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Io mi attivo obiettivi del millennio
 

Io mi attivo obiettivi del millennio

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    Io mi attivo obiettivi del millennio Io mi attivo obiettivi del millennio Presentation Transcript

    • Teatro Orfeo, IO MI ATTIVO Obiettivi del Millennio Cosa pensiamo noi!
    • Che cosa sono gli Obiettivi del Millennio
      • Vertice  del  Millennio  delle  Nazioni  Unite,  tenutosi  a  New  York  nel settembre
      • del 2000,  189  leaders  mondiali  hanno  stabilito  8  obiettivi  prioritari  nella  lotta alla  povertà.  Questi  obiettivi, espressi nella Dichiarazione del Millennio hanno preso il nome di Obiettivi del Millennio.  
      • Tali obiettivi non sono di per sé una novità in ambito ONU ma riprendono politiche internazionali degli anni  ’90.  La  vera  novità  degli  Obiettivi  del  Millennio  sta  nel  fatto  che  sono  stati  riorganizzati  in  maniera  sistematica,  fissando una scadenza  e degli indicatori di verifica intermedi. 
      • Tali  indicatori  sono molto utili per capire se le politiche messe in atto dai governi sono efficaci o poco incisive e danno la possibilità a chiunque  di verificare se si sta  progredendo e lavorando nel modo corretto. Gli indicatori danno inoltre la possibilità  al mondo delle Organizzazioni Internazionali e Non Governative di esercitare pressioni sui governi per fare in modo che vengano mantenute le promesse fatte . “Promettere non basta!” diventa quindi lo slogan degli  Obiettivi del Millennio: ci vogliono i fatti oltre le parole.  
      • Il proposito dei leaders Mondiali è di raggiungere tutti e 8 gli obiettivi entro il 2015.
      • Gli obiettivi nello specifico sono: 
      •  
      • 1. ELIMINARE LA POVERTÀ ESTREMA E LA FAME 
      • Dimezzare la percentuale di popolazione che vive con meno di 
      • un dollaro al giorno
      • Dimezzare la percentuale di popolazione che soffre la fame 
      •  
      • 2. GARANTIRE L’ISTRUZIONE PRIMARIA UNIVERSALE 
      • Raggiungere la diffusione globale dell’istruzione elementare a 
      • tutti i bambini e bambine del mondo 
      • 3. PROMUOVERE L’EGUAGLIANZA DI GENERE 
      • Eliminare la disparità dei sessi nell'insegnamento primario e
      • secondario preferibilmente per il 2005, e per tutti i livelli di
      • insegnamento entro il 2015
      •  
      •  
      •  
    • 4. RIDURRE LA MORTALITÀ INFANTILE  Ridurre di due terzi il tasso di mortalità infantile al di sottodei 5 anni di età 5. MIGLIORARE LA SALUTE MATERNA  Ridurre di tre quarti il tasso di mortalità materna    6. COMBATTERE L’HIV/AIDS, LA MALARIA E LE ALTRE MALATTIE  Arrestare e invertire la tendenza alla diffusione dell’HIV/AIDS,  della malaria e di  altre malattie    7. ASSICURARE LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE  Arrestare la distruzione delle risorse ambientali  Dimezzare la percentuale di persone che non hanno accesso all’acqua potabile Raggiungere, entro il 2020, un miglioramento nelle condizioni di vita di 100 milioni di persone che vivono nelle periferie urbane  
      • 8. SVILUPPARE UN PARTENARIATO GLOBALE 
      • PER LO SVILUPPO 
      • Mobilitare risorse finanziarie dai paesi “ricchi” ai paesi più bisognosi.
      • Intervenire con sostegni di cooperazione allo sviluppo, diminuendo il debito  estero, eliminando dazi sul commercio internazionale e attuando un trasferimento di tecnologie avanzate. 
