stalnaker, Kaplan, Mon-there like the position that physicists were tague showed in the apparatus of pos-in as Galileo and then Descartes began to sible worlds, the kind of modal theoryassemble the conceptual tools that would that Kripke had come up with, an es-place a mathematical grip on the motion of sentially Tarskian modal theory to theobjects in space. modal logical case Kripke deployed, to provide an intentional semantics forQ: My last question is with a look to non-logical expressions, but generallythe future, because during the present the third phase of the modal revolutionworkshop your theories have been com- was Kripke’s discussion of metaphysicalmented upon, expanded upon but also modalities and separation of necessitysomewhat challenged. So the question from a priority and so on. In Naming andis what are according to you the main Necessity I actually think that the philo-problems or challenges that your phi- sophical action was in the second way.losophy may have to face? It’s a challenge for us to extend that progress to a fuller and more flexibleA: At the center of my views is an ap- way of mathematically representingproach to semantics from the side of the meanings of both ordinary non logi-inference by contrast to the traditional cal expressions and eventually that sortapproach on the side of representation. of philosophically important conceptsIt takes as one of its fundamental cate- such as personal identity, justice and sogories the notion of expression but read on that philosophers have properly con-in a conceptual way about it, a way that cerned themselves with.is related to emotions gestures and so And since these are the very early dayson just as the expressivist tradition typi- on doing that on the semantic inferen-cally had had. tialist line the contents of non logicalThat sort of rationalist, inferentialist ex- concepts as well as logical concepts arepressivism I think was initiated by Hegel, articulated by the role they play in mas-that’s one of the reasons that I’m inter- sively multi-premiss non monotonicested in him, but it’s absolutely critical material inferential relations. We don’tthat we be able to get that sort of alge- now have a good mathematical repre-braic control over conceptual roles that sentation of such relations and the rolewe have seen tantalizing progress in the such expressions play in them.second way of the modal revolution and So I think the immediate challenge for athe first way of the modal revolution semantic inferentialist is to see how wewas Kripke’s provision of semantics for can do that. PERLAPPUNTO 26
  • 27. L’INTERVISTABibliografiaR.B. Brandom, Making It Explicit: Reasoning, Repre- Penco, Assertion and inference, in Proceedings ofsenting, and Discursive Commitment, Harvard Uni- the Workshop on Bob Brandom’s Recent Philosophyversity Press (Cambridge) 1994 of Language: towards an analytic pragmatism (TAP- 2009) Genoa, Italy, April 19-23, 2009).R.B. Brandom, Between Saying and Doing, Towardsan Analytic Pragmatism, Oxford University Press R. Giovagnoli, Razionalità espressiva. Scorekeeping:2008. inferenzialismo, pratiche sociali e autonomia, Mime- sis, Milano, 2004.R.B. Brandom, Articolare Ragioni, Introduzioneall’inferenzialismo, Il Saggiatore, Milano 2002. R. Giovagnoli, “Osservazioni sul concetto di ‘pratica discorsiva autonoma’ in R.Brandom”, in Etica epo-Brandom, Metaphilosophical reflections on the idea litica, X, 2008(223-235).of metaphysics, in Proceedings of the workshop onBob Brandom’s recent philosophy of language: To- Daniele Santoro, The Modal Bond of Analytic Prag-wards an analytic pragmatism. Genoa, Italy, April matism, in Etica & Politica / Ethics & Politics, XI,19-23, 2009, pag 183) 2009, 1, pp. 385-411R.B. Brandom, Asserzione e Verità, in A.Bottani, C. AAVV, Proceedings of the workshop on Bob Bran-Penco, Significato e teorie del linguaggio, FrancoAn- dom’s recent philosophy of language: Towards angeli,1991 analytic pragmatism. Genoa, Italy, April 19-23, 2009, edit by C. Penco, C. Amoretti, F. Pitto. ReperibiliAAVV, Discussione su Making it Explicit, in Iride 1999. all’indirizzo: http://sunsite.informatik.rwth-aachen.P.Leonardi, recensione di Making It Explicit, Lingua e de/Publications/CEUR-WS/Vol-444/Stile, 1997 32:539-55. Le informazioni relative al workshop, alcuni linksC.Penco,”Ragioneepraticasociale”,Rivista di filosofia, relativi alla filosofia di Brandom e i video delle letture3, 1999: 467-489. magistrali di R. Brandom sono reperibili all’indirizzo: http://www.dif.unige.it/epi/con/tap/indextap09. html PERLAPPUNTO 27
  • 28.  PERLAPPUNTO 28
  • 29. MENTEECORPO Storia di uno strano rapporto PERLAPPUNTO 29
  • 30. MENTEECORPO Maria Elena Buslacchi Il corpo e la mente Corpo(ral)menteSe il cogito è la base praticamente as- programmato può divenire una mente?sodata del pensiero occidentale, la sua O la mente, per essere tale, necessita diimplicazione primaria, ovvero che bi- quelle componenti strettamente biolo-sogna esistere per poter pensare, non è giche ed organiche che sono il cervello,altrettanto stabile e definita. il sistema nervoso, e addirittura tut-Si può esistere, infatti, in molti modi, o ti gli altri apparati del corpo umano?meglio: non si può che esistere sotto la Prendendo a prestito l’immagine dallaforma di una qualche figura, e questa fantascienza, in un mondo in cui gli an-figura è per l’appunto, per ciò che noi droidi si fossero mescolati agli uominiesseri umani possiamo comunemente e ne fossero divenuti indistinguibili, sa-constatare, il corpo. Cominciamo ad remmo disposti a sostenere che un cer-esistere, infatti, sotto forma di mate- vello meccanico non pensi? La distin-ria organica, e siamo ad essa vincolati zione tra umano e androide andrebbeper il resto della nostra vita. Il pensare fatta a priori o a posteriori? Per la ma-necessariamente implica l’esistere, ma teria di cui si è composti, o per il modonon una forma qualsiasi dell’esistere, in cui si agisce?bensì una forma che sia capace di pen- Per Cartesio il corpo umano non è chesare. E quali sono le forme dell’esistere una macchina di terra. Ma la res cogitansche permettono anche di pensare? vi è comunque legata attraverso ghian- dola pineale. Un aspetto organico èConsideriamo un robot che si com- sempre presente nelle visioni dualisti-porti, esteriormente, proprio come che del corpo: le cellule grigie pensanoun essere umano. Saremmo disposti a per noi, il cuore è sede dei sentimenti,dire che esso pensa? Già ci turba il fatto il fegato si rode dalla rabbia, lo stomacodi associare, linguisticamente, il verbo si stringe per il dolore o la paura. Anche“pensare” ad un soggetto tradizional- un’interpretazione che veda il corpomente destinato, nella lingua italiana, sottomesso ad un’anima, non prescin-ad oggetti inanimati: esso. John Searle de dall’importanza dello stesso, tant’ènel 1980 lanciò proprio questa provoca- vero che in tutte le religioni che riten-zione: un computer opportunamente gono lo spirito la vera essenza dell’uo- PERLAPPUNTO 30
  • 31. MENTEECORPOmo è presente un aspetto di mortifica- gli altri senza doversi necessariamen-zione del corpo, sotto forma di digiuno, te portare appresso il corpo: la virtua-privazione, addirittura umiliazione, ne- lizzazione del reale rende l’organismocessario al raggiungimento della fase di sempre più superfluo. Abbiamo un ava-beatitudine suprema, estasi o nirvana tar, una descrizione magnificata di ciòche sia. che siamo, o vorremmo essere, ed un computer connesso ad internet. TantoPer quanto si possa tentare di con- ci basta, spesso, per conoscere nuovefinarlo a fardello di carne, o carcere persone, o meglio, immagini delle stes-dell’anima, il corpo resta l’unico modo se. Eppure con ciò non ci siamo liberatiche abbiamo di stare al mondo, e, del corpo, che continua ad es-in definitiva, di esistere. Il corpo serci necessario per digi-non è, con una sineddoche assai tare i tasti sulla nostradiffusa nelle lingue europee, il qwerty, per osservare lobraccio esecutore della men- schermo, perte, ma è qualcosa che stimola il ascoltare musi-pensiero attraver- ca, o la voce diso i suoi impulsi chi sta al di là. Inervosi, ciò che nostri polpastrel-vede, sente, in li riconoscono aluna parola per- tatto i pulsanti, il no-cepisce, senza che stro corpo si muove conciò gli sia stato prece- grande agio tra i mecca-dentemente ordinato. È nismi di cui ci serviamo,anche il nostro modo di inte- memorizzando senza cheragire con gli altri, di instaurare noi ce ne rendiamo troppo con-legami e relazioni. L’unico modo? to la posizione dei tasti, l’intensità diQuantomeno, l’unico mezzo. Se forza necessaria per premerli... Il corponon avessimo questa consapevolezza, è molto più presente di quanto non sia-non ci daremmo pena di tagliarci i ca- mo comunemente abituati a credere. Epelli, vestirci alla moda (o scegliere di il corpo virtuale che contribuisce a cre-non farlo), modificare più radicalmente are ne è niente meno che una filiazioneil nostro corpo con tatuaggi e piercing. diretta, seppure virtuale. Il desiderioSentiamo di dover esprimere qualcosa stesso di crearsi un corpo virtuale, undi noi attraverso la nostra componente corpo-cartoon, non può che nascerefisica. È interessante osservare come si dall’insoddisfazione per il corpo che sicerchi oggi di entrare in contatto con ha in realtà. Per il corpo che ci ritrovia- PERLAPPUNTO 31
  • 32. MENTEECORPOmo ad avere, che possediamo. mente il proprio pensare. Il corpo èUn corpo si ha? Si possiede? merce di scambio, organismo di sedu-Questa presunzione di possesso del zione: dall’infanzia alla terza (e quarta,corpo da parte della mente insita nel e quinta) età viene sottoposto a conti-linguaggio comune stabilisce già una nui trattamenti di manutenzione chesoggezione culturale dell’uno all’altra. ne esaltano e conservano il potenzialeVale la pena chiedersi se la stessa cosa attrattivo. Le rughe non disegnano piùavvenga in tutte le tradizioni, e quan- la storia delle battaglie della vita: sonoto questo incida sulla discrasia che può imperfezioni da spianare, per avvici-crearsi tra ciò che ci si sente (mental- narsi ad un modello di bellezza sempremente) e ciò che si è (fisicamente). In più irraggiungibile. Le silfidi che sfilanomodo quasi paradossale, è il corpo che sulle passerelle di Milano hanno pocodecide linguisticamente che cosa sia- della carnalità della bellezza italiana; lemo, sebbene sia la mente a prevalere dive alla Pamela Anderson somiglianoculturalmente su di esso e ad indicare più ad imitazioni plastificate dell’esse-come ci sentiamo. D’altronde, il corpo re umano che ad essere viventi in carneindica che cosa siamo per la società, ed ossa. L’invecchiamento e la malattiaper il mondo – dal momento che per sono condanne meritate – e in questogli altri non possiamo esistere se non fa scuola l’etica americana, che col-attraverso il nostro corpo – mentre la pevolizza il soggetto come principalemente rappresenta nell’idea comune responsabile del suo indebolimento fi-il nostro essere intimo e personale. La sico.questione interessa ognuno di noi, in Quando i segni del decadimento si fan-misura più o meno forte e lacerante. no evidenti dal punto di vista esteticoGli adolescenti sono più portati a inter- e funzionale, immediatamente scattarogarsi in materia rispetto agli adulti, l’esorcismo, secondo un ovvio mecca-ma il problema non si esaurisce con gli nismo di negazione. Ma perché negareanni. E il conflitto si fa più evidente nel il processo di maturazione del corpo?caso, ad esempio, dell’omosessualità: il Perché considerarlo un allontana-corpo che si possiede può in certi casi mento dall’ideale predefinito? Propriorisultare allora “sbagliato”, non corri- perché del corpo si ha un’idea – unspondente a ciò che la mente ritiene di concetto prodotto dalla mente – allaessere. È questo un conflitto compro- quale si considera naturale adeguarsi.vante la distinzione netta tra mente e L’operazione è chiaramente innatura-corpo? La questione merita di non es- le, ma viene accettata come normalesere liquidata così semplicisticamente. dalla società, forse in una reminiscenzaC’è anche chi del corpo fa la sua carta del καλὸς κἀγαθός dell’antichità. Allavincente, e vi sottomette volontaria- bellezza estetica viene associata la mo- PERLAPPUNTO 32
  • 33. MENTEECORPOralità, o meglio: all’immagine esteriore bo, per i sorprendenti casi in cui un in-viene associata un’approvazione auto- dividuo in coma si risveglia ascoltandomatica dell’interiorità, che passa però, le note di una canzone amata, o la vocedi fatto, in secondo piano. Sappiamo di una persona cara. Viene spontaneobene che l’abito non fa il monaco, ma quindi chiedersi se l’annullamentosiamo indotti a dimenticarcene dal- del corpo coincida o meno con l’an-la società stessa, da certe aberrazioni nullamento della mente, e come i duedella politica, dai meccanismi della aspetti si possano connettere. La que-televisione, della pubblicità. Si giunge stione introduce agli irrisolvibili dibat-persino a ribaltare il concetto di salu- titi sull’eutanasia, sul suicidio assistito,te: circolano sul web blog e siti che in- sull’accanimento terapeutico, sulla di-neggiano alla magrezza assoluta come gnità della persona umana, e richiamaideale di bellezza, di successo e quindi alla mente l’imbarazzo che caratterizzadi filosofia di vita. Consigli per vomi- le discussioni sull’aborto, pragmati-tare con semplicità, regole per impa- camente liquidate alla fine con un ar-rare a digiunare, tutto questo si legge bitrario compromesso. Dove e quandonella cosiddetta letteratura “pro-ana” comincia l’uomo ad essere uomo? Neie “pro-mia”. Comunità reali e virtuali geni? Nell’anima? Nel cervello? Dopoesaltano le dee Ana (dell’anoressia) e uno, tre, sette mesi dal concepimento?Mia (della bulimia) e invitano a prati- Le concezioni che si possono avere alcare la religione del non mangiare, con riguardo portano agli esiti più diver-tanto di comandamenti da seguire rigo- si, e giustificano potenzialmente ognirosamente. In Italia sono due milioni i posizione, da quelle più moderate finomalati di anoressia, un decimo dei quali all’eugenetica.maschio, con un aumento dell’inciden-za dei disturbi del comportamento ali- Il corpo è insomma mezzo e monetamentare nella fascia femminile tra i 12 di scambio, strumento conoscitivo ede i 25 anni. Tutto questo può far parlare espressione di noi stessi, è il cervello e ladi una vera e propria epidemia socia- pelle, l’occhio che mette a fuoco, il neu-le. Nessuno di noi sarebbe disposto a rone che viaggia e il sangue che scorre.sostenere che si tratti di un problema Il corpo è fatto di atomi, di molecole,soltanto fisico. La patologia del corpo di chimica organica ma pur sempre dinon va scissa dalla patologia mentale, chimica, così come di chimica sono fattitanto che non di rado si può parlare i robot. Il corpo percepisce e la mentedi psicosomatosi: non solo per quanto riordina? L’intelletto comprende? Cheriguarda, ad esempio, le degenerazio- senso hanno queste distinzioni, a di-ni del sistema nervoso, ma anche per i stanza di secoli dalle prime diatribe alcomprovati successi dell’effetto place- riguardo? PERLAPPUNTO 33
  • 34. MENTEECORPO Luca Bavassano L’appunto del medico: che cos’è davvero la ghiandola pineale La ghiandola pineale Relativamente trascurata dalla neurologia moderna, è stata invece oggetto di studi nei secoli passati per la sua posizione centrale, l’aspetto calcifico e il disegno creato al ta- glio anatomico. Per la medicina orientale, le informazioni ricevute dai campi di energia sottile attraverso la ghiandola pineale sono decodificate e trasmesse lungo la colonna vertebrale come vibrazione risonante. L’informazione viaggia ad altre parti del corpo attraverso canali di energia, campi bioelettrici, fibre nervose e sistemi di circolazione. Comportamento e funzioneCon buona pace delle suggestionifilosofiche, ecco che cosa ne dice l’esperto in materia l’epifisi è una ghiandola endocrina che svolge una funzione regolatrice di tipoDetta anche epifisi cerebrale, è una prevalentemente inibitorio, agendoghiandola che come dice il nome ha su altre ghiandole endocrine: l’ipofi-forma di pigna, misura circa 8mm di si (sia adenoipofisi sia neuroipofisi), illunghezza, fa parte del cervello e si tro- pancreas endocrino, le paratiroidi, ilva in posizione mediana subito sotto surrene, le gonadi (testicoli nell’uomo,i due emisferi. Come altre ghiandole ovaie nella femmina). Il principale or-endocrine che debbano riversare i loro mone che essa secerne è la melatonina:ormoni nel torrente sanguigno, è ricca- ormone monoaminoacidico prodottomente vascolarizzata e la sua struttura all’interno dei pinealociti mediante unrisulta essenzialmente composta da: processo enzimatico (nel quale pren-pinealociti (neuroni altamente specia- dono parte gli enzimi NAT e HIOMT) alizzati, all’interno dei quali avviene la partire dall’aminoacido essenziale trip-sintesi dell’ormone melatonina), vasi tofano, esso viene immagazzinato in ve-sanguiferi e fibre nervose. scicole cellulari. La ghiandola pineale si comporta come PERLAPPUNTO 34
  • 35. MENTEECORPOun “transduttore fotoneuroendocri- • attività antiossidante, pare sia il piùno”: essa è connessa alla retina, e quin- potente spazzino endogeno dei ra-di agli occhi, mediante una via nervo- dicali liberi (più del glutatione e delsa, così che le condizioni di luce o buio mannitolo)dell’ambiente in cui ci troviamo possa- • attività immunomodulatrice, sti-no stimolare, attraverso fibre nervose, mola la risposta immunitaria ed èil rilascio o meno di melatonina conte- un potente inibitore di certe cellulenuta all’interno dei pinealociti. tumorali.Il processo di produzione/liberazionedella melatonina segue due ritmi cro- L’asportazione della ghiandola pine-nobiologici, di cui uno circadiano ed ale provoca:uno circannuale: • nell’animale giovane: maturazioneBioritmo circadiano: durante il periodo di precoce dell’apparato genitale e delesposizione ad ambiente senza luce, la comportamento sesuale.produzione/secrezione di melatonina • negli individui di tutte le età: segniè fortemente stimolata, mentre la luce indicativi di attivazione encefalica,sopprime tale evento. In questo modo il interessanti soprattutto la sferanostro organismo è costantemente in- sessuale sia dal punto di vista ana-formato sul ciclo nictemerale (di notte tomofunzionale sia comportamen-molta melatonina, di giorno poca). tale.Bioritmo circannuale: con valori massimidi melatonina nei mesi di gennaio e di In più della metà dei soggetti adulti laluglio, e con valori minimi nei mesi di ghiandola pineale va incontro a proces-maggio e di ottobre. si degenerativi di natura calcifica che vedono la comparsa della cosiddetta Le attività fisiologiche della melato- sabbia pineale, essa risulta radio-opaca nina ai raggi x, TAC e RM (risonanza magne-• attività inibitoria sulle ghiandole: tica) e costituisce un importante punto gonadi, surrene, tiroide. di repere nell’ambito della diagnostica• attività ipnogena, per cui la mela- per immagini. tonina è definita anche ormone del sonno. Fonti: fisiologia medica, F.Conti ed ee; ana-• attività sbiancante sulla pelle di tomia del Gray, ed Zanichelli; diagnostica rana (da cui il nome) ma non su per immagini, Cittadini ed ecig quella dei mammiferi! PERLAPPUNTO 35
  • 36. MENTEECORPOCartesio, L’uomo (1630), parte I: La macchina del corpoSuppongo che il corpo non sia se non una statua o macchina di terra cheDio espressamente forma per renderla a noi più somigliante.Mark Akenside, I piaceri dell’immaginazione (1744)[…] così la mano della NaturaSintonizza gli organi della menteSu alcune specie di cose esterne:In questo modo, l’impulso di poteri congeniali,Di un suono gradevole, o di una forma ben proporzionata,Della grazia di un movimento, o di un eccesso di luce,Vibra attraverso la delicata struttura dell’immaginazioneDa nervo a nervo: interamente scoperti e animatiI nervi catturano le emanazioni dei raggi: finchè l’animaGiunge a scoprire ogni vibrazione musicaleRispondendo a quell’armonioso movimento esterno. PERLAPPUNTO 36
  • 37. MENTEECORPO Eleonora Maino Rapporto mente-corpo e benessere psico-fisico …S’alzò fra loro l’eroe figlio d’Atreo, il molto diremo e ci sembrerà di essere paraliz- potente Agamennone, infuriato; tremendamente i zati dalla paura di fronte ad un evento precordi, neri di bile intorno, erano gonfi, gli occhi spaventoso oppure ancora arrossiremo parevano fuoco lampeggiante… Iliade, I, 101-104 e tremeremo di rabbia di fronte ad un grave torto subito.In questi pochi versi Omero descrive Riflettendo su queste ed altre analoghemagistralmente i cambiamenti che esperienze può risultare cosa scontataavvengono nel corpo di Agamennone sostenere che il corpo è lo sfondo dinel momento in cui il condottiero è in tutti gli eventi psichici e quindi consi-preda ad una violenta ira. Come Omero derare del tutto logico la presenza dimolti altri illustri scrittori hanno de- uno stretto legame tra mente e corposcritto gli effetti provocati da intense o, ancor più considerare del tutto scon-emozioni sul corpo lasciando così tra- tata l’unità somato-psichica dell’uomo,sparire dai loro versi la presenza di un unità che implica una profonda riper-forte legame tra ciò che a seconda delle cussione del benessere fisico sugli statidiverse epoche storiche è stato chiama- d’animo e viceversa una profonda in-to anima, spirito, intelletto, mente e il fluenza delle emozioni sul corpo e sulcorpo. suo benessere tanto da richiedere cheDel resto, senza necessariamente ri- qualsiasi malattia fisica venga indagataferirsi a scrittori e poeti è esperienza non solo da un punto di vista medicoabbastanza comune per ognuno di noi e psicologico, ma anche considerandoquella di identificare le emozioni pro- l’aspetto emotivo che l’accompagna.vate in base a sensazioni fisiche; così cicapiterà di sentire il cuore in gola o lo In realtà queste affermazioni non sonostomaco chiuso quando aspettiamo con affatto scontate, almeno a livello filoso-ansia e un po’ di timore il verificarsi di fico. Infatti nel corso dei secoli si è as-un evento tanto atteso, oppure impalli- sistito ad un ampio dibattito intorno a PERLAPPUNTO 37
