Giornata Della Memoria 2010 Italia Israele Rc Un visto per la vita
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Giornata Della Memoria 2010 Italia Israele Rc Un visto per la vita

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Le slides accompagnano le immagini della mostra Un visto per la vita, i diplomatici che salvarono gli ebrei organizzata dall'ass.ne Italia Israele e dall'Univ.della Terza Età di Reggio calabria. La ...

Le slides accompagnano le immagini della mostra Un visto per la vita, i diplomatici che salvarono gli ebrei organizzata dall'ass.ne Italia Israele e dall'Univ.della Terza Età di Reggio calabria. La presentazione è stata ideata da Filomena Tosi

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Giornata Della Memoria 2010 Italia Israele Rc Un visto per la vita Presentation Transcript

  • 1.  
  • 2.
    • "Prima vennero per gli ebrei e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero per i comunisti e io non dissi nulla perché non ero comunista. Poi vennero per i sindacalisti e io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa."
    • Martin Niemoeller Pastore evangelico deportato a Dachau
  • 3.
    • Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller (Lippstadt, 14 gennaio 1892 – Wiesbaden, 6 marzo 1984) è stato un teologo e pastore protestante tedesco, oppositore del nazismo.
    • Inizialmente fu attivista a favore di Hitler. Nel 1934 Niemöller cominciò ad opporsi al nazismo, ma grazie alle sue amicizie e alle sue connessioni con uomini d'affari ricchi ed influenti venne "salvato" fino al 1937. In quell'anno fu arrestato dalla Gestapo su diretto ordine di Hitler, infuriato per un suo sermone.
    • Rimase per otto anni prigioniero in vari campi di concentramento nazisti finché non venne liberato. Sopravvisse per diventare il portavoce della piena riconciliazione della popolazione tedesca dopo la Seconda Guerra Mondiale.
  • 4.  
  • 5.
    • Il termine "Shoah" si riferisce comunemente al periodo dal 30 gennaio 1933, quando Hitler divenne Cancelliere della Germania, all'8 maggio 1945, la fine della guerra in Europa.  Il processo di distruzione si basava su tre premesse: 1 - nessun ebreo doveva sfuggire alla rete; 2 - gli articolati rapporti tra ebrei e non ebrei dovevano essere interrotti col minimo danno possibile per i tedeschi; 3 - bisognava limitare al massimo le ripercussioni psicologiche tra le file dei carnefici, evitare agitazioni tra le vittime e scongiurare proteste tra la popolazione non ebrea.
  • 6.  
  • 7.
    • Sulle cifre oggi si conviene che furono quasi
    • 6 milioni gli ebrei sterminati.
  • 8.  
  • 9.
    • Quattro fasi nel processo devastante di distruzione: 1- definizione per decreto di chi è ebreo, (leggi di Norimberga); 2- l'espropriazione (beni, imprese, lavoro, diritti) ed espulsione; 3- separazione dal resto della popolazione e concentramento; 4- annientamento.
    • La fase due inizia già nel 1933 e si prolungò fino alla notte dei cristalli (9-10 novembre 1938).
    • La fase 3 inizia nel '39 quando, con l'invasione della Polonia, i nazisti si accorgono che è impossibile espellere tutti gli ebrei.
    • La soluzione della "ghettizzazione" sembrava più realizzabile.
  • 10.
    • La fase 4 comincia nel 1941: piccoli reparti mobili di SS e polizia, le famigerate Einsatzgruppen, al seguito dell'esercito tedesco, rastrellano i territori occupati per eliminare spie, commissari politici sovietici e tutta la popolazione ebraica. Si procede con fucilazioni di massa. Nel gennaio 1942, alla conferenza del Wansee, Heydrich capo dell'ufficio centrale di sicurezza del Reich (RSHA) e braccio destro di Himmler convoca 15 alti funzionari e comunica l'ordine di procedere alla Endlösung, alla soluzione finale
    Reinhard Heydrich
  • 11.  
  • 12.
    • Nel 1922 il giornalista di sinistra Kurt Hiller pubblicò una raccolta di saggi di protesta contro il Paragrafo 175. Il titolo è traducibile come L'ignominia del secolo .
  • 13.
    • Il Paragrafo 175 (noto formalmente come §175 StGB) era una misura del codice penale tedesco in vigore dal 15 maggio 1871 al 10 marzo 1994. Esso considerava un crimine gli atti omosessuali tra uomini, e nelle prime versioni criminalizzava anche la bestialità.