      • I  Paesi  in  Via  di  Sviluppo  (PVS)  si  sono  impegnati  a  raggiungere  i  primi  7  Obiettivi.  I  Paesi  ricchi  si  sono impegnati a raggiungere l’Obiettivo 8 che stabilisce un “partenariato globale per lo sviluppo” e impegna gli stessi paesi a destinare lo 0,7% del loro PIL (Prodotto Interno Lordo) in Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) e a creare maggiori e migliori opportunità commerciali per i Paesi in Via di Sviluppo. 
      •  
      • Vediamo per esempio….
      • L’OBIETTIVO 1:   DIMEZZARE LA POVERTA’             
      •  
      • Lo sai che nel nostro mondo oggi: 
      • un terzo dei morti è dovuto a cause collegate alla povertà.Significa 50.000 persone al giorno e 18 milioni di persone all’anno. 
      • Totale 270 milioni di persone dal 1990, per lo più donne e bambini, approssimativamente un numero uguale alla popolazione degli USA (fonte: Reality of Aid 2004). 
      • Ogni giorno più di 10 milioni di bambini muoiono di fame o di malattie che si possono prevenire e curare. 
      • Sono più di 30.000 al giorno e uno ogni tre secondi   
      • (fonte 80 million lives, 2003/ Pane per il Mondo/ UNICEF/World Health Organization) 
      •  
      •  
      • Il primo degli otto obiettivi del millennio si propone di:  
      •  
      • Dimezzare,  fra  il  1990  e  il  2015,  la  percentuale  di  persone  il  cui
      • reddito  è  inferiore  ad  1  $ al giorno.
      • Nel 1990 vivevano in povertà estrema più di 1 miliardo e 200 milioni
      • di persone, il 28 per cento della popolazione dei paesi in via di
      • sviluppo.
      • Erano i più poveri dei poveri e combattevano per sopravvivere con
      • meno di 1 dollaro al giorno.
      • L’obiettivo del primo Milennium Development Goal è dimezzare la
      • quantità di persone che soffrono la fame entro il 2015.
      •  
      • Raggiungere un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso
      • per tutti, inclusi donne e giovani.
      •  
      • Dimezzare, fra il 1990 e il 2015, la percentuale di persone che soffra
      • la fame.
      • Se puntiamo il nostro sguardo al Primo Obiettivo del
      • Millennio, possiamo fare un bilancio circa gli
      • sviluppi dopo i primi dieci anni…
      •  
      • Ad oggi circa 862 milioni di persone soffrono la fame (stime
      • FAO,2009).
      • Erano 824 milioni nel 1992 e 820milioni nel 2002.
      • Circa 1/5 della popolazione mondiale oggi vive ancora con
      • meno di un dollaro al giorno: si tratta di 1,4 miliardi persone che vivono in condizioni di estrema povertà (con meno di 1,25 dollari al giorno), di cui un miliardo vive nelle zone rurali (Fonte IFAD 2011).
      • Dal 1990 ad oggi si sono registrati risultati senza precedenti nella lotta contro la povertà (soprattutto nell’area Asiatica) ma si deve tener conto di come ci siano ritardi inaccettabili nel raggiungimento di alcuni degli obiettivi intermedi fissati, soprattutto in alcune regioni del mondo come l’Africa Sub- Sahariana.
    • Fonte: GCAP
    • Fonte: World Bank
      • OBIETTIVO 8: SVILUPPARE UN PARTENARIATO GLOBALE
      • Se i Paesi in via di Sviluppo stanno cercando di raggiungere i primi 7 obiettivi, grazie ad un impegno concreto in termini di risorse e politiche per lottare contro le malattie e virus come l’AIDS o per assicurare l’accesso all’istruzione e ai servizi o per ridurre i tassi di mortalità infantile e materna, non si può dire che i Paesi Industrializzati si siano fin ora impegnati nell’ottavo obiettivo allo stesso modo.
