Impresa mafiosa
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  • 1. Breve analisi economica di un’impresa illecita: l’impresa mafiosa. di Ghelli Luca Sul piano definitorio, può dirsi illecita quell’impresa in cui l’illiceità caratterizza l’attività inquanto tale, così che o il suo oggetto o il suo fine perseguito sono contrari a norma imperative,all’ordine pubblico o al buon costume. Pertanto, è illecita sia l’impresa che utilizza beni strumentaliilleciti sia quella che produce o scambia beni o servizi la cui produzione o il cui scambio non sonoconsentiti in ragione della Legge o addirittura sono contrari al buon costume. Il fine dell’impresa vainteso, in tale contesto, come l’orientamento complessivo della sua attività, la quale concerneeffettività e concretezza. L’illiceità può riguardare singoli atti d’impresa o l’impresa nella sua totalità.Nella prima ipotesi, il divieto normativo colpisce comportamenti che costituiscono solo elementispecifici; nella seconda il comportamento vietato coincide con l’impresa stessa, investendola nella suainterezza.  L’impresa mafiosa, una definizione Le classiche definizioni di criminalità economica sono incentrate principalmente sulla figuradell’autore del reato, tipicamente il cosiddetto colletto bianco, e non vanno a considerare, come invecedovrebbero, le fattispecie organizzative che rappresentano oggi il fulcro dei comportamenti criminali,specie allorquando trattasi di strutture societarie all’apparenza legali. Si assiste, infatti, al proliferare diquel fenomeno per cui attività criminali e criminali stessi vanno a confondersi in maniera camaleonticacon attività “legali”, in settori dove imprese e professionisti operano nell’alveo della legalità. Utilizzandoun enunciato assai noto in dottrina, possiamo affermare che “la criminalità organizzata, prima ancora diessere un’associazione fra persone con intenti criminali, è una formula organizzativa che il più dellevolte assume la forma dell’impresa”.1 La più tristemente nota fra le realtà sopra descritte, è indubbiamente l’impresa mafiosa, laquale può essere definita come quella tipologia particolare di impresa illecita in cui le associazionimafiose (Mafia, Camorra, Sacra Corona Unita, ’ndrangheta)2 svolgono attività a carattere produttivo,commerciale e finanziario, per lo più ad oggetto lecito, mediante l’utilizzo di capitali di provenienzaillecita. La motivazione alla base della creazione di un’impresa di questo tipo risiede nel fatto che sivengono a creare opportunità in cui è possibile massimizzare i profitti e al contempo minimizzare irischi. La criminalità economica è, infatti, generalmente più difficile da investigare ed è spessosanzionata con pene meno severe rispetto a quelle previste per i reati tradizionali, permettendo altresì1 Bini, Il polimorfismo dellimpresa criminale,1997pp 1-14.2 Ai fini della trattazione, quando si parlerà d’ora in poi di impresa mafiosa e di mafia, per comodità, si intenderanno tuttequeste organizzazioni. 1
  • 2. guadagni estremamente più elevati rispetto a questi ultimi. La formazione dell’impresa mafiosa èdunque conseguente alla necessità di trovare canali maggiormente redditizi e meno rischiosi per ilreinvestimento di capitali “sporchi”. Il fatto che la criminalità organizzata assuma una veste economico-finanziaria costituisce certamente un salto di qualità della contrapposizione frontale con lo Stato. Le dinamiche che portano al fenomeno dell’impresa mafiosa partono dalla seconda metà deglianni sessanta, da quando cioè la vecchia mafia passa da istituzione di mutuo soccorso che creava neiquartieri sicurezza e protezione a “mafia imprenditrice”3. Tale tipologia d’impresa, presenta alcune caratteristiche peculiari, altamente interrelate fraloro, che la distinguono chiaramente rispetto all’impresa “normale”; vediamole:  L’impresa mafiosa non persegue un profitto economico bensì una forma di rendita mediante l’esercizio del potere e dunque di una “attività militare”  Cerca dapprima di assicurarsi il monopolio territoriale e solo in seguito ricorre a forme di alleanza per tentare di espandere il proprio dominio  Oltre al classico rischio d’impresa, deve anche fronteggiare il