    • Lo statuto venne emendato diverse volte. I nazisti ampliarono la legge nel 1935 e aumentarono di ordini di grandezza i procedimenti in base al paragrafo 175; a migliaia morirono nei campi di concentramento, indipendentemente dal fatto che fossero colpevoli o innocenti.
  • 14.
    • Gli antropologi tedeschi erano disorientati dalla contraddizione che gli zingari erano discendenti degli originali invasori ariani dell'India, che tornarono poi in Europa. Ironicamente, questo li rendeva, in pratica se non in teoria, non meno ariani della stessa gente tedesca.
    • in Lingua romaní «devastazione», «grande divoramento»), oppure il termine Samudaripen («genocidio») indicano il tentativo del regime nazista di sterminare la popolazioni romaní durante la Seconda guerra mondiale .
  • 15.
    • Questo dilemma fu risolto dal Professor Hans Gunther , uno dei principali scienziati razziali, che scrisse:
    • «  Gli Zingari hanno effettivamente mantenuto alcuni elementi della loro origine nordica, ma essi discendono dalle classi più basse della popolazione di quella regione. Nel corso della loro migrazione, hanno assorbito il sangue delle popolazioni circostanti, diventando quindi una miscela razziale di Orientali e Asiatici occidentali con aggiunta di influssi Indiani, Centroasiatici ed Europei . »
  • 16.
    • Come risultato, nonostante le misure discriminatorie, alcuni gruppi di Rom, comprese le tribù tedesche dei Sinti e dei Lalleri, vennero risparmiati dalla deportazione e dalla morte. I restanti gruppi zingari soffrirono all'incirca come gli ebrei (e in alcuni casi vennero degradati ancor più degli ebrei). Nell'Europa Orientale, gli zingari venivano deportati nei ghetti ebraici, uccisi dagli Einsatzgruppen delle SS nei loro villaggi, o deportati e gasati ad Auschwitz e Treblinka.
  • 17.  
  • 18.
    • ebrei (stella di David gialla): 6 milioni
    • rom e sinti (triangolo marrone) -
    • omosessuali (triangolo rosa) -
    • "antisociali" [disabili fisici e mentali, vagabondi, prostitute e lesbiche] (triangolo nero) –
    • testimoni di Geova (triangolo viola) –
    • oppositori politici (triangolo rosso) –
    • apolidi (triangolo blu)
    • In tutto, secondo l’autorevole centro studi sull’olocausto Simon Wiesenthal, le vittime non ebree della follia hitleriana furono cinque milioni . Un altro sterminio di cui si parla poco o niente, nonostante le sue tragiche dimensioni.
  • 19.  
  • 20.
    • Si può sempre dire un si
    • o un no
    • Hannah Arendt (Linden, 14 ottobre 1906 – New York, 4 dicembre 1975) è stata una filosofa e storica ebrea tedesca naturalizzata statunitense. . I lavori della Arendt riguardarono la natura del potere, la politica, l'autorità e il totalitarismo. Nel suo resoconto del processo ad Eichmann p che divenne poi il libro “La banalità del male – Eichmann a Gerusalemme” (1963), ha sollevato la questione che il male possa non essere radicale, mancando il dialogo interiore uomini spesso banali si trasformano in autentici agenti del male.
    Hannah Arendt
  • 21. Hannah Arendt
  • 22.
    • Il termine Gentile/Giusto deriva dal Talmud e dalla tradizione ebraica per indicare i non ebrei che hanno rispetto per Dio e che hanno rapporti amichevoli per gli ebrei.
    • Nel 1963, una commissione guidata dalla Suprema corte Israeliana riceve l'incarico di conferire il titolo onorifico di Giusto tra le nazioni e ne fissa la definizione e i criteri. Da allora il Memoriale di Yad Vashem attribuisce questo titolo alle persone non ebree che hanno affrontato rischi e pericoli per salvare o nascondere gli ebrei dalla deportazione. Chi viene riconosciuto Giusto tra le nazioni, viene insignito di una
    • speciale medaglia con inciso il suo nome, riceve un certificato d'onore ed il privilegio di vedere il proprio nome aggiunto agli altri presenti nel Giardino dei giusti presso il museo Yad Vashem di Gerusalemme.
  • 23. Anche l’usanza di piantare un albero per ogni salvatore deriva dalla tradizione ebraica come ricordo eterno di un essere caro Dettaglio
  • 24.
    • Chi è un Giusto?
    • 1) Deve essere un non ebreo
    • 2) Deve aver aiutato/salvato degli ebrei
    • 3) Non deve aver ricevuto in cambio un corrispettivo in denaro o altro, ad es. la conversione al cattolicesimo
    • 4) La loro azione deve essere stata compiuta con rischio e pericolo. Il salvatore doveva trovarsi in una situazione di consapevolezza che il suo gesto di aiuto
    • avrebbe potuto costargli la vita.