      • Alla conferenza di Monterrey del 2002 si è calcolato che per raggiungere tutti e 8 gli obiettivi bastava che ogni Paese Industrializzato donasse lo 0,5% del proprio Prodotto Interno Lordo (PIL) ai Paesi in Via di Sviluppo.
      • Nel settembre del 2000 i Leaders dei paesi più industrializzati si sono impegnati entro il 2015 ad investire nella cooperazione per lo sviluppo addirittura lo 0,7% del proprio PIL. Nel 2005 i governi della UE si sono impegnati a raggiungere l’obiettivo collettivo per l’APS) dello 0,56% del PIL entro il 2010 e lo 0,7% entro il 2015. Secondo l’OCSE/DAC, i Paesi OCSE nel 2010 erogheranno in aiuti solo 107 miliardi di dollari contro i 130 promessi nel 2005 (a parità di cambio rispetto al 2004).
      • La realtà però ci dice che tali Paesi sono ancora indietro nel mantenere le promesse e gli obblighi presi dinnanzi alla Comunità internazionale in nome dei loro cittadini.
      • Questi ritardi, uniti alla crisi economica e finanziaria, alimentare e ambientale che stiamo vivendo rischiano di compromettere i risultati fino ad oggi raggiunti e rappresentano una seria minaccia per i Paesi in Via di Sviluppo.
    • Si calcola che negli ultimi 2 anni più di 60 milioni di persone siano già ricadute nella trappola della povertà estrema e secondo la Banca Mondiale, dal 2010 al 2050, serviranno tra i 75 e i 100 miliardi di dollari all’anno in più rispetto agli impegni già presi per sconfiggere la povertà, per garantire un adeguato e sostenibile adattamento ai cambiamenti climatici. L’Italia, purtroppo, è tra i Paesi ricchi meno virtuosi, uno di quelli che meno stanno tenendo fede agli impegni presi per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio. Solo due esempi: l’Italia si è impegnata a destinare lo 0,7% del proprio Prodotto Interno Lordo (PIL) all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) entro il 2015. Secondo gli obiettivi intermedi fissati dovremmo aver già superato lo 0,51% e invece secondo stime basate sui dati oggi a disposizione è attualmente allo 0,19%. Con soli cinque anni a disposizione prima del 2015, abbiamo bisogno di un’inversione di rotta.
    •  
      • A CHE PUNTO SIAMO OGGI?
      • Lo scorso settembre 2010, dal 20 al 22, si è tenuto il Vertice dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sugli Obiettivi del Millennio. Tutti i Capi di Stato e di governo si sono riuniti per discutere un piano d’azione per i prossimi cinque anni. Dopo dieci anni dalla firma della Dichiarazione sono stati compiuti miglioramenti concreti in alcuni paesi ma nell’insieme non si è ancora arrivati al risultato sperato.
      • Come conseguenza di queste mancanze, peggiorate dagli effetti della crisi alimentare, climatica, energetica ed economica, i miglioramenti della vita dei più poveri avvengono ad un passo ancora inaccettabile. In alcuni paesi, i risultati ottenuti con tanto sforzo stanno addirittura facendo passi indietro. A questo ritmo, alcuni degli otto Obiettivi potrebbero non essere raggiunti in alcuni paesi del mondo. Quelli più a rischio sono i Paesi Meno Sviluppati, quelli senza sbocchi sul mare ed i piccoli stati insulari in Via di Sviluppo. Da questo Vertice ne è uscito un documento (A/65/L.1) dal titolo “Mantenendo le promesse: uniti per raggiungere gli obiettivi del millennio” dal quale possiamo estrapolare alcuni punti positivi e alcuni aspetti su cui lavorare ancora….
