Your SlideShare is downloading. ×
Psicologia Emozioni 1 Esonero
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×

Thanks for flagging this SlideShare!

Oops! An error has occurred.

×

Saving this for later?

Get the SlideShare app to save on your phone or tablet. Read anywhere, anytime - even offline.

Text the download link to your phone

Standard text messaging rates apply

Psicologia Emozioni 1 Esonero

10,643
views

Published on

Published in: Education

0 Comments
2 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

No Downloads
Views
Total Views
10,643
On Slideshare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
3
Actions
Shares
0
Downloads
157
Comments
0
Likes
2
Embeds 0
No embeds

Report content
Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
No notes for slide

Transcript

  • 1. Appunti di psicologia delle emozioni e della comunicazione. I miei appunti dalla prima lezione fino alla lezione del 25 marzo 2010.
  • 2. L'educatore. (1)
    • È una persona che lavora in sistemi già presenti, come la famiglia, la classe, facendo progetti terapeutici volti a favorire uno sviluppo più equilibrato della personalità e dell'autonomia personale.
    • 3. Programma gestisce e verifica interventi educativi mirati al recupero e allo sviluppo di persone disagiate. Importante è che la verifica segua l'ottica della ricerca e che non si categorizzi la persona senza prendere in considerazione le diverse problematiche e i contesti.
    • 4. È riconosciuto attraverso il contesto in cui opera.
    • 5. Opera anche sul contesto in cui l'utente è inserito, reinserimento nella comunità.
    • 6. Lavora in équipe multidisciplinari.
    • 7. Realizza progetti educativi che hanno lo scopo di promuovere la formazione e l'integrazione e poi lo sviluppo e la partecipazione.
  • 8. L'educatore. (2)
    • Si differenzia dalle altre figure perché passa del tempo quotidiano con l'utente, si deve perciò andare oltre la teoria appresa.
    • 9. Spesso ha il ruolo di termometro emotivo poiché le persone con cui ha a che fare non sanno riconoscere le emozioni e non hanno questo mezzo di conoscenza del mondo.
    • 10. È un contesto che veicola le emozioni sia positive che negative promuovendo l'apertura al mondo esterno.
  • 11. Le emozioni.
    • L'emozione si esprime con suoni, con reazioni fisiologiche e reazioni comportamentali che possono essere contrastanti in soggetti diversi.
    • 12. Si ha un riferimento maggiormente filosofico poiché sono considerate degli aspetti idiosincratico, ovvero l'esperienza più individuale che un uomo può fare.
    • 13. La sfera emotiva e quella razionale non sono scindibili.
    • 14. Le emozioni si differenziano anche dagli affetti poiché esse sono aspetti che non possiamo controllare.
    • 15. Se intercorre un minimo lasso di tempo dall'evento all'espressione questo denota la non veridicità dell'emozione allo stesso modo se l'espressione perdura nel tempo. Essa ha un apice e un rapido decadimento.
  • 16. La paura.
    • È un emozione molto antica riscontrabile anche in animali inferiori.
    • 17. A questa famiglia fanno parte diverse emozioni che si differenziano a partire dalla durata a cui poi segue un ristabilirsi fisiologico.
    • 18. È un emozione diversa dalla fobia che è una paura senza oggetto, ovvero un pericolo potenziale fantasmatico ovvero creato da noi stessi.
  • 19. Darwin. (1)
    • Teoria evolutiva: alcune caratteristiche vengono mantenute nella prole perché esse rispondono più o meno bene per la sopravvivenza di un determinato essere nell'ambiente in continuo cambiamento.
    • 20. Non solo le caratteristiche somatiche aumentano la sopravvivenza ma anche quelle comportamentali, dunque anche le emozioni.
    • 21. Prova l'innatismo delle espressioni facciali osservando: i bambini piccoli, i malati di mente, le arti figurative, gli animali e facendo studi di fisiognomica (materiale iconografico sulle emozioni) e sulle diverse razze.
  • 22. Darwin. (2) Elabora 3 principi:
    • Principio delle attitudini associate: ad un determinato stimolo risponderà sempre un determinato comportamento.
    • 23. Principio dell'antitesi: il corpo risponde in modo opposto sulla base della natura dell'evento (felicità vs tristezza).