rischio rappresentato dalla lotta dello Stato  Mantiene distinto il profilo criminale da quello più semplicemente illegale degli affari, ottenendo una divisione in più dimensioni;  Si avvale prevalentemente di un sistematico coinvolgimenti di nuclei familiari e dei suoi affiliati  Le risorse necessarie all’attività svolta derivano dall’espropriazione e non dalla produzione. Benché questi rappresentino i tratti salienti di un’impresa di questo tipo, bisogna peròrimarcare che tali organizzazioni si configurano come strutture estremamente flessibili e varie, aseconda anche dell’ambito territoriale in cui si insediano, di modo da poter mutare nel breve periodo,adattandosi prontamente all’evoluzione continua dei propri obiettivi che sono essenzialmente laperenne ricerca di un monopolio territoriale stabile e duraturo. Nonostante tali affermazioni è possibileindividuare almeno tre tipologie ben definite di impresa mafiosa 4: i. La prima, la più semplice, è quella collocabile all’interno della disciplina dell’imprenditore occulto: la soggettività mafiosa è a capo del reale titolare dell’impresa e non dell’impresa, la quale può svolgere anche attività perfettamente lecita;3 Pino Arlacchi - La mafia imprenditrice. Letica mafiosa e lo spirito del capitalismo - Il Mulino, Bologna 19834 Ignazio Gibilaro e Claudio Marcucci – La criminalità organizzata di stampo mafioso. Evoluzioni del fenomeno e strumenti dicontrasto. – Guardia di Finanza Scuola di polizia tributaria, 1995 2
  • 3. ii. La seconda, quella più frequente, ha il suo fulcro nella provenienza illecita dei capitali dai quali si origina l’attività imprenditoriale e il suo scopo precipuo è quello dell’investimento di denaro sporco; iii. L’ultima fattispecie riguarda il caso in cui è proprio l’impresa a configurarsi come soggetto mafioso, in quanto tale comportamento riguarda il suo manifestarsi nel mercato. Ovviamente tali distinzioni sono puramente convenzionali, giacché è dimostrato dalla realtà deifatti come l’impresa mafiosa può manifestarsi unitariamente avendo in sé tutte e tre le tipologie sopradescritte. Sinteticamente possiamo poi definire il processo di accumulazione mafiosa il quale consta ditre momenti: 1. La formazione di risorse finanziarie attraverso le più svariate attività criminali 2. Il reinvestimento di una parte di tali risorse nel mantenimento e nella riproduzione di tali attività e il riciclaggio e la “pulitura” della rimanente parte 3. Il reinvestimento di quest’ultima parte di denaro, ormai pulito nei normali circuiti finanziari e nell’economia, realizzando in tal modo l’integrazione con l’economia e la finanza legali di cui si diceva in precedenza. A causa del ruolo rilevante che ricopre all’interno del processo in esame, sembra opportunosoffermarsi brevemente sul concetto di riciclaggio, il quale, come vedremo poi in seguito, ha comeeffetto immediato quello di alterare il ciclo economico, distorcendo i normali meccanismi di accumulodella ricchezza e di approvvigionamento delle fonti di finanziamento. Il fenomeno del riciclaggio, punitodall’ordinamento italiano in ossequio all’art. 648 bis del Codice Penale, è quell’insieme di operazionimirate a rendere leciti capitali la cui provenienza è illecita, rendendone più difficile l’identificazione e ilsuccessivo eventuale recupero. Esso sottende tre fasi essenziali. La prima è quella del collocamento nelsistema finanziario dei fondi di provenienza illecita; la seconda è quella della pulitura, la quale iniziaquando i proventi illeciti passano dalle mani della criminalità a quelle di un intermediario finanziario(complice o meno) di modo da allontanare i fondi dalla fonte di provenienza mediante il passaggio fravari istituti; la terza è la fase dell’integrazione economica o riciclaggio in senso stretto, quando cioè, unavolta tornato su un conto corrente, il denaro è pronto per essere investito collocandolo stabilmente sulmercato. Tra le tecniche più diffuse vi è il cosiddetto commingling, cioè l’unione di capitali illeciti concapitali leciti all’interno della stessa impresa, di modo da poter nascondere assai più facilmente l’origineillecita dei capitali stessi.  Un’analisi economica del fenomeno Osservando il fenomeno in esame da un’angolatura squisitamente economica, si può affermareche il sistema imprenditoriale mafioso si basa essenzialmente su di un profitto monopolistico, frutto del 3