      • Tra le positività si notano (rispetto all’ultimo summit del 2005) progressi :
      • • nel combattere la povertà estrema
      • • nel migliorare l’avviamento scolastico dei bambini
      • • nel migliorare l’assistenza sanitaria per i bambini
      • • nel ridurre i tassi di mortalità infantile
      • • nell’espandere l’accesso libero all’acqua potabile
      • • nella prevenzione a malattie quali HIV/AIDS
      • • nel controllo di malattie quali malaria e tubercolosi
      • Nonostante queste positività si nota come:
      • • negli ultimi 2 anni (2007‐2009) in alcune aree geografiche la fame e la
      • Malnutrizione sono tornate a crescere (es. Africa Sub‐sahariana)
      • • c’è una grossa difficoltà nello sviluppare politiche di prevenzione sulla
      • mortalità Materna
      • • c’è una media difficoltà nel raggiungere realmente situazioni di parità di genere
      • con Politiche efficaci
      • • si riconosce il ruolo fondamentale dell’Obiettivo n°8 (sviluppare unpartenariato
      • globale) che può dare il contributo fondamentale per raggiungere gli altri sette
      • Obiettivi
      • • serve una più forte partecipazione orientata ai Diritti Umani che implementi gli
      • Obiettivi del Millennio a livello Nazionale e Internazionale
    • Vertice di New York, 20-22 settembre 2010 MDG Review Summit
      • I paesi poveri si sono impegnati a raggiungere i primi 7 Obiettivi , promuovendo riforme a livello nazionale che mettano al centro la lotta contro la povertà e il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, realizzando strategie politiche che incentivino l’attivazione di servizi di base accessibili ai più poveri, migliorando la governance ed eliminando la corruzione.
      • I paesi ricchi si sono impegnati a:
      • incrementare l’APS - sino a raggiungere lo 0,7 del PIL;
      • migliorare la qualità degli aiuti, almeno allineandosi con le raccomandazioni e i principi stabiliti nella Dichiarazione di Parigi (2005) eliminando ad esempio distorsioni quali l’aiuto legato che favorisce le imprese del paese donatore anziché aiutare a far crescere le strutture locali;
      • promuovere la cancellazione del debito;
      • giocare un ruolo di leadership per la realizzazione di nuove regole del commercio internazionale più eque, fondate su principi di giustizia e sostegno alle economie dei paesi più poveri.
      Ricapitolando chi fa cosa….
    • RISULTATI DEL VERTICE
      • PROMESSE
      • Proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie , rilanciata all’inizio del Summit dal premier francese Sarkozy (Il 12 novembre prossimo la Francia assumerà la presidenza del G20 e il primo gennaio anche quella del G8 ), immediatamente appoggiato dal premier spagnolo Zapatero . Una proposta che ha ripreso e ridato slancio alle richieste sulle quali la società civile di tutto il mondo insiste da 10 anni.
      • Tassando dello 0,05% ogni compravendita di titoli e di strumenti finanziari, si potrebbe registrare un gettito di 655 miliardi di dollari all’anno.
      • Grande iniziativa dell’ONU per la salute materno-infantile: 40 miliardi di dollari in 5 anni per salvare 16 milioni di vite.
      • I CONTI NON TORNANO
      • 50 miliardi all’anno per la lotta alla povertà dal G8 di Gleneagles del 2005;
      • 22 miliardi dell’iniziativa sulla Sicurezza Alimentare dal G8 de L’Aquila del 2009.
      • Impegni non ancora mantenuti
    • Il profilo dell’Italia
      • Berlusconi era l’unico tra i Capi di Stato e di Governo non presente a New York (c’era Frattini);
      • L’Italia non finanzia da due anni il Fondo Globale per la Lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria , nonostante ne sia stata tra i promotori: alla fine del 2009, grazie al Fondo, 2,5 milioni di persone erano in terapia anti-retrovirale, 6 milioni di persone hanno ricevuto un trattamento antitubercolosi e sono stati distribuiti 104 milioni di zanzariere impregnate con insetticida, per la prevenzione antimalarica.