    • 24. Principio dell'azione diretta dal sistema nervoso: l'evento scaturisce uno stimolo che attiverà un circuito nervoso predefinito, stimolo-riflesso, quindi sempre un processo innato.
    La paura per Darwin:
    • Qualcosa di innato, automatico ed incontrollabile, universale e che pone l'organismo in stato di allerta.
    • 25. Si possono osservare comportamenti di fuga, espressioni specifiche, modificazioni fisiologiche specifiche e ha la funzione adattativa di mantenere in vita l'individuo.
  • 26. James.
    • Scrive il primo trattato di psicologia.
    • 27. L'uomo funziona su 3 livelli: l'arcoriflesso, gli istinti e i processi mentali.
    • 28. L'individuo per sviluppare la mente ha bisogno tanto di un patrimonio genetico quanto di un ambiente relazionale favorevole. Continuità quindi tra aspetti biologici e ambientali.
    • 29. L'emozione è una percezione cosciente che avviene dentro il soggetto a seguito di uno stimolo esterno.
    • 30. L'emozione è il susseguirsi di modificazioni fisiologiche, espressioni e comportamenti.
    • 31. Un bambino nasce già con una predisposizione verso alcune emozioni rispetto ad altre (connessioni neuronali che lungo lo sviluppo decadono).
  • 32. Sorpresa.
    • Emozioni primaria che è uguale da cultura a cultura.
    • 33. Si esprime con un suono vocale preferenzialmente un “o”, cade la mandibola, si vede maggiormente la sclera sopra l'iride, le sopracciglia si alzano e si ha un tono muscolare più rilassato.
    • 34. Nei bambini le espressioni di sorpresa sono molto simili a quelle di trasalimento, una sorpresa è vista come un qualcosa di negativo.
    • 35. Lo spalancare gli occhi deriva dalla funzione di vedere meglio anche se nell'uomo si è persa la funzione adattativa.
  • 36. Watson.
    • Egli individua 3 parti per indagare le emozioni: dolore – paura – amore. Queste 3 emozioni di base si combinano per poi formare le emozioni più complesse.
    • 37. Attraverso gli esperimenti di Pavlov egli arriva a sostenere che ad ogni stimolo corrisponde un emozione tra dolore – paura – amore.
    • 38. Legato al pensiero comportamentista.
  • 39. Tomkins. (1)
    • Egli parla di affetto facendo così riferimento alla filosofia che sosteneva che le emozioni sono conseguenze involontarie e incontrollate.
    • 40. Affetto inteso come amplificatore delle pulsioni. Il corpo deve tenere uno stato di equilibrio (omeostasi) e per fare ciò esso ha degli stati di bisogno che lo spingono ad agire per soddisfarli, ovvero le pulsioni. L'affetto infine permette di avere comportamenti motivazionali ed adattativi.
    • 41. Gli affetti hanno 8 schemi di risposta in aree sottocorticali, ad ogni stimolo corrisponde un emozione.
  • 42. Tomkins. (2) Interesse. Sorpresa. Gioia. Angoscia. Paura. Vergogna. Disgusto. Rabbia. Le emozioni sono schemi discreti e non continui, perché ognuna di esse è diversa dall'altra. A partire dalle emozioni di base si da vita alle emozioni secondarie. La vergogna da molti è considerata secondaria, perché si tratta di avere paura del giudizio degli altri, invece per molti l'interesse non è un emozione ma più un aspetto intellettuale. Questi 8 schemi innati vengono attivati dallo stimolo che va a cercare autonomamente nelle aree sottocorticali la sua risposta, visione diversa da quella di James che dava importanza sia allo stimolo che alla risposta.
  • 43. Tomkins. (3)
    • Gli stimoli aumentano la densità di stimolazione nervosa ovvero alcuni eventi hanno la capacità di aumentare o diminuire la stimolazione nervosa.
    • 44. Stimoli che aumentano l'intensità della stimolazione nervosa: trasalimento, paura.
    • 45. Stimoli che mantengono l'intensità della stimolazione nervosa: rabbia, tristezza.
    • 46. Stimoli che diminuiscono l'intensità della stimolazione nervosa: gioia.
    • 47. Ogni stimolo ha poi una sua durata nel tempo dal più breve (trasalimento) al più lungo (gioia) e al costante (rabbia).
  • 48. Izard. (1)
    • Conduce degli studi sulle espressioni facciali dei bambini molto piccoli riprendendole in situazioni differenti.
    • 49. Il sistema emozionale è uno dei 6 sistemi che costituiscono la personalità dell'individuo:
          • Omeostatico: regola automaticamente i bisogni più arcaici dell'ipotalamo, per esempio gli appetiti sessuali o ciò che riguarda gli ormoni;
          • 50. Pulsionale: regola gli impulsi del corpo e dei tessuti;
          • 51. Emozionale: amplifica e guida i bisogni;
          • 52. Percettivo: da significato al mondo esterno;
          • 53. Cognitivo: elabora le informazioni-piani, interni ed esterni;
          • 54. Motorio: crea sequenze comportamentali per muoversi nell'ambiente.
    • Ritiene prioritario l'adattamento al proprio ambiente sia fisico che sociale.
  • 55. Izard. (2)
    • Il processo emozionale si innesca in reazione a determinati eventi. Le risposte emozionali con la crescita diventano sempre più complesse e si evolvono.
    • 56. Correlati cognitivi = associazione degli eventi a reazioni emozionali, essi variano con l'età, l'esperienza e le situazioni.
    • 57. Tutta la vita emozionale si basa su 10 emozioni primarie discrete che non si modificano nel tempo.
    Interesse. Sorpresa. Gioia. Disagio (distress) Paura. Vergogna. Disgusto. Rabbia. Disprezzo. Colpa. Se una persona è ben integrata allora proverà tutta la gamma di emozioni. Le emozioni sono razionali e preparano il corpo alla reazione giusta. Teoria differenziale delle emozioni. Il bambino è dotato di schemi di insorgenza che fanno apparire le emozioni quando esso ne ha bisogno
  • 58. Izard. (3) Evoluzione ontogenetica delle emozioni:
    • Periodo sensorio-affettivo (1-2 mesi): si ha il trasalimento come precursore della sorpresa, il sorriso endogeno che esprime un benessere fisico, manifestazione di interesse e attraverso il volto esprimono distress, ovvero una sorta di tristezza. Queste sono emozioni più arcaiche poiché si basano su propercezioni, ovvero percezioni che provengono dall'interno del corpo.
    • 59. Periodo percettivo-affettivo (3-8 mesi): si può parlare di gioia perché il sorriso acquista valore sociale, sorriso relazionale e di scambio. Sorpresa e rabbia perché il bambino si scontra con le difficoltà dell'ambiente. Compare anche il disprezzo a seguito di disaccordo con qualcosa.
    • 60. Periodo cognitivo-affettivo (dai 9 mesi): compaiono quelle emozioni che potrebbero essere considerate secondarie come vergogna, timidezza, paura e colpa.
  • 61. Izard. (4)
    • Le emozioni sono la principale forza attorno alla quale si organizzano il pensiero e l'azione umana.
    • 62. Se le emozioni non fossero reazioni stabili non si potrebbero comunicare gli stati interni e non si potrebbe neanche capire l'altro a livello empatico poiché si sarebbe costretti ad analizzare continuamente gli stimoli.
    • 63. Esistono strutture cognitivo-affettive predisposte geneticamente che però si arricchiscono con l'esperienza.
    • 64. Si può dire che le strutture affettivo-cognitive di ciascuna emozioni sono i mattoncini su cui si fonda la personalità.
  • 65. Ekman. (1)
    • Lavorando in un ospedale psichiatrico nasce il suo interesse per le espressioni facciali.
    • 66. Scopre che le espressioni facciali trasmettono più emozioni rispetto all'espressione corporea.
    • 67. Ricerca trans-culturale con immagini di espressioni facciali, espressioni più riconoscibili: gioia, tristezza, paura, disgusto, sorpresa e rabbia.
    • 68. Gli vengono mosse delle critiche a cui lui cerca di porre rimedio.
    • 69. Formula la teoria neuro-culturale , ovvero secondo lui le emozioni primarie si fondano su 2 fattori, uno di natura neuronale ovvero gli aspetti innati e universali delle emozioni, e l'altro di natura culturale ovvero la modificabilità delle risposte emozionali dovuta alla variabilità culturale.
  • 70. Ekman. (2)
    • Natura neuronale delle emozioni:
    Parla di famiglie di emozioni perché anche se le emozioni sono discrete alcune si assomigliano sotto alcuni aspetti, con sfumature diverse ma con stesse risposte innate neuronali. Le emozioni sono dunque discrete, innate e universali. Esistono 9 caratteristiche che distinguono le emozioni primarie: - Segnali espressivi distinti e universali; - Presenza in altri primati; - Distinta Fisiologia (attività del sistema nervoso autonomo e periferico volontario); - Antecedenti situazionali distinti e universali - Coerenza tra i vari aspetti della risposta emozionale - Rapida insorgenza - Breve durata - Valutazione cognitiva automatica - Occorrenza spontanea