  • 38. MENTEECORPOtali questioni e non solo per le diverse l’una all’altra, indipendenti. In parti-posizioni assunte dagli studiosi nel ten- colare l’anima è immortale e non solotativo di dare una risposta al problema, continua a vivere dopo la morte delma anche per il modo in cui di volta in corpo, ma è esistita anche prima delvolta veniva posta la questione e per il corpo al quale è stata incatenata. L’ani-significato attribuito, nei vari periodi ma è il centro della vita intellettiva edstorici, ai termini mente e corpo. etica dell’uomo, è l’essenza dell’uomo ed è concepita come immateriale. Un po’ di storia.... Aristotele, al contrario, rifiuta il duali-Salucci (1997) ritiene che l’evoluzione smo platonico: pur concentrandosi sulstorica, in ambito filosofico, del pro- significato di anima come vita, ritieneblema del rapporto tra mente e corpo che essa non possa essere separata dalpossa essere divisa in tre fasi: corpo, ma anzi identifica l’anima con capacità specifiche del corpo, e cioèIl periodo compreso tra la filosofia gre- con quelle capacità che consentonoca e Cartesio all’organismo di vivere. In questo sensoIl periodo successivo a Cartesio, questi non ci può essere distinzione, se non aincluso, fino all’epoca contemporanea livello filosofico, tra anima e corpo.L’età contemporanea, durante la quale Durante il Medioevo il rapporto anima-il problema è stato ripreso corpo viene dibattuto tra religione eTra la filosofia greca e Cartesio filosofia nel tentativo di costruire una filosofia cristiana che conciliasse l’ideaIl periodo comprende la filosofia antica, dell’immortalità dell’anima e dellamedioevale e rinascimentale. Occorre mortalità del corpo, con quella dell’uo-puntualizzare che durante questa fase mo inteso come totalità di anima e cor-più che di rapporto mente-corpo oc- po.corre parlare di rapporto anima-corpo Con il Rinascimento continua ad esse-dove per anima si intende il principio re dibattuta non solo la questione deldi vita, la vita stessa, mentre per corpo rapporto mente-anima come l’avevanosi intende la materia inanimata, la ma- impostata Platone da un lato e Aristo-teria senza vita. tele dall’altro, ma anche l’accezione fondamentale che la nozione di animaPlatone è il primo netto sostenitore di aveva avuto per tutta la sua storia, cioèuna posizione dualistica: anima e corpo quella del suo rapporto essenziale consono due sostanze distinte, irriducibili la vita. Da questo punto di vista il con- PERLAPPUNTO 38
  • 39. MENTEECORPOcetto di anima viene esteso a tutta la e processi psichici; Cartesio distinguenatura. il corpo, inteso come macchina, la ma-Da Cartesio all’epoca contemporanea teria che ha un’estensione, dall’anima che pensa, ma è priva di estensione eNel corso del Seicento la concezione di interagisce con il corpo a livello dellauna natura tutta animata, governata da ghiandola pineale. Il corpo cominciaforze simili a quelle che operano all’in- ad essere considerato un meccanismoterno dell’uomo lascerà il posto alla perfetto, paragonabile ad una macchi-concezione portata avanti dalla scienza na idraulica, al cui funzionamento vie-moderna che proporrà un’immagine ne data un’interpretazione meccanici-della natura inanimata, fatta di corpi stica . Inutile dire che tali concezioni in-che si muovono seguendo leggi pura- fluenzeranno notevolmente il progres-mente meccaniche . Da questo punto so delle ricerche in ambito anatomico edi vista è facile intuire che le nozioni di fisiologico. Al contrario la mente vieneanima di origine platonica o aristoteli- concepita come la sede delle idee. Se-ca non hanno più alcun valore. condo Cartesio queste ultime, posso- no derivare dai sensi, dalla memoria oIn effetti, come scriverà Cartesio, gli dall’immaginazione - costituendo cosìanimali si muovono solo per una di- il legame tra mente e oggetti -, oppuresposizione dei loro organi (Cartesio, Di- possono essere innate sorgendo diret-scorso sul metodo, parte V). tamente dalla mente come principi as- solutamente basilari che devono essereCon Cartesio si compie una svolta scoperti dall’uomo a partire dall’espe-nell’impostazione del problema men- rienza.te-corpo: infatti se la vita è un mecca- Cartesio segna una pietra miliare nelnismo, l’anima non può più essere con- processo che consente di determina-siderata vita o fonte di vita, come so- re le condizioni per la nascita di unastenevano Platone e Aristotele. Si apre scienza dell’uomo. Infatti da questocosì la strada alla moderna e contem- momento in poi si aprono due stradeporanea accezione del termine mente: agli studiosil’anima è privata delle funzioni vitali eridotta a pensiero, a ragione ad autoco- Gli empiristi inglesi mettono da parte iscienza; da Cartesio in poi il problema problemi dell’essenza della mente permente-corpo diventa il problema del dedicarsi allo studio dei suoi processirapporto tra processi fisico-fisiologici ed effetti. PERLAPPUNTO 39
  • 40. MENTEECORPOGli ideologi francesi sviluppano, in una aveva più volte affermato l’esistenza diprospettiva meccanicistica, lo studio un’interazione tra corpo e operazionidel corpo come macchina autosuffi- dell’intelletto. In modo ancor più riso-ciente in grado di funzionare, sul piano luto con Alexander Bain si affermò ladel comportamento, indipendente- necessità di dare una base neurofisiolo-mente dalla mente, per poi giungere a gica ad ogni studio del comportamento;riconsiderare l’uomo come totalità ani- è sua l’affermazione secondo la qualemata. la mente è completamente alla mercèDa questo punto di vista gli empiri- delle condizioni corporee. Secondo talesti con Locke, Hume e Kant pur non autore infatti il movimento precede lanegando l’esistenza dell’anima, e la sensazione e questa a sua volta precedeliceità di un’indagine metafisica sul- il pensiero.la sua essenza, distinguono tra i pro- Al contrario la scuola francese, a parti-dotti dell’anima, in termini di processi re da Buffon, cominciò a studiare l’uo-ed effetti, e sostanza che la compone. mo come parte integrante della natura,In questo senso i primi possono esse- nelle sue somiglianze e differenze conre studiati scientificamente, i secondi gli animali. Più che alla mente gli studisolo attraverso la metafisica. Pertanto erano rivolti al corpo, alla materia.la prospettiva di tali autori prende in Emblematica in questo senso è la fraseconsiderazione non l’entità mente ma di La Mettrie secondo cui il cervello ha il’attività, gli stati o le funzioni menta- suoi muscoli per pensare, come le gam-li da un lato e dall’altro lo studio dei be hanno i loro per camminare. In altrerapporti mente-corpo teso a ricercare parole, secondo questo autore la men-le corrispondenze tra processi mentali te non è altro che una proprietà dellae processi corporei. In particolare Da- materia; ciò che distingue la materiavid Hume individuò nelle associazioni vivente da quella non vivente è che lai processi fondamentali che regolano prima è organizzata e tale organizza-l’intelletto, mentre il compito di affron- zione le fornisce un principio motoretare i legami tra mente e corpo fu af- interno. Da ciò segue che tra uomo efrontato principalmente da un medico, animale le uniche differenze non pos-David Hartley, che, pur adottando una sono che essere quantitative, nel sensoposizione dualistica (scriverà nel 1794 che la maggior semplicità dell’animaleche l’uomo consiste di due parti, l’ani- farà di esso una macchina meno com-ma e il corpo), si muoveva nella scia del plessa. Analogamente in Cabanis (1802)programma enunciato da Locke che il pensiero sta al cervello come il succo PERLAPPUNTO 40
  • 41. MENTEECORPOgastrico allo stomaco anche se per tale Pubblicitàautore non vi è dipendenza del corpoda un’anima ontologicamente distinta, Il problema nell’epoca contemporanea,così come non vi è semplice riduzio- l’approccio fisiologicone dell’anima ai meccanismi biologici. La medesima conclusione è valida an-Fisico e morale sono per lui profonda- che se ci poniamo da un punto di vistamente interconnessi, ma poli opposti di fisiologico. Infatti, è ormai da tempoun’unica dimensione. Nella sua conce- provato che i sistemi nervoso, endocri-zione assume importanza preminente no e immunitario comunicano tra loro.il ruolo del sistema nervoso, che rag- Ciò significa ancora una volta che lagiunge ogni parte del corpo, governan- mente, le emozioni e il corpo non sonodola e regolandola; e che nello stesso entità separate, ma interconnesse.tempo, attraverso gli organi di senso, Basti pensare ad esempio che gli stes-raccoglie le impressioni dal mondo in si messaggeri chimici che operano incui l’individuo si trova ad agire. Tutta- modo estremamente esteso sia nel cer-via, la supremazia del sistema nervoso, vello che nel sistema immunitario sonoche viene a sostituire nelle loro funzio- anche quelli più frequenti nelle areeni ciò che di volta in volta è stato chia- neurali che regolano le emozioni.mato anima o mente o spirito dei pre- Alcune delle prove più convincen-cedenti filosofi, è soggetta anch’essa ti dell’esistenza di una via diretta chea tutte le leggi che regolano ogni altra permette alle emozioni di avere unparte del corpo, essendo del corpo par- impatto sul sistema immunitario sonote integrante. In altri termini con Ca- state fornite da David Felten. Tale stu-banis finalmente si affaccia quella con- dioso partendo dall’osservazione che lecezione dell’uomo che si affermerà poi emozioni hanno un potente effetto suldefinitivamente nel secolo successivo sistema nervoso autonomo , ha scoper-e sarà quindi dominante fino ai giorni to che le cellule immunitarie possononostri: il morale è funzione del sistema essere il bersaglio dei messaggi nervosi.nervoso e in primo luogo del cervello, Per contro sembra che una condizioneed è principio regolatore del fisico; ma mentale serena determini un migliorecervello e sistema nervoso, di cui il mo- andamento delle forme patologiche erale è funzione, fanno a loro volta parte una minore probabilità di ammalarsi.del fisico. Pertanto, a livello filosofico, Ad esempio Seligman (1990) ritiene chel’unità dell’uomo è definitivamente af- l’ottimismo possa influenzare la salutefermata. mantenendo le difese immunitarie più PERLAPPUNTO 41
  • 42. MENTEECORPOattive, mentre Carver (1993), Visintai- e in altre pagine aggiungeva Il mediconer (1982) e Friedman (1993) ritengo- considera essenziale conoscere l’uomono che essere ottimisti dia dei vantaggi prima di tentare di curarlo. Dovunquenotevoli alle persone affette da tumo- vi siano cuore e intelletto, queste partire, sia a livello diagnostico sia a livello dell’uomo coloriscono le malattie dellacurativo e ipotizzano che i fattori psi- sfera fisica con le loro caratteristiche.cologici possano essere una delle varia-bili influenti nel processo invasivo della Da tutte queste considerazioni apparenascita del tumore. Inoltre, come so- evidente quanto sia importante che lastiene Oliviero, avere uno spirito reat- medicina sia disposta a guardare e ativo e combattivo ed essere ottimisti di trattare il soggetto che soffre nell’in-fronte ad una malattia aiuta di più che terezza della psiche e del corpo, oppo-essere depressi e passivi anche perché nendosi a quella cultura scientifica chesi mettono in atto dei comportamen- è venuta perdendo il senso dell’unitàti preventivi e curativi più adeguati e soma-psiche e che spesso si occupa piùtempestivi. Secondo Goleman (1995) è di curare l’organo o la patologia che ilpossibile dimostrare scientificamente malato.che curando lo stato emotivo degli in-dividui insieme alla loro condizione fi- Da questo punto di vista, come scrivesica è possibile ritagliare un margine di Galimberti (1992), la medicina psico-efficacia in termini medici, sia a livello somatica, in un’accezione ampia, rap-di prevenzione che di trattamento. presenta quella concezione che, oltre-Del resto già gli antichi latini erano so- passando il dualismo psicofisico, cheliti pensare che ci fosse una reciproca separa il corpo dalla mente, guardainfluenza tra benessere fisico e benes- all’uomo come un tutto unitario dovesere psicologico, riassumendo tale con- la malattia si manifesta a livello organi-cezione nella celebre massima mens co come sintomo e a livello psicologicosana in corpore sano. In epoca più re- come disagio. Adottando questo puntocente lo scrittore americano Nathaniel di vista, la medicina psicosomatica ri-Hawthorne rifletteva lo spirito del suo balta lo schema classico, che prevedevatempo quando, prima del 1860 scrive- la lesione dell’organo quale causa dellava: Una malattia che noi consideriamo sua disfunzione, a sua volta causa del-qualcosa di completo in se stessa, può la malattia, nello schema secondo cuidopo tutto non essere che un sintomo di il mantenersi di uno stress funzionale,qualche sofferenza in campo spirituale; che ha la sua origine nella vita quotidia- PERLAPPUNTO 42
  • 43. MENTEECORPOna dell’individuo in lotta per l’esisten-za, genera quella disfunzione dell’orga-no, causa della lesione, a sua volta causadella malattia. ringraziamo il sito www.benessere.com su cui l’articolo era stato precedentemente pubblicato PERLAPPUNTO 43
  • 44. MENTEECORPOCartesio, La diottrica (1637):Supponete che una camera venga chiusa tranne che per un singolo foro, eche una lente di vetro sia posta di fronte a questo foro con un fogliobianco appeso a una certa distanza dietro di lei, in modo tale che la luceche proviene dagli oggetti esterni formi delle immagini sul foglio.Diciamo allora che la stanza rappresenta l’occhio, il foro la pupilla, lalente il cristallino.Locke Saggio sull’intelletto umano, 1689Per quanto mi riesce di vedere, queste [le sensazioni interne ed esterne] soltantosono le finestre attraverso le quali la luce penetra in questa camera oscura. Infatti,mi sembra che l’intelletto non sia dissimile da un ripostiglio interamente chiusoalla luce, che abbia soltanto qualche piccola apertura che lasci entrare similitudinivisibili o idee delle cose esterne. Se le immagini che entrano in questa camera oscu-ra virimanessero e si disponessero così ordinatamente da essere trovate in ogni occasio-ne, questa camera somiglierebbe molto all’intelletto di un uomo. PERLAPPUNTO 44
  • 45. MENTEECORPO Matteo Casu Di che cosa parliamo quando parliamo di IA?“L’intelligenza artificiale è la continuazione cetta. Altra storia citata spesso è quella della logica con altri mezzi.” di Rabbi Loew, che nella Praga del XVI J. Van Benthem secolo avrebbe creato un golem2 (un gigante d’argilla privo di anima) per difendere gli ebrei dai pogrom cristia- Storia ni. Ma l’elenco è lungo: Ruggero Baco-Quando un filosofo scrive un’ “introdu- ne nel XIII secolo anticipava le idee suzione” all’intelligenza artificiale (d’ora cannocchiale, microscopio e polvere dain poi IA1) ci sono due tentazioni di cui sparo, e immaginava che l’uomo potes-può cader vittima: fare una storia dell’IA se raggiungere le Indie navigando ver-e farne una classificazione (di solito una so Ponente, che un giorno ci sarebberoclassificazione filosofica). Spesso le sto- state navi sommergibili e navi volanti, erie partono da epoche lontane e descri- pare avesse creato una “testa parlante”vono le conquiste tecniche nel campo in grado di eseguire calcoli. Dal primodell’automazione o delle macchine bel- medioevo in poi sia in Occidente che inliche (Plutarco racconta, forse esage- Oriente gli aneddoti su automi di va-rando, l’assedio di Siracusa del 212 a.C., ria foggia si sprecano, fino ad arrivareparlando di navi che vengono solleva- all’epoca moderna, in cui l’Europa in-te e scaraventate sulle rocce da mani tellettuale e aristocratica si riempie dimeccaniche, probabilmente macchine ogni sorta di marionette meccanichebelliche di Archimede). Sono quindi e orologi avveniristici. Da ricordarestorie di automi. Citano le leggende l’anatra di Vaucanson (1738) e automidegli alchimisti sull’homunculus, per la simili, in grado anche di disegnare e/ocui creazione Paracelso fornisce una ri- muoversi; alcuni di questi sono oggi vi-1 In inglese l’acronimo è AI, Artificial In- 2 Il golem è una figura della mitologiatelligence. Da notare l’ambiguità dell’acronimo IA, ebraica. Il termine compare nella Bibbia con ilche in inglese potrebbe essere interpretato come significato di “materia grezza, informe” per indi-Intelligent Agent. care ciò che era Adamo prima di ricevere l’anima. PERLAPPUNTO 45
  • 46. MENTEECORPOsibili in alcuni musei3. Ben più famosa ve di tutto: una cosa è avere un oggettotra i filosofi è invece la macchina calco- che fa qualcosa per te (ad esempio chelatrice di Blaise Pascal (1642). stampa 100 volte la parola “ciao”). AltraAbbiamo quindi la storia e la leggenda. è avere un oggetto che faccia ciò che tuLa leggenda in genere vuole che il sag- gli dici (ad esempio stampare 100 voltegio, meglio se alchimista, abbia la pre- una qualunque parola che gli si dica, osunzione di costruire un essere simile addirittura che prende in ingresso unall’uomo, anche se privo di anima, che qualunque programma e lo esegue,spesso si ribella contro il suo creatore. come fanno i nostri computers). MaLa storia è invece più sorprendente: dobbiamo purtroppo lasciare in sospe-molte conquiste tecniche che il sapere so questa discussione.comune crede contemporanee appar- La discussione sui robot ante litteram citengono invece al medioevo e all’epoca serve per operare una distinzione im-moderna. I computer, teorizzati negli portante, non molto tematizzata in AI eanni ‘30 per formalizzare la nozione di quasi mai recepita dall’uomo della stra-algoritmo4, arrivano negli anni ‘40 sot- da. Distinguiamo tra coscienza artificia-to la forma meno affascinante di siste- le e intelligenza artificiale. La disciplinami elettromeccanici a valvole. Il resto è nota come “intelligenza artificiale” èuna storia che conosciamo: il passaggio una branca dell’informatica, anche seai transistor e poi all’alta integrazione da quando il termine “intelligenza ar-ha portato a processori in grado di com- tificiale” nacque, e cioè al famoso con-piere miliardi di operazioni al secondo. vegno di Dartmouth (1956), si presen-La parte hardware dei computer è mol- tò subito come disciplina con una suato affascinante: come si fa a codificare propria identità, e per di più un’identi-informazione astratta in un circuito, e tà composita. L’IA raccolse infatti pre-per di più in modo da avere qualcosa sto ispirazione da varie discipline dallache sia programmabile? Qui sta la chia- storia spesso ben più antica: filosofia, logica, economia (in particolare teoria3 Lo scriba automatico di Droz (1774) è della scelta), e ovviamente informati-oggi al museo di arte e storia di Neuchatel. ca (sia nella sua accezione più teorica di computer science sia nella accezione4 Un algoritmo è insieme di istruzioni cherisolve un problema in un numero finito di passi. applicativa di ingegneria informatica).Un algoritmo è una ricetta astratta, e si assume Oggi l’IA è inoltre considerata una delleche il livello di dettaglio delle istruzioni non lascispazio all’immaginazione. Un programma per famose scienze cognitive.computer è in genere un’implementazione (reale,in un linguaggio specifico) di un algoritmo. PERLAPPUNTO 46
  • 47. MENTEECORPO Classificazione Un altro esempio di robot che agisca e pensi come un umano potrebbe esserePossiamo classificare l’IA in molti modi. iCub, il robot sviluppato all’IIT di Geno-Una classificazione molto generale, e va. Avanzatissimo a livello meccanico,che può piacere di più ai filosofi, è quel- ha un sistema di apprendimento auto-la fatta basata sui sistemi intelligenti matico che gli permette di “imparare”prodotti, ed è fatta dal Russell e Norvig (diciamo per tentativi ed errori) a rico-(forse il manuale di IA più usato al mon- noscere oggetti e afferrarli. Sistemi à lado). Si possono considerare sistemi che Terminator (anche se non abbastanzapensano come umani (oppure no) e si- intelligenti da poter essere cattivi comestemi che agiscono come umani (oppu- lui) cominciano ad esistere: abbiamore no), dando luogo a quattro possibili- robot molto avanzati dal punto di vistatà. Un sistema può: meccanico. Potrebbero diventare in un• pensare e agire come un umano futuro non lontano aiutanti casalinghi,• pensare da umano ma non agire da anche se si stima che fare un qualunque tale lavoro di casa richieda un’intelligenza• agire da umano ma non pensare da diversa e più complicata da simulare tale che non dimostrare un difficile teore-• non pensare né agire come un ma matematico. Tali sistemi possono umano in realtà dirci qualcosa su noi umani: adNon amo particolarmente questa clas- esempio iCub è studiato non solo comesificazione: è troppo incentrata su si- robot umanoide (ovvero fatto comestemi embodied (come i robot: che dire un umano), ma anche come prototipoinvece degli agenti artificiali software? arificiale di bambino che impara movi-Loro non possono agire “da umani” ne- menti elementari. Sistemi à la Robocopanche volendo...). E’ anche troppo in- (ovvero cyborg) potrebbero in linea dicentrata sull’imitazione o meno dell’es- principio comparire tra non molto: cisere umano (mentre ci sono prospettive sono diversi studi sul cosiddetto wetwa-che vogliono imitare la natura, ma non re, ovvero impianti biologici su silicio.necessariamente gli umani). Ad ogni Si possono in effetti assemblare miliar-modo, è una classificazione possibile: di di cellule cerebrali di topo e collega-il caso 3 è probabilmente esemplifica- re il cervello risultante a un computer.to da Terminator, il caso 1 da Robocop Cosa ne può uscire fuori aumentando(beh, per lui era facile: era un cyborg, in abbastanza il numero di cellule è arduoparticolare aveva un cervello umano). da dirsi a priori... PERLAPPUNTO 47