      • Nel corso dell’ultimo G8, il Governo italiano si è impegnato a contribuire alla Muskoka Initiative sulla salute materno-infantile varata dalla Presidenza canadese ma, unico tra i donatori, non ha mai annunciato pubblicamente l’ammontare dell’impegno quantitativo assunto e al Summit di New York si è addirittura chiamata fuori dal gruppo dei paesi donatori per la salute materno infantile .
      • Da sottolineare in modo positivo l’iniziativa condotta dal nostro Paese assieme all’Egitto per arrivare a una risoluzione ONU contro le mutilazioni genitali femminili , che ha visto l’appoggio di un gruppo consistente di Paesi africani.
      • Più soldi in armi e meno in salute e sviluppo
      • La spesa annuale per la lotta all’Hiv/Aids, una malattia che miete 3 milioni di vite all’anno, equivale alla spesa di 3 giorni in armamenti.
      • Ogni anno, il mondo spende 1 trilione di dollari in difesa, circa 325 miliardi in agricoltura e solo 60 miliardi in aiuti allo sviluppo.
      • L’Italia nel 2009 si colloca al decimo posto con 37 miliardi $ di spesa in armamenti (dati SIPRI).
      • Per ogni dollaro speso in cooperazione allo sviluppo, 10 dollari sono spesi per armamenti .
      I paradossi della politica globale (Fonte: GCAP)
      • Agricoltura: mantenere le promesse del vertice FAO
      • 2008
      • I prezzi mondiali dei cereali sono aumentati del 71% rispetto al 2005.
      • I paesi ricchi forniscono più di 95,8 miliardi di euro in sussidi diretti ai loro agricoltori, ma i paesi del G8 hanno stanziato meno di 1/5 dei 15,3 miliardi di euro promessi.
      • Investire nell’agricoltura gestita dai piccoli agricoltori del Sud del mondo e proteggere i più vulnerabili dalla fame, passando subito dai 3.9 miliardi di dollari stanziati nel 2006 a 30 miliardi di dollari all’anno.
      • Cambiamenti climatici: una minaccia per 375 milioni di
      • persone
      • Si stima un aumento di 133 milioni di persone in più, fra 6 anni, colpite da catastrofi naturali causate dal riscaldamento globale.
      • Nel 2015 potrebbero essere 375 milioni le persone colpite ogni anno da calamità legate ai cambiamenti climatici, un aumento del 50% rispetto agli attuali 250 milioni.
    • DEBITO PVS
    • Le ONG chiedono al Governo italiano di:
      •  
      • • Produrre un piano per il riallineamento quantitativo dell’APS italiano, che preveda risorse in entrata vincolate alla cooperazione allo sviluppo;
      • • Impegnarsi a valutare annualmente la messa in opera di tutte le azioni previste dalle nuove linee guida di genere;
      • • Migliorare la trasparenza dell’aiuto, pubblicando on-line tutti i documenti di cooperazione allo sviluppo, inclusi gli accordi bilaterali;
      • • Aumentare la percentuale di APS destinata alle ONG, riallineandosi alla media degli altri donatori;
      • • Rendere obbligatorie le consultazioni con la società civile dei PVS;
      • • Avanzare nello slegamento dell’aiuto, specialmente per i prestiti concessionali e per l’aiuto alimentare.
    • La Cooperazione allo sviluppo di inizio millennio: nuove relazioni internazionali tra donatori e paesi beneficiari nel quadro della “Dichiarazione di Parigi sull’efficacia degli aiuti”
      • Oltre cento tra donatori, Istituzioni Finanziarie Internazionali (IFI) e Paesi in Via di Sviluppo (PVS) hanno firmato, il 2 marzo 2005, la « Paris Declaration on Aid Effectiveness ».
      • Il documento definisce alcuni principi relativi alle modalità con cui contribuire al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile in modo più efficace ed efficiente rispetto al passato ma, soprattutto, con un nuovo spirito di collaborazione tra i vari stakeholders.