    • Per attribuire questo riconoscimento occorre la testimonianza degli ebrei salvati o la prova certa di quanto avvenuto .
  • 25.
    • La stele che, all'ingresso di Yad Vashem, ricorda i Giusti
  • 26.
    • Esistono 4 tipi di aiuto concreto che un giusto può aver dato ad un ebreo perseguitato:
    • 1) Nasconderlo in casa propria o presso istituzioni (es. di ospedali, orfanatrofi, conventi…)
    • 2) fornirgli documenti falsi
    • 3) aiutarlo a scappare
    • 4) adottarlo temporaneamente (il caso di molti bambini ebrei salvati da famiglie cattoliche)
  • 27.  
  • 28.
    • Sul viale alberato che nel Memoriale dello Yad Vashem a Gerusalemme conduce verso la Tenda della Rimembranza, ove arde la fiamma perenne in ricordo dei milioni di ebrei caduti vittime della Shoah, ci si accorge che ai piedi dei tronchi numerose piccole lapidi portano il nome di persone di tantissime e diverse nazionalità e religioni
  • 29.  
  • 30.
    • M. Giuseppina Lavizzari (1881 - 1947) è riconosciuta “Giusto tra le nazioni”, assegnatole dallo Yad Vashem l'11 novembre 2003 per avere offerto rifugio ad alcune donne ebree che poterono così salvarsi dalla persecuzione nazifascista al Monastero SS Trinità Benedettine del SS. Sacramento di Ghiffa (VB) di cui era Priora
  • 31.
    • Elizaveta Pilenko, poi Mat’ Maria, nacque nel 1891 e morì nel 1945 nella camera a gas di Ravensbrück. La sua fede ortodossa e la sua vocazione monastica costituiscono il fondamento per un’appassionata vita d’azione, dedita all’impegno sociale, consapevole del legame profondo tra Chiesa e Sinagoga
  • 32.
    • Tra i circa 22.000 Giusti tra le Nazioni censiti da Yad Vashem, il memoriale della Shoah di Gerusalemme, figurano settanta musulmani. Persone che – in nome di valori umani e identitari islamici - si presero la cura di salvare la vita ad alcuni ebrei durante la persecuzione nazi-fascista.
    • L’espressione “Chi salva una vita salva il mondo intero” appartiene sia al Talmud che al Corano.
  • 33.
    • Nei primi decenni del Novecento in Albania, a maggioranza musulmana, dopo l'ascesa al potere di Hitler arrivarono da 600 a 800 ebrei dalla Germania, Austria, Serbia, Jugoslavia e Grecia che da lì speravano di potersi imbarcare verso Israele o le Americhe. L'Albania li accolse e dopo l'occupazione nazista nel 1943 si rifiutò di consegnare le liste degli ebrei che vivevano nel paese. Varie agenzie governative fornirono a molti ebrei documenti falsi che consentirono loro di mescolarsi al resto della popolazione. L'antico codice d'onore, che secondo l'interpretazione degli albanesi scaturisce dalla fede musulmana, si mescolò all'onore nazionale e allo spirito d'umanità
  • 34.
    • ha diretto la Moschea di Parigi fra il 1920 e il 1954 e durante la seconda guerra mondiale ha voluto farne un rifugio per le persone ricercate. Ha fatto passare per musulmani molti ebrei, ha integrato bambini ebrei all'interno di famiglie musulmane, ha nascosto perseguitati nei sotterranei e nei meandri della Moschea, ha modificato le lapidi del cimitero musulmano per dare ad alcuni ebrei le identità di persone decedute. Quando i tedeschi bussavano alla sua porta, li conduceva nella sala delle preghiere e ribadiva che si trovavano in un luogo di culto. Secondo alcune fonti ha salvato 500 persone, secondo altre 1.500 .
  • 35.
    • FOSCO ANNONI militare in servizio presso il Quartier Generale italiano di Leopoli (Ucraina) salvò la vita a Klara Rosenfeld, impiegata come donna delle pulizie nella caserma italiana. Nel maggio del 1943, durante le azioni antiebraiche, Klara, rimasta senza la sua famiglia, decise di chiedere aiuto ai soldati italiani che la nascosero prima in una soffitta e poi in un magazzino della caserma. Quando nel 1943 il contingente italiano ebbe l’ordine di rientrare in patria, alcuni militari - fra cui un ufficiale, di cui non si sa il nome – non vollero abbandonarla, tenendola nascosta per due settimane. Successivamente fu portata, vestita da soldato italiano, alla stazione ferroviaria e nascosta dietro casse di munizioni. Arrivata in Italia, grazie all’indirizzo fornitole da Fosco, raggiunse la famiglia Annoni, a Parma, dalla quale fu trasferita, con una falsa identità, al convento di Traversatolo. Fosco Annoni è stato riconosciuto Giusto delle Nazioni il 18 marzo 1993.