  • 48. MENTEECORPOI casi 2 e 4 ricoprono invece gran par- scienza) in modo artificiale si spingete dell’IA “classica”: il 2 è il caso di si- infatti anche oltre il golem di Praga. Lestemi che vogliano simulare il modo in applicazioni di questa visione sono tan-cui l’uomo effettivamente pensa, il 4 è te: si può ad esempio pensare di usareil caso di sistemi che risolvono proble- tecniche di apprendimento automaticomi in modo intelligente (questa è poi per far “imparare” a un robot quel chel’impresa dell’informatica in generale). si vuole, o come detto sopra far comu-Quando Newell e Simon negli anni ‘50 nicare per via elettrica un sistema ner-crearono il logic theorist, che dimostrò voso biologico con hardware o softwaregran parte dei teoremi dei Principia Ma- artificiali. Questa prospettiva può averethematica di Russell e Whitehead, non tre fini:crearono certo un sistema che pen- • ricreare artificialmente un sistemasa come un umano. Ma cosa vuol dire naturale“pensare come un umano”? Ed even- • studiare sistemi naturalitualmente, ci sono altri modi di pensa- • prendere spunto dalla natura nelre? design di sistemi che eseguonoVengo allora a una classificazione che compiti specificipreferisco, e che forse coglie più il pun- Una critica che si può muovere al primoto dei problemi dell’IA vista dai filosofi. caso può essere formulata in modo di-Distinguiamo tra il creare sistemi che vertente, e cioè osservando che il modoimitano la natura e sistemi che risolvo- migliore per avere una cosa esattamen-no problemi. te equivalente a un piccione (che voli, veda, mangi come lui) è prendere un Imparare dalla natura piccione. Ma assumiamo di voler cre-Vediamo la prima prospettiva: l’idea è are un piccione artificiale, e pensiamocreare sistemi artificiali il più possibile alle eterne discussioni sull’IA in filo-simili a sistemi biologici naturali. A vol- sofia della mente. E’ chiaro che se adte quest’idea si declina in quella di crea- esempio la realizzabilità multipla fossere sistemi complessi, ed eventualmente verificata, allora potremo avere cervellicoscienti (o anche autocoscienti) a par- di silicio che realizzano le stesse funzio-tire da un grande numero di elementi ni di un cervello “naturale”. Se questasemplici. Questa è la prospettiva che evenienza possa verificarsi o meno èin genere evoca reazioni emotive più un problema empirico, che dipendespinte: l’idea dello scienziato strego- da come è fatto il mondo. Altra cosa ène che crea la vita (o addirittura la co- sperare di creare, ad esempio, un sof- PERLAPPUNTO 48
  • 49. MENTEECORPOtware cosciente del mondo reale e di se dimento automatico (quelli di iCub adstesso. Capire se ciò sia possibile equi- esempio) sono ad esempio usati pervale a capire quando, avendo creato un tutti quei casi in cui occorre un sistemasistema artificiale, saremmo disposti a in cui non serve il ragionamento sim-chiamarlo cosciente. Dovremmo ovvia- bolico ma serve la reazione immediatamente avere intuizioni solide su cosa agli stimoli: bracci meccanici che gio-significhi essere “coscienti”. Ci basta cano a ping-pong piuttosto che prote-il mostrare reazioni al mondo esterno si per mani o gambe che imparino dai(come fa un termostato)? O vogliamo muscoli dell’umano i movimenti giustiche il nostro sistema comunichi, inter- da fare per afferrare un uovo, e la forzanamente e con l’“esterno” attraverso da impiegare in modo da romperlo.impulsi elettrici, come fanno gli esseri Un’osservazione: a causa di queste li-umani col dolore? Personalmente in- nee di ricerca spesso si confonde l’IAvece pretenderei che il nostro sistema con la robotica. Le due discipline hannopossa crearsi delle immagini mentali elementi di contatto (come la roboti-esattamente come faccio io quando vo- ca cognitiva, che studia le architettureglio pensare al volto di un mio amico. software da mettere sui robot), ma èQui siamo sul ghiaccio sottile, e, credo, bene ricordare che costruire un robot ènon perché l’IA non sia abbastanza pro- un’impresa meccanica: significa scon-gredita, ma perché non conosciamo il trarsi con problemi come il surriscal-funzionamento del sistema nervoso damento dei cuscinetti, l’aumentare iumano quanto conosciamo, chessò, i gradi di libertà di un braccio meccani-principi della fluidodinamica che ten- co, fornire energia in modo efficiente.gono in volo un aereo. Progettare un agente intelligente si-Il secondo caso è esemplificato in parte gnifica invece più in generale scrivereda iCub, o comunque dai casi in cui si un programma che può essere messousa un sistema artificiale come model- su un robot, ma anche girare sui nostrilo di un sistema naturale (un po’ come computer di casa, o su quelli di un aero-in meteorologia, in cui si usano modelli porto. Un agente intelligente può esse-matematici per prevedere l’evoluzione re il mostro finale del nostro videogiocodi sistemi reali). preferito, o magari un programma cheOvviamente la prospettiva del copiare giri sul web in cerca dell’aereo menola natura non è necessariamente orien- costoso per il nostro viaggio estivo.tata a creare sistemi intelligenti simili aesseri naturali. Gli algoritmi di appren- PERLAPPUNTO 49
  • 50. MENTEECORPO Trattare l’intrattabile l’IA ci ha mostrato quindi non è tanto che le macchine possono fare ciò che faNella nostra classificazione alternativa l’uomo, ma che molte cose che l’uomoci rivolgiamo ora a quelle tecniche che fa sono algoritmiche in natura.mirano a risolvere problemi in modo Questo non è del tutto sorprendente:intelligente. In senso lato, questa è la Thomas Hobbes sosteneva che pensaremissione dell’informatica. Ovviamente è calcolare. Ebbene, oggi sappiamo cheper risolvere un problema in modo in- l’affermazione di Hobbes è molto naïve,telligente si può prendere spunto dalla e che non sappiamo dire se sia vera onatura. L’uomo lo fa da sempre. Quand’è falsa, ma sappiamo che almeno unache un programma per computer è parte del pensare somiglia molto pococonsiderato un esempio di intelligenza a un’intuizione giunta da un mondoartificiale? Beh, anche in questo caso la platonico, ma somiglia di più a procedi-risposta dipende tragicamente da cosa menti costruttivi, che passo dopo passola gente è disposta a chiamare intelli- ci portano da uno stato iniziale a unagente. In passato si era molto scettici conclusione che vogliamo raggiungere.sul fatto che certi tipi di ragionamen- L’intuizione è “semplicemente” il modoto potessero essere descritti in modo in cui noi umani riusciamo a saltare al-algoritmico. Il ragionamento logico o cuni passi in un ragionamento, in modomatematico sembra (o sembrava) ad simile a quando a scuola saltavamo deiesempio essere una prerogativa uma- passaggi nello sviluppo di un’espressio-na. E il ragionamento umano sembra ne: un salto un po’ rischioso ma che fa-essere basato sull’intuito, sul pensiero ceva salvare un sacco di tempo.laterale, sull’idea del momento. Altreprerogative umane, che ci dividono da- Cosa fa l’informaticagli animali, ma anche dalle macchine, Ma andiamo con calma: cosa significasono il giocare a scacchi o il formulare e risolvere un problema in modo intel-analizzare frasi di senso compiuto. Ma ligente? Facciamo un esempio: vogliol’IA è riuscita a far fare queste cose an- restituire il più grande numero da unche a dei computers. I computers sono insieme di numeri interi. Ad esempiosistemi che agiscono solo sotto la spe- se mi danno:cifica di un algoritmo. Questo significa 5 3 21 7 1 15 9che le attività menzionate sopra sono io voglio rispondere:attività costituite da sottoproblemi ri- 21solubili in modo algoritmico. Ciò che Ovviamente se i numeri sono pochi ri- PERLAPPUNTO 50
  • 51. MENTEECORPOesco a rispondere “a colpo d’occhio”, Questo algoritmo risolve lo stesso pro-ma se i numeri sono centinaia la cosa blema del precedente, ma è oggetti-comincia a diventare meno banale (non vamente più intelligente. Infatti allaimporta se sono un umano o un com- peggio (cioè di nuovo se il più grandeputer). Devo quindi usare un metodo si- elemento fosse l’ultimo che guardo) mistematico, un metodo algoritmico. Uno farà fare 6 passi, anziché 36! In teoriapuò essere: della complessità si direbbe che il pri-1. guardo il primo numero e lo con- mo algoritmo ha complessità quadrati- fronto con tutti gli altri: con il se- ca nella dimensione dell’input (cioè se condo, con il terzo, etc., per vedere l’input è lungo n l’algoritmo risponde se è il più grande; alla peggio in circa n2 passi). Il secondo2. se non lo è, prendo il secondo nu- algoritmo invece ha complessità linea- mero, e lo confronto con tutti gli re (se l’input è lungo n impiega circa n altri. passi (alla peggio) per rispondere). NonFaccio questo finché il numero che ho serve pensare che il tempo è denaro perscelto non è effettivamente il più gran- pensare che il secondo algoritmo è mi-de. gliore del primo. Il fatto è che è stupidoOvviamente nel nostro caso ho suc- fare la stessa cosa in più passi di quellicesso al terzo tentativo (e quindi ho che occorrono. Questa è l’etica dell’in-compiuto in tutto 18 confronti, quindi formatica, prendere o lasciare: fare giu-18 ‘passi’), ma se sono sfortunato e il sto ma fare meno è meno costoso e piùnumero più grande è in fondo alla lista elegante.potrei impiegare 36 passi per risponde- Ma cosa c’entra questo con l’IA?re (che è 6 al quadrato: questo perchéconfronto ogni elemento con tutti gli Cosa fa l’IAaltri). Un altro modo: Il problema che abbiamo visto è del tipo1. prendo il primo elemento; più semplice che si possa trovare in in-2. lo confronto con il secondo: se il se- formatica. I problemi che l’IA si trova a condo è più grande lo tengo e butto dover affrontare sono invece spesso tra via quello che avevo. Sennò tengo i più difficili che si possano trovare. Il quello di prima. “difficili” è da vedere in due sensi: sot-3. Poi continuo così: confronto sem- to il profilo della rappresentazione del pre l’elemento che ho in mano con problema e sotto il profilo della com- quello successivo, tenendo il più plessità degli algoritmi che occorrono grande dei due per risolvere i problemi. PERLAPPUNTO 51
  • 52. MENTEECORPO Rappresentazione re avendo solo a disposizione delle liste. In genere in IA ci si trova a dover sce-Nell’esempio della ricerca dell’elemen- gliere di rappresentare problemi into massimo abbiamo, magari senza strutture come alberi, matrici o altrineanche essercene resi conto, rap- oggetti matematici. Ad esempio unapresentato, o codificato, un problema partita a scacchi o a dama è rappresen-astratto in un modo concreto. Il proble- tabile come un albero: si parte dalla ra-ma consisteva nel trovare il più grande dice e ogni volta chi deve giocare devenumero di un insieme di numeri. Noi fare una scelta su cosa muovere, ovveroabbiamo rappresentato un insieme di prendere un ramo dell’albero. Solo innumeri tramite una sequenza di nume- fondo saprai come è finita, quindi seri scritti. Facendolo abbiamo fatto delle riesci a immaginare tutte le mosse (as-scelte: gli insiemi non sono ordinati, le sumendo ovviamente che l’avversariosequenze invece sì. Abbiamo implici- risponda alle mosse in modo sensato,tamente accettato il passaggio perché e non che vada a caso) puoi sperare ditanto se si vuole leggere un insieme, lo esplorare la strada giusta per te. Questosi dovrà leggere in un qualche ordine, è quello che fa un giocatore di scacchi.anche se non importa quale! Poi abbia- Un bravo giocatore riesce a prevederemo deciso di scrivere i numeri in codice le prossime due o tre mosse. Deep Bluedecimale, e in cifre arabe. Tuttavia non ne prevedeva mediamente sette, e an-abbiamo dovuto fare altro: rappresen- che per questo alla fine ha battuto Ka-tare questo problema a questo livello sparov.di astrazione era semplice. Notiamo Oggi l’IA si trova a rappresentare ogget-che abbiamo anche assunto che sapes- ti sempre più complessi e astratti, masimo cos’è una sequenza. Nei linguaggi alla fine ciò che finisce a livello di pro-di programmazione in genere si può grammazione sono comunque struttu-scrivere una lista in modo diretto, e il re semplici, come liste, alberi, matrici,calcolatore “saprà” come leggerne gli che poi in qualche modo saranno ma-elementi e come confrontarli (l’algorit- neggiate (si faranno ricerche, cancel-mo diceva “confronta” e non spiegava lazioni, inserimenti di elementi). Unacome si confrontano due numeri interi: delle prime cose ad essere codificataassumeva che un umano, o un calcola- in un calcolatore è stata la logica. At-tore, sappia già farlo). Ma non è detto tenzione, non parlo del fatto che i cir-sia sempre così. Più difficile può essere cuiti di cui il calcolatore è fatto funzio-rappresentare un grafo in un calcolato- nano con “rubinetti logici” che fanno PERLAPPUNTO 52
  • 53. MENTEECORPOpassare o no corrente a seconda delle Ebbene, moltissimi dei problemi di per-correnti in ingresso (le famose “porte tinenza dell’IA sono problemi intratta-logiche”). Parlo del fatto che le formu- bili. Prendiamo la logica proposiziona-le logiche possono essere codificate in le. Un esempio è decidere se:liste, o alberi, a seconda dell’evenienza, 1. Marco non è altoe come ormai si è capito una volta che segue logicamente dasi è arrivati a una lista o a un albero il 2. Gianni non è alto, e se Marco è altogioco è fatto. I problemi che rimango- allora lo è anche Giannino sono quelli di complessità. Pensate Ora, sappiamo dalla logica matematicaa dover esplorare la vostra cartina per che questo problema può essere decisoscegliere la strada più breve che vi porti in modo meccanico. Un modo stupidoda Genova a Parigi. I percorsi possibili per rispondere potrebbe essere con-sono moltissimi, e confrontarli tutti a trollare ogni possibile assegnamento diuno a uno potrebbe richiedere un tem- valori di verità alle frasi che compongo-po lunghissimo. Un tempo così lungo no il problema5. Qui le frasi componen-che in alcuni casi potrebbe essere im- ti sono tre. Ma il problema di testare lapegnativo anche per un computer (non conseguenza logica è in pratica espo-solo per un computer di oggi, ma per nenziale, per cui se abbiamo migliaia diuno qualsiasi: i numeri diventano dav- frasi la cosa diventa impegnativa. Datovero grandi). che la logica proposizionale può essere usata per testare circuiti (si può codifi- Trattare l’intrattabile care un circuito in una formula logica proposizionale) non è raro dover testa-Quando per trattare un problema oc- re formule con input la cui lunghezza ècorre un algoritmo di complessità più di quattro o cinque zeri. Inutile dire cheche polinomiale (ad esempio esponen- nonostante questi problemi siano in-ziale, un esempio è 2n per un input di trattabili, decenni di studi da parte del-dimensione n) si dice che il problemaè intrattabile. Chiaramente è un modo 5 Un modo più furbo è il seguente. As-di dire: poi lo si tratta lo stesso. Ma è sumiamo per assurdo che Marco sia alto. Abbia- mo poi dalla (2) che Gianni non è alto, e se Marcointrattabile in generale: senza accorgi- è alto (cosa vera, perché l’abbiamo assunto) alloramenti intelligenti e per n molto grandi Gianni è alto. Ma prima abbiamo detto che Gianni non era alto! Significa che le tre informazioni in-risolvere il problema diventa di fatto sieme sono contraddittorie, quindi data la (2), laimpossibile (nel senso che il tempo im- (1) non può essere falsa. Un modo veramente meccanico: trasforma “A--piegato potrebbe essere paragonabile >B” in “notA v B” e cancella a due a due le frasialla durata dell’universo fino ad oggi). contrarie. Se sparisce tutto è fatta. PERLAPPUNTO 53
  • 54. MENTEECORPOle menti più brillanti del pianeta hanno di cosa è considerato “intelligenzareso questi problemi trattabili di fatto artificiale” sia fluido. Oggi chiun-nell pratica (a meno di casi particolar- que abbia un computer può trovaremente sfortunati)! E anche se sembra tra i giochi più comuni (quelli chestrano chiamare un problema di test ti trovi già nel sistema operati-su circuito “intelligenza artificiale” l’IA vo) programmi per scacchi che, seavanzata che oggi fa funzionare i nostri settati al massimo della difficoltà,videogiochi o i nostri motori di ricerca sono imbattibili per gran parte de-non fa molto altro. Sono problemi codi- gli umani. E’ stato calcolato che or-ficati in problemi logici o di ricerca su mai non c’è speranza (per nessuno)grafo, e da lì codificati in programmi. Ci di vincere contro un programma adsono due cose affascinanti da notare a Otello. Mentre c’è speranza per ilquesto punto: Go: in questo gioco i computer non1. da materie apparentemente aride sono molto bravi.. I nostri videogio- come la logica matematica, la teo- chi hanno (praticamente da sem- ria della complessità, l’informatica pre) usato tecnologie sviluppate in teorica sono comparsi incredibili ri- IA, eppure raramente ci pensiamo. sultati. Oggi sappiamo che esistono problemi non risolubili in generale L’IA è un’eterna insoddisfatta, perché in modo meccanico (ad esempio ogni sua vittoria anziché essere celebra- non c’è, e non ci potrà mai essere, ta diventa patrimonio comune, e cessa un modo meccanico per dimostra- di essere considerata intelligenza arti- re teoremi matematici). Allo stesso ficiale. Questo forse è il segreto del vero tempo sappiamo risolvere in modo progresso: quando l’innovazione arriva costruttivo (quindi in un modo a tutti e rende semplice ciò che è diffici- adatto alle macchine, ma anche uti- le. A patto di non essere sopraffatti noi le agli umani per capire la struttura dalla complessità: che ci piaccia o no la dei problemi) un impressionante nostra vita è permeata dall’informatica numero di problemi che potevano e dai suoi figli. Essa ha creato artefatti sembrare non meccanicamente la cui complessità dei livelli, costruiti risolubili, o la cui risoluzione mec- uno sull’altro, rivaleggia con la com- canica (cioè portata avanti senza plessità del corpo umano. Che l’intero usare “l’intuito”) avrebbe richiesto stia in piedi è un miracolo, dovuto alle tempi biblici singole parti, alla loro integrazione; nel2. è impressionante come l’insieme caso dell’informatica, come della logi- PERLAPPUNTO 54
  • 55. MENTEECORPOca, e di tutte le scienze degne di que- ahimé, spesso riusciamo a rendere ari-sto nome, il merito del funzionamento do ciò che è magico.del tutto è anche di chi, quando tuttidicevano “non si può fare”, si mettevaal lavoro e lo faceva, creando la magiafuori dall’aridità, mentre noi umanisti, Appendice: le branche dell’IAElenco qui i principali settori di cui l’IA contem- volti, etc.): questa è una branca in cui le tecni-poranea si occupa: che di apprendimento la fanno da padrone. Quipianificazione automatica: si rappresenta lo- rappresentazione e deduzione sono ridotte algicamente il problema di arrivare da uno stato minimoiniziale a uno stato goal, e in modo algoritmico sistemi esperti (assistenti in ambito medico che(spesso esplorando il grafo dei possibili stati) dato l’elenco dei sintomi fornisce una possibilesi cerca un percorso dallo stato iniziale al goal. diagnosi)L’applicazione è sia su robot sia su agenti sof- basi di conoscenza e ontologie: l’evoluzione deitware databases classici; rappresentazione logica dinatural language processing (NLP): la genera- un certo dominio e ragionamento automaticozione e la comprensione automatica del linguag- sull’informazione in esso presente. Applicazionigio naturale alla gestione e alla ricerca “intelligente” delle in-visione artificiale (riconoscimento di oggetti, formazioni sul web.Bibliografia e letture consigliateUn manuale “vero” di IA, in due volumi. Il pri- Un’introduzione accessibile ma rigorosa allamo più orientato agli approcci deduttivi, il sec- teoria della complessità, in relazione alla logicaondo a quelli induttivi: matematica e alle scienze cognitive:S. Russell - P. Norvig, Intelligenza artificiale: un ap- M. Frixione - D. Palladino, Funzioni, macchie, algo-proccio moderno, Pearson 2005. ritmi, Carocci 2004.Un piacevole volume divulgativo:Y. Castelfranchi - O. Stock, Macchine come noi, Lat-erza 2000. PERLAPPUNTO 55
