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Siviglia nella semana santa

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Siviglia nella Semana Santa. …

Siviglia nella Semana Santa.
Città di mediazioni possibili
Donata Milloni, Giovanni Senzi

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  • 1. Siviglia nella Semana Santa. Città di mediazioni possibili Donata Milloni, Giovanni Senzi 1Donata Milloni, Psicologa, Psicoterapeuta relazionale, Istituto di Terapia Familiare di Firenze. Consulente individualee di coppia presso il Consultorio Matrimoniale Laurenziano di Firenze. Vive ed esercita la libera professione a Firenze ePrato. Per contatti: donata.milloni@alice.itGiovanni Senzi, Psicologo, Psicoterapeuta di formazione rogersiana. Vive ed esercita la libera professione a Siviglia.Per contatti: drgiovannisenzi@psychology.itAbstractL’articolo analizza il fenomeno popolare della Semana Santa sivigliana da un punto di vista storico-culturale,psicologico e relazionale. La Semana Santa, che si celebra ormai da secoli, è una grande narrazione e cometutte le grandi narrazioni esprime, attraverso i suoi simboli, la materia viva di un popolo ed il suo ventre,ovvero la parte più autentica e antica. Le celebrazioni e processioni della Semana Santa sono pienamenteintegrate nella vita della città e nei ritmi delle persone, che attraverso la partecipazione esprimono sentimentiindividuali e collettivi.Questo fenomeno si presenta all’osservatore come un “atto totale”, in cui la società è riprodotta a partire daruoli e modelli prestabiliti, ovvero un atto creativo in senso gestaltico, dove la configurazione finale è1 I penitenti. Foto di Donata Milloni.
  • 2. 2qualcosa di più rispetto alla somma dei singoli elementi. È proprio questa l’immagine e la sensazionepredominante che si riceve nel vivere la città durante la Semana Santa: l’esperienza di un intreccio.In questo lavoro discuteremo gli aspetti di integrazione e mediazione sul territorio di significati culturali,religiosi, sociali, relazionali e generazionali che, attraverso la Semana Santa, emergono in modo chiaro.Siviglia appare quindi come luogo di incontro possibile nel conflitto tra identità e cultura, tra vecchio enuovo, in una dimensione di dialogo e di tensione produttiva.Perché Siviglia?Questo lavoro è nato dopo un breve periodo trascorso assieme dagli autori in questa città, nella quale uno deidue vive e lavora. Le riflessioni condivise, le emozioni, i suoni, i colori, le esperienze, i volti della miriade digente che abbiamo incontrato nella settimana pasquale per le strade della città ci hanno suscitato il desideriodi condividere la nostra esperienza. Ci è sembrata una piacevole coincidenza il titolo del Congresso AIMS“Mediare la città”, perché rappresentava un’occasione per riflettere su questa esperienza e raccontarla.A nostro avviso la Semana Santa sivigliana è una grande narrazione e come tutte le grandi narrazioniesprime, attraverso i suoi simboli, la materia viva di un popolo, il suo ventre, la parte più autentica e antica,in più ha le caratteristiche di una narrazione intergenerazionale. Tutto questo ci ha stimolato a considerare daun punto di vista psicologico e relazionale questo fenomeno popolare, e così possiamo affermare che la cittàdi Siviglia è il risultato, a più livelli, di un continuo processo di mediazione e negoziazione. Infatti seintendiamo la mediazione ed il compito del mediatore «una sorta di percorso ad ostacoli dove lacontraddizione è la regola e la ricerca di soluzioni creative, che siano capaci di mantenere una giustatensione tra polarità opposte, la meta» (Ruggiero, 2004, p. 63) allora Siviglia, pur senza la necessità di unintervento di mediazione “formalizzato”, sembra essere riuscita in questo intento.La Semana Santa: storia e simbologiaQuello della Settimana Santa è uno degli eventi più importanti di Siviglia che si celebra ormai da secoli. Lastoria della Settimana Santa di Siviglia è strettamente legata alla storia stessa delle “Hermandades” e delle“Cofradías” ovvero le Fratellanze e Confraternite Religiose della città. L’origine della Settimana Santasivigliana risale probabilmente al secolo XIV quando una serie di eventi storici e sociali sconvolsero lastruttura del sistema feudale dell’Europa. Disastri naturali, epidemie, rivolte popolari contribuirono aldiffondersi di una coscienza generalizzata di instabilità espressa in vari modi però con una precisa immaginecondivisa: Dio castigava gli uomini per i loro peccati, da qui la necessità sociale ed individuale diriconciliarsi con Lui facendo penitenza e quindi purificandosi. Da qui si creano, o si fanno visibili, numeroseorganizzazioni il cui obiettivo principale era l’autocastigazione pubblica, di cui le processioni dei flagellantipresenti sia nelle campagne che nelle città europee costituirono la forma più teatrale del fenomeno,contemporaneamente altre associazioni adottarono modalità meno inquietanti occupandosi di carità e delculto religioso. La necessità di accedere maggiormente al popolo condusse queste confraternite ad “uscire