      • I ministri OECD si sono formalmente impegnati a portare avanti gli obiettivi fissati dai cosiddetti “Millenium Development Goals - MDG”
    • Solamente « piú aiuto » potrebbe non bastare. Serve un « migliore aiuto ».
      • Alla base della « Dichiarazione di Parigi » troviamo il convincimento che non si riduce la povertà senza miglioramenti nella qualità degli aiuti internazionali.
      • La novitá é che, per la prima volta, abbiamo un documento che raggruppa - in un’ottica rivolta al miglioramento dei processi decisionali ed attuattivi - tanto i paesi donatori e le IFIs quanto i paesi beneficiari.
      • La Dichiarazione di Parigi non si limita ad una generica dichiarazione di principi, ma identifica svariati impegni che si organizzano attorno a cinque principi chiave :
      • « Ownership »: i paesi in via di sviluppo sono chiamati ad esercitare un’efficace leadership sulle loro politiche di sviluppo, strategia e coordinamento. I paesi donatori sono responsabili per il rispetto delle “politiche di sviluppo” dei paesi beneficiari dell’aiuto, e per il rinforzo delle capacità istituzionali dei vari paesi in modo da permetter la messa in atto delle loro politiche.
      • « Alignment » : i donatori e le IFIs dovranno basare il loro supporto sulle strategie di sviluppo messe a punto dai Paesi beneficiari dell’assistenza.
      • « Armonizzazione » : i donatori e le IFIs devono armonizzare le loro iniziative e ridurre al minimo il peso della burocrazia, specie per quei PVS non aventi ancora sviluppato adeguate capacita amministrative.
      • « Gestire per ottenere» : E’ necessario una gestione comune degli aiuti e questa gestione deve puntare sempre ai risultati attesi. Diventa fondamentale lo sviluppo di adeguati meccanismi di valutazione in corso d’opera in relazione agli indicatori identificati dalle azioni incluse nelle varie “strategie paese”.
      • « Accountability»: donatori, IFIs e beneficiari si impegnano mutualmente a riternersi accountable per la messa in atto dei punti precedenti, in accordo con quella che OECD definisce come la “piramide dell’aiuto efficace”.
    • La piramide dell’aiuto efficace
      • Una recente indagine del “DAC Working Party on Aid Effectiveness” ha mostrato come donatori e le IFIs cerchino sempre piú di coordinare i loro interventi di aiuto con le varie Poverty Reduction Strategy Papers.
      • … e con la consapevolezza dell’importanza di sviluppare adeguate istituzioni.
      • Al di lá degli indicatori formulati a margine della «Dichiarazione di Parigi», occorre focalizzare l’attenzione sullo sviluppo di programmi di Institutional building . Che supportino, in parallelo, l’attuazione e la gestione dei programmi d’aiuto definiti dalla varie PRS.
      • In un nuovo contesto di crescita del flusso di aiuti, si pone come necessità, specie nei cosiddetti « failing states », di vegliare affinché i fondi vengano canalizzati attraverso mezzi efficienti ed efficaci. Aumenti considerevoli nel flusso di aiuti devono implicare un’attenzione specifica alla lotta contro la corruzione.
      • I Governi OECD hanno la responsabilità di mettere in atto un’azione concertata contro la corruzione. Occorrerà sviluppare, nei Paesi beneficiari, appropriati meccanismi di “better governance”, “accountability” (attraverso la messa in atto di sistemi di audit e valutazione sottomessi ad un attento scrutinio parlamentare) unitamente al rinforzo delle capacità di gestione finanziaria.
      • Solo a queste condizioni, l’aiuto internazionale potrá contribuire efficacemente al conseguimento degli Obiettivi del Millennio.
      • Diamo inizio alle considerazioni e alle riflessioni…
      Grazie per l’attenzione…