  • 56. MENTEECORPOHobbes, Leviatano (1651):La Natura (l’arte con la quale Dio ha fatto e governa il mondo) è imitatadall’arte dell’uomo, come in molte altre cose, così anche in questo, nelpoter fare un animale artificiale. Infatti, dato che la vita non è altro che unmovimento di membra il cui inizio è in qualche principale parte interna,perchè non possiamo dire che tutti gli automi (macchine che si muovonoda sé mediante molle e ruote, come un orologio) hanno una vitaartificiale? Che cos’è infatti il cuore se non una molla e che cosa sono inervi se non altrettanti fili e che cosa le giunture se non altrettante ruoteche danno movimento all’intero corpo, così come fu designatodall’artefice? PERLAPPUNTO 56
  • 57. MENTEECORPO Andrea Sangiacomo Idee affetti e neuroni: cosa ha da dire Spinoza sulle neuroscienzeLe ricerche sviluppatesi negli ultimi apparato. Del resto, un secolo di dibat-decenni intorno alle neuroscienze ten- titi sul positivismo ci ha resi avvertitidono a smentire l’idea per lungo tempo abbastanza da ricordare che nessunadiffusa – e non priva di credibilità – che teoria scientifica – e quindi tantomenoriteneva quello scientifico un sapere quella che si interroga sul nostro cer-per sua vocazione frammentato in una vello – nasce dalla nuda e pura empiria,molteplicità di discipline, largamente essendo sempre theory laden.incomunicabili tra loro e ciascuna chiu- Ora, al di là dei mezzi tecnici consa in una sua propria autosufficienza. cui oggi possono essere approcciati, iComprendere il funzionamento del problemi sollevati dalle neuroscien-cervello e delle sue strutture, invece, ze, non sono del tutto nuovi. Propriosembra una sfida di tale complessità da Spinoza, infatti – insieme a Cartesio,necessitare l’intervento di approcci di- ma forse con maggior organicità e co-versi e integrati, dalla biologia all’eco- erenza di quest’ultimo –, aveva intesonomia, dalla fisica alla filosofia. Sembra fornire un sistema filosofico che ren-anzi che ormai la grande frattura tra desse giustizia non solo alla strutturaricerca filosofica e ricerca scientifica, ontologica generale del mondo, ma an-apertasi sul finire del Seicento, stia sem- che all’essere peculiare dell’uomo, ivipre più venendo a un punto di rinnova- compreso il suo corpo. Nell’incredibileto contatto e riunificazione. Senz’altro fermento di ricerca e studi che animò illo studio della struttura e del funziona- diciassettesimo secolo, la riflessione dimento dell’apparato neuro-cerebrale Baruch può anzi essere pensata comeha molteplici motivi per risultare inte- il tentativo più rigoroso di pensare fi-ressante per discipline come l’episte- losoficamente i risultati ancora freschimologia, l’antropologia e forse anche della nascente rivoluzione scientifica,per la logica stessa, le quali, in un certo in parte assumendoli come punto disenso, studiano anche gli effetti di tale partenza per lo sviluppo di una filosofia PERLAPPUNTO 57
  • 58. MENTEECORPOconcretamente fondata in rebus, dall’al- Ma proprio analizzando le diversetro rivendicando l’esigenza di una loro aree cerebrali che si attivano quandogiustificazione teorica, capace di inse- prendiamo una certa scelta, si sono po-rirli in modo organico in un’imposta- tute accumulare evidenze empiriche,zione di pensiero aperta a un onnicom- non solo sul fatto che molto spesso sia-prensivo piano metafisico. mo assai meno razionali di quello che Il lavoro che parrebbe quindi inte- dovremmo, ma soprattutto sul fattoressante fare, potrebbe essere proprio che il calcolo come tale è solo una del-quello di partire da almeno alcuni dei le componenti in gioco, e nemmeno larisultati offerti dalle più recenti ricer- prima a intervenire. In particolare, si èche neuroscientifiche, mostrandone la giunti a individuare due sistemi: uno le-sorprendente coerenza con le dottrine gato a processi automatici e affettivi eelaborate da Spinoza, ma pure, d’altro l’altro legato a processi cognitivi conscicanto, valutando cosa quelle dottrine e razionali, i quali in qualche modo sipossano avere oggi da dire e se non contendono la scelta che poi il soggettocontengano ancora alcuni validi punti effettivamente attuerà. Laddove per ilda inserire nell’agenda di una ricerca paradigma razionalistico dell’economiache voglia aspirare a una sufficiente in- classica l’emotività era solo un fattoretelligibilità teorica, evitando con ciò di di disturbo, l’aspetto più interessanteprecipitare nel mero accumulo di dati. delle attuali ricerche sta invece proprio Tra gli esiti emergenti più discussi nella dimostrazione del fatto che nonsi potrebbero senz’altro indicare quelli solo i processi emotivi costituiscono lalegati allo studio dei processi di scelta base di ogni decisione, essendo i primirazionale e al rilievo dell’effettiva per- a entrare in gioco e gli unici a determi-centuale di razionalità in essi implica- nare le reazioni istantanee – come perta. La teoria della scelta è senz’altro un esempio la fuga –, ma esse in qualchecampo trasversale tra etica ed econo- modo contribuiscono a dare significatomia, ma era soprattutto quest’ultima, alle scelte, evidenziandone la rilevan-nel suo processo di costituzione come za per il soggetto che le attua. E’ statoscienza matematica rigorosamente infatti dimostrato che pazienti affettifondata, ad aver assunto, a partire dal- da patologie lesive per le aree cerebra-la prima metà del Novecento, un forte li che soprasiedono all’emotività, purmodello razionalista, secondo cui gli mantenendo invariate le facoltà cogni-agenti razionali sarebbero dei perfetti tive e di calcolo razionale, risultano delcalcolatori dei rapporti costi-benefici. tutto inabili a calare questi medesimi PERLAPPUNTO 58
  • 59. MENTEECORPOcalcoli nella pratica concreta della loro stimonianza delle variazioni del conatusvita, sviluppando spesso atteggiamen- – la forza di autoconservazione, o, cometi antisociali, incapacità a mantenere si potrebbe dire oggi, legata ai processirapporti stabili con altre persone e, in di omeostasi – indotte nel corpo in par-genere, una totale cecità affettiva che te dalla sua struttura ma soprattuttoimpedisce loro di condurre una vita dall’interazione con altri corpi esterni.normale. In tale panorama, è stato An- In tal senso, la mente stessa non solo ètonio Damasio, uno dei ricercatori più idea corporis, ma è anche sempre dipen-attivi in questa direzione, a sottolineare dente da queste variazioni ed è quindile consonanze di fondo con il pensiero anche sempre una mente affettiva. Ledi Spinoza. Descrivendo le emozioni passioni sono realmente dei marcatoricome risposte immediate e automati- somatici che testimoniano in che modoche a certe stimolazioni, rispetto inve- certi oggetti o idee agiscano su di noi ece ai sentimenti, che costituirebbero sulla nostra capacità di conservarci inuna visione olistica dello stato corpo- essere: in tal senso il mondo emotivoreo ottenuto grazie alla rappresenta- è per Spinoza proprio quel medio chezione delle risposte emotive, Damasio lega una scelta astratta alla concretaè infatti giunto a riconoscere che non situazione in cui ciascuno si trova, de-solo «il sentimento, nel senso più stret- finendone i diversi gradi di perspicuitàto e rigoroso del termine, è l’idea che in funzione delle potenzialità attualiil corpo sia in un certo modo», ma an- dell’agente stesso.che che «la mente esiste per il corpo: è Si tratta però di vedere se il grande pen-impegnata nel raccontare la storia dei satore olandese merita d’essere citatomolteplici eventi che interessano il cor- in questo ambito di studi solo come unpo, e si serve di quella storia per otti- eminente antesignano o se non abbiamizzare la vita dell’organismo nel suo davvero anche qualcosa da suggerirecomplesso», concludendo: «per come alle attuali ricerche. Proviamo a trat-la vedo io, la vera conquista sta nel teggiare brevemente come si potrebbeconcetto spinoziano di mente umana, procedere in questa seconda direzione.che egli definisce in modo trasparente Per Spinoza, la realtà del mentale è in-come idea del corpo umano. Spinoza timamente connessa al mondo fisico,usa “idea” come sinonimo di immagine senza tuttavia esservi riducibile: pen-o rappresentazione mentale, o compo- siero ed estensione sono espressioninente del pensiero».E’ noto infatti che del medesimo, anche se ciascuna delleper Baruch il mondo degli affetti è te- due ne esprime un aspetto diverso e PERLAPPUNTO 59
  • 60. MENTEECORPOnon implicato dall’altro. In tal senso, da dall’esterno è profondamente influen-un lato non si pone il problema carte- zato. Ma anche l’esternismo pare eccede-siano della conciliazione o dell’intera- re nel senso opposto: la mente è infattizione tra anima e corpo, dall’altro ogni idea di un certo corpo esistente in atto, cioèprogetto eliminativistico nei confronti oggettivazione di quel corpo. Appartie-del mentale è destinato a fallire giacché ne alla natura della mente costituirsitenta di ridurre qualcosa di irriducibile, come essenza oggettiva di un certo modoil che può, al più, finire con il render- complesso dell’estensione: questa og-lo semplicemente incomprensibile. In gettivazione ha appunto il senso diparticolare la prospettiva spinoziana un’individuazione e della delimitazio-giustifica il rifiuto a priori di alcune ne di una porzione di estensione checoncezioni del mentale e quindi anche può essere considerata relativamentedelle relative impostazioni del proble- autosufficiente – non in quanto ap-ma mente-corpo che ne conseguono. Il partiene all’estensione, ma in quanto èdualismo delle sostanze è inaccettabile pensata. Per gli stessi motivi, il riduzio-perché il concetto di sostanza implica nismo – sia del mentale al corporeo cheanaliticamente l’unicità della sostanza: viceversa – è impossibile in quanto ten-il dualismo proposto da Cartesio, in tal ta di assimilare aspetti del reale tra lorosenso, è in linea di principio contrad- reciprocamente autonomi e quindi nondittorio. D’altro canto, tanto l’indivi- deducibili l’uno dall’altro. Il mentaledualismo solipsistico quanto il com- non esiste mai in sé: non ci sono ideepleto esternismo – ossia la tesi per cui la senza ideati, un pensiero puro e astrat-mente, implicando contenuti esterni to semplicemente non si dà, il pensareal corpo oppure sfruttando l’ambiente è sempre pensare qualcosa. Il pensieroesterno per operare determinati pro- stesso è appunto ciò in base al qualecessi cognitivi, non potrebbe essere qualcosa è considerabile come ogget-limitata al corpo individuale ma do- to, quindi il qualcosa di cui il pensiero èvrebbe estendersi all’ambiente – risul- essenza oggettiva è esso stesso essenzia-tano unilaterali. Il primo trascura che il le al costituirsi del pensiero. In questocorpo è, in quanto cosa estesa, qualcosa senso l’idealismo – cioè la riduzione didi intrinsecamente complesso e rela- ogni realtà alla sua componente idealezionale, che dunque non è nemmeno – è escluso. D’altro canto, l’estensionemai in sé dato come autosufficiente come tale è un puro continuum, costitui-ma per esistere ha costantemente bi- to da modi tuttavia divisibili all’infinito:sogno di operare scambi con l’esterno e nessun modo ha in sé una sua autono- PERLAPPUNTO 60
  • 61. MENTEECORPOmia, ma è sempre ad un tempo conte- misurazione, anche se per questo nonnente e contenuto in altri modi d’or- si può certo imputare alla scienza alcu-dine maggiore o minore. Per contro, il na forma di idealismo.quid specifico di cui è portatrice l’idea Ora, un simile discorso ha ricadu-è rendere in qualche modo discreto ciò te immediate sul problema – centraleche viene pensato, ossia fornire le con- nelle neuroscienze – di individuare idizioni per individuare certi enti che correlati neurali degli stati mentali. Sepossano essere presi in considerazione la mente è idea corporis, l’impresa hacome tali, escludendo gli altri. L’idea di per sé senso: anche l’idea più astrattadi qualcosa è l’individuazione di quel avrà sempre comunque una relazione alqualcosa come oggetto del pensiero. Ciò corpo, foss’anche alla semplice memo-non significa che l’oggetto debba essere ria. Tuttavia, da un lato occorre esclu-pensato come intrinsecamente isolato dere a priori che un correlato neuraleda ogni altro, ma semplicemente che possa essere inteso anche come sor-può essere pensato come oggetto: l’esten- gente causale dello stato mentale corri-sione non presuppone alcuna prospet- spondente: l’interazionismo è implau-tiva d’osservazione, né alcun centro, né sibile data la natura qualitativamentealcun livello preferenziale. Di contro, diversa di pensiero e corpo – discretoogni idea è invece l’individuazione di il primo, continuo il secondo. Inoltre,una specifica prospettiva a partire dal- il corporeo qua talis non può svolgerela quale si mostrano certe cose e se ne alcuna funzione e quindi il paradigmanascondono certe altre. L’adeguatezza computazionale non può servire perdell’idea è sempre relativa all’oggetto mostrare l’emergere del mentale dalche intende assumere come suo ideato corporeo o ridurre il primo al secondo.e dipende dall’effettiva autosufficien- Infatti l’idea stessa di funzione implicaza individuante che riesce a ottenere. l’individuazione di oggetti da elabora-L’impossibilità del riduzionismo del re e processare computazionalmente,mentale al corporeo corrisponde così, quindi implica l’attributo pensiero.di fatto, alla lungamente discussa e or- A livello della semplice corporeità, simai largamente acquisita irriducibilità danno unicamente molteplici livelli so-degli elementi teorici a quelli empirici vrapposti di reciproche interazioni.all’interno di un certo paradigma scien- Per usare una metafora, si potrebbetifico: sono gli enunciati teorici che dire che l’estensione è un’entità infini-rendono visibili gli enti di cui trattano e tamente rumorosa, cioè comprende alloquindi rendono possibile la loro stessa stesso livello ogni possibile forma di PERLAPPUNTO 61
  • 62. MENTEECORPOinterazione tra i suoi modi, l’entità dei continua, paradossalmente quel modoquali non è univocamente individuabi- in quanto tale non gode nemmeno dile ma, per così dire, fluida. Il pensiero, un’esistenza individuale ma è sempreper contro, è l’individuazione di modi un momento della catena causale infi-specifici: avere idea di qualcosa signi- nita dell’attributo estensione. L’idea difica poterlo ascoltare, mettendo sullo un simile modo è certo l’individuazionesfondo il rumore costituito dall’infi- di un oggetto fisico, quindi di un corpo,nità degli altri modi. E’ per questo che ma questo corpo in realtà non perduranon esiste affetto che non sia in qualche e, proprio perché assolutamente dipen-modo intelligente, ossia intrinsecamente dente da ciò che lo circonda, può esserepensante: senza l’elemento ideale non pensato in sé solo astrattamente: la suaè possibile selezionare alcunché come esistenza attuale è una finzione. Peroggetto capace di stimolare una cer- contro, un individuo sufficientementeta reazione emotiva, e piuttosto si dà complesso può opporre un certo livelloun’unica sovrapposizione di ogni mo- di soglia al di sotto del quale le modi-dificazione e interazione possibile. ficazioni ambientali non ne alterano la La prospettiva spinoziana, tutta- struttura fondamentale. In questi casi,via, può porre ancora un ulteriore or- per Spinoza, si può ascrivere a quel cor-dine di problemi. Se la mente è l’idea po una mente. Senza dubbio, quindi,di un corpo esistente in atto, non ogni l’uomo non è l’unico dotato di mentecorpo in assoluto possiede una mente, – Spinoza sottoscrive la tesi dell’ani-ma solo quei corpi che appunto pos- mazione universale – ma ciò in sé nonsono mantenersi in atto, ossia hanno toglie nulla alla sua specificità, giacchéun conatus sufficiente ad autoconser- a questo punto le differenze tra le sin-varsi. L’autoconservazione dipende da gole menti dipendono unicamente dalun livello sufficiente di complessità, grado di complessità del corpo di cuiche consente la resistenza ai fenomeni sono idee. «La mente umana èperturbativi ambientali. Se un modo atta a percepire moltissime cose, e tan-dell’estensione è determinato unica- to più è atta quanto più numerosi sonomente da una certa quantità di moto i modi nei quali il suo corpo può essereo energia, ogni variazione di questa disposto» (E2P14): non solo il menta-comporterà una variazione del modo le e il fisico coincidono in un medesi-stesso, il quale ha quindi un’esistenza mo ordine, ma la complessità stessa diassolutamente provvisoria e, poiché quest’ordine procede parallelamentel’interazione tra i modi è costante e nell’uno e nell’altro attributo. Tanto PERLAPPUNTO 62
  • 63. MENTEECORPOpiù un’idea è complessa, tante più sono rea, se non sia determinato dalla men-le idee semplici che la costituiscono, te. Nessuno, infatti, ha conosciuto fino-tante più sono le modificazioni corpo- ra in modo tanto accurato la strutturaree che costituiscono gli ideati di que- del corpo da poter spiegare tutte le sueste idee. Il pensiero, tuttavia, si limita funzioni, per non dire che nei bruti sia oggettivare stati del corpo, renderli osservano molte cose che superano diintelligibili in sé, ma, al di là di questo, gran lunga l’umana sagacia e che i son-il suo contenuto dipende interamente nambuli nel sonno fanno moltissimedal piano fisico cui si rivolge: ricono- cose che da svegli non oserebbero. Que-sciuta l’inassimilabilità del mentale, il sto mostra a sufficienza che lo stessofulcro del problema torna sul corpo- corpo, per le sole leggi della sua natura,reo, dalla cui complessità dipendono le è capace di molte cose che meraviglia-potenzialità stesse della mente. Tenere no la sua mente. (E3P2S)presente che l’aspetto mentale non puòessere dedotto da quello fisico significa Se oggi i mezzi tecnici per iniziarein fondo semplificare, da un lato, la ri- a capire qualcosa di più sul funziona-cerca e, dall’altro, impostarla in termini mento del corpo e del cervello rendonodi condizioni di possibilità, ossia condi- possibile avanzare in questa direzione,zioni di complessità sufficiente a soste- una ricerca intelligentemente avverti-nere la presenza di certi stati mentali. ta sulla natura di mente e corpo non siIn questa prospettiva, il modo in cui la chiederà tanto come sia possibile ridur-complessità si struttura, nonché le sue re l’una all’altra, ma come deve essereeventuali leggi, diventano la vera fron- fatta l’una affinché l’altra possa mo-tiera su cui indagare scientificamente. strarsi come si mostra: come devonoDel resto, lo stesso Spinoza, dopo aver esser fatti il corpo e il cervello affinchédimostrato che «il corpo non può de- le nostre idee possano esibire il gradoterminare la mente a pensare né la di complessità che effettivamente mo-mente può determinare il corpo al mo- strano? E data la complessità del nostrovimento» (E3P2), aggiunge: corpo, che genere di idee e che possibi-in realtà, nessuno ha determinato fi- lità di pensiero effettivamente ne risul-nora quale sia il potere del corpo, cioè tano? A simili domande, nessun filoso-l’esperienza non ha finora insegnato fo più di Spinoza è stato interessato aa nessuno che cosa possa o non possa trovare risposte.fare il corpo per le sole leggi della na-tura, considerata soltanto come corpo- PERLAPPUNTO 63
  • 64. MENTEECORPO BibliografiaBechara A. [2003], Risk business: emotion, decision- Evans J. [2008], Dual-processing accounts of reaso-making, and addiction, «Journal of Gambling Stu- ning, judgment and social cognition, «Annual Re-dies», 19 (1), pp. 23-51. view of Psychology», 59 (1), pp. 255-278.Camerer C., Loewenstein g., Prelec D. [2004], Gillot P. [2001], Les incidences du modèle spinozisteNeuroeconomia, ovvero come le neuroscienze posso- de l’identité psycho-physique sur certaines tenta-no dare nuova forma all’economia, «Sistemi intelli- tives contemporaines de résolution du “Mind-Bodygenti», 16 (3), pp. 337-418. Problem”, in Quel avenir pour Spinoza? Enquête sur les spinozismes à venir, sous la direction de L. Vin-Camille N., Coricelli G., Sallet J., Pradat-Diehl P., ciguerra, Kimé, Paris.Duhamel J. R., Sirigu A. [2004], The involvementof the orbifrontal cortex in the experience of regret, Motterlini M., Guala F. [2005], Psicologia ed espe-«Nature», 304 (21 May), pp. 1167-1170. rimenti in economia, in Economia cognitiva e speri- mentale, a cura di F. Motterlini e F. Guala, Uni-Chalmers D. J. [2000], What is a neural correlate versità Bocconi Editore, Milano, pp. 1-53.of consciousness? in Neural Correlates of Consciou-sness: Empirical and Conceptual Questions (T. Met- Marraffa M. [2008], La mente in bilico. Le basi filo-zinger, ed), MIT Press. sofiche della scienza cognitiva, Carocci, Roma.Cristofolini P. [1992], La mente dell’atomo, «Stu- Jarrett C. [1991], Spinoza’s Denial of Mind-Bodydia Spinozana», 8, p. 27-35. Problem and the explanation of Human Action,Damasio A. [2003], Looking for Spinoza. Joy, Sor- «Southern Journal of Philosophy», 29 (4), p.row, and the Feeling Brain, Marines Books, Orlan- 465-485.do; trad. it., Alla ricerca di Spinoza. Emozioni, senti-menti e cervello, Adelphi, Milano, 2003. Koenigs M., Young L., Adolphs R., Tranel D.,De Martino B., Kumaran D., Seymour B., Dolan Cushman F., Hauser M., Damasio A., [2007], Da-R. J. [2006], Frames, biases, and rational decision- mage to the prefrontal cortex increases utilitarianmaking in the human brain, «Science», 313 (4 Au- moral judgements, «Nature», 446 (19 April), pp.gust), pp. 684-687. 908-911. PERLAPPUNTO 64