  • 3. 3alla luce del giorno” attraverso atti pubblici, per questo si organizzano i culti del Cristo, della Madonna e deivari Santi patroni.Si radica così una forma di religiosità popolare altamente emotiva. Secondo il regolamento le confraternitepotevano essere formate da clericali, nobili, membri di un ordine professionale o da individui appartenenti aduna minoranza etnica, come ad esempio i neri. Molto interessanti, dal punto di vista dell’integrazione etnicae culturale, sono le due antiche confraternite nate vari secoli fa ed ancora esistenti: la “Cofradía de losNegritos”, letteralmente Confraternita dei neretti, e la “Hermandad de los Gitanos”, ovvero la Fratellanza deigitani. La prima è una delle più antiche della città, venne fondata dal Cardinal Mena nel 1393 nella cappelladell’Ospedale degli Angeli con il fine di accogliere le persone di colore presenti in gran numero in Spagna.Sino alla metà del XIX secolo si ammettevano solo confratelli di colore. La seconda venne fondata nel 1753da Sebastián Miguel de Varas nel quartiere di Triana. In questo quartiere esisteva un nucleo numeroso dicittadini di etnia gitana, chiamati all’epoca “castigliani nuovi”. In questo secolo i gitani erano oggetto dipersecuzioni in tutta l’Europa ed anche in Spagna, dove venivano piegati al servilismo totale e addirittura ailavori forzati all’interno delle galere reali. Proprio in questo clima storico e sociale un gruppo di gitani decisedi fondare in Siviglia una confraternita, non solo come simbolo evidente della loro religiosità, ma anche perfavorire la loro integrazione in una società nella quale la cellula primordiale di tipo religioso e sociale, dovesi aggregavano e si riconoscevano gli individui, era proprio la Confraternita.Per l’antropologo spagnolo Moreno Navarro (1985) le ragioni che consentirono la creazione e lasopravvivenza di queste “confraternite etniche” sono varie, ma in particolare si può sostenere quanto segue:la società spagnola di allora era fortemente sacralizzata quindi il suo obiettivo principale era quello dicristianizzare tutti i gruppi sociali che la componevano, assimilandoli dentro ad un ordine prestabilito. Ilculto, in particolare quello pubblico, doveva testimoniare la religiosità di un popolo ufficialmente definitocome baluardo del cattolicesimo nel mondo, dunque doveva essere promosso e celebrato con il maggiorsplendore possibile da tutte le categorie sociali, affinché tutti si potessero conformare e far parte di unasocietà unitaria. Così ogni gruppo sociale e etnico doveva raggrupparsi e far parte di una Confraternitareligiosa, che oltre a procurare un beneficio spirituale e materiale ai suoi membri, costituiva di per sé unatestimonianza della integrazione del gruppo specifico all’interno della struttura e dei valori della società tutta.Le confraternite composte da minoranze etniche permisero che i suoi componenti si integrassero nellasocietà che al tempo stesso li segregava. L’integrazione e la condivisione di certi valori, secondo Moreno,rese meno pericolosi questi gruppi minoritari rispetto alla conservazione dell’ordine sociale.Dobbiamo però evidenziare che tutte le Confraternite e le Fratellanze sivigliane sino alla fine degli anni ’70erano formate solamente da uomini.Dalla rigida chiusura alla flessibilitàIl concilio di Trento, e la successiva legislazione, uniti con la proibizione di molte cerimonie erappresentazioni teatrali passionarie al limite dell’idolatria, fomentò uno schema corporativo sottomesso aduna regolamentazione rigida e severa da parte della gerarchia cattolica. Si cercò di assicurare detto controllomediante disposizioni relative al decoro di immagini sacre e cortei religiosi. Il sinodo del 1604, presieduto