  • 4. trasferimento del metodo tipico della mafia nell’organizzazione aziendale e nella conduzione degliaffari. Com’è noto, nel caso di un monopolio, il monopolista consegue profitti maggiori con un livello diproduzione più basso, rispetto ad un modello di concorrenza. Evidentemente, quando si parla diimpresa mafiosa, è indubbia l’incompatibilità intrinseca tra essa ed un mercato concorrenziale. Infatti,l’affermazione dell’impresa mafiosa non si realizza nel rispetto delle leggi tipiche del mercato, che sonoinnovazione e concorrenza, bensì mediante il loro esatto contrario. Tale tipologia di impresa, non solonon favorisce lo sviluppo dell’economia legale, ma ne impedisce tanto la formazione quanto lo sviluppoe la sopravvivenza, imponendo regole e modelli comportamentali incompatibili che mal si concilianocon la cultura d’impresa.Il fatto che essa si trovi in una situazione di così forte vantaggio, essenzialmente, è dovuto ad alcunidifferenziali competitivi indebiti di cui questa gode rispetto alle altre imprese legali. Ci riferiamo inparticolare all’intimidazione mafiosa, alla compressione salariale, all’enorme disponibilità di capitale,alla fluidità della manodopera occupata e all’illegalità senza rischio. Procediamo ad analizzarli. L’intimidazione mafiosa può essere considerata alla stregua di un vero e proprio fattoreproduttivo esclusivo. Grazie ad esso, le imprese mafiose possono, dal lato della domanda reperire mercie materie prime e di consumo a prezzo ridotto, dal lato dell’offerta possono ottenere commesse,appalti e possibilità di vendita in maniera agevolata e possono infine assicurarsi il dominio del mercatoattraverso l’allontanamento di possibili concorrenti. Lo scoraggiamento della concorrenza, inparticolare, ha creato dei veri e propri monopoli zonali di settori economici e di risorse naturali che sisono andati a sostituire al monopolio territoriale della violenza tipico delle mafie tradizionali. La compressione salariale si ottiene essenzialmente mediante il mancato rispetto delleprescrizioni in materia di tutela del lavoro; il mancato pagamento dei contributi INPS e INAIL, la praticadel lavoro nero e il mancato riconoscimento delle ore straordinarie e dei festivi fanno si che vi sia unariduzione dei costi di produzione: l’impresa mafiosa può quindi offrire i propri prodotti e servizi ad unprezzo inferiore e conseguentemente otterrà un aumento delle quote di mercato e quindi dei profitti. Aciò vada ad aggiungersi la maggiore disponibilità e fluidità della manodopera, a causa dei sistemiautoritari di cui prima, che prevedono tra l’altro una serie di controlli ed interventi anche sulla vitaextralavorativa dei dipendenti, tali da scoraggiare proteste o rivendicazioni sindacali da parte deilavoratori. Questi devono subire oltre salari più bassi, anche un’elevata insicurezza e irregolarità dellaprestazione lavorativa. Per contro, tale oppressione, operata dal potere mafioso, aumenta i livelli diproduttività, consentendo l’estrazione di una maggiore quantità di surplus. La grande disponibilità di risorse finanziarie derivanti dal circuito di attività criminali sottostantel’impresa mafiosa, fa sì che queste possano investire ingenti somme nelle proprie attività, con un costodel credito praticamente nullo: l’impresa mafiosa non sostiene i costi del credito come avviene per le 4
  • 5. altre imprese. Da ciò è chiaro come ne derivi una forte solidità patrimoniale ed un’elevata capacità diadattamento al mercato, oltre che ad un altissimo livello di liquidità. L’ultimo punto vuole porre l’accento su come in un sistema ove non sia presente un efficacesistema sanzionatorio e repressivo di comportamenti illeciti, norme quali la tutela ambientale, glistandard di qualità o la sicurezza sul lavoro manchino di effettività, allorquando un’organizzazionecome l’impresa mafiosa può scardinare il controllo dei poteri pubblici, grazie alla corruzione e al suopotere intimidatorio, potendo così non sopportare il “costo” che