  • 65. MENTEECORPOLucash F. S. [1984], The Mind’s Body: The Body Self-Awareness, «Dialogue», 23, p. 619-633.Mills F. B. [2001], A spinozist approach to the con-ceptual gap in consciousness studies, «The Journalof Mind and Behavior», 22 (1), p. 91-102.Rees G., Kreiman G., Koch C. [2002], Neural corre-lates of consciousness in humans, «Neuroscience»,3 (April), pp. 261-270.Rice L. C. [1999], Paradoxes of parallelism in Spino-za, «Iyyun», 48, p. 37-54.Sanfey A. G., Rilling J. K, Aronson J. A., NystromL. E., Cohen J. D. [2003], The neural basis of Eco-nomic Decision-Making in the Ultimatum Game,«Science», 300 (13 June), pp. 1755-1758.Spinoza B. [2007], Opere, trad. it. a cura di F. Mi-gnini e O. Proietti, Mondadori, Milano. PERLAPPUNTO 65
  • 66. MENTEECORPOLucrezio, De Rerum Natura, (IV)“esistono quelli che chiamiamo simulacri delle cose;i quali, come membrane strappate dalla superficie delle cose,volteggiano qua e là per l’aria; e sono essi stessiche atterriscono gli animi, presentandosi a noi,sia mentre vegliamo, sia nel sonno, quando spesso osserviamofigure strane e spettri di gente che ha perduto la luce della vita,i quali spesso, mentre languivamo addormentati, paurosamenteci svegliarono: perché non crediamo, per caso, che le animefuggano dall’Acheronte o che le ombre volteggino tra i viventio che qualcosa di noi possa durare dopo la morte,quando il corpo e la natura dell’animo insieme disfattisi sono disgregati nei loro diversi principi primi.Dico dunque che immagini delle cose e tenui figuresono emesse dalle cose e si staccano dalla loro superficie”. PERLAPPUNTO 66
  • 67. MENTEECORPO Paolo Vignola Il divenire-animale e il post-umanoL’uomo è un animale non ancora definito. ne “antropodecentrismo” sono tra loroFriedrich Nietzsche diverse. Non essendo però antitetiche, è comunque possibile individuare un Con il presente lavoro si intende trait d’union tra le due prospettive, indi-mettere in luce il rapporto di vicinanza viduando particolarmente all’internometodologica e concettuale tra la pro- delle pratiche artistiche post-umanisteposta assieme estetica, politica ed epi- un terreno programmatico comune.stemologica – prettamente antiumani-stica – di Deleuze, volta a decostruirela frontiera tra uomo e animale, e le L’uomo e l’animalecaratteristiche generali della prospetti- Nel corso della storia del pensiero fi-va cosiddetta post-umanista, che negli losofico è stato affrontato più volte ilultimi anni sta ottenendo una visibilità problema del rapporto tra l’uomo e iltutt’altro che marginale, coniugando restante regno animale, ma il risultatorisultati provenienti innanzitutto dalla quasi costante a cui sono giunte questezooantropologia, dalla biologia e dallo interrogazioni – almeno fino alla primastudio del rapporto tra uomo e tecnolo- metà del Novecento – non ha fatto altrogia. che riprodurre, in maniera sicuramen- Anche se la vicinanza è facilmen- te variegata, una frontiera netta trate riscontrabile su più piani, e declinata l’uomo e l’animale, tale per cui si po-a partire dalla consapevolezza del ca- tesse raggiungere una purezza umana,rattere ibridativo – a livello ontopoieti- una sua essenza per così dire “screma-co, epistemologico e comportamentale ta” dal rapporto con l’animalità.– che descrive il rapporto tra uomo e La parola stessa animale, intesaanimale, le intenzioni che conducono come singolare generale, per DerridaDeleuze e i promotori di una prospetti- è espressione di una signoria indebitava post-umana sulla strada di un comu- dell’uomo che pretende con una paro- PERLAPPUNTO 67
  • 68. MENTEECORPOla di abbracciare ogni specie, ma che base ad una carenza istintiva dell’es-in realtà rivela solamente la volontà sere umano, la quale avrebbe permes-dell’uomo di istituire una frontiera soli- so all’umanità di effettuare enormi eda a partire dal linguaggio: «una parola, incontrovertibili balzi in avanti nellal’animale, un nome che gli uomini han- linea evolutiva. Tali progressi dovreb-no istituito, un nome che essi si sono bero essere intesi come un allontana-presi il diritto e l’autorità di dare all’al- mento ontologico e filogenetico dalletro vivente»1. È evidente che il ragiona- alterità non umane, quindi dal restantemento di Derrida, volto nuovamente a mondo animale.smascherare il logocentrismo, non si Questo genere di considerazioni ri-arresti alla posizione dell’animale – e mane quindi legato ai tratti generalidei suoi diritti nei confronti dell’uomo dell’umanismo: l’uomo a misura di tut-– ma il nocciolo della questione diventa te le cose, la possibilità di determinare«domandarsi se ciò che si chiama uomo l’essenza umana nella sua purezza, laha il diritto di attribuire con rigore netta distinzione tra natura e cultura,all’uomo, quindi di attribuirsi, ciò che l’autarchia evolutiva e ontogeneticaegli rifiuta all’animale, e se ne ha mai dell’uomo rappresentano i paletti entroil concetto puro, rigoroso, indivisibile, in cui il pensiero filosofico del Novecentoquanto tale».2 sembra ancora muoversi.Le antropologie filosofiche del primo In realtà l’ondata anti-umanistica delNovecento, ed in particolare quelle di secondo Novecento, preconizzata daGehlen e di Plessner, hanno in sostan- Nietzsche ed in qualche modo da Hei-za ribadito questo confine invalicabile degger – sebbene quest’ultimo sia lon-tra uomo e animale, motivandolo in tano dal decostruire la frontiera tra uomo e animale-, ha preparato le carte1 J. Derrida, L’animale che dunque sono, perché si potesse condurre il discorsotrad. it. di M. Tannini, Jaca Book, Milano 2006,p.62. Da ciò Derrida arriva a coniare la parola verso un “antropodecentrismo” radi-“animot” – ancora un effetto di différance – la cale, nel quale confluiscono studi bio-quale può rendere conto della frontiera istituitadall’uomo: animot, incrocio semantico-fonetico, logici, genetici e tecnologici, finalizzatotra “animali” (animaux) e “parola”(mot). Si po- a smascherare i pregiudizi che, incon-trebbe tradurre con “la parola (sugli) animali”per descrivere la proiezione antropomorfica, al sapevolmente o meno, riflettono l’im-tempo stesso propria del senso comune e di «tutti magine dell’uomo vitruviano dipintoi filosofi», di un limite unico tra l’uomo e l’interoregno animale, consacrato ed istituzionalizzato da Leonardo, ben descritta dalle pa-mediante il linguaggio. role di Champeaux e Sterckx: «l’uomo con le braccia spalancate traccia i due2 Ivi, p.193 PERLAPPUNTO 68
  • 69. MENTEECORPOassi dell’espansione spaziale e diventa va stabilità: un divenire insomma.coestensivo al mondo: egli lo riempie Ciò che Deleuze definisce “diveni-ingrandendo se stesso fino ai limiti del re-animale” è infatti un processo di dis-grande cerchio cosmico, al contrario, identificazione tanto dell’uomo quantoassimilandosi al mondo, egli lo riunisce dell’animale, seguendo una direzionein sé».3 che elimina proprio la frontiera traSi tratta quindi, per i pensatori che uomo e animale, costituendo piuttostodecidono di seguire la strada tracciata delle soglie, delle alleanze temporaneeda Nietzsche e dai suoi “seguaci”, di intese come processi di mutazione. Bi-mostrare che, in questo doppio movi- sogna però intendersi prima di tuttomento dell’uomo-mondo dipinto da sulle caratteristiche del divenire de-Leonardo, l’essenza umana non possa leuziano, per poter comprendere qualifare altro che contaminarsi e svanire di motivi spingono Deleuze a “sfondare”fronte al processo di ibridazione con le questa frontiera.proprie alterità: in primo luogo le alte-rità animali. Divenire non è imitare qualcosa o qualcuno, non è identificarsi con esso. Non è neppure Deleuze e il divenire-animale. rendere proporzionali dei rapporti forma- li. Nessuna di queste due figure d’analogia Rivolgere un’attenzione maggio- corrisponde al divenire, né l’imitazione dire al problema dell’animale è stato sicu- un soggetto né la proporzionalità di unaramente uno dei tratti caratteristici del forma. Divenire è, a partire dalle forme chepensiero di Deleuze, sviluppato a par- si hanno, dal soggetto che si è, dagli orga-tire dal piano estetico della letteratura ni che si possiedono o dalle funzioni chekafkiana e della pittura – in particolare si svolgono, estrarre delle particelle, tra ledi Bacon -, e condotto a inedite dimen- quali si instaurano rapporti di movimentosioni teoretiche ed etico politiche. Il fi- e di riposo, di velocità e di lentezza, i più vi-losofo francese concepisce il rapporto cini a quel che si sta diventando e attraversotra uomo e animale come un processo i quali si diviene.4o un movimento di scambio continuotra i due termini che non permette unabattuta d’arresto, quindi alcuna effetti- 4 G. Deleuze, F. Guattari, Mille piani, ca- pitalismo e schizofrenia, trad. it. di G. Passerone, Castelvecchi 2002, p.383; e inoltre: «Un divenire3 G. Champeaux, S. Sterckx, Introduction non è una corrispondenza di rapporti. Ma non èau monde des symboles, Zodiaque, Sain-Léger Vau- neppure una rassomiglianza, un’imitazione e, alban 1972, p.244 limite, una identificazione», ivi, p.341 PERLAPPUNTO 69
  • 70. MENTEECORPO La prospettiva di Deleuze, che che sarebbe l’animale divenuto. Il divenirerappresenta sicuramente uno sviluppo animale dell’uomo è reale, benché non siadella teoria dei corpi elaborata da Spi- reale il l’animale che egli diviene.5noza nell’Etica, permette di istituire unponte “etologico” tra uomo e animale, La portata decostruttiva del divenire ditransitabile da chiunque. Affinché un Deleuze conduce a mettere in discus-uomo divenga animale, ovvero si por- sione l’essere reale dell’uomo stesso,ti in direzione dell’animale, è però ne- intendendo con ciò che non sia possibi-cessario che egli sottragga al proprio le porre una essenza pura e immutabileparadigma identitario alcune costan- dell’essere umano, il quale sarebbe sem-ti – comportamentali, percettive o di pre preso in processi di sconfinamentopostura – che lo contraddistinguono in e di ibridazione con le alterità anima-quanto uomo. Queste costanti, per ri- li. Se la filosofia sembra aver ignoratoprendere le considerazioni spinoziane, tale prospettiva, è nella letteratura chesono le affezioni e gli affetti di cui un Deleuze individua la possibilità di porsicorpo è capace, e mediante essi è così realmente in direzione dell’animale:garantita la continuità tra uomo e ani- Se lo scrittore è uno stregone, lo è perchémale, i quali possono allora situarsi in scrivere è un divenire, scrivere è […] diveni-una zona di vicinanza reale e non im- re-topo, divenire-insetto, divenire-lupo…,maginaria: ecc. […] Lo scrittore è uno stregone perché vive l’animale come la sola popolazione i divenir-animali non sono sogni né fanta- davanti alla quale è responsabile di diritto. smi. Sono perfettamente reali. Ma di quale Il preromantico tedesco Moritz si sente re- realtà si tratta? Perché, se divenire animale sponsabile non dei vitelli che muoiono, ma non consiste nel fare l’animale o nell’imi- davanti ai vitelli che muoiono e fanno sor- tarlo, è ovvio anche che l’uomo non diviene gere in lui l’incredibile sentimento di una «realmente» animale più di quanto l’ani- Natura sconosciuta.6 male non diventi «realmente» qualche cosa d’altro. Il divenire non produce nient’altro La letteratura ci conduce a sentir- che se stesso. […] Ad essere reale è il diveni- ci responsabili davanti alla sofferen- re stesso, il blocco di divenire, e non l’insie- za animale, a stringere quindi con gli me dei termini che si presuppongono fissi animali un rapporto di orizzontalità e per i quali passerebbe colui che diviene. Il divenire può e deve essere qualificato come 5 ibidem divenire animale senza avere un termine 6 Ivi, p.344 PERLAPPUNTO 70
  • 71. MENTEECORPOdettato dalla comune condizione di da sé, attraverso una serie indefinitafronte alla morte. Questo per Deleuze è di ibridazioni che cancellano il mitosicuramente il primo passo del diveni- di una pura essenza umana. Allo stes-re-animale, al quale lo scrittore ha un so modo dobbiamo comprendere cheaccesso privilegiato ed in qualche ma- il pensiero cosiddetto post-umanistaniera possiamo dire che egli faccia da rappresenti precisamente la rinuncia“battistrada” rispetto ai suoi lettori. Ma all’essenzialismo e a una visione omo-non è soltanto una questione di respon- logata dell’uomo,9 al punto che «il no-sabilità, poiché la compartecipazione stro essere uomini non è separabilepuò anche essere dinamica, e ciò si- dal nostro essere teriomorficamentegnifica che l’animale può suggerire un contaminati».10 Possiamo quindi direcomportamento o una postura inedita che il divenire-animale di Deleuze eall’uomo, suggellando quindi un’alle- Guattari corrisponda in molti aspetti aanza strategica. ciò che Marchesini chiama zoomimesi, Kafka, forse più di ogni altro scritto- vale a dire «un atto di ibridazione, os-re, ha saputo seguire la strada dei dive- sia di mescolamento [che] prevede unonir-animale, infatti per Deleuze «l’ani- scostamento performativo, specifichemale coincide con l’oggetto per eccel- retroazioni sul sistema uomo, una pie-lenza del racconto secondo Kafka […] na modificazione identitaria, cioè une la metamorfosi è in un unico circuito vero e proprio processo di contamina-divenire animale dell’uomo e divenire zione, di acquisizione di alterità».11 Nonuomo dell’animale».7 In sostanza l’ani- sembra essere un caso che Deleuze con-male offre all’uomo «delle vie d’uscita cepisca il divenire come un contagio:e dei mezzi di fuga ai quali l’uomo nonavrebbe mai pensato da solo»,8 entran- Come concepire un popolamento, una pro-do così in un processo che sostituisce la pagazione, un divenire, senza filiazione nésoggettività autoreferenziale sostenuta produzione ereditaria? Una molteplicità didalla prospettiva umanistica. antenato? È molto semplice […]. Opponia- Il divenire-animale di Deleuze e Guat- mo l’epidemia alla filiazione, il contagiotari ci presenta l’idea di un corpo con-tinuamente sconfinante verso l’altro 9 R. Marchesini, post-human, verso nuo- vi modelli di esistenza, Bollati Boringhieri, Torino7 G. Deleuze, Kafka. Per una letteratura 2002, cit., p.183minore, trad. it. di A. Serra, Quodlibet, Macerata1996, p.64 10 ivi, p.1068 ibidem 11 ivi, p.114 PERLAPPUNTO 71
  • 72. MENTEECORPO all’eredità, il popolamento per contagio alla post-strutturaliste al periodo storico popolazione sessuata. nel quale sono state prodotte è dato primariamente dall’aspetto di una teo- La peculiarità di questo contagio è ria critica ed emancipativa della socie-quella di stabilire delle vere e proprie tà non declinata più secondo variantialleanze tra uomo e animale, alleanze della dialettica hegeliana, ma in formeche rendono conto tanto delle possibi- anti-rappresentative e anti-logocen-lità inedite di comportamento, quanto triche. Questo significa che è l’essenzadello sviluppo stesso, su scala evoluti- di un’identità umana, come soggettova, dell’uomo: «divenire non è un’evo- etico, politico ed epistemologico, ad es-luzione per discendenza o filiazione sere messa in discussione per via ibri-[…] Il divenire è sempre di un ordine dativa, ossia coniugando l’umanità condiverso rispetto a quello della filiazio- alterità animali e tecnologiche.ne. È alleanza».12 È con questa idea di La decisa tendenza politica di questealleanza che l’animale entra di diritto – teorie, in particolare riferendoci a De-per decostruirla di fatto – nell’identità leuze e Foucault, ha fatto pensare cheumana. tali prospettive non potessero trovare contesti storico culturali differenti da Post-umanismo quelli degli anni sessanta e settanta, ma lo sviluppo delle scienze naturali e del- Sul tema del rapporto tra uomo e le scienze tecnologiche sembra in unanimale, declinato nel senso di una certo senso aver dato ragione ai filosofiibridazione tra i due termini, è a par- francesi, mostrando la necessità di untire dall’ultimo quarto di secolo del antropodecentrismo radicale. In taleNovecento che si registra una conver- direzione possono essere incontrate legenza tra il procedere delle scienze e la prospettive cosiddette post-umaniste,corrente di pensiero cosiddetta post- le quali risultano comunque essere instrutturalista - di cui Deleuze assieme certi casi fortemente eterogenee, sea Derrida e Foucault è sicuramente non contrastanti. Decidiamo di seguirela figura di spicco -, dichiaratamente Roberto Marchesini, che più di altri haanti-umanista, che a torto di recente è saputo descrivere le varie dimensionistata bollata come datata o stravagan- degli approcci alternativi all’umani-te. Il carattere che lega, seppur nelle smo filosofico, culturale, artistico e ailoro differenze interne, le prospettive retaggi umanisti annidati nel pensiero scientifico.12 ivi, p.342 PERLAPPUNTO 72
  • 73. MENTEECORPO Con il termine post-umano, piuttosto pre aperti della progettualità umanache intendere il superamento dell’uo- […] sono sostenuti dall’eteroreferenza,mo in quanto entità naturale o nella dalla capacità di gettare ponti coniu-sua dimensione ontopoietica, si vuole gativi con l’alterità».15 Le alterità nonmettere in discussione l’impostazione umane che contribuiscono alla forma-umanistica che sovrintende l’inter- zione dell’identità umana non sonopretazione di tali determinazioni.13 Se solo gli animali, ma anche le macchine,l’umanismo si è dimostrato un proget- infatti «l’uomo utilizza con le macchi-to antropocentrico, prendendo a nor- ne quei copioni di relazione che ha co-ma un’antropoiesi che facesse a meno struito nei millenni successivi alla do-delle alterità non umane, il progetto mesticazione del cane e nello sviluppopost-umano mira alla realizzazione di delle prassi zootecniche».16 Considerateun “antropodecentrismo”,14 secondo il come alterità relazionali, le macchine,quale la condizione umana si realizza oltre ad essere utilizzate dall’uomo,attraverso un processo di coniugazione, «divengono referenti importanti incontaminazione ed ibridazione con gli grado di modificare il processo ontoge-animali e con la tecnologia. La condizio- netico dell’individuo»,17 quindi capacine umana viene dunque intesa come si- di trasformare indefinitamente i predi-stema aperto agli eventi dialogici che si cati umani.18compiono con entità eterogenee, con leproprie alterità che contribuiscono alla 15 R. Marchesini, Post-human, verso nuovi modelli di esistenza, cit., p.178formazione, sempre in divenire, delleidentità umane. Mentre l’umanismo si 16 R. Marchesini, Ruolo delle alterità nella definizione dei predicati umani, cit., p.55basa su di una autarchia della condizio-ne umana, interpretando la formazione 17 Ibidemdell’identità dell’uomo come un movi- 18 La comprensione del rapporto che in-mento di separazione dalle sue alterità, tercorre tra uomo e tecnologia, rapporto che vae dunque come un processo di purifi- ben al di là della semplice strumentalità, coinvol- gendo la stessa evoluzione dell’uomo, non puòcazione, nel post-umanismo l’identità che modificare anche la prospettiva del limite cheumana è concepita come un “rituale di la natura avrebbe posto all’umanità. Ciò significacontaminazione”, dove «i cantieri sem- che il post-umanesimo si fa promotore di un cam- bio di orientamento nei confronti dell’hybris, la quale da tracotanza rischiosa di fronte all’ordine13 Cfr. R. Marchesini, Ruolo delle alterità nel- armonico della natura, e alla supposta originariala definizione dei predicati umani, in AA.VV., Apoca- connotazione dell’uomo, diventa motore di co-lisse e post-umano, Dedalo, Bari 2007, pp.33-34 niugazione della sfera umana con il mondo; cfr. R. Marchesini, Post-human, verso nuovi modelli di14 Ivi, pp.34-35 esistenza, cit., p.202 PERLAPPUNTO 73
  • 74. MENTEECORPO Il progetto culturale definito post- post-umanismo sia «un pensiero cheumano, se inteso nella sua radicale gronda di alterità»,20 volto a sfatare ilconcezione dell’alterità – e dell’ospita- mito della purezza e dell’auto-suffi-lità nei confronti delle alterità – rap- cienza dell’uomo: «l’uomo si è differen-presenta non solo la confutazione delle ziato (e sempre più si differenzia) dallepiù basilari convinzioni umaniste, ma altre specie proprio perché ha saputoanche l’attuazione del rovesciamento costruire eteroreferenze che lo hannodel platonismo iniziato da Nietzsche. avvicinato, non allontanato rispetto alIn questo senso la “morte dell’uomo”, mondo non-umano».21per così dire celebrata da Foucault – e Anche se una certa tecnofilia è ri-preconizzata, mediante il pensiero scontrabile nella prospettiva post-uma-dell’übermensch, da Nietzsche -, trova la nistica, la peculiarità di quest’ultimapropria legittimazione nella prospetti- rispetto ad altre tendenze risiede nellava post-human, secondo la quale l’idea capacità di saper articolare alterità ani-di una purezza essenzialmente umana è mali e macchiniche nella concezionedestinata ad eclissarsi, per far posto alla dello sviluppo umano. È impensabile,consapevolezza di una dinamica ibrida- per Marchesini, guardare alla tecno-trice alla base dell’ontopoiesi dell’uo- logia come volano di mutazioni senzamo. Se Foucault, seguito a ruota da De- decostruire il paradigma antropocen-leuze, intendeva con “la morte dell’uo- trico fondato sull’autosufficienza. Lemo” la concrezione di un nuovo rap- prospettive iper-umaniste – che vedo-porto di forze in grado di determinare no nella tecnoscienza l’unica possibilel’ennesima forma uomo, è evidente proiezione dell’uomo e si fondano cosìche egli attribuisse la specificità stori- su di una concezione egoteistica delca ed evolutiva dell’uomo agli elementi sé,22dove il mondo appunto non è altroad esso esterni: forze che vengono da che una proiezione del sé – sembranofuori, che modificano e modellano la proprio cadere in questo errore. Cosìforma uomo.19 Se per il platonismo e come quelle transumaniste, incentra-per l’umanesimo la purezza dell’uomosi conquista allontanandosi dall’alteri- 20 R. Marchesini, Ruolo delle alterità nella definizione dei predicati umani, cit., p.54tà animale, Marchesini afferma che il 21 R. Marchesini, Post-human, verso nuovi modelli di esistenza, cit., p.8319 cfr. M. Foucault, Le parole e le cose,trad.it. di E. Panaitescu, BUR, Milano 2006; G. Deleuze, 22 Cfr. H. Moravec, Mind children: the futureFoucault, trad. it. e cura di P.A. Rovatti e F. Sossi, of robot and human intelligence, Harvard UniversityFeltrinelli, Milano 1987 Press, Cambridge 1988 PERLAPPUNTO 74