  • 4. 4dal Cardinal Niño de Guevara, stabilì le basi del modello da seguire, e per garantire una maggior vigilanza econtrollo tutte le confraternite di Siviglia furono obbligate, pena la scomunica, a “transitare” per laCattedrale, mentre quella di Triana (quartiere aldilà del Guadalquivir) a passare per la chiesa di Santa Ana.Il potere civile aiutò sempre la Chiesa per far rispettare tali ordinanze. I rituali e le cerimonie della religiositàpopolare dovevano essere valutate in base al grado di corrispondenza con ”l’autentica” e ufficiale religionecattolica. Moreno Navarro sostiene che la religiosità popolare venne tollerata e consentita perché costituì labase per influire su vari settori sociali, compresi quelli che altrimenti sarebbero restati fuori dal controlloecclesiale.Verso la fine del ‘700 le confraternite costituite dalla nobiltà iniziarono ad addolcire il loro carattere classistae cominciarono ad ammettere esponenti della borghesia. Il risultato fu che le confraternite barocche,caratterizzate per la loro chiusura – ad esempio la Confraternita del Silenzio proibiva l’entrata ai mori ed aineri – iniziarono a cambiare la loro base sociale e ad adottare un modello aperto. Le confraternite,svincolandosi dalle corporazioni (ad esempio di una professione) e da un gruppo sociale esclusivo,cominciarono il processo che culminerà poi con la unione confraternita-quartiere. A partire dal ‘900, dopoche le confraternite avevano perso gran parte del loro potere e delle loro ricchezze, e dopo aver assistito allatrasformazione della loro base sociale, si dissolsero anche i conflitti con il potere civile ed ecclesiale.Per Moreno Navarro (1993) esiste una permanente tensione tra lo spontaneismo popolare ed il cattolicesimoufficiale. Quello che viene festeggiato durante le varie feste religiose andaluse, Semana Santa compresa, nonè solamente l’Essere superiore ma anche il Noi: si cerca di riaffermare l’esistenza del Gruppo ravvivando ilsentimento di appartenenza dei suoi membri ed il senso di unità sociale. Il Noi si celebra festeggiando la vitae la sensualità della vita, mediante rituali collettivi nei quali partecipano molti agnostici e dai quali prendonole distanze non pochi cattolici praticanti. La religiosità popolare andalusa si poggia sulla dimensionesimbolica e antropocentrica della cultura Andalusa stessa: dobbiamo considerare che gli andalusi hanno ilpiù basso livello di pratica religiosa di tutta la Spagna e, allo stesso tempo, hanno il numero maggiore di festecollettive che ruotano intorno a icone religiose.Per le strade della cittàAttualmente le 57 confraternite compiono una processione di penitenza per le strade della città, dalla lorochiesa fino alla Giralda, ovvero la cattedrale di Siviglia, e viceversa, compiendo un percosso il più brevepossibile, così come decretato dall’ordinanza del cardinale Niño de Guevara nel secolo XVII. La SemanaSanta ha inizio la Domenica delle Palme e termina la Domenica della Resurrezione. Durante questo periodola maggior parte delle confraternite porta in processione due misteri: uno con il Cristo, che rappresenta lescene della Passione, Morte e Resurrezione, e l’altro con la Vergine. In questi otto giorni le 57 confraterniteportano i loro 116 misteri accompagnati da circa 60.000 fratelli che partecipano con funzioni diverse.Gli spettatori raggiungono il milione durante la notte più importante della Settimana Santa sivigliana: l’Alba,la notte tra il Giovedì ed il Venerdì Santo.Gli elementi principali di una processione sono:
  • 5. 5- la croce guida: è l’insegna che apre il corteo processionale, affiancata da due nazareni che portano con sédelle lucerne;- i nazareni: sono i membri delle confraternite che formano il corteo portando ceri o insegne, portano unatunica ed il volto coperto da una maschera con cappuccio a punta;- i chierichetti: precedono sempre il Mistero del Cristo e quello della Vergine, portano insegne, vessilli,incensiere e sei ceri con supporto in argento (ciriales);- il Mistero del Cristo: si chiama mistero l’insieme formato dalla portantina e dall’immagine che vi si trovasopra. Il mistero può essere formato solo dal Cristo, o da più personaggi che rappresentano una scena dellaPassione (via crucis) o della Morte. La statua del Cristo è il primo mistero che viene portato in processione.