la legalità richiede. Per l’effetto di tali vantaggi competitivi, l’impresa mafiosa tende naturalmente all’espansione,arrivando ad essere monopolio di fatto, perseguendo un successo sleale e anticompetitivo che peròalimenta il mito della mafia, capace di creare benessere economico e sociale. In realtà si tratta di unbenessere effimero poiché le pratiche con cui è condotta l’attività d’impresa, conduconol’organizzazione ad un inevitabile localismo: essa è forte esclusivamente nel contesto ambientale esociale in cui opera, deprimendo sul piano dello sviluppo i territori in cui è radicata; essa produceinoltre un danno all’intero sistema economico, con l’espulsione di imprese efficienti dal tessuto e con lacreazione di barriere all’entrata mediante l’intimidazione, senza dimenticare la mancata produzioned’innovazione, data l’assenza di stimoli all’efficienza. La conseguenza di tutto questo è un’economiainteramente dipendente dal potere dispotico dei criminali, senza alcun tipo di regole, instabile fino a talpunto di minare la democrazia stessa. L’intero sistema risulta così essere inquinato, distorto, sotto tredimensioni essenziali: quella finanziaria, quella economica e quella sociale. Partendo dal primo punto di vista, ci riagganciamo al fenomeno del riciclaggio. Il sistematicoricorso a questo strumento da parte della criminalità organizzata in generale e dell’impresa mafiosa inparticolare, ha prodotto e continua a produrre alterazioni in riferimento agli operatori, ai prodotti e alleattività finanziarie offerte. Il necessario ricorso agli intermediari finanziari, che possono essere siacompiacenti che ignari (tutta l’operazione avviene alla presenza di un’assoluta asimmetria informativa,sia dal lato della domanda che dal lato dell’offerta), altera fortemente il mercato di settore, poichél’intermediario riciclatore ha accesso ad un volume di fondi estremamente maggiore recando un dannoai propri concorrenti. Dal punto di vista dei prodotti finanziari, il coinvolgimento degli intermediari nelleoperazioni di riciclaggio influenza l’attività di erogazione dei servizi alla clientela, poiché vi è unallontanamento dalla funzione tipica di supporto all’economia reale in favore di altre esigenze ora piùstringenti, creando addirittura quello che può essere definito come un mercato finanziario parallelo. Dal punto di vista economico possiamo ovviamente analizzare separatamente le variabilimicroeconomiche da quelle macroeconomiche reali (risparmio, investimenti e consumi). Delle prime siè implicitamente già parlato, discutendo dei vantaggi competitivi dell’impresa mafiosa, la quale, graziead essi, distrugge il libero mercato concorrenziale per conseguire una posizione di monopolista e quindi 5
  • 6. una rendita di posizione, potendo ricorrere a pratiche di vendita sotto costo, prezzi predatori ed ingenerale ottenere prezzi altamente competitivi sul mercato. Come detto ciò rende impossibile lacompetizione e l’efficienza economica e la scomparsa delle imprese legali. Sempre implicitamente si ègià parlato degli effetti sul mercato del lavoro: l’impresa si sostituisce agli statuiti organi per la selezionee il collocamento della manodopera e con il suo potere sfrutta attraverso l’intimidazione e la pressione ipropri dipendenti, costretti a subire continui abusi. Ciò è ancora più evidente e marcato in quei territoriche soffrono di disoccupazione “strutturale”, in cui è più semplice reclutare forza lavoro a basso costo.Dal lato macroeconomico si possono ulteriormente distinguere gli effetti, sul comparto privato e sulcomparto pubblico. Sul comparto privato si hanno sostanzialmente una sottrazione di quote dirisparmio dai reali processi di accumulazione originaria, sia per effetto del riciclaggio che per effettodella concorrenza che i beni illeciti fanno nei confronti di quelli ordinari, facendone lievitare i consumi;ha luogo inoltre una fuga degli investimenti dal territorio ove l’impresa mafiosa si è insediata e ilconseguente scoraggiamento ad effettuarne di nuovi; si ha uno spostamento delle preferenze e quindidei consumi, passando dai beni primari a quelli di lusso, poiché il sistema risente del processodecisionale dei