  • 75. MENTEECORPOte sulla considerazione che l’uomo stia automa o macchinico.23 Il corpo vieneattraversando una fase di transizione quindi inteso come una soglia del dive-post-biologica, in cui lo sviluppo tecno- nire, condizione di possibilità materialelogico permetterebbe di riprogettare la ed espressiva volta a preparare il nuo-condizione umana oltre i suoi attuali vo, l’evento della contaminazione. Avincoli temporali e performativi – ver- differenza del corpo esaltato dall’uma-so l’immortalità quindi – dimenticano nismo, nella sua libertà edonistica el’importanza fondamentale del corpo nella sua purezza autoreferenziale, concome soglia di mutazione tra animali il post-umanesimo siamo di fronte ade tecnologia. Anche i trans-umanisti si «un corpo che accoglie», per cui «nonrivelano eredi dell’umanismo nella loro è in gioco l’autenticità del corpo, ma lapretesa di allontanamento dalla natura sua capacità di essere spurio, infettato,biologica, per la sospensione operativa brulicante di alterità».24 Si parla quin-dell’evoluzionismo darwiniano e per di di corpo mutante, o di cyborg, ossiavia dello scollamento tra uomo e ani- corpi che hanno superato la pretesamale. In definitiva, al di là dei pericoli di purezza originaria e che si pongonopolitico-globali riferibili ad un uso im- come agenti privilegiati della deco-proprio dell’eugenetica, trans-umani- struzione, rivolta alla visione dicotomi-smo ed iper-umanismo non possono ca e oppositiva del reale: vanno allorache apparire come voli pindarici det- in frantumi coppie concettuali qualitati da un’esaltazione legata agli ultimi organico-inorganico, uomo-animale,sviluppi delle tecnoscienze, e come tali maschio-femmina, ecc.25non possono essere pensati in quanto Abbiamo accennato inizialmentereali oppositori della prospettiva più alla denuncia di Derida di fronte allascrupolosamente post-umanista, volta parola “animale”; ora possiamo, sep-a concepire una reale espansione del- pur di sfuggita, cogliere l’analogia trale capacità umane solo a partire dallaconsapevolezza della contaminazione 23 Cfr. T. Villani, “Corpo”, in AA.VV., Lessi-e dell’impurità che contribuiscono a co post-fordista, Feltrinelli, Milano 2001formare l’identità umana. 24 R. Marchesini, Post-human, verso nuoviCentrale, in una prospettiva postuma- modelli di esistenza, cit., p.194nista che articola alterità animali e al-terità macchiniche, è dunque la defini- 25 Cfr. D. Haraway, Simians, Cyborg, and Women: The Reinvention of Nature, Routledge, Newzione del corpo, territorio mutante sia York; trad. it. di , ID, Manifesto cyborg. Donne, tec-del divenire animale, sia del divenire nologie e biopolitiche del corpo, Feltrinelli, Milano 1995, pp.81-84 PERLAPPUNTO 75
  • 76. MENTEECORPOil concetto derridiano di ospitalità e prospettive tecnofile e transumaniste,l’apertura all’alterità, individuata dal non può non essere bollata – da partepost-umanismo, come volano dell’evo- del post-umanismo di Marchesini e delluzione umana. L’ospitalità, cavallo di post-strutturalismo deleuziano – comebattaglia della dimensione etico poli- l’ennesima declinazione del platoni-tica di Derrida, risposta necessaria alle smo teso a separare l’intelligibile dalsfide interculturali della globalizzazio- sensibile, l’anima dal corpo, ecc. Nonne, può essere messa in relazione con stupisce quindi che Marchesini possaciò che pensa Marchesini quando af- concepire l’ibridazione dell’uomo conferma che la transitorietà della dimen- alterità animali e macchiniche propriosione umana «non va vista come un’es- nei termini di un divenire, il cui agentesenza intangibile ma come un cantiere non può nemmeno più essere chiamatoaperto, vitale in quanto ospitale, evolutivo “individuo”:in quanto in non equilibrio».26 Si trattadunque della «disponibilità ad acco-gliere l’alterità, vale a dire conservare Il multividuo post-umanistico ha un sen-il proprio sistema fluido e aperto»27 agli so nel suo divenire e il suo divenire è unaeventi di mutazione eterodiretti. sequenza di occasionali convergenze con Post-umanismo e divenire anima- altre linee del divenire.28le convergono di fronte alla denun-cia di una tecnofilia esasperata che si Di fronte alla totale messa in discus-propone come antropocentrica, dal sione della “purezza” umana, all’im-momento che considera la tecnologia possibilità di determinare una essenzauna proiezione autarchica della cre- immutabile dell’uomo, l’unica soluzio-atività umana. Inoltre, l’idiosincrasia ne, per Marchesini come per Deleuze,nei confronti di tutto ciò che è natura- è dunque estendere indefinitamente ille ed organico, manifestata da diverse “contagio”, il movimento della conta-26 R. Marchesini, Ruolo delle alterità nella minazione. Consegnandosi al divenire,definizione dei predicati umani, cit., p.56 (corsivo l’uomo di Deleuze giunge a dissolverenostro). É importante precisare che si tratti diun’ospitalità intesa proprio nei termini derri- il proprio essere “reale” nel divenirediani, in cui colui che ospita è anche ostaggio del stesso che viene così inteso come unicosuo ospite; questo per Marchesini è «un processoospitale (ospitare l’alterità, farsi ospitare dall’al- soggetto del rapporto, continuamenteterità)», ivi, p.38 aperto ad altri divenire:27 R. Marchesini, Post-human, verso nuovimodelli di esistenza, cit., p.194 28 ivi, p.194 PERLAPPUNTO 76
  • 77. MENTEECORPO Bisognerà spiegare questo punto: come un una maggioranza oppressiva. Il diveni- divenire non possa avere soggetto distinto re animale ha dunque primariamente da se stesso; ma anche come no possa aver l’obiettivo di sottrarre l’individuo alle fine perché la fine esiste soltanto se è presa logiche di dominio, di omogeneizzazio- in un altro divenire di cui è il soggetto e che ne e rigida codificazione sociale; ed è il coesiste, che fa blocco con il primo. Si tratta carattere di possibilità, il fatto che sia del principio di una realtà propria del dive- possibile un divenire animale per ogni nire (l’idea bergsoniana di una coesistenza uomo, a farne uno strumento politico di «durate» molto differenti, superiori o in- di emancipazione. feriori alla «nostra», e tutte comunicanti).29 Nella prospettiva postumanista so- stenuta da Marchesini l’alleanza tra uomo e animale è invece da intendersi Anche se le analogie sono palpabili, in termini ontogenetici e antropopo-bisogna comprendere che la prospet- ietici, i cui effetti nel corso della storiativa di Deleuze e Guattari, pur preco- filogenetica dell’umanità si presen-nizzando una ibridazione tra uomo tano come dati già acquisiti – quindie animale tanto a livello identitario prerequisiti – e operanti dunque, nellequanto epistemologico, sia direzionata maniere più svariate, in ciascun indivi-primariamente da un’esigenza socio- duo. È quindi prima di tutto una con-emancipativa dell’uomo nei confronti statazione del carattere ibrido relativodelle istituzioni da lui stesso create. Il all’evoluzione dell’essere umano, e sidivenire animale di Deleuze e Guatta- dirige ad osservare gli effetti a livellori è infatti innanzitutto una strategia epistemologico che ne scaturiscono.etico politica, legata al processo più Anche se una tale concezione dell’uo-generale del divenire minoritario, ossia mo nei rapporti con le proprie alteritàil movimento che conduce a decostru- può avere determinate ripercussioniire le proprie identità maggioritarie sul piano politico e del pensiero politi-di partenza – definite dal genere, dal co, proviene comunque da una serie disesso, dalla razza, dalla specie, dalla constatazioni scientifiche e rimane inlingua parlata, ecc. – in favore di una primo luogo indirizzata ad una fruibi-ibridazione tale da permettere allean- lità epistemologica. Il divenire animaleze in direzione delle entità minoritarie di Deleuze – così come l’ospitalità derri-emarginate, represse o subordinate ad diana – nasce invece come un’esigenza etico politica, ossia la ricerca di una «li-29 G. Deleuze, F. Guattari, Mille piani, cit., nea di fuga» da una serie di costrizionipp.341-342 PERLAPPUNTO 77
  • 78. MENTEECORPOe di impedimenti che caratterizzano la il corpo non più come una riscopertacomplessa etologia umana. Di conse- della sua propria identità e autonomia,guenza è solo un passo all’interno del ma nelle sue invasioni e trasformazio-percorso che traccia il divenire mino- ni, <<alla ricerca di un’autenticità nonritario, e comunica maggiormente con più ancella della purezza bensì fruttoil pensiero “cyborg” di Donna Haraway, della contaminazione>>.30 Spingere alladalle chiare implicazioni anti-fallogo- contaminazione significa in definitivacentriche e di emancipazione politica lavorare contro ogni genere di emargi-delle minoranze e delle diversità. nazioni, e l’arte può prefigurare, attra- Nelle pratiche artistiche degli ulti- verso la messa in mostra di corpi spuri,mi venti anni si realizza la convergenza “infettati”, mutanti, nuove possibilità omaggiore tra le tematiche del divenire nuovi modelli di esistenza.animale messe in campo da Deleuze e Passare per il corpo quindi, per lela prospettiva post-umanistica. Questo sue zone contaminate significa, perperché in entrambi i casi la forza che l’arte postumanista come per il pen-trascina l’ibridazione è data dalla vo- siero di Deleuze, mostrare delle chanceslontà stessa dell’uomo di decostruire di riscossa politica per ogni tipo di mi-la dicotomia uomo/animale, e con essa noranze. Riscossa che ha nella conta-tutte le dicotome antinomiche che po- minazione la propria parola d’ordine epolano la cultura. Per Donna Haraway nell’apertura ospitale all’alterità il pro-infatti l’opposizione uomo/animale è prio futuro.l’archetipo di ogni processo di emargi-nazione e di ogni rifiuto della diversi-tà, la cellula germinale dunque di ognipossibile rivendicazione all’interno diuna società sempre più omologante edicotomica. Il corpo diventa un cam-po di forze in cui, tanto per la filoso-fia deleuziana quanto per le recentipratiche artistiche, si fronteggiano lealterità indispensabili alla composizio-ne dell’uomo. Marchesini da parte suaindividua nell’ultimo ventennio delNovecento un passaggio molto forte,che conduce diversi artisti a concepire 30 R. Marchesini, Post-human, verso nuovi modelli di esistenza, cit., p.240 PERLAPPUNTO 78
  • 79. MENTEECORPOPERLAPPUNTO 79
  • 80. MENTEECORPOEdison, Intervista al New York Post (1870 ca.):Le vostre parole sono preservate sulla lamina di stagno, e una voltaapplicato lo strumento ritorneranno anche quando sarete ormai morto daanni, con lo stesso tono di voce in cui le avevate pronunciate. […] Questostrumento senza lingua, senza denti, privo di laringe, una materia muta esenza voce, è in grado ciononostante di imitare le vostre tonalità, diparlare con la vostra voce, di pronunciare le vostre parole, e per secoli,quando voi sarete ormai sbriciolato in un mucchio di polvere, ripeteràancora, e ancora […] ogni inutile parola PERLAPPUNTO 80
  • 81. MENTEECORPO Franca Granero Fabbri Chi dice : “ho fame”? lo stomaco o il cervello? Aspetti fisiologici della digestioneSorprenderà forse scoprire che la di- Affinché lo stimolo generi una rispo-gestione…inizia nel cervello. Il cer- sta è necessario che la sua intensitàvello analizza gli stimoli che riceve sia superiore ad un certo livello, det-dall’esterno, siano essi di natura visi- to soglia.va od olfattiva, e comincia a disporre A tale proposito già nel 1890 il me-tutto il necessario affinché il corpo dico e fisiologo russo Ivan Petrovichsi prepari a mangiare e a digerire. Pavlov, nel corso di esperimenti suiIn realtà non è nemmeno necessa- processi digestivi, descrisse il feno-rio che gli stimoli siano fisicamente meno delle “secrezioni psichiche”.presenti: è sufficiente immaginare Lo scienziato notò che nei cani laun cibo appetitoso, o figurarsi che a secrezione salivare aumentava allabreve si potrà mangiare… per sentirsi semplice vista del cibo.l’acquolina in bocca! Gli stimoli sen- Dopo un lungo studio sistematico, ar-soriali danno inizio alla secrezione rivò nel 1901 a proporre la teoria deigastrica e alla produzione di saliva riflessi condizionati, secondo la qua-grazie alle terminazioni nervose del le le ghiandole salivari degli animalinervo vago. secernono saliva sia a fronte di uno stimolo fisiologico (cioè l’effettivaIn fisiologia questo insieme di rea- presenza del cibo) sia a fronte di unazioni è detto comportamento riflesso ed combinazione di stimoli esterni cheindica la risposta involontaria, cioè l’animale ha imparato ad associare alistintiva e senza il coinvolgimento cibo.delle funzioni neutrali superiori, aduna stimolazione di tipo sensibile. Sulla base delle scoperte di Pavlov, si PERLAPPUNTO 81
  • 82. MENTEECORPOritiene oggi possibile che parte del contatto.comportamento umano sia basato su Un’attività complessa come la dige-una serie complessa di innumerevoli stione ha bisogno di essere costante-riflessi condizionati. mente tenuta sotto controllo, sincro- nizzata e regolata.Oltre a ciò, si consideri che, per l’in-tera durata del processo digestivo, a La coordinazione deve avvenire sialivello bio-chimico il cervello e l’ap- tra le differenti sezioni del tubo di-parato digerente sono in costante gerente, sia fra il cervello e l’intero Il nervo vago è una grande via nervosa a doppio senso di marcia che collega il cervello a gran parte degli organi interni. Contiene sia fi- bre parasimpatiche sia fibre sensitive. Nel nervo vago viaggia un ormone, la coleci- stochinina, che è im- portante nel controllo dell’assunzione del cibo. Come? In due modi: attivando il centro ipo- talamico della sazietà( tramite la liberazione di serotonina) e inibendo il centro della fame (sti- molando la liberazione di adrenalina). PERLAPPUNTO 82
  • 83. MENTEECORPOapparato. Il controllo del processo arena davanti alla sua impenetrabiledigestivo si realizza attraverso una complessità, la filosofia si infrange incombinazione di impulsi elettrici e di una marea di teorie autoreferenziali.segnali ormonali che partono dal si- I più onesti fra gli scienziati e i filo-stema endocrino dell’apparato dige- sofi confessano la loro impotenza arente, del sistema nervoso centrale e penetrarne i segreti.da altre ghiandole come l’ipofisi.Parti diverse del sistema sono in con- La connessione tra i due cervelli: quel-tinua comunicazione fra loro. lo nella testa e quello nella pancia.I messaggi che vengono inviati sono Il collegamento tramite i grandi nervi cranicidi questo tenore:dice il cervello allo stomaco “Staipronto! Bistecca in vista!”, Il sistema nervoso contenuto nell’ap-dice lo stomaco all’intestino : “È me- parato gastrointestinale è complessoglio che ti prepari, là sotto, qui è ap- ed esteso, per la sua vastità e gli ele-pena arrivato un enorme carico di vati livelli di autorganizzazione checibo!” o di rimando, l’intestino allo presenta, è stato definito “sistemastomaco “Rallenta per carità! Non nervoso enterico” o cervello “ente-riesco a stare dietro tutto quello che rico”.mi stai passando!”.Il cervello è l’oggetto materiale più I collegamenti tra il cervello che stacomplesso dell’universo conosciuto, nella testa e quello contenuto nel-ed è anche il più misterioso. Esplica la nostra pancia sono assicurati dalle sue funzioni sia in campo materia- sistema nervoso autonomo, nel suole che spirituale: in lui convergono ramo simpatico e in quello parasim-e si raccordano tutti i sistemi sim- patico, che innervano stomaco, inte-bolici, facendone una vera e propria stino e organi interni, tramite so-chiave di volta. prattutto tre grandi nervi cranici: ilProprio a causa della sua posizione, le vago, il pelvico e lo splancnico.teorie che lo riguardano sono le piùdisparate, antitetiche. La scienza si PERLAPPUNTO 83
  • 84. MENTEECORPO Il collegamento è assicurato ancheStesse molecole attive dalla “doppia rappresentanza” deglisia nella pancia sia nel cervello ormoni gastrointestinali, stesse mo- lecole attive sia nella pancia sia nel cervello. La tabella dà il quadro del- le conoscenze al momento. La ricerca scientifica ha ormai assodato un collegamento stretto tra il cervello e il ven- tre, garantito sia dalla connessione tra sistema nervoso centrale – si- stema nervoso autono- mo – sistema nervoso enterico, sia dalla con- temporanea presenza nel cervello e nel tratto gastrointestinale dello stesso gruppo di ormo- ni. Come ogni asse neuro- endocrinoimmunitario che si rispetti, la comu- nicazione tra il cervello e il ventre è bidirezio- nale: il cervello control- la l’assunzione quanti- PERLAPPUNTO 84
  • 85. MENTEECORPOtativa e qualitativa del cibo; la pan- svolto dagli apparati funzionali delcia, a sua volta, tramite le influenze nostro organismo non sia da sottova-che il cibo ha sui sistemi endocrino, lutare nello studio dell’elaborazioneimmunitario e nervoso, condiziona dell’attività intellettuale umana. Lail funzionamento del cervello e della convinzione che l’intelletto stia den-grande connessione. tro al nostro cranio è in gran parteSe ne può concludere che l’attribu- culturale, e dimentica una funzionezione della facoltà di pensiero al solo fondamentale insita in ogni minimacervello sia in realtà un’approssima- parte del nostro corpo.zione assai fuorviante, e che il ruolo PERLAPPUNTO 85
  • 86. MENTEECORPOFélix Nadar, Quando ero fotografo (1900):Dunque, secondo Balzac, ogni corpo, in natura, è composto da varieserie di spettri, in strati sovrapposti all’infinito, stratificati inmembrane infinitesimali, in tutti i sensi in cui si attua la percezioneottica. Non essendo consentito all’uomo di creare, – cioè di darconcretezza a una cosa solida a partire da un’apparizione edall’impalpabile, ossia dal nulla fare una cosa – ogni operazionedaguerriana interveniva a rivelare, distaccava e tratteneva,annettendoselo, uno degli strati del corpo fotografato. Ne derivava perdetto corpo, e a ogni operazione ripetuta, l’evidente perdita di uno deisuoi spettri, ossia di una parte fondamentale della sua essenzacostitutiva. PERLAPPUNTO 86
  • 87. MENTEECORPO Alice Cervia Yoga: uno sguardo da OrienteLa parola Yoga in sanscrito significa unire, sciplina, spesso presentata come una sem-congiungere l’anima con il corpo o, se vo- plice ginnastica.gliamo, la mente con il corpo. La disciplina Per cercare di capire che cosa stia dietroYoga rappresenta, nella filosofia induista, alla filosofia yoga e quali i suoi potenzialiun percorso che porta alla ricostruzio- effetti sul corpo e sulla mente incontriamone dell’armonia tra i due piani individua- Evelina Garbini (Ma Bodhi Nijena), inse-li, quello mentale e quelo spirituale, e gnante di Yoga dal 1992, diplomata pressosuccessivamente all’unione tra Jivatman l’Istituto Patrian a Milano, uno dei primi a(energia individuale) e Paramatman (ener- formare insegnanti di Yoga in Italia. Eve-gia universale). lina, che per dieci anni ha fatto parte delNel diciannovessimo e in particolar modo direttivo della associazione spezzina Yoganel ventesimo secolo la pratica yoga si è e Salute, è operatore olistico e counselordiffusa nel mondo occidentale, separata olistico e al momento affianca l’attività diperò dal suo corpus filosofico e religioso. insegnamento con l’approfondimento e loLa disciplina è stata così introdotta in occi- studio del Raja Yoga.dente come una semplice attività di riequi- Cominciamo dalla base: spesso in occiden-librio psicofisico. te tendiamo ad identificare lo yoga con loQuesta disciplina, che fino a qualche anno hatha yoga, una forma particolare di que-fa era conosciuta da un numero relativa- sta disciplina, che in realtà è ben più arti-mente limitato di persone, sta incontrando colata e complessa. Esistono infatti Hathai favori di un pubblico sempre più ampio e yoga, Bhakti yoga, Karma yoga, Jnana yogavariegato e così aumenta l’offerta di corsi e infine Raja yoga, che racchiude in sé tuttiad hoc e discipline parallele. gli altri. «Un buon modo per farsi un’ideaIn mezzo a questa moltitudine di proposte chiara dei vari livelli presenti nello yoga–e informazioni, spesso errate, diventa diffi- spiega Evelina – è fare riferimento alle ottocile orientarsi per chi abbia il desiderio di tappe di Patañjali».conoscere meglio questa antichissima di- Patañjali , vissuto probabilmente intor- PERLAPPUNTO 87