- i penitenti: sono i membri della confraternita che stanno compiendo un autentico atto di penitenza, portanouna, due o tre croci di legno, e molto spesso percorrono scalzi tutto il tragitto, spesso lo fanno per compiereun voto. I Penitenti sono vestiti come i Nazareni però il loro cappuccio pende all’indietro. I penitenti stannosempre dietro la statua del Cristo;- il palio: è il Mistero con la Vergine e per i sivigliani questa è la parte più importante di tutta la processione.Possono aspettare ore in un posto strategico per veder passare la “loro” Vergine (molto spesso si trattadell’uscita o dell’entrata in chiesa, ma si può trattare anche di un punto particolare del percorso). Per isivigliani ogni Vergine è differente, unica e speciale, sebbene agli occhi di un turista possano sembrare tutteuguali. Questo perché, al contrario del Cristo, che ha diverse rappresentazioni, le immagini della Verginerappresentano tutte lo stesso momento della storia biblica: la Madre che piange per la morte del figlio. Ilmanto è l’enorme stola di tessuti nobili, nella maggior parte dei casi straordinariamente ricamato, che partedalla testa della Vergine. Un drappo sostenuto da 12 pali (varales) copre il Mistero, come se fosse un tettoposto a protezione dell’immagine. Molti di questi drappi sono dei veri gioielli d’oreficeria e ricamo. I varalessono anche questi finemente decorati e lasciati un po’ liberi di ondeggiare, così da permettere che ilcaratteristico movimento dei portantini si trasmetta a tutta la struttura;- i portantini (costaleros)2: i Misteri vengono trasportati dai portantini, una trentina di uomini forti,normalmente della stessa confraternita, che passano quasi inosservati sotto le statue e sono guidati dalcaposquadra (capataz) per le vie di Siviglia;- la marcia: le bande musicali che accompagnano i misteri suonano le marce delle confraternite, eseguitecon strumenti a percussione e a fiato;- la folla.2 La storia degli Hermanos costaleros è recente in quanto prima del 1977 le squadre dei portantini erano formate da persone salariate.Il nome deriva dal costal, ovvero il sacco per il grano di tela forte e rustica utilizzato dai portantini per proteggersi il collo.
  • 6. 6 Donne, Madonne e regine: la mediazione tra sacro e profano «La religion n’est pas seulement un système d’idées, elle est avant tout un système de forces» E. DurkheimLe processioni della Semana Santa sono pienamente integrate nella vita della città e nei ritmi delle persone.La città si organizza con largo anticipo per questa settimana di preghiera, devozione, folklore e spettacolo.Nulla è lasciato al caso o trascurato: la circolazione dei mezzi pubblici prevede tragitti diversi continuando agarantire il servizio; le auto dei cittadini parcheggiate nelle zone di passaggio delle processioni devono esserespostate e il comune lo ricorda con anticipo. Dietro al passaggio di ogni processione segue sempre unamacchina per la pulizia della strada che raccoglie i rifiuti che testimoniano la lunga attesa in strada e lavoglia di festa dei sivigliani, in questo modo le strade sono immediatamente pulite mentre ancora la gente sidisperde, pronte a lasciar passare altre processioni, altre Madonne ed altri penitenti a piedi nudi.Un altro aspetto che ci ha notevolmente colpito è il rispetto che ogni cittadino dimostra per la Semana Santa,anche coloro che non partecipano per scelta, cultura o religione.Non solo un rituale religioso: l’esperienza emotiva del gruppoCome ricorda lo psicologo sociale spagnolo Eduardo Salvador (2004), i rituali religiosi di questo tipo, checon frequenza implicano fare grandi sacrifici fisici per un Essere divino, hanno aiutato da sempre gli uominia lenire le loro ansie esistenziali, come ad esempio la paura della morte. Allo stesso tempo i tributi, che essidevono pagare agli dei o al Dio delle differenti religioni, hanno rappresentato sempre una forma efficace dimantenimento dell’ordine sociale, assicurando l’obbedienza degli individui ad un potere. Per l’autore ilfenomeno della Semana Santa testimonia che la religione continua ad essere viva e presente nella vita socio-culturale dell’Andalusia.L’antropologo Ramón Rivas (2006) sostiene che la celebrazione della Semana Santa costituisce un momentoin cui i diversi significanti e significati culturali interagiscono, definendo chiaramente il gruppo sociale chevi partecipa. Attraverso la partecipazione alla Semana Santa si esprimono sentimenti individuali e collettivi,si tratta di una forma di espressione culturale, un fatto pluridimensionale e complesso. La polisemiapassionale si basa su elementi