  • 36. Furono circa 600.000 i militari italiani internati nei lager nazisti dopo l’8 settembre 1943
  • 37.
    • Molti diplomatici in tempo di guerra – grazie alla concessione di un visto – salvarono la vita di decine di migliaia di ebrei.
    • Fra costoro conosciuto tra questi giusti è quello di Raoul Wallemberg, svedese , durante la guerra si impegnò per aiutare gli ebrei ungheresi.
    • Wallemberg fu scelto dalla Svezia come rappresentante da inviare in Ungheria, per richiesta del Comitato americano per i rifugiati di guerra che voleva fare qualcosa. Arrivato a Budapest nel luglio 1944, durante la grande deportazione dell’ultima comunità ebraica, Wallemberg, protetto dallo status diplomatico riuscì a proteggere oltre 20.000 ebrei, anche con metodi non ortodossi. Corrompeva i nazisti per strappare ebrei alla deportazione e nasconderli in case protette dal governo svedese. A metà 1945 l’Armata Rossa arrivò in Ungheria e di Wallemberg si persero le tracce, anche se l’Urss dovette ammettere di averlo arrestato ed imprigionato. Il governo sovietico dichiarerà Wallemberg ufficialmente morto nel 1947, ma della sua sorte mancano tuttora le prove.
  • 38.
    • Sono 295 gli italiani celebrati a Yad Vashem. In realtà sono molti di più, e tanti devono ancora essere riconosciuti.
    • Non erano eroi, ma gente comune
    • Ma la Shoah non ha cancellato il ricordo dei «giusti», Liliana Segre, su Avvenire 22 agosto 2006
    I GIUSTI ITALIANI (HASSIDE HAUMOT )
  • 39.  
  • 40.
    • direttore del campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (CS) fu piuttosto un “eroe quotidiano” che nel silenzio e nel rispetto formale del suo ruolo istituzionale riuscì a mitigare la reclusione degli internati.
    • L’episodio che ha determinato l’allontanamento di Salvatore dal campo poco prima della sua liberazione da parte degli alleati inglesi rimane emblematico e affascinante: il direttore di un campo di concentramento per ebrei che viene alle mani con un milite fascista reo di aver ingiustamente dato un pugno a un internato ebreo!
  • 41.  
  • 42.
    • Ferramonti fu il più grande campo di concentramento per ebrei e stranieri non graditi costruito appositamente a seguito delle leggi razziali del 1938. vi soggiornarono oltre 3.000 internati, principalmente ebrei stranieri provenienti da varie parti dell’est Europa e dalla Germania. Il campo rimase in funzione poco più di tre anni: fu “inaugurato” il 20 giugno del 1940 e fu “liberato” dalla truppe inglesi la mattina del 14 settembre del 1943. L’aspetto esterno del campo ricordava quello dei campi di concentramento nazisti: era costituito da 92 capannoni situati in un perimetro di circa 160.000 metri quadri.
  • 43. Durante i lavori di costruzione dell’autostrada negli anni Sessanta, il poco che era sopravvissuto al saccheggio degli uomini ed all’incuria delle istituzioni fu  sventrato in più tronconi, tant’é che attualmente non rimane più nessuna delle 92 baracche, ma solo alcuni ruderi diroccati.
  • 44.
    • Considerata la sua natura di luogo di detenzione, con una struttura a baraccamenti e una recinzione fatta da una staccionata di legno sormontata da una linea di filo spinato, le condizioni di vita nel campo tuttavia rimasero sempre discrete e umane. Nessuno degli internati fu vittima di violenze o fu deportato in Germania. Per questa sua peculiare caratteristica, lo storico ebreo inglese Jonathan Steinberg ha definito il campo di Ferramonti come "il più grande kibbutz del continente europeo". In effetti gli unici deceduti di morte violenta all'interno del campo furono quattro vittime di un mitragliamento da parte di un caccia alleato che aveva scambiato il campo per una installazione militare (27 Agosto 1943). Gli internati potevano ricevere dall'esterno posta e cibo e, all'interno del campo, godettero sempre della libertà di organizzarsi eleggendo propri rappresentanti, di avere un'infermeria, una scuola, un asilo, una biblioteca, un teatro e una sinagoga .