  • 88. MENTEECORPOno al 400 a.C, è ritenuto l’autore degli Yo- incide sia a livello fisico sia a livello menta-gasûtra e il suo yoga è conosciuto come le, andando a mettere davvero in contatto‘degli otto stadi’, perché si articola in otto il corpo e la mente: «Corpo e Mente nontappe fondamentali, ovvero: yama, per sono due entità separate, ma sono davverol’armonizzazione delle relazioni interper- insieme: quando si ha un pensiero negativosonali; iyama per equilibrare le sensazio- si avrà una risposta negativa anche a livelloni interiori; asana, per il bilanciamento fisico, tramite i neurorecettori e i neuro-degli impulsi nervosi opposti; prânâyâma, trasmettitori”. Lo yoga ha tra i suoi benefi-ovvero concentrazione di tutta l’energia ci effetti quello di «rallentare i pensieri. Sipranica; pratyâhâra, cioè raccoglimento ed crea uno spazio tra un pensiero e l’altro eeliminazione di tutte le distrazioni esterne questo aiuta le funzioni biologiche perché,rispetto alla persona; dhâranâ, concentra- in questo spazio è possibile ascoltare il cor-zione della mente in un unico punto con po». Si tratta, insomma, di una pratica fattal’eliminazione della confusione mentale; di piccoli passi, che portano davvero mol-dhyâna, meditazione; samâdhi, stato di to lontano. E la meditazione, che potrebbeconsapevolezza. apparire come un’esperienza unicamenteIn ogni caso la prima forma di yoga con mentale?cui di solito si entra in contatto è lo hatha «La meditazione è un’altra tappa delle ottoyoga, ovvero un insieme di esercizi fisico- previste da Patañjali. Non può arrivare su-ginnici, âsana, e di esercizi di controllo del- bito, in quel caso sarebbe esclusivamentela respirazione, o prânâyâma. Cerchiamo mentale, riflessiva. Invece nello yoga, laquindi di capire con Evelina Garbini quali meditazione ha lo scopo di riportare armo-siano i principali effetti nella pratica del- nia tra il corpo/mente e lo spirito. Quindilo yoga: «I primi e più evidenti benefici in può avvenire solo nel momento in cui ilchi comincia a praticare yoga sono sicura- corpo, epurato dagli schemi ripetitivi, simente il miglioramento dell’equilibrio tra apre alla spiritualità. Questo è comune an-il sonno e la veglia, si comincia con l’avere che a molti rituali religioni, o come nelloun sonno regolare. Poi la respirazione, che sciamanesimo, ma non solo». Siamo sem-diventa più consapevole e profonda, il cor- plicemente, continua Evelina «esseri spiri-po migliora l’elasticità e percepisce il rilas- tuali che vogliono fare esperienze umane».samento, ed infine maggiore equilibrio nel Restando sempre nell’ambito del rapportorapporto tra sistema nervoso simpatico e tra lo yoga e la mente: sono in molti a sce-parasimpatico». gliere questa disciplina per affrontare par-Già da questi primi indicatori si può ca- ticolari problemi quali l’ansia o la depres-pire come lo yoga sia una disciplina che sione, ma in che modo interviene lo yoga? PERLAPPUNTO 88
  • 89. MENTEECORPO«Lo Yoga, così come le altre discipline oli- Un consiglio di lettura:stiche, lavora sulla globalità dell’individuo ”Autobiografia di uno yogi”, di Paramhansa Yoga-e non sul singolo episodio. Anche rispet- nanda, Astrolabio Ubaldini Edizioni.to a problematiche come queste, punta a E come si sceglie un buon insegnante di yoga?rafforzare tutte le risorse della persona Un buon insegnante di yoga è colui che di questapiuttosto che ad aggredire direttamente il disciplina fa un proprio percorso di crescita, è un ri-disagio». Quindi anche l’analisi o una tera- cercatore, un professionista. Quello che insegna nonpia psicoterapeutica possono essere effi- deve averlo solo imparato ma sopratutto sperimenta-cacemente affiancate da questa disciplina to. Quindi: cercare professionalità, esperienza, serietàperché «Un lavoro corporeo consapevole e infine…affidarsi al proprio istinto!è alla base del proprio guaritore interiore,è quindi indispensabile lavorare anche sulcorpo che, come la terra, trattiene tutto ciòche riceve». PERLAPPUNTO 89
  • 90. MENTEECORPOFranz Kafka, “Lettera al padre - Gli otto quaderni in ottavo”“I martiri non sottovalutano il corpo, anzi lasciano ch’esso venga innalzato sullacroce. In questo sono concordi coi loro avversari”. PERLAPPUNTO 90
  • 91. MENTEECORPO a cura di Linda Lovelli Consigli di lettura Filosoficamente Parlando Manuali di filosofia della menteTra quelli, in lingua italiana, che forniscono una panoramica del problema mente-corpo, secondo i vari punti di vista da cui è stato affrontato dalla filosofia contempo-ranea, segnaliamo:M. Di Francesco, Introduzione alla filosofia della mente, Carocci, Roma 2002;A. Paternoster, Introduzione alla filosofia della mente, Laterza, Roma-Bari, 2003.Per una prospettiva di tipo storico segnaliamo invece:S. Nannini, L’anima e il corpo. Un’introduzione alla filosofia della mente, Laterza, Roma-Bari 2002;Mentre, in lingua inglese, uno dei testi fondamentali di riferimento per gli studi difilosofia della mente è:J. Kim, Philosophy of mind, Westview, Boulder 1996.Alcuni testi di base relativi al problema mente-corpo D. Chalmers, La mente cosciente, Mc-Graw-Hill, Milano 1999: in questo testo l’autore affronta il problema del mente-corpo, arri- vando alla conclusione dell’irriducibilità degli stati di coscienza, intesi come tratto saliente del “mentale”, agli stati cerebrali. In questa prospettiva, se anche le neuroscienze potessero fornire un resoconto esauriente sul funzionamento del cervello, non sarebbe possibile cogliere l’origine dell’esperienza cosciente. L’argomento apportato in proposito da Chalmers è quello dellapossibilità (logica) degli zombies, cioè di esseri identici agli esseri umani, ma privi diquesto tipo di esperienza. Nella letteratura epistemologica la posizione di Chalmers PERLAPPUNTO 91
  • 92. MENTEECORPOprende il nome di “dualismo delle proprietà”, di cui l’autore fornisce un’interpreta-zione piuttosto radicale: per lui i fenomeni coscienti emergerebbero infatti non solo ri-spetto alle mere proprietà fisiche del cervello, ma anche rispetto a quelle funzionali.A. Civita, Saggio sul cervello e sulla mente, Guerini, Milano 1993: il testo deve il suo inte-resse al fatto di occuparsi del problema mente-cervello da una punto di vista alterna-tivo rispetto a quello della filosofia analitica della mente, che oggi va per la maggiorein ambito accademico.A. Damasio, L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano,Adelphi, Milano 1995: in questo testo il neuroscienziato criticail punto di vista della teoria computazionale della mente, che asuo dire riprende indebitamente la distinzione cartesiana tra rescogita e res extensa attraverso l’opposizione software-hardwa-re, inadeguata poiché la coscienza si accompagna a stati emotiviche non possono essere descritti nel linguaggio delle macchine.Per Damasio infatti il cervello e il resto del corpo costituisconoun organismo indissolubile, tanto che è dalla loro interazione che si genera l’attivitàmentale: per questo la ragione non può essere “pura”, ma risulta piuttosto inscindi-bile dalla componente emozionale, così come dall’esperienza sensoriale e cinesteti-ca (per un approfondimento di questa concezione teorica si veda anche G. Edelman,La materia della mente, Adelphi, Milano 1993). M. Di Francesco, La coscienza, Laterza, Roma-Bari 2000: il testo in- quadra il problema specifico della coscienza nell’ambito del pro- blema mente-corpo e più in generale della filosofia della mente. Vengono tenuti in grande considerazione i risultati delle scien- za della mente, senza che però questo comporti alcuna forma di riduzionismo, data l’irriducibilità dell’esperienza cosciente: il che conduce ad una forma di “dualismo epistemico”, in base al quale l’indagine empirica nell’ambito della realtà materiale nonpuò fornirci un’analisi esaustiva della nostra natura di soggetti d’esperienza, benchénoi siamo anche descrivibili come entità materiali (si veda in proposito anche M. DiFrancesco, L’io e i suoi sé, Cortina, Milano 1998). PERLAPPUNTO 92
  • 93. MENTEECORPO D. Dennett, D. R. Hofstadter, L’io della mente, Adelphi, Milano 2000: il libro è strutturato come una raccolta di racconti, articoli e sag- gi di autori diversi sul tema della natura della coscienza. Ciascun capitolo si chiude con un commento critico degli autori. Al suo interno segnaliamo in particolare: “Calcolatori e intelligenza” di A. Turing, uno dei primi testi in cui compare l’idea dell’analogia tra mente umana e calcolatore, “Menti, cervelli e programmi” di J. Searle, in cui invece l’assimilazione mente umana - computerviene contestata tramite il celebre argomento della stanza cinese, e “Cosa si provaa essere un pipistrello?” di T. Nagel, in cui l’autore sottolinea, in funzione anti-ridu-zionistica, come il fenomeno della coscienza non possa essere colto dalla prospettivaoggettivistica della scienza.G. Ryle, Lo spirito come comportamento, Laterza, Roma-Bari 1997: in questo testo si sot-tolinea, sulla scia del secondo Wittgenstein, come i termini del discorso mentalisti-co non designino stati privati di esperienza o altri enti interni, in quanto la mentenon è una cosa, un oggetto. Per questo, essa non può essere concepita né come unares autonoma rispetto al cervello (Cartesio), né identificata con quest’ultimo, perchéanche in questo modo si opterebbe per una reificazione della mente. La risposta diRyle, quindi, è piuttosto di tipo comportamentistico: i termini psicologici denotereb-bero cioè disposizioni al comportamento.J. Searle, La mente, Cortina, Milano 2005: il testo è incentrato sul-la critica all’impostazione cartesiana del problema mente-corpo,che ha condizionato interamente la tradizione filosofica succes-siva. Finora si è infatti presupposto, a detta dell’autore, che men-tale e fisico costituiscono due mondi distinti, che al limite pos-sono essere ridotti l’uno all’altro, come nel caso del monismo.L’autore propone invece di considerare il mentale come una pro-prietà di alto livello, che è sì causata da processi di tipo fisico,ma non per questo è ad essi riducibile. In questo Searle prende le distanze anchedal dualismo delle proprietà, che, a detta dell’autore, concepisce sempre il mentalecome “sovrastante” il fisico, mentre per lui la coscienza non è altro che lo stato in cuisi trova il cervello. PERLAPPUNTO 93
  • 94. MENTEECORPO Parlando filosoficamente Recenti saggi o testi letterari legati al tema del corpoM. Belpoliti, Il corpo del capo, Guanda, Milano 2009:questo testo ci racconta in che modo il fondatore della televi-sione commerciale italiana, Silvio Berlusconi, per costruire ilproprio personaggio abbia scelto, a partire dagli anni Settanta,come mezzo principale non la tv, luogo dell’immagine in movi-mento, ma la fotografia. Non si tratta di un saggio politico: noncontiene infatti una parola di plauso o di critica alle scelte delpresidente del Consiglio. È piuttosto un testo di analisi della con-temporaneità, che spazia dal racconto storico sull’uso politico dell’immagine nel No-vecento (si veda in proposito la comparazione con Mussolini) all’analisi semiologicadell’immagine del corpo nel potere. L. Fercioni Gnecchi, Tatuaggi: la scrittura del corpo, Mursia, Mila- no 1994: in questo testo, scritto dalla moglie di uno di maggiori tatuatori italiani, si traccia una storia del tatuaggio, inteso come modo di esprimersi tramite il corpo, dall’epoca primitiva ai gior- ni nostri, con particolare attenzione agli aspetti sociali e psicolo- gici, oltre che culturali. A tal fine si prendono in esame le teorie lombrosiane, citazioni letterarie e descrizioni contenute nei libri di viaggio e rappresentazioni pittoriche.N. Lecca, Il corpo odiato, Milano, Mondadori 2009: questo romanzoè la storia dolorosa dell’atroce desiderio di un ragazzo omoses-suale di essere perfetto, di avere un corpo degno di essere amatoda un altro ragazzo. A questo obiettivo Gabriele, il protagonista,crede di poter giungere attraverso una progressiva rinuncia alcibo e una continua lotta coi limiti della propria corporeità. Unoscorcio su una delle forme più emblematiche dell’isolamento,che è una possibilità con cui ogni essere umano si trova a fare iconti: per questo la rilevanza di questo testo va ben oltre i confini della cosiddettacultura gay. PERLAPPUNTO 94
  • 95. MENTEECORPOA. Perri, Magre da morire, Aliberti 2008: si tratta di un’indaginesociologica, che è anche un atto di denuncia, relativa al dilagaredel fenomeno dell’anoressia in Italia, che ha colpito un milionedi adolescenti, per le quali l’astenersi dal cibo, oltre che essereuna fissazione della mente che intacca il corpo, è anche un veroe proprio credo, condiviso su Internet da numerosissimi blog ecommunitiy pro Ana (il nome in codice per l’anoressia), in cuici si sostiene a vicenda, dandosi consigli per non farsi scoprire,come in una setta segreta. Se ne consiglia la lettura in quanto permette di gettareluce su un aspetto inquietante della realtà giovanile, che ha bisogno di stare in ombraper continuare a crescere. PERLAPPUNTO 95
  • 96. FILOSOFIANELMONDO FILOSOFIANELMONDO PERLAPPUNTO 96
  • 97. FILOSOFIANELMONDO Paolo Vignola La comunità dei pensanti appunti sul Festival di Filosofia di Modena 2009 A riscaldare ulteriormente l’aria fi italiani di grande calibro come Carlodi Modena e dintorni, nel già tiepido Galli, Enrico Berti, Massimo Cacciari,week-end che ci ha condotti verso l’au- Remo Bodei, Umberto Galimberti, Ser-tunno del calendario, è stato il fiato gio Givone, Paolo Virno, Elena Pulcini,molteplice, eterogeneo e continuo di Marco Vozza, Maurizio Ferraris, Ma-centinaia di visitatori, esperti e curiosi, rio Perniola, ma anche pensatori nonassetati di filosofia, i quali con le loro essenzialmente filosofici come Marcvoci hanno creato una comunità del Augè, Richard Sennett, John Elster e, alogos estemporaneo e inquieto, passio- concludere le lezioni magistrali del Fe-nale e pasionario, eccitato ed indagan- stival, l’acclamatissimo Stefano Rodotà.te. Che il Festival di Filosofia di Modenarappresenti un evento – nel senso ba- Il problema di un festival di filoso-nale e “pop” del termine – non è una fia, che ha tra i suoi principali obiettiviscoperta né tanto meno una novità, ma quello di portare il pensiero filosoficoil fatto che il tema di quest’anno fosse nelle piazze, si esplicita nel tenere assie-proprio la comunità, ha fatto sì che il me, fianco a fianco seduti su scomodeconcetto si sia reso palpabile e il senso sedie, professori ordinari e semplici cu-abbia incontrato la sensazione per in- riosi, ricercatori, dottorandi e professo-carnarsi. ri del liceo con i loro studenti, intellet- tuali, universitari e uomini della strada Caratteristica ormai tradiziona- – o della piazza, appunto. Il tema dellale del Festival di Modena è la presenza comunità, certo, è un tema che riguar-di grossi nomi, dalle indubbie capacità da tutti, ma gli esiti più squisitamenteoratorie, e così, a intrattenere un pub- filosofici – e dunque più complessi –blico in continua crescita, sono stati appartengono ad una pressoché infi-chiamati, tra gli altri, alcuni tra i più nita discussione per iniziati e rischianoimportanti pensatori del problema del- di annebbiare o annoiare chi cerca dila comunità – Jean-Luc Nancy, Roberto affacciarsi al mondo della filosofia. LeEsposito, Giacomo Marramao –, filoso- parole d’ordine del festival, identiche PERLAPPUNTO 97
  • 98. FILOSOFIANELMONDOa quelle delle precedenti edizioni, sono Il novum quindi era da costruirselo.allora state “chiarezza”, “semplicità”, I temi affrontati da questo festival sono“comunicazione”. Così però, il rischio stati molti, a volte anche apparente-al quale questo festival è stato esposto mente distanti tra loro, ma una discre-si può pensare nella sua duplice valen- ta apertura mentale, che al filosofo nonza: essere troppo superficiale a parere dovrebbe mai mancare, può aiutaredegli addetti ai lavori, per via di rela- nel ruolo del bricoleur, del costruttorezioni troppo sintetiche e semplificate, e di prospettive inedite. Alcuni temi, arimanere nondimeno arcano a chi non dire il vero, rappresentano dei grandisi nutre di filosofia quotidianamente. classici della filosofia – come “l’indivi- duo”, trattato in maniera magistrale La scelta dei relatori, da parte degli e, a tratti, splendidamente teatrale, daorganizzatori del festival, è comunque Carlo Galli, “la libertà”, della quale siriuscita, almeno sulla carta, a far fron- sono occupati sia Sergio Givone sia Fer-te al duplice rischio, dal momento che nando Savater, “l’amicizia” affrontatatra gli invitati figuravano sia filosofi più da Enrico Berti o “l’eros” che ha vistotecnici e inclini a riflessioni per gli asse- Marco Vozza e Umberto Galimberti oc-tati di pensiero teoretico, sia pensatori cuparsene ciascuno a modo suo. Altriletti da milioni di persone su quotidiani temi invece, pur filosofici – come “lae settimanali. Sicuramente, chi cerca- paura”, analizzata da Elena Pulcini, lava nelle lezioni magistrali il novum del “fiducia”, sulla quale ha riflettuto Sal-pensiero di questo o di quell’altro filo- vatore Natoli, “l’altruismo” descritto dasofo sarà rimasto deluso. Ogni pensato- Laura Boella o “la carità”, presa di pettore infatti si è limitato a presentare o a da Carlo Sini – appartengono al lessicoricordare le linee generali della propria più circoscritto e funzionale alla tratta-prospettiva teorica rispetto al tema zione del grande tema della comunità.della comunità o a problemi ad essa Tra queste due pseudo-categorie vannoinerenti. L’interessante però poteva es- aggiunte le tematiche vicine alla filoso-sere estratto dalle relazioni concettuali fia ma provenienti dalle scienze sociali,che si venivano a creare nell’ascoltare ed in questa composizione eterogeneauna decina di conferenze nel giro di tre si è fatto vedere un ospite virtuale durogiorni. Relazioni capaci di accogliere da seppellire (per fortuna): Karl Marx,prospettive e concetti eterogenei, per il quale era comunque stato “invitato”farli dialogare in uno spazio virtuale, già nel programma del Festival. Marxun piano d’immanenza volto non tan- è comparso proficuamente più volteto a dare risposte chiare e distinte sulla nelle lezioni (in quelle di Sennett, Gallicomunità, quanto a permettere la co- e Virno), indicando strade da (ri)per-struzione di proposte politiche nuove. correre o disincantando la vista dai voli PERLAPPUNTO 98
  • 99. FILOSOFIANELMONDOpindarici, anche se – come direbbe Pao- Non a caso la particolare situazio-lo Virno – comunismo non fa rima con ne politica e culturale italiana di que-comunità. sti mesi – nella quale i giochi di potereMa cosa fa rima con comunità? La do- della penisola rivelano in maniera pra-manda è lecita, tuttavia gli sforzi dei ticamente inedita il loro lato osceno,filosofi in quel di Modena si sono con- grottesco e inaridente – ha giocato uncentrati primariamente a mostrare che ruolo prezioso nella determinazionele rime per così dire baciate rischiano di un’atmosfera di riscossa intellettua-di creare comunità chiuse, irrespirabili, le ed etica, particolarmente evidenteesclusive nei confronti della differenza nelle centinaia di domande che il pub-e fatalmente omologanti per chi può blico ha rivolto ai relatori. Domandeesservi incluso. La sfida diviene quella che avevano quasi sempre un referen-di pensare a (una o più) comunità che te nella nostra quotidianità, nel nostronon si fondino sui legami di sangue, ter- vivere politico alle prese con una mi-ra, religione o tradizioni secolari, bensì seria socio-culturale crescente. È sta-traggano forza di coesione dall’apertu- to dunque, sicuramente, un festival dira nei confronti dell’alterità e mirino al filosofia politico. Anzi, a ben pensarci,sopravvivere delle preziose differenze sebbene la componente di teoria filoso-che contraddistinguono l’umano. For- fica fosse naturalmente maggioritaria,se, allora, alterità fa rima con comunità. sarebbe addirittura lecito parlare di unChe non si gridi allo scandalo, poiché di “festival della politica” – nel senso no-scandaloso, proprio a riguardo della co- bile e autentico del termine, o megliomunità, c’è ben altro, ed è sotto gli oc- un “festival del Politico” – più ancorachi di tutti noi italiani. Se non proprio di un “festival della filosofia politica”.sotto gli occhi, basta guardare nel no- Un festival della politica (o del Politi-stro mar mediterraneo, a qualche deci- co) perché a risorgere, nelle menti de-na di chilometri dalle coste patrie, per gli ascoltatori così come nelle gole deivedere come il senso di una comunità conferenzieri, è stato uno spirito – ma-chiusa e isogonica abiti le intenzioni gari sotto forma di spettro, per ripren-di chi ci governa. Di fronte al problema dere, un po’ liberamente, gli interventidi come il governo italiano affronta il di Galli e di Rodotà – di consapevolezza,problema dell’immigrazione, questo di democrazia partecipata e di opposi-taglio nell’interpretazione della paro- zione critica, con cui la filosofia, speciela comunità – ossia comunità a partire in momenti bui come questi, deve dia-dall’alterità – risulta immediatamente logare e dal quale può lasciarsi sedurre.di grande valenza, non solo etica, maanche politica. PERLAPPUNTO 99
  • 100.  PERLAPPUNTO 100
  • 101. RUBRICHEPERLAPPUNTO 101
  • 102. RUBRICHE/SINESTESIE SINESTESIE Francesco Ferrari Alterità, incontro, Nausea“La miglior cosa sarebbe scrivere gliavvenimenti giorno per giorno. Tenereun diario per vederci chiaro. Non lasciarsfuggire le sfumature, i piccoli fatti anche senon sembrano avere alcuna importanza, esoprattutto classificarli. Bisogna dire comeio vedo questa tavola, la via, le persone, ilmio pacchetto di tabacco, poiché è questoche è cambiato.”Sono queste le primissime parole di Sartre.Come nasce la Nausea? In principio, è la neces-sità di una comprensione, auspicata medianteuna scrittura che millimetri con aderenza eprecisione sensazioni vaghe per capirne ledinamiche: una diagnosi, che di fatto è unapretesa di totale oggettivazione del sentire.L’uomo che vive la Nausea è ancor prima l’uomoche vive sensazioni: nelle impalpabili quanto vio-lente impressioni che ricava da un oggetto appa-rentemente innocuo, anche quando lo spoglia finoa che non ne rimane più nulla; egli è troppo consape-vole di poter essere condotto a cogliere in quella sem-plicissima “cosa” ricchissimi rimandi e rivelazioni:“Per esempio ecco un astuccio di cartone che contiene la miabottiglia d’inchiostro. Bisognerebbe provare a dire come la vede-vo prima e come adesso la... Ebbene! È un parallelepipedo rettangolo PERLAPPUNTO 102