  • 71. Ekman. (3)
    • Natura culturale delle emozioni:
    Noi siamo in grado di modulare le nostre espressioni attraverso 4 display rules: - Mascheramento (fare un espressioni diversa da quella che si vorrebbe fare); - Intensificazione (esibire maggiore intensità di quella che verrebbe spontaneamente); - Deintensificazione; - Neutralizzazione (anche definita Poker face, dove non si esibisce nessuna espressione).
  • 72. Plutchik. (1)
    • Modello psicoevoluzionistico.
    • 73. Studioso che non si occupa delle espressioni facciali ma di linguaggio.
    • 74. Parte da 5 postulati:
    • 75. 1. Le emozioni sono meccanismi comunicativi e di sopravvivenza fondati su adattamenti evolutivi , la funzione principale delle emozioni è comunicativa. Le emozioni sono reazioni appropriate a situazioni di emergenza per aumentare la probabilità di sopravvivenza (funziona adattativa). La reazione emozionale è in grado di modificare l'ambiente circostante in quanto sono segnali di intenzioni future.
    • 76. 2. Le emozioni hanno una base genetica , egli si basa sia su studi di Darwin che di Ekman. Sono presenti delle emozioni anche nei lattanti dunque esse non sono apprese nel corso dell'evoluzione ontogenetica. Utile anche l'osservazione dei ciechi congeniti e di razze e gruppi di persone molto diverse.
  • 77. Plutchik. (2)
      3. Le emozioni sono costrutti ipotetici (o inferenze) basati su varie classi di prova (dati) . È difficile definire su base oggettiva che cos'è un emozione, è ipotetico poiché non vi è un rapporto di causalità lineare e diretto. L'emozione è quindi qualcosa che avviene in modo involontario. Le classi di prova sono: - condizione stimolo : uno stimolo sempre uguale che porta a risposte sempre uguali, una classe di reazioni che rimanda a un costrutto ipotetico. - comportamento di un organismo in varie situazioni : si reagisce tutti più o meno allo stesso modo ad un certo stimolo. - comportamento della specie. - reazione dei pari a quel comportamento : si segue il comportamento del capobranco. - effetto del comportamento di un individuo su altri individui : ci comportiamo in base anche agli stimoli che ci offrono gli altri.
  • 78. Plutchik. (3)
      4. Le emozioni sono catene complesse di eventi con circuiti di feedback stabilizzanti che producono qualche tipo di omeostasi comportamentali . Le emozioni sono diverse dagli istinti perché più complesse, hanno funzione comunicativa e non solo protettiva. Catena complessa di eventi: - evento stimolo, che produrrà modificazioni; - gli eventi sono valutati in modo involontario in funzione del benessere; - la valutazione produce sensazioni e pattern di modificazioni fisiologiche, si avvertono sensazioni fisiche ben distinte e conosciute; - le modificazioni fisiologiche sono reazioni anticipatorie associate ad impulsi; - la forza degli impulsi conduce ad azioni manifeste; - l'azione manifesta ha effetto sull'evento stimolo.
  • 79. Plutchik. (4)
      5. La relazione fra emozioni si può rappresentare con un modello strutturale tridimensionale (a cono rovesciato). Le emozioni di base discrete sono 8, tra di esse vi è una relazione reciproca e una relazione di antitesi (opposizione polare). Le emozioni possono essere esperite a diversi livelli di intensità. Ogni emozione ha un derivato specifico rispetto a diversi ambiti: evento stimolo, cognizione inferita, linguaggio soggettivo, linguaggio comportamentale, linguaggio funzionale, linguaggio dei tratti, linguaggio diagnostico, linguaggio delle difese dell'Io, e linguaggio degli stili di coping.
    • L'emozioni in quest'ottica ha la funzione di adattarci all'ambiente in cui ci troviamo.
    • 80. Quando vi è un evento stimolo si è coscienti che sta succedendo qualcosa ma è possibile che non si è coscienti dei vari passaggi dall'evento stimolo all'effetto.
  • 81. La prospettiva cognitivista.
    • Teorie attivazionali cognitiviste:
    Nelle emozioni hanno stessa importanze sia le attivazioni fisiologiche che i processi cognitivi. Solo dopo aver usato il pensiero si può dire di essersi emozionati.
    • Teorie dell'appraisal:
    C'è emozione se si valuta cognitivamente l'evento, prima si tratta solamente di piacere o dispiacere. I processi cognitivi solo la causa dell'emozione.
  • 82. Teorie attivazionali cognitiviste. (1)
    • Teoria bifattoriale di Schachter e Signer:
    • 83. I cambiamenti fisiologici comportano una valutazione sia fisiologica che cognitiva, queste permettono di dire se c'è emozione oppure no. Se i cambiamenti fisici sono attribuibili ad altre spiegazioni che non c'entrano con lo stato emotivo, non vi sarà emozione allo stesso modo non vi è emozione se non vi è un cambiamento fisiologico.
    • 84. Teoria dell'interruzione di Pribram:
    • 85. Noi ci muoviamo sempre seguendo delle mete che ci prefiggiamo per sopperire ai bisogni, l'emozione è qualcosa che ostacola il raggiungimento della nostra meta e che cattura la nostra attenzione focalizzandola su altro. L'emozione dunque arriva in maniera involontaria ed è qualcosa che interrompe il naturale evolvere della vita. Questa teoria tuttavia non spiega l'insorgenza di emozioni positive.
  • 86. Teorie attivazionali cognitiviste. (2)
    • Teoria dell'interruzione di Mandler:
    • 87. L'emozione distoglie la mente soprattutto per qualcosa che minaccia la nostra sopravvivenza e il nostro benessere. Ci pone in stato d'allerta.
    • 88. Teoria delle carenza di informazioni di Simonov:
    • 89. L'emozione dipende dai bisogni dell'organismo e dalla discrepanza tra informazione necessaria e informazione acquisita per soddisfarli in certe circostanze. Avere tante informazioni in molti campi consente di soddisfare più bisogni.
  • 90. Teorie dell'appraisal. (1)
    • Teoria del “Sense judgement” di Magda Arnold:
    • 91. L'emozione è qualcosa di avvertito coscientemente che ci fa tendere ad avvicinarci a qualcosa valutato come buono e ad allontanarci a qualcosa valutato come cattivo. È una valutazione immediata che può avvenire a diversi livelli, non si tratta più di uno stimolo che attiva processi neuronali ma di una valutazione cognitiva, un attribuzione di significato.
  • 92. Teorie dell'appraisal. (2)
    • Teoria cognitivo-relazionale-motivazionale di Lazarus:
    • 93. L'emozione è strumento di conoscenza e ci da delle informazioni sugli oggetti e sull'ambiente in relazione ai bisogni dell'organismo. È un processo motivazionale in quanto l'organismo è predisposto a fare continui monitoraggi dell'ambiente per valutare ciò che è favorevolesfavorevole per i nostri bisogni. È un processo relazionale perché noi monitoriamo in funzione dei obiettiviscopimete, ciò che lega l'emozione all'evento è la nostra valutazione che è innata. La capacità di far fronte ad un evento (coping) cambia la valutazione e di conseguenza l'emozione. I processi di valutazione cambiano a seconda dello sviluppo idiosincratico (di ciascuno).
  • 94. Scherer (teorie dell'appraisal). (1) L'emozione assume la funzione di mediatore tra i bisogni dell'organismo e le richieste dell'ambiente, è come se l'ambiente proponesse sempre delle sfide all'uomo. Emozione come strumento di conoscenza dell'ambiente esterno, per farci vivere nel miglior modo possibile. L'emozione è l'esito di un processo di valutazione che comporta dei cambiamenti piuttosto ampi e interrelati nei 5 sottoinsiemi dell'organismo: Cognitivo Fisiologico MotorioEspressivo Esecutivo (Motivazionale) Soggettivo
  • 95. Scherer (teorie dell'appraisal). (2) Il suo modello si definisce processuale-componenziale delle emozioni. Processuale perché i processi di valutazione avvengono sempre nello stesso ordine e si parla di 5 controlli valutatovi dello stimolo:
    • Novità: è il controllo valutativo più semplice perché dobbiamo capire se è qualcosa che già conosciamo oppure no, suddnness subcheck se è qualcosa di improvviso, familiarity subcheck se è qualcosa di consueto.
    • 96. Piacevolezza intrinseca: attribuire un significato di piacevolezza o spiacevolezza che si può considerare intrinseco all'oggetto poiché non è necessario un grande sforzo cognitivo.
  • 97. Scherer (teorie dell'appraisal). (3)
    • Conduttività agli scopi: valutare se quello che sta accadendo favorisce i nostri obiettivi o bisogni personali, qual è la relazione tra ciò che accade e le nostre mete. Questo tipo di valutazione ha dei sottocontrolli:
    • Rilevanza: la rilevanza di uno stimolo rispetto ai nostri scopiobiettivi;
    • 98. Esito: se e in quale misura l'esito influirà sui nostri obiettivi;
    • 99. Aspettativa: verifica se l'esito dell'evento è conforme o discrepante con ciò che ci si aspettava di raggiungere;
    • 100. Conduttività: l'evento favorisce o ostacola il raggiungimento di un obiettivo;
    • 101. Urgenza: se e in quale misura ciò che accade è urgente rispetto ai nostri obiettivi.
  • 102. Scherer (teorie dell'appraisal). (4)
    • Potenzialità nel far fronte ad un evento : è la prima valutazione che non tiene conto solo dell'ambiente ma anche di noi stessi e delle nostre potenzialità. I sottocontrolli di questa valutazione sono:
    • Causa: individuare la causa ovvero l'agente e il motivo per cui si verifica;
    • 103. Controllo: quali sono in quel momento le capacità del nostro organismo che possono far fronte all'evento;
    • 104. Potere: quantificare il potere dell'organismo per fare un azione che modifichi il corso dell'evento;
    • 105. Adattamento: capire quali sono le potenzialità di adattamento dell'individuo all'esito finale dell'evento.
  • 106. Scherer (teorie dell'appraisal). (5)
    • Conformità alle norme: quanto ciò che avviene è conforme o meno alle norme sociali sia interne che esterne, l'esito di questa valutazione scaturisce emozioni come la colpa e la vergogna. Solo l'uomo è in grado di compiere quest'ultima valutazione.
  • 107. Prospettiva comunicativa e socio-costruzionistica delle emozioni. (1)
    • Teorie relazionali di Trevarthen: emozione come qualcosa di appreso e non più di innato. Ciascun individuo ha come bisogno innato quello di comunicare con gli altri e questo attiva comportamenti adattativi per sopperire a questo bisogno.
    • 108. Studia la comunicazione tra mamma e bambino nei primi mesi di vita e scopre che c'è una predisposizione innata a mettere in atto una relazione reciproca tra mamma-bambino. Il bambino è attivo fin dalla nascita e entra in una relazione strettissima con la mamma in modo anche propositivo.
    • 109. Le sue conclusioni sono:
        • Esiste un sistema regolatore centrale della comunicazione emotiva che è innato;
        • 110. Le 3 componenti delle emozioni sono osservabili fin dalla nascita (etiche, con persone; estetiche, con oggetti; autoteliche, verso sé) quindi il bambino sperimenta e vive questi aspetti;
        • 111. È grazie agli scambi emozionali intimi che si sviluppano tutte le capacità complementari funzionali all'individuo, l'emozione diventa strumento di conoscenza del mondo relazionale.
  • 112. Prospettiva comunicativa e socio-costruzionistica delle emozioni. (2)
    • Teoria ecologico-comportamentale di Fridlund: agli aspetti innati si affianca quasi immediatamente l'apprendimento sotto forma di interazione con la madre che poi diventa negoziazione. Noi usiamo le espressioni facciali per comunicare agli altri le nostre intenzioni, questo predispone poi l'altro in una maniera piuttosto che in un altra. Le espressioni facciali sono date da una predisposizione innata come il valutare le espressioni degli altri anche se egli nega le emozioni innate. Di fatto ogni cultura o contesto sociale negozierà le espressioni da fare in modo da favorire l'interazione reciproca. Vi è una forte contrapposizione con le teorie di Ekman.
  • 113. Prospettiva comunicativa e socio-costruzionistica delle emozioni. (3)
    • La costruzione sociale delle emozioni di Harré: le emozioni sono spiegabili unicamente come fenomeni sociali, nulla è innato tutto è appreso. In alcuni paesi ci sono parole per descrivere un emozione a cui non si può dare una traduzione, oppure è possibile che vi sia un capovolgimento di significato dal positivo al negativo (ricordomancanza).
    • 114. Averill: al pari dell'apprendimento del linguaggio noi sperimentiamo le emozioni. Esse hanno la funzione sociale di mutare colui sul quale sono dirette a seconda delle regole sociali e delle convenzioni. L'emozione si può definire come sindrome perché composta da diversi elementi che tendono a ricorrere insieme in una sequenza abituale sebbene non necessaria.
    • 115. Si da significato agli stimoli in base ai sistemi di valori e alle regole socialmente condivise.