percettori di reddito illegale (Dossier); infine i risparmi lievitano, poiché diminuendo ilreddito sul fronte legale, dove sono privilegiati i consumi, aumenta quello sul fronte illegale, dove èmaggiore la propensione al consumo differito. Come evidenziato da un articolo sul Sole24Ore del14/12/95 di Centorrino, l’effetto finale aggregato è quello dell’ “equilibrio mafioso di sottoimpiego”:l’uguaglianza di domanda ed offerta sul mercato dei beni e della moneta ad un livello inferiore rispettoa quello normale. Sul comparto pubblico gli effetti si hanno essenzialmente sul sistema tributario, cherisente di un minor gettito fiscale dovuto alla sottrazione di risorse all’imposizione fiscale, sia dal latodei bilanci pubblici, poiché le imprese mafiose riescono spesso ad ottenere finanziamenti indebiti dallamacchina statale, sottraendo risorse pubbliche che potrebbero essere destinate al benessere dellacollettività e a soggetti realmente meritevoli. Sempre nel campo delle commesse pubbliche, il problemache si vuole segnalare, oltre all’esclusione di concorrenti regolari, è quello inerente alla validità tecnicadelle infrastrutture realizzate e la qualità dei beni somministrati, che fa innalzare il rischio che questenon raggiungano un livello di affidabilità sufficiente e che, specie nel caso di esecuzione di opere dipubblico interesse, il lento scorrere dei lavori allunghi i tempi e dunque faccia lievitare i prezzi dellafornitura finale.  CONCLUSIONI: ”L’inquinamento” sociale e possibili soluzioni Le riflessioni conclusive riguardano il fenomeno dell’inquinamento sociale che l’impresamafiosa provoca, il quale può essere visto come l’agglomerato risultante dall’unione delleconsiderazioni fin qui svolte. Tutte le tematiche sin qui affrontate, che ci portano ad evidenziare comel’impresa mafiosa distorca la dimensione finanziaria ed economica, mostrano come tale attività si 6
  • 7. traduca in un costo per la collettività. Ma se fin qui si è parlato di perdite finanziarie ed economiche,non possiamo trascurare i costi derivanti dagli “attentati” ai patrimoni e alle iniziative personali, oltre aquelli alla persona stessa, sia quelli concernenti l’attività di contrasto e repressione operata dalle forzedell’ordine, per il ripristino della legalità. Nondimeno, non possiamo trascurare l’effetto distorsivo chel’impresa mafiosa genera nelle coscienze collettive. Come affermato in precedenza, e qui si ribadisce, sicrea l’illusione della creazione di un benessere (pur effimero che sia) che attira la società civile, illusa dalmiraggio dell’occupazione, della protezione e dalla ricchezza. Non va dimenticato, infatti, che le mafienascono come istituzione sostitutiva dello Stato e pertanto essa si presenta come il canto della sirenache attira coloro che sono sfiduciati verso quest’ultimo e che non credono più in esso. Il costo maggiorequindi è rappresentato dal vacillare delle istituzioni democratiche e dal pericolo per la Democraziastessa. Data l’enorme posta in gioco, è evidente come, tra gli strumenti di contrasto alle mafie,debbano essere presi in considerazione anche quelli idonei a creare una protezione che impediscaall’impresa mafiosa di penetrare nel mercato. Per poter perseguire tale fine, si ricorre a due sempliciparole chiave: trasparenza e concorrenza. Grazie a questi concetti, l’ente regolatore (lo Stato nelsecondo caso e le Pubbliche Amministrazioni nel primo) può da un lato impedire l’ingressonell’economia regolare da parte della criminalità organizzata e dall’altro espellere quelle impresemafiose che già vi si sono insediate. La difesa del sistema economico passa imprescindibilmente dalladifesa dei valori del mercato e della libera competizione, componenti fondamentali per la lotta allacriminalità organizzata. Abbiamo dunque definito la trasparenza come primo elemento di contrasto all’infiltrazionedelle mafie nell’economia. È empiricamente dimostrato che il principale campo in cui si confondonopoteri dello Stato e poteri criminali è quello dei mercati il cui accesso è regolato e limitato ad unacerchia ristretta di soggetti. In particolare ci si riferisce ai monopoli naturali o ai mercati riservati perLegge. Come abbiamo