storici, simbolici, religiosi, teatrali, ludici, esoterici, estetici, emozionali,creativi ed infine sincretici. In una prospettiva socio-culturale la Semana Santa può essere considerata comeun “atto totale”, in cui la società è riprodotta a partire da ruoli e modelli prestabiliti, in cui l’elementoidentitario rappresenta ogni atto, dove i suoi membri reinventano la struttura sociale in cui sorge e sirappresenta il tutto. In altre parole potremmo dire un atto creativo in senso gestaltico, dove la configurazionefinale è qualcosa di più e di diverso dalla somma dei singoli elementi. È proprio questa l’immagine e lasensazione predominante che si riceve nel vivere la città durante la Semana Santa. È l’esperienza di unintreccio, così come lo intende Cigoli, “un’organizzazione di senso”.Durkheim (1913) considerava la religione come una metafora della società, una realtà eminentementesociale. Le rappresentazioni religiose sono rappresentazioni collettive che esprimono realtà collettive. I ritisono modi di operare che nascono solamente in seno ai gruppi riuniti e che sono destinati a suscitare,
  • 7. 7mantenere o rinnovare certi stati mentali dei gruppi stessi. Il rituale quindi ha una funzione di socializzazioneed ha come scopo la ristrutturazione sociale, oltre che una funzione di integrazione, di lotta per il poteresociale, di prestigio politico e sociale.Per Rivas (2006) gli atti e i rituali che si realizzano durante tutta la Semana Santa acquisisconoun’importanza vitale, un tempo che non è il tempo quotidiano, è un tempo sacro, un tempo fuori dal tempocomune che occupa uno spazio preciso, circoscritto e caratterizzato da certe regole. Il tempo così definito cirimanda a quell’idea di tempo cara a Stern: il kairos3 (Stern, 2004). Il tempo dell’esperienza, della relazione,della partecipazione emotiva, dell’intuizione, dell’insight. Il tempo dell’anima che alcune esperienzerelazionali possono far emergere, amplificare, esperire, ed è ciò che a noi è accaduto vivendo e lasciandocivivere dalla Semana Santa.L’incanto di un mistero condiviso: la trasmissione intergenerazionale dei significati «Guardala, guardala bene! È una madre ma prima di tutto è una regina» Un nonno al nipoteLa Semana Santa pone in gioco un complesso sistema di significati, il cui senso spesso sfugge agli spettatoried agli attori stessi, ovvero ognuno di loro analizza quello che accade partendo dalla propria prospettiva. PerRivas (2006) è come se l’essere umano necessitasse di un momento all’interno dell’anno nel quale potersipurificare davanti a Dio e agli uomini.All’interno del processo comunicativo che caratterizza il rito appaiono due elementi chiave: lacomunicazione (con il mondo soprannaturale e con l’intorno socio-culturale), e l’influenza sopra il diveniredegli avvenimenti che persegue il rituale stesso. Gli attori che partecipano a questo rituale, ed anche glispettatori, sono conoscitori di tutta una serie di codici comunicativi verbali e non verbali; la rappresentazionealla quale si assiste è carica di una profonda e secolare significazione simbolica, la cui potenza comunicativascaturisce principalmente dalla comunicazione dei corpi e dei volti. Inoltre, chi partecipa in veste di attore ècome se ottenesse anche una certa forma di prestigio, è come se ci fosse un sentimento diffuso di “aver fattoquello che andava fatto”, come accade spesso nella trasmissione di miti familiari, generazionali e/o culturali.La Semana Santa porta ad una attivazione di diversi “noi collettivi”: la gente si incontra e si rincontra infamiglia e nella comunità cittadina, diviene una opportunità per parlare del passato, del presente e del futuro.La partecipazione alle processioni riafferma in qualche modo l’identità individuale e di gruppo,indipendentemente dalla componente ideologica, religiosa o politica (non è raro che atei portino inprocessione un Cristo). Quello che impera in questi otto giorni è la tradizione che muove il popolo e come uncollante fortifica le identità (individuali e collettive), i legami ed il senso di appartenenza.3 Dal greco καιρός che significa “momento giusto o opportuno” o “tempo di Dio”. Gli antichi greci avevano due parole per il tempo,kronos e kairos. Mentre la prima si riferisce al tempo logico e sequenziale la seconda significa “un tempo nel mezzo”, un momento incorso in cui accade qualcosa mentre il tempo scorre. Kairos è un momento in cui si presenta una possibilità.