  • 103. RUBRICHE/SINESTESIEche si distacca su – è idiota. Non c’è nulla da voce: sinestesie. L’impossibilità di unadirne.” completa fusione con la propria situa-Oltre un secolo prima di Sartre, Schleir- zione, con il proprio abitarla,. qualoramacher scriveva:: “Vedete l’esistenza le vorticose sinestesie mosse dal nostrodi ciascuno come una rivelazione che daimon più profondo siano taciute, favi viene fatta”. Ogni cosa poteva essere sì che la Nausea incomba,viscosa e stri-colta come un miracolo, cioè come mi- sciante.rabile, nella infinita possibilità di schiu- “Se non sbaglio, se tutti questi segni chedere significati per la nostra esistenza. m’affollano sono precursori d’un nuovoIl nichilismo compiuto, di cui la Nausea capovolgimento nella mia vita, ebbene, hoè cifra, è proprio l’occlusione di tali si- paura. Non già che la mia vita sia ricca, ognificati. È come se l’uomo della Nau- greve, o preziosa. Ma ho paura di quello chesea vivesse mosso dal sentimento di sta per nascere, per impadronirsi di me… euna inesorabile’alterità. dove si hanno trascinarmi, dove?”contradditori percorsi di una trascen- Ogni volta che la sensazione viene mor-denza strozzata. tificata, taciuta, sradicata, viene menoSartre si comporta come “uno Scho- la presenza alla situazione in cui si è. Lapenhauer alla rovescia, tale, cioè, da presenza è la pienezza del proprio esse-farci pensare, anziché al nirvana del- re che si avverte allorché ci si trova inlo spirito umano che tenta di dimen- una situazione, che fa da orizzonte alticare il Wille col naufragio del nulla nostro esserci, è il dire “sono qui” alladelle cose, all’orgiastico ampliamento situazione, nel sentirsi “dentro”, parte-della pena di vivere, attribuita, in tra- cipe. Tale necessità nasce dalla naturagica conclusione, anche alle cose”. Se “cosmica” dell’uomo: egli è apertura alla Nausea fa torcere il nostro volto dal tutto che lo circonda, di cui è parte; manostro esistere, dal contatto con le cose se tale armonia non può costituirsi, egliche abbiamo intorno a noi, che costitu- approda alla Nausea.iscono il nostro mondo è perchè la Nau- La trascendenza si capovolge nel senti-sea è sentimento fondamentale dell’ Al- mento dell’incommensurabile essere-terità. La Nausea nasce come sensazio- altro delle cose che abbiamo intorno,ne, che si effonde con moto daimonico, del loro “non-essere-noi”, e dell’alteritàquale voce interiore che ci accompagna che noi stessi esperiamo nei riguardi diallorché ci orientiamo nel mondo, de- noi stessi. La Nausea è impossibilità distata dagli enti che incontriamo; è l’in- rinconciliazione: viscosità, refrattarietàfinita apertura di un’empatia, capovol- delle cose ad essere toccate, anzi ad es-ta. Perché? Un flusso di sensazioni de- sere esperite; un diaframma, una mem-licatissime pervade chi avverta questa brana occlusa.. Impenetrabilità. PERLAPPUNTO 103
  • 104. RUBRICHE/SINESTESIE“Nelle mie mani,per esempio, c’è qualcosa che la realtà, da dono, possibilità per-di nuovo, una certa maniera di prendere la manente di significati, rivelazioni, l’im-pipa o la forchetta. Oppure è la forchetta che perativo schleiermachieriano “vedeteadesso ha un certo modo di farsi l’esistenza di ciascuno come unaprendere, non so”. rivelazione che vi viene fat-Nella Nausea l’uo- ta” si muta nella Nauseamo è condan- in un percorso ana-nato a non morfico del reale inpoter essere cui le cose incon-“dentro” le trate, dalla lorocose, a sen- primordialetirsi estraneo, pregnanza, ce-al sentimento dono il passoirrimargina- alla consta-bile dell’alte- tazione dell’rità. La Nausea irrimarginabileè inabitabilità, alterità, fino a farin quanto, coscien- sì che l’esistenzati di essere sempre stessa divenga l’alte-consegnati ad una si- rità irriducibile.tuazione, ci troviamo Se la Nausea è anchead essere assolutamente questo, “il donoestranei, nell’impossibilità rovesciato”, il ca-di riconciliarci. Ogni cosa polgimento è con-allora, diviene assurda, dotto a partiremanca un senso al fatto da un’originariache essa sia stata da noi prospettiva diincontrata. Senso. Se l’uomoLa Nausea avviene all’in- non riconduce gliterno di un incontro che, enti incontrati nella suamancando il nostro esse- gettatezza ad un orizzon-re “nell’incontro”, di fatto, te abbracciante che of-non avviene affatto. Poichè fra Senso, tutto esistela Nausea è incapacità di invano, e l’estatica eessere “dentro”, essa è commossa contempla-impossibilità della Pre- zione schleiermacherianasenza per cui “Io non sono qui”. avrà come rovescio la Nausea sartriana:Mancare questo incontro comporta “Non avevo il diritto d’esistere. Ero ap- PERLAPPUNTO 104
  • 105. RUBRICHE/SINESTESIEparso per caso, esistevo come una pie- sia e dell’empatia è possibile viveretra, una pianta, un microbo. La mia vita quell’apertura, quell’incontro col mon-andava a capriccio, in tutte le direzioni. do in un ascoltare che è rapportato allaA volte mi dava avvertimenti vaghi, a significatività reperibile nel mondo nelvolte non sentivo che un ronzio senza quale io sono.conseguenze”. Cogliendo significatività nel mondoUna metanoia che, partendo dal sentir- possiamo sentirlo nostro: esso ha daci donati al mondo, e pertanto inclini a essere abitabile. Sentire è cosa diversasentirci “nel mondo”giunge al non sen- dal capire e l’i-spirazione ne è il pun-tirsi mai a casa propria,in un indistinto to di divaricazione.: La sensazione è la“nessun luogo”. L’atto di esistere di- voce daimonica di questa ispirazione,viene allora la gettatezza tra le braccia la cui possibilità di ascolto è in noi per-dell’assurdo.La concezione della realtà manente; è la voce di una trascenden-come incontro e dono ha mantenuto lo za che s’incontra continuamente nelstesso sentore di alterità, in una meta- mondo; è la voce di quell’Universo chenoia dove l’altro, nella stessa mia situa- occorre per ricevere l’altro come dono-zione ove mi oriento, è tale da destarmi rivelazione.Nausea per il semplice fatto che è.Epicentro della Nausea è che il mondonon abbia senso; pertanto, ogni “chi”ed ogni “che cosa”, da vertiginosa ci-fra della trascendenza viene ridottoad una “semplice presenza” per cui“esiste,ecco tutto” e di qui “è già ditroppo”, per il solo fatto di esistere,nell’orizzonte dove “in principio era ilnon-senso”.Oltre un secolo dall’annuncio della“morte di Dio”, per l’uomo pare presup-posta la Nausea piuttosto che la pienez-za, la continua possibilità di rivelazionied incontri nell’orientarsi nel mondo,sicchè l’apertura dell’uomo, privata diogni forma di significatività, vive comeuna “perdita del complemento ogget-to” che non risparmia alcunché; e benpresto, nemmeno la stessa apertura.Attraverso le vie della sineste- PERLAPPUNTO 105
  • 106. RUBRICHE/ISOGNIDELL’OROLOGIAIOISOGNIDELL’OROLOGIAIO Giuseppe La Rocca Come e perché comunicare l’Europa Una porta aperta verso i nostri valori comuniL´Italia è stata sempre crocevia di po- con gli altri inevitabilmente comporta-poli e culture diverse, e la sua popola- no1.zione presenta ancora oggi i segni di Grazie a questi principi l´Italia svolge inquesta diversità e di questo arricchi- Europa una politica di pace e di rispettomento continuo, di questa diversità che di tutti i popoli, per promuovere la con-ha portato alla formazione di identità vivenza tra le nazioni, per sconfiggeremolteplici ma allo stesso tempo unitedall’appartenenza ad un territorio . 1 Il concetto è ben esplicato in un artico-Le culture sono dei sistemi fluidi e gli lo di Adel Jabbar, sociologo Università Ca’ Foscariindividui interpretano attivamente le di Venezia, dal titolo Multiculturalismo: La cul- tura delle differenze, sul portale di informazioneloro tradizioni rinnovandole per poter mediterranea Infomedi. http://www.infomedi.gestire i cambiamenti che le relazioni it/adel_jabbar_multiculturalismo.htm PERLAPPUNTO 106
  • 107. RUBRICHE/ISOGNIDELL’OROLOGIAIOdiscriminazioni di ogni genere. Communicate, Go local»4.Queste buone pratiche si fondano sulla Ed è proprio sull’unione di processi glo-costruzione di percorsi e di processi di bali e locali che negli ultimi anni si è fo-appartenenza europea che investono calizzata l’attenzione di molti sociologil’educazione e la formazione, dunque europeisti che hanno coniato il terminequasi un processo di ingegneria sociale glocalizzazione5, infatti pur mantenendoche tramite processi comunicativi inte- una prospettiva di politiche ed econo-grati tra l’istituzionale, il pubblico ed il mia sovrannazionale l’Europa ha pun-sociale investono i nuovi cittadini eu- tato molto sulla valorizzazione delle re-ropei e cercano di formare le coscienze altà regionali, innescando nei cittadinidi quelli che saranno i cittadini europei europei una sorta di doppio processo didel domani2. identificazione che faceva proiettare laUn elemento di criticità tuttavia risiede, loro specificità e particolarità all’inter-a volte, nel mancato coinvolgimento no di un contesto di più largo respiro:dei destinatari finali della comunicazio- cittadini d’Europa ma con un bagaglione di questi valori (i cittadini europei): territoriale da comunicare. Queste duela nuova Europa ha finito per essere prospettive, locale e globale, non sipercepita più come l’Europa dei buro- escludono, anzi si completano a vicen-crati che non come l’Europa dei popoli. da.Non è un caso se il sito della Vice presi- L’Europa, quindi, non è uno spazio ge-dente della Commissione europea Mar- ografico, né una formula politica, ma ègot Wallström si apre con la seguente il nostro passato che dopo le sanguino-frase «I believe that it is essential to se vicende del XX secolo si rimette inspeak with people, rather than talk at moto verso un futuro comune, vivendothem. What matters is to engage in a un presente fatto di lavoro per la co-dialogue. Communication can never struzione di una società dell’integrazio-be one-way»3 e se nel suo comunicato ne e della comunicazione.stampa di lancio del Piano d’azione del- «Mai più» fu la parola d’ordine dei pri-la Commissione per il miglioramento mi europeisti, «visionari» come Schu-della comunicazione sull’Unione euro- mann, Adenauer, Spinelli che sullepea si legge il seguente slogan: «Listen, tragedie e le divisioni del 1945 intra- videro un futuro di unità, di pace e di 4 Martelli S., Sociologia dei processi cultura-2 Pira F, Come Comunicare il sociale, Mila- li, Brescia, Editrice La Scuola, 1999, p. 165no, Franco Angeli, 2006, p.25 5 G. Baumann L’enigma multiculturale, Bo-3 http://blogs.ec.europa.eu/wallstrom/ logna, Il Mulino 2003, p. 7 PERLAPPUNTO 107
  • 108. RUBRICHE/ISOGNIDELL’OROLOGIAIOprogresso, persone che hanno azionato parti consistenti di popolazione del sudun percorso progettuale creativo ed in- del mondo anche sul nostro territorionovativo che ancora oggi continuiamo determinano di fatto la nascita di unaa vivere nonostante lo scetticismo in- società multiculturale6.fondato di alcuni. Al di là dei complessi problemi di natu-Ed è proprio per questo che una comu- ra socio-economica e politica, che esi-nicazione lontana dalla propaganda gono di essere affrontati con urgenzae dalla pubblicità, in grado di definire mediante la creazione di un nuovo or-principi comuni, creare le condizioni dine mondiale�, emergono questioni in-di una vera partecipazione, collabora- quietanti legate al difficile rapporto trare con i media, dare impulso alle tec- differenti tradizioni etniche e religiose.nologie di rete, favorire l’ascolto e la L’idea di porre al centro dell’attenzio-cooperazione tra cittadini e Istituzioni ne il dialogo interculturale nasce comeeuropee può essere uno strumento ed risposta alle complesse tendenze cheun metodo per comunicare quei valo- investono i rapporti sociali nelle nostreri comuni di solidarietà, accoglienza, comunità.dialogo che uniscono molte nazioni in L’analisi della realtà europea, a volte,un’unica unione di intenti. mette in luce la presenza di un conflittoInoltre, una comunicazione capace permanente che si lega ad una profon-di realizzare forti processi di identità, da difficoltà di cogliere la complessitàpartendo dalle singole comunità locali, dell’esperienza umana e dalla facilitàregionali e nazionali, ripercorrendo il con cui le visioni stereotipate si impon-concetto di glocalizzazione, garantirebbe gono nell’immaginario collettivo.stabilità nel tempo nella formazione di Fortunatamente sono molte le associa-un’identità sociale condivisa. zioni e le istituzione che quotidiana-Ma all’interno di questo percorso si in- mente cercano di inculcare e comuni-serisce una prospettiva monotematica care un senso di comunità, fratellanzaindicata dalla Commissione Europea,ed in questo senso come non pensare 6 Todorov T., Il nuovo disordine mondiale. Le riflessioni di un cittadino europeo, Milano,Garzanti,che il 2008 è stato voluto come l’Anno 2003. Tzvetan Todorov esamina l’attuale situazio-del Dialogo Interculturale. ne geopolitica mondiale e smonta diversi luoghi comuni, partendo spesso dall’analisi del linguag-La necessità di un’etica della conviven- gio utilizzato da politici e media. Nell’ultima par-za, che favorisca il controllo e lo scam- te del volume, Todorov individua i fondamentibio tra le culture, è divenuta includibi- di una possibile politica estera europea: parte da alcuni valori quali razionalità, giustizia, democra-le. La crescente interdipendenza tra le zia, libertà individuale, laicismo, tolleranza pernazioni della terra e lo spostamento di giungere alla loro applicazione pratica nell’attua- le scenario mondiale. PERLAPPUNTO 108
  • 109. RUBRICHE/ISOGNIDELL’OROLOGIAIOe condivisione di valori comuni nellavalorizzazione della differenza,contesto che ci permetterà di ac-quisire maggiore consapevolezzasulla ricchezza insita in ogni realtàterritoriale per cogliere le ric-chezze che ogni popolo è ingrado di esprimere.Come ha scritto Elias Cha-cour in un suo importantesaggio: «Prima di essere ebrei,musulmani, palestinesi, siamoinnanzitutto degli uomini e del-le donne. Non bisogna dimenti-care la nostra identità comune»[...] Bisogna andare oltre la tolle-ranza, bisogna accettarsi gli uni glialtri. Accettare che l’altro sia diverso eaccettare questa diversità come un ar-ricchimento, non come un peri-colo. E’ in questo senso che lementalità devono evolvere»�.Non saremo mai, infatti, citta-dini europei se non avremo ben chiarele nostre e le altrui radici.Se non sapremo dialogare con diverseculture, religioni e valori. Se non sare-mo capaci di mantenere in perfet-to equilibrio tradizione e innova-zione.È questo che ci rende davvero ita-liani, poi cittadini europei e del mondodiventato all’improvviso così piccolograzie alle tecnologie e alla comunica-zione. PERLAPPUNTO 109
  • 110. RUBRICHE/SOSTENIAMO SOSTENIAMO Alice Cervia Il consumo critico e i Gruppi di Acquisto SolidalePrima puntata della rubrica “SosteniA- con un aspetto sicuramente fondamen-mo” che diventerà, spero, un appunta- tale, che è stato forse uno dei primi amento semestrale della Rivista “Il Filo trovare un gran numero di “seguaci” :del rasoio”. Una rubrica dall’intento “il consumo critico”, prendendo in esa-ambizioso: raccontare di volta in vol- me una realtà che si va sempre più af-ta i vari aspetti del ‘vivere sostenibile’, fermando ovvero i Gruppi di Acquistoconcetto che sta prendendo, fortunata- Solidale.mente , sempre più campo. Con ‘consumo critico’ si intende l’ or-Nella definizione data dal Rapporto ganizzazione delle proprie abitudini diBrutland del 1987 con il termine soste- acquisto in modo tale da preferire pro-nibilità si intende:”Equilibrio fra il sod- dotti che abbiano determinati requisitidisfacimento delle esigenze presenti .senza compromettere la possibilità del- Pionieristico in questo senso il Cen-le future generazioni di sopperire alle tro Nuovo Modello di Sviluppo che,proprie”. nato a Vecchiano nel 1985, lavora perE’ facilmente intuibile quindi come aumentare la consapevolezza del fat-questo possa essere declinato nei vari to che l”acquisto non sia un atto ba-ambiti della nostra vita: nale e innocuo quanto può sembrare.possiamo mangiare, acquistare, viag- L”impatto delle nostre scelte ha infattigiare, ed anche …sposarci in modo so- conseguenze di natura sociale, politicastenibile. ed ambientale.Ecco quindi l”idea di fondo di “Soste- Coordinato da Francesco Gesualdi, ilniAmo” : raccontare di volta in volta CNMS affronta i temi del disagio eco-i vari comportamenti sostenibili che nomico e ambientale sia con partico-ognuno di noi può mettere in pratica. lare attenzione al Sud del mondo. SonoCominciamo, in questa puntata zero, state realizzate in questi anni diverse PERLAPPUNTO 110
  • 111. RUBRICHE/SOSTENIAMOguide per il ‘consumatore consapevole’: di energia derivanti dal trasporto.Guida al consumo critico, Guida al ve- Fondamentale per chi volesse intra-stire critico e Manuale per un consumo prendere l’esperienza di creare un gas,responsabile, tutte a cura del Centro è partire da un gruppo affiatato di per-Nuovo Modello di Sviluppo. sone, munirsi di un po” di pazienza e diA partire dalla nuova consapevolezza una buona dose di organizzazione. Oc-dei consumatore sviluppatasi in que- correrà infatti selezionare i produttoristi anni sono nate esperienze quali le della propria zona, cercando di andarecampagne di boicottaggio nei confronti a visitarli personalmente in modo taledi aziende irrispettose dei diritti dei la- da rendersi conto delle effettive condi-voratori e dell’ambiente e, conseguen- zioni di produzione; fondamentale poitemente, la sensibilizzazione verso la è una buona suddivisione dei compitinecessità di prodotti che siano “equi e tra i componenti dello stesso grupposolidali”, infine l’esperienza dei gruppi d”acquisto.d’acquisto In ogni caso in molte città esistono già gas ben collaudati e, per avere informa-Per ‘consumare in modo critico e cosa- zioni su quelli più vicini della propriapevole’, infatti, molte persone in questi zona, è possibile consultare il sito:ultimi anni si sono riunite per costitui- www.retegas.orgre i Gruppi di Acquisto Solidali. Cerchia-mo di capire meglio di cosa si tratta.Un Gas è un insieme di persone che siuniscono per acquistare determinatiprodotti direttamente dal produttore.Può trattarsi di alimenti o prodotti perla casa, la cosmesi o l’abbigliamento chedevono rispettare alcuni fondamentalirequisiti: si cercano prodotti biologi-ci o ecologici, realizzati rispettando lecondizioni di lavoro. Inoltre l’acquistoprevalentemente da produttori locali,oltre ad essere u n incentivo alla ripre-sa economica di questi ultimi, sposa inpieno il concetto di ‘filiera corta’: ridu-zione dell’inquinamento e dello spreco PERLAPPUNTO 111
  • 112. RUBRICHE/SOSTENIAMO GLIAUTORIGiuseppe La Rocca (Palermo, 1984) è laurea-to in Comunicazione Pubblica con una tesi inLetterature Comparate. Giornalista pubblicista,lavora come libero professionista nel campodella comunicazione e progettazione.Andrea Sangiacomo (Genova, 1986) ha studiatoall’Università di Genova e al San Raffaele di Mila-no, occupandosi di ontologia e filosofia del lin-guaggio. È curatore per Bompiani delle opere Alice Cervia (Massa 1984), laureata in Scienzecomplete di Spinoza. Attualmente è dottoran- Politiche Internazionali all’Università di Pisa condo di ricerca presso l’Università di Macerata. tesi sulle microteorie del conflitto nelle relazio- ni internazionali, attualmente collabora con ilMaria Elena Buslacchi (Genova, 1986) è laureata giornale on line “Città della Spezia”.in Filosofia presso l’Università di Genova ed hastudiato a Parigi presso l’Université Paris Diderot. Luca Bavassano (Genova, 1986) studia MedicinaGiornalista pubblicista, collabora con diverse presso l’Università di Genova.testate italiane. Paolo Vignola (Albenga, 1978) dottore di ricercaEleonora Maino (Bergamo, 1970), psicologa e in filosofia, i suoi interessi di studio riguardanopsicoterapeuta a indirizzo sistemico-relaziona- la filosofia francese contemporanea, l’estetica,le lavora dal 1998 presso il Servizio di Psicologia la comunicazione, il rapporto tra uomo e ani-della Famiglia dell’IRCCS “E. Medea” - Associa- male. Oltre a diversi articoli pubblicati su ri-zione “La Nostra Famiglia” - Bosisio Parini (LC) viste specializzate e su edizioni collettanee, hae insegna “Psicodinamica dello Sviluppo e delle Re- pubblicato in volume “Le frecce di Nietzsche. Con-lazioni Familiari” presso la Facoltà di Psicologia frontando Deleuze e Derrida”, ECIG, Genova 2008.dell’Università degli Studi di Padova Francesco Ferrari (Genova, 1986) è laureato inMatteo Casu (Genova, 1984) è laureato in Filo- Filosofia presso l’Università di Genova.sofia ed è attualmente studente di dottoratopresso il Dipartimento di Informatica, Sistemistica Attualmente prosegue i suoi studi presso l’Uni-e Telematica dell’Università di Genova. Si occupa di versità di Tubinga, specializzandosi su Martinontologia e logica applicata. Buber.PERLAPPUNTO PERLAPPUNTO 112