già illustrato, è proprio nell’ambito delle commesse pubbliche che l’impresamafiosa trova il suo terreno fertile e per questo motivo è fondamentale che in tali contesti, leprocedure di affidamento di quest’ultime siano svolte in situazioni in cui sia garantita la massimalegalità. Il mezzo previsto dall’ordinamento è la procedura ad evidenza pubblica la quale, garantendotrasparenza, parità di condizioni e procedure definite, realizza il fenomeno della “concorrenza per ilmercato” 5, valido contrasto all’accesso delle imprese illecite sul mercato. Implicazione della trasparenza è dunque la concorrenza. Abbiamo affermato che con leprocedure ad evidenza pubblica (previste per istituti quali il Partenariato pubblico privato o per5 Luigi Fiorentino – Attività di impresa della criminalità organizzata e distorsioni della concorrenza – Incontri seminariali su“Cultura e legalità per lo sviluppo; l’impresa criminale organizzata e il libero mercato” 2009. 7
  • 8. l’affidamento dei servizi pubblici locali) si tenta di bloccare l’ingresso nel mercato delle organizzazionicriminali e abbiamo visto come una politica di questo tipo sia propedeutica ad un aumento del livello diconcorrenza sul mercato: ciò può certamente contribuire ad espellere l’impresa mafiosa dall’economialegale, promuovendo lo sviluppo economico locale tramite l’imprenditoria sana ed eliminando le suefonti di rendita, spezzando inoltre i legami esistenti tra legale ed illegale, rendendo netta la linea diconfine tra i due. È comunque evidente come per raggiungere tali obiettivi, sia imprescindibileun’azione rigorosa e forte, e una continua vigilanza da parte dello Stato e delle autorità garanti, senza lequale si assisterebbe a fenomeni collusivi e di corruzione e ad una continua confusione dell’impresamafiosa nel mercato.Bibliografia e sitografia  Pino Arlacchi - La mafia imprenditrice. Letica mafiosa e lo spirito del capitalismo - Il Mulino, Bologna 1983;  Francesco Cassano – Impresa illecita e impresa mafiosa – Incontro di studio: “Nuove forme di prevenzione della criminalità organizzata: gli strumenti di aggressione dei profili di reato” CSM 1998;  Dillinger.it > Dossier Palude Italia – Il crimine organizzato letto dal punto di vista economico: l’impresa criminale- L’articolo prende spunto dalla seguente letteratura: o G. Falcone (1991) “Cose di Cosa Nostra”, Universale Rizzoli, Milano o G.M. Rey (1995) “L’impresa criminale”, Laterza, Bari o Laboratorio Milanese Antimafia (1993) “ Quando il crimine si organizza”, Calice ed., Roma o P. Arlacchi (1983) “La mafia imprenditrice”, il Mulino, Bologna;  Dillinger.it > Dossier Palude Italia – Crimine organizzato ed economia legale di riferimento: i fattori di minaccia al sistema economico- L’articolo prende spunto dalla seguente letteratura: o L. Campiglio (1993): “ Le relazioni di fiducia nel mercato e nello Stato”, in “Mercati illegali e mafia” (a cura di S. Zamagni), Il Mulino, Bologna o G.M.Rey (1995): ” L’impresa criminale”, Laterza, Bari o V.Centorrino M.: “ La mafia fa bene all’economia? Un equivoco che proprio non regge”, Il Sole 24 Ore, 14/12/1995 o G.Tullio e S.Quarella (1999): “Convergenza economica tra le regioni italiane: il ruolo della criminalità e della spesa pubblica, 1960-1993”, in “Rivista di Politica Economica”, n°3, pp.77-128;  Enzo Fantò – L’impresa a partecipazione mafiosa: economia legale ed economia criminale – Edizioni Dedalo, Bari 1999;  Luigi Fiorentino – Attività di impresa della criminalità organizzata e distorsioni della concorrenza – Incontri seminariali su “Cultura e legalità per lo sviluppo; l’impresa criminale organizzata e il libero mercato” 2009;  Ignazio Gibilaro e Claudio Marcucci – La criminalità organizzata di stampo mafioso. Evoluzioni del fenomeno e strumenti di contrasto. – Guardia di Finanza Scuola di polizia tributaria, 1995;  Filippo Labellarte – L’impresa illecita – Incontro di studi: “Secondo corso di diritto commerciale: questioni di diritto dell’impresa, diritto industriale e diritto societario” CSM 2002;  Ernesto U. Savona – Economia e criminalità - Enciclopedia delle Scienze Sociali, Istituto della enciclopedia Italiana Treccani, Vol. IX, 2001, pp. 92-100. 8