  • 8. 8I vecchi… e i bambini «È nel confronto tra generazioni che l’uomo si ritrova simile a se stesso» V. CigoliGli anziani in molte culture non occidentali ancora oggi sono considerati saggi o molto vicini alla divinità.Vittorio Cigoli (2000) trattando della condizione dell’anziano cita P. Ricoeur che considerava il raccontocome il custode del tempo: «Non c’è tempo pensato se non nella misura in cui è raccontato. Tale capacità dinarrare assegna tanto ai singoli individui,quanto alla collettività, considerate come “quasi personaggi”, unaspecifica identità. Quest’ultima include la trasformazione e la mutabilità nella coerenza di vita. […] Ricoeurpone tra tempo vissuto e tempo cosmico un terzo tempo, quello storico. Tramite il racconto si rifigural’esperienza storica e la si eleva a coscienza. Il tempo storico funziona da “connettore” tra tempo del mondoe tempo degli uomini» (Cigoli, 2000, pp. 198-199).Tutte le generazioni sono presenti al passaggio delle Madonne. Gli adulti, i vecchi e i bambini. Tuttavia sonospesso i nonni che tengono in braccio i bambini perché possano guardare bene il volto della Madonna e, nelfrattempo, essi narrano la bellezza e la storia di quella statua, fanno notare i dettagli, spiegano i simboli. Ivecchi hanno gli occhi lucidi e non li nascondono dietro a lenti scure, mentre i bambini hanno lo sguardorapito e sognante. Condividono la meraviglia e lo stupore per un miracolo che si ripete, il fascino el’attrazione magnetica degli occhi del Cristo e della Madonna che trasmettono pensieri e immagini antiche,simboli di una cultura radicata nelle viscere, religione e mistero che ogni volta, anno dopo anno, sorprende ecommuove ancora. La generazione “di mezzo” sembra quasi farsi da parte naturalmente per garantire questopassaggio di storia, mito e folklore.A noi era capitato di rado nel nostro paese di vedere bambini anche molto piccoli così attenti, silenziosi,concentrati, interessati a qualcosa che non fosse uno spettacolo direttamente rivolto a loro. Ci siamo stupiti,osservandoli in prima fila al passaggio della processione, per la loro curiosità ed il loro desiderio di coglierela magia e l’armonia dello “spettacolo”.I bambini inoltre partecipano attivamente alle processioni, seguono il ritmo della musica, i più grandisuonano nella banda, i piccoli giocano costruendo palle di cera raccogliendola, goccia dopo goccia, dai ceridei penitenti. Qualcuno di loro tiene sotto la veste dei santini raffiguranti la Vergine o il Cristo ed è unprivilegio riceverne uno, soprattutto se non si è sivigliani. Noi siamo stati fortunati perché un piccolopenitente ci ha fatto dono del volto della Vergine della Macarena, il tutto è avvenuto in silenzio, unacomunicazione fatta solo di sguardi e gesti. Il dono è stato per noi un onore ed un riconoscimento, ci siamosentiti parte di quella comunità, almeno per quella notte, e ci siamo sentiti partecipi di “quell’atto totale”, diquello slancio vitale e creatore che muove le relazioni.
  • 9. 9Mediazione del paesaggio: architetture di ieri e di oggi «Che bello passeggiare, sulla riva del grande fiume, in una notte di luna piena.» «La luna piena le ricorda forse qualcosa del passato?» gli domandai. Si mise a ridere, poi rispose: «Sì, è vero. Mi ricorda qualcosa del passato. Mi ricorda dei tempi in cui cercavo le proprietà dei miei antenati.» «I suoi antenati avevano delle proprietà qui a Siviglia?» Lanciò un grido di protesta: «Proprietà…? Ma se ne erano i signori. […] la verità è che un giorno noi siamo stati i signori di Siviglia.» «Siete stati…? Chi?» «Io e lei, caro amico, noi, gli arabi.» ‘A. Al-‘Ugiayli, Le lampade di Siviglia.Siviglia è incrocio di civiltà araba e cristiana, è varietà di stili e di culture. I palazzi, le vie, le chiese, igiardini, i colori, le finestre, i mosaici, i profumi, tutto lo ricorda.In verità Siviglia è stata spesso luogo di conflitto, di contrapposizione, di dominazione, luogo di confrontocon il nuovo e il diverso. Forse è dalla sua storia che si è sviluppata una buona capacità di negoziazione diluoghi, spazi, conflitti e aspetti culturali.Una città dove vecchio e nuovo si incontrano, si confrontano, si accettano ma soprattutto convivono in unatensione produttiva. Il “vecchio” del centro storico, dichiarato il più grande centro storico d’Europa, sembradialogare animatamente ma affettuosamente con il “nuovo” dei quartieri moderni, tra cui lo straordinarioponte dell’Alamillo di Calatrava che solca come la prua di una nave lo scorrere lento e senza onde delGuadalquivir. Passeggiando tra gli aranci si osservano per terra i canali per far defluire l’acqua e così irrigarele numerose piante che adornano ed ombreggiano le vie della città: è un sistema semplice ed efficace,rimasto attivo e funzionante dai tempi della dominazione araba in città.Il paesaggio architettonico diventa luogo di significati culturali, etnici e sociali. Un paesaggio esterno checonduce all’incontro e talvolta allo scontro con un paesaggio interiore e autobiografico, risultato di guerre,generazioni, migrazioni e mediazioni.
  • 10. 10 Bibliografia- Abd Al-Salam, Al-‘Ugiayli (1995). Le lampade di Siviglia. Roma: Jouvence.- Anuario Etnológico de Andalucía 2000-2001 (2002). Sevilla: Junta de Andalucía – Consejería de Cultura.- Cigoli, V. (2000). Il corpo familiare. Milano: Franco Angeli.- Durkheim, É. (2005). Le forme elementari della vita religiosa. Roma: Meltemi Editore. (Original work published 1913).- Gómez Lara, M. J., & Jimenez Barrientos, J. (1992). Guía de la Semana Santa en Sevilla. Sevilla: Tabapress.- Moreno Navarro, I. (1985). Cofradías y hermandades andaluzas. Estructura, simbolismo e identitad. Sevilla: Editoriales Andaluzas Unidas.- Moreno Navarro, I. (1993). Andalucía: identidad y cultura (Estudios de antropología andaluza). Málaga: Editorial Librería Ágora.- Requena J., Cruz Giráldez M., & Criado Fernández, J. (1987). Las Cofradías de Sevilla vistas por un novelista, los escritores y un psiquiatra. Sevilla: Servicio de Publicaciones de la Universidad de Sevilla.- Rivas, R. (2006). Culturas urbanas y rurales. Madrid: Cuadernos Españoles, 678.- Ruggiero, G. (2004). Quella giusta tensione tra gli opposti. Mediazione Familiare Sistemica, 2.- Salvador, E. (2004). La mentalidad del nazareno: psicología de la Semana Santa. El Mundo, 5236.- Sánchez Herrero, J. (1985). Las Cofradías de Sevilla, historia, antropología, arte. Sevilla: Servicio de Publicaciones de la Universidad de Sevilla.- Stern, D. (2004). Il momento presente. Milano: Raffaello Cortina.

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